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FINANZCAPITALISMO. La societ del denaro in crisi.

Di Luciano Gallino; Relazione di Francesco Tedesco.

1. La crisi finanziaria: il campo in cui si generata. La crisi finanziaria scoppiata nel 2007, che ancora oggi rappresenta il fulcro delle principali notizie di attualit in tutto il mondo occidentale, come nata? Vi sono dei responsabili? Si poteva evitare? Cosa sar necessario fare per uscirne nel migliore dei modi? Questi sono i principali quesiti a cui Luciano Gallino intende rispondere con il suo saggio Finanzcapitalismo. La societ del denaro in crisi. Per avere ben chiaro come sia stato possibile che la crisi finanziaria in atto potesse raggiungere le dimensioni attuali necessario conoscere bene il mondo entro il quale questa ha avuto modo di realizzarsi: il mondo occidentalizzato, che ha fatto del liberismo un dogma di fede spacciato per teoria economica le cui caratteristiche peculiari verranno descritte successivamente. 1.1. La megamacchina sociale. Il mondo attuale il campo nel quale opera il Finanzcapitalismo, vale a dire, la pi grande megamacchina sociale che sia mai apparsa sul pianeta. Cosa una megamacchina sociale presto detto: una megamacchina sociale un meccanismo che vede la luce nel momento in cui un elevato numero di individui contribuisce, nella propria quotidianit, attraverso il lavoro (ma, nel particolare caso del Finanzcapitalismo, anche attraverso i consumi), al raggiungimento di un obiettivo finale che, nonostante non debba essere necessariamente voluto dai vari individui, non pu essere dismesso per volont degli individui che compongono la megamacchina sociale. Tanti sono gli esempi di megamacchine sociali che si sono susseguiti nella

storia dell'umanit, basti pensare alle piramidi d'Egitto, frutto di una megamacchina sociale nelle mani dei faraoni che, sfruttando le propriet organizzative della megamacchina, riuscivano a coordinare le migliaia di individui che formavano tale sistema; oppure si pensi alla burocrazia di partito dei totalitarismi del '900, capace di pervadere la quotidianit degli individui, col fine di difendere e rafforzare l'ideologia del partito. Il Finanzcapitalismo, il sistema economico nel quale siamo immersi, ha raggiunto un grado di penetrazione nella vita quotidiana degli individui nettamente superiore a quello di qualunque altra megamacchina sociale che la storia abbia mai conosciuto. La sua forza, infatti, sta nella capacit di trarre giovamento da praticamente tutti gli aspetti della quotidianit degli individui e nella capacit di estendere continuamente i campi del proprio dominio. Lo scopo di questa megamacchina sociale quello di estrarre quanto pi valore possibile da ogni bene e servizio, ed in questo si differenzia dal vecchio capitalismo industriale basato sulla produzione di valore. L'estrazione di valore un'operazione diametralmente opposta alla creazione di valore, infatti mentre la seconda consiste nella produzione di nuovi beni e servizi, l'estrazione di valore consiste nella massimizzazione del valore di beni e servizi esistenti. Volendo semplificare: investire del denaro (D1) per produrre delle merci, o dei servizi, (M) da rivendere per ottenere dei profitti (D2) corrisponde a creare valore. Infatti, l'incremento del denaro (D1 < D2) si rispecchia nella crescita dell'economia reale dovuta alla creazione di merci, o servizi, (M). Invece, quando si passa da contratti del lavoro a tempo indeterminato a contratti flessibili, o quando si vende un titolo di debito (che, tra l'altro, potrebbe cadere in capo ad un futuro insolvente), si hanno dei guadagni che risultano essere derivanti dalla massimizzazione del valore di beni o servizi esistenti (nel nostro esempio: lavoro e titoli di debito) che comportano profitti (D1 < D2) ma non generano crescita dell'economia reale, bens comportano soltanto una crescita dell'economia finanziaria. Se fino agli anni '80 dello scorso secolo per generare ricchezza si investiva del denaro per produrre beni e servizi che avrebbero assicurato maggiori quantit di

