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L'amore un desiderio che viene dal cuore, per una sovrabondanza di piaceri, e gli occhi prima generano l'amore

e e il cuore gli d nutrimento. E' vero che c' qualche volte qualche innamorato che nn ha visto l'oggetto del suo amore. ma quell'amore che stringe con furore nasce dalla visione della donna amata. Gli occhi dimostrano al cuore le qualit buone e cattive di ogni cosa che vedono, cos com' in natura. E il cuore che accoglie ci, immagina e gli piace il desiderio che ne scaturisce. E' questo l'amore che regna tra gli uomini.

1. Rosa fresca profumatissima che appari verso estate, le donne ti desiderano, giovani e maritate: traimi da questi fuochi, se tua volont. Per te non ho pace notte e giorno, pensando sempre a voi, mia Signora. 2. Se ti tormenti per me, la follia te lo fa fare. Potresti rompere con l'aratro il mare, e seminarvi, potresti riunire tutte le ricchezze del secolo [del mondo]: non mi potresti avere per in questo modo. Piuttosto mi taglio i capelli [mi faccio monaca]. . Se ti tagli i capelli, prima io vorrei esser morto, perch con essi io perderei la mia consolazione e il mio diletto. Quando passo da casa tua e ti vedo, rosa fresca dell'orto, ogni volta mi dai un buon conforto: facciamo s che il nostro amore si congiunga. 4. Che questo nostro amore si congiunga si unisca non voglio che mi piaccia. Se qui ti trova mio padre con gli altri miei parenti, guarda che non ti colgano questi buoni corridori [perch t'inseguiranno]. Come ti fu facile venire qui, ti consiglio di stare attento alla partenza. 5. Se mi trovano i tuoi parenti, che mi posson fare? Ci metto una difesa di duemila augustali. Non mi toccher tuo padre per quanta ricchezza c' in Bari. Viva l'Imperatore, grazie a Dio! Capisci, bella, quel che dico 6. Tu non mi lasci vivere n di sera n di mattina. Sono donna di grande ricchezza [di bisanti d'oro bizantini e di monete arabe]. Se pur tu mi donassi tutto quanto ha il Saladino, e per aggiunta quanto ha il Soldano, tu non mi potresti toccare neppure con la mano 7. Ci sono molte femmine che hanno la testa dura, e l'uomo con le parole le domina e le persuade; tanto intorno le d la caccia finch non l'ha in suo potere. La femmina non si pu difendere in alcun modo dall'uomo: guardati, bella, dal dovertene pentire.8. Dovermene io pentire? Possa io morire, prima che qualche donna onesta possa essere rimproverata a causa mia! Ieri sera sei passato correndo a cavallo. Perci riposati adesso, canterino; le tue parole non mi piacciono affatto.9. Quanti sono gli schianti che m'hai messo nel cuore, e solo pensandoti, il giorno quando vado fuori! Nessuna femmina di questo mondo ho ancora mai amato quanto te, rosa invidiata; son certo che mi sei destinata dal cielo 10. Se fossi destinata a te scenderei troppo dalla mia altezza, perch le mie bellezza sarebbero sprecate se date a te. Se mi dovesse avvenire una tal disgrazia, mi taglier le trecce, e mi far suora in un monastero, prima ancora che tu mi tocchi nella persona.11. Se ti fai suora, donna dal viso chiaro, verr al monastero e mi far frate: per piacerti in questa prova lo far volentieri. Star con te la sera e il mattino: a tutti i costi dovr farti mia 12. Ohim, misera tapina, com' triste il mio destino! Ges Cristo, l'Altissimo, del tutto adirato con me; mi hai fatto nascere per darmi in mano a un tal bestemmiatore! Cerca nel mondo, che assai grande; [certo] troverai una donna pi bella di me. 13. Ho gi cercato in Calabria, Toscana e Lombardia, in Puglia, Costantinopoli, Genova, Pisa e in Siria, in Germania, a Babilonia e in Africa del nord; mai ho trovato una donna tanto cortese: e per questo ti ho scelta come mia sovrana 14. Poich ti sei tanto affaticato [in questa ricerca] ti faccio una preghiera: che tu vada a domandarmi a mia madre e a mio padre. Se acconsentono a darmiti in sposa, portami al monastero, e sposami davanti alla gente, e poi far ci che vuoi.15. Di ci che dici, vita mia, niente ti vale, poich delle tue storie non ne parlo nemmeno pi. Pensasti di mettere le penne, ma ti son cadute le ali; e ti ho dato il colpo di grazia. Dunque, se puoi, continua a essere villana. 16. Non mi far paura con i tuoi stratagemmi: me ne sto in gloria in questo forte castello; considero le tue parole meno di quelle di un fanciullo. Se tu non ti levi e te ne vai di qua, certo vorrei che fossi morto. 17. Dunque tu vorresti, vita mia, che per te io fossi distrutto? Anche se dovessi qui morire o sfregiato completamente, di qua non mi muoverei se non ho il frutto che sta nel tuo giardino: lo desidero dalla sera alla mattina. 18. Quel frutto non l'hanno avuto n conti n cavalieri; molto l'hanno desiderato marchesi e giudici regionali, ma non hanno potuto averlo: se ne sono andati molto adirati. Capisci quello che voglio dire? Ci che tu hai meno di mille once. 19. Molti sono i chiodi di garofano, ma non tanti da formare un gran peso: bella, non mi disprezzare se non provi prima. Se il vento a prua e gira ti raggiungo sulla spiaggia, ti ricordo queste parole, poich dentro queste animelle molto mi duole. 20. Almeno [magari] ti dolessi da cadere privo di sensi: la gente correrebbe da tutte le parti; tutti mi direbbero: "Soccorri questo malnato!". Non mi degnerei di porgerti la mano nemmeno per quanto ha il Papa e il Sultano.

