Sei sulla pagina 1di 8

Se il FMI fa fallire gli Stati, ma l\'Italia non l

Oggetto: Se il FMI fa fallire gli Stati, ma l\'Italia non l Mittente: Newsletter Latinoamerica <segreteria@giannimina.it> Data: 17/02/12 13.36 A: newsall@virgilio.it

Se il Fondo Monetario fa fallire gli Stati, ma lItalia non lo sa


Di Gianni Min
Editoriale di Latinoamerica 117 ott-dic 2011 (4/2011)

Il 2 e il 3 dicembre scorso i presidenti e i premier di 33 paesi dellAmerica Latina e dei Caraibi [praticamente, tutte le nazioni americane tranne Stati Uniti e Canada], si sono riuniti a Caracas per dare compimento alla fondazione della Celac, [Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeos] un organismo intergovernativo che si rif allidea della Comunit Europea. Liniziativa, che ha la sua Germania e la sua Francia nel Brasile, prossima quinta potenza economica del mondo, nellArgentina di sinistra di Cristina Kirchner e nel ricco Venezuela petrolifero di Hugo Chvez, decreta il tramonto della vecchia Osa, lOrganizzazione degli stati americani che mezzo secolo fa Raul Roa, ministro degli esteri della Rivoluzione cubana, deniva il ministero delle colonie yanqui e che oggi Rafal Correa, giovane presidente dellEcuador, economista con un master allUniversit cattolica di Lovanio in Belgio, denisce lo strumento di Washington per perseguitare i governi progressisti del continente a sud del

1 di 8

19/02/12 12.27

Se il FMI fa fallire gli Stati, ma l\'Italia non l

Texas. chiaro che la crisi economica mondiale, causata dagli spregiudicati maneggi nanziari delleconomia neoliberale, ha spaventato e sollecitato un continente oggi in crescita dopo decenni di sofferenze e vessazioni di istituti come il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale. Questi organismi hanno sempre lavorato per soddisfare solo le mire dei paesi pi ricchi e potenti, tesi ad accaparrarsi le ricchezze di nazioni piene di risorse naturali ma condannate allindigenza e alla repressione dalle logiche di prestiti inumani e impagabili, come li den papa Giovanni Paolo II. Per questo sintomatico il fatto che alla Celac abbiano aderito anche i rappresentanti di governi conservatori e no a ieri proni solo agli interessi degli Stati Uniti, come Juan Manuel Santos, neo presidente della Colombia, uno stato che ospita ben sette basi militari nordamericane, Felipe Caldern, presidente del Messico che a breve dovr addirittura accettare che la lotta ai cartelli dei narcos venga diretta nel suo paese dai Seals, le teste di cuoio della Marina americana, che recentemente hanno fatto fuori in modo spiccio Osama bin Laden, e il cileno Sebastian Piera, ultraliberista, eletto addirittura presidente del nuovo organismo. La sopravvivenza la sopravvivenza, e il fatto che molte di queste nazioni sudamericane stanno soffrendo un po meno la crisi economica in atto nel mondo perch hanno un rapporto meno dipendente con banche, assicurazioni e agenzie di rating nordamericane ha certamente avuto il suo peso nella decisione di dare vita a questo organismo. Tanto per capirci, infatti, a questo summit cera anche Ral Castro, presidente di Cuba, il paese ancora sottoposto a embargo e provocazioni varie da parte degli Stati Uniti per avere scelto, cinquantanni fa, di governarsi con una sorta di socialismo caraibico e di essere quindi un cattivo esempio per tutte quelle nazioni nel continente sfruttate e depauperate per decenni dalle multinazionali del nord e che, ancora recentemente, sono state obbedienti nellaccettare il famoso Alca, trattato di libero commercio con gli Usa, che le fa ancora penare per restituire i debiti e recuperare uno straccio di sofferta autonomia. Forse per questa realt, che smentisce molte delle certezze del mondo capitalista, del mercato, che la quasi totalit degli organi di informazione italiani hanno nascosto o addirittura ignorato, la notizia della nascita della Celac. Come avrebbero potuto spiegare, infatti, dopo aver cantato senza ritegno le lodi delleconomia globalizzata e la favola del mercato che si autoregola, che queste realt nascondono una cinica fregatura? I nostri media sono arrivati al punto di sottolineare come notizia rassicurante quella che il Fondo monetario avrebbe intenzione di aiutare con un prestito la sofferente Italia di Monti. Dimenticano, per, che questo organismo, nato come la Banca mondiale a Bretton Woods [New Hampshire] nel 1944 per sovrintendere alla bilancia dei pagamenti fra stati dopo il fallimento del cosiddetto Gold standard [la convertibilit in oro di tutte le banconote circolanti, complice di un sistema che precipit leconomia planetaria in due guerre mondiali] ha guadagnato una fama nefasta. La fama di aver annientato, a causa di debiti impagabili, tutte le nazioni dove, chiss perch, era stato richiesto il suo intervento. Un primato rotto recentemente soltanto da nazioni latinoamericane come il Brasile di Lula o lArgentina dei Kirchner, che hanno semplicemente detto, a un cero momento, Adesso pagheremo quando potremo farlo e, in pochi anni lhanno fatto, avvisando poi i funzionari dellFmi, ancora impegnati, come Tot quando cercava di vendere la Fontana di Trevi, a proporre a queste nazioni presunti affari e - soprattutto - altri prestiti: Con voi il discorso chiuso, non vogliamo pi vedervi da queste parti. La realt poi ancora pi grottesca se si considera che, per esempio, come esperto di

