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LA PRIMA

PATAGONIA
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IMMAGINI E CRONACHE di Roberto Daveri

La Prima Patagonia Immagini e cronache di Roberto Daveri Edizione 1.2 - Agosto 2011

Copyright 2008-2011 Roberto Daveri Alcuni Diritti Riservati Questopera rilasciata ai termini della licenza Creative Commons Attribuzione Non Commerciale No Opere Derivate 2.5 Italia (http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/legalcode)

Introduzione
Dopo il British Columbia e lAlaska, un altro itinerario attrae il mio interesse di pescatore a mosca: la Patagonia. Nel mio immaginario, per le foto pubblicate sulle varie riviste e per i racconti di chi c gi stato, si fatto pressante il sogno di grandi trote, natura selvaggia e incontaminata, ma a fondamento di questa mia ricerca, sopratutto laspettativa di una pesca vera non inquinata da ripopolamenti turistici. Forse la Patagonia potrebbe dare una risposta a una mia curiosit di sempre: come saranno stati i nostri fiumi e torrenti nei secoli scorsi? Le trote erano pi grosse e in maggior numero o anche allora falcidiate dalluomo che le cacciava, forse non per diletto, ma per fame? La Patagonia argentina un territorio vastissimo, scarsamente abitato, ma ricco di laghi e fiumi abbondantemente popolati di trote. Non gli esotici salmoni del Nord America, ma trote, pi familiari e consone alle mie abitudini e preferenze di pescatore. Tuttavia esse, sia fario che iridee, in origine non esistevano, sconosciute alla fauna originale di questa parte di mondo: furono gli inglesi (sempre loro!) che nell800 ripopolarono un fiume nei pressi di Buenos Aires. Da allora, con le sole proprie forze, le trote, risalendo corsi dacqua, laghi e forse aggirando via mare il continente, ripopolarono lArgentina e il Cile. Pesci simili, non sono forse degni del massimo rispetto? Qualche volta, nelle nostre serate del gioved, ne avevo accennato con gli Amici miei proponendo la Patagonia come un possibile itinerario per le nostre scorribande pi importanti, ma la lontananza, le scarse informazioni e linteresse per le alternative degli altri avevano finito per prendere sempre il sopravvento e questa meta era sempre rimasta nel cassetto dei desideri e dei progetti incompiuti.

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Novembre 2006 A gennaio vado in Patagonia per un paio di mesi: se vuoi venire ti posso ospitare e cos possiamo andare a pescare insieme! Quando Gianni, ai primi di novembre, mi fece questa proposta, quasi non la presi sul serio tanto era inattesa e inverosimile. Conosco Gianni da molti anni e nonostante la reciproca simpatia e confidenza, il nostro rapporto sempre stato principalmente un rapporto di lavoro. Lui il cliente io il rappresentante ma in virt del suo temperamento aperto che lo porta a socializzare, questa proposta mi stup e nel contempo mi fece molto piacere: io non inviterei chiunque a casa mia! Mi occorsero alcuni giorni per elaborare e digerire linvito che ogni poco mi rifrullava in testa come un pensiero diabolico, tentatore.Ne parlai con Dianella e con gli Amici, forse cercando inconsciamente quella pedata nel sedere che mi convincesse che non cerano motivi per non accettare la proposta e cogliere questa opportunit.

Quando quella mi fu rinnovata e confermata, a fine novembre comprai il biglietto per il volo. Avrei viaggiato da solo. Partenza fissata per il

22 febbraio 2007 e rientro l8 marzo. Il periodo scelto non era forse eccessivamente lungo per un viaggio cos distante ma. Da allora le serate con gli amici hanno avuto la Patagonia come tema ricorrente: qualcuno mi avrebbe prestato una canna in quattro pezzi con relativo tubo (Piero) e spesso mi si chiedeva quando sarei partito. In questo cera sincera partecipazione e un po si sana e amichevole invidia. Nel frattempo Piero era andato a documentarsi su Internet asserendo cheLa zona buona a San Marin de los Andes Quando gli dissi che ero diretto proprio l sembr meravigliarsi. Ebbi allora lincarico di documentarmi bene nellipotesi di un probabile, hai visto mai,. chiss, futuro viaggio del nostro gruppo. Tale progetto sembrava aver fatto presa.

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Per me lorganizzazione di un viaggio cos importante piuttosto laboriosa e meticolosa, forse per via delle mie innumerevoli insicurezze e bisogno di pensarle tutte a scanso di difficolt o imprevisti, e le informazioni ricevute da Gianni furono preziose per decidere lattrezzatura e il bagaglio. Avremmo pescato nei fiumi ed eventualmente in lago per cui erano suggerite la normale attrezzatura da Sava -canna 86 #5- e qualcosa di pi potente per il lago -96 # 7/8-. Solite mosche, ninfe e streamer, ma finali un po pi resistenti (dal 18 in su).

..selezione dellattrezzatura

Dopo aver scelto due canne della serie Adventure, cerano da abbinare le code di topo -galleggianti, WF e sinking tip- considerando la presenza frequente di un forte vento e di conseguenza i relativi mulinelli. Poi le mosche, i finali, gli accessori e labbigliamento per un climatipo allAbetone destate! Questa lattrezzatura selezionata per le varie evenienze..

Canne Adventure 9 # 5/6*

Adventure 96 # 7/8*

Mulinelli Vivarelli * bobina bobina Tecno * bobina bobina Hi Level bobina

Code di topo DTF 5 DTF 6 * DTF/S 6 DTF 7 * WF 350 gr * WF 150 gr * WFS 7 WFF 6

(* attrezzature utilizzate)

7 Febbraio 2007 Pi volte ho controllato il lungo elenco di tutto quanto costituir il mio bagaglio ed gi tutto pronto. Ho cos potuto verificare che il borsone usato per il viaggio in Alaska contiene quasi tutto. Rimangono fuori le poche cose che porter nel bagaglio a mano e il tubo con le canne (che mi sono costruito riducendone il diametro e la lunghezza e del quale sono molto soddisfatto), con la speranza di poterlo portare al seguito. Mancano 15 giorni..

.il tubo

15 Febbraio 2007 Mi telefona lagenzia di viaggi per informarmi che il volo di ritorno stato spostato dalla compagnia aerea dal 7 al 9 marzo! Con una notizia cos come si fa a incavolarsi!? Quando, con voce da funerale, fra il serio e il faceto, lo comunico allamico Ezio lui, dopo un momento di esitazione, realizzata la cosa, mi manda a quel paese. Il bello che io ci andr!!

.gesti di amicizia

21 Febbraio 2007 Come si suole dire siamo alle porte coi sassiPiero, Gianluca e Carlo P. mi telefonano per augurarmi buon divertimento e.buona pesca!!!. (Che cari). Ezio mi ha regalato una manciata delle sue moschine e Gianluca un vasetto della sua famosa marmellata di aranciper le colazioni! Testimonianze di condivisione di questa mia opportunit alla quale tutti partecipano.

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Argentina. Patagonia

.topografia della zona di pesca.

22 Febbraio 2007 A bordo dellair bus delle Aereolineas Argentinas: sono le 22 e sullo schermo davanti a me seguo il percorso dellaereo che una linea rossa traccia su una carta geografica, come se locchio del grande fratello dei pescatori mi guardasse da molto, molto in alto. Stiamo sorvolando la Sardegna a 10.000 metri e mi aspettano altre 13 ore di volo che mi preoccupano non poco per limmobilit forzata, ma per fortuna il posto accanto al mio rimasto incredibilmente libero e mi posso allargare. Rimugino sul messaggio ricevuto da Gianni qualche giorno fa: Sono tornato stanotte da un posto da favola con panorama mozzafiato e pescioni a secca. Ho gi prenotato per il 2 e 3 marzo Come sar questa esperienza? Come mi trover con il mio ospite? E la pesca: quali nuove realt dovr affrontare? E poi dopo tanti anni la prima volta che vado a pescare senza gli Amici Miei!... Pensieri che mi sopraffanno scivolando in un sonno improrogabile quanto scomodo. 23 Febbraio 2007 La notte trascorsa nella costrizione della poltroncina mi lascia stordito per il poco sonno agitato e disturbato. Laereo atterra a Buenos Aires alle 7 del mattino. Formalit aeroportuali, cambio qualche in pesos (hanno lo stesso simbolo del dollaro!) e pago il taxi -19 - per trasferirmi allaltro aeroporto (un percorso di unora e mezzo circa) per prendere un secondo aereo che mi porter a San Martin de los Andes. Per lo stesso tragitto da noi probabilmente il taxi mi sarebbe costato dieci volte tanto! Per ingannare lattesa prima dellimbarco provo a telefonate a casa e mando un messaggio a Gianni, ma il telefonino non abilitato.

Dallaereo: la pampa argentina

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Il vulcano Lanin e il fiume Chimehuin

Acquisto un paio di carte telefoniche e dopo alcuni tentativi riesco a sentire la voce di Dianella. Subito dopo il decollo laereo, con una lunga virata, mi mostra lenormit di Buenos Aires che si ammassa sul grande estuario del Rio de la Plata dallacqua marroncina. Poco dopo territori a perdita docchio. I colori dominanti sono il giallo e il marrone, in tutte le varianti, con striature di verde e serpentelli azzurri caratterizzati dai corsi dacqua. Linee grigiastre e diritte, come disegnate con il righello, evidenziano strade che paiono non avere meta. Questa immensit mi commuove facendomi sentire piccolo e insignificante: sto ammirando la pampa. Finalmente laereo atterra e rolla nellunica pista che divide una vasta conca fra montagne brulle: sono allaereoporto Chapelco di S.Martin de los Andes. Di costruzione recente, costituito da un bel fabbricato moderno, quasi interamente in legno e poco pi grande di un nostrano Autogrill. Gianni ad attendermi e il suo aspetto rilassato linvidia della mia stanchezza: entrambe si sciolgono in un abbraccio e saluto caloroso. La prima tappa a pranzo e la seconda in un negozio di pesca di Juanin per acquistare il permesso di pesca che costa circa 50 .

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Il paesaggio si manifesta subito nella sua vastit

24 Febbraio 2007 Il sonno di sasso su un vero letto mi viene interrotto alle sei dalla gatta di casa adottata da Gianni che con miagolii garbati quanto insistenti mi costringe ad alzarmi per buttarla fuori: era quello che voleva! Nuvole purpuree che si accavallano verso est preannunciano una giornata di sole.
Rio Filo Hua Hum

Gianni ha deciso che oggi pescheremo nel Caleufu un fiume formato dalla congiunzione di altri due: il Melichina e il Filo Hua Hum che incontriamo percorrendo la tortuosa strada sterrata, inseguiti da una nuvola di polvere. Entrambi sono a misura duomo e talmente belli che mi mettono subito la voglia di pescare. Durante il tragitto parliamo di pesca e Gianni mi suggerisce di pescare oggi con il drop..

