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ECHI DI REGALITA ORIENTALE NEI

RITRATTI DI TIRANNI ERODOTEI.


DUE CASI EMBLEMATICI: LE FIGURE
DI POLICRATE E DI PERIANDRO









INDICE



PREFAZIONE ............................................................................................. I

I. La regalit orientale: un modello problematico da reinterpretare. ....... 1

II. La definizione del modello regale achemenide e delle sue forme di
espressione ............................................................................................... 8

III. Etica e potere nei sovrani orientali tra Erodoto e la tragedia
Attica. ....................................................................................................... 23

IV. Il uo- tra Oriente e Occidente: elementi topici della tradizione
storico-letteraria e loro riflessi nellopera erodotea .................................. 39

V. Policrate e Periandro, sovrani assoluti nel mondo greco, nelle Storie
di Erodoto: trasposizione e rielaborazione del modello di regalit orientale
in Occidente ............................................................................................. 61

CONCLUSIONE .................................................................................... 122

BIBLIOGRAFIA ...................................................................................... 127
I
PREFAZIONE


Lopera di Erodoto di Alicarnasso, cui la tradizione attribuisce il ruolo di
archetipo del genere storiografico, annovera, tra le tante caratteristiche
che la rendono interessante agli occhi dei lettori moderni, anche la
sensibilit da parte dellautore al tema dellalterit etnico-culturale, che
presuppone unottica incentrata sulle dinamiche alla base dellinterazione
tra mondi profondamente diversi. Tale confronto appare, agli occhi
dello storico, assai proficuo in quanto consente di far emergere dal
contrasto i caratteri distintivi di ciascuna realt e al tempo stesso di
comporli in una prospettiva universale, che abbracci la totalit delle
vicende umane. Fin dal titolo che si scelto di assegnare al presente
lavoro risulta evidente come esso sia focalizzato non tanto sullanalisi di
una singola realt storico-culturale del mondo antico, quanto piuttosto
sulla definizione di un rapporto dialettico, gi avvertito con forza da
Erodoto, che, nonostante il mutare degli equilibri geo-politici e delle
tendenze di costume, ha conservato intatta, nel corso dei secoli, la sua
rilevanza nel processo di formazione della civilt: quello che lega Oriente
e Occidente.
Occorre per precisare immediatamente come il carattere diacronico di
tale interazione non autorizzi in alcun modo a prescindere dalla specificit
dei diversi contesti cronologici nei quali essa si manifesta.
Muovendoci entro i confini posti dallosservanza di questo principio,
abbiamo cercato di individuare le modalit con le quali lo storiografo di
Alicarnasso percepisce e tematizza, allinterno della propria opera, la
ricezione e la rielaborazione da parte del mondo greco del modello
rappresentato dalle forme della regalit orientale con particolare
riferimento allambito dellImpero Persiano sotto la dinastia degli
II
Achemenidi. La chiave di lettura del confronto che viene cos a delinearsi
tra i due termini di questa relazione, e al quale viene attribuito, bene
ricordarlo, un carattere bidirezionale, si coglie nellatteggiamento di
sostanziale ambivalenza con cui ciascuna delle due parti guarda allaltra.
Ci troviamo infatti di fronte ad una assai interessante oscillazione tra
unorgogliosa presa di distanza (che viene anche ad essere, per
converso, una definizione dellidentit culturale di ciascuna parte) e una
tensione conoscitiva, uno sforzo di comprendere una realt totalmente
altra da s. Sul versante greco, che rappresenta loggetto della nostra
indagine, questultimo aspetto si esplica soprattutto in una forte attrazione
verso le forme di potere assoluto proprie delle realt orientali. Esse
vengono cos a costituire per i Greci materia di una profonda ed assai
feconda riflessione, che inevitabilmente coinvolge in maniera decisiva la
sfera delletica.
Perci si ritenuto opportuno dedicare particolare attenzione, allinterno
di unottica comparativistica, a temi quali il rapporto tra individuo e potere,
limpianto ideologico alla base della vita comunitaria, la complessa
relazione che lega la dimensione pubblica e la dimensione privata
dellesistenza di chi detiene il potere, la coltre di simboli che circonda la
regalit ed infine il problema della discendenza, come proiezione nel
futuro di un individuo chiamato a reggere le sorti di una collettivit. Si
tratta evidentemente di questioni molto vaste e complesse ognuna delle
quali pu costituire, e di fatto costituisce, argomento per un filone di studi
autonomo. Il lettore tenga dunque a mente che nel presente lavoro non si
in alcun modo inteso raggiungere una, peraltro impossibile, esaustivit
riguardo alle succitate problematiche, bens fornire una opportuna
contestualizzazione per un argomento che altrimenti rischia di apparire, a
mio giudizio, troppo isolato e circoscritto. Fatta salva la specificit delle
considerazioni erodotee sulla regalit, con particolare riferimento al
modello orientale, specificit alla quale si tra laltro cercato di dare
III
ampio risalto, ritengo non si possa prescindere dal tentativo di inserire
largomento prescelto allinterno del divenire della tradizione storica,
letteraria e culturale propria del mondo greco antico. In questottica
devono essere letti i riferimenti, talvolta anche assai ampi, a realt non
direttamente concernenti lopera erodotea, ma che possono comunque
offrire alcuni interessanti spunti per definire, talvolta anche a dispetto di
una notevole distanza cronologica, il contesto ideologico culturale in cui
lanalisi delle considerazioni dello storico di Alicarnasso dovrebbe essere
inquadrata. il caso, ad esempio, delle cospicue digressioni (per lo pi
situate nelle note al testo, con le quali si voluto fornire al lettore vari
spunti per un eventuale successivo approfondimento) riguardanti alcuni
aspetti particolari di momenti assai rappresentativi della tragedia attica,
che si pu certamente considerare uno dei luoghi di riflessione privilegiati,
allinterno del mondo greco, proprio per quanto riguarda il rapporto tra
etica e politica. Inoltre, per dare maggiore forza alle nostre
argomentazioni e, nel contempo, per offrire al lettore un contatto diretto
con il testo greco, che risulta a volte, di per se stesso, assai pi
illuminante delle pi acute osservazioni degli studiosi moderni, sono state
inserite ampie citazioni dalle opere trattate. Di tali citazioni parso
opportuno fornire anche una traduzione, a cura del sottoscritto (salvo nei
casi in cui si indica altrimenti), per due ragioni principali: in primo luogo si
cercato, attraverso la versione in lingua italiana delle parti citate il pi
possibile aderente alloriginale, di estendere il succitato contatto con le
parti di testi classici riportati nel presente anche a quei lettori che non
conoscessero la lingua greca antica, in secondo luogo ci parso
conveniente evidenziare od esplicitare (anche da un punto di vista
grafico) alcuni termini o sintagmi dotati di particolare rilevanza semantica
ai fini del nostro discorso. La decisione di non proporre un utilizzo
meramente esplicativo dellapparato di annotazioni al testo e di fare di
questultimo anche uno spazio dedicato ad alcuni spunti di riflessione
IV
aggiuntiva, spunti che, lo ribadiamo, non possono in alcun modo essere
sviluppati con completezza in quella sede, dunque il frutto di una
consapevole scelta metodologica.
Venendo ora ad una breve illustrazione della struttura di questo studio,
possibile affermare che esso si presenta diviso sostanzialmente in due
parti. La prima presenta un carattere essenzialmente teoretico, mirando
alla definizione dei principali temi afferenti alla regalit, pur con costante
attenzione ad alcuni dei pi significativi passi che la tradizione letteraria
greca offre in proposito, mentre la seconda si propone di mostrare come i
principi generali enunciati in precedenza vengano modulati ed adattati
alla vicenda di due figure di uo. greci che possono essere
annoverate tra quelle pi rappresentative di questa categoria: Policrate di
Samo e Periandro di Corinto. Nella prima parte ci si soffermati
soprattutto sulla peculiarit del processo di trasformazione e di
adattamento che lega il modello della regalit orientale, ed in particolare
achemenide, intesa nella sua forma originaria, e gli esiti cui essa d luogo
allinterno del mondo greco. Come sempre accade quando si assiste alla
trasposizione di un modello dalla realt in cui esso stato plasmato in
una realt altra, tale modello si arricchisce inevitabilmente di molteplici
componenti nuove che rappresentano il contributo apportato dal
destinatario di questa traductio. Ogniqualvolta, infatti, una civilt si apre
ad apporti culturali esterni a s, si trova necessariamente ad incidere su
di essi. Ci che colpisce, nel caso dei Greci, la straordinaria
consapevolezza di tale dinamica che Erodoto mostra di possedere.
Proprio allo scopo di rendere lidea della presenza di diversi momenti
dialettici nellambito del processo di transizione cui si fatto riferimento,
dopo un capitolo introduttivo volto a tematizzare in maniera sintetica ma,
speriamo, efficace, la problematicit del modello achemenide, abbiamo
stabilito di assumere, come punto di partenza della nostra indagine, la
definizione di tale modello. In questa fase del nostro lavoro ci siamo
V
soffermati a lungo sulle forme di espressione della regalit orientale che
rivestono esse stesse, senza dubbio, una notevolissima rilevanza
semantica in rapporto ai contenuti che veicolano. Da qui siamo poi
passati a tentare di far luce su alcuni risvolti di un rapporto che rimane in
realt a tuttoggi piuttosto oscuro, aspetto questo che, peraltro,
contribuisce non poco al suo fascino: quello intercorrente tra etica e
potere. Un punto di riferimento irrinunciabile ci sembrato, come gi
accennato in precedenza, essere costituito, accanto allopera stessa dello
storiografo di Alicarnasso, dalla tragedia attica. La ragione principale per
la quale tale genere letterario suscita il nostro interesse in questa sede
risiede nel fatto che esso, portando sulla scena realt distanti nel tempo o
nello spazio, le rende necessariamente oggetto di riflessione da parte
della collettivit cui si rivolge.
Il punto di raccordo tra la prima e la seconda parte costituito da un
capitolo dedicato allindividuazione di alcuni aspetti caratterizzanti la
figura topica del uo-, quale possibile ricavare dalla collazione di
elementi desunti da modelli della tradizione orientale e di tratti
squisitamente afferenti al mondo greco. Particolare rilievo stato
attribuito alle numerose affinit riscontrabili tra la figura del uo- e
lideale eroico plasmato dal mito. Un prezioso punto di riferimento,
relativamente a questo aspetto, stato rappresentato, nella realizzazione
del presente lavoro, dal saggio di Carmine Catenacci dal titolo Il tiranno
e leroe.
Nel delineare il ritratto della categoria umana costituita dal sovrano
assoluto, si scelta una chiave di lettura focalizzata soprattutto sulle
valenze provvidenzialistiche delle quali spesso si carica la sua ascesa,
sul carattere anomalo del suo ruolo allinterno della collettivit e infine
sulleccezionalit delle doti personali che egli deve possedere per
conquistare e mantenere il potere.
VI
Per quanto riguarda invece le figure da noi prescelte per esemplificare
concretamente come tali tratti generali trovino attuazione nelle Historiae,
si ritenuto opportuno giustapporre lanalisi dei due personaggi piuttosto
che trattarli separatamente, allo scopo di mostrare come, nonostante la
specificit di ciascuno, le vicende dei due sovrani possano in qualche
modo essere poste in relazione nel quadro dellampio discorso erodoteo
sulla regalit. Risulta inoltre doveroso precisare come, anche nella
sezione loro esplicitamente dedicata, la nostra attenzione non abbia
avuto come oggetto privilegiato la ricostruzione della figura dei due tiranni
nella loro dimensione storica e letteraria, bens il ruolo da essi svolto nel
quadro della riflessione erodotea sulla regalit. Alla luce di ci si spiega lo
spazio notevole intenzionalmente dedicato al confronto tra lesperienza
politica ed umana di Policrate e di Periandro da una parte e situazioni e
personaggi propri, ancora una volta, della realt orientale, (cui pure
riservata la prima sezione del nostro studio), dallaltra. Si inoltre scelto
di integrare il ritratto dei uo. quale viene fornito dalle Storie di
Erodoto alla luce di informazioni desunte da altre fonti (ad esempio il
Papiro 1740 di Heidelberg nel caso di Policrate, la Vita Philosophorum di
Diogene Laerzio e la sezione nota come ll banchetto dei Sette Sapienti
dei Moralia di Plutarco nel caso di Periandro) che consentono di
precisarne meglio loperato in funzione del nostro discorso.
Una grande rilevanza riveste, nel quadro dellanalisi qui proposta, il tema
della ricchezza materiale (v`u-) in quanto realt inscindibilmente
legata al potere, inteso soprattutto nel suo rapporto con lindividuo che lo
esercita. Essa infatti nel contempo, come cercheremo di dimostrare,
una delle principali fonti del prestigio di cui il tiranno gode e la sua pi
immediata manifestazione tangibile. La ricchezza concepita come
componente dominante dellesistenza del sovrano assoluto costituisce
lunico effettivo punto di contatto tra due figure altrimenti affatto diverse
tra loro che per, nonostante questa diversit, o forse proprio in virt di
VII
essa, sembrano integrarsi assai bene fra loro, nel momento in cui le si
consideri, come si cercato di fare nel presente studio, non tanto, lo
ribadiamo, come ritratti fine a se stessi, bens quali casi emblematici di
una realt pi ampia.
Non esiste dunque una netta cesura tra la prima e la seconda parte: esse
sono state infatti concepite come strettamente complementari, allinterno
di un disegno unitario attraverso il quale speriamo di aver compiuto
qualche passo in avanti relativamente allinterpretazione delle affascinanti
riflessioni erodotee sulla regalit.


1

Capitolo primo

La regalit orientale: un modello problematico da
reinterpretare.


Uno degli aspetti pi controversi delletica greca, fin dalle sue origini,
senza dubbio rappresentato dalla posizione assai complessa che essa
assume nei confronti della concezione della sovranit che si manifesta
nelle forme di organizzazione politica delle antiche civilt medio-orientali.
Occorre infatti ricordare, per quanto ovvia possa apparire tale
affermazione, che il processo di definizione dellidentit culturale di un
popolo non pu in alcun modo prescindere dal contesto ambientale
(inteso sia in senso geografico sia in senso antropologico, con tutte le
implicazioni che tale termine presenta) nel quale esso ha luogo.
Applicando ora tale principio generale allambito di nostro interesse,
risulta assai significativa laffermazione della studiosa inglese Edith Hall,
la quale nel suo studio Inventing the Barbarian
1
, rileva come il mondo
greco, in ogni fase del suo sviluppo, individui e affermi i propri caratteri
distintivi, riconoscendoli come propri, attraverso un continuo confronto
dialettico, assai fecondo in ogni ambito dellattivit intellettuale, con una
realt percepita come altra rispetto a s. Edith Hall si riferisce a questo
concetto per spiegare le modalit di costruzione delle figure non greche in
ambito letterario e drammaturgico, ma esso risulta, a mio giudizio,
pertinente allopera erodotea sotto molti aspetti. Essa infatti, come noto,

1
E. Hall, Inventing the Barbarian, Clarendon, Oxford 1989, pp.3-9.
2
sfugge ai rigidi parametri di obiettivit e rigore scientifico nella
ricostruzione degli avvenimenti, entro i quali venuto successivamente
codificandosi il genere storiografico (cfr. i vo,oo tucididei) e presenta,
al contrario, notevoli elementi di teatralit e di narrazione letteraria. A
questo proposito, risulta assai interessante notare come tali aspetti
divengano, nelle sapienti mani dello storiografo di Alicarnasso, raffinati
strumenti per delineare la propria particolare percezione del rapporto del
mondo ellenico con lalterit, rapporto di cui egli si mostra ben
consapevole fin dal proemio dellopera
2
; colpisce infatti in questa sede
lefficace utilizzo di due termini chiave, . 3o3o. versus .
|``:-, ad indicare non tanto una polare opposizione, come in altri
contesti indicati da Edith Hall, quanto un rapporto dialettico tra due realt
egualmente degne di nota, in quanto produttrici di imprese grandi e
mirabili.
Erodoto dunque tematizza, fin dal principio della sua opera, il problema
del rapporto tra il mondo greco ed una realt altra la cui definizione
travalica laspetto meramente linguistico, cui si riferiva originariamente
lappellativo 3o3o., come criterio discriminante tra grecit e mondo ad
essa estraneo, per assumere (come altrove nel V secolo a.C.) un
significato culturale, nel senso pi ampio del termine. Da quanto si
finora detto, risulta dunque evidente nellopera erodotea una forte volont
comparativa, che trova espressione in una narrazione caratterizzata da
un marcato sapore epico (cfr. lespressione :,o :,o`o : -o.
).oco ) e da unonnipresente istanza etica, volta allindividuazione dei
principi universali che regolano le vicende umane.

2
Hdt., Praefatio
3
In aggiunta a ci, utile ricordare limportanza, sottolineata da
Immerwahr
3
, degli aspetti formali nel delineare la percezione del divenire
storico da parte dellautore. Lo studioso americano riferisce infatti il
concetto di universalit non tanto alla materia oggetto dellindagine
storiografica di Erodoto, quanto piuttosto al punto di vista assunto
dallautore. La scena delle Historiae, ed in particolare del libro III, sul
quale focalizzato il presente lavoro, dominata, secondo il critico, da
figure di straordinaria complessit, le cui vicende personali si intrecciano
costantemente con il divenire degli eventi storici. Perci i gangli vitali
dellopera erodotea sono individuati da Immerwahr nelle connessioni che
legano tra loro i diversi `,., i quali verrebbero cos a formare un
quadro sostanzialmente unitario della storia dellumanit.
Volgendo ora lattenzione alle figure messe in scena dallo storiografo di
Alicarnasso, risultano evidenti non pochi elementi di quella teatralit cui si
accennato in precedenza. Sebbene infatti, a buon diritto, siano state
avanzate da pi parti forti riserve sulla legittimit di enfatizzare, come
pure hanno fatto, in modi diversi, vari studiosi, la dimensione tragica dei
personaggi erodotei
4
, non si pu, a mio avviso, negare la maestria (non
priva di influenze drammatiche) con la quale Erodoto costruisce i ritratti
dei propri personaggi; essi assumono infatti una notevole corporeit,
divenendo veri e propri modelli etici di straordinaria complessit. Tra

3
H.R. Immerwahr, Form and Thought in Herodotus, Press of Western Reserve
University, Cleveland, Ohio 1966, pp.149 sgg.
4
Propensi ad attribuire una dimensione drammatica ai personaggi erodotei sono
Balcer (cfr. J.M. Balcer, Herodotus & Bisitun. Problems in Ancient Persian
Historiography. Historia. Einzelschriften, Wiesbaden Stuttgart 1987, pp. 14-18
[ Introduction ]) e Edith Hall (cfr. Hall., op.cit., passim). Decisamente contrario a tale
posizione invece ad esempio Waters (cfr. K.H. Waters, Herodotos on Tyrants and
Despots. A Study in Objectivity, Historia. Einzelschriften, Wiesbaden 1971, pp.46-47).
Lo studioso ritiene infatti che i personaggi erodotei, pur con le loro caratteristiche
individuali cos efficacemente delineate, fungano pur sempre da attori di un divenire
storico che resta oggetto privilegiato della narrazione erodotea.
4
queste spiccano certamente i ritratti di celebri monarchi assoluti orientali
e in particolare quelli dedicati agli esponenti della dinastia achemenide,
cui vengono accostate (soprattutto nel libro III) alcune personalit
fortemente carismatiche collocate allinterno del mondo greco, il cui ruolo
politico, come nota acutamente Carmine Catenacci
5
, pu essere visto
come una sorta di trasposizione allinterno della Grecit dei modelli di
regalit orientale, rielaborati secondo i valori costituenti letica greca. Tali
figure sono denominate uo., termine che in origine non ha affatto la
connotazione negativa che presentano i suoi esiti nelle lingue europee
moderne, ma indica semplicemente l esercizio di un potere assoluto.
In effetti, la concezione della regalit rappresenta un terreno di indagine
nel quale risulta evidente il rapporto dialettico che il pensiero etico-politico
dei Greci instaura con forme di gestione del potere che, almeno in
apparenza, risultano polarmente antitetiche ad esso. Si avr modo di
constatare ampiamente in seguito che in realt questa opposizione non
affatto cos radicale come pu sembrare a prima vista. Per il momento
limitiamoci tuttavia a rilevare come le figure di sovrani che incontriamo, in
particolare nel libro III delle Historiae, presentino un primo tratto comune
nel fatto di trovarsi a dover amministrare un potere immenso, che si
caratterizza per la sua assolutezza e per la mancanza di referenti
allinterno della sfera umana e che trova dunque nella divinit lunico
implacabile ed inflessibile principio regolatore.
Certamente un potere di questo genere rappresenta una significativa
materializzazione del concetto di alterit agli occhi di gran parte dei Greci
del V secolo, il periodo di massima fioritura delle conquiste sociali e
politiche della democrazia di matrice Ateniese. Tale alterit per, come
senza dubbio Erodoto sapeva bene, suscita da sempre nel mondo greco,
accanto ad unorgogliosa presa di distanza (che si traduce per contrasto,

5
C. Catenacci, Il tiranno e leroe, Mondadori, Milano 1966, p.70
5
come si visto, nella definizione da parte degli Elleni della propria identit
culturale), anche una fortissima attrazione. Catenacci ricorre ad una
formulazione assai efficace di tale concetto definendo la uo.- come
un sogno proibito dei Greci, costantemente nascosto in un angolo del
corpo sociale
6
. In effetti, un potere incondizionato costituiva senza dubbio
una tentazione notevole per gli uomini greci ambiziosi e capaci, come
testimonia il celebre frammento di Solone, dove egli dichiara con orgoglio
di non essersi lasciato sedurre dalle lusinghe della uo.-, pensando
in primo luogo al benessere della collettivit e guadagnandosi cosi il
rispetto e lammirazione dei suoi concittadini
7
. Nemmeno gli uomini
comuni sono per immuni dal fascino del potere assoluto e, a sostegno di
questa affermazione, possibile citare in particolare il celebre frammento
archilocheo in cui il falegname Carone, persona loquens del poeta,
dichiara che non gli importa nulla di Gige, definito v`uuc-,
(aggettivo di straordinaria efficacia al fine di rendere lidea della sua
leggendaria ricchezza), n di una grande uo.-

.
Unanalisi approfondita di questo frammento, come di quello soloniano,
porterebbe troppo lontano; ci che importa rilevare, nellambito della
presente indagine, il fatto che tale frammento rimanda implicitamente
ad un diffuso atteggiamento mentale improntato ad una notevole
attrazione nei confronti della tirannide, atteggiamento dal quale il poeta di
Paro prende orgogliosamente le distanze.

6
Ivi, pp.1-2
7
Corpus Solonianum, in IEG, a cura di West M.L., Clarendon, Oxford 1971-72, fr.33.
Nel frammento citato, che risulta complementare a numerosi altri (ad es. fr.36), Solone
intende legittimare la propria opera di legislatore, mostrando come la sua azione
politica sia stata ispirata alla pi ferrea integrit morale e ai principi di giustizia e
equilibrio. Concetti questi che negli scritti soloniani assumono una marcata
connotazione sociale.
8
Archilochus, edidit I. Tarditi, Romae in Aedibus Athenaei 1968, fr.22
6
Tornando ora alle Historiae, possibile affermare che in Erodoto si
riflette appieno questo approccio ambivalente nei confronti della uo.-,
che, nel caso dello storico di Alicarnasso, pu trovare una spiegazione,
oltre che nella sua concezione etico-politica, anche in un rilevante dato
biografico che lo riguarda. Non si deve infatti dimenticare che Erodoto
nasce suddito dellimpero persiano, fatto questo che rende ragione, se
non altro, della sua evidente familiarit con le forme di manifestazione
della regalit orientale, nonch con le sue modalit espressive,
nellambito delle quali occupa un posto di rilievo la lettera. Tali modalit
svolgono infatti un ruolo di primissimo piano nella creazione di quella
coloritura marcatamente orientale che caratterizza gli esempi del genere
epistolografico nella prosa erodotea. Ci implica dunque una notevole
apertura dellautore verso alcune formae mentis, proprie di quel mondo,
aspetto questo che si ricollega alla tesi, pur molto discussa, secondo la
quale lintento originario di Erodoto sarebbe stato quello di comporre dei
l:c.-o

. Evitando di addentrarci troppo in questo spinoso dibattito, sar


sufficiente ricordare che, comunque stiano le cose, il dato che interessa
in questa sede il fatto che la tipologia testuale della lettera, nellambito
della letteratura greca e, pi nello specifico, nellopera erodotea,
frequentemente associata a figure dallo straordinario potere che
esprimono una volont ineluttabile. Oltre alle lettere vere e proprie (o
3.3`.o questa valutazione pu essere estesa anche alle numerose
ambascerie che i vari sovrani (soprattutto Achemenidi) inviano nel corso
della narrazione erodotea. Gli stilemi impiegati allinterno dellepistola

9
De Sanctis cita, come possibile prova a sostegno di questa ipotesi, la presenza del
cosiddetto `,- egizio nel II libro delle Historiae, presenza che, altrimenti, non
troverebbe alcuna spiegazione. Questa tesi invece decisamente rigettata da Van den
Hout (cfr. M. van den Hout, Studies in Early Greek Letter-Writing, in Mnemosyne IV, 2
(1949), pp.19-33; 138-152), che ritiene improbabile che Erodoto trasporti allinterno del
protocollo epistolare elementi desunti da fonti persiane dirette, per creare fictiones
letterarie quali la celebre lettera di Amasi a Policrate. (Cfr. infra, pp.66-67)
7
regale rappresentano infatti una mimesi delle modalit di manifestazione
orale della volont del sovrano, come testimonia il ricorrere di formule
quali :..o c: 3oc.`:u-, :..o c: () ::cv-.
Alla luce di tali considerazioni si coglie dunque agevolmente la centralit
della parola del monarca quale elemento cardine intorno a cui si
costituisce tutto il multiforme impianto ideologico alla base della regalit
achemenide. Si tratta di una costruzione intellettuale di estrema
raffinatezza, nella quale si realizza una straordinaria sinergia tra il
messaggio che si intende trasmettere e la forma espressiva della quale lo
si riveste; essa fonda la sua efficacia soprattutto sul sapiente impiego di
un linguaggio fortemente evocativo, connotato in senso simbolico.
proprio su questo terreno che, come vedremo, il processo di
rielaborazione dei modelli di regalit orientale da parte dei Greci
raggiunge il culmine del suo fascino.
8

Capitolo secondo

La definizione del modello regale achemenide e
delle sue forme di espressione


La concezione della lettera come veicolo della parola del sovrano induce
ad indagare la natura di questultima con particolare riferimento agli
esponenti della dinastia degli Achemenidi, cui Erodoto dedica particolare
attenzione nel libro III.
La caratteristica principale del potere del Gran Re, secondo la
concezione della regalit che emerge nitidamente dalla collazione delle
iscrizioni risalenti allepoca di Dario approfonditamente analizzate, tra gli
altri, da studiosi come Briant, Lecoq, Balcer e Cook
1
e secondo la
testimonianza stessa di Erodoto, consiste nel suo essere espressione di
una verit assoluta e trascendente, nella quale tale parola si sostanzia.
Essa diviene dunque, in virt di questa sua natura, il principio
essenziante di un -c- inviolabile in quanto voluto dalla divinit, che
opera nel mondo attraverso la parola del Gran Re, in virt del rapporto
privilegiato che questultimo instaura con essa. Il sovrano achemenide

1
P. Briant, Histoire de lEmpire perse, Fayard, Paris 1996
P. Briant, I Persiani e limpero di Dario, trad. it., Electa/Gallimard, Torino 1995
Les inscriptions de la Perse achmnide, a cura di P. Lecoq, Gallimard, Paris 1997
J.M. Balcer, Herodotus & Bisitun. Problems in Ancient Persian Historiography,
Historia. Einzelschriften, Wiesbaden Stuttgart 1987, pp.11- 49
Cook J.M., The Persian Empire, J.M. Dent & sons, London-Melbourne-Toronto 1983.
9
diviene dunque leletto di Ahura Mazda (somma divinit benefica nella
dottrina di Zoroastro, fatta propria, almeno come religione di Stato, dagli
Achemenidi)
2
, scelto in virt delle sue qualit personali, sia fisiche che
morali, per guidare il popolo nel segno della Verit. Tale Verit deve
essere gelosamente custodita allinterno della famiglia reale, secondo un
ferreo principio dinastico.
La parola del re la sola dotata di legittimit nella sua straordinaria
facolt di incidere profondamente su ogni aspetto della vita del popolo,
orientandolo costantemente verso ci che giusto; la giustizia infatti si
configura come emanazione concreta e tangibile di quella verit
originaria, di provenienza divina, che ispira le parole del sovrano. Non a
caso, la stragrande maggioranza, se non la totalit, delle iscrizioni
achemenidi riportate dagli studiosi menzionati in precedenza (cfr. nota 1)
si apre con le parole Dice il Gran Re, Dice il re Dario ecc., parole che
intendono garantire lassoluta veridicit del messaggio che segue. A
questo proposito, risulta inoltre assai interessante laffermazione di Briant,
condivisa anche da Gnoli
3
, secondo cui la collocazione della celeberrima
Iscrizione del Behistun (519-518 a.C.) su di unaltissima rupe rende
chiaramente in termini visivo-percettivi lidea di una verit inaccessibile e
trascendente, privilegio esclusivo delleletto che ha fatto incidere quelle
parole.
Tuttavia necessario notare, a questo proposito, come, se da un lato il
contenuto di tale verit appare destinato a rimanere oscuro ai comuni
mortali, anche a causa del contesto ambientale in cui la sua rivelazione

2
qui opportuno richiamare, per inciso, lacceso dibattito, tuttora in corso, per stabilire
se gli Achemenidi fossero effettivamente seguaci dello zoroastrismo o se, al contrario,
se ne servissero solamente come instrumentum regni, al fine di legittimare il proprio
potere (cfr. G. Gnoli, Politica religiosa e concezione della regalit sotto gli Achemenidi,
in Gururajamajarika, Studi in onore di Giuseppe Tucci, I, Istituto Universitario
Orientale, Napoli 1974, pp.23-88).
3
Briant, I Persiani, cit.; Gnoli, op.cit., pp.67-69.
10
situata, la sua presenza tuttavia immediatamente rilevabile da parte di
chiunque si trovi a passare per quel luogo. La sensazione che qui si vuole
trasmettere quella di una verit imperscrutabile posta a dominare e a
regolare dallalto la vita degli uomini ad aeternum.
Da queste considerazioni appare evidente come, in un tale contesto,
qualora un altro si levi a parlare e qualora le sue parole siano in contrasto
con quelle del re, venga introdotto un intollerabile dualismo nel concetto
di Verit (rta, in persiano antico) che produce inevitabilmente un
allontanamento dalla verit stessa in direzione del suo opposto: la
Menzogna (drag, in persiano antico). Essa trova, fra laltro, la propria
incarnazione, allinterno del pantheon iranico, nella divinit malefica
denominata Ahriman, opposta ad Ahura Mazda
4
, alla quale invece il Gran
Re appare sempre associato, anche nelliconografia dei monumenti regali
achemenidi
5
. La Menzogna costituisce, proprio in virt dello
sdoppiamento che essa genera allinterno del principio di Verit (v.
supra), la pi grande minaccia per limpero achemenide, che proprio su
tale principio si regge. Questo il motivo per cui Dario, nel costruire
limmagine della propria regalit, si presenta innanzitutto come il paladino
della Verit, nonch come restauratore dellordine voluto da Ahura
Mazda, restaurazione questa, che viene significativamente fatta
coincidere con la riaffermazione del principio di legittimit dinastica. Molto
probabilmente infatti Dario manipola a proprio favore la genealogia della
famiglia reale per mascherare quella che, da un punto di vista storico, fu
unusurpazione del trono da parte del figlio di Istaspe .
Qualunque sia la verit, risulta evidente, da quanto si detto, come il
concetto di voc.o, alla base della democrazia di matrice ateniese, sia

4
Cfr. Gnoli, op. cit., ivi.
5
Cfr. Briant, I Persiani, cit., pp.18-19 et alibi.
11
assolutamente inconcepibile per il mondo persiano e come da esso ci si
guardi con orrore, quale totale dissoluzione di ogni ordine costituito. A
dimostrazione di ci utile ricordare come, nei Persiani di Eschilo (472
a.C.)
6
, il pi grande timore manifestato dal coro allindomani della
sconfitta di Serse a Salamina (480 a.C.), un durissimo colpo al prestigio
della regalit achemenide, consista nel fatto che ora tutti potranno
:`:u):o 3o:., parlare liberamente (lett. dire parole [o cose]
libere), il che implica necessariamente il venir meno del principio di
sudditanza. Il riscontro tangibile di tale principio si coglie nel tributo che le
popolazioni sottomesse versano al Gran Re e la cui erogazione viene
definita ed istituzionalizzata con precisione nel contesto della riforma
amministrativa attuata da Dario
7
. La comparsa di un pluralismo nel
concetto di verit viene dunque a coincidere con un atto di ribellione
contro il potere centrale, che si manifesta in primo luogo attraverso la
negazione del tributo
8
.
Per quanto riguarda inoltre i complessi rapporti che legano i sudditi al
sovrano, risulta assai importante ricordare come essi siano definiti in
modo molto preciso da un insieme di termini tecnici, afferenti appunto al
rapporto di sudditanza intercorrente tra il Gran Re ed i suoi sottoposti, dei
quali restano attestazioni assai significative nelle missive inviate dalla
Cancelleria Imperiale alle varie province del dominio persiano. Di tali

6
Aesch., Pers., v. 593.
7
Riguardo al tema della negazione del tributo, il riferimento in particolare a: Eschilo, I
Persiani, a cura di L. Belloni, Vita e pensiero, Milano 1994
2
, ad v.593. Per quanto
concerne invece un analisi dettagliata, da un punto di vista storico, della riforma
amministrativa attuata da Dario intorno al 518 a.C., rimandiamo a Briant, Histoire, cit.,
pp.399-487, (in particolare p. 417) e a Cook, op. cit., pp. 70 sgg.
8
Cook rileva che uno dei segnali di rivolta da parte di una provincia dellimpero
consisteva nella battitura autonoma, da parte del satrapo ad essa preposto, di monete
doro. Il conio di queste ultime era infatti considerato un privilegio esclusivo della
regalit. Per le attivit economiche interne e per gli scambi commerciali inter-provinciali
venivano utilizzate invece monete dargento. (Cfr. Cook, op. cit, p.70) .
12
missive Erodoto pare, nonostante le vivaci polemiche riguardo alla
possibilit per lo storico di Alicarnasso di accedere a fonti persiane
dirette
9
, riprodurre abbastanza fedelmente gli schemi, o quantomeno la
coloritura. Torniamo dunque, ancora una volta, alla concezione della
lettera come mezzo di espressione della volont ineluttabile del sovrano.
A questo proposito, risulta utile accennare brevemente ai documenti
storici in nostro possesso, relativamente alla tipologia testuale
dellepistola regale. Tra questi, riveste una particolare rilevanza la Lettera
di Dario a Gadta, analizzata in dettaglio da Laura Boffo
10
. La studiosa
rileva innanzitutto come, nel testo in questione, sia agevolmente
riconoscibile una consuetudine tipica dei sovrani achemenidi, cio quella
di effettuare, nel momento in cui si trovano a dover giudicare un satrapo,

9
Cfr. supra, p. 7, n. 9
10
L. Boffo, La lettera di Dario a Gadata: i privilegi del tempio di Apollo a Magnesia sul
Meandro, in Bullettino dellIstituto di Diritto Romano Vittorio Scialoja, Terza Serie,
Volume XX, pp.267-303. Il testo della lettera ci pervenuto tramite uniscrizione incisa
su un blocco di marmo, databile allet adrianea (allincirca alla met del II secolo d.C.)
e dunque ad un periodo di molto posteriore a quello cui risale il documento originario.
Proprio per questo ci troviamo di fronte ad un esempio di riutilizzo di un testo
evidentemente considerato assai autorevole dai sacerdoti del tempio di Apollo in
Magnesia sul Meandro, che intendevano rivendicare con esso i propri privilegi nei
confronti dellautorit romana nella regione, collegando tali privilegi ad una figura assai
rilevante come quella di Dario I. In effetti, il testo della lettera, che esprime il rimprovero
da parte del Gran Re nei confronti del satrapo Gadta per aver abusato del proprio
potere sul territorio assegnatogli facendo lavorare per i propri fini personali i giardinieri
sacri del tempio()uu,u- .:u-, testimonia la grande attenzione del sovrano
persiano verso le culture e le credenze religiose dei popoli sottomessi. Riguardo ai
precedenti di questo atteggiamento nella politica achemenide, si veda lEditto di
Ecbatana (riportato nel Libro di Esther) con cui Ciro il Grande consentiva agli Ebrei
assoggettati dai Persiani di tornare in patria e di ricostruire il Tempio di Gerusalemme.
La tolleranza religiosa e una rispettosa attenzione verso le usanze e le credenze di altri
popoli diviene per, soprattutto in Erodoto, una caratteristica della figura di Dario (cfr.
Hdt., III, 38, 4), che tuttavia non appare priva di ombre. Il Gran re sa infatti anche agire
con spietata durezza, qualora delle forme di culto divengano una minaccia per il suo
potere e dunque per la stabilit dellimpero (come dimostra la triste sorte del santuario
di Didima, in Asia Minore). Infine, per completare linquadramento del testo, veniamo
ad unannotazione di carattere grammaticale: alcuni elementi morfo-sintattici farebbero
pensare ad una precedente redazione in dialetto ionico, che doveva a sua volta essere
la traduzione di un originale in aramaico, la lingua ufficiale della Cancelleria
dellimpero.
13
una valutazione complessiva del suo operato, tenendo conto sia degli
aspetti positivi che degli aspetti negativi della sua condotta
11
.
Volgendo ora la nostra attenzione specificamente ai termini afferenti alla
regalit e alla sottomissione dei satrapi al sovrano, notiamo che Dario
definisce, in apertura della lettera, il proprio ruolo istituzionale con il
consueto titolo di 3oc.`:u- 3oc.`:.
2
, re dei re, in cui molti studiosi
colgono un retaggio della regalit dei Medi
13
, che prevedeva la gestione
del potere da parte dei sovrani attraverso una complessa rete di rapporti
con una serie di regni vassalli (se ci consentito luso anacronistico del
termine). Dario affianca inoltre alla definizione del proprio ruolo il
patronimico
14
. Gadta viene invece qualificato come :u`-
15
, termine il
cui significato va oltre il semplice principio di sudditanza, venendo ad
indicare la condizione di chi sottomesso, in tutto e per tutto, alla
ineluttabile volont del sovrano. Tale concezione rafforzata anche
dall uso del verbo v:.)o:., nel quale sono ben riconoscibili due
elementi linguistici: la radice v:.)-, che fa riferimento alla sfera
dellobbedienza
16
e la radice o-, afferente a quella del comando e del
potere.

