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Lindice Dow Jones della borsa di New York al massimo storico ma noi prevediamo una imminente crisi

di Attilio Folliero, Caracas 10/10/2007 (1) Ieri, il Dow Jones, lindice del NYSE, la borsa di New York, ha chiuso la giornata a 14.164,53. Si tratta del massimo storico assoluto per quanto riguarda la chiusura di una giornata borsistica a Wall Street. C da dire che leuforia di New York si trasmette a tutte le altre borse del mondo, anche esse ai massimi storici o molto vicine ai massimi. Dallinizio dellanno, la borsa di New York sta guadagnando il 13,65%. Quasi tutte le borse del mondo, con poche eccezioni, stanno guadagnado (vedasi Tabella 1). Alcune stanno facendo fare guadagni stratosferici agli investitori. Basta pensare alla borsa della Mongolia che dallinizio dellanno sta crescendo del 471%. Anche la borsa cinese di Shenzen (+190%), quella ucraina (+119%), quella del Montenegro (+115%) e quella cinese di Shanghai (+113%) hanno margini di crescita superiori al 100%. Insomma, una euforia generalizzata che ha coinvolto quasi tutte le borse del mondo. Rispetto alla chiusura dello scorso anno, solo dodici borse stanno in terreno negativo, ossia stanno perdendo. La borsa italiana praticamente stabile: lindice MIBTEL aveva chiuso il 2006 a 31.892 punti e ieri ha chiuso a 31.925; sta guadagnando un misero 0,10%; dunque stabile. Ricordiamo che la borsa italiana lo scorso 18 maggio ha fatto segnare il suo massimo storico a 34.365, pertanto rispetto a tale data sta perdendo il 7,10%. Quindi, possiamo dire che la borsa italiana tra le poche che dopo la sbornia della grande crescita di maggio ha cominciato la discesa. Anche se il Dow Jones e la maggior parte delle borse del mondo vivono momenti di grande euforia, noi pensiamo che, molto presto, il mondo si ritover a vivere una grave crisi economica, di cui nessuno sembra essere consapevole. La crisi del 1929 Noi crediamo che il Dow Jones, lindice della borsa di New York e la maggior parte delle borse del mondo, stiano vivendo momenti di grande euforia, esattamente come alla vigilia della grande crisi del 1929. Il 3 di settembre del 1929 il Dow Jones faceva segnare il suo massimo storico, allora a 381,17. Leuforia era diffusa e nessuno avrebbe mai pensato che di li a poco gli USA si sarebbero trovati a vivere la pi grande crisi economica della loro storia e che lindice della Borsa di New York sarebbe crollato praticamente del 90%. La crisi iniziata nel 1929, come tutti sanno, fu lunga e sfoci nella seconda guerra mondiale. Per avere una idea della grande crisi del 1929, basta dire che il Dow Jones dopo aver toccato il massimo storico, appunto il 3 di settembre del 1929, inizi a scendere fino a toccare il fondo a 41.22 punti l8 luglio del 1932 e per ritornare ai livelli anteriori alla crisi dovettero passarse ben 9.212 giorni, ossia 25 anni, 2 mesi e 20 giorni; infatti, solamente il 23 di novembre del 1954 lindice Dow Jones torn ai livelli anteriori la crisi del 1929; quel giorno infatti, chiuse a 382,74 punti. Alla vigilia di una nuova grande crisi Noi crediamo che la grande euforia odierna, molto presto lascer il posto a una grande depressione. Il mondo si ritover immerso in una nuova grave crisi economica. 1

