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La Web-cam per riprese astronomiche.

Guida all'uso della web-cam sulle riprese planetarie del sistema solare con lausilio del software Iris.

di Flavio Zattera

Flavio Zattera @ 2003

Introduzione
Nonostante la minor tecnologia di progettazione impiegata e la bassa sensibilit rispetto ai sensori CCD raffreddati, dedicati all'astronomia, molti bravissimi astroimager hanno preferito passare a questo pratico ed economico strumento per le riprese estetiche di pianeti, Sole e Luna. La possibilit di ottenere immagini ben risolte e a colori, fanno della web-cam lo strumento ideale per riprendere questi corpi molto luminosi e che non hanno certo bisogno della sensibilit e dei lunghi tempi di esposizione che richiederebbero immagini di oggetti di profondo cielo. La cosa principale, infatti, da tener presente il fatto che, con la web-cam, le immagini finali vengono ottenute sommando e mediando una serie di fotogrammi che hanno dei tempi di esposizione brevissimi; in queste condizioni, anche se le web-cam non dispongono di raffreddamento, il cosiddetto rumore di buio diventa trascurabile. Certo le cose si complicherebbero se i tempi aumentassero soltanto di qualche secondo, ma per fortuna Luna, Sole e Pianeti principali sono talmente luminosi da non necessitare tempi oltre il secondo.

1. La Web-Cam
1.1 Come scegliere la web-cam
Generalmente le web-cam sono dispositivi abbastanza piccoli, al momento dellacquisto se ne possono trovare di vari prezzi e qualit. Un fattore importante da tener presente di una web-cam il tipo di sensore che monta: vi sono infatti web-cam del costo di 20 - 30 Euro che anzich montare un sensore CCD montano un CMOS; uno pensa di aver fatto un grosso affare, in realt si accorger subito di aver acquistato una cam rumorosissima in presenza di fondo buio e praticamente cieca in determinate frequenze dello spettro visibile, praticamente completamente inadatta alle riprese che dobbiamo eseguire. Le web-cam che hanno avuto maggior successo in campo astronomico sono: la Philips Vesta Pro e la Philips Toucam pro: sono due strumenti molto simili, hanno un sensore molto piccolo (3,87 x 2,82 micron) fortunatamente anche i pixel sono piccoli (5,6um) e ci permette di ottenere una buona risoluzione nell'ordine di 640 x 480 pixel. Il sensore CCD garantisce una certa linearit di risposta e rumore relativamente basso considerando che, come abbiamo gi detto, i singoli fotogrammi hanno pose inferiori al secondo. Il fatto di lavorare con sensori molto piccoli presuppone, montando ad esempio la web-cam al fuoco diretto di un telescopio da 20cm di diametro, di coprire un'area di cielo di appena qualche primo d'arco che si riduce ulteriormente se utilizziamo qualche dispositivo per allungare la focale (lente di barlow o oculare). Non sempre quindi risulta facilissimo il puntamento e il mantenimento delloggetto nel campo per molto tempo se non con un buon stazionamento in polare. Per dare unulteriore idea del campo visivo dobbiamo pensare che per ottenere un'immagine totale della luna bisognerebbe effettuare un mosaico formato da una trentina di frames! Le camere CCD raffreddate amatoriali solitamente hanno sensori e pixel pi grandi: pi grande un pixel, infatti, pi sensibile ma pi deve essere ben raffreddato per ovviare al rumore di buio, queste sono decisamente insostituibili per riprese di profondo cielo, ma per ottenere buone immagini sui luna e pianeti (ovviamente i pi grandi o vicini alla terra) la

sensibilit un fattore decisamente trascurabile. Ci di cui abbiamo bisogno la risoluzione e la qualit dell'immagine data anche dai colori. Abbiamo visto quindi i motivi per cui la web-cam risulta imbattibile nelle immagini di oggetti molto piccoli e luminosi come i pianeti o comunque piccoli dettagli come crateri lunari o macchie solari; non dobbiamo inoltre dimenticare che si collega al PC con la veloce e pratica connessione USB.

