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AMLETO ATTO PRIMO scena 1 Bernardo di guardia Entrano Orazio e Marcello BERNARDO Benvenuto, Orazio; benvenuto, buon Marcello

o ORAZIO Dunque, s' rifatta vedere... quella cosa? MARCELLO Orazio dice ch' una nostra ubba L'ho pregato perci di starsene con noi stanotte, in modo che se l'apparizione tornasse egli possa parlarle e credere infine ai nostri occhi O B, sediamoci pure e stiamo a sentire Bernardo B La scorsa notte, quando la stella che vedete ardere l a occidente del polo era giunta a illuminare quella stessa parte del cielo... Entra lo spettro M Zitto! Frmati. Eccolo che torna. B lui, e tale e quale il re morto. M Parlagli tu che hai studiato, Orazio. Digli qualcosa, Orazio. O Chi sei tu che usurpi quest'ora notturna e insieme la figura alta e guerriera in cui la maest del re danese, ora sepolto, marci un giorno? Parla, perdio, parla dunque! M S' offeso. Lo spettro esce B E allora Orazio?

O Che costrutto cavarne, non saprei. Ma ho in testa che ci sia sotto il presagio d'un qualche ribollimento del nostro Stato M Perch mai questa severa guardia, ogni notte affligge i nostri sudditi; e perch si fondono ogni giorno cannoni di bronzo e si conducono con altri paesi traffici di guerra; A quale scopo tanto sudore e fretta per far della notte la compagnia di lavoro del giorno? Chi pu dirmene qualcosa? O Io. Eccoti ci che si va buccinando intorno. Il nostro defunto re Amleto Fu sfidato da Fortebraccio di Norvegia punto da gelosia e da orgoglio, a singolar tenzone; E in essa il nostro valoroso re, uccise Fortebraccio. Ora accade che il giovane e bollente Fortebraccio, ha rastrellato qua e l in tutti gli angoli della Norvegia una turba di gaglioffi fuori legge. L'impresa sarebbe di riprendersi con la forza e la prepotenza le terre perdute da suo padre. Riappare lo spettro Ma zitti! Eccolo: torna! Fermati, illusione! Se hai voce e puoi parlare parla a me! Se posso fare cosa che ti dia pace e per me sia salute parla a me! Tu, fermati e parla. Arrestalo, Marcello. M Devo colpirlo con la partigiana? O Si, se non si ferma! B qui! O qui! M fuggito

lo spettro esce s' dissolto al cantar del gallo. O A mio parere si dovrebbe far parola al giovane Amleto di ci che abbiamo visto stanottte. M So io dove possiamo opportunamente incontrarlo stamane escono Scena 2 Amleto da solo AMLETO Oh se l'eterno non avesse opposto la sua legge al suicidio! O Dio! O Dio! Come sembrano sterili e ammuffite e piatte le abitudini di qui! Che ribrezzo! morto da due mesi, un re eccellente, uni Iperione, - e l'altro, a suo confronto, un satiro, - s tenero con mia madre che in volto non voleva la pungessero i vnti... Cielo e terra! O no! Fragilit, il tuon ome femmina. Un mese appena, e costei sposata a lui, fratello di mio padre e simile a mio padre com'io a Ercole. Un mese! Prima ancora che il sale delle sconce sue lacrime lasciasse quei suoi occhi gonfi, sposata e accorsa cos svelta e leggera al suo letto incestuoso! Entrano Orazio, Marcello e Bernardo ORAZIO Salute a Vostra Signoria! A sono lieto di vederti in salute... Orazio, se non mi sbaglio. O Io stesso, mio signore. E sempre vostro servo. A Sono felice di vederti. [A Bernardo] Buona sera, signore. [A Orazio] che fai lontano da Vittemberga? O Mio signore, sono venuto per i funerali di vostro padre. Mio signore... credo di averlo visto iersera.

A Veduto? Chi? O Il re vostor padre, mio signore. A Mio padre? Parla per l'amor di Dio. O Due notti successive, Marcello e Bernardo hanno incontrato una figura simile a vostro padre, armata da capo a piedi. Tre volte ha camminato davanti ai loro occhi sorpresi e impauriti. A Dove fu? M Sulla piattaforma dov'eravamo di guardia, mio signore A Star di guardia anch'io stanotte; forse torner a venir fuori. Se assumer la nobile figura di mio padre gli parler, dovesse spalancarsi l'inferno per dirmi di star zitto. Scena 4 Entrano Amleto, Orazio e Marcello AMLETO Il freddo taglia. Che aria gelata. ORAZIO Pungente e acre davvero. A Che ora ? O Mancher qualcosa a mezzanotte. MARCELLO No, gi suonata. O Davvero? Non ho sentito nulla. S'avvicina dunque l'ora in cui lo spirito si fa vedere. Fanfara e due salve d'artiglieria A Il re se la spassa, stanotte, s'ingozza a crepapelle, fa baldoria e balla il trescone; Ci trattano da ubriaconi, ci bollano

con le pi sconce parole. E tutto ci toglie sostanza e midollo alle nostre imprese pi degne. Un pizzico di male getta sospetto e scandalo sull'essere pi nobile. Entra lo spettro O Eccolo, mio signore. A Proteggeteci voi angeli e ministri della grazia! Sii tu un benigno spirito o un folletto, scendan con te soffi celesti o raffiche d'inferno, intenti buoni oppur malvagi, tu t'avvicini in modo ch'io ti voglio interrogare. Noi nel raccapriccio, poveri zimbelli di natura, restiamo qui a nutrire pensieri che soverchiano la mente? Perch mai? Che dobbiamo fare? Parla. Lo spettro fa un cenno ad Amleto Spettro Fa attenzione A Dimmi S quasi giunta l'ora in cui devo far ritorno al mio tormentoso fuoco di zolfo. Sta ben attento a ci che ti riveler. A Parla. mio obbligo di ascoltarti. S E anche di vendicarmi, quando mi avrai udito. A Di che? S Io sono lo spettro di tuo padre, condannato a passeggiare di notte e a digiunare in mezzo al fuoco, di giorno, finch non saranno purgati e bruciati i delitti compiuti nei miei giorni terrestri. Se hai amato mai tuo padre... Vendica il suo orribile e snaturato assassinio. A Assassinio?

