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ORAZIO MARUCCHI

LE MEMORIE
DEGLI

APOSTOLI PIETRO E PAOLO


IN

ROMA

Cenni Storici ed Archeologici

2 EDIZIONE

RIVEDUTA

MESSA AL CORRENTE DEI PI RECENTI STUDI


O Roma felix qnae dtiorum Principutn Es coitsecrata glorioso sanguine,

Horum

Excellis orbis

cruore purpurata, caeteras una pulchritudines


(Inno dei SS. Apostoli).

ROMA
FEDERICO PUSTET
Piaua Fontana
di Trevi, 81-S

1903.

PREFAZIONE

Il

presente lavoro contiene una illustra-

zione breve,

ma

per quanto possibile fedele

e precisa, delle insigni


in

memorie che abbiamo

Roma
somma

dei

due grandi Apostoli fondatori


;

della
di

Chiesa romana

memorie venerande e
le

importanza,

quali

destarono e
in-

desteranno sempre un vivo ed universale


teresse.

Gi da parecchi anni
specialmente mi diffondevo

io

pubblicai

una
ar-

monografia su questo argomento, nella quale


in

una analisi
atti

cheologica di alcune parti degli


lici

apostodella

e nella descrizione del

monumento
Il

Plato7iia presso

San Sebastiano, dove erano


publibro,

avvenute allora importanti scoperte.


blico fece

buona accoglienza a quel mio

tanto che

ne quasi esaurita l'edizione; e

PREFAZIONE.

molti mi fecero

domanda che

volessi

farne

una ristampa.
Giudicai adunque far cosa utile col presentare nuovamente
cristiane di
ai cultori

delle

memorie

Roma
non

un

tale

lavoro, togliendovi

per qualche
per
i

parte

troppo

arida e minuta

lettori

dediti di

proposito agli studi

archeologici,

ed aggiungendovi invece alcune

altre utili osservazioni.


si

ninna occasione mi

poteva presentare maggiormente

oppor-

tuna che questa dell'anno dell'universale Giubileo,

nel
in

quale numerosi visitatori accorre-

ranno

Roma

per

venerarvi

appunto

le

tombe e le altre memorie dei SS. Apostoli. Questa monografia pertanto contiene alcune
notizie storiche sulla

venuta

di S. Pietro

e di S. Paolo in

Roma

e sulla loro morte


;

gloriosa nella nostra citt


tutti

e quindi descrive

quei monumenti

che degli apostoli stessi

conservano un qualche ricordo.


fa

tutto ci

seguito una breve illustrazione delle loro

antiche

immagini; e come conclusione


tutti

vi

si

accenna alle conseguenze che da


antichi

questi

monumenti
cercato
di

noi possiamo ricavare sulla

supremazia della Chiesa romana.

Mo
scritto

mostrare
su

in

questo mio

come

le

tradizioni

tali

memorie

PREFAZIONE.

apostoliche sieno antichissime e venerande

come esse vengano confermate


testimonianze

eziandio

dalle

monumentali.
di

Ma

nel

tempo stesso ho avuto cura


guere
le

ben

distinal-

tradizioni

veramente antiche da
o entrate senza

cune opinioni pi o meno arbitrarie messe


fuori

da alcuni

eruditi

suffi-

ciente ragione nella credenza popolare.

Finalmente a tutte queste cose gi esposte


nella edizione del

1900 ho aggiunto
il

in

questa

nuova
quei

edizione

risultato dei

miei pi re-

centi studi su tale

soggetto, introducendovi

cambiamenti

che

erano

necessari

in

seguito alle mie nuove ricerche specialmente

riguardo alla sede primitiva di S. Pietro

in

Roma.

Orazio Marucchi.

CAPO
Le prime relazioni mondo romano.

I.

degli apostoli Pietro e Paolo

con

il

Viaggio

di

San Paolo a Roma.

primi rappresentanti del


la

mondo romano che


i

ebbero

ventura

di uoire la predicazione apo-

stolica furono quegli

advenae romani
si

quali, se-

condo

il

libro degli Atti,

trovarono in Gerusaal

lemme

nel giorno

memorando della Pentecoste


'.

primo annunzio solenne della nuova fede

probabile che alcuni di essi o direttamente


in

venendo
altri si

Roma

o indirettamente per

mezzo

di

facessero b^nditori della verit evangelica

nella

grande metropoli.
stessa cosa

La

pu

dirsi

per

soldati della
il

coorte italica di guarnigione in Cesarea,

cui cen-

turione Cornelio fu convertito dall'apostolo Pietro


-.

anche probabile che alcuni soldati


capo u,
10.

di

'

.-^tti

apostolici,

'

Atti capo X.

Era questa

la cosi detta

cohors italica civium

rontanornin voliintariorum

composta

di coloro

che

si

arruolavano

volontariamente in Italia onde percorrere la carriera militare.

10

CAPO

1.

quella coorte convertiti alla fede di Cristo, ad

imitazione del loro centurione, tornati poi in

Roma

annunziassero nella
vella,

citt dei Cesari la


il

buona no-

formando
'

cos

primo nucleo della Chiesa


abbiano creduto

romana.

Quantunque
di ravvisare

taluni scrittori

un legame

di parentela fra questo


il

Cornelio centurione e quel Cornelio Pudente

quale, secondo un'antica tradizione, avrebbe ospitato in

Roma

l'apostolo Pietro nella sua casa del

Viminale," pur tuttavia questa opinione priva di


qualsiasi fondamento.

N
fu

il

nome

Corneliiis

pu
di

dare alcun indizio di tale relazione; gircene noto che


siffatto

nome

comune a persone
i

differenti origini, portandosi per diverse ragioni

o di adozione o di clientela,

"'

'

Dopo
narrano

il

fatto della

conversione di Cornelio

ci

gli atti la prigionia di


il

san Pietro avve-

nuta sotto

governo del re Erode

A grippa,

la prodigiosa liberazione del santo

apostolo dal

carcere di Gerusalemme
zione
r autore degli
atifi

'.

Narrata tale libera-

soggiunge che Pietro


(xii,

es^ressus abiit in alium locum

17);

ed

altali
Il

cuni commentatori hanno supposto che con


parole
si

faccia allusione al viaggio di

Roma.

che corrisponderebbe con

l'antica tradizione configlio di

Atti capo
dei ligU di

xii.

Erode Ag^rippa era


il

Aristobulo che

fu

uno

Erode

grande, cio di quell'Erode che ricordato

nelht storia dei Magi.

GLI APOSTOLI E IL MOXUO ROMANO.

11

servata da san Girolamo, che cio Pietro venisse


in

Roma

la

prima volta sotto

il

regno

di Claudio.

Di qui poi sarebbe stato costrettola partire per'


l'editto' di

quel principe che discacci dalla citt


vi
il

gli ebrei

(come attesta Svetonio) e

avr^be

fatto

ritorno ai giorni di Nerone, sotto


il

cui regno sub

martirio,

secondo una sagace osservazione

dell' AUard,

r illustre stof'co delle persecuzioni, a questo concetto di unire la liberazione di

San Pietro dal

car-

cere di Gerusalemrtie con la sua venuta in


si

Roma

sarebbero ispirati

gli antichi scultori dei sarco:

fagi cristiani della nostra citt

quali con

grande
la

frequenza hanno ripetuto su quei

monumenti

scena

della

prigionia

dell'

apostolo in Gerusala su-

lemme unendola ad un gruppo esprimente


premazia
di
'.

San

Pietro,

che noi a suo luogo esa-

mineremo

Ed

infatti di quella

prima venuta

in

Roma

sotto

Claudio, oltre che della seconda, abllfamo pre^^fci


ricordi

monumentali:

ma

di

questi

tragfcremo

Procedendo intanto nel nostro rapido esame

^i

alcuni punti principalissimi degli atti noi ve-

niamo ora a San Paolo. Di lui si narra che subito dopo aver ricevuto la missione apostolica
si

rec all'isola di Cipro, oye trov


'.Ai.LAUU, Histoire des pvi-sccntioisi.
i,

il

proconsole

pai:. 1'.

12

CAPO
il

I.

Sergio Paolo da cui prese


di

nome

lasciando quello

Saulo (capo

xiii).

Dopo
il

altri

viaggi giunse in Macedonia, ove


la

grande apostolo tocco per


provincia

prima volta

il

suolo della nostra Europa; e visitate varie citt


di quella
si

rec a Filippi e qui, seentr in giorno di sabato

condo

gli atti apostolici

nella proseiica o luogo di orazione degli ebrei e

certamente per annunciarvi la dottrina di Cristo.


Lasciata Filippi e traversate
poli e di Apollonia,
le citt di

Amfi-

entr Paolo in Tessalonica.


il

Quivi pure, secondo

consueto, cominci a presi

dicare Cristo nella sinagoga: e la popolazione

commosse a
pagni
fu

tal

segno che
ai

egli

con

suoi

comcitt.

condotto innanzi

magistrati della

Dalla Macedonia l'apostolo pass in Grecia:


e la sua predicazione in Atene, in quel

gran cen-

tro dell'antica cultura

uno
S.

degli episodi pi

^^>'^ttraenti del racconto di


Io

Luca.
qiial
il

non mi fermer a descrivere


giacch
i

fosse

qiMl' insigne*citt allorch Paolo vi fece

suo

ingre^

tutti

sanno che

quantunque

fossero passati

giorni gloriosi della sua potenza,

essa era pur sempre una grande metropoli e con-

servava ancora
suoi

la

maggior parte dei

meravigliosi^jjj^

monumenti.

E non pu

dubitarsi che quelle

sublimi creazioni del genio greco dovessero destare un'impressione profonda nell'animo gene-

roso dell'apostolo, sensibile a tutte

le nobili

emo-

GLI APOSTOLI E IL MONDO ROMANO.

13

zioni e a tutti

grandi pensieri. S egli dovette

ammirare

le

meraviglie della civilt greca,

ma
s

dovette pur fremere pensando che una cultura

progredita era tuttora offuscata dalle tenebre del

paganesimo

e che la nobile arte dell' Eliade

si

era avvilita all'errore ed alla superstizione.

Di questo sentimento penoso provato da Paolo


apparisce un indizio nel discorso tenuto da
all'areopago innanzi ai dotti della
esordisce
il

lui

citt,

dove

egli

suo dire annunziando quel Dio sco-

nosciuto di cui lo aveva colpito una iscrizione

veduta nel passare per

la

pubblica via:

Praeteriens enim

et

videns simulacra vestra


ignoto

inveniet

aram in qua scriptum erat "

Deo "

qiiod ergo ignorantes colitis

hoc ego annuntio

vobis

(Atti, XVII, 23).

L'esistenza in Grecia di questo culto del Dio

ignoto confermata anche dalla testimonianza


di Filostrate nella vita di

Apollonio Tianeo e da

quella di Pausania,

il

descrittore della Grecia,

che vide alcune are con iscrizioni simili nel porto


di Falerio e

in Olimpia.

cos pure

Epimenide
'iTpOTr,xsvTi

'.

parla di alcuni
Stcw, cio:

monumenti dedicati tw

a quel Dio a cui esso appartiene


la Grece, voi
(1886),
p. 383.

'

DuRUY, Htstoire de

Anche

in

Roma
SEI
.

esisteva questo culto delle divinit ignote; e ne

abbiamo un

bel ricordo in

una
.

iscrizione del Palatino che comincia con la frase


.

DEO
il

SEI

DEIVAE

SACRVM

(cio

tlt

Stt

HH

(ll'o

OVVerO UttU

dea V.

mio

libro,

Le Forum roinain

et le

Palatin, 1903, pag. 310.

14

CAPO

I.

Dalla metropoli dell'Attica recossi Paolo a Corinto


;

ed

ivi

trov un giudeo di
il

nome Aquila

na-

tivo del Ponto,


Priscilla

quale insieme alla sua consorte

veniva da

Roma donde

Claudio aveva

discacciato allora gli ebrei. Questo editto di Claudio ricordato da Svetonio che lo attribuisce ai

tumulti cagionati da un tal Cresto iudenos impulsore Chresto assidue tumultuantes urbe exptilit
y>

'.

quantunque
il

il

Duruy abbia voluto


il

sostedi

nere che

Chre$tus di Svetonio fosse

capo

una fazione giudaica, pure quasi tutti i critici ammettono che il biografo imperiale abbia qui
confuso
il

nome

del Messia, sul quale disputavano


partito.

gli ebrei,

con quello di un capo


il

Sembra che
nisse fra
il

bando dei giudei da


il

Roma

avve-

49 e

50: ed assai probabile che in


il

questo fosse compreso anche l'apostolo Pietro,


quale poi nello stesso anno 50
si

trov in Geru-

salemme a presiedere
I

il

concilio apostolico.
Priscilla (o Prisca) incon-

due sposi Aquila e

trati
lui;

da Paolo a Corinto strinsero relazione con ed egli dimor con loro lavorando insieme

ad

perch erano dello stesso mestiere, cio fabbricatori di tende accessit ad eos et quia
essi

eiusdern erat artis

maucbat apud eos

et

opera(Atti,

batur: Eraut autem scenofactoriae artis


XVIII, 2-3).

Essi lo seguirono fino ad Efeso (xviii,


'

19);

SvF.TONio in Claudio, capo 25.

GLI APOSTOLI E IL

MONDO ROMANO.
il

15

vi

Stavano ancora quando

dottore delle genti


di Corinto
ec-

scrisse ivi la sua

prima lettera a quei


:

facendone espressa menzione


clesiae

Salutant vos

Asme,

salii tant

vos in Domino multiin


domestica sua ecclesia
(Corinth.
I,

Aquila

et Priscilla

ciiin
.

apiul quos et hospitor


di
li

xiv,

19).

Essi

ritornarono in

Roma
si

sul principio del


il

regno

di

Nerone appena
certo che vi
ai

fu abolito

divieto di Claudio.

Ed
i

trovavano nel 58, quafTdo


fra
i

Paolo scrivendo

Romani,

molti saluti con


i

quali chiude la lettera

nomina

due coniugi a

lui carissimi

Salutate Priscain et Aquilani adiu-

meos in Christo lesu... et domesticam ecclesiam eorum (Rom. xvi, 3-5). Incamminiamoci pertanto con l'apostolo alla
tores
citt di Kfeso, la

grande metropoli

dell'Asia. L'epi-

sodio pi saliente del soggiorno di Paolo in questa


citt la sedizione degli artefici addetti al

tempio

di

Diana

quali fabbricando dei tempietti di oro

e di argento per uso dei devoti,


V

prevedevano

la

rovina della loro industria se fosse riuscita


dicazione apostolica contro
billati
il

la pre-

culto idolatrico. So-juImA'


si

pertanto da un

tal

Demetrio orefice

am->v\AAte

mutinarono trascinando molti del popolo e pretendevano si discacciassero i sacrilegi, gridando ovt^
che grande era
la loro

dea

Magna Diana
il

Ephe-

siorum
dalle

(Atti, xix, 28).


l'

^^^'rStuggito con

aiuto divino

grande apostolo
si

mani

dei fanatici idolatri di Efeso

rec

16

CAPO

I.

di

nuovo

in

Macedonia ed

in Grecia e torn poi

nell'Asia minore toccando


il

Troade ove avvenne

prodigio del giovanetto Eutiche: e quindi pasINIitilene,

sato che fu per

Mileto, Rodi, Patara di


di Palestina e di
l

Licia e

Tiro venne a Cesarea

a Gerusalemme. Altre persecuzioni ed


coli lo attendevano nella santa citt;

altri peri-

dove

gli

ebrei tumultuanti gi^nero' fino a percuoterlo e


lo

avrebbero ucciso se non fosse intervenuto

il

tribuno della coorte che era ivi di guarnigione e

che apparteneva a quella stessa coorte dei volontari italiani di cui parlammo a proposito del centurione Cornelio.

costui*'fece

Paolo

la dichiara-

zione di essere cittadino

romano

e di essere tale

per nascita:

la

qual cosa esattissima giacch

Tarso

di Cilicia, patria dell'apostolo,


il

ebbe

l'auto-

nomia ed

diritto di cittadinanza
11

per concessione

di Antonio.

tribuno impensierito avendo da fare


lo

con un cittadino romano

mvi
il

sotto

buona

scorta a Cesarea ove risiedeva

governatore

Felice: e la lettera del tribuno al preside riportata dagli atti porta in so stessa la
autenticit, perch reca
l'

prova della sua

impronta della conci(xxiii, 26-30).

sione e della maest

romana

Paolo

fu

condotto a Cesarea e disput con

gli

ebrei suoi accusatori innanzi a Felice che

lo tratal

tenne prigioniero; e questi poi


successore Porzio Festo (xxiv,

lo

consegn

suo

27).

Dinanzi a costui l'apostolo appell a Cesare,

GLI APOSTOLI E IL

MONDO ROMANO.

17

che era allora Nerone e nel suo pretorio avvenne


;

il

memorabile discorso
alla

innanzi

al

re Agrippa

sua

consorte

Berenice,
il

cio

ad Erode

Agrippa

II figlio

del primo,,

quale avea conserstati

vato soltanto una parte degli


la tetrarchia di Filippo.

patemi, ossia

Questo re doveva quanto

eragli restato al beneplacito dei


naturale che egli
si

Romani

e perci

affrettasse a far visita a

Agrippa rex et Berenice descenderimt Caesaream ad salutandum Festum (xxv, 13).


Pesto

Dopo
bizioso,
di

il

memorando
di

colloquio con questo

am-

che pur

conservare un miserabile avanzo


di

regno non ebbe orrore

combattere pi tardi

contro la sua stessa nazione sotto le

mura

di

Gerusalemme, l'apostolo che aveva appellato a


Cesare
fu

consegnato ad un

tal Ciiulio

centurione

della coorte augusta, affinch lo accompagnjisse


nella sua navigazione in Italia (xxvii,
1)
'.

In

compagnia

di

questo centurine ed insieme


il

a Luca ed Aristarco s'imbarc

grande apostolo
di Licia:

verso l'autunno dell'anno 60 sopra una nave di

Adramitto e navig

fino a

Mira

ed

ivi

mont su

di

una nave alessandrina, cio una


di coorte

di

Questo

titolo

augusta

un nome onorario dato ad


di victrix, pia, fulelis ctc.
I.

una

delle cohortes atixiliariae


si

come quello
di

In un'epigrafe
e ci fu

fa

menzione

una cohors
augusta

augusta Ituraeorum
1:\

importante perch

gli Iturei

abitavano

al di

del

Giordano

questa probabilmente

la coorte

del centurione Giulio.

Questa
voi.
iii,

iscrizione fu publicata nel

Corpus

itiAcriptiotiuni

latinaruw

pag.

R')4,

862, 868.

18

CAPO

I.

quelle che trasportavano

il

frumento, e fece vela


il

verso

l'Italia.

Il

Patrizi asseg^na

viaggio di san

Paolo all'anno 56:

ma

ci

non pu ammettersi

perch certo, secondo

Giuseppe Flavio, che


la cro-

Porzio Pesto non succedette a Claudio Felice

prima dell'anno 60

'.

Del resto noto che

nologia del Patrizi deve in molti punti modificarsi

dopo

pi recenti studi.

Dall'isola di Creta la

nave

fu

trascinata dai

venti fino all'isola di Malta, dove approd la co-

mitiva fermandovisi per tre mesi. Di

Paolo, col

suo guardiano ed

compagni di prigionia, salp sopra un'altra nave alessandrina che avea l'insegna dei Castori e tocc Siracusa, donde poi continu per Reggio e giunse finalmente a Pozi

fidi

zuoli ^

Da

Pozzuoli prese Paolo, dopo tre giorni,


la via di

di-

rettamente

Roma: giacch
citt della
s? t/jv

il

testo,

dopo

aver nominato quella


tinua subito
et sic

Campania, conYiA:ra[Xv:
14).

xa\ oOtw;

'I*c(ji.7]v

venimus
Pozzuoli

Romam
si

(Atti, xxviii,

Da
correre

poteva andare a Capua per


la via

prendere direttamente
il

Appia, ovvero perdi


l

littorale fino a

Gaeta e andare

Terracina per raggiungere la stessa via consolare. Gli atti

non

ci

dicono quale delle due strade


StmUss-urnva/tiiiii!:,
i,

'

V. Mai<(.'Iakdt,

A'i>;;;/'s(7/c

pag.

ll'J.

Questo nome dei Castori (Castore


la tosi

e Polliuc) tra l'insogna della

nave,

detta tute/a nnvi^.

GLI APOSTOLI E IL MONDO ROMAXO.

19

prendesse l'apostolo

ma un

antico apocrifo greco,


egli

edito dal Tischendorf,

aggiunge che

da Poz'.

zuoli and a Baja e quindi a Terracina

questo medesimo apocrifo nomina un'altra


il

stazione fin qui ignota della via Appia,


'77.0%-',

Btxo'j-

o borgo

di

Serapide.

Lii
il

qual
cui

memoria

di

un luogo sconosciuto

affatto,

nome

de-

riva da un tempio pagano, non pot conservarsi

non per tradizione costante e antichissima: e questa aggiunge grande valore alla notizia dell'apocrifo stesso, che cio Paolo lungo il suo camse

mino trovasse molti

fedeli evangelizzati

da Pietro.

L'apostolo entr per tal guisa nelle paludi pontine e giunto alla stazione postale di Forniti Appli,

vide con sua grande

consolazione alcuni fedeli

che

gli

erano venuti incontro da

Roma:
salutare

e lo

stesso conforto prov nell'altra stazione delle tres

tabeniae ove
inde
nsqiie

altri fedeli lo vollero

Et

cmn
tutti

andissciit

frntres

occurrenitit nohis

'.

ad Appii Forum ac
noto
la

tres tabernas

A
dalla

direzione della via Appia

nelle vicinanze di

Roma, come cio essa uscendo porta Capena fra il Celio e l'Aventino si
i

diriggeva verso

monti Albani, dopo

quali en-

trava nelle paludi pontine. In questo tratto delle


paludi devono riconoscersi le due stazioni nomi-

nate negli Atti, cio


'

Forum Appii e

fres taberuae.
5, 6.

V. TiscnEXDORF,

Ada

apostoloriiDi apocryplia. p.

'

Atti apost., XXVIII, 15.

20

CAPO

I.

.A

/Vfel.tras

L opini Monte

Tratto della via Appia percorso da S. Paolo


con
le

stazioni di

Forum

Appli

Tres taberiiac.

Il

Foro d'Appio

tu in origine

una iermata

sta-

bilita

per comodo dei commercianti; e a poco a


abitato,

poco divenne un centro ad


altri

luoghi che portano nel loro

come accadde nome il riLivii (Forl),

cordo' della stessa origine:

Forum

For//;;/ S?;///)/'(9;///'(Fossombrone)etc. di

La

posizione

Forum Appii pu

determinarsi esattamente
dei tempi imperiali; e

con

l'aiuto degli itinerari

secondo questi documenti esso era distante 43 miglia

da F^oma sulla via Appia.

Ma

siccome prima

dei grandi lavori ordinati

da Pio VI nelle paludi

GLI APOSTOLI E IL MONDO ROMANO.

21

pontine

il

tracciato di questa celebre via in quella


ali

zona non era conosciuto con precisione, cos


cuni eruditi collocarono
il

Foro

di

Appio

sotto

monti Lepini presso


altri

il

monastero

di

Fossanuova

invece lo riconobbero a Martiti fra Piperno


lo

e Terracina ed alcuni perfino


littorale.

cercarono

sul

Ma
mente

dopo

lavori di bonifica

di

Pio

VI

si

riconosciuto che la via Appia passava precisa-

mezzo alle paludi e che essendo essa quasi sempre inondata dalle acque fu rialzala di livello dall'imperatore Trajano, come attesta Dione Cassio e come provano le iscrizioni trovate nei
in

lavori suddetti.

Quale fosse

lo stato di

questo tratto dell'Appia

prima
si

di Trajano, cio

paludoso in

modo che

vi

doveva andare

in barca, ce lo indica
lo

Strabone

ed anche meglio ce

dipinge a vivaci colori

Orazio nella caratteristica descrizione del suo viaggio a Brindisi, dove dice:
Ee,ressum vianiia

me

uccepit Alicia

Roma
Forum Appi
I,

Hospilio modico: rhetor comes Heliodotus

Graccoriim

loti^c

doctisgimus: inde

Differttim nautis cauponihiis atquc malignis.

(Satyr.

V, 1-4).

Quando Paolo venne


medesimo

in

Roma, questa parte


Strabone ed Orazio;

della gran via consolare era ancora nello stato


in cui la indicano
assiii

ed perci

probabile che anche l'apostolo

22

CAPO

I.

facesse quel tragitto in barca

come aveva
ci

fatto

prima

il

poeta e questo stato di cose


:

pu renspinges-

dere ragione del perch

fedeli

venissero ad
si

incontrarlo fino a Foro Appio e non

sero pi innanzi.

Quanto poi
nae^

all'altra

stazione delle tves taber-

dove

egli trov altri fratelli venuti

pure da

Roma, questa venne indicata glio 23 dell' Appia antica al

dal Nibb}^ al midisotto di Velletri.

Ed

il

dotto topografo pot fissare tale posizione


in quel

avendo ritrovato proprio


dell'antica strada che

punto

le traccie

da Anzio giungeva

alle tre
let-

taberne e che ricordata da Cicerone in una


tera ad Attico.
ni

Emersermn

coiiiinode

ex

Antiatt

Appiani ad tres tabenias

(Epist. lib. n, xii).


il

Da
la

questa stazione continu l'apostolo

suo

viaggio per l'Appia fino alla porta Capena, per

quale fece

il

suo ingresso nella capitale dei

Cesari; e ci avvenne secondo ogni probabilit


nel

marzo del

61.

qui certamente possiamo im-

maginarci che se

la citt di

Atene avea

fatto

una

grande impressione nell'animo suo, anche pi


dovette colpirlo la vista di questa gran

Roma

che

gli si

presentava in tutta

la

splendida magniil

ficenza della sua

pompa

imperiale. Gi
i

Vangelo
fedeli re-

era stato annunziato fra


ivi

sette colli, gi esisteva

una Chiesa cui appartenevano quei


ad incontrare
la
il

catisi

prigioniero glorioso che


la

portava

sua catena per

speranza

di Tsracllo.

GLI APOSTOLI E IL MONDO ROMANO.

23

E
non

chi

avea potuto fondare questa Chiesa,


il

la

cui fede era gi annunziata in tutto


l'apostolo Pietro che gi

mondo, se
esser ve-

dicemmo

nuto in
nel 61

Roma

sotto

il

regno di Claudio?

Ma

Pietro

non era certamente


si

nella capitale dell'im-

pero; altrimenti di lui


parlato negli
atti,

sarebbe senza dubbio


vi

come non
il

doveva essere nepRomani,

pure nel

58,

quando Paolo

scrisse ai

questa assenza spiega


menti, dal quale
si

silenzio dei

due docu-

voluto ca\'are

un argomento

contro

il

gran
era

fatto storico della

venuta dell'apo-

stolo nella nostra citt.

Pietro

probabilmente partito nel


di

49,

in

seguito all'editto
ebrei, e

Claudio che

discacci gli
:

non ritorn che molto pi


dopo
la

tardi

ma
i

erano

tornati

morte
di in

di quell'imperatore, e fin
gli ebrei

dal

primo anno

Nerone,

con

quali

vediamo subito
in

relazione san

Paolo.

che

giudei fossero assai numerosi nei tempi imperiali

Roma, come

gli atti

sembrano

indicare,

pu

confermarsi anche dall'esistenza dei cimiteri sotterranei che essi aveano nel suburbio
Gli atti
ci
'.

narrano che l'apostolo gili^io

in

Roma
'

fu

tenuto nella custodia militan's, abitando

Uno

di questi cimiteri fu scoperto dal Bosio sulla via


pi accessibile.

Portuense

ma

ojjgi

non

Un

secondo venne ritrovato nel 1857

sulla via

Appia incontro
da

alla basilica di san Sebastiano.

Ed un

terzo

fu scoperto

me

sulla via Labicana,


ii,

Vedi Atti della Pont. Accad.

di Archeol., serie

tomo

'2,

pag. 499 segg.

24
cio

CAPO

I.

una casa da

lui

presa in

affitto,

ma

sorve-

gliato

continuamente da una guardia. Per in


si

alcuni codici del nono secolo

trova un'aggiunta

che stata

accolta nel

textus recephis e non


il

comparisce nella vulgata. Essa dice che


turione,
-aoOa;x.

cen-

To;
i

7iJt.iou;

'reo

n-p^zor.z-

C'xpyT^, ossia

consegn

prigionieri al praefectiis
l'

castrorum. Quantunque
codici pi vetusti che ci
ticano,
di
il

aggiunt a manchi nei


il

rimangono come

Va-

Sinaitico e l'Alessandrino, pure essendo

sapore antico e genuino e trovandosi in buoni

codici del

nono

secolo,

pu credersi che

si tro-

vasse in

altri codici antichissimi

oggi perduti: e

questa frase pure di qualche importanza.


Il

praefectus castonttii era un ufficiale dipen-

dente dal prefetto del pretorio, carica sostenuta


in quei giorni
di

da Afranio Burro intimo amico

Seneca.

che avanti a Burro o almeno nel

quartiere dei pretoriani l'apostolo predicasse la


fede
cristiana

pu ricavarsi da quelle parole

della lettera ai Filippensi, in cui egli dice che


la

sua prigionia divenne manifesta in omni praeh>

torio

Aw
si

Tto

-paiTcopico
il

'.E

di

queste in-

dicazioni

giov pure

de Rossi per conget-

turare che qualche relazione vi fu probabilmente


fra

Paolo e Seneca; e che forse


qualche lume

il

maestro

di

Neai

rone attinse
discorsi del
t

della sua

iilosofia

grande apostolo.
1,

ricorder soltanto

A.l i'hilipp.

i:).

r.LI

APOSTOLI E IL .MONDO ROMANO.

JO

come una
mata

tale supposizione

sembri pure conferCorinto


fra-

dalle relazioni che Paolo ebbe in


dell'

col proconsole
tello di

Acaja Anneo Gallione

Seneca; e da un'iscrizione ostiense, edita

pure dal de Rossi, dove nominato un M. An-

naeus della gente stessa

di Seneca,
i

il

quale

al

suo gentilizio romano aggiunge

nomi

di Paitlus

e di Petrus, che ricordano certamente gli apostoli


Il
'.

praefectus castroniui a cui l*aolo fu con-

segnato dal centurione dovx-a dimorare nel quartiere stesso dei pretoriani stabilito fin dai

tempi

di Tiberio

presso la

porta Collina; ed quindi

assai probabile che la


prigioniero,

casa presa

in

affitto dal

dove

egli

rimase

ctistodieitc

mlite,

fosse nei dintorni del castro pretorio.

Chiudono

gli atti la

loro narrazione dicendo

che San Paolo rest per due anni nella militare


custodia aspettando di essere giudicato, e che in

questo tempo pot con ogni libert esercitare


ministero
apostolico.

il

probabile pertanto

che

questo suo apostolato avesse specialmente per


centro
la

regione in

cui' egli abitava, cio la re-

gione prossima

al castro pretorio {citta semita), e

che

fra

convertiti vi fossero

anche alcuni soldati

della milizia pretoriana \


'

Bull, de ardi, crisi. 1867, pag.

(>.

**

queste conver>~ioni o ad altre eseguite da san Pietro nel meluojio

iK-imo

pu

riferirsi l'episodio dei santi

Nereo ed Achilleo, pr-

26

CAPO

I.

Col biennio della prigionia in

Roma

si
:

inter-

rompono come
che egli

noto

gli

atti apostolici

e noi

sappiamo soltanto dalla lettera


fu assoluto nel

di

Paolo a Timoteo

processo fatto probabil

mente innanzi a Nerone


leoiis

et liberatus

siun de ore

'.Ed

in questo biennio di predicazione in-

cessante dovette egli probabilmente per la sua

causa frequentare
tino;

il

palazzo imperiale del Pala-

ed ebbe cos occasione di convertire alla


dei Cesari,

fede alcuni addetti alla reggia


l'apostolo

che

nomina

nella lettera ai Filippesi scri-

vendo

Salutaut vos omues Sancti

maxime

au-

iem qui de Caesaris domo simt


biennio, n

(iv, 22).

Nulla

per sappiamo su ci che egli fece dopo compiuto


il

quando

fu

raggiunto in

Roma

dal-

l'apostolo Pietro.

babilmcnte soldati pretoriani,


stati battezzati
<

quali secondo

loro Atti sarebbero

da san Pietro.
n, 4, 17.

Ad Tim.

-m^

!lr|ii|^lii|liliilallillil ilii|ii|.i^:| iil|ii|i I :ijJ:iJiii:il!~i|Miliil.llii|:il;il:ti:il<i ilHl'iliir.iliillil

i:l!:i il'il!ii:'Tiin

llll|lllill!i|llllll!lll!lllll<lllliiliilMi'l:illiliiril<'l'illil'>iiil':l>:ii'l"l' Ii^I'IiiIUiiIiIM

il .1

:l :l

II,,

tt

li

CAPO
La venuta
di

II.

San Pietro a Roma

e la morte degli apostoli.

La venuta
rico

di S. Pietro in

Roma

un

fatto sto-

che ha

in

suo favore documenti solenni e

pu provarsi
dii5Bio,

in

modo da convincere

il

critico

il

pi esigente: e pernegarlo o metterlo soltanto in

bisogna ignorare del tutto la letteratura

dei primi secoli della Chiesa


ac

ovvero rinunziare
Molti
fatti

ogni regola di sana

critica.

della

storia di

Roma
in

imperiale sono confortati da prove

assai minori e valevoli di questo e pure ninno

nega o mette
di

dubbio quei

fatti.

La vera ragione

questa differenza di apprezzamenti sta nel prei

giudizio de gli eterodos si

quali

non voglionojim^,,
;

mettere
parte

il

primato della Chiesa romana e d'altra


tale

comprendono bne che


il

preminenza
cristiajio

della sede apostolica su tutto

mondo

ha

la

sua prova precipua nel gran tatto della ve-

nuta personale di Pietro in


scopato romano.
I

Roma

e del suo epi-

nostri avversari sostengono che nel


si

nuovo

testamento

tace del tutto sulla venuta di S. Pie-

28

CAPO

II.

tro in
di tal

Roma; ed invece
fatto ce la

la

prima testimonianza
il

porge appunto

nuovo

testa-

mento
di

e cio
si

precisamente la lettera dello stesso


chiude con

Pietro che

la

menzione della Chiesa


ineiis (Ep.

Babilonia

salutat vos Ecclesia qiiae est in

Babyloue
V,
13).

coelecta et

Marcus fiiis
che qui
credeva
si

i,

Si voluto dire

trattisi della

Ba-

bilonia

dei Caldei; e

di

avere in que-

sto passo
di S.

un grande argomento contro la venuta Pietro in Roma. Ma oggi molti fra gli stessi
i

eterodossi

pi illuminati

quel

nome

di

ammettono che sotto Babilonia debba intendersi Roma, la


'.

quale era cos chiamata nel linguaggio mistico


dei primitivi cristiani preso dall'Apocalisse

del resto

non

ammissibile che egli andasse fin

l suir Eufrate,

anche per
fra

la
i

ragione che

il

cristia-

nesimo
critici

fu

poco diffuso

Parti.

E cos oggi

molti

anche avversi
da

alla

Chiesa, con lo stesso

Renan, riconoscono che


scritta

la lettera di S. Pietro fu

Roma

Un' altra allusione a questo medesimo fatto

pu riconoscersi pure nel nuovo testamento in quelle parole di S. Paolo ai Romani, allorq uand o
'

Nell'Apocalisse infatti
i

si

parla di Babilonia
il

come

di

una donna
la citt;\ dei

ihe stava sopra

sette monti,

che simboleiigia

Roma

sette colli, (Apocal.,


>

capo xvu).
citt

questa Babilonia dell'Apocalisse


slati

indicala
le

come ima

dove erano

immolati moltissimi mar-

uri;

quali circostanze

convengono benissimo a

Roma

non

alla

me-

tropoli della JTaldea.

Rfnav,

1: Antvi lirici, p.

'>:v.>.

S.

PIETRO I\ ROMA E MORTE DEGLI APOSTOLI.

29

scrivendo loro nel 58 dice che egli


dato fino allora di venire in
bricare sul fondamento altrui

si

era guarfab-

Roma

per non

ne super alienimi

fundatnentum aedificarem

(ad.

Roman,

xv. 20-22).

Dunque
da
far s

vi era gi stato

torevole della

un fondatore assai auChiesa romana e tanto au torevole


Paolo apostolo
si

che

S.

astenesse per

ri-

spetto verso di lui di venire nella metropoli dell'

impero.

questo

non potrebbe essere


ha
attribuito
la

stato

che un apostolo;
stolo
la

ma

siccome a nessun altro apofondazione


;

tradizione

della Chiesa

romana salvo che a Pietro


S.

cosi an-

che da queste parole pu ricavarsi una testimonianza indiretta per la venuta di


Pietro in

Roma.

Ma veniamo

a parlare delle testimonianze dell' an-

tica letteratura cristiana intorno a questo fatto.

Osserviamo per prima cosa che


morte
di Pietro

il

luogo della

ed

il

genere del suo martirio doai fedeli del

veano essere cose notissime


aver riportato

primo dopo
meal

secolo; giacche S, Giovanni nel suo vangelo


la profezia fatta

da Cristo

desimo, che cio nella sua vecchiezza sarebbe


stato cinto e violentemente
t rascinato,

soggiunge

che

il

Salvatore ci disse: significans qua morte

clarifcaturus esset Dentn (Giov.

XXI,

18-19)

'.

appunto perch
'

tutti

conoscevano benissimo quela frase


ttias

anche da notare che

adoperata

in

questo passo da

S.

Giovanni extcndens ntattus

pu riguardarsi come un accenno

alla crocifissione di S. Pietro.

30

CAPO

li.

sto martirio con cui V apostolo glorific Iddio

l'evangelista l'accenna soltanto


delle

come

suol farsi

cose notorie e che non necessario indi-

care con minuti particolari.

Un

fatto

adunque che

era notissimo all'et apostolica, e che perci tale

mantenne anche nella generazione successiva, non pot essere per verun modo alterato e trasformato poco tempo dopo. In una parola se Pietro era morto in Babilonia, come alcuni pretendono, ci dovea esser notissimo ed in tale ipotesi
si
;

moralmente impossibile che poco dopo

si

met-

tesse in

campo

si

diffondesse
di Pietro in

1'

opinione della
attestata

venuta

e della

morte

Roma,

concordemente da antichissime testimonianze.

La
S.

pi antica

testimonianza sulla

morte

di

Pietro in

Roma pu

a buon diritto riconoscersi

in

una allusione che

fa S.

Clemente romano

disce-

polo degli stessi apostoli nella sua lettera ai Corinti.

Di questa lettera parlano Egesippo, Ireneo

ed Eusebio,

ma

il

testo se

ne era perduto

dopo

molti secoli lo ritrov Patrizio Giunio nel celebre

codice greco-alessandrino di Londra e lo pubblic


nel 1633.

Ma

quel testo lacunoso e se ne desiil

derava un'altro pi completo;

quale venne
fa

fe-

licemente scoperto alcuni anni

dal Briennios

nel manoscritto stesso contenente la celebre doctn'iKi apostoonti!


'

'.

In quel prezioso

documento,
Rome,

V. DucHESXE,

Les

tioiiveaiix tcxtea de Siint Clcinent de

r.von 1877.

S.

PIETRO IN ROMA E MORTE DEGLI APOSTOLI.

31

che fu scritto fra

il

ed

il

97,

si fa

menzione

insieme dei due apostoli Pietro e Paolo, citandone

insieme

la

morte, la qual cosa di grave


tutti la

mola
'.

mento essendo ammessa da


morte
si

venuta e
che

di S.

Paolo in Roma;
'v

ma

ci

che pi mnta
si

l'espressione

r,aiv (fra noi)

legge

anche nel codice pi completo del Briennios a


proposito di altri personaggi citati

come esem-

plari di fortezza insieme agli apostoli. Ora scri-

vendo Clemente da Roma ed a nome della Chiesii romana, questa menzione simultanea dei due apostoli

fra noi, acquistano senza importanza e possono consigrande dubbio una


e r espressione

derarsi

come

un'allusione al fatto che era allora

notissimo della venuta di S. Pietro nella capitale


dei Cesari.

Pochi anni dopo sotto

il

regno

di Trajano,

Ignazio vescovo di Antiochia, condannato a morire in


la

Roma

nell'anfiteatro,

scrisse ai
li

Romani

sua celebre lettera: ed in essa


lui

supplica di

non intercedere per


ve
io

onde

gli fosse fatta grazia


oi

della vita e scongiurandoli a ci dice loro


lo

comando come Pietro e Paolo, essi apostoli Anche qui non vi una tetuttora schiavo
'.

stimonianza esplicita della venuta di Pietro in

Roma, ma

dalla

menzione

di lui insieme a
si

Paolo

e in relazione ai Romani,

ricava pure un'allu-

sione evidente a quel fatto. Tali allusioni sono


'

S. Ignalii Epist.

ad Rom. capo

32

CAPO

II.

impugnate dagli avversari come se fossero


imasioiii, sulle quali poi
si

insi-

sarebbe creata quella

che
S.

essi

chiamano

la

leggenda della venuta di


essi

Pietro in

Roma. Ma

confondono strana-

mente \ insinuasione con Y allusione. L'insinuazione pu forse accadere riguardo ad

un

fatto

non

ben conosciuto;
notorio
si

ma

ad un

fatto

universalmente

fanno soltanto delle allusioni.


indirette

Dopo le testimonianze
ci

vengono quelle

esplicite e positive, le quali

sono numerosissime e

accompagnano

dal secondo secolo fino ai giorni

nostri. Ireneo

che essendo discepolo di Policarpo


ci

uditore di san Giovanni,

rappresenta ancora la

tradizione dell'et apostolica, nel suo libro contro


le eresie fa

appello alla successione non interrotta

della Chiesa

romana da san
che
ci

Pietro ai giorni suoi


la

'.

Dionig;! di Corinto
di

rappresenta

Chiesa

Grecia accenna pure

al

medesimo

fatto: Cle-

mente ed Origene per Alessandria e Tertulliano


per l'Africa attestano pure esplicitamente che Pietro fond la Chiesji

romana

*.

Caio prete sul

principio del terzo secolo accenna agli eretici, per

confonderli,

trofei

degli apostoli in

Roma

'.

finalmente Eusebio lo storico- dei tempi di Cost.intino

ripete in

pi

liioohi

qncsta

medesima

'

Presso Eusebio, Hist. Eccl.


Dionigi presso Eusebio, n,

v., o.
-">,

Oriiri'iii-

ihiilcm

iii,

1;

TeiluI-

liiino,
^

De

praescriptionihns,

e. 3>.
ii,
.'.'>.

Presso Eusebio, Hial. Eccl.

S.

PIETRO IN ROMA E MORTE DEGLI APOSTOLI.

33

affermazione, e d intorno a quel fatto minute indicazioni cronologiche. Nei primi secoli poi della

pace una schiera di

scrittori e di

Padri

fa la

eco unaquale
si

nime a questa medesima


rip ei'CUQt fi,

tradizione,

costantemente di secolo in secolo fino

a noi.

Ma
mento
gli

un'altro argomento, oltre le

numerose
di

te-

stimonianze storiche indirette e dirette, un'argocui invano


il

hanno cercato
fatto

rispondere

avversari,

gravissimo che nessuna

delle antiche Chiese cristiane

ha mai alzato

la

voce per protestare contro l'affermazione della


Chiesa romana di essere fondata da Pietro e di
pos sederne
il

sepolcro.

Se Pietro non mor

in

Roma
fosse

dunque morto altrove: e dovunque


il

ci

accaduto,

suo sepolcro sarebbe


la

stato

sempre un santuario e

citt

che

lo

avesse

posseduto ne avrebbe giustamente menato gran


vanto. Ora dal primo secolo in poi
serisce di aver la

Roma

sola as-

tomba

di

San Pietro

e niuno la

contradice; ed

primi a negare o a mettere in

dubbio un

tal fatto

sono alcuni dei nemici del pa-

pato nel medio evo seguiti poi dai riformatori protestanti accecati d'odio contro la Chiesa

romana

per spirito di partito e di fanatismo confessionale.

La grande
sari, si
il

obiezione che essi presentarono, e

che pure oggi l'unica arma dei nostri avversilenzio degli Atti apostolici.
lo scritto di

Ma

essi

dovrebbero provarci che

San Luca

64

CAPO
tutti
z

II.

dovea contenere
tiva
;

fatti della

Chiesa primila nar-

mentre invece notissimo che dopo

razione delle prime vicende comuni a tutti gli


apostoli, quel
ciali del

solo

documento contiene le imprese speSan Paolo, onde potrebbe, giustail

mente chiamarsi

libro degli

Acta Pauli.
che allor-

Ma
1

questo silenzio del resto pu spiegarsi be;

nissimo

e la pi semplice risposta
in

si

quando San Paolo giuns e Pietro non vi si trovava.

Roma,
per

l'apostolo

San

la stessa

ragione

non pu recarsi la difficolt del silenzio della lettera di San Paolo ai romani; giacch questa lettera fu scritta nel 58, quando certamente Pietro

non era
le
t

nella nostra citt.

Ed

in tal

modo

tutte

argomentazioni dedotte dal silenzio di quei


si

documenti
qualunque

dilegua no
il

come n ebbia. Del


di spiegare

resto

un tale silenzio, sar sempre vero che questo argomento soltanto negativo; ed esso non ha alcun valore contro le numerose ed esplicite testimonianze posia sitive or

modo

ora accennate.
di

Possono ammettersi due venute


in

San Pietro
il

Roma:

l'una circa l'anno 42 sotto

regno

di

Claudio, e l'altra poco prima della sua morte


sotto Nerone.

Ammettendo

la

prima

si

spieghe-

rebbero
voluti

venticinque anni di episcopato romano

da un'antica tradizione romana riportata

da Eusebio.

Ma

bene notare

che

la

questione

dei venticinque anni

non

di capitale

importanza

S.

PIETRO IX ROMA E MORTE DEGLI APOSTOLI.

35

e del resto dipende da dati cronologici troppo vaghi ed incerti perch qui ce ne possiamo occupare. Ci che certo, e che del resto essenziale per la nostra questione,
sia
si che San Pietro quando anche vi fosse

venuto

in

Roma;

venuto soltanto negli ultimi mesi della sua


sarebbe sempre vero che egli fond
la

vita,

Chiesa

romana
potest.

e che questa eredit

il

primato della sua

Venne dunque certamente


san Pietro e
ci

in

Roma

l'apostolo
61

venne almeno dopo, l'anno

quando, come gi dicemmo, vi era giunto San


Paolo.

Sembra

potersi stabilire che egli vi fosse

gi nel 64, all'epoca della grande persecuzione

Neroniana, perch ad essa egli

fa

allusione nella

sua lettera ove nomina Babilonia.

La persecuzione di Nerone ebbe origine, siccome noto, dal terribile incendio che devast
una gran parte
ch
i

di

Roma

nel luglio del 64: giaci

giudei confusi fino allora con

cristiani

ed

accusati del grande disastro ne gettarono tutta


l'odiosit sopra di questi dichiarando si del tutto

estranei alla

nuova religione

'.

Della ferocia di
vivi

Nerone contro quei primi martiri bruciati


cito

nei suoi giardini del Vaticano ci ha lasciato Ta-

una raccapricciante descrizione, dove

ci

dice
ter-

che

peremitbtis addidit iidibria ut

ferarum

gis contect laniatu


'

camim

interirent aut crticibus


i,

Ai.i-ARD, Histoirc (ics persi'cutoiis, voi.

pag. 40 segg.

36

CAPO
(tilt

II.

affixi
Hsiii

flaiiiiand atque ubi defecisset dies in

'
;

noctiinii liuuiiis urerentur

ed anche
ai Corinti
crife-

san Clemente romano nella sua lettera

ricorda le Danaidi e le Dirci, cio le eroine


stiane che furono barbaramente sottoposte a

roci supplizi imitanti quelli descritti nelle favole

mitologiche ^

Dur

la

persecuzione fino al 68
certo che essa

quando mor Nerone ed


restrinse a

non
il

si

Roma
si

soltanto,

come

pretese

Dod-

wel,

ma

che

estese a varie provincie dell'im1

pero. Pietro per s opravvi sse alla bufera del 04;

giacch

la
si

data della sua lettera in

cui,

come

dicemmo,

allude al principio della persecuzione

posteriore a quell'anno.

sagacemente osserv

l'Allard che la parola u'jpcTi; (incendiiim) ado-

perata in quel documento sembra scritta sotto


l'impressione degli orribili roghi de l Vaticano.

Quanto all'anno del


antica tradizione
i

martirio, che secondo

una

due apostoli avrebbero

sofferto

insieme
diti.
Il

5,

varie sono state le opinioni degli eru-

Baronie seguendo Eusebio, San Prospero


:

Beda indica l'anno 67

e questa data fu seguita

dai Maurini, dal Petavio dal Patrizi e pi recen-

temente dal Bartolini.

Il

Tillemont ed
il

il

Foggini

ammisero
'

piuttosto

il

66 ed

Mazzocchi ritenne

Aiiiu/i,

XV,

44.

* *

S.

Clcm.

Ad
1.

Coriitl/nos (l'jvai/.s; Aavais;


11, 25. S.

/.ai

Aif/.ai).
l'iris

Dionigi di Corinto apud Eus. H. E.

Girolamo De

illusli ibiia,

capo

S. AinbriiK'"

Senno

it

die luttali aposloloruiit. otc.

S.

PIETRO IN ROMA E MORTE DEGLI APOSTOLI.


pi probabile
'.

37

come

il

68.

L'Aub invece assegna

l'anno 64

La maggior
S.

parte degli scrittori sta oggi per

la data del 67 e ci

per

le

seguenti ragioni:

Girolamo attesta che Seneca mor due anni


^
;

prima dei santi apostoli


che
il

da Tacito sappiamo
vita nel conso-

maestro

di

Nerone

fin la

lato di Silio

Nerva

e di Attico Vestine ossia nel-

San Clemente nella sua lettera dice che san Paolo soffr il martirio w. twv r^y'J'JU.viov (sub praefectis), cio sotto il governo dei prel'anno 65
5.

<

fetti
]
'

del

pretorio

che

ebbero

il

supremo
il

co-

mando durante
fu nel 67

l'a ssenza

dell'imperatore,

che

quando Nerone dimorava

in Grecia.

pu

far difficolt l'indicazione del calendario bu-

cheriano che segna per quella data l'anno 57


(consiilatu
Vinicii et Longinij: giacch dimo-

strato

che questa erronea indicazione deri-

vata dal calcolo dei 25 anni dell'episcopato tradizionale di

San

Pietro, calcolo fatto

prendendo

per punto di partenza l'anno della morte del Salvatore.

Ma

quanto

al

giorno 29 di Giugno non


sia

pu

dirsi

con assoluta certezza che

quello

proprio della morte dei due apostoli;


soltanto

e questo

pu

asserirsi

sicuramente

che

quel
dal

giorno era consecrato alla loro memoria


*

fin

Hist. des pcrsc.


S. Girol. loc. cit.

voi.

*
'

Ann. XV,

4S.

38

CAPO

II.

secolo quarto, trovandosi registrato nel calendario

liberiano

che della prima met

di

quel

secolo.

Ed

opinione di taluno che quella data

possa ricordare la traslazione delle reliquie degli


apostoli nel sotterraneo della via Appia, fatto di
cui parleremo fra poco.

Quanto

agli atti del martirio dei

due apostoli

Pietro e Paolo deve confessarsi che

non ne pos-

sediamo punto
che
le

di autentici e

contemporanei,

ma

compilazioni le quali vanno sotto quel


anteriori tutto al pi al secolo

nome non sono

terzo o quarto. Essi diconsi perci atti apocrifi ;


col quale appellativo

non
si

si

vuole gi negar loro

ogni fede storica,

ma

intende dire che non sono


scritti

documenti
indica
il

primitivi,

ne

da San Lino come

loro titolo,

ma

soltanto leggende fordi storiche tradizioni


'.

mate intorno ad un nucleo

queste tradizioni antichissime doveano in parte


si

conservarsi nell'epoca della pace quando

comcono-

pilarono gli atti che oggi abbiamo: ed certo


d'altra parte

che

fin

dal secondo secolo

si

sceva una passio Petri, ricordata nel celebre ca-

none muratoriano, elenco preziosissimo dei


Pio
142-151) scoperto dal Muratori in

libri

canonici della sacra scrittura del tempo del papa


I

(a.

un co-

dice della biblioteca ambrosiana.

Negli

atti apocrifi

dovremo dunque ammettere


Ada
apostoloniiii npoetc. T^ipsia

L'ultima edizione quella del Lipsius,

iryplia, Aita Petri. Acta

Pauli

IWI,

S.

PIETRO IN ROMA E MORTB DEGLI APOSTOLI.


storico certissimo la venuta dei

39

come

fatto

due

Roma, la fondazione che essi fecero della Chiesa romana ed il loro glorioso martirio durante la persecuzione di Nerone. Lo stesso geapostoli in

nere di martirio da ritenersi pure siccome autentico; giacch per

San Paolo abbiamo

il

fatto

della sua cittadinanza

romana che non permet:

teva una morte infamante

e alla crocifissione di

san Pietro

fa

allusione lo stesso vangelo di

San

Giovanni siccome accennammo. Che anzi della


circostanza pure del supplizio sofferto con la testa
in basso

rende testimonianza anche Origene

'.

Dimodoch possiamo giudicare questi Atti nel loro complesso come veritieri, ma non dobbiamo
tener conto soverchio di molti episodi che in essi

troviamo:
fantastici,

quali, se

non possono

dirsi del tutto


di fatti veri

sono per l'eco alterata

travisati poi dalla fantasia


lani compilatori.

di semplici e grosso-

Posto tutto ci
zione,

come

indispensabile introdu-

veniamo ora ad illustrare brevemente le principali memorie degli apostoli in Roma, cominciando da quelle dei luoghi del martirio e dei
sepolcri, per passare poi alle altre di
lebrit.

minore

ce-

Presso Eusebio, Hist. Eccl.

iii,

i.

II.'|>|.A

,....ltul

^^ms^ss^m^m^^^

CAPO
I

III.

luoghi del martirio.

Quanto

al

martirio di San Paolo un'antichis-

sima e costante tradizione vuole che avvenisse

ad

aqiias

salvias

luogo distante poco pi di


per la strada moderna di

tre miglia

da

Roma

Ardea a
crifi

sinistra della via Ostiense. Gli atti apoi

gi citati indicano in genere


il

dintorni della

via Ostiense, e soltanto

testo edito dal Thilo

contiene la notizia che San Paolo fu decapitato,


;
'^o~j

aa^o-av xaAou[jLVY)v Axxoai


oi'jopou
^o~j

(jaXj^liac

rXr^rsi

aTpo^iXo'j (nel teninieuto detto


idi

delle

acque salvie presso


antichi
itinerari

albero di pino)

'.

Gli

dei
il

pellegrini

accennano

presso le acque sjdvie


est Paitliis
^
;

luogo uhi decollatns

ed

il

libro pontificale

conferma pure
iscrizione
di di

questa

tradizione.

Anche una

San Gregorio magno (oggi nel monastero


San Paolo) che dell'anno 604 ripete
'

la stessii
33.

TiscHEXDORF,

'

De

Rossi,

Ada Apostoorttm Apocrypia, pag. Roma sotterranea, tom. pag. 182.


i,

42

CAPO

III.

cosa, allorch dicendoci che la

massa

delle

acque

salvie era destinata al

mantenimento
le

delle lam-

pade sul sepolcro


ne porta
ut
la

di

San Paolo

nella sua basilica,

ragione con

seguenti parole: et

valde incotigrmim ac esse diirissmium videretur


Illa et specialiter

possessio non servir et in qua

palmam sumens
viver et
'.

martyrii capite est truncatus ut

In quel luogo fu fondato fin da et assai antica

un cenobio, ed

ivi

vennero fabbricate tre

chiese, la pi celebre delle quali fu dedicata alla

memoria

del martirio di san Paolo e racchiude

tre fonti sgorgate,

secondo

la

popolare opinione,

dagli sbalzi che avrebbe fatto

il

capo dell'apostolo

spiccato dal busto.

Nei

tempi di mezzo quel


i

santuario era in grandissima venerazione e


legrini dalla baslica di
visitarlo,

pel-

San Paolo

si

recavano a
Santa Maria

passando poi

alla chiesa di

Annunziata (l'Annunziatella) e indi a San Sebastiano ^

L'altra pure assai venerata fu la chiesa dei


Santi Vincenzo ed Anastasio che die'
il

nome

al

monastero e che ancora


antica.

esiste nella

sua forma

Presso questo santuario delle acque


l'anno 1869
si

siilvie nel-

scoprirono alcuni avanzi di antichi


i

edilzi cristiani,
'

quali provarono che


vctcriiiit,

il

luogo era

Mai, Scriplorum

tomo

v, pap;.
i,

L'i;{.

De

Kossi,

Roma

sotterranea, tomo

pajj. 163.

LUOGHI DEL MARTIRIO.

43
del cristia-

in venerazione fino dai primi secoli

nesimo: e vi

si

trovarono pure importanti mei

morie

di

monaci armeni divenuti pi tardi


'.

cu-

stodi di quelle chiese

Che
cos

se costante ed uniforme fu

sempre

la tra-

dizione sul luogo del martirio di

San Paolo, non


;

pu

dirsi

riguardo a quello di San Pietro

in-

torno al quale varie furono le opinioni degli eruditi dei

tempi a noi pi vicini ed anche

al

giorno

d'oggi sono diverse: sostenendo alcuni che egli


fosse crocifisso nel Vaticano, ed altri invece se-

guendo

l'opinione, divenuta poi pi

comune, che

ci avvenisse sull'alto del

monte Gianicolo.
Il

La

pi antica tradizione per senza dubbio


libro

in favore della crocifissione nel Vaticano.

pontificale infatti parlando della

sepoltura del-

l'apostolo dice

che egli

fu

deposto va Atirelia in

tempio Apollns (cio apiid templum ApoUius)


iuxta locum ubi cnicifixtis est
iitxtc

palatiiim

neronianuni in

Vaticanum in

territoriuni trinm-

phale

e quindi implicitamente asserisce

che egli

fosse crocefisso nel Vaticano


sepolto. Gli atti apocrifi,

dove appunto venne


pure assai antichi,
il

ma

indicano poi con precisione


l'apostolo

luogo dicendo che

San Pietro fu martirizzato apud palatium neronianmn inxta obeliscwn; e secondo


'

De

Rossi,

Bullettino di arclicologia cristiana, 1869, pag. 81

segg.
*

Lib. pontif. ed. Dlchesne, pag. 55.

44

CAPO

III.

un'altra antichissima tradizione, derivata certa-

mente da

altri atti apocrifi,

quel martirio sarebbe

avvenuto inter duas


&e\V obelisco e delle

ntetas.

La

quale indicazione

due mete

ci riporta

senza dub-

bio al circo vaticano,

monumento che trovandosi


il

nella villa di

Nerone chiamato con

linguaggio

consueto dei documenti di quella

et,

palatium

neronianum.
dell'odierna

Il

circo avea l'asse parallelo a quello

basilica;

ed

il

posto indicato inter


la posizione dell'obe-

duas metas corrisponde con


lisco

che sorgeva sulla spina del circo e che rest


tempi di Sisto V,
quale poi lo
col-

nel suo luogo primitivo, presso l'odierna sagrestia, fino ai


il

loc nel centro della gran piazza. Cosicch po-

tremo ritenere come assai probabile che non lungi


da questo antico monolite egiziano, trasportato in

Roma
morte
della

pochi anni prima, avvenisse la gloriosa


di

San

Pietro.

E un

tale posto

verrebbe a

corrispondere presso a poco in direzione del luogo

nuova
e

basilica

dove

l'altare detto dei Santi


felice

Simone

Giuda; e su cui o per

combina-

zione o in ossequio forse ad un'antica tradizione


locale, si colloc in sul principio di questo secolo
il

mosaico rappresentante

il

martirio del principe

degli Apostoli.

Del resto immolato

assiii naturale che

in questi orti di

San Pietro fosse Nerone, ove gi aveano


i

incontrata la morte alcuni anni avanti


martiri cristiani, dei quali Tacito
ci

primi

descrive gli

LUOGHI DEL iL\HTIRIO.


'.

45

Spietati supplizi

forse

il

cimitero vaticano, nel


fin dal-

quale l'apostolo fu sepolto, venne fondato

l'anno 64 in una privata propriet cristiana pros-

sima

al circo neroniano,

precisamente per dar

se-

poltura a quei protomartiri romani.

E
vette

la tradizione della crocifissione di

San Pietro
dove

nel Vaticano, indicata dai documenti citati, do-

conservarsi

nell'

antica

basilica

si

vedeva
rato,

tin luogo chiamato della crocefissione di

San Pietro

come
le

tale

da

tutti

divotamente vene-

secondo

parole di Giulio Ercolano, che

sono cos testualmente riportate dal Bosio nella sua

Roma

sotterranea allorch descrive l'antico cimiil

tero vaticano. Tanto che

grande archeologo
a questa sentenza

si
'.

mostra anche

egli favorevole

il

opinione per invalsa da qualche secolo che


di quel martirio si

luogo

debba riconoscere

sul-

monte Gianicolo, dove sorge la chiesa detta di San Pietro in Montorio: e precisamente nel luogo in cui si ammira il bellissimo tempietto
l'alto del

rotondo architettato dal Bramante. Questa opinione non


giacch,
si

appoggia ad alcun documento antico:


la

come vedemmo,
nell'

tradizione antica
il

invece concorde
certo

indicare

Vaticano; ed inopinione abbia

quando precisamente
ivi

siffatta

avuto origine.

Ma una memoria

di

San Pietro

do-

vea gi
'

venerarsi da lungo tempo e certamente


44.

Annali, xv,
Bosio,

Roma

sotterranea, libro

ii,

capo

iii.

46

CAPO

III.

prima del secolo decimoquarto; trovandosi nel


catalogo delle chiese di

Roma
forse

del codice torinese,


saticti

che di quel tempo, ricordata una chiesa


Petri montis
airei^.

un

tal

nome

e la tra-

dizione di qualche

memoria

locale, a noi scono-

sciuta, influirono sulla origine di tale

credenza

^.

La quale
quando

dovette poi divenire pressoch univer-

sale verso la fine del secolo


la chiesa in

decimoquinto, allor
fu

Montorio

splendidamente

ricostruita dai re cattolici di

Spagna Ferdinando

ed Isabella.