1.2 Come modificare la web-cam per montarla al fuoco del telescopio


La web-cam viene venduta con un piccolo obbiettivo avvitabile (fig.1), generalmente non di elevata qualit ottica ma che taglia i disturbi provocati dalla componente infrarossa della luce. La cosa da fare proprio quella di togliere questo obbiettivo e sostituirlo con un adattatore (fig.2) che possa permetterci di inserire la web-cam al fuoco diretto del telescopio, in una lente di barlow o in un telextender come se fosse un oculare. Esistono oramai molti negozi specializzati dove si possono trovare questi adattatori standard altrimenti si pu contattare un tornitore o, volendo risparmiare ulteriormente, cercar di adattare un comune barilotto nero contenitore di rullini fotografici che, guarda caso, ha un diametro perfettamente uguale al barilotto di un oculare da 31,8mm. La cosa migliore, per ottenere immagini dotate di miglior resa cromatica sarebbe quella di utilizzare un filtro IR Cut, tale utilizzo impone di avere un adattatore dotato di passo per avvitare il filtro o di utilizzare un raccordo o un flip mirror dotato di slitta porta filtri, quest'ultimo anche utilissimo per aumentare il tiraggio e allo stesso tempo facilitare il centraggio dell'oggetto nel campo del sensore .

Fig.1 Vesta Pro

Fig.2 Adattatore

Fig.3 Web cam modificata.

1.3 La scelta della lunghezza focale


Teoricamente la focale migliore da utilizzare quella che ne scaturisce dal cosiddetto criterio di Nyquist o criterio di campionamento. Il criterio di Nyquist stabilisce che, nonostante si cerchi di riprodurre un segnale continuo con un rivelatore discontinuo (dotato da tante picole celle chiamete pixel), possibile ugualmente ricostruire tutte le informazioni contenute in un segnale tramite un numero sufficiente di campionamenti. Per la precisione, questi campionamenti non devono essere pi grandi della met del pi piccolo dettaglio percepibile.

Considerando che il pi piccolo particolare che il nostro telescopio riesce a percepire corrisponde teoricamente al potere risolutivo dello strumento stesso, possiamo affermare che tale particolare deve essere registrato da almeno 2 pixel del nostro sensore. Esempio: Considerando il classico telescopio Schmidt-Cassagrein da 200mm e la camera Philips Vesta Pro, possiamo calcolarci la scala dell'immagine con questa semplice formula: S = p * 206.28 / F dove p la dimensione del pixel (lato minore in caso di pixel rettangolari) e F la focale equivalente del telescopio. Quindi: S = 5,6 * 206,28 / 2000 = 0,58"/pixel E ora possiamo andare a calcolarci la focale per il giusto campionamento secondo il criterio di Nyquist: F=p*D*k dove p la dimensione del pixel e D il diametro del telescopio e k la costante di campionamento (3.438). Qindi utilizzando la nostra strumentazione succitata: F = 5,6 * 200 * 3,438 = 3850mm Da questa formula evidente che sufficiente una lente di barlow 2x per portare la nostra focale molto vicino all'ottimale valore di campionamento oltre il quale, anche in presenza di ottimo seing, (assenza di turbolenza) non sarebbe teoricamente pi possibile scorgere ulteriori dettagli. In realt, per, con questa nuova tecnica, diventa spesso conveniente allungare ulteriormente la focale. Mediando molteplici fotogrammi tratti da un filmato, avendo la possibilit di selezionare soltanto le immagini caratterizzate da seing accettabile, disponendo di software dotati di nuove tecniche di ricostruzione dell'immagine diventa spesso possibile avere dei benefici sovracampionando e ottenendo cos un oggetto pi grande senza peggiorarne in modo evidente la qualit. E' altres chiaro che, al contrario, il sottocampionamento significa il mancato sfruttamento delle possibilit della nostra strumentazione e la perdita di informazioni nellimmagine. Se il seeing buono, secondo la mia esperienza, buona cosa affiancare ad un classico telescopio Schmidt-Cassegrain da 20cm una buona barlow 3x, inutile affermare che la qualit delle ottiche e della collimazione assieme alle condizioni di turbolenza del cielo (seing) va a influire in modo determinante sul risultato finale!

1.4 La messa a fuoco


Il processo di messa a fuoco degli oggetti nel campo del sensore non difficile; abbiamo il vantaggio di poter visualizzare l'immagine in tempo reale e di trovare il giusto fuoco tramite il

focheggiatore del telescopio. Il mio consiglio quello di prendere come riferimento per la messa a fuoco un oggetto puntiforme come una stella luminosa o a limite un satellite di Giove .

