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Paolo (o Saulo) di Tarso, pi noto come san Paolo (Tarso, 5-10[2] Roma, 64-67 [3]), stato l'apostolo dei

ei Gentili[4], ovvero il principale (sebbene non il primo[5]) missionario del Vangelo di Ges tra i pagani greci e romani. Secondo i testi biblici, Paolo era un ebreo ellenista che godeva della cittadinanza romana. Sebbene a lui coevo, non conobbe direttamente Ges e, come tanti connazionali, avversava la neo-istituita Chiesa cristiana, arrivando a perseguitarla direttamente. Sempre secondo la narrazione biblica Paolo si convert al cristianesimo mentre, recandosi da Gerusalemme a Damasco per organizzare la repressione dei cristiani della citt, venne improvvisamente avvolto da una luce fortissima e ud la voce del Signore che gli diceva: "Paolo, Paolo, perch mi perseguiti?"[6]. Reso cieco da quella luce divina, Paolo vag per tre giorni a Damasco, dove poi venne guarito dal capo della piccola comunit cristiana di quella citt, Anania. L'episodio, noto come "La conversione di San Paolo", diede l'inizio all'opera di evengelizzazione di Paolo. Come gli altri missionari cristiani, si rivolse inizialmente agli Ebrei, ma in seguito si dedic prevalentemente ai Gentili. I territori da lui toccati nella predicazione itinerante furono inizialmente l'Arabia (attuale Giordania), quindi soprattutto la Grecia e l'Asia minore (attuale Turchia). Il successo di questa predicazione lo spinse a scontrarsi con alcuni cristiani di origine ebraica, che volevano imporre ai pagani convertiti l'osservanza dell'intera legge religiosa ebraica, in primis la circoncisione. Paolo si oppose fortemente a questa richiesta, e, con il suo carattere energico e appassionato, riusc vittorioso. Fu fatto imprigionare dagli Ebrei a Gerusalemme con l'accusa di turbare l'ordine pubblico. Appellatosi al giudizio dell'imperatore come era suo diritto, in quanto cittadino romano , fu condotto a Roma, dove venne tenuto per alcuni anni agli arresti domiciliari, riuscendo a continuare la sua predicazione. Venne decapitato probabilmente attorno al 64-67, durante la persecuzione di Nerone. L'influenza storica di Paolo nell'elaborazione della teologia cristiana stata enorme: mentre i vangeli si limitano prevalentemente a narrare parole e opere di Ges, sono le lettere paoline che definiscono i fondamenti dottrinali del valore salvifico della sua incarnazione, passione, morte e risurrezione ripresi dai pi eminenti pensatori cristiani dei successivi due millenni. Per questo alcuni studiosi contemporanei lo hanno identificato come il vero fondatore del Cristianesimo.

Costantino si battezz solo, e nn stato neanche accertrato, sul letto di morte... Favori il culto cristiano costruendo chiese anche a costantinopoli. Il suo accordo con i cristiani forse solo una strategia...Eusebio di Cesarea Costantino fu certamente il primo a comprendere l'importanza della nuova religione cristiana per rafforzare la coesione culturale e politica dell'impero romano. Egli tuttavia non si convert al cristianesimo, se non forse in punto di morte: il suo consigliere e biografo, il vescovo ariano Eusebio di Nicomedia, racconta infatti di averlo battezzato egli stesso, forse per motivi politici e propagandistici Costantino prima di battersi contro Massenzio nel 312 (Battaglia sul ponte Milvio)sogn Ges che gli consigliava di mettere come insegna del suo esercito, le croci. Costantino cos fece, e vinse contro Massenzio. Successivamente, nel 313 promulg l'Editto di Milano (o Editto di Costantino) con il quale rendeva la religione cristiana equiparata a tutte le altre religioni dell'impero.

Concilio di Nicea ,primo concilio ecumenico Le decisioni prese dal concilio con un'amplissima maggioranza - solo Teona di Marmarica e Secondo di Tolemaide votarono contro - furono essenzialmente tre: su proposta di Eusebio di Cesarea si arriv ad una dichiarazione di fede [5], che ricevette il nome di Simbolo niceno o credo niceno. Il simbolo, che rappresenta ancora oggi un punto centrale delle celebrazioni cristiane, stabil esplicitamente la dottrina dell'homoosion, cio della consustanzialit del Padre e del Figlio: nega che il Figlio sia creato (genitum, non factum), e che la sua esistenza sia posteriore al Padre (ante omnia saecula). In questo modo, l'arianesimo viene negato in tutti i suoi aspetti. Inoltre, viene ribadita l'incarnazione, morte e resurrezione di Cristo,

in contrasto alle dottrine gnostiche che arrivavano a negare la crocifissione. venne dichiarata ufficialmente la nascita virginale di Ges, definita nel simbolo niceno: [Ges] nacque da Maria Vergine. In realt la nascita verginale di Ges era gi affermata nel vangelo di Matteo, pertanto nel simbolo niceno essa venne solo ribadita. fu condannata come eretica la dottrina cristologica elaborata da Ario, che sosteneva che Ges non avesse natura divina come il Padre

