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Filippo Ceccarelli. Il Teatrone della Politica. Longanesi & C., 2003. PRESENTAZIONE.

In estrema e brutale sintesi: lo spettacolo ha messo sotto scacco il potere e lo tiene prigioniero, pallida ombra di se stesso, senza avergli nemmeno notificato questa sua nuova condizione di cattivit. N i governanti di oggi hanno voglia di co nsiderarsi sotto il dominio di qualcosa che essi stessi agognano e compiutamente realizzano, giorno dopo giorno, sulla scena politica. Il famigerato teatrino, in realt, non altro che un teatrone, un inverosimile ribalta lla quale i politici si improvvisano cantanti, o comici, o attori, e a loro volta gli attori diventano leader politici, i comici fanno camp agna elettorale e quello dell apparire a tutti i costi diventa l imperativo di ogni uomo di potere. Chiss cosa rester, e come ci ricorderemo di questa caotica fase della nostra storia... Un prezioso dossier a futura memoria, appunto, ce lo offre Filippo Ceccarelli, acuto osservatore del mondo politico e del costume di casa nostra che, con questo libro, ha passato al setaccio episodi noti e meno noti della cronaca recente per mettere in scena una (allarma nte) sfilata dei nuovi comportamenti del potere: cosmetici, lifting, barche a vela, danze, biciclette, maxischermi, piadine, inni, ospitate, bandane e chita rre... Un repertorio di gaffe, di papere, di esibizioni al limite e spesso oltre il clownesco che l autore analizza con vena satirica, ma che ci invita anche a non dimenticare. Filippo Ceccarelli, Il Teatrone della Politica. C era un teatrone, poiche s entrava gratis. Lumi, cantate, applausi che salivano alle stelle... GIOVANNI VERGA, Mastro-don Gesualdo INDICE Tagli e ritagli. L evoluzione politica sulla ribalta 9 I. INVASIONE DI PALCO 15 Scene mai viste 17 Attori che fanno politica 22 Politici che fanno gli attori 27 Imitatori, duplicati e sosia 31 Berlusconi, il messia degli spettacoli 35 Rutelli e gli altri belli 43 Una maschera per Cossiga 48 Eroicomedy padana 54 II. NUOVE ATTRAZIONI 61 Trucchiamoci in faccia 63 Noi e il nostro corpo 67 Nudo dissennato, nudo disperato 72 De Pantomima 77 Video tutto su maxischermo 80 I musichieri 85 Madrine, stelline e pornostar 92 La dignita` dei pupazzi 97 Potere bestiale 100 Rimbambirsi a Cartoonia 103 III. CAMBIO DI SCENOGRAFIA 107 Sparlamento In 109 Baracconi d incanto 115

Le meraviglie del visibile 120 8 Il teatrone della politica Macchineria in movimento 126 Oggetti parlanti e feticci ambulanti 131 Gli orizzonti della sartoria 137 Tre metamorfosi e mezzo 142 IV. REPERTORIO AGGIORNATO 151 Il giuramento solenne 153 Il bagno di folla 158 Il momento di commozione 163 La prova della bonta` 167 L incontro con i bambini 172 I gladiatori nell arena 176 Il candore dell indecenza 181 V. SVILUPPI IMPREVISTI 187 Papere e gaffe 189 Dal flop al boomerang 194 Agguati da lontano 200 Un pesce di nome beffa 207 All armi, siam Fantozzi 213 Il protagonista inaspettato 218 Tagli e ritagli. L evoluzione politica sulla ribalta Ma quale teatrino della politica! `` Magari. E molto di piu` . E un teatrone, semmai. Un teatrone, ormai. E non si torna indietro. In estrema e brutale sintesi: lo spettacolo ha messo sotto scacco il potere e lo tiene prigioniero, pallida ombra di se stesso, senza avergli nemmeno notificato questa sua nuova condizione di cattivita` . Nei governanti di oggi hanno alcuna voglia di considerarsi sotto il dominio di qualcosa che essi stessi agognano e compiutamente realizzano, giorno dopo giorno, sulla scena pubblica. Tesi azzardata, ma documentabile. Dietro a questo libro ci sono alcune letture faticose e disordinate, che vanno tuttavia in questa direzione. Le robuste architetture entro cui Elias Canetti ha inquadrato il potere (e la sua sostanziale follia). Le sottili e fascinose elaborazioni di Regis Debray sull immagine mediologica. La freddezza specialistica e risolutiva di un grande politologo americano come Murray Edelman e, a mille miglia di distanza, la noia complicatissima ma a tratti profetica di un autore maledetto come Guy Debord. Ancora fondamentale, dopo piu` di un ventennio, oltre che divertente, Lo stato spettacolo di Roger-Gerard Schwarzenberg. Testi e schemi complessi che pure al prezzo di temerarie e voluttuose forzature si e` cercato di far quadrare con le magagne dell attualita` . Per quanto riguarda le specifiche faccende italiane, specie dopo il big bang seguito a Tangentopoli, e` stato di grande incoraggiamento il saggio di un giovane studioso come Gianmarco Navarini sulle forme rituali della politica. Decisivo si e` rivelato l Homo videns di Giovanni Sartori; molto Il teatrone della politica stimolanti alcune pagine Sulle virtu` pubbliche virtu` spesso mancate o neglette di un altro scienziato della politica, Franco Rositi. Si e` infine cercato di integrare il tutto con letture, anche qui un po convulse, sul teatro e la sua figlioletta

degenere e vitale, la televisione. Ma la cosa piu` importante era far parlare gli esempi, storie e storielle di casa nostra. E qui entrano in gioco i ritagli. Il ritaglio di giornale e` un utile e poetico pezzo di carta. A doppia faccia, a doppio taglio. Certe volte questo pezzetto di carta cosi` leggero che basta uno spiffero d aria per farlo volare via mette in condizione di capire tutto. Non succede sempre, ma un ritaglio e` sempre meglio di niente. Lo spoglio di dieci ritagli da` una sensazione di onniscienza, prossima al delirio. Pero` dieci ritagli servono dieci volte piu` di uno solo. Cento ritagli ti accompagnano per mano verso il Principio Universale, l Idea pura e assoluta. Pero` intanto i tuoi stessi pensieri ti si sono aggrovigliati dentro, e se ne restano li` confusi, pavidi, imbarazzanti. E se magari lo spiffero si fa vento, i ritagli cominciano a turbinare. E ci vuole un sacco di tempo per rimetterli in ordine. Arrivano momenti in cui occorre parlare di se . Tanto piu` mi dispiace perche questo e` anche, indubbiamente, un lavoro sulla smania di protagonismo egocentrico. Ce n e` fin troppo in giro, e non vorrei qui, palesemente, rivelarmi pure io uno di quelli che io, io, io. Ma sarebbe ancora piu` ingiusto nascondere che io vivo in mezzo ai ritagli. Letteralmente. Ci sono ritagli in tutta la mia vita, sulla scrivania al giornale e su quella di casa, nei cassetti e nella borsa, in tasca e in valigia, sugli scogli e sui prati, nei letti d ospedale, in automobile e nelle camere d albergo. Sono i coriandoli della mia esistenza. Li presto volentieri a chi me li chiede, purche non me li restituisca sotto forma di insalata . Ritagliare giornali e` un appagante nevrosi collezionistica che prosegue nonostante molti degli articoli siano ormai disponibili, all istante, nelle banche dati elettroniche. Possiedo quattro Tagli e ritagli. L evoluzione politica sulla ribalta cinque paia di forbici, dislocate strategicamente per l Italia, e sei-sette grandi armadi di ritagli classificati secondo criteri che nel corso del tempo si pensi ai personaggi defunti sono divenuti difficili da spiegare perfino a me stesso. Da un quarto di secolo i ritagli sono la mia nevrosi e la mia consolazione, l assicurazione per la vecchiaia e una scocciatura inverosimile. E i ritagli dimostrano che qualcosa, nella politica, e` cambiato davvero. Ma tagliare i giornali evidentemente non bastava. E cosi` ho anche cominciato a prendere degli appunti. Argomento, data, giornale, firma o sigla. Era il 1995, gennaio. La prima nota riguarda l addio di Bobo Maroni al ministero dell Interno. Si segnalava la frase: Avro` nostalgia del Viminale, ma a Varese la pizza e` migliore . Sulla pizza di Varese e` lecito mantenere qualche riserva, ma l Italia e` strana, non si sa mai. Tutti questi appunti finivano su un quaderno dalla copertina dura, a quadretti. Alla fine i quaderni erano diventati cinque, fitti fitti. Per comodita` ho deciso di farli ricopiare sul computer. Una volta stampati e rilegati hanno dato vita a un bel mattone, pesante, di tela blu. Nel mentre quel magma veniva trascritto, violando ogni buona creanza ho chiesto all amico che procedeva all informatizzazione che effetto gli faceva quella roba li`. Non e` che ci si fosse dedicato troppo; non rientrava nei suoi compiti valutare quel coacervo di note criptiche. Ma siccome era una persona gentile rispose

lo stesso. Disse: Inquietante . Sull inquietudine i giornali ci campano. Un giornalista che non trova inquietante piu` niente e` meglio se cambia lavoro. Ma in quel caso l inquietudine dipendeva, io credo, dalla quantita` esclusiva di cose nuove che erano state raccolte e classificate. Dalla pizza di Maroni in poi, tutto sembrava divenuto seriamente, anzi terribilmente frivolo. Il volto conosciuto e rassicurante della vecchia politica non voleva saperne di entrare nei quaderni.E la nuova politica le virgolette s intendano qui rinforzate, assomigliando questa Il teatrone della politica nuova a una politica semmai ancora piu` antica veniva fuori appunto come un gran teatro che tutto ingloba. Sta in questo la parzialita` del libro. Che si basa solo su quel che si e` visto. In altre parole: tutto e` pubblico e pubblicato, tutto e` gia` stato messo in scena e in onda. Di qui partirebbe il ragionamento. D altra parte l impostazione, in via pregiudiziale, non ha tenuto conto di cio` che sta dietro : identita` ideologiche, culture politiche, radicamento sociale, interessi economici, contatti personali con la gente. Ma e` anche vero che si tratta di un patrimonio molto impoverito. Quasi un entita` residuale su cui da qualche tempo e` calata una patina di spettacolo. Enfasi, luccichini, artifici, musichette, baracconi e cappellini colorati. Impaziente e irreale, questa coltre si e` posata un po su tutto e da` mostra di se consumando attenzione, decoro e memoria. Sembra che tutto accada per essere visto. E tutto, comunque, tende a farsi spettacolo. Perfino la guerra si guarda in poltrona: il buio della notte rischiarata dai lampi gialli, le emozioni delle tele-giornaliste sotto i bombardamenti, la compagnia di giro degli esperti di Risiko, le acrobazie ar` cobaleno dei pacifisti, le statue abbattute. E questo, appunto, il teatrodi guerra del XXI secolo. In piu` , i politici di oggi non amano il loro passato. Molti si sono sforzati e hanno anche imparato a volergli male e a vergognarsene. Questo non e` tanto bello e la speranza e` che lo riscoprano, prima o poi, possibilmente per comprenderlo meglio. E tuttavia, al momento: quale migliore occasione per fare un po di scena? Ed ecco che gli spettacoli tornano utili non solo a conquistare l attenzione del pubblico, ma anche a pacificarsi con se stessi. Se ho ecceduto nelle interpretazioni e nei toni, me ne dispiace e chiedo scusa in anticipo. Oltretutto, penso di aver descritto un processo che prescinde dalle volonta` individuali. E che domani, magari, si aggiustera` in un nuovo equilibrio. Ma per chi guarda, intanto, sempre spettacoli sono. Tagli e ritagli. L evoluzione politica sulla ribalta Questo libro e` dedicato a tutti i giornalisti della carta stampata vorrei dire: della parola scritta che hanno seguito l evoluzione in senso televisivo della vita pubblica italiana. Il fatto che continuino a farlo, ognuno a suo modo, sta a significare che anche grazie al loro lavoro rimane garantito uno spazio critico, e con esso una riserva di democrazia raziocinante. Ai miei colleghi devo il materiale, pur restando inteso che gli eventuali cocci sono miei. Tra le persone che mi hanno aiutato desidero ringraziare Antonio Negro, Pasquale Rizzo, Medardo Trucco e Sergio

Vacirca. Ringrazio mia moglie Elena Polidori per la sua intelligente concretezza, per il lavoro aggiuntivo e per l amore. Ringrazio Giacomo e Francesca Romana per l allegra sopportazione e per tutto quanto li porta a essere se stessi. 14Ilteatronedellapolitica I INVASIONEDI PALCO Vado a Elsinore. Vi saluto Amleto. SILVIO BERLUSCONI, 2002 Tutto e` venuto meno nel giro di qualche anno: ideologie, appartenenze, moneta, grande industria, sovranita` nazionale, legge proporzionale, paura di finire all inferno. Ma che cosa ha sostituito queste certezze? Persone: un sacco di persone che si agitano sulla scena.E poi tecnologia, merci, ` macchine, suoni, immagini. E il solito discorso dei vuoti e dei pieni a rinviare l apocalisse a data da destinarsi. La crisi della rappresentanza non e` mai apparsa cosi` evidente. Il successo delle rappresentazioni parla da solo. Scene mai viste La vita pubblica italiana si va riempiendo di spettacoli assoluti. Per assoluto puo` intendersi uno spettacolo che concentra in se cio` che non e` mai successo, un compiuto amalgama di azione politica e scenica che e` difficile descrivere perche le parole non bastano. Ma ci si puo` provare lo stesso, e forse e` anche meglio. Spettacolo assolutoe`il numero delle corna. Le sue classiche corna , ha scritto poi il Giornale, perche Berlusconi le ha rifatte in diverse circostanze. La prima volta comunque al vertice di Caceres, Spagna, febbraio 2002. Foto di gruppo dei presidenti, su una scalinata, il Cavaliere in terza fila, lato destro. Quel giorno e` su di giri, poco prima si e` tolto una scarpa per smentire la voce che abbia supertacchi occulti. Alla Little Tony , ha detto una volta Bossi. Berlusconi e` convinto che gli incontri internazionali servano a fare amicizia fra potenti. In questo e` bravissimo. Pero` vuole piacere a tutti, anche ai non potenti. Dietro l obiettivo del foto` grafo c e` un gruppo di boy-scout. E la loro complicita` che il premier intende conquistare. Si agita, gli fa l occhietto e sorride come uno di loro che si sia trovato li` per caso, unico adolescente in mezzo a tutti quei bacucchi impietriti. E un istante prima del clic scattano le corna. Sulla testa del ministro degli Esteri spagnolo, il padrone di casa. Come si dice in questi casi, la foto fa il giro del mondo. Nel 1975 pure l allora presidente della Repubblica italiana Giovanni Leone, contestato a Pisa da un gruppo di studenti, fece le corna. Un gesto di spontanea reazione e istintivo umorismo , tento` di spiegare l ufficio stampa del Quirinale. Ma via, era solo un gesto scherzoso , spie Il teatrone della politica ga stavolta il portavoce di Palazzo Chigi, Paolo Bonaiuti, tutti i ministri ci hanno riso su, il clima e` splendido. Moscio e` invece il clima a piazza Navona in quello stesso mese di febbraio del 2002. C e` buio, freddo e poca gente

all ennesima manifestazione per la giustizia. Neanche a farlo apposta, e` Carnevale. Qualcuno dal palco nota che giu` c e` Nanni Moretti, lo fa salire, gli offre il microfono, cosi`, per ravvivare la serata. Lo stesso regista definira` il suo intervento estemporaneo l Urlo di piazza Navona , che potrebbe essere il titolo di un film. La sera, al telegiornale, non si capisce se e` la politica che e` entrata in un film di Moretti, o se e` lui a essere entrato in politica come attore, regista, produttore di film e di urla sullo sfacelo dell Ulivo. Ne seguiranno sviluppi. I girotondi inaugurano una coreografia di piazza che dall oggi al domani fa invecchiare i picchetti, i cortei, le parate, le forme antiche dei raduni. Ad animare i girotondi sono personaggi giovani donne, soprattutto che provengono dal mondo del cinema, del teatro, della musica, della satira, del giornalismo, del varieta` televisivo. Alla prima manifestazione nazionale convocata e organizzata senza l aiuto di partiti e sindacati, nel settembre del 2002, a piazza San Giovanni si presentano circa trecentomila persone. C e` lo stato maggiore dello spettacolo italiano. Ma non si fa vedere Roberto Benigni. Al Festival di Sanremo la politica e` ormai di casa. L edizione del 2000 fu preannunciata dalla visita a sorpresa in realta` pianificata di Jovanotti e di Bono a Palazzo Chigi, per via del debito dei paesi poveri. All Ariston Jovanotti interpreto` un rap che cominciava cosi`: Presidente D Alema! La questione della remissione del debito, tra parentesi, non e` ancora chiusa. Nel 2001, con il governo di centrodestra, bando al buonismo. La novita` sta nella minacciosa campagna di Giuliano Ferrara ai danni di Benigni, premio Oscar e comico di regime . Contro di lui, il direttore cattivista del Foglio ha riesumato la tradizione del loggione e promette un tiro a segno liberale . Dice che sara` Invasione di palco in sala, con i suoi seguaci, per lanciare proiettili che sporcano e ridicolizzano: uova, pomodori e altri ortaggi. Quasi tutti lo prendono sul serio, per giorni non si sa come andra` a finire, si controllano le prenotazioni degli alberghi, il disegnatore del Foglio, Vincino, si dissocia dall azione. Ma pure questo si rivelera` uno scherzo nello scherzo. Benigni e` spaventato. La sua interpretazione televisiva e` un po confusa e trafelata, per quanto eseguita da un talentaccio di natura. Al dunque Ferrara gli tira sei uova addosso, pero` in effigie, standosene seduto in poltrona davanti alla TV nella sua casa di campagna in Toscana. Potenza raddoppiata dall immagine poiche, mentre bombarda il video, Ferrara e` anche ripreso dalle telecamere. Poi passa qualcuno con uno straccio e pulisce lo schermo. Quarto spettacolo assoluto, nella sua inedita imprevedibilita`, e` la telefonata del ministro Gasparri a Quelli che... il calcio. In studio Simona Ventura e Gene Gnocchi, piu` il cantante Ron, gli stilisti Dolce e Gabbana e un congruo numero di figuranti, tra cui l allora presidente RAI Roberto Zaccaria, che all autoesposizione ha ormai preso gusto. Pronto? Quando la Ventura annuncia che c e` una telefonata del ministro Maurizio Gasparri, sembra uno scherzo. Invece il ministro e` infuriato sul serio, qualcuno gli ha telefonato pochi minuti prima per segnalare che in TV lo stavano prendendo in giro. Lui non ha nulla contro la satira, ci sono imitatori che hanno fatto carriera con la mia faccia : ce l ha con

Zaccaria, che ridacchia. Cercano di farlo sfogare, ma anche Gasparri ci ha preso gusto, non si ferma piu` , tira in ballo la lottizzazione, promette un libro bianco, accusa mogli e fidanzate, ma intanto vanno avanti le partite, l audio degli spalti copre la voce del ministro, che protesta anche per questo. Zaccaria esulta perche al 38 l Inter ha fatto gol. A un certo punto Simona Ventura si secca e comincia a rispondere a tono; mentre Tullio Solenghi, che da Brescia segue la Juve travestito da Giampiero Mughini, dice che no, quella non e` la voce del ministro, ma del suo imitatore Neri Marcore` . Zaccaria augura buon Natale. Dolce, Gabbana e Il teatrone della politica Ron sorridono appagati. Alla fine si congeda soddisfatto perfino il ministro, che nei giorni seguenti si pentira` di quella sua audioperformance. Piu` spettacolo di cosi` si muore. All ottavo giorno di sciopero della fame e della sete Marco ` Pannella sta veramente per morire. E una vita che Pannella mette in scena la sua morte possibile. Non per nulla e` ritenuto l inventore della politica-spettacolo, ma negli ultimi tempi appare meno smagliante, tagliato un po fuori. A distanza di pochi mesi e` difficile ricordare gli obiettivi concreti per cui, nell aprile del 2002, decide di dar vita al piu` raccapricciante show della storia repubblicana. Bere la propria urina in pubblico costituisce in effetti un gesto limite capace di oscurare qualsiasi ragionevole motivazione civile. Lui comunque si e` gia` drammaturgicamente disposto ad una specie di allegria demoniaca: pallido, anzi giallastro, affoga nel maglione, gli ballano gli occhi fiammeggianti, la voce e` roca, la bocca impastata. Pannella chiama i telegiornali e si fa trovare con un bicchierino di plastica in mano, riempito a meta` di liquido nerastro. Quando si accende la lucetta rossa, Pannella solleva il contenitore, accenna uno sconcio brindisi e manda giu`. Il giorno dopo pretende che l orrenda sorsata sia rimessa in onda. Va a Buona Domenica, ospite di Maurizio Costanzo. Forse succedera` qualcosa. Forse no e allora, se non interrompe lo sciopero della sete, e` la morte. In studio, comunque, e` pronto un vassoio con un bicchiere d acqua fresca. Telefona in diretta il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, schizza l Auditel, Costanzo e` eccitato, Pannella commosso. Berra` : l acqua. Applausi, veri e finti. Catarsi. Sollievo. Sorridono le vallette in bikini della domenica pomeriggio degli italiani. A Domenica in, modello d intrattenimento familiare al tempo stesso euforico e rassicurante, s ispira la cerimonia di inaugurazione dell anno scolastico tenutasi nel settembre del 2002. Il capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi e il suo staff l hanno voluta collocare nel marmoreo e grandioso Invasione di palco scenario del Vittoriano, dove tutto parla di Patria, a cominciare dall enorme tricolore che sovrasta il palco. E tuttavia l evento e` trasmesso su Rai Uno con un titolo niente affatto italiano: School Day. Gli studenti che vi assistono dal vivo indossano un berrettino giallo e un nastro portachiavi al collo. Quando ascoltano Fratelli d Italia si mettono la mano destra sul petto, come usa nei paesi anglosassoni, e in seguito si produrranno anche in una ola da stadio.

Piu` che a un ampolloso protocollo il rituale risponde a una regia elastica, spontanea nella sua artificialita` . Il ruolo di officiante tocca a Fabrizio Frizzi, che lo esegue con ritmi televisivi, ma lo stesso Ciampi vi si adegua con un intervento fitto di riferimenti autobiografici e di sicura resa catodica. In omaggio alla cultura del quiz, viene chiamata sul palco una professoressa nota per sapere tutta la Divina Commedia a memoria. Interrogata, la prof risponde a macchinetta e vince la sfida tra gli applausi divertiti. Come sperimentato tributo alla cultura di massa, salgono quindi il calciatore Francesco Totti, il musicista Uto Ughi, il navigatore Giovanni Soldini, alcune finaliste di Miss Italia capitanate dalla figlia di Mirigliani, Patrizia, con abiti di stilisti emergenti; poi anche cantanti, ballerini e la nazionale di pallavolo femminile. Ognuno degli ospiti incarna un messaggio molto semplice e reclama un consenso senza spiegazioni. Poi si cambia registro e sui marmi delle terrazze del Vittoriano spuntano a sorpresa tre studenti-ciclisti del Camerun. Una scuola di Roma ha spedito laggiu` cinquanta biciclette, gesto che nella scaletta segna la parte dedicata allo spettacolo del dolore e della solidarieta`: presentazione di altri gemellaggi con il Brasile, lettera lunga cento metri scritta da giovani detenuti di San Vittore, fumetto preparato da studenti con bambini malati. Estesi, sincretici e polivalenti: cosi` gli studiosi qualificano i rituali civili della postmodernita`. Spettacoli puri, sembra di poterli anche definire, con tanto di rap, urla, corna, uova, comici, soubrette, registi, presentatori, presidenti ed emozioni paraurologiche. Tutto insieme, allo stesso tempo, sulla stessa scena. Marameo alle antiche distinzioni. Attori che fanno politica Ma come sono arrivati, gli attori? Risposta semplice: li hanno chiamati i politici. Con un aggravante, pero` . Quando la posta in gioco e` la conquista dell attenzione, nessun politico potra` mai competere con un commediante. E mica solo per far ridere: anche sulle questioni drammatiche. Cosa e` piu` drammatico oggi, in Italia, della giustizia? Ecco: Marcello Dell Utri ha commissionato e fatto mettere in scena da una compagnia teatrale la persecuzione giudiziaria ai danni di Socrate. Prima che inizi lo spettacolo sale sul palcoscenico e lo presenta, con ovvi riferimenti alla sua condizione di inquisito. Ha portato la rappresentazione anche al Parlamento europeo. Allo stesso modo, sull altro fronte, l Associazione Nazionale Magistrati ha chiamato un attore, Marco Paolini, ad allestire uno spettacolo su quel che sarebbe accaduto dopo l approvazione, da parte della maggioranza di centrodestra, della legge Cirami sul legittimo sospetto. Due giudici hanno scritto il copione di un immaginaria vicenda giudiziaria, e lui l ha interpretato. La pie`ce s intitola 2004-Odissea nel processo. Alla prima c era molta curiosita` , il presidente dell ANM Edmondo Bruti Liberati ha dunque rivendicato la funzione del sipario: Non voglio togliere nulla alla sorpresa e alla suspense . Pare di cogliere qualcosa che va oltre il puro e semplice utilizzo politico degli spettacoli. Alla Festa della Polizia e` invitata regolarmente l attrice Claudia Koll, protagonista del serial Linda e il brigadiere; alla Festa dei Carabinieri c e` sempre Gigi Proietti, Il maresciallo Rocca. Sembra che, dopo il successo dello sceneggiato Distretto di Polizia, in

Invasione di palco qualche ufficio del Viminale sia stata presa in considerazione l ipotesi di ribattezzare distretto il vecchio commissariato. Nell aprile del 2002, dopo l arresto di alcuni agenti di Pubblica Sicurezza, diversi loro colleghi si ammanettano per protesta e formano una catena umana attorno alla Questura di Napoli. Nel pieno del trambusto arrivano da quelle parti due attori-eroi della Squadra, Rai Tre, che viene girato in quella citta`. Eh, ci vorrebbero due come voi in momenti come questi! : cosi` i rivoltosi si rivolgono all attore Massimo Bonetti. Queste cose , prova a rispondere lui, e` meglio se le fate da soli. In altre parole: gli attori, o meglio i personaggi che interpretano, e` come se fossero entrati a far parte della realta`. Un tempo erano piu` discreti. Stavano al loro posto. Vittorio Gassman ando` a recitare a un congresso del PSI craxiano, ma l intento era celebrativo, visto che si trattava di leggere alcune lettere di Sandro Pertini. Con la stessa diffidente parsimonia Alberto Sordi ha prestato per un quarantennio la sua popolarita` ai potenti di turno, da Andreotti a Rutelli, da D Alema a Berlusconi. Nel 1987 Paolo Villaggio fu addirittura eletto alla Camera con Democrazia Proletaria, ma si dimise all istante, lasciando il posto a un vero politico. Oggi gli uomini e le donne dello spettacolo svolgono un ruolo che va ben oltre la supplenza. Lella Costa e Claudia Koll chiudono sul palco la manifestazione pacifista del febbraio 2003. Gli attori fanno opinione, sono centrali di consenso. Nessuno piu` di Fiorello digiamolo ! ha contribuito in modo decisivo ad alimentare la popolarita` e la simpatia di un esponente del postfascismo come Gnaziu La Russa. A nome dei consumatori Beppe Grillo conduce una battaglia solitaria e intelligente contro i monopoli e le multinazionali. Dario Fo resta una bandiera: stava addirittura per essere candidato a sindaco di Milano. Fabio Fazio, presentatore creativo, ha appunto il compito di presentare Piero Fassino alla Festa dell Unita`. Ma lo accoglie come se fosse Il teatrone della politica il padrone di casa. Dolcemente strafottente, si congratula con il segretario perche di persona ha gli stessi capelli che gli si vedono sui manifesti. Risate, applausi. Posti al fianco degli attori, i politici fanno un po la figura dei babbei. Sembrano goffi, paralizzati, forse perche capiscono che il gioco non e` piu` nelle loro mani. La gente, del resto, parla assai piu` volentieri dei perso` naggi della TV che di quelli della politica. E sul piccolo schermo che si sviluppano simpatie, antipatie, sconfitte, rivincite. Il comico Giorgio Panariello, creatura che incarna il varieta` del sabato sera all ultimo stadio, si e` sentito additato dalla moglie del presidente della Repubblica come l emblema di una televisione deficiente . Pero` poi gli hanno dato l Oscar TV, e allora si e` preso la rivincita, in diretta: Io, il re dei deficienti, dedico questo premio a tutti i deficienti che me l hanno assegnato . E si potrebbe fermare, ma Panariello e` un comico, tutto gli e` concesso, e allora si precipita fra il pubblico con il trofeo, lo alza al cielo, lo bacia, lo fa toccare agli spettatori: Cosi` siete un po deficienti anche voi!

All avventura di Nanni Moretti si e` accennato. Ma l invasione della gente di spettacolo sembra generalizzata, non conosce distinzioni di schieramento. Luca Barbareschi, ad esempio, si muove da anni nell ambito del centrodestra, una volta si esalta, un altra si abbatte, un altra ancora si erge ad autorita` flagellatrice di voltagabbana nel Trasformista. Giulio Bosetti scoppia a piangere per l emozione nel corso di un convegno di Forza Italia. Lando Buzzanca, anche lui di destra, risponde a Bossi sull uso improprio del tricolore: Gli ricordo che noi italiani, gente civilissima, nei cessi adoperiamo solo normale carta igienica . Lo stesso Bossi, anni dopo, si offende perche la Gialappa s gli ha dato dell europirla , va a protestare da Fedele Confalonieri, se la prende con le Iene, accusa i comunisti di Canale 5. E la Padania attacca i Fichi d India che pure, in un empito di entusiasmo, Bobo Maroni aveva proclamato alfieri di una comicita` finalmente nordista. Invasione di palco In tutto questo c entra la satira. Ma la parola va perdendo significato sempre piu` rapidamente. Fino al punto di chiedersi se tutto questo e altro ancora non prefiguri per caso una sorta di nuovo dominio, un regime di rappresentazioni fondato sulla supremazia del palcoscenico. Ha scritto Ernesto Galli della Loggia nell aprile del 2001 che i giudizi degli uomini di spettacolo non hanno mai elettoralmente contato molto, anche per l ottima ragione che si sono mostrati spessissimo sbagliati . Vero. Piu` problematico e` se si tratti di giudizi la cui influenza, come scrive anche Galli della Loggia, e` circoscritta a coloro che sono gia` convinti . L ultima campagna elettorale entra nel vivo quando il governo Amato, per farsi pubblicita` su un terreno popolare come quello dell assistenza, arruola il piu` popolare personaggio della piu` popolare serie televisiva di Rai Uno, Un medico in famiglia. Chiama quindi Nonno Libero , nella persona di Lino Banfi, a fare da testimonial in uno spot. A quel punto Berlusconi, che per questo genere di emozioni ha specialissime antenne, capisce che il centrosinistra sta puntando al cuore del suo elettorato. Di li` a qualche settimana e` un altro comico a scaldare l atmosfera. Daniele Luttazzi invita a Satyricon il giornalista Marco Travaglio e insieme, in un dialogo niente affatto comico, mostrano ai telespettatori il lato oscuro del berlusconismo. Salgono al cielo ` le proteste del centrodestra. E non solo del centrodestra: E Luttazzi che detta la linea del centrosinistra e suggerisce i tempi della campagna elettorale accusa Sergio D Antoni nel corso di una convention presentata da Pippo Baudo e apertasi con L uomo libero di Adriano Celentano. Quando il programma di Luttazzi e` sospeso, Paolo Flores d Arcais scrive su MicroMega: Vorremmo noi proseguire il Satyricon. L idea e` di far parlare i comici molto seriamente. La collaborazione e` dunque aperta a Luttazzi, Beppe Grillo, i fratelli Guzzanti, la Gialappa s . Quindi parte Benigni, Oscar da combattimento, ospite di Enzo Biagi. Commenta a caldo Eugenio Scalfari, in un ar Il teatrone della politica ticolo di fondo della Repubblica a pochi giorni ormai dal

voto: Su Berlusconi Benigni ha detto tutto in meno di cinque minuti. L ha dipinto con una completezza e un acume psicologico stupefacenti. I suoi lazzi e i suoi paradossi l hanno distrutto dal punto di vista dello spettacolo. Qualcuno dei giornalisti sussiegosi ha lamentato che il dibattito politico sia stato abbandonato nelle mani dei comici. Abbandonato? Questa critica e` un raro esempio di ristrettezze mentali. Per distruggere un mito, o meglio un feticcio, c e` solo la vis comica. Non voglio togliere nulla a Rutelli, a D Alema, ad Amato, ma il vero contraddittore di Berlusconi, quello che gli ha rubato la scena all ultima curva, e` stato Roberto Benigni. L uomo di spettacolo e di comunicazione e` stato battuto sull ultimo miglio da un uomo di spettacolo e di comunicazione di gran lunga superiore . Il risultato elettorale smentisce il sorpasso. Si conferma la tesi Galli della Loggia. Ma l analisi di Scalfari fissa il punto di non ritorno delle nuove dinamiche. Quando Tajani e Veltroni si scontrano a Roma, l invasione degli attori comici avviene ormai in automatico. Il candidato del centrosinistra va a Centocelle con Benigni e al Quadrato con Proietti; quello del centrodestra si fa vedere in giro con Pippo Franco e Gianfranco D Angelo. Tajaaaani! Gia` dal nome si sente che e` a schifezza d a schifezza , scappa detto a Marisa Laurito durante un comizio con Oliviero Diliberto. Poi si rende conto che ha esagerato e rettifica. La mescolanza non potrebbe apparire piu` netta. Nel turbine giocano anche gelosie, ambizioni, intenti autopromozionali. Sempre nella sfida romana Enrico Montesano, gia` eurodeputato PCI-PDS, e` incerto fino all ultimo. In romanesco, sul Tempo, sembra schierarsi con Tajani: Tutti se so dichiarati pe Veltroni. E che lo ponno fa` solo quelli de sinistra? Poi ci ripensa, dice che scherzava, la sua e` una patetica messa a punto che pero` si puo` forse prendere come un prezioso ammonimento. Eccolo: gli attori non sono politici, fanno i politici. Il guaio se di guaio si tratta e` che fanno quello che i politici non riescono piu` a fare. Politici che fanno gli attori L ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, politico di lungo corso, e` un caso limite. E non solo perche in anni ormai lontani, presentandosi ai suoi concittadini come un attrazione circense, entro` nella gabbia delle tigri e si fece un giro di arena in piedi sulla groppa di un cavallo, sebbene con la cintura salvavita sotto la giacca. Gia` domatore e acrobata, Orlando e` un caso limite anche perche come attore ha lavorato in ben otto film tedeschi; e per l ultimo, Palermo sussurra (Palermo flu stert, di Wolf Gaudlitz), ha anche vinto un premio in Baviera come uno dei dieci migliori attori non protagonisti di pellicole prodotte in Germania. Ma un sacco di altri politici si improvvisano attori. Forse perche non sentono piu` tanta differenza fra la loro professione e l arte scenica. Oppure perche sono convinti che esibirsi possa restituirgli quel che la storia gli ha inesorabilmente sottratto. O piu` semplicemente: perche devono, ormai. Sergio Cofferati, ad esempio. In un primo momento, quando era ancora segretario della CGIL, si e` limitato a prestare la propria voce a Moni Ovadia per lo spettacolo Quattro uomini liberi, dedicato ai fratelli Venegoni. Ora, per forza, e` una vedette. Il suo quartier generale, a Roma, e` anche la sede dell Associazione Fondo Pier Paolo Pasolini. Per uno di

quei miscugli tipici di quest epoca, il Cinese divide il suo spazio con un attrice, Laura Betti, che del Fondo Pasolini e` l anima. Di Cofferati esistono ormai due biografie. In quella di Luca Telese si legge: Sono nato in un mulino nei giorni della merla , che sarebbe il periodo piu` freddo dell anno. Gia` ben surriscaldata, la scena italiana ha bisogno di tipi gelidi. Ma questo non esclude, anzi, pianificazio 28 Il teatrone della politica ni spettacolari. Il berlusconiano Sandro Bondi ha notato come la discesa in campo dell ex sindacalista, compreso il ritorno alla Pirelli, assomigli a quella di Berlusconi. Dice: Cofferati ha studiato quel film . Insomma, in pochi mesi, e` diventato, oltre che un candidato, un personaggio. In un teatro di Torino, nel gennaio 2003, c era cosi` tanta gente ad ascoltarlo che per regolare l affluenza degli spettatori si sono stabiliti due turni. Avvisava un cartello: ORE 22.15 SECONDO SPETTACOLO. Ha promesso il Cinese: Sara` uno spettacolo tutto nuovo, diverso dal primo . Ci mancherebbe. Anche Oscar Luigi Scalfaro ha riconvertito la sua abilita` da conferenziere in un riadattamento dei lavori della Costituente; ma lo fa pur sempre in un teatro, immobile sotto i riflettori, con una scenografia ridotta all essenziale: uno sgabello, un microfono, la Costituzione. E lui, ex capo dello Stato. Della sua generazione Giulio Andreotti e` un altro che si e` mostrato al pubblico con una certa frequenza. Preferibilmente nella parte di se stesso. L ha fatto al cinema (Il tassinaro di Sordi); e poi anche in una pubblicita` del Consorzio Gorgonzola facendosi immortalare con l aria un po mesta e un dito dentro il formaggio. Nel 1995, a Fiuggi, ha accettato di calarsi nei panni di Bonifacio VIII in una specie di rappresentazione processuale, difendendolo e difendendosi essendo appena stato incriminato per mafia. C era da tener testa a varie accuse: grossolanita`, maneggioneria, nepotismo, simonia. Fu al solito abbastanza bravo. Come ad Asti, qualche anno dopo, quando Lino Jannuzzi lo chiamo`a recitare se stesso in una pie`ce ricalcata sul processo di Palermo. Ma a Fiuggi, comprensibilmente, non volle andare in scena vestito da pontefice, anzi in quell occasione rifiuto` anche di farsi riprendere con il pastorale in pugno: Le foto con quello , sogghigno` , ve le fate voi . Diversi politici, al contrario, si sottopongono con qualche baldanza alle regole anche piu` crudeli dell intrattenimento televisivo. Achille Occhetto ha accolto di buon grado la Invasione di palco proposta di partecipare a Milano-Roma, trasmissione incentrata su un viaggio a due in automobile. Con Claudia Koll. Il fondatore del PDS ne e` venuto fuori come un personaggio spontaneo e simpatico qual e` , ma forse anche piu` ridicolo del dovuto, sentendosi in dovere di fare il galante con la bella attrice. Occhetto le rivolgeva occhiate tenero-assassine, evocava la femminea provocation detto in inglese, con aria di chi la sa lunga per poi rimirarsi l effetto. Altro temerario del video, Claudio Martelli. L ex Guardasigilli si e` concesso a un programma reality lievemente sadomaso, Biglietto di sola andata. Depositato a Linosa senza una lira, ma con operatore al seguito, Martelli ha raggiunto Roma affidandosi a mezzi di fortuna, o alla carita` della gente.

` E poco piu` di un ricordo l antica sobrieta`. Oggi si accende la TV e c e` il rischio di trovare Bossi che declama una poesia in napoletano di Eduardo De Filippo; oppure si va a spasso per Roma e dalle locandine si scopre che l ex ministro Katia Bellillo recitera` all Argentina I monologhi della vagina. E davvero e` difficile capire che cosa spinge Piero Fassino a partecipare a Chiambretti c e`; e tanto piu` se Chiambretti, senza dire una parola, se lo stringe in un abbraccio che pare interminabile mentre parte il coretto demenziale: Oh Piero, oh Piero / e` stata brutta, / ma vedrai che passera`! E il povero Piero (Fassino), che puntando sull effetto spigliatezza si e` anche presentato in maglione, non sa piu` che fare, se ne sta li` imbambolato con quell altro addosso, fino a quando dalle quinte dello studio di Rai Due qualcuno del suo staff gli fa capire, disperatamente, a gesti, che deve fare qualcosa, qualunque cosa, e allora Fassino si mette ad accarezzare la testa di Chiambretti. E insomma: chi si fosse messo davanti al video in quel momento avrebbe avuto di che riflettere sul misterioso scambio in atto fra politici e uomini di spettacolo, sulla curiosa inversione che sta scuotendo e forse scardinando le forme austere entro le quali si era andata sagomando la vita pubblica italiana. Il teatrone della politica Un giorno il presidente Berlusconi entra quasi per caso, con un gruppo di sindacalisti, nella Sala Verde di Palazzo Chigi, dove sono conservate le foto dei suoi predecessori. Si blocca davanti a quella di D Alema e puntando l indice dice: Vedete com e` in posa? Sembra un attore . Mah, interviene qualcuno, le foto vengono come vengono. Eh, no , gli ribatte il Cavaliere, se l e` scelta proprio lui. Questo per dire come addirittura le sembianze e le identita` dei politici tendano ormai a vivere in forma di personaggi e interpreti. Come tutto vada sciogliendosi nello spettacolo. Ed e` uno spettacolo, un vero spettacolo itinerante, quello che Nando Dalla Chiesa ha allestito insieme con una compagnia di senatori e deputati dell opposizione e intitolato Il Partito dell Amore. Quando non si ha voce in Parlamento , ha spiegato Dalla Chiesa, e` inevitabile che si cerchino altre strade. Esordio a Roma, all Ambra Jovinelli, repliche a Milano e in Sicilia. Ogni politico-attore fa la parte di un ministro del governo Berlusconi, debitamente deformandolo, e offrendone al pubblico gli aspetti piu` cupi e ridicoli. Ne viene fuori una farsa, nobile e insieme sguaiata come tutte le farse. Imitatori, duplicati e sosia Le tre enormi limousine gemelle, visibilmente blindate e dai vetri color nerofumo, si fermarono nello stesso momento, una dietro l altra, sul piazzale di Villa Madama. I tre autisti spensero i motori e dalle portiere posteriori uscirono in contemporanea, con gli stessi gesti, tre Bush identici, vestiti allo stesso modo, ognuno sorridente. Per un attimo il presidente Berlusconi, che stava aspettando da un paio di minuti, resto` li` senza sapere cosa fare. Ma subito un uomo della security, con gesto sperimentato, gli indico` il vero Bush cui andare incontro. Gli altri due Bush, in effetti, erano sosia.

Nessuno ha mai capito dove li avessero posteggiati durante il ricevimento offerto dai padroni di casa, all indomani del summit NATO-Russia di Pratica di Mare, nel maggio del 2002. Ma certo non era la prima volta che la presidenza americana faceva uso di facsimili umani, con l evidente obiettivo di confondere un eventuale attentatore sul punto di premere il grilletto o lanciare la bomba. All estero i sosia servono ai potenti per salvarsi la vita. In Italia per complicarsela. Pure Berlusconi ha un paio di sosia, anche se in competizione fra loro. Di recente, per la verita`, si vedono meno in giro; forse qualcuno li ha convintia desistere; forse hanno trovato di meglio. Ma, quando il Cavaliere arrivo` per la prima volta a Palazzo Chigi, capitava spesso di incontrarli li` sotto, oppure a via dell Anima, allora residenza privata del capo del Governo. Gianni Cardia, di Messina, si presentava come il primo sosia di Berlusconi .A quell altro, spiegava con aria di superiorita`, ci manca il dente davanti . E poi: Quando mai , aggiunge Il teatrone della politica va sollevando un piede, ci mette la scarpa cu la fibbia, Berlusconi? Gia`, quando mai? L Italia certe volte e` fantastica, e la Sicilia ancora di piu` . Cardia lo faceva come mestiere, pura commedia dell arte. Se qualcuno si mostrava interessato alla sua attivita`, tirava fuori la sua brochure pubblicitaria: Volete rianimare le vostre serate, passandole in allegria? Invitate il sosia del presidente e Cavaliere Berlusconi. Il sottoscritto si sente onoratissimo. Un giorno l ho incontrato , garantiva, facendo cosi` il nostro gemellaggio. Sono libero da impegni amorosi e posso dedicarmi al mondo dello spettacolo cinetelevisivo . Ancora lo spettacolo. Perche fra i politici che fanno gli attori e gli attori che fanno politica si e` venuto a creare uno spazio indefinito e indefinibile, in qualche modo enigmatico, al limite onirico, comunque aperto a una pletora di sosia, duplicati, imitatori, scimmiottatori, alias, replicanti, clonati, simulacri umani pure vaganti, che non solo esercitano ormai una loro autonomia funzionale, ma paiono aspettarsi e per certi versi rivendicano un riconoscimento da parte dei personaggi di cui fanno la parodia. Il loro numero, l insistenza e l abilita` con cui esercitano questa funzione di mimesi li rendono d altra parte un fenomeno niente affatto trascurabile nella sua stranezza. Sembrano scherzi di natura: della natura tutta visiva, si direbbe, che da qualche tempo ha assunto la vita politica italiana. Come e` ovvio, di imitatori ce ne sono sempre stati. Fin dai tempi di Alighiero Noschese, che imitava cosi` bene i politici da indurre in errore addirittura la mamma di Andreotti: Ma come , chiese un giorno irritata al figlio Giulio, fai anche il buffone adesso? Ti metti a cantare e ballare alla TV? Al giorno d oggi la signora Rosa ci avrebbe fatto l abitudine. Dopo Noschese arrivo` la generazione del Bagaglino e dei sosia delle trasmissioni di Pierfrancesco Pingitore, Biberon, Cre`me Caramel. La maschera di Andreotti fu presa in carico da Oreste Lionello, e molti altri nuovi personaggi della Invasione di palco politica ebbero subito il loro imitatore di riferimento: Occhetto, Bossi, Rosy Bindi. Negli anni Ottanta l allora segretario

