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LIVING PLANET REPORT 2008

Il WWF è oggi una delle più grandi e accreditate organizzazioni WWF Italia
indipendenti per la conservazione della natura, con oltre 5 milioni di soci Via Po, 25/c
e una rete di attivisti in più di 100 paesi del mondo. La missione del WWF 00198 Roma
è arrestare il degrado dell’ambiente e costruire un mondo in cui l’uomo tel. 06 844971
possa vivere in armonia con la natura. www.wwf.it
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INDICE RINGRAZIAMENTI

Prefazione 1 WWF EDITORE CAPO WWF INTERNATIONAL Indice del pianeta vivente Oak Foundation, The Lewis Foundation, RETE MONDIALE DEL WWF
(anche noto, negli Stati Uniti e nel Chris Hails Avenue du Mont-Blanc Gli autori sono estremamente grati alle seguenti Erlenmeyer Foundation, Roy A. Hunt Foundation,
Canada come World Wildlife Fund) CH-1196 Gland persone e organizzazioni che hanno messo a The Winslow Foundation, Flora Family Foundation, Australia India Svezia
INTRODUZIONE 2 è una delle più grandi e accreditate EDITORI Switzerland disposizione i dati in loro possesso: Richard Foundation for Global Community, TAUPO Fund, Austria Indonesia Svizzera
organizzazioni indipendenti per la Sarah Humphrey www.panda.org Gregory e l’European Bird Census Council per i Mental Insight Foundation, The Dudley
Biodiversità, servizi ecosistemici e impronta Belgio Italia Tanzania
conservazione della natura, con Jonathan Loh dati del Pan-European Common Bird Monitoring Foundation, Foundation Harafi, The Swiss Agency Bhutan Giappone Turchia
dell’umanità 4 quasi 5 milioni di soci e una rete di Steven Goldfinger INSTITUTE OF ZOOLOGY scheme; il Global Population Dynamics Database for Development and Cooperation, Cooley Bolivia Madagascar Regno Unito
attivisti in più di 100 paesi del Zoological Society of London del Centre for Population Biology, Imperial College Godward LLP, Hans and Johanna Wackernagel-
mondo. La missione del WWF è CONTRIBUTI DI Regent’s Park Brasile Malaysia Stati Uniti
London; Derek Pomeroy, Betty Lutaaya Grädel, Daniela Schlettwein-Gsell, Annemarie Canada Mediterraneo (Italia) Africa Occidentale (Ghana,
EVIDENZE SCIENTIFICHE 6 arrestare il degrado dell’ambiente WWF London NW1 4RY, UK
e Herbert Tushabe per i dati del National Burckhardt, Oliver and Bea Wackernagel, Ruth and Caucaso (Georgia) Messico Senegal)
e costruire un mondo in cui l’uomo Sarah Humphrey www.zoo.cam.ac.uk/ioz/projects/
Indice globale del pianeta vivente 6 Biodiversity Database, Makerere University Hans Moppert-Vischer, F. Peter Seidel, Michael Africa Centrale (Camerun) Mongolia
possa vivere in armonia con la Ashok Chapagain indicators_livingplanet.htm
Institute of Environment and Natural Resources, Saalfeld, Peter Koechlin, Luc Hoffmann, Lutz America Centrale (Costa Rica) Nepal Politiche europee (Belgio)
Sistemi e biomi 8 natura. Greg Bourne
Uganda; Kristin Thorsrud Teien e Jorgen Randers, Peters e molti altri singoli finanziatori. Cina Paesi Bassi Macroeconomics For
Richard Mott GLOBAL FOOTPRINT NETWORK
Reami biogeografici 10 WWF-Norvegia; Pere Tomas-Vives, Christian Colombia Nuova Zelanda Sustainable Development
Judy Oglethorpe 312 Clay Street, Suite 300
Taxa 12 Zoological Society of London Aimee Gonzales Oakland, California 94607 Perennou, Driss Ezzine de Blas e Patrick Grillas, Vorremmo anche ringraziare le 90 organizzazioni Danubio-Carpazia (Austria) Norvegia (USA)
Fondata nel 1862, la Società Martin Atkin USA Tour du Valat, Camargue, Francia; Parks Canada; partner del Global Footprint Network e il Global Danimarca Pakistan
Impronta ecologica delle nazioni 14 David Henry, Kluane Ecological Monitoring Footprint Network National Accounts Committee
Zoologica di Londra (ZSL) è www.footprintnetwork.org Africa Orientale (Kenya) Peru Associati WWF
Biocapacità 16 un’organizzazione internazionale ZSL Project; Lisa Wilkinson, Alberta Fish e Wildlife per la loro guida, il loro contributo e l’impegno per Finlandia Filippine Fundación Vida Silvestre
Impronta idrica del consumo 18 scientifica dedicata alla Jonathan Loh TWENTE WATER CENTRE Division; Juan Diego López Giraldo, ottenere calcoli dell’Impronta nazionale validati. Francia Polonia (Argentina)
conservazione della natura ed Ben Collen University of Twente l’Environmental Volunteer Programme nella Germania Russia Fundación Natura (Ecuador)
Impronta idrica della produzione 20 all’educazione ambientale. La sua Louise McRae 7500 AE Enschede Natural Areas of Murcia Region, Spagna. Inoltre, gli autori desiderano ringraziare le seguenti Grande Mekong (Vietnam) Singapore Pasaules Dabas Fonds
missione è ottenere e promuovere Tharsila T. Carranza The Netherlands persone per il loro contributo alla redazione di Grecia SudAfrica (Lettonia)
la conservazione delle specie Fiona A. Pamplin www.water.utwente.nl L’Impronta ecologica questo rapporto: Robin Abell, Andrea Beier, Guiana (Suriname) Africa Meridionale (Zimbabwe) Nigerian Conservation
RIBALTARE LA SITUAZIONE 22 animali e dei loro habitat a livello Rajan Amin Gli autori desiderano ringraziare i seguenti governi Gianfranco Bologna, Carina Borgström Hansson, Hong Kong Pacifico Meridionale (Fiji) Foundation (Nigeria)
Verso la sostenibilità 22 mondiale. La ZSL dirige il Giardino Jonathan E.M. Baillie EDIZIONE ITALIANA A CURA DI per aver collaborato alla ricerche con lo scopo di Susan Brown, Danielle Chidlow, Lifeng Li, Kim Ungheria Spagna Fudena (Venezuela)
Zoologico di Londra e il Parco di Eva Alessi migliorare la qualità dei calcoli dell’Impronta a livello Carstensen, Victoria Elias, Lydia Gaskell, Monique
La sfida energetica 24 Whipsnade, fa ricerca scientifica GFN Gianfranco Bologna nazionale : Svizzera, Emirati Arabi Uniti, Finlandia, Grooten, Cara Honzak, Sue Lieberman, Tony Long,
Popolazione e consumi 26 nell’Istituto di Zoologia e partecipa Steven Goldfinger Germania, Irlanda, Giappone, Belgio ed Ecuador. Colby Loucks, Leena Iyengar, Miguel Jorge, Karl
in modo attivo nel campo della Mathis Wackernagel TRADUZIONE DALL’INGLESE
Commercio globale 28 Mallon, Liz McLellan, Damien Oettli, Stuart Orr,
conservazione della natura a livello Meredith Stechbart Patrizia Zaratti
La maggior parte delle ricerche di questo rapporto Duncan Pollard, Gordon Shepherd, Geoffroy de
Gestire la biocapacità: un approccio ecosistemico 30 mondiale. Sarah Rizk
non sarebbe stata possibile senza il generoso Schutter, Stephan Singer, Rod Taylor, Toby
Anders Reed IMPAGINAZIONE
supporto di: Skoll Foundation, Pollux- Quantrill, Vishaish Uppal, Richard Worthington e
Justin Kitzes Franci&Patriarca
Privatstiftung, Fundação Calouste Gulbenkian, Natascha Zwaal.
DATI E TABELLE 32 Global Footprint Network Audrey Peller
Promuove un’economia sostenibile Shiva Niazi Pubblicato a ottobre 2008
Impronta ecologica, biocapacità e Impronta idrica 32 da WWF–World Wide Fund
lavorando sull’Impronta ecologica, Brad Ewing
L’Indice del piante vivente, l’Impronta ecologica, For Nature (ex-World Wildlife
uno strumento che consente di Alessandro Galli
Fund), Gland, Svizzera.
la biocapacità e l’Impronta idrica nel tempo 40 misurare la sostenibilità. Insieme ai Yoshihiko Wada
suoi partner, questo network Dan Moran
L’Indice del pianeta vivente: numero di specie 40 Qualsiasi riproduzione, totale
coordina la ricerca, sviluppa Robert Williams o parziale, di questa
L’Indice del pianeta vivente: note tecniche 41 standard metodologici e fornisce a Willy De Backer pubblicazione deve riportare
coloro che devono prendere delle FOTO il titolo e la casa editrice
L’Impronta ecologica: domande frequenti 42 Copertina: Apollo 8, NASA, dicembre 1968. Pag. 11, in alto: Igor Shpilenok/naturepl.com; in basso: Mark
decisioni resoconti sulle risorse TWENTE summenzionata come
Carwardine/ naturepl.com. Pag. 13, da sinistra a destra, riga superiore: Olivier Langrand/WWF; Pete Oxford/
naturali per aiutare l’economia Arjen Y. Hoekstra proprietaria dei diritti.
naturepl.com; Michel Roggo/WWF-Canon; seconda riga: Martin Harvey/WWF-Canon; Fritz Pölking/WWF;
Bibliografia e ulteriori approfondimenti 44 umana a operare all’interno dei Mesfin Mekonnen Brandon Cole/naturepl.com; terza riga: Brian Kenney; R.Isotti, A.Cambone-Homo ambiens/WWF-Canon; Don Riepe/
limiti ecologici della Terra. Still Pictures; riga inferiore: Barry Mansell/naturepl.com; Doug Perrine/naturepl.com; Martin Harvey/WWF-Canon. © testo e immagini: 2008 WWF
Ringraziamenti 45 Pag. 31: Pablo Corral/WWF-Canon. Tutti i diritti riservati
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P R E FA Z I O N E

a recente flessione dell’economia mondiale costituisce ha raggiunto vertici da record, in gran parte a causa dell’au- sia, nel 2050, possibile soddisfare la crescita prevista della

L un duro promemoria delle conseguenze del vivere al di


sopra delle nostre possibilità. Ma l’eventualità di una
recessione economica è nulla se confrontata alla difficile
mento della domanda di cibo, mangimi e biocombustibili e,
in alcuni luoghi, della continua diminuzione di fornitura idri-
ca. Per la prima volta nella storia, la scorsa estate la calotta
domanda di servizi energetici mondiali e contemporanea-
mente ottenere una riduzione significativa delle emissioni
globali di gas a effetto serra. Questo modello evidenzia la
situazione di credito ecologico che si profila all’orizzonte. polare artica è stata circondata totalmente dall’acqua – scom- necessità di agire immediatamente per porre un freno ai peri-
parendo, letteralmente, sotto l’impatto della nostra Impronta colosi cambiamenti climatici.
Che le nostre vite si svolgano nel cuore di una foresta o nel di carbonio.
centro di una metropoli, esse dipendono dai servizi forniti dai Mentre agiamo per ridurre la nostra impronta – il nostro
sistemi naturali della Terra. Il Living Planet Report 2008 ci La difficile situazione di credito ecologico costituisce una impatto sui servizi della Terra – dobbiamo anche migliorare
avvisa che stiamo consumando le risorse alla base di tali ser- sfida mondiale. Secondo il Living Planet Report 2008 più di la gestione degli ecosistemi che forniscono tali servizi. Per
vizi troppo rapidamente – più rapidamente di quanto siano in tre quarti degli abitanti del Pianeta vivono in nazioni che sono avere successo dobbiamo gestire le risorse rispettando le
grado di rigenerarsi. Così come uno spendere sconsiderato sta debitrici ecologiche – dove cioè i consumi nazionali hanno regioni e la scala della Natura. Ciò significa che in ogni set-
causando la recessione, i consumi eccessivi stanno dando superato la biocapacità del Paese. Di conseguenza, la mag- tore, come in quello agricolo o ittico, le decisioni dovranno
fondo al capitale naturale del Pianeta al punto tale da mettere gior parte di noi sostiene l’attuale stile di vita e la nostra cre- essere prese in considerazione delle conseguenze ecologiche.
a rischio il nostro benessere futuro. L’Indice del pianeta scita economica facendo affidamento (e sfruttando sempre Significa anche che è necessario trovare metodi di gestione
vivente mostra che, negli ultimi 35 anni, abbiamo perduto più) sul capitale ecologico di altre parti del mondo. transfrontaliera – oltre i confini politici e di proprietà – per
quasi un terzo del capitale della vita selvatica sulla Terra occuparsi di un ecosistema nel suo complesso.
La buona notizia è che possiamo ancora invertire questa situa-
Eppure la nostra domanda continua a crescere sotto la spinta zione di forte diminuzione del credito ecologico – non è trop- Sono passati quasi quarant’anni da quando gli astronauti del-
dell’incessante aumento demografico e dei consumi indivi- po tardi per evitare un’irreversibile recessione ecologica. Que- l’Apollo 8 fotografarono il famoso “sorgere della Terra”,
duali. Attualmente, la nostra impronta globale supera la capa- sto rapporto identifica le aree chiave necessarie per cambiare offrendo la prima visione del nostro Pianeta. Da allora, nello
cità rigenerativa del Pianeta di circa il 30%. Se la nostra i nostri stili di vita e indirizzare le nostre economie verso per- spazio di due generazioni, il mondo è passato da una situazio-
domanda sul Pianeta continuerà a crescere alla stessa veloci- corsi più sostenibili. ne di credito ecologico a una di debito. La specie umana offre
tà, entro metà del decennio 2030-2040, avremo bisogno del- innumerevoli riscontri storici di ingenuità e capacità di risol-
l’equivalente di due Pianeti per mantenere i nostri stili di vita. A volte la vastità della sfida sembra insuperabile e, per que- vere i problemi. Lo stesso spirito che portò l’uomo sulla Luna
Il rapporto di quest’anno, per la prima volta, calcola l’impat- sto motivo, è stato introdotto il concetto di “cunei di sosteni- deve essere ora impiegato per liberare le future generazioni
to dei nostri consumi sulle risorse idriche della Terra e la bilità” da contrapporre al superamento dei limiti ecologici nei da un debito ecologico devastante.
nostra vulnerabilità alla carenza idrica in molte aree. vari settori e rispetto alle diverse cause primarie. L’analisi di
tali cunei consente di isolare i diversi fattori di superamento
Questi trend generali comportano conseguenze concrete, che, dei limiti e proporre soluzioni differenti per ognuno di essi.
durante l’anno passato, abbiamo potuto leggere sui titoli dei Per la sfida più importante, il modello delle soluzioni per il James P. Leape
nostri quotidiani. A livello mondiale, il prezzo di molti raccolti clima WWF utilizza un’analisi dei cunei per illustrare come Direttore Generale, WWF International

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INTRODUZIONE

Abbiamo un solo Pianeta. La sua capacità di rapporto, per la prima volta, il volume di dati deforestazione, carenza idrica, diminuzione per la salute degli ecosistemi, la produzione
sostenere un’immensa diversità di specie, fra dell’Indice ha consentito un’analisi dei trend di biodiversità e cambiamenti climatici stan- di cibo e il benessere umano.
cui quella umana, è grande, ma essenzial- di popolazioni di specie per reame biogeo- no mettendo sempre più a rischio il benesse- Negli ultimi 45 anni la domanda del-
mente limitata. Quando la domanda antropi- grafico e per gruppo tassonomico, nonché re e lo sviluppo di tutte le nazioni. l’umanità sul Pianeta è più che raddoppiata
ca supera la disponibilità di risorse – quando per bioma. Sebbene la perdita di biodiversità Le carenze idriche costituiscono una pre- in conseguenza dell’aumento demografico e
si oltrepassano, cioè, i limiti ecologici – si si sia stabilizzata in alcune aree temperate, occupazione crescente per molti Paesi e dei crescenti consumi individuali. Nel 1961,
compromette la salute dei sistemi viventi del- l’Indice del pianeta vivente globale continua regioni. Di conseguenza, questo rapporto quasi tutti i Paesi del mondo possedevano
la Terra. Alla fine, questa perdita arriva a a diminuire. Appare sempre più improbabile include una terza misurazione, l’Impronta una capacità più che sufficiente a soddisfa-
minacciare lo stesso benessere umano. anche il raggiungimento dell’obiettivo più idrica, che rileva la domanda sulle risorse re la propria domanda interna; al 2005, la
Questo rapporto utilizza due misurazioni modesto della Convenzione sulla Biodiversi- idriche nazionali, regionali o globali relativa situazione era cambiata radicalmente e mol-
complementari per esplorare le variazioni nella tà, quello di ridurre entro il 2010 il tasso di al consumo di beni e servizi. Sebbene le risor- ti Paesi erano in grado di soddisfare i loro
biodiversità globale e nei consumi umani. L’In- perdita della biodiversità globale. se idriche non siano considerate scarse su sca- bisogni solo importando risorse da altre
dice del pianeta vivente riflette lo stato degli La domanda dell’umanità sulle risorse la globale, la loro distribuzione e disponibili- nazioni e utilizzando l’atmosfera del Piane-
ecosistemi del Pianeta, mentre l’Impronta eco- viventi del Pianeta, la sua Impronta ecologi- tà risulta estremamente diseguale, su scala sia ta come discarica di anidride carbonica e di
logica mostra la dimensione e la tipologia della ca, ora supera la capacità rigenerativa del geografica sia temporale. Attualmente circa altri gas a effetto serra (fig. 3). In un mon-
domanda umana su questi ecosistemi. Pianeta di circa il 30% (fig. 2). Questo supe- 50 Paesi stanno affrontando una situazione di do sovrasfruttato, le nazioni con un debito
L’Indice del pianeta vivente della biodi- ramento globale dei limiti ecologici aumenta stress idrico moderato o grave e si prevede ecologico sono particolarmente a rischio a
versità globale, misurato attraverso l’analisi progressivamente e, di conseguenza, gli eco- che la quantità di persone che si troveranno ad causa del superamento dei limiti locali e
di popolazioni di 1.686 specie di vertebrati sistemi si stanno esaurendo e i materiali di affrontare carenze idriche annuali o stagiona- globali e del conseguente declino dei servi-
nelle regioni del mondo, è diminuito di circa scarto si stanno accumulando nell’aria, nella li aumenterà in conseguenza dei cambiamen- zi ecosistemici, del supporto vitale da cui
il 30% negli ultimi 35 anni (fig. 1). In questo terra e nell’acqua. I conseguenti effetti di ti climatici. Ciò comporta gravi implicazioni dipende tutta l’umanità.