Fu presieduto da CAlcuni elementi distintivi del credo niceno furono probabilmente aggiunti da Osio di Cordova, e cio: Dio uno solo: il primo articolo del credo niceno: "Credo in unum Deum" (Credo in un solo Dio). Cristo descritto come Deum de Deo, lumen de lumine (Dio da Dio, luce da luce), confermando la sua divinit. In un'epoca in cui tutte le sorgenti di luce erano naturali, l'essenza della luce era da considerarsi identica, indipendente dalla sua forma estrinseca. singolare che un ragionamento del genere fosse usato dagli eretici modalisti, che erano stati condannati dal Sinodo di Antiochia nel 264-268. Ges Cristo affermato essere genitum, non factum (generato, non creato), in opposizione diretta con l'arianesimo. La dottrina dell'homoosion (vedi pi sotto) viene sancita esplicitamente (in latino, consustantialem Patri). Alcuni ascrivono questo termine a Costantino stesso, il quale, su questo punto in particolare, potrebbe avere scelto di manifestare chiaramente la sua volont. presieduto da Costantino1 , osio di Cordova era il primo consigliere di Costantino1 il concilio giudico eretica la vecchia corrente teologia dell arianesimo che diede vita alla teologia cristiana

Ario, dal latino Arius, (Libia, 256 Costantinopoli, 336), stato un monaco e teologo egiziano. La corrente teologica cristiana sorta attorno alle sue dottrine religiose fu condannata come eretica nel primo Concilio di Nicea, e venne in seguito indicata con il nome di arianesimo, e si diffuse prevalentemente tra i barbari e gli egiziani.

il figlio di costantino1 costanzo 2 , ando contro il papa liberio e il concilio di nicea e si mise in favore dell arianesimo. in seguito flavio teodosio o teodosio 1 o teodosio il grande appoggio il concilio niceno e organizzo il primo concilio di costantinopoli per divulagare il cristianesimo e imporlo come religione di stato...

,Valeriano,gallieno,Claudio il gotico.,Quintillo,aureliano,marco claudio tacito,floriano,marco aurelio probo,marco aurelio caro,marco aurelio carino,Diocleziano , Massimiliano, Gaio Galerio Valerio Massimiano ,costantino1, costanzo 2 ,giuliano ,gioviano ,valentiniano 1 Flavio Giulio Valente Flavio Teodosio

Il maggiore centro di irradiamento della nuova fede fu l'Oriente dell'Impero. I pi grandi missionari vennero tutti da quest'area: San Marco, che fond la comunit di Alessandria d'Egitto, era palestinese, come Giustino. San Paolo proveniva

da Tarso, in Asia minore. Ignazio era di Antiochia e Taziano proveniva dalla Siria.

L'attivit di evangelizzazione [modifica] I successi missionari per quanto riguarda il numero dei convertiti sono piuttosto ridotti. Ben raramente essi riuscirono nelle singole citt a guadagnare pi di qualche famiglia o piccoli gruppi familiari. Non si trovano infatti in nessun luogo tracce di conversioni in massa. L'idea di alcuni storici recenti, che il cristianesimo si sarebbe diffuso alla maniera di un'ondata di entusiasmo, errata. Il modo di diffondersi cos poco appariscente e silenzioso rende per altro difficile riconoscere come siano andate le cose nei singoli casi. L'amicizia personale formava la base per attirare molti a Cristo; tuttavia ci si serviva pure di incontri pi casuali. Spesso l'apostolato personale era completato da gesti di aiuto e di bont. Lo stesso modo di vivere dei cristiani era gi di per s un grande annuncio del vangelo. Anche la testimonianza dei martiri produceva i suoi effetti. Certamente il cristianesimo si diffuse soprattutto mediante la predicazione orale e in proporzioni assai minori mediante la propaganda degli scritti. Fin quasi alla met del II secolo sentiamo parlare di profeti o maestri che si recano da un luogo all'altro. Il filosofo] e martire Giustino era uno di questi. Convertitosi dal paganesimo, divenne l'apologista pi importante del II secolo. Sembra per che tali predicatori privati non sempre fossero graditi ai vescovi. Altri fattori favorirono la rapida diffusione del cristianesimo in questo breve periodo:

