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Nel nostro sistema si puo determinare una precisa parte di articoli e leggi riferita agli imprenditori cioe a quei

soggetti che esercitano professionalmente unattivita economica organizzata, finalizzata alla produzione o allo scambio di beni o servizi. Nell opzione della nostra costituzione per un sistema giuridico che riconosce la proprieta privata e la liberta di iniziativa economica (art. 41 e 42 cost). Il nostro sistema su basa sull ECONOMIA DI MERCATO: 1. tendenziale liberta dei privati di dedicarsi alla produzione e alla distribuzione di quanto necessario per il soddisfacimento dei bisogni materiali della collettivita e nonche di modellare secondo scelte ispirate alla logica del tornaconto personale il proprio comportamento sul mercato. 2. liberta di pluralita di operatori economici sia pubblici che privati. 3. liberta di competizione economica e commerciale. Parliamo di liberta commerciali relative in quanto strumentalizzate alla realizzazione del benessere collettivo in quanto indirizzate o quanto meno controllate dagli interventi pubblici; ma pur sempre liberta e poi ci sono liberta destinate a svilupparsi nella sfera del diritto privato fin quando si resta in una cornice istituzionale che non si basi sulla proprieta collettiva dei mezzi di produzione e sulla esclusiva avocazione alla mano pubblica. Nel nostro sistema come negli altri in cui leconomia e libera e mista, il fenomeno imprenditoriale costituisce percio lasse portante dello sviluppo economico e del processo di razionale utilizzazione delle risorse produttive ma tenendo sotto controllo questo sviluppo con un ambiente giuridico propizio ordinato e razionale. Obiettivo perseguito attraverso una normativa che riguarda sia i singoli rapporti economici sia lattivita di impresa(come i contratti, le obbligazioni e la tutela del credito) e una parte della normativa che regola lorganizzazione e lesercizio dellattivita dellimpresa unitariamente considerata. Infatti gli imprenditori sono assoggettati a particolari statuto professionali (gli statuti societari). Il diritto commerciale moderno e appunto la parte del diritto privato che ha per oggetto e regola lattivita e gli atti dimpresa, e il diritto privato delle imprese, parte centrale del diritto privato delleconomia. (il capitolo dellintroduzione si chiude con una parte riguardante la evoluzione storica del diritto commerciale nei secoli decisamente poco rilevante per lo studio di questa materia).

Riassunti di DIRITTO COMMERCIALE Campobasso

CAPITOLO 1: LIMPRENDITORE:Definizione generale dellimprenditore e data dal legislatore nellarticolo 2082 c.c. : e imprenditore colui che esercita professionalmente unattivita economica organizzata al fine della produzione ,distribuzione o scambio di beni o servizi. la disciplina dettata non per identica in tutti li imprenditori. Infatti Il cod.civ. distingue vari tipi di imprese e imprenditori a base di 3 criteri certi: 1. lOGGETTO DELLIMPRESA che determina la distinzione tra in imprenditore agricolo e imprenditore commerciale (risp. art.2135 e art.2195) 2. DIMENSIONE DELLIMPRESA:che serve ad enucleare la figura del piccolo imprenditore e, di riflesso, il medio-grande (art. 2083) 3. LA NATURA DEL SOGGETTO che esercita limpresa, che determina la tripartizione legislativa fra impresa individuale, impresa costituita in forma di societa ed impresa considerata pubblica. I tre criteri si fondano su dati diversi oggetto, dimensione, natura del soggetto), dati che consentono di definire e dare una precisa qualifica allimpresa. Quindi classificando le imprese si capisce che alcune regole valgono per alcune e non per altre ma leccezione ce infatti esistono norme applicabili a tutti gli imprenditori i quali sono assoggettati al rispetto di una disciplina comune, nota come STATUTO GENERALE DELLIMPRENDITORE all interno della quale sono presenti norme sullazienda, note come - disciplina dellazienda e dei segni distintivi, -disciplina della concorrenza e dei consorzi - e alcune norme sui contratti sparse nel codice. E poi identificabile una statuto dellimprenditore commerciale (integrativo di quello generale)nel quale rientrano: - la regolamentazione delliscrizione nel registro delle imprese -la disciplina della rappresentanza commerciale, -le scritture contabili, -il fallimento e altre meno importanti procedure concorsuali. Poche sono invece le disposizioni del cod. civ. che riguardano gli imprenditori agricoli e i piccoli imprenditori. Essi sono esonerati -dalla tenuta delle scritture contabili e -dallassoggettamento delle scritture contabili,
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mentre hanno solo lobbligo delliscrizione al registro delle imprese (ma con un diverso rilievo al confronto con limprenditore agricolo ed il piccolo imprenditore). 2.La nozione generale di imprenditore Riprendendo la definizione di imprenditore di sopra e imprenditore colui che esercita professionalmente unattivita economica organizzata al fine della produzione ,distribuzione o scambio di beni o servizi. Si pu stabilire con certezza che tale definizione di derivazione economica. Tale derivazione economica non significa che ci deve essere coincidenza tra nozione economica e nozione giuridica. Nellambito economico nella definizione di imprenditore si evidenziano le funzioni, nellambito giuridico si tende invece ad evidenziare i requisiti. Pi specificatamente secondo linterpretazione economica limprenditore il soggetto che nel processo economico svolge funzione intermediaria tra chi dispone dei fattori produttivi e chi domanda prodotti e servizi
nello svolgimento di tale funzione limprenditore coordina, organizza e dirige secondo proprie scelte il processo produttivo (funzione organizzativa) assumendo su di se il rischio che i costi di impresa non siano ricoperti per la mancanza di domanda o per la situazione di mercato ( rischio di impresa) nel caso in cui invece i ricavi superano i costi ricava un profitto, profitto che il tipico movente dellattivit imprenditoriale (profitto)

invece secondo linterpretazione giuridica nella definizione di imprenditore ci si sofferma a stabilire quali sono i requisiti minimi necessari e sufficienti affinch un soggetto possa essere definito imprenditore. Dallarticolo 2082 si ricavano i requisiti: - limpresa e ATTIVITA (serie coordinata di atti con una funzione unitaria) - -ed e attivita caratterizzata sia da uno SPECIFICO SCOPO cioe produzione o scambio di beni o servizi, - e sia da specifiche MODALITA DI SVOLGIMENTO cioe lorganizzazione, economicita e professionalita. Altri requisiti non sono espressamente richiesti. Viene spesso contenstato che siano altresi richiesti altri requisiti indispensabili come: lintento dellimprenditore di ricavare un profitto dallesercizio dellimpresa (scopo di lucro) la destinazione al mercato dei beni e dei servizi prodotti
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la liceita dellattivita svolta. 3.Lattivit produttiva Limpresa attivit finalizzata alla produzione o allo scambio di beni e servizi. pertanto si si configura come ATTIVITA PRODUTTIVA, attivit produttiva di nuova ricchezza. Per qualificare una data attivit come produttiva irrilevante la natura dei beni o servizi prodotti o scambiati ed il tipo di bisogno che essi sono destinati a soddisfare. Non sar impresa lattivit di mero godimento: per esempio il proprietario di beni immobili che li cede il locazione. Non vi per incompatibilit tra attivit di impresa e attivit di godimento nel caso di: -un proprietario di un fondo agricolo che destini lo stesso a coltivazione -un proprietario di un immobile che adibisca lo stesso ad albergo , pensione o residence. -nella concezione di finanziamenti a terzi, come nel caso delle .societ finanziarie---erogano credito con mezzi propri e non raccolti
tra il pubblico

.societ di investimento .holdings---hanno come unico oggetto esclusivo lacquisto e la


gestione di altre societa.

4.Lorganizzazione non e concepibile impresa senza limpiego coordinato di fattori produttivi come capitale e lavoro propri e/o altrui ed attraverso la creazione di un complesso produttivo che si definisce azienda , dove tale complesso complesso dei beni organizzati dall imprenditore per lesercizio dellimpresa. Di norma la funzione organizzativa dellimprenditore si realizza attraverso la cordinazione di fattori produttivi e creazione di un complesso produttivo, formato da persone e da beni strumentali. Ma pu accadere che l imprenditore eserciti attivit senza lausilio di collaboratori oppure senza che il ordinamento dei fattori produttivi (capitale e lavoro) realizzi un complesso aziendale materialmente percepibile. In questi due casi la qualit di imprenditore non pu essere negata, dal momento che non necessario che la funzione organizzativa dellimprenditore abbia per oggetto anche altrui prestazioni lavorative autonome o subordinate, cio lavoratori dipendenti(ci sono infatti dei negozi in cui lavora solo il titolare o altri in cui ci sono servizi automatizzati e non personale-lavanderie a gettoni). Ed in tali attivit produttive possono raggiungere dimensioni notevoli anche senza lavoratori dipendenti ma cono il proprio lavoro intellettuale e manuale. 5.Impresa e lavoro autonomo
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Requisito dellorganizzazione si ridimensiona ancor di piu quando si parla di IMPRESA E LAVORO AUTONOMO: cioe quando tutto il processo produttivo si basa esclusivamente sul lavoro personale del soggetto agente e si non si utilizzano ne lavoro ne capitali altrui cioe faccia difetto la cosidetta eteroorganizzazione. Ma un minimo di organizzazione di lavoro altrui o di capitale pur sempre necessaria per aversi impresa. In mancanza si avr semplice lavoro autonomo non imprenditoriale. Comunque si arriva alla conclusione che per aversi una impresa autonoma anche se piccola si debba superare quella linea della semplice autoorganizzazione del proprio lavoro . Poi superata la soglia della semplice autoorganizzazione del proprio lavoro si diventa imprenditori e imprenditori piccoli o grandi a seconda dei casi. Per aversi impresa ce sempre bisogno di un minimo utilizzo di lavoro altrui o capitale altrui, in mancanza di cio si avra semplice lavoro autonomo non imprenditoriale. 6.Economicit dellattivit Altro requisito dellimpresa e lECONOMICITA . si parla di economicit dellattivit poich nel momento in cui limpresa definita attivit economica si ritene nell art 2082 che attivit economica sia sinonimo di attivit produttiva. ma ridurre la attivit economica ad attivit produttiva sbagliato perch sempre nell art 2082 leconomicit richiesta in aggiunta allo scopo produttivo. Ossia ci che qualifica un attivit come economica non solo il fine produttivo anche il metodo con cui svolta. E lattivit produttiva pu dirsi condotta con metodo economico quando tesa al procacciamento di entrate remunerative dei fattori produttivi utilizzati: Per aversi impresa quindi necessario che lattivit produttiva sia condotta con metodo economico,secondo modalit che consentono quanto meno la copertura dei costi con i ricavi ed assicurino lautosufficienza economica. Non e quindi imprenditore chi, soggetto pubblico o privato, produca beni o servizi che vengano erogati gratuitamente o a prezzo politico, tale cioe da far oggettivamente escludere la possibilita di coprire con i ricavi i costi. 7.La professionalit Ultimo requisito richiesto dallart. 2082 e la PROFESSIONALITA: cioe lesercizio abituale e non occasionale di una data attivita produttiva.
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Non percio imprenditore chi compie una sola operazione di acquisto e di rivendita di merci. Eccezioni: -La professionalit non implica per che lattivit imprenditoriale deve essere svolta in modo continuato: esistono infatti attivit stagionali. -La professionalit non implica neppure che quella di impresa sia lattivit unica o principale. imprenditore infatti anche il professore o impiegato che collateralmente alla sua professione principale gestisce un negozio o un albergo. possibile quindi anche il contempo esercizio di pi attivit di impresa, noto come pluralit di attivit. Esaurita lesposizione dei requisiti essenziali richiesti dal legislatore, non resta da vedere se altri ne debbano ricorrere altri per qualificare un soggeto come imprenditore. lo scopo di lucro e requisito essenziale? Si risponde che essenziale e solo che lattivita venga svolta secondo modalita astrattamente lucrative, irrilevante e che un profitto venga poi realmente conseguito, sia fatto che limprenditore devolva integralmente ai fini altruistici il ricavato conseguito.(lucro oggettivo). Nulla si oppone, a che si affermi che requisito essenziale dellimpres sia leconomicita e non lo scopo di lucro. Puo essere considerato imprenditore colui che produce beni o servizi destinati a uso e consumo personali? E i mpresa la cosidetta impresa per conto proprio? Lopinione generale e negativa, limpresa per conto proprio pur concedendosi che per lacquisto della qualita di imprenditore basta una destinazione parziale o potenziale della produzione al mercato ma tuttavia non possono essere considerate imprese come la coltivazione di un fondo a scopo famigliare, la costruzione di appartamenti non destinati alla vendita. Un imprenditore puo essere considerato tale anche se lattivita produttiva e illecita,immorale o mafiosa? Chi esercita unattivita illecita e sempre un imprenditore con vantaggi e svantaggi dipendendo pero da quale illecita compie. Altra cosa importante da discutere e LIMPRESA E LE PROFESSIONI INTELLETTUALI : esistono infatti attivita produttive per le quali la qualifica imprenditoriale e esclusa in via di principio dal legislatore stesso ed e il caso delle professioni intellettuali, infatti i liberi professionisti non sono mai, in quanto tali, imprenditori. I liberi professionisti diventano imprenditori solo se e in quanto la professione intellettuale e esplicata nellambito di unaltra attivita di per se qualificabile come impresa, per contro un professionsta libero o artista che si limita a svolgere la propria attivita non diventera mai imprenditore.
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CAPITOLO 2:

LE CATEGORIE DI IMPRENDITORI:

LIMPRENDITORE AGRICOLO E IMPRENDITORE COMMERCIALE: sono

due tipi di imprenditori vengono distinti dal legislatore in base alloggetto della loro attivita. Limprenditore commerciale destinatario di unampia e articolata disciplina fondata sull -obbligo delliscrizione al registro delle imprese, -obbligo di scritture contabili e -lassoggettamento al fallimento -e altre procedure concorsuali. Limprenditore agricolo presenta una nozione essenzialmente negativa nel codice civile. chi e impenditore agricolo e essenzialmente sottoposto alla disciplina per limprenditore in generale ed e - esonerato dalle scritture contabili(dal 1993) , -e allassoggettamento alle procedure concorsuali. Era inoltre esonerato anche dalliscrizione nel registro delle imprese, ma dal 1993 stata introdotta per tutti gli imprenditori agricoli dapprima con semplice funzione di pubblicit notizia, e di recente anche con funzione di pubblicit legale, identica a quella prevista per gli imprenditori commerciali. Ultimamente si comincia a parlare di una terza categoria detta delle IMPRESE CIVILI, imprese non menzionate direttamente dal legislatore ed individuabili in base al criterio meramente negativo di non poter essere qualificate ne agricole ne commerciali dove queste imprese sarebbero soggette solo alla disciplina in generale per limprenditoria e non a quella delle imprese commerciali, con conseguente allargamento della zona di esonero di tale normativa.