Come

si

facesse strada un tale errore

difficile determinarlo

con sicurezza.

Ma
il

cosa

naturalissima che nella ignoranza dei tempi di

mezzo

sia

avvenuta una confusione


il

fra

monte

Gianicolo ed

Vaticano, essendo l'uno in conti-

nuazione

dell'altro;

ed anche naturale che quel


al cospetto di tutta

luogo posto cos in alto

Roma,
:

abbia colpito maggiormente la fantasia popolare

onde pian piano pu


pot pure in qualche
rit di

essersi insinuata

anche

in

alcuni eruditi quella volgare opinione.

Ed

essa

modo

appoggiarsi all'autolibro

una

delle recensioni del

pontificale

che forse

fu la

vera origine dell'equivoco.


si

Nella vita di San Cornelio, dove

attribuisce

Urlichs, Codex topogr.

p. 174.

'

Forse una memoria

di

Sun Pietro

sul Gianicolo

pu

collcjfarsi

ad un ricordo della sua dimora nel Trastevere, dove egli probabil-

mente abit per qualche tempo essendo allora


dagli ebrei.

il

Trastevere abitato

LUOGHI DEL MARTIRIO.

47

per errore a questo papa la traslazione del corpo


di

San Pietro

dalle

catacombe
si

dell' Appia al se-

polcro primitivo del Vaticano,

dice che

beatus

{Cornelius) uccepit beati Petri corpus et posuit

iuxta

loctirn

ubi crucifixus est inter


in

corpora

sanctorum episcoporum

tempio Apolliuis, in
'.

monte aureo in Vaticanum palatii Neroniani ^

qui certamente

il

tnons aiireus un'abbre-

viazione di aurelius, ed un

nome che

si

die al

monte Vaticano per


relia.

la

vicinanza della via Auaurelius o di aureus

Questo nome

di

fu esteso

anche

al Gianicolo,

onde poi l'odierno

Montorio: e cos forse quel passo del libro pontificale

contribu a formare la

nuova opinione.
in
al vicino
il

forse la parola in

monte pot pure trarre

inganno e fece applicare quella frase


Gianicolo.

Ma

certo d'altronde che anche


si

luogo presso la basilica vaticana

chiam mons
la

vaticanus ^ Un' altra indicazione ebbe pure


parte in questo equivoco
:

sua

e fu quella che

si

legge

negli atti apocrifi, che cio


cefisso

San

Pietro fosse cro-

ad

locuni qui appellatur naumachia.

sic-

come

celeberrima la
il

naumachia

di
si

Augusto nel
suol mettere

Trastevere sotto

Gianicolo, che

dai topografi dove oggi la chiesa di

San

Cosi-

mato, cos quella notizia conferm pure l'opinione

medesima.
'

Ma

questo argomento della naumachia

Lih. poiit. ed. Dl'chesxe, pag. 66.

GiovEN,, Satyr.

vi, v. Si4, et

vaticano fragiles de monte patcllas.

48

CAPO

III.

sarebbe da s solo poco decisivo in favore del


Gianicolo: giacche anche nella villa di Nerone

presso l'odierna basilica vaticana vi dovea essere un lago artificiale chiamato pure col
di

nome
'.

naumachia, siccome opinano alcuni topografi


infatti

Ed

nella vita di Pasquale

I si

legge che

questo pontefice fond l'ospedale di San Pellegrino


nel Vaticano in loco qui vocatitr

naumachia
la

^.

Ma

del resto gli atti apocrifi

pongono

nauma-

chia nel luogo stesso del sepolcro dell'apostolo


nel Vaticano, dicendo che esso era situato itTjcriov

coO vauaa/iciu

>.

negli atti latini

si

speci_

fica

anche meglio che questa naumachia stava


il

proprio presso

circo di Nerone, giacch vi

si

no-

mina espressamente l'obelisco che sorgeva, come si disse, in mezzo alla spina del circo medesimo Ad locum qui vocatur naumachia iuxta obeliscum
:

Neronis

-.

Recentemente

il

eh.

mons. Lugari tornato a


il

difendere l'opinione che fissa sul Gianicolo


della crocifissione di

luogo

San Pietro

ed

io

devo ag-

giungere qui qualche cosa a proposito di questo

nuovo lavoro, riassumendo come per conclusione gli argomenti da me ora indicati.
'

Venuti, Descrizione topografica delle antichiU di Roma. Parte

seconda. puR. 177.


*
^

Lib. poni, in Paschule


Lii'siL's
,

1.

Ada

apostol. apocr., pag. 172.

Ihid. pan. 11 scg};.

'

Le

lieii (In

crnciftement

<le

Saint l'icrrc. Tours (.Marne

18^*8).

LUOGHI DEL MARTIRIO.


la erudizione e

49

Anzi tutto riconosco

l'acume

del dotto prelato nel difendere la sua tesi;

ma

per mia parte anche dopo


quest' ultimo scritto, io resto

la

pubblicazione di

fermo nel sostenere


Vaticano

che

la

tradizione pi antica relativamente alla

crocifissione di

San Pietro

sia quella del

e ci per l'autorit gi riportata del Liber pontiJcalis e degli atti apocrifi, la quale

non viene

in'.

firmata dagli argomenti addotti dal eh. autore


Il

Liber pontificalis attesta,

come dicemmo,
luogo ove era

che l'apostolo

fu sepolto vicino al

stato crocifisso, itixta

loctmi ubi criiciftxus est;


dirsi alla basilica

n vicina pu certamente

Va-

ticana la sommit del Gianicolo.


crifi poi,
i

Gli atti apo-

quali sono senza dubbio antichissimi,


la

contengono
al

indicazione che

ci

porta non solo


di esso,

Vaticano

ma

ad una parte speciale

dicendo che Pietro venne martirizzato itixta obeliscum Neronis. L'obelisco cos chiamato era uno
solo in

del

Roma, quello cio che sorgeva sulla spina circo di Nerone ed oggi si eleva maestoso
Vaticana
;

sulla piazza
si

mentre
il

di

nessun obelisco
*.

ha memoria sopra

Gianicolo
dagli
atti

Dunque
apocrifi
,

la
la

tradizione rappresentata

quale deve credersi derivata da memorie antichissime, indica


>

come luogo
Nuovo

del martirio le
cri-^t.

vi-

V.

il

mio

articolo nel

Bull, di ardi,

\A"^, NT. 1-2,

p. 113.
'

O. Maklcciu, Gli obelischi egisiaiil di RoDia.

(Roma,

lbi9 p. 149).

50

CAPO

III.

cinanze immediate del circo di Nerone, ossia Vaticano.

il

Ed

a questo circo medesimo

si

deve

pure

riferire quella

espressione delle due mete,

che troviamo indicate da un' altra antica tradizione,

secondo

la quale

San Pietro sarebbe


tali

stato

crocifisso iter

duas metas ; giacche

mete non

potrebbero essere che quelle del circo.

N pu

in
si
i

verun modo ammettersi che con questo nome


volessero designare, nella tradizione originaria,

due sepolcri piramidali


rebbe
eh.

esistenti l'uno presso

il

V^aticano e l'altro sulla via Ostiense,


il

come

vor-

Lugari

(op. cit.,

pag. 123); perch es-

sendo

essi tanto distanti l'uno dall'altro,

sarebbe

stato troppo

vago

l'indicare

una

localit

con quei

due capisaldi. Questa interpretazione del resto di epoca assai tarda e comincia ad essere seguita
nel secolo decimoquinto; e forse
il

primo esempio

monumentale delle due viete rappresentate come sepolcri pu vedersi sulle porte di bronzo della
basilica vaticana, lavorate
di

dal Filarete ai tempi

Eugenio IV
la

'.

Oltre a ci deve riflettersi che

il

Vaticano, ove
{Attttali,

secondo
*

testimonianza di Tacito

XV,

Questa indicazione delle due mete ha dato origine ad un equiio giA rilevai nel

voco nel libro del eh. Lugari, che


(1898,

Nuovo

Bulettitto

pag.

105);

allorquando cio egli mi attribuisce di aver citato

l'espressione iuter

duas metas come esistente negli

atti apocrifi

pub-

blicati dal Lipsius {op. cit. pag. 120).

Ora

io

non

citai

punto nel mio

lavor sugli obelischi n in quello delle Memorie, riguardo a quel


passo, gli Atti del Lipsius, che

ho citato soltanto por

la

indicazione

LUOGHI DEL MARTIRIO.

51

44)

vennero immolati

protomartiri romani della

persecuzione di Nerone, alcuni dei quali secondo


lo storico furono ivi proprio crucihiis affixi,

un

luogo anche per tale ragione pi che qualunque


altro acconcio per riconoscervi

avvenuta
infatti

la

morte

del principe degli Apostoli.

assai natu-

rale che altri supplizi nella persecuzione nero-

niana avvenissero

in
i

quel luogo stesso ove erano


quali la persecuzione erasi

accaduti quelli con


inaugurata.
Il

eh.

Lugari cerca dimostrare con


il

sottigliezza di

argomenti che
ai

Gianicolo fu un
degli

luogo destinato
schiavi
ivi
;

supplizi

specialmente
tali supplizi

io voglio

negare che

sieno

avvenuti.

Una

difficolt

per vi sarebbe semla

pre per la localit almeno ove

chiesa di

San Pietro in Montorio. Sulla sommit di questo monte era vi ancora nei primi tempi dell' impero l'antica fortezza della
citt,

Varx iaiiciilensis, ed essa stava racchiusa dentro le mura di Servio che scendevano fino al
sottostante ponte sublicio
'.

Non

pertanto proche

^^Wobelisciis Neronis

ma

intesi parlare dell'antica tradizione


atti apocrifi,

dovette pure esser fondata sopra altri

che non

ci

sono

pervenuti, ed riportata da Maffeo Vegio. Del resto tale interpretazione intorno alle due mete

ammessa anche

dal eh. Grisar,

il

quale scrive che ci

vuol dire che Pietro stato martirizzato fra

i,

le

due colonne terminali del circo neroniano,


e dei papi nel medio evo. Roma, 1899, voi.

Grisar, Storia di

Roma
le

pag. 409). Si veggano

aggiunte e correzioni al voi.

i,

pag. 654 dell'opera stessa ove tale

questione nuovamente trattata.


*

RiCHTER, Die Befestigungdes Jaiicniitm. Berlino

1882, p. 21. 22.

52

CAPO

III.

babile che
di

una esecuzione

di

morte e specialmente

un dispregiato

straniero,

come

era l'apostolo

Pietro agli occhi dei Romani, avesse luogo proprio dentro quel recinto fortificato e sacro,
noto che le esecuzioni
si

mentre

suolevano ordinaria-

mente tenere

fuori della citt.

Ma ammesso

pure che sul Gianicolo avvenisluogo.

sero alcune esecuzioni capitali, non ne discende

per conseguenza che tutte abbiano avuto

ivi

Giacch con

tale

argomento, se per esempio dal


i

passo di Tacito risultasse soltanto che

proto-

martiri romani furono crocifissi senza che s'indi-

casse

il

sito preciso del loro martirio, si

sarebbe

dovuto concludere che


negli orti di

essi

furono martirizzati sul

Gianicolo, mentre invece ci

avvenne certamente
il

Nerone nel Vaticano. Anche


si sia

passo

di Prudenzio contradice apertamente a tale opi-

nione, per quanto

voluto dargli una inge-

gnosa spiegazione. Infatti egli dice che la palude


tiberina fu et crucis et gladii testis (Peristeph.

Hymn.
alle

11);

e la parola palude quanto conviene


al

sponde del Vaticano altrettanto disdice

Gianicolo.

Ma un

altro

argomento

io

per

il

primo ho pornell'arti117).

tato contro la sentenza del eh.

Lugari

colo scritto nel nuovo Bullettino 1899 (pag.

Nei cos detti itinerari dei pellegrini noi

tro-

viamo indicate

le

due tombe apostoliche del Va-

ticano e della via Ostiense; ed oltre a queste

una

LUOGHI DEL MARTIRIO.


consacrata in quei

53

Speciale
al

memoria

documenti

luogo del martirio dell'apostolo Paolo ad aquas

Salvias. Nel libro de locis ss.


infatti
le

martyrum leggiamo
di

dopo

la

menzione del sepolcro

san Paolo

seguenti parole:

Inde Itami procnl monasteriiim

est aqitae sal-

viae uhi caput est Anastasi et locus ubi decollatus


est Paiilits
'.

Ma

del luogo della crocifissione di san Pietro


si

sul Gianicolo

tace del tutto

e tale silenzio sa-

rebbe certamente inesplicabile se nel sesto e nel


settimo secolo
ricordo.
si

ivi si fosse

venerato un cos insigne


i

Che

di

ambedue

luoghi di martirio
;

taccia in alcuni itinerari

pu spiegarsi

ma non

comprensibile che nominandosi in un itinerario

uno di quei monumenti non si accenni in quel medesimo anche all'altro, il quale aveva un'importanza anche maggiore.

si

dica che

il

silenzio

degli itinerari anche contrario alla tradizione del

martirio di San Pietro nel Vaticano perch


;

il

caso

diverso. Infatti essendo la

memoria

delle

acque

salvie del tutto distinta ed anzi discosta dalla basilica dell'apostolo sulla via Ostiense,

era neces-

sario che in quelle guide dei pellegrini essa fosse

indicata a parte; mentre essendo


crocifissione di Pietro

il

luogo della

compenetrato e compreso

nella basilica vaticana,

non

vi era

punto bisogno

che se ne desse una indicazione speciale.


'

Ed un

De

Rossi.

Roma

sotterr.

I,

p.

18'J.

54

CAPO

III.

esempio analogo l'abbiamo nella notizia della basilica

dei Santi Giovanni e Paolo sul Celio. Ivi


il

infatti

locits

martyrii era prossimo e nello stesso

luogo della tomba dei martiri; ed esso non punto

menzionato negli

itinerari.

Possiamo dunque mantenerci


del martirio di

fedeli alla trail

dizione pi antica la quale riconosceva

luogo
il

San Pietro nel Vaticano presso

circo

imperiale.

N ammettendo

ci

dovrebbe

cessarsi dal venerare la bella chiesa che sorge


sull'alto del Gianicolo.

Giacch probabilmente angi


dissi,

ch' essa conserva,

come

un qualche

ri-

cordo del grande apostolo; e ad ogni


considerarsi
di lui

modo pu
quel

come una memoria


unisce e
si

sacra alla morte


la
citt di
il

ed un segnale per tutta che


si

colle

confonde con

luogo

stesso del martirio e ai piedi del quale la croce


di Pietro santific la

Roma pagana

'.

'

Una

bella pubblicazione

splendidamente illustrata sulla basila luce ora

lica di

San Pietro nel Vaticano vede


;

mentre questi

fogli
:

erano gi composti
S.

ed quella del eh. P. Mortier dei predicatori


et

Pierre de Rome. Histoire de la basiliqtte Vaticane


S. Pierre.

dn

eulte

du tomhcan de
piacere che
il

Tours-Mame
nel Vaticano.

1900.

In essa riscontro con

dotto autore aderisce pienamente alla

mia opinione

sul martirio di

San Pietro

CAPO
I

IV.

sepolcri del Vaticano e della via Ostiense con alcune

notizie intorno alle antiche basiliche dei due Apostoli.

monumenti
i

apostolici pi autentici sono senza

dubbio

due sepolcri del Vaticano e della via


^i

Ostiense. Essi erano

notissimi nel secondo seil

colo; giacch sui principio del terzo

prete Cajo

scrivendo contro alcuni eretici


queste parole

:

li

mostr loro con

Ego autem Apostolorum tropaea


sive

possum ostendere;

enim

in

Vaticanum, sive
invenies tro

ad Ostiensem viam pergere


questi

velis,

paca eorum qui ecclesiam hanc fundaverunt

due sepolcri dovevano esser da

tutti ricoli

nosciuti per

mezzo

delle iscrizioni che


ai

accom-

pagnavano; giacche Eusebio stesso


della

tempi di
il

Costantino asserisce solennemente che

fatto

morte degli apostoli

in

Roma

era splendida-

mente confermato dai loro monumenti nei cimiteri


romani: Qiiod abitnde coifinnant Petri Pauh'que

nomine insignita monumenta quae

in urbis
(1.

Ro-

mae
*

coemeteriis etiam
Vers. di Eusebio, Hist.

mute visuntur
ii,

e).

etc,

25.

56

CAPO

IV.

Nel quarto secolo Ottato di Milevi


i

cita

contro

donatisti,

come un argomento

della succes-

sione apostolica nella Chiesa romana, le


riae apostoloruni in urbe

memo-

Roma

";

la

quale frase,

secondo
dubbio
i

il

linguaggio del tempo, significa senza

sepolcri.
il

Sul finire di quel secolo stesso,

gran dottore

San Girolamo parla


di
la cristianit: e dice

del sepolcro di Pietro

come
tutta

un monumento venerato nel Vaticano da


totiiis

che l'apostolo sepultiis in


orbs ve-

Vaticano iuxta viam triumphalem


neratione celehratur
*.

E
visit

Prudenzio

il

gran poeta cristiano

il

quale

Roma

e scrisse poi nei primi anni del quinto

secolo, indica

con precisione

il

luogo delle due

tombe
le

apostoliche, dicendo che

si

trovavano presso
in

due sponde opposte del Tevere

modo che

il

fiume veniva consacrato da esse. Sacer ex iitraquc


ripa inter sacrata diim
fliiit

sepiilcra; ed

accenna
binis

anche

alle zolle

santificate dai
'\

due

trofei:

dicatum cespitem tropaeis

queste testimonianze autentiche, genuine,

solenni, si

aggiunge
si

la serie di quelle altre

mol-

tissime le quali

riferiscono alle grandi basiliche

innalzate da

Costantino sulle due tombe vene-

rande
'

testimonianze degli itinerari dei pellegrini


lib.
ii,
i.

'

De schismate Donatistarutn, De scriptoribus ecclesitstiris, Peristcph., Hjmn. xii.

2.

cap.

SEPOLCRI DEI DUE APOSTOLI.

57

del libro pontificale e delle

monumentali

iscri-

zioni dal quarto secolo fino a noi.

E
di

tutti

questi sono documenti che attestano

secolo in
il

secolo

l'

universale persuasione di

tutto

mondo

cristiano,

che cio

due sepolcri

si
li
*.

trovassero precisamente dove noi anche oggi

veneriamo, cio nel Vaticano e sulla via Ostiense


I

due primitivi sepolcri apostolici che erano


fuori

ambedue
tro

della citt,

come

tutte

le

altre

tombe, furono probabilmente piccole stanze den-

un predio
scelti

di propriet

cristiana; ed essi fuai

rono

in

quei luoghi perch prossimi

luoghi rispettivi del martirio.


sepolcrali

Ma

di quelle stanze

nulla

pi ci dato vedere, essendo


dalle
fab-

ambedue completamente trasformate


briche delle due grandi basiliche.
dire soltanto per ci che riguarda
il

possiamo

sepolcro di

San Pietro che


sima

l'area in cui esso era,

bench prosNerone,

al circo di Caligola e alla villa di

fu senza dubbio destinata alla sepoltura fin dai

tempi imperiali: perch ci provato da molte


iscrizioni sepolcrali trovate in vicinanza della con-

fessione nella costruzione della

nuova

basilica \

'

Una completa enumerazione

delle
si

testimonianze storiche sul


del Borgia, Vati-

sepolcro di San Pietro nel Vaticano

ha nell'opera

cana Confessio B. Petri (Roma,

1776).

Molte ed importanti notizie

possono pure trovarsi nel bellissimo e dotto libro del eh. Grisar,
Storia di
*

Roma

e dei

papi nel medio evo

(1899) voi.
p. 697

i.

V. Armellini, Le chiese di Roma,

segg.

Hadri'a

Topografia dell'antico Vaticano con

il

circo di

Nerone

e la

tomba

di

San

Pietro.

Vi

sono indicate alcune linee della Basilica Va-

ticana e del recinto leoniano.

SEPOLCRI DEI DUE APOSTOLI.

59

Era pertanto questo sepolcro, come pu dedursi


dallo studio topografico del
il

margine

di

monumento, presso una pubblica via che divideva 1' area


;

sepolcrale vaticana dal circo di Caligola

la

quale

strada corrispondeva presso a poco alla navata


sinistra della

grande basilica verso


il

la

moderna

sagrestia.

Infatti
il

circo

si

estendeva dalla sateutonico, siccome


dall'

grestia verso
lo

campo santo

prova

il

posto occupato anticamente

obe-

lisco

vaticano che sorgeva sulla spina del circo

stesso. L'area destinata ai sepolcri stava

dunque

fuori dei

limiti

del

circo imperiale di Caligola


;

divenuto poi di Nerone ed in essa erano aggruppate tombe


diverse, fra le quali
fin
i

cristiani potei

rono avere un luogo


di quel

dal 64 per seppellirvi

martiri immolati dalla ferocia di

Nerone nei

viali

suburbano podere.
principe degli apodi

assai naturale che nello stesso luogo fosse


il

poi tre anni pi tardi sepolto


stoli e in

seguito lo fossero

anche i vescovi

Roma

suoi successori, fino agli inizi del terzo secolo cio


fino a Vittore

morto nel 202


il

dopo

il

qual tempo,

essendo forse
i

cimitero vaticano troppo ristretto,

pontefici stabilirono la loro sepoltura ufficiale nel

cimitero di Callisto sulla via Appia.

che

real-

mente presso

la
i

confessione della basilica vaticana

fossero sepolti

primi papi, oltre alla testimonianza

del libro pontificale e degli itinerari dei pellegrini,


lo

provano anche

le

scoperte di nobili sarcofagi

60

CAPO IV

trovati in quel luogo in occasione dei lavori della

moderna

basilica nel secolo xvii e quella dell'iscri-

zione primitiva dello stesso papa san Lino succes-

sore immediato dell'Apostolo

'.

Sopra r area della tomba


spondente ad una parte
il

di

San

Pietro, corri-

dell'

attuale confessione,
del quale pa-

papa Anacleto
la cella del

edific

un oratorio

rimenti non resta che la memoria.

questa area

con
il
i

papa Anacleto form certamente


all'aperto cielo,

centro di un piccolo cimitero cristiano che ebbe


suoi

monumenti

come

si

deduce

da alcune

iscrizioni di

grande antichit rinvenute

in quel luogo.

Ed

a notare che

uno dei sarcodi

fagi cristiani pi antichi, quello cio

LIVIA

NICARVS,

oggi nel museo del Louvre a Parigi,


l;

come egualmente a questo cimitero appartenne un antichissimo cippo oggi nel museo Kirckeriano.
proviene appunto di

LIVIA NTlCAkVS LIVIAEPMMITIVAE SOKOM PECIT


a-v-AN-xxiiuMviin

'

Si

vegga intorno a questo importante argomento

il

de Rossi

nel 2"

volume

delle iuscripttottcs f/;;i'Wrt//rtr pag. 236. L'iscrizione


e dal

veduta dal Torrigio

Scverano era semplicissima, conteneva cio

SEPOLCRI DEI DUE APOSTOLI.

61

Sopra l'umile tomba dell'apostolo venne poi innalzata dall'imperatore Costantino la grande basilica

come
papa

attesta

il

libro pontificale nella biografia

del

Silvestro. Ci

che narra il libro pontificale

vien poi confermato dai monumenti stessi e special-

mente

dalle antiche iscrizioni dei


sull'arco

due santuari.
della ba1'

noi sappiamo che

maggiore
del

silica

vaticana

si

leggeva in mosaico
il

epigrafe

dedicatoria contenente

nome

primo impe-

ratore cristiano:

QVOD DVCE TE MVNDVS SVRREXIT

IN

ASTRA TRIVMPHANS
CONDIDIT AVLAM
effigiato

HANC CONSTANTINVS VICTOR

TIBI

su questa epigrafe

si

vedeva

lo

stesso imperatore in atto di


la fabbrica

offrire al

Salvatore

da

lui eretta

'.

Costantino adorn anche, per testimonianza


del libro pontificale
,

il

sarcofago

dell'

apostolo
di oro

ponendovi sopra una ricchissima croce


puro, che forse fu

una croce monogrammatica:

ed anche una iscrizione in cui al suo


unito quello della
solo

nome

era

madre Elena.
titolo

Il

testo di questa

il

nome senza alcun


scritto

LINVS

>.

ci indizio di

grande

antichit e conferma che l'epigrafe sia del primo secolo. Recentemente

r Erbes nel suo

Die Todestage der Apostel Pattlus


i

titid

Pefos-

trus ecc. (Lipsia 1899)


sero sepolti altrove
stesso
'
;

ha preteso che

papi Eleuterio e Vittore

ma

egli confuse quei papi con altri martiri dello

nome, ed

il

Vittore fu quello sepolto nel cimitero ostriano.

De

Rossi, Inscr. cirist. n, pag. 20


p. 251, 262.

V. Resoconto delle con-

fercnsc di archeot. cristiana,

62

CAPO

IV.

iscrizione ci fu conservato in parte soltanto

da
il

Pietro Mallio: ed

il

eh.

de Rossi ne propose

supplemento nel modo seguente:


Constantinus Augttstiis
liane doimirn
et

Helena Angusta
guarii) si'.

regalem (auro decorant

nuli fulgore coruscans aula circnnidat

Dove secondo
regalis dovrebbe
inferiore e
silica.
l'

il

eh.

archeologo per donius


sepolcrale

intendersi la cella

aula coruscans sarebbe la stessa baeh.

Ed

il

prof Mecchi vi ha aggiunto

la

congettura che questa iscrizione dedicatoria della


croce d'oro fosse metrica
*.

La

celletta sepolcrale di

San Pietro form

la

confessione della primitiva basilica vaticana: ed


essa fu probabilmente accessibile fino ai tempi
delle invasioni barbariche nel quinto secolo, al-

lorquando assai verosimile che per timore


profanazione venisse murata
'\

di

Forse questa chiu-

sura non fu definitiva e pu essere che nel periodo bizantino quell'ipogeo fosse riaperto:

ma

dobbiamo confessare che


che

di tutto ci
dirsi

non abbiamo

alcuna memoria. Solo pu


il

con sicurezza

sepolcro apostolico dovette essere accu-

ratamente ricoperto e nascosto nel nono secolo


e precisamente nell'anno 846,

quando

Saraceni

'

De

Rossi, Inscr. christ., voi.

ii,

p. 200.

Mecchi.

La tomba
<v,.

di S. Pietro e l'iscrizione della croce d'oro,

ecc.

Roma

1893,
r ihvr pontificalis,
i,

Cf.

Hi'ni

pag. 1%.

SEPOLCRI DEI DUE APOSTOLI.

63

assediarono

Roma:

e che dopo quell'epoca rest

sempre

invisibile.

Soltanto

alla
si

fine del secolo

decimosesto (nel 1592) quando

ricostruiva la
Vili,
car-

nuova

basilica vaticana,
riferisce
il

il

papa Clemente

come
dinali

Torrigio,

accompagnato dai
il

Bellarmino ed Antoniano vide sotto


Pietro e la croce

luogo
il

dell'altare papale a traverso un'apertura

sar-

cofago di San
tino:

d'

oro di Costan-

ma

per timore di qualche profanazione or'.

din subito che quell'apertura venisse murata

Oggi adunque
su cui sorge

il il

sepolcro venerando del Vaticano

grande altare papale moderno

resta intieramente nascosto sotto di questo e sta

anche

al disotto delle grotte vaticane.

Le

quali

grotte che circondano la tomba apostolica sono


quelle stanze e gallerie poste a livello del pavi-

mento della primitiva basilica costantiniana e comprese fra questo pavimento primitivo e quello rialzato del nuovo edifizio e di esse sar qui opportuno dare un brevissimo cenno. Scendendo in queste grotte dalla scala che
;

sotto la statua della


stra
si

Veronica e volgendo a
alla cappella

sini-

giunge subito

sotterranea

della

confessione costruita nella forma attuale


alla fine del secolo xvi.

dal

papa Clemente Vili

In fondo a questa vi l'altare con le imagini a

mosaico dei due santi apostoli (modernamente

re-

BoxANNi, Numismata templi vaticani;

cf.

Borgia,

Vaticana

confessio, p. xlii.

64

CAPO

IV.

staurate) e dietro quest'altare e

ad un

livello pi

basso

giace
il

nascosto

il

primitivo

sepolcro

di

San Pietro;
fra l'altare

quale viene cos ad essere situato


e la nicchia

medesimo

che

si

apre

nella parete della confessione esterna della basilica.

Di fronte a questa cappella sotterranea delle


grotte nella galleria semicircolare collocato

un

magnifico sarcofago cristiano del quarto secolo

con molte scene a

rilievo dell'antico e del


ci

nuovo

testamento. L' iscrizione

dice che esso appar-

tenne a Giunio Basso prefetto di


neofito nell'anno 359.

Roma morto
che sotto
si

Tornando poi verso


statua della
bito la cappella detta di

la

scala

la

Veronica e continuando

trova sufebbri,

Santa Maria delle

ove
di

si

conserva una statua marmorea sedente

San Pietro, che fu un'antica statua consolare romana cui si adott modernamente una testa
dell'

apostolo. Si passa poi all'altra cappella detta


si

delle pregnanti; ed ivi a sinistra

veggono

affisse

alcune iscrizioni sepolcrali del quinto e del sesto


secolo appartenenti alle tombe poste intorno alla
basilica,

mentre nella stanza che

fa

seguito a

questa
dell'

si

trovano alcuni frammenti dei mosaici


dedicato alla B. V. dal papa Gio705).

oratorio
(a.

vanni VII

Uscendo da queste due cappelle e ritornando nella galleria semicircolare si vede al muro un

SEPOLCRI DEI DUE APOSTOLI.

65

frammento

di

donazione dell'imperatore Graziano


opposta una
iscri-

all'antica basilica e nella parete

zione in versi del papa


stero e retrocedendo
;

Damaso

relativa al batti-

si

giunge ad un cancello per


iscrizioni e

il

quale

si

entra nelle cos dette grotte vecchie.


si

Anche

qui

conservano numerose

molti sarcofagi, parecchi dei quali adoperaronsi


poi per sepolcri di papi o di grandi personaggi

nel

medio evo, o nel rinascimento.


le iscrizioni di

monumenti
di Ni-

pi importanti radunati in queste grotte vecchie

sono
cola

San Gregorio Magno,


II

I,

di

Gregorio

V e la donazione della contessa


imperatore, e dei

Matilde; le tombe di Ottone

papi Adriano IV, Bonifacio Vili, Nicola V, Ales-

sandro VI, e di numerosi cardinali vescovi e


gnitari.

di-

Dalle grotte vecchie

si

passa alla parte


di'.

opposta dell'emiciclo ornata pure di frammenti


versi e di
l

si

esce poi per la

medesima scala

Con

il

materiale pertanto dei preziosi avanzi

dell'antica basilica

che

si

conservano in queste
si

grotte vaticane e con le pitture che ivi

veggono

riprodotte da antichi disegni noi possiamo ricostruire la

torma dell'antica basilica costantiniana

abbellita successivamente dai pontefici e conser-

vata fino al secolo decimoquinto.


>

Una minuta

descrizione delle

^otte vaticane
3"

e di tutti

loro

monumenti

sacri sar

da

me

data ben presto nel

volume

della
l

mia

opera Elments d'Archeologie chrtictinc (Descle-Lefebvre,


Notions gnraleyi

volume

2<>

Itinraiie des catacomhcs

S Les basiliqiies).
5

r--^

Pianta doll'antica Basilica Vaticana.

SEPOLCRI DEI DUE APOSTOLI.


vestibolo (A) veniva

67

Dopo

il

il

quadriportico (B)

che racchiudeva un vago giardino nel cui centro ammiravasi una vasca adorna della grande pigna
di

bronzo oggi conservata nel cortile del Vatiil

cano che da essa prende


porte (C)
si

nome. Per cinque


;

entrava nella chiesa e queste erano a


sinistra del

partire dalla

riguardante, la porta

del giudizio, la ravenniatta, Vargentea (pi tardi

di bronso\ la romana, la guidonia. Quest'ultima

metteva direttamente
vanni VII
pi tardi
si
(a.

al

nobile oratorio di Gio-

705),

decorato di mosaici e dove


il

custodiva

celebre Volto santo della


si

Veronica. Entrando nel sacro edificio

presen-

tavano maestose

le

cinque navi della basilica (D)

fiancheggiate a destra e a sinistra da mausolei,


oratori e cappelle.

Un grande arco trionfale (E) con


mosaico riportata
la

la iscrizione costantiniana a

di

sopra formava

il

passaggio fra

nave maggiore

e la trasversale

e sulla destra di quest' ultima

trovavasi

il

magnifico battistero del papa

Damaso
(F).

di cui si tratter in

un seguente
il

capitolo

Nel

fondo l'abside semicircolare era adorna di mosaici rappresentanti


stoli
il

Salvatore fra

santi apoIII,

Pietro e Paolo, rinnovati da Innocenzo

quale vi fece porre al disotto la sua imagine

e quella della Chiesa romana. Sotto quest' abside

doveva trovarsi
neranda

la bella iscrizione

costantiniana

riportata nella silloge di Einsiedeln, in cui la vebasilica chiamata:

IVSTITIAE SEDES FIDEI DOMVS

AVLA PVDORIS

68

CAPO

IV.

Innanzi al presbiterio (L) sorgeva l'altare postO'


sulla

veneranda confessione

(G),

a cui

si

accedeva

per due scale laterali dal presbiterio medesimo


collocato ad un livello pi alto del piano della
basilica, e

che era circondato da transenne marda colonne vitinee sorreggenti archi-

moree

travi da cui

pendevano

le

notte accese innanzi alla

lampade d'oro tomba apostolica.

Fra
niavano

numerosi mausolei ed oratori che


il

attor-

grandioso

edilzio

sono specialmente da

ricordarsi quello degli Anici Paltoni Probi, posto

precisamente dietro l'abside


collocato a sinistra dove
la statua di
si
;

l'altro di

San Martino

si

conserv lungo tempo

San Pietro

in
il

bronzo di cui a suo luogo

parler finalmente

mausoleo imperiale d'Ono-

rio

corrispondente all'odierna sagrestia e che nel

secolo
Il

venne dedicato a santa Petronilla (M) '. complesso di questi monumenti, dei quali
vili

abbiamo dato un cenno fugace, faceva s che l'antico Vaticano fosse non solo il santuario di Roma
cristiana

ma

pure anche un insigne museo delle

sue pi grandi memorie.


la

E per

quanto

si

ammiri

magnificenza dell'attuale

basilica,

non pu mai

deplorarsi abbastanza la perdita del meraviglioso


edifizio antico.

Ed ora

dalla basilica Vaticana rechiamoci alla

Ostiense a visitare l'altro sepolcro apostolico.

Presso

di

questo vi era l'oratorio di Sant*.\ndrea (N) e avanti


I'i>lvlis<-n ilol

:i;l

essn riiTiMncvM in piedi

circo che OKfji

C*

sulla piazza (O)

SEPOLCRI DEI DUE APOSTOLI.

69

Il
il

corpo dell'apostolo San Paolo, subito dopo

martirio,

venne deposto da una pia matrona

di

nome
tero

Lucina in un suo predio posto sulla via


il

Ostiense poco oltre


di

primo miglio. Questo cimisotter-

Lucina sembra *che non fosse un

raneo
e dove

ma
si

un' area cimiteriale

all'

aperto

com-

presa fra la via ostiense ed un'altra via laterale


dovettero pure aggruppare dei sepolcri

cristiani fino

da et assai antica.
di topografia del-

Riprodurremo qui un saggio


l'antica

area di Lucina sulla via Ostiense pubbli-

cato dal compianto E. Stevenson nel


kttitto di

Nuovo
1-2.

Btil-

Archeologia cristiana 1898, N.


l'

In quest' area

imperator Costantino edific


il

pure una basilica, secondo

libro pontificale;

ma
non

nulla pi rimane dei


il

lavori costantiniani se

solo rivestimento del sarcofago posto sotto

l'altare

papale e sul quale pu ancora vedersi

r iscrizione dedicatoria fattavi incidere probabil-

mente

dallo stesso imperator Costantino, la quale

semplicissima e dice soltanto:

PAVLO
APOSTOLO
.

MART.

Questa iscrizione

di cui

prima

si

leggeva solo

una parte,
fu

fu intieramente

scoperta nel 1838 in

occasione dei lavori della nuova basilica e non

mai pienamente

illustrata. Soltanto

il

de Rossi

UJ
(D

Z
UJ
h0)

SEPOLCRI DEI DUE APOSTOLI.


attribu ai

71

citandola incidentalmente
stantiniani
'.

l'

tempi confatto

Ora poi il eh. P. Grisar ne ha argomento di una importante monografia,

nella

quale conferma questo giudizio sull'et del mo-

numento
santi ^

e vi

aggiunge molti particolari interes-

La

primitiva basilica eretta dall'imperator

Costantino sulla tomba dell'apostolo delle genti


era di proporzioni assai ristrette ed avea l'ingresso
l

dove oggi

l'abside della

l'abside poco oltre l'altare

moderna ed aveva papale. Verso la fine


il

del IV secolo per

(a.

386) l'imperatore Valenti-

niano

II

volendo ingrandire

sacro edifizio fece

distruggere la basilica Costantiniana e ne costru


un'altra assai pi vasta ed in senso opposto, la

quale corrisponde intieramente all'attuale riedificata

dopo l'incendio del 1823

'.

Di questa

feb-

brica di Valentiniano continuata poi da Teodosio

da Onorio e da Galla Placidia sua sorella riman>

Bull, di aycluol. crisi. 1883, pag. 153.


Si

vegga

il

fac-simile di questa iscrizione nel dotto lavoro del


apostoliclie di

P. Grisar,

Le tombe

Roma,

(nel periodico Stttdi e docu-

menti di storia e
nograta
il

diritto.

Anno

xui, 1892). In questa importante

mo-

eh. P. Grisar rende conto delle sue

minute ed accurate
;

indagini sullo stato attuale dei due sepolcri apostolici


quello di
si

e in

quanto a
i

San Paolo, che


i

ancora

visibile, riconosce

buchi per

quali

introducevano

pannilini da conservarsi poi


si

come

reliquie e quelli
pontefice nella

dove anticamente

bruciavano

gli incensi dal

sommo

festa del santo apostolo.


3

Conosciamo

il

testo della
di

lettera dell'imperatore a Sallustio

prefetto di

Roma

a proposito

questa ricostruzione v. Baronie


;

Au~

nales ad

a.

386, p. 40.

72

CAPO

IV.

gono ancora cospicui avanzi

e la iscrizione
di trionfo:

mo-

numentale in mosaico nell'arco


THEODOSIVS
DOCTORIS

CEPIT

PERFECIT

HOXORIVS

AVLAM

MVNDI

SACRATAM

CORPORE

PAVLI

e l'altra posteriore di Placidia


.

che dice:
. .

PLACIDIAE PIA MENS OPERIS DECVS OMNE PATERNI


.

GAVDET

PONTIFICIS

STVDIO SPLENDERE LEONIS


.
.

L'edificio

ebbe poi un grande restauro nel


il

se-

colo

XIII

ed a questo appartiene

magnifico

mosaico

dell'

abside fatto eseguire dal pontefice

Onorio ni.

opinione di taluni che

corpi dei due santi

apostoli siano divisi fra le due basiliche vaticane ed

ostiense

ma

tale divisione attribuita

da documenti

medievali al papa Silvestro deve ritenersi come

assolutamente leggendaria.

Non

vi infatti al-

cuna memoria antica

di

un avvenimento

cos im-

portante; n havvi ricordo essere avvenuta po-

steriormente un' apertura delle due tombe apostoliche tanto nel Vaticano quanto nella via Ostiense.

Questa mescolanza nel senso che fosse data

una parte del corpo


san Paolo
al

di

San Pietro

alla

basilica

dell'ostiense e viceversa

Vaticano

una parte di quello di indicata anche da una


;

iscrizione esistente nelle grotte vaticane

la

quale

per essendo del tardo medio evo non ha alcun


valore nel caso presente.

del resto

non

v' bi-

SEPOLCRI DEI DUE APOSTOLI.


fosse necessaria
si

73

sogno

di

ammettere che

una

se-

parazione delle ossa quando

tolsero dalle cata-

combe, come suppone


sulla Platonici,

il
i

eh.

Lugari nel suo lavoro

perch

due corpi dovettero essere


di-

deposti nelle catacombe dentro urne distinte: ed


infatti nel

sepolcro stesso della Platonia (come

remo nel capo seguente) si vede ancora la lastra marmorea che separa i due loculi, la quale se anche fosse di et posteriore ricorderebbe sempre
la tradizione

che

due sarcofagi fossero

separati.

Deve dunque

tenersi per fermo che nel sepolcro

del Vaticano vi

sempre stato

il

solo corpo di

Pietro e nell'altro della via Ostiense quello sol-

tanto di Paolo

'.

Questi due massimi


quali

monumenti adunque
l'autenticit

dei

abbiamo dimostrato

sono

la

con-

ferma pi bella della verit storica della venuta


La
mescolanza delle ossa dei due santi apo-

'

falsa opinione della

stoli,

derivata dalla leggenda del papa Silvestro ed ancora tenuta da

molti, era

comune

nei secolo

duodecimo ed

indicata nella iscrizione

sepolcrale di Pier
di

Leone

(a. 1128)

esistente nel chiostro della basilica

San Paolo

la

quale dice:

TE PETRVS ET PAVLVS COXSERVEXT PETRE LEOXIS

DEXT AXIMAM COELO QVOS TAM DEVOTVS AMASTI


ET QVIBVS EST IDEM TVMVLVS
SIT

GLORIA TECVM.
si

N
lica

parler qui delle reliquie delle teste che


;

venerano nella basi-

lateranense
di

perch mancando su di esse documenti anteriori


alle posteriori traslazioni

all'et

mezzo ed essendo cosa relativa

di reliquie, questione

che esce fuori del campo strettamente ar-

cheologico.

74

CAPO

IV.

personale dei due grandi apostoli e della loro

morte

in

Roma

contro tutte

le

negazioni dei pro-

testanti,

alcuni dei quali in questi ultimi tempi


il

tornarono con maggior violenza ad impugnare


fatto della A^enuta di

San Pietro

nell'

antica capi-

tale del

mondo.

Ma

essi

furono e saranno sempre


;

confusi nelle loro gratuite asserzioni


della Chiesa
oltre

e l'autorit

romana sar sempre confermata,


dei

che dalle testimonianze storiche, anche da

quella

monumentale

due sepolcri

apostolici.

~^<?^i^cP'K5^m^^^'<s^^^^^^s^^

CAPO
Il

V.

sepolcro apostolico temporaneo sulla via Appia.

Se cosa certissima che

corpi dei due grandi

apostoli furono deposti subito


in

dopo

la loro

morte

in vicinanza del
rio;

due luoghi separati e cio ognuno di essi luogo ove avea 'subito il martipure fuor d'ogni dubbio che quelle sante

non restarono sempre nei sepolcri loro primitivi. Esse vennero bens tolte di l e riunite insieme in un sotterraneo della via Appia, dove
reliquie

furono custodite per qualche tempo e quindi ricondotte di

nuovo

alle

tombe antiche

'.

Quando ed

in quali circostanze

avvenissero
;

coteste traslazioni cosa oscurissima

e noi pos-

siamo solo aver certezza del


precisare
i

fatto

senza poterne

particolari.

'

Questo sotterraneo pu visitarsi dietro l'abside della basilica


tale

di

San Sebastiano. Su

argomento

si

ha una ricca bibliografia

cominciando dal Bosio

fino ai nostri giorni.

Veggasi

il

mio lavoro:

Le catacombe

ossia

il

sepolcro apostolico dell' Appia (1802).

IL

SEPOLCRO APOSTOLICO SULLA VL\ APPL\.


il

77

Ed

fatto attestato

dagli atti apocrifi

ma

antichissimi, dei

due

apostoli, dal calendario au-

torevolissimo della Chiesa

romana

del quarto se-

colo detto liberiano, dal martirologio geronomiano


nelle migliori sue redazioni,

da un carme del papa

Damaso, da una lettera di San Gregorio Magno. Finalmente neppur cinquant'anni dopo Gregorio,
il

nascondiglio apostolico

dell' Appia

indicato
dei san-

negli itinerari dei pellegrini


tuari
di

come uno

pi venerati.

Un

consenso cos concorde


ed autorevoli, alcune
fra loro,

testimonianze antiche

delle quali sono

anche indipendenti

non

pu avere origine da una fantastica leggenda,


deve essere certamente
l'eco della verit.

ma

Per siccome alcuni dei documenti che ab-

biamo intorno a questa traslazione


trebbero
riferirsi

delle reliquie

apostoliche alludono a circostanze diverse e po-

a tempi diversi, cos


fra gli eruditi
;

si

sono

foral-

mate due opinioni

ammettendo

cuni due traslazioni dei sacri corpi in quel luogo,


e riconoscendone altri
Si

una sola

'.

ammette da

taluni che

zione avvenisse poco

una prima traslatempo dopo la morte dei


le

santi apostoli, allorquando alcuni orientali sareb-

bero venuti in
Ammisero una
il

Roma

per togliere
Baronie,

loro sante

'

sola traslazione
il

il

il

Papebrochio
il

il

Bianchini,
vinio,
il
il

Borgia,
il

Duchesne. Ne sostennero invece due


il

Pan-

Vignoli,

Marangoni,

Moretti,

il

Marchi ed ultimamente

Lugari.

78

CAPO

V.

reliquie e trasportarle in Oriente

come

di loro

concittadini.

L'impresa

di

questi

stranieri

non
le

sarebbe riuscita, giacch avendo essi portato


preziose spoglie fino
al

terzo

miglio

della via

Appia,

ivi sorpresi

da un' uragano e da un terreraggiunti dai

moto sarebbero
li

stati

Romani che
si

avrebbero obbligati a lasciare quei sacri pegni,


disse

nascosti allora in quel sotterraneo che poi


delle catacombe.

La

fonte di tale notizia trovasi

negli atti apocrifi degli apostoli Pietro e Paolo

tanto greci che


fu

latini, di

cui l'edizione critica ci


'.

test
il

data dal Lipsius

questo racconto
gli antichi

allude

carme
di

del

papa Damaso che


^
;

collettori

epigrafi

videro e trascrissero nel


e finalmente
il

luogo stesso delle catacombe


conto medesimo

rac-

fu ripetuto dal pontefice

San Gre-

gorio nella lettera


di Costantinopoli,

da
la

lui diretta

all'

imperatrice

quale gli chiedeva alcune

insigni reliquie dei santi apostoli,

onde mostrarle

che esse non potevano portarsi lungi da

Roma

5.

Quei sacri corpi sarebbero


raneo
dell' Appia

restati nel sotter-

un anno ed alcuni mesi secondo


alla

gli apocrifi: e

ad ogni modo certo che quello

almeno
Ada
De

di

San Pietro stava nel Vaticano


Ada
Ada Pdri
Palili

morte

'

Pelli,

Patiti,

ci

etc.

Edidit Ricar-

liiis

Aiia/hcrtiis Lipsius, Lipsiae 1891.

Kossi,

fiiscriptioiics

clifistianae,

\\,

pagine

32, 65, 89, 105,

'jgQ,

300.
^

S. Clri'j;.

l'ipisi.

M.

IL

SEPOLCRO APOSTOLICO SULLA VL\ APPL\.


gli.

79

del successore Lino, giacch egli e tutti


pontefici del

altri

primo e del secondo secolo, meno

Clemente, e secondo alcuni anche Alessandro, ebbero sepoltura iuxta corpus beati Petri in Vati-

cano come

si

legge nel libro pontificale. Stavano

poi certamente

ambedue

nei primitivi sepolcri sul


il

principio del secolo terzo: giacch

prete Cajo

mostrava allora quelle tombe


giorni,

agli eretici dei suoi

come

si

detto di sopra.

Una seconda
tati

volta per, secondo

altri,

sareb-

bero stati tolti dai loro primitivi sepolcri e pornel nascondiglio dell' Appia: giacch

abbiamo

un documento autentico da cui risulta che nell'anno 258

ambedue riposavano
feriale filocaliano,

nelle catacombe.

Questo
vero

il

che gi ho accen-

nato, e di cui poi torner a parlare restituendone


il

testo.

Riguardo per a

tale traslazione del

terzo secolo vi sono due opinioni. Alcuni seguendo


il

Papebrochio ed

il

Marchi ammettono che

il

sepolcro di San Pietro nel Vaticano fosse distrutto


dall'

imperatore Elagabalo per allargare


il

il

circo
trasfe-

di

Nerone e che allora


il

papa Callisto

risse

corpo dell'apostolo nel sotterraneo ove


:

gi altra volta era stato deposto

quivi poi gli

si

sarebbe congiunto nel


tolto dalla

'J8

anche quello

di Paolo,

sua tomba primitiva perch poco sicura


della

neir infuriare
>

persecuzione di \"aleriano
il

'.

Ci sostenne pure recentemente


ossia
il

eh.

Lugari nel suo

scritto
ri-

Le Catacombe

sepolcro apostolico dell' Appia, 1888, e lo

80

CAPO

V.

Per havvi pure l'opinione che ambedue


stoli fossero

gli

apo-

insieme

tolti

dagli antichi sepolcri

nell'anno 258, appunto per la feroce persecuzione

che allora

infier

contro

la

Chiesa Romana, e che

insieme fossero collocati nelle catacombe: donde


poi sarebbero tornati ai primitivi sepolcri
'.

questa ultima opinione a


di

me sembra

la

vera

giacche

una

tale traslazione

abbiamo

notizia

certa e precisa in
e sincero qual'
il

un documento

del tutto genuino

calendario liberiano del quarto

secolo; dove alla data del 29 di giugno, comple-

tando questo calendario col martirologio geronimiano, dobbiamo leggere


IH. Kal. lui.

Petri in Vaticano Panli in via

ostiense; utriimque in catacunibis Tiisco et


consitlibns.

Basso

Cos che in quel giorno

si

festeggiava San Pie-

tro nel Vaticano, San Paolo sulla via Ostiense, ed

ambedue
moria
di

poi nelle catacombe dell' Appia in me-

un
(a.

fatto
258).

avvenuto nel consolato

di

Tusco

e Basso

Ora

provato che queste date

consolari nel calendario suddetto indicano in altri


casi delle traslazioni
tarsi di

dunque anche qui deve tratuna traslazione avvenuta in quell'anno. A me insomma fra i diversi pareri sembra preferibile l'opinione che i corpi degli Apostoli non
;

peti: nel

suo ultimo lavoro

/ vari seppellimenti
voi.

degli apostoli Pie-

tro e
>

Paolo

tuli' Appia ecc. (dal Bessarioiie 1S9S).


i.

Vedi DucHESXE, Lib. poni.

IL

SEPOLCRO APOSTOLICO SULLA VIA APPIA.

81

fossero tolti dai primitivi sepolcri fino all'anno 258;

allorquando per timore dell'editto di confisca emanato da Valeriano furono posti in salvo dentro un
sotterraneo di propriet cristiana,

ma non

appar-

tenente alla Chiesa (che gi possedeva alcuni cimiteri) e

perci protetto dal diritto privato. Di

li

poi

poco dopo, e forse sotto Gallieno nel

260, le sante

reliquie furono riportate alle antiche tombe.

Ma qualunque
ci

delle opinioni voglia


si

seguirsi

che deve ammettersi


dell' Appia
i

che in questo sot-

terraneo
nascosti

restarono per qualche tempo


;

corpi dei due santi apostoli e ci basta

per rendere quel luogo un altro santuario apostolico

da mettersi subito dopo

le

due tombe del

Vaticano e della via Ostiense.


Della grande venerazione in cui era questo

temporaneo sepolcro apostolico dell' Appia fin dallo stesso secolo terzo abbiamo prova evidente nella
esistenza di

esso

si

un cimitero cristiano che intorno ad venne svolgendo e che si disse ad catacum-

bas;

nome esteso poi posteriormente a tutti gli altri


Roma.
Ivi

cimiteri cristiani di
stri martiri,

furono sepolti

illu-

come

Sebastiano, Eutichio, Quirino,

molti fedeli ed anche illustri personaggi spe-

cialmente nel quarto secolo, quando vennero costruiti

intorno a quel luogo quei nobili mausolei


si veggono le rovine presso la San Sebastiano. Quel cimitero si disse

dei quali ancora


basilica di

delle catacombe perch

con

tal

nome

fu

chiamato
6

82
il

CAPO

V.

sotterraneo della tomba apostolica. Varie

eti-

mologie furono date a questo vocabolo divenuto


poi celebre perch appropriato a tutti gli altri
cimiteri.

La

pi probabile quella proposta

dal de Rossi, che sia questo

un nome
la

ibrido for-

mato
i

dal greco xa':a e dal latino cubare (giacere),

cui derivati composti

prendono

lettera

m:

onde ad catacumbas sarebbe

lo stesso

che

itixta

accumbitoria ossia iuxta sepulcra. Per accettando


questa etimologia io credo che
le si

debba dare

un significato pi ad catacumbas si
questo

speciale e ristretto. Infatti se


fosse preso in
i

senso largo di

iuxta sepulcra^ intendendovisi

sepolcri ordinari,

nome

si

sarebbe potuto applicare anche giacch parecchi erano posti in

ad

altri cimiteri:

mezzo a molti

altri sepolcri cristiani

ed anche

in

prossimit di molte tombe pagane. Eppure nel

lin-

guaggio antico chiamasi ad catacumbas soltanto


cimitero di San Sebastiano. Vi dovette essere dunque una ragione speciale di tale denominazione. Io per me non so vederla se non che nella presenza della tomba apostolica, la quale poteva chiamarsi l sulla via Appia il luogo delle tombe
il

venerande per eccellenza,


masia: ed
infatti

delle

tombe per antono-

quel

nome

locale comparisce la

prima volta
vale

in

documenti del quarto secolo e

perci posteriori al fatto della traslazione.


il

dire che allora

un

tal

nome

si

sarebbe

dovuto dare

al cimitero vaticano e a quello di

IL

SEPOLCRO APOSTOLICO SULLA VIA APPIA.

83

Lucina sulla via Ostiense; giacch se in ognuno


di questi

luoghi vi era una tomba apostolica^


si

sol-

tanto suU'Appia

trovavano riunite insieme in


le

un

solo inomimento

due tombe venerande: onde

solo quel luogo pot giustamente chiamarsi ittxta

accubitoria (apostolica).

Dopo

la

pace di Costantino divenne sempre

pi venerato quel santuario; e verso la fine del

quarto secolo

il

papa Damaso
di sopra.
il

lo

decor con

suoi versi, cio con la iscrizione metrica che ab-

biamo ricordato

La

notizia ci data
i

dal libro pontificale,

quale dice che

versi di

Damaso
col

Platoma o Platonia: qual nome, che significa un rivestimento di


fiirono posti nella
il

marmi, cred
il

de Rossi debba intendersi proprio

sepolcro sotterraneo
i

adomo

di

marmi

in cui

giacquero

corpi dei santi apostoli.


si

Ma

quel

passo del libro pontificale da cui

deduceva che
eh.

Damaso avesse
tonia stato
gari; e

soltanto decorato di versi la Pla-

sagacemente corretto dal


la lezione corrente

Luin-

mentre

sembrava

dicare aver

Damaso
il
l'

fondato due sole basiliche,

una presso

teatro di

Pompeo

(San Lorenzo in

Damaso) e
sepolto;
tiva,
il

altra sulla

via Ardeatina

dove

fu

testo restituito alla


la cifra

forma sua priminumerica,


ci

cambiando solo

dice

chiaramente che quel pontefice innalz una terza


basilica presso le

catacombe.

Hic

fecit basilicas tres:

una

beato Laurentio

84

CAPO
et alia

V.

iuxta theatnmi^

via Ardeatina ubi requie-

scit et in catactimbis

uhi iacuerunt corpora


in
'.

BB.

Apostolorum Petriet Bauli,

quo loco platomam


testo

ipsam versibus exornavit Il carme di Damaso, di cui conosciamo

il

dalle antiche sillogi epigrafiche, diceva cos:


HIC
.

HABITASSE
.

PRIVS
.

SANCTOS
.

COGNOSCERE
.

DEBES
REQVIRIS

NOMIXA

QVISQVE
.

PETRI
.

PARITER
.

PAVUQVE
SPONTE
. .

DISCIPVLOS

ORIENS

MISIT
.

QVOD
.

FATEMVR
ASTRA
.

SANGVINIS

OB

MERITVM
,

CHRISTVM
.

QVI

PER
.

SECVTI

AETHERIOS

PETIERE
.

SINVS
.

REGN'AQVE
.

PIORVM
.

ROMA
HAEC
.

SVOS
.

POTIVS
.

MERVIT

DEFENDERE

CIVES
.

DAMASVS

VESTRAS

REFERAT

NOVA

SIDERA

LAVUES.

Nel quale carme

si fa

allusione all'oscuro epii

sodio degli orientali che reclamarono


apostoli;

corpi degli
affatto

ma

questi orientali

non possono

essere indicati dal verso: Discipnlos oriens misit

etc, dove

discepoli sono evidentemente gli

apostoli stessi.

Il

senso di questo carme posto


il

da Damaso adunque

seguente:
qui hanno dimorato un

Se tu vuoi saperlo
i

giorno

corpi dei santi Pietro e Paolo. Questi

apostoli ci vennero dall'Oriente (noi lo confes-

siamo);

avendo sparso qui il sangue per Ges Cristo essi divennero romani e Roma merito di

ma

conservare

corpi dei suoi cittadini

La

basilica costruita
la discussione

da Damaso

fu

chiamata
si

Per

relativa a questa restituzione


ecc.

vegga

lo

scritto del

Lugari, Le catacombe

pag. 59 e segg.

IL

SEPOLCRO APOSTOLICO SULLA VIA APPIA.


apostoloniu fino almeno al secolo
e pi tardi

85

basilica

ot-

tavo
di

':

cambi

il

suo

nome

in quello

San Sebastiano che ha ritenuto poi sempre. Dopo il secolo nono, abbandonate ed ingomle cripte

bre di rovine

storiche del vero cimitero


si

di Callisto, pian piano in questo

vennero concentrando

cimitero

delle

catacombe

le

memorie
la cripta

tutte di quella

grande necropoli. Allora


si

della Platonia

credette

il

centro del grande


e alla
si

cimitero

storico

dell' Appia:

venerazione

per

le

tombe degli apostoli


i

aggiunse anche

quella per

numerosi martiri del cimitero papale.


confusione e di oblo delle

In questo periodo di

grandi memorie della

Roma

sotterranea nacque

pure e rapidamente

si

diffuse la falsa

opinione

che

il

martirio di San Stefano papa avvenisse in


II

questo ipogo, scambiando cos Sisto


fano ed
il

con Ste-

cimitero di Callisto con la Platonia.

Laonde non deve prestarsi alcuna fede a chi, seguendo una leggenda locale, vuol sostenere
che in questa cripta della Platonia fu martirizzato
il

papa San Stefano.

Il

martirio di un papa presso

le

catacombe avvenne senza dubbio,

ma non

fu

Stefano questo martire glorioso


nel 258 ai tempi di Valeriano, ed
il

bens

Sisto II

martirio di Sisto
fra
il

non avvenne

in questo

luogo

ma
^

cimitero

di Callisto e quello di Pretestato


'

Lib. pont. in Hadriano

I.
ii.

'

V. DE

Rossi,

Roma

sotterranea, tom.

S6

CAPO

V.

per tale venerazione fu pi volte restaurata


di alcuni

ed ornata: e

di

questi

lavori

eseguiti

nel secolo decimoterzo vediamo ancora gli avanzi


nelle pitture della vlta e delle pareti della stanza

anteriore,

pleta del

dove fu pure affissa una copia incomcarme storico di Damaso, eseguita probabilmente innanzi ad un frammento ancora superstite della

preziosa

epigrafe

originale.
la

quel tempo

medesimo appartiene
in

decorazione

marmorea
l'altare

della feiiestea confessionis, che dal-

metteva
il

comunicazione con

la celletta

ov' era

sepolcro degli apostoli.

finalmente un
fu fatto

ultimo grande restauro del

monumento

dal Card. Borghese sul principio del secolo xvii.

Egli rinnov l'antica scala medioevale e ne costru


soli

anche un'altra dirimpetto


con un muro che servisse

e chiuse gli arcodi spalliera al se-

dile

posto intorno alla stanza.

questo l'aspetto
nella
fotografia

del

monumento rappresentato
Cos rest
il il

prodotta sul principio di questo capitolo.


sotterraneo per circa tre secoli:

e ninno dopo

Bosio ne aveva fatto oggetto di

studio speciale fino al P. Marchi di eh.

mem.

il

quale ne dio una descrizione accurata nel suo

volume

dell'architettura cristiana primitiva, pu-

blicandone un disegno che venne eseguito con

grande perizia dal mio compianto genitore ingegnere Temistocle IMarucchi. Ed ora per completare queste notizie aggiunger che nuove inda-

IL

SEPOLCRO APOSTOLICO SULLA VIA APPI A.

87

gini furono ivi eseguite per cura del eh. Monsi-

gnor De Waal negli anni 1892 e 1893


Per prima cosa
si

'.

osservi l'altare che sta nel


il

mezzo
toiiii^

sotto

il

quale

nascondiglio della Pla-

che pu vedersi dalla fenestrella.


lato di circa metri 2,50.

questa una stanzuccia quadrata costruita in

muratura del

coperta
1,18

da vlta a botte che ha l'imposta a m.

sul

pavimento della stanza, e tutta


vimento
alla

l'altezza dal pa-

sommit

della vlta di m. 2,70.

Presso la lunetta a sinistra di chi guarda l'altare


praticata un'anticci apertura a guisa di pozzetto

che mette in comunicazione

la cella

con
le

l'altare

medesimo
vozione.
11

che serviva per collocare


i

lampadi

e per introdurre

brandei od
della

altri

oggetti di de-

pavimento

cella ricoperto

da

due

lastre

marmoree
:

divise da

una terza disposta

verticalmente
di

e le quattro pareti fino all'altezza

m.

1,18,

cio fino al nascimento della vlta,


di

sono fasciate da altrettante lastre


tal

marmo.

In

modo

il

fondo presenta l'aspetto di un grande

sepolcro bisomo sormontato da una copertura a


volta.

dentro questo bisomo dovettero essere


i

collocati

sarcofagi dei due apostoli, in

un tempo

Io

non convengo con

il

eh. de Waxil (Die Apostelgruft etc.) che

il

nascondij;lio degli apostoli fosse in


il

mezzo

alla basilica di
le

San Segallerie

bastiano; giacch sotto


cimiteriali e vi poi
il

centro della chiesa abbiamo

fatto della costante tradizione su tale

monu-

mento

nel luogo che stiamo descrivendo.

