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gennaio 2012

n1

Verso il sindacato di Montagna


Foglio periodico culturale Unione Sindacale Territoriale CISL Sondrio
Sommario:

cambiamenti
Presentazione a cura della Segreteria UST
Carissimi Quello che avete in mano, o sul monitor del vostro PC, del vostro iPad, del vostro telefonino, insomma in qualunque modo voi leggiate la vostra posta il primo numero di questo nuovo strumento di cui la CISL di Sondrio vuole dotarsi. Uno strumento che si colloca in un ambito dove lOrganizzazione oggi in costante ricerca di soluzioni che rispondano concretamente alle esigenze attuali e che siano allaltezza dei tempi. Lambito quello della comunicazione interna con le proprie strutture, con i propri attivisti e con gli associati ..continua a pag. 2

Presentazione Notiziario. Segreteria UST

Rubrica Il tempo della 3 cicala.


Fausto Gusmeroli

Verso un nuovo Umanesimo.


Cristiano Mazzucotelli

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Nulla sar pi come prima.


Ivan Fassin

6-7

Verso un nuovo umanesimo di Cristiano Mazzucotelli


Durante la serata organizzata dalle ACLI provinciali, abbiamo apprezzato lintervento di Padre Sorge che ha illustrato in modo convincente le riflessioni che oggi la Chiesa propone a fronte dei grandi cambiamenti e delle relative incertezze che presenta la fase di transizione che stiamo attraversando. Tenteremo di fare sintesi, senza la presunzione di essere esaustivi, delle parole di Padre Sorge ..continua a pag. 4

Bellezza e Responsabilit.
Luigi Pentimone

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Il cambiamento che non volevamo.


Daniele Tavasci

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Il lavoro per luomo.


Davide Fumagalli

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Il lavoro per luomo di Davide Fumagalli


A 30 anni dalluscita dellEnciclica di Giovanni Paolo II Laborem Exercens appare quanto mai attuale questo concetto tanto pi se alla parola lavoro sostituiamo economia. I cittadini e lavoratori comuni dopo anni passati ad ignorare o a non preoccuparsi dellinvoluzione della finanza globale si sono ritrovati loro malgrado al ruolo di protagonisti allinterno di questo meccanismo:.continua a pag. 11

Cambia il lavoro, cambia il sindacato.


Valerio Delle Grave

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Scoprire chi siamo, agire perch sciegliamo.


Enrica Piccapietra

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Danzare sullorlo dellabisso di Ivan Fassin


Abbiamo danzato a lungo sullorlo dellabisso, e il pericolo tuttaltro che scongiurato, anche se forse avremo almeno smesso di danzare pericolosamente. Con le dimissioni del Governo che ci ha condotto fin qui, non comincer certo una nuova et delloro (basterebbe del resto che fosse una stagione dellEuro forte, ma non v certezza nemmeno di questo, e men che meno per lItalia, anello debole della catena monetaria europea)..continua a pag. 6

I nemici della montagna.


Giancarlo Maculotti

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Crisi e globalizzazione :
Alberto Berrini

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cambiamenti

ambiamenti:

ambiamenti:

ambiamenti:

ambiamenti:

il nome che abbiamo scelto esprime lambizione di questo foglio di essere presente nel dibattito dei mutamenti a cui stiamo assistendo nel nostro pianeta scendendo sino alle questioni del nostro vivere quotidiano sempre con uno sguardo pi di carattere culturale che di cronaca.

quindi vuole avere una connotazione culturale che guarda ai grandi temi imposti dalla globalizzazione ed alle trasformazioni epocali dello scenario mondiale a cui stiamo assistendo. Lo vuole fare facendo parlare, principalmente amici del sindacato ma anche chi costruttivamente ne critico, economisti e filosofi, sociologi e liberi pensatori, siano essi di fama, (che si presteranno a collaborare con noi su questo percorso), siano essi pi ruspanti e generosi. Di entrambi un sindacato come il nostro ha molto bisogno.

ideato per rivolgersi, non allinsieme degli iscritti, ma agli iscritti impegnati quali i delegati sindacali, agli attivisti, i dirigenti ed a tutti coloro che ne faranno esplicita richiesta in quanto interessati a capire le trasformazioni ed i cambiamenti in atto nella nostra societ di oggi e quindi conoscerli per non subirli.

ha una veste di assoluta semplicit e sobriet, il classico foglio con una intestazione stampato, ciclostilato o fotocopiato, che ha cadenza periodica e verr distribuito in formato cartaceo e/o anche per mezzo di posta elettronica.

Segreteria UST - CISL Sondrio


Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo
M. Gandhi

Se vuoi ricevere Cambiamenti in formato elettronico, invia una mail allindirizzo:info@cisl.sondrio.it inoltre lo puoi consultare e/o scaricare in formato elettronico sui siti: www.fimsondrio.it

http://sondrio.cislscuolalombardia.it NOTIZIARIO SINDACALE CISL - Unione Sindacale Territoriale di Sondrio

ADERENTE ALLA CONFEDERAZIONE ITALIANA SINDACATI LAVORATORI - Bollettino di informazione sindacale - edito dalla CISL UST SONDRIO - 23100 Sondrio - Via Bonfadini,1 Tel:0342-527811 - Direttore: Daniele Tavasci - Direttore responsabile Ivan Fassin - Autorizzazione tribunale di Sondrio n127 - SO Stampa: Tipografia Bettini, via Spagna, 3 Sondrio tel: 0342-212007

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Cambiamenti

Rubrica tenuta da Fausto Gusmeroli

Il tempo della cicala!


