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Ius civile e Ius extra rempublicam nel de iure belli di Alberico Gentili

di Virgilio Ilari Estratto da Studi in onore di Arnaldo Biscardi, III, 1982 pp. 535-555

Alberico Gentili's "ius extra rem publicam" is the oldest definition of the international law. According to Gentili, the Roman foundation of a true "international" "law" cannot be upon the (particular!) laws of the Roman Empire, but upon the jus gentium, a general principle elaborated by the Roman jurisprudence

GENTILI, Alberico 1552-1608

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 53 (2000)


di Angela De Benedictis GENTILI, Alberico. - Nacque il 14 genn. 1552 a San Ginesio, nel Maceratese, da Matteo, medico, e da Lucrezia Petrelli, entrambi di nobile famiglia. La fanciullezza e l'adolescenza del G. furono segnate dall'esperienza delle lotte di parte, che agitavano la vita delle Marche cos come di altre province dello Stato della Chiesa. Nell'aprile 1560 all'interno della chiesa collegiata i nobili Giulio Bussi e Troilo Cerri vennero assassinati da un appartenente alla fazione avversaria dei Bevilacqua. Essendo Cerri legato da vincoli di parentela con la madre del G., una prima provvisoria pacificazione tra le parti avverse pot avvenire, solo nel 1570, grazie all'intervento dello zio paterno, Pancrazio, anch'egli medico. La definitiva conciliazione fu opera dello stesso G. che, in qualit di avvocato del Comune, intervenne il 25 genn. 1578 nella riunione del Consiglio generale di San Ginesio proponendo di sostituire al potere della forza la soluzione di liti e contrasti attraverso l'osservanza di patti e il prevalere del diritto, affidando la gestione della pace a una autorit superiore, nella fattispecie il cardinale legato Marcantonio Colonna. Nel 1569 il G. aveva cominciato a frequentare l'Universit di Perugia, presso la quale consegu la laurea in diritto civile il 23 sett. 1572. Tornato subito a San Ginesio, ebbe la carica di commissario alle contravvenzioni, ma nel 1573 raggiunse il padre che esercitava la medicina ad Ascoli e l rimase come giudice alle cause civili fino al 1575. In quell'anno ritorn insieme con il padre a San Ginesio e nel novembre fu eletto avvocato del Comune. Incaricato della revisione degli statuti municipali nel 1576, present la nuova redazione alla approvazione dei magistrati e dei cittadini il 22 sett. 1577. Nel 1579 il padre Matteo decise di abbandonare San Ginesio in seguito all'arresto e alla condanna di alcuni membri della Confraternita dei Ss. Tommaso e Barbara, temendo di essere colpito insieme alla sua famiglia dall'azione dell'Inquisizione. Concord con la moglie Lucrezia che tutto il resto della famiglia, ad eccezione del G., sarebbe rimasto nel paese natale. Gi in viaggio, per, Matteo e il G. si fecero raggiungere da Scipione, il penultimo dei figli, allora sedicenne, che lasci la madre a insaputa di lei con l'aiuto di alcuni amici. A Lubiana, prima tappa dell'esilio, i tre furono protetti da Nicola Petrelli, giurista, fratello di Lucrezia, allora castellano di Trieste per incarico di Ferdinando II arciduca d'Austria-Tirolo. Matteo esercit a Lubiana la sua professione quale archiatra dei due ducati di Carinzia e di Carniola. Tra la fine del 1579 e l'inizio del 1580 il G. e Scipione si separarono dal padre per raggiungere citt pi favorevoli ai loro studi. Prima meta dei due fratelli fu Tubinga, dove il duca del Wrttemberg offr una cattedra di diritto al G., che per rifiut. Lasciato a Tubinga il fratello, il G. pass inizialmente a Heidelberg, dove rifiut una analoga offerta, e quindi a Neustadt, per giungere infine a Londra alla met del 1580. A Londra, centro di incontro e residenza di numerosi esuli per motivi religiosi, il G. riusc a stabilire uno stretto collegamento con il potente circolo politico-culturale di corte, che aveva le sue figure dominanti in Robert Dudley conte di Leicester, nel segretario di Stato sir Francis Walsingham e nel poeta e diplomatico sir Philip Sidney. Giovanni Battista Castiglione, maestro d'italiano della regina Elisabetta I e gentiluomo della Privy Chamber, e Toby Matthew, teologo, allora vicecancelliere dell'Universit di Oxford, lo aiutarono a ottenere dal conte di Leicester, cancelliere dell'Universit fin dal 1564, una lettera di raccomandazione alle autorit accademiche per avere una lettura di diritto civile.

Il 14 genn. 1581 il G. venne cooptato nell'ordine dei dottori di diritto civile e quindi abilitato a tenere esercitazioni e lezioni, il che fece inizialmente presso il St. John's College. Ben presto fu raggiunto dal padre Matteo, che aveva dovuto abbandonare la Carniola per l'irrigidimento della casa d'Asburgo nei confronti degli eretici, dopo che in Italia il processo a carico suo e del G. si era concluso con la condanna alla prigione a vita e alla confisca dei beni. In virt dell'importanza attribuita al diritto romano nell'Inghilterra elisabettiana, il G. fu al centro di una fitta corrispondenza con giuristi, teologi, uomini di cultura, "che lo interrogavano sugli aspetti giuridici di questioni attinenti alla diplomazia, alla colonizzazione di nuove terre, o gli ponevano quesiti di diritto matrimoniale e successorio, settori che versavano in stato di incertezza normativa a causa della disgrazia in cui era caduto il diritto canonico in seguito alla Riforma enriciana" (Panizza, 1988, p. 40). Buona parte delle corrispondenza fu pubblicata nei quattro libri, usciti a Londra nel 1583-84, di Lectionum et epistolarum quae ad ius civile pertinent, che contenevano una serrata polemica contro la giurisprudenza di scuola francese. Allora egli aveva gi fatto stampare i De iuris interpretibus dialogi sex (Londini, apud J. Wolfium, 1582) sul corretto metodo di insegnare e interpretare il diritto romano, con un attacco sistematico e globale contro gli orientamenti dell'umanesimo giuridico, in piena coerenza con la formazione ricevuta presso l'Universit di Perugia. Tra il 1582 e il 1585 fu presumibilmente composto anche il piccolo trattato rimasto inedito De Papatu Romano Antichristo assertiones ex verbo Dei et Ss. Patribus, che solo permette di conoscere le sue idee religiose: "una forma di protestantesimo moderato ed eclettico che attingeva variamente dalle principali ortodossie riformate in funzione di una religiosit molto semplificata nel campo dogmatico pur restando immune da qualsiasi proposizione di tipo ereticale e in funzione, altres, di una concezione democratica e anti-ierocratica dell'organizzazione ecclesiastica" (Panizza, 1976, p. 23). Negli anni tra il 1583 e il 1585 il G. conobbe Giordano Bruno, ospite a Londra dell'ambasciatore francese. Fu lo stesso Bruno a ricordare i favori che egli aveva ricevuto dal G. nel corso del secondo costituto (1592) durante il processo per eresia subito a Venezia (Firpo, 1993, pp. 162, 290). Nel 1584 il G. fu consultato dal governo insieme con Jean Hotman sulla condotta da seguire nei confronti dell'ambasciatore spagnolo Bernardino Mendoza, accusato di cospirazione contro la vita della regina Elisabetta. Frutto di questa esperienza furono i De legationibus libri tres (Londini, T. Vautrollerius, 1585), opera dedicata a Philip Sidney, il nobile umanista spesso impiegato in missioni diplomatiche, che lo aveva sollecitato a compiere il lavoro e che l'anno successivo sarebbe morto combattendo per l'indipendenza religiosa e politica dei Paesi Bassi. "Il trattato, costruito sulla base di un largo impiego della storia e della precettistica politica, rappresentava un notevole salto culturale e metodologico rispetto agli scritti giuridici della prima fase e di fatto costitu la prima manifestazione del modo in cui il Gentili doveva in seguito esplicare la sua funzione di giurista nell'ambiente inglese" (Panizza, 1988, p. 42). Il G. indicava esplicitamente la connessione della propria impostazione metodologica con il metodo seguito da Machiavelli nell'analisi dei fenomeni politici fondendo mentalit storica e mentalit generalizzante. Ben inserito nell'ambiente inglese, come testimoniano la stima e l'amicizia mostrata nei suoi confronti dal conte di Pembroke, sir Thomas Henegae, dal poeta Edward Dyer e dal famoso mecenate sir Thomas Bodley, il G. fin dal 1585 punt alla successione al posto di professore regio di diritto civile all'Universit di Oxford. Nella primavera del 1586 lasci per improvvisamente l'Inghilterra con l'intenzione, pare, di non farvi pi ritorno, ufficialmente al seguito di Orazio Pallavicino, un ricco finanziere genovese membro dei circoli di corte inviato in missione straordinaria presso l'elettore di Sassonia. Durante la permanenza in Germania, nell'autunno del 1586 il G. fu a Wittenberg, dove incontr di nuovo Giordano Bruno e ascolt una disputa di suo fratello Scipione. Tent di ottenere una sistemazione come civilista in qualche universit tedesca, forse a causa dell'opposizione che settori del partito puritano, capeggiati dal professore di teologia John Raynolds (suo implacabile futuro nemico), avevano sollevato alla proposta della sua nomina a professore regio di diritto civile. Ma in favore della candidatura del G. si erano mossi il conte di Leicester, il segretario di Stato Walsingham e alcuni membri della gerarchia anglicana. Dalla Germania il G. fu quindi richiamato in Inghilterra e nominato regius professor di diritto civile all'Universit di Oxford con decreto reale dell'8 giugno 1587. Datano da allora la definitiva integrazione del G. nella societ inglese (tra il 1588 e il 1599 spos Esther de Peigny, di origine francese) e il suo impegno diretto sul piano della dottrina e della elaborazione ideologica circa i problemi di quella societ, integrazione e impegno confermati anche dalle sue scelte confessionali. Se in un primo tempo il G. era stato membro della Chiesa italiana riformata di Londra, a partire dal 1589 - e quindi ben prima della estinzione della Chiesa italiana, avvenuta nel 1598 - egli entr a far parte della Chiesa londino-gallica e tra il 1598 e il 1601 divent membro della parrocchia anglicana di S. Elena di Bishopgate. Mutarono di conseguenza anche tematiche e metodo della sua opera giuridica. L'orientamento verso una trattatistica alimentata da problematiche inglesi ed europee fu accompagnato, nel metodo, dalla pratica prevalenza del mos Gallicus, basato sull'unione di diritto, filologia e storia, sul mos Italicus, ancora intransigentemente difeso nei dialoghi De iuris interpretibus. L'accostamento a questioni di ordine internazionale fu indotto dalla situazione dell'Inghilterra, preoccupata dall'offensiva controriformistica della Spagna di Filippo II contro la rivolta delle Province Unite. Dal 1585 tra Inghilterra e Spagna era guerra aperta, e nel 1588, proprio l'anno della grande battaglia navale nella Manica e della sconfitta della Invincibile Armata, il G. pubblic un primo opuscolo De iure belli commentatio prima (Londini, Wolfius), subito seguito da un secondo e nel 1589 da un terzo, tutti dedicati a Robert Devereux conte di Essex, considerato il successore politico del conte di Leicester da poco defunto. Dominati dalle istanze di solidariet internazionale della Riforma, gli opuscoli avevano l'intento di avallare come giuridicamente legittime le scelte di politica estera del governo inglese. L'intervento armato nei Paesi Bassi era giustificato sia come intervento umanitario, sulla base della universale solidariet degli uomini e della comune