l'esistenza di una sola lingua e cultura;


lo straordinario sistema viario e di comunicazioni. Per i cristiani costituivano una piccola minoranza. Soprattutto le campagne rimasero a lungo pagane (da pagus, pagani erano detti coloro che abitano nei villaggi, in campagna); dovevano divenire oggetto di una vera e propria spinta missionaria solamente molto pi tardi. Per quanto riguarda la recezione sociale, la diffusione del cristianesimo si realizz in prevalenza tra le persone libere di condizione pi umile o fra appartenenti al 'ceto medio' che, nella societ del tempo, oltre ai liberti, comprendeva cittadini liberi come mercanti, artigiani e altri del variopinto mondo delle professioni manuali; gente che non aveva, in genere, accesso all'educazione superiore e che godevano di una modesta propriet personale. Il cristianesimo fu escluso a lungo dalle classi superiori, anche perch le cariche senatoriali comportavano inevitabilmente una serie di compiti religiosi, come il pubblico sacrificio, che agli occhi di un cristiano non potevano non apparire idolatriche. Un posto a parte occupano le donne, facilitate nella loro adesione alla nuova fede per un verso dal fatto di non essere legate da mestieri "difficili", come il militare o l'insegnante, per un altro dalla natura stessa della comunit cristiana, con quel concetto di fratellanza universale che offriva loro una dignit e un'uguaglianza in genere ignote nella societ antica.

Le persecuzioni dei cristiani nell'antica Roma consistettero in azioni repressive contro gli appartenenti a questa religione che si stava diffondendo presso diverse popolazioni dell'impero. La leggenda Romana, che abbiamo grazie alla storiografia di Tacito (per secoli considerata storia a tutti gli effetti, ma in realt solo leggenda, in quanto discorde con i reali eventi storici e scritta solo per aumentare la potenza e la grandezza di Roma basata sempre su numeri pieni di significato come il 10) vuole che siano appunto dieci; ma in realt le uniche persecuzioni ufficiali, che vennero come ordine dall'autorit centrale furono solo tre: la prima sotto Marco Aurelio, la seconda con Decio e Valeriano e la terza, la pi pesante, nominata la "grande persecuzione", con Diocleziano. Finirono con l'editto di Nicomedia del 311 emanato dall'imperatore Galerio, confermato dall'editto di Milano del 313 promulgato da Costantino I.

Il culto pubblico della tradizionale religione romana era strettamente intrecciato allo stato: fare sacrifici agli di e rispettare i riti significava stabilire un patto con le divinit, in cambio della loro protezione. Era facile integrare gli di, i riti e le credenze di altre popolazioni in questo sistema, mentre la religione cristiana rifiutava il sacrificio agli di tradizionali, ponendosi in tal modo agli occhi dei romani in antitesi allo stato, a differenza dell'ebraismo, accettato da Roma fin dai tempi di Giulio Cesare. Pare comunque che all'inizio i cristiani venissero facilmente confusi con gli ebrei stessi, tanto che Svetonio e Dione Cassio riportano che l'imperatore Claudio (41-54) avrebbe scacciato da Roma i "Giudei" che creavano disordini a nome di "un certo Chresto". persecuzione di nerone La prima persecuzione sotto Nerone nel 64 fu dovuta alla ricerca di un capro espiatorio per il grande incendio di Roma, come viene raccontato dallo storico latino Tacito

Persecuzione di Domiziano [modifica] Durante la dinastia flavia ebbero forse simpatie cristiane persino personaggi della corte imperiale, come Berenice, principessa ebrea figlia del re Erode Agrippa I, amante dell'imperatore Tito (79-81) e il console Flavio Clemente con la moglie Flavia Domitilla, al seguito di Domiziano (81-96): nel 95 la "seconda persecuzione" consistette nella messa a morte di Flavio Clemente insieme ad Acilio Gabrione, e nell'esilio per Flavia Domitilla.