Il tempo della cicala una rubrica fissa del nostro foglio che presenta riflessioni di carattere culturale, in senso ampio, sul tema del cambiamento. Stiamo vivendo un periodo di crisi assolutamente inedito, a parere di molti destinato a durare a lungo e a scardinare il sistema, dando di fatto compimento al significato etimologico stesso della parola crisi (dal greco Krsis), quale, appunto, separazione, cambiamento. Si tratta, infatti, di una crisi contemporaneamente di tipo finanziario, economico e ambientale, mai verificatasi nel passato, rispetto alla quale non abbiamo n esperienza n strumenti di comprensione, come dimostra il disorientamento degli esperti e la ridda di dichiarazioni e previsioni contraddittorie che quotidianamente ci vengono propinate dai mass media. Che siamo dentro un cambiamento epocale lo dimostrano, del resto, anche altri elementi, quali i recenti avvenimenti in Nord Africa e tutti i vari e multiformi fenomeni di resistenza e organizzazione dal basso sorti in opposizione alle scelte dei vertici politici ed economici, ultimo quello degli indignados. Essi testimoniano il superamento di canoni e codici apparentemente inamovibili, proponendo nuove forme di attivismo e protagonismo che potrebbero minare alle fondamenta le democrazie rappresentative e centralizzate, mettendo le basi per nuove forme di partecipazione diretta e diffusa in grado di restituire centralit ai territori e alle loro comunit. In tal senso vanno lette anche tutte quelle nuove forme di finanza, economia e commercio che coinvolgono sempre pi persone e comunit e prendono il nome di micro-credito, prestiti senza interessi, monete locali, baratto, banche del tempo, commercio equo e solidale, gruppi di acquisto, chilometri zero, economie di prossimit, distretti di solidariet e altro. Si tratta ancora di esperienze circoscritte, marginali, frammentarie e imperfette, ma nellinsieme capaci di delineare un nuovo modo di intendere la societ. Il cambiamento sar dettato soprattutto dal mutamento nel modello energetico, ossia dal passaggio dalle fonti fossili alle rinnovabili. I combustibili fossili, oltre ad essere sempre meno disponibili e sempre pi costosi, sono la causa principale dei fenomeni del surriscaldamento del pianeta e della distruzione della biodiversit, le due grandi emergenze ambientali che incombono sullumanit. Prima verranno abbandonati meglio sar. Daltro canto, gli avvenimenti di Fukushima e le conseguenti decisioni assunte da vari governi e dal popolo italiano con il referendum, sembrano aver messo definitivamente in archivio il nucleare, almeno fino a
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quando non diverr applicabile la fusione fredda (attualmente poco pi che una speranza), lasciando cos alle sole rinnovabili il compito di produrre lenergia per il prossimo futuro. Per le loro caratteristiche intrinseche (energie diffuse e di bassa intensit), le rinnovabili imporranno societ totalmente altre rispetto alle attuali, dove la sobriet e le responsabilit locali saranno i capisaldi. Sar allora il Tempo della Cicala, come titola la rubrica prendendo spunto dalla celeberrima favola La Cicala e la formica di La Fontaine. Un tempo nel quale si potr riscoprire la vera qualit della vita, oggi mortificata da una mentalit predatoria, materialista e individualista un po figlia di quella filosofia di vita della formica, additata, ahim, come modello da generazioni di solerti maestri ed educatori. Nellinvito Hai cantato tutta lestate, beneadesso balla! che la prudente formica rivolge alla sciagurata cicala che chiede un po di cibo e calore per linverno, si ritrova quella chiusura verso gli altri che spinge lindividuo ad accaparrare risorse, perch in questo e non nella relazione riposta la sicurezza. Se si pensa alle dimensioni attuali della popolazione mondiale e agli ulteriori forti aumenti previsti per i prossimi decenni ci si rende conto di come la filosofia della formica non sia pi praticabile e unicamente la filosofia della cicala potr evitare immani tragedie e sofferenze allumanit. La rubrica vuole pertanto essere uno stimolo a guardare alla realt con gli occhi della cicala, per capire il divenire, per fissare nuovi obiettivi e nuovi paradigmi. Il primo inevitabile passaggio non pu che essere il riconoscimento degli errori commessi. Con le parole di Gianni Rodari, grande scrittore per linfanzia, cominciamo allora a rimediare alle ingiustizie perpetrate nei confronti della povera cicala, facendo nostra la meno nota, ma pi intrigante, filastrocca Alla formica:

Chiedo scusa alla favola antica, se non mi piace lavara formica. Io sto dalla parte della cicala, che il pi bel canto non vende, regala.

Cambiamenti

Verso Un Nuovo Umanesimo


Segue dalla prima pagina Secondo Sorge, per capire cosa sta succedendo bisogna fare un viaggio alle radici per cogliere lo smarrimento di oggi. Partendo da un concetto importante. Cosa la cultura? La cultura siamo noi, il pavimento di una nazione; e se la cultura il pavimento, il modello di una societ rappresenta lintera casa. I muri maestri sono la politica, la famiglia, la scuola, il lavoro, la Chiesa, ecc. Quando la cultura riesce a reggere i muri portanti si ha un concetto di civilt. Tutto ci pu durare anche secoli e allinterno si modificano gli assetti dei muri maestri ridefinendo di volta in volta nuovi equilibri interni. Questi movimenti interni alla casa possono essere definiti crisi congiunturali. Pi complicato il momento in cui il pavimento non regge pi, quando si deforma o addirittura si rompe. Tutto ci succede quando non reggono pi i valori. Queste sono le crisi strutturali. Sono fenomeni pi rari, ma devono necessariamente coincidere con un cambiamento. Significa che il modello valido fino a quel momento non esiste pi e bisogna identificarne uno nuovo e questo crea inesorabilmente una sorta di disorientamento. Noi siamo la generazione del discernimento e quindi abbiamo il compito di inventare strade nuove. Questo negli ultimi duemila anni successo quattro o cinque volte. La prima con la caduta dellimpero romano e la nascita del cristianesimo, la seconda con la scoperta delle Americhe, la terza con la rivoluzione francese che coincisa con la rivoluzione industriale.
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Oggi la societ industriale gi finita, ed nata la cosiddetta era tecnologica e globale che ha determinato una nuova crisi strutturale alle quale serve dare risposta. Serve costruire il nuovo pavimento della casa, allinsegna di un nuovo umanesimo.