La borsa o meglio gli indici di borsa sono lo specchio delleconomia e di fatto se confrontiamo storicamente il grafico dellandamento del PIL e quello dellindice di borsa di un determinato paese troviamo che hanno la stessa tendenza. Dire stessa tendenza non significa dire che landamento per i due indici esattamente lo stesso. Se, per esempio il PIL, lindice utilizzato per misurare landamento delleconomia di un paese, crescesse in un anno del 4%, lindice di borsa deve crescere approssimativamente allo stesso modo, nel nostro esempio attorno al 4%; se invece crescesse, per esempio del 50% saremmo di fronte ad una crescita sproporzionata, artificiale. Prima o poi, questindice cresciuto artificialmente croller. E quanto ci dice la storia. Nel grafico 1, riportiamo landamento del PIL USA e del Dow Jones alla fine dellanno, dal 1895 al 2006; nel grafico 2, landamento dei due indici dal 1895 al 1954; nel grafico 3, landamento di PIL USA e Dow Jones dal 1971 al 2006. Grafico 1

Grafico 2

Grafico 3

Nel primo grafico, quello che riporta landmento del Dow Jones e del PIL USA dal 1895 al 2006, notiamo la forte accellerazione che ha avuto la crescita economica USA dal 1971. Questa forte crescita finisce per appiattire il grafico degli anni anteriori. Landamento del Dow Jones e del PIL, durante gli anni della crisi del 1929, emergono chiaramente analizzando il grafico 2, che prende in considerazione gli anni dal 1895 al 1954. In questo grafico notiamo che fino ad un certo punto, inizio degli anni venti, PIL USA e Dow Jones hanno una crescita (o decrescita) molto simile, ovviamente non coincidente; successivamente il PIL continua a crescere ed il Dow Jones letteralmente accellera. Fra il 1921 ed il 1928, il PIL USA cresce ad un tasso medio annuo del 5%, pssando dai 73,60 miliradi di dollari del 1921 ai 97,40 miliradi del 1928. Il Dow Jones, invece cresce in maniera spropositata; nel grafico si vede chiaramente questa grande crescita ed il picco del 1929. Tra il 1921 ed il 1928 il Dow Jones cresce del 270%, ossia con una crescita media annua del 39%, ben 8 volte la crescita del PIL. La caduta ed il riallineamento al Pil era inevitabile; era inevitabile che il valore delle imprese quotate in borsa perdesse quanto aveva sovraccumulato, ossia la crescita artificiale e sproporzionata avutasi in quegli anni. Il 1971 Nel grafico 3, riportiamo landamento del PIL USA e del Dow Jones dal 1971 ad oggi. Prima di proseguire necessario soffermarsi ad analizzare brevemente gli eventi del 1971. Il 15 agosto del 1971, Richard Nixon, presidente degli Stati Uniti, annuncia la fine della convertibilit in oro del dollaro. Motivo ufficiale di tale decisione: Evitare che le casse dello stato si svuotassero completamente delle riserve auree. Era vero che, nel 1971 e negli anni immediatamente precedenti, le riserve auree degli USA stessero crollando per il fatto che sempre pi istituzioni e personoe chiedevano di convertire i propri dollari in ioro? 3

E vero che le riserve auree degli USA ereano dimezzate rispetto al periodo immediatamente seguente la fine della seconda guerra mondiale; infatti, alla fine del 1949 arrivarono a superare 700 milioni di oncie. Ma nel breve periodo, prendendo ad come riferimento i tre anni precedenti la decisone, le riserve auere si mantengono alquanto stabili, passando dai 296 milioni dellagosto 1968, ai 295 del luglio 1971, il mese anteriore la decisone. Nei mesi intermedi le riserve auree subiscono prima dei lievi riali, fino ad un massimo di 324 milioni di oncie, per poi scendere al valore appunto dellagosto del 1968 (Grafico 4). Grafico 4

