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LA CIVILT DI ROMA ANTICA

1. Introduzione 2. Il territorio italiano prima delle conquiste di Roma.


2.1 Un insieme di popolazioni di diversa origine 2.2 Le popolazioni che occupavano le diverse regioni dItalia nei secoli VII-VI a.C.

3. Breve storia di Roma antica


3.1 Le origini APPROFONDIMENTO Il mito delle origini 3.2 Let regia (753-509 a.C.) 3.3 La Repubblica (509-27 a.C.) 3.4 Let imperiale (27 a.C. 476 d.C.) 3.5 Le invasioni barbariche e la fine dellimpero romano dOccidente

4. Istituzioni e struttura sociale


4.1 Lorganizzazione istituzionale in et monarchica 4.2 Lorganizzazione istituzionale in et repubblicana e in et imperiale

5. Lo sviluppo del diritto in Roma antica


5.1 Et monarchica: norme consuetudinarie e leggi 5.2 Le XII Tavole (met del V sec. a.C.) 5.3 Le leggi Licinie Sestie del 367 a.C. 5.4 Luniversalismo giuridico dellet imperiale 5.5 Leredit del diritto romano: il Corpus Iuris Civilis

6. Forme di vita sociale e aspetti di vita materiale


6.1 Forme di vita sociale 6.2 Aspetti di vita materiale

7. Il sistema economico produttivo


7.1 Let monarchica 7.2 Et repubblicana 7.3 LImpero APPROFONDIMENTO Strade e acquedotti nellimpero di Roma

8. Lesperienza religiosa
8.1 La forma religiosa arcaica 8.2 Gli influssi greci ed etruschi 8.3 Levoluzione delle esperienze religiose nellet della Repubblica 8.5 La religiosit in et imperiale: il culto dellimperatore e lavvento delle religioni orientali di mistero e salvezza APPROFONDIMENTO Nascita e sviluppo del Cristianesimo negli anni dellimpero: da religione perseguitata a religione imposta

1. Introduzione
Nel momento del suo massimo splendore (durante limpero di Traiano, 98-117 d.C.) Roma imperiale era arrivata ad estendere il proprio dominio su gran parte del mondo allora conosciuto. Dalla Gran Bretagna allEgitto esisteva ununica lingua ufficiale (il latino) e un unico sistema amministrativo, i principi del diritto romano erano imposti in tutto lImpero, il sistema viario e lo stretto controllo del territorio (opera dellesercito romano) avevano notevolmente facilitato gli scambi commerciali e culturali tra popoli che prima quasi non si conoscevano. Mai prima dallora si era verificato un fenomeno simile e mai pi si verificher successivamente. Le conseguenze dello straordinario sviluppo dellimpero di Roma sono ben presenti anche ai nostri giorni:

Per la lingua parlata innanzitutto (francesi, italiani, rumeni e spagnoli parlano tutti delle lingue che si definiscono romanze proprio perch derivate dalla lingua dei Romani: il latino) Luso da parte della Chiesa Cattolica del latino quale lingua ufficiale legato proprio al carattere universalistico che tal lingua aveva assunto Termini scientifici in latino (quando nel Settecento gli studi naturalistici iniziarono a classificare tutti gli esseri viventi ritennero opportuno usare la lingua latina, dato che questa era allora conosciuta da tutti gli uomini di cultura; il nome scientifico per indicare il gatto divenne perci Felix, dal termine latino usato per indicare questo animale) Nel diritto (lo studio del diritto romano ancora oggi praticato dagli studenti di giurisprudenza a dimostrazione dellimportanza che quegli studi hanno avuto per lo sviluppo successivo del diritto; molti giudici, nelle loro sentenze, ancora oggi inseriscono espressioni latine) Vediamo quindi la storia di questa civilt che in pochi secoli si trasformata, passando da semplice comunit di pastori a grande impero (il pi vasto dellantichit).

2. Il territorio italiano prima delle conquiste di Roma


2.1 Un insieme di popolazioni di diversa origine
Il termine Italia con il quale viene chiamato il nostro paese deriva da Itali il nome di un popolo dorigine indoeuropea stabilitosi sul finire del II millennio a.C. in Calabria. Furono i Greci a chiamare Italia il territorio occupato dagli Itali e quindi, nei secoli, per estensione, tutto il territorio della penisola venne chiamato Italia. Nei secoli della fondazione e del primo sviluppo di Roma il territorio della penisola occupato da popolazioni di origine diversa. Schematizzando possiamo affermare che le diverse popolazioni residenti in Italia nei secoli VIII-V possono ricondursi ai seguenti gruppi dappartenenza: Indoeuropei (arrivati in Italia nel corso del II millennio a.C. e agli inizi del I) Greci (contatti con il mondo greco si hanno gi nel corso del II millennio a.C. e i primi insediamenti Greci in Italia sono attestati dallinizio del I millennio a.C., tuttavia una vera e propria colonizzazione del territorio dellItalia meridionale si ha solo nei secoli VII e VI a.C.) Mediterranei (sono le popolazioni discendenti dagli abitanti della penisola dellet del Bronzo) Punici (colonie cartaginesi sorte in Sicilia e Sardegna dal VII sec. a.C.)

2.2 Le popolazioni che occupavano le diverse regioni dItalia nei secoli VII-VI a.C.
Italia nord-occidentale LItalia nord-occidentale occupata da popolazioni legate alla stirpe dei Celti, gruppo dorigine indoeuropea che si era espanso in Francia, Spagna, Gran Bretagna e Italia con successivi movimenti migratori. Le popolazioni dorigine celtica occupano territori del Piemonte, della Lombardia e dellEmilia. Sempre nellItalia nord-occidentale abbiamo la presenza della popolazione dei Liguri di origine mediterranea (come dimostrerebbe la loro lingua). I Liguri hanno i loro principali centri lungo le coste del mar Tirreno, occupano territori della attuale Liguria e della costa francese, parte delle Lombardia e del Piemonte. Italia nord-orientale NellItalia nord-orientale abbiamo la popolazione dei Cenomani (dorigine indoeuropea) tra Lombardia e Veneto. Dei Veneti (sempre dorigine indoeuropea) nel territorio della regione omonima e parte del Friuli. Dei Reti nel territorio corrispondente allattuale Trentino Alto Adige e degli Etruschi che occupano, nel periodo della loro massima espansione, anche parte del Veneto. Per lItalia nord-orientale da segnalare la presenza presso il centro veneto di Adria di Etruschi e Greci (il nome Adriatico stato dato dai Greci al mare che consentiva loro di raggiungere la citt di Adria), ad Adria avvenivano notevoli scambi commerciali. Italia centrale LItalia centrale divisa in due parti dalla catena appenninica, sul versante tirrenico domina la civilt etrusca (in Toscana, Emilia, parte del Lazio e della Campania), sul versante adriatico abbiamo la popolazione dei Piceni. La fascia appenninica occupata da popolazioni dorigine indoeuropea definite italiche, sono, a partire dal Nord: Umbri, Sabini, Sanniti. Tra Lazio e Campania abbiamo diversi popoli dorigine indoeuropea: Latini, Equi, Volsci, Ausoni. Sulle coste campane troviamo le prime colonie greche a Cuma, ad Ischia, a Posidonia ed Elea. Italia del sud e Sardegna Nella regione pugliese si sono stabilite le popolazioni degli Apuli, dei Dauni, degli Iapigi e dei Messapi. Anche in Puglia vi sono delle colonie greche, le pi importanti sono a Otranto (Idrunte), Gallipoli e Taranto (Taras). Nel Territorio della Basilicata vi sono i Lucani (nelle zone interne) e colonie greche sul mare (Metaponto, Eraclea, ecc.).

Il territorio calabrese e quello siciliano si caratterizzano per la presenza nelle zone interne di popolazioni dorigine italica (Bruzi in Calabria, Sicani e Siculi in Sicilia) e per la diffusione sulle coste di colonie greche: Sibari, Crotone, Reggio, Metauro ecc. per la Calabria e Naxos, Catania, Siracusa, Taormina, ecc. per la Sicilia. Sempre in Sicilia vi sono delle colonie dorigine cartaginese sulla punta nord-occidentale (Selinunte e Panormo, oggi Palermo, ecc.). Il territorio sardo vede la presenza sulle coste del sud di colonie cartaginesi (Nora, Sulcis, ecc.) e nel territorio centrale loccupazione della popolazione dei Sardi. In questi secoli si vanno definendo, in tutto il territorio italiano, gli insediamenti urbani che daranno origine alle moderne citt dove viviamo. I gruppi umani che occupano il territorio italiano, dai Celti alle popolazioni dorigine fenicia, sono, come abbiamo avuto modo di vedere, profondamente diversi per civilt, cultura, esperienze. Questa profonda eterogeneit durer per ancora solo per qualche secolo, gi nel II secolo a.C., infatti, tutto il territorio italiano sar controllato da una unica grande forza, la potenza di Roma.

3. Breve storia di Roma antica


3.1 Le origini
Un popolo, destinato a governare su gran parte del mondo conosciuto, difficilmente poteva accettare davere delle origini da gruppi di pastori-agricoltori, come tanti altri che popolavano lItalia agli inizi del primo millennio a.C. Per tale motivo ai ragazzi romani veniva raccontato che i fondatori della loro citt, Romolo e Remo, erano diretti discendenti di Enea, leroe troiano fuggito dalla propria citt (Troia o Ilion) a causa della distruzione della stessa ad opera degli Achei. In realt le origini di Roma non hanno nulla di eroico, ma sono legate come tanti altri eventi storici, ad una particolare mescolanza di condizioni favorevoli, fortuna, valore. Il sito sul quale ebbe origine il nucleo originario della citt si trova in prossimit del fiume Tevere, a poca distanza dal mare, nel punto in cui un ansa e la presenza di unisola al centro consentivano un pi facile guado. Proprio per la relativa facilit con la quale si poteva attraversare, quel luogo divenne centro di convergenza per le vie che univano Nord e Sud (anche gli Etruschi usavano tali percorsi) e il mare con le zone interne (alle foci del Tevere esistevano gi dallantichit delle saline e il loro prezioso prodotto veniva trasportato e venduto nel territorio dellinterno, la strada che passa per Roma e che unisce il mare con linterno si chiamer Salaria proprio per la tipologia di prodotto soprattutto trasportata). Non bisogna poi dimenticare che lo stesso fiume rappresentava uno strumento di viabilit molto usato nei tempi antichi. La condizioni favorevoli del sito consentirono, tra la fine del secondo millennio e linizio del primo, il formarsi di un luogo nel quale avvenivano gli scambi commerciali: il Foro boario. Nelle vicinanza di questo luogo di pianura, piuttosto acquitrinoso e malsano, si trovavano dei colli che proprio per la loro struttura sopraelevata offrivano un ambiente ideale per il sorgere del villaggio. Abbiamo cos che sul colle Palatino (poco distante dal fiume), luogo gi abitato in et arcaica da gruppi dediti alla pastorizia, si intensifica la presenza umana e gli insediamenti. In particolare arrivano gruppi, di origine latina, provenienti dai Colli Albani. Ben presto sorsero altri villaggi sul colle Celio e sullEsquilino, Roma come citt non era ancora nata, ma gia si erano formati i romani (nel linguaggio locale il fiume si chiamava rumon, e il termine con il quale si chiamavano coloro che vivevano vicino al fiume era ramnes da qui romani). I villaggi formatisi sui colli ebbero in origine una forma di aggregazione federativa (il Septimontium), solo nellVIII secolo, con linsediamento di gruppi Sabini sul colle del Quirinale si ebbe una profonda trasformazione. I gruppi sabini, molto numerosi, entrarono presto in contrasto con i gruppi gi insediatisi negli altri colli (nellambito di questi contrasti si colloca la leggenda del Ratto delle sabine) e il loro prevalere diede origine ad ununica realt: la citt di Roma.

APPROFONDIMENTO ........ IL MITO DELLE ORIGINI


Secondo la leggenda quando Troia venne conquistata dagli Achei (verso la fine del II Millennio. a.C.), uno dei pochi difensori della citt che riusc a fuggire fu Enea, figlio di Anchise e della dea VenereAfrodite. Enea nella sua fuga port con s il padre, Anchise, e il figlio, Ascanio, (la moglie era morta durante lassalto finale alla citt di Troia). Dopo diversi anni di viaggio, e dopo aver vissuto molte avventure, finalmente Enea arriva sulle coste dellattuale Lazio, qui sposa Lavinia, figlia del re locale, e con lei fonda una citt (a cui dar lo stesso nome della moglie), anche Ascanio, il figlio di Enea, fonda una citt Alba Longa. Ebbene fu proprio una contesa per la successione sul trono della citt di Alba Longa a dare origine a quella serie deventi che si concluderanno con la fondazione di Roma, vediamo come andarono le cose secondo la leggenda.

Dopo otto generazione dallarrivo di Enea (quindi circa 200 anni dopo, ossia allinizio del secolo VIII a.C.) i due figli del re di Alba Longa si misero al litigare per la successione al trono, in particolare Amulio contestava al fratello Numitore, legittimo successore al trono, il diritto alla sovranit. Amulio arriv al punto di rovesciare Numitore, legittimo sovrano, uccidendone quindi tutti i figli tranne una ragazza: Rea Silvia, questa fu obbligata ad entrare nel collegio delle vestali e quindi a fare il voto di castit. Avvenne, per, che un giorno mentre Rea Silvia si era addormentata lungo le rive del fiume, passasse il dio Marte il quale innamoratosi di lei la mise incita senza nemmeno svegliarla. Lo zio Amulio si arrabbi moltissimo per questo fatto e appena Rea Silvia partor raccolse i due gemelli appena nati e li pose in una cesta abbandonandoli sulle acque del Tevere, lasciando andare i due bambini alla deriva. I due piccoli, piangendo rumorosamente, richiamarono lattenzione di una lupa che invece di mangiarli li allatt (per questo la lupa rimasta quale simbolo di Roma), furono quindi trovati da un pastore che li raccolse e li fece crescere come figli propri. I due gemelli, chiamati Romolo e Remo, una volta cresciuti vennero a conoscenza della loro storia e decisero di tornare ad Alba Longa per vendicare la madre e il nonno, e cos fecero. Ritornarono nella citt, uccisero Amulio e rimisero sul trono il legittimo regnante Numitore. Dopo aver compiuto la vendetta decisero di fondare una nuova citt che chiamarono Roma, per tradizione la data il 753 a.C. Per delimitare la zona che doveva racchiudere la nuova citt scavarono, con laiuto di due buoi, un profondo solco, fatto il solco giurarono che avrebbero ucciso chiunque avesse osato oltrepassarlo senza il loro permesso. Avvenne per che Remo, arrabbiato con il fratello, osasse passare il solco prima tracciato senza chiedere il permesso a Romolo e questi lo uccise. Possiamo osservare come la leggenda cerchi di trovare delle straordinarie origini ad una citt destinata a diventare straordinaria. Enea un eroe troiano; Venere-Afrodite e Marte sono due divinit, la prima simboleggia lamore, la seconda la guerra, entrambe queste due componenti sarebbero quindi state presenti nellanimo dei cittadini romani.