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Il drop

Lacqua chiarissima dal livello giusto per la mosca, corre veloce con le note turbolenze su un letto di grossi sassi. Lui monta una grossa e voluminosa cavalletta con una potenza di filo del 18 e con una piccola ninfa. Lidea di montare due mosche non mi attrae troppo, non lho mai usato e per il momento preferisco accantonare il suggerimento. Mi rendo conto che venendo a pescare in queste acque non sar la solita pesca e dovr adattarmi e imparare cose nuove per situazioni inconsuete, adottando nuove soluzioni o tattiche. Il Caleufu mi appare bellissimo. Largo una ventina di metri, sassoso e con una corrente mossa o vorticosa: acqua da bere (e la berremo) in un ambiente caratterizzato da erte rocce. Per arrivare qui, in unora e mezzo di auto, abbiamo incontrato si e no 3-4 case! Inizio a pescare con una certa emozione. E il battesimo della Patagonia e il pensiero corre agli amici a casa e a quelli che non ci sono pi. Lego al finale una Royal Woolf visibilissima col suo ciuffetto bianco nelle acque veloci e increspate e a quella affido le mie speranze e aspettative.
Royal Woolf

Lunghi lanci sottoriva, pose nellacqua chiara un po disturbate dal vento, passate perfette, numerosi mending, ma non succede niente. Gianni allama un paio di fario di 46 cm. in piena corrente: hanno una livrea bellissima e come da regolamento vengono rilasciate.

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Il rio Caleufu

Io invece ferro una trotina sui 18 che si slama durante il recupero. Con calma risaliamo il torrente battendo tutti i punti e le zone propizie. Tolgo la Royal Woolf per sostituirla con la cavalletta, ma ugualmente non ho bollate. Gianni invece, che conosce gi bene queste acque, ogni tanto aggancia una trota e anche se non sono grosse spezzano la monotonia della mattinata. La bellezza dellambiente circostante mi ripaga comunque ampiamente dalla carenza di catture. Il vento aumenta di intensit e a volte proprio frontale costringendomi a forzare i lanci e alla doppia trazione: miro in un punto e il finale viene spostato di un paio di metri per cui bisogna cercare di compensare anche questa variabile: lanciare da unaltra parte per far cadere la mosca nel punto desiderato. Allora di pranzo ci fermiamo per far fuori il panino in una gola rocciosa insolita e bellissima, riparati dal vento che stordisce e rannicchiati nella poca ombra di una sporgenza. Il sole brucia parecchio: meno male che Gianni mi aveva fatto mettere sul viso e sulle labbra una crema protettiva!

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Riprendiamo a pescare. Il torrente ora stretto in un una sorta di canale naturale profondamente scavato nella roccia dalla corrente. Lancio la cavalletta in un rigiro meno turbolento, blu di fondo e da questo vedo una trota salire veloce puntando sulla mosca. Resisto allistinto di ferrare, tiro solo dopo la sua capriola a galla e allamo una discreta trota sui 35 cm. Adesso fa molto caldo e solo il vento riesce a far sopportare la calura: il sole a piombo, siamo stanchi e smettiamo di pescare: sono le 15.

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Al lago Meliquina ci fermiamo in un isolato locale (bar, trattoria, ritrovo) per una birra fresca. E una costruzione caratteristica, tutta in legno che ricorda latmosfera western. Allinterno trofei alle pareti, foto di grandi pesci, un vecchio jukebox.
il ragnone camminone

Il locale al momento deserto e il giovane proprietario seduto a un tavolo vicino alla finestra che si affaccia sul lago -quella che d pi luce- intento a costruire mosche. Tutto calma, i ritmi sono dilatati quasi in attesa del dopo, cadenze di vita lontani 10.000 miglia dalle nostre frenetiche abitudini. Gianni mi aggiorna: un americano che capit qui anni fa e innamoratosi del luogo ci si ferm, compr il terreno con due soldi e da solo si costru la casa e il locale. Avr si e no una quarantina danni. Sorseggiamo la nostra birra, a placare la sete, direttamente dalla bottiglia che la sua giovane e paffuta donna ci ha portato e lo guardo costruire le sue mosche: ne compro alcune; sono strane, ma interessanti! Lho battezzate il ragnone camminone. Fatte in pelo di cervo sicuramente galleggiano anche in correnti turbolente e non sono montate sullamo del.18!! La giornata ancora giovane per finire qui per cui, dopo una breve sosta a casa, proseguiamo verso il Chimehuin per il coup de soir. E un grande fiume, largo una cinquantina di metri che scivola lungo trine di salici che allungano le fronde allacqua: per certi aspetti mi ricorda la Sava. Il letto, ciottoloso e regolare ora guadabile ovunque con lacqua quasi sempre poco sopra al ginocchio.
Il Chimehuin

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Coup de soir sul Chimehuin

Dato che oggi sabato, ci sono diversi pescatori e per trovare un posto pi tranquillo, Gianni ed io dobbiamo camminare un bel po per allontanarci dal ponte dove sono parcheggiate parecchie auto. Sono circa le 19. Mi sono conquistato uno spazio di fronte alle vetrici lambite da una corrente moderata e rimango fermo in mezzo al fiume in attesa delle bollate. Il tempo scorre. Provo una elk caddis che Gianni usa con molta fiducia e assiduit (e successo) una brown sedge, la 700, ma non ho bollate salvo la curiosit di una trotina. Alle 20,30 ancora tutto fermo per cui mi sposto pi a valle e iniziano a sbocciare alcune bollate sulle sedge. Allamo cos una iridea di 41 cm. La forza e resistenza di questo pesce sono incredibili e il combattimento dura pi del solito, ma alla fine nel guadino. Bellissima, la riaffido al fiume. Con questa cattura chiudo la prima giornata di pesca in Patagonia, con lanimo leggero e gli occhi pieni di ambienti affascinanti. Gianni prende una 35, ma agli altri pescatori che pescano sotto non abbiamo visto prendere un pesce. 25 Febbraio 2007 Altra bella giornata di sole e Gianni per oggi ha pensato bene di portarmi -cos dice-nel fiume pi famoso del mondo per la pesca a mosca secca: il Rio Malleo (pronuncia Majeo) Mi toccher fare questo sacrificio!...

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Gianni guida e la macchina corre veloce (per i miei gusti anche troppo) su una strada sterrata, attraverso il solito territorio brullo caratterizzato da bassi e aridi cespugli che nascono in un terreno fine e impalpabile. Lontane, a contenere lazzurro intenso del cielo, le rotondit di alte colline e vette di roccia frastagliate o livellate dal vento e oltre, il cono regolare e innevato dellalto vulcano Lanin. Ancora unora e mezzo di auto che solleva dietro di noi una nuvola immensa di polvere che entra dappertutto e finalmente Gianni parcheggia in prossimit di un ponte giallo (cos si chiama) in uno spiazzo che sembra essere stato dimenticato da Dio, ma sul quale campeggia un cartello con le istruzioni e il regolamento per la pesca.

Quando mi affaccio dal ponte scopro un nuovo paradiso. Il torrente, non troppo grande, scorre limpidissimo su un letto di grossi sassi rotondeggianti in un canale di vegetazione costituita per lo pi da

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salici e rade aurucarie. Questi nastri verdi che costeggiano i corsi dacqua sono caratteristici del luogo e sembrano interrompere la monotonia dei colori riarsi del territorio. Questo che ho davanti, con la sua acqua limpida e fredda, corre gorgogliando, dividendosi in mille correnti, ricomponendosi nei fondali, scivolando lungo i sottoriva ombrosi, pare anche unoasi di frescure ritonificanti. Larrivo di due pescatori -oggi domenica- ci toglie un po del piacere della solitudine e dato che loro vanno in su noi scendiamo per un po lungo il torrente per poi risalirlo pescando.

Rio Malleo

Quando entro in acqua mi rendo conto di quanto sia difficoltoso camminarci dentro. I grossi sassi tondi del fondo che devono essere scavalcati non agevolano la ricerca dellappoggio e della stabilit nellincedere e la corrente costituisce una spinta costante che mette sempre a rischio un equilibrio precario. Nonostante ci lancio la mosca, una elk caddis, sulla corrente e la seguo scendere sulla superficie. Catturo una piccola iridea, ma poco dopo decido di uscire dal fiume e scendere pi a valle per risalirlo e pescare su una bella spianata che ho visto pi in basso. A riva mi procuro un robusto ramo secco che fisso alla cintura con una cordicella improvvisata raddoppiando un filo di nylon dello 0,26 e che si dimostrer utilissimo come terza gamba e fulcro dellequilibrio nei guadi e negli spostamenti in questa rischiosa corrente. Nonostante il posto eccezionale e la mia concentrazione non succede niente. Lancio lungo e sotto le frasche che lambiscono lacqua o nei rigiri della 19

corrente centrale, quella pi sostenuta dove sembrano stazionare le iridee, ma senza risultati. Non volano insetti e non vedo bollate. Le uniche due che individuo nel turbinio sembrano episodiche e non si ripetono neppure sulla mosca. Quando Gianni che pescava a valle mi raggiunge, mi sposto a monte per non darci impedimento lun laltro, giusto in tempo per vederlo ferrare e combattere con una iridea di 46 cm. Lambiente superlativo, il sole brilla sulla corrente che scivola spumeggiando, e le mille tonalit dei colori che dal fondo traspaiono mi danno la sensazione di carpirne i segreti intuendo le postazioni di caccia delle trote. Ma le grosse non si fanno vedere. Allamo sei pesci, ma tutti fra i 18 e i 20 cm.! Smettiamo di pescare verso le 13,30 e torniamo a Juanin (ribattezzata Giovannino) per il pranzo: davanti ai miei taglierini al pomodoro locchio mi cade sullorologio: sono le 15,15! E pensare che a casa voglio mangiare alle una precise! Per ingannare le ore che ci separano dal tramonto Gianni mi porta a vedere la boca (dove nasce) del Chimehuin: altri chilometri di polvere. Il fiume nasce dal lago Huechulafquen che tracima e questa una caratteristica di quasi tutti i corsi dacqua della zona che non sono generati da sorgenti o riali, ma direttamente dai laghi. Il posto bellissimo e famoso, con le montagne che abbracciano il lago sul quale si specchiano sole e monti, mentre sul viso mi soffia teso, intenso, fresco leterno vento paragone che mi fa sentire vivo. Assorbo a lungo questa vista e mi scappa unesclamazione che nei giorni a venire si ripeter pi volte per sfogare leccitazione, lammirazione e la sorpresa: Gianni! Ma nd tu mmh portato!?