11
Cfr., a questo proposito, anche il passo delle Historiae nel quale Dario ordina la
morte del perfido Orete (Hdt., III, 127, 1-3)
12
Cfr. Boffo, op. cit., p. 267, r. 1
13
Cfr. Gnoli, op. cit., pp. 24-25
14
Alcuni studiosi ritengono tuttavia che il patronimico :cocv:. sia stato aggiunto
in un secondo momento per rendere pi immediatamente comprensibili le circostanze
e i personaggi cui ci riferisce, dato il considerevole lasso temporale che intercorre tra la
redazione originaria del testo e il suo riutilizzo.
15
Nel testo compare il dativo singolare :u`.. Boffo, op. cit., p. 267, r.1)
16
Cfr. diatesi media: v:.)o. - obbedire
14
Un altro tema fondamentale che compare nel testo costituito dal motivo
della o.- regale, la quale insieme un sentimento di gratitudine e di
benevolenza, che spetta a chi soddisfi adeguatamente i desideri del
sovrano e che viene custodita nell.-- regale, pronto per essere
riscosso dallinteressato
17
. Tale disposizione danimo del re si traduce, sul
piano concreto, nellelargizione di immense ricchezze, enfatizzata da
formule, ricorrenti in Erodoto, come o,u -o. uc o)). c.
:.c. ti dar argento e oro senza fine)
18
, o nellassegnazione di titoli e
privilegi particolari. noto, ad esempio, che divenire benefattore
(:u:,:- del re costituiva un traguardo assai ambto
19
.

17
Cfr. [] :.o ouo c. -:.c:o. :,o` o .- : 3oc.`:.- .-.. (Boffo, op.
cit., p. 267, rr. 5-6). Il tema della o.- regale compare spesso anche in Erodoto. Tra i
molti esempi che si potrebbero citare utile ricordare qui quello che si riferisce alla
figura di Policrate di Samo, di cui ci occuperemo in seguito. Si tratta del celebre
episodio in cui un pescatore reca in dono al sovrano un grosso pesce appena pescato
(che si scoprir poi contenere nel ventre lanello di Policrate) e ne riceve in cambio la
o.- del suo signore (Hdt., III, 42). Essa si manifesta in questo caso con un invito a
pranzo: per una figura umile quale il pescatore sedere alla tavola del uo-
costituisce certamente una delle massime ambizioni.
18
In Hdt, III, 140, 4 si legge ad es. [] o . . uc -o. o,u ov`:
:.:...
19
Cfr. Briant, I Persiani, cit. Nel III libro delle Historiae di Erodoto incontriamo due
figure assai significative di benefattori regali, il medico di Crotone Democede e il Samio
Silisonte, fratello di Policrate. Il primo, sul quale opportuno soffermarsi brevemente,
grazie alla sua eccezionale padronanza delle conoscenze scientifiche del suo tempo,
restituisce a Dario lintegrit fisica, che rischiava di essere messa a repentaglio da un
incidente di caccia. Si ricordi, a tal proposito, come, nella definizione dellideale
monarchico achemenide, giocasse un ruolo fondamentale anche il rispetto di precisi
canoni, insieme etici ed estetici, legati appunto alleccellenza dellindividuo investito del
potere regale. In altre parole, ci troviamo di fronte ad una sorta di declinazione
orientale della -o`-o,o).o ellenica. Non certo un caso che nelle testimonianze
iconografiche, secondo una pratica gi in uso nellEgitto dei Faraoni, la figura del
sovrano assumeva dimensioni assai pi imponenti rispetto agli altri personaggi
rappresentati. La grande importanza che Dario attribuiva al fatto di essere o.vu-,
cosa che, fra laltro, egli non osava pi sperare (u:oo :. :`v.o), dimostrato
anche dal fatto che il servo, che accompagna il medico crotoniate a riscuotere la
ricompensa nel padiglione delle mogli del re, lo presenti dicendo che quello era luomo
che aveva restituito la vita al re (3oc.`:. u- :., - ,u o v::.-:, Hdt,
III, 130, 4). Il sovrano achemenide non premia solamente la : di Democede, ma
anche la sua arguzia e la sua prontezza di spirito. La generosit dimostrata da Dario
ha, tuttavia, un prezzo assai elevato agli occhi di un Greco: da monarca assoluto qual
15
Alla o.- regale si oppone la collera del sovrano che si caratterizza per
la sua implacabile violenza: ti dar, se non cambi, prova di un animo
adirato
20
. Il termine greco utilizzato :.-:-, letteralmente che ha
subito uningiustizia/un torto Dalluso di questo termine si evince un
concetto di straordinaria importanza, cio il fatto che il rapporto tra il Gran
Re e i suoi satrapi assuma un carattere marcatamente personale, in tutte
le sue valenze; perci una mancanza commessa dal satrapo equivale ad
uno:.-.o arrecata alla persona del sovrano e, al contrario, un compito
ben svolto si configura come un servigio reso al monarca e, in quanto
tale, viene ricompensato.
Si cos cercato di tracciare un quadro sintetico della concezione della
regalit achemenide, la cui formulazione pi completa ed esplicita
senza dubbio legata alla figura di Dario I. per doveroso ricordare che
essa rappresenta, al di l delle indubbie qualit personali del figlio di
Istspe, il prodotto di una pluralit di apporti culturali. Gnoli sottolinea
infatti la forte presenza di elementi mesopotamici e medi nella
costruzione della figura ideale del sovrano achemenide e presenta la
societ iranica come straordinariamente recettiva in termini culturali e
aperta, dunque, agli influssi provenienti da civilt inizialmente pi
progredite. Le trib iraniche possedevano, allinizio della loro espansione
territoriale, un patrimonio culturale assai modesto, ma esse dettero prova
di una stupefacente capacit di assimilazione e rielaborazione di tutti
quegli elementi necessari alledificazione e alla gestione di un impero
multi-etnico. In questi termini lo studioso spiega anche la tolleranza

, egli considera infatti tutti coloro che gli stanno intorno come un proprio possesso
personale. Proprio questa condizione genera in Democede una profonda insofferenza
che lo porta a pianificare la sua fuga (Cfr. infra, p.117-118). Questo atteggiamento del
sovrano emerge chiaramente quando gli emissari reali che si recano a Crotone per
riportare il medico in Persia definiscono Democede o:o 3oc.`:- :v:
,::, un uomo appartenente al re che fuggito (Hdt., III, 137, 2).
20
Boffo, op. cit., p. 267, rr. 7-8
16
mostrata dagli Achemenidi in ambito religioso nonch il carattere trilingue
delliscrizione del Behistun
21
.
Relativamente a questo aspetto, lindagine di Gnoli si interseca con quella
di Balcer, che, analizzando le tre versioni della suddetta iscrizione (quella
in elamta, quella in neo-babilonese e quella in persiano antico),
sottolinea come nessuna di esse pu verosimilmente definirsi come il
testo originale dal quale sarebbero state tratte le altre due versioni. Il
critico teorizza piuttosto lesistenza di unoriginaria fonte orale
(direttamente collegata alla parola del Gran Re, con tutte le implicazioni
relative alla verit, che abbiamo esaminato in precedenza) il cui
contenuto viene adattato, nelle tre versioni, alla differente mentalit e alle
diverse conoscenze dei popoli cui in ciascun caso ci si rivolge
22
.
Le circostanze contestualmente alle quali liscrizione del Behistun vede la
luce, le sue modalit di realizzazione e i suoi legami con altre famose
iscrizioni risalenti al regno di Dario I rivelano, a prescindere dalla
specificit contingente della vicenda biografica e politica di questo grande
sovrano, un fondamentale principio generale applicabile a tutte le forme
di o.o (fatte salve, ovviamente, le dovute distinzioni): mi riferisco al
fatto che il potere assoluto deve sempre trovare una legittimazione in una
qualche forma di trascendenza. Ci comporta la creazione di un vero e
proprio codice della regalit, fatto di situazioni topiche, di termini dal forte
potere evocativo e gesti rituali, che vengono a creare un modello ideale
del sovrano assoluto capace di adattarsi alle pi diverse realt
23
. Non

21
Cfr. Gnoli, op. cit., pp. 51; 54-56; 67-69.
22
Balcer, op. cit., pp.27-37.
23
Ricordiamo qui, a sostegno di quanto affermato, come Catenacci dichiari che il
termine uo- ha, in epoca arcaica e classica, tanti significati differenti quante sono
le diverse individualit alle quali tale definizione associata (cfr. C. Catenacci, Il
tiranno e leroe, Mondadori, Milano 1966, pp. 1-2).
17
stupisce dunque il fatto che neppure la Grecia rimanga immune dal
fascino esercitato dallidea di un potere privo di vincoli, cos diverso da
quelle immagini di regalit misurata e controllata che i poemi omerici
prima, e la tragedia di Eschilo poi, avevano plasmato nellimmaginario
collettivo dei Greci. Emblematico di ci il mondo dell Iliade, dove, come
ben noto, Agamennone non un oo; con poteri assoluti, ma un
primus inter pares, che gode di un primato donore sugli altri sovrani. Da
questo punto di vista risulta forse ancor pi significativo lAgamennone
eschileo che vive il proprio ruolo di sovrano e di condottiero vittorioso con
grande sobriet e moderazione, guardandosi, come prescritto dalletica
arcaica, da eccessi che possano innalzarlo al di l dei limiti imposti
allessere umano dal -c- stabilito dagli dei
24
.
Altra figura illuminante sotto questo aspetto, restando allinterno della
produzione tragica dellHomericissimus Eschilo, il personaggio di re
Pelasgo nelle Supplici. In relazione a questa figura infatti viene
significativamente stravolta la concezione della lettera (o, pi in generale,
della parola scritta) come mezzo di espressione della insindacabile
volont del sovrano: in questo contesto, termini come :,,:,o:o
v.o;. e soprattutto -o:c)o,.c:o
25
vengono riferite alle decisioni
prese da una assemblea, anzich da un solo uomo. Ci troviamo dunque
al cospetto di un sovrano che risulta responsabile delle sue azioni di
fronte alla collettivit rappresentata sul piano istituzionale dallassemblea.
Questi modelli di regalit moderata e limitata sono, soprattutto nel caso
di Eschilo, il prodotto del sistema di valori alla base dellesperienza

24
Si ricordi, a dimostrazione di ci, che il sovrano argivo si mostra riluttante a
calpestare il prezioso tappeto che Clitemnestra, adulandolo, stende ai suoi piedi. (Cfr.
Aesch., Ag., vv. 914-930; vv. 1114-1129).
25
Cfr. Aesch., Suppl., vv. 942-949 qui palese il riferimento alla c)o,.-, come
elemento che suggella nella sua ineluttabilit, fissandola nella sua forma definitiva, la
volont del sovrano.
18
democratica di matrice ateniese
26
. Non si deve per dimenticare, come
ammonisce Griffith, che la realt politica di Atene non si pu affatto
estendere, a meno che non si compiano pericolose generalizzazioni,
allintero mondo greco, che, al contrario, presenta una situazione di
coesistenza, non priva di elementi di conflittualit, tra diverse forme di
organizzazione politica (basti pensare, ad esempio, alla situazione della
Ionia)
27
. Del resto, afferma lo studioso anglosassone proseguendo nel
suo ragionamento, analizzandone attentamente le istituzioni, si scopre
che lidea di un ordinamento gerarchico (sebbene con modalit
profondamente diverse, come ovvio, rispetto alle realt orientali)
tuttaltro che estranea al sistema democratico ateniese. Questa
affermazione risulta valida fin dalla pi piccola cellula del tessuto sociale
ateniese: la famiglia, che non abbandona mai del tutto limpronta
patriarcale, retaggio dellet arcaica e di un sistema di valori aristocratico,
del quale si notano tracce notevolissime allinterno della societ ateniese.
Il padre continua a svolgere il tradizionale ruolo di -u.- (cio signore,
padrone, arbitro) nei confronti degli altri membri della famiglia.
Nellesercito poi, che altro non che limmagine della comunit in armi,
lapplicazione di un criterio gerarchico diviene ancor pi rigorosa.
Lessenza stessa del sistema democratico ateniese consiste, a ben
guardare, secondo Griffith, nellalternanza tra o:. comandare) e
o:c)o. essere comandati)
28
.

26
Si ricordi, a questo proposito, come gi gli antichi considerassero Eschilo un
educatore della polis, motivo per cui gli viene assegnata la palma della vittoria
nellagone tragico, ambientato nellAde, che lo vede opposto ad Euripide nelle Rane di
Aristofane (Aristoph., Ranae, vv. 1471-1503)
27
M. Griffith, The King and the Eye: The Rule of the Father in Greek Tragedy, PCPhS
44 (1998), p. 22.
28
Ivi, p.25. Lanalisi di tali aspetti istituzionali della realt ateniese si trova soprattutto
alle pp.25-33.
19
Da questi brevi cenni si comprende come lo studioso anglosassone
intenda sottolineare il fatto che, al di l delle idealizzazioni, lAtene del V
secolo a.C., che gi nellantichit era esaltata da pi parti come modello
di organizzazione politica polarmente opposto al dispotismo di matrice
orientale, presentasse di fatto una situazione politica per nulla omogenea.
Si insiste infatti sullidea di una societ contraddittoria, animata da forti
tensioni interne, che a volte si manifestano violentemente in aspri
scontri
29
. Tale contraddittoriet viene messa efficacemente in luce anche
dalla disincantata concezione della realt alla base del teatro euripideo
30
.
Se Eschilo, come osservato in precedenza, pu essere definito come
leducatore della polis, il poeta dalle incrollabili certezze etiche, il
tragediografo originario di Salamina ne sar piuttosto la coscienza critica.

29
Si pensi alla pratica dellostracismo nato come mezzo di epurazione del corpo
sociale, ma che diviene ben presto uno strumento nelle mani di chi detiene il potere per
sbarazzarsi in modo legale dei propri avversari politici.
30
Particolarmente significativo risulta, a tale proposito, il dialogo nelle Supplici
euripidee tra Tseo, vera e propria incarnazione dellideale democratico, nonch altro
illustre esempio di figura regale moderata, e laraldo tebano. (Eur., Suppl., vv. 399-408)
KH. Tiv gh~ tuvranno [...] |:-, - -o:. |o:u )- [] |.
l. : ;. u `,u ,:u:.-, ;::, . uo :)o: u ,o
o:o. :- v- o:-, o`` : `:u):o v `.-. A- : oocc:. :.o:o.c.
: ::. :.ouc.o.c., u. . v`u. :.:u- v`:.c, o``o . v:-
:. .c., AR. Chi il signore di questa terra ?[] le parole di Creonte, che
governa la terra di Cadmo. TE. In modo fallace hai dato inizio al tuo discorso, straniero,
cercando qui un monarca. Il potere non in mano ad un uomo solo, ma la citt
libera. Il popolo sovrano, esercitando a rotazione cariche annuali. Alla ricchezza non
viene attribuito il valore pi grande, bens anche il povero ha uguali diritti. Alcune note
semantico-grammaticali su questo passo: il verbo -o:. va, in realt, oltre il
significato di regnare e indica propriamente il dominio esercitato con la forza (in varie
forme), mentre il verbo o occ:. costantemente legato alla sovranit. Il mitico re di
Atene compie, in questa sede, un elogio in termini teoretici ed astratti del sistema
democratico, ma, di fatto, si scopre non in grado di rispondere in modo convincente
agli interrogativi, dordine pratico e pragmatico, sollevati dal suo interlocutore. La
replica di Tseo si risolve in sostanza in una petitio principii e lagne termina senza
che sia raggiunta una soluzione condivisa dai due contendenti. tuttavia doveroso
ricordare, daltra parte, come Euripide non operi negli anni immediatamente successivi
ai trionfi di Maratona (490 a.C) e di Salamina (480 a.C.); egli nasce infatti proprio nel
480 a.C. e dunque nella sua giovinezza e maturit assiste agli eccessi di un sistema
politico che si andava snaturando rispetto alla sua forma originaria.
20
Lautore infatti si mostra ben consapevole della notevolissima distanza tra
lideale di democrazia, cos come era stato elaborato da coloro che ne
erano stati gli artefici, e i suoi esiti storici, che egli si trovava dinnanzi agli
occhi. Non stupisce dunque che anche ad Atene esistano eminenti figure
che guardano con interesse, se non addirittura con favore, ai modelli
offerti dallOriente
31
.
Un atteggiamento non pregiudiziale nei confronti dellalterit politica si
coglie, a condizione che non se ne legga il testo come mero veicolo di
esaltazione della grandezza di Atene (come pure molti studiosi hanno
fatto, soprattutto in passato), anche nei Persiani di Eschilo. Levento della
battaglia di Salamina (480 a.C.), la cui cruciale importanza nella storia dei
rapporti tra Occidente ed Oriente non si pu negare, viene trattato dal
poeta tragico, che ne fu, doveroso ricordarlo, testimone diretto non con
toni trionfalistici, come potrebbe sembrare a prima vista, ma piuttosto
come esperienza da cui trarre un insegnamento etico universalmente
valido, rivolto a tutta lumanit e, in particolare, al pubblico ateniese.
Il punto di vista che il poeta sceglie in funzione di questo scopo quello
dei Persiani sconfitti. Assai significativa della peculiare ottica in cui la
tragedia si inquadra , in primo luogo, la decisione di ambientare lo
svolgimento del dramma nella citt di Susa, capitale dellimpero
achemenide, che si trova di fronte allo spettro della dissoluzione
dellordine costituito, da sempre paventato, ma che ora si materializza
nella disastrosa sconfitta subita dallesercito persiano e nella regalit
violata di Serse che, nella parte conclusiva della tragedia entra in scena
con le vesti a brandelli, privo degli emblemi del suo rango (come ad
esempio la thiara).

31
Si pensi, ad esempio, a ci che affermer lateniese Senofonte, a cavallo tra V e IV
secolo a.C., laddove egli presenta entusiasticamente limpero fondato da Ciro il Grande
come la miglior forma di governo che si possa immaginare. (cfr. Xenophon, Cyrop.I, 1,
1-4, riportata da Griffith, op. cit., p. 27).
21
In questi elementi si coglie lo sforzo da parte del poeta tragico di capire la
mentalit dei vinti, cui egli concede, malgrado le enormi proporzioni della
sciagura abbattutasi su di loro, una possibilit di riscatto (vv. 787 sgg)
32
:
Asia ed Europa possono coesistere armonicamente, ma non possono
essere unite sotto ununica guida politica, poich ci altererebbe in
maniera inaccettabile il -c- imperscrutabile secondo il quale la
divinit ha strutturato il mondo. Dunque il progetto di Serse di unire con
un ponte le due sponde dellEllesponto visto come un colpevole
tentativo di sovvertire la morfologia naturale della terra, trattando il mare
come fosse uno qualsiasi dei suoi schiavi, da soggiogare alla sua
volont
33
.
L:.:.` di Dario ascrive questo atteggiamento ad un male divino che
ha sconvolto le )::-, ovvero la sede delle facolt razionali delluomo,
del figlio. Dario teorizza dunque una corresponsabilit tra il :o..
34
e
lagire umano nel determinare la catastrofe che si abbattuta sui

32
Cfr. L. Belloni, Lombra di Dario nei Persiani di Eschilo. La regalit degli Achemenidi
e il pubblico di Atene, in Orpheus N.S. III (1982), p.187.
33
-o. v ::u).: -o. v::o.- c)u`o.- v:.3o`. (Eschilo, I
Persiani, a cura di L. Belloni, cit., ad vv. 747-750) e ancora )- ., ):. ::
vo. .: u- :u 3u`.o -o. lc:.:.- -oc:..
34
Di Benedetto, indagando il ruolo della divinit nei Persiani, ne pone assai bene in
evidenza la natura ingannatrice che le viene attribuita, nel momento in cui il coro le
imputa la responsabilit della sciagura che ha colpito limpero achemenide. Una
visione questa di cui lombra di Dario evidenzier in seguito le notevoli aporie. (Cfr. V.
Di Benedetto, Lideologia del potere e la tragedia greca. Ricerche su Eschilo, Einaudi,
Torino 1981, pp. 4-16). Il critico indugia in modo particolare sullimmagine della rete
associata allinganno rilevando come essa sia abbondantemente sfruttata dal poeta di
Eleusi nella narrazione della fine di Agamennone nellomonima tragedia(Aesch.,Ag.,
vv.1382-83), in abbinamento con il verbo co.:. - blandire). In questo modo si
definisce dunque laccecamento di cui vittima luomo, che si presenta sempre come
v.- nei confronti della divinit. In questo caso il termine non indica tanto la
stoltezza, quanto piuttosto la condizione di minorit conoscitiva ed etica che propria
delluomo, quale che sia il suo rango, rispetto alla onniscienza divina.
22
Persiani
35
. Lessere )u- (impetuoso, avventato), tratto caratterizzante
del Serse eschileo, si configura dunque come componente attiva della
sua u 3.- ed il risultato, espresso sul piano dellazione, di un dominio
incondizionato dello )u-.

35
Cfr. G. Paduano, Sui Persiani di Eschilo, problemi di focalizzazione drammatica,
Edizioni dellAteneo & Bizzarri, Roma 1978, pp. 78-79: Lapparente aporia per cui la
divinit apparsa in certi momenti gratuitamente ostile, in altri, senza che ci sia stata
una reale ritrattazione ideologica, si posta come immagine di giustizia, viene
superata in un verso di sconcertante potenza, in cui, senza nascondere del tutto
linevitabile compromesso tra le due soluzioni estreme del determinismo totale e della
responsabilit totale dellindividuo, si tracciano i termini dellagire umano in un mondo
profondamente numinoso [...] . Lo studioso si riferisce qui al v.742: o`` o
cv:u: .- ou-, . ):- cuov:o...
23

Capitolo terzo

Etica e potere nei sovrani orientali tra Erodoto e
la tragedia Attica.


Occorre a questo punto rilevare, ai fini della nostra analisi, come, sia in
Eschilo sia in Erodoto, relativamente alla spedizione di Serse contro la
Grecia, la valutazione etica di tale evento si confronti dialetticamente con
il tema dellespansione territoriale, che rappresenta uno degli aspetti
essenziali della politica dei monarchi orientali. Ci risulta particolarmente
valido nel caso degli Achemenidi.
I doveri fondamentali dei sovrani di questa dinastia, infatti, si possono
sintetizzare in due concetti chiave: ::., vale a dire la capacit di
mantenere il controllo e il possesso dei territori e dei beni ereditati dal
proprio predecessore, e ou;o:., cio ampliare, attraverso la conquista
di nuovi territori, i confini dellimpero. Una vera e propria Schlsselwort in
questo senso costituita dal verbo vc-oo. (lett. impadronirsi in
aggiunta). A dimostrazione del grande valore attribuito nella mentalit
orientale a questi due aspetti delloperato di un sovrano, si pu ricordare
come lunico elemento positivo nel ritratto erodoteo di Cambise, figlio di
Ciro il Grande, ritratto che appare, come noto, improntato a tinte assai
fosche sotto il profilo etico, sia costituito dal fatto che egli ha svolto molto
bene i compiti connaturati al suo ruolo, mantenendo saldamente nelle
proprie mani le conquiste paterne e aggiungendovi lEgitto, che per la
24
Persia rappresentava fra laltro un importantissimo sbocco sul mare
1
.
Queste considerazioni permettono di capire come, nonostante il fatto che
anche Erodoto, come Eschilo, sottolinei pi volte la u 3.- del giovane re,
la spedizione in Grecia e il disastro che ne consegue siano presentati, nel
libro VII delle Historiae, non soltanto come il frutto dellintemperanza di
Serse, ma anche, e soprattutto, quale prodotto di un meccanismo
intrinseco alla natura stessa della regalit achemenide. Lelemento
cardine della logica che Serse segue nellideare e nel proporre la
spedizione ancora una volta lesigenza di legittimare il proprio potere.
Non si deve infatti mai dimenticare che tra gli Achemenidi la successione
non mai un fatto scontato. Serse aveva dovuto confrontarsi con un altro
pretendente al trono, Artobazne, il maggiore dei figli di Dario, nato per
prima che egli divenisse re
2
. Il giovane re percepiva dunque come un suo
preciso dovere il vc- c)o. :uo. l:cc., per dimostrarsi degno
del proprio ruolo non essendo da meno di chi lo aveva preceduto.
Sullonda del suo ardore giovanile, Serse arriva ad immaginare di
estendere il dominio persiano su tutta la terra, rendendo il suo regno
confinante con quello di Zeus
3
. A questo passo fanno riferimento anche
quegli studiosi che sostengono lidea di una sorta di sudditanza
psicologica del figlio di Dario nei confronti del padre, citando, a

1
Si veda, a tal proposito, il giudizio espresso dai notabili persiani in merito alle qualit
di Cambise rispetto al padre Ciro (Hdt., III, 34, 4)
2
Nellambito di tale contesa, Serse aveva potuto contare sullappoggio di due figure
assai influenti a corte: la madre Atossa, che, secondo Erodoto, anche per il fatto di
essere la figlia del fondatore dellimpero, :.: vo -o- (Hdt., VII, 3-4) e il re
Spartano in esilio Demarato. Questultimo aveva consigliato a Serse di insistere sul
fatto che egli era il pi anziano tra i figli di Dario nati dopo che questi era divenuto re e
che perci, secondo una consuetudine valida anche a Sparta, il trono spettava a lui.
(Cfr. R. Granger, The Life of Xerses, AH 22 (1992), p.127)
3
Questa affermazione si basa sulla concezione cosmologica dellepoca, secondo la
quale la Terra era vista come una superficie piatta su cui poggiava la calotta celeste.
25
dimostrazione di questa tesi, diverse iscrizioni risalenti al regno di Serse
4

nelle quali si nota un riuso di formule tratte dalle iscrizioni di Dario
5
.
A tal proposito, risulta assai illuminante il fatto che Serse, per giustificare
la spedizione che si accinge a compiere, faccia riferimento a quella che
egli definisce una vera e propria vocazione allespansionismo,
connaturata al popolo persiano fin dalle sue origini
6
, per volere della
divinit. Subito dopo, il sovrano afferma di non aver introdotto egli stesso
per primo tale linea politica, ma di averla ereditata dai suoi predecessori.
Egli presenta, inoltre, lo scontro tra la Grecia e la Persia come una lotta
per la sopravvivenza tra due mondi e due culture antitetiche che non

4
Cfr. ad es. Les inscriptions de la Perse achmnide, a cura di P. Lecoq, Gallimard,
Paris 1997, inscr. XPf4, p.254.
5
Cfr. H. Sancisi-Weerdenburg, The Personality of Xerses, King of Kings, in Brills
Companion to Herodotus, Brill, Leiden-Boston-Kln 2002, p.580; C. Matsudaira,
Xerses, der Sohn des Dareios, Festschrift Marg 1981, p.294 e, infine M. Mayrhofer,
Xerxes, Knig der Knige, AlmAW 119 (1969), = trad. it. a cura di L. Belloni, Serse,
Re dei Re, in Aevum Antiquum 2 (1989), pp. 5-12. Sebbene questa convinzione
presenti incontestabilmente numerosi elementi di verit, tale aspetto non deve essere
eccessivamente enfatizzato, giacch in realt il reimpiego di formule coniate dai
predecessori una prassi abbastanza comune in ambito regale ed inoltre, nel caso
degli Achemenidi, esso assume un significato particolare perch indice della volont
del sovrano di porsi nel solco di una tradizione inaugurata da autorevoli predecessori.
Tale prassi rappresenta dunque una consapevole appropriazione dei motivi
fondamentali che appartengono ad un vero e proprio repertorio codificato della regalit
(Cfr. supra pp.16-17). Riguardo a questi aspetti rimandiamo a H. Sancisi-
Weerdenburg, Political Concepts in OldPersian Royal Inscriptions, in Anfnge
politischen Denkens in der Antike , herausgegeben von Kurt Raaflaub, Oldenbourg,
Mnchen 1993, pp.145-163.
6
Hdt., VII, 8, o1. Per quanto concerne la natura storico-politica dellespansionismo
achemenide, risulta assai interessante ricordare le considerazioni del Gallotta (B.
Gallotta, Dario e lOccidente prima delle guerre persiane, Cisalpino-La goliardica,
Milano 1980, pp.143-155). Lo studioso afferma che il compito, avvertito come prioritario
dai sovrani achemenidi, di espandere il proprio dominio sia motivato, almeno in parte,
da esigenze di carattere geografico, cio dalla necessit di raggiungere in ogni
direzione i confini naturali del mondo conosciuto. Sia in Erodoto che in Eschilo questo
aspetto viene trasfigurato in una utopistica concezione di dominio universale. Secondo
il Gallotta, per, la concezione etico-cosmologica, in base alla quale il mare costituisce
la materializzazione pi significativa del principio di limite naturale e dunque lelemento
che dovrebbe sancire la dimensione continentale dellimpero persiano e la separazione
tra Europa e Asia, viene di fatto violata in virt di fattori interni ad una logica di potenza.
26
possono coesistere
7
. Ci troviamo qui di fronte ad una visione
diametralmente opposta a quella espressa dallOmbra di Dario nei
Persiani, che individua come unica via di uscita dalla gravissima crisi in
cui la sconfitta di Salamina ha gettato limpero, listituzione di un equilibrio
basato proprio sulla convivenza pacifica e indipendente dei popoli
dellOccidente e di quelli dellOriente.
Non si deve per dimenticare che la capacit di concepire un siffatto
ordine del mondo deriva alla figura di Dario dalla superiore saggezza di
cui egli investito, essendosi ormai lasciato alle spalle la condizione
umana, con le sue pesanti limitazioni conoscitive ed etiche (cfr. supra, n.
34). In effetti, risulta estremamente evidente che la figura di Dario subisce
in Eschilo una forte idealizzazione: di fatto la sua :v.)o.o sulla scena
invocata con un rituale che lo qualifica come partecipe di una natura
divina ed egli pura essenza spirituale, non un individuo in carne ed
ossa
8
. Egli non corrisponde dunque al Dario storico, n al Dario che ci

7
Il giovane sovrano afferma infatti, con tutta lirruenza che lo contraddistingue, che
questo scontro titanico potr concludersi soltanto con la sottomissione di uno dei due
contendenti allaltro; non esiste dunque alcuna via di mezzo. 0u- . :;oo.::.
u:::.c. :uo.- ::. , o``o v.::. vo):. v-:.o. o,. []
,o :c u:: - :)- :c.., Non dunque possibile per nessuno dei due
retrotrecedere, ma la questione : fare o subire. Non esiste via di mezzo nella
contesa. (Hdt., VII, 11, 3-4). Uneco moderna di tale concezione si pu forse ravvisare
nelle parole di Adelchi nellomonima tragedia manzoniana, fatte salve ovviamente le
evidenti differenze presenti nel sistema di valori etici cui ci si riferisce. Leroe
longobardo, nel momento della fine, constata infatti dolorosamente che la storia
costringe gli uomini a fare un torto o a subirlo, indipendentemente dalle loro inclinazioni
etiche. "Ad innocente opra non v': non resta/ Che far torto, o patirlo. Una feroce/
Forza il mondo possiede, e fa nomarsi/ Diritto: [].". Converr qui ricordare che
Mardonio aveva affermato poco prima, concludendo il suo discorso: [] |c. : .
:: ov:.., Non ci sia dunque nulla di intentato!.
8
Cfr. P. Scazzoso, Il rito regale dellevocazione di Dario nei Persiani di Eschilo, in
Dioniso, XV (1952), pp. 287- 95. Malgrado ci, comunque innegabile che Dario abbia
mantenuto intatti, e anzi portato alla loro estrema perfezione, nellatto del passaggio
dalla dimensione umana a quella divina, gli emblemi di una regalit forgiata durante la
sua esperienza terrena. Cfr. M. Anderson, The Imagery of the Persians, G&R 19
(1972), pp.168-170 e B. Alexanderson, Darius in the Persians, in Eranos 65 (1967),
pp.1-3. Lo studioso scandinavo sottolinea, tuttavia, come i dignitari persiani che
formano il Coro attribuiscano al sovrano una saggezza divina, riferendosi anche al
27
viene presentato da Erodoto. La figura di questo grande sovrano, visto
nella sua dimensione terrena ed umana, non fu infatti immune dalla
tipologia di errori compiuti dal figlio, sebbene ne sia stato indubbiamente
penalizzato in misura minore
9
. In Erodoto, dunque, sia la figura di Dario
che quella di Serse vengono delineate tra luci e ombre. I limiti della
capacit di giudizio dei Persiani che vivono nella dimensione umana
evidenziata molto chiaramente dal discorso di Mardonio al consiglio che
precede la spedizione.
Il giovane cugino di Serse, infatti, si dimostra del tutto incapace di
comprendere il modo di agire dei Greci (tanto nelle relazioni diplomatiche,
quanto nelle tattiche impiegate sul campo di battaglia), proprio perch
esso il prodotto di un sistema di valori completamente estraneo alla
mentalit persiana. Questa incapacit di concepire unorganizzazione
politico-istituzionale quale quella che vige nel mondo ellenico propria
anche, nel contesto della tragedia eschilea, del personaggio di Atossa,
che pure pi volte descritta dal Coro dei notabili persiani come una
donna di grande saggezza. La 3oc.`:.o non mostra in alcun modo
disprezzo verso i nemici greci, come invece fa Mardonio, nella sua
giovanile intemperanza, anzi in lei si coglie un grande desiderio di sapere
e di comprendere di quale natura siano i nemici contro i quali suo figlio si
diretto, ma questo suo tentativo deve arrestarsi di fronte ad una alterit

periodo in cui egli era ancora vivo e guidava limpero. Dario viene infatti definito
):c. (Aesch., Pers., v. 654)
9
Basti pensare alla sfortunata spedizione che il figlio di Istaspe intraprese in Scizia
(519 a.C circa). Sulla notevole distanza che separa il Dario storico dalla figura costruita
ad artem da Eschilo, si veda in particolare T. Kauchtschischwili, Aischylos Perser
und Herodot, in Aischylos und Pindar. Studien zu Werk und Nachwirkung, Akademie-
Verlag, Berlin 1981, pp.194-196 e P. Georges, Barbarian Asia and the Greek
Experience. From the Archaic Period to the Age of Xenophon, Johns Hopkins
University Press, Baltimore and London 1994, pp.82-83.
28
troppo grande per poter essere concepita
10
. Lunico capace di superare,
almeno per quanto consentito ad un essere umano, questa visione
limitata e parziale , in Erodoto, lanziano zio di Serse, Artabano. Ci che
lo distingue dagli altri persiani presenti al consiglio e che lo pone al di
sopra di loro sul piano conoscitivo ed etico la grande esperienza da lui
acquisita nel corso della sua lunga vita. Egli ha veduto la potenza dei
Greci nel suo concreto manifestarsi ed ha sperimentato in prima persona
i catastrofici esiti di una spedizione militare avventata (qual era stata
quella di Dario in Scizia). Egli pronuncia dunque un discorso pregno di
contenuti etici e ricco di spunti riguardanti la concezione di regalit
11
; ci
nonostante il suo ruolo, almeno in questa prima fase, appare conforme al
topos del consigliere inascoltato
12
.
Lanziano fratello di Dario pone innanzitutto laccento sullimportanza di
confrontare pareri diversi sul da farsi in modo tale che, valutando con
cura tutti gli aspetti della questione, si possa scegliere la ,. migliore.
Per chiarire meglio questo concetto, Artabano si serve di un efficace
esempio concreto basato su un elemento con il quale la corte ha
certamente grande familiarit: loro; egli afferma infatti che gli esemplari
pi puri del prezioso metallo non si possono distinguere considerandoli in
se stessi, ma solo attraverso il confronto con dellaltro oro (la forma

10
Si veda a questo proposito il serrato dialogo tra la regina e il coro ai vv. 230-244
(Eschilo, I Persiani, a cura di L. Belloni, Vita e pensiero, Milano 1994
2
) con le note e il
commento del curatore a questo passo, di cui riportiamo alcune parti, evidenziando i
termini chiave: 3oc. [] -:. : :-o):.- sapere ):`., . ).`. vu o-
A)o- )oc. .:uc)o. )-; [] 3oc. .:: .- vo:c. ou.-
ajvndroplhvqeia stratou~ [] 3oc. [] v`u- :;o-- :. [] 3oc. v:o
,o ;u`- - o. :.o cerw~n aujtoi~ prevpei \. u:o.- :, co:o.o -o.
):ocv.::- co,o. . 3oc. .- :: v.o. e[ pesti kajpidespovzei stratw/~ Co.
u.- :u`. -:-`o. )-, u: uv -.. 3oc. v.- o u :.:
a[ndra polemivou ejphvluda [].
11
Hdt., VII,10, o1- )3 e Hdt., VII, 15-16
12
Larchetipo di tale figura si trova certamente nel personaggio di Nestore quale ci
appare nel libro I dellIliade.
29
verbale utilizzata, voo.,:, indica, per lesattezza, uno
sfregamento). Risulta inoltre assai interessante il modo in cui Artabano
risolve il problema del rapporto tra le decisioni (o 3u`:uoo) e la
1u (Hdt., VII, 10, d2).
Egli definisce infatti il riflettere bene come :,.c -::-, il cui valore
risulta indipendente dai rivolgimenti della sorte, poich essa non intacca,
pur condizionandone gli esiti, la validit della decisione in s.
Inoltre Artabano, nella seconda parte del suo discorso, quella che egli
tiene durante la notte nelle stanze private di Serse, riprendendo un tema
gi ben attestato nella letteratura Greca
13
, espone con grande efficacia la
dottrina dello ))- ):., secondo la quale la divinit solita abbattere,
colpendoli con il fulmine, coloro che si distinguono (o uv::o) tra
gli esseri viventi e non consente loro di pavoneggiarsi, mentre quelli
piccoli (o c.-o ) non le danno alcun fastidio. Assai interessanti, in
questo senso, risultano il riferimento al mondo naturale, come ambito dal
quale partire per cercare di capire (sempre entro i limiti propri della
condizione umana) il modus operandi della divinit e luso del verbo
-..
14
. Il significato etico di questo discorso viene poi condensato in una
,. di straordinaria incisivit ed efficacia: [] u ,o :o )::.
:,o ):- o`` :.u, [] la divinit infatti non consente che
(alc)un altro pensi in grande che non sia essa stessa
15
. Subito dopo
lanziano zio del sovrano aggiunge che laffrettarsi (: v:.)o.) in ogni
cosa (vo v,o) genera sciagure (c)o`oo), dalle quali sono solite

13
Il riferimento in particolare ad Esiodo, Opere e Giorni.
14
lett. grattare. |.. presenta numerose altre attestazioni nel significato di
infastidire la divinit.
15
Hdt., VII, 10, :-
30
derivare terribili punizioni (:- . .o. :,o`o., ).`:uc.
,.:c)o.).
Inoltre, Artabano dichiara che male insegnare allanima a ricercare
sempre qualcosa di pi di quello che si ha al momento .- -o- :.
:.:oc-:. ,u v`: . :.c)o. o.:. ::. u vo:-.
( Hdt., VII, 16, o2)
16
.
Per quanto riguarda poi pi specificamente il tema della regalit, per
definire la concezione della quale non si pu comunque prescindere dai
preziosi spunti di riflessione offerti da questo personaggio, risulta assai
significativa linsistenza del fratello di Dario sul fatto che, nel malaugurato
caso in cui si debba effettuare la spedizione, il re debba rimanere in
patria. Nellideologia achemenide infatti la presenza fisica del re
garanzia di stabilit e prosperit per limpero. Risulta assai interessante, a
questo proposito, notare come nei Persiani di Eschilo il Coro dei Fedeli
17
,
gli anziani custodi della regalit, principio che trascende le vicende e le
scelte di un singolo individuo, insistano molto, come del resto anche la
stessa Atossa, sul tema dellassenza del sovrano. Suonano dunque assai
pregne di significato le parole della regina o ,o :. ..
::cvu vouc.o, Considero la presenza del sovrano gli occhi della
casa [del palazzo] (v. 169).