2 di 8

19/02/12 12.27

Se il FMI fa fallire gli Stati, ma l\'Italia non l

geopolitica latinoamericana, giornali progressisti come La Repubblica e lEspresso, o come lo stesso El Pas in Spagna, scelgono lex direttore esecutivo della Banca mondiale, Moiss Nam, leconomista venezuelano che quando era ministro dellindustria e del commercio dellimbarazzante governo di Carlos Andres Perez fu tra i responsabili, nel 1989, del caracazo, protesta di piazza contro le privatizzazioni selvagge repressa nel sangue con pi di 500 morti. I suoi articoli, sempre avversi ai protagonisti del rinascimento dellattuale America latina progressista, sono capaci di sostenere che non bisogna plaudire Lula, che ha portato il Brasile a essere quello di oggi, ma semmai gli incredibili successi del povero presidente messicano Felipe Caldern, creatura politica degli Stati Uniti, che nei suoi quasi sei anni di governo e di presunta guerra ai cartelli della droga, ha gi messo in la 50mila morti [quanto il conitto in Iraq] e lassassinio di una trentina di giornalisti. Credo che in questo atteggiamento sia palese un grande equivoco: quello sulla capacit del modello politico neoliberale di salvare il mondo, o anche soltanto di tirarlo fuori dallattuale corsa verso il nulla. Anche se pervicacemente perno linformazione che fu progressista cerca pateticamente di dimostrare che il mercato metter tutto a posto. Nel 1989 imploso, per i suoi fallimenti, il comunismo. Adesso sta vivendo lo stesso destino il capitalismo. Solo che non si ha il coraggio di dirlo o non si permette di sottolinearlo, di farlo sapere e di porre riparo a questa deriva, perch senn si perdono copie o punti di rating. Tutto questo pericoloso e triste, perch con questo andazzo, che si limitato a proteggere banche, banchieri e nazioni potenti, non si va da nessuna parte se non verso pericolose stagioni di scontro e di ribellione. Guardate lItalia: lo stesso Monti, condizionato della vecchia politica e sicuro solo dei consunti metodi del neoliberismo, non ha saputo far pagare i guasti economici a chi li aveva causati o, con i suoi modi di essere [evasione scale, corruzione eccetera], ne era responsabile. Perch dovremmo credere che adesso possa cambiare qualcosa, non avendo avuto il coraggio di girare pagina e di battere nuove vie, pi eque e pi sociali, per assicurare a tutti, ma proprio tutti gli esseri umani, il diritto di vivere?