La boca del Chimehuin

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Ripercorrendo la lunga strada sterrata incrociamo un automobilista locale che, sceso dalla macchina, insegue e cattura un armadillo che fotografo, mentre falchetti, poiane e piccoli avvoltoi ogni tanto veleggiano, ali aperte, fermi in cielo come aquiloni. Torniamo nel Malleo, in un tratto pi a valle, sempre percorrendo una sterrata e fermandoci davanti a un cancello che ci viene aperto per 5 pesos da un ragazzetto che sembra stare l solo per questo. Pi avanti apriamo una seconda, rudimentale staccionata a protezione di un gregge di pecore e parcheggiamo lauto su una moquette di soffice erba e muschio in riva al fiume. Per un po lo discendiamo lungo la riva per risalirlo poi pescando, evitando la coppia di domenicali che lanciano il loro cucchiaio nonostante il vistoso cartello esposto al cancello con su scritto..Pesca sola mosca. Il sole gi basso che ho di fronte mi abbaglia e riflettendosi sullacqua mi impedisce di pescare risalendo per cui devo lanciare a valle. Niente. Gianni allama ancora una 46! Mi sposto a monte, su una bella spianata dalla corrente vivace e ora che il fiume in ombra posso seguire la mosca. Stranamente i pesci sembrano inesistenti, ma so che non cos. Una piccola bollata: niente. Scorgo affiorare a galla un grosso vortice e ci concentro tutti i miei tentativi. Quello non si fa pi vedere. Altra bollata e appena la mosca si posa sale una trota e ferro una discreta iridea che tira non poco e risulter 36 cm. Ci sono pochissimi insetti e dubbi mi assalgono sullattuale efficacia della mia caddis. Provo una A4 Devaux, poi una grossa e voluminosa sedge, una grossa effimera e una L1. Altra bollata, lancio veloce e la trota sale franca e decisa, ma la ferrata sfila via liscia e. non ho pi la mosca(??!!) Una giovane donna mapuche (popolazione locale) umile quanto fiera, arriva sul fiume, attinge due secchi dacqua ignorandomi e comunque, senza degnarmi di uno sguardo, se ne torna alla sua misera capanna che ora ho scorto, nascosta fra la bassa vegetazione a un centinaio di metri, proprio sotto il brullo costone di roccia che sembra proteggerla e dove il sole al 21

tramonto spennella il crinale di un arancio carico. La luna gi visibile. Vite che si incontrano, destini che si incrociano, pensieri che scorrono, considerazioni che emergono, emozioni che commuovono Verso le 21 siamo stanchi. Nella profonda buca che abbiamo davanti una pigra corrente scivola priva di bollate e la macchina l, poco distante a provocarci con il suo muto richiamo Per di pi il tramonto rosato che mette in controluce i rami degli alberi che ho di fronte, si riflette sullacqua e ora mi attrae pi della pesca. 26 Febbraio 2007 Stamattina ce la prendiamo comoda perch arriveranno Francesco e Maurizio, due amici di Gianni che come me ha invitato in Patagonia. Ne approfitto per aggiornare gli appunti per il diario, riassettare le mosche accumulatesi sulla pelle di montone e andiamo a San Martin a fare acquisti. Verso le 15, con il ritardo di unora, resomi ancora pi insopportabile dalla gran fame, arriva il volo con i due nuovi ospiti. Presentazioni e prime impressioni sul viaggio. Pranziamo tardissimo in un ristorante in riva al lago Locar che lambisce San Martin e i due nuovi arrivati subito si meravigliano di quanto poco costi il pranzo (lequivalente di 5-7 ) e pensando a casa nostra, viene varato un motto che riguarda le nostre consuetudini e che verr rammentato

Alumin

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spesso in conseguenza ai paragoni che sorgono spontaneima ci pigliano per il culo! Per domani in programma una flotada (pesca in gommone sul fiume) che ci far percorrere, pescando, 36 Km. di Alumin. 27 Febbraio 2007 La sveglia del telefonino di Francesco suona mezzora pi tardi: alle 7 abbiamo appuntamento con Dardo, la nostra guida, e ci sono da fare ancora 30 minuti buoni di strada. Ci scapicolliamo dal letto (dopo una notte cos, cos nel lettone che ho condiviso con il russare agitato di Gianni e con i tappi negli orecchi) e siamo allappuntamento con soli 15 minuti di ritardo. Carichiamo tutto nel furgone gi pronto che ha al traino due grossi gommoni rassicuranti. Ripercorriamo la strada per il Malleo, affluente dellAlumin, e nelle prime luci di un giorno terso e luminoso vediamo, lontani, - Dardo a indicarceli- branchi di cervi al pascolo: pare incredibile che ce ne siano cos tanti! Lungo la strada sterrata che costeggia il Malleo incontriamo cavalli liberi e indifferenti al nostro passaggio e conigli selvatici scappano impauriti salterellando fra i bassi ciuffi derba. Ci fermiamo alla confluenza dei due fiumi: vengono scaricati i gommoni e le attrezzature mentre noi quattro ci prepariamo a questa esperienza insolita facendo colazione: la moglie di Dardo ci ha portato caff caldo e media lunas (cornetti ancora tiepidi!) Io e Maurizio sul gommone condotto da Isac -figlio ventunenne di Dardo, dai capelli corvini, abbronzato dal sole patagone, che spesso si accende di un sorriso smagliante- e Gianni e Francesco sullaltro. Canna 96, sinking tip 150 grani, finale di 130 cm. dello 0,26 e uno streamer verde oliva. Si parte e mentre i gommoni si staccano da riva in petto lemozione quasi esplode, sono felice come un bambino su una giostra, tutto nuovo, tutto stupendo, incredibile I gommoni entrano nella corrente 23

Si parte

Isac, calandosi nel suo ruolo di guida, d unocchiata al mio streamer e me lo fa sostituire con uno che mi d lui, verde e arancio che sono i colori del pancora un gambero di fiume che assomiglia a un granchio, qui molto abbondante e appetito dalle trote. Inizia la discesa e il gommone segue i capricci della corrente mentre la nostra guida, ai remi, lo tiene in assetto per farci lanciare lungo i sottoriva e nei rigiri di corrente. Tuttintorno la natura brulla, selvaggia e mi pervade prepotente questo senso di vastit e pace che mi meraviglia, confonde e stordisce: troppe cose tutte insieme! La pesca, lambiente, la corrente, i lanci, il dover tenere lequilibrio a cavalcioni della grossa camera daria, a prua del gommone che sulle onde delle rapide, sotto di me scalcia come un indomito puledro Recupero lo streamer a strappi, lancio dopo lancio, scegliendo i bersagli che nel suo incedere il gommone mi propone. La coda di colpo si ferma, tiro e riflessi dorati fendono la corrente cristallina incurvandomi la canna. La difesa caparbia e Isac rema veloce verso riva, in acque pi tranquille ora ce lho sotto bordoIsac tuffa il guadino e .salpa una braun bellissima, gialla e imponente di 46 cm. Come inizio il massimo! Maurizio applaude, Isac sorride compiaciuto per la sua abilit e forse per la mia. Mi coglie una gioia viscerale, profonda e incontenibile, per la cattura, lambiente, il senso di libert, la bellezza del paesaggio, la maestosit del fiume, il calore del sole, la brezza fresca che lo attenua e per la consapevolezza di essere in un posto unico e vivere unesperienza privilegiata. Oggi lintero universo con me! 24

Scivolando e sobbalzando il gommone e la mattinata scorrono con altre tre iridee (35, 45, 47 cm.) che per farsi prendere tirano e scorrazzano in lungo e in largo, riprocurandomi quelle dosi di adrenalina che sono essenza di ogni cattura. Verso le 14 accostiamo a riva e dal gommone saltano fuori 5 sedie pieghevoli, un tavolino e le vivande. Pane, vino, pomodori ebraciole fritte! La mattinata stata intensa per cui la sosta gradita a tutti anche per riposarsi un po e un paio di noi, su un soffice manto erboso, ci schiacciano anche una brevissima siesta. Scambiandoci i posti sui gommoni riprendiamo a scendere il fiume nella solita cornice selvaggia. Ora ai remi c Dardo, attentissimo ai segreti del fiume e ogni tanto individua e ci indica una bollata -che noi non avremmo visto- manovrando il gommone per agevolarci i lanci ora lungo riva, ora sotto la vegetazione o negli occhi della corrente. Prendo uniridea di 47 cm. mentre una bella braun appena allamata si perde nei fondali del fiume. Su una spianata di acqua pi tranquilla e fonda una iridea notevole attacca lo streamer: sento la tirata rabbiosa e la vedo spanciare a mezzacqua; qualche istante di tensione e anche

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questa si slama. Pi a valle altra iridea e, misurata, registra 35 cm. mentre Francesco, che lancia da prua, cattura in rapida successione tre lucci-perca (percon) che qui riscuotono la stessa considerazione dei pesci rossi. Il polso destro indolenzito e la spalla mi fa male per i mille lanci in doppia trazione per vincere il vento e per posare lontana la mosca in modo da avere una passata pi distante dal gommone in questacqua chiarissima. Sono lanci nevrotici fatti in corsa, per mettere la mosca in quel certo punto, bersaglio in veloce movimento, che sfila via rapido per lo scorrere del gommone. Niente a che vedere con la flemma che ti puoi permettere stando in wading in mezzo al fiume. La schiena, per la posizione curva, manda messaggi mentre il dito medio, dove scorre la coda nei tanti recuperi dello strip, ne brucia. Il pollice ha il polpastrello spellato, forse per la prolungata pressione sul sughero dellimpugnatura o per i sali disciolti nel fiume. Nonostante tutto ci mi concedo solo piccole pause per riprendere fiato cercando di non demordere: il posto e loccasione sono talmente esclusivi che non voglio perdere niente.

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Il sole al tramonto e il fiume gi in ombra. Sulla riva destra le cime delle colline di nuovo si tingono di arancio e sul costone di roccia che ci sovrasta Dardo ci indica il nido di un condor: nonostante sia lontano sembra una vedetta. Sullalto profilo della collina, nellazzurro del controluce, nitide si stagliano ora le sagome di quattro cervi che sembrano osservarci dallalto. Altri, pi in basso percorrono lerta in fila indiana. Sono le 20,30, il vento cessato. Il vasto specchio dacqua che stiamo navigando piatto e al riparo di una zona di stanca della corrente sorprendiamo diverse trote che stanno pascolando a galla. Salgono placide, flemmatiche, sgropponano e si rituffano lasciando grossi vortici in superficie che si allargano nei noti cerchi. Sono tutte trote over 40 per cui abbandonata la canna con lo stramer, montiamo quella da secca in corsa con il tempo e la fatica di Dardo che remando tiene il gommone in zona. Bollata, lancio la caddis, ma viene snobbata. Ho poco tempo per cui freneticamente cambio la mosca con una piccola effimera chiara e riesco a ferrare una iridea di 33 -forse la pi piccola del branco!E gi tardi, la notte incalza e mancano ancora 5 km. di fiume per arrivare al furgone che ci aspetta; bisogna riprendere la discesa per cui a malincuore lasciamo le trote che bollano.. Proseguendo affiorano altre bollate, ma anche se il lancio preciso il gommone in movimento -ora non ci fermeremo pi- sposta quasi subito la coda facendo dragare la mosca. E quasi buio, ancora qualche lancio a casaccio per procrastinare questo momento magico, ostinandomi nel non farlo finirema devo prendere atto che la giornata di pesca irrimediabilmente terminata.

