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FUORI FOCUS
Genitorlalfta fra antichi dolori e nuovi orizzonti
Paola Manfredi", Chiara Bencdini"
Quando si pensa alla genitorialita, si focalizza generalmente l'attenzione
su quelle risorse psichiche adulte che potranno 0 meno permettere l'eser
cizio di funzioni genitoriali in grado di tutelare i minori, di assicurare cioe
ai figli condizioni di vita adeguate. Equesta la prospettiva in cui si colloca,
ad esempio, la teorizzazione di Manzano, Palacio Espasa, Zilkha (1999),
rispetto all'elaborazione dei conflitti della genitorialita e alla possibilita 0
meno di elaborazione del lutto 0 quella in cui si articolano Ie varie letture
dell'attaccamento (Crittenden, 1994, 2008) e della trasmissione di tali
pattern fra genitori e figli.
Ma l'esperienza della genitorialita e verosimilmente anche per gli adulti
una condizione che non lascia immutato l'assetto psichico. Come sostiene
anche Giannakoulas (1996, pp. 49-50) la genitorialita non e"decorativa":
non e, cioe, qualcosa che si aggiunge - semplicemente - ad uno stato pre
cedente, rna e piuttosto qualcosa che modifica profondamente e durevol
mente Ie singole personal ita dei genitori e la coppia nel suo insieme, la qua
Ie innanzitutto diviene anche una "famiglia". In questa senso e assoluta
mente impossibile approfondire it concetto di genitorialita senza fare consi
derazioni suI Se: e pin in particolare, sul Se che si trasforma.
Per questa ragione proponiamo una lettura di tale esperienza a partire
dalla strutturazione psichica degli adulti in termini piu ampi, non circo
scrivendo il focus alle competenze genitoriali, che, seppur importanti, rap
presentano una delle funzioni psichiche.
Se si diventasse genitori avendo raggiunto una piena maturita psichica e
una condizione di piena salute, probabilmente si sarebbe perfetti genitori,
rna non si avrebbe molto da "apprendere" dalla genitorialita. Del resto la
Professore Associato, Cattedra di Psicologia Clinica, Facolta di Medicina e Chirurgia,
Universita degli Studi di Brescia.
manfredi@med.unibs.it
Psicologa, specializzanda in psicoterapia dell'Infanzia e dell' Adolescenza, assegnista
presso la Cattedra di Psicologia Clinica, Facolta di Medicina e Chirurgia, Universita degli
Studi di Brescia.
chiara.benedini@live.it
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"normalita" in questa senso assoluto eforse una condizione irraggiungibile,
o almeno una condizione statisticamente infrequente.
Non efacile definire cosa sia un individuo sana da un punta di vista psichi
co: la salute e piu un ideale a cui tendere, che si declina per ognuno in modo
differenziato, perche in relazione alla costruzione specifica della propria mente
e in relazione alle opportunita che Ie esperienze di vita hanno offerto ed offro
no. Il tentativo di definizione, pur datato, di Bergeret, rispetto a tale tema, con
serva tutta la sua acutezza: Veramente "sano" eun soggetto che conserva in
se le fissazioni nonnali della maggior parte della gente e che non ha ancora in
contrato sulla sua strada difficolta interne 0 esterne superiori al suo bagaglio
affettivo ereditario 0 acquisito, alle sue facolta difensive 0 adattive... (Berge
ret, 1974, p. 13). In tale cornice, l'esperienza della genitorialita puo "provoca
re" I' equilibrio dinamico, piu 0 meno ottimale, di un soggetto, pub entrare co
me un'esperienza potente, foriera di mutamenti. Essa sara un'esperienza che
mobilitera Ie facolta adattive del soggetto 0 piuttosto costituira una difficolta
superiore alle risorse del soggetto? Petra incentivare assetti piu favorevoli 0
incistera il sistema in posizioni involutive 0 meno soddisfacenti?