3.2 Let regia (753-509 a.C.)


Lanno 753 a.C. come data di fondazione della citt ha valore solo per la tradizione, non esiste, infatti, un momento esatto nel quale la citt viene fondata. Possiamo dire che nel VIII sec. a.C. le genti che vivevano sui colli vennero radunate sotto il potere di un unico re, affiancato da un senato (la parola senato deriva dal termine senex che significa vecchio, e in effetti il senato era formato dalle persone pi anziane, considerate pi sagge) costituito da esponenti delle famiglie pi importanti. Il sistema monarchico era non ereditario ma elettivo. Secondo la tradizione furono sette i re di Roma, tuttavia se si considera lampio intervallo di tempo dellet regia (244 anni) si comprende come il numero dei re deve essere stato superiore. Delle figure conosciute dei sette re solo Romolo ha carattere leggendario, di tutti gli altri vi sono notizie storiche che ne confermano lesistenza. I quattro re di origine Sabina I quattro re successivi a Romolo: Tito Tazio, Numa Pompilio, Tulio Ostilio e Anco Marzio, sono tutti di origine sabina. Durante la reggenza di questi re gli eventi pi significativi furono: la distruzione della vicina citt di Alba Longa (che ormai era diventata rivale di Roma) la conquista del territorio alle foci del Tevere (importante per la presenza delle saline e perch consentiva un diretto accesso al mare) costruzione di un ponte stabile sul Tevere sfruttando lisola Tiberina (alla fine del VII sec. a.C.) Il periodo dei tre re dorigine etrusca Allinizio del VI secolo un nobile dorigine etrusca (Tarquinio Prisco era nato a Tarquinia) riusc, grazie ad una congiura di palazzo, ad assumere il potere a Roma, sostenuto dalla classe dei commercianti e artigiani (il carattere non ereditario del titolo monarchico consentiva una tale assunzione di potere). Con Tarquinio Prisco la civilt di Roma venne in diretto contatto con quella etrusca (che allora era al massimo splendore), grazie a questo rapporto Roma si trasformer in una citt vera e propria (gli Etruschi erano degli abili costruttori di citt). Ai regnati dorigine etrusca si devono, infatti, diversi lavori di sistemazione urbanistica: il livellamento del Foro Boario lo scavo di un canale di scolo allinterno della citt (la cloaca Massima) opere di bonifica e prosciugamento

costruzione di una cinta muraria difensiva di 7 Km attorno al centro abitato (nel quale presumibilmente vivevano 15-20.000 persone) Con Tarquinio Prisco e i suoi due successori Servio Tullio e Lucio Tarquinio detto il Superbo, ebbe un notevole impulso anche lattivit di espansione e controllo territoriale, tanto che con Tarquinio il superbo la citt aveva raggiunto ormai una vera e propria supremazia sullintera regione laziale.

3.3 La Repubblica (509-27 a.C.)


3.3.1 Dalla monarchia alla repubblica Le continue lotte intraprese da Tarquinio il Superbo per lespansione territoriale e il suo aver favorito la plebe (il termine plebe deriva dal latino plus che significa moltitudine e indica quanti non appartengono ai gruppi familiari dei padri fondatori della citt: i patrizi) spinsero gruppi di patrizi a ribellarsi al re durante una sua assenza da Roma. Tarquinio si rivolse allora a Porsene, re della citt etrusca di Chiusi, per avere un aiuto. Nonostante la tradizione romana non ammetta la sconfitta, e anzi approfitta della scontro per suscitare lamor patrio ( in questo ambito che vengono collocate le gesta di Orazio Coclide che riesce, da solo, a fermare su un ponte lavanzata dellesercito etrusco; e di Muzio Scevola che si brucia volontariamente la mano che ha sbagliato, non essendo riuscito ad uccidere Porsenna il re etrusco), Porsenna riusc a sconfiggere i Romani. Poco dopo, per, lo stesso Porsenna venne sconfitto dallesercito delle popolazioni latine, alleate con i Greci della citt di Cuma, e si ritir da Roma. Dopo lallontanamento del re il potere a Roma fu assunto da due consoli (naturalmente il senato rimase quale istituzione fondamentale del sistema, anzi con let repubblicana acquis maggior forza). Sulla neonata Repubblica intanto incombeva un grave pericolo: bande di Volsci ed Equi dalla fascia appenninica avevano iniziato a premere con intenti ostili sul territorio del Lazio. 3.3.2 Dalla conquista del Lazio al controllo di tutto il territorio della penisola Come abbiamo visto nel IV sec. a.C. il territorio italiano abitato da popolazioni dorigine diversa, i Romani, nella loro attivit di conquista, arriveranno a scontrarsi con molte di queste popolazioni (con molte altre trovarono degli accordi, magari per combattere contro nemici comuni, il caso dei Veneti che fecero un patto con i Romani per combattere i Celti, comuni nemici). Gli anni della Repubblica furono anni di scontri, di vittorie e sconfitte, le popolazioni che fecero maggior resistenza alle conquiste romane furono: a. I popoli della fascia appenninica (Volsci, Equi, Sanniti) b. Gli Etruschi (residenti nel Lazio settentrionale, in Toscana e in Emilia) c. I Celti (o Galli, stabilitisi nellItalia nord-occidentale e in parte dellEmilia) d. Le colonie greche dellItalia meridionale e. I Punici (colonie cartaginesi insediatisi in Sicilia e Sardegna) a. Gli scontri con i popoli della fascia appenninica I rapporti ostili con le popolazioni degli Equi e dei Volsci sono legate pi che alla volont di conquista dei Romani, alla minaccia che questi gruppi rappresentarono per la stessa sopravvivenza di Roma. Nel corso del V secolo, infatti, gruppi di Equi e Volsci si spostarono dalla regione appenninica verso il territorio laziale occupando i colli Albani. Uniti con i Latini i Romani combatterono per alcuni decenni contro Equi e Volsci finch riuscirono ad avere la meglio. Molto pi contrastato fu lo scontro con la popolazione dei Sanniti (questo popolo risiedeva nei territori compresi tra Campania e Puglia), in questo caso si trattava di una vera e propria guerra di conquista da parte dei Romani. Dopo aver firmato, nel 354 a.C., un patto di amicizia che garantiva ai Romani la supremazia sul Lazio, la popolazione sannitica arriv nei suoi spostamenti verso al costa campana a minacciare la citt di Capua, i Capuani chiesero aiuto ai Romani che non potevano intervenire volendo mantenere fede al trattato del 354 (anche se a molti ricchi cittadini romani lidea di estendere la propria egemonia sui territori campani era molto gradita). Si usc dalla difficile situazione grazie ad uno stratagemma: la citt di Capua (abitanti, edifici pubblici e privati, e tutti gli altri beni) si consegn a Roma dichiarandosi propriet dello Stato romano, a questo punto lo scontro divenne inevitabile (prima guerra sannitica), dur solo pochi anni e quindi si ristabil tra le due popolazioni un clima di pace. Purtroppo la pace dur molto poco, ben presto iniziarono nuove ostilit che portarono ad un conflitto che durer per pi di trentanni e che mise a dura prova lesercito di Roma, in questa seconda guerra sannitica i Romani subirono una vera disfatta nel 321 a.C. alle Forche Caudine, dove vennero umiliati dai nemici vittoriosi. Solo nel 304 a.C. lesercito di Roma riusc ad avere la meglio su quel popolo guerriero (quasi invincibile tra le sue montagne), distruggendo il principale centro sannitico: Bovianum.

b. Lannessione delle citt etrusche Nel corso del V secolo la presenza dei Romani sui colli Albani ebbe gravi ripercussioni nei rapporti con le citt etrusche, in particolare con la citt di Veio. I Romani seppero approfittare della rivalit esistente tra le diverse citt etrusche per conquistarle o annetterle, Veio fu conquistata e distrutta nel 396 a.C., dopo 10 anni di lotte senza che nessunaltra citt amica portasse aiuto. Dopo Veio tutte le citt etrusche esistenti nel territorio attorno a Roma, e non solo, passarono sotto il diretto controllo dei Romani. La relativa facilit con la quale i Romani presero possesso delle citt legata alla rivalit esistente tra le diverse citt, come dimostrato dal fatto che queste furono incapaci di costituire ununica forza contro la potenza avversaria. c. I Celti (o Galli) Originari dellEuropa centrale, larrivo in Italia di trib appartenenti al gruppo dei Celti inizia nel secolo X a.C. e si intensifica nei secoli VI-V. Stanziatisi nella pianura Padana le trib celtiche non avevano propensione per il lavoro della terra, vivendo secondo forme di seminomadismo. Dal IV secolo a.C. si osserva un assestamento negli insediamenti delle varie trib, in questi anni che i centri di Milano e Bologna ricevono un notevole impulso allo sviluppo proprio grazie alla presenza celtica. I Romani vennero a conoscenza dei Celti (da loro chiamati Galli) in modo tragico nel 390 a.C., quando una trib dal versante adriatico emiliano punt decisamente verso Roma senza quasi incontrare ostacoli. Lesercito inviato dai Romani non riusc a fermare lavanzata di guerrieri che impressionarono i soldati per la loro ferocia e audacia. Roma, ormai senza difesa, venne abbandonata da donne e bambini che furono inviati nella vicina citt etrusca di Caere; gli uomini ritiratisi nella rocca capitolina resistettero per alcuni mesi poi dovettero arrendersi e consegnare ai Galli un ingente tesoro, la citt venne incendiata e quindi i Galli proseguirono verso il meridione, nella regione dellApulia. Dopo la tragica esperienza del 390 a.C. per diversi anni tra Romani e Galli non vi furono scontri, questi ripresero nel III secolo, quando spostamenti di popolazioni dal nord Europa spinsero altre trib celtiche in Italia, qui, assieme alle trib residenti (Boi, Insubri, Taurisci nella zona di Torino questultimi, ecc.), mossero verso il centro Italia, (solo i Cenomani, assieme a i Veneti rimasero fedeli a Roma). Lesercito, composto da 200.000 soldati, mandato da Roma riusc a sconfiggere i nemici a Talamone (vicino a Grosseto) nel 224 a.C.. Dopo Talamano, al fine di evitare il ripetersi di tali pericolosi movimenti ostili, i Romani decisero di occupare la pianura Padana combattendo le trib nemiche, e cos fecero, ben presto quasi tutto il territorio del nord Italia (mancher solo il Piemonte e la Liguria) sar sotto il diretto controllo di Roma e le trib celtiche avversarie allontanate dal territorio della penisola italiana. Lo scontro tra Romani e trib celtiche continuer anche nel secolo successivo, ma solo sul territorio francese e tedesco. d. Le colonie greche dellItalia meridionale La presenza di colonie greche nellItalia meridionale testimoniata gi dallVIII sec. a.C., nel corso del VII e VI secolo gli insediamenti aumentarono notevolmente di numero occupando quasi completamente le coste calabre e parte delle coste pugliesi e siciliane. Loccupazione fu talmente diffusa che questa parte dItalia venne chiamata Magna Grecia (Grande Grecia), le colonie mantenevano stretti rapporti con le citt dorigine (o citt madri). I Romani vedono con suggestione e rispetto le colonie greche, riconoscendo la superiorit della civilt greca. Agli inizi del III sec. a.C. i rapporti tra Romani e Greci era improntato a principi di amicizia e rispetto (daltra parte nel loro conflitto con i Sanniti i Romani fecero un grande favore alle colonie, costantemente minacciate da quel popolo guerriero), avvenne per che nel 282 a.C. la colonia greca di Thurii sentendosi minacciata dal popolo dei Lucani decide di chiedere aiuto ai Romani, lesercito romano interviene, vince i Lucani e lascia a presidio della zona delle guarnigioni in diverse citt (Thurii, Reggio, Locri, Crotone, ecc.), la presenza dellesercito di Roma non per gradita alla colonia greche pi importante della zona: la citt di Taranto. E proprio con Taranto, dopo alcuni atti provocatori, si arriver al conflitto. La colonia chiede aiuto a Pirro re dellEpiro (territorio nellattuale Albania). Pirro sbarca in Italia nel 280 a.C. con un esercito di 25.000 sodati e una ventina di elefanti, le popolazioni della Magna Grecia si allinearono dalla sua parte. Il primo scontro tra Pirro e lesercito romano avvenne ad Eraclea (sulla costa ionica) e fu vittorioso per il re dellEpiro, anche altri scontri successivi furono per lui vittoriosi, non solo, considerate le sue vittorie venne chiamato anche dalle colonie greche in Sicilia per combattere i Cartaginesi, e anche in Sicilia risulta vittorioso. Tuttavia ritornato sul territorio della penisola si trov in una condizione di isolamento e ci consent allesercito romano di affrontarlo e sconfiggerlo in modo definitivo nel 275 a.C. presso la citt di Maleventum (dopo la vittoria ribattezzata dai Romani Beneventum). e. Lo scontro con le colonie puniche di Sicilia