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A bordo silenzio. Seduto a prua mi guardo attorno godendo del riposo e del paesaggio quieto. Gli unici suoni sono quello degli scalmi e dei vortici dei remi che si tuffano in acqua. In alto una luna luminosa, quasi piena, si immerge nei luccichii del fiume che in controluce fanno risaltare dal buio la sagoma scura del gommone che ci segue..Non ho parole. Dispiace solo di non poter condividere con gli amici a casa lintensit di questa emozione. Ormai notte, Dardo rema orientando il gommone nel nastro argentato del fiume sotto uno struggente chiaro di luna. Lontana, sulla riva, la luce di una pila che si accende e si spenge ci segnala lapprodo. Sono le 22,10. La croce del sud, mai vista prima dora, mi rammenta limmensit dellinfinito.

28 Febbraio 2007 Alle 8, mentre tutti ancora dormono, aggiorno queste cronache. Passiamo la mattinata fra San Martin e Juanin per andare in banca, cambiare un po di soldi, telefonare a casa dal comodissimo locutorio (ufficio telefonico) fare un po di spesa, comprare qualche mosca nel negozio ben rifornito e fissare luscita in barca sul lago Queni. Andiamo poi in paese a vedere la nuova casa dove dovremo trasferirci per un disguido con il proprietario sulle date fissate. Questa, vicino al lago, pi grande e confortevole e sembra che tutto funzioni (lo sciacquone non perde, la porta di ingresso si apre bene e le cannelle

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non sgocciolano). Decidiamo di trasferirci nel primo pomeriggio e in effetti facciamo un piccolo trasloco. Oggi una giornata di pausa, ma la pesca reclama i suoi diritti, per cui andiamo a pescare nel Chimehuin che sono le 18,30. Lasciamo lauto in prossimit del solito ponte, scavalchiamo una cancellata e percorriamo uno stretto sentiero polveroso che si insinua fra i bassi cespugli della pampa snodandosi sullalto greto. Da un lato, in basso, il fiume, largo e bellissimo, a destra la distesa di un territorio brullo che lontano si inerpica su per le colline. Due lepri scappano spaventate. Mentre Gianni e Maurizio proseguono per altri 500 metri -Gianni ha un conto in sospeso con una certa signora braun- io e Francesco scendiamo al fiume per risalirlo pescando. Entriamo entrambi in acqua e ci piazziamo in modo che ciascuno pu lanciare sia nel sottoriva (uno a destra, laltro a sinistra) che nel centro del Chimehuin senza disturbarci. Alcune rondini volteggiano basse a sfiorare lacqua. Cerco gli insetti ma vedo solo pochissime piccole sedge grigie o marroni e qualche effimerina grigia. E pensare che mi hanno fatto comprare una voluminosa mosca gialla! Scorgo solo qualche bollatina, roba da poco, e sfodero un campionario di artificiali da fare invidia a un qualsiasi catalogo del settore e che comunque, come al solito, va ad esibirsi sulla pelle di montone. Ecco sottoriva la bollata di un bel pesce che in realt sta ninfeggiando. Altre tre nei paraggi, tutte a tiro ma. tutte mi snobbano. Riesco a far salire solo una fario di 20 cm.

La mosca gialla

ragnone in foam

Francesco, dallaltra sponda perde una bella iridea. Alle 20 esco dal fiume per avvicinarmi alla macchina e aspettare le bollate del coup de soir. Seguo il sentiero sullalto greto, il fiume nascosto dagli alberi e quando, spinto dal raptus della pesca, scendo allacqua, mi affaccio su un raschio basso e spumeggiante. Non si presta alla mosca secca e

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dunque monto una ninfa-bipalla. Dopo due lanci ferro una iridea sui 35 cm. che salta, sciaguatta e si sgancia. Mi raggiungono gli altri che si piazzano a valle in un tratto pi favorevole dove lacqua rallenta la sua corsa. Francesco prende uniridea intorno ai 40 e anche Maurizio ne ferra una un po pi piccola. Vedo Gianni, dalla parte opposta, che per un paio di volte giostra la canna piegata come una C. Ormai la luce insufficiente e smetto di pescare. Mentre alla macchina ci cambiamo dagli waders, nello spiazzo fra le auto in sosta, tranquilla girella una volpe. A cena, in un locale di lusso di San Martin spendiamo 115 pesos, lequivalente di 28 Per tutti e quattro! .. ma da noi ci pigliano pe

1 Marzo 2007 Gianni aspetta la conferma dellappuntamento con il notaio per formalizzare lacquisto del terreno dove costruir la sua casa per cui inganniamo lattesa girellando per San Martin. Questo alternarsi di pesca e bighellonaggio non mi dispiace.riporta la pressione della voglia di pesca ai limiti di guardia. Pranziamo a casa e nel pomeriggio, mentre Gianni con Francesco sono a concludere la cosa, con Maurizio andiamo per negozi a caccia di acquisti da riportare a casa o regalare. Un coltello gaucho, dei portachiavi a forma di trota, un C.D. di tango argentino, un guadino in legno, una carta geografica e altro ancora. Con il fatto che la roba costa poco finiamo per spendere un sacco di quattrini! Domattina andremo a pescare nel lago Tromen. 2 Marzo 2007 Partenza alle sette e ripercorriamo la solita strada: Juanin, ponte sul Chimehuin, Malleo e su, in direzione del confine cileno. Sul Malleo apriamo un cancello con un lucchetto del quale ci hanno dato la combinazione, per proseguire per il lago Tromen. La strada privata poco pi di un tratturo: in alcuni punti percorribile abbastanza bene, in 30

Il ponte sul Melleo

altri, specialmente in discesa, le piogge hanno scavato profondi solchi per cui Gianni deve guidare con la massima concentrazione per evitare le buche. Io mi scopro a mele strette quasi ad alleviare il mio peso sul sedile per alleggerire il semiasse. Dopo interminabili 12 Km. di buche e scossoni arriviamo al rifugio Tromen, una specie di cottage che dallalto di un pianoro erboso guarda il lago: anche se non pare, siamo a 1000 m. sul livello del mare. Il posto stupendo e accogliente e penso che mi piacerebbe tornarci con Dianella e poi con gli Amici Miei. Mario, lanziano proprietario, italiano, e ci riceve con calore e simpatia, noi, conterranei, con il suo italiano distorto dagli anni di lontananza. Dalle sue parole traspare la nostalgia atavica degli emigranti.
Il rifugio Tromen

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Come molti, quando arriv qui, si innamor del posto e pian piano, con il proprio lavoro si costruito lintero complesso oserei dire.in culo al mondo! (si noti il doppio significato della poco ortodossa espressione). Prendiamo possesso delle due camere e dalla mia finestra, che guarda il lago, vedo un panorama da cartolina. Alle 10 andiamo a pesca: Francesco e Maurizio in barca sul lago accompagnati dalla guida e io con Gianni in quella che qui chiamano laguna ma che un piccolo lago (Lago Huacamamuil). In auto percorriamo a ritroso la sconnessa stradina per un paio di chilometri e attraverso un sentiero nel verde arriviamo al lago. Altra bella immagine: il bosco dintorno arriva a lambire la riva dove a ciuffi crescono le cannicciole. La percorriamo, talvolta nellacqua bassa per evitare gli alberi incombenti, spaventando sciami di piccolissimi avannotti di salmerino che l stazionano al riparo di fauci cannibali. Entriamo in pesca e lanciamo allesterno fra le erbe emergenti e il loro limitare. Con uno streamer arancio, Gianni allama un bel salmerone. Io pesco a mosca secca alternando chernobil, cavalletta e ragnone camminone ma non vedo muovere.

Il salmerOne di Gianni

Percorriamo il perimetro del lago, scandagliandolo lungo le rive e al terzo salmerino di Gianni decido di cambiare tattica: monto la 350 grani e uno streamer arancio.

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sul lago Huacamamuil

Ma gran parte del mio tempo lo sperpero per staccare la mosca dai rami contorti che dal nulla sembrano materializzarsi alle mie spalle o a rimpiazzare quelle certe ultime, preziose tre rimaste lass. Verso mezzogiorno, un po demoralizzato, lanciando in una insenatura avverto la coda che si blocca durante lo strip e .finalmente ferro e salpo anchio un salmerone! Lumore torna a livelli etilici ma Gianni lontano e non pu immortalare questa cattura. Lentamente trascino la mia preda verso riva, sullacqua bassa e canna in una mano, digitale dallaltra miautofotografo il mio salmerino. Quando lo misuro registra 43 cm.

Il mio salmerino

Lentusiasmo ora alle stelle e i mille lanci a vuoto, i rattoppi del finale, la sostituzione delle decine di mosche sono gi dimenticati. Per giunta, dopo pochi istanti ne allamo un secondo di 34 cm. Mentre lo

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sto recuperando Gianni ferra a sua volta e per qualche momento siamo entrambi occupati con un pesce in canna. Ma gi ora di rientrare per il pranzo..

Il lago Tromen

Mentre gli amici stesi sul prato, fanno la siesta al sole, riassetto lattrezzatura e preparo le canne con le rispettive code: 96 per lo streamer e 86 per la secca. Alle 17 siamo in barca e Ariel (nome da detersivo), il giovane 26enne che la manovra, punta al largo a tutto gas. Paesaggio da favola. Ruvide vette rocciose si stagliano lontane a chiudere lorizzonte. Dai poggi scoscesi grossi alberi verdi, a me sconosciuti, si intrecciano con gli scheletri di quelli bianchi seccati dal gelo e dal sole e scendono allacqua. Doppiando un promontorio, imponente e maestoso appare il cono perfetto del Lanin: l, pare di toccarlo, e immerge i suoi contrafforti nel lago. E uno spettacolo mozzafiato. Ariel spenge il motore ed subito silenzio salvo il lieve sciaguattare delle onde sulla fiancata. Di l a poco mi indica un grosso siluro che girella a fior dacqua.