Sebbene la possibilita di evoluzione (continua) della nostra mente sia legata
alla possibilita che nuove esperienze si costituiscano come apprendimento per
la mente stessa, cio non significa che si possa prescindere dalla precedente
struttura mentale: diverse strutture psichiche processeranno in modo diverso
l'esperienza della genitorialita e questa dara origine a differenti apprendimenti.
Lalli (1999), intendendo la salute mentale come 10 sviluppo nonnale
delle potenzialita dell'individuo, espresse nel comportamento, nel vissuto
soggettivo e nell 'assetto intrapsichico del soggetto, differenzia tre possibili
ta di sviluppo.
Vi e una prima condizione, in cui si riscontra uno sviluppo soddisfacen
te e dove le potenzialita primitive sono attuate: e questa la condizione di
benessere psichico e di salute mentale.
Un altro caso e quello in cui 10 sviluppo eparzialmente inibito e in cui
le potenzialita primitive non trovano piena attuazione: siamo nell'ambito di
uno sviluppo conflittuale ed in presenza di una patologia mentale.
Terza condizione e quella di un deficit di potenzialita; I'universo rela
zionale dell'individuo in crescita egravemente insufficiente e tarpa poten
zialita che non potranno essere attivate: ne consegue uno sviluppo difettua
le e una patologia mentale.
Proviamo ad immaginare cosa potrebbe comportare l' esperienza della
genitorialita in queste tre diverse condizioni di salute.
Quando un adulto diviene genitore e le sue risorse psichiche sono pesan
temente insufficienti, possiamo ipotizzare che egli, impegnato a "puntella
re" il proprio equilibrio psichico, non abbia uno spazio mentale per il figlio;
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quest'ultimo esistera, quindi, in relazione alIa possibilita di essere funziona
Ie all' equilibrio genitoriale.
Sono queste le situazioni ampiamente descritte dalla clinica nell 'ultimo
trentennio. La clinica psicoanalitica ci racconta, infatti, di come i figli pos
sano diventare per i genitori un oggetto su cui rigettare le proprie parti ne
gate, non riconosciute. II tipo di legame che unisce un genitore al figlio
puo, infatti, caratterizzarsi nel senso di una relazione narcisistica (e non og
gettuale) nella quale cio che viene perseguito esolo cio che procura piacere
al soggetto e nulla di cio che a lui pertiene, rna non soddisfa il soggetto,
puo essere tollerato. II principio di piacere-dispiacere che domina l'econo
mia narcisistica impone l'equivalenza fra Io/piacere e non-Io/dispiacere. II
dispiacere viene attribuito al non-Io (antecedente dell'oggetto) e quindi
l'oggetto, che si suppone causa del dispiacere, viene odiato. Secondo Kaes et
al. (1993), il figlio puo divenire, per genitori che adottino una logica narcisi
stica, un non-Io su cui possono caricare tutto cio che non accettano di se.
Un analogo pensiero eespresso da Racamier (1992), che sottolinea co
me il lutto che il soggetto non riesce a compiere, puo venire espulso e tale
"trasporto" puo avvenire sulle persone piu prossime al soggetto, come nel
caso di suicidosi, oppure puo essere trasmesso interponendo una generazio
ne ad un bambino destinato a essere un fantasma-incesto segreto. Una psi
che incapace di compiere il lavoro psichico del lutto, trova in questo modo
la possibilita di scaricare tale lavoro ad altri.
Le osservazioni di questi due autori ci portano chiaramente ad una con
dizione che epiuttosto lontana dalla salute e, indubbiamente, il focus di en
trambe le riflessioni e sulla sofferenza delle successive generazioni, sebbe
ne rimanga il fatto che I' esistenza di un figlio (0 di un nipote) offre
I'occasione ad adulti poco sani di percorrere soluzioni, seppure disadattive,
alIa propria sofferenza. In tale ottica, la genitorialita puo rappresentare una
soluzione-tampone per continuare a non affrontare un lavoro psichico, per
continuare a scindere e denegare parti di se: cosi il soggetto si stabilizza in
un equilibrio patologico e foriero per altri di sofferenze difficilmente sim
bolizzabili. Non vi ein tal caso propriamente un'esperienza di genitorialita,
rna semplicemente l'esistenza di un altro essere umano, che per la sua par
ticolare condizione di vulnerabilita, ben si presta a fare da ricettacolo a
quanto il genitore sottopone a diniego.
