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Correttore compiti vacanze natalizie 2011-2012 VERSIONE PER IL DOCENTE LA STRUTTURA DEL DIALOGO SOCRATICO.

IL CASO DELL EUTIFRONE INTRODUZIONE 0) Lincontro tra i protagonisti - Chi sono i protagonisti? Socrate ed Eutfrone (un sacerdote, indovino) - Quando e dove si incontrano? Nel 399 (alla vigilia del processo a Socrate), nel portico del tribunale - Per quale motivo sono entrambi in quel luogo? Per processi, Socrate come accusato, Eutifrone come accusatore; entrambi i casi hanno a che fare con laccusa di empiet. PRIMA PARTE DEL DIALOGO 1) Socrate: Qual la domanda socratica? Che cos la piet/santit (lopposto dellempiet)? Per quale motivo egli la pone? Per difendersi in giudizio dalle accuse di Meleto. Per Socrate la scelta : o Socrate viene istruito su queste faccende da Eutifrone che ne esperto e dunque riuscir a rispondere adeguatamente alle accuse di Meleto. Oppure Eutifrone sbaglia e allora Meleto se la dovr prendere con Eutifrone e non con il suo allievo (Socrate). Eutfrone: Qual la prima risposta di Eutifrone? Santo quello che sto facendo io, cio accusare il padre di omicidio (I risposta) Come egli la argomenta? Con esempi mitologici riguardanti i conflitti contro i padri: Zeus contro Crono (Saturno), e Crono (Saturno) contro Urano 2) Socrate: Come egli giudica la risposta? Troppo ristretta, cio particolare, insufficiente. Socrate infatti nota che possono esserci molte altre azioni giudicate sante. Come riformula la domanda, cio qual la sua nuova richiesta? Richiede la definizione: ci per cui tutto ci che santo santo e, dunque, non solo un esempio come aveva fatto in precedenza Eutifrone. Eutifrone: Qual la sua (seconda) risposta? Santo ci che caro agli dei, empio il contrario. 3) Socrate: Come egli giudica questa (seconda) risposta? Troppo larga, e contradditoria Qual la sua obiezione, con quali esempi? Ci sono differenze di opinioni, tra gli dei come tra gli uomini, per cui ci che caro a un dio pu non esserlo per un altro dio Quale tipo di difficolt rileva? Unazione pu perci essere ad un tempo santa e non santa Eutrifrone: Come egli tenta, invano, di replicare alla confutazione di Socrate? Risponde che non pu esserci dissenso quando si tratta di punire chi ha commesso ingiustizia. Dunque vi sono casi in cui vi assenso fra tutto gli dei. 4) Socrate: Come egli ribatte alla replica di Eutifrone? Quale risposta egli stesso propone (la terza finora emersa)? Il problema se un determinato atto uningiustizia perci necessario restringere la definizione: SANTO ci che piace a tutti gli dei. 1

5) Socrate: Come rileva linadeguatezza, in questo caso il vizio logico, di questa risposta? Il santo tale perch piace agli dei o una cosa santa piace anche agli dei. Non santo ci che piace agli dei, ma al contrario, ci che santo piace agli dei (ovvero il piacere agli dei una qualit tra le altre, non lessenza della santit). In questo modo potrebbero esserci azioni che piacciono a tutti gli dei ma non sono sante, oppure azioni sante che non piacciono a tutti gli dei. 6) Eutifrone: Qual il suo atteggiamento in questa fase del dialogo? Entra in confusione, in crisi. Si rende conto che la definizione data confonde ci che santo con ci che gradito agli dei, cio confonde la sostanza (santo) con l'accidente (una sua qualit: lessere gradito a tutti gli dei). 7) Socrate: Qual la digressione di Socrate, che chiude la prima parte del dialogo? Parla delle statue del famoso scultore Dedalo, che per il suo stile sembrava conferire loro vita e movimento: ma Socrate sembra essere superiore, perch fa muovere (non lascia stare ferme) non solo le proprie (opere, come Dedalo), ma anche le opere (idee) altrui. SECONDA PARTE DEL DIALOGO 8) Socrate a questo punto entra in aiuto di Eutifrone: In quale espressione si pu individuare lironia socratica? Mi ingegner di mostrarti come tu possa insegnarmi Come Socrate riformula il problema? Tutto ci che santo giusto, ma non linverso, quindi la santit una parte della giustizia: quale parte? Azioni giuste