responsabilit dei principi nel soccorrere i popoli ingiustamente oppressi; sia, con argomentazioni pi specificamente giuridiche e politiche, come legittima guerra preventiva di autodifesa contro la Spagna, accusata di mirare al dominio europeo e universale. Veniva pure contestata alla radice la legittimit del dominio spagnolo nel Nuovo Mondo, fondato sulla mera libidine di imperio, contro la legge di natura, e che portava alla pretesa di un esclusivo monopolio in materia di navigazione e commercio. Era invece negata, diversamente da puritani e ugonotti, ogni legittimit alle motivazioni religiose. Per il G. l'uso della forza per causa di fede era inammissibile. L'impostazione del G. era quindi vicina a quella dei politiques e di Jean Bodin, anche se l'ispirazione era dovuta a una prevalente preoccupazione per la tutela della libert religiosa. Le Commentationes de iure belli non si proponevano comunque come un semplice pamphlet di propaganda anglofila, ma tendevano a offrire un inquadramento teorico sistematico dei fenomeni politici internazionali. Tutte le questioni affrontate nelle Commentationes furono poi rielaborate nel trattato De iure belli libri tres (Hanoviae, apud G. Antonium, 1598), giudicata la maggiore delle ventiquattro opere gentiliane edite, una sorta di "grande commentario delle massime questioni politiche e religiose del tempo" (Panizza, 1988, p. 48). Veniva ripreso pure, tra gli altri, il problema della legittimit della resistenza armata alla tirannide. La resistenza era ammessa solo nell'ipotesi di una politica di intolleranza basata sulla repressione armata da parte del principe e nel pi generale caso di abuso tirannico del potere; ma l'esercizio di quel diritto spettava solo a chi fosse investito, come corpo costituito, di potere pubblico effettivo. Ai privati era invece consentita solo la fuga. L'apparente corrispondenza delle tesi gentiliane con quelle dei teorici del calvinismo internazionale era per accompagnata da una radicale differenza in campo dottrinale. Il G. ammetteva il diritto di difesa dalla violenza, ma continuava a negare la possibilit di un generale diritto-dovere di promuovere la causa della "vera" religione; e questo in coerenza con i suoi princip sulla distinzione tra religione e politica. L'unico criterio valido per identificare una situazione di tirannide era quello del bene comune, che solo poteva legittimare anche l'intervento internazionale come bellum iustum, sulla base dell'esigenza di garantire che i princip non fossero illeges sul fondamento di una concezione di una superiore societ universale degli uomini che imponeva obblighi di solidariet e di soccorso. L'impegno politico-ideologico del De iure belli aveva determinato il superamento dell'ottica strettamente giuridica e romanistica con cui lo stesso problema della lex regia era stato affrontato nella dissertazione accademica contenuta nell'opuscolo Legalium Comitiorum Oxoniensium actio, pubblicato a Oxford nel 1585. Il G. vi avallava l'interpretazione di un trasferimento totale e irrevocabile della sovranit dal popolo al principe e della illimitatezza dei poteri del principe. Vicine a quest'opera sarebbero poi state le opinioni espresse nelle Regales disputationes del 1605. Tornando al De iure belli, stato oggetto di discussione il posto che l'opera occuperebbe nella moderna scienza internazionalistica: si tratta, secondo il pi recente studioso italiano del G., Diego Panizza, di valutazioni forzate e anacronistiche, che non tengono in conto il fatto che il trattato cadde ben presto in un oblio secolare. Non si pu per dimenticare che uno degli studiosi che hanno visto nel G. il vero fondatore del diritto internazionale europeo, il giurista tedesco Carl Schmitt, ha ripetutamente sottolineato la centralit del G. nella moderna definizione del "politico" proprio in relazione al suo essere giurista. Un passo del De iure belli stato considerato la sintesi per eccellenza di tutti i processi di costruzione della modernit e una delle pi alte espressioni della secolarizzazione. Si tratta di una lettura che stata d'altra parte implicitamente confermata da chi ha accostato il De iure belli a un lavoro pubblicato dal G. l'anno successivo, la disputa De abusu mendacii (Hanoviae 1599). Distinguendo, sulla scorta di altri giuristi, tra dolus bonus e dolus malus, il G. ammetteva che il primo fosse da approvare poich volto a vantaggio di persone che favorendo i propri interessi non danneggiavano altri. Era il dolus officiosus, cio un ufficio svolto a fin di bene, con uno scopo preciso: "l'utilit per la comunit oltre che per il singolo; questo il vantaggio dunque che deve essere perseguito per il pubblico benessere e che ha come propria finalit la conservatio naturae civilisque societatis" (Borrelli, p. 109). Ma se utile alla conservazione politica della comunit e dello Stato, l'uso dell'inganno e del mendacio pu essere anche indispensabile in un contesto di guerra, per mantenere l'equilibrio sul piano internazionale dei rapporti tra i popoli ai fini della sicurezza interna. E se con i teologi non si riusciva a uscire dall'impasse della "guerra giusta" - l'esperienza delle guerre di religione lo aveva chiarito -, allora spettava ai giuristi e alla loro tecnica intervenire. Il De abusu mendacii era stato uno degli esiti letterari della controversia in tema di rapporti tra giurisprudenza e teologia, in cui il G. fu coinvolto dalla fazione puritana dell'Universit di Oxford. La controversia nacque dall'offensiva che i puritani capeggiati dal teologo Raynolds avevano scatenato nel periodo 1591-94 contro gli spettacoli teatrali allestiti all'interno dei vari colleges con il concorso di studenti e professori. Pronunciandosi il G. a favore del partito filoteatrale, inizi una personale disputa con il Raynolds sulla questione di fondo: se in quei casi l'ultima parola spettasse al teologo o al giurista. Per il G. la giurisprudenza aveva competenza nella sfera della legge divina, che era suddivisa, in base all'oggetto, in diritto divino in senso stretto e in diritto umano. Essendo propriamente res religionis solo il primo, concernente la conoscenza e il culto di Dio, la sua interpretazione spettava ai teologi, mentre ai giuristi spettava l'interpretazione della parte di diritto umano. Questa posizione valse al G. una violenta campagna di denigrazione montatagli contro dalla fazione puritana e condotta personalmente dal Raynolds. Il diritto romano insegnato dal G. era presentato come un diritto profano, impregnato di influenze pagane, e perci non idoneo come modello di orientamento etico e non applicabile all'interno del sistema giuridico inglese. Il G. era poi personalmente accusato di essere italiano, machiavellico e ateo. Il conflitto si svolse di fronte a tutta l'Universit, con ampia circolazione delle lettere che i contendenti si scambiavano. Nel 1594 il G. fu quasi sul punto di dare le dimissioni dalla cattedra, e da allora in poi uno dei temi centrali delle sue opere fu la polemica contro il teocratismo dei puritani, rappresentando egli sempre la Corona, la gerarchia anglicana e i civilians (i giuristi pratici che seguivano il diritto romano), contro l'opposizione del Parlamento, dei puritani e dei common lawyers (i giuristi che