21. Dio lo volesse, vita mia, che io morissi in casa tua! L'arma ne sarebbe consolata, poich delira giorno e notte. La gente ti chiamerebbe: "O malvagia spergiura, ch hai ucciso l'uomo in casa, traditora!". Invece mi togli la vita senz'alcun bisogno di ferita. 22. Se non ti levi e te ne vai con la maledizione, i miei fratelli ti trovano dentro questa casa. Ammetto senza obiezione che tu perda la vita; [e] nessun parente o amico ti pu aiutare. 23. A me non m'aiutano n parenti n amici: io sono forestiero, cara mia, tra questa buona gente. Or fa un anno, vita mia, che mi sei entrata in mente. Da quando ti ho vista in maggio, bella, da quel giorno son ferito [innamorato]. 24. Cos tanto ti sei innamorato, tu Giuda traditore, come se fossi [io ?] porpora, o velluto scarlatto? Giurami sul Vangelo che vuoi sposarmi, non mi potrai avere in questo modo: prima mi getterei nel profondo del mare. 25. Se tu ti getti nel mare, donna cortese e fine, mi getter dietro a te attraverso tutto il mare, e dopo che sei annegata, ti trover sulla spiaggia solo per compiere questa cosa: con te voglio congiungermi per peccare. 26. Mi segno nel nome del Padre del Figlio e in quello di San Matteo: so che non sei eretico o giudeo, e codeste parole finora non le hai sentite dire. Se la femmina morta in tutto e per tutto, ci perdi il sapore e il piacere. 27. Questo lo so bene, cara mia: altro non posso fare. Se questo non fai per me, lasciami cantare. Ti piaccia farlo, mia donna, ch certo lo puoi fare. Ancora tu non m'ami, e molto io ti amo, m'hai preso all'amo come un pesce. 28. So che m'ami, e io ti amo con cuore nobile. Alzati su e vattene, torna qui al mattino. Se fai ci che dico, ti amo con cuore buono e prezioso. Questo ti prometto senza fallo: hai la mia promessa in tua balia. 29. Per quello che dici, cara mia, non mi muovo affatto. Prima prendi e scannami: prendi questo coltello nuovo. Si pu far questo prima che si cuocia un uovo. Esaudisci il mio desiderio, amica bella, perch l'arma mi si rattrista con il cuore. 30. Questo lo so bene, l'arma ti duole, come l'uomo che arde. Questo non pu essere fatto a nessun'altra condizione se non hai il Vangelo, affinch io ti dica "giura", non puoi avermi in tuo potere; prima prendi e tagliami la testa. 31. Il Vangelo, cara mia? io lo porto con me: l'ho preso in chiesa (non c'era il prete). Sopra questo libro giuro di non tradirti mai. Esaudisci il mio desiderio per carit, ch l'arma me ne se sta in consunzione. 32. Mio signore, poich hai giurato, io ardo tutta quanta. Sono alla tua presenza, da voi non mi difendo. Se io ti ho disprezzato, merc, a voi mi arrendo. Andiamo a letto alla fine, perch questa cosa ci per nostra buona sorte

L'amore ritorna sempre in un cuore gentile, come l'uccello nel verde del bosco; la natura non cre prima l'amore rispetto al cuore gentile, n il cuore gentile prima dell'amore: allo stesso modo appena fu creato il sole subito egli fu lucente, e non ci fu splendore senza il sole. L'amore prende dimora nella nobilt d'animo in modo cos naturale come il calore nella luce del fuoco. Il fuoco dell'amore si accende in un cuore gentile come la virt (brilla) nella pietra preziosa, e questa virt non le viene dalla stella prima che il sole non l'abbia resa pura: dopo che il sole con la sua forza ha tirato fuori da lei quello che c'era di vile solo allora la stella le infonde le propriet preziose. Cos quando un cuore reso dalla natura eletto, purificato, nobile, solo allora la donna, come fosse la sua stella, lo fa innamorare. L'amore risiede in un cuore nobile per la stessa ragione per cui il fuoco arde sulla torcia: l pu splendere a suo piacere, chiaro, inafferrabile, non potrebbe fare altrimenti, tanto indomabile. Allo stesso modo un cuore malvagio combatte l'amore come fa l'acqua fredda col fuoco caldo.

L'amore considera il cuore nobile come la sua dimora come il luogo che pi adatto a lui come fa il diamante col minerale del ferro. Il sole colpisce il fango tutto il giorno ma questo resta rozzo e vile, senza che per questo il sole perda calore: l'uomo orgoglioso dice: "Sono nobile per nascita"; Io paragono lui al fango e la nobilt d'animo al sole: perch non si deve credere che la nobilt risieda fuori dal cuore, nella dignit ereditata col sangue, ma che non abbia un cuore incline alla virt, come l'acqua si lascia attraversare da un raggio di luce e il cielo avvolge tutte le stelle e il loro splendore. Come Dio splende nell'intelligenza angelica pi di quanto il sole risplenda davanti ai nostri occhi, ed essa comprende la potenza del suo creatore perci, imprimendo il moto al cielo, dimostra la sua obbedienza. Cos la donna splende davanti agli occhi dell'uomo e fa s che lui non si allontani dall'obbedirle. O donna mia, Dio mi dir: "Come hai osato tanto?" quando la mia anima gli sar davanti. "Hai attraversato il cielo per arrivare fino a me e poi hai paragonato a me un amore terreno: la lode conviene solo a me, e a Maria, regina del Paradiso, per cui non sbagliare pi". Allora potr dirgli: "Aveva l'aspetto di un angelo che appartenesse al tuo regno: non ho sbagliato se ho posto in lei il mio amore". Voi che attraverso gli occhi mi trapassaste il cuore/ e avete svegliato la mente che dormiva,/ guardate la mia vita angosciata,/ che Amore la distrugge a furia di sospiri. Egli (Amore) viene spaccando con cos gran valore,/ che i deboli spiriti vitali fuggono:/ rimane in prigionia d'Amore solo l'immagine di me/ e la debole voce, che parla dolorosamente. Questa forza d'amore che mi ha distrutto/ dai vostri occhi gentili presto si mossa:/ una freccia mi scagli dentro al fianco. Giunse il colpo cos dritto al primo tiro d'arco,/ che l' anima si scosse con un tremito/ vedendo il cuore morto nel lato sinistro. Nove fiate girazione: Per nove volte (fiate) dopo la mia nascita (appresso lo mio nascimento) il cielo del Sole (lo cielo de la luce) era quasi arrivato (tornato) al medesimo punto, riguardo alla propria orbita (quanto a la sua propria girazione): erano cio passati quasi nove anni dalla nascita di Dante, avvenuta nel 1265. Occorre ricordare che, nella cosmologia medievale, la Terra al centro del creato e, intorno ad essa, girano nove sfere celesti; le prime sette contengono un pianeta ciascuna (il cielo pi vicino alla Terra quello della Luna; seguono Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno); lottavo cielo contiene le stelle fisse; il cielo pi esterno il Primo Mobile o Cristallino, che non contiene astri e che imprime il movimento a tutti gli altri cieli. Il cielo del Sole dunque la quarta delle sfere che ruotano intorno alla terra; ciascuna delle sue rotazioni dura un anno.