Contro Cuba il solito, triste mercato Usa dei diritti umani


Il meccanismo sempre lo stesso, lo ha inventato lex Presidente nordamericano Ronald Reagan negli anni Ottanta e, come ha spiegato il premio Nobel per la pace Rigoberta Mench, si tratta di un vero e proprio mercato dei diritti umani. basato sulla costruzione mediatica di un incidente, uno scandalo, spesso falso, per gettare discredito su un obiettivo strategico per gli Stati Uniti - nel caso particolare, come altre volte, la Revolucin cubana - e poi tenere in piedi questa tensione finch possibile o laccusa, col tempo, non crolla per inconsistenza. Nel 2010 la campagna dopo la morte in carcere del discusso dissidente cubano Osvaldo Zapata a seguito di uno sciopero della fame dur quasi sei mesi, con grande dispendio di fondi pubblici USA, e poi, non essendo riuscita a montare il discredito internazionale sperato, fin da un giorno allaltro, senza alcuna spiegazione. Nel maggio 2011 fu montato, invece, il caso di Juan Wilfredo Soto, un altro presunto dissidente morto, questa volta, per le percosse della polizia. Ma il caso si smont in un paio di giorni, dopo che perfino i suoi parenti pi stretti testimoniarono ai media di tutto il mondo che il loro congiunto era stato ben curato ed era morto per le conseguenze di una pancreatite e di uninsufficienza renale. Certo, disdicevole e assolutamente inaccettabile che un cittadino di un paese decida, quale che sia il motivo della sua protesta, uno sciopero della fame e non si sia in grado di

3 di 8

19/02/12 12.27

Se il FMI fa fallire gli Stati, ma l\'Italia non l

farlo desistere prima che muoia. Ma il nuovo caso di questi giorni, quello della morte per polmonite di Wilman Villar, un presunto dissidente cubano della provincia di Oriente condannato, secondo la nota ufficiale del governo, a 4 anni per oltraggio, attentato e resistenza, ha tutte le caratteristiche per sembrare qualcosa di gi visto e sentito e per farci domandare perch, anche nellepoca del Presidente Obama, il governo di Washington continui a tormentare Cuba e a credere di poter risolvere, con i soliti mediocri metodi, la cinquantennale sconfitta finora subita nel tentativo di piegare la Rivoluzione ai propri obiettivi riguardo allAmerica Latina. Non solo importante verificare se, come pare insmentibile, Villar sia finito in carcere e poi condannato a 4 anni per aver aggredito sua moglie, provocandole lesioni al viso [tanto che a chiamare la polizia era stata la suocera] e per avere, successivamente, resistito allarresto aggredendo gli agenti della PNR [Polica nacional revolucionaria]. triste, per, constatare che i dissidenti a Cuba, veri o falsi che siano, continuano a essere, mezzo secolo dopo, ancora merce in mano a gruppi che ne fanno traffico e che, in modo macabro, cercano di sfruttare perfino il disagio dei pi fragili. Sembra infatti che a Villar, che si era avvicinato in carcere alla dissidenza, avevano fatto credere che leventuale appartenenza a gruppi controrivoluzionari gli avrebbe assicurato aiuti esterni nella sua lotta contro la condanna. Quello che risulta insopportabile, per, che, per esempio, il 2 novembre scorso, negli uffici del Dipartimento di stato a Washington, abbia avuto luogo, secondo quanto hanno affermato i mezzi dinformazione di Miami, una riunione tra Peter Brennan, direttore dellufficio che, nel ministero degli esteri Usa, si occupa di Cuba, e il presidente del Movimento Democrazia, Ramn Sal Snchez, erede, nelle operazioni contro lisola, della famigerata Fondazione cubano-americana di Miami. In questa riunione Brennan avrebbe dato il suo via libera a unazione dimostrativa da tenersi il 9 dicembre 2011, giorno in cui una flottiglia di piccole navi avrebbe messo in piedi uniniziativa di disturbo basata per tre ore sullemissione di luci e fuochi dartificio con slogan visibili non solo da lAvana, ma anche da Pinar del Ro e da Matanzas, con lobiettivo [pur avendo avuto dalla Casa Bianca la raccomandazione di non sconfinare nelle acque territoriali cubane] di creare tensioni, disturbi alla navigazione aerea e inquietudine in una parte della popolazione. Non ha importanza che poi, date le pessime condizioni del tempo, questa buffonata non abbia avuto luogo. Quello che ci domandiamo cosa sarebbe successo se la provocazione fosse avvenuta al contrario e fosse stata unentit cubana a disturbare la sicurezza magari della Florida, o perch questi dispetti da infanzia capricciosa debbano tornare in auge, come ai tempi in cui gli Stati Uniti tentarono di far subire alla popolazione dellisola la propaganda di Radio e Tele Mart, uniniziativa costosa ma finita nel ridicolo. Tutto questo a che cosa serve? Forse a far reputare Cuba ingombrante dalla nascente Comunit degli stati latinoamericani e dei Caraibi [CELAC]? Crediamo che Hillary Clinton sappia perfettamente quanto il vecchio assetto dellAmerica latina sia tramontato e come il continente stia irrimediabilmente con Cuba. Anche se la realt politica mutata dai tempi di Bush jr, pronto a stanziare nel 2008 150 milioni di dollari per cambiare faccia a Cuba, evidentemente gli Stati Uniti di Obama continuano a credere, come ho detto, in questo modo triste di fare politica e di cercare di cambiare un contesto dove falliscono da 50 anni. Non a caso, anche per questo 2012 di crisi totale il governo di Washington ha trovato oltre 20 milioni di dollari per tentare di destabilizzare la Rivoluzione. Lo ha scritto recentemente Eva Golinger, prestigiosa giornalista e avvocato con doppia cittadinanza venezuelana e nordamericana, con studio a New York, citando alcune notizie desecretate da Wikileaks, dove viene svelato che la logica degli Stati Uniti quella di sovvenzionare, come negli anni Cinquanta, opposizioni di paesi governati da leader non approvati dalla Casa Bianca. Nel caso pi recente si tratta di 5 milioni di dollari a chi, in Venezuela, si oppone a Chvez e i gi citati 20 milioni a chi dovrebbe creare confusione, dissenso o quanto meno antipatia nei confronti della Rivoluzione cubana .