88

CAPO

V.

per in cui la copertura a vlta ancora non


steva: altrimenti le due urne o le due casse
vi si sarebbero potute introdurre.

esi-

non

questo par-

ticolare dimostra

che

la

copertura suddetta dole

vette

esser

fatta

quando gi
le

reliquie

degli

apostoli erano tornate ai loro primitivi sepolcri.

Tanto

la vlta

quanto

due lunette furono an:

ticamente intonacate e dipinte

ma

di queste pitIl

ture restano soltanto languide tracce.


le

Marchi
il

vide e

le fece delineare, cos

pure dopo

Per-

ret,

ma ambedue
sono
stati

poco felicemente. Oggi questi

dipinti

con molto maggiore diligenza

esaminati e se ne presa esattissima copia dalla

mano
stile

esperta del eh. Monsignor Wilpert.

Lo

delle pitture pu convenire

al secolo quarto:

perci furono

eseguite o nei primi tempi della

pace o
disse,

ai

giorni di

Damaso,

il

quale,

come
i

si

adorn

la Platonia e la

decor con
di

suoi
l'al-

versi. Nella lunetta a destra

chi

guarda

tare

si

vede

in alto

il

busto del Salvatore sporla

gente fuori dalle nubi mentre d

corona ad
piedi alla

un personaggio imberbe collocato


sua destra e che
si

in

piega innanzi per riceverla

nelle pieghe del pallio. Egli l'apostolo

San

Pietro,

che vedesi in

altri

monumenti nell'atteggiamento
un
ina

medesimo
'

'.

sinistra del Salvatore vi


barbato,

altro
puro
C-

L'apostolo Siin Pietro ordinariamente

rappresentato imberbe in qualche altro


antico vetro cimiteriale (v. Garrucci,

monumento ed
Vetri, tav. xiv).

anclic in

un

IL

SEPOLCRO APOSTOLICO SULLA VLA APPLV.


ritto

89

personaggio

in piedi

con

la

mano
si

destra

protesa in atto di allocuzione; e costui dal tipo


iconografico del suo volto

barbato

riconosce

per l'apostolo delle genti. Alle due estremit sono


poi dipinti due alberi di

palma come

in altre so-

miglianti composizioni. Nella lunetta incontro vi

dovette essere un'altra scena simile e


infatti
i

si

veggono

due alberi

alle

estremit,

ma

l'intonaco

caduto quasi del tutto e nulla


di ci

pu ravvisarsi
vlta era egualsi

che vi era dipinto.


dipinta. Nella

La

mente
visano

parte inferiore

veggono
si

tre riquadri per parte, in


le

ognuno

dei quali

rav-

languide tracce di due

figure

virili

dirette in piedi

che reggono una corona. Sono


i

probabilmente
sieme, e tra
i

dodici apostoli riuniti

tutti

in-

quali

dovevano essere

ripetuti an-

che

due rappresentati nelle

lunette.

La

parte

superiore poi della vlta


di figure

medesima decorata geometriche vagamente intrecciate.


visibili nel sotterra-

Nella stanza superiore havvi una serie di tombe

arcuate (arcosol). Gli arcosoli

neo ora sono


del Card.

tredici,

ma uno

fu

demolito nei lavori

Borghese allorch

fu costruita la

nuova
si

scala: onde,
tordici.

prima

di questi restauri

erano quat-

Per l'arcosolio a

sinistra

appena

entra certamente posteriore agli altri contigui,

giacche ne ha coperto

le

decorazioni dipinte:

dunque anche
furono
tredici.

in origine gli arcosoli della, stanza

Tagliando ora

il

muro

posteriore.

90
scoperta

CAPO

V.

si

una parte

della

decorazione che

dovea coprire
la

la fronte di tutte le

tombe arcuate,

quale decorazione di stucchi a rilievo con linee

di pittura
si

molto somigliante a quella che gi


delle volticelle e nelle lu-

vedeva nell'interno
volute a rilievo

nette degli stessi arcosol, ed formata di fogliami


e di

con palmette e fusarole e


all'arco vi
foglie

linee rosse di
il

accompagno. Di fianco
con capitello ornato di
fascia

un

pilastrino

ed

fusto striato: e nella


si

dell'arco esterno
graffito

dell'arcosolio
in

pur trovato
:

un

che dice

una sola

linea

MVSICVS CVM SVIS LABVRANTIBVS

VRSVS FORTVNIO MAXIMVS EVSE(6/W5).


Il

graffito fu fatto sull'intonaco gi disseccato

ma non
i

molto dopo, ed chiaro che questi sono


i

nomi

degli stuccatori e dei pittori


il

quali

hanno

eseguito

lavoro.

La
di

stessa decorazione gira intorno al fianco

dell'arcosolio e si ritrova in parte

anche nel muro

ambito sopra l'arcosolio stesso:


ivi

ma

fu

poi

coperta dalla rialzatura

costruita per prati-

carvi una serie di quei sepolcri cos detti a cn-

paiimi.

Per ci che riguarda

l'et degli arcosol

da

notarsi che essi sono certamente posteriori alla

primitiva costruzione della stanza: perche furono


acl(lnv,^;ih
;il

suo mur<

d'aml'tito.

IL

SEPOLCRO APOSTOLICO SULLA VIA APPI A.

91

sulla decorazione di stucco di questa cripta


ivi

vedesi ora a traverso le feritoje

recentemente
il

pratticate un'iscrizione che ricorda

martire san
;

Quirino vescovo di Siscia in Pannonia


liquie

le cui re-

vennero qui

trasferite

nel

principio

del

quinto secolo

dopo che quelle regioni furono

prese dai barbari

come narrano

g\ atti

del suo

martirio. Questa iscrizione che doveA'^a essere ab-

bastanza lunga ora mutila e di dubbia lettura

ma

vi

si
.

leggono chiaramente

le

parole: has

QviRiNE

TVAS

chc scuza dubbio debbonsi


martire della Pannonia.
al

rife-

rire al celebre

siccome

l'iscrizione

contemporanea

rivestimento di

stucco che adorna gli arcosol, cos ne siegue che

anche
secolo.

essi

appartengano agli esord del quinto

Una

opinione pertanto assolutamente arbitraria

pur quella che riconosce in questi arcosol che

circondano
quali
al
si

la platonia le

tombe

dei primi papi

vorrebero trasportati dal Vaticano insieme


di

corpo

San
vi

Pietro.

Di

tale traslazione dei pon-

tefici

non

infatti alcuna

memoria, mentre

un avvenimento cos importante avrebbe dovuto lasciare un qualche ricordo almeno nei calendari e nei martirologi. Quegli arcosol non sono
che tombe di ragguardevoli personaggi ed in una di essi dovette essere collocato
eziandio del vescovo San Quirino.
i

quali

furono deposti presso la memoria degli apostoli


il

corpo

<)>

GAPO V

Concludendo adunque diremo che


dell' Appia

la

Platonia
di

uno dei pi insigni santuari


si

Roma;

ma

che intorno ad esso

sono espresse opinioni

pi o

meno

congetturali; mentre questo solo posivi


i

siamo asserire con assoluta certezza, che


giorno furono temporaneamente deposti
dei due apostoli Pietro e Paolo.
tatto basta

un

corpi
solo

Ora questo

a dimostrare la grande importanza


giustificare la venerazione

del

monumento ed a

in cui esso fu

sempre tenuto.

r^^^^. ^^.^=:i,i~rj^^^',^^,^^^Z.^

CAPO
La Cattedra

VI. sua sede primitiva.

di S. Pietro e la

Un' importante documento che


primitiva

ci

parla di una

residenza

di

san Pietro e del luogo


atti

ove

egli

avrebbe battezzato, quello degli


si

di papa Liberio in cui


fice
(a.

narra che questo Ponteil

352-366) avrebbe amministrato


di
il

batte-

simo nel cimitero


potendo compiere
Il

Novella sulla Salaria, non


battesimale nel Laterano.
il

rito

quale battesimo, secondo

citato

documento,

fu dato

da Liberio prendendo esempio da quello


l

che non lungi di

avrebbe un giorno conferito


:

r apostolo san Pietro

Constaiitiiis iusst

eum

(Liberium) extra civitatem habtare; habitabat

autem ab urbe

Roma

milliario tertio quasi extd

in cymiterio Novellae via Salaria. Veniens

autem

dies Paschae, vocavit universos presbyteros cives

romanos
qui
si

et

diaconos

et sedit in

cymiterio...

narra come Damaso, diacono di Liberio,


il

consigliasse
ritiro

pontefice a battezzare anche in quel


il

campestre;

che Liberio avrebbe

fatto

94

CAPO

VI.

ricordando l'esempio del battesimo di san Pietro


nel prossimo cimitero Ostriano.

Erat enim

ibi

(non lotige a cyniiterio Novellae) cymiterium Ostriaiium, ubi Petrus apostolus baptisavit

'.

Ed

in

quel luogo secondo lo stesso racconto, battezz pi


di

quattromila persone. So bene che

siffatto

docu-

mento deve
di quella

ritenersi per apocrifo, e che perci


alla narrazione

ben poca fede possiamo concedere

scena descritta sulla via Salaria come


ai

avvenuta

tempi

di Liberio

ma

pur certo

che

gli Atti Liberiani,

quantunque apocrifi, non essendo


,

posteriori al principio del vi secolo

secondo

il

Duchesne, hanno molta autorit per ci che


riferisce alla topografia dei

si

monumenti

delle cata-

combe,

quali erano ancora perfettamente con-

servati e conosciuti nel

tempo

in cui questi Atti

furono compilati

^.

Ed

infatti,

su tale autorit topografica del citato

documento
esistenza

si

bas

il

de Rossi per riconoscere la


Ostriano impugnata dal

del

cimitero

Marchi e

l'antichit della tradizione del battesimo

conferito dall'apostolo fra la Salaria e la


'

Nomencfr.

Ada

Liberti et
t.

Damasi; Counstant,
col. 1388-93.
I,

Epist. poni. pag. 90;

MiG.NE,
'

P. L.

Vni,

Duchesne, Liher pont.


si die'

pag. cxxii. Al battesimo conferito dal


la

papa Liberio

una speciale importanza per


si fa

nota controversia

ariana: e cos con raro esempio


della confermazione

pure ricordo in una epigrafe


:

da

lui

amministrata ad una giovane


a Liberio

Picen-

tiae legitimae neophitae coitsignatae

Papa

(V. de Rossi,

Bull, di arc/i. crisi. 1S76, pag.

17-21).

LA CATTEDRA
tana.
TI

DI

SAX PIETRO

95

cimitero di Novella indicato in quegli Atti

pur nominato nel Lber pontifcalis che ne attribuisce la fondazione al papa Marcello; ed in una

variante del

medesimo

libro si dice
il

che

tal cimi-

tero fu fatto da Marcello con

consenso

di

una

nome Priscilla: Hic (Marcellus) rogavit quandam matronatn nomine Priscillam et


matrona
di

fecit

cymtterium Novellae via Salaria


il

'.

Dal che

pu dedursi che

cimitero di Novella fosse un'ap-

pendice di quello stesso di Priscilla e scavato


nel fondo di una

matrona

di

questo
il

nome

discen-

dente dalla pi antica ^

Ed

ricordo di Liberio

dov senza dubbio lungamente restare in quella regione della via Salaria, tanto pi che egli fu
sepolto nel cimitero stesso di Priscilla,
testa
il

come

at-

Liber pontifcalis nella sua vita:

Qui
.

septiltus est in cymiterio Priscillae via Salaria

Ed

ivi,

presso la basilica di

S.

Silvestro,

dovea
dalla
'

trovarsi quel magnifico

carme conservatoci
il

Silloge Corbeiense, in cui

de Rossi giustamente

riconobbe uno splendido elogio di quel tanto caluniato pontefice. In esso


il

papa, vittima della per-

secuzione degli Ariani, chiamato campione glorioso della fede


fessori
'

Nicena e viene equiparato

ai conlui la

ed

ai martiri attribuendosi
pag.
77, 223.
I,

pure a

DuciiHsNE, Lib. pont.

I,

'

V. DE Rossi,

Roma

sotterr.

pag. 203. Questa


in

Priscilla del

IV secolo pot essere la stessa

che ricordata

una

iscrizione tro-

vala pure nello stesso cimitero.

96

CAPO

VI.

virt di fare prodigi dopo la morte

'.

E
il

noi sapnatalizio

piamo

oltre a ci

che fino a tarda et

di Liberio si

festeggiava nel cimitero di Priscilla,

come

attestano alcuni antichi Martirologi''.


importante lo studio
i

Ora

da

me fatto

a questo

proposito; e perch

lettori

possano formarsene

una idea chiara credo necessario riprodurre intieramente un' articolo da

me

pubblicato su questo
di archeologia cri-

tema nel Nuovo


stiana
Il
(a.

Btillettino

1901, n. 1-2).
di

mio studio prese per punto

partenza la
il

scoperta di un' antico battistero presso

cimitero

di Priscilla e la Silloge, di Verdun, compilata

da

un anonimo pellegrino circa i tempi di Carlo Magno. L'indole topografica di questa silloge fu dimostrata dal de Rossi e pu facilmente riconoscersi da chiunque. L'autore di essa, dopo aver copiato alcune iscrizioni nell' interno di Roma, va sulla via Salaria Nuova; e fatta poi una piccola deviazione fino a S. Agnese e tornato quindi sulla
stessa Salaria Nuova, trascrive quelle dei cimiteri
Si

vegga

il

testo di questa bellissima epigrafe nel


(1903)

mio recente
papa

libro

Le Catacombe rontanc.
dir dopo,
il

pag. 515.

bene notare, per ci


attribuire al

che

si

come uno degli argomenti per


il

Liberio

suddetto carme fu per

de Rossi

il

trovarsi trascritto

quel testo fra altri carmi della via Salaria, dove appunto Liberio

venne sepolto.
'

Cfr. Bul. li'arch. crisi. 1883, n.


si

1.

Nel Martirologio di Rabano

legge

VII
>
.

kal. octob.
Cf.

Romae

in coemeterio Priscillae natale Liberii episcopi


d'ardi, crisi.
1.

de Rossi, Bull,

e.

pag.

57.

LA CATTEDRA
ivi esistenti

DI

SAN PIETRO.

97

venendo
,

infine al

gruppo ultimo detto


e riporta alcune
di

ad

S.

Silvestrum

cio al cimitero di Priscilla.

Dopo
S.

ci torna egli dentro

Roma

epigrafi

della

chiesa dei Ss.

XII Apostoli,

Maria Maggiore, del Patriarchio Lateranense e

infine della basilica di S. Pietro.

Ecco quella parte del


si riferisce al

testo della Silloge che

cimitero di Priscilla, con la nume-

razione del de Rossi:


21.

Ad scm

Silvestrum ubi ante pausavit super

ilio

altare

'.

Iscrizione del

papa

Siricio:

LIBERIVM LECTOR, CCC.


22.

Epitaphium Marcelli pp Epitaphium scorum


QVI
Felicis et Philyppi ntartyruttt:

23.

NATVM

PASSV.M(1VE DEVM, CtC.

*.

24.

CVLTORES DOMINI FELIX PARITERQVE PHILIPPVS,

CtC.

<

L'indicazione

ad

S.

Silvestrum

quella che

si

adoperava

in quel

tempo per denotare

la stazione del cimitero di Priscilla.

Le

iscrizioni qui registrate dal n. 21 al 24

stavano

tutte

senaa alcun dubbio

nella basilica di S. Silvestro, a pochi passi di distanza dal nostro battistero.

La

notizia che
('

il

corpo di san Silvestro non riposava pi


)

nella sua basilica

ubi ante pausavit


i

importante
I

per fissare
il

r epoca della Silloge dopo

tempi

di

Paolo

(757-767),

quale

lo

trasport nella chiesa di S. Silvestro in

Capite.

Ma

essa

non pot

essere di tempo assai posteriore, perch riposavano ancora nelle cata-

combe
met
II,

gli altri

corpi che furono poi trasportati dentro

Roma

sugli

esordi del secolo ix.

quindi certo che la Silloge della seconda


(V. de Rossi, Inscr. christ.

dell'viii secolo o del principio del ix.

pag. 132 seg.).


'

Questo carme nella Silloge precede immediatamente

il

vero

epitaffio dei martiri Felice e Filippo (n. 24).

98
25,

CAPO
Isti versiculi

VI,

sunt scripti ad fontes:

SVMITE PERPETVAM SANCTO DE GVRGITE VITAM

CVRSVS HIC EST FIDEI MORS VBI SOLA PERIT

ROBORAT HIC ANIMOS DIVINO FONTE LAVACRVM


ET

DVM MEMBRA MADSNT MENS SOLIDATVR AQVIS

AVXIT APOSTOLICAE GEMINATVM SEDIS HONOREM


CHRISTVS ET AD COELOS HANC DEDIT ESSE VIAM

NAM
HIC

evi SYDEREI COMMISIT LIMINA REGNI

HABET

IN TEMPLIS

ALTERA CLAVSTRA

POLI.

26,

Isti versiculi scripti

sunt ubi poutifex consignat infantes:

ISTIC INSONTES CAELESTI

FLVMINE LOTAS

PASTORIS SVMMI DEXTERA SIGNAT OVES

HVC VNDIS GENERATE VENI QVO SANCTVS AD VNVM


SPIRITVS

VT CAPIAS TE SVA DONA VOCAT

TV CRVCE SVSCEPTA MVNDI VITARE PROCELLAS


DISCE MAGIS MONITVS

HAC RATIONE

LOCI.

Dopo

ci

va dentro

Roma

ai Ss.

XII Apostoli

poi a S. Maria

Maggiore quindi

al

Laterano e

finalmente alla basilica vaticana.

Tenuto conto
ne copia
a

dell'indole della nostra Silloge,


ai

dove l'autore va girando intorno

monumenti e
parti,
n.

le iscrizioni esistenti nelle varie

me sembra
ad fontes

certo che
il

il

carme
dopo

25 scritto

ed

carme

n.

26 con esso congiunto,


il

quali sono inseriti

subito

gruppo

di

S. Silvestro

con

le iscrizioni

di Siricio, di

Martutti

cello e dei Ss. Felice e Filippo,

che sappiamo

sepolti nella basilica di S, Silvestro sul cimitero


di Priscilla, siano stati copiati

non gi

diverso,

ma

sopra

le

<i^

fontes* di

un luogo quel gruppo


in

LA CATTEDRA
Stesso
di

DI

SAN PIETRO.

99
battistero

monumenti, cio sopra un


le

annesso alla suddetta basilica

di S. Silvestro.

Ecco adunque

due

iscrizioni

che sono

trail

scritte nella Silloge l'una

dopo
si

l'altra

presso

cimitero d Priscilla e che

completano a

vi-

cenda

N.
QVI

1.

Prima

iscrizione (simbolo del battesimo),

NATVM PASSVMQVE DEVM

REPETISSE PATERNAS

SEDES ATQVE ITERVM VENTVRVM EX AETHERE CREDIT


IVDICET VT VIVOS REDIENS PARITERQVE SEPVLTOS

MARTYRIBVS SANCTIS PATEAT QVOD REGIA COELI


RESPICIT INTERIOR SEQVITVR
SI

PRAEMIA CHRISTI

Non

chiaro

il

significato dell'ultimo verso:

<irespictt interior sequitur si

praemia
:

Christi*.

A me pare che possa

significare

Colui che crede

all'incarnazione e morte di Cristo, alla sua resur-

rezione ed ascensione al cielo, ed al giudizio finale;


costuj se poi vuol conseguire la vita

etema deve
deve voler

esaminare se stesso e pentirsi


ricevere
il

cio

battesimo

Vis baptisari? Volo

Ed

allora viene subito del tutto naturale l'invito al

sacramento, contenuto nell'altro epigramma:


N.
2.

Seconda iscrizione (invito

al battesimo).

SVMITE PERPETVAM SANCTO DE GVRGITE VITAM

CVRSVS HIC EST FIDEI MORS VBI SOLA PERIT

ROBORAT HIC ANIMOS DIVINO FONTE LAVACRVU


ET DVM MEMBRA MADENT MENS SOLIDATVR AQVIS

AVXIT APOSTOLICAE GEMINATVM SEDIS HONOREM


CHRISTVS ET AD COELOS HANC DEDIT ESSE VIAM

NAM

evi SYDEREI COMMISIT LIMINA REGNI HIC HABET IN TBMPLIS

ALTERA CLAVSTRA POLI

lOO

CAPO

VI.

Ora
essi,

il

mirabile accordo e la naturale conca-

tenazione dei due carmi confermano pure che

raggruppati insieme nella Silloge di Ver-

dun, stessero effettivamente nel medesimo luogo.

Ma
si

la iscrizione n.

(contenente
il

il

simbolo) stava

senza dubbio sopra

cimitero di Priscilla,

come

ricava dalle Sillogi di Verdun e di Tours:


l

dunque
grafe
n.

sopra dovremo collocare anche l'epi-

2 copiata

Posto ci

ad fontes esaminiamo il carme


n.

2 che io attri-

buisco alle fontes

del cimitero di Priscilla; e

studiamone
ed ha lo

il

testo,

che di grande importanza

stile

del iv o del

secolo.
si

Non
di

v'ha dubbio che in questo carme

parli

san Pietro e della sede apostolica; ed esso


'in

diviso
effetti

due

parti: nella

prima

si

tratta degli

del battesimo; e nella seconda della sede

apostolica e della persona stessa di san Pietro:

cui syderei commisit litnina regni

y>.

Leggendo
il

nell'ultimo verso

in teniplis

(secondo

de Rossi)
il

potrebbe proporsi per la seconda parte

senso

seguente

Cristo accrebbe

il

duplice onore della sede

apostolica e volle che questa (sede apostolica) fosse


la via

per salire al cielo (per ragione del battesimo

che ivi presso si amministrava); imperocch colui


al

quale venne confidata la custodia del cielo


(etro),

costui ha qui in terra

ambedue

le

chiavi

lo .

LIBRARY

^^
'

LA CATTEDRA

DI

SAN PIETRO.

101

Ed
l

ora passiamo a quell'altro carme che stava

presso, nel consignatovium^


y>
^

ubi pontifex con-

signat infantes

che ha pure una importanza

speciale per la questione che stiamo trattando:


ISTIC

INSONTES COELESTI FLVMINE LOTAS


PASTORIS SVMMI DEXTERA SIGNAT OVES

HVC VNDIS GENERATE VENI QVO SANCTVS AD VNVM


SPIRITVS VT CAPIAS TE SVA

DONA VOCAT

TV CRVCE SVSCEPTA MVNDI VITARE PROCELLAS


DISCE MAGIS MONITVS

HAC RATIONE LOCI

In queste parole

sembrami doversi intendere,

che

colui

il

quale era stato battezzato e con-

fermato in quel luogo aveva una ragione speciale di trarre dal

luogo stesso salutari ammonii

menti per evitare

pericoli e le seduzioni del


riferirsi

mondo

il

che pu ben

ad un ricordo

locale di chi ivi avesse esortato a guardarsi dal

cader nella colpa.

questo pensiero, mentre

si

adatta benissimo ad un

monumento

posto in un

luogo che ricordava

la

predicazione di san Pietro,

non potrebbe

cos
il

bene applicarsi ad un battistero


sepolcro di
lui. Infatti il

collocato presso

sepolal-

cro di san Pietro poteva e doveva accendere


l'

imitazione della sua fede


i

effetto

che doveano

produrre
tiri;

sepolcri eziandio di tutti gli altri marin

un luogo dove Pietro avesse predicato era pi acconcio il ricordo allusivo ad un


mentre
insegnamento morale
(lisce, iagis
;

mtmdi

vitare procellas
.
il

moiitus hac ratione loci

Ma

il

carme indicato qui sopra con

verso:

102

CAPO

VI.

Pastoris

summi dextera

signat oves

ci

prova
che

che quello fosse un battistero papale. Ora un battistero papale in questa regione,

dopo

ci

si

detto,

ci

chiama evidentemente ad una memoria


stessi del cimitero di Priscilla

di san Pietro.

monumenti
la

confermano

sua grande
;

antichit

la

sua

apostolica origine

giacch qui trovansi

le pitture

cimiteriali pi antiche di soggetto sacro,

che posii

sono

farsi risalire

almeno

al principio del

secolo,

e quel gruppo insigne d'iscrizioni primitive dipinte


in rosso su tegole a caratteri
pite sul

pompeiani o

scol-

marmo, insieme

ai pi antichi simboli,

alcune delle quali con esempio rarissimo nella


cristiana epigrafia ricordano
il

nome

di Pietro,

preso probabilmente, come


volte a ripetere, da coloro
i

il

de Rossi ebbe pi

quali furono contemlui


'.

poranei dell'Apostolo e forse battezzati da

Ma
rito

oltre

alla

memoria

del battesimo confe-

da san

Pietro, e indicata dagli Atti dt

papa

Liberio, noi

possiamo riconoscere in questo gruppo

medesimo presso la basilica di S. Silvestro anche una memoria della sua Cattedra. Vi possiamo insomma riconoscere il ricordo della Sedes ubi
pritis sedit sanctus

Petrus

che registrata nel

celebre papiro di

Monza

dei tempi di san Gre-

gorio Magno.
<

V.

DI-

Rossi, Bui/, d'ardi, crisi. 1867, pag. 6; 1884-85, pag. 77

e scKg.; 1886, pug. 67 segg.

LA CATTEDRA
Il

DI

SAN PIETRO.
cio
l'

103
ol

Catalogo di

Monza

elenco degli

raccolti

dal prete Giovanni, Notitia oleoriim \

estratto dalle pittacia o targhette appese alle fiale,

non
in

in ordine topografico

pellegrini,

ma

bens in

come ^Itinerari dei gruppi topografici, come


tutti

gruppi topografici sono i pittacia; e ci fu dimo-

strato dal

de Rossi, ed ammesso da
papiro di

Ma

la indicazione del

Monza

relativa alla

Cattedra, se
alla

si esamini senza prevenzione, pi che Nomentana, cui fino ad ora si attribuiva facendo un po' di violenza al testo, pu riferirsi con

miglior ragione alla prossima via Salaria Nuova.


Infatti,

nel pittacium o fettolina di papiro che era


fiala in cui

appesa alla

Giovanni riun

gli ol dei

santuari dei martiri di un

medesimo gruppo,
S.

la

indicazione relativa alla Cattedra di

Pietro sta

precisamente

fra

nomi

di santi

che sono quei


o nel cimi-

della via Salaria

Nuova, e

tutti sepolti

tero di Priscilla o nelle sue immediate vicinanze,


cio

Vitale, Alessandro, Marziale, Marcello, Sil:

vestro, Felice, e Filippo

(Salaria Nuova).

Sedes ubi prius sedit Scs Petrus ex oleo


Sci Vitalis Scs .-l/exander Scs Martialis Scs Marceli

US. ... Sci Silvestri Sci Felicis

So
-j-

Filippi et ali

oruin tnultoTim Scorum (/}.(/)

'

Si vegga la riproduzione del testo nelle mie Catacombe

romane

(ed. 1903)
'

avanti la descrizione dei cimiteri suburbicari, pag. 633.


setter r.
I,

Roma

pag.

134.

104

CAPO

VI.

La
ove
il

stessa cosa ripetuta nel Catalogo [Notita\

gruppo

delle

memorie
i

della Salaria
altri

Nuova

registrato tutto unito fra

due

gruppi della

Salaria Vecchia e dell' Appia, senza alcun accenno


alla

Nomentana. Laonde anche volendo ammetil

tere che

prete Giovanni segnasse

il

suo Cata-

logo neir ordine del giro che fece da una via


all'altra (che

per alcune almeno di queste vie non

avvenne), non pu dedursi per dal Catalogo che


egli passasse dalla

Nomentana

alla Salaria,

come
di
l

suppose

il

de Rossi;

ma

piuttosto

bisognerebbe

dedurne che venisse dalla Salaria Vecchia e


facesse
l'ordine del Catalogo

passaggio alla Salaria Nuova, giacch


il

seguente

(Fine della Salaria Vecchia),


.... Sca Basilla

(Salaria Nuova).
Oleo de Sede ubi prius sedit Scs Petrus
Sci Vitalis
Sci Alexandri
Sci Martialis

Scs Marceli US
Sci Silvestri
Sci Felicis

ScT Filippi

et

aliorum mult. Scor.

(Principio dell'Appio Antica).


Sci Sevastiani
Sci Eutvcii

Come

ben vedesi,

la via

Nomentana

nulla ha

che fare con questi gruppi; e ci che pi monta

LA CATTEDRA
si

DI

SAN PIETRO,

105

che

santi di essa erano nominati a parte in


speciale, e

un pittaciuni
taciiim nel

sono ricordati in un'altra

p^rte tutta diversa del Catalogo dedotto dal pit-

modo

seguente:
(Nomentana).

Scae Agiu'lis

ci

aliarum

muUarum Miirtyrum

Ora

fra

queste altre martiri aggruppate con


il

sant'Agnese deve ritenersi che

prete Giovanni

abbia inteso nominare anche sant' Emerenziana


collattanea di
lei

e sepolta a poca distanza dalla

sua basilica
lini

',

nella cripta

dove suppose l'Armel1'

che fosse stato preso appunto

oleum de

Sede

perci parmi chiaro che questo

oleum

de Sede

non

fosse raccolto da

Giovanni nella

cripta di S. Emerenziana, n in altro luogo presso


la

Nomentana, perch se

ci fosse, egli l'avrebbe

indicato nel gruppo dei martiri di questa via,

ma

credo invece che da


posto fra
i

lui fosse

preso in un luogo

monumenti
!'

sacri della Salaria nuova,

con

quali esso registrato.

scilla,

vero che
in

oleum de Sede- non sta


ai santi

preci-

samente

mezzo

del cimitero di Pri-

Marcello, Silvestro, ecc.,

ma

pur vero che


i

unito ai santi Vitale,

Alessandro e Marziale,
l

quali erano sepolti a brevissima distanza di

nel

cimitero dei Giordani, contiguo a quello di Priscilla.

V.

le

mie Catacombe romane, (Roma,

1903) pag. 370-371.

'

V. Scoperta della cripta

di S. Emereitziami, ecc.

Roma,

1877.

106

CAPO
se noi supponiamo,

VI.

Ma

come

naturalissimo, che

per rispetto alla memoria di san Pietro quella


indicazione sia stata spostata di qualche linea e

messa a

pu dedursene che essa sarebbe dovuta stare proprio in mezzo a quei santi che
capolista,

erano sepolti nella basilica di


tero di Priscilla.

S. Silvestro sul cimi-

Esaminando ora
S. Silvestro, edita

la

pianta della
',

basilica di

dal de Rossi

si

vede che nel

tondo dell'abside eravi una grande nicchia quadrata


st'
I

ed

io ricordo assai

bene che tutto que-

edificio (scoperto

per breve tempo nel 1889) era

ricchissimo e adorno di musaici.

Ora

nella nicchia

non pot essere

il

sepolcro di S. Silvestro, che

stava a sinistra entrando, insieme a Siricio;

ma
iiia-

innanzi a quella nicchia eravi la tomba dei Ss. Felice

e Filippo che indicata

sub altare

iore

|.

Ora una nicchia quadrata nel fondo


precisamente
il

di

una abside
episcopale,

posto per la cattedra

come molti esempi ci mostrano. naturale dunque il supporre che una


|c|,

cat-

tedra collocata nella nicchia

fosse

appunto

un ricordo della
Petrus
in
.

Sedes ubi prius scdit saictus

tale ricordo

sarebbe stato assai bene

una insigne

basilica e in

mezzo
un

alle

tombe
l

di

sette papi

che sappiamo essere collocate

intorno.

Ma
'

dal disegno della basilica

altro indizio

importante possiamo pure ricavare, ed che dietro


Bull.
<l\ii(/i. crisi., 189(), tiiv.

Vl-VII.

LA CATTEDRA
l'abside,

DI

SAN PIETRO,

107

ove

io

suppongo

la cattedra,

pu riconoil

scersi

un bacino semicircolare [A, A] verso


diretti

quale erano
[b,

dei condotti di terra cotta

|.

assai probabile

che questo fosse un

bat-

tistero

superiore, aggiunto posteriormente per


fedeli e

maggior comodo dei


basilica.

contiguo proprio alla


la

Ed ognuno comprender
la

importanza

che ha per

nostra questione la esistenza di

un' altra fonte in questo

medesimo

luogo.

Ed ad ogni modo dovr riconoscersi che nessun


luogo in
tutti questi dintorni
il

potrebbe essere pi

adatto ad aver contenuto

venerando ricordo

della Sede di san Pietro quanto la


basilica di S. Silvestro,

monumentale
musaici e
cir-

adorna

di

condata da oratori e mausolei, e intorno alla quale


furono sepolti sette pontefici Marcellino, Marcello,
:

Silvestro, Liberio, Siricio, Celestino, Vigilio.

Finalmente per ci che riguarda


Vaticana,

la cattedra

lignea dell' apostolo venerata oggi nella basilica


difficile

poterne ricostruire

la storia

per mancanza
siero

di

documenti.
il

Ma non

forse pen-

troppo ardito

supprre che essa fosse

venerata ancora nel vi secolo nella basilica di


S.
l

Silvestro sul cimitero di Priscilla e che poi di


fosse trasportata al

Vaticano.
il

ci potrebbe
I

essere avvenuto sotto


(a.

pontificato di Onorio
di S.

625-638). Infatti ai

tempi

Gregorio un solo
dell' oleitm

ricordo ne abbiamo con la indicazione


de Sede

che non pu

attribuirsi al

Vaticano

ma

108
alla via Salaria,
si riferisce

CAPO

VI.

mentre poi
il

in

uno degli Itinerari

al

Vaticano
la

ricordo di una

Sedes

apostolormn

quale potrebbe essere la cattedra

suddetta trasferita forse da Onorio.

Ed

infatti

Onorio ebbe cura speciale della basilica di S. Pietro


e,

renovavit omnia

cirniia

beati Petri

{Lib.

pont).

Ad

ogni

modo

la cattedra, portata

quando

che

sia al

Vaticano, serv poi sempre al solenne

possesso dei romani pontefici.

Avanzi

ilcll'

aulici callcJra di San Pietro

chiusi entro

una

cusloilia di stile liizantino.

CAPO
Di alcune Chiese di

VII.

Roma
il

di origine apostolica e delle


le quali

loro relazioni con

cimitero di Priscilla,

confermano

le

cose esposte nel precedente capitolo.

La

fede cristiana fu annunziata probabilmente

nella capitale dei Cesari,

come
10),

gi dissi

fin

dal

principio, dagli szioriaoOvTe;

'Pcouiatoi [adveiiae

romani, Atti Apost. cap.

II,

cio da quei Ro-

mani

quali

si

trovavano a Gerusalemme nel


si

giorno della Pentecoste e che

convertirono al

primo discorso

di Pietro

e forse fra questi primi

banditori dell'evangelo in

Roma

vi

furono alcuni

soldati della coorte italica di guarnigione in Ce-

sarea, proseliti del

giudaismo come

il

loro centu-

rione Cornelio e convertiti insieme con lui alla

nuova

dottrina, siccome gi accennai nel

primo
in per-

capitolo.

Pietro venne probabilmente poco

dopo

sona a regolare in

Roma

questa primitiva comu-

nit cristiana, la quale

visse tranquilla fino al-

l'anno A^: allorquando per le turbolenze cagionate

110

CAPO

VII.

dai giudei, l'imperatore Claudio discacci da


tutti gli addetti alla
il

Roma
di
i

Sinagoga. Svetonio narrando


dissi,

fatto err,
il

come

gi

e scambi

il

nome

Cristo, per

quale gli ebrei inveivano contro

seguaci della nuova fede, credendolo quello di un

Cresto capo partito.

ludaeos impulsore Chresto

assidue tunmltuautes

Roma

expiilit

'.

Allora certamente molti cristiani convertiti dal

giudaismo e confusi perci con

gli ebrei

dovettero

esulare. Gli atti apostolici raccontano (siccome

pure vedemmo) che in quella occasione un giudeo


originario del Ponto chiamato Aquila e sua moglie Prisca o Priscilla, partirono dall'Italia e pre-

cisamente da Roma, dove avevano avuto dimora,


e
si

stabilirono in Corinto

dove San Paolo

li

trov

iiivenieits

qttemdam ludaeiim nomine Aquilani


Italia et

pOHticum genere qui nuper venerai ab


Priscillam
Claiidius discedere
sit

uxorem eius (eo qnod praecepisset omnes iudaeos a Roma) accesI

ad eos

due coniugi

stretta intima rela'


:

zione con l'apostolo lo seguirono fino ad Efeso


e vi stavano ancora
scrisse ivi la sua

quando

il

dottore delle genti


di Corinto,

prima lettera a quei

facendovi espressa menzione di loro.

Salnta/it

vos ecclesiae Asiae salutant vos in Domino mnltuni Aquila et Prisca cani domestica
SvKToNio,

sua

ecclesia^

'

i;/

Claiidii.
-'.

'
'

Alti Atxf^l., XVIII,


Ibid. xviii IM.

ALCUNE CHIESE

DI

ROMA E LE CATACOMBE.
'.

Ili

apud quos

et hospitor

Essi poi ritornarono in


di

Roma
fu vi si

sul principio del


il

regno

Nerone, quando

abolito

divieto di Claudio: ed certo che


ai

trovavano nel 58 allorch Paolo scrivendo


i

romani, fra
tera,

molti saluti coi quali chiude la


i

let-

nomina anche

due coniugi dicendo

Sa-

lutate

Priscam

et

Aquilani adiutores meos in Chri-

sto lesu... et doniesticam ecclesiani eoruni ^

Intanto da

quei saluti medesimi inviati da


farci un'idea della
la

Paolo possiamo

importanza che
di

aveva

fino

da quel tempo

comunit cristiana

Roma. Famiglie
nuova
titoli

intiere appariscono addette alla

fede, e nella citt

sono gi

stabilite

alcune

chiese domestiche dalle quali ebbero poi origine


i

urbani.

Fra questi

titoli

od oratori uno dei

pi importanti era quello fondato da Aquila e Prisca


,

di cui fa

menzione Paolo nella sua lettera


due coniugi sul monte
Chiesa di santa Prisca.

cio la domestica ecclesia posta, secondo la tradizione, nella casa stessa dei

Aventino,

dove sorge

la

questo titolo aventinense ebbe qualche rela,

zione con r altro del Viminale

al

quale suc-

ceduta egualmente
ziana.

la

chiesa di

Santa

Puden-

Molto

si

scritto

sopra queste due antichis-

sime chiese e sulle memorie loro relative agli


apostoli:
'

ma non

tutto

pu egualmente ammettersi

Ep.

I.

Corint., xvi, 19.

'

Ad Romanos,

xvi,

3, 5.

112
dalla

CAPO

VII.

buona

critica.

Vediamo dunque
ci che la critica

di

ben

chia-

ramente distinguere

pu

accet-

tare su quelle memorie, da ci che soltanto

verosimile o semplicemente congetturale.

Dalle antiche narrazioni dette di Pastore e di

Timoteo, dalle lettere di Pio


e dal libro pontificale
di santa
si

a Giusto di Vienna

ricava che l'odierna chiesa

Pudenziana

fu in origine la
i

casa di Pu-

dente battezzato dagli apostoli,

quali in questo

luogo riunirono pi volte

primitivi fedeli di

Roma:

che pi tardi Pudenziana, Prassede e


figli di

Timoteo
fratello

Pudente, fecero convertire in ora-

torio (o titolo)

da San Pio
'.

le vicine

terme del
il

Nevato

Alcuni non ammettono che


il

Pudente battezzato dagli apostoli fosse


delle

padre
i

due vergini Pudenziana e Prassede; ed

BoUandisti distinguono due personaggi di questo

nome

1'

uno seniore che avrebbe accolto

in

sua

casa San Pietro e che sarebbe quello nominato

da San Paolo nella seconda lettera a Timoteo,


l'altro giuniore (forse figlio o nepote) dei
di Pio dette.
I

tempi

(a.

140-50) e padre delle

due vergini prepoco probabile


di

La quale opinione per

perch non v' memoria distinta

questi due

'

Chi volesse consultare questi documenti


capo
24;

apociil,

ma

purtuttasegg.;

via molto antichi, vegpa: Baronio, Annali, anno 159, capo 8 e anno
Itvl,

Aita Sanctorttm, tomo iv di magR:io,


2,

p. 295 e

Bianchini, Anastasio, tomo


II,

pag. 123-121;

Tu

i.hmont, Hist. etc.,


i,

p. 165 e

segg. Gallandi, Bibl. Pairunt, voi.

p. 672.

ALCUNE CHIESE
personaggi.

UI

ROMA E LE CATACOMBE.
difficolt

113

La maggior

che vi sarebbe
le quali

quella dell'et delle se fossero

due sante vergini


ai

morte assai giovani


il

tempi del papa

Pio

I,

non potrebbe

padre loro essere stato con-

temporaneo degli
cos

apostoli.

Ma

era opinione pi
;

antica che esse morissero in et senile

ed

infatti

sono rappresentate nel mosaico dell'abside

della chiesa del Viminale.


difficolt

Ed

allora svanisce ogni

cronologica circa l'et del loro padre.


sia la cosa, certo si

Comunque
sia

che quella chiesa


il

gi fin dal secolo quarto avea

nome

di Eccle-

Pudentiana

del 384 la quale

come si ricava da un'iscrizione nomina un leopardvs lector de


il

pvDENTiANA c dal bellissimo mosaico dell'abside


della chiesa stessa eseguito sotto
Siricio
(a.

pontificato di

385-98),
le

ove

il

Salvatore tiene in

un volume con
ccclesiae

parole:
'.

mano Dominus conservator

Pudentianae

questa appellazione di ecclesia Piideiitiaiia

indica certamente

un

priet dei Pudenti e

titolo eretto in una pronon soltanto una chiesa de-

dicata in onore di

una santa

di

quel nome.
titiiliis

Il

nome poi del titolo lis, come si deduce

era quello di

Piiden-

dalle sottoscrizioni poste dai

suoi preti negli atti dei sinodi romani,

la

tradizione

stessa
I

che

il

titolo

venisse
fra-

eretto dal

papa Pio

nelle

terme

di

Novato

<

De

Rossi, Bi//. di Air/ico/. ,ri<t.. Lii-r!io-

Agosto

1867.

114

CAPO

VII.

tello di

Pudenziana e Prassede confermata an-

che dai monumenti.


Nella cappella di San Pietro ancora esistente,

ma

del tutto rinnovata,


dell'

si

vedeva

ai
,

tempi del
di

Panvinio e

Ugonio un mosaico

cui

il

de Rossi ha pubblicato un disegno da

lui rin-

venuto nei manoscritti del Ciacconio conservati


nella biblioteca \''aticana
il
'.

Vi era rappresentato

Salvatore imberbe, secondo l'uso artistico dei

primi secoli, fra due personaggi barbati, che sono

probabilmente

due
si

fratelli

Nevato e Timoteo.

Sotto questi mosaici

leggeva l'iscrizione: maximvs

FECIT CVM SVIS.

Questo Massimo era un prete

titolare
il

della

chiesa stessa dei tempi del papa Siricio,

quale

nominato in un grande frammento epigrafico monumentale proveniente dal medesimo luogo.


a costui, secondo
il

Ed

de Rossi,

si riferisce

pure

un' iscrizione oggi custodita nella galleria lapidaria del

Vaticano, nella quale

si

fa

menzione
uso"

di

un

edificio

termale trasformato in altro

per

ispirazione divina [divinae mentis due tu).

MAXIMVS
DIVINAE
.

HAS
.

OLIM

THERM(as)
C\'M
.

MENTIS

DVCTV
fece

lo Stesso

Massimo

anche

effigiare fra

mosaici del predetto oratorio hi figura dell'apo-

<

Dk

Rossi, IiiU.

ili

aicli. riist..

1.

e.

ALCUNE CHIESE
stelo

DI

ROMA E LE CATACOMBE.
in cattedra in

115

San Pietro seduto


:

mezzo

agli

agnelli di Cristo

gruppo allusivo

alle parole del

Vangelo
in quel

pasce agnos meos

il

quale conferma

esser gi tradizione

comune

nel quarto secolo che

luogo veramente l'apostolo av^esse radu-

nato

fedeli

insegnando loro

la celeste dottrina
il

'.

A
in

ci

deve aggiungersi che

luogo ove dimor


il

Roma
terme

per ben due volte San Giustino

filosofo

nel secondo secolo fu


le

appunto un

edifizio

presso

di

Timoteo

Ego prope ad
.

bahieitm

cogioniento TimotinutJi
bio di
alla

Tutto ci senza dubdi valido

grande importanza e

appoggio
di
ci

tradizione di

nanze cristiane

un antichissimo luogo sul Viminale; ma non


troppo
le

adu-

il

diritto di specificare
il

cose

come

fecero

Febo ed

il

Bianchini. Quest'ultimo infatti nel


i

suo Anastasio bibliotecario congettur che

Pu-

denti cristiani fossero della gente Cornelia e imparentati con


i

Cornelii Emilii e con

Cecilii e

che essi accogliessero nella loro casa San Pietro


fin dalla

sua prima venuta in

Roma

sotto

il

regno

di Claudio.

da queste congetture acquist magcio


la

gior credito l'opinione del Febo, che

cattedra lignea dell'apostolo nel Vaticano fosse


quella adoperata da lui nella casa dei Rudenti e

che fosse precisamente


proprietario.

la sedia

curule del nobile

Idem.

1.

e, pp.

43, 44.

116

CAPO

VII.

Ma

noi pur riconoscendo l'antichit e la vero-

simiglianza della tradizione sull'ospizio apostolico


del Viminale,

dobbiamo riguardare
alla cattedra presa

le

accennate
lui in

opinioni
di
ivi

intomo

da

casa

Pudente

e l'altra

pure dell'altare ligneo che


si

avrebbe adoperato (ed oggi

conserva nel

Laterano),
in

come congetture

le quali
'.

non hanno

loro appoggio alcun

documento

Vedemmo

per nel capo precedente che la cattedra lignea


del Vaticano,

bench non abbia relazione cono-

sciuta con la casa di Pudente,

ha per buoni

ar-

gomenti

in favore della
al titolo

sua autenticit.

Quanto

aventinense di Santa Prisca,

che ho ricordato di sopra, da notarsi che esso


era chiamato negli ultimi secoli del medio evo

domiis Aquilae

et

Priscae, e

si

diceva che ivi

San Pietro avesse battezzato ^. Questa medesima tradizione si ritrova nei documenti del secolo duodecimo, come' in un antico sermone de sanctts
Aquila
et

Prisca conservato

in

un codice

vati-

cano

(n. 1193),

negli atti di Santa Prisca, che sono

per lo
'

meno

anteriori al secolo decimo, e nel libro

Queste ultime congetture furono principalmente sostenute dal


:

Bartolini nel suo scritto

Sopra l'antichissimo altare di legno rin-

chiuso nell'altare papale della basilica lateranense,


*

Roma

1852.

Mai, Script, vetcr., tomo v.


1867,

p. 148. Cf.

de Rossi, Bull, di arch.

crist.,

pag. 45 e scgg., V. Carini, Sul titolo presbiterale di

Santa Prisca,

Roma
'f*,

1895.

Non deve

confondersi Priscii moglie di


il

Aquila con

la

Santa Prisca vergine martirizzata a tempo di Claudio


i-hr^
p<->i.'-

gotico nel secolo

avori- on la piiina lola/irini di parentela.

ALCUXE CHIESE

DI

ROMA E LE CATACOMBE.

117

pontificale alla vita di

Leone

III.

Dunque

il

titolo

dell'Aventino, che nei secoli quarto e quinto era

chiamato

tituliis

Prscae^ gi nel secolo ottavo


si

dicevasi Aqiilae et Priscae e

riguardava come
e

un luogo frequentato da San Pietro San Paolo


nella sua lettera ai

dove

si

era adunata la domestica ecclesia ricordata da

Romani

'.

Ed

il

de Rossi congettur che esistesse qualfra


i

che relazione

fondatori del titolo dell'Aven-

tino e dell'altro del

Viminale e che forse Prisca

moglie di Aquila fosse liberta o cliente della Priscilla

madre
il

di

Pudente e da questa perci avesse


in qual-

preso

nome. Le sue congetture sono


un'iscrizione

che

modo confermate da

trovata

presso Santa Prisca nel passato secolo, ed ora


nella Biblioteca vaticana, in cui
Caiis Mariiis
si

nomina un
la

Piideus Cornelianiis :

quale es-

sendo una tabula patrouatus dovea stare nella


casa stessa di questo personaggio.
terzo secolo

Dunque

nel

(al qual tempo appartiene l'epigrafe) un Pudente Corneliano aveva la sua dimora presso Santa Prisca, dove altri indizi ci mostrano avere

esistito la

casa dei due coniugi Aquila e Prisca.


si

'

L'iscrizione medievale che

legge sopra un capitello fuori di


s.

posto nel sotterraneo della chiesa

(BacHsmtim

Petri) attesta pure

questa tradizione costante,

ma

evidentemente non ha alcun valore

quanto
assurdo

alla determinazione del luogo preciso di quella


il

memoria.
il

supporre che San Pietro abbia potuto amministrare

bat-

tesimo dentro l'incavo di quel capitello che sembra anche posteriore


ni tempi apostolici.

18

CAPO

VII.

Tutte queste coincidenze sono certamente assai


notevoli e inducono la persuasione che nelle tradizioni leggendarie relative a questi

due ospizi
urbani cor-

apostolici vi sia

un fondo

di storica verit.
titoli

Alle notizie degli antichissimi

rispondono quelle degli ipogi sepolcrali fondati

da queste primitive famiglie cristiane


perare

di

Roma:
centro

e dallo studio di tali notizie risulta, per adopele

parole stesse del de Rossi, die

ti

al quale

come
le

linee che

partono da punti diversi

convergono

tneniorie del titolo di


il

Pudente
noi

quelle del titolo di Prisca,


scilla nella via Salaria

cimitero di Pri-

Nuova

Onde
di

diremo

qui qualche parola intorno a questo sotterranea

considerandolo
dell'et

come campione
di Priscilla,
i

un cimitero
gli

prossima all'apostolica ^

Nel cimitero
fra questi vi

secondo

antichi

documenti, riposavano

corpi di molti santi: e

erano Pudensiana e Prassede figlie

di Pudente,

contemporanee degli apostoli, ed

Aquila e Prisca proprietari della chiesa domestica dell'Aventino.


Ivi

sono

le

pi antiche iscrizioni cristiane

a
di

incise

con belle lettere sul marm< o dipinte

minio su larghe tegole;

ma sempre

brevi, affet-

Bull,
Il

cit.,

paji. 45.
il

cimitero di Priscilla posto sulla via Salaria, od


di

suo

in-

gresso sulla pubblica strada jxico prima

triungere al ponte salario

a sinistra.

ALCUNE CHIESE

DI

ROMA E LE CATACOMBE.
stile

119

tuose ed aventi nello

medesimo l'impronta
il il

della loro antichit. In alcuni loculi troviamo

solo

nome

del defunto ed un' (incora,

pi antico

simbolo della croce e della speranza; sopra molte

tombe leggiamo
in altre
l'

il

saluto apostolico
.

pax

tecvm,

acclamazione vivas

in

deo, o la bella

espressione

me
il

dormit in pace. Ai nomi ili alcuni


il

defunti aggiunto

titolo beatus,

che indica pro-

babilmente o
fede.

martirio o la confessione della


nelle pagine seguenti di

Daremo un saggio

alcune trasportate nel

museo

lateranense.

In altre epigrafi attirano specialmente la nostra

attenzione

alcuni

veggono
quelli di
in

sui primitivi

nomi che raramente si monumenti cristiani, cio


e questi scritti tanto

Petrvs e Pavlvs,
quanto
in

latino

greco. Sono
in

presi

evidentemente

memoria
e che
i

dei
ci

nomi codesti due fonricordano


e
co-

datori della Chiesa romana,


la

generazione di coloro
gli

quali videro

nobbero

apostoli.

Ed a

questa generazione

accennano pure alcune


famiglie
di
liberti

iscrizioni appartenenti a
ci

imperiah, che

fanno pen-

sare a quelli stessi de

da San Paolo nelle

domo Caesaris ricordati sue lettere. Ed anche dei

due coniugi Aquila e Prisca tanto cari all'apostolo quei

che

marmi ci hanno conservato una qualmemoria leggendovisi talvolta le iniziali


;

AQvi...

che probabilmente accennano


di

al

nome

di

un Aquila o

un

Aquiliis.

120

CAPO

VII.

Le

pi antiche fra queste epigrafi sono quelle

dipinte a minio sulle chiusure dei loculi,

come
me-

pu vedersi nel saggio che diamo

in questa

desima pagina e nella seguente. La forma dei


caratteri simile a quella delle iscrizioni dipinte

Pompei e perci esse sono senza dubbio anlit-hissime ed alcune anche del i secolo.
sulle pareti di
;

ALCUNE CHIESE

DI

ROMA E LE CATACOMBE.

121

Le altre iscrizioni restate nel cimitero formano una collezione veramente preziosa ed unica, E noi
aggirandoci per
le gallerie di

quel venerando se-

polcreto della via Salaria, fra quei loculi ancora


chiusi ed intatti del

primo secolo, proviamo per un momento la dolce emozione di trovarci in mezzo ai fedeli dei tempi apostolici.

122

CAPO

VII.

Ecco poi un piccolo saggio del


poche
fra queste

testo di alcune

ora accennate e di altre anti-

chissime iscrizioni esistenti in regioni diverse del


cimitero di Priscilla:
I.

nETPOC

Vi

il

solo

nome

di Pietro

che rarissimo

nell'antica epigrafia cristiana e ricorda probabil-

mente un discepolo

dell'apostolo.

KHIA

<I>0[BH

TH

MAANAPU

KA

IIITO.N

CY.\R[OC

KAI

IvAYTO
uarito.

Ceja Febe

amante del

Capitone suo

sposo (pose) ed a se stesso.

notevole

il

nome

di

Febe, abbastanza raro


nelle sue lettere.

e che ricordato da

San Paolo

KA
EN

MAUTA

rAVKVTATii

AAI:A'I>1>

HKOAUPii

ZIJMKN

(->Rli

(figura simbolica del pesce^

Claudio Pilota a Teodoro dolcissimo fratello


Cristo).

Viviamo in Dio (Ges


Importante per
vinit di

la professione di fede nella di-

Ges

Cristo.

ALCUNE CHIESE

DI

ROMA E LE CATACOMBE.

123

HIAIl Yi> 4>IAHM0>[


JkVO

xaAUC ETH
asTa

META
YIIEP

TWN owv -j'ONAIiiN


r.'j.w

EVXOT

Tl2iN

AlIiiN

al figlio Filemone, {vivesti) bene due anni

con

i tuoi genitori.

Pregevole assai per


de' santi.

Prega per noi insieme ai santi. il dogma della comunione

TH CEM.NOTATH KAI
POCTE0EIKA

AVKVTATII
,
. .

CVMBlli lUA[.\H AVI'


.
.

KVPIOC META COY

Alla castissima e dolcissima consorte Ro-

dina
//

Signore sia con

te .

AVG

LIB

PRAEPOSITVS
.

TABERN'ACVL('(i //onm*^
.

... IDI
.
.

SORORI
.

BENEMERENTI
.

Q.VAE
.

VIXIT
.

A.
.

ORORI
.

QVAE

VIXIT
.

ANNIS
.

XVII
.

SERAPY.
,

XXXV
.

CHRYSOMALIO
.

PATRI
.

QVI
.

VIXIT
.

AN.
.
.

FRATRI
.

Q.VI

VIXIT
.

ANNIS

XXII
.

NICEN.
,

... EX

VOLVNTATE

EIVSDEM

CHRYSIDIS.

Appartiene alla famiglia di un liberto imperiale, del

primo o secondo secolo,

il

quale eserci-

tava l'arte di far tende (ars scaenofactoria), l'arte

124

CAPO

VII.

stessa di Aquila e di

San Paolo, Potrebbe esser

stato costui della famiglia di


alla casa imperiale (de

uno

di quelli addetti

domo

Caesaris)^ che sono

ricordati dall'apostolo nella lettera ai Filippesi


scritta

precisamente da Roma.
7-

TITVS

FLA
F

VIVS

LICISSIMVS
(7//CJP0SITVS
.

EST

Appartenne

forse al figlio di

un

liberto

del-

l'imperatore Tito.
8.

PRISCVS.

VLPIAE HEL
COIV.
SI
.
. .

KAKI

notevole perch

ci

ricorda

il

nome

Prtscits
il

che ha relazione con Prisca o Priscilla ed


gentilizio

Ulpius, che fu quello

dell'

imperatore

Traiano.
9-

RATIAE
AQVI
T
Aqiii-

Ricorda probabilmente un Aquila o un


liiiits,

nomi

di

grande importanza

in

questo cimi-

ALCUNE CHIESE
tero,
di

DI

ROMA E LE CATACOMBE.

125

dove furono

sepolti Aquila e

Prisca discepoli

San Paolo.

LVMENA PAX TECVM


.

FI {sic)

cio

Fihimena pax tecmn

Questa iscrizione dipinta

in rosso

su tegola

stava sul sepolcro della celebre Santa Filomena,

martire forse del secondo secolo, e che obliata

lungamente torn poi

in venerazione sul principio

del secolo nostro, allorch se ne rinvennero le

ossa nel cimitero di Priscilla. L'epigrafe originale


sta a

Mugnano presso Napoli insieme

alle reliquie

della santa sconosciuta.

(vedi la riprodimione annessa).

VERIC [m] VNDVS


Si legga:

Vericundus rnartyr.
in rosso sopra

Anch'esso dipinto

un loculo

ed appartiene ad uno sconosciuto martire di

nome
tempi

Verecondo che potrebbe anche attribuirsi


prossimi agli apostolici.

ai

Riproduciamo qui una parete del cimitero


Priscilla

di

con l'apertura
iii

fatta

recentemente nel
fa

muro
dietro

del
i

o del iv secolo, che

vedere

al di

sepolcri primitivi ancora intatti e fra questi

quello del martire Verecondo.

Piiieie nel cimitero di Priscilla.

ALCUNE CHIESE

DI

ROMA E LE CATACOMBE.

127

A S nobile schiera di memorie epigratiche fanno


degna corona alcune
altre pitture antichissime

nelle gallerie adiacenti all'arenaria centrale.

Fra

queste celeberrima l'imagine della Vergine col

bambino,

la

quale fu attribuita dall'unanime con-

senso degli archeologi alla prima met del secondo


secolo,

ed per conseguenza
ritraente la

il

pi antico

monu-

mento conosciuto

madre

del Salvatore.

Ed
sia

a proposito di questo prezioso dipinto mi


alle

permessa una digressione intorno


;

imagini

di

Maria nell'antica arte cristiana digressione che


ai lettori,

spero riuscir gradita

perch mostrer

come

le origini del culto

verso

la

Vergine possano

riferirsi

pure

ai

tempi prossimi agli apostolici.

sar opportuno trattare qui tale argomento,


le

giacch fra

memorie

dei tempi

apostolici

si

indicano pure talvolta alcune imagini della Vergine attribuite a San Luca,
le quali

invece sono

di

epoca assai posteriore e


queste pitture

di stile bizantino.

noi

possiamo mostrare che, se non sono autentiche

come opera

del fido seguace di

San Paolo, abbiamo per un dipinto prezioso ed antichissimo ritraente Maria nel cimitero stesso
fondato dai discepoli degli apostoli.
Il

culto della Vergine cosi caro e cos conso-

lante per noi cattolici fondato sopra argomenti

tanto autorevoli, che nulla possono in contrario


i

sofismi degli eretici

quali lo dileggiano

come
co-

una medioevale superstizione.

Questo culto

128

CAPO

VII.

mandatoci dallo stesso Redentore divino morente


in croce

con

le

commoventi parole Ecce

nater

tua, ricordato dagli antichi padri della Chiesa,

Ignazio, Ireneo, Epifanio, Agostino, ai quali fanno

eco tutte

le

pi vetuste liturgie

dell'

oriente e

dell'occidente.

Esso fu praticato senza dubbio dai

primitivi fedeli,

quantunque
si

in

maniera diversa
era naturale, dai

da quella che oggi


ecclesiastica

usa: giacch la disciplina

ha

variato,

come

primi secoli fino a noi.

Non poteva
un
lora
i

essere molto esplicito e solenne

tal culto nei secoli di

persecuzione, perch

al-

cristiani

si

guardavano studiosamente
spirituale

di

evitare qualunque esteriorit che avesse potuto

confondere
le

la religione loro tutta

con

pratiche superstiziose

dell' idolatria.
:

Perci essi

furono assai cauti nell'usare le imagini e lo stesso


Cristo fu quasi

sempre rappresentato o sotto forma


storico nelle scene

simbolica o

come personaggio

degli episodi ev^angelici. Soltanto nei secoli della

pace cominciamo a trovare abbastanza frequente-

mente

la figura del

Redentore isolata e col suo


di culto
sia
'.

tipo reale

come una vera imagine


far meraviglia
alla

Non
*

deve dunque

che ci

avvenuto
si

anche riguardo

Vergine e che non

abbia

memoria nell'uso dei primi secoli di figure rappresentanti la Madre di Dio tenute come oggetto
'

Si

vegga

ii

mio

scritto,

Di un

antico busto del Salvatore ecc.

nelle

Mlanges d'archeologie

et d'histoirc,

tomo vni,

Roma

1888.

ALCUNE CHIESE
di culto esterno nel

DI

ROMA E LE CATACOMBE.

129

modo che oggi comunemente


catacombe romane esistono

suol farsi.

Pur

tuttavia nelle

ancora alcune antiche pitture che rapresentano


senza dubbio
la

Vergine: e queste non appar-

tengono generalmente all'epoca della pace e del


trionfo del cristianesimo,
di

ma
lei

bens ai secoli stessi


i

persecuzione e provano perci che

primitivi

fedeli

nutrivano verso di
di

quello stesso sentinoi.

mento
In

venerazione che abbiamo

due maniere principalmente

fu ritratta la
cristiani.
il

Vergine negli antichi monumenti


talvolta seduta
gliuolo,

Essa
fi-

avendo

nelle braccia

divin

ovvero sta

ritta in piedi

con

le

braccia
la

aperte a guisa

d' interceditrice.

