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Nel Paradiso di Dante il Cielo della Luna trattato nel Canto II (vv.

. 19-45): portati in alto da quella voglia di cielo che da sempre nel cuore dell'uomo, Dante e Beatrice, nel tempo che forse impiega una freccia a percorrere il suo moto verso il bersaglio, giungono al Primo Cielo, quello della Luna e si trovano l immersi in una nube fantastica in tutto simile a un diamante che si illuminato per i raggi del sole; questa gemma accoglie dentro di s anche Dante con tutto il suo peso corporeo, senza per questo nulla perdere della sua compattezza, e questo in violazione di ogni legge fisica che afferma la impenetrabilit dei corpi: lo stesso effetto di un raggio luminoso che penetra nell'acqua; l'immagine stupenda e rende evidente quello che alla mente umana sembra inconcepibile. C' un sentimento di gratitudine che sgorga dall'animo di Dante che subito adora Dio che lo ha fatto degno di questa esperienza meravigliosa. (Bibliografia L'Astrologia e i miti del Mondo Antico P. Tamiozzo Villa) ; per nella sua mente si affaccia un dubbio, su quale sia la causa delle macchie lunari che si scorgono dalla terra sulla faccia visibile della Luna; allora Beatrice cerca di spiegarglielo, allacciandosi alla storia delle influenze celesti: quindi, mentre nel Canto I quello del Sole si era illustrato l'ordine di tutte le cose, cio l'ascensione dell'essere verso l'alto, qui invece si descrive la perpetua irradiazione delle idee di Dio dall'alto verso il basso, compiendosi, con questi due momenti diversi che in realt ne formano uno solo, nel primo e nel secondo Canto, una generale sintesi dell'universo. Beatrice parla poi della soluzione proposta da Averro, secondo cui anche le macchie della luna dipenderebbero dalla maggiore o minore densit dei corpi celesti; per tutto questo da verificare perch o la luna composta di materia molto rarefatta, oppure alterna nella sua massa strati molto densi e strati molto radi; allora necessario considerare che cosa succede durante l'eclisse perch, se la luna fosse di materia rada, il lume del sole trasparirebbe attraverso; poich ci non avviene, questa ipotesi da scartare; il secondo caso, quello dello strato denso che a un certo punto rifletterebbe la luce solare come un' immagine, si riflette in uno specchio, sarebbe l'ipotesi giusta; quindi, tolte di mezzo le errate opinioni di Averro, Beatrice illustra la spiegazione vera e dice in particolare che dentro l'Empireo, il cielo immobile, dalla cui virt prende fondamento l'essere di tutto ci che in esso contenuto, cio la vita stessa dell'universo. Nel cielo stellato si attuano la prima differenziazione e riduzione dall'uno al molteplice; i sette cieli minori dei pianeti dispongono in modo diverso le distinte essenze o virt, cos che esse conseguano tutto il loro effetto e possano attuare i loro influssi quaggi sulla terra, tra gli uomini. Questo passo di notevole importanza, perch Dante, attraverso le parole di Beatrice, cerca proprio di spiegare gli effetti dei pianeti sulle anime incarnate di questa terra.