Elaborazione: Attilio Folliero su dati del Tesoro USA

Almeno stando allanalisi dei dati delle riserve auree USA dei tre anni anteriori la decisione di inconvertibilit del dollaro, non sembra ci siano stati degli scompensi tali da giustificare un simile provvedimento. Perch linconvertibilit del dollaro? In realt pensiamo adesso, con lanalisi di come maturata la storia la misura in oggetto venne dettata dal tentativo di sganciare leconomia dalleconomia reale. Il sistema economico ha dei limiti oggettivi, oltre i quali non pu andare; ossia la crescita, laccumulazione capitalistica trova un limite nel numero definito della popolazione mondiale (che rappresenta la domanda massima di beni e servizi) e nel numero anchesso definito e limitato dei lavoratori, utilizzando i quali possibile il profitto e quindi laccumulazione. Oggi, noi pensiamo che la decisione di abolire la convertibilit in oro del dollaro, sia stata dettata dal tentativo di forzare la crescita economica, svincolandola dal proprio limite naturale. Che significa? Di per se il mercato limitato, coincidente con la popolazione. Inoltre, occorre considerare che una parte della popolazione non ha la possibilit di accedere al mercato, ad esempio al mercato dellimmobile, dellappartamento. Coloro che reggono i destini del mondo, hanno pensato che per poter espandere leconomia era necessario permettere laccesso al mercato anche a coloro che non avevano tale possibilit. In che modo si sarebbe potuto far accedere al mercato a coloro che ne erano impossibilitati? Laccesso al mercato a queste persone sarebbe stato possibile solo prestandogli denaro, ossia attraverso una politica di espansione del credito. Per poter espandere il credito per, era necessario liberarsi della regola che ancorava la quantit di denaro in circolazione alla quantit di oro. 4

Con la fine della seconda guerra mondiale e gli accordi di Bretton Woods (2), si stabil che lunica moneta convertibile in oro era il dollaro, quindi la quantit di dollari in circolazione doveva essere proporzionata alla quantit di oro in possesso degli USA. Tutte le altre monete erano ancorate al dollaro e dunque si pu dire che era impossibile espandere la quantit di monete in circolazione, qualunque essa fosse, senza lespansione della quantit di oro. Dato che la quant di oro non era espandibile, perch la produzione mondiale di oro comunque scarsa, per poter espandere la quantit di denaro in circolazione era necessario eliminare la convertibilit del dollaro in oro. Ed quello che stato fatto. Con la decisione di inconvertibilit del dollaro in oro, il denaro circolante si libera del suo ancoraggio alloro, quindi si pu espandere, creando lillusione che il sistema possa andare oltre i limiti naturali e crescere allinfinito, appunto con lespansione allinfinito del credito. Secondo noi, ci del tutto falso. Lindebitamento e soprattutto lindebitamento degli stati, nei prossimi anni determiner grossi problemi al sistema. Al contrario della teoria, oggi comunemente accettata, secondo la quale lespansione del debito ha benefici effetti, noi riteniamo che questi effetti benefici sono solamente momentanei e prima o poi, quando i debiti saranno cos alti, soprattutto quelli degli stati, il mondo si trover di fronte a grossi problemi. Comuqnue, dal 1971 grazie al fatto che il dollaro svincolato dalloro, inizia la corsa allindebitamento degli Stati Uniti e del mondo, che continua ancora oggi. Questo periodo di grande crescita dellindebitamento, soprattutto degli stati, ha coinciso con la grande crescita economica. Gli economisti cercano di farci credere che la crescita pu essere illimitata ed andare avanti allinfinito, ma noi riteniamo che prima o poi il sistema si incepper. La prossima crisi Oggi tutti sono euforici. La borsa di New York e tutte le altre borse del mondo crescono e nessuno si preoccupa di quello che sta per succedere. La crisi dietro langolo; solo questione di tempo: qualche mese, un anno, forse due; non sappiamo esattamente quando succeder, ma siamo certi che succeder. Prima o poi leuforia ceder il passo ad una nuova grande depressione perch la crescita economica vissuta a partire del 1971 una crescita artificiale, creata con il ricorso al debito. Una volta che il denaro circolante non era pi ancorato alla ricchezza reale, cio alloro, si potuta creare una espansione artifciale mediante lindebitamento, il ricorso al credito di tutti gli attori, dallo stato, alle famiglie. Gli stati hanno cominciato a presentare bilanci in deficit, coi quali hanno finanziato grandi opere ed hanno consentito lespansione dello stato assistenziale; denaro statale che ha creato lillusione di una equa distribuzione tra tutti gli strati sociali, anche di quelli pi bassi. In realt la gran parte di questo denaro finito nelle tasche dei grandi imprenditori, dei grandi capitalisti, mentre alla maggioranza sono arrivate le briciole. In questi anni gli stati hanno accumulato deficit di bilancio, addirittura superiori al PIL, come nel caso dellItalia. Le famiglie, soprattutto quelle USA, sono state fortemente invogliate a far ricorso al credito, non solo per acquistare beni di prima necessit, come lappartamento, ma anche beni e servizi di cui si sarebbe potuto fare a meno. Grazie alla possibilit del ricorso al credito, tutti, anche quelli che non erano in possesso della somma di denaro necessaria ad acquistare un determinato bene, hanno potuto acquistarlo. Duqnue, dal 1971 leconomia inizia a crescere fortemente, come si evidenzia nel grafico 1, in virt del ricorso a questa politica fondata sul debito.