4 di 8

19/02/12 12.27

Se il FMI fa fallire gli Stati, ma l\'Italia non l

Ma anche stavolta i soldi sembra siano stati spesi male, perch la storia di Villar si sgonata dopo appena 48 ore [dal 20 al 22 gennaio 2012]. In Italia, per esempio, ha voluto crederci solo Pierluigi Battista sul Corriere della sera, dimenticandosi perno che, nel nostro democratico paese, nel 2011 ci sono stati 65 suicidi di detenuti nelle carceri, pur non essendoci al governo la deprecata Rivoluzione cubana. Forse proprio perch lopinione pubblica italiana, pi che disinteressata stufa di tanto vuoto cabaret che, deludendo Pigi, non reagisce come lui vorrebbe quando si affronta il tema Cuba. Fare il giornalista un mestiere che richiederebbe pazienza certosina per vericare quello che si afferma. Evidentemente quando Battista afferma stronzate tipo: la Rivoluzione cubana ha mietuto in termini numerici pi vite umane del regime di Pinochet, o in malafede o deve fare un inchino a qualcuno, o non ha avuto il tempo che hanno avuto comunicatori e cineasti prestigiosi come Michael Moore [Bowling a Columbine, Fahrenheit 9/11, Sicko], Oliver Stone [Platoon, Jfk, Nato il 4 di luglio, ] vincitore di 9 premi Oscar e autore di due documentari su Fidel Castro, o Steven Soderbergh [Erin Brockovich, Traffic, Ocean 11,12 e 13] e autore, tra laltro, di due onestissimi e pregevoli lm sulla vita di Ernesto Guevara, che, quando hanno affrontato il tema Cuba, lo hanno fatto, controllando no allesasperazione lindiscutibilit della loro versione dei fatti, con una seriet sconosciuta allex-comunista Pigi. Daltronde basterebbe domandare alle Agenzie dellONU sulla sanit, sulleducazione, sulla cultura, sullambiente e perno sulla protezione civile, per sapere, al netto della propaganda di USAID e NED [agenzie della CIA], quale sia lopinione che il mondo ha di Cuba, pur senza sottostimare errori e contraddizioni della Rivoluzione. Insomma, il problema non solo nei metodi scelti dai vari governi degli Stati Uniti quando hanno deciso che un paese diventato fastidioso e non conveniente alla propria economia o alla propria supremazia politica, il problema sta anche nellonest intellettuale dei media, quindi dei giornalisti. A novembre mi capitato di leggere su lEspresso, nella sezione dedicata al mondo, una lunga notizia titolata calato il gelo tra Castro e Obama, dove, con molta circospezione, si affrontava il problema della carcerazione a Cuba del cittadino nordamericano Alan Gross un contractor dellagenzia USAID [senza spiegare cos lUSAID, ndr] condannato a lAvana a 15 anni per crimini contro lo Stato. Laccusa di aver installato reti internet clandestine per i dissidenti del regime, mentre gli Usa sostengono [e lEspresso sembra crederci, ndr] che lobiettivo di Gross era quello di aiutare la comunit ebraica dellisola [che invece sullargomento ha preso le distanze]. LEspresso poi spiega [si fa per dire] il secondo caso che avrebbe gelato le relazioni fra Barack Obama e Fidel Castro [di cui si dimentica per di segnalare che da 6 anni fa il pensionato a casa sua]. la storia di Ren Gonzles, una spia cubana [controllava gli anticastristi a Miami] liberata dopo 13 anni di detenzione, e che dovr rimanere in Florida per i prossimi 3 anni in libert condizionata. Una sentenza che ha scandalizzato Cuba perch espone Gonzles alle ritorsioni dei nemici.