DC Ciriaco De Mita divenne in qualche modo amico del suo duplicato televisivo, Mario Zamma, con cui girava per Roma a braccetto e che lo passava a prendere a casa, prima dei congressi. Un giorno il presidente della Repubblica Francesco Cossiga convoco` al Quirinale l attore Manlio Dovi`, che il sabato sera lo imitava con successo. Non si e` mai saputo se Dovi` arrivo` sul Colle gia` truccato da Cossiga, o se l operazione di make-up venne compiuta a Palazzo prima dell incontro. Come che sia, deve essere stato un curioso colloquio: da una parte il presidente e dall altra se stesso, o meglio il suo doppio spettacolare. Capricci di sovrani. Era il gennaio 1992. A pensarci bene, bastava quel gioco di specchi a indicare come gia` allora il grottesco deformante stesse insediandosi nel cuore delle istituzioni. Poco dopo la rappresentazione privata al Quirinale, Pierluigi Zerbinati, il sosia televisivo di Craxi, venne preso per il leader socialista latitante. Una domenica, avvistato in una chiesa di Otranto da qualche giustizialista, se la vide anche brutta, furono chiamati i carabinieri. Una mattina lo incontro` per strada Bobo Craxi: Perche non telefona a papa` ad Hammamet? Sta li` da solo, gli farebbe tanto piacere... Venne poi il turno della terza generazione di alias: i Merola, i Sabani, i Fiorello. E poi la quarta, piu` virata a gauche: i Guzzanti, le Reggiani, i Marcore`, le Pasquero. Fino ai mostri silenti di Striscia la notizia. Come si sa, lo scambio di persona e` una delle risorse piu` antiche del teatro comico. Ma oggi l inflazione degli imitatori di Palazzo sembra trascendere la commedia. Il Supercarnevale della politica pare semmai il riflesso del suo impoverimento; mette a nudo l ambigua inautenticita` di una vita pubblica stretta in un groviglio di potere e divertimento, drammatizzazione e buffoneria, ai limiti dell impostura. Alle ultime elezioni il ministro Livia Turco ha fatto comizi avendo al fianco la sua imitatrice istituzionale, Germana Il teatrone della politica Pasquero. L onorevole La Russa, al Tg1, si e` concesso lo sfizio di imitare Fiorello che imitava lui. E per dire anche la scarsa fantasia dell intrattenimento duplicatorio, l automatismo e la prevedibilita` di un arte che non e` piu` nemmeno satira, varra` la pena di segnalare che la signora Ciampi ha avuto due imitazioni televisive (prima e migliore quella di Francesca Reggiani) in dieci mesi. In compenso ci sono anche sosia molesti e sgradevoli che inseguono i loro originali, e come nei brutti sogni fanno cose che questi ultimi mai farebbero. C e` un finto Benigni che tira torte in faccia; c e` un finto e petulantissimo D Alema che una volta, a un convegno, si e` incontrato con un finto e agitatissimo Moretti. E insieme hanno dato vita a un effimero, ma eloquente cortocircuito surreale. Berlusconi, il messia degli spettacoli Invincibile , come ha scritto Franco Cordero, nelle partite d immagine e suono , Silvio Berlusconi, padrone e signore delle immagini, e` il messia del dominio spettacolare che ha cambiato l arte di governo in Italia. Nessun altro politico, in effetti, puo` competere con la varieta` di rappresentazioni di cui e` capace il Cavaliere, che si prepara per la parte e al tempo stesso improvvisa, come i

grandi attori. E lui lo e`. Con la stessa apparente naturalezza puo` piangere davanti ai bambini dell Uganda ricoverati al Bambin Gesu` e fare la mossa da sciantosa quando la banda dei Carabinieri accenna a una marcetta. In scena reagisce d istinto, ma e` controllatissimo; fa finta e fa sul serio, meglio di tanti professionisti. Ma, a differenza dei teatranti, di suo Berlusconi ha tanti soldi e forse troppo potere. Acchiappa al volo i simboli e se li gioca con l energia del predatore arrivato al vertice di istituzioni, che sono sacre fintanto che c e` lui. Sa farsi voler bene, ma reclama sempre attenzione, pretende l ovazione e non si vergogna mai di nulla e di nessuno. Durante un ricevimento, entrato nello spettro visivo del presidente americano, si avvicina a un pianoforte e come chi non vuole accenna un passaggio jazz: Ehi, George, non male, vero? Suona e fa suonare; canta e fa cantare; sposta personalmente i divani per creare l atmosfera giusta . In Consiglio dei ministri chiama l applauso per la Moratti che ha illustrato la riforma della scuola (poi a lungo rinviata per mancanza di soldi). Cura personalmente le luci, i colori e le nuvolette degli sfondi. Calcola sempre la distanza ottimale tra se e il pubblico e l altezza da cui deve parlare. Non vuole mai nessuno dietro e sopra. Il teatrone della politica Alla fine saluta lento la platea, a centottanta gradi, per assecondare il movimento solenne delle telecamere; ma all improvviso, come accaduto a Trieste, puo` mettersi a correre come un matto, senza alcuna ragione, e allora tutti dietro, giornalisti, gorilla, prefetti, deputati, curiosi. Gira per l Italia con un camion pieno di marchingegni di scena, cuscini, drappi, pedane, gradini, podietti. Vive in simbiosi con un ex operatore, ora direttore della fotografia presidenziale, l ottimo Roberto Gasparotti, che gli fa i sopralluoghi, ma e` pure incaricato di supervisionare la presenza di eventuali microspie. Quando se ne trovo` una dentro un termosifone della sua casa romana una storia rivelatasi poi abbastanza oscura Berlusconi la mostro` ai fotografi con un movimento che nell arte teatrale ha il nome di ostensione . Conosce e sfrutta la tecnica di accompagnare le parole con figure gestuali, sottolineature, enumerazioni, accentuazioni. Specula sull attesa, costruisce l aspettativa, lavora sulla meraviglia ed e` uno specialista della tirata , altra vecchia risorsa da palcoscenico che lui ha riadattato alla televisione: un monologo straripante e retoricamente organizzato in una serie di proposte, domande, suggerimenti, pezzi di bravura e motti di spirito. Il risultato e` che in lui tutto si fa spettacolo: il cambio d abito, la malattia superata, lo sfavillio lussuoso delle ville in Sardegna, lo shopping, il giardinaggio, l intervento in inglese all ONU, le pennette tricolori, il picnic al gelo con Putin e un enorme colbacco di pelo... Racconta di continuo barzellette, anche grevi. Pare che abbia un collaudatore , il dirigente Mediaset Carlo Momigliano, che giudica se vanno bene o no. Alcune di queste storielle riguardano lui stesso, per dare il senso del livello egocentrico basti sapere che Berlusconi e` arrivato a imitare la sua stessa voce. Quasi sempre sa dove andare a parare. Fa un sacco di gaffe, ma sa pure aggiustarle, a volte con un sovrappiu` di arroganza. Al posto del popolo italiano gli scappa il pubblico italiano . Quando disse Romolo e Remolo , e

subito glielo fecero pesare, rispose che suonava meglio cosi` e che ci avrebbe fatto una canzone. Si adatta a qualsiasi tipo Invasione di palco di pubblico stimolando incessanti e mutevoli meccanismi d identificazione. Si definisce donnino di casa davanti alle casalinghe, contadino di fronte ai coltivatori diretti, imprenditore al cospetto degli industriali, supertifoso allo stadio. Di volta in volta, a seconda delle esigenze anagrafiche, si presenta come figlio, padre, nonno. Con i bambini di solito si autonomina zio Silvio . Se il pubblico e` composto da ecclesiastici ricorda gli studi dai Salesiani; al congresso di AN fa i complimenti alle gambe delle donne sedute in prima fila; a una cerimonia FIAT, nel pieno della crisi industriale, racconta che il primo bacio l ha dato in una Cinquecento. Ma poi convocai manager torinesi ad Arcore, e arriva in ritardo a bordo di una Mercedes. Osservato attraverso questa sua indubbia vocazione spettacolare, Berlusconi si rivela figura antica e moderna. In lui rivivono vari generi del teatro, dalla farsa ai Sacramentales, che sarebbero le vite dei santi e i loro miracoli. Il Cavaliere ne avrebbe compiuti come minimo due, su tifosi del Milan che alla sua voce si sarebbero alzati dalla carrozzella o risvegliati dal coma. Ma sul versante scenico il personaggio ha in se anche molto degli antichi ciarlatani. Ha scritto Cordero: Dalle mie parti li chiamavano bagalun d l lu ster (lucido da scarpe): armati di una strenua loquela milanese, battevano fiere gremite da contadini diffidenti, prefigurando le tecniche dell affascinamento mercantile, ottimisti, ridanciani, gesticolanti, svelti d occhio e di mano. La provincia cuneese li considerava figure comiche, non immaginando quanto futuro covassero , anche al vertice dello Stato, coni loro sorrisi da caimano . Lucido da scarpe, ma anche telefoni bianchi, zio Paperone, dramma lacrimoso, karaoke. Per Berlusconi e` decisivo attirare a se il consenso dei cittadini-telespettatori. Quanto di piu` vicino al potere primordiale dell ipnosi. Non di rado gli scappa qualcosa in dialetto. Con la piena consapevolezza di una sottolineatura popolaresca, Berlusconi si definisce un fioeu , oppure un magu t , un manovale, rivendicando un laura` de la Madona . Oppure, con l aria furba, Il teatrone della politica confessa: Me vegn un dubi . Nessuno gli puo` e gli deve fare ombra. Come per incanto scenico, attorno a lui si ma` terializza regolarmente un abbondanza di servi. E l eterna commedia italiana. Il messia sta addirittura provando a darle un ordine. Il suo. Come tutti i messia Berlusconi incarna una trasformazione che e` preannunciata e lo trascende. Non molto tempo fa, su un settimanale, venne fuori la storia e la testimonianza della signora Trudy Scharer, una vecchina svizzera di Eriswil, un paesello non lontano da Berna dove dopo l 8 settembre 1943 trovarono rifugio diversi italiani. Li` vivevano alla buona, in un campo d internamento; aiutavano i contadini del cantone a raccogliere le patate, per due franchi al giorno. Fra questi fuoriusciti italiani c era Luigi Berlusconi, il papa` di Silvio. Frau Scharer se lo ricordava benissimo, era diventato un amico di famiglia. Era molto diverso dagli altri italiani, tanto che presto non ebbe piu` bisogno di raccogliere

patate perche si era messo a organizzare spettacoli teatrali per gli internati e la gente del paese. Quindi la vecchina svizzera mostro` una foto del coro che papa` Luigi aveva messo su a Eriswil. Quando si dice l esempio. A seguire la vocazione del personaggio si entra nella leggenda e non se ne esce piu` . Dicono che il piccolo Silvio andasse matto per i burattini. Li intagliava nelle cortecce dei pini, poi li pitturava, scriveva il copione e faceva tutte le voci. Un po piu` grandicello, per pagarsi il cinema vicino casa, dicono pure che abbia fatto l assistente del proiezionista, in fondo alla sala. Se non e` vero, come diversi episodi che alimentano la sua leggenda, e` comunque significativo. Ha fatto parte di una filodrammatica. Questo l ha detto lui, non molto tempo fa, quando dovette giustificarsi per aver incoraggiato un gruppo di ambasciatori a occuparsi degli affari, invece che del Manzoni. Poi, come gli capita spesso, ha fatto marcia indietro: Io sono un estimatore di Manzoni , ha detto. Ho fatto accademia filodrammatica e saprei recitarlo. Ben venga Manzoni. Cosa sia di preciso questa acca Invasione di palco demia filodrammatica non e` chiaro. Quanto a Manzoni non e` escluso che prima o poi il presidente del Consiglio non si metta a recitarlo. Pare che da bambino sognasse anche di fare il direttore d orchestra.A scuola, dai Salesiani, quando arrivava qualcuno d importante, era lui a tenere il discorso di saluto. Ma sapeva anche improvvisare li` per li` , si legge sull opuscolo a colori Una storia italiana, che Berlusconi ha spedito per posta a milioni di elettori nella primavera del 2001, e nelle cui 128 pagine egli e` raffigurato, in varie pose, 250 volte. Sempre in tale prezioso documento e` racchiusa la testimonianza del suo compagno di classe, curatore dell opuscolo e attuale sottosegretario Guido Possa: Berlusconi suscitava invidia per il suo buon gusto nel vestire, la parola facile, la passione per lo spettacolo e il canto . Dopo la maturita` fonda un complessino musicale con Fedele Confalonieri. Si chiamano I quattro doctores, si esibiscono nei ritrovi studenteschi di Milano e nelle feste univer` sitarie. E con le canzonette che ho guadagnato le prime lire , ha ricordato una volta. Se non mi fossi messo a cantare oggi Canale 5 e Publitalia non ci sarebbero. La tesi che qui si vorrebbe dimostrare e` che senza quel genere di esperienza non ci sarebbe stato neanche il Berlusconi politico. Da giovanotto, alle canzoni alterna lavoretti di piccolo guadagno, ma formativi per il contatto con il pubblico. Per esempio, fa il fotografo ai matrimoni. A questo proposito nelle biografie ufficiali che nel Venditore Giuseppe Fiori definisce efficacemente mitografie si trova scritto che scattava foto anche ai funerali. Circostanza invero piuttosto stramba, a meno che non la si voglia interpretare come un inconsapevole tributo all attitudine berlusconiana di fornire, gia` allora, immagini a ciclo continuo, lungo l intera esistenza umana. Dopo le foto, il mare aperto. Si imbarca dunque sulle navi della Costa Crociere come cantante e intrattenitore. Chiunque l abbia fatto da Gigi Proietti a Paolo Villaggio Il teatrone della politica non ha difficolta` ad ammettere che si tratta di una formidabile

scuola-quadri. Anche sulle navi Berlusconi si rivela un perfetto uomo di spettacolo. Villaggio ha ricordato che era un piccolo mito del rimorchio . Donne giovani e meno giovani. Vai a sapere. E tuttavia anche questa attivita` deve aver affinato in lui le tecniche della seduzione, lasciandogli intuire i profitti che comunque si ottengono con una misurata galanteria. In altre parole, terra` sempre in gran conto le mamme e pure le nonne. Sceso dalle navi, la tappa fondamentale e anche la meno illuminata da biografi e mitografi e` Parigi, che negli anni Cinquanta e` la capitale peccaminosa dell Occidente. Anche qui canta, suona e intrattiene nei locali, ma la platea e` piu` problematica: Fino a mezzanotte c era un certo tipo di pubblico che chiedeva canzoni francesi, poi arrivavano i marinai americani ed ero costretto a cantare canzoni napoletane tipo Na voce, na chitarra e o poco e luna. Erano tempi duri. I marinai erano ubriachi fradici, mi mettevano spesso i pugni sotto il naso... A Parigi fa anche la guida turistica. Ufficialmente. In realta` sembra di capire che si e` inventato una specie di agenzia per portare i turisti italiani nei night-club: Li tenevamo su tutta la notte e alla mattina li portavamo alla Madeleine a sentire la messa delle passeggiatrici . Piu` di una volta, anche in polemica con Chirac e Jospin che l hanno sempre trattato un po dall alto in basso, Berlusconi ha accennato a fidanzate francesi .A quei tempi pare vivesse effettivamente con una spogliarellista di Pigalle, impegnata in un locale che si chiamava Le Grand Jeu. Ma una brutta mattina arriva a Parigi papa` Luigi, che lo rispedisce immediatamente a Milano, per l esattezza alla Statale. Si laurea con una tesi sulla pubblicita`. Ma alla pubblicita` egli presta anche la sua faccia e il suo tempo. Fa il modello in qualche spot. Dagli archivi RAI, nel 1997, Marco Giusti ha rintracciato un Carosello di trent anni prima girato nientemeno che da Orson Welles per la Buton, anche se mai andato in onda. A un certo punto vi si vedeva un giovanotto, Invasione di palco capelli fluenti, lunghe basette, baffi e smoking, che si avvicinava al bancone di un bar dicendo: A me uno Stock 84! Posto di fronte al preistorico spot, Berlusconi ha negato di essere lui quel giovanotto, pur ammettendo sbrigativamente di aver fatto la comparsa per una reclame della Max Factor. Dopodiche e` scappata fuori un altra locandina pubblicitaria: della Motta, stavolta, e qui c e` lui, inequivocabilmente, vestito da calciatore che reclamizza un gelato, La Coppa dei Campioni, proprio come un trofeo calcistico che il Milan berlusconiano conquistera`. A proposito di calcio: ha fatto anche l allenatore. Ovviamente. Non sa trattenere consigli tecnici, anche pepati. Ne sa qualcosa Dino Zoff. Del calcio percepisce l antica potenza dei circenses: Signor regista, quando inquadra i giocatori del Milan, indugi sui piu` alti e sui piu` belli . Per celebrare le vittorie va negli spogliatoi, canta con loro, solleva le coppe, si commuove, continua a recitare e a far recitare. La televisione gli scoppia tra le mani alla fine degli anni Settanta. Televisione commerciale: intrattenimento e consumo, spettacolo e pubblicita`. Regala ore e ore di divertimento gratis a milioni di persone. Ha fatto tutto lui. Testimonianza di Fedele Confalonieri: Dava suggerimenti agli autori, ai registi, agli attori. Inventava i format, i titoli dei

programmi, gli slogan, le promozioni . Scrive in quegli anni Enzo Biagi: Avesse un tantino di tette, farebbe anche l annunciatrice . Personaggio insieme arcaico ed evoluto, si mostra costantemente al pubblico e sui manifesti con un sorriso hollywoodiano dietro al quale lo storico inglese Stephen Gundle ha colto un tratto impercettibilmente femmineo. Forse Berlusconi conosce il potere mitico dell androgino, forse no, in ogni caso non si adira quando un giorno un ammiratore, un fan, un tifoso o un devoto gli grida: Silvio, sei una bella figa! Silvio, in realta`, conosce perfettamente l immaginario femminile; quando curava i promo da mostrare agli inserzionisti di Publitalia, era categorico: Per le donne voglio immagini belle, intense e che facciano sognare. Voglio una bella serie di baci . Il teatrone della politica Tra i suoi primi acquisti c e` il teatro Manzoni. Li` una sera vede recitare Veronica Lario. Come in un film di Antonioni la prima moglie sparisce nel nulla. E in seconde nozze Berlusconi si sposa un attrice di teatro. Inaugura lo Stile Convention. Cosi` lo descrive Gigi Moncalvo in un libro, Berlusconi in Concert, all interno di un capitolo a sua volta intitolato Un uomo da palcoscenico: Dell Utri saliva sul palco e diceva solo tre parole: Signori, Silvio Berlusconi . Il guizzo del presidente e` da atleta, afferra il radiomicrofono, si porta al centro del palco. Pausa per far terminare l applauso. Lieve inchino. Sospiro. Grande sorriso. Fissa negli occhi qualcuno. La luce e` perfetta, come l aveva chiesta e come la vuole. I livelli audio del microfono sono cosi` come si era raccomandato... La sua voce e` diventata calda, calda, suadente, una voce che cattura l attenzione, che si fa ascoltare. Una voce che tiene un ritmo da spettacolo, che chiama l applauso quando egli vuole, che prepara alla battuta, che spinge al sorriso nel momento voluto... Sembra la descrizione di una trance, di un estasi. Questo e` l uomo che si e` preso l Italia, che l ha persa e ` poi se l e` ripresa. E difficile dire se ami veramente l arte del teatro, o se la usi solo per fare i soldi e tenersi il potere. Dello spettacolo e` il messia, ma anche il dittatore. La vecchia democrazia e` lontana, quella nuova ancora non si vede troppo bene. Rutelli e gli altri belli E allora beccatevi Cicciobello... si lascio` sfuggire Giuliano Amato, con un sorriso amarognolo, quando capi` che i maggiorenti del centrosinistra gli avevano preferito Rutelli. Cicciobello, si sa, e` un bambolotto; e per definizione i bambolotti sono belli. Adattato al leader del centrosinistra, quel nomignolo entro` dunque in circolazione; ma l azienda che lo produceva entro` piuttosto in fibrillazione. Cosi`, quando la Padania pubblico` una vignetta dal titolo Cicciobello con la falce e il martello, il signor Gervasio Chiari, gia` fondatore e presidente della Tecnogiocattoli Sebino, scrisse al quotidiano leghista una lettera a suo modo commovente per dire che quella vignetta attaccava l immagine del vero bambolotto, un marchio depositato nel mondo , come documentava l acclusa foto con bimbi di varie razze che se lo abbracciavano. Con Cicciobello , continuava la lettera, hanno giocato diversi milioni di bambini alimentando,

di giorno in giorno, il sogno di tutta l umanita` : che i figli di tutti i popoli della terra si vogliano bene! La Padania fece ammenda. I due bambolotti in questione, scrisse, sono profondamente lontani l uno dall altro. Uno piace ai bambini e tace, l altro piace solo a se stesso e, purtroppo, parla... Che Rutelli, valente sindaco di Roma, piacesse solo a se stesso non era vero. L altro soprannome che gli avevano affibbiato, ormai da qualche anno, faceva giustizia di quel verdetto liquidatorio. Rutelli era il Piacione . E il Piacione piaceva, non solo a se stesso. Altrimenti che Piacione sarebbe stato? Fu al Lido di Venezia, nel settembre 2000, che la virtu` Il teatrone della politica piaciona confermo` le proprie risorse, anche elettorali, allorche un plotone di adolescenti scatenate prese d assalto Rutelli che era da quelle parti per via della Mostra del cinema. E la circostanza eccezionale, noto` Sebastiano Messina sulla Repubblica, fu che il nugolo di teen-ager a caccia di autografi manifesto` il proprio travolgente entusiasmo addirittura in presenza di un autentico mito della bellezza maschile, l attore americano Richard Gere, che giusto in quel momento stava prendendo il sole a pochi metri dal futuro candidato del centrosinistra, nel parco dell Ho tel des Bains. Ebbene, Rutelli, sei piu` bello di Richard Gere! andavano gridando le ragazzette porgendogli la penna. E lui, con il sorriso adatto, non solo firmava, ma guardava negli occhi, chiedeva il nome e, con un interesse che poteva sembrare perfino onesto, opportunamente personalizzava: a Donata , a Gaia , a Giuliana , a Emanuela . E via, alle elezioni. Di un politico, un tempo, si diceva: e` anche bello. Ora che la politica, da astratta, e` tornata ad essere un arte figurativa, quell anche e` caduto. E la bellezza ha preso a rivendicare il proprio indiscutibile primato. Come ai tempi degli antichi condottieri, anche nella Repubblica del marketing la bellezza reclama un autonomia, uno statuto, un valore forse addirittura civico, certamente televisivo. Rutelli e` bello , riconobbe subito, con un sospiro, lo stesso Berlusconi. Comparve sui giornali anche l inesorabile sondaggio Datamedia: il Piacione stracciava il Cavaliere 63,7 a 23,1. Restava un tot di incerti, ma insomma: bisognava essere ciechi... Lietta Tornabuoni scrisse sulla Stampa che anche in politica la bellezza e` un pregiudizio: Provoca immediata simpatia fisica, suscita un moto di attrazione e persino di rassicurazione, poiche si pensa che chi e` bello sia anche piu` felice e gratificato, meno rancoroso, invidioso e vendicativo . Pero` attenzione: la bellezza divide le persone, quindi anche gli elettori. A questo punto, dal campo avversario, Giuliano Ferrara calo` giu` l arma estrema: Francesco Rutelli non e` affatto bello . Al candidato del centrosinistra il direttore del Foglio concesse un aspetto gradevole , Invasione di palco questo si`, una faccia pulita e sana , una carineria di buon peso commerciale . Al massimo si trattava di una soap beauty . Ma bello Rutelli non era: Potete immaginare il complesso facciale del sindaco di Roma in un qualunque Caravaggio abbandonato in una delle chiese cittadine? Potete leggergli occhi, smorfie e portamento in un qualche

libro di formazione e di educazione sentimentale? Ma i gusti dell elettorato erano meno sofisticati. A Palermo, durante un comizio, una donna si fece largo sotto il palco e grido` con quanto fiato aveva in gola: Rutelli, tu si propiu bonazzo! A Padova, al Caffe` Pedrocchi, un anziana signora riusci` a piazzarsi davanti al candidato e gli chiese se poteva dargli un bacio. Rutelli acconsenti`, ma quella prese a sbaciucchiarselo con una tale frenesia che lui dovette ricordarle il contratto: Ehi, avevamo concordato un solo bacio! Poi, come si sa, Rutelli perse. Piaceva e piace ancora, ma alle elezioni venne sconfitto. E tuttavia la bella presenza non venne affatto sconfitta, anzi per certi versi ha favorito l emergere di una leadership telegenica a sua volta ricalcata sull antico ruolo dell attor giovane, quello che gli spagnoli chiamano el gracioso , l innamorato dai modi cortesi e galanti. L aspetto, insomma, come scorciatoia decisionale. Chi e` bello, oggi, fa carriera. Pier Ferdinando Casini, gia` indossatore per Esquire, gia` proclamato da Berlusconi il piu` bello fra i politici europei , e` divenuto forse piu` facilmente presidente della Camera. Anche per esigenze di telecamere Stefania Prestigiacomo e` stata promossa presidente del primo congresso di Forza Italia e quindi ministro. Pure Giovanna Melandri, sull altro fronte, ha fatto il ministro. La stessa scelta di Franco Frattini alla Farnesina e` stata presentata dal presidente del Consiglio con motivazioni di tipo quasi decorativo: Ha una bella immagine, si presenta bene, sa parlare... Che poi si tratti anche di gente capace, e` questione che in Il teatrone della politica un Italia segnata da Beautiful rischia di finire in secondo piano. Cio` che qui si vorrebbe segnalare non senza un qualche antiquato sgomento e` la nuova potenza del visivo che per forza di cose privilegia i nuovi belli della scena pubblica: il segretario regionale dei DS in Sicilia Claudio Fava, il coordinatore radicale occhioceruleo Marco Cappato, il costruttore finanziere e giocatore di polo Alfio Marchini, il presidente berlusconiano della Sardegna Mauro Pili, quello della Puglia Raffaele Fitto, l ex vicesindaco di Roma Enrico Gasbarra, l imprenditore Alessandro Benetton, il giornalista Francesco Giorgino e perfino Emanuele Filiberto di Savoia, un titolato, chi l avrebbe mai detto. In altre parole: la seduzione sta per chiudere i conti con la persuasione. E Rutelli avra` anche perso, ma intanto alle elezioni municipali di Firenze ha vinto Leonardo Domenici, DS, che sui cartelloni elettorali figurava in tutto il suo splendore fascinatorio sopra uno slogan che diceva: Un sindaco da guardare negli occhi . E alla regione Marche, fra i tanti argomenti del contendere, gli aspiranti governatori Maurizio Bertucci, centrodestra, e Vito D Ambrosio, centrosinistra, hanno aspramente polemizzato su chi avesse il miglior sorriso. Il mio , ha garantito Bertucci, attrarra` il voto femminile. E invece ha vinto D Ambrosio: Peraltro un bell uomo cinquantenne , ha chiosato l Unita` . Peraltro. Di quest andazzo estetizzante si fa interprete un altra bella donna impegnata in politica, l onorevole Daniela Santanche`, di AN, gia` moglie di un affermato chirurgo estetico. `

E lei ad aver posto uno dei pochi, sinceri e spietati interrogativi sulla crescente egemonia dei piacioni: Anche nelle fiabe, del resto, chi e`il buono? si e` chiesta la Santanche`. E si e` anche risposta da sola: Il bello. E chi e` il cattivo? Facile, e` il brutto . Ma per questa via, lastricata di fiabe, si arriva alla triste storia narrata in Dietro le quinte dall ex ministro democristiano Paolo Cirino Pomicino, che aveva un amico, ma un amico vero, e voleva tanto farlo candidare e magari elegge Invasione di palco re con Forza Italia, a Napoli. Cosi`, un bel giorno, Cirino Pomicino decise di spedire un amico campano da Berlusconi per quagliare questa benedetta candidatura. Naturalmente Cirino Pomicino, che non e` uno sprovveduto e conosce il Cavaliere, si raccomando` : per carita`, vestiti bene, vai pettinato, profumato. L amico si profuma e va. Passano i giorni, le settimane e niente: nessuna candidatura. Fino a quando non e` Berlusconi a spiegare l amara esclusione all ex ministro democristiano: il suo amico era bassino, rotondetto, poco piacente . Poco piacione. Bocciato. Viene da chiedersi che ne sarebbe oggi di Fanfani, o di quell esile e gibboso giovanotto Giulio Andreotti che Alcide De Gasperi incontro` nella Biblioteca Vaticana. Ecco, probabilmente sarebbero rimasti a casa loro. Se anche arrivasse l uomo piu` intelligente del mondo, ma fosse brutto, gobbo, o con un incorreggibile difetto di pronuncia , ha riconosciuto Maurizio Costanzo, non avrebbe nessuna chance. Sono nuove forme di razzismo. E magari ci si abituera` anche. Ma chi e` cresciuto facendone a meno ancora non riesce a qualificarle in modo meno risoluto. Una maschera per Cossiga Come il presidente della Repubblica Sandro Pertini, all inizio degli anni Ottanta, diede corpo alle prime forme di politica-spettacolo, cosi` fu un altro capo dello Stato in carica, dieci anni dopo, ad accompagnare quel processo alla fase successiva, contrassegnata dallo spettacolo che si mangia la politica. ` E difficile stabilire il momento esatto in cui Francesco Cossiga, che fino a quel momento era apparso come un personaggio piuttosto scolorito, scopri` in se e mise in scena la piu` straordinaria e bizzarra vocazione teatrale. Ma certo gia` il termine picconate correva al cuore e alla fantasia del pubblico. Perche il piccone fa rumore e solleva polvere, e quel che c era prima sparisce di colpo sotto la violenza del ferro. Ebbene, impugnato da un uomo finora schivo, quell attrezzo gli attiro` un enorme popolarita` . Nel 1992 Giovanni Berlinguer, che oltretutto di Cossiga e` cugino di secondo grado, racconto` di essersi trovato di fronte a un rebus della Settimana enigmistica in cui la frase da decifrare era, appunto: capo di Stato picconatore . Ma dalle metafore Cossiga passo` presto alle azioni, o meglio alle rappresentazioni, e meglio ancora alle trasformazioni. Cosi`, un giorno, si presento` ai giornalisti con le mostrine dei Carabinieri cucite sulla giacca. Era un modo fulminante per mostrarsi piu` che vicino all Arma. Ma poco dopo, in giro per Napoli, lo si vide per la prima volta senza giacca: indossava una T-shirt da adolescente su cui era impresso

un verso di Rimbaud: HO ABBRACCIATO L ALBA D ESTATE. In realta` era anche l alba del suo spettacolo. Il presidente della Repubblica stava cominciando a uscire da Invasione di palco gli schemi. E quando si esce dagli schemi lo spettacolo si fa appassionante. Cossiga ha scoperto i misteri del teatro piuttosto tardi. Aveva passato da un bel pezzo i sessant anni quando, nel pieno dei tormenti che infliggeva al ceto politico italiano, e anche a se stesso, si trovo` a rimuginare intorno alla figura arcana del fool nel teatro elisabettiano. Il sacro giullare che indica la mancanza di un centro, scaglia lo scettro del comando e poi si mette a cercarlo a carponi, gridando cose scombinate, con quel suo buffo cappello ornato di campanellini. Chi ama la politica, in genere, ama Shakespeare. E Cossiga decise probabilmente di metterlo addirittura in scena, di allestirsi il suo personale dramma shakespeariano. ` E da dieci anni almeno che va in replica. Risultato: Quando scendo dall automobile , confessa, e` come se uscisse un animale esotico, la gente sgrana gli occhi . Cossiga lo chiama effetto-canguro . Gli animali rientrano spesso nei suoi discorsi. Si e` anche assegnato una bestiola totemica nella quale identificarsi: il Gatto Mammone. I suoi seguaci, o meglio quelli che gli sono rimasti dopo esperienze per lo piu` fallimentari, vengono da lui abitualmente definiti i Quattro Gatti . Per Natale Cossiga fa confezionare delle speciali cravatte con un grazioso logo felino; e, quando trova simpatico qualcuno, lo insignisce dell ordine cavalleresco dei Quattro Gatti facendogli recapitare un prezioso stemma di legno e porcellana, da lui stesso disegnato. Durante l ultima campagna elettorale, di fronte ai fotografi che lo seguivano in un giro al mercato, ha apposto il suo autografo su una sogliola. Di recente si e` messo a scherzare su un certo cane di Berlusconi che si sarebbe perso. A Chiambretti c e` ne ha anche mostrato la foto, e` una specie di molossoide con la dentatura umana. Da anni Cossiga fa e dice cose che nessun altro politico si sogna. Ad esempio racconta i propri sogni e ne trae pubbliche indicazioni per il presente e il futuro. Un giorno si e` presentato a sorpresa a un assemblea di amministratori, al Il teatrone della politica teatro Argentina, velluti rossi, atmosfera solenne, politici compiaciuti del proprio ruolo. Per cortesia, gli hanno chiesto se voleva parlare. Lui e` andato al microfono, si e` schiarito la voce cavernosa, ha fatto un sorriso, ha fermato con un braccio l applauso di circostanza e ha esordito cosi`: Stanotte ho fatto un sogno. Tutti noi, che stamattina siamo qui riuniti, finivamo in galera . ` E una specialita` di Cossiga presentarsi la` dove non e` atteso. E il suo massimo desiderio consiste nel veder rispecchiata nello sguardo altrui la meraviglia che suscita la sua compagnia teatrale Paradossi & Ribaltamenti. Si e` dimesso da senatore a vita, cosa gia` assai complicata da organizzare in termini di prerogative istituzionali, e poi ha ritirato le dimissioni. Ma che spettacolo indimenticabile: pathos, lettere, lacrime, accuse furenti, ricordi di una vita, l intera assemblea

del Senato costretta a discutere di un qualcosa che non sarebbe avvenuto. Eppure nessuno si arrabbia piu` dell ex presidente della Repubblica quando Berlusconi parla del teatrino della politica . Strano rapporto, il loro. Cossiga chiama Berlusconi il Grande Puffo , oppure Silviotto ciucciotto e ninna nanna . Un paio di volte ha evocato Priapo. Dice che gli piacerebbe vedere il Cavaliere in mutande, mentre si alza durante la notte per una necessita` e naturalmente non sa di essere visto . S imbestialisce quando lo cerca e i centralinisti di Arcore gli rispondono: Il dottoree`a passeggio nel parco . Una volta Berlusconi ha ammesso di essersi negato: Cossiga lo tempestava di telefonate mentre lui stava sulla barca, tanto che a un certo punto Veronica ha afferrato il telefonino minacciando di buttarlo in mare. C e` stato un momento in cui l ex capo dello Stato ha dato dell Anticristo al futuro presidente del Consiglio. Pero` poi figlio, nipote e segretario di Cossiga sono stati eletti nelle liste di Forza Italia; e lui stesso ha passato la sera del suo compleanno ospite nella villa sarda del Cavaliere, con mamma Rosa e il musico Apicella. Invasione di palco In breve, e` imprevedibile. Cade davanti alla tomba di un discusso cardinale croato e si massacra una gamba. Dopo una delicata operazione, come prima cosa chiede con grande serieta` se il gatto della clinica il gatto! ha gradito il pezzetto di colon appena toltogli dal chirurgo. Ha presieduto una riunione politica in pantofole. Ha accolto i giornalisti in camerada letto, con indosso eleganti pantaloncini a coscetta . Si e` fatto servire un whisky durante una conferenza stampa, spiegando poi: Anche Aldo Moro, sapete... Ha accettato di farsi psicanalizzare dalle Iene. Frequenta Gheddafi e i separatisti baschi, il principe del gossip Roberto D Agostino e certi coltissimi preti rosminiani. Sui telefoni di casa sua si puo` leggere: QUESTO APPARECCHIO POTREBBE ESSERE INTERCETTATO; mentresu un tavolino all ingresso c e` un altra targhetta: SI PREGA DI NON LASCIARE PISTOLE INCUSTODITE. La sua scrivania di Palazzo Giustiniani ha ospitato a lungo un pupazzo dell Uomo Ragno che, opportunamente stimolato, diceva: Ciao ami` co, sono l Uomo Ragno! E ora di entrare in azione! La mia ragnatela e` invisibile! Sempre in occasione di un compleanno, dopo aver spento le candeline della torta, si e` lasciato immortalare con un enorme peluche di Snoopy in braccio. Ma attenzione, poiche tutto questo puo` rovesciarsi improvvisamente nel suo contrario. E allora Cossiga diventa terribile, e infatti tutti se lo tengono buono per il semplice e bastevole motivo che ne hanno paura. Hanno paura della sua ira primaria, barbaricina. Temono la disinvoltura crudele con cui maneggia la materia bassa, corporale, le malattie altrui, le debolezze umane. Atterrisce la facilita` con cui evoca il segreto e il delitto. Spaventa insomma il suo teatro. C e` in lui qualcosa che va oltre la parola. Senza farla troppo lunga, l impressione e` che egli si sia assegnato un ruolo di intermediario tra questo mondo e un altro misterioso; tra le forze che regolano la vita degli uomini e i simboli che da sempre ne accendono la fantasia. Qualcosa che gli consente di trasfigurarsi in uno spazio svincolato dalle nor

Il teatrone della politica me classiche della politica; secondo una logica che gli consente di fare tutto e il contrario di tutto. Il censimento delle contraddizioni e dei silenzi di Cossiga sulla recente storia d Italia si porterebbe via una ventina di pagine: politica interna, terrorismo, diplomazia e relazioni internazionali. E tuttavia vale qui la pena di far presente che, ben lungi dal facile opportunismo, il personaggio sembra piuttosto sfidare programmaticamente ogni linearita` di movimento; perche Cossiga sembra procedere semmai a labirinto, a serpentina, a rosa dei venti, a vortice ritmico, non di rado in crescendo. Allo stesso modo sarebbe troppo facile liquidare ogni sua stramberia con la logica del caso clinico , come disse a ` suo tempo Ciriaco De Mita. E ormai da una dozzina d anni che si tenta invano di spiegare l anomalia di Cossiga con una giustificazione psichiatrica, o psicofarmaceutica. E poi lui stesso ha anticipato tutti dicendo: Io, forse per paura di diventare matto, mi lascio trasportare dalla mia innocente follia a sperare in un Italia diversa . Si fa trasportare. Come il fool, come il divino giullare, come lo sciamano. Una sera, da Vespa, gli hanno organizzato un ballo sardo. Poi dall inesauribile retropalco di Porta a porta gli hanno messo in mano un antica maschera. Cossiga l ha indossata d istinto. L immagine che e` comparsa sul video era terrificante. Da mandare i bambini a dormire ammesso che i bambini fossero in piedi a quell ora della notte, a vedersi Bruno Vespa, Cossiga e il balletto sardo. Ora, tra i compiti delle maschere c e` comunque, e senz altro, quello di fare spavento. Il massimo dello spavento. Ha una forza terribile, la maschera, fra i primitivi e` anche un segno di potere, la prova della detenzione di un segreto. Unico interprete autorizzato a mettersi la maschera sul volto era lo sciamano. In Sardegna, terra d origine dei Cossiga, c e` una sintomatica abbondanza di parole che indicano questa funzione. In logodurese lo stregone e` detto majarzu , da majia , che vuol dire magia. Ma nel dizionario universale Rubattu Invasione di palco si trova anche brusciu , istroligo , cogu , ecciseri , mazineri e mainargiu . Questo per dire il substrato culturale dal quale prende le mosse una carriera che si risolve in un trascorrere di vertigini dentro e fuori il potere; e che da un certo momento in poi sembra guidata da visioni. ` Che cosa e` infatti uno sciamano? E un individuo dotato di facolta` speciali, un po guaritore, un po veggente, qualcuno che segnala i pericoli, individua i colpevoli, fa ritrovare gli oggetti smarriti, non disdegna gli stati di possessione durante i quali si mostra consapevole di cose molto lontane, ai piu` indecifrabili. Ecco, Cossiga e` un po tutte queste cose. Coltiva l arte della beffa, sono anni che regala tricicli, pannolini, slip, monete di cioccolato, statuine di zucchero. Certo non guarisce le malattie, come Berlusconi, ma se si estende la vocazione taumaturgica sul piano della vita pubblica appare evidente che fin dai tempi del piccone Cossiga si propone come medicine man del sistema politico italiano.

E allora torna pure quel suo bizzarro rappresentarsi come il Gatto Mammone, che e` un po la versione fiabesca del Vecchio della Montagna, un autorita` rispetto alla quale tutti gli altri sono ragazzi , ragazzotti , o ragazzini , anche se hanno piu` di sessant anni. E non capiranno mai la sottile linea che divide il matto da chi fa il matto: E io faccio il matto , garantisce Cossiga. Per la finzione del folle shakespeariano, io sono il finto matto che dice le cose come stanno. O come crede che siano. Eroicomedy padana Anche Bossi e` una maschera, ma probabilmente non lo sa. Il personaggio che piu` gli si attaglia risale alla dominazione spagnola, e si diffonde nei teatrini italiani a partire dal XVI secolo con il nome di Matamoro. In spagnolo, letteralmente, e` l ammazza mori. I quali mori erano a loro volta, come parecchi extracomunitari di oggi, di religione islamica. In senso lato Matamoro indica lo smargiasso, lo spaccone, il gradasso. Nel suo spagnolo maccheronico si vantava di aver fatto fuori un sacco di musulmani, e ancor piu` prometteva di farne fuori. Ma nessuno del pubblico ci credeva e in questo stava la sua comicita` . A rigor di logica l antenato di Matamoro e` il soldato trombone della commedia classica, il Miles gloriosus di Plauto, trasformatosi poi in Capitan Fracassa e Capitan Spaventa. Da queste maschere al politico fanfarone il passo e` breve e si condensa in un ulteriore archetipo umano: il tipo da bar. Da sempre la politica italiana abbonda di tipi da bar, o da osteria. Sono per lo piu` emiliani, romagnoli ( il romagnolo di turno ) e lombardi. Il bar infatti ha i vetri appannati. Nebbia padana, o prealpina. La barista ha uno straccio in mano, scuote la testa, e` rassegnata. Pietro Citati, a proposito di Bossi, ha scritto: In un angolo c e` (o c era) un tavolo coperto di macchie di vino, quasi viola. Vi siede un uomo sui quarant anni. Ha la barba lunga, gli occhi allucinati dall insonnia, e beve senza arrestarsi mai. Parla, parla, parla. Incomincia con le sue (improbabili) avventure erotiche, nelle quali ha dimostrato una valentia sovrumana: come Ercole o Ulisse. Poi diventa piu` interessante. Nella sua vita di vagabondo, deve aver letto qualche libro, e sfogliato Invasione di palco un enciclopedia [...] Comincia a parlare male del sindaco; poi del prefetto; poi del governo. Mentre la sua voce si gonfia, si arrochisce, stride, ridacchia, sale sopra se stessa, rivela cosa farebbe se fossi al governo : niente piu` tasse, gli omosessuali castrati, i figli adottivi proibiti. Alla fine, la sua fantasia sovrana non ha piu` limiti. Racconta il big bang (con una sua ipotesi personale), parla dei dinosauri travolti da un meteorite, discute facetamente della Unita` e Trinita` di Dio, dell Incarnazione di Cristo ( una stranezza ); dell impero romano, che detesta ( tutta roba da omosessuali ), esalta Vercingetorige e i Galli che saccheggiano Roma... Ecco Bossi, e questo e` il suo primo palcoscenico. Il secondo e` un palcoscenico vero perche anche Bossi da giovane ha suonato e cantato. Canzoni da cui in seguito e` sembrato prendere le distanze definendole parodistiche . Una di queste s intitolava Caterpillar e diceva: Noi siam venuti dall Italy /abbiamo un piano per far la lira /entriamo in banca col caterpillar /e ci prendiamo il grano . Vuole la

leggenda che Bossi abbia anche partecipato, in quel di Castrocaro, al Festival degli sconosciuti , come si diceva un tempo con qualche malgarbo. Nome d arte, Donato . Ma ` non e` per questo che lo si ricorda qui. E per sottolineare semmai la precoce vocazione a imporsi sulla scena, e ancora di piu` a tenerla a prescindere non solo dalle sue assai mutevoli posizioni, ma dal suo stesso peso, tanto artistico quanto politico. Nessuno per ora e` riuscito a sbalzarlo via. Nessun politico, da Prodi ( Balanzone , Mortadella ) a D Alema ( Baffino , Pappagone ), da Amato ( Topolino ) a Dini ( il Rospo ) passando per Fini, Fassino, Veltroni, Buttiglione e Bertinotti, ha mai potuto dirgli: ehi, tu, levati da sotto i riflettori, che adesso ci siamo noi. Perche Bossi era li` prima che arrivassero loro, e li` e` rimasto. La compiuta folklorizzazione della Seconda Repubblica gli deve moltissimo. Ha cominciato con la Lega ce l ha duro , e ha finito per dare vita a una cosmogonia. Da solo, anzi litigando con tutti, ha lanciato una divinita`, il dio Po. Un simbolo, la ruota solare. Degli antenati, i celti. Un colo Il teatrone della politica re, il verde. Un sogno, l indipendenza della Padania, espressione geografica e politica di assoluta indeterminatezza. Ora che fa il ministro ha molto meno tempo, ma fino alla meta` degli anni Novanta si e` impegnato ad allestire rappresentazioni che a ripensarci a freddo sembrano ancora piu` incredibili. Si e` inventato una tradizione e una coreografia rituale. Dal nulla al troppo, senza passaggi intermedi. Basti ricordare la cerimonia della dichiarazione d indipendenza, nel settembre del 1996. Arrugginiscono, al confronto, le armature di latta di Pontida. Lo scenografo Bossi volle collocare quell evento sul fondale piu` bello del mondo: Venezia, rimasta peraltro abbastanza indifferente alle liturgie leghiste, a parte una signora che si mise a sventolare il tricolore da una finestra li` davanti. La sgangherata nomenklatura padana era stata disposta sui gradoni di una grande chiatta, all ombra di un baldacchino. Tutti vestiti di scuro, con l abito da matrimonio; l orchestra attacco` Va pensiero e si portarono la mano al cuore. Lui al centro, molto serio. Poi una bambina vestita di rosa gli consegno` l ampolla sacra con l acqua santa che sempre Bossi, in cardigan Missoni, aveva raccolto due giorni prima sul Monviso, alle sorgenti del sacro fiume. E, mentre si alzava un volo di bianche colombe, solennemente egli restitui` l acqua del Po al mare, che pero` era l inquinatissima laguna. In quel kolossal di stravaganze l ampolla, forgiata per l occasione da un vetraio di Murano, era cosi` importante che non appena riempita del suo prezioso contenuto fu affidata a un vecchietto per una fantastica messinscena di tipo atletico. Ribattezzato pomposamente l ampolloforo , questo vecchietto era in realta` un podista della domenica, forse nemmeno aderente alla Lega, come si scopri` in seguito. Nel progetto cerimoniale, mentre Bossi raggiungeva la laguna risalendo il fiume sacro su un catamarano, l ampolloforo numero uno avrebbe dovuto consegnare l ampolla a un secondo ampolloforo, dando luogo a una staffetta liturgicocursoria, fino a Venezia. Il vecchietto fece effettivamente qualche chilometro con l ampolla, ma poi s infilo` in un o-

Invasione di palco steria, di quelle descritte da Citati: minestrone, spaghetti, bistecca, vitel tonne , insalata, un litro di Barbera, uno di Lambrusco e amaro terminale. Poi riprese a correre, ma per poco. Si sa come vanno a finire queste cose. A un certo punto, non molto lontano dal Monviso, il recipiente fu sistemato nel portabagagli dell automobile dell eurodeputato Luigi Moretti per un viaggio piu` comodo. L anno seguente, in vista della riedizione del rito, si sparse la voce che l ampolla si era rotta. Pare ce ne fosse un altra di ricambio. O l avevano rifatta sul momento. O qualcuno, all ultimo minuto, ne aveva portata una da casa, di quelle per condire l insalata. Cosi` comunque e` la Lega: quanto piu` la rappresentazione sale in grandiosita` , tanto piu` facilmente trascende nella commedia. Indimenticabile la seconda cerimonia al Monviso, nel settembre del 1997. Nel raccogliere l acqua Bossi ` inciampa e gli scivola un piede nel Po. E prevista un escursione alpinistica e scoppia una bufera. Arrivano comunque delle sacre pietre fatte raccogliere sulla montagna, ma, a parte il fatto che pesano un accidente e nessuno se le vuole caricare, vanno pure nascoste alle telecamere perche richiamano pericolosamente quelle che proprio in quei giorni vengono scagliate addosso agli automobilisti dai cavalcavia. Cio` nonostante, Bossi non rinuncia a nulla. Si accendono roghi, si pronunciano giuramenti, si organizzano boicottaggi di mozzarelle sudiste, prendono corpo suggestioni iperboreali; c e` perfino la proposta di costruire monumenti equestri da dedicare al senatu`r. Questi inaugura in pompa magna il Parlamento padano, ma poi arriva presto lo sfratto per morosita`. Un giorno si mette in testa di far laureare tutti i deputati leghisti, lui che ha mollato a meta` e faceva credere alla prima moglie di essere gia` medico. Un altro giorno va al cinema a vedere Braveheart e gli piace cosi` tanto che si mette a gridare Freedom! Freedom! nei comizi. Anche certi suoi compagni d avventura, a pensarci bene, sembrano usciti dalle parodie anticavalleresche del Seicen Il teatrone della politica to. L enorme senatore Erminio Boso, ad esempio, ha una mamma, una piccola ma energica vecchina che lo comanda a bacchetta: Erminio, can de l ostrega, muchela co la politica e vien a magnar! L ex ministro Enrico Speroni, detto Joe Michetta, texano di Busto Arsizio, si presenta a Montecitorio con un tubetto di vaselina. Il senatore Roberto Calderoli da` alle stampe la sua straordinaria autobiografia intitolata Mutate mutanda, mentre Bobo Maroni, il ministro che firmo` il decreto salvaladri senza averlo letto, si fa celebrare per duecento pagine da un giornalista in una biografia intitolata Maroni l arciere. Matamoro, intanto, tira in ballo il potere che nasce dalla bocca del fucile, offre ragguagli sul prezzo delle cartucce, si dichiara pronto a prendere la strada della montagna, naturalmente con il kalashnikov. Dei futuri alleati di AN dice: Andremo a prenderli casa per casa . Quindi, fedele alla compulsiva spacconeria del suo personaggio, scherza con la polvere da sparo, evoca attentati ai tralicci, poi anche ai ripetitori. Ai ripetitori delle TV di Berlusconi, figurarsi,

che di li` a qualche anno, per la precisione nell inverno del 2000, gli risolvera` tutti i problemi economici con un bel prestito preelettorale. Ogni tanto fa esplodere numeri e spara cifre: il milione di manifestanti sulle sponde del fiume; i duecentomila disposti a immolarsi per la secessione; i quarantamila bergamaschi pronti a marciare su Milano con le armi in pugno. Li ha tutti fermati lui, altrimenti... Bossi conosce a fondo nella sua varieta` l arte della sguaiatezza. Storpia i nomi ( Berluscaz , De Petrus , il cardinal Ruina ), costruisce immagini ( la porcilaia fascista ), il massimo della volgarita` creativa lo raggiunge ai danni del presidente della Repubblica in carica, Oscar Luigi Scalfaro, quando minaccia di sbiancargli i capelli con una scoreggia . Fra tutti i politici eccelle nei gesti scurrili. Ne fa continuamente. Una sera, in un capannone del bergamasco, mette in scena una specie di agguerrita falloforia contro Invasione di palco Margherita Boniver, poggiando il gomito sul tavolo e alzando il braccio, a pugno chiuso: Ah, bonassa, siamo armati si`, ma di questo manico! grida roteando il pugno quel tanto che basta. Ma anche qui l oltraggio priapesco lascia il tempo che trova: sia Bossi sia la Boniver trovano posto, alle Riforme e agli Esteri, nel secondo governo Berlusconi. Triviale e popolaresco si esibisce con regolarita` nel gesto dell ombrello, poi divenuto patrimonio dell intero movimento. Oppure fa il gesto del ricchione titillandosi ripetutamente il lobo dell orecchio, a indicare con disprezzo l omosessualita`. Quindi sempre con le mani pollici e indici disposti a formare un cerchio trasmette il segno della minaccia anale, un culo cosi` . E non e` finita, perche tutto questo patrimonio muto viene anche contestualizzato e chiosato da un professore leghista, Giovanni Meo Zilio, gia` senatore, che sulla Padania ne fa l apologia notando una gestualita` in cui e` rimasto, come dice il poeta, qualcosa di antico . Quando e` in vena, Bossi puo` parlare anche due ore e piu`. Il pubblico resta ipnotizzato. Piu` che comizi, sono spettacoli. Ma l aspetto interessante di questi spettacoli politici e` che a volte egli stabilisce un contatto forte con il pubblico proprio scatenandogli addosso la sua aggressivita`, maltrattando palesemente la sua platea, un po come facevano Carmelo Bene ed altri attori dell avanguardia. Si direbbe la forza di una relazione sadomaso. Lui li colpisce e quelli lo adorano, lo paragonano a Dio, gli attribuiscono una capacita` di intervenire sugli eventi meteorologici, oppure si sciolgono in una dimensione psicoemotiva che con la politica quale la si e` conosciuta in Italia per quasi mezzo secolo non ha nulla a che fare. ` E qualcosa che va oltre la recita. I documenti che meglio esprimono gli effetti del dominio scenico e carismatico di Umberto Bossi sono le lettere dei militanti alla Padania. Scrivono, da Pizzighettone: Bossi e` riuscito a trasmettere a tutti noi, accalcati a migliaia sotto il tendone, un senso di pace e di tranquillita`, come se l uragano che ci ha investito Il teatrone della politica per cinquant anni si stesse pian piano allontanando . E ancora, da Milano: Ero seduta nelle prime file. Potevo vedere

i suoi occhi, cogliere le sue emozioni. A un certo punto il mio cuore ha preso a battere all impazzata e non ho potuto trattenere le lacrime . Lettore di Varese: Venerdi`e sabato, tempo da lupi. Domenica, tempo splendido! Dove arriva Bossi c e` il sole . E da Lodi: Grazie, Bossi. Penso che tu abbia il dono di vedere le cose con cinque anni di anticipo . E infine da Agrate Brianza: Ha acceso la luce in un mare di indifferenza, in una terra raffreddata e delusa. Quando nascera` un altro Umberto Bossi? Nella mia vita ho conosciuto molti Umberto Bossi , scrive Citati. Non e` difficile. Basta allontanarsi dalle grandi strade della Padania, risalire le incantevoli valli intorno a Bergamo, o le valli minori della Valtellina. Troverete ancor oggi delle piccole osterie-trattorie... II NUOVE ATTRAZIONI Intanto scomponiamo questo mostro. Perche il mostro fa paura se lo manteniamo integro. Se lo osserviamo come la classica emergenza, rischiamo di non capire e alla fine di adeguarci. GIUSEPPEDE RITA, 1998 Il problema vero e` conquistare e tenere la scena, reggere e orientare lo sguardo, guadagnare attenzione, vendere curiosita`. Quel che un tempo si riteneva frivolo e` diventato maledettamente serio. Cambiano forme, arene, mestieri e il varieta` si attrezza a festeggiare il suo primato sulla verita` . Pazienza. Anche la ribalta ha le sue leggi. L importante e` informarsi per bene sui contenuti e i ritmi della scaletta. Provare a smontarla. Diffidare di chi non la rivela, e piu` ancora di chi non ce l ha. Trucchiamoci in faccia Cipria, cerone, creme di bellezza, lampade abbronzanti, trattamento odontotecnico sbiancante, tintura di capelli, iniezioni di Botox, leggero lifting, blefaroplastica. Oppure e anche calza sulla telecamera per ammorbidire l immagine, dispositivo elettronico Skin Contour per ridurre i contrasti, luci calibrate per annullare i chiaroscuri, grafica computerizzata per cancellare ombre, macchie, nei. Insomma: quanto e` diventata importante la faccia. E quante informazioni contiene, anche false, anche truccate. Un tempo le rughe erano segno di esperienza, di dolore, di saggezza. Il vecchio Nenni ne aveva cosi` tante da farlo assomigliare a una gloriosa tartaruga. Oggi le rughe vanno spianate, la pelle dell uomo politico deve risultare liscia come quella di un bambino. La democrazia del primo piano premia l eterna giovinezza e penalizza pallori, doppi menti, borse sotto gli occhi, brufoli. I tessuti che cedono sono avvertiti come metafora di un potere in decadenza. Il sudore e` segno di uno sforzo vano. L affidabilita`, al contrario, si afferma e si riconosce in un volto integro e smagliante; conta poco che dal vivo questo stesso volto sia quanto di piu` simile a un mascherone. La fine delle ideologie coincide con il boom della chirurgia plastica , ha scritto Barbara Palombelli. Il chirurgo estetico Giuseppe Sito ha raccontato che prima delle elezioni

del 2001 ben tre politici gli hanno spedito i loro assistenti a definire l intervento: E poi sono arrivati loro, per un ritocco necessario alle foto della campagna elettorale . I giornali ci vanno a nozze. Chi finisce sotto i ferri, non lo dice. Anzi, di solito si Il teatrone della politica eclissa per qualche giorno, e quando ritorna accampa bizzarre scuse, punture d insetti, allergie misteriose. Fra tutti Emilio Fede, un grande della commedia italiana, e` ancora l unico a rivendicare l aggiustamento della propria faccia. Anzi: Posso anche consigliare il mio chirurgo plastico che sta a Parigi e costa poco . La nuova estetica del potere ha dunque bisogno di medici, estetisti, massaggiatori, dentisti, parrucchieri, operatori, elettricisti, maghi del design elettronico, comunque addetti alla tecnologia del far credere . Come nel teatro giapponese kabuki, il trucco prima dell uscita in pubblico e` una cerimonia, uno spettacolo dentro lo spettacolo. Dalla faccia dipende l efficacia delle rappresentazioni. Dice Berlusconi: Non sono un maniaco, cerco solo di essere professionale . Si guarda sempre allo specchio, prova il sorriso, detesta barba e baffi, e` interessatissimo ai volti degli altri, alle somiglianze. Un giorno gli presentano Antonio Ghirelli: Lei mi piace, vuole fare il presentatore? Interrompe un giornalista della Dire: Lo sa che lei mi sembra proprio Mastro Ciliegia? Indica al pubblico Franco Frattini: Eccolo, con la sua faccia da bravo ragazzo . Giustifica Previti: Eh , sospira, con quella faccia da cattivo . Definisce Putin: Faccia da KGB . Sberleffo su Fabio Mussi: Per meta` Hitler, per l altra meta` un salumiere . Ma non e` solo Berlusconi. Mentre Mussi, a Montecitorio, sta pronunciando un discorso particolarmente infervorato, Fini si mette due dita sotto il naso, a significare pure lui poco amichevolmente i baffi di Hitler. Con lo stesso intento, per mesi, quelli dello staff di D Alema chiamano il sottosegretario di Prodi, Arturo Parisi, il Negus perche identico ad Haile` Selassie`. Loro, del resto (Marco Minniti, Claudio Velardi, Fabrizio Rondolino, Nicola La Torre), erano stati ribattezzati i Lothar , essendo tutti e quattro pelati come lo schiavo nerboruto di Mandrake. Anche i capelli, del resto, sono entrati da tempo nel discorso politico. Berlusconi parla costantemente dei suoi, ne Nuove attrazioni esorcizza la penuria ridendoci su: Li conosco ormai uno a uno, li chiamo per nome . Una volta, durante un giro elettorale, e` entrato in un salone e si e` messo a scherzare con le inservienti: Ehi, mi raccomando, tenetemi da parte tutti questi bei capelli che vedo . Gli avversari di turno sfruttano questa sua debolezza, questo suo non volersi arrendere agli anni che passano. Dopo il ribaltone del 1994, Bossi prese a indicare Berlusconi con una perifrasi tanto crudele quanto lontana dai fatti: Quello col parrucchino . Per sottolineare l assurdita` di certe posizioni berlusconiane, Cossiga ha detto una volta: Crede di avere piu` capelli in testa di me . I DS, recentemente, gli hanno dedicato dei manifesti in cui il presidente del Consiglio appare di nuca, con la calvizie cosi`in vista che nemmenoi migliori truccatori stavolta potranno nascondere , ha scritto l Unita` .

