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LA

ROMA SOTTERRANEA
CRISTIANA
DESCRITTA ED ILLUSTRATA

DAL

CAV.

G.

B.

DE ROSSI
ORDINE

PUBBLICATA

l'EK

DELLA SANTIT DI

N.

S.

PAPA PIO NONO

TOMO

II.

R
CROMO
TIA DI
S.

31

A
POATIFICIA

- LITOGRAFIA

AMBROGIO N.

1867

DAI TIPI DEL SALVIUCCI

IL

CEMETERO

DI

CALLISTO
PRESSO LA VIA APPIA

Digitized by the Internet Archive


in

2009

with funding from

Research

Library,

The Getty Research

Institute

http://www.archive.org/details/laromasotterrane02ross

PREFAZIONE

Le
della

brevi

parole

che

ho cleHberato premettere
,

al

secondo tomo

Roma
alla

sotterranea

cristiana

non

sono

prefazione

condegna

alla

mole,

variet ed alla nobilt della materia addensata dentro questo

volume;

ma

semplice avvertimento

al

lettori

per loro commodlt e in-

troduzione

all'

Intelligenza del trattato molteplice e in alcuni capi


gli

minuto
di

ed aridissimo. Perci prego


cotesto avvertimento,

studiosi di

non ommeltere

la lettura

che parmi a

tutti utile,

a molti necessario.
delineato nella prefa-

n
zione
di

concetto della
all'

Roma

sotterranea

cristiana,

opera e nel tomo primo colorito e


si

finito soltanto

per le cripte
dili-

Lucina, qui

mostra in tutta l'ampiezza sua e nell'esecuzione

gente d'ogni sua parte. Le* cripte storiche del cemetero di Callisto qui
ci

offrono tanta copia di reliquie monumentali, che lo studio di ricom-

porle e d' illustrarle con le scritte

memorie

ci

viene ritessendo una serie

quasi

continua

di

fasti

gloriosi

della

chiesa

romana

dal

secolo

degli

Antonini a quello di Costantino e dei

figliuoli di lui

ed anche fino agli

anni delle invasioni barbariche nelle Pannonie e nell'Africa. La descrizione poi e

l'esame d' ogni particolarit delle singole gallerie e dei pi


del

umili
nostra

sepolcri

cemetero

ci

rivela

con

precisione

maggiore d'ogni

espettazlone la storia e la cronologia del sotterraneo e dei suoi


d'

monumenti
epigrafico
dell' arte

ogni

classe

ci

apre
il

gli

occhi

della

mente a vedere
stile

quale fu nel primi quattro secoli


cemeteriale
,

processo e lo svolgimento dello


d'

del

sistema

immagini

arcane

simboliche,

cristiana nelle sue relazioni

colle

forme della scuola classica e


dirigeva.

col

pensiero religioso dei misteri evangelici, che la ispirava e


s

Ma un quadro

splendido e

attraente

non

si

discern a prima giunta


diversi,

nella topografica

descrizione di tanti

monumenti

che non

ci

si

presentano spontaneamente in serie cronologica; e ancor


tralcio

meno

nelF

in-

inevitabile di discussioni critiche e di

minute osservazioni, nel cui

labirinto io

medesimo ed

il

mio

fratello

autore dell'analisi architettonica

fummo
Afiinclic

sovente

sul

punto

di

perdere
ai

il

coraggio

smarrire

la

via.

alti'cttanto

non avvenga

lettori

abbiamo cercato con molta


,

industria
dispersi

di

spianar loro al possibile le

difficolt

di

raccogliere

raggi di luce in guisa da rendere cbiaro ed anclie dilettevole,

ci che di sua natura oscuro e faticoso

ad intendere. Accenner quali


agli

sieno queste

facilitazioni

da noi procurate
il

studiosi

affinch

essi

possano profittarne, appena aperto

volume.
nei
discorsi

Per conoscere

la

tela

del

contenuto

preliminari

nel

testo archeologico e nell' analisi

architettonica

basta scorrere a pie

del

tomo

la

tavola analitica; che stata


al

composta con speciale cura, affinch


che
la

corrisponda
teria storica,

suo scopo. Quivi


epigrafica,

il

lettore tosto vedr,


artistica

varia

malibri

simbolica,
dei

sparpagliata
e

in

due

secondo Y ordine
tutta

topografico

monumenti
perci

dei
e

loro gruppi poi

ricapitolata

ed ordinata in sistema

sintetico

cronologico

negli

ultimi capi del libro secondo.


ripetizioni
le

Non
;

mi sono

accinto a fastidiose
al

delle

cose gi dette

ma

distribuendo ciascuna

suo luogo

osservazioni speciali proprie dell'analisi e le complessive della sintesi,

spero avere ottenuto chiarezza e vigore in


strazione.

hmbedue

generi di dimo-

Alla

comune

degli studiosi per quasi consiglierei di cominlibro secondo


,

ciare

la

lettura dagli ultimi capi sintetici del

massime

dall'epilogo della storia del cemetero, che chiude quel libro.


essi

Imperocch

cos

facendo abbracceranno prontamente e con ordinata visione nel


tutto
il

loro intelletto

contenuto ed

il

frutto
li

delle

lunghe e molteplici

ricerche analitiche; e questa cognizione


fatica

conforter poi a leggere senza


facili

ed anche a gustare

le

parti

meno

meno
la

dilettevoli

del

mio

testo

critico-topografico.

Molto pi questo
architettonico.
cilit
i

consiglio

raccommander per
il

lettura del

testo
fa-

Quivi la prefazione ed
di

finale epilogo

danno somma

di

comprendere e

apprezzare

al

loro giusto valore le utilit ed


livello,

dati

raccolti

dal faticoso ed aridissimo

esame d'ogni

d'ogni mi-

sura, d'ogni foggia architettonica.


la

Anzi poich
difficolt

le singole osservazioni

per

minutezza loro e per

la

somma

di formolarle e di
sottili

conse-

gnarle allo scritto possono sovente sembrare assai


ficacia al

e d' incerta ef-

provare

l'

ammirabile armonia del loro complesso vince ogni

diffidenza e dubbiezza

almeno per

punti sostanziali e per

principali

contorni della cronologia del sotterraneo rivelata dall' analisi architetto-

nica.

La quale

dalla sua spontanea

concordia con

tutti

dati

dell' ar-

cheologia e della storia acquista solidit ed autorit incrollabile. Altrettanto dir delle indagini critiche ed archeologiche. Chi con
fistico

metodo

so-

considerando ogni indizio ed ogni argomento da


le

s, volesse

eludere
al

combattere

prove raccolte da quelle indagini, dovrebbe poi cedere


all'

loro complesso e alla loro sintesi meravigliosa, che piegano

assenso

ogni discreto e meditativo intelletto.


alle

gi

il

Settele,

mente acuta ed usa


veduto,

matematiche dimostrazioni,
si

predisse la luce, che avrebbe


le

chi

fosse posto a registrare

esattamente tutte

pi minute circostanze

della collocazione dei

monumenti

sotterranei (1).

Ma

poich

le tante

miil

nuzie, che faceva

d'uopo notare, avrebbero soverchiamente


pi capitali

intralciato

nostro testo, massime l'architettonico, nei ragionamenti abbiamo tenuto

conto dei

fatti

delle osservazioni

rilegando alla fine del


i

volume, cio
particolarit,

alla descrizione

completa del sotterraneo

cenni di moltissime

che sono quivi registrate come in un archivio

ad abbon-

danza di diligenza e di prove. Del

rimanente questa fastidiosa e labo-

riosa parte del nostro testo stata scritta per

adempiere
il

il

debito di

to-

pografi coscienziosi e fedeli,'

ma

non pretendiamo che

massimo numero

dei lettori abbia la pazienza di tollerarne da capo a pie la lettura.

Vengono ora alcune avvertenze sulle tavole, che accompagnano il volume, e sui monumenti che quivi non sono delineati. La grande pianta, rappresenta il vero che occupa gli ultimi quattro numeri dell' atlante
,

cemetero di Callisto suddiviso nelle sue aree con


esso furono
al

tutti gli ipogei,

che ad
,

incorporati ed oggi sono in qualche guisa accessibili

fino
altri

limite settentrionale dimostrato nel

primo tomo, ove cominciano

ipogei d'ignoto

nome

incorporati al cemetero di Balbina. Per bene inten-

dere dentro

quali

confini circoscritta la materia di questo


circoscritta
,

volume e
tavola

perch essa stata cos


colle

esamini

il

lettore

quella

indicazioni che la dichiarano;


I

e la paragoni con quanto


i

ho

pro-

posto nel capo

del libro

con

ragionamenti

fatti

dal

mio

fratello

nel capo XIII della sua analisi architettonica. Nel quale luogo anche

dichiarata la proporzione della grande copia e variet di


nitaci

monumenti

for-

dai vero e storico cemetero di Callisto rispetto a quella tanto mi-

nore dei monumenti gi oggi noti o che possiamo sperare di rinvenire


nei
(1)

contigui

ipogei.
T.

E
II

ci
94.

vale

confortare

gli

studiosi

perch non

Atti della poni, accad. d'arch.

p.

misurino tutta
della

la

paurosa

impresa della
di ricerche e

Roma

soUerranea

alla

norma
ceme-

mole

di

monumenti e

discussioni,

che

il

solo

tero di Callisto ristretto ai suoi veri e storici confini

ha accumulato in

questo tomo. Del rimanente quando io avr (se Dio mei conceder) pubblicato ed
illustrato

un grande cenietero del secolo secondo ed uno del


della cristiana arte ed epigrafia

primo

la

loro serie e concatenazione con quello che ora vede la luce


la storia

basteranno a fondare
tre secoli ed
la

nei primi

a formolarnc le leggi.

do in pegno di

lieta

speranza
la sintesi

grande luce che su quella storia e su quelle leggi diffonde

dei soli
I

monumenti

delle

cripte di

Lucina e dei cemetero


i

di

Callisto.

monumenti

spettanti al cemetero di Callisto dentro

limili predetti

sono
terza

tutti ritratti nelle tavole di

questo tomo; eccetto alcuni pochi dell'area

ommessi per

le

ragioni dichiarate a pagine 284, 294, ed alquanti


testo
il

sarcofaii descritti nel

ma

non

delineati. Coteste sculture

avrebbero

accresciuto

la

mole ed
;

costo

dell' atlante

gi

assai

voluminoso con
ai
il

pochissima
tanti

utilit

mentre

pi opportuno riunirle ai sarcofagi od


avelli
i

frammenti

di siffatta

classe di

dispersi
,

nel

campo sopra

sotterraneo e traboccati sotterra per

lucernari
I

e la cui precisa

sede

topografica impossibile a determinare.

frantumi poi dei monumenti

pagani e cristiani spettanti


e r Ardealina
,

al

sepolcreto posto nel


d' essere

campo

tra

1'

Appia

bench meritino

ricomposti ed esaminati nelle


in questo volume,

loro relazioni col sotterraneo,

non possono comparire

dappoich
state

le

escavazioni a fior di terra necessarie a quest'uopo


fatte.

non sono

ancor

Accennato

quel

poco

che

manca

ai

monumenti
trover
nell'

delineati

nelle

tavole, resterebbe
curati.

a parlare di queste e dei

miglioramenti in esse proindice


gli

Ma

ogni

avvertenza

necessaria

si
,

speciale
studiosi

dell' atlante.

Del

rimanente

amo meglio
s: e

che

siffatte

cose
al

veggano ed apprezzino da
giudizio

mi

facile l'affidarmi

benevolo loro

dopo

il

felice

esperimento dell'accoglienza

fatta al
ai

primo volume.
d'

Della quale rendo


zione: e
li

amplissime ed affettuose grazie

dotti
il

ogni na-

prego di non voler essre meno cortesi verso


Il

tomo, che
della

ora viene nelle loro mani.


teria

quale e per
della

le

difiicolt

somme

maper

per

gli

interrompimenti

sua

compilazione

avvenuti

cagioni diverse, che ne hanno tanto ritardato la stampa, chiede d'essere


giudicato con discreta indulgenza.

DISCORSO PRELIMINARE

Dei DocuME^'TI istorici illustranti


LA MATERIA
DI

in

guisa speciale

QUESTO TOMO.

N.el
trattato

tomo primo ho dedicato


direi

settanta e pi lunghe pagine ai

documenti

iUustranti in genere la storia e la


e la chiave e quasi

topografia

dei
e

cemeteri

suburbani. Quel

anche l'essenza
,

l'anima della

mia Roma
ha
tra,

sotterranea.

La

ricerca diligente d'ogni notizia


i

che l'antichit a noi


cristiane necropoli
i

mandato intorno
sono

fasti

ed

monumenti
anzi

delle

romane

l'esame critico dei manoscritti d'ogni paese serbanti


il

testi

di

quelle

notizie
ri-

primo
quei

apparecchio

il

fondamento,
,

dell'

opera destinata a
a

costruire

venerandi

famosi cemeteri

quasi

crearne la storia.
in

La somma importanza
siffatta

dello studio critico dei

documenti

un' impresa di
delle
di-

natura e
pili

il

desiderio di agevolare agli studiosi l'intelligenza

scussioni

aride e

pi
,

difficili
il

mi consigliano

premettere

un breve
autori

chiaro discorso sui

testi

cui uso sar sostanziale e

specialissimo

nell' ildi

lustrazione del cemetero di Callisto.

La

biografia dei due pontefici

questo cemetero scritta da un loro acre avversario, rinvenuta


nel libro

ai nostri giorni
,

nono

del

volume volgarmente appellato

dei

Filosofumeni
al

merite-

rebbe un luogo non ultimo nel preliminare discorso,

quale m'accingo.
archeologia

Ma
in

poich ne ho distesamente trattato nel Bullettino di cristiana


tutto
il

corso dell' anno


di

1866,

e le parole
,

in

quella

biografia
notizia di

alludenti al

cemetero

Callisto

sono poche

bench
,

rivelanti

una

sommo
;

va-

lore per la storia di quella istituzione


il

lettore ai fogli

citati.

ristringer

il

mi basta all' uopo presente rimettere agli mio ragionamento a due capi
del martirio di
s.

ndici delle sepolture papali,

ed agli

atti

Cecilia.

primi

ed

secondi sono richiamati e discussi in cento pagine di questo tomo. Sar


lucido e conciso

utilissimo ed in parte necessario riassumere ed ordinare in


trattato la critica
di

quei documenti.

II

CAPO

I.

Gli indici delle sepolture papali.

La singolare prerogativa
i

del cemetero di Callisto quella di avere accolto

depositi pontificali pel corso

almeno d'un intero

secolo.

Per conoscere
;

esat-

tamente donde comincia questa nobile serie e dove


essa appartengono e quali no;
sizione,

termina

quali

papi ad

quali sono le date genuine di


ai

ciascuna depoe

fa

d'uopo ad ogni passo ricorrere


registri

registri

delle morti

delle sein

polture dei romani pontefici:

non sempre concordi a noi pervenuti

molti documenti di

origine e valore diversi.

Uno

di

siffatti

indici

esclusiva-

mente proprio
il

del cemetero di Callisto fu inciso in pietra;


,

imperocch narra

marmoree delle quali adorn quel cemetero, avere scritto a perpetua memoria nomina episcoporum et martyrum. Di s prezioso monumento ninna reliquia stata trovata nell' ipogeo ma nel
libro
pontificale Sisto III sulle lastre
;

capo sesto del libro primo con ricerche

sottili

e pazientissime

ne

tenter

il

restauro; e dovendone quivi trattare di proposito e per disteso ne lascio intatto a

quel luogo

il

molteplice ed arduo ragionamento (1).


et

Un

altro quasi indice


di

inciso in
listo

marmo

episcoporum

martyrum

sepolti

un
che

nel cemetero

Cal-

chiaramente discerno nel registro dei corpi


s.

di santi trasferiti
si

dopo varie

vicende alla chiesa di


a pie della pagina 64.
listiana necropoli
;

Sisto dentro la citt

legge in questo
tutti
i

tomo
ultimo

Quell' epigrafe per n annovera

papi della caldell'

n ha molto

valore

istorico

essendo

parto

medio evo improntato


dell'

degli errori accreditati in quei tempi e di altri proprii

autore o dell' incisore di essa (2). Perci non merita che qui se ne parli.
il

Esclusi questi due indici marmorei, rimane eh' io dedichi


gistri delle sepolture

discorso

ai

ree

papali segnati nei documenti


Il

della storia

ecclesiastica

nelle tavole martirologiche.

loro

esame

critico

a quattro capi, o fonti primarie,

dalle quali

m'ha insegnato a ridurli tutti pendono ogni maniera di secon;

darie compilazioni

sono

gli

indici filocaliani
il

il

martirologio appellato ge-

ronimiano;

il

libro pontificale;

martirologio appellato

ch queste fonti con molte altre

io

abbia additate nel

romano piccolo. Benper le primo tomo


,

loro relazioni con tutta la storia della

Roma

sotterranea

pure

necessario

(1)
(2)

V.
V.

in questo
in

tomo pag. 33-48.

questo tomo pag. 228, 229.

Ili

qui ragionarne ad
dell'

un punto
fatto

di vista speciale

e porgere al lettore la chiave

uso

che ne vedr che


ci

nelle disputazioni dei singoli articoli

e dei sin-

goli dubbii,

verr proponendo la papale necropoli callistiana.

I-

Gli indici filocaliani.

Nel primo tomo pag. 116-118 ho ragionato dei preziosi


catalogi
,

fasti, calendarii,

raccolti in

un

libro nei primi tempi della pace

costantiniana:

del

quale noi abbiamo soltanto l'edizione da Furio Dionisio Filocalo illustrata con
disegni a
lore,
si

penna nel 554.


corpo,

Tutti

documenti

di

quel libro sono di grande va-

prestano mutua luce, e debbono essere insieme esaminati; perci per


il

ricordarne

il

complesso, l'editore ultimo,

li

chiamo

filocaliani. Di
il

quel

novero sono

la tabella delle deposizioni dei

papi da Lucio a Giulio;

feriale ro-

mano
s.

delle feste pii solenni,

Pietro a

massime dei martiri; il celebre catalogo Liberio appellato comunemente liberiano o dal primo, che
le

dei papi da
lo

stamp

per intero, bucheriano. In questo

date delle morti dei papi cominciano ad es-

sere segnate in Anterote; per Ponziano poi antecessore di Anterote registrata una

singolare notizia, che chiude la prima parte del catalogo oggi riconosciuta avere

chronicon di Ippolito (1). Questa singolare notizia sar in ogni sua parte illustrata nel capo XIII del libro primo. Dei seguenti papi poi i

per fondamento

il

giorni della morte nel catalogo filocaliano,


politeo,

ossia nella
cotesti

continuazione

dell' ip-

non sono sempre


altro

registrati;

ma quando
la
i

giorni quivi sono se-

gnati,

essi

meritano ogni fiducia e debbono essere preferiti alla testimonianza

di qualsivoglia

documento

attesa

molta autorit della continuazione


pii

predetta

confermata dal consenso con

sicuri dati della storia

della

cronologia. Delle deposizioni per nel cemctero, per lo pi fatte nel d seguente
alla

morte

questo catalogo non tiene conto


depositio episcoporum.

di

esse

serba

memoria
lettori
il

la

tabella

intitolata

L'uso
,

della

quale tabella filocaliana


qui la

nel presente

volume sar tanto continuo


dopo
trascrittala

che per comodo dei

trascrivo per disteso (2); e


V. T.
si

ne esaminer brevemente

contenuto.
da Pietro

(1)

pag. 117, 118-

Le

ragioni della sentenza, che attribuisce ad Ippolito la prima trama del catalogo papale predetto

a Ponziano,
(2)
il

veggano

nella dissertazione del

Mommsen

citala nella nota seguente.

M'attengo all'ortografia del manoscritto

di Bruxelles, copia delle antiche

membrane possedute

dal Peiresc.

Ma

nell'ordine dei

nomi seguo

codice di Vienna preferito anche nella edizione del


il

Mommsen

(Atti dell'accad.

reale di Sassonia, Pliilol. hist. Classe


il

T.

p.

631).

questo

luogo opportuno di ragionare sulla differenza di quell'ordme, che nelle ultime due linee osserviamo paragonando
il

primo codice

col

secondo.
alle

Di questa differenza ha tenuto conto

eh.

P. Armellini nel commentario


tesi

De bucheriana

depositione episcoporum

etmartyrum premesso

Quaesliones hislorico-criticae de primordiis ecclesiae;

di dispule scolastiche del collegio

romano per l'anno 1861.

DEPOSITIO EPISCOPORUM
VI
Kal.>

Januarias

Domisn in CaUisti
Felics in
Callisti

(a. (a. (a. (a.


(a.

/// Kal.

Januar.

prid.

Kal. Januar.

Silvestri in

Priscillae
Callisti

//// idus Januarias

3Hltiadis in

XVm
///

Kal

Feh.

Marcellini in Priscillae

Non. Mar.
Kal. Mai.

Ludi

in Callisti

(a. (a. (a. (a.


(a. (a. (a.

Caii in Callisti

//// non.

Augustas

Stephani in Callisli
Eusebii in Callisti

269) 274) 555) 514) 504) 255) 296) 255)

VI Kal. Octob.
VI idus Dccemh.

510 vel5H)
285)

Eutychiani in

Callisti

Non. Octoh.
jirid.

Marci in Dalbinae
Juli in via Anrelia miliario III in Callisti

556)
552).

idus Apr.

La
di

tabella segue l'ordine calendare,

eccetto le

due ultime deposizioni, quelle

Marco
altri

e di
ai

Giulio,

che sono registrate fuori del debito luogo. Della quale

anomalia
e gli

dotti

oggi nota la cagione; constando da molte prove che questo


catalogi raccolti nel libro, di che ragiono,

indici e

prima

dell'edila

zione filocaliana fatta nel


serie

554 erano
Il

stati
,

pubblicati

circa
di

il

556. Perci
e
di

calendare ordinata fino a Silvestro

ed

nomi
a

Marco

Giulio
il

furono aggiunti dipoi (1).

pi antico adunque della trascritta tabella


:

papa Lucio

il

pi recente Silvestro

mancano

rendere intera

la

serie

Sisto II e Marcello.
feste

La mancanza

ai
il

del
la

primo

supplita nella

tabella

delle

dei martiri;

imperocch quivi
facile

memoria

di Sisto II

registrata ai

di

Agosto.

Non

cos

rendere conto dell'ommissione

di Marcello; e

ne

parleremo rispondendo
sione di Sisto
II, il

seguenti quesiti sul proposto documento. L'ommisfu registrato a parte fra


i

cui

nome

martiri, essa indizio,


ti-

che a ninno dei pontefici annoverati nella soprascritta tabella compete quel
tolo glorioso?
fice

perch

la serie

comincia da Lucio morto nel 255 e niun pontecroce dei dotti; imperocch
divisi

ricorda anteriore a quell'anno?


Il

primo dei due quesiti veramente sembra, che gli


lati

stato fino
indici
,

ad ora

la

flocaliani

essendo

in

due capi

intito-

r uno

dcpositio

episcoporuni

l'altro

item depositio martyrum, distingua dai


fatti
i

martiri coloro che nel primo indice sono annoverati. In

papi Callisto,

Ponziano, Fabiano, Sisto


indice.
(l)

II

martiri celebratissimi sono registrati nel secondo


registrati

Ma
I

di parecchi dei papi

nel

primo

il

libro pontificale chiude

V. T.

pag. 116.

V
la

vita

colla
di

forinola hic martyrio coronatur.

di

maggiore peso sono


a Stefano,

le testi-

monianze
libri

Cipriano, che chiama Lucio beatissimum martyrem (1); dei codici

martirologici geronimiani,
liturgici

che quel

titolo

danno
la

cui

pi vetusti

della

chiesa

romana assegnano

messa

e culto

solenne (2); del

concilio efesino, di

s. Cirillo, di

Vincenzo Lirinense, che Felice romano pontefice sono


il

appellano martire (o): e pure Lucio, Stefano, Felice negli indici filocaliani sono
separati dai martiri.
Il

Pearson,

il

Pagi ed

altri

dotti

stati

soliti
si

di pre-

ferire l'indice filocaliano a

qualsivoglia altro testimonio;

Tillemont

con-

tentato di giudicare,
tiri

che alcuni dei papi nell'indice predetto separati dai marla

possano avere confessato


illustre,

fede, e dato

la

vita

per essa,
(4);

ma
i

in

modo

poco

forse tra gli stenti del carcere o


s.

dell'esilio

Rollandisli

nel commentario sopra

Stefano papa deprezzano la tabella delle deposiliones

epscoporum,
ai

come
non

lavoro di privato ed ignoto autore, e vogliono che essa ceda

martirologii e ad altri documenti ecclesiastici (5). Quest'ultima sentenza


e

non

persuade

quieta

la

mente

imperocch

di

qualsivoglia
,

autore sia e

pubblica o privata fede faccia quel catalogo delle deposizioni


esso dapprima conchiuso in Silvestro circa
spettanti al secolo
il

essendo slato
e date

556 ed annoverando nomi


la

medesimo

del documento,

sua storica autorit necesla

sariamente assai grande. Piuttosto da considerare quale sia


quale
la

vera sua indole,

sua relazione col secondo catalogo intitolato item depositio


I

martymm.
esattOi^

Gi nel tomo

pag.

116 ho

avvertito, che

il

predetto titolo
di

non

Imperocch,
di quel

il

natale di Cristo e quello della catedra


;

Pietro

fanno parte

catalogo

e viceversa

mancano moltissimi
il

martiri indubitati ed assai


,

noti della

chiesa romana. L'indole di tutto

libro filocaliano

che comincia

dal calendario astronomico e civile e contiene documenti urbani con ragione


definiti

dal

Mommsen
i

(piolidiano usui aut necessaria aut certe apta (6), basta


i

a farci intendere, perch tanto scarsi sono

nomi

dei martiri segnati in quel


di
s.

novero,

e perch

natali di

Cristo e della catedra

Pietro

sono

misti
il

alle depositones

martyrum. Quel documento non


;

un martirologio, ma

ca-

lendario ecclesiastico delle maff^iori feste mobili


del secolo quarto io l'appello feriale.

secondo l'autentico

linsjuaifoio

Laonde

l'esclusione da cotesto feriale di

Lucio, di Stefano, di Felice e di qualsivoglia altro papa prova soltanto, che


la loro

commemorazione anniversaria non era


ci

delle pii

solenni e feriate.
il

bench

collimi indirettamente al giudizio del Tillemont, che

martirio di

quei papi sia stato


(f)
(2)

meno

illustre

ed incruento, pure

siffatta

conseguenza non a

Epist.

LXVII.
tomo pag. 84, 8.
eccl.

V.

in questo

(3)
(4)
(5) (6)

V. Tillemont, Bist. V. Tillemont,


V.
1.

T. IV p. 364.

e.
1

p. 31, 595, 621, 687.

Ada

ss.

T.
lat.

Aug.
T.
I

p.

il3, 114.

Corp. inscr.

pag. 332.

stretto

rigore necessaria e indeclinabile.

Imperocch non

tutti

papi

il

cui

martirio fu illustre, ebbero in


nel
tirio

Roma

nel secolo quarto festa solenne registrata


la

feriale

filocaliano; e
testifica.

ne abbiamo

prova in Telesforo,
fior
i

il

cui illustre

mare la

Ireneo

Del rimanente Telesforo

nel secolo secondo;

tabella delle dcposiliones episcoporum

annovera
loro

soli

papi dell'ultima met del


;

terzo

e degli

inizii

del

quarto.

La

memoria
la loro

era recente

ed anche

io

propendo all'opinione del Tillemont, che se

morte fosse

stata

gloriosa,

come

quella di

Sisto II, di

Fabiano e

di altri

registrati

nel feriale, anch'essi

avrebbero avuto l'onore della festa solenne.

Vengo

al

secondo quesito,

perch mai

la

nostra

tabella

sia

circoscritta

nei predetti termini

cronologici, e

non salga sopra l'anno 255.

Difficilissima

la risposta. Si potrebbe osservare,

che l'edizione di Furio Dionisio Filocalo


deposizioni d'un intero ed esatto

essendo dell'anno 554


secolo.

il

periodo di quelle

Ma

questa coincidenza fortuita; la tabella essendo stata dapprima conPiuttosto

chiusa in Silvestro nel 555.

da

notare che

cotesto

indice

delle
di

depositiones episcoporum posto

immediatamente dopo quello dei


l'altro

prefetti

Roma,

il

quale parimente comincia nell'anno 254. Ci m'induce nel pensiero

che alcuna relazione possa correre tra l'uno e

documento; o che

al-

meno
bio

l'uno all'altro sia stato coordinato. L'indice dei prefetti

senza

dub-

una

compilazione

avente per

base

registri

contemporanei

imperocch

le date vi

sono segnate come furono in uso mese per mese. Per esempio nel-

l'anno 514 Massenzio in


e Massimino
II;

Roma non

riconobbe
di

legittimi consoli

Massimiano Vili

e nei fasti prefeltorii,

che ragiono,

scritto:

Consules quos jusserint D.D.

N.N. AVG.
est

Ex
Parmi adunque, che
registro cos esatto,

mense Septembri factum


et

Rufino
gli

Eusebio.

archivii della

urbana prefettura abbiano fornito quel


;

compilato anno per anno e mese per mese

e che

do-

cumenti
fetti,

di

quegli archivii,

quando ne
che
la

fu estratta la lista filocaliana dei pre-

fossero in ordine o di facile e pronto uso soltanto dall'

anno 254. Ci
tabella intito-

posto,

sarebbe

egli

possibile,

compilazione altres della

lata deposilio episcoporum, la

quale

fa seguito a quella dei prefetti

ed ha con essa
dell'ur-

comuni

limiti cronologici, sia


'?

stata

fatta

almeno

in parte sui

registri

bana prefettura
giunta sembri

Per quanto inaspettato e quasi simile a paradosso a prima


siffatto

un

pensiero, esso merita serio esame; e pu svelarci rela chiesa e

lazioni fino ad ora

n anco per sogno immaginate tra

l'impero nel

secolo terzo.

Che

il

compilatore degli opuscoli raccolti nel libro filocaliano per le no-

VII

tizie

dei papi abbia talvolta adoperato

due
in

fonti diverse,

una

ecclesiastica, l'al-

tra civile,

parmi vederlo chiaramente

un periodo importantissimo
dire
di

e fino

ad

ora rimasto inesplicabile della pontificia cronologia. Voglio

del

tempo,

che corse dalla promulgazione degli


restituzione in pristinum della chiesa

editti

Diocleziano contro la chiesa alla


rescritto di Massenzio.

medesima per
le

Nel

celeberrimo catalogo dei papi inserito dopo


nostro libro filocaliano segnato
lino pridie Kal.
Jidias,
il

due tabelle depositonum nel


luogo della formola in quegli

principio esatto de! pontificato di Marcelfine.

ma non
(^sedil)

la

Ed
. .

in
.

anni consueta: MarceUimis


usqiie in Diocletiano
et

a die

usqiie

ad diem, quivi

segnato

Villi,

Maximiano Vili
VII m.

(a.

504), quo tempore

fnit persecutio

cessavit episcopatus

ami.

17

d.

XXV. Questa lunga

cessazione del-

romano non pu in guisa veruna essere conciliata cogli anni di sede in quel catalogo medesimo attribuiti a Marcellino, a Marcello, ad Eusebio, a Milziade. Laonde i cronologi e i critici ne variano a loro libito nuVepscopato
i

meri.

Ma

si

ponga mente, che

il

recitato
al

computo afferma cessato

in

Roma
il

l'episcopato dal principio del

504

Luglio del 511; e che questo

pe-

riodo di tempo, nel quale in circa dur la confisca dioclezianea dei luoghi ecclesiastici

e la legale soppressione dell'ecclesiastica gerarchia.


il

Laonde non stimo


si

ragionevole
civile

mutare quei numeri;

e giudico piuttosto ch'essi

riferiscano alla

e legale cessazione dell'episcopato. Nella quale interpretazione


le

mi confer-

mano

date attribuite nel

medesimo catalogo

al

pontificato

di
i

Milziade.

La

sede di lui computata di tre anni, sei mesi, otto giorni;


nologici
lias

ma

termini cro-

non corrispondono
511),
si

e difettano d'un intero


solo,

anno; ex die VI nonas Ju'


et

a consulatu Maximiano Vili


(a.

quod

fuit

mense Septemhri Volusiano

Runota

fino

iisqne in III idus Januarias Volusiano et

Anniano conss.
catalogo

(a.
la

514).

Ora qui
nel

osservi,

che fuori dell'uso costante

del

papale
ai

consolare dell'anno 511 doppia;

la legittima, cio,

conforme

fasti registrati

medesimo

libro filocaliano

{Maximiano Vili
fuit

solo), e l'illegittima

promulgata
et

da Massenzio nel Settembre, quod


dove certo che
si

mense Seplembri Volusiano


et

Rufino

dee emendare Volusiano Rufino

Eusebio. Questa maniera


di

di segnare la data propria del catalogo de' prefetti

Roma

l'

abbiamo
designi

veduta quivi adoperata appunto ex mense Septemhri del 511. Laonde grave sospetto

mi nasce, che provenga

dai registri dell'urbana prefettura;


i

l'anno, in che per ordine di Massenzio Milziade fu riconosciuto ed


clesiastici

luoghi ec-

dall'urbana prefettura a lui furono

restituiti.
le

Ci spiega la contradi-

zione tra la durata del pontificato di Milziade e


sto che la

note consolari di essa; poregistri civili sieno state


in-

prima dai

dittici

ecclesiastici,

le

seconde dai

copiate. In

somma
la
civile

l'elezione canonica di Milziade

avrebbe preceduto d'un

tero

anno

ricognizione di lui decretata

da Massenzio.

vili

Questi indizi! sono gravissimi e


essi
ci

ci

invitano a cercare se

il

fatto, del

quale

suggeriscono

il

sospetto,
i

supponibile e probabile, ovvero assurdo ed


re-

impossibile.
lazioni di

Posto cbe

romani magistrati nel secolo terzo abbiano avuto

qualsivoglia natura col ceto dei Cristiani,

come corpo rappresentato


nelle matricole degli
offi-

dai suoi capi,

non

da meravigliare, che

nomi

di quei capi sieno stati scritti

nei registri dei presidi e in


ciali

Roma

del prefetto,

della polizia.

In

fatti

negli esordii del secolo terzo,

quando

le

adunanze

erano vessate, alcune o molte chiese acconsentirono a pagare un tributo per redimere la vessazione (1). E conseguenza di questo partito fu la regide'fedeli

strazione dei Cristiani in matricibus beneficiarorum

et

curiosorum (2). Molto pi


i

dov l'urbana prefettura inscrivere nei suoi


lelci,
i

registri

nomi

dei

romani pon-

quando

ai

Cristiani in

Roma

fu concesso di possedere a titolo di corpo

cemeteri,

come

secolo terzo la

primo tomo ho dimostrato, che veramente avvenne. Nel persecuzione e la proibizione di frequentare i cemeteri ebbe
nel
il

sempre per conseguenza


ai

supplizio o

almeno
e

l'

esilio

del vescovo e la proi-

bizione di dare a lui un successore.


Cristiani di procedere alla

Cos dopo ucciso Fabiano, Decio interdi

nuova elezione;

quando seppe, che malgrado


e

quei precetti Cornelio era stato eletto,


novello pontefice fanda
et

mont
I

in furore

minacci contro

il

infanda (o).

magistrati in questi tempi distingueatti

vano
tiri

la

chiesa cattolica dalle sette scismatiche ed eretiche; e negli

dei

mar-

sotto Decio

(4) leggiamo l'interrogazione a quale chiesa appartieni' Vicesi

versa allorch la persecuzione

quietava e

cemeteri ed

altri

luoghi di adu-

nanze erano

restituiti

alla chiesa,

vediamogli imperatori medesimi, come Galecclesiastici


i

lieno ed Aureliano,
la

mettere in possesso dei luoghi

vescovi e con
si

pubblica autorit mantenerveli. Nella persecuzione di Diocleziano

cominci

dal chiedere ai vescovi ed ai chierici la consegna dei libri santi e d'ogni avere
della chiesa;

poi contro

vescovi e

chierici fu
riferita:

promulgato un

editto speciale.

A
i

questo tempo spelta


nel

la notizia

sopra

cessami episcopatus annos VII eie.

Massenzio
Cristiani;

50G sospese
fino al
il

in

Roma

l'esecuzione delle leggi di morte contro

ma

ol

in circa

non rimise
anche

la
il

chiesa nel

pristino stato.

Nel quale intervallo

libro pontificale ed

catalogo filocahano

pon-

gono
il

papi Marcello ed Eusebio,

ambedue
che
restitu

esiliati
il

da Massenzio:

e del

primo
Euse-

libro pontificale espressamente nota,

tiranno voleva ut negaret se esse


a Milziade

episcopum (5). Finalmente Massenzio


bio
i

successore

di

possessi

tolti

alla

chiesa da Diocleziano; e a questo effetto sped lettere

(1)
(2)
(3)

V. Terlollian.
L.
e.

De fuga

in persec.

e.

XIII.

cap.

cit.

Cyprian. epist- Lll.

(4) (5)

V. Ruinart,

Ada

mart. ed. Veron. p. 122, 126.

Ada

s.

Pionii . IX,

XIX

).

In itarcelh g.

111.

patenti al prefetto di
le

Roma,

le

quali

il

papa present

all'ufficio

urbano per

mani

dei diaconi suoi (1).

Da questo sunto
,

che l'urbana prefettura non solo pot

mi sembra chiaro, ma dovette registrare i nomi dei rodi fatti storici

mani
di di

pontefici,
in

come

capi e rappresentanti del corpo dei Cristiani, nei periodi

tempo,

che quel corpo era riconosciuto


e cemeteri.

o tollerato

possedeva luoghi

adunanze

Imperocch

tutti

corpi e coUegii di
gli

Roma

erano go-

vernati dall'autorit del praefedus Urbis.


gati
di

Laonde

indizi

sopra da

me

inda-

cenni e date spettanti

ai

romani

pontefici, che

sembrano
d'un

estratte dagli

archivii dell'

urbano

officio,

ci

inducono

alla supposizione

fatto,

che lungi

dall'essere impossibile o assurdo anzi ragionevole,


e storicamente provato.

e quasi direi legalmente

Ci posto,
dei
prefetti
di

la

uniformit dei termini cronologici dei due indici, di quello


e di quello delle deposiliones

Roma
di
la

episcoporum

acquista

una

grande apparenza
punto .Marcello

mutua relazione

tra

quei
di

due

documenti.

questa ap-

parenza cresce per


il

ommissione del nome


il

Marcello in quell'indice. Appontificale

papa, che secondo

libro

govern e riordin

(onHiavil) la chiesa romana,

prima della restituzione

in pristinnm di essa per

imperiale rescritto; e perci fu condannato e Massenzio esigeva, che negaretsc


esse

episcopnm. Vero che Eusebio


registrato
nella tabella

si

trov nel caso medesimo, e pure

il

nome

di' lui

depnsilionum.

Ma vedremo,
per cura
di

che

il

corpo di

questo papa fu riportato dalla Sicilia a


stituiti

Roma
e

Milziade dopo re-

dalla

civile

autorit

cemeteri

che fu necessario un rescritto del


,

ponteprincipe per quella traslazione (2). La sepoltura adunque di Eusebio fice non riconosciuto da Massenzio n dall' urbana prefettura, per cagione
del

tempo

e del

modo,

in

che essa avvenne

fu necessariamente

notificata ai

magistrati

romani.
raziocinio

In questo

non ho accennato una grave

difficolt circa

Marcellino

e Marcello. Nella tabella dcposilionum queWi di Marcellino assegnata al giorno,

in che gli antichi marlirologii festeggiano Marcello.

Laonde o stimeremo
critici

quivi

essere stato confuso l'uno coli' altro;

ovvero

con parecchi

dubiteremo
dif-

Marcellino e
ficolt
al

Marcello essere una sola e medesima persona. Queste ispide


tratter del

dovranno essere discusse nel tomo, che

cemetero

di Priscilla,

mi basta accennare, che Marcellino e Marcello sono distinti l'uno dall'altro nel catalogo dei papi del medesimo libro filocaliano; e che l'esame dei codici e del contesto non mi d ombra
quale
spettano Marcellino e Marcello. Intanto
di

sospetto,

l'articolo

di

Marcello essere stato posteriormente interpolato ed


e
stabilito,

intruso.

Laonde rimane per me fermo


1

che un papa registrato nel

(1)

V. T.
V.
in

pag. 203.
78.

(2)

questo tomo pag.

catalogo generale cominciantc


delle deposizioni,
il

da

s.

Pietro

manca
il

nel

contemporaneo indice
dovette
il

quale comincia soltanto dall'anno della tabella dei prefetti di


cui

Roma;

e che questo papa propriamente quello,

nome non

giammai

essere registrato nell'uflcio urbano tra quelli dei rappresentanti

corpus Christa-

norum. Questa osservazione


sizioni
di

fa

s,

che l'inviluppo delle date spettanti alle depo-

Marcellino e di Marcello

non
il

basti a

scemare

la

forza

degli argo-

menti, onde nato nella mia mente

sospetto, che l'indice delle sepolture dei


ci-

papi da Lucio a Silvestro abbia avuto per prima trama o guida alcun registro
vile

dell'urbana prefettura.
II.

//

martirologio geronimiano.
in

Nel tomo primo ho ragionato


grande, che attribuisco
al vetusto

modo

assai

sommario
il

e generale del valore

martirologio romano,
a

cui testo deformatissimo


lo

ho promesso

di restituire a

mano

mano, che

gli

argomenti diversi

chiede-

ranno estraendolo dai codici martirologici della famiglia appellata geronimiana.

Ora

in questo

secondo volume

piii

che in qualsivoglia dei futuri tomi l'esame dei

sepolcri dei papi e d'altri martiri illustri esiger l'uso di quel


zioso; e per

documento pre-

ricomporre

le

solenni parole, colle quali furono in esso registrate le


dei

commemorazioni
dite

dei papi e

martiri, dovr talvolta adoperare industrie inau-

tentare imprese di critica, che

sembreranno eroiche

non vorrei fossero


let-

giudicate temerarie. Per prevenire ogni ragionevole diffidenza, e per iniziarci


tori ai segreti

dell'apparecchio e degli istrumenti di quelle


i

difficili

ricostruzioni, di-

chiarer in quest'articolo parecchi punti speciali circa

predetti codici martirologici

geronimiani, che nell'epilogo generico del primo tomo non stimai necessario toccare
sul

appena accennai. Non

si

creda per, che io m'accinga ad un pieno trattato

geronimiano martirologio; argomento degno d'un intero e fruttuoso volume.


Nel primo tomo ho compendiato alcune precipue prove dimostranti, che
il

pre-

detto martirologio

un prezioso centone

di vetusti calendarii di chiese diverse in-

credibilmente guasti, mutilati, fra loro confusi da ignoranti copisti e da pi ignoranti ed arbitrarii abbreviatori; e che in quel centone nascosto l'antico martiro-

logio

romano
I

trascritto

da due codici con indizi

di

annotazioni contemporanee a

Bonifacio

eletto

ncHlS,

a Milziade, che ricompose la chiesa

dopo

la

persecuzio-

ne

di Diocleziano, e forse

anche ad Ante'rote, che sedette nel 256 (i). Insegnai


i

in fine

come per

le notizie circa

sepolcri e cemeteri sotterranei

si

prestino

musono

tua luce cotesto martirologio e gli indici filocaliani.

Ora dichiarer:

1." quali

(t)

V. T.

pag.

113. e segg.

XI
i

principali esemplari superstiti di

importante centone; 2." quali impronte in


di

essi

possiamo disccrnere dell'origine, dell'et, della fedelt

quel centone; 5."

quale relazione corre tra la serie delle commemorazioni

dei

papi inscritte nel

centone geronimiano e quella degli indici filocaliani.


In quanto agli esemplari superstiti,
li,

l'importanza di ricercarli, dinumerarfilologico e critico.


dotti
la

classificarli

non

preoccupazione dell'odierno sistema

Fino dalla prima scoperta del nostro martirologio fu intesa dai


cessit
di scrutarne
Il

ne-

con occhi di lince ogni manoscritto ed ogni minuta va-

riante.
io

Fiorentini conobbe quattro esemplari


:

non

breviati

di

quello
di

che

chiamo centone geronimiano


si

sono

il

codice
s.

del

monastero

Epler-

nach, che

credeva essere stato del celebre

Willibrordo apostolo dei Frisi


dell'

e fondatore di quel monastero,


tro in

morto nel 758; quello

abbazia di

s.

Pie;

Weissenburg

scritto

nel

772

dal

possessore

appellato
al

Blumano
di

due manoscritti meno antichi dei precedenti spettanti


ed alla cattedrale di Lucca.
rari esemplari
;

monastero

Gorbie
di
s

Il

Fiorentini trascrisse l'intera

contenenza

e dell' epternacense fu perfino preparata in

Anversa un'
:

inci-

sione sul
in

rame tutta a fac-simile dalla prima pagina all' ultima onore, che queir et non ricordo sia stato fatto a verun altro codice di argomento
si

sacro o profano, e nella nostra


dei libri santi.
lo

fa

soltanto a qualche rarissimo esemplare

Ci mostra in quanto straordinario


;

pregio

dotti
,

del

seco-

che videro e la necessit XVII tennero ogni apice di quel manoscritto manifesta, di "esaminare minutamente le incredibili corruttele di quella scrittura.

L'incisione procedette soltanto fino al XII kalendas JuUas: ne parlano

il il

Bollando nella

prefazione generale agli acta sanclorum T.


ai
;

p.

XXXVII,
II

d'Achery nel monUiim premesso


zione in foglio dello Spicileyium

martirologii raccolti nel


e
i

tomo

dell' edi-

Aprile p. IX, ove delle tavole incise


continuata n divulgata
;

tomo II pubblicano un saggio. Ma l'opera non


Bollandisti nel Propileo al
;

di

fu e

il

lungo

lavoro preparato per o giace nascosto


in

un

solo

esemplare ne
,

conosco
latino

tirato

carta

ora

serbato

nella

biblioteca

imperiale di Parigi

cod.

12159. Queste

notizie

ho premesso per deche m'accingo

stare l'attenzione dei miei lettori e chiamarla sopra le notizie,

ad epilogare in laconici cenni.


Di
s

rari e desiderati esemplari del centone


la

posso elevare

somma

da quattro a
altri.

sette;

geronimiano non breviato oggi ed ho qualche indizio che mi d


che aggiungo
ai

speranza di trovarne anche

Gli esemplari,

quattro editi

dal Fiorentini, sono di pregio assai grande;


valore,

ed uno fra essi di

tutti

supera

il

e assai pi dell' epternacense meriterebbe d'essere divulgato in fac-si-

mile.

Io per

non voglio

nel discorso preliminare al

tomo secondo

della Ro-

ma

sotterranea fare

un lungo episodio

bibliografico sopra cotesti

codici

mar-

XII

tirologici.

Laonde por tenere


poi
i

via breve e spedita classificher

predetti esem-

plari nella loro serie critica,


stintivi; e
tutti

accennando

di

ciascuno

caratteri

proprii e di-

insieme
e

li

interrogher sull'origine, sull'et, sulla fedelt del


ci

centone,

cui

laceri

confusi lembi con attento studio

conviene esaminare

e ricomporre.
Il

pi completo,

per meglio dire

il

meno
le

imperfetto

degli

esemplari
biblio-

oggi a
teca
;

me

noti

l'ho scoperto in

Berna nel codice 289 della pubblica


ultime pagine dal 22
,

e solo

debbo deplorare, che manchino

Novemquelle
va in
di Gia-

24 Decembre. Io appena credeva ai miei occhi quando vidi membrane inestimabili ignorate da tutti; mentre sono tre secoli che si
bre
al

cerca

minuta

di

siffatti

tesori.
di

Il

manoscritto appartiene alla raccolta


le corti

como di Hongars legato Le pagine sono divise


circa
ai

Enrico IV presso

germaniche morto nel 1612.


lettere

in

due colonne con nitidissime


postille

del

secolo in

ottavo o

nono.

Il

necrologio ed altre
la
Il

aggiunte
il

successivamente
prezioso volume

margini confermano
della chiesa
di

predetta et;

dimostrano, che

fu
le

Metz.

pregio principalissimo di questo esemplare , che


ai

indicazioni geografiche e topografiche, le quali


codici

nostri

sludii

sono neces-

sarie e negli altri


l'integrit

sono parte abbreviate parte ommesse, qui conservano


le

loro;

per quanto possono essere integre


prototipo,

annotazioni tratte dal cor-

rotto o lacero

onde pendono

tutti

gli

apografi geronimiani. Coteste


in

indicazioni geografiche e

topografiche sono tutte

majuscole; e dividono in

gruppi
piare.

distinti

santi di

ciascun giorno; altro pregio unico di questo

esem
lettera

Perci

me

ne sono procurato un esatto fac-similc dalla prima


d'uopo che un
la

all'ultima;

e far

io

lo

pubblichi per
,

disteso.

Intanto
i

ne

verr trascrivendo, dove


sui

discussione lo richieder

linea

per linea

passi

quali

fonder

miei ragionamenti.

Del valore critico del lesto di cotesto

apografo dir fra poco.

Pongo
ch
il

in

secondo luogo cinque esemplari, dei quali faccio un gruppo; per-

loro testo e
si

massime

le

ommissioni nelle note geografiche e topografile

che facilmente

riducono ad un comune prototipo; bench

corruttele nei
le

singoli codici sieno varie e stranissime,

e ciascuno di essi abbia

sue pro-

priet distintive.

Sono due corbejensi, il blumano col lucchese, ed uno di Sens. Dei due corbejensi uno solo noto; e fu stampalo per disteso dal d'Achery (I),

stampa ripetuta poi dal Vallarsi (2). Oggi serbato nella biblioteca impcri-.ilc di Parigi (cod. lai. 42410), ove l'ho' minutamente esaminato e confrontato
coU'edizione.

La quale ho conosciuto essere

assai

fallace;

avendo l'editore

di

suo arbitrio segnato in lettere corsive, quasi fossero aggiunte di seconda mano,
(1)

Spici!, ed.

in

4. T.

IV p

617 e scgg.;ed.

in

fol.

T.

Il

p.

e segg.

(2)

S. Hieronyini, Opp. ed. Vallarsi T.

XI

p.

473

e segg.

XIII

moltissime sezioni del


arbitrio

testo,

che ne sono parte integrale

e parimente di suo
articolo
,

avendo

trasferito

quelle sezioni alla fine di ciascun

mentre

stanno nel corpo; avendo inoltre ommesso molte postille interlineari, che spettano al martirologio primitivo; ed in fine avendo supplito per congettura, senza
avvertirne
il

lettore,

le
Il

finali

di

moltissimi nomi tronchi per tosatura fatta alle


di

pagine membranacee.
la

difetto

questa tosatura in parte posso supplire per


,

fortunata

scoperta di parecchie pagine del codice

che serv di originale

all'esemplare corbejense edito dal d'Achery.Le citate pagine ho trovato nel vo-

lume

della

medesima

biblioteca imperiale segnato

Fond Corbie
codici

5;
del

sono

di

mano

monaco Nevelone, il quale scrisse molli dei corbejense e mor tra il 1125 e il 1142 (1). Il monaco da un pi antico esemplare, al quale mancava l'ultimo
del
fu tratta l'altra,
di

monastero

fece quella sua copia


foglio.

che sopra ho parlato: ed anch'essa


egli la

Nevelone medesimo. Imperocch ho riconosciuto, che


la

Da questa copia contemporanea di rivide, la emend,

annot

di

sua propria mano. Cos ambedue

gli

apografi corbejensi sono ge-

melli;

l'uno all'altro a vicenda presta luce e supplemento; ed

ambedue
in
;

insieIl

me

rappresentano l'antico esemplare, che Nevelone trov

mutilo

fine.

testo

geronimiano-corbejense ha

alcune sue proprie

superfetazioni

cio

al-

memorie speciali del monastero. In simile guisa i codici blumano e lucchese ci danno il testo, che potremo cbiamare geronimiano-fontanellense. Imperocch in ambedue del pari sono inserite nel centone
quanti cenni delle feste e

fferonimiano molte memorie, che neoli

altri

codici

costantemente mancano, e

spettano tutte al celebre monastero di Fontanelle in Normandia. La pi recente


di
tutte

la deposizione dell'abbate
di

Wandone morto
i

nel

756 o 757
scritto
,

(2).

Ed

appunto

cotesto abbate nel chroiacon fontanellense


il

che don al

monastero

martirologio (5).

Laonde

codici

blumano

e lucchese

provengono
suo pro-

dall'esemplare fontanellense; e
del
testo.
Il

le postille

marginali di questo accolsero nel corpo


al

blumano
di
s.

fu scritto nel

772, ed perci vicinissimo


le

totipo;
al
Il

ed alla sua volta ebbe anch'esso

proprie postille marginali spettanti

monastero

Pietro in Weissenburg, le quali per molta parte sono inedile.

lucchese da marginali aggiunte al tutto puro; dal

M'billon fu giudicato
quinto esemplare
di

del secolo

(4); a

me sembra

alquanto pi recente.

Il

questo gruppo fu della chiesa di Sens,

come

le postille

marginali dimostrano.
e

del secolo in circa nono;

ma

ne rimangono soltanto cinque mesi

poco

pi (cio dalla fine di Luglio al


Svezia,
V.

ora nella Vaticana. L'


Delisle,

Decembre) nel codice 587 della regina di Olstenio lo conobbe e lo cit nelle annotazioni

(1) (2) (3)


(4)

Recherehi's sur l'ancienne bibliolhque de Corbie p. 23-25.


I.

Fiorentini,

e.

p.

443.

Perlz,

Monum.
ilalic.

hist.
I

germ. T.
186.

II

p.

287.

Mus.

T.

p.

XIV
al

marlirologio
il

romano stampale dopo

la

morte

di

lui.

Fino

alle

none

di Set-

tembre

centone geronimiano pieno, come negli

altri codici di

questo gruppo,

ed inoltre corretto da una antica


lineari:

mano

ed arricchito di annotazioni intered entra nella classe

dopo quel giorno per

il

testo diviene breviato

dei geroniniiani contralti.

L'ultimo luogo tra

gli

esemplari maggiori, che annovero e classifico, do a


il

quello cui per l'et dflla scrittura competerebbe

primo posto; cio


studio;

all'eptcr-

nacensc. Esso oggi uno dei


rigi

pii

rari cimelii della biblioteca imperiale di Pa-

(cod.

lat.

10857), ove

l'ho esaminato con lunghissimo

ne ho

una copia
farei
l'et;

intera lettera per lettera a guisa di fac-simile. Se volessi ragionare

delle osservazioni da

me

fatte

su questo volume capitale nella serie geronimiana,


indizi delil

un troppo lungo episodio. Accenner soltanto alcuni precipui


e poi dir dell'indole del lesto,
di

e perch lo

pongo non solo dopo


marlirolosio
il

pri-

mario melense (oggi

Berna),

ma

eziandio dopo quello del gruppo corbejenseil


,

fonlancUcnse-senonense. Nel medesimo volume, ove


tres

al-

un calendario; l'uno
segnata di

e l'altro

sono

scritti

in lettere sassoni,
al

secondo
al

certamente posteriore all'anno 701 ed anteriore


Seplembris
calendario
nel
vi

728. Imperocch

VII

iilus

prima mano contemporanea a


di

tutta la scrittura del

la

memoria anniversaria
al

Sergio papa, che mori appunto nel 701


ciclo pasquale,

702, ed

calendario

fa

seguilo

un

che comincia dal 705.

Nel margine poi del mese


annoi di sua

mano

la

Novembre s. Willibrordo medesimo nell'anno 7'28 memoria dell'ordinazione episcopale conferitagli in Rodi
il

ma

dal sopradello papa Sergio nel 695. Queste date rifiutano l'opinione di chi

stim quel calendario essere stato scritto in Inghilterra circa


portato das. Willibrordo aEpternach(I).
scritto
Il

684

e indi

marlirologio geronimiano anch'esso

in lettere sassoni,

ma

di

mano
il
il

diversa e (per quanto sembra) alquanto


sesto delle pagine
e
il

posteriore a quella del calendario;


del calendario;
di
in

maggiore

di

quelle

somma
di

tra

primo documento

secondo corre relazione

vicinanza,

non

contemporaneit assoluta cronologica.

poich

ai

21 di

Novembre in iscritlura continua colla precedente e di prima mano notata la memoria di s. Colombano abbate di Bobbio morto nel 715, il codice necessariamente posteriore a quell'anno; del secolo ottavo, e non voglio definire

con certezza se della prima o della seconda met


la

di quel secolo.

Inchino

per a dargli
escludono
la

palma sopra

il

blumano

scritto nel

770. Questi ragionamenti


fu quivi consecrato
dall' Inghil-

congettura, che

s.

Willibrordo l'abbia seco recalo dairinghilterra


ovvero da

a Eplcrnach nel secolo settimo,


nel 695.
(J)

Roma quando

Ma
T.
I

poich potrebbe essere copia d'un originale portato


Jan.
p.

Ada
al

ss.

XXXVII;

T.

II

Aprii, p. IX;
al

cf.

Voyage

liltraire

de

deux Bndictins T.

il

p. 298.

Il

ciclo

pasquale

dal 68'

702,

scritto in

pergamena auteriore

calendario-

XV
terra o da

Roma, esaminiamo

l'indole del testo e

vediamo se della sua origine

appare alcun indizio.

La

corruttela del centone geronimiano nell'esemplare epternacense

somma;

ma

oltre le trasformazioni dei

nomi

proprii d'ogni specie,

il

testo

evidentemente

alquanto abbreviato, massime nelle note topografiche, e


confuse.
tici
il

le serie dei

nomi sono
cri-

Talch questo celeberrimo esemplare, slimato dal Fiorentini e dai


il

pi puro da aggiunte, in vece


noi

primo anello
contratti,

di

quell'infinita serie

di codici geronimiani, che

chiamiamo

e gli

antichi appellarono
hreviali.

hreviaria

veramente

assai pii dell' epternacense

sono
fatto

Se Willi-

brordo medesimo o alcuno dei suoi compagni abbia

questo

primo

bre-

viariim difficilissimo a giudicare; stimo per che l'esemplare prototipo,

com-

pendiato poi e ridotto alla forma epternacense, certamente non sia stato romano.

Imperocch
s

in

massime romani s grande e assurda, che non saprei ragionevolmente derivarla da una scrittura corrente Roma nel secolo settimo. Piuttosto dell'origine anglo-sassone del compendio
la corruttela

dei

nomi

topografici

epternacense scopro un indizio.

Il

martirologio del monastero

di

Donegal in
dotti

Irlanda, che fu conosciuto dal Bollando


tuttora in gran parte inedito e
si

medesimo

e poi da

molti

(1),

legge in

membrane
delle quali

del secolo

XI serbate

nel convento di
strato,

s.

Isidoro di

Roma; l'esame
le

che contengono un breviario del

m'ha chiaramente mocentone geronimiano secondo la forma


indicazioni topografiche, che nel testo

epternacense; soppresse quasi sempre

epternacense sono mutilate e corrotte. Ora cotesta relazione del breviario iber-

nense col
dato da
tuita.
Il

testo

epternacense scritto in lettere anglo-sassoni nel monastero fon-

s.

Willibrordo venuto a Epternach dall'Inghilterra non pu essere foril

maggiore ed

minore compendio del centone geronimiano,

l'

epterna-

cense cio e l'ibernense, o pendono da una fonte ed origine comune, o diret-

tamente discendono l'uno

dall'altro;

in

somma

o dalle isole britanniche venne

quel centone a Epternach, o da Epternach pass nelle isole britanniche;


in

ed

quest'incertezza lo definisco britanno-epternacense.

Moltissimi

altri

breviarii

furono

fatti

poi,
altri

dei quali alcuni sono


di

compendii

d'uno degli esemplari sopra annoverati,


gliori,

esemplari perduti in parte miqui al prolisso


il

in parte peggiori di quelli


alla
critica

che abbiamo.

Non m'accinger
breviarii
:

novero ed
sapere,

classificazione di questi

ai

miei lettori basti

che talvolta avviene di trovare in un breviario alcuna annotazione topografica primitiva ommessa eziandio nel testo meno mutilo, cio nel metense
(di Berna).

Anche Beda, Rabano, Notkero

nei loro

martirologii scrissero al-

cune topografiche note, che manifestamente provengono dal centone geronimiano


(1) V. Ada is. T. I Jan. pag. XXXVIII; SoUier. Martyrol. Vsuardi proleg The martiirology of Donegal p. XIV, XV.
.

II;

Colgan, 4c(a

ss.

flibermae

p. 4, 5;

Todd

e Reeves,

XVI

secondo esemplari

noi
si

non pervenuti. Ma per ragionare


richiederebbero. Ristringo
i

di

minute cose

troppo tempo e spazio


parole; che
gli
li

cenni dati nelle seguenti

fisseranno nella mente degli studiosi.


siij)ersliti,
si

Del centone geronimiano

esemplari
e

che verr secondo l'opportunit in varii modi adopetutti

rando

citando,

riducono

quadro capi

principali:
i

il

codice di Berna

(metensc) meno mutilato degli


il

altri nelle

note topografiche;
il

cinque, che formano

gruppo fonlanellcnse-corbojense-senonense;
le

quasi-brevario britanno-epter-

nacense, nel quale segnatamente

note topografiche furono per sistema compeni

diate e corrotte in guise assai strane; e


del ccnfoue
quelli di

veri breviarii molti e diversi, e gli estratti

geronimiano nei martirologii dei secoli ottavo eseguenti, massime in


di

Bcda,
il

Babano,

di

Notkero.

Or bene
cozzato?
Il

lesto,

che dal complesso di questi esemplari rappresentato,

in quale tempo, dove, con

quanta fedelt verso


che
il

gli

originali

documenti
I

fu ac-

giudizio del Mansi,

riferii

e lodai nel

tomo

pag.

112

115,

accenna

alhi

persuasione,

che

nostro cento

maiiyrologorum non ante saeal

culum octmmm
eh. P.

vel sepliini exilum coalut.

Questa data sembra troppo recente

de Biick (1), e merita qualche spiegazione.


col giudizio del

La piena concordia
da

del

mio parere
fu falta,

Mansi aveva

in

mira

la definizione

lui data del

marlirologio geronimiano. In quanto all'et precisa, in che quella compilazione


nulla dissi;
,

e niiiu
il

correttivo opposi alle parole del Mansi, perch vela

ramente slimo
definito da

che se

centone non coaluil per


il

prima

volta

nel

tempo
ri-

quel dolio, circa quel tempo per


nella quale sola a

testo

ne fu rimaneggiato e

dotto alla forma,

noi pervenuto. Questo dato importante

sar un frutto spontaneo della risposta al triplice quesito, di che ora ragiono.

La quale

risposta

io

compendio
gli

nelle parole seguenti

il

testo

rappresentato

dal complesso di

tulli

esemplari sopra annoverali fu dato alla chiesa di


se-

Auxerres dal vescovo Aunario od Aunachario negli ultimi anni del secolo
sto o nei primi del

settimo;

esso per stato corrotto in molti passi da chi

stim supplirlo e correggerlo; e questo lavoro di correzione (per quanto oggi

veggo) mi sembra da attribuire piuttosto


l'ottavo incipiente,

al

secolo settimo assai adulto od al-

che

all'et

medesima

di

Aunachario. Le mie affermazioni

sono frutto
la

di

ricerche lunghissime sopra ogni

di
s

minuzia del centone, che per

Roma

sotterranea

grande importanza. Ne accenner alcune prove

principali.

Le moltissime annotazioni
scrile

memorie

spettanti

alla chiesa

di

Auxerres

in-

nel marlirologio geronimiano avevano gi

dato

negli

occhi dei

critici;

li

avevano persuasi,

che

quelle

fossero aggiunte fatte da

qualche chierico

(1)

tudet

reliijieuses

par des Pres de la compagnie de Jesus, Mars 1865

p. 336, 337.

XVII

di quella

citt.

Quelle aggiunte per sono diverse dalle fontanellensi e da altre


si

simili

che in alcuni codici soltanto del martirologio


testo

trovano
ed
e

quelli del

pi

puro; e spettano
si

ai

secoli
tutti
i

settimo
codici,

ottavo.

non in Le prechiuse

tese aggiunte autissiodorensi

leggono in
altre

sono

tutte

dentro

limiti

cronologici delle
inserite

della Francia,

plare prototipo e fonte


di

commemorazioni, massime dei vescovi nel centone geronimiano. Laonde certo, che l'esemprima di tutti codici a noi pervenuti fu della chiesa
epi-

Auxerres. La pi recente delle annotazioni autissiodorensi rordinatio

scopatus domili Aunarii, ovvero Aunacharii nel 51 di Luglio. Questo indizio del

tempo, in che l'esemplare autissiodorense fu


giunta ad esso fatta
i
;

scritto

almeno dell'ultima

ag-

tempo concorde

alle altre date

del testo
,

comune
scritte

a tutti

codici,

cio degli ultimi anni del secolo sesto.


delle ordinazioni
i

Vero

che mi stato opposto

le
il

memorie

non sempre indicare, che furono

quando
le feste

vescovo era tuttora fra


parecchi santi

vivi;

essendo stato continuato a celebrare

di

vescovi dopo la loro morte nell' anniversario della


Bollandisti medesimi,
trarrei certo
s.

ordina-

zione.

Ma

risponder coi

che ci avvenne soltanto nei


l'et

santi pi illustri (1).

Laonde non

argomento cronologico per

d'un martirologio dal natalis ordinationis di


di
s.

Ambrogio,

di s. Felice di Nola,

Martino di Tours e di
I

qualche

altro

famosissimo.
di
fatti

Ma
di

l'

ordinazione

di Bonifacio

e di Milziade

romani

e quella

Aunario

Auxerres non

sono da porre in quel novero eccezionale. In

dei tanti vescovi di Francia

commemorati
il

nel testo a noi pervenuto del centone geronimiano due soli (oltre
s.

famoso

s.

Martino di Tours) hanno l'anniversario ordinationis;


di

Niceta di
gli

Lione (nel 19

Gennaro) ed Aunario

di

Auxerres. L'uno e l'altro sono

ultimi dei vescovi di Lione e di Auxerres, la cui

memoria

registrata nei codici

geronimiani. Anzi di Aunario la deposizione non segnata,


zione; e nei codici, ove
solito
il

ma
il

la

sola
di

ordina-

testo pi integro, a lui


il

dato

titolo

dommis

a darsi ai viventi. In fine, che


sia quello

testo a noi

pervenuto del centone geroni-

miano

appunto, che sotto

il

vescovo Aunario fu in uso nella chiesa au-

tissiodorense, ccconc un'ultima prova, la quale unita alle altre


strazione. In capo a ciascun

compie

la

dimoINcote-

mese

in tutti

codici nostri scritto

LITANIAS

DIGENDAS.

Il

Fiorentini ha speso
di

una lunga dissertazione per dichiarare

sto liturgico intimo

mensili litanie;

ma

col

grande apparato

di ecclesiastica
il

erudizione, che mise in opera, nulla conchiuse; e in sostanza lasci


pristina oscurit. Chi per cercher nelle
(/esf a

punto nella

episcoporum autissiodorensium (2) quivi trover la storica interpretazione del litanias indicendas in capo di ciascun

mese. Aunario vescovo regol nella sua chiesa


ti) (2)

il

divino

oficio

fra altri pre-

V. V.

Ada Ada

ss.

T.

Il

Jan.

p. 181.
p.

ss.

T. VII Sept.

109.

XVIII
scritti

indisse in varii giorni dell'anno le solenni supplicazioni appellate lita-

nie; ed inoltre

sanc ut per duodecim

mensinm

capita

eaedem celehrcntur Utamac.


appunto
e
i

Le

litanie

adunque per duodecim mensinm


e dalla
,

capita furono
di

istituite in

Au-

xerres del vescovo Aunario;

somma

questi
tutti

d'altri

minori argocodici

menti raccolgo con certezza

che

il

prototipo di

nostri

geronirior-

miani
din

r la

quello che da Aunario fu dato alla chiesa di Auxerres,


liturgia

quando ne

circa la fine del secolo sesto.


f egli soltanto

Or hene Aunario
feste

aggiungere

al

martirologio
,

gcronimiano
ovvero
Il

le

autissiodorensi

quelle

di

molte chiese della Francia


in

fu

al-

lora per la
fissogli

prima volta accozzato


Girolamo
,

Auxerres l'informe centone?

nome

pre-

di

s.

la

notissima menzione fatta da Gassiodoro del marla

tirologio geronimiano,

la

rarit e

vetust dei calendarii quivi accozzati


la

mi

dissuadono dall'attribuire ad Aunario o ad un suo chierico


lazione di quel lavoro.

prima compidelle serie di-

Ma

l'alterazione

somma,

la

confusione, la mescolanza

dei nomi, delle note geografiche,

delle topografiche di

Roma

verse di calendarii non spettanti alla Francia,

mi fanno sospettare che tanta cc/ruttela non sia primitiva, e molto meno italica n romana; e che di due o pi esemplari laceri e lacunosi un chierico di Auxerres ignorante dei luoil

ghi e della storia abbia fatto quell'informe mescuglio, che

centone gero-

nimiano-autissiodorense.

Viene l'ultima quistione sulla fedelt almeno materiale di questo centone;


se cio in esso oltre le ingenue corruttele predette furono
bitrarii
fatti

mutamenti
lezione

ar-

supplementi

quali alterino

la

sostanziale

genuina

degli

originali.

E veramente

di

questa alterazione ho scoperto prove irrepugnabili.

Una,

a cagion

d'esempio, ne vedremo in questo tomo medesimo, nelle coms.

memorazioni della celeberrima

Cecilia.

Nel centone geronimiano-autissiodoal

rense essa col suo sposo Valeriano e accoppiata

Tiburzio del d 11 Agosto;

che dalla storia e dalle topografiche note del centone istesso conosciamo essere
il

Tiburzio della via labicana diversissimo da quello dcll'Appia socio dei

due

santi predetti.

Ecco adunque una interpolazione


il

di

nomi

fuori

del

loro
al

luogo per equivoco di persone,


primitivo martirologio romano;
e falsi al testo genuino.
Il

quale non imputabile in guisa veruna


flagrante indizio di

ma

supplementi arbitrarii

codice corbejense edito dal d'Achery puro da quella


alte-

interpolazione;
rato.

laonde potr sembrare testimonio del testo primitivo non

Ma

altri

passi sono in pari guisa interpolati nel corbejense e nei rima-

nenti esemplari. L'immunit di quel codice dall'errore di accoppiare Cecilia e Va-

leriano al Tiburzio dell'Agosto grande meraviglia

mi

faceva; essa per

mi

stata

spiegata dalla scoperta dell'originale autografo del

monaco Nevelone. Quivi ho


gerominiani autissiodorensi;

veduto

predetti

nomi come

in tutti gli esemplari

XIX

ma

Nevelone medesimo ne conobbe

la

falsila

li

cancell.

Cos

quell'inter-

polazione non fu ripetuta nella seconda copia, la sola che fino ad oggi era nota.

Di gravissima importanza

il

fatto delle interpolazioni e dei

supplementi
il

al testo

primitivo nel centone geronimiano-autissiodorense.

Ne consegue

canone

critico,

che non basta restituire a forma corretta, ordinala, intera


mutilate parole del vetusto martirologio:
tri

le storpiale, stravolte,
al-

fa

d'uopo anche confrontarle con

documenti

di storia

e di topografia;

e verificare,
la

che ninna interpolazione,

ninna correzione arbitraria ne abbia alterato

genuinit.

Di queste arbitrarie correzioni alcune sono proprie del codice di Berna (1) la massima parte per sono comuni a tutta la famiglia e di chi lo scrisse
;

autissiodorense.

Da

ci

di Auxerres, sotto gli


sto.

sembrer probabilissimo, che sieno opera dell'anonimo auspicii del vescovo Aunario circa la fine del secolo se-

Una

delle pi strane interpolazioni per e quella della via

Nomentana

at-

tribuita al

cemetero

di

Pretestato nella
tutti

commemorazione

di s.

Urbano. Questa
e

topografica falsit segnata in

gli

esemplari geronimiani-aulissiodorensi
stata fino ad

indi propagata fino al martirologio


splicabile.

romano odierno

oggi ine-

Nel paragrafo seguente vedremo, che essa sembra provenire da un


centone gee

indice di sepolture papali compilato circa gli inizii del secolo ottavo o tutto al

pi verso la fine del settimo. Per la quale ragione slimo, che

il

ronimiano-autissiodorense

sia
;

stato

ritoccato
tulli
i

per

correggerlo
,

supplirlo
il

guastato nel tempo predetto

che

codici superstiti

dei quali

pi

antico appunto del secolo ottavo,

pendano da un esemplare autissiodorense


dei lettori riassumo a guisa di

riformato in quell'et. Per genealogico


il

commodo

stemma

critico

discorso fatto

fin qui.

Centone geronimiano-autissiodorense interpolato

Esemplari

melense

fonlanellense-corbejense-senonense

britanno-epternacense

esemplari
dei
quali

periti

riman-

meno degli
tielle

altri mutilo

(codici

blumano, lucchese, due corhejensi,

alquanto breviato massime


nelle note topografiche.
(codici di e di

gono
viarii

diversi hre-

note topografiche.

uno della regina di Svezia)

vestigia
di
,

(codice di Berna)

Epternach

nei martirologii
di

Donegal)

Beda, Rabano
d'altri.

Notkero e

Accennati
(i)

precipui capi del lungo

esame da me

fatto

per procedere con

V.

in qaesto

tomo pag. 44.

XX
piena cognizione di causa nell'uso difticilissimo ma necessario dei codici geronimiani, vediamo l'ultimo dei punti proposti: quale relazione, cio, corre tra la
serie delle

commemorazioni
in

dei papi inscritte nel vetusto martirologio consere la


serie

vatoci a

lembi

quel centone,

parallela

degli

indici filocaliani.

In primo luogo egli certo,

che una non trascritta dall'altra. Basterebbe


appellare
il

a provarlo

il
i

diverso

modo

di

cemetero sulla via Aurelia, ove

fu-

rono sepolti

papi Callisto e Giulio. Negli indici filocaliani quello chiamato


Callisti via

costantemente

Aurelia milliario HI, nei codici geronimiani Calepodii


v' contradizione,

via Aurelia mill. ///(!).

Qui non

ambedue

nomi essendo
al

ge-

nuini;
logio,

il

secondo per pi esatto e pi antico, e concilia autorit

martiro-

di

che ragiono. La mutua indipendenza di documenti tanto antichi e tanto


e
certificare
fi-

autorevoli cresce la ricchezza del nostro apparato per illustrare


le

deposizioni dei papi nel cemetero di Callisto. In

fatti

le

date degli indici

localiani

sono

tutte

concordi con quelle dei geronimiani; eccetto talvolta

la pic-

cola differenza d'un giorno solo, proveniente dal cancellamento d'una cifra nu-

merica,
poltura.

dal segnare

un documento

il

della morte, l'altro quello della se-

ch nei

La quale concordia degna di menzione e di osservazione; imperocseguenti paragrafi vedremo, che altrettanto non avviene trovare conil

frontando questi documenti antichissimi con


riori

libro pontificale e con

poste-

martirologii.
i

Un'altra relazione tra gl'indici filocaliani ed

geronimiani nella serie delle

commemorazioni

dei papi merita attento studio.

La

tabella intitolata depositio


i

episcoporum comincia da Lucio; aggiungendo per ad essa

papi, la cui
salire

mea

moria segnata tra

le

feste

maggiori

la

serie

filocaliana

pu

fino

Ponziano. Imperocch se manca Cornelio, abbiamo ragioni per sospettare che


il

difetto

terote,

venga dal codice, non dal documento originale (2): e se manca Anvedremo in questo volume che quel papa, bench successore di Pon-

ziano, fu deposto per (e forse anche mor)


la

prima dell'antecessore (o). Laonde


gli

deposizione di Anterote fu anteriore a quella di Ponziano; e

indici

fi-

localiani insieme uniti

danno

la serie delle
le

deposizioni

da Ponziano

in

poi.

La memoria
terote,

di

Callisto,

che tra

feste

maggiori quivi segnata,

straordi

dinario onore fatto a quel famoso pontefice (4);


successori di lui,

ma

n di Urbano n

An-

n di alcuno degli antecessori, eccetto l'apostolo Piefilocaliani.

tro, le deposizioni

sono registrate negli indici

Ora qui

io

veggo un nola serie

tabile confronto col vetusto martirologio

geronimiano. Anche in questo

(1)

V.

in

questo tomo pag. 101.


I

(2)
(3) (4)

V. T.

p.

275.

Vedi

in questo

tomo pag. 79. 1860


p. 93, 94.

V.

BhII.

d'arch. crlst.

XXI

continua delle deposizioni papali comincia da Ponziano, escluso Anterote (1).

Vero

che di

Urbano

segnata la festa nel

26

di

Maggio
il

insegneranno quanto incerto

quell'Urbano essere

vescovo d'altra sede e dei tempi di M. Aurelio (2).

monumenti per ci papa, e non piuttosto un La memoria di Callisto


;

anche nei geronimiani


rei

segnata,

e quella altres dell'antecessore, e quasi di-

socio indiviso di lui, Zefirino;

non quelle per


vetusto

dei papi del secolo secondo,

eccetto

Clemente

e forse Alessandro.

Le commemorazioni
il

papali adunque, che

erano in onore, quando fu compilato

martirologio

conservato

nel

centone geronimiano poco diversificano da quelle degli indici filocaliani e tra


questi documenti antichissimi v' molta relazione e quasi uniformit

nel se-

gnare o nell'ommettere
papi.

la

menzione speciale
l'et e

di

questa o quella deposizione di

Le poche

differenze poi meritano

esame e

studio, che potranno condurre a


i

conseguenze importanti circa


gli

la

natura d'ambedue

documenti e circa

antichissimi liturgici
I

istituti

della chiesa

romana.
primordii della pace non era

papi,

dei quali la

morte o
in

la sepoltura nei

in

Roma commemorata
la
;

un giorno

speciale,

non erano perci dimenticati.


nei dittici
si

Nel canone liturgico


e forse quotidiana
dei papi da
s.

recitazione dei

nomi

inscritti

era
il

solenne,
catalogo

a questa recitazione facilmente

rannoda

Pietro a Marcellino o Marcello, che nel primo

tomo ho mostrato

essere nascosto nel centone geronimiano nell'ultimo d del martirologio mede-

simo.

11

quale catalogo potrei meglio dichiarare e con nuovi argomenti con-

fermare, se la materia di questo tomo lo richiedesse;


Il

ma non
Di

necessario (5).

eh.

P. de Buch ha congetturato, che


di

il

predetto catalogo possa essere una


i

vera

commemorazione anniversaria
in

tutti

papi (4).
sia

questa festivit io

non trovo
tici

Roma

altro indizio.
sia

Ad

ogni

modo

per

la recitazione dei dit-

nel liturgico canone,

per festiva generale commemorazione


e

alla

fine
vati-

dell'

anno

ecclesiastico
registrati

nomi

della serie papale callistiana

della

cana furono

pie dell' autentico e primordiale martirologio

romano.

L'indice delle sepollnre

in-

del papi nel libro pontificale.

Nel tomo primo ho brevemente ragionato delle recensioni


cessive del libro pontificale
(1) (2)
(3)
;

diverse e suc-

delle quali la

pii

antica superstite

termina nel-

Vedi

io questo

tomo pag. 55. 52 e segg.


le

V.

in questo tonio pag.

In questi giorni medesimi hanno veduto la luce

inedite Disserlaliones

polemicae de romano

b.

Petri ponlificalu del Cardinale Totrovo a pag.

lome nel volume intitolato: Miscellaneontm ex mss, libris bibliotbecae coUegii


secoli

romani pars

altera, e quivi

95, che

gi

due

prima
(4)

di

me

quel dotto

uomo

s'era quasi avveduto del papale catalogo nascosto al fine del martirologio geronimiano.
eie.

Eludei religieuses, historiques

par des peres de

la

compagnie de Jesus, Mars 1865

p.

336.