Quando
le

ve-

diamo nella prima maniera non pu cader dubbio sulla interpretazione,

mentre

imagini della

seconda sono pi
rezza.

difficili

a riconoscersi con sicu-

certo che gli antichi cristiani effigiando

l'orante

hanno voluto

talvolta rappresentare la
cimiteriali

Vergine,

come

lo

provano alcuni vetri

del terzo e del quarto secolo ove accanto a quella

figura scritto

il

nome MARIA. Per siccome


si

spesso sotto questa rappresentanza simbolica


voluta ritrarre

l'anima cristiana ed anche la


orante in s stessa se non

Chiesa: cos noi restiamo nel dubbio intorno al

vero significato

dell'

vi sieno circostanze estrinseche o


ticolari

aggiunte di par-

che

lo

determinino pi chiaramente.
9

130

CAPO
Il

VII.

gruppo della Vergine col divino infante

fra

le

braccia o sulle ginocchia per lo pi comple-

tato dalle figure dei

Magi
:

quali

si

avvicinano

presentando

loro doni

e questa scena dell' Epiprediletta dagli an-

fania fu in particolar
tichi

modo

cristiani

d'Occidente, perch ricordava la

vocazione loro e dei loro padri dalle tenebre del


gentilesimo alla luce della verit.

La narrazione
:

evangelica nulla dice intorno al numero dei Magi


e l'antica arte cristiana ce
li

rappresenta ora in

numero
pi,
sia
il

di due,

ora di
il

tre,

ora di quattro ed anche


ternario tradizionale

quantunque

numero

pi frequente.

Per anche fuori della scena dell'Epifania comparisce nelle antiche pitture delle catacombe ro-

mane

la

Vergine sedente col fanciullo Ges: ed ha senza dubbio una impor-

allora la sua imagine

tanza maggiore per la questione del culto ad essa


prestato nei primi secoli: perch in tal caso non

pu
gli

dirsi in

verun modo, come falsamente dicono


il

avversari per
vi

gruppo dell'Epifania, che


'.

la

Vergine

rappresentata soltanto

come uno

storico personaggio

Fra queste imagini


via Salaria di cui
'

la

pi antica di tutte

senza dubbio quelhi del cimitero di Priscilla sulla

diamo qui una riproduzione.


scrini)
lirl
ui'.

Si

Nin>;a

il

douu

ivossi,

Imagitti scelte della


1863: al quale at-

B. Vergine,

tratte dalle

catacombe romane,

Roma

tinsero tutti coloro che

hanno

poi scritto sopra questo

argomento.

Antichissima pittura della Beata Vergine


esistente nel cimitero di Priscilla

(secondo secolo).

132

CAPO

VII.

Che

in questa pittura delle

catacombe

di Pri-

scilla sia

rappresentata la Vergine cosa mani-

festa per

chiunque abbia qualche pratica con

le

antiche composizioni dell'arte cristiana;


tista vi volle

ma

l'ar-

aggiungere un segno distintivo e

ca-

ratteristico

che toglie ogni dubbio. Questo segno

la stella dipinta nell'alto, oggi per poco visibile

per r indebolimento dei

colori,

siccome

la

stella si

vede sempre nella scena

dell'

Epifania ed
il

anche sugli antichi sarcofagi presso


seduta col bambino fra
Maria.

Presepe^

cos essa indica con ogni certezza che la


le

donna

braccia veramente

sinistra del riguardante


il

havvi un per-

sonaggio in piedi

quale con una

mano

stringe

un volume

con

l'altra

accenna verso
della

la stella.

Egli certamente

un profeta

dell'antico testa-

mento mentre predice l'apparire


stella,

mistica
le te-

che Cristo, destinata ad illuminare


;

nebre del gentilesimo e forse Isaia

il

quale spesso

nei suoi vaticini parla della luce che

doveva

illu-

minare
infatti
i

il

mondo per

la

venuta del Messia.

Ed
fi-

profeti

sono talvolta rappresentati in sem-

bianza giovanile, e simile a quella della nostra


gura, in alcuni vetri cristiani.

Per

stabilire

l'et del

prezioso dipinto ne-

cessario confrontare questa pittura con quelle di

epoca gi conosciuta almeno approssimativamente


nelle stesse
ste

catacombe romane. Di alcune


il

di

quein

possiamo determinare

tempo ponendole

ALCUNE CHIESE
relazione con
i

DI

ROMA E LE CATACOMBE.
dell'arte

133

monumenti
si

pagana ed
che chiunle
ti-

anche con

la

cronologia delle gallerie e delle


trovano.

cripte nelle quali

Ed

cos

que ha acquistato una qualche famigliarit con


pitture delle

catacombe pu giudicare, senza

more

di

andar troppo lungi dal vero, se un

af-

fresco appartiene ai primi tre secoli o all'epoca


della pace ovvero ad et posteriore.

Ora

l'ima-

gine della Vergine nel cimitero di Priscilla di

uno

stile di

gran lunga pi

fino

ed elegante di

tutte quelle pitture simboliche cimiteriali che noi

per gravi ragioni giudichiamo non posteriori

al

terzo secolo; essa sente ancora di quel classi-

cismo che ammiriamo a cagione d'esempio negli


affreschi della cos detta

casa di Germanico sul

Palatino e nelle case di Pompei. Ci solo baste-

rebbe a farcela giudicare non pi tarda certa-

mente
forse

della

prima met del secondo secolo e


alla
fine del

anche contemporanea
altro

primo.
giu-

Ma un

argomento

ci

conferma in questo

dizio e ci viene fornito dalle recenti escavazioni

praticate in quel sotterraneo.

La

pittura della Ver-

gine

fa

parte di tutto un sistema di decorazione

che adorna un loculo nella parte alta della cripta ed perci dell'epoca stessa
loculo.
cripta,

in cui fu fatto quel

Ora essendosi abbassato il piano della si ritrovata a maggiore profondit un'altra


i

serie di sepolcri

quali certamente furono sca-

vati posteriormente a quelli della parte superiore.

134

CAPO

VII.

siccome questi sepolcri posteriori sono chiusi


iscrizioni antichissime

da quelle

dipinte in rosso

che ho accennato di sopra

le quali

non sono pi
il

tarde del secondo secolo; cos manifesto che

dipinto della beata Vergine appartiene o al principio di quel secolo o alla fine del precedente.

dunque
di

questa pittura

la pi

antica imagine

Maria sino ad ora conosciuta e conservata in


il

tutto
ciale,

mondo. Essa poi ha un'importanza spedi Priscilla si

perch trovandosi in una regione antichis-

sima del cimitero apostolico


supporre che fosse fatta

pu

dipingere da chi avea

veduto

gli apostoli

ed avea potuto da loro stessi


alla

apprendere notizie preziose intorno


del Salvatore.

madre

questa imagine

come ad un primo

anello di

una catena fanno seguito anche altre che si veggono nei nostri sotterranei e chi sa quante altre
che ancora non sono tornate in luce e giacciono
fra le inesplorate

rovine delle nostre sotterranee

necropoli.
Io indicher soltanto quelle pi conosciute

che

ora

si

del secondo o del terzo secolo o


al quarto.

veggono nelle catacombe romane non

e che

sono

posteriori

Dopo

quella gi descritta ne indicher nello

stesso cimitero di Priscilla altre tre.

Una

col solo

bambino rappresentata
gine cristiana,

sul sepolcro di

una Ver-

come

tipo e

modello della vergi-

ALCUNE CHIESE
nit: un'altra

DI

ROMA E LE CATACOMBE.

135

nella scena dell'Epifania ed

una

terza nel gruppo pi raro dell' annunziazione.

Nel cimitero
se ne trova

di Domitilla sulla via

Ardeatina

una

bellissima,

ove

la divina

madre

seduta in trono col fanciullo sulle ginocchia sta


in

mezzo a quattro personaggi


i

vestiti all'orien-

tale che rappresentano

Magi. Nel cimitero di


la stessa

Callisto sulla via

Appia vediamo
i

scena

dell'Epifania, per

monarchi
la

orientali sono rapdi tre


;

presentati nel tradizionale


la

numero

mentre

composizione stessa con


in

variante di due soli

Magi trovasi

un cubiculo

del cimitero dei santi

Pietro e Marcellino sulla via Labicana.

Final-

mente nel cimitero Ostriano


troviamo un'imagine
di

sulla via

Nomentana
del

Maria col solo bambino

contradistinto dal doppio


di Cristo
'.

monogramma

nome

Oltre a queste pitture ed a molte sculture di


sarcofagi, noi

possediamo un gran numero

di pic-

coli oggetti o sacri cimeli dell' antichit in vetro, in avorio,

o in altra materia su cui pure


lo pi

effi-

giata la

madre divina per

sotto

la

forma

di orante.

questo gran numero di figurate rappresenil

tanze ed
La

luogo ove esse stavano, cio per


monogramma
e tutto
il

lo

'

presenza del doppio

tipo della

comi

posizione, rendono assolutamente inaccettabile l'opinione di coloro

quali vorrebbero vedere in questa figura

una madre qualunque

col

suo bambino.

136

CAPO

VII.

pi sulle

tombe
sia

stesse,

tolgono ogni forza

all'as-

serzione dei critici protestanti che cio in quelle la

Vergine non

che uno storico personaggio. Se

cos fosse noi la

vedremmo

soltanto nelle grandi

composizioni storiche o nel centro delle vlte dei

mezzo ad altri gruppi degli episodi Ma quando noi vediamo la Vergine rappresentata in tanti modi diversi ed anche isocubiculi in
evangelici.
lata, e

posta per lo pi sopra

sepolcri con evi:

dente concetto di protezione e difesa noi non pos-

siamo mettere
storico,

in dubbio

che quelle imagini

si

sieno ripetute anche astraendo da ogni concetto

ma

propriamente per sentimento

di veivi

nerazione verso di Lei; e che cio essa


rappresentata

sia
il

come vera

interceditrice presso

suo divino

figliuolo.

Ora questa nobile schiera di imagini cimitenon giunge ad epoca posteriore al quarto secolo: e delle figure dipinte da me accennate la
riali

pi recente senza dubbio quella del cimitero


Ostriano, la quale pu giudicarsi dei tempi di Costantino.

Da

ci risulta assolutamente falsa e ridicola


i

l'opinione di coloro

quali tuttora continuano a

ripetere che
cipio

il

culto della Vergine ha avuto prin:

dopo

il

concilio di Efeso

nodo

posteriore di

pittura della
I

mentre questo siun secolo alla pi recente Vergine nelle catacombe romane!
ci

preziosi

monumenti che

mostrano come

il

ALCUNE CHIESE

DI

ROMA E LE CATACOMBE.

137

culto di Maria sia nato insieme al cristianesimo

sono dunque
e ci

di

grande conforto per noi


si

cattolici

mostrano che quanto pi


si

studia la vene-

randa antichit tanto pi


la

resta convinti che

Chiesa cattolica nella parte sostanziale del


e della pratica della cristiana piet re-

dogma

stata fedele alla Chiesa dei primi secoli: e che


al contrario
i

pretesi riformatori

si

sono allonta-

nati dal vero spirito del cristianesimo.

Ed
fatti

ora dopo questa lunga digressione torniamo

al cimitero di Priscilla e

descriviamo

gli scavi ivi

dalla

Commissione Archeologica nel

1888.

Questi scavi furono intrapresi in una regione del


sotterraneo in gran parte rovinosa e non ancora
esplorata.
Il

primo indizio che

si

era messo
si

il

piede in un luogo di qualche importanza,


nella scoperta di
reti

ebbe
con

una grande galleria con

le pa-

e la vlta rivestite di fina

stabilitura

pitture decorative di linee geometriche e di stelle.

La

galleria

comunicava con una stanza

rettan-

golare di molta ampiezza che fu subito sgombrata dalle terre onde era ricolma, e vi
si rico-

nobbero traccie non dubbie dell'antica magnificenza.

Fra

le

terre di scarico
il

si

ricuperarono

molti frammenti epigrafici: ed

de Rossi, sagace

direttore dei lavori, ebbe la fortuna di ritrovare


fra gli

sparsi rottami le iscrizioni primitive del

nobile ipogo, e vi riconobbe cos


gentilizio

un sepolcreto
Per valutare

degli

Aci'lii

Glabrioni.

138

CAPO

VII.

tutta

l'importanza di tale scoperta, sar neces-

sario aggiungere qui alcune notizie.

Dopo

la

persecuzione di Nerone descritta a

vivi colori

da Tacito e nella quale


attestarono
col

gii

apostoli
la loro

Pietro e Paolo

sangue

jede, la comunit cristiana di sotto


salito
i

Roma god

libert
;

regni pacifici di Vespasiano e di Tito


al
i

ma

trono Domiziano

si

riaccese la guerra

contro

seguaci di Cristo. Essi furono ancora


i

una volta confusi con

giudei e perseguitati
'
,

per r esazione del fiscits iudaiciis

vennero

accusati eziandio di ateisnio e di costumi stranieri


^.

Quel principe avaro, sospettoso ed odiavirti,

tore di ogni

che Svetonio ritrasse al vero


suoi congiunti pi prossimi

chiamandolo inopia rapax , metu saevus , non


risparmi neppure
i

che aveano abbracciato la nuova religione.


gino Flavio Clemente condannato per
testi,

La
pre-

vittima pi illustre di quel tiranno fu lo stesso cufutili

teuiiissima suspicione

',

e che egli fece mo-

rire

nell'anno stesso del consolato, cio nel 95


*.

dell'era volgare

Lo seguirono
5^

nella sorte

menel-

desima
l'isola

la

moglie Flavia Domitilla relegata

Pandataria

poi un'altra Domitilla nipote

'

SvKTON. in Domitiatto,

\'2.

'

Dione Cassio,

lxii, 13.
15.

SvETON. Domit.,
Dione, lxvii,
13.

Id. ihUi.

ALCUNE CHIESE
del console che fu

DI

ROMA E LE CATACOMBE.
in esilio

139

mandata

nell'isola
'.

Ponzia secondo
le

la

testimonianza di Eusebio

E
ci-

scoperte monumentali dei passati anni nel


la

mitero di Domitilla su

via Ardeatina

hanno

confermato splendidamente l'antichit della fede


cristiana nella famiglia dei Flavii e le tradizioni

che a quei celebri personaggi

si

riferiscono
i

^.

Se tanto inferoc Domiziano contro


cristiani a lui uniti
tela, si

Flavii

da vincoli strettissimi

di paren-

pu bene immaginare cosa sar avvenuto

agli estranei.
sacrificati

Ed

infatti

Dione parla

di molti altri
r.oXk'-

da quel crudele xai XAoi

ed ag-

giunge subito che egli fece uccidere Acilio Glabrione,


il

quale era stato console insieme a Traiano


'.

nell'anno 91, perch accusato degli stessi delitti

L'accusa era sempre quella vaga ed indeterminata con la quale tanti


altri si

erano condannati,

cio di ateismo, di novit, di usanze straniere (tnoitores

rerum novariim)
Il

e queste accuse arbidi

trarie

nascondevano probabilmente quella

mu-

tata religione.

cristianesimo di Acilio Glabrione

e degli altri nominati da

Svetonio era dunque una congettura plausibile e che generalmente si

ammetteva
'

dagli storici delle persecuzioni

'>.

Ma

His,t. fccles., IH, 18.

* ^ *
^

V. DE Rossi, BuUettino di archcol.


Dione, lxvii,
13.
10.
i,

christ., a. 1874 e segg.

SvETox. Domit.,

V. Allard. Hist. des peys.,

112.

Albe, Hist. des pers.,

pag. 438.

140

CAPO
il

VII.

oggi che
dentro
il

sepolcro suo gentilizio

si

scoperto

cimitero cristiano di Priscilla e non riu-

nito a caso

con quello,

ma

con segni evidenti

di
di-

professione cristiana, oggi quella congettura

viene un fatto certissimo.

Dunque veramente
gli

Acilio Glabrione, nobile

personaggio del primo secolo e che forse vide


apostoli e convers con essi, fece parte di

quella primitiva nobilt cristiana di

Roma
poveri,

che
i

si

un subito in fraterna societ con


relitti,

de-

gli

schiavi della grande metropoli, procos col fatto innanzi al

clamando

mondo romano

l'uguaglianza vera annunziata da Cristo.

qui

nasce spontanea la congettura che


tire del

il

console mardi

primo secolo fosse legato con vincoli

parentela al Pudente padre di Pudenziana e Prassede, fondatore del cimitero di Priscilla, e che

ne dividesse con questo

la propriet.

Ed
scilla

anche assai probabile che la Prisca o

Priscilla degli atti apostolici fosse liberta di Pri-

madre

di

Pudente e che Aquila suo marito

fosse liberto di Acilio Glabrione da cui ebbe forse


il

nome

Aquilins cambiato poi in Aquila


di

'.

Osserviamo ora l'ipogo


miglia,
tire

questa illustre

fa-

dove intorno

al

sepolcro del console mardi

vennero deposti parecchi


i

questi

perso-

naggi dell'et apostolica ed


*

loro discendenti.

notevole che nel cod. vat. 1193 questo personaggio chia-

ALCUNE CHIESE
Il

DI

ROMA E LE CATACOMBE.
di

141

sepolcro

si

compone

due larghi

corri-

doi sotterranei di disuguale lunghezza, congiunti

insieme ad angolo retto, e di due stanze che

hanno l'ingresso sull'ambulacro


dipinte,

principale.

In-

torno alle pareti, rivestite di fina stabilitura e

erano disposti dentro nicchie arcuate


dei quali

sarcofigi
dispersi,

non restano che frammenti,


consueto, dai ricercatori di
il

secondo

il

antichit che saccheggiarono


delle

monumento. Una

l'altra assai

due stanze quasi intieramente distrutta: pi grande era nobilmente rivestita


e dovea contenere
il

di

marmi

sepolcro princi-

pale, cio quello del martire illustre, proprietario

e fondatore del sepolcreto. Nulla per ci

rimane

del suo sarcofago, nulla delle sue preziose reli-

quie
di

tutto fu vandalicamente distrutto nei secoli delle catacombe.

abbandono

Le

iscrizioni de-

gli Acilii fin qui ritrovate

sono incise in marmo,

parte in greco parte in latino: alcune apparten-

gono

agli Acilii Glabrioni discendenti diretti del

console, ed altre a personaagi di rami collaterali,

come furono

gli Actlit

Veri, gli Acilii


di queste,

Valerti, e

gli Acilii Ritfni.

In

una

insieme ad
Priscilla:
e

un Acilio Vero,
questo

ricordata

mia

nome

desta una viva curiosit nel cimiil

tero che ebbe


cos chiamata,
Priscilla

suo

titolo

appunto da una donna


Acilii avesse rela-

potendosi sospettare che questa


gli

imparentata con

zione con la famosa fondatrice dell'antichissimo

142

CAPO
cristiano
la Priscilla

VII.

sepolcreto

della

via

Salaria.

Sembra
se-

per che

nominata

nell'iscrizione di

Acilio Vero, debba attribuirsi alla

met del
quel

condo secolo e perci ad un tempo assai posteriore all'et apostolica.

Ad

ogni

modo

nome

ripetuto nella famiglia degli Acilii, che oggi ve-

diamo

sepolti nel cimitero di Priscilla,

rende sem-

pre pi verosimile la congettura che fra la famiglia del console Glabrione e quella
di

Pudente
ipogeo

abbia esistito un qualche legame di parentela.

pu quindi concludersi che anche

l'

degli Acilii sulla via Salaria deve essere consi-

derato

come una

delle

memorie

insigni dell'antica

Chiesa romana nei tempi prossimi agli apostolici.

Ed
morie

ora dopo questa illustrazione delle meesistenti nell' insigne cimitero di Priscilla,
dirsi

che pu
il

veramente per

tutte queste ragioni

cimitero apostolico , conchiuder col dire che


altri

anche

monumenti
;

cimeteriali possono giu-

dicarsi dell' epoca stessa


indicarli di volo per

ma

io qui

non

far che

non dilungarmi troppo. Essi

sono

seguenti:

1 Il

grande vestibolo del sepolcreto dei Flavi


parenti dell'imperatore Domiziano, nel
pit-

cristiani

cimitero di Domitilla sulla via Ardeatina con


ture del primo secolo.
2"

Un
fu

cubiculo di questo medesimo cimitero


il

ove

sepolto un tale Ampliato;


la

quale, se-

condo

congettura del de Rossi, sarebbe quel

ALCUNE CHIESE

DI

ROMA E LE CATACOMBE.

143

medesimo che ricordato da San Paolo lettera ai Romani: Salutate Anipltatuiu

nella sua
dilectissi-

mwn
3"

inihi in

Domino

'.

Una

parte delle cos dette cripte di Lucina

nel cimitero di Callisto sulla via

Appia ove

si

ammirano
si

affreschi di stile antichissimo e

dove

rinvennero iscrizioni veramente primitive. Si

crede che questo ipogo cristiano fosse fondato da

una matrona
stoli,

cristiana

contemporanea degli apodella quale parla Tacito.

Pomponia Graecina,

Un
i

altro cimitero dei tempi apostolici sarebbe

poi quello della via Aurelia, ove furono sepolti

Santi Processo e Martiniano carcerieri di San

Pietro e da lui battezzati.

Deve

riconoscersi assai
in

probabilmente questo cimitero


terraneo che ha
il

un vasto
di

sotvilla

suo accesso nella odierna


si

Pamphili e dove
importante.

veggono

indizi

un luogo

Ma

quel sotterraneo tutt'ora ingom-

bro di rovine; e pu ragionevolmente sperarsi

che ponendo

mano

agli scavi in quel luogo ivi si

trovino insigni

memorie ^
tutti,

'

Il

cimitero di Domitilla ora facilmente accessibile a

giacch la Commissione di Sacra Archeologia lo ha aperto al pubblico e vi

ha sistemato

principali

monumenti costruendovi pure un


monumenti
:

grandioso accesso.
*

La

illustrazione particolareggiata di tutti

questi

cimiteriali potr vedersi nel

mio lavoro

di

imminente pubblicazione
il

Itinraire des Catacombcs romaines, che forma


libro
30

2*

volume

del

mio

Elnients d'axhologie c/irttetine


delle antiche basiliche.

edito dal Descle.

Il

volume tratter

144

CAPO

VII.

Ed
di

ora tornando dalle catacombe all'interno

Roma

accenner un'altra chiesa che conserva


apostoliche, cio la basilica Eudossiana

memorie

dell'Esquilino, detta

anche

di

San Pietro

in Vincoli.

Fin da tempo assai antico esist in quel luogo

una chiesa dedicata a San


avuto origine
il

Pietro; e questa

avrebbe

ai

tempi

stessi dell'apostolo,

secondo

martirologio geronimiano, che al giorno


registra:

di

Agosto

Roniae dedicatio ecclesiae a

'.

beato Petro constructa et aedificata

Questa indicazione, che non pu certamente


prendersi alla lettera, nasconde probabilmente
ricordo di un luogo ove
i

il

cristiani si

adunavano
l'anti-

sotto la direzione di Pietro.

Alcune antiche

iscrizioni

confermano

chit di questa chiesa e

danno

notizie intorno al

culto ivi praticato da lungo


catene.

tempo

delle sacre

testi di

queste epigrafi raccolti nelle

antiche sillogi possono leggersi nel volume IP


delle iscrizioni cristiane del

de Rossi.

Da una

di

esse

apprendiamo che

il

papa Sisto

III

(432-440)

dedic la chiesa dopo che essa fu intieramente


ricostruita.
di
Ivi

nominato

il

suo prete titolare

nome

Filippo,

quello stesso che rappi"esent

'

.Martikol. Hicfon. ed. de Rossi, Duchesne, p. 98.

ALCUNE CHIESE
la

DI

ROMA E LE CATACOMBE.

145

sede romana al Concilio di Efeso nel 431 e


si

che

firm

ecclesiae

apostolorum presbyter
dell'

Onde apparisce che la chiesa era dedicata prima ad ambedue gli


brevit
Pietro
poi
si
;

esquilino

apostoli e per
di

si

chiam solamente dal nome San Pietro ad


la

San
in

e quindi

gradatamente dal sesto secolo


vinciila.
Il

disse di

nome

poi

di basilica

Eudossiana comparisce pi tardi ed

adoperato per

prima volta

sul finire dell'otI


;

tavo secolo a tempo di Adriano

quando essa
degli apo-

chiamata promiscuamente col


stoli, di

titolo

Eudossia e ad vincula
'.

(v.

Liber. potttif. in

Hadriano)

Ed a questo

secolo stesso appartengono le


fatto

prime menzioni del trasporto che avrebbe


l'imperatrice Eudossia di
tro.
fin

una catena

di

San
in

Pie-

Ma

di

questa reliquia faceva gi menzione

dal secolo quinto

una insigne epigrafe

mo-

saico del

tempo
.

di Sisto ITI

che diceva cos:


.

INLAESAS

OLIM

SERVANT
PETRI
.

HAEC
.

TECTA

CATENAS
.

VINCLA

SACRATA

FERRVM

PRETIOSIVS

AVR

2.

Come dunque
nianze la

risulta

da tutte queste testimo-

memoria

della basilica esquilina an-

ch'essa fondata sopra un'antichissima e venerabile tradizione.


'

V. Grisar,

Civilt Cattolica, 189S, tom. in.


11,

De

Rossi, Inscr.

p, 134.

N^r^r^' .v^^i^

./^^*i^-.

.v^^i*^

'

CAPO
Di altre

Vili.

memorie

indicate da documenti

di et posteriore.

ma non

Le memorie che seguono sono pure importanti appartengono al gruppo dei monumenti

storicamente certi o di quelli indicati in docu-

menti abbastanza antichi

ma

esse

si

appoggiano

solo a notizie di tarda et.

Il

Carcere Mamertino.
Mamertino dato a questo
del
edilzio

Il

nome

di

non

antico

ma

medio evo.

Il

carcere co-

struito

da Anco Marzio dicevasi soltanto Career


il

e la sua parte inferiore ebbe poi

nome
Rege

di Titl-

liamim
L. L.

ideo quod additum a Tullio


32).

(Varr.

Esso era prossimo


al ComiBto,

alle latomie del


il

Campidoglio e vicino

quale rico'.

nosciuto oggi presso la chiesa di Sant'Adriano

'

Marucchi, Foro rovtano 18%, pag. 37 segg.

148

CAPO

vili.

Rimangono tuttora cospicui avanzi dell'antico monumento e sul prospetto di esso si legge ancora la iscrizione che ricorda un restauro fatto al tempo dell' imperatore Tiberio.
In questo celebre carcere sarebbero stati rinchiusi,
stoli

secondo un' antica tradizione,

due apotale
opi-

poco prima del loro martirio.

nione non contradice in


storia,

modo

assoluto n alla
il

n all'archeologia; giacch

mamertino
il

col sottoposto tulliano era

certamente

carcere

pubblico della citt anche nei tempi imperiali.


Siffatta

tradizione

non apparisce per prima


:

del quinto o sesto secolo

e la

prima volta che se


Santi Processo e
;

ne

fa

menzione negli
martiri

atti dei

Martiniano .che un documento di quella et


quei due

sarebbero

stati

battezzati

da

San Pietro nel carcere


zione

stesso.

Certo poi che

neir ottavo secolo quel luogo era gi in venera;

giacch l'anonimo di Ensiedeln nel suo


i

iti-

nerario indica fra

monumenti

del Foro

romano
'.

Foiis Sancii Petri ubi est career


riferire

eits

Taluni vorrebbero
al Gianicolo,

questa indicazione

come

il

eh. Lanciani (Itinerario di

Eiisiedeln, pag. 49), altri a


il

Santa Prisca come fece


si tratti

Bianchini.

Ma

io

penso che qui

del

carcere del Foro: perch questa memoria tra-

'

Uklicus, Coth\

iiihi<

Roiihif

fi>fi>i!:nifliiciis,

]\\.

72.

DI

ALTRE MEMORIE

DI

ET POSTERIORE.

149

scritta

poco prima

di altri

monumenti
il
1'

posti nelle

adiacenze del Foro e sotto


la

Campidoglio, come
nmbilkiis
'.

chiesa dei Santi Sergio e Bacco e

urbis

Romae
di

presso
si

1'

arco di Settimio Severo

Ed

inoltre

non

conosce da alcun documento


sul Gianicolo,

un carcere

San Pietro

mentre

era notissimo a tempo dell'anonimo einsiedlense


quello del Foro di cui parlano gli atti dei Santi Pro-

cesso e Martiniano,

quali sono certamente di et

pi antica. L'unica difficolt potrebbe essere che

fons sci Petri nominato nell'itinerario subita dopo la porta Aurelia corrispondente all'odierna
\\

di

San Pancrazio.
la

Ma

piuttosto che creare

una

memoria sconosciuta
supporre che
stata dall'

pu menzione della fous sci Petri sia


affatto sul Gianicolo, si
di

amanuense spostata

tre

righe sul

manoscritto, tanto pi che nello stesso itinerario


vi

sono altre inesattezze di questo genere.

La fous
la

saicti

Petri dunque quella sorgente


si

quale anche oggi

vede nel carcere tulliano

e dove secondo gli atti predetti l'apostolo avrebbe


battezzato. Quindi possiamo supporre che nel se-

colo ottavo gi nell'interno del carcere esistesse

un

oratorio:

il

quale forse vi era gi da qualche


fra
le

tempo, essendo indicato quel luogo


morie cristiane
Tutto questo
di
io

me-

maggiore importanza.
avevo gi detto nella mia mo-

'

Marucchi, Foro romano (Roma 18%) pag.

171.

150

CAPO

vili.

nografia sulle
Paolo,
fin

memorie

dei Santi Apostoli Pietro e

dal 1894;

ma

ora questa

medesima

opi-

nione intorno al passo

dell' itinerario relativo al

carcere Mamertino stata espressa dal eh. Du-

chesne nel

suo recentissimo

libro

Le Forum
il

chrtien (pag. 19 e segg.); nel quale scritto

eh.

autore riconosce che l'accennata tradizione del


carcere senza dubbio antichissima.
Si

deve per distinguere, come ognuno comil

prende,

fatto della prigionia dell'apostolo,

che

pu credersi anche

di

breve durata, da quei proi

digiosi particolari locali

quali furono aggiunti

dalla fantasia popolare.

Come

pure probabile
si sia

che alla memoria

di

San Pietro nel carcere

pi tardi riunita per concomitanza anche quella

San Paolo, della cui prigionia in quel luogo non si ha notizia nei documenti pi antichi
di
'.

Il titolo di

Fasciola e

l'

oratorio dell' Appia


Santi Pro-

Narrano

gli atti test ricordati dei

cesso e Martiniano, documento non anteriore al


secolo quinto, che fuggendo un giorno l'apostolo

San Pietro dalla prigione per mettersi


giunto che fu presso la via nova
gli

in salvo,

cadde una

tela la quale fasciava le ferite prodottegli nelle

gambe
'

dalle ritorte:
si

Per ulteriori particolari sul carcere mamertino

veda Cancel-

i-iHRi,

Notiate del carcere Tulliano dello poi Alamerliiio. Torrioio,

S(uri trofei, pag. 37 seg.

DI

ALTRE MEMORIE

DI

ET POSTERIORE.

151

Beatus Petrus dimi

tibicun

demolitam habeante se-

ret de

compede ferri

cecidit ei fasciola
.

ptent solia in via

nova

Questa fascia sarebbe stata raccolta da una


pia matrona, la quale nella sua casa situata ivi

presso r avrebbe conservata


stessa abitazione

edificando poi nella


il

un

titolo

cristiano che ebbe

nome di
La
fatto:

titnlus Fasciolae e corrisponde all'odierna

chiesa dei Santi Nereo ed Achilleo.

indicazione

degli

atti

porta in s stessa

l'impronta di un documento assai posteriore al

giacch vi sono ricordati

il

Settisonio edi-

ficato

da Settimio Severo e

la via

nova contigua

all'Appia (diversa perci dalla nova via del Foro)


la

quale venne aperta, siccome noto, da Caraallorch


costru
il

calla

grandioso

monumento

delle prossime terme.

Del resto una


naturale del

tale
di

leggenda l'origine pi
titnlus

nome

Fasciolae,

come

ammisero anche il Torrigio ed il Severano: mentre non pu sostenersi che tale appellazione derivi

da una matrona chiamata Fasciola, come


opinarono, essendo un
tal

taluni

nome

di

per-

sona assolutamente inaudito nella storia e nella


epigrafia.

Certo

si

che quel titolo era

uno

dei pi imil

portanti ed antichi e da esso dipendeva

grande

cimitero di Domitilla che pure di origine antichissima.

negli scavi eseguiti recentemente in

152

CAPO
si

vili.

quel sotterraneo

sono rinvenute

infatti

alcune
clero

iscrizioni di sacri ministri appartenenti al


di quel titolo, le quali

provano che esso chiamastretta relazione un'al-

vasi cos fin dal secolo quarto.

Con questa memoria ha

tra pure sulla stessa via Appia. Negli atti

mede-

simi dei Santi Processo e Martiniano

si

narra che

r apostolo proseguendo la sua fuga fuori della


citt,

giunto che fu a breve distanza dalle


il

mura

\dde apparirgli d'innanzi


refatto

Salvatore a cui ester-

domand: Domine quo vadts?


:

Cristo gli

rispose

redeo

Romam

ut iteruni crucifgar. Dalle


tor-

quali parole

comprese l'apostolo che dovea

nare nella
sub
il

citt; e subito vi

torn e poco dopo

martirio.

questo racconto, che deriva da

antichissimi apocrifi, ha relazione con una frase


di

Origene nel commento

al

vangelo

di

San GioPmili

vanni, dove quel dottore citando gli acta

scrive aver detto Cristo che egli sarebbe stato


crocefisso di
le quali

nuovo
si

(vo.vsv ixeXXto aTaupoOa^ai);


'.

parole

credettero dette a Pietro

Lo

stesso episodio ricordato anche da Sant'

Am-

brogio

*.

E
dell'

quanto all'oratorio che sorge in quel luogo

Appia ed

sacro a

quella memoria, esso

certamente antico e sappiamo che nel secolo

decimoterzo chiamavasi
'

la chiesa dell'apparizione
xx,
32'J

Origenh, In

Ioattiuiit,

Tomus

Cf

.S.

Ambrck;io, Cantra Anxentinm,

e.

13.

DI

ALTRE MEMORIE

DI

ET POSTERIORE.
Dominiis apparuit

153

del Signore

ecclesia ubi

'

Come

poi

si

venisse a localizzare proprio sulla

via Appia quell'episodio

Forse contribu a ci
fosse la

non difficile a spiegarsi. memoria che la via Appia strada tenuta da San Pietro nel venire
la

Roma
Che

o nel partire dalla nostra citt per tor-

nare in Oriente.
se per la tradizione di tal prodigio anti-

chissima,

non pu prestarsi alcuna fede


il

alla volle

gare opinione che

Salvatore lasciasse

orme

dei suoi piedi su quella pietra la quale

si

mostra

oggi nella basilica di San Sebastiano, conservan-

dosene anche una copia nel piccolo oratorio. Quella


pietra via

non appartenne affatto al lastricato della Appia ed forse un monumento votivo messo
:

pr Un
in vari

et reditii, simile

ad

altri

che

si

conservano

musei ed anche nella galleria lapidaria

del Vaticano.

Oratorio presso la sacra via.

Una

tradizione

antichissima collega
in

morie degli Apostoli


classici del

Roma

con

momonumenti
le

Foro Romano. Nel racconto leggen-

dario,

ma

assai antico, delle contese di


il

San Pietro
localizzato

con Simone
sulla

mago
il

noi gi

vediamo

sacra via

punto in cui sarebbe caduto

'

V. Nerixi, De tempio
n.

et

coenobio SS. Bonifacii et Alexii, pa-

gina 253, Append.

xxxvii.

154

CAPO

vili.

l'impostore Samaritano che spezzatosi una


trasportato poi a Terracina ivi mor.

gamba

Secondo un

altro

documento invece Simone

elevatosi in aria dal

campo Marzio sarebbe per


punto della

'.

egualmente caduto
sacra via

in quello stesso

ceciditin lociun qui sacra via dicitur

sulla fine del sesto secolo

San Gregorio
si

di

Tours attesta che a


pregando per

Roma

si

vedeva ancora una


erano prostrati
il

pietra sulla quale gli Apostoli


la sconfitta di

Simone

mago

^.

Quantunque non
che

vi sieno notizie criticamente

attendibili di quel prodigioso


si
il

avvenimento, certo

contrasto

ft^a

quel primo eresiarca e


ricordato da dogli atti apocrifi,

l'apostolo

San Pietro
antichi,

in

Roma

cumenti assai

come sono

ed anche dal celebre trattato dei flosofmneni che


fi

scritto sul principio del

secolo terzo

'.

Ed

il

de Rossi ha dimostrato che


caduta presso
il

la tradizione di quella

punto dove poi


figlio di

fu edificato

il

tempio

di

Romolo

Massenzio era gi co^.

mune

nella

prima met del secolo quarto


fece costruire

E
il

ad ogni modo certo che nel secolo ottavo


I

papa Paolo

un oratorio

in quel

'

Ada
De

apostolorniii apocryplia od. del Lipsius

Gregorio Turon,

De

gloria
* '

martyrum,

1,

28,

gloria

Martyrum
1860.

cap. 17.
tratte dai cos detti filoso-

V. Fabiani, Notisic di Siition mago

fitmciii.
*

Roma

Bull, di Archcol. crisi. Ottobre 1867.

DI

ALTRE MEMORIE

DI

ET POSTERIORE.

155

luogo detto

in silice ubi cecidit

Simon magiis

inxta templum

Roinitli

Si

potrebbero ricono-

scere le tracce di questo oratorio nella piccola stanza che rimane vicina al tempietto rotondo e

che in origine dovette far parte della diaconia


Felice

di

IV
I

'.

Dopo l'abbandono
il

dell'oratorio di

Paolo

(avvenuto forse verso

secolo

xiii)

la

memoria

di quel prodigio si trasfer di

nella prossi

sima chiesa

Santa Maria nova, dove ancora

mostra un'antica selce della via sacra, su cui


crede
il

volgo che San Pietro abbia lasciato

l'

im-

pronta delle ginocchia.


del resto ricordata
delle sue lettere ^

La

tradizione di quel fatto


in

anche dal Petrarca


notare

una

Ed

importante

il

come
si

nel Foro,
si

il

classico centro della

Roma
dei

antica,

dove

conser-

vavano

tanti
la

venerandi ricordi,

conservasse ad

un tempo

memoria

due grandi personaggi


;

fondatori entrambi della citt nostra

cio di Ro-

molo autore della Roma pagana e


fu
il

di Pietro

che

padre della cristiana

'.

Oratorio della via Ostiense.


L'oratorio cos detto della separazione posto
sulla via Ostiense
'

moderno

e fu sostituito ad
18%, pag.
172.

un

V. Marucchi, Foro romano,

Roma

*
'

Variar., p. 1135, ediz. di Basilea.

Del sepolcro

di

Romolo

si

inditava nel Foro un ricordo leggen-

dario nel cosi detto lapis niger recentemente -iron.itn.

156

CAPO

vili.

altro del

medio evo
i

ma non pu

affatto accettarsi

l'opinione che ivi

due apostoli

si

fossero separati

nell'andare alla morte. Infatti non ammissibile

che San Pietro condotto al supplizio

al di l del

Tevere nel Vaticano fosse


via Ostiense.

fatto passare

per la

N posso convenire con


il

la spiega-

zione che ne ha dato recentemente

eh. Lugari,

supponendo che
dei

ivi

fossero separate le reliquie


si

due apostoli quando dalle catacombe due corpi lungi

ripor-

tarono ai primitivi sepolcri. Giacch a


pi naturale, che
i

me sembra
essere medi-

dall'

scolati insieme, si conservassero in


stinte

due urne

anche nel nascondiglio provvisorio della via

Appia. Probabilmente questa leggenda della separazione sulla via Ostiense ebbe origine da un episodio relativo al solo San Paolo, cio dal con-

gedo

di lui

con

la

matrona

Plautilla
'.

avvenuto

circa quel luogo secondo gli apocrifi

E
della

forse vita

alla

tradizione di
apostoli

un qualche

fatto

degli

pu collegarsi

l'altra

chiesa detta del Salvatore presso la porta ostiense

ora demolita, e dove stava una antica statua del

buon pastore rinvenuta


anni or sono ^

in

quei

dintorni pochi

'

V. Martinelli,

Roma
e.

ex

ct/iiiica

sacra, pag. 101, 301;

cf.

dk

Rossi, Bii//. di Ardi, crst., 1877, pag. 137.

V. PE Rossi,

1.

di

altre memorie

di

et posteriore.

157

Oratorio presso la via Lata.

Che
tica

l'edificio

posto in questa localit dell'andall'

Roma
ivi poi
il

fosse visitato

apostolo Pietro e
di

che

avesse dimorato San Paolo, cerc


Martinelli nel suo libro intitolato

mostrare

//

prifio trofeo della

santa Crocea ecc. (Roma,

1655).
crisi

Ma
tica

questo scritto compilato senza veruna

un

tessuto di supposizioni fantastiche e

basa tutto sopra alcune leg<2:ende medioevali

ri-

portate nell'ufficio della chiesa di Santa Maria in


via Lata.
Il

Martinelli fa gran conto di quel docita

cumento che

secondo due codici vaticani

'.

Ma

esso di et assai tarda,

come pu

ricavarsi

oltre

che dallo

stile

barbaro con cui redatto anfa del

che dalla menzione che

senatore Alberico.

deve giudicarsi anche di molto posteriore ad


:

Alberico giacch contiene un grave anacronismo

mettendo questo personaggio circa

anuum Do-

mini DCC, mentre Alberico viveva nell'undecimo


secolo.
sia
ai

Una
di

tale

confusione non possibile che

avvenuta se non che in epoca molto posteriore


tempi
quel celebre senatore: e perci non
il

credo che

documento

sia

pi antico del

xiii

o XIV secolo.

ci toglie ogni valore critico a

quella narrazione,
ci

almeno nella forma

in cui essa

pervenuta. Secondo questa leggenda San Mar-

Cod. Vat.

lat.

5516

fol.

e segg. e 6171 fol. 04

verso e segg.

158

CAPO vin.

ziale discepolo di

San Pietro

e venuto

con

lui in

Roma
tialis

avrebbe dimorato nella via lata

B. Mar-

morabatur

in loco qui dicitur via lata e

posteriormente in quel luogo stesso avrebbe abitato

San Paolo insieme

al

suo discepolo Luca:

Orato'iwn B. Martialis remansit B. Paulo apo-

stolo et B. Liicae evangelistae ubi in oratorio con-

tinuo persistentes apostolus scribebat diversis provinciis ecc.


Il
il

niun valore critico del documento non


per di negare recisamente
il

ci

diritto

fatto, di

cui potrebbe essersi conservata la

memoria per

tradizione

ma

non abbiamo

d'altra parte alcuna

ragione per sostenerlo.

Aggiunger ancora che negli atti di San Marziale, quali li abbiamo da un codice farfense del
secolo [nono (ora nella Biblioteca Vittorio

Ema'.

nuele in Roma), non

si

parla affatto di questa sup-

posta abitazione apostolica nel

campo marzio
si

Del resto

il

luogo stesso poco

presta ad am-

mettere questa leggenda: perch


visibili

gli

avanzi ancora

nel sotterraneo di Santa Maria in via lata

facevano parte delle costruzioni monumentali dei


septa lulia; ed poco verosimile che
ai
ivi

proprio

tempi di Nerone vi fosse una privata abita-

zione e che proprio questa fosse scelta per sua

dimora da San Paolo condotto come prigioniero.

'

Fondo Farfense, Cod.

n. 19. fol. 135

verso e segg.

DI

ALTRE MEMORIE

DI

ET POSTERIORE.

159

Del resto assai pi

credibile,
di

come ho

gi ac-

cennato nella prima parte


la

questo lavoro, che

casa in cui San Paolo rest in custodia per

circa

due anni aspettando

di essere presentato a

Nerone

fosse nelle vicinanze del Castro Pretorio;

giacch se ne pu trovare una qualche allusione


nella lettera che egli da
pensi,
festata

Roma

scrisse ai Filipsi

dove dice che

la

sua prigionia

era mani12-13).

in

omni praetorio
dal

(Ad Philip.

Nel sotterraneo di Santa Maria in via


esisteva
fin

lata

secolo

undicesimo un oratorio

dedicato a San Marziale di cui restano ancora

pochi avanzi e forse fra


:

le pitture di

questo ora-

torio vi erano rappresentati alcuni episodi della

leggenda

di

questo santo e delle sue relazioni con


ili

gli apostoli

Roma. Da queste
la

pitture io penso
di-

che avesse origine

tarda tradizione della

mora
il

di

San Paolo

in quel luogo, sulla quale poi


il

Martinelli

compose

suo romanzo.
altre

Non accenner infine ad alcune rie, come p. e, a quella della casa


San Paolo
ci
alla Regola,

memo-

o scuola di

perch non havvi intorno

a queste alcun documento neppur leggendario.

ho voluto aggiungere per

insistere su questo
in tale questione;
livello

punto assolutamente essenziale

che cio non dobbiamo porre allo stesso


e giudicare alla

medesima stregua

le

memorie

autentiche o almeno sostenibili con quelle che

sono leggendarie o sulle quali almeno per man-

160

CAPO
di

vili.

canza

documenti non possiamo pronunciare

alcun giudizio.

a queste ultime potr perci

negarsi a priori ogni fede, giacch le antiche tradizioni in

Roma

pi che altrove

si

sono tenace-

mente conservate, quantunque


scomparsa ogni prova.
in

di

molte

sia poi

ci-

che oggi non pu

verun modo dimostrarsi pu essere dimostrato

pi tardi da una inattesa scoperta,


eziandio accadere per le
tive della

come vediamo
stesse primi-

memorie

Roma

pagana.

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CAPO
Le antiche imagini

IX.
degli Apostoli.

Devesi anzitutto

stabilire

ciie

non

si

cono-

scono imagini certamente contemporanee dei due


Santi' apostoli Pietro e Paolo,

come non abbiamo


ai
tipi

imagini contemporanee del Salvatore n della


beata
alle

vergine

Maria.

Quanto

per ed
si

fisonomie dei due apostoli, certo che

conserv sempre una tradizione riportata dagli


apocrifi

clementini e da

altri

documenti, non

autentici

ma

abbastanza antichi. Secondo questa

tradizione Pietro sarebbe stato di mediocre statura,


cia;

con capelli crespi e

ricciuti e

barba raccor-

Paolo invece di piccola statura, calvo e con

barba pi lunga. Eusebio poi narra che a tempo


suo
si

conservavano ancora
Quindi certo che
sott'

ritratti

dei

due

apostoli fatti dai gentili convertiti


alla fede
'.

da loro

stessi

gli antichi artisti

cristiani

ebbero

occhio monumenti antichistipo tradizionale nel ritrarre

simi e seguirono

un

'

fftst. ecc. VII,

18.

162
gli apostoli, tipo

CAPO

IX.

che era stato tramandato pro-

babilmente dai loro stessi contemporanei. La pi antica imagine dei due Santi apostoli
ce
l'offre

un prezioso medaglione

di bronzo,

che

qui riproduciamo, trovato dal Boldetti nel cimitero di Domitilla e di cui egli pubblic

disegno

'.

Oggi

si

custodisce nel
il

un rozzo museo sacro della

Biblioteca Vaticana ed

de Rossi ne die alcuni

anni or sono una

dotta illustrazione \

Osservaaioni sui cimiteri, pag.

\V2.
8")

'

Bitllcttino di archcol. crisi., 1867, pag.

e segg.

LE ANTICHE IMAGINI DEGLI APOSTOLI.

163

Vi

si

veggono

le

due teste

di

profilo

rivolte

runa verso dell'altra: e bench nel medaglione non vi sieno i nomi, pure i tipi dei due personaggi sono cos distinti e convengono cos bene
con
i

tipi tradizionali ripetuti

nei monumenti, che

non pu mettersi
scere
i

in

dubbio doversi qui ricono-

due apostoli Pietro e Paolo.


stile del

Lo

cimelio di arte assai buona: e

dal confronto dei medaglioni imperiali di et co-

nosciuta pu probabilmente assegnarsi


di Domitilla al

il

bronzo
tempi
corrisi

secondo secolo e quindi

ai

non

lontani

dal regno dei Flavii.


la
storili

ci

sponde pure con


rinvenne
il

del cimitero ove


il

prezioso

oggetto:

quale cimitero

ebbe origine, siccome noto,


punto dei Flavii
miglia cesarea e contenne
la figlia spirituale di

in

un predio
con

ap-

cristiani imparentati
il

la fa-

sepolcro di Petronilla,

San

Pietro.

Possiamo dunque

supporre, senza fare una congettura troppo arrischiata,

che

il

raro medaglione della biblioteca

Vaticana abbia appartenuto ad uno dei discendenti dei Flavii cristiani, proprietari del cimitero
della via ardeatina, o
di Petronilla o di
il

ad alcuno della famiglia


di

Ampliato l'amico

San Paolo
si

quale

come
il

gi

vedemmo,

fu sepolto assai pro-

babilmente in questo cimitero. Infine


porre che

pu supo almeno

prezioso cimelio sia stato eseguito


stessi,

o da chi avea veduto gli apostoli

da chi conobbe coloro che

li

avevano conosciuti.

164

CAPO

IX.

Un

altro bronzo

con

gli stessi ritratti si

con;

serva pure nel suddetto museo del Vaticano


secolo e mostra pure esso
zionali, di arte

ma

questo non anteriore alla met incirca del terzo


i

medesimi

tipi

tradi-

per assai pi trascurata.

Ad

et di poco posteriore appartiene un'altra


di

lamina pure

bronzo con

busti dei

medesimi

apostoli che fu rinvenuta pochi anni or sono nel

cimitero di Sant'Agnese

'.

Viene quindi una

serie di vetri cimiteriali

quali sono del secolo terzo ed anche del quarto e che ci presentano gli stessi tipi
stoli

dei

due apo-

con

loro

figure o di fianco

Ma

nelle

molte pitture

nomi spesso indicati o sopra le petrvs - pavlvs ^. catacombe romane abbiamo pure in affresco che ritraggono i due
:

apostoli o rappresentati in

mezzo
si

agli altri per-

sonaggi del collegio apostolico o fiancheggiant


il

Salvatore: e in tutte queste


il

riconosce semIl

pre

consueto tipo tradizionale.


si

quale tipo

si

conserva costantemente ed anzi

accentua anche

pi nelle sculture dei sarcofagi del quarto e del

quinto secolo e finalmente nei musaici delle ro-

mane Le

basiliche.

pitture pi importanti degli apostoli

ancora
del

superstiti nelle

catacombe sono per

lo pi

'

V. AKMia.r.iM na\ Riimischc Quartalschrift,

1888, pa>;. 130segg.;

Ili-

Rossi Bull, di ardi crist., 1887, paR. 130,


'

V. (ivKKnci,

Viti-i liiiiitrriiili,

paij.

77

seirtr.

LE ANTICHE IMAGIXI DEGLI APOSTOLI

165

quarto secolo. Di queste se ne veggono tre nel


cimitero di Domitilla, una in quello di Callisto,

una
non

in quello dei Santi Pietro e Marcellino.

Molte

altre per ve ne erano che poi sono perite o che


si

sono ancora ritrovate. Nelle pitture spesso


i

gli apostoli ricevono dal Salvatore

volumi della
al

legge evangelica: e talvolta Cristo consegna


solo Pietro
il

sacro codice con la iscrizione: do-

MINVS LEGEM DAT.

Quanto alle sculture dei sarcofagi (ordinariamente del secolo quarto) un bel saggio se ne pu vedere nella grande galleria del museo cristiano Lateranense; ed ivi pure sempre apparisce conservato il medesimo tipo tradizionale Fra le sculture merita poi di essere partico'.

larmente ricordata

la

celeberrima statua di bronzo

che

si

venera nella basilica Vaticana.


secoli esposto alla venerazione

Di grande importanza questo insigne simulacro che da


dei fedeli e
il

cui piede logorato dai baci devoti

di tante e tante generazioni; e la fantasia popolare

ha

di

esso favoleggiato che fosse l'antica

statua di Giove Capitolino trasformata in quella


dell'Apostolo.

La

strana opinione che sia questa una statua


di

medievale e simile a quella


'

Carlo d'Angi nel


gli

Per un elenco

di tutti

monumenti antichi rappresentanti


si

apostoli san Pietro e san Paolo


cykloptdie, voi.
ii,

pu consultare

il

Kraus, Real En-

pag. 614-615.

Statuii di

San Pietro

in

bronzo

(secolo quinto).

LE ANTICHE IMAGINI DEGLI APOSTOLI.

167

Campidoglio confutata dal solo confronto con


quest'ultima di
fatti
il

stile

assolutamente diverso.

In-

tipo della nostra

scultura ancora clasla

sico

ed esso presenta qualche somiglianza con

statua di Sant'Ippolito nel

museo Lateranense che

del secolo terzo e che noi riproduciamo qui appresso.

La

statua di San Pietro per evidente;

mente

di et posteriore

ma

ad ogni modo

le linee

della figura indicano un'arte assai anteriore al

medio evo.

ci si

accorderebbe con

la tradi-

zione accennata dal Torrigio, che cio la statua


fosse stata fatta eseguire dal

papa Leone
il

e po-

trebbe forse accettarsi l'opinione che


tefice

detto pon-

ponesse questo monumento nel Vaticano

in seguito alla liberazione d'Italia dalle

armi

di

Attila

'.

L'insigne simulacro stava anticamente nell'oratorio di

San Martino

situato dietro la vecchia

basilica Vaticana; fu

quindi trasportato presso

l'altare dei Santi Processo e Martiniano,

che

di-

cevasi perci l'aliare di

San Pietro di

brotiBO, e

finalmente da Paolo

V fu collocato nel luogo dove


126, n. 127.

oggi

si

vede ^
Wickoff che
i,

Sacre grotte vaticane, pag.


L' opinione del

la statua sia di
1890, 109),

arte medievale

(Zeitschrift fir boldende Ktiust

fu seguita

anche dal

Kraus
sono

e da altri (Gcschicht der Christl. Kutisti, p. 231).

Ma

io nella

mia prima
e

edizione di queste

memorie

la giudicai del secolo quinto;

lieto

che tale sentenza sia pur quella del eh. Grisar, che pi
2.

ardi dottamente ne tratt nella Civilt Cattolica 1898, tomo

Statua

di

Sant'Ippolito nel museo Lateianense


(secolo terzo).

LE ANTICHE IMAGINI DEGLI APOSTOLI.


Si detto
di
di

169

che

la statua di

San Pietro

fosse opera
il

un

artefice

bizantino, o per lo

meno
si

dono

un personaggio bizantino: perch

attribu

a questo simulacro l'iscrizione greca

riportata
/;/

dall'anonimo di Einsiedeln
saiicti Petri.

come posta

icona

Ma
ma

il

de Rossi ha dimostrato che

quella epigrafe nulla ha da vedere con la statua


del Vaticano,

che essa posta nella silloge

einsiedlense lungi dalle altre iscrizioni della basilica

Vaticana e deve assegnarsi invece alla chiesa

San Pietro in coelo aureo nella citt di Pavia '. Quanto poi all'altra statua in marmo che sta nelle
di

grotte vaticane, essa un'antica statua consolare

romana con
Dal
Chiesa
fin

testa aggiunta posteriormente.


si

qui detto

ricava pertanto che nella


le

Romana

a preferenza di tutte
si

altre

chiese della cristianit


coli

aveano fino dai primi seuniti insieme.

moltissime imagini dei due santi apostoli, nelle


si

quali essi per lo pi

veggono

Del

qual fatto non pu davvero assegnarsi la causa


alla sola generica

venerazione per

essi,

e molto

meno

vi

si

pu vedere un caso

fortuito:

ma

ci

indica senza dubbio che fino dai primi secoli era

comune

la

persuasione esser stata


di

Roma
la

il

campo

dell'apostolato

ambedue

e che

Chiesa ro-

mana
data.

fosse stata da loro

appunto

stabilita e fon-

Non sarebbe

questo per certo un argomento

De

Rossi, Inscr. christ., voi.

ii,

pag.

33, n. 82,

170

CAPO

IX.

da s solo per provare un

tal

fatto:

ma

dimo-

strato indipendentemente da ci e con le storiche

testimonianze quel grande avvenimento, anche

questo particolare concorre a confermarlo.

Concluderemo pertanto che


cheologia
si

la

storia e l'aril

uniscono mirabilmente a provare

gran
in

fatto della

venuta

di

ambedue

gli apostoli

Roma.

questi

argomenti sono

di

gran

peso, che secondo la giusta osservazione di


scrittore

uno

moderno,

la storia tutta della

Chiesa ro-

mana sarebbe

incomprensibile se essa non fosse


'.

stata fondata da Pietro

Le memorie adunque

dei

due apostoli

in

Roma
anti"

sono generalmente fondate sopra tradizioni


egual valore storico e
talune

che e venerande, quantunque non tutte abbiano


critico, anzi di

manca

assolutamente ogni proA^a; onde se ne deve fare

uso con grande circospezione e queste non de-

vono confondersi
le pi

e mettersi allo stesso livello

con

provate e sicure. In quelle stesse poi che


difficolt
si

possono accettarsi senza


distinguere
rie
si
il

deve ben

fatto generico, a cui quelle

memo-

riferiscono,

dai

minuti particolari pi o

meno
il

fantastici e leggendari aggiunti

per lo pi
sia

dalla immaginazione popolare.

Qualunque poi una

giudizio che, anche servendosi di

critica

molto severa, voglia portarsi intorno ad alcune


*

Vedi
ecc.

lo

scritto

del

Caprara, La venuta di san Pietro

iti

Roma,

(1872).

LE ANTICHE IMAGINI DEGLI APOSTOLI.


di queste

171

memorie; quelle per che

in

nessun
si

modo possono

mettersi in dubbio, se pur non

voglia dubitare di tutta la storia,

sono

morie massime e venerande delle

metombe due
le

apostoliche, santuari insigni della nostra citt e

pegni sacrosanti della sua gloria e della sua grandezza.


In fine se
apostoli in
il

fatto storico della

venuta dei due


fe-

Roma

e della fondazione che essi

cero della Chiesa romana non ha bisogno di prove

monumentali, essendo registrato a caratteri

in-

delebili nella storia del cristianesimo, purtuttavia

anche

le

memorie

locali di

Roma

riunite nel loro

insieme hanno un grande valore.

Esse da quel fatto storico gi stabilito ricevono luce vivissima: e alla lor volta queste me-

morie stesse illustrano

la storia e la
;

completano
sono

in alcuni minuti particolari

quali,

appartenendo
Esse poi dimo-

a personaggi di cos grande importanza,

sempre

di straordinario interesse.

strano sempre pi quanto viva e duratura fosse


l'impressione prodotta nei
fedeli di

Roma

dalla

venuta e dalla permanenza degli apostoli nell'antica capitale del


loro,

mondo

trasformata per opera

secondo

la bella frase di

San Leone, da mae-

stra di errore in discepola di verit.

Queste memorie finalmente non possono esser


nate nel loro complesso dall'equivoco n
dall'in-

ganno,

ma

devono aver trovato

la

ragione della

172

CAPO

IX.

loro credibilit in

un gran

fatto

storico

preesi-

stente e chiaro nella coscienza universale: e tutto


al pi alcune
di

esse possono

riprodurre l'eco

alterata e confusa di questo fatto da tutti

ammesso

e riconosciuto. Esse adunque appunto perch am-

messe e venerate non solo dai nostri


stranieri ancora di tutto
il

ma

dagli

mondo ed

in ogni et,
in-

attestano e confermano (considerate nel loro

sieme) la tradizione universale e perpetua sulla

fondazione apostolica della Chiesa

romana:

di

quella Chiesa che fin dal secondo secolo Ireneo

chiamava massima ed antichissima, e che Tertulliano sul principio del terzo diceva beata per-

ch

gli apostoli
il

insieme alla fede vi aveano


loro sangue.

dif-

fuso eziandio

Ed

ora con lo svolgimento appunto di tale


il

concetto del primato romano chiuderemo


sente scritto
di tutto
il
;

pre-

e sar questa la conclusione pratica

lavoro.

CAPO

X.

Del primato della Chiesa romana

confermato dai monumenti.

Dopo
il

l'autorit degli
di Pietro,

Evangeli che attestano


la serie delle

primato

apre

testimo-

nianze scritte sul primato della Sede romana la


celebre lettera di San Clemente ai Corinti della

quale gi

facemmo

parola.
affacciarsi

Niun dubbio pu ragionevolmente


sull'autenticit di quel prezioso

documento cono-

sciuto gi da Policarpo sul principio del secondo

secolo e da Egesippo che ne fa menzione nei fram-

menti conservati da Eusebio e da Dionigi


rinto,
il

di

Co-

quale attesta scrivendo al papa Sotere


lettera,

che quella
Icggevasi

secondo un uso gi antico,


Chiesa.

pubblicamente nella sua


i

quasi tutti

critici

sono d'accordo nel riconoil

scere che essa fu scritta fra

93 ed

il

97 dell'era

nostra essendovi allusioni evidenti alla persecuzione di Domiziano


'

'.

Olire

le

varie pubblicazioni, ultima delle quali quella del


(1881-87),

l'unk nella sua raccolta dei padri apostolici

pu consu-

174

CAPO

X.

Or

bene, in quei giorni quando ancora risuocos dire l'eco della

nava per

voce degli Apostoli


a

Pietro e Paolo morti appena trent' anni prima,

Clemente scrivendo

ai Corinti

nome

della Chiesa

romana non
morte degli
a quella

solo fa un' allusione


stessi apostoli in
v ti(xv,

preziosa alla

lebre espressione
illustre

Roma con la cefra noi, ma si rivolge

Chiesa di Grecia fondata da

San Paolo

e parla ai suoi fedeli, per ristabilire

fra loro la concordia,

con dolcezza apostolica

ma

con vera autorit.


obbedienti

Egli giusto, cos scrive

nel cap. 63, che voi pieghiate la testa e vi


striate

mo-

vane querele.

ponendo termine a queste Voi ci cagionerete una grande

gioia se prestando obbedienza a ci che vi scri-

viamo

nello Spirito santo ristabilirete fra voi la

concordia. Noi vi inviamo inoltre alcuni uomini


fedeli e virtuosi affinch sieno testimoni fra voi

e noi.

E lo facciamo
cura
il

perch vediate che tutta


della

la nostra
fra voi

ristabilimento

pace

tarsi

il

dotto scritto del Duchesne, Les

nouveaux

texlts de saint Clc1877).

vient de

Rome
il

(cxtrait de la

Revne dn monde catholique

Re-

centemente

dotto benedettino D.