Queste teorizzazioni fanno immaginare - correttamente - grandi soffe
renze psichiche, rna non sempre cio corrisponde ad evidenze esterne: ci
possono essere situazioni in cui i soggetti paiono condurre vite apparente
mente "normali" senza che la sofferenza psichica dia segnali esterni e a
volte senza che Ie stesse persone siano (del tutto) consapevoli di essa. In
questa prospettiva di un dol ore poco visibile, si colloca it caso seguente.
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Una coppia di genitori separati chiede aiuto per la figlia di otto anni su indica
zione della NPI locale che, curata la sintomatologia epilettica della bambina, ha
riscontrato la presenza di pseudo-crisi, Al momenta del primo incontro Jennifer
cade a terra anche 70-80 volte al giorno.
Come si epotuto apprendere dai colloqui con i genitori, la vita della bambina e
stata costellata di difficolta e separazioni precoci oltre che da una serie di lutti che
hanno colpito i genitori gia nel periodo immediatamente precedente la gravidanza,
Infatti, nei diciotto mesi precedenti il concepimento di Jennifer, la madre ha perso
entrambi i genitori ed un fratello, per poi, durante il quarto mese di gravidanza, ca
dere in una grave depressione in seguito alla morte anche del suocero. Jennifer vie
ne fatta nascere all' ottavo mese per permettere alla madre di prendere i farmaci ne
cessari per curarsi. Per il primo mese dopo il parto, tutta la famiglia si trasferisce a
casa della nonna materna che: "non ha mai potuto vedere Jennifer perche mi somi
glia" dice la madre. II padre, invece, ricorda che la moglie non era in grado di ac
cudire la bambina a causa dei farmaci e che la propria madre appena poteva la la
sciava: "Alla fine mi prendevo cura io di lei, appena tornavo dal lavoro la prende
YO, Ie davo da mangiare, la cambiavo e la mettevo a dormire, mi occupavo anche
dell'altra figlia, in pratica facevo tutto da solo".
Quando la bambina ha tre mesi, la madre decide di smettere i farmaci e di tor
nare allavoro: "Volevo farcela da sola, era l'unica soluzione", La nonna, che aveva
accettato di prendersi cura di Jennifer, cambia idea a favore del cuginetto, figlio
della gemella del padre, cosi Jennifer viene mandata al nido. "Mi sono sentito tra
dito - dice lui - per fortuna avevamo i mezzi per potercela fare da soli, senza
l'aiuto di nessuno".
Questi genitori si sono, quindi, trovati soli nella gestione di un neonato, in un
momenta in cui senza dubbio le loro capacita richiedevano gia sforzi aggiuntivi,
che li hanno portati alla separazione quando Jennifer ha quattro anni.
In questa sede non approfondiremo Ie altre difficolta di Jennifer, considerando che
rispetto all'argomento proposto, risulteranno piu interessanti Ie storie dei genitori.
La signora eI'ultima di otto fratelli, anche se in alcune occasioni parla di undici
fratelli e solo in seguito chiarira che la madre ha avuto tre aborti, tutti precedenti al
suo arrivo. Dice di aver trasmesso lei l'epilessia a Jennifer, perche suo padre era epi
lettico, cosi come il fratello deceduto: "Probabilmente mia mamma ha perso gli altri
fratelli per questo" sostiene riferendosi agli aborti. Invece l'ansia e la depressione ci
sono per via materna; come lei, anche una sorella ha sofferto di depressione ed ha
tuttora attacchi di panico. Anche la madre ha sofferto degli stessi disturbi ed emorta
di tumore, come un'altra sua sorella che sta continuando a fare chemioterapie su
chemioterapie. In tutto cio lei "se l'e sempre cavata da sola, senza I'aiuto di nessuno,
sapeva che la sua famiglia c'era, rna comunque erano talmente in tanti che lei ha
sempre lavorato facendo tutto cio che Ie capitava e che fosse un lavoro onesto".