S Ascolta, Amleto. Si preteso che mentre dormivo nel mio verziere un serpente mi avesse punto; e cos tutti gli orecchi di Danimarca furono vilmente ingannati da questo falso racconto della mia morte. Ma sappilo, figlio mio, il serpente che ha punto la vita di tuo padre porta ora la sua corona A Mio zio? O profetica anima mia! S Si quell'incestuosa e adultera bestia, con le sue cabale e i suoi doni di traditore. Che caduta, Amleto! Dormivo nel mio verziere come sempre nel pomeriggio, e tuo zio, colto il momento, mi si avvicin di soppiatto con una fiala di giusquiamo e mi vers nel padiglioni delle orecchie quella lebbra maledetta cos nemica del sangue dell'uomo che ha il potere di cagliarlo come una goccia d'acido nel latte, scorrendo con la rapidit dell'argento vivo attraverso le porte e le vie naturali del corpo. Cos avvenne di me, che in breve il mio liscio corpo si trov incrostato, scabbioso e pi immondo di Lazzaro. Se non sei snaturato non lo sopportare. Non permettere che il regale letto di Danimarca sia un giaciglio di lussuria e d'incesto. Addio dunque! Il fuoco della lucciola si fa pi scialbo, l'alba prossima. Addio, addio, addio, ricordati di me. Esce A O voi eserciti del Cielo! O terra! E tu, inferno, se debbo aggiungere anche te! O mio cuore abbi forza, e voi miei nervi non invecchiate di colpo ma tenetemi saldo. Ricordarti? Oh s, povero spirito, finch esister la memoria in questo globo demente! Ricordarti? Ma io canceller dalla tavola della mente i ricordi sciocchi e triti, le parole dei libri, tutte le forme, tutte le impressioni, tutto ci che vi fu scritto dalla giovinezza e dall'esperienza; Oh sciagurata donna! Oh furfante, maledetto furfante che sorridi!

Entrano Marcello e Orazio AMLETO Ed ora, come amici, compagni e soldati miei, permettetemi di chiedervi qualcosa. ORAZIO Che cosa, mio signore? Certo si. A non fate parola di ci che avete visto stanotte. ORAZIO E MARCELLO State certo, mio signore. A per quanto strana e lunatica sia per essere la mia condotta, e potr accadermi d'ora innanzi di adottare atteggiamenti strambi, non avvenga mai che, in tali occasioni, vi si veda incrociar le braccia, scuoter la testa e pronunciar parole come: lo sappiamo noi, oh, se potessimo parlare eppure c' qualcuno che se potesse... Giuratelo e vi soccorrano al bisogno la grazia e la misericordia. Escono ATTO SECONDO Scena 1 Entra Polonio e poi Ofelia POLONIO che c' Ofelia? OFELIA Oh padre mio, ho avuto tanta paura! Mentre stavo cucendo nella mia cameretta, entr lord Amleto, col giustacuore slacciato, senza cappello in testa, le calze sgualcite e ricadenti come ceppi sulle caviglie, pallido come la sua camicia, le ginocchia che si scontravano, e mi venne incontro. M'ha preso per il polso e me l'ha stretto forte. Poi si scost della lunghezza di tutto il braccio e mettendosi l'altra mano sulla fronte cominci a scrutarmi il viso come se avesse voluto disegnarlo. Rest a lungo cos; Mi lasci poi e col capo rivolto indietro parve trovare la via d'uscita

senza l'aiuto degli occhi. P Vieni, se cos, andiamo dal re. Questa la frenesia dell'amore, che distrugge se stessa con la propria foga e induce la volont a imprese disperate, come avviene quando le passioni ci affliggono. Scena 2 Entrano il re, la regina, rosencrantz e guildestern RE Benvenuti cari Rosencrantz e Guildestern. Oltre il nostro vivo piacere di vedervi, il bisogno in cui ci troviamo dei vostri servizi la causa per cui vi abbiamo chiamati cos in fretta. Avete sentito parlare della trasformazione di Amleto; e tale potete ben dirla, perch in lui n l'esteriore n l'animo somigliano ormai a ci ch'essi furono. Scongiuro perci voi due, di degnarvi di restar qui alla nostra corte per qualche tempo. ROSENCRANTZ e GUILDESTERN Obbediamo entrambi e pronti a rendervi ogni servizio restiamo inchinati ai vostri piedi RE Grazie rosencrantz, e tu gentile Guildestern. REGINA Vi prego di visitare subito il mio figliuolo troppo mutato Escono Rosencrantz e Guildestern Entra Polonio POLONIO Mio sovrano, gli ambasciatori mandati in Norvegia hanno fatto felice ritorno. Vi assicuro, mio buon sovrano, che debbo il mio servizio e insieme la mia anima, tanto a Dio che al mio grazioso re. E posso dirvi che ho scoperto la vera causa della pazzia di Amleto. RE Parla: ci che desidero sapere. P Fate entrare prima gli ambasciatori. Le mie notizie saranno le frutta del banchetto.