16
Si tratta di un principio fondamentale dellEtica Delfica, che costituisce un costante
punto di riferimento per Erodoto nellelaborazione dei contenuti morali delle Historiae.
17
Nel testo greco gli anziani dignitari si definiscono v.co (Aesch., Pers., v.2).
Significativo luso della forma neutra. Luigi Belloni, nel suo commento alla tragedia
eschilea, sottolinea come queste figure siano i 1u`o-:- - custodi) dellImpero, che
sono il simbolo di un passato ora costretto ad accettare un presente diverso, i -o-o
:-o v.256), il v o:`v [], ma aprendosi ad unesperienza dolorosa,
inevitabile, non permettono che un singolo individuo, un sovrano sconfitto, turbi un
cosmo nel quale tutti e sempre devono riconoscersi, poich al di l di ogni umana
iniziativa, sia essa meritevole o indegna, un ordine voluto dal dio, retto dalla giustizia e
innato nella figura del sovrano deve continuare ad esistere. (Eschilo, I Persiani, a cura
di L. Belloni, cit., Introduzione, p. XIII).
31
Concludendo questo lungo, ma necessario excursus sulla figura di
Artabano, possibile affermare che, tra le numerose massime di
saggezza che escono dalla sua bocca, ve ne una che ci consente di
individuare un aspetto fondamentale della figura del uo-.
In Hdt., VII, 16, o si legge infatti: lc :-:., . 3oc.`:u, vo :.
-:-.o., )::. : :u -o. . `:,. co :):`:.
v:.):c)o., Oh re, a mio giudizio cosa identica lessere saggi e il dare
ascolto a chi dice cose utili.
In effetti Serse presenta in Erodoto una personalit molto complessa.
Accanto alla sua indole intemperante e facile allira, troviamo la capacit,
non comune in un uo-, di riconsiderare criticamente le proprie
decisioni, di riconoscere i propri errori e di prestare ascolto ai consigli di
una persona pi anziana di lui, facendo tesoro della sua esperienza
18
.
Inoltre il sovrano dimostra la volont di sottoporre il suo progetto di
invasione della Grecia allopinione dei notabili dellimpero, come egli
stesso dichiara apertis verbis: .o :: .:.3u`::. u. :-:.,
.). v,o :- :c
19
(Hdt., VII, 8, :2.
A questi aspetti della personalit del figlio di Dario fa insistentemente
riferimento K. H. Waters
20
per contestare lopinione di quanti vedono il

18
Del resto il fratello di Dario sottolinea pi volte, seppure con molta modestia, che
proprio in virt della sua maggiore esperienza egli si sente quasi in dovere di
consigliare il giovane re, cercando di porre un freno alla sua giovanile intemperanza.
Questo atteggiamento di Artabano, implicito in tutto il suo discorso, viene formulato in
maniera particolarmente esplicita in Hdt., VII, 16, 32: [] .o c: :,. :.:o;.,
::c. c:u v``.c. v:c3u:- :.. Il lato pi impulsivo della personalit di
Serse, nella narrazione di Erodoto, si manifesta facendo propri alcuni motivi ricorrenti
anche nelletica arcaica di matrice aristocratica. Citiamo, ad esempio, il tema della
vendetta, che si configura come dovere morale dellindividuo di origini illustri affinch i
suoi nemici non ridano (-oo,:`o di lui.
19
.:.3u`: :., prendere le decisioni da s un verbo tipicamente associato
allimmagine di sovrano assoluto.
20
K.H. Waters, Herodotos on Tyrants and Despots. A Study in Objectivity, Historia.
Einzelschriften, Wiesbaden 1971, pp. 65-69.
32
Serse erodoteo in una luce esclusivamente negativa. Il modo in cui
questultimo gestisce il proprio potere regale lo differenzia infatti
nettamente dal personaggio che costituisce lincarnazione pi estrema di
tutti i tratti deteriori della tirannide, cos lucidamente evidenziati a livello
teoretico nellambito del dibattito sulle forme di governo, il cosiddetto
`,- .v`..--, sul quale torneremo in seguito: Cambise, figlio di
Ciro il Grande. In questa figura gli elementi di brutalit, di insensata e
compiaciuta crudelt e di spregio verso le consuetudini e le credenze
religiose di altri popoli, che caratterizzano costantemente il suo agire,
assumono, nellottica erodotea, una marcata connotazione patologica.
Tali comportamenti dissennati, secondo lo storiografo di Alicarnasso, non
possono trovare spiegazione se non nella follia, vista come alterazione
delle )::- (cio delle facolt razionali delluomo), alterazione cui, dopo
luccisione del bue Api, la punizione divina attribuisce un carattere
definitivo ed ineluttabile. Da questo punto in avanti, infatti, la perversa
follia di Cambise si manifesta e si sviluppa lungo una parabola
ascendente di orribili misfatti, dei quali sono vittima in primo luogo i suoi
stessi familiari (il fratello Smerdis e la sorella) e le persone a lui pi vicine
(Pressaspe e Creso).
La componente dominante della personalit di questo sovrano dunque
lira
21
, che esplode violenta ed irrefrenabile ogniqualvolta il suo operato e
le sue decisioni vengano messe in discussione, o, pi precisamente,
ogniqualvolta si tenti di porre dei limiti di carattere etico ai suoi
comportamenti smodati.
Dovendo definire la natura del potere di Cambise, si potrebbe affermare
che esso si alimenta della propria assolutezza, di un prepotente impulso

21
Max Pohlenz rileva come il termine )u.):.- ricorra frequentemente nel testo
erodoteo ed indichi uno stato emotivo nel quale il sovrano non ha pi il controllo di s,
ponendo cos le premesse per lo sviluppo tragico della vicenda.
33
volitivo, che travolge ogni cosa e non ammette restrizioni di alcun genere,
ed caratterizzato da una violenta carica emotiva orientata in senso
distruttivo. Ogni critica mossa al Gran re va infatti ad intaccare, in
maniera inaccettabile ai suoi occhi, limmagine ideale di perfezione etica
ed estetica che egli ha elaborato e che, una volta, aveva trovato
conferma nellelogio di Creso
22
. Fortemente indicativo di ci , ad
esempio, lepisodio dell uccisione del figlio di Pressaspe, personaggio,
questultimo, strettamente legato alla verit della quale egli si far
paladino e martire, tracciando leffettiva linea di successione interna alla
dinastia degli Achemenidi e ristabilendo cos il principio di legittimit
dinastica, violato dallinganno dei Magi.
Tale atto si carica di una valenza sacrale ancora maggiore, poich
scaturisce dalle labbra di un individuo prossimo ad immolarsi nel nome
dellideale che difende e quindi gi proiettato nella sfera dellultraterreno.
Molto eloquente, in questi termini, il conciso, ma assai efficace
commento di Erodoto al gesto del dignitario: l;ocv- : u :.
voo o :-.-
23
u . ::`:uc:, Cos dunque
mor Pressaspe, uomo integerrimo per tutta la durata della sua vita (Hdt.,
III, 75, 3). Nelle sue reazioni impulsive e colme dira alle critiche dei
personaggi che lo circondano, Cambise lascia emergere un altro
elemento fondamentale della sua personalit, che lo rende assimilabile al
modello teorico del uo- elaborato da Catenacci, che fa propria la
tesi di Manfred Mayrhofer
24
, secondo la quale questa figura sottratta al

22
Hdt., III, 34, 5
23
Laggettivo :-.- si carica qui di una straordinaria pregnanza semantica poich
esso esprime una eccezionale integrit morale, che tale, anche e soprattutto, nella
misura in cui pienamente riconosciuta dalla collettivit: risulta infatti evidente il
legame con il verbo :-:.. Il riferimento ancora una volta alletica arcaica di matrice
aristocratica. Non dimentichiamo inoltre che, nellottica erodotea, il legame con la verit
considerato il tratto distintivo del Persiano autentico.
24
Mayrhofer, op. cit. = trad. it. a cura di L. Belloni, cit. p.18.
34
divenire, allevoluzione e non in grado di adeguarsi ai mutamenti della
situazione in cui si trova calato, n di concepire modi di vivere propri di
altre realt. Particolarmente illuminante da questo punto di vista risulta
lepisodio che vede protagonista il figlio di Ciro e il sovrano egizio
Psammenito (Hdt., III, 14-15), di cui Cambise fa umiliare la figlia e
condannare a morte il figlio, il tutto dinnanzi agli occhi del padre.
Questultimo reagisce con estrema dignit e compostezza. Pur colpito da
tale comportamento, reso ancora pi sconcertante, agli occhi di Cambise,
dal fatto che il padre non aveva levato nemmeno un lamento (al contrario
dei notabili egizi che lo affiancavano) alla vista dello scempio perpetrato
ai danni dei propri figli ed era invece scoppiato in lacrime alla vista di uno
v.-
25
, il Gran Re si mostra incapace di tesaurizzare la lezione (o, se
si preferisce, la verit) etica insita in questo episodio. Psammenito
stesso a fornirne esplicitamente la spiegazione: le sue disgrazie familiari
(.-:.o -o-o ) sono troppo grandi perch possano essere oggetto di
piet, mentre la condizione esistenziale dello v.- degna di molte
lacrime. In Erodoto infatti essa diviene immagine della fragilit delle
umane fortune. Questa scena presenta alcune analogie molto
interessanti con la scena dellesecuzione di Creso che Ciro il Grande
aveva in un primo momento ordinato, dopo la presa di Sardi
26
. Secondo

25
Risulta qui di fondamentale importanza ricordare che nella mentalit greca vi una
netta distinzione tra il concetto di v:.o e quello di v.:.o. Il primo designa la
povert intesa come mancanza di mezzi e vissuta con dignit. Il secondo definisce
invece lo stato di pi profonda afflizione dellessere umano. Si veda, a questo
proposito, il frammento 1W. di Callino, vv.14-16, in cui il termine viene attribuito al
cittadino che sia venuto meno al suo dovere di difendere la propria citt. Lo v.-
colui che ha perduto tutto: la propria identit, la patria, ogni legame con la propria stirpe
ed destinato a vagare senza tregua, spinto dal bisogno, odioso a tutti coloro presso i
quali giunga.
26
Il riferimento naturalmente a Hdt., I, 86, 1. Bacchilide, nellEpinicio III (Bacchylidis
carmina cum fragmentis, a cura di B. Snell. e H. Mhler, Teubner, Lipsia 1970),
risalente al 468 a.C circa e dedicato a Ierone di Siracusa, narra invece, ammantandola
di una veste poetica e fiabesca, la fine del sovrano di Lidia, che storicamente sarebbe
morto suicida per non cadere vivo nelle mani del vincitore Ciro. Nel componimento del
35
Erodoto, il sovrano lidio sale sulla pira e pronuncia per tre volte il nome di
Solone, che lo aveva ammonito riguardo alla natura effimera della felicit
legata alla ricchezza materiale
27
. Nel caso di Creso leccessiva fiducia
nella propria grandezza causa della sua rovina, poich produce il fatale
fraintendimento delloracolo relativo allattraversamento del fiume Halys.
Come sottolinea infatti Apollo nel ribattere alle proteste di Creso, solo
colpa della presunzione del sovrano lidio se egli non ha compreso nella
maniera corretta il messaggio contenuto nel responso, che era di fatto
assolutamente veritiero.
Ci che interessa maggiormente sottolineare, ai fini della nostra indagine,
la :o.o del sovrano di Lidia, le cui modalit richiamano il principio
eschileo del vo):. o)-: Creso infatti da altero monarca, totalmente
sicuro della propria potenza, diviene, attraverso lamara esperienza della
sconfitta, consigliere della corte persiana. Ciro dimostra in
quelloccasione la capacit di mutare parere, riflettendo sulla precariet
della condizione umana. In Cambise si ha, invece, un capovolgimento di

poeta di Ceo, troviamo la consueta fusione tra storia e mito, caratteristica del genere
dellepinicio. La vicenda della fine di Creso infatti risolta da un evento soprannaturale,
cio lintervento congiunto di Zeus e di Apollo. Il figlio di Latona ricompensa la pietas
del vecchio re trasportandolo magicamente, insieme alla sua famiglia, tra gli Iperbrei,
un leggendario popolo del nord, che si dice godesse di perpetua felicit.
27
Il saggio greco aveva posto efficacemente in luce il carattere transitorio della
ricchezza materiale e il fatto che luomo sia, per sua natura, esposto ai rivolgimenti
della sorte. Solone giunge ad affermare che luomo tutto accidente (cu)).
Occorre dunque, secondo il sapiente ateniese, attendere la fine della vita di un
individuo, prima di poterlo definire `3.-. L`3- infatti, a differenza del v`u-, che
indica semplicemente la ricchezza materiale e transitoria accumulata dalluomo
durante la sua vita terrena, rappresenta innanzitutto una condizione etica che si fonda
su un rapporto privilegiato con la divinit (Hdt., I, 30, 1 - I, 33, 1. A complemento di tali
affermazioni risulta senza dubbio interessante ricordare il modo in cui Immerwahr
risolve il problema del rapporto tra questi due concetti. Lo studioso afferma infatti che
colui il quale sia v`uc.- superiore agli altri soltanto in ci che rientra nella sfera
umana, mentre l `3.- lo in tutto ci che sfugge al controllo delluomo (H.R.
Immerwahr, Form and Thought in Herodotus, Press of Western Riserve University,
Cleveland, Ohio, 1966, p.158).

36
questo aspetto della mentalit del suo predecessore: egli infatti non solo
non presta ascolto alle parole di un fidato consigliere del padre, che fra
laltro un uomo molto pi anziano di lui, ma gli si rivolge con sprezzante
arroganza, accusandolo apertamente di aver causato la morte di Ciro con
i suoi consigli e tenta addirittura di ucciderlo. Nella trattazione della
vicenda di Creso, proposta dallo storiografo di Alicarnasso, possibile
constatare come, in Erodoto, lesigenza di interpretare in chiave etica gli
eventi esposti sia preponderante rispetto a quella di una rigorosa ed
obiettiva ricostruzione dei fatti. Questo aspetto costituisce senza dubbio
un elemento fondamentale della fictio letteraria che informa le Historiae: i
caratteri oggettivi della storiografia, come lo spazio e il tempo, vengono
spesso sacrificati alla valenza esemplare della stessa, in relazione alla
universalit delle vicende umane. Molti studiosi sintetizzano questa
concezione caratteristica di Erodoto nellefficace formula, verit etica.
A proposito del rapporto tra Cambise e suo padre, come del resto di
quello tra Serse e Dario nei Persiani di Eschilo, Guido Paduano parla di
una drammaturgia della paternit
28
. In effetti il personaggio del figlio di
Ciro risulta per molti aspetti assimilabile ad una figura di eroe tragico,
come sembra confermato dal carattere marcatamente ciclico che la sua
vicenda presenta nella narrazione erodotea: al termine di una vita tutta
improntata alleccesso, che costituisce la condizione esistenziale
connaturata al u o-, come anche alleroe tragico secondo
Catenacci
29
, lo storiografo di Alicarnasso mette infatti in bocca ad un

28
G. Paduano, Drammaturgie della paternit, SIFC s. III, 4 (1986), pp.172-182 .
29
C. Catenacci, Il tiranno e leroe, Mondadori, Milano 1966, pp. 9-12. Lo studioso parla,
a questo proposito, di tragedia del potere, con riferimento soprattutto ai protagonisti
dei drammi sofoclei. Lo studioso, riprendendo una celebre opera di Angelo Brelich (A.
Brelich, Gli eroi greci: un problema storico-religioso, Ateneo, Roma 1958), mette in luce
come la figura delleroe nella letteratura greca e in particolare nella tragedia sia, al di l
di ogni stucchevole idealizzazione, lespressione non di un equilibrio, bens di una
intrinseca contraddittoriet esistenziale.
37
Cambise improvvisamente rinsavito
30
, in punto di morte, una energica ed
appassionata esortazione ai nobili persiani presenti al suo capezzale
affinch recuperino il potere e non permettano che esso ritorni nelle mani
dei Medi. Nei due auguri, opposti tra loro, che Cambise formula nei
confronti dei dignitari, rispettivamente qualora compiano ogni sforzo per
riacquistare il potere e qualora trascurino invece tale compito, si pu
scorgere la prefigurazione dei due volti, anchessi tra loro antitetici, che
limpero potr assumere in seguito alla condotta che i nobili adotteranno.
Relativamente al primo caso, il Gran Re traccia il quadro di una realt che
presenta le caratteristiche tipiche di un regno governato secondo
giustizia, il quale prospera grazie allarmonia esistente tra il sovrano e la
divinit
31
. Particolare enfasi posta sul tema della fecondit, sia negli
animali che negli esseri umani, dellabbondanza e della libert. Prosperit
e libert costituiscono infatti il segno tangibile del rapporto privilegiato tra
il dio e colui che detiene il potere. I loro opposti (o :o. o u.c.,
invece, concorrono a creare limmagine di una realt dominata dal caos e
dal dubbio, che portano con s rovina e sventura
32
. Lassenza di un
sovrano legittimo infatti considerata, soprattutto nellambito
dellideologia achemenide, la pi grande disgrazia che si possa
concepire. Molto eloquente da questo punto di vista , ad esempio, il fatto

30
Erodoto impiega laoristo :c.)c:, composto dalla particella :c., dentro, e dal
verbo ):., che, ovviamente, rimanda alle )::-, cio alla sede delle facolt
razionali delluomo. Una buona resa letterale di tale forma potrebbe dunque essere
rientrato nelle sue facolt mentali, da cui risulta agevole passare a
rinsavito proposto dalla maggior parte delle traduzioni italiane.
31
Tale motivo presente nella letteratura greca gi a partire dall Odissea. Il
riferimento qui in particolare alla descrizione del regno di Eolo (Od. X, vv.1-13) e a
quella dei giardini di Alcinoo (Od. VII, vv.148-172)
32
Una materializzazione assai efficace di tale realt pu essere senza dubbio
individuata nellEdipo Re di Sofocle, in relazione alla pestilenza che colpisce la citt di
Tebe durante il regno di Edipo (Soph., O.T., vv.15-55). Essa altro non che la
manifestazione tangibile dellenorme colpevolezza che, sebbene egli ne sia ancora
inconsapevole, grava sulle spalle del sovrano figlio di Laio.
38
che, nei Persiani di Eschilo, Atossa di fronte al racconto di morte e rovina
del Messaggero si preoccupi prima di tutto di conoscere quale sia stata la
sorte di Serse; le ragioni di questo comportamento vanno ben oltre il
legame affettivo che unisce una madre a suo figlio: finch, infatti, il re
vivo, la sopravvivenza dellimpero non minacciata
33
. A ci si aggiunge il
fatto che, secondo le parole di Atossa precedenti lentrata in scena del
Messaggero, nel caso di un rovescio della sorte, il Gran Re sarebbe
comunque non responsabile nei confronti della citt, u- uv:u)u-
v`:.
34
. Tornando al discorso tenuto da Cambise ai dignitari, risulta
assai interessante notare come in questa circostanza Erodoto metta in
bocca ad un Achemenide una legittimazione della menzogna, aborrita
nelliscrizione del Behistun, qualora questa sia necessaria per garantire la
stabilit dellimpero e il rispetto del principio della continuit dinastica
35
.
Pi avanti nel testo erodoteo, il personaggio di Dario riprender questo
concetto incitando i compagni di ribellione allazione immediata contro i
Magi
36
. Segue il racconto dellattacco contro gli usurpatori riportato con
alcune varianti nella colonne delliscrizione del Behistun. Per motivi di
pertinenza allobiettivo che il presente studio si propone, lasciamo da
parte gli aspetti evenemenziali per concentrarci su quelli pi significativi ai
fini della definizione della figura del uo-.

33
Aesch., Pers, vv.295-301
34
Ivi, v.213
35
[] o``o :.: : `. :uc. ou -co:., :`. ovo.:)o. uv
u:., :. : -o. c)::. :. -o:,oc:., c)::. -oo -o:
ooc.coc)o.. (Hdt., III, 65, 6).
33
|)o ,o . ::. ,:u:- `:,:c)o., `:,:c).. u ,o ouu ,`.:)o, .
: ,:u::. -o. . o`):. :.o:.:. [](Hdt., III, 72, 4).
39

Capitolo quarto

Il uo- tra Oriente e Occidente: elementi
topici della tradizione storico-letteraria e loro
riflessi nellopera erodotea


I capitoli 80-83 del libro III delle Storie rappresentano un mirabile esempio
di fusione tra fictio letteraria e riflessione politica. Una volta abbattuti gli
usurpatori, si pone infatti lo spinoso problema relativo alla forma di
governo pi adatta per assicurare una valida guida al popolo persiano,
dopo averlo liberato da una autorit fondata sullinganno e sulla
menzogna. La prima questione con la quale lo studioso di letteratura e
storia deve confrontarsi, relativamente a questa parte delle Historiae,
riguarda senzaltro la valenza da attribuire al testo erodoteo: esso
esprime il punto di vista dello storiografo, uomo greco del V secolo a.C.,
oppure presenta la riproduzione di formae mentis e di categorie
concettuali proprie del mondo orientale? Il dibattito sulle forme di governo
risulta indubbiamente connaturato al pensiero etico-politico greco e alla
stessa esperienza democratica di matrice ateniese, proprio in virt della
consapevolezza che essa pu giustificare la propria esistenza ed
affermare i propri caratteri distintivi solamente nel quadro di un rapporto
dialettico con realt altre da s
1
. In questo caso, per, ci che colpisce
il fatto che tale riflessione sia calata in un contesto di storia persiana
2
. Ci

1
Cfr.E. Hall, Inventing the Barbarian, Clarendon, Oxford 1989
40
presuppone, secondo molti critici, laccesso da parte di Erodoto a fonti
persiane, ma questa linea interpretativa pone nuovamente tutti gli
interrogativi che abbiamo incontrato riguardo alla natura dellintero Libro
III delle Historiae.
C per un altro elemento che andrebbe tenuto in considerazione: la
straordinaria inclinazione del pensiero greco allelaborazione di modelli
teorici astratti in relazione ad ogni campo del sapere ed in particolare
delletica e di quella sua forma particolare rappresentata, agli occhi dei
Greci, appunto dalla politica. In Oriente, e, nel nostro caso, nella
mentalit achemenide, la creazione di un modello di organizzazione
politica risulta immediatamente connesso con esigenze di ordine pratico
poste dalla gestione dellimpero. Come rileva giustamente Asheri, se ci
limitiamo alle fonti dirette, tutto ci che sappiamo sulla concezione della
regalit achemenide ci stato trasmesso dalle iscrizioni di Dario e
Serse
3
. Di questo materiale Erodoto si serve molto probabilmente, anche
se non ci dato sapere con esattezza in quale misura, per conferire al
dibattito costituzionale da lui presentato quella innegabile coloritura

2
Questo aspetto viene brillantemente discusso da David Asheri, che presenta una
accurata analisi delle ipotesi avanzate da vari studiosi in merito allinterpretazione di
questi problematici capitoli erodotei (D. Asheri, Lideale monarchico di Dario: Erodoto
III 80-82 e DNb Kent, in Aion (arch.) 3 (1996), pp. 99-105).
3
Si tratta di testi che, pur nel loro carattere formulare, conservano una notevole
flessibilit che ne consente il riutilizzo in diverse circostanze . Le stesse differenze tra
le iscrizioni di Dario e quelle di Serse trovano spiegazione in primo luogo in mutamenti
storici allinterno ed allesterno del mondo persiano ( il caso della cosiddetta Iscrizione
contro i Daiva) e in secondo luogo nella diversa personalit del figlio rispetto al padre,
che appare in maniera tuttaltro che trascurabile. Pu risultare interessante, a questo
proposito, visionare anche alcune iscrizioni risalenti al regno di Artaserse II, dove
compaiono per la prima volta, accanto ad Ahura Mazda, i nomi di altre due divinit
iraniche, Mitra ed Anahita(Les inscriptions de la Perse achmnide, a cura di P. Lecoq,
Gallimard, Paris 1997, inscr. A
2
Ha2, p.269; inscr. A
2
Sa2, p.263); Cfr. G. Gnoli, Politica
religiosa e concezione della regalit sotto gli Achemenidi, in Gururajamajarika, Studi
in onore di Giuseppe Tucci, I, Istituto Universitario Orientale, Napoli 1974, pp.23-88 e
A. Pagliaro-A. Bausani, La letteratura persiana, Sansoni/Accademia, Firenze-Milano
1968, (Capitolo I, Let antica).
41
orientale che emerge ancor pi chiaramente dal confronto tra il testo
erodoteo, liscrizione del Behistun e quella posta sulla tomba reale di
Naqsh-i-Rustam. Da un lato risulta quindi interessante notare come la
forma dialogica, che Erodoto sceglie per questo significativo spazio di
riflessione, costituisca un tratto tipico della letteratura greca, che ricorre
spesso a questa modalit di espressione letteraria proprio in relazione ai
trattati etico-politici
4
. Dallaltro, colpisce il fatto che i discorsi pronunciati
da Otne, Megabizo e Dario siano perfettamente adattati alle personalit
dei tre oratori, alle teorie politiche che essi rappresentano ed alle
posizioni morali e pragmatiche che gli stessi esprimono in altre
occasioni
5
.
Otne, il dignitario persiano, che, primo fra tutti, si era adoperato per
restituire al potere centrale quella legittimit che esso aveva perduto,
essendo stato contaminato dalla menzogna, deplora il potere assoluto in
quanto per sua natura arbitrario ed irresponsabile (o:u)u-).
Il ritratto di uo- delineato con grande lucidit da Otne presenta, su
un piano teoretico, tutti i caratteri che abbiamo visto in atto parlando
della figura di Cambise. Il uo- infatti colui che o.o : -.::.
vo.o -o. 3.oo. ,uo.-o- -:.:. : o-.u-
6
. Otne, dunque,

4
Risulta assai significativo, a tal proposito, come nel libro VII lo storiografo di
Alicarnasso metta in bocca al saggio Artabano un giudizio che riflette un modo di
pensare tipico dei Greci: quello secondo cui la valutazione pi corretta che si possa
formulare riguardo ad un determinato modo di agire scaturisce dal confronto tra le
diverse ,.o..
5
Cfr. Asheri, op. cit., p.101.
6
Sovverte le consuetudini dei padri, usa violenza alle donne e uccide senza processo
(lett. coloro che non sono stati giudicati) (Hdt. III, 80, 5). Si tratta di una definizione che
sintetizza perfettamente la personalit di Cambise quale emerge dagli episodi narrati
da Erodoto. Si noti inoltre che qui, come altrove, lo storiografo insiste particolarmente
sul dovere di rispettare le consuetudini, in merito alle quali egli teorizza, in un
famosissimo passo, un atteggiamento ispirato al relativismo (Hdt., III, 38, 1-4). Egli
asserisce infatti che, se si ponessero degli uomini di fronte allinsieme di tutte le usanze
e si chiedesse loro di selezionare le migliori, ciascuno finirebbe per scegliere le proprie.
Questo esempio, unito allepisodio immediatamente successivo ad esso, che vede
42
come antidoto agli eccessi del potere assoluto, incarnati cos bene dal
figlio di Ciro, che pure deteneva un potere del tutto legittimo da un punto
di vista dinastico, prefigura una societ in cui le cariche siano elettive e
vengano assegnate per sorteggio e le decisioni vengano prese in
comune. Nella definizione di tale realt, colpisce lutilizzo, da parte del
dignitario persiano, di termini mutuati da un lessico politico squisitamente
greco e, pi precisamente, di matrice ateniese. La ,. di Otne fa
espressamente riferimento alla .c.
7
quale fondamento della sua
concezione politica ed ammette quindi un pluralismo della parola e della
verit
8
, del tutto inconcepibile, come si visto, nella mentalit orientale e
in particolare in quella achemenide. Egli stigmatizza inoltre efficacemente
il carattere pernicioso e subdolo della uo.-, talmente inebriante da
corrompere, con il suo fascino perverso, anche il pi integerrimo degli
uomini. Spesso infatti, come ricorda lo stesso Catenacci
9
, il tiranno finisce
per essere divorato dalla sua stessa potenza, esercitata in modo
implacabile.
Al parere del figlio di Farnaspe si oppongono due proposte, che
rappresentano due modi diversi di applicare alla vita politica il principio
del governo del migliore, un motivo da sempre presente anchesso nel

protagonisti i rappresentanti dei Greci e quelli degli Indiani Cllati presso la corte di
Dario, dimostra agli occhi dellautore la validit della celeberrima ,. pindarica
secondo cui - [:c. ] vo. 3oc.`:u- (fr. 169 Mhler).
7
In Hdt., III, 80, 6 si legge infatti: l`)- :: o v.o : uo vo.
-o``.c ::., .c., ::u:o :: u. . uo- v.::. u::
vo`. : oo- o:., uv:u)u :: o ::., 3u`:uoo :: voo :-
-. oo)::.. La moltitudine al potere, invece, ha in primo luogo il nome pi bello
di tutti, isonoma, e in secondo luogo non fa nessuna della cose che fa un uomo che
detenga da solo il potere: riveste cariche assegnate in base al sorteggio e esercita un
potere di cui deve rendere conto.
8
Sullo stretto legame esistente tra questi due elementi, parola e verit, cfr. supra,
Cap.II.
9
C. Catenacci, Il tiranno e leroe, Mondadori, Milano 1966.
43
pensiero politico greco. Megabizo propugna infatti una forma di governo
oligarchica in cui le decisioni vengano prese da unassemblea di uomini
sceltissimi, che siano i migliori tra i Persiani. Egli aborre infatti lidea che il
potere sia lasciato nelle mani di un :- o-`oc-, di un popolo
sfrenato, privo, sia sul piano intellettuale sia su quello etico, degli
strumenti necessari per gestire il potere. Ci troviamo, dunque, di fronte ad
una concezione marcatamente elitaria ed aristocratica della politica, che
pone laccento sulla formazione culturale ed etica della classe dirigente
10
.
Confrontando tra loro queste prime due ,.o., colpisce la concezione
radicalmente differente del popolo da parte dei due dignitari persiani:
secondo Otne, esso dovrebbe infatti rappresentare il cuore pulsante
della vita politica, mentre Megabizo lo descrive sostanzialmente come
una massa informe priva di ogni consapevolezza e dunque incapace di

10
Il riferimento a Hdt., III, 81, 1-3. [] .`u ,o o.u u:: :c.
o;u:.: u :: u3.c:. |o.. uou u3. ):u,o- o:o- :-
:u o-`ocu u 3. v:c::. :c. u:o.- ooc:. : ,o :. .
v.::., ,..c-. v.::., . :: u:: ,..c-:. :. -.- ,o o ,..c-., -
u: ::.:o) u: :.:: -o` u:: u: . -., .)::. : :v:c. o
v,oo o:u u, :.o. vo. :.-:`-. Nulla infatti pi sciocco e
insolente di una inetta massa umana. In vero non in alcun modo tollerabile che degli
uomini, sfuggendo alla tracotanza di un sovrano assoluto, vadano a cadere nella
tracotanza di un volgo indisciplinato. Quello infatti [il uo-] se fa una cosa, la fa
con consapevolezza [con cognizione di causa], nellaltro invece [il : - o-`oc-]
non c alcuna consapevolezza. Come potrebbe infatti avere consapevolezza chi non
ha mai imparato e dunque non conosce alcunch di nobile n di conveniente e
sospinge innanzi le faccende in cui si getta senza giudizio, simile ad un fiume in piena.
Una concezione assai simile viene espressa dallaraldo tebano che giunge presso
Teseo in Eur., Suppl., vv. 417-422: A``.- : v.- o :.):u. `,u- ).-
:uo. a]n dh~mo eujquv nein povlin |ov- : o v:-, :. -o. ,:.
oo)-, :,. uv u - o :uo. v- o -. ov3`:v:.. Del resto, come
potrebbe mai il popolo, che non in grado di strutturare correttamente i discorsi,
governare come si deve una citt? Un poveretto che lavora la terra, se anche non
fosse ignorante, non potrebbe, per via del suo lavoro occuparsi di politica. In questo
passo importante rilevare, tra le altre cose, come la capacit oratoria, che implica
ovviamente a sua volta una buona formazione culturale, sia presentata come elemento
imprescindibile del buon governo. Proprio in questo aspetto si coglie, a mio avviso, il
nesso tra la concezione politica di Otne nel testo di Erodoto e quella dellaraldo
tebano nella tragedia euripidea.
44
esprimere una volont politica senza la guida di uomini adeguatamente
preparati.
A questo proposito, risulta assai interessante osservare come Dario (che
prende la parola per terzo) individui prontamente, nella proposta di
Megabizo, il terribile pericolo costituito dallinsorgere di spietati conflitti tra
potenti che si sfidano per la supremazia, agendo sulla scena politica in
funzione dei propri interessi personali. Analizzando il ragionamento di
Dario, risulta assai interessante osservare come il futuro sovrano colga
gi con straordinaria lucidit la minaccia rappresentata dalla coc.-

,
ovvero di quella situazione che si crea qualora vi siano pi pretendenti al
potere assoluto. Secondo il figlio di Istaspe, tali circostanze evolvono
inevitabilmente nella presa di potere da parte di un contendente pi forte
degli altri, che diviene dunque re, ma a prezzo di grandi sacrifici per il
popolo e per il paese. Egli teorizza quindi come necessaria la presenza di
un capo supremo carismatico capace di porre fine, con la propria
autorevolezza, alle lotte tra grandi signori che finirebbero per lacerare lo
Stato.
Ci di cui questultimo ha dunque, fin da subito, bisogno , secondo
Dario, un uomo capace di porsi alla guida del popolo, tenendone sotto
controllo gli elementi pericolosi e guadagnandosi lammirazione della
collettivit, che lo nomina per questo suo sovrano. Dario, inoltre, ricerca
le prove della validit della propria tesi nella storia stessa delle origini
dellimpero achemenide: fu infatti un solo uomo, dice il figlio di Istaspe, a
donare con le sue capacit individuali la libert ai Persiani e, perci, non

11
Si noti che nei Persiani di Eschilo la coc.- costituisce una delle prime
preoccupazioni dell:.:` di Dario subito dopo la sua comparsa sulla scena 3o-.
[] voo ,o, Ao:., o-uc u) : 3o:. . :.ov:v)o. o
l:c. vo,o), .- :.v:. :v-. Ao. Tivni trovpw/ loimou~ ti h`): c-v-
h] stavsi povlei, [] Regina. Ascolterai, o Dario, tutto un discorso in un breve
spazio di tempo: per dirlo in una parola, la potenza dei Persiani stata distrutta.
Dario. In qual modo? Un flagello di peste ha colpito la citt, una discordia interna?
(Eschilo, I Persiani, a cura di L. Belloni, Vita e pensiero, Milano 1994
2
, ad vv. 713-715)
45
sarebbe saggio da parte di questi abbandonare le istituzioni dei padri.
Anche da questo riferimento allartefice della potenza persiana si
comprende agevolmente come lideale di guida, che Dario ha in mente
per il suo popolo, sia qualcosa di ben diverso dal uo- sanguinario e
sprezzante dei valori etici e delle consuetudini di cui aveva parlato Otne.
Si tratta infatti di una figura dalle doti eccezionali, capace di governare la
collettivit in modo irreprensibile (o ..- :v.v:u:. u
v`):-), cio nel segno della giustizia e della verit.
Lenfasi posta da Dario sulla straordinariet dei tratti che un solo uomo,
detentore del potere, deve possedere consente di comparare il suo ideale
monarchico alla complessa ed affascinante figura del uo-, quale
viene delineata nella gi pi volte citata opera di Catenacci, Il tiranno e
leroe. Secondo lo studioso, infatti, tale denominazione si applica ad un
individuo fuori dal comune, che dunque anche un predestinato al
potere
12
. Ora, questi due elementi sono chiaramente riscontrabili nella
vicenda, cos come essa viene tramandata dalla tradizione letteraria, del
fondatore dellimpero achemenide, Ciro il Grande, cui naturalmente allude
lo stesso Dario parlando del liberatore del popolo persiano.
Il uo- infatti, proprio come gli eroi della mitologia, assume spesso i
connotati del restauratore di un ordine violato e la sua vicenda
presenta(proprio come nel caso di Ciro), molte analogie con quella degli
eroi fondatori, detti ecisti, che svolgono unazione civilizzatrice
13
. La