2. Acquisizione e regolazione dei parametri


2.1 Condizioni e seeing
Come abbiamo gi detto, al contrario di quello che si pu pensare, una buona immagine finale non dovuta tanto alla elaborazione ma, almeno per il 90%, ad un corretto processo di acquisizione dato anche da buone condizioni del cielo. Bisogna, infatti, dire che tutte le migliori tecniche in dotazione al miglior astroimagers non servono minimamente a niente se il seeing della serata pessimo! In questo caso, specie se si esce a fare le prime esperienze, la cosa migliore da fare quella di evitare di montare la webcam per non incappare in depressioni, stress inutili o convinzioni di essere incappati in un esemplare di telescopio con ottiche scadenti; meglio godersi il cielo con un buon oculare e rilassarsi. La cosa principale da appurare prima di montare il tutto, quindi, quella di verificare le condizioni del cielo: non tanto importante che sia terso e trasparente, ma che le stelle siano ben ferme e prive di turbolenza. Se il seeing a tratti buono si pu tentare di fare comunque qualcosa. Abbiamo appurato che il rapporto di focale consigliabile per questo tipo di riprese solitamente superiore a f/10, in presenza di buon seeing si pu arrivare , tramite elementi ottici o tubi di tiraggio, anche a f/30. La rivoluzione che ha permesso di ottenere immagini dettagliatissime e impensabili fino a qualche anno fa stata proprio la tecnica della mediazione, che consiste nell'acquisire un filmato AVI pi o meno lungo e alla massima risoluzione, scartare dal filmato i fotogrammi che pi risentono della turbolenza e mediare successivamente i singoli fotogrammi migliori in un unica immagine risultante sulla quale possibile applicare una serie di filtri e algoritmi per aumentarne il contrasto e i dettagli. La cosa migliore quella di cercare di fare filmati pi lunghi possibili, in modo di avere pi selezione possibile in caso di seing variabile. Bisogna per considerare che i filmati alla massima risoluzione sono molto pesanti ed facile riempire l'Hard disk del PC senza accorgersene e, pi lungo e pesante il filmato, pi diventa lungo il processo di elaborazione dell'immagine. Inutile dire che per queste riprese necessario avere dei PC molto potenti e capienti. E' bene per le riprese usare sempre la massima risoluzione disponibile: nel nostro caso 640x480 ed ottenere cos il diametro del pianeta pi elevato possibile nello schermo. E' chiaro che in queste condizioni un filmato di una ventina di secondi pu pesare qualche centinaio di Mbyte. Nel caso che il nostro PC non sia sufficientemente potente per sostenere queste condizioni dovremo per forza ridurre la risoluzione con conseguente perdita di informazioni nell'immagine. Lavorando, comunque, alla massima risoluzione e con una elevata focale dobbiamo valutare il fatto che il disco del pianeta molto grande sul fotogramma e ci richiede un ottimo stazionamento in polare del telescopio per evitare che a met della nostra ripresa il pianeta derivi inesorabilmente fuori dal campo.

2.2 Scelta della durata del filmato


Dobbiamo tenere in considerazione alcuni fattori: Su pianeti come Giove, dotati di un moto di rotazione molto elevato, bisogna fare attenzione a non eseguire filmati troppo lunghi per non incappare nell'allungamento dei dettagli o dei satelliti che spesso transitano o si avvicinano al disco del pianeta; fattore abbastanza trascurabile, invece, in oggetti come Saturno o Marte. Fortunatamente Giove molto luminoso e ci ci permette di aumentare il numero di fotogrammi al secondo. Utilizzando un telescopio SCT 200mm a f/30 le riprese di Giove dovrebbero stare al di sotto dei 60 - 70 sec. mentre Saturno o Marte permettono tempi anche di 120 - 150 sec.

2.3 Il pannello di controllo


Ogni tipo di web-cam ha un suo pannello di interfaccia dove possibile impostare i vari parametri di acquisizione; nella figura sotto viene riportato quello della Vesta Pro Philips.

2.3 Scelta della frequenza di quadri


La frequenza di quadro rappresenta il numero di fotogrammi al secondo che vengono eseguiti per comporre un filmato AVI. Si sarebbe tenuti ovviamente a pensare che pi la frequenza di quadri elevata e meglio in quanto vi sono pi frames alla fine che vengono mediati aumentando conseguentemente la qualit dell'immagine. In realt non cos: con questo sistema si tende spesso a mediare immagini fortemente sottoesposte che daranno luogo ad una immagine finale priva di contrasto e nitidezza. Il mio consiglio di utilizzare una frequenza massima di 15 fps per gli oggetti pi

luminosi come Giove e 5 - 10 fps per oggetto meno luminosi come Saturno. Ho notato che al superamento di questi valori corrisponde quasi sempre un deteriorarsi delle singole immagini.