Alan Greenspan e la politica del basso costo del denaro Non solo si diffonde il ricorso al credito, ma per aumentare la sua diffusione si decide di abbassare ll costo del denaro. Riducendo il costo del denaro, diventa sempre pi conveniente il ricorso al debito, ossia prendere in prestito soldi per comprare beni. Il Signor Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve dal 1987 allo scorso anno, durante tutto il suo mandato ha portato avanti una politica di riduzione del costo del denaro, per poter espandere il ricorso al debito, quindi aumentare i consumi e conseguentemente aumentare la produzione ed i guadagni delle imprese. E ci che possiamo definire crescita artificiale delleconomia. Il signor Greenspan, in un solo anno, nel 2001, ridusse il costo del denaro dal 6,50% al 2,50%. Chiediamoci: Di cosa vivono le banche?. Le banche vivono prestando denaro a cambio di un guadagno, rappresentato dagli interessi. Questo che stiamo per dire importantissimo per capire perch, anche in presenza della forte crescita del Dow Jones, noi pensiamo che presto leconomia entrar in un periodo di crisi, di cui nessuno sembra rendersi conto. Il mercato pi grande e importante che esiste quello degli immobili, degli appartamenti. Essendo gli interessi ormai bassissimi, al fine di aumentare i profitti le banche si stanno dirigendo alle famiglie pi povere, con pochi ingressi e con grande probabilit di non poter pagare lipoteca. Ossia le banche stanno prestando soldi anche a coloro che hanno grosse probabilit di non poterli restituire. I prezzi degli appartamenti continuano a crescere, esattamente come lindice Dow Jones, ma dietro langolo noi vediamo la possibilit di un grande crollo, che pochi vedono (3) e che potrebbe fare da detonatore per linnesco di una grande crisi generale. Insomma siamo convinti che leuforia di oggi, per il record del Dow Jones a 14.164,53 presto, molto presto, ceder il passo ad una grande depressione. Dunque, tutto il sistema cresciuto artificialmente, quindi anche il Dow Jones dal 1971 in poi ha sperimentato crescite artifciali. Il Dow Jones periodicamente sperimenta delle cadute che tendono a riallinearlo alla crescita delleconomia, che di per se cresciuta artificialmnte, come visto, con la creazione del debito. Alla fine degli anni settanta, il Dow Jones sperimenta una prima caduta che lo riporta ai livelli di inizio decennio, quando cominciata la forte crescita artificale. Nel 1970, il Dow Jones aveva chiuso lanno a 838,92; nel 1981, chiude lanno a 875,00, praticamente sugli stessi livelli del 1970. In questultimo quarto di secolo, fra il 1981 ed il 2006, il Dow Jones cresciuto del 1.324%, passando dagli 875,00 punti di fine 1981, ai 12.463,15 punti della fine del 2006, ossia ha avuto una crescita media annua del 53%. Ed continuato a crescere anche nel 2007 e potrebbe continuare a crescere ancora. Pi grande sar la crescita, pi catastrofica sar la caduta. Il PIL USA, ossia leconomia reale, di per se creciuta artificialemente, nello stesso periodo cresce del 329%, passando dal 3.126,80 miliardi di dollari del 1981 ai 13.398,90 miliardi dello scorso anno. La crescita media annua delleconomia USA stata del 13%, di per se sopravvalutata. Il Dow Jones, nello stesso periodo, cresciuto ad un ritmo quattro volte superiore alla crescita delleconomia. Noi, non solo pensiamo che presto il sistema andr incontro ad una grave crisi economica, che potrebbe avere per detonatore il settore immobiliare, ma aggiungiamo che la crisi sar cos profonda da passare alla storia: la prossima crisi sar cosi disastrosa da riportare il Dow Jones, oggi ai massimi storici, come nel 1929, al valore che aveva un quarto di secolo fa. 6