2. limprenditore agricolo. Le attivit agricole essenziali. 3.Le attivit agricole per connessione. Secondo la nozione originaria lart. 2135 del cod.civ. E imprenditore agricolo chi esercita unattivita diretta alla -coltivazione di un fondo, -alla silvicultura, -allallevamento del bestiame e -attivita connesse,
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si reputano attivita connesse le attivita dirette alla trasformazione o allalienazione dei prodotti agricoli, quando rientrano nellesercizio normale dellagricoltura. Quindi le attivita agricole possono percio essere distinte in due grandi categorie: 1. attivita agricole essenziali. 2. attivita agricole per connessione. Questa distinzione e stata mantenuta anche dalla nuova nozione di imprenditore agricolo introdotta dal decr.legs 228/2001. Inizialmente lattivit di i. agricolo era connessa all attivit svolta su terreno, poi nel corso degli anni e con lo sviluppo delle tecnologie alcune attivit si sono scollegate dalla terra, per utilizzare tecniche sempre pi sofisticate e dare luogo alla cosiddetta agricoltura industrializzata. Quindi oggi anche lattivita puo dar luogo ad ingenti investimenti di capitali e a sollevare sul piano giuridico esigenze di tutela del credito non molto diverse da quelle che sono alla base della disciplina delle imprese commerciali. Ma limprenditore agricolo esonerato a tale disciplina, infatti sottratto al fallimento. Una scelta legislativa che lascia insoddisfatti molti giudici e interpeti. Ritornando alla nuova nozione di imprenditore agricolo del 2001 si e optato per la seguente impostazione, cioe che limprenditore e colui che ha una produzione fondata sullo svolgimento di un ciclo biologico naturale, quindi lattuale formulazione dellart.2135 ribadisce che limprenditore agricolo e chi esercita una delle seguenti attivita, coltivazione di un fondo, selvicoltura, allevamento e attivita connesse specificando che per le suddette attivita si intendono le attivita dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico naturale o di una fase necessaria del ciclo stesso (vi rientrano gli orticoltori,coltivatori di funghi, allevamenti in batteria e la zootecnia, allevamenti di cavalli da corsa e da pelliccia e le imprese ittiche). Invece per ATTIVITA AGRICOLE PER CONNESSIONE si intendono le attivit che si configurano come ampliamento dellattivit dellimprenditore agricolo: a) le attivita dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti ottenuti prevalentemente da unattivita agricola essenziale. b) Le attivita dirette alla fornitura di beni o servizi mediante lutilizzazione prevalente di attrezzature o risorse normalmente utilizzate nellattivita agricola esercitata, comprese quella di
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valorizzazzione del territorio e del patrimonio rurale e forestale e le attivita agrituristiche. Queste due attivita sono oggettivamente commerciali, ma in quanto connesse alla loro principale attivita agricola vengono, antro certi limiti considerate tali anchesse. Quindi ora come prima della nuova nozione fornita nel 2001,due erano e sono le condizioni al riguardo necessarie : -innanzitutto che il soggetto che la esercita sia gia qualificabile imprenditore agricolo in quanto svolge come attivita primaria una delle tre attivita agricole tipiche - e inoltre attivita coerente con quella connessa(connessione soggettiva). Quindi e imprenditore agricolo il viticoltore che commercializza il suo vino ma e considerato imprenditore commerciale colui che commercializza un prodotto agricolo altrui. n.b. 1--- Le attivita connesse non devono prevalere, per rilievo economico, sullattivita agricola essenziale. n.b. 2--- limprenditore agricolo a differenza dellimprenditore commerciale svolge la sua attivit a livello personale e non sottoforma di societ. Esiste tuttavia un eccezione nel caso dei consorsi agricoli e le cooperative che si mettono insieme al fine di sviluppare i proprio prodotti non pi a livello personale, mantenendo la qualifica di i.agricoli. 4.Limprenditore commerciale IMPRENDITORE COMMERCIALE e colui che svolge una delle attivita elencate nellart.2195 cioe: 1. attivita industriale diretta alla produzione di beni e servizi (tutte quelle imprese che posso essere qualificate tali in quanto fanno una produzione a livello industriale. 2. attivita intermediaria nella circolazione di beni e servizi, (le imprese di puro commercio come il venditore allingrosso o al minuto) 3. attivita di traporti di beni o persone per acqua, terra e aria. 4. attivita bancaria e assicurativa(sempre funzione di intermediazione di quel bene particolare chiamato denaro, invece lattivita assicurativa produce particolari servizi quindi e di produzione). 5. altre attivita ausiliarie delle precedenti, dove vi rientrano -le agenzie di mediazione, -di deposito, -di commissione, -di spedizione, -di pubblicita commerciale,
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- di marketing ecc. Che possono tutte essere considerate produttrici di servizi quindi una ulteriore sottocategoria delle imprese del numero 1. Da qui si puo capire che le imprese dei punti 3,4,5 sono semplici sottospecie dei primi due punti che si distinguono in imprese produttrici ed intermermediarie. Come gia detto ce una terza specie di impresa che non e menzionata dal legislatore ma che va via via qualificandosi, e cioe l IMPRESA CIVILE : limprenditore civile, in quanto ne agricolo ne commerciale, sarebbe sottoposto solo allo statuto generale dellimprenditore, ma non a quello dellimprenditore commerciale, percio non fallirebbe. Vengono qualificate come imprese civili: a) imprese che producono beni senza trasformare materie prime, quali le imprese minerarie e le imprese di caccia e pesca. b) Imprese che producono servizi senza trasformare materie prime e quindi naturalmente diverse dalle imprese previste nel punto 3 dellart.2195. Vi rimangono quindi le imprese produttrici di spettacoli, agenzie matrimoniali. In sintesi sarebbero imprese civili, tutte quelle imprese ausiliarie di attivita non commerciali. Pero questa elencazione e soprattutto questa ulteriore suddivisione delle imprese non e condivisa dalla dottrina prevalente. Si arriva percio alla conclusione che lart.2195 va letto come se dicese: e attivita commerciale quella diretta alla produzione di beni o servizi non agricoli e quella rivolta alla circolazione di beni non qualificabile come agricola per connessione. Piu sinteticamente e imprenditore commerciale ogni imprenditore non agricolo. Per le imprese civili non resta alcun spazio. 6.Piccolo imprenditore. Limpresa familiare. La dimensione dellimpresa e il secondo criterio di differenziazione della disciplina degli imprenditori. Il cod.civ distingue il piccolo imprenditore e quello medio-grande. Il piccolo imprenditore e sottoposto allo statuto generale dellimprenditore -ed e esonerato dal tenere le scritture contabili, -dal fallimento -e da altre procedure concorsuali Mentre liscrizione nel registro delle imprese , originariamente esclusa ha di regola solo la funzione di pubblicit notizia. Diverso e il discorso per la legislazione speciale. In questa la piccola impresa o alcune specifiche piccole imprese sono destinatarie di una ricca ed articolata disciplina, ispirata dalla finalita di favorirne la sopravvivenza attraverso provvidenze ed agevolazioni lavoristiche e tributarie.
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La nozione di piccolo imprenditore data dallarticolo 2083 del codice civile stabilisce che e piccolo imprenditore il coltivatore del fondo, gli artigiani, piccoli commercianti, e coloro che esercitano unattivita professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia. Quindi per aversi una piccola impresa e necessario -che limprenditore presti il proprio lavoro nellimpresa -che limprenditore sia il titolare di un impresa in cui prevale il lavoro familiare, dove tale lavoro familiare prevale rispetto al lavoro altrui e al capitale proprio o altrui investito nellimpresa. non e percio mai piccolo imprenditore chi investe ingenti capitali nellimpresa anche se non si avvale di alcun collaboratore. necessario accertare se lapporto personale dellimprenditore e dei suoi familiari abbiano rilievo preminente nellorganizzazione dellimpresa. Accertare tale prevalenza potrebbe richiedere anche indagini lunghe e complesse, che potrebbero condurre inconvenienti soprattutto in sede di dichiarazione del fallimento. 8.Il piccolo imprenditore nella legge fallimentare. larticolo 2083 cod. civ. non la sola norma che definisce il piccolo imprenditore. Lart.1, comma 2 della legge fallimentare nel ribadire che i piccoli imprenditori commerciali non falliscono stabilisce che Sono considerati piccoli imprenditori gli imprenditori esercenti un attivit commerciale, i quali sono stati riconosciuti in sede di accertamento ai fini dell imposta di ricchezza mobile , titolari di un reddito inferiore al minimo imponibile. Quando mancato laccertamento ai fini dellimposta di ricchezza mobile, sono considerati piccoli imprenditori gli imprenditori esercenti un attivit commerciale nella cui azienda risulta essere stato investito un capitale non superiore a lire novecentomila. La stessa norma fallimentare dispone che in nessun caso sono considerati piccoli imprenditori le societ commerciali.. Quindi non pu essere considerato piccolo imprenditore chi svolge lattivit sottoforma di societ. Se infatti le imprese commerciali sono esposte al fallimento i piccoli imprenditori commerciali non falliscono. Nella legge fallimentare vengono considerati piccoli imprenditori tutti i proprietari di imprese che non sono commerciali. Andando piu nello specifico si va a parlare della cosidetta IMPRESA ARTIGIANA . 9.Limpresa artigiana. Le imprese artigiane, insieme alla piccola impresa ed allimpresa agricola , godono di una copiosa legislazione speciale di ausilio e sostegno. tali leggi prevedono criteri di identificazione delle imprese naturalmente diversi dai criteri dellart.2083 del cod civile. Inizialmente la norma di riferimento era la legge 860 del 1956 ,
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in base a allart.1 della legge del 1956 era artigiana limpresa che risponde ai seguenti requisiti fondamentali: -che abbia per scopo la produzione di beni o la prestazione di servizi di natura artistica o usuale -che sia organizzata ed operi con il lavoro professionale , anche manuale , del suo titolare e , eventualmente con quello dei suoi familiari -che il titolare abbia la piena responsabilit dellazienda e assuma tutti gli oneri ed i rischi inerenti alla sua gestione e alla sua direzione. Lart.2 della 860 fissa dei paletti sul -numero dei dipendenti -Quantit di produzione -Luogo dellattivit. Tali obblighi sono pero stati superati dalla norma successiva, cio dalla legge quadro per lartigianato del 1985. Tale legge dava delle direttive generali , poich doveva essere seguita da una latra legge applicativa, che in realt non si mai realizzata. La nuova legge contiene una propria definizione basata - sulloggetto dellimpresa,(che oggi puo essere costituito da qualsiasi attivita di produzione di beni, anche semilavorati, o di prestazioni di servizi, sia pure con alcune limitazioni ed esclusioni) - e sul ruolo dellartigiano nellimpresa, (richiedendosi in particolare che esso svolga in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale, nel processo produttivo) La novit rispetto al p. imprenditore che limpresa artigiana pu essere svolta sotto forma societaria. La legge del 1985 prevede la possibilit per limpresa artigiana di costituirsi in forma di societ cooperativa o in nome collettivo, a condizione che la maggioranza dei soci, ovvero uno nel caso di 2 soci, svolga in prevalenza lavoro personale, nel processo produttivo che nellimpresa il lavoro abbia funzione preminente sul capitale. Inoltre accanto alle soci. Cooperative o in nome collettivo la qualifica di i.a. stata estesa alla societ a responsabilit limitata uni personale ed alla societ in accomandita semplice. E piu di recente anche alla s.r.l. pluripersonale. Quindi la categoria delle imprese artigiane risulta notevolmente ampliata rispetto alla legge precedente. E venuto a scomparire ogni riferimento alla natura artistica o usuale dei beni e servizi prodotti e si qualificano artigiane anche le imprese edili. Il fallimento: le societ artigiane godono delle provvidenze di cui godono le altre imprese artigiane, ma fallir al pari di ogni altra societ che esercita attivit commerciale. 10.Limpresa familiare

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una forma giuridica recente. stata istituita e prevista con la legge del 1975 che ha iniziato a regolamentare i rapporti familiari, nello specifico i diritti e gli obblighi dei familiari degli imprenditori. definita tale limpresa nella quale collaborano il coniuge, i parenti entro il 3 grado e gli affini entro il 2 grado cioe la cosidetta famiglia nucleare. Limpresa familiare non va confusa con la piccola impresa. frequente che la piccola impresa sia anche impresa familiare , ma puo esistere piccola impresa che non sia impresa familiare, perch limprenditore non ha familiari o non si avvale della loro collaborazione. Il lavoro familiare nellimpresa era ed fenomeno diffuso, e prima della riforma del diritto di famiglia del 1975 poteva dare luogo ad abusi ed ingiustizie. Il legislatore ha voluto quindi predisporre una tutela minima e inderogabile del lavoro famigliare nellimpresa. Questa tutela e realizzata riconoscendo ai membri della famiglia nucleare, che lavorino in modo continuativo nella famiglia e nellimpresa determinati diritti patrimoniali e amministrativi quali: -diritto al mantenimento, -diritto alla partecipazione agli utili, in proporzione alla quantit del lavoro prestato nellimpresa -diritto sui beni acquiatati con gli utili e sugli incrementi di valore dellazienda, -diritto di prelazione sullazienda in caso di vendita o divisione ereditaria . se infatti limprenditore decidesse di vendere limpresa e quindi di cessare l attivit , previsto un diritto di prelazione x i membri dellattivit (diventa imprenditore uno dei membri della famiglia) Inoltre sul piano gestorio previsto che alcune decisioni di particolare rilievo sono adottate a maggioranza dai familiari che partecipano allimpresa stessa. Il fallimento: limprenditore agisce nei confronti dei terzi in proprio e non quale rappresentante dellimpresa famigliare, sicche solo a lui saranno imputabili gli effetti degli atti posti in essere con lesercizio dellimpresa e solo lui sara responsabile nei confronti di terzi delle relative obbligazioni contratte e quindi solo il capo famiglia datore di lavoro sara passibile di fallimento. 11.limpresa societaria. Il terzo e ultimo criterio di differenziazione delle imprese e rappresentato dalla natura giuridica del soggetto titolare dellimpresa. qualsiasi sia lattivit 3 sono le figure espressamente contemplate dal legislatore: -impresa INDIVIDUALE, -impresa SOCIETARIA
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- impresa PUBBLICA e tale differenziazione incide sullapplicazione dello statuto dellimprenditore commerciale. Le societa sono forme associative tipiche (anche se non esclusive) previste dallordinamento per lesercizio collettivo di attivita dimpresa ed esistono diversi tipi di societa e che la societa semplice e utilizzabile solo per lesercizio di attivta non commerciali, mentre gli altri tipi di societa possono svolgere sia attivta commerciali che agricole. Le societa diverse da quelle semplici si definiscono societa commerciali sia imprenditoria agricola che commerciale e potranno essere imprenditori agricoli o commerciali a seconda dellattivita esercita. Quindi si distingue tra societa commerciale con oggetto agricolo e quella con oggetto commerciale. Orbene, trovano applicazione alle societa commerciali gli istituti tipici dellimprenditore commerciale che segue regole leggermente diverse da quelle per limprenditore individuale e tali regole possono essere cosi sintetizzate: a) Parte della disciplina propria dellimprenditore commerciale si applica alle societa commerciali qualunque si lattivita svolta b) Le societa non sono mai piccoli imprenditori. c) Nelle societa in nome collettivo ed in accomodita semplice parte della disciplina dellimprenditore commerciale trova poi applicazione solo o anche nei confronti dei soci a responsabilita illimitata Trovano applicazione, solo nei confronti dei soci le norme che regolano lesercizio di impresa commerciale da parte di un incapace. Trova invece applicazione anche nei confronti dei soci la sanzione del fallimento in quanto il fallimento della societa comporta automaticamente il fallimento dei soci a responsabilita illimitata. 12.Le imprese pubbliche Unattivita puo essere svolta anche dallo stato e dagli altri enti pubblici (art 41 e 43 cost). e rilevante distinguere tra 3 possibili forme di intervento dei pubblici poteri nel settore delleconomia: a) Lo stato o altro ente pubblico territoriale regione province comuni-possono svolgere direttamente attivit imprenditoriale avvalendosi di proprie strutture organizzative dotate di autonomia decisionale e contabile. In questi casi lattivit di impresa per definizione secondaria ed accessoria rispetto ai fini istituzionali dellente pubblico. Si parla in questo caso di imprese organo , come ad esempio amministrazione autonoma dei monopoli di stato e la varie aziende dette municipalizzate , erogatrici di servizi pubblici acqua gas trasporti urbaniRiassunti di DIRITTO COMMERCIALE Campobasso

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b) La pubblica amministrazione puo anche dar vita ad enti di diritto pubblico il suo compito istituzionale esclusivo o principale e lesercizio di attivita di impresa. Sono detti ENTI PUBBLICI ECONOMICI come ina, enel e le ferrovie dello stato ma dal 1990 vengono privatizzate formalmente trasformandole in societa per azioni a partecipazione statale e altre definitivamente privatizzate in modo sostanziale. Gli enti pubblici sono sottoposti allo statuto generale dellimprenditore e se lattivit commerciale, allo statuto proprio dellimprenditore commerciale, con una sola eccezione: lesonero dal fallimento sostituito con la liquidazione coatta amministrativa. c) Lo stato e gli altri enti possono infine svolgere attivita di impresa servendosi di strutture di diritto privato: attraverso la costituzione di societa, generalmente per azioni. E questo il piu vasto settore delle societa a partecipazione pubblica. 13. Attivit commerciale delle associazioni e delle fondazioni Le fondazioni e le associazioni e in generale tutti gli enti privati con fini ideali o altruistici possono svolgere attivita commerciale qualificabile come attivita di impresa. ma tale attivit di impresa non deve avere scopo di lucro. Infatti risulta Essenziale per aversi impresa e che lattivita produttiva venga condotta con metodo economico (cio che sia un attivit in cui i costi e gli utili vanno in pareggio.) e tale metodo puo esserci anche se lo scopo perseguito sia ideale. pi frequente per che lattivit commerciale presenti carattere accessorio rispetto all attivit ideale costituente loggetto principale dellente., ad esempio un ente religioso che gestisce un istituto di istruzione privata, o ad un sindacato che svolge attivit editoriale.. anche se l attivit commerciale abbia carattere accessorio per non impedisce l acquisto della qualit di imprenditore. Fallimento: Infatti le associazioni e le fondazioni esercenti attivita commerciale in forma di impresa diventano sempre e comunque imprenditori commerciali e restano sempre e comunque esposte al fallimento e a tutti i rischi e alle procedure concorsuali.

CAPITOLO 3: LACQUISTO DELLA QUALITA DI IMPRENDITORE: Lacquisto della qualita di imprenditore avviene secondo larticolo 2082 con lesercizio dellattivit di impresa. Quando per si passa alla applicazione di tale principio, si incontrano alcune difficolt nel rispondere ad alcuni interrogativi a cui l art.2082 non fornisce risposta.
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Infatti lart 2082 nulla dice in merito al momento in cui deve ritenersi iniziato lesercizio dellimpresa, con conseguente acquisto della qualit di imprenditore. Nulla dice anche del momento finale dell attivit di impresa. risulta quindi necessario esaminare i criteri che regolano l esercizio di attivit di impresa. Il primo il criterio di imputazione dellattivit di impresa. 2.limputazione dellattivit di impresa. Esercizio diretto dellattivit di impresa. lindividuazione del soggetto cui imputabile lattivit di impresa non solleva problemi quando gli atti di impresa sono compiuti direttamente dallinteressato a da altri in suo nome. Per poter affermare che un dato soggetto e diventato imprenditore e necessario che lesercizio dellattivita di impresa sia a lui imputabile e quindi giuridicamente a lui riferibile.
LIMPUTAZIONE DELLATTIVITA DI IMPRESA: la qualit di

imprenditore acquistata dal soggetto e solo dal soggetto il cui nome stato speso nel compimento dei singoli atti di impresa. diventa quindi imprenditore colui che esercita personalmente lattivit di impresa compiendo in proprio nome gli atti relativi. Solo questi e obbligato nei confronti del terzo contraente. Quindi diventa imprenditore colui che esercita personalmente lattivita dimpresa compiendo in proprio nome gli atti relativi.
ESERCIZIO TRAMITE RAPPRESENTANTE:Non diventa invece

imprenditore colui che gestiste laltrui impresa quando operi spendendo il nome dellimprenditore, per effetto del potere di rappresentanza conferitogli dallinteressato o riconosciutoli dalla legge. Percio quando gli atti di impresa sono compiuti tramite rappresentanza volontaria o legale, imprenditore diventa rappresentato e non il rappresentante.
questo il caso ad esempio del genitore che gestisce limpresa come rappresentante legale del figlio minore, in seguito ad autorizzazione del tribunale. Gli atti di impresa sono in questo caso decisi e compiuti dal genitore ma imprenditore il minore, e se limpresa commerciale, solo il minore esposto al fallimento.

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3.esercizio indiretto dellattivit dellimprenditore occulto.


LA TEORIA DELLIMPRENDITORE OCCULTO

di

impresa.

la

teoria

rientra, cosi come per lesercizio tramite rappresentante, nellesercizio indiretto dellattivit di impresa. Si verifica quando si crea una dissociazione -tra il soggetto cui e formalmente imputabile la qualita di imprenditore interessato,

-ed il reale

questo sarebbe il fenomeno largamente diffuso, dellesercizio dellimpresa tramite interposta persona. Praticamente e unaltro soggetto detto prestanome a compiere gli atti dellimpresa e ce unaltro soggetto che somministra fondi e da indirizzo allimpresa detto dominus o imprenditore occulto. Questo modo di operare non da particolari problemi se gli affari vanno bene ma i problemi nascono se limpresa va male ed il soggetto utilizzato dal dominus,quindi il prestanome, sia un nullatenente o la societa abbia un capitale sociale irrisorio(detta societa di comodo o detichetta). In questo caso i creditori potranno provocare il fallimento del prestanome che naturalmente non puo provvedere ai risarcimenti relativi e tutto cio senza andare a toccare il dominus che legalmente non risulta facente parte la societa fallita. Si e cercato di porre rimedio a tutto cioattraverso lintroduzione del concetto di responsabilita cumulativa dellimprenditore palese e del dominus, dal momento che nel nostro ordinamento giuridico espressamente sanzionata la inscindibilit del rapporto potereresponsabilit,ossia chi esercita il potere di direzione di unimpresa se ne assume anche il rischio e risponde delle relative obbligazioni. Questo consentirebbe di affermare che, quando lattivita di impresa e esercitata tramite prestanome, responsabili verso i creditori sono sia il prestanome sia il dominus, per quanto solo il primo possa fallire. Un ulteriore passo avanti si ha con la TEORIA DELLIMPRENDITORE OCCULTO: secondo tale teoria il dominus di unimpresa formalmente altrui , rispondera insieme al prestanome e fallira sempre e
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comunque qualora fallisca il prestanome, e si chiama fallimento del socio occulto di societa palese.

( Entrambe le tesi esposte sopra si fondano sulla presunta esistenza nel nostro ordinamento di due criteri di imputazione della responsabilita per i debiti di impresa: 1. il CRITERIO FORMALE della spendita del nome, in base al

quale acquista la qualita di imprenditore, con pienezza di effetti, la persona fisica o la societa nel cui nome lattivita di impresa e svolta.