2.4 Scelta del tempo di esposizione


Nonostante alcuni credano che sia un fattore trascurabile da impostare solamente in modo automatico, in realt un fattore che deve essere attentamente regolato. A tale scopo consiglio di acquisire i filmati utilizzando un software adeguato; io utilizzo IRIS e penso, senza alcun dubbio, che sia il pi completo e potente che si possa trovare per le riprese con web-cam, software di cui avremo modo di parlarne dettagliatamente pi avanti. IRIS permette di acquisire il filmato usando linterfaccia del driver della web-cam istallata e di eseguire una immagine singola prima della sequenza (tramite il comando "one shot" dal menu "Webcam") per controllare i valori di luminosit: tale valore espresso in ADU (Analog to Digital Unit) e altro non che un valore numerico di luminosit dei pixel ottenuto per conversione del segnale da analogico a digitale ad opera del convertitore. Tale valore facilmente visualizzabile nell'istogramma dell'immagine presente in qualsiasi software di elaborazione, nel caso di Iris, una volta acquisita limmagine sullo schermo basta selezionare dal menu Wiew lopzione Histogram nel nostro caso il valore massimo dellascissa (asse x) dovr attestarsi attorno a 200 - 230 ADU (vedi fig.5).

fig. 5

Istogramma

Per impostare in modo corretto l'istogramma basta entrare nel suo menu opzioni e impostare nella finestra che compare (fig.6) i parametri di minimo e massimo dell'asse x (ADU) e gli intervalli di griglia.

fig.6 setup dei parametri dell'istogramma se si espone al di sotto del valore che corrisponde al 70% - 80% della dinamica (200 - 230 ADU) molto facile che nell'immagine finale possano manifestarsi rumore e artefatti circolari all'interno del disco planetario. Tuttavia se si espone al di sopra di tali valori si rischia alla fine di ottenere un'immagine con aree saturate (sovraesposte). Di tale valore parleremo anche nel capitolo sulla regolazione del guadagno che dovr essere bilanciato al tempo di posa per l'ottenimento di risultati ottimali. Per alcune immagini eseguite a focali lunghe, il tempo di 1/25 di secondo non sufficientemente lungo per ottenere risultati ottimali. Esistono a tale scopo (almeno per la Philips Vesta Pro) dei driver modificati che permettono di allungare il tempo di esposizione a 1 secondo. La scelta del frame rate, in questo caso, diventa molto importante perch determina anche il tempo di esposizione: se si impiega un frame rate di 15 fps e un tempo di esposizione di 1 secondo al posto di 1/25 di secondo (minimo valore ottenibile con drivers originali), si aumentata indirettamente il tempo di esposizione da 1/25 di sec a 1/15 di sec. Tali drivers sono spesso necessari per immagini di pianeti relativamente deboli o nel caso in cui si utilizzi il filtro IR Cut che riduce notevolmente il segnale, ma sono anche una lama a doppio taglio in quanto fanno risentire in modo pi evidente degli effetti della turbolenza del seeing nelle singole immagini a scapito del risultato finale. Nota: per attivare con la Vesta Pro i driver da un secondo di posa bisogna sempre spostare il cursore dei tempi di una tacca a destra e rimetterlo poi su di un secondo; a questo punto si ottiene subito un forte aumento di luminosit.

2.5 Scelta del guadagno


Questa regolazione la pi delicata in assoluto e determina il giusto grado di segnale dell'immagine. Per fare un esempio, una sequenza di Giove con troppo segnale dar come risultato una immagine poco contrastata e senza con dettagli poco in evidenza soprattutto al centro del disco, al contrario una sequenza con poco segnale restituir una immagine di giove caratterizzata dal disco planetario privo di contorni. Bisogner tuttavia anche qui osservare sempre nel nostro istogramma il valore di ADU presente nelle ascisse (asse x). La nostra web-cam dispone di un convertitore a 8 bit, ci significa che il massimo valore di luminosit consentito di 256 tonalit. Dovremo quindi, come gi detto, fare attenzione a non avvicinarci mai in prossimit di questo valore limite e di non scendere mai sotto i 200 - 210 ADU. La cosa migliore di utilizzare il tempo di esposizione pi elevato possibile e il guadagno pi basso possibile all'ottenimento della sequenza finale con l'esatto valore di ADU espresso in precedenza. A questo punto non ci resta che acquisire il filmato in base a quanto abbiamo detto e impostando i vari parametri di durata del filmato e risoluzione dal menu "Webcam" di Iris.