XXII

r anno 550. Le indicazioni


al

delle sepolture dei papi in quelle vite


;

non sono

tutto

concordi nelle

recensioni diverse e successive

sono notabilmente

discordi da quelle dei

pii

antichi documenti esaminati negli articoli precedenti.

Ragioner dapprima delle discordie per cos dire intestine, delle variet cio
tra
i

testi

successivi del
e
i

medesimo
tra

libro; poscia di quelle, che

mettono pugna

tra le vite pontificali

vetusti indici flocaliani e geronimiani.


i

In quanto

alle

variet

primi
:

testi

posteriori

del

medesimo
le

li-

bro

esse

si

riducono a due capi

ad alcune date delle

sepolture
,

ed a due
pi recenti

papi,

che

le

pi antiche vite testificano deposti


Il

nel Vaticano

nel cemetero di Callisto.

primo capo

di

queste variet spetta a

Ponziano

ed a Lucio. Nell'esame della storia di Ponziano vedremo, come discrepanze cronologiche stimale fino ad ora inconciliabili si compongono e come ne
;

consegue

la

restituzione

d'un periodo
della

di fasti

pontificali

che mette in piena


terzo (1).
Il

luce avvenimenti

singolari

storia

papale del secolo


del
libro

quale

esame dimostra
e
corretti
;

che

testi

posteriori

pontificale

furono riveduti
la

che queste seconde cure talvolta veramente rettificarono

le-

zione pi antica supplendone qualche lacuna.


al

Cos anche le diverse date scritte

fine delle vite di


l'

Lucio non sono contradittorie;

ma una

segna

il

solo d

della morte,
tardi (2).

altra

aggiunge quello della sepoltura avvenuta molti mesi


i

pi

Se queste osservazioni consigliano a non spregiare


tutte
le

testi posteriori

del iber pontificalis a confronto dell'edizione fattane nel 550,

non perci
delle

sti-

mer che
zioni

variet di quei testi pi

recenti
al

sicno

ragionevoli

restituvite

supplementi da accettare e da preferire

primo abbozzo
la

dei pontefici. Di

due papi del secolo secondo, Aniceto e Sotere,

deposizione
riveduti ed

nei testi primitivi additata

apud

s.

Petriim in Vaticano, nei

testi

ampliati in coemeterio Callisti; e pure quei papi certamente ne furono sepolti


in cotesto

cemetero, n col
sifftitta

trasferiti

prima del secolo ottavo (5). Che


,

in quel

secolo poi

traslazione abbia avuto luogo niun indizio


credibile.

ninna verisimidi

glianza lo insinuano n lo fanno

L'aggregazione

Aniceto
;

e di e in

Sotere ai papi deposti in Callisti ha tutta l'apparenza d'un errore (4) qualsivoglia caso essa non avvenne prima degli esordii in circa del
ottavo,

secolo

quando comincia
la

a trovarsene l'inaspettata

menzione.

In

fatti

anche

l'indice delle sepolture papali

premesso

al

libro pontificale nel


Callisti

codice vatica-

no 5764, nel quale


e

serie dei papi sepolti in


;

comincia da Aniceto
sepolti

Sotere, del secolo ottavo

imperocch

la

serie

dei

nel Vaticano

;i)
(2)

V. in questo tomo pag. 73 e scgg. V. in questo tomo pag. 63.

(3)
(4)

V.

in questo
I.

tomo pag. 50.

Vedi

e.

XXIII

termina in Zaccaria morto nel 752.

se volesse taluno

supporre, che quelfino a

r indice non

sia

stato

fatto

dopo

il

752,

ma

soltanto continuato

quel

prima composizione per non dovremmo farla salire ad et pii antica del secolo in circa ottavo incipiente, quando nelle recensioni del libro

tempo

la

pontificale comincia ad apparire la novit di assegnare

Aniceto

Sotere

al

cemelero

di

Callisto.

Questo documento fu divulgato dal Vignoli nella prefastimo necessario

zione alla stampa da lui data del liber pontificalis. Io per

ristamparlo qui con la scrupolosa esattezza di conservare la collocazione precisa d'ogni


ta di

linea e d'ogni parola

perch in queste minuzie scopriremo l'ignopel quale alla

origine dell' inesplicabile errore sopra accennato,

sepoltura

Urbano

in coemeterio

Praetextati

( via

Appia

nei codici geronimiani fu ap,

plicata la

nota topografica via nomentana milliario VII, ovvero Vili

che se-

condo

il

medesimo

libro pontificale spetta alla sepoltura del

papa Alessandro.

Cod. Vat. 3764


f
.

IINDICVLVM IN QVO LOCO VNVSQYISQ. REQVIESCIT

PONTIFICVM ROMANORVM
I

IN BATICANO

XXIV
f.

LXXXVII

XXV
s.

Paiilitm
;

non

sta al

fine dell' indice


il

con

gli

altri

eh'

ebbero sepoltura

sin-

golare

che Liberio,

quale fu deposto nel cemetero di Priscilla, qui trasfe-

rito a quello di s. Felicita.

Ma

o dell' originale o della copia sieno queste due

ir-

regolarit

air originale certamente

non

attribuir la
,

mancanza
Il

delle note to-

pografiche spettanti ad Urbano,


c'insegna che dopo
textati
;

a Dionisio

Cornelio.

libro pontificale

quello del
terzo

primo dobbiamo supplire secondo dobbiamo trasferire alla serie


il

nome

del

in coemeterio Prae-

dei papi

sepolti in
jiixta

Callisti; al

dobbiamo ascrivere
restituito

la

menzione

delle cripte di

Lucina

coemeteriiim Callisti, se pure anch' egli

non

qui registrato fuori di luoo^o e

non dee essere


e Cornelio

semplicemente

alla serie callistiana. In fatti Dionisio

turbano l'ordine cronologico dei papi sepolti singolarmente, ognuno in luogo separato ordine, che comincia da Clemente e termina in Martino.
;

Basta correre

coli'

occhio la serie dei numeri ordinali per vedere


al

che Dioquale in

nisio e Cornelio

non stanno

debito luogo.

Non

cos
;

Urbano
e la

il

questa serie dee venire e viene tosto dopo Alessandro

menzione d'am-

bedue nel codice vaticano

segnata cos

Alexander mil. VI

leggi VII )

VIA

NVMENTANA
Urbanus

Ecco senza dubbio


miani
Uario
cui
al

l'origine dello strano errore,

pel quale nei codici geronivia

natalis Urbani in coem.


(

Praetextati fu aggiunto

nomentana mlil

VII

ovvero Vili).

Da

cotesto solo indice delle sepolture dei papi,


e

metodo ravvicin Urbano ad Alessandro


egli

premise ad Urbano

le

allenate

parole mil.

VII via nomentana pot venire l'equivoco, di che ragiono.

poi-

ch

impossibile, che

un

siffatto

equivoco sia stato introdotto nel primiquesta una no) all'


i

tivo testo

del martirologio serbato nel centone geronimiano,


fatte (
,

vella

prova delle interpolazioni


quel

credo circa
dal

il

secolo ottavo

esemcodici

plare autissiodorense di

centone

quale provengono

tutti

geronimiani a noi pervenuti.

Vengo

alla

seconda parte
i

di

quest' articolo

cio

alle

discordanze

tra

il

libro pontificale ed

vetusti indici filocaliani e

geronimiani nelle notizie spetle

tanti alle sepolture dei papi.

Queste discordanze
di Felice
I,

troveremo
;

nelle

vite

di

Zefirino,

di

Ponziano

di Lucio,

di

Eutichiano
I

e contradicono

agli indici predetti

nel giorno della deposizione e per Felice


si

anche nel luogo e

cemetero ove quella avvenne. Poich non

pu dubitare
le

preziosi documenti,

che appello filocaliani e geronimiani, avere autorit maggiore di quella delle


vite pontificali,
la

sola questione,

che circa

notate discordie

dovr venti-

XXVI
lare,

della

origine loro; e se

il

conciliarle con

dati di fede storica incrolladi quelle variet, Jun(ias)

bile sia

impresa possibile od impossibile. Una sola


I,

per Jan(iiarias) nella vita di Felice


vita

errore di scrittura (1).


colla
facile

Ma

in quella
di

medesima ne rimane un'


:

altra

non sanabile
Felice
fu

emendazione

qualclie lettera

quivi scritto che

deposto

in

coemetcrio

suo via

Aurelia, in luogo di in coemetcrio Callisti via Appia.


di

Parimente ad equivoci

copisti

non sono imputabili


al

le

date diverse dalle fdocaliane e geronimiane

segnate nelle vite di Zefrino, di Ponziano, di Lucio, di Eutichiano. Per ri-

spondere
riet
,

proposto quesito suU' origine e sullo storico valore di coteste va-

scelgo a pietra di paragone le date stimate finora inconciliabili spettanti

alla

storia di Ponziano.

La deposizione
fasti
pii

di lui

nel

cemetero
nel
d

di di

Callisto per

concorde testimonianza dei

antichi
al

cadde
di

lo
il

Agosto;
testo

il

libro pontificale ne assegna la

morte

29

Ottobre

primo

di

quel libro sembra aggiungere che fu deposto nel

20

di

Novembre. Chi
deposizione
testo,
di

leg-

ger
della

le

pagine 75-80 di questo tomo vedr chiaramente storica essere la data


di

morte
di

Ponziano nel 29

di

Ottobre

quella

della

lui

nel

20

Novembre provenire da una


la

corruttela nel

primo
essere

che fu sadi

nata

nelle recensioni seguenti;

vera deposizione

nel

cemetero

Callisto

assegnata negli autentici calendarii al

15

di

Agosto

avvenuta

molto
Sardedate

dopo

la

morte e per
,

la

traslazione del corpo di quel pontefice dalla

gna, ove egli mor

non

si

contradicono,

Roma ed al ma coordinate

sepolcreto papale.
nel debito

Cos le

predette

modo

ricostruiscono

alquante
notati

linee dei fasti ecclesiastici romani.

Adunque

giorni delle

deposizioni

nel libro pontificale e nelle vite di Zefirino,

di

Lucio, di Eutichiano discor-

danti da quelli degli autentici registri meritano

esame

dovremo cercare se

da traslazioni

da deposizioni provvisorie distinte dalla definitiva e perpetua


,

sepoltura provengono quelle contradizioni. Certo


vita

che l'esempio allegato della


i

di

Ponziano

e
i

il

niun interesse leggendario di mutare

giorni delle se-

polture dimostra

compilatori del libro pontificale avere adoperato un indice


e ge-

delle morti e delle deposizioni dei papi diverso dai calendarii filocaliano

ronimiano
con

da qualsivoglia altro documento a noi pervenuto. Talvolta quei

compilatori errarono nell' uso di quell' indice e qualche traslazione confusero


la

prima sepoltura o viceversa;


la
gli

ma
,

la

sostanza delle notizie, ch'essi

at-

tinsero a quella fonte a noi ignota,

dee essere tenuta a conto e

chiamata a

paragone con
ranea e con
lustri.

cronologia ecclesiastica
indizi dei posteriori

con

fatti

della

storia

contempopi
il-

mutamenti

di

luogo dei sepolcri


;

Ci verr facendo nel corso di questo tomo

dove n

la cronologia,

(1)

V.

in queslo

tomo pag. 102.

XXVII

la

storia

mi dar lume, rimetter


;

alle future

scoperte la dichiarazione di
disciolti

problemi per noi oggi oscurissimi


ci

ma

che l'analogia dei simili nodi


di

mostra

dover essere egualmente capaci

soluzione

di

storica

con-

ciliazione.

Anche

nelle deposizioni dei papi del secolo quinto

il

libro pontificale tal-

volta varia dai migliori calendarii e dai punti certi della

cronologia.

Il

zochi dall'esame d'una di coleste variet fu condotto a quella distinzione

Mame-

desima, che sopra ho accennato, tra


la

la

sepoltura provvisoria e temporaria e


la

stabile e perpetua

(1).

veramente

prima recensione del

libro ponti-

ficale a

noi pervenuta intera essendo del

550

(2),

e le ragioni accennate nel

tomo primo pag. 122 facendoci intendere, ch'essa dee essere stata compilata alquanti anni prima circa gli esordii del secolo sesto, non supponibile, che
le

date delle deposizioni dei papi del secolo precedente sieno quivi segnate a

capriccio e senza veruna scorta di storici registri e documenti.

IV.

Il

cos detto

martirologio

romano

piccolo.

Nel tomo primo poco ho ragionato del martirologio celeberrimo appellato

romano piccolo, perch alle ricerche topografiche delle quali precipuamente quivi io parlavo, cotesto documento reca qualche grave imbarazzo e scarso ajuto e perci mi bast l'ammonire il lettore, che non desse troppo
il
,
;

peso alle
pilazione.

difficolt

provenienti da pochissimi manifesti errori

di

quella

comsto-

Non

cos
;

leggermente potr saltare su questo fosso nel tomo, che


ove oltre
le

ora vede la luce

topografiche, anche le cronologiche

le

riche quistioni pi volte esigeranno l'esame critico di

quel

famoso

ed assai

controverso capo e fonte di notizie martirologiche. Per facilitare l'intelligenza

(1) (2)

V. Mazochi, Kalend. neap. p. 231.


Di
questa prima
recensione a noi nota del libro
ss.

pontificale

terminala nel

530

1'

Henschenio conobbe un solo codice


(

della

regina di
eccl.

Svezia e lo stamp negli Acta


tirala T.
dice
I

T. I Aprilis. Lo Schelslrate confront quel codice con un secondo della biblioteca colberlina

Antiq.

iUa-

pag. 402 e segg.). Io ne citer anche un terzo esemplare fino ad oggi ignoto, bellissima scrittura del secolo nono serbato nel co-

225
s.

della biblioteca di Berna;

ove
si

le

vite del libro pontificale

secondo

il

testo pi antico,

pari cio a quello che giunge al 530, sono trascritte

da

Pietro a Liberio.
;

Non

perci

creda, che questa possa essere un' antichissima edizione di quelle vite fatta sotto
di s.

Damaso,

successore

di

Liberio

come

le

false lettere di

Damaso e

Girolamo premesse

in questo e negli altri codici alle vite predette vorrebbero farci credere.

La

storia di Liberio nell'esemplare di

Berna non

intera;

ma

sospesa ed interrotta nelle parole: et revocaverunt Liberium et de cimitirio sanctae


ii

Agnen

ubi sedebal; (sicj. Segue lo spazio vuoto di due righe e poscia senza titolo
di Liberio nel

libro di s.

Girolamo

De
;

scriptoribus eccksiaslicis. Lavila


indizio di senso

adunque

codice di Berna non completa, anzi fu lasciala a mezza frase col punto e virgola
ci

di periodo

non

terminato.

perci
di

vanamente
la

fonderemmo su questo esemplare,

se volessimo in esso riconoscere una prima

edizione

del

liber ponlificalis

contemporanea

Damaso;

quale sarebbe grande scoperta per

la critica

d'un libro tanto importante.

XXVIII

di questi

esami stringer brevemente in due punti

le

nozioni, che stimo nein

cessarie a sapere circa quel martirologio.


eli'

Accenner

prima

le

relazioni

esso ha con quello di

Adone

poscia quale e quanta ne

l'auloritit.

Adone arcivescovo di Vienna in Francia s'accinse a met del secolo nono un compendio degli atti dei santi
giorni dell'

compilare
distribuiti
in

circa la
tutti
i

anno secondo l'ordine del calendario

per avere
,

una

norma

seguire rispetto a quest' ordine, prescelse un martirologio

che trov in Ra-

venna, giudic assai antico, e seppe o

gli

fu

detto essere stato

mandato da
egli

un romano pontefice ad un vescovo


trascrisse quel

di Aquileja.

capo della sua opera

martirologio

e lo testifica
il

nella prefazione.

Ma

nei codici ado-

niani zioso

dotti

del secolo

XVI, massime
i

Baronio, in vano cercarono quel preinutile,

documento; perch

copisti,

giudicatolo
di
;

l'avevano
il

trasandato.
indi
e lo

Al fine esso fu rinvenuto in un manoscritto


lo

Colonia; e
vetus

Roswcido

pubblic con grande plauso degli eruditi

l'intitol
il

romanum

credette quello
lettera

medesimo,

del quale parla

s.

Gregorio

grande nella notissima


nel

ad Eulogio alessandrino. Alcune poche

feste quivi segnate, istituite

settimo secolo o nei primi anni dell'ottavo, dall'editore furono tenute in conto
di

posteriori interpolazioni.
e

Dopo

il

primo plauso per cominciarono


il

le

critiche

discussioni e diffidenze;
ricco e tanto

rinvenuto poi
di

martirologio gcronimiano tanto pi


il

maggior sapore avente

arcaismo,

vetus

romanum
in

del

Rosweido
fra

assai decadde dalla stima di


il

molta antichit. Anzi parecchi

dotti, e

questi
di

sommo

Fiorentini, opinarono quel


il

documento trovato

un solo codice

Colonia non essere


fazione,

martirologio citato e promesso da

Adone

nella sua pre-

ma una mera

epitome dell'opera adoniana.


il

Il

SoUier per lungamente

discusse le pugnanti sentenze; e mantenne, che


veramente la copia del

vetus

romanum

del

Rosweido

codice da
Il

a capo dell'opera sua (i).

Adone trovato in Ravenna e da lui posta medesimo Sollier credette il martirologio citato
e

da

s.

Gregorio essere
;

il

gcronimiano

ad

esso

competere

il

titolo

di

vetus

romanum

quello poi che serv di guida ad

Adone
il

essere anch' esso


;

romano,
gli

ma
.

breve opuscolo rispetto al grande corpo gcronimiano


di

perci
lo

die

il
il

nome
di

romano
santi

piccolo. Nello scorso


III
;

anno poi

eh.

TaiUiar

appell
la

martirologio del papa Gregorio


tutti
i

perch essendo quivi segnata


di

festivit
isti-

nel

primo

di

Novembre come propria


,

Roma,

e quella

tuzione essendo da attribuire al lodato pontefice

a lui altres, che tanto zelo


la

ebbe pel culto dei santi, crede

il

Tailliar dover essere attribuita

solenne
il

pubblicazione del martirologio (2).


Ad

Ma

io

ho trovato

messo

in

luce

si-

(1)

Vsuardi martijrol. proleg. cap.


les

li.

(2)

Essai sur
267, 268.

origines et les developpements

du eknslianisme

darti les Gaules, nel BuUetin

monumentai de M.rde Caiimont, 4e

serie

T.

Il

p.

XXIX

nodo

di

Gregorio
il

III

sul culto di tutti


istitu

santi

dal quale

documento apprendi

diamo, che

predetto papa

una celebrazione quotidiana


festivit

quel culto

nella vaticana basilica,

non l'annua

del 1

di

Novembre

(1).

Perci

non posso accettare la sentenza e la denominazione proposte dal eh. Tailliar. Narrati cos brevemente i diversi giudizi fatti dai critici circa il famoso martirologio,

che oggi chiamiamo col

nome
gli

datogli dal Sollier

accenner come
poscia dichiarer

esso veramente quello che

Adone
Se

trascrisse in

Ravenna

quanta ne

la

storica autorit.
sull'

eruditi degli scorsi secoli in luogo di


si
li

contendere tanto

unico testo pubblicato dal Uosweido

fossero posti in

cerca d'altri esemplari manoscritti di quel testo medesimo,


venuti
recisi.
;

avrebbero rin-

e molti capi di controversie dalla


s.

desiderata scoperta sarebbero stati

volume 454, ho visto un magnifico esemplare del martirologio di Adone, che io stimo contemporaneo o vicinissimo all'et dell'autore; e l'ho riconosciuto per uno dei pii autorevoli codici, che di quelNella biblioteca di
Gallo,

r opera a noi sieno pervenuti. Quivi


una mano contemporanea
alla

il

piccolo martirologio, scevro dalle ag-

giunte coloniensi della copia rosweidiana, accuratamente riveduto e corretto da

prima

scrittura

non solo

e trascritto a pie della


il

prefazione e a capo dell'opera di Adone,

ma

porta inoltre

titolo

seguente:
di

INCIPIT
autorit
,

MARTYUOLOGIVM ROMANVM.
ove non solo
il
;

Ecco adunque un codice


il

somma
,

controverso documento occupa

posto

medesimo
da un

eh' esso tiene nel manoscritto di Colonia


il

ma

inoltre designato
,

titolo,
il

quale esclude d' un tratto

l'

ipotesi dell'

epitome

dimostra quello essere


,

martirologio che
la

e ne conferma mandato da Roma ad Aquileja contrastata appellazione romanum. Anche in qualche altro codice di Adone

Adone

dice

ho trovato

frammenti del premesso martjrologuim romanum

talch falso

essere prerogativa del solo esemplare di Colonia l'avere serbato quel documento.

Ma

la

brevit necessaria in questo discorso


la

mi dissuade

dal ragionare singo-

larmente degli accennati codici. Rasta

testimonianza piena e solenne del vo-

lume

di

s.

Gallo a suggellare le proposizioni di per se evidenti del Rosweido

e del Sollier;

che cio

il

breve martirologio, del quale ho trattato


a

quello

appunto, cui Adone s'attenne come

norma perpetua ed
di
tutta

prima trama del

suo lavoro; ed perci


il

il

primo fonte

la sequela

adoniana, compreso

romano moderno.
Viene ora
la

principale questione; quale sia


il

1'

indole, quanta l'autorit del


il

documento. Che
ad Eulogio
allo
sia

martirologio citato da
il

s.

Gregorio

lo

grande

nell' epistola

questo o

geronimiano, non
;

punto direttamente importante


discuto.

scopo del mio discorso

e perci

non

Al presente trattato

(1)

Vedi Due monumenti

inediti spettanti

a due concilii romani dei secoli Vili ed

XI

p.

30 e segg.

XXX
necessario soltanto dichiarare donde venga, che le date alle
dei papi e d'altri illustri santi nel

commemorazioni
ragione di questa
il

romano piccolo
di autenticit

attribuite spesso diversificano

da quelle dei pi antichi calendarii, indici e


diversit tra
i

fasti.

Trovata

la

documenti migliori e
in

provalissima e
altres

codice sin-

golare da

Adone rinvenuto

Ravenna, avremo trovato

quale e quanta

l'autorit di quest'ultimo,

quale l'indole e l'origine dell'opera, che

Adone

dice essere slata


Gli

mandata da un romano pontefice ad un arcivescovo di Aquileja. argomenti trattati in questo tomo provano l'autore del martirologio rofondate sugli storici

mano
e a
lesti,

piccolo avere pi volte mutalo le date e le festivit degli antichi calendarii;

quelle sostituito nuove assegnazioni di giorni festivi

che avevano credito quando


di

egli

scrisse. Ci manifesto

morazioni
di

Ponziano

e di Felice I.
al

Quella dal nostro autore

commeassegnata al 20
dalle
fasti la

Novembre, questa
lo
di

50

di

Maggio. Negli autentici e antichi


al

prima

spetta al

Agosto, la seconda

29

di

Decemhre. La mutazione

falla nel

martirologio

romano

piccolo corrisponde appunto alle corruttele dei codici del

libro pontificale secondo la lezione volgata nel secolo sesto (1). Bastano questi

due

esempi

decisivi

per dimostrare, che l'autore di quel documento non

si

attenne

alla tradizione dei calendarii;


gli

ma

la guast,

preferendo ad essa di suo arbitrio

storici

lesti,
fatti

senza discernere se questi erano sinceri od apocrifi, interi o


tutto
il

corrotti. In

tessuto del martirologio, di che ragiono, privalo lai

voro storico, non pubblico e tradizionale calendario. Quivi


testamento e quasi
tutti
i

profeti del vecchio

precipui personaggi nominati nel nuovo

hanno

le loro

commemorazioni
dotti

in giorni determinali; dei quali niun vestigio si trova nei fasti


i

antichi e tradizionali di qualsivoglia chiesa (2). Quivi manifesto e da lutti

concordemente confessato
la

1'

uso

dall'

autore fatto

dell' ecclesiastica storia di

Eusebio giusta

versione latina di Rufino (5). Le mie indagini sopra citate


feste

provano, che colui trasfer alcune

dei papi dai giorni registrati nelle ta-

vole filocaliane e geronimiane a quelli, che egli giudic pi conformi alla storia.

Egli in fine adoper

gli

atti

dei martiri,

segnatamente

di

Roma

da questi

scelse qualche breve slorica notizia,

che aggiunse alle nude commemorazioni

dei nomi.

x\dunque

le

testimonianze di cotesto martirologio hanno un valore


relativo ai documenti, sulla scorta dei quali ciascuna

non tanto proprio, quanto

commemorazione
Pare che

fu segnata e formolata

(4).

l'ignoto
le

autore

abbia compilato in
registrate

Roma

il

suo lavoro
d'alcune

e lo

confermano

memorie da

lui

delle

dedicazioni

chiese

consecrate in
(1)
(2)
(3)
(4)

Roma

nel secolo settimo e d'alcune festivit istituite


p.
Il

parimente

Vedi

in

questo tomo pag. 76, 102; confronta

8, 64. g.

V.

Sollier

ad Usuardi martyrol.
Vedi De Paolis, Di

proleg. cap.
s.

IW.

L. e. g.

IW.

Felice II

papa e martire pag.

XLIX-LV.

V. in questo tomo pag. IH,

18-i.

XXXI

medesimo secolo e nei principii dell' ottavo quel martirologio essere Laonde credo verissimo ci che Adone asserisce stato mandalo ad Aquileja da un romano pontefice. Ci per non prova, e ne abbia fatto giammai che la chiesa romana l'avesse adottato per suo uso pubblico e solenne. Ma di questo non voglio ora disputare; e non imnella
fine
di

Roma

quel

porta al trattato suH' origine

sul primitivo valore storico e

critico

di quel

documento

il

sapere, se esso pel pregio dell'ordine suo nitidissimo e dell'ac-

curata sua novit fu o no in

Roma

sostituito nel

luogo degli antichi calendarii

e delle vetuste tavole martirologiche, che col volgere dei secoli erano divenute

assai confuse e
e
si

poco

intelligibili.

Certamente Adone fece questa sostituzione

giov di quel documento ut dies martynim verissime notarentur, qui satis

confusi in kalendaris (1) inveniri solent.


editori di martirologii
;

Adone

die legge a tutti

posteriori

massime ad Usuardo, dal quale pende il romano moderno. E cos avvenuto, che i mutamenti fatti alla primitiva tradizione dei calendarii, conservata negli indici filocaliani e geronimiani, hanno acquistato
autorit nell' uso liturgico.

Nelle indagini storiche per l'autorit rester sem;

pre

ai

monumenti
dall'
ai

della tradizione primitiva

e delle date discordanti da essa

innovate
ragione

autore del martirologio

libri

ed

ai

testi,

che quell'

romano piccolo noi dovremo chiedere anonimo circa la fine del secolo settimo
del
i

o gli inizii dell' ottavo consult e fidentemente adoper.

E
ai

qui pongo termine al capo primo


,

discorso

preliminare. Vero
dei quali
e di

che nelle discussioni di questo tomo


miei lettori l'arcana chiave
,

oltre
ai

martirologii,

ho dato

ed oltre
di

notissimi di
di

Adone
non

Usuardo
negletto
gli

citer

anche quelli

di

Reda,

di Floro,

Rabano,
(

Notkero.

Ma

poich in-

torno a questi nulla di nuovo qui debbo dire

bench
assai

abbia

d'esaminarne
studiosi,

manoscritti in
gi feci nel

numero veramente
alla

grande), rimando

come

primo tomo,

dotta prefazione del Sollier presoltanto


in

messa

al

martirologio di Usuardo,

Ricorder

grazia

di

coloro,

cui grava ricorrere ai dotti volumi, le seguenti

notizie elementari;

e le coor-

diner alle nuove cose da


o nei principii dell' ottavo

me
(

dette in

questo capo. Reda nel secolo settimo


all'

contemporaneamente
,

ignoto autore del

romano

piccolo ) cominci la serie dei martirologii

nei quali ai
il

nudi

nomi furono
Il
;

aggiunte brevi storiche notizie. Egli compil


libro pontificale e degli atti dei martiri
;

suo giovandosi sopra tutto del


il

conobbe

geronimiano.

lavoro di

e poco Reda ebbe incrementi da Floro diacono di Lione circa l'anno 850 dopo da Rabano arcivescovo di Magonza, il quale assai adoper il geronimiano. Adone in quel medesimo secolo ebbe sotto gli occhi soltanto il mar-

(1]

Cos nel codice di s. Gallo:

la

stampa del Rosweido male in kalendis.

XXXII

tirologio di

Beda accresciuto da Floro, non quello


lui

di

Rabano. Egli
alla

fu capo

della

nuova grande famiglia da


la

derivata

avendo dato

compilazione

sua un carattere speciale con


piccolo.

trama

fornitagli

dal sopra illustrato


;

romano
insieme
tutti

Usuardo
e
e

fu
;

un

fedele epitomatore di

Rabano
nobbero
condo

Adone
pi o

tutti

costoro vissero nel


il

Adone medesimo

Notkero fuse
secolo

nono

co-

meno adoperarono
i

geronimiano. L' epitome

di

Usuardo
se-

sub cento modificazioni diverse ed ebbe supplementi varii senza


le

numero,

chiese ed

monasteri,

al

cui uso se

ne faceva

la

copia.

Non
e

parlo

dei martirologii metrici,

perch fino ad ora non m'hanno dato ajuto veruno.


,

Adunque
ci
fasti

dei martirologii

che

appeller

compilazioni

storiche

che per-

sono d'indole e d'autorit diversissima dagli antichi autentici calendarii e


ecclesiastici,
i

primi ceppi furono Beda e

il

romano
e

piccolo.

Dal

solo

Beda germogliarono Floro e Rabano; da Beda-Floro

dal

romano

piccolo

Adone

e l'epitomatore suo
e del

Usuardo con
piccolo con

l'infinita

progenie usuardina. Di Bedafece

Floro-Rabano

romano

Adone Notkero
testo

Questi brevi e chiari cenni basteranno ad ordinare nella


tori la serie dei martirologii,
il

un mescuglio. mente dei letsotterranea


gli

cui uso nel

della

Roma

frequente e necessario. Del rimanente ognuno vede, che non ostante


dii

stuse-

e le ricerche fatte intorno a

quest'argomento dai

dotti dei

due ultimi

coli,

esso ancora lungi dall'essere esaurito e in ogni sua parte bene discusso.
,

In questo discorso preliminare io ne ho toccato soltanto quei punti


l'intelligenza dei ragionamenti, ai quali

che aldi-

m'accingo

ho stimato necessario

chiarare.

CAPO

11.

Gli atti del martirio

di

s.

Cecilia

romana il dare giusta sentenza sul valore delle notizie narrate negli atti dei martiri. Tranne pochi documenti di questo genere spettanti a Roma, la cui fede alla comune dei dotti non sembrata sospetta gli altri sia per gli anacronismi e per vadei pii
difficili

Uno

punti di critica nella storia della chiesa

rie istoriche difficolt,

sia pel

dettato barbaro e pel sapore di leggenda favo-

losa sono stati quali pi quali


tori

meno impugnati;

loro medesimi propugnatentato l'emendazione,


l

sovente

li

hanno

riconosciuti corrotti e ne

hanno

critico,

che oggi in fama di essere stato circa questo punto severissimo, voglio
Tillemont, veramente stim meglio

dire

il

non adoperare

notizie

provenienti

da da

fonti a lui sospette,


lui

o manifestamente corrotte, che accingersi all'impresa


il

creduta quasi impossibile di discernerc in quelle narrazioni

vero dal

XXXIII

falso.

Egli per fu alieno dal giudicare favolosi in ogni parte quei racconti;

che da autori ignoranti sieno state fuse insieme memorie e tradizioni spettanti a martiri di tempi diversi; talch quegli strani miscugli sieno
e congettur,

composti d'alquanti brani di storie veraci e genuine (1). L'ajuto, che manc
al

Tillemont per ritrovare e riconoscere la storica sostanza nascosta

nell' in-

viluppo di racconti pi o

meno

alterati e

confusi

a larga
in

mano

ce lo por-

gono
sime.

monumenti. In questo tomo vedremo, che anche

fondo alle pi spretradizioni antichis-

giate leggende v' qualche reminiscenza di fatti veri e di

E uno
al

dei frutti pi copiosi,

che

la

storia ecclesiastica coglier dall'ei

same,

quale m'accingo, delle cripte callistiane, verr dalla luce, che


di

mo-

numenti
scritte

quelle cripte

danno
di atti
la

e ricevono posti a confronto

con

le

narrazioni

in ogni

maniera

dei martiri.
la

Tra questi per per


scorso preliminare.

materia del presente tomo e per


s.

celebrit loro
di-

primeggiano quelli del martirio di


Il

Cecilia;

e
il

meritano esame speciale e

giudizio,

che ne diede

Tillemont, oltrepass ogni mile

sura d'equit e di buon senso.

veramente non era d'uopo aspettare


,

splenstata

dide scoperte del cemetero di Callisto per credere


un'illustre martire uccisa e sepolta in

che

s.

Cecilia

sia

Roma; non
,

cost trasferita dalla Sicilia,

come opin
a tutto
il il

il

Tillemont.

Il

quale prefer l'equivoco preso da Venanzio For-

tunato, poeta del secolo sesto e del settimo

non

solo agli

atti

predelti

ma

complesso delle antiche memorie spettanti a quella martire famosa.

Laonde
clam:
giorni

Mazochi

critico

sagace, bench avesse in parte assentito al giudizio


Cecilia,

del Tillemont sugli atti di s.


id,
il

giunto all'esame di questa sentenza escaret (2).

ne quid gravius dicam, communi sensu piane


atti

Ai nostri

racconto di quegli

stato rimesso in

onore dal mio chiarissimo


di

amico D. Prospero Guranger, abbate dei Benedettini


troppo noto, perch sia necessario darne
state fatte valere
,

Francia;

il

cui libro

ai

miei

lettori

contezza.

Quivi sono
di

come prove
la

capitali e decisive in favore della sostanza

quel racconto,
stiberina.

le

scoperte avvenute alla fine del secolo

XVI

nella basilica tra-

certamente
atti,

testimonianza di verit data a molte minute circo-

stanze narrate negli

di

che ragiono, dai sacri depositi chiusi nei sepolcri


quella narrazione fu scritta
le
,

e invisibili ad ogni occhio

umano quando

e altre

monumentali memorie con essa concordi


con
altri

conciliano fede ed autorit. Oggi

queste testimonianze sono moltiplicate dalle scoperte callistiane, e dai confronti


dati d'epigrafia e
di

storia,

sacra e profana, che saranno argomento

a lunghe ricerche nel libro primo di questo tomo. Circa la persecuzione per,
in che la santa fu uccisa, le
V. Tillemont, Hist.
Ealend. neap.
l.
1

nuove scoperte m'hanno

fatto

riconoscere giusta

(1) (2)

ecel.

T. IV p. 673.

p. 211.

XXXIV
la

censura del Tillemonl e degna d'accettazione

la

sentenza di

trasferisce l'et della martire dal secolo terzo al secondo; e la


tirio

La quale scena del marlui.

di

lei

dai tempi di Alessandro Severo a quelli di

Marco Aurelio. E ve-

dremo come questa


ad
fasti

anticipazione cronologica trae dietro s molte altre schiere


il

di martiri; riabilita agli occhi dei critici

fondo storico di leggende riputate fino

oggi favolose;

restituisce alla

chiesa
le

sanguinosi

mette in chiaro
delle
il

romana una pagina perduta dei suoi origini pii antiche, che non credevamo
s

non sapevamo,
Per preparare

cripte primarie del cemetcro di Callisto. a discussioni

campo
le

belle e

fruttuose, fa d'uopo ch'io


atti.

premetta alcune critiche avvertenze sul testo di quegli

Imperocch quello,
in al-

che corre oggi per

mani

di tutti,

non

il

migliore; anzi guasto

cuni passi essenziali. Divider adunque la mia prolusione su cotesto documento


in

due brevi

articoli.

Nel primo tratter del vero

testo

di

esso;

nel secondo

dell'epoca in che fu scritto.

'

Del vero

testo

degli

atti

di

s.

Cecilia.

Il

Bosio divulg un testo degli

atti

di s.

Cecilia,

ch'egli trasse

da alcuni
;

codici romani,

segnatamente da uno della basilica trastiberina

di quella santa

e lo arricch di eruditi

commenti

(1).

Questa edizione fu ripetuta dal Lader-

chi (2);

ed

la sola citata
difetti di

e adoperata dagli storici moderni. Essa per merita

censura per due


Il

qualche momento.
,

Bosio soppresse di suo arbitrio una parola


designazione del
si

lui

sembrata assurda

nella

sito,
i

ove fu sepolta la santa nel cemetcro.


codici;

pure quella

parola
fica.

legge in

tutti

ed ha molta importanza storica e topogra-

Ne ragiono
il

per disteso a pagine oO e 31 del libro primo; e perci su questo


di

punto mi basta
notabile
egli

avere additato
testo

al lettore

il

difetto e

il

luogo ove ne tratto. Pi

vizio del

del Bosio originato dalla scelta dell'esemplare, cui

volle attenersi. In

luogo di
di
,

trascrivere
egli die la
si

la

lezione

dei

codici

pii

antichi

del

massimo numero
alquanto ampliato

essi,

preferenza ad un testo in alcuni


in

passi

che

legge

soltanto

due

tre

manoscritti

(1)

Historia passionis
S. Caeeiliae virg.

s-

Caeeiliae.

Romae 1600.
et

(2)

et

marlyris acta

transtiberina basilica

saeculomm singulontm monumentis

iltuslrala.

Romae 1722

T.

p.

1-90.

XXXV
di secoli

tardi

(1);

mentre
la

vetusti

passionarii d'ogni

nazione
il

dei

secoli

nono, decimo e seguenti,

greca versione del Metafraste e

contesto

meagri-

desimo insegnano chiaramente quelle ampliazioni essere


giunte, che deturpano
strette
al
il

cattive e

moderne

primitivo dettato. Coleste interpolazioni sono tutte


santa;

principio dell'interrogatorio fatto dal giudice alla


il

ed eccone

lo specchio nel seguente confronto tra

testo pi aulico ed

il

posteriore secondo

l'edizione del Bosio.

Testo

dei

codici

amichi

Testo volgato
secondo la stampa del bosio

Almachius Caeciliam
praecepit,
libi

sibi

praesentari
ail:

Almachius praefeclus sanctam Gaeciliam sibi praesentari jubet,

quam

inlerrogans

Quod

nomen

est? Respondil: Gaecilia.

lerrogans

ail:

Quod

libi

quam innomen astpuelapud


est Chri-

/a?))(2). Respondil: Gaecilia, sed

homnes, (piod autem illustrius


stiana sum.

Almachius
nis es?

dixit:

cujus conditio-

Almachius
nis es?
j

dixit:

cujus conditio-

Gaecilia respondil:
lis,

ingenua, nobi-

Gaecilia respondil: civis


lustris

romana
de

il-

clarissima.

ac nobilis.

Almachius
ne interrogo.

dixit:

ego

te

de religio-

Almachius
ne interrogo,
nohilem.

dixit:

e^o

te

relisjio-

nam

nativitate scimus te

Gaecilia

respondil:

interrogatio
tua

Sancia Gaecilia
slullum

dixit:

interrogatio
,

tua stultum sumpsil inilium, quae duas

sumpsil

exordium

quae

responsiones
concludi.

una
dixit:

pulat

inquisilione

duas

responsiones una putal

inquisi-

lione concludi.

Almachius

unde

libi

tanta
libi

Almachius

praefectiis

dixit:

unde

pracsumplio respondendi?
Gaecilia dixit:
et fide

tanta pracsumplio respondendi?


Gaecilia sancta dixit: de conscien-

de conscientia bona
tia

non fida. Almachius dixit: ignoras cujus posim ego?

bona

et fide

non fida.

Almachius
testatis

dixit:

ignoras cujus po-

testalis

sim ego?

(1)

nastero di
(2)

Codd. Vallic. Mise. T. IX p. 183, T. X p. 266, ambedue del secolo in circa XU s. Cecilia, che era un ampio passionario in due volumi, ed ora non so dove sia.
La voce puela
si

<l

Bosio copi

il

suo testo da un codice del

mo-

leggeva anche nel codice che fu adoperato dal Jletafrasie,

XXXVI

Beata Caecilia

dixit:

et tu

ignoras

cujus sponsa sim ego?

Almachius

dixit: cujus? dixit:

Sancta Caecilia
Christi?

Domini Jesu
conjugem

Almachius

dixit:

ego

te

Valeriani scio?
Gaccilia dixit:
potcstatis
;

tu ignoras cujus sis

Caecilia sancta dixit: tu praefecte


te

nam

si

me

interrogcs

de

ipsuni ignoras cujus


si

sis

potestalis;

tua

potestate verissimis tibi

adsertio-

nam
sto.
))

me

interroges de tua potestate


tibi

nibus manifesto.

verissimis

adscrtionibus

manife-

Dicit ei
nosti.

Almachius:

dicito

si

quid
die

Ahriichms praefectus
,

dixit:

c(

si

nosti

detector ex ore tuo audire sermo qualitcr

nem.
Caecilia dicit
ei:

Polestas hominis

Sancta Caecilia dixit


ctaris
,

deh-

sic est quasi uter etc.

taliter

judicaris,

tamen audi.

Potestas bominis sic est quasi uter etc.

Da questo punto La prima colonna


scritti

in

poi

le

varianti

dei

codici

sono

di

poca

importanza.

del testo l'ho stabilita sul confronto di circa trenta

manori-

diversi da

me

veduti in Francia, in Svizzera, in Italia e nelle varie bi-

blioteche di

Roma;

alcuni dei quali salgono al secolo

nono (1). Ma senza

correre all'enumerazione critica dei singoli codici, basta un'occhiata alle parole della seconda colonna, le quali

mancano

nella prima, per avvedersi, che

queste sono interpolazioni corrottrici delle genuine formolo del giudiziale dialogo
e

del

suo prisco sapore.

Nella seconda colonna

Cecilia

comincia

dal

dichiarare subito s essere cristiana; e ci contradice al seguito dell'interrogatorio.


tutta
la

La

legale risposta di

s.

Cecilia

(sum) ingenua,

nohilis, clarissima

perde

sua precisione e gradazione


ac nohilis.
Il

officiale

nelle parole sostituitele

civis ro-

mana
sto

illustris

dialogo sul mistico sposalizio de'la vergine con Cri-

ottimamente nel

testo pi antico e in
al

quasi

tutti

codici
il

manca; essendo
Queste osprincipio del-

di

tenore poco adatto

colloquio
di

tra

la

martire ed

giudice.
il

servazioni

mi sembrano

non

lieve
alla

importanza; imperocch

l'allegato interrogatorio

restituito

genuina lezione dei codici ha un'ottima

(1)

Con

questi codici concorda l'edizione degli

atti

di s. Cecilia fatta dal

Mombrizio; che perci da preferire a quella del Bosio.

XXXVII

apparenza di semplicit
si

officiale;

mi

fa
,

credere, che se l'autore degli


egli

atti

permise alcuna rettorica amplificazione


il

ebbe per sotto

gli

occhi la

trama ed

compendio del giudiziale dialogo

e del criminale processo, che nel

principio lasci intatto.


gatorio lo scopriremo
del quale
il

Un

altro vestigio della legale


il

formola

di quell'interro-

quando esaminando
i

precetto degli imperatori, in virt

prefetto agiva contro

Cristiani;

vedremo
le

ch'egli

ne recita

le au-

tentiche parole (1).


tali

Laonde

tutto ci

concorre con
al

testimonianze
di

monumen-

ad accrescere peso ed a conciliare autorit


Il

documento,
ai

che ragiono.

nome

del prefetto,

Almachius, dispiaciuto
inaudito.
11

dotti degli

scorsi secoli;
l'aspi-

quasi fosse nella

romana nomenclatura

Mazochi volle togliere

razione e scrivere Almaciiis (2);

non V Almachius
lettera

dei nostri atti.

nome inaudito, Imperocch ad un Almachio scrisse Simmaco la


questo veramente sarebbe

ma

seconda del libro Vili delle sue epistole; ed un Almachio prete sotto-

scrisse

un sinodo

di

Aquileja nell'anno 382 (5). Ci nulla ostante io propongo


a quel

una leggera emendazione


relio
chiiis

cognome, del quale n


ci

ai

tempi di Marco Au-

n a quelli
fu

di

Alessandro Severo
in

oggi noto

esempio veruno. Ama-

cognome greco

Roma
il

adoperato. L'epitaffio ancora inedito


il

d'un

Aurelius Amachius vissuto tra


fessione

secolo terzo ed
;

quarto

si

legge nella con-

medesima di s. Cecilia in Trastevere ed AMACHI DVLCIS VIVAS CVM CARIS TVIS acclamazione ad un nobile personaggio scritta sopra un vetro fatto parimente tra il secolo terzo ed il quarto (4). Ora cotesto cognome in origine dee essere stato piuttosto un agnome; imperocch di quella specie di
che furono
usitati

vocaboli greci,

dai

Romani
si

fino dal secolo secondo, e adosotto


i

perati a guisa di

soprannomi famigliari o popolari,


il

quali difficile e
i

talvolta impossibile

riconoscere quale

cela dei personaggi con

legittimi

loro
fetto

nomi
di
,

registrati

nei fasti e nella storia ricordati (5).

Laonde

in

un pre-

Roma
che

dei tempi degli Antonini


il

l'agnome Amachius mi sembra pi ve-

risimile

cognome Almachius; n dovremo meravigliarci se sotto quell'agnome non troveremo forse mai memoria storica del magistrato, che condann la nostra martire e i suoi compagni e cui negli atti dato il gentilizio Turcius. La gente Turcia fior per grandi magistrature nell'impero di Co,

stantino;

ma

il

console suffetto d'anno incerto Lucius Turcius Faesasius Aproniaal

nus senza dubbio anteriore

secolo quarto (6).


est

Resta a cercare della data: passa

beata virgo Marco Aurelio

et

Commodo

(1)

Vedi

in questo

tomo pag. 150.


v.

(2)
(3)

L. e. p. 210.

Vedi De Vii, Onomasticon

Almachiits.
168.

(4)
(5)

V. Carnicci, Vetri 2. V.
Bull,

edlz. p.

darch.

crist.

1866 pag. 69, 70.


moglie di
lui

(6)

Vedi

l'iscrizione dedicata alla

nel

Mommsen,

/.

R.

iV.

n. 5138.

XXXVIII

imperalorihiis, colla quale


alti

della santa.

Io

Adone nel suo martirologio conchiuse il sunto qui non cerco quanto sia il valore storico di quella

degli

cro-

nolooica formola (questione, che sar trattata nel libro primo capo XXIII);

ma
Il

seo-uendo la traccia del tema proposto al presente discorso preliminare dimando,


se le recitate parole spettano o no
al testo

medesimo

degli atti di
lette in

s.

Cecilia.

Baronio nelle note


quegli
p.
atti

al

martirologio

alTerma di averle

alcuni codici di

(1). Egli volle senza dubhio alludere ai volumi vallicelliani Mise. T. VII
p.

310, eT. XXIII

294, nei quali


la recitata

soli,

per quanto nelle biblioteche romane e


la

straniere

ho veduto,
citati

formola cronologica chiude


il

narrazione.

Ma

due codici
del

sono
il

di assai larda et;

primo

del secolo in circa XIII, l'altro

XV: ed hanno

lesto degli atti diviso in lezioni

per l'uso liturgico, alla foggia

dei brcviarii

moderni. La loro autorit


di esemplari,

troppo debole a fronte di quella del

grande numero

massime

dei pii antichi

contemporanei
Il

al secolo in

circa nono, nei quali lutti la data cronologica

manca.

eh.

mio amico l'abbate

D. Guranger m'ha narrato avere


stero di

letto quella

data in due passionarii del

mona-

Monte Cassino. Quando ho visitalo la celebre biblioteca di quel cenobio, laonde intorno a questi nulla ho dimenticalo di esaminarne i passionarii posso dire. Ma essi certamente non sono anteriori al secolo di Adone', nel
;

cui martirologio

le

parole,

di

che disputo,

sono registrate e dal quale sem-

brano essere
giova
il

state trapiantate in

pochi codici di uso liturgico; laonde non molto


si

sapere con precisione in quanti manoscritti quelle parole

leggono,

dappoich nel massimo numero degli esemplari e specialmente nei pi antichi

mancano costantemente. Resta


Cotesto autore
del

solo a scoprire

donde Adone
di

le

copi.
;

secolo

nono nulla invent

suo capo

ma

come

nella prefazione egli

done
talch

cercato in
egli
offer

medesimo narra, compendi le memorie dei martiri, avenogni parte i codici ( collecti undecumque passiomwi codices );
ai

posteri

compendiosam leclionem alque


codici degli atti
dei

in

parvo

codicillo

quod multo labore

alii

per plures codices exquirunl. Adone adunque nel secolo


degli antichi

nono viaggi
in

in cerca

martiri
egli

ed almeno
trascrisse

uno

di

essi

trov la
;

data di che disputiamo.

In

falli

la

con ingenua

fedelt

bench

conlradicenle
s.

alle

narrazioni da lui

medesimo
di s. Ce-

compendiate
cilia

nel martirologio. Nelle quali


socii

Urbano, contemporaneo
sotto

dei

di

lei,

identificato

col

papa vissuto

Alessandro Se:

vero.
jassa

Laonde
est

se

Adone avesse
virgo

voluto porre di suo capo la data avrebbe scritto

beala

Severi

Alexandri imperatoris
di

temporibus.
il

E
:

cos

fece

l'autore di

una

versione
del

italiana
li

quegli

alti

dettata circa

secolo

XIV

ncir entrare

XV, che

chiuse con

le

parole

seguenti

martirizzata

(1)

BaroD.

ad mariyrol. rom.

die

22 \ov.

XXXIX
fu intorno agli anni domini dmjcnto ventitre al tempo d'Alessandro imperatore (1). che Adone non invent , ma trov Essendo per queste ragioni manifesto
,

quella data,

sar ufficio
;

della

critica

storica

illustrata

dai

monumenti

di pe-

sarne

il

valore

ci

faremo nel capo XXIII del libro primo.


controversa

quivi ansia

che

vedremo
sia

se probabile, che la

formola cronologica

stata
;

posta a

pie della
stata

narrazione

dall'

autore di essa e faccia parte del testo

ovgli

vero

aggiunta

da
da

altra

mano

perci

manchi
santa

in

quasi

tutti

esemplari.
e
d'

Nel

primo caso l'opinione invalsa


Severo
assegnare
e
alla

circa l'epoca di

Urbano papa
stata

Alessandro

nostra

sar

cagione

del cancellamento di quella data, dei

del

mancare essa

nel

massimo numero

manoscritti.

In

un passionario
socii

della basilica lateranense veduto dal Bosio, secondo che

leggo nei

suoi manoscritti
di
s.

nella Vallicelliana,

il

martirio

dei santi Tiburzio

e Valeriano,

Cecilia, attribuito ai
all'

tempi di Diocleziano e di Masdel

simiano, e con patente contradizione

epoca

altres

papa Urbano. Questo


e

anacronismo d'un solo manoscritto latino non merita discussione:


greca fonte, cio dai Meni bizantini^ nei quali
il

viene da
;

medesimo errore
atti di
s.

registrato

fa

meraviglia in
di

libro di

poca storica

autorit.

Prima
inutile

chiudere quest'articolo sul testo degli


sulle

Cecilia

non sar
et.

un cenno
agli

versioni, che ne furono fatte innanzi alla

moderna

Simeone Metafraste
ebbe dinanzi
Bosio.
Il

nel

secolo

nono

li

volse in greco; e,
antica,

come ho
il

gi detto,

occhi

la lezione pi

non

la interpolata

preferita dal

Surio dal greco

di

Metafraste f un nuovo testo latino,

quale vale
i

quanto

traduzione

da

traduzione.

Fra
e

il

trecento

poi

ed

il

quattrocento
latino
;

nostri volgarizzatori

ne fecero parafrasi
si

compendii
il

dall' originale

dei

quali

volgarizzamenti vorrei

scegliesse

dettato

migliore

fosse

messo a
ne
,

stampa, che sarebbe un bel

fiore

della leggendaria italiana letteratura. Io

conosco tre parafrasi diverse nei codici vaticani 484o, p. 28, 4857 p. 103

5086

p.

145. La prima termina con


:

la

data

che

sopra

ho

citato.

La

se-

conda nelle parole


reverentia
sepell

quando fu
et

finita

de morire santo Urbano papa con molta

quello corpo santissimo e beato.


:

Mor a
il

^2

di

Novembre in
corpora de'
altri

santa pace. La terza


sancii vescovi.
plari

sancto Urbano sepell

suo corpo infra

le

Nelle biblioteche d'Italia facilmente se ne troveranno


et.

esem-

ed altre versioni o parafrasi di quella medesima

(1)

Cod. Valic. 4843 p. 28 e segg.

XL

II.

Del

tempo,

in

che

furono

scritti

gli

atti

di s.

Cecilia.

Neir articolo
torio
di
s.

precedente abbiamo veduto, che

il

principio

dell' interroga;

Cecilia
poi,

sembra
nella

giudiziale

non amplificato

dall' estensore

monumenti
atti

che in

questo tomo produrr ed illustrer, confermano


loro

gii

di
le

quella

santa

sostanza

non essere immaginarii.


scritta

Adunque
trail

oltre

tradizioni

orali

alcuna

memoria
di

dee

avere

avuto per
il

ma
cui

della

sua narrazione l'autore

essa.

Cos
1'

anche stim
odierna
luce

Bosio,

giudizio

moderato e circospetto
haec
lstoria

non teme

degli
redolet

studii

critici

e filologici:
;

qiiidem stilo et dictionis

genere

anti-

quitatem

atque

in

eam
:

palet

multa ex veteribus

actis,

quae injuria temporum


ro-

perierunt, fuisse

illata

non sunt enim acta ipsa pura notariorwn sanctae


et

manae
che
la

ecclesiae, ut

ex prooemio

uheriore contextu hisloriae cognoscitur (i).

M' accingo a commentare brevemente questa sentenza del Bosio;


storia
testo

mostrando
tra

da

lui

giudicata

dettato assai antico,

ma

amplificazione d' un
vissuto
il

primitivo
colo
Il

perduto, fu veramente
il

opera

d'

un anonimo

se-

quarto

ed

quinto.

Bosio afferma, che dal proemio e dal facondo contesto della storia apdagli atti primitivi.

pare questa essere diversa


logo
e

veramente l'autore nel procristianesimo e dei martiri,

dichiara, eh' egli scrive


il

dopo

la

vittoria del

quando sventolava

labaro della croce trionfale (triumphalis crucis laharnm).


egli avverte,

Nel medesimo prologo

che mentre con tanta

pompa

le

gesta pro-

fane ad posteritatis memoriani commendantur , non eruhescimus militum Christi victorias


silentio

tegere

laonde
et

s'

accinge ad laudem imqwratoris eorum qualiter


diligentius explicare.

jmgnaverunt

contra

hosles

vicerunt
il

Questo
istile

lin-

guaggio significa nell'autore

proposito di dettare una storia in


;

largo,

pomposo, simile a quello


gare un vecchio
scritto
,

degli elogii profani

non

di

semplicemente divulprologo termina

obbliato.

In

fatti la

narrazione, che segue, talmente


inseparabile.
;

connessa col prologo


nelle parole
:

che l'una

dall' altro

Il

omnibus patent

Christi

vestigia

ideo denique (Christus) omnibus

clamai

venite

ad me omnes qui laboratis

et

onerati eslis et ego vos requiescere

faciam

la

narrazione comincia: Hitjus vocem audiens Caecilia virgo clarissima

(1)

V.

la

nota prima del Bosio agli

alti

di s.

Cecilia ap. Laderchi,

1.

e.

T.

p.

40.

XLI

absconditum semper evangelium Christ gerehat in pectore. Laonde in qualche antico codice,

ove
il

si

volle adattare questa storia alla lettura pubblica nella liturgia,


il

escludendone

prologo,

principio ne fu modificato cos: Tempore ilio audiens

beata Caecilia vocem Domini dicentis evenite ad

me omnes

etc.,

hujus vocem audiens

Caecilia virgo clarissima absconditum semper evangelium ejus gerebat in pectore (1).

Qui ognuno vede, che

la

storia stata

sconciamente

separata
tutto
il

dal

prologo

non
delle

il

prologo fu poi aggiunto alla storia.


di stile rettorico
,

veramente
quello

dettato della

narrazione

difforme da
cos

degli

atti

primitivi
il

scritture del
i

secolo
critici

terzo.

ne hanno giudicato non solo


;

Bosio

e tutti

seguenti

dei
,

due ultimi secoli


lo

ma

eziandio

l'

odierno pro-

pugnatore di

quella

storia

spesso

lodato

eh.

abbate Guranger. In fine

un

indizio

di

tempo
penna

assai

posteriore a quello della


scrittore
il

morte

di

s.

Cecilia

sfuggito

alla

dello

nella fine

del

suo

racconto.

Quivi

egli

narra

che

s.

Urbano depose

corpo della martire


et

inter

collegas suos epi-

scopos ubi

OMNES suncfi confessor es

martyres sunt collocati. Le quali parole


callistiana,

alludono

al

gruppo famoso delle tombe papali nella cripta primaria

come ho diligentemente spiegato a pagine 30, 51 di questo tomo. Ma quando Urbano depose quivi la santa (dato anche che cotesto Urbano sia il papa)
gh omnes
venire,
sancii (episcopi) confessores et martyres

dovevano col a poco a poco

non erano

gi

venuti, eccetto

il

solo

Zefirino.
sepelivit

raneo avrebbe dovuto necessariamente scrivere


confessores et martyres erunt collocandi
dall'
;

Laonde un contempoeam, ubi omnes episcopi

1'

anticipazione topografica

commessa

autore

ne

rivela la posteriorit ai fatti

narrati, senza derogare alla ve-

racit sua,

come

in cento simili casi avviene negli storici d'ogni et e d'ogni


il

nazione. Del rimanente la mia opinione , che


siero abbia avuto in

nostro anonimo in suo penle primitive

mira un Urbano diverso da quello, che


;

meme-

morie intendevano nominare Confermata


cos la

e ci

vedremo nel corso


i

del libro primo.

comune

sentenza, che

nostri atti sieno dell'autore

desimo del prologo e perci posteriori


l'altro

al secolo terzo,

viene che determiniamo

punto cronologico; a quale secolo, cio,

essi

sono anteriori.

Il

Bosio

ha sentenziato: haec
il

historia stilo et dictionis genere redolet antiquitatem;


rifiuti

ed anche

Tillemont, bench ne

la narrazione,
Il

confessa

il

dettato avere appala

renza
del

sapore di non poca antichit.

Mazochi ha

esaminato

latinit

documento e

l'ha giudicata del secolo quarto

con alcuna reminiscenza

di

greci

modi

(2). Per quest'ultimo punto per egli adopera esempi

non

tutti di

(1)
(2)

Cod. Vatic. Reg. 523 p. 35

ed udo dei pi antichi esemplari

superstiti dei nostri atti.

Ealend. neap.

p.

207-212.

XLII

eguale valore (i).

Ad

ogni

modo

chiaro,

che

lo
si

stile

del

secolo quarto

o quinto; e se dal confronto dei migliori codici


lezione del testo,

cercasse di trarre una buona

molte irregolarit della costruzione scomparirebbero. Cos a


si

cagion d'esempio fino dal principio della storia


vis et sponsi

legge: jarenhim

enim tanta
osten-

circa ilam crai

exacsluans

ut

non posset amorem

sui cordis

deve

et (piod

Christum diligerete
ci

imiciis evidcnihus aperire.


vis et

Ma

codici pi antichi

questo periodo
illam erat
,

danno

cos:

parentum enim tanta

sponsi

amor

tantus circa
et

ut exaestuans ejus

animus non posset amorem

sui cordis ostenderc

quod solum Christum

diligeret, indiciis
io

evidentihus aperire.

questo sia detto a


filolo-

modo
gica

di

saggio;

che

non voglio qui accingermi ad una revisione

dell'intero testo.

non pu essere posteriore lo scritto, di che ragiono, il eh. D. Gucranger l'ha messa in piena luce, traendola dalle liturgie. Tutti i libri liturgici dell' occidente, compreso il codice di Verona che contiene preci da messa dei tempi del magno Leone, compreso parimente il
3Ia la prova
certa del secolo, al quale
,

gelasiano (messale ordinato dal papa Gelasio), nell' officio di


tessuti di

s.

Cecilia sono

continue

allusioni

ai

fatti

ed

alle

parole degli

atti

a noi

pervein-

nuti (2).

Laonde

l'anteriorit

loro alla seconda

met del secolo quinto


le

negabile.

questa data

corrispondono

con ogni esattezza


Il

osservazioni se-

guenti, che lo studio del


lato esclude
l'et

documento m'ha suggerito.

prologo mentre da un
vittoria

anteriore a Costantino, parlando della

del cristianeav-

simo

e del

labaro trionfale, dall'altra a quella vittoria allude


di

come ad un

venimento che accende


e
il
i

pio

fervore

ogni

cuore, che la gloria dei martiri


i

tormento del loro inimico: in

somma

quel proemio spira

sensi dell'et, in

che

solenni onori dei martiri erano un tripudio sul paganesimo debellato e con-

quiso.

Questa appunto

l'et del

papa Damaso
Cecilia

del poeta Prudenzio, del poeta


gli

e vescovo Paolino di Nola; fioriti tra la


inizii del

seconda met del secolo quarto e

quinto.

veramente

s.

non

annoverata nel

feriale filocaliano di
lei
l'

fra

martiri, che avevano festa solenne.

Laonde

la celebrit del culto

dee

essere stata istituita

dopo

la

met del secolo quarto;


di lei. Nelle
incisi

bene

sta

che

autore

degli atti scrivendo nell'epoca, che

ho accennato, muovesse querele dell'obblio,


primissime parole del prologo
si

in che

sembrava caduta
i

la

memoria
gli elogi

l'autore ricorda
affissi

diplomi e

in

bronzo, che tuttora

vedevano

nei

d'oro a

monumenti dell'eterna citt, perpetua memoria dei gloriosi


nostri atti:

e le

ricche pergamene scritte a lettere

fasti di

Roma
fecit

e del suo patriziato.

Dopo

(1)

Eccone un saggio. Alle parole dei

vos nobilitatis tituhis clarissimos

nasci

il

Alazochi fa

la

chiosa seguente. i4(gut cla-

rissimatus per honores acquirebalur

non per nativitatem


(I.

transmittebaiur. Veruni graece erat Xa^/rporaroni quod claritudinem generis,


i

non

titulum honoris in graeco fonte notabat

e. p.

209).

Ma
p.

figliuoli

dei clarissimi avevano per diritto dalla

patema

dignit

il

titolo di

clarissimi

pueri e clarissimae puellae; laonde


(2)

fc

vero che nelle famiglie nobili e senatorie clarissimi nascebantur.


2. edit.

V. Guranger, Hist. de Sainte Ccile

177 e scgg.

XLIII
i

due saccheggi della regina del mondo

falli

da Alarico e da Genserico

l'au-

non avrebbe, credo io, esordito da allusioni s liete e s pompose. Finalmente Vittore Vilense che scrisse circa la fine del secolo quinto, adoper che mi sembra tolta letteralmente dai nostri atti. Narrando egli una frase
tore
,

il

casto proposito d'una vergine legata contro sua voglia in matrimonio scrisse:
est ut

ubi ventiim

cubculi

adircntur secreta silentia (1);

nel simile racconto

degli alti di s. Cecilia leggiamo egualmente: venit nox, in qua smcepit

cum sponso
composti e

suo cubiculi secreta silentia. Questi ed


tiplicare,

altri

argomenti, che

si

potrebbero molstati

persuadono

celebri atti della nostra santa essere

divulgati tra la fine del secolo quarto e gli esordii del quinto.

Laonde anche
dell'

per la loro antichit

le notizie quivi

accennate sui cristiani monumenti

Ap-

pia sono degne di fiducia e di

commento. Accingiamoci adunque

all'illustra-

zione del cemetero, ove giacque Cecilia fra tanti pontefici martiri e confessori.

(1)

Victor Vitensis,

De

persec. vandal. .

X.

LIBRO PRIMO
LE CRIPTE STORICHE DEL CEMETERO DI CALLISTO

CAPO L
Origine e svolgimento successivo della necropoli callistiana.

.1

vero

sito del

celeberrimo cemetero di Callisto stato

con ogni industria


la scoperta

di critiche disquisizioni ricercato e definito nel

tomo primo. E
coli'

delle

storiche cripte di quel cemetero, che

ha confermato

evidenza del fattole ra-

gioni della critica dimostrazione, anch'essa narrata nel

tomo

predetto. Io potr
trat-

adunque procedere con psso sicuro, senza riprendere da capo quello spinoso tato: e supponendo certa, quale veramente, ed ai miei lettori bene nota la
illustrarla.

sco-

perta della maggiore necropoli cristiana dell' Appia, m'accingo a descriverla e ad

La

rete intricatissima,

molteplici aspetti e
i

gli

innumerevoli passi
lettori
,

difficili

del

vasto labirinto, che debbo percorrere con

miei

vogliono che

io

adoperi

ogni possibile studio di chiarezza nella trattazione. Perci mi sembra ottimo consiglio dar principio all'opera col riassumere brevemente le notizie o dichiarate o
soltanto accennate nel

primo tomo intorno


;

alle origini ed

allo

svolgimento suce

cessivo del cemetero di Callisto

affinch

il

lettore sappia

donde parte
viaggio.
il

dove va,

ed in sua mente assesti


Nei gruppi di
reti

il

piano e

le linee del tenebroso

delle sotterranee gallerie

comprese dentro
gli

cerchio della

callistiana necropoli distinguo quattro classi diverse: gli ipogei preesistenti al vero

cemetero di Callisto;
riormente con
di

propriamente spettanti a quel cemetero;

aggiunti poste-

nome

distinto; le gallerie in line che tutte insieme collegarono queste

varie parti e ne fecero

un corpo
;

solo.

Alla

prima

classe

appartengono
e

le

cripte

Lucina ampiamente dichiarate nel tomo precedente. La loro origine


certamente sale al secolo secondo
forse

assai
all'

pi

antica dell' et di Callisto

et dei

discepoli degli apostoli. Esse sono circoscritte nei confini dell'area


;

d'un grande monumento sepolcrale sorgente sulla crepidine dell'Appia e per lungo tempo furono separate dal callistiano cemetero. Quivi fu sepolto il papa Cornelio non in
coemeterio,

ma

juxla coenieterium

Callisti.

Le

cripte e le

sotterranee

regioni,

che
il

ho annoverato

in secondo luogo, sono quelle cui

con ogni propriet compete


1

nome

di coemelerium Callisti. Il libro pontificale narra,

che Callisto

fccit

coemele-

riun via

Appia, ubi mulli sacerdotes


Callisti (1).

et

martyres requiescunt, quocl appellatur in hole vite dei

diernmn diem coemelerium


sepolcri di quasi

seguenti pontefici,

calendarii,

marlirologii, altri documenti autorevolissimi additano nel cemetero di quel


i

nome

tutti

rettori

della chiesa

romana

vissuti nel secolo terzo e

negli esordii del quarto fino a Milziade, e di molti martiri illustri. Agli ipogei ed alle regioni, ove giacquero quei pontefici e quei martiri, propria e solenne l'ap-

pellazione di coemelerium Callisti.

La

classe terza delle regioni aggiunte a quel ce-

metero con nomi propri e distinti. Tali sono, per quanto le antiche memorie superstiti c'insegnano, il coemeterimn Solcridis, Y arenar ium Hippolyli, e forse anche il coemelerium Balbinae: questo ultimo per mi sembra piuttosto contiguo, che aggiunto
alla callistiana necropoli. Ciascuna di queste sotterranee province
i

ha

la

sua storia,

suo svolgimento, che debbono essere ricercati e studiati separatamente. Infine tutti cotesti ipogei circa gli ultimi decennii del secolo terzo e volgendo il quarto furono per cento vie diverse fra loro collegati ed in
illustri,
il

suoi

monumenti

un

pii o meno anguste, ignobili ed oblique rispetto alle linee delle regioni principali ed originarie; e per l'ampliazione fuori d'ogni legge di confini ed in ogni verso dei piani secondari; del piij profondo cio e massime del pii superficiale, la cui grande distesa molta parte

solo corpo confusi per labirinti di gallerie

ricopre e raccoglie degli ipogei


cropoli.

dapprima

separati o distinti

della

gigantesca ne-

Illustrato cos d'alquanta luce e nelle sue parti distifito

il

caos tenebroso del

callistiano labirinto, manifesto, che

dopo

descritte e spiegate le cripte di origine

anteriore al coemeterimn Callisti e da esso indipendenti, quelle cio di Lucina, viene


i limiti primitivi e lo svolgimento suo proprio, discernendolo dalle regioni ad esso aggiunte o con esso congiunte, che ebbero nome e storia speciale, e dalle reti di gallerie che tutti poi invilupparono e collegarono quei sotterranei quartieri. All'ardua impresa ci apriremo la

che di

cotesto

famoso cemetero determiniamo

via riducendoci a mente alcuni punti precipui dell' istoria di quel cemetero e del

metodo, che dee farcene riconoscere

e definire

con precisione

gli

ipogei, dei quali

istoria

ragiona.

Gli autori della


pliato,

Roma

sotterranea stimarono,

che Callisto abbia soltanto am-

il nome. Gli argomenti di questa sentenza fondati sulle antichissime origini delle catacombe e delle cripte di Lucina, e sulla sepoltura di Aniceto e Sotere pa[)i del secolo secondo in coemeterio Callisti,

non

istituito,

la necropoli cui die

oggi sono demoliti. Le catacombe, ove furono nascoste le reliquie

degli apostoli,
di Cal-

sono diverse,
listo.

al tutto separate ed di

un mezzo miglio lontane dal cemetero


al,

Le cripte

Lucina, bench

nostro cemetero vicinissime^ ebbero per esi-

stenza propria e distinta, n Callisto le ampli per scavare gli ipogei da lui de-

nominati. Circa i papi Aniceto e Sotere gi nel primo tomo accennato ed in questo sar criticamente discusso essere falsa la testimonianza, che li pone in coemeterio Callisti; mentre essi furono deposti juxta corpus beali Petri in Faticano.

(1)

Lib. poni, in Callisto . HI.

3
Tolti di

mezzo

siffatti

equivoci ed errori, rimane la semplice e netta affermazione


attribuisce
di

del libro pontificale, che a Callisto


dell'

l'istituzione

del

cemetero papale

Appia.

Ma

poche parole della biografia


scritto,

nono
circa

dei Filosofumeni ci

quel pontefice narrata nel libro danno oggi luce nuova ed inaspettata su questo punto

d'istoria.
il

Quivi

che Zefirino appena

salito alla catedra


gli

apostolica, cio

197, chiam presso di se Callisto perch


j

fosse coadiutore nella costi-

tuzione del clero

e lo
si

prepose al cemetero

(1).

La piena dichiarazione
;

di

questo

passo importante
ripetere ci

mio Bollettino di cristiana archeologia (2) qui basta che nel primo tomo gi accennato, le allegate parole alludere allegga nel

congiunto alla prepositura del ceme/ero, cio della cristiana necropoli, che o sola o prima fra tutte era a quei d amministrata a nome della chiesa sotto la diretta dipendenza dal sommo sacerdote, e perci era chiamata
l'ufficio di arcidiacono

per antonomasia

il

cemetero. Ora poich certo, che cotesta


(3), la

necropoli fu quella
ai

appunto, di che ragioniamo


il

sua origine salir almeno

tempi di Zefirino,

quale a Callisto affid la cura

sia del fondarla, sia del

governarla ed ampliarla.

Ma

Zefirino e Callisto fecero senza

dubbio

assai

pi, che semplicemente dirigere

la continuazione dei lavori nel cemetero dell' Appia.

Imperocch questo conserv

sempre con fama grandissima il nome d'ambedue. Zefirino fu quivi deposto in coemelerio suo (4) egli pel primo si distacc dal consorzio dei suoi antecessori adunati attorno al principe degli apostoli nel Vaticano, e cominci la nuova serie d'un secondo collegio sepolcrale di papi giacenti presso l' Appia. Egli fu adunque l'istitutore d'un nuovo sepolcreto papale. Le cagioni ed il modo di questa im;

portante istituzione

verremo indagando e scoprendo nell' esaminare i monumenti del coemeteriam Callisti. Ma gi nel primo tomo ho delibato quelli, che si riferili

scono alla gente Cecilia proprietaria delle terre, sotto le quali fu escavata la vasta necropoli, ed ai nobili personaggi congiunti od affini a s illustre progenie di fe-

Le quali memorie spontaneamente suggeriscono i seguenti quesiti. Zefirino e Callisto furono essi invitati a scavare nei fondi dei Cecilii un cemetero al tutto nuovo, ovvero a diramare in vaste gallerie ed allargare a tutta la cristiana famiglia gli ipogei gi quivi esistenti e propri dei Cecilii cristiani.^ La celeberrima martire Cecilia, che anch'essa die quasi il nome al cemetero e condivise quivi
deli.
gli

onori dei papi, venne a giacere presso la stanza papale gi stabilita e dedicata,
e

o ne precedette l'istituzione? Perch mai Zefirino rinunci per s


sori al glorioso sepolcreto del

per

succes-

Vaticano e die

la dignit

di

cemetero papale alla

necropoli istituita

Appia? La regione scavata da Callisto diacono di Zefirino ed appellata coenieterium Zeplnjrini essa distinta da quella, eh' ebbe il nome da Callisto medesimo? E quali ampliazioni furono fatte dai successori di Callisto continuando l'opera di lui e lasciandole sotto il suo nome? Ecco alcuni dei principali
sull'

problemi della

storia

del nostro

cemetero, intorno

quali

verremo con attento

studio interrogando la sotterranea necropoli.

(1) (2)
(3) (4)

Philosophum.

lib.

IX, 12.

Anno 1866
Vedi Tom.

p.
1

8 e segg.
pag. 197, 198, 208.

Lib. poni, in Zephyrino . IH.

Per procedere con metodo sicuro e conforme al programma dell'opera mia, debbo cominciare dalle cripte istoriche. Le quali essendo illustrate da documenti scritti, che ne testificano il sito, il nome, il cemetero cui spettano, sono la chiave
della topografica e storica restituzione della necropoli, come il tomo precedente e nelle nozioni generali e nell'analisi delle cripte di Lucina con luminoso esempio

dimostra.
istoriche
il

Adunque
filo,

il

libro

primo sar
al

tutto dedicato alla dichiarazione delle cripte


fatto,

propriamente spettanti
che
ci

cemetero di Callisto. Ci

avremo

in

mano

capo del

guider a percorrere, riconoscere e ricostruire ciascuna delle

sotterranee regioni e delle aree primitive della callistiana sotterranea citt.

CAPO

II.

La

chiesa dei sanll Sisto e Cecilia,


e di Tarsicio

il

sepolcro di Zefirino

papa

acolito e martire, e l'ingresso principale

alle cripte storiche del cemetero di Callisto.

Presso alla doppia scala

1,

2,

che discende

alle cripte dei papi, di

s.

Ce-

cilia e d'altri illustri martiri del

cemetero di Callisto, sorge sopra terra una cella


tre absidi semicircolari,

e 1,

di pianta quadrilatera,
e costruita di cattiva

con

una per ciascuno

dei

tre lati,

opera laterizia non pi antica del secolo terzo, ne

forse pili recente del quarto o del quinto e in


la

tempi posteriori restaurata. Quando

prima volta nel 1844

entrai in quest'antico edificio, lo trovai adoperato all'uso


tosto

di cellajo del vino;

ma

mi parve un

oratorio cristiano eretto sopra alcuna

insigne cripta di martiri. In questa opinione


indizi: la

mi induceva

il

complesso

di molti

forma

e l'et del

monumento;

l'apparire ivi stesso alla distanza di po-

chi passi

una seconda similissima


il

cella a tre absidi; la certezza


sito

datami

dall'istoi

ria e dagli antichi topografi,

che circa quel

parecchi oratorii sorsero sopra

sotterranei sepolcri dei martiri;

suolo della circostante vigna tutto minato dalle


i

sotterranee gallerie d'una gigantesca cristiana necropoli,


interrati e smarriti e nella quale

cui accessi regolari erano

penetravamo per frane, per lucernarii, per scale moderne; in fine i molti frammenti di sarcofagi e di epitaffi cristiani incisi sopra grosse pietre, spettanti senza dubbio veruno ad un sepolcreto posto sopra terra, giacenti attorno ai due edifici predetti. Tre di quei frantumi appoggiati alle pareti del cellajo erano reliquie d'un carme in lettere daraasiane. Il P. Marchi, cui diedi avviso della mia prima esplorazione, venne meco coli' architetto sig. cav. Fontana ad esaminare in ogni loro parte le due presunte basilichette e dall' esame architettonico e dai rapporti di cotesti edifici col sotterraneo cemetero la mia opinione fu confermata (l). Cercando poi nei libri trovai, che il primo dei due oratorii fu visto dal Marangoni nel 1736 con tracce di pitture nelle pareti e sotto esso erano due cripte con grandi sarcofagi, ch'egli credette di s. Damaso papa e della
; ;

(1)

Marchi,

Monum.

primit. tav.

XLV, XLVI

p.

228 e scgg.

5
sua madre e sorella
(1).

La

cristianit

adunque del monumento

gi

nel secolo
sor-

scorso era stata riconosciuta senza dubbiezza veruna. Ora poi che

sappiamo

gere esso sopra la cripta principale e papale del cemetcro di Callisto e sopra quella
di

argomentazione diviene superflua. Nel cellajo era aperta una che metteva a grotte barbaramente scavate nei fianchi degli cataratta con scala
s.

Cecilia, ogni

ambulacri cemeteriali por collocarvi


tica e

le

botti del vino. Il

P.Marchi

la giudic an-

contemporanea all'oratorio: oggi

ric<mosciuto essa essere


,

opera moderna
e

fatta

per uso della grotta vinaria; e nel 1736

quando

il

Marangoni vide

de-

scrisse quell'oratorio, cotesta scala


e del

ancora non esisteva. Le vere scale delle cripte


1'

cemetero sono

state

rinvenute presso

oratorio

ma

fuori del suo recinto,

come

nella pianta citata da principio dimostrato:

vicina all'edificio, anche dal Boldetli e

una dal Marangoni

di quelle

due

scale, la pi

fu trovata e poi

nuova-

mente disparve. Il Marangoni congettur, che cotesta papa Damaso presso la via Ardeatina per madre. Il P. Marchi trasfer il mausoleo
contiguo
celliano.
al

cella fosse la piccola basilica eretta dal


la sepoltura

sua e della sorella


alla

e della

di

Damaso

seconda

poco discosta

basilichetta; e questa nostra giudic essere l'oratorio dai topografi additato

come
ipogei

damasiano sepolcro,
le

la

chiesuola cio dedicata

ai

martiri Marco e Mar,

Ambedue

sentenze erano fondate sul falso

supposto

che

gli

scavati sotto cotesti edifici

non
il

fossero

il

vero cemetero di Callisto presso l'Appia;

ma

spettassero alle necropoli cristiane dell'Ardcatina. Oggi che le scoperte dei

mo-

numenti hanno dileguato

grave errore, ed hanno dato ragione alla topografia


il

insegnataci dagli antichi scrittori e viaggiatori, che quivi determinava

sito della

grande necropoli callistiana

interroghiamo
i

quei testimoni

medesimi intorno
di

al

nome

della

chiesetta
s.

in

che

pellegrini facevano posa

prima

scendere

alle

cripte de'papi e di

Cecilia.

(1)

Marangoni, Chronol. summor. pontif-, Appendix . X.VA7/ p.


le

ifi7,

ICS. Trascrivo por disleso


(s.

le

parole del Marangoni, le quali sa-

ranno poi da richiamare nei capi, ove descriver

due

cripte.

