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reportage

HAITI NAUFRAGA
tra soldati e merci solidali
A un anno di distanza dal terribile terremoto che il 12 gennaio del 2010 ha raso al suolo gran parte di Portau-Prince, uccidendo pi di 300mila persone, Haiti continua ad essere in uno stato di crisi profonda. I palazzi che sono venuti gi col sisma, nella loro quasi totalit non sono stati ricostruiti. Nel migliore dei casi sono state spazzate dalla strada le macerie che ricoprivano la citt, ma neanche in tutte le strade, e in alcune zone della capitale gli edifici crollati sono tutti ancora al loro posto. Un esempio lampante della situazione haitiana lo da il palazzo presidenziale, una specie di piccola Casa Bianca caraibica, simbolo della democrazia haitiana, che rimasto, semi distrutto, accasciato nella stessa posa sinistra e inquietante che lo ha deformato il giorno del terremoto. di Federico Mastrogiovanni

l 2010 stato lannus horribilis della gi povera e disperata gente di Haiti. Al terremoto di gennaio seguita la stagione degli uragani, poi lepidemia di colera in autunno poco prima delle elezioni di fine novembre, che ha dato il colpo di grazia a un popolo devastato e stanco. Ma, la prima domanda che uno si fa ad Haiti : dove sono finiti i soldi? Milioni di dollari e milioni di euro per la ricostruzione. La seconda domanda : dove finita, cosa ha combinato la solidariet internazionale? Nel paese sono intervenute centinaia di ong, istituzioni sovranazionali, governi, ma arrivando a Port-au-Prince, girando per la citt, non per niente visibile e chiaro dove siano finiti il danaro e i protagonisti della rinascita. Lungo le strade principali della capitale abbondano i campi profughi. Migliaia di sfollati vi vivono nelle tende e nelle baracche come in vere e durature case, in con-

dizioni igienico-sanitarie estreme. In molti campi profughi i bambini giocano tra acque di scolo stagnanti, non c modo di lavarsi, lavare i panni, non ci sono bagni, n latrine, si mangia nello stesso ambiente in cui si defeca. Il 1 gennaio, 207mo anniversario dellindipendenza di Haiti dalla Francia, giorno in cui si festeggia anche la rivoluzione a Cuba e la rivolta zapatista, durante i festeggiamenti per la liberazione dal giogo coloniale, nella capitale haitiana sono andate in scena ancora una volta quelle proteste popolari che si protraggono - senza soluzione di continuit - dal 7 dicembre, quando sono stati resi pubblici i risultati della prima tornata elettorale e sono venuti alla luce i brogli. Passeggiando per Port-auPrince si possono vedere barricate, resti di sassaiole, copertoni bruciati. Si manifestato e si manifesta con violenza alle scadenze elettorali iniziate il 28 novembre

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scorso e che finora non hanno portato allelezione di nessuno dei candidati in corsa. Se si esce dalla capitale, dirigendosi verso Titoyenne, a trenta chilometri da Port-au-Prince, si pu vedere uno dei luoghi in cui vengono scaricati, avvolti malamente in sacchi di plastica, sepolti in fosse comuni, i morti del colera. Il colera ha falciato migliaia di vite umane nellarco di pochi mesi. E arrivato con alcuni militari nepalesi della Minustah e si diffuso grazie alle condizioni igieniche disperate dellisola, brodo di coltura naturale del vibrione del colera. Secondo il dottor Somarriba - capo della brigata medica cubana - in condizioni di normalit o semi normalit, il colera si debella con la semplice somministrazione di un composto reidratante, per via orale, o per via endovenosa, nei casi pi severi; ma nelle condizioni attuali la popolazione a rischio contagio ammonta a oltre un milione e mezzo di persone su un totale di nove milioni di abitanti. A un anno dal giorno in cui un sisma ha schiacciato centinaia di migliaia di vite e unintera citt, il popolo haitiano non sa dove sta andando n cosa lo aspetta, a parte la miseria e la disperazione che non sono mai mancate.