Azioni sante

9) Emergono varie ipotesi di risposta, con perfezionamenti successivi: Eutifrone: Quale nuova definizione (la quarta) egli fornisce? Santit prendersi cura degli dei, cio fra tutte le azioni giuste quelle sante sono quelle che riguardano il prendersi cura (=culto) degli dei. Le altre azioni, quelle che riguardano gli uomini, sono giuste ma non sante. [Seguendo questa definizione l'azione di Eutifrone che condanna il padre dunque giusta ma non santa] Socrate: Qual la sua controargomentazione? Socrate nota come il prendersi cura (il culto, il coltivare), abbia come fine quello di migliorare il soggetto della cura (ad esempio un allevatore di cavalli). Dunque si chiede in che cosa gli dei sarebbero resi migliori dalle cure fornite dagli uomini. La cosa che appare del tutto inaccettabile visto che gli dei gi sono i migliori. Quindi: gli dei non hanno bisogno delle cure degli uomini, che non possono migliorare gli dei, la definizione non quindi corretta.

Eutifrone: Quale ridefinizione (la quinta) egli fornisce? Santit servire gli dei (dunque una forma di culto che non ha per fine quello di migliorarli) Socrate: Come controargomenta? Socrate osserva che ogni servizio prestato mira all'ottenimento di qualche cosa (es.: il servizio dei medici alla sanit del malato, una penna serve per scrivere) A che cosa mira, qual il fine del servire gli dei? Eutifrone: Quale nuova ridefinizione (la sesta) egli fornisce? Servire gli dei pregare e fare i sacrifici al fine di ottenere dei vantaggi (salvare la casa o la citt). Intermezzo. Socrate : Come accenna a una diversa, possibile risposta, e ironizza? Oh, Eutifrone, se avessi voluto(inizio di XVII) Ma si vede che non hai nessuna voglia dinsegnarmi. Tuttavia, fedele allapproccio maieutico, non impone, bens si lascia guidare come lamante deve pur seguire lamato per qualunque via a costui piaccia condurlo Come riformula la risposta data da Eutifrone, e come la riproblematizza? Santit dunque la scienza del dare e del domandare: perch la si fa? forse una specie di commercio? Eutifrone: Qual la sua risposta? Eutifrone, costretto dalle argomentazioni di Socrate, ammette che la santit sia una forma di commercio dalla quale per gli dei non ricavano nulla (non essendo questi bisognosi di nulla dall'uomo) e la si fa per onorare gli dei con preghiere e sacrifici, cio con ci che gli gradito. Socrate: Come egli controargomenta? Se dunque la santit una forma monca di commercio unilaterale (dove gli dei non ricevono nulla) allora la santit di nuovo ci che caro, gradito ,agli dei, dunque siamo tornati alla 2^definizione (santo ci che caro agli dei), che per era gi stata giudicata insufficiente, infatti era una defnizione troppo larga perch vi erano azioni gradite ad alcuni dei ed altri a cui la stessa azione era sgradita. . 10) Socrate rileva limpasse, ironizzando: in quale modo? Sei molto pi bravo di Dedalo! E invita Eutifrone a ricominciare daccapo la ricerca, visto il circolo vizioso in cui sono caduti Eutifrone esce di scena: Come? Dice di avere fretta, ma di fatto si sottrae alla ricerca Il dialogo ha trovato una risposta alla domanda posta allinizio? NO

Ricostruisci la struttura del dialogo.