Situm basilicae

viam Ardealinam jntlamus nos

anno

ipso fossores Eiii Cardinalis


Pelotli sita inter
fere

Margaritae
ovalis,

anno 1736 una cum sepulrhris tiim Marco Antonio Biddelio in ea parte coemeterii operi incamberent sub vinca tunc viam Appiani et Ardcatinam, invenerunt sarcophagum mannoreum ex candidissimo paria lapide figurai
dele.ri.ise

Damasi) inter coemeterium Callisti seu Praetextati et ipsins Damasi, liim etiam matris atque sororis. Cum enim

Viearii sub custode

palmorum

XIV

longitudinis,

VI

allitudinis,

latum qianfyue, cuius prospectus spiralibus

tmdis

in

fronte

exornatus erat,

et

utrinque desinens in praegrandis formae duos leones ajfabre sculptos.

Ex

hoc jamdiu corpus diligenler extractum fuisse


laleritia

apparebat, sed

copertum tamen erat praegrandi, sed diversi generis marmare

ejfracto,

quo super erecta fuerat fabrica

quae pertingebal itsque

ad superiorem parlem

cubiculi; juxta vero

sarcophagum in
qui pariter

posteriori parte aderat


et

amplum

cubiculum, xv fere passuum latitudinis, totidemque longitudinis


siculi in Intere similis

janua parva, per quam patebat aditus in non admodum altiludiiis, in cuius fronte aderat alter simplex marmoreus sar-

cophagus,

vacui reperti sunt: post paticos etiam dies non longe ab ipso mausoleo reperta fuit quaedam ampia scala seu descensus, per quem ipsummet vas ma moreum introductum olim fuit in coemeterium. Bisce attente consideratis, in animo fuit nobis explorare, quodnum in superiori parte huius loci adcsset aedificium quod fulciretur eo muro, seu columna

formae

alius,

structUi constituta supra

grande

illud

marmoreum sepulchrum: unde reperimus

adesse

antiquam formam
extitisse

ecclesiae

longitudinis palmor-

fere lx, in cuius parte septemtrionali extaut tres ahsidae circulares.

unde dignoscitur eam olim


fuisse olim

ecclesiam, quae

locum superiorem

tum
s.

cubiculi inferioris
. . . .

tum sarcophagi occupabat. Insuper cognovimus Ulani

depictam ex qiiibusdam rgsiduis coloribus, qui adhuc

supersunt

.Yune ecclesia conversa

Sebastiani ecclesiam. Sarcophagus


il

est ad usum cellarii praediclae vineae, cui palei ingrcssus in ipsa via Ardeatina, qua vergitur ad marmoreus grandis e.v eadem scala extractus fuit ab EiTio Cardinali Vicario. La vigna Bellnlli, che
l dove essa piega verso s. Sebastiano, evidentemente quella, Amendola, poi Molinari) b divenuta propriet del palazzo apostolico. al
chi' ai
11

aveva

suo ingresso sulla via chiamala dal Marangoni Ardeatina,

nostri

giorni era del signor Vizia, ed ora (insieme alla contigua gi

cellajo

di

questa vigna era appunto l'edifcio lungo circa CO palmi colle tre absidi a settentrione, dinanzi l'ampia
scala

quale giacciono
si

le

due

cripte, e presso al quale

B,

e,

t,

tutto
si

come

nel recitato testo e

brevemente

descritto.

Le due

cripte, secondo che qui

legge, erano collocate in

modo

che dal fondo della prima

sboccava nella seconda larga e lunga circa 15 palmi. La pianta del sotterraneo dimostra, quesie essere appunto le
Cecilia,

due stanze dei papi e

di s.

che

alle

parole del Marangoni ed alle misure e

siti

da

lui

accennati esattamente corrispondono. Ni; in questi

ipogei ve ne sono altre due, cui quelle parole ed indicazioni possano in guisa tcruna n anco inesattissima

comunque convenire.


6
s.

L'indice dei cemeteri cos registra quello di Callisto: coemeterium CalUsti ad Xyslum viaJppia (1). Or poich quell'indice suole notare il punto pi nobile

cripta papale con le sue dipendenze prendi ciascun cemetero, chiaro che la deva nome speciale da s. Sisto II, famosissimo tra i pontefici ed i martiri vene-

ne^li ipogei callistiani; ed naturale, che quel nome abbia cominciato dalfatti il tol'oratorio eretto presso le scale, che scendono alla cripta medesima. In
rati

pografo dEinsiedlen, che designa

le stazioni del sacro

pellegrinaggio ai

monumenti

volle ridei martiri additando le basiliche e le chiesuole sorgenti da terra, piti pete il nome di s. Sisto per indicare una delle stazioni tra TArdeatina e l'Appia,

ed una volta esplicitamente cos: inde ad s. Sixtiim, ibi et Favianus et Anlheros et Milliadcs (2). I sepolcri di Fabiano, di Anterote, di Milziade troveremo sotto la
chiesa, di che discorro; essa adunque dall' Einsiedlense designata colle parole illustri inde ad s. Sixlum. Del rimanente, che il gruppo principale dei sepolcri
posti nel cuore del cemetero di Callisto fosse

chiamato ad

s.

Xystiim

coemete-

rium

s.

Xysti

e perfino ecclesa s. Xysti, gi l'ho


s.

dimostrato nel tomo primo a pag. 243,


,

248, 249. E
tura: per

Gregorio

il

grande scrisse d'un cotale


beati

che profetizz
processurum

di

sua sepol(3).

viam Appiani ad

Xysti ecclesiam
s.

se esse

dixit

Le

quali parole

non

alla chiesa titolare di

Sisto posta dentro la citt,

ma

alla chiesa

cemeteriale via Appia sembrano alludere. Egli adunque dalla somma di queste testimonianze provato, che la chiesetta a tre absidi costruita al fianco delle scale discendenti alle cripte famose ad
s.

Xy stimi fu dagli antichi


s. s.

chiamata
s.

ecclesia s. Xysti.
il

Questo
detto

nome

per

non

fu unico, ne l'onore di
detto

Sisto indiviso. Se
ecclesia

centro del

cemetero di Callisto

fu

ad

Xystum ed

Xysti,

fu parimente

ad s. Caeciliam ed ecclesia s. Caeciliae (4). Cotesta martire famosa, sepolta a canto del alle tombe papali, condivise con Sisto II gli onori del principale santuario cemetero di Callisto. Ed anche al modesto oratorio, di che parliamo, ambedue i

nomi giustamente competono. Dopo la quistione sul nome viene che si cerchi dell'autore primo delFedificio. ma ponendo a confronto un II libro pontificale non ne fa espressa testimonianza; sembrare passo della vita di Zefirino con uno dell'itinerario salisburgense potrebbe
assai probabile,

che

la cella sia stata costrutta per ordine di Zefirino

medesimo.

Imperocch di lui si legge che: listi (5). Or l'itinerario predetto giaceva ad s. Caeciliam sotterra
sepolto sursum, cio sopra terra.

scpultus est in coemeterio suo juxta coemeterium Cal-

che un' innumcrabile schiera di martiri ((/eorstm) ; che Zefirino per papa e confessore era.
testifica

Imperocch

il

costante significato degli avverbii

oppositivi deorsum, sursum nel testo salisburgense mira a distinguere i monumenti sotterranei da quelli che sorgevano all'aperto; come nel tomo primo diligentemente

ho dimostrato

(6).

Zefirino

adunque almeno nel


che

secolo settimo
il

era

sepolto nel-

l'oratorio sopra terra. Ci posto consideriamo,

nome

coemeterium fu dato an-

(i)
(2) (3)
[i]

Vedi T.
L.
e.

p.

ISO.

p.

181.
6.

Diahg. IV,
V.
il

T.

p.

180, 181, 249.

(5)

Lib. pont. in Zephyrino . IH.

(6)

V. T.

p. 14S.

che

alle basiliche

cemeteriali

che quella cella con


le

le tre absidi

ben pot essere

tempi di Settimio Severo (1); che Zcllrino chiamato confessor, perch mor in pace confessore e non martire; e saremo facilmente indotti a sospettare, che il primitivo sepolcro di lui in coemeterio suo juxla coemeterium Callisti sia quello medesimo, che l'anonimo di Salisburgo nel
eretta

come

cella

memoriae con

sue essedre

ai

settimo secolo vide sopra terra (sursum)

presso
pareti.
le

le scale delle cripte

callistiane

nude e del quale noi vediamo contro questo ragionamento. Sembra, che
tuttora le
prire
gli

Ma una

grave obbiezione milita

reliquie di quel pontefice sieno state

trasferite dal sotterraneo al superiore edificio


storici

dopo

la pace costantiniana.

Per sco-

indizi

di

questa

traslazione necessario conoscere alcuni rape

porti tra la sepoltura di Zefirino

papa

quella di Tarsicio acolito ucciso da


alla citt la santa

una
accu-

mano
stia.

di

furiosi pagani,

mentre portava dal cemetero

eucari-

Adunque

di cotesto celebre martire e dei

monumenti

di lui io tratter

ratamente, prima di concludere la questione


e sul sepolcro di

sull' origine della cella

a tre absidi

Zefirino.

Tarsicio nel secolo settimo

era sepolto nella

tomba

stessa

di

quel pontefice:
s.

l'epitome del libro


et s.

f/e

/ocjs sanctis

martyrum

lo

insegna chiaramente:

Tarsiciiis

uno tumulo j acent. Questa notizia spiega l'ignota cagione, perch Zefirino nel secolo nono furono talvolta accoppiati ; e peri nomi di Tarsicio e di ch il loro natale fu talvolta nel giorno medesimo festeggiato. Nelle grotte vaticane serbato un indice di reliquie in lettere del predetto secolo, ove scritto:

Gefennus

in

ZEFFERINI PAP. ET TARSICII

(2).

Nella chiesa di
il

s.

Silvestro in capite

notitia

iataUcioruni sanclorum hic requiescentium sotto

ZEFERINI PAPAE ET TARSICII MARTYRIS (3). colo nono le reliquie dei santi furono trasferite dal suburbano alla citt, quelle dei due predetti estralte dal medesimo avello rimasero unite e cos accoppiate furono deposte in
s.

26 Luglio registra: N SCOR manifesto, che quando nel sed

Silvestro e qualche parte

ne fu largita alla vaticana


cotesti

basilica.

Le vere commemorazioni per


stinte e in giorni diversi
(4).

di Zefirino e di Tarsicio nei martirologii

sono

di-

Poich adunque

due

santi giacevano in uno

tumulo, e del primo sappiamo, che era deposto sursum, cio nell'oratorio sopra terra, ivi dee necessariamente essere stato anche il secondo. Questo raziocinio,

che
colti

indeclinabile,

ci

dar luce ad intendere

il

laconico pittacio degli

olii

rac-

dall'abbate Giovanni nel cemetero di Callisto. Egli tra i tanti e tanto celebri martiri giacenti nelle cripte papali e nella regione primaria di quel cemetero di
i

tre soli

prescelse e segn

nomi:

s.

Caecilia,

s.

Tarsicius,

s.

Cornehus;

tutti

rimanenti in globo ricord colle parole et multa milia sanctorum (5). Perch nominare Tarsicio ed ommettere Sisto, il celeberrimo dei martiri riposanti nel cemetero callistiano? Sottilmente esaminando dietro la scorta delle notizie premesse

(1)

V.

Bull, d'arch. crisi. Aprile

1864 26 e segg.

(2)
(3)

Dionysii, Crt/p(.

Val. lab.
I

XXXIX.
14 Agusto;
il

Vignoli, lh. poni. T.


Il

posi praefat.
pi aotico martirologio, che ne faccia menzione
fc

(4)

natale di Tarsicio era fesleggiato nel d


Ili

il

Romanun parvam
23 Decembre;

(V.
dell

Ada

ss.

Ang. T.
V. T.

p. 201): quello

di

ZeOrino nel martirologio predetto

assegnato

al

23 Agosto;

nei geronimiaii al

quale variet in questo capo ragioner.


(5)
1

p.

180.

8
il

pillacio dell"

ampolla
olii

di

Monza m'avveggo,

clic

il
:

pio pellegrino volle serbare cio nelle cripte sotterranee

memoria deli

raccolti in tre principali stazioni

denominale indifferentemente ad s. Caeciliam e ad s. Xystum; nell' oratorio sopra martire era Tarsicio posto con Zefirino conterra ove il solo od il pi illustre
fessore e nella separata e notabilmente discosta chiesa di s. Cornelio colle sue cripte di Lucina. Dichiarato cos che Zefirino ebbe comune con Tarsicio la tomba nella basilichetta, di che ragiono, segue che vediamo se quella comunione di tomba ebbe origine dal tempo medesimo della morte di quei due santi o se av-

venne per
di
s.

effetto di

posteriori

mutamenti

traslazioni.

Damaso

scrisse

l'

elogio

Tarsicio e lo f incidere sul sepolcro di lui. Poscia ne reciter il testo: intanto basti sapere, che ivi il pontellce poeta lesse le lodi di due santi, e ad ambedue titulos posi pracmia rcdd'd ; ma questi non sono Zefirino e Tarsicio, sibbene
il

protomartire Stefano ed

il

romano

acolilo, nel martirio de' quali egli

vede par

merilum. Se allora Tarsicio avesse avuto Zefirino per compagno di sepoltura, parmi che Damaso non avrebbe taciuto del suo antecessore^ mentre parla del protomartire,

che quivi non aveva alcun


del martirio di
s.

diritto speciale

ad essere ricordalo. Aggiungi che


secolo

gli

alti

Stefano papa pongono la morte di Tarsicio sotto Vale-

dopo Zefirino (1). Anzi la recensione greca narra Tarsicio essere stato sepolto nella tomba medesima di Vero che il valore della quale notizia cercher nel capo XIV. Stefano papa quegli atti non meritano cicca fede; ma il racconto che fanno del martirio di n abbiamo alcuna ragione per voTarsicio confermato dall' elogio damasiano lerne mutare od impugnare la data e trasferirla all'et di Zefirino. Laonde essendo poco probabile, che dopo quaranta anni sia stata riaperta la tomba di questo papa
riano imperatore nel 256; cio quasi
; ;

un mezzo

per deporre in essa l'acolito martire, e ci in un sepolcro posto sopra terra, mentre era forte la persecuzione ; naturale che volgiamo il pensiero a cercare d'alcun posteriore trasferimento, pel quale sieno siali riuniti i due avelli in origine
disgiunti e forse in diversissimi luoghi collocali.

meno

per Zefirino, ecco

un gravissimo

indizio.

E d'una siffatta La deposizione di

traslazione, allui assegnata

a due giorni diversi; nei codici geronimiani al d 20 Decembre, nel libro pontificale al 26 di Agosto. Alle date di questo libro s'attiene l'autore del martirologio

moderni. Parecchi critici romano piccolo, onde pendono Adone ed Usuardo ed hanno stimato, che una delle due date spetti alla prima deposizione, ed una sia memoria d'alcuna traslazione (2). Altri non scoprendo argomento veruno in conferma di questa sentenza, non hanno osato accettarla (3). Oggi per, che sappiamo Zefirino e Tarsicio essere stali uniti in eodem tumulo e che colesla riunione ci d un indizio assai notabile del presunto trasferimento non possiamo spregiare
i
,

il

Anzi poich l'autorit e l'et del martirologio antichissimo adoperato nei codici geronimiani non lasciano
diversi.

cenno della doppia deposizione in due tempi

dubbio, che

la data quivi segnata sia quella della

prima deposizione,

le

parole

(t)
(2)

V.

Ada

sanctor. T.

Auij. p. 144.

V. Sollcriuui ad .Uuifjrol.
2<i*.
ss.
1.

Vsuardi die 26 Aiig.;


Crii,

Tilleiiionl,

,Wem. d'hist.

ccc.

T.

Ili

p.

23S; Papebroch. Conat.

ad chronol.

rom. pont. p.
(3)

V.

Ada

e.

T.

V Awj.

p.

789; Pagi,

ad Baron. an. 219.

g. 2.

9
che h posteriore a quel martirologio e sono collegate alia data del 26 Agosto saranno necessariamente da attribuire a traslazione. E nel seguito di questo tomo pi volle vedremo, che i compilatori di quel libro condel libro pontificale
,

fusero

le

date

delle

traslazioni
stato

con quelle
fino

dell",

prima sepoltura. Da

ci
,

coni

da principio deposto nella cella topografi del secolo settimo ne videro il sepolcro comune con quello di
sicio
;

chiudo Zefirino non essere

dove
s.

Tar-

e la testimonianza del libro pontificale: sepultiis est {Zephyrinus) in coeme-

terio suo

juxta coemeterium

Callisti via

Appia VII Kal.


primo autore,
s.

Sept.

non

potere in

critica essere applicata alla costruzione della cella a tre absidi, di

buona che sopra ho

ragionato. Della quale sar incerto


tino fu edificata.

il

e se

innanzi o dopo Costandal papa Damaso.

Rimane
questo

eh' io

dica dell' elogio di

Tarsicio

dettato

Di

carme abbiamo un solo esemplare assai scorretto nella silloge palatina edita dal Grutero (i). La quale fu compilata circa il secolo nono (2), mail suo autore pot bene giovarsi del desiderato libro de locis sanctis martijrum , lavoro
de'

tempi in circa di Onorio

nel secolo VII, e nel quale secondo

miei ragios.

namenti molte metriche


in

iscrizioni erano inserite (3),

Laonde

l'elogio di

Tarsicio

una

silloge del secolo


;

leso e visibile

ma

solo

nono non prova, ch'esso in quel tempo era ancora ilche era stato trascritto almeno dai topografi del secolo
il

settimo. Del sito, ove fu visto,


reliquie di
s.

codice palatino

tace:

constando per, che

le

Tarsicio nel secolo settimo erano venerate insieme a quelle di Ze-

firino nell'oratorio sopra le cripte

l'et dee

essere

stato

letto

ad s. Xyslmn e ad s. Caeciliam ivi in quell'elogio damasiano. L'esame del corrotto esemplare


,

palatino
tore

mi persuade, che

in esso

manca un

intero verso, e che l'antico collet-

sembra avere veduto non


Filocalo

la pietra originale del


,

papa Damaso
Il

del suo cal,

ligrafo Furio Dionisio

ma una

copia

posteriore e difettosa

come
Se

poi

troveremo essere avvenuto nell'elogio del papa Eusebio.


si

quale
s.

fatto

ottimamente
gli

collega alle notizie fin qui discusse intorno al sepolcro di

Tarsicio.

stessi

carmi di Damaso posti sotterra nel cemetero di Callisto furono spezzati dai
il

barbari e poi restituiti circa

secolo sesto, mollo pi a

sifi"atla

vicenda fu esposto

l'elogio di Tarsicio collocato sopra terra. Il racconto autenticalo da cotesto


di

carme
consefedeli.

somma

importanza per

la storia dei

cemeteri

deir eucaristia quivi


contro
i

crala, del rito di portarla agli assenti, delle violenze dei pagani
Il

giovane acolito da uno dei cemeteri


il

dell'

Appia, probabilmente da quello di


I

Callisto, portava dentro la citt

divino sacramento.
,

nemici del

nome

cristiano
e

avvedutisi o entrati in sospetto dell' arcano mistero

vollero dileggiarlo
il

profa-

narlo

ne assalirono
si
f'

il

pio custode per strappargli di dosso


;

Tarsicio
le

uccidere dai colpi di quei furibondi


agli atti
il

ma
di
,

membra celesti. Cos, concordemente maso neir epigramma del quale ecco
;

citati

testo

ridotto

pegno sacrosanto. non volle consegnar loro s. Stefano scrisse Daper quanto possibile
,

alla

vera lezione.
Grut. 1174, 2.

(1) (2) (3)

V. Inscr. V. T.
I

christ. T.

p.

Vili*

p.

131 - 153.

10

PAR MERITV5I QYICVMQYE LEGIS COGNOSCE DVORYM QYIS DAMASYS RECTOR TITYLOS POST PRAEMIA REDDIT lYDAICYS POPYLYS STEPHANYM MELIORA MONENTEM PERCYLERAT SAXIS TYLERAT QYI EX HOSTE TROPAEYM MARTYRIYM PRIMYS RAPYIT LEYITA FIDELIS TARSICIYM SANCTYM CHRISTI SACRA,1ENTA GERENTEM CYM MALE SANA MANYS PREMEREI YYLGARE PROFANIS
Illa

(1)

volens

nosCAsque

inhians

illudere

sacris

IPSE

ANIMAM POTIYS YOLYIT DIMITTERE CAESYS PRODERE QYAM GANIRYS RARIDIS CAELESTIA MEMBRA.
a dolere, che della pietra, sulla quale era inciso

Egli

sommamente

un carme

tanto prezioso, niun

frammento sia stato rinvenuto. Non conosco altre memorie spettanti ai sepolcri ed
il

agli epitaffi istorici dell'ora-

torio eretto sopra

maggior santuario del cemetero

callistiano.

Qui per non debbo

frammenti d'un carme in lettere imitanti vidi nel 1844. Della loro origine nulla ho potuto sapere; e
tacere di quei tre
perficie del suolo,

le

damasiane, che

io

forse

non

dalla su-

ma

dalle sottoposte cripte per la via dei

lucernari que' sassi

erano
stieri

stati

tratti

fuori.

Ma poich

della loro sede sotterranea

non consta,

li

metra-

produrli e ragionarne prima che scendiamo sotterra. Eccoli quali io

scrissi in fretta la

prima volta che


le tracce.

li

nearli pi accuratamente e per porli

dopo pochi giorni per deline giammai in salvo, ed erano scomparsi


vidi:

tornai

ho potuto ritrovarne

PAT ,AVAST
E

p:re

\3MNE

jVINQVE

(1)

Nel codice

fcrtto

ftim male sana manus prericret putgare profanis Ipse


fu adottala

animam
essi

etc.

Il

Baronn corresse pelerei vtilgare,


il

emendazione del grande annalista

da

tutti

seguenti editori del carme.

Ma

non osservarono, che con quella emendazione

pe-

riodo rimanevi imperfetto e senza costruzione grammaticale. Inoltre prericrei in iscrittura corsiva corruttela di premerei non di pelerei. Perci

ho aperto

la

lacuna d'un Terso, necessario a compire


le

il

senso ed

il

periodo; e ho dettato

il

supplemento a

modo d'esempio, non pretendendo

d'aTere indovinalo

parole

medesime

del poeta pontefice.


Tra
i

11

codici epigrafici noti fino ad oggi

carmi del papa Damaso

trascritti nei

non

frammenti. Anzi ne anche sono bene certo, ch'essi sieno reliquie d'un epigramma damasiano. Quando ne trascrissi in fretta le lettere, le delineai nelle forme proprie non della calligrafia damasiana ma
trovo
testo,

un

che

si

adatti a questi

delle sue imitazioni; quali sono quelle, che


il

vediamo

in epigrafi di Siricio, di
il

grande, di llaro

e di Vigilio.

Del rimanente di qualsivoglia autore sia

Leone carme, del

quale nel 1844 io vidi

le lacere reliquie sparse sul suolo,

che tanti nobili monu-

non sembra epitaffio volgare, ma epigrafe istorica del genere delle damasiane. La menzione dell' LTARe (vedi 112. framm.) buono indizio, il /hMVLVM quivi nominato (v. il 1." framm.) essere d'un martire illustre. Ne pi saprei dire intorno a s meschini avanzi d'un elogio, al cui ristauro non trovo ajuto veruno (1). Credo per utile l'averli divulgati, e
menti in
se celava della

chiesa

romana,

esso

l'averne fatto notare l'indole istorica, affinch se alcuno


nell'obblio,

li

ritrover,

non

li

lasci

produca e li esamini piii attentamente ch'io non feci. Miglior fortuna sarebbe, che se ne scoprissero le altre parti. Tristo ufficio questo mio di dover ad ogni passo mostrare frammenti, vestili

ma

gia, indizi di

memorie

storiche preziose e desideratissime,

non per appagarne

il

per confessare l'impotenza di restituirle alla pristina integrit. Procedendo innanzi nella intrapresa esplorazione, ecco tosto un'altra grave
desiderio dei dotti,
jattura a deplorare. I pellegrini nell'et della pace scendevano alle cripte pii illustri

ma

del nostro cemetero perle

due

Quando esse sieno state aperte e vedremo nel libro secondo e nell' analisi minuta del sotterraneo dettata dal mio fratello. Ma agli storici monumenti, che qui ricerco e ricompongo, spetta una lunga epigrafe metrica sopra lastra marmorea in buone lettere incise e tinte di minio,
della quale a piedi della scala
altri sei

che nel principio di questo capo ho indicato. costruite, quando mutate dalla primitiva loro forma lo
scale,

Bel

nel 1851 raccolsi tre bricioli, e tre anni dopo

ne vidi uscire dalle rovine accumulale in cima alla scala medesima e nell'area del suo vestibolo; un altro indi venne in luce nello scorso anno 1865. Laonde o la sede del marmo fu circa quel sito, donde i frantumi, altri pii, altri

meno

in basso precipitarono, cio all'imbocco


fetta di

medesimo

e al

vestibolo della scala;

ovvero una larga

quella lastra dall'ipogeo portata fuori per quell'uscita quivi

fu lasciata in abbandono, e cos spezzata in minuti pezzi a poco a poco ricadde tra le macerie nel sotterraneo. Qualunque sia stala la primitiva sede di questa epigrafe (punto oggi impossibile a determinare) ricomponendone i laceri avanzi
,

damasiano spiccalo e certissimo. Se ne vegga la delineazione esatta nella tav. Ili n. 8, 8% con supplembnti non dubbii; eccetto quello del verso settimo, che forse non di certezza pari agli altri. Ho detto, che i supplementi sono non dubbii, per la ragione nel primo tomo pili volte inculcata del frasario proprio di Damaso. In ciascun epigramma egli ripeteva senza punto variarli gl'interi versi, i mezzi versi ed i finali dei suoi esametri. Niun poeta cristiano ci noto, che dopo lui abbia fatto cos servilmente cotesti centoni; egli solo ebbe il costume di dettare esametri composti d'un pertutti

trovo le finali di nove esametri

di

stile

ii)

11

terzo

frammeuto sembra appartenere


fu

ai Enali

degli esametri. Nel quarto verso leggo

vESTER

del terzo

non trovo

lettura

ragione-

vole, forse

da

me

male

trascrtto.

12

~
:

petuo e quasi invariabile ciclo e ricorso di non molti e numerabili emistichi. Nel marmo, di che parlo le formole di questo ciclo sono manifeste: nobLE CORPVS;
urere

cum

flamMs voluisset nobile corpus (1)

cOLLA DEDERE

militibus missis po-

puli lune colla dcilcre-cxtemplo ducibus missis lune colla dedere

(2):

ex hostetROVAEUM.,
tutti
i

frase quasi sopra ogni altra prediletta dal poeta pontefice (3).

finali di esail

metri incisi in questi frammenti a chi ha l'orecchio esercitato daranno


del centone damasiano. Quale sar

suono

adunque l'argomento

di questo

nuovo ed ignoto

carme del g/ande restauratore dei cemeteri nel secolo quarto? Facendo ragione del sito, ove ho raccolto le reliquie del marmo, nascer spontaneo il pensiero, che questa sia l'iscrizione della porta medesima del cemetero papale. Il senso potrebbe
esserne generico; ed accennare alla turba di martiri,
precetti profani (praecepta
i

quali per avere sprezzato

profana) furono in varie guise immolati,


loro

altri straziati

od

arsi in

tutto

il

glorioso

corpo (nobile corpus),


(tnonstrat

altri

decapitati {colla dee

der)\

ne averne potuto vincere


in
loro
far

?a costanza l'iniquo persecutore {hosfis inique)'^

Cristo

mostra del suo onore


che in
s

honorem); nei santi

il

natu-

rale

amor

della vita essersi volto


la schiera di coloro
,

in fastidio {vitae fastidii

numerare

amorem)\ ne potersi duro cimento hanno trionfato del nequale ultimo senso d
dagli
il

mico, ed ora godono delle candide stole

vestiti. Il

facile

supplemento seguente,

tolto

per due versi ad litteram

esametri damasiani.

Nomina

nec numerimi sanctorum dicere possim

Qui duce nunc Christo portant ex hostc fropaeum ^Ibo splendentes stolae caelestis omictu.

Ma

cotesto panegirico soltanto

una

ipotesi; ed

finali dei

nove esametri possono

prestarsi

ad un restauro diverso ed alla storia d'alcun speciale episodio delle persecuzioni. E veramente i due esempi sopra citati dell'emistichio damasiano colla
dedere lo mostrano adoperato dal poeta pontefice nel narrare le sorprese fatte dai
militi inviati a punire
ci fornito
i

Cristiani adunati nei cemeteri; anzi

uno

dei

due esempi

da un carme, che leggeremo fra poco a pie delle scale, nelle cui macerie questi frammenti giacevano. Quelle sorprese avvennero quando gli editti dei principi comandarono ai fedeli di non adunarsi nei cemeteri, pena la morte. 5ocratissimi impcralores praeceperunt, ne in aliquibus locis conciliabula fiant, ne coemeteria ingrcdiantur.

Si quis hoc salubre praeceptmn non observaveril ,


si

capite plecta-

<Mr(4).

questi precetti egregiamente

addicono
s

le

parole finali del primo verso


il

praecepta profana. Laonde se lecito da

scarse reliquie argomentare


il

soggetto

dell'epigramma,

io giudicherei,

che in esso Damaso abbia narrato

martirio d'un
;

gruppo di

massa mentre assistevano ai santi misteri e sopra ci torner il discorso nei capi XIV e seguenti di questo libro. La paleografia dei citati frammenti non damasiana ed assai somiglia a quella delle poche lettere superfedeli uccisi in
;

(1) (2) (3)

Damasi Carmina, ed. Merenda carm. XXIX.


L. e. carm. X, Append.
II.

(4)

e Ada
L.

carm
.

I,

XVIII, XXXllI, Append. IV.


1.

Cypriani g.


stili

13

ho congetturato? Ci parmi som-

Sabiniano papa, che succedette al magno Gregorio (1). Sarebbe forse anche questa una copia rifatta nel secolo VI o nel VII dopo le violenze delle
dell'epitaffio di

gotiche guerre,

come

dell'elogio di Tarsicio sopra

mamente

probabile.

Molte altre iscrizioni intere o mutile sono state scoperte nelle rovine delle due scale, che presso l'oratorio di s. Sisto discendono al sotterraneo cemetero; ma poich

sono d'indole semplicemente sepolcrale, non questo il luogo ove debbo riferirle eragionarne.il tema di questo libro sono i monumenti istorici degli oratorii, delle
,

cripte e dei sepolcri pi illustri, visti e venerati dalla moltitudine dei pii visitatori
tra
il

secolo quarto ed

il

nono.

CAPO
Le

III.

cripte storiche sotto la chiesa dei santi Sisto e Cecilia aperte al pubblico

nei secoli della pace, e graffiti dei visitatori.

pie delle

due

scale sopra citate troviamo

una

serie di nobili cripte illumi-

nate da spesd lucernari, sorrette da costruzioni, da rinforzi, da archi che ne al-

terano le forme primitive; in alcuni luoghi

esse

sono ampliate con


stile
;

tagli

delle

antiche pareti, in

altri

sono adorne di immagini di santi in


di visitatori,
le cripte

del secolo quarto


in fine sugli in-

del quinto ed anche in bizantino del settimo o dei seguenti

tonachi appajono
siti

graffiti

dove pi, dove meno frequenti, in taluni


fossero state rinvenute istori che
il

numerosissimi. Se dentro
di Callisto,
gli

medecime non

iscrizioni testificanti, quivi essere stato

metero
pie

indizi,

mani sarebbero
altri

bastati a

gruppo dei pi illustri sepolcri del ceche ho annoverato e i proscinemi graffiti da tante persuadercelo (2). Ma poich dalla miseranda strage

tempi dei nobilissimi tra i monumenti della chiesa romana hanno scampato reliquie sufficienti ad insegnarci molta parte dei nomi e della storia dei sepolcri venerandi, stimo inutile e sconveniente il trattenere ora i lettori
quivi fatta in

nell'esame minuto dei lucernari, degli archi e d'ogni trasformazione subita dall'ipogeo per cure di restauri e per commodo della folla anelante al sotterraneo pellegrinaggio. Di questo si ragioner a luogo pi opportuno, segnatamente nell'analisi architettonica del
letti

innanzi ad ogni altra


i

mio fratello. I proscjHemt per meritano memoria delle cripte callistiane. Essi

d'essere da noi
ci

tracceranno

l'indirizzo ed
al

confini del sotterraneo viaggio permesso al popolo dal secolo quarto

nono;

e sul limitare

medesimo

dei cubicoli, ove pi assidue e pi fervide fu-

rono le preghiere e la venerazione, ci avvertiranno della presenza di monumenti, che ispirarono tanto entusiasmo di fede e di pietose invocazioni ai martiri di Cristo. A pie della scala B e 2 cominciano tosto da ogni banda e suir intonaco di ogni parete i nomi proprii, le acclamazioni ed ogni maniera di lettere e segni graffiti. Alla destra di chi scende quivi aperto 1' adito ad un angusto corridore B e 6,
sulla cui imboccatura sono altres tracciate simili scritture di visitatori. Per quella
(i; (2j

Sani App. ad crypl. Vat. lab.

XXUI

n. 2.

Vedi

canoni per riconoscere

le

cripte isteriche nel T. I pag.

164

175.


via
si

14

Ma

viene al cubicolo B e 7, la porta del quale da ambi i lati fornita di proscinemi. Procedendo innanzi fino al cubicolo B f , quivi troviamo altre epigrafi di questa classe. Nel cubicolo ultimo di quella via non veggo traccia di graffili;
ci

non

ostante la folla
e

dei
i

visitatori

ebbe col libero accesso.


che ogni sbocco

indi dovette

retrocedere
stieri

ricalcare

proprii

passi;

chiuso, ed era

me-

tornare a pie della scala ed avviarsi alle grandi cripte B e 4, 5. Il vestibolo della prima tutto gremito di proscinemi, i quali presso la porta divengono si folti e gli uni agli altri sovrapposti da far quasi disperarne la lettura. A questo
solo indizio gi riconosciamo
il

limitare del maggior santuario.

5 molti

nomi sono

segnati sull' intonaco ai piedi dell'

Anche nella immagine d'una

cripta

santa.

Indi uscendo pel cripto-portico, sulle cui costruzioni d'opera laterizia di graffiti quasi non v' la possibilit, convien tornare all'ambulacro, che corre dinanzi
alla cripta

4; e saliti

gradini, per

un cubicolo

tagliato

anticamente affine di

passaggio mettersi nella via C f 1 ; la quale illuminata da lucernari fu senza dubbio veruno battuta dai pellegrini. Quivi in fatti, bench pii rare, pure appajono le tracce dei loro nomi e del loro viaggio. In fondo alla galleria C Z' 1
aprire
il

sono

le

cripte

/"

2,

dopo

le

quali

il

cemetero

tutt'

attorno buio, angusto e

senza indizio veruno di trasformazioni e di passaggi adattati ai commodi dei visitatori. Ed appunto nella cripta C f 2 leggiamo le ultime acclamazioni segnate
sulle pareti degli ipogei posti sotto la chiesa de' santi Sisto e Cecilia. Cos
i

graffili

della classe dei proscinemi concordi alle osservazioni lopograliche ed alle trasfor-

mazioni subite dal sotterraneo determinano i confini delle cripte istoriche componenti il gruppo principale del cemetero di Callisto appellato ad s. Xyslimi e ad 1' afs. Ceciliam. Nel primo tomo ho gi narrato che a questi confini corrisponde
fettuosa variante dell' acclamazione
cripte scrisse sulle pareti
la

d'un anonimo, il quale pi volte in diverse memoria delle preghiere da lui fatte in quei sanquest'anima santa
graffiti

tuarii per la sua dolce Sofronia. Dalla serie delle acclamazioni a

comincer

il

discorso sopra

fin

qui topograficamente additati.

Nei templi pi venerati del paganesimo ed anche nelle tombe dei re dell'Egitto presso Tebe ed in altri monumenti di quella meravigliosa regione solevano gli

non solo della loro venuta ed adorazione (rpc'jxuvv^v.a), ma eziandio de' cari, la cui memoria aver presente alla mente in quei luoghi era istinto religioso di amore e di piet. Per dare un esempio delle formole adoperate
antichi scrivere

un

ricordo

in

sifi'atti

graffiti

reciter quella
'

d'uno dei
Kpi'jxcix.iov

tanti proscinemi scritti nei templi del7:p; [xqix):/]'J

l'isola di File in Egitto: Ixpx-iCj


-'

r;AC

EarJ

Oi-j

zr;j

v OtXfZj;,

y.vejxv

ay^J tv vjvfuv

TrojoutiEvog

(1):

Sarupione ffjliuolo
dei genitori

d'

Arislomaco venuto alla grande


bene.

Iside, la dea d File, faccio


tutti
i

memoria

per loro

La fede

cristiana,

che
fe-

nobili e religiosi istinti dell'

uomo

benedisse e a pi alto segno diresse,

cond questo pio germe. Il pellegrino di Piacenza in Cana di Galilea, come il deT iscrizione di lui per voto d'Iside in File, parentum suorum nomina scripsit {2)
:

certamente non fu una fredda


ghiera. Questo
(1) (2)

e sterile

formola di ricordanza,
i

ma

un' afi'ettuosa pre-

il

tipo proprio e diversificante


p. 28.
il

ricordi de' cari nei graffiti dei

Letronne, Imcr. de l'Egypte T.

II

V. T.

p. 172.

Su questo

[lellcgrino v.

mio

Bull, d'arch. crisi.

Nor. 1863 p. 82

r.ola

i.

_
Cristiani

15 -.
s.

da quelli dei pagani. Cos l'anonimo, che nelle cripte ad

Xy stimi

ehhe

sempre in mente Sofronia, prima d'entrare nel vestibolo del maggior santuario,
all'angolo sinistro dell'arco scrisse (i)
della cripta
(vivos)

SOFRONIA VIBAS

B e 7 nella parete destra in lettere IN DOMINO. E presso l'arcosolio della cripta C


:

CVN TfMiiFj. E sulla porta quadrate segn (2) SOFRONIA


:

/"

2 in grandi caratteri quasi

monumentali chiusi dentro una cartella incise la seguente bellissima apostrofe (3) SOFRONIA DVLCIS SEMPER v/rES BEO. Ne ci bastando allo sfogo del suo affetto, dopo chiusa la cartella, sott'essa torn a scrivere un altro addio: SOFRONIA Vn^ES (Deo). Non a caso in queste acclamazioni la formola, che da
direi

principio secondo l'uso

solenne

era

ottativa,

vvas, diviene

ripetutamente

affer-

mativa

vives.

Il

sublime addio,
e

non

dell'eterno vale pagano,


scritto

ma

della cristiana

speranza

e fiducia,

semper vives Deo,

che l'esame architettonico


tra quelle,

propriamente in una delle due cripte, topografico del sotterraneo dimostra essere le ultime
secoli quarto
il

ch'erano aperte al pio pellegrinaggio nei


tenore

seguenti.

Laonde

il

medesimo

di queste poetiche apostrofi,

loro fervore crescente,


la

la delicata variante della loro

topografia del santuario, e

formola sostanziale assai bene s'accordano con da essa ricevono luce.

Sequi m'accingessi a leggere ad uno ad uno, interpretare e cronologicamente classificare i singoli nomi e proscinemi segnati nei luoghi^ che ho indicato, metterei i lettori in un labirinto, nel quale smarrirebbero il filo del trattalo storico e topografico di questo libro primo. Forse non v' altrove nei monumenti fino ad oggi noli in qualsivoglia regione del mondo antico un gruppo di graffiti folti, minuti e vorrei dire illeggibili al pari di questi delle cripte ad s. }jyintricati
,

stum. Le tenebre del sotterraneo, le lacerazioni e le innumerevoli scalfiture fatte

sull'intonaco dai sassi e rollami precipitati dall'alto accrescono a mille doppile difficolt di discernere le antiche scritture e le varie mani, che le une sulle altre
graffirono ed intrecciarono lettere.

Molto tempo ho speso nello studiarle per de-

cifrarne ogni parola; e infinite volte pel corso di dodici anni sono tornato ad esa-

minarne
diuturne
ragioner

punti pi astrusi. La lettura dove certa, dove dubbia ottenuta con


ricerche

e pazienti

richiede

una

serie di

minute

e nojose dichiarazioni

ed avvertenze

perci la rilego ad un'appendice speciale alla fine del tomo. Qui ; soltanto del complesso di cotesti proscinemi, e del loro valore topo-

grafico e storico.

Farmi che i graffiti, di che occorriamo, sieno da spartire in tre classi: i nomi nudi o con qualche giunta indicante la qualit della persona; le acclamazioni del genere medesimo che leggiamo negli epitaffi sepolcrali e nei titoletli degli
,

arnesi domestici, quali sono quelle dell'anonimo a Sofronia; le

invocazioni dilocale ed
isto-

rettamente rivolte
rico.

ai

martiri, ed ogni altra

memoria

di carattere

Nei nomi degnissimo d'osservazione, che tutti quelli, i quali sono al livello ordinario e sopra gli intonachi del secolo terzo o del quarto, hanno indole ed etimologia romana, ne loro aggiunta veruna indicazione della qualit della
(1)

V.

tav.
cit.
cit.

XXXI
n. 2.
n. 7.

n. 4.

(2)

Tav. Tav.

(3)

16

persona: quelli poi che rompono gli intonachi coperti di pitture in istile hizantino, ovvero alcuni rari scritti in alto sopra il livello ordinario, quando le pareti erano gi piene di graffiti, ci danno nomi d'origine harbara o d'uso cristiano,
spesso preceduti da croci, quasi sempre seguiti da sigle significanti presbijter e talora dalle formole peccator e indjnus peccator. Ecco un saggio dei nomi della

prima specie: 'Povfiva, UohjvnY.o?, 'Ekr.id-o'Pip'y?) Ea-.Sio^, Tu/j';, $^).i?, Alavig, Ab, Maximi^ Primiti, Amanti, Probiniani, Nikas{i), Crescen..., Artnen..., Sebatia, Benna:
,

ed ecco

un
i

saggio di quelli della seconda: Bonizo, Felici presbyter peccator {que?,l

due sono
indifjnus

pi

alti

graffiti

della parete, ove la scrittura pi folta)

peccator,

Udebran(d), (Et)elre(d)i cp. (episcopi),


quali
si

Prando pr. ioannes presb. Lupo,


; ,

ed

altri,

intorno

ai

vegga

il

capo

XX

di questo libro. Basta questa osser-

vazione per intendere, che tra la massa dei proscinemi scritti sugli intonachi pi antichi e quelli della seconda specie corre un notabile divario ed intervallo di tempo. E questo intervallo apparir anche pi manifesto dall'esame delle due
classi seguenti.

formole usitate nei vetusti epitaffi o sugli arnesi domestici sono il vivas, vivas in Deo, in pace e simili. Cos leggo ICONI BIBAS ; DONATE YIVAS...; VICTORINE BIVAS....; PONTI VIVAS IN DEO CRISTO; eaia

Le acclamazioni foggiate

alle

BIBAC IN AEO; TGAAC! ZHC6N06C; AIONYCI BIBAC IN (G(; ELINE VIVAS IN ETERNO LEONTI VIBas IN VITA aeterna; AMATE IN PACE; FORTVNI TE IN PACE
,

IN Pce ASTRA PETE. Il commento, che gi ho fatto sopra le vale anche per queste e le dimostra preghiere per simili apostrofi a Sofronia defonti cari agli scriventi. Pi a morti che a vivi sembrano convenire^ le vivi ultime delle recitate acclamazioni; delle rimanenti per noti sono gli esempi nelle epigrafi degli anelli e d' ogni maniera di sigilli e di supellettile usata dai viventi.
(due volte);
....
, ;

La brevit ed eleganza
secoli.

di quelle formole propria dello stile epigrafico dei primi

Del vivas, vivas in Deo in Roma niun esempio di data certa ho trovato negli epitaffi dell'et della pace; nei domestici arnesi l'uso dei vivas, vivatis in Deo dur fino, a tutto il secolo quarto, e nel quinto fu a poco a poco dismesso.

In

acclamazioni dei nostri proscinemi sono circoscritte, senz' eccezione veruna, dentro gli spazii degli intonachi dei secoli terzo e quarto; ne anco una
fatti

le

reminiscenza se ne trova nei


strofe

graffiti

di sec(di tardi fatti sulle pitture di stile bi-

zantino. Tra gli allegati esempi a bello studio

non ho annoverato

la greca

apo-

ad un Ponziano mista al pi
e

folto

gruppo

di graffiti. Essa fu segnata sul-

r intonaco fresco,

perci contemporanea dell'intonaco

medesimo; ed

io la

stimo memoria di grande pregio e ne ragioner nel capo XIII di questo libro. Le pie commemorazioni di persone o vive o defonte care agli scriventi e
,

perci da loro raccomandate a Dio dinanzi ai sepolcri


lore istorico e topografico,

ilei

martiri, acquistano vaistessi


;

quando

le

preghiere sono dirette ai martiri

queste sono la terza delle classi proposte. Sulla porta della cripta

e 4, la

quale

dal solo indizio della folla stragrande di proscinemi riconosciamo per la pi sacrosanta, nella parete sinistra presso al ciglio chiara e lampante T invocazione:
sancle Suste e poco sotto Suste san(cte) v. tav.
graffiti

tagliati dall'

allargamento della

XXX. Anzi considerando attentamente i porta, osservo, che quivi ne fu scritta una


serie

17

da mani sirailissime nella scrittura, serie disposta in linea obliqua per modo che il proscinema pi alto comincia pi dei seguenti alla sinistra, gli altri s'accostano a gradi a gradi verso
il

ciglio della porta alla destra. Di questa serie d'in-

vocazioni una sola rimasta intera:

SANTE SVSTE IN MENTE HABEAS IN HO;

RATIONES AVRELIV REPENTINV, la quale ci guida a supplire la seguente: SANCTE SVSTE in mente luibeas .... REPENTbittm e cotesto secondo Repentino dee
essere figliuolo o fratello del primo, certamente
e di concerto la loro preghiera. Sotto
i

ambedue

proscinemi dei

tempo due Repentini parmi che


scrissero in pari

venga quello d'un Liberale: SVSTE SANc/e ne era segnato un altro, del quale la prima
plire la solita invocazione SAncfe Suste;

VTAE

(1)

LIBERA/m. Pi
ha

in basso

sillaba residua SA... c'invita a suptaglio antico della parete

ma

il

lasciato

di questo proscinema

le

sole

due prime

lettere d'ogni linea,

che non mi guidano


le lettere

a restaurarne

il

testo.

In fine a capo di tutta la serie ho trovato


;

seguenti

SANC

TE ABE IN ORATIONE...

dove ognuno dei miei


.

lettori
.

ha gi im-

parato a leggere e supplire sancte Suste in mente {h)abe inorationes.

Questo proscine-

mutilo, perch parte dell'intonaco in antico cadde e fu restaurato; la scrittura era anteriore al restauro, laonde le lettere segnate sullo stucco caduto sono perite. Anche un' altra invocazione a s. Sisto stata mutilata dalla cagione mede

ma

sima; ne rimangono soltanto le lettere SANCTE XYS/e, di misura e forma maggiore e diverse da quelle della serie sopra descritta. In mezzo poi alla parete da un intreccio di lettere di mani diverse ho deciferato una prece, che lo scrittore lasci imperfetta: SANCTE XYSTE IN MENTE HABEA IN HO. chiaro dalformolario e dall'ortografia di questi proscinemi, che la parola cominciata e non finita nell'intenzione dell'autore era horationes. Ecco adunque, che il martire ripetuta-

mente invocato

nome

sulla soglia della cripta predetta quel Sisto, della cui

solenne venerazione nel gruppo primario degli ipogei callistiani gi tante istoriche testimonianze ho recitato. Ed ecco come i graffiti sono l'eco della storia, e guide
infallibili nel labirinto delle gallerie cemeteriali.

Qui dove con taato fervore fu


loculi,
i

invocato Sisto da coloro, che vedevano


e

intatti

sarcofagi,
,

monumenti,
che facevano

ne leggevano
il

gli

epitaffi primitivi

e gli elogi

damasiani
di Sisto

qui egli certamente


,

aveva
essi,

suo glorioso sepolcro.

Al

monumento

sappiamo
:

corteggio quelli di molti predecessori e successori di lui


inter episcopos,

fra costoro o presso

ad

Urbano depose la celebre martire Cecilia, la quale in fatti al pari di Sisto dava nome al gruppo di monumenti, che veniamo esplorando. Le invocazioni adunque graffite sul ciglio di questa porta testificano, che per essa si entrava nel maggior santuario dell' Appia cristiana. Ed in fatti grande la copia e la variet delle preghiere e delle esclamazioni scritte nelle due pareti laterali di questo limitare sacrosanto; le quali testificano quivi non del solo Sisto, ma di molti
altri

martiri

l'

invocazione essere stata fervorosissima


cripta

la

gloria

maggiore

che

MARCIANVM SVCCESSVM SEVERVM SPIRITA SANCTA (2) IN MENTE HAVETE ET OMNES FRATRES NOSTROS-Pe^te spiritk SANCTA VT VERECVNDVS CVM SVIS BENE NAVIGET - in wiENTE AbetE
in

qualsivoglia

del

cemetero

(1)
[2]

La prima

lettera rendila di questa tronca

voce pu essere anche

forse

meINTAE

per

meNTE ?
anime sante.

Spirila plurale di spirilum, idiotismo noto nelle epigrafi cristiane del secolo terzo. Perci spirila sancla significa


SATVRYm...ARANTIAM AR... MNIAN GXETAI
fsicJ-AIONYCIN 6IG
;}e/JTE

18

- eAA$lN OIC
(sic)

PRO ME EVSTACH(VM
(sic)

MNIAN 6XETAI
....

PARENTE

....et

pr FRATRIRVS EjVS
s

OTIA PETITE ... ET PRO YIBAIVY/J CVN BONO. E quasi a con...

chiusionc d'una

bella litania di preci

ci

viene dinanzi l'esclamazione gi da

me

lodata nel tomo primo:

GERVSALE CIVITAS ET ORNAMENTVM MARTYRVM

DI CVIVS. La sentenza rimase imperfetta; ma manifesto, che il pio scrittore ebbe la mente al versetto 3 del salmo Laetatus sum in his rjuae dieta siint mihi, in domion Domini ibimiis^ ed alla mistica Gerusalemme, che a Tertulliano fece simil-

mente esclamare ([uae fjloria (erit) resnrycntiwn sane forum, qualis civitas nova Hierusalem! (1). La Gerusalemme dei santi qui chiamata ornamentimi martyrinn Dei, come tutto il mondo dal medesimo Tertulliano detto de niiilo expressus in ornamentiim majestatis Dei (2). La recitata esclamazione conferma, che noi siamo alla porta del gruppo di cripte, ove insigni sepolcri di martiri, i loro ornamenti e il
:

loro culto sollevavano

il

pensiero alla gloria ed al trionfo della mistica Gerusain queste famosissime cripte, che
il

lemme

dei santi.
s.

Prima d'entrare

dopo

il

se-

polcro di

Pietro nel Vaticano sono

monumento pi
sommaria

illustre della chiesa ro-

mana, esaminiamo brevemente ed


di cotesta terza classe.

in via

l'et dei preziosi

proscinemi

Gi nel percorrere
dei

le

due prime

classi

nomi

e delle

acclamazioni, che a

abbiamo notato, che la massima parte quelle classi ho riferito, distano per grande

intervallo dai graffiti del secolo ottavo o del nono. Dei proscinemi poi dell'ultima
e pi pregevole qualit

ma

intorno ad

essi

non solo debbo dire quello stesso, che dei primi ho detto, debbo aggiungere alcune importanti osservazioni. Questi, ec,

r ultimo, sono preghiere dirette ai martiri, le cui formole mentre nulla hanno di comune con quelle delle epigrafi dei secoli sesto e seguenti sono improntate di manifesti caratteri della buona latinit e dello stile epigrafico cristiano
cetto

anteriore al secolo quinto. Colui, che supplic scrivendo: olia petite pr parente

pr fratribus

ejus, vivant

cum bono, lungi dal parlare


in patenti

il

linguaggio ecclesiastico dei


preghiere

secoli cristiani, parlava quello della classica letteratura; e ci fa risovvenire del-

l'oraziano otium Divos royat

prensns Efjaeo. Parimente


di

le altre

Pompei, che dei cristiani epitaffi del secolo quinto o del sesto, l petite .... ut Verecundus cum suis bene navigete mi richiama a memoria il pompeiano optet sibi ut bene naviget (3) bench questo abbia senso metaforico e quello si riferisca a vero tragitto marittimo, probabilmente all'Africa, alla volta della quale regione da Roma e viceversa per antonomasia si
sono dettate nella lingua pi dei
graffiti
;

diceva navigare.

V in

mente

iubete

che

t;

la

forinola

solenne di queste invo-

anche in greco (sg ixj-dccj e/hte), l'ho letto in un erotico graffito, forse inedito, di Pompei, nel corridojo d'una casa presso le terme stabiane: TANTYIN MIINTII ABIITO (tantum in mente habeto). E le intere formole in mente in mente habcte omnes fratres nostros , dovevano essere frehabeas in orationibus
cazioni, ed adoperata
,

(1)

De

S'peclacxdis cap.

XXX.
Pompei
2. edit. p. Bi.

(2) (3)

Apologe!, cap. XVII.


Garrucc, Graffili de


in mente habeatis in orationibus vestris.

19

imperocch nell' epistola LX di quenti nel linguaggio cristiano del secolo terzo Cipriano leggo ad verbum^ come nei nostri graffiti: fratres nostros ac sorores....
Nelle iscrizioni

un

solo esempio

in

Roma; uno

fuori di

desimo

di Callisto; la

primo viene da un epitaifio cui origine sotterranea ne fa presumere

Roma.

11

ne trovo del cemetero mel'et

anteriore in
dei tempi

circa al secolo quinto, e

il

cui semplice e affettuoso dettato pi allo stile

ante-costantiniani, che a quello dei post-costantiniani conforme.

-^^^^VXORE SVE aSCLEPlODOTVS ^^*'


HIRENE
petit in

(1).

MENTE HABERE

simboleggia l'anima (spiritus) d'Irene; la quale Asclepiodoto marito prega, che lui abbia a memoria, in mente Imbeve. Il secondo esempio in un epitaffio d'Aquileja, che nel precedente tomo ho ricordato, ed del secolo in circa
L'uccello

quarto; esso conchiuso coU'invocazione:

MARTYRES SANCII

IN

MENTE HAVITE

MARIAm
tempi

(2).

Adunque

la

formola

in

mente

iabete

adoperata nel linguaggio dei buoni

e adottata dai Cristiani fino

dal secolo terzo, nella epigrafia cemeteriale ra-

ramente apparisce innanzi al secolo quinto, giammai negli epitaffi, che sono certamente di quel secolo e del seguente. Si noti inoltre, che le voci spirita sancta (cio spiritus sancti in plurale) per significare le anime dei santi furono proprie del pi antico stile epigrafico cristiano (3); e che l'epiteto sancte nei nostri proscinemi congiunto
segnato in sigle al vocativo Suste,

ora precede, ora segue

il

nome,

giammai

SCE; talch non pu essere indizio d'et, in che quel vocabolo era divenuto distintivo solenne premesso ai nomi dei fedeli onorati di pubblico culto. In fine F omnes fratres nostros d' una di coleste invocazioni ricorda i cunctos fratres, Y ecclesiam fratrwn, cunctam fraternitatem dei migliori tempi della cristiana epigrafia, e la primitiva fratellanza dell' ecclesiastica societ. Cos da qualsivoglia
lato questi proscinemi io considero,

non

saprei assegnarli ad et pi recente del

secolo quarto, e parecchi


(1)
11

tra

essi

facilmente al terzo attribuirei. Agli


ma
manifesto essere mutila
sei

argomenti

Boldelti p.

478

la

divulga quasi fosse intera;

da capo, ed

io

l'ho supplita.
11

(2)

Questo

epitaffio

inciso sopra un sarcofago scoperto e conservato in Visco a


svolti, lo

miglia da Aquileja.

dettato, la nomenclatura,

ed

altri

indizi,

che in una nota non possono essere


al

assegnano ad et non posteriore

alla fine in circa del secolo quarto.

di ci sar facilmente

persuaso

solo leggerlo ogni perito nell'antica epigrafia:

perci ne soggiungo un accurato esemplare:

AVHELIAE xMARIAE PVELLAE VIRGINI IISINNOCENTISSIMAE (sic) SANCTE PERGENS AD IVSTOS ET ELECTOS IN PACE QVAE VlXir ANNOS XVI MESIS V DIES XVllll SPOSSATA AVRELIO DA JlATl DIECVS XXV AVRELIANVS IREVS VETERANVS ET SEXTILIA PARENTES
INFELICISSIMAE FILIAE DVLCISSIMAE

AC AMANTISSIMAE CONTRA VOTV.M QVI DVM VIVENT HABENT WAGNVM DOLOR E.M MARTYRES SANCTI IN JIENTE HA VITE MARIA
(3)

V. Inser. ehrist. T.

proleg. p. CXII.

20
filologici
s.

s'aggiunge

il

fatto

materiale, che la precipua serie delle invocazioni a

Sisto fu tagliata e in parte distrutta dalle antiche ampliazioni della porta, le quali

stimo ordinate o dal papa Damaso o da Sisto III. Del rimanente un pi minuto esame compir nella promessa appendice; e quivi tenter di stabilire l'esatta cronologia di
s

preziosi graffiti, che sono

un

insigne

monumento

dell'antico culto

del cemetero di Callisto e della vetusta fiducia nelle preghiere dei martiri.

CAPO
Descrizione della cripta di
s.

IV.

Sisto e dei

monumenti

in essa

rinvenuti.

Entriamo adunque nella cripta veneranda, che dai graffiti segnati sulla sua porta gi sappiamo essere quella di s. Sisto; cio la pi famosa tra le cripte papali del cemetero di Callisto. La storia dell'escavazione, che frutt una s grande scoperta narrala nel tomo I p. 252 e seguenti. Ora senza altri preamboli m'accingo a
descrivere la cripta

medesima
le

perpetua memoria
fu aperto
il

che l'abbiamo trovata. Noter solo a date precise del fortunato discoprimento. Nel Marzo dell854
e lo stato, in
;

lucernario sovrastante alla galleria, ov' la porta del santuario


ai

circa

primi di Aprile penetrammo nella stanza;

primi di Maggio ne toccammo

il

piano.

nel giorno il di quel mese


i

il

sommo

pontefice Pio IX discese nel sotterraneo

e vide

sepolcri de'predecessori suoi vissuti nel secolo terzo.

colma di macerie fino alla volta. Erano queste negli strati superiori miste a frammenti di pietre d'ogni specie, ma la maggior parte sepolcrali con infinite reliquie di epitaffi. Le quali essendo precipitate da due lucernari spet-

La

cripta era

tavano quasi tutte


quei lucernari
volta avevano
lasciato
e

ai sepolcri costruiti all'aperto cielo. I devastatori penetrati

per

per un taglio praticato nella parete di fondo in

alto

presso la

manomesso ogni cosa; ed (oh sventura irreparabile!) non avevano pur un solo frammento degli epitaffi anticamente affissi ai loculi supene d'una stragrande iscrizione, certamente vede sopra
istorica, la cui

riori della cripta

incas-

satura tuttora

si

la porta della cripta nella parete interna.

Ma non
di

perci

tutto perduto.

Le angustie del luogo ingombro da tanto cumulo

macerie im-

pedirono fortunatamente a quelle mani predatrici di giungere fino al fondo ed al piano della stanza. E cos l'ultimo strato delle rovine ci si mostr ricco di reliquie monumentali spettanti alla stanza medesima ed
ai

suoi sepolcri ed ornamenti.


i

Descriver la cripta, quale essa era quando fu diseppellita sotto

miei occhi. La

caduta d'una parte della volta


la

e lo stato

rovinoso delle pareti hanno poi indotto


tanti restauri
,

commissione

di sacra archeologia a farci

che oggi pare quasi

rifabbricata.

La
lare.

sala larga metri 3, 50, lunga

Nel fondo di fronte alla porta

m. 4, 50, ma di pianta alquanto irregoha un gradino di marmo con quattro fori, altri

quadrati, altri quadrilunghi, che manifestamente servirono ad altrettanti pilastrini sorregenti una mensa quadrata posta in isola; cio un altare da celebrarvi i divini misteri colla faccia rivolta al popolo,
dietro l'altare

come

nelle basiliche. Nella parete di fondo

un

sepolcro principale, a guisa di arca scavata nel tufa, la cui


intonaco, la quale dal confronto con

21 -^^.

fronte per costruita di bella cortina laterizia del secolo in circa secondo o de^li inizii del terzo. Sopra l'arca una nicchia quadrilunga rivestita di fino e candido
altri simili

monumenti conosciamo

essere stata

quivi incavata per sovrastare alla lastra marmorea, che copriva il cadavere. Siffatti sepolcri a mensa sormontati da nicchia non semicircolare, come gli arcosoli ma
rettangolare, sono antichissimi nelle catacombe romane, e ne

ho

gi parlato nel

tomo
cato
la

I
il

p. 284, 285 dimostrando, che in un siffatto sepolcro fu dapprima collosarcofago di s. Cornelio ; e che ostruita poi per le costruzioni damasiane

mensa

di quel

sepolcro

in luogo di essa fu

eretto

un

piccolo altare. Altret-

tanto precisamente avvenuto nella cripta, che ora descrivo. La

mensa

del sepolcro

principale fu in parte coperta e resa inservibile da rinforzi ed archi costruiti quando ampli la contigua cripta di s. Cecilia dal medesimo Damaso
,

credo

come

nel seguito di questo libro vedremo. Allora a quella


isolato.

mensa

fu sostituito l'altare

Quel sepolcro adunque dagli

fu la primitiva

rimanenti

pi de^no^ primitivo altare della nostra cripta. I sepolcri della stanza sono semplici loculi scavati nelle pareti , e due

altri distinto
il

e collocato nel posto

mensa

dei santi misteri,

nicchioni per parte destinati a sarcofagi deposti a fior di terra, ed arcbe costruite o scavate sotto il pavimento. Una sola di queste tombe conserva l'epitaffio , che

ne chiude
geva

la bocca: affisso al
(1)
:

pavimento

alla destra del gradino, sul quale sor-

l'altare e dice cos

AHM6TPIC KAT
Demetrio deposto
Il
il

fft ir

KAA

lOYN
calende di Giugno.
lui

decimoterzo d innanzi
,

le

chiamava AvjuiTprg cio ^r^u.-ii-ptoq., l'elisione dell'o nel nome di in questa cripta medesima un insigne esempio, del quale ragioner per
defunto
si

ha

disteso
,

nel capo XI. Cotesto epitaffio

per la semplicit della

formola epigrafica
il

la pa-

leografia e l'uso della greca lingua


il

mi sembra
di

fatto circa

secolo terzo. Aperto

sepolcro lo

vedemmo

tutto

rivestito

lastre di

marmo

greco; e le ossa del

erano ridotte in minuti pezzi ed in ceneri miste alla terra ed alle macerie precipitate dentro per la frattura d'un lato del coperchio, ov' inciso l'epitaffio. Perci ninna osservazione potemmo fare sullo scheletro e sopra i suoi ordefonto

namenti per riconoscere la qualit della persona. Le pareti della stanza in origine furono intonacate con quel candido e fino stucco, che vediamo nella nicchia sopra descritta, e ne rimane la prova nell'angolo presso la tomba di Demetrio. Certamente su quello stucco furono condotti affreschi; le fascie di color rosso e qualche altro residuo di decorazioni, che vediamo nelle reliquie superstiti, e l'analogia con molte simili stanze circonvicine lo persuadono. Ma s preziosi dipinti gi da lunga et sono periti. I restauri fatti alla cripta nei secoli antichi ne mutilarono e trasformarono i primi ornamenti. La porta fu allargala risegandone la parete
sinistra,
i

cui graffiti furono perci mutilati, e girandole sopra

un

arco, che

prima
ed

non

v'era, o era pili basso. Nel sottarco

vediamo arabeschi

guazzo di

stile

esecuzione, che attribuirei volontieri al secolo settimo ovvero all'ottavo. Nelle pareti

(1)

V. Uv.

XXXV

n. 1.


interne
ai

22

le vestigia di

due fianchi della porta sono manifeste


il

intonachi rozzi e

di fascie rosse in circa dei secoli predetti.

Questi lavori
s.

Leone III, che ristaur ho ragionato nel tomo


apparisce

ccmelero di
p.

s.

Sisto e di
i

probabilmente di Cornelio; del quale fatto molto


sono

298

e segg. Sotto

rozzi arabeschi dellarco della porta

antico intonaco con dipintura anch'essa a guazzo, e nel centro discerno le vestigia del monogramma ^^ dentro un cerchio. Tutte le pareti poi assai
pili

un

prima del secolo ottavo erano moree. Un frammento di lastra


trovato

state rivestite di

pilastri,

di cornici, di lastre

mar-

di
il

marmo

greco dura tuttora e copre l'intonaco pri-

mitivo nell'angolo destro presso

sepolcro di Demetrio.
sculti,

ingombro
capitelli, e

di antichi

marmi

piano della cripta fu adoperati in antico a decorarla. Quivi


il

giacevano a terra parecchi rocchi di due colonne di


e

marmo greco

baccellate a spire,

due basi di misure diverse, e due rocchi d'altre colonne di modulo maggiore, una liscia, una scanalata. Una base ferma al suo posto sopra un bel masso di marmo africano. Alle colonne sono commisti molti frammenti di un
pluteo
lastri

due

marmoreo
baccellati

sculto a grandi cassettoni con belli rosoni, di transenne e di pi-

in varie guise e di mensole. Stimo che queste decorazioni


si

mare

moree sieno
(cio

in gran parte opera di Sisto III, del quale


di
lastre

legge, che fecit platoniam


e

rivestimenti

marmoree)
si

in coemeterio

Callisti;

nei capi

VI
la

vedremo, che
ai

le citate

parole risguardano propriamente la nostra cripta.

Anche

dipintura del sottarco della porta, ove

discerne

il

monogramma

trionfale

^,

spetta

risarcimenti ed agli ornati di Sisto ovvero a quelli di Damaso. Imperocch lo strato di quel dipinto e pi antico degli ultimi restauri, ma spetta anch'esso ad

un

restauro; scorgendovisi sotto un terzo

primitivo intonaco decorato di semplici

fascie rosse.

Due lucernari non

primitivi,

ma

costruiti

nelF et dei restauri, forano

in sensi diversi la volta della cripta.

Uno le sta sopra a perpendicolo e la taglia nel mezzo: del secondo la tromba scende obliquamente dal suolo esterno e viene a sboccare in alto sopra la parete sinistra presso il fondo della stanza, illuminando con i raggi del sole i loculi posti di fronte nella parete destra. Non veggo il perch
stranamente aperto lucernario. Il primo forse pi antico del secondo; forse quello opera di Damaso, e questo di Sisto III; ma parlo a caso. Tenter poi di ricomporre e di rifare la cripta nella forma, che le diede il
di questo irregolare e

papa

Sisto III.

Ora

tempo, ch'io descriva


le

le

preziose reliquie di epigrafi storiche,

le quali

sono veri
a

trofei di

questo insigne santuario.

A mano,
cadeva
sott'

mano che

macerie erano

estratte dalla stanza,


e

io

esse cercava ogni lettera incisa sul

marmo;

a ciascun gruppo di

avidamente in lettere, che mi

occhio, io

domandavo qualche

sillaba del

nome d'uno

dei pontefici se-

polli nel

cemetero

di Callisto o

frantumi di
sepolcri

epitaffi del secolo

qualche reliquia d'un carme damasiano. Tra molti quarto e seguenti scritti sopra grosse pietre e spettanti a

non

sotterranei vidi alcune lettere di


il

forma monumentale

e di tipo bellissi-

mo

imitante

damasiano,

posta dinanzi al sepolcro di

precisamente della calligrafia, in che scritta l'epigrafe s. Cornelio, che io attribuisco a Siricio successore di Dale ir.franfe pietre

maso

(1).

Quelle poche lettere ricomposte dove


sillabe e la intera voce

combaciano mi

davano alquante
(1)

QYIA, senza dubbio spettanti ad un dettato

V. T.

p. 292.


metrico
(1)
;

23

poi

ma

bench

io

mi

sia

un emistichio, una frase, che mi gramma, le mie industrie sono state sempre vane. Ne di questa pietra parsa giammai verun'altra parte. Quando per l' escavazione cominci a

applicato con molto studio a supplirne almeno desse qualche Larlume sul senso del nobile epi-

ap-

penetrare

negli strati inferiori delle macerie, vennero in luce frammenti, dai quali io non sapeva staccare l'occhio e il pensiero. Erano lastre sottili del genere, che chia-

miamo

cemeteriali, cio destinate a chiudere

loculi incavati nelle pareti

le lettere

erano greche, la paleografa del secolo terzo. In un frammento leggevo ...TgpcG... in uno ... ANOC. Saranno forse queste, io fra me diceva, reliin uno ...OTKIC
.,

quie degli

epitaffi

de'

romani
si
i

pontefici sepolti nel cemetero di Callisto, avTGPGC,

).OTKIC, cxjSjANOC,

ovvero
die

(7ts-jAN0G,

-svtjANOG

ct-j/jANOC? Il

dubbio, o per meglio

dire la speranza, presto


lastre

mut

medesime
e

ci

in certezza; e la scoperta di altre reliquie di quelle seguenti inestimabili titoli, che gi nel primo tomo
delineati:

ho divulgato
GEIcrxiTr:;...;

nella tavola III n. 2-5 sono accuratamente


.

ANTGPtC
....

OABIANOC EHI
i

UaPTvo; AOTKIC

inicY.cno?...;

GTTrXIANOC

GUlC-Mno?

macerie copiosi frammenti d'un gran carme in calligrafia della vera forma damasiana. Il primo, che venne in luce, dava le sole iniziali di tre versi tutti principianti dalla lettera H. La cui
Intanto
tra le

fossori raccoglievano a piene

mani

vista

mi

f tosto

esclamare:

Ilic comites A'ysti

portemi qui hoste trophaea, Hic nuloncja

menis proceriim servai qui ataria


cerdos. Questi sono versi del pi

Chrisli,

Rie positm
tra
i

vixil

qui in pace sa-

carmi del poeta pontefice; e gli antichi codici ce ne hanno trasmesso l'intero testo con chiose alludenti al gruppo dei pi illustri pontefici capitanati da s. Sisto sepolti nel cemetero di Callisto. Imperocch nella silloge palatina edita dal Grutero e nei codici epigrafici di Closter-

famoso

neuburg

e di GttAvei si

legge

l'epigramma seguente

(2):

HIC CONGESTA lACET QVAERIS SI TVRBA PI0RV3I

CORPORA SANCT0RV3I RETINENT VENERANDA SEPVLCRA


SVBLIMES ANIMAS RAPVIT SIRI REGIA CAELI HIC COMITES XYSTI PORTANT QVl EX HOSTE TROPAEA HIC NVMERVS PROCERVM SERVAT QVI ALTARIA XTl HIC POSITVS LONGA VIXIT QVI IN PACE SACERDOS HIC CONFESSORES SANCTI QVOS GRAECIA MISIT HIC IVVENES PVERIQ. SENES CASTIQVE NEPOTES QVIS 3IAGE VIRGINEVM PLACVIT RETINERE PVDOREM HIC FATEOR DAMASVS VOLVI MEA CONDERE MEMBRA SED CINERES TIMVI SANCTOS VEXARE PIORVM
(1)

V.

tav. II n. 4, a,

b,
f.

e.

f2)

Cod. Pai. Val. 833

64

ver$o; donde

il

Grater 1172, 11.

24
veruno del luogo, ov'era collocato questo insigne monumento. Per sola congettura e per le false opinioni, che regnavano negli scorsi secoli sul sito del cemetero di Callisto, il Severano ed il Sarazani lo assegnarono alla basilica di s. Sebastiano (1) ed il cardinale Angelo Mai avendo veduto negli ipogei di quella basilica non so quale incassatura d'una iscrizione indi tolta, credette che fosse questa (2). Il Fleetwood ed il Marini confondendo, come tutti allora facevano,
Il

codice palatino

non d

indizio

cemeteri di

s.

Sisto (cio di Callisto)

e di Prelestato,

assegnarono anch'essi per

l'epigramma al vestibolo del cemetero di Pretestato o dei santi Sisto e Pretestato (3). 3Ia veramente del marmo originale negli ultimi secoli in niun luogo stata vista da chicchesia una lettera prima delle scoperte del 1854. L'antico autore della silloge palatina intorno al sito del carme al tutto muto; quello
congettura

per della silloge di Closterneuburg, trascritta altres in


cineres tiinui sanctos vexare

un

codice di Gttwei ce

ne d un indizio manifesto. Egli appose una lunga chiosa all'ultimo verso: sed
pionim, enumerando
i

pii,

dei quali
i

Damaso non os

turbare

sepolcri.

Ed

il

novero dei nomi in ambedue


Felicis, Pontiani, Fabiani,

codici del tenore se-

guente: Systi, Dionisii, Cornelii,


StepJiani,

Gai, Emehii, Melciadis,


Jidiani,

Urbani,

Luci,

iMannos,

Anteros,

Numidiani,

Ladicei,
cotesti

Policarpi,
loro

Optati.

Non m'accinger
Callisto,

tosto a discutere
e'

uno per uno

nomi

il

com-

plesso per chiaramente

insegna, che questa e la serie dei papi deposti nel cedi sepoltura,
tra
i

metero di
epitafll dei

con alcuni santi dati loro per compagni

che poi

dimostrer essere vescovi.


che,

Uno

di questi

Numidiano; or ecco

pontefici trovo quello

ma

di

d'una simile lastra minore dimensione, che danno il principio del nome NOYMIA... (v.

frammenti degli cemeteriale con lettere gre-

tav. Illn. 6). Questo


al

nome

essendo assai raro, stimo che appartenga propriamente

Numidiano nominato dopo Anterote nella serie soprascritta. Nella quale anche annoverato Urbano il romano pontefice per di questo nome si dice sepolto nel cemetero di Pretestato, non in quello di Callisto. Or ecco nella cripta di s. Sisto
;

OTPBANOC GnhwTio;, Nel capo Vili discuter chi sia quest'Urbano. Intanto dai cenni, che ho dato, e dalla serie di nomi soggiunti al carme damasiano nei citati codici manifesto, che gli ultimi versi di quel carme alludono principalmente al papale ed episcopale concilio degli ipogei callistiani ed ai sepolcri della cripta di s. Sisto. Laonde questa notizia posta a confronto con la forma damasiana di quei tre H, rinvenuti tra gli epitaffi dei romani pontefici del secolo III nella cripta predetta, sarebbe stata bastante a farci ricostruire sopra quelle sole lettere tutto il recitato epigramma, giusta le regole dichiarate nel tomo I pag. 119 e seguenti. La verit del supplemento, che sopra s meschina reliquia avremmo potuto fondare, dimostrata da ben cento ventisei frantumi, i quali ci danno, salvo poche lacune, l'intero testo del carme concorde nelle stesse minuzie ortografiche con la scrittura del codice palatino
la

met d'un

altro greco epitaffio (tav. II n. 3), le cui lettere

sono

(vedi tav.

Un.

1).

Questo raziocinio sulla solidit ed esattezza della restituzione,

che

io

non

avrei esitato di fare sopra


Sarazani,

appena

tre lettere,

sembrer forse a taluni

(1)

Sevcrauo, Le sette chiese p, 437


Script, vet. T.

Damasi
I.

carni, pag. 186.

(2)
(3)

p. 37, 2.
e.

fleetwood, Jnscr. p. 507; Marini ap. Mai


superfluo ed ambizioso, dopo che del

25

originale tornata in luce la masil

marmo

sima parte. E pure esso


processo dei trovamenti

opportunissimo non solo per narrare, come soglio,


poi
dalle successive

e delle

opinioni di giorno in giorno suggerite dallo studio


scoperte;

d'ogni

menoma
ci sia di

reliquia e verificate
di

ma

eziandio

perch

esempio e

guida ad un' altra ricostruzione, che parr arditissima

e pure indubitala.

Tra
altri,

predetti bricioli del

carme Hic

coigeslajacet

perch d'una pietra alquanto pi erta e di


tre

due ne osservai diversi dagli lettere alquanto minori. E comi

baciavano dando in
tezza geometrica

righe tre lettere intere ed

residui di quattro, che l'esat-

della calligrafia
:

damasiana

ci

fa

supplire con

ogni precisione.

Eccone

il

disegno

L'ultima

lettera per

potrebbe a stretto rigore essere tanto C che

o Q.

Questo

minuzzolo pii che bastante a darci un secondo istorico carme del papa Damaso. Imperocch le poche lettere, che ho delineato, sono senza dubbio veruno della vera foggia damasiana, e spettano alle ultime tre linee d'una grande iscrizione. Or se
troveremo, che corrispondono esattamente agli ultimi
autore fu Damaso, e che
tre versi d'

un

elogio,

il

cui

cadono precisamente nel sito voluto dal testo, una s difficile e complicata combinazione non sar figlia del caso. Tanto pi che quelle lettere non formano sillabe frequentissime in cento e cento parole o particelle della lingua latina, come per esempio VM, ET, IN e simili ma sono applicabili ad un
;

numero assai minore di voci e di frasi. vola Un. 2; ed ancorch egli non abbia
queste
diffcili restituzioni,

Ci premesso, ricorra
la

il

lettore alla

ta-

pratica e, per cos

dire, l'istinto di

pu dare, pure giudichi di lettere da cieca sorte Damaso: E si avverta, che


in questo

monumenti se possibile, che il disegno da me proposto sia un giuoco riunite in quel punto preciso d'un epigramma del papa
che solo
il

lungo studio

di siffatta classe di

la

misura degli

spazii voluti dal metrico elogio e dalla

costante simmetria delle linee precisissima, senza ricorso a nessi arbitrarii: talch

mio supplemento niuna parte ha l' industria di disporre le lettere secondo che richiede il frammento superstite. Il quale da s medesimo viene a collocarsi
al posto suo,

senza bisogno d'arte veruna in adattarvelo.


nel seguito dell'opera
:

cotesta dimostrazione

geometrica fanno eco ottime ragioni topografiche e storiche, comts m'accingo ad


accennare,
e

ampiamente comprover

(1).

Il testo

dell'elo-

gio dice cos

(l)

Vedi

capi

XIV,

XV

di qiiefto

libro.


Tempore quo
IJic positus

26

pia viscera
citris

(jladius secuit

rector caelestia jussa

docebam :

Acheniunt subito rapiunt qui forte sedentem, Militibus missis populi lune colla dedere ;

Mox

sili coynoiit senior quis

tollere vellet

Palmam,
Ostcndit

seque suumque caput prior obtulit ipse

Impatiens fcritas posset ne laEDere quemquam.


Chri'stus,

reddit

qui Praemia

vitae,

Pastoris meritum,

numerum gREGis

ipse tuetiir.

Il

solo codice palatino ce

posto (1).

maso,
alti

e
s.

luogo, ove era Il Merenda con ogni ragione annover questo carme tra quelli di Daci dallo stile manifesto: e ne interpret il senso coli" ajuto degli
Stefano papa
(2).

Tha

conservato senza indicazione del

di

Nei quali

narrato, che

il

santo sorpreso dai militi

mentre celebrava i divini misteri fu decollato sulla sua sede, e presso ad essa macchiata del sangue suo fu sepolto nel cemetero di Callisto. Ora Stefano fu se})olto nella cripta, che io descrivo; e lo prover nei capi seguenti. Ecco adunque, che la meschina reliquia del nostro carme, memoria solenne d'un papa decollato sulla sua sede, stata rinvenuta appunto nel luogo, ove un antico documento ci addita la sedia macchiata del sangue trionfale d'un pontefice martire. Vero che in quanto al nome del pontefice invitto lodato da Damaso, la cosa non s limpida quanto parve al Merenda. Il Terribilini nelle sagaci aggiunte
di

Valeriano

al

volume

di lui stim, che l'elogio sopra recitato

meglio s'addica

al

napa Sila

sto II (3).

Nel primo tomo della


atti di s.

Roma

sotterranea
il

ho

fatto notare,

che

narra-

zione degli

Stefano scritta circa

secolo ottavo facilmente confonde Stefano

con

Sisto

(4).