2 quandomente: quando per la prima volta (prima) apparve ai miei occhi la signora (donna, dal latino domina) della mia anima (mente) che ora nella gloria del cielo (gloriosa). Si descrive il processo dellinnamoramento che, come vuole la tradizione stilnovistica, passa attraverso gli occhi per conquistare lanima delluomo. Dante sembra qui rifarsi alla terminologia di Cavalcanti, che intendeva la mente come una parte dellanima sensitiva, il luogo della memoria e della fantasia in cui si insedia limmagine (phantasma) della donna [E6]. Ma la concezione dellamore di Dante risulter alla fine assai lontana da quella averroistica del secondo Guido: con la Vita nuova si arriver infatti alla risoluzione di quel conflitto tra amore e religione che aveva segnato fino ad allora la poesia stilnovistica. 3 la quale che si chiamare: la quale fu chiamata Beatrice da molti che non sapevano come si chiamasse (che si chiamare). Il nome di Beatrice, cio apportatrice di beatitudine, veniva dunque intuito anche da coloro che non lo conoscevano. Questa interpretazione del passo (ma ne sono state proposte anche altre) si rif alla convinzione medievale secondo cui i nomi rifletterebbero la natura essenziale delle cose (nomina sunt consequentia rerum); tra nomi e cose, significanti e significati esisterebbe insomma un rapporto necessario e niente affatto arbitrario. 4 Ella grado: Beatrice (Ella) aveva gi vissuto tanto tempo, che durante la sua esistenza (ne lo suo tempo) il cielo delle stelle fisse (lo cielo stellato) si era mosso verso est (verso la parte doriente) di un dodicesimo di grado (de le dodici parti luna dun grado). Questa complessa perifrasi astronomica vuol dire che Beatrice, nel momento in cui Dante la vide per la prima volta, aveva 8 anni e 4 mesi. Il cielo delle stelle fisse, lottavo dei cieli che girano intorno alla terra, ruota infatti verso est di un grado ogni secolo. Dalla nascita di Beatrice al momento in cui Dante la vede questo cielo si mosso di un dodicesimo di grado: passato pertanto un dodicesimo di secolo, ossia appunto 8 anni e 4 mesi. 5 s che nono: sicch Beatrice mi apparve quandera da poco entrata nel suo nono anno di et (quasi dal principio del suo anno nono) e io la vidi quasi alla fine dei mio nono anno di et. Il numero 9 (che il quadrato di 3, numero della Trinit) assume nella Vita nuova un profondo significato simbolico: esso, come lo stesso Dante spiega nel cap. XXIX, rappresenta il miracolo [G14]. 6 Apparve onesto: <Beatrice> apparve vestita di un colore nobilissimo, segno di modestia (umile) e di dignit (onesto; questaggettivo ha in Dante significato diverso da quello attuale: esso indica il decoro esteriore, la dignit del portamento [G13b]). Il verbo apparve, che apre il periodo, allude alla manifestazione di una figura soprannaturale, connotando lincontro con Beatrice di significati mistici (cfr. nota 13). 7 sanguigno: rosso scuro; questo colore, definito nobilissimo perch vestito dalle pi alte autorit, sembra simboleggiare lardore spirituale. 8 cinta convenia: con una cintura e con degli ornamenti adeguati alla sua giovanissima et. 9 In quello punto orribilmente: Dico in modo veritiero (veracemente) che in quel momento (in quello punto: questa indicazione temporale ritorna allinizio dei due periodi successivi) lo spirito vitale, il quale si trova (dimora) nella cavit (camera) pi profonda (secretissima) del cuore, cominci a tremare cos forte, che si avvertiva (apparia) in modo da far paura (orribilmente) anche nelle minime pulsazioni (polsi). La scienza medievale credeva che allinterno del corpo umano vi fossero degli spiriti che si muovevano continuamente (dal cuore alla periferia e viceversa, secondo un percorso che ricorda la circolazione sanguigna). Si pensava che lo spirito de la vita, che aveva origine nel cuore, raggiungesse ogni parte del corpo attraverso le arterie. Perci le pulsazioni nel corpo dellamante sono spiegate come conseguenze del tremore di questo spirito. 10 Ecce michi: Ecco un dio pi forte di me, che venendo mi dominer. Lo spirito de la vita, qui personificato, riconosce che, da questo momento, lanima di Dante sar governata da una divinit, che ovviamente Amore. Facendo pronunciare queste parole allo spirito de la vita, Dante segue da vicino il modello di Cavalcanti, che aveva teatralizzato la vicenda psicologica dellinnamoramento mettendo in scena una sorta di dramma i cui personaggi erano, appunto, gli spiriti [E6]. La frase latina riecheggia modelli biblici, dalle parole del profeta Isaia (Ecce Dominus

Deus in fortitudine veniet, et brachium eius dominabitur [Ecco il Signore Dio viene con potenza, e il suo braccio dominer], Isaia, XL, 10), a quelle che levangelista Luca fa pronunciare a Giovanni Battista (veniet autem fortior me [ma verr uno pi forte di me], Luca, III, 16). 11 lo spirito animale percezioni: lanima sensitiva (spirito animale), che si trova (dimora) nella cavit del cervello (alta camera) a cui tutti gli spiriti portano le loro percezioni. Lanima sensitiva presiede alla percezione coordinando i dati forniti dagli spiriti preposti ai vari sensi. Anche questo spirito qui personificato. 12 a li spiriti del viso: agli spiriti della vista (viso un latinismo). Ad ogni sfera sensoriale presiedono appositi spiriti, che convergono poi verso lo spirito animale. Gli spiriti preposti alla visione sono, ovviamente, quelli pi immediatamente interessati dallapparizione della donna amata. 13 Apparuit vestra: apparsa ormai la vostra beatitudine: anche in questo caso la frase latina rimanda a un modello scritturale, la lettera di San Paolo a Tito, II, 11: Apparuit enim gratia Dei salvatoris nostri [ apparsa dunque la grazia di Dio nostro salvatore]. 14 lo spirito naturale nutrimento nostro: lo spirito naturale, che ha sede in quella parte del corpo in cui si provvede al nostro nutrimento, ossia nel fegato e nello stomaco: si tratta dello spirito che presiede allalimentazione del corpo. 15 Heu deinceps: Povero me, poich (quia) dora in poi (deinceps) sar spesso impedito! Anche la perdita dellappetito, effetto frequente del turbamento amoroso, viene qui spiegata ricorrendo alla dottrina degli spiriti. 16 Dallora anima: Dico che da quel momento in poi (dallora innanzi) Amore si impadron (signoreggi) della mia anima. Il complemento di tempo dallora innanzi, preposto rispetto al verbo dico da cui dipende (in perfetto parallelismo con quanto accadeva allinizio del paragrafo 4) introduce la descrizione degli effetti di rinnovamento e di elevazione prodotti dallamore di Beatrice nella vita di Dante. Mentre i tre periodi precedenti avevano descritto analiticamente ci che era avvenuto in un solo istante nellanimo dellamante a seguito dellapparizione di Beatrice, qui si descrivono sinteticamente sentimenti e azioni abituali che da quel momento, e per molti anni, avrebbero caratterizzato la vita dellamante. 17 la quale diponsata: la quale fu cos presto sposata (disponsata) a lui (cio ad Amore). 18 e cominci compiutamente: e cominci a prendere tanta baldanza (sicurtade) e tanto potere (signoria) su di me, per la forza (vert) che a lui (cio ad Amore) conferiva la mia immaginazione, che mi era necessario (convenia) fare fino in fondo (compiutamente) tutto ci che egli volesse. Secondo la dottrina dAmore, che risale ad Andrea Cappellano, il prevalere di questo sentimento favorito dallimmaginazione dellamante, che si raffigura ossessivamente limmagine della donna. 19 elli giovanissima: Amore mi comandava spesso che mi dessi da fare (cercasse) per vedere questa giovanissima creatura angelica. Il termine angiola, diversamente da quanto accade in Guinizzelli [E1], non ha valenza puramente metaforica, ma fa realmente della figura di Beatrice una mediatrice tra il cielo e la terra [G13b]. 20 puerizia: fanciullezza. 21 e vedeala portamenti: e vedevo che aveva modi (portamenti) cos nobili e degni di lode. 22 quella parola: quella frase. 23 Ella non parea deo: una citazione indiretta (Dante non conosceva il testo dei poemi omerici), che sembra richiamare due versi dellIliade riferiti a Ettore, di cui Omero dice che non pareva / figlio dun uomo mortale, ma figlio dun dio (XXIV, 258/259). 24 E avvegna me: E sebbene (avvegna che) la sua immagine, che stava continuamente dentro di me (cfr. n. 18) conferisse ad Amore la forza (fosse baldanza dAmore: limmagine della donna e la potenza dellamore sono quasi identificate) di dominarmi. 25 tuttavia a udire: tuttavia <limmagine di Beatrice> era di cos nobile virt, che mai toller (nulla volta sofferse) che Amore mi governasse (reggesse) senza il fedele consiglio della ragione, in quelle cose in cui fosse utile ascoltare un tale consiglio. evidente in questo passo il distacco di Dante dalla concezione cavalcantiana, che vede lamore come una potenza oscura che offusca la