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Elaborazione del filmato con software Iris.

3.1 Uno sguardo a Iris


Come ho gi detto, sono del parere che Iris rappresenti il top in quanto a software per l'elaborazione planetaria, anche se pi complesso di altri in rete dispone di algoritmi e caratteristiche potentissimi che andremo a esaminare successivamente. Personalmente credo che la svolta qualitativa di un astroimager di pianeti arrivi quando passa all'utilizzo di Iris abbandonando i vari programmini basati su processi completamente automatici. Tanto vale quindi, anche per chi alle prime armi, iniziare subito a dedicarsi allo studio di questo software gratuito ottimo per le immagini planetarie ma ottimo anche per moltissimi altri lavori al CCD su immagini di profondo cielo, per chi vorr successivamente cimentarsi. Fra le molte caratteristiche di Iris possiamo citare le seguenti: Pu convertire e mediare automaticamente un numero di frames illimitati Esegue automaticamente la scansione dei migliori frames mettendoli in ordine di qualit e scartandoli a seconda dei parametri inseriti. Mette a registro i frames in modo perfetto tramite sistemi dipendenti dalla forma dell'oggetto. Dispone di un alto numero di algoritmi per migliorare la qualit delle immagini. Esegue la maschera sfocata anche ad una intera sequenza. Ha la possibilit di correggere gli effetti della aberazione cromatica. E' freeware.

C' da dire per contro che non molto semplice e intuitivo: anzich usare una semplice interfaccia a pulsanti e menu, molti comandi necessitano di essere scritti in una specie di

finestra di programmazione a riga di comando (fig.7); tutto st a prendere un po' di famigliarit con il nuovo sistema. Inoltre i processi impostati possono durare anche ore, questo in funzione della dimensione del filmato e della complessit delle procedure che utilizza. E' possibile tuttavia utilizzare alcuni comandi che raggruppano una serie di azioni per far si che il processo divenga automatico e che ci permetta di tornare davanti al PC solo a lavoro eseguito.

3.2 Preparazione dello spazio sul HD


La prima cosa da fare accertarsi di avere nel PC uno spazio di almeno 4 - 5 volte maggiore la dimensione del file AVI da elaborare, dovremo crearci una cartella di lavoro che io chiamo banalmente "archivio". A questo punto dovremo indicare a Iris dove si trova la nostra cartella perch li che il software deposita tutte le immagini elaborate e le varie sequenze. Dovremo quindi selezionare dal menu "File" l'opzione "Setting" e nel riquadro "Working path" inserire il percorso esatto.

3.3 Conversione del filmato ad immagini FIT.


Va detto che Iris non gestisce direttamente le sequenze a colori ma gestisce sequenze di file in formato FIT monocromatico (standard delle immagini astronomiche usato da quasi tutti i CCD amatoriali) agendo sui vari canali cromatici indipendendentemente per poi ricostruire la cromia a fine processo. Il passo successivo quindi quello di inserire nella nostra cartella di lavoro il filmato AVI acquisito e di convertirlo in tre sequenze RGB corrispondenti ai tre canali della tricromia di immagini FITS in formato .FIT usando questa semplice procedure: Dal menu "File" selezionare "Avi convertion"; dalla finestra che compare inserire il percorso del file, selezionare l'opzione di acquisizione da filmato a colori, e dare un nome ai tre canali della sequenza che possono essere banalmente : R per il canale rosso, G per il canale verde e B per il Blu.

3.4 La finestra di comando


Bisogna a questo punto far comparire la finestra di comando (fig.7) dove possibile scrivere i comandi per comandare il software, a tal scopo bisogna cliccare su una icona della barra del menu che presenta un simbolo a sei righe precedute da due segni ">". Apparir quindi la finestra, descritta precedentemente, denominata "command" dove ogni comando, da ora in poi, dovr essere preceduto dal segno ">" e sar reso eseguibile con il tasto INVIO.

