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MOTIVI DELLA DECISIONE

Con sentenza del 2.3.2010, il g.u.p. del Tribunale di Catanzaro riteneva


Saladino Antonio, Lillo Giuseppe Antonio Maria, La Chmia Antonio

Alessandro,

Macr

Pietro,

Morabito

Vincenzo

Gianluca,

Saladino

Francesco, Simonetti Francesco e Scopelliti Rinaldo colpevoli dei reati di abuso di ufficio e frode nelle pubbliche forniture, tutti dettagliatamente descritti in rubrica, condannando: Saladino Antonio alla pena di anni due di reclusione; Lillo G.Antonio Maria alla pena di anni uno e mesi dieci di reclusione; La Chlmia Antonio A. alla pena di anni uno e mesi dieci di reclusione; Macr Pietro alla pena di mesi nove di reclusione ed euro 900 di multa; Morabito G. alla pena di mesi sei di reclusione ed euro 600 di multa; Saladino F. a mesi quattro di reclusione ed euro 300 di multa; Simonetti Francesco alla pena di anni uno di reclusione; Scopelliti Rinaldo alla pena di anni uno di reclusione.

Avverso la sentenza proponevano appello il P.G. presso questa Corte, limitatamente alle decisioni dal contenuto assolutorio nei confronti di: Saladino Antonio (ma solo per i capi l , 2, 3, 4, 7, 20 e 28); Lillo Giuseppe Antonio Maria (capi l e 6); Luzzo Gianfranco (capi l e 28); Loiero Agazio, Durante Nicola e Loiero Tommaso (capo 9); Chiaravalloti Giuseppe (capi 20 e 28); Cumino Franco Nicola (capo 28); Anastasi Pasquale (capi 2 e 6); Macr Pietro (capi 6 e 20); Fragomeni Giuseppe e Bruno Bossi o Vincenza (capo 20), nonch i difensori degli imputati condannati. Il presente giudizio ha ad oggetto la verifica della fondatezza dei motivi di gravame proposti dalle parti processuali, pubblica e private, avverso detta sentenza.

Lo sforzo compiuto dal primo giudice per sintetizzare il materiale istruttorio e dare ordine ai fatti, gi favorevolmente riverberatosi sulle impugnazioni, consente in questa sede di procedere, seguendo l'andamento della motivazione, richiamando di volta in volta le pagine di interesse, per
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soffermarsi, ora, sulle divergenti interpretazioni dei fatti ivi ricostruiti, ora - e in pi limitati casi - sulla ricostruzione stessa.

Paradigmatica la vicenda relativa alla contestazione associativa di cui al capo 1), vero e proprio fulcro dell'impianto accusatorio (v. pagg.l16/123 sentenza gravata), in relazione alla quale la decisione assolutoria del g.u.p. (pagg.883 e segg.) costituisce oggetto delle primarie doglianze della Procura Generale. Per come si avr modo di specificare anche in seguito e per come nessuno degli appellanti pone in dubbio, la sentenza d atto di una serie di circostanze ormai pacifiche: l. la costituzione del consorzio Brutium, ad opera di Saladino Antonio, a ridosso dell'approvazione della legge regionale n.23/2002 in materia di estemalizzazione dei servizi; 2. la conclusione con lo stesso Brutium della "madre di tutti i contratti", vale a dire quello n.255/03, ed il successivo, costante ed esclusivo affidamento a detto consorzio, ex art.7 D. L.vo n.l57/95, con contratti a trattativa privata, di ogni commessa che la Regione decideva di esternalizzare; 3. la macroscopica e costante violazione, in parallelo, dell'art.? cit., poich fra i servizi oggetto dei diversi contratti non vi erano rapporti di complementariet o analogia con quello di cui al contratto principale; 4. la macroscopica e costante inottemperanza agli obblighi contrattuali, dovuta alla assegnazione solo formale dei lavoratori ai servizi nonch alla assoluta impreparazione della gran parte di questi ai fini dello svolgimento delle mansioni loro in astratto affidate; 5. l'assenza di controlli da parte del contraente pubblico sulla corretta esecuzione delle prestazioni; 6. la riconducibilit di ciascun lavoratore interinale ad un referente politico, con netta prevalenza dei raccomandati di Adamo Nicola (vice presidente della Giunta Regionale Lo iero) e di Gentile Giuseppe; 7. la lucrosit degli appalti pubblici di volta in volta deliberati nel corso di pi anni, durante i quali si sono succedute al Governo regionale coalizioni di diversa coloritura politica;
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8. le frequentazioni, assidue e trasversali, di Saladino Antonio con esponenti politici, di maggioranza e di opposizione.

Non solo; l'inammissibilit che contraddistingue gli appelli interposti dagli imputati Saladino e Lillo (di cui ci si occuper a breve) consente di aggiungere alla suddetta elencazione un ulteriore punto fermo: la sostanziale definitivit in ordine alla sussistenza dei reati per la cui realizzazione l'ipotizzata associazione sarebbe sorta. Con gli stessi elementi il g.u.p. escludeva la sussistenza del reato associativo sul rilievo che il contributo dei pubblici ufficiali ai cosiddetti reati-fine (quegli stessi reati per i quali il g.u.p. pervenuto a sentenza di condaima) sarebbe sempre risultato episodico e, comunque, circoscritto ali' operazione da questi di volta in volta sovrintesa e che, dunque, essi non avrebbero condiviso un generico ed indeterminato programma criminoso: ci che impedirebbe, anche in astratto, di ipotizzare l 'esistenza di un 'associazione che si regge imprescindibilmente sul! 'operato di soggetti pubblici che, per, non hanno rapporti tra loro, sono sempre diversi e si succedono gli uni agli altri senza intrecciare legami di alcun tipo (cfr. pg.4 dell'appello del P.G.).

Tale argomentare stato ritenuto erroneo dalla Corte di Cassazione adita dal P.G. in relazione al proscioglimento dal reato associativo - all'esito della stessa udienza preliminare del 2.3.2010- di taluni coimputati che non avevano chiesto di essere ammessi al giudizio abbreviato (politici, funzionari regionali ed imprenditori), poich "il ragionamento con cui la sentenza nega l 'esistenza stessa del! 'associazione - ragionamento comune alle due decisioni - non regge dal punto di vista logico" (v. pg.7 della sent. n.l257 del20.7.2011 /21.9.2011). Pi in particolare viene smentita la tesi, sostenuta dal g.u.p., secondo cui un 'associazione per delinquere costituita per realizzare reati contro la P .A. configurabile solo se vi facciano parte anche funzionari pubblici o, in genere, soggetti che appartengano all' Amministrazione, potendo sicuramente

ipotizzarsi un apporto del pubblico ufficiale non intraneo all'organizzazione delittuosa, nei reati contro la P.A. - compreso il delitto di abuso d'ufficio costituenti il programma criminoso. In altri termini, il ruolo del pubblico
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funzionario

nella

realizzazione

del

reato

costituisce

una

variabile

indipendente rispetto alla configurabilit di un 'associazione per delinquere, costituita da privati, che si ponga l 'obiettivo di realizzare i delitti previsti dal titolo II del codice penale (ivi pagg. 7/8).

La chiave di lettura fornita dal Supremo Collegio agevola oltremodo il compito di questa Corte: i giudici di legittimit, ragionando ovviamente in punto di diritto, sostengono che con quelle emergenze istruttorie non vi sarebbe motivo per non ritenere la sussistenza del reato associativo. Ed in effetti le sopraindicate circostanze fattuali costituiscono altrettanti indici sintomatici degli elementi fondamentali che caratterizzano il reato di cui all'art.416 c.p.: il vincolo associativo tendenzialmente permanente

(desumibile dai punti l , 6, 7, 8); l'indeterminatezza del programma criminoso (punti 2, 3, 4, 5 e 7) e l'esistenza di una struttura organizzativa sia pur minima ma idonea ed adeguata a realizzare gli obiettivi criminosi presi di mira (punti l , 2, 6, 7 e 8). Risulterebbe ridondante riportare i consolidati orientamenti giurisprudenziali citati dal P.G. a pag. 6 dell 'appello; sufficiente in questa sede richiamare le
Sezioni Unite, sent. n. 10 del 28.3.2001/27.04.2001, che in tema di

associazione per delinquere (nella specie, di stampo mafioso), hanno affermato che consentito al giudice, pur nel/ 'autonomia del reato mezzo

rispetto ai reati-fine, dedurre la prova de/l 'esistenza del sodalizio criminoso dalla commissione dei delitti rientranti nel programma comune e dalle loro modalit esecutive, posto che attraverso essi si manifesta in concreto l 'operativit del! 'associazione medesima.
Nel caso che ci occupa, i reati-fine che consentono di operare la suddetta deduzione sono quelli di cui ai capi 6 (progetto Ipnosi), 9 (pr. Censimento Patrimonio Immobiliare), 11 (pr. Posto Sicuro), 12 (pr. MOD), 13 (pr. Silva Brutia), 14 (pr. CAM), 15 (pr. RED), 16 (pr. For Europe), 18 (pr. BIFOR) e

19 (pr. INFOR).

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Per dette vicende il g.u.p. ha condannato sia Saladino Antonio (reati di cui ai capi 6, 11 , 12, 13, 14, 15, 16, 18 e 19) che Lillo Giuseppe Antonio Maria (reati di cui ai capi Il , 13, 14, 15, 16, 18 e 19); ha disposto, in conformit alla richiesta dell 'Ufficio di Procura Generale, la trasmissione degli atti al P .M. per le stesse fattispecie criminose nei confronti di Merante Caterina, Franz Giancarlo e La Chmia Antonio Alessandro ed ha rinviato a giudizio 27 imputati, tra cui Adamo Nicola, Franz Giancarlo, Merante Caterina, Morrone Giuseppe Ennio, Morelli Francesco, Marasco Rosalia. La Cassazione ha restituito gli atti al g.u.p. di Catanzaro affinch rivalutasse la sussistenza della fattispecie associativa in capo a Curto Aldo, Morelli Francesco (entrambi dirigenti amministrativi) Morrone Giuseppe Ennio (assessore nella Giunta Loiero), Gallo Dionisio (assessore della Giunta Chiaravalloti), Adamo Nicola e Franz Giancarlo (amministratore delegato della
Why Not, al pari della Merante;

membro del consiglio di

amministrazione del consorzio Brutium e, per anni, legato ali 'imprenditore lametino da uno stretto rapporto che lo portava anche a ricoprire un ruolo di primo piano nell'ambito della Compagnia delle Opere: v. pg. 120 della sentenza impugnata). Questa Corte oggi chiamata a pronunciarsi sull'assoluzione dal reato di cui all' art.416 c.p. perch il fatto non sussiste, oltre che nei confronti di Saladino Antonio e Lillo Giuseppe Antonio Maria, anche in relazione alle posizioni di Macr Pietro (amministratore della societ MET Sviluppo), Bruno Bossio Vincenza (moglie di Adamo Nicola e titolare della C.M. Sistemi Sud, consorziata CLIC) e Luzzo Gianfranco (assessore alla Sanit nella Giunta Chiaravalloti), posizioni, queste ultime, per il momento accantonate per ragioni di comodit espositiva. Piuttosto, l'impugnazione riguardante l'assoluzione dei primi due dal reato associativo va, a questo punto, trattata congiuntamente all'appello proposto dagli stessi avverso la condanna per i reati di cui ai capi sopra citati. Per riprendere le parole del P.G. che ne ha efficacemente sintetizzato il pensiero, il g.u.p., pur escludendo il reato associativo, ha esplicitamente

affermato che "a decorrere dal 2003, il Saladino e gli altri amministratori del
consorzio Brutium e della societ Why Not hanno di fatto preposto le loro strutture societarie alla reiterata commissione di reati necessariamente richiedenti l 'azione di pubblici ufficiali" e che " del tutto evidente che ci potuto avvenire proprio perch i soggetti privati, ed in primo luogo il Saladino, hanno allacciato stretti rapporti personali, di interesse e di reciproco scambio di favori con dirigenti e pubblici amministratori della Regione Calabria preposti ali 'assegnazione delle commesse pubbliche e perch questi ultimi, anche per ragioni di tornaconto personale, perlopi individuabili nelle assunzioni clientelari di lavoratori che di regola accompagnavano l 'esecuzione dei progetti di volta in volta assegnati al Brutium con procedure palesemente illegittime si sono resi stabilmente disponibili ad assecondare i fini illeciti perseguiti dal gruppo imprenditoriale privato e, in definitiva, si sono prestati a fornire il loro decisivo ed indefettibile contributo ali 'esecuzione di quel programma criminoso che lo stesso g.u.p. ha individuato nel concreto modus operandi dei soggetti privati" .

Dal canto loro, i difensori degli imputati Saladino Antonio e Lillo Giuseppe, oltre a rammentare l'ingiustificato risalto mediatico accordato alla vicenda
Why Not e gli incidenti procedurali verificatisi, chiedevano la riforma della

sentenza evidenziando: l) come le dichiarazioni di Merante Caterina non potessero sottrarsi alla valutazione secondo i criteri tracciati dall' art.l92, commi primo e terzo, c.p.p. e come, dunque, le stesse necessitassero di riscontri oggettivi ed individualizzanti; 2) come il Saladino, sebbene condannato ali' esito del giudizio di primo grado per plurime violazioni dell'art.323 c.p., non rivestisse alcun ruolo ufficiale all' interno del consorzio Brutium sin dall'anno 2004; 3) come le ingenti somme introitate attraverso le condotte in contestazione fossero finite nelle casse della Why Not e non anche in quelle del consorzio Brutium o presso le persone fisiche di questo rappresentanti, appunto il Saladino ed il Lilla; 4) come, inoltre, non si ravvisasse nelle condotte in questione alcuna violazione di legge, atteso che i
lavoratori sono stati tutti regolarmente assunti e che gli stessi sono stati altrettanto regolarmente retribuiti, sicch da ritenersi che il do ut des cristallizzatosi tra societ aggiudicatrice della gara e lavoratori sia stato

corretto, di talch nessuna violazione di legge vi mai stata (v. fl. 5/6

dell 'atto di gravame a firma dell' avv. Gambardella); 5) come, infine, in relazione al reato di cui al capo 6 fosse impossibile rinvenire il requisito del dolo intenzionale (e ci all'esito di una articolata quanto astratta disamina della fattispecie p. e p. dall'art.323 c.p.) nella misura in cui nella c.d. vicenda
Ipnosi l'affidamento sarebbe stato avallato dal "parere di una triade di giuristi" (v. f1.7, ultimo cpv., dell'atto di appello).