2.

al quale risponderebbe e fallirebbe anche il reale interessato cioe il dominus di solito neanche interpellato ne accettato.)

il CRITERIO SOSTANZIALE del potere di direzione, in base

6.7.linizio dell impresa :la qualifica di imprenditore si acquista con leffettivo inizio dellesercizio dellattivita di impresa. Non sufficiente lintenzione di dare inizio allattivit , anche se esternata con la richiesta delle eventuali autorizzazioni amministrative necessarie o con liscrizione in albi o registri. La stessa iscrizione nel registro delle imprese non condizione ne necessaria ne sufficiente per attribuzione della qualit di imprenditore commerciale. Che si diventi imprenditori con leffettivo esercizio e solo con esso e principio pacifico per le persone fisiche e per gli enti pubblici e privati il cui scopo istituzionale non e lo svolgimento di attivita di impresa. Invece per quanto riguarda le societa acquisterebbero la qualifica di imprenditori fin dal momento della loro costituzione e quindi prima delleffettivo esercizio dellattivita produttiva e sin dalla loro costituzione sarebbero soggette a tutta la disciplina dellimprenditore. Comunque lart.2082 ricollega lacquisto della qualita di imprenditore allesercizio e non alla mera intenzione di esercitare attivit di impresa. Il principio delleffettivita, percio, puo e deve trovare applicazione anche per le societa.

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leffettivo inizio dellattivita di impresa si pu definire distinguendo a seconda che il compimento di atti tipici di impresa come la produzione e lo scambio di beni e/o servizi sia o meno preceduta da una fase organizzativa oggettivamente percepibile (come laffitto del locale o lacquisto di predisposte attrezzature.) In mancanza di tale fase preparatoria, solo la ripetizione di atti omogeni e funzionalmente coordinati rendera certo che non si tratti di atti occasionali, bensi di attivit professionalmente esercitata. Quando invece venga preventivamente fatta lorganizzazione aziendale basta un solo atto di esercizio per dire che lattivita sia iniziata. Invece per quanto riguarda le societa, anche un solo atto di organizzazione imprenditoriale, potra essere sufficiente per affermare che lattivita di impresa e iniziata. 8.la fine dellimpresa Infine andiamo a parlare del termine della impresa e anche qui ce il dominio del principio di effettivita, infatti si ha la fine dellimpresa dominata dal principio di effettivit, secondo cui la qualit di imprenditore si perde solo con leffettiva cessazione dellattivit. Per lesattezza lart.10 della legge fallimentare stabilisce che limprenditore commerciale pu essere dichiarato fallito entro un anno dalla data fissata come giorno di cessazione dellattivit. Per le imprese individuali: importante precisare che la fine dellimpresa e di regola preceduta da una fase piu o meno lunga di liquidazione, durante la quale limprenditore completa i cicli produttivi iniziati, vende le giacenze di magazzino e gli impianti, licenzia i dipendenti, ecc. Questa fase di liquidazione costituisce sempre esercizio di impresa e alla sua fine solo con una reale disgregazione del complesso aziendale, si puo dire che limpresa ha cessato completamente la sua attivit. Non necessario che siano stati riscossi tutti i crediti e siano stati pagati tutti i debiti. Per le imprese societarie: solo parte dellart. 10 si ritiene valido solo per limprenditore individuale perch per le imprese societarie solo dal momento dellintegrale pagamento delle passivit ad opera dei liquidatori e la definizione dei rapporti fra i soci, comincerebbe a decorrere per le societ il termine annuale previsto dallart.10 legge fallimentare. Quindi anche se una societ avesse dichiarato la cessazione dellattivit , ci non stato per anni sufficiente a dichiararla fallita. Questo a favore dei creditori spesso ritardati ( enti previdenziali o assistenziali e fisco ). Infatti la giurisprudenza per oltre cinquantenni ha affermato che una societ , bench cancellata dal registro delle imprese , doveva ritenersi ancora esistente ed esposta al fallimento fin quando non fosse pagato lultimo debito. Una societ poteva perci
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essere dichiarata fallita anche a distanza di anni dalla definitiva cessazione di ogni attivit di impresa. Tale situazione pero oggi mutata . con un duplice intervento la corte costituzionale ha imposto il principio che per le societ lanno per la dichiarazione di fallimento decorre dalla cancellazione dal registro delle imprese. 9.incapacit ed incompatibilit La capacita allesercizio di attivita di impresa si acquista con la piena capacita di agire quindi con la maggiore eta e si perde a seguito allinterdizione o inabilitazione. Quindi la capacit di agire presupposto per lacquisto della qualit di imprenditore. Unincapace non puo diventare imprenditore. inoltre non costituiscono limitazioni della capacita di agire, ma semplici incompatibilita, i divieti di esercizio di impresa commerciale posti a carico di coloro che esercitano determinate professioni come gli impiegati statali, i notai e gli avvocati. La violazione di tali divieti di esercizio non preclude lacquisto delle qualita di imprenditore ma espone lo stesso a sanzioni amministrative e ad un aggravamento delle penali per bancarotta in caso di fallimento. Analogamente non viene impedito lacquisto o il riacquisto della qualifica di imprenditore chi e stato inabilitato temporaneamente (inabilitazione temporanea)all esercizio di attivit commerciale che consegue alla condanna per bancarotta o per ricorso abusivo al credito in caso di fallimento. 10.limpresa commerciale dellincapace. E anche possibile lesercizio di attivita di impresa 1- per conto e nellinteresse di un incapace (minore e interdetto) 2- o da parte di soggetti limitati nella capacita di agire ( linabilitato e il minore emancipato) con osservanza di specifiche disposizioni . i principi ispiratori sono: 1.lamministrazione del patrimonio dellincapace e regolata in modo di garantirne la conservazione e lintegrita. Percio il legale rappresentante del minore o dellinterdetto (genitore o tutore) e leggittimato solo a compiere gli atti di ordinaria amministrazione mentre quelli di straordinaria amministrazione solo in casi evidentemente urgenti sotto autorizzazione dellautorita giudiziaria di regola concessa atto per atto. 2.nel caso di soggetti limitati ad agire valgono gli stessi principi, con la differenza che agiscono con lausilio di un curatore. Essendo lattivita commerciale di per se rischiosa, il legislatore considera perci con sfavore limpiego del patrimonio in attivit commerciali e tutela ponendo il divieto assoluto di inizio di impresa commerciale per il minore, linabilitato e linterdetto.
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Invece nel caso del minore emancipato consentita la continuazione di un impresa commerciale preesistente. Infatti in presenza di un impresa gi operante ,come nel caso del minore che eredita lazienda paterna, piu facile prevedere i rischi. Ma dal momento che lesercizio di impresa richiede scioltezza e rapidit di decisioni il legislatore prevede un ampliamento dei poteri del rappresentante legale del 1-2. Vediamo nello specifico cosa accade nel caso del -Minore -Interdetto -Inabilitato -Minore emancipato Minore:non consentito linizio di una nuova impresa commerciale in nome o nell interesse del minore. Se in alcuni casi il minore dovesse ricevere in eredita una impresa commerciale, i tutori o i genitori sono autorizzati dal tribunale ad amministrare limpresa prima con autorizzazione provvisoria, dopo con autorizzazione definitiva possono compiere tutti gli atti ordinari e straordinari dellesercizio di impresa (ad esempio contrarre mutui, acquistare o vendere attrezzature o merci) Interdetto: valgono le stesse regole del minore. Inabilitato: e un soggetto che puo compiere da solo gli atti di ordinaria amministrazione personalmente , seppure esercita attivita di impresa affiancato da un curatore. Quindi il minore,linabilitato e linterdetto non vengono autorizzati dal tribunale ad iniziare una nuova impresa commerciale. il minore emancipato :puo chiedere al tribunale autorizzazione per iniziare una nuova impresa, se gli viene data egli acquisisce la piena capacita di agire e puo esercitare lattivita di imprenditore senza laffiancamento di un curatore. Tale disciplina ha per perso parte del suo rilievo pratico con la fissazione della maggiore et al compimento del diciottesimo anno. Quindi acquistano la qualit di imprenditore commerciale linabilitato ed il minore emancipato in quanto limpresa da loro personalmente esercitata , seppure nel caso dellinabillitato con lassistenza di un curatore. Lacquistano la qualit di imprenditore anche il minore e linterdetto in quanto tutti gli atti di impresa sono compiuti in loro nome dal rappresentante legale. Chiudendo possiamo dire che se le imprese vengono gestite da essi stessi o da curatori o tutori, se limpresa dovesse fallire e lincapace a pagarne le conseguenze e ad essere iscritto nellalbo dei falliti.

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CAPITOLO 4: LO STATUTO DELLIMPRENDITORE COMMERCIALE: 1.premessa Limprenditore commerciale e destinatario di una particolare disciplina dellattivit, in parte comune agli altri imprenditori (il cosiddetto statuto generale dellimprenditore) In parte propria e specifica (il cosiddetto statuto speciale dellimprenditore commerciale) Ci sono poi alcuni tipi di imprese commerciali, che svolgono attivit di particolare rilievo economico e/o sociale e sono destinatarie di unulteriore normativa speciale e settoriale, prevalentemente contenuta in leggi separate dal codice: Si tratta di una disciplina che ha carattere essenzialmente pubblicistico,in quanto finalizzate alla tutela degli interessi generali della comunit( esempi di imprese commerciale a statuto settoriale sono quelle assicurative,bancarie, editoriali,le societ di revisione contabile e di gestione di organismo di investimento collettivo,ecc...).
A.LA PUBBLICITA LEGALE

2.la pubblicit delle imprese commerciali Primo elemento dello statuto e sicuramente la PUBBLICITA LEGALE: tutti quelli che operano sul mercato e quindi anche gli stessi imprenditori da sempre, sentono la necessita di poter disporre con facilita di informazioni veritiere su fatti e situazioni delle imprese con cui entrano in contatto al fine di assicurare il sicuro svolgimento delle relazioni di affari e conferire certezza alle contrattazioni evitando il successivo istaurarsi di liti giudiziarie. Per le imprese commerciali e oggi anche quelle agricole e pi in generale per le imprese con struttura societaria, la suddetta esigenza
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viene espletata dallo stesso legislatore con lintroduzione della pubblicit legale: cio e previsto lobbligo di rendere pubblico dominio dati fatti e atti della vita dellimpresa,secondo forme e norme predeterminate dalla legge. In tal modo le informazioni legislativamente rilevanti non solo sono rese accessibili a terzi (la cosiddetta PUBBLICITA NOTIZIA), ma producono leffetto tipico proprio di ogni forma di pubblicita legale cioe lopponibilita a chiunque degli atti e fatti cosi dati conoscibili. (la cd. CONOSCIBILITA LEGALE). Il REGISTRO DELLE IMPRESE e lo strumento di pubblicita legale delle imprese commerciali non piccole e delle societa commerciali previsto dal cod.civ. del 1942, in sostituzione delle forme frammentarie e disorganiche di pubblicita contemplate dal codice di commercio del 1882. Lentrata in vigore del registro delle imprese era subordinata all emanazione del relativo regolamento di attuazione che a lungo si fatto attendere. Durante i lunghi anni di attesa ha trovato applicazione un regime transitorio, al quale seguirono alcune forme di pubblicit per le societ di capitali e le societ cooperative.a queste si aggiungevano ulteriore adempimenti pubblicitari previsti da leggi speciali, come liscrizione nel registro delle ditte tenuto dalle canere di commercio , disposto a carico di chiunque esercitava lindustria, il commercio e lagricoltura. Ne risultava un sistema di pubblicit delle imprese complicato e complesso. Dopo diversi anni la situazione si sblocca con la legge 580/1993 ,contenente norme per il riordino delle camere di commercio. Lart. 8 di tale legge ed il relativo regolamento di attuazione hanno finalmente istituito il registro delle imprese , che divenuto pienamente operante agli inizi del 1997 ponendo cosi fine al registro transitorio. Nel contempo ha cessato di esistere il registro delle ditte e le altre forme di pubblicit previste per le societ di capitali e cooperative. Va infine tenuto presente che la nuova disciplina del registro delle imprese ha introdotto alcune significative novit rispetto al sistema previsto dal codice del 1942 che possono essere cos sintetizzate: 1.lattuale registro delle imprese non e piu solo strumento di pubblicita legale delle imprese commerciali ma anche strumento di informazioni sui dati organizzativi di tutte le altre imprese estendendo l obbligo di iscrizione anche agli imprenditori agricoli, ai piccoli imprenditori e alle societa semplici e alle societa tra avvocati. 2.la tenuta del registro dellimprese e affidata alle camere di commercio, con conseguente cessazione dei compiti di pubblicita legale delle imprese in passato svolti dalle cancellerie dei tribunali.
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3.il registro delle imprese e tenuto con tecniche informatiche e quindi non piu in forma cartacea, in modo di assicurare completezza ed organicita della pubblicita e da garantire la tempestivita dellinformazione su tutto il territorio nazionale. 3.il registro delle imprese Lufficio del REGISTRO DELLE IMPRESE e istituito in ciascuno provincia presso le camere di commercio ed e retto da un conservatore( segretario generale o altro dirigente della camera di commercio) nominato dalla giunta. Nello specifico il registro si articola in una parte ORDINARIA e in sezioni
SPECIALI.

Nella sezione ordinaria sono iscritti gli imprenditori per i quali liscrizione al registro era originariamente prevista dal codice civile (vi sono inseriti nella parte ordinaria: imprenditori commerciali singoli non piccoli, tutte le societa non semplici a prescindere dal tipo di attivita,i consorzi tra imprenditori con ativita estena, gli enti pubblici con prima ed esclusiva attivita commerciale, le societa estere che hanno in italia sede dellamministrazione). Invece le sezioni speciali sono due: in una sono iscritti gli imprenditori che avevano liscrizione solo come pubblicita notizia prima della riforma del 1993 (imprenditori agricoli individuali, i piccoli imprenditori e le societa semplici e gli artigiani gia iscritti nel relativo albo) e nellaltra sezione vi si iscrivono le societa tra professionisti( in questa sezione si iscrivono attualmente le sole societ tra avvocati). Nel complesso gli atti e i fatti da registrare , specificati da una serie di norme, sono diversi a seconda della struttura delle imprese ma essenzialmente riguardano: gli elementi di individuazione dellimprenditore e dellimpresa (dati anagrafici imprenditore, oggetto, ditta, sede principale,inizio e se prevista la fine della societa) e nonche la struttura e lorganizzazione delle societa( come atto costitutivo e amministratori). Le iscrizioni devono essere fatte nel registro della provincia in cui ha sede limpresa e si ha a seguito della richiesta dellinteressato ma puo aversi anche dufficio se liscrizione risulta obbligatoria e linteressato non vi provvede. In ogni caso, prima delliscrizione lufficio del registro deve controllare che il fatto o latto e soggetto a iscrizione e che la documentazione e formalmente regolare, nonche lesistenza e la veridicita dellatto o del fatto (cd. Legalita formale)ed e invece da escludersi che il controllo possa investire anche la validita dellatto/fatto (cd. Legalita sostanziale).
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Liscrizione, se vengono eseguiti giustamente i passi suddetti, avviene dopo dieci giorni dalla data di protocollazione della domanda mediante inserimento dei dati nella memoria delelaborazione elettronica e messa degli stessi a disposizione del pubblico sui terminali per la visione diretta. Linosservanza dellobbligo di registrazione e punita con sanzioni amministrative pecuniarie. Liscrizione nella sezione ordinaria ha sempre funzione di pubblicita legale, serve cioe, non solo a rendere conoscibili i dati pubblicati, ma ha anche, a seconda dei casi, efficacia e dichiarativa, costituita o normativa. Di regola, liscrizione nella sezione ordinaria ha efficacia semplicemente dichiarativa, rileva cioe sul piano dellopponibilita dellatto o del fatto iscritto. Gli atti e i fatti soggetti ad iscrizione ed iscritti sono opponibili a chiunque e lo sono dal momento stesso della loro registrazione (cd. Efficacia positiva immediata). Intervenuta la registrazione, i terzi non potranno eccepire lignoranza del fatto o dellatto iscritto e qualsiasi prova a riguardo daranno, sara inutilmente data. Lomessa iscrizione invece impredisce che il fatto possa essere opposto ai terzi (cd. Efficacia negativa). In alcuni casi, tassativamente previsti, liscrizione produce effetti ulteriori e piu rilevanti. E anche presupposto perche latto sia produttivo di effetti, sia fra le parti che per i terzi (efficacia costitutiva totale), ovvero solo nei confronti dei terzi (efficacia costitutiva parziale). Ha efficacia costitutiva totale liscrizione nel registro delle imprese dellatto costitutivo delle societa di capitali e delle societa cooperative. In altri casi, infine, liscrizione nella sezione ordinaria e presupposto per la piena applicazione di un determinato regime giuridico. E questo il caso della societa in nome collettivo e della societa in accomandita semplice. Tali societa vengono ad esistenza anche se non registrate ma, la mancata registrazione impredisce che operi il regime di autonomia patrimoniale proprio di tali societa e comporta lapplicazione del piu gravoso regime al riguardo delle societa semplici. La societa in tal caso si definisce irregolare. Liscrizione nelle sezioni speciali del registro non produce invece, alcuno degli effetti fin qui esposti in quanto, oltre agli eventuali effetti previsti da leggi speciali, ha solo funzione di certificazione anagrafica e di pubblicita notizia. Questa disciplina e stata di recente modificata per gli imprenditori agricoli anche piccoli e per le societa semplici esercenti attivita agricola. Il decr.legs. 228/2001, ha infatti stabilito che per tali categorie di imprenditori liscrizione nella sezione speciale ha anche efficacia di pubblicita legale. E cosi cancellata sotto tale profilo la diversita di disciplina fra imprenditore agricolo (anche piccolo) e imprenditore commerciale e, e venuta meno la netta distinzione di effetti fra la sezione ordinaria e le sezioni speciali introdotta dalla riforma dl 1993. Il registro delle imprese e pubblico. Chiunque puo consultarne i dati sui terminali degli elaboratori elettronici installati presso lufficio o anche su terminali degli utenti collegati tramite il sistema informativo delle camere di commercio. Ciascun ufficio
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rilascia, certificati e copie di atti tratti dai propri archivi informatici. Il duplice regime di pubblicita e stato soppresso nel 1997 e ne consegue che anche le societa di societa di capitali e le societa cooperative lo strumento di pubblicita legale torna ad essere, solo il registro delle imprese e trova oggi integrale applicazione la disciplina esposta nel paragrafo precedente. Restano tuttavia due differenze: 1. mentre in base alla disciplina generale del registro delle imprese gli atti scritti sono immediatamente opponibili ai terzi senza possibilita per questultimi di eccepire lignoranza degli stessi, per le sole societa di capitali lopponibilita diventa invece piena solo decorsi quindici giorni dalliscrizione nel registro delle imprese. Per le operazioni compiute in questo periodo i terzi sono infatti ammessi a provare di essere stati nellimpossibilita di avere conoscenza dellatto. 2. restano ferme le disposizioni che per alcuni atti delle societa di capitali e/o delle societa cooperative prevedono la pubblicazione nella gazzetta ufficiale anziche nel registro delle imprese.
B.LE SCRITTURE CONTABILI