Fig. 1: INDICE DEL PIANETA VIVENTE, 1970-2005 Fig. 2: IMPRONTA ECOLOGICA DELL’UMANITÀ, 1961-2005
1,8 1,8

1,6 1,6

1,4 1,4

Numero di pianeti Terra


1,2 1,2
Indice (1970 = 1,0)

Biocapacità mondiale
1,0 1,0

0,8 0,8

0,6 0,6

0,4 0,4

0,2 0,2

0 0
1960 1970 1980 1990 2000 05 1960 1970 1980 1990 2000 05

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Se continueremo a reiterare gli attuali Il trasferimento di tecnologie e il sup- possiederebbe tutti i mezzi per vivere nei Figura 1: Indice del pianeta vivente. L’indi-

INTRODUZIONE
comportamenti, entro i primi anni del 2030 porto all’innovazione locale può aiutare le limiti del Pianeta e, contemporaneamente, ce globale mostra che le popolazioni di spe-
avremo bisogno di due Pianeti per soddi- economie emergenti ad aumentare il loro garantire il benessere umano e la salute cie di vertebrati sono diminuite di circa il 30%
nel periodo dal 1970 al 2005.
sfare il fabbisogno dell’umanità di beni e benessere saltando le fasi, proprie dell’in- degli ecosistemi da cui questo dipende.
servizi. Esistono, però, molti metodi validi dustrializzazione, ad alto sfruttamento di Figura 2: L’Impronta ecologica dell’umanità.
per cambiare il corso delle cose. Fermo risorse. Le città, che attualmente ospitano La domanda dell’umanità sulla biosfera è più
restando che lo sviluppo tecnologico conti- più di metà della popolazione umana, pos- che raddoppiata nel periodo dal 1961 al 2005.
nuerà a rivestire un’importanza vitale nel- sono essere progettate per favorire stili di
l’affrontare la sfida della sostenibilità, già vita desiderabili e contemporaneamente Figura 3: Paesi con debito o con credito
si hanno le conoscenze necessarie per ridurre al minimo la domanda sugli ecosi- ecologico. I Paesi debitori possiedono un’Im-
pronta ecologica superiore alla loro biocapaci-
intraprendere la maggior parte delle azioni stemi locali e globali. tà; i Paesi creditori possiedono un’Impronta
che risultano indispensabili e le soluzioni L’emancipazione femminile, l’istruzio- ecologica inferiore alla loro biocapacità.
sono già a disposizione. Per esempio, que- ne e l’accesso a una pianificazione familia-
sto rapporto utilizza un approccio “a re volontaria possono rallentare o invertire
cunei” per illustrare in che modo sia possi- la crescita demografica. L’Impronta ecolo-
bile spostarsi verso un’energia pulita; inol- gica – che rappresenta la domanda del-
tre, un’efficienza basata sulle tecnologie l’umanità sulla Natura – e l’Indice del pia-
attuali ci consentirà di soddisfare la neta vivente – che misura la salute genera-
domanda, prevista per il 2050, di servizi le della Natura – costituiscono degli indi-
energetici con una maggiore riduzione del- catori validi e chiari di quali azioni debba-
le emissioni di carbonio ad essi associati. no essere intraprese. Se l’umanità volesse,

Fig. 3: PAESI DEBITORI Eco-debito: Impronta confrontata con la biocapacità Maggiore di oltre il 150% Maggiore del 100-150% Maggiore del 50-100% Maggiore dello 0-50%
E CREDITORI ECOLOGICI, 1961 e 2005 Eco-credito: Biocapacità confrontata con l’Impronta Maggiore dello 0-50% Maggiore del 50-100% Maggiore del 100-150% Maggiore di oltre il 150%
Dati insufficienti

1961 2005
(frontiere
nazionali
del 2005)

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BIODIVERSITÀ, SERVIZI ECOSISTEMICI E IMPRONTA

L’Indice del pianeta vivente mostra che, in costituisce la minaccia principale per la biodi- costieri e marini, come le barriere coralline.  servizi di regolazione, come regolazione
tutti i biomi e le regioni del mondo, le specie versità marina; infatti, la pesca eccessiva ha È difficile prevedere i futuri impatti su scala lo- del clima e delle maree, depurazione
selvatiche e gli ecosistemi naturali sono sot- devastato molti stock ittici di interesse com- cale, ma qualsiasi ecosistema può essere suscet- dell’acqua, impollinazione e controllo
toposti a forte pressione. Le minacce antro- merciale. Il sovrasfruttamento costituisce una tibile a variazioni di temperatura o di tempo. delle infestazioni
pogeniche dirette alla biodiversità spesso grave minaccia anche per molte specie terre- Chiaramente, tutte queste minacce o pressio-  servizi culturali (fra cui quelli estetici,
vengono raggruppate in cinque categorie: stri, in particolare per i mammiferi della fore- ni sono gli effetti di cause primarie più distanti spirituali, educativi e ricreativi).
 perdita, frammentazione o trasformazione sta tropicale cacciati per la loro carne. Il prelie- e indirette. Tali cause primarie di perdita di bio-
di habitat, specialmente a causa Ognuno di questi servizi deriva, in ultima
vo eccessivo di legname e legna da ardere ha diversità derivano dalla domanda umana di
dell’agricoltura analisi, dagli organismi viventi. Tuttavia, non
portato alla perdita delle foreste e delle popo- cibo, acqua, energia e materiali. Possono essere
 sovrasfruttamento delle specie, è la biodiversità di per sé a essere alla base
lazioni di animali e piante a esse associate. valutate in termini di produzione e consumo di
principalmente a causa di attività dei servizi ecosistemici, bensì l’abbondanza
Le specie invasive, introdotte deliberata- raccolti agricoli, carne e prodotti caseari, pesce
venatorie e di pesca mente o accidentalmente da una parte all’al- e frutti di mare, legname e carta, acqua, energia, di determinate specie, che risultano essenzia-
 inquinamento tra del mondo, sono diventate competitori, trasporti e territorio necessario per città e infra- li per la stabilità di habitat e la fornitura dei
 diffusione di specie o geni invasivi predatori o parassiti delle specie autoctone e strutture. Mano a mano che la popolazione e servizi stessi. La diminuzione di una specie
 cambiamenti climatici sono responsabili della diminuzione di molte l’economia mondiali crescono, aumenta anche essenziale su scala locale avrà un impatto
di queste specie. Ciò risulta particolarmente la pressione sulla biodiversità. Un miglioramen- negativo sui servizi ecosistemici, anche se
Tutte queste cinque minacce in ultima analisi
importante negli ecosistemi insulari e d’ac- to della tecnologia e delle risorse potrebbe alle- tale specie non è a rischio su scala mondiale.
derivano dalla domanda umana sulla biosfera
qua dolce, dove costituiscono la minaccia viare tale pressione. L’Impronta ecologica è una Il MA ha calcolato che la perdita di biodi-
- la produzione e il consumo di risorse naturali
principale per le specie endemiche. misura aggregata della domanda, su ecosistemi versità contribuisce all’insicurezza alimenta-
per cibo, bevande, energia o materiali e lo
Un’altra importante causa di perdita di e specie, relativa al consumo di risorse. Com- re ed energetica, aumenta la vulnerabilità ai
smaltimento dei prodotti di scarto a essi asso-
biodiversità è rappresentata dall’inquina- prendere le interazioni fra biodiversità, cause disastri naturali, come inondazioni o tempe-
ciati – o la trasformazione degli ecosistemi a
mento, soprattutto negli ecosistemi acquatici. primarie della perdita di biodiversità stessa e ste tropicali, diminuisce il livello di salute,
opera di città e infrastrutture (vedere fig. 4).
Inoltre, il flusso massiccio di merci e persone L’eccessivo carico di nutrienti, conseguente impronta antropica è fondamentale per rallenta- riduce la disponibilità e la qualità delle risor-
per il mondo è diventato vettore di diffusione all’incremento dell’impiego in agricoltura di re, interrompere e invertire l’attuale trend di se idriche e intacca l’eredità culturale.
di specie aliene e patologie. fertilizzanti azotati e fosforici, causa l’eutro- declino degli ecosistemi naturali e delle popola- La maggior parte dei servizi ecosistemici di
L’habitat naturale risulta scomparso, alterato fizzazione e l’impoverimento dell’ossigeno zioni di specie selvatiche. supporto, regolazione e culturali non sono
o frammentato dalla sua conversione per colture, disciolto. L’inquinamento da sostanze chimi- commercialmente acquistabili e rivendibili e, di
pascoli, acquacoltura, uso industriale e urbano. I che tossiche spesso deriva dall’utilizzo di SERVIZI ECOSISTEMICI conseguenza, non possiedono un valore di mer-
sistemi fluviali vengono alterati dalle dighe, dal- pesticidi in agricoltura e acquacoltura, dai L’umanità dipende da ecosistemi vitali: essi cato. Il loro declino non invia segnali di allarme
l’uso irriguo, dalla produzione di energia idroe- rifiuti industriali e da quelli minerari. La cre- favoriscono o migliorano la qualità delle nostre all’economia locale o globale. I mercati porta-
lettrica o dalla regolazione delle portate. Persino scente concentrazione di anidride carbonica vite e, senza di essi, la Terra risulterebbe inabi- no a decisioni, in materia di impiego di risorse,
gli ecosistemi marini, in particolare i fondali, nell’atmosfera sta causando l’acidificazione tabile. Il Millenium Ecosystem Assessment che aumentano al massimo i benefici per i sin-
subiscono un degrado fisico a causa della pesca degli oceani, i cui effetti avranno probabil- (MA) descrive quattro categorie di servizi eco- goli produttori e consumatori, ma spesso met-
a strascico e dell’industria edile ed estrattiva. mente un’ampia diffusione, in particolare sistemici, a iniziare dai più importanti: tono a repentaglio la biodiversità e i servizi eco-
Il sovrasfruttamento delle popolazioni di sugli organismi che costituiscono la barriera  servizi di supporto, come ciclo sistemici dai quali, in ultima analisi, dipendono
specie selvatiche, in conseguenza dell’uccisio- corallina e su quelli dotati di conchiglia. dei nutrienti, formazione del suolo la produzione e i consumi. Il valore della biodi-
ne di animali e della raccolta di piante a scopo Nei prossimi decenni, probabilmente la più e produzione primaria versità per il benessere umano, anche se non
alimentare, materiali o medicine, avviene a grande minaccia alla biodiversità sarà costitui-  servizi di fornitura, quali produzione facilmente quantificabile in termini economici,
una velocità superiore alla capacità riprodutti- ta dai cambiamenti climatici. I primi impatti si di cibo, acqua potabile, materiali farà la differenza fra un Pianeta in grado o
va delle popolazioni. Il sovra sfruttamento sono verificati sugli ecosistemi polari, montani, o combustibile meno di sostenere la sua popolazione umana.

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Fig. 4: PERDITA DI BIODIVERSITÀ, PRESSIONE UMANA E IMPRONTA ECOLOGICA, relazioni causa/effetto

INTRODUZIONE
IMPRONTA ECOLOGICA CAUSE INDIRETTE DI PERDITA MINACCE
SETTORI DI CONSUMO DI BIODIVERSITÀ/ATTIVITÀ UMANE PRESSIONI DIRETTE SULLA BIODIVERSITÀ O PRESSIONI

Legno, carta e fibre Produzione di legname, polpa e carta


Perdita e frammentazione di foreste, boschi
Legna da ardere Raccolta di legna da ardere
e mangrovie

Cibo, coltivazioni energetiche, fibre Conversione in colture


Perdita e degrado di prati e savane
Carne, prodotti caseari, uova, pelli Conversione in pascoli
Conv. in impianti di acquacoltura PERDITA DI HABITAT
Pesce e frutti di mare Frammentazione e regolazione fluviale
d’allevamento
Conversione in suolo cittadino Distruzione delle barriere coralline e dell’habitat costiero
Costruzioni, cemento e per la costruzione di strade
Costruzione di dighe Distruzione dell’habitat bentonico
Attività estrattifera e metalli

Pesca con le reti (inclusa a strascico)


Eccessivo sforzo di pesca
Pesca a traino
Cacciagione, pesce Bycatch (catture accidentali) SFRUTTAMENTO
e frutti di mare ECCESSIVO
Caccia alla selvaggina
Prelievo eccessivo di specie terrestri e acquatiche
Commercio delle specie selvatiche

Carico di nutrienti/eutrofizzazione e fioriture tossiche

Emissioni di azoto e zolfo Pioggia acida


Acque per uso domestico Rifiuti organici
Lavorazione industriale Utilizzo di prodotti chimici per l’agricoltura Pesticidi e sostanze chimiche tossiche INQUINAMENTO
Rifiuti minerari e contaminazione
Sversamento di idrocarburi

Acidificazione degli oceani

Specie marine invasive


Trasporti marittimi
Trasporti SPECIE ALLOCTONE
Commercio Specie invasive di acqua dolce
Introduzione deliberata o accidentale INVASIVE
Turismo
di specie alloctone Specie terrestri invasive, soprattutto sulle piccole isole

Degrado degli ambienti artico e alpino

Fusione dei ghiacci marini artici


CAMBIAMENTI
Utilizzo dell’energia Anidride carbonica, metano e altre Sbiancamento e morte della barriera corallina CLIMATICI
Combustione di combustibili fossili emissioni di gas a effetto serra
Alterazione dei cicli delle stagioni

Morte delle foreste a causa di si ccità e desertificazione

Perdita delle zone umide stagionali

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L’ I N D I C E D E L P I A N E TA V I V E N T E : G L O B A L E

L’Indice del pianeta vivente è un indicatore L’Indice tropicale è formato dalle popo- della zona temperata. Se questo Indice Figura 5: Indice del pianeta vivente globa-
destinato al monitoraggio dello stato della lazioni di specie terrestri e di acqua dolce coprisse un periodo di tempo di secoli, inve- le. Mostra un trend medio di -28% dal 1970
biodiversità nel mondo. In particolare, segue i presenti nei reami Afrotropicale, Indo-paci- ce che decenni, si potrebbe notare una dimi- al 2005 nelle 4.642 popolazioni delle 1.686
specie*. Ai trend medi delle zone temperata e
trend di molte popolazioni di specie nello fico e Neotropicale e dalle popolazioni di nuzione di ampiezza uguale o maggiore fra
tropicale è stato assegnato uguale peso.
stesso modo in cui un indice di borsa segue il specie marine presenti nelle zone fra il Tro- le popolazioni di specie della zona tempera-
valore di alcune azioni o un indice dei prezzi pico del Cancro e quello del Capricorno. ta. Che sia o meno così, l’Indice mostra una Figura 6: Indice del pianeta vivente della
al dettaglio segue il costo di un paniere di L’Indice temperato include le popolazioni grave perdita di biodiversità in corso negli zona temperata. L’Indice mostra un trend
beni di consumo. L’Indice del pianeta vivente di specie terrestri e di acqua dolce dei reami ecosistemi tropicali. medio di +6% fra il 1970 e il 2005 nelle 3.309
è basato sui trend di circa 5.000 popolazioni Paleartico e Neartico e le popolazioni di specie popolazioni delle 1.235 specie*. Ai trend medi
di 1.686 specie di mammiferi, uccelli, rettili, marine a nord o a sud dei tropici (vedere fig. 8). delle specie delle zone terrestre, temperata e
tropicale è stato assegnato uguale peso.
anfibi e pesci di tutto il mondo. Le variazioni L’Indice globale, dal 1970 al 2005, mostra
delle popolazioni di ciascuna specie vengono un declino totale di circa il 30% (fig. 5). L’In- Figura 7: Indice del pianeta vivente della
considerate come scostamento medio rispetto dice tropicale è diminuito di circa il 50%, zona tropicale. L’Indice mostra un trend
al valore del 1970, posto uguale a 1,0. mentre quello temperato, nello stesso periodo, totale di -51% fra il 1970 e il 2005 nelle 1.333
Per produrre l’Indice del pianeta vivente mostra piccole variazioni globali (figg. 6 e 7). popolazioni delle 585 specie*. Ai trend medi
globale sono stati aggregati, con ugual peso, Questo marcato contrasto nei trend delle delle specie delle zone terrestre, temperata e
tropicale è stato assegnato uguale peso.
due indici: uno per le regioni tropicali e uno popolazioni temperate e tropicali risulta evi-
per le temperate (che comprende la zona pola- dente nelle specie terrestri, marine e di acqua * Nota: Alcune specie si trovano nelle regioni temperata e tropicale.
re). Negli indici tropicale e temperato, ai trend dolce. Tuttavia, ciò non implica necessaria-
globali delle specie terrestri, di acqua dolce e mente che la biodiversità della zona tropica-
marine è stato assegnato uguale peso. le sia in condizioni molto peggiori di quella

Fig. 5: INDICE DEL PIANETA VIVENTE GLOBALE, Fig. 6: INDICE DEL PIANETA VIVENTE TEMPERATO, Fig. 7: INDICE DEL PIANETA VIVENTE TROPICALE,
1970–2005 1970–2005 1970–2005
1,8 1,8 1,8

1,6 1,6 1,6

1,4 1,4 1,4


Indice (1970 = 1,0)

Indice (1970 = 1,0)

1,2 1,2 1,2

Indice (1970 = 1)
1,0 1,0 1,0

0,8 0,8 0,8

0,6 0,6 0,6


Indice globale Indice temperato Indice tropicale
0,4 0,4 0,4
Limiti di confidenza Limiti di confidenza Limiti di confidenza
0,2 0,2 0,2

0 0 0
1970 1980 1990 2000 05 1970 1980 1990 2000 05 1970 1980 1990 2000 05

6 LIVING PLANET REPORT 2008


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Paleartico
Palearctic
Neoartico
Nearctic

EVIDENZE SCIENTIFICHE
Tropico
Tropic of del Cancro
Cancer
Oceanico
Oceanic

Oceanico
Oceanic
Indo-malese
Indomalayan

Tropico
Tropic of del Capricorno
Capricorn

Neotropicale
Neotropical Afrotropicale
Afrotropical
Australasia
Australasian

Antartico
Antarctic

Fig. 8: REAMI BIOGEOGRAFICI TERRESTRI E BIOMI


Foreste latifoglie tropicali e subtropicali umide Pascoli e savane inondati
Foreste latifoglie tropicali e subtropicali secche Pascoli e macchie montani
Foreste conifere tropicali e subtropicali Tundra
Foreste latifoglie temperate e miste Foreste, boschi e boscaglie mediterranei
Foreste conifere temperate Deserti e macchie seriche
Foresta boreale/taiga Mangrovie
Pascoli, savane e macchie tropicali e subtropicali Corpi d’acqua
Pascoli, savane e macchie temperate Roccia e ghiaccio

LIVING PLANET REPORT 2008 7


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L’ I N D I C E D E L P I A N E TA V I V E N T E : E C O S I S T E M I E B I O M I

Gli Indici terrestre, marino e di acqua dol- (fig. 10). L’innalzamento delle temperature sbiancamento, causati dal costante aumento Figura 9: Indice del pianeta vivente terrestre.
ce sono stati calcolati ognuno come la media dei mari, i metodi distruttivi di pesca e l’in- delle temperature della superficie marina. Questo indice mostra un trend medio di -33% fra
di due indici che separatamente misurano i quinamento sono fra i maggiori responsabi- Le acque interne ospitano un’enorme il 1970 e il 2005 nelle 2.007 popolazioni delle 887
specie terrestri.
trend delle popolazioni di vertebrati delle li del declino della vita marina. Un recente diversità di specie e forniscono risorse e ser-
zone tropicale e temperata. studio mostra che il 40% degli oceani del vizi ecologici essenziali per il benessere del- Figura 10: Indice del pianeta vivente marino.
L’Indice terrestre si è significativamente Pianeta subisce pesantemente le conseguen- l’umanità. L’Indice delle acque dolci mostra L’indice delle specie marine mostra un trend
ridotto dalla metà degli anni ’70 (fig. 9); ze delle attività umane. che le popolazioni di specie delle acque medio di -14% in 35 anni nelle 1.175 popola-
mostra una diminuzione media del 33% nel- La pesca eccessiva rappresenta la principale interne sono diminuite in media del 35% dal zioni delle 341 specie marine.
le popolazioni di vertebrati terrestri fra il causa primaria di questo cambiamento e si 1970 al 2005 (fig. 11). Si calcola che l’esten-
1970 e il 2005. Le maggiori variazioni si calcola che la maggior parte degli stock ittici sione delle zone umide sia diminuita del 50% Figura 11: Indice del pianeta vivente delle
sono verificate ai tropici; nelle popolazioni commerciali marini del mondo versi in uno durante il 20° secolo a causa di diverse acque dolci. L’indice delle acque dolci mostra
un trend medio di -35% dal 1970 al 2005 nelle
di specie delle regioni temperate sono state stato di sfruttamento o di sovrasfruttamento. minacce. La perdita e il degrado delle zone 1.463 popolazioni delle 458 specie.
registrate piccole variazioni globali. Nelle Gli oceani forniscono risorse e servizi ecosi- umide sono causati da pesca eccessiva, spe-
regioni tropicali, deforestazione e distruzio- stemici vitali, da cui dipende tutta la vita; cie invasive, inquinamento, costruzione di
ne dell’habitat, imputabili soprattutto alla eppure, attualmente le aree marine protette dighe e deviazione delle acque.
conversione in terreni agricoli e al sovra- coprono meno dell’1% della superficie mari-
sfruttamento legato a attività di taglio e vena- na mondiale. Una recente valutazione mostra
torie, sono fra le cause principali della dimi- che le diminuzioni di popolazioni vanno ben
nuzione delle popolazioni di specie. oltre le specie di vertebrati. Per esempio, pre-
L’Indice marino mostra una diminuzio- occupa sempre di più la diminuzione delle
ne media totale del 14% fra il 1970 e il 2005 quantità di coralli, legata a patologie e a

Fig. 9: INDICE DEL PIANETA VIVENTE TERRESTRE, Fig. 10: INDICE DEL PIANETA VIVENTE MARINO, Fig. 11: INDICE DEL PIANETA VIVENTE
1970–2005 1970–2005 DELLE ACQUE DOLCI, 1970–2005
1,8 1,8 1,8

1,6 1,6 1,6

1,4 1,4 1,4


Indice (1970 = 1,0)

Indice (1970 = 1,0)

Indice (1970 = 1,0)


1,2 1,2 1,2

1,0 1,0 1,0

0,8 0,8 0,8

0,6 0,6 0,6


Indice terrestre Indice marino Indice delle acque dolci
0,4 0,4 0,4
Limiti di confidenza Limiti di confidenza Limiti di confidenza
0,2 0,2 0,2

0 0 0
1970 1980 1990 2000 05 1970 1980 1990 2000 05 1970 1980 1990 2000 05

8 LIVING PLANET REPORT 2008


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Gli indici sotto riportati evidenziano una dimi- il 60% delle popolazioni animali (fig. 12). eccezione dell’Antartico, sono diminuite, Figura 12: Indice del pianeta vivente della
nuzione nelle popolazioni di specie in tre grup- Le popolazioni di specie delle zone aride con un elevato tasso di conversione agricola. foresta tropicale. L’Indice mostra un trend
pi di biomi soggetti a intense pressioni a livello sono diminuite di circa il 44% dal 1970 (fig. L’umanità utilizza i pascoli sia direttamente, medio di -62% fra il 1970 e il 2005 nelle 503
popolazioni delle 186 specie.
locale e globale. Se il degrado continuerà alla 13). Le zone aride occupano più del 40% del come fonte di cibo, sia indirettamente, sotto
velocità attuale, la perdita dei servizi ecosiste- comparto terrestre del Pianeta, comprenden- forma di servizi ecosistemici come il ciclo Figura 13: Indice del pianeta vivente delle
mici, come la depurazione dell’acqua e la rego- do diversi ecosistemi come deserti, savane e dei nutrienti. Inoltre, i pascoli supportano zone aride. L’Indice mostra un trend medio
lazione del clima, si ripercuoterà seriamente sul foreste secche tropicali. una vasta gamma di diversità naturale, dalle di -44% fra il 1970 e il 2005 nelle 476 popo-
benessere umano e sulla biodiversità. Le zone aride ospitano anche 2 miliardi di specie di piante endemiche ai mammiferi da lazioni delle 149 specie.