Nessuna di tali considerazioni coglie nel segno; si tratta, infatti, o di questioni gi superate dal primo giudice o di rilievi ininfluenti, se non del tutto in v conferenti, rispetto a quell'apparato motivazionale. Ed invero, mentre le repliche alle censure di cui ai punti 1), 2) e 3) sono gi contenute nella sentenza impugnata (v. pagg. 153, 232 e segg. e, pi specificatamente, pag.887 in relazione ai criteri correttamente adoperati ai fini della valutazione delle dichiarazioni della Merante; pagg.906 e segg. per il ruolo del Saladino nell 'ambito di tutte le strutture societarie, sue creature; pag.757 per l'entit della cifra finita nelle casse del Brutium, pari al 3% di quanto complessivamente fatturato dalla Regione Calabria in favore della Why
Not, ammontante a 60 milioni di euro), nel quarto motivo, anzich soffermarsi

sull'interpretazione dell'art. 7 cit. di volta in volta fornita dal primo giudice, le difese si sono limitate ad evidenziare l'esistenza di un rapporto lavorativo tra le societ consorziate ed i propri dipendenti, quasi che tale circostanza fosse idonea a scardinare l' impianto accusatorio e non ne costituisse, piuttosto, la conferma; in altri termini, se vero che gli affidamenti al Brutium sono stati resi possibili da interpretazioni normative macroscopicamente infondate, che l 'unico consorzio ad essersene avvantaggiato stato quello "amministrato" dal Saladino e che, ancora, i lavoratori interinali in tali progetti formalmente impiegati erano tutti "raccomandati", evidente

come il rapporto di lavoro si

dovesse formalmente incardinare: una parte del denaro pubblico convogliato per effetto di questi affidamenti alle societ privilegiate, in p rimis alla Why
Not, doveva - ancora una volta necessariamente - essere ridistribuito tra i
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lavoratori interinali raccomandati, proprio per foraggiare il sistema clientelare; n in relazione al capo 6) appare conferente il riferimento al parere della
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triade di giuristi, non fosse altro perch la consulenza in questione, datata 3.6.2004, non solo successiva all'affidamento ed alla stessa risoluzione per mutuo consenso (aprile 2004), quanto si riferisce ad altra vicenda contrattuale che, sebbene scaturente da Ipnosi, fuoriesce dal perimetro della contestazione (v. pag.405 della sentenza gravata). Sulla scorta del costante orientamento della Suprema Corte, per l'appello, come per ogni altro gravame, il combinato disposto degli artt.581, comma l , lett. c), e 591 , comma l , lett. c), c.p.p. comporta l'inammissibilit del! 'impugnazione in caso di carenza o genericit dei relativi motivi e deve considerarsi inammissibile l 'impugnazione fondata su motivi che si risolvono nella pedissequa reiterazione degli argomenti gi dedotti in primo grado e puntualmente disattesi dal giudicante, dovendosi gli stessi considerare non specifici ma soltanto apparenti, in quanto omettono di assolvere la tipica funzione di una critica argomentata avverso la sentenza oggetto di ricorso (v. Cassazione, n. 203 77/09). L' inammissibilit che colpisce questo atto di impugnazione rafforza il convincimento della Corte circa la pacifica integrazione dei delitti di abuso di ufficio e circa il reciproco vantaggio ricavatone dal Saladino (e dal Lillo nella veste di suo successore e 'testa di paglia'), quale accentratore dei servizi estemalizzati e conseguente rnonopolista della domanda di lavoro (termine adoperato nel senso pi propriamente tecnico laddove chi 'offre' il lavoro , per l'appunto, il lavoratore), e dagli esponenti politici ed amministratori di rango pi elevato, messi in condizione di garantire concretamente la raccomandazione ai propri elettori o, comunque, di favorire se stessi o persone del proprio entourage, familiare o lavorativo.

Analoga censura di inammissibilit da muovere all'appello del P.G. nella parte riguardante le assoluzioni pronunciate dal g.u.p. in relazione agli ulteriori reati-fine, di cui ai capi 2, 3, 4, 7 e 20. Cos come per l'appello degli imputati Saladino e Lillo, appare opportuno, per esplicitare le ragioni della suddetta decisione, analizzare l'atto di

impugnazione a partire dalla pag. 71 e provare a sintetizzame struttura e consistenza delle doglianze: il P.G. esordisce riepilogando solo parzialmente le motivazioni poste a supporto dell'assoluzione del Saladino e dell'Anastasi dai reati di cui capi 2, 3 e 4; interpone (pag.72) una generica lamentela circa il fatto che il g.u.p. avrebbe inopinatamente 'frammentato' le risultanze probatorie le une dalle altre, depotenziandone la forza e rilevanza, senza tener conto del ruolo di Saladino Antonio quale imprenditore di contorno alla politica regionale in un momento in cui la sua ascesa imprenditoriale risulta essere sponsorizzata, supportata e fortemente voluta dai maggiori esponenti di quest'ultima e, almeno per il Saladino, conclude la parte argomentativa delle sue critiche (ultima parte di pag.72) evidenziando le numerose emergenze dalle quali sarebbe stato agevole desumere il ruolo di deus ex machina di costui; tutta la parte successiva, fino a pag.78, si riduce alla mera elencazione di quelle stesse risultanze istruttorie che, non ignorate o trascurate dal g.u.p, consentono di collocare conversazioni, atti e deliberazioni in un dato contesto spaziale e nella loro successione cronologica.

Ci che, piuttosto, l'impugnazione non aggredisce, al di l di m ere petizioni metodologiche, la parte della motivazione in cui il g.u.p. illustra le ragioni dell'assoluzione: il giudice di primo grado non ha disconosciuto il ruolo verticistico del Saladino n i suoi legami con la politica e le alte sfere della burocrazia regionale; , altres, consapevole dell'influenza che il prevenuto, pur dimessosi formalmente da cariche direttive, ha continuato ed esercitare sul consorzio e sulle consorziate, ma, correttamente, per ogni singolo episodio delittuoso, ha preteso- in ossequio alla consolidata giurisprudenza del S.C.
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di ottenere la prova che consentisse di dimostrare l'apporto dell'ideatore del

v., per tutte, sez.6, sent. n.3194 del 15.11.2007/21.1.2008, per cui in materia di reati associativi, il ruolo di partecipe rivestito da taluno nel/ 'ambito della struttura organizzativa criminale non di per s solo sufficiente a far presumere la sua automatica responsabilit per ogni delitto compiuto da altri appartenenti al sodalizio, anche se riferibile all 'organizzazione e inserito nel quadro del programma criminoso, giacch dei reati fine rispondono soltanto coloro che materialmente o

moralmente hanno dato un effettivo contributo, causa/mente rilevante, volontario e consapevole


all'attuazione della singola condotta criminosa, alla stregua dei comuni principi in tema di concorso di persone nel reato, essendo teoricamente esclusa dall'ordinamento vigente la configurazione di qualsiasi forma di anomala responsabilit di 'posizione' o da 'riscontro d 'ambiente'.

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sistema alla commissione di ogni singolo delitto (v. pag.341 , secondo cpv.); dove l 'ha rinvenuta, pervenuto ad una decisione di condanna, altrimenti non ha potuto fare altro che riscontrare il vuoto probatorio tra la pur corretta premessa e la conclusione consistente nell'ascrivibilit del reato fine.

A ben vedere, in parte qua, l'appello del P.G. non fa che riproporre, per di pi sulla base di un resoconto solo parziale delle ragioni assolutorie, il teorema accusatorio gi censurato: premette il ruolo del Saladino, ma non indica da quali specifici elementi si sarebbe dovuto rilevare o inferire il suo contributo alla commissione del reato-scopo.

Tanto con riferimento al Saladino quanto con riguardo all' Anastasi, il giudice, sulla scorta di rilievi ad oggi non smentiti, ha piuttosto evidenziato l'estraneit di costoro al procedimento formativo del bando (v. pagg.332 e segg.) e ad attivit di tipo valutativo, di talch l'unico elemento seriamente indiziante a carico dell'imputato Anastasi (l'assunzione della figlia Eleonora presso la consorziata Why not a distanza di sei mesi dall'intervenuta aggiudicazione: cfr. pag.79 dell'atto di appello) rimaneva, questo s, isolato da un contesto che potesse ricollegarlo ad un contributo fornito dal suddetto Anastasi all ' abuso di ufficio per il quale, allo stato, chiamato a rispondere solo Curto Aldo (v. decreto di rinvio a giudizio in pari data e pag.335 della sentenza gravata, in cui si specifica anche la norma di legge violata).

Anche con riferimento ai capi 3 e 4 l'impugnazione del P.G. non coglie nel segno: evidenzia, con dovizia di richiami (v. pag.81), il ruolo di Saladino Antonio nella indicazione nominativa del personale da assumere e destinare al servizio di sorveglianza idraulica, ma non contesta quanto argomentato dal primo giudice circa il punto in cui tale ingerenza si arrestava.

Quel che sta a cuore al Saladino - assegnati i servizi al consorzio - che per gli stessi le societ consorziate assumano, per chiamata diretta e nominativa, i soggetti raccomandati dai politici. Come afferma il primo giudice (v. pagg.364/365), il Saladino non ha motivo, una volta che ha accontentato il referente politico, di preoccuparsi se il personale sia ali' altezza o se,

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comunque, il lavoro venga pi o meno correttamente svolto (ed disinteresse che lo accomuna al politico stesso, mosso dal solo fine di garantire ai clientes una entrata fissa mensile). L'impianto motivazionale coerente: erano compiti rimessi al management (La Chmia, Merante, Franz), rispetto ai quali mancata in radice, da parte deli' ente committente, la volont politica di effettuare i controlli; stata questa scellerata 'convergenza di disinteressi' ad aver reso possibile, ancor prima che la commissione dei delitti, il letterale sperpero di pubbliche risorse. Le ragioni dell'inammissibilit risiedono nella mancata esplicitazione degli elementi da cui ricavare un'ingerenza del Saladino anche nella fase della gestione del servizio e/o dei motivi che dovrebbero rendere inverosimile la suddetta ricostruzione.
A ben vedere, l'indicazione dei nominativi un dato comunque equivoco:

essa potrebbe contestualmente significare, tanto la conseguenza di una precedente promessa, quanto un tentativo di ingraziarsi i politici in vista di futuri favori; essa certamente circostanza sintomatica di un interesse del Saladino, ma non univoca nel senso cui il P.G. intende alludere nelle domande retoriche sviluppate alla pag.82 dell'atto di appello.

Si tratta di argomentazioni valide per ribadire la completezza della motivazione relativa all'assoluzione del Saladino dal reato di cui al capo 7, con l'ulteriore considerazione che, nel caso di specie (cfr. appello del P.G., pagg.8411 00), salvo che nell'intitolazione di un paragrafo apposito contraddistinto dal numero 6 (v. ultime righe di fl .84), il P.G. non spende alcun argomento sulla fase esecutiva del progetto 'Ipnosi ', limitandosi piuttosto a ribadire il ruolo rivestito dal Saladino nella fase

dell'aggiudicazione, ruolo per il quale questo imputato stato, oltretutto, ritenuto responsabile.

Rasentano l'inammissibilit anche i motivi di impugnazione dell'assoluzione degli imputati Lilla, Anastasi e Macri dal reato di cui al capo 6 della rubrica.

L'illiceit dell'affidamento spiegata alle pagg. 393 e segg. della sentenza. Il g.u.p. ha rinvenuto elementi di colpevolezza nei confronti dei soli Saladino e La Chmia, mentre ha rinviato a giudizio per le stesse vicende Franz Giancarlo e gli allora funzionari regionali Morelli e Mazza; non ha ravvisato elementi sufficienti in capo a Chiaravalloti Giuseppe e Macr Piero ed ha escluso che ne siano stati fomiti in relazione agli imputati Lillo ed Anastasi. Le valutazioni del g.u.p. trovano la Corte solo parzialmente concorde: I) la mancata prospettazione di elementi a carico deli' Anastasi contraddistingue anche l'atto di appello; II) gli elementi addotti per sostenere la colpevolezza del Lillo (primo cpv. e segg. di pag.98 dell'atto di gravame) non collidono con le argomentazioni del g.u.p. nella misura in cui prospettano un interesse di detto imputato agli aspetti economici ed occupazionali del servizio affidato, ma non smentiscono il fatto dirimente costituito dall'ingresso di questo imputato nell'organigramma del consorzio affidatario in epoca successiva all'affidamento (v. pag.458 della sentenza gravata); III) aspecifici appaiono anche i motivi relativi al Macr (da pag. 98 in poi): vi si riportano emergenze istruttorie aventi ad oggetto il software Navision (quelle che, a dire dl P.G., avrebbero comportato la condanna del prevenuto per il reato di cui al capo 7) ma senza spiegare perch da tali elementi debba, altres, ricavarsi una responsabilit del soggetto per la antecedente fase dell'aggiudicazione. Risulta, al contrario, frutto di un'incompleta panoramica degli elementi offerti dali' attivit investigativa l'assoluzione del Chiaravalloti - all'epoca Presidente della Giunta regionale - dal medesimo delitto: il g.u.p., pur non potendo disconoscere la riconduzione della delibera n.332 del 6.5.03 al prevenuto (v. pag.469) n la macroscopica illegittimit che la connotava (v. pag.445 della sentenza), ha escluso che lo stesso possa essere stato mosso dall'intenzione di favorire Saladino; pi in particolare, il giudice, conferendo piena credibilit al coimputato Morelli -per lo stesso fatto rinviato a giudizio- ha circoscritto alla condotta dell'allora Capo di Gabinetto l'ideazione e la predisposizione del testo della delibera n.332 ed ha ascritto la firma del Chiaravalloti ad un atteggiamento di affidamento, al pi colposo, nell' operato del Morelli (v. pag.469); oltretutto, non vi sarebbe stata la prova di rapporti amicali o

comunque di consolidate frequentazioni tra il Chiaravalloti ed il Saladino n sarebbero risultati interessamenti del politico ad assunzioni clientelari (v. pag.470, secondo e quarto cpv.).