5.lobbligo di tenuta delle scrittura contabili Secondo elemento dello statuto dellimprenditore commerciale e LE SCRITTURE CONTABILI: la programmazione consapevole e razionale dellattivita di impresa presuppone una costante informazione ed un costante controllo sullandamento degli affari. E altresi regola razionale di condotta delle imprese accettare periodicamente la consistenza quantitativa e monetaria del patrimonio (attivita e passivita), nonche i costi supportati e i ricavi realizzati nel medesimo periodo al fine di verificare se e quale sia lutile conseguito o la perdita subita. Le scritture contabili sono documenti che contengono la rappresentazione dei singoli atti di impresa, della situazione del patrimonio dellimprenditore e del risultato economico dellattivita svolta. Le scritture contabili contribuiscono a rendere razionale ed efficiente lorganizzazione e la gestione dellimpresa e percio sono di regola spontaneamente tenute da qualsiasi imprenditore. La tenuta delle scritture contabili e elevata ad obbligo e legislativamente disciplinata per gli imprenditori con attivita commerciale. La disciplina suddetta non si applica ai piccoli imprenditori anche quelli commerciali. Inoltre le societ commerciali( tutte tranne le societ semplici) devono ritenersi obbligate alle scritture contabili anche se non esercitano attivit puramente commerciali. Altro punto controverso e se lobbligo civilistico delle scritture contabili gravi sugli enti pubblici e sugli enti di diritto privato diversi dalle societ che svolgono attivit commerciale in via secondaria ed accessoria, sia pure limitatamente allattivita commerciale esercitata.
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6.Le scritture contabili obbligatorie. Regolarit e Controllo Per quanto riguardano le scritture contabili obbligatorie le quali sono necessarie per unordinata contabilit variano a seconda del tipo di attivit, delle dimensioni e dellarticolazione territoriale dellimpresa. Il legislatore ha optato per una soluzione di tipo misto fissata dallart.2214. La norma pone il principio generale che limprenditore deve tenere tutte le scritture contabili che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dellimpresa. Stabilisce inoltre che in ogni caso devono essere tenuti determinati libri contabili: il LIBRO GIORNALE e il LIBRO DEGLI INVENTARI. Infine, devono essere ordinatamente conservati, per ciascun affare, gli originali della CORRISPONDENZA COMMERCIALE (lettere, fatture, telegrammi) ricevuta e le copie di quella perdita. Il libro giornale e un registro cronologico - analitico. In esso devono essere indicate giorno per giorno le operazioni relative allesercizio dellimpresa. Il precetto e per da intendersi in senso elastico. Basta che le operazioni siano registrate nellordine in cui sono compiute e non necessariamente il giorno stesso del loro compimento. Non e altres necessario registrare separatamente ciascuna operazione, purch le singole registrazioni riguardino operazioni omogenee compiute nella giornata. Il libro giornale pu essere articolato in libri parziali in relazione alle articolazioni dellimpresa. Il libro degli inventari e invece, un registro periodico-sistematico, deve essere redatto allinizio dellesercizio dell'impresa per ogni anno. L' inventario ha la funzione di fornire il quadro della situazione patrimoniale dellimprenditore. Deve percio contenere lindicazione e la valutazione delle attivita e delle passivita dellimprenditore, anche estranee allimpresa. Linventario si chiude col bilancio comprensivo dello stato patrimoniale e del conto economico. Il bilancio e un prospetto contabile riassuntivo dal quale devono risultare con evidenza e verita la situazione complessiva del patrimonio ( cd.stato patrimoniale) alla fine di ciascuno anno, nonche gli utili conseguiti o le perdite subite (cd. conto economico) nel medesimo arco di tempo. La redazione del bilancio e analiticamente disciplinata in tema di societa per azioni con norme che fissano sia il contenuto del bilancio e sia i criteri che devono essere seguiti nella valutazione delle singole voci. Tuttavia lart.2217 comma 2, nel fissare in via generale lobbligo di redazione del bilancio, rinvia all disciplina della spa solo per quanto riguarda i criteri di valutazione. Il rinvio riguarda il carattere globale tutti gli imprenditori debbano osservare anche le disposizioni che disciplinano il contenuto del bilancio delle spa. Il rispetto del principio generale sopra enunciato imporra poi, nel caso concreto, la tenuta di tutte le altre scritture contabili richieste dalla natura e dalle dimensioni dellimpresa. Ad esempio: il libro mastro o il libro cassa o anche il libro magazzino. La scelta delle altre scritture contabili da tenere e rimessa alla discrezionalita dellimprenditore sia pur con certi limiti segnati nella ordinaria contabilita. Per garantire la
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veridicita delle scritture contabili ed in particolare per impedire che le stesse siano successivamente alterate, e imposta losservanza di determinate regole formali e sostanziali nella loro tenuta. La regole formali sono state tuttavia prograssivamente ridotte, in base allattuale disciplina il libro giornale e il libro dellinventario devono essere solo numerati progressivamente in ogni pagina prima di essere messi in uso. Tutte le scritture contabili devono poi essere tenute secondo le norme di ordinaria contabilita e per lart. 2219 , senza spazi in bianco, senza interlinee, senza abrasioni, e in un modo che le parole cancellate restino leggibili (cd. Formalit intrinseche). Linosservanza di tali regole rende le scritture irregolari e quindi radicalmente irrilevanti. Le scritture contabili e la corrispondenza commerciale devono essere conservate per dieci anni e la conservazione puo essere tenuta con mezzi informatici. Le scritture contabili, di norma, non sono soggette a controlli esterni ma si tratta di una regola che subisce eccezioni a tutela degli interessi esterni allimpresa coinvolti dalla regolare tenuta della contabilit. Lobbligo di tenuta della scritture contabili non e assistito da alcuna sanzione generale e diretta, salvo quelle previste dalla legislazione tributaria. Non mancano sanzioni eventuali ed indirette. Limprenditore che tiene regolarmente le scritture contabili non puoutilizzarle come mezzo di prova a suo favore. Non puo inoltre essere ammesso al concordato preventivo, e allamministrazione controllata. E infine assoggettato alle sanzioni penali per i reati di bancarotta semplice o fraudolenta in caso di fallimento. 7.la rilevanza esterna delle scritture contabili. lefficacia probatoria. Pero le scritture contabili posso essere molto utili e rilevanti per lesterno. Infatti le informazioni sulla vita dellimpresa desumibili dalle scritture contabili non sono accessibili ai terzi in quanto linteresse dellimprenditore al segreto riceve tutela preferenziale. Il bilancio delle societ di capitali e delle societa cooperative dve essere reso pubblico mediante deposito presso lufficio del registro delle imprese. Nelle imprese soggette a controllo pubblico, il diritto al segreto non sussiste nei confronti dellorgano pubblico preposto. Comunque lipotesi piu significativa di rilevanza esterna delle scritture contabili si ha tuttavia, sul piano processuale, potendo le stesse essere utilizzate come mezzo di prova sia a favore, sia contro limprenditore. Le scritture contabili, siano o meno regolarmente tenute, possono sempre essere utilizzate dai terzi come mezzo processuale di prova contro limprenditore che le tiene. Il terzo che vuol trarre vantaggio dalle scritture contabili di un imprenditore non puo pero scinderne il contenuto, non puo cioe avvalersi solo della parte a lui favorevole (art.2709) limprenditore potra inoltre dimostrare con qualsiasi mezzo che le proprie scritture non rispondono a verita. Piu rigorose sono invece le condizioni
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previste perche limprenditore possa utilizzare le proprie scritture contabili come mezzo processuale di prova contro i terzi. A tal fine e necessario che ricorrano tre condizioni: 1. trattare scritture regolarmente tenute. 2. e necesario che la controparte sia a sua volta un imprenditore 3. la controversia sia relativa a rapporti inerenti allesercizio dellimpresa. E rimesso allapprezzamento del giudice riconoscere valore probatorio alle scritture contabili. Quanto ai modi di acquisizione nel processo delle scritture contabili, il giudice puo chiedere solo lesibizione di singole scritture contabili, ovvero di tutti i libri ma solo per estrarne le registrazioni concernenti la controversia in esame. Tuttavia, in tre casi tassativi il giudice pu ordinare la comunicazione alla controparte di tutte le scritture contabili: controversie relative allo scioglimento della societ, alla comunione dei beni e alla successione per causa di morte.
C.LA RAPPRESENTANZA COMMERCIALE 8.Ausiliari dellimprenditore commerciale e rappresentanza.

Ultimo elemento dello statuto dellimprenditore commerciale e la RAPPRESENTANZA COMMERCIALE: nello svolgimento della propria attivit limprenditore si avvale della collaborazione di altri soggetti, stabilmente inseriti nella propria organizzazione aziendale per affetto di un rapporto di lavoro subordinato che li lega allimprenditore (cd. Ausiliari interni o subordinati). Di soggetti esterni allorganizzazione imprenditoriale che collaborano con limprenditore, in modo occasionale o stabile, sulla base di rapporti contrattuali di varia natura: mandato, commissione, spedizione, agenzia, mediazione (cd. Ausiliari esterni o autonomi). In entrambi casi la collaborazione puo riguardare anche la conclusione di affari con terzi in nome e per conto dellimprenditore: lagire in rappresentanza dellimprenditore. Il fenomeno della rappresentanza e regolata in generale nellart. 1387 e ss del cod. Civ e in modo specifico in leggi speciali quando si tratti di atti inerenti lesercizio di impresa commerciale posti in essere da alcune figure atipiche di ausiliari interni come INSITORI, PROCURATORI e COMMESSI. E regola generale che il conferimento ad altro soggetto dallincarico di compiere uno o piu atti giuridici relativi alla propria sfera patrimoniale non abilita di per se lincaricato ad agire in nome dellinteressato, con conseguente imputazione diretta degli effetti degli atti posti in essere. A tale fine e necessario lespresso conferimento del potere di rappresentanza, con ulteriore e specifica dichiarazione di volonta tramite la procura (art. 1387, art.1704). inoltre il potere di rappresentanza sussiste nei limiti fissati dalla procura stessa e presuppone che questa sia conferita con le forme prescritte per il
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contratto che il rappresentante deve concludere. Il terzo che contratta con chi dichiara di agire in veste di rappresentante e tenuto percio ad accertare lesistenza, contenuto e regolarita formale dlla procura, esigendo che il rappresentante giusitifichi i suoi poteri. Cio i quanto, e sul terzo contraente che ricade il rischio della mancanza o del difetto di potere rappresentativo della controparte. Il contratto concluso dal falso procurato e infatti improduttivo di effetti e il terzo, non potra vantare, alcun diritto nei confronti del preteso rappresentato. Sono queste regole che tutelano poco e male il terzo contraente e che ostacolano le contrattazioni tramite rappresentante e lo sviluppo degli affari esono regole che trovano applicazione anche quando si tratti di atti compiuti per un imprendtiore commerciale da parte di collaboratori stabili ed esterni alla sua organizzazione. Queste regole cedono il passo ad altre quando si e in presenza di determinate figure tipiche di ausiliari interni che sono destinati ad entrare stabilmente in contatto con i terzi ed a concludere affari per conto dellimprenditore. Vige in questo caso una disciplina racchiusa in sistemi speciali sulla rappresentanza fissati negli art. 2203-2213 cc, i cui principi ispiratori possono essere cosi detti: per la posizione rivestita nellorganizzazione aziendale, insitori, procuratori e commessi sono automaticamente investiti del potere di rappresentanza dellimprenditore e di un potere di rappresentanza ex lege commisurato al tipo di mansioni che la qualifica comporta. Il loro potere di vincolare direttamente limprenditore non si fonda sulla presenza e sulla validita di una procura, ma costituisce effetto naturale di quella determinata colocazione nellimpresa ad opera dellimprenditore. Sono questi i principi comuni a tutte e tre le figure di ausiliari, che si differenziano fra loro per la diversa funzione nellimpresa e quindi per la diversa ampiezza del rispettivo potere rappresentativo. Infatti chi conclude affari con uno di tali ausiliari dellimprenditore commerciale dovra solo verificare se limprenditore ha modificato, con atto espresso e reso pubblico, i lori naturali poteri rappresentativi. 9.listitore Ora andiamo piu nello specifico di questi ausiliari il primo e LINSITORE: colui che e preposto dal titolare allesercizio dellimpresa o di una sede secondaria o di un ramo particolare della stessa, e, nel linguaggio comune, il direttore generale dellimpresa o di una filiale o di un settore produttivo, praticamente un lavoratore subordinato con la qualifica di dirigente al vertice della gerarchia del personale, in virtu di un atto di preposizione dellimprenditore. E possibile che piu insitori siano preposti contemporaneamente allesercizio dellimpresa e in tal caso essi agiranno disgiuntamente sempre se nella procura non e previsto diversamente. La delineata posizione comporta innanzitutto che linsitore e tenuto, congiuntamente con limprenditore, alladempimento degli obblighi di
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iscrizione nel registro delle imprese e di tenuta delle scritture contabili dellimpresa o della sede cui e preposto(art.2205) ed in caso di fallimento dellimprenditore troveranno applicazione anche nei confronti dellinsitore le sanzioni penali a carico del fallito: fermo restando che solo limprenditore potra essere dichiarato fallito e solo limprenditore sara esposto agli effetti personali e patrimoniali del fallimento. Anche in mancanza di espressa procura, linsitore puo compiere in nome dellimprenditore tutti gli atti pertinenti allesercizio dellimpresa o della sede o del ramo cui e preposto. E comunque certo che linsitore non e legittimato a compiere atti che esorbitano dalle sue mansioni come potrebbe essere la vendita o laffitto dellimpresa. Per quanto riguarda poi la rappressentanza processuale, linsitore puo stare in giudizio, sia come attore, sia come convenuto per le obbligazioni dipendenti da atti compiuti nellesercizio dellimpresa a cui e preposto. I poteri rappresentativi dellinsitore possono essere ampliati o limitati dallimprenditore e le limitazioni saranno pero opponibili ai terzi solo se la procura originaria o il successivo atto di limitazione siano stati pubblicati nel registro delle imprese e mancando tale pubblicita legale la rappresentanza si reputa generale salvo la prova da parte dellimprenditore che ai terzi effettivamente conoscevano lesistenza di limitazioni al momento della conclusione dellaffare. Benche il legislatore parli in piu norme di una procura da parte del proponente, questa non e affatto necessaria perche linsitore possa ritenenrsi investito della rappresentanza generale dellimprenditore. Procura e pubblicita saranno necessarie solo se limprenditore voglia limitare i poteri dellinsitore, idem e per la procura che vale per terzi solo se pubblicata o se limprenditore comprova che era a conoscenza dei terzi. 10.procuratore Secondo ausiliari interno dellimprenditore e il PROCURATORE: colui che in base ad un rapporto continuativo, abbiano il potere di compiere per limprenditore gli atti preminenti allesercizio dellimpresa, pur non essendo preposti ad esso (art.2209). Sono degli ausiliari subordinati di grado inferiore rispetto allinsitore infatti, sono procuratori il direttore del settore acquisti, il dirigente del personale, il direttore del settore pubblicita. In mancanza di specifiche limitazioni scritte nel registro delle imprese, i procuratori sono ex lege investiti di un potere di rappresentanza generale dellimprenditore: generale rispetto alla specie di operazioni per le quali essi sono stati investiti di autonomo potere decisionale comunque il procuratore: 1. non ha la rappresentanza processuale dellimprenditore 2. non e soggetto agli obblighi di iscrizione nel registro delle imprese e di tenuta delle scritture contabili, limprenditore non rispondera per gli atti compiuti da un procuratore senza spendita del nome dellimprenditore stesso.
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11.i commessi Ultimo ausiliario interno dellimprenditore nella gestione dellesercizio di impresa e la figura del cosidetto COMMESSO: sono ausiliari subordinati a cui sono affidate le mansioni esecutive e materiali che li pongono in contatto con i terzi, ai commessi e riconosciuto potere di rappresentanza dellimprenditore anche in mancanza di specifico atto di conferimento ma ha un potere molto piu limitato in confronto a insitori e procuratori. Il principio base e che essi possono compiere gli atti che ordinariamente comporta la specie di operazione di cui sono incaricati. Salvo espressa autorizzazione i commessi non possono esigere il prezzo delle merci delle quali non facciano la consegna, ne concedere dilazioni o sconti o sconti che non siano duso; non hanno il potere di derogare alle condizioni generali di contratto predisposte dallimprenditore o alle clausole stampate nei moduli dellimpresa e i commessi, se predisposti alla vendita nei locali dellimpresa, non possono esigere il prezzo fuori dai locali stessi e ne possono esigerlo allinterno dellimpresa se alla riscossione e destinata apposita cassa. A tutti i commessi e riconosciuta la legittimazione a ricevere per conto dellimprenditore le dichiarazioni che riguardano lesecuzione dei contratti e dei reclami relativi alle inadempienze da contratto. Non e previsto un sistema di pubblicita legale, percio le limitazioni saranno opponibili ai terzi solo se portate a conoscenza degli stessi con mezzi idonei o se si prova leffettiva conoscenza.