Ma anche Prodi, per ben due volte, ha dovuto smentire di tingersi i capelli. In compenso Maurizio Costanzo, in una lezione alla Sorbona su TV e politica, ha denunciato gli shampi episodici del futuro presidente dell UE. In un video di Striscia la notizia, D Alema e` stato adeguatamente sbeffeggiato mentre si spolverava la giacca da qualcosa che, a detta dei conduttori, poteva essere forfora. Poteva essere: magari non lo era. Sembrava forfora. Ma nel regime delle apparenze, come si sara` capito, le distinzioni si sono fatte sottilissime. All occorrenza, gli scostamenti dalla realta` entrano a far parte dell armamentario polemico. Berlusconi, ad esempio, sembrava troppo giovane e con troppi capelli nei manifesti sei metri per tre dell ultima campagna elettorale. Di questo passo , interveniva Walter Veltroni, ce lo ritroveremo con una chioma alla Jimi Hendrix. E Rutelli, dopo la comparsa del poster sul presidente operaio: Ha guadagnato altri quindici anni, nel prossimo lo vedremo con il vestito della Prima Comunione . Rispondeva il portavoce berlusconiano Bonaiuti: Purtroppo per Rutelli la foto della Prima Comunione e` stata scattata due mesi fa nel salone dell ufficio di comunicazione di Forza Italia a Roma, in via del Il teatrone della politica Plebiscito, dal fotografo dell Agenzia Olympia, Livio Anticoli, alla presenza di vari testimoni . Sarebbe stato bello assistere a quella session. Di persona. La personalizzazione della politica, dopo tutto, deriva dal latino persona, dalla maschera cioe` che gli attori si mettevano sul viso al momento di andare in scena. Noi e il nostro corpo La rivoluzione visiva, per non dire la politica del telecomando, ha comunque scatenato un insaziabile voglia di corpi. Agosto 1995, ecco una celebre cartolina dalle Bermuda. In maglietta e pantaloncini bianchi, scarpe da ginnastica ai piedi, un gruppo di uomini importanti sta per prendere la corsa. In testa c e` il capo, Berlusconi. A debita distanza Gianni Letta, Marcello Dell Utri, Fedele Confalonieri, Adriano Galliani. L andatura e` simmetrica, il passo veloce, gli occhi bassi, le gambe ben piantate per terra. Nessuno parla, nessuno sorride. Il jogging sta per iniziare con la solennita` di un azione sacra nella quale i corpi sono insieme strumento e scopo: sforzo su se stessi, volonta` di superarsi, ascesi ginnica, fitness gerarchico-iniziatica. Se ne vedranno altre di cartoline come questa. Ecco una foto di Romano Prodi, vestito multicolore da ciclista, accanto alla bicicletta da corsa. La tenuta enfatizza quelle sue gambotte, i calzoncini corti e aderenti restituiscono l impressione di un allenamento continuo e mai inutile. Ma ecco anche D Alema che sfida i marosi. Come in un Nautical Drama, ha il vento in faccia e la cerata svolazzante, pare di sentire l odore della salsedine. Si tiene in forma, lui. Davanti ad alcuni giornalisti, fra cui Augusto Minzolini, una volta si e` vantato: Faccio cinquecento addominali al ` giorno . E una quota da campione del mondo, ma D Alema doveva trasmettere un messaggio di vitalita`, dare il senso di una presenza forte, decisa, corporea, mica chiacchiere. Piu` sobriamente, com e` nel suo carattere, Fassino si limita

a togliersi la giacca. Sembra ancora piu` magro e piu` lungo in camicia, ma quel gesto sembra assicurare alla sua re Il teatrone della politica plica, al termine del congresso di Pesaro, una maggiore energia, un sovrappiu` di coraggio. E infatti la platea lo applaude, lo incoraggia. Il nuovo segretario, scrivera` l indomani qualche giornale, parla all americana . Ed ecco Fini, a torso nudo, sulla tolda di una nave da crociera; oppure mentre balla, con la moglie, piegatissimo sulle ginocchia, all indietro. Corpi, ancora corpi. Bossi, sul palcoscenico del PalaVobis, s infila unaT-shirt; Rutelli, in tenuta da tennista, aspetta quasi accucciato una palla che sta per schizzare; Amato spunta dall acqua del mare. Alfonso Pecoraro Scanio e` abbandonato su un sofa`, la camicia aperta sul petto; ma lo si puo` vedere molto aggressivo su qualche altro rotocalco, mentre si allena al punching ball, braccia pelose, guantoni neri, pantaloni della tuta verdi acetati, maglietta con stemma e scritta FIGHTING FOR FREEDOM KICK BOXING. Il ministro Alemanno d altra parte scala montagne, con operatori RAI al seguito; oppure si getta nel mare al largo di Cadice, fra i tonni. Il corpo e` il nostro biglietto da visita , fa presente l onorevole Daniela Santanche`. Ma piu` che un corpo, in verita`, quello dei leader di oggi sembra un tele-corpo affidato a dietetica, cosmetica, sport di mantenimento, politica dell immagine. Si direbbe un mezzo competitivo, uno strumento di successo individuale. Abbronzato, ma non troppo. Tonico senza esagerare. Sexy senza provocare. Elegante e comodo negli abiti di marca. Eppure disinvolto, spontaneo, da poter esibire. Pare di aver le allucinazioni al ricordo della classe dirigente italiana negli anni Sessanta o Settanta. Pallori che viravano sul giallastro, pance maestose, meste bretelle grigie, esili gambette, calzini al malleolo. C era addirittura una filastrocca per descrivere l aspetto dei potenti di allora, una specie di elenco compilato con i loro stessi cognomi: Piccoli, Storti, Malfatti e Malvestiti. E ora? Be , ora il corpo politico e` un assemblaggio virtuoso di muscoli addomesticati Nuove attrazioni in morbidi tessuti di pregio. E soprattutto: e` un luogo di benessere. Personaggi come D Antoni, Dini e Previti hanno dovuto subire la piu` malevola curiosita` per una o due Jacuzzi sistemate strategicamente sulle terrazze o nei sotterranei. A Montecitorio, zitti zitti, in attesa del centro fitness e della palestra (che c era durante il Ventennio fascista) si sono organizzati un servizio di massaggi: e poco male se la notizia e` venuta fuori poco prima che arrivasse in visita il Papa, carico di acciacchi e malanni, tremolante, con un assistente che lo sorreggeva da dietro con una specie di imbracatura. Rutelli lo si incontra all Ho tel de Russie, dove si fa massaggiare schiena, addome, gambe e dita dei piedi con pezzi di marmo conservati nel ghiaccio e pietre di basalto scaldate nel forno. Per molti, tra i nuovi sogni d appagamento personale, c e` la beauty-farm. Appena finisco questa fatica , confidava Claudio Scajola nel pieno bailamme delle candidature, mi nascondo in una beauty. Il senatore Francesco D Onofrio ha offerto ai lettori del Foglio il trattamento al

miele cui si e` sottoposto, romanzescamente, in una di queste cliniche della salute, a Chianciano: Conclusa la dolcificazione, subito nel bagno turco, con tutto il miele addosso. Poi si va nel termotest, un forno caldissimo dove si entra fino alla testa dopo essere stati coperti di fango del mar Nero. A seguire il sacco di fieno disintossicante, che viene messo su ginocchia, pancia e fegato e che e` bollente da gridare... Ed e` un grido a mezza strada fra piacere e dolore, un grido che vale solo per il proprio se. Il presidente della regione Piemonte Enzo Ghigo ha condotto in un centro benessere l intera giunta, per un soggiorno di lavoro e salute. Al mattino visite mediche e trattamenti specialistici, al pomeriggio riunioni su bilancio, sanita`, olimpiadi. Del soggiorno a San Giorgio Canavese restano agli atti delle straordinarie immagini, pubblicate da Specchio. Il presidente vi appare su un lettino seminudo e incremato, mentre due massaggiatrici lo palpeggiano. Sorride e saluta Il teatrone della politica il fotografo e con lui centinaia di migliaia di lettori. Alle sue spalle due assessori, pure ridenti, a torso nudo con asciugamano ai fianchi. Si volta pagina e c e` un altro assessore immerso nella vasca da bagno, in un brodo sublime, con petali rossi sul pube. Rose e fiori. Imposto cosi`, il doppio corpo del Re alla base del potere conosce quasi una terza dimensione: istantanea, seriale, smaterializzata, cyborg e persino fantasmatica. Solo la malattia ha il potere di ricondurla alla carne e alla realta`. Un leader malato vuol dire che anche il suo progetto e` indebolito. Piccola-grande cerimonia di degradazione, la malattia erode il carisma e svuota la leadership. La Fortuna ha abbandonato il Principe. Nessuno e` piu` esposto degli odierni Principi agli sguardi indagatori pronti a cogliere ogni ombra, ogni gonfiore, ogni arrossamento, ogni palpebra che resta li` sospesa per una frazione di secondo in piu`. E difatti la vita pubblica contempla altre cartoline, assai meno piacevoli da vedersi. La terribile serie di Craxi negli ospedali tunisini: la maschera per ossigeno sul volto, il piede fasciato, le piaghe. Oppure le immagini dei carcerati dimagriti di Tangentopoli. L ex squalo Sbardella ridotto a una larva, Mannino e De Lorenzo come apparvero, galleggianti dentro i loro vestiti, nelle aule dei tribunali: chili e chili persi in sintomatica corrispondenza con il potere che svaniva. Ma c e` anche la figura del politico risanato che, anche per questo, ha ora una ragione in piu` per restare sulla scena. Quando Berlusconi racconta a sorpresa di essere guarito da un tumore, operatogli in gran segreto nel maggio del 1997, l implicita minaccia politica della rivelazione viene neutralizzata grazie a una logica che va a parare sullo spettacolo. La guarigione berlusconiana rinvia infatti ad altre guarigioni di VIP, da Jose Carreras a Pippo Baudo, da Delia Scala a Sandra Mondaini, Raimondo Vianello, Nicola Pietrangeli e il ciclista Lance Armstrong. Neanche a farlo apposta, quest ultimo vince il Tour de France proprio nel giorno in cui Berlusconi rende nota la sua vittoria sul cancro. Nuove attrazioni Tutto ormai avviene in pubblico: sudori improvvisi, appagamenti ritardati, allenamenti impossibili, malattie superate,

diarree immaginate. E, tra benessere e sofferenza, la drammaturgia politica del corpo finisce per assecondare la verita` della sua stessa carne. Nudo dissennato, nudo disperato Ma perche si spogliano? Diamine, perche gli piace. Siccome apparire e` diventato un criterio di successo, si vuole apparire in qualunque modo , spiega il sessuologo Willy Pasini. E aggiunge: Fino a qualche anno fa l esibizionismo faceva parte di una categoria particolare di perversioni, mentre oggi non e` considerato piu` una perversione . Sarebbe interessante delimitare con esattezza quando e in che modo il denudamento dei politici ha cessato di essere una degenerazione. Puo` darsi che sia avvenuto per slittamenti progressivi, ma certo con la complicita` dell estate. La fabbrica del nudo nasce senz altro come avventura stagionale. I politici andavano al mare, e li` i fotografi li aspettavano, melliflui e rapinosi, per corredare le piu` scontate interviste sotto l ombrellone . Foto in mutande , si chiamavano nel gergo delle redazioni. Erano i primissimi anni Ottanta, forse anche prima. In ogni caso pare di ricordare un De Mita sdraiato sulla spiaggia di Maiori, con vistoso catenone al collo; e un Craxi ad Hammamet, con un pareo colorato, orientaleggiante. Dopo tutto erano loro due, a quel tempo, gli uomini piu` potenti d Italia; e le loro foto balneari rispecchiavano un indubbio cambio di stile. O perlomeno: la generazione precedente non avrebbe mai fatto quel passo sulla strada dell autoesposizione. Di Moro si diceva che si recasse sulla spiaggia di Terracina, in giacca e cravatta; e Berlinguer non ando` mai oltre una foto in accappatoio. Forse, allora, era lo stesso sistema dell informazione a disdegnare quel tipo di scatti, forse considerando irriguardosa ogni complicita` da vicini di sdraio. Poi pero` qualcuno deve averci preso gusto. Fatto sta che Nuove attrazioni un po alla volta i giornali cominciarono a offrire ai loro lettori e i politici ai loro elettori zone sempre piu` estese di nudita` partitica e parlamentare, sia pure in sintomatico abbinamento con asciugamani, zoccoli, slip e slippini. Con il pretesto della normalita` si videro Spadolini che nuotava a Castiglioncello, Fini sotto la doccia, Scognamiglio al bagno, Bossi che scriveva sulla sabbia con un bastoncino. E Martelli che prendeva il sole con la fidanzata tenendola per la manina. E Del Noce che si spalmava la cremina. E Casini che si cambiava il costume da bagno. Come fanno tutti. Solo che loro non erano tutti . In quanto personaggi pubblici, i politici sono di piu` e insieme meno di tutti . Per cui, finita l estate, chiusi gli ombrelloni e tirate in secco le barche, si trovarono comunque a fronteggiare richieste sempre piu` esigenti e spudorate. Alcuni le assecondarono; altri presero decisamente l iniziativa. Quando l imprenditore Luciano Benetton si fece fotografare completamente nudo da Oliviero Toscani per una pagina di pubblicita` con le mani intrecciate sulle vergogne a mo di foglia di fico, era pur sempre un senatore dell austero Partito Repubblicano. Lo scandalo, tuttavia, sembro` limitato. Ma il mondo dell informazione prese a ribollire dalla voglia: bisognava presto spogliarne un altro, possibilmente un

politico vero. Il direttore dell Espresso Claudio Rinaldi individuo` al primo colpo Vittorio Sgarbi, che aveva il valore aggiunto di essere anche un personaggio televisivo, oltre che un sicuro oggetto del desiderio femminile. Spedi` quindi da Sgarbi il giornalista Guido Quaranta, piu` che a tastare il terreno, a fargli l oscena proposta, con tanto di offerta economica. Sgarbi l ascolto` e tacque a lungo, poi disse: Del resto, un deputato, per una volta nudo, e` molto meno scandaloso di tanti altri sempre ben vestiti . A parte un ritardo di tre ore e mezzo, le riprese fotografiche filarono lisce. L onorevole si fece riprendere docilmente nelle varie pose, mostro` per l occorrenza anche il sedere, e alla fine della se Il teatrone della politica duta, una volta rivestitosi, ritiro` i soldi pattuiti. Era il gennaio del 1993. Quando usci` l Espresso molti pensarono: l ha fatto Sgarbi, lo posso fare anch io. Da allora la strada del nudo e del seminudo in posa venne dichiarata aperta. Il sindaco di Milano Gabriele Albertini, che pure appariva persona misurata e tranquilla, si mostro` per ben due volte. La prima su un prato, in alta montagna, uno scenario incongruo; la seconda ai margini di una sfilata di moda, per reclamizzare certe preziose mutande in cachemire. Tra il primo e il secondo spogliarello per dire le stravaganze del potere quando incrocia gli spettacoli Albertini pianto` una grana ai vigili urbani milanesi perche portavano i capelli lunghi. A quel punto si apri` comunque il ciclo dei sindaci. Primo fra tutti Rutelli, beccato per la verita` mentre faceva il bagno nel mare di Sabaudia. Ma i settimanali popolari furono abili ad attizzare la gelosia, o lo spirito d emulazione esibizionistica di tanti altri amministratori. Si lascio` dunque fotografare in costume da bagno l allora sindaco di Catania Enzo Bianco, a colori naturalmente, e in posa da sirenetto. Poi tocco` al sindaco di Bologna Walter Vitali; e via via a quello di Brindisi, che si mostro` abbracciato a una palma; a quello di Benevento, con fascia tricolore sulla nuda pelle; e a quello di Ancona, che con l aria in verita` un po interlocutoria recava in mano un vassoio di pesce. Crudo. Dice: ma non erano nudi, il costume ce l avevano. Vero, ce l avevano anche se le loro mutande da bagno avrebbero meritato un indagine supplementare. Pero` Marina Ripa di Meana no, niente costume. La moglie del leader verde Carlo non era esattamente nuova al genere di foto di cui qui si tratta. Per protesta contro gli esperimenti nucleari a Mururoa, una volta aveva anche scalato Palazzo Farnese, sede dell ambasciata francese; e poi ma solo poi si era venuto a sapere che durante quell impresa acrobatica non aveva le mutande. Ebbene, dopo i sindaci seminudi Marina comparve su tutti i giornali ostentando, in piedi, con aria di sfida, Nuove attrazioni un pelo pubico cosi` scuro e folto che ai piu` parve posticcio. L immagine provocatoria aveva a che fare con una campagna animalista contro la strage di animali da pelliccia. Come nel caso di Sgarbi, molti devono aver pensato: se l ha fatto Marina Ripa di Meana perche non posso farlo io? Le vie che portano al nudismo sono infatti quasi infinite. C era quindi anche quella: nudi, ma buoni. Anzi, nudi perche buoni, impegnati, solidali. Di li` a poco sarebbe scattata

la moda benefica dei calendari. E come ulteriore incoraggiamento, venne il successo di un film come The Full Monty che assegnava agli spogliarelli maschili un qualche ruolo nella lotta contro la disoccupazione. Si spoglio` dunque in mutande l onorevole Paolo Cento; poi, per il restauro di un santuario, si denudo` il sindaco di Serravalle Sesia; quindi, con l idea o il pretesto di devolvere gli introiti a un associazione contro il cancro, posarono nudi per un calendario gli amministratori di Latina; e poi quelli di Pescara; e poi ancora gli assessori al turismo del Levante. Morale, a consultare le banche dati elettroniche negli ultimi due anni si e` sommersi da una quantita` di spogliarelli di protesta, o di beneficenza, o autopromozionali, o che nemmeno si capiscono tanto, dai COBAS ad Azione Giovani, lungo un arco politico che si estende, ormai al di la` del buon senso, in una dimensione che magari non sara` piu` perversa, come spiegava all inizio il sessuologo Pasini, ma certo ha normalizzato le relazioni tra esibizionisti e guardoni. Rispetto a tutto cio` , il sospettoe` che la politica abbia smarrito, oltre alle ideologie e alle appartenenze, il suo pudore. Anche per questo sembra condannata a vivere di sguardi rapidi ed effimeri soprassalti. Pur di conquistare un attimo di attenzione, pur di rompere l indifferenza, si mette a nudo. Ma si consuma anche. E comunque scherza con il fuoco dei sensi. Perche il nudo potra` essere dissennato, nella sua illusoria spensieratezza, ma funziona magnificamente bene quando deve risultare disperato. E qui allora non si puo` fare a meno Il teatrone della politica di ricordare che nel novembre del 1995 il genio spettacolare di Pannella, con una modica spesa, colse di sorpresa l intera stampa mostrando in un grazioso teatro romano per giunta intitolato a Ennio Flaiano otto corpi nudi che sembravano ancora piu` nudi perche inflacciditi dall eta`, dal digiuno e dallo stesso disperato obiettivo politico del quale tuttavia si e` persa la memoria. Sul palco spoglio c erano otto dirigenti e militanti radicali, sette uomini e una donna, otto disgraziati che mai avrebbero pensato di farsi vedere in quel modo e che evidentissimamente ne soffrivano. Erano li` come sospinti da una violenza aliena da qualsiasi esibizionismo, eppure esibivano una nudita` fanatica che consapevolmente evocava certe immagini da lager. Dal retropalco Pannella che non si era spogliato ci dava dentro recitando brani di Isaia e sue creazioni, pure di timbro profetico: Questa e`la nuda verita` , questi sono i nostri corpi nudi , la nostra denudata politica , la nostra nuda lotta , le nostre nude mani . E di fronte a quella carne moscia e vergognosa sparivano per un attimo dall orizzonte nevrotico della vita pubblica le tante altre vane nudita`, i segni di una crisi, le fatiche della spudoratezza. De Pantomima Maria Teresa Meli e` una giornalista politica molto esperta. ` E figlia d arte, respira politica dalla piu` tenera eta` ; quando era piccola e` anche capitato che il papa` (Arturo Meli, giornalista dell AGI, del Corriere della Sera e del Secolo XIX) la domenica mattina la portasse ai consigli nazionali della DC. E insomma un giorno del 2000 Maria Teresa noto` che Veltroni,

allora segretario DS, era piuttosto triste. O meglio, noto` che davanti alle telecamere si mostrava sereno e smentiva qualsiasi contrasto con D Alema, ma, non appena la lucetta si spegneva, pure a Veltroni si spegneva il sorriso sul volto, e diventava triste. E lo scrisse sulla Stampa. E il giorno dopo la Repubblica chiese conto di questa presunta tristezza a Veltroni, che la smenti` debolmente; e poi Fini, sul ` Corriere della Sera, la interpreto`a suo modo: E triste perche sa di perdere ; e nell apprendere tutto questo D Alema si mostro` molto piu` indispettito e insospettito di quanto gia` fosse. E insomma: si era aperto il congresso DS. Anche Fabio Martini, pure lui della Stampa, lavora a Montecitorio da anni e anni. Parla, scruta, legge, deduce. Ebbene, un giorno uno degli innumerevoli giorni difficili per l ennesimo braccio di ferro sul Consiglio d amministrazione RAI Fabio torno` in redazionee comincio` il suo articolo nel modo seguente: Brutto segno quando Gianfranco Fini scrolla le maniche della giacca e tira i bordi con le mani. Segno che e` nervoso, come ieri mattina , eccetera. In effetti il vicepresidente del Consiglio era proprio nervoso, tanto che di li` a poco avrebbe piantato una grana a Berlusconi, con il che salto` ogni decisione sulla RAI. Ma nessuno, tan Il teatrone della politica tomeno Fini, l aveva detto a Martini. Il giornalista se n era accorto da solo, riconoscendo e interpretando un tic. Di tic, sorrisi, malinconie e altri indizi visivi si nutre l odierna politica. E anche l informazione che questa politica osserva da vicino, nello sforzo di attraversare il mare di parole diplomatiche, di espressioni convenzionali e di formule fuorvianti per cogliere le novita` . Volenti o nolenti, i po` litici stanno al gioco. E come se in un residuo di sincerita` dicessero: non stateci troppo a sentire, piuttosto guardateci, perche solo quello che saprete cogliere con lo sguardo e` cio` che conta, il resto sono chiacchiere. Ci sono in effetti, pure nella vita di ogni giorno, diversi modi per esprimersi senza parlare. Cenni del capo, occhiate, sopracciglia che si alzano, braccia conserte, dita che si mettono a tamburellare sul banco. All inaugurazione di un anno giudiziario il presidente della Repubblica Scalfaro, seduto in prima fila, fece una terribile smorfia per indicare il proprio dissenso dal Procuratore Generale della Cassazione che aveva appena ventilato l ipotesi di legalizzare le droghe leggere. A Montecitorio, per un gesto d impazienza del vicepresidente del Consiglio Fini nei confronti di Maura Cossutta un agitare del braccio come a dire: non rompere le scatole i deputati stavano per venire alle mani. Due anni prima, alla RAI, Bruno Vespa era stato sottoposto a una delicatissima indagine interna perche sospettato di essersi fatto dare il cinque da Berlusconi, in trasmissione: Porta a porta fu rivoltata come un pedalino. Ebbi una lettera di richiamo dal direttore generale Celli, poi mandai una registrazione al rallentatore nella quale certificavo che il gesto non c era mai stato . La chiamano: comunicazione non verbale , o extraverbale . E tuttavia, a pensarci bene, questa forma espressiva richiama l antica arte della pantomima, l azione scenica che esteriorizza al massimo la recitazione, uno spettacolo di soli volti, gesti e movimenti. I politici ormai non ci fanno piu`

caso. Eppure ormai si muovono come se fossero sempre Nuove attrazioni 79 sotto osservazione. Si sentono ripresi anche quando non lo sono , ha scritto un autore televisivo come Paolo Taggi, e sono ripresi anche quando non lo sanno. Con ragionevole approssimazione si puo` ipotizzare che proprio tale condizione li ha in qualche modo trasformati in mimi. Inconsapevoli, ma pur sempre mimi. Cosi` come i giornalisti sono divenuti gli spettatori privilegiati dei canovacci muti della politica. Certo, ai tempi della vera pantomima, le arlecchinate dovevano risultare piu` allegre. Oggi al contrario l effetto di queste recitazioni istantanee nella loro eloquenza e` un po deprimente. Palcoscenico eletto del mimo e` l affollato centrosinistra. Nel centrodestra, dov e` chiaro chi comanda, i gesti e i volti sono infatti limitati. Il leader dispensa sorrisi e pacche ai sottoposti. Il problema, al massimo, e` quanta benevolenza viene concessa, e a chi. Sull altro fronte, invece, i tavoli dell Ulivo, tutta quella gente seduta in quelle stanzette anguste, sembrano e forse sono dei tableaux vivants non proprio incoraggianti. Morale, da quando Prodi se n e` andato in Europa, nel centrosinistra si dispiega una fenomenologia del buffetto o ganascino, dello schiaffetto, del sorrisetto, del bacetto, dell abbraccio finto e di quello vero, magari a sorpresa, tra D Alema, Rutelli, Veltroni, Cofferati. Ed e` uno show strisciante e interminabile che alla fine costringe a chiedersi: ma perche non si parlano? Perche non si dicono le cose? E la risposta, nemmeno troppo paradossale, e` che fanno cosi` perche forse si parlano troppo, e troppo fra loro. Video tutto su maxischermo Nei congressi di partito, nei comizi al chiuso, nelle manifestazioni di piazza non c e` piu` nessuno che guarda l oratore, come un tempo. Chi parla al microfono e` appena un puntino, laggiu`, sul palco, ma tutti lo seguono sui maxischermi che in genere stanno alle spalle dell oratore, e ne ingigantiscono il volto e i movimenti. Dal punto di vista sensoriale non e` la stessa cosa. La percezione si fa meno fisica, e l azione politica piu` macroscopica. Sembra una banalita`, ma e` la ragione per cui l odierna vita pubblica assomiglia sempre piu` a un videoclip, a un gigantesco Blob. Si avvera la profezia del professor Sartori sull homo videns. Nella democrazia dello sguardo cittadini ed elettori sono divenuti, molto piu` di quanto non fossero mai stati, piu` che altro degli spettatori. Non bastano gli schermi della TV nelle case. C e` pure una proliferazione di maxischermi. Ne esistono di mobili, con adeguati altoparlanti, delle specie di video-camion che arrivano dappertutto, spesso in prossimita` degli eventi, per assicurarne la visione a piu` gente possibile. Ce n erano otto lungo il percorso della manifestazione della CGIL nel marzo del 2002: la gente sfilava e intanto vedeva sfilare altra gente; chi si sentiva ripreso sorrideva o salutava; il gioco degli specchi era piu` che evidente; la regia stava prendendo il sopravvento. Qualche mese prima, in un raduno dell Ulivo in piazza San Giovanni, il palco era ancora vuoto, ma i maxischermi ai lati gia` trasmettevano immagini, e la gente gridava, da dietro: Giu` le bandiere! Mettete giu` le bandiere! Per vedere. Poi ha parlato Rutelli; voleva dimostrare che Berlusconi

Nuove attrazioni e` uno che non mantiene le promesse. Ha detto: Ricordate quello che disse? e a questo punto sul video e` comparso il faccione di Berlusconi che a Porta a porta faceva le sue promesse. ` I leader adorano i maxischermi. E del tutto plausibile che ` appaghino il loro narcisismo. E in quella dimensione che si sentono promossi al rango, sia pure virtuale, di giganti e titani; in quella iper estensione del proprio ego vedono realizzata l inesauribile sindrome di accrescimento insita nel potere. Al vertice di Kananaskis, sulle montagne rocciose canadesi, Berlusconi apprende con disappunto che le immagini del summit verranno proiettate in sala stampa su semplici televisori: Cosi` piccoli? si stupisce il Cavaliere. Non c e` neppure un maxischermo? Cosa viene proiettato e` questione assai piu` complessa. Non esiste purtroppo un censimento di video politici circolati o in circolazione. Sterminata e` la varieta` del genere: videoclip girati apposta, pezzi di film, frammenti di televisione, antichi programmi riesumati o mai andati in onda, riprese clandestine o fuori onda. A tutto questo si aggiunge una produzione continua e massiva di materiale fatto in casa , cioe` realizzato da non professionisti grazie ai progressi tecnologici e all accessibilita` delle telecamere digitali. Una mole di filmati a loro volta consultabili on line; un vero e proprio universo parallelo di immagini. Basti pensare che, secondo un calcolo necessariamente approssimativo, nei giorni del Genoa Social Forum potrebbero essere stati girati qualcosa come venti-trentamila video. Di questi almeno sei, i piu` professionali, acclusi ai giornali in forma di VHS, hanno avuto una visione di massa; mentre altri sono serviti ai giudici per le indagini; e tra questi ci sono riprese che hanno certamente condizionato il giudizio politico dell opinione pubblica, del Quirinale, di Palazzo Chigi, del Parlamento. Sono rimasto scioccato da certe immagini , ha confessato il presidente del Senato Pera, con le forze di Polizia che colpiscono chi e`a terra con le mani alzate. Pero`poi anche Il teatrone della politica i sindacati della Polizia si sono voluti fare il loro video, con gli agenti picchiati e presi a sassate, le macchine incendiate, le vetrine infrante, le molotov. I poliziotti l hanno anche ` fatto visionare a Sgarbi, cui pero` non e` piaciuto: E un abbozzo , ha spiegato. Li ho rimandati a settembre, e forse saro` loro testimonial. Come tanti sussidi audiovisivi, si tratta di ritrovati molto piu` antichi di quanto sembrino. Antenato del video potrebbe essere il diorama del teatro boulevardier: sfondi illuminati che si muovevano di continuo sulla scena. Spettacoli ottici: sogni, citta`, fantasmi, dei, storie. Un po come allora, i video di oggi servono a suscitare emozioni, a costruire valori e atmosfere, a segnalare argomenti. Sono inoltre assai utili perche dovunque consentono di sostituire quelli che non sono fisicamente presenti con la loro stessa immagine, anche in teleconferenza. Il politico assente interviene in diretta da lontano, o spedisce un video,

comunque la gente lo vede e lo ascolta, e` come se fosse li` tra loro, in forma video-spettrale o da visitor che non interagisce con la folla. Sono nuove forme di presenza. Berlusconi si proietta da anni. Prodi e` intervenuto in una manifestazione a piazza del Popolo, icona distante nel tempo e nello spazio , ha scritto Pierluigi Battista sulla Stampa. Di Rutelli deve esistere da qualche parte un video spedito all incontro gastronomico inaugurale della campagna Mille Cene , curato da Gianfranco Vissani prima delle elezioni del 2001. Mentre i commensali stavano per sistemarsi il tovagliolo, si e` fatto buio in sala e su uno schermo e` comparso il candidato leader: Vi invidio un po , voi che state li` seduti a tavola , e` stato l esordio di Rutelli. I pranzi e le cene sono il momento critico del candidato, sempre trascinato e sballottato qua e la`, si mangia in fretta, in piedi, correndo. Si`, io vi invidio! Per il resto, sia pure in attesa di un repertorio, varra` la pena di tentare qui un sommario elenco di video alla rinfusa, cosi` come del resto essi irrompono giorno per giorno nella vita Nuove attrazioni 83 pubblica e visiva. E allora: video di Veltroni sull Africa, video Gente con l anima su Gianfranco Fini, video dell interrogatorio di Gabriella Alletto dopo il delitto Marta Russo (disponibile sul sito di Radio Radicale), video leghista contro gli extracomunitari, video di Rifondazione a favore dei medesimi extracomunitari, video su assalto e devastazione del campo profughi di Valona, video con Bossi che dice in TV che Berlusconi si e` arricchito con capitali mafiosi (proiettato alla manifestazione girotondista del PalaVobis), video con interrogatorio e confronto Ignazio La Russa-Stefania Ariosto (accluso a Panorama), video funebre o necro-video su Nilde Jotti e analogo su Craxi (manifestazione di nostalgici del PSI a piazza Navona), video di Oliviero Toscani sulla Bonino che fa le smorfie (bellissimo: campagna elettorale 2001), video di Castagnetti contestato da militanti del Polo a piazza Montecitorio. Piccolo giallo: gli tirarono o no le monetine? No , disse Berlusconi. Ho la prova TV. Avvertenza. Saranno anche una prova, ma i video si consumano all istante, si dimenticano in fretta, cio` che resta e` fatto della materia di cui sono fatti i sogni. Cio` nonostante i video tendono pervicacemente a copiarsi l un l altro. Un modello che ha avuto un gran successo e` quello, sempre di Veltroni, che evocava con una emozionante colonna sonora(The Left Hand of God, eseguita dal Charlie Haden Quartet) eventi e personaggi del Novecento. Il guaio, semmai, e` che ha generato, specie a sinistra, tutta una serie di imitazioni trash, orribili minestroni che mettono insieme Cavour e Boselli, la nazionale e Moro prigioniero, Charlie Chaplin e Lamberto Dini. Comunque l elenco prosegue. Video irruzione del disobbediente Luca Casarini alla Caterpillar di Firenze; video con il patron di Datamedia Luigi Crespi che fa una danza orgiastica (definizione dell Unita` ) durante la vittoria elettorale di Berlusconi; video sui pianisti di Palazzo Madama; video aggressione a Teodoro Buontempo a Campo de Fiori; videospezzone dal film C e` posta per te in cui Tom Il teatrone della politica

Hanks offre a Meg Ryan una margherita dicendole: Non trovi che la margherita sia il fiore piu` simpatico? (proiettato appunto alla convention della Margherita, a Parma); video di Striscia con D Alema che maltratta il vice Gabibbo Stefano Salvi (video a lungo disperso, poi ritrovato); video Buonaseeeera! (utilizzato come tormentone al congresso di Rifondazione a Rimini); video militanti di AN-Azione Giovani che in libreria mettono un certo timbro su testi scolastici da essi considerati lesivi della storia; video corruzione all ospedale delle Molinette, Torino, con annessa spiegazione della Guardia di Finanza: A un certo punto l imputato mostra, senza parlare, una mano con quattro dita aperte. Sulla scorta del contenuto di altre interpretazioni (sic) i magistrati sospettano che il gesto sottintende la somma pattuita per una tangente al professionista . I musichieri Nulla innalza l uomo piu` della musica e del canto; eppure nulla ha spostato le frontiere abbassando il decoro della politica quanto i politici che si sono messi a cantare. Rischi d impopolarita`, all inizio degli anni Ottanta, ce n erano gia` abbastanza. Ma di altro tipo. Cosi`, quando nel 1983 il povero Enzo Tortora dedico` un pezzetto della sua trasmissione Cipria alle ugole del Palazzo , non pensava certo di anticipare un fenomeno. Alla ricerca degli onorevoli canterini fu incaricato il classico uomo delle missioni impossibili , il giornalista Guido Quaranta che almeno all inizio non si faceva molte illusioni. Ma dovette ricredersi. Il primo a aderire fu il segretario socialdemocratico Pietro Longo con una canzone di Edith Piaf, La vie en rose. Longo si ripasso` diligentemente il testo, fece accurati gargarismi e accompagnato dalla figlia al piano esegui` il pezzo con qualche stecca, ma arrivo` in fondo. Quindi fu la volta del suo rivale di partito e ministro Michele Di Giesi con l Uccellin che vien dal mare. Per arricchire la scenografia , il giornalista gliela fece cantare davanti alle telecamere con in mano una gabbia di canarini. Il repubblicano Oddo Biasini si presento` con un completo di lino bianco e venne condotto in giardino per intonare Signorinella: L effetto che produsse fu completamente diverso da quello voluto , ricorda Quaranta nel suo libro Scusatemi ho il pate d animo, ma dopo la registrazione notai che era molto fiero di se e non aprii bocca . Il liberale Alfredo Biondi canto` Buon anniversario: A occhi chiusi, una mano sul cuore, scendendo lentamente, come una grande soubrette, una scaletta di plastica che era stata allestita in studio . Come si intuisce lo Il teatrone della politica spettacolo stava sfuggendo di mano ai politici, trasformandosi in una inconsapevole vetrina sadomaso, in una variante politica della Corrida di Corrado. Nessuno pero` disse nulla. Per il missino Tomaso Staiti di Cuddia venne affittato un bimotore da turismo e l onorevole si butto` con il paracadute e un microfono al collo arieggiando Nel blu dipinto di blu. Fu raccolto in un campo d atterraggio vicino a Vercelli. Il comunista Antonio Bellocchio, piuttosto corpulento, canto` La panse facendo anche la mossa . Il socialista Fabio Maravalle, accompagnato a Ostia, si fece vestire da sub e entrato nell acqua gelida del Tirreno si mise a cantare Pinne, fucile ed occhiali, mentre Edoardo Vianello, rimasto

prudentemente sulla spiaggia, lo accompagnava con la chitarra: Lo pescammo intirizzito, ma felice , rammenta Quaranta. Quando Cipria ando` in onda su Rete 4 fu uno spasso generale. Ma, nonostante le pesanti ironie della gente, tutti e venti i parlamentari che avevo reclutato mi parvero appagati dalla straordinaria pubblicita` ricavata gratuitamente. Gratis, in effetti, era gratis. Ma i sentieri che portano al regime degli spettacoli sono spesso difficili perfino da riconoscersi. Della musica, in ogni caso, la politica non puo` fare a meno. Diversi leader hanno ispirato canzoni. Pannella e` l innominato Signor Hood di Francesco De Gregori; Sandro Pertini e` il partigiano come presidente dell Italiano di Toto Cutugno. Accenni a Pertini si trovano anche in Sotto la pioggia di Antonello Venditti: Il presidente con gli occhiali un po appannati / fuma la pipa . Il cantautore romano ha scritto anche Dolce Enrico, dedicata a Berlinguer, e L ottimista, in cui era talmente riconoscibile Craxi da valergli a suo tempo una bacchettata sull Avanti! a firma del figlio Bobo, che pure era suo fan. Ad Andreotti si riferiva Francesco Baccini nella sua Giu` Giu` Giulio, costruita secondo l idea ricorrente che il sulfureo leader democristiano stesse dietro a qualsiasi trama: Chi ha rubato la marmellata? E il coro rispondeva: Giulio! Era il Nuove attrazioni maggio del 1992, le accuse delle Procure erano ancora abbastanza lontane. Ma non troppo. Alla ricerca di facili consensi, per anni i partiti avevano messo in lista e a volte fatto eleggere dei cantanti. Bruno Lauzi con i liberali, Domenico Modugno con i radicali, Franco Califano con i socialdemocratici, Gino Paoli con il Partito Comunista, Gipo Farassino con la Lega. Ma la distinzione dei ruoli tutto sommato teneva. A suo modo l aveva fissata nel lontano 1968 un padre costituente, l onorevole liberale Aldo Bozzi, che in quella campagna elettorale aveva distribuito un indimenticabile 45 giri che cominciava cosi`: Non sono ne Morandi ne Ranieri e quindi non vi cantero` una canzonetta . Il teorema Bozzi sulla rigida separazione delle carriere fu disattivato in via definitiva nel febbraio del 1995, e proprio su quel palcoscenico di Sanremo che aveva celebrato il trionfo di Morandi e di Ranieri. Al Festival parteciparono quell anno due distinti cori di politici. Il primo, virato a gauche e autonominatosi Riserva indiana , contemplava Sandro Curzi, Mario Capanna, Luigi Manconi e Nichi Vendola e accompagno` Sabina Guzzanti e Davide Riondino nell esecuzione di Troppo sole. La seconda squadra canterina era formata da ben trentacinque elementi (tra gli altri La Russa, l ex ministro dei 110 all ora Ferri, Alfonso Pecoraro Scanio, Fabrizio Del Noce, Valerio Calzolaio, Carla Mazzuca, Leoluca Orlando) che si esibirono in un pezzo iperbuonista dal titolo Cosa sara` . Il ricavato del disco, a scanso di critiche e sfotto` , era destinato all associazione Sacra Famiglia per l infanzia abbandonata. Solo in un secondo tempo si venne a sapere che era stato un tale flop da coprire appena le spese. Ma non e` questo il punto. Il punto era che i politici ormai cantavano. Lamberto Dini duetto` con Ornella Vanoni da Vespa; Berlusconi accompagno` qualche strofa da Costanzo; tra le polemiche

anche D Alema fini` per canticchiare C era un ragazzo da Morandi. Con lieve senso di colpa veniva da pensare a Giovanni Leone che fu a lungo deriso perche durante Il teatrone della politica una visita in America, su un traghetto, si era permesso di intonare Anema e core, ispiratissimo, con la mano al petto. E allora nemmeno c era la TV. A Barisciano, invece, profondo Abruzzo, al termine di una certa disfida eno-politica su quale fosse il vino migliore, nel marzo del 1999 le telecamere del telegiornale si soffermarono sui due protagonisti della serata che evidentemente avevano deciso di chiuderla con un gran coro d amicizia e allegria, a beneficio dei telespettatori. Il ministro Oliviero Diliberto cantava a squarciagola; il segretario dei popolari Franco Marini, pur leggermente imbambolato dalle luci, muoveva le labbra con qualche incongrua solennita`. Alle loro spalle, come dato televisivamente rilevante, un degno sfondo di bottiglie vuote. Al loro fianco, alcuni alpini che doverosamente si erano aggiunti al coro. Fratelli d Italia. Ma che altro potevano cantare? Con il crollo della Prima Repubblica, in effetti, era venuto giu` anche il sistema codificato degli inni della tradizione di partito: Bandiera rossa, Biancofiore e perfino il lugubre motivo missino di cui si diceva avesse scritto le parole il giovane Giorgio Almirante: Siamo nati in un cupo tramonto . Al posto dei vecchi canti ci sono oggi suggestioni sonore senza anima, ma buone per tutte le orecchie. Di questo nuovo genere sospeso nel tempo virtuale della pubblicita` il pezzo piu` riuscito tale da essersi conquistato un posto stabile nella nicchia cerebrale di quasi ogni italiano e` senz altro l inno, o meglio il jingle di Forza Italia. Il karaoke della liberta` , cosi` lo definiscono Pino Corrias, Massimo Gramellini e Curzio Maltese nel loro Colpo grosso: Testo di Anonimo. Anonimo Berlusconi. Anche la musica e` un po sua, benche scopiazzata da Spielberg: le prime cinque note sono quelle di Jurassic Park . Una trentina di parole hanno calcolato i tre autori, non di piu` : Quelle che Berlusconi conosce meglio. Aziendali: fare, crederci, crescere. Orwelliane: la storia la riscriveremo noi . Claudiobaglione: Nuove attrazioni il futuro aperto, il cuore che batte. Vagamente esoteriche: l energia delle mani unite, la forza, la rinascita. E soprattutto: parole intercambiabili . Per dimostrare la loro tesi Corrias, Gramellini e Maltese si sono divertiti a invertirle. La prima strofa ad esempio fa: Forza, alziamoci/ il futuro e` aperto / entriamoci / e le tue mani unite alle mie / energie / per sentirci piu` grandi . Ma potrebbe funzionare anche cosi`: Forza, entriamoci / con le mani grandi / alziamoci / le tue energie unite alle mie / un futuro / per sentirci piu` aperti . E perfino in quest altro modo, sempre senza cambiare una sola parola: Forza, futuro mio / per sentirci piu` grandi /entriamoci /e le tue mani aperte alle mie /energie / per alzarci piu` uniti . A tale livello di perfezione semantica non arrivano gli altri inni usa-e-getta che di norma ingolfano gli appuntamenti della Seconda Repubblica. Alle manifestazione di AN si ascolta a ripetizione Liberta` : Liberta` di creder nel domani

/ nel lavoro delle nostre mani / nella nostra Italia che vuol crescere/ nella nostra buona volonta` . Ma la liberta` ricorre anche nella canzone dei seguaci dell UDEUR, con l aggravante che tale insistente liberta` e` piu` volte definita la mia stella , e un curioso effetto acustico fa in modo che si capisca mastella , che e` poi il nome del leader e padre fondatore della suddetta UDEUR. I DS hanno avuto per un certo periodo il Canto di Sergio Bardotti: Quanto tempo c e`/ davanti a noi / dopo gli errori miei e tuoi / ma oramai tu sei / parte di me . Ma poi e` caduto in disuso. Il Patto Segni si e` affidato ai New Trolls: Non smettiamo di sognare; mentre il CCD di Casini si e` rivolto all ex leghista Luvisotti che ha prodotto Alziamo le vele. Il motivetto si sentiva anche al telefono, ma dopo l unione con il CDU di Buttiglione e` sparito. Altri risorsa estrema hanno chiesto in prestito l inno. Cosi` l Ulivo si e` preso la Canzone popolare di Ivano Fossati; il Comitato Rutelli La notte dei miracoli di Lucio Dalla; la Lega Va pensiero (eseguita dall Orchestra Padana del maestro Rojatti); D Antoni ha acchiappato L uomo libero di Celentano e l UDC Il mio canto libero di Battisti. Il teatrone della politica Ma intanto, nella residenza presidenziale di via del Plebiscito, si apriva gia` il secondo ciclo musicoide berlusconiano. Qui, al termine di una di quelle cene con cui si concludono i vertici della maggioranza,a un cenno del Cavaliere si apri` una porta della sala da pranzo e si fece avanti un signore con la chitarra. Il padrone di casa lo presento` come Mariano Apicella, posteggiatore napoletano, figlio di posteggiatore, capace di suonare e cantare qualsiasi cosa. Insomma, un prodigio della canzonetta che il presidente del Consiglio aveva assunto adottato , si disse anche: Berlusconi e` sempre un po padre non solo per allietargli le serate, ma anche in vista di una proficua collaborazione artistica. In pratica il Cavaliere e Apicella avevano gia` cominciato a comporre e arrangiare canzonette in lingua napoletan-berlusconiana. Subito ne risuono` una, sdolcinatissima. Ma ancora non aveva titolo. Glielo diede all istante il presidente del gruppo parlamentare di AN alla Camera La Russa: Basta na canzone. Applausi, anche a La Russa, e bis. Un po come il cuoco Vissani ai tempi della presidenza D Alema, oggi Apicella e` ormai parte delle istituzioni. Non solo e` stato a Porta a porta, da Costanzo e in altri salotti televisivi. A Mosca, durante una visita di Stato, Putin ha fatto eseguire dall orchestra una delle creazioni della coppia Berlusconi-Apicella, e al Cremlino si sono tutti alzati in piedi. Ogni tanto Berlusconi si presenta con lui e spiega: Vi ho portato lo chansonnier . La vicenda del posteggiatore napoletano conosciuto all Hotel Vesuvio ha la potenza della fiaba e il fascino della magia: Mi sembra di sognare, eppure e` tutto vero , ha confessato Apicella ai rotocalchi. Il presidente Silvio Berlusconi mi ha aperto le porte della notorieta` . Ma la favola non e` finita perche a un certo punto, come in una campagna pubblicitaria ben pianificata, e` comparso all orizzonte, reduce dalle avventure e dai successi americani, una vecchia gloria della canzone: Tony Renis. Coda di cavallo e una gran voglia di aiutare il suo amico presidente, Tony ha preso a lodarne con qualche enfasi le qualita` artistiche e canore: Ha la musica nel DNA, e` anche un ottimo

Nuove attrazioni autore di testi , ha una voce ricca di toni baritonali, molto caldi, e un intonazione da fare invidia a molti interpreti consacrati , cantera` per una buona causa . A lui e` stata affidata la supervisione del CD-ROM berlusconiano a favore dell UNICEF. Michele Santoro, invece, canta male, e` stonato. Ma come Berlusconi ha vivo il senso dello spettacolo. Cosi`, nell aprile del 2002, aprendo una delle ultime puntate di Sciuscia` si e` messo lentamente a passeggiare per lo studio buio e deserto cantando, quasi a scatti, Bella ciao. Sapeva benissimo di fare una cosa simbolica, un po teatrale, d impatto emotivo . C erano diversi milioni di telespettatori, quella sera, a sorbirsi esterrefatti la versione quasi afona del vecchio canto partigiano scagliato addosso a Berlusconi. Due settimane dopo gruppi di manifestanti andavano a cantarlo davanti ai cancelli degli studi di Mediaset, al Palatino. Sei mesi, e durante la discussione alla Camera sul legittimo sospetto l opposizione intono` in aula Bella ciao. La maggioranza gli rispose con Fratelli d Italia. Qualche leghista si aggiunse con Va pensiero. Con tutto il rispetto, sembrava una gabbia di matti. Impossibile, con quel baccano, tenere il ritmo. Madrine, stelline e pornostar Ah, birichina! disse Berlusconi ad Anna Falchi che a Porta a porta l aveva interrotto per chiedergli, mentre lui si diffondeva sulle grandi opere di collegamento dei bacini fluviali, se gli piaceva anche il suo, di bacino. Nel gran supermercato di personaggi, tra gli articoli richiesti dal piu` evoluto intrattenimento politico c e` infatti l attrice, l attricetta, la divetta, la valletta, la soubrette, la starlette, la velina, la letterina, tanto meglio se birichina . Ma senza esagerare. Decisiva appare una presenza femminile che sia sexy e briosa e si affianchi all uomo politico per attenuarne la prevedibile noia esaltandone al contempo la competenza e l autorita`. Questo e` anche il ruolo che il palinsesto della videopolitica riserva alle Falchi, alle Marini, alle Ferilli, alle Parietti, alle Martinez, alle Melba Ruffo e a tante altre bellissime donne, pure intelligenti e vivaci, e tuttavia utilizzate con l obiettivo di alleggerire la trasmissione. L avvenenza delle ragazze scioglie l atmosfera, la mescolanza dei volti e dei colori attenua i tratti ferini della politica e il potente dovrebbe risultare piu` umano. Questo l auspicio. Certo, a volte l effetto puo` anche essere l opposto, tipo La bella e la bestia. Ma le leggi del casting non temono la concorrenza delle fiabe; ne, a differenza delle bestie , in tali occasioni le belle vivono di vita propria. Sembra che a Porta a porta questa loro funzione scenica sia stata via via calibrata anche sul piano della castigatezza dei vestiti. O almeno: all inizio le graziose ospiti erano particolarmente intimidite, e quindi si presentavano piuttosto coperte e abbottonate; ma poi un funzionario della trasmissione si e` preso la briga di spiegare alle belle invitate che Nuove attrazioni era meglio se mostravano, come ha scritto Panorama, un po piu` di carne . In redazione venne ribattezzata la svolta delle gnocche . Il termine non e` carino, ma rende. Il modello ha poi fatto scuola nei congressi e nelle manifestazioni.

La bellezza aiuta. Cosi`, nel momento in cui il leader deve concludere, prevede la regia che le hostess arruolate nel ruolo di vallette supplenti gli si dispongano attorno a corona, oppure si ridislochino discretamente sotto il podio, comunque in vista, per le riprese. Quando la causa e` nobile e l argomento lo richiede, la ` gnocca puo` farsi madrina. E questa una figura che la politica ha mutuato, nelle sue attuali forme, dal mondo dello spettacolo e da quello del consumo. Un tempo era un ruolo che toccava alle first-lady o alle madri dei caduti, chiamate al varo delle navi o al taglio dei nastri. Oggi la madrina e` sostanzialmente una presentatrice cui e` delegata l esigenza di arricchire l evento con il proprio fascino. Americana di Filadelfia, anche se ormai quasi naturalizzata italiana, Clarissa Burt ha lavorato come modella, ha fatto alcuni film e molta televisione. Imprenditrice nel ramo spettacolo, comunicazione, moda, benessere e new age, come Clarissa Burt Production ha anche l esclusiva per l Italia del concorso di Miss Universo. Dopo l attentato alle torri del World Trade Center e` comparsa diverse volte a Porta a porta, dimostrando una indubbia telegenia. Ha raccontato la sua vita, ha condannato i talebani e anche tentato a sorpresa di far indossare il burqa alle onorevoli Melandri e Mussolini. Ebbene, dopo essere stata la madrina di Aerobica Sport Show e Super Moto Cross, la Burt ha svolto quel compito anche nella manifestazione dell Usa Day, organizzata dal centrodestra a piazza del Popolo nel novembre 2001. Cinque mesi prima, d altra parte, la grande sfilata romana del Gay Pride aveva avuto non una, ma ben tre madrine: Ambra, Mara Venier e Maria Grazia Cucinotta, quest ultima pure contestata da alcune lesbiche in quanto icona maschile . E insomma: non c e` evento oggi che non richieda una Il teatrone della politica madrina come segno di felice auspicio, rimarchevole appariscenza e sicura garanzia spettacolare. Ecco dunque Anna Falchi, la birichina di Berlusconi, in reggipetto all Olimpico per la celebrazione dello scudetto alla Lazio, o Sabrina Ferilli al Circo Massimo dopo la vittoria della Roma. Ecco Serena Grandi al Carnevale di Venezia, Maria Teresa Ruta alla Giornata Mondiale della Croce Rossa, Fiona May al Moda Maratona, Valeria Marini al Master Kart, Nancy Brilli a European Vision, Manuela Arcuri a Sposi d Italia, Afef a TuttoSposi Forum Mediterraneo. Ma ecco anche Marina Ripa di Meana al Tour Salva Animali, l onorevole Chiara Moroni all inaugurazione del monumento per i caduti di Tangentopoli, Claudia Cardinale al Premio Giorgio Almirante e il ministro Katia Bellillo alla prima esibizione di pugilato femminile. Se le madrine un po come le mamme non si discutono, le Miss si eleggono. Ma quando a organizzare il concorso di bellezza e` la Lega, la questione si fa piu` complicata. In premio, ogni anno, ci sono le fasce di Miss Padania, Miss Sole delle Alpi, Miss Camicia Verde e, almeno nelle eliminatorie provinciali, anche di Miss Maglietta Bagnata. In quest ultimo caso le concorrenti, in fila sul palco, vengono passate in rassegna da un tipo che, vestito da bagnino d epoca e munito di secchio e pennello, inumidisce il seno delle ragazze.