Germano Morin ha

pubblicato una

antichissima veisione latina di questa lettera da un codice del Seminario di

versta latina antiqmssima ; edidit D.


et

Namur: Sancii Clcmentis Romani ad Corint/n'os cpistolae Gcrmanus Morin presbytcr monachus ord. sancii Benedicti (Anecdota Maredsolana voi. 1. Mavegga pure
il

redsoli 1894). Si

pregevolissimo

lavoro del
i,

Cinti, //

primato romano nella Storia della Chiesa

(secolo

pag, 13 e seg.).

DEL PRIMATO DELLA CHIESA ROMANA.


Se un vescovo di
gli apostoli

175

Roma

che avea conosciuto


termini nel primo

scriveva in

siffatti

secolo e se la Chiesa di Corinto ricevette e con-

serv con venerazione una tale lettera, questo

segno evidente che

fin dalla
il

prima generazione
della Chiesa di

cristiana riconoscevasi

diritto

Roma

di vegliare sulle altre

Chiese anche apo-

stoliche.

A
altre

questa cos preziosa testimonianza, che po-

trebbe bastare per tutte, fanno seguito le tante

accompagnano di secolo in secolo e ci mostrano la tradizione non mai interrotta sopra il primato della sede di Pietro. Onde dinanzi a questa sede chiamava gli eretici il prete Caio fin
che
ci

dal principio del terzo secolo additando loro


trofei apostolici, cio le

tombe di San Pietro e di Roma, come prova materiale della successione apostolica nella Chiesa romana N
San Paolo
in
'.

altrimenti fecero altri scrittori in et posteriore.

perci le

tombe

stesse del Vaticano e della

via Ostiense, delle quali fuor d'ogni dubbio l'autenticit


coli dal

come vedemmo, venerate per tutti i semondo intiero, sono i due fari luminosi
tutti la

che additano a
e dello scisma.

supremazia apostolica della


le

Chiesa romana e dissipano

tenebre dell'eresia

E come
'

possono

giustificarsi

dissidenti fra-

Eusebio H. E.

n, 25.

176

CAPO

X.

telli della

loro apostasia dinanzi alla tradizione di

tutti

secoli?

Come
si

il

possono leggendo in Ireneo


necessario che ogni

che

alla Chiesa di

Roma

altra Chiesa

accordi propter

potwrem

princi-

palitatem?

'.

Come

potranno

essi

pretendere di
le

appartenere alla Chiesa ortodossa ricordando


:

gravi parole di San Cipriano Qui cathedrain Petr

super qtiam ftmdata est ecclesia


se esse conjdit?
^.

deserit, in ecclesia

Alle testimonianze della Chiesa perseguitata


dei primi secoli bellamente
si

intrecciano quelle

del cristianesimo trionfante con la voce dei suoi


concili e dei

suoi

grandi

scrittori.

Ed ecco

le

Chiese d'Oriente che riconoscono a Sardica la su-

premazia

di

Roma

e dicono solennemente: Petri

apostoli sedem honoretnns ; ecco Girolamo che

scrivendo a

Damaso

dichiara di esser pronto a

separarsi dai patriarchi orientali se


uniti col
letiuni

non fossero romano pastore: Non uovi Vitalem Mespargit; e prosegue arrecandone la

respuo ignoro Paulinuni, quicunique tecum

non

colligit

ragione teologica quia super Ulani petrani aedi-

Jcatam Ecclesiam scio

'.

nel concilio di Efeso formato dai vescovi che


la tradizione

rappresentavano ancora
periodo della pace
'

del primo

si

dichiara pubblicamente e

Aiirrsiis liaercaea.

*
'

De

imitate ecclesiac.

Kpi'^t.

X Hicronvmi

;ii)

namasuni.

DEL PRIMATO DELLA CHIESA ROMANA.


senza contradizione essere

177

omnibus saecults
'.

no-

tum

qiiod beatissimus Petrus in suis successo

ribus vivit et iudicium exercet

Ed
alle

ora dalle testimonianze scritte passiamo

monumentali.
la

Se

prima testimonianza

scritta sul

primato

romano
stite

una

lettera inviata

da

Roma

in Oriente,

la pi antica

testimonianza monumentale super-

una epigrafe che l'Oriente ha mandato a


voglio dire la celeberrima iscrizione di

Roma,

Abercio vescovo di leropoli nel secondo secolo.

A
cora

tutti
si

nota l'ardente controversia che an-

agita nel

mondo

archeologico su quella
nel

stele collocata per ordine del Pontefice

mu-

seo cristiano lateranense; stele che giudicata dal

sommo
la

de Rossi e da molti

altri

archeologi
si

come

regina delle iscrizioni cristiane,


passare per un

vorrebbe ora
o di un

far

monumento pagano

sacerdote di Cibele o di un addetto al culto obbrobrioso di Elagabalo.

Non

questo

il

luogo da

combattere simili assurdit gi confutate da archeologi cattolici ed anche da protestanti, tanto


pi che a simile confutazione anche noi

abbiamo

recato altrove
le obiezioni

il

nostro modesto contributo \ Tutte


sforzi (che

accumulate con incredibili


il

mal celano

dispetto contro

prezioso per la teologia


>

un monumento s cattolica), non sono riuanno

Ada

couciL, voi.

iii,

pajj. 1154.
I, n.

Nuovo

Btillettino d'archcol. cristiana,

1-2.

12

t7t

CAPO

X.

seite

ad

altro
;

che a tani sofismi e a congetture


la interpretazione cristiana di

fantastiche

mentre

quel carme epigrafico la sola ragionevole, la


sola che spieghi
frasi.
il

simbolismo arcano delle sue

temporaneo
store

Ecco adunque Abercio, questo vescovo condi Marco Aurelio, che attesta nella
immacolato e
di essere stato

sua epigrafe sepolcrale di esser discepolo del pa-

da

lui inviato

Roma

^aaiXstav 3fpYiaai xai

pao-'Aio-o-av

^eiv
il re-

ypufJdToXov ypucroTitXov per contemplare

gno ed una regina


e poi prosegue ed
stinto

vestita di oro e calzata di oro

un popolo

ivi io vidi contradifrasi

da uno splendido segno; nelle quali

deve intendersi un senso simbolico e nelle espressioni dell'

aurea veste e degli aurei calzari pu

ri-

conoscersi una biblica reminiscenza. Se nella parola regno possiamo vedere un'allusione alla maest dell'impero

romano, nella Regina

si

riconosce

a buon diritto la Chiesa di


contradistinto in tal
poli improntati del

Roma

e nel popolo

modo

cristiani della metrodi quella fede la

signmn fidei,
i,

quale al dir di San Paolo annuntiatur in universo

mundo {Ad Romanos

8).

questo linguaggio arcano in perfetto acil

cordo con tutto


simbolicamente
stico

rimanente del carme, dove pure

si

accenna

al

banchetto eucarila

ed

alla

Vergine Madre del Verbo, e con

chiusa stessa dell'iscrizione ove

A bercio

si

rac-

DEL PRIMATO DELLA CHIESA ROMANA.

179

comanda
devano
il

alle

preghiere di coloro che compren-

segreto delle sue frasi ed aveano la

stessa sua fede. L'opinione del de Rossi e di altri

che nella Bao-iXiada dell'epigrafe aberciana debba


riconoscersi la Chiesa di

Roma

anche avvalo-

rata da ulteriori considerazioni.

Quella Regina certamente una personificazione e ad essa deve ragionevolmente attribuirsi

un

significato sacro; giacch

il

pastore immaco-

lato, cio Cristo,

mand Abercio

Roma
come

per conallegorie

templarla. Ora due altre persone

troviamo indicate nel testo medesimo ed ambedue


sacre, la Pistis (la Fede) e

Paolo apostolo come

guida ideala nel viaggio al vescovo di leropoli.

Per ragione quindi


in tal caso

di

analogia potremo dare un

sacro significato anche alla mistica Regina, che

non pu essere se non Roma. Intesa dunque in tal senso


la
di

la

Chiesa

di

la frase dj

importanza grandissima e mostra


dal secondo secolo.

venerazione
fin

un vescovo orientale verso questa Chiesa


Del resto
solo

il

nome
si

di

Roma, ricordata come

prima meta del viaggio che Abercio fece per consolidarsi nella fede,
tanti altri insigni

accorda con ci che fecero


ci

personaggi nei primi secoli e

conferma che

alla

grande Chiesa romana

tutti

accorrevano propter potiorem principalitatem.


In epoca poco posteriore ad Abercio,
l'arte

quando
si

cristiana

sci

nata col secondo secolo

180

CAPO

X.

svolge rapidamente, ecco fra


rati delle

monumenti figucatacombe romane comparire, come abi

biamo veduto,
apostoli;

le

immagini dei due principi degli

immagini che continuando a mostrarci


due personaggi anche nei
in
se-

sempre

uniti quei

coli successivi

sono una bella conferma dell'apo-

stolato loro

comune

Roma.

due apostoli sono


ed ora

poi sempre nel posto d'onore nelle scene ove ap-

pariscono

gli altri del collegio apostolico

sono

soli seduti

dove

quelli
il

rimangono

in piedi

ed ora hanno

essi soli

distintivo del

nimbo

ro-

tondo come segno

di podest.
si

Ma

se a Pietro ed a Paolo

assegna sempre

un posto

onorifico nei dipinti e nelle' sculture cri-

stiane dal terzo secolo in poi, senza dubbio sulla

figura di Pietro che l'arte antica ci mostra segni

non dubbi
segnare
egli
la

di allusione alla

sua supremazia. Cri-

sto rappresentato pi volte nel

momento

di con-

sua legge,
il

ma

sempre a Pietro che

porge

sacro volume.

drl imisi-o iau-iamii'^

DEL PRIMATO DELLA CHIESA ROMANA.

181

tale

consegna talora spiegata anche meche


si

glio dalla iscrizione

trova sopra

le

ana-

loghe composizioni dominvs legem dat.

Cosa vuol

significare

una

tale

scena, assai
il

spesso ripetuta, se non che Pietro era

custode
?

e l'interprete autorevole della divina rivelazione

Come esemp

di

questo gruppo cos importante


- Il

possono ricordarsi:

sarcofago lateranense pro-

veniente dal Vaticano e riprodotto alla pagina pre-

cedente ove Pietro riceve la legge da Cristo gi


salito

al Cielo,

per esprimere anche meglio

il

concetto che egli restava sulla terra

come suo
che

rappresentante visibile

una

pittura del cimitero

di Priscilla scoperta alcuni anni or sono,

l'unico dipinto di tale soggetto; -

il

vetro por-

tuense ora nel Vaticano ove sul volume sta scritto

Lex
la

Domini; ed

il

musaico del quarto secolo in


ci

Santa Costanza che

mostra

il

parallelismo fra
la

legge antica data a Mos sul Sinai e

nuova

consegnata a Pietro dal Salvatore.


Pietro fu forse
efifgiato

sotto le

sembianze del

buon pastore con evidente allusione al gregge a lui affidato da Cristo, come taluno ha creduto di
riconoscere in una rara statuetta rinvenuta nell'antica basilica di ,San

Clemente dove sembra

ac-

cennato

il

tipo tradizionale dell'apostolo.

sopra

un importante sarcofago lateranense, che riproduciamo qui appresso, una graziosa composizione
spiega anche meglio questo concetto.

182

CAPO

X;

Cristo vestito da pastore sta in


dici apostoli

mezzo
lui

ai do-

ognuno

dei quali
il

ha dinanzi a s una
assegnato
pastore dei pastori

pecora simboleggiante
in in

gregge a
il

modo
mezzo

speciale.
ai

dunque

rappresentanti e continuatori delil

l'opera sua nel pascere

mistico gregge della


effigiato
il

Chiesa.

Ora a

sinistra di Cristo
;

San

Paolo e alla destra San Pietro


si

ed

Salvatore

volge con atto benigno verso quest'ultimo ed

accarezza la pecorella che sta proprio dinnanzi


a
lui.

Chi non vede in questo gruppo espresso


riflesso
il

il

pasce oves nieas, chi non vi scorge


siero che tutto
il il

pen-

gregge

affidato a Pietro

simboleggia

gregge cristiano e che

egli in rappre-

sentanza di Cristo ne l'universale pastore?

IT*

DEL PRIMATO DELLA CHIESA ROMANA.

1,83

Ma
studio.

un'altra composizione dell'antica arte criil

stiana anche pi importante richiama

nostro

assai frequente nelle pitture e nelle sculture


il

cimiteriali

gruppo

di

Mos che percuotendo


fa

la

rupe con

la

sua verga ne
il

scaturire

l'

acqua

onde dissetare
storica

popolo ebreo. Quella scena non

ma

simbolica secondo l'indole dell'arte

antica e trova la sua spiegazione nelle parole di

San Paolo

hibebaut cmtem de spiritali conse-

guente eos petra

petra autem erat Christus

'.

dunque
siera

l'acqua della grazia divina che sca-

turisce da Cristo per


della

mezzo

della Chiesa dispeni

grazia stessa con

sacramenti che

essa amministra.

Ed

infatti nelle cripte del terzo

secolo nel cimitero di Callisto, a capo di tutte le

scene ritraenti
caristia,

il

battesimo, la penitenza e l'eu-

sta la figura del mistico

Mos percuo-

tente la rupe.

Ma
modo
un

questa personificazione dell'autorit della


applicarla
in

Chiesa noi siamo autorizzati ad


speciale a
in

San

Pietro.

Gi

molte pitture e sculture quel Mos ha


si

tipo di fisonomia che

ravvicina al tipo ico-

nografico tradizionale dell'apostolo;

ma

tre

mo-

numenti tolgono ogni dubbio, cio due fondi di


tazze vitree delle catacombe

romane ed un

piatto

pure vitreo di Podgoritza. Ad Corinthios x, 4.


'

i,

184

CAPO
Il

X.

pi insigne

un fondo

di tazza del secolo

incirca quarto, custodito pure nel


del Vaticano, su cui

museo sacro

vediamo

l'apostolo indicato

dal suo

nome (petrvs)
il

e rappresentato

come Mos

neir atto di operare

prodigio di far scaturire

l'acqua dalla rupe; Ecco la riproduzione del prezioso cimelio.

Il

simbolismo di questa scena evidente; ed

il

certo

che essa esprime


il

il

concetto secondo

quale Pietro

Mos

della

nuova legge,
Il

il

condottiero del popolo di Dio.

quale concetto
di

chiaramente spiegato da San Massimo


:

To-

rino con le belle parole

Natii sicut in deserto

DEL PRIMATO DELLA CHIESA ROMANA.


dominico
stienti

185
ita

populo aqua fluxit

petra

miiverso mutido perfidiae ariditate lassato de ore

Petri fons salutiferae confessionis emersit

'.

Lo
il

stesso pensiero troviamo in Ottato di Milevi,

quale disputando contro

donatisti sulle doti della


il

vera Chiesa scrisse che essa sola possiede


fonte vitale a cui gli eretici

vero
attin-

non possono

gere e che un tale fonte nella Chiesa in virt


dell'autorit di Pietro

per cathedram Petri quae


nelle
I la

nostra est

perci

lettere

dei

padri

africani e di

Innocenzo

cattedra di Pietro

chiamata natalis fons unde aquae cunctae procedunt et per diversas totius
latices capitis incornipti

mundi regiones puri manant \


in

Ed
vetro

il

prezioso cimelio della Biblioteca Vati-

cana trov^ un bel confronto

un

altro insigne

con scene bibliche trovato a Pogdoritza,


si

nel quale sulla scena del prodigio della rupe

leggono

le

parole

Petrus virga per cussit fontes


^,

coeperunt ciirrere
la figura di

Questi due esempi nei quali


il

Mos porta
di

nome
a

di Pietro ci spie-

gano

il

significato

parecchie pitture e scul-

ture cristiane antiche, ove

Mos
1874,

si

dato

il

'

V. Maximi Taurinen. opp.

ed.

Rom.,

pag. 219. Si veda

l'illustrazione di questo prezioso cimelio nel Bull, di arch. crisi., 1868,

pag.
'
'

e segg.

De schismate De

donatisi arunt, 11,

9.

CousTANT, Episl. rom. pontif., pag. 866.


Rossi, Bull, di arch. crisi., 1877, pag. 77 e segg.

'

Tav.

v-vi.

186

CAPO

X.

tipo iconografico dell' apostolo per esprimere

il

Mos-Pietro.

quali

monumenti sono
1'

della pi

grande importanza per attestare


la Chiesa.

antichit del

concetto dogmatico del primato di Pietro su tutta

nell'adoperare questo simbolismo


la

si

dovette

senza dubbio aver

mente

al

nome
;

stesso di

Petrus derivato da petra^ da quella pietra cio


su cui Cristo fond la sua Chiesa
il

che

si

ac-

corda con

le

parole di Sant'Agostino, che ricor-

dando
di

la confessione fatta

da Pietro della divinit

Cristo

dice: ob hoc petra appellaius perso-

natii Ecclesae fgurans.... -

non enim dictmn

est

UH

tu es petra sed tu es Petrus; petra

enim

erat Christus \ Nelle quali parole a

me

pare di

scorgere un' allusione al gruppo artistico di cui


ci

occupiamo e che Agostino dovea ben cono-

scere.

Ed

il

vero e proprio commento della figura

del Mos-Pietro lo

abbiamo da Massimo
fu

di

Torino

ove dice che Pietro

accomunato

in

qualche

modo da
il

Cristo alla sua autorit: per Ciristutn


est petra; e

Petrus factus

soggiunge poi subito

passo citato di sopra, che cio: de ore Petri

fons salutiferae confessions emersit . N diversamente si esprime nella stessa epoca San Leone

Magno
'

scrivendo: B, Petrus in accepta fortiturom.


pag. 219.

Ifetractationes, cap. 21.


S.

Maximi Opp.

ed.

1784,

DEL PRIMATO DELLA CHIESA ROMANA.

187

dine petrae persevermis.... sic prae caeters est


ordinatus
tit

diirn

petra dicitur

dum fimdamen-

ttmi prommciatur.... qualis ipsi cimi Christo esset societas , per ipsa appellationtim eins mysteria

nosceremur

- fS..

Leonis sermJUI, app.


6).

ed.

Bal-

lerin., toni. 1,

pag.
alla

dunque
tro, la

confessione coraggiosa di Pie-

quale port seco la concessione delle mi-

stiche chiavi, che noi

dobbiamo

riferire la

scena

del Mos-Pietro, scena allusiva evidentemente al

primato concesso a

lui

perch fosse
il

il

rappresen-

tante di tutta la Chiesa secondo

pensiero di
'.

Sant'Agostino, ut in tino Petro formar et ecclesia

Una
poi

bella variante di questa scena ce la offre

un vetro

del

museo

britannico, su cui

si

vede

sostituita a Pietro la

cattedra stessa apostolica


l'ac-

addossata alla mistica rupe donde scaturisce

qua della grazia e della celeste dottrina


posizione che
si

riferisce

al pensiero
le

espresso da San Cipriano con


tri cathedrani

commedesimo parole ad Pe'


;

atqiie

ad

ecclesiarn

principaem

nude nnitas sacerdotalis exorta


stol. 55).

est

(Cipr. epi-

la

compenetrazione

di Pietro

con Mos era

talmente familiare nei primi tempi della pace

che deve ragionevolmente supporsi essere stata


essa adottata fino dai primi secoli, quando ap'

Sermone

137,

de verbts evattg. loatinis, n.

3,

tomo

5, col.

664,

Garrucci, Vetri ornati con figure in oro,

p. 142.

188

CAPO

X.

punto venne formato


stiana.

il

simbolismo dell'arte

cri-

Un
remoti

tale concetto del resto era noto


solitari d'Egitto,

anche

ai

come apparisce da una

omelia attribuita a Macario,

ma

che ad ogni
sela
il

modo
colo
:

di

uno di questi anacoreti del quarto A Mos successe Pietro cui fu data
istituire la

cura di

nuova Chiesa di

Cristo e

vero sacerdozio
ed.

(Macario omelia

XXVI, p. 154,

Paris. 1621).

finalmente

il

pensiero stesso di Pietro guida

del popolo cristiano fu espresso nell'iscrizione

mo-

numentale che l'imperator Costantino fece porre


sull'arco trionfale della vaticana Basilica:

QyOD DVCE TE MVNDVS SVRREXIT IN ASTRA TRIVMPHANS HaXC CoNSTANTINVS VICTOR TIBI CONDIDIT AVLAM.

Le
Padri
ai

spiegazioni pertanto
ci

cos

esplicite

che

danno

di quel

gruppo (adoperato ancora


indurranno facilmente a

tempi loro

nell'arte), ci

riconoscere la personificazione di San Pietro non


solo in quelle figure di

Mos che hanno


il

il

tipo

iconografico dell'apostolo e ne portano

nome,

ma

anche

in tutte le altre

che rappresentano lo

stesso soggetto.

Avremo dunque una

serie ricchissima di pit-

ture e di sculture dal secondo al quinto secolo


nelle quali Pietro identificato con

Mos

legisla-

tore e capo del popolo ebreo, e che per conse-

DEL PRIMATO DELLA CHIESA ROMANA.


guenza dichiarano solennemente l'apostolo
slatore e capo di tutto
il

189

legi-

mondo

cristiano!
la

Se ora dai monumenti figurati volgiamo

nostra attenzione alle antiche epigrafi cristiane di

Roma
nulla

noi

dovremo
alla

constatare,

come

naturale,

che nelle

iscrizioni sepolcrali dei primi tre secoli

accenna

supremazia della Sede Ro-

mana;

e ci per l'indole stessa di quei


si

monumenti,

dove ordinariamente

riscontra soltanto la mas-

sima semplicit e solo qualche formola relativa


al concetto della vita fitura.

Non

far

dunque

meraviglia ad alcuno se nelle celebri iscrizioni


dei papi del terzo secolo nel cimitero di Callisto

noi leggiamo solo


senz' altra

il

titolo

greco di

eirio-xouoj

aggiunta

perche alla semplicit di

quei primi secoli questo bastava e questo ad ogni

modo

era ed

il

titolo ufficiale dei papi.

assai probabile per che nei tempi stessi di

persecuzione vi fossero delle epigrafi allusive al

primato apostolico della Chiesa romana.


a queste potrebbe alludere Eusebio,
testa che ai suoi giorni
di
il

forse

quale at-

Roma
:

stoli

si vedevano nei cimiteri monomenti con i nomi dei due apoPetr Pauliqiie nomine insignita monti-

dei

menta qnae

in
'.

Urbis

Romae

coetneteriis

etiafn

mine visnntnr

giova osservare che citandosi

questi dal padre della storia ecclesiastica

come

Hist. eccl.

II,

25.

190

CAPO
tradizionali,

X.

argomenti
stianesimo.

doveano essere gi antichi

ai suoi giorni e quindi dei primi secoli del cri-

Ma

col periodo della pace nel secolo quarto


le

cominciano

grandi iscrizioni storiche e monudignit ed


io

mentali: ed in queste che possiamo aspettarci

un qualche accenno
della

alla

all'

autorit

Sede Apostolica; ed

ne indicher alcuni

esempi.

Prender
servatoci

il

primo da quel lungo carme condi

da un codice

Pietroburgo che

il

de Rossi scopr nel 1882 ed attribu sagacemente


al

sepolcro del papa Liberio. Recentemente

il

ISIommsen ha contradetto questa opinione ed ha


stimato che l'elogio del papa anonimo debba
ferirsi
ri-

piuttosto al controverso Felice IL Gli ar-

gomenti recati dal dotto archeologo tedesco non


sono
tali

da indurci ad abbandonar

la

prima sen-

tenza; e la ragione pi valida che pu recarsi a

favore della tesi del mio maestro


silloge corbeiense trascritto quel

si

che nella

carme in mezzo

proprio ad altre iscrizioni della via Salaria ove Liberio era deposto
;

mentre nella

silloge stessa nes-

sun carme
in

fu copiato dai cimiteri del


il

Trastevere

uno

dei quali Felice ebbe

sepolcro.

Ma couno ov-

munque sia ci le frasi relative alla dignit della Sede Romana in quella epigrafe hanno per noi la
stessa importanza sia che le riferiamo
all'

vero

all'altro dei

due personaggi

giacch sempre

DEL PRIMATO DELLA CHIESA ROMANA.


appartengono
al

191

monumento
che
il

di

un papa o

di

uno
quel

che era creduto tale nel quarto secolo.

Ora

nell'elogio

lungo carme

fa di

papa, che io credo certamente esser Liberio, e che

viene celebrato
nicena,
si

come un

confessore della fede

descrive la sua carriera ecclesiastica

e indicando la elezione di lui alla cattedra santa


cos
il

poeta

<

si

esprime:
sereitae

Dignus qui merito inlibatus iure perennis

Huic tantae sedi Christi splendore


Electus
fidei

plenns stimintisque sacerdos

Qui nivea mente immaculatus papa sederes Qui bene apostolicam doctrinam sancte doceres

Innocuam plebem codesti lege magister

etc.

La Sede Romana
colui

dunque nobilissima

fra

tutte ed illuminata dallo splendore di Cristo e

che vi siede

il

plenns stimmusque sa-

cerdos; frasi che indicano chiaramente quale fosse


il

concetto della dignit pontificia fino dai primi

tempi della pace.

tale concetto

dovea essere

accettato da tutti e non controverso se lo tro-

viamo espresso

in

un pubblico monumento
gli
il

desti-

nato a restare sotto

occhi di

tutti.
il

Liberio succede

gran Damaso

cui

nome

collegato in

modo

indissolubile alla storia delle


il

catacombe romane. Damaso


dei martiri

poeta entusiasta
sulle

non pose alcuna epigrafe


della

tombe

apostoliche del Vaticano e


forse perch
egli cerc

via Ostiense;
tutti,

erano troppo note a


i

mentre

con

suoi carmi di fissare piuttosto

192

CAPO

X.

quelle

memorie che avrebbero potuto perdersi in processo di tempo. Ma nel carme che fece incidere nella Platonia dell'Appia, l dove un giorno
le reliquie

dei

due apostoli furono temporanea-

mente

celate, rese splendida testimonianza all'a-

postolicit della Chiesa di

Roma chiamando
come

Pietro

e Paolo cittadini suoi e salutandoli

gli astri

pi fulgidi della Chiesa.

Roma

suos potius meruit de fendere cives


referat nova sidera laudes
.

Haec Damasus vestras

Presso la tomba di San Pietro


costruisce

il

papa Damaso
la bellis-

un

battistero di cui

abbiamo

sima epigrafe monumentale conservata ancora


intatta nelle grotte vaticane; e poi in un'altra epigrafe, conservataci dalle antiche Sillogi,

prende

occasione per esprimere una magnifica professione


di fede nella unit del

magistero
all'

infallibile della

sede di Pietro insieme

unit del battesimo e

adopera queste belle parole:


Sed pyaestante Petra cui tradita tanna
Antistes Christi composuit
. . .

coeli est

Damasus.
. .

VNA PETRI SEDES VNVM VERVMQVE LAVACRVM


Vincula nulla tenent (qnem liquor
iste lavat)
'.

Queste parole alludono certamente


che

alla cattedra
il

morale dell'insegnamento apostolico;


toglie
*

che non

la

cattedra materiale esistesse in


del

Roma

Il

supplemento dell'ultima linea

De

Rossi, Inscr. christ. u,

pag. 147.

DEL PRIMATO DELLA CHIESA ROMANA.


e noi gi

193

vedemmo che

vi

sono argomenti gra-

vissimi per confermare la sua autenticit.

La
simo

cattedra di Pietro serviva senza subbio ai

Pontefici nell'amministrazione solenne del battee della confermazione.

Onde pochi anni dopo


Siricio nel cimi-

Damaso,
presso
il

sulla

tomba
si

del

papa

tero di Priscilla

scrisse che egli

avea seduto

sacro fonte nella sua qualit di niagnus

sacerdos.
Fonte sacro magnus tneruit sedere sacerdos.

Allo stesso Siricio poi un altro titolo pi bello


e pi espressivo vien dato in una iscrizione con-

temporanea rinvenuta a Santa Pudenziana. Egli


chiamato:
SALVO
.

vescovo della santa Chiesa


.

SIRICIO

EPISCOPO

ECCLESIAE

SANCTAE

Il

Romano

Pontefice era

dunque da

tutti ri-

conosciuto

nel

secolo

quarto

come
il

il

pastore

universale della Chiesa,


scovi,

come

vescovo dei ve-

neir epigrafe di Siricio noi troviamo lo

stesso titolo che apparisce poi nelle sottoscrizioni dei papi,


i

quali

si

designano come vescovi

di

tutta la Chiesa: catholicae ecclestae episcopiis.

Noi dicemmo che nel concilio


r eresia di Nestorio
*

di

Efeso cele-

brato nella prima met del secolo quinto contro


si

proclam solennemente

De

Rossi, Bull, di archeol. crisi. 1867, pag. 50 e segg.

194

CAPO
i

X.

esser noto a tutti


il

secoli che Pietro

esercitava

suo primato universale per mezzo dei suoi suc-

cessori; in suis siiccessorihus vivit et

iudicmm

exercet.

Ora abbiamo quasi eco di questa dichiarazione solenne una iscrizione monumentale che ricorda
il

pontefice Celestino sotto


fu tenuto.

cui auspici quel

si-

nodo
Se
tino,

incamminiamo verso il silenzioso Avencos poetico per memorie classiche e crici

stiane,

ecco la basilica di Santa Sabina edificata

proprio in quei giorni sulle rovine del tempio di

Giunone e

colle spoglie del

pagano

edifizio.

Sulla

porta interna della basilica un bel musaico rap-

presenta la universalit della Chiesa per mezzo


di

due figure

di oranti - Ecclesia

ex

gentibiis, -

Ecclesia ex circumcisione; e nella epigrafe monu-

mentale posta nel mezzo


di Celestino espressa
CVLMEN
PRIMVS
.

la

data del pontificato


:

con queste preziose parole


.

APOSTOLICVM
ET
.

CVM
.

CAELESTINVS
,

HABERET
.

IN

TOTO

FVLGERET

EPISCOPVS

ORBE

Parole chiare ed eloquenti che unite alla

defi-

nizione del gran concilio contemporaneo ci atte-

stano in

modo
come

solenne che poco pi di un secolo

dopo cessate
riverita

le persecuzioni, la

Sede Romana era

la

prima

di tutto

vescovo era riconosciuto

mondo ed il suo universalmente come il


il

supremo pastore

di tutto

il

popolo cristiano.

DEL PRIMATO DELLA CHIESA ROMANA.

195

Ed ecco
Che

la conclusione ultima

che

si

ricava

dallo studio delle

memorie apostoliche

in

Roma.
stu-

cio queste prese nel complesso e

bene

diate nel significato loro ci dimostrano luminosa-

mente

la origine apostolica e la

supremazia della

Chiesa romana.

perci questa Chiesa veneranda

stabilita sull'immobile pietra che pose Cristo

a fondamento del suo


la

edificio, fu e

sar sempre

di
i

madre di tutte le altre ed il centro della unit. Onde il voto che naturalmente viene dal cuore chiunque studia tanti insigni monumenti, ed
si

grandi santuari degli apostoli e dei martiri in


quello che alla

Roma,
stolica

grande Chiesa Apotutte le altre

vengano presto a

riunirsi

chiese cristiane.

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v^l^(^AA^l\^(^l^A(^l^l^(Vvvvvvvv^<v^lVVV^lVvvvvv^^>^^(^(^^^^(Vvvv^^^^<'^^^(^^^*^^*^^^^^^A

INDICE

DELLE MATERIE

PAG.

Prefazione

Capo

I.

Le prime
con
a
il

relazioni degli apostoli Pietro e Paolo


- Viaggio di

mondo romano.

San Paolo
9

Roma
di

Capo

II.

La venuta

San Pietro

Roma

e la morte

degli Apostoli

27

Capo Capo

III.

luoghi del martirio

41

IV.

sepolcri

del

Vaticano e della via Ostiense


alle

con alcune notizie intorno


liche dei

antiche basi55

due Apostoli

Capo V.

Il

Sepolcro Apostolico temporaneo sulla via


75

Appia

Capo
Capo

VI.

La Cattedra

di

San Pietro
di

93

VII.

Di alcune chiese
e loro relazione

Roma
le

di origine apostolica

con

catacombe

.109

198

INDICE DELLE MATERIE.


PAG.

Capo

Vili.

Di

altre

memorie

indicate

da

documenti

di

et posteriore

147

Capo

IX.

Le

antiche imagini degli Apostoli

.161

Capo X.

Del primato
dai

della

Chiesa

Romana confermato
173

monumenti

IMPRIMATUR
Fr.

Albertus Lepidi, Oni. Pracd.

S, P.

A. Magister.

I08EPIIUS Ceppetki.li, Archicp. Myr., Viccsgercns.

FEDE E SCIENZA
(SKRIE quarta)

IL

PiTIFIMTO DEL PiPA DM80


E

LA STORIA DELLA SUA FAMIGLIA


SECONDO LR RECENTI SCOPERTE ARCHEOLOGICHE

Comm. ORAZIO MARUCCHI

ROMA

FEDKRICO PUSTET
1905

IMPRIMATUR:
Albertus Lepidi
,

Ord. Praed.,

S.

P.

A. Magister.

IMPRIMATUR:
loSEPHUS Ceppetelu,
Patr. Costant., Vicesgereas.

RAPHAEL! MERRY DEL VAL

CARDINALI

TITVLI

PRAXEDIS

EXIMIO

MARTYRVM

CVLTORI

HOC

DE

DAMASO PONTIFICE
HISTORICVM

NATIONE

HISPANO

COMMENTARIVM

ARCHAEOLCXJICUM

AVCTOR

i^^mmm^^^^m^^t^^^m^fm^

Capo

I.

La

storia del Pontificato di

Damaso.

Alcuni un periodo mato della di Damaso,


scovo
di

moderni

scrittori

considerano
la storia

come

caratteristico

per

del pri-

sede romana l'epoca del

pontificato
il

sostenendo che appunto allora

ve-

Roma

acquist per beneplacito imperiale


i

l'autorit di giudice sopra


di tutto

vescovi d'Italia e poi

l'Occidente, e che da quel

momento
di

co-

minci pure l'aspirazione della Chiesa

Roma

dominare eziandio l'Oriente: cosa del resto che non sarebbe riuscita se non pi tardi, cio alla met del secolo quinto ai giorni del grande Leone.
Il

pontificato di

Damaso sarebbe

pertanto, sedi

condo un

tale sistema, quasi


il

un periodo

tran-

sizione, nel quale

vescovo della vecchia

Roma

con l'appoggio dell'imperatore riusc nelle sue mire di dominare sugli altri vescovi occidentali, e fiss fin d'allora lo sguardo sulle chiese d'Oriente,
lasciando ai suoi successori in eredit l'effettuazione
di

tale

disegno.

Secondo una

tale

scuola

questo pontefice inaugur pure un periodo di innovazioni in molte altre parti della disciplina e degli
usi della Chiesa, e

principalmente riguardo

al culto

6
dei santi, cui egli

Capo

I.

avrebbe dato un impulso alieno

dal primitivo concetto.

Queste idee furono alcuni anni or sono presentate al pubblico dal Dottor Rade, in
intitolato
:

un

libro

Damasus Bischof von Rom. Ein

Bei-

trag zur Geschichte der Anfnge des rmischen Primats (Tubinga, 1882), cio: Damaso vescovo
di

Roma.

Contribuzione alla storia degli

romano. E le teorie del Rade combinano perfettamente con quelle di uno scrittore assai pi conosciuto, cio il Langen, nella sua storia della Chiesa romana. Io confutai il libro del Rade appena apparve in un importante periodico che in quel tempo si pubblicava in Roma; ed oggi prendendo occasione
esordi del primato
dal

XVI" centenario

della nascita di

Damaso

ripro-

duco quel mio scritto con parecchie modificazioni e con una importante aggiunta per ci che riguarda la parte archeologica ed intendo che questo mio lavoro sia un'omaggio alla memoria di quel grande
;

Pontefice.

La

vita di

Damaso occupa una gran parte


di

del

grande importanza per la storia del cristianesimo, perch fu quella che inaugurata dal trionfo con la pace costantiniana, vide poi la tremenda lotta con l'ariana eresia,

quarto secolo, cio un' epoca

ed assist alla trasformazione

di tutto

l'

impero.

Girolamo prope odogenarius *; e sapendosi che mor nell'anno 384, certo che egli nacque verso il 305. E che naS.

Damaso mor secondo

scesse sul principio del quarto secolo lo ricaviamo


*

De

viris illustribus,

capo 103.

La

storia del Pontificato di

Damaso

7 dei

pure dalla circostanza


Ss. Pietro e Marcellino,

narrata nel carme

che cio

il

carnefice di

quei martiri, immolati sotto Diocleziano, raccont

lui

retulii
il

ancor fanciullo Damaso mihi

la loro

cum puer essem

libro pontificale egli

Percussor Secondo era natione hispanus; e


morte
:

spagnolo il Baronio, il Pagi, il CiacPerez-Bayer, che vi scrisse un'opera speciale col titolo: Damasus et Law^entius Hispanis asserti et vindicati. Per altri autori egualmente gravi lo negano, e fra questi il Tillemont
lo credettero

conio ed

il

ed
a

il

Merenda

nel suo pregevolissimo lavoro sto;

rico su questo pontefice

e lo dicono invece nato

(quantunque di origine spagnola), sentenza che a me sembra la vera.

Roma
Ed

infatti

nel

carme posto

nella basilica d

Lorenzo ad theal^m Pompei (oggi S. Lorenzo in Damaso), egli racconta che suo padre fu in quella chiesa notaro, lettore, diacono e poi divenne < sacerdos <( Hinc pater exceptor lector levita sacerdos dalla quale circostanza pu dedursi che il padre di Damaso si trovava probabilmente in Roma, fino da giovane, e perci assai pi probabile che Damaso nascesse in Roma. Egli fu certamente fin dall'infanzia allevato e nutrito nella Chiesa romana, e cos divenne diacono forse ai tempi di Giulio, ma ad ogni modo sotto Liberio, giacche lo troviamo in tale qualit presso di lui. E qui cominciano le prime accuse contro Damaso messe fuori gi da alcuni suoi conS.
:

temporanei, cio dai preti scismatici e luciferiani


* Vedremo poi come per sacerdos qui si debba intendere assai probabilmente che fa vescovo, essendo entrato

negli ordini sacri dopo essersi separato dalla moglie.

Capo

1.

Marcellino e Faustino, accuse che vengono con compiacenza raccolte e ripetute dal Rade. La natura pertanto dell'argomento mi obbliga a toccare rapidamente la controversia oscurissima dell'esilio e del ritorno di papa Liberio, con i quali avvenimenti sono strettamente legate le vicende della elezione di Damaso ma mi limiter alla sola storia non entrando a lungo negli oscurissimi particolari di cotesti avvenimenti, ed accennando solo quel poco che indispensabile ricordare come cagione diretta dello scisma avvenuto nella elezione di Damaso, e intorno al quale si versano le prime accuse degli avversari.
:

notissima la fortezza di Liberio nei primi


pontificato nell' opporsi alle inique

anni del suo


pretese
il

di

Costanzo Augusto fautore degli ariani,

quale voleva ad ogni costo la condanna del grande Atanasio; noto altres che questo imperatore, il quale fu quasi pi dannoso alla Chiesa dello stesso Diocleziano, nulla potendo ottenere dal pontefice lo esili nella Tracia e precisamente nella citt di Rerea il cui vescovo ariano dovea sorvegliarlo. Dicono dunque due preti accusatori di Damaso, che egli finse di partire da Roma insieme
i

a Liberio,

ma

poi abbandonatolo,

Romam

rediit

ambinone corruptus,
nere
il

e cio per brigare ad otte-

il

papato. Prosieguono dicendo che, mentre

clero avea giurato a Liberio di

non eleggere
vita, in-

alcun altro vescovo fino che egli fosse in

vece elesse vescovo l'arcidiacono Felice; il che a molti del popolo dispiacque e non vollero co-

municare con
libello

lui.

accusatore che

Fanno poi ben trasparire Damaso apparteneva

dal
alla

sequela di Felice e che avea avuto parte nella sua

La
elezione.
scrittori,

storia del Pontificato di

Damaso

Hanno

gi risposto a queste accuse vari

il giuramento non ebbe luogo o Damaso non vi ebbe alcuna parte, e che egli accompagnato Liberio per un tratto del suo viaggio e forse fino a Milano, ritorn in Roma per gli obblighi del suo ministero; e che allora credendo non vi fosse pi speranza di salvezza per il pontefice consigli forse ad accettare un altro che governasse la Chiesa romana. E da ci solo si vede che egli non agiva per ambizione, giacch neppure i suoi nemici hanno sospettato che egli pensasse a farsi eleggere vescovo *. Questa elezione di Felice sulla quale molto si

dimostrando che o

uno dei punti pi oscuri mancandoci assolutamente genuini ma tuttavia si pu credere i documenti che non si intendesse con tale atto di deporre Liberio, ma solo di scegliere un vescovo che go disputato, senza dubbio

della storia ecclesiastica,


:

vernasse

la

Chiesa romana in assenza del papa,


fino dai

pratica che dovea essere in uso


delle persecuzioni,

tempi

come opin il Papebrochio. E che l'uso di eleggere un vescovo in assenza del papa fosse in vigore a Roma, lo possiamo dedurre
dalle parole stesse dei

due preti scismatici

quali

romano giur a Liberio mentre andava in esilio, che lui vivente non avrebbe voluto altro vescovo. Ed chiaro che un tale giuramento era inutile se non vi fosse stata la consuetudine di nominare in tali frangenti cotesto vescovo che diremo noi ausiliare. Ma anche altri fatti posteriori confermano l'esistenza di questa
raccontano che
il

clero

V.

Merenda. De

gestis Liberii exulis.

ad Damasi opera.
lapsu, etc.

Inprolegom.

Zaccaria. De commentitio Liberii

10

Capo

1.

prassi; e per citare

un esempio
il

assai celebre ri-

corder che allorquando


stantinopoli,

santo

papa Martino
vescovo Eupontefice

nel settimo secolo fu portato prigioniero in Co-

venne

in

Roma

eletto

genio. Noi abbiamo le

lettere di

quel

martire nelle quali si lagna dell' abbandono del clero romano; or bene, in queste medesime egli

non solo non si lamenta di ci che avrebbe dovuto pi di qualunque altra cosa affliggerlo, cio
dell'elezione di Eugenio,
la sua benedizione.

ma invece manda a questo


lo

Dunque non

riteneva per

antipapa

ma

per legittimo amministratore della


*.

Chiesa romana

Quindi che sebbene Costanzo ed i suoi ariani, in odio a Liberio, riguardassero Felice come vero vescovo di Roma, una parte del clero romano pot forse veder diversamente le cose. Potevano dunque alcuni tener Felice siccome vescovo non gi perch intendessero deposto Liberio, ma perch esiliato costui e resogli impossibile il governo della Chiesa romana questa non rimanesse senza pastore ed allora quando pure Daraaso fosse stato unito con essi non potrebbe perci accusarsi di
:

scisma.

Ma Liberio dopo qualche tempo di esilio fu da Costanzo rimesso in libert e torn in Roma: e qui cominciano le accuse contro di lui, che si disse aver sottoscritto all'eresia, ed esser divenuto anzi campione della parte ariana. noto oramai che tutta la leggenda di papa
Liberio eretico e persecutore,

come

raccontata

Martini, Epistol.

XVIL

Coli, dei Concilii, ed.

Coleti, tom. VII, p. 77.

La

storia del Pontificato di

Lamaso.

nel libro pontificale, proviene da quella torbida e spuria sorgente che sono i cos detti apocrifi simmachiani *; per l'opinione di un qualche suo fallo era assai diffusa fin dal secolo IV, essendo accennata da IlariO; da Girolamo e da Atanasio ed alcuni pensano che Liberio per liberarsi dall'esilio fosse disceso a qualche debolezza o comunicando con gli ariani, o lasciandosi spingere a condannare Atanasio non gi per la fede, ma per una forse delle tante accuse che gli ariani muovevano contro di lui. Certamente se le lettere attribuite a Liberio ed unite alle opere di S. Ilario fossero veramente di lui, non si potrebbe difendere da grave colpa la sua memoria ma oggi i critici dotti ed imparziali le giudicano una pretta impostura *. Liberio torn in Roma nel 358 dopo circa tre anni di esilio e secondo S. Girolamo, Romam quasi Victor inlraviU cosa confermata pure dal libello di Marcellino e Faustino e da altri documenti. Ora questo ingresso trionfale basta a provare che egli non pot essersi allontanato dalla fede nicena, giacche come mai il popolo romano, che era cos gelosamente attaccato a cotesta fede e che era stato sempre fedele a Liberio appunto per tale motivo, avrebbe poi festeggiato in modo
: :

cosi solenne

N pu
ritorno di

uno spergiuro ed un traditore ? argomento che il Liberio una prova che egli avea conrecarsi contro tale
;

disceso alla volont dell'imperatore

giacche sappopolo

piamo da Ammiano Marcellino che Costanzo dov


cedere alle insistenze continue
di

tutto

il

V. DucHESNE. Etitde sur le Liber poulificalis. V. Hefele. Histoire des Conciles, II, p. 67 e segg.

12

Capo
il

I.
il

romano

quale reclamava

suo vescovo

e que-

una causa che ne spiega assai bene la liberazione. Pu ammettersi quindi che il principe
sta gi
restituisse Liberio alla sua sede

per cedere alla

volont del popolo tumultuante, e che imponesse a lui come condizione un qualche atto di debolezza

verso

gli ariani

o contro Atanasio, e che

da ci traesse origine
consentito all'eresia.

la

voce che egli avesse aculteil

Ma

dalle stprie di

Sozomeno conosciamo

riori particolari taciuti dagli scrittori circa

ri-

torno del papa, e le condizioni alle quali egli pot rivedere la sua sede. Il citato storico ci racconta
il pontefice dal luogo dell'esilio fu chiamato nella citt di Sirmio, ed ivi si convenne con l'imperatore di adottare una formola senza la famosa parola fivaios, della quale alcuni abusavano in senso sabelliano e questa formola, che la prima di Sirmio, era strettamente cattolica, giacch, senza adoperare quel termine, spiegava rettamente il concetto dogmatico della divinit del Verbo. Oltre a ci Liberio pubblic una dichiarazione che spiegava sempre meglio il suo pen;

(IV, 15) che

siero, e nella quale

minacciava anatema a chiunque non avesse confessato l' eguaglianza sostanziale di Cristo col Padre. Questa dichiarazione per sventuratamente perduta, ed in essa giudic giustamente il De Rossi, in una dotta dissertazione su tale argomento, sia nascosta la chiave
delV enigma e dei contradillori giudizi circa la

condotta di lui reduce dall'esilio

*.

Ma una
'

splendida conferma della fermezza di

Bull. d'Arch. Crisi., serie IV, anno

II,

(I88Ij

p. 55.

La

storia del Pontificato di

Damaso.

13

Liberio e della purit incontaminata della sua fede

l'avemmo con
il

la scoperta di

dettato in suo onore che stava

un magnifico carme un giorno sopra


sulla

sepolcro

di

lui

nel cimitero di Priscilla


ci

via Salaria, e che


riale
di

fu conservato nella silloge

epigrafica Corbejese, oggi nella biblioteca impe-

con
del

la

Pietroburgo. Il mio maestro De Rossi sua dottrina illustr assai bene questo carme
e), e con

prezioso nel BuUettino di Archeologia cristiana,

un lungo commento filologico che esso appartenne certamente a Liberio, e ne dedusse conseguenze della pi alta importanza per illustrare quel periodo s
1881
(1.

e storico dimostr

oscuro della storia ecclesiastica.

11

carme

lun-

ghissimo e non sarebbe opportuno allo scopo del mio scritto riprodurlo intieramente; ma voglio
solo ripeterne alcune espressioni

che pi diret*.

tamente
Il

si

riferiscono alla famosa controversia

poeta comincia dal chiamare Liberio confessore della fede:

Quam domino fuerant devota mente parentes Qui confessorem, talem genuere potentem.
Accennata quindi
siastica,

la

sua giovanile carriera eccledi


lui alla

parla della elezione

sede apo-

stolica

Huic tontae sedi Christi splendore serenae Electus fidei plenus summusque sacerdos Qui nivea mente immaculatus papa sederes.
* Non pu ammettersi il dubbio del Mommsen e di qualche altro che il carme si riferisse a Felice li, per varie ragioni, ma anche perch nella silloge esso collocato fra le iscrizioni della via Salaria, ove fu sepolto il papa Li-

berio.

14

Capo

I.

Prosegue accennando ad un sinodo che Liberio in Roma e nel quale fece splendidamente trionfare la fede nicena:

adun

In synodo cunctis superatis vietar iniquis Sacrilegis, nicaena fides e leda triumphat.

Ma

di pi egli fu solo a combattere contro molti nemici per la purezza della fede cattolica, e qui si allude alla condanna del concilio di Rimini:

Contro quamplures certamen sumpseris unus


Catholica praecinte fide possederis omnes.

mente

che questa fu sempre la che egli si mantenne sempre costante nella vera dottrina:
Protesta
poi
il

poeta

del pontefice, e

Haec

fuit,

haec semper mentis conslantia firma.

E da queste parole gi possiamo comprendere che vi erano alcune voci di accusa che l'encomiatore volea confutare, e prosiegue infatti dicendo che il papa fu trascinato in esilio perch macchiasse la sua fede, ut faciem quodam nigrore velaret. Ma egli attesta e dichiara solennemente che il pontefice rest puro, e lo chiama confessore della fede e lo glorifica siccome posto
nel Cielo fra
i

patriarchi,

profeti, gli

apostoli

ed

martiri, e conchiude dicendo che al suo se-

polcro Iddio operava


tercessione di Lui.

grandi prodigi

per la in-

Questo solenne e pubblico monumento innalRoma dai contemporanei di Liberio alla sua memoria, una splendidissima prova che almeno la Chiesa romana alla fine del quarto secolo, lungi dall'ammettere le false accuse delle
zato in

La

storia del Pontificato di

Damaso.

15

tarde leggende e degli apocrifi documenti dei quali

oggi tanto

si

abusa, giudicava Liberio

un cam-

pione della fede nicena, un valoroso atleta della


cattolica verit.

La ragione

della contradizione fra questo sen-

timento e l'opinione di qualche antico scrittore che accusa Liberio, sta dunque tutta nella diversa interpetrazione della formola I* di Sirmio

che

egli sottoscrisse

prima

di

tornare in Roma.

Quella formola era ortodossa, come vedemmo, ma vi fu certamente chi non la giudic tale per la
omissione della parola fiovaios, almeno chi cred che fosse debolezza il consentire che si tacesse
quel termine.

Ma

io

non debbo trattare


rinvio

la controversia di
il

Liberio, per la quale

lettore a coloro

che ho citato di sopra e specialmente al dottissimo scritto dell'illustre de Rossi, il quale magistralmente tratt un tale argomento. Ad ogni modo quello che sembra potersi stabilire con sicurezza si che nel ritorno di Liberio si form in Roma una fazione di rigoristi quali rimproveravano a contrari al pontefice, lui una qualche debolezza: e a questa fazione, oltre Felice che fu espulso dalla citt e mori poi nel suo ritiro sulla via Portuense, sembra che piegassero alquanto anche Damaso e S. Girolamo. Le due parti nate in Roma per tali vicende continuarono dopo la morte di Liberio, ed anzi furono la causa del deplorevole scisma che immediatamente segu. Morto Liberio nel 366 dov
i

prevalere nel clero romano la parte dei pi rigidi,

di quelli cio

che lungi dal tenere Liberio

per eretico, pure avevano sospettato che egli avesse

16

Capo

1.

commesso una debolezza per tornare

in

Roma:

allora molti preti e diaconi adunatisi nel' titolo di

Lucina elessero papa il nostro Damaso. Poco dopo alcuni chierici nemici personali di lui, perch'forse aveva avuto parte nella elezione
di Felice, raccolti nel titolo di Giulio, cio in S.

Ma-

ria in Trastevere, ordinarono vescovo

il

diacono

Ursino.

legittima

Che la elezione di Damaso fosse quella non pu cader dubbio, giacche secondo

Girolamo e di Rufino egli fu il primo ad essere eletto e dalla grande maggioranza del clero romano. E qui comincia un'altra accusa dei nemici di Damaso quali pretendevano riversare su di lui la responsabilit dei fatti dolorosi che seguirono questo deplorevole scisma. Non pu negarsi che fra le due fazioni si venisse alle mani essendo attestato da Ammiano Marcellino storico pagano indifferente per ambedue competitori, e ripetuto pi volte nel libello dei due preti scismaquali, quantunque abtici Faustino e Marcellino biano potuto esagerare i fatti, non hanno potuto
l'autorit di
i

certamente inventarli di pianta trattandosi di un avvenimento pubblico e contemporaneo. Secondo questi due accaniti nemici di Damaso egli avrebbe comprato l'infima classe del popolo, ed unendovi anche i gladiatori li avrebbe mandati nella basilica Siciniana o Liberiana ove si trovavano gli scismatici, e l sarebbero avvenute orribili stragi. Ma
la partecipazione di

Damaso a

questi fatti rac-

contata solo da questi accusatori, e noi abbiamo tutto il diritto di non prestarvi una fede assoluta

conoscendo la loro passione, e possiamo invece ritenere che la zuffa avvenisse per iniziativa del popolo stesso, il quale amava Damaso ed odiava

La

storia del Pontificato di

Damaso.

17

gli scismatici, e

senza che egli vi avesse avuto alcuna parte. I due indegni preti accusano anche Damaso di aver comprato il prefetto di Roma luvenil suo competitore personaggio tanto lodato da Ammiano chiama pi volte integer et prudens, che
:

zio affinch l'aiutasse a vincere

ma questo
che
Io

non possiamo neppure ammettere quest'altra maligna insinuazione. L'imperatore Valentiniano in

seguito a

siffatti

tumulti,

legittimo papa era

Roma
narvi
di
:

Ursicino, e

ben conoscendo che il Damaso, fece discacciare da solo un anno pi tardi mosso

dalle insistenze dei suoi seguaci gli permise di ritor-

per Damaso non molto dopo ottenne che nuovo fosse esiliato da Roma. E qui gli avversari chiamano ingiustamente perseguitati gli Ursiniani, e Damaso un tiranno che vuole stabilire con la violenza il suo dominio. Ma essi non pensano che la fazione di Ursicino metteva la ribellione nella Chiesa romana, e che perci il suo pastore supremo aveva non solo il diritto rca anche il dovere di ricorrere alla potenza imperiale perch
fosse ristabilita
la pace.

Ma

ora dalle questioni


di

personali entriamo in un

campo

controversie

assai pi importanti ed elevate, cio a quelle


si

che

riferiscono alla supremazia della sede romana.

Esporr prima compendiosamente le teorie del Rade a questo riguardo, e poi cercher di confutarle.

Comincia egli dallo stabilire che la condizione Chiesa nel quarto secolo era di una completa sottomissione allo Stato, e che l'imperatore era il giudice supremo della Chiesa, che egli convocava i concili e li approvava, e questa condizione designa col nome di Staatskirche cio Chiesa di
Iella Marucchi.
2

18

Capo

I.

Stato.

Lo Staatskirche dur secondo

lui,

fino al

pontificato di

Damaso, ed allora cominciarono gradatamente a cambiare le cose, giacche egli ottenne da un decreto di Valentiniano I, circa l'anno 370,
l'autorit di giudicare
tutti
i

vescovi suburbicari, e poi

gli altri

soggetti all'impero d' Occidente da


li,

un
il

altro decreto di Valentiniano


il

mentre prima
giudicava
al giudizio

di questi rescritti

prefetto di

Roma

clero, ed

il

papa stesso sottostava

personale dell'imperatore.

Per
il

in

Occidente allo Staatskirche succedette


;

Kirchensiaat, cio lo stato ecclesiastico

e fin-

che questo non venne vi furono solo vescovi di Roma e non veri papi {gab es keinen Pbst, p. 69). Cominciando dunque questo nuovo stato di cose,

Roma
sua

s'impadron dell'avvenire e
sui

fiss la

sua amestese la

bizione al dominio della Chiesa.


giurisdizione

Damaso

vescovi

dell' Illiria

ultima provincia dell' impero occidentale e


fece un gran passo innanzi.

come come

posto avanzato verso l'Oriente, e con questo egli

Hat einen bedeutgethan,

samen

Schritt vorwrts
ci)

zwn Pabslhum

cio: Egli fece (con

un importante passo

avanti verso il papato. Ma, continua egli, Damaso era ancora lontano
dal divenir papa, ed era riuscito soltanto ad essere

riconosciuto patriarca delle provincia soggette all'

impero d'Occidente.

questo fu un gran risulrelazioni sue

tato a suo parere e quindi loda molto l'abilit e

l'accortezza di Damaso.
ria furono
il

Le

con V

Illi-

colpo pi abile che egli facesse, e di qui cominciano gli esordi del primato romano
:

Die Anfnge des romischen Primals. Ma egli era ben lontano dal dominare sopra le chiese orien-

La
tali,

storia del Pontificato di

Damaso.
;

19

che anzi non vi aveva punto autorit infatti non ebbe alcuna parte nel Concilio ecumenico di Costantinopoli, che si adun a sua insaputa e conlui.

tro di

Infine egli di fronte alle chiese d'Oriente


il

era soltanto
dentali

rappresentante delle chiese occiinler pares >.

primus

Per, ambizioso qual era, prov di estendere la sua autorit anche in Oriente, ma quest'altro colpo non gli riusc, e quindi la sua politica orientale,

lice

secondo l'espressione del Rade, fu assai infeed ebbe continue sconfitte. Ma il suo ideale
i

rest in eredit ai suoi successori,

quali pi for-

tunati di lui lo raggiunsero, e cosi sessant'anni

pi tardi

no III vero papa. Ma questo passo era preparato da lungo tempo, ed i vescovi di Roma cercarono sempre di avvicinarsi al fasto imperiale per succedere poi
nel dominio agli imperatori medesimi. Essi, dice

Leone I fu riconosciuto da Valentiniacome Rector universitatiSy e perci come

Rade, conoscevano Roma a fondo e sapevano il bene che con l'umilt e la semplicit apostolica non sarebbero mai divenuti papi Sie lodren niemals Pabste geworden (p. 49). Ecco in breve il contenuto del libro del Rade, ed ecco le sue accuse fondamentali. Ed ora analizziamo queste asserzioni, e vediamo come esse
:

sieno contrarie alla storica verit.

Riportiamoci anzitutto col pensiero al quarto


secolo dell'era nostra, sul principio del quale
stantino, e poi pian piano
il

cristianesimo fu riconosciuto ufficialmente da Codello sconfitto politeismo,

posto e lo

vincendo la resistenza venne a porre al suo stesso impero divenne cristiano. Ma l'imsi

pero divenendo cristiano mantenne sempre non

20
solo la sua forma
tura, e
lita
il

Capo

I.

ma eziandio la sua intima naconserv sempre il concetto cosmopodell'assoluto dominio dell' imperatore su tutto
si
:

mondo romano
di

e la sola differenza
alla societ

si

fu

che
il il

in

luogo

comandare

pagana

egli

si

trov
cri-

a capo della cristiana.


cetto

Non era

possibile

che

stianesimo facesse sparire in un solo colpo

con-

pagano dell'onnipotenza imperiale, concetto che informava le menti dei cristiani medesimi in quanto erano cittadini del grande impero di Roma. Quindi fu che alcuni imperatori cristiani stimaCesari rono di poter regolare la Chiesa come idolatri avevano dominato la religione pagana in qualit di pontifces maximi, quantunque in dii

verso
Il

modo

l'uno dall'altro

si

diportasse.

gran Costantino

infatti se esercit la

suprema

autorit imperiale a vantaggio dell'esterno sviluppo


del cristianesimo, siccome suo protettore, mostr

sempre di rispettare l'autorit della Chiesa e di non volersi ingerire nelle questioni religiose. Cos nato in Africa lo scisma dei Donatisti, comand al
proconsole Anulino che reprimesse
i

sediziosi se-

condo che avrebbe


il

stabilito

gine, e rivolgendosi a lui gli

vescovo di Cartascismatici per averne


il

giudizio rispose, siccome notissimo, che egli non avrebbe mai giudicato le questioni della Chiesa *. Se egli poi cambi alquanto da questo primitivo contegno ci avvenne quando le deplorevoli sedizioni degli

ariani scandalizzavano tutto l'impero

e minacciavano la pace e la sicurezza dello Stato,

ed allora egli come reggitore supremo del mondo romano volle intervenire con la sua autorit per
*

Optatus, De schimate donatistarum,

lib.

I.

La

storia del Pontificato di

Damaso.

21

quantunque, ingannato dai vescovi eretici, commettesse parecchi errori. Si pretende dagli avversari che egli desse per
la quiete pubblica,
il

primo l'esempio, seguito poi dai successori,


i

di

intimare

concili, e questo

un punto

assai im-

si fonda molto il Rade, deducendo da ci che l'imperatore era nel quarto secolo il giudice supremo della Chiesa. Ma egli confonde al solito la convocazione materiale ed amministrativa dei vescovi con la canonica ed ecclesiastica. certo che la convocazione materiale era fatta dall'imperatore per mezzo dei suoi ministri, e ne

portante, e sul quale

apparisce altres la ragione

giacche l'imperatore
il

come capo
niva
ai

dello Stato destinava

luogo pi accon-

cio alla riunione dell'augusta assemblea, egli forprelati


il

corso gratuito per le pubbliche

poste, ed egli pensava altres al loro mantenimento.

Una

tale convocazione, o
inviti,

per dir meglio

la dira-

mazione degli
gli affari

entrava quindi a far parte de-

ordinari della pubblica amministrazione.

Ma deve ammettersi d'altra parte che i concili ecumenici non si radunavano se non con l'intesa
della

Sede Apostolica. Ed

infatti nel

sermone prosi

sfonetico o acclamatorio diretto dai padri orientali

ed occidentali del concilio sesto all'imperatore


dichiara solennemente questa regola, e
si

attesta

che

grande Costantino insieme col papa Silveconvocarono l'ecumenico concilio di Nicea *, ed cosa notissima che Oslo vi presiedette a nome preti Vito e Vincenzo, della Chiesa romana con
il

stro

e che l'imperatore

come semplice

fedele assist

umilmente
^

alle decisioni dei padri.

Coli, dei Concili,e. Goleti,

tomo VII, pag. 1083

e segg.

22

Capo

I.

Non

cos possiamo dire di Costanzo


la

il

quale ve-

ramente tiranneggi
dogmatizzante.