seguivano invece la common law inglese). Affermare il primato della giurisprudenza aveva una incidenza diretta di grande importanza in rapporto alla questione del diritto canonico e della giurisdizione ecclesiastica, la cui abolizione era reclamata dai puritani a favore delle corti di common law e di nuovi organi di governo di tipo presbiteriano. La competenza delle corti ecclesiastiche investiva settori fondamentali della vita sociale, come quelli interessati dal diritto di famiglia e di successione, includendo pure la blasfemia, l'usura, la censura e la stregoneria. In tutti questi ambiti il G. fu attivo come giurista nel mondo inglese. Nel 1599 venivano stampate a Hannover due opere, De actoribus et spectatoribus fabularum non notandis e De abusu mendacii, in cui veniva riprodotto il dibattito con Raynolds, registrato anche nel primo libro del trattato De nuptiis, apparso nel 1601 pure a Hannover. Quest'ultimo era un contributo alla risistemazione del diritto matrimoniale in appoggio dei circoli dominanti e soprattutto del nuovo cancelliere Thomas Egerton, cui l'opera era dedicata. Ad esso fece seguito nel 1603 una pubblica presa di posizione in forma di lettera sulla questione del divorzio, contro le richieste puritane e in appoggio alle tesi ufficiali che ammettevano solo la separazione, senza possibilit di nuovo matrimonio. Polemiche contro la critica biblica puritana furono espresse soprattutto in Ad primum Machabaeorum disputatio (Franekerae 1600), in De linguarum mixtura disputatio parergica (ibid. 1600), in De Latinitate veteris Bibliorum versionis male accusata disputatio (Hanoviae 1605). da ricordare che in quel periodo, precisamente nel 1603, le opere del G. vennero inserite nell'Index librorum prohibitorum. Un potente sostegno alla causa dell'assolutismo monarchico fu offerto dal G. con le Regales disputationes (Londini 1605) dedicate a Giacomo I Stuart nuovo re d'Inghilterra. Le tre dissertazioni De potestate regis absoluta, De vi civium in regem semper iniusta, De unione Regnorum Britanniae segnavano un profondo mutamento rispetto al De iure belli. I tempi erano cambiati ed erano dominanti i problemi interni della societ inglese: lo scontro politico-ideologico tra common lawyers e civilians; il conflitto costituzionale tra monarchia e Parlamento su questioni ecclesiastiche, o economiche in rapporto ai monopoli, e sul sempre pi frequente uso del potere regio di veto sulla legislazione parlamentare; le dottrine contrastanti sul problema dei rapporti tra "prerogativa regia" e privilegi parlamentari. La teoria del diritto divino dei re esposta da Giacomo I (allora re di Scozia) nel trattato del 1598 The true law of free monarchies era uno dei punti di riferimento pi importanti del dibattito dottrinale intorno alla questione costituzionale. La legittimazione degli orientamenti assolutistici della Corona fu sostenuta dai civilians, che si basavano non solo sui testi del Corpus iuris civilis, ma anche sull'uso di derivazione bodiniana del concetto di sovranit. I common lawyers costituivano invece la guida ideologica e politica della opposizione parlamentare, insistendo sulla tesi della superiore autorit della legge fondamentale del Regno, di cui il potere regio era una emanazione delimitata. Sulla controversia costituzionale si innestava poi quella religiosa, imposta dalla pressione del movimento puritano per una riforma del sistema di governo e della disciplina della Chiesa anglicana. Nella dissertazione De potestate regis absoluta la tesi fondamentale dell'assolutezza del potere sovrano era fatta discendere dalle formule "Quod Principi placuit, legis habet vigorem" e "Princeps legibus solutus est". La superiorit del sovrano rispetto alla legge non significava per esenzione dai dettami della legge divina e naturale, e la pienezza dei poteri doveva attuarsi per la giustizia o il bene comune, che per non era pi considerato il fine unico degli organismi politici. In De vi civium in regem semper iniusta veniva dimostrata l'illegittimit in qualsiasi circostanza della resistenza armata al principe sovrano, sia per la incompatibilit giuridica del diritto di resistenza con il concetto di sovranit, sia per la inopportunit politica e per la inutilit della violenza come rimedio alla tirannide. Il diritto di resistenza era ammesso solo se espressamente previsto dalle leggi dello Stato: se, cio, tra popolo e principe fosse stata concordata una tale clausola, il principe non poteva essere considerato sovrano e quindi la regola della non resistenza non era applicabile. Nel De unione Regnorum Britanniae l'opportunit di una pi stretta unione politica, economica e religiosa tra Inghilterra e Scozia era giustificata sulla base dell'esigenza di pace civile e di ordine politico centralizzato, entrambi espressione della tendenza naturale degli uomini alla associazione e all'unit: tutto questo poteva realizzarsi col progetto di unione propugnato da Giacomo I. L'attentato ordito contro Giacomo I dalla fazione cattolica nel 1605 (il "complotto delle polveri") fu probabilmente l'evento che spinse il G. a insistere nella dimostrazione dell'efficacia del diritto romano in materia dei delitti di lesa maest e della cospirazione politica per tutelare le esigenze fondamentali della inviolabilit del principe sovrano e della sicurezza interna dello Stato (In titulos codicis si quis imperatoris maledixerit, ad legem Iuliam maiestatis disputationes decem, Hanoviae 1607). Proprio nel 1605 - anno in cui erano uscite a Hannover le Laudes Academiae Perusinae et Oxoniensis - il G. si era ritirato dall'insegnamento universitario e con l'autorizzazione del re si era dedicato all'attivit forense in qualit di avvocato dell'ambasciata di Spagna presso la Admiralty Court. Durante gli anni in cui ricopr l'ufficio stese numerosi pareri relativi a casi trattati, pareri che furono raccolti e pubblicati postumi a cura del fratello Scipione sulla base dei manoscritti originali (Hispanicae advocationes libri duo, Hanoviae 1613). La scelta di lavorare per la monarchia spagnola fu commentata malignamente dai suoi soliti avversari: ulteriore conferma di una carriera tormentata dall'inizio alla fine. "Si pu supporre che egli fosse intimamente deluso e che a questa delusione, legata alla sua esperienza personale, egli tendesse a dare un significato storico generale. La supposizione suffragata dalla constatazione che nelle Regales disputationes il pessimismo antropologico e lo scetticismo storico-politico emergono come i fattori umani e culturali di base della posizione filoassolutistica del Gentili. [] Proprio in virt della singolare centralit ed esplicitezza di questo motivo, l'opera gentiliana pu essere assunta come emblematica della pi generale tendenza storica che vedeva la categoria dei giuristi assumere, agli inizi dell'et moderna, il ruolo di supremi ideologi oltre che di principali architetti e burocrati delle nuove realt istituzionali