Entrano Voltimando e Cornelio RE Ebbene, Voltimando, che cosa ci manda a dire Norvegia, il fratel nostro? VOLTIMANDO Ricambia lealmente omaggi e voti. Fin dal nostro giungere ha fatto interrompere i preparativi di suo nipote ch'egli stimava diretti contro il Re di Polonia, ma che gli parvero poi, meglio considerandoli, rivolti contro Vostra Altezza; Egli, dolente che la sua malattia, vecchiaia e impotenza fossero cos facilmente raggirate, mand ordini d'arresto contro Fortebraccio. RE siamo ben lieti di ci. Avrete bisogno di riposo; andate, stasera faremo festa insieme. Escono gli ambasciatori P poich le lungaggini sono soltanto ornamenti, cercher di esser breve. Il vostro nobile figlio pazzo; Io ho una figlia l'ho finch con me, s'intende ed essa m'ha dato questo foglio. (legge) Al celeste idolo del mio cuore, l'arcibellissima Ofelia, cos nel suo eccellente bianco seno, queste, dubita che di fuoco sian le stelle, e che il sole si muova, dubita che anche il vero sia bugiardo, ma del mio amor non dubitare. O bella. RE E lei? Come ha accolto il suo amore? P Ecco come parlai a mia figlia: lord Amleto un principe fuori della tua sfera; non per te E le prescrissi di tenersi lontana. Cos ella fece. Egli vedendosi respinto divenne malinconico, poi perse l'appetito, poi perse il sonno, poi perse le forze, poi smarr il senno, e via via declinando. Vi noto che talvolta egli passeggia per ore e ore, qui, nella galleria.

REGINA Infatti. P Proprio allora io lascer libera mia figlia per lui; S'egli non l'ama e non uscito di senn per questo, io non voglio esser pi consigliere ma occuparmi di fattorie e di stalle. RE Proviamo. Escono ATTO TERZO Scena 1 il Re e Polonio sono nascosti e ascoltano Amleto Entra Amleto AMLETO Essere... o non essere. il problema. Se sia meglio per l'anima soffrire oltraggi di fortuna, sassi e dardi, o prender l'armi contro questi guai e opporvisi e distruggerli. Morire, dormire... nulla pi. E dirsi cos con un sonno che noi mettiamo fine al crepacuore ed alle mille ingiurie naturali,, retaggio della carne! Questa la consunzione da invocare devotamente. Morire, dormire; dormire, sognar forse... forse; e qui l'incaglio: che sogni sopravvengano dopo che ci si strappa dal tumulto della vita mortale, ecco il riguardo che ci arresta e che induce la sciagura a durar tanto anch'essa. E chi vorrebbe sopportare i malanni e le frustate dei tempi, l'oppressione dei tiranni, le contumelie dell'orgoglio, e i pungoli d'amor sprezzato e rmore di leggi, arroganza dall'alto e derisione degl'indegni sul merito paziente, chi lo potrebbe mai se uno pu darsi quietanza col filo d'un pugnale? Chi vorrebbe sudare e bestemmiare spossato, sotto il peso della vita, se non fosse l'angoscia del paese dopo la morte, da cui mai nessuno tornato, a confonderci il volere

ed a farci indurire ai mali d'oggi piuttosto che volare a mali ignoti? La coscienza, cos, fa tutti vili, cos il colore della decisione al riflesso del dubbio si corrompe e le imprese pi alte e che pi contano si disviano, perdono anche il nome dell'azione. Ma zitto! Ora la bella Ofelia s'avvicina. - Possa tu, Ninfa, nelle preghiere ricordare i miei peccati. OFELIA Mio signore, ho dei ricordi vostri che a lungo ho desiderato restituirvi. Vi prego di accettarli. A No, non io, non v'ho mai dato niente Ah! ah! Voi siete onesta? Siete bella? Se voi siete onesta e bella, la vostra onest non dovrebbe permettere discorsi con la vostra bellezza. Of Ci potrebbe essere miglior rapporto di quello tra la bellezza e l'onest? A certo: perch la bellezza far dell'onest una ruffiana, piuttosto che avvenga il contrario, che la bellezza possa indurre l'altra a somigliarle. Io vi amavo un tempo. La virt non pu innestarsi nel nostro vecchio ceppo fino al punto che questo dimentichi le sue inclinazioni. Io non vi amavo. Chiuditi in un convento: vorresti diventare un'allevatrice di peccatori? Perch gente come me deve starsene qui a strisciare fra cielo e terra? Va, vattene in un convento. Esce Of Io la pi infelice e derelitta delle fidanzate, io, che ho succhiato il miele delle sue flautate cortesie, devo vedere quella sua mente sovrana dare un suono stridulo e stonato di campana guasta, quella ineguagliabile figura fiorente di giovinezza cos sconvolta dal delirio. Oh, me sciagurata, per ci che ho veduto, per ci che mi tocca vedere!