CAPITOLO 5: LAZIENDA: lazienda e il complesso dei beni organizzati dallimprenditore per lesercizio dellimpresa (art.2555) . Da questa sintetica nozione emerge con evidenza il rapporto esistente fra azienda e impresa sotto il profilo giuridico. E un rapporto di mezzo a fine: lazienda costituisce lapparato strumentale (locali,macchinari, materie prime, merci) di cui limprenditore si avvale per lo svolgimento e nello svolgimento della propria attivita. Nella nozione di azienda laccento va posto sul dato dellorganizzazione, infatti lazienda e un insieme di beni eterogenei che subisce modificazioni qualitative e quantitative anche radicali nel corso dellattivita. E e resta pero un complesso caratterizzato da ununita di tipo funzionale. Organizzazione e destinazione ad un fine produttivo sono dati fattuali che attribuiscono ai beni costituiti in azienda e allazienda nel suo complesso specifico e particolare rilievo economico, prima ancora che giuridico. E cio sotto molti profili: i beni organizzati in azienda consentono la produzione di utilita nuove, diverse e maggiori di quelle
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traibili dai singoli beni isolatamente considerati. Se sul piano pratico lazienda si risolve nei beni che la compongono, sul piano dinamico essa e un nuovo valore, per lattitudine alla produzione di nuova ricchezza che lorganizzazzione le conferisce. Il rapporto di strumentalita e di complementarieta fra i singoli elementi costitutivi della azienda, fa si che il complesso unitario acquisti di regola un valore di scambio maggiore della soma dei valori dei singoli beni che in un dato momento lo costituiscono, tale maggiore valore si definisce AVVIAMENTO. Lavviamento dellazienda e rappresentatodalla sua attitudine a consentire la realizzazione di un profitto e puo dipendere sia da fattori oggettivi sia da fattori soggettivi. Si suole tradizionalmente distinguere fra avviamento oggettivo e avviamento soggettivo. E avviamento oggettivo quello ricollegabile a fattori suscettibili di permanere anche se muta il titolare dellazienda in quanto insiti nel coordinamento funzionale esistente tra i diversi beni, invece e definito avviamento soggettivo quello dovuto allabilita operativa dellimprenditore sul mercato ed in particolare alla sua abilita nel formarsi, consevare ed accrescere la clientela. Passando dalla descrizione della realta economica al suo rilievo normativo, e da tenere presente che lunita economica dellazienda e gli interessi, sia individuali che generali, al mantenimento di tale unita trovano oggi significativo riconoscimento nella disciplina dettata nel codice per il trasferimento dellazienda (art. 2556/2562). Il trasferimento a titolo definitivo o temporaneo dellazienda e infatti sottoposto ad un regime normativo che sotto piu profili deroga alla disciplina di diritto comune delle corrispondenti vicende circolatorie aventi ad oggetto singoli beni o complessi di beni non finalizzati allo svolgimento di attivita di impresa. Il passaggio da un soggetto ad un altro comporta infatti peculiari effetti ex lege ispirati dalla finalita di favorire la conservazione dellunita economica e del valore di avviamento dellazienda, a tutela di quanti su tali unita e su tale valore hanno fatto specifico affidamento. Invece sono ELEMENTI CONSTITUTIVI DELLAZIENDA sono tutti i beni, organizzati dallimprenditore per lesercizio dellimpresa( art.2555). Per qualificare un dato bene come bene aziendale rilevante e percio solo la destinazione funzionale impressagli dallimprenditore. Irrelevante e invece il TITOLO GIURIDICO che legittima limprenditore ad utilizzare un dato bene nel procecesso produttivo. Non possono essere percio considerati beni aziendali i beni di proprieta dellimprenditore che non siano da questi effettivamente destinati allo svolgimento dellattivita di impresa. Viceversa, la qualifica di bene aziendale compete anche quei beni di proprieta di terzi di cui limprenditore puo disporre in base ad un valido titolo giuridico, purche attualmente impiegati nellattivita di impresa, tipico esempio e il macchinario preso a leasing. Comunque lopinione piu diffusa qualifica elementi costitutivi dellazienda solo lecose in senso proprio di cui limprenditore si avvale per lesercizio di
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impresa. In definitiva, lazienda e e resta un complesso di soli beni (cose) e non e concepibile come un complesso di beni e di rapporti giuridici. Il che comporta, sul piano applicativo, che di trasferimento di azienda si potra parlare quandanche le parti abbiano espressamente escluso dal trasferimento i contratti aventi ad oggetto prestazioni di cose future o di servizi, i crediti e i debiti e quandanche un valore positivo di avviamento non sia riscontrabile perche, ad esempio, oggetto di vendita o di affitto e il complesso aziendale di un imprenditore fallito. Cambiando argomento, molto si e discusso sulla natura giuridica dellazienda e vivo e stato soprattutto in passato, il contrasto traTEORIE UNITARIE E TEORIE ATOMISTICHE. Le teorie unitarie considerano lazienda come un bene unico, un bene nuovo e distinto rispetto ai singoli beni che la compongono si cosi affermato che lazienda e un BENE IMMATERIALE, rappresentato dallorganizzazione stessa e sempre nella stessa ottica lazienda e stata qualificata come unUNIVERSALITA DI BENI, opinione questa che riscuote ancor oggi largo seguito soprattutto in giurisprudenza. Si ritiene percio che il titolare dellazienda abbia sulla stessa un vero e proprio DIRITTO DI PROPRIETA UNITARIO, destinato a coesistere con i diritti che vanta sui singoli beni, potrebbe percio tutelare il suo diritto sul complesso aziendale con gli strumenti che lordinamento concede al titolare del diritto di proprieta, anche se tale diritto non vanta su taluni beni aziendali. Invece la TEORIA ATOMISTICA concepisce lazienda come una SEMPLICE PLURALITA di beni tra loro funzionalmente collegati e sui quali limprenditore puo vantare diritti diversi. Si esclude percio che esista un bene azienda formante oggetto di autonomo diritto di proprieta o di altro diritto reale unitario e, quindi, si attribuisce significato atecnico alle norme che parlano di proprieta o di proprietario dellazienda e di usufrutto della stessa. Questa contrapposizione viene drasticamente ridimensionato. Ed invero, la possibilita di concepire lazienda come un nuovo bene sotto ogni profilo e a tutti gli effetti trova significato e decisivo ostacolo nei dati normativi. Da questi emerge con chiarezza che lunificazione giuridica dei beni aziendali e solo relativa e funzionale, dato che per il trasferimento del complesso aziendale dovranno essere necessariamente osservate le forme stabilite dalla legge per il trasferimento dei singoli beni che compongono lazienda (art.2556). La concezione atomistica si lascia percio preferire come scelta base. Comunque e vero che lazienda e definita come universalita di beni dallart.670 c.p.c. che prevede il sequestro giudiziario di aziende e altre universalita di beni. E altrettanto vero pero che il considerare lazienda ununiversalita di beni non offre argomenti per concepire la stessa un bene nuovo e unitario. Comunque norme specifiche sono dettate solo per le universalita di beni mobili che non possono essere applicate in modo diretto e integrale allazienda, percio si puo dire che il omune profilo unitario legittima il riferimento alle norme
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suddette per la soluzione di problemi pratici lasciati insoluti dalla disciplina dellazienda. Cosi, puo ammettersi, al pari delle universalita di mobili: a) linsieme dei beni mobili aziendali di proprieta dellimprenditore sia sottratto allapplicazione della regola secondo cui il possesso in buona fede vale titolo, valida per i singoli beni mobili, mentre il problema non si pone neppure per gli immobili aziendali e i beni mobili registrati. b) Il complesso mobiliare aziendale possa essere acquistato per uso capione solo in virtu del possesso continuato per ventanni (art.1160), in luogo del termine decennale previsto per i singoli beni mobili( art.1161). c) Il titolare dellazienda possa avvalersi dellazione di manutenzione anche per tutelare il possesso dellinsieme dei beni mobili aziendali. Cambiando ulteriormente discorso si puo dire sulla CIRCOLAZIONE DELLAZIENDA E LOGGETTO E LA FORMA DEI CONTRATTI TRASLATIVI, che puo formare oggetto di disposizione di diversa natura. Puo essere venduta, conferita in societa, donata e sulla stessa possono essere altresi costituiti diritti reali o personali di godimento a favore di terzi. Limprenditore puo ovviamente compiere anche atti di disposizione che riguardano uno o piu beni aziendali. E principio consolidato che la qualificazione di una data vicenda circolatoria come trasferimento di azienda o come trasferimento i singoli beni aziendali deve essere operata secondo criteri oggettivi: guardando cioe al risultato perseguito e realizzato e non al nomen dato dal contratto dalle parti o alla loro intenzione soggettiva. E cio perche il trasferimento di azienda produce effetti che incidono anche sulla posizione dei terzi; se cio e pacifico e altrettanto pacifico che per aversi trasferimento di azienda, non e necessario che latto di disposizione comprenda lintero complesso aziendale, tutti i beni attualmente utilizzati dal trasferente nella propria azienda. E nellambito della disciplina del trasferimento si resta anche quando limprenditore trasferisca un ramo particolare della sua azienda, purche dotato di organicita operativa. Necessario, ma al tempo stesso sufficiente, e che sia trasferito un insieme di beni di per se potenzialmente idoneo ad essere utilizzato per lesercizio di una determinata attivita di impresa e cio quandanche il nuovo titolare debba integrare il complesso con ulteriori fattori produttivi per farlo funzionare (es. Altre materie prime). E percio necessario che i beni esclusi dal trasferimento non alterino lunita economica e funzionale di quella data azienda. Daltro canto, accertato con criteri oggettivi che si e in presenza di un trasferimento di azienda, latto di disposizione comprendera tutti i beni presenti in quel dato momento nellazienda, anche se non specificatamente menzionati nel contratto. Il collegamento funzionale esistente fra i beni aziendali legittima tale interpretazione della volonta sinteticamente espressa dalle parti.
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Naturalmente, i vari beni aziendali passeranno allacquirente nella medesima situazione giuridica (proprieta, diritto reale o personale di godimento) in cui si trovavano presso il trasferente, se nulla e espressamente pattutito al riguardo. Le forme da osservare nel trasferimento dellazienda sono fissate dallart. 2556 nel testo modificato nella legge 310/1993. E al riguardo da operare una netta distinzione fra forma necessaria per la VALIDITA DEL TRASFERIMENTO e FORMA RICHIESTA AI FINI PROBATORI e per la OPPONIBILITA AI TERZI. In merito alla VALIDITA e data una stessa disciplina per ogni tipo di azienda; i contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprieta o la concessione in godimento dellazienda sono validi solo se stipulati con losservanza delle forme stabilite dalla legge per il trasferimento dei singoli beni che compongono lazienda o per la particolare natura del contratto. Manca quindi unautonoma e unitaria legge di circolazione dellazienda e il trasferimento di ciascun bene aziendale segue il regime dettato in via generale. Cosi, per trasferimento in proprieta allacquirente degli immobili aziendali di proprieta dellalienant sara necessaria la forma scritta a pena di nullita e dovranno essere altresi rispettate le regole di forma previste per il particolare negozio traslativo posto in essere. Invece per quanto riguarda la forma richiesta a fine della prova, solo per le imprese soggette a registrazione secondo il sistema originario del codice civile e poi previsto che ogni atto di disposizione dellazienda deve essere provato per iscritto. La scrittura e chiaramente richiesta solo ad probationem e la sua mancanza comportera come unico effetto che, in una eventuale controversia giudiziaria, le parti non potranno avvalersi della prova per testimoni per dimostrare lesistenza del contratto. E sempre per le imprese soggette a registrazione, il secondo comma dellart.2556 stabilisce che i relativi contratti sono soggetti ad iscrizione nel registro delle imprese. E nel nuovo testo del 310/1993, la norma prescrive che il contratto di trasferimento deve essere sempre redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata e deve essere depositato a cura del notaio per liscrizione nel termine di trenta giorni. La disposizione persegue anche finalita di ordine pubblico e cio spiega perche, forzando la lettera della norma, si tende a riconoscere che lobbligo di registrazione sussiste anche quando sia lalienante sia lacquirente siano imprenditori tenuti solo alliscrizione nelle sezioni speciali del registro delle imprese. Resta tuttavia fermo che solo liscrizione nella sezione ordinaria del registro, se dovuta, produce la funzione dichiarativa (opponibilita del trasferimento) nei confronti dei terzi a suo tempo esposta. Altro argomento e inoltre il DIVIETO DI CONCORRENZA infatti oltre gli effetti dedotti in contratto, lalienazione dellazienda produce ex lege effetti ulteriori, dispositivi od inderogabili, che riguardano il divieto di concorrenza dellalienante, i contratti, i crediti e i debiti aziendali (art.2557 a 2560). Chi aliena unazienda commerciale deve astenersi, per un periodo massimo di cinque anno
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dal trasferimento, dalliniziare una nuova azienda per loggetto, lubicazione o altre circostanze che possa sviare la clientela dallazienda ceduta (art.2557). Se lazienda e agricola, il divieto opera solo per le attivita ad essa connesse e sempre che rispetto a tali attivta sia possibile sviamento della clientela. La norma contempla due opposte esigenze: quella dellacquirente dellazienda di trattenere la clientela dellimpresa e quindi di godere dellavviamento (soggettivo), del quale di regola si e tenuto conto nel prezzo dacquisto e quella dellalienante a non vedere compressa la propria liberta di iniziativa economica oltre un determinato arco di tempo sufficiente per consentire allacquirente di consolidare la propria clientela. Il divieto di concorrenza e derogabile e ha carattere relativo sussiste nei liimiti in cui la nuova attivita di impresa dellalienante sia potenzialmente idonea a sottrarre clientela allazienda ceduta. Le parti possono anche ampliare la portata dellobbligo di astensione, pureche non sia impedita ogni attivita professionale allalienante. E in ogni caso vietato prolungare oltre i cinque anni la durata del divieto. Il divieto e da ritenersi applicabile anche quando la vendita e coattiva. Maggiore incertezza solleva invece lapplicazione del divieto di concorrenza in altre ipotesi non espressamente regolate: a) Divisione ereditaria con assegnazione dellazienda caduta in successione ad uno degli eredi. b) Scioglimento di una societa con assegnazione dellazienda sociale ad uno dei soci quale quota di liquidazione. c) Vendita dellintera partecipazione sociale o di una partecipazione sociale di controllo di una societa di persone o di capitali. Nei primi due casi non si puo affermare che vi e stato trasferimento di azienda da unerede allaltro o da un socio allaltro, sicche sembrerebbe da escludersi che gli altri eredi o gli altri soci siano tenuti a rispettare il divieto di concorrenza, nel terzo caso poi un negozio traslativo ce, ma ha per oggetto le quote o le azioni della societa e non dellazienda, che formalmente resta della societa, non ricorre quindi il presupposto per lapplicazione dellart.2557. E indubbio pero che in sede di divisione erdeitaria o nello stabile la quota di liquidazione spettante a ciascun socio si tiene di regola conto anche del valore di avviamento dovuto alla clientela. Non e percio senza fondamento applicare il divieto di concorrenza a favore dellerede o del socio che subentra nellazienda ed a carico degli altri eredei o degli altri soci. E indubbio altresi che la vendita dellintero pacchetto azionario o di una partecipazione di controllo permettono di raggiungere un risultato economico sostanzialmente coincidente con la vendita dellazienda, anche se formalmente non vi e stato alcun trasferimento dellazienda stessa. Comunque il divieto di concorrenza dovra ritenersi violato ogni qualvolta si sia avuto lo sviamento della clientela dellazienda ceduta, per fatto concorrenziale direttamente o indirettamente imputabile allalienante. Il che non e sempre facile da
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provare, e percio opportuno che latto di alienazione contenga specifiche e ben congegnate clausole al riguardo, rese possibili dalla consentita estensione pattizia del divieto di concorrenza. La SUCCESSIONE NEI CONTRATTI AZIENDALI e argomento ulteriore infatti la disciplina del trasferimento dellazienda si preoccupa del mantenimento dellunita economica della stessa. A tal fine e agevolato il sub ingresso dellacquirente nella trama dei rapporti contrattuali IN CORSO DI ESECUZIONE che lalienante ha stipulato con i fornitori, finanziatori, lavoratori e clienti, per assicurarsi i fattori produttivi necessari allorganizzazione dellimpresa e allo svolgimento dei cicli rpoduttivi, nonche per dare sbocco ai suoi prodotti. Il legislatore muove dalla sua premessa che lacquirente

CAPITOLO 5: LAZIENDA
Definizione di azienda. Lart. 2555 definisce lazienda come il complesso dei beni organizzati dallimprenditore per lesercizio dellimpresa. Da ci emerge che lazienda un complesso di singoli elementi che hanno unitaria destinazione verso uno specifico fine produttivo. Essa pu essere vista come il mezzo di cui limprenditore si avvale per lo svolgimento della propria attivit (rapporto mezzo/fine tra azienda e attivit dimpresa). Lazienda assume inoltre forte rilievo sul piano economico, acquistando solitamente valore maggiore rispetto alla somma dei valori dei singoli beni (avviamento). Si distingue tra avviamento oggettivo, quello ricollegabile a fattori suscettibili di permanere anche se muta il titolare dellazienda, e avviamento soggettivo, quello dovuto allabilit operativa dellimprenditore sul mercato ed in particolare alla sua abilit nel formare, conservare e accrescere la propria clientela. Elementi costitutivi dellazienda. Al fine di qualificare un dato bene come bene aziendale rilevante solo la destinazione dellimprenditore allesercizio allattivit dimpresa. Irrilevante il titolo giuridico (propriet, usufrutto, altro) che legittima limprenditore ad utilizzare un dato bene. Riguardo a cosa ricomprendere nella parola beni, lopinione pi diffusa considera elementi costitutivi dellazienda solo le cose in senso proprio di cui limprenditore si avvale, escludendo dunque servizi, crediti, debiti, rapporti di lavoro e rapporti contrattuali. Tra concezione atomistica e concezione unitaria. Le teorie unitarie considerano lazienda come un unico bene immateriale, sul quale il titolare potrebbe avere un diritto di propriet unitario. Le teorie atomistiche concepiscono invece lazienda come una semplice pluralit di beni tra loro funzionalmente collegati e sul quale limprenditore pu vantare diritti diversi (propriet, diritti reali limitai, diritti personali di godimento). Mancando una legge di circolazione propria dellazienda lipotesi unitaria va rifiutata, tuttavia bisogna sempre tenere conto, nelle controversie, della salvaguardia dellunit funzionale dellazienda. Anche per quanti vogliono considerare lazienda ununiversalit di beni mobili (che secondo lart. 816 sono la pluralit di cose che appartengono alla stessa persona e hanno una destinazione unitaria), la disciplina dettata per tali universalit non applicabile
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allazienda, se non per risolvere problemi pratici lasciati insoluti dalla disciplina dellazienda. Infatti, lazienda di regola costituita da beni eterogenei e pu comprendere anche beni (mobili ma anche immobili) che non sono di propriet dellimprenditore. Trasferimento dellazienda. Per stabilire se un determinato atto di disposizione dellimprenditore vada qualificato come trasferimento di azienda o come trasferimento di singoli beni aziendali, non si guarda al nomen dato al contratto, ma al risultato realmente perseguito e realizzato. Con il trasferimento di azienda, saranno considerati trasferiti tutti quei beni che hanno come funzione lo svolgimento dellattivit dimpresa: necessaria la specificazione dei beni che limprenditore non vuole includere nel trasferimento. Si noti che il trasferimento di azienda pu riguardare anche un solo ramo dazienda, purch dotato di organicit operativa. Non neanche necessario che lazienda sia in funzione al momento della vendita, ma solo che linsieme dei beni trasferiti sia di per s potenzialmente idoneo ad essere utilizzato per lesercizio di una determinata attivit dimpresa. La forma necessaria per la validit del trasferimento deve essere la stessa forma stabilita dalla legge per il trasferimento dei singoli beni che compongono lazienda o per la particolare natura del contratto. Non esiste quindi unautonoma ed unitaria legge di circolazione dellazienda. Di conseguenza, ad esempio, il trasferimento di immobili comporter la forma scritta pena la nullit. La forma richiesta ai fini di opponibilit ai terzi invece quella scritta, per quanto riguarda le imprese soggette a registrazione, includendo tra queste tutte le imprese, poich tutte le imprese vengono registrate, seppure con diversi tipi di pubblicit. Sempre per le imprese soggette a registrazione, lart. 2256 stabilisce anche che i relativi contratti, redatti per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, sono soggetti a iscrizione nel registro delle imprese. EFFETTI DELLA VENDITA DELLAZIENDA: Divieto di concorrenza dellalienante. Lart. 2257 afferma che chi aliena unazienda commerciale deve astenersi, per un periodo massimo di cinque anni dal trasferimento, dalliniziare una nuova impresa che possa comunque, per loggetto, lubicazione o altre circostanze, sviare la clientela dallazienda ceduta. Si vuole in questo modo contemperare lesigenza dellacquirente di godere dellavviamento soggettivo (che egli stesso ha pagato!), e quella dellalienante a non vedere compressa la propria libert di iniziativa economica per troppo tempo. Si noti che resta possibile stabilire un termine minore di cinque anni, ma mai maggiore, e che il divieto da ritenersi applicabile anche in caso di vendita coattiva (il divieto rimane al fallito). Spesso si tenta inoltre di eludere il divieto attraverso inizio di impresa attraverso un prestanome, costituendo una societ di comodo o entrando in unaltra impresa concorrente come dirigente. Si ritiene che il divieto debba considerarsi violato ogni volta si sia avuto sviamento di clientela dallazienda ceduta, per fatto concorrenziale direttamente o indirettamente dovuto allalienante. E comunque difficile provare lelusione, e sono necessarie adeguate clausole per evitare tutto ci.