Ma

Chiesa con la sua mania costui, soggiogato interamente

dagli ariani e spinto da insano furore contro la

fede nicena, commise atti dispotici i quali non furono approvati che dai suoi vescovi cortigiani e furono dalla Chiesa sempre respinti. Passato il regno dell'apostata Giuliano ed il

breve governo del suo successore Gioviano, torn ad essere diviso l'impero, e Valente imper alle provinole orientali e Valentiniano I govern l'Occidente. Segui Valente il cattivo esempio di Costanzo, mentre Valentiniano difese la vera fede. celebre l'editto emanato da quest'imperatore nell'anno 370 contro quegli ecclesiastici i quali si introducevano presso le ricche vedove per carpirne le eredit, e sopra un tale rescritto molto si appoggi il Rade per le sue cesaree teorie. Ma questa legge, quantunque diretta agli ecclesiastici, non per questo ci mostra che l'imperatore governasse la Chiesa, come pretendono gli avversari, perch si riferisce a cose che risguardavano l'ordine pubblico e la sicurezza stessa delle famiglie.

ninno potr negare che l'imperatore avesse il impedire simili abusi, od noto che Girolamo parlando di questa legge disse che non si ramdiritto di
di

maricava
stici

essa,

ma

bens che alcuni ecclesia-

l'avessero meritata.

ror, sed doleo cur

Nec de lege conquemeruerimus hanc legem *.


si

Del resto Valentiniano I

considerava tanto poco

giudice della Chiesa, che

eman un

rescritto nel
di

quale dichiarava solennemente che in materia


Epist. 52, 6.

La
fede
di

storia del Pontificato di


i

Damaso.

23

cose ecclesiastiche

soli ecclesiastici pote-

vano giudicare. Non ci pervenuto questo decreto, ma ne conosciamo un frammento da una lettera di S. Ambrogio diretta a Valentiniano II ove dice Haec enim verba rescripti sunt In causa fdei
:

ecclesiastici alicuius ordinis eum indicare dbere qui nec munere impar sii nec iure dissimilis *. Ma di pi lo stesso imperatore protestava di non voler giudicare nelle cause dt vescovi. Infatti prosieguea dire Ambrogio nella stessa lettera: Pater tuus dicehat: Non est meum indicare inttr episcopos > ^. Per, dicono gli avversari, questi editti furono una novit introdotta da Valentiniano, ed anzi sostiene il Rade che in quel decreto si dovea pure

vel

stabilire

che
di

vescovi appartenevano al foro del


e che da questo decreto ebbe

vescovo

Roma,

origine la sua autorit di giurisdizione sui vescovi


occidentali (p. 52).

Ma

egli possibile
di

protestava

che Valentiano I il quale non avere il diritto di giudicare i

vescovi, avesse poi egli stesso dettato legge di proprio arbitrio nell'interna legislazione ecclesiastica
e regolato a suo

modo

giudizi dei vescovi di tutto

l'impero? Ci manifestamente assurdo. Se Valentiniano regol con

una legge

il

foro ecclesia-

stico e lo divise dal civile, ci egli fece

per riordi

dinare cotesti affari sconvolti dalla tirannia


lato civile di quei giudizi, e basandosi sopra

Coil

stanzo, e lo fece solo per ci che riguardava


il

sen-

timento comune della Chiesa che riguardava gi


il

vescovo
'

di

Roma come
2.

il

giudice supremo.

Epist.

XXI,
5.

Ibidem,

24

Capo

1.

Ma

prosiegue

il

Rade dicendo che quantunque


al papa nel suo andamento non

Valenti niano desse questo diritto


rescritto del 370, esso nel pratico

fu sempre osservato, e che molti ecclesiastici ri-

correvano piuttosto

alla

civile

autorit.

cosi

allorquando Damaso fu calunniato dai partigiani di Ursicino e si adun in Roma un Concilio, fu inviata una lettera ai nuovi imperatori Graziano e Valentiniano II
(a. 378) chiedendo loro che volessero provvedere affinch il vescovo di Roma con il suo clero giudicasse nelle cause degli ecclesiastici. E gli imperatori risposero con un

rescritto

al

vicario imperiale Aquilino dicendo

che

vescovi doveano esser soggetti al giudizio

della sede

romana

et si ipse meiropolitanus est

vel ad eos quos romanus episcopus iudices dederit sine dilatione contendat^. Questo editto fu secondo il Rade la conferma di quello di Valentiniano I e per conseguenza pose il suggello a questa concessione imperiale fatta a Damaso, la quale prima riguardava i ve,

Romam necessario

scovi suburbicari, e adesso

si

estese a tutti
i

vescovi

dell'impero occidentale compresi anche


litani.

metropo-

Fu dunque secondo
il

lui

per una concessione


il

imperiale, sollecitata naturalmente dalla Chiesa ro-

mana, che

suo vescovo divenne

patriarca del-

l'Occidente.

S.

Ma come l'editto di Valentiniano 1 citato da Ambrogio non pot nascere dall'arbitrio impema
dovea esser l'eco del sentimento della

riale,

Chiesa, chiaro che anche questo secondo rescritto

'

GousTANT. Epistolae romanorvtm pontificum, VI,


VII.

in

Damaso

La

storia del Pontificalo di

Damaso.

25

deve interpretarsi nello stesso modo. Apparteneva


certo alla

suprema autorit imperiale


i

il

dichia-

rare con leggi


l'editto di

limiti

delle varie giurisdizioni, e


II

Valentiniano

pu considerarsi come
il

quello che regol stabilmente

foro ecclesiastico,

ma non

pot certo l'imperatore regolare questo

negozio come un'altro qualunque dell'impero, cio


col solo suo beneplacito,

ma
Ed

bens dov agire in

conformit delle leggi ecclesiastiche e del senti-

mento
di

di

tutta la Chiesa.
di

infatti, dalle storie

Sozomeno, e dallo stesso Amraiario Marcellino non sospetto di parzialit perch scrittore pagano, apparisce chiaramente che nella controversia di Atanasio sotto il pontificato di Giulio, e quindi molto prima di Damaso, si riguardava da tutti siccome supremo il giudizio della Sede romana. E quanto sia falso che le leggi imperiali di Valentiniano concedessero al vescovo di Roma il potere giudiziario, ce lo provano luminosamente decreti del concilio di Sardica. Questo concilio ecumenico venerato da tutta la Chiesa siccome un'appendice del primo Niceno, si tenne nell'anno 347, cio trent'anni prima del citato editto di Valentiniano, e nei suoi canoni attesta solennemente tanto la supremazia della sede romana, quanto la sua potest giudiziaria sui vescovi. Alla prima riguarda il decreto che i vescovi di tutte le provinole debbano riferire sugli affari delle loro chiese alla sede apostolica, e che concepito nei termini seguenti * Hoc enim optimum et valde congruentissimutn esse videhitur, si ad caput id est ad Petri Apostoli Sedem de singulis quimsque provinciis Domino referant sacerdotes >. Alla potest giudiziaria poi appartiene l'altro canone
Socrate e
i
:

26

Capo
si

I.

ove

stabilisce

che un vescovo condannato nel


il

sinodo provinciale pu appellare direttamente alla

sede romana, e che


di

papa ha pienissima libert

di rimetterlo al giudizio della provincia vicina,

mandare

suoi giudici, o
s.

anche

di giudicarlo

immediatamente da
questi canoni la

la conclusione di tutti

sizione di

famosa sentenza che la depoun vescovo non si tenga per definitiva

se

non dopo la decisione del vescovo di Roma: causa fuerit in iudicio episcopi romani determinata '.
Nisi

Ed

innanzi a documenti

chiari, a decisioni

un Concilio che fa parte del primo ecumenico, come mai possono venir fuori gli avversari ed assegnare un decreto imperiale postecosi solenni di

riore di trent'anni, siccome l'origine della potest giudiziaria della sede

apostolica, restringen-

dola

di

pi al solo Occidente?

quello di Valentiniano II

Dunque tanto il decreto di Valentiniano I quanto non fecero se non che


dal consenso

regolare civilmente cotesta prassi, la quale era gi

unanime e dal diritto pubDobbiamo dunque conchiudere che la protezione del Concilio di Damaso all'imperatore non fu un' ambiziosa domanda di dominio fatta dalla Chiesa romana a danno dei diritti delle altre sedi, ma una preghiera all'autorit imblico della Chiesa.
.

ammessa

periale affinch provvedesse col suo potere a rior-

dinare la giurisdizione

turbata dalla tremenda guerra dell'arianesimo, e riordinarla secondo la legislazione ecclesiastica. Fu dunque questo un atto giustissimo e che onora altamente la sollecitu-

'

Atti dei concili, ed.

cit..

voi.

II.

La

storia del Pontificato di

Damaso.
il

27

dine del gran

pontefice

Damaso
il

quale ne fu

r autore.

Ma
sito di

altri

sofismi

accumul

questo medesimo Concilio


li

Rade a proporomano e qui


,

accenner giacch non meritano di fermare a lungo la nostra attenzione. Egli dice che Damaso sapeva tanto poco d'essere superiore al Concilio che anzi si sottomise al suo giudizio, ed inoltre che egli era soggetto al giudizio supremo dell' imperatore giacch ad esso appella il Concilio medesimo. Ora appena necessario che
soltanto di volo
io

ricordi

dallo stesso
di

come il Concilio suddetto fosse intimato Damaso per giustificarsi dalle accuse

crudelt e di uccisioni mosse contro di lui dalla

fazione di Ursicino, e che fu

comune

in quei

tempi

ed anche nei successivi un tale costume che equi-

valeva ad una protesta della propria innocenza.

Quanto poi all'appello all'imperatore risulta chiaramente dalle parole del Sinodo che questo era
affatto

estraneo alle cose ecclesiastiche e

si rife-

sempre all'accusa degli ursiniani. giacch un tale appello si paragona precisamente a quello che S. Paolo fece a Nerone. Fino ad ora il Rade ha considerato il papa Damaso soltanto in relazione con l'Occidente di cui lo riconosce come patriarca in virt appunto
riva
delle pretese concessioni di Valentiniano,

ma

nella
i

seconda parte del suo lavoro viene a studiare suoi rapporti con la Chiesa orientale. Sostiene pertanto che se egli era riuscito ad acquistare la supremazia nelle provincie dell'impero occidentale non gli venne fatto per di estendere il suo dominio su quelle di Oriente, e l'ultimo limite cui giunse
la sua autorit fu l'IUiria,

avendo

fatto

suo vica-

28
rio
di
il

Capo

I.

metropolita di quella regione, cio

il

vescovo

Tessalonica. Infine sentenzia,


di

come

gi ho ac-

cennato

sopra, che la politica orientale di Da-

maso
(p.

fu assai infelice ed ebbe continue sconfitte

137).

grande fosse Sede romana in Oriente non solo ai tempi di Daraaso ma anche assai prima cosa notissima, ne vi mestieri che io adopri molte parole per dimostrarlo. Per non voglio omettere di ricordare alcune autorit maggiormente esplicite e decisive affinch sempre meglio apparisca quanto cotesti nostri avversari o si ingannino o
tutto ci sia falso e quanto
l'autorit della

Quanto

vogliano ingannare.

Se ai tempi di Damaso non aveva ancora il vescovo di Roma alcuna supremazia sull'Oriente, come si spiega il canone del Concilio di Sardica che gi ho citato, anteriore di venti anni a Damaso, e che comincia col titolo: Petri apostoli sedem honoremus? In questo canone infatti la sede romana chiamata caput di tutta la Chiesa, e si attesta esplicitamente la giurisdizione del vescovo romano non solo sopra l'Occidente,
tutte

quante

le

ma su Chiese del mondo. Se Damaso prov

appena ad estendere il suo dominio in Oriente e non vi pot riuscire, come possibile che Girolamo, il quale viveva nel mondo orientale e che non pu davvero accusarsi di adulazione, si rivolga a Damaso in mezzo agli scismi di quelle chiese come all'unica ncora di salvezza, come al solo che fra tanti errori gli poteva indicare la vera strada di salute? Per lui nulla valevano patriarchi d'Oriente se non stavano uniti con Damaso: Non novi Vitalem, Meletium respuo, ignoro
i

La
giti

storia del Pontificato di

Damaso.
colligit

29

Paulinum, quicumque tecum non


hoc
est

spar*.

qui Christi non

est,

antichristi est

Egli vuol solo comunicare con chi sta congiunto

cathedrae PeQueste parole sono tanto solenni e decisive che non possono sopportarsi dai
:

alla cattedra di Pietro

Si quis

trijungitur

meus

est

*.

nostri avversari, e cos


sulla Chiesa

il

Langen

nel suo lavoro

romana

si

sforza di provare che esse

non sono gi dirette a Damaso come vescovo di Roma, ma bens a lui come rappresentante delle
chiese di Occidente, o tutt'al pi a lui perch di fatto era avvenuto che non fosse caduto in eresia,

dimodoch ugualmente

si sarebbe rivolto a qualunque altro dei principali vescovi dell'Oriente

se questi fossero restati saldi nella fede nicena.

non necessario che io neppure mi fermi a confutare queste fantasie, giacch le parole del grande dottore escludono questa interpretazione
per chiunque abbia senno. Infatti egli arreca la ragione per cui vuole stare unito alla Chiesa romana, e questa ragione non temporanea, n si

Ma

pu estendere a tutte le chiese di Occidente, ma tutta propria della Sede apostolica ed perpetua ed imperitura, perch egli dice Super Ulani
:

petram

aedificatatn

ecclesiam scio

perci

aggiunge che lungi dalla comunione di Roma non vi la vera fede: Quicumque extra hanc domum agnum comederit profanus est > l

un'altra smentita solenne a questa audace


si

asserzione dei nostri avversari


*

ricava dalle

let-

Epist.,

X. Jeronymi ad

Damasum, Coustant.

Oj.

cit.

p.
2 ^

546.
Epist.,

XI

1.

e.

pag. 550.

Ep., X, Jerom.

ad Dam.,

1.

e.

30

Capo

I.

tere scritte da S. Basilio vescovo di Cesarea al

papa Damaso intorno


niani. In esse
infatti

alla questione dei raacedoil

santo
in

vescovo prega
si

il

pontefice a

mandare

legati

Oriente, affinch

poi potesse conoscersi con chi

dovea comuni-

care: Ut miitatis aliquos qui vel dissidenles


concilienif vel

Dei ecclesias ad amicitiam reduauctores vohis


sit

cani, vel saltem perturhalionis

clarius indicent, ut

manifestum

quibuscum

decehat hbere > \ E quindi Sozomeno attesta che la controversia fini dopo il giudizio della Chiesa romana Quo facto utpoie

communionem

controversia iudicio
singuli quievere >
*.

romanae ecclesiae terminata

con questo sentimento si accorda a meraviglia ci che racconta Girolamo, che cio quando
egli stava in

Roma come

segretario di

Damaso

era occupato a rispondere alle consultazioni che da tutte le chiese dell' Oriente e dell' Occidente venivano dirette alla Sede romana.

Ma
scovo
di

se realmente ai tempi di

Damaso

il

ve-

Roma

avesse esteso la sua giurisdizione

solo sull'Occidente e in Oriente avesse avuto sol-

tanto una preminenza onoraria, bisognerebbe

am-

mettere che

il

passaggio a questa pretesa usur-

pazione, tentato appena infelicemente da Damaso,

non

fosse compiuto
siffatti

perch

che molto tempo dopo di lui. mutamenti esiggono un processo assai


nel
Concilio
di

lento affinch sieno universalmente riconosciuti.

Come dunque avviene che

Efeso, celebrato nel 431, abbiamo la pi splen-

S.

Basila opp. Epist., 70.

Lib. VI, 22.

La

storia del Pontificato di

Damaso.

31

dida testimonianza che la Chiesa orientale riconosceva gi unanimemente non solo la preminenza d'onore, ma la vera e propria giurisdizione del vescovo di Roma? notissimo infatti che legati di Celestino dichiararono solennemente dinnanzi a quell'augusta assemblea formata in maggior
i

parte dagli orientali, che era cosa conosciuta da


tutti
i

secoli

come Pietro nel suo successore


alla

vi-

veva ancora e presiedeva

Chiesa: Nulli
est

dubium immo

saeculis

omnibus nolum

quod

beatissimus Petrus apostolorum princeps et caput, fdei columna, ecclesiae caiholicae funda-

nostro Jesu Christo claves regni accepit... et semper in suis successoHbus vivit et iudicium exercet *.

mentum a domino

E se una tale potest nou di solo onore ma vera giurisdizione, nel 431 poteva dirsi nota a tutti i secoli, questa la pi solenne smentita all'opinione che si fosse introdotta da poco tempo, come pretendono gli avversari. Ma di pi Celestino intim chiaramente a Nestorio patriarca di Costantinopoli, che se non si ritrattava entro dieci giorni dalla sua eresia lo avrebbe scomunicato, aperte scias hanc nostrani esse sententiam ab vniversae ecclesiae catholicae communione le esse deiectum > ed padri efesini si tennero oblidi
; i

gati in coscienza

i comandi del papa, dicendo nella sentenza di deposizione che ci facevano per la sua autorit: Coacti per sacros canones et epistolas sanctissirni patHs nostri Cae-

ad eseguire

lestini

romanae

ecclesiae episcopi.

Si

vuole una prova pi chiara della giurisdiColi, dei Concili, ed. cit., voi.

Ili,

pag. 1154.

32

Capo

1.

zione del

Chiesa d'Oriente che il comando fatto ad un sinodo orientale di deporre e scomunicare il gran vescovo di Costantinopoli? La storia dunque del terzo Concilio prova evidensulla

Papa

temente che la suprema potest della Chiesa romana anche in Oriente non poteva esser nata poco prima, ma che gi era riconosciuta da tutti, e perci non solo ai tempi di Damaso, ma dagli
esordi stessi del cristianesimo.
gli avversari, ed ecco l'Achille argomenti: Damaso non ebbe giurisdizione sulla Chiesa orientale perch il Concilio primo di Costantinopoli fu convocato a sua insaputa, ed egli non vi prese parte veruna >. Dunque chiaro che la Chiesa d'Oriente non lo riguardava come capo supremo. Il Rade si giova molto dell'espressione usata da Damaso nella lettera ai vescovi orientali, dove parlando di questo sinodo dice: Quia cognovi dispositum esse Constantinopoli concilium fieri dehere * e ne deduce che Damaso seppe cos, quasi per caso, che dovea aver luogo il Concilio. Il Langen poi aggiunge che non solo quel concilio si adun indipendentemente affatto dall'autorit del Papa, e che egli non vi ebbe parte alcuna, ma che si adun con sentimenti ostili alla Sede romana. Vediamo quanto sieno false queste

Ma, soggiungono
loro

dei

asserzioni.

la

Premettiamo intanto che anche non ammessa suprema autorit del Papa su tutta la Chiesa, quel Concilio non poteva dirsi ecumenico, quando il vescovo di Roma non vi avesse in qualche modo
1

COUSTANT., Epist., Vili,

3.

La

storia del Pontificato di

Damaso.

33

partecipato, perch vi sarebbe


di colui che,

mancato l'accordo

anche secondo gli avversari, era il capo della chiesa occidentale. E da taluni si ritiene che il Concilio primo di Costantinopoli non
fosse

ecumenico nella sua convocazione, ma solo che divenisse poi ecumenico per la susseguente approvazione della Sede apostolica, la quale, secondo Fozio, si sarebbe data dallo
orientale, e
stesso

Damaso

*.

Ma
egli vi
legati.

ad ogni

modo Damaso certamente ebbe


vi fosse

parte grandissima in quel Concilio quantunque ne

andasse ne
Infatti nel

rappresentato dai suoi

sermone prosfonetico del sesto Concilio, che gi ho citato di sopra, si attesta solennemente che siccome Silvestro e Costantino aveano vinto Ario nel Concilio niceno, cos Damaso e Teodosio aveano sconfitto Macedonio nel costantinopolitano. Ma una prova pi antica ce la
forniscono
gli atti del Concilio di Calcedonia, tenuto nel 451 contro Dioscuro autore del cos detto

latrocinio di Efeso.

Essendosi
duto fra
del
i

infatti

Dioscuro in quel sinodo se-

padri, protestarono

formalmente

legati

Papa S. Leone il Grande, dicendo che egli come accusato non dovea sedere fra i giudici. E alla domanda dei rappresentanti imperiali quid
ri-

ingeritur Dioscuro reverendissimo episcopo?

sposero
cuit,

legati

Synodum ausus
est
*.

est

facere sine
li-

auctoritate sedis apostolicae,

numquam factum

quod numquam Ed il Concilio


siffatta

di

Calcedonia consider come giusta

accusa

In libello de VII synodo. Coli, dei Concili, ed. cit., voi. IV.
3

Mari'Cchi.

34

Capo

I.

accusati.

comand che Dioscuro prendesse posto fra gli Avrebbero potuto mai legati di Roma
i

parlare con tanta franchezza, ed avrebbero mai


1

padri di Calcedonia accettata la loro accusa con-

tro

un grande patriarca

della Chiesa orientale, e


si

Dioscuro avrebbe taciuto, se

fosse potuto recar

l'esempio del Concilio di Costantinopoli radunato

senza che Damaso vi avesse partecipato?


stessi padri costantinopolitani

Ma

gli

smentiscono questa

asserzione, giacch nella lettera indirizzata a Da-

maso dicono chiaramente che quell'assemblea era stata combinata fra Damaso e l'Imperatore Convenimus Conslantinopolim secundum litteras a reverentia vestra anno superiore ad piissimum imperatorem Theodosium missas *. Possiamo dunque francamente conchiudere esser falsa l'opinione del Rade e del Langen riguardo
:

alla

Per, come gi osservammo,


ci a lui

convocazione fatta senza l'autorit del Papa. la convocazione ma-

teriale dei Concili spettava all'Imperatore e per-

apparteneva anche il designare la citt ove doveano aver luogo. Non fa dunque alcuna meraviglia che Damaso, scrivendo ai vescovi, dica di aver conosciuto che il Concilio si sarebbe tenuto in Costantinopoli. Che se non troviamo in quel Concilio i legati della Chiesa romana ci pu spiegarsi considerando che nel tempo stesso in Roma si teneva pure un sinodo per lo stesso oggetto, ed anzi taluni ammettono che le due assemblee fossero parti di uno stesso Concilio. Possediamo poi fra gli atti del sinodo costantinopolitano la lettera che i vescovi orientali adunati sul Bo'

Coli, dei Concili, ed. cit., voi.

II.

La

storia del Pontificato di

Damaso.

35

sforo inviarono al Concilio di Damaso, e questa


la pi aperta smentita alle gratuite ipotesi del

Langen

sulla inimicizia di quei vescovi contro la


si

sede apostolica. In essa infatti


essere venuti in

scusano

di

non

Roma

sia

per la lontananza, come

per non abbandonare lungamente le loro chiese, e con parole della pi accesa carit dichiarano
di

essere uniti in spirito ai loro fratelli dell'Oc-

cidente.

basta,

ma aggiungono che

il

loro desi-

derio

ardente sarebbe di venire in Roma. Quis det nobis pennas sicut columbae et vopi
il

labimus ad vos? > Ricorder infine che


al

Papa Damaso mand


e che questo serv
i

sinodo

di

Costantinopoli la regola di fede apdi

provata dal Concilio


di

Roma

norma

alle decisioni dei padri,

quali dichia-

rarono

di accettare
il il

intieramente quello che essi

'.

chiamavano

tomo degli occidentali


il

Dunque
vocato
di

Concilio di Costantinopoli

fu confu

pieno accordo con


la

Papa Damaso,

celebrato nella pi grande unione con la Chiesa

grande difficolt dei nostri vero che Damaso tent d'usurpare la supremazia sull'Oriente e non vi riusc. Egli non tent alcuna usurpazione n ebbe alcuna sconftta, giacch la supremazia di Roma
romana, e svanisce
avversari.

Dunque non

su tutta la Chiesa era

gi

accettata

universal-

mente

prima di lui. E le prove di questo primato ci accompagnano infatti anche nei secoli di persecuzione e giungono
assai

fino agli esordi del cristianesimo.

Potrei citare

il

famoso rescritto

dell'

Impera-

CaQone V

del Concilio.

36

Capo

I.

tore Aureliano contro Paolo Samosateno vescovo


di Antiochia,

nel quale

si

riconosce

come cosa

di

anche da quel pagano Imperatore la supremazia della Chiesa romana *, e mi sarebbe facile unirvi anche altre testimonianze. Ma io mi confatto

tenter solo di ricordare

al lettore

il

celeberrimo
dal secondo

passo

di

Ireneo ove

si

dichiara

fin

secolo che tutte le chiese devono uniformarsi alla

Chiesa romana e in essa far centro, propter p-

tiorem principalitatem ^. Noi possediamo per anche un documento prezioso dei tempi apostolici,
cio
la

lettera di

Clemente romano

ai

Corinti,

della quale alcuni anni or sono fu trovato in Co-

un esemplare antichissimo '. Questa scoperta ci ha fatto conoscere intiera quella importantissima lettera, che fino ad ora si conosceva imperfettamente dal codice di Londra pubblicato dal Giunio nel 1633. Ci che mancava in quel codice, detto Alessandrino, era la parte pi rilevante, cio la chiusa del capo 63, dove Clemente partecipa alla Chiesa di Corinto che egli mandava loro due personaggi maturi per esperienza, affinch gli riferissero sulle divergenze nate in quella Chiesa perch egli potesse poi giudicare fra le due parti. Clemente dunque successore di S. Pietro, vivente ancora Giovanni, mand due visitatori per decidere le controversie d'una
stantinopoli

chiesa cotanto illustre ed evangelizzata dallo stesso


S. Paolo.
gli

editori anglicani del

Questo gran fatto ha commosso anche nuovo codice di Costan-

EusKB. Hist. Eccl., VII, 30. Cantra Hnereses, III, 3.

DucHKSNE, Le nouoeau texte de

S.

Clment

(a. 1876).

La
tinopoli,

storia del Pontificato di

Damaso.

37

onde uno di essi ha esclamato: Ecce quanta auctoritate Roma locula est! : ed un altro ha dichiarato doversi oramai ammettere che le usurpazioni di Roma hanno cominciato fin dai
tempi apostolici! Preziosa confessione, la quale mostra evidentemente a chi giudichi senza studio di parte che l'origine di quell'autorit la parola
stessa di Cristo.

Ed ecco la conseguenza che dotti dovrebbero dedurre dallo studio leale della storia ecclesiastica. Essi dovrebbero riconoscere che il primato di Pietro nato con la Chiesa medesima, e quindi non sognare pi oltre le usurpazioni romane. Dovrebbero persuadersi che un tale principio fu sempre nello spirito della Chiesa in tutti i tempi ed in tutti i luoghi, e che solo la pratica ed esterna attuazione di tale primato fu diversa secondo i tempi e le circostanze. Dovrebbero infine comprendere dalla storia del cristianesimo che la Chiesa, secondo le opportunit dei tempi, o secondo gli errori nuovi che sorgono, viene svolgendo il tesoro dei suoi principi e regola a seconda di questo svolgimento la sua disciplina. Veniamo finalmente all'ultimo errore con cui il Rade chiude il suo libro. Egli nell'ultima parte del suo lavoro prende a considerare il Papa Damaso come il grande restauratore delle catacombe romane, e come il poeta dei martiri. Quanto utili fossero le cure di Damaso per santuari dei nostri suburbani cimiteri cosa notissima a chi solo mediocremente si sia occupato delle cristiane antichit. E tutti sanno che a lui si deve la conseri i

vazione
a
lui

di

tante
il

memorie dell'epoca
merito
di

dei martiri,

compete

aver fatto conoscere

38
ai posteri

Capo

I.

tante pagine gloriose di quella storia.

che ridest nell'animo dei fedeli l'affetto campioni della fede, e dai suoi grandiosi lavori nelle catacombe, presero un maggiore sviluppo quei pietosi pellegrinaggi alle tombe dei santi che durarono in tutto il medio evo e che quantunque sotto forma diversa continuano anche ai giorni nostri. Onde il Rade deplora che Damaso abbia contribuito a quella ch'egli chiama trasformazione del sentimento cristiano priegli

Fu

e l'ammirazione per

mitivo riguardo ai martiri.


Infatti egli

torna a produrre l'obiezione tante

volte recata innanzi e tante volte confutata, che

cio

nei
il

primi tempi della Chiesa non esisteva


culto dei martiri, e ripete che se facevasi
della loro

punto

memoria

morte

ci era solo

come un

ricordo di quelle gesta gloriose, era cio una festa


quasi civile senza neppur l'ombra di culto o di

invocazione.

Ed

tal fine si

appoggia per

siffatta

teoria alla celebre lettera della Chiesa di

Smirne

di S. Policarpo che ci fu trasmessa da Eusebio *. Egli dice adunque che i fedeli di Smirne fecero una dichiarazione del loro concetto quasi per prevenire la critica moderna, e professarono di venerare Cristo come figlio di Dio, e di amare

intorno al martirio

soltanto

Signore.

martiri come discepoli e seguaci del Ne conclude perci che essi non cono-

scevano il culto dei martiri, ma solo ne ricordavano con affetto le gesta, e che poi con l'andar del tempo questo sentimento di amore e di ammirazione si alter e venne il concetto della inter1

Histor. Eccles., IV, 15.

La
cessione, e

storia del Pontificato di

Damaso.

39

conseguentemente

l'uso della invoca-

zione ed

il

culto delle reliquie.


il

cazione e questo culto secondo

Ora questa invoRade ebbero un

di Damaso. Ma che la dichiarazione della Chiesa di Smirne ha per scopo di rigettare la stolta accusa dei giudei, che essi avrebbero abbandonato Cristo e adorato in sua vece Policarpo, calunnia che suppone per non solo l'affetto dei cristiani verso l'invitto eroe, ma pure anche la esterna manifestazione di culto per la sua memoria e le sue reliquie ed infatti nella lettera medesima si dice che essi raccolsero gelosamente le sue ossa pi preziose delle gemme e dell'oro, e le raccolsero per comunicare con quelle sante reliquie, cio per venerarle. N voglio omettere una osservazione generale che mi sembra possa farsi con grande vantaggio contro queste accuse di novit che gli avversari ci muovono sempre. Essi vogliono citare

immenso sviluppo per opera

notissimo

contro

di noi alcuni passi

o di apologisti o di padri

dove sembra negarsi che gli antichi cristiani avessero alcuni usi che poi furono adottati. Ora questi
passi

bisogna intenderli
scritti,

nello
i

spirito col

quale
tali

furono
vessero

cio che

cristiani

negavano
si

cose in senso pagano. Che se quelle parole

do-

prendere alla lettera bisognerebbe concluderne che i fedeli dei primi secoli non avessero altare n sacrifizio, e neppure il culto esterno della divinit, cose manifestamente assurde. Essi dunque negavano di avere alcuni usi solamente in
senso idolatrico.

Dovrei troppo lungamente protrarre


scritto se volessi citare le

il

mio
i

innumerevoli testimo-

nianze della veneranda antichit sul culto che

40

Capo

I.

primi fedeli prestavano


cosi chiare e solenni

ai martiri,

testimonianze

che dovrebbero oramai im-

porre silenzio
volo che oltre

ai sofismi sulle pretese innovazioni

della Chiesa cattolica.

Ma

accenner soltanto
antichi

di

l'autorit degli
liturgie

scrittori,
di ci

tutte le pi vetuste

persecuzione

in

Oriente

anche dei secoli che in Occidente


che
di

attestano solennemente la fede nella intercessione


dei santi, e la invocazione nelle pubbliche preghiere
*.

loro

facevasi

E a queste fanno eco numerose iscrizioni delle catacombe romane, nelle quali, troviamo ripetute le formolo stesse di invocazione che si usavano
nella

sacra liturgia.
i

Ed

anzi le invocazioni dei


i

santi tanto per

viventi che per

defunti mentre

sono abbastanza frequenti nelle epigrafi cristiane anteriori alla pace, cessano quasi intieramente
verso la fine del quarto secolo e nei tempi posteriori. E a questo concetto si riferiscono pure molte composizioni dell'antica arte cristiana, ove si veg-

gono

le oranti

simbolo delle anime che vengono


i

accolte da personaggi

quali talvolta

aprono loro
i

le cortine dei tabernacoli eterni, e figurano

santi

che con

la intercessione loro

guidano

fedeli ai

gaudi della vita futura *. Da tale sentimento poi


desiderio che avevano
i

ne deriv l'ardente
di

fedeli

prepararsi

il

sepolcro presso quello dei martiri, desiderio gi


diffuso
infatti
*

per ogni dove assai prima di Damaso. Ed da questo pio sentimento ebbero in gran
per
tutte
la

Vedasi

collezione liturgica del

Re-

naudot.
^

collezicoe

Su tutto ci si vegga il mo volume in questa stessa <( Le Catacombe ed il Protestantesimo * (1903)

La

storia del Pontificato di

Damaso.
delle

41

parte origine le imraense

necropoli

cata-

combe romane, che si formarono e si svolsero intorno alle tombe dei martiri. E cosi numerose
iscrizioni

ricordano

fedeli

sociatos sanctis,

positos

ad martyra >. Questo desiderio era


che
si
i

sanclos, v aya fiaprvpua,

ad sancta

in se pio e lo-

devole perch avea per fondamento la speranza


fedeli,

frequentando

le

tombe

dei martiri,

ricordassero anche di coloro che ivi presso giacevano ed impetrassero per loro 1' intercessione
dei santi. Infatti

secondo

le belle

parole

di S.

Ago-

Adiuvat defaneti spiHtum non mortui corporis locus, sed ex loci memoria vivus precantis affectus . {De cura pr morluis, IV, 5).
stino
:

Talvolta per nei tempi pi tardi questa de-

vozione prese una forma alquanto grossolana, credendosi da taluno che bastasse
tatto
il

materiale consi

con

le

tombe

dei martiri, e
gli

spesso a danneggiare

antichi

giunse anche monumenti per


santi,
il

ottenere l'ambito posto

vicino ai

quale

secondo una frase di una iscrizione del 382 multi cupiunt et rari accipiunt >. A questo abuso si oppose certamente la Chiesa, e una bella prova

ne abbiamo nell'epigrafe del diacono Sabino


s

tro-

vata nell'agro Varano, ove questi riprovando una


materiale devozione esclama: Corpore
est

non

opus
abuso

animo tendamus ad
magnifico esempio
se.

illos .

Ed un
tomba per

di

riprovare un tale
nello scegliere la

lo die lo stesso

Damaso

Egli infatti avendo

restaurato le

avendo composto un metrico elogio ai numerosi martiri che popolavano quella grande necropoli, senti il
cripte pi insigni del cimitero di Callisto, ed

desiderio di prepararsi

il

sepolcro in mezzo agli

42
invitti suoi

Capo

I.

predecessori

ma

forse

non avrebbe

potuto far ci senza danneggiare alcune di quelle

tombe, e quindi rinunzi all'ardente sua brama e


si

fece altrove

il

sepolcro. Chiuse perci quel nole parole


:

bilissimo

carme con

Hic faieor Da-

sed cineres timui sanctos vexare pio^m . Tanto falso che Damaso, come dicono i nostri avversari, abbia contribuito potentemente a trasformare il concetto primitivo sul culto dei santi, che anzi egli col suo esempio moder quella devozione in quella parte che poteva essere eccessiva ed indiscreta, e che era generale assai prima di lui. Se dunque Damaso, come conosciamo dai suoi metrici elogi, dichiara di venerare le tombe dei
volui
martiri, supplicis haec Damasi voce est venerare sepulcrum, se egli invoca direttamente la loro intercessione Ut Damasi precibus faveas precor iiclita martyr! egli non fa che attestare solennemente la tradizione non mai interrotta del culto dei santi, n aggiunge nulla di nuovo a questo universale sentimento. Per certo che egli ebbe un affetto speciale per valorosi campioni di nostra fede. Ed infatti, innamorato dei martiri fin dalla prima et giovanile avendone udito narrare trionfi dagli stessi persecutori, ripeteva dall'intercessione loro la pace della Chiesa
<^

masus

mea condere membra :

turbata dallo scisma

naturale che tanto


in tutto segu
gli

si

Ursino, ed perci assai adoperasse per onorarli. Ma


di

usi

gi stabiliti

dalla

pratica

dei fedeli, e dal sentimento

unanime

della Chiesa.
di

Ci che
glio

Damaso veramente aggiunse

suo a

questo culto antichissimo fu un ammirabile risve-

che potremo anche chiamare

scientifico

per

La

storia del Pontificato di

Damaso.

43

lo studio delle gesta dei martiri e dei loro stessi

monumenti. Egli
rialmente
i

infatti

non solo adorn matestati

loro sepolcri nelle catacombe romane,


quelli

ma

ne ricerc

che dalle rovine erano

nascosti, studi diligentemente le tradizioni della

Chiesa romana, e nei suoi metrici elogi ci trasmise pagine preziose di storia ecclesiastica che

senza di

lui

sarebbero restate nell'oblio.

Capo

II.

Le

Iscrizioni

Damasiane

dei martiri.

Sar opportuno dire qualche cosa in particolare sui meriti di

Damaso verso

monumenti

delle

catacombe romane, e a tal fine passer brevemente in rivista le metriche iscrizioni che egli compose in onore dei martiri le quali hanno importanza domniatica, storica e topografica
matica per la professione
tiri,
;

dommar-

di

fede che contengono,

storica per le notizie che esse ci

danno

sui

topografica per la indicazione dei loro se-

polcri.

Ed
autorit

a notarsi

come
ai

le notizie

che Damaso

ci

ha trasmesso intorno
;

martiri sieno di grande

giacch egli dovea conoscere assai bene documenti storici delle persecuzioni che si conservavano negli archivi della Chiesa dove avea passato tutta la sua giovinezza. Damaso principalmente per queste sue poesie fu annoverato da S. Girolamo fra gli scrittori eci

clesiastici

ma

dei suoi versi

non

ci

pervenuta

De

script, eccles., cap. 103.

44

Capo IL
di altri

una complessiva raccolta come l'abbiamo


poeti cristiani, e quei

carmi

ci

sono noti o dai


trascritti spedi

marmi

stessi

ancora

superstiti, o dalle antiche sil-

logi epigrafiche nelle quali

furono

cialmente dai seguaci della scuola

Alcuino.

Pochissime delle molte epigrafi damasiane si conservavano nelle chiese di Roma nel secolo decimosesto; niuna ne rinvenne sotterra il Bosio, ninna il Boldetti, e quella di S. Agnese fu salvata dal Marangoni dalle mani stesse degli scalpellini

che gi

si

lastre di

marmo. Per molte

accingevano a segarla per farne se ne conoscevano

dalle antiche sillogi e specialmente dalla celebre


di

Einsiedeln, e da quella Palatina del Vaticano

e queste furono pubblicate in parte dal Grutero, dal Sarazani, dal

Merenda

e dal Migne,

Ora

poi

questo

numero

cresciuto

merc

gli

scavi delle
di

catacombe, ed anche per la scoperta


logi epigrafiche di Gttwei, di

nuove

sil-

come

quelle di

Closterneuburg,

Verdun,
il

e della recentissima
*.

Coralfadi

heiense di Pietroburgo

Dalle iscrizioni superstiti


si

vediamo che
ricci

papa Damaso

servi di

un

beto speciale di lettere

elegantissime

ornate

che

gli

archeologi sogliono perci chiamare


il

daraasiano; ed

anni, basandosi sopra

De Rossi congettur, gi da molti un frammento del museo


cosi
il

vaticano, che l'autore di caratteri


fosse quel

eleganti

Furio Dionisio Filocalo


celebre
il

quale comil

pose un calendario assai


ficato di
'

sotto

ponti-

papa Liberio. Ecco

frammento che oggi

L'ultima edizione la teiibneriana del Dr. Ihm,


("Lipsia,

Damasi epigrammata

1895).

Cf.

Storna jolo,

Osservasioni letterarie e filosofiche sugli epigrammi Damasiani (Roma 1886).

Le
si

Iscrizioni Damasiane.

45

conserva nel museo cristiano lateranense, dal


di

quale frammento pu vedersi la forma


lettere damasiane.

queste

Idi/ il 2?
IO
.'

^:

la

congettura del De Rossi sul

nome
S.

del

calligrafo fu confermata dalla scoperta della iscri-

zione onoraria posta da


sebio, sulla quale si

Damaso
le

al

papa

Eu-

leggono
.

parole:
.

FVRIVS

DIONYSIVS
si

PHILOCALVS
in

SCRIPSIT

Oggi poi
scoperte, che
ciale soltanto

ammette,

seguito ad ulteriori

Damaso

adottasse questo alfabeto spele

quando cominci a decorare


altre iscrizioni

tombe
fatte

dei martiri, giacch

da

lui

prima sono

in lettere

comuni.

L'alfabeto

flocaliano

pu

dunque consideprincipal-

rarsi solenne e ieratico e

consacrato

mente ad onorare i martiri, e chiamarsi perci un carattere trionfale. Quindi ogni minuto frammento con lettere sitfatte ci attesta quasi sempre la presenza di un carme sacro di Damaso, che

46
di

Capo IL

grande importanza

pre, perch talvolta,


si

storica. E dico quasi sembench raramente, Damaso

servi pure di questi caratteri per elogi di perlui

sone a
fessori.

care,

quantunque ne martiri ne conil

Troppo dovrei prolungare


lessi

illustrare tutte le epigrafi

mio scritto se vodamasiane che ci

sono note, e trattare dei grandiosi lavori intrapresi da quel pontefice nelle catacombe romane

per abbellire le tombe dei martiri, per renderne pi comodi gli accessi, e pi grandiose le cripte. Per mi par necessario accennare questa pagina cos onorevole per la storia di Damaso, tanto pi

che

il

Rade mentre

si

tanto diff'uso nelle altre

parti, in

questa sorvola rapidamente

dicendone

appena poche parole. Io dunque inviter il lettore ad accompagnarmi in una peregrinazione intorno alle mura di Roma
nei principali santuari delle catacombe, ove

Da-

memoria della sua piet verso i margloriosi fasti della tiri e del suo amore per Chiesa romana. Cominceremo per il nostro viagmaso
lasci
i

gio dall'interno della citt

,e

precisamente da quella
(S.
il nome, Lorenzo

chiesa veneranda che ancora ne conserva

e che dicevasi
in

ad theatrum Pompei

Damaso). Nel luogo ove sorge questa chiesa, era situato un antico titolo urbano della regione VI* ecclesiastica, ove doveano conservarsi gli archivi della Chiesa romana. In questo titolo il padre di Damaso era stato gi addetto nella qualit di stenografo (exceplor) o anche notare, poi era divenuto diacono e finalmente vescovo; quindi il figlio
eletto pontefice ampli splendidamente quell'edi-

Le
ficio

Iscrizioni Damasiane.

47

ci narrato

che prese da allora in poi il da Damaso stesso nel carme che

suo nome. Tutto

luogo, e che noi conosciamo


sillogi
fatti

pose in commemorazione dei suoi lavori in quel solo dalle antiche

essendo perduto l'originale. Quel carme incomincia col parlare della carriera paterna;
Hinc pater exceptor,
lector, levita sacerdos * Creverot hinc meritis quoniam melioribus actis.

e dice poi

che

egli

da quel medesimo

titolo

pass

alla sede apostolica:

Hinc mihi provecto Christus cui

summa

potestas,

Sedis apostolicae voluit concedere honorem.

Quindi narra i suoi lavori per ampliare splendidamente l'edificio degli archivi, che avrebbe sempre conservato il suo nome:
Archibis fateor volui nova condere tecta

Addere praeterea dextra laevaque columnas Quae Damasi teneant proprium per saecula nomen.

fin

Questo carme di somma importanza, e serve da princpio a farci conoscere il grande amore

che il nostro Damaso avea per i preziosi documenti della storia della Chiesa romana, avendo magnificamente ampliato suoi archivi nei quali
i

egli

era cresciuto

fin dall'infanzia.

questo par-

ticolare ci rende ragione dell'affetto speciale


egli

che sempre mostr per le memorie dei martiri, e d un grandissimo valore ai suoi carmi, avendo egli certamente veduto documenti antichissimi e
*

Sacerdos significa propriamente vescovo.

48

Capo IL
atti

persecuzioni, documenti gran parte sventuratamente perduti. E perci ho voluto accennare questo suo carme prima degli altri, perch desso ci mostra quanto autorevoli fossero le fonti alle quali il poeta pontefice attinse le sue notizie, e quanto egli, pi forse di qualunque altro suo contemporaneo, fosse competente a tramandarci la storia sanguinosa degli eroi della fede. Ed ora intraprendiamo la nostra periegesi cominciando dalla via Appia, l'antica regina delle vie, e dal pi insigne monumento cristiano che la decorava cio la. platonia, ove furono nascoste per qualche tempo le gloriose reliquie dei grandi apostoli Pietro e Paolo. Questo santuario vedesi ancora dietro la basilica di S. Sebastiano, ed anzi rest sempre in venerazione durante tutto il medio evo, ed allora si applicarono ad esso tutte le altre

genuini sugli

delle

che poi furono

in

memorie dei prossimi cimiteri. In questo luogo colloc Damaso una storica iscrizione nella quale allude ad un fatto, travisato poi nei documenti
posteriori, della pretesa
cio
degli
:

orientali di

possedere

corpi

degli

apostoli

Hic hahitasse prius sanctos cognoscere debes Nomina quisque Petri pariter Paulique requins. Discipulos Oriens misit quod sponte fatemur Sanguinis ob meritum Christum qui per astra secuti Aeterios petiere sinus regnaque piorum.

gloriosi
di

merit di conservare quei pegni che ivi furono nascosti, e poi trasportati nuovo ai primitivi sepolcri
:

Ma Roma

Roma

suos potius meruit defendere cives.

Haec Damasus vestrns referat nova sydera laudes

Le

Iscrizioni Damasiane.

49

Di questo carme perduto l'originale, ma conosciamo il testo dal famoso codice di Einsiedeln che contiene la pi antica silloge epigrafica finora nota. Esso per dov conservarsi fino almeno al medio evo, giacch nel secolo decimotorzo ne fu cominciata una copia in marmo, poi interrotta forse perch il marmo era frammentato ; e questa vedasi ancora presso la scala che conduce a quel venerabile santuario. Senza uscire da questo luogo osserviamo altre due epigrafi damasiane, una conservata ancora sul posto, ed un'altra tramandataci solo dai manoscritti. La prima che vedesi affissa neir interno della basilica di S. Sebastiano sacra al martire Eutichio, del quale il poeta accenna brevemente

ne

il

lungo digiuno fra


:

gli

orrori del carcere, ed

il

crudele supplizio

Bisseni transiere dies alimenta neyantur


Mittitur in baratrum, sanctus lavat

omnia sanguis.
tanti altri,
si

Ma
perde
lo

del suo sepolcro,


la

come

di

memoria

nella

tremenda catastrofe del-

l'ultima persecuzione, e

Damaso quindi
i

lo ricerc,

rinvenne, e volle con

suoi versi onorare quel-

l'insigne

campione

Quaerituf, inventus colitur, fovet omnia praestat Expressit Damasus m,eritum venerare sepulcrum.

L'altra iscrizione che stava pure sull'Appia


e che pi

non abbiamo,

si

riferisce in

genere ad

un gruppo
scit

di martiri dei quali si

era perduta ogni

memoria, a coloro cio quorum nomina Deus e dovea decorare perci un vasto poliandro:
Sanctorum quicumque
Legis

venerare sepulcrum.

Nomina nec numerum


Marucchi.

potuit retinere vetustas.


4

50

Capo

li.

Quest'epigrafe ha poi un' importanza speciale

perch pu

dirsi

un

eoe

voto posto da

Damaso

ai

martiri in ringraziamento del ritorno all'unit dei


preti scismatici, cio di coloro
rito alla fazione di Ursino:

che aveano ade-

Ornavit Damasus tumulum, cognoscite rector Pro reditu cleri, Christo praestante, triumphans

Martyribus sanctis reddit sua vota Sacerdos.

Ed ora passiamo
tutti
i

al vicino cimitero di Callisto,

a quell'insigne necropoli ove furono sepolti quasi


papi del terzo secolo, ove ebbe la tomba
e che per l'immenso
fu
l'illustre Cecilia,

numero

dei

santi in essa

deposti

chiamata dagli antichi

Gerusalemme dei martiri. Le grandiose scale che conducono alle cripte pi venerate di questo immenso cimitero sono forse
pellegrini la

opera

di

Damaso, ed a
il

di quei vasti lucernari

lui pure si devono molti che recavano a quelle tedi

nebrose caverne
di

conforto di un raggio
d'aria purissima.

luce e

una fresca corrente diamo nella cripta pi

Ma

scen-

insigne, in quella dei papi,

e nel fondo dinnanzi al grande loculo che accolse


le spoglie dell'invitto

martire Sisto

II,

leggeremo
il

un magnifico carme
dalle sillogi antiche,

di cui gi

conoscevasi

testo
ritro-

ma

che per ventura fu

vato nel

marmo

originale, negli scavi fatti ese-

IX l'anno 1854. Esso notissimo a chiunque abbia sol messo il piede nelle catacombe, e non mi fermer qui a commentarlo: ma ricorder solamente che pu ritenersi come il carme contenente i fasti del cimitero di Callisto. Infatti comincia il poeta accennando in genere alla moltitudine dei santi deguire in quel luogo dal papa Pio

Le

Iscrizioni Daynasiane.

51

posti in quel luogo, e dice

che in quelle grotte

giacciono accumulate le ossa dei martiri:


Hic congesta iacet quaeris si turba piorum Corpora sanctorum retinent vetieranda sepulcra Sublimes animas rapuit sili Regia Coeli.

Passa poi ad enumerare coloro che specialmente rendevano illustre quell' ipogeo, e cosi nomina Sisto II con i suoi compagni, gli altri papi che stavano in quella medesima cripta, i confessori venuti qui dalla Grecia, e tanti e tanti altri e chiude infine il bellissimo, carme dicendo che egli
;

avea desiderato di essei- sepolto in quel sacro luogo, ma soggiunge che se ne astenne per non turbare con la costruzione del suo sepolcro il
riposo di quelle sante reliquie:

Hic Hic Hic Hic Hic

comites Xysti portant qui ex hoste tropaea numerus procvrum servat qui altaria Christi positus longn vixit qui in pace sacerdos

confessores sancii quos Grascia misit. iuvenes puerique senes casiique nepotes Quis mage virgineum placuit retinere pudorem. Hic fateor Damasus vnlui mea condere membra Sed cineres timui sanctos vexare piorum.

Ed

infatti

noi

sappiamo che
di
li

egli

si

fece

il

se-

polcro non lungi

presso la via Ardeatina;

e di questo suo sepolcro

dar notizia pi

oltre.

Senza uscire dalla medesima cripta dei papi dobbiamo ricordare che qui esisteva anticamente un'altra iscrizione dettata pure da lui in onore di Sisto II, ed in memoria del tragico suo martirio. In essa si narrava che il santo vecchio stava
parlando in questo luogo agli adunati fedeli:
Hic positus rector
coelestia iussa

docebam.

52

Capo IL

Ma

sopraggiunsero
i

satelliti

di

punire bivano

violatori dei precetti imperiali

Valeriane per che proi-

le

adunanze nei cimiteri

Adveniunt subito rapiunt qui forte sedentem.

Nacque
store
:

allora

una nobile gara fra

fedeli,

ognuno

dei quali avrebbe voluto dare la vita pel suo pa-

Militibus missis populi tunc colla dedere.

Ma
per
ciso

il
i
:

santo pontefice
suoi
figli

ofi"n se stesso

come

vittima

purch nessuno

di loro fosse uc-

seque suumque caput prius obtulit ipse Impatiens feritas posset ne laedere quemquam.

perci giustamente
il

si

conclude l'elogio enco-

miando

merito del venerando pastore:

Ostendit Christus reddit qui proemia vitae

Pastoris meritum,

numerum

gregis ipse tuetur.

Ma

inoltrandoci ancora

nelle

spelonche del

vasto cimitero, troveremo due altre storiche cripte


nelle quali

Damaso

ci

ha

lasciato le traccio dei

commemorative, voglio dire le cripte di S. Cornelio e di S. Eusebio. L'iscrizione che adorna la prima lavori eseguiti per rendere pi ricorda soltanto
suoi grandiosi lavori con due altre iscrizioni
i

dell' ipogeo, e se ne frammenti. L'epigrafe poi di vedono sul posto 8. Eusebio ci rivela una pagina oscurissima di storia ecclesiastica, narrandoci che per lo scisma di un tale Eraclio nacque grande tumulto nella comunit cristiana e perci il santo papafuesi-

comodo

al

popolo l'accesso
i

Le
liato

Iscrizioni

Damasiane.

53
la fede.

da Massenzio in Sicilia ove mor per

Littore

Trinaono

mundum
si

di

questa iscrizione

vitamque reliquit. conserva ancora una

copia del sesto secolo ed alcuni frammenti dell'originale, ed preziosa

del calligrafo:

perch porta il nome Furio Dionisio Filocalo.


sotterraneo troviamo alpace, e fra le

Usciti dal cimitero

l'aperto cielo un'altia vasta necropoli che appar-

tiene

tutta ai

primi

secoli della

tombe sorgono qua e


di questi,

Presso uno formato a tre absidi (ed oggi ridotto a museo), si venerava nel settimo secolo la tomba di Tarsicio, quell'invitto giovane che recando la
l piccoli oratori.

santa eucaristia ai confessori imprigionati per la

morire anzich consegnare ai pagani Damaso avea qui posto un altro suo carme in onore di quel magnanimo, dove lo paragona pel suo supplizio al protomartire Stefano carme che pi-ezioso perch attesta la fede
fede, prefer
i

divini misteri.

nel

dogma

della Eucaristia:

Cum
Ipse

Tarsicium sanctum Christi saci-amenta gerentem male sana manus pelerei vulgare profanis

animam

potius voluit dimittere caesus

Prodere quam canibus rabidis coelestia membra.

Se ora passiamo dall'altra parte dell'Appia, in cimitero posto dirimpetto a quello di Callisto e che dicesi di Pretestato, troveremo anche li grandiosi lavori eseguiti da Damaso, il quale adorn specialmente il luogo ove giaceva il santo martire Gennaro, uno dei sette figli di s. Felicita ed infatti fra le rovine di quel sotterraneo si trov molti anni or sono una monumentale iscrizione che ancora si conserva presso la porta della cripta
quel
:

54

Capo
la dedica

li.

con

seguente:
egli

Beatissimo martyri
fecit .

Januario Damasus episcopus

Ed
in

ivi

pure

colloc

un'altra iscrizione

onore dei martiri Felicissimo ed Agapito.

ma

la via Latina possiede cimiteri cristiani, nessuno di questi troviamo memoria sicura dei lavori di Damaso. Passata la Latina ci si presenta la Labicana; e circa il secondo miglio di essa il grande cimitero detto ad duas lauros, ove furono deposti i martiri Pietro e Marcellino immolati nella persecuzione di Diocleziano. Nell'epigrafe che Damaso compose ad onore di questi

Anche
in

santi ci racconta

il

loro martirio

come

lo sent

narrare dalla bocca stessa del carnefice, quando egli era ancora fanciullo, e probabilmente mentre gi cominciava la sua carriera nell'archivio della
Chiesa
:

Marcelline tuos pariter Petre nosse triumphos Percussor retulit Damaso mihi curri puer essem.

quindi prosieguo dicendo che

martiri furono

decollati in

mezzo ad una

folta boscaglia
le reliquie:

perch

ninno potesse rintracciarne

Ne tumulum vestrum quisquam

cognoscere posset.

Ma

per la pia matrona Lucilla, conosciuto


li

il

luogo ove giacevano quei corpi,


cimitero della via Labicana:

trasport nel

Posiea commonitam vostra pietate Lucillam Hic placuisse magis sanctissima condere membra.

nel

pure

le

medesimo cimitero un'altra tomba attir pietose cure di Damaso, cio quella di

Le

Iscrizioni Damasiane.

55

Gorgonio, ed

egli vi pose un'altra epigrafe, per-

duta anch'essa

come

la

precedente

Gorgonium

Martyris hic tumulus magno sub vertice montis retinet servai qui altaria Christi.

Breve
tina; e
l

il

ci

tragitto dalla Labicana alla Tiburtroviamo nella insigne basilica del-

l'agro

Verano
il

eretta sul sepolcro dell'invitto le-

vita della Chiesa

essa dov

romana, il glorioso Lorenzo. In nostro pontefice profondere ricchis-

simi donativi, e forse adorn splendidamente d'oro e di preziosi


il

marmi

l'altare stesso

che ricuopriva

sepolcro di quell'eroe.

E
dato
il

su questo egli pose una delle sue pi brevi

ma pure assai bella, nella quale ricorcoraggio del martire, parla appunto dei doni offerti in suo onore:
iscrizioni,

Verbera carnificis, flammas, tormenta, catenas Vincere Laurenti sola fides potuit.

Haec Damasus cumulai supplex altaria donis Martyris egregium suspiciens meritum *.
L'antica basilica Costantiniana, nella quale Da-

maso adorn

l'altare,

quella inferiore dove


del santo;

si

venera ancora

la

tomba
il

ma

dell'antico

altare e della iscrizione


dosi rialzato tutto

non

v' pi traccia essen-

presbiterio nel secolo deci-

moterzo.
Dall'opposta parte della via Tiburtina, incontro cio alla basilica di
altro cimitero cristiano
*

s. Lorenzo, si svolge un che dal nome del prin-

Questa iscrizione dal Barono e da altri si cred s. Lorenzo in Damaso, ma invece dovea stare nella basilica dell'agro Verano, perch nelle sillogi Palatina e Gorbejeuse trascritta nel gruppo della via Tiburtina.
posta a

56

Capo IL

cipale martire ivi sepolto


lito.

si chiama di s. IppoOscura la storia di questo martire, specialmente perch parecchi ve ne furono dello stesso nome ma non essendo questo il luogo di entrare nella difficile controversia, accenner solamente che fino a poco fa la pi antica testimonianza del
:

martirio di questo Ippolito, sepolto nel cimitero


della Tiburtina, era

una poesia

di

Prudenzio
Il

in

cui

si

descrive appunto quel sotterraneo.

poeta

racconta che Ippolito aveva seguito lo scisma di Nevato, ma poi mentre andava al supplizio, interrogato quale fosse la vera Chiesa, rispose che

dovea seguire la fede cattolica: dopo ci mor morte crudelissima, essendo stato legato a due furiosi cavalli che correndo a precipizio fra i dirupi ne fecero in mille brani le membra. Ora per noi sappiamo che il poeta Prudenzio
si

di

attinse la notizia dello scisma, in cui sarebbe ca-

duto Ippolito prima del martirio, precisamente da un carme di Damaso che ai suoi giorni leggevasi
nella cripta della Tiburtina. Questo nelle antiche sillogi che

carme manca prima erano note, ma ci

fu rivelato da un codice della biblioteca imperiale


di

conservato

Pietroburgo, da quello stesso codice che ci ha il magnifico elogio di papa Liberio che
di sopra.

ho ricordato

Questa importante epigrafe damasiana brevemente racconta quel fatto nel modo seguente
:

Hyppolitus ferlur premcrent cum jussa tyranni Presbyter in schisma semper mansisse Novati. Tempore quo gladius secuit pia viscera matris Devotus Christo pelerei cum regna piorum (^aesissel populus uhinam procedere posset Catholicam dixisse fidem sequerentur ut omnes. Sic noster meruit confessor martyr ut esset.

Le

Iscrizioni

Damasiane.
di

57
farci

Per qui^ Daraaso stesso ebbe cura


sapere che la storia
oscura, per
di

questo martire era restata


forse di documenti perduti

mancanza

nella persecuzione di Diocleziano, e perci can-

didamente confessa che egli riferisce ci che ha inteso, ma Cristo sa bene egli solo come veramente siano andate le cose, e conclude cos:
Haec audita
refert

Damasus, probat omnia Christus.

Ma

un'altra

insigne

memoria

della

piet di

Damaso abbiamo
or sono
si

eziandio ritrovato in questa mealcuni

desima cripta della tiburtina che

anni

intieramente sgombi'ata dalle rovine.


il

questa una metrica iscrizione che ha tutto

sapore dei carmi damasiani, ma essendo di paleografa assai diversa potrebbe credersi una copia
del

marmo
i

parati

originale, fatta probabilmente dopo danni delle devastazioni barbariche.


l'iscrizione

ri-

Comincia

con l'invitare

il

popolo a

santa letizia perch rinnovellata la basilica del

martire Ippolito

Laeta Beo plebs sancta canal quod moenia crescunt Et renovata domus martyris Ippoliti.

E questi lavori furono eseguiti per cura di Damaso, del quale con frase del tutto nuova si dice che era naius antistes sedis apostolicae, per indicare che fino dall'infanzia era predestinato al pontificato romano:
Ornamenta operis surgunt auctore Damaso Natus qui antistes sedis apostolicae.

E
De

questa metafora ardita, secondo l'opinione del


Rossi, fu prescelta dall'autore del

carme come

protesta contro lo scisma degli Ursiniani, che di

58

Capo IL

sopra ho ricordato, proclamando Damaso il predestinato da Dio ad occupare la cattedra di s. Pietro


di
tiri

Vedemmo gi che Roma aveva Damaso


*.

finito lo

scisma nel clero


suo voto
ai

sciolto

il

mar-

pr redilu cleri, e basandosi su questo fatto versi seguenti il medesimo De Rossi suppl cosi del carme della via tiburtina
i
:

Inclita pacificis facta est (haec aula triumphis)

Servatura decus perpetu(amque fidem).

Ed

egli vi

Damaso sopra

riconobbe un'allusione al trionfo di il suo competitore, e propose la

plausibile congettura

che la sottomissione del clero


s.

scismatico avvenisse appunto nella basilica di


polito, e

Ip-

che quell'epigrafe ne sia il monumento commemorativo. Uscendo di qui e traversando i campi giungiamo sulla via Nomentana; e nella splendida basilica dell'illustre martire Agnese troviamo ancora un nuovo monumento della cura del nostro Damaso di trasmettere ai posteri le gloriose gesta dei martiri. Chi scenda per la grande scala laterale della nobile basilica trover affissa alla parete una iscrizione marmorea che dalla forma dei caratteri riconoscer subito per damasiana; essa contiene infatti un carme dettato dal poeta pontefice in onore dell'invitta martire romana. Accennato da principio

l'infuriare della
si

persecuzione, e la nobile
al

donzella che
giudice,

presenta spontanea dinnanzi


vivi colori
il

ne descrive poi con

fiero

V.

Dk

Rossi. Bull, d'arch.


si

crisi.,

serie IV,

anno

IJ,

pag.
di

6'.i,

Io credo che qui


fu

alluda all'essere egli figlio


dir meglio appresso.

uao che poi

vescovo,

come

Le

Iscrizioni Damasiane.