ragione e allontana luomo dalla conoscenza e dalla virt. Qui lamore, lungi dallapparire come un colpevole cedimento ai sensi, si configura anzi come un sentimento che nobilita lamante: sono ormai presenti i presupposti per il superamento del tradizionale conflitto tra amore e religione. 26 E per da esse: E poich (per che) soffermarsi (soprastare) sulle passioni e le azioni di una cos giovane et (tanta gioventitudine) sembra un raccontare favole (pare alcuno parlare fabuloso), mi allontaner (partir) da esse (cio da queste passioni). 27 e trapassando queste: e tralasciando (trapassando) molte cose che si potrebbero trarre dallo stesso originale (essemplo, cio il libro de la mia memoria di cui il libello costituisce una parziale trascrizione) da cui nascono quelle appena riferite. Il narratore dichiara ancora una volta di voler operare una selezione sui dati contenuti nel libro della memoria, saltando i capitoli relativi allinfanzia. 28 sotto maggiori paragrafi: in paragrafi pi importanti. Continua la metafora iniziata nel primo capitolo

A ciascunalma Amore: A ciascuna anima innamorata (presa) e cuore gentile, nella cui presenza (cospetto) viene il presente scritto (dir), affinch (in ci che) mi scrivano in risposta (rescrivan) la loro (suo, usato comunemente nella lingua antica anche per il plurale) interpretazione (parvente, provenzalismo), <porgo> il mio saluto (salute complemento oggetto di un verbo sottinteso, conforme alluso latino) in nome del loro signore, cio Amore. Il riferimento al gentil core e alla signoria di Amore individua i destinatari della lirica nella cerchia dei poeti stilnovisti, cui Dante andava accostandosi negli anni giovanili. 2 Gi eran quasi orrore: Era gi passato quasi un terzo delle ore (quasi che atterzate lore) del tempo in cui tutte le stelle splendono (perifrasi per indicare la notte), quando improvvisamente (subitamente) mi apparve Amore, di cui mi procura orrore ricordare (membrar) il modo di essere (essenza). Le ore della notte sono dodici: quando ne passato un terzo ci troviamo alla quarta ora (corrispondente alle dieci di sera). Come si visto, nella prosa [G3a] Dante spiega questo dato secondo il simbolismo del numero nove. 3 Allegro dormendo: Amore mi sembrava allegro mentre teneva (tenendo) in mano il mio cuore, e tra le braccia aveva la mia signora (madonna, dal latino mea domina) avvolta in un drappo mentre dormiva (dormendo). da notare come luso del gerundio sia nella lingua letteraria del Duecento assai pi libero che nellitaliano attuale; non c infatti lobbligo di riferire il verbo al gerundio allo stesso soggetto della proposizione che lo regge. Nella parafrasi occorrer rendere questi gerundi con il participio presente (dormendo pu essere parafrasato con dormiente) o, come abbiamo fatto noi, con una subordinata esplicita. 4 Poi piangendo: Poi la svegliava e, con tenera sollecitudine (cos Segre-Ossola parafrasano lavverbio umilmente) nutriva (pascea) di questo (esto) cuore che ardeva (anche il gerundio ardendo va interpretato come un participio presente, ardente) la donna (lei) timorosa (paventosa): poi lo vedevo andarsene in lacrime (piangendo, riferito ad Amore, sta per piangente). 5 ne la primarispondere: nella prima parte saluto e domando risposta (risponsione), nella seconda spiego (significo) a quale domanda (a che) si deve rispondere. Le poesie della Vita nuova sono ordinariamente seguite dalla divisione, una sorta di analisi tematica del testo, a volte corredata da altre informazioni. 6 di diverse sentenzie: di diverse opinioni. 7 tra li quali amici: tra i quali rispose (fue risponditore, perifrasi comune nella lingua letteraria del Duecento) quello che (quelli cui) chiamo il primo dei miei amici (si tratta di Guido Cavalcanti). Tra i poeti che risposero al sonetto si ricordano anche Cino da Pistoia e Dante da Maiano. 8 disse: scrisse.

9 E questo e me: E questo sonetto fu (fue, forma con epitesi) per cos dire (quasi, latinismo) il principio dellamicizia (amist) tra lui e me. 10 Lo verace li pi semplici: La vera interpretazione (verace giudicio) del suddetto sogno non fu allora compresa da (la preposizione per introduce il complemento dagente sul modello del francese par) nessuno, ma ora del tutto evidente (manifestissimo) anche ai pi ignoranti (semplici). Nella prospettiva del narratore consapevole, alla luce degli eventi successivi, il significato del sogno appare evidente: nel momento in cui il narratore scrive il pianto di Amore pu essere collegato alla morte di Beatrice, cosa che non era stato possibile fare quando il poeta-amante aveva avuto la visione e scritto il sonetto.

Appresso degna: Dopo (Appresso) che questa canzone (il riferimento a Donne chavete intelletto damore [qG8b]) fu abbastanza conosciuta (divolgata) tra la gente, poich (con ci fosse cosa che) un (alcuno) amico la ud, la volont lo spinse a pregarmi di dirgli che cosa sia (che ) Amore, poich questamico aveva forse (avendo forse, proposizione causale implicita con il gerundio), a causa della poesia ascoltata (per ludite parole), unaspettativa nei miei confronti (speranza di me) superiore ai miei meriti (oltre che degna). 2 OndeAmore: Per cui (Onde) io, pensando che dopo (appresso di) una tale trattazione (trattato) sarebbe stato (era) bello discutere un po (trattare alquanto) di Amore, e pensando che lamico era degno di essere soddisfatto (era da servire), decisi di scrivere una poesia in cui trattassi di Amore. 3 Amore ragione: Amore e il cuor gentile sono una sola (una) cosa, cos come il saggio (Guido Guinizzelli) afferma (pone) nel suo scritto (in suo dittare), e luno pu (osa) esistere (esser) senza (sanza) laltro tanto (cos) quanto (com) lanima razionale <pu esistere> senza la ragione. una ripresa esplicita della canzone guinizzelliana Al cor gentil rempaira sempre amore [qE1]. La correlazione essenziale tra amore e cuor gentile qui sottolineata da un adynaton: luno non pu esistere senza laltro, proprio come impossibile (perch logicamente contraddittorio) che esista lanima razionale senza la ragione. I termini utilizzati sono quelli della filosofia aristotelica. 4 Falli stagione: La natura li crea quando disposta allamore (amorosa), lAmore come signore (sire) e il cuore come sua dimora (magione), dentro la quale <lamore> si riposa dormendo, a volte per breve tempo (stagione) e a volte a lungo. Il riferimento alla natura anchesso ripreso dalla canzone di Guinizzelli, in cui natura una delle parole-chiave della prima stanza [E1]. Limmagine dellamore dormiente tradizionale e indica, filosoficamente, che lamore si trova nel cuore gentile allo stato potenziale. 5 Bieltate piacente: La bellezza (bieltate) si manifesta (appare) poi (pui) in una donna di animo nobile (saggia), che piace tanto agli occhi <delluomo>, che dentro il suo cuore nasce il desiderio della creatura che piace (cosa piacente, perifrasi per indicare la donna). Abbiamo reso cosa con creatura; ma il termine, derivante dal latino causa, potrebbe anche essere inteso nel suo significato filosofico (cfr. nota 6). 6 e tanto valente: e talora <il desiderio> dura tanto a lungo nelluomo (in costui) che fa svegliare lo spirito dAmore. E allo stesso modo (simil, con valore avverbiale) opera (face, sicilianismo) un uomo di animo nobile (valente) nellanimo di una donna. La donna opera dunque come causa efficiente, in quanto determina il passaggio dellamore dalla potenza allatto. Ma lo stesso processo si compie, ad opera delluomo, nellanimo femminile. Appresso d: Pochi giorni dopo questo fatto (ci): nel capitolo precedente stata narrata la morte del padre di Beatrice, che ha reso la donna amarissimamente piena di dolore. 2 in alcuna infermitade: in una (alcuna) parte del mio corpo (persona) mi venne una dolorosa malattia (infermitade). Non si precisa in cosa esattamente consista la malattia, coerentemente con la tendenza, tipica della Vita nuova, a omettere e sfumare tutti i particolari concreti.