Il termine punico deriva dal latino poenus che a sua volta deriva dal greco phoiniks: fenicio. In effetti le colonie puniche siciliane sono dorigine fenicia dato che furono fondate dai cittadini di Cartagine, citt dorigine fenicia sorta sulle coste africane in una posizione molto vicina allisola siciliana. Linsediamento di coloni cartaginesi in Sicilia inizia gi dal VII sec. a.C., in concorrenza con gli insediamenti greci (saranno proprio i cartaginesi a limitare lespansione territoriale in Sicilia dei Greci). Nel 509 a.C. Romani e Cartaginesi firmano un accordo secondo il quale i Romani non dovevano interferire con le questioni relative alla Sicilia, altri trattati di pace furono stipulati nei secoli successivi, ancora nel 360 a.C. i romani riconoscono il diritto dinfluenza cartaginese sulla Sicilia. I rapporti pacifici tra Roma e Cartagine non potevano per durare a lungo, Roma era ormai divenuta la principale potenza in Italia e Cartagine rappresentava la principale potenza nel mar Mediterraneo, lo scontro era inevitabile, mancava solo loccasione per iniziare le ostilit. Questa occasione si present nel 264 a.C. quando Messina chiese a Roma aiuto per difendersi dagli attacchi dei Cartaginesi di Sicilia. Ben presto si comprese che lo scontro non si sarebbe limitato alla conquista da parte dei Romani dei territori siciliani, ma sarebbe arrivato alla distruzione di una delle due potenze in lotta. Ci che era in gioco non era il controllo della Sicilia, ma la supremazia su tutto il mare Mediterraneo. 3.3.3 La supremazia sul Mediterraneo, le conquiste in Spagna, nei Balcani e in Asia Minore La supremazia sul mar Mediterraneo: lo scontro con Cartagine Agli inizi del III sec. a.C. lo Stato cartaginese aveva raggiunto una notevole grandezza e potenza (la popolazione era di circa 4.000.000 di abitanti, contro 1.000.000 circa di cittadini romani) lo scontro con Roma per il controllo del mar Mediterraneo era inevitabile ora che Roma aveva occupato buona parte dei territori dItalia. Lo scontro tra le due grandi potenze dur per pi di 100 anni (dal 264 al 146 a.C.) concentrato in tre momenti diversi: le tre guerre puniche (264-241 a.C.; 218-202 a.C.; 149-146 a.C.). Prima guerra punica (264-241 a.C.) Come abbiamo visto loccasione per linizio delle ostilit fu la richiesta daiuto da parte della citt siciliana di Messina. Dopo notevoli incertezze i Romani decisero di intervenire, e cos nel 264 a.C. passarono lo stretto di Messina ed entrarono nel territorio siciliano. Dopo una serie di scontri favorevoli lesercito romano riusc a scacciare dalla Sicilia i Cartaginesi, ma non soddisfatto, convinti della necessit distruggere Cartagine, apprestarono una grande flotta (230 navi) e partirono contro la citt africana. In mare aperto la flotta romana si scontr con quella cartaginese e i Romani ebbero la meglio tanto da decidere di sbarcare in Africa per distrugge la citt ostile. Sul territorio africano lesercito romano venne per sconfitto e pochi superstiti ritornarono in patria, intanto per Sicilia e Sardegna erano passate sotto il controllo di Roma. Seconda guerra punica (218-202 a.C.) Nel 221 a.C. ricominciarono le ostilit tra Roma e Cartagine, in quellanno, infatti, venne eletto capo dellesercito cartaginese Annibale, questi essendo profondamente antiromano e volendo vendicare le sconfitte del precedente conflitto trov nel 218 una scusa per dichiarare guerra a Roma. La strategia dattacco di Annibale lascer esterrefatti i Romani, egli infatti decise di partire dai territori cartaginesi di Spagna per occupare, attraversando le Alpi, il territorio italiano controllato dai Romani. Gli eserciti romani inviati per fermare linvasione vennero battuti (anche per laiuto dato ai Cartaginesi dai Galli), lesercito di Annibale, con i suoi elefanti, scese quindi lungo la costa adriatica fino alla Puglia, creando uno stato di grande apprensione a Roma. Nel frattempo i Romani contrattaccarono sbarcando un esercito guidato da Scipione lAfricano in territorio africano, qui nella battaglia di Zama del 202 a.C. i cartaginesi vengono sconfitti e costretti a chiedere la pace. Le condizioni della pace saranno severe per Cartagine: perdita di tutti i territori non africani privazione della flotta privazione dellesercito i territori cartaginesi della Spagina meridionale sarebbero diventati provincia romana Terza guerra punica (149-146 a.C.) Con il trattato di pace successivo alla seconda guerra punica si era stabilito che Cartagine non potesse ricostituire un esercito. Nonostante questo divieto gli attacchi della vicina Numidia spinsero i Cartaginesi a non considerare quella clausola del trattato, ricostituendo un esercito di 50.000 uomini. I Romani, che probabilmente aspettavano loccasione opportuna per distruggere definitivamente la rivale, considerata la violazione del trattato si sentirono autorizzati ad inviare lesercito che pose lassedio alla citt e ai suoi 300.000 abitanti. Lassedio dur per alcuni anni, fino a quando la citt venne conquistata e distrutta, i pochi sopravissuti vennero venduti come schiavi. Per la potenza di Cartagine fu la fine definitiva.

La conquista della penisola Iberica Gli sviluppi della seconda guerra punica avevano portato diversi eserciti romano-italici in Spagna a combattere i Cartaginesi, con la sconfitta cartaginese i territori della Spagna meridionale diventarono provincia romana. Quindi nel corso del III sec. a.C., gradualmente, tutto il territorio della penisola iberica pass sotto il controllo di Roma. Lespansione nei Balcani e in Asia Minore I Romani erano venuti a conoscenza della civilt greca grazie alle colonie presenti in Italia, ed erano rimasti affascinati da una cultura che riconoscevano superiore. Cos nel 201 a.C. quando le citt di Rodi e Pergamo (in Asia Minore) chiedono aiuto a Roma per affrontare il re di Macedonia, questa accetta. Lintervento di Atene (nel 200 a.C.) a fianco di Roma fa si che lintervento romano assuma anche un valore ideale, lesercito di Roma che si trova a difendere il patrimonio culturale e di civilt che avevano saputo esprimere le poleis greche. Nel 197 a.C., in Tessaglia, lesercito romano ebbe la meglio su quello di Filippo (re della Macedonia). Filippo dovette rinunciare alle sue mire di conquista, pagare una grossa indennit di guerra, ridurre lesercito a non pi di 5000 uomini e consegnare la flotta. Il profondo rispetto che i Romani avevano per le poleis greche si manifest nellelevato grado di libert e autonomia loro concesso. Quando la pace sembrava ristabilita, Antioco III, re di Siria, tenta di conquistare i territori della Grecia, ma anche lui viene sconfitto dai Romani, non solo, questi lo inseguono in Asia Minore dove si era ritirato e lo sconfiggono in modo definitivo a Magnesia nel 189 a.C.. Roma in tal modo arriva a controllare i territori della Grecia e di parte dellAsia Minore. Nella seconda met del II sec. a.C. dei tentativi di rivolta in Macedonia e Grecia vennero repressi dallesercito di Roma, la Macedonia venne trasformata in provincia di Roma e nelle citt greche venne notevolmente ridotta lautonomia. Ormai il controllo romano del bacino del mar Egeo era completo. 3.3.4 Le conquiste dellultimo periodo della Repubblica (secc. II-I a.C.) Dopo le conquiste nei paesi balcanici e in Asia Minore, nonostante lultimo secolo della Repubblica sia travagliato da gravi crisi interne, continuano le conquiste in Asia Minore: Frigia, Bitinia, Ponto (territori dellattuale Turchia) Cilicia Siria in Africa: Cirenaica (sulla costa africana del mar Mediterraneo) Numidia (odierna Tunisia) in Europa: Gallia (territori dellattuale Francia e Belgio) Ormai i territori controllati direttamente o indirettamente da Roma coincidevano con buona parte del mondo allora conosciuto. Le ricchezze, legate ai bottini di guerra, erano immense, la velocit con la quale si era formato un tale impero ebbe per delle gravi ripercussione sul sistema di governo repubblicano e in qualche modo prepar il terreno per lavvento del sistema imperiale. 3.3.5 La crisi del sistema repubblicano, il malcontento e la guerra sociale (I sec. a.C.) Se la potenza militare aveva consentito a Roma la conquista di immensi territori, la loro conservazione e amministrazione fu possibile grazie alla perfetta organizzazione dello Stato repubblicano. Tale sistema resse per pi di quattro secoli, tuttavia quando nella citt iniziarono ad arrivare immense ricchezze successe quello che pu succedere in una famiglia che vive in armonia e unit nel momento della difficolt economica, e che, dopo la vincita di una grossa somma di denaro, si trasforma larmonia diventa lotta e lunit contrasto. Il sentimento dominante diventa la rabbia per la percezione di una ingiusta distribuzione delle ricchezze, e con ci il malcontento. Le cause del diffuso malcontento tra i cittadini di Roma Le conquiste del II sec. a.C. ebbero delle forti ripercussioni innanzitutto in campo economico e sociale. Leconomia agricola diffusa nei territori romani era nei secoli iniziali della Repubblica una economia caratterizzata dalla piccola propriet, con le conquiste territoriali e laumento delle ricchezze in mano a pochi, la piccola propriet venne gradualmente sostituita nella lavorazione della terra dalla grande propriet, nascono le ville e soprattutto i latifondi; lagricoltura si trasforma, da agricoltura di consumo ad agricoltura di produzione (con colture particolari destinate alla vendita). Questa trasformazione imputabile, oltre che alla concentrazione di ricchezza, alla grande disponibilit di schiavi (soprattutto prigionieri di guerra) usati per i lavori nei campi.

Ora il diffondersi del latifondo costrinse molti piccoli proprietari a cedere la propriet e a cercare nellurbe (a Roma) una possibilit di sopravvivenza, in questo periodo che Roma si riempie a dismisura con un proletariato urbano facilmente strumentabilizzabile nelle lotte tra fazioni in lotta. I tentativi di risolvere la crisi: le leggi agrarie dei fratelli Gracco Proprio per porre un limite alla diffusione della grande propriet terriera a danno della piccola propriet, e per rispondere cos al diffuso malcontento, Tiberio Gracco (eletto tribuno della plebe nel 133 a.C.) propose una riforma agraria che poneva un limite per legge alla grandezza del latifondo che poteva essere posseduto da una persona (il limite indicato fu di 500 iugeri, pi 250 per figlio fino ad un massimo di 1000 iugeri, circa 250 ettari), il territorio recuperato sarebbe stato distribuito ai nullatenenti in lotti di 30 iugeri (sette ettari e mezzo) ciascuno, in cambio di un canone minimo pagato allo Stato. Nonostante le proteste dellaristocrazia senatoria, la legge venne approvata (Tiberio Gracco venne per ucciso nel 132 a.C.). Lapplicazione della legge venne attuato dal fratello di Tiberio, Gaio, questi, nel 122 a.C., eman altre leggi a favore della plebe, ma anche lui venne ucciso. La riforma agraria dei due fratelli rispose, almeno in parte, al diffuso malcontento della classe pi povera, la fine tragica dei due fratelli dimostra per quanto la classe pi ricca, legata ai propri privilegi, fosse avversa alle riforme che toccavano i suoi interessi. La netta divisione che si andava cos costituendo tra le diverse classi sociali sar la causa prima delle guerre civili del I sec. a.C. e del futuro avvento della struttura imperiale. La guerra sociale e lestensione della cittadinanza romana ai popoli italici (90-88 a.C.) Con i primi movimenti di espansione territoriale si cre allinterno del territorio governato da Roma una distinzione, indipendente dal censo e dalla classe sociale dappartenenza, tra quanti erano cittadini romani e quanti non lo erano. Essere cittadini romani comportava una serie di vantaggi notevoli (tra questi la possibilit di ricevere parte delle terre conquistate dallesercito). Ora i popoli italici alleati (detti soci da qui guerra sociale, ossia guerra contro i soci) di Roma, che avevano combattuto assieme ai Romani le truppe di Annibale in Italia, durante la seconda guerra punica, facevano sempre pi fatica ad accettare la condizione svantaggiosa derivante dalla mancata cittadinanza e iniziarono un movimento di protesta. La protesta degener ben presto in scontro armato vero e proprio (al movimento di ribellione non aderirono le popolazioni dei Latini, degli Etruschi, degli Umbri e delle citt greche meridionali), e quindi assunse la fisionomia di un movimento separatista. Gli scontri tra le popolazioni ribelli e lesercito si susseguirono per circa un anno, poi i Romani proposero la cittadinanza a quanti fossero passati dalla loro parte e questa proposta scompagin il fronte italico, molti decisero di arrendersi e cos lesercito di Roma pot sconfiggere le popolazioni ribelli rimanenti. Nonostante la sconfitta i romani riconobbero il diritto alla cittadinanza romana anche a chi non era romano e cos questa venne estesa a tutte le popolazioni italiche. 3.3.6 Dalla Repubblica allImpero (I sec. a.C.) Le guerre civili Apparentemente il sistema repubblicano era riuscito a ritrovare un proprio equilibrio rispondendo al malcontento mediante la riforma agraria e lestensione della cittadinanza romana, in realt i motivi della divisione erano ancora presenti nella societ romana e non avrebbero tardato a farsi sentire in quelli che possono essere definiti i peggiori conflitti, gli scontri tra cittadini in quelle che vennero definite guerre civili. Di guerre civili ce ne furono diverse dall89 al 31 a.C., 60 anni di conflitti per il potere tra generali, consoli, capi dellesercito, mentre il potere del senato veniva ridotto sempre di pi. Lo scontro tra Mario e Silla (89-78 a.C.) Il primo scontro aperto tra cittadini romani si ebbe tra Mario e Silla (il console Mario era vicino alla classe popolare, mentre Silla, in un primo tempo suo luogotenente, sosteneva gli interessi della classe aristocratica). La lotta per il potere tra Mario e Silla fu veramente senza esclusione di colpi. Mentre Silla era impegnato nella guerra in Asia Minore, Mario fece uccidere tutti i principali sostenitori dellavversario e ne fece sequestrare i beni, stessa cosa fece Silla quando, ritornato in Italia, riusc a battere lesercito nemico ritornando al potere. Silla addirittura eman una vera e propria lista di proscrizione, quanti erano indicati nella lista potevano essere uccisi (si sarebbe ricevuto un compenso dallo Stato) e i beni confiscati. Circa 5000 persone vennero uccise, e i loro beni confiscati andarono ad arricchire quanti erano vicini a Silla. Silla rimase al potere solo due anni nei quali cerc di riformare lo Stato per renderlo pi stabile, quindi si ritir a vita privata, mor nel 78 a.C. Pompeo, Crasso, Cesare (il primo triumvirato 60-44 a.C.) La riforma di Silla a favore del senato non riusc ad impedire che altri due generali divenuti consoli, Pompeo e Crasso, assumessero poteri enormi e che tra loro nascessero invidia e gelosia, che tanti danni avevano fatto pochi anni prima con Mario e Silla. Il crescente potere di Pompeo e Crasso venne contrastato da Giulio Cesare, i tre nel 60 a.C. stringono un accordo con il quale si impegnano a mantenere la pace tra loro, laccordo durer poco.