Perch la crisi? Per chiudere, necessario aggiungere che tutto il discorso fin qui svolto attorno al credito ed agli indici, PIL e Dow Jones, in realt non rappresenta la causa della crisi, ma la conseguenza. La causa di una crisi economica da ricercare nella caduta del saggio di profitto. Lanalisi approfondita dei dati ed in particolare dei dati economici degli Stati Uniti ci dicono, che da un lato sul lungo periodo, dal 1929 ad oggi, i cui dati sono consultabili on line (4) in atto una inequivocabile tendeza alla caduta del saggio di profitto e sul breve periodo che nei primi due trimestri di questanno c stata linversione di tendenza rispetto ai trimestri anteriori. Nel primo trimestre di questanno, dopo 15 trimestri di crescita continua (con lunica eccezione del terzo trimestre del 2005) la caduta del saggio di profitto in USA stata dell1,59% rispetto al corrispondente trimestre dellanno precedente; nel secondo trimestre di questanno il saggio di profitto caduto dell1,65% rispetto al corrispondente trimestre dellanno precedente (5). Inoltre, aggiungiamo, con la caduta del saggio di profitto nel settore produttivo, si sta producendo il fenomeno della fuga di capitali. Anche per questo fenomeno riscontriamo una tendenza inequivocabile. Il capitale quando vede che i saggi di profitto nel settore produttivo non sono allaltezza delle proprie aspettative cerca nueve vie per mantenere i saggi di profitto precedentemente raggiunti. Per noi chiarissima la tendenza in atto del capitale mondiale ed in particolare occidentale e statunitense, che da un lato si sta dirigendo verso la speculazione e dallaltro verso paesi che garantiscono maggiori tassi di profitto. Nel 2006 il capitale che si diretto verso i contratti aventi per oggetto titoli derivati, ossia la speculazione pura, ha raggiunto, al 31 dicembre, la cifra di oltre 414.000 miliardi di dollari, equivalente ad oltre 8 volte il PIL mondiale. Alla fine dellanno precedente tutti i contratti che avevano per oggetto titoli derivati ammontavano a poco meno di 300.000 miliardi, equivalente a 6 volte il PIL mondiale (6). E chiaramente in atto un aumento della fuga di capitali dal settore produttivo alla speculazione e riteniamo che questa tendenza si accentuer nei prossimi anni, con il profondizzarsi della crisi. Parimenti in atto un aumento degli investimenti allestero di capitali occidentali ed in particolare USA, verso paesi e territori che garantiscono profitti decisamente pi alti rispetto a quelli che pu offire il settore produttivo occidentale ed in particolare USA. Nei prossimi mesi, quando avremo ulteriori dati, in particolare quelli relativi alla fine di questo euforico anno che si avvia verso la chiusura, torneremo su questi temi. Oggi, tutti sono euforici per il massimo storico raggiunto dal Dow Jones, ma presto si sveglieranno e si ritroveranno immersi in una profonda crisi economica, una delle pi grandi crisi del capitale. Tabella 1 Andamento delle borse dal 31/12/2006 al 09/10/2007
N Paese 1 Mongolia 2 China (Shenzhen) 3 Ukraine Continente Asia East Asia East Europa East Indice
MSE Top 20 Index Shenzhen SSE Component Index Ukraine PFTS Index