A questo punto Padre Sorge, dopo aver analizzato la situazione anche in chiave storica, ha illustrato ai presenti le valutazioni espresse dalla Chiesa e le conseguenti proposte. Papa Benedettto XVI ha scritto unenciclica, Caritas in veritate, valida per il secolo in corso richiamando linee di fondo efficaci per i credenti, ma anche per i non credenti. Tutto ci partendo da una considerazione: capitalismo, socialismo reale, e economia umanistica di ispirazione cristiana da ricondurre alle teorie di Maritain sono ideologie morte, oggi gi sostituite da unideologia dominante, di carattere tecnocratica a matrice individualistica e materialistica Il Papa esprime una forte critica nei confronti di questa nuova ideologia e propone la via di un nuovo umanesimo. In una societ tecnocratica i valori sono subordinati al fare. Il vero sviluppo non pu consistere prioritariamente nel fare, ma deve cogliere la globalit della persona umana. Dopo la critica a quello che ormai sta diventando un pensiero dominante, nellenciclica Caritas in veritate , si indicano i tre binari su cui costruire il nuovo modello.

Cambiamenti

Un nuovo umanesimo fondato su alcuni principi essenziali di natura:

etica, culturale e politica.

1- Sul piano etico, il Papa ci 2 - La seconda indicazione 3 - Sul piano politico, la riricorda che, se vogliamo dare il via a un nuovo umanesimo, dobbiamo ripartire dal fatto che la vita umana un dono ( e anche questa unaffermazione che vale per credenti e non credenti) e la nostra felicit passa attraverso la realizzazione della nostra vocazione, da attuare in modo libero e responsabile. Siamo tutti chiamati allamore e alla verit (che non prodotta da noi, ma il frutto di una scoperta), in qualit di esseri in relazione che abbiamo bisogno luno dellaltro. Ci impone che lintera societ si conformi ai principi di libert e di responsabilit . di tipo sociale e culturale. La globalizzazione non solo un fenomeno economico ma ha soprattutto delle ricadute di ordine culturale e sociale. Oggi il mercato imprime sulla cultura la sua scala di valori (in primis lindividualismo e il materialismo) rischiando di cancellare leterogeneit culturale a livello globale. C invece la necessit di tornare ad esprimere un bisogno umano imprescindibile: la solidariet. Aprirsi alla fraternit , per il Pontefice, la soluzione sul piano socioculturale. flessione deve tenere in considerazione come il pensiero unico abbia messo in difficolt la democrazia nei suoi pilastri fondamentali (la dignit della persona umana, la solidariet, la sussidiariet, che partecipazione responsabile, e il bene comune). Il pensiero dominante ha distrutto questi valori trasformando la persona (quella che relazionata allaltro) in individuo (piegato su se stesso). Cosa fare? Lenciclica cita, anche in questo caso, una parola chiave: reciprocit. Concetto che configura un doppio binario. Da un lato, attuando un processo di riforme affrontato in una disciplina dinsieme, dentro una visione complessiva, ad esempio contemperando diritti e doveri e garantendo il giusto equilibrio. Dallaltro, pensando ad un progresso umano aperto al contributo di una coscienza religiosa. Si attua cos una reciprocit tra dimensione umana e quella religiosa. E positivo il fatto che su questa teoria cominci a convergere anche la cultura laica. Nella storia recente abbiamo esempi di come la coscienza religiosa abbia influito sul futuro di una nazione (si pensi alle cadute delle dittature nei paesi dellAmerica latina o alla caduta del muro di Berlino).

Lintervento si chiuso con linvito di Padre Sorge a non avere paura del cambiamento, ma al contrario affrontarlo con il coraggio e con quello spirito di fraternit che, oggi pi che mai indispensabile. Se possiamo permetterci un commento, abbiamo particolarmente apprezzato, anche dopo averlo risentito, lintervento di Padre Sorge. Con estrema lucidit e chiarezza esso analizza i problemi che stanno affligendo la nostra epoca e ci propone un percorso che, se pur complesso, ci convince. Affrontare il cambiamento, dentro una crisi strutturale, significa analizzare per conoscere, unirsi per costruire e farsi guidare dalla speranza per raggiungere un risultato positivo per noi e per le prossime generazioni.