Su quel che succede, i resoconti della Padania sono illuminanti: Che corpo queste padane! mugola l inserviente con il secchio. Chi avrebbe mai immaginato di poter toccare quasi con mano la perfetta genia delle nostre donne! Ora, a parte la genia, la manifestazione si svolge in un atmosfera euforico-goliardica. Nei teatri e negli alberghi del profondo Nord, a Desenzano, Lonato, Cortenova, Cordenons, Cernobbio, Caluso, queste serate prevedono anche la presenza di artisti. Ci sono comici e prestigiatori, ci puo` essere il presentatore Marco Predolin e il complesso Cavoli amari, oltre a coreografie trendy e suggestive . Le aspiranti Miss sfilano, a volte anche in camicia verde, sulle note di 9 settimanee 1/2. Il presentatore non ci va tan Nuove attrazioni to per il sottile: Hai un vestito che fa scoppiare la prostata! Il concorso fa anche leva su un piccolo indotto economico: sponsor, agenzie di pubbliche relazioni, studi grafici, security. Alla vincitrice , si legge sul quotidiano leghista, andra` un cesto di cosmetici Akron e una cassa di prodotti biologici della linea Va pensiero. Nella serata finale compare Bossi, che scruta le ragazze con l aria da intenditore. Una volta ha apposto il suo autografo sulla tetta di una Miss. Una specie di rito di fertilita`. Cosi` avra` sempre la Padania sul cuore , ha commentato l inesauribile quotidiano leghista. E tuttavia, dietro l esibita carnalita`, si scorge un che di ambiguo e inquietante. Ecco, per dire, come viene descritta una vincitrice: Gloria e` il prototipo della ragazza padana. Nata a Voghera, i genitori sono di Borgo Priolo, in provincia di Pavia, e di Pontecurone, vicino ad Alessandria. I nonni originari del Veneto . L enfasi sulla discendenza e sulla geografia rivendica senza dubbio un tratto etnico. A volte si percepisce un certo fastidio per quei concorsi nazionali che accettano e premiano ragazze dalla pelle scura. In altre occasioni le caratteristiche delle vincitrici fanno riferimento a qualcosa molto vicino alla razza. Vengono fuori disamine antropometriche, niente affatto rassicuranti, su cranio, naso, seno, peluria, eventuali corrispondenze con la sottorazza alpina . Insomma: un concorso di purezza. Di recente si e` proceduto anche all invenzione di una Miss Padania virtuale, prototipo umano costruito sulla base delle indicazioni dei lettori: una ragazza dai capelli rossi, battezzata con il nome celtico di Nimue. Gli occhi verdi hanno l intensita` delle acque di un lago padano , l abbondanza del seno e` indizio e simbolo di chi e` capace di sostenere una solida famiglia . E un po viene da dire: meglio le pornostar. Jessica Rizzo ha fatto cambiare la legge finanziaria 2002 che penalizzava le luci rosse; Jessica Massaro si e` fatta verniciare, nuda, come una mucca pezzata e cosi` ha partecipato al sit-in degli allevatori a piazza Montecitorio; e la terza Jessica, Jessica Il teatrone della politica Gaile, insieme con Valentina Demy e Rossana Doll (quest ultima indimenticata protagonista del romanzo pornopolitico barese Membri di partito), insomma Jessica e le altre hanno indossato le tute bianche dei Disobbedienti prima del Genoa Social Forum. A piu` di tre lustri ormai dall elezione di Cicciolina alla Camera, uno spogliarellista e` stato il primo degli eletti alle

municipali di Trezzano del Naviglio, con Forza Italia. Piu` in generale, la politica continua a essere assediata da nugoli di Jessiche, Eve, Veneri e Vampirelle che sbarcano da navi, partecipano alle elezioni, sponsorizzano feste, inaugurano mercati, organizzano partite del cuore e prendono posizione. Prima del voto i giornali registrano le loro preferenze: senza preconcetti, come quelle di tanti altri artisti dello spettacolo. Eva Henger si dichiara comunista; Milly D Abbraccio tifa radicale; Sexy Luna e` con Fini; Pamela Miti, Manuela Falorni (Venere Bianca) e Luana Borgia stanno con Berlusconi. I politici tengono comprensibilmente le distanze. Il Cavaliere si e` seccato parecchio ed e` addirittura intervenuto con una messa a punto quando Sabina Guzzanti ha raccontato in TV che lui guardava le cassette di Moana Pozzi, pure commentandole favorevolmente con l avvocato Agnelli. Ma dalle iniziative anti-AIDS al federalismo, dalla campagna contro la violenza negli stadi a quella per il ritorno dei Savoia, le star del porno sembrano rivendicare una sorta di impegno civico che punta al riconoscimento pubblico della loro esistenza. Dice: quante storie, si fanno pubblicita`. Eppure mai come in questo caso si puo` dire: chi e` senza peccato scagli la prima pietra. La pubblicita` , dopo tutto, e` l anima e la polpa dell odierna politica. Insieme all enfasi trombonesca. Nella mia qualita` di pornostar , cosi` iniziava una nota di Eva Orlowsky su chissa` quale evento, esprimo compiacimento per le parole del presidente della Repubblica. Che oltretutto era Oscar Luigi Scalfaro, a suo tempo pervicace fustigatore di spalle scoperte. La dignita` dei pupazzi Potevano mancarei burattini? E infatti sono tornati pure loro, ma siccome il tempo passa eccoli in forma di pupazzoni televisivi, balloons, peluche, robot, folletti, umanoidi, animaloidi, alcuni gonfiabili, altri digitali. Il Gabibbo di Striscia la notizia, ad esempio, gode di una tale popolarita` da oscurare qualsiasi altro personaggio in carne e ossa della trasmissione. Per anni c e` stato addirittura un vice Gabibbo, il giornalista Stefano Salvi, presentato ufficialmente come una sorta di sostituto di questo pupazzone rosso che canta, balla e parla con forte accento ligure. Il Gabibbo appartiene al novero dei vendicatori dei torti; agisce su segnalazione, ripara le ingiustizie, segnala i cattivi e a ` volte va di persona a molestarli. E uno Zorro disincarnato che ha scoperto dei container inutilizzati e li ha fatti assegnare ai terremotati dell Umbria che ancora dormivano nelle tende e nelle roulotte. Una marionetta coraggiosa. Nel gennaio del 2001 ha cercato di avvicinare l allora ministro dell Interno Enzo Bianco, filmato in un locale turco mentre infilava una banconota nel reggiseno di una danzatrice del ventre. Ma la Polizia l ha respinto in malo modo. Spiega il suo burattinaio, Antonio Ricci: Rivolgersi a noi e` piu` facile che andare dai Carabinieri. Il Gabibbo e` piu` comodo del Procuratore della Repubblica . ` Nel 2002 Ricci e` stato insignito del premio E giornalismo. Non e` cosa da poco. Rispetto alle crescenti lacune dell informazione, e davanti a un pubblico di sei-sette milioni di cittadini-telespettatori, questo pupazzo svolge ormai un

vero e proprio ruolo di supplenza politica e paraistituzionale. Al Gabibbo Ricci ha fatto esporre un giorno, in estrema Il teatrone della politica e sofisticata sintesi, la filosofia di Striscia la notizia: Smontaggio e messa a nudo dei meccanismi che sono in grado di rivelare la natura di finzione della TV . Falsi televisivi, truffe sociali, pubblicita` occulta. E sempre il Gabibbo ha solidarizzato in prima persona con Biagi, Luttazzi e Santoro dopo l attacco di Berlusconi. Quindi e` comparso imbavagliato sui giornali per mobilitare l opinione pubblica dopo la sentenza che ha condannato Striscia per aver trasmesso un fuori onda. Il Gabibbo ha diversi cugini-pupazzi in un modo o nell altro impegnati nella politica della tardomodernita` spettacolare. C e` il pollo Gino, quello che sul sito My-Tv ha lanciato la canzoncina Tu vuo fare o talebano, un successo che ha demistificato la retorica dell 11 settembre travalicando il pubblico della rete. Il pollo Gino e` un burattino virtuale, beniamino di un pubblico giovanile, che intervista anche i politici ed esprime il proprio punto di vista aprendo discussioni tutt altro che banali su pace, guerra, droga, immigrazione, televisione. Un altra marionetta di questo tempo si chiama Bit, ed e` manovrata con un guantone di fibre ottiche dal poeta, regista e videomaker Giacomo Verde, una delle figure artistiche piu` interessanti del movimento no global. Bit ha una testa rotonda e stilizzata che poggia su una molla, ma questo suo aspetto cosi` elementare contrasta con una straordinaria capacita` di sfumature espressive: ride, piange, fa il broncio, tira fuori la lingua, se la passa oscenamente sulle labbra, ammicca, ammutolisce, si terrorizza, ritorna sereno o impassibile. Burattino per certi versi ipnotico nella sua virtuosa immaterialita` , Bit e` stato scelto come presentatore nel primo esperimento di televisione antagonista, Global TV, durante il Social Forum di Firenze. All opposto, ma sempre in questa particolare forma di teatrino, si colloca l anonimo e immobile tele-pupazzo che accoglie i visitatori della mostra sperimentale sulla Patria, realizzata dal ministero dei Beni Culturali su iniziativa della presidenza della Repubblica e collocata all interno del Nuove attrazioni Vittoriano. Si tratta di un opera di un altro grande postburattinaio, Carlo Rambaldi, creatore di E.T., King Kong e Alien. In pratica e` una testa trasparente a dimensione naturale infagottata in una specie di copricapo rinascimentale. Da poeta. In effetti il pupazzo recita con voce tonante alcune poesie che hanno per soggetto l Italia. L impressione, a dire il vero, e` patriotticamente sconcertante; e i bambini, nel vederlo, hanno un istintivo moto di paura. Ma pazienza. Le marionette, e` vero, servono anche a far soldi. Il Gabibbo difende i terremotati, ma non si perde una telepromozione. Evolutie graziosi, i burattini del XXI secolo rispecchiano in se il massimo della semplificazione e nella loro studiata artificialita` addolciscono il consumo. La Kinder, per dire, presenta tutta una linea di Squalobaba` , Coccobullo , Happydino , Tartallegra , Fantasmino collegati ai vari prodotti. E tuttavia, sempre in qualita` di pupazzi, possono anche esercitare misteriose funzioni, se e` vero che la

Federal Reserve Bank di Dallas aveva scovato in un certo gorilla il segreto delle piu` sensibili variazioni nei consumi. Quando le vendite del gorilla aumentavano, gli economisti della banca texana riscontravano e quindi prevedevano una ripresa dell intera economia; quando calavano, gli auspici erano negativi. Curiosa teoria, anzi prassi. Qui in Italia, sotto Natale, due grandi pupazzi fuori del portone accolgono beneauguranti gli ospiti illustri del salotto Angiolillo. Eppure il ritorno dei burattini sembra piuttosto il sintomo di una societa` che ha smarrito il suo centro; ma che per vie altrettanto enigmatiche lascia che oggetti inanimati trasmettano messaggi imprevedibili, magari per questo piu` affidabili e veritieri. In fondo addirittura Pinocchio, utilizzato negli ultimi anni dall opposizione di destra e poi di sinistra per indicare le bugie del governo, rivive un periodo di enorme popolarita`. Era un burattino anche lui, ma al tempo stesso, si e` detto, la metafora del popolo italiano. Potere bestiale Quando non sai piu` che inventare , suggerisce Jerome K. Jerome, metti un cane: fa subito effetto e simpatia. E percio` di Lulu`, la cagnetta labrador di D Alema, si conoscono il partner (di proprieta` del finanziere Alfio Marchini), le vicissitudini ginecologiche, la vocazione nautica e i progressi nei percorsi d agilita`, dovutamente illustrati sui rotocalchi, al guinzaglio e senza. Niente di nuovo, come sempre. Nell Inghilterra del XIX secolo andavano in scena veri e propri Dog drama, con cani ammaestrati. Nell Italia televisiva di oggi, e quindi negli studi del solito Porta a porta, in qualita` di ospite-testimonial e` stato introdotto anche il pelosissimo cane di Rocco Buttiglione, Teo (scomparso qualche tempo fa). L ospitata canina ispiro` a suo tempo un epigramma a Gaio Fratini: Non si prendono piu` fischi per fiaschi /se vai da Vespa col Siberian Husky . Nel dicembre del 2002 Rutelli ha scelto il programma di Paolo Limiti Ci vediamo in TV per lanciare un appello alla popolazione: gli era scappata di casa la sua cagnetta Asia. Di recente Bossi si e` fatto pure lui il labrador, come D Alema e Clinton, il cane del potere e della pubblicita` . Puntualmente si e` potuto leggere che la cagnolina leghista ha partorito; e prima o poi c e` da scommetterci finira` pure lei in TV. Bestie di scena. Al cospetto di Licia Colo` , si ritrovarono una sera in onda l onorevole Marini, un esemplare di lupo abruzzese e il senatore Di Pietro. Non e` chiaro quale modello di spettacolo, se circense o agro-pastorale, i curatori della trasmissione avessero cercato di ricostruire a Rai Uno. Fatto sta che l ex eroe di Mani Pulite si lascio` anche posare in Nuove attrazioni 101 grembo un candido agnellino che pero` , spaventatissimo, gli mollo` li` un bisogno. E tuttavia, anche senza incidenti del genere, gli animali vivi esercitano un crescente potere sulle scene della Repubblica. Prima non era cosi`. Al massimo si arrivava al fotomontaggio umanizzante. Una volta un settimanale pubblico` un immagine di Spadolini, maestoso tra i suoi libri, e in un angolo dello studio c era un gattino. Un gattino? Si`, l avevano aggiunto. Per umanizzare Giovannone. Il salto e` vertiginoso, ma si pensi all odierna moltiplicazione

e alla clonazione mediatica dei bovini. All inizio c era solo la mucca Ercolina, comparsa sull onda della protesta degli allevatori per le quote latte e poi via via trascinata, povera bestia, in sede europea, a Bruxelles, al Parlamento di Strasburgo, al Consiglio dei ministri di Lussemburgo, poi al Quirinale, a Montecitorio (con pornostar), a San Pietro, a Sanremo e al Costanzo Show. Duro` un paio d anni. Ma non era piu` lei, in realta`, erano altre mucche fatte passare per Ercolina. L originale era stato macellato da un pezzo, dopo un soggiorno nella comunita` di don Pierino Gelmini. Ci furono dunque una Ercolina bis e una Ercolina tris, ma poi visto che i problemi del settore zootecnico erano ben lungi dal risolversi, e anzi era venuto fuori il guaio della mucca pazza, vennero imposti all attenzione anche il toro Arturo, che si imbizzarri` davanti al Parlamento padano di Mantova, e la vitella Cenerentola. Quindi fu la volta degli equini: sfilarono percio`i cavalli Sirio e Velazquez, anch essi testimonial dei problemi del comparto ippico. Quindi si fecero sotto i somari che quelli non mancano mai. Un asinello di sette anni venne fatto trovare per gioco da Mastella agli alleati Democratici, che l avevano nel simbolo, nel corso della festa di Telese. E sempre su un somarello sardo, nella primavera del 1999, giro` per l isola l imprenditore Nichi Grauso, durante la sua impossibile campagna elettorale. Come un tempo gli orsi attiravano gli sguardi nella commedia dell arte, cosi` nell Italia del Duemila le bestie chiamano Il teatrone della politica le telecamere. Ma per le stesse ragioni gli animali possono svolgere oggi un ruolo molto meno simpatico, anzi odioso. E sara` un caso, ma proprio nel momento in cui la Lega, archiviato l astio primario nei riguardi dei terroni e di Roma ladrona, si sceglieva come nuovo nemico l Islam, l inesauribile Padania riscopriva il maiale, magnificandone le qualita`, connubio tra carne e spirito . Il porco, l animale impuro dei musulmani, era variamente e graziosamente raffigurato dal quotidiano leghista, anche ai piedi di sant Antonio Abate. Oltre a risultare uno dei componenti base della dieta padana , i padani l amavano per una serie di motivazioni che riguardano la sfera religiosa . E pure qui sara` una maligna forzatura, ma quando nell ottobre del 2000 scatto` la protesta contro la costruzione di una moschea a Lodi, varra` la pena di ricordare che sul luogo furono innalzati cartelli che segnalavano: TERRA CONCIMATA CON URINA DI MAIALE. Non si e` mai capito chi si fosse sobbarcato, tecnicamente, il compito di raccolta e spargimento. Ma certo il povero suino era il meno responsabile di tutti. Rimbambirsi a Cartoonia Pupazzetti e animali non sono passati invano. Chiunque dedichi qualche attenzione ai simboli con cui da anni i partiti si presentano alle elezioni resta colpito dall abbondanza, apparentemente scriteriata, di immagini che hanno a che fare con fumetti e cartoni animati. Prima delle europee del 1999, spedita alle estreme propaggini del Viminale a prendere nota di cio` che offrivano le bacheche nelle quali erano esposti i simboli in competizione, Maria Laura Rodota` conto` ben quattro Re Leone: E molti altri contrassegni sembravano pensati da gente con bimbi e il videoregistratore sempre acceso . Non era piu`

politica, quella li`: era Cartoonia. Due anni dopo, in vista delle elezioni politiche, c erano nelle vetrine del ministero dell Interno Yoghi e Bubu, orsi, orsetti, somarelli, caprette, gabbianelle, cavallucci, anche marini, delfini e mucche con il trifoglio in bocca. Non solo, ma quel tratto disneyano che avrebbe dovuto risultare accattivante trovava il suo torvo contrappunto nella lista Basta Immigrati Clandestini che come emblema mostrava faccette minacciose di arabi, indiani, cinesi e slavi come caricature dei cattivi nei fumetti di serie B. Su tutti dominava l asinello dei Democratici, prototipo di cosi` pregevole scopiazzatura da indispettire la Disney perche assomigliava troppo a quello di Pinocchio. Con l asinello, scherzo` il filosofo Massimo Cacciari: Il voto degli elettori sotto i dieci anni e` assicurato . Anche Berlusconi fece lo spiritoso: Bella fantasia. Se proprio volevano scegliere un simbolo di Walt Disney, forse sarebbe stato meglio la Banda Bassotti . Ma anche lui aveva le sue respon Il teatrone della politica sabilita`. Nella televisione come nella politica, il Cavaliere si e` sempre mosso con una convinzione: il pubblico medio ha frequentato al massimo la seconda media, e magari neanche ai primi banchi . Proprio in quel momento i suoi alleati di AN stavano organizzandosi con il Patto Segni attorno a un unica formazione che come simbolo si era scelta un elefantino, anch esso molto Disney. Dumbo , si espose l onorevole Adolfo Urso, e` intelligente e sa anche volare. Il dubbio e` se dietro a questi moduli fanciulleschi non si nasconda una qualche frenesia regressiva. Se per caso, investita dopo Tangentopoli da una forte crisi di legittimita`, la classe politica non abbia pensato di risolverla, o superarla, o aggiustarla, o anche soltanto attenuarla attraverso rappresentazioni sempre piu` facili , semplificate, elementari, puerili. La comparsa di tutte queste mamme, ad esempio: la mamma di Berlusconi che inviava un basi`n a Bossi, la mamma di D Alema che racconta la precoce passione del figlio per la politica, la mamma di Sgarbi in gita da Gheddafi, la mamma di Gasparri, la mamma di Fini. E tutti loro, i figli, che appena possibile si cacciano in testa i piu` ridicoli berrettini; e quando compiono gli anni eccoli davanti alla loro bella torta, a spegnere le candeline. A un congresso della Lega, dietro al palco, l artista padano Luigi Regianini ha dipinto un enorme sfondo con guerrieri e bastimenti che sembrava provenire direttamente dall Intrepido, o dagli albi di Gordon, Zagor, o del Principe Valiant. Certo. Nel dibattito politico sono confluiti gli eroi della cultura di massa. Un tempo le feste di partito servivano a rafforzare le identita` culturali. Adesso quella dell Unita` e` stata intitolata al cow-boy Tex Willer, a sua volta esaltato da un saggio critico di Sergio Cofferati. Alla Festa di Liberazione Fausto Bertinotti, cioe` uno degli ultimi comunisti, ha esposto la propria volonta` d identificarsi nell indagatore dell incubo Dylan Dog. Poco prima, di ritorno dal Chiapas, si era segnalato per un apprezzatissimo riferimento a Zorro. Nuove attrazioni 105 I giovani di Alleanza Nazionale hanno dedicato la loro manifestazione estiva ad Atreju, il ragazzo protagonista della

Storia infinita. Con qualche acrobazia, il responsabile dei baby di AN, onorevole Basilio Catanoso, ha cercato di spiegare il perche. I leghisti non si sono nemmeno preoccupati di farlo, ma alla kermesse di Montecrestese la mascotte era il Bragula, specie di elfo peloso con le orecchie a punta, la camicia scozzese e un dolmen sulle spalle. Fra Di Pietro e l onorevole Buontempo si e` sviluppata un accesa polemica su chi dei due fosse Tarzan. A Prodi e` capitato di indicare Speedy Gonzales come unita` di misura; Pier Ferdinando Casini si e` scagliato contro Segni accusandolo di essere il cattivo dei Puffi, Gargamella. Ogni tanto si fanno vivi Batman, Robin Hood, Cip e Ciop, Bibi` e Bibo` e Brancaleone da Norcia. Cossiga, alias Gatto Mammone, ha preso a definire Veltroni il Gatto Felix e il ministro Ruggiero il coniglio Rocky. Quest ultimo non si e` mai capito bene chi fosse, da quale saga o comics l emerito presidente della Repubblica l avesse tratto, o riesumato. Ma, quando tutto questo sembrava arrivato a un punto di non ritorno, cominciava una nuova coreografia di protesta: i girotondi. Che per forza di cose richiamavano la scuola materna. Contro la legge Bossi-Fini l Unita` distribuisce Il grande gioco dell oca extracomunitaria. Ovvero prova anche te a ottenere il permesso di soggiorno in Italia . Ha un certo successo il cartone animato Berluscomic. Sul sito Internet della Camera il funzionamento di Montecitorio e` spiegato ai bambini con una storia a fumetti in cui i deputati sono gatti, i senatori cani, il presidente della Repubblica una tartaruga e i giornalisti topi, con il farfallino. Quando, nel dicembre del 2002, la DIGOS fece irruzione nel centro sociale milanese Litta Modignani alla presumibile ricerca di armi, fra i vari materiali sequestro` anche l intera raccolta dei Simpson. E tuttavia pochi giorni dopo si venne a sapere che nella nuova serie l onorevole La Russa avrebbe prestato la sua voce a uno dei personaggi, un simpatico cattivo di Springfield. Il teatrone della politica E anche qui e` difficile darsi una spiegazione. Forse sono gli effetti di lunga deriva di un marketing sempre piu` condizionato dalla psicologia motivazionale. Forse e` una reazione allo sfruttamento intensivo degli istinti e delle passioni. Ma rimbambinimento resta pur sempre la parola piu` simile a rimbambimento . III CAMBIODI SCENOGRAFIA Questo e` un mondo di pubbliche finzioni e tutto il Parlamento si dispera. Scambia l autunno per la primavera un Senato di fossili opinioni. GAIO FRATINI, 1998 Se le parole sono rimaste indietro, la tecnologia del far credere ha fatto passi da gigante. Occorre mostrare, sorprendere, ammaliare, costruire citta` che non esistono, mettere in vendita sovrani rendendoli diversi e migliori di quello che sono. Il prezzo e` che al di la` dell immagine non e` sparito soltanto lo spazio pubblico, ma anche un po del reale. Niente paura: basta saperlo e regolarsi di conseguenza. Dopo tutto, rientra nei diritti dello spettatore.

Sparlamento In Quando la Mussolini e la Bellillo se le diedero in uno studio televisivo, ai quotidiani del giorno dopo parve naturale di richiamare i precedenti. Ma erano le grandi zuffe parlamentari del passato, il Patto Atlantico, la legge truffa, il decretone, la legge Reale. Ora, chi fa a botte fa anche spettacolo. Nell ottobre del 1994 Studio aperto apri` il notiziario con le immagini, poi ripassate anche alla moviola, di una rissa avvenuta a Montecitorio. Come una telecronaca: Ecco l onorevole Paissan che grida rivolto ai banchi di AN. Ed ecco la tribu` di AN che scende dai banchi. Attenzione adesso , proseguiva con la dovuta concitazione Paolo Liguori, seguite questo deputato boxeur di AN che abbiamo individuato con un cerchietto giallo; sembra allontanarsi dalla mischia, ma in realta` vuole solo riporre i giornali. E infatti, guardate, ritorna e piazza il suo gancio . Se e` vero che alla TV piace indugiare sulle zuffe d aula, e` anche vero, anzi e` ancora piu` vero che sono queste ultime, e in generale le polemiche che si svolgono in Parlamento, ad essersi adattate alla televisione. Quando i deputati e i senatori sanno che c e` la diretta, i loro comportamenti si alterano regolarmente. Sventolano striscioni, bandiere, si mettono coccarde e fasce nere da lutto al braccio, si tolgono o si aprono le giacche come esibizionisti di strada. Un tempo si insultavano e basta, oggi si mascherano da pagliacci, indossano nasi da Pinocchio, si coprono il volto con cappucci da massoni. Oppure lanciano nell emiciclo rotoli di carta igienica, spugne gialle, soldi finti, monetine. A seconda dell argomento in discussione, esibiscono cappi, manet Il teatrone della politica te, animali morti, burqa, bandiere arcobaleno. E ancora cantano, fischiano, fanno i pianisti , s imbavagliano, s incatenano, non di rado agitando fazzoletti per suscitare effetti policromi. Anche la pratica del filibustering, l antica arte di far perdere tempo, tende a farsi pura rappresentazione, autentica farsa, come dimostra l ostruzionismo alla giapponese inaugurato nel 1993 a Palazzo Madama dai leghisti che applicavano le procedure con insopportabile lentezza, un passettino millimetrico dopo l altro, dieci-quindici minuti solo per raggiungere la postazione. Si recita, insomma. Come giudicare altrimenti la pie` ce del bicchier d acqua interpretata dall onorevole diessino Antonio Soda, relatore della legge che nella XIII legislatura avrebbe dovuto istituire la Commissione d Inchiesta su Tangentopoli? Dunque, prima di cominciare la sua relazione Soda richiede questo bicchier d acqua per schiarirsi la voce. Ma l acqua e` troppo fredda, e lui allora rimanda indietro il bicchiere. Gliene arriva un altro, ma stavolta l acqua e` troppo calda. Quando i commessi della Commissione Affari costituzionali, anch essi spossati, gliene recano un terzo, di temperatura giusta, Soda comincia a tossire, e a tossire cosi` intensamente da richiedere un altro rimedio. Tutto questo non avviene in modo indolore. A prescindere da zuffe e commedie, la rappresentanza parlamentare vive oggi una profonda crisi di identita` e gravi rischi di snaturamento. Le rappresentazioni, d altra parte, sono sempre piu`

forti e tendono a prevaricare i tempi sfilacciati, le abitudini combinatorie, le ermetiche liturgie di Montecitorio e Palazzo Madama. Ai presidenti delle Camere, per esempio, spetta per legge il compito di nominare il Consiglio d amministrazione della RAI. Ma ogni volta e` la madre di tutte le battaglie, uno psicodramma pazzesco. Nel febbraio 2003, dopo tre vertici tenuti per due giorni nella residenza di Berlusconi a via del Plebiscito, sembra sia stato raggiunto un accordo. Ma qualche minuto dopo la fine dell incontro, cioe` al momento del Cambio di scenografia la verita` , i nomi dei consiglieri filtrano durante la registrazione di una puntata del Maurizio Costanzo Show, al teatro ` Parioli. E proprio Costanzo a farli, dopo aver estratto un foglietto dalla tasca. Con maliziosa noncuranza, azzarda pure una scommessa sulla loro veridicita`. Al suo fianco c e` il ministro delle Comunicazioni Gasparri. In un baleno salta tutto. La televisione per giunta una rete berlusconiana ha bruciato le procedure di nomina. A quel punto Pera ` e Casini sono costretti a sconfessare quei nomi. E un sussulto di dignita` istituzionale, ma il Parlamento appare lo stesso esautorato. Qui giace da tempo, in una condizione non lontana dall insabbiamento, la legge sul conflitto d interessi. Quando riesplode il bubbone RAI, l opposizione rilancia la questione, ma il presidente del Consiglio e proprietario di Mediaset, insomma Berlusconi, risponde: Ma quale conflitto d interessi! Vadano a dire queste cose a un resuscitato Drive in . A quel varieta` comico degli anni Ottanta che, secondo l utile Enciclopedia della televisione di Aldo Grasso, importa dall America lo humour demenziale riproponendolo in versione nostrana . Scavalcate dai talk show e abbagliate dalle luci e dalle apparenze, le Camere reagiscono cercando di adattarsi alla logica del palinsesto spettacolare. Ma il risultato e` che Montecitorio e Palazzo Madama fanno notizia per tutto cio` che esula dal compito di fare le leggi e controllare il governo: sistemazione delle piazze, tinteggiatura dei palazzi, ristrutturazioni interne, fioriere, parcheggi, gastronomia, massaggi, abbigliamento del personale, capricci dei parlamentari, continui aumenti in busta paga, privilegi, benefit, assenteismo. I presidenti delle assemblee fanno quello che possono per mantenere un ruolo. Aprono lodevolmente i palazzi a visite guidate, organizzano interessanti mostre d arte, favoriscono la consultazione dei servizi del Parlamento grazie alle nuove tecnologie on line. Ma anche le migliori intenzioni devono poi fare i conti con le ormai dominanti esigenze di protagonismo. Il presidente Casini dialoga con l astronauta ita Il teatrone della politica liano orbitante intorno alla terra; il presidente Pera invita a cena le giornaliste e rimette mano alla pinacoteca del Senato, pure arricchendola di una serie di ritratti dei presidenti, a cominciare dal suo. Di tanto in tanto, si cerca di restituire un soffio di vita alle istituzioni parlamentari facendovi entrare, in qualita` di ospiti, personaggi tali da suscitare emozioni, anche nei

telespettatori. La visita del Papa a Montecitorio, nel novembre del 2002, ha visto un dispiego di mezzi e riprese, anche dall elicottero, senza precedenti. C erano perfino dei cecchini sui tetti, e` stata cambiata la moquette dell aula e montata una specialissima pedana presidenziale. Dalla tribuna, la banda dei Carabinieri in alta uniforme assicurava la degna colonna sonora di un evento definito storico prima ancora che iniziasse, e concluso con la piu` vistosa abbondanza di inchini e baci alla mano del Santo Padre. Poi, pero` , e` stato difficilissimo per il Parlamento accogliere l esplicita richiesta da parte di Giovanni Paolo II di un atto di clemenza per i carcerati. E dire che ogni Natale, da qualche tempo, l aula del Senato ospita per la nomenklatura un concerto di musica classica abbinato a iniziative di solidarieta` e beneficenza. Nel 2001 lo ha presentato Milly Carlucci. Cinque anni prima la Camera aveva aperto il Transatlantico a un reading di poesia e alla musica barocca. Per una sera quel luogo cambio` totalmente aspetto e natura. Sprangata la buvette, il podio degli orchestrali davanti al corridoio del governo, speciali pannelli di compensato bianco a interrompere la geografia delle maldicenze e delle macchinazioni. Fu un po come violare lo struscio del potere. ` E da un po , in effetti, che il Transatlantico versa in uno stato di mesta e tetra decadenza. I suoi piu` assidui frequentatori ` non ci sono piu` . E morto il giornalista Emilio Frattarelli, che comincio` negli anni Venti con il Mondo di Giovanni Amen` dola. E scomparso l onorevole Alfredo Covelli che parlava sempre della Lazio e gridava affettuosamente: Svergognato! o: Fetentone! a chi gli diceva male del Re. Non c e` Cambio di scenografia piu` Antonello Trombadori, con i suoi panciotti fantasia e le battute sapide in romanesco. Se n e` andato anche Vittorio Orefice, cosi` presente nel paesaggio del Transatlantico che in un bel disegno di Vincino era segnalata, come vista dall alto, l abituale traiettoria di questo giornalista nel salone dei Passi Perduti, che e` l altro nome del Transatlantico. Luogo oggi quasi irriconoscibile, se perfino gli attivi lobbisti e i suadenti faccendieri sembrano emigrati altrove. Il fatto e` che su questo salone carico di memorie, ma chiuso agli sguardi dei cittadini e quindi naturalmente elitario, si e` abbattuta la rivoluzione tecnologica. L elettronica ha dilatato i tempi della giornata politica; la televisione ha moltiplicato i centri visivi del dibattito; i telefonini hanno drasticamente ridotto la necessita` di un luogo di ritrovo o di appuntamento. Sembra attenuata anche quell atmosfera greve, molto maschile, quasi barbieresca che si respirava. D estate le giornaliste vengono con i sandali e alcune anche con l ombelico di fuori. Berlusconi, una volta, ne ha incontrata una particolarmente scoperta e non ha saputo trattenersi: Guardi che cosi` rischia di prendere freddo , le ha detto con il consueto sorrisone furbetto. Il nuovo potere dell immagine non ama il Parlamento, lo sente come un attrezzo superato, un impaccio, un impiccio, una perdita di tempo. Da leader dell opposizione Berlusconi e` stato recordman dell assenteismo; da presidente del Consiglio non e` andato una sola volta alla Camera o al Senato

a rispondere di persona alle interrogazioni e alle interpellanze. Frequenta solo i grandi dibattiti. A stento si trattiene nei Passi Perduti. Talvolta gli scappano frasi tipo: Sono stato costretto ad andare alla Camera . Dopo una strage in Medio Oriente, all opposizione che chiedeva di conoscere l atteggiamento del governo, Berlusconi ha risposto: Sono richieste ridicole, basta leggere i giornali . L unico suo reale motivo d interesse per il Parlamento riguarda la resa delle riprese televisive in aula. Quelle di oggi le considera rigide e noiose. Da uomo di comunicazione ritiene un errore imperdonabile che ci sia un unica telecame Il teatrone della politica ra frontale fissa. Ma da uomo di potere e` probabile che non gli piaccia affatto essere inquadrato cosi` in basso rispetto al presidente dell Assemblea che lo sovrasta di un bel metro e mezzo, per giunta standosene comodamente seduto in poltrona e con il campanello in mano. Prima del dibattito parlamentare sul conflitto d interessi il Cavaliere ha anche tentato di cambiare la disposizione scenica e l orientamento delle telecamere. Invano. Ma se resta, e soprattutto se passera` la riforma presidenziale, c e` da scommettere che cambieranno anche le immagini. E nessuna amena trasmissione d intrattenimento istituzionale, da TeleCamere a Parlamento In, riuscira` a salvare il primato sempre piu` teorico di Camera e Senato nella Repubblica degli spettacoli. Baracconi d incanto ` E forse arrivato il momento di dedicare un monumento a Filippo Panseca, scenografo del craxismo, ideatore e installatore del tempio greco alla Fiera di Rimini e della piramide nella fabbrica ex Ansaldo, l artista di partito che per primo aveva capito dove sarebbe andata a parare l estetica del potere. Un monumento beninteso di cartapesta, o di polistirolo espanso, meglio ancora se biodegradabile, perche da quelle sue prefigurate illuminazioni non e` che la democrazia e i cittadini abbiano poi tratto grandi vantaggi. E pero` , anche chi negli anni Ottanta derideva Panseca, nel decennio seguente e` tornato regolarmente a Canossa: ha finito cioe` per montare gli stessi enfatici baracconi a sfondo storico autocelebrativo in cui si era distinto il lungochiomato artista craxiano. Vedi i ruderi della caduta dell impero romano, con cinghiali rupestri ed altri affreschi celtici, fra i quali nel 1997 la Lega ambiento` il proprio congresso al PalaVobis. Come pure il laboratorio leonardesco-rinascimentale allestito l anno seguente da Rifondazione Comunista nei sotterranei dell Hotel Ergife, con tanto di uomo vitruviano e macchine aeree in sospensione. Quindi, a disdoro degli ex comunisti, a loro tempo acerrimi nemici di ogni craxiana pacchianeria, venne inflitta ai congressisti la piazza della democrazia ateniese, l agora`, ricostruita al Palasport di Roma. Luogo di cui al momento non si manco` di segnalare l apertura , la trasparenza , l ispiratissimo nitore , la sobria essenzialita` . E cosi` via, congresso dopo congresso, fino all assise bolognese di AN dell aprile 2002, dove il modello di riferimento scenico sembrava tratto dalle vecchie pellicole sugli antichi ro

116 Il teatrone della politica mani, i cosiddetti film-sandaloni : pomposissimi marmi fasulli, solenni e inutili scalinate, podi da anfiteatro. Del resto, se le Camere e le altre sedi tradizionali della politica appaiono sempre piu` obsolete, e` anche vero che la scenografia post-pansechiana mostra gli stessi limiti di quella pansechiana da cui trae nome e ispirazione, ma senza il pregio della novita`. E` il solito vizio. Rassegnati a non poter mai nulla mutare nel paesaggio vero, i committenti di ieri e di oggi si sbizzarriscono a costruire false architetture per le loro effimere rappresentazioni. Quel che non riescono a cogliere e` il nesso evidente tra la fragile artificialita` di quelle strutture e la trafelata inadeguatezza delle realizzazioni concrete. Ma tant e`. La discesa in campo di Berlusconi ha portato il fenomeno alle estreme conseguenze, adattandolo al tempo stesso alle sue attitudini e necessita`. Al Cavaliere non si deve solo l introduzione nella scenotecnica del cielo finto, e di quelle ormai abusatissime nuvolette che da sempre i teatranti utilizzano per annunciare al pubblico la presenza della divinita`. Quale costruttore di edilizia residenziale a suo modo innovativa e signore delle immagini televisive, ha scavalcato decisamente gli orizzonti della cartapesta realizzando baracconi compiutamente incantati, ammalianti, densi di alterazione magica nella loro artificiosita`. Strutture leggerissime e provvisorie, bene ordinate e confortevoli, ma soprattutto destinate a creare un sentimento di meraviglioso stupore negli ospiti e nei telespettatori. Luoghi, insomma, di spettacolo. Lo si e` incominciato a capire nel 2001 a Genova, nei vari sopralluoghi in vista del G8. Come si ricordera`, il presidente del Consiglio pretese e ottenne un ordinanza che vietava ai cittadini di esporre panni durante i giorni del summit. E gia` questa volonta` di oscurare inconfondibili segnali di vita dalle finestre di Genova consentiva di intuire il senso e la portata dell operazione. Ma Berlusconi, in quell occasione, sorpasso` se stesso. Proprio lui, che veniva dal mondo della televisione e della pubblicita`, fece in modo che dal fondale Cambio di scenografia 117 del vertice, uscendo dal Palazzo Ducale, sparissero dei cartelloni pubblicitari e alcune antenne televisive, perche tutto sembrasse piu` pulito. Quindi ordino` di mimetizzare la facciata di un intero palazzo, che a suo giudizio era troppo moderno rispetto alle architetture circostanti. Fu dunque apposta all intera parete una colossale gigantografia di generica intonazione rinascimentale, con finti colori, finte porte, finte finestre, finti balconi, finto tetto, finto tutto. Quando l opera apparve completata, rimirandosela con evidente soddisfazione, Berlusconi pronuncio` una frase piuttosto impegnativa, comunque sintomatica delle trasformazioni occorse nell estetica del potere: Io lo dico sempre, la finzione e` meglio della realta` . ` E in tale contesto e nello sforzo ormai evidente di creare uno spazio illusorio che sempre per disposizione del premier sui rami delle piante in vaso, di fronte alla sede del G8, comparvero all improvviso dei limoni: grandi, succosi e fuori stagione , li descrisse il Giornale. Due operai-giardinieri avevano lavorato tutto il santo giorno con

ago e filo. A pensarci bene e purtroppo anche con il senno di poi tutta quella scenografia prospettica cinquecentesca, non a caso detta all italiana , rifletteva perfettamente una politica e piu` in generale una situazione che a Genova, con il passare dei giorni, andava facendosi sempre piu` irreale. I grandi della Terra arrivavano con i loro aerei; Berlusconi se li coccolava in una citta` rifatta a sua immagine e somiglianza; i diplomatici passeggiavano per le strade finalmente pulite del porto; i giornalisti seguivano il vertice in una sala stampa ipertecnologica; tutti si incontravano nei salottini asettici, o andavano a mangiare gratis nei ristoranti posticci che servivano fittizio cibo italiano, o francese, o spagnolo. Si potevano pure acquistare dei telefonini a prezzi scontati. E intanto, fuori da questo universo incantato, oltre le gabbie d acciaio che segnavano la linea rossa, si scatenava l inferno. Era il luglio del 2001. Il teatrone della politica Dieci mesi dopo, all aeroporto di Pratica di Mare, per la firma solenne del Trattato NATO-Russia, non ci furono incidenti, per fortuna. Ma in quel caso il progetto estetico berlusconiano era ancora piu` radicale e straniante: costruire dal nulla un intera realta` sintetica nel minor tempo possibile e con il massimo risultato ottico. Aldo Grasso ha scritto che al Cavaliere tornarono utili senz altro i suoi trascorsi di imprenditore-pioniere della TV, in particolare quei capannoni alla periferia di Milano trasformati in studi televisivi . In effetti, per fondare la capitale della rinata diplomazia italiana, per prima cosa contatto` lo scenografo di Carra` mba! che sorpresa, Mario Catalano, che conosceva dai tempi di Grand Hotel (con Gigi e Andrea). E a lui commissiono` un opera che, una volta realizzata, venne detta con qualche ridondanza di mimetismo estetico ; e alla quale lavorarono per un paio di settimane seimila fra muratori, carpentieri, elettricisti e tecnici di varia natura. Spesa approssimativa, ventiquattro miliardi di vecchie lire. Arcadia e classicita`: questo il mandato. Per gli esterni Catalano allesti` dunque un ambiente silvestre, un mondo sognato e fuori dal tempo. Dopo tutto, aveva gia` un modello: i giardini delle ville del Cavaliere. In Sardegna il parco e` stato addirittura impreziosito da un laghetto artificiale con graniti che affiorano dalla acque; mentre ad Arcore zampillano le fontane e il Cavaliere-giardiniere puo` mostrarsi a pagina quattro dell opuscolo Una storia italiana mentre coglie fiori all ombra di una possente quercia. Fatto sta che per creare il set nell aeroporto di Pratica di Mare furono svuotati interi vivai: siepi di pitosfori tutto attorno, palme nane a iosa, chilometri di rotoli d erba che si snodavano come tappeti d onore. Per gli interni l indicazione di Berlusconi era stata abbastanza vaga, ma significativa: Cerchiamo di ricreare un atmosfera romana . E qui Catalano, con l aiuto di un altro grande direttore della fotografia, Gianni Mastropietro, mago dei faretti, diede fondo a tutti i possibili accorgimenti winckelmanniani per realizzare la piu` stupefacente, ma ef Cambio di scenografia ficace, struttura di piacevolezza inorganica. Un opera di

dubbia e frammista identita`, un po stile televisivo e un altro po sala da gioco di gusto imperial trash. Alcune statue di gravi filosofi e giureconsulti arrivarono dal museo napoletano di Capodimonte, ma altre sculture erano riproduzioni in vetroresina e recavano in braccio mazzi di fiori per ingentilire l atmosfera . C erano anche una ninfa e un satiro di bronzo. Una fuga di finti archi giallognoli di compensato introduceva nella Sala del Trattato, il Sancta sanctorum dove i capi di Stato avrebbero dichiarato ufficialmente chiusa la Guerra Fredda. Qui vorrei l azzurro del cielo e il biondo del travertino , aveva chiesto Berlusconi. E li ebbe. Tutti e due finti, s intende. Ma ebbe soprattutto una bella giornata, perche in caso di pioggia vai a sapere come sarebbe andata a finire. Le meraviglie del visibile Castelli, conventi, tribune VIP dello stadio, sfilate di moda, discoteche, barche, festival canori, presentazioni di libri con ricevimentoe servizio televisivo inclusi. Morale, l erosione dei luoghi deputati costringe la vita pubblica a emigrare la` dove la Visibilita`, terribile dea del XXI secolo, impone i suoi vincoli e pretende i suoi sacrifici. Il primo dei quali, si direbbe, e` che la politica cede il suo primato all ambientazione, mentre l evento non si impone piu` per quel che vale, ma per la cornice entro cui si svolge. Chi va allo stadio, in effetti, e` quasi sempre per vedere la partita; cosi` come il monastero e` fatto per pregare, la barca per navigare, la discoteca per ballare e cosi` via. Eppure il sospetto e` che oggi tali destinazioni vengano scelte proprio in base alla loro potenza scenografica ed evocativa, come specchietti per le allodole innescati allo scopo di attirare gli indispensabili spettatori. Chi non cambia scenografia diventa invisibile, non se lo fila piu` nessuno. E poco importa se i castelli medievali, come quello di Gargonza, in cui si asserraglio` e comincio` a deperire l Ulivo, siano ormai degli alberghi ristrutturati a caro prezzo per un astuto turismo. Allo stesso modo, i periodici pellegrinaggi nei conventi prescelti, con l illusione di un maggiore raccoglimento, il piu` delle volte si risolvono in bizzarri romitaggi della domenica con giornalisti al seguito. Non si manchera` qui di rispetto alla buonafede dei protagonisti nel sostenere che molto spesso a Pontignano come al Sassovivo, ad Assisi come a Vallombrosa o all abbazia di Casamari le visite dei politici hanno piu` a che fare con il clamore che con una scelta di meditazione. Non solo, Cambio di scenografia ma questi depositi di silenzio artificiale si consumano cosi` in fretta che nel luglio del 1998, durante un dibattito convocato nell eremo di Camaldoli sull impegno dei credenti nell Italia bipolare, l allora presidente del Consiglio Prodi e un paio di ministri se la svignarono in foresteria, per piazzarsi davanti al televisore dei monaci. C era infatti la partita dei Mondiali. In quell occasione, tra il primo e il secondo tempo di Italia-Francia, Prodi e gli altri non poterono fare a meno di vedere, debitamente globalizzato dalle telecamere, il loro collega Mastella che sorrideva raggiante sotto il fuoco di qualche miliardo di sguardi. La tribuna VIP e` infatti un altra magnifica vetrina esclusiva. I politici e le loro mogli vi si ritrovano con spensieratezza in

abiti da festa, maglioni e giubbottini di renna, pellicce e berrettini. Si salutano, oppure si tolgono il saluto, si fanno le battutine, si pavoneggiano, si mischiano, si riconoscono l un l altro. E il giorno dopo o la sera stessa si rivedono sul giornale o in TV senza che questo comporti rischi, fatica o responsabilita`. In compenso le loro abitazioni sono molto meno sicure di un tempo. Per certi versi non sono piu` nemmeno case private, ma una specie di ambigua estensione dello spazio pubblico aperto a tutta una nuova leva di figure invasive: giornalisti d assalto, molestatori fotografici, fans ossessivi, ficcanasi di vario tipo, Gabibbi, vice Gabibbi, iene e consegnatori di tapiri con operatori al seguito. Valga qui una pubblicita` di Radio Capital apparsa su un quotidiano nel febbraio del 2003. Scandali al sole, cosi` si reclamizzava la rubrica. E quindi: Alessandro Sortino entra in casa dei potenti e si fa gli affari loro . Un tempo il recinto della politica aveva confini piu` netti. Con qualche ragionevole approssimazione si puo` ipotizzare che le frontiere abbiano cominciato a cedere nell estate del 1995 sulla spinta dello scandalo ribattezzato Affittopoli : case di enti pubblici concesse ai politici (del centrosinistra, per lo piu`) a condizioni di favore. Fu caccia grossa, allora, Il teatrone della politica nei quartieri alti di Roma, specie da parte dei cronisti del Giornale: citofoni pigiati senza risparmio, guardiole travolte, androni conquistati, Jacuzzi conteggiate. D Alema e D Antoni, fra i tanti, se la videro brutta. Da allora non e` che si sia interrotto l assedio alle abitazioni dei protagonisti. Semmai pare aumentato il numero di chi grazie alla TV e` entrato a far parte di quest ultima categoria. Per cui, una mattina, Michele Santoro uscendo di casa si e` accorto che i neofascisti di Forza Nuova gli avevano innalzato un polemico striscione sul palazzo di fronte. Un altro giorno il senatore Previti ha appreso si immagina con il medesimo stato d animo del conduttore di Sciuscia` che a causa sua, o meglio per via del suo domicilio in piazza Farnese, su consiglio dell ex presidente della Camera Violante una manifestazione del centrosinistra era stata prudentemente spostata a piazza Navona. Salvo prendere atto, qualche mese dopo, che durante un altra analoga manifestazione quella sua stessa abitazione era stata sorvolata da un aeroplanino, addirittura, che recava in coda la scritta ` LA LEGGE E UGUALE PER TUTTI. Violare le pareti domestiche, d altra parte, e` divenuto al tempo stesso inevitabile e perfino conveniente. E se il muro di cinta della villetta di Bossi a Gemonio (altezza, permessi di recinzione, rischi connessi alla presenza di una cabina ENEL forse abusiva) e` diventato un mezzo affare di Stato, e` anche vero che dal patto della crostata in poi la casa di Gianni Letta alla Camilluccia e` da considerarsi ormai una succursale codificata del Palazzo, dependance istituzionale a tutti gli effetti. Qui e` avvenuto concretamente il passaggio di consegne tra Amato e Berlusconi prima del varo del suo secondo governo. La cena in casa Letta, detta altrimenti la Tavola dei Quattro , si leggeva del resto in un beffardo emendamento fatto presentare da Cossiga alla Commissione Bicamerale, e` la massima istanza di diritto

costituzionale e politico della Repubblica. Case dunque; e poi salotti. Dalla Angiolillo, dalla Verusio, dalla Olcese, dalla Sospisio, dalla Olivetti e cosi` via. Foto, menu, resoconti, chi c era, chi non c era. E terrazze Cambio di scenografia in estate. E poi ville, anche queste prese d assalto, dileggiate, fotografate, ritenute ingiustamente protette, o perfino abusive. Ma anche qui Berlusconi ha spostato la questione molto piu` avanti, ben oltre la semplice visibilita`, in una dimensione del tutto inedita. In nome dell immagine cadono le antiche distinzioni tra pubblico e privato. Da questo punto di vista, il modello residenziale del Cavaliere segnala una sicura novita`, ma anche un indiscutibile cortocircuito perche non si capisce piu` cosa appartiene al presidente del Consiglio, cosa all imprenditore, cosa ai cittadini e cosa agli spettatori. Piu` in concreto: da quando Berlusconi e` a Palazzo Chigi, la vecchia sede istituzionale del governo non ha mai contato cosi` poco. I luoghi entro i quali il presidente del Consiglio dispiega la sua azione politica sono Palazzo Grazioli, al Plebiscito, dove egli convoca, riunisce, nutre e incontra chi vuole. C e` qui anche, al piano terra, una graziosa sala, detta il parlamentino , con una cattedra e banchi disposti ad anfiteatro. Sopra la cattedra si puo` ammirare una riproduzione del celebre dipinto di Ambrogio Lorenzetti, Il buon governo. Poi, ovviamente, c e` Villa San Martino ad Arcore, dove si svolge la cena del lunedi` con Bossi. D estate il Cavaliere sbriga gli affari di governo anche a Villa La Certosa, in Costa Smeralda. Sarebbe questa la Camp David del nuovo potere: Punto nevralgico della politica , l ha presentata Panorama, facendo anche notare come i colori caldi della costa sarda prendono il posto degli austeri palazzi, in tono con lo stile del Cavaliere che anche a livello internazionale ama intessere importanti legami politici basati sul rapporto umano con i suoi interlocutori . E infine, a chiudere l inedito quadrilatero personale e istituzionale, c e` il castello in affitto di Paraggi, a Portofino, dove non si sa se in veste di presidente o di padrone di casa, o di tutte e due le cose insieme, Berlusconi riceve amici, presidenti di altri Paesi e capi di Stato che ritiene amici. Il teatrone della politica Per le strade resta poca politica. Le vecchie sezioni, cosi` poco appariscenti, sono in via di chiusura. Ma almeno in parte le hanno sostituite i gazebo, discendenti evoluti e plastificati degli ombrelloni. I gazebo di cui si ignora un plurale condiviso (gazebi? gazebos?) si spostano con facilita` e un po di scena la fanno anche loro. Come tanti altri pezzi dell armamentario corrente, sono un invenzione dei radicali, ma soprattutto la Lega li ha fatti suoi. Trasformati in seggi per le elezioni del fantomatico Parlamento padano, nell autunno del 1997 Bossi ne denuncio` ventiduemila. Che al solito parve un numero un po esagerato. Eppure il gazebo riflette bene le forme dell odierna politica: leggera, provvisoria, maneggevole, sintetica, vistosa e vagamente stracciona. Come si vede, vantaggi e svantaggi si compensano, ma la vera differenza e` rispetto al passato. Un passato ogni giorno piu` lontano, morto e sepolto.