Entra il Re RE L'amore? Non da quella parte che punta. E le sue non erano parole da pazzo. C' qualcosa in lui, ch'egli stia covando con la sua malinconia; a ogni buon conto la mia decisione presa: lo mander in Inghilterra per reclamare quel nostro vecchio tributo. Scena 2 Entrano Amleto e tre attori AMLETO Mi raccomando, recitate la tirata come l'ho detta io, scandita e in punta di lingua; E non trinciate l'aria con la mano, cos; ma siate delicato perch anche nel turbine, nella tempesta, o, per cos dire, nel vortice della passione, dovete procurarvi una certa dolcezza e misura. Fatevi guidare dalla discrezione, accordate il gesto alle parole, la parola al gesto, avendo cura di non superare la modestia della natura; E fate che quelli che recitano la parte del buffone si attengano al testo; ce ne sono alcuni che si metterebbero a sghignazzare essi stessi pur di far ridere un certo numero di ascoltatori balordi, anche se proprio in quel momento dovrebbe essere rilevato un dialogo essenziale al dramma; cosa da villani. Andate e preparatevi Escono gli attori Entra Polonio Ebbene, signor mio, assister il re a questo capolavoro? POLONIO S, subito, e anche la regina. Entrano trombettieri e tamburini, Marcia danese, Fanfara, Entrano il Re, la Regina, Polonio, Ofelia, Orazio ed altri nobili al seguito. Entrano gli attori e comincia la recita, gli spettatori sono seduti e seguono parlottando la piece. RE Come si intitola il dramma? AMLETO la trappola dei topi. Come mai? una metafora. Vi si rappresenta un assassinio compiuto a Vienna; il duca si chiama Gonzago, la moglie Battista. Vedrete, vedrete. una canaglia fatta a perfezione. Ma che importa? Non riguarda Vostra Maest e noi che abbiamo l'anima libera. Scalci pure il ronzino, le sue piaghe sono affar suo. Entra Luciano

LUCIANO Cupi pensieri, droghe adatte, mani astute. Ora propizia in cui nessun mi pu vedere. Tu, miscela spremuta da erbe notturne infette e guaste, per tre volte, da Ecate maledetta, salute e vita usurpagli col tuo crudo potere versa il veleno nell'orecchio del dormiente OFELIA Il re si alza! AMLETO Sembra spaventato da un tiro a salve! REGINA Che avete, mio signore? POLONIO S'interrompa il dramma! RE Luce, luce! Andiamo via! POLONIO Luce, luce, luce! Escono tutti meno che Amleto e Orazio AMLETO Sicuro! Punterei mille sterline sulla parola dello spettro, Orazio mio. Hai visto tutto? ORAZIO Perfettamente. A Quando si parlava di veleni? O Non m' sfuggito nulla. Esce Orazio Entra Polonio POLONIO Mio signore, la regina vorrebbe parlar subito con voi. AMLETO Allora verr proprio da mia madre. Verr tra poco.

POLONIO Riferir. Escono tutti tranne Amleto AMLETO fra poco; presto detto. l'ora notturna in cui affascinano le male, quando i cimiteri sbadigliano e l'inferno soffia il suo contagio sul mondo. Ora potrei bere sangue caldo e compiere cose da far raccapricciare il mondo. Calma, invece! Debbo andare da mia madre. Sar crudele ma non santurato; le parler di pugnali, senza farne uso. Scena 3 entrano il Re, Rosencrantz e Guildestern RE Non mi persuade affatto e non sicuro per noi di lasciare che la sua pazzia si sbrigli cos. Preparatevi. Affretter il vostro incarico ed egli verr in Inghilterra con voi. Il nostor stato non pu tollerare un simile pericolo quotidiano che s'accresce d'ora in ora, maturando nel suo cervello. GUILDESTERN Ci terremo pronti. Escono Rosencrantz e Guildestern Entra Polonio POLONIO Mio signore, egli sta per andare da sua madre. Mi nasconder dietro l'arazzo per sentir tutto. Lei lo pettiner per bene, ve lo assicuro. Dio vi guardi, mio sovrano. Torner qui prima che andiate a letto e vi riferir tutto. RE Grazie Polonio. Escono Entra la regina (da fuori) AMLETO Madre, madre, madre! Entra Amleto REGINA Hai offeso tuo padre, Amleto!

AMLETO Anche voi avete molto offeso il mio. R Andiamo, queste sono risposte oziose A E le vostre sono domande maligne. R Hai dimenticato chi sono? A Per la croce, no davvero. Siete la regina, la moglie del fratello di vostro marito, e anche mia madre! Non dovete muovervi d'un palmo prima che v'abbia messo davanti uno specchio in cui possiate vedervi fino in fondo! R Che intendi fare? Vuoi assassinarmi? Aiuto! Aiuto! POLONIO Ol, aiuto! Aiuto! A Che c'? C' dunque un topo? Per un ducato! Uccide Polonio R Povera me! Che hai fatto? A Non lo so proprio! il re? Un gesto sanguinoso davvero, madre mia. Quasi perverso come uccidere un re e sposarne il fratello. R Le tue parole m'entrano negli orecchi come pugnali. Basta, dolce Amleto! A Un assassino e un cialtrone; un tirapiedi che non vale un millesimo del vostro primo consorte; un re di coppe; un tagliaborse dell'impero, che ha tolto da un cassetto il prezioso diadema e se l' scivolato in tasca! Esce Amleto trascinando il cadavere di Polonio

ATTO QUARTO Scena 1 Entrano il Re con Rosencrantz e Guildestern RE Dov' vostro figlio? REGINA Pazzo come il mare e il vento quando l'uno vuole vincere l'altro. Colto da uno sfrenato accesso, qualcosa si muoveva dietro l'arazzo: sguain la spada gridando un topo, un topo! e nel cieco trasporto uccise il buon vecchio nascosto. RE Ahim! La sua libert una minaccia per me, per voi, per tutti. Come rispondere a un atto cos sanguinoso? Non ancora il sole avr toccato i monti che noi lo imbarcheremo. Dobbiamo mascherare e scusare questa nefanda azione con la maest e l'astuzia che convengono al caso. Oh Guildestern! Amici miei andate, andate tutti e due in cerca d'aiuto. Amleto ha ucciso Polonio. Cercatelo, ammansitelo e portato il morto nella cappella. Fate presto, vi prego. Escono Scena 2 entrano Amleto, Rosencrantz e Guildestern ROSENCRANTZ Mio signore, che cosa ne avete fatto del morto? AMLETO L'ho impastato nella polvere di cui parente stretto. R Diteci dov': vogliamo prenderlo e portarlo nella cappella. A No, non credetelo. R Che cosa?