59
la
:

supplizio, e chiude l'elogio

invocando

martire

e supplicandola della sua intercessione

Ut

veneranda mihi sanctum decus alma pudoris Damasi precibus faveas precor inclita martyr.

Alla Nomentana fa seguito la Salaria, ricchis-

sima

di antichi

cimiteri cristiani. Nel pi insigne

di questi, detto di Priscilla e

contemporaneo forse

nelle sue origini all'et degli apostoli, fu sepolto


nei primi anni del quarto secolo il papa Marcello, morto confessore della fede e la cui storia restata oscurissima. Se qualche sicura notizia abbiamo di lui, la dobbiamo al carme che il nostro Damaso

porre sul suo sepolcro, e del quale conosciamo il testo soltanto dalle sillogi pi volte accennate. In questa iscrizione si allude ad un fatto analogo a quello ricordato nel carme del papa Eusebio successore di Marcello, cio alle turbofece

lenze suscitate nella Chiesa

romana
il
,

ai

tempi

di

Massenzio
remissione

da un'eresiarca,
di

quale negava la

alcuni

peccati

mentre poi

egli
:

era stato spergiuro nel tempo stesso della pace

Christum qui in pace negavit . Il santo pontefice che sosteneva la vera dottrina fu cacciato in esilio dal tirannico imperatore, e poi mori fra
gli

stenti

di

durissima prigionia

Finibus expulsus patriae

est feritae tyranni.

E Damaso
l'illustre

ricerc accuratamente le gesta del-

confessore, e ne volle tramandare ai po-

steri

la

memoria:

IJaec breviter Darnasus voluit comperta referre Marcelli ut populus meritum cognoscere posset.

60

Capo

II.

sulla

medesima via Damaso

colloc un' altra

iscrizione in onore dei santi Felice e Filippo, e

poi un'altra alla loro

madre

Felicita.
i

Poco lungi
mete, dove fra

di

e presso

monti Paridi
s.

si

svolge sotterra un altro cimitero detto di

Er-

tiri

gli altri furono deposti i due marProto e Giacinto. Le loro tombe, interrate forse durante la persecuzione di Diocleziano, non erano pi visibili ma Damaso si accinse al di:

spendioso lavoro

di restituire alla piet dei

fedeli
di tutti
ri-

questo luogo venerando, e vero antesignano


coloro che nei tempi nostri
si

dedicarono alla

cerca degli antichi monumenti cristiani, ritrov il sepolcro dei due martiri, che era nascosto, lo
restaur, vi costru

due

iscrizioni

un accesso magnifico, e vi pose commemorative. Nella prima (oggi


ss.

nella chiesa dei


martiri, e

Quattro) egli celebra le lodi dei


i

ne accenna

gloriosi trionfi dicendo:

Germani

fratres animis ingentibus

ambo
coronam.

Hic Victor meruit palmam, prior

ille

nell'altra ricorda

grandiosi lavori di sterro

eseguiti per ritrovare le

tombe:

Aspice descensum cernes mirabile factum Sanctorutn m,onum.enta vides patefacta sepulcris.

Dalla Salaria vecchia

si

passa alla via Flatornati in


di

minia; ed anche
alcuni

qui sono
di

luce teste
in

frammenti

un carme

Damaso,
io

onore del martire


pubblicher.
lica vaticana,

S. Valentino,

che

in

breve

il Tevere e rechiamoci alla basiove molti monumenti si conservano del primitivo edifizio costruite da Costantino sopra

Ma

passiamo

Le
il

Iscrizioni Damasiane.

61

sepolcro del principe degli apostoli.

Anche
ci

qui

una
di

bellissima epigrafe ancora intatta

parla

grandiosi lavori eseguiti in quel luogo dal noil

stro pontefice,

quale prosciugatolo dalle

infil-

prossime colline vi rinvenne una sorgente d'acqua purissima che destin ad alimentare la fonte nel prossimo battistero
trazioni delle
:

Invertii

fontem praebet qui dona

salutis.

In

questo

battistero

pose

Damaso un'altra

accenn all'unit del battesimo ed alla unit della fede con parole assai importanti per l'autorit della sede romana.
iscrizione in cui

Una

Petri sedes

unum verumque lavacrum


i

*.

Dal Vaticano, traversati

monti gianicolensi

ed

il

fiume, scendendo

sulla via Ostiense quasi


s.

incontro alla basilica di


fondatrice

altro sotterraneo cimitero


si

Paolo, troveremo un che dalla matrona sua


quell'ipo-

chiam

di

Commodilla. In

geo era pur collocata un'altra damasiana iscrizione


sulla

mincia
Felix :

tomba dei martiri Felice ed Adauito. Coil carme alludendo al significato del nome

semel atque iterum vero de nomine Felix Qui intemerata fide contempto principe mundi Confessus Christum coelestia regna petisti.

si era dedotto che nel Battistero conservasse una cattedra di s. Pietro; ma questa deduzione fondata sopra la interpretazione di un passo di Ennodio di Pavia, che deve riferirsi invece alla sedia curule dei consoli, come prov il Duchesne.
*

Da queste parole
si

vaticano

62

Capo IL

Prosiegue poi dicendo che un altro compagno aggiunse al suo trionfo, il quale essendo sconosciuto fu chiamato Adautto.
si

Qua ad coehim

vere pretiosa fides cognoscite fratres vietar pariter properavit Adauctus.


il

Ed
per,

sepolcro loro fu adornato splendidamente


di

comando
il

Damaso da un prete che


Damaso

fu pro-

babilmente

titolare di questo cimitero.


rectore iubente.
^.

Presbyter his Verus

Composuit iumulum sanciorum limina adornans

Ed ora affrettiamoci a compiere il nostro giro passando dall'Ostiense all'Ardeatina che poi si collega con l'Appia, donde noi abbiamo preso le mosse.
Il

pi insigne cimitero dell'Ardeatina quello


i

antichissimo di Domitilla, ove furono sepolti


tiri
i

mar-

della persecuzione di Domiziano, e fra questi

due celebrrimi Nereo ed Achilleo. Nell'anno

1874, per le generose cure del De Merode, la Commissione rinvenne la basilica che nei tempi
della
di quei

pace fu innalzata sul primitivo sepolcro due martiri e fra le rovine accumulate nell'abside apparvero due frammenti preziosi di quell'epigrafe che Damaso avea composto in loro onore, e di cui gi si conosceva il testo dalla sil;

loge di Einsiedeln.
Ci racconta Damaso in questo carme che Nereo ed Achilleo erano ascritti alla milizia pretoriana,
*

Un
si

piccolo

frammento

di

questo carme

nel V.

museo
il

cristiano lateranense.
nel

si

conserva
di

La tomba

questi

martiri

test ritrovata nel cimitero di Commodilla.

mio articolo
n.

Nuovo

cnstiana, 1904,

1-4, p.

Bulletlino di archeologia 41-160.

Le

Iscrizioni Damasiane.

63

e che dal tiranno, probabilmente da Nerone, furono costretti a perseguitare i fedeli


:

Mlitiae

nomen dederant saecumque gerebant

Officium, pariter spectantes iussa tyranni Praeceptis pulsante metu servire parati.

Ma

poi, convertiti alla cristiana verit,


gli

abban-

donarono
scudo, le

empi accampamenti,
e le sanguinose

gittarono lo
martirio:

falere,

freccie, e pi
il

tardi confessarono la fede e subirono

Mira

fides

rerum, subito posuere furorem

Conversi fugiunt ducis impia castra relinquunt Projiciunt clypeos phaleras telaque cruenta Confessi gaudent Christi portare triumphos. Credite per Damasum possit quid gloria Christi.

E
dere

cos,

compiuto
l'

il

giro, chiudo questa

breve

silloge, la

quale sar sufficiente per far compren-

importanza storica, dommacarmi damasiani. Ma presso la stessa via Ardeatina, ove era l'ultimo carme da me citato, il papa Damaso costru il sepolcro per s, ed ivi depose la sua madre e
ai lettori tutta

tica e topografica dei

la sua sorella.

di

questo argomento tratter nel

seguente capitolo.

Capo
Le

III.

iscrizioni sepolcrali di

Damaso

e della sua famiglia.

che Damaso fu una basilica che egli stesso avea costruito sulla via Ardeatina e che fu sepolto presso la sua madre e la sua sorella qui etiam sepuUus est via Ardeatina
Il

libro pontificale ci attesta

sepolto

ril Decembre

(a.

384) in

64

Capo

111.

in basilica sua III idus Decenibris iuxta

ma-

trem suam
Il

et

germanam suam

*.

corpo del papa Damaso stava ancora nel


settimo secolo
*.

sepolcro della via A^rdeatina nel

essendo

ivi

indicato dagli itinerari

poi certo

per l'autorit del liber pontifcalis che ai tempi del papa Adriano 1 (a. 772-95) stava gi nella chiesa di S. Lorenzo in Damaso, ove tuttora si venera '. probabile pertanto che fosse trasferito dalla via Ardeatina all' interno di Roma sotto il pontificato di Paolo 1 (757-67).
Del sepolcro primitivo
della sua
zioni
di

Damaso

e di quello
le iscri-

sorella

noi

conoscevamo gi
ivi poste,

metriche un giorno
sillogi

e conserva-

teci dalle

antiche; e l'epigrafe di Irene

sorella di
tuose.

Damaso

una

delle pi belle ed

afifet-

mi occuper pi oltre. che Damaso per se stesso compose, e adorn lungamente il suo primitivo sepolcro. Essa contiene una solenne profesdi questa epigrafe

Ma

Vengo ora

all'iscrizione

Si

noti

Damaso quando era gi Papa come


dal testo del libro pontificale.
2

bene che questa basilica fu costruita da risulta evidentemente

papam

Et dimittis viam Appiani et pervenies ad S. Marcum et marttjrem et postea ad S. Damasum papam Et prope eandem viam (et martyrem) via Ardeatina. (Ardeatinam) S. Damasus papa depositus est etc. Inter viam Appiam et Ostiensem est via Ardeatina, ubi sunt Marcus et Marcellianus et ibi iacet Damasus in sua

ecclesia (v.
3

De

Rossi,

Roma

sotterr.

I,

p.

180-81).

(Hadrianus) renovavit etiam et tectum basilicae S. Laurentii quae appellatur Damasi.... simulque et aliam vestem de post altare fecit, ubi requiescit corpus S. Da masi (Lib. pont. ed. Duchesne.
I,

p.

500).

Il

sepolcro di

papa Damaso

e sua famiglia.

65

sione di fede nel


dovisi

dogma

della risurrezione, dicen-

che lo avrebbe fatto risorgere senza dubbio quel Redentore, il quale a piedi asciutti cammin sulle acque, colui che fa rivivere i semi della terra, colui che fece risorgere Lazaro dal
suo sepolcro.
QVI GRADIENS PELACI FLVCTVS COMPRESSIT AMAROS VIVERE . QVI PRAESTAT MORIENTIA SEMINA TERRAE SOLVERE QVI POTVIT LAZARO SVA VINCVLA MORTIS
.

TENEBRAS FRATREM POST TERTIA LVMINA SOLIS AD SVPEROS ITERVM MARTHAE DONARE SORORI POST CINERES DAMASVM FACIET QVIA SVRGERE CREDO.
POST
. .

Il

cimitero ove

indicato dal
di

Damaso fu sepolto era stato De Rossi in una regione del cimitero

Domitilla sulla via Ardeatina;

ma
in

test riconosciuto dal eh.

Wilpert

esso venne una regione

sotterranea annessa al cimitero di Callisto, chia-

mata gi

di

Balbina, dopo la scoperta fatta appunto

un frammento della iscrizione madre stessa di Damaso, che sappiamo sepolta nel medesimo cimitei'o ove poi quel pontefice ebbe il suo monumento.
in quella regione di

sepolcrale della

Tale questione

di

storia del pontificato di

grande importanza per la Damaso, ed perci ne-

cessario che io ne tratti in questa monografia, entrando anche in minuti particolari.

Questa iscrizione ci pervenuta in modo assai cio non gi nel marmo originale, ma per mezzo della sua impressione sulla calce spalmata sopra un blocco di marmo che fu unito, non sappiamo quando, all'epigrafe stessa e poi venne gettato dentro una fossa *. - assai probabile che
strano
;

Questo

marmo

fu trovato fuori di posto e perci


certi del posto

non

si

assolutamente

preciso ove stava in


5

Marucchi.

66
la iscrizione

Capo

111.

perci
l'altro

presso fosse

venga da un luogo vicino e che il coemeterium Damasi e

prossimo di Marco e Marcelliano. Onde potranno oramai riconoscersi ambedue alla sinistra della via Ardeatina presso il cimitero di Callisto e non gi alla destra in una regione annessa a quello di Domitilla, come invece avea supposto Rossi e come tutti avevano ammesso seil De guendo il sistema di topografa da lui stabilito *. Ed in tal modo con questa scoperta il Wilpert
origiae.
^

E non pu

decidersi se

il

blocco fosse appoggiato

sulla iscrizione o questa su quello.

Ci fa gi da

me

accennato nel Nuovo Bullettir^o

del 1902, n. 3-4, pag. 250 segg., e cos pure negli Atti

del 11 Congresso di archeologia cristiana, p. 93 segg., ove indicai che la cripta del cimitelo di Domitilla in cui si cred ravvisare con qualche probabilit quella dei due santi Marco e Marcelliano, potrebbe riferirsi anche ad altri santi
di quel

medesimo gruppo, che


il

fu assai

numeroso;

che

ponendo anche altrove

sepolcro dei due martiri suddetti,


principali furono

possono attribuire i due santi fratelli. E nel Nuovo Bull., 1902, pag. 124, avevo gi recato parecchi esempi di imagini di martiri ripetute iu una cripta diversa da quella ove essi ebbero sepoltura. Onde pu concludersi che quella pittura dei sei santi nel cimitero di Domitilla potrebbe essere sempre un bel ricordo dei martiri suddetti in un luogo vicino a quello del loro sepolcro, e che in quel cubiculo fossero sepolti dei compagni appartenenti al loro gruppo. E ad ogni modo io non potr mai convenire con il Wilpert che il cubiculo con la pittura dei sei santi a Domitilla, fosse preparato dalla Chiesa in anticipazione per seppellirvi dei martiri indeterminati > e che ancora non si sarebbe neppur saputo chi fossero (v. "Wilpert, Le pitture delle catacombe romane (pag. 451^. Giacch non vi alcun' esempio di tale uso; ed esso assolutamente contrario ad ogni verosimiglianza ed inammissibile.
le pitture dei sei santi in quella cripta si

a quel gruppo medesimo di cui

Il sepolcro di

papa Damaso

sua famiglia.
il

67

stesso ritorna

alla sentenza del Bosio,


il

quale,
ci-

quantunque non indicasse


mitero
di

posto preciso del

Damaso

e dell'altro
li

prossimo

di

Marco

e Marcelliano, pure

colloc
Callisto

ambedue

in quella

che si estendeva verso la via Ardeatina e precisamente fra la via Appia e la via Ardeatina *; il che mostra sempre pi la grande sagacia del primo esploratore della Roma sotterranea. Anche il Marchi pose il separte del cimitero
di di Damaso alla sinistra dell'Ardeatina. Devo per osservare che se tale scoperta ci permette di indicare il coemeterium Damasi nella

polcro

vigna dei sacri palazzi tenuta ora dai PP. Trappisti, a breve distanza da quello di Callisto, non possiamo ancora fissare il posto preciso della tomba del grande pontefice. Si detto che questa tomba fosse in un cubiculo adorno della pittura del Salvatore in mezzo ai dodici Apostoli e che la madre Laurenzia fosse deposta nel pavimento
;

di

quel cubiculo, e che in un'altra cappella quasi

contigua fosse la tomba dei martiri Marco e Marcelliano


^.

Ma

io

sempre
tali

dissi

che

vi

erano grail

vissime difficolt per

identificazioni.

In primo luogo faccio osservare che


di

cimitero

Damaso era diverso da


il

quello dei santi

Marco

e Marcelliano (secondo

catalogo dei cimiteri),


'
;

quantunque fosse ad esso vicino


far parte di
se

e le due cap-

pelle in questione sono cos vicine

che dovettero

un

solo e

una di queste di pu essere di Marco e Marcelliano e viceversa.


^

medesimo cimitero. Quindi Damaso l'altra difficilmente

Roma sotterranea, lib. HI, cap. xiii. Ci disse il Wilpert {N. Bull. 1903, pag. 50, Tav. II). Ci risulta anche dal liber pontific. (in Giovaani VII).
Bosio,

68

Capo

Ili.

Osservo poi che Daraaso fu sepolto in una basilica che egli fece da papa e che il libro pontificale paragona a quella di S. Lorenzo in Damaso Hic fecit basilicas duas, unam B. Laurentio iuxla theairum et aliam via Ardeatina ubi requiescit *.
:

Ma

il

cubiculo degli apostoli pi antico del

Damaso, come risulta dal giudizio Wilpert che assegna le sue pitture alla prima met del quarto secolo *; e dovette essere pi antico certamente se la madre che mori prima della figlia Irene, fu sepolta, secondo la ipotesi da lui fatta, nel pavimento: perch ci prova che almeno la tomba principale gi era occupata, e non vi fu sepolta Irene, come suppone il Wilpert, perch Irene mor dopo, come dimostrer pi oltre. II cubiculo degli apostoli adunque preesisteva e non fu un monumento che fece Damaso da papa; ed inoltre non pot in alcun modo chiamarsi basilica e mettersi al confronto con quella di S. Lorenzo in Damaso. Ma Damaso fu sepolto in una basilica che fece da papa, in basilica quam ipse fecit. Dunque fino ad altra prova decisiva non potr dirsi che quel cubiculo degli apostoli fu il sepolcro di Damaso; il quale pot essere in altra cripta o anche sopra terra. E se fosse certo che la madre fosse sepolta in quel cubiculo degli apostoli, il che non punto dimostrato, dovrebbe dirsi che Damaso ebbe il sepolcro in vicinanza di quello dello madre ovvero che ivi fosse il primo sepolcro di Laurenzia e che poi fosse trasferita nel sepolcro di Damaso. Ma tutto ci accenno qui di passaggio e veng(^
pontificato di
dello stesso
;

tres,

con quella ad catacumbas

secondo la

restituzione del eh. Lugari.


*

Le Pitture delle catacombe romane pag. 226.

Il

sepolcro di papa

Damaso

sua famiglia.

('9

nuovo testo epiDamaso. Io cominciai a studiare la nuova epigrafe subito appena ne conobbi il testo e cio alla fine di febbraio 1903; ed ebbi allora una prima idea di tutto quello che sar per dire. Avendo poi in sepiuttosto allo studio critico del

grafico della

madre

di

guito conferito
colleghi,

in

proposito
volli

con parecchi dotti

perch non

fidarmi di

me

solo in

una questione cos delicata, ne ebbi assicurazione che miei argomenti sembravano anche ad essi
i

di

molta forza e

fui

da loro incoraggiato a pub-

blicare questo mio studio nel

Nuovo

Bulleitino,
'.

studio che qui interamente riproduco


Si

vegga a pag. 71

la fotografia dell'impres-

sione dell'epigrafe sulla calce che nell'originale


naturalmente a rovescio e che qui
ritta ripresa
si

vede

di-

a riflessione con uno specchio. Ecdi

cone il testo ^. Questo breve testo epigrafico composto

p.

* V. Nuovo Bullettino di archeol. crisi., a. 1903, 59-108. - V. anche ivi l'articolo del Wilpert p. 50 segg.
i

Fra molti che approvarono i miei argomenti nominer, perch veramente specialisti in materia di epigrafia, i due archeologi Prof. Giuseppe Gatti e Dr. Cristiano Hlsen, con i quali conferii in modo particolare su tale argomento. Essi dopo aver studiato la questione e dopo udita la lettura del presente scritto mi dichiararono che il mio ragionamento era fondato sulla concordanza di numerosi indizi ed avea grande peso e meritava di essere preso in seria considerazione e perci mi consigliarono a non indugiare pi oltre, ma a farne subito la pubblicazione nel Bullettino. Convennero anche pienamente con me il Comm. Lanciani ed il P. Bonavenia. 2 Questa riproduzione fotografica fu fatta e pubblicata dal Wilpert nel Nuovo Bullettino di archeologia cristiana, a. 1903 Tav. III.
;

70
soli

Capo

111.

quattro esametri, e fu inciso in caratteri codel quarto

muni

secolo e non gi nell'elegante

alfabeto filocaliano.
DAMASI
.

HIC

MATER
IN
.

POSVIT
.

QVAE

FVIT

TERRIS
.

CENTVM
.

LAVREW/tO lemfcRA MINV5 OClo per flNOS (?)


.

vixiT SEXAGiNTA . DEO POST TOEciera sancta QVARTA viDiT QVAE regna piofutn PROGENIE
. . . .

(?) (?)

fata mariti (?)


laeta tupotes (?)
*.

Possiamo dedurre con certezza dal nuovo testo che la madre di Damaso si chiam Laureniia e che visse fino a tarda vecchiezza, cio fino almeno ad 89 anni, forse anche a 92, e che giunse a vedere la quarta generazione pr^ogenie quarta *. certo altres che Laureniia visse per sessantanni
vixit;

consacrata a Dio, giacch ci significa

Sexaginta (annos) Beo che vuol dire che fece voto di castit sessant'anni prima di morire. Vedremo poi quando e perch essa facesse
senza dubbio la frase:
il

tal voto.
*

Il

carattere epigrafico indica la impronta restata

sulla calce, e le lettere a destra... RA,...

NOS

apparten-

gono ad un frammento

della pietra originale, riconosciuto

Wilpert, che vedesi pure nella fotografia. Dico almeno ad 89 anni perch il supplemento centum minus undecim annos proposto dal Wilpert ci darebbe la cifra di 89 anni; ma forse un po' troppo lontano dalla cifra di cento da cui pare che distasse meno l'et della defunta, altrimenti non si sarebbe indicata la cifra del centinaio. Onde il eh. P. Bonavenia, che ha puro studiato la iscrizione, mi sugger questi altri supplementi: centum mt*s (ulfimum) annos (99), centum minus (uno per) annos (99) ovvero anche centum minus {octo per) annos (92). E quest'ultimo a me sembra il pi probabile.
tale dal
*

come

Il sepo Icro di

papa Damaso

sua famiglia.

71

Queste notizie biografiche sono alquanto scarse per soddisfare al desiderio che noi avremmo di conoscere i pi minuti
particolari della famiglia del grande Pontefice; ma pur tuttavia bene esami-

nate e poste al confronto

con alcune altre che gi possediamo ci potranno condurre a qualche buon


risultato.

Anzi

tutto io

credo poassai

ter fissare

un punto
il

rilevante per
studio,
zia

presente

madre

che cio Laurendi Damaso mori


il

quando

figlio

era gi

Pontefice. Infatti noi sap-

piamo che Damaso fu papa per 18 anni, cio


dall'ottobre 366 all' 11 decembre 384; e S. Girolamo ci attesta che egli mori non ancora ottuagenario *. Adunque egli nacque nel 305 e sali
alla

cattedra

apostolica

nell'et di 61 anno.

essendosi

la

Ora madre sua

* Prope octuagenarius sub Theodosio principe moriuus est. (De viris illustribus, 103).

72

Capo IH.

timo

consacrata a Dio sessant'anni prima di morire, l'ulfiglio di lei non poteva avere meno di sessant'anni quando essa mor; ma piuttosto ne doveva

avere non meno di 61, perch non verosimile che essa appena dato alla luce l'ultimo figlio si consacrasse immediatamente a vita religiosa. Damaso inoltre non fu l'ultimo della famiglia, essendo probabile che la sorella Irene, di cui parleremo fra poco, fosse pi giovane di lui ^ Dunque alla morte della madre, Damaso non poteva avere meno di 61 anno, ma assai probabilmente ne aveva di pi, e perci era gi Papa; e quindi la madre mor non prima dell'ottobre 366. E cos si comprende perch egli nella iscrizione sepolcrale di Laurenzia abbia detto che essa fu Damasi mater; perch cio Damaso allora era gi un gran personaggio, mentre sarebbe stata una eccessiva presunzione il dir ci quando egli era semplicemente un privato *. E per la stessa ragione io ritengo che anche la iscrizione della sorella Irene, la quale chiamata soror Damasi, fosse posta quando Damaso era divenuto Pontefice, come spiegher meglio in seguito. N deve fare difficolt il fatto che le due epigrafi della madre e della sorella erano
incise
fatti
*

in

il

caratteri comuni e non filocaliani. InDe Rossi sostenne che Damaso nei primi
ai particolari della vita di

Quanto

Irene ne tratter

in seguito riportando la sua iscrizione.


^

che gi

ai

tempi

di

Damaso

il

Papa

si

considelo

rasse

come un personaggio

eccelso,

anche civilmente,

prova se non altro il celebre motto di Pretestato prefetto di Roma, il quale a Damaso stesso mentre lo invitava a
farsi cristiano

rispose: Facile

me romanae

urbis episco-

pum

ero protinus christianus. (leron. con tra lohaun. lerOBolim. 8).


et

Il sepolcro di

papa Damaso
carattere

e sua famiglia. le

73

tempi adoper

il

comune per

sue epi-

grafi ed espresse l'opinione

che egli adottasse il carattere filocaliano soltanto dopo che divenne


*.

Pontefice

Ed
ratteri
tificato.

ora dovrebbe aggiungersi eziandio che egli


incidere
le

continu a fare

sue epigrafi in cainizi del

comuni anche nei primi

suo Pon-

ci lungi dall'essere inverosimile anzi in


di lui.

accordo con la storia


trastare,

Damaso ebbe a concompetitore Ursino


la

come

si

disse,

con

il

e con

suoi seguaci.

Ora questo scisma dur ansua elezione; ed

cora per qualche tempo dopo

avendo
tiri

egli attribuito alla intercessione dei

mar-

la fine di quello
i

scisma funesto, cominci a


i

decorare

loro sepolcri con

suoi carmi.
allora,

quindi

assai probabile

che soltanto dopo qualche tempo ottenne

quando cio

la vittoria sugli av-

versari, cominciasse egli a servirsi per questi

monumenti votivi del bel carattere disegnato da Furio Dionisio Filocalo come di un carattere trionfale. naturale che Damaso divenuto pontefice dovesse pensare a prepararsi il sepolcro e noi sappiamo che egli avrebbe voluto averlo nella cripta
;

papale.

Ma come egli stesso ci dice nel noto suo carme, noi fece per riverenza verso quel santuaHic fateor Damasus volui mea condere cineres timui sancios vexare piola nuova scoperta ci insegna che egli se lo scelse a non molta distanza di l. A me sembra che la espressione Hic fateor Damasus
rio:
1

membra, sed rum. Ed ora

Roma

sott.,

IH, p. 241

Bull, d'arch. christ., 1888-

89, p. 146-151.

74

Capo ni.

volui

mea condere membra

della celebre epi-

debba intendersi nel senso che tale desiderio egli ebbe appena divenuto pontefice; essendo assai naturale che allora soltanto pensasse a scegliersi un ragguardevole sepolcro nella cripta degli altri papi. Ed il Liber pontifcalis dicendo che Daraaso fecit hasilicam via ardealina ubi requiescit, ci assicura che tale basilica fu fatta da lui quando era gi papa, come si disse *. Sulla via Ardeatina sono indicate dal libro pontificale le tombe della madre e della sorella di Damaso, ma nulla si dice del padre di lui, che certamente non fu ivi sepolto, altrimenti se ne farebbe un qualche ricordo. E ci induce a credere che il padre fosse gi morto da lungo tempo e che fosse sepolto altrove. Un cenno fuggevole intorno al padre ci ha lasciato Damaso nella iscrizione degli archivi, ove edific la basilica dedicata al martire S. Lorenzo iuxta theab^m (S. Lorenzo in Damaso). E di questa iscrizione, che gi ho citato nella 1 parte del mio lavoro, devo ora occuparmi alquanto di proposito, perch essa il cardine di tutto il mio ragionamento. L'originale dell'epigrafe pi non esiste e noi ne conosciamo il testo dalla silloge Palatina e da
grafe
;

* E la scelta del luogo di questo sepolcro di Damaso, che oggi pu riconoscersi poco lungi dal cimitero di Marco e Balbina, potrebbe anche spiegarsi per la vicinanza della tomba di un'altro Papa, cio del Pontefice Marco (f 336); con lui probabilmente Damaso ebbe relazione nella sua giovent, se al papa Marco pu riferirsi quel carme in cui attesta di averlo assai ben conosciuto: vita fuit Marci quarti novimus omnes (Ihm, N. 11).

Il sepolcro di

papa Damaso

sua famiglia.

75

quella di Verdun, le quali due trascrizioni offrono una variante di grande importanza Ecco il testo secondo la prima silloge, che
'.

ce

lo

d tutto intero cosi:


lector, levita, sacerdos

Hinc pater exceptor,

Creverat hinc meritis quoniam meliorihus actis. Hinc mihi provecto Christus cui summa potestas Sedis apostolicae voluit concedere honorem. Archibis, fateor, volui nova condere teda Adder praeterea dextra laevaque columnas Quae Dam,asi teneant proprium per saecula nomen.

Nel codice

di
si

Verdun invece per

la lacera-

zione del foglio

conserva il solo primo vergo trascritto nel modo seguente:


Hinc puer exceptor lector
levita sacerdos.

Gli eruditi si sono divisi in due campi ammettendo taluni pater, altri il puer; ed chiaro che secondo la prima lezione nei primi due versi Damaso parlerebbe di suo padre e poi di se stesso, mentre nella seconda ipotesi parlerebbe sempre di se stesso. Il De Rossi che da principio avea

preferito la lezione

puer

la rifiut poi

adottando
'.

quella di pater

*
;

e quest'ultima lezione fu seguita

pure dal Duchesne, dall'Ihm e dal Rade


seguenti ragioni
l."
Il

la

lezione pater pu dimostrarsi la sola vera per le


:

contesto del

parla di due diverse persone


*

carme mostra che Damaso egli fa un para;

De

Rossi, Inscr. Christ.,


crist.,

II,

p.

135, 7; p. 151, 23.

Bull, d'arch.
p. 24.

1881, p. 48 segg.; 1883, p. 62,-

1884-85,
3

Duchesne, Lib. poni., in Damaso (note); Ihm, Damasi epigrammata, p. 58; Rade, Damasus Bischof von

Rom

(1882), pag. 6.

76

Capo HI.
la quale

gone fra una terza persona,


uscito di
li

creverat da
il

quel luogo a dignit maggiore, e se stesso

quale

era pervenuto alla sede apostolica. 2. Se nei primi due versi Daraaso parlasse

di se stesso

puer exceptor, bisognerebbe


scovo

quando era ancora fanciullo (puer) dire che egli dopo

essere stato lettore e diacono fosse divenuto ve-

almeno prete (perch sacerdos come vedremo pu significar prete, ma vuol dire piutche dal presbiterato o dall'episco-

tosto vescovo) e

pato salisse alla cattedra apostolica.

Non pu neppure pensarsi che egli fosse vescovo prima di divenir Papa, giacche a tutti noto che ci era contrario in quei tempi alla disciplina ecclesiastica e che il primo vescovo divenuto Papa fu Formoso nel secolo nono. E neppure pu credersi che Damaso fosse prete, perch ci pure era contrario agli usi del tempo, quando il Papa era scelto fra i diaconi. E cos Liberio divenne Papa da diacono ed ugualmente avvenne di Siricio, siccome ci attestano le loro iscrizioni
sepolcrali.

E
nire

noi sappiamo che

Damaso prima
di

di

dive-

Papa era diacono

Liberio

e diaconus

per ben due volte in un documento contemporaneo cio nel Uhellus precum Faustini et MarcelUni *. E da questo documento parrebbe potersi ricavare eziandio che egli quando mori Liberio fosse
eius chiamato
l'arcidiaconc
*
;

perch a
p.

lui

si

attribuisce di aver

MiONE,

P. L., XIII,

81, segg.

Damaso

nominato

fra

preti soltanto in

un documento

assai pi tardo e di

poca autorit storica,


negli

ma d'importanza

topografica, cio

Ada

Liberii del sesto secolo.

Il sepolcro di

papa Damaso

e sua famiglia.

11

chiamato in suo aiuto arenarios et fossores. E l'arcidiacono appunto era quello che avea giurisdizione sul cimitero papale
;

ed noto altres

il

costume dei primi


pi fosse eletto

secoli
*.

Papa

che l'arcidiacono per lo Adunque colui che fu le-

clor levita sacerdos nell'iscrizione degli archivi

non pot essere Damaso ma un altro il che vuol non doversi ivi leggere puer ma pater. Si recato come argomento in favore della lezione puer che questa parola si combina benissimo con l'espressione pueri exceplores che fu
;

dire

talvolta

usata; e ci

si

voluto

mettere a raf-

fronto con la frase della epigrafe damasiana dei SS. Pietro e Marcellino. Percussor retulit Da-

maso mihi cum puer

essem.

pueri exceptores pueri propriamente detti, giacche in quel caso il puer' non vuol dire fanciullo, ma semplicemente servo. Ed notissimo che gli antichi per puer intendevano il servo tanto che gli schiavi erano talvolta chiamati Gaipor (= Gai puer) Marcipor (z=z Marci puer). E con lo stesso significato si adopera questa parola nella versione del salmo Laudate pueri Dominum, ove il testo ebraico ha la parola gavdim
riflettersi
i

Ma

deve

che
i

nulla

hanno che fare con

(servi)

*.

ci siegue che il puer della iscrizione damasiana dei SS. Pietro e Marcellino non deve

Da

mettersi in necessaria relazione col puei^ exce-

ptor; e che in quella iscrizione

egli

potrebbe

* V. De Rossi, Bull, di Arch. Crisi., 1866, Ibidem, 1890, p. 119, segg.

p.

8 segg.

Cf.

puer meus

iacet in

domo paralyticus, Matt. Vili, 6.

78

Cnpo

III.

parlare veramente della sua fanciullezza quando


ud narrare dal carnefice
santi.
il

martirio di quei due

se

anche volesse

ud tale racconto era

che Damaso quando puer exceptor nel senso


dirsi

che ho spiegato di sopra, tutto al pi potr dirsi che anch'egli fu poi exceptor come prima era
suo padre.
Inoltre certo che gli exceptores nella orga-

nizzazione ecclesiastica corrispondevano


i

ai

notari,

quali

doveano avere una certa et e non pote-

vano essere fanciulli. E in conferma di ci posso recare due iscrizioni di notari dei tempi in circa del Papa Damaso, le quali ci mostrano che costoro potevano avere anche una et quasi matura. La prima trovasi a Spoleto:
HIC
.

REQVIESCIT BRITTIVS

DALMATIVS NOTARI
VS AECLESIAE ANNIS
L
.
.

M ////// xxxn
.

PRAECESSIT XII PACIS


.

IN

SOMNO
.

KAL

IVNIAS
(a.

CONSVLATV

HONORI

386)

*.

fuori

La seconda le mura

Roma

nel chiostro di S. Paolo

e ricorda

un notaro dell'et
.

di

48 anni.
//// CALOPODIVS NOTAR ANN XLVm DEPOS / / /
.

Ma se gli exceptores erano notari chiaro che la carica di exceptor non porta con s la grande giovinezza dell'investito, anzi non con*

De

Rossi, Bull., 1871,

p.

113. Costui,

tendo che la cifra dell'et non indichi pi rebbe divenuto notaro all'et di 28 anni.

di

anche ammet32 anni, sa*

Il sepolcro di

papa Damaso

e sua famiglia.

79

con l'adolescenza propriamente detta. del resto non presumibile che ai giovanetti
ciliabile

E
si

desse l'incarico di redigere

verbali delle adu-

nanze ecclesiastiche,
exceptores.

ci

perci dalla frase

che dovevano fare gli cum puer essem

non pu cavarsi un argomento decisivo in favore del puer excepior contro la lezione pater exceptor
della iscrizione dei SS. Pietro e Marcellino
della epigrafe degli archivi, la quale ultima lezione

pu dimostrarsi vera indipendentemente da ci per le altre ragioni allegate di sopra. A tutto ci si potrebbe aggiungere un altra ragione per escludere che Damaso nei primi due
versi
stesso.

della

iscrizione
il

degli

archivi parli di s

Gi

a^everat mostra che egli parla di


il

un

altro,

ma

meritis

sta parola

merilum Damaso adoper


santi o di

lando dei

conferma. Infatti quesoltanto parquelli che aveano menato


lo

una

vita santa e ch'erano morti, e

giammai

l'a-

vrebbe applicata a se stesso *. Ma vi anche un'altro argomento per ammettere il pater invece di puer. 11 Codice palatino per correttezza di trascrizione superiore a quello di Verdun, quantunque quest'ultimo sia pi importante per la esattezza dell'aggruppa-

mento topografico delle iscrizioni. Il codice di Verdun di grande importanza topografica assai
scorretto e ci presenta molte alterazioni di parole
e

sembra copiato da un altro codice.


*

elogi dei seguenti personaggi: Stefano e S. Tarsicio, S. Felicita, Felicissimo ed Agapito, SS. Pietro e Paolo, S. Eutichio, S. Lorenzo, S. Marcello, S. Marco e finalmente in quello di Irene alla cui intercessione si raccomanda.
S. Sisto II, S.

La adoper negli

80

Capo ni.

E proprio nei carmi copiati a S. Lorenzo in Damaso si trova un errore, cio saepius auxilio
invece di saepius auxilio; errore
il quale cade precisamente nella trascrizione della medesima lettera T sulla quale sarebbe caduto l'errore trascrivendo puer invece di pater *. Onde apparisce

primo trascrittore il quale copi l'amanuense che le trascrisse sul codice a noi pervenuto, commisero delle inesattezze scambiando una lettera per un'altra. E chiunque si persuader che copiando una
chiaro che o
il

sul posto le epigrafi o

iscrizione gi in parte svanita o collocata in alto,

era pi facile scambiare


quello che

il

PATER

in

PVER

di

pu vedersi dall'annesso campione che rappresenta la parola pater con la 2^ e la 3* lettera alquanto consunte
in
:

PVER

PATER, come

P
Io

AIER
fino a

dunque concludo che

qualche nuova

scoperta noi dobbiamo adottare la lezione pater


dal maggior numero dei critici e dobbiamo intendere perci che Damaso in quella iscrizione parli di suo padre dicendoci che egli era

ammessa

stato lector, levita, sacerdos.

Ho

gi accennato che nel linguaggio dei primi

secoli della

pace

il

significato

proprio della pa-

rola sacerdos quello di vescovo,

mentre

il
i

prete
molti

dicevasi semplicemente presbyter; e fra

esempi ne indico

seguenti.

malamente nello

Potrei indicare anche altri errori di parole trascritte stesso codice di Verdun, come, p. e. ge-

minatus, invece di geminatum, lumina invece di limind, lumine invece di fiumine, ecc.

Il

sepolcro di papa

Damaso

e sua famiglia.

81

Damaso
dei

stesso nel celebre

carme

della cripta

papi parlando del papa

Milziade dice: Hic


*

positus longa vixii qui in pace sacerdos


lando
ctis
di s gi

e nel-

l'epigrafe di alcuni martiri della via salaria par-

pontefice scrisse: martyribus san*.

reddil sua vota sacerdos

Nella iscrizione

di Siricio

successore

di

Damaso

leggiamo: Fonie sacro

magnus meruit
di

sede^e sadi Spoleto

cerdos ^ Nell'epitafio
del

Spes vescovo

IV

secolo, parlandosi della durata del suo epi-

si dice che egli vixit in sacerdotio ^ Finalmente nell'epigrafe del prete Marea, vicario del papa Vigilio, allorch si ricorda che egli viet a nome del papa di reiterare la confermazione, i vescovi sono chiamati sacerdotes. Tuque sacerdotes docuisti chrismate sancto, tangere bis nullum indice posse Deo ^. Rufino, narrando la elezione di Damaso, dice che egli post Liberium, sacerdotium in urbe Roma susceperat ^ e cosi pure Marcellino nominando il papa Liberio lo chiama sacerdos urbis Romae. E del resto noto a tutti che l'episcoonde il pato la vera pienezza del sacerdozio

scopato,

vero sacerdos sempre


1

il

vescovo; e

il

titolo

Ihm,
Ibid.,

a.
II.

12.

42.

3
*

Ibid., n. 93.

Ecco
.

il

testo della iscrizione:


|

DKPOSITIO
AEPISCOPl
10
.

SANO
XXXII

DIE Vini
.

TAE MEMORIAK VE NERABILIS SPEI KAL DKCB VI XIT IN SACERDOT


. .

ANNIS

(De Rossi, Bull, d'arch.


^

crist.,

1871,
crist.,

p.

113, tav. VII).

De

Rossi, Bull, di ardi,


II,

1069.

H. E.

iO.

Mabucchi.

82

Capo

III.

proprio dei preti era ed sempre quello di presbyter, onde presbyteraius nel linguaggio uffi-

anche adesso il nome che si d che comunemente oggi chiamasi sacerdotale. Perci il papa il sacerdos magnus, come chiamato nella iscrizione di Siricio ed il plenus summusque sacerdos dell'epigrafe di Liberio *. N havvi difficolt che il padre di Damaso possa
ciale della Chiesa

all'ordine

esser passato dal diaconato all'episcopato : giacch,

altri

abbiamo esempi quali ci mostrano che quest'uso era abbastanza frequente in quei tempi. Dunque secondo questa interpretazione, che la pi naturale della parola sacerdos, Damaso stesso ci attesta nella iscrizione degli archivi che suo padre fu vescovo; la qual circostanza importantissima per ci che dovr dire pi oltre. E ammesso ci, si spiega benissimo una metafora ancora non bene chiarita, che venne adooltre l'esempio gi ricordato di molti papi
i

perata

poi

in

una

iscrizione
s.

trovata ai

nostri
si

giorni nel cimitero di

Ippolito. In essa

de-

scrivono
il

lavori fatti in quel cimitero e invitando

sifiFatti

popolo cristiano a ringraziare Iddio, si dice che lavori vennero eseguiti per ordine del' papa

Damaso.
LAETA . DEO . PLBBS SANCTA . CANAT . QVOD MOENIA ET RENOVATA DOMVS MARTYRIS IPPOLITI ORNAMENTA OPKRIS SVRGVNT AVCTORE DAMASO NATVS . QVI ANTISTES SEDIS APOSTOLICAE CCC.
. . .
. .
. . .

CRESCVNTT

-.-

Il

De Rossi spieg

la frase

natus antistes sedis


figlio di

aposlolicae dicendo che Damaso,

un
cf.

perBull,

V. DE Rossi, Inscr. Christ.

Il,

pagg. 83, 85;

d'arch. crist., 1883, pag. 5 segg.

Dk

Rossi, Bull. 1883, pag. 60 segg.

Il sepolcro di

papa Damaso

e sua famiglia.

83

sonaggio addetto alla Chiesa, era stato quasi predestinato alla sede episcopale. E questa metafora
ardita trova

un

bel riscontro nella epigrafe sepol -

crale del papa Anastasio II (498) che fu figlio di

un

prete, e di cui

si

dice:

Presbytero genitus delegi dogmata vitae Militiaeque Dei natus in officiis *.

Dal quale confronto risulta chiaramente che natus a qualche ufficio nella Chiesa si adoperava per chi era figlio appunto di un ecclela frase

siastico.

se di Anastasio figlio di

dire natus in officiis militiae Dei > di


figlio di

un preshyter si pot Damaso

un vescovo

si

pot dire assai meglio natus

antistes, la quale parola alluderebbe cos all'epi-

scopato paterno.

Ecco ad ogni modo un'altro argomento per soil papa Damaso dovette esser figlio di uno che fu almeno ecclesiastico, ed ecco perci una conferma che il sacerdos della iscrizione
stenere che
degli archivi dovette essere suo padre.

se per

il

significato pi

comune
si

della pa-

rola sacerdos e per tutto ci che

detto noi

dobbiamo ammettere che


,

il padre di Damaso fu vescovo potrebbe supporsi che egli fosse vescovo di una delle tante piccole diocesi prossime

Roma. Ora noto che coniugi


,

ordini sacri

i i quali entravano negli secondo la disciplina della Chiesa,

dovevano separarsi dalle loro consorti, come attesta se non altro il celebre canone del concilio di
*

Dk

Rossi, Inscr.

II,

p.

126.

84

Capo HI.

Elvira, tenuto nell'anno 306 *. Onde il De Rossi scrivendo su tale questione dei coniugati che entravano nei sacri ordini, scrisse queste precise parole: < Chi conosce l'antica disciplina ecclesiale

stica sa bene,

che

in tali casi
i

non

solo

vescovi,

ma anche

preti e

diaconi erano obbligati a


^.

rinunciare al maritale consorzio

Basandomi pertanto su tutto ci credo poter con sicurezza asserire che il padre di Daraaso (chiunque egli si fosse) ricevuti gli ordini sacri si dovette separare dalla consorte, che oggi sappiamo essersi chiamata Laurenzia; e da ci discende per naturale conseguenza che essa dovette cominciare una vita di castit, laonde pot ben dirsi che da quel momento vixit Deo. Da ci siegue che ^espressione sexaginta Deo vixit post foe(dera) non vuol dire che fu vedova per 60 anni, come alcuni vorrebbero spiegare, altrimenti essa si sarebbe consacrata a Dio soltanto dopo la morte del marito, ossia avrebbe vissuto maritalmente con il consorte fino alla morte di lui. Ma ci non pot avvenire perch il padre di Damaso entr negli ordini sacri e dovette vivere alcuni anni separato dalla moglie, e questi anni devono con*

Placuit in totiim prohibere episcopis presbyteris

et diaconibns vel

omnibus

clerici?

positis

in

miiiiste:io
filios. Qiii-

abstinere se a conitigibus

siiis

et

non generare

fecent, ab horiore clericatus exterminetnr. Labbe, Coli. Cond., I, col. 1231, canone 33. Cf. le lettere di papa Siricio ad Himerium Tarraconenseni CouSTAN. Ep. Rom. Pont, di Innocenzo ad Victric. Rothoniag ibidem. Leo magnus, Epist. 14, cap. 4. V. Tomma8INI, Veteris et novae Ecclesiae disciplina, Parte I, lib. Il,

cumque vero

cap. 61,
*

Bullettino di archeol.

crist.,

1864, pag. 55.

Il sepolcro di

papa Damaso
lei

e sua famiglia.

85

tarsi nei

sessanta da
di

consacrati a Dio.
dei sessant'anni

Dunque
deve co-

questo periodo
dal marito,

tempo

minciare a contarsi dal momento della separazione

comprendendo gli anni che passarono da questa separazione alla morte di lui ed il tempo che essa a lui sopravvisse. Si pretenderebbe che il posi foedera significasse dopo la estinzione del matrimonio, cio dopo la morte del marito. Ma questa interpretazione impossibile se ammettiamo, come si dimostrato, che il padre di Damaso fosse entrato negli ordini sacri. Ed anche prescindendo da ci, non giusta. Post foedera (anche ammettendo che qui la parola foedera significhi il matrimonio) non vuol dire post soluta foedera, ma semplicemente post inita foedera; indica cio soltanto un post hoc, ossia Laurentia contrasse matrimonio; e se si supplisse prima (che non certo) si intender che fu il primo ed unico suo matrimonio, e che dopo si consacr a Dio. E questo dopo pu indicare dopo quel tempo che essa convisse col marito e ne ebbe prole. In altri termini quella espressione laconica secondo me l'equivalente di questa frase pi chiara > Laurenzia conti-asse matrimonio, visse in questo stato, ebbe figli, dopo si consacr a Dio, e in questo nuovo stato di consacrazione a Dio visse sessant'anni. Sostenne il Wilpert che Damaso adoper la (rase post foedera prima nell'epigrafe di Projetta per indicare dopo sciolto il matrimonio dalla norte e che perci siamo obbligati ad interpretare nello stesso

senso la frase medesima nella

Ma io osservo che il foedera(prima) un supplemento congetturale ed anche ammesso che cos fosse scritto sul marmo
iscrizione della madre.
;

SQ

Capo

III.

non posso convenire che tale frase nell'epigrafe di Projetta significhi dopo sciolto il matrimonio
dalla morte.

Eccone

il

testo:

QVID LOQVAR AVT SILEAM PROHIBET DOLOR IPSE FATERI HIC TVMVLVS LACRIMAS RETINET COGNOSCE PARENTVM PROIECTAE FVERAT PRIMO dVAE IVNCTA MARITO PVLCRA DECORE SVO SOLO CONTENTA PVDORE HEV DILECTA SATIS MISERAE GENITRICIS AMORE ACCIPE QVID MVLTIS THALAMI POST FOEDERA PRIMA EREPTA EX OCVLIS PLORI GENITORIS ABIIT AETHERIAM CVPIENS COELl CONSCENDERE LVCEM HAEC DAMASVS PRAESTAT CVNCTIS SOLACIA FLETVS VIXIT ANN . XVI M IX DIES XXV DEP . Ili . KAL . lAN FL MEROBAVDE ET . FL SATVRNIN . CONSS (a. j8j)
. .
.

Qui non

si

parla in alcun

modo

della

morte

del marito di Projetta, della quale morte se fosse

avvenuta si sarebbe dovuto far cenno onde non abbiamo il diritto di dire che questa giovane sposa di 16 anni e 9 mesi fosse restata vedova*. E se vi si dice primo fuerat que iuncta marito evidente che il fuerat non ha relazione alla pretesa morte del marito, ma doveva adoperarsi riferendosi a Projetta che gi era morta quando si compose l'iscrizione. Ma se non abbiamo il diritto di dire che il marito era morto e quindi il matrimonio di Projetta era sciolto dalla morte di lui, neppure pu interpretarsi che qui si volesse dire che il matrimonio fosse sciolto per la morte di lei. Infatti la costruzione pi naturale dei versi 6-7 si che
;

Projetta erepia ex oculis Fiori genitoris ahivit post foedera prima thalami; cio mor dopo aver
* La cifra di 9 mesi e 25 giorni, oltre ai 16 anni, potrebbe far pensare che Projetta fosse morta in seguito al primo parto.

Il sepolcro di

papa Damaso

e sua famiglia.
il

87

contratto matrimonio. Quindi se

marito era an-

cora vivente, quando essa fu tolta dagli occhi del padre, erepta ex oculis Fiori genitoris abivit
in altri termini quando essa part dal mondo, il matrimonio allora non era p eranco sciolto ma si sciolse dopo la morte di lei. Quindi il < thalami post foedera prima pu significare soltanto essa mor dopo che avea contratto il suo primo (ed unico) matrimonio ossia che mor univira come si legge in altre iscrizioni. N sarebbe da riprovarsi chi volesse spiegare il post foedera prima

come equivalente
il

alla frase essendo di recente

maritata, negli esordi del

matrimonio giacch
significato
*.

primus pu avere anche questo

Ma torniamo alla iscrizione chiaro che in essa non pu


ginta

di

Laurenzia.
il

spiegarsi

sexa-

Deo

vixit post foedera per

una vedovanza

di sessant'anni, se si

ammette

la lezione dell'epi-

grafe degli archivi hinc pater che dimostrata


la

ter ancora una volta che se

vera ed accettata generalmente giacch ripeil padre di Damaso


;

fu levita e sacerdote, egli dovette separarsi dalla

moglie quando entr negli ordini sacri, e per tutto che si detto, dovette cio separarsi da lei alcuni anni prima di morire e Laurenzia non pot convivere con il marito fino alla morte di lui. Adunque la sua consacrazione a Dio (Deo vixit) cominci prima che il marito morisse. E da ci siegue che per ammettere che Laurenzia cominci

ciasse a dedicarsi a Dio soltanto alla

morte

del

ma-

* Cf. primus sol sole nascente, primis labiis, primo ore ecc. Questi raffronti mi sono suggeriti dal eh. P. Bonaveuia. Anche il de Rossi la interpret de primo ac recenti Projectae coniugio > Inscr. 1, p. 145, 46.

88
rito

Capo

III.

bisogna rinunciare alla lezione hinc pater la quale lezione abbiamo dimostrato la vera indipendentemente da ci con buoni argomenti e dobbiamo tener come tale fino a prova contraria.
della epigrafe degli archivi
,

per dedurre tale vedovanza


la

di sessant'anni

dal testo recentemente scoperto bisognerebbe sup-

pore che
soluta
la

iscrizione avesse detto post foedera

altra

espressione equivalente; giacche

anche post foedera prima, se pur vi fosse, non pu significare per s sola che fosse gi sciolto il matrimonio. Ma del resto il supplemento post foe(dera prima) nell'iscrizione di Laurenzia, quantunque
semplice frase post foedera od
preso dal carme
di

Projetta e perci di

stile

da-

masiano, semplicemente congetturale. Ora necessario osservare che il foedus per se non significa essenzialmente il matrimonio, ma

qualunque patto o convenzione. E tanto ci vero che quando Damaso volle dare al foedus il significato di matrimonio, come nella iscrizione di Projetta, disse thalami post foedera . Quindi sarebbe stato facile a lui di adoperare la stessa frase nella iscrizione della madre, ove gli sarebbe venuto assai spontaneo il verso sexaginta Deo thalami post foedera vixit
.

probabile

adunque che

egli

non avendo
un

unito al post foedera la parola thalami nella


iscrizione della madre, abbia voluto parlare di
altro foedus.

Ed infatti con altri significati, diversi affatto da quello del matrimonio, adoper Damaso la parola /bedM5 nei suoi carmi. E cos nell'iscrizione

//

sepolcro di papa

Damaso

e sua famiglia.

89

Eusebio disse integra cum rector servaret foedera pacis e in quella di Marcello solvuntur foedera pacis . Nel carme di s. Paolo adoper la stessa parola cum lacerat sanctae matris pia foedera coecus e cos nell' epigrafe di S. Saturnino qui sciret sanctae servare foedera malris *. Ma ci che pi importante per il caso nostro si che la parola foedus fu adoperata ai tempi di Damaso precisamente per indicare il voto di castit; ed in questo senso l'adoper S. Girolamo scrivendo alla vergine Demetriade nunc serva foedds autem quia saeculum reliquisti *. poi pepigisti venne quod E essa usata nel
di
. .

senso stesso

nella

traduzione

del

passo biblico

pepigi foedus

cum

oculis meis ut

ne cogitarem

quidem de virgine (lob. XXXI, 1). E posso anche aggiungere l'esempio di una iscrizione del tempo incirca di Damaso (ora nella
basilica di
S.

Sebastiano) in cui per


si

indicare

il

voto di

castit

adopra

la

frase

immaculata

foedera mentis ^. Se dunque foedus pu significare anche il voto di continenza noi possiamo assai ragionevolmente supplire nel terzo esametro dell'epigrafe di Laurenzia, sexaginta Beo vixit post foe(dera sancta); intendendo per foedus sanctum > il voto di vi(piae conservans)

E
le

in

una iscrizione metrica


del
diritto

dei
s.

Damaso trovata presso


ficare

la basilica di

leggi

romano
L.
0.

si

tempi in circa di Paolo per signidice publica post

docuit romani foe{dera juris).

HiKRON., Ep. 130; C. 5, L. VI, 32052, romane, 1905, p. 213.


2

P.
cf.

XXXIII, col. 113 segg. Marucchi, Le catacombe

90

Capo

III.

vere nella castit, voto che trattandosi di due coniugi dovea farsi di comune accordo e con patto reciproco ed era perci un vero foedus, che poteva benissimo chiamarsi sanctum essendo quello di uno stato pi perfetto e pi santo del matrimonio stesso. Ed certo d'altra parte, in conseguenza delle cose dette di sopra ed ammettendo 'hinc pater della iscrizione degli archivi, che i genitori di Daraaso
tal voto e stabilire fra loro un nuovo foedus. Ed allora evidente che si dilegua ogni difficolt e si dimostra falso che nell'epigrafe di Laurenzia si parli della vedovanza di ses-

dovettero fare un

sant' anni.

chiaro che

il

3 esametro sexaginta

supplemento sicuro di quel Leo vixit post foe(dera)

non pu venire che dalla scoperta della finale del marmo; ma se anche ivi si trovasse una parola tale da dedurne che post foedera significhi dopo il matrimonio non cambierebbe punto la mia interpretazione per le cose che ho gi esposto, a meno che si trovasse post foedera soluta altra espressione analoga nel qual caso dovrebbe studiarsi in altro modo la spiegazione. Ma fino a che ci non avvenga noi dobbiamo intendere che Laurenzia dopo il matrimonio (cio non subito, ma dopo passato un tempo
;

meno lungo dalla celebrazione di esso) cominci una vita consacrata a Dio separandosi dal marito e che in questa vita religiosa dur
pi
sessant' anni.

La frase poi progenie quarta vidit quae.... mi sembra indicare che Laurenzia mor appena
vide la quarta generazione e potrebbe supplirsi
:

Progenie quarta

vidit

quae (regna piorum).

Il sepolcro di

papa Damaso

e sua famiglia.

91

siccome abbiamo gi dimostrato che Laurenmori quando Damaso era gi divenuto pontefice, cos ne siegue che ammettendo quest'ultimo supplemento bisognerebbe fissare la comparsa della quarta generazione a dopo il settembre 366, quando Damaso fu eletto Papa; e questa data si accorda benissimo con il computo dei sessant'anni
zia

della vita religiosa di Laurenzia.

qui noto che anche accettando


vidit

il

supplemento

progenie quarta

quae

{laeta nepotes) questo

verso potrebbe spiegarsi benissimo nel senso ora espresso. Significherebbe pertanto che Laurenzia

mor dopo che fu rallegrata dal comparire della


quarta generazione.

E ma

per ora non aggiungo altro su questo punto, torner a parlarne pi oltre, mettendo in rela-

zione questo supplemento stesso con un'altra epi-

grafe damasiana.

Altre notizie importanti noi possiamo ricavare per la storia della famiglia di Damaso dalla iscrizione bellissima che egli colloc sulla tomba della
sorella Irene nello stesso cimitero della via Ardeatina ove fu sepolta la
Il

madre.
piccolo

testo di questa epigrafe era gi noto dalle

sillogi

epigrafiche;

ma un

frammento

se

ne rinvenne nel 1880 nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano al Foro romano, frammento inciso non
in caratteri filocaliani

ma

bens in lettere comuni


il

del quarto secolo. Ripeter qui per chiarezza


testo intiero ed
il

frammento

superstite
ci
(cf.

'.

* L'intiero testo scritto in corsivo loge Palatina della Biblioteca vaticana

noto dalla silIbm, N, 10). II

92

Capo ni.

Hoc tumulo sacrata Deo Nvnc membra quiescunt Hic soror est Damasi noMEN si oyAerts Irene. Voverat haec sese Christo cvm vita UAneret Virginis ut meritum sancvvs pvdor ipse probaret.
Bis denas hiemes necdum, com,plecERAr aetas, Egregios mores vitae praecesserat aetas, Propositum, m,entis pietas veneranda puellae, Magnifcos f-uctus dederat melioribus annis. Te gei~mana soror nostri iunc testis antoris, Cum fugeret mundum, dederat mihi pignus honestum. Quam sibi cum raperei melior sibi regia caeli, Non timui mortem, caelos quod libera adiret, Sed dolui, fateor, consortia perdere vitae. Nunc veniente Deo nostri reminiscere virgo Ut tua per Dominum praestet mihi facula lumen.

Un primo punto per me


del verso 5: bis

certo

si

che la frase

denas hiemes nec dum compleverat aetas, non deve spiegarsi, come da taluno si fa, che Irene morisse di venti anni non ancora compiuti ma credo debba intendersi invece che essa in at di appena 20 anni fece la sua pro;

fessione di vergine sacra. Infatti in quei primi versi

Damaso parla unicamente


ginale
di

della consacrazione ver-

al disopra della sua et e poi aggiunge che essa mostr negli anni seguenti il frutto della sua vocazione *. E tutto ci mi sembra che spieghi

guente al di lei erano

Irene; e nel v3rso immediatamente sebis denas hiemes egli dice che i costumi

frammento

in carattere epigrafico che si era smarrito dopo il 1880 fu da me rinvenuto nel 1900 fra marmi del Foro; ed io ottenui che il ministro Baccelli lo donasse alla Commissione di archeologia sacra. Esso fu depositato
i

nella basilica di
al

S.

Petronilla,

ma

poi fu collocato vicino

frammento della epigrafe di Laurenzia. Anche il Perez ed il Biraghi intesero la data dei 20 anni come quella della consacrazione a Dio. V. dk Rossi,
'

Bull, d'arch.

crisi..

1888-89,

p.

159.

Il

sepolcro di

papa Baniaso

e sua famiglia.

93

assai

bene come Damaso parlando

in quel

modo
che

dell'et giovanissima della sorella intenda dire

a quella et essa fece la sua professione. Dopo aver


detto ci passa a dire che Irene fu a lui raccomandata da una persona che era vicina a morte.

E
lo

se avesse voluto indicare a quale et Irene mor

avrebbe detto nell'ultima parte del carme.

Ma

se dovesse spiegarsi

il

verso 13 come una

dire che morte di Irene perch essa era stata la compagna della sua vita: dolui fateor consortia perdere vitae, ci supporrebbe che egli avesse vissuto lungamente in sua compagnia, che avesse cio passato con lei una gran parte della vita. E ci non avrebbe potuto dire Damaso se Irene fosse morta non ancora ventenne, giacche allora egli poteva avere appena due anni di pi. A tutto ci potrebbe aggiungersi anche la riflessione gi esposta precedentemente, che cio la espressione: Hic soror est Damasi indica che Damaso dovea esser papa quando compose quella iscrizione ma a ci potrebbe rispondersi che egli avrebbe potuto comporre l'epigrafe molto tempo dopo la morte della sorella. Ter pi probabile che la iscrizione di Irene non fosse composta dopo ma che venisse collocata subito dopo la morte nella tomba preparata da Damaso. Laonde a me sembra che tanto la madre quanto la sorella di Damaso morissero sugli inizi del pontificato

espressione adoperata da

Damaso per

egli pianse la

di lui.

ci

confermato dai versi 9-10 ove

si

dice

che una persona testimone del mutuo amore di

Damaso

e di Irene

raccomand questa a quello

sul letto di

morte: Te

germana soror

nostri fune

94
testis

Capo

III.

amoris, cum fugeret pignus honestum.

mundum deaerai mihi


si

La spiegazione
gi morto
rella*.
il

pi naturale
la

che questa

persona dovette essere

madre la quale, essendo padre, raccomand a Damaso la so-

IlBuechler per propose spiegare Germana soror come il nome di un'altra sorella che avrebbe fatto tale raccomandazione '.