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Lancio la Royal Woolf ma il vento mi sposta la posa di un paio di metri. Riprovo cercando di compensare la traiettoria dalle ventate e la mosca si posa mezzo metro davanti al suo muso. Un istante che dura un secolo! La trota si avvicina lenta e flemmatica, la guarda e indolente apre le mascelle e succhia la mosca che sparisce in un piccolo vortice appena percettibile. Finimondo! Tira da matti, punta caparbia verso il fondo come un caterpillar e subito schizza dallacqua, alta, contorcendosi in evoluzioni come una freccia tricolore. E grossa ed ho un finale del 18 per cui non forzo pi di tanto: la lotta dura un po pi del dovuto anche perch cos..godo pi a lungo! Quando la issiamo a bordo sono al settimo cielo: una iridea di 53 cm! Foto di rito e. ritorno nel profondo blu. Dopo poco ne allamo una seconda di 43 cm. sempre pescando e lanciando a vista e una terza se ne va dopo brevi istanti di trazione. Che sensazione! Un bel pesce di norma incurva la canna, fino ad avvertirne il limite, ma un grosso pesce aggiunge alla sua potenza la caparbiet e la mole per cui in aggiunta senti che la canna ti saltain mano come se tenessi le briglie di un toro imbizzarrito nel corso di un rodeo. Che sensazione!

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Gianni cattura una 55 e una 63!! Trote stupende! Perfette e selvatiche. Il pomeriggio trascorre troppo veloce con la barca che costeggia le rive. A tratti la montagna ci si tuffa a perpendicolo dando allacqua chiarissima (e potabile) le tonalit dellinchiostro blu. I raggi del sole, scomponendosi sulle onde, si tuffano verso il fondo con striature turchesi creando un gioco di riflessi fiabeschi. Altre volte grossi alberi franati emergono dal lago con i loro rami bianchi spolpati dal sole e noi lanciamo la mosca in quei pressi. E da poco tramontato il sole e mentre laria scurisce, da dietro una collina spunta la luna. Tutto vasto, vero, incontaminato, quiete e imponenza che incutono soggezione e di nuovo mi sento piccolo e fortunato. Ma proprio la consapevolezza di questo privilegio che mi mette un po a disagio, per Ariel che rema e fatica per appagare il nostro diletto, per i prezzi cos convenienti che mi fanno sentire un po come un profittatore, per il godere di questo paradiso che molti non solo non godranno mai, ma non sanno neppure che esista. Queste distrazioni e la stanchezza attenuano le tensioni della pesca. Una piccola bollata: lancio, ferrata e la mia ultima preda della giornata si perde tuffandosi nellinfinito. E lora di rientrare e la barca, veloce salta e vola sulle onde increspate dal vento che fresco mi sferza la faccia e mi riporta alla realt. Lontane, nel buio, le luci del rifugio sembrano un faro. 3 Marzo 2007 Incredibilmente ci svegliamo alle 9,20!! Segno che il sole, il vento e la fatica della doppia trazione hanno inciso sulla nostra resistenza. Stamani Gianni ed io pescheremo nuovamente nel lago mentre Francesco e Maurizio torneranno alla laguna. Alle 10 la barca punta di nuovo verso il centro del lago filando su una superficie piatta per lassenza di vento. Un detto locale sentenzia:No viento, no piche! che tradottosenza vento, non beccano! Ancora ci sovrasta la maestosit del Lanin. Una bollata fuori tiro! Ma il termine improprio perch la turbolenza sullacqua quella che farebbe un nocciolo di ciliegia cadendo da 10 cm. sulla superficie!

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Sono grosse trote consce della propria forza, pigre, forse indolenti, ma che allamate ti impegnano a fondo. Su una di queste lancio la Royal Woolf ma il lungo finale non si stende e si adagia in matassa in zona critica. La coda forse spaventa la trota che si inabissa nellacqua chiarissima. Credo proprio che abbia visto tutto!

La matassa si ripete un paio di volte e mi rendo conto che la mia attrezzatura non perfettamente bilanciata. Infatti la coda DTF7 risulta troppo leggera e la canna -ed io- ora non riusciamo a proiettarla lontano con lenergia dovuta. E come se ci fosse un muro e ad una certa distanza tutto crolla e il finale si ammoscia. Sar colpa del vento che rimulina? Del finale troppo lungo? Con questa acqua chiarissima bisogna pescare lontano dagli occhi attenti e vigili delle trote. Il finale di 3,5 m. nonostante forzi il lancio in doppia trazione, sbilanciato dal vento, non si stende quasi mai completamente. Per verificare la cosa provo la canna di Gianni che monta una WFF8 e immediatamente il mio lancio guadagna 3-4 metri di distanza con pose corrette. Lancio la mosca a ridosso delle rocce che affondano in acqua e una piccola bollata mi fa scattare in una ferrata immediata. La trota lotta con tutte le sue energie e con una acrobazia si slama. Accidenti ancora agli ami privi di ardiglione! Ma una scusa, forse sono io che ho sbagliato qualcosa! Gianni pesca con una Adams Parachute e allama due trote -53 e 56 cm!- quando la mosca, in fase di recupero, va sotto.

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E lora che volge al desio Uccelli sconosciuti e anatre selvatiche veleggiano sul lago per tornare ai loro nidi. Si rientra e attraversandolo, di nuovo, per la velocit la barca si impenna sbattendo ritmicamente lo scafo sulle onde che schizzando a ventaglio mi battezzano. Fin verso le 17 (ora della corrida) si cincischia; Maurizio e Francesco si addormentano sul prato allombra di una pianta mentre di nuovo riordino lattrezzatura e la preparo per il pomeriggio. Con Gianni torneremo alla laguna ma questa volta pescheremo dalla riva sinistra per non lanciare di rovescio. Ritrovo lo stesso ambiente, con le cannicciole che emergono dal basso fondale delle rive del lago oltre le quali lanciamo lo streamer. Dal bosco alle mie spalle unorchestra di uccelli invisibili improvvisa un concerto per me.
Imitazione di libellula

Gianni cattura due salmerini -43 e 45- e due si liberano nel recupero. Pesco con costanza e determinazione, sempre in doppia trazione e di nuovo la spalla mi invia segnali che cerco di ignorare. Ma quando riavr loccasione di allamare un salmerino? Le ore passano, i lanci si susseguono ma non prendo niente. Nemmeno una tirata! Alle 20,15 sono stanco e demotivato. Smetto. 4 marzo 2007 Altra giornata di sole accecante. Stamattina lasceremo il rifugio Tromen e dopo aver pagato 800 pesos (circa 200 ciascuno), salutati i

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nostri ospiti con la promessa sincera di tornare (chiss!?) ripercorriamo i 12 Km. di sterrata. Lasciamo la macchina in prossimit del ponte sul Malleo, allombra di enormi aurucarie e ci organizziamo per pescare a coppie: Gianni e Francesco a monte, io e Maurizio a valle. Mentre ci prepariamo, una folata di vento pi forte fa cadere da quegli strani alberi una gragnola di pinolisono talmente particolari che ne raccolgo alcuni. Scendiamo il corso del Malleo lungo un sentiero appena accennato attraverso la vegetazione dellalta sponda. Il torrente, bello, perfetto, da manuale, un po ricorda lIdrica, con lacqua trasparente che si frange sui grossi sassi vicino a riva. La consueta vegetazione protende i rami sul fiume.
Maurizio sul Malleo

Il fondo irregolare fa presagire un habitat perfetto per le trote. Lego al finale una cavalletta e inizio a pescare su una corrente che lambisce una grossa roccia. Subito una trotella rimane allamata: una piccola

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fario, la libero e riacquista rapida la corrente. Individuo diverse piccole bollate, ma ora la cavalletta risulta inefficace. Metto una 837 Devaux e ad ogni bollata segue la cattura. Ma come laltra volta, sono tutte trotine fra i 18 e i 22 cm. Risalgo la corrente lanciando e pescando con concentrazione. Di nuovo il Lanin occhieggia fra gli alberi. Per dovere provo a mettere una 700, inefficace e una elk caddis, ma torno alla L1. Verso mezzogiorno il solito vento strapazzone, contrario e fastidioso viene a disturbare i miei lanci. Colleziono 13 trotine e due iridee di 36 e 41 prese dove la corrente pi vorticosa. Alle 14 ci ritroviamo alla macchina a allombra fresca degli alberi facciamo fuori i panini e un sano bicchiere di vino (meglio due). Riprendiamo la strada per Juanin dove ci fermiamo per una specie di caff e con Dardo fissiamo una flotada di due giorni. A S.Martin cambio altri soldi e facciamo un po di spesa. Nonostante sia domenica quasi tutti i negozi sono aperti e incontriamo tutto lo staff del rifugio Tromen che fa schopping. Alle 18,30 ci concediamo un po di relax davanti alla TV che trasmette cronache delle nostre partite di calcio di serie A e ne approfitto anche per aggiornare il diario. In effetti siamo un po storditi per il sole, il vento, laltitudine, forse per questaria secca, per la fatica e per lo stress emozionale di tutti i panorami e sensazioni che abbiamo assorbito. Stasera ceneremo a casa: spaghetti alla carbonara e braciole alla piastra. Incredibile ma vero: si mangia davanti alla TV guardando che tempo che fa con Fazio e la Littizzetto!

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5 Marzo 2007 Trascorriamo la mattinata pigramente gironzolando per la cittadina. Alle 10 Gianni deve andare dal notaio per ritirare un documento importante con lintenzione che dopo potremo andare a pescare. Ma lappuntamento viene rimandato alle 12,30 perch il documento non pronto e il programma salta. Mi pare che la mancanza di puntualit sia una costante che serpeggia in questa gente. I negozi aprono quando pi aggrada loro nonostante lorario esposto bene in vista. In una libreria dove avevo ordinato un volume, mi hanno fatto tornare tre volte inutilmente. Tutto sembra approssimato, allincirca. La manutenzione pare un optional; dalle cannelle che gocciolano (basta una chiave inglese) alle auto rugginose e sgangherate che circolano per strada. Anche quella che Gianni ha affittato (rent the car) ha qualche magagna. Mi si dice che qui per guidare i locali non hanno bisogno della patente (e si vede) ma agli stranieri richiesta quella internazionale!... Mi si passi questo piccolo sfogo, certamente dovuto al dover rimandare anche la pesca. Dopo pranzo (5 a testa) ci dirigiamo verso la boca del Chimehuin per pescare nel lago Huechulafquen. Dopo chilometri di strada sterrata ne seguono 13 dissestati che costeggiano il lago da mezza costa. Procediamo sollevando una nube di polvere che il vento ci rimanda addosso con leffetto di guidare nella nebbia: lo stesso vento, nel lago, solleva alte creste spumeggianti. Ora la strada ostruita da una mandria di pacifiche mucche (speriamo) e ci facciamo largo a suon di clacson toccandole spesso con la macchina per farle scansare.