31/12/2006 09/10/2007 2.030,81 6.647,14 498,86

Var %

11.596,98 471,05% 19.318,17 190,62% 1.094,07 119,31%

4 Montenegro 5 China (Shanghai) 6 Slovenia 7 Zambia 8 Bangladesh 9 Peru 10 Serbia 11 Croatia 12 Bulgaria 13 Botswana 14 Nigeria 15 Turkey 16 Vietnam 17 Pakistan 18 Brazil 19 China (Hong Kong) 20 Indonesia 21 South Korea 22 India (NSEI) 23 Iceland 24 India (Sensex) 25 Oman 26 Cyprus 27 Morocco 28 Mauritius 29 Kuwait 30 Singapore 31 Egypt 32 Thailand 33 Romania 34 Philippines 35 Chile 36 Finland 37 Malaysia 38 South Africa 39 Israel 40 Taiwan 41 United Arab Emirates 42 Poland 43 Namibia 44 Germany 45 Mexico 46 Lithuania

Europa East Asia East Europa East Africa Asia South-East America South Europa East Europa East Europa East Africa Africa Asia Asia South-East Asia South-East America South Asia East Asia South-East Asia East Asia South-East Europa Asia South-East Asia Africa Africa Asia South-East Africa Asia South-East Europa East Asia South-East America South Europa Asia South-East Africa Asia East Europa East Africa Europa America Central Europa East

Moste Montenegro Stock Exchnge Index Shanghai SE Composite Index SBI20 Slovene Stock Exchange Index Lusaka Stock Exchange All Share Index DSE General Index IGBVL Lima General Index BELEX General Share Index Croatia Zagreb Crobex Sofix Index Botswana Gaborone Index Nigerian Stock Exchange All Share Index ISE National 100 Index Ho Chi Minh Stock Index KSE100 Index Bovespa Index HSI Hang Seng Index Jakarta Composite Index KOSPI Index NSE S&P CNX Nifty Index OMX Iceland All Share Index BSE Sensex 30 Index

918,88 2.675,47 6.382,92 1.837,61 1.609,51 12.884,20 2.658,16 3.210,73 1.224,12 6.195,45 33.189,30 39.117,46 751,77 10.040,50 44.474,00 19.964,72 1.805,52 1.434,46 3.966,40 5.857,50 13.786,91 5.581,57 3.900,39 20.357,47 1.204,46 10.067,40 2.985,83 612,91 679,84 8.050,18 2.982,54 2.693,22 9.625,37 1.096,24 24.915,20 932,15 7.823,72 2.999,66 50.411,80 828,55 6.596,92 26.448,32 492,65

1.979,01 115,37% 5.715,89 113,64% 11.993,13 3.315,96 2.802,61 22.034,66 4.481,58 5.216,10 1.943,65 9.764,58 51.037,53 57.910,57 1.097,36 14.484,56 63.549,00 28.228,04 2.546,61 2.014,13 5.327,25 7.779,60 18.280,24 7.356,30 5.134,62 26.547,93 1.569,15 13.040,50 3.865,75 783,04 867,59 10.267,21 3.776,00 3.405,14 12.077,64 1.369,39 30.934,31 1.155,53 9.639,83 3.694,26 61.752,98 1.007,58 7.980,44 31.801,69 588,64 87,89% 80,45% 74,13% 71,02% 68,60% 62,46% 58,78% 57,61% 53,78% 48,04% 45,97% 44,26% 42,89% 41,39% 41,05% 40,41% 34,31% 32,81% 32,59% 31,80% 31,64% 30,41% 30,28% 29,53% 29,47% 27,76% 27,62% 27,54% 26,60% 26,43% 25,48% 24,92% 24,16% 23,96% 23,21% 23,16% 22,50% 21,61% 20,97% 20,24% 19,48%