Si parla di ong di medie dimensioni che spendono 10/15mila dollari al mese per mantenere un solo operatore sul territorio

Caschi blu e ong Ovunque forte la presenza militare della Minustah, la missione delle Nazioni Unite per la sicurezza di Haiti. E presente nel paese dal 2004. Con i suoi 12mila effettivi la missione ha portato militarizzazione, sfiducia e incapacit di gestire un processo elettorale democratico. I caschi blu pattugliano le strade sui blindati targati UN e appoggiano la Polizia Nazionale haitiana nel controllo e repressione della popolazione. Tra le montagne di rifiuti ammucchiati agli incroci, tra un venditore di arance e uno di canna da zucchero, il cli-

ma teso, la condizione della gente tra disperazione e attesa. Verso la macchina degli aiuti sfiducia e frustrazione e, in certi casi, vera e propria disperazione. Vorremmo essere capaci di uscire da queste condizioni orrende con le nostre forze quasi grida Nadege Dalfan, funzionario del ministero della salute che collabora con alcune ong ma allo stesso tempo ci rendiamo conto che non possibile, e siamo grati agli aiuti internazionali per quello che fanno. Ma qualsiasi attore che si presenta ad Haiti si appropria di un pezzo della nostra sovranit, e non ci si immagina la quantit di organizzazioni, istituzioni, chiese, che sono in campo nel nostro paese, con cui dobbiamo fare i conti. A volte la gente si esaspera e capisco le reazioni popolari degli ultimi mesi, anche scomposte, anche violente. Si parla di ong di medie dimensioni che spendono 10/15mila dollari al mese per mantenere un solo operatore sul territorio. Molte residenze di cooperanti o sedicenti tali sono vere e proprie ville, con piscina, giardino delle dimensioni di un campo da calcio, due cuochi, due autisti, tre camerieri, due giardinieri e due guardie private per la sicurezza, con stipendi che toccano i 5000 dollari a testa. Questo tipo di cooperazione abbonda nellisola, e gli operatori nemmeno raggiungono i posti pi degradati di Haiti, per paura di essere assaltati o aggrediti. Daltra parte il 2010 stato un anno ricco di catastrofi nel paese, cosa che ha complicato molto la pianificazione della ricostruzione. Le proteste delle ultime settimane hanno cercato di unificare il discorso politico con la radice della tradizione patriottica haitiano - lindipendenza - ma la contraddizione stridente tra lindipendenza del 1804 e la totale dipendenza dagli attori internazionali si riflette da per tutto, a cominciare dai generi di consumo popolare. La quasi totalit di ci che si trova

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ad Haiti, nei pochi negozi o nelle strade, non si produce qui spiega Anne Solne, una venditrice anziana di un mercato vicino al palazzo presidenziale quasi tutto importato. Sono altri che guadagnano sulla nostra povert. Le etichette di provenienza delle merci sono perlopi cinesi e statunitensi. Le moto cinesi trasportano fino a quattro passeggeri che si coprono il viso con bandane per non respirare la polvere nera che ricopre le strade. Le casse di cibo dagli Stati Uniti, Francia, o America latina, riempiono supermercati in cui lunico prodotto nazionale che spicca lottima birra Prestige. Wharf Jremie Marted 7 dicembre, la radio non ha ancora finito di comunicare i risultati del primo turno elettorale, - a pi di una settimana dalle elezioni presidenziali del 28 novembre - il commentatore non ha ancora terminato il conto dei dati che a Cit Soleil - zona popolare e disastrata di Port-au-Prince - eccheggiano i primi spari, si erigono le prime barricate e nellaria si spande il puzzo dei copertoni bruciati. Sono le dieci di sera, migliaia di persone invadono le strade per protestare contro limbroglio delle elezioni. Dei 18 candidati alla presidenza della repubblica, solo due hanno passato il turno. La ex premire dame, Mirlande Manigat, moglie dellex-presidente Leslie Manigat, che nel 1988, dopo aver vinto democraticamente le elezioni venne deposto da un colpo di stato mi-

litare, dovr affrontare il prossimo 16 gennaio Jude Clestin, il candidato della coalizione Inite (Unit, in creolo) di recente formazione, appoggiato dal presidente uscente Ren Prval. I risultati sono considerati, da gran parte della popolazione haitiana, un enorme broglio portato a termine dagli uomini di Prval. I candidati pi votati, secondo gli exit poll, erano stati la Manigat e il cantante Michel Martelly, che, forte di un grande appoggio popolare soprattutto fra i giovani e di una notevole capacit di mobilitazione, era considerato il principale avversario della ex premire dame. Secondo i risultati ufficiali che sta diffondendo la voce del commentatore di radio Signal FM per il discusso Cpe (Conseil lectoral provisoire), lorgano formato per gestire il processo elettorale e garantirne lo svolgimento democratico, la differenza tra Martelly e Clestin sarebbe soltanto dello 0,64% (Martelly avrebbe ottenuto il 21,84%, contro il 22,48% di Clestin), e il margine cos ristretto ha causato lesplosione di violenza. In una baracca di lamiera di Wharf Jremie una famiglia moderatamente contenta. Questa parte di Cit Soleil, conosciuta come Wharf Jremie (in creolo Waff Jremi), il porto Jremie, ha la fama di essere la zona pi pericolosa e violenta di Port-au-Prince, dove i criminali pi ricercati, gli evasi dal carcere crollato con il terremoto, i trafficanti di droga pi violenti del paese. Wharf Jremie ha il primato della violenza nella capita-