dello Stato moderno. Primato, quello dei giuristi, che accompagna e giustifica sul piano culturale e tecnico-giuridico un altro fondamentale fenomeno storico, quello della secolarizzazione, che l'opera gentiliana pure rispecchia in modo netto ed emblematico" (Panizza, 1988, pp. 57 s.). Il G. mor a Londra il 19 giugno 1608 e fu sepolto due giorni dopo nella chiesa di S. Elena di Bishopgate. La fortuna dell'opera del G. sub fasi alterne. Nel periodo immediatamente successivo alla morte, il suo appoggio all'assolutismo degli Stuart e il suo rifiuto del diritto di resistenza, cos come espresso nell'opera del 1605, lo resero oggetto di forti critiche da parte di Giovanni Althusius (Politica methodice digesta atque exemplis sacris et profanis illustrata, Herborn 1609) e poi di un opuscolo anonimo pubblicato a Londra nel 1644, in periodo rivoluzionario. Lo storico realista Anthony Wood lo giudic invece nel 1674 una delle glorie maggiori dell'Universit di Oxford. Di debole risonanza nella pi vasta cultura europea dei secoli XVII e XVIII, la fama del G. fu notevolmente rinvigorita dalle celebrazioni italiane del tardo Settecento, all'interno della fioritura degli studi di storia locale. A cura dello stampatore Giovanni Gravier di Napoli fu iniziata la raccolta di tutte le opere, impresa editoriale che venne per interrotta nel 1770, dopo i primi due volumi, a causa della morte del Gravier. Una piena rivalutazione scientifica a livello internazionale fu iniziata con la prolusione tenuta all'Universit di Oxford nel novembre del 1874 da Thomas Erskine Holland, che esalt il ruolo del G. nella fondazione del diritto internazionale. In Italia tale rivalutazione si trasform in un vero e proprio culto, sostenuto dal motivo patriottico e anticlericale, che registr vivaci reazioni da parte della stampa cattolica. Nel terzo centenario della morte fu inaugurato a San Ginesio il monumento al G.: nel clima di composizione tra cattolici e liberali venne abbandonata la polemica anticlericale e fu accentuata la coloritura patriottica, quest'ultima particolarmente viva durante la prima guerra mondiale e nell'immediato dopoguerra. Durante il fascismo si cercarono nelle sue opere l'avallo giuridico della politica estera fascista e l'anticipazione di alcuni elementi caratteristici dell'ideologia fascista, come il realismo politico, il riconoscimento del diritto del pi forte e l'esaltazione della tradizione romana. Tutta la storiografia italiana strumentalizz insomma sempre sia le vicende personali sia l'opera del Gentili. La letteratura straniera consider invece quasi esclusivamente le opere di diritto internazionale, che tra il 1921 e il 1933 furono fatte ristampare dalla Fondazione Carnegie per la pace internazionale. Nel 1981 stato costituito a San Ginesio il Centro internazionale di studi gentiliani. Fonti e Bibl.: Le fonti archivistiche e bibliografiche per la biografia del G., le edizioni delle sue opere sono indicate in G. Speranza, A. G., Roma 1876, che si basa, tra gli altri, su P. Bayle, Dictionnaire historique et critique, I, 2, Rotterdam 1697, pp. 1230 s.; P. Niceron, Mmoires pour servir l'histoire des hommes illustres dans la rpublique des lettres, XV, Paris 1731, pp. 25-32; T. Benigni, Memorie istorico-critiche intorno alla vita e agli scritti di Matteo Gentili e di A. e Scipione Gentili, in G. Colucci, Antichit picene, VII, Fermo 1790, pp. III-LXI (con elenco delle opere edite e inedite); cfr. inoltre G. Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, VII, 2, Modena 1791, pp. 761 ss.; F. Vecchietti - T. Moro, Biblioteca picena, V, Osimo 1796, pp. 21-34 (con elenco delle opere edite e inedite); Th.E. Holland, G. A., in Dictionary of national biography, XXI, London 1890, pp. 124-127 (con elenco delle opere edite e inedite). La valutazione dell'opera del G. si basata sui numerosi studi dedicatigli da D. Panizza, Machiavelli e G., in Il Pensiero politico, II (1970), pp. 476-483; Id., Appunti sulla storia della fortuna di A. G., ibid., V (1972), pp. 373-386; Id., Le idee politiche di A. G., ibid., IX (1976), pp. 20-56; Id., A. G. Giurista ideologo nell'Inghilterra elisabettiana, Padova 1981; Id., A. G.: vicenda umana e intellettuale di un giurista italiano nell'Inghilterra elisabettiana, in A. G. giurista e intellettuale globale. Atti del Convegno. Prima giornata gentiliana (S. Ginesio 1983), Milano 1988, pp. 31-58; e inoltre sul saggio di G. Borrelli, Tecniche di simulazione e conservazione politica in Gerolamo Cardano e A. G., in Annali dell'Istituto storico italo-germanico in Trento, XII (1986), pp. 108-124, nonch sulla lettura fattane da C. Schmitt, Il Nomos della terra nel diritto internazionale dello "Jus publicum europaeum", Milano 1991, pp. 187 ss. Si sono tenuti presenti, inoltre, i seguenti lavori: L. Firpo, La Chiesa italiana di Londra nel Cinquecento, in Ginevra e l'Italia, Firenze 1959, pp. 307-412; The history of the University of Oxford, III, The Collegiate University, a cura di J. McConica, Oxford 1986, pp. 289-293; L. Firpo, Il processo di Giordano Bruno, a cura di D. Quaglioni, Roma 1993, pp. 162, 290; E. Genta, Appunti di diritto comune, Torino 1995, pp. 86-91; S. Caponetto, La riforma protestante nell'Italia del Cinquecento, Torino 1997, p. 447. A cura del Centro internazionale di studi gentiliani sono stati pubblicati, oltre a A. G. Giurista e intellettuale globale, cit., i volumi A. G. e la dottrina della guerra giusta nella prospettiva di oggi. Atti del Convegno. Terza giornata gentiliana (S. Ginesio 1988), Milano 1991, e Il diritto della guerra e della pace di A. G. Atti del Convegno. Quarta giornata gentiliana (S. Ginesio 1991), Milano 1995.

Fiera del Libro: il De Iure Belli nella vetrina della Provincia


Fra le pubblicazioni portate alla manifestazione di Torino anche quella dedicata a Pasqualina Pezzola

MACERATA - La Provincia di Macerata sar presente alla Fiera del Libro di Torino, che si svolger dal 14 al 18 maggio, allinterno dello stand della Regione Marche con le proprie pubblicazioni di carattere culturale. Nello spazio della vetrina riservato alla Provincia sar esposta una copia delledizione critica del De Iure Belli di Alberico Gentili nella versione italiana, realizzata in occasione delle celebrazioni per il IV centenario della morte del grande giurista nel 2008 e ritenuta la realizzazione scientifica di maggior pregio delle celebrazioni promosse dal Centro Internazionale di Studi Gentiliani di San Ginesio, che ha visto anche la presenza dellAmministrazione provinciale fra i promotori delliniziativa. Il De Iure Belli libri tres, (1598), pubblicato dalla casa editrice Giuffr di Milano, a cura del professor Diego Quaglioni, su traduzione italiana di Pietro Nencini. Ledizione critica, con introduzioni del testo in italiano dellopera maggiore, rappresenta lomaggio allopera di Gentili nel quarto centenario dellanniversario della sua morte. Si tratta, infatti, di una operazione editoriale attesa da pi di cento anni, cui il Centro Studi ha dedicato tutte le sue attenzioni da un ventennio. Un testo, attraverso il quale, anche il lettore comune potr penetrare nellimmenso affresco, si sarebbe tentati di chiamarlo dantesco, Il logo del Centenario Gentiliano realizzato da Trubbiani che Gentili traccia della cultura europea dellantichit classica fino al Rinascimento sulla cui base progetta e fonda la sua visione di un nuovo ordine internazionale moderno. Tra le pubblicazioni promosse dalla Provincia, saranno presenti alla Fiera del Libro, anche il recente volume di Isidoro Sparnanzoni e Stefano Petracci su Pasqualina Pezzola e Lapparecchio del Gusto contributi ad una archeologia della gastronomia moderna, a cura di Marco Santarelli Per la Provincia di Macerata, la Fiera del Libro di Torino sar anche unoccasione per far conoscere il territorio e le sue bellezze culturali, architettoniche e turistiche. LAmministrazione provinciale sar presente con materiale di promozione turistica, realizzato dalla Provincia stessa e da altri Comuni del territorio tra cui Caldarola, Camerino, Civitanova Marche, Macerata, Porto Recanati, Recanati, San Severino, Treia e Tolentino e con materiale informativo sulla prossima stagione lirica dello Sferisterio di Macerata e sulla ventesima edizione di Musicultura, che si svolger il 26, 27 e 28 a Macerata.
12/05/2009

http://e-news.provincia.mc.it/News/Single.asp?VE=0&UI=0&MT=1&LS=0&ST=1&II=11246

Regius Professor of Civil Law Oxford 1540

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The Regius Chair of Civil Law, founded in the 1540s, is one of the oldest of the professorships at the University of Oxford. Foundation The Regius Chair of Civil Law at Oxford was founded by King Henry VIII, who established five such Regius Professorships in the University, the others being the chairs of Divinity, Physic, Hebrew and Greek.[1] The stipend attached to the position was then forty pounds a year.[2] Henry VIII put an end to the teaching of Canon law at both Oxford and Cambridge.[3] Under statutes of 1549, the Regius Professor of Civil Law was to lecture four times a week between the hours of eight and nine in the morning on the Pandects, on the Code, or on the ecclesiastical laws of England. The requirement to give four lectures a week was repeated in the statutes of 1564 and of 1576. The professor was also to moderate at disputations in law.[2] The exact date of the chair's foundation is uncertain. Some sources say that John Story, the first professor, was appointed in about 1541.[2] No foundation document survives,[2] but in 1544 Robert Weston was recorded as acting as Story's deputy.[4] The holder of the Regius Professorship is still chosen by The Crown and is still appointed to teach Roman law, its principles and history, and some other branches of the law.[1] First Professor Main article: John Story As noted above, it is uncertain when the first Regius Professor, the Blessed John Story, was first appointed. The History of the University of Oxford says that it was by a signed bill, c. 1541, adding that, together with Robert Weston, Story was reappointed for life by letters patent dated 26 February 1546.[5] Payments to Story as professor of Civil Law are found in the accounts of the Treasurer of the Court of Augmentations for the periods Michaelmas 1546 to Michaelmas 1550, part of 1553, and 15561557, and for fees and annuities in issues of the Exchequer for 15531557.[6] Story had a tempestuous career. Elected to parliament in 1547, in 1548 he opposed the anti-Roman Catholic laws of King Edward VI, was imprisoned, and on release fled to the Seventeen Provinces. The reign of the Roman Catholic Queen Mary from July 1553 to November 1558 brought Story back into public life. He became a member of parliament again, and after Mary's death opposed the Act of Supremacy of 1559. He was again imprisoned, escaped, was recaptured, and fled again to the Low Countries, where he became a subject of Philip II of Spain. He was kidnapped by agents of Queen Elizabeth I, imprisoned in the Tower of London, where he was tortured, and finally in 1571 was hanged, drawn and quartered.[7] Story was beatified by Pope Leo XIII in 1886.[7]