Nel 58 a.C. Cesare ottiene un esercito per conquistare la Gallia e dopo alcuni anni di combattimenti ritorna vincitore. I suoi successi suscitano le invidie di Pompeo e del senato, Crasso era nel frattempo morto, e quando il conquistatore della Gallia ritorna in Italia si vede privato, da Pompeo, dei poteri che gli erano stati conferiti, un nuovo scontro era inevitabile. Nel mese di gennaio del 49 a.C. attraversato il fiume Rubicone (al confine tra Gallia Cisalpina e Stato romano) Cesare marci con il suo esercito verso Roma. Pompeo si spost allora in Grecia con il proprio esercito e qui avvenne lo scontro decisivo. Sconfitto, Pompeo scappo in Egitto presso la corte di Tolomeo, ma qui venne ucciso. Cesare si spost quindi in Egitto dove riusc ad imporre Cleopatra (figlia di Tolomeo) quale regina, si trattenne quindi presso di lei per nove mesi e dalla loro unione nacque un figlio (Cesarione). I poteri assunti da Cesare, ora che gli altri due triumviri erano morti, erano enormi, ottenne nel 46 la dittatura per dieci anni (carica fino ad allora solo temporanea e collegata a gravi emergenze), e nel 44 la trasform in dittatura a vita. Assunse quindi il titolo di imperator e padre della patria, ebbe inoltre facolt di riprodurre la propria immagine sulle monete, assunse i massimi poteri anche in campo religioso (pontefice massimo). Il senato aveva ormai assunto un atteggiamento servile nei confronti delluomo, linstaurarsi di una forma di governo monarchico sembrava ormai vicina quando Cesare venne ucciso(nel marzo del 44 a.C.), su Roma ripiomb lincubo delle guerre civili. Antonio, Lepido, Ottaviano (il secondo triumvirato 43-31 a.C.) Dopo la morte di Cesare, nonostante i contrasti tra Antonio (guida dei sostenitori di Cesare), Ottaviano (nipote di Cesare e suo erede universale) e Lepido (comandante delle truppe della Gallia transalpina) si forma, nel 43 a.C., un secondo triumvirato, anche questo destinato a durare molto poco. In nome della memoria di Cesare i tre si accordano per sopprimere quanti erano stati contrari al dittatore ucciso, si formano cos nuovamente delle liste di proscrizione (i congiurati assassini di Cesare erano nel frattempo scappati in Grecia) degli avversari da eliminare e dei beni da incamerare (lo stesso Cicerone venne ucciso). Un atmosfera di terrore si diffuse nuovamente a Roma e in tutto il territorio dello stato romano. Nel frattempo la posizione ambigua di Lepido fece si che questi venisse emarginato (successivamente estromesso), a vantaggio di Antonio e Ottaviano. I due, dopo aver sconfitto i principali responsabili delluccisione di Cesare decisero di spartirsi il controllo dellimpero. A Ottaviano lOccidente e ad Antonio lOriente. Antonio si un a Cleopatra, regina dEgitto, e si avvicin ai costumi orientali. Proprio su questa debolezza punt Ottaviano, che voleva eliminare il rivale, convinse lopinione pubblica e il senato di Roma che Antonio voleva trasferire la capitale ad Alessandria dEgitto e far diventare Cleopatra regina dellimpero. Anche in questo caso si arriv allo scontro. Gli eserciti di Ottaviano, da una parte, e di Antonio e Cleopatra, dallaltra, si scontrarono nella battaglia navale di Azio (vicino alla coste dellEpiro nella penisola balcanica) nel 31 a.C., Ottaviano ne usc vincitore e Antonio e Cleopatra si uccisero, anche lEgitto divenne una provincia di Roma. Con la morte di Antonio, Ottaviano era rimasto solo al potere, egli cominci da subito una grandiosa opera di riorganizzazione dello Stato romano, dando inizio allera del principato, pur non mutando nella forma le istituzioni, diede vita, di fatto, alla trasformazione della Repubblica in Impero.

3.4 Let imperiale (27 a.C. - 476 d.C.)


3.4.1 Limpero di Ottaviano-Augusto (31 a.C.14 d.C.) Se gli ultimi decenni della Repubblica erano stati un susseguirsi di guerre, i primi decenni dell'Impero furono dedicati all'edificazione della pace. Ottaviano, rimasto senza rivali dopo la vittoria di Azio del 31 a.C., evit di proclamarsi re, accettando i titoli di: Imperator (comandante dell'esercito) Princeps (primo cittadino) Augustus (degno d'onore) apparentemente le istituzioni repubblicane sopravvivevano perch sopravvivevano le cariche, ma la loro accumulazione nella persona di un solo individuo ne testimonia la perdita di significato. L'intelligenza politica di Ottaviano-Augusto si rivel ben presto nelle riforme orchestrate abilmente per consolidare, senza clamore, il potere imperiale. Alla disoccupazione e alla miseria, Augusto tent di ovviare da una parte promuovendo una colossale edilizia pubblica (furono gli anni in cui Roma si arricch di alcuni tra i pi celebri edifici, dall'Ara Pacis al teatro di Marcello, dal Pantheon al mausoleo di Augusto), dall'altra organizzando per i poveri una forma di regolare assistenza (con elargizioni di pane) e vari divertimenti. Se le riforme di Augusto garantirono la pace militare e la pace sociale al suo lungo regno (dal 31 a. C. al 14 d. C.), non valsero per a conservare la stabilit politica dopo la sua morte, manc infatti ai successori la capacit di perseverare nelle sue geniali intuizioni (per esempio l'alleanza tra potere e cultura realizzata dallamico Mecenate). 3.4.2 Dinastia Giulio-Claudia (14 68 d.C.)

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Lo stesso Augusto aveva stabilito che l'imperatore designasse il suo successore o nel figlio biologico o in un figlio adottivo e cos, alla sua morte, sal al trono il figlio della moglie Livia, Tiberio, cui seguirono altri sovrani della dinastia Giulio-Claudia (Caligola, Claudio, Nerone). Questi diedero inizio ad un uso personale e disinvolto dell'immenso potere imperiale, toccando abissi di assurda crudelt e di follia (ricordiamo la persecuzione dei cristiani, accusati dellincendio di Roma, fatta da Nerone nel 64 d.C.) 3.4.3 Dinastie dei Flavi, Antonini, Severi (69-235 d.C.) Tra i Flavi (69-86) si distinse Vespasiano, abile amministratore. Tra gli Antonini (96-192) ricordiamo: Traiano (98-117 d.C., con lui l'impero romano raggiunse la massima estensione); il coltissimo Adriano (117-138 d.C.) e il filosofo Marco Aurelio (161-180 d.C.). Tra i Severi (193-235) emerse Caracalla, promotore della Constitutio antoniniana (del 212 d.C.) che concedeva la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell'impero. Con i Severi (III secolo d.C.) ebbe inizio una crisi tanto grave da minacciare la sopravvivenza stessa dell'impero, tra le cause principali di tale crisi possiamo indicare: l'eccessivo potere dei militari (in particolare dei pretoriani, le guardie dell'imperatore) da cui dipendeva in sostanza la designazione del nuovo imperatore la tendenza delle province a ribellarsi al potere centrale l'impoverimento delle campagne e quindi delle citt ove la miseria gener criminalit l'aumento dei prezzi la forte pressione delle popolazioni barbariche alle frontiere 3.4.4 Il governo in mano alla forza militare (235 268 d.C.) Dal 235 e per un trentennio si visse un periodo di grave instabilit politica, gli imperatori, generali sostenuti da gruppi diversi di militari, si susseguirono a getto continuo (ben 5 solo nel 238 d.C.) e ci condusse limpero in una situazione di grave crisi. 3.4.5 La restaurazione imperiale: Diocleziano e Costantino (268 379 d.C.) Con Aureliano (270 -275 d.C.) limperatore cerca di recuperare il prestigio perduto e soprattutto cerca di rimettere insieme un impero che andava sempre pi disgregandosi. Per il periodo che va dal 268 al 279 d.C. sono da segnalare due imperatori che, per la loro opera riformatrice ebbero grande importanza nella storia della civilt romana: Diocleziano e Costantino. Ad affrontare la crisi del III secolo si adoper l'imperatore Diocleziano (284-305 d.C.), con una riforma che mirava soprattutto a diminuire la centralit del potere imperiale. Egli dispose che il governo dell'impero fosse suddiviso tra due "augusti", ciascuno dei quali coadiuvato da un "cesare" (la cosiddetta tetrarchia, ossia governo a quattro). Egli, inoltre, si convinse che una delle principali cause dei mali dellimpero era da ricercare nellabbandono della religione dei padri a favore delle nuove religioni orientali (tra queste la pi pericolosa era il cristianesimo, diffuso anche tra i soldati, per il successo che aveva ottenuto), per tale motivo fu il promotore di una delle pi feroci persecuzioni contro i cristiani (303-305 d.C.), lultima. Per ripristinare l'autorit imperiale, Diocleziano reintrodusse anche l'adorazione del sovrano come Dio, chiaramente inaccettabile per tutti i cristiani.. Nonostante tutte le iniziative di Diocleziano la decadenza dell'impero continuava sempre pi grave. Il suo successore Costantino (306-337 d.C.) innanzitutto cambi radicalmente il rapporto tra potere imperiale e cristiani (ora piuttosto numerosi), egli infatti con l'editto di Milano del 313 d.C. riconobbe ai cristiani e ai seguaci di ogni altro culto il diritto di professare liberamente la propria religione Un altro elemento di radicale mutamento portato da Costantino fu laver portato la capitale dellimpero a Costantinopoli (lantica Bisanzio da Costantino stesso fatta ingrandire e abbellire e chiamata Costantinopoli, in suo onore). Sempre a proposito del rapporto tra potere imperiale e cristianesimo dobbiamo ricordare che nel 380 d.C. l'imperatore Teodosio impose, con leditto di Tessalonica, il cristianesimo quale unica religione di Stato). 3.4.6 La divisione dellImpero (Teodosio 379-395 d.C.) Nel 395 d.C., alla morte dellimperatore Teodosio I, lImpero Romano venne diviso tra i suoi due figli: Onorio e Arcadio. Si formarono cos un Impero Romano dOccidente con a capo Onorio, e un Impero Romano dOriente con a capo Arcadio. Questa distinzione rimarr nei secoli successivi, ma mentre limpero romano dOccidente avr vita molto breve, limpero romano dOriente continu ad esistere per tutto il medioevo e fino agli inizi della modernit (Costantinopoli venne conquistata dai Turchi solo nel XV secolo).

3.5 Le invasioni barbariche e la fine dellimpero romano dOccidente


3.5.1 Le invasioni barbariche (410, 452, 455 d.C.)

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Come abbiamo avuto modo di vedere, per i Romani quanti vivevano al di fuori dei confini (il limes) dellimpero erano considerati barbari, termine avente anche un senso dispregiativo di rozzo, incolto. Eppure i rapporti con queste popolazioni non erano solo conflittuali, nellet imperiale, anche a causa dellimmensit dei territori da controllare, con alcune trib barbare vennero fatti degli accordi, in qualche modo furono gli stessi barbari, amici dei Romani, a difendere i confini dellimpero. Avvenne per che la popolazione degli Unni, proveniente dalle regioni asiatiche, si spostasse nei territori occupati dalle popolazioni germaniche appena oltre il limes e con ci spingesse le popolazioni l residenti ad occupare i territori dellimpero. E evidente, in ogni caso, che lo spostamento fu possibile anche per la debolezza nella difesa dei confini, ormai il governo di Roma non era pi in grado di opporre una valida difesa per mantenere i territori precedentemente conquistati. Inizia in tal modo una serie di invasioni che porteranno nellarco di qualche decennio alla fine dellImpero Romano dOccidente e alla nascita di nuove strutture organizzative dello stato i regni romano-barbarici. I movimenti dinvasione che ebbero gli effetti pi devastanti si verificarono: nel 410 quando i Visigoti con a capo Alarico invadono lItalia e saccheggiano Roma nel 452 quando Attila a capo degli Unni scende in Italia (dove viene convinto da papa Leone I ad andarsene in cambio di un tributo annuale) nel 455 i Vandali partendo dallAfrica (dove avevano creato un loro regno) saccheggiano Roma 3.5.2 La fine dellImpero Romano dOccidente nel 476 d.C. Dopo la morte di Onorio, avvenuta nel 423, a Roma venne nominato imperatore Giovanni, un alto funzionario della cancelleria imperiale. Nel frattempo Galla Placidia, sorella di Onorio, part da Costantinopoli, sede dellimperatore romano dOriente, per recarsi in Italia con il figlio Valentiniano per far valere i propri diritti imperiali di successione sul trono dellImpero romano dOccidente. Giunta ad Aquileia, Placidia afferm il suo potere di imperatrice e dopo aver sconfitto Giovanni lo mise in ridicolo, lo espose alla folla e lo fece decapitare. Placidia rimase reggente dellImpero dOccidente dal 425 al 437 finch il figlio Valentiniano raggiunse la maggiore et. Valentiniano III rimarr imperatore dellImpero dOccidente dal 437 al 455, la sede imperiale scelta fu Ravenna. Durante il regno di Galla Placidia, di Valentiniano, e nei decenni successivi, le invasioni da parte dei popoli barbarici continuarono, come abbiamo visto, finch nel 476 d.C. Odoacre, principe sciro alla corte di Attila, destitu l'ultimo imperatore romano d'Occidente Romolo Augustolo e si proclam re al suo posto, questo momento viene considerato come latto finale dellImpero romano dOccidente (e dagli storici anche come lanno conclusivo dellet antica), ma per quanti vissero in quegli anni non credo vi fosse una reale sensazione di un cambiamento cos radicale. Odoacre, nonostante lo cercasse, non ottenne mai il riconoscimento ufficiale da parte dall'imperatore romano d'Oriente. In questo modo si conclude la storia della civilt di Roma antica in Occidente, tuttavia non bisogna lasciarsi ingannare, i barbari che occuparono i territori prima romani subirono una notevole influenza dalla civilt di Roma, in qualche modo, pur non rinnegando le loro origini, subirono linfluenza della cultura romana, vi si adeguarono e in essa cercarono una giustificazione al mantenimento del potere. La tradizione di Roma non si era perci persa, si era solo fusa con una cultura diversa a formare assieme lo spirito del Medioevo.

4. Istituzioni e struttura sociale


4.1 Lorganizzazione istituzionale in et monarchica
Nellet monarchica erano tre gli elementi istituzionali sui quali si reggeva lo Stato: comizi curiati (o assemblee curiate) senato re Comizi curiati Come tradizione tra i popoli antichi anche i Romani erano divisi in trib, tre per la precisione: Tities (rappresentanti dei gruppi Sabini), Ramnes (rappresentanti dei Romani), Luceres (rappresentanti altri gruppi insediatisi in zone di periferia). Per una migliore organizzazione ognuna di queste trib venne suddivisa in dieci curie. Nelle trenta curie complessive erano iscritti tutti i maschi delle famiglie patrizie (ossia di quelle famiglie che derivavano dai patres i padri fondatori di Roma).

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Teoricamente lassemblea degli iscritti alle Curie, i comizi curiati, rappresentavano lorgano fondamentale dello Stato essendo questo ad eleggere il re e ad approvare le leggi. In realt il potere dei comizi curiati era solo formale, nella pratica il potere effettivo era nelle mani del re e del senato. Senato Un ulteriore organo istituzionale fu il senato, assemblea di anziani: i patres, discendenti dei fondatori della citt (cento per ogni trib per complessive 300 persone). Il termine senato indica proprio la caratteristica che contraddistingueva gli esponenti di tale assemblea, senex in latino significa anziano. Patres si diventava solo alla morte del proprio padre. In et monarchica il senato aveva solo carattere consultivo. Il re Di carattere elettivo e non ereditario, la nomina a re veniva assegnata spesso ad esponenti non legati alle gens(o famiglie) romane originarie, non a caso gli ultimi tre re erano dorigine etrusca.