3 per nove d: consueto riferimento al simbolismo del numero nove. 4 me convenia: mi era necessario. 5 lo quale donna: il quale si riferiva alla (era della) mia donna. 6 E quando vita: E quando ebbi (ei) pensato per un po (alquanto) a (di) lei, io tornai a pensare (ritornai pensando) alla mia vita indebolita (debilitata) <dalla malattia>. La congiunzione ed sembra coordinare la proposizione temporale (quando ei pensato) con la principale (io ritornai pensando), cui in realt la temporale subordinata. Questa costruzione sintattica, che incrocia la coordinazione (paratassi) con la subordinazione (ipotassi), detta paraipotassi. 7 e veggendo fosse: e vedendo come era effimera la sua durata (come leggiero era lo suo durare), anche quando <la vita> era sana (ancora che sana fosse). La riflessione sulla brevit della vita prende spunto dalla malattia, ma non si esaurisce in essa: la vita breve in s, indipendentemente dallo stato di salute. 8 s: altra congiunzione paraipotattica (cfr. nota 6): la principale (cominciai a piangere) viene introdotta come se fosse una consecutiva. La proposizione subordinata in realt quella che precede (veggendo come leggiero era lo suo durare; si tratta di una causale). 9 miseria: infelicit. 10 Di necessitade convene: necessario. 11 alcuna volta si muoia: prima o poi muoia. Il pronome personale riflessivo si ha valore di dativo etico: si tratta di una forma di complemento di termine che indica la persona interessata dallazione espressa dal verbo. 12 per: perci. 13 cominciai persona: cominciai a delirare (travagliare) come (s come) una persona farneticante (farnetica). 14 in questo modo: nel modo che segue (prolessi). 15 che fantasia: che (congiunzione dichiarativa, dipendente dal precedente imaginare) allinizio del delirio (ne lo incominciamento de lo errare) che fu creato dalla mia fantasia. 16 scapigliate: con i capelli scompigliati. 17 pur: certamente. 18 diversi: mostruosi. 19 li quali morto: il soggetto della relativa li quali mi diceano e quindi del verbo dire visi e non, come sarebbe pi logico, donne; questespediente, che pu essere considerato una sineddoche, conferisce particolare evidenza al dettaglio dei visi, peraltro qualificati con aggettivi a forte connotazione emotiva (diversi e orribili a vedere). Per questo genere di rappresentazione ci sembra lecito parlare di espressionismo. Questo termine, che propriamente si riferisce a correnti letterarie novecentesche, viene sovente utilizzato con riferimento alla poesia del Duecento (per esempio a Jacopone da Todi). Si designa, in senso lato, come espressionista una forma di rappresentazione artistica lontana dallequilibrio, incline alla deformazione o allesasperazione dei contrasti. Una delle caratteristiche dellespressionismo lisolamento dei particolari dal contesto cui appartengono, con un effetto che viene definito perturbante. 20 Cos fosse: Poich la mia fantasia cominci (cominciando, causale implicita espressa con il gerundio) a delirare (errare) cos, giunsi al punto (venni a quello) di non sapere dove mi trovassi (ove io mi fosse). 21 per via: per la strada. 22 maravigliosamente triste: straordinariamente tristi (triste femminile plurale, concordato con donne). 23 s che piangeano: in modo che le stelle mi si mostravano di colore tale da farmi credere (giudicare) che piangessero. Il colore delle stelle potrebbe essere il nero (colore del lutto) o il rosso (colore degli occhi di chi piange); ma potrebbe anche trattarsi di un colore pallido, dovuto a perdita di luminosit. Loscuramento del sole ha un evidente significato simbolico e ricalca il racconto dei Vangeli sulla morte di Cristo (cfr. Matteo, XXVII, 51-53; Luca, XXIII, 44); il testo richiama da vicino anche Apocalisse, VI, 12-14.