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fig.7 Finestra di comando

3.5 Eliminare le dominanti cromatiche nelle immagini


Sulle immagini acquisite da web-cam generalmente vi sono sempre delle dominanti cromatiche che caratterizzano il fondo cielo; per la Vesta Pro, ad esempio, sempre presente nei frames del canale blu una dominante di fondo che fa s che, nelle successive elaborazioni, il cielo non diventi completamente nero. Tali dominanti vanno sempre eliminate, anche per agevolare un allineamento pi preciso. Si utilizza dunque la seguente procedura: Apriamo il primo frame della sequenza del canale Blu digitando il seguente comando: >Load B1 (dove B il nome che abbiamo assegnato alla sequenza Blu e 1 corrisponde al primo frame della sequenza). Eseguiamo ora il seguente comando: >bg per misurare il valore di background; Tale valore deve essere di 0 altrimenti bisogna rimuovere il background. Per rimuovere il background attorno ad un pianeta bisogna effettuare un rettangolo sul frame in una zona lontana dal pianeta tenendo premuto il tasto sinistro del mouse. Eseguire quindi il seguente comando di esempio: >noffset3 B BB 0 500 dove "noffset3" il comando che elimina la dominante di fondo cielo, "B" il nome della sequenza da modificare, "BB" il nome della nuova sequenza, "0" il valore che vogliamo ottenere, "500" il numero di frames di cui composta la sequenza.

3.6 Eseguire la Flat-Field


Per quanto possa essere pulito il sensore e le ottiche, capita molto spesso di dover fare i conti con aloni all'interno del frame provocati da qualche granello di polvere. Tali aloni possono rovinare inesorabilmente l'immagine finale o provocare artefatti. L'immagine di flat-field serve per togliere questi aloni che si ripetono in modo sistematico su ogni fotogramma. Innanzitutto essenziale che l'immagine di flat venga eseguita con la stessa configurazione ottica e la stessa posizione del sensore rispetto alla sequenza di acquisizione dell'oggetto; la rotazione della Web-cam all'interno della sede da 31,8mm del telescopio, anche di pochi mm, implica di dover rieffettuare la sequenza di acquisizione e flat.

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La cosa da fare acquisire un filmato AVI di qualche secondo verso una fonte luminosa diffusa, magari anteponendo all'aperura del telescopio un vetro opalino. Prima di eseguire tale acquisizione, tuttavia, cosa buona acquisire un singolo fotogramma e con l'aiuto dell'istogramma, regolare i controlli di tempo e guadagno fino ad ottenere un valore superiore alla met dell'intera dinamica ( 190 - 200 ADU). Una volta accertato il giusto valore di esposizione si pu procedere all'acquisizione del breve filmato; i frames dei tre canali cromatici verranno poi mediati fino ad ottenere un unico fotogramma per ogni canale usando il comando "median stack" dal menu "Processing" di Iris. Il valore di ogni immagine del filmato di acquisizione dell'oggetto dovr essere diviso per il valore delle immagini di flat nei rispettivi canali tramite il comando "divide a sequence" situato sempre nel menu "Processing" di Iris. Se l'immagine di flat stata eseguita correttamente, tutte le immagini della sequenza saranno ripulite dalle ombre e dagli aloni provocati dalla polvere.

3.7 Processo di allineamento, mediazione e selezione dei vari frames


Dalla versione 3,54 in poi di Iris possibile riunire una serie di comandi in un unico comando per automatizzare al massimo il processo di elaborazione. La risultante di tale processo una foto RGB perfettamente mediata e a registro ma avremo anche tre di frames (@R @G @B) risultanti dal processo nei tre canali cromatici pronti per essere elaborate con i vari algoritmi per aumentare contrasto e nitidezza. La prima cosa da fare quella di aprire una immagine nel canale verde (canale con segnale migliore) e tracciare attorno al pianeta un rettangolo con il mouse. Eseguire quindi il seguente comando: >compute_trichro1 |nome rif.| |nomeR| |nomeG| |nomeB| |Zona| |Frames sel.| |frames tot.| es: >compute_trichro1 G R G B 512 150 300 Dove "G" il primo nome della sequenza inserita, "R, G e B" sono i nomi delle tre sequenze della tricromia, "512" rapresenta la zona che Iris utilizza per allineare i frames (base del quadrato espressa in potenza 2 ....64, 128, 256, 512). "150" il numero dei frames da selezionare in ordine di qualit su un totale di "300", scelto per esperienza in funzione delle condizioni della serata: se il seeing buono si pu tentare la mediazione di tutti i frames disponibili, se il seeing a tratti bisogna valutare di scartare una buona parte di immagini eseguendo magari pi prove. Tale processo, tuttavia, raggruppa in i seguenti singoli comandi che possono anche essere usati singolarmente uno dopo l'altro in alternativa. Questi comandi, quindi, dovranno essere ripetuti manualmente per tutti e tre i canali cromatici. >Bestof B 500 :comando per selezionare automaticamente il migliore dei frames della sequenza, dove B il nome della sequenza e 500 il numero totale dei frames della sequenza. . >Select B BB : comando per ordinare i frames dalla immagine migliore alla peggiore; i vari frames verranno ordinati sotto un'altro nome di sequenza e da tale sequenza sar