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La successione nei contratti aziendali. La disciplina dettata riguardo alla successione nei contratti aziendali deroga alla disciplina della cessione di contratti normali di diritto comune. Lart. 2258 stabilisce che se non pattuito diversamente, lacquirente dellazienda subentra nei contratti stipulati per lesercizio dellazienda stessa che non abbiano carattere personale, e dunque automaticamente, senza bisogno di alcuna manifestazione di volont. Al terzo contraente riconosciuto il diritto di recedere dal contratto entro tre mesi dalla notizia del trasferimento, se sussiste una giusta causa, salvo in questo caso la responsabilit dellalienante. Da notare in questo caso che la deroga ai principi di diritto comune ancora pi marcata: non necessario il consenso del contraente ceduto, che pu soltanto chiedere il risarcimento danni allalienante dando la prova (non facile!) che questi non ha osservato la normale cautela nella scelta dellacquirente dellazienda. Inoltre il recesso non determina il ritorno del contratto in testa allalienante ma la definitiva estinzione dello stesso. E evidente dunque il favor legislativo per il mantenimento dellunit funzionale dellazienda. Riguardo al carattere personale dei contratti, lopinione prevalente ritiene che contratti personali siano quei contratti nei quali lidentit e le qualit dellimprenditore alienante sono state in concreto determinanti del consenso del terzo contraente (e non viceversa). Per il trasferimento di tali contratti si ritorna alla disciplina di diritto comune di cessione del contratto. Anche al fine di provare la giusta causa, il terzo deve dimostrare che lidentit dellimprenditore era essenziale ai fini del contratto. I crediti e i debiti aziendali. A) Riguardo ai crediti, la legge non dice, come invece fa con i contratti, se crediti e debiti si trasferiscono direttamente con lazienda o meno. Lopinione seguita che il trasferimento non automatico, in mancanza di espressa previsione. Inoltre, come recita lart. 2259, dal momento delliscrizione del trasferimento dellazienda nel registro delle imprese, la cessione dei crediti relativi allazienda ceduta ha effetto nei confronti dei terzi, anche in mancanza di notifica al debitore o di sua accettazione. Tuttavia, il debitore ceduto liberato se paga in buona fede allalienante (lalienante deve naturalmente impegnarsi a pagare a sua volta il debito allacquirente). Nel caso di imprese non soggette a registrazione, vige invece la disciplina generale della cessione dei crediti. B) Riguardo ai debiti, lart. 2560, al fine di tutelare i terzi creditori e lesigenza di certezza, afferma che lalienante non liberato dai debiti anteriori al trasferimento, se non ha il consenso dei creditori. Per quanto riguarda le sole imprese commerciali, previsto invece che nel trasferimento di unazienda commerciale risponde dei debiti suddetti anche lacquirente dellazienda, se essi risultano dai libri contabili obbligatori. Usufrutto e affitto dellazienda. Lazienda pu essere costituita in usufrutto o concessa in affitto. La costituzione in usufrutto comporta il riconoscimento di poteri-doveri in testa allusufruttuario, per tutelare sia la libert dellusufruttuario, sia linteresse del concedente.
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A tal fine, lart. 2561 dispone che lusufruttuario deve esercitare lazienda sotto la ditta che la contraddistingue, conducendo lazienda senza modificarne la destinazione ed in modo da conservarne lefficienza dellorganizzazione e degli impianti e le normali dotazioni di scorte. La violazione di tali obblighi o la cessazione arbitraria dalla gestione dellazienda determinano la cessazione dellusufrutto per abuso dellusufruttuario. Lusufruttuario ha inoltre il potere-dovere non solo di godere dei beni aziendali, ma anche di disporne nei limiti delle esigenze della gestione. Lusufruttuario potr comprare nuovi beni, che diventeranno di propriet del nudo proprietario e sui quali lusufruttuario avr diritto di godimento e potere di disposizione. Laffitto di azienda ha come oggetto del contratto un complesso di beni organizzati ed decisamente diverso dalla locazione di un immobile destinato allesercizio di attivit dimpresa, che ha per oggetto il locale in quanto tale. Nella pratica non facile distinguerli. Sia allaffitto, sia allusufrutto si applicano le norme riguardo il divieto di concorrenza e la successione nei contratti aziendali, al solo usufrutto la disciplina dei crediti aziendali, a nessuno dei due le norme riguardanti i debiti aziendali anteriori, dei quali risponderanno unicamente il nudo proprietario o il locatore.

CAPITOLO 6: I SEGNI DISTINTIVI


Funzione dei segni distintivi. La funzione dei segni distintivi, ovvero ditta, insegna e marchio, quella di favorire la formazione ed il mantenimento della clientela. Essi consentono infatti ad un dato imprenditore di individuarlo sul mercato e di distinguerlo dagli altri imprenditori concorrenti. Tutti i segni distintivi dovranno comunque rispettare i principi di: a) novit; b) originalit; c)verit. A. LA DITTA. La ditta il nome commerciale dellimprenditore, che lo individua come soggetto di diritto nel campo dellimprenditoria. Due limiti specifici nella scelta della ditta sono: a) Verit. Si distingue se la ditta originaria (ovvero formata dallimprenditore che la utilizza), o derivata (ovvero formata da un dato imprenditore e successivamente trasferita ad un altro imprenditore insieme allazienda). Secondo lart. 2563, la ditta originaria deve contenere almeno il cognome o la sigla dellimprenditore (con eventuali e possibili aggiunte, non necessarie in caso di mutamenti nel nome civile dellimprenditore matrimonio, divorzio, adozione). Per quanto riguarda la ditta derivata, lart. 2563 non impongono a chi utilizza una ditta derivata di integrarla con il proprio cognome o la propria sigla. Il principio di verit si riduce a pura verit storica. b) Novit. Lart. 2564 impone che la ditta non deve essere uguale o simile a quella usata da altro imprenditore e tale da creare confusione per loggetto dellimpresa o per il luogo in cui questa esercitata (diritto alluso esclusivo della ditta). Chi adotta ditta uguale a simile ad altra gi esistente, pu essere obbligato a modificarla o integrarla. Per le imprese commerciali, tale obbligo spetta a chi ha iscritto la propria ditta nel registro delle imprese in epoca posteriore. Il diritto alluso esclusivo non
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comunque assoluto, ma relativo: sussiste solo se i due imprenditori sono in rapporto concorrenziale tra loro. Trasferimento della ditta. Secondo lart. 2565, la ditta trasferibile, ma solo insieme allazienda. Se il trasferimento avviene per atto tra vivi, necessario il consenso espresso dellalienante. Regola opposta vale se lazienda acquistata per successione a causa di morte: la ditta si trasmette al successore, salvo diversa disposizione testamentaria. E importante notare che se la persistenza del legame segno distintivo-complesso produttivo tende a tutelare i consumatori, tutela invece molto meno quanti allimprenditore stesso concedono credito. La giurisprudenza ritiene comunque che chi ha trasferito lazienda responsabile in solido con lacquirente per i debiti da questo contratti spendendo la ditta derivata, qualora il terzo contraente abbia potuto ragionevolmente ritenere di trattare col cedente. Ditta e nome civile. Nome civile e ditta non vanno confusi. Il nome civile, attribuito per legge, a struttura fissa (prenome + cognome), unico e non liberamente modificabile. Principi opposti regolano la ditta. Inoltre omonimia consentita tra nomi civili, ma non tra ditte. Questa distinzione utile per comprendere lart. 2567, la cui interpretazione chiarisce che le societ devono avere una ragione sociale o una denominazione sociale (nome delle societ), che non possono essere uguali o simili ad altri nomi di societ (come per la ditta) e non possono essere trasferiti (come per il nome civile). Tuttavia le societ possono anche avere una ditta originaria, formata rispettando le norme sulla ditta (e come prima doveva includere sigla o cognome dellimprenditore, adesso deve includere ragione sociale o denominazione sociale), e pi ditte derivate, che rimangono distinte dal nome e potranno essere trasferite. B. LINSEGNA. Linsegna contraddistingue i locali dellimpresa. La sua disciplina si esaurisce nellart. 2568, che rimanda allart. 2564: linsegna non potr cio essere uguale o simile ad altra gi utilizzata da altro imprenditore concorrente, con conseguente obbligo di differenziazione per non creare confusione. Si pu comunque affermare che linsegna deve rispettare i principi generali di liceit, veridicit (non deve trarre in inganno riguardo attivit o prodotti), originalit. Il trasferimento dellinsegna si ritiene consentito, cos come la licenza non esclusiva ed il conseguente co-uso della stessa insegna da parte di imprenditori collegati (ad esempio nel franchising). C. IL MARCHIO. Funzione del marchio. Il marchio il segno distintivo dei prodotti o dei servizi dellimpresa. Esso costituisce il principale collegamento tra produttori e consumatori e svolge perci un ruolo centrale nella formazione e nel mantenimento della clientela. La sua principale funzione la differenziazione del prodotto da quelli concorrenti. Inoltre il marchio indicatore di provenienza da una fonte unitaria di produzione, anche se dopo la riforma del 1992 possibile anche la licenza non esclusiva del marchio. Terza funzione del marchio pu essere considerata quella di attrarre i consumatori. Da notare che non pu invece essere considerata una funzione del marchio quella di garanzia della qualit dei prodotti: nessuna norma pu infatti vietare al produttore variazioni qualitative della propria produzione.

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Nellordinamento nazionale il marchio disciplinato dal codice Civile (artt. 2569-2574) e dalla legge marchi modificata nel 1992 dopo lemanazione della Direttiva CEE del 1988. Il marchio internazionale disciplinato da due convenzioni internazionali. Tipi di marchi. A seconda di ci su cui si pone lattenzione, possibile distinguere: - Marchio di fabbrica e marchio di commercio: su uno stesso prodotto possono infatti coesistere sia il primo, apposto dal fabbricante, sia il secondo, apposto dal rivenditore, che non pu comunque sopprimere il marchio del produttore. Da notare che il marchio pu essere utilizzato anche da imprese che producono servizi; - Marchio generale e marchio speciale: il primo si riferisce ad un unico marchio per tutti i propri prodotti, il secondo a pi marchi per pi prodotti, con lintento di differenziare i prodotti della propria impresa. E possibile anche luso di un marchio generale e pi speciali (es. Fiat-Uno); - Marchio denominativo, composto solo da parole, e marchio figurativo,composto esclusivamente da figure, lettere, cifre, disegni. E possibile anche il marchio costituito da suoni. Spesso si sceglie un marchio misto, combinazione di parole e altri simboli; - Marchio di forma, se costituito dalla forma del prodotto o dalla confezione dello stesso; - Marchio collettivo, quando titolare del marchio un soggetto o un ente che svolge la funzione di garantire lorigine, la natura o la qualit di determinati prodotti o servizi, che lo concede in uso a produttori o commercianti consociati (es. Pura lana vergine o Prosciutto di Parma). Questi a loro volta devono rispettare determinate regole fissate dallente. Requisiti di validit. Per tutelare e registrare il marchio, bisogna rispettare alcuni requisiti: Liceit. Il marchio non deve andare contro la legge, il buon costume, lordine pubblico, non deve contenere segni protetti da convenzioni internazionali, lesivi di diritto dautore o di propriet industriale. Riguardo alla tutela dellaltrui diritto al nome: se si tratta di persona nota, necessario il suo consenso per utilizzare il suo nome o lo pseudonimo (es. videogiochi Fifa senza il nome di Ronaldo), se invece si tratta di persona non nota, in generale non c bisogno del consenso ma luso non deve comunque ledere la fama, il credito o il decoro dellavente diritto al nome. Verit (o non ingannevolezza del marchio). Nel marchio non possono essere inseriti segni idonei ad ingannare il pubblico, in particolare sulla provenienza geografica, sulla natura o sulla qualit dei prodotti o servizi (es. marchio New England per magliette fabbricate in Italia). Originalit. Il marchio deve cio essere composto in modo da consentire lindividuazione sul mercato dei prodotti contrassegnati. Secondo il legislatore, non bastano n le denominazioni generiche del prodotto o del servizio o la loro figura generica (es. calzature), n le indicazioni descrittive dei caratteri essenziali, delle prestazioni e della provenienza geografica del prodotto (es. brillo per prodotti luccicanti), n i segni divenuti di uso comune nel linguaggio corrente (es. super, extra). Si vuole cos impedire lacquisto di posizioni di monopolio su simboli che nel lessico comune individuano genericamente quel dato prodotto. Tale regole non valgono per marchi di fantasia, che non abbiano relazione con il prodotto
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contraddistinto(es.aeroplano per un marchio di calzature), e per parole straniere generiche non note al consumatore medio italiano (es. Cynar). E possibile usare combinazioni di parole generiche (es. Amplifon), tuttavia in questo caso il marchio detto marchio debole poich bastano poche modifiche per imitarlo(es. Udifon). Marchi forti sono invece quelli dotati di forte capacit distintiva e quindi in genere i marchi di pura fantasia. Ai fini delloriginalit, importante parlare del secondary meaning. E il caso di marchi registrati ma privi di capacit distintiva (come parole generiche, tipo Bambolina), che possono diventare marchi forti, e quindi validi, a seguito delluso che ne stato fatto e della notoriet che ha acquistato presso il pubblico, in genere grazie ad unaccorta pubblicit. Novit. La novit riguarda luguaglianza o la somiglianza con altri marchi. Si distingue tra marchi ordinari e marchi celebri. Per i primi la regola che non sono nuovi i segni che possono determinare un rischio di confusione per il pubblico, poich identici o simili ad un segno gi noto come marchio, ditta o insegna di altro imprenditore concorrente, o comunque gi registrato da altri come marchio per prodotti identici o affini. Il rapporto di affinit non invece necessario se il marchio celebre. Nullit e convalida. Il difetto dei requisiti di validit esposti comporta la nullit del marchio, che pu riguardare anche solo parte dei prodotti o servizi per i quali il marchio stato registrato. Due eccezioni sono previste: a) la nullit del marchio per difetto di novit non pu pi essere dichiarata quando chi lo ha richiesto non era in mala fede ed il titolare del marchio anteriore ne abbia tollerato luso per cinque anni ( questa la convalida del marchio); b) la nullit del marchio per difetto di originalit non pu pi essere dichiarata quando il marchio ha acquisito capacit distintiva grazie al secondary meaning. Il marchio registrato. La registrazione del marchio presso lUfficio italiano brevetti e marchi, attribuisce al titolare del marchio il diritto alluso esclusivo dello stesso su tutto il territorio nazionale. Il diritto di esclusiva copre prodotti identici ma anche affini (destinati cio alla stessa clientela, es. frigoriferi e lavatrici, o al soddisfacimento di bisogni identici o complementari, es. prodotti caseari e alimentari). Per marchi celebri, come detto, la tutela copre anche prodotti non affini (es. Coca-Cola non pu essere utilizzato da altri per il vestiario). Il diritto di esclusiva decorre in maniera retroattiva dalla data di presentazione della domanda allUfficio B.M. (e non dalla registrazione!), sempre che sia poi arrivata la successiva conferma. Dopo il deposito del marchio, lUfficio B.M. verifica solo i requisiti di non ingannevolezza e liceit, mentre riguardo alloriginalit e alla novit possono sorgere problemi e controlli solo in caso di controversie. La registrazione del marchio dura 10 anni, ma rinnovabile un numero infinito di volte (tutela pressoch perpetua), salvo che non sia dichiarata nullit o decadenza del marchio. Decadenza. Un marchio decade per: a) volgarizzazione (marchio diventato denominazione generica, es. Aspirina), b) sopravvenuta ingannevolezza dello stesso, c) mancata utilizzazione entro cinque anni dalla registrazione, o se lutilizzazione stata sospesa per uguale periodo, salvo che linerzia del titolare non sia dovuta a motivo legittimo.
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Il marchio registrato tutelabile civilmente e penalmente: il titolare del marchio leso nel diritto di esclusiva, pu promuovere azione di contraffazione, per ottenere linibitoria della continuazione di atti lesivi, e la rimozione degli effetti degli stessi. Possono essere utilizzati marchi protettivi (non soggetti a decadenza) per precostituire la prova della confondibilit. Il marchio di fatto. La tutela del marchio di fatto decisamente minore di quella del marchio registrato, e pi o meno ampia a seconda della diffusione locale o nazionale. Infatti, lart. 2571 dispone che chi ha fatto uso di un marchio non registrato ha la facolt di continuare ad usarne, nonostante la registrazione da altri ottenuta, [ma] nei limiti in cui anteriormente se ne avvalso. Se c notoriet nazionale,il titolare di marchio non registrato potr impedire luso o la registrazione di marchio confondibile per difetto di novit riguardo prodotti uguali,ma non affini. Se c notoriet locale, altri potranno utilizzare e registrare lo stesso marchio in altre regioni. In tal caso il titolare di marchio di fatto non potr diffondere i prodotti contrassegnati fuori dallambito territoriale. Trasferimento del marchio. Il marchio pu essere trasferito a titolo sia temporaneo sia definitivo, e dal 1992 pu essere trasferito o concesso in licenza anche senza trasferimento dellazienda. E ora possibile anche la licenza di marchio non esclusiva, utilizzata per il franchising e il merchandising. Dal trasferimento o concessione del marchio non deve comunque derivare inganno nei caratteri essenziali dei prodotti e il licenziatario deve utilizzare il marchio per prodotti con uguali caratteristiche a quelle dei prodotti del concedente. In caso di violazione, si esposti alla decadenza. CAPITOLO 7: OPERE DELLINGEGNO. INVENZIONI INDUSTRIALI
1.le creazioni intellettuali.