EVIDENZE SCIENTIFICHE
Le foreste tropicali forniscono sostenta- persone, le cui esistenze spesso dipendono pascolo, come le antilopi, le cui popolazioni
mento a un’ampia diversità di specie e forni- direttamente dai beni e servizi forniti dagli risultano vitali per il sostentamento di molte Figura 14: Indice del pianeta vivente dei
pascoli. L’Indice mostra un trend medio di -
scono importanti servizi ecosistemici su scala ecosistemi locali. Anche se l’aggiunta di specie predatrici all’apice della piramide ali- 36% fra il 1970 e il 2005 nelle 703 popolazioni
locale e globale. Questo habitat e le sue specie punti di erogazione di acqua negli ecosistemi mentare. Dal 1970 si è verificata una diminu- delle 309 specie.
sono minacciati da pressioni quali deforesta- delle zone aride ha permesso di incrementa- zione del 36% nelle popolazioni di vertebra-
zione, taglio illegale, incendi boschivi e cam- re la quantità di bestiame allevato con bene- ti che vivono nelle zone da pascolo (fig. 14).
biamenti climatici. Nei tropici continua il pro- fici a breve termine per gli esseri umani, ciò Il mantenimento di queste aree avviene attra-
cesso di deforestazione, con la foresta prima- ha determinato un impatto negativo sul fragi- verso processi quali incendi naturali e artifi-
ria che scompare a una velocità di quasi 3,5 le ecosistema, a danno della biodiversità. Si ciali, pascolo, siccità e precipitazioni piovo-
milioni di ettari l’anno in Brasile e 1,5 milioni calcola che attualmente il 20% delle zone ari- se. Ciò crea un delicato equilibrio di influen-
di ettari l’anno in Indonesia nel periodo 2000- de soffra per il degrado del suolo. ze che può essere facilmente alterato, portan-
2005. Ciò si riflette sull’Indice della foresta Negli ultimi decenni, la qualità e l’estensione do a un’accelerazione di processi quali la
tropicale, che rivela una diminuzione di oltre dei pascoli, presenti in tutti i continenti ad desertificazione.

Fig. 12: INDICE DEL PIANETA VIVENTE Fig. 13: INDICE DEL PIANETA VIVENTE Fig. 14: INDICE DEL PIANETA VIVENTE
DELLA FORESTA TROPICALE, 1970–2005 DELLE ZONE ARIDE, 1970–2005 DEI PASCOLI, 1970–2005
1,8 1,8 1,8

1,6 1,6 1,6

1,4 1,4 1,4


Indice (1970 = 1,0)

Indice (1970 = 1,0)

Indice (1970 = 1,0)


1,2 1,2 1,2

1,0 1,0 1,0

0,8 0,8 0,8

0,6 0,6 0,6


Indice della foresta tropicale Indice delle zone aride Indice delle zone aride
0,4 0,4 0,4
Limiti di confidenza Limiti di confidenza Limiti di confidenza
0,2 0,2 0,2

0 0 0
1970 1980 1990 2000 05 1970 1980 1990 2000 05 1970 1980 1990 2000 05

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L’ I N D I C E D E L P I A N E TA V I V E N T E : R E A M I B I O G E O G R A F I C I

La superficie terrestre del Pianeta può essere Di conseguenza, le dimensioni del trend sono dall’Europa occidentale, la parte del Pianeta cale mostra una diminuzione media del 19%
suddivisa in regioni o reami, caratterizzati da dovute in buona parte alla diminuzione cata- più interessata dalle attività umane negli ulti- (fig. 18). I recenti trend positivi dell’indice
insiemi distinti di animali e piante (fig. 8). In strofica del numero di specie di anfibi, come mi 300 anni. Oltre il 50% del suolo è stato riflettono gli sforzi di conservazione di alcu-
ogni reame i trend delle popolazioni di spe- il rospo dorato (Bufo periglenes) dalla Costa convertito per l’utilizzo agricolo e, probabil- ne specie, come il rinoceronte bianco (Cera-
cie differiscono in base all’intensità e alla Rica, che è attualmente ritenuto estinto. mente, il declino di molte specie si è verifi- totherium simum). Tuttavia, la sottospecie
storia delle minacce subite dalla sua biodi- Diminuzioni nell’abbondanza sono evidenti cato prima del 1970. Il trend positivo del rea- settentrionale è stata eliminata da molti dei
versità. Le figure successive mostrano, per anche per altre specie Neotropicali, ma non a me Paleartico dal 1970 può, in parte, riflette- suoi habitat storici e ora si trova sull’orlo del-
ogni reame, i trend delle popolazioni di spe- una velocità così elevata. re i successi di conservazione dovuti alla pro- l’estinzione (vedere pagina successiva).
cie terrestri e d’acqua dolce. La regione Neotropicale presenta il 40% tezione degli habitat, alla riduzione dell’in- Ciò dimostra che, benché siano stati com-
Le specie del reame Neartico sono state di tutte le specie di animali e piante del Pia- quinamento o ad altri miglioramenti in cam- piuti progressi verso il recupero e la protezio-
costantemente monitorate e ciò ha fornito neta ed è la più ricca in biodiversità fra tutti i po ambientale. ne di alcune specie nel reame Afrotropicale,
un’ampia quantità di dati sui trend delle reami biogeografici. La minaccia principale Con la globalizzazione, la pressione sul- in questa regione sono ancora fortemente
popolazioni. L’abbondanza delle popolazioni per le sue specie è costituita dalla perdita di l’ambiente si è spostata sui tropici e su altre necessarie azioni di conservazione che ridu-
di specie dal 1970 al 2005 non mostra varia- habitat. Per esempio, fra il 2000 e il 2005 la regioni. I trend del Paleartico orientale risul- cano il tasso di declino.
zioni globali (fig. 15). perdita netta di foreste nel Sud America è sta- tano più incerti a causa della scarsità di dati. L’Indice Indo-Pacifico unisce dati delle
Di contro, l’Indice Neotropicale mostra ta di circa 4,3 milioni di ettari l’anno, supe- Una specie che desta preoccupazione è la sai- popolazioni di specie appartenenti a tre rea-
un forte declino dal 1970 al 2004 (fig. 16). riore a quella delle altre regioni. ga (Saiga tatarica), le cui popolazioni, negli mi: Indomalese, Australasiano e Oceanico,
Sebbene questo indice unisca i dati di tutte Nel reame Paleartico, dal 1970 al 2005, ultimi 40 anni, sono diminuite drasticamente in quanto l’insufficienza di dati ha impedito
le classi di vertebrati, la quantità disponibile il trend medio di abbondanza di specie è a causa della pressione venatoria (vedere di calcolare l’indice dei singoli reami. L’in-
di dati delle popolazione per l’indice Neotro- aumentato (fig. 17). La maggior parte dei pagina successiva). dice rivela una diminuzione media di circa
picale è inferiore a quella degli altri reami. dati disponibili sulle popolazioni proviene Negli ultimi 35 anni, l’Indice Afrotropi- il 35%, dal 1970 al 2005, con un trend

Fig. 15: INDICE DEL PIANETA VIVENTE NEOARTICO, Fig. 16: INDICE DEL PIANETA VIVENTE NEOTROPICALE, Fig. 17: INDICE DEL PIANETA VIVENTE PALEARTICO,
1970–2005 1970–2004 1970–2005
1,8 1,8 1,8

1,6 1,6 1,6

1,4 1,4 1,4


Indice (1970 = 1,0)

Indice (1970 = 1,0)

Indice (1970 = 1,0)


1,2 1,2 1,2

1,0 1,0 1,0

0,8 0,8 0,8

0,6 0,6 0,6


Indice neoartico Indice neotropicale Indice paleartico
0,4 0,4 0,4
Limiti di confidenza Limiti di confidenza Limiti di confidenza
0,2 0,2 0,2

0 0 0
1970 1980 1990 2000 05 1970 1980 1990 2000 05 1970 1980 1990 2000 05

1 0 LIVING PLANET REPORT 2008


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costante verso il basso a partire dalla fine Figura 18: Indice del pianeta vivente Afro-
degli anni ’70 (fig. 19). Nel reame Indo- tropicale. L’Indice mostra un trend medio di SAIGA RINOCERONTE BIANCO
Pacifico la perdita di foresta tropicale è sta- -19% in 35 anni nelle 552 popolazioni delle La saiga (Saiga tatarica), un’antilope che SETTENTRIONALE
201 specie Afrotropicali. vive nei pascoli semi-aridi dell’Asia centrale, Il rinoceronte bianco settentrionale (Cera-
ta la più grave: qui la maggior parte della
foresta originaria è stata tagliata per fare è per molti secoli stata cacciata per la carne, totherium simum cottoni) una volta abbon-
Figura 19: Indice del pianeta vivente Indo-
spazio a coltivazioni agricole o piantagioni, le corna e il cuoio. In tempi più recenti, il dava nell’Africa nord-centrale. Attualmen-
Pacifico Include i reami Indomalese, Austra-
a causa della domanda di prodotti come lasiano ed Oceanico e mostra un trend medio suo declino è stato accelerato dall’utilizzo te, l’unica popolazione conosciuta si trova
l’olio di palma. di -35% in 35 anni nelle 441 popolazioni delle delle sue corna nella medicina tradizionale nella Repubblica democratica del Congo,
155 specie. cinese. Anche se attualmente, negli stati dove gli esemplari sono sceso da 500 a 4.

EVIDENZE SCIENTIFICHE
Figura 15: Indice del pianeta vivente Near- dove la saiga è presente, la caccia è regolata L’esiguo numero, la ristretta distribuzione
tico. L’Indice non mostra variazioni globali (e non è permesso il commercio internazio- geografica e la caccia di frodo rendono que-
nelle 1.117 popolazioni delle 588 specie nale), la mancanza di finanziamenti e di sta sottospecie gravemente minacciata.
Neartiche. strutture di gestione, insieme a un indebo- Recenti studi sul campo non sono riusciti a
limento dell’economia rurale, ha portato al localizzare gli ultimi esemplari ancora pre-
Figura 16: Indice del pianeta vivente Neo- bracconaggio diffuso. Ciò rappresenta la senti. I loro parenti più prossimi, i rinoceronti
tropicale. L’Indice mostra un trend medio di più probabile spiegazione del grave declino bianchi meridionali (Ceratotherium simum
-76% in 34 anni nelle 202 popolazioni delle in atto negli anni recenti, come testimoniato simum), sono in aumento e sono stati com-
144 specie Neotropicali.
dalle grosse quantità di carne di saiga ven- piuti progressi significativi per la conserva-
Figura 17: Indice del pianeta vivente Pale- duta sui mercati del Kazakistan. zione del rinoceronte nero (Diceros bicornis),
artico. Mostra un trend globale di +30% in anch’essa specie gravemente minacciata.
35 anni nelle 1167 popolazioni delle 363 spe-
cie Paleartiche.

Fig. 18: INDICE DEL PIANETA VIVENTE AFROTROPICALE, Fig. 19: INDICE DEL PIANETA VIVENTE INDOPACIFICO, 1
1970–2005 1970–2005

N° di individui (milioni)
1,8 1,8

1,6 1,6

1,4 1,4
Indice (1970 = 1,0)

Indice (1970 = 1,0)

1,2 1,2 0
1965 2000
Saiga (Saiga tatarica)
1,0 1,0
5

0,8 0,8

N° di individui (centinaia)
0,6 0,6
Indice afrotropicale Indice indopacifico
0,4 0,4
Limiti di confidenza Limiti di confidenza
0,2 0,2
0
Rinoceronte bianco settentrionale 1970 2005
0 0
1970 1980 1990 2000 05 1970 1980 1990 2000 05 (Ceratotherium simum cottoni)

LIVING PLANET REPORT 2008 1 1


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L’ I N D I C E D E L P I A N E TA V I V E N T E : TA X A

Sebbene gli ampi trend ecosistemici forni- timo decennio, l’Indice dei mammiferi è Figura 20: Indice del pianeta vivente degli
scano una panoramica delle variazioni nume- diminuito di circa il 20% (fig. 21), con i uccelli. L’Indice mostra un trend medio di TREND IN POPOLAZIONI CAMPIONE
-20% fra il 1970 e il 2005 nelle 2.185 popola- DI SPECIE SELEZIONATE
riche delle popolazioni, essi non mostrano gli declini più gravi nei reami tropicali. Il sovra-
zioni delle 895 specie. Alle specie temperate La pagina successive mostra i trend del-
impatti delle pressioni umane sulle diverse sfruttamento costituisce una delle principali
e tropicali è stato assegnato ugual peso per le popolazioni di 12 specie terrestri,
specie e gruppi tassonomici. minacce a questa Classe, ampiamente colpi- compensare la quantità molto maggiore di marine e d’acqua dolce, illustrando le
Esistono almeno 10.000 specie di uccelli ta dal commercio di selvaggina, soprattutto dati delle regioni temperate. tipologie di dati utilizzati per calcolare
che vivono nei diversi habitat. La loro distri- in Africa e in Asia sudorientale. l’Indice del pianeta vivente. Gli esempi
buzione diffusa, insieme all’ampia raccolta Sebbene le popolazioni di specie aumentino Figura 21: Indice del pianeta vivente dei mostrati danno una panoramica dei
di dati in nostro possesso, consente la crea- e diminuiscano in aree diverse del mondo mammiferi. L’Indice mostra un trend medio trend delle popolazioni animali che vivo-
zione di un valido indicatore dei trend delle (vedere pagina successiva) e la minaccia deri- di -19% fra il 1970 e il 2005 nelle 1.161 popo- no in diversi luoghi, ma non rappresenta-
lazioni delle 355 specie.
specie ornitiche. Il declino del 20% dell’In- vante dalla crescente impronta dell’umanità no necessariamente la situazione della
dice degli uccelli (fig. 20) nasconde un non eserciti un impatto uguale su tutte le specie, singola specie nella sua complessità.
declino molto più grave, che ammonta al il grave quadro complessivo che si ricava dalla
50%, nelle popolazioni di uccelli tropicali e media di questi trend è di un declino planetario Un segnale positivo è dato dal fatto che
alcune popolazioni sono stabili o addirit-
marini studiate. Le principali minacce inclu- nell’abbondanza delle specie. Oltre a rappre-
tura in aumento, il che evidenzia i succes-
dono perdita dell’habitat, specie alloctone sentare una perdita estremamente grave in ter-
si di conservazione da cui imparare, come
invasive, sovrasfruttamento e inquinamento. mini di biodiversità globale, questo trend pre- per esempio la reintroduzione del gheppio
Sono state descritte più di 5.400 specie di senta ripercussioni per il benessere umano. delle Mauritius (Falco punctatus).
mammiferi, il 20% delle quali sono classifi- L’umanità dipende, infatti, dalla vitalità degli
cate come “Minacciate” nella Lista Rossa ecosistemi vitali e dalla prosperità delle specie Sfortunatamente, il numero di trend in
delle Specie in pericolo della IUCN. Nell’ul- per la continuità della fornitura dei loro servizi. declino fra queste popolazioni evidenzia,
invece, seri problemi che devono essere
ancora affrontati. Una delle principali
Fig. 20: INDICE DEL PIANETA VIVENTE DEGLI UCCELLI, Fig. 21: INDICE DEL PIANETA VIVENTE DEI MAMMIFERI, minacce che colpisce le popolazioni cam-
1970–2005 1970–2005 pione è rappresentata dal degrado dell’-
1,8 1,8 habitat, come illustrato dal declino del
cavaliere d’Italia (Himantopus himanto-
1,6 1,6 pus). Un’altra minaccia è costituita dal
sovrasfruttamento delle specie, sia diretto
1,4 1,4
– la caccia odierna, come nel caso dell’ip-
1,2 1,2 popotamo nella Repubblica Democratica
Indice (1970 = 1,0)

Indice (1970 = 1,0)

del Congo, o quella passata, come nel


1,0 1,0 caso della tartaruga dorso di diamante
(Malaclemis terrapin) – sia indiretto, come
0,8 0,8
il bycatch in alcune pratiche di pesca.
0,6 0,6 Esempi di quest’ultimo caso includono
Indice degli uccelli Indice dei mammiferi l’albatro urlatore (Diomedea exulans) e la
0,4 0,4 tartaruga comune (Caretta caretta).
Limiti di confidenza Limiti di confidenza
0,2 0,2 Nota: La linea di base dei grafici delle specie campione
equivale a zero.
0 0
1970 1980 1990 2000 05 1970 1980 1990 2000 05

1 2 LIVING PLANET REPORT 2008


LPR2008-rev3 22-10-2008 18:33 Pagina 13

160 160 60.000

Dim. minime di popolazione

Numero di individui
Coppie madre/figlio
1970 2005 1970 2005 1970 2005
Gheppio di Mauritius (Falco punctatus) Balena franca australe (Eubalaena australis), Oceano Indiano Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus), Australia orientale

EVIDENZE SCIENTIFICHE
Mauritius (costa meridionale del SudAfrica)

350 2.000 5.000

Num. di coppie riproduttrici


Numero di individui

Num. di individui
1970 2005 1970 2005 1970 2005
Aluatta nera (Alouatta seniculus) Albatro urlatore (Diomedea exulans), Oceano Atlantico meridionale Salmone argentato (Oncorhynchus kisutch), fiume Yukon
Hato Masaguaral, Stato di Guarico, Venezuela (Bird Island, South Georgia) Alaska, Stati Uniti

10 800 400
Abbondanza di popolazione

Num. di individui
Num. di nidi
1970 2005 1970 2005 1970 2005
Opossum a coda adiposa (Thylamys elegans) Tartaruga comune (Caretta caretta), Oceano Pacifico del Sud Testuggine dal dorso di diamante (Malaclemys terrapin), fiume Kiawa
Las Chinchillas National Reserve, Auco, Cile (Wreck Island, Australia) South Carolina, Stati Uniti
Num. di individui (unità di sforzo)
5 2 30.000
Indice di abbondanza relativa

Num. di individui
1970 2005 1970 2005 1970 2005
Raganella grigia (Hyla versicolor), Wisconsin Squalo balena (Rhyncodon typus), Oceano Indiano Ippopotamo (Hippopotamus amphibius),
Stati Uniti (Andaman Sea, Tailandia) Rep. Democratica del Congo

LIVING PLANET REPORT 2008 1 3


LPR2008-rev3 22-10-2008 18:33 Pagina 14

I M P R O N TA E C O L O G I C A D E L L E N A Z I O N I

Fig. 22: IMPRONTA ECOLOGICA PRO CAPITE, PER PAESE, 2005 L’Impronta ecologica misura la domanda del- le loro impronte sono costituite dalla somma
l’umanità sulla biosfera in termini di superfi- di queste aree, indipendentemente da dove
cie di terra e mare produttiva dal punto di esse si trovino sul Pianeta (fig. 22).
10
vista biologico, necessaria alla produzione Negli anni precedenti, i calcoli dell’Im-
delle risorse che le persone utilizzano e all’as-
Terreni edificati sorbimento dei materiali di rifiuto che gene- pronta ecologica comprendevano un’altra
Zone di pesca rano. Nel 2005, l’Impronta ecologica globale componente che misurava l’elettricità genera-
9 Foreste ammontava a 17,5 miliardi di ettari globali ta dalle centrali nucleari. Questa componente
Pascoli (gha) o 2,7 gha pro capite (un ettaro globale è non viene più inclusa nei calcoli allo scopo di
Colture un ettaro con la capacità media mondiale di migliorare la coerenza metodologica. Ciò non
Carbonio produrre risorse e assorbire materiali di scar- significa che l’utilizzo di energia nucleare sia
8
to). Dal lato dell’offerta, l’area produttiva
privo di rischi o pressioni per l’ambiente, ma
totale, o biocapacità, ammontava a 13,6
miliardi di gha, o 2,1 gha pro capite. solo che tali rischi e pressioni non sono facil-
7 L’Impronta di un paese è data dalla somma mente esprimibili in termini di biocapacità.
di tutti i terreni agricoli, i pascoli, le foreste e L’Impronta dell’umanità ha superato la
gli stock ittici necessari a produrre il cibo, le biocapacità totale della Terra per la prima
6 fibre e il legname che il paese consuma, ad volta negli anni ’80; da allora, tale supera-
assorbire i materiali di scarto che emette nel mento dei limiti ecologici è andato crescendo
Ettari globali pro capite

momento in cui utilizza l’energia e a fornire (fig. 23). Nel 2005, la domanda ha superato
spazio sufficiente per le infrastrutture che rea- l’offerta del 30%.
5
lizza. Poiché le persone consumano risorse e Le persone utilizzano moltissimi servizi
servizi ecologici provenienti da tutto il mondo, della Natura. Se due o più servizi sono com-
patibili e possono provenire dalla stessa area,
4
quell’area verrà contata solo una volta nel cal-
colo dell’Impronta. Nel caso in cui tali servi-

0
EMIRATI ARABI UNITI

USA

KUWAIT

DANIMARCA

AUSTRALIA

NUOVA ZELANDA

CANADA

NORVEGIA

ESTONIA

IRLANDA

GRECIA

SPAGNA

URUGUAY

REP. CECA

REGNO UNITO

FINLANDIA

BELGIO

SVEZIA

SVIZZERA

AUSTRIA

FRANCIA

GIAPPONE

ISRAELE

ITALIA

OMAN

REP. DI MACEDONIA

SLOVENIA

PORTOGALLO

LIBIA

GERMANIA

PAESI BASSI

POLONIA

TURKMENISTAN

BIELORUSSIA

FEDERAZIONE RUSSA

COREA DEL SUD

NAMIBIA

BOTSWANA

UNGHERIA

MONGOLIA

LETTONIA

MESSICO

KAZAKISTAN

SLOVACCHIA

PARAGUAY

CROAZIA

LITUANIA

PANAMA

LIBANO

CILE

BOSNIA ED ERZEGOVINA

ROMANIA

VENEZUELA

BULGARIA

TURCHIA

UCRAINA

MONDO

ARABIA SAUDITA

SERBIA E MONTENEGRO

ARGENTINA

SUDAN

MALESIA

BRASILE

COSTA RICA

MAURITIUS

ALBANIA

ECUADOR

AZERBAIJAN

TAILANDIA

TRINIDAD E TOBAGO

BOLIVIA

CINA
SINGAPORE

IRAN
1 4 LIVING PLANET REPORT 2008
LPR2008-rev3 22-10-2008 18:33 Pagina 15

zi non possano coesistere nella stessa area, un questo Paese, infatti, utilizza il 7% della bio- Fig. 23: IMPRONTA ECOLOGICA SUDDIVISA NEI VARI COMPONENTI
utilizzo maggiore di biocapacità per soddisfa- capacità globale della Terra. La fig. 24 1961-2005
1,4
re la domanda di un servizio comporterà una mostra la crescita nel tempo delle impronte
quantità minore di biocapacità disponibile a nazionali di questi Paesi. 1,2
soddisfare la domanda di altri servizi.