La redazione.
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Cristiano Mazzucotelli

Cambiamenti

Danzare sullorlo dellabisso


Nulla sar pi come prima
.segue dalla prima pagina
Ora per due pilastri sembrano impiantati, uno (Draghi, intendo, alla BCE) ha gi dato segni di vitalit intelligente con labbassamento del tasso di sconto, sempre negato dal suo predecessore, laltro (Monti, ovviamente) capo di un Governo tecnico che sta cercando di spingere la fragile nave italiana su una rotta meno incerta. Ma non illudiamoci: la crisi non certo finita, anche se ora forse c qualche probabilit in pi di poterla ritenere avviata a una parziale soluzione. Almeno la crisi finanziaria. Ma quale soluzione? Dobbiamo levarci dalla testa che si possa ricominciare come prima, magari pi di prima Questa crisi non come le altre (Questa volta diverso. Otto secoli di follia finanziaria il titolo di un libro importante per capire qualcosa del labirinto in cui siamo impigliati, scritto da due studiosi americani Carmen Reinhart e S.Kenneth Rogoff, non certo sospettabili di estremismo rivoluzionario). E una crisi veramente globale, veramente di sistema, veramente epocale come si dice. Non sono aggettivi sprecati, descrivono la profondit, la (relativa) novit, lesito di un accumulo di leggerezze e negazioni della realt che questa inedita situazione ci presenta. Si tratta del punto di arrivo di innumerevoli circoli viziosi, pericolosamente prossimo alla fine, tanto pi che la crisi finanziaria va a innestarsi su una minaccia ambientale che vede sommarsi lesaurimento delle risorse (non rinnovabili, mentre tardiamo a praticare le nuove, le verdi, le pulite, le riproducibili), con lesaurimento dello spazio, quantomeno quello coltivabile, con un forte inquinamento globale (e a sua volta tuttuno col riscaldamento globale), con il cumulo dei rifiuti che ci seppellir se non provvediamo alla svelta Per la prima volta non una civilt che si avvia alla fine, ma lintero mondo delluomo..
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Le crisi sono dunque pi duna, almeno quattro, come sostiene Susan George, nota studiosa franco-americana: una finanziaria, una economica, una sociale e politica, e una ambientale. Quattro crisi che si cumulano sono troppe, esigono un pronto ribaltamento di prospettiva, un cambio come si dice di paradigma, ossia di modello di sviluppo. Oggi la finanza (questa economia virtuale che vale almeno 8 o 10 volte il PIL mondiale) comanda il mondo sostiene la studiosa sottomette leconomia (reale, quella che produce beni di consumo), che a sua volta costretta a imporre le sue regole alla societ e a una politica impotente, mentre tutto si scarica poi sulla realt fisica, Terra e Vita vegetale e animale (anche umana), concepite come un campo libero per ogni sorta di appropriazione, mercificazione, speculazione. Questa situazione va sovvertita: al centro deve stare la preoccupazione di conservare la Biosfera, cui vanno subordinate tutte le altre attivit. E una mossa culturale, pi e prima che politica, un imperativo di sopravvivenza della specie. Subito dopo va impostata una politica impegnata a costruire una convivenza umana decente per 7 miliardi di persone (tanti siamo da qualche settimana), capace di governare una economia che lavori a sua volta per luomo e per la vita, per un benessere discreto e diffuso, per una esistenza sobria e solidale. La finanza, infine, attuale regina alla quale si offrono immani sacrifici economici e pure sacrifici umani (fame, malattie, miseria, disperazione) deve essere riportata alla sua natura di strumento al servizio della economia sociale, non di Leviatano mostruoso ed ingordo Per ottenere questo risultato, che a prima vista sembra semplice, occorrer un concorso enorme di energie politiche e morali, occorrer un impegno non breve e non indolore per tutti quelli che vorranno pensare al futuro, non avendo abbandonato la battaglia.

Che ci fa in tutto questo il Sindacato, il movimento sindacale, come si diceva una volta? Armeggia tra politica ed economia, cercando di salvare il salvabile, di lenire le sofferenze, tuttal pi di offrire una speranza? Ebbene: non pi possibile fare solo questo. Cos avviato alla obsolescenza, schiacciato tra limpotenza di fronte alla crudelt senza nome n volto della Finanza e dei Mercati, e la sua incapacit a costruire la causa delluomo a partire dallAmbiente che troppo spesso, coscientemente o inconsciamente, anche il sindacato ha sacrificato agli interessi economici, categoriali, corporativi, nazionali Che fare, per servire ancora? Quale nuovo tipo dazione mettere in campo? La prima cosa da fare quella di non mettere la testa sotto la sabbia, restringendosi in sostanza a fare quel che si sempre fatto, come se nulla fosse mutato. Se infatti ammettiamo che tutto sta mutando velocemente, allora impensabile che il Sindacato possa stare fermo, immobile come una statua. Cos la prima cosa da fare infatti sarebbe () quella di dotarsi di una visione alquanto diversa da quella corrente, che assai spesso rappresenta lorganizzazione come una azienda, pi o meno efficiente, il cui scopo scontato, oppure, in modo ancor pi informale, come una bonaria famiglia nella quale basta un po di buona volont per risolvere ogni problema. Lalternativa piuttosto quella di acquisire una visione che potremmo chiamare eco-sistemica, che serve a guardare in modo nuovo, e pi efficace, il mondo, la politica, leconomia e la nostra stessa azione. Nella nuova complessit relazionale mondializzata necessaria una prospettiva pi aperta, anzitutto a due dimensioni che ci finora abbiamo ben poco esplicitato:

Cambiamenti da un lato la nuova autonomia, che i soggetti (le persone reali, le donne, gli extracomunitari, i giovani, e forse tutti noi, e anche le persone giuridiche: i nuovi Paesi, le nuove imprese) non solo rivendicano, ma gi praticano, e che talora sembra voler cancellare il valore della solidariet, dell impegno, della continuit di una tradizione dallaltro la interrelazione comunicativa potenziata (ma spesso anche eccessiva e frastornante) che rende obsoleti gli strumenti tradizionali dellinformazione, della comunicazione, della stessa formazione. Ma contemporaneamente apre anche spazi impensati di circolazione di notizie, di scambi, alleanze, di rivendicazione di diritti infine si profilano molti altri interrogativi di fondo che sovente sottaciamo per paura del nuovo: hanno ancora senso, nel mutato mondo del lavoro, le tradizionali categorie (merceologiche, sovente accorpate in modo incomprensibile) ? bastano le attuali scale dimensionali sul territorio mondiale (ormai!)? lunit sindacale un lusso, una inutile pretesa poich tanto siamo diversi, oppure la diversit potrebbe essere un valore se spesa, se scambiata, se impiegata come i talenti della parabola?