Period of decline Although prestigious, the Regius Chair has not always been effective for teaching purposes. In 1846, a Select Committee of the House of Commons began to inquire into the state of legal education in the United Kingdom, and its report later the same year showed the emptiness of the title of Regius Professor of Civil Law at Oxford at that time. Dr Joseph Phillimore, who had held the Chair since 1809 and who continued to hold it until his death in 1855 at the age of eighty, admitted in a series of evasive replies to the Select Committee that his subject had not been taught at Oxford for almost a hundred years. Dr Philip Bliss, Registrar of the University, revealed that the University had no examinations in any "legal science". Although the degree of Bachelor of Civil Law was still awarded, the "disputations" which led to such an award were an empty formality.[8] One of Phillimore's eighteenth century predecessors, Robert Vansittart, a noted antiquarian and rake, was appointed Regius Professor in 1767 and held the chair until his death in 1789. He published antiquarian works, was a close acquaintance of Samuel Johnson, William Hogarth and Paul Whitehead, and was a participant in the debauchery of the Hellfire Club.[9] Vansittart's successor, Thomas Francis Wenman (17451796), Regius Professor from 1789 until his death, is described in the Dictionary of National Biography as "one of the few students of natural history at Oxford" and was drowned in the River Cherwell on 8 April, 1796, while collecting botanical specimens.[10] Modern Period Main articles: Travers Twiss, James Bryce, 1st Viscount Bryce, David Daube, Tony Honor, Peter Birks, and Boudewijn Sirks After the death of Phillimore in 1855, the situation improved somewhat. Although the next professor, Sir Travers Twiss, held degrees in Mathematics and Literae Humaniores, he came to the post directly from three years as professor of international law at King's College, London, where the teaching of law was taken more seriously than at Oxford. His international reputation led to Leopold II, king of the Belgians asking him to draft the constitution of the Congo Free State.[11] Twiss was succeeded in 1870 by James Bryce, 1st Viscount Bryce, a distinguished historian and Liberal politician who for a period combined the Regius chair of civil law with holding office as Parliamentary Under-Secretary of State for Foreign Affairs and who resigned the chair only in 1893, a year after joining William Ewart Gladstone's Cabinet.[12] In 1955, the distinguished German academic lawyer David Daube (19091999), a native of Freiburg im Breisgau, became the first foreign-born Regius Professor of Civil Law at Oxford since the 17th century. He was later a professor-in-residence at the University of California, Berkeley.[13] Daube was succeeded in 1971 by Tony Honor (born 1921), a jurist known for his work on ownership, causation and Roman law, who remained in post until 1988. Although born in London, he was brought up in South Africa, fought in the Second World War and was severely wounded at the First Battle of El Alamein. His contributions to legal philosophy include sixteen books and more than a hundred articles. In 1988, Peter Birks was appointed, holding office until his death in 2004. He was a specialist on the law of Restitution.[14] After a vacancy of more than a year, Professor Boudewijn Sirks was appointed in December 2005 and took up the post in 2006, his previous career having been in teaching philosophy and law at the universities of Leiden, Amsterdam, Utrecht, and Frankfurt.[1] List of Regius Professors of Civil Law c. 15411557: John Story (for much of that time jointly with Robert Weston and William Aubrey)[3][6][7][15] 15461553: Robert Weston (jointly with John Story)[15] 15531559: William Aubrey (for some of that period jointly with John Story)[15] 15591566: John Griffith[2] 15661577: Robert Lougher[2] 15771586: Griffith Lloyd[2] 15861587: William Mowse (d. 1588)[16] 15871608: Albericus Gentilis[17][18] 16111620: John Budden[19] 16201661: Richard Zouch[20] 1736-1752: Henry Brooke 1753-1767: Herbert Jenner 17671789: Robert Vansittart[9][21] 17891796: Thomas Francis Wenman[10] 17961809: French Laurence[22] 18091855: Joseph Phillimore (17751855)[8] 18551870: Sir Travers Twiss[23] 18701893: James Bryce, 1st Viscount Bryce[24] 18931919: Henry Goudy[25] 19191948: Francis de Zulueta[26] 19551970: David Daube[27] 19711988: Tony Honor[28] 19892004: Peter Birks[14] July 2004 February 2006: vacant 2006 to date: Boudewijn Sirks[1] See also List of Professorships at the University of Oxford

Regius Professor of Civil Law (Cambridge) References 1. ^ a b c d New Regius Professor of Civil Law Appointed University of Oxford news release dated 1 December 2005 online at ox.ac.uk (accessed 23 February 2008) 2. ^ a b c d e f g Aston, T. H. (ed.), The History of the University of Oxford, Volume III: The Collegiate University, pp. 358360 3. ^ a b Law at Pembroke College online at pmb.ox.ac.uk (accessed 23 February 2008) 4. ^ Reg. Cong. 153563, fo. 100 ^ Aston, op. cit. p. 358 5. 6. ^ a b Public Record Office: PRO E 323/3, rot. 91, 4, rot 38/39, 5, rot 35/37, 6, rot. 22/24, E 405/499, 507, fo. 75v, 510 7. ^ a b c JOHN STOREY online at saints.sqpn.com (accessed 23 February 2008) 8. ^ a b Aston, T. H. (ed.), The History of the University of Oxford, Volume VII, Part 2 (Oxford, 1984) p. 395 online at books.google.com (accessed 23 February 2008) 9. ^ a b Carlyle, E. I., & Brown, Robert, Vansittart, Robert (17281789) in Oxford Dictionary of National Biography, Oxford University Press, 2004 10. ^ a b "Wenman, Thomas Francis". Dictionary of National Biography. London: Smith, Elder & Co. 18851900. 11. ^ Twiss, Sir Travers in Encyclopdia Britannica Eleventh Edition 12. ^ Bryce, James, 1st Viscount in Encyclopdia Britannica, Eleventh Edition 13. ^ Daube, David, in Who Was Who 19962000 (London, A. & C. Black, 2001, ISBN 0-7136-5439-2) 14. ^ a b In Memoriam Peter Birks (19412004) online at ouclf.iuscomp.org (accessed 23 February 2008) 15. ^ a b c Watkin, Thomas Glyn (January 2008). "Aubrey, William (c.15291595)". Oxford Dictionary of National Biography (online edition, subscription required). Oxford University Press. http://www.oxforddnb.com/view/article/887. Retrieved 2008-02-24. 16. ^ Cooper, Charles Henry, Memorials of Cambridge (Cambridge, William Metcalfe, 1860) vol. 1, p. 125 17. ^ Aston, op. cit., pp. 360361 18. ^ English Universities, Schools and Scholarship in the Sixteenth Century : Civil law at the universities at bartleby.com (accessed 22 February 2008) 19. ^ "Budden, John". Dictionary of National Biography. London: Smith, Elder & Co. 18851900. 20. ^ Richard Zouche at britannica.com (accessed 22 February 2008) 21. ^ Robert Vansittart at berkshirehistory.com (accessed 22 February 2008) 22. ^ "Laurence, French". Dictionary of National Biography. London: Smith, Elder & Co. 18851900. 23. ^ Sir Travers Twiss at 1911encyclopedia.org (accessed 23 February 2008) 24. ^ Papers of James, Viscount Bryce, 18261958 at archiveshub.ac.uk (accessed 23 February 2008) 25. ^ Henry Goudy at 1911encyclopedia.org (accessed 22 February 2008) 26. ^ British Academy Fellows Archive : Record for: de ZULUETA, Professor F at britac.ac.uk (accessed 23 February 2008) 27. ^ Obituary of David Daube at law.berkeley.edu (accessed 22 February 2008) 28. ^ British Academy Fellows Archive : Record for HONOR, Professor A M, QC at britac.ac.uk (accessed 22 February 2008) The History of the University of Oxford, Volume III: The Collegiate University pp. 358361

1541-57: John Story 1504-1571


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Born Died Honored in Beatified Feast 1504 Northern England 1571 Tyburn, London, England Roman Catholic Church 1886, Rome by Pope Leo XIII June 1

Blessed John Story (or Storey) (1504 June 1, 1571) was an English Roman Catholic martyr. He was born the son of Nicholas Story of Salisbury and educated at Hinxsey Hall, University of Oxford, where he became lecturer on civil law in 1535, being made later principal of Broadgates Hall, afterwards Pembroke College.[1] He

appears to have temporarily abjured his Roman Catholic beliefs just after the accession of King Edward VI; however, having been chosen Member of Parliament for Salisbury in 1545 and Hindon in Wiltshire in 1547, he gained notoriety by his opposition to the Act of Uniformity in 1548. For crying out "Woe unto thee, O land, when thy king is a child," Story was imprisoned by the House of Commons, but he was soon released and went into exile.[2] Returning to England in 1553, he assigned his interest in his position at Oxford, which was now that of Regius Professor of civil law, and was made chancellor of the dioceses of London and of Oxford and dean of arches. Queen Mary being now on the throne, Story was one of her most active agents in prosecuting heresy, and was one of her proctors at the trial of Thomas Cranmer at Oxford in 1555.[2] Under Queen Elizabeth, he was again returned to Parliament ( as member for East Grinstead in 1553, Bramber in Apr 1554, Bath in Nov 1554, Ludgershall in 1555 and Downton in 1559.[3] In 1560, he underwent a short imprisonment for boasting about his work in the former reign. In 1563, he was again arrested, but managed to escape to Flanders, where he became a pensioner of King Philip II. The Duke of Alva authorized him to exclude certain classes of books from the Netherlands and, in 1570, while engaged in this work, he was decoyed on to a ship at Antwerp and conveyed to Yarmouth.[2] In spite of his claim that he was a Spanish subject, he was tried for high treason (for having supported the rebellion of 1569 and encouraging the Duke of Alba to invade) and was condemned to death on May 2, 1571. He was executed at Tyburn by being hanged, drawn and quartered on the 1st of June 1571.[4] The spectacle of his trial moved St. Edmund Campion, who was present, to reconsider both his own position and his Catholic duty. In 1886, John Story was beatified by Pope Leo XIII owing to a papal decree originally approved by Pope Gregory XVI in 1859. References 1. ^ "Bl. John Story". Catholic Encyclopedia. New York: Robert Appleton Company. 1913. 2. ^ a b c Chisholm 1911. 3. ^ "History of Parliament". http://www.historyofparliamentonline.org/volume/15091558/member/story-john-1504-71. Retrieved 2011-11-13. 4. ^ JOHN STOREY online at saints.sqpn.com (accessed 23 February 2008) Attribution This article incorporates text from a publication now in the public domain: Chisholm, Hugh, ed. (1911). "Story, John". Encyclopdia Britannica (11th ed.). Cambridge University Press. "Bl. John Story". Catholic Encyclopedia. New York: Robert Appleton Company. 1913. External links Catholic Forum Patron Saints Index: Blessed John Storey Saint Patrick's Church, Washington, D.C.: Blessed John Storey "English Confessors and Martyrs (1534-1729)". Catholic Encyclopedia. New York: Robert Appleton Company. 1913. http://www.newadvent.org/cathen/05474a.htm.