denaro (processo sintetizzato dalla formula D1-M-D2), negli ultimi trent'anni diventato sempre pi profittevole creare denaro dal denaro (D1-D2), evitando cos la produzione delle merci, e di conseguenza la creazione di valore, in favore dell'estrazione di valore. Purtroppo, profitti e rendite finanziarie non dovrebbero superare il valore della ricchezza reale prodotta, infatti se ci accade risultano possibili soltanto due spiegazioni: -a) la redistribuzione della ricchezza finanziaria avviene a spese degli altri redditi (tramite la privatizzazione dei servizi pubblici, l'introduzione di salari in flessione, la manipolazione dei prezzi e lo sfruttamento internazionale); -b) la crescita del capitale mera espressione monetaria (in parole pi semplici, si assiste ad un'inflazione che riguarda il valore dei titoli finanziari: la cosiddetta bolla). Prima di delineare con maggiore accuratezza le caratteristiche del Finanzcapitalismo, opportuno descrivere quale il cuore, o meglio il motore, di questa megamacchina sociale. Con quale mezzo il Finanzcapitalismo estrae valore? La risposta il sistema finananziario. 1.2. Il sistema finanziario. Il sistema finanziario, lo strumento che permette al Finanzcapitalismo di funzionare in modo sempre pi capillare, si compone fondamentalmente di tre elementi: il sistema bancocentrico, la finanza ombra e gli investitori istituzionali. Il sistema bancocentrico, che nonstante sia l'unico ad operare alla luce, si caratterizza per l'essere strutturato in modo molto complesso (seppur risulti essere organizzato in maniera meno complessa rispetto agli altri due componenti). Il sistema bancocentrico consiste principalmente nell'insieme delle banche che operano nella nostra economia. Banche che ormai, nonostante il nome sia rimasto invariato, hanno smesso di praticare esclusivamente la funzione per la quale sono nate (prestare denaro per consentire investimenti), anzi hanno ridotto tale funzione a pratica secondaria, inserendosi in modo prepotente in differenti settori (dall'edilizia all'editoria) generando di conseguenza un conflitto di interesse nella selezione delle

imprese a cui concedere dei prestiti. In ogni caso, l'azione principale delle banche consiste oggi nella creazione di denaro dal denaro, cio nell'incrementare la quantit di denaro a loro disposizione attraverso una moltitudine di operazioni in campo finanziario che eludono le regole (senza infrangerle) grazie alla possibilit di sfruttamento della finanza ombra. La finanza ombra, che nonostante il nome non ha nulla a che vedere con l'illegalit, un sistema generato da alcune pratiche attuate dalle banche per potersi arricchire maggiormente ed a maggior velocit. Le banche dovrebbero tenere a riserva una quantit di denaro pari a circa un decimo dei prestiti che concedono. Tuttavia, la possibilit di creare societ (Siv), formalmente indipendenti, esterne alle banche stesse ma comunque gestite da queste, permette di veicolare a queste societ vari attivi di bilancio (titoli derivati) e quindi di aggirare i limiti imposti dalla legge sull'ammontare dei prestiti possibili per denaro in riserva. Ci mette le banche nella condizione di poter creare ulteriori debiti il che, come vedremo, significa maggiori profitti. A cavallo tra sistema bancario e finanza ombra si muovono gli investitori istituzionali (noti come hedge funds) che consistono per lo pi in fondi pensione e banche che cercano di incrementare i propri profitti attraverso operazioni finanziarie che hanno per oggetto i titoli derivati messi a disposizione dalla finanza ombra e dal sistema bancario. La complessit del sistema finanziario, come vedremo, sar la causa determinante per lo scoppio della crisi. Gallino, precisa come tale complessit sia dovuta a concessioni sempre maggiori fatte dalla politica alla finanza.

2. Le cause della crisi. La crisi che dal 2007 sta dando parecchi grattacapo ai governanti di tutto il mondo ha incontrato varie spiegazioni di differenti esperti. Gallino ne individua quattro che, a suo parere, risultano essere quelle che meglio descrivono quali sono

state le condizioni e le scelte che hanno generato la situazione attuale. Queste quattro spiegazioni hanno la peculiarit di essere integrative, nel senso che si pu stabilire un ordine che permette di notare come una spiegazione sia inclusa nell'altra, come in un sistema di scatole cinesi. Di conseguenza, la spiegazione inclusa rappresenter una focalizzazione su di un determinato particolare della spiegazione includente. Procedendo con ordine quindi, possiamo individuare i fattori che stanno alla base delle quattro spiegazioni (integrative) della crisi, e cio: -a) l'eccessiva concessione dei mutui (debtonation); -b) lo sviluppo patologico della finanza mondiale a partire dagli anni '90; -c) la carente regolazione dei mercati finanziari e dei loro attori; -d) le inevitabili conseguenze dovute alle dinamiche interne del capitalismo. Analizziamole con maggiore precisione. 2.1. La debtonation. A partire dal 2000, negli Stati Uniti, si assiste ad una propensione nel favorire l'indebitamento delle famiglie concedendo tassi d'interesse allettanti sui mutui per l'acquisto di beni immobili. I debiti contratti dalle famiglie diventavano poi titoli commerciali che le banche rivendevano alle societ veicolo (Siv) di cui si detto precedentemente. I titoli quindi uscivano dal bilancio delle banche, evitando cos di influenzar le risorse da tenere a riserva. I vari titoli, strutturati in megatitoli dalle banche o dalle Siv, venivano poi rivenduti agli investitori istituzionali. In questo modo le banche (1) incrementavano i propri utili vendendo il debito e (2) scaricavano il rischio di insolvenza sugli investitori istituzionali. Ci non era di certo un incentivo per le banche a verificare l'effettivo rischio di insolvenza dei debitori. Anzi, le banche erano incentivate a creare quanti pi debiti possibili. Il problema esplose quando, nel 2007, la Federal Reserve System (Fed) aument i tassi d'interesse, che generarono un elevato numero di gente incapace di pagare le rate del mutuo. L'elevato numero di insolventi comport il sequestro di