A Che io tenga il vostro segreto e non il mio. E poi, un figlio di re interrogato da una spugna che mai dovrebbe dire? R Mi credete una spugna? A Signor s; una spugna che si gonfia dei favori, degli onori, delle pappatoie del re. Vi nasconde in bocca per ingoiarvi. Spigolate bene, quando sar il momento sarete spremuti e voi spugne tornerete a essere secchi. R Signor mio, diteci dov' il cadavere e venite dal re con noi. Escono Scena 3 Entrano il Re, Amleto, Rosencrantz e Guildestern RE Suvvia, Amleto, dov' Polonio? AMLETO In cielo; mandate qualcuno a cercarlo. E se non lo trovano l, cercatelo nell'altro posto voi stesso. Attenzione, se non lo trovate entro un mese, ne sentirete l'odore salendo le scale della loggia. RE Cercatelo l. Amleto, la tua sicurezza ci sta a cuore. Occorre mandarti via di qui con la rapidit del fuoco. Preparati dunque: la nave pronta, il vento propizio, i tuoi compagni t'attendono. Tutto disposto per salpare verso l'Inghilterra. A Verso L'Inghilterra? Bene escono tutti, il Re rimane da solo RE E tu Inghilterra, se tieni al mio amore, tu non potrai accogliere con freddezza il nostro alto mandato: il quale chiede nient'altro che l'immediata morte di Amleto. Scena 4 Entra la Regina e un gentiluomo

REGINA Non voglio vederla. GENTILUOMO Insite, sembra fuori di s. in uno stato compassionevole. Parla di suo padre, dice che il mondo pieno d'inganni; sospira, si batte il cuore, s'adombra per un nonnulla, dice cose vaghe che hanno poco senso. R Lasciatela entrare Esce il gentiluomo Entra Ofelia impazzita OFELIA Dov' la bellissima maest di Danimarca? R come va, Ofelia? Of (canta con voce roca) come potrei fra i tanti distinguere il tuo bello? Dal bordone, dai sandali e dalle conchigliette del cappello R Che vuol dire questa canzone? Of morto e spedito, signora, morto e spedito: sul capo ha un prato fiorito, e alle calcagna un sasso... Oh! Oh! R Suvvia Ofelia Of (canta) Bianco come la neve il suo sudario tutto sparso di fiori: innaffiato non fu su quella tomba da lacrime d'amore domani sar di buon'ora il giorno di San Valentino ed io verr al tuo balcone (escono, ofelia continua a cantare) per esser la tua Valentina

Ll'altro si leva, si veste, fa entrare la ragazza di soppiatto nella stanza, e lei n'esce non pi ragazza affatto. Scena 5 Entra il Re seguito da Laerte LAERTE dov' questo Re? Dov' mio padre? RE Morto LAERTE Com' morto? Sfido la dannazione. Sono giunto al punto che non m'importa nulla dell'uno e dell'altro mondo, purch io possa vendicare mio padre, e fino in fondo. RE Se vuoi sapere la verit su tuo padre, che io sia innocente nella sua morte ti sar cos ovvio da colpire direttamente la tua ragione, come la luce del giorno. Va, scegli i tuoi migliori amici e fa ch'essi t'ascoltino e giudichino tra te e me. Se in qualche modo, diretto o indiretto, essi ci trovano in colpa noi ti daremo il regno, la corona, la vita. Escono e rientrano Chi ha trucidato tuo padre, mirava alla mia vita. La regina sua madre, non vive che per i suoi occhi, e il popolo gli dimostra grande amore: cos pronto a sommergere in un'onda d'affetto le sue colpe. Amavo tuo padre come me stesso e ci pu permetterti, io spero, d'immaginare... entra un messo che reca lettere che avviene? Che notizie porti? MESSO Lettere da Amleto, mio sovrano. RE Da amleto? Chi le ha portate?

MESSO Dei marinai, mio sovrano, ma non li ho veduti. Il Re legge la lettera e poi parla RE Che significa questo discorso? Che siano tornati tutti? O un trucco e non accaduto nulla di simile? LAERTE Ben venga! Il mio cuore angosciato si riscalda all'idea di potergli gridare in faccia sei tu che hai fatto questo! RE Dopo la tua partenza si assai parlato di te, in presenza d'Amleto, per una qualit nella quale sembra tu emerga. LAERTE Di che qualit parlate, mio sovrano? RE Un normanno, diede contentezza di te e tess il tuo elogio, descrisse la tua eccellenza nell'arte della scherma. Coteste sue parole punsero d'invidia Amleto in modo tale ch'egli non faceva che augurarsi il tuo ritorno per potersi misurare con te. Amleto sapr subito che sei tornato qui. Promuoveremo un incontro tra voi. Non guarder nemmeno i fioretti, cos che potrai facilmente scegliere una spada a punta scoperta e assestargli un buon colpo che ti ripaghi di tutto. LAERTE Cos far: ho acquistato da un ciarlatano un unguento cos mortale, che un coltello in esso intinto, ha effetto sicuro. Infetter la punta del fioretto e baster un nulla per uccidere Amleto. RE Se questo fallisse, il nostro disegno dovr avere un correttivo. Se combattendo avrete caldo o sete, egli chieder certo da bere. Baster un sorso a farci ottenere quanto chiediamo, anche s'egli sfuggisse alla tua punta avvelenata. Entra la Regina REGINA Tua sorella annegata, Laerte. In quel ruscello dove un salice sghembo