Numero di pianeti Terra


Biocapacità mondiale Terreni edificati
1,0
Nel 2005, la domanda principale del- Figura 22: Impronta ecologica pro capite, Zone di pesca
l’umanità nei confronti della biosfera è stata per paese. Questo confronto include tutti i 0,8 Foreste
Paesi con una popolazione maggiore di 1 milio-
quella dell’Impronta del carbonio, che dal Pascoli
ne di cui siano disponibili dati completi. 0,6

EVIDENZE SCIENTIFICHE
1961 è aumentata di più di 10 volte. Questa Colture

componente rappresenta la biocapacità 0,4 Carbonio


Figura 23: Impronta ecologica per
necessaria ad assorbire le emissioni di CO2 componente. L’Impronta è illustrata sotto 0,2
derivanti dall’impiego di combustibili fossili forma di numero di pianeti Terra. La biocapaci-
e dalle perturbazioni antropiche, oltre la par- tà totale, rappresentata dalla linea verde, è 0
1960 1970 1980 1990 2000 05
te assorbita dagli oceani. sempre equivalente a quella di 1 solo pianeta
Terra, sebbene la produttività biologica del Pia-
Quali paesi, nel complesso, possiedono la
neta cambi annualmente. L’energia idroelettrica
più alta domanda sul Pianeta e come tale è inclusa nella componente dei terreni edificati Fig. 24: IMPRONTA ECOLOGICA SUDDIVISA PER PAESE,
domanda è cambiata nel tempo? Nel 2005, le e la legna da ardere in quella delle foreste. 1961-2005
1,4 Regno
maggiori Impronte totali appartenevano a Sta- Unito
ti Uniti e Cina, che utilizzavano ognuno il Figura 24: Impronta ecologica per paese. TOTALE
1,2 Francia
Aumento nel tempo dell’Impronta per quei

Numero di pianeti Terra


21% della biocapacità del Pianeta. L’Impronta Biocapacità mondiale Messico
pro capite della Cina è molto più bassa di Paesi con le maggiori Impronte totali nel 2005. 1,0
Germania
quella degli Stati Uniti, ma la sua popolazione 0,8 Brasile
è 4 volte quella statunitense. L’Impronta del- Giappone
0,6 Federazione
l’India è la seconda in ordine di grandezza:
Russa
0,4
India
0,2 Cina
USA
Nel 2005 la biocapacità globale disponibile ammontava a 2,1 ettari globali pro capite 0
1960 1970 1980 1990 2000 05
REP. DEL SUD AFRICA

SIRIA

NICARAGUA

BURKINA FASO

MAURITANIA

UZBEKISTAN

COLOMBIA

HONDURAS

TUNISIA

CUBA

GIORDANIA

CIAD

PAPUA NUOVA GUINEA

EGITTO

ALGERIA

NIGER

MALI

EL SALVADOR

REP. CENTRAFRICANA

COREA DEL NORD

GUATEMALA

REP. DOMINICANA

GHANA

ARMENIA

SOMALIA

UGANDA

SENEGAL

ETIOPIA

NIGERIA

IRAQ

GABON

GUINEA

CAMERUN

VIETNAM

REP. DI MOLDAVIA

GAMBIA

ERITREA

REP. UNITA DI TANZANIA

MAROCCO

ZIMBABWE

MYANMAR

KIRGHIZSTAN

GIAMAICA

MADAGASCAR

LESOTHO

GEORGIA

KENYA

LAOS

SRI LANKA

BENIN

BHUTAN

CAMBOGIA

MOZAMBICO

YEMEN

ANGOLA

GUINEA BISSAU

INDIA

COSTA D’AVORIO

FILIPPINE

LIBERIA

BURUNDI

PAKISTAN

TOGO

RUANDA

SIERRA LEONE

ZAMBIA

NEPAL

SWAZILAND

TAGIKISTAN

REP. DEM. DEL CONGO

BANGLADESH

CONGO

HAITI

AFGHANISTAN

MALAWI
PERÙ

INDONESIA

LIVING PLANET REPORT 2008 1 5


LPR2008-rev3 22-10-2008 18:33 Pagina 16

B I O C A PA C I T À

Fig. 25: BIOCAPACITÀ PRO CAPITE PER PAESE E RISPETTO ALL’IMPRONTA, 2005 In un’economia mondiale interdipendente, le capite – Gabon, Canada e Bolivia – solo l’Im-
persone utilizzano in misura sempre maggio- pronta del Canada risulta maggiore della
re biocapacità fisicamente lontane. Quando la media globale pro capite, ma ancora inferiore
25 Cina importa legname dalla Tanzania, o l’Eu- alla biocapacità interna disponibile. Il Congo,
BIOCAPACITÀ NAZIONALE DISPONIBILE RISPETTO ropa importa carne di manzo allevato con la che con 13,9 gha pro capite si trova al settimo
ALL’IMPRONTA NAZIONALE soia brasiliana, questi Paesi si affidano a bio- posto in termini di grandezza di biocapacità
Biocapacità maggiore di oltre il 150% rispetto all’Impronta capacità esterne ai loro confini per ottenere le media, possiede un’Impronta media pro capi-
Biocapacità maggiore del 100-150% rispetto all’Impronta risorse consumate dalle loro popolazioni. te di 0,5 gha, la quarta Impronta più bassa tra
Biocapacità maggiore del 50-100% rispetto all’Impronta La distribuzione mondiale di biocapacità tutte le nazioni con una popolazione sopra il
Biocapacità maggiore dello 0-50% rispetto all’Impronta non è omogenea. Gli otto Paesi con maggio- milione di individui.
20
Impronta maggiore dello 0-50% rispetto alla biocapacità
re biocapacità – Stati Uniti, Brasile, Russia, Il numero dei Paesi debitori è in aumento.
Impronta maggiore del 50-100% rispetto alla biocapacità
Cina, Canada, India, Argentina e Australia – Nel 1961, la biocapacità di molti Paesi superava
Impronta maggiore del 100-150% rispetto alla biocapacità
detengono il 50% della biocapacità totale la rispettiva Impronta ecologica e il mondo pos-
Impronta maggiore di oltre il 150% rispetto alla biocapacità
mondiale (fig. 27). sedeva una significativa riserva ecologica. Nel
L’Impronta ecologica di un paese o di una 2005, molti Paesi, e l’umanità nel suo comples-
15
regione è determinata dai suoi modelli di so, sono diventati debitori ecologici, con un’Im-
Biocapacità disponibile pro capite (ettari globali)

consumo e dalla popolazione, non dalla sua pronta maggiore della biocapacità interna.
biocapacità (fig. 26). Tre degli otto Paesi con I Paesi in debito ecologico riescono a man-
le maggiori biocapacità – Stati Uniti, Cina e tenere il proprio livello di consumi attraverso
India – sono debitori ecologici e le loro la combinazione di diversi fattori: utilizzando
Impronte nazionali superano la biocapacità le risorse più velocemente di quanto non si
interna. Gli altri cinque sono creditori. rigenerino, importando risorse da altre nazioni
10
La fig. 25 mostra il metodo di compara- e servendosi dell’atmosfera del Pianeta come
zione dei Paesi in base alle loro biocapacità discarica dei gas a effetto serra.
pro capite e evidenzia se tali biocapacità sono La biocapacità viene influenzata sia da
maggiori o minori delle rispettive Impronte. eventi naturali sia da attività umane. Per
Dei tre Paesi con la più alta biocapacità pro esempio, i cambiamenti climatici possono

0
GABON

CANADA

BOLIVIA

AUSTRALIA

MONGOLIA

NUOVA ZELANDA

CONGO

FINLANDIA

URUGUAY

SVEZIA

PARAGUAY

REP. CENTROAFRICANA

ESTONIA

NAMIBIA

BOTSWANA

ARGENTINA

FEDERAZIONE RUSSA

BRASILE

LETTONIA

MAURITANIA

NORVEGIA

DANIMARCA

USA

PAPUA NUOVA GUINEA

KAZAKISTAN

IRLANDA

LITUANIA

REP. DEM. DEL CONGO

CILE

PERÙ

COLOMBIA

MADAGASCAR

TURKMENISTAN

PANAMA

BIELORUSSIA

MOZAMBICO

GUINEA BISSAU

NICARAGUA

ANGOLA

VENEZUELA

CAMERUN

FRANCIA

GUINEA

CIAD

ZAMBIA

AUSTRIA

UNGHERIA

SLOVACCHIA

BULGARIA

SUDAN

REP. CECA

MALESIA

MALI

OMAN

LIBERIA

UCRAINA

LAOS

ROMANIA

REP. SUDAFRICANA

CROAZIA

SLOVENIA

COSTA D’AVORIO

ECUADOR

POLONIA

MONDO

ERITREA

TRINIDAD E TOBAGO

BOSNIA ED ERZEGOVINA

GERMANIA

HONDURAS

COSTA RICA

NIGER

BUTHAN

GEORGIA
1 6 LIVING PLANET REPORT 2008
LPR2008-rev3 22-10-2008 18:33 Pagina 17

diminuire la biocapacità forestale: un clima Figura 25: Biocapacità pro capite, per paese. Fig. 26: BIOCAPACITÀ E IMPRONTA ECOLOGICA PER REGIONE, 2005
più secco e più caldo aumenta le probabilità Questo confronto comprende tutti i Paesi 10 Biocapacità
di incendi e di infestazioni di parassiti. Alcu- con una popolazione superiore a 1 milione, di Nord America
cui siano disponibili dati completi.
ne pratiche agricole possono ridurre la bioca- 8 Europa non UE

Ettari globali pro capite


pacità aumentando l’erosione del suolo o la America Latina

1
,7
Figura 26: Biocapacità e Impronta ecologica

-2

6
e Caraibi

,2
salinità. Il sovrasfruttamento e l’impoveri- 6

+2
per regione. La differenza fra biocapacità (bar-

6
Europa UE

,3
mento delle risorse naturali possono provo- re continue) e Impronta (linea tratteggiata) con-

+2
Africa
care una perdita permanente di servizi ecosi- siste nella riserva ecologica (+) o nel deficit (-). 4
Medio Oriente

EVIDENZE SCIENTIFICHE
stemici, incrementando la probabilità di un

8
e Asia Centrale

,3

3
-2
Figura 27: Dieci maggiori biocapacità

,4
Paese di dipendere dalle importazioni estere 2

+0
Asia-Pacifico

4
,0

0
-1
nazionali. Da soli, dieci Paesi possiedono

,8
-0
e ostacolando le future possibilità di svilup- oltre il 55% della biocapacità del Pianeta.
Impronta
po. Di contro, un’attenta gestione delle bio- 0 Riserva ecologica (+)

0
0

2
33
24

55

48

90

36

56
o debito (-)
capacità consente ai Paesi di preservare le

3.
Popolazione (milioni)
proprie possibilità e preserva da future pro-
blematiche economiche ed ambientali.
In un mondo che ha superato i suoi limiti, Fig. 27: LE PRIME 10 BIOCAPACITÀ NAZIONALI, 2005
una distribuzione diseguale di biocapacità
incrementa le questioni politiche ed etiche 8,7%
8,5%
relative alla condivisione delle risorse del 10,1%
USA
Pianeta. Chiaramente, i Paesi in debito ecolo- Brasile
4,8%
Federazione Russa
gico devono fare fronte al sempre maggiore 3,4%
Cina
rischio di dipendere dalla biocapacità altrui. 2,4%
11,2% Canada
Dall’altro lato, i Paesi che possiedono riserve 2,3% India
ecologiche possono guardare alla propria ric- 2,3% Argentina
chezza biologica come a un bene che offre un 1,8%
Australia
vantaggio competitivamente significativo in Indonesia
un mondo pieno d’incertezze. Rep. Dem. del Congo
Altri
44,5%

Nel 2005 la biocapacità globale disponibile ammontava a 2,1 ettari globali pro capite
GEORGIA

GRECIA

SWAZILAND

MESSICO

KIRGHIZISTAN

TURCHIA

REGNO UNITO

SERBIA E MONTENEGRO

BURKINA FASO

SENEGAL

MYANMAR

BENIN

REP. DI MACEDONIA

SOMALIA

IRAN

INDONESIA

SPAGNA

GUATEMALA

REP. DI MOLDAVIA

ARABIA SAUDITA

SVIZZERA

PORTOGALLO

ITALIA

GAMBIA

ALBANIA

KENYA

REP. UNITA DI TANZANIA

GHANA

TUNISIA

EMIRATI ARABI UNITI

PAESI BASSI

BELGIO

TOGO

LESOTHO

CUBA

AZERBAIJAN

UZBEKISTAN

SIERRA LEONE

LIBIA

ETIOPIA

TAILANDIA

NIGERIA

UGANDA

ALGERIA

CAMBOGIA

CINA

SIRIA

ARMENIA

VIETNAM

REP. DOMINICANA

ZIMBABWE

AFGHANISTAN

EL SALVADOR

COREA DEL SUD

MAROCCO

MAURITIUS

BURUNDI

COREA DEL NORD

GIAMAICA

GIAPPONE

YEMEN

TAGIKISTAN

FILIPPINE

KUWAIT

RUANDA

MALAWI

LIBANO

PAKISTAN

INDIA

ISRAELE

SRI LANKA

EGITTO

NEPAL

IRAQ

GIORDANIA

HAITI

BANGLADESH

SINGAPORE
LIVING PLANET REPORT 2008 1 7
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I M P R O N TA I D R I C A D E L C O N S U M O

Fig. 28: IMPRONTA IDRICA DEL CONSUMO PRO CAPITE E PER PAESE, 1997–2001 L’Impronta idrica di un paese è costituita dal L’Impronta idrica totale di una nazione è
volume totale di risorse idriche utilizzate per formata da due componenti. L’impronta idrica
produrre i beni e i servizi consumati dagli abi- interna è la quantità di acqua necessaria a pro-
3,0
tanti della nazione stessa. Comprende l’ac- durre beni e servizi prodotti e consumati inter-
Interna qua, prelevata da fiumi, laghi e falde acquife- namente al Paese. L’Impronta idrica esterna
Esterna
re (acque superficiali e sotterranee), impiega- deriva dal consumo di merci importate o, in
ta nei settori agricolo, industriale e domestico altre parole, calcola l’acqua utilizzata per la
e l’acqua delle precipitazioni piovose utilizza- produzione delle merci nel Paese esportatore.
2,5 ta in agricoltura. L’Impronta idrica è analoga Le esportazioni di un Paese non vengono
a quella ecologica: mentre quest’ultima cal- incluse nella sua Impronta idrica.
cola l’area totale di superficie produttiva Nel mondo, l’Impronta idrica esterna
necessaria a produrre beni e servizi consuma- ammonta al 16% dell’Impronta idrica media
ti da una data popolazione, l’Impronta idrica pro capite, anche se questo dato varia enor-
2,0 calcola il volume totale di risorse idriche memente all’interno dei singoli Paesi e da
necessarie a produrre gli stessi beni e servizi. nazione a nazione. 27 Paesi possiedono
Migliaia di m3 pro capite per anno

un’Impronta idrica esterna che ammonta a


oltre il 50% della loro impronta idrica totale.

1,5

1,0

0,5

0
USA

GRECIA

MALESIA

ITALIA

SPAGNA

PORTOGALLO

TAILANDIA

SUDAN

CIPRO

GUYANA

LIBIA

CANADA

MALI

PAPUA NUOVA GUINEA

CIAD

NIGERIA

SENEGAL

MALTA

FRANCIA

FEDERAZIONE RUSSA

SIRIA

BELGIO E LUSSEMBURGO

COSTA D’AVORIO

KAZAKISTAN

CAMBOGIA

BENIN

ROMANIA

TURKMENISTAN

FINLANDIA

CUBA

SVIZZERA

BELIZE

IRAN

SVEZIA

TURCHIA

AUSTRIA

OMAN

TUNISIA

MYANMAR

REP. CECA

GERMANIA

FILIPPINE

MAROCCO

BURKINA FASO

LIBANO

REP. DI MOLDAVIA

NORVEGIA

LAOS

MESSICO

DANIMARCA

GABON

ARGENTINA

BULGARIA

AUSTRALIA

ISRAELE

MAURITANIA

LIBERIA

BRASILE

GAMBIA

KIRGHIZISTAN

BARBADOS

MAURITIUS

IRAQ

ISLANDA

VIETNAM

INDONESIA

UCRAINA

GIORDANIA

MADAGASCAR
1 8 LIVING PLANET REPORT 2008
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L’Impronta idrica media mondiale è 1,24 influenzato dai mercati delle materie prime e
milioni di litri pro capite l’anno, equivalenti a dalle politiche agricole, che generalmente IL COMMERCIO IDRICO  sono necessari 15.500 litri per un
metà del volume di una piscina olimpionica. scaricano gli eventuali costi ambientali, eco- L’Impronta idrica di un prodotto è costituita chilogrammo di carne di manzo
L’impatto di un’Impronta idrica dipende nomici e sociali, sui Paesi esportatori. Inol- dal volume totale, comprendente l’intera Il 23% dell’acqua utilizzata nel mondo a
catena di produzione, di acqua dolce impie- scopo agricolo, pari a oltre 1.150 litri d’ac-
interamente da dove e quando le risorse idriche tre, tale commercio evidenzia la necessità di
gata per produrre quel bene stesso. Ciò vie- qua pro capite al giorno, viene impiegato
vengono prelevate. L’utilizzo di risorse idriche una cooperazione internazionale per la
ne anche indicato come il contenuto d’acqua per la produzione di carne, latte, pellami e
in un’area ricca di acqua probabilmente non gestione delle risorse idriche in un mondo
virtuale di un prodotto. La pressione mondia- altri prodotti zootecnici.
avrà impatti sociali o ambientali negativi, men- dove circa 263 fra i più importanti fiumi e
le sulle risorse d’acqua dolce è in aumento in

EVIDENZE SCIENTIFICHE
tre lo stesso prelievo in un’area con carenza laghi, nonché centinaia di falde acquifere,
idrica potrà portare alla siccità di fiumi e alla sono transfrontalieri.
conseguenza della crescente domanda di  sono necessari 1.500 litri per un chi-
prodotti ad elevata intensità idrica, come car- logrammo di zucchero di canna
distruzione degli ecosistemi, con annessa per-
ne, prodotti caseari, zucchero e cotone. L’individuo medio utilizza 70 grammi di zuc-
dita di biodiversità e di fonti di sostentamento.
chero al giorno, equivalenti a 100 litri d’ac-
L’esternalizzazione dell’Impronta idrica  sono necessari 2.900 litri di acqua qua. Il 3,4% dell’acqua impiegata nel mon-
può costituire una strategia efficace per un per una maglietta di cotone do a scopo agricolo viene impiegato per la
paese con carenza idrica interna, ma compor- Il 3,7% dell’acqua utilizzata nel mondo a produzione di zucchero di canna.
ta anche l’esternalizzazione degli impatti scopo agricolo, pari a 120 litri d’acqua pro
ambientali. Il commercio d’acqua virtuale è capite al giorno, viene impiegato per pro-
durre cotone,
GHANA