Ea proposito di sepolture: resterebbe da parlare di tombe. I politici ne restano attratti oltre misura. Fini ha preannunciato la svolta di Fiuggi alle Fosse Ardeatine. Veltroni, appena eletto alla guida dei DS, e` andato sul sepolcro di don Dossetti e di don Milani, e poi a Marzabotto. Ma evidentemente non bastava, per cui Enrico Manca gli ha intimato di andare a mettere un fiore sulle tombe di Turati, Matteotti, Nenni, Saragat e Silone, ordinandogli in pratica un tour intensivo per camposanti. Reduce dal congresso che l aveva posto alla guida del partito, il successore di Veltroni, Piero Fassino, si e` precipitato all Ossario di Forno di Coazze, sacro alla Resistenza. Quando era sindaco, Leoluca Orlando ha fatto di tutto perche un condannato a morte in America, Joseph O Dell, fosse tumulato a Palermo. A scadenze periodiche si riapre la questione delle spoglie dei Savoia da sistemare al Pantheon. Il ciclo prevede: lamentazioni monarchiche, reazioni sdegnate dei repubblicani ed enormi perplessita` da parte della Sopraintendenza ai beni architettonici di Roma, che ha gia` parecchie gattacce da pelare. Sembra comunque un po sospetta questa attrazione tombale. Per dirla tutta, l impressione e` che i politici trovino Cambio di scenografia piu` agevole e meno impegnativo occuparsi dei morti piuttosto che dei vivi. La tomba di Bettino Craxi ad Hammamet, nel frattempo, e` diventata anch essa un luogo simbolico e controverso della storia italiana, oltre che una meta di tour operator, pellegrinaggi istituzionali e dissidenze intercraxiane. Da quando vi e` sepolto il leader del garofano, il piccolo cimitero arabo sulla spiaggia ha gia` visto un numero sufficiente di scene bizzarre e strazianti. Nel parapiglia dell inumazione, ha raccontato Aldo Cazzullo sulla Stampa, prima che la bara fosse deposta ci fu addirittura un fotografo che cadde nell avello. Ma di questo incidente non sono visibili le immagini, se Dio vuole. Macchineria in movimento Dal cocchio dorato di Agamennone agli ingegni meccanici di Luca Ronconi, passando per i carri allegorici pagani e le itineranti liturgie sacramentales, da secoli il teatro mette in scena l arte del cambiar luogo. Ecco: da qualche anno anche la politica ha scoperto o riscoperto l utilita` del viaggio come narrazione spettacolare. Il pullman di Prodi ha appena chiuso le porte e comincia a muoversi. Si apre la strada con fatica. Come un rompighiaccio taglia in due un mare di fotografi, video operatori e giornalisti arrivati da tutta Italia e dall estero. Nei loro occhi i segni della notte passata in bianco per raggiungere in tempo la stazione di Lecce e documentare la partenza del viaggio delle cento citta` . Cosi` comincia il resoconto del fotoreporter Mario Rebeschini, nel suo libro di immagini In pullman con Prodi. Il leader dell Ulivo, una volta divenuto presidente del Consiglio, ha scritto nella prefazione: ` Un viaggio un po strano . E Prodi a rivelare l origine, non del tutto scontata, della macchina teatrale in forma di pullman: Il mio amico Gianni Pecci ne scovo` uno dalle parti di Assisi: un Iveco 343 con alcuni anni di onorato servizio nel trasporto di pellegrini e turisti tra Roma e la basilica

di San Francesco . In seguito venne anche fuori che i pullman utilizzati dall Ulivo furono due, uno dei quali per restare sul piano dello spettacolo era stato utilizzato per le trasferte dei Nomadi. Il primo, quello ufficiale e originale, era bianco con due grandi ritratti del candidato sui finestrini e la scritta ROMANO PRODI PER L ITALIA CHE VOGLIAMO. Dentro c eranoun baracchino, dei telefoni, un fax, due televisori, un set di pron Cambio di scenografia to soccorso, un frigorifero, una macchinetta per il caffe` liofilizzato, due poltrone, due tavolini, quattro sedie, un divano e una toilette che pero` nessuno poteva usare. Il pullman parti` nella primavera del 1995 da Tricase; visito` tredici regioni, effettuando cinque-sei soste al giorno per centocinquanta incontri pubblici. Durante gli spostamenti ebbe spesso dietro un automobile, con due giornalisti del settimanale satirico Cuore che esibivano una sagoma a grandezza naturale di Prodi, pensieroso, in tuta da ginnastica. Una volta entrarono in possesso di un Berlusconi, pure in formato naturale, e improvvisarono un confronto tra le due icone. Per il candidato del centrosinistra fu un esposizione vincente. Racconta il fotografo Rebeschini: Terrorizzati di perdere un bacio o una stretta di mano con i notabili locali, stavamo sempre letteralmente addosso a Prodi come uccelli sul bisonte. E nei momenti liberi, per rimanere in esercizio, continuavamo a scattare rullini di primi e primissimi piani. Lui ha piu` volte tentato di calmarci con un: Se continuate cosi` inflazionate il mercato e non venderete piu` una foto . Tra Prodi e il pullman l osmosi funzionava. La gente era curiosa. Nelle soste il problema era limitare l afflusso dei visitatori dentro la corriera. Dentro davanti, fuori dietro , come sui carrozzoni del Luna Park. Tutti uscivano entusiasti come se avessero visitato la NASA. Attenzione al cambio di prosa. E di macchina in movimento. Ancora una sfida. L ennesima. 31 marzo 2000. Genova. Sotto una pioggia battente migliaia di persone fanno la fila per imbarcarsi sulla grande nave attraccata al porto. Questo e` il resoconto della partenza di Azzurra, la nave della liberta` , secondo l inesauribile opuscolo elettorale berlusconiano Una storia italiana. Azzurra fu la risorsa scenica su cui Berlusconi imposto` la sua campagna per le elezioni regionali. La nave si chiama in realta` Excellent, un gigantesco traghetto della Grimaldi Lines la cui stiva viene trasformata in Il teatrone della politica un auditorium capace di ospitare cinquemila persone. Azzurra circumnaviga l Italia toccando dieci porti di dieci regioni. Il modello del Cavaliere e` evidentissimamente quello degli Showboats, gli enormi battelli che percorrevano il Mississippi e il Missouri offrendo alle citta` e ai villaggi sulle sponde divertimenti e spettacoli di tutti i generi. Su Azzurra Berlusconi si e` portato anche mamma Rosa. Nei primi giorni, a bordo, le cose sembravano mettersi male. Il mare in burrasca, il Cavaliere con l influenza, l automobile di un suo collaboratore che va a fracassarsi sulla fiancata interna del bastimento, il portavoce berlusconiano Bonaiuti che scivola su una scaletta, picchia la testa,

rompe gli occhiali e s incrina il polso. A questo punto Cossiga punta il dito contro la iella, tirata ovviamente dall Ulivo, e suggerisce di imbarcare un corno o qualche altro amuleto. Nei giorni successivi saliranno effettivamente a bordo una statuetta di san Michele, una pietra di una non meglio identificata grotta magica pugliese e un ritratto di Padre Pio. Ma anche la paventata malasorte e le molteplici contromisure contribuiscono alla narrazione. Prosegue il racconto trionfale: Una Napoli entusiasta accoglie Azzurra: una flotta di imbarcazioni attende nel golfo la grande nave e nel cielo gli aerei della liberta` salutano l Ammiraglia di Forza Italia. Davanti al calore dei parteno` pei Berlusconi si emoziona: E uno spettacolo toccante. Continueremo la nostra crociera-crociata per la liberta` con nel cuore il ricordo di una giornata indimenticabile . Stesso calore a Catania, a Reggio Calabria e a Bari. Le genti del Sud festeggiano e acclamano Berlusconi con spettacoli folcloristici, bande musicali e tanta amicizia. Nei porti di Pescara, Ancona, Rimini e Venezia attendono l arrivo di Azzurra. Sono quasi centomila le persone che si succedono nel grande auditorium . Il tutto e` illustrato con immagini di folle festanti e bandiere di Forza Italia, Berlusconi che saluta, Berlusconi con la mamma sulla tolda, Berlusconi al fianco di una bella ragazza bionda che fa parte di una banda musicale. Le ha levato il cappello e se l e` Cambio di scenografia messo in testa. Lei ride. Lui offre al fotografo la faccia furba e soddisfatta di sempre. Un anno dopo. Il Rutelli Express si snoda su sette carrozze. Una e` riservata al candidato e al suo staff, un paio sono aperte al pubblico. Ragazze carine vendono spille, sacche, adesivi, orologi e magliette che riproducono il simbolo dell Ulivo e il nome del giovane leader del centrosinistra. Alle pareti dei poster di Folon, pure in vendita. Nel vagone appresso e` stata attrezzata una tenue esposizione del rutellismo reale, con belle foto degli anni in cui il candidato del centrosinistra era sindaco a Roma. Apparecchi televisivi a circuito chiuso riproducono le immagini e le parole dei testimonial: Monica Guerritore, Rita Levi Montalcini, Ennio Morricone, Moni Ovadia. I giornalisti hanno una loro carrozza, non distante da quella ristorante. Ci sono infine una carrozza per gli incontri e un altra destinata ai passeggeri che cambiano, tappa dopo tappa. Partenza da Trieste il 10 febbraio del 2001, arrivo a Parma l 11 marzo dopo 5201 chilometri. In tutto, sessanta citta` visitate: ogni stazione prevede un comizio, un incontro con l elettorato, degli spettacoli anche musicali che variano a seconda dei luoghi. Un manuale prevede meticolosamente la presenza di banchetti, fiori e palloncini. L idea del treno, allegoria sferragliante ma accessibile, mezzo veloce e tuttavia ecologico, e` di Paolo Gentiloni che l ha mutuata dagli Stati Uniti e perfezionata con Giulio Santagata, gia` collaboratore di Prodi al tempo del pullman. All inizio si era pensato di organizzare un carosello automobilistico, un festival itinerante, una carovana. Ma il treno e` stato preferito anche per l abbondanza di riferimenti colloquiali, letterari, musicali, geografici. E ha incontrato l approvazione di Stanley Greenberg, grande organizzatore di campagne elettorali per il mondo e promosso guru qui in Italia, ex Paese dei furbi.

Ridateci il tanko , intima la Padania sotto l immagine del blindoide a bordo del quale, nel maggio del 1997, il comando della Serenissima Armata diede l assalto al campa Il teatrone della politica nile di San Marco. Di tutti gli espedienti della drammaturgia politica in movimento e` questo senz altro il piu` povero e insieme il piu` fantastico. Un carroccio che non sfigurerebbe al fianco delle macchine inutili di Marcel Duchamp, un trattore agricolo dipinto grigioverde, travestito da carro armato grazie a diversi strati di latta, ma soprattutto munito di tubo della stufa come lanciafiamme. I Serenissimi fratelli Contin, sagaci inventori di campagna, l avevano tecnicamente battezzato VTRM (Veneto tanko ruotato multimpiego). Le perizie del tribunale stabilirono che per un eventuale fiammata il blindoide doveva essere caricato sul momento, dall esterno e con un enorme imbutone. Risultato: per evidenti carenze biomeccaniche il VTRM venne ritenuto oggetto non idoneo a offendere . E tuttavia piu` di ogni altro dotato di una sua strepitosa capacita` ingannatrice. Dal giorno del blitz giace nel deposito dell Ufficio Corpi di Reato del tribunale di Venezia. Ma nel luglio del 2002 il presidente federale della Lega Nord Luciano Gasperini, che e` anche l avvocato difensore di alcuni irredentisti, ha fatto un istanza per riaverlo indietro. I Contin sarebbero infatti disposti a donarlo a un qualche museo di storia veneziana in quanto rappresentativo del desiderio di liberta` e indipendenza del popolo veneto . Piu` prosaicamente la Padania ha lasciato intendere che qualcuno potrebbe anche comprarselo. Chissa`. Nessun accenno, purtroppo, al tanketto , cioe` all altro blindoide dalla sigla VTD (Veneto tanko distruttore), rinvenuto e sequestrato dai carabinieri in un cascinale del padovano. Pure questo era un assemblaggio gagliardissimo: rispetto al goffo rinoceronte sputafuoco, si configurava come un coccodrilletto rostrato. Anch esso un opera unica che denunciava nei disegnatori una fantasia coltivata su Ufo Robot, giocattoli mutanti e quei mostri meccanici radiocomandati che effettivamente si vedono combattere in TV. Ma non per la Serenissima Repubblica di Venezia. Oggetti parlanti e feticci ambulanti Anche gli oggetti di scena recitano una parte, nel senso che aiutano gli attori politici a recitare la loro. Ogni epoca ha gli accessori e gli interpreti che si merita. Negli anni Ottanta, ai tempi delle prime campagne contro l AIDS, era facile imbattersi nel faccione dell allora ministro della Sanita` Francesco De Lorenzo che su intere paginate di giornale reclamizzava l uso del profilattico mostrandone uno ovviamente ancora impacchettato con l aria di chi dice: Ehi, ragazzi, ricordatevi di questo, ve lo consiglio io, datemi retta! Era un messaggio paterno, ma al tempo stesso convenientemente spregiudicato e personalizzato. Poi arrivo` il telefonino, oggetto parlante per antonomasia. Ora e` del tutto accettato, ma all inizio suscito` diversi problemi perche molti potenti si scocciavano a sentirlo trillare. La prendevano come un indebita concorrenza e una mancanza di rispetto. Un giorno, al Quirinale, dove pare che l idiosincrasia di Oscar Luigi Scalfaro avesse superato i limiti di guardia, venne fermamente richiesto ai giornalisti

di lasciare il telefonino nella portineria del palazzo. Tale provvedimento, poi ritirato, fu vissuto come un autentico sopruso e contribui` semmai a valorizzare l oggetto e il suo autonomo potere. A Montecitorio, con esiti alterni, nel corso della XII legislatura si cerco` di schermare l aula, tra le veementi proteste dei piu` accaniti possessori di cellulare. L onorevole Pier Corrado Salino, della Lega, sostenne che la schermatura avrebbe potuto incidere sulla corteccia cerebrale e la potenza sessuale dei deputati, mentre l onorevole Antonio Saia, Rifondazione Comunista, fe Il teatrone della politica ce presente i rischi per le donne incinte. Ancora oggi la guerra continua. Meno guai e si arriva agli accessori del presente ha procurato la proliferazione del palloncino. Non c e` manifestazione politica che non contempli ormai la piu` vistosa, indifferenziatae omologante presenza di palloncini colorati. Impossibile stabilire chi li abbia introdotti. Forse ci sono sempre stati, ma si notavano di meno. Piu` probabilmente il loro uso massiccio ha a che fare con l evoluzione tecnopolitica sollecitata dal berlusconismo. Quale che sia l origine, i palloncini scaldano il clima e attirano l attenzione: sulla base di queste elementari caratteristiche sono anche entrati a far parte dell armamentario di quelli che avevano dalla loro una concezione di grande sobrieta`: eredi della tradizione comunista, ex democristiani, postfascistie leghisti. Centinaia e centinaia di palloncini , si e` letto sulla Padania, sono stati lanciati dagli Orsetti Padani , che sarebbero i pionieri di Bossi. In quel caso l accessorio recava la frase evangelica antipedofili: CHI SCANDALIZZA ANCHE UNO SOLO DI QUESTI PICCOLI ... Ma palloncini minacciosissimi, da vero e proprio incubo paranoico, ossia riempiti di sangue infetto per farli scoppiare sulla folla, erano stati preannunciati non si e` mai bene capito da chi in vista del G8 di Genova. Un po come il gazebo, il palloncino condensa di` verse forme dell attuale politica. E un prodotto d importazione (Made in USA), leggerissimo, colorato, vive di aria o di gas, si gonfia, si affloscia, puo` scoppiare, evoca atmosfere infantili e commerciali (McDonald s). Ma soprattutto e` eccezionalmente visibile, ergo televisivo. Nella sua versione ingigantita, il palloncino perde il diminutivo e si fa mongolfiera. Allora sale al cielo e volteggia irraggiungibile mentre tutti l osservano con il naso per aria. Altro accessorio decisivo di questo tempo e` il microfono: un po scettro e un altro po arma impropria del potere. Si ricordera` come il ministro Bellillo l abbia scagliato, con tanto di batteria, addosso ad Alessandra Mussolini du Cambio di scenografia 133 rante una puntata di Porta a porta. Non era la prima volta che un microfono arrecava danni fisici. Fuori del tribunale di Catania, nel mezzo di un mucchio selvaggio di giornalisti, un altro microfono contundente fini` sulla bocca di Berlusconi: Cribbio! grido` il povero Cavaliere. Cribbio! Me lo ha sbattuto sui denti! Chi lo sbatte, insomma, chi lo tira, chi lo attira, chi lo prende e non lo molla piu` . Il microfono e` la vita e insieme la dannazione dei politici che lo agognano, ma al tempo stesso lo patiscono. Attrezzo ormai di foggia mutevole, per lo piu` fallico, ma anche minuscolo

o pelosissimo, griffato o argentato, giallo o arancione. Mi tolga subito da sotto il naso questo cono gelato fuori stagione , reagi` una volta, con elegante sdegno, Giuliano Amato nel cortile di Palazzo Chigi. Un supplizio, una speranza, un utensile di suprema ambiguita` cui si debbono tanti siparietti. Anche perche talvolta il microfono non funziona, e` muto. Non si sente! grida la signora Ciampi al marito. Piu` vicino! Parla piu` vicino! E lui, sciogliendo il gelo in un caloroso applauso: Mica posso mangiarmelo! Ma puo` anche succedere che al contrario il microfono funzioni troppo, e faccia sentire alla gente quello che non deve. Negli ultimi anni e` capitato anche al Papa, all ex responsabile del SISMI ammiraglio Fulvio Martini in Commissione Stragi, a Piero Fassino durante una riunione sull Albania e al vicepresidente del Consiglio Fini durante una tempestosa seduta a Montecitorio. Non replicare a questi coglioni , consiglio` a mezza bocca al ministro Tremonti. Invano, nella maggioranza, si tento` poi di dimostrare che Fini non aveva pronunciato la parola coglioni , bensi`i cognomi di alcuni deputati che finivano in oni (gli incolpevoli onorevoli Fioroni e Panattoni). L abbondanza di incidenti, cui vanno aggiunti i fuori onda di Striscia la notizia (tra le vittime: Biondi, Buttiglione, Buontempo, D Alema, Fede, Frattini, Gasparri, Tajani), aumenta il brivido microfonico. Un pomeriggio, esponenti della maggioranza si sono spartiti in pubblico, senza immaginare di essere ascoltati, le ASL della Lombardia. Della stessa famiglia del microfono e` l auricolare. Lo portano, o meglio lo osten Il teatrone della politica tano gli uomini della security, i cantanti, gli astronauti e gli addetti televisivi a quella fatidica cabina di regia che nell immaginazione corrente ha preso il posto della vecchia stanza dei bottoni . Terzo rimarchevole accessorio e` la lavagnetta. Ovvero, le parole non bastano piu` . Qui il ricordo va a una sera del luglio 2001. L inquadratura del telegiornale si allarga ed ecco il ministro Tremonti, con un pennarello in mano, che fissa appunto su una lavagnetta i numeri del buco (scrive pro` prio cosi`)lasciato in eredita` dal centrosinistra. E piu` o meno lo stesso spettacolo di persuasione che tre mesi prima ha messo in scena il Cavaliere, anche lui appassionato di pennarelli ed evidenziatori, per dare conto ai telespettatori italiani delle Grandi Opere che in caso di vittoria sarebbero state realizzate. Ripreso di tre quarti, l aspirante premier disegno` trafori, taglio` montagne, collego` fiumi. La virtu` imbonitoria ha da sempre bisogno di supporti visivi. Chi scrive sulle lavagne televisive, a partire dal non dimenticato maestro Manzi di Non e` mai troppo tardi, acquista un surplus di autorevolezza. Ma anche in assenza di telecamere, per illustrare il Documento di programmazione economico-finanziaria Berlusconi ha fatto portare nella sala del Consiglio dei ministri schermo, proiettore e diapositive; cosi` come il ministro Moratti vi ha introdotto un tabellone colorato per far capire meglio ai suoi colleghi la riforma della scuola. Per mesi inoltre Berlusconi e Tremonti sono andati in giro con dei lunghissimi fogli, poi ribattezzati lenzuoloni , su cui erano disposti in un certo ordine i vari provvedimenti varati dal governo e il loro stato di avanzamento. Ora, nessuno pretende l assoluta sincerita` da parte dei politici,

specie quando riguarda le loro strategie comunicative, anche le piu` grossolane. Eppure, l insolito sventolamento dei lenzuoloni stava li` a dimostrare, innanzitutto sul piano ottico, l incontenibile attivita` di un governo cosi` alacre da aver addirittura bisogno di estensioni e prolunghe dattilografiche. Uno di questi fogli, il presidente Berlusconi lo appese poi, durante un Porta a porta, alla famosa scrivania Cambio di scenografia 135 in ciliegio sulla quale nel maggio 2001 aveva firmato il suo Contratto con gli italiani. Varra` la pena di fermarsi un attimo su quella scrivania. Ben prima che comparisse per la seconda volta nel teatro delle ombre di Vespa, il mercante d arte veneziano Semenzato aveva proposto di batterla all asta. Il particolare potrebbe apparire trascurabile se non fosse in qualche modo rivelatore di un cambio di status. Anche le scrivanie, infatti, hanno un anima. O almeno: indicato come un bene da mettersi addirittura in vendita, quel pezzo di legno usciva dalla classe tardo-moderna degli oggetti parlanti per ricollocarsi nella dimensione del feticcio. Un manufatto cioe` di carattere magico-sacrale entro cui risiede una qualche forza, o un qualche antenato che di solito garantisce il successo al devoto possessore. Nel caso, all acquirente della scrivania berlusconiana. Dunque, chi avesse acquistato il feticcio del Contratto si sarebbe assicurato la benevolenza berlusconiana. E magari anche quella di Vespa, non si sa mai. Ma il punto interessante e` che in Italia, da qualche tempo, attorno alle scrivanie dei potenti si registra un notevole revival feticistico: riscoperte, spostamenti, ripulse, dubbie assegnazioni. Ha cominciato nel 1994 l allora ministro dell Interno Maroni lasciandosi fotografare al Viminale con i piedi sul tavolo che fu di De Gasperi. Quello stesso tavolo che al contrario, due governi dopo, desto` l emozionata reverenza di Rosa Russo Jervolino: Ed e` la seconda volta che mi capita , spiego` , perche come presidente della DC mi sono seduta anche sulla sedia di Moro . Sembra che prima di insediarsi a Palazzo Chigi Berlusconi e ancor piu` Fini si siano informati su quale fosse stata la scrivania di Mussolini, per evitare di sedervisi. Ma le attribuzioni, in realta`, non sono mai certe perche gli uscieri dei palazzi romani, che conoscono bene i loro polli, coltivano inesauribili leggende ed e` anche possibile che se le rivendano per lusingare i potenti di turno. Esemplare, da questo punto di vista, l annosa vicenda della scrivania di Togliatti. Ma non quella del partito, che Il teatrone della politica dovrebbe essere all Istituto Gramsci, bensi` quella al ministero della Giustizia. Tra i primi annunci del ministro Diliberto ci fu in effetti di averla finalmente ritrovata. Il guaio e` che era troppo piccola. Ma il ministro la volle lo stesso nel suo ufficio, per averla sempre sotto gli occhi come auspicio di buon lavoro . Al che il professor Marcello Pera, che allora era il candidato Guardasigilli del centrodestra, promise che il suo primo atto sarebbe stato quello di levarsi di torno il detestabile tavolo togliattiano. Cosa sia accaduto poi, quando a via Arenula si insedio` a sorpresa il leghista Castelli, non e` dato di sapere. Pare che la scrivania di Togliatti sempre che si tratti di quella vera sia toccata in sorte a un

magistrato addetto a tenere i rapporti tra il ministero e il Regno Unito. E tanto piu` sorprende, questo bailamme, se si considera che il Migliore fu ministro della Giustizia per poco piu` di un anno. Ma la deriva fetish e` per sua natura irrazionale. Basti pensare che al porto di Vieste c e` un barista, a nome Vincenzo Azzarone, che ha conservato ed espone una tazza in cui un giorno ha bevuto un cappuccino Massimo D Alema. D altra parte, c e` chi ha speso dei soldi per portarsi a casa la scarpa con cui il leghista Boso diede un calcio nel sedere a Vittorio Sgarbi. Pure il governatore della Campania Antonio Bassolino ha messo all incanto un vecchio paio di Clarks e il ricavato e` andato in beneficenza. Allo stesso modo, per il sostentamento del Manifesto, i giornalisti del quotidiano hanno organizzato la vendita di alcuni feticci redazionali, tra cui il posacenere di marmo di Valentino Parlato. Nel 1999, scrisse il mensile Burda che tra gli oggetti del desiderio c era anche il panciotto di Ciampi. In verita`, non risultano aste di sorta. Ma in quel caso irrazionale per irrazionale c e` anche da dire che l essersi privato di un capo d abbigliamento avrebbe portato fortuna a lui, che poco dopo venne eletto presidente della Repubblica. Gli orizzonti della sartoria Chiunque abbia avvicinato il professor Antonio Martino, uomo mite, colto e gioviale, non puo` che restare sbalordito davanti alla foto che lo immortala, con aria perfino disinvolta, durante la sua visita ai militari italiani impegnati a Kabul. Il ministro della Difesa indossa un colbacco di astrakan tipo capo guerrigliero afgano, occhiali da sole neri e cattivissimi, fazzolettone color vermiglio al collo, tuta mimetica da combattimento con cappuccio e scarponi anfibi. Ebbene: non e` un normale abito, ma un costume di scena. Da guerriero, per giunta. E il pensiero corre, con qualche malinconia, a tanti altri ministri della Difesa. Quale spettacolo avrebbero offerto conciati a quel modo uno Spadolini, per dire, o Valerio Zanone, o Vito Lattanzio, o lo stesso Andreotti che fu scartato alla visita di leva per insufficienza toracica? La rambizzazione del professor Martino e` un caso particolare. Eppure e` anche sintomatica dell importanza che ha preso il vestire. E dunque: l abito e` oggi la seconda pelle del politico. Anche Berlusconi ha una specie di sua uniforme caratterizzante. Il doppiopetto scuro, la camicia bianca, la cravatta blu a pallini. Ebbene, nell estate del 2002, quando al meeting riminese di CL parlo` a sorpresa in maniche di camicia, o quando in autunno comincio` ad apparire sempre piu` spesso in tuta blu, o in maglione, ecco, gli osservatori ne dedussero un mutamento di strategie comunicative, e forse pure di linea politica. I leader di oggi sanno benissimo che la gente li vuole soprattutto guardare. Costumi e accessori come segni di rico Il teatrone della politica noscimento. Per questo Fausto Bertinotti resta fedele ai suoi velluti o al portaocchiali civettuolo; e per le stesse ragioni D Alema e` stato criticato per le cifrette MD A sulla camicia e in seguito quasi crocifisso per certe scarpe ritenute troppo costose. Sempre piu` gli indumenti, pure intimi, recano un messaggio. Promette Bossi: Saro` ministro, ma di canotta

. E come ci stanno attenti: si vestono, si spogliano, si rivestono, a seconda delle occasioni e delle platee. Una volta, prima di un intervista televisiva, il senatu`r si tolse la maglietta e, per farsi riprendere, indosso` giacca e cravatta; all ultimo congresso della Lega, sul palco, ha fatto il contrario infilandosi platealmente una T-shirt con su scritto: FERMATE IL MONDO, LA PADANIA VUOLE SALIRE. Un tempo ci si faceva meno caso. Quando De Gasperi volo` in America non aveva neanche un cappotto e dovette farselo prestare da Attilio Piccioni. Con il suo doppiopetto blu, Togliatti trasmetteva una certa compostezza professorale, ma a lungo diversi capi comunisti della Resistenza come Luigi Longo, Pietro Secchia e Giancarlo Pajetta andarono vestiti in maniera cosi` trasandata da rasentare l impresentabilita`. Si e` molto favoleggiato di Nenni e del suo basco operaio. Fino al varo del centrosinistra il vecchio capo socialista non ebbe abiti da cerimonia. Solo quando venne nominato ministro degli Esteri, su indicazione del suo consigliere, il barone Francesco Malfatti di Montetretto, si fece confezionare due vestiti nuovi e si compro` anche un cappello con il quale peraltro, come scrisse Vittorio Gorresio, sembrava un piantatore americano . A fatica accetto` di indossare lo smoking, regalatogli da una comunita` di italiani residenti in una citta` del Sudamerica. Cari miei , disse una volta rivolto ai suoi collaboratori, uno dei quali si era riadattato una vecchia giacca scura da ufficiale di Marina, cari miei, bisogna rassegnarsi a questi strumenti del mestiere che sono gli abiti di societa`. Ecco. L impressione e` che i vestiti siano oggi molto piu` che strumenti. Sono indizi e tratti essenziali delle rappresenta Cambio di scenografia ` zioni politiche. E necessario semmai rassegnarsi alle continue mascherate che ormai da anni alimentano un certo folklore ad uso televisivo. Da questo punto di vista gli orizzonti della sartoria teatrale si sono gia` parecchio movimentati. Nella risorta parata militare del 2 giugno hanno ripreso a sfilare militari in costume d epoca. Ma a Napoli, a suo tempo, per assecondare la passione di Craxi alcuni giovani bettiniani ritennero di dover marciare vestiti da garibaldini; e qualche anno piu` tardi uno dei primi image-makers di Alleanza nazionale, Roberto Jannarilli, parente acquisito di Fini, ebbe il cuore di organizzare una manifestazione-spettacolo in cui i militanti avrebbero potuto indossare il costume di Pulcinella. Il tutto sotto la direzione artistica del presentatore di Giochi senza frontiere, Jocelyn, e con la presenza di saltimbanchi, cuochi e prestigiatori. Sul pratone di Pontida, del resto, non mancano mai i guerrieri medievali con elmi cornuti e corazze da magazzino. A un congresso federale della Lega sono intervenute a sorpresa due figure che negli abiti avrebbero dovuto rappresentare il Doge e la Dogaressa. Ma il travestitismo padano ha anche conosciuto una stagione promettente con i matrimoni celtici. Ad alcuni di questi sponsali, negli anni del piu` risoluto secessionismo, parteciparono anche ospiti con un gonnellino tipo kilt. E tuttavia ancora una volta occorre riconoscere che il vero fondatore della mascherata all italiana resta Marco Pannella. Nella sua lunga carriera si e` travestito da uomo-sandwich, da Amleto, da Babbo Natale rosso, da Babbo Natale

misteriosamente giallo, poi da clown con il rossetto e la cipria bianca (a TeleRoma56, urlando come un pazzo), poi da miliziano croato, poi da fantasma, con lenzuolone e buchi per gli occhi. Sotto l ovvia regia pannelliana, altri militanti radicali hanno trasmesso i loro messaggi, oltre che nudi, in costume da gangster (per richiamare alla rovescia la necessita` di una politica antiproibizionista), da Banda Bassotti (referendum scippati), da sceriffi con diligenza (a piazza del Quirinale), da calciatori e da talebani. Negli anni Settanta ci fu anche una parodia di sfilata militare: il giovane Ru Il teatrone della politica telli e i suoi compagni antimilitaristi si presentarono all Altare della Patria con la scopa in mano e lo scolapasta sul capo. Una ventina d anni dopo, per reclamare certi soldi promessi al Partito Radicale da Berlusconi, Rita Bernardini si piazzo` in via del Plebiscito, residenza romana del Cavaliere, con una graziosa tuta da coniglietta. La scelta di quella particolare bestiola fu spiegata con la circostanza che in Germania il coniglio e` simbolo del debito e, in senso lato, dei contratti non rispettati (da Berlusconi). Il Cavaliere si direbbe in ogni caso abbonato ai conigli umani. Durante la campagna elettorale del 2001, con la benedizione del guru Greenberg, Rutelli gliene aveva messo uno continuativamente ai fianchi. In quel caso il coniglio doveva simboleggiare la fifa del Cavaliere a confrontarsi con il suo antagonista in un dibattito televisivo, e infatti aveva scritto sulla maglietta: BERLUSCONI PERCHE NON RISPONDI ALLE DOMANDE DI RUTELLI? Il coniglio svolgeva la classica funzione di disturbo, passeggiava imperterrito in mezzo ai militanti di Forza Italia, o si arrampicava sui lampioni ai comizi del Cavaliere. Fra Taranto e Gallipoli venne anche fermato dalla polizia e identificato. Un cronista del Giornale, Luca Telese, scopri` che si trattava in realta` di due persone, di due coniglioni ulivisti intercambiabili. Entrambi vivevano quel loro ruolo politico-carnevalesco con molta dignita`. Ci sono infine i panni visivi e colorati. Che si indossano per determinare un effetto di diversita`, ma che, paradossalmente, tirano verso l appiattimento. Il cappelletto con la visiera, ad esempio, e` divenuto universale, ce l hanno tutti. Cambia solo il colore: bianco quello delle donne di AN che al congresso di Bologna hanno rivendicato maggior peso nel partito; rosso quello che, in numero di quarantamila, e` stato distribuito alla manifestazione della CGIL; giallo quello degli studenti convocati al Vittoriano da Ciampi per l inaugurazione dell anno scolastico. Verde e` la pochette che i ministri della Lega mettono nel taschino della giacca quando appaiono sul video. Azzurra e` la maglia della nazionale che Cambio di scenografia l onorevole Gianfranco Micciche` ha regalato a Berlusconi dopo il successo elettorale in Sicilia (61 a 0). Fosforescente la pettorina, tipo quella degli operai che lavorano di notte sulle strade, indossata al congresso di scioglimento del Partito Popolare dai militanti contrari a quel passo. SI` ALLA MARGHERITA, NO ALLO SCIOGLIMENTO, si poteva leggere, anche quando sui delegati calavano le ombre della sera. Una decina d anni fa sarebbero stati presi per matti. Oggi, almeno, li ha inquadrati la televisione.

Tre metamorfosi e mezzo Come si cambia, vertiginosamente: fuori e dentro. Quanto si cambia: a destra, a sinistra, al centro. Aspetto fisico, condizione sociale, stile di vita, marchio di fabbrica, idee. Fino al punto in cui i politici diventano irriconoscibili, pur restando fedeli al personaggio che, giorno dopo giorno, hanno rappresentato sotto lo sguardo del pubblico. Se la trasformazione e` l essenza stessa dello spettacolo, la metamorfosi di tre personaggi di questo tempo costringe a misurare la linea sempre piu` sottile che nella vita pubblica separa la realta` dalle apparenze. La vita di Irene Pivetti, per dire, sarebbe un bellissimo film. La storia di una giovane donna che si trasfigura dal vertice delle istituzioni al reality show, dimostrando che si tratta pur sempre di palcoscenico. Con un dato preliminare: e` figlia d arte. Teatro. Padre regista, madre attrice, sorella pure attrice. Lei e` quella ragazzina dai capelli ricci che nelle foto dell album di famiglia sta per andare in campeggio, con lo zaino sulle spalle. Ma poi e` anche quella ragazza dai lunghi capelli sciolti che sembra sfidare il mondo. Un ombra di sorriso sulle labbra. Scrive romanzi e poesie, porta la croce di Vandea sul petto, le piace scandalizzare i benpensanti, le piace Bossi. A trentun anni Bossi la fa presidente della Camera, terza autorita` dello Stato. Ed ecco allora che la ragazza riccioluta scompare e al suo posto arriva una donna che si sforza di sembrare molto piu` matura, severa e glaciale di quello che e`. I capelli si acconciano in una morbida permanente senza vita; il sorriso si spegne in una specie di broncetto. Le stanno tutti addosso. Lei dice: Vogliono fare di ` me una Carolina di Monaco. Non ci riusciranno . E il tem Cambio di scenografia po dei mesti foulard e dei tailleurini assennati, delle preghiere in ginocchio, dei rosari furtivi, delle messe in latino, del decoro istituzionale a tutti i costi. Un giorno il mensile Class si azzarda a pubblicare l innocente fotomontaggio di un Irene appena un po piu` sbarazzina: comunicato ufficiale e querela. Un altro giorno sloggia dal suo ufficio una tela di Luca Giordano che raffigura una Venere, ovviamente nuda. Un altro giorno ancora, dovendo presentare con il cardinal Tonini un libro sulla Chiesa e la donna, fa coprire con un gran drappo rosso il tavolo dei presentatori perche non si ` vedano le gambe del presidente della Camera. E la cocca di Scalfaro. Frequenta la Curia. Ma poi qualcosa comincia a scricchiolare. Anche con Bossi. A sorpresa, con l auto e la scorta, si presenta a Pontida: in camicia verde, annodata alla vita, come Silvana Mangano in Riso amaro. Ma non funziona, finisce la legislatura, e` rottura con la Lega. Scrive poesie sul Messaggero. Decostruisce la parola, sembra un po Molly nell Ulisse: Intanto Milano /e perfino un po Roma / si chiedono cosa hanno fatto /per farsi riamare cosi` / dal postpentapartito / col giovine allegro Piacione / che guarda dall alto i suoi Fori imperiali / e li vede olimpionici / fitti d atleti e d entrate di cassa /ne certo lo turba la turba /prevista d informi turisti / in ciabatte sciamare sull Urbe./ Nell algido madido Nord / la nebbia pudica infittisce / e Marco beidenti sorride / l appalto del Cigno... Vaga per il firmamento

politico, fonda un partitello da zero virgola. Dice: Ritrovarsi presidente della Camera a trentun anni non e` niente in confronto a ritrovarsi ex presidente a trentatre . Nel 1997 annuncia: Ecco il mio nuovo look . Capelli corti. Ha anche conosciuto un ragazzo, molto piu` giovane di lei. Si chiama Alberto Brambilla, sembra un nome finto, ma e` vero: lo presenta ai media. E poi se lo sposa. Cartoncino di partecipazioni color avorio. Piccolo giallo sull abito da sposa (Gattinoni). Folla pazzesca di giornalisti e cameraman che si spintonano fuori dalla parrocchia romana dell Opus Dei. Viaggio di nozze ai Tropici. Filtra una foto di lei che balla in abito thailandese. I settimanali popolari cominciano a titolare: La donna che visse due volte . Siamo Il teatrone della politica in realta` alla quarta vita. Infatti e` incinta. Rivelazioni sul concepimento: Molto probabilmente in Thailandia, un posto delizioso tagliato fuori dal mondo . Operazione dolce attesa, lui e lei inseparabili. Rapidamente trapassano nell aldila` dei salotti televisivi. Vanno da Limiti, dalla Parodi, da Frizzi, da Biscardi, da Vespa, da Costanzo. Tanto e` intensa la perdurante ostensione televisiva , come la definisce Michele Serra, che i rotocalchi cominciano a scherzarci su, costruiscono addirittura finti fotoromanzi. In uno si vedono loro due sulle poltroncine dei talk show. Lei prende la mano al suo sposo bambino e gli dice: Ehi, passerotto, la tua Irene ha avuto un ideuzza carina carina per la prossima ospitata. Hai presente i mangiatori di spade? E lui: Nooooo, ti prego, fragolina, la spada no. Non potremmo tornare alla politica? Ma la politica e` ormai per lei un entita` remota, fantasmatica, oscillante fra la Lista Dini e l UDEUR. Nel settembre del 1998 nasce Ludovica Maria. Stanza 735, settimo piano del settore C, reparto di neonatologia del San Raffaele. Lancia l allarme il neo papa` Brambilla: Siamo sotto assedio. Mia moglie e mia figlia sono costrette a vivere con le tapparelle abbassate . Durante la gravidanza la pressione e` stata molto forte: Le hanno offerto duecento milioni per il film del parto e cifre da capogiro per fotografarla incinta come Demi Moore nuda col pancione. Io ho protestato e mi hanno risposto che poteva coprirsi il ventre con un braccio e i seni con l altro . Ludovica giochera` nell ufficio della mamma a Montecitorio. Nel giugno del 1999, uscendo da un Porta a porta, rivela di aspettare un altra creatura. Dopo il parto dichiara: Il mio nuovo look e` frutto di una svolta interiore . Ancora una volta ha cominciato dai capelli. Spiega che era nella vasca da bagno, ha preso la macchinetta, e vai con la tosatura fai da te . Ride, e` allegra, felice. Brambilla le ha fatto da regista nell ultima trasformazione. Ma la segue un gruppo di professionisti: parrucchiere, truccatore, stylist addetto al look. La provano come conduttrice di una trasmissione tipo posta del cuore. Alla prima puntata trova un ragazzo sieropositivo, si commuove, e` perfetta. Le affidano un reality Cambio di scenografia show su La7, Fa la cosa giusta. Si ritrova a maneggiare casi umani, gente che deve fare scelte difficili davanti a centinaia di migliaia di telespettatori. Adesso e` sexy e aggressiva, ha i capelli corti scolpiti con il gel, anelli fiorati, tantissimi bijou, abiti rossi o verdi smeraldo, tacchi a spillo, twinset

maculato. La chiamano ai corsi di comunicazione perche spieghi ai giovani la sua metamorfosi. Dice: Ci sara` tutto il tempo domani per capire, per cambiare, o per continuare cosi` . Ma a volte continuare cosi` e` la strada piu` corta per il fallimento politico. Questo deve aver pensato un giorno, anzi una notte Francesco Storace. Vuole la leggenda che fosse la notte del suo quarantesimo compleanno, 25 gennaio 1999. Storace e` gia` un affermato esponente di Alleanza nazionale, fantasioso portavoce di Fini, poi promosso al ruolo di Epurator , e cioe` di ammazzasette alla RAI. Ma senza un destino che sia interamente suo. Qualche tempo prima ha partecipato a Porta a porta e poi ha commesso l imprudenza di rivedersi. Morale: Facevo schifo . Lo dice al solito con brutale franchezza. Questo schifo ha a che fare con il suo corpo. La trasformazione che decide rigirandosi nel suo letto, quella notte, si traduce nell abbattimento del suo stesso spazio volumetrico. Piu` semplicemente: si mette a dieta. Il resto seguira`. Fino a quel momentoe` stato il prototipo del missino generoso, ruspante, mangiatore, impulsivo e talvolta menacciuto, come hanno imparato a loro spese ` i suoi stessi compagni di partito. E ciociaro di Cassino, famiglia borghese, ma ha cominciato facendo l autista al senatore Marchio con cui ha poi litigato, emigrando come giornalista al Secolo d Italia. Grosso, pesante, sudatissimo , lo descrive Francesco Merlo sul Corriere della Sera nell aprile del 1994. Dicono nel partito: Storace e` l idea che si e` fatta corpo , e non suona solo come allusione al ` quintale (minimo) di peso. E cosi` da sempre, lo riconosce lui stesso: Quando sono nato, ero un bell abbacchietto di cinque chili . Comunque scalpita. Lo chiamano Gregorio, il fusto del Pretorio , come il protagonista di un antico Il teatrone della politica Carosello che proclamava ai telespettatori le proprie ambizioni: Fa la guardia nun me piace, / c ho du metri de torace! In carne e coraggioso, ma ingenuo. Nell ambiente postmissino, d altra parte, la cura dell immagine e` ferma all eta` della pietra. Cosi` Storace si sottomette a un servizio fotografico che dovrebbe renderlo simpatico. A rivederlo sul Venerdi` di Repubblica, si resta impressionati. Sfoggia una Lacoste rosso fuoco che spara sulla pagina anche piu` del doppio mento, sorride invano a braccia incrociate, ma con l occhione poco rassicurante. Non si capisce chi e`, che cosa vuole e soprattutto perche ha accettato di farsi fotografare in quel modo. Eccolo tragicamente di profilo, in bicicletta e al pianoforte. Si gira pagina, e il politico che ha deciso di diventare governatore del Lazio immerge con volutta` un cucchiaino in una coppa di gelato. Un disastro. I consulenti per la comunicazione si mettono le mani nei capelli. Tutto da rifare. Pero` lui sa come. Salta i pasti, riduce i carboidrati, il vero grande consulente e` sua moglie, che e` una donna intelligente che gli vuole bene, lo incoraggia, lo sostiene, lo rende meno grossolano senza snaturarlo. Storace comincia a dimagrire. Alla fine, perde quasi un quarto del suo peso. Un bel giorno si presenta con un paio di occhialini rotondi: sembra il musicista Franz Peter Schubert. Oppure compare avvolto in una specie di mantella di loden,

tributo alla moda tirolese. Quando entra in campagna elettorale gli si indovina sulle gote una barbetta tecno , molto alla moda. Ad Arcore i collaboratori di Berlusconi gli mostrano con rassegnazione un sondaggio da cui viene fuori che sta sotto di diciotto punti. Ribatte lui: E chi so , il mostro di Nerola? Gli chiedono pure che appoggio vorrebbe da Berlusconi. Risponde: Basta che dica il contrario di quello che pensa . Fa fare lo stesso un manifesto in cui sorride con aria serena, quasi badiale. Lo slogan e`: STORACE IL PRESIDENTE CHE PIACE. Quando gira per il Lazio e` ormai un altra persona. Giancarlo Perna, che del primo Storace aveva scritto un vivido ritratto, resta quasi ammirato: Quando giunge in carne e ossa noto il beneficio che gli hanno portato gli anni. L odierno Storace e` un distinto no Cambio di scenografia tabile. Un ampia stempiatura gli conferisce una pensosa autorita` . Non si tratta soltanto di una metamorfosi fisica. In regime di apparenze corpo e anima procedono insieme. Il cazzotto sottolinea l idea , sosteneva Storace nella sua prima vita. Bene, adesso ha imparato il baciamano. Era ossessionato dai froci . Ecco, ora dialoga con i movimenti gay. Ha una grande corte. Incassa i complimenti dell Osservatore Romano. E un po ha anche ricominciato a mangiare, e magari anche a ingrassare. Il terzo caso riguarda Massimo D Alema, e rispetto ai precedenti e` una metamorfosi molto poco fisica, la sua, ma piuttosto culturale e di stile. Un alterazione profonda di forme che rivela l esaurimento cui vanno incontro, nella civilta` degli spettacoli, appartenenze politiche e abitudini di vita che anni fa sembravano saldissime. D Alema e` un classico figlio del partito. Comunista il padre, comunista la madre, giovanissimo pioniere lui, scelto fra tanti altri boy-scout comunisti per recare un mazzo di fiori al capo dei comunisti, Togliatti, durante una liturgia congressuale comunista. Un prodotto di scuola, allevato sui sacri testi. L infanzia e l adolescenza in giro per l Italia appresso al padre che cambia federazione come si cambia ditta o filiale. Proviene da un mondo che conosce la disciplina, ma non rinuncia ne a lucidita`, nea brillantezza. In altre parole: e` predestinato a fare carriera nel partito. E pero` o forse proprio per questo a chi non fa parte di quel mondo appare inesorabilmente pallido, prudente, vestito come vestono i funzionari del glorioso apparato comunista alla meta` degli anni Settanta: colori spenti, scarpe nere un po da prete, un sottofondo di grigiore. Ha un abitazione modesta, un retropensiero ferrigno e la piu` severa repulsione per tutto quanto potrebbe risultare minimamente di moda , o peggio vedi il nuovo corso di Craxi pacchiano . Gia` segretario della FGCI, per tutti gli anni Ottanta e per buona parte dei Novanta D Alema non solo e` cosi`, ma ne e` anche orgoglioso. Sa che anche in questa disadorna severita` di vita riposa la forza e anche il fascino sacrale del comunismo italiano e di uomini come 148 Il teatrone della politica Enrico Berlinguer. Quando nel luglio del 1994 viene eletto segretario del PDS, la politica e` ormai ampiamente condizionata dalle suggestioni degli spot e del marketing. Eppure nessuno mai potrebbe immaginare che D Alema possa far` sene interprete. E un errore di valutazione clamoroso, perche

da subito, su impulso dello staff (soprattutto Claudio Velardi e Fabrizio Rondolino), comincia quello che di li` a qualche mese i giornali e forse lo stesso staff dalemiano chiameranno restyling. Il personaggio viene dapprima affidato a un sarto napoletano e rivestito da capo a fondo. L obiettivo e` di strappargli di dosso, insieme con le camicie beige a righine e le cravattone fantasia, anche quell aspetto da piccolo burocrate che nel nuovo scenario della visibilita` lo rende irrimediabilmente anacronistico e antitelevisivo. Ma anche qui non si tratta solo di vestiti. Ci sono pure da ammorbidire certe punte del carattere, l indubbia freddezza, un sovrappiu` di arroganza, quell arietta tra il sarcastico e l annoiato che evidentemente egli attribuisce al rango del dirigente politico. Velardi e Rondolino gli aprono le porte ` dei grandi comunicatori della TV. E da questi incontri che, contro ogni tradizione di collegialita` , scaturisce l idea di un manifesto elettorale in cui compare solo il volto del leader Massimo, senza piu` l emblema del partito. Ad Anna Maria Testa, l esperta pubblicitaria cui si sono rivolti alle Botteghe Oscure, si deve la piu` lucida e incoraggiante spiegazione di quanto e` sul punto di compiersi: Il trucco sta essenzialmente nell essere se stessi; nell addomesticare i ` propri tratti caratteriali senza sofisticarli . E un trucco che gli attori conoscono meglio di chiunque altro. Ma la sorpresa si coglie nell entusiasmo professionale con cui D Alema cerca di diventare altro da se, o da quel che e` stato finora. Anche le esigenze politiche, certo, spingono verso la trasfigurazione. Sempre piu` debole, il partito e` ormai un ingombro che il leader tende a scavalcare; la personalizzazione impone un protagonismo senza ritorno. Durante la campagna elettorale romana nel 1997, a una signora che gli fa i complimenti perche di persona sembra piu` giovane, risponde: La ringrazio, ma sfortunatamente si vive in televisio Cambio di scenografia ne . Piu` che sfortuna, veramente, questa esistenza nel piccolo schermo gli appare una dura necessita` : Occorre vincere la propria naturale resistenza a farsi divorare. Io mi vergogno nel rivedermi, mi da` fastidio , confessa D Alema. Ma intanto: Sono i prezzi da pagare alla societa` dell immagine. Devi mostrarti vicino alla gente, e quando alla partita di beneficenza hai fatto gol alla squadra dei cantanti, davanti a sei-sette milioni di telespettatori, e` stato un evento assai maggiore che la partecipazionea un talk show . In vista dell incarico che lo portera` a presiedere la Commissione Bicamerale, il mutamento si accelera. Nel segno dello spettacolo: si confronta con la sua imitatrice Sabina Guzzanti, va a trovare i calciatori della Roma, guida una Ferrari a Maranello, inizia a vantare gusti gastronomici raffinatissimi, anzi e` lui stesso un simpatico cuoco, come s intravede nel celeberrimo video-risotto di Porta a porta. Arriva a scherzare sui propri baffi: li taglio, non me li taglio. Piu` o meno in contemporanea arrivano una nuova casa con terrazzo, un nuovo cane labrador iperfotografato, una nuova barca superattrezzata, un nuovo insegnante privato d inglese, un nuovo libro pubblicato con la Mondadori berlusconiana, un nuovo fotografo ritrattista personale, nuovi viaggi anche in aero-taxi, nuovi amici ed estimatori come Emilio Fede,

un nuovo sito Internet con venti immagini di rara perfezione egocentrica dove lo si vede mentre apre le braccia a una folla di scolaretti, o avanza alla testa di un corteo di camion, auto, biciclette, pedoni. La gente deve sapere che c e` un Massimo D Alema prima della gloria politica, e uno dopo , scrive Giuliano Ferrara. Le foto del primo sono una continua sottolineatura del suo tratto antipatico, della sua arroganza naturale. Le foto del secondo sono espressione in compendio delle virtu` di un capo, una carezza alla sua interiorita`e profondita`, un tentativo di restituire umanita`e forza al soggetto ritratto. La metamorfosi e` sanzionata in via definitiva da Berlusconi. Tra le ragioni che nel 1994 l avevano convinto a scendere in campo, il Cavaliere aveva ricordato un apparizione televisiva del D Alema originario: quel suo ghigno vendicativo , quei baffi sottili che gli trema Il teatrone della politica vano per una specie di sconcia allegria . Ebbene tre anni ` dopo lo stesso Berlusconi dice: E incredibile, D Alema non e` piu` antipatico. Tutti i nostri sondaggi confermano che piace anche ai miei elettori, perfino alle casalinghe di Rete 4. Se ogni politico, come e` stato detto, e` una miniera inesauribile di format, converra` riconoscere che alcuni lo sono di piu` . Infine il frammento di una metamorfosi accennata, o se si vuole incompiuta. Il 20 novembre del 2002, il Tg5 sovrappone le immagini della visita di Carlo Azeglio e Franca Ciampi a Mantova a quelle di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello in Casa Vianello. Spiega il Corriere della Sera del giorno dopo: Come Casa Vianello, con tante risate e gag, un botta e risposta continuo, tra la first lady e il marito presidente della Repubblica. Il siparietto avviene nella sede della Gazzetta di Mantova, dopo il saluto del direttore Bruno Manfellotto e dell editore Carlo Caracciolo alla delegazione del Quirinale. Carlo Azeglio Ciampi sta per prendere la parola, quando donna Franca improvvisamente lo blocca mandando all aria il cerimoniale. Ma Carlo, che bisogno c e` di parlare? Ha gia` detto cosi` bene il direttore. Imbarazzo e ilarita`. Il capo dello Stato decide di buttarla sullo scherzo e fa il gesto di andarsene con un sonoro: Arrivederci . Ma e` chiaro che gioca anche lui. Torna sui suoi passi, afferra il microfono e commenta: Sarebbe saggio attenersi ai consigli della moglie, ma io i consigli della mia li seguo di rado . Controreplica tignosa di Franca Ciampi: Che pec` cato. E proprio un toscano . E finalmente il presidente puo` cominciare il suo discorsetto, esordisce: E ora, se il silenzio della moglie lo consente, direi due parole . E forse per la prima volta il capo dello Stato fa una confessione pubblica, che spiega come sia cambiato il suo stile rispetto ai tempi delle grisaglie di Bankitalia e del ministero del Tesoro. Vedete, per decenni ho parlato poco, credevo che questa fosse la mia natura. Evidentemente sbagliavo, forse non mi conoscevo bene . IV REPERTORIO AGGIORNATO Adoperare l avvenimento quel qualunque avvenimento che