24 e parea morti: alcuni commentatori ritengono che questa immagine, che non ha diretti precedenti nelle Scritture, nasca dallincrocio tra Matteo, XXIV, 29 (stellae cadent de caelo [le stelle cadranno dal cielo]) e Geremia, IV, 25 (omne volatile caeli recessit [tutti gli uccelli dellaria erano volati via]. 25 e che fossero: e che ci fossero. 26 tremuoti: il terremoto un altro dei segni che nei Vangeli accompagnano la morte di Cristo. 27 E maravigliandomi assai: E meravigliandomi in preda a (in) tale allucinazione (cotale fantasia), e avendo molta paura (paventando assai). 28 alcuno: un. 29 partita di questo secolo: si allontanata da questo mondo (secolo), ossia morta. 30 molto pietosamente: in modo da ispirare molta piet. 31 tornassero in suso: risalissero verso lalto (suso, dal latino sursum). 32 nebuletta bianchissima: nuvoletta bianchissima. Laggettivo bianchissimo lo stesso che designava il colore delle vesti indossate da Beatrice al momento della sua seconda apparizione [G3a]. La nuvoletta rappresenta probabilmente lanima di Beatrice. 33 Osanna in excelsis: Gloria nellalto dei cieli. il saluto rivolto a Cristo dalla folla al suo ingresso a Gerusalemme (Matteo, XXI, 9; Marco, XI, 10). Qui gli angeli pronunciano queste parole con riferimento a Beatrice, sottolineandone dunque lidentificazione simbolica con Cristo. 34 Vero donna: vero che la nostra donna giace morta. La drammaticit dellenunciato sottolineata dallelevato numero di anastrofi concentrate in pochissime parole: vero (anzich vero); morta giace (anzich giace morta); il soggetto della dichiarativa (la nostra donna) posposto al verbo. 35 e fue fantasia: e fu cos forte la ingannevole (erronea) immaginazione. Da notare lallitterazione f (fue - forte - fantasia). 36 la covrissero testa: coprissero lei, o per meglio dire (cio) la sua testa. 37 umilitade: mansuetudine, completa accettazione della volont di Dio. 38 Io sono pace: Io mi trovo di fronte al (sono a vedere lo) principio della pace (Dio). 39 mi giunse lei: fui colto da una tale completa mansuetudine (umiltade), grazie al fatto che avevo visto lei (per vedere lei, con significato causale). Leffetto beatificante della visione di Beatrice perdura anche dopo la morte. 40 chiamava: invocavo. 41 Dolcissima Morte: linvocazione sembra ricalcare le parole di S. Francesco (Soror mea dulcissima mors), come la riferisce Tommaso da Celano nella Legenda secunda. 42 e non messere stata: non essere con me crudele (villana), poich tu devi <ormai> essere gentile, <dato che> sei stata in un luogo simile (in tal parte, cio presso Beatrice). Beatrice insomma appare in grado di nobilitare perfino la morte: si tratta di uniperbole. 43 lo tuo colore: il colore della morte, cui il discorso rivolto; Dante infatti pallido a causa della sua malattia. 44 tutti li dolorosi di fare: tutti gli uffici (mestieri, dal provenzale mestiers) funebri (dolorosi) che si usa (susano, costruzione personale concordata con mestieri) fare ai corpi (corpora, latinismo) dei morti. 45 con verace voce: ad alta voce, cio non solo in sogno. Si noti lallitterazione (quasi una paronomasia): verace voce. 46 come: quanto, avverbio esclamativo. 47 E dicendo a me: E mentre io dicevo (dicendo io) queste parole con doloroso singhiozzo (singulto) di pianto, e mentre invocavo (chiamando) la Morte affinch venisse a me. 48 lungo: presso. 49 cominci a piangere: il pianto di Dante, dovuto al delirio, viene interpretato come un segno di sofferenza fisica dalla donna che lo assiste. Si passa cos dallallucinazione alla realt. 50 Onde altre donne a questa: Per cui altre donne che erano nella camera si accorsero del fatto che io piangevo, a causa del fatto che vedevano piangere questa donna.

51 onde faccendo sognasse: per cui, facendo allontanare (partire) da me lei, che era legata (congiunta) a me da strettissima parentela (propinquissima sanguinitade), esse si portarono (trassero) a me per svegliarmi, credendo che io sognassi. 52 E parlandomi cos: E mentre esse mi parlavano cos; il gerundio, come spesso nellitaliano del Duecento, usato anche se la subordinata ha soggetto diverso da quello della reggente. 53 s: congiunzione paraipotattica (cfr. nota 6). 54 entro dicere: proprio in quel momento (punto) in cui io volevo dire (dicere, latinismo). 55 riscotendomi: risvegliandomi. 56 e vidi ingannato: e mi accorsi che mi ero ingannato; Dante si rende conto di avere avuto unallucinazione. 57 E con tutto intendere: E sebbene (con tutto che) io invocassi questo nome (cio quello di Beatrice), la mia voce era talmente rotta dal singhiozzo (singulto) causato dal pianto, che queste donne non poterono (pottero) comprendermi. 58 E avvegna a loro: E sebbene (avvegna che) io mi vergognassi molto, tuttavia, per un (alcuno) suggerimento (ammonimento) di Amore mi rivolsi ad esse. 59 cominciaro: cominciarono. 60 da confortarmi: tali da confortarmi; la preposizione da ha valore consecutivo. 61 conosciuto imaginare: resomi conto (conosciuto) dellingannevole (fallace) immaginazione (imaginare, infinito sostantivato). 62 diroe: dir, forma del futuro con epitesi. 63 hoe: ho, altra forma con epitesi. 64 tacendo gentilissima: Dante narra la sua allucinazione, ma non rivela il nome di Beatrice. 65 Onde udire: Perci, guarito da questa malattia, decisi di scrivere una poesia su quanto mi era accaduto, poich mi sembrava che fosse un tema amoroso degno di essere ascoltato (amorosa cosa da udire). 66 per: perci 67 infrascritta: riportata sotto. Anche in questo caso, abbiamo omesso di riportare la divisione posta alla fine della canzone

13 Io divenia chiede: Io diventavo (divenia) cos mansueto (umile, con accentazione piana e non sdrucciola secondo luso provenzale), vedendo tanta mansuetudine incarnata (formata) in lei (Beatrice), che dicevo: Morte, ti considero (tegno) molto dolce; tu devi ormai essere creatura (cosa) gentile, poich sei stata nella mia donna, e devi avere carit (pietate) e non ferocia (disdegno). Vedi che vengo <a te>, cos desideroso di appartenerti (desser de tuoi), che in verit (in fede) io ti assomiglio (con riferimento al pallore causato dalla malattia e dal delirio). Vieni, poich il cuore ti desidera (te chiede) [G11a, 13]. 14 Poi mi partia vede: Poi mi allontanavo, una volta ultimato ogni doloroso ufficio funebre (consumato ogni duolo); e quando ero da solo dicevo, guardando verso il cielo (lalto regno): Beato, o anima santa (bella), chi ti vede. Rispetto alla corrispondente prosa [G11a, 14] il testo sembra qui presentare una prevalenza degli elementi rasserenanti. Non a caso, nella prosa, Dante pronuncia parole di lode simili a queste, ma lo fa piangendo. 15 Voi vostra merzede: Voi (riferito alle donne di cui si parla nella seconda stanza) mi chiamaste in quel momento, per vostra gentilezza (mercede) [G11a, 16].Finisce qui il lungo racconto che Dante, appena uscito dal delirio, ha indirizzato alle donne che lo avevano svegliato; le virgolette che si chiudono alla fine della canzone sono quelle aperte al v. 28.

1 Appresso di lei: Dopo questo sonetto (il riferimento a Oltre la spera che pi larga gira [G15], contenuto nel capitolo precedente e a cui questa prosa segue immediatamente) mi apparve una mirabile visione, in cui io vidi cose che mi fecero decidere (proporre) di non parlare pi di questa <donna> benedetta fino a quando io potessi trattare di lei pi degnamente. Il contenuto della mirabile visione che segue alla composizione del sonetto rimane indeterminato, anche in obbedienza alla consegna del silenzio che Dante si impone in attesa di maturare una poetica pi degna dellaltezza del suo nuovo soggetto. 2 E di venire veracemente: E io mi impegno (studio) veramente quanto posso per giungere a questo (cio a parlare pi degnamente di Beatrice), come essa sa (sae, forma con epitesi). 3 S che dalcuna: Sicch, se piacer a (se piacere sar di) colui che la causa finale di ogni vita (a cui tutte le cose vivono, secondo la parafrasi di Contini; si tratta di una perifrasi per indicare Dio), che la mia vita duri per un numero sufficiente di anni (per alquanti anni), io spero di dire (dicer) di lei quello che non fu mai detto di nessuna <donna>. 4 E poi benedictus: E, compiuta questopera (poi), voglia (piaccia a) colui che signore della misericordia (sire de la cortesia; altra perifrasi per indicare Dio) che la mia anima possa andare <in Paradiso> a vedere la gloria della sua donna, cio di quella benedetta Beatrice, la quale nella gloria del cielo (gloriosamente) guarda intensamente la faccia (mira nella faccia) di colui che benedetto per tutti i secoli (ancora Dio, designato con una formula liturgica). Si noti la ripetizione, prima in volgare e poi in latino, dello stesso aggettivo (benedetta benedictus), che istituisce un rapporto di omologia tra Beatrice e Dio. Laggettivo benedetta, sempre con riferimento a Beatrice, compare gi allinizio del capitolo [1].