Lui, invece, ha un fratello maggiore ed una sorella gemella.
Nella loro famiglia, pero, hanno "sempre avuto quasi storie parallele" ed "0
gnuno si esempre arrangiato per se stesso", "Anche quando ci siamo separati, si
confidava di piu con i miei fratelli che con i suoi, ormai la mia famiglia per lui era
quasi piu famiglia che la sua" dice lei e lui conferma aggiungendo: "Se non fosse
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stato che stava quasi per morire, non mi avrebbero nemmeno detto di mia madre:
avevo tagliato i rapporti quando ha preferito mio nipote a Jennifer, rna e sempre
mia madre, avrei voluto sapere prima che stava cosi male" (al momento della con
sultazione la madre edeceduta da un paio di anni).
Le due famiglie d'origine, invischianti 0 distanzianti che fossero, sembrano es
sere sostegni a cui difficilmente questi genitori si sono davvero potuti aggrappare
nei momenti di difficolta, soprattutto emotiva. Lo stesso rivolgersi ad una terapia
per aiutare la bambina viene vissuto come un dovere di buoni genitori, piuttosto
che come una possibilita di capire e accettare che cio che succede a Jennifer, puo
essere anche per loro una possibilita di cambiamento.
Tutti gli eventi accaduti attorno all'arrivo di Jennifer e anche successivamente
hanno senz'altro impegnato la mente di questi genitori nelI'elaborazione di vissuti
propri, tali da non lasciare aperta la via per nuove possibilita, facendo rimanere sia
loro che la bambina alI'interno di un circolo che continuamente si ripete. Nella sin
tomatologia di Jennifer si evidenzia, infatti, attraverso la prepotente sensazione di
assenza di sostegno, il deposito di vissuti depressivi inespressi, che portano alIa
continua ripetizione di se stessi. La perdita di tono e gli svenimenti della bambina
sembrano porsi, infatti, come un rifiuto inconsapevole delI'autosufficienza, quasi
sfacciata, proposta come modalita relazionale da entrambi i genitori, autosufficien
za che, per quanta possa essere stata utile, non ha mai permesso lora di pensare aIle
mancanze ed ai bisogni reali che possono aver avuto da bambini e che per molti
aspetti sembrano continuare ad avere anche ora.
Una condizione psichica assai differente e quella in cui le potenzialita
psichiche primitive sono presenti e fruibili dall'individuo. In queste situa
zioni, confrontarsi con il diventare genitori apre ulteriori possibilita evolu
tive. Si individuano qui gli esiti favorevoli dei percorsi che a livello teorico
rientrano nel terzo processo di separazione ed individuazione: sono le storie
in cui il diventare genitori offre l'occasione di ripensare la propria vita di
figli, sciogliendo quei piccoli nodi che possono essere rimasti.
Piu interessante ci sembra l'approfondimento di quelle situazioni in cui
appare una chiara vulnerabilita data dalle precedenti esperienze, che non
hanno consentito il pieno sviluppo delle potenzialita del soggetto. A volte
persone che afferiscono a questa condizione sanno, pero, ad un certo mo
mento della loro esistenza, mobilitare risorse a cui precedentemente non
sapevano attingere 0 che non erano prima disponibili. Potrebbe l'esperienza
di diventare genitori costituirsi come condizione in grado di attivare risorse
per cosi dire di resilienza? Potrebbe la genitorialita con tutta la sua attesa di
"nuevo" portare "il nuovo" anche nella psiche dei genitori?