La visione eco sistemica ci consentirebbe di non liquidare sommariamente queste emergenze. Permetterebbe di leggere i centri di autonomia (i soggetti, appunto) come punti microsistemici da coordinare in sistemi pi vasti, soprattutto di cogliere tutte le relazioni che una visione lineare e un po meccanica (diciamo pure burocratica) non lascia vedere. Consentirebbe di immaginare una nuova edizione del bene comune come convergenza di interessi e di aspirazioni, di generosit e di rivendicazioni, fuori dalla logica del mors tua vita mea ovvero della competizione e dellinvidia sociale, che fino a ieri parevano valori, e che ancora ci attanagliano. In altre parole di uscire da un modo liberistico di pensare (il pensiero unico) che si depositato lentamente come una incrostazione in tutto il corpo della societ. Cos, ovviamente, anche il panorama mentale si complica, ma ci sono gli strumenti per dipanare la aggrovigliata matassa che talora avvertiamo come semplice disordine. Impossibile qui scavare pi oltre, ma quel che ne conseguirebbe merita alcune osservazioni: anzitutto, lOrganizzazione (sindacale) dovrebbe strutturarsi in modo molto (pi) flessibile, aperto alla innovazione organizzativa, alla sperimentazione di soluzioni inedite; dovrebbe saper praticare contemporaneamente, senza andare in tilt, le scale piccole e quelle grandi, gli scambi di esperienze e di competenze, in unottica di costruzione di circoli virtuosi, di reti di collegamenti, di buone pratiche condivise, senza gelosie o esclusioni; la natura di associazione volontaria, che la CISL rivendica come un marchio di identit, ed una opportunit effettiva, andrebbe alimentata da una ricerca di democrazia (reale, non solo formale) tra diverse dimensioni, quelle di movimento (sta anche nel nome del Sindacato) e quelle istituzionali (struttura organizzativa, servizio, tutela, ecc.);

Che dimensioni e forme pu assumere la contrattazione, nostro cavallo di battaglia, nella mutata condizione? Poi ci sono le categorie non tutelate, che in gran parte passano fuori dellorganizzazione: i giovani, i precari o i senza lavoro, gli anziani soli, gli immigrati, e anche le donne: che ci stanno a fare di fronte a noi? Allora, senza pensare che solo piccolo bello, che la montagna un rifugio, che una provincia un nido, si potrebbe avviare, come stiamo cercando di fare, un esperimento o molti esperimenti, ma collegati tra loro, allinsegna di un federalismo sindacale che qui ci piace porre sotto letichetta del sindacato di montagna. Non uno slogan fantasioso, ma un percorso in gran parte da tracciare, per con una stella cometa in mente, un punto di tendenza: una comunit (non ci spaventiamo per il nome, troppo spesso abusato) di persone libere e in ricerca, una societ locale non chiusa, ma anzi accogliente ed aperta, ma anche e soprattutto pensosa e preoccupata del proprio futuro, come di quello di tutto il mondo (per la sua parte), attenta, infine, al suo ambiente naturale e al suo territorio. Un sogno, certo, ma importante per sapere in che direzione muoverci. Allinsegna anche di un valore poco di moda, ma davvero fondante, qualora lo si declini nella sua straordinaria portata: quello della responsabilit. La risposta ai problemi che la societ, nelle sue articolazioni, ci sottopone attraverso i bisogni e le privazioni non solo materiali delle persone: quelle soluzioni che il progresso (ottonovecentesco) aveva promesso ma non abbastanza mantenuto. Non tornando indietro, tuttavia, al mondo rurale di un passato neanche troppo lontano, come qualcuno terrorizzato si immagina, ma scendendo coi piedi (e la testa) sulla terra, quella Terramadre che ci siamo illusi di poter maltrattare a nostro piacimento, per ri-cominciare a scalare la montagna con la stessa ostinazione resistente, resiliente anzi, di un popolo di montanari.