1 Guido mio: Guido, io vorrei che tu, Lapo e io fossimo rapiti (presi) per incantesimo e messi su un vascello (vasel, in origine diminutivo di vaso; qui designa la nave magica di mago Merlino, di cui si parla nei romanzi arturiani, e sulla quale si vive continuamente nella gioia e nel divertimento) che andasse per mare, qualunque fosse il vento (ad ogni vento) obbedendo solo alla nostra volont (al voler vostro e mio), in modo che (s che) la tempesta (fortuna, latinismo) o altro tempo avverso (rio) non potessero esserci di intralcio (dare impedimento), ma al contrario, vivendo noi sempre insieme in ununica volont (in un talento), crescesse sempre pi il desiderio (disio) di stare insieme. Il destinatario del sonetto Guido Cavalcanti (che risponder a sua volta con un sonetto, declinando malinconicamente linvito). Lapo , probabilmente, il notaio e poeta Lapo Gianni de Ricevuti; alcuni studiosi leggono per Lippo e pensano a un altro poeta, Lippo Pasci de Bardi, anchegli in contatto con Dante. 2 E monna incantatore: E poi <vorrei che> il buon mago (incantatore) mettesse (ponesse) insieme con noi madonna (monna) Vanna (la donna amata da Cavalcanti, ricordata anche nella Vita nuova [qG12]) e madonna Alagia (Lagia, la donna amata da Lapo), insieme con quella donna che occupa il trentesimo posto (con quella ch sul numer de le trenta). Dante aveva scritto unepistola in versi (ora perduta) che elencava le sessanta pi belle donne di Firenze. Non si sa chi fosse la trentesima, ma non era certo Beatrice, che occupava il nono posto (cfr. Vita nuova, cap. VI); possibile che si trattasse della prima donna dello schermo [qG4]. 3 e quivisaremmo noi: e su quel vascello (quivi) <vorrei> parlare (ragionar) sempre damore, e <vorrei che> ciascuna di loro fosse contenta, cos come credo che lo saremmo noi.

S come sapere: Come dice Aristotele (lo Filosofo, per antonomasia) allinizio della Metafisica (Prima Filosofia), tutti gli uomini per natura hanno desiderio di conoscenza. Il Convivio parte da un principio universale, quello che la massima autorit filosofica riconosciuta nel Medioevo, Aristotele, pone alla base della filosofia prima, quella cio che tratta i principi dellessere e dalla quale discendono tutte le altre. Dante traduce da unedizione latina della Metafisica: Omnes homines natura scire desiderant. 2 La ragioneperfezione: La ragione di questo fatto (di che, lett. della qual cosa) pu essere, ed , che ciascuna creatura (cosa), spinta (impinta) dalla sua natura assegnatale dalla provvidenza (da providenza di sua natura), tende ( inclinabile) alla propria perfezione. 3 onde subietti: per cui (onde), poich (acci che) la conoscenza (scienza) lestrema (ultima) perfezione della nostra anima, in cui consiste (sta) la nostra massima (ultima) felicit, tutti siamo per natura predisposti (subietti) a desiderarla (al suo desiderio). 4 Veramente scienza: Tuttavia (Veramente: ha il significato del latino verum tamen) molti sono privati di (da) questa nobilissima perfezione (il conseguimento della conoscenza) per diverse cause (cagioni), che, <trovandosi> allinterno delluomo o fuori da esso, lo allontanano (lui rimovono) dalla disposizione (abito) alla conoscenza. Dante cerca di spiegare il fatto che molti uomini, nonostante la naturale predisposizione a conoscere di cui si prima parlato, rimangono nellignoranza. 5 luno da la parte del: luno relativo al. 6 Da la parte del corporicevere pu: <Il difetto> relativo al corpo si ha () quando gli organi (le parti) sono mal conformati (indebitamente disposti), sicch <il corpo> non pu percepire (ricevere) nulla. Il primo impedimento intrinseco (dentro da luomo) alla conoscenza consiste dunque nei difetti fisici che isolano luomo dalla comunicazione con gli altri. 7 Da la parte dellanima tiene a vile: <Il difetto> relativo allanima si ha () quando in essa prevale (vince) la disposizione al male (malizia), sicch <lanima> si mette a seguire (si fa seguitatrice di) piaceri (delettazioni) viziosi, in mezzo ai quali (ne le quali) cos ingannata (riceve tanto inganno) che, a causa di quei piaceri (per quelle, riferito a delettazioni) disprezza (tiene a vile) ogni <altra> cosa. Il secondo impedimento intrinseco, stavolta di natura spirituale, consiste nella tendenza a rincorrere falsi piaceri, che ci ingannano e ci distolgono dal vero bene. 8 Di fuori pigrizia: Allesterno delluomo (Di fuori da luomo) possono essere, allo stesso modo (similemente), individuate (intese) due cause (cagioni), luna delle quali determina ( induttrice di) la necessit (necessitade) <di privarsi della conoscenza>, laltra <determina> la pigrizia. Si passa allanalisi delle cause estrinseche dellignoranza umana, che pu essere dovuta alloggettiva impossibilit di conoscere o a una insufficienza della volont. 9 cura familiare e civile: impegno per la propria famiglia o per la propria citt. 10 convenevolmente: doverosamente, cio senza colpa; non pu essere biasimato chi non si dedica alla scienza perch distratto dai suoi doveri privati e pubblici. 11 in ozio di speculazione esser non possono: non possono avere il tempo libero (ozio, dal lat. otium, termine che indicava il tempo libero dai negotia, cio dagli impegni pubblici; il termine era in origine privo del significato negativo che riveste nellitaliano attuale) per lattivit intellettuale (speculazione). 12 da ogni Studio lontano: non solamente privo di ogni istituzione scolastica (Studio: il termine studium indicava in particolare lUniversit), ma lontano da persone istruite. 13 la prima di fuori: il difetto degli organi corporei e la cura familiare e civile. 14 vituperare: rimproverare. 15 avvegna che luna pi: sebbene una di esse (cio la malizia) <lo sia> di pi. 16 abito: disposizione; si riferisce alla comune inclinazione alla conoscenza. 17 lo pane de li angeli si manuca: si mangia il pane degli angeli. Lespressione deriva dal Salmo LXXVII, 25: Panem angelorum mandicavit homo [Luomo mangi il pane degli angeli]. 18 Ma per che mangiando: Ma poich ogni uomo per natura amico di ogni altro uomo e <poich> ogni amico prova dolore per limperfezione della persona amata, coloro che mangiano