Vi sono in tal senso testimonianze lacunose e aneddotiche, della pecora
nera della famiglia che mette la testa a posta per i figli, del ragazzo intem
perante e vagabondo che diventa un padre modello.
Anche la cinematografia piu recente non manca di proporre cambi di vi
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ta per i figli, come in "Waitress - Ricette d'amore" (Adrienne Shelly,
2007), dove la protagonista lascia relazioni mortificanti (marito maltrattante
e amante fidanzato con un'altra donna), si trasferisce in un'altra citta, avvia
con successo un'attivita commerciale e alleva, sola e felice, la propria bam
bina. Si sceglie, invece, un protagonista maschile nel film "Big Daddy"
(Dennis Dugan, 1999), dove un'inaspettata relazione genitoriale, con un fi
glio non biologico, eI' occasione per un graduale e sostanziale cambiamen
to di vita. II "padre adottivo" trasforma la propria vita disordinata: diventa
avvocato, ha un lavoro stabile e una soddisfacente relazione sentimentale.
Anche nella serie televisiva statunitense "Private Practice", ideata da
Shonda Rhimes, ci si confronta con un tema analogo. In questa caso due
uomini, padri possibili di un bambino non programmato, si trovano a con
frontarsi con la possibilita di avere un figlio, scoprendo di desiderare cia
che non avevano mai consapevolmente pensato: una relazione affettiva,
sentimentale con una donna e una famiglia.
Da un punto di vista clinico, non efacile, diversamente dalle condizioni
patologiche in precedenza descritte, documentare dettagliatamente questi
casi, dal momenta che l'attivazione di risorse latenti rende non necessario
un aiuto professionale. Vi proporremo quindi vignette, piu tratteggiate che
spiegate, situazioni piu aperte, piuttosto che casi definiti.
Maria, venti anni, e di origine africana. Ha una sorella gemella, nata asfittica
dopo un parto complesso, in seguito al Quale la madre perde la vita. Entrambe le
bambine vengono affidate ad un Istituto in cui rimangono fino all' eta di quattro
anni, quando gli operatori riescono, con tutti i bambini, a fuggire dalla guerra civile
in corso nelloro paese e ad arrivare in Italia. Le bambine vengono affidate ad una
famiglia e dopo qualche tempo possono rapidamente essere adottate "grazie" aile
condizioni fisiche e psichiche compromesse della sorella.
Qualche anna dopo, i genitori adottivi si separano, pur senza particolari conflit
tualita e nel giro di qualche anno anche le sorelle adottive escono di casa.
1 primi segnali di difficolta di Maria si evidenziano con l'arrivo dell'adole
scenza ed esplodono poco prima della maggiore eta con sintomatologia di tipo de
pressivo grave e comportamenti autolesionistici, che portano anche ad un ricovero
in NPl e ad un passaggio anticipato alla psichiatria. Pur essendo rientrati i rischi
connessi ad una sintomatologia cosi grave, rimangono in lei comportamenti provo
catori, incostanti e spesso allimite del rischio. Non finisce la scuola e non riesce a
mantenere un lavoro; inoltre, dopo aver lasciato un ragazzo che, nonostante la con
trollasse, sembrava darle una certa stabilita, inizia una relazione con un uomo (en
trambi sono di origini africane). Probabilmente nel tentativo di acquisire un'auto
nomia personale e di "sisternarsi", Maria decide di smettere la pillola e rimane in
cinta. Lui, gia sposato con un figlio nel suo paese, sarebbe anche disposto a ricono
scere il bambino, rna i genitori adottivi, per evitare complicazioni in futuro, im
pongono che il bambino venga riconosciuto solo da lei e lui sparisce.