Tale ricostruzione non convince: essa frutto di una forzatura nella parte in cui attribuisce al Chiaravalloti un atteggiamento di colposa leggerezza laddove neanche lo stesso imputato era giunto a tanto; valorizza le dichiarazioni, per certi versi scontate, del Morelli, a scapito di quelle del Franz (che, al contrario, ribadiva i rapporti Chiaravalloti-Saladino), ma soprattutto omette di valutare le emergenze pi significative richiamate dal P.G. alla pag.97 dell'appello: in una delle agende del Saladino sono stati rinvenuti numeri telefonici, fissi e mobili, istituzionali e privati, personali e intestati a persone dell'entourage familiare e lavorativo dell'uomo politico, disponibilit denotante una conoscenza tutt'altro che superficiale; dalle captazioni alle quali stata soggetta Di Donna Nadia, una delle principali collaboratrici del Saladino nella fase di selezione delle domande e di avviamento al lavoro, la Di Donna fa espresso riferimento a dipendenti della societ Why Not raccomandati dal Chiaravalloti nonch ad accordi intervenuti tra questi ed il Saladino ai fini dell'invio dei curricula dei nuovi lavoratori da assumere.

E', dunque, evidente come anche in tal caso la macroscopica illegittimit dell'atto in cui si annida il favore reso dagli 'intranei' Chiaravalloti e Morelli agli 'estranei' Saladino, La Chmia, Franz e Merante, rinvenga il suo inconfessabile fondamento nel documentato rapporto di profonda conoscenza fra i due. D'altro canto, individuare - come il g.u.p. ha ancora una volta autonomamente fatto - una concomitante giustificazione all'adozione di quella delibera nell'esigenza, sentita pure dal Presidente della Giunta, di

salvaguardare 64 posti di lavoro equivale ad offrire della vicenda una lettura quanto meno contraddittoria. Tirando le fila della motivazione, non , infatti, dato comprendere se il giudice abbia assolto il Chiaravalloti per essersi questi colpevolmente fidato del suo pi stretto collaboratore (v. pag.469, penultimo cpv.) o per avere deliberatamente forzato il dato normativo pur di mantenere resterebbe poi da vedere se per motivi pubblici o clientelari - i livelli

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occupazionali (v. pag.470, primo rigo); l'inconciliabilit, logica prima ancora che giuridica, tra le due versioni costituisce la spia della scarsa persuasivit della sentenza sul punto. Ci non di meno, la collocazione del momento consumativo del reato alla data di adozione della delibera (6.5.03) impone di pervenire ad una declaratoria di non doversi procedere essendo il reato estinto per intervenuta prescrizione, giacch ormai decorso il termine di sette anni e sei mesi da calcolare ai sensi degli artt.157 e 160 c.p. (il termine non muta sia che si faccia riferimento alla disciplina previgente sia che si applichi l'art. l 57 c.p. nuova formulazione). Va, invece, confermata l'assoluzione degli stessi Chiaravalloti e Saladino, oltre che di Bruno Bossio Vincenza, Macr Pietro e Fragomeni Giuseppe, dal reato di cui al capo 20); tale vicenda sconta, sul piano processuale, una duplice, e per quel che oggi rileva, fatale incompletezza: a monte, per ci che attiene alla formulazione della relativa imputazione e dell 'individuazione, invero ardua, del ruolo rivestito da costoro nel presunto abuso; a valle, nelle ragioni poste a fondamento dell'impugnazione che, ad onta della prolissit, si riduce alla mera riproposizione delle tappe che hanno determinato l'erogazione di un cospicuo fmanziamento alla societ Tesi, ormai in decozione, ed alla creazione del Consorzio Clic; alla riproposizione, cio, delle medesime tappe ripercorse nella sentenza (pagg.764 e segg.) senza che, tuttavia, ivi il g.u.p. abbia rinvenuto elementi di colpevolezza a carico degli odierni appellati; in particolare, il giudice, dopo avere chiarito meglio di quanto non lasciasse trasparire la formulazione dell'imputazione il senso dell'accusa (strumentale creazione del consorzio Clic a seguito del fallimento del progetto Ipnosi al fine di entrare in Tesi e cos sfruttare i finanziamenti e le commesse pubbliche che a tale societ, in quanto partecipata dalla Regione Calabria, pervenivano e sarebbero pervenuti anche in futuro: v. pi diffusamente pagg.759/762), nell'anticipare le conclusioni spiegava perch tale ricostruzione dovesse ritenersi documentalmente smentita dalle risultanze investigative: gli illeciti finanziamenti erogati a Tesi erano stati deliberati ed in parte elargiti ben prima della nascita del consorzio Clic e quando, anzi, sembravano gi avviate le trattative perch altro soggetto imprenditoriale

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entrasse a far parte della societ Tesi, n poteva sostenersi che gli imprenditori consorziati non fossero a conoscenza del fatto che pregresse decisioni del giudice amministrativo avevano conferito alla Tesi la natura di societ di diritto privato, circostanza, questa, che escludeva la possibilit di affidamento diretto di commesse pubbliche (v. pi diffusamente pagg.762/764).

Non si rinvengono nell ' appello del P.G., su questo capo della sentenza, specifiche censure ai tre pilastri che reggono, sul punto, la motivazione: l) la deliberazione del finanziamento in epoca antecedente la creazione del consorzio ma, comunque, successiva al conclamato stato di decozione della societ da finanziare (pagg.783 e segg.); II) l'immotivata 'retromarcia' della
Lutech, che avrebbe consentito l' entrata in scena del consorzio Clic (v.

pagg.790/791); III) la conoscenza da parte dei vertici di detto consorzio della natura privatistica della Tesi. Affinch l'impugnazione potesse superare il vaglio di ammissibilit e sortire l'effetto sperato, avrebbe dovuto offrire una lettura alternativa a quella cui era giunto il primo giudice, intaccando uno o pi dei suddetti pilastri (pagg.7811782); il P.G. si limita, piuttosto, a ribadire la natura illecita del finanziamento (punto sul quale il g.u.p. concorda, tanto vero che ha condannato Scopelliti Rinaldo) e ad ipotizzare meri scenari (riproposizione, con riferimento al consorzio Clic, dello stesso modulo operativo attuato dal Saladino con il consorzio Brutium, vale a dire calamitare e di fatto gestire finanziamenti pubblici e/o appalti di servizi informatici attraverso la partecipazione societaria di Clic, amministrata dalla moglie dell 'influente vice Presidente della Giunta Regionale, in Tesi), peraltro smentiti dalla realt (dopo l'ingresso di Clic non v' prova che Tesi abbia ricevuto commesse dalla Regione o da altri enti pubblici). Non corretto sostenere che il g.u.p. non abbia immotivatamente tenuto conto del racconto che la

Merante fa circa le

origini del consorzio Clic e le recondite ragioni sottese alla sua creazione; al contrario, proprio dalla versione della Merante per come recepita dalla Pubblica Accusa che muove il ragionamento del giudice, il quale non ha fatto altro che verificare la tenuta del racconto della donna sulla scorta degli elementi investigativi acquisiti, giungendo ai risultati che si sono gi illustrati;

pu anche darsi che la Merante, in forza dei rapporti confidenziali con il Saladino, fosse a conoscenza dei tentativi di costui di inserirsi nel settore dell'informatica e che magari egli potesse averle anche rivelato come i legami con Adamo Nicola ed il coinvolgimento della moglie di questi avrebbero potuto agevolare tale disegno, ma questo non significa ancora aver varcato la soglia del penalmente rilevante: non vi prova di accordi di natura corruttiva tra l'imprenditore ed i politici n di promesse di assunzione (come nel caso del consorzio Brutium); resterebbe il fatto del finanziamento, ma, come si detto, esso precede la creazione del consorzio, di talch le stesse modalit di ingresso di Clic in Tesi spiegate dal Mamone (v. dichiarazioni rese da Mamone Luigi, per come riportate alla pag.113 dell'atto di gravame) possono essere lette come l'estremo tentativo, una volta che il danno erariale si era consumato, di !imitarne l'entit (se la societ, una volta rifinanziata, avesse effettivamente potuto contare su un serio piano di rilancio, gli utili sarebbero serviti a restituire alla Fincalabra il finanziamento ottenuto). Non residuano altri reati, oltre quello ora esaminato, a carico di Bruno Bossio Vincenza e poich proprio dalla commissione dei reati-fine anche da parte sua sarebbe dovuta derivarne la prova della partecipazione al reato associativo, ne discende che anche l'imputata andr assolta dal reato sub l) per non avere commesso il fatto. Con le stesse motivazioni anticipa qui la conferma dell'assoluzione di

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Luzzo Gianfranco dal reato di cui al capo l), dal momento che, come si vedr

oltre, va confermato il giudizio di insussistenza del fatto in relazione al reato di cui al capo 28), cio dell'unico presunto reato-fine per il tramite del quale il Luzzo avrebbe conferito il suo apporto alla compagine associativa. Ad analoga determinazione pu addivenirsi nei confronti di Macr Pietro, poich non solo anche nei suoi confronti va pronunciata assoluzione in relazione al reato di cui al capo 7), ma anche perch la condotta fraudolenta ivi contemplata viene a collocarsi in una fase sicuramente successiva e, comunque, marginale rispetto ali 'idea che sta alla base del programma delinquenziale del Saladino; il fine di quest'ultimo era - come si gi detto -

quello di creare un sistema in grado di garantire la 'scientifica' acquisizione dei servizi estemalizzati della Regione utilizzando per il loro svolgimento forza lavoro 'segnalata'. Tanto era sufficiente a creare un meccanismo che, in pratica, si autoalimentava, cos assicurando all ' ispiratore del Brutium un potere via via pi esteso e penetrante; in altri termini, al Saladino poco o niente interessava - e le assoluzioni sul punto ne sono la condivisibile conferma - che il servizio, una volta esternalizzato, fosse effettivamente svolto, e ci perch era consapevole del fatto- ed anche questo si detto- che i primi a non esserne interessati erano i politici posti ai vertici dell'ente che glielo aveva affidato. La questione - come piuttosto nel caso del Franz e della Merante - toccava pi concretamente gli interessi del management delle societ consorziate ed i calcoli utilitaristici (massimizzazione del profitto a scapito del servizio) che ne hanno guidato le scelte. La difesa di Scopelliti Rinaldo, imputato del reato di abuso di ufficio di cui al capo 20) della rubrica, ha contestato la ricostruzione della vicenda come operata dal primo giudice, evidenziando come il giudicabile fosse divenuto Presidente di Fincalabra solo dopo la definizione dell'operazione Tesi, allorquando, cio, tutta la manovra era gi stata definita negli aspetti sostanziali e si era gi provveduto al versamento di oltre la met del finanziamento previsto, ingenerando le aspettative di Tesi, Clic e Iam sull'erogazione del residuo; d'altronde, lo Scopelliti non ha eseguito "automaticamente i pagamenti ... ma si pone in una situazione di studio de/l 'intera vicissitudine di Fincalabra", tanto vero che, contrariamente alla scadenza quasi mensile con cui i pagamenti venivano effettuati da Fincalabra a Tesi, occorrer attendere quasi un anno per l 'erogazione del saldo ad opera di Scope/liti, pure a fronte delle numerose ed insistenti richieste di adempimento provenienti dai soggetti interessati ed anche in ragione degli esiti della riunione indetta dalla Regione Calabria con le organizzazioni sindacali di categoria in data 12.7.05, per scongiurare il rischio della perdita di posti di lavoro in Tesi. In altri termini, tenuto conto del fatto che il contratto di cessione del credito stipulato durante il periodo di Presidenza Gargano era da considerarsi valido ed efficace e che, proprio in forza di quel contratto, Fincalabra aveva effettuato erogazioni per oltre un milione e mezzo di euro,

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lo Scopelliti non poteva trascurare n la legittima aspettativa delle parti contrattuali n l'interesse di Fincalabra a non esporsi alle azioni giudiziarie per ottenere il pagamento di quanto ulteriormente dovuto a Tesi. Da qui la mancanza dell'elemento psicologico del reato, posto che, se l'operato dell'agente diretto a perseguire in via primaria l'obiettivo di un interesse pubblico di preminente rilievo, non configurabile il dolo intenzionale e, pertanto, il reato non sussiste. L'appello infondato. La ricostruzione dell 'appellante incompleta e, come tale, non persuasiva: fornisce dell' operato dello Scopelliti un'interpretazione, per cos dire, 'necessitata' quasi che non sussistessero alternative legalmente percorribili all'erogazione del finanziamento. Il dato ricavabile dalla ben pi compiuta ricostruzione offerta dal g.u. p., che, proprio nei passaggi omessi dallo Scopelliti, non trova smentita nell'odierna impugnazione. Evidenziava il giudice (pag.793) come ad un certo punto fosse stato lo stesso imputato a segnalare al c.d.a. di Fincalabra che la validit del contratto di cessione del credito sottoscritto il 26.10.04 era subordinata all'approvazione del c.d.a. della Lutech e che l'eventuale mancata
approvazione avrebbe fatto venire meno nella sua interezza la validit del contratto, ma soprattutto come l 'imputato avesse personalmente provveduto

ad

erogare

le

ultime

tranches

del

finanziamento

scavalcando

la

determinazione del c.d.a., secondo cui intanto si sarebbe potuta completare l'erogazione in quanto si fosse previamente proceduto alla regolarizzazione contrattuale (pag.795). A questo punto la stessa giustificazione conclusiva offerta dallo Scopelliti - quella, cio, di avere agito al solo fine di salvaguardare l'interesse pubblico, in quel caso individuato nella salvezza a tutti i costi della Tesi - non regge: come si visto, il c.d.a. , lungi dal proporre di revocare il finanziamento, si era limitato a consigliare di sospendeme l'erogazione in funzione di una regolarizzazione contrattuale che ancora mancava. Non spiega, perci, l'appellante come l'interesse pubblico da questi prospettato potesse essere messo a repentaglio da una mera sospensione

dell ' erogazione di una mtruma franche di un finanziamento ben pi consistente n, tanto meno, perch non potesse ritenersi maggiormente rispondente ali ' interesse pubblico il deliberato del c.d.a. n, infine, perch l'erogazione, nonostante tale deliberato, dovesse essere intesa alla stregua di un ' atto dovuto'.

La decisione di condanna - non intaccata dal silenzio serbato su queste significative circostanze dall' atto d' appello in esame - merita, pertanto, conferma.