Lago Huechulafquen

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Oltre alla vastit blu del lago, decorato dalle trine bianche delle onde figlie del vento, alte montagne fanno corona al Lanin che oggi seminascosto da dense nuvolaglie. Ennesimo vasto paesaggio incontaminato, senza il rosseggiare di un tetto o segno evidente di presenza umana. Scendiamo sulla riva e inizio a lanciare la 350 grani. Il vento forte ostacola lazione, ma persevero con laspettativa di un attacco allo streamer. Lacqua affonda gi a poca distanza dalla riva ciottolosa. Non ci sono cartacce, lattine, plastiche, mozziconi di sigaretta Quando mi allontano di un centinaio di metri, oltrepassando lansa e percorrendo limmacolato ghiareto, sono solo e di nuovo mi assale questa sensazione dellimmenso e la consapevolezza di pescare in acque incontaminate. E quello che cercavo nella Patagonia. Che importa se i pescioni, quelli delle immagini promozionali ora non abboccano! Questo non un vivaio come lo sono diventati alcuni fiumi sloveni dove per anni mi sono illuso di pescare. Qui tutto vero, reale, non ci sono finzioni, n inganni o sotterfugi, n tanto meno illusioni o business. E mi ritrovo solo, a tu per tu con limmenso, una natura vera alla quale forse non sono preparato, e con questo vento che mi sferza e mi ostacola la pesca quasi infastidendomi. Ma io, sono lintruso. Il lago, il cielo, i pesci, il vento, qui sono a casa loro! Alle 17 rimontiamo in auto: nessuno di noi ha sentito o visto un pesce e Gianni deve incontrare larchitetto. Io, Maurizio e Francesco nel frattempo, andremo a chiudere la giornata e a pescare nel Chimehuin senza di lui.

Francesco ed io scendiamo un po a valle del ponte, attraversando la terra riarsa e i bassi ciuffi derba ruvida; dai piedi ci saltano via decine di cavallette. Entriamo in acqua su una spianata da manuale. Ghiareto degradante verso la riva opposta dove la corrente principale sfiora e lambisce le vetrici che si immergono in acqua.

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Francesco, con una attactor, cattura una bella braun di 43 cm. e mentre in atto il lungo combattimento del recupero ho il tempo per avvicinarmi, in equilibrio nella corrente, per fotografare la cattura. E una trota superba. Francesco sorride da un orecchio allaltro! Provo con lo streamer, ma nonostante il mio impegno colleziono solo un grosso vortice che rompe lacqua in prossimit dellartificiale. Quando verso le 20 individuo alcune bollate passo alla mosca secca. Dove la corrente pi vivace e turbolenta scorgo una piccola bollata. Capisco che un bel pesce e con un lungo lancio a valle poso il mio ragnone camminone. Al secondo passaggio di nuovo qualcosa affiora sulla mia mosca che sparisce. La ferrata perfetta, puntuale, n troppo energica, n fiacca e subito la coda schizza veloce infilandosi di traverso nel fiume, piegando la canna mentre la frizione fischia. Lunghi momenti di ansia e batticuore. Ora recupero, ma la trota riparte verso il largo entrando in piena corrente. Il tutto a rischio. Cede un po e ancora guadagno coda. Il polso che tiene la canna indolenzito per lo sforzo e. finalmente il guadino si avviluppa su una iridea di 41 cm. Bella cattura e grande emozione!

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Ancora alcune bollate, ma il ragnone passa indenne mentre scivolano sullacqua alcune effimerine chiare. Lego sul finale una picola emergente chiara -niente a che vedere con il voluminoso ragnone- e dopo alcuni lanci. Nuova bollata; ferrata; recupero e catturo una braun di 36 cm. Mi aspettavo di pi. Sta venendo notte e sotto le vetrici si stesa unombra di buio mentre alla mia sinistra pennellate di rosso tingono lazzurro del cielo chiuso dalle impervie e aspre linee dei monti. Colgo il volo di due insetti gialli e il mio pensiero va ad Alessandro e alle sue yellow sally che in numero striminzito conservo nella scatola dei miracoli detta anche della disperazione. In corsa con la luce ne monto una mentre, fuori tiro, una grossa, fragorosa bollata, a filo delle vetrici, fa sobbalzare sia me che Francesco che pesca poco pi su. Provo a lanciarci, ma non ho preso bene le coordinate della bollata per cui non succede niente. A valle invece un altro vortice che si materializza nella corrente mi dice che c del buono. Ci lancio la pallida mosca: appena la intuisco nellacqua scura di buio. Una bollata. Ferro. Questa volta la frizione canta immediatamente e la canna si piega al limite mentre la coda si perde lontana nella corrente. Ancora mi assale lansia, lemozione, la paura per la consapevolezza di avere a che fare con un avversario di tutto rispetto. E ancora la gioia, la frenesia che la tecnica e la ragione cercano di dominare per non commettere errori che ora potrebbero essere fatali. Sento che la trota allamata a dovere per cui, non rischiando manovre precipitose, non forzo il recupero oltre il dovuto. Godimento immenso! Ancora non lho vista, immersa com nel fondo della corrente, ma dallintensit della sua reazione so che una bella fario. Quando riesco a guadinarla non credo ai miei occhi. E bellissima: una braun dalla pancia dorata e dalla pigmentazione superba. In bilico sulla corrente la slamo e la misuro: 53 cm. Non posso esimermi da fare immortalare a Francesco questa cattura con tutte le emozioni che essa contiene. Appagato e sfinito la riaffido al fiume e smetto di pescare. E ormai quasi buio, bisogna rientrare e poiperch insistere?

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6 Marzo 2007 Dopo solo cinque ore di sonno alle 6 partiamo per Juanin dove Dardo ci aspetta per la flotada di due giorni sullAlumin -traduzione dal mapuche fiume dal fondo che splende- (chi ha detto che erano selvaggi e primitivi?) che ci consentir di navigare 46 Km. di fiume.

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Il giorno si desta pigro tingendo ancora il cielo di rosa e ancora, lungo la strada, si colgono, lontane, le sagome dei numerosi cervi al pascolo: poi con il sole sembrano sparire. Dopo il ponte sul Malleo, proseguendo a diritto, la strada sterrata inizia a salire mentre il disco di fuoco, sorgendo, tinge ancora del suo arancio pi carico le vette dei monti pi alti. Mancano quasi le parole per descrivere questo momento di nuova vita mentre nelle valli si vanno addensando lievi nebbie azzurrine che sfumano le zone ancora in ombra. Pi la strada sale, pi lo sguardo spazia su terreni pi vasti. Uccelli sconosciuti volano via spaventati al sopraggiungere del nostro furgone; mucche brade al pascolo tuffano la testa nellerba riarsa forse cercando la frescura di residue rugiade notturne. Eccoci sulla riva dellAlumin e fervono i preparativi per la giornata che si preannuncia serena e assolata Poco fa i nostri due gommoni hanno preso terra in una spiaggetta solo parzialmente ombreggiata dalle piccole foglie dei radi salici: lora di pranzo. Di nuovo braciole fritte e approfitto della siesta per aggiornare il mio diario. Davanti a me il fiume si allarga e affonda in una vasta spianata scivolando in prossimit di speroni di rocce frastagliate che si innalzano a pungere lazzurro, sicuro rifugio e dominio dei condor. Il parlottare e le battute ora un po banali e scontate della guida (il percon qui, il percon l pronunciate forse solo per alimentare una conversazione futile, in questo santuario del silenzio del quale forse adesso ho bisogno, mi giungono un po stonate. Lambiente parrebbe portare alla riflessione e introspezione e avverto che una moltitudine di sensazioni si arrovellano nel mio intimo cercando, ciascuna di

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.si parte chiarirsi e manifestarsi in pensieri finiti. Inutilmente per cui rimango in silenzio, rapito e assorto in quanto mi circonda.. La flotada iniziata con me e Gianni nel gommone manovrato da Dardo; gli altri con Isac. Le rive ora brulle o erte ci scorrono ai lati come un film a rallentatore e solo questo varrebbe lattenzione. Ma bisogna dedicarla alla pesca per cui mi concentro in questo ruolo. Il gommone scivola placido sulla corrente piatta o si impenna sulle onde delle rapide e io, sempre a cavalcioni della grossa camera daria a prua, di nuovo cavalco la giostra, lanciando lo streamer sui bersagli che si susseguono. Ora a filo dei sottoriva, dove stazionano le braun, ora nello spumeggiare delle rapide, regno delle iridee. In una di queste avverto prepotente un colpo sulla coda e immediatamente una grossa iridea salta fuori dallacqua, a monte, mentre il gommone, rapito dalla rapida, saetta a valle. Un secondo salto e la trota si libera: troppa trazione tutta insieme! Ho perso una over 50!

Streamers

Il pancora

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Ho messo uno streamer oliva che pare essere efficace, ma per un po non ho pi tirate. Lo cambio con uno marrone e sempre lanciando nelle spume bianche di una rapida ho limpressione di aver attaccato sul fondo.non ne sono certo.e unaltra iridea, ancora pi grossa vola alta cercando di liberarsi dal ferro che la profana e trattiene. La canna piegatissima: si sommano tre trazioni: lo sforzo della trota in fuga, la mia per trattenerla e quella del gommone che scende a valle con la corrente. Dardo lo manovra avvicinandolo a riva. E uniridea sui 60 che tira con tutte le sue forze. Il gommone quasi arenato, al limite di unaltra rapida dove la trota si dirige in favore di corrente: se entra in quel turbinio non ho speranze per cui tento il tutto per tutto, blocco la coda e forzo il richiamo, rischiando. Con una giravolta si slama! Avevo in canna il mio trofeo e lho perso.

La flotada continua quasi indifferente al mio dramma. Ci fermiamo per pescare un po dalla riva e catturo una piccola iridea sui 33. Su una spianata sorprendiamo alcune bollate e Gianni, cambiando canna con quella gi pronta per la mosca secca, ne aggancia unaltra. E arrivato a quota sei mentre noi tutti siamo quasi vergini. Dardo ci dice che insolito prendere cos pochi pesci in

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questo tratto di fiume raggiungibile solo con natante e d la colpa ai livelli bassi e alla luna piena che da un po di giorni illumina le notti E forse un modo garbato per dirmi che qui sono ancora un principiante? Pare che il periodo migliore per la pesca sia agli inizi di gennaio. Con la 96 non riesco a spingere bene la coda da 150 grani per cui penso di cambiarla con la 350, che affonda di pi, sperando che non faccia troppo casino quando cade in acqua. Quando Dardo vede la coda mi obbliga a toglierla: troppo pesa e mi presta la sua canna con una 200 grani che finalmente fila via veloce e lontana. .Adesso che siamo ripartiti, dopo la siesta, sono in coppia con Maurizio nel gommone di Isac e ho ancora uno streamer marrone. In una rapida la coda ancora si impunta nella corrente: un piccolo colpo e ancora una bella iridea vola alta sullacqua nella ricerca di libert. Emozionato combatto a lungo e ogni volta che lavvicino al gommone si spaventa e punta sul fondo piegandomi la canna con la punta nellacqua. Alla fine la salpiamo: registra 48 cm. Dopo poco, sempre in piena corrente catturo ancora una 46. La mosca sembra funzionare, ma ogni tanto devo sospendere la pesca per riprendere fiato e guardarmi attorno.