Ivan Fassin
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Cambiamenti

Bellezza e responsabilit
Recensione del libro Giustizia e Bellezza

oglio condividere con i lettori alcune riflessioni tratte da Giustizia e bellezza, saggio breve dello psicoanalista Luigi Zoja. Pur non recentissimo (2007), lagile volumetto, come altri dellautore, conserva una freschezza da piccolo classico. Chiarito che non si fa riferimento alla bellezza nel significato frivolo che connota oggi questo termine, ci si accorge subito di quanto urgenti e stimolanti siano gli spunti offerti dallo studioso per chi si ponga il problema della crisi della modernit. Egli la individua nella separazione di giustizia e bellezza, etica ed estetica. Per la mentalit moderna, la distanza tra etica ed estetica, giustizia e bellezza, chiara. Lestetica pu rimanere personale e relativa. Letica ha scopi universali. Possiamo sottrarci allestetica ma non alletica. I Greci, ai quali dobbiamo i due concetti, si sarebbero opposti a questa separazione. Non avevano codici che definissero bellezza o rettitudine, perch esisteva un consenso generale su entrambi, e anche sul fatto che erano intimamente legati. Erano due diverse facce della stessa qualit: la virt, leccellenza, al punto che essa era indicata da un unica parola kalokgatha (kals kai agaths, bello e buono). Comprendeva non solo ci che risultava gradito allocchio e allorecchio, ma anche qualit del carattere e della mente umana, qualit morali ed etiche. Ma se gli antichi greci non avevano codici che definissero bellezza o rettitudine, poich esisteva un consenso generale su entrambi, che erano intimamente legati, oggi cosa potrebbe essere etico e cosa bello? Il bisogno di giustizia qualcosa di naturale, che precede ogni educazione. Ma il bisogno di bellezza non sostanzialmente diverso. Cos simili sono le due aspirazioni, che una vittoria della bruttezza sulla bellezza facilmente sentita come male che vince sul bene, e il preferire la bruttezza alla bellezza appare come unintenzione malvagia. Il cinismo verso i valori della giustizia, che la societ di oggi si rimprovera, potrebbe derivare anche dallaver eliminato quelli della bellezza, da cui la loro radice inseparabile. La relazione armonica tra etica e giustizia sopravvissuta fino al Rinascimento, insieme ad un rapporto tra piazza e palazzo. Ma il protestantesimo e la modernizzazione hanno spaccato questa unione, in nome di una giustizia ascetica e della funzionalit. Il bello, non essendo strettamente necessario, si incammina in direzione del passatempo e dellinvestimento. Intanto, privatizzazione e razionalizzazione della vita eliminano la piazza, dove si godeva la bellezza gratuitamente e insieme. Larte si fa specialistica e la massa si abitua alla bruttezza come condizione normale. Lungo la storia lo spazio comune della piazza andato scomparendo in favore della strada, luogo esclusivamente funzionale, non rivolto a doveri o piaceri comuni. In secondo luogo, la piazza - intesa come parte della vita della comunit - era essenziale non solo per condurre una politica pi umana, ma anche per sperimentare la bellezza ed educare a essa: e la scomparsa di unesperienza estetica comune, conseguenza della scomparsa di uno spazio comune e dellabitudine di raccogliervisi, decisiva per capire i problemi etici delle societ. Non solo lautore rileva come oggi larte non abiti pi la piazza, ma sia chiusa nei palazzi; ci invita anche a considerare come, da visione capace di aprire gli occhi, larte divenga visione mercantile, investimento. Cos essa non produce pi una nuova visione del mondo: al contrario ne richiede una ben salda nellestimatore.

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Se nessuna arte dovrebbe permettere e permettersi svuotamenti e degenerazioni di senso in cambio dei favori del mercato, pi che mai da ci dovrebbe guardarsi ed essere guardata larchitettura, larte diretta alla cura dei luoghi dove viviamo. Sono cos gravi le conseguenze derivanti dalloscuramento della bellezza nelle societ moderne, che perfino il fallimento del modello di societ che si costruiva nei paesi dellex blocco sovietico, oltre che a motivi economici ecc., potrebbe essere imputato alla bruttezza che vi regnava; un insuccesso estetico che, unito a quello morale, plasmava, come uomo nuovo, un uomo anestetico, un irrimediabile apatico. Letica rischia di estinguersi per lerosione dei valori tradizionali e per lavanzata di forze economiche globali e di nuove tecnologie, entrambe cieche alla morale e legate al profitto come unico valore. La psicologia del crimine informatico non conosce quasi sensi di colpa; con la modernizzazione, la privatizzazione e la tecnologia, gran parte del crimine stato sottratto alla vergogna dellesposizione pubblica. Seduto davanti al computer, luomo entra in simbiosi con un oggetto che rende il furto moralmente molto pi facile e pulito della rapina in banca. Non c nessun rischio di ricevere una pallottola n di vedere del sangue. Nella guerra moderna il numero di vittime civili sfugge a ogni controllo, non solo per il progresso rapidissimo delle tecnologie distruttive, ma anche per il rarefarsi delle inibizioni, per la mancanza di presenze reali e di emozioni reali intorno a noi, per lassenza delle emozioni dei circostanti, per lassenza di una piazza, per la mancanza, in ogni senso del prossimo

Ci si chiede, sconsolatamente come possibile che al grigiore citato nelle conclusioni del libro, dovuto allassenza di bellezza e responsabilit, come elementi congiunti, le persone finiscano per abituarsi, che percepiscano tale assenza come un connotato normale e inevitabile dei loro habitat e quindi non vi siano elementi sui quali basare vie diverse da percorrere.
Intervistato successivamente alluscita del libro circa possibili segnali di speranza, in grado di lavorare per la costruzione di una nuova unit di bellezza e responsabilit, lautore individua qualche spiraglio. Il problema di fondo risiede nella coscienza individuale, nel senso della consapevolezza interiore. Se torna a manifestarsi unesigenza umana primaria che stata trascurata (rimossa), questo pu essere positivo solo se il soggetto cosciente di questa esigenza. Se lassenza di bellezza riemerge nelle consapevolezze personali come un fatto ingiusto, non etico, ci si potranno attendere comportamenti sociali conseguenti. Le cose procedono con un lento movimento di sedimentazione di consapevolezze; non c altra via, lento ed un processo di approfondimento individuale, perch anche letica se non individualmente percepita rimane un conformismo esposto ai maggiori rischi. Cita poi la nuova generazione di giovani, fosse anche rappresentativa solo di un dieci per cento di essi, che cerca loralit, che si muove per partecipare ad esempio a convegni , cercando anche se per poco il contatto dal vivo con le persone che intervengono. Sono i giovani della generazione che vedo oltre le posizioni oggi maggioritarie, di coloro che cercano la carta oltre il computer nei loro percorsi di ricerca di informazione indipendente. in questi segnali che si pu riporre un certo ottimismo, nel senso che la natura umana resiliente, possiede in s una capacit di riequilibrio o, come direbbero probabilmente Freud o Jung, non c solo quello che vediamo in superficie, quella la punta delliceberg, la cui parte pi grande immersa ed quella su cui dobbiamo fare conto in relazione a nuove generazioni che istintivamente, come reazione, cercano certe cose. Queste persone non sono comprabili, non risultano sensibili ai normali input delleconomia di mercato. Si tratta di persone, ad esempio non condizionabili dalla televisione, solo perch non la guardano. Persone che comprano determinati libri sui quali si informano attraverso canali che scelgono e testano, utilizzando anche il web in modo critico elettivo .