Giove Farabutto, preside a nuvoli, t abbi fiantato davanti il naso, plaf, plaf alla magnificazione d una propria attivita` pseudo-etica, in facto protuberatamente scenica e sporcamente teatrata, e` il giuoco di qualunque, istituto o persona, voglia attribuire alla propaganda e alla pesca le dimensioni e la gravezza di un attivita` morale. CARLO EMILIO GADDA, 1957 Per sua stessa natura, il colpo di teatro va in replica ogni sera; allo stesso modo la ripetizione si sottomette alla noia per meglio coltivare lo sgomento del pubblico. I capi politici di oggi recitano in forma di serial copioni antichi adattandoli al presente. I personaggi che interpretano sono quelli di sempre: protettori, seduttori, imbonitori, prestigia` tori. E un eterno gioco del potere lasciarsi ammirare per qualche momento e poi chi si e` visto, s e` visto. Attenzione dunque a dargli troppo credito. E il prima possibile farsi due conti sul costo del biglietto. Il giuramento solenne Sulle promesse facili dei politici esiste, come su quelle dei marinai, una vasta e scettica letteratura. Negli anni spensierati della Prima Repubblica, Craxi disse una volta che se un certo democristiano, l onorevole Gabriele Mazzotta, fosse diventato presidente della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, CARIPLO, lui si sarebbe tagliato i coglioni . Quando poi, effettivamente, Mazzotta venne nominato presidente della CARIPLO, Andreotti chiese con il consueto garbo cosa ne era stato di quella triste incombenza . Giove dall alto sorride degli spergiuri degli amanti (Ovidio). Cosi` oggi promettere non basta piu` : bisogna giurare. E infatti giurano. Con la voce stentorea e la mano sul cuore. Nella realta` consolidata (governi, tribunali, eserciti, mafia, massoneria, matrimonio, propria coscienza) giurare e` un fatto molto impegnativo. Significa invocare una qualche entita` superiore, con tutte le conseguenze nel caso di una eventuale violazione. Questo per dire che il giuramento rientra nel novero di quelle pratiche riemerse dalla notte dei tempi di cui l odierna politica, detta anche tardo o postmoderna, si va riappropriando, naturalmente rigiocandosele a suo modo. Sia come sia, i politici giurano a tutto spiano, in piazza o alla TV. Oppure rivelano di aver giurato tra loro, in privato. Ad esempio, prima delle elezioni del 2001, nel dar conto del negoziato che aveva condotto all alleanza, Bossi se n e` uscito dicendo: Berlusconi ha voluto la massima cautela personale, cosi` abbiamo giurato sui nostri figli . Il Cavaliere in verita` era stato piu` vago e prudente: Con Umberto abbiamo stretto un vincolo di amicizia vera . Il teatrone della politica Comunque anche Berlusconi e` un bel giuratore. L unica sua attenuante e` che attori e venditori giurano con il cuore piu` leggero. Ma forse puo` anche essere un aggravante, o un sintomo della fase estrema, degenerativa, del modello di rappresentanza politica che, bene o male, ha funzionato per

mezzo secolo. In breve: a cinque giorni dalle elezioni politiche del 13 maggio 2001, Berlusconi si presenta a Porta a porta e, rivolto ai telespettatori, annuncia: Assisterete stasera a un grande cambiamento nel modo di far politica . Senza attendere che Vespa gli porga la domanda, mostra il suo personale Contratto con gli italiani , redatto in lingua notarile e dattiloscritto su foglio protocollo: Tra Silvio Berlusconi, nato a Milano il 29 settembre 1936, e i cittadini italiani si conviene e si stipula quanto segue... ` E una scena che dimostra a quale livello il Cavaliere piu` di ogni altro sappia sfidare la credulita` del pubblico sfruttando i mutamenti antropologici che lui stesso ha contribuito a determinare. In caso di vittoria, il contrattone vincola il futuro presidente su cinque questioni (tasse, sicurezza, pensioni, disoccupazione e grandi opere). La realta` di un Paese come l Italia e` sempre drammaticamente complessa, ma Berlusconi semplifica oltremodo la sua offerta prevedendo un unica generica controindicazione: Nel caso in cui al termine dei cinque anni di governo almeno quattro su cinque di questi traguardi non fossero stati raggiunti egli si impegna formalmente a non ripresentare la propria candidatura alle successive elezioni politiche . Capito? Quando in studio arriva la famosa scrivania in ciliegio, il Cavaliere vi si siede con naturalezza, impugna un pennone mentre la telecamera inquadra la mano che firma il foglio, con tanto di svolazzo. Molto semplicemente, quella sera, il futuro presidente del Consiglio aveva messo in vendita se stesso e assegnato un prezzo alla felicita` dei cittadini con la formula soddisfatti o rimborsati . Nessuno prima di lui aveva osato tanto. Ma il dominio spettacolare sta proprio nel rendere possibile cio` che un tempo neppure si riusciva a immaginare: un vero contratto. Berlusconi ripete spesso di esserselo appeso, Repertorio aggiornato 155 o meglio di esserselo fatto appendere dalla segretaria Marinella sull armadio in camera da letto, con le puntine da disegno. Chi e` entrato in quel luogo, conferma anche se forse vale la pena di aggiungere che si tratta di una conferma di terza o quarta mano. Ha giurato anche Rutelli. Al PalaVobis, nell ottobre del 2000, terminando il suo discorso d investitura, quando dagli altoparlanti stava per alzarsi la Canzone popolare di Fossati: Giuro che mi impegnero` con voi per la nostra battaglia con tutta la mia forza, tutto il mio onore, tutto il mio amore. Viva l Ulivo del 2001, lavoriamo insieme , eccetera. L impressione e` che quelle parole servissero piu` che altro a scaldare l atmosfera. Ma rientravano pur sempre nella tipologia del giuramento. Ce ne sono ormai di diversi tipi, e non puo` mancare il giuramento televisivo. In quello stesso PalaVobis, appena tre mesi dopo, nel pieno di una tempestosa convention di socialisti craxiani la iena Enrico Lucci ha allestito un complesso giuramento collettivo che coinvolgeva Bobo e Stefania Craxi, Gianni De Michelis e Claudio Martelli, un quartetto che fino a quel momento non aveva fatto altro che bisticciare, pure in diverse alleanze e combinazioni. Illuminato e sorretto dal potere delle telecamere, Lucci e` andato ora dall uno ora dall altro dei quattro chiedendo a ciascuno un

esplicito impegno a far la pace e a non litigare piu` in futuro. E c e` riuscito, in parte, nel senso che nessuno si e` sottratto alla gravosa richiesta. L azione scenica ha raggiunto il suo culmine nel caso di Martelli. La formula che ha dovuto pronunciare era: Io, Claudio Martelli, giuro che faro` tuttii tentativi del mondo e ogni sforzo per andare d accordo con Gianni e anche con Stefania . Con Bobo, almeno in quel momento, andava d accordo. Poi meno. Ma pazienza. Giurarono del resto anche i Serenissimi del blitz di piazza San Marco: Mi impegno a dare tutto me stesso sulla causa del Veneto e per la liberazione dall invasione straniera. Anche a costo della vita . E ha giurato (di non aver spedito una certa lettera di dissociazione) anche la fondatrice dei gi Il teatrone della politica rotondi milanesi Daria Colombo: Lo giuro sui miei figli, come fa Berlusconi: di quella lettera non ne so nulla . Il sospetto e` che il giuramento sia anche contagioso. Rispetto alla vacuita` delle vecchie promesse o alla elegante leggerezza del gentleman s agreement di cui era farcita la politica di un tempo, la messa in scena e` ritenuta oggi un gesto conveniente, tale da assicurare un supplemento di verita`. O dovrebbe. Il condizionale si giustifica con la circostanza che il primo e piu` grande campione italiano di giuramenti e` senza dubbio Umberto Bossi. Dal gennaio del 2003 e` possibile giurare con lui, per lui e in lui anche per posta, previa compilazione di un apposito tagliando dalla Padania: Io sottoscritto, residente a, CAP, provincia, giuro fedelta` alla Padania! Sostengo la liberta` della Padania e dei suoi popoli attraverso il Federalismo dello Stato italiano . Seguono le istruzioni: Ritagliare e spedire, o consegnare, oppure faxare in redazione, via Bellerio , eccetera. Il senatu`r ha cominciato nel 1990 esortando al giuramento gli eletti della Lega. Li portava sul pratone di Pontida, non ancora minacciato dalla costruzione di un immenso centro commerciale, e li` sul palco di legno e tubi Innocenti gli infliggeva una cerimonia ricalcata sulla lirica del Berchet: L han giurato. Li ho visti in Pontida/ convenuti dal monte, dal piano. / L han giurato; e si strinser la mano / cittadini di venti citta`! / Oh, spettacol di gioia! A Pontida, oltretutto, pioveva sempre e sotto gli ombrelli e in mezzo al fango l impegno appariva anche piu` solenne. Fin da allora Bossi si riservava un ruolo cerimoniale maneggiando un foglietto spiegazzato e sgocciolante su cui leggeva il testo. Nel corso degli anni ha cambiato diverse formule, adattandole alla linea piu` o meno radicale della Lega in quel momento. Si parte con un generico: Giuro fedelta` all uomo e alla liberta` , e si arriva al proclama di nascita della Padania fatto recitare a Venezia nel settembre del 1996: Giuro di essere sempre al fianco dei miei fratelli padani nella lotta per la liberta` e l indipendenza della Padania. Prometto di difendere ogni fratello padano che sia toccato dalla Repertorio aggiornato prepotenza dello Stato italiano a motivo della liberta` della Padania. Offro ai miei fratelli padani, a testimonianza di questo giuramento, la mia vita, la mia fortuna e il mio sacro onore . In seguito la dichiarazione ha anche preso un tono da romanzo d avventura: Tutti per uno e uno per tutti fino all indipendenza della Padania .

La prima volta i fedeli recarono in dono a Bossi, da Maniago, la riproduzione della spada di Alberto da Giussano. Esattamente dieci anni dopo, alle 16.17 del 24 maggio 2000, leggendo la breve formula del giuramento stampata su un foglio , come informava un comunicato dell ANSA, la nuova giunta della regione Lombardia e` entrata ufficialmente in carica. Una cerimonia semplice e solenne , ha sottolineato il presidente Roberto Formigoni, che ha giurato per primo . Accanto a Formigoni, barbuto sovrano, qualcuno aveva deposto un cuscino, e sul cuscino una copia della Costituzione e una dello Statuto regionale. Al centro del gran tavolo delle riunioni dei fiori bianchi. Nemmeno troppa l emozione dei presenti. Il bagno di folla Momenti di gloria da mandare in onda all ora del telegiornale. Fotogrammi di grappoli umani che si accalcano addosso al leader per stringergli la mano, per toccarlo, per gridargli: Sei grande! E lui che fende adagio la gran massa, possibilmente calmo e sorridente, districandosi fra spintoni, giornalisti, transenne, cavi, guardie del corpo, nello sforzo di assaporare fino in fondo l esaltata scompostezza dei propri fedeli, o fans. Anche lo spettacolo del trionfo risale a un epoca assai remota. Solo che ai tempi degli imperatori romani le condizioni richieste per ottenere una pubblica manifestazione erano molto rigorose: apposito decreto del Senato, comando reale delle operazioni, vittoria definitiva, non meno di cinquemila nemici sgominati. Mentre oggi avviene tutto molto piu` alla buona, basta una striscia di venti secondi in prima serata, di capi trionfanti se ne cambiano a iosa, le masse televisive e` difficile che protestino, perfino gli applausi si possono riprodurre con l elettronica. E tuttavia questa tipica rappresentazione del potere si e` rilanciata con un nome altisonante: il bagno di folla. Quasi sempre i media fanno finta di credere che il bagno di folla avvenga in modo inaspettato, come un classico fuoriprogramma . Nei testi che ne accompagnano le immagini, il leader si concede al bagno di folla, o accetta di sottoporsi , o addirittura si immerge tra la gente. Ma in realta` c e` molto poco di spontaneo. Il contatto fisico ` con la moltitudine fa bene soprattutto a chi si bagna. E un immersione sensoriale che energizza il comando, una forza che il leader assorbe e prosciuga con la certezza della Repertorio aggiornato sua stessa visibilita`. Piu` la marea umana ondeggia e piu` lui si distingue sul piccolo schermo. Insomma, se il bagno di folla non ci fosse, tanto piu` in questi tempi di ritorni carismatici, bisognerebbe reinventarselo. E cosi` infatti e` stato. La vecchia politica democratica, sorta sulle rovine del culto mussoliniano, disdegnava queste forme di delirante sottomissione. Ad Antonio Gava, certo, nei vicoli napoletani baciavano la mano, o l anello con il diamantino ciciniello. Ma poi lo stesso Gava ha confessato che quella pratica pseudopatronale gli procurava un qualche ribrezzo. Dopo tutto, era diverso da Achille Lauro. Una volta, a un congresso democristiano alla meta` degli anni Settanta, Emilio Colombo venne sollevato e portato brevemente in trionfo per i

corridoi del Palasport dai suoi ammiratori della Basilicata. Eppure, per verificare l istintiva diffidenza di quella sobria classe di governo, bastava guardare in faccia l eterno ministro, coglierne l espressione come di fastidio e rassegnazione. Avevano del resto altri modi, i democristiani, per rinnovare la certezza del loro potere. Fu Sandro Pertini guarda caso un non democristiano, oltre che uno dei primi grandi e consapevoli artefici della politica spettacolo a rilanciare l interruzione della routine protocollare, l abbraccio, lo strattone, il pigia-pigia e il conseguente, indotto bagno di folla. Oggi e` diventato un usanza e una prerogativa. Carlo Azeglio Ciampi viene spesso accolto con cori da stadio. Presidente, ale! ale! / Presidente, ale! ale ! Specie a Napoli, fuori dal Gambrinus o alla mostra dei presepi, gli regalano fiori, oggetti, statuine, anche tazzine da bar, gli improvvisano canti e piccoli concerti, insomma ogni anno viene sommerso da un calore straordinario che certamente lo ripaga dello sforzo di risultare il piu` costumato e istituzionale fra i potenti. Rutelli e` un altro che dovunque incontra il piu` variegato entusiasmo della gente, dalla passeggiata sul lungomare alla festa dell uva, dalla manifestazione di solidarieta` al Carnevale di Viareggio: Tre botti in cielo aprono il Carnevale , Il teatrone della politica si leggeva in un flash dell ANSA durante l ultima campagna elettorale, e Rutelli si fa spazio tra la folla al ritmo di samba, per ammirare da vicino il carro che lo rappresenta e che si intitola Troppe gatte da pelare . Anche Prodi e Cofferati, quando si allentano le maglie della vigilanza, passano delle mezz ore a firmare autografi, come un tempo era richiesto soprattutto agli sportivi e agli attori del cinema. Lo stesso Berlusconi, a Taranto, fuori del Palazzo di Citta`, e` stato portato in trionfo, a cavalcioni, con una beatitudine che era l esatto contrario dell imbarazzo degli antichi democristiani. A volte il Cavaliere entra nei negozi e acquista merci mentre la gente lo aspetta di fuori. Non di rado si mette in posa e si lascia fotografare. E dopo il clic, oltre alla sua immagine impressa sul rullino, vuol lasciare un buon ricordo e percio` si congeda lusingando chi lo ha festeggiato. Esempio: Bella la madre. Bella la figlia. Complimenti! ` E lui, a volte, che va incontro alla gente per stringere le mani, cosa che fa con la prontezza di un velociraptor espansivo. Al termine della parata militare del 2 giugno 2002, Berlusconi ha addirittura stampato un bacio sul volto di una signora, Ada Panichelli, che non era affatto una sua elettrice, anzi: Sventolavo una bandierina , ha raccontato poi la signora Panichelli, e mi sono trovata una mano nella sua. Al che, dato che lo vedo tutti i giorni in TV e mi sembra uno della porta accanto, gli ho detto: Senti, l articolo 18 non lo toccare, lascialo come sta . Allora lui mi ha baciato sulle guance. Poi mettendomi un dito sul braccio mi ha chiesto se mi aveva fatto male. Se mi levi l articolo 18 mi fai male , gli ho risposto . Non tutti hanno una tale prontezza. La folla del bagno, per sua natura, e` anzi destinata a restare anonima e passiva. Tutt al piu` si distingue perche dal suo interno fuoriescono le piu` grottesche assurdita` adulatorie tipo: Siete la coppia

piu` bella del mondo! come venne strillato a D Alema e a Di Pietro che si erano messi a camminare tra gli stand di una Festa dell Unita` . Gli elogi vanno spesso talmente al di la` della soglia del decoro che, dopo un bagno di folla ri Repertorio aggiornato servato a Occhetto a un festival di Cuore a Montecchio, il comico Paolo Hendel presento` sul palco l allora segretario del PDS come l uomo che e` ormai una leggenda, e` pure bello, alto, biondo, con gli occhi azzurri e va in barca meglio di Agnelli e Gardini anche quando non c e` il vento . Troppo calore, in effetti, rischia di rovinare lo spettacolo annullandone i benefici. Ora, si puo` anche capire che dopo l elezione alla Camera, nel lontano 1987, l onorevole Cicciolina venne indecentemente stoccacciata e sembra perfino morsa dai suoi fans, prima del tuffo finale nella fontana del Bernini a piazza Navona (con rottura di un pezzo scultoreo). Ma e` lo stesso entusiasmo della folla, tanto piu` davanti alle telecamere, a risultare talvolta dubbio e anzi decisamente equivoco. Non sempre il bagno di folla e` determinato da un vero consenso; ne si tratta di pura e semplice adora` zione del leader. E uno stato d animo ambiguo sul quale probabilmente influiscono diversi impulsi: noia, voglia di fare baccano, suggestioni divistiche, smania di protagonismo. In altri termini, non e` detto che chi partecipa al rito d esaltazione del potente non finisca poi per votare il suo piu` accanito avversario. Sull imprevedibilita` della folla, d altra parte, si sono versati fiumi d inchiostro. Qui ci si limita a ricordare che prima delle elezioni, per l esattezza durante la pausa pranzo di un congresso di AN a Napoli, i leader del centrodestra si avviarono a piedi, tra due ali di napoletani scatenatissimi. Come da programma, diretti a piedi verso una pizzeria, furono presi d assalto, tra cori di evviva Preside ! e Ue Cavalie ! Ma soltanto in un secondo tempo la folla osannante si accorse che oltre a Berlusconi e Fini c era con loro anche Bossi, non certo l ospite piu` gradito nella citta` del Vesuvio. E allora l entusiasmo si volse in qualcosa di difficilmente esprimibile, un moto niente affatto amichevole, una specie di balletto piu` aggressivo e canzonatorio che scherzoso, un vortice a base di suoni prolungati anch essi di difficile interpretazione, tanto piu` per un lumbard come il senatu` r. Ci fu anche chi cerco` di afferrargli il naso. Il teatrone della politica Insomma: a volte e` un bagno freddo. Per esempio, al mercato di via Andrea Doria, a Roma, la bolgia fu tale che i commercianti si spazientirono. Ne Fini ne il Cavaliere, che accompagnavano il candidato sindaco Tajani, riuscirono a muoversi, come da programma, fra le bancarelle. I giornalisti e i codazzi, un po fuori e un po dentro, ingombravano il passaggio. Salivano intanto le grida: Avete rotto, fatece lavora !, Mannace tu moje a fa la spesa, invece de ste pajacciate! Il momento di commozione Chi non ha un cuore? Bene, i politici sembra ne possiedano uno piu` grande del normale, un supercuore per trasmettere al pubblico la loro piu` sincera spontaneita`. E infatti tendono inesorabilmente a turbarsi come in una puntata di Carra` mba!

che sorpresa o La vita in diretta. Si emozionano, dunque sembrano veri. Troppe volte la scena si ripete uguale a se stessa. C e` un potente sotto i riflettori, a un certo punto gli si spezza la voce, non sa piu` cosa dire, per un attimo si guarda intorno smarrito, si allontana dal microfono, sembra che abbia gli occhi lucidi, ecco , singhiozza, sono commosso . Oppure meglio, come Berlusconi: Mi avete commosso . In entrambe le versioni scatta l applauso, travolgente. Il rapporto tra emozioni e istituzioni e` il piu` delicato e scoperto della societa` moderna , ha scritto Giuseppe De Rita. Ecco. In quella rappresentazione totale che e` la democrazia televisiva, l emotivita` e` conclamata e la catarsi perfino dovuta. Per cui, appena eletto presidente della Camera, lancia baci alle figlie in tribuna Pier Ferdinando Casini, nell aula di Montecitorio. Emozionato , si dichiara a TeleCamere il professor Pera nella sua prima intervista da presidente del Senato. Emozionato , il neosindaco di Roma Veltroni quando mette piede nella stanza che fu di Luigi Petroselli. Emozionato , Bobo Craxi nel mostrare alla mamma la medaglietta da deputato. Emozionato , il ministro Castelli a Pontida: Metto la mia vita nelle vostre mani! Dalla nascita dell ennesimo partitino postdemocristiano alla morte di Maria Jose di Savoia, non c e` evento che non si risolva in un adeguato e preliminare dispiego di sentimenti. Il teatrone della politica Talmente salda appare l egemonia drammaturgica strappalacrime che nella vita pubblica non ci si fa piu` caso, e le cronache del dopoelezioni possono cominciare tranquillamente cosi`: Il prossimo presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si e` sciolto ieri in lacrime, sul palco del teatro Brancaccio, dopo aver cantato Fratelli d Italia insieme al candidato sindaco Tajani e alla platea che, accortasi del pianto, l ha subissato di applausi ancora piu` scroscianti . E sembrava pure sincero. Pensare che la vera emozione, secondo gli scritti sul teatro di Diderot, sarebbe muta e immobile. Non solo, ma i vecchi politici coltivavano le virtu` dell autocontrollo, se non dell impassibilita`. Quelli di oggi sembrano mossi da uno stile che prevede di dar conto dei propri turbamenti come se fosse una cortesia nei riguardi dell interlocutore e un obbligo ` rispetto al pubblico. E curioso notare, ad esempio, come tutti gli incontri con il Papa siano contrassegnati, nelle valutazioni che se ne danno a caldo, dalla piu` viva emozione provata al suo cospetto. Ora, certamente Giovanni Paolo II ha una personalita` che lascia il segno. Ma desta qualche perplessita` il fatto che nel caso della visita in Vaticano del presidente del Consiglio D Alema, nel gennaio del 1999, il particolare della grande emozione provata dal premier dinanzi al Papa era gia` presente in una nota predisposta dallo staff dalemiano a beneficio dei giornalisti, ma prima dell evento. Governare, insomma, significa innanzitutto sentire . Come se una specie di degenerazione psicologistica avesse da qualche tempo afferrato la classe dirigente immergendola in una realta` artificiosamente piagnucolosa. E l impressione, ancora una volta, e` che la fragilita` dei nuovi potenti sia in rapporto con la tecnica teatrale del far credere . Se gli attori

fremono e sono bravissimi a piangere, da qualche tempo anche i personaggi che animano le rappresentazioni televisive hanno imparato. Comunque non e` stato sempre cosi`. Nel 1988, durante i Repertorio aggiornato funerali di Roberto Ruffilli, ucciso dalle BR, l allora presidente del Consiglio Ciriaco De Mita, che era stato un suo grande amico, non riusci` a trattenere le lacrime. Eppure quel pianto oggi del tutto naturale e accettabile fece talmente scalpore da indurre il settimanale Epoca a porre la questione: Puo` un politico commuoversi in pubblico? L anno seguente, al termine di un congresso particolarmente difficile, pianse a sorpresa Achille Occhetto. E nel 1990, a Bologna, altro congresso ancora piu` difficile, il segretario del PDS scoppio` di nuovo a piangere, appoggiato al banco con la testa fra le braccia per nascondere i lucciconi. Con Occhetto piansero tanti altri ex comunisti, compreso D Alema (che pure diede la colpa a un certo pulviscolo presente nell aria del Palazzo dei Congressi). Su quel pianto corale Michele ` Serra compose addirittura una poesia: E dunque questa la storia della Cosa? / Questa pioggerellina lacrimosa? Da allora in poi, i momenti di commozione si sono cosi` moltiplicati da rendere opportuna una premessa, anzi due. La prima e` che non vale la pena di ironizzare sulla Repubblica dei piagnoni. Troppo facile. La seconda e` che i politici, quando si commuovono in pubblico, non fanno finta. Ogni pianto ha anzi una sua ragione e una sua umana rispettabilita`. Il punto qualificante, semmai, e` che la nuova corni` ce della politica reclama le lacrime. E il frame, per usare un termine televisivo, che colloca i politici di questo tempo sull orlo di una perenne crisi di nervi. Vivere sotto il fuoco degli sguardi e delle telecamere comporta uno stress micidiale. Quando poi e` proprio questo stato di sovraeccitazione a stabilire il contatto e a innescare l audience, diventa addirittura arduo resistere alle lacrime. E cosi`, da un parziale censimento, risulta che nel corso degli ultimi anni si sono pubblicamente commossi i personaggi piu` vari: da Cicciolina ( Rivoglio indietro mio figlio ) all autista di Rocco Buttiglione (dopo la defenestrazione da segretario del PPI), da Mino Reitano (al festival del Secolo d Italia) al prefetto di Napoli Umberto Improta (colpito da un accusa da cui e` stato poi assolto) passando per l onoreIl teatrone della politica vole Marida Bolognesi che con il suo voto, bagnato appunto di pianto nell aula di Montecitorio, ha consentito il varo della manovra economica del governo Dini. Ancora.A Fiuggi, per lo scioglimento dell MSI, si sono commossi Fini, Pino Rauti e donna Assunta Almirante. Berlusconi si e` sciolto in lacrime diverse altre volte, in un ospedale romano davanti a dei bambini del Ruanda portati in Italia da Maria Pia Fanfani; e poi in una casupola nella campagna di Brindisi incontrando i superstiti del naufragio di una carretta albanese. Dopo essere stato assolto per l ottava volta, Antonio Di Pietro si e` abbandonato a singhiozzi liberatori nel parcheggio del tribunale di Brescia. E un intero Consiglio dei ministri si e` commosso ai tempi del caso Di Bella, nell ascoltare la toccante relazione del ministro

della Sanita` Rosy Bindi. C era in sala anche Livia Turco, ministro degli Affari Sociali, che e` un po da considerarsi la veterana della commozione politica; e che di questo suo vezzo e` cosi` consapevole da iniziare alcuni discorsi con l avvertenza: Forse piangero` , e allora mi scuserete . La prova della bonta` Strette, tortuose e fin troppo illuminate appaiono le vie dell aiuto ai bisognosi. Aste di beneficenza organizzate da astute pierre, visite in carcere con tornaconto mediatico, feste al Gilda per gli alluvionati, spogliarelli per gli ammalati di tumore, vendita di quadri di deputate e senatrici Tanti colori per un sorriso , monumenti illuminati contro la pena di morte, partite del cuore per l infanzia abbandonata, nastri rosa a favore della ricerca neurochirurgica, partecipazione a festival canori e concorsi di bellezza in nome di qualunque causa, purche buona. Ma non si stara` esagerando? All inaugurazione del Billionaire in Costa Smeralda e` stato messo all incanto un bracciale unisex in oro e caucciu` per i bambini poveri di Arzachena. E poi anche per gli anziani di Lula. Dopo aver ballato il merengue, l onorevole Santanche`, che per la gestione del locale e` in societa` con Flavio Briatore, ha annunciato: Aiuteremo qualcun altro a essere piu` felice . Il proposito e` pur sempre lodevole. Meglio di niente, dopo tutto. Ma il sospetto resta: non serviranno anche, le sventure della povera gente, a far meglio risaltare sulla scena i nobili sentimenti di un numero crescente di benefattori impegnati in politica? A pensarci bene, poche cose suonano meno teatrali del precetto evangelico: Non sappia la mano destra quello che fa ` la sinistra . E quindi sperabile che esista, in forza di quel precetto, anche all interno del potere, una rete clandestina di bonta`. Aiuti sinceri e segreti. A dubitare che esista, abbagliati dalla beneficenza-spettacolo, ci si sente irrimediabilmente cinici e cattivi. La migliore carita` resta quella anonima. Quando invece e` esibita , si scaldava alla Ca Il teatrone della politica mera l onorevole Mussi, si chiama propaganda! Pro-pagan-da! Era il marzo del 1999 e il presidente dei deputati DS puntava l indice contro Fini. Con il classico bel gesto, il leader di AN aveva appena annunciato che una quota consistente del finanziamento pubblico per il suo partito, tra i dieci e i quindici miliardi, sarebbe stata impiegata per opere di bene. Alleanza Nazionale si opponeva a quel contributo, e cosi` Fini aveva elencato in aula, con meticolosa generosita`, tutte le destinazioni umanitarie che avrebbero preso quei soldi: Caritas, comunita` per il recupero dei tossicodipendenti, associazioni contro l usura e contro il racket, associazioni dei familiari delle vittime del terrorismo, associazione dei familiari delle vittime delle forze dell ordine, istituti di ricerca contro il cancro. E potrei continuare , insisteva Fini tra gli ululati dei deputati dell allora maggioranza, alcuni anche in piedi, potrei continuare, ma vorrei fosse chiaro che questa iniziativa vi mette in difficolta`! In effetti, si`. La resa spettacolare della bonta` e` potentissima. Anche di quella solo annunciata. C e` sempre tempo per versare. Ma almeno nell immediato, rispetto alla sofferenza,

il gesto caritatevole ha il potere di oscurare qualsiasi altro ragionevole approccio, da qualsiasi cultura politica provenga. Le differenze di schieramento sembrano su questo piano particolarmente fuggevoli. Vedi la partecipazione bipartisan al pranzo di solidarieta` natalizia organizzato nella chiesa di San Lorenzo in Lucina, dove il numero di politici e operatori dell informazione supera di gran lunga quello dei barboni invitati. Un affollamento che alla lunga e` valso all evento il soprannome di Barbon Show . Vedi anche la pratica, pure lodevole ma con misura e discrezione , delle adozioni a distanza di bambini nati in terre sfortunate o segnate dalla guerra. Dunque, i leader di tutti i partiti adottano, e lo fanno sapere. Ha cominciato Andreotti, con alcuni ragazzi albanesi; poi ha adottato Veltroni (Dren, bambino kosovaro), poi D Alema (un bambino palestinese, chiamato Repertorio aggiornato poi in diretta al Costanzo Show), quindi Fini, dieci bambini (ebrei e palestinesi), adottati a distanza in un colpo solo. Insomma, si da` l esempio, a volte anche un tantino smodato, si stabilisce quasi una routine filantropica e poi, ecco, succede che un paio di esponenti siciliani di AN lanciano l idea di far adottare a distanza i figli degli operai cassintegrati FIAT di Termini Imerese. Se proprio si deve tentare una classificazione bipolare, la sinistra, nel repertorio benefico corrente, si e` specializzata in ruoli sdolcinatamente buonisti, mentre il centrodestra si connota per un vistoso e spudorato paternalismo. Si tratta in entrambi i casi di tralignamenti dalle vecchie ispirazioni che si esprimono ben oltre i limiti della parodia. O di messaggi dilatati dai media. Pero` , tanto per intendersi, il progressismo della bonta` punta sull Africa e sul Terzo Mondo, commercializza compilation di musiche per scavare pozzi d acqua in Mozambico, stringe gemellaggi con scuole brasiliane, impegna Jovanotti a Sanremo per la remissione del debito, rende onori a donne salvate dalla lapidazione, e` generalmente attento agli anziani, ai malati, agli emarginati, alle vittime delle baby gang e del tifo violento negli stadi. Nesi puo` dire che trascuri i diritti degli animali, cani abbandonati, colonie di gatti, uccelletti rumorosi ed eventualmente immalinconiti. Sul fronte opposto ci si misura con lo stile misericordioso del Cavaliere che si colloca a mezza strada fra l ancien regime e il cumenda milanese dei film dei Vanzina. Berlusconi e` capace di uscirsene con frasi tipo: Ho sistemato famiglie di albanesi a colpi di cento per volta . Forse esagera, ma, come Achille Lauro, conosce l arte di andare incontro al popolo con il cuore in mano. Quasi mai l effetto e` piacevole, pero` ; ne lui da` minimamente l impressione di rendersene conto. Per sua natura e vocazione, il presidente del Consiglio non distingue tra diritti e opere di beneficenza. ` E un mercante anche munifico, ma certo non sta li` troppo a sottilizzare fra cittadini, sudditi, consumatori, questuanti. Nel grande spettacolo politico esercita un imperium pater Il teatrone della politica nale che lo porta spesso ad aprire il portafoglio, davanti a tutti. E allora strappa assegni per due ex prostitute di don

Benzi; paga le vacanze a un poliziotto ferito a Genova; assume in diretta da Costanzo una giovane disoccupata; si toglie platealmente dal polso l orologio del Milan e lo regala ` a un ragazzo sulla sedia a rotelle. E una filantropia che conosce anche registri drammatici. Vada, il suo debito e` pagato , dice alla pensionata che a Olbia, tra le lacrime, e` riuscita a consegnargli una supplica. Oppure, al Palazzo di Giustizia di Milano, di fronte all ennesima implorazione: Signora, questo e` il suo giorno fortunato . E la beneficata, che da un momento all altro si e` ritrovata cinque milioni nella povera borsetta, lancia il suo ringraziamento a mezzo ` stampa: E stata la mano di Dio a farmi incontrare il commendator Berlusconi . Il commendatore. E pero` , in fondo, se la poteva forse risparmiare, al tempo della guerra nel Kosovo, la promessa di un contributo personale di due milioni di dollari mica nulla da impiegarsi nella costruzione di un villaggio in Albania. Il progetto prevedeva (aveva previsto? prevede ancora?) l edificazione di un quartiere a moduli ampliabili in grado di ospitare mille persone. Stanno partendo alcuni ingegneri e architetti delle mie imprese , disse Berlusconi a Strasburgo. Beneficenza segreta? Sono almeno tornati in Italia gli ingegneri e architetti berlusconiani? Era comunque l aprile del 1999. Risale invece al marzo di quello stesso anno la promessa di Fini di destinare i miliardi del finanziamento pubblico a quel lungo elenco di associazioni che fece indignare l onorevole Mussi. E dire che quel giorno a Montecitorio c era anche la diretta televisiva. C era la TV anche a Colfiorito nel novembre del 1997. Solenne cerimonia di consegna delle chiavi dei sospiratissimi container ai terremotati. In prima fila le autorita`: sottosegretario, sindaco con fascia tricolore, prefetto, vescovo e parlamentari della zona. E anche la madrina, Melba Ruffo. Per farla breve: consegnate le chiavi davanti alle telecamere, Repertorio aggiornato vennero ritirate la sera stessa perche i container non erano pronti. Piccola perla di sadismo bianco. Sembra un racconto di Zavattini, e invece fu un benemerito scoop di Striscia la notizia. Slanci umanitari a rischio e circo benefico in agguato. Si insiste nel dubbio se sia piu` utile, nella democrazia del telecomando, il cinismo della bonta` o la bonta` del cinismo. L incontro con i bambini Il migliore fra gli spot e` quello che dissimula il proprio obiettivo promozionale. Di solito si tratta di una comunicazione di pochi secondi, muta e precisa, con abbondanza di primi piani e inquadrature ultrarapide. L ideale e` che abbia in se una gag; e che questa venga fuori come per caso, sciogliendo il dramma nell inevitabile happy end. Il finale deve insieme sorprendere e far sorridere, condizioni che si ottengono con un ribaltamento di ruoli e prospettive. Ecco un soggetto che risponde a queste regole. C e` un gruppo di potenti, anziani, vestiti di scuro, alcuni in piedi, altri seduti. In fondo alla sala (soffitti alti, pareti damascate) c e` una specie di trono, rosso e dorato. Insomma, il potere.

In questo ambiente irrompono di colpo uno o due bambini, del tutto indifferenti rispetto a quello che li circonda. Hanno zainetti, scarpe da ginnastica e altri accessori dell infanzia. Si rincorrono, giocano, ridono, si scatenano. Uno dei potenti (un generale?) alza il sopracciglio. Ma poi i bimbi coinvolgono quei signori nella loro allegra confusione. Fino a quando il piu` potente fra loro non scende dal trono e cede il suo posto al bambino, o ai bambini. Lui per primo e` felice. E tutti sorridono. Evviva. Va da se che si tratta di uno spot a favore del potere, di quel potere severo, ma buono, che sa accogliere i bambini. E con i bambini il futuro. Ecco: nel giugno del 1998, alla Festa della Polizia, mancava solo la musica, ma la gag ando` in scena in quel modo. Sul palco delle autorita` , girandosi per un attimo indietro, il presidente della Repubblica Scalfaro ritrovo` la sedia occupata da un piccolino che chissa` come era riuscito a sgattaio Repertorio aggiornato lare fino a quel suo scranno. E se ne stava li`, sorridente, a godersi lo spettacolo. Applausi e foto si sprecarono. Nel novembre del 1999 il presidente del Consiglio Massimo D Alema cedette di buon grado a un bambino il suo posto alla scrivania di Palazzo Chigi. Altre foto, altri sorrisi. Poi tocco` al presidente della Camera Luciano Violante. Poi fu il turno del suo successore Pier Ferdinando Casini. Poi arrivo` il momento per il sindaco di Roma Walter Veltroni, e sul banco piu` alto dell aula Giulio Cesare si accomodo` Hawa, nove anni, bimba di colore che di soppiatto , come riporto` il Messaggero, fece anche partire una telefonata con la prefettura. Poi ancora dei bambini furono fatti accomodare, debitamente fotografati al posto d onore nell aula magna della Suprema Corte di Cassazione, ricevuti quindi dal segretario Alfio Finocchiaro e dal presidente delle Sezioni Penali Aldo Vessia. E insomma: lo spot si e` fatto realta`, ovvero la realta` si e` adeguata allo spot. In entrambi i casi, una volta messa in relazione con il potere, l infanzia si conferma comunque una straordinaria risorsa scenica. Per il CENSIS, il bambino e` l ultima emozione . Serve cioe` come esca per umanizzare, trainare, redimere, bilancia` re, persuadere. E un espediente espressivo, un autonomo mezzo di rappresentazione che nella sua spontanea vitalita` intenerisce l animo e lo dispone al bene. La pubblicita` commerciale l ha scoperto da tempo. La propaganda questa parola ormai cosi` desueta sta recuperando il ritardo. Fu probabilmente Sandro Pertini, nei primi anni Ottanta, a intuire l enorme valore dei bambini al fianco dei politici. Ma non fu il solo. Dopo la spedizione militare in Libano, il piccolo Mustafa`, la mascotte dei soldati italiani, venne ricevuto da Craxi a Palazzo Chigi. Dall estro giornalistico dell allora portavoce di Palazzo Chigi, Antonio Ghirelli, scaturi` un celebre comunicato sullo scugnizzo libanese emozionato di fronte al gigante buono . Stava per incominciare una stagione ricca di toccanti spudoratezze e trepide ruffianerie. Bambini che spengono le candeline sui manifesti elettorali della DC (slogan FAI VINCERE LE COSE CHE Il teatrone della politica CONTANO), poesiole cinguettanti recitate sul palco dei congressi radicali, quindi clubbini di Forza Italia, baby festival

dell Unita` , Orsetti padani che studiano sull abecedari lumbard alla scuola Bosina, balilla di Alleanza Nazionale mobilitati contro la secessione leghista con magliettine che recano scritto IO SONO ITALIANO. Fino ai bimbi per la pace, fatti sfilare nel marzo del 2003 alla testa delle manifestazioni contro la guerra in Iraq. Tale e tanta la volonta` di attrarre i bambini nell ottica spettacolare della nuova politica, da spingere il sindaco di Milano Gabriele Albertini alla nomina del Mago Zurli` a Difensore dell infanzia dell amministrazione cittadina. E a questo punto si spera che Cino Tortorella eserciti le sue funzioni con i luccichini tra i capelli e l indimenticabile costume. Ma non basta, perche ogni governo, da qualche tempo, e ogni presidente in carica si fanno un punto d onore nel riportare clamorosamente in Italia qualche bambino che drammatiche traversie familiari hanno bloccato in Paesi lontani e poco amichevoli con uno o l altro dei genitori. In genere i rientri coincidono o vengono fatti coincidere con visite di Stato in quei Paesi, in modo che al ritorno, gia` al momento di scendere dalla scaletta dell aereo presidenziale, il premier possa mostrare la buona azione compiu` ta. E accaduto nel dicembre del 1999, quando D Alema ricondusse a Roma due bambine dalla Libia; e poi nel maggio del 2002, allorche Berlusconi riusci` a convincere il governo algerino a non negare piu` il visto alla piccola Meriem. In quell occasione la bimba, sei anni, gia` piuttosto stanca, venne mostrata ai giornalisti a mo di trofeo in una specie di conferenza stampa accanto a zio Silvio , come il presidente del Consiglio volle farsi chiamare. Mancavano pochi giorni a una tornata elettorale e la scenetta parve esagerata anche a diversi osservatori non pregiudizialmente ostili a Berlusconi. Un moto di cuore spontaneo , si giustifico` il premier. Meno rischioso e` l incontro teoricamente casuale del Repertorio aggiornato potente con la scolaresca. Il copione prevede che il presidente incroci la scolaresca nei pressi di Palazzo Chigi, e la inviti cortesemente a salire. Fotografi e telecamere, co` m e` ovvio, sono gia` allertati. E questa una variante di spot girato sia da D Alema sia da Berlusconi. Ma il Cavaliere si e` rivelato molto piu` bravo. I bambini li ha condotti nella sala del Consiglio dei ministri, e li` ha messo in scena una riunione dell esecutivo. Il giorno dopo dalle pagine politiche dei quotidiani si e` appreso che in quella sede era stato presentato il disegno di legge Caramelle per tutti , votato all unanimita`. Tra autografi, foto ricordo e raccomandazioni: Non mettetele dita nel naso , e` stato l invito, e soprattutto non fate le corna come il presidente Berlusconi . A un certo punto si e` aperta una porta ed e` entrato il premier canadese Jean Chretien, in visita a Roma. Il Cavaliere, felice come una Pasqua, si e` alzato ed e` andato a stringergli la mano. Poi si e` rivolto ai bambini e strizzandogli l occhio ha detto: Ecco, questoe` il teatrino della politica . I gladiatori nell arena Quando la spada lampeggia e finalmente inizia il duello, lo spettacolo celebra il suo momento piu` intenso, quello dell azione. Nel duello l eroe cerca la vittoria, ma puo` incontrare

` la morte. E la prova estrema della forza e del carattere. Ecco: lo spettacolo del duello oggi si chiama Faccia a faccia oppure Uno contro tutti . Ma in prima o seconda serata, su tutte le reti televisive italiane, c e` sempre gente che cerca di farsi male con enorme soddisfazione. Da qualche tempo succede pure che dall esterno irrompano all improvviso in studio ulteriori ospiti , quasi mai con intenzioni pacifiche. E tutto allora assomiglia a un vero circo di gladiatori. Non a caso Marco Pannella, che se ne intende, ha parlato di Colosseo televisivo . Del resto, la scenografia delle arene televisive basti pensare alle trasmissioni di Michele Santoro si ispira a quella degli antichi anfiteatri. Un giovane professore di Sociologia dei processi culturali, Gianmarco Navarini, ha spiegato molto bene come certi dibattiti politici vengono sempre piu` sapientemente imbastiti secondo la logica e i simboli della guerra, sia pure camuffata da libero confronto di idee. In questi spettacoli, piu` che alla vittoria, si punta all uccisione virtuale dell avversario. Come gli antichi gladiatori, per salvarsi la pelle (la reputazione) gli odierni contendenti devono dar prova di salute fisica, saldezza di temperamento e autocontrollo. La loro lotta prevede mosse e contromosse, strategie d attacco e di difesa. Durante le pause pubblicitarie si lasciano asciugare il sudore e intanto raccolgono le energie per quanto resta del combattimento. Com e` ovvio, con il tempo si sono formati degli specialisti. Personaggi estremi scoperti, sperimentati e video-ingaggiati Repertorio aggiornato perche sostengano al meglio le proprie idee, e quindi picchino duro, in modo da rendere la trasmissione piu` viva e divertente. In principio fu Sgarbi. Adesso va molto la figura dell anticristiano, possibilmente anche menacciuto. Nel recente passato hanno svolto egregiamente il loro compito femministe intransigenti come Elvira Banotti, per dire; o iperpacifisti alla padre Benjamin; o anche quel terribile professore serbo poi messo da parte al termine delle guerre balcaniche. Nessuno di loro, in realta`, fa finta. Sono tutti in assoluta buonafede. E gli autori dei programmi, di solito, spiegano compunti che si tratta di figure rappresentative della societa`. Ma non e` tanto vero. La televisione che si fa oggi non ha tutto questo interesse a rispecchiare i conflitti della societa`. Vuole soprattutto fare audience, vendere milioni di telespettatori agli inserzionisti pubblicitari. Per cui il piu` delle volte questi personaggi da Colosseo vengono invitati in trasmissione solo in quanto funzionali alla resa spettacolare. Le leggi dell intrattenimento stabiliscono infatti di assortire gli ospiti con accorta malizia. Basta superare la dose modica, e la pratica del casting si risolvera` inevitabilmente in un crash show. Adesso oltretutto hanno anche cominciato a darsele sul serio. Dello scontro Bellillo-Mussolini a Porta a porta, picco di audience 2001, si e` detto. Ma nel giugno del 2002, a TeleLombardia, tra la supergarantista di Forza Italia Tiziana Maiolo e il campione del colpevolismo antiberlusconiano Marco Travaglio, sono volate le sedie. Letteralmente. Per la verita` e` stata la garantista a effettuare il lancio, e poi anche a rivendicarlo: Sono una intellettuale, ma ho una buona mira . Signorilmente Travaglio si e` limitato a confutarne la precisione balistica: Se non erro, la sedia atterro` a un

metro abbondante di distanza dal bersaglio . Che, come si sara` compreso, era proprio lui. Con l apparizione di Adel Smith, estremista islamico ad alto impatto, certi dibattiti televisivi hanno gettato la maschera. C e` all orizzonte un conflitto religioso e di civilta`? Bene: Adel e` perfetto perche grida, provoca, mostra la Il teatrone della politica Bibbia e il Corano, sbeffeggia il crocifisso e dice cose incredibili. Ma dove l avete trovato, questo? chiese una volta Massimo Cacciari a Vespa. Si seppe poi che Vespa l aveva trovato dopo aver letto una dichiarazione non particolarmente moderata a una agenzia. Nel gennaio del 2003, a TeleSerenissima, il feroce musulmano fu posto di fronte all economista iper-neoliberista Carlo Pelanda, piu` di un quintale di peso, e quella sera anche un po nervosetto. All ennesima sparata di Adel, il professore si alzo` dalla poltroncina per porgergli il guanto di sfida , o almeno cosi` tento` poi di spiegare. E insomma: si menarono. Sotto gli occhi dell altra ospite, una scapigliona con gli stivaloni e le gambe bene in vista. In quale film di gladiatori, d altra parte, si nega la presenza di una bella donna in tribuna? Confesso` in seguito Pelanda di aver provato, dopo lo scontro, un enorme senso di liberazione ; e di essersi sentito, sia pure ingenuamente, un crociato onorario . Disse Adel: Non solo siamo pronti ad essere picchiati per difendere le nostre idee, ma anche a morire . Ave televisione, dunque, morituri te salutant. La sera dopo, comunque, a TeleLombardia, ando` in onda un Adel contro tutti con la partecipazione straordinaria di alcuni preti da combattimento, bene intenzionati a ricacciargli in gola l oltraggio al crocifisso. Quindi, a getto continuo, altro dibattito a TeleNuovo di Treviso. Ma qui, di colpo, l arena venne invasa da un drappello di teste rasate di Forza Nuova che pestarono l iperislamico e anche il suo assistente, Zucchi, poi convenientemente medicato in diretta, essendo lividi e sangue una benedizione nei film d avventura, e ancora di piu` nei piccoli e grandi Colossei televisivi. Nel 105 a.C. lo Stato romano intervenne a procurare spettacoli di duelli al popolo per non disabituarlo alla guerra. Ora, sara` per via del film di Ridley Scott, ma nell Italia del XXI secolo la figura del gladiatore sembra penetrata nell immaginario politico con sviluppi per lo piu` grotteschi. In fondo, Sergio D Antoni si era limitato a prendere in prestito la colonna sonora del Gladiatore durante la presentazione del Repertorio aggiornato suo partitino Democrazia Europea. Ma nel marzo del 2001, con ben altre ambizioni, il governatore berlusconiano della regione Veneto, Giancarlo Galan, ne ha prodotto un impegnativo remake alternando le immagini hollywoodiane con quelle dei telegiornali regionali, e confezionando il tutto come dono di Natale per i suoi fedelissimi. Tra i primi a comprendere il valore dell opera, Gian Antonio Stella offri` una felice prima sul Corriere della Sera e poi nel suo Tribu` . Dunque: Atto primo, prima sequenza: sale la musica, una mano sfiora le spighe di grano. Sfilano nel crepuscolo le legioni. Scritta in sovraimpressione: Veneto, 2000 d.C. Sventolano le bandiere romane, garrisce quella di San Marco. Ed ecco il rude, ma buono Russell Crowe, il generale