specchia le sue brinate foglie nella corrente vitrea; L un invidioso ramo si ruppe, ed ella stessa cadde nel ruscello. Lesue vesti si gonfiarono intorno e la sostennero per qualche tempo come una sirena; ma per poco, poich le sue vesti, pesanti per l'acqua assorbita, trascinarono l'infelice dal suo melodioso canto a una fangosa morte. LAERTE Quando il pianto sar finito non avr pi nulla di femmineo in me. Addio, mio sovrano; ho parole di fuoco che vorrebbero fiammeggiare, ma questa sciagura le spegne Escono ATTO QUINTO Scena 1 Entrano un becchino, Amleto e Orazio Il becchino comincia a scavare, cantando AMLETO Ma costui non ha nessun senso di quel che fa, che canta mentre scava fosse? ORAZIO L'abitudine gliela fa sembrare una cosa naturale. AMLETO Quel cranio aveva dentro la lingua, una volta, e sapeva cantare. Potrebb'essere la zucca d'un politico che ora quel somaro strapazza, la zucca di uno che sapeva fregarti anche il padreterno, non potrebbe essere? O d'un cortigiano che sapeva dire, "Buond mio signore, come sta il mio dolce signore?" Potrebb'essere monsignor Tizio che lodava il cavallo di monsignor Sempronio perch voleva farselo regalare, potrebbe essere, no? Di chi questa tomba, amico? BECCHINO Mia, signore. (canta) Oh d'uopo farlo... un bel buco... AMLETO Credo bene che sia tua. Ti cimenti l dentro. BECCHINO Il vostro cimento fuori, per cui non vostra. Per me, io non mi cimento qui dentro, per mia. AMLETO No, tu ci menti dentro, se dici che tua perch ci sei. per i morti non per i vivi. Dunque, ci menti.

BECCHINO Mento perch son vivo, signore. E cos vi smento. AMLETO Chi l'uomo per cui la scavi? BECCHINO Non un uomo, signore. AMLETO La donna, allora. BECCHINO Neanche. AMLETO Chi dev'esserci seppellito? BECCHINO Una che fu donna, signore, ma ora, pace all'anima sua, morta. AMLETO Quant' preciso questo furfante. Dobbiamo parlare a puntino o ci batte sull'equivoco. Perdio, Orazio, da tre anni che me ne accorgo, quest'epoca ha fatto tanto progresso nei cavilli, che ora l'alluce del villano incalza il tallone del cortigiano e gli graffia i geloni. Da quanto tempo fai questo mestiere? BECCHINO Di tutti i giorni dell'anno attaccai quel giorno che il nostro re Amleto, buonanima, sconfisse Fortebraccio. AMLETO E quand' stato di preciso? BECCHINO Come, non lo sapete? Ogni deficiente lo sa. Fu il giorno preciso che nacque il giovane Amleto, quello che pazzo e l'hanno spedito in Inghilterra. AMLETO Ma sicuro! E perch l'hanno spedito in Inghilterra? BECCHINO Ma perch pazzo. Laggi ritrova la ragione, o se no, l non fa differenza. AMLETO Perch? BECCHINO Perch l non si nota. Son tutti pazzi come lui. AMLETO

E com' che impazzito? BECCHINO Beh, roba da pazzi, dicono. AMLETO Come sarebbe a dire? BECCHINO Beh, perdendo la ragione. Entrano portatori con una bara, un prete, il Re, la Regina, Laerte e signori al seguito. AMLETO Chi accompagnano? E con un rito cos monco? Questo vuol dire che quel morto che seguono si tolto la vita con le sue mani. Ed persona elevata. Nascondiamoci un momento, e guardiamo. LAERTE Mettetela nella terra, e dalla sua carne bella e incontaminata spuntino viole. Ti dico, prete da trivio, mia sorella sar un angelo officiante quando tu ululerai all'inferno. AMLETO Come, la bella Ofelia? REGINA (Sparge fiori) Fiori su questo fiore. Addio. Ti avevo immaginato la moglie del mio Amleto. Li vedevo, i miei fiori, sul tuo letto di sposa, cara, non su una fossa. LAERTE Oh la sventura tremila volte peggio sul capo maledetto di chi rub il tuo nobile senno. Aspettate un poco per gettarle la terra addosso. Voglio abbracciarla per un'ultima volta. Salta nella fossa. Ammucchiate la polvere sul vivo e sulla morta, e di questa pianura fate un monte pi alto dell'antico Pelio, o la cima azzurra dell'Olimpo. AMLETO Chi costui che sbrita con tanto sfoggio e per dire un dolore chiama le stelle erranti, anzi le blocca e le lascia di stucco? Sono io, Amleto il Danese. LAERTE (gli si getta addosso) Il diavolo ti pigli l'anima! AMLETO Questo non pregare. Ti prego, via le dita dalla mia gola. Non sono splenetico n impulsivo, ma dentro ho qualcosa di pericoloso. Se sei prudente, sta in guardia. Togli questa mano. RE Separateli. REGINA Amleto! Amleto!