Ma

ci difficile

ad ammettersi, perch noi

ora sappiamo dalla iscrizione della madre che essa non mor giovane come prima poteva supporsi, ma
assai vecchia; ed in tal caso

non sarebbe vero-

simile tale raccomandazione di questa supposta sorella,

Ma vi si oppone pignus, la quale nel linguaggio epigrafico del tempo vuol dire prole ^ Del resto Damaso adoper altre volte il germanus nel senso
vivente ancora la madre.
la parola

anche

di fratello carnale,

come

fece nella iscrizione dei


:

Proto e Giacinto, ove disse Germani fratres animis ingentibus ambo *. A me par certa la spiegazione assai ingegnosa data dal de Rossi dei versi 11-13, che egli riferisce alla morte della madre spiegandoli cos: quam (mairem) sibi cum raperei melior sibi regia coeli, non limui mortem coelos quod libera adirei, sed dolui fateor consortia perdere vilae; ove osserva che verbi in terza persona raperei.
Ss.
i

* V. DK Rossi, Bull, d'arch. DUCHKSNE, L. P., I, p. 215.

crist.,

1888-9,

p.

140 segg.;

'

Ihm, Damasi, epigr.

{)ag.

17.
si-

Pignus, nel linguaggio sepolcrale di questa et

gnifica prole .

Dk

Rossr, Bull, di nrch.

crist..

1888-8'.'.

pag. 151.
*

Ihm, N. 49.

Il sepolcro di

papa Damano

e sua famiglia.

95

adirei,

non possono essere

costruiti

con germana

soror ^

l'accenno

al

dolore per la morte della

madre
zione.

naturalissimo subito dopo aver fatto allulei

sione alla morte di

che fece
di

la

raccomandaparla della

Insomma

nel

carme

Irene

si

raccomandazione che la madre ne fece a Damaso prima di morire, quindi si accenna alla morte della madre stessa e si finisce in ultimo con una preghiera alla defunta sorella. Ed pure assai appropriata la frase consortia vitae per indicare la madre che avea vissuto sempre col figlio fino
alla pi tarda vecchiezza.

Una
voto
di

difficolt

potrebbe essere che essendo Lau-

renzia morta di almeno 89 anni ed avendo fatto


castit 60 anni prima, Irene alla morte madre non poteva avere meno di 60 anni, e forse non sembrer a taluno molto verosimile la raccomandazione di una donna di et gi avanzata. Ma questa non una seria difficolt; giacche pu raccomandarsi anche una vecchia sorella ad un fratello, non gi perch essa abbia bisogno di tutela e di consiglio, come una giovinetta, ma bens

della

di

materiale appoggio e

di

sostentamento.

Che

se poi per

tendersi la

amoris non volesse inmadre bisognerebbe riferire tale espresil

testis

sione al padre (in forza della parola pignus), ed


al

zione

padre poteva convenire una tale raccomandacome capo della famiglia anche vivente la madre. E se si ammettesse ci se ne trarrebbe un nuovo argomento per confermare che il padre di Damaso non pot morire 60 anni prima della mo*

De

Rossi, Bullet.

1.

e.

96
glie

Capo

111.

giacch allora Irene e Damaso saambedue fanciulli ne egli avrebbe raccomandato un fanciullo ad un altro.

Laurenzia
stati

rebbero

ci

deve dire

il

eh.

Wilpert

il

quale opina

per che la prima nella cripta sepolcrale e che perci essa morisse prima della madre e se ci fosse, bisognerebbe dire che il leslis amoris il quale raccomand a Damaso il pignus honesium fosse il padre e ne seguirebbe che il padre dov morire quando Damaso era in et da poterglisi fare tale raccomandazione e non quando Laurenzia si consacr a Dio verso il 307. perch allora Damaso avea circa due anni. Quindi non so come il Wilpert possa conciliare questa sua opinione con l'altra che Laurenzia restasse vedova 60 anni prima di morire, giacche allora Damaso era ancora un fanciullo. Per il testis amoris che fece la raccomandazione fu una donna e non un' uomo ad essa riferendosi senza dubbio il libera adirei; e dovendo questo testis essere uno dei genitori fu certamente la madre. Adunque la madre raccomand Irene a Damaso sul letto di morte e perci Laurenzia fu la prima ad essere sepolta nel cimitero della via Ardeatina ^ E ci conferma che se fu sepolta nel pavimento del cubiculo degli apostoli quel cubiculo era gi occupato da altri e non pot essere quello costruito da Damaso. (V. pag. 68). Tutto ci si deduce dalle iscrizioni nelle quali Damaso stesso ci parla certamente della sua famiglia; e quindi questo mio studio potrebbe anche
l'iscrizione di Irene fosse stata collocata
;

Cf.

De

Rossi, Inscr.,

II,

pag. 104-105.

Il sepolcro di

papa Damaso

e sua famiglia.

97

arrestarsi qui, e sarebbe


del
le

sempre una

illustrazione

nuovo
fin

testo ora scoperto.

perci riassumendo

cose
1."

qui dette, credo poter giungere alle con-

clusioni seguenti:
di Damaso si chiamava Laurenalmeno 89 anni o piuttosto 92; si separ dalla convivenza coniugale all' et almeno di 29 anni (ma pi probabilmente di 32), consa-

La madre

zia, e

visse

crandosi allora a Dio perch


ordini sacri.

il

marito entr negli

2. 11 suo marito, cio il padre di Damaso, fu notaro della Chiesa, lettore, diacono e finalmente sacerdos, cio vescovo.
3. 4.

Egli mori prima della consorte,


inizi del pontificato

di

Laurenzia mor negli Damaso. 5." Irene sorella minore


di circa

di

Damaso

si

con-

sacr a Dio alla et

anziana dopo

la

morte della

20 anni e mori gi madre e perci quando

Damaso era

gi papa.

6." I genitori di Damaso ebbero altri figli, oltre Damaso ed Irene, avendo veduto Laurenzia la quarta

generazione che dovea discendere da un altro da un'altra figlia.


7.

figlio

della

Damaso ebbe il sepolcro vicino a quello madre e della sorella in un monumento di

molta importanza che egli stqsso avea costruito dopo divenuto Papa, monumento che dov meritare
il

nome

di basilica o

che fosse sopra terra o


stare sulla
di

sotterraneo. Questo
cio presso

monumento dovea
chi

via Ardeatina a sinistra


il

esce da

Roma,

cimitero di Callisto ed incontro a

quello di Domitilla;

ma

il

suo posto preciso non

pu ancora
Mabucchi.

stabilirsi

con sicurezza.
7

98

Capo IV.

Capo IV.
Proposta di una ipotesi per identificare la persona del padre del papa Damaso.

Dopo

tutto ci io posso fare

anche un passo
l'epigrafe della

ulteriore; e

come ho
cosi

illustrato

esporr uno studio storico ed epigrafico assai importante sulla persona

madre

di

Damaso,

padre del grande pontefice. Anzi tutto faccio l'osservazione preliminare che essendo stato il padre di Damaso un personaggio assai ragguardevole (cio un vescovo) assai probabile che il figlio componesse in suo onore una iscrizione, come la compose per la madre e per la sorella; ed quindi anche probabile che tale
stessa del

iscrizione sia stata trascritta nelle antiche sillogi

epigrafiche. Un'altra osservazione preliminare


che

si

non essendo

il

padre

di

Damaso
che
il

sepolto nel

cimitero della via Ardeatina, ove erano la


e la sorella, assai verosimile

madre

padre fosse morto gi prima, e fosse sepolto in altro luogo da cui il figlio non volle toglierlo per l'uso costante di non cambiare il posto dei sepolcri senza una gravissima ragione. E qui indicher alcuni ravvicinamenti, che mi colpirono fin dal primo giorno
in

cui lessi la epigrafe della

mater Damasi,

fra

questa iscrizione appunto ed un'altra ben cono-

ancora sufficientemente studiata. Laurentia, oggi rivelatoci come quello della madre di Damaso, mi fece subito pensare ad una iscrizione in cui si parla di un persciuta
Il

ma non

nome

di

Ipotesi

per

identif. la pers. del

padre di Damaso.

99

sonaggio che dovette essere in relazione con Damaso, cio di un'ignoto vescovo di nome Leone,
sepolto sulla via tiburtina nell'agro verano presso

Lorenzo e che fu consorte appunto di una Laurenzia. Questa iscrizione era gi nota dalle sillogi epigrafiche e fu in gran parte rinvenuta poi negli
la basilica di S.

scavi dell'agro verano presso la suddetta basilica.


Il

De Rossi

la pubblic nel Bullettino del

1864 e

damasiana, scrivendo queste precisj parole: Mi sembra indubitato che l'autore del carme il papa Damaso. Lo stile di lui ha un'im< pronta cos propria che si distingue fra mille... Se qui volessi accingermi ad un esame filolo< gico potrei mostrare in ogni esametro il verseg giare e le parole di Damaso *. Al che potrebbe aggiungersi che la iscrizione di questo Leone non pu essere una posteriore imitazione damasiana. Infatti essa per la sua paleografia si palesa non
la giudic
.

posteriore al pontificato di

Damaso ma

piuttosto

anteriore

ed

il

De Rossi

l'ha giudicata dei tempi

di Liberio. Quindi che contenendo essa frasi prettamente damasiane, deve essere certamente opera di Damaso e non di un suo imitatore. Dar prima la fotografia di questa iscrizione

con
i

supplementi e poi ne ripeter

il

testo

con
ed

tipi

comuni, ove

il

carattere corsivo

indica la
sillogi,

parte oggi perita,


il

ma

conservata nelle

carattere epigrafico la parte superstite.

Bull, d'arch.

crisi.,

1864, pag. 54-56.

100

Capo IV.

N.

1.

(Rinvenuto nel

1881).

lAMDVDVMVliA MANf ai

N.
(Rinvenuto

2.

fin

dal 1857).

',iMeMSTlf.>

UWANDMftM fK|5S\oyiyda
r<5JT^,^NSC^vlp!T.^"!;C4f1^K^
,

1
i

N.

1.

OMNIA QVAEQMe

CVM

vides proprio quaesita labore MiHi GENTiLtJ jamdudum vita maiicret

iNSTiTvi cvpiENS ctnsum cognoscere mundi.

iVDicio POST ivlta Dei meliora cvtvs

coNTEMPTis

Qvxhtis

malui COgnOSCERE

CHRlStlltn.

HAKC MIHI CVRa fuit tludoS V<IRE PETENTES FVNDERE PAVP<rM5 quidquid COnCESSERAT ANNVS
*

'

Il

frarameato n

^u

Varano in due pezzi ed io ne De Rossi che si conserva fra


christianae.

rinvenuto nel 1881 nell'agro feci la prima copia per il le suo schede oggi posse-

dute dal eh. prof. Gatti continuatore delle Inscriptiones (v. Ihm, Il supplemento dato dalle sillogi lateranense. museo nel collocato Io ho r N. 33).

Ipotesi

per

identif. la pers.

del padre di Damato.

101

N.

2.

////

PSALLERE ET IN POP VHS VOLVI iodulante PROFETA SIC MERVI PLEBEM CHRISTI RETineRE SACEFDOS, HVNC MIHI COMPOSVIT TVMVLVM LAVRENTIA CONIVNX MORIBVS APTA MEIS SEMPER VENERANDA FIDELIS. INVIDIA INFELIX TANDEM COMPRESSA QVIESCET OCTOGINTA LEO TRANSCENDIT EPISCOPVS ANNOS IDVS MARTIAS DEP . DIE PRID
.
'

Il

personaggio qui ricordato fu in origine ido-

latra e dedito agli affari del

mondo;

poi

si

con-

vert al cristianesimo e quindi entr negli ordini

sacri e fu lettore, diacono e vescovo.


le

Quantunque

due prime cariche non sieno ricordate in ordine (certo per comodo del verso), pure esse sono indicate con ogni certezza. Haec mihi cura fuit, indica un ufficio che ebbe il defunto; e l'ufficio di distribuire le vesti ed il cibo ai poveri era precisamente quello del diacono. Psallere in populis modulante prophela poi evidentemente l'ufficio del lettore*. Finalmente si ricorda che e qui il significato di saegli divenne vescovo cerdos in senso di vescovo, significato da me sostenuto di sopra, oltre che indicato dal retinere Christi plebem, poi accertato dall'ultimo verso
;

* Il frammento n 2 fu trovato nell'agro Verano nel 1857 e si conserva nel museo cristiano lateranense, ove recentemente io l'ho riunito al frammento N. 1 ponendovi i relativi supplementi. (Parete X, in basso). * Nullaosta che l'ufficio di diacono sia nominato prima di quello di lettore, perch ci dovette essere per comodit del verso e ne abbiamo altri esempi. In una iscrizione pure damasiana (di cui torner a parlare pi oltre), parlandosi di un diacono di nome Florenzio, si dice di lui che fu in sacris famulus (diacono) e poi lector. Cf. Ihm,

Epigr., n. 34,

p.

39-40.

102
in cui
si

Capo IV.
dice
:

octoginta Leo trascenda episco-

pus annos ^ Adunque

l'ignoto Leone, sepolto sulla via Ti-

burtina, fu onorato con

un elogio damasiano, fu

ledor, levita, sacerdos, come il padre di Damaso, fu sepolto per cura della consorte che si chiala madre del grande ponquale pure, siccome vedemmo, sopravvisse al marito. Di pi Laurenzia, madre di Damaso,
tefice, la

mava Laurentia, come

visse per sessant'anni

una

vita consacrata a Dio:

seooaginta

Deo

viocit: e la stessa

cosa

si

indica

chiaramente di Laurenzia moglie del vescovo Leone, quando di lei si dice che ebbe un tenore di
vita corrispondente a quello del marito (dedito al

culto del Signore) e che era fidelis e


*.

veneranda

per et; morihus apta meis semper veneranda


fidelis

E a questi pu aggiungersi un altro raffronto fra i due personaggi. Nell'iscrizione degli archivi
Damaso, parlando di suo padre, dice Creverat hinc meritis quoniam melioribus actis , e nell'epigrafe del vescovo Leone Damaso pure esprime
:

lo stesso pensiero,

dicendo
>.

ludicio post multa

Dei meliora secutus

Ora
adopera

importante losservazione che


la parola

Damaso

meliora nel senso

di cose rai-

* Damaso adopera il verbo retinere per conservare quis raage virgineum placuit retinere pudorera no-

mina nec ruimorum potuit retinere vetustas . Onde retinere plebcm Christi significa conservare, cio custodire,
popolo cristiano. si adopera per le persone consacrate a Dio. Cf. Virgo fidelis delle iscrizioni, p, e. vixit PVRA FIDE VIRGO KiDELis (Roma sott.. Ili, p. 230).
il

governare
*

L'epiteto fidelis

Ipotesi

'i)er

dentif. la pers. del

padre di Damaso.
;

03

gliori {acta meliora) soltanto tre volte

cio nel

carme

di

s.

Tarcisio, in quello degli archivi, ove

parla del padre, ed in questo del vescovo Leone.

Nel carme di Tarsicio dice del protomartire Steludaicus populus Stephanum meliora moneniem perculerat saxis, ecc., ove allude evidentemente al discorso di Stefano in cui esort gli ebrei a convertirsi a Ges Cristo *. Nel carme del vescovo Leone il meliora secutus deve intendersi acta meliora secutus e si riferisce senza dubbio alla conversione di lui, giacch l'iscrizione ci dice che si convert a Cristo: Contemplis opibus
fano
:

malui cognoscere Christum. Adunque io concludo per analogia, che anche nel carme degli archivi, ove egli parla del padre
dicendo
si

di

lui

creverat hinc meritis

quoniam

melioribus

actis, la espressione

melioribus actis

riferisce ad

una conversione. Adunque Damaso

qui farebbe un' allusione alla conversione di suo

padre; la quale circostanza coinciderebbe a capello con la storia del vescovo Leone che da gentile divenne cristiano. E vi anche da osservare

che Damaso adopera la parola meriium soltanto parlando di santi o di personaggi di una vita santa.

Onde anche

l'espressione creverat hinc meritis

della iscrizione degli archivi

bilmente ad un personaggio quale fu

converrebbe mirail vescovo Leone, che venne poi venerato come santo *. Dovr riconoscersi che questo complesso di

circostanze identiche per l'uno e per l'altro personaggio meraviglioso e difficilmente pu credersi

Ada

'

Apostol. capo vii. Vedi De Rossr, Bull, di arch.

crist.

1864,

p.

56.

104
l'effetto di

Capo IV.

un caso fortuito. Ed innanzi a questo accordo di coincidenze, nasce spontaneo il pensiero che l'ignoto vescovo dell'agro Verano possa essere stato il padre del grande pontefice. Ed una altra osservazione pu cavarsi anche dalla frase
;

invidia infelix tandem compressa quiescet, adoperata nella iscrizione del vescovo Leone. Questa
frase infatti allude a persecuzioni e calunnie; e

sappiamo che Daniaso fu sempre bersaglio della anche prima di salire al pontificato, per le controversie nate ai tempi di papa Liberio: onde nel Lber poniifcalis di lui si dice che accusatus invidiose incriminatur de adulterio . E a questa invidia allude anche Danoi

invidia dei suoi nemici,

maso

nell'iscrizione del martire S. Felice di Nola,

dicendo: hostibus extinctis fuerant qui falsa loculi *. L' invidia verso il figlio pot anche ama-

reggiare la vita del vecchio padre, ed a questa


circostanza potrebbe fare allusione quel verso dell'epigrafe di Leone.

Non voglio per tacere le difficolt che mi si sono fatte da alcuni, anzi le esporr, mostrando che ad esse pu assai bene rispondersi, 1. Damaso ha posto il suo nome nelle iscrie perch non zioni della madre e della sorella
;

lo

avrebbe messo in quella del padre? Rispondo per prima cosa, che nella epigrafe di Leone il defunto stesso che parla e non chi compose l'epigrafe; e quindi sarebbe stato assai strano che egli dicesse di essere il padre di Damaso. Di pi il sepolcro fu fatto da Laurenzia moglie di Leone e non da un figlio di lui. Ma

Ibm, N. 61.

Ipotesi

per

identif. la pers. del

padre

di

Bamaso.

05

inoltre noi

non abbiamo

intiera l'epigrafe del ve-

scovo Leone; e dal frammento conservato nel museo


lateranense risulta che, oltre
i

versi, vi

doveano
{viro ve-

essere delle parole in prosa e precisamente una


dedica, di cui restano le lettere...
nerabili).

copiate

Ora queste dediche non sempre furono nelle sillogi, come ci prova, p. e., la iscri-

zione damasiana di S. Eusebio, ove sono omesse

intieramente le due linee della dedica del papa Damaso, e della sottoscrizione di Furio Dionisio
Filocalo.

nel

Dunque nulla ci vieta di credere che monumento originale, che dovea essere abba-

stanza grandioso e adorno di transenne, vi fosse


scritto il nome di Damaso. E se il padre mor, secondo ogni probabilit, parecchi anni prima della madre, quando cio il figliuolo era ancora nei minori offici ecclesiastici, era pi naturale una dedica in prosa, per esempio Damasus patri suo. ecc., che non sarebbe stato l'indicare nel carme il pater Damasi: frase che sarebbe stata presuntuosa prima del pontificato di lui e nulla aggiungeva all'onore di un vescovo l'esser padre di un diacono. Invece naturalissimo quel carme, se fu composto da Damaso quando era semplice diacono. 2. Il vescovo Leone mor di oltre ottant'anni, e Laurenzia madre di Damaso rest vedova di di 32 anni, quindi Leone non pot essere 29 il marito di questa Laurenzia tanto pi giovane
: ;

di lui.

A tale difficolt, che potrebbe sembrare assai grave, ho gi preventivamente risposto dimostrando che la vedovanza
ginta
di

et un'asserzione gratuita; giacche

Laurenzia in giovane il sexasignificare

Deo

vixit

non pu

che essa

106

Capo IV.
;

prima di morire ed anzi ho dimostrato come questo periodo di sessant'anni si deve calcolare dal momento in cui essa si serest vedova sessant'anni

par cai marito entrato negli ordini sacri *. Perci data questa spiegazione, sia che si supplisca post foedera sancta, ovvero anche post foedera prima, nessun ostacolo potrebbe venire dall'et di Leone; il quale separatosi dalla moglie quando essa aveva almeno 29 o 32 anni, ed egli forse alcuni di pi, pot vivere ancora molti anni, e passando per i gradi della gerarchia ecclesiastica,
pot morire poi ottuagenario.
3. 11

stato

Leone vescovo della via Tiburtina era prima idolatra, avea accumulato delle ric-

chezze e poi convertitosi era entrato negli ordini sacri. Il padre di Damaso invece era stato exce-

piar e quindi lector ;

ma

gli

exceptores erano

assai giovani e perci difficilmente egli

prima
di

di

essere excepior avrebbe avuto


tutto quello

il

tempo

fare

che

fece.

Dal che ne segue che la

carriera del padre di

Damaso non corrisponde con

la vita giovanile di Leone.

Anche a tale obiezione ho risposto mostrando notavi che gli exceptores erano precisamente e che questi potevano avere anche oltre a quarant'anni, come ci provano le iscrizioni. Se dunque supponiamo che il padre di Damaso si sia convertito dopo il trentesimo anno di et, evidente che egli ebbe tutto il tempo di dedicarsi agli affari del mondo e di accumulare ricchezze prima di convertirsi. N da omettere l'osservazione che la frase dell'epigrafe censum cupiens cognoi
: '

V. sopra,

p.

84-85.

Ipotesi

per

identif. la pers.

del padre di Damaso.

07

mundi dell' epigrafe di Leone indica piutun giovane che comincia a slanciarsi negli affari di quello che un uomo provetto il quale gi vi ha passato molti anni. Dal che risulterebbe che Leone quando si convert non era di et avanzata ma ancora giovane. E d'altra parte il padre di Damaso non era un fanciullo quando entr nel clero. Ed a questo proposito opportuna una giuscere
tosto

sta osservazione fatta dal Perez

*.

Egli sostenne
uffici del

che
di

la

enumerazione dei due primi

padre

Damaso

indicati nella iscrizione degli archivi,


lec/or, levila,
li

Hinc pater exceptor,

sacerdos
osserv
i

sia nell'ordine in cui egli

ebbe, che cio fosse


lector.

stato

prima exceptor e poi


i

Ed

il

suddetto scrittore che per regola generale

giolet-

vani

quali
i

si

ascrivevano
di ci

al

clero divenivano

tori e fra

lettori si sceglievano poi gli exceptores.

reca a conferma
il

un passo

di

Ennodio

se-

condo

quale Epifanio di Pavia dopo avere eser-

nominato exceptor '. Perez dedusse che se il padre di Damaso fu prima exceplor e poi lector ci dimostra che egli non si ascrisse al clero da fanciullo, ma bens in et quasi matura quando cio era capace
citato l'ufficio di lettore fu

Dal che

il

di esercitare

il

difficile

incarico di exceptor.

noi gi

vedemmo

infatti

che

tale ufficio equiva-

lente a quello di notaro e di stenografo


esercitarsi dai
fanciulli e

non pot

che

il

puer exceptor

deve intendersi

in tutt'altro

senso che in quello

della fanciullezza.
*

E ad

ogni

modo neppure pu
et vindicati

Damasus

et

Laurentius Hispanis asserti

(1756) pag. 46.


*

Ennodius, In vita Epiphanii Ticinensis, Ed. Paris

1611, p. 360.

108
dirsi

Capo IV.

che per essere lettore bisognava essere di ci insegnano che vi furono anche lettori di oltre a trent'anni e che taluni di essi erano ammogliati *. N varrebbe il dire che il padre di Damaso secondo la iscrizione degli archivi, fu exceptor, ledor, levita, sacerdos, mentre nell'epigrafe di Leone della via Tiburtina si ricordano solamente gli uffici di lector, levita, sacerdos. Giacche anche nella ipotesi che i due personaggi fossero identici, nella iscrizione degli archivi vi era una ragione di accennare alla carica di exceptor che il padre di Damaso avea ivi esercitato, ragione che non vi era nella sua epigrafe sepolcrale, dove
giovanissima et giacche le iscrizioni
;

bastava indicare soltanto


4.
Il

veri ordini sacri.

Liber poniifcalis ci dice che Damaso nacque ex patre Antonio; dunque il padre di lui non pot essere il vescovo Leone. Rispondo che Anfonius un nome gentilizio mentre Leo un cognome e quindi il padre di Damaso avrebbe potuto benissimo chiamarsi Antonius Leo, ed essendo assai in uso la pluralit dei nomi avrebbe potuto anche chiamarsi Antonius qui et Leo come molte iscrizioni ci mo;

strano

*.

E Leo

pot essere un

nome

personale.

anche potuto cambiar nome nel battesimo (essondo stato prima idolatra)
di

pi egli avrebbe

* HlC REQVIKSCIT RVFINVS QVI VIXIT LKCTOR ANNI8 P t/epOSITVs IN M XXXI PACK IMI IDVS SEPT arCADIO KT HONOBIO AVQQ T CONSS (a. 402). (Dal cimitero di 8. Ermete). In una iscrizione dell' anno 352 e perci contemporanea di Damaso si ricorda un masclinivs lko. Wilmaas, Exempla inscriptionum, n. 2283.
. .

Ipotesi per identif. la pers. del

padre di Damaso.
il

09

come

spesso facevasi, tanto pi che

nome Leo,

avendo un significato biblico, fu pi adoperato dai che dai pagani. In tale ipotesi il Liber pontifcalis ci avrebbe conservato il gentilizio del padre di Damaso, come ha fatto per altri papi. Del resto, secondo il Ducristiani

chesne, le notizie sulle famiglie dei papi registrate nel Libro pontificale, cominciano ad avere qual-

che valore soltanto a partire dal pontificato Felice III (483-92); cio un secolo dopo quello

di
di

Damaso

*.

Inoltre la osservazione da

me fatta

sulla

forma

dell'epigrafe di Leone, che era divisa in due trandi congetturare

senne con una dedica in prosa, ci permette anche che il nome gentilizio Antonius
poi adoperato
di

potesse essere messo in questa dedica e che Da-

maso per comodo del verso abbia nel carme il solo nome personale
5. Si

Leone

*.

potrebbe anche obiettare che ove Da-

maso

fosse stato figlio di

pontificale

un ecclesiastico il Libro non avrebbe omesso di ricordarlo come

V. DucHESNE, Liber Pont,

(Les sources,

p.

lxxvi).

Antonius padre di Damaso, degno di nota che secondo lo stesso Liber Pontifcalis, Damaso don alla chiesa da lui edificata, iuxta theatrum ove fu la casa paterna (S. Lorenzo in Damaso) una, p ssessio Antoniana in territorio Cassino. Saiebbe forse questo un possedimento di famiglia? Ci converrebbe con la circostanza che il vescovo Leone fu dedito nella sua giovent agli aiFari censum cupiens cognoscere mundi, e fu dovizioso, conptentis opibus, ed ebbe delle possessioni, omnia quaeque vides proprio quaesita labore, ecc. E i detrattori di Damaso scrivendo contro di lui accennano alle porrectae in longum possessiones (cf. il Li^

Ed a proposito

di

bellus

precum

gi citato).

HO
lo

Capo IV.

ha fatto per alcuni altri pontefici. Ma io posso rispondere che talvolta nelle biografie dei papi
taciuto questo particolare, forse perch chi

si

scrisse

non

vi

pose attenzione. Cos certo che

tale circostanza fu

omessa nella biografia di Anail Liber pontifcalis dice soltanto ex patre Petro ; e pure certissimo dalla sua iscrizione gi ricordata di sopra che suo padre fu prete ^ Se dunque tale notizia manca in una parte di quel documento che ha gi una qualche autorit per le genealogie pontificie, non dovremmo meravigliarci che essa mancasse nella parte di quel libro che ha minore autorit storica.
stasio II (496-498) di cui

Ed ecco
difficolt.

data

esauriente

risposta a tutte le

E qui mi sembra importante osservare che ammessa la proposta identificazione fra il vescovo Leone ed il padre di Damaso, dalle cose dette di
si raccoglierebbe che egli si separ moglie circa l'anno 307, quando essa avea 32 anni. Ora probabile che egli avesse pi della moglie; e se mor di oltre ad 80

sopra

dalla

circa

poco anni

(octoginta Leo transcendit episcopus annos) noi

potremo congetturare, sempre nella mia ipotesi, che morisse non prima del 350 quando Damaso ancora era diacono. Ed chiaro che se egli si
fosse

convertito
il
;

all'et
di

di

trent'anni, ^avrebbe

avuto tutto
del

tempo

dedicarsi prima agli affari

mondo e

se fosse entrato negli ordini sacri


il

nel 307 e fosse morto circa


tuto benissimo percorrere
i

350, avrebbe po-

gradi della carriera

Presbytero genitus,

ecc., v.

Duchhsne, Lib. Pont,

i,

p.

258.

Ipotesi pei- identif. la pers. del

padre di Damaso.

Ili

ecclesiastica ed essere successivamente exceptor,


lector,
levita,

sacerdos.
di

una
carme

circostanza degna

attenzione che

il

Leone quantunque di stile damasiano sia scritto in caratteri comuni del quarto secolo, precisamente come le due epigrafi della madre e della sorella di Damaso onde questo fatto che avrebbe potuto creare difficolt per la mia ipotesi, ove noi non avessimo conosciuto gli originali delle due ultime, oggi invece ci si mostra conforme all'uso che ebbe Damaso fino ad un
del vescovo
;

certo periodo della sua vita, essendo dimostrato

che

egli soltanto pi tardi adott

il

carattere

filo-

caliano.

anche da notarsi che nell'agro Verano, il luogo dove si rinvennero i frammenti dell'epigrafe del vescovo Leone, furono rinvenuti anche numerosi frammenti di epi

Ma

e precisamente presso

con veri e propri caratteri filocaliani i quali riferiscono al martire locale S. Lorenzo *. Uno di questi frammenti, che sta ancora sul posto, fu trovato nel luogo stesso dei frammenti dell'epigrafe di Leone ed il seguente:
grafi

non

si

MARMORIBVS VESTITA novis? QVAE INTEMERATA FIDES


HIC ETIAM PARIES IVSTO OMNIA PLENA VIDES

A me
fra questo

sembra di scorgere qualche relazione frammento e la epigrafe del vescovo

* Ihm. N. 35. Qualche altro frammento damasiano o di imitazione damasiana ho potuto riconoscerlo nelle mie esplorazioni nel cimitero di Ciriaca ed a suo tempo ne ragioner nel Nuovo Bullettino di archeologia cri-

stiana.

112

Capo IV.

Leone. Infatti l'ultimo verso del frammento Omnia piena vides richiama il primo verso dell'altra: Omnia quaeque vides; e la frase del secondo verso del frammento: intemerata fides fa pensare all'elogio di Laurenzia moglie di Leone semper veneranda fdelis. Di pi nel carme cui appartenne il frammento omnia piena vides si parlava di un monumento nobilissimo e adorno di marmi narmoribus vestita... e questo monumento sembra che fosse fatto da chi ebbe una intemerata fides.

nobilissimo dovette essere

il

sepolcro del ve-

scovo Leone giacch ei'a nel proprio fondo da lui acquistato con le sue ricchezze e questo fu pre;

parato a lui dalla consorte veneranda

fdelis.
:

Pu

dunque sospettarsi che il carme damasiano marmoribus vestita fosse posto nel sepolcro stesso del vescovo Leone. E se cos fosse se ne dovrebbe dedurre che Damaso, il qualt compose il primo carme in onore di quel personaggio allorch si serviva ancora dei caratteri comuni del quarto secolo, quando poi adott l'alfabeto jfilocaliano ponesse un'altra iscrizione al medesimo personaggio il che confermerebbe che egli avesse per lui una speciale affezione e tutto ci sarebbe assai naturale e si spiegherebbe assai bene nella mia
;

ipotesi.

Un'altra circostanza da non trascurarsi la

Leone vescovo presso la tomba del martire S. Lorenzo. vero che egli da pagano si era comprato col un possedimento,
posizione del sepolcro di

senza relazione col santuario;


egli

ma

pur vero che


gli fu fatto
\

non

si

fece ivi
,

il

sepolcro e questo

molti anni dopo

quando mori Christi sacerdos,

Ipotesi

per

identif. la pers. del

padre di Damaso.

1 1

dalla moglie Laurenzia


Il

che ne cur

la sepoltura.

nome

della consorte potrebbe spiegare la scelta

del luogo pres-^so il martire di lei omonimo; ma pure da ricordare che la devozione verso il martire S. Lorenzo dovette essere speciale alla famiglia di Damaso perch di origine spagnola come V eroico levita della Chiesa romana. E cos si spiega il fatto dei ricchissimi doni fatti da Damaso all'altare di S. Lorenzo (cumulai aitarla donis) e la dedica che Damaso fece di una basilica a quel martire nella casa paterna. (S. Lorenzo in Damaso) V E se noi supponiamo che il padre di Damaso avesse il suo sepolcro presso un santuario cos venerato, ove egli stesso avr desiderato di essere deposto, si comprende benissimo che Damaso divenuto pontefice e stabilita la sua tomba di famiglia sull'Ardeatina, non abbia voluto togliere le ceneri paterne dal luogo ove gi riposavano da parecchi anni. Aggiunger finalmente poche altre osservazioni e con esse conchiuder questo mio studio. Il De Rossi che fu il primo a pubblicare l'epigrafe del vescovo Leone pubblic dopo poco un

Damasus natione hispanus,

dice

il

Lib. poni.

quanto a tale questione, se il Perez non giunse a dimostrare che Damaso fosse veramente nato in Spagna rec nondimeno degli argomenti assai gravi per confermare che la sua famiglia fosse spagnola e che fosse di origine spagnola anche il martire S. Lorenzo; v. Perez, Damasus et Laurentius Hispanis asserti et vindicati. Romae 1756. La stessa tesi fu poi sostenuta dal eh. Mons. Giuseppe Benavides, De S. Damaso i (Romae 1894),' onde di questa sconel suo soggiorno in
gici e
si

perta sar assai lieto l'egregio prelato spagnolo, il quale Roma si occup di studi archeolorese benemerito dell'istruzione della giovent.
8

Marucchi.

114

Capo IV.

altro testo

damasiano

di

un giovane diacono

di

anni

di

nome

Florentius, che egli riconobbe

38 come

un

figlio

del vescovo suddetto,

morto prima del

si conservava nel museo lateranense ed un altro fu rinvenuto nell'agro Verano. Il testo intiero si supplisce con la silloge corbejense di Pietroburgo {Bull. 1881, p. 34).

padre. Di questa iscrizione un frammento

Quisque vides tumulum vitom si quaeris aperti Ter morior denos et post bis quattuor annos Servatum Christo reddens de carpare munus Cuius ei/o in sacris fomulus vel in ordine lector Officio levita fui Florentius ore Qui pater in terris item mihi snncte sacerdos Co7itif/it et natum tenuit iam sorte secvnda HOC svvERAnte meo discedir spiritvs orae ISTE SENI casus gravis est mini morte beatvs QyoD PATRis hospitio bene nunc mea membra quiescunt. DIE DEP PR///// *

Il De Rossi spieg natus sorte secunda intendendo che Florenzio fu un'altra volta figlio di Leone perch divenne suo diacono. Ma potrebbe forse meglio intendersi che egli fu il suo secondo figlio. Se la mia ipotesi fosse dimostrata, sarebbe adunque costui un fratello di Damaso e ci converrebbe con quanto si detto di sopra, che cio Damaso oltre ad Irene dovette avere altri o fratelli sorelle. N dovrebbe far difficolt che la iscri;

zione di Florenzio sia in caratteri filocaliani

per-

ch Damaso come avrebbe potuto fare pi

tardi,

si

* Della iscrizione di Florenzio il frammento a deatra conservava nel museo lateranense; quello a sinistra era perduto ed io ne ho test rinvenuti due pezzi, uno nei magazzini municipali, l'altro nel cimitero di Ciriaca, e li ho riuniti al primo nel suddetto museo ponendoli accanto alla iscrizione di Leone.

Ipotesi -per identif. la pers. del

padre di Bamaso.

115

quando gi era divenuto


porre anche una
tato
i

pontefice,

una seconda

epigrafe filocaliana al padre, ne avrebbe potuto


al fratello,

dopo che avea adot-

caratteri flocaliani.
il

Ed

De Rossi

asser

che Damaso dov fare

questa iscrizione di

Florenzio
il

quando cio anche

molti anni dopo, padre Leone era morto ed

era gi venerato, dicendovisi che il figlio era beatus per trovarsi nella tomba paterna. La quale osservazione spiegherebbe benissimo caratteri flocaliani.
i

Ma

dal

nome
si

di

questo Floreniius pu pure

ricavarsi qualche altro indizio,


stessa famiglia
mili

noto che nella solevano portare spesso nomi si,

come

p.

e.

Flortis, Florentius, Valens, Va-

Constans, Consianche Damaso compose un altro bellissimo carme per commemorare la morte di una giovane sposa di 16 anni di nome Projecta, la quale fu precisamente figlia di un Florus. Questa iscrizione fu gi riportata di sopra ed essa fornita della data consolare dell'anno 383 ed
iius, ecc.

lentinianus, Constaniinus

Ora

notevole

scritta in elegantissimi caratteri filocaliani.

bellissima epigrafe che sta nel

Per maggiore chiarezza ripeter il testo della museo lateranense.

QVID LOQVAR AVT SILEAM PROHIBET DOLOR IPSE FATERI


HIC TVMVLVS LACRIMAS RETINET COGNOSCE

PARENTVM

PROIECTAE FVERAT PRIMO QVAE IVNCTA MARITO PVLCRA DECORE SVO SOLO CONTENTA PVDORE HEV DILECTA SATIS MISERAE GENITRICIS AMORE ACCIPE QVID MVLTIS THALAMI POST FOEDERA PRIMA EREPTA EX OCVLIS PLORI GENITORIS ABIIT AETHERIAM CVPIENS COELI CONSCENDERE LVCEM HAEC DAMASVS PRAESTAT CVNCTIS SOLACIA FLETVS VIXIT ANN XVI M IX DIES XXV DEP III KAL LAN FL MEROBAVDE ET FL SATVRNIN CONSS (ail. 383)

116

Capo IV.

Damaso era assai vecchio quando compose quecarme ed era nel penultimo anno del suo pontificato; ed egli piange amaramente la morte di
sto

questa giovane sposa dicendo che


gli

il

dolore stesso

impediva di decidere se dovea dir qualche cosa ovvero tacere: Quid loquar aut sileam? prohihet dolor ipse fatevi. Ed io confesso che non mi sembra naturale un dolore cos profondo nel vecchio pontefice, che avea perduto gi tutti i suoi, per la morte di questa giovane se essa non fosse stata a lui congiunta con vincoli di parentela. E se ci si ammette bisogner dire che Floro padre di Projetta fosse un parente di Damaso e probabilmente un suo nepote e quindi Projetta fosse,

una pronipote

di lui.

Ed

in questa ipotesi la

giovane Projetta avrebbe


di

rappresentato per la madre

Damaso

la

quarta

generazione, cio precisamente aprogenies quarta

che ricordata nella iscrizione recentemente scoperta nel cimitero presso la via Ardeatina.
lora verrebbe assai

Ed

al-

bene

il

supplemento da

me

proposto nella prima parte

di questo scritto che equivarrebbe a dire esser morta Laurenzia quando

nacque Projetta progenie quarta

vidit

quae

(re-

gna piorum).
L'iscrizione di Projetta ci dice che essa mor

30 decembre del R83 nella et di 16 anni 9 mesi e 25 giorni dunque essa nacque il 5 marzo del 367 e perci Laurenzia, in questa ipotesi, dov morire dopo quel giorno. Ma Damaso fu eletto Papa nell'ottobre del 366; dunque ci combinerebbe
il
; ;

perfettamente con ci che ho


cipio

stabilito fin dal prin-

che Laurenzia

tificato di

morta negli inizi del ponDamaso e che si separasse dal marito


sia

Ipotesi

per

identif. la pers.

del padre di Damaso.

117

nel 307 avendo poi vissuto consacrata a Dio per

Ad ogni modo cosa degna di nota che la nascita di Projetta (a. 367), la quale pu ragionevolmente supporsi imparentata con Damaso e che per il computo cronologico potrebbe assai bene rappresentare la quarta generazione nella famiglia di lui, la progenies quarta nominata alla fine della iscrizione, coincida precisamente sessant'anni dopo quella data (a. 307) che per altre ragioni pu fissarsi come il principio della consacrazione a Dio per parte di Laurenzia, la quale visse appunto sessant'anni in quello stato. E tale coincidenza senza dubbio di grande importanza per la nostra questione e per mettere in relazione l'epigrafe di Projetta con la famiglia di Damaso. Il De Rossi avea gi congetturato che fra Damaso e Floro vi fosse stata qualche relazione; ed il mio maestro opin che il Floro padre di Projetta fosse quel medesimo che dedic la bella iscrisessant'anni.

zione sul sepolcro del console e martire Liberale


in

un cimitero della via Salaria vecchia. Ecco la iscrizione riportata nelle sillogi:
Martyris hic sancii Liberalis membra quiescunt Qui quondam in terris consul honore fuit Sed crevit titulis factus de consule martyr Cui vivit semper morte creatus honor Plus fuit irato quam grato principe felix Quem perimens rabidus misit ad astra furor Gratiu cui dederat trabeas dedit ira coronam, Dum, Christo procerum mens inimica fuit Obtulit haec Domino componens atria Florus Ut sanctos venerans praemia justa ferat ecc.

In questa epigrafe
ivi

si

dice che

una

basilica

componens

atria

Floro edific florvs e

118

Capo IV.

sarebbe naturalissimo che un parente di Daraaso seguisse il nobile esempio di lui nella devozione verso le tombe dei martiri. Aggiungo a tutto ci
il De Rossi richiam pure l'attenzione sopra un vetro cimiteriale in cui insieme a Damaso rappresentato anche un Floro e suppose che costui fosse per l'appunto l'autore del carme ed il

che

padre
Il

di

Projetta

*.

carme di Floro bellissimo e degno di un contemporaneo di Damaso, e finisce pregando il


martire di accettare
lui
il

lavoro di abbellimento da

fatto sul suo sepolcro post dispendia belli .


Sii

precor acceptuni quod post dispendia In melius famulus restituere Florus *.

belli

Il De Rossi credette che le dispendia belli possano riferirsi al saccheggio di Alarico del 410, ed anche in tale ipotesi il Florus avrebbe potuto essere un nepote di Daraaso. Ma potrebbe anche

l'epigrafe essere
tefice.

Ed

io sarei

contemporanea proprio del pontentato di sospettare che la

frase post dispendia belli possa alludere alle


fiere contese

che ebbero luogo sul principio del

pontificato di
fatti la lotta

Damaso per
contro
gli

lo

scisma

di

Ursino. In

Ursiniani fu chiamata belil

lum

dallo storico Rufino

quale scrisse:

Quo ex

facto tanta seditio

immo vero

tanta

bella cohorta sunt alterutrum defendentibus po*

De

Rossi, Inscr.,

I,

p.

145-46. Sul vetro

si

legge

SIMON PBTRV8 DAMAS Fi.oRvs; idem Bull, d'arch. crist., Garrucci, Vetri, ecc., tav. XXV, n. 2. 1894, p. 37, * Il codice dice disperandia ma evidentemente deve leggersi dispendia; de Rossi, Inscr. crist., II, pag. 104. Si ))Otrebbe correggere forse l'ultimo verso cosi: in me-

lius

manus

restituere Fiori >.

Ipotesi

per

identif. lapers. del

padre di Damaso.

pulis ut implerentur

huraano sanguine orationum


10).

loca. {H. E.,

II,

E Damaso
contese fra
sione:
i

s.esso

quando descrisse

le

simili

seguaci del papa Eusebio e quelli

dell'eresiarca Eraclio adoper la identica espres-

Sedino caedes bellum discordia liles >. Posto ci non vedrei alcuna difficolt per ammettere che Floro dicendo: post dispendia belli > abbia inteso parlare della fine dello scisma di Ursino in seguito alla quale egli, seguendo l'esempio
di

Damaso, aviebbe adornato

sepolcri dei martiri


:

come Damaso aveva fatto quando scrisse pr reditu cleri Ch risto praestante triumphans >. E ci
collega sempre pi Floro al pontefice Damaso.

se

Floro

fu nipote o pronipote di

Damaso
il

ecco un ravvicinamento con Florenzio

quale,

per ragione del nome pot appartenere alla stessa famiglia; e costui, per ci almeno che il De Rossi opin, ci ricondurrebbe al vescovo Leone che
sarebbe stato suo padre.

Osserver finalmente che il nome della madre Laurenlia potrebbe indicare che essa era della famiglia dei Florenzi, giacch troviamo in questa famiglia una Florida ed un Laurentius *.

tutto ci potrebbe

finalmente aggiungersi
epigrafi
;

un'ultima osservazione. Nelle

del

papa

Damaso non sono


si

indicati gli anni

ma

di questi

tiene conto invece con

iscrizioni

soltanto

di

grande precisione nelle Laurenzia sua madre, di

Irene sua sorella

(indicando,

come

dissi,

l'

et

* V. RiESE, Anthol. lat., 11,211-212. Avr occasione notare altrove l'importanza di un sepolcro di famiglia dei Fiori Florenzi presso il cimitero di Callisto.

di

De

Ressi, R.

S.,

Ili,

40.

120

Capo lY.

della professione), di

diacono probabilmente
jetta figlia di

Leone vescovo, di Florenzio figlio di Leone e di ProFloro ^ Ed anche da osservare

che non conosciamo altre iscrizioni certamente di Damaso per persone private se non queste che io ho qui ricordato. Anche da tale osservazione pertanto potrebbe ricavarsi che esista un qualche legame fra queste differenti epigrafi domestiche composte da Damaso e nelle quali egli avrebbe voluto tener conto anche dei pi minuti particolari *. Infine ci che risulta a rigore di logica dal mio ragionamento si che ammessa la interpretazione pi ragionevole e naturale e pi generalmente accettata della epigrafe degli archivi Hinc pater
:

* e Ceiitum minus (octo per?) annos (Laurenzia) Bis denas biemes necdum compleverat aetas (Irene). < Octogiiita Leo transcendit episcopus annos (Leone). Ter morior denos et post bis quatuor annos (Florenzio). (Proietta). Vixit annos XVI menses IX dies * E dallo studio e dal confronto appunto di questo

XXV

gruppo
si

di epigrafi, e

sempre

nell'ipotesi

finora esposta,

potrebbero proporre alcune date approssimative lelativamente alla vita dei personaggi fin qui nominati. a* Proposta di un quadro cronologico: ""^fi Nascita di Laurenzia madre d Damaso (anno fra il Nascita Nascita di Damaso (a. 305). 275 e il 278). Separazione di Lauienzia dal marito di Irene (a. 306). entrato negli ordini sacri (a. 307). Laurenzia aveva alMorte lora 29 o 32 anni e il marito forse poco di pi. del padre di Damaso dopo l'anno 350 in et di poco pi Elezione di Damaso al pontificato (ottobre di 80 auni. Nascita di Projetta figlia di 366) in et di 61 anno. Morte Floro e forse pronepote di Damaso (5 marzo 367). di Laurenzia non prima del marzo 367 in et di 89o92 anni. Morte di Irene verso il 368 o 369 in et di 62 Morte di Projetta (30 dicembre 383) in et o 63 anni. Morte di Damaso (Il didi IO anni, 9 mesi e 25 giorni. cembre 384) in et di circa 80 anni.

Ipotesi

per

identif. la pers. del padre di

Damaso.

121

exceptor, lector, levita^ sacerdos, e secondo lo stato


attuale della iscrizione
della

necessario dover riconoscere un

maler Damasi, complesso me-

raviglioso di coincidenze identiche fra le notizie

che abbiamo intorno al padre di Damaso e quelle il vescovo Leone dalla sua epigrafe dell'agro Verano coincidenze che hanno colpito tutti coloro ai quali ho esposto questo mio studio *. Infatti, supposto tutto ci che si e detto, questi due personaggi furono contemporanei, furono ricordati ambedue da Damaso in due iscrizioni, percorsero la stessa carriera ecclesiastica, ebbero moglie del medesimo nome (Laurenzia) la quale si consacr a Dio, ebbero figli, premorirono egualmente alla consorte, e se di uno si dice espressamente che si convert dalla idolatria, per un
indicate per
;

altro

si

fa allusione alla

medesima circostanza.

niuno potr negare che tali coincidenze sieno tali da far ritenere la proposta mia ipotesi

come sommamente probabile

e di grande impordi

tanza per lo studio della storia

Damaso.

E
invece
di

concluder che fino a quando non sar

dimostrato che l'iscrizione degli archivi dica


di

puer

pater,

si

dovr sempre dire che


sacerdos; fino
cui
si

Damaso fu
si

lector, levita^

padre a quando
il

non
della

trover un altro frammento della iscrizione


di

madre

Damaso da
voglia
dire

ricavi

che

il

post feeder a
*

post soluta foedera

i nomi degli archeologi che approvarono da me proposta; ed ora sono lieto di aggiungere che poco fa il eh. Comm. Lanciani mi ripet la sua piena adesione e mi dichiar che egli non poteva comprendere come si potesse pur muovere un dubbio sul mirabile accordo di tante coincidenze.

Indicai gi

la ipotesi

122

Capo

V.

mortis causa, la pi naturale spiegazione del sexaginla Deo vixit sar quella da me proposta; e quindi fino a nuove e decisive scoperte, dovr accettarsi come assai ragionevole e probabile la

mia
con

ipotesi sulla identificazione di


il

Leone vescovo

padre

di

Damaso.

Capo V.
Conclusione.

Ed ora prima di conchiudere definitivamente mio lavoro, voglio richiamar l'attenzione sopra altre benemerenze del pontificato di Damaso. Fu certamente una gloria di Damaso la parte grandissima che egli ebbe nella vittoria definitiva del cristianesimo sul vecchio politeismo romano, vittoria che fu pure quella della ragione, della
il

libert e della carit, sopra la forza brutale, l'op-

pressione dei deboli, e l'universale egoismo. Bellispartisimo tema sarebbe questo di descrivere colari della gran lotta che occup tutta la seconda
i

met

del secolo quarto, e studiarli nei passi degli

scrittori e nei

monumenti medesimi, specialmente


;

nelle iscrizioni

ma

troppo dovrei estendere questo

mio lavoro se entrar volessi in un campo s vasto. Ricorder dunque solo alcuni punti principali che serviranno a far conoscere sempre meglio l'importanza storica
di

questo pontificato.

notissimo che nel secolo quarto, bench la

Chiesa cristiana fosse stata riconosciuta ufficialmente da Costantino, pure continu il culto dei falsi numi in tutte le citt dell'impero; ed in

Roma

singolarmente a fianco delle basiliche cri-

stiane che sorgevano risplendenti d'oro e di

mar-

Conclusione.

123

mi,

templi degli

idoli

fumavano d'incenso,

s'immolavano ancora nel Campidoglio le vittime incoronate sull'altare del vecchio Giove latino. Il partito idolatrico nella nostra citt aveva ancora mlta influenza specialmente in una parte dell'antico patriziato, ed i suoi campioni erano i due celebri personaggi Vezzio Agorio Pretestato e Quinto Aurelio Simmaco. Costoro ebbero pure frequenti relazioni con Damaso, le quali provano che la posizione anche puramente civile dei papi era splendidissima fin dal quarto secolo. E che questi, come anche i principali vescovi, fossero gi assai doviziosi lo attesta lo scrittore contemporaneo Ammiano Marcellino, il quale paragona il lusso dei dignitari ecclesiastici con quello della
quindi non fa meraviglia che Agorio Pretestato, quantunque ricco e potente, all'invito che Damaso gli fece di farsi cristiano rispondesse, come dicemmo, che sarebbe stato
stessa corte imperiale
*
;

prontissimo a convertirsi se fosse potuto divenire

vescovo

di

Roma.
et

Facile

me romanae
*

urbis

Molta parte per di queste ricchezze fu impiegata da Damaso e dagli altri papi ad edificare e ad abbellire splendidamente le basiliche cristiane, a fondare ospedali ed altri luoghi di beneficenza, a sostentare le chiese e le popolazioni della pi remota cristianit. Ed anche il lusso era adoperato a vantaggio della Chiesa, cio per mantenere il decoro e l'influenza dell'ecclesiastica autorit: e niuno potr mai rimproverare a Damaso, come fece il
ero prolinus christianus
>.

episcopum

Histor.,

XXVII,

3.

HiERON. Cantra lohan. Hierosol.,

8.

124

Capo

V.

Rade, qualche pompa esterna, pensando che lo stesso Ambrogio, modello di santit e di austeri costumi, apriva il suo palazzo episcopale a sontuosi

banchetti ai quali intervenivano

pi inutilit

fluenti dignitari dell'impero, e

sempre con

della Chiesa

*.

Ed appunto

l'altissima posizione ci-

vile che Damaso aveva in Roma, gli permise di prendere una parte precipua nel grande conflitto fra il popolo cristiano ed il partito idolatrico ancora potente. Gli ultimi simboli del culto pagano, venerati ancora alla fine del quarto secolo, erano il sacrario di Vesta fra il Palatino ed il Foro, e l'altare della Vittoria che sorgeva ancora nel mezzo della Curia, cio nella grande sala delle adunanze senatorie posta nel comizio, e che occupava il luogo ove ora sta la chiesa di S. Adriano presso il Foro medesimo. Quest'ara antichissima era stata tolta da Costanzo, poi restituita da Giuliano, e finalmente rimossa definitivamente da Graziano figlio di Valenti niano I circa
rifiut le
il 382, allorch quell'Augusto insegne e la dignit di pontefice mas-

simo dei
Il

falsi

numi.

mezzo nuovo quel simbolo del culto antico nell'aula delle solenni adunanze, ed invi a tale scopo all'imperatore un'ambasceria presieduta da Simmaco ^ Questo dotto patrizio mise in opera tutta la sua eloquenza per ottenere da Graziano la revoca dell'editto ma i cristiani aveano intanto
partito dei senatori pagani tent ogni
di

per avere

V. Paulin. In vita Ambrosii.

Ambros.

Epist.

XVII, 5; XVIII, 32.

Conclusione.

125

ricorso al nostro

Damaso, ed egli incaric Amgrande vescovo di Milano, nella quale citt risiedeva l'imperatore, di perorare la causa della Chiesa e far si che pi non si vedesse in Roma quel segno di superstizione. L' imperatore
brogio
il

fu

commosso

dall'ardente eloquenza del santo ve*.

scovo, e la causa dei cristiani rest vincitrice

Morto poi Graziano, Simmaco prefetto di Roma torn ancora una volta all'assalto, e present a Valentiniano II nel 384 quella sua famosa memoria, nella quale adopera tutti gli artifizi della rettorica per piegare l'animo del giovane Augusto al rispetto

per l'avita religione

di

Roma
il

*.

Ma

a quello scritto artificioso oppose Ambrogio due

profonde confutazioni, dopo


latrico fu di

le quali

partito ido-

che perdere suoi difensori e vincere gli avversari, come scherzosamente scriveva pi tardi Ennodio di Pavia;
sconfitto ^
i

nuovo

cos avverossi

la Vittoria fece

Dicendi

palmam

Victoria toUit amico


favet ira deae.

Transit ad

Ambrosium; plus

L'altro

simbolo idolatrico che ansiosamente


di

studiavano

conservare

fautori del

liteismo, era quello antichissimo di


tettrice della citt,
il

morente poVesta dea prosi

culto della quale

confon-

deva con l'altro dei Penati di Roma. Nel tempio d Vesta inoltre si credevano conservate le sacre lance, e quel venerando Palladio portato da Troia, che esprimeva il concetto della potest imperitura
Ambros. Epist. XVII, 10. Symmachi. Epist. X, 71. Ambros. Epist. XXX.

* 3

126

Capo

V.

della metropoli. Quindi

Simmaco

e Pretestato dife-

sero ardentemente
stali

le

prerogative delle vergini ve-

ed

il

mantenimento del fuoco sacro, e perci


scrivere nel

le

sacerdotesse innalzarono nella loro casa una sta-

tua a quest'ultimo facendovi

basa-

mento un magnifico
zioni delle Vestali

elogio

*.

questo

monumento

dovea stare assai probabilmente insieme alle iscrimassime neWAtrium Vestae *. Damaso pertanto che occupava la sede apostolica appunto in quei giorni, e che fu l'anima del partito dei senatori cristiani nemici di Simmaco e di Pretestato, come si adoper a tutt'uomo perch fosse tolta dalla Curia 1' ara della Vittoria, cos dov agire energicamente perch Roma fosse purificata dal superstizioso culto
di

Vesta.

Ed

in-

fatti

nel 382, l'imperatore Graziano tolse alle Vei

stali tutti

loro antichi privilegi ed

loro beni,

dopo

il

qual fatto langu per poco pi quel culto


^.

e poi definitivamente cess

qui

mi cade

in

acconcio di ricordare un mo-

numento scoperto alcuni anni or sono, il quale a mio parere attesta quanto fosse ardente l'ultima resistenza del paganesimo contro la religione novella che gi era trionfatrice. Fra le iscrizioni onorarie delle Vestali massime tornate in luce l'anno 1883 nell'atrio della loro casa presso il Foro romano, ve n'ha una che porta la data consolare del 364, {loviano el Varroniano consulibus), e nella

quale

il

nome

della sacerdotessa fu

Gruter, Inscr., pag. 310, cf. C. i. L. VI. V. il mio libro Le Forum Roraain et le Palatin,

1903, pag. 152 e segg. 3 Cod. Theodos. XVI, 10, 20.

Symm.

'/)t5^

X, 61.

Amhros. Epist.

17,

12.

Conclusione.
*.

127

studiatamente martellato da antica mano Questa martellatura si riferisce senza dubbio alla memoriae damnatio
: ma piuttosto che pensare ad una Vestale colpevole e condannata, io riflettendo al-

l'epoca della iscrizione

proporre
di

(a. 364), fui il primo a congettura che sia questa l'iscrizione una sacerdotessa la quale abbandonato il culto

la

idolatrico

si

era convertita al cristianesimo, e che


dal

perci dai sacerdoti pagani ne fosse per odio can-

basamento onorario *. avvenuto parecchi anni dopo la data della dedicazione del monumento, come naturale, e perci nel tempo precisamente in cui il nostro Damaso sedeva sull'apostolica sede, e poco prima del 384, ultimo della sua vita, quando il grande conflitto ebbe termine con la definitiva vittoria del Cristianesimo. Ed incellato
il

nome

Un

tale fatto dovette essere

fatti

a quei giorni alludeva

il

principe dei poeti

cristiani dicendo:
Vittattfs olim Ponti fex Adscitur per signum Crucis Aedemque Laurenti tuam Vestalis intrat Claudia '.

^ Essa dice cosi: ob. mbritvm. castitatis pvdicitiak ADQ. IN. SACRIS RKLIGIONIBTSQUB OOCTRINAE MIRABILIS V V MAX (. virginis Vestalis maximae) pontiFICES V V e e (viri clarissimi) promao macrinio sossiANO V e P M (viro clarissimo pontifice madore). * Vedi il mio libro Le Forum Romaia et le Palatin pag. 186. Questa mia spiegazione stata poi generalmente adottata e quasi tutti gli illustratori del Foro romano l'hanno fatta propria; ma pochi sono quelli che mi hanno citato come il vero autore di tale spiega|
|

zione.
^

Prudenzio, Peristephanon Hymn.,

II.

128

Capo

V.

Ed

accettandosi tale congettura, non sarebbe


il

uno strano pensiero


l'apostolico zelo di

riconoscere nella cancel-

lata iscrizione della vestale

un monumento
il

delin-

Damaso,

quale della sua

fluenza

si

giov per convertire alla cristiana verit


ministri dei falsi numi, ed abbatt nella
gli ultimi
il

gli stessi

nostra

Roma

avanzi d'idolatria.
di

cos

poco dopo presso

tempio

Vesta
di

si

dedic

come

trofeo di vittoria la

chiesa

S.*

Maria

antiqua, or ora scoperta.

A
di

Damaso adunque

si

deve l'avere nobilmente


lui

sostenuta la dignit della Sede Apostolica, a

avere incoraggiato e protetto gli studi biblici per mezzo del grande Girolamo, a lui l'averci tramandato preziose notizie sui martiri, a lui la

cura dei grandiosi lavori sui loro sepolcri nelle catacombe romane. A lui infine pur debitrice la patria nostra della grande vittoria con la quale
fu debellata l'idolatria e fu portata trionfante sul

Campidoglio

la

croce

di Cristo.
l'

La

storia

adunque e
il

archeologia

si

accordalle

dano nel difendere

pontificato di

Damaso

accuse degli avversari e nel mostrare le grandi benemerenze di lui verso la Chiesa e in modo speciale verso questa nostra Roma di cui pu
chiamarsi a buon diritto uno dei figli pi illustri. Ed io depongo la penna rallegrandomi che i
scavi fatti nelle catacombe a cura del Wilpert e dei PP, Trappisti ci abbiano restituito un altro ricordo della sua famiglia che io ho illustrato in questo mio lavoro, e ci abbiano anche indicato in quale regione della grande necropoli Appio-Ardeatina noi dobbiamo ricercare il suo primitivo sepolcro. E faccio voti onde con la prrecenti

Conclusione.

129

secuzione degli scavi e degli

studi si giunga

riconoscere con ogni certezza

il

posto preciso ove

per quattro secoli ripos il corpo del grande pontefice, che fu poi trasferito nella basilica da lui
eretta presso
egli

quell'edificio
i

degli

archivi in cui

avea passato

suoi anni giovanili.

Ed

in questa basilica presso l'antico teatro di

Pompeo, ove ora sorge un nobilissimo palazzo


pii alti uffici ecclesiastici e sede eziandio di illustri pontificie accademie, riposano ancora venerate le ceneri di Damaso; ed ivi vivr

papale, sede dei

suo gran nome, compiendosi il voto celebre epigrafe posta in quella basilica stessa da lui splendidamente adornata:

immortale
espresso

il

nella

Q.VAE

DAMASI TENEAT PROPRIVM PER


SAECVLA NOMEN

Roma, Giugno

1905.

g"

(^^^-2|><--<^^^^3^f

INDICE

PAQ.

Dedica

Capo

y>

I.

II.

La Le
Le

storia del Poutificato di


Iscrizioni

Damaso.

5
43

Damasiane

dei martiri

III.

iscrizioni sepolcrali di

Damaso e

della

sua famiglia

63
ipotesi per identificare

>

IV.

Proposta
la

di

una

persona del padre del papa Damaso.

98
122

V.

Conclusione

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BS 2515 .M37 1903 SMC harucchi Orazio Le memorie degli apostoli Pietro e Paolo in Roma 47020622
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