SRI LANKA

TOGO

MALAWI

BIELORUSSIA

ARABIA SAUDITA

REGNO UNITO

FIJI

MONDO

SURINAME

ALBANIA

SWAZILAND

PAESI BASSI

PAKISTAN

ECUADOR

ALGERIA

BOLIVIA

BAHREIN

COREA DEL SUD

GIAPPONE

COSTA RICA

PARAGUAY

LITUANIA

REP. UNITA DI TANZANIA

KUWAIT

MOZAMBICO

RUANDA

POLONIA

EGITTO

CAMERUN

QATAR

REP. CENTROAFRICANA

BURUNDI

BHUTAN

TRINIDAD E TOBAGO

GIAMAICA

ANGOLA

CAPO VERDE

INDIA

REP. DOMINICANA

PANAMA

UZBEKISTAN

AZERBAIJAN

ZIMBABWE

REP. SUDAFRICANA

ARMENIA

BANGLADESH

SIERRA LEONE

VENEZUELA

EL SALVADOR

NEPAL

HAITI

COREA DEL NORD

NICARAGUA

COLOMBIA

CILE

GEORGIA

UNGHERIA

HONDURAS

PERÙ

GUATEMALA

ZAMBIA

REP. DEM. DEL CONGO

KENYA

CINA

LETTONIA

NAMIBIA

ETIOPIA

SOMALIA

AFGANISTAN

BOTSWANA

YEMEN
LIVING PLANET REPORT 2008 1 9
LPR2008-rev3 22-10-2008 18:33 Pagina 20

I M P R O N TA I D R I C A D E L L A P R O D U Z I O N E

Fig. 29: IMPRONTA IDRICA TOTALE DELLA PRODUZIONE PER PAESE, 1997–2001 In ogni singolo Paese, le risorse idriche sono lizzata e non restituita: principalmente, l’eva-
necessarie per la produzione dei beni e servi- porazione di acqua di irrigazione dalle coltu-
1.800 180
zi che vengono consumati internamente o re. L’Impronta idrica grigia è il volume di
Acque di ritorno esportati. L’Impronta idrica della produzione acqua inquinata in conseguenza dei processi
(da attività e impianti)
calcola la quantità totale di acqua utilizzata a produttivi; si calcola come il volume di acqua
Acque blu
scopo domestico, industriale o agricolo in un necessario a diluire le sostanze inquinanti e
Acque verdi
1.600 160 Paese, indipendentemente da dove i prodotti permettere all’acqua di raggiungere uno
STRESS SULLE RISORSE vengono realmente consumati. standard di qualità accettabile.
DI ACQUE BLU
L’Impronta idrica è formata da tre tipolo- L’impronta idrica della produzione può
Oltre il 100% (stress grave)
1.400 140 gie di utilizzo idrico, note come Impronta essere utilizzata per valutare, per ciacun pae-
40-100% (stress grave)
20-40% (stress moderato)
idrica blu, verde e grigia. L’Impronta idrica se, l’impatto esercitato sulle proprie risorse
5-20% (stress contenuto) verde è il volume di acqua piovana immagaz- idriche. L’impatto sulle risorse d’acqua blu si
Inferiore al 5% zinata nel suolo che evapora dalle coltivazio- calcola su base annua come la differenza fra
1.200 120
ni. L’Impronta idrica blu è il volume di acqua l’Impronta idrica totale di produzione e la
Nota: la scala riportata nel grafico dolce prelevata dai corpi idrici che viene uti- componente verde delle risorse idriche rinno-
di sinistra è 10 volte maggiore
della scala del grafico di destra. vabili totali, disponibili nel Paese. Circa 50
km3 per anno

1.000
km3 per anno
100 Paesi stanno già sperimentando uno stress
idrico, fra il moderato e il grave, su base
annua; molti di più sono quelli colpiti da
800 80
carenze idriche in vari periodi dell’anno. In
altri Paesi, durante tutto l’anno, la pressione
esercitata sulle acque blu risulta leggera, e
ciò da conto della possibilità di migliorare la
600 60
produttività agricola irrigando aree adatte.

400 40

200 20

0 0
BANGLADESH

MESSICO

VIETNAM

IRAN

FILIPPINE

CANADA

TURCHIA

ARGENTINA

MYANMAR

SUDAN

GERMANIA

AUSTRALIA

UCRAINA

ITALIA

EGITTO

MALAYSIA

UZBEKISTAN

COSTA D’AVORIO

KAZAKISTAN

IRAQ

ROMANIA

ETIOPIA

REP. SUDAFRICANA

MAROCCO

GHANA

COLOMBIA

REP. UNITA DI TANZANIA

SIRIA

POLONIA

REP. DEM DEL CONGO

SRI LANKA

MADAGASCAR

ECUADOR

AFAFGANISTAN

MALI

COREA DEL SUD

CUBA

PERÙ

VENEZUELA

ALGERIA

REGNO UNITO

NEPAL

TURKMENISTAN

KENIA

CAMERUN

CAMBOGIA

TUNISIA

GRECIA

BULGARIA

UNGHERIA

ARABIA SAUDITA
BRASILE

PACHISTAN

THAILAND
INDIA
CINA

USA

INDONESIA

FED. RUSSA

NIGERIA

FRANCIA

GIAPPONE

SPAGNA

2 0 LIVING PLANET REPORT 2008


LPR2008-rev3 22-10-2008 18:33 Pagina 21

Tuttavia, perché un ulteriore prelievo idrico Fig. 30: COMPONENTI DELL’IMPRONTA IDRICA
risulti sostenibile, si dovrà tenere conto della
disponibilità idrica stagionale e dei potenzia- IMPRONTA IDRICA IMPRONTA
li impatti su utenti ed ecosistemi a valle. PROVENIENZA PRELIEVI IDRICI TOTALE DELLA SCAMBI IDRICA TOTALE
In tutto il mondo, si calcola che la quantità PRODUZIONE DEI CONSUMI

di persone interessate da carenze idriche asso-


lute o stagionali sia destinata ad aumentare Uso industriale Acqua esportata
rapidamente a causa dei cambiamenti climatici nei prodotti
Acque grigie

EVIDENZE SCIENTIFICHE
e della richiesta crescente. In tale contesto, ACQUA
risulta d’importanza strategica la conoscenza SUPERFICIALE Uso domestico
E SOTTERRANEA Acque blu
dell’impatto della produzione di cibo e fibre
sulle risorse idriche, allo scopo di garantire for- Riesportazione
Interni
niture idriche adeguate a persone ed ecosistemi. Uso agricolo (84%)
per colture irrigate

Nota: vista la scarsità di dati per molti Paesi, Acque verdi


le risorse idriche grigie sono state sostituite, UMIDITÀ Uso agricolo per
nel calcolo dell’Impronta di produzione, dal- DEL SUOLO colture non irrigate
le acque di ritorno: il volume delle acque di
Acqua importata Esterni
scarico provenienti dai settori agricolo, indu-
nei prodotti (16%)
striale e domestico che torna ai corpi idrici
superficiali dopo l’uso.
MOZAMBICO

COREA DEL NORD

SENEGAL

BURKINA FASO

CIAD

AZERBAIJAN

ZIMBABWE

CILE

PORTOGALLO

BELGIO E LUSSEMBURGO

REP. CECA

MALAWI

KIRGHIZSTAN

GUATEMALA

REP. DOMINICANA

BENIN

BOLIVIA

PARAGUAY

BIELORUSSIA

YEMEN

DANIMARCA

LAOS

PAESI BASSI

REP. MOLDAVA

ZAMBIA

LIBIA

SVEZIA

RUANDA

PAPUA NUOVA GUINEA

HONDURAS

HAITI

SOMALIA

BURUNDI

COSTA RICA

TOGO

FINLANDIA

AUSTRIA

EL SALVADOR

NICARAGUA

GEORGIA

SIERRA LEONE

REP. CENTRAFRICANA

LIBERIA

MAURITANIA

GUYANA

ALBANIA

ARMENIA

NORVEGIA

LITUANIA

PANAMA

ISRAELE

LIBANO

GIAMAICA

GIORDANIA

SWAZILAND

OMAN

FIJI

GAMBIA

GABON

LETTONIA

NAMIBIA

MAURITIUS

SURINAME

BHUTAN

TRINIDAD E TOBAGO

BELIZE

CIPRO

BOTSWANA

KUWAIT

CAPO VERDE

QATAR

BAHRAIN

BARBADOS

REP. D’ISLANDA

MALTA
ANGOLA

SVIZZERA

LIVING PLANET REPORT 2008 2 1


LPR2008-rev3 22-10-2008 18:33 Pagina 22

R I B A LTA R E L A S I T U A Z I O N E : VERSO LA SOSTENIBILITÀ

Se il superamento dei limiti continuerà ad anche se continueranno gli attuali incrementi ecologici, e ciò aumenterà il rischio di un cambiamenti climatici. La fig. 32 mostra
aumentare, cosa succederà in futuro? nei raccolti agricoli. Ciò significa che sarà collasso ecosistemico, con potenziali perdite come una rapida transizione dal superamento
Presupponendo una rapida crescita del- necessaria la biocapacità di due pianeti Terra permanenti di produttività. Gli scienziati non dei limiti ecologici ridurrebbe in maniera
l’economia globale e uno spostamento verso per soddisfare la domanda di risorse e la pro- sono in grado di prevedere in maniera accu- significativa l’ampiezza e la durata del debi-
un mix bilanciato di fonti energetiche, l’Inter- duzione di materiali di rifiuto dell’umanità. rata il punto critico a partire dal quale il to ecologico che, in caso contrario, andrebbe
governmental Panel on Climate Change Questo scenario Business As Usual risulta declino di un ecosistema può subire una bru- aumentando. Un tale percorso riduce il
(IPCC) prevede che le emissioni annue di car- conservativo, in quanto non prevede spiace- sca accelerazione, con danni che si ripercuo- rischio di degrado degli ecosistemi e aumen-
bonio saranno più che raddoppiate entro il voli sorprese: nessuna perdita di biocapacità teranno sugli altri ecosistemi. Tuttavia, la ta la possibilità di mantenere o migliorare il
2050. Stime moderate delle Nazioni Unite pre- dovuta a carenze di acqua potabile, nessun maggior parte di loro concorda sul fatto che livello di benessere dell’umanità. Inoltre,
vedono che, nello stesso periodo, la popolazio- ciclo di controreazione che porti i cambia- arrestare il superamento dei limiti il prima riduce, e forse addirittura inverte, l’attuale
ne mondiale arriverà a 9 miliardi di persone, menti climatici al punto critico, nessun dan- possibile riduca tali rischi, consentendo agli rapido tasso di perdita di biodiversità.
mentre le previsioni FAO mostrano un crescen- no legato all’inquinamento e nessun altro fat- ecosistemi degradati di iniziare la ripresa. Porre fine al superamento dei limiti signi-
te consumo di cibo, fibre e prodotti forestali. tore che causi riduzioni di biocapacità. Pur- Fortunatamente, l’umanità può cambiare fica colmare il divario che esiste fra Impron-
Inoltre, proseguendo negli attuali sistemi di troppo, esistono già segnali che spingono a il corso delle cose. Invece di continuare con ta dell’umanità e biocapacità disponibile. Le
gestione, si prevede che, entro il 2050, gli stock non dare per scontata questa valutazione: per questo scenario, possiamo lottare per porre dimensioni di tale divario sono determinate
ittici diminuiranno di oltre il 90%. esempio, l’attuale distruzione delle popola- fine al superamento dei limiti entro la metà da cinque fattori (fig. 33).
La fig. 31 mostra le implicazioni di questo zioni di api, che potrebbe causare nel mondo del secolo. Il WWF sostiene questo cambia- Dal lato della domanda, l’Impronta è una
scenario per l’Impronta dell’umanità nell’arco una diminuzione dei raccolti che dipendono mento portando avanti diverse attività a favo- funzione delle dimensioni della popolazione,
della metà di questo secolo. Il superamento del dall’impollinazione. re della sostenibilità e di una trasformazione dei beni e servizi consumati da ogni indivi-
30% dei limiti ecologici, avvenuto nel 2005, Più a lungo continuerà il superamento dei dei mercati e affrontando la tematica dell’uti- duo e dell’intensità di risorse e dei materiali
raggiungerà il 100% nel decennio 2030-2040, limiti, maggiore sarà la pressione sui servizi lizzo energetico come causa principale dei di rifiuto di questi beni e servizi. Una ridu-

Fig. 31: SCENARIO BAU (BUSINESS AS USUAL) E DEBITO ECOLOGICO Fig. 32: RITORNO ALLA SOSTENIBILITÀ
2,5 2,5

Impronta ecologica Impronta ecologica


Biocapacità Biocapacità
2,0 2,0
Numero di pianeti Terra

Numero di pianeti Terra


1,5 1,5
Debito ecologico

Debito ecologico
1,0 1,0

Riserva
0,5 0,5 di biocapacità

0 0
1960 1980 2000 2020 2040 2060 2080 2100 1960 1980 2000 2020 2040 2060 2080 2100

2 2 LIVING PLANET REPORT 2008


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zione della popolazione, dei consumi dei sin- come un cuneo di sostenibilità che sposta lo l’efficienza di impiego delle risorse, come Generalmente i singoli cunei si sovrap-
goli, delle risorse utilizzate o dei materiali di scenario BAU (Business As Usual) verso un soddisfare le esigenze di comunicazione tra- pongono, mostrando possibilità di soluzioni
rifiuto derivanti dalla produzione di beni e altro in cui, combinando tali cunei, si inter- mite i telefoni cellulari piuttosto che con le sinergiche capaci di comporre anche una for-
servizi si traduce in un’Impronta più bassa. rompe il superamento dei limiti (fig. 34). linee fisse. Il ripristino di terreni degradati te riduzione del superamento dei limiti. Le
Dal lato dell’offerta, la biocapacità è Una modalità di collegamento di tali cunei può incrementare i raccolti agricoli, mini- misure di conservazione energetica e lo svi-
determinata dalle dimensioni dell’area biolo- consiste nel connetterli ai tre fattori che deter- mizzando gli aumenti dell’Impronta associa- luppo di alternative ai combustibili fossili
gicamente produttiva disponibile e dalla sua minano l’Impronta. Alcune strategie relative ti all’espansione agricola. faciliteranno enormemente l’efficacia di
stessa produttività. Si possono ottenere ai consumi pro capite e agli avanzamenti tec- In alternativa, i cunei possono essere quasi tutti i cunei di sostenibilità. Anche se
aumenti di produttività al costo di un mag- nologici, come l’isolamento di edifici, produ- anche organizzati in base alle principali cate- alcuni cunei possono essere prevalentemente
giore impiego di risorse o di una maggiore cono risultati rapidi ai fini della riduzione del gorie di consumi, come cibo, riparo, mobili- finalizzati a obiettivi a breve termine, quelli
produzione di materiali di scarto. In questo superamento dei limiti ecologici. Altre, come tà, beni e servizi, e alle dimensioni della che abbracciano periodi di tempo più lunghi
caso, nel determinare l’impatto netto sul quelle che riducono, ed eventualmente inver- popolazione. L’Impronta del cibo, per esem- determineranno le dimensioni della riduzio-
superamento dei limiti, è necessario tenere in tono, la crescita demografica, possono avere pio, può essere ridotta ottimizzando il rap- ne sostenibile del superamento dei limiti.
considerazione il livello al quale, gli aumen- un impatto minore a breve termine, ma a lun- porto fra la distanza alla quale viene traspor-
ti di biocapacità, vengono compensati da un go termine portano ad un’ampia diminuzione tato e l’efficienza della produzione locale.
incremento dell’Impronta. cumulativa del superamento. L’efficienza energetica degli edifici residen-
Esistono molte e diverse strategie che All’interno di un cuneo, sono possibili mol- ziali e commerciali può spesso essere incre-
potrebbero ridurre il divario fra la domanda ti interventi. I consumi individuali possono mentata enormemente e le infrastrutture di
dell’umanità nei confronti della Natura e la essere ridotti progettando città in cui sia pre- supporto possono essere integrate in modo

RIBALTARE LA SITUAZIONE
disponibilità di capacità ecologica. Ognuna feribile camminare piuttosto che guidare. Le tale che i materiali di rifiuto di un sistema
di queste strategie può essere rappresentata innovazioni tecnologiche possono aumentare servano come contributo per un altro.

Fig. 33: IMPRONTA E FATTORI DI BIOCAPACITÀ CHE DETERMINANO Fig. 34: CUNEI DI SOSTENIBILITÀ E CESSAZIONE
IL SUPERAMENTO DEI LIMITI ECOLOGICI DEL SUPERAMENTO DEI LIMITI ECOLOGICI
2,5
2,1 gha 2,7 gha
pro capite pro capite Impronta ecologica
(biocapacità (Impronta Biocapacità
globale 2005) globale 2005) 2,0

Divario fra
Numero di pianeti Terra
offerta e Cunei che rappresentano
Area x Bioproduttività = Biocapacità (OFFERTA) domanda: 1,5 le strategie finalizzate a porre fine
SUPERAMENTO al superamento dei limiti
DEI LIMITI
Debito ecologico
1,0

Impronta Riserva
Popolazione x Consumi x Entità di risorse ecologica di biocapacità
0,5
pro capite e rifiuti (DOMANDA)

0
1960 1980 2000 2020 2040 2060 2080 2100

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LA SFIDA ENERGETICA

La produzione di energia dovuta alla combu- lele: espansione dell’efficienza energetica associati ad ogni tecnologia, i potenziali osta- re drasticamente le emissioni dei servizi
stione di combustibili fossili come carbone, nell’industria, nell’edilizia e in tutte le forme coli alla sua implementazione e l’ammissibi- energetici pericolose per il clima e, nello
petrolio e gas naturale, ammonta a circa il di trasporti, per stabilizzare la domanda ener- lità sociale ed i relativi costi vengono utiliz- stesso tempo, aumentare le forniture energe-
45% dell’Impronta ecologica mondiale del getica globale entro il 2025; aumento del- zati per limitare o guidare la scelta di miglio- tiche per soddisfare le necessità dei Paesi svi-
2005. Risulta quindi d’importanza vitale l’impiego di energie rinnovabili come eolica, rate tecnologie . luppati e di quelli in via di sviluppo nel XXI
effettuare tagli significativi della combustio- idrica, solare e termica e delle bioenergie; La fig. 35 mostra uno scenario rappresen- secolo. Tuttavia, esistono tre condizioni
ne e delle emissioni di anidride carbonica ad eliminazione delle emissioni che ancora pro- tativo del Modello delle soluzioni per il cli- imprescindibili affinché la tecnologia, i siste-
essa associate per evitare che i cambiamenti vengono dai combustibili fossili tradizionali, ma che raffigura i cunei tecnologici designa- mi, le infrastrutture e lo sfruttamento delle
climatici oltrepassino la soglia pericolosa dei utilizzati nei processi industriali e di genera- ti per soddisfare la domanda energetica pre- risorse siano sufficienti per garantire che le
2°C, rispetto ai livelli pre-industriali. zione di elettricità, tramite l’ampliamento del vista fino al 2050 e, contemporaneamente, emissioni di gas a effetto serra dei servizi
Il Modello delle soluzioni per il clima del meccanismo di cattura e stoccaggio del car- ottenere una riduzione delle emissioni di ani- energetici raggiungano il picco e inizino a
WWF utilizza un’analisi dei cunei per verifi- bonio. Inoltre, come misura ad interim viene dride carbonica del 60-80%. La triplicazione diminuire entro 10 anni:
care se sarà possibile soddisfare la domanda proposto un aumento dell’utilizzo di gas, con prevista dei servizi energetici si basa sullo
mondiale di energia prevista per il 2050 otte- la creazione di una “bolla di gas” dal 2010 al scenario A1B dell’IPCC (IPCC 2000). Leadership: è necessario che, nei prossimi
nendo al contempo riduzioni significative, a 2040 (vedere Box alla pagina seguente). La fig. 36 mostra le modalità di raggiun- decenni, i governi del mondo trovino un
livello mondiale, delle emissioni di gas a Includendo solo le fonti energetiche gimento dei risultati tramite un insieme di accordo su obiettivi chiari e ambiziosi, colla-
effetto serra tramite uno spostamento con- attualmente disponibili e che sono, o stanno risparmio energetico e introduzione di tecno- borino a strategie efficienti e influenzino e
cordato verso quelle risorse e tecnologie per diventare, commercialmente competitive, logie energetiche a basse o zero emissioni. coordinino gli investimenti per lo sviluppo
energetiche più sostenibili e già disponibili. la scelta dei cunei energetici risulta delibera- Il Modello delle soluzioni per il clima energetico che soddisfino le necessità future
Il modello comprende tre strategie paral- tamente conservativa. Gli impatti e i rischi dimostra che è tecnicamente possibile ridur- in maniera sicura e sostenibile;

Fig. 35: SCENARIO RAPPRESENTATIVO DEL MODELLO


DELLE SOLUZIONI PER IL CLIMA Legenda figg. 35 e 37
1.200 Efficienza e risparmio energetico nel settore industriale Idrogeno dalle rinnovabili
Edifici efficienti Nucleare (solo centrali in esercizio)
Veicoli efficienti Combustibile fossile con CCS
Energia finale fornita o risparmiata (EJ l’anno)

Utilizzo ridotto di veicoli (cattura ed immagazzinamento di carbonio)


1.000
Efficienza nei settori dell’aviazione e marittimo Gas naturale al posto del carbone per soddisfare
Ripotenziamento delle centrali idroelettriche la domanda di base
Biomasse tradizionali Combustibili fossili residui (solo fig. 37)
800
Biomasse
Eolico
Solare fotovoltaico Note
600 Elettricità da solare termico Dato che le tecnologie per l’efficienza energetica,
Calore da solare termico che riducono la domanda finale di energia,
Piccole centrali idroelettriche sono riportate accanto alla fornitura di energia
400 Geotermico (elettricità e calore) da fonti a basse emissioni, i risultati sono espressi
Grandi centrali idroelettriche (esistenti + sostenibili) come energia finale fornita o risparmiata (piuttosto
che come produzione primaria di energia).
Energia dal mare e dagli oceani
200 In termini di percentuale, alcuni cunei risultano
così piccoli da essere difficilmente individuabili sul grafico.