LEspresso in questa nota dimentica di dare alcune fondamentali indicazioni per capire non solo cosa si cela dietro alla notizia, ma anche chi ha ragione in questa diatriba, al di l del fatto che, per molti colleghi, gli Stati Uniti, per principio, sono sempre nel giusto.
Allora: 1] Ren Gonzales uno dei cinque agenti dellintelligence cubana che, alla ne degli anni Novanta furono inltrati in Florida e smascherarono le centrali terroristiche che da l preparavano e realizzavano attentati a Cuba. Nel corso degli anni le vittime sono state pi di tremila, grossomodo quante quelle delle Torri gemelle. 2] I cinque fecero un buon lavoro, tanto che il governo de lAvana si vide costretto a segnalare per via diplomatica a quello di Washington che queste centrali del terrore sul suo territorio erano pericolose anche per gli Stati Uniti, e che i faldoni con le prove raccolte erano
5 di 8 19/02/12 12.27

Se il FMI fa fallire gli Stati, ma l\'Italia non l

a disposizione dellapparato di sicurezza dellallora Presidente Clinton, che invi a Cuba tre funzionari dellFBI a cui fu consegnato il materiale. Ma invece di andare ad arrestare i terroristi, Washington decise di arrestare chi aveva scoperto i criminali. 3]Alla ne degli anni 90 un processo farsa a Miami [che, come hanno poi affermato insigni giuristi, doveva essere annullato per legittima suspicione e tentativo provato di condizionare i giudici] si era chiuso con condanne a pene tombali per i cinque cubani. 4] La Corte di appello di Atlanta, che ha giurisdizione su Miami, aveva annullato il processo in questione, mentre Alberto Gonzales, ministro della giustizia del subentrato Presidente George Bush jr, faceva pressione per portare da tre a nove i giudici dappello e rivedere la sentenza. La questione era nita inevitabilmente alla Corte Suprema, che per si era riutata di intervenire, praticamente esautorando la corte dappello di Atlanta. 5] I giornali e i network tv nordamericani ignorarono no al limite del possibile questa storia inquietante, poi un gruppo di intellettuali e persone di buona volont, con in testa Noam Chomsky [il pi prestigioso intellettuale del mondo, come lo ha denito il New York Times] e, fra gli altri, lex ministro della giustizia USA Ramsey Clark, il vescovo di Detroit Thomas Gumbleton e il premio Nobel per la pace Rigoberta Mench, decise di acquistare una pagina proprio sul New York Times, pagandola 60mila dollari, per far conoscere questa storia ripugnante ai cittadini della nazione bandiera della libert di espressione del mondo occidentale. Quando si dice democrazia e si giura di agire in difesa dei diritti umani. Ci vuole una bella faccia tosta. DAVID ANGELI, UN NOSTRO LETTORE che, per la sua competenza sulla storia dellAmerica latina, ma anche per la sua ironia, si guadagnato il diritto di pubblicare su questo numero della rivista un interessantissimo saggio sui 500 anni della colonizzazione culturale del continente, ci ha provocato, quando ha offerto il suo articolo, con un post scriptum molto accattivante: Se non dovesse interessarvi il mio lavoro, vorr dire che proporr a Yoani Snchez un articolo sul fatto che la mancanza di lacci fucsia per le scarpe e di orsetti gommosi a Cuba sia unimperdonabile colpa della Rivoluzione. Il suo saggio Piedras que son dioses [Pietre che sono di, ndt] vale la pubblicazione per la sua profondit storica, ma anche per il merito di offrire loccasione a questo giovane intellettuale di segnalare come le rituali note di malumore della bloguera cubana, incapace di leggere anche solo un dettaglio positivo nelle scelte della Revolucin, rappresentino la barzelletta dellinterpretazione di un paese. Yoani Snchez, infatti, molto conosciuta allestero ma poco in patria, un po come succede ai soliti dissidenti cubani, secondo il parere dello stesso Jonathan Farrar, capo dellufficio di interessi degli Stati Uniti a lAvana che [come ha recentemente rivelato Wikileaks, pubblicando la sua corrispondenza col Dipartimento di Stato] non ha nessuna fiducia nellefficacia politica della dissidenza tradizionale, pur foraggiata generosamente da decenni proprio dallufficio che lui ora sovrintende. Farrar cos scettico da proporre al dipartimento di Hillary Clinton di provare magari a dare ancora pi sostegno alla giovane bloguera. Vedessi mai il cambio generazionale potesse funzionare. Quasi tutti i media italiani, ovviamente, hanno eluso questi particolari dei temi che Wikileaks ha svelato. Penso, da vecchio cronista che in molti casi si tratti dellinguaribile e patetica abitudine di non disturbare le strategie convenienti agli Stati uniti dAmerica e a quel mondo, il nostro, che spesso di queste imprese costretto a essere complice, se non vassallo, come per le guerre in Medio Oriente, irrisolte dopo pi di 10 anni, o per la storiaccia di Gheddafi. Insomma, lennesimo caso di colonizzazione politica, che fa seguito, in Sudamerica, a quella spagnola e portoghese e poi a quella pi recente, delleconomia neoliberale. La realt sempre pi grottesca se si considera che, dopo la crisi innescata dalla criminale