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La gravidanza procede senza difficolta e anche la stabilita di Maria sembra mi
gliorare. II bambino avra il nome del padre naturale di Maria, cosa che sembra poter
le dare la possibilita di ricreare una continuita con Ie sue origini. II crollo post-partum
temuto da tutto I'ambiente familiare non si veri fica e, anzi, Maria sembra esprimere
capacita genitoriali che nessuno avrebbe immaginato. Per quanto rimanga il dubbio
su "quanto a lungo" le risorse di Maria saran no sintoniche e funzionali allo sviluppo
del bambino, si individuano segnali positivi in alcuni aspetti della personalita di Ma
ria che, oItre ad esprimere fini capacita di cura verso il bambino, eora in grado di ac
cettare anche I'aiuto di un'educatrice e di frequentare un gruppo per l'aIlattamento.
La famiglia stessa, imponendo il riconoscimento materno e I 'uscita di casa di
Maria e del bambino, rna in un ambiente protetto in cui possono permanere stretti
contatti, sembra essere finalmente riuscita a creare Ie condizioni per un reale, per
quanto forzato, passo verso il processo di separazione-individuazione, cosa che in
precedenza era stata pressocche impossibile.
Anna e una donna di circa trent'anni. Non ha particolari elementi di attrazione,
benche non sia brutta: euna persona che non si fa notare. Lavora come collabora
trice domestica; veste in modo dimesso, con colori scuri e spenti, benche abbia fat
to studi artistici. Eoriginaria di Milano, dove ha lasciato la famiglia d'origine, per
trasferirsi a Brescia con il suo compagno, muratore presso una locale impresa edile.
In attesa di un figlio, si reca in un consultorio cittadino per i corsi di preparazione
alia nascita. La proposta del consultorio prevede un colloquio iniziale, un corso te
nuto da una psicologa ed incontri serali per la ginnastica preparto. Lo psicologo
che effettua il colloquio preliminare ha il forte sospetto che Anna sia maltrattata
dal marito, rna non gli epossibile affrontare l'argomento.
Negli incontri di gruppo si decide di affrontare il tema della vita fetale, sottoli
neando l'importanza della comunicazione madre/feto e di come il feto possa risen
tire di una prolungata esposizione all'ansia materna. Anna non fa domande, non
chiede aiuto e non frequenta oltre il corso, rna riesce a stabilire contatti con le altre
donne, grazie alla necessita di un passaggio per frequentare le lezioni di ginnastica.
Un po' a sorpresa, e, pen), lei che, a chiusura del percorso, organizza un incontro
con mamme e neonati, invitando anche la psicologa. Appare piu sicura di se; ha
dimesso gli abiti cupi, ha creato relazioni, edisinvolta, parla e sorride: sembra una
mamma soddisfatta. Nessuno ha notizie certe rispetto ai maltrattamenti coniugali,
rna l'impressione eche Anna ora non sarebbe disposta a subirli.
Altre situazioni in cui eravvisabile un effetto positivo della genitorialita
sulla psiche dell'adulto sono a nostro avviso quelle in cui la presenza di un
figlio e la necessita di pensare anche alla sua salute danno la forza al geni
tore per rappresentarsi la propria sofferenza/inadeguatezza, aprendo la pos
sibilita di intraprendere un percorso di cura, come nelle seguenti situazioni.
Simona e Marco decidono di aderire ad una ricerca longitudinale sulla genito
rial ita, che viene proposta al corso preparto e che si propone di seguire coppie di
genitori dal settimo mese di gravidanza, fino ai due anni del bambino. Nelle inter
viste emerge che entrambi hanno avuto esperienze complesse.
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Simona ha avuto una madre schizofrenica ed un padre poco in grado di arginare
i comportamenti matemi; lei si e sempre data da fare per proteggere il fratello pili
piccolo di dieci anni dagli incostanti atteggiamenti della madre.
Marco, invece, e I'ultimo di tre fratelli; quando eappena adolescente la madre
rimane invalida al 70%, i due fratelli gia maggiorenni si costruiscono una vita pro
pria ed escono nel giro di qualche mese da casa, il padre se ne va senza dare pili
sue notizie. Marco resta il solo ad accudire la madre e se stesso.