0
1990 2000 2010 2020 2030 2040 2050 Fonte, figg 35, 36 e 37: Mallon et al. 2007

2 4 LIVING PLANET REPORT 2008


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Urgenza: considerati i limiti del mondo reale Figura 35: scenario rappresentativo del
alla velocità della transizione industriale e i Modello delle soluzioni per il clima Ilustra i I CUNEI ENERGETICI fossili per mezzo della ricerca rapida e paral-
cunei tecnologici progettati per soddisfare le Ampliando il lavoro pionieristico di Pacala lela di tecnologie che rispondano a criteri di
rischi di rimanere intrappolati in infrastrutture
richieste energetiche previste per il 2050. e Socolow (2004), il Modello delle soluzio- sostenibilità ambientale e sociale. Entro il
ad alto consumo energetico a causa di investi- ni per il clima del WWF è incentrato su tre 2050, le tecnologie disponibili potranno sod-
menti in tecnologie non sostenibili, il tempo Figura 36: risultati del Modello delle solu- strategie principali di riduzione delle emis- disfare il 70% circa della domanda rimanen-
risulta un fattore essenziale. Eventuali ritardi zioni per il clima del WWF. L’efficienza ener- sioni di carbonio incrementando i servizi te, evitando l’emissione di altre 10,2 Gt di
renderanno il passaggio a un’economia a bas- getica e la riduzione della domanda (verde) energetici: carbonio l’anno.
se emissioni di carbonio sempre più costoso e stabilizzeranno ampiamente la richiesta ener-
difficile, con maggiori rischi di fallimento. getica entro il 2020 circa. Le fonti energetiche Interrompere il collegamento fra servizi Cattura e stoccaggio del carbonio (CSS):
a basse e zero emissioni verranno sviluppate energetici e la produzione primaria di Nel 2050 un’ulteriore 26% di produzione
(blu) fino al 2040. L’utilizzo di combustibili fos- energia: Entro il 2025, l’efficienza energeti- primaria verrà ottenuta da centrali a combu-
Impegno globale: ogni Paese, in base alle sili (grigio) sarà ridotto ai minimi livelli, solo per ca (ottenere, cioè, un numero maggiore di stibili fossili dotate di tecnologia di cattura e
sue capacità, deve fare la sua parte per quelle applicazioni che difficilmente possono servizi energetici per unità di energia utiliz- stoccaggio del carbonio, evitando emissioni
rispondere alle sfide, di diverso tipo e dimen- essere sostituite. Lo scenario mostra la capa- zata) renderà possibile soddisfare la cre- di carbonio per 3,8 Gt l’anno. Questa strate-
sioni, che si sviluppano nel suo territorio. cità produttiva inutilizzata come un’eventuali- scente domanda di servizi energetici nel- gia comporta immediate implicazioni di pia-
tà, rappresentata dalla fornitura energetica l’ambito di una domanda stabile e netta di nificazione e localizzazione di nuovi impian-
che appare sotto all’asse delle ascisse. produzione primaria di energia. Si prevede ti, in quanto il trasporto del carbonio verso
che la domanda si ridurrà del 39% evitan- siti di stoccaggio lontani potrebbe risultare
do l’emissione di 9,4 Gt di carbonio l’anno. estremamente costoso.

Crescita simultanea delle tecnologie a Sono necessarie due misure complementari:

RIBALTARE LA SITUAZIONE
basse emissioni: Verranno realizzati tagli
profondi alla combustione dei combustibili Lo sviluppo di metodi flessibili di stoc-
caggio di combustibili ed energia per
rendere possibile la conservazione di ener-
Fig. 37: PRINCIPALI CUNEI ENERGETICI,
gia proveniente da fonti intermittenti, come
Fig. 36: RISULTATO DEL MODELLO WWF DI SOLUZIONI PER IL CLIMA
percentuale di energia fornita o quella eolica e solare, e la sua trasformazio-
1.000 Domanda finale di energia A1B
Efficienza energetica e riduzione della domanda risparmiata nella domanda energetica ne in combustibili trasportabili e che soddi-
prevista per il 2050. sfino le esigenze termiche del settore indu-
Combustibili fossili convenzionali
Energia finale fornita o risparmiata (EJ l’anno)

2% striale. Saranno necessarie nuove infra-


800 Nucleare 13%
Cunei a zero e a basse emissioni 16% strutture per la produzione e la distribuzio-
Gas naturale al posto del carbone
ne dei nuovi combustibili, come l’idrogeno,
600 per soddisfare la domanda di base Domanda finale di energia che soddisfino queste esigenze.
dello scenario WWF 12%
La sostituzione del carbone ad alte
400 11% emissioni di carbonio con il gas a basse
emissioni di carbonio, come misura di
1%
passaggio dal 2010 al 2040, eviterà ulterio-
200 11%
1% ri investimenti in nuove centrali alimentate a
6% carbone e consentirà ulteriori e significativi
1%
3% risparmi di carbonio a breve termine.
0
2% 6%
L’offerta derivante dai cunei supera la domanda 5%
10%
e viene rappresentata al di sotto della linea dello zero
Inferiore allo 0,5% comprende:
–200
1990 2000 2010 2020 2030 2040 2050

LIVING PLANET REPORT 2008 2 5


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POPOLAZIONI E CONSUMI

L’Impronta ecologica totale di una nazione è mondiale. La fig. 40 mostra i contributi rela- to dei limiti, ma crea anche delle barriere al tità di biocapacità e non dipende invece da un
determinata dalla sua popolazione e dall’Im- tivi di questi due fattori, dal 1961 al 2005, raggiungimento degli obiettivi di sviluppo in declino della produttività della Terra.
pronta media dei suoi abitanti. Quest’ultima è per nazioni raggruppate in categorie di reddi- molte nazioni a basso reddito. Ad un incre- Nelle nazioni a medio reddito, sia la cre-
una funzione della quantità di beni e servizi to, confrontate con il mondo. I Paesi sono mento demografico corrisponde una minore scita demografica sia quella dell’Impronta
consumati dall’abitante medio e delle risorse stati classificati in alto, medio e basso reddi- disponibilità di biocapacità per soddisfare le pro capite hanno contribuito all’aumento del-
utilizzate o dei materiali di rifiuto generati to in base alle rispettive soglie di reddito e al esigenze del singolo, il che aumenta la dipen- la domanda nei confronti della biosfera. Seb-
per la fornitura di tali beni e servizi. Su scala PIL medio pro capite di ogni Paese rispetto denza di una nazione dalla biocapacità ester- bene alcune nazioni appartenenti a questa
globale, popolazione e Impronta media sono ai dati della Banca Mondiale nel 2005. La na o la probabilità di un superamento dei categoria abbiano sperimentato un rallenta-
aumentati dal 1961. Dal 1970 circa, l’Im- categoria a reddito medio comprende le cate- limiti locali con annesso declino dei servizi mento della crescita demografica, il numero
pronta media globale pro capite è rimasta gorie a reddito medio-alto e medio-basso ecosistemici. Gli abitanti dei Paesi a basso totale di abitanti dei Paesi a medio reddito dal
relativamente costante, mentre la popolazione della Banca Mondiale. reddito oggi possiedono, in media, un’Im- 1961 è raddoppiato. Inoltre, nello stesso
ha continuato a crescere. Le figg. 38 e 39 Dal 1961, in tutti e tre i gruppi di reddito pronta più bassa di quella del 1961. Per periodo di tempo l’Impronta pro capite è
mostrano i cambiamenti, dal 1961 al 2005, si è verificata una crescita demografica, ma esempio, in Africa, dove la popolazione è tri- aumentata del 21%. La crescente affluenza in
nell’Impronta media e nella popolazione di il tasso di tale incremento differisce da cate- plicata negli ultimi 40 anni, la biocapacità questa categoria di reddito è associata ad un
ogni regione del mondo; l’area di ogni regio- goria a categoria. Nei Paesi a basso reddito, pro capite disponibile è diminuita di oltre il aumento significativo nell’utilizzo di combu-
ne rappresenta la sua Impronta totale. dal 1961 la popolazione è quasi triplicata e 67% e l’Impronta media pro capite si è ridot- stibili fossili e nel consumo di prodotti a base
Nazioni con livelli di reddito differenti ciò ha rappresentato la spinta principale ta del 19%. Di contro, per il Pianeta nel suo di carne e caseari ad elevata intensità di risor-
mostrano disparità significative rispetto al all’aumento della domanda di risorse e di complesso, la biocapacità è diminuita del se. Molte delle economie mondiali emergenti
contributo, fornito dalla popolazione e dall’ assorbimento dei materiali di rifiuto. 49%. In entrambi i casi, questa diminuzione rientrano in questa categoria e la loro crescen-
Impronta media pro capite, alla crescita del- Una rapida crescita demografica non solo è dovuta soprattutto al fatto che un maggior te Impronta pro capite è associata ad un incre-
la loro domanda totale sulla biocapacità aumenta la sfida di porre fine al superamen- numero di persone condivide la stessa quan- mento nella velocità d’industrializzazione,

Fig. 38: IMPRONTA ECOLOGICA E POPOLAZIONE PER REGIONE, 1961 Fig. 39: IMPRONTA ECOLOGICA E POPOLAZIONE PER REGIONE, 2005
10 10

Nord America Medio Oriente Nord America Medio Oriente


8 e Asia centrale 8 e Asia centrale

Impronta ecologica (gha pro capite)


Impronta ecologica (gha pro capite)

Europa UE Europa UE
Europa non UE Asia-Pacifico Europa non UE Asia-Pacifico
America Latina Africa America Latina Africa
6 e Caraibi 6 e Caraibi

4 4

2 2

0 0
0

2
7

2
0
0

33

48

24

55

36

56

90
20

39

20

14
22

62

28

3.
1.

Popolazione (milioni) Popolazione (milioni)

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simile a quanto già visto in precedenza in ta sia tramite un’innovazione a livello locale Fig. 40: IMPRONTA ECOLOGICA, BIOCAPACITÀ E POPOLAZIONE RIPORTATE
molte nazioni ad alto reddito. Per esempio, in sia per mezzo dell’adozione di strategie PER IL MONDO E I PAESI AD ALTO, MEDIO E BASSO REDDITO, 1961-2005
Cina sia l’Impronta pro capite sia la popola- gestionali delle risorse e di tecnologie di altri
zione sono raddoppiate fra il 1961 e il 2005, Paesi. Il trasferimento di tecnologie dai Paesi Mondo Paesi ad alto reddito
portando ad un incremento dell’Impronta ad alto reddito può spesso aiutare le nazioni a 3,0 3,0
ecologica totale di oltre quattro volte. Con medio e basso reddito a saltare le fasi dello
un’Impronta pro capite moderata, con la sviluppo industriale ad alto consumo di risor- 2,5 2,5
popolazione più numerosa dei tre gruppi di se. Inoltre, dato che oltre la metà della popola-
reddito e con consumi pari al 39% dell’Im- zione mondiale attualmente vive in città, le Popolazione
Impronta
1961 3,09 miliardi
pronta totale dell’umanità, nel 2005 la decisioni che le municipalità prenderanno in 2,0 2,0 1961 3,6 gha pro capite
2005 6,48 miliardi

Indice (1961=1,0)
Indice (1961=1,0)
2005 6,4 gha pro capite
domanda delle nazioni a medio reddito nei materia di infrastrutture influenzeranno enor-
confronti della biosfera è stata la più elevata memente la futura domanda di biocapacità 1,5 1,5
delle tre categorie di reddito. locale e globale. Scegliere di investire in infra-
La crescente domanda sulla biosfera dei strutture efficienti dal punto di vista delle Populazione
Impronta 1961 0,69 miliardi
Paesi ad alto reddito è stata provocata princi- risorse, la maggior parte delle quali perdurerà 1,0
1961 2,3 gha pro capite
1,0
2005 0,97 miliardi
palmente da un aumento dell’Impronta pro nel prossimo secolo, permetterà di migliorare 2005 2,7 gha pro capite Biocapacità
capite, cresciuta del 76% dal 1961 al 2005, la resilienza delle città a fronte delle crescenti Biocapacità 1961 5,3 gha pro capite
0,5 1961 4,2 gha pro capite 0,5
2005 3,7 gha pro capite
soprattutto a causa dell’incremento di nove limitazioni di risorse, garantendo vite migliori 2005 2,1 gha pro capite
volte della componente carbonio delle agli abitanti e minimizzando il loro contributo

RIBALTARE LA SITUAZIONE
Impronte di queste nazioni. Sebbene nei Pae- al superamento globale dei limiti. 0 0
1960 1975 1990 2005 1960 1975 1990 2005
si ad alto reddito la crescita demografica sia In tutti i Paesi in via di sviluppo, media-
stata inferiore a quella di altre categorie di mente, le donne ricevono meno istruzione
reddito, il rapido incremento dell’Impronta degli uomini. Ciò, unito agli scarsi servizi Paesi a medio reddito Paesi a basso reddito
pro capite ha fatto sì che queste nazioni, con sanitari di base e a una pianificazione familia- 3,0 3,0
solo il 15% della popolazione mondiale, re quasi totalmente assente, contribuisce
abbiano costituito il 36% dell’Impronta tota- all’elevato tasso di fertilità di molti Paesi a
2,5 2,5
le dell’umanità nel 2005, pari a 2,6 volte il basso reddito. È possibile frenare la rapida Popolazione
1961 0,89 miliardi
totale delle nazioni a basso reddito. crescita demografica e alleviare i suoi impatti 2005 2,37 miliardi
Dato che il mondo già si trova in uno sta- negativi sul benessere umano attraverso: 2,0 Populazione 2,0

Index (1961=1,0)
Indice (1961=1,0)
1961 1,51 miliardi
to di superamento dei limiti ecologici, un l’emancipazione femminile, realizzata grazie 2005 3,10 miliardi
ulteriore aumento demografico e dell’Im- a maggiori livelli d’istruzione e a opportunità
1,5 1,5
pronta pro capite costituisce chiaramente un economiche, il miglioramento delle possibilità
Impronta
percorso non sostenibile. Fortunatamente è di accesso a consultori volontari di pianifica- 1961 1,3 gha pro capite
possibile fare fronte a queste cause primarie zione familiare e l’assistenza a quelle donne 1,0 Impronta 1,0 2005 1,0 gha pro capite
1961 1,8 gha pro capite
di aumento dei consumi con strategie in gra- che desiderano rimandare, distanziare o limi- 2005 2,2 gha pro capite
do di ridurre il superamento e contempora- tare le nascite. Promuovere una buona gestio- Biocapacità Biocapacità
0,5 0,5
neamente favorire il benessere dell’umanità. ne degli affari pubblici e adottare tali strategie 1961 4,1 gha pro capite 1961 2,4 gha pro capite
2005 2,2 gha pro capite 2005 0,9 gha pro capite
L’efficienza nell’utilizzo delle risorse per la porterà a famiglie meno numerose, più sane e
fornitura di beni e servizi può essere migliora- con un maggiore livello d’istruzione. 0 0
1960 1975 1990 2005 1960 1975 1990 2005

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COMMERCIO GLOBALE

L’Impronta ecologica dei flussi commerciali nio associate alla produzione di merci e ser- delle importazioni, con la Cina al secondo velocità doppia di quanto le rispettive bioca-
internazionali rivela sia l’ampiezza della vizi importati vengono incluse nell’Impronta posto e la Germania al terzo. pacità interne non riescano a rigenerare. La
domanda di biocapacità esterna sia la localiz- delle importazioni. Sebbene l’Unione Europea possieda meno Cina, come l’UE, colma in parte questo defi-
zazione dei beni ecologici da cui dipendono Fino a che punto i diversi Paesi riescano a dell’8% della popolazione mondiale, nel cit ecologico importando risorse da altri Paesi
prodotti e servizi. Inoltre, contribuisce a col- soddisfare la domanda di risorse tramite le 2005 le sue importazioni ammontavano al e facendo affidamento sulle ricchezze natura-
legare i consumi locali alle minacce nei con- importazioni dipende dalla loro ricchezza 13% e le esportazioni al 10% dell’Impronta li comuni per le emissioni di CO2 in atmosfe-
fronti della biodiversità distante. interna. Nei Paesi ad alto reddito, l’Impronta di tutte le merci commercializzate internazio- ra. Nel 2005, la Cina aveva un bilancio com-
Nel 1961, il primo anno in cui sono dispo- delle importazioni è passata dal 12% del- nalmente. Nel 2005, l’Impronta delle impor- merciale negativo di 165 milioni di ettari glo-
nibili dati completi, l’Impronta di tutti i beni l’Impronta totale dei consumi del 1961 al tazioni nette UE è ammontata a 199 milioni di bali, più dell’intera biocapacità della Germa-
e servizi commercializzati fra le varie nazio- 61% del 2005. Nei Paesi a medio reddito, ettari globali, equivalenti a oltre il 18% della nia o della Bolivia. Le figg. 43 e 44 mostrano
ni ammontava all’8% dell’Impronta ecologi- l’Impronta delle importazioni è passata dal sua biocapacità interna totale. Contando solo l’Impronta delle importazioni ed esportazioni
ca totale dell’umanità. Al 2005 essa era 4% dell’Impronta totale del 1961 al 30% del gli Stati membri UE per i quali sono disponi- fra la Cina e i suoi principali partner commer-
diventata di oltre il 40%. I Paesi debitori e 2005. L’Impronta delle importazioni dei Pae- bili dati, sia del 2005 sia del 1961, l’Impron- ciali. Nel 2005, le importazioni della Cina era-
creditori ecologici fanno sempre maggiore si a basso reddito nel 2005 equivaleva al 13% ta delle importazioni nette è aumentata del no pari al 9% e le esportazioni al 6% dell’Im-
affidamento sulla biocapacità esterna per della loro Impronta dei consumi, mentre nel 73%. Le figg. 41 e 42 mostrano l’Impronta pronta del commercio internazionale. Ciò
sostenere i propri modelli di consumo e le 1961 ammontava al 2%. delle importazioni e delle esportazioni fra costituisce un drammatico aumento rispetto al
proprie preferenze. Alcune risorse importate Nel 2005, tra tutte le nazioni, gli Stati l’UE e i suoi principali partner commerciali. 1961, quando le importazioni coprivano il 5%
vengono consumate nel paese d’importazio- Uniti possedevano l’Impronta delle esporta- Anche se la Cina possiede un’Impronta pro e le esportazioni l’1%.
ne, altre vengono lavorate e ri-esportate per zioni più elevata, seguiti da Germania e Cina. capite molto inferiore di quella dell’Unione Con l’accelerazione della globalizzazione,
un ricavo economico. Le emissioni di carbo- Possedevano anche la maggiore Impronta Europea, entrambe consumano risorse a una le nazioni fanno sempre maggiore affidamen-

Fig. 41: IMPRONTA DELLE IMPORTAZIONI VERSO I 27 PAESI UE DA PARTE Fig. 42: IMPRONTA DELLE ESPORTAZIONI DAI 27 PAESI UE VERSO I MAGGIORI 20
DEI MAGGIORI 20 PARTNER COMMERCIALI, 2005 PARTNER COMMERCIALI, 2005

Milioni di ettari globali Milioni di ettari globali


Maggiore di 25 Maggiore di 25
10-25 10-25
5-10 5-10
1-5 1-5
Inferiore a 1 Impronta delle importazioni totali dei 27 Paesi UE = 827 milioni di gha Inferiore a 1 Impronta delle esportazioni totali dei 27 Paesi UE = 629 milioni di gha
Dati insufficienti (5,4% dell’Impronta globale). Il 78% è diretto verso 20 Paesi Dati insufficienti (4,1% dell’Impronta globale). Il 73% è diretto verso 20 Paesi
(indicati dalle frecce, + Svizzera). (indicati dalle frecce, + Svizzera).