Asia Middle East MSM30 Index


CSE General Index CFG 25 Index SEMDEX Index

Asia Middle East Kuwait Stock Exchange Price Index


Singapore Straits Times Index Egypt Hermes Index Bangkok SET Index BET Bucharest Exchange Trading Index PSEI Philippine Stock Exchnge Index IPSA Index OMX Helsinki Index FTSE Bursa Malaysia KLCI Index FTSE/JSE All Share Index

Asia Middle East Tel Aviv 100 Index


TWSE Index

Asia Middle East ADX General Index


WIG Index FTSE/Namibia Overall Index Dax Xetra German Stock Index Mexican Bolsa Index OMX Vilnius Index

47 Greece 48 Qatar 49 Czech Republic 50 Australia 51 USA (Amex) 52 Luxembourg 53 Denmark 54 USA (Nasdaq) 55 Bahrain 56 Latvia 57 Costa Rica 58 Ghana 59 USA (Dow Jones) 60 Portugal 61 Norway 62 Hungary 63 Russia 64 Netherlands 65 Canada 66 USA (S&P 500) 67 Lebanon 68 Argentina 69 Jordan 70 Sweden 71 Austria 72 Tunisia 73 United Kingdom 74 France 75 New Zealand 76 Slovakia 77 Spain 78 Bermuda 79 Switzerland 80 Bosnia Herzegovina 81 Belgium 82 Iran 83 Tanzania 84 Estonia 85 Kazakhstan 86 Panama 87 Italy 88 Japan (Nikkei 225) 89 Malta

Europa Europa East Oceania America North Europa Europa America North Europa East America Central Africa America North Europa Europa Europa East Europa East Europa America North America North America South Europa Europa Africa Europa Europa Oceania Europa East Europa America North Europa Europa East Europa Africa Europa East Asia America Central Europa Asia East Europa

Athens Stock Exchange General Index

4.394,13 7.133,00 1.588,90 5.644,30 2.056,00 2.176,92 441,48 2.415,29 2.217,58 655,54 22.290,40 5.006,02 12.463,15 11.197,60 502,38 24.844,32 1.921,92 495,34 12.908,39 1.418,30 1.184,15 2.090,46 3.013,66 374,47 4.463,47 2.331,05 6.220,80 5.541,76 4.055,47 415,61 1.554,93 4.860,34 8.785,70 2.884,61 4.388,53 10.074,47 999,51 856,27 2.418,08 244,66 31.892,00 17.225,83 4.873,46

5.247,34 8.472,82 1.883,40 6.687,70 2.416,87 2.551,15 513,01 2.803,91 2.570,50 756,84 25.712,31 5.703,60 14.164,53 12.690,66 563,93 27.704,10 2.141,79 550,72 14.262,19 1.565,15 1.304,62 2.291,84 3.256,57 404,10 4.786,03 2.481,39 6.615,40 5.861,93 4.280,24 437,99 1.626,89 5.079,07 9.137,80 2.987,55 4.499,07 10.297,46 1.019,34 870,89 2.446,88 245,53 31.925,00 17.159,90 4.838,28

19,42% 18,78% 18,53% 18,49% 17,55% 17,19% 16,20% 16,09% 15,91% 15,45% 15,35% 13,93% 13,65% 13,33% 12,25% 11,51% 11,44% 11,18% 10,49% 10,35% 10,17% 9,63% 8,06% 7,91% 7,23% 6,45% 6,34% 5,78% 5,54% 5,38% 4,63% 4,50% 4,01% 3,57% 2,52% 2,21% 1,98% 1,71% 1,19% 0,36% 0,10% -0,38% -0,72%

Asia Middle East DSM 20 Index


PX Prague Stock Exchange index Australian All Ordinaries Index AMEX Composite Index Luxembourg Luxx Index OMXC20 index Nasdaq Composite Index