Quando si incontrano, entrambi hanno necessita e contemporaneamente paura
di un rapporto stabile, di reciproca dipendenza; I' ambivalenza nei confronti della
convivenza e del matrimonio eespressa nel tempo in modo altemo ora dall'uno ora
dall 'altra, finche entrambi non decidono "di rischiare".
La stessa ambivalenza caratterizza la prospettiva di avere un figlio, visto sia
come "normale evento in una coppia che si ama", rna anche come "possibile fonte
di difficolta tra loro". Entrambi, intervistati separatamente, esprimono, infatti, la
preoccupazione che I' altro preferira il bambino al partner e temono di non essere in
grado di comunicare su questo e di creare, quindi, una distanza tra loro.
Quando accettano la partecipazione alla ricerca, la loro motivazione eesplicita:
"Noi non sappiamo se Ie nostre storie ci permetteranno di essere dei buoni genitori,
abbiamo voluto un figlio: eun po' una sfida che abbiamo raccolto per questa vita.
Forse partecipare a questa ricerca ci potra essere di aiuto per pensare che possiamo
farcela anche noi".
Silvia ha una bimba di dieci mesi, si rivolge ai servizi perche epreoccupata che
la bimba cresca senza un padre. Nel primo incontro racconta del suo arrivo al nord
da un paese del centro Italia e dell'incontro con quest'uomo con cui ha iniziato una
storia, con la certezza che il matrimonio di lui fosse finito, nonostante la separazio
ne non fosse ancora avvenuta. In effetti, la storia continua per qualche anno, anche
dopo la separazione, che avviene quando la moglie scopre la relazione, rna senza
arrivare a nessuna svolta. Quando lei, stanca per la situazione, 10 lascia ed ottiene
un trasferimento nelle zone da cui proviene, lui fa di tutto per riconquistarla e farla
tomare. Lei accetta entusiasta e rinuncia al trasferimento rna, dice: "Mi faceva di
nuovo sentire una principessa, rna in fondo sapevo che Ie persone COS! non cambia
no e, infatti ... ". Dopo qualche mese rimane incinta e, fin dal secondo mese di gra
vidanza, inizia ad avvertire distanza e freddezza da parte di lui e al settimo mese
scopre che, in effetti, lui ha un'altra relazione. II parto avviene nella citta natale di
Silvia, dove lei rimane per alcuni mesi prima di tomare. Lui riconosce la bambina e
accetta di pagare gli alimenti rna, per quanto lei si sia trasferita nell 'appartamento
di fronte, lui passa solo raramente a trovare la figlia. Silvia si trova sola con la sua
bambina e senza, al momento, possibilita di chiedere nuovamente il trasferimento.
Passati i primi mesi e ripreso illavoro, decide di chiedere aiuto per riuscire a capire
cosa emeglio per lei e cosa per la bambina, in modo da muoversi per andare oltre
quello che le esuccesso ed uscire dallo stato di disperazione che questo abbandono
Ie ha provocato. "Lo faccio per me, rna anche per la bambina, forse se non ci fosse
lei continuerei a piangermi addosso senza trovare la forza di uscirne".
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I cambiamenti psichici promossi dall'esperienza della genitorialita rap
presentano un tema avvincente, connesso anche a mutamenti a livello so
ciale. Un tempo, la nascita dei figli seguiva ad una maturita anche social
mente riconosciuta, attraverso una relazione affettiva - di solito un matri
monio - ed una stabile posizione lavorativa - un posto fisso 0 comunque
uno stipendio sicuro. Le nuove giovani generazioni si muovono ora in un
mondo piu "fluido", sia rispetto ai Iegami affettivi che al lavoro. Ci pare
che la nascita dei figli sia chiamata, in tale contesto, a rappresentare 10 spar
tiacque fra l'adolescenza e il mondo adulto, a costituirsi come modemo rito
di passaggio e come una messa alla prova: per questa e potenzialmente in
grado di innescare anche fecondi cambiamenti.