L'esame

di questa istorica quistione

capo. Ora basta l'avere accennato,

dicante la sede illustrata dal


stato

come il martirio d" un

da noi rinvenuto in quella cripta

damasiano inrettore e pastore della chiesa romana, medesima, ove gli antichi vedevano una
elogio
il

non dee frammento d'un

essere fatto in questo

catedra pontificale rosseggiante di sangue, che circa


a torto era stimato del papa Stefano.

secolo ottavo a ragione od

Resta a cercare

posti

precisi

ove furono collocati


comjesta jacet
,

Del primo, cio dell"

epigramma Hic

due carmi damasiani. l'ultimo frammento, ossia


i

l'angolo inferiore alla destra di chi guarda, fu trovato affisso al suo luogo
parapetto del principale sepolcro a
Il

nel

tenore per del carme

mensa a pie della parete di fondo della cripta. che non risguarda in ispecie quel sepolcro ma tutta
,

la cripta

papale

anzi tutti gli storici ipogei callistiani, e molte osservazioni sui


fatti

lavori successivi

in quella stanza, che

si

vedranno

nell'analisi architettonica

del

mio

fratello,

mi inducono

a pensare, che quella

grande epigrafe dal suo autore


parete. Forse sotto essa pi in

fu affssa in pi elevato luogo su quella

medesima

(1)

Cod.

cit.

f.

C9; donde

il

Grufer 1173, 13
p. 227.

(2)
;3j

Jlercnda,

i.

Damasi opp.
I.

V. Merenda, V- T.
I

e.

p. 9.

(4)

p.

202.

27

basso e immediatamente sopra la catedra sanguinosa, se questa fu posta al debito luogo dietro l' altare, stava il secondo epigramma, inciso in lettere e sopra lastra di

dimensioni alquanto minori. Di ci ragioner verso la fine di questo libro, ove tratter del restauro della cripta papale alle sue antiche forme. Qui dico soltanto
,

che non
tori le

lievi

mutazioni di luogo debbono avere


gli

subito

monumenti
i

di colesta

stanza anche dopo

ornati

fatti

da Sisto

III.

Imperocch rileggano
nota
1

miei
;

let-

parole del Marangoni da

me
,

trascritte nella

della pagina 5

e ve-

dranno, che quell'archeologo trov in fondo ad una cripta posta sotto l'oratorio a che lo contre absidi un gigantesco sarcofago dietro il quale era la porticina
,

dusse ad una seconda cripta larga

lunga quindici
:

passi.

La prima
era

cripta era

senza dubbio veruno questa stanza medesima

ed

il

sarcofago

collocato sul
l'al-

gradino marmoreo, ove noi vediamo, che in antico sorse su quattro pilastrini
tare.

Questo adunque fu

p(i

indi tolto, e sostituito dal


Il

magno
il

sarcofago, che dov

coprire quasi tutta l'iscrizione damasiana.


struito sopra
il

pilastro, che

Marangoni vide

co-

coperchio di quel sarcofago, era opera moderna eretta per fortezza

alla facciata del superiore cellajo,

quando

il

vetusto oratorio fu ampliato per gli


di

usi vinarii.
la volta

E veramente nella sotterranea stanza l'alto della parete fu, come sopra ho detto, tagliato per cagione di quelle
difficilissimo
il

fondo presso

costruzioni

mo-

derne. Tanti mutamenti successivi dal secolo quarto al nono, e tante devastazioni

moderne rendono
famosa
Il
i

riconoscere quali furono dentro

questa cripta

posti primitivi di ciascun

monumento.

grande sarcofago fu
sia.

tratto fuori del sotterraneo per la scala

e 1

non
il

so

dove ora
detti

Dolorosa meraviglia
e venti

mi commuove Y animo

al pensare,

che

Boi-

ed

il

Marangoni cento

s illustre,

l'arca,

il

anni prima di noi penetrarono in un santuario lo stimarono il mausoleo di Damaso, e paghi solo di indi estrarre quelcumulo di macerie, che tante preziose memorie celava, non degnarono
tra

frugare o

non seppero

quei sassi discernere

le epigrafiche

gemme.

Essi avreb,

una copia assai maggiore di quella che a noi toccato di rinvenire. Ma in quasi mezzo secolo di sotterranee esplorazioni quei due valentuomini giammai non volsero 1' occhio e la mente ad un solo frantume di iscrizione damasiana ed istorica ; e non immaginavano che lo studio di ricomporre le minute reliquie sarebbe stato assai pii fruttuoso di quello del trascrivere a centinaja gli interi epitaffi dei loculi volgari. E con questo sfogo di
bero potuto
raccoglierne e salvarcene
giusto
listo

rammarico chiudo

la descrizione della cripta

primaria del cemetero di Cal-

e di

cercare le

quanto oggi avanza dalla dispersione dei suoi monumenti; e passo a notizie, che la storia ce ne ha conservate ed a confrontarle con le nar-

rate scoperte.

CAPO
La
cripta di
s.

V.

Si^to fu

il

sepolcreto ordinario dei papi nel secolo III.

Accingiamoci adunque alla discussione del nobilissimo tema di illustrare con la storia i monumenti teste scoperti, e viceversa con i monumenti la storia. Per dare sesto ed ordine ad un discorso s importante e s complicato, comincer dal


suoi colleglli quivi sepolti.
destinato ai romani

28

raccogliere ed esaminale e contVontare con

monumenti

le
s.

notizie da qualsivoglia
Sisto ed al
il

fonte a noi pervenute spettanti in genere alla cripta di

gruppo dei

E vedremo, che
nel secolo

quella cripta fu

sepolcreto solenne

pontefici

terzo.

Nel capo seguente ragioner del


,

catalogo dei papi e dei vescovi sepolti nel cemetero di Callisto


incidere in

che Sisto

III

Poscia esaminer la storia della sepoltura d' ognuno dei papi deposti in quel sepolcreto; ed illustrer con cura speciale le reliquie superstiti dei
pontiiicii epitalli

marmo.

ed elogi.

Gli antichi topografi

non

specificano quali dei pontefici e dei martiri illustri,


i

che

la storia dice deposti

nel cemetero di Callisto, avevano

loro sepolcri nella


la

cripta

medesima
ibi
et

di

s.

Sisto.
s.

Solo l'itinerario salishurgense accenna, che

sta-

zione da lui appellata ad


s.

CaeciUam era quadripartita: eadem via (Appia) ad

CaeciUam,

innumerabilis nnUiludo martijrum. Primiis Syxtiis


marlijr
,

papa

et
s.
il

martyr,
Caecilia

Dionisius

papa

Jnliamis

papa

et

martjr^ Flavianus martijr,

virgo

et

murlyr,

LXXX marlyres
martiri

ibi requiescnnl

deorsum. Poscia addita

sepolcro

comune
che
il

de' santi Zefrino e Tarsicio


sia oppositivo al

posto sursum, del

quale ho

gi

parlato.

sursmn

precedente deorsum, e che questo ultimo avverbio

non

spetti ai soli ottanta

ma

a tutta la serie

che comincia dal primus

Syxlus,

i canoni fermamente stabiliti per l'interpretazione di questo itinerario a chiare note lo dimostrano (1) e le recenti scoperte, come poi vedremo, lo confermano. Il nostro autore conchiude Eusebius papa et martyr lonye in antro reqide:

martyr lomje in antro altero reqidescit. Costui adunque de'santuarii pi frequentati del cemetero di Callisto distingue quattro gruppi tre sotterranei, uno no: e sono quello, nel quale primeggia s. Sisto e nel quale compresa s. Cecilia con gli ottanta sotterra; quello di Zefrino e Tarsicio sopra terra il lontano antro di papa Eusebio il pii^i lontano di papa Cornelio. Le escascit ;
et
:

Cornclim papa

vazioni fatte negli ultimi tre lustri mostrano Resta a vedere quali erano i pontefici ed
s.

T esattezza
i

precisa di questa divisione.


,

martiri

che facevano corteggio a

medesima ov' egli a nome era invocato e della quale ho descritto i monumenti su[)erstiti. Neil' allegato passo del Salishurgense ninno dei pontefici i cui epitaffi abbiamo rinvenuto nella cripta di s. Sisto, nominato ; se pure quel Flavianus. martyr non Fabiano papa e martire, di che a suo luogo ragioner. Non mi fa meraviglia, che l'autore dell'itinerario qui sia tanto avaro
Sisto nella stanza
, ,

di notizie

intorno

ai

sepolcri dei pontefici. Egli confessa d'essere sgomentato dalla


si

tnnumerabile moltitudine di martiri; e perci


suddivisioni della
stazione
;

contenta di indicare le principali


cita a

e nel

gruppo primario
scelti a caso',

nome un

piccolo no-

vero di santi, che a noi sembrano

Le cripte, nelle quali quei


scorgo

santi

vedremo che non cos. giacevano, l'anonimo non annovera, ne l'una


e poi

dall'altra distingue. Ci nulla ostante

paragonando

(juel testo

con

martirologii,
ottanta mar-

un barlume

di luce topografica. Mostrer al

suo luogo, che

gli

tiri registrati

in ultimo subito

celebre eroina, la

dopo s. Cecilia furono veramente sepolti presso la cui tomba sappiamo essere stata contigua a quelle dei pontefici.

(1)

V.

p. 148.


Egli
Sisto e
pali e

29

si)etti

adunque

assai credibile,

che

la

breve litania di nomi, la quale comincia da


tutta alle

termina in Cecilia cogli ottanta martiri,


congiunte di
s.

due

cripte princi-

Sisto e di
la

s.

Cecilia.
ci

Se cos poco lume per


topografi, ancor

quistione proposta

ha dato

il

pi diligente dei nostri


seguito (1), epilog
s.

meno

ce ne possiamo aspettare dagli altri tre. L' epitomatore del


al sistema

liber de locis sanctis

martyrum, conformemente

da

lui

in pochi cenni le notizie registrate nel libro originale intorno l'ecclesia

Aijsli,

mescolando insieme senz'ordine


eco /es/a
s.

ricordi dei tre gruppi

monumentali denominati

dai santi Zeirino e Tarsicio,Sisto e Cecilia, e dal papa Eusebio: distinse per dall'

Xysti la
est s.

stazione al sepolcro di

s.

Cornelio: jiixta eandem viam {/Ipet Caeciliai vircjo

pkim) ecclesia
et ibis.
et
s.

Syxti papae, ubi ipse dormit. Ibi quoque


Geferinus in uno tumulo jacent,
et

pausat;

Tarsicius

et s.

ibi s.

Eusebius

et s.

Colocerus

Parlhenius per
gi

se shujuli

jacent

et

DCCC

martyres ibidem requiescunt. Le testi-

monianze

da

me

recitate e quelle,
la

rando, c'insegnano, che

che nel seguito verr allegando e dichiaconfusa enumerazione dell' epitomatore dee essere riorottocento
,

dinata e tripartita cos: Sisto e Cecilia cogli


diversi dagli ottanta sopra
ricordati
;

che vedremo

non
;

essere

Tarsicio e Zeirino in uno tumulo

Eusebio,

Calocero
del

Partenio in cripte vicine,


dei

ma
e

monumento

santi Cornelio

menzione Cipriano ampiamente dichiarata nel tomo


distinte,

per

se sm^/Jt/t.

Segue

la

primo (2), che compie lo spartimento in quattro cripte o gruppi di cripte accennato dal primo itinerario. Volgiamoci alla terza delle nostre guide, la Malmesburiense. Essa meno parca delle due precedenti nel citare i nomi dei pontefici e dei martiri; ma in quanto al distinguerne i gruppi non ne ha cura veruna: e si contenta di separare la chiesa e la tomba di s. Cornelio dall' ecc/esta s. CaeciUae alla
quale assegna in globo
i

sepolcri

che

il

Salisburgense divide in
ibi reconditi sunt

tre

parti

via

Appia

ecclesia s.

CaeciUae martyris

et

Stephanus, Sixtus, Zef-

ferinus,

Eusebius, Melchiades,

Marcellus, Euticlanus, Diomjsius, Antheros, Pontia-

nus, Lucius papa, Optatus, Julianus, Calocerus, Parthenius, Tharsitius, Policamus

mar-

tjres.^m gi sappiamo cheZefirino con Tarsicio ed Eusebio con Calocero e Partenio

debbono
ordine

essere certamente separati dalla schiera dei rimanenti.

Ma

se dell'ordine

topografico qui

non trovo

vestigio, l'esame attento di questa serie di

nomi un
sono

altro

mi

fa in essa scoprire.

Da Stefano a Lucio

nomi
il

registrati

tutti

di

romani
che
i

pontefici del secolo terzo e dei primordii del quarto, e tutti di pontefici,

fasti ecclesiastici

pongono
il

in coemeterio Callisti, eccetto

solo 31arccllo deposto


sepolti

in coemeterio

Priscillae. Alla intrusione del

quale

fra
si

papi

nel

cemetero

di Callisto die occasione o


sotto

Marcello prete, che

dice
altri

martirizzato suU'Appia

Adriano

(3);

il

Marcello diacono sepolto con

martiri nell'arenario con-

giunto al cemetero di Callisto. Cotesto Marcello per poi dal Malmesburiense medesimo al suo luogo, nella schiera cui spetta, nominato. Da qualunque causa sia

venuta una
verare
tutti

grave distrazione del nostro topografo,


i

chiaro ch'egli volle anno-

insieme
150 e segg.
e fegg.

pontefici deposti sotterra e sopra terra nel sito da lui chia-

(1)
(2) (3)

V. T.
Bosio,

p.

L. e. p.

274

R. S. p. 193 cap. XXII.

somalo
ecclesia s. Cacciliae.

Ed

in fatti

(!()[)()

Lucius, che in questo novero l'ultinK

(ei

mio giudizio manifesto, che si dee leggere nomi precedenti. Seguono Optatus, non papa ma papae, plurale abbracciante tutti
papi, io noto essere scritto pp, dove a
i

Julianus,
poi

Calocerus, Parihenius, Tharskius, Policamus mart/res.

primi due, come

vedremo^ furono del numero


vescovi;

di parecchi vescovi stranieri sepolti nel


il

cemetero

j)apale, ed

ebbero culto di martiri. Adunque

topografo doj)o

papi volle annoquali competeva


ci

verare
il

ma

si

content di citarne due soli; quelli forse,

ai

lUAo martijres. Tre dei rimanenti, cio Calocero, Partenio, Tarsicio,

sono noti;

sappiamo che furono due laici, il terzo acolito. Policamo ignoto; ma il posto che occupa in questa serie mi fa supporre, che anch' egli non sia stato vescovo, e l'immagine di lui ci confeimer in questa sentenza (1). Cos facile intendere, come il Malmesburiense ordin la recitata litania: papi, vescovi e martiri laici o
e

chierici di grado inferiore.

Di tre dei papi nominati in questa serie

abbiamo rinvenuto i primitivi

epitaffi

nella stanza

medesima

di

s.

Sisto; di Anterote, cio, di Lucio e di Eutichiano.

L'epitaffio di Fabiano, che giaceva insieme ai tre predetti, spetta alla

medesima
Cajo

famiglia di sepolcri papali.


e di Felice,

Il

Malmesburiense l'ha
stati

preterito;
i

come ha

fatto di

che poi prover essere


di quel

sepolti presso

colleghi del secolo terzo. Ecco

per

la

quarta topografia, l'einsiedlense, che lo

nomina con
et

predilezione nel gruppo

ad

s.

Xyslum. L'autore

documento nel brano


et

superstite dell'itinerario scrisse:

inde

ad

s.

Sixlum:

ibi el s.

Favianus

Antheros

Miltiades
il

e nella carta toj)o-

grafca Xisti, Faviani, Antheros


registrati dai

et Militiadis.
il

Adunque

confronto dei brevi cenni

nostri topografi con


s.

natori nella cripta di

Sisto

gruppo dei quattro epitaffi lasciati dai rapic'insegna, che quivi fu un'assemblea di sepolcri de'rodi
altri

mani
atti

pontefici e forse

anche

vescovi morti in

Roma e
. .

per cagione d'onore

associati al sepolcreto papale. Del quale fatto esplicita testimonianza io trovo negli
di
s.

Cecilia giusta la lezione vera

ed antica:

s.

Urbanus

sepelivit

eam

inler

coUeijas suos episcopos, ubi

OMNES sunt confessores et martyres conlocati (2). Quell'omwes


ommesso;

nell'edizione del Bosio


il

ma

scritto in tutti

molti codici da

me

veduti;

Metafraste lo trov nell'esemplare, ch'egli volse in greco (3); ed io l'ho letto nel

testo,

che

il

Bosio medesimo di sua

mano

copi dai vetusti passionarli

(4).

Egli

stim necessario cancellare quella voce; perch falsa ed assurda, asserendo che
tutti gli

innumerevoli confessori
in

e martiri della chiesa

romana erano

sepolti nel

luogo, ove Urbano depose Cecilia.

Un

grosso errore a ninno pot venire in mente,


l'autore,
il

massime
latinit,

Roma. manifesto, che

cui stile

non ha pregio

di

buona

volle riferire quellOunes alla precedente voce episcopos; e volle dire che

Cecilia fu onorata di sepoltura propriamente l


tiri, sia

dove

le

tombe dc'vescovi,

confessori, che al cemetero di Callisto

davano

sugli altri

martanta preminenza,
sia

(1) (2)

V.

il

rapo XIX.
fe

Questo

il

vero teflo, che traggo dal confronto dei codici pi vetusti e pi autorevoli.

Ne
p.

citer a

modo d'esempio

Ire

oli,

il

valicano

della regina di Svezia


lo

523
il

p.

43, tergo; quello della biblioteca imperiale di Parigi (Lai.


atti

10861

21* tergo!; quello

del monastero

di ?.

Gal-

577 p. 558. Anche


(3) [i)
it\

Mombrizio stamp questa lezione negli


fltrlv

di

s.

Cecilia da

lui

divulgali.
et

U'Vou IIANTK:

o!

u.o\oynTx, xa>

oi

udpr'jfi; xaTBTsSij/iisyoi (Laderchi, 5. Cacciliae acta

basilica T.

p.

259).

n Cod.
1

t7-li:

Vallic.

u H. nr. 25

f
f.

ca 61.


erano quasi
tutte

31

l'orbe cristiano.
lio

insieme adunate. Per meglio intendere questo punto, far un


dissertato sull'importanza, che cia-

breve discorso sui sepolcri dei vescovi nei primi secoli in tutto
Nel BuUettino di Luglio dell'anno 1864

scuna chiesa attribuiva


diata della sua dottrina
la

ai

sepolcri dei proprii vescovi,


e

come

monumenti

della

successione legittima de'suoi pastori

della tradizione apostolica

immediata o mevescovi e
gli eretici tutti;

dommatica. Del quale vincolo

tra la serie dei

retta fede di

ciascuna chiesa Tertulliano scrisse cos apostrofando

edmit (haeretici) origines ecclesiarum siiarum, evolvimi ord'mem episcoporum siioruin


ita

per

siiccessores

ab

initio

decurrentem, ut primus
et

ille

episcopus aliquem ex aposlols

vel apostolicis viris

.... habuerit auctorem

antecessorem.

Hoc enim modo

ecclesiae

apostoUcae census

siios

deferunt (1). Indi venne, che le spoglie mortali dei vescovi

spessissimo erano collocate presso quelle dei loro antecessori ed intorno al sepolcro
di chi aveva stabilito pel

primo

la catedra episcopale. Cos in Alessandria di lui (2); e in

primi
attorno

successori di

s.

Marco furono tumulati presso


i

Roma

innanzi a Zedalla sua

frino quasi tutti

successori di Pietro ebbero l'onore di giacere

attorno

al sarcofago dell'apostolo nel Vaticano.

Che

se

un vescovo moriva lungi

chiesa, questa soleva reclamarne


deposito (3).
eletto per
se

cadavere, per serbarne presso di se il sacro Perch Zelirino abbia disertato il posto glorioso del Vaticano, ed
il

cercheremo poi; al presente discorso ci basta il sapere, ch'egli non venne solo ne per alcuna circostanza a lui personale al cemetero chiamato di Callisto, ma trasse dietro se quasi
la

sepoltura sull' Appia

in coemelerio

suo,

lo

tutti

successori fino
dei

a Milziade, cio
pontefici

fino

alla pace

constantiniana.

sepolcri

adunque
ceduta
la

romani

da Pietro a Milziade formano due famiglie l'una suc-

all'altra

senza interruzione; quella del Vaticano e quella dell'Appia.

E come

prima era che una sola


s.

tutta riunita nella cella del principe degli apostoli; cos naturale

cripta abbia o tutti o quasi tutti in s accolto

pontefici deposti negli

ipogei callistiani.

questo allude manifestamente

il

passo allegato

degli

atti

di

Cecilia; questo ci

conferma
s.

la recente scoperta di quattro epitaffi


il

papali nella

cripta, ove invocato

Sisto,
sottile

cui titolo sepolcrale con molti altri perito; questo

in fine

ci

dichiarer

un

ed attentissimo esame del libro pontificale.

Che
rale

se

nel secolo terzo qualche vescovo

non romano mor


o

in

Roma, ed

il

corpo
natu-

per alcuna ragione speciale non ne fu reclamato dai suoi diocesani, egli

che per

fargli

onore

sia stato

sepolto

nella cripta pontificale o vicino ad

essa. Moltissimi vescovi nei

primi secoli convenivano a

Roma

per

gli

ecclesias'tici

negozii (4). Il concilio Arelatense adunato nei primi anni della pace fece un canone de episcopis peregrinis, qui in Urbe solent venire, perch a ciascuno di essi
fosse di legge ordinaria assegnata

placuit eis locum duri, ut offerant

una chiesa, dove offerissero il divino (5). Ma il papa Aniceto volle onorare
ed
in

sacrificio
il

celebre

Policarpo

vescovo di Smirne facendolo celebrare in luogo suo

sua pre-

(1)
(2)

De

praescript. cap. 32.


crisi.

V. Bull, darch.

1S65

p. 63, 64.

(3) (4) (5)

V. Bull. V. Bull.

ct.
!.

1864

p. 52.

e. Cf. Suaresii,
I

Prasnestes ant. p. 162, 178.

ConcU. ed. Coleti T.

p.

1453 can. XVIII.


eccezione
sepolti

32

essere accolti nel cemetero papale. Ci

senza (1): ed credibile, che queir esempio abbiano pii volte imitalo i successori. E cos l'analogia dei fatti c'insegna, che dei vescovi stranieri in Roma per

almeno alcuni dovettero


di

spiega quei

nomi

vescovi estranei alla serie pontificale romana, che gi


e
pii

abbiamo

intraveduto con essa serie avere stretto rapporto;


di

chiaramente nel seguito


all'

(juesto

volume
romani
le

lo

intenderemo. Accingiamoci adunque

esame del

libro pon-

tificale,

dal quale ho promesso, che raccoglieremo

nuova luce

sul solenne sepol-

creto dei

pontefici istituito nel cemetero di Callisto

per continuazione di

quello del Vaticano.


In tutte
recensioni del libro predetto, cominciando dalla pi antica, le dei

posizioni dei pontefici, che

martirologii ed altri documenti

tero di Callisto, sono registrate


scritto
Callisti

semplicemente: sepultus in cfjpla; di altri due juxta coemeierinm

pongono nel cemecon tre formole diverse. Del massimo numero est in coemeterlo Callisti; di due soli: in coemclerio
Callisti.

Questa gradazione di
:

for-

mole non

senza ragione. La terza spetta a Cornelio ed a Zefrino

ed in

fatti

di

Cornelio nel ])rirao tomo ho dimostrato, che veramente fu deposto in


nel secolo quarto collegato alla grande necropoli callistiana,

un ipogeo

ma

nel terzo da essa

disgiunto. Zefrino fu sepolto in coenteterio suo juxta coemeierinm Callisti ; e dall'au-

apprendiamo, che quando egli fu deposto sull'Appia il famoso cemetero era veramente opera sua (2). Laonde le voci del libro pontificale ih coemeterio suo sono improntate di storica e contemporanea fedelt. Quando per quel
tore dei Filosofumeni

libro fu compilato gi era

avvenuta

la

traslazione sopra dichiarata delle reliquie

di Zefirino dal primitivo sepolcro alla cella eretta all'aperto cielo presso le scale

principali del cemetero. Questa traslazione, che l'autore del libro pontificale
distinse dalla

non

prima sepoltura, f ch'egli all' m coemeterio suo soggiungesse ^*xfa coemeterium Callisti. Imperocch cercheremo poi studiando il sotterraneo medesimo, se quivi appare traccia d'un coemeterium Zephyrini contiguo, ma distinto dal coemeterium Callisti, e niun indizio ne troveremo. Per i sepolti dentro il cemetero medesimo quell'autore adopera due formole: Eusebio e Milziade pone in coemeterio Callisti in cnjpta, gli altri tutti semplicemente in coemeterio Callisti. L'itinerario salisburgense, gli atti di s. Cecilia e le recenti scoperte ci danno l'intelligenza di
([uesta variante.

separata e

Eusebio per testimonianza del Salisburgense giacque in una cripta alquanto discosta dal gruppo ad s. Xystum e ad s. Caeciliam, ove seatti

condo
locati.
i

il

vero testo degli

citati

omnes episcopi confessores

et

martyres erant

col-

E veramente la monumenti, circa


due

cripta di Eusebio, della

quale dichiarer in questo tomo

cento passi lontana dalla stanza del sepolcreto

comune

dei

])api

del secolo III. Questo fatto dimostra, che le voci in crypta nel libro pontifisole volte aggiunte alla
;

cale

formola sepultus
e

est in

coemeterio Callisti signifi-

cano in separata cripta


di Diocleziano

che Eusebio
inizii

Milziade ultimi dei papi sepolti in quel


del secolo quarto dopo la

cemetero ed ambedue morti negli

persecuzione

non furono

portati alla cella sepolcrale dei loro antecessori del se-

colo precedente. L'autore


li) (2)

adunque

del libro

pontificale

quando

scrive semplice-

Euseb.

llist.
1

ecvl.

V, 24.

V. T.

p.

197, 203.


mente sepuUus
riuniti nel pi
est in

33

il

coemetero Callisti addita

famoso ipogeo di un luogo distinto da quel nobilissimo gruppo. In fatti la sepoltura di Anterote, Fabiano, Lucio ed Eutichiano, dei quali abbiamo rinvenuto gli epitafii dentro la cripta, di che ragiono, in quel libro narrata colla predetta semplice formola, ed altrettanto leggiamo nella vita di Sisto IL Laonde manifesto, che la cripta, sulla
cui porta
il

gruppo principale di sepolcri insieme quella necropoli; quando aggiunge in crypta addita

nome

di Sisto tante volte invocato, fu

il

sepolcreto solenne dei ro-

mani

pontefici nel secolo terzo fino alla persecuzione di Diocleziano.

CAPO
Del catalogo dei papi
inciso in
e

YI.

dei vescovi sepolti nel cemetero di Callisto

marmo
III,

nella cripta di

s.

Sisto,

Nella vita del papa Sisto

paragrafo VII, narrata l'erezione da lui fatta

nel battistero lateranense delle colonne di porfido con architravi ornati di versi; hic fecit platoniam in coemeterio Callisti via Appia, e poi segue il cenno seguente uhi nomina episcoporum et martyrum scripsit commemorans (1). Noi vediamo tuttora
:

nel battistero lateranense le colonne di porfido con

gli

architravi, e sopra essi

leggiamo
Questo

versi fattivi incidere


e

da Sisto

III in lettere della

progenie damasiana.

un pegno materiale

palpabile per la verit dell' altra notizia spettante

Sventuratamente della platonia (cio della grande lastra marmorea), sulla quale Sisto scripsit nomina episcoporum et martijrum, non ho trovato
al nostro cemetero.

frammento veruno:

per

assai verisimile, ch'essa sia stata collocata nella cripta

primaria, cui l'autore del libro pontificale,


suole dare per antonomasia
il

nome

di
s.

come ho provato nel capo precedente, coemeterium Callisti. Ed in fatti gi ho detto,


si

che sopra la porta della cripta di


cassatura

Sisto nella parete interna

vede tuttora

l'in-

d'una grandissima lastra marmorea, che senza dubbio era d' un' epigrafe monumentale di quel santuario. Ne sia chi sospetti gli epitaffi greci da noi rinvenuti essere l'opera predetta di Sisto III. L'et di quegli epitaffi contemporanea
alla

dimostrata nei capi seguenti. Basta per la pi superficiale cognizione della cristiana epigrafia per intendere, che quelli ne per la paleografia, ne per la lingua, ne per la semplicit loro possono essere titoli commemorativi ed istorici fatti nel secolo quinto. E chi ne confronter le

morte

di ciascuno dei pontefici sar,da

me

greche lettere con

le

latine incise sugli epistilii

del battistero

lateranense, s'av-

vedr

tosto della
e

prime
illustre

Sisto III

enorme differenza che corre tra la paleografa sepolcrale delle la calligrafia monumentale imitante la damasiana delle seconde. Adunque e d'una memoria s incise in marmo i fasti del cemetero callistiano
;

dobbiamo deplorare

la perdita.

Pur nondimeno

io credo,

che con molta

industria potr dalle antiche

memorie

raccoglierne qualche notizia.

(1)

Lib. pontif, in Xysto III


ai

11

VII. Seguo

il

testo del celebre

codice

vaticano

3764

p.

36 conforme

nelle

parole,

non

per nella loro

collocazione,

Tnigliori

esemplari.

Vignoli prefer platonias in luogo di plaloniam;

ina lezione di pochi e poco autorevoli codici.


Ricordino
soggiunta
al
i

34

lettori

la litania di

nomi

nei codici di Closterneuburg e di Gottwei

Damaso sed cineres timiii sanclos vexare plorum. E pregio delSijsti Diomjsii, Cornelii, Felick, Ponripeterla qui una seconda volta il l' opera Gai, Emeh', Melciadis, Stephani, Urbani Luci Mannos, Anleros, Fahiani tiani
verso di
, ,

Sumidiani, Ladicei, Jidiani ,

Policarpi Optati Tutto

il

contenuto delle

sillogi

dei

predetti codici materia cpigralica.

Laonde

il

Marini in questi

nomi vide una parte

dell'iscrizione

damasiana. La

falsit di

questa opinione oggi svelata dal


ci

marmo

originale, che termina nella voce

piorum senz' appendice veruna. Ma

carme di iscrizioni poste nella cripta medesima, ove quell'epigramma si leggeva. Egli err declinando nei genitivi Anteros e Mannos i nomi Anteros e Manno-, la quale minuzia c'insegna, che l'epigrafe o le epigrafi, che colui ebbe sott' occhio, davano i nomi in caso retto. Non perci io credo che dall' antgpcG e dagli altri epitaffi
che l'autore della silloge abbia
tratto l'aggiunta al

non toglie Damaso da una o pi

della cripta papale


strati

sia stato raccolto


i

quel catalogo

Cornelio ed Eusebio,

cui sepolcri noi stessi

imperocch sono quivi regivediamo separati per lunghi

intervalli da quelli del

da cercare se non fosse questa un estratto dell'indice de' nomi inciso per ordine di Sisto III a perpetua memoria. E parecchi argomenti m'inducono a pensare, che sia veramente cos. Dapprima osservo, che qui ninna menzione occorre dei martiri celeberrimi CePartenio, Massimo, gli ottanta ed altri che al pari dei cilia, Tarsicio, Calocero papi ebbero culto solenne nel cemetero di Callisto, e dei quali consta, che non

gruppo primario. Piuttosto

ebbero

la dignit episcopale.

In loro vece sono registrati

nomi

di sei personaggi

due dei quali {Julianus, Optatus) qualche notizia ho trovato, che ce li mostra vescovi come sopra ho detto e poi meglio dichiarer. Questo adunque non un ruolo di martiri, ma di romani pontefici con alquanti vescovi associati al loro sepolcreto. Secondamente osservo, che il soprascritto ruolo comprende oltre i papi deposti nella cripta, ove abbiamo ritrovato l'epigramma Hic congesta jacet, quelli altres che giacevano in separate cripte, cio Cornelio, Eusebio e Milziade. Non parlo di Urbano, del quale dovremo cercare, se il papa sepolto
ignoti alla storia, di
,

nel cemetero di Pretestato di fronte a quello di Calli&to alla sinistra dell'Appia, od un vescovo di altra sede. L'epitaffio OYPBANOG 6.... rinvenuto nella cripta di s. Si-

fanno naturalmente pensare ad un santo diverso da quello del cemetero di Pretestato. Adunque l'indice, che esaminiamo, fu compilato sopra un catalogo di vescovi romani e stranieri sepolti nel cemetero di Callisto. Ora l' epigrafe di Sisto III fu appunto un catalogo episcopale. In molti codici del liber pontificalis si legge soltanto scripsit nomina episcoporum senza
sto,

ed

il

nome

di

Urbano

in questa

compagnia

ci

l'aggiunta,
atti di
s.

et

martyrum;

e di

quest'aggiunta medesima

il

testo

sopra allegato degli

Cecilia c'insegna la relazione con la voce episcoporum, in


gli

quanto

il

loro

massimo numero aveva


aduiKjue, che
leggeva
le

onori de' martiri o confessori della fede. Mi sembra

parole citate del libro pontificale e l'indice da

un

antico collettore
si

d'epigrafi composto nella cripta papale concorrano a farci intendere, che quivi
il

catalogo dei

i)api dagli

inizii del

secolo terzo a quelli del quarto deposti

negli ipogei callistiani, con l'aggiunta d'alquanti vescovi consepolti con loro.

Or

bene, ecco un documento, che mirabilmente

illustra

il

mio

pensiero.


una mistura
landisti
f'

35

il

Nei codici pi interi del martirologio geroniraiano sotto


e
:

d 9 Agosto

si

legge

confusione inestricabile di

nomi

geografici e personali, che ai Bol-

unquam, perturbali classes (mar* tyrum) mire implicante quas accomode distinguere nemo facile possit (1). E dei codici
dire
codices hieronymiani Ime die, si

breviati essi scrissero

funduntur.

Ma

ex hieronymianis contxictis nonnisi novae tenebrae hac die afse eglino avessero conosciuto T indicetto soggiunto all'epigramma
:

damasiano

Ilic congesta,

sarebbe balenato

ai loro
il

occhi fra

folte

tenebre

un vivo

raggio di luce. Scriver in colonne parallele

predetto indice e la serie dei nomi,

che con esso mirabilmente confronta nei codici geronimiani.


registrer soltanto
i

Dei quali per ora

quattro maggiori noti per le stampe, che bastano a dare saggio

delle incredibili corruttele,


conoscibili.

onde parecchi nomi sono divenuti a prima giunta

irre-

La lezione dei manoscritti inediti produrr poi. In tutti cotesti codici la serie ripetuta due volte; una volta ridotta ai soli quattro penultimi nomi, un'altra volta assai pi distesa: e ci conforme a quanto altrove ho ragionato sui due esemplari dell' antico martirologio romano insieme adoperati dal compilatore geroniraiano (2).


Dinanzi a questo specchio
gistrato sotto
il

36

egli

impossibile negare, che dal miscuglio informe re-

d 9

Agosto nei corrottissimi esemplari superstiti del martirologio

geronimiano traluce quella serie medesima di nomi, che leggiamo a pie del carme damasiano nella silloge epigrafica di Closterneuburg e di Gttwei. I due catalogi
per non
districare

mi sembrano copiati l'uno dall'altro. Imperocch nomi difficilissimi a Mamori Saidiri o Mamori Sactiri, Mamon Sactri, Mamini Sintini corrii

spondono a iMannos Anleros dell'indice


condi, basta
del primo
teri

epigrafico.

Paragonando

primi con

se-

un poco

di sagacia per

intendere, che la vera lezione del primitivo


s finale

testo del martirologio fu

Mannonis, Anteri, corrotta poi pel distacco della

nome, che

fu appiccata al secondo

Mannoni

Sanleri.

Ora Mannonis, An-

sono genitivi essenzialmente diversi da Manios, Anteros; la cui difettosa derivazione dai veri nominativi Manno, Anteros, gi sopra ho notato. I due catalogi

adunque furono compilati da due


declinare
il

autori diversi, dei quali l'uno seppe da 1/hho

genitivo Mannonis e l'altro no; e ninno dei

due seppe da Anteros de-

clinare Anlerolis'^

ma uno si
il

tolse

d'impaccio lasciando

il

nome

indeclinabile, l'altro
l'identit delle

declinandolo come se

caso retto fosse Anterus.

Donde adunque

due

serie di

nomi

pontificali compilate

opere di origine e

da due autori diversi e registrate in due d'indole tanto diversa? E perch mai sotto il d 9 Agosto negli

antichi martirologii fu segnata cotesta generale

commemorazione

dei papi e dei vedi essi in quel

scovi martiri e confessori sepolti nel cemetero di Callisto? Di


d cade
il

niuno

romana conservano traccia vei'una di quella generale commemorazione sia nel mese di Agosto sia in altro tempo dell'anno. Per intendere questi enigmi fa d'uopo salire alla fonte comune dei due catalogi gemelli, e nella loro sorgente medesima trovare la ragione dell'innatale; ne
i

libri liturgici della

chiesa

serzione fattane nel cos detto martirologio geronimiano. Questa fonte

il

catalogo
:

commemorativo dedicato da Sisto


il

III nella cripta

papale del cemetero di Callisto


ci

discorso, che precede, ce lo

ha gi quasi persuaso, quello che segue

confer-

mer nel proposto


Il

pensiero.
al

compilatore geronimiano adoper un martirologio antichissimo,

quale fu-

rono aggiunt'i parecchie date di dedicazioni delle basiliche costruite o consecrate nel secolo quinto dai romani pontefici; e con pili studiosa cura ivi furono registrate le dedicazioni fatte da Sisto III. Cotesto pontefice per testimonianza delle
antiche iscrizioni rinnov la basilica di
dedicatio ecclesiae a beato Petro
s.

Pietro in Vincoli, la cui festivit


si

oggi celebriamo nel primo di Agosto; e nel martirologio predetto

anche legge Kal. Aug.


il

constnictae et consecratae (1). Di Sisto III narra


s.

libro pontificale, che dedic le basiliche di


i

Maria maggiore

e di s.

Lorenzo; ed

codici geronimiani segnano sotto


il

il

d 5 Agosto dedicatio

basilicae sanctac Mariae^

sotto

Novembre

dedicatio basilicae sanctorum Syxti, IppoUti, Laurentii. Nel


vita di quel
e

meegli

desimo libro sono indicati nella


battistero lasciato imperfetto
f incidere in

pontefice
la

il

compimento

dell'antico

da Costantino,

commemoratio episcoporum che

marmo
modo
di

in

coemeter io Callisti,

c'ioh

nella cripta primaria del cemetero.

(1)

Intorno a questo

segnare

la

memoria

della dedicazii

ne

di s.

Pietro in Vincoli

si

vegga

la

disqamtio del Fiorentini

al di

Ago-

sto nella sua edizione del martirologio.


Ed
ecco nei codici gei'onimiani sotto
il
il

37

baptisterii antiqui Romae',

29 &af^no decUcatio

sotto

9 Agosto

una

prolissa

commemorazione de'romani

pontefici sepolti nel ce-

metero di

con alcuni altri nomi, che a quelli dei pontefici predetti anche in altri documenti sono congiunti. Cotesta commemorazione registrata esattamente in quell'ordine medesimo, che adopera un antico collettore epigrafico trascrivendo
Callisto,
le epigrafi della cripta

primaria del cemetero. Laonde


sistema da

fatti

pi disparati egregiail

mente

si

coordinano

al

me

immaginato, che cio

monumento

di Si-

sto III sia la misteriosa fonte dei


in coemelerio Callisti.

due catalogi gemelli

di papi e di vescovi deposti

Ma non

voglio io contentarmi d'un barlume, ne d'un esame superficiale; ac-

cingiamoci ad uno studio accurato dei due preziosi documenti. manifesto che l'uno coU'aiuto dell'altro dee essere supplito e corretto. Nei primi dieci nomi osservo, che
i

codici geronimiani tutti costantemente ne

ommettono cinque;
il

e
il

che
set-

queste omissioni sono alternative,

mancando

il

primo,

terzo,

il

quinto,

nono. Una ommissione sistematica difficilmente fortuita; essa mi guida a distribuire tutta la serie di venti nomi in quattro colonne eguali; di guisa che nell'archetipo dei codici geronimiani tutta la prima colonna sia perita. Dalla quale
timo,
il

distribuzione raccolgo l'albo seguente, che assai bene converrebbe alle dimensioni

ed alla forma oblunga dell'epigrafe, la cui incassatura vediamo sulla porta della
cripta di
s.

Sisto.

Xystus
Cornelius

Dionysius
Felix

Stephanus
Lucius

Urbamis

Manno
Numidiamis
Jidianus

Pontianus

Eutjchianus
Gaitis

Anteros
Laudiceus

Fabiamis
Eusebius

Miltiades

Polycarpus

Optatus

In questo albo non sembra apparire ordine veruno ne cronologico ne topografico.

Eppure in esso scopro una


disordine, che deturpava
il

serie, dalla

quale spontaneamente scomparso un grave

catalogo nella forma datagli dai compilatori. Imperocch

nei codici

Mannone, che non fu papa, posto innanzi al papa Anterote; dopo il quale segue un gruppo di nomi estranei, come quello di Mannone, alla successione pontificia romana. Questo un manifesto disordine, adottato in pari guisa dai copisti d'ambedue i documenti; ed necessario cercarne l'origine in un falso metodo comune ad ambedue i primi compilatori e trascrittori nell'uso del catalogo originale.
Il

sistema delle quattro colonne da


i

me

proposto spiega la cagione


pontefici

del disordine, e restituisce al suo luogo dopo

romani

ma

eziandio Urbano, che gi abbiamo veduto in


s.

non solo Mannone, questo catalogo essere un vescovo


il

deposto nella cripta di


stato,
il

Sisto,

diverso da quello sepolto nel cemetero di Prete-

quale nel secolo quinto era tenuto per

Zefirino in questi catalogi

non trovo
di

vestigio; e ci

papa di quel nome. In fatti di sempre pii m'induce a pensare


di

che
stati

soli

vescovi sepolti nelle sotterranee

cripte

del cemetero

Callisto

sieno

nominati nel documento,

che ragiono, escluso lo stesso Zefirino, perch

trasferito alla basilichetta

sopra terra. N la serie prima de'papi e poi de'vescovi


grafia.

38

testificante la traslazione a
s.

senz'ordine interno cronologico priva d'un autorevole esempio nella cristiana epi-

La solenne

iscrizione di

papa Pasquale,

Pras

sede di niollissimi corpi dei pi insigni martiri e confessori, comincia dall'annoverarc


i

pontefici senza ordine

veruno: NOMINA.

VERO PONTIFICVM HAEC SUNT


VRBANI

STEPHANI ANTHERI MELTIADIS PAVIANI etc, e poscia vengono nomi dei vescovi: ITEM NOMINA EPISCOPORVM STRATONICI LEVCII ET OPTATI Simi

lissimo a questo

mi sembra

essere stato

il

nostro catalogo.
i

Una

traccia per d'ordine calendare darebbero

codici geronimiani, se la serie

in essi registrata continuasse

come comincia:
cui capo
il

Diomjsii, Felicis.

Imperocch nel ca-

lendario ecclesiastico antico,


s'incontra la

il

memoria
il

della deposizione,

25Decembre, i primi pontefici, de'quali sono appunto Dionisio ai 26 di Decembre,

Felice ai 29; talch

vetustissimo indicolo filocaliano delle depositiones cpiscoporum

esordisce precisamente cos:

f^I Kal.

Jammrias Diomjsii
Januarias

in Callisti
.

Ili Kal.

Felicis in Callisti

Ma

in tutto

il

seguito del catalogo

non appare

il

pi leggero vestigio del corso del

calendario: laonde fa d'uopo confessare, che di questo ordine dopo Dionisio e Felice si perde ogni traccia. E pure un altro rapporto esiste fra gli indici filocaliani e l'albo

da me ricomposto in quattro colonne. Nella tavola flocaliana delle depositiones episcoporum mancano Ponziano, Fabiano, Cornelio, Sisto, perch i loro natales erano nel novero dei pi solenni tra quelli dei martiri, ed erano iscritti a parte nel feriale della chiesa romana. Nel mio albo appunto quei quattro nomi vengono per i primi nella prima colonna, capitanati da s. Sisto tra tutti il pi famoso, ed aggiunto al
loro

numero Eusebio,
il

cui

dopo pubblicati

gl'indicoli filocaliani

il

papa Damaso con

nobile iscrizione die

nome

e gli onori di martire, e

che dai pellegrini in separata

cripta era venerato con culto speciale.


pontificio, di

Adunque

nell'apparente disordine dell'albo

verati tutti

che ragiono, v' un doppio ordine; quello dei vescovi stranieri annoinsieme dopo i romani, e quello dei martiri pi illustri e nel secolo quinto

pi venerali posti in primo luogo e nella prima colonna. Inoltre la seconda colonna ripristina da se l'ordine della successione dei papi secondo la loro vera serie: Dionisio,
Felice, Eutichiano,

Gajo, ed in fine (ommessi Marcellino

Marcello sepolti lungi

dal cemetero di Callisto, ed Eusebio trasferito alla colonna dei santi pi illustri)
Milziade.

Bench

il

metodo della

serie cronologica

non

sia stato nelle altre

colonne
cinque

serbato, pure la reminiscenza che

ne troviamo nella disposizione

di questi

nomi non dee

essere fortuita,

ma

originata dall'abitudine di collocarli in quell'or-

il rapporto, in che sono le mie quattro colonne del catalogo episcopale coi tre nomi di papi, cio di vescovi, che soli tra tanti scelse e segn il topografo salisburgense. Egli segn: primiis s. Xystus, Dionysius papa et martyr, Jnlianus papa et martijr. Ora Sisto il primo del nostro catalogo,

dine. Degnissimo in fine d'osservazione

Dionisio

primo della seconda colonna, Giuliano il penultimo della quarta secondo i non per secondo i geronimiani, nei quali tutti egli l'ultimo, ed Ottato ommesso. Cotesto nome di Ottato sarebb'egli forse un'aggiunta posteil

codici epigrafici;

j'ore alla

39

di Sisto III ed alla

prima incisione sul marmo deirepigrafe

sua contemle notizie

poranea registrazione neiranlichissimo martirologio? Quando esamineremo


ed
i

monumenti, che (eWOptatus episcopus m' avvenuto poter raccogliere, troveremo, che veramente egli non fu un martire dei secoli vetusti e dell'et anteriore a Sisto HI, ma visse ai giorni medesimi di quel pontefice. Laonde l'ommissione del

nome

di lui

nei codici

del martirologio,

il

JnUanus prescelto

tra tanti dal Salisbur-

gense, l'ultimo luogo dato ad Optatus nei codici epigrafici

binazioni casuali,

ma

piuttosto ci

non debbono essere comsuggeriscono che quel nome non fu da principio


complesso di queste osservazioni prova,

nel solenne catalogo, e dipoi fu aggiunto all'estremo posto forse in lettere minori
e dal Salisburgense

non
mio

viste o neglette. Il
la

che

la

mia

industria nel tentare


e

ricostruzione di cotesto catalogo

non

stala al

m'ha condotto almeno ad avvicinarmi da qualche lato al vero. Non possibile, che per un mero caso la semplicissima operazione di disporre alternativamente nomi in quattro colonne, suggerita dalla mancanza alternativa di cinque nomi nei codici geronimiani, dia una serie, nel cui apparente
tutto

vana;

che

il

tentativo

disordine scopro rapporti assai notabili coll'antichissimo feriale della chiesa romana,
col culto
testo

dei martiri pii illustri del cemetero di Callisto nel secolo quinto, con

il

del topografo salisburgense, con le arcane notizie dell'ignoto Optatus episcopus,


la

con
dei

solenne iscrizione di papa Pasquale


pontefici,

con la medesima serie cronologica

romani

bench

di essa sia chiaro, che in questo catalogo

non

si

volle

pu esservene soltanto alcuna quasi involontaria reminiscenza. Ma penetriamo pi addentro nell'esame di questo prezioso documento. Fino ad ora dei molti e confusi nomi segnati sotto il d 9 agosto nel martirologio geronimiano ho esaminato quelli soltanto, la cui serie combina con il catalogo aggiunto nell'epigramma Hic congesta nelle sillogi di Closterneuburg e di Gottwei. Ora tempo, che tutto il latercolo geronimiano del 9 Agosto sia da me discusso per restituire, se possibile, alla genuina sua forma la commemorazione quivi registrata de' pontefici sepolti nel cemetero di Callisto. Trascrivo in cima alla
tenere conto, e

pagina seguente
degli inediti,

la lezione dei quattro codici

maggiori gi divulgati per

le

stampe:

come ho

gi detto, poi terr conto. Nei tre primi l'ordine de'

nomi

eguale, e perci ne segno le sole varianti dal testo del

Blumiano

il

quarto
marti-

confuso

e tiene
ai

un ordine alquanto

diverso.

La

lettura

del quadruplice testo d


I

piena ragione

Bollandisti, che in esso videro

un

labirinto inestricabile.
sei

rologii abbreviati della famiglia


l a caso dal principio,

geronimiana citano

o sette

nomi
di

presi

qua

dal mezzo e dal fine della lunga litania, e perci accres

scono la confusione d'un

depravato e corrotto latercolo.


di Einsiedlen.

A modo

esempio ne

propongo due

inediti del

monastero

/^. id.

Aug.
.

V.

l.

Aug.
.

In Sinnio rustici
criscentiani
.

Romae
.

Dionisii epi
mililis
. .

tihurcii
.

romani
.

antonini

Dionysii

epi

tiburlii

antonini
.

secundiani

marcelliani

veriani.

40
Blum.


monius
si

41

Pergamo,
citt dell'Asia

muta
il

in Primiis e finisce col divenire

minore;

e quasi tutto

gruppo nei primi


;

tre

codici

assegnalo

all'Oriente, nel quarto

una parte dei vescovi sepolti in Roma nel cemetero di Callisto. Segue la litania de" nomi concordemente registrati sotto il titolo In Alexandria; ed essa, eccetto pochissimi nomi, una seconda lista
dato alla Tuscia
noi per fra essi riconosciamo

imperfetta dei vescovi sepolti in Roma nel cemetero predetto. Viene poi la menzione di Roma ed in tre codici anche del cemetero, ma applicata alla sola deposilio DGnysu episcopi che se dee essere intesa del papa Dionisio in quel giorno
e

meno

falsa. Nel quarto codice a Dionisio

sono aggiunti Celeslio


altri

Faustiniano

Faustino

per in due codici

dato a Colonia con


atti

quattro

martiri, dei quali tre per

sappiamo spettare a Civitavecchia in Thnscia. Chiude di s. Martino Rrivense presso Liil latercolo in parecchi codici la menzione esatta moges. Accingiamoci al riordinamento di questo guazzabuglio. L'impresa ci sar in parte agevolata, in parte resa piij ardua dalla lezione di tre codici inediti; dei quali i primi due sono assai pi preziosi dei quattro sopra allegati.
testimonianza dei loro
Cocl.

Berti.

Cod. Val. Reg.

Cod. Dungal.
V. id. pas atoii

\id.\G. In oriente natalis sci Firmi, rustici


IN ORI 6 Rustici Firmi
.

Me

VID AGS
NICOcqEDIA
Ladici
.

piermoni
tyberiani

criscentiane

largi
.

lyhurti

Firmi

R;
.

liei

anni

theodore
.

Nomidianae
.

Juliani
.

laudaci

iuliani

policarpi
aliis

primi
.

xisti

Pennoni
Largi
.

Criscentiane

Q)anon
pi
.

IT

policar

agatopy et aliorum numerum


carpari
.

felicissimi

Jamragdi cum
. .
.

X
.

Tihurti
.

scorum
f''
Valesti

Anni Tibcriani (1) Nonidiane Tlteodori


.

1{0C96 In
terio

dria natale sTurum Antonini enti tybortini valeriani dionisi fclicis ciani gagi melciadis . stephani urbani
. . .
.

In alexan et annion
.

Permonii Crescentiani Largi Tiburti Tiberiani Teodori Juliani Laudaici


.
.

Primi
Sixti
.

Policarpi

Nemiodani
.

Laudici
Sixti
.

Jtiliani

VIA APPIA_
deposi t io dionisi epi

luci

mamon

sanctyri

Nimidiani

ladici

Pulicarpi
.

Primi
et

Sixti Agatopi aliorum numero XII. Felicissimi Carpofari


.

6T
Tusciae

IN

COLONI

romani inilltis Juliani .policarpi .Romae in ci miteriodeposilio


dionisi fpi
;

Sudaci Fitini et aliorum XI

et

in nicomedia nati
-i.

scrum
.^

"

>.

togati
. .

VIA AVRELIA
miliario

faustini

viriani

Marcelliani secundiani

Zemeragdi ciimaliisX.
.

XV
.

Xisti. et in urbe sci

martyni brioinsis

IN

AL6XANDU
.

Scrum
Qtonion

Antonini
.

Tiburtini
.

Faustini Yiriani Q)arcelliani Secundiani et Sixti


Et

Yaleriani
Felicts
.

Dionisi

in_VUIS6LC90
et

Euticiani

vix Sci Martini


Irivinsi

Gagi

Melchiadis
.

uigl

Stephani Urbani Luci Satiri


.

Sci Laurenti

cum

6 iunio praeveniente

Il

primo conservato nella biblioteca di Berna vince gli altri esemplari geronimiani nell'integrit, o per meglio dire nella minore contrazione e corruttela delle
indicazioni topografiche;
il

secondo, che

tra

manoscritti della regina di Svezia,


scrittura;
il

ha

la prerogativa di postille interlineari

contemporanee della prima


s.

terzo

venuto dal convento


tirologio dal P.

di

Dungal
e

in Irlanda a quello di

Isidoro in
il

Roma
di

il

mar-

Bollando

dai dotti Irlandesi citato sotto

nome

Dungallcnse.

Comincer dall' espungere il Nalalis sancii Rotnani militis ; cio del mlite nominato negli atti di s. Lorenzo, e perci dall' Einsiedlense secondo e dalla poPrima era scrino Tibiritiani, poi
fa corretto Tiberiani.

(1)


stilla

viiles
;

del codice

vaticano chiamato Romanus

la

cui festivit

notissima

per

altri

martirologii, cominciando dal

romano

piccolo, ov'c scritto:

Pwmae Roscritto

mani

militis.

Questo esordio

si

legge nel solo codice di Lucca, senza indicazione di


altri

luogo e separatamente dagli


nel codice di Epternach,
stilla interlineare

martiri romani.

Il

nome Romanih

anche
po-

ma
il

fuori di luogo; ed inserito coli" aggiunta militis in


in chniterio depositio dionisi epi nel predetto

codice soltanto entrata esemplari vaticano. Cofcsta postilla in alcuni nel testo extra or-

sopra

Romae

dinem

non

spetta al martirologio che

chiamiamo geronimiano, ma
piccolo.
si

aggiunta

posteriore tratta prol)ahilmente dal


Oriente
Rustici,

romano

Segue in cinque esemplari: In


legge passio /Intonii, Firmi,

Firmi, Rustici, Pernioni; nel Dungallense


Pcrmonii.

Ahhiamo veduto, che altii mutano Fermo in Sirmio, corruttela manifesta. Fermo e Rustico sono una coppia di martiri celebri e appunto nel d 9
la scrittura

Agosto coronati in Verona. La parola Veronae, per

svanita dell' archetipo

vedremo nei codici geronimiani. Il nome Anlonii premesso nel Dungallense nulla ha di comune con i martiri Fermo e Rustico: ne troveremo poi il vero luogo. Scriviamo adunque senza esitazione: Veronae Firmi, Rustici. Kesia a. si[)cgarc il Pennoni. Questo cognome strano assai pi verisimile la lezione solitaria del codice di Epternach, Perfjamo. Il Fiorentini sospett, che qui sia nominato Bergamo, ove si dice essere nati Fermo e R^uslico; ma i martirologii sogliono notare il luogo della morte, non della nascita; ed pili ragionevole il pensare a Pergamo dell'Asia minore in rapporto con i martiri che segucmo, non con Fermo e Rustico che precedono. Non perci attribuir a questa citt i due nomi immediatamente soggiunti
stata interpretata in Oriente: ed altro
e
:

che questa metamorfosi vediamo

Crescentiani (altrove Crescenliane, Crescentionis)

Larg. Un'occhiata al rimanente del


dell' 8 Agosto,

paragrafo fino a\V in Alexandria, una

ai fasti

Smaragdo cum aliis X, e si scriva XX, numero concordemente aggiunto da parecchi antichi martirologii al nome di Smaragdo colle parole appunto cum cdiis A A (1). Tolti questi nomi pntprii del giorno 8 Agosto, molti altri tra quelli, che rimangono, debbono
, ,

che qui sono ripetuti ed interpolati (secondo il Crescenziano tiri del giorno precedente ; cio Largo

avvedremo, canone sopra ricordato) alcuni mare tosto ci

Carpoforo

essere sceverati dai pochi, che forse saranno da attribuire a

Nella serie, che in


sciuto

tutti

codici

comincia dopo

Tlieodori,

Pergamo. abbiamo

gi

ricono;

un frammento del catalogo episcopale spettante al cemetero di Callisto esso h interpolato con nomi non solo di Carpoforo e Smaragdo cum aliis X{X), ma eziandio d'altri martiri romani, dei quali poi ragioner. Gli strani nomi del Duni

gallense Judaci, Fintini o Fintinni

sono spiegati dal quarto dei codici editi sopra proposti. Quivi il secondo esemplare del catalogo episcopale confuso col primo; e dopo aliormn XI sono segnati quattro nomi Sintini, Ximidiaci, Ladici, Juliani, che da tutti gli altri manoscritti apprendiamo essere gli ultimi del secondo catalogo e
ci

dover essere

restituiti

al

loro luogo

dopo Mamini.

Il

Dungallense, che pende ma-

(1)

V. Sollcriiim ad Vsuardum die 8. Aug.


mutando
y-lnteri

43

il

nifestamcnte da un codice simile al quarto predetto, pone

colmo

alla corruttela

Ludici (che altrove Laudaci) in Jiidaci, e Sinlini in Fintini. Cos Mannonis h (xcnulo Mannom Sanlei, Santiri, Sanclyri, Sastiri, Satiri, Sintiii, Fintini!

Tolti a

Pergamo

tutti

nomi

segnati
Tiburti,

dopo Theodori, restano

a quella citt Tiburti,

f^dcriani troviamo poi nel secondo e meno imperfetto esemplare del catalogo predetto; laonde Tiburli, rt6e>m?w potrebbe facil-

Tiberiani, Anni,

Theodori.

Ma

nomi, che ricorda i due fratelli famosi negli atti di s. Cecilia, e che sar da noi esaminata insieme a tutto il gruppo de' martiri e confessori romani. Adunque dei soli Annio e Teodoro non abbiamo indizio o dubbio speciale, che sieno da trasferire ad altro luof^o, e per ora
m'arrischio soltanto a scrivere Pc-ifami? Anni, Tieodoti. Seguono quattro nomi del catalogo episcopale che nel maggior numero de' codici sono ordinati cos: Moniidiani^ Laudicei, luliani, Polycarpi; e ad essi sono soggiunti Primi, Aysli, Acjalliopi et uliorum numero .17, Felicissimi. I quali tutti
,
:

mente

essere corruttela di Tiburli, Faleviani, coppia di

esamineremo

poi, confronlandoli col


titolo

secondo

esemplare
I

inserito

nel

para^^rafo

primi santi assegnati ad Alessandria in quattro codici sono scritti cos: natalis sanctorum Antonini et Onion- nel vaticano Annion ; il Bernense ommette natalis:, l'Epternacense segna Li lax An-

che ora viene ed ha per

Li Alexandria.

tonini

et

Tonioni.

Antonino

veramente un martire alessandrino


il

anch'

of^^i

ve-

nerato in tutto rOriente sotto

chiamato Antonio (i); a lui dobbiamo riferire il primo nome segnato in questo giorno nel Dungallense: Passio Antonii. Il compagno di Antonino, Onion, h sconosciuto; ma poich in
,

d 9 agosto

e talora egli

quasi

tutti

codici scritto Li Alexandria sanctorum, ed

martiri

che seguono

dopo Onion spettano


dai fasti ecclesiastici,

Roma, converr congiungere


et

al plurale srtc/o/7wi e lasciare

ad Alessandria questi due Antonini


il

Onion;

de' quali
le

secondo da niun indizio

confermato contrastato. Anzi ecco un


il

primo

le

gravissimo argomento per crederlo alessandrino. Lo strano cognome Onion parmi da emendare Orion: cognome che fu comunissimo e quasi proprio appunto ai
fedeli di Alessandria
(2).

Perci scrivo con poco timore di errare: Li Alexandria


et

natale sanctorum Antonini

Orio(nis).
,

questi

nomi sono immediatamente sogil

giunti Tiburti, ovvero Tiburtini

Valeriani e
la
i

poi tutto

catalogo

episcopale del
sia

cemetero
pazione
nei

di

Callisto. Io credo

che
tutti

coppia Tiburli J^aleriani qui


codici

un' antici-

dell' li di Agosto,
s.

ove

geronimiani segnano

la

memoria
e

di

quei due compagni di


codici

Cecilia, per ragioni


le

che altrove dir. Frequentissime sono


per posti-

del

nostro
i.

martirologio
tre

ripetizioni per anticipazione

cipazione dentro

limiti di

o quattro giorni; e manifesti esempi ne

abbiamo

anche nel solo triduo 8, 9, 10 Agosto (3). Perci la coi)pia Tiburli Valeriani, Tiburli Tiberiani due volte premessa al catalogo episcopale callistiano mi sembra non

un
telli

fortuito concorso di

due nomi

identici o simili a quelli dei

due celebri fradi

romani

ricordali nel martirologio


eccl.

dopo due

ma
19

anticipazione

quei

(1)
(2) (3)

V. Alartinov, Annnl. V. V.
FloreiUiiii,
il

(raeco-Slav.
et

die

9 Aug.
Aug., 19 Sepl.
i

Martyr. occid. die 9


il

10 Febr., tx Mart-, SS Jun. (bis), 16, 17,


I.

codice di Eplernach presso

Fiorentini,
i

e.

p.
il

745, che nel


di

di

10 Agosto torna a ripetere


stati

nomi dei

santi Ciriaco,

Largo,

Crescenziaiio,

Menimio, Giuliano, Smaragdo,


tutti
i

quali gi sotto

8 Agosto erano

al

debito luogo registrati, e parte de' quali abbiamo sopra

veduto essere ripetuti in

codici nel giorno 9.

44
i

due celebri martiri romani essere qui nomi medesimi. Non potrebbero per commemorati insieme ai papi ed ai vescovi? Perch supporre assolutamente, che nel gruppo de' martiri e confessori sepolti in Roma commemorati sotto il d 9 Agosto non possono aver luogo Tiburzio eValcriano, mentre essi a capo di (|uel gruppo soiu) segnati? Per rispondeie a questa domanda fa d'uopo stabilire limiti del catalogo commemorativo, in grazia del quale facciamo (juesto spinosissimo esame. Eccoci adunque giunti al punto sostanziale dell'intrapreso processo: poi

niamoci a discuterlo accuratamente. Basterebbe la natura dei quattordici nomi, che seguono d(qio Tihur , Valeriani, per porci in guardia contro il congiungimento di questi con quelli. stato da me dimostrato con argomenti gravissimi, che il collegio dei quattordici nomi
predetti tutto episcopale;

ed
il

codici di antiche iscrizioni

ci

come dobbiamo supplirne


leriano,

principio, e che a capo di esso,


,

hanno insegnato non Tiburzio e Va-

Fabiano, Eusebio erano iscritti. Inoltre Tiburzio e Valeriano furono se[)(>lli nel cemetero di Pretestato; ed il gru[)po, di che ragiono, spetta al cemetero di Callisto. Della quale notizia topografica anche nei quattro codici sopra proposti apparisce una traccia. Quivi dopo rullimo nome
Sisto,

ma

Cornelio, Ponziano

del nostro catalogo. Poli/carpi^


scopi^ e nel codice di

si
:

legge:

Romae

hi coemeterio cepositio

DohjsH epilezioni
la

Epternach

Romae

Caelesli Dionisi

episcopi.

Queste

riunite e paragonate a molti simili passi del martirologio

danno senza dubbio


,

Romae in coemeterio Caelesli (cio Callisti) depositio Dionysii ma nel epscopi. Ora il pontefice romano Dionisio fu deposto non nell' Agosto Decembre; ne d'un Dionisio vescovo straniero deposto nel cemetero di Callisto catalogi, che veniamo esaminando, ci insinuano sospetto veruno. Chiunque per
restituzione seguente
:

sia

cotesto vescovo, di che

poi

parler, le notizie

sopra

raccolte ci invitano ad

applicare le parole
e di vescovi,

Romae

in coemeterio Callisti a tutta la serie

precedente di papi

il

non

al solo Dionisio.

Or bene

ques.to

confermato dall'inedito preziosissimo codice di


fiore desiderato della

ragionamento a chiare note Berna; ed ecco tra tante spine


il
.

testimonianza
Luci

es()licita e
:

solenne, che
.

gruppo dei
Euliciani
.
.

santi qui
Garji
.

commemorati
chiadis
.

spetta al cemetero di Callisto


.

Dionisi

Felicis

Mel-

Stepliani
.

Urbani

Satiri

iSlCOMEDlA
Calcsti
;
.

Ladici

Juliani

Manon IT

Policarpi

sanctoruin

ROME
dei

in cimiterio

flA APPIA
finale

depositio Dionisi epi.


;

Anche qui
che negli

la corruttela
altri

nomi

grande

Anteri divenuto Satiri


s

W Mannonis

ne ha generato la metamorfosi in Sanliri, Satiri, trasferito dopo Juliani e scritto Manon. IT {coh itcm). Il catalogo medesimo diviso in due parti pel mutame4ito di Mumidiani in ISlcodici precede Anteri e col suo

mutazione dimostrata arbitraria e falsissima dal nome proprio Numidiani confermato non solo dal consenso di molti codici, ma dal catalogo epigrafico a pie delT epigramma Ilic comjesta , ed anche dal frammento di greca
la ((uale

COMEDlA:

iscrizione trovato nella cripta papale.

Adunque

l'

industria dello scrittore di cotesto

codice nel dividere

grup{)i e nel distribuir loro le note geografiche, merita revisione

e confronto con le testimonianze degli altri esemplari e della storia. Ci posto,

notiamo

bene, ch'egli

Romae

ii

ha conservato interissima la notizia toj)ograIca da me tanto cercata cimiterio Calestivia Appia, ma sembra averla voluta applicare al vescovoDioci


Pur nondimeno dopo i nomi e prima
nisio.

45

~
Tuso

trascrive dall'archetipo la voce sanctorum posta contro

della nota g^eografica; talch quella voce abbraccia la serie pre-

cedente

e la

collega al Roinae in ctmiteno Calesti via Appla. Queste parole


all'

adunque

dall'originale contesto sono richiamate

antecedente catalogo; bench lo scrittore sembii averle attribuite al jseguente Dionisio vescovo. La storia ed i codici epigrafici

di

Closterneuburg

e di

GiUtuei

e'

insegnano a riconoscere vera

la

testimonianza

del contesto. Inoltre

osservo, che trattandosi

non del

nalale,

ma
la

d'una generale
al

commemorazione
Callisto,

del collegio de" santi, che


la

maggior lustro davano


(rjuiescentliwi)

ccmetero di

naturale

posticipazione della nota topografica, per


Cornelii
eie.

(commemoratio?)
Callisti.

Ajjsli,

sanctonu
il

nuova formola Romae in coeuicterio

E questo ragionamento

riceve

suggello dall'esame del seguente paragrafo.

Come

nei <|ualtro codici editi, cos nel Bernense e nel Vaticano, viene dcposilio

Dioiisi epi.

Essendo cotesto Dionisio uno


lui

solo, a lui

non possiamo rannodare


nel
d

le

parole

sanctorum etc; ed essendo di


sitio
,

segnata a parte ed in termini espressi la depo9 Agosto la

dobbiamo cercare
e

s'egli

vera

propria anniversaria

un vescovo, di cui cadeva commemorazione estranea a quella


si

generale ed impro-

pria del precedente catalogo. Ora

noti,

che

le

voci

et in

Colonia, nei codici im-

mediatamente soggiunte alla depositio Dionysii, sono applicate ad alcuni nomi, cui non possono in guisa veruna spettare. Gi il Tillemont ed Bollandisti hanno dii

mostrato che la nota geografica,

in Colonia,

non

conciliabile

con Veriano, Marcel-

liano e Secondiano (1); i quali appunto nel giorno 9 Agosto furono uccisi e sepolti poco lungi da Civitavecchia, regione assai nota ai geografi, e dove niuna citt, niuna

borgata esisteva appellata Cohtnia.


dici, tranne
il

Corbeiense,

Faustino o Faustiniano segnato in tutti coignotissimo; e sull'unica fede de' nostri manoscritti
Il
i

tanto confusi e corrotti


Sollier leggendo in

non possiamo aggregarlo ai tre martiri di Civitavecchia. Il Usuardo apiul coloniam Tiisciae Veriani, Maycelliam\ Sccimdiani,

stim che di due indicazioni geografiche diverse segnate nei codici antichi, cio Coloniae e Tusciae, sia stata fatta quella strana fusione apud ColonianTtisciae r\])eiuli
in molti posteriori marlindogii (2).

Faustino adunque o a Dionisio applicheremo la nota Coloniae; ed a Veriano, Secondiano, Marcelliano la notai in TImscia, che in

fatti

segnata, bench fuori di luogo, nel codice di Epternach. Questa restituzione,

gi di per se evidente, eccola anch'essa confermata dal codice di Berna, che le geo-

grafiche note pi degli altri


altres la via Aurelia, sulla

conserva. Quivi non solo nominata la Tuscia,


al

ma

quale era veramente


miliario

miglio

XLVI Civitavecchia:

ET

IN COLONI
cundiani

Tusciae

VIA AURELIA

XV

Faustini Viriani Marcelliani Se-

Le notizie premesse chiaramente c'insegnano, che le voci et in Colonia Tusciae debbono essere separate. E ci faremo colla semplice trasposizione
et Sixti.

del Coloniae e del Faustini. La geografia, la storia dei cemeteri romani e gli

atti

dei

martiri

ci

suggeriscono una delle due emendazioni seguenti. In Colonia (o meglio


et

Coloniae) depositio Dionj sii episcopi,


liario

Tusciae (meglio in TImscia), via Aurelia mil,

\(L)V,

Veriani, Marcelliani, Seciindiani

rimanendo vagante Faustino


j>atria
mcc,
il

in cerca

d'una patria. Ovvero viceversa rimarr senza


li)
(2)

vescovo Dionisio: .... deIli

Ada
V.

ss.

T.

II

Atig. p.

')0-2,

'i03,

Tillemont. Uist. ceri., Pcrsc. de

mite VI! T.

p. 7IJ4.

Solleriiiin

ad

C'siiardtim

9 Aiig.

postio

46

in Tliuscia via

DionysH epscopi

et

in

Colonia Faustini,
il

Aurelia mUliario

\{L)V
segn

Vcriani, MarcelUani, Seciindiani.Ma


coi tre sopratletti Veriano
tre croci
,

codice viifcajio assegna Faustino aNicomedia


e

Marcclliano

Seconclian!).

L'antico emendatore
di

sopra questi

tre

nomi, certamente per separarli da quello

Faustino e

mostra che dalla nota "eofrafica ^'iconmliae, e sopra MarcelUani scrisse toyati. Ci eli bene intese (juei martiri essere i tre coronati presso Civitavecchia; imperocch
narra che Marcclliano era un logatus del prefetto di Roma. Adunque sulla fede di quel codice noi potremo dare Faustino aNicomedia; citt che anche nel Bernense abbiamo trovato segnata, bench fuori di luogo, e sostituita nel posto del cognome ISinnidiani. Le tante corruttele per ed i tanti arbitrii dei copisti

appunto nei loro

atti

si

mi fanno
;

esitare e scriv(;r interrogativamente: Coloniae? (epositio Diomjsii episcopi,

iMcomediae? natale Faustini. Di Dionisio vescovo di C(donia non conosco ricordo veruno ma la serie dei primi vescovi di quella sede ha molte lacune. Ad ogni modo consta, che una emendazione qui necessaria; e che la nota geografica Cnloniae sta
fuori del luogo suo, e la topograllca a noi importante sanctorum in coemeterio Callisti via Jppia non pu essere ragionevolmente disgiunta dai nomi, cui la voce sancto-

rum
papa

e le notizie storiche

dei cemeteri suburbani la collegano con pieno diritto. Ai

martiri di Civitavecchia dato per socio


Sisto II
li

conferm; laonde

la

un Sisto. IN'ei commemorazione di


(juel

loro
lui

atti

leggiamo, che

il

pu

essere stata aggiunta

per questo
traslocato
;

titolo.

Farmi per pi verisimile che

nome

sia,

come

tanti
il

altri,

e spetti al catalogo callistiano, nel

quale Sisto dovrebbe essere

primo.

Ora accingiamoci al confronto tra i due frammenti del catalogo trascritti Funo innanzi, Faltro dopo il paragrafo in -i/extmf/Wo; e dell'importanza del nome di Sisto in quel documento scopriremo un nuovo gravissimo indizio. Metter a parallelo in due colonne i nomi dei due frammenti secondo l'ordine del massimo numero de codici.
Dionysi
Felici

Fnticiani

Gagi
Melciadis
Slepliani

Urbani
Luci

Mannonis
interi
ISumidiani

JSumidiani
,-

Laudicei
Juliani

Laudlcei
Juliani

Polycarpi

Polycarpt

Primi Aysti
yiyathopi
et

aliormn

n.

AI

Felicissimi

47

L'unica questione, che cotesto confronto propone a trattare, se l'aggiunta Primi Xysti /l(jat1io'pi et aliorum numero A7 Felicissimi spetta o n al catalogo predetto. Co-

mincer dal riordinare le parole "di quest'aggiunta evidentemente scomposte. Ninno ignora il celebre gruppo dei santi festeggiati nel giorno 6 Agosto: .l/s/t m coemeterio Callisti, .il apili et Felicissimi in coemeterio Praetexiati. Nelcemetero medesimo di Pretestato stato teste rinvenuto un graffito, ove. come nei nostri codici, scritto ^/</afj

thopus in luogo di Jrjapitus:


le parole et

AGATOPVS

FELIClSSlM<s

MARTYRES

(1).

Laonde

aliorum numero AI, che separano Agatopo (ossia Agapito) dall'insepara-

bile socio Felicissimo,

sono fuori di luogo; e rester solo a vedere, se esse possono


Felicissimi e lasciate a cotesto paragrafo, o

essere trasferite

dopo

debbono

essere

da

cotesto paragrafo discacciate e

mandate

in cerca della
i

loro vera sede.

Agapito e
post

Felicissimo diaconi di
di lui;

s.

Sisto

furono

primi compagni

del glorioso martirio


et

ma

ad
di

essi

il

libro

pontificale aggiunge altri quattro uccisi cim eo,


s.

iertium cliem l'arcidiacono suo


la

somma

undici

(2).

Lorenzo parimente con quattro, che in tutto danno Ci posto, nei codici nostri sar forse da emendare: Xysti,
et

Ayatliopi (antico errore volgare per Agapili)

Felicissimi et aliorum (in totum?) nu-

mero AI? Non ardisco i-ispondere con qualche fiducia; e sospendo il giudizio. Una memoria per di s. Sisto con suoi colleghi di martirio, o circoscritta ai soli due diaconi famosi, od estesa a tutti gli undici registrati nel libro pontificale, e certamente segnata nei codici geronimiani nel giorno 9 Agosto, cio nel quarto dalla morte
i

del pontefice e nella vigilia dell'arcidiacono di lui


solite

s.

Lorenzo. Sar essa una delle


callistiano,

che esaminiamo; ovvero sar parte ed appendice di quel catalogo? Un grave argomento mi fa propendere in favore dellultima ipotesi. In tutti i codici scritto Primi A'ysti:

ripetizioni di quei codici, senza rapporto

veruno col catalogo

mentre niun vestigio rimane d'alcun martire di nome Primo in qualsivoglia modo congiunto a s. Sisto o festeggiato in questi giorni il Salisburgense descrivendo la cripta papale del cemetero di Callisto comincia dalle parole Primus s. Aystus ; e nel catalogo epigrafico di Closterneuburg e di Gttwei il primo nome quello di Sisto. Egli riposava in mezzo a molti suoi colleghi, e non era primo tra loro ne per topografica ne per cronologica prerogativa lo era soltanto per primato di rinomanza e di culto. Non parmi fortuita la coincidenza delle parole del Salisburgense primus s. Aystus col Primi Xysti dei codici geronimiani. Ed al sommo verisimile, che riscrizione di Sisto III certamente veduta da quel topografo, e che sopra ho spiegato avere forse suggerito la scelta dei pochi nomi da lui registrati, sia la comune origine del primus Xystus, Primi Xysti in documenti tanto diversi e che pure hanno tra loro s notabili analogie. Consideriamo, che Sisto III adornando la cripta papale, ed ivi scrivendo nomina episcoporum et marfyrmn commemorans, doxelle a\erer mira
e
, ;

l'onore ed

il

culto del suo glorioso

omonimo

predecessore Sisto

II,

quivi con tanta


al

fiducia invocato dai

Romani

e dagli stranieri.

Poniamo mente anche

giorno intra

octavas di

s.

Sisto ed alla solenne vigilia


lui
s.

cum
la

jejunio praeveniente dedicata all'arci(quiescen-

diacono di

Lorenzo prescelta per

commemorazione episcoporum
la

tium) in coemeterio Callisti, e


(1)
(2)

ne dedurremo

conseguenza, che se nel catalogo com-

V. Bull,

di arch.

crist.

Cennaro 1863.
Il,

Lib. punt.

in Xijsto II .

IV.


memorativo
Felicissimi, queste

48

commiste
le

dei vescovi predetti noi troviamo

voci Primi Xysli, Jrjatopi,

non

del)l)ono essere inconsideratamente da noi separate dal prece-

dente catalogo, come memoria distinta ed indipendente. Anzi mettendo insieme le parole del libro pontificale, quelle degli atti di s. Cecilia, i cenni del Salisburgense,
il

epigramma Ulc congesta, e confrontandoli con i due scom])osti frannuenti della commemorazione segnata sotto il d 9 Agosto nei codici geronimiani, quasi tenterei di ricomporre la memoria dedicata da Sisto III in circa cos:
catalogo soggiunto alT

NOMINA EPISCOPORVM MARTYRVM ET CONFESSORVM


QVI DEPOSITI SVNT IN COEMETERIO CALLISTI
XYSTVS CORNELIVS PONTIANVS FABIANVS EVSEBIVS
DIONYSIVS FELIX EVTYCIIIANVS GAIVS MILTIADES

STEPHANYS
LVCIVS

YRBANVS

MANNO
NVMIDIANVS
lYLIANVS
OPTAIVS

ANTEROS
LAVDICEVS

POLYCARPVS

HORYM

PRIMYS

SANGTVS

XYSTYS
XI.

PASSVS GVM AGAPITO FELIGiSSLMO ET ALIIS NYMERO


Le due ultime linee sono certamente
assai ipotetiche
;

ed in questa restituzione
III. Il

manca una

parte essenziale, cio

il

nome
s.

dell'autore dell'epigrafe, Sisto


tolto

cata-

logo dei noni per capitanati da

Sisto

da codici tanto autorevoli


diversi, che io

condi

fermalo da concordanze
citarlo

squisite
il

di

documenti
parmi da

non dubiter

con fiducia appellandolo


i

calaloyo di Sisto III.

tutto

il

latercolo del d

y Agosto secondo

codici geronimiani

restituire

nella forma seguente:

V IDUS AVGJ STAS


Veronae Firmi^ Rustici Pergami? Anni, Theodori Alexandriae Antonini et Orionis
Coloniae? dep. Dionysii episcopi
(

cornmemoratio episcoporum ?)

IJionysi

Nicomediae

? Faustini

In Thuscia via Aurelia mill. In urbe Lemovix


Sancti Martini Brivensis
et

XLV

f^eriani, Murcelliani, Secimdiani

Vigilia saicti Laurenlii

cuin icinnio praeveniente.