Asia Middle East Bahrain All Share Index


OMX Riga Index BCT Corp Costa Rica Index Ghana All Share Dow Jones Industrial Average Portugal PSI-20 Index OSE All Share Index Bux Budapest Stock Exchange Index Russian RTS Index $ AEX Index S&P/TSE Composite Index Standard and Poor's 500 Index

Asia Middle East BLOM Stock Index (BSI)


Argentina Merval Index

Asia Middle East Amman Stock Exchange General Index


OMX Stockholm Index ATX Austrian Traded Index Tunindex FTSE 100 Index CAC-40 Index New Zealand NZ-50 Gross Index Sax Slovak Share index Madrid Stock Exchange General Index BSE Bermuda Stock Exchange Index SMI Swiss Market Index Bosnia BIRS Index BEL 20 Index

Asia Middle East Overall Index


DSEI Tanzania All Share Index OMX Tallinn Index Kazakhstan Stock Exchange Index Index bolsa general de panama MIBTEL NIKKEI 225 MSE index

90 Jamaica 91 Saudi Arabia 92 Colombia 93 Sri Lanka 94 Japan (Jasdaq) 95 Ireland 96 Palestine 97 Kenya 98 Japan (Osaka)

America Caribe America South Asia South-East Asia East Europa Africa Asia East

JSE Market Index

100.677,96 7.933,29 11.161,10 2.722,36 86,19 9.408,12 605,00 5.645,65 1.803,73

98.158,39 7.724,57 10.628,60 2.560,03 77,77

-2,50% -2,63% -4,77% -5,96% -9,77%

Asia Middle East TASI Tadawul All Share Index


IGBC General Index Sri Lanka Stock Market All Share Index JASDAQ Stock Index ISEQ Overall Index

8.390,48 -10,82% 531,27 -12,19% 4.900,89 -13,19% 1.359,58 -24,62%

Asia Middle East Palestine Al Quds Index


NSE 20 Hercules index

IBC Index 99 Venezuela America South 52.233,68 38.470,51 -26,35% Fonte: Elaborazione Attilio Folliero su dati delle rispettive borse. Il dato di chiusura della borsa al 31/12/2006 si riferisce all'ultimo giorno di contrattazione, che in alcuni casi non corrisponde al 31 dicembre, ma ad uno o pi giorni anteriori.

Attilio Folliero, Caracas 10/10/2007 _______________ Note


(1) Con la supervisione delleconomista Cecilia Laya (2) Sugli accordi di Bretton Woods, vedasi nostro articolo Il dollaro, l'euro, il petrolio e linvasione nordamericana, Url: www.folliero.it/02_articoli_attilio_folliero/2002-2005/2004_02_09_dollaro_euro_petrolio_usa.htm (3) A titolo di esempio, indichiamo un articolo di Etleboro che http://etleboro.blogspot.com/2006/05/la-borsa-globale-per-il-controllo.html parla anche di bolle immobiliari, Url:

(4) Il sito del Dipartimento del Commercio USA, pubblica i dati economici trimestrali e annuali, relativi al PIL, al reddito nazionale e al reddito da lavoro dipendente che servono per calcolare il saggio di profitto. Url: http://www.bea.gov/ (5) I dati che qui proponiamo sono ricavati da noi sulla base dei dati trimestrali del PIL, del reddito nazionale e del reddito d a lavoro dipendente pubblicati dal BEA, allurl http://www.bea.gov/. Il Saggio di Profitto (Sp) dato dalla formula Sp=PV/(CC+CV), dove PV indica il profitto, ricavato dalla differenza tra capitale variabile (CV) e capitale costante (CC); il capitale costante (CC) ricavato per sottrazione del Reddito Nazionale dal PIL; il capitale variabile (CV) ricavato come sottrazione del reddito da lavoro dipendente dal reddito disponibile. Infine il saggio di profitto trimestrale messo in relazione col relativo trimestre dellanno precedente. Sul tema delle cause della crisi economica prepareremo un apposito studio. (6) I dati relativi ai derivanti sono di fonte Banca Internazionale per gli investimenti (BIS), Url: www.bis.org

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