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le. Ci sono molti criminali nelle sue baracche, molta gente disposta, per sopravvivere, a fare qualsiasi cosa. Attivit criminali non smolto redditizie, si direbbe. Manca un sistema fognario e le strade polverose sono attraversate da fiumicciattoli di acque nere, in cui sguazzano ragazzini, le donne lavano i panni o poche stoviglie. Il contagio di colera ha cominciato a diffondersi anche in questa favela e non sembra che si fermer presto. James, che vive in mezzo al colera, se ne disinteressa. Lui a libro paga Inite: Tra un po verranno a darci magliette, volantini, bandiere dellInite e di Clesti. Andremo a manifestare, a fare casino, a protestare. Appena inizieranno i sostenitori di Martelly, inizieremo a mobilitarci anche noi. Se ci pagano. James raccoglie metalli per la citt e li rivende per pochi gourde (goud in creolo) al chilo. Quella di James si fa fatica a chiamarla una casa. Come la maggior parte delle abitazioni di Wharf Jremie una baracca di pezzi di lamiera, assi di legno, cartone pressato e stracci a mo di tende. Oltre a James ci abita Sirya, sua sorella, Jean, suo cognato e cinque bambini tra i due e i nove anni, tre figli suoi e due di Sirya, in una sola stanza con pavimento di terra. Lelettricit riescono a rubarla

Le strade non sono strade, ma spazi angusti tra una baracca e laltra, intestini ricoperti di lamiera, di cartone, di stracci

attaccandosi abusivamente a un cavo che passa sopra le loro teste, ma la gran parte dei 70mila abitanti della bidonville non ha la luce. Lacqua manca a tutti. Si raccoglie quella di scolo, dove convivono bambini, maiali, capre, polli, cani e donne che lavano i panni. Entrare a Wharf Jremie d una sensazione immediata di claustrofobia, di costrizione. Le strade non sono strade, ma spazi angusti tra una baracca e laltra, intestini ricoperti di lamiera, di cartone, di stracci, di carta, in pochi casi di pezzi di legno e di mattoni, con rifiuti, feci, immondizia, scarti, buttati da tutte le parti. Tra poche ore le strade si riempiranno di manifestanti infuriati per i risultati elettorali e di altri pagati dal partito ufficialista, si formeranno barricate, si bruceranno pneumatici e una delle sedi dellInite. Ci saranno alcuni morti. Fra qualche ora la capitale sar paralizzata, saranno difficili gli spostamenti persino per le organizzazioni sanitarie. A Wharf Jremie tutto ci non importa. La maggior parte degli abitanti della bidonville non sono nemmeno andati a votare perch non hanno un documento di identit. Il quartiere unisola di disperazione allinterno della desolazione dellisola di Haiti. Nessuno si preoccupa vera-

mente di quello che succede durante le elezioni spiega Joseph, uno dei guidatori di mototaxi che aspettano clienti di fronte al mercato del porto, allentrata di Wharf Jremie e in questo quartiere non c stata una vera campagna elettorale, perch non potevamo votare. Nel quartiere si decide in un altro modo chi comanda. Comunque nei periodi elettorali arriva qualcuno, ti da dei soldi, o qualcosa da mangiare, e ti dice che devi partecipare a una manifestazione, o fare casino, o montare una barricata, o bruciare un po di macchine. E tu vai e lo fai.

La vita del quartiere monotona e lenta, la gente cammina senza una meta, senza una occupazione, senza un destino, in attesa che succeda qualcosa, perfino una lite, unaggressione. Si gioca a domino per la strada, si bolle dellacqua per una zuppa e si assiste al passare del tempo. Il poco denaro in circolazione da queste parti arriva dalle attivit criminali, dal traffico di droga, che arriva via mare dal Sud America, passa per lisola e poi raggiunge il ricco mercato degli Stati Uniti. Qualche soldo arriva dalle rimesse dei molti migranti