Non pretendo
esalta della

avere indovinato la collocazione precisa d'ogni


postilla;

nome; ne

la

formola

marginale

nulla per ho segnato

disposto a caso, nulla per

mero

arbitrio e senza alcun indizio fornitomi dalla scrittura dei codici.

Dei primi papi

49

VII.

CAPO

sepolti nella cripta di s. Sisto, e se essi furono

Aniceto, Sotere, Zefirino ed Urbano

Fin qui ho ragionato dei documenti, che tutti in complesso abbracciano i sepolcri papali del cemetero di Callisto, segnatamente quelli della cripta di s. Sisto. Ora viene, che io esamini gli istorici cenni concernenti le singole tombe dei papi
deposti nella cripta predetta. Nel capo quinto ho dimostrato, che
il

libro pontificale
la se-

con

la

furmola semplice sepultus est

in coemeterio Ccdlisti

denota propriamente
i

poltura in quella stanza. M'accingo a fare la rivista d'ognuno tra le cui vite con la citata formola sono concluse.

romani

pontefici

Milziade l'ultimo di questa schiera gloriosa; e dopo lui ninno dei romani pontefici ebbe l'onore dal monumento in qualsivoglia parte del cemetero papale. Marco
ripos nella basilica sua tra

tima via:
di quelle

ma

TAppia e l'Ardeatina; Damaso nella sua presso quest'ulnel primo tomo ho posto in chiaro la topografica e storica separazione
callistiano.

due basiliche dal sepolcreto

La
il

ricerca

adunque, che in questo

capo comincio, non scender a tempi pi recenti di quelli


di Costantino.

di Milziade e dell'impero

primo ed il pi lontano termine, al quale dobbiamo salire. Fino ad ora tra i nomi dei romani pontefici, le cui reliquie erano venerate suU'Appia, non ne ho ricordato veruno pi antico di Zefirino. Ma il Bosio con quasi tutti gli eruditi e gli storici ecclesiastici pone in quel novero due antecessori e non immediali di Zefirino, cio Aniceto e Solere. Discutiamo
limite
le ragioni ed il

Non

cos definito ed incontroverso

valore di questa affermazione.

Nel
i

testo volgalo delle vile dei papi,

che porta

il

nome

di Anastasio,

d'ambedue

anche si legf^e in Anastasio; come ad nell'Ambrosiano edito dal Muratori (1), che tercodici anteriori in quello di Lucca, che contemporaneo del papa Comina in Paolo I (anno 757), e
stantino (anno 714), del quale ho ragionato nelT.Ip. 123. Nellindice delle sepolture dei papi, trascritto nei prolegomeni a questo volume, il catalogo dei requiescentesincy-

predetti pontefici scritto: sepidtus est in coemeterio Callisti. Cos

miterioCaUxli comincia parimente da Aniceto

e Solere.

Questo indice termina in Zaccaria

morto nel 752; e perci fu compilalo poco dopo il codice diLucca, poco prima dell'Ambcosiano; e concorda con le recensioni del libro pontificale proprie di quei codici (2), Mail cardinale Tamburini nella dissertazione manoscritta sul cemetero di Callisto (3)

non

pot indursi a credere, che Aniceto e Solere sieno

stati in

quel cemetero de-

posti;

imperocch

il

lesto delk) Schelstrate, cio


li

il

pi antico e perci pi autore-

pone ambedue nel Vaticano, ove fu veramente il sepolcreto papale nel secolo secondo. E le ragioni del Tamburini io confermer con documenti di grande valore. In prima la recensione del libro predetto, che non
vole, conchiuso nell'anno 530
[\] (2)

Script, rer. ital. T.

Ili

p.

9G, 97

,._

.,,,,:,

....

,'

Non
1.

cito

marlirologii,

penile soltanto nel secolo nono cominciano a notare


libro ponliDcale.

la

sepoltura di Aniceto e di Solere in coemeterio Callisti


Canisii,

sotto

di

16 e 21 Aprile, e pendono inanifestamenie dal


e.

V. Rabani, JUartyr. in

Lea.

vel. ed.

BasnageT.

Il P.

Il

pag. 324;

Notkeri,
(3)

P.

Ili

p.

116.
bibl.

Cod. Mise. XI nella

dei

monaci Benedettini

di s.

Paolo.

50

pi recente del 530, concorda anche con quella del 687 serbata in un codice di Verona (1); laonde l'opinione, che Aniceto e Solere sieno stati sepolti in CaUisti, co-

minci assai tardi circa il secolo ottavo. Alla testimonianza delle pii^i antiche vite dei pontefici manifestamente d peso il catalogo di Sisto III, che ho licom'posto sulla scorta dei codici epigrafici e di quelli del martirologio geronimiano; in ninno dei
quali codici fatta menzione di Aniceto ne di Sotere. In fine
il

Malinosburiense, che
ai

quasi

tutti

annovera

papi sepolti nel cemctero di Callisto, concordemente

pre-

detti cataloghi

non

esce dai limili del secolo terzo, e


di silenzio in

La quale concoidia
negativa,

niuno ne ricorda del secondo. parecchi documenti diversi prova non soltanto
e

ma
le

positiva; essendo quel silenzio dei


la

veniente con

cronologia, con la storia

con

nomi di Aniceto e di Sotere conmonumenti, che al secolo terzo ase

segnano
dei

origini e la

preminenza della callisliana necropoli;


e

confermando

la

testimonianza esplicita

formale dei pi antichi

libri pontificali contraria a

quella

pi recenti. Posso anche additare la cagione dell'errore


pontefici, della cui sepoltura disputiamo.
la chiesa della celebre

per uno almeno dei

due che

Gi nel primo tomo ho dimostrato,


gli

vergine

martire Sotere, ossia Soteride, eretta sopra

ipogei

callistiani,

Sotero (2),

da alcuni nel secolo ottavo era corrottamente chiamata di san Indi venne la nuova e falsa opinione, che tolse quel pontefice al Va-

licano e lo trasfer alle cripte di Callisto. Del simile errore

commesso verso Aniceto


Moretti, che Aniceto
i

confesso, che
e

non

so indovinare la cagione.

La congettura poi del

Sotere sieno

stati

in antico trasferiti dal Vaticano all'Appia (3), gratuita; e per

tempi anteriori
Tolti
di

al catalogo di Sisto III

ed

ai topografi

del secolo settimo, dal silenzio

di (juesti dimostrala vanissima.

mezzo questi due nomi imprendiamo a fare, comincer da

intrusi

circa

il

secolo ottavo, la rassegna, che

Zefirino, Egli fu sepolto in cocmelerio suo juxta

ho dovuto commentare nei capi 1, II, V di questo libro. Dai quali commenti si raccoglie, che V in coemeterio suo certamente spella alla prima sepoltura avvenuta il d 20 Dccembre; ma lo juxta coenieterium Callisti sembra aggiunta scritta dopo la traslazione fatta nel 26 di Agosto delle recoemeteriitm Callisti; parole, che avarie riprese
liquie di lui dalla cripta alla cella sopra terra. Ci posto, Y in cocmelerio suo sar
egli

sinonimo

dell'/;;

coemeterio Callisti; ossia Zefirino sar forse stato

il

primo

se-

polto nella cripta papale, e questa sar stala da lui preparata ai


L'istituzione del sepolcreto appellalo per antonomasia
fidato al diacono
il

suoi successori?

cemctero e da Zefirino af-

suo Callisto; la manifesta importanza,

che quel cemctero ebbe


i

fino dal suo principio, ed ove poi furono successivamente deposti

papi del secolo

tomba vaticana per quella dell'Appia sono ottime ragioni per credere lui medesimo istitutore della cripta papale callisliana e quivi deposto prima di tutti nel monumento principale. Aggiungono peso aquesti argomenti due considerazioni. La prima , che lo studio attento del sotterraneo m' ha dimostralo non esistere in esso altra regione, cui possa competere il
terzo; e l'avere Zefirino pel

primo cambialo

la

(1)

Bianchini, Ana.itns. T.

IV

p.

11.

;2)

V. T.

pa^.

260. Cf.

Ada

ss.

1'.

Ili

Ajiril.

p. 6,

ove confutalo

il

Ciacconio caduto annhegli nell'errore di confondere

la

vergine

Soteride col papa Sotere.


(3,

.Moretti,

$.

Callisto pag. 'J6-100.


nome
si

51

di coenieteriinn

Zephyrii,

eccetto quella ap[)unto della cripta papale; e ci

vedr nel libro seguente. La seconda, che il monumento primario della cripta ha il parapetto di predetta, con esempio unico in tutto il cemetero callistiano bellissima opera laterizia, simile a quella che adorna la facciata della cripta di

S.Gennaro nel cemetero di Prelestato, la quale spetta ai tempi di Marco Aurelio (1). Laonde diffcilmente potrei indurmi a credere, che quel monumento sia posteriore alle prime origini del cemetero e diviene probabilissimo, che Zefrino autore dell' ipogeo abbia ([uivi per se preparato il primo sepolcro. La quale opinione si verr rafforzando nei capi seguenti, che ci mostreranno Ponziano, Anterote e Fabiano morti nella prima met del secolo terzo tutti deposti negli umili loculi delle pareti laterali. Laonde se nel pi nobile sepolcro della [stanza papale giacque, com' credibile, un papa, io non veggo a chi meglio che a Zefrino potrei asse;

gnare quel posto. Forse Sisto


sore Sisto
II, il

III volle poi

quivi collocare

il

suo glorioso predecesalla trasla-

cui culto tanto primeggiava; e ci

pu aver dato luogo


che
Sisto III nel

zione

di

Zefrino al

superiore oratorio. Ceito

suo catalogo

posto dentro la cripta

non

fece
di

menzione
lui
,

di Zefrino.

Dei primi due successori

cio

di Callisto
dell'

ed

Urbano

leggiamo
tutti,

che

r nel Vaticano ne nel nuovo sepolcreto papale


i

Appia furono sepolti; mentre


eccetto
il

seguenti fino alla persecuzione e confisca decretate da Diocleziano

solo Cornelio, furono posti a giacere l'uno] presso l'altro in coemeterio Callisti. Cor-

nelio fu portato alle contigue cripte di Lucina; e di questa lieve eccezione alla re-

gola rendono ragione la storia ed


stiane ebbero

monumenti
e

di quelle cripte,

che con

le calli-

sempre

strettissimi vincoli (2). [Ma strana cosa ,


il

nel diaconato istituito

famoso cemetero

che Callisto, avendo poscia lasciatogli il suo nome, n(m


il

abbia avuto quivi l'onore del

monumento

presso

suo antecessore e benefattore Ze-

frino; e sia stato deposto solo al terzo miglio della via Aurelia in coemeterio Calepodii.

Ad un

conviene cercare una cagione proporzionata; e questa mi sembra nascosta nelle confuse notizie a noi pervenute intorno al martirio ed alla sepoltura di quel pontefice. Negli alti, che l'uno e l'altra ci narrano (3), ai critici
fatto s inaspettato

sembra

assai credibile

il

genere di morte attribuito a Callisto


fenestra
in

(4).

Quivi

scritto,

ch'egli fu gittato da

una

un pozzo

nel Trastevere; e ci pare meglio

convenire a p(q)olare tumulto, che a formale sentenza di magistrato o del principe.


11

corpo oppresso sotto una mole di

sassi fu tolto

di soppiatto
sito
,

dal pozzo e portato


s

al

cemetero predetto della via Aurelia prossima al

ove Callisto in

strano

ed illegale

modo

era stato ucciso.

Non
serie

cos facile

mi

sar

il

rendere conto perch Urbano manchi anch'esso alla


e
sia stato deposto,

papale, che esaminiamo;

secondo che

gli

antichi asseri-

scono, nel cemetero di Pretestato di fronte a quello, ove Zelirino e tanti successori
di lui

ebbero collegio di sepoltura. Vero

che

si

narra avere lui convertito alla


egli ci

fede Valeriano e Tiburzio

deposti in Praetextati :

ma

aveva

fatto

per opera

(1)

V.

Bull,
I

d'arch. crisi.

1863

p.

19 e segg.

(2)
(3) (4)

V. T.

pag. 312 e segg.


ss.

V.

Ada

T. VI Oct. p. i39 e segg.; Morelli,


Ili

V.

Tillcinont, nist. eccl. T.

p.

6S1; Armellini,

De s. Callisto p. 182 e segg. De priica refutatione haereseon

p.

170, 171.


di
s.

52

il

Cecilia; e colesta

vergine illustre da lui medesimo (dice

testo della narra-

zione) era stata sepolta nelle cripte di Callisto, ubi


tyres sunt collocati.

omnes episcopi confesso^es et marLaonde non veggo perch Valeriano e Tihurzio abbiano potuto
,

la cui Urbano della legittima compagnia dei pontelci e della martire sepoltura egli aveva tanto onoralo. Or bene torniamo col pensiero all' Urbano vescovo, del quale indizi gravissimi e memorie solenni nella cripta di s. Sisto abbiamo trovato; e consideriamo, che oramai chiaro due vescovi di quel nome

distaccare

essere stati venerali sulT Appia, l'uno in Callisti, l'altro in Praetextati.


forse essere

Non potrebbe

avvenuto
il

lo

scambio
Il

dell'

uno per

fi'

altro?

cripta papale essere

papa, e quelb) del cemetero di

Non potrebbe 1' Urbano della Preteslalo un vescovo d'altra


e

sede suburbicaria o straniera?

dubbio non

temerario;

vale la pena esaminarlo.

CAPO
Gli Urbani vescovi sepolti sulV

Vili.

Appia

furono duo, uno nel cemetero di Callisto,

uno in quello di Pretestato.

Che nel cemetero di Pretestalo avesse solenne culto un Urbano vescovo quivi sepolto, il (juale almeno fin dal secolo quinto o sesto fu creduto il papa di quel

nome,

cosa indubitata.
i

Il

pi antico indice delle sepolture dei papi

non

sale fino

ad Urbano,

martir(dogii pi antichi,

massime

geronimiani, nel d 25 Maggio


et

segnano
e perci

in coenieterio Praetextati

Urbani episcopi, ovvero episcopi

martyris

(i)

non sappiamo con


il

certezza, se la catedra

romana

a cotesto

Urbano

altribui-

anche nella prima recensione del 530 afferma Urbano papa essere stato deposto nel cemetero e nel giorno predetto; ed i libri liturgici gregoriani accennano ad una pari persuasione (2). Nei precedenti capi per ho
scono.

Ma

libro pontificale

prodotto testimonianze fino ad ora sconosciute, le quali

ci

additano un altro Ur-

tempo medesimo, in che vigeva il culto dell' omonimo santo nel cemetero di Preteslalo. Imperocch abbiamo veduto, che i codici del martirologio geronimiano, massime quello di Berna, pongono Urbano nel catalogo sanctoruni (papi e vescovi) in coenieterio Callisti: ed altrettanto fanno i codici epigrafici nell'appendice alcanne Ilic congesta posto nella cripta di s. Sisto. Il fondamento di queste testimonianze il catalogo di Sisto III, nella cui et certamente l'Urbano del cemetero di Preteslalo non era slato trasferito a quello di Callisto. Imperciocch tutti gli itinerarii lo additano ad s. Januarium, cio nel primo dei predetti due cemeteri. Laonde la menzione di un Urbano vescovo in ambedue quei cemeteri contemporanea, non successiva e non pu
bano vescovo nella necropoli
callistiana, e quivi veneralo nel
;

essere interpretata di

un
di

trasferimento a noi ignoto delle reliquie


la

del santo dal

l'una all'altra necropoli. Ci posto,


nella cripta

mutila iscrizione OYPBANOC 6

(3)

rinvenuta

medesima

s.

Sisto

degna

di allenta considerazione.

L'analogia dei

(1)

codici geronimiani

hanno soUapto
Il

Urbani episcopi
all'

iji

coem. Pruetexlati, premessa


et

la

falsa indicazione

della

\-ia

Nomentana,

della

quale vedi pag. seg. noia 2.


(2) (3)

romano
Il

piccolo

episcopi aggiunge

martyrit.

V. Thomasi, Opp. T.

p.

499; T.

p.

132, 393, 4C5.

V.

lav.

Il

n.

3.


simili greci titoli, in

53

Q-tay.o-cg e ci
'Ev
s^v^v/j,

compagnia
il

dei quali essa stava, e le predette testimonianze

chiamano spontaneamente
gettura.

restauro

OVPBANOG

persuadono, che questo


altra

restauro delle lettere perite da preferire ali

o a qualsivoglia

con-

La

paleografia delTepitaflio

tribuita agli inizii del secolo terzo.


titoli

non Ne osta

cattiva; e
la

pu
dell'

essere

forma

ottimamente atdiversa da quella dei

di Anterote, di

Fabiano

e di

Eutichiano. Quell'A

anche anteriori al predetto secolo. Le lettere tro epitaffi papali, in mezzo ad una sottile lastra cemeteriale, ma nella grossezza d'un'erta tavoLi marmorea. Ci mostra, che queirepitafiio non spetta ad uno dei semplici loculi incavati nel tufa ma ad un sepolcro conformato a mensa indizio
epigrafi
i
,

comune nelle greche non sono incise, come quat assai

assai

probabile di anteriorit alle iscrizioni dei loculi, essendo naturale, che


e nelle
e

si

sia

cominciato dal seppellire nei pi nobili avelli quale osservazione d una speciale importanza
e

arche fornite di mensa. La


pontefici

dignit all'epitaOo di otpbanoG;

ribadisce

il

sospetto, ch'egli sia

uno

dei primi

romani

deposti

nella

cripta pajjale callistiana.

Per conoscere che attestano


pare di
1'

il

valore di questo sospetto fa d'uopo cercare se nei documenti,

Urbano del cemetero di Prelestato essere il papa, alcuna traccia apequivoco e scambio tra persone diverse. Imperocch non savio ne prue

dente contraddire alle antiche testimonianze per puri sospetti


gnose, senza verun argomento istorico
tificale
,

per ipotesi ingelibro

critico.

Il

papa Urbano nel


in

ponnei

in

alcuni libri liturgici della


(1)
;

chiesa

romana ed

molti martirologii
,

chiamato confessore

nelle varie recensioni degli atti del suo martirio


atti
,

martirologii
i

dipendenti da quegli
(2), fecero

nel

messale gregoriano

annoverato fra

martiri consumati. Questa discrepanza ed altre difficolt, alcune delle quali per

oggi

sono dileguate

nascere al Tillemont

il

sospetto, che

due Urbani,
stati

l'uno vescovo
e ridotti

e martire,

l'altro

papa

confessore, in antico sieno

confusi
il

ad una sola persona

(3). Il
pili

Bollandista Henschenio volle sciogliere

osservando, che Urbano aveva

volte confessato la
il

martirio, e che perci gli rimase in ispeciale guisa

nodo fede prima di consumare il titolo confessor, non escluHenschenio, vide

dente

il

pi glorioso titolo marhjr

(4).

3Ia

il

Sollier, collega dell'

quanto era debole questa


e dei
libri

sottigliezza, a fronte del


i

solenne sistema dei martirologii


libro pontificale

liturgici di distinguere
(5).

martjres dai confessores; ed inchin alla senil

tenza del Tillemont

Sul quale punto debbo aggiungere, che


gli

apertamente nega
confessore.
tjrio

il

martirio del papa Urbano; e


di
tutti
i

la gloria soltanto di chiaro

Imperocch quivi
est,
lic

papi marlri scritto costantemente hic mar-

coronatus

ovvero marlijr

obiit,

ovvero martijr sepultns


la vita

est;

degli altri

semfor-

plicemente

sepultus est etc. Di

Urbano

conchiusa con quest'ultima

(1)

V.

martirologii citali dal

Giorgi, Marlyrol.

Adonis

p.

230;

capituluria eiangeliorum (Gcorgii, Lilurg. Tom. poni. T.

Ili

p. 261);

rantifonario gregoriano (Thoiiiasi, Op-p. T.


(2)

p.

182).
il

La

difficolt
fc

dell'Urbano assegnalo alla via Nutnentana,


valicano

quale sembrava dover essere diverso dall'Urbano

dell' Appia

e del cemetero

di Pretestalo,
(3)
(4)

disciolta dall'indice

delle sepolture dei papi

stampato nei prolegomeni a questo volume.

V. Tillemont, nist.

eccl. T. Ili p.

686.

Ada

sanct. Iffaii T. VI p. 7.

(5)

V. Sollier ad Usuardi martyr. 25 Maii.

55

mola ed

in

principio di essa
alti

si

legge: qui elam fait claic confessor.

Le quali parole
sepulcra

alludono agli

di

s.

Cecilia certamente tenuti sott' occhio


alti si

dal compilatore del

liber pontifcalis.

In quegli

legge

qui

jam

bis

confessor factiis inter

mmtjnun
conciliare

latilabal.
il

Con

le

quali testimonianze egli impossibile ragionevolmente

titolo

di marlire dato in altri

documenti

al

papa Urbano,

se

quel

titolo

prendiamo nel senso proprio, secondo il racconto del martirio di lui, pii^i volte e in varie forme stampato (1). L'opinione adunque del Tillemont e del SoUier ha qualche peso. Che se eglino avessero avuto contezza dei documenti comprovanti l'esistenza di due vescovi Urbani venerati suirApjia; e se ai loro giorni fosse stata rinvenuta nella cripta papale l'iscrizione d'un OYPBANOC; credo, che avrebbero con maggior fiducia proposto, ci che timidamente congetturarono; doversi, cio, distinguere il papa Urbano confessore dal vescovo Urbano martire, e gli antichi avere
confuso
gli

attributi

e la storia
altri

dell'uno con quelli dell'altro.


indizi
istorici
s.

Della quale confusione

potrei mettere in
Il

campo,

se

m'ac-

cingessi a discutere gli atti celeberrimi di

Cecilia.

dotto gesuita Lesleo nel

com-

mento alla e Massimo


papa,

liturgia
e

mozarabica stim, che l'Urbano, il quale convert Valeriano seppell s. Cecilia e fu sepolto nel cemetero di Pretestato, non sia il

vescovo del prossimo pago, ove la scena degli atti di quei santi in molta parte si svolge (2). Non parler dei fondamenti di quest'opinione, imperocch ci facendo entrerei tosto nell' esame spinoso degli atti di quella santa nel
;

ma un

quale spinajo dovr mettermi, quando il mio discorso sar giunto alla cripta ed al sepolcro di lei. Il cenno datone basta perch i lettori sappiano, gravi diflcolt cronologiche e storiche insieme alle discrepanze dei vetusti documenti intorno al
titolo di

martire o di confessore dato all'Urbano del cemetero di Pretestato avere


i

indotto

critici

anche moderati dello scorso secolo a sospettare, ch'egli


sospetto essendo oggi

sia

persona

diversa dal papa successore di Callisto.

La sagacia del quale


egli difficile

comprovata dalle predette scoperte,


il

resistere alla

spontanea illazione, die dunque

santo di quel

nome

veramente per errore scambiato col ]apa, cui si conviene restituire il sepolcro inler coUegas suos. Io per non voglio affrettarmi a conchiudere con certezza secondo questa sentenza, prima d'avere trovato ed esaminato il sepolcro dell'altro Urbano in Praetexlati. Le ricerche e le escavazioni fatte fino ad
deposto
in Praelexlali fu

oggi

non ci hanno ancora condotto dinanzi al desiderato e s controverso monumento di quell'Urbano. Intanto il raziocinio fatto servir a persuaderci, che dubbii intorno all' et ed ai veri attributi di quel santo famoso non sono leggeri ne tei ;

merari!

che

spetta alle future scoperte

il

dare sentenza definitiva sulla qui-

stione, quale dei


texlati,

due

sia

il

papa

se quello

che additano
epitaffio

gli

antichi

in

Prae-

ovvero quello, un frammento del cui

vediamo nella

cripta papale

in Callisti.

(1)

Il

Giorgi, Mart. Atlonis, \u 4i dimostra, (he

.ilciini

confessori furono apfiellali marliri (alo senni: non per che

veri martiri furono

l'biamati (onfessori.
i2;

Missalc iluiarub. T.

il

p.

008.

55

IX.

CAPO
Del sepolcro ed

epilajjio

del

papa Anlerote.

Ad Urbano,
lerote,

della

cui

sepoltura sopra ho disputato, successero Ponziano, AnII,

Fabiano, Cornelio, Lucio, Stefano, Sisto

Dionisio,

Felice,

Eutichiano,

Cajo, tutti senza dui)bio veruno deposti nel cemetero di Callisto. Nel trattare dei
loro
il

monumenti non

seguir l'ordine cronologico;


i

sembrandomi necessario dare


rinvenuti. Perci

j)rimo luogo a (]uelli,

cui

ej)itarfi

sono

stati

parlare dei sepolcri di Anterote, di Fabiano, di Lucio e di

m'accingo a Eutichiano. Comincio

dal primo.

Che

il

papa Anterote,
del

il

quale sedette sulla catedra apostolica dal 21 o dal 24


sia

cemetero di Caldi valore [)ari a quelle, che citer per i seguenti pontefici. L'indice flocaliano della depositio episcoporumAri cui somma autorit i miei lettori conoscono, comincia da Lucio morto venti anni dopo Anstato sepolto nel

Novembre listo, non

235 al 3 Gennaro del 236, consta da testimonianze storiche

terote

ne anco notato nell'altro indice iilocaliano della depositio maijrmn ; ommissione, che secondo le critiche avvertenze gi da me fatte su quel documento, non prova Antcrote
;

del quale perci quivi

non possiamo trovare

il

nome.

Egli

essere
di
lui

morto senza

la

corona del martirio,

ma

soltanto la festiva
e feriate

commemorazione
Fommissione
che in quello
e

non

essere stata nel

novero delle pi solenni

del secolo quarto.

Ci che pi strano dee parere, e certamente merita attento esame, e del natale di Anterote nei codici del martirologio geronimiano. Vero
di
,

Berna ho trovato

sotto

il

d 3

di

Gennajo dopo

martiri
:

delFAfrica

prima

della

Genovefa di Parigi le parole seguenti Pwmae Anteri papae, ripetute poi in parecchi geronimiani contratti per esempio, nei due inediti di

memoria

di

s.

Einsiedlen.
e

Ma

quelle parole

hanno l'impronta manifesta

d'

un'aggiunta posteriore:

bene sta, che nei codici pieni del geronimiano, eccetto il solo Bernese, non compariscano. Le deposizioni dei papi del secolo III nella genuina forma di quel martirologio sono notate indicando il cemetero, ed apponendo al nome proprio l'aggiunto non papae ma episcopi. L'ommissione inaspettata del nome di Anterote
nei codici predetti f pensare al Fiorentini ed alTillemont, ch'egli sia quelAntirotico o Antirodito vescovo,
il

cui natale

geronimiani segnano nel 24 Novembre


si

(1).

Numerando da quel
giorni dieci; quanti

d al 3 di

Gennaro

raccolgono giorni 41, cio un mese e


di

appunto
il

al

pontificato

Anterote ne assegna

il

pi antico

catalogo papale, cio

Laonde il natale predetto sarebbe dell'ordinazione non del martirio. Se questo computo fosse concorde a tutte le migliori antiche memorie indurrebbe nell'animo mio una persuasione assai forte, che l'opiflocaliano.

nione o congettura del Fiorentini

Tillemont abbia colto nel segno. Ed essa avrebbe maggiore importanza, che quei dotti non videro; imperocch il natale
e del
sifi"atta

dell'ordinazione di Anterote mostrerebbe, che

anri\ersaria

memoria

fu

re-

fi)

Fiorentini,

Mari, occid.

p.

097;

Tillen}i-iit,

Uisl. ecel. T.

Ili

p.

C94.


cistrata lui vivente,

56

n poi mutata in quella della deposizione, come nel Tomo I va". 115 e nei discorsi preliminari di questo volume ho dichiarato. Ma non dissimuler una grave difficolt. 11 catalogo papale mentre assegna al pontefice, di che parliamo, mese uno e giorni dicci, determina i limiti di quel computo dall'ordinazione espressamente notata A7 Kal. Decembres (21 Novembre) alla morte
/// ]\onas Janiiarias. Per mantenere la somma di mese uno e giorni dieci farebbe d'uopo correggere VXI Kal. in FUI Kalendas (24 Novembre): ma questa muta-

zione di

numero
il

troppo sostanziale; e

meno

ardita e pi

ragionevole impresa

wensem / diesA, scrivendo dies AHI. E venumero che corrisponde (1) ramente molti antichi cataloghi segnano dies con esattezza all'ordinazione nel 21 Novembre, escludendo dal computo il giorno
sarebbe
supplire la

somma

difettosa

AH

incompleto della morte. Per queste ragioni assai dubito, che VJntiroticus ovvero Jnlirodilus episcopus del 24 Novembre nulla abbiadi comune col romano pontefice ordinato circa quel giorno nel 235; e che ne della ordinazione ne della morte di
lui la

memoria

sia a

noi pervenuta nei codici del martirologio geronimiano.

Ci nulla ostante della sepoltura di Antcrote in coemelerio Callisti, oltre la te-* stimonianza da me ritrovata del catalogo di Sisto III, avevamo notizia dal libro
pontificale della

recensione

prima, ripetuta poi senza variante veruna nelle


coro
i

re-

censioni seguenti.

E fanno
tra
i

topografi

verando quel pontefice


liam. Il martirologio

pi

illustri

Malmesburiense ed Einsiedlense annodeposti ad s. Ajstum ovvero ad s. Caeci-

romano

piccolo nel d 3

Gennaro nota
del

soltanto: /ojHoe

Jn-

theros

papae

et

martjris

senza

indicazione
la

cemetero.

Questa

indicazione

nelle tavole martirologiche

prima volta nel genuino Beda (2), e poscia in Rabano, in Adone, in Usuardo, in Notkero con tutti i loro seguaci. L'erappare per

rore

comune

a tutti cotesti martirologii di assegnare ad

Anterote anni dodici di

pontificalo dimostra, che essi attinsero alla fonte del libro pontificale, la cui cro-

nologia in moltissimi codici cos viziata. Indi poltura di Anterote in coemelerio


Callisti
;

chiaro, che la notizia della se-

tranne quella del libro pontificale

ad ora non aveva altra autorit, questa autorit eccola confermata dalla scofino

perta del seguente epitaffio nella cripta papale della callistiana necropoli.

(1) (2}

V. Blancbinii proleg. ad Anaslctsii V.

ii(.

poni. T.

Il

p.

XCVl.

Ada

ss.

T.

11

Marni p. Vili.

57
L'epigrafe e incisa sopra
le tracce della calce,

una

lastra sottile ed

oblunga, che nei margini serba

colla quale fu sigillata alla bocca del loculo.

terote,

bench

sia stato

uno

dei primi ponteiici sepolti nella

Adunque Ancripta papale, non


loculi
intagliati

fu deposto in

un

sarcofago

marmoreo,

ma

in

uno

dei semplici

nel tafa. Questa circostanza parrai notabile, dimostrando, che nel 236 quella stanza era certamente tutta intera destinata alla sepoltura dei papi. Imperocch la deposizione in

un semplice

lo spazio a pii

quando e quivi e nelle adjacenze sovrabbondava nobile monumento, mi persuade, che le pareti della stanza erano
loculo,

gi destinate a ricevere
possibile
dei

successivamente in altrettante nicchie


pontificali.
Il

depositi

martirologio

per

del

maggiore serie monastero di s. Cila

De Aste d intorno al sepolcro di Anterote una notizia, che sembra indicare una ignota forma di avello diversa dal loculo consueto. Le parole trascritte dal De Aste dicono cos: hi coemeterio Callisti sepiiltns via Appia in parapuKjeno (1). Ninno giammai ha saputo, che significhi cotesta voce parapJuujeno. Ma essa veramente nulla significa: e ne scioglier il nodo senza molta fatica. Il martirologio del monastero sopra lodato tra codici Vallicelliani nel volume F. 85; quivi l'ho esaminato attentamente. L'autore suo s'attenne in guisa speciale a Beda, e basteranno le due seguenti colonne per intenderlo, e per rivelarci da quale corruttela e nato il mostruoso parapliafjeno.
riaco di
citato dal
i

Roma

Marljrol.

Bedae
Ili Nonas Jan.

Marlyrol. monasterii
in cod.

s.

Cyriaci
83.

Fallic. F.

Romae
papae

nat.

Anteros
qui

Roma
pape

nat.
et

Anleros

et marlijris,

maiiyris, qui

duodecim annos rexit


ecclesiam
terio
est
et

duodecim annos rexit


ecclesiam et in cymiterio

in

coeme-

Calixti sepidtus

Calixti sepidtus

via

Appia. Eodem
Geno-

est via

Appia

eodem

die Parisius

die in

parapharjeno.

ve fae virginis.

Senz'altro ragionamento
ruttela dei

chiaro quanto la luce meridiana, che paraphayeno cor-

nomi riuniti, corrotti e troncati della citt di Parigi e della vergine Genovefa. Anterote adunque fu deposto in un semplice loculo; e la pietra, sulla quale inciso il nome di lui, quella medesima sottile lastra, che chiuse l'apertura
;

del sepolcro. Coleste lastre nei sotterranei cemeteri sono costantemente contempo-

ranee alla chiusura della nicchia sepolcrale

le

iscrizioni

commemorative od
titoli

istoriche poste nei secoli della pace furono sostituite nel luogo dei

primitivi,

ma

a questi o sopra o sotto furono aggiunte. In fatti la greca lingua,

il

laconico

dettato, le
terzo,

forme paleografiche del titolo, di che ragiono, s'addicono al secolo non all'et damasiana ne a quella di Sisto III; del rimanente su questo
Ad
Marlyrol. Rom. animad. pag. 7.

(1]

De

Asie,


pali superstiti.
Il

58

epitaffi pa-

punto raccoglier luce sempre pi viva l'esame successivo dei quattro

ANTgPCOC {'Avzipcg), non AN0HPOC, come i moderni sogliono appellarlo; egli si chiam non Anterus (Antero), ma Antcros (Anterote). Intorno alla quale minuzia dir, che ora impariamo Eusebio nella storia ecclesiastica (I) avere rettamente scritto ])onendo "AyT/ou; ed 'AvrlpcjTjg. Ne i migliori documenti della chiesa romana cedono ad Eusebio in questa esattezza. Se alcune

nome

del pontefice

scritto

edizioni del libro pontificale


alla lezione

hanno Antherus^
e

gli editori

cos scrivendo s'attennero


Il

meno

autorevole,

spregiarono
III,

la

pi accurata ed autentica.

catalogo

papale filocaliano, quello di Sisto

molti e vetusti esemplari del liber ponlifcalis

secondo

la recensione

prima
ed
i

le

seguenti

compresa l'ultima, che

di Anastasio

due topografi poco sopra ricordati hanno Antcros od Antheros non Antherus. Questa corruttela per si venne insinuando ab antico ansogliamo chiamare
(2),

che in Roma. Nella

notilia nataUcoriim sanctoinn


il

requie se eniinm in

s.

Silvestro in
.

Capite, lapide incisa circa


.

secolo nono, leggiamo:

MENSE lANVARIO

DIE

III

NAT SCTANTHERI PAPAE. E

nella

medesima

serie pontificia della basilica ostiense

(monumento del secolo quinto), se le stampe sono esatte, si leggeva ANTERVS. Grande danno che del nostro epitaffio manchino le lettere finali; imperocch in esse noi vedremmo, se dopo Enirx^-s; fu scritto anche MAPTYP. Del martirio di
Anterote abbiamo testimonianza nel libro
trattare dei

pontificale

ma quando
di

giungeremo a
quella testimo-

Massimi martiri sepolti lungo l'Appia, nelle parole

nianza troveremo varianti sostanziali, capaci di alterarne il testo volgato. Il titolo sepolcrale, essendo mutilo, non mi giova a rischiarare questo punto; perci qui ne taccio, rimettendo il lettore al capo, ove tratto dei Massimi martiri.

CAPO
Del sepolcro

X.

e dell'epitaffio

del

papa Fabiano.

ebbe quieta pace sotto i Gordiani ed i Filippi, e ci nondimeno fin con glorioso martirio nei primi furori della persecuzione mossa dall'imperatore Decio. Fu sepolto nel cemetero di Callisto; e lo testificano a sovrabbondanza il libro pontificale dalle prime alle

Ad

Antcrote succedette Fabiano,

il

cui diuturno pontificato

Reda in poi, il catalogo di Sisto III, e il topografo einsiedlense. Ma pi solenne documento di quella sepoltura sono le parole dell'antichissimo feriale della chiesa romana, che ampiamente ho commenA7// Kal. Febr. Fabiani in Callisti, Sebastiani in catacmntalo nel tomo I pag. 23G bas. Le quali c'insegnano come dobbiamo supplire e compire F imperfetta notazione
ultime recensioni,
i

martirologii da

dei codici geronimiani


[l]

AHI

Kl. Feb.

Romac

in cim.

Fabiani epi

et

Sebastiani

(^i).

Lib. VI, 29.

(2)

V.

il

libro ponlificalc

nel!'

edizione del Bianchini e

le

varianti di quella del Vignoli.


si

Anche

nel endice

Bernensc

22."),

del qnale

ho parlato

nel discorsi preliminari, e scritto

Anteros. Qnesla vera ortograla


tutti; vedi,

propagata in molti cataloghi, martirologii, calendarii anche del secolo


il

nono

e dei seguenti. Lmighissimo sarebbe l'annoverarli

a cagione d'esempio,

calendario

del

Duomo

di

Firenze
nel

scritto nel secolo

IX

odilo dal I\icha, Notiiie storiche delle chiese fiorentine T.


pitolare di
(3)

VI

p.

81;

il

catalogo papale continuato


;

fino al secolo

XI

codice 123 della

Ca-

Lucca
il

il

martirologio del monastero di

s.

Ciriaco citalo in questo capo


gli

e taccio
citati.

d' altri

moltissimi documenti.

Cosi

codice di Berna, col quale nella

somma concordano

altri

sopra


Il

59

cernetelo

Fiorentini stim, che in cocmeterio qui sia stato scritto per antonomasia, allual

dendo

maggiore di

tutti, il

callistiano (1). Questa opinione, oggi

confermata dal libro dei Filosofumeni, ove appunto

pu sembrare per antonomasia

chiamato quello

di Callisto.

Ma

il

confronto di molti esemplari diversi geronimiani

dal principio alla fine dell'anno

m'ha

insegnato, che
lesto di

il

difetto del

nome

CalUsti

quivi da attribuire alle


supplisco senza esitazione
iacunibas.
:

numerose lacune del


in coemetcrio

quel martirologio. Laonde


et

CalUsti Fabiani episcopi,

Sebastiani in ca-

Queste istoriche testimonianze sono stale anch'esse verificate dalla scoperta dei preziosi frantumi, che ricomposti danno per buona ventura intero l'epitaffio di

Fabiano

ha

inciso sopra

una

sottile lastra

cemeteriale, fatta per chiudere

un semplice
la

lo-

culo,

come

quella, che nel precedente capo

ho

dicliiarato;

ma

mano., che ne

tracciato le lettere, diversa e poco esperta nella calligrafia lapidaria.

Le

let-

sono rozzamente scolpite, disuguali nella misura, fornite di apici meno accurati e pi ineleganti di quelli del titolo di Anterote le interpunzioni sono al
tere
;

tutto diverse. Queste osservazioni

anche
ginali.

sui disegni della tavola III,

che un occhio attento ed esercitato potr fare sono assai pi facili ed ovvie sulle pietre ori-

Laonde anche da questo esame confermato, l'epitaffio di Fabiano non essere un titolo commemorativo fatto lungo tempo dopo la sepoltura di lui insieme alla simile epigrafe di Anterote, ma iscrizione di tempo e di artefice alquanto diversi e posteriori a quella; e perci, come quella, contemporanea della sepoltura. La quale sentenza riceve il suggello dall'importantissima sigla composta delle lettere MPT, senza fallo indicante la voce MAPTYP; che merita uno speciale esame istorico
ed epigrafico. Quella sigla non fu incisa ad un tempo colle precedenti lettere oabianog Eni;

sembra aggiunta dopo che la lastra gi era stata affissa al suo loculo. Laonde per non rischiare di spezzarla con l'adoperarvi sopra troppo vigorosamente lo scalpello, mentre essa era collocata orizzontalmente e dietro se aveva il vuoto del loculo, l'artefice dov contentarsi di quasi graffire pi che incidere la commessagli aggiunta, e di compendiarla in una breve sigla nelle lapidi di quel tempo inusitata e forse coniata a bella posta per l'uopo di quel supplemento. Ci basta a persuadere, la lapide, di che ragiono, non essere
essa scolpita assai
e
Fiorentini,
p. 274.

meno profondamente,

[1}

I.

e.


memoria
storica

60

le

ed onoraria incisa dopo

persecuzioni

imperocch in questo
e

caso lappellativo

MAPTYP sarebbe

stato la parola precipua

pi solenne
e poscia

dell' epi-

grafe; menlr'essa al contrario in origine fu taciuta ed

ommessa,

aggiunta

compendio. Or perch mai Fabiano da principio nella sua pietra sepolcrale non fu appellato martire; ed in qual tempo quel titolo d'onore quivi fu scritto? Se della morte violenta sofferta per la fede da quel pontefice non fossero giunti a noi documenti certissimi, qui nascerebbe il sospetto, che il desiderio di raoltipliin sigla e

martiri avesse indotto taluno nel secolo settimo o nell'ottavo a porre le mani sulle iscrizioni primitive e ad interpolare i genuini monumenti delle catacombe. Ma la storia dimostra quanto temerario e vano sarebbe questo pensiero. Fabiano
care
i

non

solo r annoverato tra

martiri illustri nell'autentico feriale sopra citato;

ma

nella cronachetta papale, che nel

tomo

pag.
. .

118 ho detto essere contemporanea


passus

dei fatti che registra, leggiamo: Fabimnis


il

Ali KaL
inform

Februarias. Inoltre

documento
esiste

pi^

insigne, che desiderare

si

possa sul martirio d'un

romano ponmorte
glo-

tetice,

appunto perFabiano.il clero

di

Roma

di quella

riosa le chiese straniere; e dalla epistola terza di Cipriano raccogliamo, che mentre in Cartagine s'era sparso un rumore incerto del fatto, giunse col Cremenzio

suddiacono con

lettera dei preti e dei diaconi della chiesa

romana contenente

la

relazione jjienissma della morte di Fabiano, de fjlorioso ejm exitu, e del salutare esempio, che la fermezza della fede di lui proponeva all' imitazione dei fratelli (1).

Laonde bench per isventura


tosto fu
scritta

la relazione solenne

d'un martirio

illustre e det-

tata dai testimoni oculari sia perita, dall'epistola per di Cipriano

sappiamo, che

forma autentica dal collegio presbiterale reggente la chiesa, mentre la sede vacava; e che giunse a Cartagine poco dopo il supplizio del pontelice. Adunque il titolo MAPTYP aggiunto all'epitaffio di Fabiano storico e pienamente legittimo; e resta a vedere perch non fu scritto dalla prima mano, e quando
in

ne fu supplita Fommissione. fatto degno di essere tenuto a memoria nell'esame delle nostre epigrafi cemeteriali romane, che nel primitivo epitaffio d'un pontefice, al cui martirio il clero medesimo rese tosto pubblica e solenne testimonianza, pur non fu scritto MAPTYP.

Adunque Fommissione di ci fornisce un argomento

quell appellativo nelle primitive lapidi dei sepolcri


certo contro
il

non

martirio dei sepolti. Quale sar stata la

vera ragione, che persuase l'opportunit od impose la legge di quel silenzio.^ Il pensiero pi ovvio, che si presenta alla mente, attribuir quel riserbo a prudenza
ed a timore dei persecutori. Veramente nel tomo primo a pag. 98 ho fatto notare, che nei cemeteri e nei sepolcri posti alF aperto cielo, di legge ordinaria dovette essere evitato nelle iscrizioni il vocabolo martyr; e che la celebre martire di Augusta n anco dentro
il

segreto della
il

tomba sopra una laminetta


solo

di

i)iombo ebbe

quel

titolo: la

lamina portava inciso

nome AFRA.
come

In
gli

Roma

per, ove le cri-

stiane necropoli furono sotterranee, e le epigrafi

ornamenti dei sepolcri


fu scritto solen-

recano F impronta

duna

certa

misura

di sicurezza e di libert,

nemente
(1)

MARTYR

sulle pietre sepolcrali,


non
di alcun altro

anche durante
pontefice,
fc

l'et delle persecuzioni.

Glie questa lettera parli di Fabiano,


ni;

romano

dimostrato dalla cronologia e dalla storia ciprianica; e niuno

ne dubita

pu dubitarne.


L'epigrafe

61

nel lom. Ipag.293,294,

CORNELIVS MARTYREP. minutamente esaminata


Marchi
di

e quella del marliic Giacinto scoperta dal P.

eh. meni.

DEP.

Ili

IDVS

SEPTEBR YACINTIIYS M.\RTYR(l),


stantino. Perch
cinto,

sono monumenti

seiza

duhhio anteriori a Codi

mai

ci

che

fu

lecito e

prudente nei sepolcri

Cornelio e di Gia-

qucHo di Fabiano? Forse negli inizii della peasecuzionc di Decio, la quale sembra avere lasciato alla chiesa l'uso libero dei cemeteri, non fu stimato opportuno scrivere MAPTYP sul monumento della prima vittima Cristiani, ma non contro i loro sepolcreti comuni. degli editti promulgati contro Laonde si aspett qualche tempo ed una tregua dell'aspra guerra prima d'incidere sul marmo queirappcllazione gloriosa. Questa ipotesi per suppone nei fedeli il timore, che l'epitaffio fosse veduto''e letto dai gentili; supposizione, a mio avviso, poco
non
lo fu del pari in
i

verisimile

potevano agevolmente liberarsi coU'interrare l'adito alla stanza papale, come nel seguito prover ch'essi fecero veramente al tempo di Diocleziano. Per questa considerazione allo scioglimento proposto del
,

timore, dal quale

fedeli

difficile
Il

nodo ne

preferisco

un

altro,
il

m'accingo a spiegarlo.
dir cos, officialmcnte a libito dei fedeli
il

titolo

solenne di martire ed
si

culto ecclesiastico, che a quel titolo era cone,

giunto,

non

davano pubblicamente

e degli autori delle iscrizioni sepolcrali. Notissimo

avvenuto in Cartagine innanzi alla persecuzione di Diocleziano, e che fu prima scintilla del grande incendio dello scisma dei Donatisti. Lucilla matrona cristiana fu ripresa dall'arcidiacono Ceciliano ed incorse grave censura del vescovo, perch nell'atto di ricevere la
fatto

communione baciava le reliquie nescio tmr/ca/t (2). Non bastava adunque il

ciijus

hominis mortni.,

et si

martyrs, sed necdum

solo martirio per avere gli onori di martire;

faceva d'uopo che alcun atto dell'ecclcsisatica autorit riconoscesse ed autenticasse


(vindicarel) quel titolo. Quest'atto era senza dulibio la registrazione del

nome

del-

canone della commemorazione liturgica; registrazione, che senza il decreto o il consenso del vescovo non poteva essere fatta. Perci Cipriano prendeva esatte informazioni di coloro che perivano
l'ucciso per la fede tra quelli dei martiri nel

nelle carceri pel

nome

di Cristo e del giorno di loro morte, e

li

iscriveva nel ca-

none

delle

per circa
dizio del clero

commemorazioni predette (3). Laonde essendo vacata la sede apostolica un anno e mezzo dopo Fabiano, ed essendo stati all' elezione ed al giusuccessore di lui differiti molti ecclesiastici negozii, come dalle lettere del
il

romano apprendiamo, parmi probabile, che anche

solenne riconoscimento
perci
la sepoltura
il

del titolo di martire dovuto a Fabiano sia stato riserbato al successore; e


la

voce

MAPTYP

sia

stata aggiunta all'epitaffio


giusta, a

qualche tempo dopo


di

del santo. Se la
tico
e
il

mia opinione

l'epigrafe,

che disputo, sar

pi an-

pi importante

monumento

noi pervenuto della vindicazione, ossia ca-

nonizzazione, dei martiri.

da preferire, l'aggiunta del nesso MPT mi sembra assai vetusta e non molto posteriore alla prima scrittura dell' epitaffio. Gli apici delle lettere, che compongono juel nesso, sono poco dissimili da quelli

Ma

(jualunque delle due sentenze

sia

(1)
[2]

Moniiin. primitivi delle arti crift. pag. 238.

Optai.

(3)

Cypriani, Epist.

De sMsm. Donni. XXXVII.

I,

10.


della

62

prima
il

scriltura; e se

da

coteste

merei la conferma
stri

sigla

piuttosto del terzo

minuzie si pu trarre solido argomento, stisecolo, che del quarto. Nella quale opinione mi
titolo della loro

considerare, che mentre Cornelio successore di Fa])iano ed altri illu-

eroi della fede

erano onorati sulla tomha del glorioso


il

conessere

fessione; Fahiano,

cui martirio e culto furono celehratissimi,

non dovette

da meno dei suoi colleglli in siffatta onoranza. Resta u)' ultima questione a discutere. L'itinerario salisburgense nella schiera dei santi capitanati da s. Sisto pone un Flaviamis martijr. Cotesto Flaviano sar egli il nostro Fahiano pontefice? D'un Flaviano martire illustre venerato nel cemetero di Callisto non ahbiamo ne contezza ne indizio. Fabiano papa nella topografia

einsiedlense sempre appellato Favianus

e cos fu

scritto

fino dal secolo


[pari-

quinto nella cronologia pontificia della basilica ostiense. Se FatiOHKs scrisse

mente l'anonimo
copisti

di Salisburgo,

quell'idiotismo pot con ogni facilit essere dai

mutato in Flavianus. E veramente alcuni Bizantini caddero nell'errore di talch parmi quasi certo, che il Flaviamis appellare ^la^iocj^ il papa Fabiano (1) marhjr nominato dal Salisburgense dopo i papi ed i vescovi e prima di s. Cecilia come ai presia quello, del quale noi ragioniamo. L'anonimo per non d a lui cedenti, il titolo papa; ma quello solo di martijv. Quest'ommissione pu procedere da errore o da inavvertenza; e non mi sembra ragione sufficente ad opinare, che l'ignoto Flavianus sia un martire illustre del gruppo ad s. Aystum diverso dal papa
;
,

Fabiano,

e del

quale sia perita ogni memoria.

CAPO
Del sepolcro

XI.

e dell' epitaffio di Lucio.

Cornelio, che dopo lunga vacanza della sede

romana

fu assunto nel luogo di

Fabiano, non ebbe sepoltura contigua a quella dell'antecessore suo. La cripta ed il monumento, ov' egli giacque juxta coemelerium Callisti, gi sono notissimi ai
lettori della

Roma

sotterranea (2).

Dopo Fabiano venne

alla stanza papale

Lucio
filo-

successore di Cornelio; e della deposizione di lui m'accingo a parlare. L'indice


caliano della depositio episcoporum e tutte le recensioni del libro pontificale
ficano Lucio essere stato sepolto in Callisti ovvero in coemeterio
Callisti,

testi-

ma non
il

concordano nella data del giorno;


deposizione nel 4 di Marzo
quasi

il

primo

la

determina

al 5 di

Marzo,

libro

pontificale al 25 di Agosto. Molti tra gli


,

antichi martirologii

festeggiano

quella

tutti

per tacciono del cemetero. Adone

pone

Lucio via Appia ad


Praetextati (3).

Aystum; un breviario Danese di assai tarda et in coemeterio Dobbiamo adunque discutere, onde venga la notata differenza nel
s.

giorno assegnato alla sepoltura di Lucio,


tenuissima, e

nel

modo

di

additarne

il

cemetero ed
il

il

sito.

In quanto alla differenza del giorno,


i

quella che corre tra


facile a conciliare.

4 e 5 di di

critici

l'hanno giudicata

La morte

Marzo Lucio
se-

dee essere accaduta nel giorno 4 e la deposizione nel giorno seguente: alcuni
(1)

V. Chron. pasch. ed. Dindorf T.


V. T.
I

p.

503;

Eulychii,

Ann.

eccl.

Oxonii 1659 p

384.

(2)
(3)

p.

280

e segg.
Il

V.

Miiiiler,

Mise. Bafniensia T.

p. 219.

63

gnano la prima data, altri la seconda; bench non distinguano accuratamente la morte dalla dcpositio. Inoltre tra il IIII ed il III /ios corre il divario d'una semplice cifra I, la quale negli antichissimi codici pu essere stata scritta, ma dalla
vetust cancellata, ed avere cos generato
1"

incostanza degli esemplari posteriori.


si

Che per

la vera

nota numerica del giorno, in che


lo testificano
i

festeggiava

il

natale di Lucio,

sia la pi piena, cio IIII,

martirologii, nei quali la

successione

vedremo, che anche nell'autorevolissimo geronimiano si dee restituire la menzione di Lucio al d //// Nonas Martias. Non cos facile la conciliazione del 4 di Marzo col 25 di Agosto ma di qualche importanza mi sembra il cercarne la via. La data del 25 di Agosto viene dalla seconda e dalle seguenti recensioni del libro pontificale: sepidlus est in coemeterio CalUsti va ^Ippla fili hai. Septcmbres (i). La sostanziale Aai'iet tra il Marzo e l'Agosto non da attribuire ad errore di copisti. In fatti il libro pondei giorni
facile alT errore.

non d luogo

poi

tificale

non ignora ne

tace la data del /// ovvero ////


in

Nonas
Lucio
la

3Iartias,

ma

la as-

segna al martirio; e la sepoltura


di Marzo,

coemeterio
la

Callisti

difTerisce

a cinque e pi

mesi dopo. Dovremo adunque credere, che


la

morte
h

di

sia

avvenuta

il

deposizione provvisoria nel giorno seguente,


il

sepoltura definitiva

nella stanza papale

25 di Agosto? La notizia non


e

inverisimile.

Quando non
i

si

poteva

ai

defonti dare tosto la sepoltura perpetua se ne chiudevano

cadaveri in

arche di piombo. Dei martiri Abdon

Sennen leggiamo, che Quirino suddiacono li pose in arca plumbea e li nascose nella sua casa; donde dopo lunghissimo tempo furono portati al cemetero di Ponziano (2). Siffatte arche di piombo sono state rinvenute in sepolcri pagani e cristiani d'ogni provincia del romano impero; e ne ha ragionalo teste il compianto nostro archeologo Mgr Cavedoni (3). Nel medesimo cemetero di Callisto a pochi passi dalla cripta papale ho veduto i frammenti d"un'jca plumbea; i quali per erano sotto una frana e potevano essere precipitati dal suolo superiore. Laonde di per se non incredibile ne senza esempio, che Lucio possa essere stato dapprima chiuso in un' arca di piombo, e poscia deposto nella cripta
papale. Questa dilazione per della sepoltura perpetua dovrebbe avere alcun rapporto

con

la persecuzione e coli' accesso pi o

meno

sicuro od impedito al cemetero di

Callisto,

quando Lucio mor.


i

Il

Miinter ha pensato, che la persecuzione imped l'im(4).

mediata sepoltura di quel pontefice


gori di Gallo contro
Cristiani.

Ci dovrebbe
editti

essere

avvenuto per

ri-

Ma

poich degli

delle

violenze di quel

principe contro la chiesa nulla di preciso sappiamo, e la cronologia del pontifi-

nuove scoperte parmi che si tragga luce a rischiararla; lascio per ora questo punto in sospeso. E veramente non posso dissimulare la mia meraviglia, che cotesta data del 25 Agosto si trovi nella seconda recensione del libro pontificale e non nella prima; mentre la memoria della definitiva deposizione distinta esattamente dal giorno della morte dovrebbe essere stata negletta piuttosto nei documenti posteriori, che
cato e della morte di Lucio assai tenebrosa; ne dalle nei pi vetusti. Ci
(1)

potrebbe
Ada
ss.

insinuare
nel Hiancliini,

il

sospetto, che

delle reliquie

di

Lucio

V.

il

lesto del codice di

Verona (dell'anno G87)

Anaslas. T. IV

p. 1\'; Inlle le recensioni posteriori

coDCordano.

(2)
(3)

V. Adonis martyrol. die 30 Julii; Ragguaglio archeologico


1.

T. VII JuUi pag. 138.


scoperto di recente in

di

un gruppo

di sepolcri antichi

Modena, Slodena 1866.

H] Mise. Bafn.

p. 219.


(come
(li

64

un
trasferimento nel d 25 di Agosto,
libro pontilicalc, cio

quelle

tli

Ze(lrino) sia avvenuto

dopo pubblicata

la

prima recensione del

dopo
si

la

fine in

circa del secolo quinto (1).

questo sospetto per parrai, che non

deb!)a dare

assenso veruno. Imperocch se per Zefrino di traslazione dal sotterraneo all'aperto


ciclo molti indizi ci
rologi!,

hanno
tra

fornito

topogi'ali,
siffatti

monumenti,
indizi
e

le

date dei marti-

per Lucio al contrario ninno di


quelli
dei

apparisce; e re[)itafrio di
successori nella

lui stato rinvenuto

suoi

predecessori

stanza

del primitivo sepolcreto papale.

ci sar pi chiaro dall'esame,


e

che ora viene,

delle notazioni topografiche dei martirologii

d'altri istorici

documenti. L'anti-

chissimo geronimiano sembra ommcttere

il

natale di Lucio. L'ommissione per


g'\li

ho detto essere l'annicodici non contratti lino ad ora noti segnavano liomae versario di quel natale, dcpositio Jii'd episcopi Poich Giulio papa per testimonianza della storia ed anche dei codici geronimiani fu deposto nel 12 Aprile, e consta, che nel 4 Marzo si festeggiava il papa Lucio, il Fiorentini opin che i copisti del geronimiano abbiano
i

apparente non reale. Nel d //// Monas Mari ias, cha

scritto

per errore

Jiilii.

in luogo di

Ludi

(2),

Bollandisti tennero altra sentenza,

stimando quel Giulio


11

essei'c

un ignoto vescovo diverso

dai papi e Giulio e Lucio (3).

Giorgi per torn all'opinione del Fiorentini; perche oltre l'intrinseca sua ve-

simiglianza, ne trov la conferma nelle designazioni

topografiche
il

geronimiani contratti, quello della Regina di Svezia ed

due codici Richenoviensc nel primo


di
:

Romae in aliormn XXVI, nel secondo Romae


si

legge //// ISon.

3lavl.

cymilerio via
in coemelcrio

Appia

depositio

Jidii

episcopi et

Calisti Julii

episcopi.

Dappoich

documenti c'insegnano Lucio essere stato deposto ai 4 di Marzo in coemclerio Callisli via Appia, diviene sempre pili chiaro, dice il Giorgi, che Jidii nei luoghi citati errore da emendare Ludi (4). Questo ragionamento oggi sar avvalorato dalla piena lezione del codice Bernense Romae in dmiicrio Calesti via Appia
altri
:

depos Jidii epi


scrivere Jidii

et

aliorum

XXVII
s.

{r).

Ma

d'altra parte la costanza dei copisti nello

mi

fa pensare a quel Julianus episcopus et martjr,

che

il

Salisbur-

gense pone nel gruppo ad


i

Ajstum, e che
Callisti.

il

catalogo di Sisto III annovera tra


s.

vescovi sepolti

in coemelerio

NeWa. chiesa di
si

Sisto dentro

Roma

(diversa

dalla estramurana eretta presso le scale del cemetero)

legge un'iscrizione del secolo

in circa XIV, la quale testifica essere quivi sepolti (per traslazione dalle

primitive
Lucius

tombe

sotterranee) molti papi e vescovi e martiri; e di quel


(6).

numero sono
debole
s.

papa^.Julius episcopus, Lucius episcopus


(1)
Ejjli
II

Per quanto
spelli
alla

sia recente e

1'

autorit
in

Tilleinont [Bist. eccl. T.


fallo

IV

p.

119)

opin.i,

the

il

25

di
la

Agoflo

Iraslazionc

ili

alcune reliquie di

Lucio

Danimarca.

non consider, che questo


(2)

avvenne

nel secolo XI,

mentre

data predella seguala nel libro pontificale fino dal secolo VII.

Fiorentini,

Martijr. occid. p. 3G0.


I

(3)
(4) (5)
(6)

Ada
li li

ss.

T.

Marlii p.aijy
p.

SoIIicr,

ad Vsuardum i Marlii.
una unit; pare che dapprima fosse
scritto

tjcorgii,

MarUjr. donis

111.
(

rumer XXV' Il sembra

corretto, aggiunta

come

nel

maggiore numero

d' altri codici)

XXVI.

testo della lapide in lettere

volgarmente appellale gotiche dice:


5<

1^

IN IIAC 15A.SIL1CA HEQVIESCVNT CORPORA SANCTORV.M MARTIHVM IN PRIMIS BEATI SIXTI PAPE FELICIS papi: ZEPIIEHIM PAPE ANIME ROSfP LVClI PP SOTHER PP LVCIA NI PI' ET SOTUERIS CAL0CERI_ET PAR THENI IVLU FI ET LVCll EpT. MAXI
. . .

M( MARTIRIS.


di questo

65

non confonderlo
col Lucius papa.
sia

documento, esso per favorisce l'esistenza d'un Julius episcopus sepolto


nel cemetero di Callisto, e
ci

in

Roma
il

avverte a

Non
listi

perci

mi sembrer
4

verisimile, che nel

martirologio geronimiano

stato

taciuto

nome

di Lucio. Piuttosto io stimo, che la nota topografica in coem.


di

Cal-

segnata nel
;

Marzo
il

spetti

in
e

primo luogo
rescrivere

al

predetto
si

romano ponil

tefice

ma

che in vece di radere Julii


e supplire

Ludi,
altri,

dehha conservare

primo nome

secondo perito, come tanti


:

negli esemplari a noi

pervenuti. In

somma
i

proporrei di scrivere

Romae

in coem. eie.

Ludi

episcopi, item

Julii episcopi et aliorum

XXFII.

In

fatti

alcuni

dei

codici

geronimiani contratti
s.

segnano

ambo

nomi,

Julii episcopi.

Ludi

episcopi (1); e per l'identit di cotesto

Julius col Julianus predetto posso appellare al martirologio di

Ciriaco

IIII Nonas

Martias lomue via Appia

s.

Juliuni episcopi

et

XXVII

(2).

Del rimanente, che Lucio sia stato deposto

in coemeteiio Callisti via

Jppia

le slo-

riche testimonianze sopra citate con ogni certezza lo insegnano; e se molti martirologii di questa topografica indicazione non fanno parola, il loro silenzio non

pu in guisa veruna indebolire


prototipo
(il

la positiva storica testimonianza. Di quel silenzio

poi facile trovar la ragione nell'antica corruttela o lacuna, che dal martirologio

geronimiano) ha

fatto

scomparire
la

il

nome

di

Lucio dopo
:

le

parole
via

in coemeteno Callisti.

Adone per suppl

lacuna scrivendo

ad

s.

Xystum

Appia.

Giorgi cadde nel grave errore d'interpretare queste parole della chiesa urbana di s. Sisto (3); ma oggi bene chiarito ch'esse additano il centro pi ilIl

lustre del cemetero di Callisto ed in ispecie la cripta papale. In fatti nel liber pon-

semplice in coemeteno Callisti senz'altra aggiunta; formola, che sopra ho mostrato in quel libro indicare propriamente la cripta di s. Sisto. Il Malmesburiense nel catalogo dei santi precipui venerati nel gruppo primario delle cripte callistiane pone
il

tifcalis

Lucio

del

novero dei papi,

cui sepolcro designato colla formola

in termini espressi: Lucius pp, al solo nome di lui aggiungendo quel titolo. Della quale singolarit sospetterei essere cagione l'avere voluto il topografo distinguere Lucio papa da Lucio vescovo, ambedue nominati nella sopra recitata epigrafe del secolo XIV, se

non

avessi proposto,

parmi con ragione

di interpretare
{). Egli e

papae

e riferirlo a tutta la

precedente serie di
i

nomi papali
i

quel pp. adunque chiaro

ed irrepugnabile, che la storia,


terio Callisti

fasti

dei martiri ed

topografi

pongono

la

se-

poltura di Lucio nel consorzio di quella dei suoi colleghi del secolo III in coeme-

Xystum. Che se il breviario Danese sostituisce al cemetero di Callisto quello di Pretesta to, ninna l'autorit d'una testimonianza s tarda di tempo ed a Roma al tutto straniera. Del rimanente quando parler delle traslazioni fatte da papa Pasquale I, metter in chiaro anche di quest'errore la fonte e l'occasione. I premessi ragionamenti ci hanno disposto a cercare tra i frantumi marmorei
s.

ad

raccolti nella cripta papale quelli dell'epitaffio di Lucio.

Mentre la stanza si veniva sgombrando dalle macerie, mi venne alle mani una pietra, mutila da ogni
V.

(1)

Ada
e.

ss.

Maria
F. 85.

T.

p.

309;

cf.

Jan. T. VII

p.

371, 378.

(2) (3)
(4)

Cod.
L.

Vallic.
p. 111.

V. sopra pag. 30.


frammento

66

banda, sulla quale erano profondamente incise le lettere OYKIC. Non dubitai, che quivi fosse da supplire AOYKIC; ed osservando, chela grossezza e la forma della pietra convenivano ad un loculo sotterraneo, e le greche lettere disposte in una sola
linea aggregavano quel
franti e sotterrati,

alla famiglia degli epitafli papali quivi stesso in-

stimai d'avere trovato


le
i

una
due

reliquia del titolo sepolcrale di Lucio


il

papa. Dojx) molte ricerche, scorsi tra


incisa l'iniziale del

rovine

pezzo di

marmo,

sul quale era

spazio dinanzi al

nome nome

avere preceduto

il

combaciavano esattamente. Lo vuoto; talch certo quivi ninna formola, ninna parola semplice AOYKIC come nulla e premesso ai cognomi antgpcC,
desiderato; e
pezzi

OABIANOC, 6TTYXIAN0C. Laonde bench non abbia


delle lettere seguenti,
epitaffi papali, e

io

potuto rinvenire briciolo veruno

non dubito punto, che il AOYKIC spetti alla famiglia dei greci che sia da supplire AOYKIC EniiKonoc Soltanto deploro l'ignoranza,
il

in che restiamo, se quivi fu o no aggiunto

MAPTYP; e se fu aggiunto dalla prima mano o, come nella pietra di Fabiano, da una mano seconda. Molti desidereranno sapere, perch qui scritto AOYKIC e non AOYKIOC; se
titolo
il

certo
ellissi

greco AOYKIC equivalere al latino Lucius; e di quale et fu propria quella

Le proposte questioni meritano d'essere dichiarate. Fino a questi ultimi anni i nomi terminanti in j? avevano s poco eccitato l'attenzione degli epigrafisti, che il Lupi essendosi imbattuto in un AMEAIC, lo stim errore e
e quell'idiotismo.

volle emendarlo

AMEAIOI
(2);
(3)

(1);

il

Giovenazzi cred necessario quivi supplire

colo

0,

ameaIjC

l'Amati in
;

un KAP0YENTI2 non seppe


Boeckh
i

vedere,
la

un picche un dimie e

nutivo di vezzo
a parlare d'un

e per tacere di altri, Tistesso

prima volta, ch'ebbe

nome

tutto greco di siffatta terminazione, lo


(4).

pochi esempi simili raccolse


venazzi, supplire dopo
e

Quando

poi incontr
li

chiam sane mirum nomi romani Tibcrius

ChitcUus scritti in greco TIBEPIC e

KAAYAIC,

disse incredibili; e volle,

come

il

Gio-

li un o miuutum{5). Oggi per questo punto ostato discusso nomi, dei quali ragiono, nel loro massimo da miglior luce illustrato. Che
i

numero equivalgano

ai

latini in

ius

e sieno

contratti

da

tcg

in

;,

oramai

tutti

lo

sanno e l'intendono. Oltre l'analogia di quei nomi con i loro corrispondenti latini, due iscrizioni bilingui mostrano questa verit anche ai ciechi; quelle, dico, di T. AVRELIVS EGATHEVS, che nel >sto greco appellato AYPHAIC (6), e di un

LITOIUVS
(1)
(2) (3)

in greco AITOPIC (7).


IW.
Avcja p.

In

fatti

nel corpus inscriplionum graecarum molti

De
La

epitaph. Severae p.
citt di

LVUI.
p.

Giorn. Are. T.

XXIV

89: vedi anche Cavcdoiii, Bull. arch. nap. ser. 2 T.

p.

HO.

(4)
(5)

Corp. inscr. graec.


L. e. T.

n. 26.').

(6)

Mai

nel

11 p. C8 n. 3109. Giom. Are. T. VII p. 3i9; Corp.

inscr. gracc. n.
I

6680.
15.

(7)

Corp. inscr. gr.

n.

3309; Inscr. christ. Vrb. Rom. T.

p.

romani, come Aurclius, o di nomi personali, come Z/Hct'us, tradotti in greco coir ellissi delFo dopo Vt nell" ultima sillaba. Valgano per saggio TAEIC (n. 397C;, AOMITIG (Iii02), irNATIG (o3!)6], lOrAIC (7119], KAAYAIC (3l09j, KAQAIG (54Go), AABEPIG (9883), OKTABIC (3197), nGGKGNNIG (o7l9), TIBEPIC (3109). A questi esempi,
altri

esempi troviamo

di gentilizi

che ho scelto tra

citati

dal eh. Ritschl nella dissertazione, di che poi parler,

non

pochi ne potrei aggiungere forniti dalle iscrizioni venute in luce in onesti ultimi anni; come I'akiaig d'un marmo del museo d'Aix (1), I'ayphaig gapgikig d'una lapide ostiense (2), l'ArPHAIC d'una inedita portuense, il BGPrlAIG d'una inedita romana, il BAA6PIG, il GAAOYTIG ed altri in epitaffi inediti delle nostre catacombe. Ma

veramente non stimo pregio dell'opera il moltiplicare le prove d'una verit o^^^imai manifesta. Del medesimo AOYKIG, che a questo discorso mi induce "l avevamo pi di un campione, e come prenome romano e come cognome ossia nome diacritico. Del prenome ecco due esempi: AOYKIG KOPNKAUcr) ONHGIMOG (3) e AOYKIC rPANIOG iA!0)rENHC (4); cui fa ottimo riscontro il L. GRANIVS DIOGENES d'una

gruteriana
citare

(5).

Pel cognome diacritico,

come nel

caso di Lucio

il

pontefice, posso

due epitaffi cristiani, che terminano nelle parole AOYKIG o IlATHP, AOYKIG o CYNBIOG teste rinvenuti nel cemetero di Priscilla.
Pili

importante al mio assunto,


Il
e;

meno
(G),

dilucidata, la questione dell'et, in


il

che prevalse quest'idiotismo.


la contrazione di
cos,
r.;

Boeckh
ed
jv

ed

icj

in

affermano, che spetta al greco barbaro. Dato anche che sia


(7)
altri

Franz

ed

cotesta barbarie nella

met del secolo

terzo,

quando mor Lucio

pontefice

(ove leggiamo ayphaiC, AYRELIVS., AITOPIC, LITORIVS) sono, la prima dei tempi di Antonino Pio, la seconda dell'anno 263: ed il massimo numero degli esempi epigrafici di quei nomi sembrano dei secoli in circa secondo e terzo dell'era nostra. Ma l'attribuire quella
contrazione a barbarie della lingua volgente a vecchiezza opinione oggi contradetta dagli epigrafisti ed anche da filologi di grande nome. Il Letronne osserv, che l'ellissi dell'o nelle finali te; ed lov, bench sia uno dei caratteri del greco mo-

era in pieno uso. Le due iscrizioni bilingui sopra citate

derno, pure sale a data assai antica; ed oltre

niscono
ed in

libri
il

dell'et di Plutarco

(8).

qualche esempio ne forpi lontane origini volgono gli occhi


le iscrizioni,

l'Huebner ed
altri

Ritschl. Il

primo cerca
dialetti

la fonte di quelle termiviazioni nell'etrusco


(9).
Il

antichissimi

italici

secondo

con speciale dissertazione


quaestio epigraphica

intitolata:

De

decUnatone

quaderni

latina

reconditiore

(Bon-

nae 1861)

nominativo in is equivalente alLts della forma comune nella declinazione seconda del latino classico, di uso arcaico; ed oltre gli esempi delle celebri olle rinvenute in Roma presso s. Cesario, nelle quali leggiamo Anatis, Caecilisj, Clodis, Ragonis, Remis, Sectilisj Tusanis, ne raccolse altri
tolse a provare,

che

il

(1)

Gibert, Catalogue

{2)
(3) (4) (5)
(6)

Publicala pi volle dal

da muse d'Aix p. 99 n. 399. comm. P. E. Visconti. Vedi Cento


10.

antiche iscr. ostiensi,

Roma 1860

p.

n.

XVI.

Corp.

iiscr.

graec. n. 5407.

Passionei, Iscriz. p. 147,

Grut. 1040, 12, opportunamente citato dal Franz nel Corp. inscr. graec. n.

fi.jSO.

Boeckh,

I.

e.

n. 500, 704.

(7) (8)
(9)

Elein. epigr. graecae p. 248.

Inscr. de l'Egypt. T.

p.

IH;

T.

Il

p.

99,

100, 390.

Quaesliones onomatohgicae lalinae, Bonnae 1852 p. 26, 27.


indizi e vestici

68

non ardir contendere con un


si

anche

tinnii

antichi scrittori. Io

grande maestro

Lasciando intatta per la questione dal Ritschl proposta sull'arcaica declinazione; l'argomento, che tratto, mi conduce quasi per mano a dimostrare, che nel secolo secondo e nel terzo dell'era nostra i nomi in
di latina lih)k)gia.
t;

corrrispondenti

nisti,

erano idiotismo proprio ed esclusivo degli ellesenza partecipazione veruna di coloro, che parlavano il latino rustico pregno
ai

latini in ius

di

reminiscenze degli antichi

italici

dialetti.

E veramente non
adopera
la

solo nelle
cg,

due
il

iscrizioni

hilingui sopra citate

il

testo greco

forma

in
si

mentre

latino ha la terminazione intera


tutta

in ks;

ma

questa osservazione

pu estendere sopra
predetta.

l'ampia famiglia epigrafica, nella


gli

esempi negli epitaffi pagani del secolo in circa secondo e terzo; ma assai pi numerosi e quasi volgari segnatamente di Roma. Anche essi appaiono in quelli dei cemeteri cristiani
quale frequente
l'ellissi

Non

rari

ne sono

la necropoli

giudaica, contemporanea dell'et citata, scoperta recentemente nella


,

ha dato i nomi TAIC, kactpIKIC, actepiC, ci vigna Randanini sull' Appia NOTMENIC, da aggiungere a quelli di CABBATIC, AAYniC gi noti in epitaffi giudaici (1). Ora in queste iamiglie di sepolcrali iscrizioni le terminazioni in j; sono
esclusivamente proprie del greco dettato; mentre nelle scritture latine i nomi medesimi, che il greco finisce in f;, con legge costante sono foggiati in <s. E si noti,

che

gli

epitaffi

latini delle necropoli cristiane e

giudaiche non sogliono essere com-

con classica lingua ed ortografia, ma generalmente pi o meno hanno l'impronta della volgare lingua e pronuncia. Cos anche nei graffili, che nel capo III ho recitato e sono scritture estemporanee, della volgare pronuncia testimoni autorevoli gli accusativi dei nomi greci sono contratti in AIONYCIN,
posti ed incisi
,

EAA$IX

nei latini. Laonde nulla di simile Icn-uiamo DO

chiaro,

che l'idiotismo, di
'

che ragiono, almeno nei secoli imperiali fu ellenistico, non latino od

italico.

Il

Mommsen, che

nei

nomi

in

is

delle olle scoperte presso

s.

Cesario (le quali sono


di

del secolo settimo di

Roma)

altra volta

aveva cercato un'arcaica forma

geni-

nitivo (2), ora in essi riconosce casi nominativi; per, contro l'avviso del Ritschl, li stima forma non latina, ma imitata dal greco (3). Talch, secondo questa sentenza, le ellissi dell's, che
si

attrihuivano al greco harharo e senescente, sarebbero

dei migliori tempi di quella lingua.

borgiano

asser,,

che

'Avrwvt;

ed

altri

Lo Schow illustrando un papiro del museo simili nomi sono di forma greco-egizia (4). E

veramente il grande predominio, che l'ellenismo alessandrino ebbe nei tempi e sugli uomini, cui spettano le iamiglie di greche iscrizioni sopra citate, d molta verisimiglianza a quell'opinione. Ma qualunque sia la origine precisa delle fogge di nomi simili al nostro AOTKIC, all'illustrazione di questo basta l'avere dimostrato, ch'esso

secolo terzo.

conforme all'uso comune della greca e cristiana epigrafia del Ci nulla ostante giover dichiarare pi accuratamente questa data;

(Ij

Corp. inscr. graec.

n.

'J!)10,

9922.

11

epigrafi peri giudaidie


(2) (3j
(4)

e cristiane

CABBATIC
210.

CABBATIC nell'iscrizione citata cognome SABATIS cognome femminile.

mascolino, e perci equivale a

Sabbatius; in

altre

Die iinterilalischen
Corjj. inscr. lat. T.

dialect. p. 230.
1

p.

Charta papiracea musei Borgiani

p.

66, 98,

cf.

p.

XXXIX.


e dall'indole di
lettere.

G9

che ne porta
le
ccg

quel

nome

trarre luce sull'indole dell'epigrafe,

uno dei caratteri nomi in t; dovessero nelle iscrizioni del greco volgare e moltiplicarsi in ragione della loro modernit. E pure io trovo, che non cos. Se togliamo un Txpiacg in iscrizione dell'anno 461 (1), ed un oox-jcg in epitaffio senza data, che sembra per del secolo sesto o del settimo (2), non mi sovviene d'alcun altro esempio abbastanza certo di nomi sifl"atli in lapidi senza dubbio poLa soppressione
dell'o

nelle sillabe finali


i

ed

jjv

essendo

moderno, parrebbe che

steriori

al secolo quarto.
e

Anzi

tutte le

greche iscrizioni, che ora ho

sott'

occhio,

la cui data sicura,

che ricordano nomi


(3),

terminanti in

log,

dal secolo

quarto

in poi
lo

li

scrivono interi senza elidere Vo


avvert, che
si
i

tranne la sola citata del i61. Anche

Schow

nomi

greco-egiziani
to;

e seguenti

leggono terminati in

(4).

dapprima finiti in t;, nei sec(di quarto Sembra adunque, che quell'elisione di-

venuta ogni d pi generale nei vocaboli del


disuso nei

comune

linguaggio, sia per

ita

in

nomi

proprii; e che quel disuso abbia incominciato a poco a poco fino


il

dal secolo quarto. Laonde

nostro AOYKIC anche per questo titolo meglio al terzo

secolo s'addice, od ai primi decenni del quarto, che alla seguente et.

In fine
])olcrali,

gli

esempi

epigrafici dei
graffiti

nomi

in

t;

ci

sono forniti da monumenti

se-

da gemme, da
e

o da qualche altra specie di epigrafi fatte per cure in lapidi onorarie, istoriche o d' opere pubbli-

private

non ne conosco veruno

che. Si potrebbe opporre l'ara del

nell'anno 109, sul cui plinto scritto

monte Claudiano dedicata dal prefetto d'Egitto AMMQNIC (5). Ma oltrech qualche rara eccezione

non distrugge

la regola;

quel

nome

delTartefice, segnato in basso separatamente


il

dall'epigrafe solenne dell'ara, ed ha perci

carattere di aggiunta fatta per prici

vata e personale cura

di

quell'Ammonio. Quest'osservazione conferma,


cio
epitaffi

che

da molli

altri
,

argomenti in ciascuna delle epigrafi greche papali callistiane vengo


essere queste

raccogliendo

sepolcrali

contemporanei
inciso in

alla sepoltura;

non
dopo

istoriche iscrizioni fatte nel secolo quinto da Sisto III o da qualsivoglia altri
la

i)ace costantiniana.