4.2 Lorganizzazione istituzionale in et repubblicana e in et imperiale


In et repubblicana vi sono, rispetto allet precedente, delle grandi innovazioni: sparisce la figura del re (ovviamente) appaiono delle nuove forme organizzative dei cittadini: i comizi centuriati e i comizi tributi il senato acquista maggior potere si ampliano e si definiscono meglio le magistrature, vero strumento di gestione del sistema statale 4.2.1 Comizi centuriati e comizi tributi Agli inizi dellet repubblicana (nel V sec. a.C.) venne riformato il sistema per il reclutamento militare, i cittadini vennero divisi non pi in base alle trib dorigine, ma a seconda della ricchezza posseduta, ossia in base al censo, anche in considerazione del fatto che chi prestava servizio militare doveva essere in grado di provvedere al proprio equipaggiamento (per questo solo una parte dei cittadini accedeva al servizio militare). La divisione in base al censo port al formarsi dei comizi centuriati, questi assunsero sempre maggiore importanza nella vita dello Stato, mentre i comizi curiati scadevano sempre pi verso una funzione solo formale. Parallelamente alle assemblee centuriate, iniziarono a i diffondersi le assemblee della plebe (i comizi tributi), nelle quali venivano eletti dal V secolo a.C. i tribuni della plebe. Con let imperiale le diverse forme assembleari persero ogni valore, e anche questo testimonia come let dellimpero rappresenti un momento di decadenza rispetto alla Repubblica. 4.2.2 Senato Nato come organo consultivo il senato diviene, con la Repubblica, la vera sede di governo, la pi alta istituzione politica di Roma. Tutti i magistrati, in carica al massimo per un anno, governano secondo la volont e le direttive del senato. 4.2.3 Magistrati I magistrati avevano il compito di governare per il bene della collettivit, onde evitare che chi era in carica assumesse eccessivo potere le cariche duravano poco (massimo 18 mesi). Vediamo ora quali erano le principali magistrature nel periodo della repubblica e chi aveva il diritto di nomina: Durata della carica 6 mesi 12 mesi 12 mesi MAGISTRATI SUPERIORI Poteri Pieni poteri Potere militare Potere esecutivo Amministrazione della giustizia Nominato da Consoli Comizi centuriati Comizi centuriati

Dittatore Consoli Pretori

Censori

MAGISTRATI INFERIORI Durata della carica Poteri 18 mesi Si occupano del censimento della popolazione

Nominato da Comizi centuriati

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Edili Questori

Lavori pubblici Comizi tributi Gestori del tesoro dello Comizi tributi Stato Tribuni della 12 mesi Amministrazione della Comizi tributi plebe giustizia La carica di dittatore veniva assegnata solo nei casi di grave pericolo, la su carica durava al massimo sei mesi. I consoli erano due e in qualche modo si controllavano a vicenda, perch non assumessero troppo potere, in caso di guerra guidavano gli eserciti. 4.2.4 La struttura sociale: patrizie e plebei, patroni e clienti, schiavi e liberti. Patrizi e plebei Innanzitutto necessario chiarire come sia sbagliata la diffusa convinzione che identifica i patrizi con gli esponenti ricchi della societ romana e i plebei con gli esponenti poveri. Il termine patrizio, come abbiamo gi avuto modo di vedere, fa riferimento non tanto alla ricchezza posseduta, ma alle origini della famiglia. Erano patrizi quanti discendevano dai paters ossia dai padri della citt (gli antichi fondatori), tutti gli altri erano plebei (il termine plebeo deriva da plebe ossia moltitudine), indipendentemente dalla ricchezza posseduta. Nellet monarchica i plebei erano considerati un po come cittadini di serie B, non potevano accedere alle alte cariche dello Stato, non potevano godere delle terre vinte al nemico, non potevano sposare patrizi, e tuttavia dovevano pagare le tasse, ci porter a degli scontri nella successiva et repubblicana. La lotta tra patrizi e plebei divenne aspra allinizio dellet repubblicana (allinizio del V sec. a.C.), allora, secondo la leggenda, per protestare contro le ingiustizie i plebei si ritirarono sul monte Aventino dove elessero i tribuni della plebe quali rappresentanti. Labbandono della citt da parte dei plebei mise in difficolt i patrizi, questi, secondo la leggenda, mandarono Menenio Agrippa per convincere i plebei a ritornare. Menenio sarebbe riuscito a convincere i suoi interlocutori con il famoso esempio dello stomaco (i patrizi) che nutre le membra del corpo che lavorano (i plebei): se vero che lo stomaco si gode il cibo che le membra procurano, anche vero che le energie procurate dal cibo consentono anche alle membra di funzionare; Agrippa con questo esempio voleva richiamare lidea di unit delle parti per un unico fine, quale riferimento per la comunit di Roma. Dopo lepisodio descritto sopra i plebei ottennero diversi riconoscimenti, tra questi la formazione di una commissione di dieci esperti (decemviri), nel 451 a.C., incaricata di mettere per iscritto le leggi di Roma. Queste leggi, scritte su XII tavole di bronzo, furono esposte al pubblico nel Foro, chiunque poteva, in tal modo, conoscere i propri diritti e, quindi, farli valere. Nel 445 a.C. venne abolito il divieto di matrimoni misti; nel 367 a.C., con le leggi Licinie Sestie, si complet il riconoscimento della plebe, con la decisione di dividere la gestione del potere tra patrizi e plebei: quindi un console patrizio e uno plebeo, un censore patrizio e uno plebeo, ecc,. in tal modo gli interessi delle parti erano garantiti e lintera cittadinanza ne trasse vantaggi. Solo nel settore religioso la distinzione tra le due classi fatic a sparire, rimanendo fino alla fine del IV secolo a.C. prerogativa dei patrizi. Patroni e clienti Nellantica Roma si venne costituendo una classe sociale del tutto particolare: i clienti. Si tratta di persone libere che gravitano attorno alle aziende familiari offrendo i loro servigi e ottenendo in cambio mezzi di sussistenza, protezione e aiuto dai patroni. Il rapporto tra patrono e cliente regolato da una serie di diritti e di doveri: se il patrono frodava il proprio cliente veniva maledetto; il cliente aveva poi il dovere di aiutare il patrono nel caso questo venisse a trovarsi in difficolt.

12 mesi 12 mesi

Schiavi e liberti In et arcaica gli schiavi a Roma erano molto pochi, solo con le conquiste territoriali il numero di schiavi, spesso prigionieri di guerra, aument notevolmente, divenendo uno strumento indispensabile per lavorare la terra nelle grandi aziende familiari. Lo schiavo era considerato alla pari di un animale, veniva nutrito e protetto per il lavoro che poteva offrire. Che fosse in tutto e per tutto considerato propriet del padrone confermato dalla punizione che veniva inflitta agli schiavi che fuggivano: la crocifissione; a questa pena erano condannati i ladri, e lo schiavo fuggitivo era considerato un ladro, dato che aveva derubato il padrone di una sua propriet. Condizione diversa era riservata agli schiavi che possedevano una certa cultura, questi, spesso provenienti dalla Grecia, venivano utilizzati dal padrone quali maestri dei propri figli, e trattati con un discreto riguardo.

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Dalla condizione di schiavit si poteva venir affrancati, era sufficiente che il proprietario, per i motivi pi diversi, decidesse di concedere la libert. Gli schiavi liberati costituivano la classe dei liberti, cittadini che mantenevano una forma minima di dipendenza dal padrone, ma che per il resto erano liberi. I liberti potevano esercitare il diritto di voto anche se non potevano essere eletti quali magistrati o membri del senato. La libert ottenuta consentiva ai liberti di sfruttare le loro capacit, che spesso erano notevoli, abbiamo cos il caso di numerosi liberti che si sono arricchiti.

5. Lo sviluppo del diritto in Roma antica


5.1 Et monarchica: norme consuetudinarie e leggi
Durante let monarchica i rapporti tra i cittadini romani erano regolati da quelle che possiamo definire norme consuetudinarie, lusanza, il costume, a dire cose bisogna fare nei diversi particolari casi. Le norme consuetudinarie trovano una prima, rudimentale, formulazione scritta solo verso la fine dellet monarchica, nel VI sec. a.C., in ogni caso il re (o un suo delegato) a decidere a chi dare ragione. Da notare come nei casi in cui i reati colpiscono membri di una famiglia che sono sottoposti alla potest del padre, ad esempio lomicidio di una donna, allora la competenza giuridica non era del re ma del capo famiglia. Le punizioni per i reati gravi prevedevano lesclusione del colpevole dalla collettivit, solo per reati particolarmente gravi era prevista la pena di morte.

5.2 Le XII Tavole (met del V sec. a.C.)


Verso la fine dellet regia le norme consuetudinarie si modificarono, soprattutto grazie allinfluenza del mondo etrusco e di quello della Magna Grecia (ricordo che la civilt greca era culturalmente molto pi evoluta), ma non vennero ancora codificate (in questo caso la Grecia non poteva essere desempio dato che le norme giuridiche nella Grecia antica non avevano trovato formulazione scritta) solo agli inizi dellet repubblicana si sentir lesigenza di un codice scritto. In questo periodo lamministrazione della giustizia una prerogativa dei magistrati appartenenti alla classe dei patrizi, ora proprio la mancata codificazione scritta delle diverse norme avvantaggiava la classe dei patrizi, infatti questi applicavano le leggi a loro favore. Solo le giuste proteste dei plebei portarono alla decisione di dare forma scritta, e quindi a tutti nota, delle norme stesse. Cos nel 451 a.C. (secondo la tradizione) soppresse tutte le magistrature venne dato lincarico ad un collegio di magistrati (decemvirato) di codificare in forma scritta le leggi. Le norme cos elaborate furono trascritte su XII tavole di bronzo, ed esposte, a disposizione di tutti, nel Foro. Da quel momento la conoscenza della norma non era pi riservata a che lapplicava, ma era disponibile a tutti. La legislazione delle XII tavole rimase valida fino allavvento delle vaste codificazioni di et imperiale, essa si diffuse in tutti i territori conquistati da Roma e quindi possiamo immaginare quale importanza ha avuto per il successivo sviluppo delle concezioni giuridiche di tutta Europa. Le leggi delle XII tavole venivano imparate a memoria nelle scuole, quale fondamento del diritto pubblico e privato, purtroppo di queste leggi, nella loro formulazione originale non ci sono pervenute che parti minime. Nelle tavole le norme civili si mescolano con norme di carattere religioso (troviamo ad esempio la proibizione di deporre offerte doro sulle salme). Gli argomenti toccati dalle norme sono i pi vari: diritto di famiglia eredit propriet immobiliare crimini di varia natura ecc. Tra gli elementi maggiormente caratteristici che emergono da queste leggi sottolineiamo: lautorit concessa al pater familias (egli ha diritto di vita e di morte sulla moglie, sui figli e sugli schiavi, pu abbandonare o vendere i figli se lo ritiene opportuno) vi una netta distinzione nelle forme della propriet, quella piena e sovrana e il solo possesso (che pu diventare propriet solo dopo un certo numero di anni) il furto (scoperto in flagrante) pu essere punito direttamente da chi lo subisce (pu arrivare alluccisione del colpevole) rimane la pena del taglione eredit della societ arcaica il debitore che non poteva pagare i propri debiti poteva essere ridotto in schiavit o ucciso Nella legislazione che appare dalle XII tavole non esiste, giuridicamente, distinzione tra patrizie plebei anche se rimane, almeno fino a 445 a.C., il divieto di matrimonio tra rappresentanti delle due classi)

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5.3 Le leggi Licinie Sestie del 367 a.C.


Un altro momento molto importante per quanto attiene levoluzione del diritto romano si ha nel 367 a.C. con lemanazione delle leggi Licinie Sestie. Queste leggi oltre a reintrodurre il consolato (sospeso dal 449) sono importanti perch: introducono il pretore (magistrato incaricato di amministrare la giustizia) stabiliscono la massima estensione di agro pubblico che un singolo privato pu gestire stabiliscono che uno dei due consoli debba essere dorigine plebea vengono attenuate le pene nei confronti dei debitori insolventi

5.4 Luniversalismo giuridico dellet imperiale


Il pensiero filosofico, dorigine greca, ebbe nel corso dei secoli sempre maggior influsso sulla formazione giuridica dei Romani. Nellet degli imperatori si form cos lidea di un diritto naturale (legato alla filosofia stoica) al di sopra delle realt regionali, un diritto universale al di sopra dei popoli, delle citt e delle differenze sociali. Fonte principale del diritto diventa limperatore, limperatore ad emanare editti, decreti, mandati, norme, validi per tutti gli abitanti dellimpero, divenuti, dal 212 d.C. con la Constitutio Antoniniana, tutti cittadini romani. Chiaramente limperatore era coadiuvato da consiglieri giuridici e tra questi troviamo dei giuristi di grande valore: Ulpiano; Papiniano, ecc. In questo periodo linflusso dei principi del diritto naturale (dorigine stoica) portano ad attenuare le norme pi severe, che acquistano carattere pi umanitario: maggiore indipendenza riconosciuta alle mogli limiti posti alla patria potest il riconoscimento del reato nel caso di uccisione di uno schiavo la proibizione del lavoro in catene per lo schiavo queste norme mostrano chiaramente linfluenza del pensiero stoico.

5.5 Leredit del diritto romano: il Corpus Iuris Civilis


In et imperiale, anche grazie al lavoro attento e sistematico dei giureconsulti, si form un patrimonio giuridico immenso, probabilmente la maggiore eredit lasciata dai Romani antichi al mondo medioevale e moderno. La grande produzione giuridica di Roma antica venne raccolta in ununica opera dallimperatore dellimpero romano dOriente Giustiniano, nel 529 d.C., si tratta del Corpus Iuris Civilis. Il Corpus distinto in quattro parti: Codice (raccolta di costituzioni imperiali) Digesto (raccolta di testi dei giureconsulti) Istituzioni (trattato elementare di diritto, ad uso scolastico) Novelle (costituzioni, opera dello stesso Giustiniano e dei suoi giureconsulti) Il codice giustinianeo, in una versione successiva a quella del 529 (la versione del 534), arrivato fino a noi, e ha rappresentato il fondamento del diritto per tutto il mondo Occidentale.