Maximus, che guarda fisso nel futuro. Dissolvenza, e appare lui: Giancarlo Galan, detto il Galan Grande . Cambio immagine: il bel Russell passa in rassegna i suoi legionari, il Gran Galan subentra irrigidendosi in un fiero saluto a una banda musicale. Finche la camera non va a posarsi sul pensoso Marco Aurelio. Che subito si trasfigura nel nuovo imperatore: Silvio Berlusconi . Ed ecco i nemici. Li guida Cacciari, seguito da una massa informe, bellicosa e sozza di autonomi del popolo di Seattle. La cosa va per le lunghe, ma a un certo punto si arriva allo scontro risolutivo. Al mio segnale scatenate l inferno! grida Russell Maximus Galan. Ed e` una marmellata di fotogrammi che si sovrappongono: gladii romani e bandiere forziste, elmi imperiali e caschi di celerini, frecce incendiarie e schede elettorali. Fino alla vittoria, anzi alla victoria. E anche l imperatore Marco Aurelio Berlusconi puo` gioire: Victoria. Hanno vinto i buoni. Ma gli amici cattivi di Galan, racconta Stella, incontrandolo non riuscivano a trattenersi: Cio` , Giancarlo, cossa ti fa co a rete da gladiator: ti peschi bacala` ? Cosi` passa (anche) la gloria delle armi. Per il resto sono telerisse da strada a base di scorte, iene, gorilla e tapiri da consegnare. Su quest ultima performance, vero e proprio rito di degradazione, il consegnatario Valerio Il teatrone della politica Staffelli ha scritto un libro di duecentocinquanta pagine fitto di appostamenti, assalti, mischie, sacrifici, inseguimenti, comunque prove fisiche d inusitata durezza. Sotto casa di Bossi, la mattina presto, con il freddo e la diarrea. Le dita di una mano schiacciate nella portiera dell auto del presidente della RAI Enzo Siciliano. Un Messner particolarmente furioso che brandisce il tapiro come un randello. Al che Staffelli rammenta la regola aurea e crudele di quello spettacolo: Le botte ricevute e documentate dalle immagini sono minuti di trasmissione, mentre quelle fuori onda sono solo giorni di ospedale . Colpiscono tante reazioni violente alla consegna di una statuina dorata in polistirolo e poliuretano espanso. Sgarbi gliela sbatte in testa; il servizio di sicurezza di D Alema scaraventa Staffelli al muro e poi lo fa rimbalzare come una sorta di palla avvelenata ; l autista di Burlando gli da` un cazzottone in bocca; il caposcorta di Scalfaro lo atterra con un colpo di karate` e poco piu` tardi Carabinieri, Pubblica Sicurezza, Polizia Ferroviaria e Guardia di Finanza si accaniscono sulla troupe: Ci strappano l intero equipaggiamento tecnico: microfoni e telecamere furono letteralmente fatti a pezzi . Ma e` anche per questo, forse, che il tapiro fa scuola. A Viareggio, nell aprile del 2002, alcuni militanti dei centri sociali rompono i cordoni delle forze dell ordine, tirano sedie, calci, fumogeni e vasi di fiori all automobile dell allora sottosegretario Sgarbi, costretto a fuggire. Volevano pure loro consegnargli un tapiro. Quando si dice la forza delle rappresentazioni in TV. E un po anche delle colluttazioni dal vivo. Il candore dell indecenza E pazienza se Prodi, da presidente del Consiglio, ando` dalla Zingara di Rai Uno a parlare di economia; o se una volta

l ancor giovane onorevole Pier Ferdinando Casini, a Parlamento In, scappo` fuori da un uovo di Pasqua: Che caldo, ragassi! Non cadra` il mondo, dopo tutto, se in un attimo di euforia una persona seria come Gerardo Bianco si mette a ballare la macarena sul palco di una manifestazione, Alfonso Pecoraro Scanio canta Reginella, Bobo Craxi suona la chitarra, l intramontabile Carlo Vizzini solleva pesi o Gianfranco Fini si presenta a Palazzo Chigi con un auto d epoca. Ognuno fa davvero quello che gli pare. Ci mancherebbe. Ma proprio in nome di questa liberta` si vorrebbero indagare le cause profonde, le corde piu` nascoste, le pulsioni risolutive del crescente e spesso vano esibizionismo politico. Disse giustamente una volta Marco Columbro: Escludo che Craxi possa essere votato perche sa sbattere assai bene le uova . Era il tempo in cui timidamente, sul piccolo schermo, venivano chiamati i politici a dimostrare le loro abilita` in cucina. L allora presidente della Camera Nilde Jotti spiego` come si facevano i tortelloni di zucca, Rosetta Jervolino si mise diligentemente a tagliuzzare il pomodorino e dopo un paio di puntate il ministro Pierluigi Romita si affetto` un dito. In diretta. Era anche quello, in qualche modo, un monito. Ma venne lasciato cadere. All inizio, probabilmente, la necessita` fu quella dell umanizzazione. Concetto impegnativo. In parole povere i politici si sentivano troppo distanti dalla gente. Se magari si mostravanoa fare le stesse cose dei telespettatori poteva essere un rimedio. Ed ecco a voi Gianni Prandini che fa shop Il teatrone della politica ping in un negozio di articoli per prestigiatori, ecco Andreotti che si fa la barba, ecco la Ombretta Fumagalli Carulli dal parrucchiere. E tuttavia anche questa condizione di umanita` intermittente aveva un prezzo. O meglio: dava per scontato che, quando non apparivano sullo schermo magico, i politici continuassero a fare le cose della politica. Nessuno aveva calcolato che di li` a poco la politica, quella stessa politica che bene o male aveva retto mezzo secolo, potesse svuotarsi. Questo e` piu` o meno avvenuto. Ed e` avvenuto mentre lo specchio incantato delle immagini, affollato di politici, diventava ogni giorno piu` importante. Cosi` importante da innescare, nel giro di qualche anno, una spietata equazione tra sopravvivenza e visibilita`. Quella stessa visibilita` che oggi spinge un ex ministro come Mastella ad accettare qualsiasi invito in qualsiasi trasmissione: E sa perche ? Per non far dire in giro: ma quello e` morto, non si vede piu`, politicamente . Come se invece gli tornasse utile, politicamente, farsi slacciare la cravatta da una ballerina cantando a squarciagola Sex Bomb ai Raccomandati; o farsi sbertucciare su Scherzi a parte, buttato su un divano, mentre tenta di mettersi in contatto con qualcuno nel pieno di un finto golpe. Recitava? Pazienza. Conta piuttosto che l abbiano visto. La visibilita`, sostiene Marco Follini, e` il pane quotidiano della politica. E noi , aggiunge con una zampata molto democristiana, non ci metteremoa dieta . Ma la visibilita` e` anche una droga che consuma l attenzione del pubblico, crea dipendenza e pretende dosi sempre piu` massicce di curiosita` indecente. Cosi` una mattina Mastella ha aperto l armadio e mostrato i suoi pigiami a Morning News. Di questo tipo di visibilita`i media sono piu` che complici. Pero` intanto

Mastella esibiva i suoi panni, in pratica invitava i telespettatori la` dove in genere uno e` solo. Molti altri politici avevano gia` spalancato le porte di casa. Al Foglio rubrica gossip l onorevole Sandra Fei ha descritto la sua stanza da letto in stile giapponese, con tappetino tatami, futon e un grosso orso di peluche. L onoreRepertorio aggiornato vole Cristina Matranga ha rivelato l acquisto di cuscini e lampade berbere per la sua camera, che ora sembra una tana turca . L onorevole Stefania Prestigiacomo ha dato conto con qualche invasiva meticolosita` di quel che tiene sul comodino da notte: madonnina fosforescente, pastiglie di Saridon, kleenex, pomata per i dolori muscolari. L ex sindaco di Milano Marco Formentini fu tra i primi ad aprire al Venerdi` di Repubblica il frigorifero per mostrarne il contenuto. L onorevole Annamaria De Luca, dopo aver offerto chiarimenti sul numero dei lavabi, le misure dello specchio, il tappeto orientale, la vasca idromassaggio e i mobili in midollino, si e` lasciata fotografare da Sette nel suo bagno, seduta e sorridente, fra una tenda grigia e un asciugamano maculato. La carta igienica, si leggeva nelle didascalie, e` vicina al calorifero in un portarotoli di pizzo. Un tocco romantico . E il bide` l ho ricoperto e lo uso come tavolino . Rimanevano i cassetti, ma pure a quelli venne dato fondo. Furono estratti gli album di famiglia. Tra i piu` gustosi e insieme struggenti perche non di rado gli album fotografici sono struggenti si distinse quello dell allora ministro della Pubblica Istruzione Berlinguer che vi appariva bimbo nudo e capelluto, poi fauno, quindi in costume sardo, fino all apoteosi del ricordo adolescenziale nel corso del ballo della mela . Ma anche la signora Rosa Berlusconi volle mostrare in TV l instantanea del suo Silvio da giovane, in posa da culturista, immerso nel mare dalla cintola in giu` . E poi scappo` fuori un Rutelli bambino durante una recita; e poi un D Alema vestito da vigilino e quindi sopra un dromedario, allo zoo. Come se i politici, all improvviso, non avessero piu` neanche un lontano privato da tenere da conto, ma lo dovessero mettere in piazza a garanzia della loro visibile legittimita`. Sono i frutti maturi della cultura dei talk show, che tradotto alla lettera vuol dire spettacolo della chiacchiera, della parola. Tutta l ultima generazione della classe dirigente ita Il teatrone della politica liana e` nata nei salotti televisivi , sostiene Carlo Freccero, e ormai risponde solo alle logiche e alle regole che governano questi luoghi. ` E una classica deriva: si comincia col normalizzare il pubblico dibattito sulle faccende private e si finisce, come ha scritto Massimo Fini, a rovesciare le proprie budella sul tavolo . I talk show, secondo il sociologo Zygmunt Bauman, rendono pronunciabile l impronunciabile, il vergognoso decente e trasformano gli scheletri nell armadio in motivi di vanto . Un rovesciamento di senso che autorizza la sfera privata a rivendicare il suo nuovo diritto alla pubblicita` ; mentre la sfera pubblica ormai quasi si esaurisce nel prurito per le vicende personali, anche le piu` invereconde. Tra le varie conseguenze di tutto questo c e` che i familiari

del politico, vissuti come una sua estensione, non si salvano piu`. Piu` che parenti, sono testimonial. Comprese le ex mogli, i fratelli imbarazzanti, i figli segreti. Senza cancellare il vecchio nepotismo, la famiglia rientra a pieno titolo nel merchandising della nuova politica. Si legge in un manuale elettorale ad uso dei candidati di Forza Italia alle ultime elezioni amministrative (maggio 2002): Il contesto della famiglia, il coniuge ed i figli vanno, senza velleita` monarchiche, resi noti per trasmettere un idea rassicurante del nucleo familiare coeso e pronto a collaborare e comprendere, senza interferenze, i nuovi impegni del Candidato e le responsabilita` del prossimo simbolo . Con queste premesse non ci si puo` stupire se poi, sui giornali, si vengono a conoscere i nomignoli dell intimita` dei De Michelis ( Lupetta e Lupis ); o il testo del bigliettino, peraltro divertente, scritto dal figliolo di Livia Turco al papa` : Dolcissimo, simpatico, grande amico e buono, perche aiuta la mamma quando torna tardi e ogni tanto la porta un po in giro . Dunque, tutto fuori. Dalla gelosia di Oliviero Diliberto al voto di castita` alimentare fatto da Filippo Mancuso (non assaggiare mai Coca-Cola e Nutella), passando per l avversione di Cossiga per certi farmaci che mi avrebbero fatto andare al gabinetto per tutto il giorno . La privacy come un entita` sempre piu` retrattile, provvisoria. A gruppi, ormai, Repertorio aggiornato La Russa, Turco, Mussolini, Sgarbi e Chicco Testa raccontano quando l hanno fatto la prima volta. Sempre in squadra, La Russa, Casini, Meluzzi e Speroni informano o intrattengono la platea sul loro personale record d astinenza sessuale. Come se questo avesse una rilevanza nella vita dei cittadini. E forse magari ce l ha pure, ma per vie molto traverse, al limite secondo i codici misteriosi che regolano le dinamiche tra esibizionisti e guardoni, che si completano e si armonizzano. Pero` , insomma, e` tutto molto complicato. 186Ilteatronedellapolitica V SVILUPPI IMPREVISTI A forza di sentirla nominare, questa immagine, io me la figuro come una bottiglia in bilico su un vassoio portato con una mano sola da un cameriere mezzo ubriaco. Attento che cade! Edifatti tentenna, vacilla, traballa e alla fine si schianta in mille pezzi sul pavimento. FRUTTERO& LUCENTINI, 1998 Se spettacolo ha da essere, che lo sia fino in fondo. Aperto dunque ai rischi, ai fuoriprogramma, agli scherzi della storia, alle inesorabili canzonature che si tirano appresso le rappresentazioni andate a male. In una politica che vive di finzioni, ogni disfunzione e` un dono meraviglioso; cosi` come in un mondo di maschere ogni smascheramento puo` rivelarsi un salutare bagno di realta`. A pari condizioni, il dominio degli spettacoli non e` contro la democrazia. Ma non bisogna mai esagerare, perche la vita sa anche prendersi gioco degli spettacoli. O questa almeno e` la speranza. Papere e gaffe

Oh, mannaggia! Stop! Fermi qui! grida il candidato sindaco di Gallipoli Giuseppe Venneri, di Forza Italia, davanti alla troupe dell Elmo di Scipio che lo sta intervistando tre giorni prima delle elezioni del maggio 2001. Gia` e` brutto accorgersi di aver fatto un errore. Molto di piu` sapere che questo verra` propagato fin dentro le case della gente. Per cui: Potete cancellare? implora il povero candidato del centrodestra strabuzzando gli occhi. Chiedo scusa, cancellate per favore. Mannaggia! ` Che cosa e` successo? E successo che, per un cortocircuito dell inconscio, Venneri ha tragicamente confermato al microfono quel che alcuni sospettavano. La nostra coalizione e` composta per il Comune da Giuseppe Venneri, cioe` dal sottoscritto, e per la Camera dall onorevole Massimo D Alema . Eccotelo la`. Mai lapsus e` apparso piu` evidente e impegnativo. L intervista va in onda cosi`, e lo sgomento dell intervistato la rende per certi versi indimenticabile. Tra le fragilita` della nuova politica c e` dunque anche la rivelazione del subconscio. Nulla di assolutamente nuovo, come al solito: Voce dal sen fuggita / piu` richiamar non vale, / non si trattien lo strale / quando dall arco usci` . Ma se partendo dal Metastasio si arriva a Freud, e` anche vero che proseguendo, lapsus dopo lapsus, si scivola fino a Paperissima. La trasformazione dei politici in attori ha questo di simpatico: che ne enfatizza i malintesi, le sviste, gli inciampi, gli spropositi, le cantonate. Le papere, appunto. Tanto piu` rimarchevoli quanto piu` capaci di smascherare ossessioni recondite, obiettivi inconfessabili, verita` occultate dai trucchi di scena. Il teatrone della politica Un tempo quasi non ci si faceva caso. C erano, e` vero, meno voci da ascoltare e meno volti da osservare. Eppure si sorrideva con indulgenza davanti a Pertini, un leader certo capace di grandissimi slanci, ma che davanti al re di Spagna volle brindare a una grande nazione passata senza spargimenti di sangue dalla dittatura alla Repubblica . Oggi, la caccia agli errori dei personaggi pubblici e` uno sport democratico e anche un genere d intrattenimento. Quando il direttore di Rai Uno, ed ex deputato berlusconiano, Fabrizio Del Noce va a Miss Italia e poi dice ai giornalisti che purtroppo le ragazze ripetevano cose tutte uguali e tutte esterne a quello che e` il concetto del bello attorno a cui ruota Forza Italia , ecco, Del Noce da` vita a un magnifico lapsus che appare al tempo stesso personale, politico e spettacolare. Allo stesso modo quando nel luglio 2001, alla Camera, riferendo sui disordini di Genova, il ministro dell Interno scambia il controllo delle frontiere con il controllo delle fioriere cui effettivamente Berlusconi dedico` enorme attenzione ebbene, l allora ministro Scajola pronuncio` una verita` cosi` potente nella sua inconsapevolezza che l ANSA ci monto` su una graziosa nota. E tuttavia proprio Scajola, piu` seriamente, risulta anche la piu` illustre vittima delle sue stesse parole. Non fatemi parlare , disse appunto il ministro dell Interno sul molo di Limassol a proposito del professor Marco Biagi, ucciso dalle Brigate Rosse. Poi invece parlo` , eccome, pure qualificando il povero Biagi come un rompicoglioni . Quell atroce definizione rompicoglioni rivelava una mentalita` a

dir poco allarmante, una spaventosa concezione del comando. E cosi`, dopo un patetico tira e molla ( Non mi riconosco in quelle parole ), Scajola fu costretto a mollare la poltrona. Mesi e mesi di lavoro per costruire l immagine di politico prudente andati in fumo in pochi secondi. Ma oggi va in questo modo. La mancanza di autocontrollo si rivela la peggior disfunzione autodistruttiva. A pensarci bene, fu qualcosa di piu` di una gaffe. Poche altre parole suonano oggi cosi` ambigue, abusate e onnicompren Sviluppi imprevisti sive. La gaffe , l ha definita lo scrittore Joe Klein in un articolo dedicato all Italia, e` cio` che accade quando un politico accidentalmente dice la verita` . In teoria la gaffe avrebbe una sua fulmineita` semantica, quasi letteraria: Guardi quella balena in acqua , Scusi, signore, e` mia moglie . Nella vulgata politica italiana, invece, si tende a travestire da gaffe qualunque errore: incidenti diplomatici, ingenuita`, gestacci, deduzioni arbitrarie, scopiazzature di testi, citazioni sbagliate, dichiarazioni a vanvera, traduzioni avventate, sbagli di segretarie. Tutto quanto insomma puo` condurre l uomo politico a una figuraccia. Ma sempre con una specie di indulgenza preliminare dal momento che, dopo la frittata, si potra` dire: e` stata solo una gaffe. Come dire, un peccato veniale. Le gaffe sono quindi diventate la regola, o quasi; fanno parte del discorso politico contemporaneo e anzi per certi versi hanno conquistato il potere. Gaffe e` considerata l uscita estemporanea del ministro Lunardi per il quale con la mafia si poteva anche convivere. Gaffe quella del presidente del Senato Pera che a pochi minuti dal tragico schianto dell aeroplanino sul Pirellone comunica in aula: e` terrorismo. Gaffe quella del sottosegretario berlusconiano Micciche` che durante le prove di uno spettacolo di Luca Ronconi al teatro greco di Siracusa si accorge di un fondale di scena delle Rane su cui Berlusconi e` raffigurato come un tiranno, e pianta li` una storia pazzesca. E addirittura il Cavaliere e` costretto poi a sconfessare lo zelo di Micciche`: Ho letto con rincrescimento che a Siracusa il dramma antico si e` trasformato in una commedia degli equivoci . Gaffe, infine, o semigaffe, e` quella del predecessore di Pera a Palazzo Madama, Nicola Mancino, cui scappa detto un giorno che i Re Magi sono quattro. E non si dara` pace, Mancino, fino a quando, al termine di un approfondita indagine sui testi, quel numero non verra` in qualche modo avvalorato. Ora, si potra` sorridere del quarto Mago, come dell ottavo nano. Eppure resta il fatto che farsi male da solo, per un politico, e` diventato oggi molto piu` facile di quanto si pensi. Il teatrone della politica In parte si tratta di una minacciosa tagliola che il potere stesso ha innescato cercando continuamente quell effettovicinanza con il pubblico che e` tipico di ogni show. Ma e` pure vero che l arena della politica contemporanea e` straordinariamente piu` aperta e accessibile che in passato. Le platee sono enormemente piu` ampie; i soggetti in campo piu` numerosi e interconnessi. Non solo e` maggiore la velocita` del messaggio, ma la sua immediatezza surriscalda oltre ogni limite l atmosfera. Ed ecco il contesto perfetto in cui l immagine sfugge di mano e, zacchete, arriva la gaffe. Morale:

nulla protegge completamente i nuovi potenti dalla natura a doppio taglio della loro stessa visibilita`. Per estremo paradosso, forse, si salva solo chi ne fa troppe, di gaffe, e di continuo. Guarda caso: Berlusconi. Il Cavaliere, ha scritto una volta Giuliano Ferrara, e` un adorabile gaffeur, un gaffeur di rango, un gaffeur filosofo che mette in imbarazzo i sepolcri imbiancati, infilza gli snob e li scandalizza felicemente . Certo, l impressione e` che alcune uscite, come quella sulla superiorita` dell Occidente rispetto al medioevo islamico, se le sarebbe volentieri risparmiate. Se non altro perche poi ha dovuto fare marcia indietro e in qualche modo anche chiedere scusa, in una moschea. Ma quando, in vista della guerra con l Iraq, Berlusconi ha sostenuto che la crisi andava risolta sulla base della risoluzione degli Stati Uniti e intendeva dire delle Nazioni Unite be , la gaffe si e` rivelata un messaggio perfino virtuoso e anticipatorio. In generale, Berlusconi procede per la sua strada con un candore egocentrico che prescinde dalle bizzarrie scappategli di bocca. Tra le sue gaffe straordinarie va annoverata senz altro la piu` sincera disponibilita`, offerta a Bertinotti nel corso di un dibattito televisivo, a incontrare al piu` presto il papa` dei sette fratelli Cervi, Alcide, che era gia` anziano nel 1944. In un arbitraria classifica di gaffe berlusconiane, la piu` popolare e` certo Romolo e Remolo ; la piu` crudele la barzelletta sui malati di AIDS; la piu` velenosa la definizione del delitto D Antona come un regolamento Sviluppi imprevisti di conti all interno della sinistra ; la piu` sintetica, infine, l esortazione con cui il Cavaliere volle salutare la folla al termine di un comizio a Marsala: Forza Marsiglia! La sua specialita` sembra comunque la politica estera. In un vertice con Jospin, che in Francia notoriamente governava con il PCF, il Cavaliere si e`a lungo vantato di aver sconfitto i comunisti. In un altra occasione ha nominato uno Stato che non esiste, l Estuania. Ha inoltre allegramente spadellato la sigla dell OCSE; ha chiamato Superiore , come quello della magistratura, il Consiglio di Sicurezza dell ONU; e nel summit di Pratica di Mare si e` rivolto piu` e piu` volte al segretario della NATO chiamandolo Mister Robinson anziche Robertson. Pur di far sorridere qualcuno si e` capito anche con l episodio delle corna di Caceres Berlusconi non tiene conto per principio di alcuno stile diplomatico. Ne si preoccupa troppo di irritare la Turchia, per esempio, quando dice: Lavora per me un turco che fa l impalatore da sette generazioni . Al vertice FAO di Roma sulla fame nel mondo ha concluso i lavori dicendo: Grazie per essere stati con noi, il pranzo e` pronto, spero che il menu sia totalmente italiano, in questo caso sarete soddisfatti . Berlusconi e` in realta` un grande improvvisatore che si pone al di la` dei suoi stessi strafalcioni, in nome di un calore fin troppo esibito. Davanti al volto interrogativo del bel premier danese Rasmussen, e` stato capace di alludere a una ipotetica love story tra il filosofo Cacciari e Veronica, sua moglie, povera donna . E quando la scenetta e` finita, veniva il dubbio: era anche quella una gaffe, o il suo esatto contrario?

Dal flop al boomerang Un, due, tre, flop. Il piu` gagliardo, il piu` fragoroso e il piu` istruttivo non poteva che avvenire a Napoli, nel dicembre del 1997. Come in un film di Almodo var, l allora sindaco Antonio Bassolino e le altre autorita` si prepararono ad assistere alla benefica esplosione dal terrazzo di una casa popolare, proprio di fronte al mostro di cemento da abbattere: una delle famigerate Vele di Secondigliano. Ore 14 , aveva titolato Il Mattino, comincia il futuro. A colpi di dinamite. Il gran botto, del quale si era meticolosamente comunicato ogni dettaglio tecnico e pirotecnico, avrebbe certificato il fattivo coraggio dell amministrazione, nel quadro del riscatto municipale. Ma l evento era stato anche allestito come uno di quegli spettacoli civili pianificati per costruire il consenso attorno ai politici. Dunque tutti pronti sul terrazzo: sindaco, assessori, giornalisti, Protezione civile, curiosi. E allora: meno tre, due, uno... plof. La decantata deflagrazione cinematica che grazie a microcariche cadenzate avrebbe dovuto spezzare le ginocchia al tristo gigante, si rivelo` una fetecchia , per dirla in lingua locale. Il mostro gigantesco rimase li` in piedi. Bassolino si strinse nelle spalle, con un sorriso. Le Vele poi vennero anche giu`. Un altra volta pero` , senza cerimonie. Ma tra gli effetti collaterali di quella vicenda si stagliava anche per chi avesse occhi la miserabile potenza del flop nella vita pubblica italiana. Era un bell avvertimento per gli strateghi della comunicazione e i creatori di pseudoeventi. Oltre a consigliare prudenza nell uso di esplosioni & emozioni, l infelice bomba-show partenopeo rivelava soprattutto come, in una socie Sviluppi imprevisti ta` sempre piu` condizionata da quel tipo di messinscene, il fallimento, il tonfo, il fiasco si configurano come la piu` adeguata punizione. Una condanna inappellabile decretata dal tribunale dei media con quella parola flop che richiama il rumore di un pneumatico che si sgonfia, o il battito d ali di una farfalletta dispettosa, o di un gufo maligno. Quindi flop, flop, flop. Quanti flop, in politica, negli ultimi anni: l UDR di Cossiga e la Cosa 2, il Parlamento padano e la Bicamerale, il Trifoglio e l Elefantino, il quattro per mille ai partiti e almeno un paio di tornate referendarie. E poi ancora: il Patto Segni, l Italia dei Valori di Di Pietro, l asta dei telefonini UMTS, il ponte sullo stretto di Messina, la Finanziaria blindata , il Bingo sponsorizzato dai DS. Tutto e` ormai a rischio di flop. O meglio: sembra particolarmente a rischio di flop tutto quanto viene strombazzato in modo da riscaldare oltre misura la tensione e suscitare aspettative smodate. Il guaio e` che per sfondare il muro dell indifferenza e` giocoforza esagerare. E quando tutto parte come un lancio pubblicitario, il martellamento e` cosi` forte che a ogni flop si finisce per tirare un sospiro di sollievo. Le pretese velleita` militari italiane, ad esempio, o l acqui` sto di armamenti. E rimasta storica negli annali delle figuracce nazionali la prova di fuoco del carro armato Ariete, nuovo gioiello della tecnologia, presentato con dovizia di dettagli e glorificazioni alle Commissioni Difesa di Camera e Senato, riunite per l occasione in un poligono di tiro. Al

momento cruciale del botto, un po come l esplosione di Bassolino, il cannone fa clic, non funziona, non spara, e cari onorevoli arrivederci e grazie. Per non dire le spedizioni all estero. Quando l inesorabile battage patriottico-promozionale con musiche, parate e servizi televisivi confezionati per esaltare la partenza dei nostri ragazzi , va a scontrarsi con l immaginabile realta`. Che e` quella che conosce chiunque vive in Italia. Nulla di grave, anzi. Di solito i soldati italiani si comportano benissimo, quindi anche con umanita`. Ma dal punto di vista dell organizzazione non Il teatrone della politica c e` mai una volta che fili tutto liscio. Si blocca il portellone del mezzo da sbarco e i bersaglieri restano davanti alle coste del Libano. Oppure va in avaria la nave diretta nel Golfo, con tutti i giornalisti a bordo, e bisogna mandare un altra nave a sostituire il pezzo rotto. Comincia la prima guerra del Golfo e viene spedito laggiu` addirittura un ammiraglio pacifista, che prima ancora di arrivare confessa a Famiglia Cristiana la sua piu` decisa avversione, anche strategica, nei confronti della missione. Volano per la prima volta otto aerei Tornado verso le linee irachene, e solo uno riesce a fare rifornimento in volo, poi viene abbattuto, i due piloti fatti prigionieri (e pestati). Uno non parla, l altro si`, poveraccio, e viene esibito dal nemico in TV. Ma poi, quando tutto e` finito e il tenente Cocciolone si sposa, vende l esclusiva del servizio a un rotocalco. Come se un diavoletto antimilitarista si divertisse a metterci la zampa caprina. Quella stessa che nell aprile del 1997 fa incagliare per un paio di giorni l incrociatore Vittorio Veneto nella rada del porto albanese di Valona. Ingombrante metafora del flop e della sua regola spietata che suggerisce la cautela, il basso profilo, la discrezione. E sempre a proposito di natanti. Si pensi alla superbarca di D Alema (e amici). Anche qui: al diavolo la sobrieta` . Non si poteva semplicemente andare per mare. No: bisogna gareggiare, primeggiare, cambiare l imbarcazione, comprarne una e poi un altra sempre piu` costosa, dotarla delle piu` fantastiche strumentazioni di bordo, arruolare campioni olimpionici durante le regate, farsi fotografare con la maglietta degli sponsor, insomma estenuare la sempre piu` accesa frenesia navigatoria dando luogo a una immagine perfino simbolica, ma anche a una vasta pubblicistica maligna. Perche ormai, dagli e dagli, c e` tutto un nucleo giornalistico che si e` andato specializzando nell occhiuta osservazione del dalemismo marinaro e ne aggiorna meticolosamente le incessanti peripezie: concorsi burleschi su come saranno battezzate le nuove imbarcazioni, sconfitte, Sviluppi imprevisti ` insabbiamenti, squalifiche di gara. E questo, dunque, il prezzo del successo? Bah. Del resto e` difficile stabilire quando l insuccesso si trasfigura in effetto boomerang. Perche le elezioni si possono sempre perdere, ma dopo che Emilio Fede ha messo le bandierine della vittoria sulla cartina geografica, perdere e` peggio. E anche qui vale forse la pena di segnalare che piu` si perfezionano le rappresentazioni del potere, piu` dilagano i moduli dello spot e dell intrattenimento, e piu` aumenta il rischio

di figuracce all altezza dei tempi. Rimarchevole da questo punto di vista la scenetta berlusconiana dell inaugurazione dell acquedotto di Scillato, in Sicilia. Quarantasei giorni di lavoro per alleviare la conclamata emergenza idrica di Palermo sarebbero in effetti un tempo record, tale da costruirci su un evento mediatico e lanciare un messaggio di efficienza. E infatti: costume blu da operaio , walkie-talkie in mano e sorrisone d ordinanza, davanti a una folla di sindaci e amministratori adoranti e a un congruo numero di giornalisti, fotografi e cameraman, il presidente Berlusconi ha l idea di mettersi in contatto con il lavoratore incaricato di avviare l impianto. Da uomo di spettacolo, ricetrasmittente in mano, il Cavaliere lo chiama per nome e fa anche finta di protestare sulla quantita` di acqua. Ne vorrebbe di piu`. Quindi: Bene, Ugo, accenda tutte le pompe, siamo nelle sue mani . E vai. Alle 17.55 , annoto` il Giornale, lo scroscio d acqua e` stato accolto da un applauso. Era sabato 21 settembre 2002: martedi` 25 la condotta di Scillato va inesorabilmente in tilt. Occorre intendersi. Disavventure cosi` ne sono sempre accadute. Tra le leggende della Prima Repubblica si tramanda di un potente capo doroteo abruzzese che, chiamato a colpire la prima palletta all inaugurazione di un campo da tennis, ando` clamorosamente a vuoto, slogandosi una spalla. E tuttavia e` soprattutto in questo tempo di esibizionismi che le grandi operazioni di visibilita` possono prendere una piega Il teatrone della politica imprevedibile e ritorcersi, sperabilmente, nel piu` spettacolare autolesionismo. Indimenticabile, da questo punto di vista, oltre che oggetto di uno studio del professor Federico Boni sulla rivista Comunicazione politica a proposito dei processi di dissacrazione, e` da ritenersi l incidente occorso al sito Internet della Presidenza del Consiglio nel dicembre del 2001. Dopo aver condensato l azione del governo nello slogan berlusconiano delle 3 I Impresa, Inglese, Internet la versione inglese del sito on line di Palazzo Chigi, affidata a un traduttore automatico, risultava di straordinaria comicita`. Gli svarioni piu` gustosi si trovavano nelle biografie dei ministri. Il portavoce di Berlusconi Paolo Bonaiuti, ad esempio, era presentato come megaphone of the President, neanche fosse un altoparlante. Il maestro del ministro Buttiglione, il professor Augusto Del Noce, diventava August Of The Walnut. Del titolare dell Innovazione Lucio Stanca si sottolineava il ruolo di amministratore dell universita` milanese Mouthfuls, che gastronomicamente sta a indicare bocconi . Alla Moratti veniva negato addirittura il genere femminile. Nonostante Donna Letizia fosse divenuta neutra, o neutro, come un qualsiasi utensile, it has two sons, ha due figli, informava il sito. Il ministro dell Ambiente Matteoli, d altra parte, veniva indicato come minister of the Atmosphere, con il che il maldestro traduttore induceva il lettore anglosassone a ritenere che l incolpevole Matteoli avesse la funzione di preparare le luci, accendere il fuoco nel caminetto e mettere su un bel disco, un po come nell antico Carosello della Vecchia Romagna Etichetta Nera, il brandy che crea un atmosfera . Non tutti i real political show, in effetti, riescono con il buco. Quando era sindaco leghista di Milano, e come tale severo

censore dei comportamenti degli immigrati, Marco Formentini penso` bene di partecipare alle esequie di una anziana signora morta d infarto dopo aver patito un furto da parte di un extracomunitario. Ma per un caso di omoni Sviluppi imprevisti mia sbaglio` funerale. I parenti se lo videro arrivare in chiesa, con la faccia di circostanza e un codazzo assolutamente sospetto: fu una scena straordinaria, un autentica barzelletta nera. Boomerang. Autogol. Avvitamenti. Slittamenti. La politica odierna ne offre diversi, a chi abbia occhi per vederli. L onorevole Buontempo, per esempio, candidato vicesindaco di Roma, si fa fare un poster elettorale (PERIFERIA CUORE DI ROMA) dove c e` lui, vero , in camicia, che parla con una donna, verissima , sulla sedia a rotelle. Ma appena vede il manifesto sui muri Brunilde, cosi` si chiama la signora, insorge: Vergogna! Io voto per Rutelli . Oppure, sempre in tema di poster, quello che reclamizzava la Festa della famiglia del Partito Popolare. Immagine classica: papa`, mamma e due bimbi, abbracciati. Ebbene (e male), la foto era di qualche anno prima, e nel frattempo la famigliola s era sfasciata. Separazione tostissima anche se, uscito il manifesto, papa` e mamma si trovarono d accordo nel chiedere centocinquanta milioni di risarcimento al PPI. E ancora. L equipaggio di Goletta verde controlla la purezza delle acque, ma abbandona i propri rifiuti per strada, a Stintino. Glieli riportano gli abitanti in motoscafo. La Camera dei deputati apre la propria aula ai giovani, per un evento di immaginabile retorica. Il giorno dopo l onorevole Rizzi scopre che gli e` stato svuotato il cassetto, e anche quello di altri colleghi . Alcuni esponenti leghisti partecipano alla corsa automobilistica Fun Cup di Monza. Attrezzano la macchina, gli dipingono sopra il sole delle Alpi e dopo qualche giro l auto comincia a tossire, a sbuffare e infine si blocca. In qualche modo a conferma che il boomerang colpisce chi, nel suo orgoglio autopromozionale, non ne ha previsto il flop. Agguati da lontano A essere un po spericolati, l inizio della Seconda Repubblica si potrebbe far risalire al giorno in cui Pier Ferdinando Casini, allora giovane e promettente leader del Centro Cristiano Democratico, apparve nudo su Eva tremila. Era il luglio del 1995 e, con l orgoglio ancestrale dell amazzone che aveva infilzato la preda grossa, quel rotocalco femminile annuncio` in copertina: Casini ci mostra l onorevole popo`e altro . Era quell altro , in verita`, che sanzionava il gran colpo. E il successo dell imboscata. Le foto apparivano piuttosto nitide, niente lasciava pensare a un fotomontaggio: erano le classiche immagini da teleobiettivo. Casini offriva integralmente se stesso. O meglio, poveretto: mentre si spogliava, o si rivestiva non fa molta differenza c era qualcuno, presumibilmente nascosto in una barca nei paraggi, che gli aveva scattato delle foto che qui, con temeraria valutazione, si riterrebbero addirittura espressive di un passaggio storico. La vittima dell agguato, quel giorno, era al Parlamento europeo. Nel quartier generale del CCD, cortesemente rassegnata, la fedele signora Delogu, segreteria di Casini, promise

ai giornalisti l arrivo imminente di una dichiarazione. Eccola: Ho visto per fax qui a Strasburgo alcune fotografie pubblicate da un settimanale che mi ritraggono mentre in una barca di conoscenti mi cambio il costume. Confesso che, come milioni di italiani, quando ho il costume bagnato sono abituato a cambiarmelo. Non so cosa abbia a che fare col fatto che sono cattolico e guido un partito. Se ne occuperanno i miei legali. Ma il problema e` un altro: questo giornalismo, ammesso che di giornalismo si tratti, non Sviluppi imprevisti ha perso solo il senso del pudore, ma anche quello del ridicolo . Almeno su un punto la questione cattolica Casini aveva ragione. Nel pubblicare le foto, Eva tremila non si era infatti risparmiata una specie di reprimenda moraleggiante nella sua ipocrisia: Non possiamo che chiederci perche il cattolico Casini , aveva commentato con tanto di pluralis majestatis, invece di scendere in cabina dove avrebbe potuto spogliarsi in tutta riservatezza, abbia preferito fare il moderno e denudarsi su una barca che ci e` parsa un po affollata per un simile sfoggio . E tuttavia, a pensarci bene, c erano in quel servizio diversi altri e piu` importanti elementi di novita`. Era il primo nudo maschile della politica italiana. Non sgradevole, oltretutto, ne grottesco. Un nudo che, con il senno di poi, non avrebbe impedito a Casini di assurgere in seguito a decisive cariche istituzionali. A loro modo, quelle immagini rubate documentavano inoltre la definitiva secolarizzazione dello stile democristiano. Mare, yacht, belle donne in topless, creme, occhiali da sole e abbronzature erano una cornice assolutamente inconcepibile per la precedente generazione di capi dello scudo crociato, personaggi eminentemente terragni, di solito amanti dell agricoltura e in ogni caso del tutto alieni dagli svaghi marinari, con relative e impudiche esibizioni di carne. Ma quelle foto indicavano anche da dove sarebbe venuta una nuova minaccia. Per andare all attacco dei politici, oggi, basta rimanere fermi e disporre di una macchina fotografica con un potente ` teleobiettivo. E la potenza riproducibile dello sguardo, l arma proibita, il nuovo potere della delazione ottica. C entra ancora una volta lo spettacolo. Nell odierno tele-assalto ai politici non c e` nulla che abbia a che fare con una qualsiasi ` cultura antagonistica. E una inedita ideologia guardona, piuttosto, che si sta affermando a spese del potere. Un contropotere impiccione che trova i suoi moduli piu` riusciti in quei rotocalchi femminili che un tempo si sfogliavano dal Il teatrone della politica parrucchiere e ora, necessariamente, anche in altri luoghi piu` rinomati: redazioni politiche, sedi di partiti, agenzie di comunicazione, universita`, forse anche questure. Sono giornali che certamente hanno incamerato l antica lezione scandalistica del Borghese, dello Specchio di Giorgio Nelson Page, di Abc: mostrare e al tempo stesso condannare. Ma le fantastiche didascalie di Novella 2000, Eva tremila, Chi e Vip non sono mai aggressive. Prevale

la leggerezza, l ironia, il disincanto. Al massimo sono testi allusivi che esprimono una finta e allegra meraviglia, un po come Greggio e Iacchetti quando presentano e illustrano i servizi di Striscia la notizia. O come la prosa del gossip elettronico di Dagospia: non a caso il suo fondatore, Roberto D Agostino, ha studiato a lungo Il peggio di Novella 2000, come si intitolava un suo libro pubblicato insieme con Renzo Arbore nel lontano 1987. La questione interessante e` che, vivendo di immagini, per certi versi questi rotocalchi hanno anticipato i tempi e, incarnandone a loro modo lo spirito, hanno finito per esercitare una qualche egemonia. Puo` non piacere e si puo` sempre far finta di niente, ma sembra proprio cosi`. I giornalisti lo sanno benissimo. E i politici pure. Per cui stanno bene attenti a come si comportano: dovunque si trovino, per prima cosa cercano di capire se ci sono fotografi in giro; evitano di stiracchiarsi o addormentarsi nelle cerimonie e ai convegni; vivono nell angoscia di essere beccati con le dita nel naso. Anche su questa storia delle dita nel naso Casini ha avuto i suoi crucci. L occhiuta Novella 2000 ha pubblicato una sequenza di foto in spiaggia, si vedeva lui mentre parla al telefonino. Commento: Peccato che nella foga della conversazione Pier Ferdinando dimentichi il bon ton e inizi a ispezionare le narici . Dimostrare che i politici cedono a questo impulso e` fondamentale. Bossi, che lo sa, ne e` ossessionato. Di Pietro ha posto la questione presentando il suo libro alla stampa estera: I fotografi scattano ogni volta che mi tocco il naso . Una volta arrivato a Palazzo Chigi, D Alema cerco` di disciplinare, secondo logiche di autotutela, il lavoro Sviluppi imprevisti dei fotoreporter che gli stavano sempre addosso. E insomma, se il termine egemonia non piace, Novella 2000, Eva tremila, Chi e quanti in TV o nella rete maneggiano l incandescente materiale del gossip finiscono comunque per svolgere una funzione di sorveglianza o di etichetta. Il che, nella societa` del telecomando, non e` poca cosa. Un tempo le foto imbarazzanti finivano nei fascicoli dei servizi segreti. C e` una turpe casistica al riguardo, e una sterminata leggenda di immagini, piu` o meno compromettenti. Bene: a trentacinque anni dalla scoperta delle schedature del SIFAR, si e` venuto a creare un circuito d intrattenimento nel quale la vita dei politici e` seguita e illustrata con la stessa spasmodica cura che si riserva ai divi del cinema, agli eroi dello sport e ai personaggi della televisione. Un sistema a sua volta integrato sul piano della comunicazione istantanea, per cui, se Chi becca l ex ministro Giovanna Melandri con il musicista Nicola Piovani, le loro foto appaiono in tempo reale anche su Dagospia (oltre settantacinquemila contatti il giorno della rivelazione ), e da li` rimbalzano sui quotidiani e sugli altri settimanali. Nel mare magno e indistinto dello spettacolo diffuso, la paparazzata e` una variante minatoria, ma anche la prova che si e` dentro , un certificato di appartenenza al mondo dei VIP. Ma questo riconoscimento non solo distorce la realta` , ma ha un costo perche il politico nel mirino dei teleobiettivi perde la sua autonomia. Si ritrova collocato in una rappresentazione nella quale egli non ha potere. Ne puo` ribellarsi piu` di tanto se le sue stesse immagini lo rendono

personaggio. Casini, ad esempio, e` stato a lungo presentato come un essere desiderato e desiderante. Sono anni che non lo mollano. Solo Novella era a bordo , garantisce in un servizio. Si vede il solito yacht (di Azzurra Caltagirone) e i soliti corpi sdraiati al sole. La didascalia esulta: Che spettacolo, ragazzi! Casini cosi` abbandonato e orizzontale non lo si era davvero mai visto. Rilassato (ma non addormentato) l onoIl teatrone della politica revole sembra dire: Azzurra, fai di me quello che vuoi! E lei non se lo fa certo ripetere due volte: a furia di baci e carezze l ha proprio steso . Altra pagina: A forza di guardare la sottile linea dove cielo e mare si baciano, al leader del CCD e` venuto un pensierino: andare ad accarezzare, a occhi chiusi e dita leggere, le linee di confine tra stoffa e pelle ` della sua compagna . E una messa in scena del comportamento intimo che non si ferma davanti a nulla e spesso va oltre la realta`. In un servizio c e` lei con le mani tra i capelli di lui. Ha tutta l aria di essere una carezza. Ma la didascalia, anche un po didattica, va a parare sul primordiale: Il grattino (insieme alla strizzatina del punto nero) e` il piu` classico gesto d affetto tra fidanzati, sintomo di intima contiguita`. E Pier Ferdinando Casini intimo e contiguo di Azzurra Caltagirone lo e`, tanto da lasciarsi piluccare il cranio sale e pepe senza opporre resistenza . Nel giugno del 1998 venne pizzicato anche Berlusconi. A differenza di Casini, non risultava esattamente un sirenetto . La pancia gli fuoriusciva da una camicia azzurrina, a maniche lunghe, che il sadismo estivo dei predatori di immagini rivelava sbottonata fin sotto l ombelico. Una vera stiva di ciccia , esagerarono i giornalisti di Novella 2000. Ma tant e`. Del tutto ignaro di essere sotto osservazione, per una volta il Cavaliere appariva in realta` molto umano, incongruo con i calzoni lunghi da citta` e i piedi nudi sulla tolda della sua barca. In piu` si grattava con una mano pericolosamente prossima all ascella. Faceva insomma pure lui quel che fanno tutti. Ma che Berlusconi era supposto non fare. Mai, anche a costo di prescrivere il ritiro dal mercato di tutte le istantanee che potessero danneggiarlo. Con Roberto Formigoni, del resto, un bell uomo molto cattolico che in passato aveva anche dato conto del suo voto di castita` , la paparazzata rischio` addirittura di farsi avvincente. Clamorosa esclusiva. Il presidente della Lombardia sorpreso in dolce compagnia. C era anche la rima. Immagini sgranate, esterno notte. Dopo una cenetta in un ristorantino Sviluppi imprevisti ` fuori mano si e` lasciato andare a teneri abbracci. Eh, si`. E la prima volta in assoluto , proseguiva la didascalia, che Formigoni viene avvistato tanto appiccicato a una donna. C era anche la sequenza della fuga: Inviperito per i flash del fotografo, si fa dare le chiavi della macchina e tenta di portare via la compagna nel piu` breve tempo possibile . Era solo l inizio di una lunga storia illustrata con le sue attese, le sue crisi. Perche a un certo punto le cose non vanno piu` tanto bene. Ecco lui e la bella bruna al mare, sotto la tettoia di una cabina. Lite, chiaramente. Lei piange, lui impreca. Novella

2000 si schiera. Per lei. E dunque: Guardate in quali condizioni si e` ridotta Emanuela a causa dell indifferenza del suo compagno. La poveretta e` in preda a una vera e propria crisi di disperazione, ma niente smuove il presidente della regione Lombardia. L irritazione per i pianti e le proteste della fidanzata e` tale che lui si china sul tavolino per non ascoltarla piu` . Bertinotti, invece, e` con la moglie. Alle Terme. Titolo: Prodi mi ha messo a 90 gradi . E infatti sembra che urli nella vasca, per il gran calore. Ma poi: Stoico, si ricompone subito, si tappa la bocca e inalbera un aria triste che piu` triste non si puo` . Anche nel caso del leader di Rifondazione Comunista la speranza del rotocalco e` che si possa beccare lo spogliarello. Ma Bertinotti non e` Casini e si cambia il costume sotto un asciugamano. Onore al merito: Eccolo mentre armeggia con l abilita` di un prestigiatore per evitare l effetto stripper. Il momento e` delicato anche perche una bagnante che lo ha prontamente riconosciuto coglie l occasione per spiegargli di persona la sua visione politica . Di Claudio Martelli si coglie la trasformazione esistenziale. Un tempo era ritratto in bermuda rigorosamente lilla: very trendy, very sexy . Con tante, diverse ragazze. Ha di recente confessato Martelli che quelle immagini very sexy le favoriva lui stesso, dopo scandali e vicissitudini giudiziarie, per combattere la cronaca nera . Cioe`: Mi facevo fotografare in bella compagnia per sfida. Come a dire: vedete, esisto, non mi avete distrutto . Ora pero` non e`piu`lo Il teatrone della politica stesso uomo , spiega comprensiva Novella 2000. Il motivo della sua tranquillita` sono la moglie e il figlio Brenno, di cinque mesi. Segue servizio, in spiaggia: Ecco Claudio e Camilla che si scambiano effusioni sotto il sole, come una coppia qualunquee felice . Notare il fascino di quel qualunque . A volte, come ai tempi della Dolce Vita ci scappa pure la ` scazzottata. E Brambilla, il marito della Pivetti, che insorge contro i fotografi sotto casa, il volto stravolto, gli occhi lampeggianti, la mano destra alzata e una bambina tenuta con la sinistra. Un agente di scorta, secondo la didascalia, risolve la situazione che si sta facendo pericolosamente incandescente . In una foto si vede anche uno dei due fotografi: l altro, secondo i codici sperimentati fin dai tempi gloriosi di via Veneto, scatta, scatta, scatta. Avra` poco piu` di vent anni. Ebbene: al fotografo, a Brambilla, alla Pivetti, ai loro bambini, all agente di scorta, ai giornalisti di Novella 2000 e naturalmente anche a chi scrive queste note si vorrebbe qui dedicare un incoraggiamento a non prendere tutto troppo sul serio. Uno sforzo di rassegnata serenita` che a Roma si esprime nel motto: Che s ha da fa pe campa . Un pesce di nome beffa Per vedere di nascosto l effetto che fa. I migliori scherzi si fanno in effetti di nascosto. Anch essi rientrano nella politica con altri mezzi: burle e provocazioni come missili intelligenti per illuminare un atmosfera e ridicolizzare il nemico. Quando Umberto Bossi, in campagna elettorale, chiamo`

il sindaco di Milano Albertina , ecco, gia` questo poteva sembrare uno scherzo. Greve. Ma poi le cose cambiano e i due, ritrovatisi alleati, dovettero considerare l opportunita` di fare pace. Era Bossi a doversi scusare. Ma nel gennaio del 2001 Albertini lo anticipo` rivelando ai giornalisti di avergli sottoposto la seguente dichiarazione, completa di punti esclamativi: Sono molto spiacente e mi scuso senza riserve! Le offro una completa e assoluta ritrattazione! L allusione alla sua presunta omosessualita` era del tutto priva di fondamento, anzi, erano dichiarazioni inconsistenti, anche sotto il profilo di una qualunque labile parvenza di realta`! ` E stato tutto motivato dalla mia malizia, in nessun modo giustificabile dalle circostanze di una competizione elettorale in corso, e mi addolora che qualche commento possa aver arrecato danni morali a lei o alla sua famiglia. Qui giuro di non ripetere tali offese ne ora ne in futuro . Bossi, che doveva firmare quel testo, prima rimase interdetto, bofonchiando: Ma va . Poi la butto` in politica, e sull orgoglio personale. Infine dovette affrontare i giornalisti: Me le scrivo da solo le lettere, non ho bisogno di suggeritori . A quel punto pero` toccava comunque a lui di rispondere. Ma mentre il senatu`r meditava sul da farsi, di nuovo Albertini lo precedette. Con un sobrio comunicato annuncio` che quella stramba missiva di scuse che stava ter Il teatrone della politica remotando i rapporti fra l amministrazione municipale e la Lega era la trascrizione letterale di un brano del film comico inglese Un pesce di nome Wanda. Per l esattezza era quello in cui un energumeno obbligava un avvocato a ripetere parola per parola quella dichiarazione di scuse, tenendolo per i piedi a testa in giu` da una finestra. L astuto Bossi aveva abboccato. E chi abbocca, perde. E ancora di piu` se e` pure lui uno scherzomane. C e` una catena di beffe leghiste. Qualche anno prima del pesce di Albertini, per la precisione nell agosto del 1995, sull Indipendente era uscito un testo firmato El Cid Campeador, ma attribuito a Bossi. Il titolo era: Ecco quando la violenza e` giusta . Naturalmente vi si trovavano elencati diversi casi di violenza giusta, cosi` tanti da suscitare lo scandalo degli avversari di Bossi. Ma anche e questo forse non era stato calcolato l esaltazione dei suoi fedelissimi. Il Nord deve alzare la testa , incalzava di buon mattino l onorevole Borghezio, mentre la giornalista padana Simonetta Faverio all ora di pranzo dava fondo a un ispiratissima prosa: Cavalca libero, o Cid, perche finche galoppi esiste la possibilita` che qualcosa cambi . Pero` non era ne il Cid, ne Bossi, ma un collage di frasi di Gandhi. Ancora prima uno scritto apocrifo del professor Gianfranco Miglio era stato fatto pervenire al settimanale satirico Cuore, che aveva abboccato. Era un brano cosi` violentemente separatista che la Lega fu additata al pubblico ludibrio. Poi invece venne fuori che era un vecchio testo di Lenin: La rivoluzione socialista e il diritto delle nazioni all autodecisione (1916). ` E chiaro: con le provocazioni si fa cucu` nel campo dei destinatari. Capostipite degli scherzi politici a base di testi scambiati e` da considerarsi il deputato missino Beppe Niccolai.