(sono cibati) a una mensa cos nobile (alta mensa: quella dove si mangia lo pane de li angeli) hanno misericordia (non senza misericordia sono, litote) verso (inver di) quelli che essi vedono (veggiono) mangiare (sen gire mangiando) erba e ghiande come gli animali (in bestiale pastura). 19 E acci chenominata: E poich (acci che) la misericordia genera ( madre di) desiderio di fare del bene (beneficio), le persone istruite (coloro che sanno) offrono (porgono) sempre con generosit (liberalmente) <parte> della loro buona ricchezza ai veri poveri (cio alle persone prive della vera ricchezza, che appunto il sapere), e sono quasi una fonte di vita (fonte vivo, espressione biblica) con la cui acqua si placa (refrigera) la naturale sete (di sapere) di cui sopra si parlato (che di sopra nominata). 20 E io adunque vogliosi: E dunque io, che non siedo alla beata mensa e tuttavia, allontanatomi (fuggito) dal cibo animalesco (pastura) del volgo, <stando> ai piedi di coloro che siedono <alla mensa>, raccolgo le briciole del banchetto (di quello che da loro cade), e <che> conosco la vita miserabile delle persone che ho lasciato dietro di me, a causa della dolcezza che sento per il cibo che a poco a poco raccolgo, mosso a misericordia (misericordievolmente mosso), senza dimenticare la mia precedente condizione di ignoranza (non me dimenticando), ho messo da parte (riservata) per i poveri (miseri, con riferimento alla povert spirituale) qualche briciola (alcuna cosa: fa riferimento alle sue canzoni dottrinali e morali, di cui il Convivio doveva costituire il commento), che ho gi mostrato ai loro occhi da qualche tempo; e con ci li ho fatti maggiormente desiderosi (vogliosi). Dante non si descrive dunque come un sapiente non siede infatti alla mensa ma semplicemente come un uomo che, allontanatosi dalla precedente condizione di ignoranza, raccoglie le briciole del pane de li angeli e che, ricordandosi delle propria passata miseria, cerca di dispensare parte del proprio sapere a quanti ne sono privi. 21 Per che ora mangiata: Per cui ora, volendo preparare la mensa (apparecchiare) per loro (cio per i miseri) intendo fare un generale banchetto(convivio) con quelle cose che ho loro mostrato <in passato> (le canzoni) e con quel pane che necessario ( mestiere) a una tale (cos fatta) vivanda, senza il quale essa non potrebbe essere mangiata. Le canzoni del Convivio costituiscono dunque la pietanza principale (vivanda) del banchetto; il pane invece il commento, senza cui le canzoni non potrebbero essere comprese. 22 E questo ministrata: E questo <libro> quel convivio, <costituito> da (di) quel pane che adatto (degno) e da quella vivanda che io desidero (intendo) che non sia somministrata (ministrata) invano (indarno). 23 E per n palato: E perci ad esso non si accosti (assetti) nessuno che abbia difetti fisici (male de suoi organi disposto), poich non ha n denti, n lingua n palato. la rappresentazione metaforica di quegli impedimenti del corpo che, pur non essendo moralmente degni di biasimo, rendono impossibile la conoscenza [3]. 24 n alcuno non terrebbe: e <non si sieda> neanche alcun seguace (settatore) dei vizi, perch il suo stomaco pieno di umori velenosi contrari <alla digestione>, sicch non potrebbe mai assimilare (non terrebbe) la vivanda. Gli omori venenosi contrarii rappresentano metaforicamente la malizia, il vizio dellanima che impedisce la conoscenza [3]. 25 Ma vegna patire: Venga invece qua chiunque (qualunque) rimasto in quel desiderio di sapere che degno degli uomini (ne la umana fame) a causa dellimpegno per la propria famiglia o per la propria citt (cura familiare o civile) e si sieda (assetti) alla stessa mensa con le altre persone che hanno sofferto dello stesso impedimento (li altri simili impediti); e ai loro piedi si pongano tutti quelli che sono rimasti inattivi (si sono stati) a causa della pigrizia, poich non sono degni di sedere pi in alto; e sia gli uni che gli altri mangino (prendano) la vivanda con il pane, che la far loro gustare e digerire (patire). Le due categorie di persone impedite da cause esterne [4] non si trovano sullo stesso piano: mentre infatti la cura familiare o civile rappresenta un impedimento che non pu essere moralmente biasimato, chi non ha raggiunto la conoscenza per pigrizia giudicato negativamente sul piano morale, anche se la sua colpa pi lieve della malizia [5]. 26 La vivanda era in grado: La vivanda di questo banchetto sar divisa (ordinata) in quattordici portate (maniere), cio quattordici canzoni che hanno come materia sia lamore che la virt (s

damor come di vert materiate), le quali, senza il presente commento (pane), avevano qualche ombra di oscurit, tanto che a molti piaceva (era in grado) pi la loro bellezza che la qualit del tema trattato (bontade). 27 Ma questo pane parvente: Ma questo pane, cio la presente esposizione (disposizione), sar la luce che render visibile (parvente) ogni sfumatura del loro significato (colore di loro sentenza). 28 E se ne la presente conviene: E se nella presente opera, la quale chiamata Convivio e voglio che tenga fede al suo nome (vo che sia), si discutesse in modo pi maturo (pi virilmente) che nella Vita Nuova, non desidero per rinnegare (derogare) questultima in nessuna parte, ma rafforzare e approfondire (maggiormente giovare: il verbo giovare usato transitivamente, come in latino) tramite questopera (per questa: il Convivio) quella <precedente>; vedendo che, ragionevolmente, necessario (conviene) che quella sia fervida e piena di passione, questa saggia (temperata) e matura. Il Convivio si pone dunque in continuit con la Vita nuova, con un maggiore approfondimento dovuto alla maturit dellautore. 29 Ch altro trapassata: Poich ad unet conveniente parlare ed agire in modo diverso (altro si conviene e dire e operare) che a unaltra <et>; perch a unet (quella giovanile) sono adatti e degni di lode certi comportamenti (costumi) che sono disonorevoli (sconci) e degni di biasimo a unaltra et (quella della maturit), cosa di cui pi avanti (come di sotto, lett. come pi avanti), nel quarto trattato di questo libro, sar mostrato in modo appropriato (propria ragione, costrutto che ricalca lablativo assoluto latino). E io nellopera precedente (in quella dinanzi, la Vita nuova) parlai mentre entravo nella mia giovent, e in questa successiva (in questa dipoi, il Convivio) <parlo> essendo ormai (gi) passata la giovent (quella). 30 E con ci sia cosa checonvitati: E poich (con ci sia cosa che) la mia vera intenzione era diversa da quella che in apparenza (di fuori) mostrano le canzoni di cui si detto, intendo spiegare (mostrare) quelle canzoni con una interpretazione allegorica, esposta (ragionata) dopo la spiegazione letterale (litterale istoria); in modo che luna e laltra interpretazione (ragione) dar gusto (sapore) a quanti sono invitati a questa cena. 31 Li quali seguace: I quali <invitati> prego tutti che, se il banchetto non risultasse cos ricco come si addice al suo invito (se lopera risultasse, cio, inferiore a quello che sto promettendo) imputino ogni difetto non alla mia volont, ma alle mie <limitate> capacit; perch (per che) la mia volont persegue qui ( qui seguace di) una compiuta e affettuosa generosit (compita e cara liberalitate).