6. Forme di vita sociale e aspetti di vita materiale


6.1 Forme di vita sociale
6.1.1 La famiglia fondamento del sistema sociale Con il trascorrere dei secoli la vita sociale a Roma sub notevoli cambiamenti, tuttavia la famiglia rimasta, nel corso dei secoli, un punto costante di riferimento, al di l dei mutamenti. Una famiglia patriarcale nella quale il pater familias esercitava la propria autorit in forma quasi assoluta: sui figli (aveva la facolt di non riconoscere i figli, che potevano venire abbandonati o uccisi) sulla moglie (in certi casi si arrivava a dei veri e propri eccessi, una norma del diritto arcaico consentiva al capo famiglia di poter uccidere la propria moglie se scoperta a bere vino) sui servi Nellambito della famiglia il padre fungeva da sacerdote (la religione domestica era imperniata sul culto degli antenati) e da giudice (era il capofamiglia a gestire la giustizia allinterno della famiglia, lui a indagare, giudicare, punire). 6.1.2 La donna romana

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In et arcaica la donna non partecipava alla vita del villaggio, essa era costretta in casa dove si occupava delle faccende domestiche e della crescita dei figli. Non era considerata cittadino a pieno titolo, passava dalla potest del padre a quella del marito, e se questo moriva passava sotto la tutela di un parente. La scarsa considerazione per la donna si comprende anche dal fatto che fuori dallambito familiare le rappresentanti del gentil del sesso venivano chiamate mediante il nome della gens cui appartenevano (Tullia, Giulia, Claudia, Cecilia, ecc.), solo negli ultimi secoli della Repubblica le donne riuscirono ad ottenere maggiori opportunit e diritti. Ebbero una maggiore autonomia, ottennero il diritto alla successione nelle eredit. Arrivarono, anche a causa delle notevoli perdite di uomini per le continue guerre, ad amministrare gli affari e il patrimonio di famiglia, giuridicamente ed economicamente indipendenti. Con i secoli ottennero maggiore libert nei costumi, potendo partecipare ai banchetti, ai giochi, alla vita di comunit. Le donne pi facoltose spesso avevano anche degli amanti. Nellet imperiale il culto della figura imperiale ebbe quale conseguenza la divinizzazione anche delle donne collegate allimperatore: la madre, la moglie, le sorelle. 6.1.3 Il matrimonio Dato che nella famiglia luomo il capo indiscusso, lunione matrimoniale non poteva far altro che sancire la dipendenza della donna dalluomo. Nellidea di matrimonio che hanno i Romani dellet pi antica, la donna un bene di possesso, da lei che nascono i figli che potranno assicurare la continuit della famiglia. Ora dato che fondamentale che i figli siano realmente del marito, questi tende a mantenere nascosta la propria moglie, limitando cos al massimo le possibilit dadulterio. In questo contesto il matrimonio rappresenta latto pubblico, formale, che rende manifesto il rapporto di dipendenza uomo-donna. Naturalmente alla donna prima del matrimonio richiesto limpegno della castit, non lo stesso per luomo. Le forme del matrimonio erano sostanzialmente due: manus maritalis sine manu La prima forma sancisce il potere che luomo acquista sulla donna (egli in qualche modo si sostituisce al padre della sposa), questa forma si attuava mediante: la confarreatio (un vero e proprio atto di carattere religioso, i due sposi seduti su una pelle di pecora consumavano assieme una focaccia di farro, alla presenza di dieci testimoni e un sacerdote) la coemptio (atto di acquisto simbolico della sposa dal padre) lusus (si verificava nel caso in cui la coppia avesse abitato sotto lo stesso tetto per almeno un anno) Nei secoli la forma del manu maritalis venne sempre pi abbandonata, mentre si diffondeva sempre pi il matrimonio basato sul consenso degli sposi il sine manu (si tratta, in questo caso, di un vero e proprio contratto privato tra un uomo e una donna che si univano coniugalmente, il contratto era valido quando essi avevano let e tutti i requisiti per contrarlo, indipendentemente dalle cerimonie che pubblicizzavano lavvenuta unione matrimoniale; in ogni caso lunione poteva avvenire soltanto quando vi era anche il consenso dei rispettivi pater familias). Uno degli atti usati per rendere pubblico il matrimonio prevedeva laccompagnamento della sposa alla casa dello sposo e la recitazione di una formula rituale di dedizione da parte della sposa: Ubi tu Gaius ego Gaia (Dove sarai tu, Gaio, l sar anchio, Gaia). Tra gli atti tradizionali cera quello di coprire con un velo il capo della donna, e di prenderla in braccio per non farle toccare la soglia di casa. Spesso i matrimoni erano combinati, soprattutto tra le famiglie pi ricche. Let degli sposi nei matrimoni combinati era piuttosto bassa, tanto che dovettero porre un limite per legge, dodici anni per le ragazze e quattordici per i maschi. Linterruzione del matrimonio era ammessa anche se molto rara, almeno fino a tutta let repubblicana. Luomo aveva il diritto di ripudiare la moglie solo per giusta causa, ossia nei casi di adulterio, di sterilit, di procurato aborto. 6.1.4 Leducazione dei ragazzi Anche i ragazzi, in quanto membri della famiglia, erano sottoposti al potere del padre, questi poteva riconoscere o meno il figlio appena nato (il riconoscimento avveniva con il sollevamento del piccolo posto ai piedi del padre), spesso i figli, in particolare le ragazze, venivano abbandonate divenendo schiave di chi le raccoglieva. Fino al II sec. a.C. leducazione dei figli rimase compito esclusivo dei genitori. Era il padre (o il precettore nei casi di famiglie ricche) ad insegnare a leggere e a scrivere ai propri figli. Verso la fine del III sec. a.C. apparvero le prime scuole private, a pagamento. Le forme dapprendimento erano mnemoniche legate alla ripetizione meccanica di formule. Oltre al latino si studiava il greco, quale seconda lingua.

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Le materie di studio elementare prevedevano la scrittura, la lettura, il dettato e laritmetica. Listruzione secondaria, riservata a pochi ricchi, si basava sullo studio della grammatica, della storia, della geografia, dellastronomia, della letteratura greca (in particolare Omero) e latina. Il processo educativo si considerava compiuto solo dopo aver appreso larte oratoria, il cui insegnamento era assegnato ad un insegnante specializzato. La capacit di tenere delle buone orazioni pubbliche era di fondamentale importanza per il successo nella vita politica e pubblica in genere. Il materiale utilizzato per scrivere era costituito, fino al III sec. a.C., da tavolette di legno coperte di cera e da uno stilo. Dal III sec. a.C. si inizi ad usare il papiro sul quale si scriveva mediante una penna doca e dellinchiostro (formato da fuligine, nero di seppia, ecc.). I fogli di papiro venivano tra loro incollati e arrotolati a formare il volumen (il termine deriva da volvo avvolgere). Dal II sec. a.C. si inizi ad usare anche la pergamena (il nome deriva dalla citt di Pergamo, in Asia Minore, dove venne preparata per la prima volta partendo dalla pelle di pecora), i fogli di pergamena non venivano arrotolati ma piegati in quattro formando in tal modo un quaternio (da qui il nostro quaderno) di otto facciate. Rispetto alleducazione dei ragazzi greci, per quelli romani era del tutto assente la musica e la danza, considerate poco onorevoli, non adatte a dei futuri guerrieri.

6.2 Aspetti di vita materiale


Come vivevano la loro quotidianit gli antichi Romani? Per rispondere a questa domanda necessario innanzitutto chiarire a chi ci si riferisce, un po come se dovessimo descrivere come vivevano gli italiani dal secolo X al secolo XVIII, evidente che il tipo di vita muta: negli anni a seconda della zona (citt o campagna) in base al censo (ricco o povero) Nelle righe che seguono ci concentreremo ad osservare la vita in et imperiale, con unattenzione particolare per i cittadini di Roma. 6.2.1 Le abitazioni Nettamente diverse erano le abitazioni a seconda della ricchezza posseduta. La casa patrizia era costruita attorno ad un atrium centrale, quasi interamente coperto dal tetto (veniva lasciata unapertura centrale per raccogliere lacqua piovana, che finiva in una vasca sottostante e quindi in un serbatoio di raccolta, e per la luce). Nellatrium vi era uno spazio apposito che raccoglieva le immagini degli antenati, oggetto di culto. Sempre nellatrium ardeva il focolare domestico e si ricevevano gli ospiti; ai lati erano disposte le diverse stanze. La casa con latrio solitamente era costruita su un unico piano, ed era munita di giardino. Le case popolari di citt erano destinate ad accogliere il gran numero di abitanti cittadini (nel periodo del massimo splendore Roma arriv ad ospitare quasi un milione di persone !). Per sfruttare al meglio lo spazio le strutture abitative erano formate da grandi complessi abitativi, le insulae, alte fino a quattro-cinque piani, in questi complessi si trovavano numerosi appartamenti. I piani superiori erano occupati da cittadini spesso in affitto. Le insulae erano strutture poco salubri (scarsa aerazione e poca luce) e molto insicure, i crolli e gli incendi erano allordine del giorno. Se si pensa che il solo metodo di riscaldamento e illuminazione era il fuoco, si pu facilmente immaginare quanto facile fosse lo scoppio di un incendio nelle grandi citt. Lo stesso imperatore Ottaviano Augusto per cercare di limitare il numero degli incendi istitu a Roma un servizio stabile dei vigili del fuoco. Per le campagne le abitazioni pi rappresentative erano costituite dalle villae, delle costruzioni che si trovavano al centro di grandi appezzamenti dei terreno agricolo. Le villae erano dei complessi di vaste dimensioni che comprendevano, oltre alla abitazione del proprietario e della sua famiglia, anche spazi abitativi per i lavoratori della terra e per gli schiavi, oltre a magazzini e ricoveri per gli animali. 6.2.2 Il cibo Normalmente i Romani facevano tre pasti al giorno, il primo verso le 08-09 del mattino, il secondo dalle 11alle 12, e il terzo verso il tramonto. I primi due pasti erano piuttosto leggeri, costituiti da pane, frutta, formaggi e uova. La cena era il pasto pi importante, nelle case dei pi ricchi si trasformava spesso in occasione di festa. Le classi agiate cenavano distesi su divani messi a ferro di cavallo con al centro un tavolo sul quale venivano posti i diversi cibi. Gli alimenti venivano presi con le mani. La dieta tipo delle famiglie agiate prevedeva il consumo di legumi, verdure, carni di vari tipi (da ricordare che nei primi secoli era vietato mangiare carne di manzo, dato che questi animali servivano per i lavori nei campi). Nellet imperiale erano molto diffusi anche i molluschi e il pesce. Il vino era sempre mescolato con acqua e spesso anche con miele per dolcificarlo (lo zucchero non era ancora conosciuto). Molto diffusa era anche la frutta.

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Si faceva un gran uso di salse aromatiche, usate anche per coprire il cattivo gusto di alimenti spesso mal conservati (non esisteva il frigorifero!). Tra le salse la pi diffusa era il garum ottenuta dalla macerazione delle interiora di pesce mescolate con erbe aromatiche, miele, aceto e sale lasciati fermentare per 20 giorni. Il pane apparve molto tardi sulla mensa dei Romani (quello lievitato solo dal II sec. a.C.) molto pi diffuso, in particolare tra le classi pi povere, era il puls, una specie di polenta ottenuta mescolando diversi cereali (orzo, miglio e farro), insaporita con erbe aromatiche, e, in alcuni casi, con formaggio e miele. 6.2.3 Abbigliamento, acconciatura, trucchi e profumi Abbigliamento Per labbigliamento i Romani erano piuttosto sobri. Uomini e donne indossavano una tunica, costituita da due rettangoli di stoffa (di lana o di lino) uniti tra loro sui fianchi e sulle spalle, senza maniche. Sopra la tunica luomo indossava (almeno fino allet imperiale) la toga, un unico pezzo di stoffa avvolto sul corpo, mentre le donne usavano la stola, un abito lungo fino ai piedi e pieghettato sul petto, stretto alla vita da una cintura. Quando faceva freddo si portava sopra i vestiti una specie di mantello, con il quale ci si avvolgeva. Acconciatura Tra gli uomini, dopo i primi secoli nei quali si tenevano barba e capelli lunghi, era pratica diffusa radersi la barba e tenere i capelli corti. Un particolare significato assumeva per i giovani il primo taglio della barba, avveniva a 17 anni e indicava il passaggio allet adulta. Le donne usavano tenere i capelli sciolti fino al matrimonio per poi formare delle trecce che univano attorno al capo. In et imperiale le acconciature femminili divennero sempre pi elaborate (naturalmente per le donne ricche), con luso anche di parrucche. Trucchi e profumi I trucchi usati dalle donne erano piuttosto elaborati, nulla da invidiare a quelli delle donne doggi. Oltre alle maschere di bellezza (in alcuni casi fatte con materiale organico quale sterco, latte, placenta di pecora), usavano il rossetto, si disegnavano le sopracciglia, si marcavano il contorno degli occhi e, naturalmente, usavano lombretto. Molto diffusi ed apprezzati erano anche i profumi e gli unguenti, usati anche durante le cerimonie. I profumi per uso personale venivano preparati in negozi specializzati, piuttosto diffusi nella Roma imperiale. 6.2.4 I giochi e le terme I giochi Nella vita dei cittadini romani non mancavano di certo le forme di divertimento. Gli svaghi principali erano costituiti dagli spettacoli pubblici o ludi (organizzati dallo Stato o da privati facoltosi alla ricerca del favore popolare) organizzati nei casi di ricorrenze religiose o civili (questultime spesso associate a vittorie e conquiste militari). I ludi (spettacoli) erano di tre tipi: ludi scaenici ludi circenses munera gladiatoria I ludi scaenici erano costituiti da rappresentazioni teatrali. I ludi circenses, che si svolgevano nel Circo Massimo (un anfiteatro ovale che misura 500 metri sul lato pi lungo), erano degli spettacoli nei quali veniva esaltata labilit fisica dei partecipanti; tra le varie forme di esibizioni quelle pi gradite al pubblico erano le corse dei carri trainati da cavalli, delle vere e proprie gare nella quali i concorrenti pi bravi potevano arrivare a guadagnare delle vere e proprie fortune. Gli spettacoli che maggiormente hanno colpito limmaginazione delluomo moderno sono i munera gladiatoria: i combattimenti tra gladiatori (i gladiatori erano soprattutto prigionieri di guerra, ma non solo, anche molti giovani ambiziosi cercarono il successo mediante i combattimenti negli anfiteatri). Dall80 d.C. a Roma i munera gladiatoria si tennero nellanfiteatro Flavio (il Colosseo) capace di 50.000 posti. Sempre al Colosseo si svolgeva anche un altro tipo di spettacolo le venationes, delle cacce simulate che mettevano di fronte ai gladiatori delle bestie feroci. Nelle occasioni pi importanti i ludi potevano durare anche diversi giorni, con un grande dispendio di denaro pubblico, solo per linaugurazione del Colosseo vennero uccise 5000 bestie feroci. Durante let imperiale i giochi divennero assieme alla distribuzione gratuita del pane, uno straordinario strumento di potere usato dagli imperatori a loro favore. Le terme

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La romanizzazione delle citt conquistate dai Romani prevedeva, tra le altre cose, la costruzione delle terme. Luso delle terme era, infatti, talmente diffuso tra i ricchi e la classe media che era per loro molto difficile rinunciarvi. Le terme non erano solo il luogo dedicato ai bagni ristoratori (i Romani ritenevano che immergersi in acqua fredda e, subito dopo, in acqua calda avesse un notevole potere tonificante per il corpo, in realt pu fare molto male), era anche il luogo di ritrovo, di letture, di incontri. Alle terme erano spesso annessi biblioteche e giardini. A Roma con le terme di Caracalla si raggiunse il massimo fasto e lusso, in esse si trovavano statue di marmo pregiato e palazzi sontuosi.