1546-53 Robert Weston 1515-1573


From Wikipedia, the free encyclopedia Robert Weston (15151573), was Dean of the Arches and Lord Chancellor of Ireland in the time of Queen Elizabeth. Weston was the third son of John Weston of Lichfield and his wife Cicely Neville, sister of Ralph Neville, 4th Earl of Westmorland. He entered All Souls, Oxford and was elected Fellow in 1536. He studied Civil Law, and attained the degree of BCL on 17 February 1538 and DCL on the 20 July 1556. From 1546 to 1549 he was a principal of Broadgate Hall, and at the same time deputy reader in civil law to the University, under Dr John Story.[1] Weston was elected Member of Parliament for Exeter in March 1553 and for Lichfield in 1558 and 1559.[2] On 12 January 1559 Weston was created Dean of the Arches and was a commissioner for administering the oaths required of ecclesiastics under to the Act of Uniformity. He was consulted in regard to the Queen's Commission issued on 6 December 1559 for confirming Parker as archbishop of Canterbury and was included in a commission issued on 8 November 1564 to inquire into complaints of piratical depredations committed at sea on the subjects of the King of Spain [3] The lord deputy of Ireland Sir Henry Sidney, requested that Weston be nominated for the post of Lord Chancellor of Ireland in succession to Hugh Curwen archbishop of Dublin in April 1566. After a year, on 10 June 1567 Queen Elizabeth told Sydney that after good deliberation she had made the "choice for the supply of room of Chancellor by naming thereunnto our trusty well-beloved Doctor Weston, dean of the arches here, a man for his learning and approved integrity thoroughly qualified to receive and possess the same" and "that for some increase of his living whilst he remaineth in our service there she was pleased to give unto him the Deanery of St Patrick's whereof the Bishop of Armagh is now dean and yet to leave it at our order, as we know he will". Weston arrived in Dublin early in August and was sworn into office on 8 August 1567. He and Sir William Fitzwilliam the vice treasurer were sworn Lord Justices in Christ Church on 14 October. Weston addressed the Irish parliament when it was summoned on 17 January 1568.[1] He was Dean of Wells from 1570 to 1573, but his health was failing and he died in 1573. He was buried in St Patrick's Cathedral, Dublin. Weston was described as follows[4] "A man in his time most godlie, upright, and virtuous, and such a one as that place was not possessed of the like in many currents of years. In his life he was most virtuous and godlie; in matters of

council most sound and perfect; in justice most upright and uncorrupted in hospitalitie very bountie and liberal; in manners and conversation most courteous and gentle; faithful to his Prince, firm to his friend, and courteous to all men; and as was his life, so was his death, who a little time before the same called his household, and gave them such godlie instructions as to their callings appertained; then he set his private things in order, and he spent all the time that he had in praiers and exhortations" Weston married firstly Alice Jenyngs daughter of Richard Jenyngs of Barrr. They had three daughters and a son John. He married a second time to Alice Bigges daughter of John Bigges of Isleworth and widow of G Aunsham of Heston. They had no issue. References 1. ^ a b Chapters of Dublin Chapter XXVIII. Life of Lord Chancellor Weston 2. ^ Browne Willis Notitia parliamentaria, or, An history of the counties, cities, and boroughs in England and Wales: ... The whole extracted from mss. and printed evidences 1750 p66 3. ^ Calendar State Papers Dom 1547-80, p246 4. ^ Holinshed's Chronicle, vol. vi. p. 373.

1553-59: William Aubrey 1529-95


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William Aubrey. William Aubrey (ca. 1529 25 June 1595) was Regius Professor of Civil Law at the University of Oxford from 1553 to 1559, and was one of the founding Fellows of Jesus College, Oxford. He was also a MP. Aubrey was born in Brecknockshire, Wales. After being educated at what later became Christ College, Brecon, Aubrey went to Oxford University, becoming a Fellow of All Souls College, Oxford in 1547. He obtained a BCL degree in 1549 and was appointed Principal of New Inn Hall, Oxford in 1550. In 1553, he succeeded Robert Weston as Regius Professor of Civil Law. He held the position until 1559, when he was succeeded by John Griffith.[1] In 1571, he was named in the foundation charter as one of the original eight fellows of Jesus College, Oxford.[2] He obtained the degree of DCL in 1554 and the following year he was made a Master in Chancery.[1] Legal and political work In 1562, Aubrey was a member of the commission set up by Matthew Parker, Archbishop of Canterbury that declared unlawful the marriage of Lady Catherine Grey to Henry Herbert (son of the 1st Earl of Pembroke). He was one of the signatories of the opinion that John Lesley (Bishop of Ross and an ambassador for Mary, Queen of Scots) could be tried in England for intriguing against Queen Elizabeth.[1] He was MP for various constituencies: Carmarthen Boroughs (1554), Brecon (1558), Hindon (1559), Arundel (1563), and Taunton (1592). He was a member of the Council of Wales and the Marches from 1586. He was also auditor and vicar-general of the Province of Canterbury under Archbishop Grindal, retaining his position as vicar-general under Archbishop Whitgift.[1] Death Aubrey died in London, England in 1595 and was buried in Old St Paul's Cathedral. References 1. ^ a b c d Watkin, Thomas Glyn (January 2008). "Aubrey, William (c.15291595)". Oxford Dictionary of National Biography (online edition, subscription required). Oxford University Press. Retrieved 2008-0224. The first edition of this text is available as an article on Wikisource: "Aubrey, William". Dictionary of National Biography. London: Smith, Elder & Co. 18851900. 2. ^ "Jesus College, Oxford The Founders". Jesus College, Oxford. 14 November 2000. Retrieved 2008-02-24.

1566-77: Robert Lougher (d. 1585)


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Robert Lougher (died 1585) was a Welsh clergyman, lawyer and politician who sat in the House of Commons in 1572. He was twice Principal of New Inn Hall, Oxford. Life and career Lougher was born in Tenby, Pembrokeshire, Wales, the youngest son of Thomas Lougher, alderman of Tenby.[1] He became a fellow of All Souls College, Oxford in 1553, obtaining degrees of BCL in 1558 and DCL in 1565. He was ordained priest, and was appointed Archdeacon of Totnes in 1562.[2] Lougher was appointed Principal of New Inn Hall, Oxford in 1564, admitted to Doctors' Commons in 1565 and then became Regius Professor of Civil Law at Oxford University in 1566. He resigned his position at New Inn Hall in 1570. He was named in the 1571 foundation

charter of Jesus College, Oxford as one of the original eight fellows. In 1572, he was elected Member of Parliament for Pembroke. He was again Principal of New Inn Hall from 1575 to 1580, after his successor, Dr Felix Lewes, had been removed for non-residence.[3] In 1577, he was appointed official of the consistory and vicar-general in spirituals to Edwin Sandys, Archbishop of York.[2] Lougher avoided repeating the offence of Felix Lewes, even though he simultaneously served also as Chancellor of the Diocese of Exeter, Archdeacon of Totnes, and Rector of three parishes in the county of Devon.[3] Lougher died in 1585 and was buried in Tenby.[2] Lougher married Elizabeth Rastall, daughter John Rastall at Tenby on 3 June 1583 or 1585. His son John Lougher also sat as MP for Pembroke.[1] References 1. ^ a b W R Williams Parliamentary History of the Principality of Wales 2. ^ a b c Ingram, Martin (January 2008). "Lougher, Robert (d. 1585)". Oxford Dictionary of National Biography (online edition, subscription access). Oxford University Press. http://www.oxforddnb.com/view/article/17033. Retrieved 2008-02-20. 3. ^ a b Aston, T.H. (ed.), The History of the University of Oxford, Volume III: The Collegiate University, pp. 264-265

1577-86: Griffith Lloyd (d. 1586)


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Griffith Lloyd (died 1586)[1] was Principal of Jesus College, Oxford from 1572 to 1586.[2] He was also Regius Professor of Civil Law from 1577 to his death.[3] He was originally from Lampeter, Wales where the Lloyds of Maesyfelin were a well-respected family.[4] He was one of the first benefactors to leave land to the college, with his bequest of some land in Cardiganshire taking effect after his widow's death in 1615.[5] References ^ Thomas, William John; et al. (1850). Notes and Queries. (Google Books search). 1. http://books.google.com/?id=VmQCAAAAIAAJ&lpg=PA112&dq=%22griffith+lloyd%22+%22jesus+college %22&q=%22griffith+lloyd%22+%22jesus+college%22. Retrieved 17 August 2007. 2. ^ Baker, J. N. L. (1954). The Victoria History of the County of Oxford Volume III - The University of Oxford. The University of London Institute of Historical Research. pp. 278. 3. ^ Allen, Brigid (1998). "The early history of Jesus College, Oxford 15711603". Oxoniensia LXIII: 105124. http://oxoniensia.org/volumes/1998/allen.pdf. Retrieved 16 August 2010. 4. ^ "History of Lampeter The Manor Houses". Menter Lambed. 2006. Archived from the original on 27 September 2007. http://web.archive.org/web/20070927151946/http://www.lampeter.org/english/history/manor.html. Retrieved 17 August 2007. 5. ^ "Benefactors". Jesus College, Oxford. 14 May 2002. http://www.jesus.ox.ac.uk/history/benefactors.php. Retrieved 17 August 2007.