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to sulle risorse e sui servizi ecosistemici l’una beni, che si stanno impegnando a minimizzare incentivi positivi per la produzione e il com-
dell’altra per sostenere i propri modelli di gli impatti ambientali delle merci prodotte sia mercio di questi beni e servizi, l’eliminazione Il Forest Stewardship Council, fondato
consumi. Ciò comporta opportunità e sfide. Il internamente sia all’estero. Il lavoro pionieri- dei sussidi pericolosi dal punto di vista nel 1992 per promuovere la gestione
sostenibile delle foreste del Pianeta,
commercio può migliorare la qualità della stico di gestione degli stock ittici e dei prodot- ambientale, e capaci di snaturare il commercio,
attualmente possiede oltre 100 milioni di
vita, fornendo merci non disponibili in una ti forestali ha aperto la strada a una vasta gam- e la disincentivazione alla produzione di beni e
ettari di foresta certificate come FSC in
particolare area o che possono essere prodot- ma di iniziative volte a ridurre le esternalità servizi che ostacolino l’obiettivo a lungo ter-
70 paesi, equivalenti al 7% di tutte le
te più efficientemente altrove. Per esempio, ambientali e sociali associate al commercio mine di porre fine al superamento dei limiti.
foreste produttive.
grazie alla tecnologia attuale, si rende essere internazionale e a stabilire nuovi mercati per i Le vendite dei prodotti con etichetta
necessaria una minore quantità di combusti- prodotti sostenibili (vedere box a destra). FSC ammontano a oltre 20 miliardi di
bile per coltivare i pomodori in un clima cal- Sempre più fornitori e produttori si impe- dollari l’anno. www.fsc.org
do e poi spedirli in uno più freddo, piuttosto gnano nei principi e negli standard di com-
che coltivarli in loco utilizzando serre artifi- mercio responsabile e sostenibile. Sistemi di Il Marine Stewardship Council, fonda-
cialmente riscaldate. Ma commercio significa etichettatura e certificazione garantiscono to nel 1997 per individuare soluzioni al
anche che i Paesi esternalizzano la propria tali standard relativamente a problematiche problema della pesca eccessiva, rappre-
Impronta in altre parti del mondo, spesso sen- quali le risorse naturali, l’utilizzo di energia, senta il programma leader di certificazio-
za considerare le conseguenze ambientali, i rifiuti pericolosi e l’equità sociale. ne ambientale e marchio di qualità eco-
economiche e sociali del Paese d’origine. Sono però necessari ulteriori sforzi per logica per gli stock ittici pescati. Il valore
La consapevolezza dei consumatori e l’inte- aumentare la fetta di mercato dei beni e servi- di vendita al dettaglio dei prodotti ittici
resse verso la sostenibilità stanno ora creando zi sostenibili dal punto di vista ambientale e con etichetta MSC si aggira sul miliardo

RIBALTARE LA SITUAZIONE
opportunità di mercato per i produttori dei sociale. Essi comprendono la messa a punto di di dollari l’anno. www.msc.org

Fig. 43: IMPRONTA DELLE IMPORTAZIONI VERSO LA CINA DA PARTE aig. 44: IMPRONTA DELLE ESPORTAZIONI DALLA CINA VERSO I MAGGIORI
F
DEI MAGGIORI 20 PARTNER COMMERCIALI, 2005 20 PARTNER COMMERCIALI, 2005

Milioni di ettari globali Milioni di ettari globali


Maggiore di 25 Maggiore di 25
10-25 10-25
5-10 5-10
1-5 1-5
Inferiore a 1 Impronta delle importazioni totali della Cina = 541 milioni di gha Inferiore a 1 Impronta delle esportazioni totali della Cina = 375 milioni di gha
Dati insufficienti (3,6% dell’Impronta globale). Il 91% proviene da 20 Paesi Dati insufficienti (2,5% dell’Impronta globale). L’88% va a 20 Paesi
(indicati dalle frecce). (indicati dalle frecce).

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GESTIRE LA BIOCAPACITÀ: UN APPROCCIO ECOSISTEMICO

A fronte di un aumento demografico, di una diamo. La recente confusione politica relati- Eppure, recenti ricerche hanno dimostrato zione delle aree costiere e la fornitura soste-
distribuzione non equa della biocapacità e vamente alla promozione dei biocombustibi- che convertire le foreste tropicali, le torbiere, le nibile di cibo e fibre. I beni che compongono
delle risorse idriche e degli effetti dei cambia- li ha evidenziato la complessa scelta di com- savane o i pascoli in colture per la produzione la biocapacità non sono indipendenti e inter-
menti climatici, avvertiti ora in maniera signi- promesso che i decision maker devono tene- di biocombustibili può generare da 17 a 420 cambiabili, e guadagni in un ambito possono
ficativa, i costanti aumenti del prezzo del re in considerazione nell’implementazione di volte la quantità annua di emissioni di CO2 essere controbilanciati da perdite in un’altro.
petrolio e del cibo hanno portato alla ribalta politiche o cambiamenti strutturali che inco- che si prevedeva di risparmiare sostituendo i In modo simile, un aumento dei raccolti o
alcune scelte forti che i decision maker raggino particolari modelli di sviluppo. combustibili fossili con i biocombustibili. dell’intensità della produzione zootecnica o
dovranno affrontare nei prossimi decenni per I biocombustibili sono stati classificati Attualmente la deforestazione e il cambiamen- agricola spesso richiede tecniche di produ-
tentare di migliorare la qualità della vita uma- come una fonte energetica valida per la loro to d’uso del suolo provocano circa il 20% del- zione ad alto consumo energetico, associate a
na rimanendo all’interno dei limiti di bioca- versatilità, rinnovabilità e supposta neutralità di le emissioni annue di anidride carbonica e vi è un aumento dell’Impronta del carbonio. Un
pacità degli ecosistemi di supporto. carbonio. Diversamente da altri tipi di energia una crescente consapevolezza della necessità impiego massiccio di fertilizzanti e pesticidi,
Anche se gestire l’Impronta dell’umanità rinnovabile, risultano facilmente stoccabili per di gestire questa componente se si desiderano o un’irrigazione intensiva, può portare a
risulterà fondamentale per rallentare e inver- essere utilizzati quando necessario e possono evitare pericolosi cambiamenti climatici. impatti a valle di ampia portata, che vanno
tire il superamento dei limiti, è possibile sostituire i combustibili solidi, liquidi e gassosi. Anche se una gestione della bioproduttivi- dall’inquinamento alla perdita di stock ittici,
ridurre il divario fra Impronta e biocapacità Come combustibili rinnovabili, si prevede che tà del Pianeta potrebbe restringere il divario e che danneggiano la salute e l’esistenza
utilizzando saggiamente il potenziale di bio- consentano un significativo risparmio di carbo- del superamento dei limiti, quest’operazione umana nonché la biodiversità.
produttività del Pianeta allo scopo di ricavar- nio rispetto all’impiego dei combustibili fossili, presenta dei rischi. Aumentare l’area destina- L’“approccio ecosistemico” (vedere box
ne il contributo massimo per le esigenze in quanto l’anidride carbonica emessa dalla ta all’agricoltura distrugge gli ecosistemi che successivo) a questa tematica è attualmente
umane, senza diminuire la sua capacità di combustione viene riciclata e assorbita dalla offrono servizi vitali, come la regolazione riconosciuto e accettato internazionalmente.
fornire quei servizi ecologici da cui dipen- successiva coltivazione di biocombustibili. del regime idrico, l’impollinazione, la prote- Una gestione sostenibile del Pianeta può

ESTERNALITÀ E RICADUTE L’APPROCCIO ECOSISTEMICO

“Gli ecosistemi non obbediscono alle regole che governano la proprietà privata. Le azioni L’approccio ecosistemico è definito dalla Convenzione sulla Biodiversità come una strate-
compiute da un agricoltore – recintare la terra, interrompere le migrazioni animali, irrorare gia per la gestione integrata delle risorse viventi, terrestri e acquatiche che promuove la
le colture, introdurre nuove varietà di colture, cacciare e pescare, tagliare gli alberi, pom- conservazione e l’utilizzo sostenibile in modo equo.
pare acqua dal suolo o fare fronte a malattie del bestiame – si ripercuotono oltre i confini
della sua fattoria. L’essenza degli ecosistemi è contraddistinta da ciò che gli economisti L’approccio ecosistemico riconosce la relazione esistente fra ecosistemi in salute e resilienti,
definiscono “esternalità” o “ricadute”. Per questa ragione, una solida gestione ambientale conservazione della biodiversità e benessere umano. Fissa 12 principi per i processi decisori e
richiede alcune regole del gioco – un “approccio ecosistemico” – che vanno ben oltre la operativi che abbracciano le dimensioni ambientale, economica e sociale della sostenibilità.
proprietà privata. All’interno delle normative internazionali, nazionali e regionali, i governi
devono mettere a punto pratiche sicure di produzione di cibo, consumo energetico, utiliz- È applicabile su scala sia locale sia globale e include iniziative che vanno dalla pianifica-
zo delle risorse idriche, introduzione di specie e variazione nell’utilizzo del suolo. Le impre- zione regionale su larga scala, come la gestione integrata di un bacino fluviale, alla gestio-
se private devono associarsi ai governi per definire pratiche sostenibili volte a un utilizzo ne sostenibile dei prodotti di base a livello di una fattoria.
delle risorse a velocità sostenibile e con tecnologie corrette dal punto di vista ambientale”.
www.cbd.int/ecosystem/principles.shtml
Jeffrey D. Sachs, Direttore, The Earth Institute
www.earth.columbia.edu

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essere condotta solo nei limiti di cicli e siste-  la società civile deve essere conscia del-
mi naturali, che impiegano millenni per evol- le sfide, eleggere governi che impostino poli-
versi, e gli ecosistemi sono riconosciuti come tiche che salvaguardino i suoi interessi a lun-
l’unità di base con cui l’umanità deve essere go termine e compiere scelte personali che
in grado di convivere. Affinché questo richiedano e prediligano prodotti sostenibili
approccio vada a buon fine, saranno necessa- dal settore privato.
ri nuovi tipi di collaborazione e partnership
fra società civile, settore privato e governi: La specie umana è estremamente abile nel
creare e risolvere problemi. Un mondo soste-
 i governi impostano i modelli politici ed nibile non rappresenta un obiettivo irraggiun-
economici all’interno dei quali le persone gibile: le soluzioni sono davanti ai nostri
devono vivere e il settore privato operare; tali
occhi e alla nostra portata, se ogni individuo
modelli devono incoraggiare e premiare la
si impegnerà personalmente e politicamente.
sostenibilità, promuovendo una stabilizzazione
della popolazione
 il settore privato deve impegnarsi in una
corretta tutela del Pianeta, con un approccio
che integri gli aspetti economico, sociale e
ambientale e deve offrire alle persone soluzio-

RIBALTARE LA SITUAZIONE
ni che consentano di vivere sostenibilmente

Gestione su base ecosistemica degli stock ittici marini Tavola rotonda sull’olio di palma sostenibile

La gestione su base ecosistemica (EBM) costituisce un approccio integrato comprenden- La Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO) è stata organizzata per promuovere la dif-
te la complessità delle dinamiche di un ecosistema, le esigenze sociali ed economiche del- fusione e l’utilizzo dell’olio di palma sostenibile per mezzo della cooperazione all’interno
le comunità umane e il mantenimento di ecosistemi diversi, funzionanti e in salute. della filiera e il dialogo aperto fra gli stakeholder. RSPO promuove i progetti che suppor-
tano la produzione e l’utilizzo di olio di palma sostenibile, affrontando problematiche come:
L’EBM degli stock ittici marini tiene conto delle condizioni degli ecosistemi che possono  pratiche di gestione delle piantagioni – implementazione delle migliori pratiche gestionali
influenzare gli stessi stock ittici e la loro produttività e delle ricadute delle attività di pesca delle piantagioni esistenti
sugli ecosistemi marini, per esempio come risultato di pesca eccessiva, bycatch e tecniche  sviluppo di nuove piantagioni – miglioramento dei processi di pianificazione dell’utilizzo
di pesca dannose. del suolo per lo sviluppo di nuove piantagioni di olio di palma
 investimenti responsabile nell’olio di palma – miglioramento degli strumenti decisori
Il Code of Conduct for Responsible Fisheries FAO del 1995 include molti dei principi del- per banche e investitori
l’EBM. Tuttavia questo codice, la cui natura è volontaria, non è ancora riuscito a ottenere  catena di custodia – creazione di collegamenti fra le piantagioni di olio di palma e
tutti i cambiamenti nel settore della pesca necessari a garantire un utilizzo a lungo termine i consumatori.
delle risorse ittiche.
www.panda.org/about_wwf/what_we_do/marine/our_solutions/index.cfm www.panda.org/about_wwf/what_we_do/marine/our_solutions/index.cfm

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TA B E L L E
Tab.1: IMPRONTA ECOLOGICA, BIOCAPACITÀ E IMPRONTA IDRICA
1
Impronta ecologica 2005 (gha pro capite) Impronta idrica dei consumi 1997-2001

Impronta
Popolazione2 ecologica Terreni Zone Terreni 5 Totale Interna Esterna 6
Paese/regione (milioni) totale Carbonio 3 agricoli Pascoli Foreste 4 di pesca edificati m3/persona/anno m3/persona/anno m3/persona/anno
MONDO 6.476 2,7 1,41 0,64 0,26 0,23 0,09 0,07 1.243 1.043 199

Paesi ad alto reddito 972 6,4 4,04 1,15 0,28 0,61 0,17 0,13 – – –
Paesi a medio reddito 3.098 2,2 1,00 0,62 0,22 0,18 0,09 0,08 – – –
Paesi a basso reddito 2.371 1,0 0,26 0,44 0,09 0,15 0,02 0,05 – – –

AFRICA 902,0 1,4 0,26 0,54 0,25 0,24 0,03 0,05 – – –


Algeria 32,9 1,7 0,69 0,62 0,17 0,13 0,01 0,05 1.216 812 405
Angola 15,9 0,9 0,15 0,40 0,15 0,11 0,05 0,05 1.004 887 117
Benin 8,4 1,0 0,19 0,44 0,08 0,24 0,02 0,04 1.761 1.699 62
Botswana 1,8 3,6 1,48 0,09 1,81 0,16 0,00 0,05 623 340 283
Burkina Faso 13,2 2,0 0,07 0,99 0,52 0,33 0,00 0,10 1.529 1.498 31
Burundi 7,5 0,8 0,07 0,30 0,05 0,37 0,01 0,04 1.062 1.042 20
Camerun 16,3 1,3 0,09 0,53 0,33 0,23 0,03 0,06 1.093 1.037 56
Capo Verde 0,5 – – – – – – – 995 844 151
Rep. Centrafricana 4,0 1,6 0,02 0,38 0,88 0,22 0,01 0,07 1.083 1.070 14
Ciad 9,7 1,7 0,00 0,71 0,66 0,25 0,01 0,08 1.979 1.967 11
Congo 4,0 0,5 0,07 0,24 0,03 0,11 0,04 0,05 – – –
Rep. Dem. del Congo 57,5 0,6 0,01 0,18 0,00 0,41 0,01 0,00 734 725 9
Costa d’Avorio 18,2 0,9 0,10 0,48 0,02 0,17 0,05 0,07 1.777 1.708 69
Egitto 74,0 1,7 0,71 0,72 0,02 0,11 0,01 0,10 1.097 889 207
Eritrea 4,4 1,1 0,16 0,24 0,53 0,17 0,01 0,04 – – –
Etiopia 77,4 1,4 0,06 0,38 0,46 0,40 0,00 0,05 675 668 7
Gabon 1,4 1,3 0,01 0,43 0,04 0,60 0,15 0,06 1.420 1.035 385
Gambia 1,5 1,2 0,07 0,72 0,15 0,17 0,05 0,05 1.365 998 367
Ghana 22,1 1,5 0,30 0,59 0,00 0,33 0,21 0,06 1.293 1.239 53
Guinea 9,4 1,3 0,00 0,45 0,32 0,42 0,03 0,05 – – –
Guinea Bissau 1,6 0,9 0,00 0,39 0,31 0,14 0,00 0,06 – – –
Kenya 34,3 1,1 0,12 0,25 0,41 0,22 0,02 0,04 714 644 70
Lesotho 1,8 1,1 0,15 0,09 0,47 0,35 0,00 0,02 – – –
Liberia 3,3 0,9 0,00 0,26 0,01 0,52 0,03 0,05 1.382 1.310 73
Libia 5,9 4,3 3,27 0,68 0,21 0,07 0,02 0,04 2.056 1.294 762
Madagascar 18,6 1,1 0,04 0,28 0,46 0,19 0,06 0,06 1.296 1.276 20
Malawi 12,9 0,5 0,07 0,21 0,00 0,15 0,00 0,03 1.274 1.261 13
Mali 13,5 1,6 0,08 0,67 0,64 0,13 0,01 0,08 2.020 2.008 12
Mauritania 3,1 1,9 0,00 0,35 1,23 0,17 0,10 0,06 1.386 1.007 378
Mauritius 1,2 2,3 0,53 0,51 0,03 0,16 1,02 0,00 1.351 547 804
Marocco 31,5 1,1 0,26 0,55 0,18 0,05 0,06 0,03 1.531 1.300 231
Mozambico 19,8 0,9 0,19 0,37 0,00 0,30 0,00 0,06 1.113 1.110 3
Namibia 2,0 3,7 0,64 0,38 1,75 0,00 0,89 0,05 683 606 77
Niger 14,0 1,6 0,04 1,19 0,15 0,21 0,01 0,04 – – –
Nigeria 131,5 1,3 0,12 0,95 0,00 0,19 0,02 0,06 1.979 1.932 47
Ruanda 9,0 0,8 0,03 0,44 0,09 0,20 0,00 0,03 1.107 1.072 35
Senegal 11,7 1,4 0,15 0,60 0,30 0,19 0,06 0,05 1.931 1.610 321
Sierra Leone 5,5 0,8 0,00 0,30 0,02 0,32 0,10 0,03 896 865 31
Somalia 8,2 1,4 0,00 0,16 0,77 0,41 0,01 0,06 671 588 84

3 2 LIVING PLANET REPORT 2008


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Biocapacità 1 2005 (gha pro capite) Impronta idrica della produzione 1997-2001
Riserva o
debito (-) Acque Acque Acque Stress sulle
Biocapacità Terreni Zone ecologici Totale verdi blu di ritorno risorse di
totale
7
agricoli Pascoli Foreste di pesca (gha pro capite) km3/anno km3/anno km3/anno km3/anno acque blu (%) Paese/regione
2,1 0,64 0,37 0,81 0,17 -0,6 8.999,74 5.295,12 1.096,27 2.608,36 – MONDO

3,7 1,42 0,33 1,20 0,58 -2,7 – – – – Paesi ad alto reddito


2,2 0,62 0,40 0,83 0,23 0,0 – – – – Paesi a medio reddito
0,9 0,35 0,28 0,13 0,07 -0,1 – – – – Paesi a basso reddito

1,8 0,45 0,82 0,35 0,13 0,4 – – – – – AFRICA


0,9 0,42 0,37 0,08 0,01 -0,7 27,53 21,63 1,46 4,45 41,24 Algeria
3,2 0,26 2,03 0,60 0,31 2,3 12,38 12,05 0,04 0,29 0,18 Angola
1,5 0,53 0,39 0,48 0,03 0,5 12,54 12,29 0,06 0,19 0,98 Benin
8,5 0,21 7,31 0,55 0,34 4,8 0,71 0,58 0,02 0,11 0,90 Botswana
1,6 0,89 0,52 0,09 0,00 -0,4 18,70 17,93 0,21 0,56 6,16 Burkina Faso
0,7 0,29 0,33 0,01 0,01 -0,1 7,48 7,25 0,06 0,17 6,42 Burundi
3,1 0,73 1,16 0,94 0,16 1,8 23,70 22,71 0,22 0,77 0,35 Camerun
– – – – – – 0,38 0,35 0,01 0,02 9,01 Capo Verde
9,4 0,72 2,91 5,68 0,00 7,8 4,59 4,57 0,00 0,02 0,01 Rep. Centrafricana
3,0 0,62 1,93 0,25 0,10 1,3 17,02 16,80 0,07 0,16 0,53 Ciad
13,9 0,23 7,48 5,66 0,46 13,3 37,29 36,92 0,03 0,34 0,03 Congo
4,2 0,17 2,16 1,78 0,06 3,6 – – – – – Rep. Dem. del Congo
2,2 0,86 0,84 0,37 0,04 1,3 61,26 60,37 0,17 0,72 1,09 Costa d’Avorio
0,4 0,25 0,00 0,00 0,02 -1,3 83,93 18,75 28,58 36,60 111,79 Egitto
2,1 0,14 0,58 0,07 1,22 0,9 – – – – Eritrea
1,0 0,32 0,46 0,12 0,05 -0,3 46,61 43,89 0,54 2,17 2,47 Etiopia
25,0 0,55 4,65 15,86 3,86 23,7 1,35 1,23 0,02 0,10 0,07 Gabon
1,2 0,45 0,18 0,08 0,45 0,0 1,40 1,37 0,01 0,02 0,34 Gambia
1,2 0,58 0,32 0,14 0,06 -0,3 42,65 42,19 0,07 0,39 0,86 Ghana
3,0 0,28 1,55 0,58 0,57 1,8 – – – – – Guinea
3,4 0,53 0,50 0,26 2,06 2,5 – – – – – Guinea Bissau
1,2 0,26 0,86 0,01 0,02 0,1 24,21 22,68 0,30 1,23 5,08 Kenya
1,1 0,10 0,94 0,00 0,00 0,0 – – – – – Lesotho
2,5 0,23 0,86 0,97 0,39 1,6 4,27 4,16 0,02 0,09 0,05 Liberia
1,0 0,41 0,27 0,00 0,27 -3,3 8,77 3,50 2,82 2,45 878,04 Libia
3,7 0,29 2,49 0,70 0,21 2,7 33,48 18,87 3,58 11,03 4,33 Madagascar
0,5 0,24 0,10 0,02 0,08 0,0 14,25 13,28 0,20 0,77 5,62 Malawi
2,6 0,62 1,25 0,56 0,06 0,9 29,68 22,76 2,06 4,86 6,92 Mali
6,4 0,20 4,26 0,01 1,85 4,5 3,71 2,04 0,44 1,23 14,60 Mauritania
0,7 0,25 0,01 0,05 0,42 -1,5 1,15 0,62 0,13 0,40 24,09 Mauritius
0,7 0,30 0,20 0,06 0,11 -0,4 45,58 33,09 4,23 8,27 43,07 Marocco