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Il gommone galoppa sulle onde tumultuose di una rapida e una forte corrente taglia il fiume quasi trasversalmente con il suo spumeggiare. Ci lancio lo streamer facendogli attraversare il turbinio e catturo ancora una trota di 48 cm. Sta andando alla grande! Altri pochi minuti e su una posa in un promettente sottoriva, di nuovo la coda ha uno scarto, un vortice enorme a galla al quale segue un entusiasmante tira e molla e il fiume mi regala unaltra emozione: una iridea di 53 cm! La corrente adesso si smorza in una spianata e lontano, a valle vedo ormeggiato a riva il terzo gommone, quello delle attrezzature: siamo arrivati al campo.

Due tende per noi, una per le guide e una grande dove gi piazzato un tavolo semi-apparecchiato e sei sedie da campeggio. In un bidone tagliato a met un fuoco vivace scoppietta danzando con il vento teso che ora soffia da valle. Sono le 19,30 e gli amici sono andati in una corrente qua vicino per tentare il coup de soir. Per quanto mi riguarda sono sazio di tutte le bellezze naturali della giornata, stordito e appagato dalle catture per cui dedico lultimo scampolo di luce a queste pagine e a cercare di capire, riassaporandole, le sensazioni e i messaggi che questa giornata intensa mi ha procurato. Un vento teso e stizzoso, sempre pi violento mi arruffa i capelli e mi gira a raffica le pagine del taccuino sul quale scrivo, ma non ancora freddo per cui preferisco questaria pura allodore malsano e plastificato delligloo.

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Si cena a base di asado sotto la grande tenda con una certa ansia per il vento che molto rinforzato e che a tratti pare voglia sradicare il nostro riparo. Dardo e i figli si danno da fare per rinforzare i picchetti e i tiranti anche degli igloo. Vortici di foglie miste a sabbia mulinellano sul tavolo facendoci scricchiolare alcuni bocconi sotto ai denti e volare i bicchieri di plastica vuoti (non il mio!): una cena in apprensione. Alle 22 il forte vento ci ha sfinito, come se fossimo dei pugili suonati: entro in tenda e mi infilo nel sacco a pelo che per risulta troppo stretto, come il guscio di un portasassi. Mi ci sento costretto e oppresso. Il vento si scaglia con forza e stizza contro il telo sottile della tenda che rumoreggia e sbatte come una vela strappata. Le cime degli alberi intorno mugghiano e nonostante i tappi nelle orecchie mi difficile prendere sonno. Non c guanciale e lo improvviso arrotolando pantaloni, camicia e maglione. La stanchezza prende il sopravvento, ma quando nella notte mi sveglio per il freddo, mi accorgo di essere in terra perch il materassino si completamente sgonfiato. 7 Marzo 2007 Mi sveglio definitivamente alle 7,30, indolenzito e infreddolito. Gianni a tratti dorme ancora mentre fuori il vento pare aver cambiato solo direzione, ma non forza. Dardo dice che soffia a circa 70 Kmh. Nello zaino avevo portato sapone, asciugamano ecc. ma il meglio che riesco a fare bagnarmi gli occhi intingendo un dito nellacqua del fiume. Facciamo colazione e serpeggia un certo pessimismo sulla giornata che ci attende a causa del vento: oltre a rendere problematica la pesca aggiunge fatica ai rematori. Salgo con Francesco nel gommone di Isac e iniziamo a scendere il fiume infagottati nelle giacche di goretex. Francesco allama un percon e una piccola iridea mentre io, in un sottoriva ho una tirata e perdo una buona braun. Ancora lui ferra su una seconda iridea che se ne va e la stessa cosa succede a me nei vortici di una corrente. Mi pare che le zone dove lacqua pi mossa e vorticosa o negli occhi dietro ai massi, diano le migliori chances e continuo a pescare in questa convinzione adattandomi al percorso che incontriamo via, via. E infatti, nei vortici di unaltra rapida sento un altro colpo sulla coda al quale segue la consueta lotta che ha termine quando Isac mi aiuta a salpare con il guadino una iridea di 41. Come la rimetto in acqua 51

saetta nelle schiume spumeggianti a cercare riparo e protezione. Nel frattempo per fortuna il vento quasi cessato permettendoci di pescare e fa quasi caldo. Il fiume ora sembra riprendere fiato e si allarga in una vasta spianata dove si appiattisce. Riprendo fiato a mia volta: oltretutto una zona adatta ai soli perca.

Rive scoscese lungo il percorso

Due piccoli tagli sul pollice e indice della mano destra mi fanno male e mi incerotto il medio per evitare che i numerosi strip della coda mi procurino una abrasione pi profonda. Verso le 12,30 arriviamo al nuovo campo per il pranzo e la siesta.

Poi riprendiamo la flotada e di nuovo si leva una brezza fastidiosa.

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Lanciare da prua in rovescio faticoso oltre che rischioso per lo streamer vagante! Gianni se ne infila uno, a fondo, nel dito. Stava cambiando mosca, la coda, scivolata in acqua, si incastrata in un masso mentre il gommone scendeva nella corrente.con lamo infilzato nel dito ha strappato il nylon del 26! Dardo sfoderando un efficientissimo pronto soccorso ha espletato lomonimo intervento. Continua il medesimo paesaggio selvaggio. Gianni prende un paio di bei pesci mentre io ne perdo uno. In un grosso fondale una leggera corrente lambisce una roccia a picco. Lancio a monte e sento labboccata. La reazione del pesce irregolare e insolita: n quella caparbia della fario che punta sul fondo, n quella pazza delliridea.

Ho allamato un bel luccio-perca (il percon) e tirandolo sotto bordo lo vedo balenare con lampi dorati nellacqua fonda e chiara. Si sgancia mentre Gianni, in contemporanea, a sua volta combatte con un bel pesce e lo issa a bordo: una braun di 49 cm. Stupenda! Ci fermiamo in un rigiro di corrente dove Dardo ha scorto tre bollate delle quali una di tutto rispetto. Lancio lo streamer: niente. Gianni lancia la sua mosca secca e con la solita Adams parachute ne frega una. Il fiume ora tende sempre pi ad allargarsi in un letto pi vasto e cerco di sfruttare al meglio tutte le forti correnti, ora meno frequenti: in tutto il pomeriggio non ho ancora preso un pesce! Siamo gi in vista del furgone che ci aspetta e su una correntina aggancio una bella trota che subito se ne va insieme alla mia istintiva, blasfema e inopportuna imprecazione. Nylon del 26 trinciato netto vicino allo streamer!....

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La flotada finita. Si ripongono le attrezzature mentre Dardo dispiaciuto perch abbiamo preso pochi pesci: molti, molti meno del normale. Si rientra percorrendo la valle del basso Malleo, sballottati nel furgone per le infinite buche della strada sterrata. A casa di Dardo si fanno i conti: 300 pesos per la prima flotada e 800 per questi due giorni, compresi pranzi, colazioni, cena e campeggio. Totale 1100 pesos equivalenti a circa 270 ciascuno. E stata una esperienza nuova e esaltante. Ci salutiamo con calore: in questi giorni di stretta convivenza abbiamo socializzato e lenfasi spontanea e sincera. Non mi dimentico di prendere il suo biglietto da visita.. 8 Marzo 2007 Nella semi incoscienza del risveglio avverto lo sgocciolare della pioggia che cade dal tetto. E intensa e persistente e subito il mio pensiero va alla possibilit di rispettare il programma di oggi. Abbiamo fissato, con un negoziante di articoli da pesca di San Martin, una giornata in barca nel lago Queni che ci dicono ricco di iridee tanto

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che, essendo in perenne competizione alimentare, non sono troppo grandi.(!) Anche per Gianni questo un itinerario nuovo. Alle otto, ora dellappuntamento, siamo pronti interrogandoci tutti se la cosa sar fattibile o meno. Luscita ci coster 300 pesos ciascuno (75 ca.) per cui sono fiducioso del fatto che la nostra guida non vorr rinunciare a 1200 pesos per un po di pioggia! Alle 8,25 non si ancora visto nessuno e anchio inizio a dubitare, ma dopo poco ecco arrivare due fuoristrada Toyota. Hector, il negoziante e nostra guida, per prima cosa ci chiede lora!!! Non ha lorologio per cui, come pu essere puntuale? Questo la dice lunga sulla filosofia di vita in loco e come la medaglia abbia sempre due facce: quella dellefficienza, puntualit, del correre e arrabattarsi e quella del prendere la vita come viene, dando al tempo un valore diverso, forse meno ansioso rispetto al nostro modo di vedere. Certo che io odio aspettare e questo ritardo un po mi irrita; oltretutto dobbiamo andare a pesca! Ma Hector si presenta con una cordialit e spontaneit cos disarmanti.. Anche lui di origine italiana -il bisnonno era friulano- sui 40, occhi azzurri, cortissima barba bianca forse non fatta da qualche giorno, un cappello vissuto nel vero senso della parola e, lo scoprir dopo, un viscerale amore per la natura. Oltre a gestire il negozio, guardaparco e ci condurr al suo lodge sul lago che gli stato assegnato per il suo servizio saltuario. Spiove e appena usciti da San Martin lasciamo la statale per una strada sterrata che sale attraversando una vegetazione che mi ricorda quella dei monti del Casentino. Allimprovviso, dallalto, fra uno squarcio degli alberi, ci appare il lago Locar, una macchia di blu

Lago Locar

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scuro incastrata nel verde sotto uno strato di nuvole bige che ancora incombono. Per un po giriamo intorno al lago, poi il fuoristrada devia affrontando un percorso impossibile. Dossi, profonde buche, guadi, fango e quantaltro impegnano in una guida attenta e pazzesca gincana. Su per un muro sconquassato il fuoristrada, ridotta ingranata, ci sballotta qua e l. La logica quella di mantenere questi percorsi in stato disastrato quale deterrente per gli invadenti turisti o visitatori occasionali e conservare lambiente pi incontaminato possibile. Il ragionamento non fa una grinza: economico ed efficace e in effetti stiamo attraversando un bosco incredibile con alberi alti 30-40 metri dal fusto diritto dei quali non conosco il nome, ma potrebbero essere una via di mezzo fra il pino e il cerro. Cespugli di canne simili al bamb, ma pi basse e piene non cave come quelle, riempiono il sottobosco. Durante il tragitto incontriamo una modesta capanna e Hector ci spiega che l si rifugi Pablo Neruda fuggendo esule dal Cile che dista circa 5 Km. e che percorse con una marcia fra i boschi. Siamo arrivati. Un caratteristico cottage in legno, da un pianoro erboso guarda uno spicchio di lago. Hector sottolinea il fatto che questa labitazione pi a ovest di tutta lArgentina. Sulla stretta spiaggia due gommoni tirati in sacca quasi stridono con lisolamento assoluto di questo luogo. E un posto da favola! Cera una volta, in un paese lontano, lontano in una casetta sul lagoun principe azzurro.una canna da pescalei aveva una chioma di riccioli doro e vissero felici e contenti!