6 di 8

19/02/12 12.27

Se il FMI fa fallire gli Stati, ma l\'Italia non l

finanza speculativa degli Stati Uniti, a rischiare di pi il baratro lEuropa. Messa al muro, oltretutto, da meccanismi come le agenzie di rating cinicamente pilotate proprio dal capitalismo USA che mira ad atterrare leuro. Ed significativo, poi, rilevare che i paesi capaci in qualche modo di salvarsi sono il Brasile avviato a essere la quinta potenza economica del mondo, lArgentina che dieci anni fa stava per fallire e si salvata quando ha messo alla porta quelli del Fondo monetario, il Venezuela che nazionalizzando il petrolio trova le risorse per resuscitare unumanit che prima di Chvez non era iscritta nemmeno allanagrafe, la Bolivia e lEcuador che riscrivono Costituzioni dove chi offende la natura punito come chi violenta un essere umano, e perfino Cuba che, cocciutamente fedele al socialismo, ha un PIL che cresce [+2,4%] pi di quello dellItalia [+ 0,8%], ancora per poco una delle componenti del G8. Chi ha per anni ridicolizzato Cuba, presuntuosa isola dei Carabi che voleva governarsi con la cultura e senza il culto del mercato, dovrebbe forse avere ora qualche perplessit, specie considerando che questa America Latina che opta per uneconomia pi sociale ed equa stata, per sua stessa ammissione, influenzata dallesempio di resistenza di Cuba. Non sorprendente che non se ne sia accorta la bloguera antisistema che incassa 250mila dollari di premi in due anni, solo perch i cattivoni del suo governo non le hanno permesso di andare personalmente a ritirarli, come volevano gli organizzatori di quelle kermesse. scandaloso davvero che non se ne siano accorti i cosiddetti operatori della comunicazione del mondo occidentale, pronti a seguire le appendici della CIA come USAID o NED in ogni loro campagna contro Cuba. A questi cronisti, daltra parte, sfuggito anche che ad Haiti, dagli Stati Uniti, sono arrivati decine di migliaia di marines ma non gli aiuti umanitari promessi, mentre invece continuano a funzionare i due ospedali da campo inviati il giorno dopo del terremoto da Cuba, realt riconosciuta pubblicamente dal Presidente di quellisola martoriata, Michel Martelly, ma sistematicamente ignorata o elusa dai nostri media. sfuggita anche la testimonianza della Coordinatrice residente dellONU a lAvana, che dirige le agenzie, i fondi e i programmi delle Nazioni unite sullisola. Barbara Pesce-Monteiro, romana, ex allieva del liceo Virgilio, laureata in Scienze politiche internazionali con master in Sviluppo rurale, che ha lavorato in zone calde, prima in Colombia e poi in Guatemala, Nicaragua, Messico e Angola, ha ricordato alcuni meriti dellisola, come il fatto che tutti, nessuno escluso hanno accesso alleducazione dalla prima infanzia e fino alle pi sofisticate specializzazioni. Non da poco per un paese del Centro America, che gi occupava un prestigioso 53 posto nellIndice di sviluppo umano, quando questo si basava solo su dati economici, aver raggiunto, ora che lONU ha inserito in questo tipo di valutazione non solo leconomia ma anche la salute e leducazione, il 17 posto mondiale, precedendo, in America latina, Cile e Argentina.