12
Catenacci, op. cit., p.12
13
Una figura particolarmente emblematica di ecista si pu, ad esempio, riconoscere
nella figura di Tseo relativamente al mondo greco, mentre in ambito latino non si pu
non pensare alla vicenda di Romolo e Remo quale sar narrata da Livio (Liv. Ab Urbe
condita, I, 4,1-9). Nella vicenda dei due gemelli figli di Marte e di Rea Silvia infatti
possibile scorgere con chiarezza linfluenza del modello rappresentato dagli eroi greci,
adattato al contesto culturale etrusco-italico, come sembrerebbe attestare la menzione
della lupa. Per quanto riguarda invece la liceit di collocare la vicenda di Ciro, nella
quale si fondono storia e mito, allinterno di questo filone della tradizione letteraria,
rimando alle argomentazioni assai convincenti presenti in: A. Griffiths, Stories and
Storytelling in the Histories , in The Cambridge Companion to Herodotus, Cambridge
46
vicenda del grande sovrano persiano viene utilizzata dallo studioso al fine
di dimostrare come le figure di uo. greci consegnateci dalla
tradizione letteraria risultino, per molti aspetti, modellati su archetipi
orientali, al punto da costituire, a suo parere, una trasposizione in terra
greca di elementi topici della concezione regale caratteristica dell Ac.o.
Questo aspetto viene ad assumere una fondamentale rilevanza anche da
un punto di vista storico, qualora si consideri che la uo.- in Grecia,
pi ancora che in Oriente, dove, come si visto, esiste un principio di
successione dinastica, sebbene esso non sia mai un fatto scontato ed
esente da dubbi e contestazioni di vario genere, costituisce una forma di
potere inscindibilmente legata alle doti personali di chi lo esercita.
Certamente lintenzione di ogni uo- quella di dar vita ad una
dinastia regale, ma sulla base delle notizie di cui disponiamo, Catenacci
afferma che, a causa di una serie di interazioni tra vicende umane e
circostanze storiche, raramente questo progetto sopravvive oltre la terza
generazione della stirpe del suo iniziatore. Stando cos le cose, appare
chiaro che lautorit di un uo- pu sussistere solo se egli in grado
di costruire unimmagine di s che legittimi il proprio potere. Di questa
esigenza , lo abbiamo ribadito pi volte, ben conscio lo stesso Dario,
che, non essendo discendente diretto del figlio di Ciro, suo predecessore
sul trono, si affretta a presentarsi come restauratore di un ordine violato e
a inserirsi nel solco della tradizione regale achemenide, innovandola
profondamente al tempo stesso
14
. In effetti il uo- si configura

University Press, Cambridge 2006, pp.139-142; K. Reinhardt, Herodots
Persergeschichten. stliches und Westliches im bergang von Sage zu Geschichte, in
Herodot: eine Auswahl aus der neueren Forschung, Wissenschaftliche
Buchgesellschaft, Darmstadt 1982
3
, pp.332-342; K.H. Waters, Herodotos on Tyrants
and Despots. A Study in Objectivity, Historia. Einzelschriften, Wiesbaden 1971, pp.49-
52; J.A.S. Evans, Herodotus, Explorer of the Past: Three essays, Princeton University
Press, Princeton 1991, pp.51-56.
14
Assai eloquente in tal senso la parte delliscrizione del Behistun in cui si legge:
Cos parla Dario, il Gran Re, Re dei Re figlio di Istaspe, lAchemenide [] Otto della
47
spesso, sul piano ideologico, come un :u)u, vale a dire un
rettificatore dei costumi corrotti della collettivit; in due passi teognidei
citati, a questo proposito, dal Catenacci
15
, appare evidente la concezione
del uo- come il prodotto, o meglio, come il parto di una collettivit
che vive una vertiginosa decadenza etica, la quale rende necessario un
radicale e drastico rinnovamento.
Da quanto si finora detto risulta agevole comprendere il fatto che la
figura del uo- si carichi di notevoli valenze provvidenzialistiche,
aspetto questultimo che si collega allimportanza attribuita dalla
tradizione allelemento oracolare nella presa del potere da parte di tale
figura; le fonti letterarie di cui disponiamo testimoniano tutta una serie di
eventi prodigiosi, di evidente matrice divina, che scandiscono la sua
esistenza, come del resto quella delleroe, a cominciare dallinfanzia
(basti pensare, per citare soltanto lesempio forse pi celebre, ad Eracle).
Spesso, inoltre, lavvento del uo- anticipato da una serie di segni
premonitori, tra i quali occupano un posto di grande rilievo i sogni (come
nel caso di Ciro la cui venuta prefigurata da una visione notturna avuta
dal suo nonno materno, il Medo Astiage), sogni che, come noto,
costituiscono, secondo letica arcaica, un canale di comunicazione

mia stirpe furono Re prima di Me, io sono il nono (Les inscriptions de la Perse, cit.,
inscr. DB4, p.188) e la ricostruzione genealogica proposta da Eschilo (Aesch., Pers.,
vv.761-779): [] :; u: . Z:u- oo; : .voc:, : o: ovoc-
Ac.:- `)u o,:., :o c-v :u)u.. M:- ,o
v.- ,:. cou [] -o,. vo`u : :-uco uv: ):` [], da
quando il sire Zeus accord a un solo uomo questa dignit, di dominare lAsia intera
nutrice di greggi reggendo lo scettro rettificatore. Medo fu il primo condottiero di
eserciti; [] e anchio ottenni in sorte quello che desideravo. Si noti che Z:u- oo;
qui citato quale omologo greco di Ahura Mazda in quanto somma divinit del pantheon
ellenico.
15
Thgn., fr.39-52W. |u:, -u:. v`.- ::, :::.-o :: :- o:o
:u)uo -o-- u3:.- ::-.[], Cirno, questa citt gravida, temo che
partorisca un uomo che corregga la nostra ignobile tracotanza [].
48
privilegiato tra luomo e la divinit
16
. Il punto di contatto tra sogni e
responsi oracolari costituito, a mio avviso, dalluso di un linguaggio
fortemente connotato in senso simbolico basato sul principio della
trasposizione sul piano concreto e materiale di un pensiero astratto. Il
pensiero orale, infatti, di cui i responsi oracolari rappresentano una
particolare espressione o, almeno, una forma di mimesi
17
, avverte

16
Si pensi al sogno di Ecuba, nel quale suo figlio Paride viene visto come la fiaccola
che distrugger Troia, e a quello di Atossa nei Persiani di Eschilo, vv.176-200. Nel suo
commento al passo citato, Edith Hall (Aeschylus, Persians, Edited by E. Hall, Aris &
Phillips, Warminster 1996) sottolinea la maestria del poeta nellevocare sulla scena con
i suoi versi la prosopopea onirica manifestatasi ad Atossa. Inoltre la studiosa si
sofferma sulla cura con cui il poeta descrive i dettagli dellabbigliamento delle due
figure femminili oggetto della visione: sono proprio tali dettagli, in particolare quelli
relativi allabbigliamento, ad identificare le due donne come personificazioni
rispettivamente della Persia e del mondo greco. Occorre inoltre notare, prosegue Edith
Hall, che esse sono diverse non solo nellaspetto fisico, ma anche e soprattutto nel
temperamento. La prima docile e sottomessa, la seconda focosa, fiera e ribelle.
Assai significativa in questo senso appare la scelta del lessico da parte del poeta di
Eleusi: il sintagma ;uovo:. 3.o (v.195) suggerisce infatti efficacemente
limpetuosit del gesto di ribellione della donna greca. Altri elementi notevoli sono il
carro, che tradizionalmente il mezzo di trasporto associato allimmagine del
condottiero che trionfa, e la menzione del giogo (u,. Questultimo sembra caricarsi
di una duplice valenza: da un lato esso costituisce il corrispettivo materiale della
condizione servile(cfr. le parole del coro nella parte iniziale della tragedia: c:uo. :
.:u 1.`u v:`oo. u, o).3o`:. :u`. |``o:. [] Coloro che
abitano nelle vicinanze del sacro Tmolo minacciano di gettare attorno alla Grecia un
giogo servile [], vv.49-50), dallaltro questo termine pu contenere un riferimento al
ponte di barche fatto costruire dal gran re. Lillusione di Serse di poter dominare la
Grecia per unillusione di breve durata nel sogno, proprio come lo sar nella realt
che esso prefigura. Ben presto il sovrano viene sbalzato dal carro e si ritrova a terra. A
questo punto compare Dario, eretto nella sua inviolata dignit regale, che gi qui si
configura, vero, come giudice delloperato del figlio, ma senza assumere i tratti di un
inflessibile punitore. Egli si mostra piuttosto come un padre che tenta di porre rimedio
agli errori di un figlio spinto al disastro dallardore giovanile. (Cfr. oltre nel testo
eschileo, v.782: :;- : :- vo.- :- :. :o ):. , Mio figlio Serse
essendo giovane ha pensieri da giovane). Non si dimentichi inoltre che Dario lascia
aperto uno spiraglio di speranza per il futuro dellimpero. Risulta tuttavia assai
significativa anche la reazione di Serse alla vista del padre: nella descrizione della
scena in cui il sovrano sconfitto si lacera le vesti, possibile rilevare lo scempio cui la
regalit di Serse si sottopone, colta nel suo stesso consumarsi. Essa infatti, minata
nelle sue basi, risulta incapace di sostenere il confronto con la inviolata dignit di Dario.
17
ben noto infatti che questa peculiare tipologia testuale, per unanalisi approfondita
della quale il Catenacci rimanda a R. Crahay, La Litterature oraculaire chez Herodote,
Les belles lettres, Paris 1972, frutto di unelaborazione assai meticolosa e non in
alcun modo il risultato di unimprovvisazione. Questultima viene intenzionalmente
49
costantemente lesigenza di esprimersi attraverso immagini tratte
dallesperienza, pi o meno quotidiana, del mondo sensibile. Un ambito
privilegiato cui attingere per costituire un tale repertorio costituito
dallambiente naturale, proprio come accade nel campo dellepica
18
. A
questo proposito, assume una valenza esemplare la vicenda di Cipselo,
con particolare riferimento alla narrazione del cosiddetto miracolo di
Olimpia, dove il ventre femminile viene implicitamente accostato
allimmagine di una pentola che ribolle. La figura di questo illustre
uo- di Corinto viene inoltre associata a quella di due animali dal
fortissimo valore evocativo, il leone, simbolo della regalit per eccellenza,
ma di una terribile forza devastatrice, e laquila. La combinazione tra
leone ed aquila presenta un carattere tipicamente eroico proprio in
quanto racchiude in s lidea di fierezza, nobilt e vigore
19
.
Per comprendere limportanza del legame tra i responsi oracolari
strutturati secondo le modalit appena descritte e le esperienze della
tirannide, occorre considerare che quella greca arcaica una societ
fortemente sacralizzata, nella quale i vaticini della divinit divengono un
potentissimo strumento di lotta politica ed il uo- solitamente
abilissimo a volgerne il contenuto in suo favore
20
. La legittimazione del

simulata nellambito di una raffinatissima fictio, che ricerca consapevolmente leffetto
della spontaneit. La letteratura oracolare presenta molti punti di contatto con la poesia
epica, a cominciare dalla sua tendenza a cristallizzarsi in un repertorio formulare che
risulta essere ricorrente nonostante la sua notevole variet.
18
Si pensi alla descrizione dello scudo di Achille (Il., XVIII, vv.478-606), ai termini in cui
Omero presenta lo scontro tra Achille ed Ettore (Il., XXII, vv.139-142; 162-165; 189-
192; 260-264). Si vedano inoltre, a titolo di esempio, i seguenti passi dellOdissea: Od.,
VI, vv.130-134; Od., XXII,vv. 499-506.
19
Non a caso lAtride Agamennone viene definito `:. :u ,:-, il nobile leone
(Aesch., Ag., v.1259), mentre il nome di Aiace, in greco A.o-, grande protagonista
dellepica omerica, viene fatto derivare da o:-, che significa aquila
20
Si consideri, a questo proposito, come esistano numerose testimonianze di cospicue
donazioni elargite da vari uo. a diverse sedi oracolari, al fine di suggellare con
esse una sorta di tacita alleanza dal chiaro significato politico.
50
proprio ruolo da parte di un dio infatti un fondamento imprescindibile
della tirannide arcaica. Per dimostrare la validit di questa affermazione,
utile riferirsi, ancora una volta, al modello achemenide e precisamente
alle circostanze che, secondo Erodoto, portano alla scelta di Dario quale
nuovo Gran Re. Se infatti, da un lato Dario ottiene il trono grazie ad una
pittoresca o , ideata dal palafreniere Ebare
21
, vale a dire grazie ad
un inganno ordito da una mente umana, e non per investitura divina,
dallaltro lo storiografo di Alicarnasso si affretta a precisare come,
immediatamente dopo il nitrito del cavallo di Dario, si siano avuti un tuono
ed un lampo dal cielo. Si tratta dei segni convenzionali con i quali si
manifesta la divinit e in particolare lo Zeus greco, che, come abbiamo
visto, Eschilo menziona quale omologo greco di Ahura Mazda (cfr. supra,
nota 14). Tali eventi attribuiscono una legittimazione divina ad una scelta
che in origine altro non se non il frutto dellastuzia umana.
Alla luce delle valenze etiche di cui si carica il personaggio del uo-
deve essere letto anche il topos che lo vede scontrarsi con un sovrano
crudele. Egli infatti, proprio come leroe, non mai re allinizio della
vicenda, ma lo diventa attraverso il superamento di determinate prove.
Sia leroe, che spesso viene a coincidere con il futuro uo-, sia il
sovrano suo antagonista sono dotati di qualit eccezionali, ma
questultimo incarna un potere opprimente, brutale e corrotto, mentre
leroe lotta in nome di un ideale di giustizia. Molto spesso tale dinamica
tende ad assumere un carattere ciclico, per cui il tiranno-eroe, una volta
conquistato il potere, finisce per assumere le medesime caratteristiche
del re che ha spodestato e resta sovrano finch non giunge un nuovo
eroe a spodestarlo e cos via. Del resto, lambivalenza insita nella figura
del uo- viene assai ben sottolineata da Catenacci fin dalle battute

21
Hdt., III, 85-87.
51
iniziali del suo studio ed essa efficacemente visualizzata nellimmagine
stessa del leone che abbiamo gi esaminato.
Volendo poi soppesare le risorse a disposizione dei due contendenti,
possibile affermare che il re ha dalla sua parte la potenza materiale e la
forza degli armati, leroe deve contare sulla sua astuzia. La
predestinazione non , infatti, di per s elemento sufficiente perch leroe
possa adire al potere, ma egli deve dar prova della sua abilit: a questo
punto che entra in gioco quella che possiamo definire intelligenza
tirannica
22
. Si tratta di una qualit assai complessa, che si compone di
avvedutezza, astuzia e crudelt. Questi tre elementi rendono ragione
dellaccostamento assai frequente della figura del tiranno allimmagine del
lupo ( `u--, che incarna meglio di ogni altra, nel mondo animale,
queste caratteristiche
23
. Un tratto tipico del tiranno, strettamente collegato
alla sua intelligenza, costituito certamente dalla sua straordinaria
padronanza dello strumento della parola, che spesso gli apre la strada
verso lacquisizione del potere e gli consente di conservarlo. Un ruolo di
primo piano in questo ambito giocato, ad esempio, dalla sua capacit di
risolvere enigmi, che spesso sono interni agli stessi responsi oracolari.
La parola del dio sempre sfuggente e aperta, per sua natura, ad una
sconcertante pluralit di interpretazioni; ciononostante, il suo contenuto si
rivela essere infallibilmente veritiero a dispetto delle possibili deformazioni
cui pu sottoporlo la mente umana, ottenebrata molto spesso dalla vanit

22
Cfr. Catenacci, op. cit., p.193
23
Risulta assai interessante, a tal proposito, richiamare la forte opposizione creata da
Eschilo nellAgamennone tra lAtride, identificato con il leone (cfr. supra, Cap. IV, n.19),
ed Egisto, identificato con il lupo: |occ. Au :.vu- `:o.o cu,-..: `u-.
`:- :u,:u- ovuc.o. -::. : o`o.o., Cassandra. Proprio lei, la
leonessa bipede che giacque con il lupo durante lassenza del nobile leone, uccider
me sventurata.(Aesch., Ag., vv. 1258-1260). Nel passo qui riportato dunque il leone
rappresenta il legittimo sovrano, mentre il lupo rappresenta lusurpatore.
52
e dalla superbia
24
. Il uo- inoltre si serve della sua astuzia per
prevalere su un avversario di fatto pi forte di lui; per questo motivo egli
spesso associato ad uno strumento quale la rete, che rappresenta un
efficace materializzazione dellinganno con il quale egli avviluppa e
abbatte i suoi avversari
25
.
Da quanto si finora osservato, possibile arguire che il concetto di
c).o riferito al uo- ambivalente come lintera sua figura. Esso si
riferisce infatti da una parte alle sue doti di abile amministratore del
territorio, di cui egli valorizza risorse e forze produttive, nonch alla
coniazione di aforismi, dallaltra alla sua scaltrezza, dote da lui impiegata
per assumere e conservare il potere.
Questa operazione implica non solo la capacit di sbarazzarsi di tutti i
potenziali avversari, ma anche quella di comprendere e volgere a proprio
vantaggio le aspettative del popolo, i risvolti psicologici del suo
comportamento, la sua mentalit, inclusi gli aspetti devozionali. Un
esempio assai significativo di questa importante componente psicagogica
dell intelligenza tirannica costituito dalla figura di Pisistrato in occasione
della sua seconda entrata (intorno al 549 a.C) in Atene, cui viene
conferita una notevole valenza scenografica: il tiranno ateniese rientra
infatti nella sua citt su di un carro affiancato da una fanciulla assai

24
Per quanto concerne questultimo aspetto, si rimanda alle considerazioni formulate in
precedenza nellambito del presente lavoro (Cfr. supra, Cap.III, p.35). Ribattendo alle
lamentele di Creso, che lo accusa di ingratitudine verso la devozione che egli ha
sempre dimostrato al suo santuario, Apollo dichiara che quanto egli aveva predetto si
di fatto puntualmente avverato. Solo la presunzione di Creso ha fatto s che egli
credesse che limpero che sarebbe stato distrutto qualora egli avesse attraversato il
fiume Halys non sarebbe stato quello del suo avversario Ciro, ma il suo.
25
Si pensi al modo in cui Clitemnestra ed Egisto uccidono il valoroso figlio di Atreo
nellAgamennone di Eschilo: 0u. : :vo;o, -o. o: u- oco., .- :
):u,:. ou:c)o. : ov:. o).3`c, .cv: .)u.,
v:.c.. [], Ho agito, e questo non lo negher, in modo tale che non potesse
fuggire n difendersi dal destino di morte. Gli gett addosso una rete inestricabile come
quella per i pesci [] (Aesch., Ag., vv.1380-83).
53
somigliante, sia nei tratti fisici che nellabbigliamento, alla dea Atena,
patrona della citt. La finalit che ci si propone con questo ingegnoso
espediente ovviamente quella di mostrare come sia la dea stessa che
restituisce alla cittadinanza da lei tutelata il suo legittimo signore
26
.
Da quanto si finora detto, emerge chiaramente come il uo- si trovi
costantemente a vivere, per molteplici aspetti, in una dimensione
marcatamente agonale, cercando costantemente di differenziarsi dalla
massa della popolazione. Tale connotazione della realt esistenziale del
tiranno si coglie sia nelle campagne militari di cui egli protagonista
27
, sia
nella sua assidua partecipazione a competizioni di carattere sportivo,
soprattutto le Olimpiadi, che rappresentano la trasposizione allinterno di
un contesto pacifico e civilizzato dei valori guerreschi. Baster
menzionare a questo proposito la vasta produzione che Simonide,
Bacchilide e Pindaro
28
dedicano alla celebrazione delle vittorie di

26
Laneddoto narrato in Hdt., I, 60 e in Pseud. Aristot., La Costituzione degli Ateniesi,
a cura di M. Bruselli, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1999, 14.
27
Si pensi al prestigio acquisito da Pisistrato come generale durante la guerra contro
Megara.
28
Particolarmente significativa da questo punto di vista lOlimpica I di Pindaro,
dedicata alla vittoria conseguita da Ierone di Siracusa con il cavallo da corsa Ferenico.
Il termine di paragone pi adatto, nellambito della mitologia, individuato dallautore
nella vicenda di Pelope, figlio di Tantalo, che, vincendo il crudele re Enomao di Pisa (in
Elide) in una corsa con i carri, conquist sua figlia Ippodamia. Limpresa di Pelope
costituisce una sorta di archetipo della disciplina olimpica della corsa con le quadrighe,
ma, ai fini del nostro discorso, essa risulta importante soprattutto in quanto rappresenta
una delle pi efficaci tematizzazioni della dinamica che oppone leroe al sovrano
crudele. Sebbene lo svolgimento della sfida non sia di per s oggetto della narrazione
pindarica, il suo significato etico condensato in unespressione di straordinaria
pregnanza: [l: `,] :`: : 0.ou 3.o [], [Pelope] vinse la violenza di
Enomao [] (vv. 88-89). Il termine 3.o non indica infatti semplicemente la forza, ma
la connota spesso, come in questo caso, in senso negativo implicando una notevole
componente di brutalit, tratto tipico del sovrano dispotico. Altri due aspetti che
rendono il componimento pindarico assai interessante nellambito di questo studio
sono le modalit di approccio del poeta al mito e la caratterizzazione della figura di
Ierone nella parte iniziale dellOlimpica. Per quanto riguarda il rapporto dellautore con
la tradizione, egli mostra di operare su di essa in modo estremamente consapevole,
rendendo la materia offerta dal mito funzionale al proprio intendimento poetico. Pindaro
seleziona e approfondisce infatti, dalla vicenda di Pelope, solo le parti che lo
54
numerosi uo. che nei loro componimenti vengono paragonati non a
caso agli eroi del mito. La disciplina olimpica pi prestigiosa era la corsa
con le quadrighe. Fatto salvo il fatto che le Olimpiadi costituiscono un
fenomeno socio-culturale squisitamente greco, tuttavia possibile
individuarne in un certo senso un corrispettivo, almeno relativamente alla
funzione che si sta qui esaminando, nellesperienza dei sovrani
achemenidi. Mi riferisco allattivit venatoria dei re persiani, attestata da
numerose testimonianze, soprattutto iconografiche. Essa rappresentava
per il Gran re unimportante occasione di dimostrare, ancora una volta,
come egli fosse il primo tra i persiani per coraggio ed abilit
29
. Egli
infatti spesso raffigurato nellatto di affrontare fiere che riuniscono in s
caratteri propri di animali esistenti e altri propri di creature fantastiche.
Poter seguire il re nella caccia era considerato un altissimo onore e un
ambitissimo privilegio. Briant sostiene che gli ampi giardini nei quali si
svolgevano le battute di caccia, denominati in greco voo::.c. dal
persiano antico pallez), riproducessero fedelmente lambiente della

interessano, cio le origini delleroe lidio e il suo rapporto con gli dei, soprattutto con
Poseidone. Inoltre il poeta d prova di un atteggiamento critico nei confronti del
materiale a sua disposizione respingendo con fermezza quegli aspetti della vicenda
che egli ritiene poco probabili. Il mito risulta quindi sottoposto al giudizio etico
dellautore, che ne indirizza, con i suoi commenti, la lettura. Si consideri, ad esempio, il
modo in cui Pindaro non si senta di accettare una versione dellaccaduto che
offenderebbe la sensibilit religiosa greca attribuendo ad una divinit una pratica
mostruosa come il cannibalismo: :. : o vo ,oc.o, o-o. .
:.v:. o).coo. o-:::.o `:`,: perf. gnomico) )o.o -o-o,u-, A
me, tuttavia, riesce difficile definire qualcuno tra gli dei beati un cannibale (lett. un
ghiottone). Me ne asterr. Spesso il maldicente ottiene cose che non recano alcun
vantaggio (vv.52-54). Infine Ierone raffigurato come un sovrano dispensatore di
giustizia, un prode e un grande mecenate ante litteram.
29
Per una approfondita trattazione dei molteplici aspetti della vita di corte, tra i quali
figura anche lattivit venatoria, si rimanda a P. Briant, Histoire de lEmpire perse,
Fayard, Paris 1996, pp.196-203. Per quanto riguarda poi specificamente la caccia, si
vedano le pp.213-216. Un esempio delle fonti iconografiche di cui abbiamo parlato si
pu invece trovare nella fotografia di un antico sigillo riprodotto dallo studioso francese
in P. Briant, I Persiani e limpero di Dario, trad. it., Electa/Gallimard, Torino 1995,
pp.102-103. Una breve esposizione del significato delle battute di caccia in relazione
allideologia regale occupa infine le pp. 46-47 di questultima opera.
55
foresta. A questo proposito, risulta assai utile ricordare come
nelliscrizione di Naqsh-i Rustam, Dario insista molto sullesaltazione delle
proprie qualit fisiche di combattente, sottolineando come egli sia
eccellente sia nel tiro con larco che nel combattimento con la lancia, sia
a piedi che a cavallo, e sia dotato di ottime capacit atletiche.
Un ultimo topos che pu essere interessante esaminare riguarda la
morte del uo-, che non avviene quasi mai per cause naturali; nella
maggior parte dei casi essa dovuta infatti ad una reazione compulsiva
dellaristocrazia dalla quale il tiranno stesso proviene e in opposizione alla
quale, tuttavia, il tiranno emerge. In Grecia, il popolo governato da un
tiranno lo vede tendenzialmente come un baluardo contro la prepotenza
dei potenti.
A loro volta gli esponenti del ceto aristocratico tollerano assai male la
volont accentratrice del uo- ad opera del quale essi si sentono
defraudati delle loro prerogative legittime e naturali
30
. Per una sorta di
rigorosa legge del contrappasso, il tiranno diviene vittima dellassolutezza
stessa del suo potere, che finisce per consumarlo e quindi fagocitarlo
soprattutto a causa dei terribili effetti che esso produce sulla sua
personalit di uomo. Limmenso potere che il uo- detiene lo rende
naturalmente incline alla tracotanza, che si fonde con un prepotente
impulso di trasgressivit etica, andando cos a determinare la u3.- nel

30
Questo tema viene affrontato con grande efficacia da Gehrke (H.J. Gehrke, Breve
storia dellantichit, trad. it., Einaudi, Torino 2002, p.71) e in particolare da Musti (D.
Musti, Introduzione alla storia greca, Laterza, Roma-Bari 2003, pp. 51-61) Questultimo
studioso dedica notevole attenzione proprio al tema del conflittuale rapporto tra il
tiranno e le aristocrazie locali, del cui potere la uo.- rappresenta un importante
superamento che pone le basi per notevoli sviluppi socio-politici futuri. Questi possono
andare in direzione della democrazia (come ad Atene) o di una forma oligarchica pi
moderata. I contrasti tra il uo- e laristocrazia risultano, a giudizio dello studioso,
particolarmente evidenti nel caso dellopposizione, che si determina a Corinto, tra i
Cipselidi e i Bacchiadi, una delle pi antiche famiglie della nobilt locale. Ai risvolti etici
e simbolici della morte del uo- invece dedicata la parte conclusiva dello studio
di Catenacci (Catenacci, op. cit., pp 240-255).
56
suo significato pi completo. Appare assai significativo, a tal proposito, il
giudizio storico ed etico formulato da Erodoto riguardo alla immane opera
ingegneristica fatta realizzare da Serse per superare lostacolo posto alla
spedizione dal monte Athos
31
. Altrettanto importante, da questo punto di
vista, pu senza dubbio risultare un breve riferimento alle valenze etico-
simboliche della morte del figlio di Dario, tralasciando, per motivi di
pertinenza, i numerosi problemi storico-politici che essa pone. Ci che
interessa rilevare in questa sede il fatto che Serse cadde vittima nel 465
a.C. di una congiura di palazzo, la cui dinamica rimane tuttora avvolta da
uninquietante oscurit. Secondo Heleen Sancisi- Weerdenburg
32
, dopo la
sconfitta subita nella battaglia terrestre di Platea (479 a.C.) che vede

31
Hdt., VII, 24 .- : :: cu3o`` : :u .c-:., :,o`)cu- :.:-:
ou :;- ucc:. :-:`:u:, :):`. : :uo. ov::.-uc)o. -o.
cuo `.v:c)o.: []. A quanto io posso congetturare, fu per la sua tendenza a
pensare in grande e perch desiderava far mostra di potenza e lasciare memoria di s
che Serse ordin di scavare questo [canale]. In questo passo Erodoteo, fatta salva
linnegabile centralit semantica del termine :,o`)cu (per cui cfr. H.
Stephanus, Thesaurus Linguae Graecae, Akademische Druck, Graz 1954
2
),

che
diviene un tratto qualificante della personalit del figlio di Dario, si pu cogliere un'altra
importante analogia fra il uo- e leroe. Il sovrano assoluto infatti, proprio come il
suo corrispettivo mitico, si preoccupa grandemente di lasciare una testimonianza della
propria esistenza e del proprio operato politico e culturale che vada al di l della
propria morte fisica. Questo aspetto deve essere senzaltro annoverato, a mio parere,
tra le ragioni per le quali i uo. sono solitamente anche dei grandi costruttori. I re
achemenidi non fanno certo eccezione, a partire gi da Ciro il Grande. Il fondatore
dellimpero infatti, dopo aver sottomesso i Medi, fece edificare una nuova capitale,
Pasagarde, nel cuore della Persia; inoltre un cilindro dargilla, rinvenuto nei pressi del
sito di Babilononia nel 1879, attesta la sua intensa attivit edilizia in quel luogo (Les
inscriptions de la Perse, cit., Inscr. CB13, p.185). Tra il 520 e il 515 a.C. Dario d a sua
volta inizio ad imponenti lavori di costruzione, cominciando ad edificare Persepoli e
rimodellando lantica citt di Susa. Questopera sar conclusa da Serse, anchegli
molto attento alle attivit edilizie (cfr. R. Granger, The Life of Xerses, AH 22 (1992),
p.135; H. Sancisi-Weerdenburg, The personality of Xerses, King of Kings in Brills
Companion to Herodotus, Brill, Leiden-Boston-Kln 2002, p.582) Le citt imperiali che
abbiamo ricordato rappresentano per gli studiosi moderni un vero e proprio scrigno di
testimonianze iconografiche ed epigrafiche riguardanti la concezione della regalit
achemenide. Per ulteriori notizie in proposito si rimanda a Briant, Histoire, cit., pp. 98-
103 e 177-233. Non mancano, tra le notizie che si possono ricavare da tali fonti,
riferimenti alla fondazione stessa delle citt (Cfr. Les inscriptions de la Perse, cit., Inscr.
DPf2, p. 229).
32
Sancisi-Weerdenburg, op.cit., pp.579-580.
57
lannientamento di ci che rimaneva dellarmata Persiana allindomani del
disastro di Salamina, Serse avrebbe apparentemente abbandonato la
politica estera rimanendo invischiato in un fatale intreccio tra :-
depravato, tratto che secondo il Catenacci tipico del uo-, intrighi di
corte e mollezza di costumi. La trappola mortale in cui Serse viene
avviluppato trova un suo efficace corrispettivo nel mantello che Amestri
dona al Gran Re suo marito
33
.
Questa fosca vicenda mette inoltre in luce, come nota acutamente
Catenacci, il legame perverso che unisce amore e potere nella vicenda
esistenziale del uo-
34
. Gi in precedenza tuttavia le fonti letterarie
di cui disponiamo avevano messo in evidenza, per quanto riguarda il
caso specifico di Serse, le cattive compagnie (-o-o. .`.o. che
tendono a distogliere il figlio di Dario dalla retta via
35
. Inoltre nella
narrazione Erodotea viene posta in luce, fin dal libro VII, la notevole

33
Hdt., IX, 109, 1 |;u)oco Ac.-, :;:. ,u, )o- : ,o : -o.
v.-.` -o. ):- o;., :.:. :;.
34
Catenacci, op. cit., pp.155-157. Assai significativo in questo senso risulta anche il
celebre inserto novellistico riguardante Gige, la cui acquisizione del potere nel regno di
Lidia dipende interamente da una donna, la regina, sposa del sovrano Candaule, di cui
Gige era, come noto, un fidato servitore. La grande influenza delle donne della corte
sui sovrani orientali, sia negli affari di palazzo che nelle scelte politiche, costituisce un
topos che sopravvive ben oltre la fine dellimpero achemenide. Si pensi soprattutto al
ruolo centrale che avranno le figure femminili nelle lotte tra i diadochi successive alla
morte di Alessandro Magno, ben sottolineato da Musti (Musti, op. cit., soprattutto pp.
204-232) e da Walbank (F.W. Walbank, Il mondo ellenistico, trad. it. Marco Fantuzzi, il
Mulino, Bologna 1996
2
, passim). Sul ruolo svolto dalle donne, in particolare allinterno
dellopera erodotea, cfr. Reinhardt, Herodots Persergeschichten, cit. .
35
Questo aspetto costituisce un tratto che accomuna il Serse erodoteo e quello
eschileo. Si confronti Hdt., VII, 16, o1 (A.[]o c: -o. o):o v:.-o
o).v. -o-. .`.o. c)o``uc. []., Artabano. Le compagnie di uomini
meschini sviano te che pure possiedi entrambe queste qualit.) e Aesch., Pers., v.753.
(3oc. 1ouo . -o-.- .`. o:oc. :.:oc-:o., Apprende codeste cose
dalla compagnia di uomini malvagi).
58
sensibilit di Serse alle blandizie di coloro che lo circondano
36
. Il
Gammie
37
argomenta tuttavia, in modo assai convincente, che gli aspetti
che riguardano il fasto e la ricchezza nella narrazione della vita del Gran
Re non sono affatto interamente imputabili alla debolezza del carattere di
Serse, ma piuttosto ad un sontuoso modo di vivere la regalit, che parte
integrante, dellideale monarchico orientale
38
. In Grecia, questo modus
vivendi viene invece percepito come segno di effeminatezza e viene
sussunto nel termine o3cu , che indica appunto la mollezza e che,
in tutta la letteratura greca, presenta una valenza positiva soltanto in
Saffo
39
. Assai significativo della differenza che separa la mentalit greca
da quella orientale, riguardo a tale aspetti, il celebre episodio nel quale
Pausania, generale spartano che fu comandante degli Elleni a Platea,
avrebbe esclamato: Dunque, un re che viveva in una tale mollezza
pretendeva di dominare la Grecia?
40
.
Tornando alla morte del uo- quale elemento topico della tradizione
letteraria, si pu affermare, in conclusione, che in Grecia questo evento
spesso salutato con gioia dagli aristocratici, come emerge dal passo in
cui Alceo invita gli altri membri della propria : o..o a festeggiare la
morte dellodiato Mirsilo
41
, e sanzionato dalloracolo come la giusta

36
Il verbo impiegato da Erodoto :v.`:o.:., che rimanda allidea del levigare una
superficie.(Hdt., VII, 10, 1) Ladulazione da parte dei propri sottoposti costituisce un
altro elemento ricorrente nella vicenda dei uo..
37
J.G. Gammie, Herodotus on Kings and Tyrants: Objective Historiography or
Conventional Portraiture?, JNES 45 (1986), p.171-185.
38
Basti ricordare che l:.:` di Dario nei Persiani di Eschilo compare sulla scena
adorno di una scintillante veste color croco.
39
Cfr. H. Stephanus, Thesaurus Linguae Graecae, Akademische Druck, Graz 1954
2
.
40
Su questo episodio, cfr. anche Hdt., IX, 82 .
41
Cfr. Alc., fr.332 Voigt, Amsterdam 1971 = fr.39 Lobel-Page (Poetarum Lesbiorum
fragmenta), Oxford 1955. `u :)uc) -o. .o v- 3.o / v., :v:.
59
punizione per le sofferenze che il despota ha inflitto al popolo. Il
Catenacci rileva, a tal proposito, come, dalla fine del V secolo in poi, al
mutare degli equilibri politico-sociali interni alla Grecia faccia riscontro un
rimodellamento della tradizione oracolare in funzione antitirannica. Si
parlato in proposito di revisionismo delfico, per cui il punto focale delle
profezie si sposta dalla presa del potere da parte dei uo. alla loro
fine, sempre inquadrata in un ottica provvidenzialistica.
Si cos cercato di enunciare i tratti generali che definiscono limmagine
della complessa e contraddittoria tipologia umana del uo-, che,
ottenuto il potere assoluto, si trova a doverne plasmare su di s la forma,
essendone, a sua volta, inevitabilmente plasmata. Il ruolo del tiranno,
rispetto al potere di cui dispone, pu essere infatti definito come attivo e
passivo al tempo stesso. Come si rilevato al principio del presente
lavoro, le esperienze umane e politiche che si possono associare alla
definizione di uo-, pur riferendosi ad un modello di base, quale si
qui cercato di delineare, sono tanto varie quanto i singoli individui cui
applichiamo questa denominazione. La personalit dellindividuo
determina il suo modo di gestire il potere, ma quella tra lindividuo e il
potere non una relazione a senso unico: anche il potere, con i problemi
e gli obblighi che pone ed i sacrifici che richiede alluomo, agisce
profondamente sulla sua personalit, finendo spesso per consumarla e
possederla interamente, ponendo le premesse per una conclusione
tragica della sua vicenda esistenziale
42
. Un tale esito dunque percepito
dalla tradizione, secondo quanto dimostrato da numerose testimonianze

: -o)o: Muc.`-., Ora bisogna ubriacarsi e che ognuno beva con tutte le
proprie forze, poich morto Mirsilo.
42
Riferendoci ancora una volta allambito della tragedia, che, per sua natura,
costituisce un agevole termine di paragone per la nostra indagine, la figura pi
rappresentativa, relativamente a ci che si affermato, pu essere individuata nel
personaggio di Creonte nellAntigone sofoclea. (Soph., Ant., vv. 1231-1353) .
60
inerenti alla letteratura oracolare, come connaturato alla uo.- e
come parte integrante del bagaglio di gioie e sofferenze che essa porta
con s.
61

Capitolo quinto

Policrate e Periandro, sovrani assoluti nel mondo
greco,nelle Storie di Erodoto: trasposizione e
rielaborazione del modello di regalit orientale in
Occidente


Nei precedenti capitoli ci siamo soffermati sullinnegabile centralit del
modello della regalit orientale nelle storie di Erodoto e sui principali
spunti di riflessione etica che esso offre allo storico di Alicarnasso, che vi
applica gli strumenti e le categorie concettuali elaborate dal pensiero
greco, pur conferendo alla sua opera, come abbiamo pi volte avuto
occasione di notare, una inconfondibile coloritura orientale.
Alla luce di queste considerazioni, pu destare non poca sorpresa nel
lettore la collocazione, in un contesto dominato dalla storia persiana, di
due figure assai rappresentative di uo. greci: Policrate di Samo e
Periandro di Corinto. A tal proposito, non si pu fare a meno di notare in
primo luogo, in sintonia con le illuminanti considerazioni di Immerwahr
sulla struttura delle Storie, la straordinaria abilit di Erodoto nel tessere la
complessa trama narrativa che lega tra loro i diversi `,.. Formalmente,
infatti, entrambi i personaggi vengono introdotti da Erodoto al fine di
spiegare il motivo per cui le loro rispettive aree di influenza, Samo e
Corinto, si trovano a far parte dello scenario geopolitico nel quale si
muove la potenza persiana. Il parallelismo che Erodoto istituisce tra la
vicenda dei due uo. e la politica dei Gran Re persiani, e in
62
particolare di Dario, non si coglie solo sul piano della simultaneit
cronologica, ma anche, e, direi, soprattutto, su quello etico- ideologico.
La natura del loro potere e la loro personalit propone infatti una
interessante rimodulazione, in un diverso contesto, delle principali
tematiche inerenti alla regalit orientale, mostrando inoltre, nel loro
attuarsi, molte caratteristiche topiche della figura del uo-.
Secondo il giudizio dello storiografo di Alicarnasso, Policrate di Samo
rappresenta senza dubbio lesponente pi significativo, allinterno del
mondo greco, di questa categoria. Lautore non nasconde infatti la sua
ammirazione per questo grande personaggio cui, a suo dire, nessuno
degli altri uo. ellenici pu essere paragonato, quanto a
:,o`v:v:., termine che enfatizza la magnificenza
1
regale di questo
personaggio
2
. Inoltre, egli dichiara che il tiranno di Samo fu il primo,
nellera definita come umana, a concepire lidea della )o`occ-o.o,
vale a dire di una politica fondata sul dominio dei mari. Prima di lui, infatti,
essa era stata attuata, a detta dellautore, solo dal sovrano cretese
Minosse, che, per, appartiene ad un passato assai remoto, dove non vi
una chiara distinzione tra mito e storia.
A questo primato di Policrate legata una delle sue pi evidenti
caratteristiche, cio la sua grande intraprendenza, che lo porta a lanciarsi
in qualunque impresa possa consentirgli di espandere i suoi domini. Tale
tratto della personalit del tiranno samio emerge chiaramente gi in
occasione della propria ascesa al potere che, come apprendiamo
indirettamente dal satrapo persiano Mitrobate
3
, era avvenuto attraverso
una rivolta, nella quale egli aveva guidato quindici opliti alla conquista