molte case, il che gener una caduta del valore delle stesse. Inoltre, dato che in molti casi questi mega-titoli erano stati assicurati, gli assicuratori, dato l'inaspettato numero di insolventi, si sono ritrovati ad essere incapaci di onorare gli impegni presi. L'ultimo anello della catena, vale a dire gli investitori istituzionali che avevano questi titoli all'interno del proprio portfolio (tra cui figurano molte banche europee), sono stati travolti da enormi perdite. Le banche, in grandi difficolt, hanno cos ridotto al minimo la concessione di prestiti bancari rafforzando il vortice della crisi. 2.2. Lo sviluppo patologico del sistema finananziario. La precedente spiegazione della crisi, per quanto veritiera, tace su di un'importante aspetto che andrebbe per preso in considerazione: l'incredibile sviluppo del sistema finanziario degli ultimi 30 anni. Un dato su tutti utile per farsi un'idea del gigantismo che ha colpito il sistema finanziario: dal 1980, periodo in cui gli attivi finanziari del mondo eguagliavano il Pil mondiale, al 2007, gli attivi finanziari mondiali sono aumentati di 9 volte, mentre l'economia reale mondiale, espressa dal Pil-mondo, aumentata di 2 volte. Questa sproporzione si spiega con le politiche de-regolatrici e le liberalizzazioni adottate a partire dagli anni '80. Infatti, nel corso degli ultimi 30 anni, molteplici attivit finanziarie sono state poste al di fuori della visibilit delle autorit di sorveglianza, e ci stato fatto in nome del liberismo economico. Questa tendenza al laissez faire ha permesso al sistema bancocentrico di creare la finanza ombra, nei cui confini vengono venduti e comprati complessi titoli di debito di cui impossibile calcolarne, in modo affidabile, i rischi. Quindi, la finanza ombra, che permette al sistema bancocentrico di massimizzare i profitti ed aggirare le norme sulle riserve, si rivelata essere un arma a doppio taglio. Per evitare il collasso del sistema finanziario globale, Stati Uniti ed Unione Europea hanno dovuto utilizzare 14-15 trilioni di dollari. 2.3. Le porte girevoli del muro politica-economia. Il fatto che tante personalit del mondo della finanza abbiano avuto ruoli

rilevanti in campo politico, e che tanti politici abbiano spesso occupato le poltrone di svariati consigli di amministrazione, rappresenta un conflitto di interesse che non stato di certo un freno alla volont di perseguire quelle liberalizzazioni che, secondo Gallino, avrebbero permesso ai capitali di perseguire i profitti indipendentemente dai rischi corsi dai portatori di interesse. Infatti, se i politici rappresentano i controllori e gli uomini della finanza corrispondono ai controllati, la possibilit di passare con semplicit da un ruolo all'altro potrebbe viziare le scelte politiche, generando vantaggi per il privato e danni per il pubblico. Per Gallino quindi, tra politica ed economia dovrebbe esistere un muro di confine che possa garantire la separazione tra controllori e controllati, impedendo agli stessi individui di rivestire entrambi i ruoli (almeno nel breve periodo). La realt dei fatti per risulta essere differente. Il muro tra economia e politica sembra facilmente attraversabile, come se fosse dotato di porte girevoli che comportano un continuo scambio di personale. Questa spiegazione allarga ulteriormente gli orizzonti esplicativi individuati dalle spiegazioni precedenti.

2.4. La crisi: una conseguenza naturale del Finanzcapitalismo. L'ultima spiegazione presentata da Gallino riguarda la struttura generale del Finanzcapitalismo. Il Finanzcapitalismo sarebbe caratterizzato infatti da elementi che generano squilibri strutturali che, prima o poi, sono destinati ad esplodere. Gli squilibri strutturali del Finanzcapitalismo sarebbero generati innanzitutto dalla scelta della massimizzazione del valore per l'azionista come paradigma da seguire per il management. Ci comporterebbe un disinteresse per fattori quali le condizioni dei lavoratori e gli investimenti in ricerca e sviluppo. Dato che le rendite finanziarie sono pi profittevoli, vi una spinta ad allargare il pi possibile il terreno delle attivit finanziarie con conseguenze disastrose sull'ambiente, che diventa, nell'ottica del Finanzcapitalismo, una risorsa dalla quale estrarre valore.

La redistribuzione dei redditi appare essere tutt'altro che equa. Si assiste infatti ad una concentrazione dei capitali e dei rischi che ha portato, negli ultimi 30 anni, ad un maggior divario tra poveri e ricchi sia a livello internazionale che a livello intranazionale. A ci si accompagnato un incremento degli affamati ed un peggioramento delle condizioni di vita negli slums, le zone pi degradate delle metropoli dei paesi pi poveri. Il Finanzcapitalismo si conferma quindi una mega-macchina sociale, che sfrutta le proprie servo-unit umane per mantenersi in piedi. Il Finanzcapitalismo, peggiorando le condizioni di vita della maggior parte della popolazione, sarebbe quindi un freno per lo sviluppo di un'idea pi alta dell'essere umano, socialmente determinato, responsabile, nel suo interesse, verso la natura.