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possibile vedere quanti frames dovremmo scartare nei prossimi processi per ottenere una buona immagine. Procediamo ora alla messa in registro di tutti i frames selezionando il primo frame della sequenza con il comando >load BB1 e tracciamo un quadrato con il mouse attorno al disco del pianeta, quindi: >Pregister BB BA 512 500 : comando per allineare tutti i frames in riferimento al pianeta del primo frame; BB il nome della sequenza ordinata, BA il nome della nuova sequenza, 512 la zona usata da Iris per allineare i frames, 500 il numero totale dei frames della sequenza. >add_norm BA 250 : comando per sommare le immagini che ci sembrano accettabili della sequenza; in questo caso abbiamo appurato visionando la sequenza che di 500 immagini della sequenza BA solo 250 sono accettabili per la mediazione. Alla fine di tale processo necessario eseguire un'operazione di stratch in quanto l'immagine le singole immagini vengono sommate in un unica immagine da 32768 tonalit di grigio. Tale processo si effettua agendo nei due cursori della finestra threshold di Iris. >save gioveB :comando per salvare l'immagine pronta per essere trattata con i vari algoritmi per aumentarne contrasto e nitidezza.

Anche qui ci troveremo ad avere come risultante i tre frames mediati e a registro dei tre canali cromatici. Ma quali sono i vantaggi di utilizzare una tale procedura in modo "manuale" quando un solo comando (compute_trichro1) pu semplificarci la vita? L'unico vantaggio, ma non trascurabile, sta nel fatto che una volta eseguito il comando ">select" che ci permette di ottenere tutte le immagini del filmato in ordine di qualit, si pu avere gi un quadro ben preciso dei fotogrammi sufficientemente buoni da selezionare per gli ulteriori processi di mediazione; si pu pertanto eseguire i passaggi successivi impostando un parametro ben preciso basato su un dato certo.

3.6 Comporre l'immagine a colori


Se viene utilizzata la seconda procedura descritta (quella manuale) si dovr comporre l'immagine a colori dai tre frames risultanti dei tre canali cromatici gioveR.fit, gioveG.fit, gioveB.fit, a tale scopo utilizzer il seguente comando: >trichro gioveR gioveG gioveB Procederemo quindi a salvare l'immagine a colori in formato BMP con il seguente comando: >savebmp Giove

3.7 Elaborare l'immagine con i vari algoritmi

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3.7.1 Maschera di contrasto La maschera di contrasto(unsharp masking) l'algoritmo per eccellenza per aumentare la nitidezza dell'immagine; nella maggior parte dei casi sufficiente applicare solamente questo algoritmo per ottenere risultati ottimi. E' consigliabile non utilizzare mai l'immagine finale a colori BMP che il comando compute_trichro1 fornisce, ma elaborare separatamente le tre immagini risultanti nei canali della tricromia che nel nostro caso saranno @R.fit, @G.fit, @B.fit. Basta quindi aprire le immagini finali dei tre canali cromatici: >load @B Dal menu "Processing" di Iris selezionare "Unsharp masking" e inserire i parametri di sigma e coefficent negli appositi spazi; eseguire tale operazione per tutti e tre i canali cromatici richiamando le rispettive immagini. La cosa migliore, tuttavia, quella di effettuare la maschera di contrasto alla intera sequenza restituita dal comando compute_trichro1, fotogramma per fotogramma: il processo richiede pi tempo ma lo si pu fare automaticamente richiamando dal menu "Processing" di Iris l'opzione "unsharp masking of a sequence", qu baster inserire il nome comune della sequenza es: R, i valori di sigma e coefficient e il nuovo nome della sequenza elaborata in uscita: es: @RR. Bisogner poi ovviamente ripetere lo stesso processo per le altre due sequenze dei canali cromatici.(@G e @B). Ma quali sono i giusti valori dei parametri di Coefficiente e Sigma da utilizzare? La cosa dipende molto dal tipo di immagine; personalmente preferisco sempre utilizzare valori di Sigma molto bassi, nell'ordine di 1 - 2 per evitare il pi possibile artefatti, e coeff. di fattore moltiplicativo molto alti dell'ordine di 20 - 25 o maggiori.