7. Il sistema economico-produttivo
7.1 Let monarchica
Le comunit che hanno dato origine alla citt di Roma avevano uneconomia prevalentemente pastorizia. Nei secoli dellet regia, dopo le conquiste territoriali nel Lazio, alleconomia pastorizia si affianca una economia agricola: piccoli proprietari che lavorano con i propri familiari un podere ridotto, sufficiente ad offrire il necessario per vivere, e un minimo per la vendita ai vicini mercati. In questi anni la produzione agricola consisteva prevalentemente in: farro, miglio, frumento, orzo, viti e frutta. Come per i Greci anche per i Romani lattivit agricola era considerata tra le pi nobili, consona agli uomini liberi, degna donore, adeguata anche ai grandi uomini.

7.2 Et repubblicana
Nei primi secoli dellet repubblicana le vaste conquiste territoriali resero disponibile ai cittadini una grande quantit di terreno. Questo venne distribuito dallo Stato ai cittadini anche in considerazione dellimportanza della presenza di insediamenti di romani nei territori conquistati, una vera e propria forma di colonizzazione che diede, nei secoli successivi, i propri frutti. La distribuzione delle terre avveniva secondo tre diverse modalit: ai patrizi lo Stato concedeva terreni in affitto a prezzo molto basso ai soldati venivano concessi terreni quale ricompensa per il servizio svolto a semplici cittadini venivano concessi appezzamenti di terreno piuttosto ridotti (sufficienti per far vivere la propria famiglia), in qualit di coloni In piena et repubblicana le vittoriose guerre contro le popolazioni italiche aumentarono notevolmente la ricchezza dei patrizi romani (parte del bottino di guerra era riservato a questo gruppo sociale), ma anche la classe plebea di Roma ebbe modo di migliorare la propria condizione di vita grazie allimpulso dato allattivit artigianale e allattivit commerciale. Negli ultimi secoli della Repubblica leconomia sub una decisiva svolta grazie alle vittorie di Roma su Cartagine e la conseguente supremazia sul Mediterraneo. Proprio il controllo sul mar Mediterraneo, le conquiste in Spagna, in Africa e nella penisola Balcanica, portarono ad una radicale trasformazione delleconomia, vediamo perch. Le conquiste esterne allItalia ebbero quale conseguenza lenorme arricchimento della classe patrizia e il contemporaneo impoverimento dei tanti piccoli proprietari terrieri presenti in Italia centrale e in parte di quella meridionale. Larricchimento della classe patrizia, che in molti casi port al formarsi di vere e proprie fortune, fu legato a: incameramento dei bottini di guerra possibilit di avere a disposizione, in affitto a prezzi bassi, i terreni conquistati grande disponibilit di schiavi, prigionieri di guerra, da comperare e far lavorare sui propri terreni possibilit di acquistare a basso prezzo i terreni dei soldati, impegnati in continue guerre Limpoverimento dei piccoli proprietari fu invece legato a: difficolt nel competere con le grandi tenute dei patrizi disponibilit di produzioni agricole estere (soprattutto Spagna e Africa) a prezzi molto bassi, che misero fuori mercato la produzione dei piccoli proprietari italiani Questi fatti ebbero quali conseguenze: 1. labbandono delle campagne a favore della citt da parte di molti contadini 2. lestendersi delleconomia agricola della villa 3. lestendersi delleconomia agricola del latifondo Abbandono delle campagne a favore della citt da parte di molti contadini Le difficolt economiche di molti piccoli proprietari li spinsero a cedere la propriet (quasi sempre ai grandi proprietari) e a trasferirsi in citt, dove era pi facile sopravvivere ( in questi anni che la popolazione di Roma

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aumenta a dismisura). La presenza massiccia di persone che vivono con un reddito molto basso e che sono poco impegnate da attivit lavorative stabili, quello che venne definito il popolo di Roma, avr una notevole rilevanza nelle guerre civili del I sec. a.C. e nel passaggio dalla struttura repubblicana a quella imperiale. Estendersi delleconomia agricola della villa Con il termine villa si intende non solo la residenza del proprietario terriero e della sua famiglia, ma anche lazienda agricola che questo gestisce: un sistema autosufficiente nel quale convivono servi, schiavi, lavoratori liberi della terra (clienti) stipendiati dal proprietario. La villa attua una produzione dei tipo intensivo, sfruttando al meglio le potenzialit del terreno e della manodopera. I guadagni provenienti dalla vendita dei prodotti agricoli venivano reinvestiti. La struttura della villa romana sar alla base del formarsi delle corti medioevali. Estendersi delleconomia agricola del latifondo In diverse zone dItalia (in particolare nel Meridione e nelle isole) la struttura tipica della villa si and progressivamente trasformando in latifondo. Nel latifondo la produzione era di tipo estensivo (pascoli, boschi, campi di grano) con bassi investimenti di capitale. Grandissime estensioni terriere affidate ad un fattore, dato che il proprietario risiedeva solo sporadicamente nella propriet. Considerate le immense dimensioni che poteva raggiungere un latifondo, si decise, per legge, di porre un limite al numero di campi che potevano essere posseduti da una sola persona (una legge in tal senso era stata emanata nel III sec. a.C., ma non rispettata, cos Tiberio Gracco nel 133 a.C. fece votare una nuova legge secondo la quale ogni persona poteva possedere al massimo 500 iugeri di terreno, pi altri 250 per ogni figlio maschio fino ad un massimo complessivo di 1000 iugeri di terreno, circa 250 ettari). Il terreno cos recuperato venne distribuito tra i nullatenenti. Nellet repubblicana la ricchezza non rimase una prerogativa della classe patrizia, molti plebei e anche diversi liberti (gli schiavi liberati) arrivarono ad accumulare delle vere e proprie fortune.

7.3 LImpero
Dopo le lotte civili degli ultimi anni della Repubblica, con Ottaviano Augusto si ebbe un periodo di discreta calma e tranquillit in tutto limpero. Roma e le regioni dellItalia centrale si arricchirono con i prodotti delle province pi lontane e con i commerci che prosperano per tutto limpero. Una tale situazione di prosperit si raggiunse soprattutto grazie: al controllo del territorio da parte dellesercito romano allo straordinario sistema viario e portuale esteso su tutto il territorio imperiale (moltissimi dei tracciati stradali messi a punto dagli antichi romani sono utilizzati ancora oggi) grazie alladozione di un unico sistema monetario Sono questi gli anni nei quali vengono costruiti trionfali monumenti pubblici (il Colosseo dell80 d.C.) e splendide ville private, ornate da marmi preziosi e statue provenienti, spesso, dalla Grecia. La diffusa ricchezza ebbe quali conseguenze lincremento dei commerci e delle attivit artigianali, ma anche del lusso e della dissolutezza (il diffondersi del lusso venne considerato negativamente, segno di debolezza e di dissolutezza, da diversi esponenti del mondo filosofico e letterario del tempo). Una situazione di tale diffuso benessere non poteva durare molto a lungo, e difatti nel III sec. d.C. inizi una grave crisi del sistema che per poco non port ad un vero e proprio crollo, vediamone le cause: instabilit del potere imperiale (gli imperatori rimanevano in carica per pochi anni, sostituiti, spesso con la violenza, da altri) continue lotte con i barbari ai confini dellimpero difficolt nel controllare militarmente un territorio vastissimo (con ripercussioni sulla sicurezza dei commerci) ribellione di alcune province stanche di pagare alti tributi al potere di Roma malcontento diffuso tra il popolo di Roma ormai abituato ad una vita da parassita (le spese per il mantenimento del popolo pesavano moltissimo sulla finanza pubblica) Alla crisi del III secolo cerc di porre rimedio limperatore Diocleziano, con opere di riforma politica, economica e fiscale. La riforma di Diocleziano riusc a ristabilire uneconomia in crisi, tuttavia lenorme peso economico dellapparato statale e la diffusa corruzione (che consentiva ai pi ricchi di evadere il pagamento delle tasse) riport, nel secolo successivo, una nuova grave crisi economica. Le invasioni barbariche dellinizio del V sec. d.C. dimostrarono quanto grave fosse la crisi dello Stato romano, ormai mancava anche il denaro per pagare i soldati dellesercito. Per lImpero romano dOccidente la fine era arrivata.

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APPROFONDIMENTO ........ STRADE E ACQUEDOTTI NELLIMPERO DI ROMA


Un sistema viario che ha trasformato il mondo Abbiamo presentato il territorio dellimpero romano come luogo nel quale fiorivano i commerci, nascevano importanti centri urbani, gli scambi, di varia natura, erano molto diffusi. Ebbene una tale vitalit non sarebbe esistita se non fosse stata supportata da unopera che pur non avendo limponenza delle grandi opere dellumanit (ad esempio le piramidi egiziane) certo tutte le superava per ci che riguarda limpegno di uomini e di mezzi e per limportanza che ha avuto nel progresso della civilt. Si tratta del sistema viario messo a punto dagli antichi romani, un insieme di strade che gi nel primo secolo a.C. arrivavano a 80.000 km, un sistema che consentiva di collegare con Roma anche la pi lontana citt dellAfrica o dellAsia (naturalmente se era allinterno del territorio imperiale). Il detto tutte le strade portano a Roma nasce proprio dalla considerazione del sistema di strade creato dai romani antichi. Per comprendere limportanza che ha avuto il sistema stradale allinterno del territorio dellimpero possiamo paragonare il sistema viario al sistema venoso del corpo umano, come questo consente larrivo dellossigeno in tutte le parti dellorganismo portando la vita, cos le strade consentivano di far arrivare la voce di Roma anche nel villaggio pi lontano e sperduto. Il valore dellopera dei Romani antichi tanto maggiore se si considera che prima delle opere dei romani non esisteva nulla, in ambito extra-urbano, che potesse paragonarsi alle nostre strade, esistevano solo dei tracciati, dei sentieri battuti, non delle strade vere e proprie, i primi a crearle furono i soldati dellesercito di Roma. Le difficolt di movimento nei territori dellinterno, prima delle conquiste di Roma, sono testimoniate anche dal numero particolarmente ridotto di citt di notevoli dimensioni lontane dal mare. La costruzione delle strade Sorte per consentire lagevole spostamento dellesercito, alla costruzione delle strade, furono impegnati gli stessi soldati, a migliaia Scelto, dagli esperti il miglior tracciato, si scavava fino ad un metro di profondit, fino a raggiungere uno strato pi solido, quindi si riempiva il fossato, che si era creato, mediante sassi e pietre tenuti assieme da terra argillosa. Lo strato di coperture era formato da pietre poligonali larghe fino a mezzo metro e con uno spessore di 20 cm; tra loro le pietre erano ben connesse a formare una superficie piana e compatta. Per evitare ristagni dacqua al manto si dava una forma rialzata al centro (forma detta a dorso dasino), lacqua piovana veniva raccolta in appositi canali costruiti ai lati delle strade stesse. Il formarsi del sistema viario in Italia La prima strada romana munita, ossia costruita secondo i criteri visti sopra, fu la via Appia, strada che collega Roma a Capua. La costruzione di questa strada fu curata dal censore Appio Claudio, da qui il nome, nel IV sec. a.C.. Anche la via Appia venne costruita con finalit militari e solo successivamente venne impiegata anche per altri scopi. Altre strade vennero costruite nel III a.C. mantenendo la pratica di dare alla strada il nome dellesponente politico che ne aveva promosso e curato la costruzione. Abbiamo cos la via Aurelia nel territorio dellEtruria (Lazio-Toscana), lungo la costa, ad unire citt importanti quali: Caere, Tarquinia, Vulci, Populonia, Pisa. La via Flaminia, costruita nel 220 a.C., che collegava Roma con Rimini. La via Emilia, che partendo da Rimini e attraversando tutta la Pianura Padana arrivava fino a Piacenza. Altra importantissima via per le comunicazioni nelle regioni del nord dItalia (attraversava tutta la Pianura Padana da Genova ad Aquileia, nel territorio friulano, passando per Cremona, Verona, Vicenza, Oderzo) era la via Postumia. Altre importanti vie di comunicazione furono costruite nel territorio del sud dItalia, tra le pi importanti da ricordare la via Popilia che collegava Capua con Reggio Calabria. Le strade romane nei secoli Con la caduta dellimpero romano dOccidente, venne a mancare un governo centrale in grado di garantire la manutenzione del sistema viario, e cos gi nel periodo alto medioevale molte strade andarono in rovina, i loro tracciati vennero per mantenuti e molte delle nostre strade principali ricalcano i percorsi delle antiche strade romane, mantenendone anche il nome (si pensi alle vie Appia, Flaminia, Emilia, ecc.).

8. Lesperienza religiosa
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8.1 La forma religiosa arcaica


Il sentimento religioso dei primi romani non era diverso da quello di altre popolazioni italiche di quegli anni. Dominava lanimismo ossia la convinzione che luomo fosse circondato da forze misteriose e sconosciute, forze che bisognava cercare di propiziarsi mediante riti e formule magiche. La famiglia, quale nucleo sociale originario, fu lambito nel quale le strutture religiose trovarono il loro naturale sviluppo. Il capo famiglia, il pater, era anche il sacerdote. Era lui, grazie ai riti e alla recitazione di formule particolari, a cercare di propiziarsi le forze naturali (detti anche numina, ossia ci che si muove). Il capo famiglia si occupava anche del culto dei defunti come avremo modo di vedere. Parallelamente alla religione familiare si svilupparono, nelle prime comunit, delle forme religiose che interessavano i diversi gruppi umani ( agricoltori, pastori, ecc.). Per ottenere il favore delle forze naturali si attuavano processioni e sacrifici animali. In et arcaica presso la comunit degli antichi romani vi erano 45 feste importanti (ricordo che allora non esisteva un giorno festivo settimanale, questa usanza, di origine ebraica, arriver in Occidente solo con il Cristianesimo) collegate: alle attivit pastorali e agricole alle attivit militari ad eventi passati di rilevanza storica Accanto alle feste di comunit, vi erano dei momenti di carattere religioso collegati alla vita dei singoli individui: nascita, morte, matrimonio, ecc. Molto importanti erano i riti collegati alla commemorazione dei defunti, che si svolgevano nel mese di febbraio. A regolare e presiedere le varie festivit religiose si ponevano dei Pontefici con a capo il Pontefice massimo. Oltre ai pontefici, esistevano i Flamini, sacerdoti addetti alle singole divinit, e le Vestali, ragazze vergini che si dedicavano alla conservazione del fuoco e dellacqua (questo incarico richiama le origini della comunit, quando era difficile riprodurre il fuoco, e trovare dellacqua in caso di siccit). Una funzione particolare era quella degli Auguri, gli interpreti della volont divina mediante la lettura di particolari segni (il volo degli uccelli, le condizioni del fegato degli animali, ecc.). Nessuna azione importante (sia politica che militare) veniva intrapresa prima daver consultato le divinit mediante gli Auguri, in caso di parere sfavorevole limpresa veniva rimandata.