I difensori di Macr Pietro, condannato per il reato di cui al capo 7) della rubrica imputativa, hanno dedotto che il loro assistito, lungi dallo svolgere i compiti che il giudice di primo grado erroneamente gli attribuisce alla stregua del contratto stipulato con la societ Why Not, aveva contrattualmente assunto, per il periodo compreso tra 1'1.11.03 ed il 30.6.05, l'incarico di project
manager al fine di dare esecuzione al contratto principale, quello n.953/03, tra

la Regione Calabria e la societ Brutium s.r.l., rapporto, quest' ultimo, che si era interrotto gi il 13.2.04, data di risoluzione del contratto; da tale momento, in base all' art.l del contratto che legava il Macr alla Why Not, il primo non aveva avuto pi alcun rapporto con la societ e non possibile sostenere che
egli abbia posto in essere una condotta dolosa che tendesse a modificare in pregiudizio dell 'altro contraente l 'esecuzione del contratto, che ... ha avuto solo un breve inizio e, poi, venuto meno per volont dei contraenti Regione Calabria e Brutium. A parte il dato temporale - hanno proseguito i difensori -

occorre avere riguardo alle mansioni assegnate all'appellante, emergendo dagli atti del procedimento che i compiti operativi e di produzione erano affidati a Merante Caterina e che il dirigente incaricato della gestione del progetto era Lillo Giuseppe, mentre il Macr era responsabile esclusivamente del c.d. workpage, comprensivo di "gestione del progetto, promozione e
sensibilizzazione, informazione, formazione, assistenza tecnico-progettuale, spin off e servizi generali", compiti tutti formalmente assolti. Quanto, in

particolare, alla circostanza - evidenziata in sentenza - che alcuni lavoratori inseriti nel progetto "venivano mandati a seguire corsi di f ormazione presso

la societ MET Sviluppo del Macr, che pure doveva essere il responsabile del

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progetto, colui che prima di tutto doveva garantire la corretta esecuzione", stato dedotto che il workpage, alla voce formazione , prevedeva come obiettivo quello di potenziare le competenze degli agenti di sviluppo e che, in ossequio a quanto previsto, costoro avevano seguito i progetti di formazione presso MET Sviluppo, esperta del settore, con un'azione, dunque, propedeutica alla realizzazione del portale del progetto Ipnosi. Critiche sono state mosse, infine, ai criteri di valutazione delle dichiarazioni dei lavoratori inseriti nel progetto Ipnosi, sia in ragione del fatto che quelle dichiarazioni attenevano ad un periodo successivo alla risoluzione del contratto e, dunque, all'uscita di scena di Macr Pietro, sia perch esse dovevano essere lette alla luce di quanto riferito da Merante Caterina, la quale aveva rappresentato che le 64 persone assunte non volevano lavorare, ma solamente essere assunte dalla Regione Calabria e che la gran parte di esse era dotata di scarsa professionalit. La difesa di Morabito Vincenzo Gianluca, condannato per il reato sub capo 7) della rubrica, ha eccepito la nullit della sentenza per violazione del principio della necessaria correlazione tra accusa e sentenza, atteso che l'imputazione contestata al Morabito assegnava a costui il ruolo di 'componente del comitato di progetto', mentre egli aveva partecipato a due riunioni (quella del 18.11.03 e quella del 16.12.03) in qualit di mero 'estensore del progetto' (e, dunque, al solo scopo di fornire eventuali chiarimenti) e la sentenza ha fondato il giudizio di colpevolezza nei suoi confronti sulla scorta di un mancato controllo da parte del Morabito, quale responsabile operativo della commessa. L'ulteriore motivo di gravame corrispondente a quello svolto dal Macr e riguarda l'effettivo ruolo assunto dal Morabito nella esecuzione del progetto Ipnosi, ruolo esplicato nell'ambito di un rapporto meramente interno con la societ Why Not: il Morabito era incaricato dalla societ privata di appartenenza di collaborare, quale esperto in informatica, alla stesura del progetto Ipnosi ed aveva operato sempre in ossequio alle direttive impartite dai dirigenti della Why Not. Gli appelli del Macr e del Morabito, poich propongono motivi ampiamente sovrapponibili, possono essere trattati congiuntamente.

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Solo, per, l' appellante Morabito ha censurato la decisione del g.u.p. nella parte in cui contiene la condmma per avere egli agito in qualit di

responsabile operativo della commessa nonostante la contestazione avesse ad


oggetto il suo ruolo di componente del comitato di progetto. La censura infondata e non pu condurre all'annullamento della sentenza per violazione dell'art.521 c.p.p .. A tale conclusione la Corte giunge agevolmente dando applicazione ai principi tracciati dalla Suprema Corte in tema di correlazione tra accusa e sentenza. Ed invero, come ribadito da Cassazione Sezioni Unite sent. n. 36551 /2010 - in tema di correlazione tra imputazione contestata e

sentenza, per aversi mutamento del fatto occorre una trasformazione radicale, nei suoi elementi essenziali, della fattispecie concreta nella quale si riassume l 'ipotesi astratta prevista dalla legge, in modo che si configuri un 'incertezza sul! 'oggetto del/ 'imputazione da cui scaturisca un reale pregiudizio dei diritti della difesa; ne consegue che l 'indagine volta ad accertare la violazione del principio suddetto non va esaurita nel pedissequo e mero confronto puramente letterale fra contestazione e sentenza (come pare fare l' appellante)
perch, vertendosi in materia di garanzie e di difesa, la violazione del tutto insussistente quando l'imputato, attraverso l'iter del processo, sia venuto a trovarsi nella condizione concreta di difendersi in ordine all'oggetto dell'imputazione. Ne deriva che non sussiste la violazione del principio di correlazione qualora, come nella fattispecie, la variazione dell'imputazione si sia concretata nella sostituzione della qualifica soggettiva (da componente del

comitato di progetto a responsabile operativo del medesimo progetto), in


quanto detta modifica - peraltro sollecitata dallo stesso imputato attraverso produzione comprovante attestante il suo ruolo al l ' interno del progetto Ipnosi -non pu essere ritenuta lesiva del diritto di difesa dell'imputato e non lo in concreto, essendosi strutturato l'addebito in modo tale da consentire la difesa in relazione al ruolo assunto dal Morabito nel progetto in esame e da consentire altres all'imputato di predisporre i mezzi a discarico anche in relazione ad ipotesi diverse ma formulabili sulla base dei dati concreti emersi

(rectius, da lui stesso fatti emergere) e contestati.

Entrambi gli imputati, pur non negando i ruoli formali rispettivamente assunti nella fase esecutiva del progetto Ipnosi (quello di project manager il Macr e

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quello di project manager prima e di responsabile operativo del progetto poi il Morabito) e pur non contestando la materialit dei fatti (la frode nelle pubbliche forniture nell'ambito del servizio), hanno criticato la decisione adottata dal g.u.p. catanzarese evidenziando come l'oggetto della prestazione richiesta al Macr fosse non gi la gestione del personale ma soltanto l'erogazione dei servizi per come descritta nel progetto esecutivo e come, inoltre, tale attivit si fosse arrestata nell'aprile 2004, cio dopo la risoluzione del contratto tra la Regione Calabria ed il consorzio Brutium, evento che aveva automaticamente determinato anche l'interruzione del rapporto con il Macr; il Morabito, dal canto suo, ha escluso in radice di avere assunto obblighi con la Regione Calabria ai fini dell 'esecuzione dell'appalto, attivit propria del coimputato Lillo (per come aveva riferito Merante Caterina: v. pag.3 dell' atto di gravame).

Le prove documentali sostanziano i rilievi difensivi e consentono di individuare l'errore sotteso alla decisione di condanna, consistito nel non avere colto la differenza tra il rapporto contrattuale che legava il consorzio Brutium (e per esso la consorziata Why Not) alla Regione Calabria e quello che, per effetto dell'estemalizzazione, era stato stipulato tra la Why Not ed il Macr (v. memoria del 24.1 .2012, allegato n.l) e, conseguentemente, nell'avere confuso l'oggetto della sua prestazione con quello dovuto dalla
Why Not alla Regione Calabria; risulta p er tabulas che la prestazione del

Macr piuttosto consistita neU' elaborazione di un progetto di cui la Why No t si sarebbe dovuta servire per eseguire efficacemente il servizio ottenuto in affidamento e, in quest'ottica, a formare il personale che avrebbe dovuto concretamente svolgere le mansioni; lo stesso ruolo 'operativo' assunto dal Morabito in questa fase , del resto, circoscritto all'ambito progettuale, cos come a questo momento rimane ancorata l' espressa attribuzione al Macri di rappresentanza del consorzio nei rapporti con la Regione. Ora, per quanto l'adozione di tutti questi altisonanti strumenti contrattuali sia risultata a
posteriori del tutto inutile e, anzi, addirittura controproducente (per le ulteriori

spese che hanno comportato e per avere, di fatto, procrastinato l'emersione della circostanza dell'assoluta inidoneit della Why Not ad espletare il servizio appaltato), non pu sostenersi che i due imputati di cui ci si sta occupando
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siano risultati inadempienti rispetto all' incarico loro affidato; essi, carte alla mano, hanno eseguito il progetto richiesto ed haill1o formalmente svolto un certo numero di lezioni; che, poi, nonostante i dedotti curricula e le vantate collaborazioni extraregionali, non abbiano fin da subito rilevato la strutturale e conclamata inadeguatezza della societ dante causa ad espletare il servizio profilo che, al pi, attiene alle capacit professionali o alla bramosia di guadagno dei singoli.

La difesa di Saladino Francesco, condannato per il reato di fraudolenta esecuzione del contratto di sorveglianza idraulica, prestazione assegnata dalla Regione Calabria al consorzio Brutium e da questo affidata alla societ Why Not, ha contestato le argomentazioni e le conclusioni contenute nella appellata sentenza, rilevando che il contratto de quo era un contratto di servizi e che, dunque, il contraente privato poteva attuare la sua prestazione con le modalit ritenute opportune; eventuali cambi di qualifica e la stessa mobilit di 490 lavoratori erano irrilevanti ai fini dell'adempimento contrattuale, "se ci non creava problemi alla realizzazione del servizio" (v. fl.3 dell'atto di gravame a firma dell'avv. Italo Reale). L'appellante Saladino ha inteso evidenziare anche come egli fosse assolutamente estraneo alla fase di esecuzione del contratto, essendo, invece, la Merante la responsabile operativa della commessa e la "padrona assoluta della situazione" e svolgendo il Saladino, nella sua qualit di dipendente della Team Service, soltanto il compito di prendere atto delle direttive di volta in volta impartitegli per l'espletamento del servizio e di raccogliere i dati sulle presenze degli operai, inviandoli, poi, alla sede centrale della societ al fine di elaborare le buste paga. L'appello, al limite dell'ammissibilit, non muove specifiche censure alla decisione impugnata nella parte in cui essa spiega che Saladino Francesco stato ritenuto responsabile non gi perch avrebbe assunto unilateralmente le decisioni dalle quali era derivata l 'irregolare e fraudolenta esecuzione del contratto di appalto, ma perch - pur avendo la qualifica di sorvegliante idraulico, pur risultando con siffatta mansione nell'elenco dei sorveglianti idraulici in possesso della Regione e pur percependo la retribuzione per tale compito - egli non ha mai svolto la funzione di sorvegliante idraulico; anzi,

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nella qualit di titolare della societ GEST, egli si premurava di predisporre le buste paga di coloro che erano stati assunti per svolgere il servizio di sorveglianza idraulica e che, invece, svolgevano altre mansioni (dalla cartella di commessa allegata al contratto n.255/03 si evince il ruolo assunto da Saladino Francesco: membro dello staff di controllo e gestione operativa nella qualit di responsabile di settore, amministrazione e controllo di gestione ... ; v. pagg.346/347 della sentenza gravata).

Emblematico il caso di Ditto Gennaro, che ha percepito retribuzioni sulla base dei prospetti predisposti dal Saladino, sebbene non avesse mai svolto una giornata di lavoro a causa del suo stato di detenzione, ininterrotto a partire dall'agosto 2003 (per altri nominativi v. pag.354 della sentenza gravata). Per valutare, comunque, i motivi di gravame, deve rilevarsi l'infondatezza della censura difensiva contenuta alle pagg.2/3 del relativo atto, dovuta al fatto che non vero che la mobilit di 490 lavoratori (assunti per la sorveglianza idraulica) ed il loro cambio di qualifica fossero eventi privi di rilievo penale se ci non creava problemi alla realizzazione del servizio; ed invero, pare sufficiente rammentare che, per contratto, il personale, fissato in 490 unit, era considerato immodificabile unilateralmente e qualsivoglia modifica (nel numero e neli' organigramma) doveva essere concordata con l'ente appaltante (v. pag.358 della sentenza). Manifestamente infondato anche il rilievo contenuto alle pagg.4/5 dell'atto di gravame, in quanto il g.u.p. non ha inteso escludere il ruolo decisionale di Merante Caterina (ruolo anzi riconosciuto) e non pervenuto alla condanna di Saladino Francesco nella qualit di responsabile del personale, ma solo perch egli - si ripete a scanso di equivoci - non ha mai svolto il ruolo di sorvegliante idraulico, pur essendo stato formalmente investito di questa mansione. In tal modo, il g.u.p. ha fatto applicazione di un principio giurisprudenziale consolidato e pacifico, ultimamente ribadito da Cassazione sez. 6, sent. n. 44273/08, secondo cui, quanto al delitto di frode in pubbliche forniture, la fattispecie tipica - che appare caratterizzarlo come reato proprio - trova applicazione nei confronti di chiunque fornisca prodotti, energie lavorative e quant'altro direttamente impiegato dali 'impresa appaltatrice per l 'esecuzione del/ 'opera o del servizio

pubblico oggetto della prestazione contrattuale. La qualit di soggetto attivo

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va, dunque, individuata in ogni persona che, sebbene non abbia un contratto di fornitura con la pubblica amministrazione, abbia assunto in ogni caso l'obbligo di dare esecuzione, anche se l'oggetto della prestazione sia solo funzionale all'opera pubblica, al contratto stipulato dal terzo con la P.A., sempre che abbia la consapevolezza che la cosa fornita sia impiegata direttamente nell'esecuzione dell'opera pubblica e si ponga rispetto a essa come elemento essenziale per la sua realizzazione. Dell'illecito, infatti,
risponde colui che abbia avuto incarico di fornire materiale o di compiere una o pi operazioni attinenti all'esecuzione del servizio o dell'opera pubblica da altri appaltata, senza che sia necessario alcun assenso dell'ente pubblico appaltante. Ebbene, il Saladino ha s contestato la valutazione (non, per, la ricostruzione, trattandosi di fatti la cui materialit non pu essere seriamente messa in dubbio) operata dal primo giudice in ordine alla corretta esecuzione del contratto di appalto, ma non ha sollevato alcuna doglianza in relazione alla specifica accusa mossagli, vale a dire l'omesso svolgimento dell'attivit di sorveglianza idraulica, sebbene tale compito gli fosse stato formalmente affidato e per esso percepisse un compenso.