Se Wikileaks smaschera la bloguera ma i nostri media non ne fanno cenno


David Angeli, un nostro lettore che, per la sua competenza sulla storia dellAmerica latina, ma anche per la sua ironia, si guadagnato il diritto di pubblicare su questo numero della rivista un interessantissimo saggio sui 500 anni della colonizzazione culturale del continente [pag. 146], ci ha provocato, quando ha offerto il suo articolo, con un post scriptum molto accattivante: Se non dovesse interessarvi il mio lavoro, vorr dire che proporr a Yoani Snchez un articolo sul fatto che la mancanza di lacci fucsia per le scarpe e di orsetti gommosi a Cuba sia unimperdonabile colpa della Rivoluzione. Il suo saggio Piedras que son dioses [Pietre che sono di, ndt] vale la pubblicazione per

7 di 8

19/02/12 12.27

Se il FMI fa fallire gli Stati, ma l\'Italia non l

la sua profondit storica, ma anche per il merito di offrire loccasione a questo giovane intellettuale di segnalare come le rituali note di malumore della bloguera cubana, incapace di leggere anche solo un dettaglio positivo nelle scelte della Revolucin, rappresentino la barzelletta dellinterpretazione di un paese. Yoani Snchez, infatti, molto conosciuta allestero ma poco in patria, un po come succede ai soliti dissidenti cubani, secondo il parere dello stesso Jonathan Farrar, capo dellufficio di interessi degli Stati Uniti a lAvana che [come ha recentemente rivelato Wikileaks, pubblicando la sua corrispondenza col Dipartimento di Stato] non ha nessuna fiducia nellefficacia politica della dissidenza tradizionale, pur foraggiata generosamente da decenni proprio dallufficio che lui ora sovrintende. Farrar cos scettico da proporre al dipartimento di Hillary Clinton di provare magari a dare ancora pi sostegno alla giovane bloguera. Vedessi mai il cambio generazionale potesse funzionare. Quasi tutti i media italiani, ovviamente, hanno eluso questi particolari dei temi che Wikileaks ha svelato. Penso, da vecchio cronista che in molti casi si tratti dellinguaribile e patetica abitudine di non disturbare le strategie convenienti agli Stati uniti dAmerica e a quel mondo, il nostro, che spesso di queste imprese costretto a essere complice, se non vassallo, come per le guerre in Medio Oriente, irrisolte dopo pi di 10 anni, o per la storiaccia di Gheddafi. Insomma, lennesimo caso di colonizzazione politica, che fa seguito, in Sudamerica, a quella spagnola e portoghese e poi a quella pi recente, delleconomia neoliberale. La realt sempre pi grottesca se si considera che, dopo la crisi innescata dalla criminale finanza speculativa degli Stati Uniti, a rischiare di pi il baratro lEuropa. Messa al muro, oltretutto, da meccanismi come le agenzie di rating cinicamente pilotate proprio dal capitalismo USA che mira ad atterrare leuro. Ed significativo, poi, rilevare che i paesi capaci in qualche modo di salvarsi sono il Brasile avviato a essere la quinta potenza economica del mondo, lArgentina che dieci anni fa stava per fallire e si salvata quando ha messo alla porta quelli del Fondo monetario, il Venezuela che nazionalizzando il petrolio trova le risorse per resuscitare unumanit che prima di Chvez non era iscritta nemmeno allanagrafe, la Bolivia e lEcuador che riscrivono Costituzioni dove chi offende la natura punito come chi violenta un essere umano, e perfino Cuba che, cocciutamente fedele al socialismo, ha un Hai ricevuto questa Newsletter per la tua iscrizione al nostro servizio di Newsletter su http://www.giannimina-latinoamerica.it/. Per rimuovere la tua iscrizione clicca qui. Email: newsall@virgilio.it

8 di 8

19/02/12 12.27