8.2 Gli influssi greci ed etruschi


Il carattere animistico della religione romana continu per diversi anni, quindi mut profondamente grazie ai sempre pi frequenti rapporti con il mondo etrusco e con le colonie greche in Italia. Tra i primi segni di questi influssi vi la antropomorfizzazione delle divinit (ossia il rappresentare il divino in forma umana), come testimoniato dalla costruzione di diversi templi dedicati alle varie divinit (fenomeno accentuatosi con i re dorigine etrusca). Nascono cos Giove (capo degli dei), Marte (dio della guerra), Giunone (dea protettrice delle donne, spose e madri), Vulcano (dio del fuoco), Venere (dea della bellezza e dellavvenenza femminile), ecc.

8.3 Levoluzione delle esperienze religiose nellet della Repubblica


Nel 300 a.C., in piena et repubblicana, una legge stabil che anche i plebei potessero accedere alle cariche sacerdotali (fino ad allora prerogativa dei patrizi) di pontefici ed auguri. Nel corso del III sec. a.C. i frequenti contatti con le citt greche dellItalia meridionale portarono a Roma nuove divinit e nuovi culti dorigine greca. Linflusso della religiosit greca fu tale che nel 212 a.C., dopo la sconfitta nella battaglia di Canne contro Annibale, fu inviato un ambasciatore a Delfi (in Grecia) per consultare loracolo del dio Apollo, e al ritorno furono istituiti festeggiamenti in onore della divinit greca.

8.4 Linflusso del pensiero filosofico greco sulla religione romana


Negli ultimi due secoli di vita della repubblica, mentre la classe povera rimaneva ben ferma nelle convinzioni dei propri avi, laristocrazia subiva influenze di varia natura provenienti dal mondo greco-orientale. Cos agli inizi del II secolo a.C. ebbero notevole diffusione il pitagorismo e lorfismo, movimenti che si caratterizzano per lorganizzazione in confraternite e per la convinzione che lanima fosse eterna, destinata a rinascere in forme diverse (teoria della metempsicosi). Sempre dallOriente arriv una forma religiosa del tutto estranea al mondo romano, il culto del re. 8.5 La religiosit in et imperiale: il culto dellimperatore e lavvento delle religioni orientali di mistero e salvezza Il culto dellimperatore

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A Roma le prime forme di culto della persona si presentano per un uomo che non divent imperatore, ma che certo aveva carisma e capacit di affascinare quanti lo circondarono, si tratta di Cesare. Lo stesso Cesare accentu il fenomeno del culto alla sua persona proclamandosi figlio di Venere. I tentativi compiuti da Ottaviano Augusto per restaurare la religiosit dei padri, e la sua non accettazione del culto dellimperatore, non riuscirono ad evitare che con gli imperatori a lui immediatamente successivi il culto della figura dellimperatore assumesse sempre maggiore importanza, fino ad arrivare a forme di vera e propria adorazione, quasi limperatore fosse una divinit scesa in Terra. Nella tarda et imperiale i rituali antichi mantennero solo per i ceti rurali la loro suggestione, per la maggioranza della popolazione si erano ridotti a forme vuote, prive di un qualsiasi valore emotivo. Lavvento delle religioni orientali di mistero e salvezza Soprattutto presso gli abitanti delle citt le migliorate condizioni di vita portano a riconsiderare lidea della morte, percepita non pi come fatto naturale e ineluttabile, ma cercando una forma di immortalit individuale destinata a tutti, al di l della propria etnia e appartenenza sociale. Ecco perci il diffondersi del culto di Iside e di Mitra provenienti dalla Mesopotamia. Sempre dallOriente venne diffondendosi, a partire dal I secolo dopo Cristo, una nuova religione, nata in ambiente ebraico, che aveva trovato da subito una grande diffusione nonostante fosse ostacolata dal potere imperiale, si tratta del Cristianesimo. In soli tre secoli questa nuova forma religiosa riuscir a conquistare il posto dominante in tutto limpero (nel 380 d.C. Teodosio dichiar il Cristianesimo religione di Stato), tutte le altre forme verranno considerate eretiche. Uno studio pi approfondito sul tema del diffondersi del Cristianesimo in Roma antica si trova nellapprofondimento.

APPROFONDIMENTO ........ NASCITA E SVILUPPO DEL CRISTIANESIMO NEGLI ANNI DELLIMPERO: DA RELIGIONE PERSEGUITATA A RELIGIONE IMPOSTA
La novit del messaggio cristiano Padre nostro che sei nei cieli , cos recita il Padre nostro, la preghiera che Cristo stesso ha insegnato agli apostoli. Ebbene nellespressione Padre nostro, con la quale ci si rivolge a Dio, sono contenute le pi grandi novit del messaggio cristiano: 1. Il riconoscimento che tutti gli uomini, essendo figli dello stesso padre, sono fratelli 2. La consapevolezza della sacralit della vita umana, la vita di ogni essere umano, anche del pi umile schiavo sacra (la vita di ogni uomo, essendo figlio di Dio, sacra). Si comprende il carattere rivoluzionario di queste idee, in un mondo nel quale le divisioni sociali erano nettissime. Oltre che per lidea della fratellanza universale il Cristianesimo si caratterizzava: 1. Per la scarsa importanza data ai beni materiali rispetto ai valori spirituali 2. Per lidea di una vita dopo la morte, considerata la vera vita, in questa vita eterna ognuno sarebbe stato ricompensato o punito a seconda della condotta tenuta durante la vita terrena. Proprio per la sua particolare natura il messaggio cristiano trov subito molti aderenti, soprattutto tra le classi pi umili. Larrivo a Roma del messaggio di Cristo Il messaggio di Ges, detto il Cristo ossia lUnto del Signore (nel senso di Consacrato al Signore), si diffuse ben presto in diverse territori dellimpero di Roma, gi nel 49 d.C. troviamo testimonianze della presenza di Cristiani tra le comunit ebraiche della stessa Roma (pur avendo profonde radici nellebraismo il Cristianesimo si distingue nettamente dal primo perch questi non riconosce la natura divina di Ges, anche gli Ebrei attendono il Messia, ossia il Salvatore, ma per loro non Ges, questi stato crocifisso proprio perch si proclamato Messia). Ben presto il messaggio di Cristo venne diffuso dai suoi discepoli anche al di fuori delle comunit ebraiche e cos troviamo anche Pietro a Roma a testimoniare la Buona novella (lEuangelion come si diceva in greco, lingua usata per diffondere il messaggio di Cristo). La presenza di una comunit cristiana a Roma testimoniata anche dalle Lettere ai Romani scritte da Paolo di Tarso (San Paolo) nel 58-59 d.C.. E proprio a Roma trovarono la morte sia Pietro che Paolo a causa delle persecuzioni di Nerone. Dopo la diaspora del 70 d.C. (il termine diaspora deriva dal greco e significa seminare qua e l viene usato per indicare la distruzione del tempio di Gerusalemme e la dispersione del popolo ebraico considerato troppo ribelle, avvenuta appunto nel 70 d.C., ad opera dellesercito romano) e la conseguente

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dispersione delle comunit ebraiche, il messaggio cristiano ricevette un notevole impulso alla diffusione, nacquero diverse comunit cristiani (soprattutto in ambito cittadino) sia in Oriente che in Occidente. I rapporti tra Cristiani e potere imperiale fino a Costantino (II e III sec. d.C.) I rapporti tra potere imperiale e comunit cristiane nei secoli II e III d.C. sono piuttosto mutevoli, si va da una sostanziale tolleranza ad una vera e propria persecuzione. Le attivit di persecuzione vengono attuate quando i Cristiani rifiutano il culto dellimperatore o quando viene riconosciuto nellatteggiamento dei Cristiani un grave pericolo per il mantenimento del favore degli dei tradizionali (ad esempio alcuni sacerdoti, interpreti del volere degli dei, riferirono che le divinit si rifiutavano di aiutare lesercito perch tra i soldati vi erano alcuni che credevano in divinit straniere). Che fossero queste le motivazioni principali che spingevano a perseguitare i cristiani testimoniato anche dal comportamento dellimperatore Diocleziano. Questi, impegnato a riportare allunit una struttura imperiale ormai in piena disgregazione, vedeva nel Cristianesimo una forza ostile al suo progetto, proprio per gli atteggiamenti non conformi alla religione tradizionale. Cos negli anni 303-304 d.C. limperatore eman degli editti contro i Cristiani che prevedevano: La proibizione del culto cristiano e la distruzione delle chiese Lincarcerazione dei capi delle chiese cristiane Lobbligo dei sacrificio agli dei tradizionali, pena la condanna a morte o lesilio Le persecuzioni seguite agli editti di Diocleziano furono piuttosto violente, anche se durarono solo pochi anni. Il Cristianesimo nel IV secolo, da religione tollerata a religione di Stato Un mutamento radicale nei rapporti tra potere imperiale e Cristianesimo si ebbe a partire dal 28 ottobre del 312, quando il generale romano Costantino vinse la battaglia contro il generale Massenzio, suo antagonista nella lotta per la conquista del potere imperiale. Proprio nel corso di questa battaglia, il futuro imperatore asser di aver ricevuto laiuto del Dio dei Cristiani. Dopo quella battaglia Costantino si sent in qualche modo obbligato nei confronti del Dio cristiano che laveva aiutato e cos, nel 313 d.C, riconobbe al Cristianesimo la condizione di religione licita, con la conseguente abrogazione di tutte le precedenti norme persecutorie. Dai dati storici in possesso non sembra si possa parlare di una vera e propria conversione da parte di Costantino (che limperatore fosse poco ispirato dallo spirito cristiano si pu immaginare considerando che questi fu responsabile della uccisione del figlio e della moglie), sembra piuttosto che egli abbia pensato di usare i Cristiani, che ormai costituivano una grande forza, per raggiungere e mantenere il potere imperiale. Con Costantino si vive, quindi, un momento di transizione, permangono i culti pagani1 e il Cristianesimo penetra sempre pi tra la popolazione. Lo stretto legame esistente tra potere imperiale e Cristianesimo durante limpero di Costantino dimostrato anche dal fatto che lo stesso imperatore, nel 325 d.C., a promuovere il primo Concilio Ecumenico delle diverse chiese cristiane a Nicea2. Nel 380 d.C. il rapporto tra potere imperiale e religione cristiana muta ancora, in questanno, infatti, Teodosio, imperatore romano dOccidente, prende ufficialmente posizione contro il paganesimo e dichiara il Cristianesimo unica religione dello Stato di Roma. La Chiesa nei primi secoli di vita: da assemblea di uguali a struttura gerarchica Il termine chiesa deriva dal greco ekklesia, che significa assemblea, adunanza, riunione. Ebbene la Chiesa, nei primi anni di vita, proprio, e solo, questo: unassemblea di persone, unite nella fede in Cristo; disposte ad aiutarsi a vicenda. Gi dalla fine del primo secolo dopo Cristo, tuttavia, le cose iniziano a cambiare; allinterno delle diverse comunit, infatti, si vanno definendo sempre pi chiaramente delle
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Il termine pagano deriva da pagi. Erano questi i villaggi di campagna nei quali che la nuova religione faticava molto nel sostituire le divinit della tradizione, strettamente legate ai riti della terra. 2 Nel concilio di Nicea furono dibattute molte questioni importanti per la Chiesa allora in formazione. Tra queste quella che probabilmente fu pi dibattuta collegata ad una tesi sostenuta da un sacerdote di Alessandria dEgitto: Ario. Secondo Ario, Ges, pur essendo la creatura pi perfetta che fosse mai esistita, mancava del carattere proprio della divinit, non era della stessa sostanza del Padre (celeste), non poteva perci considerarsi Dio stesso fatto uomo. Questa idea venne fortemente combattuta dalla ortodossia cristiana, e Ario venne condannato allesilio. Le idee di Ario non si conclusero con la sua morte, lArianesimo, infatti, ebbe notevole diffusione nellAlto Medioevo, in particolare tra le popolazioni dorigine germanica. Gli stessi Longobardi, almeno per i primi secoli di permanenza in Italia, erano dei seguaci dellArianesimo.

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figure guida. Sono queste a presiedere alle funzioni religiose, a somministrare il battesimo (liniziazione alla comunit) a garantire il miracolo del rito eucaristico (la trasformazione del pane e del vino in corpo e sangue di Cristo) durante la celebrazione. La grande diffusione dei proseliti (fedeli) al messaggio di Cristo se da un lato dimostrava la grande forza di attrazione dello stesso, dallaltro rischiava di frantumarsi in una miriade di interpretazioni e significati, ormai le comunit che si ispiravano al cristianesimo erano sparse su tutto il territorio imperiale, un insieme cos eterogeneo poteva rimanere unito solo con la individuazione di una unica vera interpretazione del messaggio di Cristo, un unico erede del patrimonio lasciato dai discepoli, qualsiasi altra interpretazione doveva ritenersi errata (e quindi eresia). Nello scontro per il primato della vera ortodossia ebbe la meglio, agli inizi del III sec. d.C. la Chiesa, e il vescovo, di Roma. Proprio per combattere le diverse eresie la chiesa romana dovette ben presto definire la sua struttura e i principi della dottrina cristiana, le questioni pi delicate vennero discusse nei concili ecumenici, formati dai vescovi di tutte le comunit. Con laumento degli appartenenti alle comunit aumentarono anche le donazioni (molti furono i testamenti in favore della comunit) e cos la Chiesa si trov a gestire, oltre al patrimonio spirituale, anche un patrimonio materiale che nei secoli divenne enorme, anche grazie alla esenzione dal pagamento delle imposte e la costruzione di chiese con fondi pubblici (la costruzione della prima chiesa di San Pietro si ebbe grazie allintervento dellimperatore Costantino nel 326 d.C.). In pochi secoli abbiamo visto come la Chiesa si sia profondamente trasformata. Inizialmente era una semplice assemblea di fedeli, nei secoli successivi, oltre a mantenere il significato originario di comunit di fedeli, divenne anche struttura gerarchica con funzione di guida, e istituzione proprietaria di molti beni materiali.

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