Persecuzione di Traiano Causata dal fatto che i cristiani nn volevano il sacrificio umano o animale per gli dei, cosa che i romani facevano spesso in favore degli dei. Persecuzione di Marco Aurelio

Persecuzione di Settimio Severo Usava come pretesa nn nuove leggi inventate da lui, ma vecchie leggi gia esistenti . Persecuzioni di Decio e Valeriano [modifica] La "settima persecuzione" sotto Decio, fu inaugurata con un editto del 250 che, nell'ambito del programma di restaurazione religiosa promosso dall'imperatore, ordin che tutti i cittadini dell'impero offrissero un sacrificio pubblico agli dei o all'imperatore (formalit equivalente ad una testimonianza di lealt all'imperatore e all'ordine costituito). Decio autorizz delle commissioni itineranti a visitare le citt e i villaggi per supervisionare l'esecuzione dei sacrifici e per la consegna di certificati scritti a tutti i cittadini che li avevano eseguiti. Ai coloro che si rifiutarono di obbedire all'editto fu mossa accusa di empiet, che veniva punita con l'arresto, l'imprigionamento, la tortura e la morte.I cristiani si nascondevano in rifugi nelle campagne. Valeriano inizi nel 257 con un primo editto che imponeva a vescovi, preti e diaconi di sacrificare agli dei, pena l'esilio, e proib inoltre ai cristiani le assemblee di culto. Un secondo editto del 258 inaspr le pene per chi rifiutava il sacrificio e aggiunse la confisca dei beni per i senatori e cavalieri, con un provvedimento destinato soprattutto a rimpinguare le casse statali. Il successore Gallieno concesse a tutti di rientrare dall'esilio e restitu alle chiese i loro beni Alcuni cristiani avrebbero all'inizio accolto con entusiasmo la possibilit di ottenere il martirio: gli scrittori della chiesa cristiana degli inizi si occuparono molto delle condizioni in base alla quali l'accettazione del martirio poteva essere considerato un destino accettabile, o, viceversa, essere considerato quasi come un suicidio.I martiri erano considerati esempi da seguire della fede cristiana e pochi dei primi santi non furono anche martiri. Nel contempo il suicidio era considerato dai cristiani un grave peccato e veniva associato ad un tradimento della propria fede, l'esatto opposto della "testimonianza" di essa nel martirio: alla maniera di Giuda il traditore, non di Ges il salvatore. Il Martirio di Policarpo, del II secolo, registra la storia di Quintus, un cristiano che si consegn alle autorit romane, ma con atto di codardia fin per sacrificare agli dei romani quando vide le fiere nel Colosseo: "Per questo motivo quindi, fratelli, non lodiamo quelli che si consegnano, perch il vangelo non insegna ci." Giovanni l'Evangelista non accus mai Ges di suicidio o di auto-distruzione, ma dice piuttosto

che Ges scelse di non opporre resistenza all'arresto e alla crocifissione Persecuzione di Diocleziano ("Grande persecuzione) Perch i romani perseguitarono i cristiani?

beh per vari motivi... prima di tutto xk il cristianesimo rappresentava una vera minaccia per l'unit dell'Imero. Questo era in un forte periodo di crisi,e la religione pagana non rispondeva + alle attese del popolo: per questo motivo molte persone, insoddisfatte della religione tradizionale si accostarono al culto del cristianesimo. Ci fu considerato come una minaccia nei confronti dell'impero, una minaccia che avrebbe mirato ad uno dei pi importanti pilastri dell'Impero: il culto all'imperatore, che doveva essere riconosciuto come 1 divinit. Poi le persecuzioni vennero intraprese anke perch , essendo le casse dello stato sempre pi esignue, i beni confiscati dei cristiani servivano a dare un appoggio economico all'impero. allora l'odio dei romani verso i cristiani da collocare nel delicato momento che stava vivendo l'Impero romano, ovvero tra crisi economica e minaccia dai barbari provenienti dal nord . In questo contesto si pens che la sola arma per resistere fosse la compattezza interna e in questo i cristiani che avevano una cultura propria cosi' diversa dai romani, potevano essere un grave elemento di destabilizzazione. La componente pi pericolosa della nuova religione era il fatto che i cristiani rifiutavano di prestare il proprio culto all'imperatore, rifiutavano l'idolatria, caratteristica dei pagani, professavano l'eguaglianza e facevano proselitismo. Ti consiglio di leggere o di trovare un riassunto delle accuse ai cristiani da parte di Celso, nelle quali elenca tutti i "difetti" che all'occhio pagano avevano i cristiani. Celso in "Contro i cristiani" Colui al quale avete dato il nome di Ges in realt non era che il capo di una banda di briganti i cui miracoli che gli attribuite non erano che manifestazioni operate secondo la magia e i trucchi esoterici. La verit che tutti questi pretesi fatti non sono che dei miti che voi stessi avete fabbricato senza pertanto riuscire a dare alle vostre menzogne una tinta di credibilit. noto a tutti che ci che avete scritto il risultato di continui rimaneggiamenti fatti in seguito alle critiche che vi venivano portate

Celso (... ...) stato un filosofo greco antico del II secolo, forse di ispirazione

platonica.