Immagine grezza ottenuta dopo il processo di mediazione.

Stessa immagine dopo l'elaborazione con maschera di contrasto.

3.7.2 Wavelet Altro algoritmo molto valido il cosiddetto Wavelet, bisogna tener presente, tuttavia, che dopo poche iterazioni possono verificarsi nella foto diversi artefatti e cambi di geometria del pianeta. Molti non lo usano affatto, ma se usato con criterio, in base a determinati scopi che ci prefiggiamo pu tornare molto utile.

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Si accede a questo filtro tramite il men "Processing " opzione "Wavelet". Si aprir a questo punto una finestra dove si dovranno assegnare dei valori corrispondenti a descrizioni: scale1, scale2 .....scale5. Secondo le mie esperienze utilizzo il numero pi alto in scale1 andando a scendere progressivamente fino a scale3 e lasciando invariati i valori relativi a scale4 e scale5. E' necessario anche appurare che nella immagine non subentrino delle macchie nere, in tal caso bisogna considerare il valore di "Residue" impostato per default a 1 e abbassarlo a 0,95 - 0,90 fino a che non scompariranno. Ho trovato molto utile questo algoritmo soprattutto per gli anelli di Saturno. 3.7.3 Altri filtri Per tutte le mie immagini non ho mai fatto uso di altri filtri al di fuori di quelli precedentemente citati, tuttavia esistono altri validi filtri che vale la pena almeno provare, in alcuni casi potrebbero risolvere qualche problema. Il "Gaussian Filter" e l"Adaptive filter" contribuiscono a rendere l'immagine pi morbida abbassando il livello di rumore, esistono poi dei filtri deconvolutivi richiamati tramite comando: >mem |#iter| un filtro deconvolutivo che usa il sistema di massima entropia, necessario selezionare un'oggetto abbastanza puntiforme dall'immagine tramite un quadratino intorno a una stella o a un satellite di un pianeta ed inserire al posto di |#iter| il numero di iterazioni da eseguire. >RL |#iter| |coef| il filtro deconvolutivo usato per il metodo Richarson-Lucy, anche questo filtro ha bisogno del riferimento stellare; il numero di iterazioni generalmente pu variare dalle 10 alle 50 a seconda del risultato che si vuole ottenere, il coefficiente generalmente va tenuto sul valore 0. >Vancittern |fwhm| |#iter| un filtro molto interessante che non richiede alcun riferimento stellare; necessario inserire il numero di iterazioni e il parametro fwhm che va cercato per tentativi.

Giove e Io, - elaborazione Iris di 300 frames su 846.

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Saturno - elaborazione Iris di 250 frames su 500.

4.1 La Web-Cam come guida fotografica con Iris.


Iris da, fra l'altro, la possibilit gestire la webcam come precisa guida manuale e automatica per l'esecuzione di esposizioni fotografiche o CCD a lungo periodo. In questo caso bisogna non utilizzare la modalit "preview" ma accedere al menu "Webcam" selezionando l'opzione "images acquisition". Nell'interfaccia di comando selezionare le opzioni "Cumul" e Continuos" e iniziare ad acquisire con il comando "Go". A questo punto, se la webcam regolarmente connessa al PC, apparir una finestra di guida con una croce fissa e una piccola che si muove. La croce piccola indica il centroide della stella captata in continuo dalla webcam; utilizzando la pulsantiera del telescopio baster tenere coincise e sovrapposte le due croci. Il comando "Autoguiding" attiva, nello stesso modo, il protocollo automatico di guida LX200 compatibile, interfacciabile con la maggior parte dei sistemi di puntamento attivi in commercio. Flavio Zattera (Associazione Cieli Perduti - Astronomia Valle dell'Agno)

Indirizzi internet: Software IRIS (freeware): http://www.astrosurf.com/buil/us/iris/iris.htm Drivers modificati per Vesta Pro: http://www.astrocam.org/progs/maj_vp.zip

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