Il reato non prescritto: sebbene in data 1.3.04 risulti essere stata aperta a Cosenza l'unit territoriale della Team Service, il cui responsabile era individuato in Magar Marino, Saladino Francesco aveva conservato le sue mansioni specifiche ai fini dell'elaborazione delle buste paga. Merita di essere accolto il motivo di appello contenuto nella parte finale dell'atto di gravame: Saladino Francesco, incensurato (v. certificato penale in atti), pu senz'altro godere del beneficio di cui all'art.l75 c.p., il quale non stato giustificato dal primo giudice nella sua negazione, mentre lo stesso risulta concedibile alla stregua del rituale penale in atti (deve escludersi l'obbligo di motivare solo il diniego di ci che non risulta concedi bile per il difetto di ogni presupposto che ne giustifichi la concessione o il riconoscimento). La difesa di La Chmia Antonio Alessandro, Presidente del Consiglio di Amministrazione della societ Why Not dall'l.l0.03 al 9.10.06, ha rilevato

che a questo imputato erano stati attribuiti soltanto i compiti di curare

l 'amministrazione contabile del medesimo ente ed i rapporti di questo con le banche e gli uffici pubblici di natura previdenziale e fiscale, ci ricavandosi
dal verbale assembleare dell' 1.10.03 nonch dalle dichiarazioni rese da Franz Giancarlo in data 25.6.08 dinanzi alla Procura della Repubblica di Paola ed alla Procura Generale di Catanzaro. Dunque, l'appellante ha dedotto la sua estraneit rispetto alle "ipotetiche malefatte riconnettibili alle ingerenze

(estrinsecatesi con inizio dal/' 1.4. 03) dei progetti del Consorzio Brutium Service s.r.l., con precipuo riferimento ai contratti n.255 del 28.2.03 e n.9284 del 12. 4. 06 ed ai patti parasociali via via intervenuti e firmati". Ad ogni buon
conto, ha rappresentato che prevaricanti poteri di gestione e controllo erano

esercitati da Merante Caterina, nel suo duplice ruolo di direttore generale del consorzio e di organo investito, sostanzialmente, delle pi ampie ed incisive prerogative nel/ 'interesse e per conto della Why not s. r.I., circostanza
agevolmente ricavabile: l) dal contenuto del verbale del consorzio Brutiurn del 4.3.03 (in cui alla Merante viene affidato il compito di prendere contatti con

la Regione Calabria per la consegna dei servizi di cui al contratto e per tutti gli adempimenti ... ); Il) dalle dichiarazioni rese dalla stessa Merante (nelle
quali la donna ha descritto il suo ruolo all'interno del consorzio e della societ

Why Not); III) dalla produzione documentale acquisita al processo; IV) dalle
dichiarazioni rese da Scarfone Simona e Masi Laura con riguardo all'attivit di controllo svolta dalla Merante; V) dalle dichiarazioni di Osso Gaetano, come riportate nella stessa sentenza gravata, il quale riconosce a Merante Caterina il ruolo di supervisore e di responsabile di ogni decisione. L'odierno appellante ha anche escluso di avere svolto un ruolo attivo nella vicenda Ipnosi, facendo osservare come la Why Not, all'epoca della stipula del contratto (3.6.03), operasse per il tramite di Conforti Eugenio Luigi e Merante Caterina - entrambi consiglieri di Amministrazione - e come, inoltre, i rapporti con la Regione Calabria fossero gestiti dal Franz e dalla Merante (apparirebbero illuminanti sul punto le dichiarazioni rese da Merante Caterina, dagli allora funzionari Marnone Luigi e Morelli Franco, dall'ingegnere Pierluigi Leone, dai lavoratori ex Telcal, dall'avvocato Carmelo Bozzo, consulente della Why Not per il progetto Ipnosi) ; gli stessi soggetti, infine,

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disponevano di autonomia decisionale e gestionale nell'ambito dei contratti n.953 del 2003 e n.2365 dell'anno successivo. Per concludere, La Chlmia ha sottolineato che gli stessi report inviati dagli enti assegnatari del personale avevano attestato di fatto la piena realizzazione del progetto; se, dunque, frode vi era stata nell'esecuzione dei contratti (qualificabili pur sempre come
contratti di servizi), questa era addebitabile esclusivamente ai soggetti

convenzionati ed ai loro responsabili. In definitiva, l'appellante ha, perci, contestato di poter essere chiamato a rispondere quale amministratore di diritto delle condotte imputabili a soggetti diversi, operanti quali amministratori di fatto. Si tratta, tuttavia, di motivi infondati. Premesso, infatti, che, secondo la giurisprudenza del S.C., l 'amministratore di diritto di una societ, ancorch sia un mero prestanome di altri soggetti che abbiano agito come amministratori di fatto, risponde del reato omissivo contestato quale diretto destinatario degli obblighi di legge, poich la semplice accettazione della carica attribuisce dei doveri, anche di vigilanza e di controllo, la cui violazione comporta responsabilit penale, per l 'affermazione della quale sono sufficienti la sola consapevolezza che dalla condotta omissiva possano scaturire gli eventi tipici del reato (dolo generico) ovvero l 'accettazione del rischio che questi si verifichino (dolo eventuale), va detto, per, che, nel caso in esame, l'affermazione di colpevolezza dell'imputato non fondata sull'accertamento dell'omesso intervento per impedire la realizzazione di plurimi reati contro la P .A., bens in quanto responsabile, legale rappresentante, della societ Why Not, al cui operato sono stati direttamente attributi la frode nelle pubbliche forniture nel servizio di sorveglianza idraulica (capo 3), l'abuso di ufficio e la frode nella pubbliche

forniture nella vicenda Ipnosi (capi 6 e 7), la frode nelle pubbliche forniture
nella vicenda del censimento del patrimonio immobiliare (capo l 0). Correttamente, pertanto, la sentenza impugnata ha fatto riferimento alla qualit dell'imputato di amministratore unico della societ Why No t ed ai doveri di controllo ad essa inerenti, riferiti all 'operato della societ medesima, e non a quello di terzi estranei, nella realizzazione dei servizi ad essa affidati.

Altres correttamente la sentenza ha escluso la rilevanza dell 'eventuale prova di una gestione di fatto della societ da parte dei coimputati Saladino Antonio e Merante Caterina, stante il preciso obbligo giuridico inerente alla qualit di amministratore unico di controllare la gestione della societ, del cui operato direttamente responsabile ex lege (art. 2392 c.c.).

D' altronde, gli atti del procedimento rivelano in maniera incontestabile l'azione spregiudicata e criminosa del La Chmia: costui, nella qualit di presidente del C.d.A. della Why Not, aveva stipulato accordi e patti parasociali con il consorzio Brutium al fine di assumere l'obbligo di svolgere in Calabria il servizio di sorveglianza idraulica, garantendo il puntuale e regolare svolgimento delle prestazioni, ci che, invece, non avvenuto (per ammissione degli stessi soggetti incaricati di curare il servizio, che pure hanno ricevuto le retribuzioni); sempre lui, nella medesima qualit, aveva concluso i consueti accordi con il consorzio di appartenenza per assumere l'obbligo di realizzare il progetto Ipnosi (obblighi evidentemente non rispettati, per come dato evincere dalle inequivoche dichiarazioni rese dai giovani che avrebbero do\ruto realizzare il progetto, nonostante un incasso assolutamente

considerevole, pari a 3.200.000,00 di euro finiti nelle casse della Why Not, senza che questa avesse effettuato le relative controprestazioni: v. consulenza Galliano, pag.459); ancora lui aveva stipulato accordi, seguiti da patti parasociali, con il consorzio Brutium, impegnandosi a realizzare il progetto per il censimento del patrimonio immobiliare regionale, attivit mai svolta in maniera utile per la P .A. appaltante: illuminanti sono sul punto le dichiarazioni del dottore Izzo - dirigente generale dipartimento regionale trasporti, infrastrutture e patrimonio immobiliare - il quale non ha esitato a definire il milionario progetto Ipnosi "inutile e non idoneo" a garantire il soddisfacimento delle esigenze pubbliche, specificando che la Why Not si era limitata a depositare, per ciascun immobile da censire, le mere risultanze catastali, ma non aveva mai presentato documenti idonei per includere nello stato patrimoniale della Regione nuovi cespiti; documenti, in altre parole, utili ad una stima del singolo cespite gi individuato in forma documentale ma non anche informafisica, cio consistenza del bene, stato d 'uso ecc. (v. pag.696 e cfr. pag. 680); che nessuna attivit di controllo era stata espletata dalla

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Regione (v. pag.686); che, infine, il gruppo di lavoro da lui formato (e succeduto alla Why Not) era stato costretto a partire da zero, in tal modo rivelando l'assoluta inutilit di un progetto affidato a persone inesperte, prive di adeguata competenza tecnica, evidentemente assunte per soddisfare il meccanismo clientelare. Stando cos le cose, appare arduo sostenere che La Chmia Antonio Alessandro fosse estraneo alle malefatte da altri compiute (lui riceve gli incarichi dal consorzio aggiudicatario; lui firma gli accordi ed i patti parasociali; lui riceve ilfiume di denaro pubblico).

Altrettanto arduo sostenere che i progetti sono stati realizzati nel rispetto degli obblighi contrattuali, dal momento che non solo i consulenti incaricati dalla Pubblica Accusa di verificare lo stato di esecuzione, ma anche attenti funzionari regionali e gli stessi giovani che avrebbero dovuto operare per la
Why Not hanno escluso che ci sia avvenuto.

Ferme restando le considerazioni fatte dal pnmo giudice in punto di trattamento sanzionatorio e mancando nell'atto di gravame una motivata richiesta di riduzione di pena, la Corte ritiene che questa, tenuto conto della estinzione della contravvenzione di cui al capo 34) per intervenuta prescrizione, possa essere rideterminata e fissata in quella di anni uno e mesi nove di reclusione.

Nell'interesse di Simonetti Francesco Maria, i difensori- al netto dell'errore contenuto alle pagg.2/3 dell'atto di appello a firma dell' avv. Marchese, frutto evidente di un refuso, laddove contenuto un riferimento agli indizi di reit a
carico della Moreno per il reato di favoreggiamento e ad un riconoscimento fotografico avente ad oggetto la persona di tale Governa Giovanni - hanno

dedotto la inutilizzabilit delle dichiarazioni rese dal Simonetti agli inquirenti, siccome sentito nella qualit di persona informata dei fatti pure a fronte di acquisizioni investigative che lo rendevano persona attinta da indizi di reit e, dunque, soggetto da interrogare previi avvertimenti di legge o, comunque,

persona il cui esame si sarebbe dovuto interrompere ai sensi dell'art.63 c.p.p.;


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nel merito, la impossibilit di ricondurre la condotta posta in essere dal Simonetti nell'alveo della fattispecie incriminatrice di cui all'art.323 c.p.: in primo luogo, il servizio costituente oggetto di affidamento con il decreto dirigenziale n.500 l del 4.4.05 era effettivamente un servizio complementare ai sensi dell'art.?, comma 2, lettera e), del D. L.vo n.157/95, essendosi il Simonetti attenuto, in sede di adozione dello stesso, ai principi direttivi tracciati dal Consiglio di Stato sul punto (il riferimento alla sentenza n.4121 /06, che fornisce l'indicazione delle condizioni legittimanti

l'affidamento di servizi a trattativa privata); in secondo luogo, le risultanze investigative acquisite non davano in alcun modo conto del nesso causale tra l'adozione del suddetto decreto e l'assunzione presso la Why Not s.r.l. della figlia del Simonetti, posto che il decreto, adottato in data 4.4.05 dal Simonetti, nella qualit di dirigente regionale, veniva autorizzato il successivo 9.1.06 dal direttore generale del Dipartimento Obiettivi Strategici De Grano, a fronte di un impegno lavorativo della giovane Simonetti presso la societ Why Not dal 4.5.05 al 28.2.06, "in un momento in cui ancora non si sapeva quando e
soprattutto se il decreto n.5001 veniva messo in opera" (v. fl. 6 dell'atto di

appello a firma dell'avv. Marchese).

L'avvocato Licastro, pure difensore di Simonetti Francesco, oltre ad eccepire l'inutilizzabilit delle dichiarazioni rese al P.M. presso il Tribunale di Paola in quanto provenienti da soggetto che avrebbe dovuto essere sentito sin dall'inizio come persona sottoposta alle indagini (ci che renderebbe, ad avviso dell'impugnante, la sentenza viziata da illogicit motivazionale), ha contestato anche la qualificazione del decreto adottato dal Simonetti come atto illegittimo, sia perch emesso nel rispetto dell'art.? cit. sia perch esecutorio rispetto all'autorizzazione del dirigente generale avvocato Carlo Cesare Romano, di affidamento dei servizi relativi all'esecuzione del progetto di

salvaguardia e valorizzazione ambientale al consorzio Brutium (v. f1.14


dell'atto di appello dell 'avv. Licastro nonch pag.S della 'memoria esplicativa difensiva' depositata in Cancelleria). Parimenti infondata , a dire

deli' appellante, l'affermazione contenuta nella sentenza gravata secondo cui


l'illegittimit dell'atto a firma del Simonetti discenderebbe anche dalla omessa motivazione dello stesso; ed invero, il difetto di motivazione "deve
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ritenersi come uno dei vizi sulla forma degli atti, cui fq riferimento l 'art. 21 octies della legge n.241/ 90, introdotto dall 'art.14 della legge n.IS/05 e non , pertanto, un vizio sostanziale che, ove sussistente, deve necessariamente condurre ali 'annullamento del/ 'atto impugnato ... ". Per contro, la legittimit
dell'atto discenderebbe dal fatto che esso "mero atto esecutorio della

volont amministrativa gi manifestata dall'organo politico amministrativo con l 'atto deliberativo della Giunta Regionale n.J132 del 2003".

L'appello deve essere rigettato.

E' fondata soltanto la prima questione formulata dalla difesa, vale a dire quella relativa alla dedotta inutilizzabilit delle dichiarazioni di natura sostanzialmente confessoria rese dal Simonetti in violazione dell'art.63 c.p.p.; ed invero, quella sancita dall'art. 63 c.p.p. un'inutilizzabilit patologica, come tale da rilevare o far valere anche in sede di giudizio abbreviato, stabilita dalla legge come concreto baluardo del principio di civilt secondo il quale

nemo tenetur se detegere (v. tra le tante, Cassazione, sez. 2, sent. n.34512/09).