ALTRI Signori! FRANCISCO Monsignore, calmatevi. AMLETO No, su quel tema lotter con lui finch le ciglia mi battono. REGINA Su quale tema, figlio? AMLETO Amavo Ofelia. Quarantamila fratelli con tutto il loro amore non potranno toccare il mio totale. Che vuoi fare per lei? RE Ah, pazzo, Laerte. REGINA Per amore di Dio, lascialo andare! AMLETO Sanguediddio, dimmelo ci che sei pronto a fare. Vuoi piangere, vuoi batterti, vuoi digiunare, vuoi farti a pezzi da te, vuoi bere aceto, vuoi mangiare un coccodrillo? Lo far anch'io. Sei qui per far la lagna e sfidarmi saltando in quella fossa? Fatti seppellire vivo con lei, lo far anch'io. E se blteri di montagne, che gettino milioni d'ettari su noi due, finch la terra sopra si brucer le corna con la sfera del fuoco e l'Ossa parr un porro. E se vuoi sbraitare urler forte anch'io. REGINA Questa pura follia, e l'accesso agir su lui, per poco. Presto, paziente come la colomba quando spuntano i due piccoli d'oro rester zitto e triste. AMLETO Stammi a sentire, tu. Perch mi tratti cos? Io ti ho voluto sempre bene. Ma lasciamo stare. Anche se Ercole stesso far l'ercole, il gatto miagoler, e il cane avr infine il suo spasso Escono Scena 2 Entrano il cortigiano Osric, Amleto e Orazio OSRIC Bentornato qui a Vossignoria! AMLETO Grazie umilmente, signore. - Conosci questa libellula? FRANCISCO No monsignore.

AMLETO Ci guadagni in stato di grazia, perch conoscerlo un vizio. Costui ha molta terra, e fertile. Basta che una bestia sia padrona di bestie e avr la mangiatoia alla tavola del re. un cafone ma, come dico, possiede fango in quantit. OSRIC Squisito signore, se vostra signoria ne avesse l'agio, dovrei trasmetterle qualcosa da parte di sua maest. AMLETO Signore, l'accoglier con ogni tensione del mio spirito. Ma il vostro cappello all'uso giusto: per la testa. OSRIC Ringrazio vossignoria, fa molto caldo. AMLETO No, credetemi, fa molto freddo, il vento dal nord. OSRIC Difatto, monsignore, fa piuttosto freddo. AMLETO E ciondimeno parmi non poco afoso e caldo per la mia costituzione. OSRIC Monsignore, qui a corte arrivato da poco Laerte - un gentiluomo perfetto, credetemi, delle pi eccellenti distinzioni, di squisita compagnia e gran figura. Invero, per parlar di lui col cuore, egli il mappamondo e il calendario della cortesia, dacch troverete in lui il continente di tutte quelle regioni che un gentiluomo vorrebbe ben vedere. AMLETO Sre, il suo definimento non soffre in voi perdizione, sebben io sappia che il farne l'inventario darebbe le traveggole all'aritmetica della memoria, e ancor non sarebbe che scarrocciare al confronto della sua ratta vela. Ma a farne laude veridica io lo stimo animo di gran pregio, e il suo infuso di tal preziosit e rarit che, per ritrarlo al vero, il suo unico pari il suo specchio, e chi mai potrebbe seguirne le orme? Solo la sua ombra, nessun altro. OSRIC Vossignoria ne dice davvero infallantemente. AMLETO La concernenza, signore? Perch mai avvoltoliamo il gentiluomo del nostro ben pi umile fiato? OSRIC

Come, signore? Orazio Ma non possibile capirsi in altra lingua? Son certo che ce la fareste, monsignore. AMLETO Che cosa implicita la nominazione del gentiluomo? OSRIC Di Laerte? ORAZIO La borsa gi vuota, ha speso tutte le sue parole d'oro. AMLETO Di lui, signore. OSRIC So che non siete ignorante... AMLETO Lo spero bene, signore. Quantunque, a dire il vero, il fatto che lo sappiate non sia molto lusinghiero per me. Ma dicevate, signore? OSRIC Non siete ignorante di quale eccellenza sia Laerte... AMLETO Non oso confessarlo per non confrontarmi con lui nell'eccellenza, visto che un uomo applica agli altri la sua propria misura. OSRIC Voglio dire nella sua arma, signore. Secondo l'imputazione che gli vien fatta da quelli alla sua mercede, senza rivali. AMLETO Qual la sua arma? OSRIC Stocco e pugnale. AMLETO Son due armi, allora. Ma andiamo avanti. OSRIC Il re, monsignore, ha scommesso con lui sei cavalli brberi, contro i quali lui

ha messo in palio, mi credo, sei spade e pugnali francesi coi loro accessori, cinture, ganci e cos via. Tre di questi affusti invero son proprio belli a vedersi, molto ben intonati alle else, affusti finissimi e di prodigo concetto. AMLETO Cos' che chiamate affusti? FRANCISCO Sapevo che prima di finire avreste avuto bisogno di una nota in margine. OSRIC Gli affusti, signore, sono i ganci. AMLETO Il termine sarebbe pi conveniente alla cosa se potessimo portarci un cannone sulla fiancata, sino a quel momento preferirei dire ganci. Ma avanti. Sei cavalli di Barberia contro sei spade francesi con gli accessori, e tre affusti di prodigo concetto, questa la scommessa francese contro la danese. Ma perch tutto ci messo in palio, come voi dite? OSRIC Il re, signore, ha scommesso, signor mio, che in una dozzina di assalti fra lui e voi, egli non vi superer di tre stoccate. Dodici a nove, ha scommesso. E si verrebbe subito alla prova se vossignoria si degnasse di rispondere. AMLETO E se dicessi di no? OSRIC Monsignore, voglio dire rispondere alla sfida! AMLETO Signore, io far quattro passi qui nella sala. Con licenza di sua maest l'ora del giorno in cui faccio ricreazione. Se si portano le spade, e il gentiluomo disposto, e il re mantiene la sua scommessa, accetto di vincere per lui se ci riesco. Se no, avr la vergogna e tre stoccate in pi Esce Osric Si prepara una tavola. Trombettieri, tamburini, e ufficiali che portano dei cuscini. Entrano il Re, la Regina, Laerte, Osric e tutta la corte. Altri del seguito con gli stocchi e i pugnali. RE Vieni, Amleto, vieni a prendere da me questa mano. Mette la mano di Laerte in quella di Amleto. AMLETO