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haitiani da Miami, New York, Montreal o Parigi. Da questi luoghi la diaspora continua a influenzare Haiti, soprattutto attraverso il contributo in denaro che gli emigranti mandano alle famiglie. Un mese fa, a poche centinaia di metri dalla baracca di James, suor Marcella Catozza, una missionaria francescana, sta per inaugurare una piccola clinica pediatrica, ma quel giorno di novembre la religiosa italiana trov i primi malati di colera del quartiere davanti alla porta della sua nuova clinica, pensata per i bambini. Dovette cominciare a curarli durgenza. Nelle prime settimane dellepidemia arrivavano tra i 40 e i 60 malati al giorno a farsi curare da suor Marcella e dal suo piccolo staff di medici. Oggi il flusso si ridotto a una decina al giorno, anche grazie alla distribuzione di sapone, di secchi per lavarsi e pastiglie di cloro per disinfettare lacqua. A Wharf Jremie si contano molte chiese differenti, cattoliche o delle varie confessioni evangeliche presenti e operanti sullisola. A dire la verit non sono daccordo con i santi di Marcella dice David, un giovane aiutante della clinica, che molte volte al giorno svuota e disinfetta con soluzioni di acqua e cloro i secchi utilizzati per raccogliere i liquidi dei malati di colera io sono evangelico e Marcella in quanto a religione secondo me sbaglia un po, non mi piacciono i suoi santi, per mi piace quello che fa. E non ci ha mai tradito. Ora stiamo costruendo insieme una scuola, e sappiamo che ce la far. Per noi haitiani la cosa pi importante che possiamo avere nella vita il lavoro e la scuola, e anche se non abbiamo lelettricit n lacqua, le scuole ci devono essere. Minustah Alle due del pomeriggio si effettua la consegna di saponette, secchi e bacinelle, per facilitare la pulizia del cor-

Nemmeno la Croce Rossa pu entrare in questa zona, non glielo permettono perch troppo pericoloso

po e ridurre il contagio di colera. Lucien distribuisce i numeretti per fare ordine tra la gente accalcata. Con un modo di fare calmo e posato, un vero leader del quartiere. Prima di lavorare qui, Lucien faceva parte di una banda di spacciatori locali, e ancora oggi la gente gli porta un rispetto assoluto. La sua autorit gli permette di organizzare la distribuzione, perfino quella di alimenti, senza che ci siano grandi disturbi, e soprattutto senza che ci sia bisogno della presenza dei caschi blu dellOnu, con i fucili spianati pronti a sparare, puntati in faccia alla gente, come accade in altri luoghi considerati molto a rischio. Nemmeno la Croce Rossa pu entrare in questa zona, non glielo permettono perch troppo pericoloso, c soltanto una via daccesso e se succede qualcosa, lauto o il camion resterebbe bloccato nel fango e nella sporcizia, tra i maiali e i poveracci commenta Lucien sorridendo per sembra che nessuno capisca che siamo persone, non bestie. Non puoi arrivare qui imponendo la tua presenza, le tue regole - come fa la Minustah - senza avere nessun rapporto con chi abita questo posto, senza pensare che quando te ne vai, qui la gente ci rimane. Nessuno pu arrivare a casa tua con i fucili spianati puntati in faccia dicendoti che ti sta portando degli aiuti, obbligandoti a fare cose senza che tu sappia nulla di lui, senza che tu possa verificare se dice la verit, se ci si pu fidare o no. La gente della Minustah non lo capisce proprio. E per questo in tanti casi li accogliamo col machete. Lavversione per la Minustah uno dei pochi elementi unificanti di un paese diviso su tutto Secondo il portavoce della Minustah, il dominicano di origine italiana Vincenzo Pugliese, il problema un fraintendimento del ruolo della missione Onu. C sempre risentimento in

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un paese piccolo verso qualsiasi forza straniera. Gli stranieri stanno facendo un lavoro che il paese da solo non in grado di fare e questo crea una ferita nellamor proprio e nellamor patrio. Ma tutti gli haitiani ammettono che a livello di sicurezza la situazione migliorata molto da quando la missione Onu sul territorio. Noi provvediamo alle condizioni che permettono agli altri di venire ad Haiti a fare il loro lavoro. Nel 2006 grazie alla nostra missione, pi di 850 leader di gangs a Cit Soleil sono stati arrestati e abbiamo garantito pi sicurezza alla zona. Noi siamo qui su invito del governo haitiano sostiene Pugliese luscita della Minustah dal paese pu avvenire in tre modi: a) il governo haitiano decide che la Minustah non pi necessaria nel paese, b) il Consiglio di Sicurezza quando si rinnova la missione annualmente, a novembre, pone il veto, c) il Segretario Generale decide che la missione non pi necessaria, e sottopone la sua convinzione al Consiglio di Sicurezza che vota. Ma il governo haitiano adesso non pu decidere, perch non c. Vedremo con il prossimo governo. Speriamo che non siano necessarie nuove elezioni. Non penso che ci sia un rischio di colpo di stato, i candidati stanno lottando per la poltrona, e, come sono abituati ad Haiti, stiano negoziando la presidenza. In ogni caso la Minustah non appoggia un governo o laltro, dobbiamo collaborare con chi vincer. Ma quanto rimarranno ancora i soldati dellO-