1
Cfr. H. Stephanus, Thesaurus Linguae Graecae, Akademische Druck, Graz 1954
2
.
2
Hdt., III, 125, 2.
3
Hdt., III, 120, 1.
63
dellisola. Egli si era poi sbarazzato dei due fratelli con i quali aveva
inizialmente condiviso il potere, uccidendo il maggiore dei due ed
esiliando laltro, di nome Silisonte, conquistando in tal modo il controllo
dellintera isola. Policrate aveva cos messo insieme una notevole
potenza militare, anche se le cifre fornite da Erodoto sono certamente da
considerarsi iperboliche (si parla addirittura di cento navi a cinquanta
rematori e di mille arcieri). Risulta assai interessante in questo contesto il
riferimento agli :v.-u., mercenari che formano tradizionalmente la
guardia del corpo del uo-, costituendo di fatto il suo braccio armato.
Occorre, a tal proposito, ricordare come una delle prime azioni che il
tiranno compie, non appena prende il potere, consista proprio nel
disarmare il corpo civico, ricorrendo a forze militari esterne alla comunit
per mantenere il potere. Per quanto riguarda poi le modalit di gestione
del potere da parte di Policrate, si possono ricavare importanti indizi dal
discorso di Meandrio, lo schiavo che egli aveva lasciato come reggente
partendo per raggiungere Orete (come si vedr in seguito), di fronte
allassemblea dei Samii. In quella sede egli dichiara: u: ,o .
l`u-o- :c-: ::cv. o :. .. :.u. u: o``-,
c.- .ouo v.::., Non mi piaceva infatti Policrate che governava
in modo dispotico uomini suoi pari, n mi piace chiunque altro faccia tali
cose
4
. Il proposito, espresso da Meandrio subito dopo queste parole, di
istituire l. c.o a Samo suscita immediatamente la sdegnata reazione
della componente aristocratica della societ che si mostra sempre, come
abbiamo visto nel precedente capitolo, assai tenace, quando si tratta di
difendere i propri antichi privilegi. I suoi esponenti, infatti, rinfacciano allo
schiavo la sua condizione servile e lo accusano di essersi indebitamente
arricchito sfruttando il favore di cui godeva presso il uo-. Ancora
una volta possibile constatare come, nel mondo ellenico, la tirannide sia

4
Hdt, III, 142, 3.
64
vista come una sorta di anomalia istituzionale legata alla capacit di chi la
detiene di saper conciliare, o comunque tenere sotto controllo, i diversi
interessi che entrano in gioco nella vita politica della collettivit. Meandrio
dunque costretto, suo malgrado, a prendere coscienza di tale dinamica
e ad agire di conseguenza attuando una spietata, ma a suo parere
inevitabile, al punto cui si era giunti, repressione
5
. Lo stesso Policrate,
durante il suo dominio, aveva mostrato di essere un governante molto
sospettoso e guardingo; si pensi, ad esempio, alloccasione in cui egli
invia coloro che ritiene essere potenziali traditori tra i suoi concittadini al
seguito di Cambise, che a quel tempo stava marciando contro lEgitto,
raccomandando al Gran Re di non lasciarli tornare indietro. Quando poi,
rendendo vane le sue speranze, i dissidenti Samii fanno di nuovo rotta
per la sua isola, il uo- mostra la durezza di cui capace,
prendendo in ostaggio e imprigionando nellarsenale le famiglie dei suoi
sudditi per scongiurare il pericolo di defezioni e tradimenti.
Questi aspetti della tirannia di Policrate richiamano lefficace affermazione
di Catenacci, secondo cui la caratterizzazione del uo- quale figura
topica della tradizione presenta molti punti di contatto con limmagine del
lupo nella sua concezione popolare: questo animale infatti solitamente
descritto come predatore crudele, insaziabile, vorace ed individualista,
bench viva in branco, ma anche astuto e tenace nel difendere le prede
da lui conquistate da altre possibili predatori. proprio qui che emerge
quella dimensione agonale dellesistenza del tiranno, cui si accennato
in precedenza. Le affinit di Policrate con limmagine del lupo si colgono
altrettanto bene in relazione alla sua politica estera, quale ci viene
descritta da Erodoto: essa infatti improntata, specie per quanto riguarda

5
Molto significativo risulta, a questo proposito, il commento, velato di malinconia, dello
storico di Alicarnasso, che afferma: [] . [Mo.o:.. ] :.-o.o. o:.
3u`:. ,::c)o. u- :;:,::, A lui, che avrebbe voluto diventare il pi
giusto degli uomini, la cosa non riusc.(Hdt., III, 142, 1).
65
i popoli sottomessi al suo dominio, alla rapina indiscriminata (:):: ::
-o. ,: voo- :.o-.. u::o, Rapinava e depredava tutti, senza
fare alcuna distinzione, Hdt, III, 39,4) , brillantemente mascherata da una
massima di saggezza, altro elemento, questo, piuttosto comune tra i
tiranni (. ,o ).`. :) o.:.c)o. o`` ov:.:u-, o :`o3:,
o :: `o3.., Diceva che allamico si fa cosa pi gradita
restituendogli quello che gli si tolto, piuttosto che non prendendogli
nulla., ibidem).
Le smisurate ambizioni di Policrate, che sogna di dominare un giorno
tutta la Grecia, sono la sua pi grande debolezza e Orete, il malvagio
satrapo persiano governatore di Sardi che, precisa Erodoto con sdegno,
senza aver subito da lui alcun oltraggio e senza neppure averlo mai
veduto, bramava la sua fine
6
, ne ben consapevole. Costui mostra infatti
una diabolica abilit nel comprendere a fondo la psicologia del suo
bersaglio, sfruttandola a suo vantaggio. Egli fa infatti leva sul fatto che le
ricchezze possedute da Policrate non sono commisurate ai suoi grandiosi
progetti di conquista. Il subdolo persiano stuzzica inoltre la vanit del suo
interlocutore, dichiarando che, grazie alle immense ricchezze che egli
metter a sua disposizione, il uo- potr finalmente assoggettare al
suo dominio tutta quanta lEllade. Risulta assai significativo rilevare come
il mezzo di cui Orete si serve per attirare la sua vittima nella trappola sia
una lettera. In questo caso la parola scritta non pi veicolo di verit,
come nel caso dei sovrani achemenidi, ma, al contrario, di un feroce
inganno. In questo modo essa recupera qui la valenza negativa della

6
Hdt., III, 120, 1. uv |uu -ooco):.- o:.. uvo- 0.- o
l:c- u- :v:)uc: v,o- u- c.u u: ,o . vo). u:
o-uco- oo. :v- v- l`u-o:- u o.u u:: .:. v:
:v:)u:: `o3. ou ov`:co.[], Era governatore di Sardi
un Persiano che era stato nominato da Ciro; costui concep il desiderio di un atto
empio: infatti, senza aver subito alcun torto n aver udito da parte di Policrate di Samo
parole oltraggiose, bramava ucciderlo, dopo averlo catturato.
66
quale essa era carica nellet arcaica: occorre infatti ricordare come
larchetipo dellelemento epistolare, nellambito della letteratura greca, si
trovi nei poemi omerici e precisamente nel libro VI dellIliade
7
. Si tratta di
una lettera che il signore dellArgolide, Preto, affida alleroe Bellerofonte
affinch la consegni al re di Licia. Il contenuto della missiva
efficacemente sintetizzato nellespressione coo `u,o , cio segni
funesti, rafforzata dal termine )u))o, portatori di morte. In essa si
ordina infatti al destinatario di ucciderne il latore. Tale concezione
negativa trova la sua spiegazione nel fatto che, nellambito di una
mentalit ancora orale, qual quella prevalente nei poemi omerici, la
parola scritta percepita come una sorta di forzatura e distorsione della
verit espressa dalla parola.
Oltre alla sua smodata ambizione, a causare la rovina del uo- di
Samo la sua eccessiva fiducia nella propria :u u.o, che,
effettivamente, appare associata alla sua figura anche in tutte le altre
fonti, riguardanti questo personaggio, di cui disponiamo. Tra queste
merita sicuramente una menzione speciale il Papiro 1740 di Heidelberg
8
,
che, nonostante il suo stato di conservazione non ottimale, tematizza
assai efficacemente il motivo delle :uu.o. di Policrate. Alla riga 1 si
legge u o- :uu.. Nella colonna I del verso si trovano anche altri

7
Il, VI, vv.165-169: [] .- )o, :: oo-o [l.] `- `o3: .
o-uc: -:.o. : o`::.:, c:3occo ,o ,: )u., v:v: :: .
Au-.::, v: : ,: coo `u,o , ,o,o- : v.o-. vu-. )u))o
v``o [], Cos disse, allora la collera si impadron del re [Preto] che udiva ci. Ma si
guard dallucciderlo, ne ebbe infatti scrupolo in cuore, lo mand, tuttavia in Licia e gli
[a Bellerofonte] diede dei segni funesti, molte parole di morte tracciando su duplice
tavola[].
8
Il verso del papiro stato edito da F. Bilabel, Polykrates von Samos und Amasis von
Aegypten, NHJ 34 (1934), p.156-159.
67
termini afferenti alla sfera della regalit
9
. Risulta per di fondamentale
importanza notare come a Policrate non venga consentito dalla tradizione
di assurgere alla qualifica di 3oc.`:u-, che, come noto, presenta
numerose implicazioni etico-sacrali, incompatibili con linsaziabilit
connaturata a Policrate
10
. Lunica occasione in cui, nellintero testo
erodoteo, tale termine compare in riferimento al tiranno Samio, si
individua nelle parole con le quali un pescatore, un uomo dunque di
condizione assai umile, si rivolge al suo signore nel modo per lui pi
naturale, utilizzando il vocativo 3oc.`:u . Questa constatazione induce a
ritenere come assai probabile che lattestazione di 3oc.`:.
11
nel Papiro di
Heidelberg sia riferita non a Policrate, ma ad Amasi il cui agire, nel
racconto erodoteo, risulta in effetti conforme ai precetti delletica delfica. Il
sovrano egizio intuisce, infatti, il carattere assai pericoloso ed anomalo di
una buona sorte tanto costante e priva di qualsiasi incidente. Egli stesso
dichiara di conoscere bene il modus operandi della divinit e quanto essa
possa essere facilmente preda dellira dovuta allinvidia per unesistenza
che, nella sua eccezionalit, viola in modo inaccettabile i limiti posti ai
mortali dal -c- che essa ha stabilito.
La condizione esistenziale delluomo, secondo Amasi, si esprime nel suo
essere :o``o; v cc., vale a dire nel suo godere di una sorte
altalenante e a questa condizione il sovrano desidera si attengano, oltre a
lui stesso, anche i suoi amici, di cui ovviamente fa parte anche lalleato
Policrate. Leccessiva fortuna, dunque, deve essere considerata come
una malattia da curare al pi presto, prima che degeneri in modo

9
P. HEID. INV. 1740, verso, a. Alla riga 5 troviamo -o:. dativo di -o-, termine
che designa un dominio basato principalmente sulla sopraffazione) e subito dopo il
sintagma o ::..
10
L. Belloni, Amasi, Orete e Policrate, in Aevum Antiquum 6 (1993), p.134
11
Cfr. P. HEID. INV .1740, verso, b., Col. I, r. 31
68
irreparabile
12
. La persistenza di una :uu.o imperturbabile
scatenerebbe infatti inevitabilmente, si legge nel monito del saggio
sovrano dEgitto, la reazione della divinit, che si rivela essere violenta,
implacabile ed inspiegabile dal punto di vista umano. Le prime due
caratteristiche dellintervento divino, quali le abbiamo elencate, sono
mirabilmente condensate nel termine v.-, che rende assai bene
lidea dellabbattimento dalle radici, come con un subitaneo violentissimo
strappo di chi, con la sua costante buona sorte, sfidi la collera della
divinit. dunque necessario che Policrate crei deliberatamente un
inciampo nella propria :uu.o, onde compensare, attraverso
lesperienza del dolore, le proprie gioie, riportandosi cos entro un
orizzonte di normalit e di equilibrio: Amasi suggerisce infatti al uo-
di Samo di cercare tra i suoi tesori loggetto della cui perdita si dorrebbe
maggiormente e gettarlo via. Per mezzo di questa rinuncia volontaria si
dovrebbe compiere una sorta di catarsi da una condizione esistenziale,
che, a causa del suo carattere anomalo, percepita come una colpa che
grava sullindividuo. Policrate riconosce la saggezza del consiglio
dellalleato e decide di seguirlo; la sua scelta cade su una c),.-
riccamente lavorata che egli era solito portare
13
. Questo oggetto diviene
dunque il simbolo, o meglio ancora la materializzazione, di una realt
fondamentale nellesistenza di Policrate, la ricchezza, che, come nota
giustamente Belloni, scandisce la vita del uo- fino alla sua

12
Assai significativo appare in questo contesto luso dellimperativo o-:, dal verbo
o-:., che termine del linguaggio medico( Hdt., III, 40, 4).
13
Hdt., III, 41, 1: [] . c),.-, :) ::, uc::-, coo,:u :
`.)u :uco, :, :: ::.u u 1`:-`:- o.u, [] egli [Policrate]
aveva un anello con sigillo, che era solito portare, incastonato in oro e fatto di pietra di
smeraldo, opera di Teodoro di Samo, figlio di Telecle. La descrizione delloggetto, pur
se estremamente condensata, e la menzione del suo artefice, Teodoro di Samo,
circondato da unaura di prestigio quasi mitica nellantichit, contribuiscono a denotare
la straordinaria preziosit del manufatto, ponendo cos le premesse per una lettura di
tale elemento che travalichi la dimensione eminentemente materiale.
69
conclusione in chiave delfica e in chiave persiana
14
. A ci si pu
aggiungere anche il fatto che il rapporto del tiranno di Samo con questa
costante della propria esistenza presenta, nel senso che abbiamo veduto,
in generale, nel capitolo precedente, un risvolto attivo e uno passivo. Il
primo si coglie nella vocazione espansionistica di Policrate, che aveva gi
sottomesso parecchie isole dellEgeo
15
e varie citt della terra ferma, il
secondo si coglie nella sua incapacit di sfuggire alla ricchezza, proprio
come al suo infelice destino. A tal proposito, risulta assai significativo
osservare come lelemento dellanello, ipostasi del v`u- policrateo, si
leghi, attraverso linserto novellistico che su di esso costruito, al mare,
che costituisce il fondamento della potenza di Policrate. Al mare infatti la
c),.- viene affidata e dal mare viene restituita
16
. Il mare si configura
come un elemento naturale che, per sua natura, pu essere considerato
metafora delle altalenanti fortune umane con i suoi repentini mutamenti di
condizione
17
e la sua natura infida. Dalla constatazione che l:uu.o

14
Belloni, op.cit., p.129
15
Significativo inoltre il riferimento alla dedicazione allApollo Delio dellisola di Renea
cui si fa cenno nel Papiro 1740 di Heidelberg, P. HEID. INV. 1740, verso, r. 7.
16
Della scena nella quale Policrate getta in acqua dinnanzi a tutti i presenti lanello,
alcuni studiosi hanno dato una lettura in chiave antropologica, vedendo in questo gesto
una sorta di rituale propiziatorio nei confronti dellelemento marino, una sorta di
sacrificio incruento, del quale si pu forse cogliere una traccia nella annuale cerimonia,
celebrata nella Repubblica di Venezia, nota come lo Sposalizio del Mare, (Cfr. Bilabel,
op. cit., p.155)durante la quale il Doge gettava in acqua un anello prezioso. In quel
contesto, forte della tradizione religiosa cristiana, lanello diviene addirittura il simbolo
di una sorta di matrimonio mistico con lelemento marino. Tornando poi allepisodio di
cui ci stiamo occupando, il fatto che lo storiografo di Alicarnasso sottolinei il carattere
pubblico del rituale, compiuto da Policrate vo. .. - lat. omnium
conspectu) . cuv`., pu ricollegarsi al principio delletica arcaica secondo il
quale un atto ha valore soltanto se viene compiuto sotto gli occhi della collettivit.
17
Quanto asserito dimostrato chiaramente da numerose attestazioni nellambito della
letteratura classica. Tra queste si possono menzionare: il successivo brano dellopera
erodotea, che si legge in Hdt., VII, 16, 1, o1 (-oov: vo. c..o
o).v.c. )o`occo v:uoo )oc. o: . :v.vo u v:.o )uc.
:.u- oc)o., Proprio nel modo in cui dicono che i venti, abbattendosi su di
esso, non consentano al mare, che la cosa pi familiare per gli uomini, di avvalersi
70
ormai talmente radicata in Policrate da fargli ritrovare anche ci che egli
gettava via volutamente, Amasi ricava, da saggio sovrano quale ,
unimportante lezione etica, cio che impossibile per un essere umano
salvare un altro essere umano da ci che destino che accada
18
.
Tale precetto verr rammentato in un modo assai prepotente anche al
saggio Artabano dalla visione notturna che si era in precedenza
manifestata a Serse e che si rivela essere, nonostante le iniziali
perplessit dellanziano fratello di Dario, indubitabilmente di matrice
divina. La volont dei numi si palesa, in questa sede, in tutta la sua
implacabile inflessibilit, contro la quale un mortale, per quanto saggio,
non pu nulla. Certamente Artabano incarna la sapientia umana ai suoi
pi alti livelli, ma esiste un limite, sembra voler affermare Erodoto, oltre il

della sua natura consueta); Solone fr.13 D.; Archilochus, edidit I. Tarditi, Romae in
Aedibus Athenaei 1968, fr.10=fr.7D., vv.3-4(.u- ,o -oo -uo v`u)`.c3.
)o`occ- :-`uc:); Teocr., Id. XX, vv.1-24; Lucr., De Rerum Natura, II, vv.1-3
(Suave mari magno turbantibus aequora ventis, / e terra magnum alterius spectare
laborem; / [.], dolce, con la burrasca, quando i venti sconvolgono le distese
marine, dalla terra ferma contemplare laltrui fatica; [] ). In tutti questi passi, sebbene
essi appartengano agli ambiti pi disparati della produzione letteraria , a mio giudizio,
possibile scorgere un pi o meno esplicito riferimento al mare come metafora della
fragilit delle res humanae.
18
A motivo della sua straordinaria pregnanza semantica, ci sembra opportuno riportare
per intero il passo erodoteo in questione: |v.`:;o:- :: Amasi to; biblivon,
voo u l`u-o:- -, :o): . :--.co. : o:uo :.
o).v. o).v :- u :``- ,.:c)o. v,o- -o. . u- :u
:`:uc:. :``. l`u-o- :uu:. o voo, - -o. o ov3o``:.
:u.c-:.. Hdt., III, 43, 1). Questo paragrafo delle Historiae si presta, assai
agevolmente, ad alcune considerazioni riguardo al lessico e allo stile erodotei. Appare
significativo innanzitutto che la dichiarativa introdotta da . sia retta da :o):, il cui
significato pi immediato impar, anche se poi nella maggior parte delle traduzioni
italiane si passa, legittimamente a comprese, si rese conto. In questo caso tuttavia il
significato originario andrebbe a mio avviso mantenuto, allo scopo di mettere in rilievo
come la ,. che segue costituisca, di fatto, un insegnamento etico che Amasi trae
dallinterpretazione delle vicende di Policrate ed in particolare dal ritrovamento, del
tutto inaspettato, della c),.-. Per quanto riguarda invece la rottura dellalleanza tra
Samo e lEgitto, doveroso rilevare come, da un punto di vista prettamente storico,
appare assai pi credibile la versione fornitane da Diodoro Siculo, secondo cui a
troncare il legame sarebbe stato Policrate stesso, in quanto non desiderava avere per
amico un nemico dellimpero Persiano.
71
quale essa deve arrendersi di fronte alla imperscrutabilit del Fato, che
nelletica arcaica principio sovrano cui perfino Zeus, padre di tutti gli dei,
deve sottostare
19
. La figura ammonitrice del sogno prefigura, gi nella
dimensione onirica, pene terribili sia per Serse che per Artabano, qualora
essi dovessero tentare di opporsi a ci che deve accadere
20
. Risulta

19
Cfr. Aesch., Prom. Inc., v. 518: l|. 0u-u o [ Z:u-] :-)u,. ,:
v:v.:., Prometeo: Certamente [Zeus] non potr sottrarsi a ci che stato
deciso dal destino.
20
Proponiamo la descrizione erodotea della seconda visione di Serse e di quella di
Artabano, al fine di mostrare come, nel testo, si manifesti in modo assai incisivo
lineluttabilit del volere divino: [] u-- :: ,::- ou.- .u :. .
:; -ouv.:. :`:,: :v.co . vo. Ao:.u , -o. : )o.:o. :
l:cc. : ov:.vo:- co`oc. -o. o :o :v:o : u::.
v.:u:- `,w/ wJ par oujdeno; ajkouvsa |u u : .c)., v:
ou.-o co`o:-, o:: . : ; ou. oocc:. .- -o. :,o- -o.
v``- :,:: : `.,. ., u. -o. ov:.- v.c. -oo o- :c:o..,
[]scesa la notte, di nuovo la medesima visione disse a Serse sprofondato nel sonno,
standogli sopra: -Oh figlio di Dario, ormai dunque chiaro che tu hai rinunciato, di
fronte ai Persiani, alla spedizione e non tieni in alcun conto le mie parole, come se le
avessi udite da una persona non degna di fiducia. Ora sappi bene questo, se non
conduci immediatamente la spedizione queste saranno per te le conseguenze di ci:
come sei diventato grande e potente in breve tempo cos tornerai rapidamente ad
essere un uomo misero.Hdt., VII, 14). Poco oltre troviamo la descrizione del sogno di
Artabano: [] `): . -ouv.:. .u :. -o. voo :;
:).o, uv:co :: u Ao3ou :.v: o:: u : -:.- :.- :
ovcv:u:. :; co:u:c)o. :v. |``o:o .- : -::- ouu
A`` u: :- ::v:.o u: :- voou.-o u -oov.;:o.
ov:v. : ,::c)o.. :; :: o ::. o-uc:o vo):., ou.
:-:.. :::`.o.. 1ouo : : ::-:: Ao3o- :. ov:.`::. -o.
):.c. c.:..c. :--o.:. ouu : ``:. u- ))o`u-., A lui, immerso
nel sonno, venne la stessa visione che soleva far visita anche a Serse e, stando sopra
ad Artabano, gli disse queste parole: Tu dunque sei quello che tenta di distogliere
Serse dal marciare contro la Grecia, credendo di fare, in tal modo, il suo bene? Ma
certo tu n nel futuro n nel presente resterai impunito cercando di stornare ci che
necessit che accada. Quanto poi a Serse (acc. assoluto, o alla greca), a lui stesso
sono state illustrate le cose che dovr patire se non mi prester ascolto. Ad Artabano
parve che la visione facesse questa minaccia e con un ferro rovente si apprestasse a
bruciargli gli occhi. (Hdt., VII, 17). Si noti luso della forma .- + participio per
sottolineare il carattere illusorio della convinzione dellanziano dignitario persiano di
giovare a Serse, trattenendolo dal compiere la spedizione.
Il motivo dellaccecamento, oltre a riprendere una punizione ampiamente in uso
presso i popoli orientali, pu forse prestarsi ad una lettura in chiave etica. Non bisogna
infatti dimenticare come, secondo la mentalit arcaica, la cecit costituisce, proprio in
virt delle oggettive limitazioni che comporta, un incentivo a sviluppare una vista
interiore, tutta orientata al coglimento dei principi etici alla base della vita delluniverso,
che solitamente restano preclusi allintelligenza umana in quanto essa tende ad essere
72
particolarmente significativa in tal senso la seconda visione di Serse,
nella quale la figura che gli si rivolge sottolinea, con tono minaccioso, la
natura del tutto effimera della sua dignit regale e la facilit con cui egli
potrebbe ripiombare nel baratro della pi profonda miseria umana, dal
quale solo grazie al favore divino egli ha potuto elevarsi. La prospettiva di
una sua rovinosa caduta dallalto della sua condizione privilegiata alla pi
cupa abiezione suscita il terrore nel cuore del giovane sovrano, che si
desta di soprassalto con un grido di orrore
21
. Non meno terrificante la
visione riservata ad Artabano in cui alle minacce verbali viene data un
evidenza visiva, nel momento in cui il misterioso ammonitore pare
accingersi a bruciare gli occhi del dignitario persiano con un ferro
arroventato. Linadeguatezza degli strumenti conoscitivi umani a
comprendere il modus operandi della divinit oltre un certo limite
dimostrato anche dal tentativo da parte dello zio di Serse di razionalizzare
la dimensione onirica, negando il suo legame con la sfera del
soprannaturale: largomentazione di Artabano appare piuttosto

attratta, e, nel contempo sviata, dal mondo sensibile. Esso infatti, focalizzando su di s
lattenzione dei mortali, in massima parte proprio in virt della loro facolt visiva, li
distoglie dalla ricerca dei significati pi profondi e nascosti del reale. Esemplare in
questo senso certamente la figura di Edipo, che, proprio grazie ai nuovi orizzonti di
riflessione etica che lauto-inflitta mutilazione apre in lui, ottiene, attraverso un cammino
di sofferenza ed espiazione, la purificazione dalle proprie colpe. Cfr. Soph., 0.|.|.,
vv.1586-1660: di questa ampia sezione conclusiva della tragedia sofoclea riportiamo
alcuni versi particolarmente significativi ai fini del nostro discorso. A,. .- : ,o
:):: :.v:, -o. cu vu vo. :;.c), u),- u::- ).`., o``
ou- . voc. :;,u:-[], Il modo in cui camminava quando usc di qui,
anche tu, io credo, poich eri presente, lo sai. Non si appoggiava a nessuno dei suoi
cari, ma anzi era lui a guidare noi tutti.[](vv.1586-1589); o ,o u c:o--
u:: cu c.- o`,:.- :;:v:v:, o `` :. .- 3. )ouoc-.,
Quelluomo sprofondava senza lutti, non malato, non trafitto: anzi miracolo vivente!
(vv.1663-1665, trad. E. Savino).
21
La reazione di Serse in questa occasione appare, non a caso, simile a quella
attribuitagli da Eschilo, allinterno di unaltra dimensione onirica, quella del sogno di
Atossa, quando egli, caduto dal carro, scorge accanto a s suo padre Dario. (Aesch.,
Pers., vv. 197-199)
73
convincente in termini logici, ma palesa il suo carattere aporetico di fronte
al manifestarsi di una divinit mai pienamente conoscibile per luomo
22
.
Tornando ora a Policrate, risulta interessante notare la speculare
antinomia, in relazione alla vicenda del uo-, tra la figura di Amasi e
quella di Orete, antinomia che si coglie sia sul piano etico sia su quello
funzionale
23
. Questo aspetto assume particolare rilievo , anche se ci pu
apparire, a prima vista, un paradosso alla luce delle analogie strutturali
presenti nelle lettere che i due personaggi inviano a Policrate,
rispettivamente per allontanarlo dalla rovina imminente e per sospingerlo
definitivamente verso di essa. Tali analogie non si limitano soltanto al
prescritto di carattere cancelleresco, ma riguardano anche il tema del
vu)o:c)o., del venire a conoscenza delle :uu.o., pericolosamente
cresciute, di Policrate, che diviene motivo di un invito allazione, orientato
ovviamente in due sensi opposti. Il Papiro 1740 di Heidelberg consente di
focalizzare, in particolare, i termini assolutamente negativi del giudizio
erodoteo su Orete, il cui personaggio appare votato allinvidia e alla
bramosia di potere, al servizio della quale egli pone la sua perversa
abilit nel tessere inganni. Le sue parole sono dunque infide, ambigue,
contaminate dalla menzogna e rappresentano perci una minaccia
intollerabile per lo stesso impero achemenide: la natura eticamente
corrotta del governatore di Sardi ha infatti un puntuale riflesso sulla sua
lealt verso il Gran Re, che, come si constatato in precedenza,
incarnazione del principio assoluto di Verit. Si rivela tuttavia assai

22
A`` u:: ouo :c., . vo., ):.o :uv.o ,o o :- o).vu-
v:v`o:o .ouo :c. .o c: :,. :.:o;., ::c. c:u v``.c.
v:c3u:- :. v:v`oc)o. ouo. o`.co :.)oc. o. ,.:- . :.o.,
o .- :- ).:. [], Ma neppure queste cose, figliolo, hanno a che
vedere con gli dei: infatti, i sogni che nel loro vagare giungono agli uomini sono tali
quali io ti insegner, essendo di molti anni pi anziano di te. Sogliono come visioni nei
sogni soprattutto quelle cose alle quali uno pensa durante il giorno (Hdt., VII, 16, 32).
23
Belloni, op. cit., p. 128.
74
interessante notare come, al momento di sbarazzarsi del perfido satrapo,
Dario dia prova, ancora una volta, di sapersi servire egli stesso
dellinganno, qualora esso sia necessario a garantire la salvaguardia
dellimpero. Il figlio di Istaspe, da avveduto monarca qual , decide di non
affrontare il traditore in campo aperto, considerando che egli dispone di
imponenti forze militari, ma di giocare dastuzia formulando una ,.
assai incisiva, che riporta inevitabilmente la memoria alle modalit con le
quali molti uo. greci prendono il potere, avendo la meglio su un
avversario pi potente di loro proprio grazie alla loro scaltrezza: :)o
,o c).- ::., 3.- :, u::, Laddove infatti c bisogno di
scaltrezza, lutilit della violenza nulla. (Hdt., III, 127, 2). In tal modo
trova un suo compimento, anche in questo caso, quel principio di ciclicit
per cui Orete finisce a sua volta per scontare la .c.- di cui si
macchiato, venendo sconfitto con la stessa arma di cui si serviva per
avere ragione delle sue vittime. A questa considerazione tuttavia
doveroso aggiungere che, se da una parte Erodoto presenta in modo
inequivocabile la fine del satrapo persiano come conseguenza della
morte di Policrate, prodotta dalle .c.:- di questultimo (Hdt., III, 127, 1),
dallaltra, a determinare la condanna di Orete da parte del Gran Re,
linsieme delle sue colpe
24
.
Per non perdere di vista la figura del tiranno samio, che costituisce, al
momento, loggetto primario del nostro interesse, limitiamoci ad osservare
come la fine di Policrate venga ad essere, nella narrazione erodotea, il
prodotto di uninterazione tra due fattori: lo )).- ):. e la perfidia di
un nemico
25
che, quasi suo malgrado, ne diventa strumento; Orete infatti
non minimamente consapevole di assecondare con la sua azione un

24
Ci accade in virt di una prassi di cui si gi parlato a proposito della lettera
indirizzata da Dario al satrapo Gadata (cfr. supra, Cap.II).
25
Belloni, op. cit., p. 130.
75
disegno divino, ma spinto contro Policrate soltanto dal suo egoistico
interesse e dal suo orgoglio ferito. Questo aspetto non diminuisce certo la
sua responsabilit individuale, che suscita, anzi, lo sdegno dello storico di
Alicarnasso e che il Persiano, in base ad una inflessibile legge delletica
arcaica, dovr scontare. A causa sua, infatti, il uo- di Samo perisce
malamente di una morte indegna di lui e dei suoi grandi progetti ([]
l`u-o- :.:))o -o-.-, u: :.uu o;..- u: . :.uu
)o. Hdt., III, 125, 2). A dispetto della sua triste fine, di lui resta
per la :,o`v:v:., che, come nota giustamente Belloni, non viene
oscurata e non ritenuta frutto di un eccesso, ma in grado di scindersi
dalle :uu.o., mostrando una sua indipendenza dal precetto delfico, se,
virtualmente, avrebbe dovuto garantire a Policrate ben altra fine
26
.
Per quanto riguarda la vicenda esistenziale di Policrate, considerata nel
suo complesso, risulta assai interessante constatare che Immerwahr ne
propone una lettura in parallelo con il logos di Creso. Il tiranno di Samo e
il sovrano lidio costituiscono infatti, agli occhi dello studioso americano,
due modelli etici della fragilit delle vicende umane. Le loro storie
vengono definite come parabole allinterno delle quali il movimento di
crescita e quello di decadenza sono legati da una ciclicit ineluttabile e
definiscono, nel loro compiersi, lidentit dei due personaggi
27
. Anche
Creso infatti, come Policrate, non riesce a sfuggire al proprio benessere,
e questo produce inevitabilmente in lui un accecamento, che lo porta a
fraintendere il responso oracolare. Di un abbaglio assai simile vittima
anche lavido, insaziabile Policrate, la cui illimitata fiducia nelle proprie
:uu.o. gli impedisce di rilevare linganno che si cela dietro linvito di
Orete a Magnesia. Allo stesso modo linviato di fiducia del uo- (o

26
Belloni, op. cit., p.127 .
27
H.R. Immerwahr, Form and Thought in Herodotus, Press of Western Reserve
University, Cleveland, Ohio, 1966, pp.153-159.
76
meglio gli inviati, cui sembra riferirsi il termine v.c., attestato nel
papiro di Heidelberg
28
) non si avvede che le otto casse tenute pronte da
Orete contengono oro soltanto alla superficie al solo scopo di solleticare
la bramosia di ricchezza della sua vittima designata (Cfr. Hdt., III, 123, 1.
[] [l`u-o-] .:.: ,o o. :,o`.-). Questa
componente, marcatamente dominante nella personalit di Policrate, si
impone a tal punto da non fargli tenere in alcun conto nemmeno i presagi
provenienti dalla sfera del soprannaturale quali i responsi degli indovini e
soprattutto il sogno premonitore di sua figlia, che tenta con ogni mezzo di
dissuadere il padre dal recarsi a Magnesia.
L,.- :uv.u della figlia di Policrate, seppur riassunto in forma
estremamente sintetica dallo storiografo di Alicarnasso, esemplifica assai
efficacemente il carattere criptico della visione onirica e la sua affinit con
la sfera dei responsi oracolari, che si coglie soprattutto nella sua capacit
di trasfigurare il dato reale, che essa anticipa, in senso poetico e
simbolico. I caratteri truculenti di una fine orrenda, come quella cui va
incontro Policrate
29
, vengono infatti svuotati della loro urtante crudezza

28
P. HEID. INV. 1740, verso, b, Col II, r. 22.
29
Si noti che i supplizi orientali e, in particolar modo limpalamento, suscitano orrore
nei Greci e sono per essi motivo di forte riprovazione etica. A dimostrazione di ci,
baster citare il riferimento di Erodoto (Hdt., VII, 238, 1) allimpalamento, ordinato da
Serse, del cadavere di Leonida, dopo la battaglia delle Termopili (480 a. C) e,
soprattutto, la replica di Pausania( Hdt., IX, 79, 1-2) alla proposta, da parte di Lampone
di Egina, di fare impalare Mardonio, allo scopo di rendere al Gran Re loltraggio
arrecato ai Greci con il suddetto trattamento riservato al cadavere del re Leonida. Ci
sembra opportuno, in virt della loro notevolissima pregnanza semantica, riportare le
parole del generale spartano: `. ;:.: A.,.o, : :u::. : -o.
vo o,oo. c:, ,.- :. o-o- c- :;oo- ,o : u,u
-o. vo -o. :,, :- :: -o:3o`:- voo.:. :-.
`uo.:c)o., -o. ouo v.:., )o- o:. : o-uc:c)o. o v:v:.
o`` 3o3o.c. v.::. v: |``c., -o. :-:..c. :: :v.))::. |,.
: . uu :. :-o : A.,.c. o :.. : .c. ouo o:c-:o.
[], Straniero di Egina, apprezzo la tua benevolenza e la tua premura nei miei
riguardi, ma il tuo parere lontano dal giusto: dopo aver esaltato me, la mia patria e il
mio operato, li hai ridotti a nulla esortandomi ad oltraggiare un cadavere e dicendo che,
qualora io lo faccia, avr miglior fama. Compiere questi atti si addice di pi ai barbari
che ai Greci e anche a quelli lo rimproveriamo. Che mai, dunque, io sia gradito per
77
visiva ed elevati ad una dimensione ideale che scaturisce dallintreccio di
mito e cosmologia, combinazione questa che trova nella Teogonia di
Esiodo unampia tematizzazione, nonch il suo pi immediato archetipo
letterario. La fitta coltre di simboli che avviluppa lavvenimento anticipato
dalla visione o dal vaticino ne rende spesso arduo il riconoscimento,
motivo per cui, come nel caso della fine di Policrate, le profezie,
qualunque sia la loro forma, tendono a manifestarsi nel loro autentico
significato solamente ex eventu. Inoltre la dinamica con la quale esse si
compiono conferma puntualmente lassoluta aderenza del fatto reale
allimmagine mentale evocata dalla predizione. Non si pu negare che
Policrate, sospeso al palo su cui trova la morte, venga effettivamente
lavato dalla pioggia, che, come tutti i fenomeni atmosferici, in quanto
legata alla dimensione celeste, rimanda a Zeus e asciugato dal Sole, la
cui personificazione un fatto abituale nellambito del mito e della
produzione letteraria. Gi i commentatori antichi coglievano in questo
aspetto unallusione poetica al raccapricciante decomporsi sotto il sole
del corpo del tiranno samio, con conseguente fuoriuscita di umori, sui
quali fondata, come noto, la concezione fisiologica del corpo umano
nellantichit
30
.