In

fatti

anche
delia

il

AOTKIC
scrittura

lettere di
le

mano

diversa da quelle, che fecero

gli epitaffi

di Anterote e di

ne sono

pii^i

belle e pi

calligrafiche

forme per adoperata nel titolo di FaFabiano;

biano. La quale minuta circostanza pu essere dichiarata dalle storiche e

monuloculo

mentali notizie sopra accennate. L'iscrizione di Fabiano fu

posta al suo

contemporaneamente
che quivi
di Lucio,
si

al martirio di lui,

mentre infieriva
il

la

persecuzione e prima,

potesse

si

volesse

incidere

glorioso vocabolo MAPTTP.

Quella

se

prestiamo fede alla seconda edizione del libro pontificale, la credesei

remo posta
(1)
(2) (3)

mesi dopo
n.

la

morte del pontefice,

quando tempi pi

quieti lo

Corp. inscr. graec.


L. e.
n. 98C8.
(I.

9259.
9516, anno 39S; ed
due iscrizioni poste nel medesimo

'AOavao-is,-

e.

n. 8607, iscrizione di ?. Atanasio

il

grande);
(ii.

Ets'ioj

(n.

in

luogo e quasi contemporanee 'Avtmvio,- n. 9518, 9519"; IiixtzXxo;


'AlAfj.mioi (Inscr. christ. T.
I

8614
(n.

al

tempo

dell'inperatrice Eudossia);
in.

*Xx3io;

(n.

5094 anno 434);


9276,

p.

861, anno 458, ovvero 474); Uxrfiy.irx;


I

9871, anno 471); V.yvuixyio;


(n.

9449, anno 518);


aii.

'J'iSrJXio; (n.

aimo 533); Maxa-i:-; (Inscr.


anno 6411; e
l'anno preciso.
(4) (5)

christ. T.

p.

476, anno 5341; Irpariyioc


le

(n.

927S, anno 542'; iXay^io? da indizi


certi
si

8633,

527-56.3); '\<T^/.io; (n. 9869,


citati,

cosi nei secoli seguenti.

Tralascio molte iscrizioni,

quali
i

raccoglie essere dei secoli

ma

se ne ignora

Anche queste
p.

dal secolo quinto in poi terminano

sempre

noun

in io.-.

Charla papyr.

XXXXIX.
n.

Corp. inscr. graec.

4713,

e.


consentirono. La diversit di
diversit tecnica delle
siffatte

70

dato e condizioni egregiamente s'accorda colla

due epigrali; la prima tracciata negligentemente ed in fretta, la seconda scolpita con attenta cura e con arte migliore. Prima di chiudere questo capo debbo deplorare la perdita della parte ultima
e finale dell'epitaffio di Lucio. Di lui,

come

di Anterote e di Eutichiano, noi ignoil

riamo, se

gli

fu dato sulla pietra sepolcrale


il

titolo

MAPTTP.

S.

Cipriano l'appella

bealissimum marljreni (i);

libro pontificale lo dice decapitato sotto Valcriano (2),


e

data storica generalmente

rifiutata

attribuita piuttosto all'impero di Gallo.

Ma

essendo Lucio nell'indice filocaliano escluso dal feriale dei martiri, il Tillemont credette pii verisimile riputarlo morto in esilio od in carcere, che di vero e perfetto

La ragione di questa sentenza, secondo che ho spiegato nei prolegomeni, non decisiva; ed anche ilMiinler inclin al tenere Lucio per vero martire (4). Ma la deplorata mutilazione dell'epitaffio lascia il dubbio nel pristino stato.
martirio
(3).

CAPO XIL
Del sepolcro
e

ileW epitaffio di Eutichiano.

Dei primi quattro successori di Lucio, che furono Stefano, Sisto II, Dionisio, Felice, gli epitaffi sono irreparabilmente periti. Del quinto, che fu Eutichiano, parecchi frammenti raccolti nella stanza papale
titolo
:

ci

restituiscono

il

seguente mutilo

Il

cui rinvenimento in luogo e

compagnia

illustre

concorde alla
Callisti: in

storia.

La

deposizione di Eutichiano nel cemetero di Callisto segnata nei pi autentici


L'indice filocaliano la registra al d f^I
idiis

fasti.

Decembres

in

quel giorno

medesimo

la festeggia

il

martirologio geronimiano. Veramente negli esemplari mag-

giori di quel martirologio

manca

la

menzione del cemetero; ne suppliremo per

con ogni certezza


si

la

lacuna ricorrendo agli esemplari contratti. Nel Richenoviense


Calisti via

Appia dcpositio Euliciuni episcopi et confessoris ; e nel calendario e necrologio del monastero di s. Gallo, ove molte vestigia sono impresse dei geronimiani contratti, mentre le menzioni dei cemeteri sono colegge
:

Romae

in cimitoio

li)
(2)

Cyprian. Epist. LXVII.


Lib. poni- in Lucio . IV.

(3)
(4)

V. Tillemont, IHst.
Mise. Hufn.
I.

eccl.

T. IV p. 620, 621.

f.

p.

217.


Eiiticiani episcopi (1).
Il

71

in

stantemente ommesse, pel solo Eutichiano scritto:


libro pontificale dalla

cimitevio

Calist

depositio

prima

all'

ultima delle sue recenri-

sioni testifica la sepoltura di Eutichiano

con

le

solenni parole, che gi tante volte

ho

detto significare la tumulazione nella cripta

propriamente papale; parole


i

petute poi da

Adone nel dSDecembre


il

da

altri

molti,

quali sarebbe
il

mera vanit

diligentemente citare. In fine


tra quelli del

catalogo di Sisto III annovera


il

predetto pontefice

cemetero di Callisto;

topografo Malmcsburiense lo pone nel gruppo

ad

s.

Caeciliam.

A
le

eletta copia di

testimonianze s'aggiunge ora quella dell'epi-

taffio,

che tutte

dichiara e vale per tutte.

Pur nondimeno rimangono alcuni punti assai oscuri, dei quali la novella scoperta non dirada le tenebre. Il giorno della deposizione di Eutichiano in Callisti fu l'ottavo di Decembre: i fasti antichissimi sopra citati, cui fanno coro lutti i
posteriori martir(dogii,

ne rendono piena fede. Se


il

il

catalogo dei papi filocaliano

sembra contradire a questa data, assegnando


ultimo nsque
togliere di
perite,
in

al pontificato di

Eutichiano per termine

diem IIII idus Decembris, cio


lieve

mezzo questo

assai pi autorevole di
e

mi sar il impaccio. La lezione delle vetuste membrane, ora quella del codice diYicnna,era FII idus non IIII
10 Decembre, facile

morte del pontefice nel giorno 7 Decembre, precedente quello della sua deposizione. Or se cos stabile e certo, che Eutichiano fu deposto in Callisti FI idus Decemhres, perch mai il libro pontificale in tutte le recensioni assegna quel fatto aW FUI Kal. Jugustas?
idus
(2)-,

non potrebbe

essere pi acconcia

ponendo

la

Anche
fasti

in Lucio

abbiamo notato una

siffatta

variet tra le vite dei pontefici ed

pi antichi ed autentici aielle date della sepoltura. In Eutichiano, come in Lucio, la scoperta dell'epitaffio primitivo nella cripta papale ed i topografi sem-

brano vietarci

il

ricorso all'interpretazione di trasferimento delle reliquie dal sotil

terraneo alla superiore basilichetta avvenuto circa

secolo sesto. D'altra parte poscritte nelle vite pontifi-

tremo noi stimare verisimile, che la variet delle date cali sia capricciosa, erronea, e degna d'essere spregiata
officiali

a fronte dei

pi vetusti ed

documenti? Non veggo perch il compilatore di quelle vite avrebbe voluto segnare il 25 di Luglio in luogo dell' 8 Decembre per puro arbitrio e menzogna gratuita; n come quella sostituzione possa essere avvenuta per ignoranza od equivoco. Piuttosto anche qui, come in Lucio, far d'uopo cercare, se la persecuzione, e l'accesso impedito alla stanza papale possono avere dato luogo a due deposizioni; la prima provvisoria all'indimani della morte, la seconda stabile dopo quasi otto
mesi. La quale ricerca
tirio di
si

collega ad un'altra tenebrosa questione, quella sul

mar-

Eutichiano.

Il

codice Richenoviense sopra citato chiama quel pontefice connelle vite l'elogio martyrio coronatur cominci

fessore,

non martire; attribuito non prima


tici

ad essergli
i

della terza recensione;

moderni

storici,

gli

agiografi,

cri-

sono discordi nel definire


la sentenza finale;
il

la controversia.

ne darebbe
se fu inciso

ma

Se l'epitaffio fosse intero, esso ce mutilo propriamente dove vorremmo vedere,


di punti
s

titolo

MAPTYP. L'esame adunque

difficili

non

age-

volato dalle novelle scoperte; le quali


li)

come per Lucio,

cos per Eutichiano, la-

Cod. S. Galli 453


Buchcrius,

p.

200.

[2)

De

doctr. temp. p. 272.


ricevere luce.

7-2

sotterranei avrebbero potuto

sciano nelle tenebre le quistioni, che dai

monumenti

Resta a dire due parole intorno la paleografa e l'indole dell'epitaffio. Queste

sono esaltamente
storico

come

nei tre epitaffi sopra esaminati di Anterote, di Fabiano,

di Lucio, ricche d'indizi della contemporaneit alla sepoltura e del carattere

non
al

ma

sepolcrale del titolo.

La

lastra

marmorea

sottile,

oblunga, destinata
lettere di

a chiudere la nicchia del loculo cemeteriale; l'incisione delle


tutto diversa

mano

da quelle, che incisero i tre predelti epitaffi; la paleografia per nelle forme sostanziali da questi non discorda, e la diversit si scorge soltanto nella negligenza della scrittura, che sistematicamente trascura la simmetria delle misure e delle linee di ciascuna lettera. La (jualc decadenza nell'arte epigrafica conviene all'epitaffio di Eulichiano fallo circa trenta anni dopo quello di Lucio, sotto Caro
e

Carino imperatori; quando anche nelle epigrafi

di

opere pubbliche

sifTalta

ne-

gligenza comincia ad apparire. La lettera


scrittura

e assai

pi goffa di quello, che alla

bench negligente di questo dell'incisore, che dapprima l'ommise


linee irregolari la X.
taffio

titolo s'addica. Ci
e

avvenne per disattenzione


1.

nel luogo suo pose la seguente

Avve-

dutosi egli tosto dell'errore, abrase la lettera anticipata, e sull'abrasione segn con

di

Tranne la differenza di mano o di tempo, che distingue l'epiEulichiano da quelli dei suoi colleghi nel rimanente esso gemello ad
,

ognuno

degli altri della papale laconicissima epigrafica f^imiglia.

Una

sola

linea

un unico nome seguito dal titolo UlCy.o-og ed anche dal vocabolo MAPTYP, quando esso dovuto al defonto, senza nota veruna ne della durala del pontificato n della morte o deposizione, sono la formola costante e solenne dei papali epitaffi della maggiore cripta callistiana. Questa
in lettere e lingua greca contenente

osservazione

ci

consoler alquanto della perdita dei

titoli

sepolcrali di Ponziano,

Stefano, Sisto

II,

Dionisio, Felice e Cajo; che possiamo nel nostro pensiero restau-

rare secondo la formola predetta e all'esempio dei quattro superstiti.

Molti penseranno, che epigrafi


e

semplici e silenziose alla storia nulla servono;


s

che l'espeltazione destata dai primitivi monumenti d'una cripta


al tutto delusa. Io

illustre ri-

masta

non sono

di quest'avviso.

Anche

la sola scoperta della

stanza destinata ad accogliere la serie dei sepolcri papali del secolo III con alquanti
cainj)ioni degli originali epitaffi,
e della
taffi

un gran

fatto

monumentale

acquisito alla storia

Roma

sotterranea e della chiesa romana.


la loro

Ma

la

greca lingua in quegli epiil

costantcmenle adoperata,

uniforme semplicit,

sistematico silenzio

circa le date della vita e della

morte dei singoli pontefici forniscono materia ad


lingua
i

importanti osservazioni sul predominio della predella


stico in

nelF uso

ecclesia-

Roma,

sui rapporti tra

monumenti

cemeteriali ed

pi vetusti calalogi

dei

La dichiarazione dei quali punti sar pi facile ed in ogni sua parte predisposta dopo compiuta l'analisi storica e critica d'ognuno dei papali sepolcri del cemetero di Callisto. Procediamo adunque innanzi in quest'analisi.
pontefici e sulle vere fonti di colesti calalogi.

romani

73

CAPO
Del sepolcro
Il

XIII.

di Ponziano.

pi antico

dell'esilio della morte e della sepoltura di lui nel cemctero di Callisto irta di difficolt che non sono state fino ad oggi appianate. Il Sollier dubit della possibilit di

deportato in

non ho rinvenuto l'epitaffio, Sardegna nel 235, ove consum il martirio. La storia
tra
i

pontefici, dei quali

Ponziano

discordanti date e testimonianze: multa offendo, scriveva e"^li a Baronio, Henschenio , Pagio, Papebrochio aliisque circa Ponliani aetalem, exilium eie. dispulata, qitae operosiori examine retractanda sunt, si modo ulla chronoloqica
le
.
.

comporne

methodo componi possint (l).Io non dispero di poter ricomporre quest'arruffata matassa, e restituire alla genuina verit i fasti del martirio e della sepoltura di Ponziano
;

che sono un punto di storia memorabilissimo negli annali del cemetero


il

di Callisto.

corpo di Ponziano sia stato portalo dalla Sardegna a Roma nel cemetero papale indubitato. Il feriale filocaliano solennemente lo

Che

sepolto

testifica:

idibus Jucjustis la

Ypoliti in Tiburtina et Ponliani in Callisti.


pii^i

Per Ponziano ed Ippolito

messa

assegnata alle idi di Agosto nel


(2).

antico codice liturgico della chiesa

romana

alla storia,

E che quel Ponziano festeggiato in Callisti non sia un martire ignoto ma il romano pontefice, i dotti ne convengono (3) ed eccone una no;

vella prova nel martirologio geronimiano. Quivi alle idi citate fino ad ora

si

leg-

geva un miscuglio di nomi senza indicazione topografica: Ponliani


Cornelii,

episcopi, Luciani,
,

Cassiani, Calesti. Nella

Calesti fosse

mente del Fiorentini entr il sospetto che quel nome del cemetero da riporre al suo luogo scrivendo: in Calesti (cio
Il

Callisti) Ponliani episcopi (4).

codice di Berna,
:

come

in tanti altri passi, anche

in questo migliora la lezione geroniniiana

io

AGUSTAS

P.0(T)6

UlA

tihurtina

Gppolili martyr

6T

IN VI APPI A

(sic)

{Valesti

Scorum

Pontiani epi Luciani

IT Calesti

GT
nilii

IN_FORO COR
Sci Cassiani

chiaro meno la
(1)

che dopo \l(a) APPIA e innanzi a Calesti manca semplice preposizione in; e che il Ponziano deposto

in coemeterio

o al-

in Callisti il ve-

Ad
Il

Usuardi marlyrol. die 20 fovemb.

(2) (3)

S. Leonis

Opp.

ed. liallcrin. T.

Il

p. 98.
ss.

Papebrochio volle dubitarne {Act.


ecel.

Propyl. mensis Maii p. 105);

ma

il

suo dubbio

dai

savii

non

fu

approvato V. Tillemont

Mem.

d'hist.
(4)

T. Ili p. 693; Giorgi, Ulartyrol. Adonis p. 587; Dllingtr, Uippolytus

und

CallisUis p. 30.

Fiorentini

Martyrol. occid.

p. 731.

10

74

scovo romano di quel nome. Clii sieno i sajiti Luciano e Callisto nel codice Bernense dati per soci a Ponziano, e se essi sieno veri socii di quel pontefice o non piuttosto nomi quivi interpolati fuori di luogo, sono questioni che ci svierebbcro
dal punto, al quale ora attendiamo. La sepoltura di Ponziano nel cemetero di Callisto anche registrata nel martirologio di Adone ed in altri, che da lui pen-

dono* e non vale "no per di nota

la
e

pena recitarne od annoverarne le testimonianze. Bene dcdi esame, che Adone e la sua scuola non nel 13 di Agosto,
festeggiano

ma

nel 20 di

Novembre

quella commemorazione. Floro e

Rabano

la

tra'^"ono indietro al 29 o meglio al 30 di Ottobre (1). Costoro attinsero le loro notizie dal libro pontificale, la cui narrazione merita un commento, che non le
h stato

che ne scioglier ogni nodo. Comincer dall'esame critico delle varie lezioni della vita di Ponziano; poscia render ragione della diversit

ancor

fatto,

dei giorni assegnati al natale di lui nei martirologii pi antichi e nei posteriori. In fine dichiarer al lume della cronologia, della storia e delle leggi romane il

racconto dell' esilio di Ponziano e della traslazione del corpo di lui dalla Sardegna a Roma ed al nostro cemetero. Nel catalogo papale filocaliano l'articolo di Ponziano ricco d'un' aggiunta,

che

ma

sembrata clausula finale apposta a suggello della priparte di quel catalogo, e perci contemporanea o poco posteriore ai fatti, che
ai

critici

giustamente

accenna

Pontianus episcopus
(sl\.

et
e.

Yppolitus presbyler exules sunt deportati in Sardinia

in insula nociva

vocina

i.

Bucina) Severo
et

et

Quintiano consuUbus. In eadeni


ordinatus
est

insula discinctus est IIII hai.

Octobres

loco

ejus

Antheros

XI

kal.

Decembres considibus suprascriptis. La prima parte del citato catalogo ha per fondamento la cronaca d'Ippolito; di quel medesimo Ippolito (almeno secondo ogni apparenza), che nelle recitate parole h nominato, le quali forse da lui furono
Nei codici del libro pontificale giusta la recensione pi antica (anno 530) la deportazione di Ponziano e d'Ippolito in Sardiniam, insulam Bncinani h attribuita a comando dell'imperatore Alessandro; e le ultime parole del vetustissimo testo
scritte.

a""iunto al catalogo ippoliteo sono modificate ed ampliate cos in eadem insula Novembres. Ilic fecit ordinationes etc. afflictus, fustibus maceratus defunctus est III kal.
:

quem

beatus Fabianus adduxit navigio

et

sepelivit in coemeterio Callisti via


11

Appia

die

dcpositionis ejus ab

AI

hai.

Dccembris

(2).

codice di Terona

terminante in Co-

sopprime la data XI hai. Decembres^ ed al cemetero di Callisto sostituisce il coenietcrium catacumbarum (3); della quale lezione singolare ed erronea ho parlato nel T. I pag. 237. Soggiunge per cessavit

none (anno 687) abbrevia

tutta la sentenza,

episcopatus dies

X. Nelle recensioni seguenti

il

testo

pi pieno

e la

costruzione

pi regolare: in eadem insula (alcuni esemplari soltanto aggiungono afflictus, fustibus maceratus) defunctus est III hai. Novenibris; et in ejus locum ordinatus est Anterus XI hai. Decembres. Ilic fecit ordinationes etc, quem beatus Fabianus adduxit cum
clero

per navim

et sepelivit in

coemeterio Callisti via

Appia

et

cessavit episcopatus a depo-

(1)

V.
Il

.Warti/r.

Bedae cum auctario Fiori

in

Ad.

ss.

T.

II

.Varili p.

XXXVl;

Martjro. Rwbani

in Canisii, Iec(.

anliq. ed. Basnage

T.

II

P.
;2)

p. 345.
1

Schelslrate, Anliq. eccl. Ubislrata T.

p. 422.

(3)

Bianchini, Anaslas. T.

IV

p.

111.


sitone (al.

75

dispositione, al.

marUjrio)

ejiis

diesyY. Dal confronto di queste lezioni

recensione del 530, ove la data y\I Imi. Decembres^ che veramente appartiene all' ordinazione di Anterote, attribuita alla

chiaro l'errore del testo spettante

alla

deposizione di Ponziano. La corruttela apparisce anche nella preposizione ab quivi cessavt episcopatus ab die deporimasta fuori di luogo, e che proviene dalla frase sitionis ejiis etc. Di siffatta corruttela posso spiegare l'origine.
:

compilatore del libro pontificale secondo la recensione terminata circa il 530 leggendo nelle memorie, che adoperava e l' una coli' altra cuciva. Fabiano aver portato a Roma il corpo di Ponziano, stim quello successore immediato di queIl

suo luogo dopo Ponziano, e ne fece un antecessore di lui ponendolo dopo Urbano. Cos sconvolta la serie pontificia nei due
sto
;

e perci tolse

ad Anterote

il

codici della recensione citala noti allo Schelstratc, e parimente in quello di

da

me

rinvenuto.

E vedremo

poi verso la fine di questo capo, che

Berna sepolcri me-

desimi della cripta papale dovettero dare occasione a riputare vera e necessaria la posposizione di Ponziano ad Anterote. L'autore d'un s grave disordine per non
contradire la sua cronologia dovette cancellare le parole in
ordinatus
est

ejus (Pontiani)

locmn

Anlerus; rimasero per le vestigia della mutilazione e la data dell'ordi

dinazione di Anterote cambiata arbitrariamente in quella della deposizione

Pon-

Adunque quel compilatore ebbe in mano e guast note storiche spettanti a Ponziano. Una quella, che ho
ziano.
, ,

nell'unirle insieme

due

detto essere stata scritta

da Ippolito o da alcun contemporaneo di lui che abbiamo nella originale sua forma, registrante la deportazione il giorno in che Ponziano discinchis est, ed il giorno in che gli fu sostituito Anterote: da una seconda memoria conservataci
soltanto nelle varie lezioni del libro pontificale
tianiis) ajjlictus,
biatiiis

vengono

le

parole seguenti: (Pon-

fustibus maceralus defimclus est III hai.


et sepelivit in

Novcmbres, qiiem beatus Facaratteri intrinseci

adduxit cum clero per navim

coemelerio Callisti via Appia, L'esai

me

storico,

che poi faremo di questa notizia, ne dimostrer


terminato circa V anno 530
e poi

di genuinit e di veracit. Intanto l'avere noi


liber pontificalis

osservato, che essa fu

guasta nel

meglio

trascritta nelle recensioni

seguenti, prova ch'essa d'origine assai vetusta; ne fu

primamente
il

redatta dai

compilatori di quel libro circa

il

secolo sesto. I quali nelle

successive

redazioni

delle vite pontifcie alquanto variamente la adoperarono, secondo

loro istituto

interpolandola col novero delle ordinazioni


st^

e dei

giorni di sede vacante. Di quefatto dagli

ultimo novero ragioner poi, mettendo in chiaro un altro imbroglio

interpolatori.

Compiuta
piccolo,
storia
,

cos la critica dei varii testi della vita di

Ponziano, facilissima

quella

delle date segnate nei martirologii posteriori al geronimiano. L'autore del


il

romano

quale con

gli

antichi calendarii us di confrontare

documenti della
data egli

trasfer la festa

di

Ponziano dalle

idi

di

Agosto

della quale
il

non

trov storica ragione, al

XII KuL Decembres, che stim


scritto

vero giorno della


ter-

deposizione di lui per limbroglio fatto dal compilatore del libro pontificale

minato nel 530. Vero


fe

che quivi

XI non XII;
errori

ma

oltrech leggerissima

siffatta

variet ed ovvia nei manoscritti

per

dei copisti o per cancella-

mento

della vetusta scrittura, io credo che l'autore predetto abbia

voluto cmcn-

sedare l'assurda lezione abXlKal. Decembres, leggendo a. (ante) XI etc, e questa classica formula interpretando del giorno precedente a\V XI Kaicndas, cio del 20 Novembre. Il martirologio romano piccolo die legge a quelli di Adone e di tutta la schiera

adoniana

(1).

Floro per, seguito dal


piiJ

monaco Rabano, attenendosi


Novembrcs
(cos

al testo
il

meno

imbrogliato nelle recensioni

diffuse del libro pontificale registr

natale di

Ponziano //// Kal.

FS'ovembrcs, o piuttosto /// Kal.

Rabano), cio

nel giorno della morte.

cos

limpidamente chiarita Torigine della variet nel

giorno festivo della deposizione di Ponziano nei martirologii posteriori al geronimiano. Resta a vedere perch in questo e nel feriale filucaliano quel giorno il 13 di

sopra allegati non troviamo menzione veruna. Ci apparir manifesto, quando avr coordinato storicamente tutte le date, che siamo venuti raccogliendo; ed avr ricomposti gli annali dell'esilio, della morte e sepoltura di PonAgosto; del quale nei
testi

ziano. Accingiamoci all'impresa,

il

cui successo al Sollier


le

sembr quasi disperato.

La premessa
Sotto
i

critica dei testi

ne ha gi spianato

difficolt stimate insuperabili.

consoli Severo e Quinziano, cio nel 235, Ponziano con Ippolito prete furono deportali in insulam. Coteste parole sono formola legale indicante una pena di natura capitale perpetua; che faceva perdere ogni diritto di cittadino, e soltanto per

sentenza del principe

del prefetto di

Roma poteva

essere inflitta (2). Il liber pontificalis

fa autore di quella sentenza

tarne la testimonianza, e

Alessandro Severo: Adone in questo punto non volle accetdella deportazione predetta die la colpa a Massimino. Ponendo
i

mente

al favore di
ai

Alessandro per

Cristiani ed all'anno 235, nel quale

appunto mor

Alessandro

18 di Marzo
altri

Tillemont ed
tificale,

Massimino persecutore della chiesa, il convennero con Adone (3). Coloro, che s'attengono al libro pone gli succedette

congetturano calunnie intentate contro il pontefice e ragioni diverse dalla persecuzione della fede cristiana, per spiegare la sentenza di Alessandro contro Ponziano ed Ippolito (4). Poich il giorno della loro condanna non segnato, e cos

ignoriamo

quello avvenne prima o dopo la morte di Alessandro, rester aperto il campo alle congetture ed alle varie opinioni; ed a chiarire questo punto la mia restituzione cronologica poco giover. La prima data, che incontro, quella del
se
testo

coevo a Ponziano:
si

in

cadem insula (Pontianus)


est

discinctiis est

UH Kal. Octobrcs.

Nel libro pontificale

legge defunctus

III Kal. Novenibres; a molti moderni con-

fondono l'una coU'altra queste due date e lezioni, ed emendano od interpretano diverse; diverso il discinctus dal il discinctus per Jefimc^Hs (.5). Ma le due date sono dcfunctas; distinti e di natura diversissima i documenti, ove quelle parole si leggono: e nulla ci persuade a fondere in una sola quelle due testimonianze, tutto anzi c'induce a lasciarle ognuna al luogo suo. Cos facendo le tenebre divengono
luce. Discinctus voce legittimamente significante
il

disciufji mililia,

dicjnitate;

ed

(1)

II

moderno

martirologio

romano

anticipa la festa, di che ragiono, al


il

19 Novembre;

ma

ci

facendo segue
di

e riformatori del martirologio di


die 20 JS'oi'J.
(2)
13)

Usuardo, contro

gcnnino testo

di

Usuardo medesimo seguace fedele

editori il Belino ed il Molano Adone (V. Sollerium ad Vsuardwn

Dujest. XLVIll, 19, 2.


Uisl. eccl. T. Ili p. 277.

(4)
(5)

Vedi
V.
I

commenti all'Anastasio dell'edizione


ss.

di
e.

Bianchini T.
p.

11

pag. 181: Diillingcr,

I.

e.

p.

70, 71.

Ada

T.

Apr. p. 25; Tillemont,

I.

693;

Mommsen, AbhamU.

das Sachs. Gesellschaft der J'issenschalJen, Phil. Uisl.

Classe T.

p. 635.

77
in questo senso nel nostro testo a

buon

diritto
il

ed

altri, e

teste

ne ha

trattato di proposito

l'hanno interpretata il Du Gange (1) Dijllinger (2) Ponziano adunque depor-

tempo vedova del suo pastore la chiesa romana; ed in Sardegna rinunci alla dignit {cUscinclus est) nel d 28 Settembre del 235. Nel luogo suo, per fede dellautorevolissimo testo, fu ordinato Anterote ai 21 di Novembre. Tra questa data e quella dell' abdicazione di Ponziano cade il /// Kal. Novembres (30 di Ottobre) concordemente assegnato alla morte del deportato
tato a vita

non

volle lasciare lungo

pontefice nelle recensioni della vita di lui sopra citate; cio nella seconda delle

due storiche memorie insieme unite nel libro pontificale. Ma nella prima di quelle due memorie, che non esce dai limili dell'anno 235, la morte di Ponziano taciuta. Il quale silenzio mi persuade, ch'egli mor non nel 235 e prima dell'ordinazione di Anlerote ma in uno degli anni seguenti quando gi Fahiano ad Anterote era succeduto. A mio avviso le parole aggiunte alla prima parte del catalogo papale, che lo continuano fino alla rinuncia di Ponziano ed all'ordinazione di Anterote, furono dettate mentre l'uno e l'altro erano vivi, circa il Decembre del 235; e perci con straordinario esempio segnano del primo quando cUscinctus est, non quando mor, del secondo l'ordinazione non la durata della sede. Questa poi computata a parte nel seguente paragrafo, che sembra scritto posteriormente. Che se il nostro pontefice non mor nel 235, parmi che oltre il 236 non delibiamo differirne la fine gloriosa. Il testo, ove la morte di lui segnata, dice che fustibus maceratus ilefunctus est. Queste non sono formole da leggenda afflctus e la loro fonte tanto antica, il titolo di vero martire dato a Ponziano tanto vetusto ed autentico che la buona critica ci invita ad accettarne non a discre,
, ,

ditarne

la

testimonianza. Afflictus,
si

fustibus

maceratus

defunclus

est,

indica

un

lento martirio, che bene

addice ad

un deportato
preti

in Sardegna.

ziano non sembri essere stato, almeno da principio,


l'incrudelire di

E bench Poncondannato ad metalla, pure


aggravare la condizione

Massimino contro
i

vescovi e

pot

del pontefice oltre

termini ordinarli della pena di deportazione.

nella storia

imperiale pi volte leggiamo di rilegati e deportati, che poi furono uccisi; ed in fine la fustigatio secondo le leggi romane non solo poteva essere inflitta ad un capite
minutus, quale era

ad un cittadino (3). Nell'Aprile per del 237 s'erano levati contro Massimino i due Gordiani e poi Pupieno e Balbino: allora la persecuzione fu sedata, e perci il martirio di Ponziano consumato nel d 30 Otil

deportato,

ma anche

tobre

ed

il

non pu verisimilmente suo natale, almeno fino


di quelli dei di Callisto ai

essere differito oltre

il

236. Egli ebbe culto solenne:

dagli esordii della pace costantiniana, fu posto nel

novero
metero

martiri pi illustri della chiesa

romana
Il

e celebrato

nel ce-

13 di Agosto di ciascun anno.

feriale

filocaliano

concor-

demente

al martirologio

geronimiano

ce lo testifica nelle clepositiones

martjrum. La

deposizione di
delle parole:
Il

Ponziano assegnata

al 13

Agosto presta

quem beatus Fabianus adduxit cum clero corpo di Ponziano non fu lasciato in Sardegna,

lume, posta a fronte per navim etc.


e riceve

ma

portato a

Roma, perch

(1)

Glo??ar. V. Discinctus.

(2i
(3)

Hippolytus und CalUstus pag. 72.


Digest.

XLVMI,

19, 28.


icio fu

78

avesse l'onore della sepoltura nel cemelero papale. La cura del quale pietoso uf-

papa medesimo col suo clero navig alla volta della Sardegna, ed accompagn sulla nave il sacro deposito. Cos almeno dicono le recitate parole e non veggo perch dovremmo interpretarle in senso lato e non esattamente, come esse suonano. Quel papa fu Fahiano, non Antcrote; e ci sta bene nel mio sistema, che fa sopravvivere Ponziano fino all' Ottobre del 236, mentre Anterote nel Gennajo di quell'anno mor, dopo avere seduto un solo mese ed alquanti giorni. Ma ancorch Ponziano fosse morto nel 235, Anterote non avrebbe potuto accoglierne tosto nel cemetero di Callisto le venerande reliquie e Fabiano medesimo non pot quivi deporlo prima del 13 Agosto dell'anno seguente o d'uno degli anni seguenti al martirio consumato in Sardegna. La verit di questo fatto
stimata
s

importante, che

il

lampeggia

agli occhi di

chiunque raffronta

tra loro

tre

testi:

Ponfiamis
in

et

Ilip-

poljhts deportati simt in insuhini

Sardiniam - Idibus Aurjustis Pontiani

Callisti,

Ilippohjti in Tiburtina

- Fabianus addiixit ( Pontiamim) cnm clero per navim et sepelivit in coemeterio Callisti. La deposizione in cemeteri diversi di Ponziano e d'Ippolito (che sono appunto la coppia dei due deportati in Sardegna) festeggiata nel giorno medesimo lontano dieci mesi da quello, che la storia assegna alla morte di Ponziano, indizio chiarissimo, che Fabiano d'ambedue i confessori della fede
esuli in

Sardegna reclam

corpi

ed insieme

li

port

Roma,

nel d 13 di
e

Agosto ciascuno nel debito cemetero onorevolmente depose. In quale tempo


egli

come

abbia potuto ci fare


Il

l'ultimo punto, che rimane a discutere.


all'Italia

tragitto dalla
pii^i

Sardegna

brevissimo; e se Fabiano volle aspettare


perci
gli

stagione

op[M)rtuna del Novembre,

non

fu

d'uopo

differire

il

pio

uflcio verso l'antecessore

suo fmo al colmo dell'estate. Altre opportunit di tempi


afferrare.

a lui

convenne aspettare ed

Con quale

diritto pot egli disotterrare

ca-

daveri dei deportati e restituirli alla patria? Risponda Marciano giureconsulto con-

temporaneo

di lu. Si qins in insidani deportatus vel rclecjatus fuerit,


;

poena eliamposl

nortem manet

nec

licei

eiim inde transferre alicubi et sepelire inconsulto Principe, ut


et inultis

sacpissime Scverus

et

Antoninus rescripserunt

pelentibus

hoc ipsum indulseed esempio quelle

runt
di

(1).

queste parole di Marciano servono di storico


:

commento

Tacito sopra Lollia Paolina morta in esilio

Lolliae Paulinae cineres reportari,

Fabiano col clero per nave con due cadaveri non sembra fatto occulto ed illegale. Egli dov chiedere al principe la grazia, di che parla Marciano, ed ottenerla. L'impero dei due Filippi amicissimi dei Cristiani mi sembra il tempo, in che Fabiano dee avere ardito dimandare
scpulcrumqite extrui (iSero) pennisit (2).

La

gita di

la facolt necessaria al palese trasferimento, al

che

egli fece dalla

Sardegna a
il

Roma

cemetero di Callisto del corpo del suo glorioso antecessore. Ed

fatto di

questa

traslazione in condizioni tanto solenni insigne


la chiesa

documento

dell'

importanza, che

romana dava algpossesso

dell'intera serie dei sepolcri dei suoi pontefici

ed alla loro riunione nella cripta papale; ed


lit

anche nuovo esempio della legaCristiani facevano dei loro diritti

pul)blicamente riconosciuta nell'auso, che

sepolcrali.
(1)
(2)

Digest. XLVllI, 24, 2.

Annal. XIV, 12.

79
Da
tutto
il

premesso discorso

broglio sia quello, che fece

quanto grande errore ed imchi nel libro pontificale dopo la sepoltura da Fabiano data
h facile intendere

a Ponziano nel ceraetero di Callisto scrsse: et cessar it episcopatus a die depositionis ejus (^ovvero a depositione ejus) dies X. La deposizione di Ponziano in Roma fu fatta

dal secondo successore di lui; e perci non pot in guisa veruna segnare il principio di sede vacante. La sepoltura, che temporariamente fu a lui data in Sardegna,

cadde anch' essa secondo il mio computo nel pontificato di Fabiano ; e posto che ci non sia vero, ma Ponziano sia morto nel 235 durante l'interregno tra la rinuncia e la scelta del successore, sempre dalla morte nel 30 Ottobre all'ordinazione di Anterote nel 21 Novembre correr una sede vacante di oltre a dieci giorni; ne la

vacanza doveva essere computata dal d della sepoltura, ma da quello della rinuncia del deportato pontefice. Pur nondimeno anche in quest'imbroglio veggo
le

tracce d'

un antico

testo,

che suggella

l'anno 235. Nelle vite dei pontefici


palus dies
eie.

riordinamento dei fasti pontificali delsempre scritto semplicemente cessatif e/jjscoil

In questa soltanto di Ponziano la formola diversa; e nei codici la cessavit episcopatus a dispositione ejus, a lezione incostante leggendosi in essi depositione ejus, a martijrio ejus, a die disposilionis ejus. Questa singolare diversit
:

di

formola

e l'arbitraria variet di lezione

congiunte

all'

autentica notizia, che ab-

biamo nuino

Ponziano f/("scmcfi<s //// kal. Octobris, mi persuadono il getesto dai compilatori medesimi del libro pontificale non inteso avere computato la sede vacante a die discinctionis ejus, ovvero a discinctione ejus. Indi la
dell'essere stato
e la serie delle varianti

novit della form.ola,

a dispositione, a depositione, a iared \ dies tjrio. Il vero computo per dee essere di mese uno, giorni ventidue; non pu in guisa veruna rimanere senza il supplemento mensem I dies XXII. La disputazione storica e critica, che fin qui ho fatto, ci rende vieppi amara
la

Ponziano, la cui sepoltura fu accompagnata da circostanze tanto singolari e fu un avvenimento s grande nei fasti del cemetero callistiano. A compenso dell' irreparabile danno, m'ingegner di ragionare intorno al monumento, del quale non possiamo riconoscere le vestigia. Che Ponziano sia
perdita
dell'epitaffio di
stato deposto in

uno

dei loculi della cripta papale

non dobbiamo dubitarne. La


gli epitaffi di

formola registrata nel libro pontificale: Fabianus


altra

sepelivit in coemeterio Callisti senz'

aggiunta indica quella stanza

quivi abbiamo trovati

Fabiano

medesimo, che

seppell Ponziano, e di Anterote, che a lui succedette e

prima di

lui fu portato al callistiano ipogeo. L'epitaffio di

tempo
sotto

tra

quello di Anterote e
e

Ponziano intermedio nell'ordine di quello di Fabiano dovette essere parimente collocato

il

primo

sopra

il

secondo.

questa

osservazione inaspettatamente spiega


,

lo strano e fino

ad ora inesplicabile disordine del papale catalogo

od uno dei primi compilatori del libro Ponziano ad Anterote. Egli volle ordinare quelle vite dei tre pontefici come ne vedeva sepolcri, che bene notava essere disposti secondo la serie successiva delle deposizioni. Perci vedendo Funo sotto F altro Anterote, Ponziano, Fabiano, non seppe intendere, che quella era veramente la serie delle loro deposizioni nel cemei

primo pontificale credette riordinare posponendo


che
il

tero,

non per monumenti ci

delle succesioni nella sede apostolica.

Ed

ecco

come Pesame

dei

ajuta a scoprire le origini di alcuni antichi errori degli

storici; e

80

forme dei monumenti l'esame di questi errori ci fa indovinare le condizioni e le di Ponziano, quelli di Anterote e di Fabiano con periti. In quanto poi all'epitaffio Eutichiano non mi lasciano nell'animo dubbio veruno, cbc 1 simili di Lucio e di linea sola di greche lettere: e parmi leggerlo sia stato semplicissimo, in una
esso
coi miei propri occhi

quel

titolo in tanta

nONTIANOG eniCKOnoC Inoltre credo, che Fabiano dettando quiete e dopo una traslazione tanto solenne non abbia esitato
:

a fare incidere intero e disciolto da nessi


ritrovare.

il

glorioso vocabolo MAPTYP;

ma

di ci

spero di vorrei essere fatto certo dalla pietra originale, che deploro smarrita, ne

Pur nondimeno una memoria scritta di Ponziano e del sepolcro cripta lapale parmi avere riconosciuto sulla porta medesima di quella
nella parete tra
le

di lui nella

cripta.

Quivi

innumerevoli

lettere segnate

con

ferri incidenti

sull'intonaco secco

una

ho notato, che da tutte diversa, perch tracciata ed impressa sul fresco: essa senza dubbio veruno la prima e pi antica in quella moltitudine di M-aflite scritture. Non intera, ma poco ne manca: 6N eeoaMGTA nANTCv (1) .... nONTIANG ZHCHG. Quest' acclamazione segnata sullo stucco, quando era ancor
f^reca le^f^enda

molle, stucco candido e fino,


freschi del secolo III
tori
,

come

quelli, sui quali furono condotti


fascio

migliori af-

che vollero

non da porre in lasciare memoria di se e

con

le

scritture dei tanti visita-

dei cari loro. Quel Ponziano acclamato

pel primo appena rivestita la parete del candido stucco secondo ogni verisimiglianza restituito il pontefice martire solennemente riportato dall'esilio alla sua sede e
al consorzio del pontificale collegio.

Fabiano nei cemeteri ordin molti

e grandiosi

lavori (2); egli trasfer dalla Sardegna all'ipogeo callistiano il corpo del suo antecessore. Considerando questi due fatti dinanzi a quell'intonaco, il quale appena

spalmato a rivestimento e decoro dell'adito alla stanza papale ricevette l'impronta d'un apostrofe a Ponziano, non posso tenermi dal congetturare, che quel rivestimento sia uno dei lavori ordinati da Fabiano; e mi sento crescere nella mente la persuasione, che quel graffito acclami al pontefice martire reduce dall'esilio. Anzi il confronto del
superstite

MGTA nANTCOv

colle testimonianze allegate nel capo

sugli omnes epi-

scopi raccolti nella cripta papale


7rjcTt3-uy

mi

suggerisce

nONTIANE ZHCHG:
e

La quale bellissima

Dio coi tutti i storica acclamazione


in
s

supplemento: EN GEC META nANTtv Ponziano vivi! vescovi {iuo coUeghi)


il

sepoltura data a Ponziano in


perdita del primitivo epitaffio.

degno

contemporanea della debito luogo, sar lieve compenso alla


,

mio avviso

CAPO
Del sepolcro
di Stefano e se,
d'

XIV.

ad

esso appartiene

V elogio damasiano

un pontefice ucciso sulla sua cattedra.

Se tanto desiderio di se lascia in noi Fepitaffio ed il sepolcro di papa Ponziano, assai maggiore quello, che avremo dei monumenti di Stefano I; la cui storia ed
(1)

Sulle difficolti di questa lezione vedi l'appendice, ove sono trascritti ed esaminati

singoli graffili.

(2)

Vedi T.

pag. 117.


il

81

cui martrio sono

rovine della cripta

un vero spinajo di controversie inestricabili. Pur tuttavia dalle papale ho raccolto reliquie ed indizii, che su quelli tenebrosi

punti di storia qualche luce diffondono. Propongo tosto senza preamboli due capi di questioni, che m'accingo a discutere. Di Stefano I e delle cose narrate negli atti
latini del

suo martirio quali tracce monumentali rimangono nella cripta papale?

queste tracce in quanta parte accrescono fede alla narrazione di quegli atti?

Che il papa Stefano sia stato sepolto nella cripta di s. Sisto provato da quei documenti medesimi, che ce ne assicurano per Fabiano e per qualsivoglia altro
pontefice, la cui sepoltura in quel luogo sia istoricamente certissima centi scoperte confermata. L'indice filocaliano,
liturgici,
le
il

e dalle
i

re-

martirologio geronimiano,

libri

vite dei
-,

pontefici, gli atti del martirio tutti


le

conducono a questa di,

mostrazione

ne reciter

testimonianze a
di

mano

mano

che

il

discorso le

chieder. Oltracci

una prova monumentale ne forniscono


gli
atti
s.

g'

infranti

marmi

di

quella stanza. Imperocch


militi di Valeriano

Stefano affermano, ch'egli fu sorpreso dai

mentre celebrava i divini misteri in una cripta del cemetero di Lucina; che fermo sulla sede episcopale intrepidamente offerse agli sgherri il capo, ed imporpor del suo sangue la cattedra; che finalmente presso a questa fu sepolto in eadem crypta, in loco qui appeUalur hodie coemelerium Callisti (1). Adunque

quando quegli

atti

furono

scritti,

nel luogo appellato per antonomasia coemelerium


si

Callisti (cio nella cripta papale)

vedeva presso

il

primitivo sepolcro di Stefano

una

cattedra, sulla quale era od opinione di quei tempi o storica verit lui essere

Or bene gi ho detto nel capo IV, che tra le macerie della cripta papale ho riconosciuto una preziosa reliquia di lettere damasiane incise in marmo e spettanti alla metrica epigrafe posta dal papa Damaso presso la cattedra, sulla
stato decollato.

quale un romano pontefice consum


gli
atti

il

martirio nel modo, appunto, che narrano

di

santo Stefano. Laonde quella narrazione


di

almeno

in

quanto

al fatto

mo-

numentale,
tracce,

che essa

fa

memoria

e testimonianza,

esattamente conforme alle


sito, cui

che ne troviamo nella cripta papale; cio proprio in quel


quale veramente Stefano presso
fatti
i

com-

pete di pieno diritto la designazione locus, qui appellatur iodie coemetcrium Callisti,
e nel
sto.
ai

suoi colleghi fu,

come

si

doveva, depomartirologio

In

l'indice filocaliano delle depositiones episcoporum


sepolti in Callisti, altrettanto
fa
il

annovera quel ponIII;


il

tefice tra

catalogo di Sisto

geronimiano giusta
Amjustas Romae
il

la lezione intera e perfetta del codice di


Callisti via

Berna segna: III Nonas


il

in coemeterio

Appiu

sancii Slephani episcopi et martyris;

sacramentario leoniano in quel medesimo giorno prescrive

natale

s.

Stephani

in coemeterio Callisti via

Appia
il

(2); il

libro pontificale dalla

prima all'ultima res.

censione ne

testifica

la sepoltura colla

semplice formola designante di legge ordiCoe-

naria la cripta papale;


ciliae.

topografo malmesburiense pone Stefano nel gruppo


martirologii da

Due

voci discordanti

per sorgono a turbare F unisona concordia di tanti


i

testimoni e delFeco, che loro fanno


riori.

me non
il

citati delle et poste-

Queste voci sono di alcuni antichi topografi, che


Ada
il

sepolcro di Steiano vi-

li)

ss.

T.

Aug,
ed

p. 143.
Il

(2)

V. S. Lconis opp- ed. luUerin. T.


citalo titolo
ai

p.

79. Gli editori quivi bene avvertono, che

il

compilatore del codice con supina negligenza ha

posto sotto

di

Agosto

le

messe pel protomartire Stefano proprie del 26 Deceaibre.

11


dero sulla via latina;
additato
e degli scrittori

82

moderne
et,

delle

che ce lo hanno sempre


s.

nella cos detta platonia di


il

Damaso

nelle catacombe a

Sebastiano. Fafa-

cilissimo sar
cile
il

rendere conto dell'opinione di questi ultimi; non ugualmente


i

dichiarare con certezza ci che videro

primi.
s.

Il

pi antico scrittore, che addita


s.

il

sepolcro di
il

Stefano e la sua cattedra ad


(1).

catacumbas, cio a
visse nell'et,

Sebastiano, Bonizone

canonista del secolo XI

Egli

in che della topografia e


le

nomenclatura degli abbandonati cemeteri


forse
il

erano gi corrotte

genuine notizie; ed

primo, che confuse

tra loro

senza

discernimento veruno quelli di Callisto, di Prelestato e delle catacombe a s. Sebastiano (2). La quale confusione, massime tra le catacombe ed il cemetero di Cal-

predomin poi e fu accettata per vera fino ai giorni nostri, come nel tomo I dalla pagina 225 alla 259 ampiamente ho dichiarato. Il cercare la tomba di Stefano pa{)a nelle catacombe di s. Sebastiano, ed il riconoscere la cattedra ricordata negli
listo,
atti

del suo martirio in quella, che teneva

il

centro della cripta principale

orf ca-

tacumbas, erano conseguenze necessarie della predetta invalsa opinione, ossia confusione. Oggi per che quell'errore tolto e la vera cripta papale del cemetero di
Callisto

ritrovata,

ed in essa rimane anche la

memoria
il

della sedia glorificata

dal martirio d'un

romano

pontefice, inutile l'occupare

tempo

in combattere

una

delle conseguenze dell'opinione nata e cresciuta negli


radice.
al pi dilficile

ultimi secoli, ed ora

svelta dalla

papa Stefano dagli antichi topografi visto lungi dal cemetero di Callisto sulla via latina. L' epitome del liber de locis sanctis marijviui insegna: ecclesia s. Eugeniae juxta eam viam (Latinam)

Veniamo

nodo;

al sepolcro cio del

est...,

ibi s.
eie.

Stephanus papa cwn


sepiilti.

meseus

sunt

Anche
i

la

numero A FUI martyrcs, ibis. Nenotizia del Malmcsburiense, bench annoveri Stetoto clero suo

fano in primo luogo tra

papi sepolti

nel cemetero di Callisto, giunta poi alla


cos
:

Latina ed alla chiesa di

s.

Eugenia prosegue
et

in

qua jacet

et

Stephanus papa

cum

clero suo

numero A'LY
s.

Nemesius diaconus.
salisburgcnse,
interrotto
i

Non

posso chiamare a confronto


il

la testimonianza
ricordata

dell'itinerario

imperocch

testo

appunto, ove
Per trattare

la chiesa di
s
i

Eugenia,

da una lacuna

(3).

d'un punto
a dichiarare

intricato

non mi

svier dietro

martiri della via latina,

imprendendo

loro istorici rapporti col papa Stefano. Al


i

mio scopo basta notare,


e la

che quei martiri ed


minati negli
pot indurre
di
s.

chierici di Stefano sepolti sulla predetta via sono tutti no-

atti

del martirio di questo papa; e che

l'immagine

memoria

di

lui primeggiante fra quelle dei suoi


i

alunni

e discepoli nel loro

cemetero facilmente
fosse sepolto. Cos

topografi nell'errore, che ([uivi Stefano


scritto,

medesimo
;

Cipriano fu

che riposava insieme a


s.

s.

Cornelio

dei sette fratelli, che

giacevano presso la loro madre

Felicita: errori nati dai gruppi istorici delle

im-

magini dei

santi,

dal culto per istorica

memoria

prestato ad alcuni martiri in

chiese e cemeteri, ove essi

non erano

sepolti.

Ci nulla ostante egli pur vero,


tre topografi accresce

che all'esplicita
(1) (2) (3)

concorde testimonianza dei


11

peso e valore

Mai, A^ODO patr. bibtioth. 1.

P.

Ili

p,

36.

V. T. V.

p. IGl.

p. 149.

sadocumento, contro il quale l'accusa di errore sarebbe temeraria. Questo h il capitulare evamjeUorwn dei codici liturgici gregoriani gi allegato nel tomo I pag. 239;
uri

ove

ai

2 di Agosto

il

natale Stcpiiani pontificis espressamente intimato via Latina.

E pure

sopra

lio

riferito

l'annotazione topografica di quel


altrettanto

giorno medesimo nel


s.

pi antico codice liturgico, cio nel leoniano, che intima la festa di


coemeterio Callisti via Appia; ed

Stefano in

fanno

il

martirologio geronimiano e

l'indice filocaliano anteriori a quel codice. Dal confronto delle

due diverse

stazioni

segnate nei codici liturgici di tempi diversi e successivi raccolgo manifestamente,

che

tra l'et del

magno Leone

quella in circa del

magno Gregorio

la stazione
i

del 2 Agosto fu trasferita dall' Appia alla Latina. Ora facciamo ragione, che
pografi sopra citati sono del secolo settimo, posteriori air et gregoriana; e

to-

penser ch'essi additandoci


a quelli dei suoi chierici
ci

il

sepolcro di Stefano papa sulla via latina


forte

ognuno in mezzo

danno

argomento
osta,

sospettare, la stazione del

natale Stephani pontifcis essere stata trasferita dall'Appia alla Latina per traslazione
fatta delle reliquie

medesime del

santo.

Ne

la met del secolo settimo annoveri Stefano

Imperocch chi

la scrisse addita poi

il

malmesburiense circa tra i pontefici deposti ad s. Caeciliam. medesimo Stefano nella chiesa di s. Eunotitia

che la

genia; ed in uno dei due luoghi dee avere necessariamente errato, o in ambedue detto il vero, ma seguendo memorie di tempi diversi. Laonde anch' egli favorisce il supposto d'una traslazione da cemetero a cemetero. Intorno alla quale ninna
luce possiamo avere dalle storiche
traslazioni

dei

secoli

ottavo e nono,

quando
La-

Paolo

e
s.

poscia Pasquale

le

reliquie
s.

del

nostro santo deposero nelle chiese ur-

bane

di

Silvestro in Capile e di

Prassede.

Non sappiamo

se dall'Appia o dalla

lina essi le tolsero.


fatta
il

N anche citer un passo della vita di Leone IV XLIII, ove menzione d'una basilica beati Stephani pontifcis via Latina milliario tertio:
delle miglia

computo

mi persuade, che
il

la ricordata basilica quella del proio

tomartire, per errore

attribuita al pontefice. Anzi

nutro grandi
il

sospetti,

che

anclie di altri errori e scambi tra

protomartire ed

papa Stefano

sia stata ca-

gione la dedica della basilica ad onore del primo eretta al terzo miglio della Latina dal magno Leone per le pie obblazioni della vergine Demetriade. Ma non
voglio entrare in questo labirinto; donde

non troveremo
sepolto

via da uscire, finche alcun


il

nuovo documento non


certo e

ci

porger

il

filo

conduttore. Stringendo

discorso a ci che
di

provato

Stefano papa fu

dapprima

nel cemetero

Callisto

nella stanza papale: la cattedra macchiata di sangue (una delle preziose reliquie di quella stanza) era creduta mentoria del martirio di lui quando ne furono
scritti

divulgati gli
o
gli

atti

che noi oggi leggiamo:


del

il

culto

di

lui circa la fine

del secolo sesto


s.

inizii

settimo cominci a fiorire pi nel cemetero di

Eugenia, cio di Aproniano, sulla Latina, che in quello di Callisto suH'Appia, forse perch le reliquie ne furono allora dal primitivo sepolcro trasferite ad altra
sede presso le tombe dei
Stabiliti questi punti,

chierici

d'altri martiri

nominati negli

atti

predetti.

viene la seconda interrogazione posta da principio ; quanta fede cio accrescano al racconto di quegli atti, quanto valgano a distruggere la

censura dei

critici

le

scoperte e le osservazioni di che fin qui


tre gravi
e difficilissimi

ho ragionato.
dubbi sono
stati

Intorno alla morte di Stefano papa


promossi
stiani,

84

255, quando Valcriano favoriva


la
i

e discussi dai critici.

Mor

egli nel

Cri-

persecuzione? poi certo che mor martire? Ed il martirio di lui fu veramente quale lo narrano gli atti sopra citati? Al primo dubbio, che cronologico, i nostri monumenti nulla rispondono. Non abbiamo l'epitaffio del sepolcro primitivo; ne se l'avessimo intero, pur ci
o nel 257

quando quel principe cominci

che desideriamo sapere. Direbbe soltanto ctg^anog eniCKOnoC; e ci appagherebbe intorno al secondo dubbio coli' aggiunta o coU'ommissione assoluta del vocabolo MAPTYP. Dovendo noi rassegnarci al difetto di nuovi ajuti
insegnerebbe
la data,

cronologici

per risolvere

il

primo punto, ed

alla

perdita

dell'epitaffio,

che sa-

rebbe giudice inappellabile nella questione generica sul martirio di Stefano ; lasciamo in disparte la definizione dell'anno (1), e ragioniamo sul secondo e sul terzo

dubbio al lume dei monumenti, che ci rimangono. Il carme di Damaso sopra un pontefice sorpreso dai persecutori mentre sedeva sulla cattedra e teneva adunanza, e la scoperta d'un frammento del marmo originale, sul quale quel carme fu inciso, avvenuta propriamente nella cripta pi illustre del cemetero di Callisto, provano con ogni certezza, che il racconto finale degli atti di s. Stefano, almeno in quanto alla sostanza, un vero ed autentico episodio delle persecuzioni nei cemeteri, non parto favoloso di pie immaginazioni,

ne leggenda priva di qualsivoglia istorico fondamento. Questo gi un bel passo e guadagno per l'ecclesiastica istoria. Ma i versi di Damaso non pronunciano il nome del pontefice, che fu martire sulla sua sede; lo suppongono notissimo, ovvero quel

non conservata nella copia fattane dagli antichi collettori di epigrammi. Per il frammento superstite ci mostra, che a pie del carme, ove solevano essere le note storiche, ninna lettera v'era (2). Laonde non credo, che l'autore degli atti di s. Stefano abbia letto in cima a quell'epigramma DAMASVS EPISCOPVS FECIT STEPIIANO EPISCOPO ET MARTIRI; come noi

nome

era scritto in alcuna linea in prosa

leggiamo, parte in cima, parte a piedi dell'elogio di


babilit, che
rico

s.

Eusebio. Esclusa la pro-

una testimonianza s esplicita abbia in antico insegnato, quello stoepigramma parlare veramente di Stefano, resta a vedere se ci consta abatti

bastanza per la fede degli

spesso citati o per altri documenti. Neil' indice

fi-

localiano la deposizione di Stefano annoverata semplicemente tra quelle dei vescovi


;

non ha T onore

di
altri
il

festa

solenne nel feriale dei martiri pi venerati. Per


di

questa ragione, e per

argomenti

natura soltanto negativa, alcuni hanno


(3). Il

posto in dubbio o negato

martirio di quel pontefice

Tillemont Dia ammesso,

ma
tano

giudicatolo poco illustre, assai

Sisto II, e
(4).

meno rinomato di quello del successore di lui certamente non avvenuto in quel modo tanto glorioso, che gli atti racconBollandisti
la

hanno

difeso e

il

martirio

di

Stefano e lo splendore, di
della chiesa ro-

che

lo

circonda

narrazione volgata
,

(5).

In quanto al culto di martire

mana
lti
(2)

lo

tributano al pontefice
eccl. 2.

documenti del quale ragioniamo


i

vetusti

liturgici
;

ed

il

confronto dei co-

V. Tillemont, Mem. dhkl.


Vedi
il

T. IV p. 31, 624, 625.

disegno lav.

II.

ii.

(3)
(4) (5)

V. Pcarson, Ann. Cyprian. an. 257 g. V; Pagi,


L. e. p. 594, 595.

Crii,

ad Baren-

an.

253 . V.

Ada

ss.

T.

Aug.

p.

113 e segg.

85
dici
(lei

martirologio geronimiano, segnatamente poi la lezione del Bernense

dame
mar-

prodotta, conferma quel culto con formola esplicita.


tirio,

Non

perci gli

atti

del

quali oggi
I

li

leggiamo

sono

al coperto dai colpi,

che ne impugnano l'auil

torit.

compilatori del libro pontificale, che a Stefano non negarono


atti

titolo di

martire, al racconto di quegli


codici di quel libro inserita

non

fecero allusione

veruna;

anzi

in alcuni
diversis-

una

notizia,

che dal racconto predetto


tioveni p^esbjteris et
et

sima

(Steplicmus) missus est in carcerem


et

cum

duo bus epscopis


carcere

Ilonorio

Casto

et

tribus diaconis A'ysto, Dionysio


et

Cajo

ibidem in

ad

arcwn

stellae fedi

synodum
I

omnia, vasa ecclesiae archidiacono suo


et

Xyslo

in pote-

statem dedit vel arcani pccuniae,


truicatus est
(1).

post dies sex exiens sub custodia ipse simid capite


spregiato questa notizia,

Bollandisti

hanno

come

interpolazione
i

di
teri

ignoto autore e di niun valore (2).


di

fantastica leggenda e di

non ha punto pura favola; chiunque l'abbia


essa
io

Ma

l'indole ed
dettata,

carat-

non sem-

bra avere giocato d'immaginazione, e dee avere trascritto,

abbreviato o, se cos

vogliamo, anche alterato un documento pi antico. Perci


e la traccia

qui veggo l'indizio


assai variante

d'una recensione degli

atti

del martirio di
i

s.

Stefano

da quella, che a noi


secolo

pervenuta, e che

Bollandisti difendono

gittima e vera. Di questa

nono ne

fece

non troviamo memoria pi vetusta di un compendio. Ci in vero non toglie, che quegli
I nostri topografi,
i

come unica leAdone, che nel


atti

pos-

sano essere assai anteriori a quel secolo.


e

che scrissero duecento


il

pi anni prima di Adone, nell' annoverare

martiri della via latina e quivi

papa Stefano col clero suo additano persone e monumenti ricordati in quegli atti, i quali in una forma od in un'altra dovevano allora gi essere notissimi. Questa
osservazione

mi persuade, che un
e

racconto del

martirio

di

papa Stefano

e dei

molti suoi chierici

alunni

gi

esisteva ed era assai divulgato circa la fine del


Il

sesto o gli inizii del settimo secolo.

punto per della nostra quistione


e

sapere,

in

primo luogo

se

quel

testo era in tutto,

specialmente nell'episodio finale del


;

martirio, identico al testo compendiato da Adone, e di che noi disputiamo


piuttosto

non

conforme

alle parole,

che un antico

scrittore inser nella vita di Stefano

del libro pontificale. In secondo luogo poi, data anche la conservazione inalterata
di

quel

documento nella forma, che

esso aveva circa

vremo
i

cercare, se meriti piena e sicura istorica fede.

tempo accennato, doIn quanto al primo punto


il
:

numerati nei topografi sono in uno 19, nell' altro 28 gli atti, che oggi leggiamo, ne annoverano e ne nominano dodici (3). Che questa variet di cifre
chierici
basti ad indizio di varia recensione e narrazione

non vorrei

afi'ermarlo;

ne mi sov-

viene alcun altro argomento per venire in chiaro della proposta questione. Intorno al secondo punto per le scoperte fatte nel ccmctero di Callisto ed il loro esarac
e studio ci

pongono

in grado di giudicarne con cognizione di causa


i

maggiore di

quella, che n'ebbero

dotti dei

tempi trascorsi.
il

Oggi

divenuto innegabile, che nei secoli terzo e quarto

martirio di Sisto II
I

era celebratissimo, mentre di quello dell'antecessore di lui Stefano


Lib. pont. in

non pare che

(1)
(2) (3)

Slephano

Il,

ed.

Vignoli T.

p.

55, 56.

Ada Ada

ss.
ss.

T.
T.

Aug.
Aug.

p.

123.

p.

142.


illustre

86
i

monumenti
dello

fama

corresse.

Mettendo da parte

straordinario culto

prestato a Sisto II in tuttalloma, nell'Italia, ed anche nell'Africa e nelle Gallie (l), concentriamo Tattenzione nostra sopra le memorie della cripta papale. Quando il

corpo di Sisto fu quivi deposto^ gi

sei

o sette papi in essa riposavano, e fra questi

Fabiano tenuti dalla chiesa romana nel numero dei piti venerali tra il primato di gloria; la cripta papale e la necroi martiri suoi. E pure Sisto ebbe poli di Callisto quasi da lui solo furono denominate; egli solo fu ripetutamente a nome invocato nei proscinemi graffiti sulla porta di quella cripta famosa. E qual
Ponziano
e

genere mai di straordinario martirio lo fece tanto glorioso,


.^

e gli die sopratutto

nel

cemclcro papale tanta preminenza di fama e di culto Xystum in coemcterio animadversum scialis^ scrisse Cipriano ai vescovi d'Africa, appena venute da Roma le prime novelle del fatto; e dopo cinque secoli ai giorni dell'Einsiedlense ancor durava
tra le sacre

memorie cemeteriali dellAppia quella del locus ubi decollalus estAystus. Or bene io domando, se Stefano fu anch'egli sorpreso e animadversiis, cio decolsuoi atti, proprio nella cripta lalus,, nel cemctero; se ci gli avvenne, come narrano papale, celebrando intrepido i santi misteri, che consum col suo sangue sparso
i

sopra

la

sedia

episcopale

se

primo die l'esempio

al

successore

di

solenne

martirio; perch di lui la fama, la gloria, le invocazioni

non furono almeno pari


teatro dei suoi trionfi e

a quelle di Sisto? Anzi nella cripta, che sarebbe stata

il

adorna dei suoi trofei, il culto di lui dovrebbe essere stato maggiore di quello medesimo, che a Sisto era tributato. Ed in vece la commemorazione di Stefano ne anco fu segnata tra le festive e maggiori della chiesa romana e del cemetero di
Callisto; nei

proscinemi

graffili

sulle pareti della cripta papale

il

nome

di Stefano

giammai

fu invocato; n la vista della cattedra sanguinosa suggeriva ai fedeli di

pensare a lui e di raccomandarglisi, come a s. Sisto con tanto fervore facevano. Se mancasse ogni altro argomento, queste sole considerazioni basterebbero ad in-

sinuarmi

il

sospetto, che

il

carme

di

Damaso

e la cattedra

Acnerata nella

cripta

papale sieno state memorie del martirio di Sisto, non di quello di Stefano. Le quali memorie a quest'ultimo poterono poi essere applicate per equivoco invalso in et

due pontefici l'uno all'altro succeduti, dalla mancanza del nome nel carme damasiano e dal corrompimento della storia e degli atti di Sisto II, come fra poco vedremo. Or poich a siffatte considerazioni si aggiunge, che del martirio del papa Stefano due diversi racconti troviamo; s. Cipriano, scrisse e che intorno a queUo di Sisto un testimone contemporaneo poche parole, le quali sembrano il tema del citato carme di Damaso gravissimo diviene il dubbio a chi dei due spettino i gloriosi monumenti, che vengo illustrando. Gi un secolo prima delle recenti scoperte il Terribilini, dotto prete romano, nelle annotazioni ai versi di Damaso attribu a s. Sisto il carme, di che abbiamo trovato un frammento; e conlradisse al 31ereiida, che quell'epigramma aveva
posteriore, e reso facile dalla contiguit dei sepolcri dei
, ,

vantato

come una splendida prova per


1

la veracit

degli

atti

volgati di

s.

Stefa-

no

(2).

nuovi studii intorno


del Terribilini
ss.
;

la

Roma
crisi,

sotterranea

accrescono peso alla sagace

opinione
(1)

e lo
cf.

vedremo anche meglio nel capo seguente.


an.

V.

Ada

T.

11

Aug.

p.

125:

Bull, d'arcb.

1860

p.

3'(.

12)

V. sopra

p. 26.


Prima
di chiudere
il

87

un cenno
abbiamo
li

discorso sul sepolcro di Stefano, fa d'uopo dare

della notizia, che se ne legge nel greco menologio dell' imperatore Basilio. Quivi

in brevi parole sono compendiati gli in latino. L'intero testo greco degli

atti

del martirio, in circa quali noi

atti

nel menologio basiliano epilogati proba-

bilmente conservato in un bizantino codice del secolo IX, che dalla biblioteca di s. Germano dei Prati (l) dee essere venuto all'imperiale di Parigi. Io ho dimenticato
di farne ricerca
;

perci debbo contentarmi del solo sunto citato,

il

quale termina

Stefano mentre celebrava fu decapitato desima cattedra insieme col discepolo suo, che teneva nelle mani

nel seguente periodo

e fu
il

deposto nella

we-

santo simbolo della

fede^y (2).

Coteste parole alludono all'acolito Tarsicio ucciso per


ai

non avere voluto

consegnare

pagani l'eucaristico sacramento


sotto
la

(3).

egli vero,

che Tarsicio fu de-

posto insieme con Stefano


l'acolito martire giaceva

cattedra tinta di

con Zefirino non nella cripta,

sangue? Nel settimo secolo ove si vedeva la sedia pre-

detta,

maso
avesse

sursiim, cio sopra terra, col portato dal sotterraneo (4). Nel quarto Dadedic sul sepolcro di Tarsicio un titolo onorario ; e non accenn , eh' egli

ma

compagno veruno
(5).

di sepoltura

ma

ne accomun

le lodi

con quelle del pro-

Parmi, che l'autore della greca notizia abbia creduto Tarsicio essere stato al servigio dell' altare ed al fianco di Stefano, quando ne avvenne il martirio. Neil' ultimo articolo degli atti latini del papa Stefano narrata la morte di Tarsicio Damaso la lod in versi incisi sul sepolcro di lui paragonandola a quella del protomartire Stefano. Il bizantino autore probabilmente fece un miscutomartire Stefano
;
,

glio di coteste diverse notizie e persone


stato

e credette Tarsicio

essere

morto ed essere

sepolto insieme al papa Stefano.

CAPO XY.
Del sepolcro,
L'annoverare
le

dei

monumenti

dei

compagni del martirio di

Sisto II.

testimonianze dei martirologii, dei calendarii, dei codici liturgici, delle vite pontificali, che ricordano la sepoltura del famosissimo martire Sisto II nel cemetero di Callisto (G), sarebbe superfluit non degna di questo trat-

vengo dettando, un tessuto di memorie e di prove della presenza e della preminenza del sepolcro di Sisto nella cripta papale. E se degli epitaffi diPonziano e di Stefano non posso portare in pace la perdita, quello, che chiuse il loculo di Sisto II, assai meno punge il mio desiderio. Esso nel suo laconismo nulla ci avrebbe insegnato che gi non sapessimo e se anche fuor del costume e della formcda consueta fosse stato ricco delle date del giorno e deltato.

Tutto

il

libro primo, che

(1)

Cod.

s.

Germani a Pratis

saeculi IX, gr. fot. <2


Il

ilarlijrium

s.

Stephani papae

et

sociorum, cujus inilium:

Kara

to:/? xai^s-j,-

OaX;pia/oO (Banduri, Andq. Constantinop. T.


(2)

p.

647).
i-J

iTfavo; AEiTOuryiSv rfzjf aXicrSu, xai xaTSxSi)


ayiov
a-Jfi'^oXoi

aizv

-rn

y.'-ii^.:x
;.

(Tuv

ftaSririj

aVTt

erri

X-'V^'

xfaxODVTi

z rri;

Ttia-Tsaq
(3)
(4)

[Menolog. Bati., Urbini 1727 T.

Ili

p. 190, 191

V. sopra pag. 9.
V. sopra pag. 6, 7. V. sopra pag. IO. V. T.
1

(5)
(6)

p. 238.


Non
*

88

l'anno del "lorioso martirio, non avrebbe potuto crescere certezza a quelle date, che sono cardine immobile d'ecclesiastica cronologia fisso nel d 6 Agosto del 258.

sono le notizie concernenti le circostanze della morte di Sisto. Il racconto, che ne leggiamo inserito negli atti di s. Lorenzo, del quale fecero uso e i compilatori varii del libro pontificale e Beda, Adone, i seguaci di lui nei martirologii, per consenso anche dei meno rigidi censori giudicato guasto e non meritevole d'intera istorica fede (1). La genuina e contempocos chiare ed incontroverse

ranea notizia data

ai

suoi

colleghi

dell' Africa

da Cipriano dice, che Valeriane

aveva inviato
logato
il

al senato

un nuovo

rescritto

ordinante la persecuzione

Xyslum cum eodem Quartum


:

tenore dell' imperiale decreto, quella notizia ne soggiunge il (iiitem in coemelcro animadversum sciatis octavo iduum Aucjustarum
(2)
:

dopo epiprimo effetto:


;

dio.

et

volgarmente ricevuto. Nelle quali parole tre punti sono da esaminare, stati fino ad ora materia di discussioni, dubbii ed eril luogo, il genere di supplizio, i compagni del martirio di Sisto. Le scorori
cos
il

testo

perte

topografiche e

monumentali

dei cemeteri dell'

Appia dileguano

dubbii e

mettono in chiaro la verit. Cominciando dal luogo, gli atti di s. Lorenzo ninna menzione fanno ne di sorpresa, ne di supplizio nel cemetero; essi narrano, che il pontefice fu tradotto
in carcere e poscia decapitato nel clivo dinanzi al tempio di Marte
(3).

In siffatto

racconto

dovendo noi ad ogni modo attenerci alla testimonianza fedele di s. Cipriano (4). Ma appunto che il carme daquesta corruttela spiega opportunamente come pot avvenire masiano narrante la venuta dei militi l, ove sedeva il pontefice, e l'uccisione di lui in quel sito medesimo, abbia potuto essere indebitamente applicato al papa Stefano. Imperocch gi nel secolo sesto la genuina tradizione sul martirio di Sisto dagli interpolatori degli atti predetti era stata turbata ed oppugnata. Ed anche
i

Bollandisti con tutti

savii riconoscono

una

corruttela

una ragione
secoli a

topografica
le

confondere
di

che m'accingo a dichiarare, contribu lungo menti dei visitatori dei suburbani ipogei circa
,

il

corso dei

la

persona,

cui

il

carme
,

Damaso
e

si

riferiva.
sia

cemetero
del

come

perch ci

Che Sisto avvenuto


,

sia

stato sorpreso

ed ucciso in

un

facile
gli
atti

raccoglierlo dal

confronto

dell'allegato passo dell'epistola di Cipriano

con

autentici dell'interrogatorio
la

medesimo Cipriano avvenuto nell'anno antecedente


fumi,
ne

morte di
et

Sisto.
...

Il

pro-

console disse a Cipriano: Saictissimi imperatores Vulerianus


peritnt ne in cdiquibus locis conciliabula

Gallicnus

praece-

coemeleria incjredianiur
,

(5).

Ecco

adunque

assai chiaro,

che
i

il

supplizio di Sisto in coemelevio

d'alcuna adunanza per


proibitivi.

santi misteri fatta in

avvenne nell' occasione un cemetero, malgrado quei precetti

siffatti

supplizii ed uccisioni per l'inosservanza di quei precetti allu-

dono e il carme damasiano, di cher disputiamo, e quello del quale ho trovato i frammenti nelle scale del cemetero di Callisto (v. sopra pag. 12), ed altri dal poeta
pontefice posti negli ipogei della Salaria.
li)

Il

cemetero per, nel quale Sisto fu sor11

(2)

V. Schclslrate, Anq. eccl. illustr. T. Epist. LXXXll ad Successum.

p.

204; Bianchini, Anast. T.

p.

226

Ada

ss.

T.

II

Attg. p.

129, 140.

(3)
(4>
(5)

Ada
L.
e.

ss.

1.

e.

p.

liO.

p.

129.
s.

Ada

rnarlyrii

Cyprani

ap.

Ruinart p. 216-


duto
e
(1),

89

est,

preso ed ucciso, non quello di Callisto, bench tutti i moderni e storici ed archeologi ed interpreti delle parole di Cipriano cos abbiano fermamente cre-

Del luogo, ove Xystus decollatus


la

gi nel

primo tomo ho dimostrato

che dur

memoria

fino al secolo ottavo; e che quivi sorgeva

un

oratorio distinto

notabilmente lontano da quello, che tuttora sorge sulla cripta papale dedicato anch'esso all'onore ed al nome di Sisto. Gli eruditi moderni quasi tutti hanno alcuni pochi, che ne conobbero i cenni ignorato l'esistenza di questi due oratorii
:

dati dai topografi,

li

hanno

confusi insieme e fattone


iibi

un

edificio solo (2),

La loro
le fila

distinzione per, e la postura di quello,

decollatus est Xystus,

ho tanto precisa-

mente dimostrato nel


di quel raziocinio.

T. I pag. 247, che stimo inutile ripigliare in

mano

Soltanto accenner
gliela

luce dalla storia

renda;

come la determinazione di quel sito riceva come essa spieghi l'oscuramento dell'intelli-

genza del carme damasiano posto nella cripta papale sopra la cattedra insanguinata. orator'mm ubi decollatus est Xystus sorgeva precisamente sul cemetero di Pre-

testato alla sinistra dell'

Appia poco
i

oltre e quasi di fronte a quello di Callisto.

In

fatti

nel cemetero di Pretestato

monumenti
le

del martirio di Sisto II e del culto

di lui

sono numerosi
i

si

vengono per
e

riposarono
Sisto

diaconi Felicissimo
;

nuove scoperte moltiplicando. Quivi Agapito, che poi vedremo essere stati uccisi con

medesimo

e sul loro

sepolcro

Damaso

scrisse

//*

crucis invictae comites pasecuti.

riterque ministri

PJSTORIS SANCTI
Gemina

meritumque fidenujue

Quivi l'immagine

designata col

nome SVSTVS

posta di fronte a quelle degli

apostoli Pietro e Paolo

nel sepolcro di
in cattedra,

clarissima femina (3). Quivi sopra la pietra chiudente


graffite

un

loculo certamente anteriore a Costantino erano

due immagini, una sedente

una

in piedi svolgente

un volume;

e la storia dei martiri illustri del

cemetero m'insegna ad interpretarle di Sisto II con uno dei diaconi suoi. Quivi teste sopra un'altra pietra cemeteriale apparve isolatamente graffila una cattedra;

che con molta verisimiglianza, attese


a quella, sulla quale
il

le

memorie

del luogo, sar stimata alludere

pontefice fu sorpreso e poi decollato.

Or bene, che
in

Sisto
h

nel 6 Agosto del 258 abbia tenuto adunanza


fatto,

m Pre/exf<i

non

Callisti,

un

che con la storia delle persecuzioni quadra mirabilmente. Gi fino dall'anno


ai

antecedente Valeriano aveva proibito


restitu ai vescovi

fedeli le

aveva ordinato l'occupazione o almeno


i

la

adunanze nei cemeteri; e di questi sorveglianza. Imperocch Gallieno nel 260


il

luoghi religiosi occupati ed


Valeriano al senato spedito

libero uso dei cemeteri (4). Il

nuovo
la

rescritto poi di

ai

primi di Agosto ed aggravante


notissimo, e sembra anche

persecuzione, dee avere resa pi dura e pi efficace la proibizione delle aduin coemeteriis.

nanze

Quello di Callisto era in


dalle

Roma

essere stato legalmente riconosciuto

pubbliche autorit. Sisto adunque nel d 6 Agosto del 258 non avrebbe potuto quivi adunare i fedeli, ne potendolo in qualche occulto modo, per prudenza l'avrebbe voluto. Intim egli perci la colletta

nel cemetero di Pretestato; forse dai pagani

meno

sorvegliato,

dal diritto

(1) (2)
(3j
(4)

V. TilIemoDt,

Mem.

d'hist. eccl. T.

IV

p. 36;

Ada

ss.

I.

e.

p.

129; Baroni!, Ann. an. 261 . IV.

V.

Georgii, Martyr.
1 p.
e.

Adonis pag. 383; Marchi, Jlouuni.

priniit.

p. 74.

V. T.
Vedi
1.

250.
p. 200.

12

privalo dell'illustre possessore,

90

nome
lo

che del suo


il

copriva,

meglio protetto.
,

Quando per
le spoglie
,

la chiesa

romana ricuper

lihero uso dei suoi cemeteri

come non

volle separare Sisto dal sepolcreto dei suoi colleghi e nella papale stanza ne depose
cos

non

volle separare dal sepolcro di lui la cattedra insanguinata

essendo in

Roma costume

solenne

il

riunire nel sepolcro o presso di esso le vesti

tinti del sangue trionfale. A questo costume stima il Lupi alludere Prudenzio nei noti versi dell'inno in onore di s. Ippolito (1). Ai giorni di Da-

e gli arnesi

maso

la storia del martirio e della sepoltura di Sisto


;

era viva nelle

romane

tra-

dizioni

damasiano elogio Ilic positus reclor caelestia jussa docebam, bene era inteso dai contemporanei che riferivano l'Aicalla sede, non alla cripta, e sapevano quel reclor essere Sisto II il famosissimo tra i rectores sepolti in quell' ipoe il
;
,

geo. Cos

il

medesimo Damaso

nell'elogio dei diaconi Agapito e Felicissimo,


il

chiam

Sisto II pastorem sanctum senz'indicarne

nome;
ed
il

sicuro d'essere da tutti inteso a


le

dovere. Nei secoli posteriori per


delle et pii vicine ai fatti,
i

affievolite

ottenebrate
lociis

storiche tradizioni

fedeli

vedendo

ubi decollatus est Aystus in

un

s. Lorenzo, che Sisto fu decollato nel clivo di Marte, notizia contradicente anche alla memo-

oratorio separato dal cemetero di Callisto, leggendo negli atti di

ria consecrata in quell' oratorio, e


caelestia

leggendo nella cripta papale

Ilic positus

rector

jussa docebam, cercarono

un

altro pontefice diverso


,

da Sisto

II

cui ap-

plicare queir elogio. Essi per ragioni


scelsero Stefano

che a noi oggi


di Sisto; e
il

impossibile indovinare

immediato antecessore
e

cui sepolcro a quello di Sisto

medesimo ed

alla cattedra insanguinata era senza

dubbio contiguo.
i

questo sistema
,

modo
gli

di

comporre con

la storia
i

diversi

siti

dei

monu-

menti cemeteriali
Sisto II,

che

antichi topografi

od

miei raziocinii
fatta.

attribuiscono a
si

parmi che un' opposizione sola possa essere

Non mi
;

negher che
perci, dir

Sisto sia stato sorpreso ed ucciso nel cemetero di Pretestato

ma non

forse taluno, altrettanto

non pot avvenire a Stefano in quello di Callisto, come gli atti di lui ci raccontano. I monumenti adunque d'un pontefice decollato nel primo cemetero si diano a Sisto quelli d' un pontefice decapitato sulla sua sede
;

posti nella cripta papale


gli
atti

si

restituiscano a Stefano.