1586-87: William Mowse (d. 1588)


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William Mowse (Mouse, Mosse) (d. 1588) was an English lawyer and Master of Trinity Hall, Cambridge. He graduated LL.B. at Cambridge in 1538, took holy orders, and in 1552 proceeded LL.D. In the latter year, through the interest of Thomas Cranmer and William Cecil, he obtained the mastership of Trinity Hall on the removal of Walter Haddon. On the accession of Mary (6 July 1553) he took an active part in ousting Edwin Sandys from the vicechancellorship, but was himself ousted from Trinity Hall to make way for the reinstatement of Stephen Gardiner. The same year he was incorporated at Oxford, and in the following year was appointed regius professor of civil law there. In July 1555 he subscribed the Marian articles of religion, and on Gardiner's death, 12 November, the mastership of Trinity Hall was restored to him. By Cardinal Pole in 1556 he was appointed advocate of the court of Canterbury, and on 7 November1557 he was admitted a member of the College of Advocates. On 12 December 1558 he was instituted to the rectory of Norton or Greensnorton, Northamptonshire. Though deprived of the Oxford chair and of the mastership of Trinity Hall soon after the accession of Elizabeth I, Mowse was in 1559 constituted vicar-general and official of the Archbishop of Canterbury, dean of the arches, and judge of the court of audience. In 1560 he was instituted to the rectory of East Dereham, Norfolk. In 1564 he sat on a commission, appointed 27 April, to try admiralty causes arising from depredations alleged to have been committed by English privateers on Spanish commerce. He died in 1588. By his will, dated 30 May 1586, he was a liberal donor to Trinity Hall. Mowse was an able lawyer and a scholar, on friendly terms with Sir John Cheke. thought worthy of his friendship. He assisted in the compilation of John Lesley's Defence of the Queen of Scots.

References "Mowse, William". Dictionary of National Biography. London: Smith, Elder & Co. 18851900. Academic offices Preceded Walter Haddon Preceded Stephen Gardiner by Master of Trinity Hall, Cambridge 15521553 by Master of Trinity Hall, Cambridge 15551559 Succeeded Stephen Gardiner Succeeded Henry Harvey by by

Albericus Gentilis, appointed Regius Professor of Civil Law at Oxford in 1587

1611-20 : John Budden 1566-1620


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John Budden (15661620) was an English jurist, Regius Professor of Civil Law at Oxford, and Principal of Broadgates Hall. He was the son of John Budden of Canford, Dorsethis birthplace. He entered Merton College, Oxford, in Michaelmas 1582, was admitted a scholar of Trinity College, Oxford, on 30 May 1583, and proceeded B.A. on 29 October 1586, M.A. on 27 June 1589, and B.C.L. and D.C.L. on 8 July 1602. At the request of Thomas Allen, he migrated to Gloucester Hall about 1587, and devoted himself to civil law. Before 1602 he became philosophy reader at Magdalen College, held the office of Principal of New Inn Hall from 1609 to 1618, and was Regius professor of civil law, and principal of Broadgates Hall. He died at Broadgates Hall on 11 June 1620, and was buried in the neighbouring church of St. Aldate's. Works He was the author of Latin lives of Bishop William Waynflete, Oxon. 1602, and of Archbishop John Morton, London, 1607. The former was published by William Bates, and was republished in the volume entitled Vit selectorum aliquot virorum, London, 1681. Budden also translated into Latin Thomas Bodley's Statutes of the Public Library and Sir Thomas Smith's Commonwealth of England (1610, other editions in 1625 and 1630), and into English (from the French of Pierre Ayrault) A Discourse for Parents' Honour and Authority over their Children, London, 1614, dedicated to Tobias Matthew. References "Budden, John". Dictionary of National Biography. London: Smith, Elder & Co. 18851900.

1620-61: Richard Zouch 1590-1661

Richard Zouch by Cornelius Johnson

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Richard Zouch also Richard Zouche (c. 1590 1 March 1661) was an English jurist. He was born at Ansty, Wiltshire, son of Francis Zouche. His mother is said to have been Philippa, sixth daughter of George Ludlow of Hill Deverel, Wiltshire. He was educated at Winchester and afterwards at New College, Oxford, where he was a scholar in 1607, and Fellow in 1609. He graduated as B.C.L. in 1614, and D.C.L. in 1619, was admitted at Doctor's Commons in January 1618, and was appointed Regius Professor of Civil Law at Oxford in 1620. In addition to his university duties, he had a large legal practice in London.[1] It was apparently in 1622 that he married Sarah, daughter of John Harte of Brill in Oxfordshire, a proctor in Doctors' Commons; having thus vacated his fellowship, he entered himself in 1623 as a fellow commoner at Wadham College. In 1621 and 1624, through the influence of his cousin Edward la Zouche, 11th Baron Zouche, he was elected Member of Parliament for Hythe. In 1625 he became principal of St Alban Hall.[2] He took a leading part in William Laud's codification of the statutes of the university (16291633). He acted for many years as assessor of the vice-chancellor's court, and in 1632 became chancellor of the diocese of Oxford. In 1641 he was made judge of the High Court of Admiralty.[2] During the civil war, he was a Royalist, though not a pronounced one.[1] Under the Commonwealth, having submitted to the parliamentary visitors, he retained his university appointments, and was appointed by Oliver Cromwell to a special commission of oyer and terminer (consisting of three judges, three civilians, and three laymen, for the trial of Don Pantaleone Sa, the brother of the Portuguese ambassador, for murder committed in a brawl). Zouche was, however, not allowed to retain the judgeship of the admiralty, which was in 1649 conferred on Dr. John Exton. He was regarded with some suspicion by both factions.[2] After the Restoration, he was appointed to the commission which reinstated the professors and Fellows of Oxford who had been removed under the Protectorate of Cromwell. On 4 February 1661, he was restored to his judgeship,[1] though he died soon afterwards at his apartments in Doctors' Commons, London, on 1 March 1661. Publications Legal works Elementa jurisprudentiae (1629) Descriptio juris et judicii feudalis, secundum consuetudines Mediolani et Normanniae, pro introductione ad juris prudentiam Anglicanam (1634) Descriptio juris et judicii temporalis, secundum consuetudines feudales et Normannicas (1636) Descriptio juris et judicii ecclesiastici, secundum canones et consuetudines Anglicanas (1636) Descriptio iuris et iudicii militaris (1640) Juris et judicii fecialis sive juris inter gentes ... explicatio (1650) Solutio quaestionis veteris et novae, sive de legati delinquentis judice competente(1657) In virtue of the last two he has the distinction of being one of the earliest systematic writers on international law. According to Thomas Erskine Holland writing in the Dictionary of National Biography, Jeremy Bentham's coinage "international law" derives from the phrase jus inter gentes implied by Zouch's 1650 choice of title. Holland also identifies both Zouch and Arthur Duck as pupils of distinction of the civilian John Budden, in the Oxford tradition founded by Alberico Gentili.[2] Poetry The Dove, or Passages of Cosmography (1613)

References 1. ^ a b c "Zouche, Richard". Encyclopedia Americana. 1920. 2. ^ a b c d "Zouche, Richard". Dictionary of National Biography. London: Smith, Elder & Co. 1885 1900. Attribution This article incorporates text from a publication now in the public domain: "Zouche, Richard". Dictionary of National Biography. London: Smith, Elder & Co. 18851900. This article incorporates text from a publication now in the public domain: Chisholm, Hugh, ed (1911). "Zouch, Richard". Encyclopdia Britannica (11th ed.). Cambridge University Press.