questo agli Egineti e a quelli ai quali piacciono queste cose.
Catenacci rileva, a questo proposito, (C. Catenacci, Il tiranno e leroe, Mondadori,
Milano 1966, pp.250-251) come lunica occasione nella quale, allinterno della
narrazione erodotea, i dei Greci, e precisamente gli Ateniesi, adottano una forma di
supplizio orientale, sia costituita dallesecuzione di Artaitte, crudele tiranno di Sesto al
servizio di Serse. Lo studioso osserva giustamente che, quando la vittima del supplizio
un uo-, si innescano nella collettivit dei meccanismi incontrollabili che
sfociano spesso in atti di violenza inaudita e di compiaciuta ferocia.
30
Nella menzione degli umori si pu cogliere un riferimento alla dottrina dell .c,..o
elaborata dal celebre Alcmeone di Crotone fra VI e V secolo a.C., secondo la quale la
salute sarebbe consistita nel perfetto equilibrio tra le varie sostanze componenti il
corpo umano. Si ricordi che dalla scuola fondata da questo illustre personaggio
proveniva anche Democede, della cui vicenda narrata nel III libro delle Storie di
Erodoto si parler tra breve, che fu per molti anni primo medico di corte del re Dario I.
Inoltre alla scuola di Crotone si former anche Euforione, un allievo del quale sar a
78
La fine di Policrate, oltre a ci che si detto finora, consente di
tematizzare un altro importante aspetto della parabola esistenziale del
uo-, cio il fatto che, come osserva acutamente Catenacci
31
,
lalternanza tra esaltazione ed abominio coinvolge anche la sua salma.
I uo. ai quali viene riconosciuto, in virt della straordinariet delle
loro gesta, uno status eroico spesso legato anche al loro profilo di ecisti,
( il caso, ad esempio, dei tiranni di sicilioti come Terone, Gelone e
Ierone) hanno diritto agli onori funebri che gi troviamo codificati nei
poemi omerici, sotto la denominazione di ,:o- )o. (Il., XVI, v. 675
et alibi). Molto spesso, per, il corpo del tiranno, anche per il fatto che egli
perisce solitamente di morte violenta, oggetto di vilipendio da parte dei
suoi nemici. Perci chi detiene una uo.- frequentemente animato
dalla preoccupazione di mantenere segreta lubicazione della propria
tomba al fine di evitarne la profanazione. il caso di Amasi che, secondo
una diceria diffusa tra gli Egizi, venuto a conoscenza, tramite un oracolo,
del fatto che Cambise avrebbe oltraggiato la sua salma, avrebbe dato
ordine a suo figlio di seppellire allingresso della sua tomba il corpo di un
altro uomo e di porre invece la propria mummia nel luogo pi segreto
delledificio (Hdt., III, 16)
32
.

sua volta maestro di Ippocrate di Cos, universalmente considerato il padre fondatore
della medicina.
31
Catenacci, op. cit., pp.251-255.
32
Erodoto non manca di sottolineare ancora una volta, in questa sede, la u3.- del
figlio di Ciro, soprattutto in relazione al fatto di aver ordinato di bruciare il corpo
imbalsamato del sovrano dopo averlo vilipeso. Lo storiografo di Alicarnasso osserva
infatti che questa disposizione contraria, per motivi diversi, sia ai costumi dei Persiani
sia a quelli degli Egizi. I primi ritengono infatti che il fuoco sia manifestazione divina e
che perci esso non debba essere contaminato dal contatto con entit impure come i
corpi degli esseri viventi. I secondi credono invece che il fuoco sia un animale vivo che
ingurgita ci che riesce a prendere e poi muore insieme a quanto ha inghiottito; perci,
giudicando gli Egizi disdicevole che i corpi umani vengano dati in pasto agli animali,
bruciare un corpo per essi quanto di pi riprovevole si possa concepire. Si ricordi
che, al contrario i Magi, la casta sacerdotale dellimpero persiano, erano soliti esporre i
cadaveri dei propri confratelli deceduti alle fiere e agli avvoltoi, in quanto
79
Il caso senza dubbio pi intrigante riguarda per certamente il uo-
di Corinto Periandro, che eredit la tirannide dal padre e non riusc,
nonostante i suoi innumerevoli sforzi, a trasmetterla al figlio. La vicenda di
questa figura si risolve dunque, di fatto, in un fallimento esistenziale che
sfocia in una fine tragica, la quale assume inoltre i connotati di un
estremo colpo inferto, ad un uomo gi duramente provato, da un destino
beffardo. Le drammatiche circostanze della perdita del figlio prediletto,
Licofrone (autentico nome parlante in cui si nota la presenza di `u--,
lupo, una delle immagini tipiche del uo-, + ):.), inducono
infatti Periandro a pianificare la propria fine con la medesima fredda
lucidit con cui egli aveva costantemente gestito il proprio potere,
trascinando con s nella morte tutte le persone coinvolte nella sua
uccisione e nella sua sepoltura. Il figlio di Cipselo ordisce dunque il suo
ultimo inganno che ha come vittima designata se stesso e si serve di
carnefici inconsapevoli che diventano, a loro volta, vittime della diabolica
macchinazione nella quale Periandro li ha intrappolati. Dalla fine cui va
incontro questo personaggio, come spesso accade per altri suoi
omologhi, possibile ricavare una chiave di lettura applicabile allintero

consideravano questa pratica il modo pi naturale di liberare il defunto dallimpurit
costituita dal corpo. (Cfr. G. Gnoli, Politica religiosa e concezione della regalit sotto gli
Achemenidi, in Gururajamajarika, Studi in onore di Giuseppe Tucci, I, Istituto
Universitario Orientale, Napoli 1974, p.51) chiaro che una tale pratica implica
lattribuzione di una valenza totemico- sacrale agli animali selvatici. Al contrario, per i
Greci, divenire :`..o -u:cc. -o. ...c. Il., I, vv.4-5), bottino per i cani e gli
uccelli, motivo di grande disonore. A. Colonna e F. Bevilacqua, nelledizione da essi
curata delle Storie di Erodoto, notano come, alla luce di ci, la predizione messa in
bocca ad Artabano (Hdt., VII, 10, )3), secondo la quale, molto probabilmente, in
Persia si sentir dire che Mardonio, dopo aver arrecato un grande male al suo popolo,
viene dilaniato dai cani e dagli uccelli in qualche luogo della terra degli Ateniesi o di
quella degli Spartani (e dunque in luoghi remoti e sconosciuti, elemento questo
ulteriormente peggiorativo della situazione prefigurata) il frutto di una mentalit
squisitamente greca. (Le Storie di Erodoto, a cura di A. Colonna e F. Bevilacqua, vol.
II, Classici Utet, Torino 1998, p. 282, nota 5).

80
corso della sua esistenza. Egli rappresenta infatti certamente il caso pi
emblematico, insieme al Gran Re Cambise, per quanto riguarda il
contesto orientale, di quella dinamica, chiaramente illustrata dal
Catenacci, per cui il potere del uo- finisce per distruggere
progressivamente il suo ambiente familiare per poi fagocitare, infine, lui
stesso e perderlo
33
. Periandro si macchia infatti di uxoricidio in un impeto
di rabbia, proprio come Cambise, e la sua inflessibilit causa
involontariamente, attraverso gli eventi che innesca, la morte di
Licrofrone, privando cos di propria mano, in aggiunta alla dolorosa
perdita affettiva, il proprio potere del suo divenire, aspetto questo che,
durante tutta la sua vita, aveva occupato una posizione cardine nella sua
mente
34
. Tali atti costituiscono il risultato di una situazione di temporaneo
accecamento delle )::- che vengono soverchiate dallo )u -, cio

33
La figura del uo- presenta costantemente, come credo di aver dimostrato nelle
pagine precedenti, questa ambivalenza, ponendosi a met strada tra il ruolo di
carnefice e quello di vittima.
34
Anche relativamente a questo aspetto esiste un parallelo, bench non facile da
cogliere in quanto basato soltanto su un fugace accenno dello storico di Alicarnasso,
con la vicenda di Cambise. Si consideri infatti che, secondo una delle due versioni
riportate da Erodoto (quella egizia), la moglie e sorella del Gran Re, al momento in cui
viene uccisa, era incinta e che ella, morendo, porta con s il nascituro che avrebbe
potuto essere un erede(Hdt., III, 32, 3-4). Lo storiografo di Alicarnasso sottolinea infatti,
non a caso, come il Gran Re fosse ovo.- voovo, del tutto privo di figli, cosa
assai perniciosa nella mentalit achemenide. Con il suo scatto dira Cambise pone
dunque fine, senza rendersene conto, alla discendenza diretta di Ciro, della quale egli
aveva precedentemente ucciso, sempre secondo la versione erodotea, lunico altro
erede maschio. Risulta doveroso rammentare, a questo proposito, come il racconto
dellautore non collimi con la ricostruzione storica cui conducono i dati archeologico-
epigrafici in nostro possesso: infatti quasi, se non del tutto, certo che il famigerato
Bardiya, che Dario addita come impostore nelliscrizione del Behistun, sia invece
effettivamente il figlio di Ciro e il fratello di Cambise, luomo che Erodoto menziona con
il nome di Smerdis. (Cfr. J.M. Balcer, Herodotus & Bisitun. Problems in Ancient Persian
Historiography, Historia. Einzelschriften, Wiesbaden Stuttgart 1987, pp. 58-61.)
Tralasciamo tuttavia di addentrarci, in questa sede, nella spinosa questione detta del
falso Smerdis, limitandoci a rilevare come essa, per quanto centrale negli studi di
Iranistica antica, non influisca in modo determinante sul nostro discorso, che riguarda
piuttosto i risvolti etici della personalit del u o-. Del resto abbiamo pi volte
osservato come Erodoto stesso sia piuttosto incline a sacrificare lobiettivit del dato
storico a favore della sua esemplarit sul piano morale (Cfr., supra, Cap. III, p. 36).
81
dalla componente impulsiva, irrazionale dellanimo umano e ci produce
assai spesso rincrescimento nellanimo di chi li compie. A proposito di
Periandro, Catenacci, parlando di eros tirannico, ricorda(citando quale
fonte Diog. Laert., Vita Philosophorum, I, 94) come il tiranno corinzio
fosse legato alla moglie da un amore estremo, folle e che fu proprio la
disperazione per averla uccisa ad indurlo alla necrofilia, cui allude la
suggestiva metafora erodotea dei pani nel forno freddo
35
. Per quanto
riguarda poi il figlio di Ciro, apprendiamo dallo storico di Alicarnasso
come i suoi servi conoscessero bene lindole volubile del sovrano e la sua
tendenza a pentirsi (:o:`:. degli atti da lui compiuti nei momenti di
ottenebramento della sua facolt razionale, dovuti ad una prorompente
esondazione del suo )u -
36
. Inoltre Cambise, come si gia visto in
precedenza, dopo essere venuto a conoscenza dellinganno dei Magi,
colto da rimorso per luccisione del fratello, che, per unatroce beffa del
destino, si rivelata vana (Hdt.,III, 64, 2; ivi, 65, 4)
37
.
Nel caso di Periandro, per, il motivo dellira si focalizza sullambito
familiare e si collega con le principali tematiche etico-politiche
connaturate alla gestione del potere da parte di un uo-. Rispetto ai
modelli orientali, la , di Periandro appare legata non tanto alla
personalit sregolata e votata alleccesso, per quanto non si possa
escludere del tutto la presenza di una componente emotiva in questo

35
In questa immagine si coglie una forte coloritura popolaresca, per la quale
rimandiamo, ad es., ad Aristoph., Pax, v.891.
36
Il riferimento a Hdt., III, 36 ,5, dove Cambise ordina ai suoi servi di catturare ed
uccidere Creso, che aveva suscitato lira del sovrano nel momento in cui aveva tentato
di farlo riflettere sul carattere sconsiderato e avventato delle sue decisioni. Nelle parole
del sovrano lidio appare, tra laltro, degno di nota linvito a non concedere tutto allet
( voo `.-. -o. )u. :v.:v:., Hdt., III, 36, 1) che ritroviamo, formulato
negli stessi termini, nelle parole che Artabano rivolger a Serse nel tentativo di
temperare il suo ardore giovanile (Hdt., VII, 18, 2)
37
Per una trattazione pi specifica della personalit del figlio di Ciro, si veda supra,
Cap. III, pp.32 sgg.
82
sentimento, quanto piuttosto allesigenza di mostrarsi depositario di una
autorit inflessibile, che non concede ai suoi sottoposti alcuna deroga, a
cominciare dai componenti dell.-- del tiranno stesso. Esso costituisce
infatti il microcosmo in cui la uo.- o conosce la sua pi
immediata espressione e il suo primo consolidamento.
Il rapporto dialettico macrocosmo-microcosmo costituisce senza dubbio
un tratto distintivo e qualificante del pensiero politico greco fin dalle sue
origini, a prescindere dalla forma di governo alla quale tale principio si
applica di volta in volta. L.-- rappresenta infatti la matrice, la cellula
originaria del tessuto sociale del mondo ellenico, in quanto allinterno di
essa viene plasmato, in origine, quel principio gerarchico la cui operativit
ben riconoscibile anche allinterno del sistema democratico ateniese
38
.
Lesistenza di una autorit regolatrice infatti sentita come presupposto
indispensabile per la creazione di una societ ordinata ed armonica tanto
nella societ ideale delineata da Platone nella sua l:. v`.:.o-,
quanto nella pi concreta concezione giuridico-politica della comunit
civica proposta da Aristotele
39
. A proposito del personaggio di Periandro,

38
M. Griffith, The King and the Eye: The Rule of the Father in Greek Tragedy, PCPhS
44 (1998), pp.26-34
39
Sebbene le due opere siano cronologicamente posteriori al periodo di cui ci stiamo
occupando, cio il V secolo a.C (la Repubblica di Platone fu probabilmente composta
tra il 390 e il 387 a.C, mentre la Politica di Aristotele si colloca negli anni quaranta del
IV secolo), appare evidente che entrambe le opere adottano come punto di riferimento
storico proprio il dibattito politico di questepoca. Il pensatore ateniese si mostra
fortemente deluso dagli esiti storici della democrazia e ne ricerca le cause sul piano
teorico-dottrinale, giungendo a prefigurare cos limmagine di una societ armonica
governata dalla giustizia, vista come emanazione del sapere filosofico. Platone elabora
dunque un concetto di regalit intellettuale dal quale discende un principio gerarchico
fondato sui diversi gradi di partecipazione dellindividuo alla c).o, intesa nelle sue
valenze gnoseologiche ed etiche. Aristotele, dal canto suo, limitandoci ovviamente ai
soli aspetti del suo pensiero che risultano rilevanti ai fini del nostro discorso, insiste
molto sullimportanza dell.-- come nucleo originario della vita associata. Riportiamo
di seguito alcuni brani che ci sembrano particolarmente significativi in questo senso.
|v:. :: .o : - .-.-- , : : ::cv.-, v:. - :.o.
v:, : :: vo.-, . :: ,o.- -o. ,o ,uo.-- o:. -o.
:-., .- :`:u):. : o)., u ou v - o-, o``o
,uo.-- : v`..-.-, :-. :: 3oc.`.-.- [] | : u o. - v`..-o.-
83
dunque opportuno evidenziare come nella sua ira, a differenza di
quanto accadeva in quella della quale abbiamo visto essere preda i
monarchi orientali, lelemento irrazionale tenda a stemperarsi allinterno di
un calcolo mentale, legato alla gestione del potere e allesigenza di
presentarsi come terribile ed implacabile punitore di chiunque si ribelli al
suo potere. Il figlio di Cipselo costituisce indubitabilmente una delle figure
di uo. che maggiormente si prestano ad essere accostate ad un
corrispettivo bestiale ed in particolare ad un lupo. Illuminante in questo
senso certamente lefficace commento di Erodoto allostinato e
persistente rifiuto di scendere a compromessi con Licofrone, dopo averlo
cacciato di casa: o`o- : :.:o. 3u`:- u::, non volendo
mostrarsi indulgente in nulla (Hdt., III, 51, 2)
40
. Il tiranno infatti, per

oo.- o.- v`:.co.- :o3o ``:. o -o. o: :; .cu ,o
:.o. 3u`:o. )uc. -o. :.o)::. ): .- ::, o : o
: oo., :. :.o)o :.o. -o. coc. -o. ` ,.- -o. .o.- [],
Poich per le parti della amministrazione domestica erano tre, quella riguardante
lautorit di padrone, della quale si parlato in precedenza, quella di padre e, terza,
quella coniugale: infatti il capo famiglia esercita il proprio potere sia sulla moglie che sui
figli, ma se da un lato sono ambedue liberi, egli non esercita su di loro il medesimo tipo
di potere, ma quello sulla moglie il potere tipico di un uomo di stato, quello sui figli
invece il potere proprio di un re.[] Nella maggior parte degli ordinamenti politici si
alternano il governare e lessere governati (si vuole infatti che per natura siano alla
pari, non essendo differenti in nulla), ma, ciononostante, qualora una parte dei cittadini
governa mentre laltra governata, la prima cerca di distinguersi negli atteggiamenti,
nelle parole e negli onori (Aristot., Pol., 1259 a-b); |o.. )o: :c. .-
v.uco -o. ,.: .o o`` u:: v`.- :co. v`)- ,o .
)uc. :c. v`.-, Per la verit risulta chiaro che una citt a forza di progredire e
unificarsi non sar pi una citt: la citt infatti per natura una pluralit (Aristot., Pol.,
1261 a). Con queste parole Aristotele cerca di dimostrare come la vita della citt sia il
prodotto di un rigoroso disciplinamento delle molteplici forze che in essa si
confrontano. Risulta inoltre assai interessante notare come il filosofo di Egina sottolinei
che il concetto di uguaglianza, cui improntata la vita della citt, sia soprattutto di
ordine morale: |. : :. .- -o. :.o o;:.: uc.o voc., u::
):`- o`` ,o ::. o - :v.)u.o- o`.:. o- uc.o-, [],
Ciononostante, se qualcuno istituisse per ciascuno ladeguata condizione, non
sarebbe di giovamento: bisogna infatti rendere uguali pi i desideri che le effettive
condizioni di vita(Aristot., Pol., 1266 b).
40
Laggettivo o`o-- pertiene originariamente alla sfera tattile e significa morbido.
perci molto significativo il suo impiego a connotare una uo.-.
84
mantenere ben saldo il potere, deve essere impermeabile al sentimento
umano, sebbene poi, di fronte alla constatazione delle misere condizioni
di vita nelle quali si trova il figlio, che, allirremovibilit del padre oppone
una non meno tenace capacit di sopportazione, egli depone la propria
, e si mostra capace di un atto di piet. Questultimo per, bene
affrettarsi a sottolinearlo, rimane sempre subordinato alla sottomissione
da parte di Licofrone alla dispotica volont paterna. Ci sembra opportuno,
a questo proposito, riportare per intero il discorso che il tiranno Corinzio
rivolge a suo figlio in questa occasione, poich esso offre un
notevolissimo numero di spunti interessanti ai fini della nostra indagine.
1:o :: : .:. . l:.o:- o`uc.c. : -o.
oc.. c. cuv:v.-o .-:.: uv:.- :: - , - .: occ
-o. :`:,: - . vo., -:o u. o.:.:o :c., ou o, o u
:. vcc:.-, uo.:o -o. o,o)o, o u :,. :.,
ouo :o . vo. :v.::. voo`o3o:. 0- : . : - :
vo.- -o. |.)u - :u:o.- 3oc.`:u- o` 3. :.`:u,
o.co:. : -o. , :.:-, :- c: -.co :. |.
,o .- cu) : ou.c. :,:,::, :; - uv,. :- ::
::.-, :. : ou ,:,: -o. :,. ou- v`:u :- :..,
c. ou- c): :;:,oco., Al quarto giorno, tuttavia, Periandro
vedendolo abbattuto dalla mancanza di bagni e di cibo ne ebbe piet, si
avvicin e gli disse: -Figlio mio, quale delle due cose ti sembra preferibile:
le cose avendo le quali ora conduci la tua esistenza, o, docile a tuo padre
ereditare il potere assoluto e i beni che ora io posseggo? Tu, che sei mio
figlio, hai scelto una vita errabonda opponendoti e lasciandoti prendere
dallira contro colui contro il quale meno avresti dovuto farlo. Se, infatti, in
queste cose c stata una disgrazia a causa della quale tu nutri dei
sospetti nei miei confronti, ebbene essa scaturita da me e io ne sono il
maggior responsabile, nella misura in cui lho portata a compimento.
(Hdt., III, 52, 3-4). Il discorso che il u o- corinzio rivolge al figlio
85
appare tutto giocato sul piano razionalistico, con particolare riferimento
alla sfera dellutile come criterio discriminante, anche nel campo delle
scelte etiche. Del resto noto che nella lingua greca esiste tutto un
ambito semantico che ruota attorno al concetto di -::-, che indica
appunto il profitto, il guadagno, realt con le quali gli omologhi di
Periandro hanno, per loro stessa natura, grande familiarit. Ogni azione
di un uo- mira costantemente a conseguire un utile, sia in termini di
espansione territoriale che in quelli di un aumento delle ricchezze
possedute. Inoltre chi detiene un potere assoluto quale una uo. -
necessariamente portato a preoccuparsi non solo del momento presente,
ma anche, e forse si potrebbe dire soprattutto, del futuro. Preoccupazione
comune ai tiranni ed agli eroi del mito, come risulta particolarmente
evidente proprio nel caso del figlio di Cipselo, quella di far sopravvivere
la propria opera politica, che spesso, come si visto in precedenza, si
connota in senso profondamente riformatore, oltre i confini della propria
esistenza individuale.
Questo aspetto della mentalit tirannica chiama innegabilmente in causa
due principi cardine delletica aristocratica arcaica, rispetto alla quale,
come si visto, la posizione del tiranno risulta assai ambivalente,
implicando un suo superamento e attingendo ad essa al tempo stesso: il
motivo della continuit del ,:- e la morte come dissoluzione
dellindividuo, dalla quale solo la fama pu salvare
41
. Alla luce di queste

41
Si ricordi, a questo proposito, come nel corso della :-u.o Odissiaca, il figlio di
Laerte tessa allombra di Achille le lodi del figlio Neottolemo che rappresenta il divenire
della gloriosa stirpe del Pelide. (Od., XI, vv.505-537). Certamente colpisce come dal
punto di vista dei Troiani sconfitti, cui d voce Virgilio nellEneide, il giovane figlio di
Achille sia presentato non come simile, ma al contrario antitetico alla figura del padre,
di cui gli avversari riconoscevano la grandezza sul piano guerresco, ma anche su
quello etico. questo il senso delle parole del Priamo virgiliano, quando, fedele fino
allultimo alla sua dignit di combattente, sceglie di affrontare il giovane in un duello
senza speranza. At non ille, satum quo te mentiris, Achilles talis in hoste fuit Priamo;
sed iura fidemque supplicis erubuit corpusque exsangue sepulcro reddidit Hectoreum
meque in mea regna remisit.- Sic fatus senior telumque imbelle sine ictu coniecit, rauco
quod protinus aere repulsum [] (Aen, II, vv. 540-545). Allinfuori dellambito epico, i
86
considerazioni deve essere ovviamente letta anche linclinazione al
mecenatismo di molti tiranni, tra i quali spicca il nome del gi pi volte
menzionato Ierone di Siracusa, che impiegano in questo modo in proprio
favore la facolt eternatrice della poesia.
Unulteriore componente fondamentale delluniverso esistenziale del
uo- poi senzaltro costituita dallaccumulo della ricchezza
(v`u- da custodire nell.-- regale e da tramandare alle
generazioni future. Il v`u- rappresenta infatti, al di l del suo valore
intrinseco, la dimostrazione tangibile del successo del uo-, basato,
come abbiamo osservato nei capitoli precedenti, su un connubio di
abilit (c).o e di buona sorte (:uu.o. Gi da alcuni riferimenti
erodotei alla ricchezza di Policrate di Samo possibile ipotizzare che nel
palazzo di questi vi fossero molto probabilmente una o pi
Wunderkammer piene di tesori, come sembra suggerire il termine
-:.`., impiegato dallo storiografo di Alicarnasso per designare gli
oggetti della collezione di Policrate, che rivela molto chiaramente la sua
origine dal verbo -:.o., giacere. Questultimo evoca, a sua volta, in
termini visivi, il concetto dellaccumulo.
Lidea che il padrone dell.-- regale avesse il compito di raccogliere,
durante la fase attiva della sua vita, il numero maggiore possibile di beni
per garantire benessere e prestigio alla propria discendenza ha alle
spalle una lunga tradizione in ambito aristocratico ed ben attestata nei
poemi omerici. Non si dimentichi infatti che, nellOdissea, Telemaco pone
bens il riconoscimento, da parte del popolo di Itaca, della propria dignit
regale, ma, nel lasciare aperte altre strade per il proprio futuro, afferma
che, se egli non sar re, sar comunque signore della propria casa, dei

due esempi pi efficaci di elaborazione teorica del concetto di immortalit della poesia
si possono forse rilevare in due passi lirici rispettivamente di Saffo(fr.150 Voigt = fr.33
Lobel-Page) e di Teognide (Thgn., 237-254 W).
87
servi e dei beni che suo padre ha messo da parte per lui. (Od. I, vv. 397-
98. [] ouo :,. .-. oo; :c ::. -o. :.., u - .
`.cco :.- 0:ucc:u -). Da questa affermazione di Telemaco emerge
come anche nella Grecia arcaica, proprio come in Oriente, la successione
dinastica sia un fatto tuttaltro che scontato. Sappiamo inoltre che, nella
civilt micenea e proto-ellenica, la dinamica dei conflitti militari tra i diversi
regni era in larga parte basata sulla rapina dei beni materiali, con
particolare riferimento ad armenti, capi di bestiame e terre da pascolo ai
danni dello sconfitto e a vantaggio del vincitore
42
. Il pericolo cui sono
esposte le sostanze messe insieme da Odisseo restando in balia dei
Proci costituisce un motivo costantemente presente nel poema omerico e
coincide con quello, altrettanto assiduo, dellassenza del guardiano dalla
casa. Telemaco, infatti, bench assai avveduto e capace per la sua
giovane et
43
, non in grado da solo di allontanare dalla propria casa
larroganza e linsaziabile avidit dei pretendenti. Assai particolare e
degna di nota in questo senso invece la figura di Penelope che appare,
sebbene in bala delle angherie dei Proci, come la custode della dignit
regale in assenza del marito. Risulta infatti interessante constatare che,
quando Odisseo giunge ad Itaca sotto le spoglie del falso mendico, egli
saluta la donna chiamandola 3oc.`:u-, al maschile, qualificandola
dunque come sovrano, nella pienezza delle sue funzioni etiche e
giuridiche.

42
Rimanda a questa realt il verbo `.. usato da Telemaco per indicare laccumulo
dei beni che il padre ha messo da parte per lui. Il significato di tale verbo appunto
raziare. Questa scelta lessicale si spiega, secondo D. Loscalzo (Omero, Odissea, a
cura di G.A. Privitera, A. Heubeck, D. Loscalzo, Oscar Mondadori, 2002), alla luce dei
mezzi con i quali venivano procurati gli schiavi e i metalli preziosi, cio soprattutto la
pirateria e il commercio.
43
Significativo in questo senso il ricorrere dellaggettivo participiale v:vu:- che
connota sempre la saggezza del suo agire e del suo parlare(Cfr. Stephanus,
Thesaurus, cit. : v:vu:-- sapiens, prudens).
88
Questa breve digressione, che ci ha riportato alle origini della letteratura
greca, stata inserita con il precipuo scopo di dimostrare come, tanto in
Oriente quanto in Occidente, esista un fortissimo legame tra lidea della
regalit e quella della ricchezza accumulata nella dimora del sovrano e
come sia la prima, sia la seconda necessitino di una costante ed accorta
custodia da parte di chi ne detiene il possesso
44
. Qualora i beni
faticosamente accumulati dal padrone di un .--, specie se dominante
allinterno di una certa collettivit, non vengano gestiti attraverso
unoculata amministrazione, ci si avvia inevitabilmente verso la
dissoluzione di tale patrimonio, che comporta a sua volta un repentino
declino del prestigio sociale della famiglia in questione, e alla perdita dei
privilegi legati al particolare status giuridico di cui gode il u o- nel
mondo greco. Se vero infatti, come abbiamo pi volte sottolineato , che
la detenzione del potere e la sua ereditariet non sono sentite come un
fatto scontato nemmeno in Oriente, dove ci si trova di fronte a dinastie
regali consolidate, che presentano nel proprio impianto ideologico di
fondo notevoli elementi teocratici
45
, questa affermazione risulta ancora
pi valida in un contesto occidentale, e in special modo greco, dove la
uo.- in ultima analisi una conquista dellindividuo. Certamente
loccasione di prendere il potere non potrebbe offrirsi al singolo in
assenza di alcuni elementi connaturati alla dinamica socio-politica propria
del mondo ellenico, ma pur sempre lindividuo che deve saper cogliere
e far fruttare il momento propizio che gli si presenta, ponendo in gioco

44
Si rammentino le parole che Atossa pronuncia nei Persiani di Eschilo, sul sovrano
come occhio guardiano della casa. Cfr. supra, Cap III, p. 30 per trascrizione,
traduzione e commento del passo in questione.
45
possibile citare a questo proposito oltre al caso achemenide, che ci interessa pi
da vicino, quello della civilt egizia, ma soprattutto quello delle grandi civilt
mesopotamiche. Queste ultime, in particolare rappresentarono secondo Gnoli ((cfr.
Gnoli, op. cit., pp. 23-88) un fondamentale modello di riferimento nellelaborazione
dellideologia regale achemenide.
89
senza riserve tutto se stesso: il proprio passato, presente e futuro
46
. Alla
luce di questo aspetto si coglie agevolmente come la vicenda del
uo- sia profondamente legata alla 1u
47
. Proprio questo motivo ci
riporta al discorso che Periandro rivolge al figlio Licofrone. Il tiranno
corinzio si mostra infatti perfettamente consapevole, come si evince dalle
sue stesse parole, che chi ha ricchezza e potere oggetto di invidia da
parte della collettivit, dato su cui si ampiamente discusso nei capitoli
precedenti di questo studio, mentre invece chi vive una vita errabonda e
priva di radici suscita commiserazione. Per comprendere appieno il
significato di questa affermazione del figlio di Cipselo occorre postulare
che egli non intenda qui riferirsi allimmagine di un comune vagabondo,
quanto piuttosto a quella del uo- decaduto. In relazione ad essa si
potrebbe azzardare un accostamento con la figura dello v.-, che
abbiamo incontrato in precedenza nel racconto erodoteo
48
. Da quanto ci
infatti possibile inferire, dai pochi cenni dello storiografo di Alicarnasso,
riguardo alla vicenda di questo personaggio si tratta certamente di
qualcuno che in passato aveva goduto di un rango molto elevato, se non
proprio regale, dato che Erodoto ci informa che era stato : o.- del
sovrano dEgitto. Egli costituisce perci lesempio vivente di quanto

46
Si badi che per futuro non si intende qui il divenire etico, cui il uo- tende per
sua natura, come abbiamo gi rilevato sulla scorta delle considerazioni di Mayrhofer,
ad essere sottratto. Ci si vuole piuttosto riferire a quella proiezione di s che lindividuo
realizza nella propria discendenza, cui egli trasmette anche le sue colpe. Questa
concezione risulta palesemente operante in Erodoto, ad esempio in relazione al
destino di Creso di Lidia sul quale influisce, accanto alla u3.- personale del sovrano
(dovuta alleccessiva sicurezza riguardo alla propria condizione di benessere), anche il
fatto di essere discendente di Gige, reo di avere ucciso a tradimento il suo signore.
Creso dunque chiamato ad espiare la colpa del proprio antenato.
47
Non si dimentichi che lEdipo sofocleo, una figura assai rappresentativa della
categoria umana del uo-, si definisce esplicitamente figlio della 1u.
48
Ci riferiamo ovviamente allepisodio che vede protagonisti Psammenito e Cambise,
narrato in Hdt., III, 14, 7, per la cui interpretazione in chiave etica cfr. supra, Cap. III,
p.34.
90
terribili siano gli effetti che sortisce sullindividuo limprovviso, rovinoso
decadimento della propria condizione etico-sociale dai vertici della
collettivit al pi infimo gradino della gerarchia comunitaria. Periandro
sembra dunque pensare ad una situazione simile a questa quando
afferma cu :: o)., c. ))::c)o. -:cc :c.
.-:.:c)o., o o : -. . :c. :- u- -:o- -o. : - u-
-:cco- :)u.c)o., ov.). :- o .-.o., Tu dunque dopo aver
imparato quanto sia meglio essere invidiati che essere compatiti e
insieme cosa significhi essere adirati contro i genitori e i pi potenti, vieni
via di qua e torna a casa.(Hdt., III, 52, 5). Per la verit, tuttavia, non si
pu fare a meno di notare come Licofrone, a differenza dello v.-, viva
la sua situazione di indigenza con estrema dignit, dando prova di una
straordinaria capacit di sopportazione
49
.
A proposito di questa parte del discorso di Periandro, oltre
allopposizione tra invidia e commiserazione, merita attenzione anche
laccostamento, sia sul piano sintattico che su quello semantico, del
termine -:o. (i genitori, con evidente riferimento al membro maschile
della coppia) e del comparativo ionico -:cc:-, derivante da -ou-,
che indica dunque una superiorit relativa allesercizio del potere. La
frase costruita in modo tale che il secondo termine viene ad essere una
sorta di apposizione del primo. Ci troviamo dunque di fronte ad una
enunciazione piuttosto esplicita del principio di autorit parentale. Tale
concetto, che risulta in generale assai sentito nelletica greca, assume
una valenza del tutto particolare quando si applica alla famiglia di un
uo-. Particolarmente illuminante in questo senso risulta ancora una
volta lo studio di Catenacci, che dedica una sezione della sua opera al

49
[] v- :: u :: ou- :-:.- ::.-o.u v:.oc)o. ov:.:u, o``o
:.o-o::. : c. c.c. :-o`.:::., [] inoltre nemmeno egli stesso
riteneva giusto tentare ci che era proibito, ma sopportando con animo saldo si
aggirava tra i portici (dello,o.
91
rapporto tra il tiranno e la sua prole maschile e femminile. Per quanto
riguarda i figli maschi, il critico sottolinea acutamente come essi non
conoscano let adulta, ma vivano una sorta di adolescenza prolungata
allombra del padre, che finisce poi per sfociare in una traumatica rottura
e in unaperta conflittualit
50
. esattamente questa la dinamica del
rapporto che intercorre tra Periandro e Licofrone. Occorre infatti ricordare
che la condizione di indigenza del giovane principe di Corinto non il
frutto di un rovescio della sorte che ha colpito direttamente la sua
persona
51
(come si pu supporre sia invece accaduto al v. - di cui
sopra), ma piuttosto conseguenza coerente di una consapevole e
risoluta scelta di opposizione ad oltranza di un figlio nei confronti di un
genitore brutale, reo di aver violato la sacralit degli affetti domestici, che
risulta qui particolarmente enfatizzata proprio in quanto vista attraverso gli
occhi di un ragazzo. Chi legga questa parte del racconto erodoteo non
pu non rimanere colpito dalla evidente, e direi quasi urtante,
incomunicabilit tra Periandro e Licofrone, che trova espressione in modo
assai efficace nei lunghi ed ostinati silenzi di questultimo. Essi

50
Lunica eccezione in questo senso rappresentata dal figlio muto di Creso che, in
linea con quanto predetto da un oracolo, ritrova la voce nel momento in cui, durante la
presa di Sardi, suo padre sta per essere ucciso da un soldato persiano che non lo ha
riconosciuto. Assai significativo appare, in questo contesto, limpiego da parte di
Erodoto della forma verbale :;:, per rendere lidea della forza dirompente con la
quale la voce, grazie allintensit dell amore che lega il figlio a suo padre, spezza i
vincoli che la tengono prigioniera nella gola del giovane. Al contrario, nellAntigone di
Sofocle, possibile rinvenire uno dei pi illustri esempi dellinsanabile conflittualit tra
padri e figli. Essa emerge in relazione al rapporto tra Creonte ed il figlio Emone. Anche
in quel caso infatti abbiamo un lungo silenzio da parte del giovane, un rabbioso atto di
ribellione allautorit del genitore, che culmina nel suicidio, quale supremo e sprezzante
affronto nei confronti di un sovrano nel quale i sentimenti umani sono stati ormai da
tempo schiacciati dalla ragion di stato.
51
Questa affermazione, per quanto corretta nella sua sostanza, richiede di essere
parzialmente emendata. Come sempre accade in Erodoto, infatti, la 1u riveste pur
sempre un ruolo fondamentale nel determinare gli eventi, in quanto essa costituisce,
come noto, un fattore imprescindibile nellambito di quel gioco di forze soprannaturali
che regola le res humanae.
92
assumono, senza dubbio alcuno, una rilevante valenza tragica,
soprattutto alla luce dello stridente contrasto che producono rispetto alle
incalzanti domande di Periandro, che possiamo immaginare articolarsi in
un crescendo di irritazione e di tensione drammatica.
Daltra parte, se da un lato i silenzi del giovane non impediscono il
disvelamento di una realt che il figlio di Cipselo ha gi intuito, proprio in
virt di quella particolarissima facolt definita in precedenza come
intelligenza tirannica
52
, dallaltro assumono il valore di un atto di ribellione
che scatena lira dell inflessibile genitore. A questo punto pu rivelarsi
assai utile fare riferimento alle osservazioni di Griffith
53
, secondo cui
esiste, a ben guardare, nel mondo greco, una conflittualit connaturata
all.-- aristocratico che vede contrapporsi soprattutto i membri
maschili della famiglia appartenenti a diverse generazioni, vale a dire
appunto il padre da una parte e il figlio, o i figli, dallaltra. Tale polarit si
manifesta spesso in termini agonali e trova un elemento catalizzatore nei
componenti femminili della famiglia. Riguardo a tale dinamica, tuttavia, mi
sembra fuorviante il tentativo, da parte di alcuni studiosi, di riferirsi alla
vicenda di Edipo individuando in essa un modello sulla base del quale
leggere in chiave freudiana le relazioni familiari del uo-. Occorrer
piuttosto rilevare come, nel materiale narrativo solitamente raccolto sotto
il nome di Ciclo Tebano, si debba effettivamente ricercare una chiave
interpretativa di tali rapporti, ma in un senso del tutto diverso. Con
particolare riferimento alla trattazione sofoclea di tale ciclo, la vicenda
esistenziale del figlio di Laio e Giocasta, considerata nei due momenti,
rappresentati rispettivamente nellEdipo Re e nellEdipo a Colono, pu
essere vista, secondo uno dei tanti possibili itinerari di lettura, come una