Perdonatemi, signore. Vi ho fatto torto. Da quel gentiluomo che siete, perdonatemelo. I sovrani e tutti i presenti lo sanno, e anche voi l'avrete certo saputo: sono punito con una penosa malattia di mente. Qualunque cosa abbia fatto, che possa aver dato una rude sveglia alla vostra natura, al vostro onore e al risentimento, io lo dichiaro qui, fu pazzia. stato Amleto a far torto a Laerte? Non stato Amleto. Se Amleto tolto a se stesso, e mentre non se stesso fa torto a Laerte, allora non Amleto a far torto, Amleto lo nega. Chi dunque a farlo? La sua pazzia. E se cos Amleto dalla parte che riceve il torto, la sua pazzia nemica del povero Amleto. Signore, dinanzi a questi testimoni, fate che la sconfessione di una volont di male mi assolva tanto nella vostra mente generosa, da persuadervi che ho tirato una freccia sul tetto della mia casa ed ho ferito mio fratello. LAERTE Io mi dichiaro soddisfatto nel sentimento filiale, che in questo caso dovrebbe incitarmi pi di tutto alla vendetta. Ma sul punto dell'onore no, mantengo una riserva, e non voglio riconciliarmi finch qualched'uno degli anziani, maestri della materia, m'abbia dato un parere e un precedente di pace che lasci il mio nome senza macchia. Per, fino ad allora, accetto l'amicizia che mi si offre e non le far torto. AMLETO Io l'accetto senza riserve e mi batter lealmente in questa gara fraterna. Dateci le spade. LAERTE Voi! Una per me. AMLETO Ti servir da contrasto, Laerte. Contro la mia inesperienza la tua maestria risalter luminosa come una stella in una notte oscurissima. LAERTE Volete prendermi in giro? AMLETO No, ve lo giuro. Si preparano allo scontro. Entrano servi con caraffe di vino. RE Il vino qui, sulla tavola. Se Amleto tocca al primo o al secondo assalto o pareggia al terzo, sparino i cannoni da tutti gli spalti. Il re berr alla forza ritrovata di Amleto e nella

coppa getter una perla pi ricca di quella che gli ultimi quattro re hanno portato sulla corona danese. Datemi le coppe. E il tamburo annuncer alla tromba, la tromba al cannoniere l fuori, i cannoni al cielo e il cielo al mondo: "Il re brinda ad Amleto." Avanti, cominciate. E i giudici tengano gli occhi aperti. AMLETO Avanti, signore. LAERTE Avanti! Si battono. AMLETO E una! LAERTE No. AMLETO Giudici? OSRIC Toccato, nettamente toccato. LAERTE Va bene. Avanti! RE Un momento. Datemi da bere. Amleto, questa perla tua. Bevo alla tua salute. Tamburi, trombe, una salva di cannone. Dategli la coppa. AMLETO Quest'assalto, prima. Tenetela da parte. Forza. Si battono di nuovo. E due! Che ne dici? LAERTE S, toccato. RE Nostro figlio vincer. REGINA

Suda, ha il fiato grosso. Amleto, prendi il mio fazzoletto, asciugati la fronte. La regina brinda al tuo successo, Amleto. AMLETO Grazie, signora. RE Gertrude, non bere! REGINA Berr, signor mio, perdonatemi. Beve e offre la coppa ad Amleto. RE (a parte) La coppa avvelenata! Troppo tardi. AMLETO Non adesso, signora. Tra un momento. REGINA Vieni, ti asciugo il viso. AMLETO Su al terzo, Laerte. Che fai, stai scherzando? Attaccami a fondo, te ne prego. Temo che mi tratti da bambino. LAERTE Davvero? Avanti! Si battono. OSRIC Niente da nessuna parte. LAERTE A te! Laerte ferisce Amleto, poi nel corpo a corpo si scambiano le spade. RE Separateli, sono infuriati. AMLETO No, difenditi! Ferisce Laerte. La regina cade. REGINA

No, no, questo che ho bevuto. Amleto, figlio! il vino, il vino! Mi hanno avvelenata. Muore. AMLETO Infami! Oh, chiudete le porte! C' un traditore! Cercatelo! Osric esce. LAERTE qui, Amleto. Amleto, sei morto. Non c' medicina che ti pu aiutare. Non ti resta mezz'ora di vita. L'arma del tradimento l'hai tu in mano, la spada non spuntata e avvelenata. L'inganno schifoso si ritorto su di me. Sono qui a terra, non mi alzer pi. Tua madre avvelenata. Non ho pi forza. Il re... stato il re. AMLETO Anche la punta avvelenata! Allora, veleno, finisci l'opera. Colpisce il re. RE Amici, difendetemi. Sono solo ferito. AMLETO Qui, re incestuoso, assassino, demonio, finisci questo vino. qui la tua perla? Segui mia madre. Il re muore. LAERTE L'ha meritato. La mistura l'ha preparata lui. Scambiamoci il perdono, nobile Amleto. La morte mia e di mio padre non cada su di te. N la tua su di me. Muore. Fanfara lontana, spari all'interno. AMLETO Che sono questi rumori di guerra? Entra Osric. OSRIC Il giovane Fortebraccio torna vincitore dalla Polonia, e saluta con queste salve gli ambasciatori inglesi. AMLETO Muoio, Orazio. Il veleno potente artiglia la mia anima. Non potr sentire le notizie dall'Inghilterra, ma predico che il re eletto sar Fortebraccio. Morendo gli do il

mio voto. Diglielo, e digli i fatti gravi e minori che mi hanno spinto... Il resto silenzio. Muore.