James Bryce, 1st Viscount Bryce, Regius Professor from 1870 to 1893

Regius Professor of Civil Law (Cambridge)


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The Regius Professorship of Civil Law is one of the oldest and most prestigious of the professorships at the University of Cambridge. The chair was founded by Henry VIII in 1540 with a stipend of 40 per year, and the holder is still chosen by The Crown. Regius Professors of Civil Law George Porter (1540?) Thomas Smith (1542) Humphrey Busby (1545?) Walter Haddon (1551) William Soone (1561) William Clarke[disambiguation needed ] (1563) Thomas Legge (1570?) Thomas Bynge (1574) John Cowell (1594) Thomas Morrisson (1611) Thomas Goad (1635) John Clark (1666) John Boord (1673) John Oxenden (1684) Thomas Ayloffe (1703) Francis Dickins (1714) Henry Monson (1755) William Ridlington (1757) Samuel Hallifax (1770) Joseph Jowett (1782) James William Geldart (1814) Henry James Sumner Maine (1847) John Thomas Abdy (1854) Edwin Charles Clark (1873) William Warwick Buckland (1914) Patrick William Duff (1945) Peter Gonville Stein (1968) Tony Honor (1971) David Eric Lothian Johnston (1993) David John Ibbetson (2000)

Thomas Smith (diplomat)


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Sir Thomas Smith (23 December 1513 12 August 1577) was an English scholar and diplomat. He was born at Saffron Walden in Essex. He was educated at Queens' College, Cambridge, where he became a fellow in 1530,[1] and in 1533 was appointed a public reader or professor. He lectured in the schools on natural philosophy, and on Greek in his own rooms. In 1540 Smith went abroad, and, after studying in France and Italy and taking a degree of law at the University of Padua, returned to Cambridge in 1542. He now took the lead in the reform of the pronunciation of Greek, his views after considerable controversy being universally adopted. He and his friend, Sir John Cheke, were the great classical scholars of the time in England. In January 1543/4 he was appointed first Regius Professor of Civil Law. He was vice-chancellor of the university the same year. In 1547 he became provost of Eton College and dean of Carlisle Cathedral. He was an early convert to Protestant views, which brought him into prominence when Edward VI came to the throne. During Somerset's protectorate he entered public life and was made a secretary of state, being sent on an important diplomatic mission to Brussels. In 1548 he was knighted. On the accession of Queen Mary I he lost all his offices, but in the reign of her sister, Elizabeth, was prominently employed in public affairs. He became a member of parliament, and was sent in 1562 as ambassador to France, where he remained till 1566; and in 1572 he again went to France in the same capacity for a short time. He remained one of Elizabeth's most trusted Protestant counsellors, being appointed in 1572 chancellor of the Order of the Garter and a secretary of state.

Life's work Sir Thomas Smith's book *De Republica Anglorum; the Manner of Government or Policie of the Realme of England, written between 1562 and 1565, was first published in 1583. He describes it as a mixed government, a commonwealth, and states that all commonwealths are of mixed character. Other works A tract concerning the right prounciation and writing of English 1568 References 1. ^ Venn, J.; Venn, J. A., eds. (19221958). "Smith, Thomas". Alumni Cantabrigienses (10 vols) (online ed.). Cambridge University Press. Armitage, David. The Ideological Origins of the British Empire (2000) 238pp This article incorporates text from a publication now in the public domain: Chisholm, Hugh, ed. (1911). Encyclopdia Britannica (11th ed.). Cambridge University Press. External links Works by or about Thomas Smith (diplomat) in libraries (WorldCat catalog) The Life of the Learned Sir Thomas Smith, Kt.D.C.L. by John Strype (Clarendon Press, 1820) Preceded by The Lord Howard of Francis Succeeded by Sir Lord Privy Seal 15731576 Effingham Walsingham

Sir Thomas Smith. Portrait of Thomas Legge by Sylvester Harding

Thomas Legge
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Thomas Legge (1535 12 July 1607) was an English playwright, prominently known for his play Richardus Tertius, which is considered to be the first history play written in England. Legge was the second of three sons born to Stephen and Margaret Legge in 1535. Originally from Norwich , Legge moved to Cambridge in 1532 where he matriculated to Corpus Christi College . Soon after he moved again to attend Trinity College, where he received a B.A. in 1556. He then went on to attend Oxford in 1566, where he received his master's degree. In 1568 Legge became a member of the faculty at Jesus College, Cambridge, where he was known to be an active tutor and a proponent of the old way of thinking in religious matters.[1] On 27 June 1573 Legge was appointed master of Caius College, taking many students from Jesus College with him when he left. While in office at Caius, Legge stirred up trouble by promoting John Depup, M.A.[2] to a fellowship, which Dr. Caius disagreed with because of Depup's leanings towards Catholic opinions.[1] Legge was also accused of treating letters sent from the queen with contempt, and was charged with misappropriating college funds, a charge that was later settled within the administrative officials of the school. Legge occupied many different positions at Caius, becoming commissary to the university in May 1579, and spent two separate terms, from 15871588 and 15921593, as the vice-chancellor. Legge died on 12 July 1607 and was buried in Caius College Chapel. In his will he left money to Caius College, which was used to build up the north side of the front court of the school.

Plays Legge is best known for his three act Latin tragedy of Richardus Tertius or Richard III, which was performed at St. Johns College in 1579. This work is alluded to by Harington in his Apologie of Poetry as a famous tragedy of this time, and is believed to be the play Cambridge men asked Lord Burghleys permission to substitute in 1592-1593 for the English comedy the queen had requested. It is believed that this play was written based on information Legge took from Sir Thomas Mores biography of Richard III. Because of this, Legge created a Richard who was not deformed and bitter at the world that rejected him, like the Richard III made famous by Shakespeare, but rather an intelligent man with his own motives and agenda who uses everyone around him to get his way. This play appears to be the first real history play written in England, and Legge changed the course of English drama by relying on Holinsheds chronicles as background to his play.[3] Legge is also believed to have written a play about the Destruction of Jerusalem around 1577 that was taken from him before it could be made public. References 1. ^ a b "Legge, Thomas". Dictionary of National Biography. London: Smith, Elder & Co. 18851900. 2. ^ Venn, J.; Venn, J. A., eds. (19221958). "Depup, John". Alumni Cantabrigienses (10 vols) (online ed.). Cambridge University Press. 3. ^ Churchill, George B., Ph. D., Richard the Third up to Shakespeare, Alan Sutton, Rowman & Littlefield, 1976. External links [1] Complete Works Google Book

Thomas Byng
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Thomas Byng (or Bynge) (died 1599) was an English academic and lawyer, Master of Clare Hall, Cambridge from 1571.He matriculated as a sizar at Peterhouse in May 1552, and proceeded B.A. in 1556. He was admitted fellow of his college 7 February 1558, and commenced M.A. 1559, and LL.D. 1570.[1] In 1564, when Queen Elizabeth visited Cambridge, Byng made a Latin oration in her presence on the excellence of a monarchical government. He was proctor in the same year, and on 2 March 1565 became public orator. Byng became Master of Clare Hall, Cambridge, 1571, vice-chancellor of the university 1572, a member of the college of civilians 21 April 1572, and regius professor of the civil law at Cambridge 18 March 1573-4. He became dean of arches 24 July 1595. On 27 July 1578, with other dignitaries of the university, he visited the queen at Audley, and for a second time read a Latin oration in her presence. He died in December 1599, and was buried 23 December at Hackney Church, Middlesex. By his wife, Catherine (15531627), he had ten sons and two daughters. Besides writing orations, Byng edited Nicholas Carr's translations from Demosthenes (1571). He contributed Latin and Greek verses to Thomas Wilson's translation of Demosthenes (1570), and to the university collections issued on the restoration of Martin Bucer and Paul Fagius (1560), and on the death of Sir Philip Sidney (1587). Notes 1. ^ Venn, J.; Venn, J. A., eds. (19221958). "Thomas Byng". Alumni Cantabrigienses (10 vols)

(online ed.). Cambridge University Press.


References"Byng, Thomas". Dictionary of National Biography. London: Smith, Elder & Co. 18851900.

John Cowell (jurist)


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John Cowell (1554 11 October 1611) was an English jurist. Born in Ernesborough (now Irishborough), Devon, he was educated at Eton, and King's College, Cambridge.[1] In 1594 he became professor of civil law at Cambridge, and in 1598 master of Trinity Hall, Cambridge. He died at Oxford on 11 October 1611. In 1607, he compiled a law dictionary, The Interpreter, in which he exalted the king's prerogative; he was prosecuted before the House of Commons by Sir Edward Coke, who had a hostile history with Cowell. He was saved from imprisonment only by the interposition of James I. His book was burnt by order of the House of Commons. The suppression order read in part: When Men goe out of their Element, and meddle with Things above their Capacitie, themselves shall not onely goe astray and stumble in Darknesse, but will mislead also divers others with themselves into many Mistakings and Errours.. the Proofe whereof wee have lately had by a Booke written by Docteur Cowell.. by medling in Matters above his reach, he hath fallen in many Things to mistake and deceive himselfe.. in some Poynts very derogatory to the supreme Power of this Crowne; In other Cases mistaking the true State of the Parliament of this Kingdome...[2] Cowell also wrote a work entitled Institutiones Juris Anglicani. References

^ Venn, J.; Venn, J. A., eds. (19221958). "Cowell, John". Alumni Cantabrigienses (10 vols) (online ed.). Cambridge University Press. 2. ^ http://tarlton.law.utexas.edu/exhibits/dictionaries/common_law/cowell.html This article incorporates text from a publication now in the public domain: Chisholm, Hugh, ed. (1911). "John Cowell". Encyclopdia Britannica (11th ed.). Cambridge University Press. http://www.1911encyclopedia.org/John_Cowell. by Master of Trinity Hall, Cambridge Succeeded 15981611 Clement Corbet by

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Academic offices Preceded Thomas Preston

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