52
Cfr. supra, Cap IV, p.51
53
Griffith, op.cit.
93
rappresentazione della disgregazione di un .-- uo.- -, che
soltanto con la morte delleroe sembra, almeno parzialmente, ricomporsi.
Ci che interessa maggiormente in questa sede per il rapporto di
Edipo con la propria prole: si tratta di due coppie di sesso opposto, tra
loro antinomiche nel ruolo svolto, soprattutto sul piano etico e funzionale,
nei confronti del padre. Pur essendo tutti e quattro i figli frutto di un
rapporto incestuoso e dunque incarnazione di una colpa mostruosa, le
due figlie femmine riscattano la peccaminosit insita nella propria natura,
della quale esse non hanno tra laltro alcuna responsabilit personale,
fungendo da fedele sostegno alla sventurata vecchiaia del padre, mentre
Eteocle e Polinice rappresentano il perpetuarsi attraverso la discendenza
dei risvolti pi torbidi della personalit di Edipo, portandoli
drammaticamente alleccesso, come nota giustamente Catenacci
54
. Essi
rappresentano un concentrato dira, insaziabilit, sete di potere e
soprattutto appaiono come personaggi votati alla contesa, fino a fare di
essa la propria ragione di vita. In questo aspetto si pu agevolmente
cogliere lesito estremo di quella componente agonale che abbiamo visto
essere parte integrante dell orizzonte esistenziale proprio della figura
topica del uo-. Essi si sono inoltre macchiati di una colpa tremenda,
assimilabile ad una sorta di parricidio virtuale, che, se possibile, supera in
efferatezza il crimine, gi di per s orrendo, che avrebbe costituito
leliminazione fisica del genitore. Esiliandolo dalla propria patria, infatti, i
figli condannano il padre ad unesistenza miserabile sprofondato
nelloscurit di tenebre che non avvolgono, per lui, soltanto il mondo
sensibile, ma anche e soprattutto quello dellinteriorit
55
. Inoltre occorre

54
Catenacci, op.cit., p.185.
55
Sulle modalit con le quali, proprio nel momento in cui tutto sembra perduto, la
,)o- che avvolge Edipo si schiude inaspettatamente in una luminosit abbagliante,
nella quale si realizza il coglimento dellarcano significato di unintera esistenza,
rimandiamo alle considerazioni esposte in precedenza nel presente lavoro.
94
sottolineare che nella societ greca arcaica prendersi cura dei genitori
anziani costituiva un dovere sacro dei figli maschi
56
. Nel caso di Edipo
sono invece Ismene e soprattutto Antigone ad assumere queste
prerogative, dando luogo ad un capovolgimento dei costumi tradizionali
ellenici
57
. Ci implica, per le due fanciulle, una tanto dolorosa quanto
coraggiosa rinuncia ad alcuni fondamentali aspetti della loro femminilit,
come gi prefigurato dal loro padre nella parte conclusiva dellEdipo Re,
quando, dopo aver compiuto il feroce scempio di se stesso, rivolge a
Creonte le ultime raccomandazioni prima di partire per lesilio. |o. c).
:o-u. vc3`:v:. ,o u c):. u:- o `.vo u
v.-u 3.u, . 3..o. c). v- o).v. :.. l.o- ,o
oc. ;: :.- .`.o-, v.o- : :o-, :): u -:-`ou:o.
v- .- .;:c) o. - ):..o- jAll hJnivk a[ : v- ,o.
- o-o- [], E piango voi due: non riesco a vedervi anche se ho in
mente la vita che vivrete in futuro, voi sole tra gli uomini. A quali

56
Si pensi alle parole dellombra di Achille nei riguardi del padre Peleo nella :-u.o
odissiaca: :. ,o :,. :vo.,- uv ou,o- :`.., .- :. . - v :.
1. :u:. v:) `o o.c, ou. A,:..c.. |. .c: :`)..
.u)o v: :- vo:- :., . -: :. cu;o.. :- -o. :.o- oovu-,
. -:. 3..o. ::,uc. ov .-., Magari io potessi in suo aiuto sotto i
raggi del sole, essendo qual io ero quando nella vasta Troia facevo strage deroi
difendendo gli Argivi, magari potessi io essendo tale andare da mio padre, anche per
poco: odiose farei la mia forza e le irresistibili mani a chi lo priva dellonore (Od., XI,
vv.498-503).
57
Risulta assai interessante ricordare, a questo proposito, come l unico caso in cui,
nellambito della letteratura greca, questa inversione di ruoli tra i sessi assuma un
carattere sistematico, tralasciando il favoloso popolo delle Amazzoni, che appartiene
alla sfera del mito, sia rilevabile nellambito dellindagine etnografica di Erodoto sui
costumi del popolo Egizio. In quella sede si fa infatti riferimento, tra le altre cose,
proprio ai doveri delle figlie femmine nei confronti dei genitori anziani. Lo storiografo di
Alicarnasso menziona questo aspetto con il preciso scopo di dimostrare come le
usanze in vigore presso gli Egiziani siano, sotto molti punti di vista, il rovesciamento di
quelle vigenti presso i Greci. 1o v``o voo :vo`. .c. o``.c. o).v.c.
:cco ):o : -o. u-. | .c. o. : ,uo.-:- o,ouc. -o.
-ov`:uuc., . :: o ::- -o .-u- ::- u)o.uc. [] 1:):. u-
-:o- .c. : vo.c. u::.o oo, 3u`:.c., c. :: )u,ooc.
voco oo,- -o. 3u`:c. (Hdt., II, 35, 2-4).
95
adunanze di uomini vi recherete, a quali feste dalle quali non tornerete a
casa con gli occhi velati di pianto? E poi sarete troppo mature per
sposarvi []
58
(Soph., 0.1.vv. 1486-92). Riguardo ai figli maschi
Edipo aveva invece detto: vo.:. :: . oc:. ., |:,
v) :.o o::- :.c., .c: cvo . v: c:., :)
o .c., u 3.u, Per i miei figli maschi, Creonte, non darti troppo
pensiero, sono uomini, sicch non avranno mai difficolt insopportabili
nella vita, dovunque siano. (Soph., 0.1., vv. 1459-1461).
Il rancore di Edipo verso Eteocle e verso Polinice esplode per in tutta la
sua violenza nellEdipo a Colono, quando il futuro condottiero della
nefasta campagna contro Tebe giunge ad invocare il perdono del padre.
Alla vista delle miserevoli condizioni in cui versa il padre, Polinice si
abbandona alla disperazione e al rimorso: [] [ vo:o
:] ;:- :v. )- cu c). :)u- :)o: : -3:3`:
:c). cu .o::, - :uc).`- ,:. ,:. cu,-o.--:
v.- v`:uo oo.., -o. : oc::. - :. ouo-
o-:.c- occ:o., [] [Mio padre ] lo ritrovo in una terra straniera
derelitto insieme a voi due, con indosso tali stracci, dei quali il vecchio
lerciume con il vecchio convive, e sulla faccia dalle vuote orbite la chioma

58
In questo passo di straordinaria pregnanza vengono condensati alcuni degli elementi
caratterizzanti lesperienza esistenziale delle fanciulle in et da marito, che assumono
qui una valenza tragica proprio in quanto essi vanno a costituire limmagine di una vita
gioiosa e spensierata, che sar ineluttabilmente negata alle due giovani donne. In
questo modo deve essere interpretato il riferimento alle feste e ai ritrovi mondani, che
dovrebbero rappresentare, come naturale immaginare, loccasione per due fanciulle
di stirpe reale di farsi ammirare. Assai significativo in questo senso risulta senza dubbio
limpiego del termine ):..o, che rimanda alla sfera visiva (Cfr. il verbo ):oo.. Per
quanto riguarda poi il fatto che il trascorrere del tempo intacchi in modo irreparabile la
desiderabilit delle fanciulle agli occhi dei Greci, un utile punto di riferimento pu senza
dubbio individuarsi nellEpodo di Colonia di Archiloco(fr. 196aW.2), con riferimento alla
figura di Neoble: [] `:3u`[ ,: .- o ]``- o :: . o.o. v:v:.o :
[v:`:., / o)- : ov:u-: vo):. / -]o. o.- v. :v [],[]
Neobule la abbia un altro uomo; ahiahi matura, ormai ed appassito il fiore della
verginit e la grazia che prima aveva [].
96
scarmigliata si agita nel vento. (Soph., 0.|.|., vv. 1256-1261). qui che
il vecchio sovrano si scaglia con inaudita durezza contro il figlio,
riconoscendo in lui lartefice materiale della sua condizione di derelitto e
contrapponendo con forza la natura spietata di lui e di suo fratello minore
alla forza danimo dimostrata dalle figlie femmine, che, giorno dopo
giorno, si sono fatte carico del sostentamento del vecchio padre: - ,,
. -o-.c:, c-vo -o. )u- :., o u c - ;uo.- :
3o.- ::., ou- ouu vo:o : ov`oco- -o)-o-
ov`. -o. c`o- ouo- ):. o- u :o-u:.- :.c., :
v. ou. 3:3-.- u,o:.- .c. :.., Tu sciagurato, che,
possedendo lo scettro e il trono che ora tuo fratello a Tebe detiene,
avendo scacciato il tuo stesso padre [si noti lefficace figura etimologica
costruita sul pronome ou -], lo hai reso un senza patria e lo hai costretto
a portare questi stracci che ora ti suscitano il pianto a vederli, giacch sei
venuto a trovarti nello stesso mio travaglio. (Soph. 0.E.K., vv. 1354-
1359). I due passi riportatati concorrono a delineare, prima attraverso gli
occhi di Polinice, poi attraverso le parole dello stesso Edipo, un ritratto
del vecchio che appare terrificante nella sua crudezza, facendosi
immagine della pi abietta delle condizioni che luomo possa conoscere.
Nellinvettiva rivolta dallantico sovrano di Tebe al figlio, al di l dello
,,-, cio del vituperio, che sicuramente dominante, possibile
cogliere anche laffermazione di un principio di ciclicit che richiama alla
mente quello che abbiamo visto operare in Erodoto: Polinice, infatti, si
avvede del misfatto da lui compiuto nei confronti del genitore solamente
dopo essere piombato anchegli, a propria volta, nella triste condizione di
esule. Le maledizioni di Edipo tuttavia, con il loro peso soverchiante
precludono al giovane ogni possibilit di redenzione
59
. Polinice si

59
Edipo non potrebbe infatti essere pi esplicito in tal senso: 1.,o [ .o.:: oo. ]
c )o-o -o. u- cu- )u- -ouc. [], In verit schiacciano il tuo
inginocchiarsi ed il tuo trono. (Soph., 0.|.|., v.1380-81). o-o latto dei supplici.
97
allontana, dunque, conscio dellineluttabile destino di morte che grava su
di lui, se, cosa che non pu evitare, assalir la citt di Tebe e perci
prende congedo in maniera permanente dalle sorelle.
Alla luce di queste considerazioni pu essere lecito affermare che l.--
di Edipo costituisce sostanzialmente una realt in cui i legami affettivi e i
rapporti sociali vengono corrosi dalla inesorabile e cupa tragedia del
potere. Assai simile appare, come si visto, la dinamica del rapporto tra
Periandro e Licofrone: Catenacci nota infatti come anche il figlio del
tiranno Corinzio, almeno secondo lottica che informa i severissimi
provvedimenti che il genitore prende contro di lui, a cominciare dal bando,
possa considerarsi un parricida a livello simbolico. Basandosi su di
unorazione di Demostene
60
, il critico sostiene che lesilio fosse una pena
frequentemente comminata proprio agli assassini dei padri. C per un
altro aspetto assai rilevante, riguardo a questo rapporto padre-figlio, che
merita di essere preso in considerazione, vale a dire il fondamentale ruolo
giocato in relazione ad esso dal personaggio di Melissa, che pure
fisicamente assente sulla scena. A questa figura, che figlia e moglie di
tiranni
61
, ha dedicato un articolo assai interessante Nicole Loraux
62
. La

60
Demosth., C. Androt., 2, cit. in Catenacci, op. cit., p.181.
61
Catenacci ricorda, a questo proposito, (Catenacci, op. cit., p.188) come moltissime
delle figlie femmine dei tiranni siano destinate a divenire, a loro volta, mogli e
generatrici di tiranni. Esiste infatti in esse un fortissimo richiamo alla legge del ,- e
ai legami di sangue. Esemplari in questo senso si possono considerare, ad esempio, la
figura di Elettra nelle Coefore di Eschilo e, per restare aderenti allambito di indagine
che ci siamo proposti, la figlia di Policrate, che antepone nei suoi desideri la salvezza
del padre al proprio matrimonio che pure, come noto, rappresenta un traguardo
fondamentale per una giovane donna greca. Cfr. Hdt., III, 124, 2: 0 [l`.-o-] ::
. v:.`c:, c.- ovcc, v`` . vo)::u:c)o.. | ::
co :v.:`:o ouo ,::c)o. 3u`:c)o. ,o vo)::u:c)o. v`:.
u vo- :c: c)o., [Policrate] le rivolse allora questa minaccia, che se
fosse tornato sano e salvo, sarebbe rimasta fanciulla ancora per molto tempo. Ella
allora desider che ci si compisse: preferiva infatti rimanere fanciulla pi a lungo
piuttosto che perdere il padre.
62
N. Loraux, Melissa, moglie e figlia di tiranni, in Grecia al femminile, Laterza, Roma-
Bari 1993, pp.5-32.
98
studiosa francese prende innanzitutto le distanze dalle interpretazioni
eccessivamente moderne, di impronta marcatamente femminista, che di
questo personaggio hanno dato alcuni critici, tra cui la du Bois
63
, che
vede in lei il simbolo di una femminilit calpestata e umiliata dalla
smodata prepotenza di un maschio dominatore. Secondo la Loreaux,
invece necessario restituire al personaggio di Melissa la dimensione che
le propria nel testo erodoteo. Occorre infatti considerare, in primo luogo,
come la vicenda biografica della sposa del tiranno di Corinto sia
ricostruibile solamente sulla base di elementi forniti ex post, vale a dire
dopo la sua morte; la sua funzione, nel testo erodoteo, si esplica dunque
allinterno della dimensione del ricordo ed inscindibilmente legata ai
sentimenti che la sua memoria in grado di suscitare nei vivi, vale a dire
lamore filiale di Licofrone e linestinguibile trasporto erotico di Periandro.
Risulta dunque assai interessante notare come, nel contesto delle
Historiae, questa figura femminile non viva di vita propria e come la sua
presenza sia funzionale a far emergere alcuni tratti fondamentali della
personalit tirannica del figlio di Cipselo, da quelli pi immediatamente
rilevabili, quali gli eccessi nel campo della sessualit, a quelli pi profondi
e sfuggenti. Questi ultimi riguardano in particolare la definizione, o
almeno un parziale disvelamento, degli oscuri meccanismi che regolano il
rapporto tra la complessa natura dellanimo umano (in bilico tra emotivit
e razionalit) e linebriante esperienza del potere. Proprio in relazione a
questo aspetto si coglie nella figura di Periandro una profondissima
ambiguit che, pur essendo, come abbiamo visto, un tratto caratteristico
della tipologia umana del uo-
64
, nel figlio di Cipselo viene ad essere
lessenza stessa della sua personalit. Questo dato era fortemente

63
P. du Bois, Sowing the Body. Psychoanalysis and Ancient Representations of
Women, University of Chicago, Chicago-London 1988.
64
Cfr. supra, Cap IV.
99
avvertito gi dagli autori antichi: esiste infatti una fortissima dicotomia,
quasi una polarit, allinterno della tradizione letteraria riguardante il
tiranno di Corinto.
Alcuni autori lo annoverano infatti tra i Sette Sapienti
65
, mettendone in
risalto la grande saggezza, soprattutto in relazione allambito etico, che si
esplica in primo luogo nella coniazione di massime morali di grande
pregnanza. Lo stesso Erodoto, che si mostra ben consapevole
dellambivalenza di questa figura, pur non menzionando lappartenenza di
Periandro al gruppo dei Sette Savi, ne magnifica, nella parte iniziale delle
Historiae (Hdt., I, 23), lattivit di mecenate, soprattutto in relazione al
fecondo rapporto con il leggendario Arione di Lesbo, il fondatore del
ditirambo, secondo la tradizione. Altri ne enfatizzano invece gli eccessi
comportamentali e la prorompente emotivit, orientata in senso
distruttivo
66
.
A proposito di questa notevolissima discordanza delle fonti antiche in
nostro possesso, Nicole Loraux rileva giustamente come essa non possa
non risentire del profondo mutamento di sensibilit, in merito alla
valutazione della tirannide, cui, come si detto nei precedenti capitoli di
carattere generale, assistiamo nel passaggio dal V al IV secolo a.C. Gi
al tempo in cui scrive lo storico di Alicarnasso, tuttavia, come si
ampiamente mostrato in precedenza, i giudizi sulla natura e
sullopportunit della tirannide erano, nelle diverse realt della Grecia e

65
Il pi rappresentativo di questo gruppo forse Diogene Laerzio, che nella sua Vita
Philosophorum inserisce significativamente il tiranno Corinzio nella sezione dedicata
appunto alle vite dei Sette Sapienti (Talete, Solone, Pittaco, Biante, Periandro, Chilone
e Anacarsi).
66
Per quanto riguarda questo secondo gruppo, risulta assai significativa la presa di
posizione di Plutarco, che, nei Moralia, rifiuta di ammettere Periandro al convivio dei
Sette Saggi da lui immaginato (Plut., Moralia, 146d; 147b-d). Un altro caso illustre
certamente quello di Nicolao Damasceno, che insiste particolarmente sul carattere
eticamente riprovevole della necrofilia del tiranno corinzio (FGrHist [=Jacoby F.,
Fragmente der Griechischen Historiker, Weidmann, Berlin 1927-1958], 90, fr.138).
100
persino allinterno di una medesima comunit, tuttaltro che concordi. Alla
luce di questa considerazione non in alcun modo lecito dimenticare il
contesto che allinterno dellopera erodotea accoglie la menzione di
Melissa in rapporto alla tirannide del marito. Se infatti, nel III libro delle
Historiae, la funzione della sposa di Periandro principalmente (sebbene
non solamente, come vorrebbe invece Nicole Loraux) quella di costituire
unombra che si frappone tra il padre ed il figlio, nel V libro che la
vicenda della donna assume un pi esplicito significato in relazione alla
uo. - del figlio di Cipselo. In quella sede, infatti, Melissa entra nel
racconto erodoteo nel quadro della narrazione, da parte di un
ambasciatore corinzio, Socle, delle aberrazioni che hanno visto la luce
nella sua citt, sotto il dominio dei Cipselidi. Il discorso che egli rivolge ai
Lacedemoni ha il precipuo scopo di convincere i Greci a non ricondurre
ad Atene Ippia, figlio di Pisistrato. In questottica, secondo la studiosa
francese, deve essere notevolmente ridimensionata, pur senza essere
del tutto misconosciuta, limportanza del motivo della necrofilia di
Periandro, eccessivamente enfatizzata dai critici moderni, per
concentrarsi invece su altri aspetti della vicenda, primo tra tutti la
consultazione dello spirito di Melissa da parte del tiranno di Corinto.
Questo episodio, narrato sia da Erodoto per bocca di Socle
67
, sia, con
alcune varianti e attraverso fugaci riferimenti, da Diogene Laerzio
68
, si
presenta gravido di implicazioni assai pregnanti da un punto di vista
semantico.
Degno di nota innanzitutto il motivo per cui il Cipselide manda ad
interrogare la moglie defunta: si tratta di localizzare il sito nel quale
nascosto un favoloso tesoro, affidato un tempo da un ospite straniero a

67
Hdt., V, 92.
68
Diog. Laert., Vita Philosophorum I, 96; I, 100
101
Periandro e del quale, a quanto pare, soltanto sua moglie conosceva
lesatta ubicazione. La menzione di questo tesoro ci riporta dunque al
tema della ricchezza, che si visto essere indispensabile al
mantenimento e al rafforzamento del potere del uo-
69
. Altrettanto
interessante il fatto che lo spirito della defunta Melissa, interpellato
presso il celebre `:-uo. di Efira, in Tesprozia, si rifiuti di rivelare
il segreto al primo invito non perch in preda al rancore verso il suo sposo
omicida, ma perch si trova ad essere nellAde priva delle sue vesti e
dunque soffre il freddo. Se, nel racconto di Socle, lelemento delle :.oo
assume una marcata coloritura novellistica, in realt, anche alla luce del
legame, chiaramente evidenziato dal testo, tra il freddo patito dalla
defunta e la sua nudit
70
, appare chiaro che esse rappresentano il
corrispettivo sul piano materiale di una realt ben pi ampia e complessa,
vale a dire la dignit dellindividuo. Questa interpretazione, sostenuta
anche da Nicole Loraux, pu di fatto avvalersi dellappoggio di numerosi
precedenti letterari, afferenti in particolare allepica omerica e alla
tragedia eschilea, abilmente individuati dalla studiosa francese. infatti

69
Tale rafforzamento deve essere inteso, come si evidenziato in precedenza, anche
nei termini di un ampliamento territoriale dei domini del tiranno: il consueto binomio
::.ou;o:., di matrice orientale. Accanto al tema dellespansionismo, un altro
elemento inscindibilmente legato alla ricchezza larruolamento di milizie mercenarie
che costituiscono, come noto, il braccio armato del uo-. A questo proposito,
Diogene afferma: 0u- [ l:.o:-] v.- :u)u- :c:, -o. o
:.- uo.:o ::cc:, Costui [ Periandro ] fu il primo a circondarsi di armati e
trasform la propria posizione di comando in potere assoluto(Diog. Laert., Vita
Philosophorum, I, 98).
70
l:,o. ,o . :- :cv.u- :v A: o vo o,,:`u- :v.
:-uo. voo-oo)-- v:. ;:..-- u: co::. :) M:`.cco
:v.)o:.co u: -o:::. : . -:.o. .. voo-oo)- .,u :
,o -o. :.o. ,u . ,o . cu,-o: )o,: :.o. ):`- :.o. u::
u -oo-ou):. [], A lui, che aveva inviato messaggeri a Tesprozia a
consultare loracolo dei defunti in merito ad un tesoro lasciatogli in deposito da un
ospite straniero, Melissa mand a dire, mostrandosi, che non intendeva indicare n
rivelare il luogo nel quale si trovava il tesoro: disse infatti che pativa il freddo ed era
nuda. Le vesti che erano state sepolte insieme con lei, infatti, non le erano di alcuna
utilit non essendo state bruciate []. (Hdt., V, 92, 2).
102
possibile postulare unequivalenza semantico-funzionale tra larmatura e
le armi degli eroi, nel mondo maschile, e le vesti, in quello femminile. Tali
elementi, secondo le norme etiche che regolano il culto dei morti, devono
accompagnare il defunto nellAde per mantenere intatto il suo onore: ci
parte di quella concezione etica, fondamentale nellet arcaica, che viene
denominata ,:o- )o.
71
. Questa considerazione preliminare risulta
indispensabile per cogliere la pertinenza degli esempi portati da Nicole
Loraux.
In primo luogo possibile citare lepisodio dellIliade nel quale Andromaca
giura di bruciare le vesti del marito, in quanto non pi utili, visto che
Achille fa scempio del suo corpo nudo, privato degli onori funebri
72
.
Risulta di fondamentale importanza, a questo proposito, tenere a mente
come in un altro passo dello stesso poema omerico si possa ricavare la
consapevolezza che il fuoco della pira per i defunti dolce come il miele
73

(Il., VII, v. 410). Molto simile, dal punto di vista della valenza semantica,
lepisodio, inserito nel contesto della :-u.o odissiaca, in cui lombra del
defunto compagno delleroe figlio di Laerte, morto senza sepoltura,
Elpenore
74
, chiede che il suo corpo venga bruciato con le sue armi. Infine,

71
Cfr. supra, p.77.
72
`u :: c: : voo uc. -..c. c). -., o.`o. :u`o. ::o.,
:v:. -: -u:- -:c.o., ,u oo . :.o :. :,o.c. -:o.
`:vo : -o. o.:o, :u,:o :c. ,uo.-.. A`` . o:: voo
-oo)`:;. vu. -`:., Ora te, nudo, presso le concave navi, lontano dai genitori,
guizzanti vermi divoreranno, quando saranno sazi i cani. Intanto, le tue vesti giacciono
nella casa sottili e belle, opera di mani di donne. Ma invero tutte le voglio bruciare con il
fuoco avvampante (Il., XXII, vv.508-512) .
73
A). :: :-.c. -oo-o.:: u . :,o.. u ,o .- ):.:. :-u.
-oo:).. ,.,:, :v:. -: )o.c., vu- :.`.cc:: .-o., Riguardo ai
cadaveri non ho nulla da obiettare al fatto che li bruciate: il rispetto() per i cadaveri dei
defunti impone infatti a chiunque, giacch sono morti, di deliziarli presto con il fuoco
dolce come il miele(Il., VII, vv. 408-410).
74
M o-`ou o)ov .. v.): -oo`:.v:. c).c):.-, . .
):. .o ,:.o., o``o : -o--o. cu :u:c., o cco . :c., co
: . :uo. v`.- :v. ).. )o`occ-, o:- :uc., -o. :cc:.c.
103
nelle Eumenidi di Eschilo, lanima furente di Clitemnestra si lamenta del
fatto che il suo assassino, Oreste, fino a quel momento sia sfuggito alla
punizione per il suo mostruoso crimine, mentre ella vaga tra le ombre
dellAde, privata della sua dignit
75
.
Le considerazioni, cui si finora dato spazio, in merito alla rilevanza
semantica dellelemento delle vesti di Melissa sono verosimilmente in
grado di gettare nuova luce su un episodio al quale tutte le fonti di cui
disponiamo sono concordi nellattribuire unimportanza fondamentale in
rapporto alla definizione della natura della tirannide di Periandro. Mi
riferisco alla decisione del figlio di Cipselo di obbligare tutte le donne
corinzie a spogliarsi delle proprie vesti e di fare di queste ultime una sorta
di tributo sacrificale allo spirito di Melissa, allo scopo di ovviare a quella
nudit che abbiamo visto suscitare in lei un tanto grande disappunto. Non
mancano, a questo proposito, nel testo erodoteo indizi che sembrano
suggerire che Periandro si rapporti con lo spirito di Melissa come se si
trattasse di una divinit ctonia (cio sotterranea e dunque legata al
mondo dei morti). Socle dichiara infatti che Periandro pregava (il verbo
impiegato nel testo greco :v:uo.) Melissa. Un particolare assai
significativo in questottica costuito dal fatto che, oltre ai vestiti delle

vu):c)o.., Partendo non mi lasciare senza compianto, insepolto, abbandonandomi:
che io non diventi per te motivo di ira divina, ma bruciami con tutte le armi che ho, e
sulla riva del mare canuto erigimi un tumulo, dun uomo infelice, che giunga notizia
anche ai posteri (Od., XI, vv.72-76; trad. G. A. Privitera).
75
|A:1AlM|1|A |lA.A0`: |,. : u) u . .: ov.oc: o``.c.
: :-.c., . : :-o :.:- : ))..c. u- :-`:.v:o., o.c.- :
o`.o., vu:v. : u. . :. :,.c o..o -:.. uv, vo)uco :
u. ::.o v - . ).`o. u::.- uv: u :o.. .:o.
-ooc)o,:.c- v- :. -.., OMBRA DI CLITEMNESTRA: Per
colpa vostra io sono disprezzata in questo modo tra gli altri morti, per coloro che ho
ucciso, tra i defunti non mi viene risparmiato nessun rimprovero e vago coperta di
vergogna e vi dico che da loro mi vengono imputate le accuse peggiori e nessuno degli
dei si sdegnato per me (scil. in mio favore) che ho subito un crimine tanto tremendo
da parte di chi mera congiunto pi prossimo, uccisa da mani matricide! (Aesch. Eum.,
vv. 95-102)
104
donne di Corinto, vengano affidati alle fiamme anche ornamenti ed
oggetti di pregio di propriet delle stesse. Si tratta di elementi che,
secondo la concezione estetica greca, svolgono un ruolo di primo piano
nella definizione del concetto di femminilit, proprio come le armi in
relazione allideale di virilit veicolato dagli eroi omerici. Alla luce di
questa constatazione, assume una particolare pregnanza semantica il
fatto che lo storiografo di Alicarnasso precisi come le Corinzie siano
accorse al santuario di Era agghindate come per una festa, .- :-
. Di questo aspetto della vicenda stata fornita, da parte di alcuni
storici moderni, supportati da alcune fonti antiche
76
, una interpretazione in
chiave sociologica, in riferimento alla presunta censura dei piaceri e del
lusso e al livellamento socio-economico della comunit istmica, che
avrebbe costituito uno dei pilastri della politica dei Cipselidi
77
. Questa
lettura dellepisodio, che pu essere almeno parzialmente condivisibile, a
patto di non farne lunica chiave dellermeneutica del testo, si appoggia
anche ad un elemento di indubbio rilievo nel quadro del discorso di Socle,
vale a dire il fatto che il tiranno abbia usato questa violenza alle donne
della sua citt senza operare alcuna distinzione tra quelle di condizione
libera e le schiave
78
. Tale dettaglio mira evidentemente ad enfatizzare
lidea di un sovvertimento, da parte di Periandro, di tutte le norme etiche

76
Tra queste si pu citare ad es. ancora Diogene Laerzio [] -oo .o :
:v... -:-c:o- .:. o- ,uo.-o- voo o):.`: -c, -o.
:v:,: oo)o, [] durante una certa festa avendo visto le donne agghindate
spogli ciascuna di loro dei propri ornamenti e invi lofferta votiva (Diog. Laert., Vita
Philosophorum, I, 96).
77
Si rimanda, a questo proposito, alle considerazioni di carattere generale, in merito al
uo- come fustigatore dei costumi di quella societ corrotta che ne determina
lascesa, esposte in precedenza (Cfr. supra, Cap. IV, pp.47-48)
78
Si ricordi che usare violenza alle donne costituisce uno dei tratti pi turpi e insieme
pi caratterizzanti dellagire tirannico nel quadro del discorso tenuto da Otane
(nellassai diverso, eppur non completamente dissimile, contesto politico dellimpero
achemenide). (Cfr. supra, Cap. IV, pp.41-42)
105
codificate, lartefice delle quali va naturalmente identificato
nellaristocrazia.
Ricordando inoltre che il motivo del nostro interesse per questa vicenda
risiede nel fatto che essa pu fornire numerosi indizi per tentare una
ricostruzione della complessa ed ambigua personalit di Periandro,
sembra opportuno dare risalto ad un altro elemento, cio al fatto che in
Diogene il tributo sacrificale offerto a Melissa si estenda dalla sfera
materiale, pur con tutte le implicazioni finora esaminate, a quella umana:
secondo il racconto dellautore cilicio, infatti, sarebbero state poste sul
rogo anche le concubine del figlio di Cipselo, che lavrebbero indotto,
spinte dallinvidia e dalla malizia, ad uccidere lamata sposa. Queste
figure, pur restando senza volto, evocano nella mente del lettore lidea di
una vita di corte a tinte fosche molto simile a quella che avviluppa, fino a
causarne la morte, lesistenza del Gran Re Serse a Susa, dopo la
sconfitta di Salamina
79
. Riguardo alle motivazioni alla base di questa
importante variazione introdotta da Diogene, appare abbastanza
convincente la spiegazione proposta da Nicole Loraux. La studiosa
francese argomenta infatti che lo storico di Cilicia (?) sia assai meno
sensibile alla dimensione tragica degli eventi di quanto lo sia Erodoto e
che perci egli tenda a ridemensionare notevolmente il motivo della
responsabilit etica dellindividuo, che costituisce, al contrario, un tema
centrale per lo storiografo di Alicarnasso, inserendo invece il motivo della
calunnia, in greco :.o3` , posta in bocca a personaggi femminili
80
.
Significativo, a questo proposito, luso del verbo v:.). associato alla
sfera dellinganno nel sintagma v:.c):.- :.o3`o.- vo``o-.:.,
persuaso dalle calunnie delle concubine (Diog. Laert., Vita

79
Su questa vicenda dai contorni misteriori e inquietanti cfr. supra, Cap. IV, p.56-57.
80
Loraux, op. cit., p.14
106
Philosophorum, I, 94). La deliberata distorsione della verit si configura
non soltanto come eticamente riprovevole, ma anche come generatrice di
grandi sciagure sia nelle realt orientali incontrate in precedenza, sia nel
mondo Greco e dunque anche a Corinto, che costituisce loggetto
privilegiato di questo capitolo, con una differenza fondamentale. Se in
Asia, e in particolare in Persia, il dissolvimento dellordine costituito a
causa della Menzogna assume una dimensione propriamente cosmica,
minacciando una imponente ed assai complessa realt politica quale
limpero achemenide, nella vicenda di Periandro la sciagura che, almeno
secondo la versione di Diogene, prende avvio proprio dalla :.o3` , si
consuma nellambito familiare
81
. Daltra parte, nonostante la scarsa
tragicit attribuita allautore della Vita Philosophorum, non si pu
dimenticare, a proposito di questultima affermazione, come Aristotele
82

individui proprio nella famiglia lambito nel quale levento tragico ha
naturalmente origine.
Occorre tuttavia precisare che, secondo le nostre fonti, le esperienze
dolorose vissute da Periandro hanno innegabilmente un effetto sulle
popolazioni a lui sottoposte, nella misura in cui la perdita della moglie e
lincestuosa relazione con la madre Crateia prima, e la morte prematura,
nonch sfortunata, del suo erede designato Licofrone poi, condizionano
non poco il modo di governare del Cipselide. Sembra infatti difficilmente
negabile, anche da un punto di vista storico, un mutamento piuttosto
radicale nelle modalit con cui il uo- corinzio esercita il proprio

81
In entrambe le situazioni il caos generato dalla calunnia richiede un deciso e severo
intervento di chi detiene il potere al fine di restaurare lordine violato, passando
attraverso la rimozione della fonte stessa della :.o3`, nel caso di Dario i capi delle
fazioni ribelli che di volta in volta contestano la sua autorit, in quello di Periandro le
concubine invidiose.
82
Aristot., Poet., 1453 b.
107
potere, dalla mitezza iniziale ad un progressivo inasprimento degli aspetti
distruttivi della sua personalit
83
.
Comunque, almeno su un dato le nostre due fonti principali riguardo alla
figura di Periandro, Erodoto e Diogene, sembrano concordare:
lassassinio di Melissa fu compiuto da Periandro sotto linflusso dellira

83
Diogene assai esplicito su questo punto, pur riferendosi in modo specifico soltanto
al rapporto incestuoso tra Periandro e sua madre: 1c. : A.c.vv- [] .- oo
:oc):.co ouu |o:.o cu ou. `o)o -o. - ::. 1o:u
:: ,::u 3ou- voc. :,:: :.o o`,:. :v. ).o., Aristippo
afferma [] che sua madre Crateia, essendosi innamorata di lui si giacque con lui in
segreto ed egli ne godette. Dopo che la cosa si venne a sapere, tuttavia, egli divenne
pi duro con tutti a causa del dolore provocato dal fatto di essere stato scoperto.
(Diog. Laert., Vita Philosophorum, I, 96). Per quanto riguarda invece la morte di
Melissa e di Licofrone, che sono indubitabilmente eventi strettamente collegati,
nonostante la distanza temporale che le separa, sappiamo, per esempio, da Erodoto
della tremenda vendetta messa in atto da Periandro contro i Corciresi, rei di aver
assassinato il suo figlio prediletto. La ritorsione del tiranno di Corinto appare
particolarmente spietata in quanto volta, almeno nelle intenzioni, a pregiudicare la
possibilit della futura classe dirigente di Corcira di avere una discendenza: la
mutilazione che la pena ideata dal Cipselide prevede riguarda infatti precipuamente
lorgano genitale maschile. |:-uo.. ,o vo.:o- .-c.u- o:. .
v.. l:.o:- |u,:`u :- o:.- ov:v:,: voo A`uo:o :v
:-[] Avc:.`o- :: u [scil. vo.:o] l:.o:- :co:u:
:v. v:): l-`:o, .- . vo:. . v,o . :o
o...o. |o. :.`: : |v.:ou, :.`: :: ou l-`:o -o.
:.,c:., Periandro figlio di Cipselo invi trecento fanciulli, figli degli uomini pi
eminenti di Corcira, a Sardi, presso Aliatte, per farli evirare. [] Dopo averlo scacciato
[ scil. il figlio] Periandro mosse guerra al suocero Procle ritendolo il principale
responsabile dei guai in cui si trovava. E prese Epidauro e cattur lo stesso Procle e lo
tenne prigioniero mantenendolo in vita.(Hdt., III, 48, 2; 52, 7). Inoltre il tiranno corinzio
non trascura di punire il suocero Procle reo di aver insinuato, in origine, il sospetto
nella mente di Licofrone circa il coinvolgimento di suo padre nella morte della madre.
Questa circostanza diventa qui anche unoccasione per accrescere ulteriormente i
domini di Periandro. Diogene Laerzio riporta una breve lettera del tiranno di Corinto a
Procle, che evidentemente si colloca dopo la rottura del Cipselide con Licofrone e
prima dellinizio delle ostilit. Vi si legge: |. : o-uc. o- :oo-
o,- u :: :-. . vo.:. ov )uu <:> v.co.-, o:.-:.-. | .
vouc o ov:.o . vo.:-, :,. u ouu o.., Per me lo scempio
della sposa stato un gesto involontario, tu invece, se mi allontanerai dal cuore di mio
figlio, volontariamente mi arrecherai un torto. Quindi, o farai cessare lintrattabilit di
mio figlio o io ti dar la ricompensa che meriti. (Diog. Laert., Vita Philosophorum, I,
100). Si noti, sul piano semantico, la polare opposizione o-uc./ :-. nella
definizione delle responsabilit delle due parti in causa. Da un punto di vista
grammaticale invece si pu rilevare labbondante presenza di dorismi. (o in lugo di ).
108
(u v ,- dice appunto Diogene
84
). Ci implica un obnubilamento delle
facolt razionali, cosa che rende ragione del fatto che, nel racconto
erodoteo, Periandro si riferisca sempre a questo tragico evento come ad
una cu)o . Tale termine designa, come noto, nellambito delletica
greca, una calamit che si abbatte allimprovviso sullessere umano che
non pu fare nulla per impedirla. Occorre per precisare immediatamente
che questo, almeno in Erodoto e nella tragedia attica, non attenua in
alcun modo la responsabilit dellindividuo. Periandro stesso infatti, come
si apprende dal succitato discorso che egli rivolge a Licofrone (Cfr. supra,
Cap.V, p.83-84; pp.88-90), si considera, a tutti gli effetti, il principale
artefice dellaccaduto. Platone, nel IX libro delle Leggi, mostra di avere
unopinione differente
85
. Per il pensatore, infatti, coloro che agiscono sotto
limpulso dellira e senza premeditazione ad uccidere e si pentono
immediatamente dopo aver compiuto latto meriterebbero una pena pi
lieve. Dato che si fatto riferimento al filosofo ateniese, risulta assai
interessante analizzare la figura di Periandro anche in rapporto alla
tripartizione dellanima umana proposta nella Repubblica (Plat., Resp.,
439a-441c). Vi sono infatti valide ragioni per ritenere che nel figlio di
Cipselo sia possibile cogliere, a ben guardare, una peculiare forma di
equilibrio, per quanto precaria e costantemente minacciata da una
impulsivit a lui connaturata e difficilmente contenibile, tra la componente
irascibile (lautoritarismo e linflessibilit), quella concupiscibile (l:-
totalizzante, volto alleccesso e alla trasgressione, che lo unisce a
Melissa e alla madre Crateia) e quella razionale (gli aforismi di saggezza

84
Diog. Laert., Vita Philosophorum, I, 94.
85
Agiscono sotto l'impulso repentino dell'ira quanti, all'improvviso e senza la
premeditazione di uccidere, uccidono con percosse o in altro modo, e subito giunge il
pentimento per ci che hanno compiuto [] la legge dovrebbe stabilire pene pi gravi
per quelli che uccidono con premeditazione e con collera, e pene pi miti per quelli che
agiscono senza premeditazione e all'improvviso (Plat., Leg., IX, 106).
109
riportati da Diogene, ma anche la scrupolosa cura con la quale il
Cipselide pianifica ogni sua azione). Mi sembra infatti che, nonostante la
sua indole irruenta e a tratti feroce, il uo- di Corinto dimostri di
possedere una notevole intelligenza politica della quale egli sarebbe,
secondo la tradizione, debitore ad un altro suo omologo, Trasibulo di
Mileto. Costui, essendo di parecchi anni pi anziano di lui ed essendo
perci dotato di maggiore esperienza, lo avrebbe istruito, su sua richiesta,
durante i suoi primi anni di governo, sulle modalit di gestione di un
potere assoluto, come attestano Diogene Laerzio ed Erodoto
86
.
Lintelligenza tirannica di Periandro risente per, bene sottolinearlo con
chiarezza, di una forte limitazione, che si coglie, come nota Nicole
Loraux
87
, nella sua evidente difficolt di comunicazione; essa costituisce
per un uo- un handicap non di poco conto
88
. Questa lacuna
comprovata, secondo la studiosa francese, dall assiduo impiego da parte
di Periandro di messageri per trasmettere suppliche, richieste, domande.
Inoltre sulla base delle informazioni ricevute che il tiranno prende le sue
decisioni; esse si esprimono nella forma di -u,o, cio di editti aventi
forza di legge, che per, come spesso accade ai tiranni, finiscono per
ritorcersi contro di lui. Proprio per questa ragione infatti Licofrone pu

86
Diog. Laert., Vita Philosophorum, I, 95; Hdt., V, 92, z2 l:,o- ,o voo
ocu3u` -u-o :vu)o: .o o v oc)o`:co
-oocco:- . v,o. -o``.co v`. :v.v:u.., Inviato
infatti un messaggero presso Trasibulo chiese quale fosse il metodo pi sicuro per
mantenere sotto il proprio controllo la citt nel modo migliore, dopo essersi impadronito
del potere. Risulta di fondamentale importanza, a questo proposito, osservare come la
risposta di Trasibulo non si avvalga della comunicazione verbale, ma venga fornita
attraverso un linguaggio gestuale metaforico, che carica di una forte valenza simbolica
un atto concreto, quale il taglio delle spighe pi alte in un campo di grano. Proprio
come accade nel caso dei responsi oracolari, il dato reale diviene qui corrispettivo
materiale di una realt fortemente connotata in senso teoretico: larte di mantenere il
potere assoluto.
87
Loraux, op. cit., p.17.
88
Cfr. Cap. IV, pp.51-54.
110
sarcasticamente rispondere al discorso rivoltogli da Periandro che egli
dovrebbe pagare la multa da lui stesso istituita per avergli rivolto la
parola
89
.
Volgendo la nostra attenzione al personaggio di Melissa, abbiamo
cercato di servircene per delineare alcuni caratteri fondamentali della
personalit del tiranno corinzio. Resta tuttavia un ultimo aspetto da
trattare relativamente a questa figura femminile, vale a dire il suo nome:
esso non costituisce infatti semplicemente un dato anagrafico, bens un
elemento di straordinaria pregnanza semantica a motivo delle valenze
simboliche di cui si carica. ben noto infatti come, tanto nellambito delle
diverse esperienze tiranniche che la Grecia conosce, quanto presso le
monarchie orientali, lonomastica costituisse un importantissimo canale di
trasmissione di contenuti ideologici strettamente legati allesercizio stesso
del potere
90
.