Le creazioni intellettuali. Le creazioni intellettuali regolate dal nostro ordinamento sono costituite da: Opere dellingegno: opere creative,creazioni intellettuali nel campo culturale la poesia, il romanzo, una canzone, e danno origine al diritto dautore regolato dagli articoli 2575-2583 codice civile e dalla legge n.633 del 1941. Invenzioni industriali: idee creative nel campo della tecnica, di supporto all industria danno origine a: a) brevetto per invenzioni industriali; regolato dagli articoli 25842591 codice civile e dal regio decreto n.1127 del 1939 pi volte modificato. b) brevetto per modelli di utilit o brevetto per modelli e disegni ornamentali , regolati dagli articoli 2592-2594 codce civile e dal regio devreto n. 1411 del 1940, anch esso pi volte modificato. Il diritto delle imprese disciplina le creazioni intellettuali poich la grande industria , nel contempo, titolare e utilizzatrice della massima parte dei brevetti industriali.
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Principi ispiratori. Le norme cercano di contemperare le due opposte esigenze di tutelare il diritto esclusivo di sfruttamento dellopera o dellinvenzione dellautore o inventore ( attraverso il diritto di esclusiva) e di far s che i progressi conseguiti diventino di pubblica conoscenza ( attraverso limiti a tale diritto). Per questo, mentre il diritto dautore si acquista con la creazione dellopera, il diritto di esclusiva sorge solo in seguito a brevettazione, che da un lato permette la tutela dellinvenzione, ma dallaltro la rende di pubblico dominio. Il diritto di esclusiva inoltre limitato nel tempo: dura fino a 70 anni dopo la morte dellautore per le opere dellingegno, 20, 15 e 10 anni dalla domanda di brevetto per invenzioni industriali, modelli ornamentali e modelli di utilit. A. IL DIRITTO DAUTORE 2.Oggetto e contenuto. Formano oggetto del diritto dautore tutte le opere dellingegno scientifiche, letterarie, musicali, figurative, architettoniche, teatrali e cinematografiche, qualunque ne sia il modo e la forma di espressione originali dell intelletto. Requisiti e acquisto del diritto. Affinch possa essere attribuito il diritto dautore, necessario solo che lopera abbia carattere creativo (presenti cio un minimo di originalit oggettiva rispetto a altre opere dello stesso genere). Lacquisto del diritto avviene semplicemente con la creazione dellopera, e non necessario che lopera sia stata divulgata fra il pubblico, ma basta lestrinsecazione (ad esempio uno scrittore tutelato dal momento in cui fissa le idee su carta). prevista la registrazione dellopera nel registro pubblico generale delle opere protette e per le opere cinematografiche nello speciale registro tenuto a cura della SIAE (SOCIETA ITALIANA AUTORI ED EDITORI). Il diritto dautore gode di una tutela sia morale che patrimoniale. Si distingue infatti in 2 diritto assoluti: Diritto morale. Diritto morale il diritto di rivendicare la paternit dellopera, (che ovviamente non si pu trasferire) decidere se pubblicarla o meno, col proprio nome o in anonimo, di opporsi a modificazioni che possano danneggiare onore e reputazione. Lautore pu anche ritirare lopera dal commercio se ricorrono gravi ragioni morali. I diritti morali sono irrinunciabili, inalienabili (non si perdono neanche con la cessione di diritti patrimoniali, cio nno si perdono con la morte dell autore) e possono essere esercitati anche dai congiunti dopo la morte dellautore.
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Diritto patrimoniale.. Diritto patrimoniale il diritto di utilizzazione esclusiva dellopera in ogni forma e modo, originale o derivato per ottenre dei vantaggi economici. il classico caso dei cantanti che vendono e diffondono la loro musica per un fine economico , che quello di avere dei proventi. Diversamente dal dirtt mora , il dirtt d autore ha durate limitata: si estingue 70 anni dopo la morte dellautore. Regole specifiche in caso di opere in collaborazione. Attribuzione specifica dei diritti: Opera collettiva: opera costituita da pi contributi autonomi e separabili, organizzati in forma unitaria da un direttore o coordinatore (es. giornali). Autore della stessa considerato il direttore, i diritti patrimoniali spettano alleditore, i singoli hanno per diritto dautore sulla propria parte; Opera in collaborazione: opera composta da contributi omogenei ed oggettivamente non distinguibili e non divisibili (es. progetto redatto da pi architetti). Si instaura regime di comunione tra autori: ognuno pu tutelare autonomamente il diritto morale, mentre necessario laccordo di tutti per i diritti patrimoniali (sostituibile dallautorizzazione del tribunale in casi estremi); Opera composta: opera costituita da contributi eterogenei e distinti, ma che danno vita ad unopera funzionalmente unitaria e indivisibile (es. opere liriche). Anchesse cadono in regime di comunione, ma sono individuati i singoli autori sia per i diritti morali che per quelli patrimoniali. 3.Trasferimento del diritto di utilizzazione economica. Secondo lart. 2581, il diritto di utilizzazione economica dellopera dellingegno liberamente trasferibile, sia unitariamente che nelle sue singole manifestazioni, sia fra vivi che a causa di morte. Il trasferimento per atto tra vivi pu essere sia a titolo definitivo che a titolo temporaneo e di solito avviene per contratto. i contratti previsti e pi utilizzati sono: a) Contratto di edizione: lautore concede in esclusiva ad un editore lesercizio del diritto di pubblicare per stampa lopera, per conto e a spese delleditore stesso. Leditore a sua volta si obbliga a mettere in commercio lopera e a corrispondere il compenso pattuito allautore. Le parti scelgono le modalit del compenso: compenso che costituto da una partecipazione percentuale al ricavato della vendita oppure fissato a forfait. La durata del contratto non pu eccedere i 20 anni salvo talune eccezioni.
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b) Contratto di rappresentazione ed esecuzione: lautore cede, di solito non in esclusiva, il solo diritto di rappresentazione in pubblico di opere destinate a tal fine(musicali,coreografiche, ecc.), o di eseguire in pubblico una composizione musicale. Laltra parte deve provvedere alle spese. Anche in questo caso c un accordo tra le parti per la divisione dei proventi. Difesa del diritto dautore: Il diritto dautore difeso da specifiche sanzioni civili, amministrative, penali a carico di chi viola il diritto dautore. E possibile chiedere laccertamento del proprio diritto, linibizione della violazione, ed eventualmente la rimozione e la distruzione di ci che materialmente ha leso il diritto, salvo risarcimento dei danni subiti. Tutela internazionale: Dato che le opere dellingegno godono di tutela esclusivamente nazionale ci sono una serie di convenzioni che tutelano il d.a. oltre i confini nazionali. lItalia ha aderito a due convenzioni europee: la conv. Di berna e la conv. Di ginevra. B. LE INVENZIONI INDUSTRIALI. 4.Oggetto e requisiti di validit. Le invenzioni industriali sono delle creazioni originali nel campo della tecnica:consistono nella soluzione originale di un problema tecnico, suscettibile di pratica applicazione nel settore della produzione di beni o servizi. aiutano quindi il processo industriale. Rispetto alle opere dellingegno, si differenziano per il diverso modo di acquisto del diritto di utilizzazione economica: la concessione del corrispondente brevetto da parte dellUfficio Brevetti e marchi. Possono formare oggetto di brevetto: - Invenzioni di prodotto, riguardanti un nuovo prodotto materiale (una macchina o un composto chimico) -Invenzioni di procedimento, riguardanti la produzione di un prodotto gi noto ma con un procedimento diverso. - Invenzioni derivate, che derivano da uninvenzione precedente e a loro volta si suddividono in: a) invenzioni di combinazione, combinazione di invenzioni precedenti per averne una nuova, b) invenzioni di perfezionamento, attraverso modificazioni di miglioramento di uninvenzione precedente; c) invenzioni traslative, nuova utilizzazione di prodotto gi conosciuto. Esclusioni dal brevetto: Per scelta legislativa, non sono per considerate invenzioni (e tutti cos ne possono fruire): -scoperte, teorie scientifiche e metodi matematici;
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-i programmi(software) di elaboratori tutelati dal d.a ; mentre lo l hardware. Non sono brevettabili neanche i metodi per il trattamento chirurgico o terapeutico del corpo umano o animale , come ad esempio la tac , n possono essere brevettate le razze animali modificate biologicamente, come ad esempio 1 nuova razza bovina. Requisiti di validit: - Liceit; - Novit: nuova linvenzione non compresa nello stato della tecnica, cio gi divulgata; - Implicazione di attivit inventiva(originalit): invenzione qualunque tipo di progresso tecnico, anche piccolo, purch non conseguibile da un esperto del ramo facendo riferimento alle sue ordinarie capacit e conoscenze (giudizio di non ovviet); - Industrialit: linvenzione considerata atta ad avere applicazione industriale se !pu essere fabbricata o utilizzata in qualsiasi genere di industria, compresa quella agricola. 5.linvenzione brevettata La tutela giuridica dell invenzione ha contenuto sia patrimoniale che morale. Linventore acquista il diritto ad essere riconosciuto autore dellinvenzione (diritto morale) per il solo fatto dellinvenzione. Egli ha inoltre il diritto, trasferibile, di conseguire il brevetto (diritto al brevetto), che ha funzione costitutiva ai fini dellacquisto del diritto patrimoniale allutilizzazione economica in esclusiva sul trovato (diritto sul brevetto). N.B. Non sempre lautore dellinvenzione coincide col soggetto legittimato a richiedere il brevetto e a sfruttarlo economicamente. Domanda di brevetto: La domanda per il brevetto va fatta allUfficio brevetti, corredata, a pena di nullit, da una adeguata descrizione dellinvenzione. Pu inoltre avere ad oggetto una sola invenzione e deve specificare cosa debba formare oggetto del brevetto (rivendicazione). Durata ed effetti: La durata del brevetto per invenzioni industriali 20 anni dalla data di deposito della domanda (e non dalla registrazione!). E esclusa ogni possibilit di rinnovo. Poi diviene di pubblico dominio. Il brevetto conferisce la facolt esclusiva di attuare linvenzione e di trarne profitto nel territorio dello Stato, sia per quanto riguarda la fabbricazione, sia per quanto riguarda il commercio e limportazione dei prodotti cui linvenzione si riferisce.

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Il relativo diritto di esclusiva si pu perdere prima della scadenza quando venga dichiarata la nullit del brevetto o sopravvenga una causa di decadenza dello stesso, quale la mancata attuazione entro 3 anni dal rilascio del brevetto: se linvenzione non utilizzata per 3 anni il brevetto decade. Trasferimento e licenza di brevetto: Il brevetto liberamente trasferibile sia fra vivi sia mortis causa, indipendentemente dal trasferimento dellazienda. Sul brevetto potranno essere conseguiti diritti reali di godimento o di garanzia. Il titolare del brevetto pu inoltre concedere licenza di uso dello stesso, con o senza esclusiva di fabbricazione a favore del licenziatario. Tutela: Linvenzione brevettata tutelata da sanzioni civili e penali. E possibile esercitare azione di contraffazione verso chi abusivamente sfrutta linvenzione, che pu causare linibitoria ed eventualmente il sequestro, la rimozione, la distruzione, salvo il risarcimento dei danni. Pu essere anche disposta la pubblicazione in uno o pi giornali. Brevettazione internazionale: Il rilascio del brevetto per invenzione attribuisce diritto di invenzione solo sul territorio nazionale. In ambito europeo, per la tutela in altri Stati: - Convenzione di Unione di Parigi (1883) riconosce a chi ha richiesto il brevetto in uno degli Stati diritto di priorit per ciascuno degli altri paesi, attraverso distinte domande da presentarsi. Linventore conseguir cos tanti brevetti nazionali, regolati dalle singole legislazioni; - Trattato di Washington (1970) semplifica la procedura di cui sopra; - Convenzione di Monaco di Baviera (1973) linventore pu conseguire il brevetto europeo attraverso unica domanda, unica procedura e lunico ufficio europeo di Monaco, ma regolato dalle singole legislazioni. E un fascio di brevetti nazionali. - Convenzione del Lussemburgo (1975) riconosce (anche se in Italia la direttiva CEE non ancora stata recepita) il brevetto comunitario, con carattere sovranazionale, unitario e autonomo. 6.Invenzione non brevettata. Chi non brevetta uninvenzione pu sfruttarla in segreto, ma rischia che qualcun altro lo preceda, attraverso la brevettazione, acquistando il diritto di esclusiva.

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Chi ha fatto uso dellinvenzione nella propria azienda, nei 12 mesi anteriori allaltrui domanda, pu continuare a sfruttare linvenzione stessa nei limiti del preuso. Pu anche trasferire tale facolt, ma solo insieme allazienda in cui linvenzione utilizzata. C. I MODELLI INDUSTRIALI I modelli industriali sono creazioni intellettuali applicate allindustria di minor rilievo rispetto alle invenzioni industriali. Essi si dividono in: a) Modelli di utilit: nuovi trovati destinati a conferire particolare funzionalit (efficacia o comodit di applicaz.) a determinati strumenti ed oggetti duso. Durata brevetto: 10 anni rispetto ai 20 delle invenzioni industriale. b) Modelli ornamentali: nuove idee destinate a migliorare lestetica (forme, linee o colori) dei prodotti industriali (es. industrial design). Il mondo di oggi tende a dare importanza a questi oggetti di design e quindi sono molto tutelati dalla normativa nazionale. Durata brevetto: in realt sono soggetti solo a registrazione che dura 5 anni, ma pu essere prorogata di 5 in 5, fino ad un massimo di 25 anni. CAPITOLO OTTAVO: LA DISCIPLINA DELLA CONCORRENZA
esame

molto chiesto all

La concorrenza perfetta si configura come il modello di mercato idealizzato daglli economisti. Per l esattezza modello ideale e perfetto in quanto la concorrenza spinge verso una generale riduzione sia dei costi di produzione che dei prezzi di vendita. Non esiterebbe quindi monopolio ed oligopolio. Ma tale modello anche definito utopico e teorico perch la dinamica del mercato conduce sempre alla creazione di mono ed oligo. Si cercato di disciplinare tale argomento con la legge anti trus del 90, conosciuta come legge anti monopolistica che potesse indurre le imprese ad attenersi a determinati comportamenti al fine di avvicinarsi quanto meno al modello utopico. A.LA LEGISLAZIONE ANTIMONOPOLISTICA 2.disciplina italiana e comunitaria. Disciplina comunitaria: la libert di iniziativa economica e la competizione tra imprese non possono tradursi in atti e comportamenti che pregiudicano la struttura concorrenziale del mercato. questi il principi cardine dalle legislazione antimonopolistica dell unione europea volta a preservare il regime concorrenziale del mercato comunitario e a reprimere le
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pratiche anti concorrenziali che pregiudicano il commercio tra stati membri. Disciplina italiana: la legislazione anti monopolistica italiana cosi come la disc comunitaria mira a preservare il regime concorrenziale del mercato nazionale e a reprimere i comportamenti anticoncorrenziali. La legge anti trus del 1990 ha istituito un apposito organo pubblico indipendente , noto come autorit garante della concorrenza e del mercato, che vigila sul rispetto della normativa antimonopolistica , adotta provvedimenti anti monopolistici ed eroga sanzioni. Quest autorit non vigila per sulle banche, di cui autorit garante la banca d italia, e non vigila sul settore delle assicurazioni , di cui autorit garante l ISVAP. Percui la competenze del autorit ristretta e si riduce in ambito locale, mentre a livello comunitario agisce la commissione delle comunit europee. 3.le singole fattispecie Sono tre i fenomeni rilevanti per la disciplina antim nazionale e com: 1.le intese restrittive della concorrenza: sono comportamenti concordati tra imprese anche attraverso organismo comuni(consorzi, associazioni di imprese) volti a limitare la propria libert di azione sul mercato. Ad esempio accordi con cui si fissano i prezzi oppure si contingenta la produzione. Non tutte le intese antic sono per vietate , sono vietate solo quelle che abbiano per oggetto o per effetto di impedire , restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza. Sono quindi lecite le cosiddette imprese minori che sono piccole e poche imprese che non incidono in modo rilevante sull assetto concorrenziale del mercato. Chiunque pu agire in giudizio e far accertare la nullit delle intese. lautorit garante che interviene con sanzioni. 2.labuso di posizione dominante: occorre precisare che vietato non il fatto in se dell acquisizione di una posizione dominante, ma lo sfruttamento abusivo di tale posizione nei confronti degli altri concorrenti. Nello specifico ad un impresa con pos dom fatto divieto di: -imporre prezzi o condizioni contrattuali gravosi -impedire e limitare la produzione, nonch impedire e limitare gli sbocchi e gli accessi al mercato( esempio rifiutarsi di vendere pezzi di ricambio ad imprese che non facciano parte della propria distribuzione)

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-applicare condizioni diverse per prestazioni oggettivamente equivalenti ( esempio prezzi diversi x lo stesso prodotto in diversi paesi comunitari) Chi viola questi divieti viene punito dall autorit competente che accerta linfrazione e ne ordina la cessazione. Abuso di dipendenza economica: lo stato in cui viene a trovarsi un impresa cliente o fornitrice rispetto ad una o pi imprese anche in posizione non dominante sul mercato, quando tale impresa non in grado di determinare nel rapporto o rapporti commerciali con altra impresa/ un eccessivo squilibrio di diritti ed obblighi. 3.Le concentrazioni: si verificano quando due o pi imprese si fondono dando vita ad un'unica impresa (concentrazione giuridica) quando 2 o pi imprese pur restando giuridicamente distinte diventano un'unica entit economica ( concentrazione economica) quando 2 o pi imprese indipendenti costituiscono un impresa societaria comune. Le concentrazioni riducono quindi il numero delle imprese indipendenti presenti nel mercato in uno specifico settore ed in questo modo ampliano la quota di mercato detenuta da una singola impresa. le conc non sono vietate ma lo diventano quando danno luogo ad alterazioni del regime concorrenziale del mercato. Pericolo che sussiste per solo nel caso si concentrazioni di maggior dimensione. Comunicazione preventiva: nel caso in cui le operazioni di concentrazione superano un det livello di fatturato, occorre comunicare preventivamente all autorit italiana o alla commissione europea, le quali analizzano il caso e dispongono eventualmente di sanzioni. Sanzioni: le sanzioni possono raggiungere anche il 10 per cento del fatturato delle imprese interessate se la concentrazione vietata viene ugualmente eseguita. B.LE LIMITAZIONI DELLA CONCORRENZA 4.Limitazioni pubblicistiche e monopoli legali.
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Ci sono casi in cui la liberta di concorrenza viene soppressa attraverso la costituzione per legge di monopoli pubblici in setori predeterminati dalla stessa costituzione(servizi pubblici essenziali). Oggi per tendono a ridursi, soprattutto quelli che tendono a procurare delle enrate allo stato. I cosiddetti monopoli fiscali. In ogni caso la legislazione tutela gli utenti contro i possibili abusi del monopolista. Infatti l art 2597 del codice civile pone un duplice obbligo a carico di chi opera in regime monopolistico: a- lbbligo di contrarre con chiunque richiede le prestazioni b- lobbligo di rispettare la parit di trattamento tra i diversi richiedenti. La parit di trattamento non implica per che le condizioni contrattuali debbano essere necessariamente le stesse per tutti gli utenti. 5.limitazioni convenzionali della concorrenza. Lart.2596 cod civ consente la stipulazione di accordi restrittivi della concorrenza. Disciplina generale: il patto che limita la concorrenza deve essere provato per iscritto valido solo se circoscritto ad un ambito territoriale e ad un determinato tipo di attivit con limite di durata di massimo 5 anni. Le clausole limitative della concorrenza devono ritenersi vietate quando ricadono nel divieto di intese anticoncorrenziali o di abuso di posizione dominante introdotto legge 287 del 1990. Costituiscono esempi classici di patti limitativi della concorrenza i cartelli ed i consorzi anticoncorrenziali ,contratti con i quali pi imprenditori possono prevedere impegni reciroci di vario tipo. Ad esempio pi fabbricanti di tessuti concordano la quantit globale da produrre cartelli di contingentamento- oppure si ripartiscono le zone di distribuzione- cartelli di zona- o ancora predeterminano i prezzi di vendita da pratica- cartelli di prezzo-. C.LA CONCORRENZA SLEALE 6.Libert di concorrenza e disciplina della concorrenze sleale. La libert di iniziativa economica implica la normale presenza sul mercato di pi imprenditori in competizione tra loro per conquistare il potenziale pubblico dei consumatori e conseguire il maggior successo economico. Nel perseguire questi obbiettivi ciascun imprenditore gode di ampia libert di azione e pu porre in atto le tecniche e le strategie che ritiene pi proficue , non solo per attrarre a se la clientela ma anche per sottrarla ai propri concorrenti.