Certamente molti sono gli interrogativi aperti, in primis su quali siano i
fattori che favoriscono un esito maturativo, piuttosto che una storia circola
reo Non e facile rispondere a questa domanda. Da un punta di vista clinico,
ogni situazione ha sue peculiari caratteristiche, che vanno conosciute e solo
con una casistica apprezzabile, si potrebbero enucleare elementi comuni,
rna molte di queste storie non sono clinicamente documentate.
L'impressione e che la possibilita che la genitorialita inneschi nuovi
percorsi evolutivi attenga piu a quelle situazioni in cui la gravidanza non e
stata rigorosamente programmata. Quando vi euna forte e inattaccabile de
terminazione ad avere un figlio non e raro trovare situazioni di infertilita 0
di sterilita e anche quando vi sono nascite, non si esclude che questa desi
derio risponda ad esigenze narcisistiche. I figli che nascono "per caso"
hanno piu probabilita di essere portatori di un desiderio non consapevole,
sono forse desiderati da una parte della mente poco conosciuta e praticata
dal soggetto stesso. Ipotizziamo che il diventare consapevoli di quel deside
rio, accogliere di separti poco rappresentabili e accettare di avere un figlio,
costituisca un primo passo per prendere contatto con altre parti e altre risor
se, che accompagneranno I' esperienza della genitorialita.
Anche alcune caratteristiche della coppia possono verosimilmente de
porre a favore 0 contro un esito maturativo dell'esperienza della genitoriali
tao In ogni coppia e ravvisabile un nucleo collusivo che concorre alla scelta
del partner, rna cia che fa la differenza e se e come quegli elementi profon
damente inconsci possano trovare spazio, nell'uno e nell'altro membro del
Ia coppia. Se il "nuovo", il "diverso", il "non praticato" dell'altro puo tro
yare accoglienza ed essere valorizzato e coltivato, ci troviamo in una con
dizione in cui la relazione di coppia puo promuovere un arricchimento per
entrambi i soggetti e in ogni caso siamo in un orizzonte di mobilita psichi
ca. In questa caso, potremmo anche immaginare che vi siano disponibilita e
risorse nei coniugi per potersi far interrogare dall' esperienza della genito
rialita e per poter ricalibrare ulteriormente il proprio assetto psichico. Vice
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versa, se il funzionamento della coppia edeclinato su dimensioni piu rigide
- pensiamo a situazioni in cui l'esperienza di coppia non ha apportato nes
sun cambiamento nei membri che la costituiscono e a coppie caratterizzate
da quella che Dicks (1967) definisce una membrana rigida - si ravvisano
minori possibilita di vivere in senso maturativo l'esperienza genitoriale.
Secondo questa prospettiva, il lavorare sulla coppia non rappresenterebbe
allora solo uri'attivita preventiva per il benessere dei figli, rna costituirebbe
un elemento di promozione della salute degli adulti sia nell 'hie et nunc che
nel prosieguo della loro vita, nella costituzione di una famiglia.
Un altro interrogativo puo essere letto nell' ambiguita dell' espressione:
cambiamenti di vita "per" i figli. In questa "per" leggiamo una finalita 0 un
mezzo? Si cambia per tutelare i figli 0 attraverso di loro? Ed in questi figli
da accudire con risorse nuove non c'e anche una nostra parte che ora pos
siamo accudire? Probabilmente anche qui e sempre questione di gradi, di
quantita e, fortunatamente, nelle vite della maggior parte di noi, non siamo
chiamati a scegliere fra il nostro bene 0 quello dei figli.
Ci auguriamo che piu autorevoli autori facciano luce su questi temi, perche
non vadano spreeate occasioni di benessere per chi faticosamente le cerca.
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