89
0 :: o`` : u:: o:.3:o. vo:o, :) :: . . .
):.`:. . ):. :.u. :- `,u- ov.-: , Ma quello non rispose al padre
nullaltro se non che egli avrebbe dovuto pagare alla divinit una multa sacra per
avergli rivolto la parola.(Hdt., III, 52, 6). Il caso forse pi celebre in cui le misure
restrittive e punitive adottate da un uo-, per una sorta di ironia tragica, colpiscono
di fatto lui stesso, risulta rilevabile, ancora una volta nellEdipo Re di Sofocle. Il sovrano
tebano ignora infatti fino allultimo, a differenza degli spettatori, che il colpevole che egli
tanto esecra e contro il quale egli minaccia la punizione pi severa altri non che lui
stesso. Questa condizione di non conoscenza, nella quale Edipo rimane immerso fino
a quando la verit non si palesa in tutta la sua atroce evidenza, sembra per non
essere del tutto involontaria. Nellagone dialettico che il figlio di Laio e Giocasta
ingaggia con Tiresia, appare infatti chiaramente lostinato rifiuto da parte del uo-
a cogliere la verit che le parole dellindovino celano dietro una fitta coltre di simboli ed
enigmi. Il dialogo tra i due occupa ben 160 versi (vv.300- 460), ma opportuno citarne
alcune parti assai significative, ai fini del nostro discorso, tratte dalla risposta del vate
alle incalzanti domande del sovrano tebano: 1:u ):u, ):. .- ::., :)o
:` `u:. )u..[] o):- :- .-u- oco ,o c ,: cu -o ,.
u, :. v.) [...] |,. : u v:, o .- :.v., o c :-).
-o-o [] |,. u : ou u: c o `,u., Ahim che cosa tremenda la
capacit di pensare quando non produce esito per chi pensa[] Lasciami andare a
casa, tu sopporterai la tua parte ed io la mia fino in fondo, se mi concederai questo.[]
Che mai mi tocchi -per cos dire- di portare alla luce le tue colpe[] Io non torturer me
stesso n te.
90
A tal proposito, pu essere lecito ricorrere, mutuandola dal genere drammatico, alla
nozione di nomi parlanti, vale a dire appellativi di grande impatto psicologico e dal forte
111
Ora, lesistenza di Melissa, per quanto possibile ricostruire dalle
informazioni post mortem che si ricavano dalle fonti a nostra disposizione,
fu interamente calata allinterno di una realt dominata da figure di tiranni:
detenevano infatti questo ruolo suo padre Procle ad Epidauro e suo
marito a Corinto
91
. Questa condizione biografico-esistenziale di Melissa
rende pertinente, secondo Nicole Loraux
92
, un suo accostamento ad
un'altra figura femminile inscindibilmente legata a vicende di tiranni,
Archedice, figlia di Ippia e moglie del figlio del uo- di Lampsaco.
Tucidide ne riporta lepitaffio, molto significativo alla luce delle
considerazioni sopra esposte: Questa tomba racchiude Archedice, figlia
di Ippia, uomo illustre tra tutti i Greci del suo tempo; ella era figlia, moglie,
sorella e madre di tiranni, ma seppe non gonfiare il suo cuore di folle
superbia
93
.
Il principio generale riguardante la rilevanza semantica dellonomastica,
enunciato pocanzi, trova dunque una puntuale applicazione anche nel
caso specifico del quale ci stiamo occupando: sappiamo infatti da
Diogene Laerzio che Melissa non era il vero nome della sposa di
Periandro, la quale si chiamava in realt Liside, bens un appellativo

potere evocativo capaci di condensare in s lintero orizzonte di unesistenza umana, o
almeno i suoi aspetti pi significativi. Si pensi a nomi come Edipo, Cipselo, Licofrone
ecc. per quanto riguarda il mondo greco; relativamente allambito orientale, invece, i
casi pi significativi sono i nomi degli esponenti della famiglia reale achemenide (nei
quali ricorre frequentemente il prefisso Arta-, con riferimento alla Verit), quello del
figlio di Creso di Lidia, Atys, colui che non pu sfuggire al suo destino [o privativo +
u] e del suo assassino Adrasto, colui che non colpevole [ o privativo + :oco-,
termine giuridico che indica il colpevole].
91
Per una donna greca, come ben noto, il padre, in quanto figura maschile
dominante della famiglia di origine, e il marito, che esercitava il medesimo ruolo nella
famiglia cui ella si legava tramite il matrimonio, rappresentavano le due principali figure
di riferimento.
92
Loraux, op. cit., p.23.
93
Thuc., VI, 59.
112
datole dal marito
94
. Risulta dunque doveroso interrogarsi riguardo ai
motivi che hanno determinato la scelta del tiranno corinzio, i quali sono
certamente da ricercare nelle valenze simboliche di cui questo nome in
grado di caricarsi e dei significati che pu veicolare. Essi appaiono essere
quasi certamente legati al modo in cui la donna viveva la propria
femminilit e il proprio ruolo di moglie, visto che proprio questo aspetto
sembra costituire la ragione per la quale le fonti serbano memoria di lei.
Adottando questa chiave di lettura, che sembra essere la pi plausibile,
pu rivelarsi illuminante riferirsi al celebre testo di Semonide noto come il
giambo sulle donne (1,- ,uo.-.). Si tratta di una rassegna di
caratteri femminili per ognuno dei quali individuata un'analogia con un
animale o con elemento della natura. Il testo semonideo applica in
maniera sistematica una procedura comparativistica, che godette di
grande fortuna in tutta la tradizione letteraria greca, e non solo. noto
infatti che il mondo naturale, ed in particolare quello animale, costituisce
la fonte per eccellenza di efficacissimi stereotipi per la rappresentazione
delle virt e dei vizi umani. I parametri in base ai quali il poeta di Samo
classifica e giudica le varie tipologie di donna sono la fedelt, l'integrit
morale, la devozione all.--, lattitudine al lavoro e alla fatica.
Nellambito di questa disamina, la donna-ape (in greco :`.cco)
considerata la migliore proprio perch si dimostra pregevole sotto tutti gli
aspetti sopra elencati
95
. Il tratto maggiormente caratterizzante che ella

94
0u- [scil. l:.o:-] ,o- Auc.:, ou- M:`.cco :-o`:.,
l-`:u- u |v.:ou.. uou -o. |.c)::. o- - A.c-ou-
vo.:-, o::`)- :: A.c:u- )u,o:o., Questi [Periandro] avendo sposato
Liside, che egli chiamava Melissa, figlia di Procle, tiranno di Epidauro e di Eristeneia,
figlia di Aristocrate nonch sorella di Aristomede. (Diog. Laert., Vita Philosophorum, I,
94).
95
1 : :- :`.cc- .- :uu:. `o3. -:. ,o . .- u
vc.o:., )o``:. : uv ou- -ovo:;:o. 3.-, ).` :: cu ).`:.
,oc-:. vc:. :-uco -o` -.o-`u ,:-. |ov.v:v- : :
,uo.;. ,.:o. vocc., ):. : o).:::: o.-. 0u: : ,uo.;. ::o.
-o): -u `:,uc. o):.c.u- `,u-., Unaltra [la divinit] la cre dallape:
113
presenta si deve per individuare, alla luce delle peculiarit attribuite dalla
tradizione al laborioso insetto, nelloperosit, che, pur non essendo
esplicitamente menzionata dallautore, comunque agevolmente
deducibile dal testo semonideo. Tale qualit aveva colpito Periandro fin
dal suo primo incontro con Liside, avvenuto, se si deve dar credito al
racconto di Pitaneto di Egina (citato pur con qualche riserva da Nicole
Loraux)
96
, mentre ella stava servendo da bere ad alcuni operai al servizio
di suo padre.
Quello di Melissa non tuttavia lunico personaggio femminile a svolgere
un ruolo significativo nella vicenda di Periandro. Risulta infatti assai
interessante osservare come il tiranno corinzio, dopo il misero fallimento
del suo tentativo di riportare Licofrone a casa, affidi questo compito a sua
figlia, alla quale il giovane era evidentemente molto affezionato
97
. Essa
pu essere considerata una figura altamente rappresentativa della
tendenza delle figlie dei tiranni ad essere lo specchio fedele della volont
del padre e a difendere con la massima abnegazione i suoi interessi.
Erodoto sottolinea, a questo proposito, come Periandro avesse istruito
minuziosamente la fanciulla prima di inviarla in missione; ella perci in
grado di rivolgere al fratello i discorsi pi allettanti ( | : o
:vo,.,oo :.:o):.co uv u vo- :`:,: v- ou, La
giovane, istruita dal padre, gli faceva i discorsi pi allettanti, Hdt., III,

questultima chi se la prenda fortunato, a lei sola infatti non siede accanto il biasimo;
grazie a lei fiorisce e cresce la prosperit ed amata invecchia accanto allamato sposo
dopo aver generato una discendenza nobile e dal nome illustre. Diviene inoltre
ammirevole fra tutte le donne e la circonda grazia divina. E non prova piacere a stare
seduta tra le donne quando fanno discorsi damore.(fr. 7W, vv.83-91). Ci troviamo qui
di fronte ad una descrizione che si adatta perfettamente, per quanto ne sappiamo, alla
personalit della diletta sposa di Periandro.
96
FGrHist., 299, fr.3.
97
[] ov:c:``: :v ou o::`): , : .uu :: )u,o:o, :-:. .
o`.co ou- o v:. ):c)o.., mand presso di lui la sorella, nonch sua figlia,
ritenendo che a lei soprattutto avrebbe dato ascolto. (Hdt., III, 53, 2).
114
53,5), che per non sortiscono leffetto sperato. In questo fallimento si
coglie un altro importante tratto comune ai personaggi delle figlie di tiranni
note alla tradizione letteraria (si considerino, oltre al caso specifico che
stiamo trattando, quello della figlia di Policrate e quello di Antigone,
nellomonima tragedia sofoclea): la tendenza a lottare con tutte le proprie
energie per realizzare un disegno che, nonostante i loro sforzi,
destinato a naufragare sotto il peso di circostanze esterne non soggette
al loro controllo.
A prescindere dal risultato che produce, tuttavia, lappassionata
esortazione, che la giovane rivolge a Licofrone, riveste, ai fini del nostro
discorso, una straordinaria importanza, in quanto consente di focalizzare
alcuni capisaldi della concezione etica e dellimpianto ideologico alla base
dellesperienza della tirannide. Innanzitutto viene messo esplicitamente in
evidenza, con una nitidezza difficilmente rilevabile altrove, come la
tirannide sia un bene instabile (uo.- o c)o`: cui molti
aspirano (v``. :: ou- :oco. :.c. e il principale timore che
tormenta coloro che la detengono , come noto, che altri possano privarli
del potere e saccheggiare l.-- regale, sede del v`u-. Questultimo
costituisce, al tempo stesso, una fonte di primaria importanza del potere
conquistato dal uo- e, molto probabilmente, la sua pi immediata
manifestazione. Anche in Oriente, e in particolare presso la corte
achemenide, si guarda con orrore alla prospettiva di una dissoluzione
della ricchezza, come abbiamo gi avuto modo di osservare in
predecenza, ma, alla luce di ci, risulta ancora pi significativo osservare
come sia proprio nellambito di un fenomeno culturale interno al mondo
greco, quale quello della tragedia attica, che questo aspetto viene colto
e posto in risalto.
Mi riferisco in modo particolare allo stridente contrasto, creato da Eschilo
nei Persiani, tra lampio spazio dedicato al catalogo dei condottieri
Persiani che presero parte alla spedizione e dei loro contingenti, spazio
115
tutto improntato ai temi della moltitudine e dellabbondanza, e una vera e
propria poetica della desolazione, della mestizia e del vuoto che informa
unaltra rassegna, speculare alla prima: quella dei caduti
98
. In questo
contesto compare la Schlsselwort -:o:.o, che indica la penuria di
uomini
99
.
Tornando poi alle parole della figlia di Periandro, occorre rilevare
limportanza del riferimento alla ).`..o, lorgoglio, tratto caratterizzante
della personalit del uo-, che viene definito come dote funesta
(-o c-o.). Inoltre vengono riportate, in questa sede, diverse
,.o. assai interessanti, che Asheri e Medaglia ascrivono allambito
delletica popolare, osservando per come la loro presenza comprovi
linfluenza diretta del Cipselide sul discorso pronunciato dalla figlia. Egli
era infatti celebre, lo si ricordato pi volte, come autore di sententiae
morali, le pi significative delle quali sono riportate da Diogene Laerzio
nella sua biografia di questo personaggio
100
. Ci limitiamo qui a citare
lassai pregnante esortazione . -o-. -o- .., Non porre
rimedio al male con il male, che pare tra laltro riecheggiare letica
delfica, come suggeriscono le attestazioni di sententiae similari nella
tragedia attica evidenziate dai due succitati studiosi. Ancora pi
interessante risulta, ai fini della nostra indagine, il fatto che la fanciulla

98
Cfr. Eschilo, I Persiani, a cura di L. Belloni, Vita e pensiero, Milano 1994
2
,
Introduzione.
99
Si noti che il termine o, di cui il vocabolo sopra citato un composto, figura qui
nella sua accezione pi marcatamente virile indicando in modo specifico gli uomini in
quanto atti e alla generazione di una discendenza. Il lamento del popolo Persiano
infatti principalmente dovuto alla perdita del fior fiore della giovent persiana.
Ricordiamo come il coro dei Fedeli avesse esplicitamente affermato, in precedenza,
che Serse aveva svuotato lintera Asia per formare il corpo di spedizione da condurre
contro la Grecia.
100
Cfr. Erodoto, Le Storie, Libro III, La Persia, a cura di D. Asheri e S.M. Medaglia,
Fondazione Lorenzo Valla/Mondadori, Milano 2000, p.271. Il riferimento alle ,.o.
etiche coniate da Periandro, nonch la menzione di una raccolta delle stesse, si trova
in Diog. Laert., Vita Philosophorum I, 97-98.
116
presenti come necessaria una scelta tra ci che giusto (o :.-o.o e
ci che ragionevole (o :v.:.-:c:o), risolvendo il dilemma a favore
del secondo termine. Si rivela qui utile ricordare come esso avesse
costituito anche il perno del precedente discorso di Periandro a Licofrone:
la logica del potere che impone allindividuo di rinunciare ai propri
principi, anche se conformi alla giustizia, in nome di un bene superiore.
Un altro tema fondamentale, inscindibilmente legato alla precariet del
potere tirannico, certamente costituito dallinvecchiamento del
uo-: per mantenere saldamente il controllo di un territorio in una
posizione delicata quale quella in cui si trova un tiranno, sono
indispensabili unenergia e una forza incompatibili con unet avanzata.
Periandro ben consapevole di ci e dunque, ad un certo punto, decide
che per lui venuto il momento di farsi da parte per lasciare spazio al
giovane e tenace Licofrone, che ha fornito, tra laltro, una efficacissima
dimostrazione della propria personalit decisa e fiera. A tal proposito,
risulta assai interessante notare come Erodoto ponga chiaramente in
evidenzia il fatto che Licofrone sorpassi di molto, nel giudizio del padre, il
fratello maggiore, che sarebbe, applicando una logica eminentemente
dinastica, il legittimo erede del tiranno corinzio.
Tale criterio si rivela per, come abbiamo gi visto in relazione agli
Achemenidi, occupandoci dellimpero persiano, marcatamente
insufficiente. Per amministrare un potere assoluto sono infatti necessarie
notevoli capacit individuali, di cui locchio esperto di un uo- come
Periandro coglie immediatamente la presenza nel secondogenito, mentre
non le riscontra affatto nel figlio maggiore
101
.

101
|v:. :: , u u v3o.-, : l:.o:- vo3-:: -o.
cu:,.,.c-: :.u. u-:. :.o. :uo- o v,oo :vo : -o.
:.:v:., v:,o- :- |:-uo ov:-o`:: Au-)o :v.
.o.:o : ,o : . v:c3u:. . vo.:. u- :.oo``o .
-o:)o.: :.o. .):c:-., In seguito per, con il passare del tempo,
Periandro invecchi e si rese conto di non essere pi in grado di controllare e gestire la
117
Il tema dellinvecchiamento del uo- presente, sebbene in un
contesto assai diverso, anche in relazione alla figura del Gran Re
persiano, come emerge dal discorso che Atossa rivolge a Dario per
convincerlo ad organizzare la spedizione contro la Grecia. (Hdt., III, 134,
1-6). La regina esorta il consorte a non starsene quieto, disponendo di
una potenza tanto grande (:. :uo. cou, affermando come
sia giusto e doveroso (.-- :: :c. che un uomo giovane e padrone di
immense ricchezze si segnali facendo mostra di una qualche impresa
(o:o -o. : -o. o. :,o`. ::cv )o.:c)o. .
ov::.-u:. Atossa sottolinea come una tale condotta permetter
di raggiungere un duplice scopo, funzionale al consolidamento della
propria posizione: da una parte servir infatti a dimostrare che i Persiani
sono governati da un vero uomo ( . o -o. l:co. :-o).c., .
uvo:- oo. e dallaltra a far s che i sudditi del Gran Re si
logorino nella guerra e non comincino, vivendo nellozio, a tramare contro
di lui ( .o .3.o. v`:. :: c` o,:- :v.3u`:uc.c.
.). Questultimo aspetto risulta particolarmente interessante in quanto
presenta linattivit dei sudditi come motivo di timore da parte del sovrano
assoluto, giacch lozio costituisce il terreno ideale per far germogliare il
seme della rivolta. Per mantenere il potere il uo- deve
costantemente dare prova del suo valore ed adoperarsi per accrescere il
prestigio del suo popolo. Si tratta di un interessante risvolto di quella
dimensione agonale dellesistenza del tiranno che stata analizzata in
precedenza: chi governa costantemente sottoposto al giudizio di chi
governato e deve continuamente superare delle prove: il legame

situazione, inviato dunque un messaggero a Corcira chiam Licofrone a succedergli
nella tirannide; nel pi anziano dei due figli non vedeva infatti le doti necessarie, ma gli
sembrava anzi alquanto tardo di mente. (Hdt., III, 53, 1). Erodoto impiega
significativamente la forma vo3-:: per connotare linvecchiamento di Periandro
come perdita del vigore giovanile; questultimo infatti delineato dal termine 3,
mentre la preposizione voo indica un superamento, landare oltre qualcosa.
118
privilegiato con la divinit, che tanto il Gran Re quanto i uo. greci,
sia pure con le dovute differenze, vantano, deve essere infatti
continuamente dimostrato sul piano della concretezza dellazione politica.
Questo principio pu costituire una valida chiave di lettura della
campagna condotta da Dario contro Babilonia. Risulta infatti evidente dai
termini stessi del racconto erodoteo come la presa della citt ribelle abbia
una notevolissima valenza politica e simbolica, come dimostra anche
lingente sacrificio di vite umane che il sovrano disposto ad accettare
pur di espugnarla. Tale ostinazione si spiega alla luce del ruolo
fondamentale svolto dalla cultura mesopotamica, della quale Babilonia si
pu considerare la culla, nella definizione dellideologia regale
achemenide. proprio intuendo limportaza strategica di questa
conquista che Zopiro, figlio di Megabizo, decide di sacrificare la propria
integrit fisica(assai preziosa per un guerriero) in nome di una imperitura
gloria. Erodoto afferma infatti che presso i Persiani le nobili imprese sono
molto stimate e accrescono la grandezza (: l:cc. o. o ,o)u,.o.
: - vc. :,o):- ..o., Hdt., III, 154, 1). chiaro per che
gesta di questo genere richiedono tutto il vigore della giovinezza: la
regina afferma infatti, assai significativamente, che, crescendo il corpo,
anche lanimo cresce insieme ad esso e, quando il corpo invecchia,
anche lanimo invecchia insieme ad esso (ou;:. ,o . c. o.,
cuou;o. -o. o. )::-, ,oc-. :: cu,,oc-uc. -o. :-
o v,oo voo ovo3`uo.. Nel discorso di Atossa
chiaramente rilevabile labile regia di Democede, il crotoniate medico di
corte di Dario che, nonostante le immense ricchezze e i privilegi che il
Gran Re gli ha concesso in Persia, da uomo Greco qual , non sa
rinunciare al bene per lui pi prezioso: la libert
102
. Dai suggerimenti che

102
Assai efficace, ai fini della trasmissione di questo messaggio, il commento di
Erodoto in merito al rango raggiunto da Democede alla corte Persiana. 1: :
A-:- : .c. uc.c. :;.co:- Ao:. .- : :,.c :.:
119
egli ha dato ad Atossa (Erodoto ci informa infatti che laveva istruita a
dovere prima che parlasse allo sposo) si evince in modo inequivocabile
la sua profonda conoscenza della psiche di un sovrano, dovuta
probabilmente al fatto di aver spesso prestato i suoi servigi, nel corso
della sua carriera, a uomini di potere. Tuttavia, il fatto che Democede
abbia scelto proprio Atossa per portare a compimento il suo piano, attesta
che gi durante il regno di Dario la figlia di Ciro aveva grande influenza, la
stessa che avr poi come regina madre alla morte del marito. Assai
significativo anche il momento prescelto per avanzare laudace
proposta di marciare contro la Grecia: si tratta di una situazione di grande
intimit, uno dei rari momenti in cui il sovrano achemenide dismette la
sua veste ufficiale per vivere la dimensione privata e coniugale della
propria esistenza. Ai motivi di natura politico-ideologica la regina affianca
anche una richiesta di una moglie al suo sposo: ella dice infatti [] cu
:: . :v. |``o:o co:u:c)o. :v.)u:. ,o `,.
vu)o: Ao-o.o- : . ,::c)o. ):ovo.o- -o. A,:.o-
-o. A.-o- -o. |.).o-., Tu invece conduci per me una
spedizione contro la Grecia: desidero infatti avere come ancelle delle
donne della Laconia, di Argo, dellAttica e di Corinto.
Altrettanto interessante la risposta del Gran Re. Egli, da sovrano
lungimirante qual , ha gi maturato nel suo animo il proposito di
realizzare ci che la moglie gli propone: emerge qui unaltra caratteristica
interessante del monarca assoluto, che si riflette anche nei uo.
greci e in particolare proprio in Policrate e in Periandro, vale a dire la
quasi perfetta simultaneit tra il pensiero e lazione, ovvero tra lideazione

-o. ov:- 3oc.`:. :,:,::, v` : :-, u :- |``o- ov.:o.,
voo o o``o . vo., Allora Democede, avendo guarito Dario, possedeva una
casa grandissima a Susa ed era divenuto commensale del re e, ad eccezione di una
sola cosa, fare ritorno in Grecia, tutto il resto gli era permesso(Hdt., III, 132, 1).
120
di un progetto e la sua attuazione
103
. Tale aspetto si traduce spesso in
una certa avventatezza nelle decisioni, che determina quella impulsivit
di fondo che abbiamo visto essere connaturata allagire tirannico.
Tanto nel caso di Dario quanto in quello del tiranno corinzio, questa
componente irrazionale della personalit del sovrano assoluto viene
bilanciata dallesercizio delle facolt intellettuali dello stesso; perci ogni
decisione presa dal uo- rientra in un preciso disegno che si
configura per, doveroso ricordarlo, pi come il frutto di una subitanea
intuizione che non come il risultato di una lunga ed attenta riflessione. Il
uo- dovrebbe infatti saper cogliere, allistante, almeno nelle
intenzioni, i diversi risvolti di una data situazione ed agire di
conseguenza. In realt, per, questa sua capacit spesso
pesantemente inficiata dal sopraggiungere di sentimenti dalla potenza
soverchiante, che impone una repentina quanto radicale deviazione dal
cammino tracciato dalla ragione.
Il tiranno avverte dunque, in linea di principio, lesigenza di conformare la
propria azione ad una logica ferrea, spesso spietata, se vuole
sopravvivere in un mondo dominato dallinganno e dalla sopraffazione.
Questo intendimento, bench delineato con chiarezza sul piano teoretico,
si rivela, tuttavia, difficilmente compatibile con il modo in cui lindividuo
che detiene il potere vive la propria natura umana, tutta volta alleccesso
e allesasperazione delle passioni. Da questultima considerazione risulta
evidente come il sovrano assoluto sperimenti in modo drammaticamente
intenso linsanabile contraddizione tra la necessit di rapportarsi con

103
Illuminante, in questo senso, risulta il commento dello storico di Alicarnasso alla
decisione da parte di Dario di accogliere la proposta di Atossa: 1ouo [ Ao:.-]
:.v: -o. o o :v- : -o. :, :v.::, Dario disse queste parole e nel
medesimo tempo pronunci il discorso e comp latto. Fraschetti traduce pi
liberamente, ma forse in modo pi efficace dal punto di vista della resa italiana: Dette
queste parole, per Dario il dire e il fare furono tuttuno.(Erodoto, Le Storie, Libro III, La
Persia, cit., III, 134, 6).
121
eventi e personaggi che lo circondano secondo unottica eminentemente
strategica e la propria prorompente emotivit, che conseguenza diretta
delleccezionalit del suo essere.
122
CONCLUSIONE


Il quadro complessivo che emerge dalla nostra indagine pone
chiaramente in evidenza linadeguatezza di un modello interpretativo atto
a risolvere la questione dei rapporti tra il mondo ellenico e il Medio
Oriente antico nei termini di una netta opposizione, che tende troppo
spesso ad assumere una marcata coloritura ideologica, portando,
soprattutto nel passato, a pericolosi fraintendimenti e forzature
nellermeneutica dei testi classici (si consideri, a titolo di esempio,
linsistenza di certa parte della critica sui presunti toni trionfalistico-
nazionalistici erroneamente attribuiti ai Persiani di Eschilo). Una chiave di
lettura assai pi completa e appropriata sembra invece essere quella che,
pur non negando lesistenza di una componente di polarit nel rapporto
tra Oriente e Occidente, lo inserisce nellambito di un ampio e vivace
movimento dialettico, capace di comprendere al suo interno una
straordinaria variet di esperienze politiche e sociali, salvaguardando, nel
contempo, il carattere specifico di ciascuna di esse. In questottica, il
tema della regalit viene a rappresentare una assai efficace forma di
sintesi, portata ai suoi esiti pi elevati, del legame tra lindividuo e le
istituzioni giuridico-politiche, sociali e culturali elaborate da una civilt.
Stabilire delle categorie di valutazione in base alle quali riconoscere ad
un singolo uno status privilegiato (qualunque sia la natura di questultimo)
rispetto alla collettivit presuppone infatti unapprofondita riflessione
sullidentit culturale di un popolo e sul sistema di valori cui esso fa
riferimento. Qualunque forma di potere deve infatti trovare legittimazione
in un solido impianto teoretico capace di calarsi efficacemente allinterno
dellorizzonte esistenziale della comunit. Tale aspetto rende ragione
della straordinaria rilevanza semantica della quale si carica il vasto
123
repertorio di formule, gesti ed atteggiamenti fortemente ritualizzati che si
costituisce attorno al principio della regalit, repertorio al quale si
cercato di attribuire particolare rilievo nellambito del presente lavoro.
Abbiamo perci esaminato i capisaldi della struttura concettuale sulla
quale viene plasmata limmagine del monarca assumendo come punto di
partenza la rappresentazione erodotea dei sovrani assoluti colti nellatto
di rapportarsi con il mondo circostante. Si rivelato infatti assai
interessante constatare come lo storiografo di Alicarnasso non esponga
le proprie riflessioni di natura etico-politica in una veste meramente
teoretica, bens attraverso lanalisi dei comportamenti umani, come
risultato dellinterazione fra una certa visione del mondo da parte di un
individuo e la dimensione psico-emotiva dello stesso. Proprio da questo
aspetto dellimpostazione metodologica delle Historiae nasce la
questione, sulla quale ci siamo soffermati, relativa alla funzione da
attribuire ai ritratti delle figure regali presenti nellopera erodotea: si tratta
cio di stabilire se di tali figure si debba porre in risalto lindividualit,
connotandola in senso tragico, o, piuttosto il carattere esemplare,
considerandole dunque come ipostasi di una realt pi ampia. Risulta
certamente arduo prendere posizione in maniera netta a favore delluna o
dellaltra soluzione, in quanto la chiave del problema risiede proprio nel
cercare di trovare un punto di equilibrio tra queste due interpretazioni, che
individuano, di fatto, due componenti tra loro complementari dellottica
erodotea.
Sembra infatti lecito rilevare, sia pur nella consapevolezza delle profonde
differenze che separano i due ambiti, una certa affinit di intendimenti
etici e di mezzi espressivi tra le Historiae e la tragedia attica. I personaggi
erodotei presentano infatti una straordinaria corporeit e non si riducono
mai a mere rappresentazioni ideali ed astratte di una concezione etico-
politica. Essi presentano, al contrario, una forte caratterizzazione
individuale e sono in grado di incidere in maniera significativa sulla realt
124
circostante, proprio come gli eroi tragici, anche quando sono destinati alla
sconfitta. Essi sono agitati da passioni, paure e desideri, e questo
conferisce alla loro figura una forte componente di umanit. Si tratta,
tuttavia, di unumanit assai particolare, quasi sublimata, che si colloca al
di fuori degli orizzonti dellesperienza quotidiana. Ogni tratto caratteristico
di questi personaggi viene enormemente amplificato, secondo una prassi
impiegata, seppur con le dovute differenze, anche dai tragici, assumendo
cos una dimensione esemplare, nel bene o nel male. dunque proprio
nel compiersi di questo passaggio che la vicenda esistenziale dei
uo. entra in relazione con la sfera dei grandi problemi etici, che ne
orientano linterpretazione nellottica erodotea. Un punto di riferimento
imprescindibile costituito, in questo senso, dai principi delfici afferenti al
tema della collocazione dellessere umano allinterno dellordine cosmico
stabilito dalla divinit. Linebriante esperienza del potere genera spesso
nellindividuo un mutamento di prospettiva rispetto ai limiti che la sua
condizione di mortale gli impone, illudendolo di poter sovvertire a proprio
favore i principi che regolano la vita delluniverso. Si tratta per di un
sogno destinato a non durare a lungo, poich esso entra inevitabilmente
in conflitto con la severa inflessibilit che caratterizza lazione dei numi
nel mantenere intatto lequilibrio sul quale si fonda la vita delluniverso.
Occorre per precisare, a questo proposito, come, nonostante gli sforzi
compiuti da alcune figure vicine al sovrano, che godono di grande
prestigio tra gli uomini per la loro saggezza, di applicare modelli
interpretativi razionali alloperato della divinit, esso rimane ispirato a
criteri di fatto imperscrutabili per luomo. Egli infatti non pu mai superare
del tutto quella condizione di minorit conoscitiva ed etica, rispetto alla
dimensione del divino, che gli costituzionalmente propria.
Ciononostante, lindividuo che detiene un potere assoluto si trova
necessariamente a doversi relazionare con la sfera del soprannaturale,
giacch la dignit regale necessita costantemente di trovare la propria
125
legittimazione in una qualche forma di trascendenza. Particolarmente
proficuo, a questo proposito, si rivelato lesame, condotto con il
prezioso ausilio dei precedenti studi compiuti da Catenacci e Crahay, di
alcune delle pi significative attestazioni della cosiddetta letteratura
oracolare. Essa riveste infatti un notevole rilievo nel quadro della nostra
indagine, in quanto testimonia linscindibile connubio, percepito dagli
antichi, tra le qualit personali dellindividuo che detiene il potere e il suo
essere parte di un disegno superiore, di matrice divina.
Risulta tuttavia fondamentale ricordare che il significato della regalit in
Erodoto non risiede soltanto nelle sue valenze ultraterrene, bens anche
nel modo in cui essa incide sullindividualit di chi ne investito,
essendone a sua volta fortemente condizionata. Questa dinamica di
profonda compenetrazione tra le implicazioni etico-giuridiche del ruolo
che il monarca chiamato a svolgere e il suo universo psico-emotivo
produce notevoli riflessi sulle sue relazioni con il mondo esterno. Perci,
nel presente lavoro, si scelto di attribuire grande rilievo alle relazioni
familiari e sociali intrattenute dai sovrani assoluti dei quali ci siamo
occupati, in quanto, ogniqualvolta si trovino ad interagire con lambiente
che li circonda, essi rivelano, anche nelle situazioni pi inattese, aspetti
assai significativi della propria personalit, colti nel loro manifestarsi.
Sviluppando la sua indagine, Erodoto si confronta in modo assai fecondo
e propositivo con i modelli interpretativi e le forme di rappresentazione del
concetto di alterit elaborati dalla tradizione letteraria greca. Significativa,
in questo senso, risulta la natura assai particolare del suo approccio ai
costumi e alle istituzioni propri delle realt orientali: ad essi infatti lautore
applica gli strumenti concettuali elaborati dal mondo greco, cui viene per
conferita una marcata coloritura esotica creata ad arte dallo storiografo.
Essa rappresenta certamente uno dei pi alti esiti artistici delle Historiae,
rivelando da un lato la straordinaria ricettivit culturale dellautore,
dallaltro la sua notevolissima abilit mimetica. Per essere compreso
126
adeguatamente, questo aspetto deve essere collocato nel quadro
dellimpianto metodologico alla base dellopera erodotea. Il divenire
storico infatti percepito come una totalit estremamente dinamica che
vive delle relazioni tra le sue diverse parti e cela profondi contenuti etici,
da esplicitare attraverso la riflessione. Tale concezione della realt spinge
lautore ad adottare una prospettiva di ampio respiro, che tende a
superare i confini etnico-geografici per abbracciare il pi vasto orizzonte
dellesistenza umana. Gli avvenimenti storici che costitituiscono la
materia della narrazione acquistano dunque significato non tanto in se
stessi, quanto piuttosto in relazione ai principi universali che regolano le
vicende degli uomini.
Torniamo in questo modo alle considerazioni con le quali si dato avvio
al presente studio per mezzo del quale si cercato di fornire
unimmagine soddisfacente della tipologia umana e letteraria cui
appartengono i uo. erodotei. infatti proprio in relazione a queste
figure che l'opera dello storiografo di Alicarnasso dimostra nel modo pi
efficace il suo straordinario valore, in quanto vera e propria cerniera
dialettica tra due realt, l'Oriente e l'Occidente, da sempre protagoniste di
un confronto culturale di fondamentale importanza nella storia
dell'umanit.
127
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