Introduzione Socrate chiede la definizione Eutifrone (I risposta) Socrate Eutifrone (II risposta) Socrate

Costruzione della scena e presentazione del tema: l'empiet e il suo contrario, la santit. Che cos' la santit? Santo ci che lui sta facendo accusando una persona di omicidio nonostante sia il padre. Risposta troppo stretta: esistono anche altre azioni sante. Santo ci che gradito agli dei. Troppo larga: ci sono divergenze di opinioni sia fra gli dei che fra gli uomini su che cosa sia un'azione santa. Dunque secondo questa definizione pu capitare che una cosa sia ad un tempo santa ed empia Santo ci che tutti gli dei gradiscono Chiede maggiori chiarimenti: una azione santa perch gradita dagli dei oppure gradita agli dei perch santa? Propende per la seconda soluzione, cio il piacere a tutti gli dei un attributo, una conseguenza dell'azione santa, non la sua definizione. Eutifrone paragona Socrate a Dedalo lo scultore che crea opere cos belle che sembrano che si muovano. Socrate: ribatte che stando a quello che dice Eutifrone lui pi bravo di Dedalo Seconda parte

Eutifrone (III risposta) Socrate Eutifrone Intermezzo

Aiuto di Socrate Socrate viene in aiuto a Eutifrone e lo invita a riflettere sul rapporto fra (riformula il santo e giusto. Tutto ci che santo anche giusto ma non il contrario. problema) Le azioni che hanno l'attributo della santit sono tutte giuste ma non il contrario. Eutifrone Eutifrone (IV risposta) Socrate Sostiene che la santit (piet) un attributo della giustizia. Formula un'altra definizione: la santit consiste nel prendersi cura nei confronti degli dei. Mentre il prendersi cura nei confronti degli uomini giusto ma non santo. Chiede specificazioni sul significato di prendersi cura e fa esempi (es.: ippica si prende cura dei cavalli,...) e nota che il prendersi cura comporta sempre un miglioramento nei confronti dell'oggetto della cura (es.: migliorano i cavalli). In cosa dunque le azioni sante (che si prendono cura) nei confronti degli dei possono anche renderli migliori? Specifica meglio la IV risposta e sostiene che il prendersi cura non tanto in virt di un miglioramento ma un servizio. Osserva che ogni servizio viene fatto per un fine (es: i servizi della medicina comportano la sanit del malato). La questione dunque: a quale scopo gli dei si servono dei servizi dell'uomo? E' evidente che di nulla abbisognano gli dei dagli uomini, semmai il contrario. 4

Eutifrone (V risposta) Socrate

Eutifrone (VI risposta)

Eutifrone disposto ad ammettere che la santit sia una specie di commercio ma gli uomini non servono in nulla gli dei che non hanno bisogno di nulla, piuttosto gli uomini ottengono protezione. Piuttosto il commercio unilaterale dove gli dei non ottengono nulla ma solo gesti di loro gradimento Obietta che in questo modo si data una risposta simile a quella precedente (la II) dove ci che santo ci che gradito agli dei (questo tipo di risposta non andava bene perch era troppo ampia, ad alcuni dei un'azione poteva apparire gradita e ad altri sgradita). Allora Socrate chiede una nuova definizione. Taglia corto e se ne va.

Socrate

Eutifrone .

ELEMENTI DEL DIALOGO SOCRATICO (devono essere presenti nella stesura del dialogo) 1) Introduzione: si definisce il luogo ed i personaggi a. Socrate b. Socrate parla sempre con chi si ritiene pi esperto di lui in generale o su di un argomento particolare (es.: Eutifrone indovino esperto di temi che riguardano la divinit) 2) Ignoranza socratica richiesta di una definizione 3) Linterlocutore di Socrate fornisce una prima definizione che troppo stretta (fa un esempio) o troppo larga. 4) Uso dellironia da parte di Socrate (attraverso una serie di domande Socrate fa risaltare i limiti della risposta del suo interlocutore) 5) Nuovo tentativo di definizione da parte dellinterlocutore e nuova serie di domande di Socrate. 6) Il ciclo definizione-domande si ripete pi volte (maieutica: la definizione non viene mai fornita da Socrate ma il suo compito quello di far partorire la verit) 7) Chiusura del dialogo senza che si arrivi ad una definizione.

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