Tuttavia, pur prescindendo - nel momento di ricostruzione dei fatti descritti ai capi 16) e 17) e di valutazione degli esiti dell'attivit investigativa espletata da quelle dichiarazioni, residuano molteplici elementi che, sulla scorta della puntuale motivazione del giudice di primo grado ed alla luce degli appelli proposti, impongono di confermare il giudizio di colpevolezza nei confronti di Simonetti Francesco Maria in relazione al reato di corruzione a lui ascritto al capo 17) della rubrica, in esso considerato assorbito il reato di abuso di ufficio

sub 16).
Il fatto pu essere cos sintetizzato: Simonetti Francesco Maria, preposto al

Dipartimento Obiettivi Strategici e delegato dal Morelli ad adottare tutti i


provvedimenti di competenza di tale settore amministrativo, in accoglimento integrale di una proposta proveniente dal consorzio Brutium (che, a dispetto di

qualsivoglia regola giuridica e di buona amministrazione che impone all'ente


pubblico - e solo a questo - di individuare quanto soddisfa l'interesse della collettivit territoriale, sollecitava la Regione Calabria a valutare l'opportunit
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di realizzare un progetto denominato Far Europe utilizzando fondi comunitari), evidenziata la congruit dell 'off rta del consorzio (che e pretendeva, ed otteneva, per il servizio prestare la somma di euro 192.000),

adottava il decreto n.5001 del4.4.05, di affidamento al consorzio Brutium del progetto Far Europe e, sebbene circa un mese dopo (2.5.05) la nuova Giunta Loiero dichiarasse la decadenza dagli incarichi di tutti i dirigenti, il Simonetti, lo stesso giorno (2.5.05) e, dunque, nonostante avesse appreso la notizia della sua imminente decadenza dall' incarico, ribadiva l'intento del suo

Dipartimento di affidare al Brutium la realizzazione del progetto Por Europ e, operazione autorizzata in data 9.1.06 dal De Grano, Dirigente di Settore del Dipartimento n.3, Programmazione Nazionale e Comunitaria. Il 4.5.2005 la figlia del dirigente, Maria Antonietta, veniva assunta dalla societ consorziata Why Not.

Gli atti di appello offrono una visione parziale della vicenda, laddove individuano l'unico profilo di illegittimit del decreto adottato nella violazione dell 'art.? D. L.vo n.157/95, limitandosi a richiamare i criteri formali tracciati dal Consiglio di Stato ai fini dell'affidamento di servizi da parte delle Pubbliche Amministrazioni a trattativa privata e non spiegando le ragioni per cui il servizio da realizzare con il progetto For Europe potesse essere definito, ad onta delle apparenze, accessorio/complementare/analogo a quello di cui al progetto originario n.255/03.

Ma gli atti di impugnazione, oltre ad incorrere nell'omissione indicata, trascurano anche di considerare che l' affidamento come congegnato dall'imputato Simonetti presenta altri e rilevanti profili di macroscopica illegittimit, dovuti: l) al fatto che i fondi da utilizzare non erano stanziati dalla Regione bens dal Comitato Transnazionale di Programmazione e dovevano servire al perseguimento di obiettivi comunitari (circostanza, questa, ammessa dallo stesso appellante allorquando, alla pag.3 della memoria difensiva depositata in Cancelleria, segnala che era stata la Comunit Europea a destinare alla Regione Calabria un ingente finanziamento ''per la

concretizzazione di una serie di progetti cosiddetti Interreg"), mentre il


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contratto originario n.255 (di cui il progetto For Europe era indebitamente inteso come un 'estensione) prevedeva l'affidamento di servizi propri della Regione che l'ente si proponeva di esternalizzare; 2) al fatto che il contratto originario era scaduto e, dunque, era divenuto inefficace, con la conseguenza che esso non si poteva far rivivere ai fini della consueta assegnazione di un nuovo progetto a trattativa privata al solito consorzio (v. pag.523). Su entrambi tali aspetti, pure evidenziati con dovizia di dettagli nella sentenza gravata, non si rinvengono doglianze in alcuno degli atti di appello esaminati. Quanto agli altri rilievi, si concorda con la difesa nell'affermare che, ai sensi dell 'art.l4, legge 11.2.05 n.15, che ha inserito l'art.21 octies nella legge 7 .8.90 n.241, un vizio formale (quale, ad esempio, l'omesso preavviso procedimentale) non motivo di per s idoneo a provocare l'annullamento (in sede giurisdizionale) dell'atto conclusivo del procedimento, ove la P.A. provi in giudizio che il medesimo non avrebbe potuto comunque essere diverso da quello emanato, ma parimenti vero che, nella vicenda in esame, con il decreto firmato dal Simonetti, si di fronte ad un colpevole erroneo processo decisionale, nel qual caso il vizio accertato finisce con l'identificare il momento formale di un vizio sostanziale dell'atto. Non vero, poi, che l'omessa motivazione costituisce uno dei vizi sulla forma degli atti che non conduce necessariamente all'annullamento dell'atto medesimo (v. fl.l5 dell'atto di appello a firma dell'avv. Licastro); infatti, per costante giurisprudenza amministrativa, ai sensi degli artt. 6 e 7 D. L.vo 17.3.95 n. 157, la Pubblica Amministrazione pu s deliberare di affidare un appalto a trattativa privata, anche senza preventiva pubblicazione del bando, ma in questo caso deve spiegare in modo analitico e ragionevole per quale motivo sussistano i presupposti indicati dalle dette norme; ci che non avvenuto nella vicenda For Europe, a nulla rilevando che l'atto conclusivo sia stato poi adottato dal De Grano: il decreto dirigenziale n.5001 si posto quale atto iniziale ed imprescindibile nell'ambito del procedimento formativo della volont dell'ente e l'illecita condotta del Simonetti, attivit insostituibile e necessaria rispetto all'evento, si inserita nel determinismo produttivo d eli' ennesimo danno alla collettivit regionale (per evitare inutili ripetizioni,

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si rinvia a quanto argomentato in relazione al capo 9 in ordine al concorso di persone nel reato).

In definitiva, esclusa la fondatezza della tesi sostenuta dalla difesa c1rca l' impossibilit di qualificare il decreto adottato dal Simonetti come illegittimo, la Corte evidenzia come l'illegittimit dell ' atto ben possa costituire indice della sua contrariet ai doveri di ufficio e come l'imputato, certamente investito di potere decisionale perch delegato dal capo di Gabinetto Morelli, abbia provveduto sulla base di intese corruttive, in tal modo finendo con il modellare le determinazioni amministrative alle esigenze del consorzio amico. Ci che deve essere segnalato che il nucleo rilevante degli accertamenti non
solo nell'affermazione della discordanza dell'adottato decreto rispetto alla

legge (la quale, come detto, sarebbe stata solo uno dei possibili indici della contrariet dell'atto ai doveri di ufficio) quanto in quella delle ragioni di carattere privato, rimaste accertate, per le quali quel decreto venne adottato. La sentenza impugnata sottolinea, infatti, del tutto appropriatamente a pag. 529 che la condotta del Simonetti, contraria ai doveri di ufficio, culminata nell'emanazione del citato decreto, deve considerarsi illegittima ed arbitraria, essendo finalizzata a favorire (in modo subdolo) gli interessi del Brutium, in cambio della promessa di un posto di lavoro. Perch un dato certo e
incontroverso, alla luce della sentenza e dei motivi di gravame: il decreto

n.5001 la risultante di una piatta riproposizione dell'offerta del consorzio (firmatario Lillo), cui il dirigente Simonetti pervenuto sottraendosi a qualsivoglia forma di istruttoria e definendo congrua l'offerta medesima senza acquisire - come sarebbe stato doveroso per investire denaro comunitario - termini di raffronto. Ci che stato dimostrato in modo congruo, nonostante le censure dell'appellante, , dunque, proprio la finalizzazione dell'attivit istituzionale alla realizzazione di interessi privati in cambio della promessa di un posto di

lavoro, sia pure per breve tempo.

Gli eventi ritenuti sintomatici dell'accordo corruttiva sono stati analizzati dal g.u.p. in s e nel rapporto cronologico con l'atto che stato comperato, con completezza e correttezza e tanto basta a rendere la motivazione sotto esame ampiamente condivisibile, apparendo del tutto plausibile, logico e coerente il riferimento alla condotta del Simonetti, consistita nel ribadire l'intendimento del suo Dipartimento di affidare la realizzazione del progetto comunitario al
Brutium per definire un accordo - divenuto instabile in ragione della nuova

composizione della Giunta - con gli esponenti del Brutium e della Why Not; plausibile, logica e coerente la messa in relazione dell'adozione

dell'illegittimo decreto con l'assunzione della figlia. E non assolutamente convincente l'assunto difensivo per cui il Simonetti non avrebbe potuto
sottrarsi all'adozione di quel decreto (come asserito dall 'appellante alla pag.S

della memoria difensiva), posto che egli, che ben avrebbe potuto assumere un atteggiamento 'attendista' (non dato comprendere, infatti, le ragioni di urgenza del provvedimento, neanche attraverso la lettura dell'atto di appello e della memoria difensiva), ha preferito affrettarsi nel ribadire l'intento del suo Dipartimento di optare per la soluzione in favore del consorzio Brutium e ci nonostante l'annunciata (ed imminente) decadenza (per volont della nuova Giunta) dali 'incarico dirigenziale fmo a quel momento ricoperto.
In definitiva, a fronte del compatto tessuto argomentativo offerto dal g.u.p., le

censure dell' appellante si pongono come vani tentativi di screditare il singolo passaggio motivazionale, laddove evidente che se un evento enucleato dal contesto potrebbe non avere un senso compiuto, viceversa altrettanto vero che il significato di un comportamento o di un accadimento ben pu emergere dalla sua contestualizzazione e da una lettura coordinata con i comportamenti e gli accadimenti precedenti e successivi, oltre che con fatti storici obiettivi che ne illuminano il senso.

La vicenda 'Tristeza' (reato di cui al capo 28).

Lo sforzo motivazionale cui si accennava in esordio e la speculare linearit dell'appello del P.G. sulla vicenda in commento consentono di fare ancora una volta espresso rinvio alle pagg. 31 e segg. del gravame, tanto pi che, almeno nel caso di specie, oggetto di doglianza non la ricostruzione (peraltro

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documentale) dei fatti, ma l'interpretazione che ne ha dato il g.u.p.; si tratta in parole povere di capire se, nel febbraio/marzo del 2005, la Regione Calabria avrebbe potuto affidare alla S.I.A.L. Servizi s.p.a. (una societ a totale capitale pubblico di cui l' ente regionale, tramite l 'ARSSA quale ente strumentale, deteneva il 51% del capitale sociale e Italia Lavoro, ente strumentale del Ministero del lavoro, il restante 49%), in qualit di soggetto attuatore, il coordinamento del Programma di intervento, finanziato con fondi comunitari, per il potenziamento dell 'accertamento, controllo e prevenzione del virus della Tristeza degli agrumi (CTV). Il giudice a quo, smentendo l'assunto accusatorio, forniva risposta positiva all'interrogativo, ritenendo, per un verso, che tale programma potesse essere, sia pure a determinate condizioni (riguardanti le caratteristiche del soggetto attuatore), gestito da strutture diverse dal servizio fitosanitario regionale (pag.871), per altro verso, che la S.I.A.L. potesse essere legittimamente ritenuta in possesso di quei requisiti di ente 'domestico' che avrebbero consentito alla Regione Calabria di procedere ad affidamento diretto senza gara (pag.873); anzi, aggiungeva il g.u.p. (pag.874), lungi dal rinvenirsi in tale procedura l'inopinato tentativo di favorire il Saladino (amministratore delegato di S.I.A.L.), l'ente, cos operando, cercava di trattenere quel cospicuo finanziamento la cui erogazione era subordinata all'attuazione di "nuovi" e pi efficaci sistemi di lotta al virus che i propri servizi fitosanitari non sarebbero stati in grado di assicurare (pag.877). Di diverso avviso il P.G.: non solo la normativa in vigore all 'epoca della delibera (22.2.05) e della successiva convenzione triennale (1.3.05), con lo statuire la competenza esclusiva dei servizi fitosanitari in materia di "lotta obbligatoria al virus e controllo sulla sua esecuzione", avrebbe dovuto impedire (come di fatto impediva nelle altre regioni interessate dal finanziamento) anche il solo concepimento dell 'idea di 'esternalizzare' il servizio (pagg.41 e segg.), quanto, ammesso e non concesso che ci potesse avvenire, di certo la S.I.A.L., societ beneficiaria dell 'affidamento diretto, non poteva ritenersi ente 'in house' (la Regione non poteva effettuare uno stringente esame gestionale e finanziario del bilancio della societ; nessun
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componente del c.d.a. era nominato dalla Regione Calabria; il 51% delle quote non era detenuto direttamente dalla Regione, ma, sia pure per suo conto, da parte di un ente strumentale, sicch l'inquadramento giuridico della S.I.A.L., anzich essere immediato e diretto, sarebbe dovuto discendere, per derivazione, da altro soggetto giuridico la cui idoneit ad essere considerato 'in house' a sua volta neppure era pacifica: pag.39/40); duplice dunque, e doppiamente macroscopica, la violazione di legge alla base del delitto in esame, s da lasciare inferire l'ennesima riproposizione del 'modulo operativo' gi in passato sperimentato con successo dal Saladino: trovato l'escamotage giuridico per 'scippare' il servizio alla struttura amministrativa dell'ente, pilotare l'estemalizzazione verso societ a lui riconducibili o, come nel caso della S.I.A.L., da lui direttamente amministrate e, da qui, drenare il finanziamento disperdendolo fra le centinaia di raccomandati che a quel punto la s.p.a. avrebbe potuto assumere su chiamata diretta e cos 'restituire' alla classe politica, sotto forma di chiamate clientelari, il favore ricevuto. Ma la premessa giuridica sulla quale il pur suggestivo scenariO dovrebbe essere saldamente ancorato non persuade: la richiamata normativa, nel rendere obbligatoria la lotta al virus e n eli' attribuire ai servizi fitosanitari regionali anche tale compito, non ha mai previsto, per lo meno fino al Decreto Legislativo 19.8.05 n. 214, alcuna competenza esclusiva in capo ad essi. Al 22.2.05, data della delibera n.173 (per il cui contenuto v. pag.34), la legislazione in materia era contenuta nel D. L.vo n.536/92, istitutivo del servizio fitosanitario nazionale, centrale e regionale; il testo normativa, come ricorda il P.G. a pag.41, tracciava le competenze del servizio (tra le quali la proposta di interventi di lotta obbligatoria ed il controllo sulla loro esecuzione) e disponeva che, a livello regionale, dovesse avvalersi di personale qualificato adibito allo svolgimento dei compiti dei delegati speciali per le malattie delle piante di cui agli artt.3 e 9 legge n. 987/31, esercitandone i relativi poteri; 'obbligatoria', dunque, era la 'lotta' ai sensi del D.M. 22.11.96 e non il monopolio di essa in capo al servizio fitosanitario, tenuto piuttosto al controllo sull'esecuzione dei relativi interventi e alla effettuazione
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obbligatoria ed esclusiva di annuali e sistematiche indagini in vivai, agrumeti,