Luigi Pentimone
Luigi Zoia, psicanalista junghiano, scrittore, docente universitario; le sue opere sono tradotte in molte lingue. Cfr: Il gesto di Ettore, La morte del prossimo, Paranoia/ La follia che fa la storia, ecc ed. Bollati Boringhieri
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Il cambiamento che non volevamo


Chi non mai stato in Valtellina
Forse ci si poteva aspettare che sul primo numero di Cambiamenti il Segretario Generale della Organizzazione cominciasse a descrivere di cambiamenti relativi alla attivit del sindacato, del mercato del lavoro, della crisi che sta travolgendo la finanza e leconomia reale e o della attualit politico istituzionale o quantaltro sappia di presente. Non ci sottrarremo a questo sforzo, Cambiamenti certamente avr modo di ospitare questi argomenti anche in futuro. Ritengo invece questa volta di proporre la storia di un cambiamento purtroppo avvenuto che parte dalla prima pagina di uno scritto che da pochi giorni ho letto e che risale al 1969, quarantadue (42) anni fa, del famoso scrittore e regista Mario Soldati in occasione della sua prima visita in Valtellina. Mi ha molto colpito di come parlava con amore del nostro territorio, un territorio, che anche io ho visto in quel modo ma che la mia generazione purtroppo ha trasformato da come era a come . Parlando dei nostri versanti terrazzati, del nostro fondovalle, dellAdda e dello sguardo che si spinge fino ai ghiacciai dellAdamello descriveva lo scenario che quotidianamente vedo mentre percorro la strada tra Novate Mezzola dove abito e Sondrio dove lavoro da un ventennio e che quotidianamente vedo cambiare. Ecco questi sono cambiamenti che non dobbiamo pi fare. In Valtellina ed in Valchiavenna fortunatamente c ancora molto di bello di straordinario da preservare per il futuro da lasciare ai nostri nipoti. Se preserveremo e valorizzeremo le potenzialit ambientali culturali e della nostra tradizione offriremo a chi ci seguir qualche chance in pi per vivere una buona qualit della vita rispetto al continuare nella distruzione del nostro ambiente. Lavoriamo affinch con un nuovo e diverso modello di sviluppo si possa mitigare il danno arrecato, con lobiettivo di far s che prima o poi qualcuno, venendo sul nostro territorio, possa esprimersi con lo stesso spirito e con lo stesso amore con cui ci ha visti Mario Soldati allora.

Daniele Tavasci
( Tratto da VINO al VINO - alla ricerca di vini genuini di Mario Soldati edito da Mondadori settembre 1969.)
Chi non mai stato in Valtellina, ci vada. E ci vada subito, prima che sia troppo tardi. Non perch, qui, il paesaggio sia minacciato da pericoli pi gravi e pi imminenti di quelli da cui sono ormai minacciati i paesaggi di tutto il resto del mondo. Ma perch si tratta di una bellezza cos straordinaria e cos incredibilmente intatta, che mi pare difficile possa durare ancora a lungo, e che un caso qualunque, da un giorno allaltro, non la offuschi. Quando penso che sono arrivato a sessantadue anni senza conoscerla e che, molto probabilmente, non fossi stato punto dallo stimolo di questo viaggio di assaggio alla ricerca di qualche vino genuino, sarei ancora vissuto continuando a ignorarla, mi sento invadere dalla vergogna. Conoscevo, ovvio, i vini della Valtellina. Per antica abitudine, in treno non bevo mai altro. Il Valtellina di Negri, tra tutti i rispettabili rossi offerti dalla Compagnia Internazionale WL, il solo che sia magro, scivoloso, leggero di corpo, e che, quindi non soffre, o piuttosto soffre un po meno di quelli pi corposi e pi densi (Barolo, Chianti, ecc.), lo scuotimento continuo cui sottoposto. Qualche altra volta, in casa di amici o in trattoria, avevo gustato un Sassella, un Inferno. Ma era forse conoscere un vino, berne, cos, di tanto in tanto, un bicchiere? Credevo di s, fino ad oggi, credevo ingenuamente che bastasse. Il soggiorno in Valtellina mi ha aperto gli occhi: un po tardi, certo, ma per sempre, e senza pi nessuna possibilit di richiuderli. Appena visti i vigneti dellEtna e il centro della Sicilia, appena gustati quei vini sul luogo, mi sembr di capire. La verit continu a balenarmi a Lttere, a Lusciano, a Montalcino..Ora, dopo essere stato in Valtellina, non ho pi dubbi. Il sole violento e bruciante, il vento teso e vivo, le vette delle montagne, la lunga cresta, le pareti alte tutte rocce, pi in basso la roccia che sfuma nei vigneti, quali scendenti coraggiosamente in ripidissimi pendii, quali, invece spezzati e gradinati in terrazze luna sullaltra, col sostegno di massicci muretti di pietra che seguono serpeggiando ora lo sporgere e ora il rientrare della costiera; pi in basso ancora, dove il pendio muore, i villaggi coi loro campanili romanici o barocchi, con le loro case antiche o nuove, con le loro ville sparse e, intorno alle ville, i gruppi cupi dei piccoli parchi di sempreverdi; infine la pianura geometrica, i filari di salici e di robinie, i frutteti, i prati verdissimi, lAdda: ecco come appare la parte centrale della Valtellina a chi, venendo dal sud, passato il ponte dopo Morbegno, guardi, verso sinistra, al lato esposto a sud di quel grande solco diritto, lungo in linea daria quasi quaranta chilometri, che va esattamente da Ovest a Est, e da Est, per ultimo sfondo , ha i ghiacciai dellAdamello.