Questi, nei primi anni Ottanta, riusci` a far approvare alla direzione nazionale dell MSI una risoluzione di politica estera votata all unanimita` dal Comitato centrale del PCI. A sinistra anche se la definizione suona qui un po impropria il modello strategico insuperabile restano invece i falsi del Sviluppi imprevisti Male. In particolare l arresto con foto di Ugo Tognazzi, capo delle Brigate Rosse . Sia nell uno sia nell altro caso questi scherzi ebbero si` un certo successo, ma ritenuto goliardico. Ecco: buttarla a ridere appare oggi non solo legittimo, ma anche politicamente efficace. In compenso non esistono piu` scherzi di destra e di sinistra. Anzi, le burle meglio riuscite sembrerebbero proprio quelle spensieratamente apolitiche, con mandanti che restano nell ombra. Nel dicembre del 1996, in piena Tangentopoli e in totale sindrome da Repubblica giudiziaria , vennero spediti trenta finti inviti a comparire davanti alla Procura della Repubblica di Firenze, la citta` di Amici miei. Sulle buste c erano bolli, timbri, numeri di protocollo, firme del procuratore Vigna. In caso di non ottemperanza alla suddetta convocazione , poterono leggere atterriti trenta notabili fiorentini, amministratori, banchieri trovatisi di li` a poco negli uffici della Procura, la S.V. verra` condotta innanzi a questa Autorita` Giudiziaria con l ausilio della forza pubblica . Piu` o meno allo stesso modo interi pezzi di cittadinanza, dalle parti di Ornago e poi anche a Diano Marina, vennero invitati a fare le analisi delle urine dopo la denuncia di epidemie del tutto inesistenti. A Moncalieri, sempre negli ultimi anni, uscirono dei bandi che obbligavano gli anziani a farsi cremare, con tanto di richiami normativi e raccomandazioni a non bere alcolici prima delle operazioni d incenerimento . La proliferazione di polverine di ogni genere messe in busta, ai tempi dell antrace, con mittente rigorosamente in arabo, e spedite a Ciampi, a Scalfaro e a Cirino Pomicino, conferma d altra parte l esistenza o la resistenza di un Italia incivile, anarcoide, pagliaccesca e politicamente scorretta, ma proprio per questo capace di giocare a nascondino con la comunicazione. Cretini delinquenti , qualifico` l allora ministro dell Interno Scajola i militi ignoti del procurato allarme, le centinaia di imbustatori di gesso, farina, naftalina, detersivo, borotalco, bicarbonato e anche sale per curare l acne. Tra loro, anche un vicequestore. Cretini, certo. E tuttavia, sul piano della genuinita` e della resa, il dubbio e` Il teatrone della politica che le loro trovate siano da preferirsi alle scenette fatte recitare spesso pure male ai politici a Scherzi a parte. Formigoni che salva il naufrago, Pannella che protegge l extracomunitario dal tassista cattivo. Ma per favore. Il punto di novita`, semmai, e` che grazie anche a trasmissioni come Scherzi a parte si e` enormemente dilatato lo spazio tra vero e falso. E in mezzo, nel mezzo della vita pubblica italiana, c e` davvero un sacco di roba equivoca: true lies per lo piu`, bugie vere, false verita`, disguidi, omonimie, ambiguita`, doppie versioni, errori tecnici e di traduzione, smentite che non smentiscono, giochi di prestigio per stornare l attenzione da qualcosa e concentrarla su qualcos altro. Ai tempi della battaglia parlamentare contro la legge sul legittimo sospetto, Nando Dalla Chiesa ha presentato un disegno

di legge che esclude l applicazione del codice penale a Berlusconi e ad altre dieci persone da lui indicate. Alle elezioni del 1996, in polemica con la Lista Dini, i radicali hanno presentato un certo signor Dini Mariano detto Lamberto. A Moby Dick Michele Santoro ha intervistato al telefono l imitatore di Antonio Di Pietro facendogli recitare cose scritte e dette dal vero Di Pietro; e in una puntata di Sciuscia` sono andate in onda le voci di due attori che interpretavano il testo di un intercettazione telefonica tra Berlusconi e Dell Utri, dopo un attentato di tanti anni fa ad Arcore, con le foto dei veri protagonisti. Cosi` profonda l erosione della realta` da meritarsi la nascita, l affermazione e poi anche il successo, negli anni Novanta, di Luther Blisset: cioe` di un identita` collettiva presente soprattutto on line, dietro cui si nascondevano autori di finte notizie diffuse allo scopo di mettere a nudo la creduloneria dei media. Nel piccolo campionario di balle: artisti inesistenti scomparsi e segnalati a Chi l ha visto?, filmati fasulli di messe nere debitamente ripresi da quotidiani e TV, un immaginario ricovero di Naomi Campbell in una clinica di Bologna (per cellulite) e la prima mostra di uno scimpanze alla Biennale di Venezia. Un trionfo di finzioni. E sulla sfondo una valanga di Sviluppi imprevisti corvi , pataccari, anonimi, pseudonimi, apocrifi. Il finto Camilleri sul Corriere della Sera, il finto Geminello Alvi sul Foglio. A un certo punto e` spuntato fuori anche un finto Vespa che imitandone la voce invitava in trasmissione alte cariche dello Stato, diplomatici, personaggi dello spettacolo. E poi la finta lite tra l onorevole Paolo Cento e l onorevole Domenico Gramazio organizzata dalle Iene. I finti sondaggi a Cittadella, in Veneto, sotto elezioni: svegliavano la gente nel cuore della notte: Scusi, sono un operatore CIRM e la chiamo per un sondaggio commissionato dal sindaco Bitonci... Ma va in mona! rispondeva l ottanta per cento. E finti francobolli di Mani Pulite, finti semi di canapa distribuiti per la strada, finti golpe, finti diari di Veronica Lario, finti giornali internazionali citati da Dario Fo (Luzerner Nevste Nachtristen, Vaduzer Tayblott), finti dossier dei servizi segreti, finto arresto di Iva Zanicchi annunciato da Emilio Fede al Tg4, finti bellimbusti, e squillo, e scambisti, e fidanzate sposate, e suocere ingravidate, e lacrime di gente varia pagata per piangere in TV. Insomma: bufala selvaggia. A tutti i livelli, in tutte le sedi. A Montecitorio c e` un deputato popolare, Giuseppe Niedda, che per settimane ha telefonato a Gustavo Selva fingendosi l attache del partito repubblicano statunitense, Nick Caruso, che parla con un acceso dialetto italoamericano, ma non esiste proprio. Poi Niedda ha cambiato personaggio e si e` messo a perseguitare altri colleghi improvvisandosi petulante giornalista del Pais. E come cambiano, anche gli scherzi. A suo tempo si arruolavano prostitute da spedire nelle camere d albergo di morigeratissimi onorevoli democristiani; qualche tempo fa alcuni leghisti hanno spedito il loro compagno Erminio Boso in Vaticano, con l abito buono, con in mano una finta convocazione. Comunque c e` poco da scherzare, con i deputati. Ogni tanto qualcuno si finge onorevole e va avanti per un bel po . Nell estate del 2001, a Ischia, furoreggiava un certo onorevole

Buonuomo. Oltre all auto, all autista, al lampeggiante e all agognatissima paletta, disponeva di un finto portaborse. Si Il teatrone della politica faceva pagare i favori: impieghi, trasferimenti, ricongiungimenti. Meno di un mese e` durato il millantato credito di un giovanotto di Milano che, nel marzo del 2002, si e` finto europarlamentare e ha visitato con tutti gli onori la Borsa del Turismo. Pero` poi voleva anche la scorta, si e` recato in Questura e qui l hanno smascherato. Di quest ultimo si e` saputo anche il partito: Forza Italia. Due parlamentari posticci in appena sette mesi fanno riflettere. E anche di piu` se si considera che in una radio privata di Roma l attore Mariano D Angelo ha dato vita al personaggio di un onorevole che contatta per telefono diversi servizi richiedendo il possibile e l impossibile. E talvolta lo ottiene. Sono l onorevole Ettore Maria Palmisano del gruppo misto dei DDD , esordiva D Angelo con voce posata e lieve accento pugliese. Palmisano ha fatto aggiustare semafori, ha promesso l acqua a Caltanissetta in cambio di voti. Ma il suo vero capolavoro e` stato telefonare a Ferragosto in un ospedale della capitale ottenendo la possibilita` di parcheggiare li` una sua parente di novantaquattro anni, ` in perfette condizioni di salute. E incredibile , ha commentato poi l attore, ripetevo che la signora stava bene, ma che volevo sbolognarla perche dovevo andare in vacanza. E dall altra parte mi rassicuravano che in un modo o nell altro mi avrebbero trovato il modo di ricoverarla. Si sono rifatti vivi anche gli impostori. Nel 1996 un finto frate si e` messo al fianco dell allora presidente della Repubblica Scalfaro accompagnandolo nella visita di una basilica a Napoli. In giro si registra un abbondanza di parenti fasulli. La piu` strenua ed esaltante ricerca ha consentito di individuare diversi finti familiari di Andreotti, una finta figlia di Ciampi, un finto figlio di De Lorenzo, una finta moglie dell ex direttore generale della RAI Pierluigi Celli, un finto nipote di Buttiglione e un altro dell ex presidente della Toscana Vannino Chiti. Un finto figlio di Berlusconi si segnalo` in Francia, ai tempi della Cinq. Anche li` era una storia di quattrini e TV. A misteriosa riprova che ogni piccolo raggiro puo` svelare l essenza della Grande Illusione che poi, forse, sarebbe perfino la Vera Realta`. All armi, siam Fantozzi Forse, oltre al cuoco, al maggiordomo e al preparatore atletico, Berlusconi avrebbe bisogno di un buffone di corte. Come i sovrani di un tempo. Non che manchi la figura del giullare: nell Italia di oggi ce ne sono perfino troppi. Ma quelli che prendono in giro il Cavaliere sono giullari impropri, cioe` pregiudizialmente ostili, sono piuttosto giullari di opposizione. E quindi non gli servono a nulla, anzi magari lo fanno pure incattivire, essendo la satira cosa diversa dal buon umore. La funzione del buffone di corte e` invece eminentemente politica: mantenere il sovrano a contatto con la vita di tutti i giorni; e ricordargli quanto provvisorio sia il potere. Nei suoi rattoppi e sbrendoli indossati al rovescio, con le sue allocuzioni scamuffatee stolide , ha scritto Ele mire Zolla, il giullare e` una specie di guardiano della realta`. Il presidente

Berlusconi ne avrebbe tanto piu` bisogno perche un potere fondato, come quello di oggi, sulle rappresentazioni sconta un notevole deficit di ironia e ancor piu` di autoironia. A questo veniva da pensare osservando una irresistibile sequenza di foto neanche a dirlo rubate con qualche cannone di teleobiettivo nel parco della villa berlusconiana La Certosa, in Costa Smeralda, nell agosto del 2002. Vi si notava il solito gruppo di amici e collaboratori del Cavaliere colti nel momento rituale della corsa rigenerante; Berlusconi come al solito in testa. Ma a un certo punto, nel mezzo dello sforzo, l amico piu` fedele e adorante, Emilio Fede, inciampava e cadeva lungo per terra. Era una foto quasi un icona al tempo stesso drammatica e comica. Fede ha piu` di settant anni. Chi glielo faceva fare di mettersi a Il teatrone della politica correre sotto il sole di agosto, e per giunta con i fotografi in agguato? C era un unica risposta possibile: Fede era li` perche c era il suo leader. Il suo presidente megagalattico. Sulle tribolazioni del jogging berlusconiano c e` tutta un ampia e amena casistica. Nel 2001 venne coinvolto il ministro Tremonti, arrivato bel bello in Costa Smeralda dalle Alpi con le scarpe da trekking. Come dire no alla proposta di una bella corsetta? Era una terribile giornata di scirocco, e il ministro sbuffava, arrancava, con il fiato grosso e le scarpe sbagliate. Per dire il clima, il Corriere della Sera racconto` che solo approfittando di una piccola pausa Tremonti era riuscito a farsi medicare e incerottare un tallone, messo a dura prova dalla scarpinata . Qualcuno aveva fatto pure lo spiritoso sul tallone di Giulio e i punti deboli della Finanziaria. Ma anche altri illustri ospiti, viceministri ed eurodeputati, secondo le voci via via diffuse dai giornalisti messi di guardia al portone della Certosa, erano usciti distrutti dal famigerato jogging del Cavaliere. Pur di stare accanto a Lui. Ed ecco che la caduta di Fede evocava, con la potenza irresistibile delle immagini, quella inconfondibile maschera tragicomica che aveva sostituito Alberto Sordi nella concentrazione delle nevrosi e dei vizi nazionali: Fantozzi. Assolutamente fantozziana, a leggere le cronache, era l intera vacanza alla Certosa. Sveglia prima delle sette. Dieta cosi` ferrea da far definire quel soggiorno la settimana del digiuno . Quindi la scarpinata, come si e` visto, inflitta due volte al di`: La nostra via crucis , si era lasciata sfuggire con un sospiro una delle vittime ospitate nel villone. Tutto intorno, disposti anche sulle colline, uomini della sicurezza e reparti scelti in tuta mimeticae fucili mitragliatori. La sera era prevista una specie di lettura collettiva di brani scelti (da Berlusconi) e recitati a turno dai vari sodali, a voce alta. E per finire la giornata, riferiva sempre il Corriere nell agosto del 2002, Berlusconi faceva ripassare agli ospiti tutte e dodici le canzoni romantiche in napoletano da lui compo Sviluppi imprevisti ste con il chitarrista Apicella, presente alla Certosa, ancorche dispensato dagli allenamenti. Il punto e` che forse, privo di buffone istituzionale, il Cavaliere si riserva il potere di trasformare in Fantozzi molti fra coloro che di solito gli girano attorno. Oppure sono loro stessi ad autofantozzizzarsi , di buon grado. Quelli che ridono

piu` del dovuto quando Berlusconi racconta la barzelletta, ad esempio; oppure gli aspiranti ministri che finiscono sopraffatti dai ritmi di lavoro notturno del capo, e allora volonterosamente collassano e gli devono pure mettere la fle` bo. E probabile che Berlusconi non si renda conto fino in fondo dell effetto di questi siparietti. In un convegno a Torino durante la campagna elettorale amministrativa del 2000 fece alzare il presidente della Regione Enzo Ghigo e l allora responsabile regionale di Forza Italia Roberto Rosso (due rivali, oltretutto) e li invito` a tenere su un tabellone sul quale lui prese a illustrare come suo solito le varie opere pubbliche che sarebbero state realizzate in Piemonte. Il Cavaliere se la prese comoda: parlo` , scherzo` , promise, si dimentico` . E quelli li` in piedi con il tabellone, ridotti al rango di piedistalli umani, muti come ramarri , avrebbe detto Fantozzi. Quando nel gennaio del 1995 Lamberto Dini diede vita al suo governo ponendo alle Finanze il tributarista Augusto Fantozzi, gli onorevoli Gasparri e Mastella approfittarono dell omonimia per liquidare la nuova compagine come il governo Fantozzi . Al riguardo fu dunque sentito il padre della maschera, Paolo Villaggio, che disse: si`, nell Italia di oggi, il suo Fantozzi sarebbe stato perfetto . La diagnosi dell attore non era poi cosi` diversa da quella che fin qui si e` cercato di documentare. La politica italiana, sintetizzava Villaggio, era finita sotto il dominio dei tintoni , di quelli cioe` che si tingono i capelli. Questo aveva portato a un alterazione strutturale: Tutto fasullo. Tutto facciata. Tutto sorrisi e chi se ne frega. Il livello culturale e` stato impoverito, per privilegiare apparenza e popolarita`. Una regola imposta dalla televisione . Che lo dicesse pro Il teatrone della politica prio lui, che alla televisione doveva cosi` tanto, e` forse un altro di quei segni che indicano come dentro ogni cosa ci sia anche il suo contrario. O, se si preferisce, il suo antidoto. La democrazia delle immagini confezionate a tavolino, in effetti, la politica delle emozioni carismatiche teleguidate ha questo inconveniente: che a lungo andare vira profeticamente verso il ridicolo. Un po come lo scivolone di Emilio Fede, il rotolamento in basso di un glorioso partito come quello socialista comincio` a manifestarsi a tinte tragicomiche, anch esse molto fantozziane. Al congresso di Bari del 1991 c era un caldo spaventoso sotto la volta rovente della Fiera: Una vera sauna , osservo` Amato, si dimagrisce stando fermi . Craxi fradicio di sudore, il giornalista Gianfranco Piazzesi in bermuda, l infermeria strapiena (svenimenti, tachicardie, cefalee, abbassamenti di pressione), i giornalisti rimbambiti davanti ai ventilatori, i delegati che si aggiravano come zombi con la bottiglia d acqua in mano. Molti di loro, oltretutto, erano stati costretti a dormire su certe navi, al porto. Craxi, leader sempre piu` irraggiungibile, se ne stava in una misteriosa villa, o in uno yacht, entrambi comunque dotati di ogni comfort. A bordo delle navi-albergo, invece, i delegati se la dovevano vedere con un servizio d ordine greco, molto severo. Quasi nessuno dei vigilanti parlava italiano. Il molo era lontanissimo dal congresso. Delle navette si erano perse le tracce. Cosi`, ogni mattina, i craxiani cominciavano la loro lunga marcia sull asfalto che andava liquefacendosi.

Ecco il guaio, o il segreto: superato un certo limite di decoro, le messe in scena del potere fanno ridere senza divertire. Ora e sempre. Faceva ridere il ministro Gianni Prandini che partecipo` alle Mille Miglia delle auto d epoca vestito come Nuvolari, ma con una nutrita scorta al seguito. Oppure Renato Altissimo che se ne ando` a zonzo per l Afghanistan, in barracano, ai tempi della guerra controi sovietici: Camminammo a piedi per dieci giorni nelle valli, dormendo in sacchi a pelo, all addiaccio; mangiando il cibo dei mujahed Sviluppi imprevisti din, e cioe` poco o nulla; bevendo soprattutto te` , si legge nel libro-intervista L avventura della liberta` , a cura di Fabrizio Del Noce. E fa ridere oggi D Alema che, ripreso in un fuori onda, si innervosisce con Claudio Velardi perche prima di un apparizione televisiva gli hanno messo un cuscino sbagliato sotto il sedere. Fa ridere la biografia di Scajola con la foto di lui neonato e il capitolo Una vocazione precoce. Fa ridere il motto scelto dal comitato elettorale femminile di D Antoni: ` E un bell uomoe viene dal mare... E infine ma al peggio come si sa non c e` mai fine fa ridere il fumetto mandato alle stampe a spese del contribuente per sponsorizzare la Convenzione europea e promuovere il ministero per l Europa. Nonno e nipotino raggiungono Bruxelles in treno. E chi ti trovano nello scompartimento? Si`, e` lui, e` proprio lui: il ministro per l Europa Rocco Buttiglione. Il protagonista inaspettato Giunge inattesa, per sua natura, la figura del guastafeste. Per festa s intenderebbe qui, in senso lato, qualsiasi manifestazione politica preconfezionata; e per guastatore chiunque vi si inserisca a sorpresa con l intenzione di rubare la scena ai legittimi proprietari. Di guastafeste ce ne sono ovviamente di varie tipologie. Scalatori di monumenti, ad esempio. Stare alla larga percio` da Luigi Grossi, detto Il Ragno . Nel luglio del 2000 con fune e rampini Il Ragno e` salito su per la facciata di Palazzo Madama, resistendo attaccato su un finestrone fino a quando un cronista della sala stampa del Senato non gli ha prenotato un appuntamento con l ignaro presidente della Commissione Giustizia, l ex ministro dell Agricoltura Michele Pinto. Grossi e` un bancario di Parma che si ritiene ingiustamente licenziato dalla Cassa di Risparmio, i cui uffici ha una volta inondato di cacca di maiale. Questo licenziamento e` la base da cui e` partito per le sue leggendarie imprese, in seguito anche compiute su commissione, cioe` in nome e per conto di persone che a loro volta ritengono di aver subito un torto, e di dover protestare in quel modo. Nel novembre del 1999 si e` appollaiato su un lampione davanti al Quirinale, determinandosia scendere solo dopo un intervento del Procuratore generale della Cassazione. Nel suo curriculum c e` la conquista del Campanile di Giotto a Firenze e della Torre degli Asinelli di Bologna, quest ultima impresa ripetuta con zaino e viveri. Grossi ha quindi scalato la terrazza di San Pietro, il Duomo di Milano e Palazzo Marino. A Mantova si e` autocrocifisso, mentre a Piacenza ha guadagnato la sommita` del gruppo scultoreo equestre del Mochi, nego

Sviluppi imprevisti 219 ziando con le forze dell ordine da un cavallo di bronzo, al fianco di Alessandro Farnese. Nessun politico ma anche nessun attore, nessun artista vorrebbe mai esibirsi mentre Il Ragno procede nelle sue drammatiche acrobazie. Altro pericolo: i lanciatori di uova o di torte. Nel loro caso, il ridicolo che puo` suscitare un bersaglio raggiunto ha il potere di oscurare qualsiasi ufficialita`. Con le uova sono molto bravi e quindi temutissimi gli studenti iraniani dissidenti. Alcuni conoscono anche il segreto per riempirle di vernice rossa, tipo sangue, e la loro potenza di tiro e` quasi sempre eccellente. Se la vide brutta, nel dicembre del 1998, l allora ministro degli Esteri Lamberto Dini, che se ne andava in macchina per Torino con un dignitario persiano. Pure Andreotti fu sul punto di venir beccato da una pioggia di uova normali non iraniane a Venezia, ma al suo solito, sia pure protetto da un ombrello, non fece una piega, anzi disse qualcosa tipo: Le uova fanno bene alla pelle . Con le torte e le bombolette spray si stanno specializzando i no global. Per ora le hanno sperimentate in faccia e nella parte superiore del busto l ex ministro Claudio Burlando, il senatore Marco Boato e il deputato di Forza Italia Fabio Garagnani. Se c e` un fotografo nei pressi e c e` quasi sempre la frittata e` fatta. Terza categoria di disturbatori: i presenzialisti di professione. Rappresentanti di un umanita` bizzarra ed esuberante, non di rado espressione di un malessere individuale e forse anche collettivo, appaiono anche loro in grado di appropriarsi dell evento deviandone il corso originario. Il varesotto Alessandro Cocco, ad esempio, detto lo sconosciuto piu` famoso del mondo , si e` rivelato in grado di avvicinare chiunque: Mi sono innamorato della TVe dei VIP, dichiara con un innocenza che gli fa onore. Mentre il pittore Antonio Viespoli si e` specializzato nelle incursioni sul terreno politico-diplomatico: alla Quadriennale, nel marzo del 1997, ha lungamente intrattenuto l allora capo dello Stato Scalfaro; si e` poi intrufolato alla Conferenza FAO cercando di raggiungere Fidel Castro. Pur con questi precedenti lo si Il teatrone della politica e` visto seduto al tavolo d onore fra i leader che in Campidoglio celebravano i quarant anni del Trattato di Roma. Nella categoria rientrava anche Mario Appignani, conosciuto come Cavallo Pazzo. Scoperto da Pannella (che gli fece la prefazione dell autobiografia Un ragazzo all inferno), con una vita disperata alle spalle, Appignani visse in un turbinio di protagonismo parassitario sempre piu` disturbato: scenate, botte, furti, finte rivelazioni, travestimenti, fughe, compravendita di opere d arte, tifoseria, accattonaggio, malattia. Negli anni Ottanta, rigettato dai pur tolleranti radicali, si appiccico` alla politica politicante. Sempre agitato, ma generoso, stazionava sotto la sede del PSI, nei pressi dello studio del boss della DC romana Vittorio Sbardella (cui aveva promesso un busto in marmo), poi davanti alla casa di Berlusconi, sempre con i suoi dolorosi salti logici e l abbagliante mitomania. Mori` nell aprile del 1996, lasciando un Paese molto piu` simile a lui di quanto potesse immaginare. Ma la scocciatura piu` inconfessabile, per i politici, sono i superfans ingombranti e i persecutori ossessivi. Secondo le misteriose dinamiche del contrappasso, lo spettacolo della

politica ne produce e ne attira a iosa. Come si sara` intuito, l ansia della visibilita` non e` solo dei leader. Ognuno di essi, piuttosto, si puo` dire che abbia i suoi pubblici e privati importuni, non di rado molesti. E tuttavia metterli o anche soltanto lasciarli nelle mani della scorta puo` risultare un grave errore. Di recente e` scappata fuori una vecchietta arzilla che si e` fissata con il ministro dell Economia Tremonti, dice a tutti che e` bellissimo, che e` bravissimo, si documenta, si informa e tende a seguirlo nelle occasioni pubbliche. A Roma e` stata ribattezzata Tremonti . Per qualche tempo Vittorio Sgarbi ha avuto storie niente affatto piacevoli con una signora che si era messa in testa di essere il suo duale , cioe` la parte mancante perche insieme, lei e il critico, potessero ricostituire l Uno. Sotto casa di Berlusconi, al Plebiscito, si addensa spesso una vera e propria corte dei miracoli. Ogni tanto passava una signora, anche lei non giovanissima, so Sviluppi imprevisti stenendo di essere stata sentimentalmente legata, ma ingannata dal Cavaliere che infatti non l ha poi voluta sposare. E fin qui pazienza, ma il guaio e` quando ha cercato di spogliarsi, tra poliziotti, giornalisti, curiosi. Anche Pannella ha avuto a lungo un anti-Pannella, anche lui uomo-sandwich, che lo seguiva dappertutto e poi si metteva da una parte, silenzioso, con il volto di pietra, mentre il leader radicale continuava a fare quel che doveva. Decisamente piu` fastidioso un ammiratore della Pivetti, che l ha perseguitata a lungo mandandole bigliettini, sempre piu` audaci, e capi di biancheria intima. C e` stato anche un processo ed e` stato condannato. Assai diversi fra loro sono dunque i tipi di guastafeste. Quando ci sono troppe telecamere o macchine fotografiche, ci vuole nulla perche un personaggio imprevisto cerchi di prendere il sopravvento attirando l attenzione del pubblico. A quel punto si verifica cio` che gli studiosi definiscono un conflitto per l egemonia cerimoniale . Vale qui la pena di aggiungere che, se il conflitto si risolve a favore del disturbatore, per il politico gli effetti sul piano dell immagine sono tutt altro che trascurabili. Si pensi alla fortuna di quella foto in cui Amintore Fanfani viene preso energicamente per le orecchie da un anziano signore che gli sta dietro. Il tiratore di orecchie, pure democristiano, veniva da Acri e si chiamava Angelo Gallo. In precedenza, a un congresso, aveva sferzato Guido Gonella e Benigno Zaccagnini con una cordicella di morbido panno . Volevo fare come Gesu` quando caccio` dal tempio i farisei prendendoli a nerba` te , spiego` . E ora che i vecchi notabili del partito lascino i vertici della DC ai piu` giovani. Il modo in cui Gallo favoriva questa soluzione era certo discutibile. Ma non e` che poi avesse tutti i torti. Oggi ogni disturbo rischia di essere piu` amplificato. Ma e` proprio sotto il calore dei riflettori che si vede il grande politico: da come reagisce all imprevisto, da quanto si rivela abile a disinnescarlo. Il teatrone della politica Il piu` bravo, famoso e motivato dei guastafeste della Seconda Repubblica e` senz altro Gabriele Paolini, che tutti i telespettatori conoscono come il profeta del condom . Per dare un idea della sua capacita` performativa, basti sapere

che con 18.765 apparizioni in TV e` entrato nel Guinness dei Primati. Ma proprio in ragione di questo suo record la RAI gli ha ultimamente intentato causa, chiedendogli 516.475 euro (un miliardo di vecchie lire) a titolo di danno patrimoniale e altri 258.229 per danno morale. A quel punto il giovanottone occhialuto dai lunghi capelli ha annunciato il proprio ritiro dalle scene. Ma prima di questa scelta sofferta, quante scalette politiche e televisive ha buttato all aria: dal Giro d Italia al Salone del Libro, passando per gli Internazionali di tennis, Miss Italia, le dirette elettorali e il Festival di Sanremo. E quante botte ha preso, Paolini, inseguito, spintonato, a volte massacrato in qualche automobile o angolo buio, lontano dalle telecamere, da carabinieri, agenti di PS, DIGOS, buttafuori, gorilla privati, inservienti televisivi, tifosi inferociti e perfino giornalisti (indimenticabili i calcioni di Paolo Frajese). Ma lui sempre li`, per strada, a consegnare questo benedetto preservativo. A chiunque. In qualsiasi situazione, perfino davanti alla camera ardente allestita al Senato per Giovanni Leone. E scorre nella memoria il serial assurdo della consegna. Franco Marini lo rifiuta: Che me ne faccio? Cossiga dice: Oh no, per carita`, lo dia a qualcuno piu` giovane di me . Fini invece e` bravissimo, lo accetta con garbo ed eleganza. Come Andreotti, che si mette in tasca il pacchettino con sovrana indifferenza, tanto piu` significativa se si considera che Paolini glielo affida di prima mattina, sul sagrato di una chiesa, il giorno in cui e` attesa la sentenza del processo di Palermo. Al contrario D Alema, rigidissimo nel suo diniego, tira dritto: Ce l ho gia` , mormora.E Mastella scoppia di rabbiosa allegria: Ah, sto scass ombrelli! Sempre qua questo! Uno dei piu` grandi e inutili scass ombrelli che abbia mai conosciuto in vita mia! E Mastella, c e` da scommetterci, ne ha davvero conosciuti. Sviluppi imprevisti La politica, per forza, tende a rimuovere gli scass ombrelli . Fugge gli eccentrici, i mattoidi, i ballerini metropolitani che litigano con le scorte dei presidenti della Repubblica; ignora le figure tristi e imperturbabili che si piazzano davanti al Quirinale con cartelloni confusi e corni portafortuna; al massimo ridacchia, la politica, di fronte a quei personaggi malvestiti che gridano, cantano e pregano in ginocchio davanti a Montecitorio. Ce ne sono sempre. Basta avere gli occhi per vederli, di giorno e di notte, come l anonimo imbrattatore che all esplodere di Tangentopoli vagava per la citta` politica sporcando di sterco i portoni delle varie sedi istituzionali. Non si e` mai capito chi era. Vai a sapere perche fanno cosi`, quando esattamente arrivano, quali misteriosi campi magnetici spingono questa gente davanti ai palazzi delle norme e delle istituzioni. Ombre ignote che forse recano qualche messaggio. Dopo tutto non sono mai mancati, ne mai mancheranno, i sacri pazzi, i buffoni selvaggi, i clown dei sogni, le macchiette sublimi che per vie arcane avvicinano gli uomini ai luoghi del potere. Magari anche loro abbattono e spostano in avanti i confini delle interpretazioni possibili, e a volte perfino con effetti di smascheramento, e magari di verita`. 224Ilteatronedellapolitica

Indice dei nomi Adel Smith, 177-178 Afef (Afef Jnifen), 94 Agnelli, Gianni, 96, 161 Albertini, Gabriele, 74, 174, 207-208 Alberto da Giussano, 157 Alemanno, Giovanni, 68 Alletto, Gabriella, 83 Almirante, Assunta, 166 Almirante, Giorgio, 88, 94 Almodo var, Pedro, 194 Altissimo, Renato, 216 Alvi, Geminello, 211 Amato, Giuliano, 25-26, 43, 55, 68, 122, 133, 216 Ambra (Ambra Angiolini), 93 Amendola, Giovanni, 112 Andreotti, Giulio, 23, 28, 32, 47, 86, 137, 153, 168, 182, 212, 219, 222 Andreotti, Rosa, 32 Angiolillo, Maria, 99, 122 Angiolini, Ambra, 93 Anselmi, Gloria (Miss Padania), 95 Anticoli, Livio, 66 Antonioni, Michelangelo, 42 Apicella, Mariano, 50, 90, 215 Arbore, Renzo, 202 Arcuri, Manuela, 94 Ariosto, Stefania, 83 Armstrong, Lance, 70 Azzarone, Vincenzo, 136 Baccini, Francesco, 86 Banfi, Lino, 25 Banotti, Elvira, 177 Barbareschi, Luca, 24 Bardotti, Sergio, 89 Bassolino, Antonio, 136, 194195 Battista, Pierluigi, 82 Battisti, Lucio, 89 Baudo, Pippo, 25, 70 Bauman, Zygmunt, 184 Bellillo, Katia, 29, 94, 109, 132, 177 Bellocchio, Antonio, 86 Bene, Carmelo, 59 Benetton, Alessandro, 46 Benetton, Luciano, 73 Benigni, Roberto, 18-19, 25-26, 34 Benjamin, Jean-Marie, 177 Benzi, Oreste, 170 Berchet, Giovanni, 156 Berlinguer, Enrico, 72, 86, 148 Berlinguer, Giovanni, 48 Berlinguer, Luigi, 183 Berlusconi, Luigi, 38, 40

Berlusconi, Rosa, 50, 128, 183 Berlusconi, Silvio, 15, 17, 23, 25-26, 28, 30-32, 35-42, 4445, 47, 49-50, 53, 58-59, 64 Il teatrone della politica 65, 67, 70, 77-78, 80-83, 87 88, 90-92, 94, 96, 98, 103 104, 110-111, 113, 116-119, 122-123, 127-128, 133-135, 137, 140-141, 146, 149-150, 153-154, 156, 160-161, 163 164, 166, 169-170, 174-175, 179, 183, 190-193, 197-198, 204, 210, 212-215, 220 Bernardini, Rita, 140 Bernini, Gian Lorenzo, 161 Bertinotti, Fausto, 55, 104, 138, 192, 205 Bertucci, Maurizio, 46 Betti, Laura, 27 Biagi, Enzo, 25, 41, 98 Biagi, Marco, 190 Bianco, Enzo, 74, 97 Bianco, Gerardo, 181 Biasini, Oddo, 85 Bindi, Rosy, 33, 166 Biondi, Alfredo, 85, 133 Biscardi, Aldo, 144 Bitonci, Massimo, 211 Blisset, Luther, 210 Boato, Marco, 219 Bolognesi, Marida, 166 Bonaiuti, Paolo, 18, 65, 128, 198 Bondi, Sandro, 28 Bonetti, Massimo, 23 Boni, Federico, 198 Bonino, Emma, 83 Boniver, Margherita, 59 Bono (Paul Hewson), 18 Borghezio, Mario, 208 Borgia, Luana, 96 Boselli, Enrico, 83 Bosetti, Giulio, 24 Boso, Erminio, 58, 136, 211 Bossi, Umberto, 17, 24, 29, 33, 54-60, 65, 68, 73, 83, 95, 100, 104-105, 122-124, 132, 138, 142-143, 153, 156-157, 161, 180, 202, 207-208 Bozzi, Aldo, 87 Brambilla, Alberto, 143-144, 206 Brambilla, Ludovica Maria, 144 Briatore, Flavio, 167 Brilli, Nancy, 94 Bruti Liberati, Edmondo, 22

Buontempo, Teodoro, 83, 105, 133, 199 Burlando, Claudio, 180, 219 Burt, Clarissa, 93 Bush, George W., 31, 35 Buttiglione, Rocco, 55, 89, 100, 133, 165, 198, 212, 217 Buzzanca, Lando, 24 Cacciari, Massimo, 103, 178 179, 193 Calderoli, Roberto, 58 Califano, Franco, 87 Caltagirone, Azzurra, 203-204 Calzolaio, Valerio, 87 Camilleri, Andrea, 211 Campbell, Naomi, 210 Canetti, Elias, 9 Capanna, Mario, 87 Cappato, Marco, 46 Caracciolo, Carlo, 150 Caravaggio (Michelangelo Meri si detto il), 45 Cardia, Gianni, 31-32 Cardinale, Claudia, 94 Carlucci, Milly, 112 Carolina di Monaco, 142 Carreras, Jose, 70 Casarini, Luca, 83 Casini, Pier Ferdinando, 45, 73, Indice dei nomi 227 89, 105, 111, 163, 173, 181, 185, 200-205 Castagnetti, Pierluigi, 83 Castelli, Roberto, 136, 163 Castro, Fidel, 219 Catalano, Mario, 118 Catanoso, Basilio, 105 Cavallo Pazzo (Mario Appignani), 220 Cavour, Camillo Benso conte di, 83 Cazzullo, Aldo, 125 Celentano, Adriano, 25, 89 Celli, Pierluigi, 78, 212 Cento, Paolo, 75, 211 Cervi, Alcide, 192 Cervi, fratelli, 192 Chaplin, Charles (Charlie) Spencer detto Charlot, 83 Chiambretti, Piero, 29 Chiari, Gervasio, 43 Chirac, Jacques, 40 Chiti, Vannino, 212 Chretien, Jean, 175 Ciampi, Carlo Azeglio, 20-21, 136, 140, 150, 159, 209, 212 Ciampi, Franca, 34, 133, 150

Cicciolina (Ilona Staller), 96, 161, 165 Cirami, Melchiorre, 22 Cirino Pomicino, Paolo, 46-47, 209 Citati, Pietro, 54, 57, 60 Clinton, Bill, 100 Cocciolone, Maurizio, 196 Cocco, Alessandro, 219 Cofferati, Sergio, 27-28, 79, 104, 160 Colo` , Licia, 100 Colombo, Daria, 156 Colombo, Emilio, 159 Columbro, Marco, 181 Confalonieri, Fedele, 24, 39, 41, 67 Contin, fratelli, 130 Cordero, Franco, 35, 37 Corrado (Corrado Mantoni), 86 Corrias, Pino, 88-89 Cossiga, Francesco, 33, 48-53, 65, 105, 122, 128, 184, 195, 222 Cossutta, Maura, 78 Costa, Lella, 23 Costanzo, Maurizio, 20, 47, 65, 87, 90, 111, 144, 170 Covelli, Alfredo, 112 Craxi, Bettino, 33, 70, 72, 83, 86, 125, 139, 147, 153, 173, 181, 216 Craxi, Bobo, 33, 86, 155, 163, 181 Craxi, Stefania, 155 Crespi, Luigi, 83 Crowe, Russell, 179 Cucinotta, Maria Grazia, 93 Curzi, Sandro, 87 Cutugno, Toto, 86 D Abbraccio, Milly, 96 D Agostino, Roberto, 51, 202 D Alema, Massimo, 18, 23, 26, 30, 34, 55, 64-65, 67, 77, 79, 84, 87, 90, 100, 104, 122, 133, 136, 138, 147-150, 160, 164-165, 168, 173-175, 180, 183, 189, 196, 202, 217, 222 Dalla Chiesa, Nando, 30, 210 Dalla, Lucio, 89 D Ambrosio, Vito, 46 D Angelo, Gianfranco, 26 D Angelo, Mariano, 212 D Antona, Massimo, 192 Il teatrone della politica D Antoni, Sergio, 25, 69, 89, 122, 178, 217 Debord, Guy, 9 Debray, Regis, 9

De Filippo, Eduardo, 29 De Gasperi, Alcide, 47, 135, 138 De Gregori, Francesco, 86 Dell Utri, Marcello, 22, 42, 67, 210 Del Noce, Augusto, 198 Del Noce, Fabrizio, 73, 87, 190, 217 De Lorenzo, Francesco, 70, 131, 212 De Luca, Annamaria, 183 De Michelis, Gianni, 155, 184 De Mita, Ciriaco, 33, 52, 72, 165 Demy, Valentina, 96 De Rita, Giuseppe, 163 Di Bella, Luigi, 166 Diderot, Denis, 164 Di Giesi, Michele, 85 Diliberto, Oliviero, 26, 88, 136, 184 Dini, Lamberto, 55, 69, 83, 87, 144, 166, 215, 219 Di Pietro, Antonio, 100, 105, 160, 166, 195, 202, 210 Dolce e Gabbana (Domenico Dolce e Stefano Gabbana), 19 Doll, Rossana, 96 Domenici, Leonardo, 46 D Onofrio, Francesco, 69 Dossetti, Giuseppe, 124 Dovi`, Manlio, 33 Duchamp, Marcel, 130 Edelman, Murray, 9 Emanuele Filiberto di Savoia, 46 Falchi, Anna, 92, 94 Falorni, Manuela, 96 Fanfani, Amintore, 47, 221 Fanfani, Maria Pia, 166 Fantozzi, Augusto, 215 Farassino, Gipo, 87 Fassino, Piero, 23, 29, 55, 67, 124, 133 Fava, Claudio, 46 Faverio, Simonetta, 208 Fazio, Fabio, 23 Fede, Emilio, 64, 133, 149, 197, 211, 213-214, 216 Fei, Sandra, 182 Ferilli, Sabrina, 92, 94 Ferrara, Giuliano, 18-19, 44, 149, 192 Ferri, Enrico, 87 Fichi d India (Bruno Arena e Massimiliano Cavallari), 24 Fini, Gianfranco, 55, 64, 68, 73, 77-78, 83, 96, 104-105, 124, 133, 135, 139, 145, 161-162, 166, 168-170, 181, 222 Fini, Massimo, 184 Finocchiaro, Alfio, 173

Fiorello (Rosario Fiore), 23, 3334 Fiori, Giuseppe, 39 Fioroni, Giuseppe, 133 Fitto, Raffaele, 46 Flaiano, Ennio, 76 Flores d Arcais, Paolo, 25 Fo, Dario, 23, 211 Follini, Marco, 182 Folon, Jean-Michel, 129 Formentini, Marco, 183, 198 Formigoni, Roberto, 157, 204205, 210 Fossati, Ivano, 89, 155 Frajese, Paolo, 222 Franco, Pippo, 26 Indice dei nomi 229 Fratini, Gaio, 100, 107 Frattarelli, Emilio, 112 Frattini, Franco, 45, 64, 133 Freccero, Carlo, 184 Freud, Sigmund, 189 Frizzi, Fabrizio, 21, 144 Fumagalli Carulli, Ombretta, 182 Giusti, Marco, 40 Gnocchi, Gene, 19 Gonella, Guido, 221 Gorresio, Vittorio, 138 Gramazio, Domenico, 211 Gramellini, Massimo, 88-89 Grandi, Serena, 94 Grasso, Aldo, 111, 118 Grauso, Nichi, 101 Gaile, Jessica, 95 Greenberg, Stanley, 129, 140 Galan, Giancarlo, 179 Greggio, Ezio, 202 Galliani, Adriano, 67 Grillo, Beppe, 23, 25 Galli della Loggia, Ernesto, 25-Grossi, Luigi, 218 26 Guerritore, Monica, 129 Gallo, Angelo, 221 Gundle, Stephen, 41 Gandhi, Mohandas Karamchand Guzzanti, Corrado, 25, 33 Mahatma, 208 Guzzanti, Sabina, 25, 33, 87, 96, Garagnani, Fabio, 219 149 Gardini, Raul, 161 Gasbarra, Enrico, 46 Hanks, Tom, 83 Gasparotti, Roberto, 36 Hendel, Paolo, 161 Gasparri, Maurizio, 19, 104, Hendrix, Jimi, 65 111, 133, 215 Henger, Eva, 96 Gasperini, Luciano, 130 Hitler, Adolf, 64 Gassman, Vittorio, 23 Gaudlitz, Wolf, 27 Iacchetti, Enzo, 202 Gava, Antonio, 159 Improta, Umberto, 165 Gelmini, Pierino, 101 Gentiloni, Paolo, 129 Jannarilli, Roberto, 139 Gere, Richard, 44 Jannuzzi, Lino, 28 Gheddafi, Muhammar, 51 Jerome, Jerome K., 100 Ghigo, Enzo, 69, 215 Jocelyn (Jocelyn Hattab), 139 Ghirelli, Antonio, 64, 173 Jospin, Lionel, 40, 193 Gialappa s, 24-25 Jotti, Nilde, 83 Gigi e Andrea (Luigi Sammarchi Jovanotti (Lorenzo Cherubini),

e Andrea Roncato), 118 18, 169 Giordano, Luca, 143 Giorgino, Francesco, 46 Klein, Joe, 191 Giotto di Bondone, 218 Koll, Claudia, 22-23, 29 Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla), papa, 112, 164 Lario, Veronica, 42, 50, 193, 211 Il teatrone della politica La Russa, Ignazio, 23, 34, 83, 87, 90, 105, 184-185 La Torre, Nicola, 64 Lattanzio, Vito, 137 Laurito, Marisa, 26 Lauro, Achille, 159, 169 Lauzi, Bruno, 87 Lenin (Vladimir Il ic. Ul janov), 208 Leone, Giovanni, 17, 87, 222 Letta, Gianni, 67, 122 Levi Montalcini, Rita, 129 Liguori, Paolo, 109 Limiti, Paolo, 100, 144 Lionello, Oreste, 32 Little Tony (Antonio Ciacci), 17 Longo, Luigi, 138 Longo, Pietro, 85 Lorenzetti, Ambrogio, 123 Lucci, Enrico, 155 Lunardi, Pietro, 191 Luna Sexy, 96 Luttazzi, Daniele, 25, 98 Luvisotti, Virgilio, 89 Maiolo, Tiziana, 177 Malfatti di Montetretto, France sco, 138 Malfatti, Franco Maria, 68 Maltese, Curzio, 88-89 Malvestiti, Piero, 68 Manca, Enrico, 124 Mancino, Nicola, 191 Manconi, Luigi, 87 Mancuso, Filippo, 184 Manfellotto, Bruno, 150 Mangano, Silvana, 143 Mannino, Calogero, 70 Manzi, Alberto, 134 Manzoni, Alessandro, 38-39 Maravalle, Fabio, 86 Marchini, Alfio, 46, 100 Marchio, Michele, 145 Marcore`, Neri, 19, 33 Maria Jose di Savoia, regina d Italia, 163 Marini, Franco, 88, 100, 222 Marini, Valeria, 92, 94 Maroni, Bobo (Roberto), 11, 24, 58, 135 Martelli, Claudio, 29, 73, 155, 205-206

Martinez, Alessandra, 92 Martini, Fabio, 77-78 Martini, Fulvio, 133 Martino, Antonio, 137 Massaro, Jessica, 95 Mastella, Clemente, 101, 121, 182, 215, 222 Mastropietro, Gianni, 118 Matranga, Cristina, 183 Matteoli, Altero, 198 Matteotti, Giacomo, 124 May, Fiona, 94 Mazzotta, Gabriele, 153 Mazzuca, Carla, 87 Melandri, Giovanna, 45, 93, 203 Meli, Arturo, 77 Meli, Maria Teresa, 77 Meluzzi, Alessandro, 185 Meo Zilio, Giovanni, 59 Merlo, Francesco, 145 Merola, Valerio, 33 Messina, Sebastiano, 44 Messner, Reinhold, 180 Metastasio (Pietro Trapassi det to), 189 Micciche`, Gianfranco, 141, 191 Miglio, Gianfranco, 208 Milani, Lorenzo, 124 Indice dei nomi 231 Minniti, Marco, 64 Minzolini, Augusto, 67 Mirigliani, Enzo, 21 Mirigliani, Patrizia, 21 Miti, Pamela, 96 Mochi, Francesco, 218 Modugno, Domenico, 87 Momigliano, Carlo, 36 Moncalvo, Gigi, 42 Mondaini, Sandra, 70, 150 Montesano, Enrico, 26 Moore, Demi, 144 Morandi, Gianni, 87 Moratti, Letizia, 35, 134, 198 Moretti, Luigi, 57 Moretti, Nanni, 18, 24, 34 Moro, Aldo, 51, 72, 83, 135 Moroni, Chiara, 94 Morricone, Ennio, 129 Mughini, Giampiero, 19 Mussi, Fabio, 64, 168, 170 Mussolini, Alessandra, 93, 109, 132, 177, 185 Mussolini, Benito, 135 Navarini, Gianmarco, 9, 176 Nelson Page, Giorgio, 202 Nenni, Pietro, 63, 124, 138 New Trolls, 89 Niccolai, Beppe, 208

Niedda, Giuseppe, 211 Nomadi, 126 Noschese, Alighiero, 32 Nuvolari, Tazio, 216 Occhetto, Achille, 28-29, 33, 161, 165 O Dell, Joseph, 124 Olcese, Giuliana, 122 Olivetti, Chicca, 122 Orefice, Vittorio, 113 Orlando, Leoluca, 27, 87, 124 Orlowsky, Eva, 96 Ovadia, Moni, 27, 129 Ovidio Nasone, Publio, 153 Paissan, Mauro, 109 Pajetta, Giancarlo, 138 Palombelli, Barbara, 63 Panariello, Giorgio, 24 Panattoni, Giorgio, 133 Panichelli, Ada, 160 Pannella, Marco, 20, 76, 86, 139, 176, 210, 220-221 Panseca, Filippo, 115 Paoli, Gino, 87 Paolini, Gabriele, 222 Paolini, Marco, 22 Parietti, Alba, 92 Parisi, Arturo, 64 Parlato, Valentino, 136 Parodi, Cristina, 144 Pasini, Willy, 72, 75 Pasolini, Pier Paolo, 27 Pasquero, Germana, 33 Pecci, Gianni, 126 Pecoraro Scanio, Alfonso, 68, 87, 181 Pelanda, Carlo, 178 Pera, Marcello, 81, 111-112, 136, 163, 191 Perna, Giancarlo, 146 Pertini, Sandro, 23, 48, 86, 159, 173, 190 Petroselli, Luigi, 163 Piaf, Edith, 85 Piazzesi, Gianfranco, 216 Piccioni, Attilio, 138 Piccoli, Flaminio, 68 Pietrangeli, Nicola, 70 Pili, Mauro, 46 Pingitore, Pierfrancesco, 32 Il teatrone della politica Pinto, Michele, 218 Pio da Pietralcina (Francesco Forgione), padre, 128 Piovani, Nicola, 203 Pivetti, Irene, 142, 206, 221 Plauto, Tito Maccio, 54 Possa, Guido, 39 Pozzi, Moana, 96

Prandini, Gianni, 181, 216 Predolin, Marco, 94 Prestigiacomo, Stefania, 45, 183 Previti, Cesare, 64, 69, 122 Prodi, Romano, 55, 64-65, 67, 79, 82, 105, 121, 126-127, 129, 160, 181, 205 Proietti, Gigi, 22, 26, 39 Putin, Vladimir, 36, 64, 90 Quaranta, Guido, 73, 85-86 Rambaldi, Carlo, 99 Ranieri, Massimo, 87 Rasmussen, Anders Fogh, 193 Rauti, Pino, 166 Reale, Oronzo, 109 Rebeschini, Mario, 126-127 Reggiani, Francesca, 33-34 Regianini, Luigi, 104 Reitano, Mino, 165 Renis, Tony, 90 Ricci, Antonio, 97 Rimbaud, Jean-Arthur, 48 Rinaldi, Claudio, 73 Riondino, Davide, 87 Ripa di Meana, Carlo, 74 Ripa di Meana, Marina, 74-75, 94 Rizzi, Cesare, 199 Rizzo, Jessica, 95 Robertson, George, 193 Rodota`, Maria Laura, 103 Rojatti, Ezio, 89 Romita, Pierluigi, 181 Roncato, Andrea, 118 Ronconi, Luca, 126, 191 Rondolino, Fabrizio, 64, 148 Ron (Rosalino Cellamare), 1920 Rositi, Franco, 10 Rosso, Roberto, 215 Ruffilli, Roberto, 165 Ruffo, Melba, 92, 170 Ruggiero, Renato, 105 Russo Jervolino, Rosa, 135, 181 Russo, Marta, 83 Ruta, Maria Teresa, 94 Rutelli, Francesco, 23, 26, 4346, 65, 68-69, 74, 79-80, 82, 100, 129, 139-140, 155, 159160, 183, 199 Ryan, Meg, 84 Sabani, Gigi, 33 Saia, Antonio, 131 Salino, Pier Corrado, 131 Salvi, Stefano, 84, 97 Sammarchi, Luigi, 118 Santagata, Giulio, 129 Santanche`, Daniela, 46, 68, 167 Santoro, Michele, 91, 98, 122, 176, 210 Saragat, Giuseppe, 124

Sartori, Giovanni, 9, 80 Savoia (famiglia), 96, 124 Sbardella, Vittorio, 70, 220 Scajola, Claudio, 69, 190, 209, 217 Scala, Delia, 70 Scalfari, Eugenio, 25-26 Scalfaro, Oscar Luigi, 28, 58, 78, 96, 131, 143, 172, 180, 209, 212, 219 Indice dei nomi 233 Scharer, Trudy, 38 Schubert, Franz Peter, 146 Schwarzenberg, Roger-Gerard, 9 Scognamiglio, Carlo, 73 Scott, Ridley, 178 Secchia, Pietro, 138 Segni, Mario, 105 Selassie`, Haile`, 64 Selva, Gustavo, 211 Semenzato, Franco, 135 Serra, Michele, 144, 165 Sgarbi, Vittorio, 73-75, 82, 104, 136, 177, 180, 185, 220 Siciliano, Enzo, 180 Silone, Ignazio, 124 Sito, Giuseppe, 63 Socrate, 22 Soda, Antonio, 110 Soldini, Giovanni, 21 Solenghi, Tullio, 19 Sordi, Alberto, 23, 28, 214 Sortino, Alessandro, 121 Sospisio, Guia, 122 Spadolini, Giovanni, 73, 101, 137 Speroni, Francesco Enrico, 58, 185 Spielberg, Steven, 88 Staffelli, Valerio, 179-180 Staiti di Cuddia, Tomaso, 86 Staller, Ilona, 96, 161, 165 Stanca, Lucio, 198 Stella, Gian Antonio, 179 Storace, Francesco, 145-147 Storti, Bruno, 68 Taggi, Paolo, 79 Tajani, Antonio, 26, 133, 162, 164 Telese, Luca, 27, 140 Testa, Anna Maria, 148 Testa, Chicco, 185 Togliatti, Palmiro, 135-136, 138, 147 Tognazzi, Ugo, 209 Tonini, Ersilio, 143 Tornabuoni, Lietta, 44 Tortora, Enzo, 85 Tortorella, Cino, 174

Toscani, Oliviero, 73, 83 Totti, Francesco, 21 Travaglio, Marco, 25, 177 Tremonti, Giulio, 133-134, 214, 220 Trombadori, Antonello, 113 Turati, Filippo, 124 Turco, Livia, 33, 166, 184-185 Ughi, Uto, 21 Urso, Adolfo, 104 Vanoni, Ornella, 87 Vanzina, Carlo, 169 Vanzina, Enrico, 169 Velardi, Claudio, 64, 148, 217 Veltroni, Walter, 26, 55, 65, 77, 79, 83, 105, 124, 163, 168, 173 Venditti, Antonello, 86 Vendola, Nichi, 87 Venegoni (fratelli), 27 Venier, Mara, 93 Venneri, Giuseppe, 189 Ventura, Simona, 19 Verde, Giacomo, 98 Verusio, Sandra, 122 Vespa, Bruno, 52, 78, 87, 100, 135, 144, 154, 178, 211 Vessia, Aldo, 173 Vianello, Edoardo, 86 Vianello, Raimondo, 70, 150 Viespoli, Antonio, 219 Il teatrone della politica Vigna, Piero Luigi, 209 Villaggio, Paolo, 23, 39-40, 215 Vincino (Vincenzo Gallo), 19, 113 Violante, Luciano, 122, 173 Vissani, Gianfranco, 82, 90 Vitali, Walter, 74 Vizzini, Carlo, 181 Welles, Orson, 40 Zaccagnini, Benigno, 221 Zaccaria, Roberto, 19 Zamma, Mario, 33 Zanicchi, Iva, 211 Zanone, Valerio, 137 Zavattini, Cesare, 171 Zerbinati, Pierluigi, 33 Zoff, Dino, 41 Zolla, Elemire, 213 Zucchi, Massimo, 178