La proposta sarebbe
,

giusta, se

di Stefano facessero piena fede del martirio di lui in coemeterio

come

la
so-

fa per Sisto

l'epistola di Cipriano; o se la fede di quegli alti, a

buon

diritto

spetta, fosse ristorata dalle recenti scoperte negli ipogei callistiani.

Ma

al contrario

queste scoperte sono tutte in favore di Sisto

II

nulla in esse richiama la

memoria
cemeteri

del martirio di Stefano. Quella poi di Sisto II egualmente


e di Pretestato e di Callisto.

domina

nei

ci basti intorno al sito del martirio di lui.

Segue

la discussione sul genere di supplizio, ch'egli pat.

stato

comunemente
nell'

avvertito, che la semplice parola animadversus adoperata


il

da Cipriano

accennare

martirio di Sisto, secondo

il

senso consueto, significa

la decollazione.

persecuzione di

La quale da Ponzio diacono, che scrisse nel tempo medesimo della Valeriano, in fatti chiamata ictus soitae animadversionis (2). Ma

(1)

V. Lupi, Epil.

s.

Severae p. 32.

(2)

Filo Cypriani cap.

XU.


Valeriane scrisse al senato nel 258
:

91

episcopi, presbyteri et diaconi in continenti ASI-

MADFERTAiSTFR
vertantur
si

(1).

l'esecuzione di questo rescritto dimostra, che Vanimad-

estendeva ad ogni maniera di crudele supplizio. Imperocch in vigore di quel rescritto furono dannati e s. Lorenzo diacono in Roma e s. Fruttuoso vescovo
i

con

due suoi diaconi

in Tarragona alla

pena del fuoco. Laonde non vorrei contra-

dire ai Bollandisti ed al Tillemont, che


di Cipriano

una prova

sufficente

non trovano nella sola parola animadversus dell'avere Sisto consumato il martirio con la decail
il

pitazione (2).

Non
;

dee negarsi per, che questo

senso pi ovvio ed usitato di


libro pontificale,
i

quel vocabolo
logii di

e ci invitano

ad interpretarlo cos

martiro-

s. Lorenzo. Questi ultimi poca fede meritano, per quello che sopra ho detto: e da essi pendono il libro pontificale ed i martirologii. Indi venne, che i Bollandisti ed il Tillemont inchina-

Beda

e di

Adone

col consueto loro corteggio, e gli atti di

rono a preferire

il

racconto del poeta Prudenzio,

il

quale accenn alla crocifissione

del nostro pontefice martire.

E veramente
tra le

degno

di fede degli atti

citati,

essendo Prudenzio pi antico e forse pi due testimonianze quella di lui doveva sem-

brare pi autorevole e di maggior peso.


ignoti, concordemente e in varii
sito

Ma

topografi, che a quei dotti


il

furono

modi indicano

sito ubi decollatus est Aystus-,

diversissimo dal clivo di Marte additato nel corrotto racconto; talch dobbiamo credere, che essi non a quell' impura fonte abbiano attinto la notizia, che ci danno,

ma
il

ai

monumenti

sesto

da loro veduto. Questa testimonianza concorda con verso dell'elogio, che tutto m'induce ad attribuire a Sisto II: seque suumque
dell' oratorio
ipse.

caput prior ohtulit


lare ed affievolita

E dinanzi
altri

gravi autorit quella di Prudenzio, singo-

da

manifesti errori di

quel poeta negli inni del Periste-

phanon, perde

il

peso, che nelle

bilance dei dotti dello scorso secolo fu stimato

non lieve. Una grave


leberrimo
il

difficolt per nasce dalla decapitazione di Sisto II in coemeterio. Ce-

dialogo del pontefice coU'arcidiacono suo

s.

Lorenzo, quando an-

dava

al martirio;

ovvero,
s.

come canta Prudenzio, mentre

era affsso alla croce.

Ambrogio, e dagli antichi padri in varii modi ricordato e commentato (3). Or se il papa fu sorpreso nel cemetero e quivi ucciso, come pot dire a lui s. Lorenzo dove vai o padre senza il tuo figlio, dove o sacerdote senza il tuo diacono, con quello che segue del pietoso colloquio? Questa
riferito

per disteso da

difficolt

mi parrebbe

insolubile, qualora noi volessimo accettare letteralmente, e


il

letteralmente applicare a Sisto II


il

racconto finale del martirio di Stefano. Quivi


decollato sulla

pontefice senza dilazione


cos.

veruna

sua sede.

Ma

il

carme da-

masiano non dice

Anzi

testifica,

che

il

sedente pontefice fu rapito e trasci-

nato via: adveniuit subito rapiunt qui forte sedentem; che il cristiano popolo adunato porse volenteroso il collo alle spade: militibus missis populi lune colla dedere; ma
il

vecchio papa

offer il
ipse,

suo capo

e salv

il

gregge:

mox

senior

seque suumque

caput prior obtulit


stus

Impatiens feritas posset ne laedere queniquam, Ostendit Chri-

....
(1) (2) (3)

Pastoris meritunh

numerum

greyis ipse tuetur. Questi cenni storici in brevi

Cypriani epist.

cit.

Ada

ss.

I.

e.
I.

p.
e.

130
p.

Tillemont,

1.

e. p.

596.

V. Acta

ss.

491 e segg.


gli

92

e laconiche formolo poetiche testificano, che

militi
il

non

fecero

man

bassa sopra
tri-

adunati; e facilmente

ci

persuadono, che

pontefice fu tratto dinanzi al

bunale per essere in giudizio condannato. Imperocch quegli sgherri potevano bene avere il mandato di infierire contro i fedeli senza distinzione veruna; ma non
credibile, che avessero essi la facolt di scegliere la vittima pi nobile ed
lare quella sola. Il dialogo di
s. il

Lorenzo con Sisto posto a confronto col


al

immodama-

siano

epigramma

c'insegna, che
di

pontefice fu trascinato al cospetto del giudice;

e tosto

avutane sentenza

morte, fu ricondotto

luogo del delitto, cio al ce-

metero, e quivi ad esempio dei Cristiani decapitato.


plizio, l'arcidiacono suo,

E mentre

egli

andava

al sup-

che in quel d non l'aveva assistito all'altare, e perci con lui non era stato preso, corse ad incontrarlo ed a parlargli in quei nobili sensi, che tutti sanno. In fatti noi bene conosciamo quali furono i diaconi che con altri del clero in quel giorno ministrarono alla sacra mensa, e con Sisto furono
,

L'esame dei loro nomi, del loro numero e dei monumenti del loro martirio il terzo dei punti, che qui debbo discutere ed illustrare. Gli atti di s. Lorenzo narrano, che insieme con Sisto II furono decapitati i diaconi Felicissimo e Agapito, ma non sepolti con lui nel cemetero di Callisto, perch
presi e decapitati.

deposti in quello di Pretestato (1). In

fatti

tutti

martirologii e calendarii ed an-

che

il

feriale filocaliano festeggiano quei

due

santi nel giorno della

morte di
alii

Sisto,

ma
d

ne intimano
altri

la stazione presso il sepolcro nel

cemetero di Pretestato. Beda loro

quattro compagni suddiaconi: decollati sunt


et

cum eo(Xysto)et

quothior
le-

subdiaconi, Januarius, Macpius, Vincenlius

Stephanus^ ut in gestis pontificalihvs

gitur (2). Queste parole furono poi ricopiate

ed
in

altri (3).
fatti

Le gesta pontificalia citate cominciando dalla recensione del secolo

da Rabano, Adone, Notkero, Usuardo da Beda sono le vite dei pontefici, nelle quali
sesto quei quattro

nomi

si

leggono;
diaconi

nei codici per, che noi abbiamo, essi sono appellati

non suddiaconi,
narra, che con

ma

(come
il

li

chiama Rabano), ed cum


eo

in pochi esemplari essi sono preti (4). S. Cipriano


Sisto

poi nel testo volgarmente e da molti secoli accettato


solo Quarto (et
;

mor

legge cos
est

e
et

cum

eis

Quartum). Ho detto, che quel testo da molti secoli si bene lo prova il martirologio di Adone, nel quale segnato: passus beatus Quartiis, ut scribit s. Cyprianus: parole ripetute da Notkero (5).

Ma prima

che Adone fosse andato a pescare cotesto Quarto in un suo esemplare

delle epistole di Cipriano,

niun antico martirologio, ninna memoria storica, ninna topografia ne aveva dato il pi leggero sentore. Laonde in varie sentenze si sono divisi i moderni storici ed eruditi rispetto al cenno dato da s. Cipriano ed ai due
diaconi

immolati

insieme al pontefice.
s.

Tutti

ammettono
la

la

verit del

martire

Quarto decapitato con


tanto autorevole.

Sisto

essendocene fornita

notizia

da un testimone
indotti a spargere

E da questa
socii di

autorit sono chi pi chi

meno
i

dubbii sugli
(1) (2) (3) (4)
(5)

altri

quel pontefice.

Come mai, dicono

moderni, Cipriano

Ada Ada

ss.
ss.

I.

e.
Il

p.

141.

T.

lUarlii p.

XXVI.
vel. ed.

Rabano per

scrive quatluor diaconi in luogo di subdiaconi (Canisii, Lect


I

Basnage T.

Il

p.

Il

p. 336).

V. Lib. pont. ed. Vignoli T.


Canisii,
I.

p.

58.

e.

T.

II

P. Ili p.

162.

Non

dimentichi

il

lettore,

che Notkero seguace di Beda e

di

Adone: da qaest' ultimo ha

trascritto

le

parole allegate.


ch'ebbe fresche novelle

93

compagni; ed io menzione dei sei comi

di quel martirio, nulla seppe di cotesti

aggiungo, come mai viceversa nei documenti, ove fatta pagni di Sisto, non una parola sul martirio di Quarto ? Il Baronio risponde alla
diaconi ed prima parte soltanto dell'interrogazione immaginando, che diaconi o preti non sieno stati decapitati nel luogo medesimo, ove lo fu
tefice
il
i

sud-

il

pon-

con Quarto;

che perci Cipriano nulla seppe dei primi


e

(1).

Il

Pearson e
data negli

Pagi fecero gravi obbiezioni alla qualit di diaconi

socii di Sisto

allegati

documenti a Felicissimo
il

Agapito
intorno

degli altri quattro


essi

non tennero conto

veruno. E considerato

silenzio

ad

di

s.

Cipriano, sentenziarono,

che Felicissimo

Agapito furono martiri

d' altro

tempo

nulla aventi di

comune
del

col supplizio di Sisto; tranne T essere stati, chi sa in quale anno, uccisi nel 6 di

Agosto, e cos essere venuta a coincidere la loro

commemorazione con quella


(il

famoso pontefice

(2).

Anzi poich nell'indice edito dal Bucherio


il

filocaliano) e

nel martirologio geronimiano

Pagi notava scritto

et

Praelextatiy Felicissimi, Agapili,

non
stato

et

in Praetexlati^

anche della sepoltura

di quei santi nel

cemetero di Pretedi martiri de(3),

non

fu persuaso, e quei tre

nomi stim

essere

un triumvirato
solo
il

posti in Callisti.

queste opinioni inclinarono

non
:

Tillemont

ma

an-

che, malgrado

parecchi

oggi per non lo farebbero, molta esitazione, i Bollandisti (4) che a quei dotti raggi di luce avendo dissipato le nebbie fastidiose
,

offuscarono V occhio scrutatore.


Felicissimo e Agapito
sti

non sono
Cos
si

socii d'

un

ignoto Preteslato,

ma

furono depo-

in coemeterio Praelexlati.
s.

legge

non

solo nel libro pontificale, negli atti


scritti

di

Lorenzo,

e ne' martirologii,

che da quegli

profittarono;

ma

nel pi

vetusto codice liturgico della chiesa

romana

(5),

e nel

medesimo

feriale filocaliano

giusta la lezione del codice di Vienna, che rende intera quella del codice adoperato dal

Bucherio

(6).

Il

quale esempio, con cento e cento


in

altri

simili passi, ci

insegna a scrivere la preposizione

dinanzi a Praelexlati anche nei codici geronostri topografi e le scoperte, che

nimiani. Del rimanente intorno a questo punto della sepoltura dei santi Felicis-

simo

Agapito nel cemetero di Pretestato

ho

narrato nel Bullettino di Gennajo del 1863,

non permettono
di

il

menomo
s.

dubbio.
Lorenzo;

Quei due celebri santi furono veramente diaconi e socii lit era per lo passato certificata dal libro pontificale
e
il

Sisto.

Questa loro qua-

e dagli atti di

primo

in

questo punto dai secondi non dipendeva, perocch fa menzione di


,

altri

quattro, suddiaconi o diaconi o preti


tra
gli

dei quali gli

atti

non parlano. Oggi


clia,

la

testimonianza di quanti
sepolcro
ai dotti

antichi

appellano Felicissimo e Agapito

conos Xysti (e fra questi noi

troviamo anche l'anonimo salisburgense

che ne

vide

il

autenticata dall'allusione

manifesta a quella notizia nell'elogio

ignoto
e di

dello scorso secolo trascritto nei codici epigrafici di Closterneuburg


e

Gttwei
^nn. an. 261
L. L.
p. 596.
p.

conchiuso col
X.

titoletto

FELICISSIMO ET AGAPITO DAMASVS. Quivi

(1)
(2)

Pearson, Annal. Cypr. an.


e. e.

238

VI; Pagi,

Crii,

ad Baron.

an.

258

VI.

(3)
(4)

131, 132.

(o)
(6)

S. Leonis,

Opp.
in

ed.

Ballerin. T.

Il

p.

84.

Jlommsen

Abhandl. der

Siichs. Ges. der

Wissenschaften

phil.

hist. ci.

T.

p. 632.


dei (lue santi
si

94

MIMISTRI, PASTORIS

leffc;e:

Ili crucis

invictae comites parilerque

S/l^CTI meritimque falemque secuti (1). Essi in fine furono decapitati nel luogo medesimo ove lo fu Sisto. Il topografo einsiedlense, che quattro volte addita l'oratorium ovvero ecclesia ubi decollatus est Xystus, una volta espressamente aggiunge
cum
suis diaconibus
-,

ed

il

molto pi antico postillatore dell'itinerario salisbur-

"ense: cadcm via y^ppia venis ad ecclesiam

parvam

ubi Sijstus

cum

suis

diaconibus
in-

dccoUalus

est.

La
in

notizia data da

s.

Cipriano,
e

che con questi

fatti

sembrava

conciliabile,

che

critici

meglio li spiega. Quell'ignoto Quarto, hanno comunemente accettato per persona reale bench non mai
vece ad
essi

concorde

ricordata nei fasti ecclesiastici, si dilegua come fumo dinanzi ai codici ed alle edizioni anteriori a quella del Pamelio, che in luogo di et cum eodem Quartum, leggono: et cum eodem IIII, et cum eo d. IIIL et cum eo diacones IIII, et cum eo quatluor; ovvero dopo le voci et cum eodem aprono una lacuna (2). Queste antiche lezioni mentre da un lato fanno sparire un socio di Sisto, del quale le tradizioni ed i monumenti della chiesa romana niuna memoria serbavano, dall'altra

aggiungono fede alla notizia dataci dal libro pontificale, che oltre Felicissimo e Agapito altri quattro suddiaconi o diaconi furono con Sisto decapitati. Il Fello
nell'edizione sua di
martirologii,
e la lezione
alle notizie,
s.

Cipriano spregiando

le

notizie del libro

pontificale

dei

non volle riconoscere altro socio di Sisto, che il preteso Quarto; e cum eo quattuor tenne per spuria. Oggi egli medesimo ponendo mente che allora erano ignote, muterebbe sentenza; come senza conoscere i
e col solo studio dei manoscritti fece
il

monumenti
le parole

Baluzio, che rimise in onore

cum
resta

eo quattuor cancellate dal


i

Pamelio

e dal Fello (3).


sei;

gate testimonianze

socii di Sisto

furono in tutto

Secondo le alleCipriano ne annovera soli

romane e la storica asserzione del padre africano contemporaneo ai fatti, che narra. Una s lieve discrepanza potrebbe essere errore dei codici tanto spesso nei numeri ed in cento modi viziati e variati. A me per non sembra, che nel nostro caso dobbiamo soquattro
;

adunque a dichiarare

cotesta variet tra le tradizioni

mutato nel IV, che fu poi trasformato in Quartum; essendo manifesta la convenienza di quel numero IV con le romane memorie e consuetudini. La chiesa romana ha sempre solennemente festeggiato Felicissimo e Agapito soli ; separando cos due dei sei compagni di Sisto e formandone un gruppo speciale.
spettare l'errore del YI

Daraaso sul sepolcro di quei due^ che giacevano insieme nel cemetero di Pretestato, pose un carme a loro separatamente dedicato; di quei due soli videro e notarono il
sepolcro
dice

E pure i compagni di Cipriano contemporaneo. Adunque dei sei,


i

nostri topografi.

Sisto

furono pi di due; ce lo
o parte diaconi,

o tutti diaconi

memorie stesse ed monumenti della chiesa romana fanno due gruppi; uno di due, ed uno di quattro. Questi due gruppi in qualche guisa distinse Beda, aggiungendo alla menzione di Felicissimo e Agapito l'annotazione: decollati sunt cum eo (A'ysto) et alii
parte suddiaconi o preti, con quel pontefice presi e poi decollati, le
i

quattuor, colle quali parole tanto notabile la corrispondenza del testo di


Mai, 5fr;p(. vet. T.

s.

Ci-

(1)
(2)

p. 377, 4.
Balutii episl.

V. S. Cypriani, Opp. ed.


Cf.

82

Vigiiuli,

Lib. poni. T.

p.

58.

(3)

Merenda, Damasi opp. in addmdis

p. 9.


priano
et
, ,

95

ami eo qualtuor che parmi manifesto le une e le altre dovere alludere al medesimo gruppo. Se cos, Felicissimo e Agapito, hench presi con Sisto e moralmente parlando con lui decollati saranno stati per in qualche guisa da lui separati e dopo lui nel medesimo giorno 6 di Agosto avranno consumato il mar;

tirio e

aveva preceduti. Alla quale interpretazione ottimamente si adattano i versi di Damaso, che quei due diaconi sepolti nel cemetero di Pretestato non chiamano in modo assoluto compagni, comites, ma piuttosto
raggiunto
il

pontefice, che

li

seguaci di Sisto, Pastoris sancii merilmnque fidemque secuti


cofjcsta

mentre

posto nella stanza papale

ci

parla di altri martiri cnmtes


?

carme Ilic Xysii. Or bene


il
i

chi sono questi comites Ajsti nel cemetero di Callisto

diaconi ed
?

preti

ovvero

suddiaconi predetti non furono

tutti

sepolti in quello di Prelestato

Le proposte interrogazioni toccano uno dei pili difficili inviluppi della rete di che vengo svolgendo e racf-onciando. Veramente equivoci, di errori, di dubbii
,

nel libro pontificale


textati.

si si

legge: sex diaconi supradicti sepulti

siint in

coemeterio Prae-

Finche non

collocato,
listo
,

ne

la

l'epigramma Hic congesta era separazione assoluta del cemetero di Pretestato da quello di Calsapeva ne
il

sito

preciso, ove

le

parole Hic comites A'ysti del predetto

epigramma furono
non

a
il

buon

diritto
i

interpretate dei diaconi uccisi con Sisto, sepolti hi Praetextati ; ed

Tillemont,

Bollandisti ed altri da quelle parole furono trattenuti a

precipitar la sentenza

contro la storica verit di pi d'un solo


per, che

compagno
di

del martirio di Sisto (1). Oggi


cripta papale
,

abbiamo rinvenuto quell'epigramma nella


e

lontanissima
certo in

ed al tutto separata da quelle del cemetero


quest'ultimo cemetero
e

Pretestato;

oggi,

che

non
ai

in quello di Callisto essere stati sepolti Felicissimo

Agapito diaconi, insieme

quali

il

libro

pontificale
e

testifica

sepolti

gli

altri

quattro socii di Sisto; egli

sommamente arduo
s.

comites Xysti, portant qui ex hoste trophaea, dai


illustri
tutti
i

duro ad intendere chi sieno i quali comincia il novero dei pi

sepolti nel
lati

cemetero di Callisto ad
il

Xjstmn.

possibili quel verso ed

contesto del

Dopo meditato e volto da carme e delle notizie storiche

e topografiche, che

valgono ad

illustrarlo,

m'ero deciso a rinunciare all'interpread intenderlo dei compagni di


d'intendere quel verso necesi

tazione ovvia e naturale del vocabolo comites, e

Sisto nella dignit e nella sepoltura, cio della schiera di pontefici deposti insieme

con Sisto nella cripta papale.


di Pretestato, per
e lontano.
tutti
i

Ma

se questo

modo

sario per porlo d'accordo colla sepoltura di tutti

veri comites Xysti nel cemetero

anche innaturale

dal pi semplice ed ovvio senso assai diverso

Laonde mi sono accinto


il

a cercare,

sei

diaconi o suddiaconi di Sisto


solo

quanto sia poi certo ed indubitato, che furono deposti in Praetextati; e se non fosse

per avventura da credere, che


nobilitato quegli
ipogei; ed
stati
i

gruppo

di

due (Felicissimo

e Agapito)

abbia

quattro per testimonianza di Cipriano uccisi insieme

con

Sisto, essere

deposti nel cemetero callistiano.


;

E veramente ho veduto, che


il

questo pensiero non da rifiutare


colga nel segno e scopra
il

mentre

taglia

punto

e la

cagione dell'errore.

nodo gordiano parmi, che Imperocch ne i topografi,

ne indizi monumentali
(i)

di qualsivoglia

maniera
eccl.

ci

invitano a cercare negli ipogei di

Ada

S.

T.

II.

ug.

p.

132; Tilleinonl,

Mem.

d'hist.

T. IV p. 596.


comites

96

Pretestato altri socii del martirio di Sisto fuori che

diaconi Felicissimo e Agapito (1).


ci

Al contrario Damaso medesimo nell'epigramma Hic congesta


Xysti riposavano
nella
callistiana

insegna, che altri


chi

necropoli.

questi

saranno

essi

quatuor sopra nominati? Alla testimonianza gravissima del primo restauratore delle cripte dei martiri, intesa nell' unico senso spontaneo ed acconcio, si oppone soltanto il libro pontificale, e ci costringe a torcerla ad in-

mai,

se

non

gli

alii

terpretazione metaforica e poco verisimile.

Prima

di appigliarci

cotesto partito

estremo, vediamo se nel caso nostro l'autorit di quel testo vale ad esigere onni-

namente
s

il

sacrificio del senso naturale dei versi di


e librato,

Damaso. E per vero


trovare
in

dire,

tutto

esaminato

la critica bilancia lungi dal

quel testo

un

peso

grande, trova ch'esso dee o cedere od essere conformato al carme damasiano. Gi nei capi precedenti ho mostrato, che i compilatori del libro pontificale, non
escluso quello del secolo sesto, sono alcuna
d' errore o d' le
d'

rara volta ragionevolmente


di

sospetti

qualche sepolcro; ovvero posteriori traslazioni confusero con la prima sepoltura; e nel capo seguente uno di siffatti errori vedremo prove manifeste. Ma ci che pi monta, assai
equivoco nella designazione topografica
gli

chiari sono

indizii,

che

il

primo autore della

notizia, la cui autorit ora pesiint in eoe-

siamo, non abbia punto


pontificalia, che quei sei

scritto le
ci

parole: sex diaconi supradicti sepulli

meterio Praelexlali, le quali

pongono in tanto imbarazzo. Beda

lesse nelle (jesla

non erano tutti diaconi, ma quattro di essi suddiaconi. Egli adunque ebbe sott' occhio una lezione diversa da quella, che noi troviamo nei
codici; e nulla scrisse del cemetero, ove
i

quattro suddiaconi

furono sepolti.

questa certezza, che Beda nel libro pontificale

non

lesse sex diaconi supradicti, s'ag-

giunge l'incertezza di quella lezione nei codici medesimi, che noi possediamo. Negli
esemplari, che quelli quattro chiamano preti, non diaconi, la lezione sex diaconi supradicti contradice al testo precedente (2). Parecchi codici delle recensioni ultime
in luogo di sex diaconi supradicti

hanno ex diaconi; e sono tanto autorevoli, che Nella reil Bianchini cos stamp, ne volle sanare una corruttela s manifesta. censione pili antica si legge sex diaconi; quivi per palese una lacuna notata
anche dagli
editori
:

Xystus sepultus

est in

coemeterio

Callisti via

Appia, nani sex

Appia (3). L'avverbio nani, che qui nulla significa e per comune consenso chiama qualche supplemento; la variante sex ed ex nel testo sex diaconi supradicti; gli esemplari, che dai due diaconi distinguono in fine il carme damasiano Hic congesta nel cei quattro o suddiaconi o preti
diaconi in coemeterio Praetextati via
;

metero di Callisto mi suggeriscono la restituzione seguente Xystus sepuUus est in in coemeterio Callisti via Appia cum quatluor ex sex supradictis, nam diaconi sepulti sunt in coemeterio Praetextati via Appia. Si potr proporre qualche lieve variante
:

alla

mia

restituzione

d'un

testo,

che aveva tanto bisogno di medica

mano; non

per giudicarla arbitraria e priva di fondamento storico e critico.

Questa lunga e tanto fruttuosa disputazione solleva un'ultima difficolt, che

(1)

Il

celebre martire Gennaro,

eponimo principale del cemetero


il

di Pretestato, fu (se
;

non erro) dal Bosio creduto uno

dei quattro

suddia18.

coni

preti, di
(2)
(3)

che ragioniamo: egli per6

maggiore T.
1

dei figliuoli di s. Felicita

n'ho ampiamente
I

trattato nel Bullettino

18G3

p.

V. Schelstrale, Antiii.
Schelstrate,
1.

eccl. illislrata

p.

433

Vignoli, Lib. pont. T.

p. 58.

e. p.

432.

97

m'accingo a spianare. Se parecchi ministri dell'aliare con Sisto furono presi ed uccisi, non potremo applicare a lui il carme damasiano, che parla d'un pontefice immolato solo salvando colla sua morte gli altri tutti
seque suiimque caput prior ohlulit ipse,

Jmpaticns ferilas posset ne laedere quemquam.


Ostcndit Chrislus reddlt qui praemia vitae

Pasloris merilmn,

numermn

gregis ipse

tiietur.

L'obbiezione del Merenda in risposta


scoperte, interpretando quell'

al Terribilini;

che ha prevenuto
II.

le

odierne
nel nu-

epigramma
versi

del martirio di Sisto


il

Essa parmi pi
racconto
,

apparente che solida.


cui principio leggiamo

I
:

citati

sono

seguito e la

fine

del

MUUihus
al

missis popull lune colla

dedere.

Adunque

il

menis gregis corrisponde

populi; e tanto grex quanto populus nel linguaggio ecclesiastico significa principalmente il ceto dei laici. I compagni del martirio di Sisto essendo stali tutti diaconi e suddiaconi o preti, e del cristiano popolo, che

generosamente
che
il

mostr pronto a morire, ninno essendo perito, rimane vero, pastore offer il suo capo per salvare il gregge, e che questo fu salvo.
si

Giunto

al

termine d'un

disteso e complicato
Il

commento,
i

lo

conchiuder con
di Sisto, perch

una osservazione importante.


scritto negli atti di s.

Pearson ed

il

Pagi nulla vollero credere di quanto

Lorenzo

e nel libro pontificale circa

compagni

sembravano quelle autorit a fronte dell'epistola di Cipriano. Il Tillemont sentenzi, che almeno il silenzio serbato dagli autori di quegli scritti intorno al famoso Quarto commemorato nell'epistola prelodata una grande colpa, cui ninna scusa sar giammai buona a sanare (l). I Bollandisti, bench assai tentati a consentire con s rigidi censori, pur non vollero pronunciare contro il possesal tutto spregevoli a loro
so, in
Xijsti.

che erano Felicissimo ed Agapito

e gli altri quattro del titolo glorioso di comites

savio e

ragionamento fatto sopra dimostra, che quest' ultimo partito fu ragionevole; e che se coloro non poterono di quel possesso trovare i titoli
tutto
il
li

legittimi, oggi noi

abbiamo
il

trovati.

Laonde
atti

tutto
i

il

trattato di questi

ribadisce
tiri,

il

principio ed

canone,

gli

ed

fasti

dei nostri

due capi pontefici e mar-

anche quando sono corrotti ed ai critici giustamente sospetti, avere in se molto fondo e molti elementi di storia; ed essere ufficio dell'archeologia ricca del corredo dei monumenti il saggiare l'oro fino e trovarne anche nelle pi basse
leghe
e nei

pi strani miscugli.

CAPO
Dei sepolcri di Dionisio

XVI.
cemetero di Callisto

e di Felice, e se qucsf' ultimo fu deposto nel

sull'ppia. o sulU Aurelia.


Il pontificato

di

Dionisio successore di Sisto II

nostri cemeteri per la loro restituzione fatta

memorabile nei fasti dei da Gallieno al papa medesimo e per

(1)

Mem.

iV hisl.

ecel.

T. IV p. 596.

13


la distribuzione

98

urbane parrocbie. Dei quali avvenimenti ho trattato in genere nel tomo primo; sarebbe d'uopo per applicarli e segnatamente cercare se la sepoltura quivi in ispecic al cemetero di Callisto ovvero da attridata a Sisto II da credere contemporanea al martirio di lui
da questo fattane
ai

preti delle

buire alle cure del successore dopo ricuperato dalla chiesa

il

libero

possesso ed

uso dei cemeteri. La serie ed


menti, che veniamo e
cotesti

singoli fatti e monuconcatenamento di tutti verremo esaminando, potranno darci qualche barlume sopra
il
i

punti, intorno ai quali la storia

muta; perci ne rimetto


monumentali
la

il

discorso alla

line del

tomo. Ora debbo trattare soltanto del sepolcro


indizio ce

di Dionisio.

Niun
per
ficale.

ne danno
di

le

reliquie

della cripta papale; quivi

egli fu

certamente deposto. Lo

testifica

consueta formola nel libro pontisegnata anche nelDionisio


,

La deposizione

Dionisio nel cemetero di Callisto

l'indice lilocaliano ai 27 di Decembre. I codici geronimiani festeggiano

vescovo nel precedente d 26

ed ommettono la menzione del cemetero

per

il

noto difetto degli esemplari a noi pervenuti, non del documento originale. La diversit del 26 o del 27 Decembre s'incontra anche nei martirologii posteriori; va-

riando in questo l'uno dall'altro perfino Usuardo da Adone, cio il discepolo e seguace fedele dal suo duce e maestro. Ma variet di niun conto e storicamente
dichiarata dai catalogi flocaliani; testificando quello della successione dei pontefici, che Dionisio mor nel d 26, e quello delle loro deposizioni, che fu deposto

nel 27. Pi
fessoris

difficile

sarebbe

il

rendere ragione del Natale Dionysu episcopi

et

con-

nel 14 Settembre, se esso veramente spettasse,


pontefice.
I

al

romano

codici geronimiani
essi

lo

come il Pagi ha credulo (1), nominano dopo Cornelio papa ed

un

ignoto Saturo, facendone con


venerati insieme a

d'un qualsivoglia vescovo Dionisio


stati
s.

un gruppo solo. Ma ne di quel Saturo, ne abbiamo sentore veruno, che possano essere
ai

Cornelio

14 di Settembre nel cemetero

di Callisto.

Le infinite lacune dei codici geronimiani abbastanza e' insegnano, che anche qui dopo il nome di Cornelio manca almeno una indicazione geografica e forse ne
;

mancano due, una


e vescovo Dionisio.

spettante all'ignoto Saturo,


I

una

al

non men ignoto confessore


sia

Bollandisti

hanno congetturato, che


alla sepoltura del

l'Alessandrino

(2).

Ne mi occorre
di Callisto.

dire

altro

intorno

papa Dionisio nel cemetero

Viene per ordine di tempo e di successione Felice I, sul cui sepolcro non cos semplici ed uniformi sono le testimonianze degli antichi scrittori. Anzi la confue la pugna delle sentenze indi nata tra i moderni che in quelle regna sione
, ,

eruditi sono tali e

da sgomentare chiunque si accinga a comporre s intricate e spinose liti, ed a far penetrare dentro una s densa selva di dubbii, di contradizioni, di errori qualche raggio di, limpida e certa verit. Coleste controversie implicano e confondono 1' uno coli' altro o separano l'uno dall'altro, secondo i varii
tante,

sistemi immaginati dai dotti, due Felici;


il

il

primo, del quale


,

io

debbo parlare, ed
,

secondo

che sed nel luogo

dell' esule Liberio

e la cui

ordinazione

vita

morte
(1) (2)

e santit
ad Baron.
ss.

sono punti d'ecclesiastica


an. 271 (Baronii 272).
l.'2.

istoria difficilissimi a rischiarare.

Se io

Crit.

V.

Ada

T. IV Sept. p.


pra
i

99

volessi ingolfarmi in questo tempestoso pelago


soli

scrivere

un

trattato

anche so-

sepolcri e

volume. Restringer

monumenti adunque il
i

dei

due

Felici,

appena ne verrei a capo in un

discorso a ci, che strettamente necessario al-

l'integrit dell'esame dei sepolcri papali nel cemetero di Callisto: e prover, che

quivi fu deposto Felice presso

colleghi suoi
1'

credo

nel loculo intermedio

tra

quelli di Dionisio e di Eutichiano, secondo

ordine della successione papale. L'indice filocaliano deG depositiones episcoporum comincia cos :/// Aa/, Janua-

rias Felicis in Callisti. Il lihro pontificale fino dalla

prima sua recensione del 530

conchiude

la vita di Felice I

con

le

parole

sepidtns est in coemeterio suo via


:

Au-

relia milliario II, III kal.

Junias; e nelle recensioni seguenti

hc fedi baslicam in

via Aurelia, nbi


s

et

sepidtus est miliario secando ab urbe

Roma

III

l;al.

Junias.

Una
il

forte e sostanziale discrepanza degli antichi


di

documenti romani nelF indicare

luogo della sepoltura

Felice I

non

fu notata dai Bollandisti (1),

non

dal Bian-

chini, dal Vignoli ne da altri commentatori del libro

pontificale; e ci

che pi

mi

sorprende,

il

Pagi nella critica al Baronio afferm senza F ombra di prova, che


(2).

quelle testimonianze sono in pieno accordo fra loro, idem dicunt


tradizione

La loro con-

non

isfugg alla

diligenza

del Tillemont, che


dall'

per conciliarle accenn

l'ipotesi del trasferimento delle reliquie

Appia alF Aurelia ossia Portuense,


cemetero di Callisto pose sullegge:

ch'egli giudic essere tutt'


tata la

uno

(3).

Stranissima poi ed indegna d'essere confuil

confusione
(4).

fatta

dal Paoli, che


s

celebre

F Aurelia
pridie idus

Ma d'un

supino errore, come della confidente affermazione del

Pagi, bene io veggo dove

nascosta l'origine. Nell'indice filocaliano

si

Aprdes
cita

Julii in via Aurelia miliario III in Callisti.

Laonde poich quel


luogo all'imdelcallistiana

documento

un cemetero

di Callisto sulla via Aurelia,

ci dette

perdonabile confusione fatta dal Paoli della maggiore


cadere in
terpretare

necropoli

l'Appia con quella della via Aurelia. Al Pagi poi, la cui attenta sagacia non pot
s

grave disattenzione, dee essere sembrato naturale


supplire col libro pontificale l'jindice
filocaliano;

spontaneo

l'in-

scrivendo

cio in

questo: Felicis in Callisti (via Aurelia milliario II ovvero ///). Per


plice ed acconcia a togliere ogni difficolt possa a

quanto sem-

prima giunta sembrare questa maniera di porre in accordo i due documenti, essa non regge alFesame serio di quei documenti medesimi e degli altri testimonii, che dobbiamo convocare. Comincer dal testo filocaliano poscia prender in mano quello del libro pontificale. La formola semplice in Callisti negli indici filocaliani designa sempre la necropoli delF Appia; e se tre volte quivi ricordato il cemetero, ove Callisto medesimo giaceva sulla via Aurelia, ed appellato Callisti (5), in ambedue i casi sono aggiunti extra ordinem e il nome della via e la distanza dalla citt, via Aurelia miliario III; appunto per evitare l'equivoco tra i due cemeteri designati col medesimo 'nome. Questa ragione per di per s sola non definitiva, potendo i
;

codici essere difettosi nelle parole indicanti


(1)

il

sito della

deposizione di Felice

ed

Afta
Crii,

ss.

Mail T. VI
aii.

p.

oS9.
. IV.

(2) (3,
[i) (5)

ad Baron.
IV
Felice 11

274 [Baronii 275)


688.

Uisl. eccl. T.

p.

Di

f.

papa e martire, p. 60, 6t.


liist.

V. iMomniseu, Abhandlungen der Sachs. Geselkchft der Wissenschafien, phU,

ci.

pag. 631, 633, 637(


assai grave

100

il

argomento a sospettarlo sembra darcene

libro pontificale,

mentre

ci

addita la sepoltura di

quel pontefice via Aurelia miliario II. Il sospetto h ragionevole; tuttavia distrutto da altre prove dimostranti l'integrit della citata lezione dell' indice lilocaliano, e la falsit del proposto supplemento. In fatti, che alle parole
III ad. Jan. Felicis in Callisti nulla

manchi,

che esse veramente testifichino


il

la
III,

deposizione nel cemetero papale dell' Appia, lo comprova

catalogo di Sisto

ossia quello dei codici geronimiani ed epigrafici esaminati nel capo YI, nei quali

Felice posto nel novero sanctoritm in coemeterio Callisti via Jppia.


il

ch'egli sia

romano

pontefice

primo

di questo

nome,

oltre l'indole generica di

quel catalogo,

lo

dimostra l'ordine medesimo


Felicis,

e la

collocazione del

nome

di lui nella serie Dio-

nysii,

Eutychiani, Gai, che appunto la serie

esatta delle successioni dei

pontefici, di che ragiono.

questa dimostrazione del genuino senso delle parole


il

segnate nell'indice lilocaliano sotto

Jf/mmnas fa d' uopo aggiungere la testimonianza dell'antichissimo martirologio romano, le cui reliquie raccolgo e ricompongo confrontando tra loro gli esemplari della progenie geronimiana. Nel tomo primo ho ragionato del mutuo soccorso, che si prestano la tabella flocaliana delle deposiliones e quel martirologio. Nei casi di dubbia interpretazione della prima si dee ricorrere al confronto con il secondo. Ora nei codici geronimiani la comd /// kal.

memorazione
detta
tabella

di Felice

si

legge nel giorno


,

antecedente
cos
tra
:

a quello, che nella pre-

registrato

ed concepita

//// kal.

Jan.

Romae
state
I.

Felicis et

Bonifacii episcopi de ordinalione. Le ultime

queste parole

sono

spiegate

nel T.

pag. 113
il

esse

sono un'aggiunta

fatta ai giorni di

Bonifacio
il

Resta a di-

chiarare

Romae

Felicis.

Ponendo mente

al

giorno, che b

precedente a quello

della deposizione di Felice segnata nell'indice filocaliano, facile intendere, che

ambedue
desima;

le date si

risolvono in una sola o almeno

risguardano la persona me-

sia

che

il

martirologio festeggi

il

giorno della morte, mentre la tabella

delle deposizioni registra la sepoltura, sia che la cifra

numerale debba

essere in
d'

uno

dei

due luoghi leggermente corretta colla semplice aggiunta o detrazione


nell'allegato testo
Il

una

unit.

Ma

cemetero.

quale difetto
le

manca ci che pi a noi imporla; l'indicazione del non pu venire dair|originale; ove, come l'esperienza
segnate: viene
dalle lacune,

m'insegna,
che pi
i

note topografiche furono esattamente


e

meno,
Reda
(e
:

non

tutti

derivati da quelli. In fatti

egualmente, guastano gli esemplari geronimiani e Rabano, il quale copi un esemplare del martiroi

logio di
di che

Reda adoper
(1).
si

geronimiani),

m'invita a

scrivere nel luogo,


et

disputo

//// kcd. Jamiarias

Romae
le

in

coemeterio

Callisti Felicis,

Boni-

facii episcopi de ordinatione

Nel martirologio di Reda, quale noi oggi lo ab-

biamo

dai

manoscritti

non

leggono
si

parole in coemeterio
il

Callisti

(2)

ma
mo:

che negli antichi esemplari quelletirologio

leggessero, oltre

fatto di

Rabano,

lo

strano le corruttele dei codici della famiglia di Reda; donde all'odierno

romano

venuta

la

notazione seguente del predetto d

mar29 Decembre
parole poi

Romae sanctorum marlyrum


(1)

Callisti, Felicis et Bonifacii (3).

Che

le citate

Canisii,

Antiq.
ss.

lect.
II

ed. Basnage T. II P. Il p. 352.


p.

(2) (3)

V.

Ada

T.

Marta

XL, e

le varianti

da uq codice di Verona edite dal Bianchini, Anastas. T. IV p.

LXXXIV.

V. Baronium ad Martyrol. Bom. die 29 Dee.


a noi trasmesse dal
cosa evidente, e
terie.
il

101

cos detto
ai

Beda-Rabano vengano in origine dal non fa d' uopo ragioni per persuaderlo
coemeferio
Callisti Felicis
i

geronimiano

Ci

posto

il

periti in siffatte ma/// kal. Jan. Fellcis in Callisti della tabella depostionum ed

//// kaL

Jan.

in

dell'antichissimo martirologio ro-

ambedue ef^ualmente Appia. designano il Imperocch della tabella flocaliana "i senso in essere essa adoperato il semplice e nudo in Callisti; ho detto in questo
fasti

mano,

sono formolo in

ambedue

concordi, e che in

cemetero papale

dell'

ed

il

significato preciso dell'm coemeterio Callisti nei codici

geronimiani

facilis-

simo a dimostrare. Nel vetusto martirologio, le cui reliquie quei codici serbano, il cemetero, che nei fasti filocaliani chiamato Callisti via Aurelia milliario III,
con pi vero ed accurato nome
rologio leggo

chiamato Calepodii via Aurelia. Cos ove nelle


martiAurelia mill. Ili depositio Julii episcopi.
mill.

depositiones episcoprum scritto Julii via Aurelia


:

Ili in Callisti, nel

in coemeterio Calepodii via

Ed ove nel

feriale intimata la festa di Callisto

medesimo
le
il

colle parole: Callisti in

via Aurelia mil. Ili (formola, nella quale secondo

regole stabilite nel

tomo

pag. 116, 11 7 dee essere sottinteso tn e/i(S(/em coewefeno),

martirologio segna: via

Aurelia

in coemeterio Calepodii, Callisti episcopi.


il

Adunque

in cotesto martirologio

non

ha luogo veruno
vero

sospetto n la possibilit di equivoco tra

due cemeteri parimente


secondo col suo solenne appellazione di
il

appellati di Callisto,

uno

nell' Appia,

nome chiamato Calepodii, al coemeterium Callisti. Ed in questo,

uno primo

nell' Aurelia;

ma

riservata

la

per testimonianza concorde dell'antichissimo


i

martirologio, della tabella flocaliana, del catalogo di Sisto III fu deposto fra colleghi Felice I nel d /// ovvero //// kal. Januarias.

suoi

La dimostrata concordia
tiri

di

lesti

tanto autorevoli, restituiti alla loro inte"-rit

ed alla vera interpretazione, libera


e la controversia sul

la

cronologia pontificia,
i

fasti

romani

dei

mar-

modo

di distinguere
Il

due
il

trodotto dai migliori cronologi e critici.

Pagi,

da un grave errore inConstant, il Mansi (1) ed altri


Felici
Felicis et Bonifacii episcopi
;

loro seguaci, le parole dei codici geronimiani


ordinatione

Romae
1'

de

hanno

interpretato

come

se dovessero

dare un senso continuo

ne
pii

hanno

raccolto la conseguenza, che esse segnano

ordinazione e di Bonifacio e

di Felice. Il

Tillemont avvert soltanto


si

certa, se in luogo di episcopi

che cotesta interpretazione sarebbe leggesse episcoprum (2). Ma la menzione del


,

ce-

metero da me restituita al suo luogo, ed il confronto colla tabella depositionwn ci insegnano, che quivi registrata la morte o la sepoltura, non l'ordinazione di Felice; e che le parole de ordinatione spettano al solo Bonifacio. Il Pagi per liberarsi
dall'
il

incommoda testimonianza

della depositio Felicis III Kal. Jan., sentenzi che

errore dei copisti (3); Jan. in luogo Egli non Jun. consider la ragione evidente che abbiamo di fare precisamente di cio contrario; di correggere nel libro pontificale il Jun. in Jan. La tabella delle il

libro pontificale ci rivela in quella data

un

deposizioni ordinata a guisa di calendario; perci quivi lo scambio del Gennaro pel Giugno non possibile. Laonde il medesimo Bianchini, che suole preferire e difen(1)

Pagi, Crit.

ad Baron.
IV
p.

an. 271 (Earonii 272) . XI; Couslant, EpUl. rom. poni. p.

292

Mansi ad Baron

I.

e.

(2)

Bist. eccl. T.
Crit.

687.

(3)

ad Baron.

an.

274

Baronii

275

Ili


(lere le lezioni del libro pontificale,

i02

migliore
e

qui confessa, che la data della sepoltura di Fepi antico documento col
(1).

lice ///

Kal Jwi., dee

essere conformata al

Ic^f^ero e nei manoscritti

frequentissimo cambio dell' u in a


e nei

Vero

che nei

martirolo'^ii di

memoria di Felice I ferma nel /// kal. Jiinias. Ma chiara Torigine di questo mutamento di giorno; geronimiani con Beda, Rabano, Notkero mantengono il cio del perch mentre
Adone, Usuardo
i

derivati

da loro

la

JIII kal. Jamianas,


tore del

Adone con la sua scuola (2) preferisce il /// Aa/. Ju/s. L'aumartirologio romano piccolo (cui siffatte innovazioni gi abbiamo veduto
il

essere

da imputare) seguendo, secondo

suo metodo, pi che la tradizione dei

calendarii le date della storia, prese questa dal libro pontificale; e fu dell' errore maestro al suo fedele discepolo Adone. Questa data perij cos manifestamente

contraria alla cronologia del pontificato di Felice, che

il

Pagi ed

suoi clienti

ri-

corsero per ispiegarla al solito partito delle immaginarie traslazioni (3) ; malgrado la chiara asserzione dell'autore della vita, il quale intende parlare deUa sepoltura.

Dimostrata la radice dell'errore, anche da un altro e(iuivoco il quale fu seme di maggior confusione, fa d'uopo che io purghi i fasti del primo Felice. Nel sistema del Pagi e dei numerosi consenzienti con lui il 29 Decembre notato nei
,

codici geronimiani a

ed in

memoria dell'ordinazione il 30 Maggio nel libro pontificale molti martirologii a memoria d'una traslazione delle reliquie; e rimarrebbe
;

giorno della morte e della prima deposizione del nostro Felice. Questo giorno sar, risponde il Pagi, il 22 Decembre (4) nel quale i codici geronimiani e con essi gli interpolatori di Beda, Rabano (5), Adone ed Usuardo fanno mena cercare
il
;

zione di

un

Felice vescovo via Portuensi. Nella risposta del Pagi s'acquietala coil

mune

degli eruditi; ed
s.

Papebrochio
e

(6)

con

altri

espressamente insegna, che


fu diversa da quella del
il

la celebre basilica di

Felice sulla via portuense

non

medesimo nome suU'Aurelia;


nologica
si

che quelle due vie circa

punto della predetta

basilica probabilmente s'incrociavano. Qui,

trasforma

e risolve in
il

come ognuno vede, la questione crotopografica e monumentale; ed opportunamente


testi,

mi chiama ad esaminare
lica

secondo dei

che debbo interpretare;


in coemeterio

le

ultime

parole, cio, della vita di Felice I: sepuUus

est

suo (ovvero in basi-

qiiam ipse construxit) via

Amelia

mill.

II.

Le
secolo
s.

esatte notizie forniteci dai nostri topografi,

delle quali
altra

critici

dello scorso
basilica di

non

profittarono, c'insegnano a chiare note, che

era

la

Felice sulla via portuense, altra quella del

medesimo nome suU'Aurelia: anzi

in questa seconda collocano pontifices diios Felices, e la distinguono accuratamente da quella, ove riposava Giulio papa ad s. Callislum (7). In fatti la distanza del-

l'una dalla citt calcolata a due miglia, deU' altra a tre. Laonde dobbiamo in questa disamina distinguere tre Felici; uno venerato nella sua chiesa sulla via
(1)
(2)

Bianchini, Anast.

T.

II

p.

238.
;

questa scuola appartengono anche alcuni intcrpolalori del niarlirologio di BeJa

ma

il

genuino Beda non conosce

il

natale di Felice

nel 7/7
(3)

kitl.

Jimias.
p.

V. anche Papebrochii, Conat. ad chron. rum. pun.


L. e. .
11.

118.

(4)
(5) (6)

Canisii, Lecl. vet. ed.

Basnage T.

II

P.

II

p. 351.

L. e. p. 119; Tilleniont, Menu, d'hisi. ecd. T.

IV

p-

687.

(7j

T.

pag. 182, 183.


di questi

103

i\h

portuensc; due nclln loro suU'Aurelia milUario II;

la basilica

od

il

cenielero

due pu

essere in guisa

relia milliario III.

Chiarito cos

il

veruna confuso col coemcterium Callisti via Aunumero, la diversit ed siti dei monumenti
i

che confusi cembre,


tuense,

fra loro

hanno
piij

creato

un vero
(1),

labirinto d'errori, la festa del 22 De-

e quella altres del

29 Luglio

che spettano
I,

al Felice della

via por-

non potranno

essere attribuite a Felice

che

il

libro pontificale colloca

che ho gi fatta al primo Felice del natale di sua sepoltura nel 29 Decembre, confermata dalle ragioni topografiche, che a lui tolgono quello del 22 del medesimo mese. Queste ragioni inoltre dimostrano, che il commento e l'interpretazione del testo sepultus est via
la restituzione,

nella basilica al miglio II dell' Aurelia.

Aurelia mill. II etc, scritto nel libro

pontificale del secolo sesto e

dei

seguenti,

dobbiamo

cercarla nei topografi del secolo settimo. I quali appunto sulla via aus.

relia passato

Pancrazio,

ma prima
il

di

giungere

ai sepolcri
ci

di Callisto e di Giulio

papa, cio precisamente circa


soltanto

miglio secondo,
Felici. I
ai loro

savano due pontefici ambedue appellati


il

additano la basilica, ove ripotopografi per possono attestare

fatto

monumentale, che

d in quella basilica

erano venerati quei


le

due

pontefici; e che se ne credevano o

veramente ne erano quivi deposte

re-

liquie. Essi

non potranno giammai


il

togliere fede alle tanto pi antiche ed auten-

tiche prove, le quali c'insegnano, che la deposizione di Felice I nel 29 di

Decem;

bre fu fatta secondo


e

solenne costume del secolo


ai

III

nel cemetero

di

Callisto

che nel secolo quinto

giorni del papa Sisto III quel sacro

deposito

non

era
il

stato altrove trasferito. Il

monumento
;

dei

due

Felici sulla via aurelia indusse


il

compilatore del libro pontificale a scrivere erroneamente, che quivi


sepolto /// kal. Jan. ovvero Jim.

primo Felice fu

della quale ultima falsa scrittura impossibile

determinare a chi debba esser imputata la colpa, se al compilatore stesso, o al copista d'uno dei primi esemplari, che agli altri tutti die legge. Che se senza

dubbio falsa, perch contradicente ai testimoni pi vetusti ed autorevoli, la notizia che a Felice I dopo la morte fu data sepoltura lungi da quella dei suoi antenon perci sar altres senza dubbio falso, che egli abbia cessori suir Aurelia
,

quivi fondato
solo

un cemetero, e che nel secolo sesto egli fosse per memoria monumentale, ma per la verace presenza
L'esattezza o gli equivoci delle opinioni in
i

quivi venerato

non

del corpo di lui col

trasferito.

sesto e nei seguenti circa

essere manifestati da altri,

dominanti nel secolo monumenti cemeteriali del suburbano non ci possono che da quei monumenti medesimi. Quando, se Dio cel

Roma

conceder, vedremo dalle rovine risorgere,

come
dei

tante altre

sacre

memorie, che

stimavamo irreparabilmente perite, quella reliquie monumentali potranno darci lume

due

Felici sulla via aurelia, le sue

veramente trasferito il corpo di Felice I; ovvero se quivi fu soltanto un cemetero fondato da lui ; in fine se alcun Felice martire e vescovo d'ignota sede die luogo ad errare ed a
a giudicare, se col fu

confonderlo col romano pontefice del secolo

III

deposto nella callistiana necropoli.

Ho

detto quanto basta allo scopo del


il

studio di toccare
(1)

secondo Felice;

il

mio ragionamento, evitando con attento quale ci avrebbe messi dentro una selva
d'hist.

pi. rom. poni.

V. Frontonis, Epist. et dissert. ed. Hamburg! 1720 p. 214, 215; Tillcmont, 3Iem. p. 470 e specialmente il Giorgi, lUartyrol. Adonis p. 360-362.

ecd. T. IV p. 688, T. VI p. 780; Couslant.


di (lifflcilissiina uscita.

104

monumenti, che
lo riguardano,

La

trattazione intorno ai

spetta alle vie portuense ed aurelia ; e sono Leu contento d'essere riuscito a sceverare le memorie e le date di Felice I da qualsivoglia mescolanza con quelle, che

secondo appartengono. Rimane una sola citazione a fare sul sepolcro del nostro pontefice' ed di Bonizone, che lo colloca /t coeme/erto PraelextcUi (1). I miei lettori per gi sanno, che le notizie topografiche di quello scrittore del secolo unal

decimo nulla valgono,

ne anche meritano esame (2). Nella cripta papale e in ogni angolo del cemetero di Callisto in vano ho cercato qualche frammento dell'epitaffio di Felice I. Ci non indizio favorevole ad una
e

traslazione alla

via

aurelia; periti

essendo anche

titoli

sepolcrali

di

Sisto, di

Ponziano e d'altri papi, sulle reliquie dei quali niun sospetto cade di trasferimento da cemetero a cemetero, anteriore a quello fatto circa il secolo nono dai primitivi loculi alle urbane basiliche. Mi duole la perdita di quest'epitaffio, che sarebbe stato opportuno per confermare a Felice il titolo di martire datogli nel citare una epistola di lui dalla ecumenica sinodo efesina (3). Della latina iscrizione poi rifeiita dal Boldetti (4), scritta o graffita sopra un mattone e concepita cos: FELIX PP. I, sarebbe tempo perduto il parlare e discutere. La modernit di quell'epigrafe, che anche in passato ai periti nella scienza epigrafica era manifesta, oggi che i veri
epitaffi dei

papi del secolo terzo sono trovati, dar negli occhi


e criterio.

d'

ogni

uomo

fornito

di giusto

senno

CAPO
Del sepolcro

XYII.

di Cajo, e perch egli sia

V ultimo dei papi

deposti nella cripta di

s.

Sisto.

Se tenessi dietro alF ordine dei tempi e delle successioni papali ora dovrei parlare di Eutichiano. Ma a lui il rinvenuto epitaffio ha dato nel mio libro la prerogativa d'essere posto innanzi ai suoi antecessori; e ne ho ragionato nel capo XII. Viene,

qui imprenda a cercare del sepolcro di Cajo, successore di Eutichiano. Intorno al quale pochissimo debbo dire. Il libro pontificale lo accenna colla solita formola indicante la sepoltura nella cripta papale: sepidtus est in coemeterio Callisti

che

io

Appia Majas Gai in Majas Romae


via

kal.

Majas.
il

E ne confermano

il

detto la tabella filocaliana:


gli

Callisti;

martirologio secondo

esemplari geronimiani

A A

hai.

kal.

in coemeterio Callisti via

dei simili e posteriori

Appia depositio Gai episcopi, e tutta la sequela martirologii in molta parte allegati dal Giorgi nel commento

a quello di Adone (5). Una sola discrepanza io trovo in queste note martirologiche spettanti alla deposizione di Cajo: , la quale per nulla imporla alla questione topografica. Negli esemplari geronimiani quella deposizione nel cemetero di Callisto
segnata
(1) (2)
(3) (4)

due volte:

X
p.

kal. Martias e

kal.

Majas. Rabano volle forse rendere

Mai,

Nova
I

palr. bibl. T. VII P. Ili p- 37.

V. T.

pag. 161.

Coustant, Epist.

rom. pont.

298.

Osserv. sui sacri cemct. pag. 234.


Georgi),

[o)

Adonis martyrol.

p. 167.


verso (1).
I

105

ragione di questa geminazione, scrivendo la prima volta nativtas (parola da lui adoperata in luogo di natalis), la seconda depositio-, e Notkero l'imit con ordine in-

moderni s'appigliano alla solita ipotesi delle traslazioni (2). A me pare certo (e non sono il primo a tener questa sentenza), che il kal. Majas sia stato in qualche antico esemplare per errore cambiato in kal. Marlkis; ed abbia cos generato la doppia annotazione. Pi difficile lo spiegare una terza commemorazione di Cajo papa nei medesimi geronimiani sotto il d primo di Luglio. Quivi per del cemetero di Callisto non fatta menzione; e tranne uno dei manoscritti, ove si legge: Romae depositio Gai episcopi, negli altri segnato Romae Gaii juipae; oymola, che d sapore di fonte diversa dal vetusto martirologio romano. Dell'origine e della ragione di questa festivit nulla so dire; ne mi soddisfa quello che ne congettura il Fiorentini (3).

fuggendola persecuzione di Diocleziano, ne nella cripta di s. Sisto ne altrove ho trovato veruna memoria monumentale contemporanea. L' iscrizione CAIO PP segnata sopra un mattone merita quel conto medesimo, che la allegata nel capo precedente di Felice I. Del resto,
il

Di Cajo, che

libro pontificale fa abitare nelle

cri/jfe

il

Bianchini, che la credette antica, non seppe decidere se a Cajo papa, o ad Cajo preposito ovvero propretore quella fosse da riferire (4).

un

Nel papa Cajo termina la serie dei romani pontefici deposti nella cripta predetta. Imperocch Marcellino e Marcello furono sepolti nel cemetero di Priscilla
sulla Salaria; di Eusebio
scritto

nel libro

pontificale,
cripta
le

che fu deposto in
distinta e

coe-

metcrio Callisti in crypta, ed in fatti ne

medesime parole leggiamo, e poi cercher quale possa essere la cripta, in che egli giacque. Dopo Milziade niuno dei papi ebbe sepoltura nei callistiani ipogei. Cerchiamo le storiche ragioni di questo
quella di Sisto
;

di Milziade in

vedremo la quel medesimo libro

lontana da

limite ultimo della serie dei papali sepolcri nel cemetero di Callisto.

Marcellino ebbe cura di quel cemetero

ne tenne

1"

alta

amministrazione

r epigrafe del diacono Severo, che jussu papae sui MarceUini fece quivi un cuhiculum duplex (5), ne chiaro e prezioso documento. Ma quell'amministrazione a lui fu tolta dai feroci editti di Diocleziano. I quali intimando aspra guerra alla chiesa, ne confiscarono i luoghi di adunanze e le terre, ove erano scavati o costruiti i cemeteri. Nel libro pontificale leggiamo, che Costantino don alla basiquem fiscus occupaverat lica di s. Lorenzo nell' agro Verano il fondo di Ciriaca tempore persecutionis (6); quivi era il cemetero denominato da quella santa vedova padrona dal fondo. I luoghi per, che alla chiesa medesima, cio al corpus chri,

stianorum,
clesiastica,

manifestamente appartenevano, designati in genere coi vocaboli loca ecprima di Costantino restitu in Roma Massenzio al papa Milziade (7);

e fra questi luoghi ecclesiastici

non

v'

ha dubbio, che uno

dei pii importanti fu

(1)

Canisii, Lecl. vet. ed.

Basnage T.

11

P.

II

p. 320, 32; P. Ili p. 102, 118.

(2)
(3)
[i] (5)

V.

Ada

ss.

T. Ili Aprii, p. 16.

Martyr. occid. p. 638. V. Bianchini, Anast. T.


Inscr. christ. T.
1

li

p.

253.

proleg. pag.

CXV.

(6) (7)

Lib. pont. in Silveslro g.

XXV.

V. T.

p. 203,

204.

14


il

106

cemetero di Callisto. Laonde alla storia ed alla cronologia a meraviglia concorde la serie dei sepolcri papali callistiani interrotta in Marcellino e Marcello; la
sepoltura de' quali cadde appunto nel tempo, chela maggiore necropoli cristiana

di

Roma doveva
fatti

essere occupata dal fsco. Il cemetero di Priscilla, nel quale quei

due
In

pontefici furono ricoverati, dovette essere esente dall'occupazione e confisca.


di Marcellino e di Marcello

sappiamo, che quivi fecero lavori notabili (1); e lo spiegare ampiamente questo punto importante della storia cemeteriale romana spetta al trattato su quel cemetero. Eusebio predecessore di Milziade torn agli
ipogei callistiani. Ci in apparenza

contradice agli

annali ed alle date

che ho

rammentato romana non


ne fu
glielo

1'
;

uso libero di quegli ipogei essendo stato ricuperato dalla chiesa

sotto Eusebio,

ma

sotto Milziade.

monumenti per

della sepoltura
il

di quel pontefice ci

insegneranno, ch'egli mor in esilio; e che perci

corpo

trasferito dal successore Milziade,

permisero; come del corpo di

quando la quiete ed il favore Ponziano un secolo prima aveva

dei tempi
fatto
il

se-

condo successore Fabiano. Cos l'apparente obbiezione e contradizione si volge in novella prova dell'asserita concordia tra la serie dei sepolcri dei papi nel cemetero
di Callisto e quella delle vicende, che

scompigliarono

e poi

ricomposero la pace

della chiesa sotto Diocleziano e Massenzio.

Resta a chiarire un ultimo punto. Eusebio fu deposto in una separata cripta,


e

parimente Milziade. Perch non continuare


s.

la gloriosa serie dei sepolcri papali

nella cripta di

Sisto?

L'abbandono d'un costume quasi

secolare

d'un

rito,

che imitando quello dei sepolcri papali riuniti nel Valicano era istituzione dell'et prossima agli apostoli, non pu essere avvenuto inconsideratamente e senza ragione veruna. Nella cripta papale i loculi disposti lungo le pareti laterali erano
dodici; cio due
stanza:
fila

per parte di
il

tre

loculi

1'

una. V'erano inoltre quattro nic-

chioni per sarcofagi ed

principale sepolcro conformato a

sommano

loculi,

a diecissette. Da Zefirino a
polli

mensa nel fondo della i nicchioni, il monumento fornito di mensa almeno Cajo, computando anche Urbano, pontefici quivi sei

sommano

a dodici
II,

cio Zefirino,

Urbano, Ponziano, Anterotc, Fabiano, Lucio,

Stefano, Sisto

Dionisio, Felice, Eutichiano, Cajo.


altri

Lo spazio adunque sovrab-

bondava a collocarne

due; e poich ci non avvenne, o diremo, che quello spazio era stalo occupato da vescovi non romani e da qualche illustre martire o personaggio, cui fu concesso l'insigne onore della sepoltura in quella cripta, o che per altre ragioni fu stimato pi conveniente deporre Eusebio e poi Milziade in stanze separate. Dei vescovi non romani o dei personaggi, che possono avere occupato parte dei loculi destinati ai romani pontefici, tratter nel capo seguente. Delle ragioni, che possono avere indotto a separare Eusebio dal consorzio dei suoi antecessori, una me ne suggerisce lo studio del sotterraneo medesimo. Il mio fratello nell'analisi architettonica dimostrer, che tutta l'area del primitivo cemetero di Callisto fu dai fossori in assai antico tempo e con singolare esempio ricolma di terre ed ostruita quasi in ogni sua parte. A questo partito forse s'appigli Marcellino quando, essendo imminente l'occupazione o confisca del suolo, che tante
Vedi

(l)

I.

e.


preziose

107

pagani con ogni

memorie
i

e reliquie nelle sue viscere celava, volle dai furori

cautela salvarle.
polcri con
1

a questo partito forse

loro primitivi epitaffi.

dobbiamo la conservazione dei papali seQuando Milziade ricuper dalle mani di Massenzio
il

cemeteri, la pace
il

non

era tanto sicura da consigliare

riaprimento della stanza,


in

che

caro

tesoro

chiudeva. Fatta poi ad Eusebio sepoltura magnifica

una

cripta d'ogni

maniera d'ornamenti decorata,

non meno magnifica


,

si

volle fare

quella di Milziade.
la

Ed

tripudii del trionfo, le costruzioni di sontuose basiliche,

nuova ra in che entrava la chiesa cristiana, furono cagione Marco e Giulio fossero sepolti non pili nelle sotterranee cripte
,

che Silvestro e
in decenti e

ma

E cos della serie continua e del gruppo di sepolcri papali adunati in una medesima cella il prisco rito fu abolito. Damaso, che tanto am le memorie ed i monumenti dei sotterranei sepolcreti, avrebbe desiderato riposare in un angolo della cripta sacrosanta dei suoi antecessori del secolo terzo: iic fateor Damasus volui mea coiidere membra; ma quel
adorni oratori! e mausolei
eretti

sopra

gli

antichi ipogei.

pio desiderio

gli

sembr presunzione

irriverente: sed cineres tmid sanctos vexare pio-

rum. Anch'egli costru per


la via

se e per la
siffatto

madre

e la sorella

sua un mausoleo presso

ardeatina: e dopo

un

esempio non

credibile,

che veruno

sia stato

ardito di chiedere o di concedere la sepoltura dentro quella cripta veneranda.

CAPO
e se quivi fu sepolto s.

XVIII.
s.

Degli altri santi e personaggi deposti nella cripta di

Sisto,

Eusebio prete

e confessore.

Oltre

papi

dei cui sepolcri fino ad ora

ho esaminato
sotto il

le notizie, altri o santi

vescovi

fedeli meritevoli di tanto

onore furono

deposti

nella

cripta papale.

pavimento il greco epitaffio tuttora affisso al suo posto presso il gradino dell'altare; e non accenna, che il defonto fosse vescovo o chierico di qualsivoglia ordine. Quell'iscrizione da stimare anteriore in circa al secolo quarto. Laonde nel tempo medesimo, in che ai
Imperocch d'un cotal Demetrio quivi sepolto

romani pontefici erano riserbati i loculi scavati nelle pareti di quella stanza, sotto il pavimento di essa furono tumulati defonti ne di vescovile e forse ne anche di
clericale grado insigniti. Se nei loculi riserbati ai pontefici
sia

stato per

cagione

d'onore

deposto

alcun vescovo d'altra sede, non ho prove bastanti per asserirlo


Il

ne per negarlo.

frammento

dell'epitaffio greco di

Numidiano

(v.

tav. Ili n. 6)

trovato tra le macerie della stanza papale o dinanzi ad essa spetta probabilmente,

come ho gi frammento
essere stato

detto, al

Numidiano vescovo nominato nel catalogo

di Sisto III.

E quel

d'un loculo incavato nella parete; ma pu posto ad un loculo vicino non interno alla cripta. Certamente i vescovi
di lastra cemeteriale, cio
III

annoverali nel catalogo di Sisto


cripta;

non furono

tutti

deposti nei dintorni di questa

come non
s.

tutti

papi di quel catalogo dentro o attorno ad essa giacquero.

Nella cripta di

Eusebio ho trovato i frammenti deirepitaffio d'un vescovo, che stimo essere Ottato T ultimo di quel novero. Perci le notizie dei sei vescovi aggiunti alla serie dei papi sepolti nel cemetero di Callisto saranno da me raccolte e
,

commentate dopo

descritte le storiche cripte poste nel tratto

da

s.

Sisto a

s.

Eusebio.


Una
r imbocco
alla cripta di
s.

108
il

nicchione della parete sinistra verso


1'

fossa profondissima scavata sotto

Cecilia e capace di molte arche

una suU'
e

altra

vuole

anch'essa essere notata. Sarebbe forse un poliandro, e precisamente quello degli


ottanta martiri, che
tirologii
il

Salisburgense ricorda dopo

s.

Cecilia

che antichi mar-

pongono ad

s.

Caeciliam? La congettura sembra probabile: delle testimo-

nianze spettanti a quella schiera di martiri anonimi ragioner dopo che avr trattato
della predetta santa loro vicina.

In fine dinanzi

ai

due

laterali nicchioni destinati a sarcofagi,

e posti verso la

porta, furono in posteriore et costruite sul piano del

pavimento due arche; sopra

una
s.

delle quali in parte poggiava

una
l'

delle colonne erette


si

non pi

tardi del ponatti

tificato di Sisto III.

Ad

esse arche

egregiamente

adatta la notizia segnata negli

di

Eusebio prete

e confessore sotto

imperatore Costanzo. Ensebii corpus coUeyornnt

Grecjorius et Orosius presbjtcri parcntes cjus, et scpelieriint in cryptajuxta corpus beati

Aysti martyris
in

et

episcopi via

ppia
:

in coemeterio Callisti; ubi et titulum ejus scribentes

posuerunt pr commemoratione ejvs

EVSEBIO HOMINI DEI ....

Constantius imperator
collecjit
et

eadem crypta vivum


sepelivit

includi praeccpit Gvexforimi.

Tunc Orosius presbyter

semiviviim beatum Greyorium, occulte propter Constantium


spiritila

Augustmn

noctu,

emisso
fjesta

eum jnxta corpus

s.

Eusebii presbyteri. Qui etiam Orosius liaec

conscripsit (1). Dell'iscrizione di

Eusebio servo di Dio non ho trovato vestigio vei

runo. Sieno
e Gregorio, la

non sieno quelle due arche precisamente sepolcri dei preti Eusebio loro sepoltura nella cripta d s. Sisto, come narrata nel testo sopra
assai

recitato,

e sul

un punto di storia ecclesiastica quale i monumenti del cemetcro di

importante

e difficile a rischiarare,

Callisto qualche poco di

lume daranno.
s.

Se Orosio prete, che seppell Eusebio

Gregorio nella cripta di


d'

Sisto,

avesse

veramente
scripsit,

scritto

il

racconto della loro morte, l'autorit

una

siffatta scrittura sa-

rebbe grandissima.

Ma appunto

le

parole finali

qui etiam Orosius haec gesta con-

sono prova evidente della natura pseudonima ed apocrifa di quel racconto.


,

Le storiche falsit dai dotti notate in quegli atti (2) e la mala prova fatta da chi ha voluto asserirli genuini (3), hanno sempre persuaso alla comune dei critici, che quel documento parto non sincrono di scismatici o luciferiani o d'altra setta nemica della memoria di Liberio. Il quale quivi infamato come persecutore del
clero ortodosso, cio degli aderenti a Felice di Liberio
II,

che era stato ordinato durante

l'esilio

medesimo. Le incoerenze di quel racconto divengono vieppi manifeste alla luce dei callistiani monumenti. Lo pseudo-Orosio narra, che Eusebio da Costanzo e da Liberio insieme in Roma presenti fu condannato alla reclusione in angusta cella; mentre Felice II gi dalla citt discacciato attendeva solitario all'orazione nel suo campicello presso la via portuense. A questi fatti non possiamo assegnare una data anteriore al 358;' per cagione della legge, che Costanzo medesimo nel Decembre del 357 diresse a Felice, come vescovo romano (4) e per le
;

altre evidenti ragioni di storia e di cronologia,

che

ai periti

degli

annali eccle-

(1) Baliitii,
(2) (H)
(4)

iliscel ed. Lue. T.

p.

33

Ada
Roma

ss.

T. IH Aug.
ss.
1.

p.
;

167.
13, 14, 27, 28.

Tillemont,
Paoli, Di

Mem.
f.

d'hist.

eccl.

T. VI p. 777;

Ada
1790.

e.

Bianchini, /Inastai. T. Ili p.

Felice 11

papa e martire,
il

Cod. TUeod. XVI, 2, 14; e vedi

commento

di Golofredo.


siastici

109

d'nopo ricordare. Ma quando Costanzo promulg la legge citata, gi era in Milano; col venuto da Roma, ch'egli mai pi non rivide; ed certo che egli in niun tempo fu in Roma insieme al papa Liberio, Su questo cardine di

non

fa

quale solo basta a dimostrare apocrifo il preteso scritto di Orosio, discutiamo la narrazione della sepoltura data nella cripta di s. Sisto ai due preti aderenti a Felice II e condannati dall'Augusto Costanzo e dal papa Liberio. Quest'ulstoria,
il

timo rientr in
il

Roma

nell'anno citato in trionfo, dicono


il

contemporanei

(1);

ed

libro pontificale

ne assegna

giorno al 2 di Agosto, ed aggiunge, che tenuit ha-

silicas beati

Pelvi apostoli ac beati Pauli nec non constanlinianam (2).

La quale

notizia

non

tolta dagli atti dello

pseudo-Orosio

che furono dall'autore del libro pon:

tificale

adoperati e mescolati con altre


libellus

memorie

e la

veracit della

medesima

confermata dal

precion di Faustino e Marcellino scismatici luciferiani, che

chiamato dai suoi partigiani alla basilica di Giulio nel Trastevere, esserne stato tosto espulso con suo grande disdoro (3). Laonde Liberio dopo rientrato trionfalmente in Roma nell'Agosto del 358 fu veramente messo in possesso delle maggiori basiliche intramurane ed estramurane; anzi il preteso Orosio scrive,
testificano Felice II

che

egli

occup

tutte le chiese,

che

il

solo

Eusebio raccoglieva
i

partigiani di

Felice II nella sua casa. Ci posto, Liberio occup anche

cemeteri, della cui di-

pendenza dai
vette egli

urbani nel primo tomo ho ragionato. Con speciale cura poi doprendere possesso di quello di Callisto, che dal papa medesimo era amtitoli
;

ministrato

ed era riputato, massime nella cripta di

s.

Sisto,

il

maggiore santuario
fatti

della chiesa

romana dopo

le basiliche degli

apostoli Pietro e Paolo. In

ecco

un
Il

epitaffio di

quel cemetero indicante, che esso era in potere


fanciulla Euplia la dice

e sotto la giurisdi-

zione di Liberio, propriamente quando la fazione di Felice in


titolo sepolcrale della

DEPOSITA IN
romana

Roma si agitava. PACE SYB LIBEno

episcopo. Di questa formola singolarissima

ho

trattato

nelle Inscriptiones christiaepigrafia cemeteriale

nae T.

pag. Vili e p. 79 n. 139; essa in tutta la


in

non trova confronto, fuorch


posto al sepolcro d'una Irene,

un

solo epitaffio parimente del cemetero di Callisto


(4).

QVAE RECESSITIN PACE SVB DAMASO EPISCOPO

Le due singolari formole in pace sub Liberio, in pace sub Damaso prestano luce l'una all'altra. Appunto sotto quei due pontefici la chiesa romana fu turbata da scismi; appunto contro Damaso una fazione voleva papa Orsino; ed a Liberio reduce dall'esilio Costanzo voleva, che sedesse collaterale Felice; laonde il popolo romano mise nel circo alte grida esclamando: unus Deus, unus Chrislus, unus episcopus (5). Le quali considerazioni dimostrano, le parole deposita in pace sub Liberio, che certamente non sono formola cronologica (6), alludere alla communione
con Liberio ed
alla giurisdizione di lui sui
i

cemetero di Callisto;

e sono, quasi direi,

una

protesta contro Felice ed

Feliciani.
il

Questo ragionamento dichiara con ogni evidenza quanto male coerente


Bieronymi Chronicon,
In Liberio, . VI.
Sirmondi, Opp. T.
Inser. christ. T.
1
I

rac-

(1)
(2)

ed. Roncalli T.

p. 503.

(3)
(4) (5) (6)

p.

131.
n. 190.

p.

100
II,

Theodoret. Hist. eccl.


Inscr. chrisl.
l.

17.

e.

p.

Vili.


dei renitenti alla
sette

110

Roma condanna
cella.

conto dello pseudo-Orosio. Quivi Liberio reduce in

Eusebio, capo

communione con
e nel d

lui,

ad essere recluso in una

Eusebio dopo

14 Agosto, cio un anno e qualche giorno dopo il ritorno in Roma di Liberio avvenuto nel 358, seppellito nel pi nobile sito della cripta papale accanto alla tomba di s. Sisto; ed onorato nell'epitaflo dell'elogio

mesi muore

homo

veduto, che assai prima dell'Agosto del 359 Liberio fu certamente in pieno possesso del cemelcro di Callisto; laonde non intenderemo mai
Dei.

Ma abbiamo

come Orosio
e

e Gregorio del partilo di Felice II

abbiano potuto in luogo

illustre

con queir epitaffio onorare la tomba di Eusebio. Noumeno strana l'incoerenza circa la morte del prete Gregorio. Egli, dice il falso Orosio, per avere cos onorato Eusebio fu da Costanzo chiuso vivo nella cripta di s. Sisto ; dove gi moribondo occultamente di notte ebbe alcun soccorso da Orosio, il preteso scrittore della leggenda. Ora nel cemetero di Callisto in quegli anni durava l'uso di seppellire
fonti sotterra
e
i

de-

sopra terra

e lo

provano
i

l'epitaffio citato di

Euplia e due iscrizioni


cripta poi di
s.

colla data del

358 rinvenute sopra

callistiani ipogei (1).

La

Sisto

era

un santuario solenne frequentato


,

dai fedeli con ogni piet: cripta posta a pie


lati

della scala maggiore


cilia

aperta da due

con sbocco libero nella cella di

s.

Ce-

nelle vie contigue alla

porta. Il cambiare

stolo, rinchiudervi dentro e farvi

morire di

un fame un

siffatto

santuario in erga-

prete,

sono assurdit tanto

enormi, che da qualunque lato io questa narrazione considero e la paragono con le notizie, che oggi abbiamo dei luoghi e degli usi delle istoriche cripte callistiane,

come favola certamente la presenza in Roma dell' imperatore Costanzo ed il comando fatto personalmente da lui di chiudere vivo Gregorio in quella cripta. Finalmente l'onore della sepoltura dato a Gregorio, come
essa

mi pute

di pretta favola,

ad Eusebio, in quella cripta medesima, pone


predetto racconto.

il

colmo

alle inverosimiglianze del

Che
prove
si

se l'apocrifa e favolosa indole di quegli atti

raccoglie,

non

perci tutto in
se

essi

da vecchi e nuovi indizii e sar sogno e falsit; ed al tema di


vera la notizia del
Il

di questo libro

importa cercare,

almeno
locis

monumento

di

Eusebio

e di

Gregorio posto nella cripta papale.

Giorgi credette, che la topografia


ci

edita dall' Eckart, cio

prete nel gruppo ad


locenis et
s.

s.

Y c])U)me de Aystmn con

martyrum,
(2).

additi
:

il

sepolcro di Eusebio

le

parole seguenti

et

ibi s. Eusebiiis et s.

Ca-

PartJienms j)er se singuli j acent

Ma
i

per le recenti scoperte l'intelil

ligenza di queste parole divenuta chiarissima e diversa da quella, che

Giorgi

immagin:

santi Eusebio e Calocero e Partenio,

quali jjer se sm(/w/j\;cenf, sono

Eusebio papa e Calocero con Partenio martiri deposti in due cripte tra loro vicine, notabilmente lontane da quella di s. Sisto. Anche un'altra confusione stata fatta di memorie e di monumenti spettanti al papa Eusebio e trasferiti ad Eusebio prete.
Il

Baronio credette, che

1'

epigramma damasiano
eie.