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ecc. ecc., 'mirate ad accertare la presenza del virus ... '; ci che, conseguentemente, l'impianto normativa, per intuibili ragioni, riservava agli ispettori del 'servizio pubblico' era l'attivit di 'campionatura', un'attivit, cio, del tutto compatibile e coordinabile con quella, pi lata, di 'potenziamento dell'accertamento, controllo e prevenzione del virus' affidata al soggetto attuatore. Solo a partire dall'agosto 2005 (epoca, cio, successiva tanto alla delibera quanto alla firma della convenzione) la legge (D. L.vo 19.8.05 n.214) ha stabilito che i controlli devono essere effettuati da ispettori fitosanitari operanti presso i servizi fitosanitari regionali o, sotto il loro controllo, presso altre Amministrazioni Pubbliche; attribuisce loro le funzioni di ufficiali di p.g. ai sensi dell'art.57 c.p.p. e ribadisce che agli stessi spettano il controllo e la vigilanza sull'applicazione dei provvedimenti di lotta obbligatoria (v. pagg.42/43 dell'appello del P.G.). Rimane dunque da verificare se la S.IA.L. potesse essere destinataria dell'affidamento in forma 'diretta'; ancora una volta nell'atto di appello sono compiutamente riportati gli antefatti che poi sfociarono in detto affidamento (antefatti ritenuti dal g.u.p. emblematici dell'assenza di una precisa e preordinata volont di favorire il Saladino; pag.874), i primi problemi insorti sulla natura giuridica della societ e la decisione politica - per ovviare alle contrastanti interpretazioni fomite fino a quel momento dei decreti e delle circolari che avrebbero dovuto tracciare i confini dell ' ente 'in house' - di emanare una legge regionale che conferisse esplicitamente alla S.I.A.L. la natura di ente domestico (pagg.35/36 dell'appello del P.G.); deliberazione incontestabile nella sua oggettivit ma allo stesso tempo, per la tempistica che la contraddistingueva, fatalmente sintomatica del pregresso abuso (v. fine pag.

36/ inizio pag. 37 dell'appello P.G.).


Ritiene, tuttavia, la Corte che se di una cosa tale legge sia sintomatica de Il' estrema confusione che regnava e (nonostante ci) continua a regnare in detta materia; ne riprova lo stesso andamento dei fatti riassunto dal P.G. laddove si ricorda (pag.35) come l'iniziativa legislativa abbia preso le mosse
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dali 'insanabile dissidio interpretativo sorto, dopo qualche mese dalla firma della convenzione, tra diversi dipartimenti regionali (quello al lavoro e quello ali 'agricoltura) e dopo le elezioni che, nel mese di aprile, avevano consegnato il governo regionale (gi presieduto dal Chiaravalloti esponente di uno schieramento c.d. di centro-destra) ad una coalizione, c.d. di centro-sinistra; e ci senza dimenticare che si era prescelta la S.I.A.L. in quanto la Comunit erogatrice aveva avanzato perplessit allorch, in occasione di un primo affidamento diretto, si era individuata una societ di diritto privato (pag.34).

Appare evidente come anche la sola prospettazione di un dubbio in ordine all'esatta natura di tale societ (dubbio, come si detto, se non da escludere, nel febbraio/marzo 2005 quanto meno legittimo) renderebbe inconfigurabile la fattispecie di abuso d'ufficio presupponente, al intenzionale. contrario, un dolo

Ritiene il P.G. che, sulla scorta della circolare dell9.1 0.01 , c.d. Buttiglione, e della nota sentenza Teckal della Corte di Giustizia Europea (pagg.39/40), gi al febbraio 2005 fosse chiaro come tra la Regione Calabria e la societ S.I.A.L. Servizi non esistesse un rapporto contraddistinto da quei particolari vincoli di carattere funzionale, organizzativo ed economico ivi delineati, tali per cui potesse affermarsi che la seconda mancasse della necessaria terzi et. Invero, al di l del dissidio tra i dipartimenti regionali e dell'irrilevanza penale dell'eventuale violazione di una circolare interpretativa (l'art.323 c.p. presuppone, ai fini della configurabilit del reato, la violazione di legge o regolamento). la questione ha continuato ad essere dibattuta nella giurisprudenza interna, tanto che nell'anno 2008 stata rimessa all'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato (sentenza del 3.3.08 n.l , secondo cui ricorre il sistema 'in house' solo 'quando l'ente pubblico esercita sull'affidataria del servizio un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e la societ affidataria realizzi la parte pi importate della propria attivit con l'ente o gli enti che la controllano' e, quindi, quando vi sia una destinazione esclusiva dell' organismo 'in house' ai bisogni ed ai fini dell 'ente affidante; solo in tali

casi possibile derogare alla normativa comunitaria che impone la scelta del contraente con gare ad evidenza pubblica? Ed allora, considerato che lo statuto della S.I.A.L. costituita in data 24.12.03 prevedeva che: l) la societ veniva creata per essere funzionale "alla

realizzazione in via esclusiva dei compiti istituzionali della Regione Calabria" (art.3); 2) il capitale sociale era interamente in mano a societ
pubbliche (51% ARSSA e 49% Italia Lavoro s.p.a., quest'ultima interamente partecipata dal Ministero dell'Economia); 3) la societ non faceva ricorso al mercato di capitale di rischio (art.8); 4) la societ veniva sottoposta ai poteri autorizzativi, di vigilanza e di controllo esercitati dalla Regione Calabria (art.l8 ter), che esprimeva anche, per i tre quinti, i componenti del c.d.a. e, per i due terzi, i componenti dell'organo di vigilanza. Ne discende che all'epoca della delibera e della successiva convenzione la S.I.A.L era qualificabile come un soggetto di diritto pubblico, con un capitale sociale detenuto in maggioranza dalla Regione Calabria attraverso l' ARSSA e possedeva, quindi, i requisiti pi rilevanti dell'affidamento 'in house' . Alla Corte non compete individuare, ora per allora, la corretta interpretazione dei parametri; rimane piuttosto affidata al suo vaglio la verifica della plausibilit dell'interpretazione oggi stigmatizzata dal P.G., plausibilit - per quanto previsto nelle norme statutarie- tutt'altro che infondata. Tanto basterebbe in ultima analisi per mandare assolti gli imputati se non altro per carenza dell'elemento soggettivo?

cfr. sentenza g.u.p. Tribunale di Catanzaro in data 29.6.2011, peraltro relativa alla medesima

societ.
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L 'errata interpretazione di una norma amministrativa in tanto pu essere indice dell 'intenzione di conseguire un ingiusto vantaggio per s e per gli altri o di produrre ad altri un danno ingiusto in quanto si discosti in termini del tutto irragionevoli dal senso giuridico comune s da assumere le sicure connotazioni del/' arbitrariet, dovendo altrimenti ritenersi che si verta in ipotesi di errore su norme extrapenali e, quindi, prive di censura di carattere p enale: v. Cassazione, 12.2.09, n.J0636.

Se anche dalla congerie di elementi raccolti a canco di Saladino Antonio volesse, perci, desumersi l' ideazione (come tale non punibile) in capo a costui di analogo progetto criminoso anche in questo settore, non si comprende, visto che non possibile affermare che l'affidamento sia stato deliberato in patente violazione di legge, in che cosa si distingua l'attivit del prevenuto da quella di un potente ed influente 'lobbista' o di cosa dovrebbe penalmente rispondere il politico che (influenzato dal primo), anche in barba a criteri di economicit e buon andamento (ma magari avendo di mira lo scopo di incrementare i livelli occupazionali merc l'inaspettato e cospicuo finanziamento in arrivo), decida di affidare il servizio anzich - come le altre regioni - alle professionalit interne, ad una societ, per quanto 'in house'; lo si ripete, in assenza della prova di un patto corruttiva o di un accordo clientelare, l'operazione da ritenersi lecita, tanto pi che per gli altri servizi calamitati dal Saladino stata proprio l'evidente violazione di legge che ne ha caratterizzato l'affidamento a lasciar trasparire l'abuso; nel caso di specie come se si volesse far funzionare la presunzione al contrario, ma non c' prova di alcun pactum sceleris in grado di eventualmente travolgere la formale correttezza della procedura di assegnazione.

Il reato di cui al capo 9): la vicenda del 'censimento del patrimonio immobiliare'.
L'appello del P.G. incentrato non tanto sulla rappresentazione dei motivi per cui l'affidamento oggetto di questo capo sia avvenuto contra legem, bens sulla valutazione in forza della quale il g.u.p. ha ritenuto estranei a tale condotta illecita gli imputati Loiero Agazio, Durante Nicola e Loiero Tommaso.

Per tale operazione, affidata direttamente al consorzio Brutium in consonanza


alla delibera n.107 del 13.2.06, il giudice ha rinviato a giudizio l' assessore

proponente Morrone Giuseppe Ennio, la dirigente del Dipartimento autrice del


decreto di affidamento Marasco Rosalia nonch Franz Giancarlo ed ha condannato Lilio Giuseppe Antonio Maria, che ha firmato l'accordo in rappresentanza del consorzio; ci in quanto aveva ravvisato l'illiceit

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ed aveva ritenuto responsabili dello stesso, unitamente all ' assessore proponente ed al rappresentante del consorzio beneficiato, il dirigente firmatario del decreto, vale a dire dell 'atto gestionale che determinava in concreto l'affidamento vietato; assolveva il Presidente della Giunta dell ' epoca ed il Segretario Generale poich, sebbene risultassero pacificamente avvenuti diversi incontri tra costoro e taluni rappresentanti del consorzio Brutium e della societ Why Not, aventi per l'appunto ad oggetto la fattibilit di un simile affidamento, il risultato dei colloqui intercorsi era sfociato in un mero atto di indirizzo, come tale penalmente irrilevante. Per quanto il contenuto della delibera potesse ritenersi dettagliato, mai e poi mai, sulla scorta di tale atto, si sarebbe potuto procedere all' esternalizzazione del servizio, essendo a tal fine necessario l'atto di gestione costituito dal decreto dirigenziale (pagg. 721/722).

Ancora una volta il contrasto tra P.G. e giudice assume contorni eminentemente interpretativi: gli incontri avvenuti a casa del Presidente della Regione e gli accordi che con il placet del Durante furono trasfusi nella delibera di indirizzo altro non sono, secondo l' appellante, che antecedenti causali necessari del decreto di affidamento. Ne consegue che, in applicazione delle norme sul concorso di persone nel reato, gli ispiratori di detta delibera si pongono, sia sul piano oggettivo che su quello soggettivo, in veste di coautori dell'abuso, al pari del Morrone, della Marasco e del Franz (rinviati a giudizio) e del Lillo (condannato). Molteplici sono gli argomenti per smentire l'interpretazione giuridica del primo giudice e si tratta degli stessi argomenti in forza dei quali appare evidente la piena consapevolezza di Loiero Agazio e di Durante Nicola di contribuire in maniera determinante all'affidamento: i ripetuti incontri, anche in sedi extra-istituzionali, con soggetti che, stando al loro dire, non avrebbero avuto titolo per interloquire (detto in parole povere, perch intrattenersi ripetutarnente con rappresentanti del consorzio che pressano per ottenere nuovi aflidamenti se poi ci si difende dicendo che tale decisione spettava al dirigente e non al politico?);

la pervicacia con cui la Merante, anche approfittando del rapporto amicale con il fratello dal Presidente della Giunta, ha dapprima cercato di instaurare un contatto diretto con il massimo esponente dell'ente e, in un secondo momento, avendone percepito il potere di influenza su questo, si spesa per ottenere il consenso del fidato consigliere giuridico Durante su una soluzione condivisa; il contenuto invero fin troppo dettagliato della delibera di Giunta: anche senza mettere in discussione il criterio adottato dal g.u.p. per distinguere l'atto di indirizzo dali' atto di gestione, un fatto che, nel caso di specie, il secondo in nulla si sia discostato dal primo (risulta che la Marasco non abbia espletato alcuna istruttoria e che si sia sostanzialmente appiattita sulla proposta del consorzio); il comprovato rapporto di stretta cooperazione e confidenzialit tra la Merante e la Marasco, di talch se, come il g.u.p. ha stigmatizzato (pagg.297 e 732), la seconda abbia adottato l'atto di gestione illecito per favorire l'imprenditrice, risulta a maggior ragione incomprensibile (salvo che non si voglia condividere la prospettazione accusatoria) che la Merante si sia impegnata cos a fondo per ottenere quella sospirata delibera; i numerosi 'paletti' imposti dal Durante alla delibera di Giunta: limitazione temporale deli' affidamento in attesa dell'espletamento di una gara; esigenza di procedere al pi presto al censimento del patrimonio immobiliare per assecondare un'esigenza dal Dipartimento Trasporti, Infrastrutture e Patrimonio; necessit di ottemperare ad un formale richiamo della Corte dei Conti; salvaguardia dell'autonomia decisionale dell 'organo dirigenziale; elementi tutti sintomatici, come del resto i dinieghi alle iniziali proposte della Merante, della consapevolezza che tale affidamento, ove fosse confluito in un atto dirigenziale, sarebbe stato contrario all ' art. 7 ci t.. Opposta la lettura suggerita dalle difese: ribadiscono la fondatezza della distinzione operata dal g.u.p. tra atto di indirizzo e atto di gestione; circoscrivono, pertanto, la valenza e l' efficacia degli incontri al solo fine di adottare una delibera di indirizzo; individuano le ragioni recondite di essa nella preoccupazione di salvaguardare i livelli occupazionali (la societ Why
No t avrebbe proceduto al licenziamento di numerosi lavoratori non potendo

pi godere della legge sugli sgravi contributivi) e di evitare occasioni di

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disordine pubblico che si sarebbero potute addirittura concretizzare in attentati all 'incolumit personale degli stessi Loiero e Durante; specificano, ci nonostante, come la delibera, per quanto dettagliata, facesse salve le prerogative dirigenziali, richiedendo la 'previa verifica dei requisiti di fatto e
di diritto' ; attribuiscono valenza neutra, quanto meno sotto il profilo penale,

alla violazione del D.P.G.R. n.354/99; introducono una vera e propria cesura nell'ambito del procedimento formativo della volont dell'ente regionale tra una prima fase sfociata nella delibera di Giunta n.l 07 ed una seconda conclusasi col decreto della Marasco; evidenziano come, per l'effetto, nei motivi di appello il P.G. sia dovuto ricorrere all'indebito espediente di 'correggere il tiro' dell'imputazione attribuendo ai due prevenuti la paternit di un atto proprio del dirigente; stigmatizzano, pertanto, in caso di accoglimento dell'appello sul punto, la conclamata violazione del principio della necessaria corrispondenza tra accusa e sentenza; concludono, ad ogni buon fine, nel senso che se anche tutti questi argomenti fossero stati superati, sarebbe stato arduo se non impossibile rinvenire in capo a costoro la prova della consapevolezza di avere, attraverso l'esercizio dei propri poteri di indirizzo, contribuito ad agevolare la condotta illecita della Marasco.