Lago Queni

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Allinterno del lodge non manca niente: c unampia cucina, il bagno, due camere e un soggiorno e anche se, a dispetto della favola, evidente la mancanza di una mano femminile, su unampia finestra una natura generosa dipinge una veduta sempre diversa a seconda del capriccio delle nuvole. Pur essendo una dimora rustica, tutta in legno, dopo pochi minuti, acceso il generatore, arrivano sia lacqua che la luce: il fuoco gi scoppiettava nel camino. Se non fosse per lantenna della radio l fuori mi sentirei davvero tagliato dal mondo. Saliamo sui gommoni per la pesca: io e Gianni, con Hector puntiamo verso la parte opposta del lago; Maurizio e Francesco, con laltra guida costeggiano la riva. Hector mi ha suggerito di portare due canne: una per lo streamer e una per la mosca secca. Si rinnova il dilemma della coda sinking tip: la 150 troppo leggera o la 350 troppo pesante? Tagliando la testa al toro la guida ancora mi presta la sua canna e il problema parzialmente risolto. La canna va meglio ma nei lanci lunghi un po si ammoscia e perde potenza. Dopo una lunga remata, qui sono proibiti i motori, anche elettrici, arriviamo a costeggiare la riva opposta. La montagna si tuffa nel lago e nonostante la parete rocciosa vi si aggrappano alti alberi. Alcuni, negli anni, sono franati nellacqua e attraverso la trasparenza incredibile, ne possiamo osservare le ramaglie biancheggiare sul fondo. Chiedo a Hector quanti pescatori pensa abbiano pescato nel lago in questa stagione: Al massimo una dozzina (!!!) Non ci posso pensare e questo accresce -se ancora possibile- la sensazione di stupore, meraviglia, incredulit che mi fa sentire ancora pi fortunato. Pi tardi, dopo una cattura, mi scapper unesclamazione Grazie, Dio! Come limprecazione che mi scappata ieri sullAlumin, anche questa spontanea, viscerale e testimonia lo stato danimo del momento. (Spero di aver fatto pari!) Metto uno streamer verde lanciando pi vicino a riva possibile, dove le trote cacciano i terrestrial ma per un gagliardo vento a sfavore il finale non si stende a dovere. Pi tardi Hactor ci far notare che il 57

Sul Lago Queni

braided loop che montiamo troppo lungo e prendendo vento, spesso interrompe lazione. Per di pi, specialmente in queste acque cos chiare maggiormente visibile. Ha ragione!...Quel pescatore che disse Sono 30 anni che pesco a mosca e a me non mi insegna niente nessuno vedeva poco pi in l del proprio naso e non aveva capito un tubo. Pesco da 40 anni e in questi giorni, come in altre occasioni, ho sperimentato fiumi, pesci, mosche e tecniche inconsuetespesso con qualche difficolt e dettagli da risolvere E poi so che quando mi avvicino a un fiume, anche conosciuto, per me sempre come la prima volta: devo riscoprirne i segreti, riprenderci confidenza, farmi accogliere e si salacqua femmina, da lei nasce la vita e spesso di umore variabile, per cui lapproccio al principio cauto, il rapporto va conquistato poco a poco, con rispetto, tatto e gentilezza: solo cos ti accoglier con i tuoi desideri di conquista. Un colpo sulla canna e nel profondo turchese vediamo spanciare un siluro dargento che ha attaccato lo streamer nero suggeritomi da Hector dopo che quello verde era risultato inefficace. La canna si incurva e la punta viene tirata in acqua: sicuramente una bella preda. Il polso di nuovo si indolenzisce, ma lo spirito si libra alto e mi scappa quel ringraziamento che dicevo. Lintero anfiteatro del lago ne testimone. Leco rispondeio, io, io!! ..E una iridea di 43.

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Qualche minuto e, facendo affondare molto la coda prima di iniziare il recupero, un secondo strappo: le trote stanno mangiando sul fondo! Un istante di resistenza e la trota si libera: mi si sciolto il nodo della mosca!!!....Roba che nemmeno un principiante..!!! Visti i risultati Gianni lascia la canna con la secca per passare a quella con lo streamer e non tarda a ferrare un paio di volte. Dalla nostra destra, l dove il lago si infila fra le montagne, si leva una brezza fastidiosa. Hector ci dice che laggi entra un rio. Ma dato che bisogna remare per quasi due ore non ci va a pescare nessuno. Per battere quella zona bisognerebbe pernottare al lodge.. Mi assalgono certi pensieri.Chiss, forse un giorno... Una trota di 47 appaga il mio ego di pescatore mentre inizia a piovere. Indossiamo le giacche impermeabili e poco dopo rientriamo facendo trolling.

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Nel lodge il fuoco acceso e ci viene servito il pranzo: formaggio, salame, asado, pomodori, vino, frutta, caff e per finire un whisky . Lasado il piatto tipico, una sorta di rosticciana di manzo anzich di maiale, rigorosamente cotta alla brace. Anche se un po dura, la carne saporitissima. Il pranzo, il tepore del fuoco e la pioggia attenuano la voglia di pescare per cui ci lasciamo cullare dallatmosfera indolente e un p abbioccata del dopo pranzo. Ma poi spiove; ci alziamo da tavola con lo stesso sforzo di chi torna sul lavoro e riprendiamo il largo scambiandoci di equipaggio. La nuova guida costeggia la riva opposta a quella di stamani, sempre dalla parte del lodge e con lo streamer scandaglio il limitare delle erbe acquatiche che emergono sul basso fondale. Per primo ne metto uno verde, poi lo cambio con uno giallastro e catturo cos quattro iridee: 42, 43, 47 e 43 cm. Non male! Una tirata a vuoto e una trota si slama durante il recupero. Come la pioggia e il vento si placano anche le abboccate spariscono e penso che ci sia dovuto alla grande trasparenza dellacqua che con la superficie piatta rende tutto pi visibileno viento, no piche!. Nonostante ci una bella trota, girellando a galla per i fatti suoi, passa accanto al gommone ed cos vicina che potrei contare i punti neri della sua pelle. A dispetto della gragnola di lanci, se ne frega e sparisce nel lago. Sta facendosi scuro ed lora di rientrare. Facendo trolling Francesco ne prende una e una seconda la perde. Lumidit mi sta aggredendo con brividi di freddo, ma a dispetto del disagio cerco ancora di imprimermi nella mente questo ultimo paesaggio. La pioggerella fina e la luce ora incerta stemperano laria con uno strano pallore. Le montagne, con i loro boschi a picco, pennellano sul grigio-pioggia cupe tonalit di verde. Il lago ora lo specchio di piombo di un cielo grigiastro. Tutto pare ovattato sotto il bisbigliare della pioggia che si

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mescola allacqua scura in milioni di minuscole bollate. Seduto a poppa del gommone mi lascio cullare dalla spinta dei remi e da queste immagini nel pi dovuto silenzio. Ci cambiamo vicino al fuoco togliendoci i gilet fradici, le giacche e waders bagnati e la fiamma ci ritempra. Si smontano le canne e i mulinelli, tolgo le mosche dalla pelle di montone: preparativi che sanno di addio. Sono gi le 20,30 e mangio con gusto tre cornetti trangugiando una grande tazza di caff caldo. Stasera non ceneremo. Quando rimontiamo sui fuoristrada notte e i fari, con le loro luci e ombre evidenziano le buche della strada. Mentre sobbalzo indifeso, non reagendo agli scossoni dellauto, vinto dalla giornata, sono sopraffatto dalla stanchezza e non riesco pi a seguire le argomentazioni e lo spagnolo di Hector che parla con Gianni e che pare tramutarsi in una cantilena. Capisco solo che siamo incappati in un periodo non propizio per la pesca (stesso discorso di Dardo) e che con condizioni normali avremmo potuto pescare a mosca secca in virt delle consuete, numerose bollate. Hector ci parla di un calendario che evidenzia i periodi propizi per la pesca, quelli scarsi o i mediocri e domani me ne dar uno.

(E come si pu vedere dal 23 febbraio all8 marzo il periodo regolare e poi neutro) Nel tragitto di ritorno i fari sorprendono nella strada due lepri e otto conigli selvatici, ma sono troppo stanco per emozionarmene. Poi perdo il conto gi penso al lungo volo che mi aspetta. Domani devo tornare a casa.

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Rifugio sul lago Queni: Roberto Gianni Francesco - Maurizio

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P.S. Sono tornato che non neppure un mese, ma ho gi una grande nostalgia: che sia un po come il mal dAfrica?

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L AUTORE HA PUBBLICATO: Diario di un pescatore a mosca Editore libriliberi Firenze


. e di un diario si tratta, in quanto raccoglie tante esperienze di pesca e avventure (dal 1991 al 2002) vissute con gli Amici Miei nei fiumi di Austria, Irlanda, Scozia, Slovenia, Cecoslovacchia, ecc. fino al Canada.

E GRATUITAMENTE, DAL SUO SITO INTERNET

http://digilander.libero.it/daveri
E POSSIBILE SCARICARE ANCHE I SEGUENTI LAVORI: La Pesca con la Mosca Teorie, trucchi e suggerimenti
Un manuale sintetico ed essenziale per entrare nel mondo della pesca a mosca e per coloro che desiderano avvicinarsi a questo sport.

Cento mosche (da pesca)


Un riassunto semiserio e un po strampalato basato su esperienze dirette di questa o quella mosca, comprese quelle che in questi anni mi hanno portato a pescare, e le indicazioni per farsele.

Alaska 2005
. tutto ci che si legger pi avanti fa parte del mio diario si riferisce a entusiasmanti esperienze di pesca in un fazzoletto dell'Alaska: emozioni incancellabili.

Dal Torbecchia al Collon Cura


La vastit e il fascino della Patagonia rimangono negli occhi che si stupiscono, nel cuore che si apre, nellanima che ne gioisce e nello spirito che si eleva. Ancora emozioni, sensazioni, ricordi

Diario di un pescatore a mosca 2


E il mio ultimo lavoro. Con leccezione dei viaggi pi impegnativi qui sono riportate le giornate di pesca successive al Diario precedente, ovvero quelle dal 2003 al 2009.

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