Ileraclius veluit lapsos peccala do-

lere,

Eusebius miseros docuit sua crimina fiere

edito dal Grutero giusta

1'

esem-

(1) (2)

Imcr.

christ.

T.

p.

79

n.

136, 137.

V. Georgii, ilarlyrol. Adonis p. 406.

-Tillemont,
Constant,

IH

piare del codice palatino (1), fosse elogio storico dell'Eusebio, di che ora ragiono (2).
Il

Merenda ed il Giorgi opinarono, che quel carme ci desse notizie recondite ed inaudite del papa (3). Alla loro sagacia d la palma il rinvenimento del testo inciso in marmo, come a suo luogo vedremo. Adunque
il il

del sepolcro di

s.

Eusebio prete

confessore della fede cattolica ai giorni di Cos.

stanzo Ariano nel cemetero di Callisto e nella cripta di

biamo
ge
:

nei topografi,
ai

niun cenno abninna memoria nelle reliquie monumentali da noi rinvenute.


Sisto

Mi volgo

martirologii. Nel cos detto


et

romano

piccolo ai 14 di Agosto

si

leg-

Romae
mi

Eusebii presbyteri

confessoris sub Constantio

Ariano
volte

sepulti

in

coeme-

terio

Callisti.

Per quanto esplicita


che pubblica;

sia questa testimonianza, confesso,

che poco ad
fa

essa

fido.

L'autore di quel martirologio,

come molte

ho notato,

au-

torit pi privata,
e

egli raccolse e scelse le

sue notizie da varie fonti;

che quella del prete Eusebio confessore sotto Costanzo Ariano e sepolto nel cemetero di Callisto abbia tolta dagli atti medesimi che ho confutato.
,

parmi certo

da Usuardo) commentando le allegate parole adoper quegli atti (4) ; e cosi fece anche Rabano esplicando la breve annotazione di Beda: Romae Eusebii presbyteri. Al contrario i martirologii della famiglia geronimiana tanto pi autorevoli, e dallo scritto dello pseudo-Orosio senza
Certamente Adone (seguito da Notkero
e

dubbio indipendenti della deposizione di Eusebio nel cemetero di Callisto non fanno motto. Anzi nei codici varii di quel vetusto martirologio scorgo nel natale del nostro santo le tracce d'una formola inusitata, che mi d grave sospetto la sepoltura di lui essere stata in luogo diversissimo dai cemeteri dell' Appia. Negli esemplari breviati editi ed inediti ai 14 di Agosto scritto, come scrisse Beda: Romae Eusebii jresbyteri. Ma in quasi tutti i codici pi pieni in mezzo ad una ineEusebii tituli conditoris. stricabile confusione di nomi proprii e geografici troviamo Notkero chiaramente distinse questo Eusebio dal prete romano e lo imitarono i BoUandisti assegnando ad una ignota citt della Siria i martiri Eusebio, Titolo che un sospetto sorto in mente al e Conditore (5). Il Giorgi per bene] s'avvide doversi cio costruire insieme le parole Eusebii Fiorentini divinazione sagace
, :

tituli

conditoris e riferirle al prete


(6).

romano,

il

cui titolo suU' Esquilino notissi-

mo

La quale ottima interpretazione io confermer ponendola a confronto con un frammento di epigrafe visto nella chiesa medesima di s. Eusebio dall' Ugonio e dal Doni (7). Le lettere superstiti dicevano. HVIVS BASILICAE CONDITOR, e rUgonio ne avvert le ottime forme. Laonde ovvio il supplire dinanzi a quelle
. .

parole

il

nome

Eusebius] e la bellezza delle lettere, che die negli occhi all'Ugonio,

(1) (2)
(3)

Grot. 1171, 17.

nnal.

an.

357 LVII.
d'hist.

Tillemont,

Mem.

eccl.T.

p.

100; Coustant, Episl. rom. poni.


;

p.

318; Merenda, Damasi opp. Proleg. cap.


Ili

XXIV

II,

6;

et

adnot. ad carni. XII ed. rom. pag. 138, 228


(i)
I

Georgius ad Baron. an. 312 ed. Lue. T.


la fonte

p.

493.
e di Usuardo, da quella di

BoUandisti

[Ada
fe

ss.

T. Ili Aiig. p. 1G6) distinguono

del martirologio

romano

piccolo

Adone;

qnesl' ultima dicono essere

ex

actis
,

non

sinceris, e

sembrano stimare

sinceri gli atti adoperati dai primi.

Jla Usuardo pende da


gli

Adone; e sole
ci che gli

tanto in ci dal maestro

diverso

che facendo professione di epitomatore, nel suo laconismo scelse ci che


il

sembr

da dire
il

parve bello tacere. Lo slesso metodo in molto pi laconica formola tenne


(5)
(6)

primo anello

di

questa catena martirologica,

romano

piccolo.

Ada

ss.

T.

Ili

Aug.

p.

149.
;

Fiorentini,

Marlyrol. occid. p. ^i

Georgii, Slartyrol.

Adonis

p. 405.

(7)

Ugonio, Stazioni, p. 259; Doni, cod. Marno. A. 293 p. 151.


mi
fa sospettare,

112

la

che quelle fossero daraasiane. L'intera iscrizione poteva dire: hic

requiescU Euseblus presb.


l'iluli

HVIVS BASILICAE CONDITOR. Or bene


,

formola Euseb'd

condilo}

is

inusitatissima negli esemplari geronimiani

e che
di

tanto manifesto colla nobile epigrafe

posta

nel titolo
;

istesso
nell'

ha un rapporto mi fa Eusebio
,

credere

assai

probabile

il

proposto

supplemento

antico

martirologio

essere stato scritto:

Romae

in ejiisdem tilnlo,
i

Eusebii luli condiloris. Certo che dell'in-

dicazione di (jualsivoglia cemetero


cia
;

codici predetti per Eusebio

non serbano

trac-

e le

parole

tiluli

condiloris piuttosto

sembrano residue d'un


il

natale festeggiato

nel titolo medesimo. Laonde parmi assai fondato


confessore sia stato straordinariamente
sepolto

pensiero, che Eusebio prete e


la
citt

dentro

nel titolo suo; e

che

le reliquie di

lui quivi venerate

da et immemorabile,

ivi

sieno state nasco-

ste fin

da principio (1). Del rimanente stimo

difficile,

che lo pseudo-Orosio abbia coniato di suo cer,

vello l'iscrizione
s.

EYSEBIO HOMINI DEI

ed

il

sepolcro
(2).

di

un Eusebio

presso

Sisto.
s.

Homo

Dei elogio equivalente al servus Dei

Ponzio diacono del ceantichi

lebre

Cipriano nella vita di lui lo chiama hominem De*

(3); negli atti assai


(4)
:

dei martiri Pietro e 3Iarcellino quel titolo dato al

primo

ma

fu adoperato

anche in
naggi, che

cristiani epitaffi di

Roma

del secolo

quarto o del quinto verso perso-

giammai non ebbero


si

culto veruno (5). Perci io credo, che nella cripta

papale veramente
prete Gregorio
;

leggesse Tepitaffio d'un Eusebius

homo Dei
,

e forse

anche d'un

egualmente credibile mi sembra che quei sepolcri fossero dei confessori della fede cattolica, cui lo pseudo-Orosio li attribuisce. E qui stimo d'avere conchiuso il trattato, che a me incombeva di fare intorno a cotesti monumenti della cripta di s. Sisto e spero che se ne trarr un buon costrutto
;

ma non

per mettersi ogni d pi forte in guardia contro la narrazione di quegli atti di che di tanta infamia suggellano la memoria di papa s. Eusebio prete e confessore
,

Liberio.

Che

se le notizie dei

tempi

dei

luoghi

fornitemi

dalle

memorie

del

callistiano cemetero
racit del falso

hanno accresciuto peso alle prove della poca sincerit e venon perci esse ci ajulano a ricostruire sopra miglior fonOrosio
,

damento
fatti

la storia di quel confessore;

la

quale
II

insieme a tutto
i

il

rimanente dei

concernenti l'intronizzazione di Felice

ed

rapporti del clero

romano con
Felice

lui e

con Liberio reduce dall'esilio


i

involta in
e
le

somma

oscurit ed ispida d'ogni


delle

genere di difficolt. Forse


sulla via portuense
,

monumenti

memorie

basiliche di

dei

due

Felici suU' Aurelia, e del cemetero di Ostriano sulla

Nomentana, ove si dice che Liberio per qualche tempo abit, potranno un giorno inrischiarare almeno alcun lato degli annali di tempi s tristi e delle contese torno le quali i contemporanei medesimi sembrano avere avuto false e contra,

dittorie informazioni.

(1)

Il

Merenda

nel

I\

della

Dintriba de gestis Libcrii exulis, premessa


l'<

alle

opere

di

s.

Daniaso,

il

titolo

di

Ensebio

ed

il

natale

Eusebii

tiluli

condiloris notato nel

Agosto altrihoisce

al

papa Eusebio; e del nostro Eusebio prete e confessore vuole

far disparire la

persona,

"indicandola una falsa reduplicazione


(2)
(3) (4)

di

quella del papa. Di (luesta strana opinione dovr ragionare nei capi dedicati ai
Vallarsi,

monumenti

del

papa Eusebio.

V.

Du Gange,

Gloss. v.

komo;
1!

Uieronijmi opp. T.

li

p.

157.

Fila s. Cypriani cap. II. V. Mazochi, Aaf. A'eap. T.

p. 4S9.

(5)

V.

Inscr. christ. T.

n.

523;

Jlargarini, Inscr.

basii, s.

Pauli

n.

130.


La

113

CAPO XIX.
cripta di
s.

Cecilia e le immagini, che l'adornano^ scgnafamente quelle

di Policamo, Sebastiano e Quirino.

Nella descrizione ed analisi storica e critica dei

monumenti

della cripta papale

non

ci

siamo giammai imbattuti in indizio veruno del sepolcro della celebre veril

gine, che con Sisto altern


listiani ipogei. Ci

nome

e divise gli
,

onori nel centro istorico dei cal-

dee farci intendere


in

che non nella stanza medesima del sacer-

dotale collegio,

ma

un contiguo

sito essa giaceva. In fatti alla sinistra dell'altare

e nel sinistro angolo della parete di fondo della cripta fu in assai antica et irre-

golarmente aperto uno

stretto cunicolo.

Il

quale fu dipoi nobilmente adornato: e

nelle pareti sono impresse sulla calce le vestigia di lastre

marmoree, nella

volticella

quelle dei cubi di smalto d' una decorazione a mosaico. Cotesto andito sbocca in
largo quasi quadrato (metri circa sei per ciascun lato), che

un

un ampio lucernario

inonda

di luce. L' uscita dalla


il

naria larghezza,

quadra stanza mette in un ambulacro di straordiquale parimente sostenuto da grandi archi d'opera laterizia
destinato

un

vero cripto-portico

contenere la folla dei

concorrenti

in

quel

luogo.

Ma

questi spazii in origine furono

sima
tive

tenebrosa ccllelta,

un angusto passaggio ed una meschiniscome dimostrer il mio fratello restituendone le primisol-

forme e dimensioni. Nell'originaria sua angustia la predetta cella era tanto un'appendice alla cripta papale creata a bello studio per collocarvi un
cofago nel

sar-

nicchione

che vediamo oggi vuoto. Cotesto sarcofago fu

il

pi no-

bile sepolcro di tutta la stanza.

Imperocch quivi non appare


sia

traccia di

monumento
ad arcosolio.

mensa sormontato da nicchia


i

quadrilunga,

sia semicircolare, cio

Tutti
il

sepolcri sono semplici loculi intagliali nelle pareti, od arche scavate sotto
Il

pavimento.

assai

Marangoni nel 1736 vide addossati a coteste pareti due sarcofagi semplici (1); quali ingombrando l'area posteriormente allargata non posi

sono essere

stati

primitivi istorici sepolcri.

Il

monumento precipuo
il

qui

certa-

mente

l'arca

marmorea da

principio posta dentro

nicchione; della quale e della

niun vestigio rimane. Ma poich di s. Cecilia scritto, che Urbano la depose con singolare onore nel sepolcreto episcopale; e le topografie c'insegnano, che la tomba di lei era dopo quella di s. Sisto la pi venerata tra le molte illustranti questi famosi sotterranei, non fa d'uopo cercare altre prove per scoprire
cui epigrafe

ristorico

nome

del

monumento

posto in quel sito e

modo,

che nell'et della


la verit di

pace divenne un santuario frequentatissimo. Le prove poi per


raziocinio,

questo

bench non necessarie, pure


tra lo

ornamenti e segni di appunto nell'interstizio

abbiamo. Nella descritta stanza vediamo culto fuor d'ogni simmetria aggruppati in un angolo; cio
le

sbocco dalla cripta papale

la primitiva

sede del

privilegiato sarcofago. Questi ornamenti e segni di culto sono le vestigia di un'opera


di mosaico, la quale poi disfatta fu sostituita da affreschi ritraenti nella parte pi

(1)

V. sopra pag.

5.

15


alta
le

114

vestito,

r immagine d'una giovane santa in ricco


ai

cinta

il

capo del nimbo,


quasi
tutti di

braccia aperte all'orazione;


Sotto

cui piedi molti

nomi sono

graffiti

quell'immagine primeggiante per l' alto posto, che tiene, per le dimensioni del quadro e per i nomi graffiti, che ad essa fanno corteggio, vediamo il busto del Salvatore dipinto entro l'incavo d'una nicchia. La quale, prima che il busto venerando ne occupasse la concava superfcie, era im[)iallacciata di marmi residui in porfido rosso, a varii colori; e se ne veggono le impronte ed anche
preti.
i

dove l'intonaco dell'affresco caduto. Questa adunque fu da principio una nicchia del genere di quelle, che appunto cos rivestite di marmi noto essere state poste presso i sepolcri pii illustri e quivi facevano quell' ufficio medesimo, che le mense rotonde sostenenti le grandi vasche per l'olio ed i balsami, i quali ad onore dei
;

defonti

nelle

anniversarie
in

esequie

si

versavano
e

presso

sepolcri

dei

santi

erano raccolti dai fedeli


nedetti
e

ampolle

conservati

come

reliquie.

Una mensola
olii

sporgente fuori di questa nicchia, a mio avviso, sostenne la vasca degli


;

be-

forse poi fu quivi

costruito

un

piccolo altare.

canto

alla

descritta

nicchietta,
scrittogli

pure sotto
S.

piedi della santa, e l'effigie


alla sinistra

da presso

VRBANVS. Segue

d'un vescovo col nome suo una cartella contigua al vuoto


la

posto del sarcofago; nella quale era dipinta a fresco in lettere nere un'iscrizione

sventuratamente in gran parte perduta


gnificato di cotesto

(1).

Malgrado

quale perdita, lo storico

si-

gruppo d'immagini col contiguo sepolcro non pu essere dubbio

ne anco ad uno scettico. Il personaggio principale e una santa giovanotta; a pie dell'immagine di lei una serie di preti segna i nomi, come abbiamo nel primo tomo veduto, che molti preti fecero suU' immagine di s. Cornelio posta a lato del
sepolcro di lui.
Sotto la santa e dal lato appunto, ov'era
il

sepolcro, cui queste

immagini ed ornamenti e segni di culto si riferiscono, apparisce 1' effigie di s. Urbano con un'epigrafe prossima al monumento. Le notizie, che abbiamo dalla storia e dai fasti del callistiano cemetero, ci danno piena e chiara certezza, l'illustre donzella, al cui nome ed onore questo gruppo monumentale appartenne, essere quella che gli antichi c'insegnano a cercare nelle cripte appellate ad s. A'ijstum e ad epigrafe additare il luogo, ove s. CaeciUam; U immagine di Urbano colla vicina
quel
santo

depose

la

nobilissima

martire presso
il

sepolcri dei
1

papi; dal nic-

chione vuoto oggi del suo sarcofago


Il

papa Pasquale

nel secolo

nono avere

tolto

l'arca veneranda con le preziose reliquie, ch'egli

trasfer alla basilica trastiberina.

quale ragionamento spontaneo e limpidissimo sar poi in ogni parte confermato dalla perfetta concordia delle menome circostanze e dei menomi indizi con le sto-

vedremo nel capo seguente, ove ragioner anche dell'et delle immagini, che ho sommariamente descritto, dei nomi quivi graffiti e d'ogni particolarit del famoso sepolcro.- Qui per non posso ommettcre un'osservazione,
riche testimonianze. Ci

che pone
e la

il

suggello alla fatta dimostrazione. Le poche lettere, che avanzano dels.


:

l'iscrizione dipinta al fianco di

Urbano, sono nella prima linea .... CORI (2) pittura della cartella vuole, che si suppliscano soltanto due o tre lettere da
Vedi
la tavola

(1)
(2)

VI.
\l(li

Qiic'te IctkTp io
le

e doliiicai nel

1854:

oprgi

il

e la

mela

dell'

sono scomparii; com nella seconda


lo slato

linea

fc

perduto

il

vestigio

dell'

due

lellere della terza linea

sono and)edue perite. La tavola VI rappresenta

odierno delle citale lellerc.

principio.
alla_

115

(/eCORI
;

Adunque dovremo
(1),

leggere senza dubbio

parola, che richiama


IIII

mente l'epigrafe:

^ AD
il

DECORE CAPITIS BEATI SEBASTIANI GREG.


fatti

EPIS OPP.
ci
si

od alcuna simile formola. In


la fiicolt di supplire

segue nella seconda linea

EC

parimente con
offre alla

due o

tre sole lettere

da capo;

e di

per se

CAEC, sillaba iniziale del nome, che la storia qui suggerisce. La terza linea chiama la sillaba jnAR, iniziale di MAR<?/rjs. La quarta troppo lacera e non se ne pu tentare il supplemento. Le sillabe tronche non punteggiate coEC, mAR quasi mi sforzano a supporre, che l'iscrizione fosse continuata in una contigua cartella: laonde ne immaginerei la restituzione semente
restauro di S.

guente

SEPVLCRI
ILIAE

TYRIS
FECIT

Ad

ogni

modo

le lettere

residue poste a confronto con

documenti della

storia

manifestamente f/eCORI caEC(ilioe) mA.R(tyris): e ci a noi basta. Fatto quel bel passo, procediamo innanzi nella descrizione della cripta. Quando la Commissione di sacra archeologia la rinvenne e riapr, essa era
e della

topografia dicono

dall'imo al somm.o ingombra


Estratte queste macerie,
i

sepolta dalle macerie precipitate per

il

lucernario.

loculi delle pareti apparvero tutti violati, ne delle pietre


si

ed iscrizioni, che

frammento
tiri

di

avevano chiusi, epigrafe damasiana od


li

rinvennero

le infrante
s.

reliquie;

istorica spettante a

Cecilia o

non un ad altri mar-

solenne santuario deposti. Vero che allo sciolto pietrame d'ogni specie precipitato per la bocca del lucernario erano misti alcuni bricioli di marmo con
in
s

lettere di calligrafia

damasiana;

ma quando

al suo

luogo in questo libro

li

produrr,

vedremo, che spettano ad


sovrastante

epigrafi di un'altra stanza dai devastatori sminuzzate e pel

campo

disperse ed indi precipitate in varie parti del sotterraneo.


ai

Non

mi

fa

meraviglia la diversa sorte toccata

monumenti
i

del doppio cubicolo. Quelli


il

del sepolcreto papale ridotti in frantumi rimasti al fondo sotto

grave peso delle


i

rovine sono
statori

stati

da noi rinvenuti, perch n


stato

fossori del

Marangoni ne
Il

devaIl
il

ne avevano regolarmente
vi

tutta cercata e fino al

piano frugata la stanza.


Boldetti ed

secondo cubicolo

pi volte dai moderni fossori esplorato.


e vi

Marangoni

due sarcofagi semplici collocati neir area della stanza, che gi ho rammentato. Il Marangoni non dice, che perci stimo, che oggi pi non vi sono allora quei sarcofagi sieno stati indi tolti
penetrarono dentro nel 1736,
trovarono
i
;
:

dopo
a

il

1736

la cripta di

s.

Cecilia sia stata di

nuovo

visitata e spogliata.

Anche

memoria

nostra essa stata

cripto-portico

ho rinvenuto

la

meno rifrugata. Presso l'adito dal lato del met d' un epitaffio dell' anno 378 inciso sopra lastra
pi o
Sebastiano mart. p. 40 lav.
I

(1)

Lucalelli, Notizie storiche concernenti la testa di s.

II.


marmorea medesimo
spoglio di
destinata al pavimento (v.
epitaffio

116
tav.

XXXV
n. 13); e dell'altra

met

di quel

una

larga fetta fu eslratta dal cemetero e portata ai magazzini

del Vaticano per opera dei fossori or sono circa trenta anni (1).

Adunque
alla

l'ultimo

un

illustre ipogeo fu fatto ai nostri

giorni e quasi

vigilia del

mio primo

ingresso nelle catacombe romane.

Malgrado tanta devastazianc un'assai antico e disteso epitaffio ho in molta parte ritrovato al suo posto sul pavimento presso il sepolcro medesimo della martire
famosa, sotto l'arcone, che sbocca nel cripto-portico ed ostruisce i loculi primitivi. Questo epitaffio stava nell'area dell'antico passaggio, non in quella del posteEsso greco, di buona paleografa, miglior* nomenclatura, di dettato singolare e sapore vetusto; se ne vegga il disegno nella tav. citata n. 2.
riore allargamento.

Farmi che debba

essere supplito cos:


nciYiGcV ^PONTCN CenTIMIOC. nPAiTcSffxATO; '/Amthuvgf O AOYAOC TOT ^toY AEItC /3li7; Or M6T6N0HCA KAN A6 COI TnGPCTHCa (2) KAI 6YKA/3jc7THCf Tt ONOMATI COY Ukpi^ioy.z THN YYXvj'v tC 0600 TPIANTA (3) TPICOv izw
. .

eS MHNCN
n6T6I).i5S? 6T)V?
IxMTlVzazo;
7ra/5-'SwK6 Tr;j
'^'->yji"i

fi

3w

nPO

g-t6MBPIC0v

Frontone

(f^^^)

me
.

Settimio Pretestato Ceciliano? servo di Dio degnamente vissuto. Se ti servii, non ne sono pentito e al nome tuo render grazie. Rese V anima a Dio di trentatre
e sei mesi.

anni

Petilio?

chiarissimo

di anni

.... rese l'anima a Dio ai .... di Settembre.

Bella questa epigrafe, ed esem[io di formole singolari fu scritta successivamente per due persone diverse con stile uniforme, perci poca distanza di tempo dee cor:

rere tra
terzo,

il

primo ed

il

secondo

epitaffio. Li

stimo senza dubbio veruno del secolo

e piuttosto dei principii

o della met, che della fine di quel periodo d'anni.

Nel primo ora parla il superstite, che lo fece (probabilmente quel Frontone, il cui nome scritto in minori lettere in cima alla pietra), ora il defonto, che ringrazia Dio d'averlo servito e d'avere ottenuto il premio promesso ai servi fedeli. Quel
degno servo di Dio
gare; e d'un terzo

chiam Settimio cognome od agnome


si

Pretestato,
di lui

nomi

indicanti persona
tre

non

vol-

ho trovato

mezze

lettere, le
fatti

quali

mi sembra che
il

sieno da supplire con molta probabilit Ceciliano. In


i

AlKmccAg

o xAIKtXtavjg sono

supplementi pi ovvii
la seguente

di quelle tre
titoli

mezze

lettere; ed a preferire

secondo m" invita

coppia di

scritti

sopra coperchi di sarcofagi

(1)

V. Inter,

christ. T.

p.

129,

n.

278.
per

(2j

Per errore inciso nel

marmo C

nella

voce

TtlErClUCa TnKPETIlCa,
(

cio

TlIlirETHCA

cosi nella linea

seguente cor-

reggi

KTXAPio-TnCa.
(3)

Leggi

TPIAxoNTA

trovati Ira le

117

s.

macerie dentro la stanza

nostro Settimio Pretesiato; e


n. 2, 3 pag. 310.

medesima, ove giacque con gi sono stati editi e suppliti nel tomo

Cecilia
tav.

il

XXX

Octa\l\S

CAFXILIANVS .V.C. injmCE DEPOSIT S MAIAS .VIX


. . .

Pompeia ATTICA C F VIX A XVII M Ili


. . .

ann

XXXXIIII

D XV
.

dies ? Vili

Questi due coperchi potrebbero spettare addossati alle pareti di questa stanza.

ai

due

sarcofagi, che
ci sia, la

il

Marangoni vide
di Ottavio

Comunque

memoria

Ceciliano

uomo

chiarissimo con quella della sua nobile moglie, e le altre epigrafi

di Ceciliani e Cecilii deposti nei callistiani ipogei,

che nel predetto tomo ho puba prescegliere pel terzo


e

blicato e sulle quali poi

il

discorso ritorner,

mi chiamano

nome

di Settimio Pretestato, personaggio


il

anch'esso nobile

quasi

ai

piedi di

s.
;

Ce-

cilia sepolto,

cognome

vAUiihavig. Certo , ch'egli

fu di senatoria famiglia

im-

perocch nell'epitaffio del compagno

postogli a giacere a canto

tomba,

che dee essergli stato o fratello o figliuolo o

medesima parente, rimangono le venella


altre

stigia del titolo officiale locMUFraro?, clarissimus.

Non ho rinvenuto
fa

iscrizioni

spettanti ai sepolcri di questa stanza.

d'uopo che prima parli d'alcuni epitaffi trovati nel vestibolo ossia cripto-portico. Sono due, uno gi sopra ricordato dell' anno 378, appartenente ad un sepolcro costruito sotto il pale

Ora dovrei descriverne

parti pi alte

pur nondimeno

vimento;

l'altro

dell'anno 381 inciso su


il

lastra cemeteriale,
sta nella tav.

cio di

loculo sca-

vato nella parete, ed


notare che
i

disegno d'ambedue

XXXV

n, 5, 13. Ora

cadono l'uno e l'altro nel pontificato di Damaso ; poich il vestibolo inseparabile dall' ampliazione della cripta queste date mi sembrano indizio, che quegli ingrandimenti furono fatti dal grande riformatore delle storiche cripte dei martiri. Gli archi del cripto-poi'tico sono d'opera laterizia con molta calce tra mattone e mattone, i muri sono misti di mattoni e tufi lavoro, che non disdice all' et damasiana. L'ampliata cripta poi scavata nel tufa; ma i piloni e i rinforzi costruiti per sostenerla e l'intonaco, che in molte parti ne riveste le pareti sono tanto rozzi, che ai tempi di Damaso mi sembrano posteriori. Potrei additare con certezza l'anno od almeno il secolo al quale quei rinforzi sono posteriori, se per buona fortuna avessi trovato una formola cronologica nell'impronta d'alcune lettere rimasta sulla calce d'uno di quei piloni. Imperocch
predetti anni
,

da laonde

l'ultimo loculo incavato nella parete proprio di fronte al sepolcro di

s.

Cecilia fu
togliere

coperto dalla costruzione predetta.


la pietra
essi

moderni

fossori trovarono
il

modo
le

di

che chiudeva

(\ue\ loculo,

senza toccare

muro, che
s.

era addossato:

da

una
il

piccola galleria

posta dietro la cripta di

Cecilia
j,

fecero
e

un

foro,

aprirono

fondo del loculo predetto, ne staccarono


la scrittura

la pietra

poich questa

aveva

lettere,

rimase impressa a rovescio sulla calce del muro. Intro-


ducendo
il

118

capo in quel forame ho veduto l'irapionta del rapito epitaffio

ma

essa

lacerata e

n'ho raccolto soltanto

le

seguenti vestigia

'"kC;; '^

QVIESC IN PACE (kposlTk QVI V/x/i IN PACe


hiC
?
. . .
.

Sono reliquie d'un epitaffio latino esordiente dall' /uc qiiiesc{it) in pace terminato indizi d'et dicon la data della deposizione e con la ripetuta formola in pace versa dal greco titolo, che sopra ho recitato, e convenienti a quella dell'ampliata cripta cui esso spetta (1). Laonde il pilone, che copriva questa pietra, dee esserle posteriore; di quanto tempo per, ed a chi sicno da attrihuire i restauri della cripta allargata primamente, come pare, dal papa Damaso, sono questioni cui non saprei dare sicura risposta. Non ommetter la menzione d'una lastra di loculo ce,
'^

meteriale col

monogramma

chiuso nella corona ornata di lemnisci.


e

Fu

trovata in-

sieme all'epitaffio del 381,

parmi spettare anch'essa

ai

sepolcri aggiunti ai

tempi in circa di Damaso.

Sisto

III

fece

marmorei ornamenti nella contigua


nelle

cripta
pareti
:

papale
del
lui

dei

quali

mi semhrano continuazione le lastre di marmo menava dalla stanza dei papi a quella di s.
sieno dovuti alcuni ornati di questa
stanza, cio di fronte
all'
,

cunicolo,

che

Cecilia

pure stimo che

m'accingo a ragionarne. Nel fondo della


gli

arco maggiore, rimangono presso

angoli delle pareti

alquanti lembi di intonachi con poche tracce di colori e di figure. In alto per,

dove comincia l'obliqua


chrisl. T.

rampante parete del lucernario, vediamo immagini


pag. Vili.

in-

(1)

V. Inscr.

pog. CXll; Le Blant, Inscr. chrl- de la Caule T.

tere,

119

bench tutte o pi o meno illanguidite. La lunga zona rampante h divisa in due quadri separati da un tranriezzo. Nel quadro superiore domina sola la grande immagine d'una santa nel consueto gesto di orante. cancellata a tal segno, che appena se ne discerne un'ombra; ed stato impossibile il ritrarne
accurato disegno. Nella scenografa della tavola
l'aspetto, senza pretendere ad esattezza
assai

cotest'
il

immagine
ed

accennata

cenno per, che dee servire soltanto ad indicarne


veruna.

posto

in qualche guisa
si

Nell'inferiore tramezzo

vede

languidamente il gruppo della croce ornamentale latina in mezzo a due pecorelle. Finalmente nel quadro pi basso discerniamo meglio tre figure virili con nomi scritti sul capo: POLICAMVS, SABASTIANVS, CVmNVS e sono delineate a
:

parte nella tavola VII. Vestono tunica listata e pallio di

colore

biancastro;

una

palma sorge da
pretazione.

terra presso a

Policamo

Curino ha

capelli tagliali
l'et

alla foggia

della corona sacerdotale. Di cotesti affreschi

cercher prima

poi l'inter-

sembra alquanto pi rozzo del disegno per l'abile artista, che le ha da vicino esaminate e ritratte, le che ne divulgo stima meglio modellate e finite, di quello che a prima giunta mirandone da lungi

Lo

stile

delle tre
;

immagini

me

grossi contorni apparisce.


,

Ad ogni modo
dipinte

chiaro
o,

che non sono pi antiche

del secolo quarto

ne pi recenti del quinto

se cos vuoisi, del sesto.

Le diro
fatte

non
glia

anteriori al quarto, perch

nelle

ampliazioni
,

della cripta
e prive di
il

in

quel secolo, e sopra pessimo intonaco, e con cattivi colori

qualsivo-

somiglianza cogli afTreschi anteriori a Costantino. Inoltre


la croce

ove regna

ornamentale

ci

chiama

piuttosto agli

gruppo simbolico, ultimi che ai primi


dif-

anni
fcile

di

quel secolo. In fine della tonsura, che notiamo sul terzo capo, sar
innanzi al secolo quinto. D'altra
il

trovare esempio figurato


il

parte

non dob-

biamo estendere
gli

limite cronologico, entro

quale vagano

nostri dipinti, oltre

esordii in circa del secolo sesto. In

quegli

anni

era

gi

venuto prevalendo

accompagnare coli' appellativo SANCTVS i nomi dei martiri; e veniva anche mettendo radici quello di segnare il nimbo attorno al loro capo (1). L'autore delle nostre immagini ne l'uno ne l'altro costume adott. Farmi adunque, se a Damaso che dobbiamo cercare se al secolo quarto od in circa al quinto ovvero ad uno dei suoi non molto tardi successori sembrino ragionevolmente da attribuire gli affreschi che esaminiamo. La loro interpretazione escluder Damaso,
l'uso di
;

e quasi

ne dimostrer autore

il

terzo Sisto.

la

L'immagine femminile collocata nel pi alto e degno posto e dominante tutta cripta non pu essere d'altri^ che della signora del luogo santa Cecilia. Ma
i

chi sono
Il

tre

personaggi del quadro inferiore, e perch sono

essi

quivi effigiati?

primo Policamo; nome ignoto pografi n ai monumenti spettanti


s.

alla storia ed ai martirologii,


alle

non per
Il

ai to-

memorie

dei

romani cemeteri.
giacenti

3Ialme-

sburiense lo aggrega al coro dei martiri


Cecilia a
s.

pi insigni

nel sotterraneo da

Eusebio

(2).

Il

marmo

contenente la

nolilia

natalUiorum dei martiri


di s.

(1)

V. Marligny, Dict. d'arch. chrlicnne,


di

art.

Saint e yimhe. Ci ch'egli scrive, nel mosaico


di

Andrea

in

cala-barhara apparire un

esempio
(2)

apostoli senza

nimbo

del secolo

sdlimo, viene da un errore

stampa

quel mosaico del 4G3, non del 643.

V. sopra pag. 30.


trasferiti

120

s.

circa

il

secolo

nono

dai cemeteri alla basilica di

Silvestro

in

Capite

fa

menzione della coppia OPTATI ET POLYCHAMI;

altrettanto

leggiamo in un

similissimo novero inciso in marmo nella vaticana basilica (1). Ottato, compagno di Policamo, uno dei vescovi ricordati nel catalogo di Sisto III; del quale poi

dislesamente parler. Presso all'immagine di Policamo sorge la palma, simbolo di risurrezione e di martirio. Egli adunque un illustre martire compagno o di
vita
di

morte
s.

di sepoltura ad
A'i/stiim e

Ottato vescovo; e fu deposto in

una

delle cripte

ad s. Caeciliam. Prima di indagare pi esattamente il sito del sepolcro di lui, esaminiamo le due immagini seguenti. Quella di mezzo ha nome SABASTIAISVS. Niun martire di questo nome conosciuto tra quelli, che illustrarono il cemetero di Callisto; ed naturale il pensare non ad un ignoto,
appellate ad
tanto veneralo suU'Appia, ove giacque e giace nel notissimo Sebustianus luo"o famoso appellalo caiacumbas. Se cos, delle tre immagini almeno una non ha rapporto diretto col sepolcro^, u valore topogralco. Volgiamoci alla terza; essa

ma

al

d'un CYRENVS. Non


CYRIINYS
e

tra

d'uopo accumulare esempi a dimostrazione dell'identit QYllUISYS. La prima maniera di scrivere quel cognome viene da
fa
KufTv;;.

N anco dun Quirino nei fasti e nelle lopograle del callistiano cemetero troviamo memoria. Ma due Quirini martiri celebri erano venerati suU'Appia; uno tribuno nel cemetero di Pretestato, uno vescovo di Siscia nelle catacombe a s. Sebastiano. La nostra immagine porta la tonsura, cbe ho gi detto essere stala appellata corona, ed era seguo distintivo dei vescovi (2). La serie
greca consuetudine,
dei

romani

pontellci fatta dijtingere nella basilica ostiense

da

s.

Leone

il

grande

d a ciascun ritratto la tonsura episcopale. Il nostro tonsurato Quirino non il tribuno, ne un martire ignoto; egli manifestamente il vescovo di Siscia deposto ad catacumbas. La quale osservazione sar il principio d' un filo cronologico, che ci guider ad interpretare il difficile gruppo.
Quirino vescovo e martire in Siscia fu sepolto in patria; eie reliquie ne furono trasferite a Roma, quando i barbari invasero le Pannonie romane. La data
della traslazione ignota;
il

Tillemont
il

scrisse,

che

si

potr scegliere o

il

378, alf

lorch

Goti devastarono l'Illirico, o


li

488, anno in che


(3).

Odoacre

ne

emise-

grare gli abitanti e


sibile.

condusse in

Italia

La prima data mi sembra inammis-

Prudenzio pubblic un inno in onore di Quirino nei primi anni del colo quinto, e comincia cos:
Insicjnem meriti

virum

Qidrinum placitum Deo


Urbis moenia Sisciae
Concessu sibi martijrcm

Complexu patrio

fovent (4).

(1) (2;
(3)
(4)

Mai, Scrift. vet. T.

p. 44, 57.
y.

V. Garrucci, Vetri 2
Tillemont,

eiliz.

118.

Mem.

d'hisl. eccL T.

r-

131.

Perisleph. VII, 1-S.


Dunque dopo
il

121

alle catacombe,
il

378

le reliquie di

l'immagine di lui dipinta in Roma mente alla traslazione fattane dalla lontana patria
riore in circa al secolo quarto.

Quirino continuarono a riposare in Siscia; e in un ipogeo dell'oppia, alludendo naturaldee essere postesalto dalla

Non

perci necessario

prima

alla se-

conda delle due date proposte dal Tillemont, cio al 488. Circa il quarto lustro del secolo quinto i barbari, che avcA'ano occupato la Pannonia, fecero nuove irruzioni per l'Illirico alle spiaggie dell'Adriatico; e tentarono perfino
il

passaggio sul

mare

alla volta dell'Italia. Cos narra l'elogio di Costanzo console nei 414,

dame

L'impero romano respinse quelle orde; e dopo vicende guerresche, delle quali nulla sappiamo, nel 427 gli Unni furono snidati dalla Pannonia. Lacmde poterono i Cristiani in questi tumulti fare la traslazione, di che cerchiamo la data. Ed io inchino a crederla piuttosto dei primi, che degli ultimi decennii del secolo quinto, per cagione appunto delle tre immagini di Policamo, Sebastiano, Quirino riunite in una cripta dell' Appia. Imperocch anche di Policamo ho grande sospetto , che sia un martire portato a Roma da lontane regioni e precisamente ai tempi di papa Sisto III. Il sospetto
illustrato nel T. I delle cristiane iscrizioni pag. 265, 266.

viene dall'essere lui nei

monumenti

citati

unito al vescovo Ottato: ora di cotesto


il

ignoto santo per buone ragioni, le quali spiegher a suo luogo, parmi che
sia stato trasferito dall'Africa a

corpo

Roma

sotto

il

predetto pontefice.

Verisimilissima

adunque

e forse sola acconcia a spiegare la riunione di quelle tre

immagini

la

congettura, ch'esse rappresentino due santi stranieri portati di fresco ai cemeteri dell' Appia, ed i quali perci allora avevano fama novella; ed in mezzo a quei due
s.

Sebastiano, la cui venerazione veniva di giorno in giorno crescendo e suU' Appia acquistando il primato ; la cui basilica era la maggiore di quella via ed aveva

dato ricetto alle reliquie di Quirino; e presso la quale Sisto III aveva istituito un monastero, che forse tenne allora in sua cura tutti i circostanti sotterranei san-

gruppo, che abbiamo esaminato, non ha un rapporto speciale e topografico colla cripta di s. Cecilia; ma precisamente, come le immagini dei quelle di Policamo Sebasanti Sisto ed Ottato presso il sepolcro di s. Cornelio
tuarii.

Laonde

il

stiano e

Quirino sono poste ad ornamento, ed a commemorazione di santi aventi

allora molta

voga nei

sacri ipogei dell'Appia. Perci

stimo almeno assai verisimile

l'ignoto tempo, che

come

poi

andiamo cercando, essere stato quello di Sisto III; ai cui giorni, dimostrer, sembra essere stato tragittato dall'Africa il corpo di Ottato
poco prima era venuto dall'Illirico quello di Quirino. necessario, ch'io parli del sepolcro di Policamo. Il ragionamento fatto
forse
dell'

socio di Policamo, e

Ora
gore

dimostra la presenza

immagine

di lui nella

cripta

di

s.

Cecilia a

stretto ri-

non provare,

eh' egli quivi sia stato sepolto. Ci

mesburiense
s.

sappiamo,

che Policamo

uno

dei

nondimeno poich dal Malsanti giacenti nelle cripte ad

non ne troveremo altrove alcun indizio, potremo supporlo deposto nella stanza medesima, ove ne vediamo l'immagine. Favorisce questa supCaeciliam, finche
posizione
il

posto d'onore datogli alla destra di

s.

Sebastiano, a preferenza del ve:

l' inscovo Quirino, che tiene la sinistra. Policamo certamente non fu vescovo dizio, che me ne danno i capelli non tagliati nella foggia, che ho fatto notare

nell'immagine

di

Quirino,

confermato dal catalogo di Sisto

III,

ove

tra

ve-

16


scovi sepolti nelle cripte callistiane
altres dal

122

il

nominato Ottato senza

socio Policamo; ed

in tre

novero dei santi datoci dal Malraesburiense, che chiaramente diviso serie, papi, vescovi e laici o chierici inferiori (1). Policamo 1' ultimo del-

l'ultima serie.
babile
essere
il

Una obbiezione pu
,

essere fatta a questo discorso.


Sisto III

Sembrer proad Ottato non

nominato nel catalogo di diverso da Policamo ma per errore dei


Policarpo
cos anch' egli diverrebbe
i

innanzi

codici quel

nome

essere stato

mu-

tato in Policarpo;

del

numero
due

episcopale.

Rispondo,
martiro-

che non solo


logio ed

tutti

codici,

ma

questi derivati da

fonti diverse

(il

una
il

silloge epigrafica),

tanto talvolta col dividerla in

concordano nella lezione Polycarpi-^ variata soldue. nomi PauU Carpi. La quale corruttela stessa
il

conferma

Polijcarpi ed esclude
e

dall'esemplare prototipo,

Polycami. Quella lezione adunque dee venire non pu essere mutata: essa poi corrisponde egregiain suo linguag-

mente colla [)ittura e col Malmesburiense, che ambedue, ciascuno gio, negano a Policamo i distintivi di vescovo.

CAPO XX.
Del sepolcro di
s.

Cecilia rinvenuto dal

papa Pasquale

I.

Dopo
volgiamo

descritta

ed illustrata la cripta,
il

il

cui principale

monumento abbiamo

conosciuto essere stato


le

sepolcro di

s.

Cecilia, all'illustrazione di questo sepolcro

nostre ricerche. Gli atti del martirio narrando la sepoltura data alla
il

vergine famosa, ce ne insegnano soltanto


scopi) confessorcs et martyres erant collocati^
h gi stato spiegato.
I

sito

privilcgiatissimo, ubi omncs (epi-

il

senso delle quali parole nel capo

mentre confermano colla loro testimonianza l'esistenza di quel sepolcro nel primario gruppo degli ipogei callistiani ce ne fanno conoscere la grande importanza; imperocch uno di essi tutto quel gruppo appella ad
topografi
,

s.

Caecliam^
s.

un

altro ecclesia

s.

Caeciliae.

Nell'indice poi degli


(2).

olii

de' martiri la

nominata per designare il gruppo predetto per quale ragione l'avello d'una giovanetta posto vicino
sola
Cecilia

Ninno per accenna


di persoi

ai

monumenti

naggi nella chiesa tanto

illustri e Aenerati
le iscrizioni

abbia quivi riscosso

primi onori. Ci

spiegano assai chiaramente

venute in luce per


le

le recenti scoperte.

Ma

prima

di svolgere

questo punto, necessario compire

notizie trasmesseci dal-

l'antichit intorno al sepolcro della santa, ragionando

del ritrovamento

fattone

nel secolo nono dal papa Pasquale


rata la traslazione delle reliquie di
silica trastiberina,
si

I. s.

Il

diploma

di questo

pontefice, ove nar-

Cecilia dal primitivo

monumento
un

alla ba-

legge in molti codici e con notabili variet


nei pi antichi esemplari.
Il

di alcune

ag-

giunte, che

mancano

Bosio ne divulg
(3).

testo assai

buono

puro, per quanto sembra, da interpolazioni

Del rimanente la parte

sostanziale, e della quale far uso, tutta distesamente inserita nella vita di Pa-

ci)

V. sopra pag. 29, 30.


V. sopra pag. 7, 8.

(2)
(3)

V.

liosii,

Ilist.

passionis

s.

Caeciliae ole.

Romac 1600.


squale I nel
rissima (1).
Il

123

contemporanea
e

libro

pontificale;

scrittura

di

autenticit

sicu-

papa Pasquale

eletto nel

&ennajo dcU'anno 817 nei primi mesi del suo pon-

tificato

s'accinse a ricercare tra le rovine delle cripte le reliquie dei pi illustri

pontefici e martiri della chiesa

romana. Ce

lo insegna la \ita predetta posta a cons.

fronto con l'iscrizione originale tuttora conservata in

Prassede. Hic beatissimus

et pracclarus pontifex multa corporei sanclorum, quae in dirutis coemeleris jacebant,

pia sollicitadine ne renianerent neglectui quaerens


deportans recondidit (2),

in s.

Praxedis

ecclesiani

Ed

in fatti la prelodata epigrafe eterna la


die

memoria

della

grande traslazione

fatta

dal papa Pasquale mense Julio

XX

indictione

decima
f/<n<<'s

(cio nell'SlT) di duemila e trecento corpi di insigni santi, ch'egli raccolse


in coemeteriis seu cryptis jacentia
(3).
Il

novero di questi santi comincia dai


Siricii,

se-

guenti

Urbani, Stepha, /interi, Meltiadis, Paviani, Julii, Ponliani,


il

Ludi,

Xysli, Felicis. Dei quali

massimo numero abbiamo veduto


s.

essere stato deposto


la

nella cripta papale contigua a quella di


cripta di
s.

Cecilia.

Adunque nell'SlT

famosa

Sisto era diruta, le reliquie dei papi quivi (jiacevano necjelle^ e Pasquale
i

ne

dissigill

loculi primitivi, e indi tolse le ceneri venerande. Vero , che tra


;

predetti pontefici alcuni gi erano stati tolti dai loro sepolcri

fano sotto Paolo


nel 755 (4);
e

qualunque

sia

dopo la grande devastazione dei Lucio da Adriano I circa la fine di quel medesimo secolo (5). Ma lo scioglimento di questo nodo parziale, di che ora non ragiono,
I

segnatamente Stecemeteri fatta da Aistulfo

esso lascia nella sua piena certezza la sostanza


iscrizione; che cio
e negletta cripta di
riapri.

del fatto testificato dalla solenne


le

Pasquale
s.

I
i

nell'anno 817 ricerc tra

rovine della fatiscente

Sisto

primitivi sepolcri papali, e quelli che trov chiusi

maggior desiderio lo ricerc ma non trovandolo, s'acquet alla relazione della fama, che diceva Aistulfo avere rapito le reliquie di quella santa nel 755, anno di ricordanza dolorosa nella storia dei suburbani cemeteri. Da questa risposta raccolgo, che Pasquale cerc il desiderato sepolcro fra quelli dei papi, nella cripta di s. Sisto, e quivi non lo rinvenne. Nella vicina cripta poi
e
;

Or bene, che fece che con molta cura

egli allora del sepolcro di

s.

Cecilia? Il citato

diploma risponde,

non penetr, o

l'arca della santa quivi


il

non

vide. Corsi quattro anni, cio

neir821

giusta la cronologia di Sigeberto (6),


gilie sull'ora dell'alba

pontefice sedendo in trono alle sacre vi-

nella vaticana basilica, gravato

dal

sonno

dolcemente

assopito dalle melodie matutinali, ebbe la graziosa [visione, che tutti conoscono ed
narrata in cento libri.
difficili alla

Qualunque giudizio ne vogliano


dopo
ci

credenza nelle sopranaturali visioni,

male disposti od i ninno potr impugnare la storica


fare
i

certezza del fatto, che Pasquale

che vide ed ud in quel sopore torn alla

(1)

Lib. poni, in Paschali I g.

XV

e segg.

(2) (3)
(4)

L.

e.

IX.
vet.

.Mai, 5erip(.

T.

p.

39. Nella pietra scritto per errore

DIRVTA

in

luogo di

DIRVTIS.

V. Lib. poni, in Paulo I . V.


Lib. poni, in

(5)
(6;

Badriano

1 .

LXIX.
Speculum historiah
e Pietro Natale ed altri cronisti del

C/ironic. an. 821.

Sigeberto fanno coro Vincenzo Bellovacense nello


dal Bosio,
I.

medio

ero diligentemente cercati e

citati

e.

p. 133.

_
ricerca del sepolcro di
s.

1:24

_
Le nostre scoperte confermano
le

Cecilia e lo rinvenne.

pi minute circostanze dell'ingenuo racconto dettato dal pontefiee istesso, e dal contemporaneo autore della vita di lui fedelmente epilogato.
Il

papa Pasquale pone in bocca


liti

alla santa le parole seguenti

tanto penes

me

fidsti,

sta

proprio loqui invicem ore valeremiis. Ed in vero la nicchia sepolcrale popresso il gruppo d'immagini sopra descritto tocca con uno dei suoi angoli inil

terni
teste

fondo d'uno dei sepolcri della cripta di

s.

Sisto;

talch

quando

il
,

papa

nominato apr i loculi di quella cripta e cerc l'avello di s. Cecilia senza saperlo ne potersene avvedere ne tocc un angolo; ed appena un muricciolo separava
lui dal sito preciso,
egli

ove
il

narrando, com'
sacratissima

rinvenne

capo della martire riposava. Pasquale prosegue desiderato deposilo nel luogo e modo dagli atti
il

del martirio della santa manifestamente additato: inlcr collcr/as episcopos^ sicut in
illius
i

passione manifeste narratur.

Il

verginale corpo era vestito di tela

d'oro, presso

piedi erano avvolti in

una

sola

massa

lini

intrisi
jlarjis
,

di

sangue:
spicure-

inleamina ciim qiiibus sacratissimus sangtiis ejus abstersiis est de


lator trina percussione crudeliter ingesserat,

(jiias

ad pedes

beatissimae virginis in

unum

voluta plenaque cruore invenimus.

Il

pontefice colle proprie sue

polcro
le

le

sante spoglie, e le port alla basilica trastiberina.


:

mani lev dal seEgli per punto non


la

scompose

e ce

ne fanno pienissima testimonianza coloro, ch'ebbero


Il

ventura

d'essere presenti alla ricognizione fattane nel 1599.

cardinale Sfrondati, ristoe

rando in quell'anno
occhi medesimi
il

la basilica del

suo

titolo,

volle ricercare
Il

vedere coi suoi

tesoro quivi nascosto dal

papa Pasquale.
Il

pio divisaraento fu
le

coronato da successo maggiore d^ogni espettazione.


i

corpo della santa,

vesti,
:

lini

cruenti, tutto

fu rinvenuto in istato per la loro antichit meraviglioso

quasi direi, che allo Sfrondati parve di assistere non alla riapertura del sarcofago

d'una martire uccisa


vere dal suo

quattordici secoli prima,

ma

alla sepoltura del fresco cada-

sangue imporporato. Il sommo Bosio testimone anch' egli d' uno spettacolo s degno di lui, ne scrisse la relazione fedele; la quale e ora divulgatissinia per il nobile ed attraente commento, che ne ha fatto Todierno storico [di
s.

Cecilia,

il

eh. P, Abate Guranger (1). Io ne sceglier soltanto quelle parti, che

al

mio tema sono necessarie. 11 corpo era chiuso in un'arca di cipresso; l'arca in un marmoreo sarcofago. Giaceva la santa non supina, come sogliono i cadaveri essere composti dentro le loro tombe, ma sul destro lato; con le ginocchia 1' una sull'altra modestamente strette e piegate, le braccia abbandonate e distese, la faccia
il

volta contro la terra. Pareva vederla, dice


spir l'anima

Bosio, nell'atto

nella forma, in che

dopo
il
i

la

triduana agonia; ferita nel collo dal triplice colpo, che non

valse a spiccarle

capo dal busto. La veste tessuta d'oro era spruzzata di grumi


j)iedi

sanguigni; presso
stato asterso
il

erano piegati l'uno sull'altro


di

pannilini, coi quali era

sangue generoso; ad uno


e

que' pannilini era rimasta aderente

una scheggia
siccate

del cranio tagliata dalla scure littoria.

La
e

descritta

positura delle es-

membra

minutamente
;

testificata dal

Bosio

dal Baronio, che riferiscono


fatta

ci

che videro
li) (2)

(2)

serv di
304
p.

modello
e

alla graziosa statua giacente

dal

Ma-

Hist. de S.< Ccile 2 edit. pag.

segg., 348 e segg.

V. Bosio,

I.

e.

p.

lo e segg. e

170; Baron. Annal. an. 821 . XV, XVI.


derno;
e

125

dipinte.

ne furono anche

ritratti

disegni ed infmagini

Nella bildioteca

di Carpentras tra le carte del Peiresc,

contemporaneo del Bosio, nel tomo XYI ho


incisa in

rame della s. Cecilia giacente, sotto Francesco Tonle quali scritto: hoc habitu inventa est. Il dotto mio collega P. sulla quale giorgi ha rinvenuto nel museo Kircheriano una lastrina d'alabastro,
notato due stampe d'una

immagine

colorita la

nostra santa nella giacitura sopra narrata;


la veste

il

lavoro sembra dei tempi


e variealtri di-

appare tutta ricinta e adorna di liste verdi Di gate, che probabilmente non sono capricciosa invenzione dell'artista.
dello Sfrondati. Quivi
pinti di

quel tempo ritraenti la medesima immagine ho udito parlare, ma non di ne ho esatte notizie. La somma di questi brevi cenni persuade, che il corpo eh' esso prese in Cecilia fu religiosamente conservato nella pietosa forma s. sull'ora estrema del lungo martirio; e che Pasquale non lo scosse mutandolo
,

dalla prima alla

nuova sede, 1' una dall' altra distante pi di tre miglia. Laonde parmi, che dobbiamo consentire al eh. Guranger affermante la cassa di cipresso non poter essere assegnata al tempo della traslazione, ma alla prima sepoltura;
e a quella

cassa essere dovuta l'integrit del racchiuso deposito (1). Tutto ci

certifica

il

sepolcro di

s.

Cecilia nel cemetcro di Callisto essere stato

mi un marmoreo

sarcofago; od
e

almeno un'arca composta di lastre marmoree esattamente commesse chiuse erm(!ticamente. Imperocch l'esperienza ci insegna nei loculi incavati

nel tufa difficilissima essere la conservazione dei corpi e d' ogni materia facile a decomporsi e, come il legno, ad infradiciare; al contrario nelle urne marmoree,

ove l'aria non penetri, mirabile essere lo stato ed

il

grado d'integrit dei rac-

chiusi cadaveri e d'ogni loro ornamento. Cos nel cemetero di Callisto la Comdei quali poi inmissione di sacra archeologia ha scoperto tre sarcofagi intatti
,

dicher

primo era deposto un adulto involto da semplice tela capelli di biondo stretta sul petto con fettucce legate in croce; il capo aveva tutti colore. Nel secondo e nel terzo giacevano una fanciulla in circa duodecenne ed un infante imbalsamati e chiusi nell' involucro contenente gli aromi; come le mummie d'Egitto e come l'immagine di Lazaro nel massimo numero dei monumenti, che la ritraggono. Pi memorabile ed al presente discorso opportunissimo l'esempio, del quale col P. Marchi io fui testimone in un cristiano sarcofago scoperto al quarto miglio dell' Appia nuova nel 1853. In esso era chiuso il cadavere d'una
il

sito

preciso. Nel

donna, giacente

e disteso

sopra lunga lastra di

marmo

sorretta

da due spranghe di

ferro affisse alle laterali pareti del sarcofago. Cos sollevando quella lastra e traendola fuori dall' arca marmorea, si pot trasferire alla basilica di s. Sebastiano (cio

per due miglia in circa di


citura.

cammino)
ossa

lo scheletro

senza punto scomporne


i

la

gia-

Era supino

e sulle

qua

e l

splendevano

frammenti

dell'

aureo tes-

suto della veste e fiocchi d'oro, dai lembi di essa o dalle estremit della cintura caduti. Il capo era piegato e il cranio tutto fracassato, ma coperto da ampia spugna

satura di sangue e di sanguigne croste screziata.


sculture; e fu rinvenuto sotto
altri sepolcri. Gli epitaffi
il

Il

sarcofago era adorno di cristiane


cella

pavimento
i

d'

una

non sotterranea

indicanti

nomi

dei sepolti erano stati

mezzo ad senza dubbio vein

li)

Hist. de

s.

Ccile 2. edit. p. 313, 314.


runo
affssi

126

jiavimenlo gi da lunga et spoglialo e distrutto. Perci nel difetto d'ogni memoria intorno quella defonta, bench la spugna posta sotto il capo fracassato e chiusa nel sepolcro potesse parere religiosa cura di raccoglierne il sanal

gue

perci

indizio
i

di

martirio,

non ne

fu

pronunciata

sentenza

veruna.
lo sche-

Ma

assai mi duole che

professori chiamati ad esaminare

anatomicamente
e

letro lo
stalli

abbiamo

lutto disfatto;

che avrei voluto serbarlo intero


il

porlo sotto cri-

ad esempio del modo, come pot

papa Pasquale, levando dal sarcofago la

cassa di legno, trasferire dall' Appia al Trastevere [senza scossale spoglie mortali di
s.

Cecilia.

Queste adunque furono colla lignea arca chiuse dentro


la

un

sarcofago

forma del sepolcro, che abbiamo riconosciuto per quello della nostra santa. Esso non era un loculo incavato nel tufa, come quelli dei pontefici; ma un ampio nicchione destinato ad accogliere un grande sarcofago. Ci posto, come spiegheremo noi, che il papa Pasquale noi vide quando nell'SlT
tante indagini fece per rinvenirlo?

ed ottimamente alle premesse notizie ed osservazioni corrisponde

egli credibile,

stanza papale quel pontefice

non

sia

penetrato e

che nella cripta contigua alla non abbia quivi cercato il desi-

importante, che potrebbe spiegarci perch quel sarcofago allora non fu visto. Dinanzi al nicchione,
fatto

derato sepolcro? lo

non

so

persuadermene:

ma

ecco

un

che lo conteneva, ho raccolto parecchi frantumi d'una demolita chiusura di mattoni messi in o[)era per cortello, spalmati di pessimo intonaco; sul quale rimangono tracce di fasce gialle e nere con ornali rozzamente dipinti e lettere 'd'una
greca iscrizione. Y'ho trovalo anche
dlcjnus peccato)-.

un proscinema

graffito:

Prcuido presbijter

in-

quanto possibile ricomposti, nella tavola XXXI n. 6 (1). Una s leggera chiusura non pot essere fatta a sostegno o rinforzo, ma soltanto ad ostruire o mascherare il vuoto della nicchia. Il quale nascondimento, se fu dei tempi appunto preceduti alla traslazione, spiegherebbe a pieno lo strano fatto delle molte e vane indagini di papa Pasquale, che fin per abbandonarne il pensiero e credere rapite dai Longobardi le desiderate reliquie.
Colesti

frammenti sono

delineati, e per

Debbo per confessare, che dopo esaminati con minuto studio i frammenti dell'accennata chiusura ho riconosciuto, questa essere stata costruita dopo estrattele reliquie dal paj)a Pasquale; come dopo estratte quelle di s. Cornelio il parapetto del sepolcro di lui fu rialzato e la bocca quadrilunga richiusa (2). La grecit e la paleografia della iscrizione possono veramente convenire al secolo ottavo non meno che al nono imperocch ai tempi della persecuzione iconoclastica i monaci greci afiluirono a Roma e fecero molte epigrati in loro lingua. Ma la stessa esistenza d'una lunga epigrafe poco conciliabile col pensiero della chiusura fatta per nascondere il monumento. Il tenore poi della medesima, per quanto imparo dalle poche lettere superstiti cogliendone a volo qualche parola, fa allusione, se non erro, evidente al trasferimento delle reliquie avvenuto
;

sotto

il

papa Pasquale. Nella linea inferiore ed ultima leggo

...

Cs ICOAN...

dove

(1)

Non

spiegher

il

minuto processo, pel quale sono giunto ad assegnare

il

suo posto a ciascun frainiuenlo. L'esame delle impronte rimaste

sugli orli della calce e quello delle lettere e delle loro distanze

m'hanno

jutato a cotesta restituzione. Gli ultimi tre pezzi

non spettano

al

qua-

drilungo dell'iscrizione; e
(2)

ui'i;

stato impossibile ritrovarne

posti precisi.

V. T.

pag. 300, 301.


cerio
,

127

deprecativa
col Boihg

che
la

si

dee costruire una formola


servo
tuo
ai

COY

"ItANv/j;;
...

per

esempio
(Signore

frequentissima formola bizantina


il
il

livpu ^o-r^ti tu SsuXw

Cs ICaNv:

uvjN

ajiita

Giovanili

Joannes scrisse

suo

nome

amen). Vedremo fra poco, che un piedi dell'immagine di s. Cecilia, e si intitol pres-

byter vester; egli era certamente titolare della basilica trastiberina. Se quel

nome

non
s.

fosse

comunissimo, avrei
l'

ragione di congetturare
greca
iscrizione.

che

il

Joannes preshyler
fu
titolare di

vester sia stato

autore della

Un Giovanni

prete

Cecilia nel secolo


i

nono

e sottoscrisse al concilio

Giovanni d'ogni condizione nei secoli ; raziocinio veruno sopra un dato s vago. Pi concludente l' indizio, che raccolgo dalle tracce rimaste nell'angolo dell'iscrizione, che corre per la fascia superiore
furono
orizzontale e per la perpendicolare alla destra di chi guarda. Quivi trovo
... ...

romano dell' 879 (1). Ma troppi ottavo e nono e non voglio fondare

WKXlx

ANTI A.V con un piccolo m inserito tra le due ultime lettere. Ninna greca voce comincia dalla sillaba hj^ih, ed chiaro, che qui fu scritto Ala^ANCN per AGl^ANtN; e che le tre parole dicevano JlAllA ANTI AI[^ANtN, cio ... jmpa in luogo delle reliquie. Qui adunque si parla d' un papa, e leggiamo una memoria posta in luogo di reliquie. Anzi nell'ultima linea delle lettere maggiori veggo la nota numerale latina III tra due interpunzioni essa residuo d'una data, cio III KAX, come suggeriscono le lettere d'un altro frammento. E poich ninno dei giorni, nei quali gli antichi martirologi! festeggiano la memoria di s. Cecilia, pu convenire a quella data; probabilissimo, che essa designi il giorno dell'invenzione o traslazione. Laonde il poco che da s laceri frantumi si raccoglie concorda con le altre testimonianze dell'operato del papa Pasquale in questa cripta; ne conferma e compie la notizia, e persuade la de;

scritta

chiusura essere posteriore

ai

solenni

fatti, di
il

che ragioniamo. Ci per non


geloso

toglie

che una chiusura ossia parete nascondente

deposito abbia esistito

anche prima della traslazione delle reliquie, e ne abbia impedito il facile rinvenimento. Cos nel cemetero di Pretestato io stesso vidi un muro del settimo o delche sospettai celare dietro s qualche monumento importante; e l' ottavo secolo, fattolo demolire, trovai quel sepolcro prezioso, che ho descritto nel T. I p. 169. Del rimanente, che dopo tolte le reliquie di s. Cecilia la nostra cripta non sia stata negletta, ed in essa sieno state fatte pitture ed iscrizioni, a me sembra certo per r immagine di s. Ur])ano con la contigua cartella. Quell'effigie di stile assai rozzo e piuttosto alle pitture del secolo decimo e undecimo, che a quelle dell'ottavo somiglia.
et.
Il

pallio fornito di croci sulle spalle anch' esso indizio di tarda

Quando

di cotesto particolare trattai nel Bullettino di Febbrajo del 1863, dissi

non conoscerne un esempio del


del Salvatore in

in

Roma

esempio anteriore

secolo in circa

decimo

nell'

undecimo: oggi posso citarne immagine di s. Clemente alla sinistra


al secolo

un
i

affresco test scoperto nel nartece della basilica di quel santo.

nono sogliono portare il pallio con una sola croce apparente nell' estremo lembo. Laonde appena oserei attribuire ai tempi di papa Pasquale l'immagine di s. Urbano ritratta al fianco del sepolcro di s. Cecilia; e che essa sia anteriore al secolo nono recisamente lo
Certo per, che

papi ed

vescovi

effigiati

in

Roma

nel secolo

(1)

V. Concil.

ed. Mansi T.

XVII

p. 362.


nego. Del medesimo tempo
era rivestita di

il

128

busto del Salvatore nella nicchia

la

quale prima

marmi

a varii colori. Assai pii antica per la

s.

Cecilia orante

dipinta sul mosaico demolito. Quell'immagine rivestita di ricca stola ornata di

gemme,
negli

sopra la quale porta una leggera sopravvesta o tunichetta anch' essa


Cotesto

gemmata
vetri del

orli.

modo

di

vestire

pi alle immagini delineate nei

secolo quarto cadente o del quinto, che a quello dei bizantini musaici dell'ottavo

musaico della Vergine col trasferito dalla vaticana basilica e fatto ai tempi di Giovanni VII (i), mi parve che molta analogia corresse tra quell'immagine e la nostra, bench il modo
e del

nono

si

avvicina.

Quando

vidi in

s.

Marco

di Firenze

il

di vestire

non

sia in

ambedue

al tutto identico.
il

L' efiigie a fresco di

s.

Cecilia fu

probabilmente

sostituita circa

secolo settimo a quella quivi ritratta in musaico


III,

per ordine o di Damaso o di Sisto


Resta a parlare dei
tinua
quattro

che la cripta ampliarono ed adornarono.

nomi

segnati ai piedi di quell'


:

nifestamente di due specie e classi


in o
pii^i

quelli

linee

sulla
il

fascia

immagine. Essi sono mache formavano una serie quasi ccminferiore del quadro; e quelli che
sottoposto
ai

furono irregolarmente
inseriti

graffiti

sopra

cuscino

piedi

della

santa o

ad intervalli tra la seconda

e la

terza delle quattro lince predette, o se-

gnati sull'orlo della parete al fianco della

nicchia,
di
....

ov'

dipinto

il

Salvatore.
scritto

Cominciando dalla seconda classe, a sinistra a destra in rozzissime lettere ILDEBRAN....


;

chi guarda (v. tav, VI)


,

EPiscopj; e sotto,
IIILDE(6rjw7)
,

ELRE..I EP un nome perduto coli' aggiunta PANI


prime
lettere legate in

le

rozzo nesso, e tra la

elELREdi (2) (/t/sPAPsI). Segue prima e seconda


cio

sillaba interposta

una

croce.

Pi in

basso

P66C..0R0

SPANI:

le lettere

dopo Pg, bench sembrino 6 e G, saranno forse due C C; imperocch parmi che PECC<OR, Orosii AtSPANI. Tra la seconda poi e la terza qui si debba leggere
delle linee predette, sulla fascia gialla, veggo tre o quattro graffiti di
diversi. Il

mani

tempi

primo e scritto da un LVPO, cio Lupone; nome assai frequente nei secoli tardi. Segue a breve distanza il monogramma delle lettere N, E innestate alla croce, seguito dalle sigle PRB sormontate da lineetta curvata nel mezzo indizio d'et diversa da quella dei tanti preti che qui scrissero le medesime sigle colla linea retta sopra. Il monogramma per me impossibile ad interpretare con certezza; non pare di nome terminato in s^ alla foggia di quasi tutti latini. Terminava forse in e, come i gotici nomi Mandilane , Gundilane e tanti simili? Vengono
; i

in fine
il

un nome
d'un

in corsivo,
graffito

del quale leggo

la

sola

ultima sillaba

...

sws; ed

principio

misto di corsivo
e forse a

e di

scrittura

quadrata:

CORDA

Questa classe di

graffiti

irregolari, quali

debbono

essere siffatte scritture tracciate


di

da

composta di nomi in gran parte stranieri; e di due4ra questi anche indicata la patria, la Spagna. Parimente straniero, cio longobardico il nome jP>"ou(/opj'es/>///er del proscinema
persone venute separatamente

lunghi intervalli

tempo,

sopra recitato, che era scritto sulla chiusura del sepolcro di


rie di

s.

Cecilia.

A siffatte memoun gruppo per

pellegrini di varie nazioni e condizioni,

cui

nomi sono

quali in genitivo,

quali in nominativo, fa spiccato contrasto l'altra classe, che forma


(1)
(2)

V. Ridia, Le chiese

di

Firenze T. VII p. 138.

Etelredo uouie portato da due re Anglo-sassoni d'Inghilterra nel secolo nono e nel decimo.

129

tutti

ogni verso uniforme, e di qualit, per cos dire, collegiale. I nomi sono tutti in serie l'uno appresso l'altro, tutti in caso retto, e quasi tutti preceduti da croci a
guisa di sottoscrizioni; tutti (tranne due, dei quali ragioneremo) di preti;
in fine

nomi d'uso comune in Roma. Quando la cripta era piena di macerie, appena fatto un poco di vacuo introdussi, non senza pericolo, il capo tra sassi nomi BENEe le rovine; e vidi nell'estremo orlo della parete uno sotto l'altro SERGIVS PRB i quali tosto sparirono polverizzato l'intonaco, ne DICTVS PRB rimasero per le lettere + SE.... Nella prima linea adunque restituiremo il perduto
i
i
,

-'r

graffito di Benedictus presbyter,

cui faranno seguito Crescentius indlcjnus presbytc\

Stephanus
e

presbijteVj, V.... presbijlcr (1),

Ma(rcus? presbijler?), Bonifatius presbyler


tre
il

con quest'ultimo nome, aggruppato in


il

linee per l'angustia dello spazio, ter-

mina

primo verso

delle sottoscrizioni. Viene

secondo,
ejus
^

del

quale

manca

il

principio:

Leo presbyler, (A)deodata mat(er)


presbyler.

Joannes presbyler v(es)ler

Scendiamo al terzo verso, a capo del quale e dopo una lacuna dell' intonaco il Sergus presbyter sopra da me indicato perito ....ndo scrin(iarius). Seguono lettere, il cui senso non intendo, hec ... cdpiy ..., ovvero alpic... ed il P..., forse, del solito PBR. Viene poscia Georgnis presbyter qu...or, dove parebbemi chiaro il supplemento qualuor, e spiegherei questa nota
Mercurius (presbyler?),
; ;

numerale supponendo, che il prete Giorgio abbia voluto segnare il suo titolo quatuor Coronalorum, se dopo la R l'intonaco fosse rotto e permettesse il proposto
supplemento.

Ma

intero;

resta ch'io confessi

non

sapere qui leggere e


soltanto

supdelle

plire lo strano qu...or.


sigle

Della quarta ed ultima linea rimane

una

PRB

(presbyler) ad indizio e testimonio, che la serie dei preti anche quivi


la quale inser

era continuata.

Or bene notiamo, che tranne Deodata,


di cotesti preti per la
essi,

il

suo

nome

fra quelli

sua prerogativa espressamente ricordata di madre di uno di

novero sono presbyleri ed uno scriniarius. I loro nomi cristiani con uno solo di terminazione longobardica and (quello dello scrilatini niarius) l hnno sn[\^orve \r(i romani: e ci conferma il Joannes presbyter vester, cio prete del titolo di s. Cecilia. Costoro non vennero successivamente e ad ingli
altri tutti

di questo

tervalli a scrivere la serie dei loro

nomi;

la continuit e la natura,

come ho

4etto,

collegiale di questo gruppo, dal confronto coi


scritti

nomi

varii e in varie parti e

modi
santi

sopra, sotto e tramezzo alle quattro linee continue spicca assai chiara. Quei

preti

adunque non

scrissero a

memoria d'aver

celebrato nella nostra cripta

misteri in tempi diversi e successivi;

ma

tutti

insieme col discesero con uno o

pi scriniarii (cionotari) della sede apostolica; e del loro convegno fecero poco men che un atto solenne coi predetti graffiti. Per la quale osservazione, dopo

molto esitare
siero
,

ponderare
all'

il

valore del fatto, io torno con fiducia al primo penla

che manifestai

accademia romana di archeologia appena trovata

cripta e letti quei

nomi; ch'essi, cio, sieno dei presenti all'apertura del sepolcro di s. Cecilia fatta dal papa Pasquale. La congettura di per s probabilissima; e per l'importanza sua merita uno speciale esame, che sar l'ultimo di questo capo.
Questo nome sembra
scritto in lettere disposte in

(1)

due linee

quelle delia linea inferiore sono la noia abbreviatura di Joannes.

17


dei graffiti, di che ragiono, con quelli

130

cripta
di
s.

La recitata serie di nomi non mi sembra pi antica del secolo in circa nono. L'argomento precipuo, che m'induce a credere cos, la molta analogia e somiglianza
della

Cornelio

delineati nel
di
s.

Tomo
la

I tav.
si

VI.

Che anzi

dei dieci soli

nomi
s.

superstiti

sull'immagine
(l).

Cecilia,

met

leggono parimente su quella di

Cornelio

Sergius prcsbijfer, BenedicUis

preshijler,

Slcphamis prcshjter^ Leo preshrjtcr, Joannes presbyler

In

monumenti
del caso.

disparati e privi di

mutuo rapporto una


cemetero; e in

siffatta ripetizione sare])he effetto

Ma

diverso giudizio parmi dover fare dei medesimi

nomi

di

cinque

preti segnati in

due cripte del medesimo con molta somiglianza di paleografia,


delle persone, che lasciarono

ambedue sopra

pitture di stile bizantino e

sigle, croci prefisse e con tutto

un complesso
verisimile.

d'indizi certi d'et recentissima nella famiglia dei graffiti sotterranei. Qui l'identit

memoria

di se nelle

due

cripte, assai

dai cinque

nomi
s.

predetti ragionevole argomentare, che

anche

altri dei

segnati
s.

sull'immagine di
cilia,

Cornelio noi leggeremmo egualmente a pie di quella di

Ce-

se la serie dei preti (juivi sottoscritti

l'immagine di s. tempi di Leone III, cio alla fine del secolo ottavo ed agli inizii del nono, ne consegue la data da me asserita, che cio quei preti vennero alle nostre cripte non prima del secolo in circa nono. Con un'altra serie di simili graffiti fa d'uopo confrontare quelli, dei quali cerchiamo 1' et. Voglio dire con i nomi segnati suU' affresco scoperto in s. Clemente, fatto a spese del prete Leone sotto il pontificato di Leone IV, cio verso la met del secolo IX (2). Sono ancora inediti; perci avverto, che pi antichi tra questi graffili dall' esame paleografico mi sembrano quelli dei i
posto, poich
preti Floro,

non fosse tanto lacera e mutilata. Ci Cornelio sembra quasi certamente da assegnare ai

Leone, Giorgio, Mercurio, Cesario, Benedetto, Orso ; ma non possono essere anteriori alla pittura. Or questo esempio conferma il costume vigente in

quel tempo nei preti romani di segnare

loro

nomi con

la sigla

PRB,
sacre

e talvolta
;

INDIGNVS PRB,
quattro dei dicci
iedictus.
il

sugli intonachi degli affreschi ritraenti

immagini
fre(juenti

e ci offre

nomi
e

scritti

ai

piedi di

s.

Cecilia: Leo^

Georrjius, Mexurias, Beil

Il

primo

l'ultimo sono frequentissimi;

meno

secondo ed

terzo.
(3)

Un

Benedetto, quattro Leoni, due Giorgi preti sedettero nel sinodo

roma-

Leone IV: ed assai probabile, che di costoro sieno i graffiti sulla pittura contemporanea a quel sinodo. Il graffito di Giorgio misto di lettere

no

sotto

corsive ed unciali

quello di

Mercurio

tutto in unciali. Ai piedi di

s.

Cecilia

un

Giorgio ed
e di

ciali

graffirono

un Mercurio preti scrissero i loro nomi in lettere miste di unche non sieno diversi da quelli che quadrate. Io ho grande sospetto la loro memoria in s. Clemente. In fine egli manifesto, che tutta la
,

famiglia dei romani


ranei cemeteri e

che chiamer presbiterali, fino ad oggi noti nei sotternelle basiliche,' non pi antica del secolo ottavo, e regna nel
graffiti,

nono.
Stabilito questo punto,
e

numeroso convegno
(1)

di

ognuno stimer naturale l'illazione, che quel solenne preti della chiesa romana con uno o pi scriniarii dcl-

V. T.
V.

pag. 285.
d'ardi, crisi. 18fi3 p. 16; Mozzoni, Tavole di storia cccl. sec.

(2)
(3j

Bull,

IX pag. 108.

Cond, ed. Mansi T.

XIV

p.

1021.


riferire

131

s.

l'apostolica sede avvenuto nella cripta di


al

Cecilia

circa

il

secolo nono, sia da


dell'

grande
e

atto quivi

compiuto dal papa Pasquale. Prima


le

821

la cripta

era diruta

negletta;

dopo estrattene

venerate reliquie essa fu

per qualche

tempo adornata e visitata, ma non e verisimile supporre quivi allora celebrata una tale e tanta adunanza. Neil' 826 (soli cinque anni dopo la data, che ho in mira) sottoscrissero ad un sinodo romano i preti Giovanni, Benedetto, Sergio, Giorgio, Crescenzo (l); nomi, che ricordano il gruppo di quelli, dei quali cerchiamo l'et e la ragione. Per quanto noi possiamo vedere nelle iitte tenebre di quei tempi, i preti che tutti insieme e con qualche scriniario segnarono i loro nomi ai piedi di s. Cecilia circa il secolo nono, ci debbono parere i testimoni chiamati dal papa Pasquale all'apertura dell'arca santa. La pia e vecchia matrona Deodata, madre del prete Leone, ottenne il privilegio d'essere del numero ambito
degli eletti testimoni e con essi lasci

memoria

di se nella cripta.

Se questa inter-

pretazione dei discussi graftti

non

storicamente certa, per la sola verisimile.

CAPO XXI.
Se
il

papa Pasquale rinvenne


i

nella cripta di

s.

Cecilia

sepolcri di Valeriano^

Tiburzio
la bella

Massimo.
di tante e
s
s.

Una grave
cum
rina
e

difficolt

topografica
Il

rompe

armonia
trasfer

diverse
Cecilia

notizie e reliquie

monumentali.
di
s.

papa Pasquale dice d'avere trovato

venerabili sponso ejus, cio

con Valeriano. Egli


Cecilia,

alla basilica trastibe,

non

solo le reliquie

ma

quelle altres di Valeriano

Tiburzio

Massimo. Costoro per furono sepolti nel cemetero di Pretestalo, non in quello di Callisto; e tutti i topografi concordemente ne additano il sepolcro in luogo e santuario distinto e notabilmente discosto da quello, ove riposava s. Cecilia. Come

adunque il nostro papa ne trov le reliquie insieme a quelle della celebre santa? Il nodo difficile a sciogliere, ma vale la pena esaminarlo; imperocch questo fu il primo seme dello spinajo d'errori, che tutta confuse e perturb la topografia
dei cemeteri dell' Appia.

Nel diploma di Pasquale,


Baronio ed
corpus meuni
il

giusta
le

la

lezione

dei

codici,

cui

s'attennero
s.

il

Mansi

si

leggono

parole seguenti messe in bocca a

Cecilia:

cum
(2).

aliis

corporibus sanctis, quae sunt juxla me, recondere stude, infra


ai tre

muros Urbis
stati

Questo passo alludente


esso

compagni della santa, quasi

fossero

vicini a lei di sepoltura,


;

veramente non merita molta attenzione, perch


si

di sospetta autenticit

non

legge nel testo


ipsius

migliore prescelto dal Bosio.

Ma

la frase,

che sopra ho ricordato,

Firginis corpus...

cum
vita

venerabili sponso

reperimus sembra irrecusabile,

essendo

riferita

anche nella
il

contemporanea:
sui Valeriani (3).
,

reperii sacratissimae Vircjinis corpus...

cum corpore venerabiUs sponsi


il

Accingiamoci adunque ad esaminarne

valore ed

senso.

certo

che non

necessario interpretare le allegate parole con letterale precisione. Il barbaro stile


V. Conci!.
Baroli.

(I)
(-2)

1.

e.

p.

1000.

Ann.

an. 821 .
I

IV-VI

Mansi, Cond. T. .\1V p. 374.

(3)

Lib. poni,