In realt propno dagli elementi di fatto innanzi elencati che tale consapevolezza si ricava, a parere della Corte, alquanto agevolmente: non avrebbero altro significato il ricordato impegno della Merante n la minuziosa predisposizione della delibera con tutte quelle precauzioni, tutti quei riferimenti di dettaglio e con quella chiosa del tutto ridondante nella sua ovviet se non fosse apparsa all'estensore del documento necessaria per controbilanciare la minuziosit dei riferimenti al soggetto affidatario ed all' importo da questo suggerito.

Quanto ai residui argomenti, non solo non si comprende il fondamento della prospettata frammentazione del procedimento formativo della volont dell 'ente, ma neanche si condivide la denunciata modifica in corso d'opera del fatto contestato: a leggere nella sua integralit il capo 9), se pur vero che nella prima parte si imputa al Loiero A. ed al Durante la violazione della

norma del decreto del Presidente della Giunta Regionale, anche vero che

nella seconda a ciascuno imputato viene addebitato il contributo a vario titolo apportato al procedimento alfine sfociato nell'atto della Marasco, contributo che per Loiero A. e Durante N. consistito nella contrattazione con la Merante ed il Franz delle condizioni che, per il tramite della delibera n. l 07, sarebbero state poi trasfuse nell'atto conclusivo. Poco rileva che la Marasco nelle proprie dichiarazioni escluda di avere ricevuto pressioni dal Loiero o dal Durante (sarebbe stata semmai lei, in un caso, a chiedere consigli giuridici al segretario generale): se, infatti, vero che la dirigente era legata da rapporti di intima collaborazione con la Merante e se quest'ultima aveva avuto ripetutamente modo di contrattare con i due il contenuto della delibera di indirizzo di cui la Why Not risultava espressa destinataria, di tutta evidenza come nessun bisogno, neanche quello di accelerare i tempi dell'affidamento, vi fosse di fare pressioni sulla dirigente; avrebbe pensato a tutto la Marasco. E' un'altra, piuttosto, la domanda da porsi: se, cio, possa affermarsi che, in assenza di quella delibera di indirizzo, la Marasco avrebbe adottato quello stesso decreto per il quale oggi si trova rinviata a giudizio. La risposta stata fornita dalla stessa interessata, la quale, sentita in data 20.6.08, ha spiegato di avere adottato il provvedimento di affidamento al fine di dare attuazione alla
delibera di Giunta (v. dichiarazione resa dalla Marasco, come riportata alla

pag.675 della sentenza, primi righi, riscontrata dalle s.i.t. del dottore Izzo del 26.5.08, riportate alla pag.679, primo e secondo cpv.).

Rimane da esaminare l 'ultimo degli argomenti difensivi, vale a dire l'inconfigurabilit della fattispecie sotto il profilo soggettivo per carenza dell'elemento del dolo intenzionale, nella misura in cui se anche volesse sostenersi che gli imputati abbiano deliberatamente contribuito all'adozione di un atto macroscopicamente illegittimo non sarebbe revocabile in dubbio che lo abbiano fatto perch sospinti da un interesse pubblico di pari se non maggiore rilevanza (procedere all'immediato censimento del patrimonio immobiliare per far fronte a preannunciati rilievi della Corte dei Conti e, al contempo, salvaguardare i livelli occupazionali e prevenire disordini sociali), se non da un vero e proprio stato di necessit ereditato dagli inopinati affidamenti deliberati dalla ' stagione-Chiaravalloti'.
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L'argomento non persuade.

Sotto il profilo dell 'indifferibilit del servizio sussistono oggettive emergenze documentali da cui rilevare: l) che analoga esigenza era stata direttamente manifestata dal competente Dipartimento; 2) che al contempo il Dipartimento aveva prospettato una soluzione operativa attraverso l 'utilizzo di risorse interne; 3) che addirittura questa proposta era confluita in altro deliberato giuntale predisposto nello stesso periodo e, infatti, approvato - Loiero Presidente - lo stesso giorno in cui la Marasco affidava l'incarico al Brutium. Si veniva cos a creare, di fatto , una sovrapposizione di compiti che, anzich arginare i profili del danno erariale, avrebbe finito per aggravarli. Quanto alla dedotta esigenza di salvaguardare i livelli occupazionali, risulta di tutta evidenza che, se l'ente avesse voluto a tutti i costi esternalizzare il servizio, avrebbe potuto comunque ottenere lo scopo preso di mira. adottando procedure legali anzich protrarre un affidamento illegittimo e, cos, di fatto continuare a favorire i soliti raccomandati e foraggiare le solite clientele (o consolidarne delle nuove). Infine, davvero pretestuoso l'argomento del timore di ripercussioni sulla propria incolumit: non si vuole qui escludere che gli imputati abbiano potuto patire la pressione dei lavoratori in odore di licenziamento, ma pi semplicemente evidenziare come tale timore non si concili, sotto il profilo logico, con la dedotta incompetenza ad adottare nella materia l'unico atto veramente risolutivo, cio l'atto gestorio; se, in altri termini, il Durante ed il Loiero non potevano influire sulle determinazioni della Marasco, non solo non avrebbe avuto senso concordare fin nel dettaglio con la Merante i termini dell'affidamento, quanto e a maggior ragione sarebbe risultato del tutto irrazionale palesarsi all'esterno come potenziali risolutori di un problema la cui soluzione in realt non dipendeva da loro.

Anche delle pressioni indubbiamente violente o intimi datrici dei 'precari' viene, perci, fatto un uso strumentale, nella misura in cui non si comprende, per esempio, perch non ve ne sia traccia in danno della Marasco n la stessa

ne abbia mai lamentato il sentore n, a contrario, perch, a questo punto, non venga dato lo stesso peso a quelle subite con pari se non maggiore virulenza dal dirigente del dipartimento Trasporti e Infrastrutture, avvocato Izzo, fautore della soluzione, per cos dire, 'interna' (censimento del patrimonio immobiliare con dipendenti regionali o, comunque, con attivit guidata e monitorata direttamente dalla Regione) e, per questo, additato come sabotatore della soluzione politica portata avanti dalla Merante (pag.684 della sentenza gravata e, pi diffusamente, pagg.682 e segg.). E' con riferimento alla posizione di Lo iero Tommaso che, invero, appare inconsistente l'apporto soggettivo al delitto: provato che egli fece da tramite tra il fratello e la Merante affinch il primo accettasse di reincontrare l'amministratore della Why Not ed del pari riscontrato che fu la Merante, in forza di un pregresso rapporto di amicizia, a pregarlo di convincere il congiunto a reincontrarlo nonostante in occasione di una prima riunione, avvenuta sempre a casa del Governatore, Loiero Agazio si fosse dimostrato infastidito a causa del comportamento assolutamente disinvolto ed a tratti prepotente del Saladino; vi , infine, la prova che questo imputato assistette all'incontro chiarificatore; non vi , al contrario, alcun elemento da cui desumere che questi, accedendo alla richiesta della Merante, ne condividesse il proposito criminoso n oltretutto che, in seguito, abbia ulteriormente contribuito, anche solo da un punto di vista oggettivo, a farglielo raggiungere. Al contrario, si visto che il Governatore pretese di essere affiancato dal segretario Durante. Se, dunque, la sentenza del g.u.p. va confermata nell 'assoluzione di Loiero Tommaso per non aver commesso il fatto, la stessa deve essere riformata nella parte in cui ha assolto con la medesima formula dal medesimo reato Loiero Agazio e Durante Nicola.

Tenuto conto dei criteri indicati dali 'art.l33 c.p. e delle pene gi irrogate in primo grado, stimasi congruo contenere il trattamento sanzionatorio in quello di anni uno di reclusione (pena cos determinata: pena base anni due di reclusione; ridotta ex art.62 bis c.p. ad anni uno e mesi sei; ridotta di un terzo

ex art.442 c.p.p.); pena accessoria come da dispositivo (art.31 c.p.). Sussistono

i presupposti di cui agli artt.l63 e 175 c.p. per la concessione dei relativi benefici.

Il restante trattamento sanzionatorio. La sussistenza del reato associativo comporta la rivisitazione del trattamento sanzionatorio nei confronti di Saladino Antonio e di Lilla Giuseppe Antonio Maria; per entrambi il reato di cui al capo l) diventa il pi grave e, tuttavia, il ruolo apicale rivestito dal primo impone di differenziare la pena base; tenuto conto dei criteri di cui ali 'art.133 c.p., stimasi congrua per il Saladino la pena di anni tre e mesi sei di reclusione e per il Lilla quella di anni tre.

In relazione, poi, alla contestata decisione del g.u.p. di riconoscere al primo circostanze attenuanti generiche, non potr sfuggire come il Saladino, gi individuato quale ispiratore del perverso meccanismo alla base delle illecite estemalizzazioni, risulta responsabile di un maggior numero di reati-fine; non solo: l 'unico dato spendibile a suo favore, quello della incensuratezza, di gran lunga sopravanzato dalla cinica manipolazione di una normativa che, creata per rispondere alla crisi del mercato del lavoro, si trasformata, nelle mani del giudicabile, in uno strumento di potere piegato a scopi clientelar.

Ne deriva che al solo Lilla la suddetta pena base dovr essere ritoccata per effetto delle circostanze attenuanti generiche gi riconosciute dal primo giudice: la pena base di tre anni dovr essere ridotta, ai sensi dell'art.62 bis c.p., di mesi sei e, quindi, aumentata in egual misura ancora una volta nel rispetto del calcolo operato dal primo giudice (mesi uno per ciascuno dei sei reati satellite); la somma di anni tre di reclusione si abbatte di un terzo per la scelta del rito; pena finale: anni due di reclusione, con conferma del beneficio della sospensione condizionale della pena.

Quanto al Saladino, sulla pena base di anni tre e mesi sei andr calcolato un aumento di anni due e mesi tre (mesi tre per ciascuna delle restanti nove imputazioni) ex art.81 cpv. c.p.; la pena come complessivamente determinata,

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pari ad anni cinque e mesi nove, ridotta di un terzo ex art.442 c.p.p.; pena finale: anni tre e mesi dieci.

Conseguono per il solo Saladino: l) le pene accessone della interdizione perpetua dai pubblici uffici e della interdizione legale durante l'esecuzione della pena4 ; 2) la revoca del beneficio della sospensione condizionale della pena.

P.Q.M.

Visti gli artt. 591,592 e 605 c.p.p.;

dichiara la inammissibilit dell'appello avverso la sentenza n.32 del g.u.p. del


Tribunale di Catanzaro in data 2.3.2010 proposto dal Procuratore Generale limitatamente ai capi aventi ad oggetto i reati sub nn. 2), 3), 4), 7) e 20) nonch degli appelli proposti dagli imputati Saladino Antonio e Lillo Giuseppe Antonio Maria.

In riforma della predetta sentenza, dichiara Saladino Antonio e Lillo Giuseppe Antonio Maria colpevoli del
reato di cui al capo l) della rubrica e, per l'effetto, escluso il riconoscimento delle attenuanti generiche nei confronti di Saladino Antonio, ridetermina le pene in quella di anni tre e mesi dieci di reclusione per Saladino Antonio ed in quella di anni due di reclusione per Lillo Giuseppe Antonio Maria;
applica a Saladino Antonio le pene accessorie della interdizione perpetua dai

pubblici uffici e della interdizione legale durante l'esecuzione della pena e


revoca il beneficio della sospensione condizionale della pena concesso a

Saladino Antonio;

La diminuente prevista per la celebrazione del processo con rito abbreviato ha genesi e finalit che la rendono non assimilabile ad una circostanza attenuante. Ne consegue che, qualora venga inflitta per il reato di concussione una pena inferiore a tre anni di reclusione in conseguenza dell'applicazione di detta diminuente, la condanna importa l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, derivando l'applicazione dell'interdizione temporanea solo da una riduzione di pena conseguente al riconoscimento di una circostanza attenuante (Cass. sez. VI, sent. 2383/2000)

dichiara Loiero Agazio e Durante Nicola colpevoli del reato sub capo 9) e,

riconosciute circostanze attenuanti generiche, li condanna alla pena di anni uno di reclusione ciascuno;
applica nei confronti degli stessi la pena accessoria dell 'interdizione

temporanea dai pubblici uffici;


dispone che la pena inflitta a Loiero Agazio e Durante Nicola rimanga

sospesa a termini e condizioni di legge e che della condanna non sia fatta menzione nel certificato del casellario giudiziale;
assolve Macr Pietro e Morabito Vincenzo Gianluca dal reato loro ascritto al

capo 7) della rubrica per non avere commesso il fatto e revoca la pena accessoria disposta nei loro confronti dal primo giudice;
dichiara non doversi procedere nei confronti di Chiaravalloti Giuseppe m

ordine al reato a lui ascritto al capo 6) perch estinto per intervenuta prescrizione;
dichiara non doversi procedere nei confronti di La Chmia Antonio

Alessandro in ordine al reato sub 34) perch estinto per intervenuta prescrizione e, per l'effetto, ridetermina la pena per le residue imputazioni in quella di anni uno e mesi nove di reclusione;
dispone che della condanna inflitta a Saladino Francesco non sia fatta

menzione nel certificato del casellario giudiziale.


Conferma nel resto la sentenza impugnata e condanna gli imputati Saladino

Antonio, Lillo Giuseppe Antonio Maria, Simonetti Francesco Maria e Scopelliti Rinaldo al pagamento delle ulteriori spese processuali e gli imputati Loiero Agazio e Durante Nicola al pagamento delle spese di entrambi i gradi di giudizio. Catanzaro, 27.1.2012

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