nu? Minustah se ne andr a un certo punto, non vogliamo restare allinfinito, siamo qui per rafforzare la capacit dello Stato haitiano ad essere autonomo. Una volta che ce ne siamo andati non vogliamo ritornare. Ci sono state, negli ultimi 30 anni, pi di otto missioni, dellOnu e dellOea (Organizacin de los Estados Americanos. Foot-ball per tutti Haiti un paese diviso su tutto, sulla politica, sulla religione, perfino sul calcio, lo sport nazionale, di cui tutti sono fanatici. Il candidato dellInite, Jude Clestin, ha scelto per la sua campagna elettorale i colori della nazionale brasiliana, verde e giallo, e per s il numero dieci, che ad Haiti, legato a quei colori, significa automaticamente Ronaldo. Durante il mondiale in Sudafrica, ad Haiti in molti momenti stata a rischio la sicurezza pubblica a causa delle divergenze di opinioni tra le tifoserie, divise tra appoggiare la nazionale brasiliana o quella argentina chiosa un funzionario europeo. Forse per questo motivo nel Vilaj Italyen, la piccola comunit guidata da suor Marcella, oggi si inaugura un torneo di calcetto nel campetto nuovo di zecca. Non ci sarebbe nulla di speciale se non fosse il primo torneo di calcio nel primo campo di calcio mai costruito nella storia di Wharf Jremie. Intorno al campetto da gioco e in gran parte della favela

lattesa divenuta palpabile. Il pubblico numeroso e attento. Le squadre entrano in campo pronte a disputare una partita importante. Si affrontano una selezione italiana, con due cooperanti, un medico italiano, uno messicano e due venditori del mercato. Gli avversari, tutti di Wharf Jremie, sono disoccupati della favela. Reynold, un giovane che fa laiutante nei compiti di pulizia e disinfezione della clinica ha un megafono in mano e si esibisce in una cronaca in stile brasiliano. Nessuno dimentica lorrore e la miseria che circonda il campetto, ma adesso si gioca. Non si deve essere distratti dal terremoto, che ha ucciso tanta gente, tra cui la fidanzata di Pushn, linfermiere migliore di Marcella, che prima di lavorare qui era in una gang e girava sempre armato; non ci si deve distrarre con il ricordo e la paura dei cicloni, che hanno spazzato anche questanno i tetti e i muri di lamiera della bidonville; non ci si deve distrarre con i morti di colera di Wharf Jremie, che non venivano soccorsi da nessun ospedale e che nellultimo mese sono state decine, n con limmagine dei malati e di quelli che continuano a contagiarsi, prima 60 al giorno, ora solo dieci, buttati su una barella con dei secchi a fianco per contenere i liquidi che li disidratano ogni mezzora. In questa parentesi si pensa solo al calcio. Tutti sanno che

I bambini mangiano con i maiali, che a loro volta grufolano in mezzo ai rifiuti buttati nelle strade della favela

dopo queste due ore tutto avr il solito aspetto schifoso e osceno. Sar peggio di prima. Stasera i risultati elettorali causeranno scontri violenti in tutto il paese, ma questo momento sacro e la pagina che si scrive oggi non parler solo di violenza e miseria, di terremoto e colera e morte. Le strade di Wharf Jremie sono piene di fango, non c luce elettrica n acqua, n fogne. I bambini mangiano con i maiali, che a loro volta grufolano in mezzo ai rifiuti buttati nelle strade della favela. Il livello agonistico della partita buono, le giocate raffinate, il ritmo alto. La cronaca di Reynold entusiasma il pubblico che partecipa come se fosse una partita del mundial. Dopo unora e mezza di agonismo, al tramonto, il risultato indiscutibile. La formazione locale batte 10 a 2 la rappresentanza italiana. I medici dellospedale si godono una partita dura che li ha distratti dai turni massacranti della piccola clinica in cui assistono i malati di colera. Il quartiere ha una bandiera attorno a cui parlare per giorni, settimane: la sconfitta degli italiani a calcio. Uscire dal labirinto di vicoli di Wharf Jremie libera la respirazione, si fa meno intenso lodore di fogna, di orina, di immondizia, di carogna. Libera la vista, perch finalmente si riesce a vedere il cielo e lorizzonte non racchiuso da spazi cos angusti. Si riesce a vedere il mare, cos vicino e cos incredibilmente estraneo a questo luogo.

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