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Il danno che un imprenditore subisce a causa della sottrazione di clienti da parte della concorrenza non un danno ingiusto e risarcibile. Per far in modo che la competizione tra imprenditori si svolga in modo corretto e leale si sono fissate regole di comportamento, che rientrano in una disciplina volta ad evitare che pratiche scorrette alterino un valore di interesse generale come il corretto funzionamento del mercato assicurato dal gioco della concorrenza. importante ai fini della realizzazione di tal regole distinguere: - i comportamenti concorrenziali leali ( quindi leciti e consentiti dallordinamento) e - i comportamenti sleali ( illeciti e non consentiti dallordinamento). La disciplina della concorrenza sleale, art. 2598, stabilisce i principi base: nello svolgimento della competizione gli imprenditori non devono servirsi di mezzi e tecniche non conformi ai principi della correttezza professionale, come gli atti di confusione, atti di denigrazione e atti di vanteria(che sono atti di concorrenza sleale) tali atti sono repressi e sanzionati anche se compiuti senza dolo o colpa , ed anche se non hanno ancora arrecato un danno ai concorrenti. Basta infatti il cosiddetto danno potenziale : vale a dire che l atto sia idoneo a danneggiare l latrui azienda. Ma linteresse tutelato dalla disc della con sleale non si esaurisce solo nell interesse degli imprenditori a non vedere alterate le proprie probabilit di guadagno x effetto di comportamenti sleali dei concorrenti., ma anche i destinatari finali della produzione: i consumatori. Questi ultimo per non sono tutelati direttamente dalla dic della conc sleale cosi come gli imprenditori. Tuttavia dal 1942 ad oggi ci sono stati passi avanti, come l istituzione di un apposito organismo di giustizia privata ( il giur di autodisciplina) al quale si poi affiancato una disciplina statale della pubblicit ingannevole e comparativa per tutelare no solo gli imprenditori concorrenti, ma anche i consumatori ed in genere gli interessi del pubblico nella fruizione di messaggi pubblicitari. A tal fine stato introdotto un cont amministrativo contro la pubblicit ingannevole affidato all autorit garante della concorrenza. Ogni interessato pu chiedere all autorit che siano inibiti gli atti di pubblicit non veritiera e corretta e che ne siano eliminati gli effetti. 7.Gli atti di concorrenza sleale I comportamenti che costituiscono atti di concorrenza sleale sono definiti dall articolo 2598 del codice civile. Gli atti di con sleale sono divisi dall articol 2598 in tre grandi categorie:
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atti di confusione denigrazione e appropriazione di pregi altrui atti contrari alla correttezza professionale Atti di confusione: atto di concorrenza sleale ogni atto idoneo a creare confusione con i prodotti o con lattivit di un concorrente, che pu trarre in inganno il pubblico sulla provenienza dei prodotti. Il legislatore ne individua 2: -luso di nomi o di segni distintivi altrui, che possano produrre confusione nei nomi o su segni usati legittimamente da altri -limitazione servile di prodotti di un concorrente, ossia la pedissequa riproduzione delle forme esteriori di prodotti altrui attuata in modo che il consumatore sia indotto a pensare che il prodotto imitato e l originale derivino dalla stessa impresa- ( imitare la confezione ma in generale l aspetto complessivo del prodotto) Denigrazione e appropriazione di pregi altrui: i primi consentono di diffondere notizie ed apprezzamenti negativi verso i prodotti di un concorrente; i secondi consistono nell appropriarsi di pregi dei prodotti o di un impresa di un concorrente. Esempio di concorrenza sleale per denigrazione la pubblicit iperbolica con cui si tende ad accreditare l idea che il proprio prodotto sia il solo a possedere specifiche qualit o determinati pregi non oggettivi , che vengono implicitamente negati ai prodotti degli altri concorrenti . Non sempre invece costituisce atto di concorrenza sleale la pubblicit comparativa . fino al 2000 nelle pubblicit non si poteva nominare un altro concorrente, ma con il decreto legislativo n 67 del 2000 stato stabilito che la comparazione esplicita o implita lecita. lecita quando fondata su dati veri ed oggettivamente verificabili. Atti contrari alla correttezza professionale: Ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale ed idoneo a danneggiare l altrui azienda. Tra gli atti con trari alparamentro della correttezza professionale rientra la pubblicit menzioni era : falsa attribuzione ai propri prodotti di qualit o pregi non appartenenti ad altri concorrenti. Altre forme ricondotte dalla giurisprudenza alla categoria residuale sono: la concorrenza parassitaria, che consiste nella sistematica imitazione delle altrui iniziative imprenditoriali. La sistematica vendita sotto costo dei propri prodotti (dumping) finalizzata all eliminazione dei concorrenti La sottrazione ad un concorrente di dipendenti particolarmente qualificati , come lavorare presso un impresa
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concorrente.( Pu verificarsi per evitare che cio accada che un azienda inserisca nella clausola di con tratto ad un dipendente qualificato di non poter passare ad un impresa concorrente)

CAPITOLO NONO: I CONSORZI TRA IMPRENDITORI Negli ultimi anni la normativa si adeguata allaggregazione tra pi imprenditori per svolgere attivit imprenditoriale. 1.Nozioni e tipi larticolo 2602 stabilisce che con il contratto di consorzio pi imprenditori istituiscono un organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento dellattivit imprenditoriale. Il codice ha previsto 2 tipi di organizzazioni: consorzi anticoncorrenziali= il cui fine di disciplinare ( dove disc vuol dire limitare) la reciproca concorrenza sul mercato tra imprenditori che svolgono la stessa attivit o similari. Si configura quindi come un puro contratto limitativo della reciproca influenza. consorzi coordinamento= il fine diverso rispetto al precedente, e consiste nello svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese finalizzato alla riduzione dei costi di gestione. In questo caso c una cooperazione tra imprenditori aziendali che si consorziano ad es per acquistare in comune determinate materie prime ( in questo caso riescono a comprarne di pi e quindi a venderne di conseguenza di pi sul mercato) oppure creano un centro di vendita in comune dei propri prodotti ( un unico reparto vendita per tutte le imprese consorziate) .a queste forme di cooperazione ricorrono in modo particolare le imprese di piccole o medie dimensioni, per ridurre le spese generali di esercizio. n.b. lo scopo quello di accrescere la competitivit , in quanto abbassando i costi possono avere prezzi di vendita pi vantaggiosi , ed accrescendo la competitivit conducono a maggiori utili.
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Il nostro codice non prevede normative specifiche per questi 2 tipi di consorzi ,ma la normativa unica e contenuta negli art 2603-2611. Invece gli art dal 2611-2615 riguardano i conso con attivit esterna. Infatti sul piano civilistico si effettua una distinzione tra consorzi che svolgono (solo) attivit interna, e consorzi che svolgono (anche) attivit esterna. Consorzi con attivit interni=viene costituito con un contratto costitutivo che regola i rapporti solo tra i consorziati , ma non prevede la possibilit di avere rapporti con i terzi. Il rapporto con lesterno rimane nelle singole imprese che rientrano nel consorzio. Consorzi con attivit esterni= il contratto costitutivo prevede il rapporto tra i consorziati ed i terzi, e a tal fine istituito un ufficio comune destinato a svolgere attivit con i terzi nell interesse delle imprese consorziate. La normativa nel caso di consorzi con attivit esterna detta disposizioni con gli art 2612-2615. 2.Il contratto di consorzio. Lorganizzazione consortile. Vediamo perch nasce il consorzio. Il contratto di consorzio pu essere stipulato solo tra imprenditori, -in forma scritta a pena di nullit ( diversamente non esiste il consorzio ecco pech si dice che a pena di nullit). -deve contenere una serie di indicazioni , tra cui la durata: che pu essere fissata dalle parti oppure se le parti si astengono dallindicarla la legge stabilisce la durata in 10 anni. - un contratto tendenzialmente aperto: quindi possibile la partecipazione al consorzio di nuovi imprenditori senza che sia necessario il consenso di tutti gli attuali consorziati. Le condizioni per lammissione di nuovi consorziati devono essere predeterminate nel contratto, cosi come la cause di esclusione.i consorziati infatti possono stabilire alcune cause che se si verificano si scioglie il contratto consorziale, occorre per inserirle nel contratto. Gli altri consorziati possono escludere il nuovo imprenditore in ingresso se hanno una giusta causa: una giusta causa potrebbe essere il coinvolgimento del nuovo imprenditore in situazioni illecite e penali(camorra mafia) che potrebbero condurre a pre giudizio a tutta la struttura consorzile. Pu anche succedere che tutti i consorziati vogliano interrompere il contratto di consorzio. Le possibili cause di scioglimento sono contenute nellart. 2611 del codice civile.
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Art. 2611 il consorzio si scioglie: X decorso del tempo stabilito per la sua durata X conseguimento delloggetto o per Impossibilit di conseguirlo X volont unanime dei consorziati, cio quando tutte le parti vogliono scioglierlo X deliberazione dei consorziati , presa a norma dellart. 2606, se sussiste 1 giusta causa: quando vi una giusta causa non occorre la maggioranza, se non c invece occorre la maggioranza. X provvedimento dellautorit governativa, nei casi ammessi dalla legge X le altre cause previste dal contratto. La struttura del consorzio si fonda su 2 organi: assemblea: organo deliberativo costituito da tutti gli imprenditori che fanno parte del consorzio. Ha una funzione deliberativa: prende decisioni sulla vita del consorzio. Organo direttivo: ha una funzione gestionale ed esecutiva, si occupa quindi della gestione ed attuazione delle delibere dell assemblea. Le decisioni in assemblea devono essere prese a maggioranza , la minoranza (assenteisti o dissenzienti) secondo il codice possono impugnare le delibere adottate a maggiranza entro 30 gg dalla data delassemblea. Impugnare= contestare per iscritto al presidente dellassemblea e poi entro 30 gg in tribunale in modo che il giudice venga a conoscenza . a tal proposito c una sezione che si occupa dei consorzi e d esamina la delibera un giudice specializzato in questo settore. Cosa che ha preso piede per lo pi negli ultimi anni, in passato nno cera. 3.Consorzi con attivit esterna per i consorzi con attivit esterna prevista la pubblicit legale, dato che riguardano anche terzi. Infatti il contratto consorziale deve essere depositato presso il registro delle imprese entro 30 gg, che presente nelle camere di commercio di ogni provincia. Il contratto pu essere modificabile. Le modifiche devono essere fatte per iscritto ed avere la pubblicit legale ,in modo che i terzi possono avere la possibilit di sapere tutto sul consorzio. Il presidente ha la gestione del consorzio ed ha lobbligo di redigere la situazione patrimoniale del consorzio (bilancio per le imprese) apportando indicazione sul passivo ed attivo (utili): consente di far capire ai soci come sta andando il consorzio. Nei consorzi con attivit esterna prevista la formazione di un fondo patrimoniale ( fondo consorzile ) che costituisce patrimonio autonomo
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perch i creditori dei singoli consorziati non possono far valere i loro diritti sul fondo medesimo. A differenza del passato con la legislazione del 1976 i creditori del consorzio possono avvalersi unicamente del fondo del consorzio , mentre in passato potevano intaccare anche il patrimonio dei singoli soci. 4.Le societ consortili Consorzi e societ sono due istituti diversi. Sono ancora pi diversi quando il consorzio svolge attivit interna perch manca dell esercizio dellattivit di impresa. Quando svolge attivit esterna invece persegue il fine di realizzazione di un interesse economico dei partecipanti attraverso lattivit, cosi come per le societ. Sia le societ che i consorzi hanno contatti con i terzi, ma hanno scopi diversi. Infatti ci che cambia invece lo scopo consorzi con attivit esterna lo scopo economico di 2 piano , lo scopo non di ricavare un utile dallattivit del consorzio con i terzi , ma solo do conseguire un vantaggio patrimoniale diretto sottoforma di minori costi sopportati (come nel caso di un consorzio per lacquisto in comune di materie prime) o di maggiori ricavi conseguiti ( u centro vendite in comune). Quindi lo scopo quello di avere maggiori incassi, non utili, da distribuire alle imprese. Mentre lo scopo delle societ quello di produrre utili da distribuire ai soci. Scopo consortile e scopo mutualistico: da notare che lo scopo consortile presenta affinit con lo scopo tipicamente perseguito dalle societ cooperative, cio lo scopo mutualistico. Anche limpresa mutualistica tende a procurare ai soci un vantaggio patrimoniale diretto. Percio si parla di scopo mutualistico dei consorzi. Societ consortili: Consorzi e societ sono quindi forme associative previste dal legislatore. Con la modofica della disciplina dei consorzi del 1976 stato consentito di perseguire gli obbiettivi propri del contratto di consorzio non costituendo un consorzio, bens attraverso la costituzione di una societ. Quindi tutte le scoeit lucrative possono assumere come oggetto sociale gli scopi di un consorzio. lecito perci costruire una societ x azioni nel cui atto costitutivo si dichiari espressamente lesclusive finalit consortile perseguita ed altrettanto espressamente si dichiari che la societ non persegue lo scopo di conseguire gli utili da dividere tra i soci. Disciplina delle societ consortili:
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Gli imprenditori che danno vita ad una societ consortile possono inoltre inserire nellatto costitutivo specifiche pattuizioni volte ad adattare la struttura societarie prescelta alla finalit consortile perseguita. Ad esempio: -l obbligo dei soci di versare contributi periodici in denaro per far fronte alle esigenze di funzionamento dellimpresa consortile. -Si potr inoltre escludere del tutto la ripartizione degli utili tra i soci -Si possono stabilire particolari condizioni per ammissione di nuovi soci o specifiche cause di recesso o di esclusione. Articolo 2247 contratto di societ- con il contratto di soc 2 o pi persone conferiscono beni o servizio per esercizio in comune di un attivit economica allo scopo di dividerne gli utili 5.Il gruppo europeo di interesse economico Funzione: il gruppo europeo di interesse economico un istituto giuridico predisposto dallunione europea per favorire la cooperazione tra imprese appartenenti a diversi stati membri. Cos rimuovendo gli ostacoli a riguardo frapposti dalla diversit delle singole legislazioni nazionali. uno strumento di cooperazione economica transazionale la cui disciplina in larga parte uniforme nei singoli ordinamenti nazionali. La disciplina base del geie infatti fissata dal regolamento comunitario del 1985 n, 2137 direttamente applicabile a tutti gli sti menbri. Litalia ha provveduto al riguardo con il dec legislativo del 1991 n. 240, cosi rendendo concretamente fruibile listituto anche nel nostro ordinamento. Struttura: la struttura del geie coincide con quella dei consorzi italiani di cooperazione con attivit esterna. Diversamente che per i consorzi espressamente previsto che il geie pu essere costituito anche da liberi professionisit. Si quindi allargata la base dei soci. invece necessario che almeno 2 membri esercitino la loro attivit economica in atati diversi dalla comunit. Cosi come stabilisce l art 3 , il gruppo non ha lo scopo di realizzare profitti per se stesso dato che , al pari dei consorzi , la sua finalit quella di agevolare e di sviluppare lattivit economica dei suoi membri.

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Costituzione: il contratto costitutivo dei geie non deve essere redatto per iscritto a pena di nullit, cosi come previsto per i consorzi. Nel contratto devono essere indicati almeno la denominazione del gruppo, la sede che deve essere situata nel lue, l oggetto, il nome dei membri , la durata che pu essere anche a tempo indeterminato. Il contratto soggetto a pubblicit legale, mediante l iscrizione nel registro delle imprese e successiva pubblicazione nella gazzetta ufficiale della repubblica, successivamente nella gazz uff delle comunit europee. Organizzazione: sono previsti 2 organi: un organo collegiale- l assemblea, composto da tutti i membri- e un organo amministrativo. L assemblea: i membri possono adottare qls decisione . le dec pi importanti devono essere prese all unanimit. Per le altre occorre la maggioranza. Ciascun mmbro dispone di un solo voto, il contratto pu tuttavia attribuire pi voti al alcuni membri e condizione che nessuno disponga solo della maggioranza dei voti. La gestione: affidata ad uno o pi amministratori i cui poteri sono fissati dal contratto.per legge solo ad essi spetta la rappresentanza del gruppo nei confronti dei terzi. Obblighi del geie: -deve tenere le scritture contabili previste per gli imprenditori commerciali -I profitti risultanti dall attivit del gruppo sono considerati direttamente profitti dei membri e ripartiti tra gli stessi -La disciplina del geie non prevede la formazione obbligatoria di un fondo patrimoniale iniziale. Nel geie rispondono infatti solidamente ed illimitatamente tutti i membri del gruppo , con il loro patrimonio. Diversamente che per i consorzi non introdotta alcuna distinzione. Questa caratteristica si configura per come un limite per la diffusione dell istituto. La responsabilit dei membri tuttavia sussidiaria rispetto a quella del geie: i creditori possono infatti agire nei confronti dei membri soltanto dop aver chiesto al gruppo di pagare e qualora il pagamento non sia stato effettuato entro un congruo termine. Fallimento: Al pari di ogni altro imprenditore commerciale il geie che esercita attivit commerciale esposto al fallimento. Il fallim dei geie non determina per a automatico fallim dei suoi membri , benache responsabili illimitatamente: il fall riguarda quindi solo il consorzio, non
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i songoli consorziati , ma il loro patrimonio personale pu essere intaccato ( ma nn falliscono)

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