DATI E TABELLE
3,4 0,31 2,58 0,27 0,20 2,5 20,89 20,26 0,21 0,41 0,29 Mozambico
9,0 0,38 2,39 0,43 5,74 5,3 1,25 0,99 0,07 0,19 1,44 Namibia
1,8 1,11 0,67 0,01 0,00 0,2 – – – – – Niger
1,0 0,61 0,24 0,02 0,03 -0,4 254,86 247,27 1,65 5,94 2,65 Nigeria
0,5 0,33 0,09 0,02 0,01 -0,3 8,39 8,31 0,01 0,07 1,41 Ruanda
1,5 0,39 0,43 0,44 0,21 0,2 18,85 17,28 0,43 1,14 3,98 Senegal
1,0 0,13 0,49 0,14 0,21 0,2 4,63 4,25 0,11 0,27 0,24 Sierra Leone
1,4 0,14 0,77 0,06 0,39 0,0 7,52 4,22 0,98 2,32 24,46 Somalia

LIVING PLANET REPORT 2008 3 3


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Impronta ecologica 2005 (gha pro capite) Impronta idrica dei consumi 1997-2001

Impronta
Popolazione ecologica Terreni Zone Terreni 5 Totale Interna Esterna 6
Paese/regione (milioni) totale Carbonio 3 agricoli Pascoli Foreste 4 di pesca edificati m3/persona/anno m3/persona/anno m3/persona/anno
Rep. Sudafricana 47,4 2,1 1,03 0,44 0,23 0,27 0,04 0,07 931 728 203
Sudan 36,2 2,4 0,26 0,59 1,34 0,19 0,00 0,05 2.214 2.196 18
Swaziland 1,0 0,7 0,00 0,19 0,45 0,00 0,00 0,08 1.225 1.009 217
Rep. Unita di Tanzania 38,3 1,1 0,09 0,34 0,42 0,21 0,03 0,06 1.127 1.097 30
Togo 6,1 0,8 0,00 0,41 0,04 0,30 0,02 0,04 1.277 1.203 75
Tunisia 10,1 1,8 0,57 0,78 0,10 0,18 0,09 0,05 1.597 1.328 269
Uganda 28,8 1,4 0,03 0,62 0,15 0,46 0,06 0,06 – – –
Zambia 11,7 0,8 0,14 0,14 0,19 0,24 0,01 0,05 754 729 25
Zimbabwe 13,0 1,1 0,21 0,26 0,37 0,24 0,00 0,03 952 942 10

MEDIO ORIENTE
E ASIA CENTRALE 365,6 2,3 1,34 0,69 0,08 0,08 0,04 0,08 – – –
Afghanistan 29,9 0,5 0,00 0,27 0,10 0,05 0,00 0,06 660 642 18
Armenia 3,0 1,4 0,60 0,53 0,21 0,03 0,00 0,07 898 689 209
Azerbaijan 8,4 2,2 1,20 0,58 0,26 0,04 0,00 0,07 977 812 165
Bahrein 0,7 – – – – – – – 1.184 243 941
Georgia 4,5 1,1 0,23 0,49 0,26 0,04 0,01 0,06 792 744 48
Iran 69,5 2,7 1,66 0,69 0,11 0,04 0,09 0,09 1.624 1.333 291
Iraq 28,8 1,3 0,84 0,42 0,03 0,01 0,00 0,03 1.342 1.182 160
Israele 6,7 4,8 3,40 0,97 0,06 0,30 0,03 0,08 1.391 358 1.033
Giordania 5,7 1,7 0,71 0,70 0,05 0,14 0,00 0,10 1.303 352 950
Kazakistan 14,8 3,4 2,03 1,18 0,00 0,11 0,01 0,05 1.774 1.751 23
Kuwait 2,7 8,9 7,75 0,71 0,10 0,17 0,02 0,15 1.115 142 973
Kirghizistan 5,3 1,1 0,41 0,56 0,01 0,01 0,00 0,10 1.361 1.356 5
Libano 3,6 3,1 2,01 0,68 0,07 0,25 0,02 0,06 1.499 498 1.000
Oman 2,6 4,7 3,40 0,41 0,17 0,13 0,44 0,14 1.606 382 1.224
Qatar 0,8 – – – – – – – 1.087 333 755
Arabia Saudita 24,6 2,6 1,33 0,82 0,11 0,12 0,03 0,22 1.263 595 668
Siria 19,0 2,1 1,05 0,78 0,12 0,07 0,00 0,06 1.827 1.640 187
Tagikistan 6,5 0,7 0,25 0,30 0,08 0,01 0,00 0,06 – – –
Turchia 73,2 2,7 1,37 1,00 0,04 0,17 0,05 0,08 1.615 1.379 236
Turkmenistan 4,8 3,9 2,46 1,08 0,17 0,00 0,01 0,14 1.728 1.692 36
Emirati Arabi Uniti* 4,5 9,5 7,82 1,03 0,03 0,37 0,21 0,00 – – –
Uzbekistan 26,6 1,8 1,19 0,50 0,04 0,01 0,00 0,08 979 926 52
Yemen 21,0 0,9 0,36 0,26 0,13 0,02 0,10 0,05 619 397 222

ASIA-PACIFICO 3.562,0 1,6 0,78 0,49 0,08 0,13 0,07 0,06 – – –


Australia 20,2 7,8 1,98 1,93 2,82 0,94 0,08 0,06 1.393 1.141 252
Bangladesh 141,8 0,6 0,13 0,33 0,00 0,07 0,01 0,04 896 865 31
Bhutan 2,2 1,0 0,00 0,12 0,12 0,67 0,00 0,09 1.044 920 124
Cambogia 14,1 0,9 0,14 0,44 0,08 0,21 0,04 0,04 1.766 1.720 45
Cina 1.323,3 2,1 1,13 0,56 0,15 0,12 0,07 0,07 702 657 46
Fiji 0,8 – – – – – – – 1.245 1.187 58
India 1.103,4 0,9 0,33 0,40 0,01 0,10 0,01 0,04 980 964 16
Indonesia 222,8 0,9 0,09 0,50 0,00 0,12 0,16 0,08 1.317 1.182 135
Giappone* 128,1 4,9 3,68 0,58 0,04 0,24 0,28 0,08 1.153 409 743
Corea del Nord 22,5 1,6 0,94 0,43 0,00 0,12 0,02 0,06 845 752 93
Corea del Sud 47,8 3,7 2,47 0,66 0,04 0,19 0,31 0,06 1.179 449 730
Laos 5,9 1,1 0,00 0,48 0,14 0,33 0,01 0,10 1.465 1.425 39

3 4 LIVING PLANET REPORT 2008


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Biocapacità 1 2005 (gha pro capite) Impronta idrica della produzione 1997-2001
Riserva o
debito (-) Acque Acque Acque Stress sulle
Biocapacità Terreni Zone ecologici Totale verdi blu di ritorno risorse di
totale
7
agricoli Pascoli Foreste di pesca (gha pro capite) km3/anno km3/anno km3/anno km3/anno acque blu (%) Paese/regione
2,2 0,77 0,87 0,25 0,25 0,1 45,68 31,15 2,22 12,31 29,06 Rep. Sudafricana
2,8 0,67 1,47 0,43 0,17 0,4 96,85 59,66 14,43 22,76 57,66 Sudan
1,7 0,36 0,96 0,27 0,01 0,9 1,68 0,88 0,12 0,68 17,80 Swaziland
1,2 0,39 0,55 0,11 0,08 0,1 40,95 38,99 0,55 1,41 2,15 Rep. Unita di Tanzania
1,1 0,60 0,32 0,11 0,02 0,3 7,23 7,08 0,02 0,13 1,06 Togo
1,1 0,71 0,10 0,02 0,28 -0,6 23,13 20,48 1,20 1,45 58,15 Tunisia
0,9 0,57 0,24 0,02 0,06 -0,4 – – – – – Uganda
2,9 0,58 1,46 0,73 0,03 2,1 8,92 7,19 0,25 1,47 1,64 Zambia
0,7 0,22 0,37 0,11 0,01 -0,4 16,71 14,16 0,67 1,88 12,78 Zimbabwe

MEDIO ORIENTE
1,3 0,61 0,29 0,16 0,14 -1,0 – – – – – E ASIA CENTRALE
0,7 0,44 0,22 0,01 0,00 0,3 31,16 7,97 8,68 14,50 35,67 Afghanistan
0,8 0,44 0,21 0,07 0,02 -0,6 3,37 0,43 0,78 2,16 27,92 Armenia
1,0 0,59 0,25 0,09 0,02 -1,1 16,97 0,08 4,66 12,24 55,82 Azerbaijan
– – – – – – 0,29 0,00 0,04 0,24 247,15 Bahrein
1,8 0,37 0,40 0,89 0,05 0,7 6,02 2,44 0,75 2,84 5,66 Georgia
1,4 0,55 0,10 0,36 0,31 -1,3 133,25 60,48 21,28 51,49 52,92 Iran
0,3 0,21 0,03 0,00 0,01 -1,1 56,21 13,46 11,03 31,72 56,68 Iraq
0,4 0,26 0,01 0,03 0,02 -4,4 2,93 1,05 0,78 1,10 112,28 Israele
0,3 0,14 0,03 0,00 0,00 -1,4 2,23 1,22 0,30 0,71 114,94 Giordania
4,3 1,45 2,49 0,22 0,07 0,9 56,22 21,38 11,41 23,43 31,79 Kazakistan
0,5 0,04 0,01 0,00 0,33 -8,4 0,43 0,00 0,07 0,36 2148,57 Kuwait
1,7 0,61 0,75 0,13 0,06 0,6 13,78 3,72 2,84 7,23 48,89 Kirghizistan
0,4 0,31 0,03 0,02 0,01 -2,7 2,82 1,40 0,39 1,03 32,29 Libano
2,6 0,15 0,13 0,00 2,14 -2,1 1,59 0,26 0,61 0,71 134,63 Oman
– – – – – – 0,29 0,00 0,12 0,17 546,23 Qatar
1,3 0,63 0,18 0,00 0,24 -1,4 21,44 4,21 6,63 10,59 717,81 Arabia Saudita
0,8 0,64 0,13 0,01 0,00 -1,2 40,81 20,96 8,52 11,33 75,62 Siria
0,6 0,31 0,16 0,01 0,02 -0,1 – – – – – Tagikistan
1,7 0,98 0,23 0,31 0,05 -1,1 119,53 82,86 10,99 25,67 15,99 Turchia
3,7 1,18 2,22 0,00 0,15 -0,2 25,64 1,05 8,41 16,17 99,46 Turkmenistan
1,1 0,13 0,00 0,00 0,94 -8,4 – – – – – Emirati Arabi Uniti*
1,0 0,63 0,25 0,03 0,03 -0,8 61,62 3,42 21,75 36,45 115,44 Uzbekistan
0,6 0,13 0,12 0,00 0,29 -0,3 10,79 4,27 2,50 4,03 159,21 Yemen

0,8 0,39 0,11 0,13 0,13 -0,8 – – – – – ASIA-PACIFICO


15,4 5,47 3,41 2,22 4,26 7,6 95,50 75,29 7,41 12,79 4,11 Australia
0,3 0,14 0,00 0,01 0,06 -0,3 168,85 93,04 18,32 57,50 6,26 Bangladesh
1,8 0,18 0,32 1,25 0,00 0,8 1,00 0,58 0,14 0,27 0,44 Bhutan
0,9 0,46 0,14 0,15 0,14 0,0 23,30 19,24 1,20 2,86 0,85 Cambogia

DATI E TABELLE
0,9 0,39 0,15 0,16 0,08 -1,2 1.162,54 581,16 151,49 429,89 20,07 Cina
– – – – – – 1,56 1,50 0,02 0,05 0,24 Fiji
0,4 0,31 0,01 0,02 0,04 -0,5 1.274,73 641,41 307,58 325,74 33,39 India
1,4 0,56 0,07 0,22 0,46 0,4 319,42 237,68 21,17 60,57 2,88 Indonesia
0,6 0,16 0,00 0,27 0,08 -4,3 90,53 1,90 19,47 69,16 20,61 Giappone*
0,6 0,31 0,00 0,19 0,08 -0,9 20,22 11,31 1,49 7,42 11,54 Corea del Nord
0,7 0,16 0,00 0,07 0,40 -3,0 29,37 11,18 2,69 15,50 26,09 Corea del Sud
2,3 0,39 1,25 0,55 0,04 1,3 9,55 6,67 0,79 2,09 0,86 Laos

LIVING PLANET REPORT 2008 3 5


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Impronta ecologica 2005 (gha pro capite) Impronta idrica dei consumi 1997-2001

Impronta
Popolazione ecologica Terreni Zone Terreni 5 Totale Interna Esterna 6
Paese/regione (milioni) totale Carbonio 3 agricoli Pascoli Foreste 4 di pesca edificati m3/persona/anno m3/persona/anno m3/persona/anno
Malesia 25,3 2,4 1,07 0,55 0,04 0,44 0,23 0,09 2.344 1.691 653
Mongolia 2,6 3,5 1,22 0,21 1,91 0,12 0,00 0,03 – – –
Myanmar 50,5 1,1 0,06 0,62 0,05 0,26 0,05 0,06 1.591 1.568 23
Nepal 27,1 0,8 0,03 0,40 0,12 0,17 0,00 0,04 849 819 30
Nuova Zelanda 4,0 7,7 2,22 0,73 1,90 0,99 1,70 0,17 – – –
Pakistan 157,9 0,8 0,30 0,39 0,01 0,07 0,02 0,05 1.218 1.153 65
Papua Nuova Guinea 5,9 1,7 0,00 0,24 0,01 0,26 1,06 0,13 2.005 1.005 1.000
Filippine 83,1 0,9 0,07 0,42 0,01 0,08 0,25 0,04 1.543 1.378 164
Singapore 4,3 4,2 3,19 0,56 0,08 0,25 0,07 0,01 – – –
Sri Lanka 20,7 1,0 0,37 0,37 0,01 0,13 0,11 0,04 1.292 1.207 85
Tailandia 64,2 2,1 0,89 0,64 0,01 0,16 0,37 0,06 2.223 2.037 185
Vietnam 84,2 1,3 0,46 0,56 0,00 0,15 0,03 0,07 1.324 1.284 40

AMERICA LATINA
E CARAIBI 553,2 2,4 0,65 0,57 0,72 0,32 0,10 0,08 – – –
Argentina 38,7 2,5 0,63 0,53 0,81 0,18 0,20 0,11 1.404 1.313 91
Barbados 0,3 – – – – – – – 1.355 607 748
Belize 0,3 – – – – – – – 1.646 1.491 154
Bolivia 9,2 2,1 0,38 0,44 1,09 0,13 0,00 0,08 1.206 1.119 88
Brasile 186,4 2,4 0,04 0,61 1,11 0,49 0,02 0,08 1.381 1.276 106
Cile 16,3 3,0 0,56 0,52 0,41 0,77 0,60 0,13 803 486 317
Colombia 45,6 1,8 0,46 0,41 0,71 0,09 0,03 0,09 812 686 126
Costa Rica 4,3 2,3 0,86 0,39 0,27 0,59 0,05 0,11 1.150 913 237
Cuba 11,3 1,8 0,82 0,67 0,10 0,11 0,02 0,05 1.712 1.542 170
Rep. Dominicana 8,9 1,5 0,54 0,46 0,33 0,08 0,02 0,05 980 924 56
Ecuador* 13,2 2,2 0,62 0,44 0,43 0,21 0,44 0,06 1.218 1.129 89
El Salvador 6,9 1,6 0,61 0,41 0,19 0,30 0,07 0,04 870 660 210
Guatemala 12,6 1,5 0,43 0,36 0,18 0,46 0,01 0,06 762 649 112
Guyana 0,8 – – – – – – – 2.113 1.967 147
Haiti 8,5 0,5 0,06 0,31 0,04 0,09 0,00 0,03 848 840 8
Honduras 7,2 1,8 0,53 0,36 0,28 0,49 0,04 0,08 778 695 82
Giamaica 2,7 1,1 0,22 0,51 0,10 0,18 0,03 0,05 1.016 693 324
Messico 107,0 3,4 1,92 0,77 0,31 0,23 0,07 0,08 1.441 1.007 433
Nicaragua 5,5 2,0 0,41 0,40 0,71 0,35 0,10 0,07 819 706 113
Panama 3,2 3,2 0,97 0,36 0,63 0,17 1,00 0,06 979 745 234
Paraguay 6,2 3,2 0,25 0,78 1,41 0,69 0,01 0,08 1.132 1.105 27
Perù 28,0 1,6 0,22 0,51 0,31 0,14 0,29 0,10 777 599 178
Suriname 0,4 – – – – – – – 1.234 1.165 69
Trinidad e Tobago 1,3 2,1 1,13 0,41 0,13 0,24 0,22 0,00 1.039 565 473
Uruguay 3,5 5,5 0,23 0,28 4,04 0,56 0,25 0,11 – – –
Venezuela 26,7 2,8 1,30 0,37 0,81 0,10 0,16 0,07 883 651 232

NORD AMERICA 330,5 9,2 6,21 1,42 0,32 1,02 0,11 0,10 – – –
Canada 32,3 7,1 3,44 1,83 0,50 1,00 0,21 0,09 2.049 1.631 418
USA 298,2 9,4 6,51 1,38 0,30 1,02 0,10 0,10 2.483 2.018 464

EUROPA (EU) 487,3 4,7 2,58 1,17 0,19 0,48 0,10 0,17 – – –
Austria 8,2 5,0 3,07 1,02 0,26 0,39 0,03 0,21 1.607 594 1.013
Belgio8* 10,4 5,1 2,51 1,44 0,18 0,60 0,03 0,38 1.802 353 1.449

3 6 LIVING PLANET REPORT 2008


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Biocapacità 1 2005 (gha pro capite) Impronta idrica della produzione 1997-2001
Riserva o
debito (-) Acque Acque Acque Stress sulle
Biocapacità Terreni Zone ecologici Totale verdi blu di ritorno risorse di
totale
7
agricoli Pascoli Foreste di pesca (gha pro capite) km3/anno km3/anno km3/anno km3/anno acque blu (%) Paese/regione
2,7 1,00 0,02 0,56 1,00 0,3 62,16 53,36 1,68 7,12 1,52 Malesia
14,6 0,25 11,12 3,25 0,00 11,2 – – – – – Mongolia
1,5 0,48 0,20 0,44 0,32 0,4 97,08 66,34 9,08 21,67 2,94 Myanmar
0,4 0,17 0,11 0,04 0,01 -0,4 26,21 16,08 2,45 7,67 4,82 Nepal
14,1 4,40 5,06 2,08 2,35 6,4 – – – – – Nuova Zelanda
0,4 0,32 0,01 0,01 0,04 -0,4 257,04 88,93 71,39 96,72 75,50 Pakistan
4,4 0,37 1,22 2,02 0,71 2,8 8,31 8,24 0,00 0,06 0,01 Papua Nuova Guinea
0,5 0,28 0,07 0,07 0,08 -0,3 128,46 100,37 6,33 21,76 5,86 Filippine
0,0 0,00 0,00 0,00 0,02 -4,1 – – – – – Singapore
0,4 0,19 0,02 0,07 0,05 -0,6 33,53 21,16 2,85 9,52 24,74 Sri Lanka
1,0 0,65 0,01 0,09 0,16 -1,2 219,00 134,35 24,31 60,34 20,65 Tailandia
0,8 0,33 0,05 0,12 0,24 -0,5 144,75 81,08 15,07 48,60 7,14 Vietnam

AMERICA LATINA
4,8 0,79 1,15 2,46 0,32 2,4 – – – – – E CARAIBI
8,1 2,49 3,08 0,58 1,87 5,7 114,72 85,90 3,44 25,38 3,54 Argentina
– – – – – – 0,22 0,14 0,01 0,07 102,87 Barbados
– – – – – – 0,80 0,69 0,00 0,11 0,59 Belize
15,7 0,65 3,05 11,86 0,06 13,6 12,20 10,86 0,26 1,07 0,21 Bolivia
7,3 0,90 1,15 4,96 0,18 4,9 308,55 250,12 6,18 52,25 0,71 Brasile
4,1 0,63 0,97 1,60 0,80 1,1 15,16 3,25 1,59 10,31 1,29 Cile
3,9 0,26 1,89 1,61 0,04 2,1 41,88 31,25 1,23 9,40 0,50 Colombia
1,8 0,50 0,67 0,45 0,11 -0,4 7,29 4,68 0,35 2,25 2,32 Costa Rica
1,1 0,63 0,09 0,15 0,14 -0,7 29,25 21,05 1,41 6,79 21,50 Cuba
0,8 0,31 0,33 0,09 0,02 -0,7 12,71 9,45 0,55 2,70 15,48 Rep. Dominicana
2,1 0,39 0,50 0,99 0,19 -0,1 32,61 15,61 2,65 14,35 3,93 Ecuador*
0,7 0,31 0,17 0,09 0,11 -0,9 6,84 5,65 0,18 1,01 4,73 El Salvador
– – – – – – 13,64 11,68 0,40 1,55 1,76 Guatemala
1,3 0,37 0,49 0,32 0,05 -0,2 3,52 1,89 0,56 1,07 0,68 Guyana
0,3 0,16 0,04 0,01 0,02 -0,3 7,63 6,64 0,19 0,80 7,02 Haiti
1,9 0,49 0,40 0,65 0,25 0,1 7,78 6,95 0,17 0,66 0,86 Honduras
0,6 0,23 0,08 0,27 0,00 -0,5 2,29 1,88 0,05 0,36 4,32 Giamaica
1,7 0,70 0,37 0,36 0,16 -1,7 153,04 75,03 18,71 59,31 17,06 Messico
3,3