Non pi cieli dun blu gendarme, non pi prati dun verde bandiera
cantava melanconicamente Corrado Govoni: e noi tutti, ormai, ci eravamo rassegnati a questa negazione fantastica: n certo bastava correggerla, riaffermando la nostra fede infantile nellesistenza di quei colori, linfrequente e procurata occasione di qualche gita di villeggiatura in alta montagna. No: il verde dei prati e il blu del cielo in Valtellina sono di casa, quasi fissi ed inalterabili, anche allaltitudine relativamente modesta del centro valle, prima e dopo la civilissima citt di Sondrio
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Il lavoro per l'uomo


Il lavoro per luomo e non luomo per il lavoro. ...da spettatori nella babele della finanza speculativa a forzati salvatori della patria interessata esclusivamente a farne agnelli sacrificali: non pi persone ma limoni da spremere sullaltare del mercato globale. A peggiorare questa situazione internazionale il drammatico ed ingiustificabile lucido immobilismo della politica nostrana, interessata solo al mantenimento corporativo del consenso piuttosto che prendersi responsabilmente lonere di decisioni indispensabili alla tenuta e alla crescita sul medio e lungo periodo del nostro paese. Lassopimento e la narcolessia in cui versano da tempo le coscienze sociali e politiche dei cittadini italiani hanno prolungato questa vergogna, comportando cosi per il nostro futuro ulteriori evitabili sacrifici Nel contempo abbiamo assistito in tutto il mondo al moltiplicarsi di movimenti di protesta contro i santuari della finanza e alla necessit di far tornare al governo del mondo la Politica, quella vera. In qualit di sindacato riformista, costituito dalle fasce maggiormente vessate dalla crisi abbiamo il dovere di prendere in carico le loro vite in tutta la loro complessit non solo come fruitori di un servizio, ma renderli co-partecipi del percorso che il nostro sindacato ha intrapreso da tempo: la giustizia sociale come stella polare del nostro agire.

Abbiamo la necessit di attuare quel sindacato educatore tanto sbandierato, declinandolo in scelte operative calate nel contesto attuale: occorrer come non mai motivare i lavoratori a una visione comune che possa permettere il difficile e delicatissimo compito di creare nuovi strumenti di tutela adattandoli alla realt.
La chiave interpretativa sar l'apertura ad un orizzonte globale, traguardando al di fuori dei nostri confini evitando populistici attaccamenti ideologici ad un modello sociale e sindacale relegato ormai al passato. Una nuova prospettiva dunque, fondata sulla visione dell'uomo come soggetto del lavoro e quest'ultimo come bene sociale al servizio della dignit e della realizzazione umana.

Le sfide che ci attendono sono talmente ardue che potrebbero scoraggiarci in partenza tuttavia [] l'attesa di una terra nuova non deve indebolire, bens stimolare piuttosto la sollecitudine a coltivare questa terra, dove cresce quel corpo dell'umanit nuova che gi riesce ad offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo[...]( Giovanni Paolo II - Laborem Exercens)

Davide Fumagalli

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Cambia Il Lavoro, Cambia Il Sindacato


(Prima parte)
Non trovo unaltra denominazione da dare a questo scritto che, almeno nelle intenzioni, ha la pretesa di illustrare i tratti pi importanti del recente libro di Sandro Antoniazzi, che porta appunto il titolo Cambia il lavoro; Cambia il sindacato, pubblicato da BiblioLavoro, Sesto San Giovanni 2011.
Antoniazzi, richiamandosi ad un suo precedente lavoro dal titolo Lettera alla Classe Operaia scritto e pubblicato circa venticinque anni orsono, traccia un profilo molto realistico, a tratti spietato, sulla situazione economica, sociale e politica attuale e sulla inadeguatezza del sindacato a farvi fronte. Nella introduzione a Lettera alla classe operaia, Sandro, dopo aver analizzato e constatato gli effetti delle rilevanti ristrutturazioni nelle grandi fabbriche avvenute a seguito dellavvento impetuoso delle nuove tecnologie informatiche e robotiche, si poneva e poneva alcune domande: La classe operaia ancora un elemento propulsivo del cambiamento? Non ora loccasione di ripensare seriamente il ruolo della classe operaia? Non c forse un problema di cristallizzazione e di ipostatizzazione della classe operaia? Non forse vero che negli ultimi anni tutte le proposte e le iniziative di maggiore trasformazione vengono da altri, dai movimenti giovanili, dalle femministe, dagli ecologi, dai pacifisti? Perch dunque le spinte nuove provengono dallesterno della classe operaia? E, quasi sconsolatamente si rispondeva: Il cambiamento non porta pi il nome della classe operaia. Per poter capire meglio il contenuto del nuovo lavoro di Sandro Antoniazzi ho ritenuto opportuno richiamare questo passo del vecchio testo a cui egli si riferisce, che ha un sapore profetico . Lautore evidenzia come da tempo il sindacato ha introdotto innovazioni e adattamenti per rispondere alla nuova situazione, sul piano dei compiti che gli sono propri, cio della politica sociale, della contrattazione, delle forme organizzative. Ma il cambiamento, sottolinea, ha toccato un livello pi profondo, quello dei riferimenti etici, su cui si fonda anche lazione del sindacato. Valori come quello della persona, della militanza, del lavoro, della solidariet, sono messi anchessi fortemente in discussione e richiedono di essere riconsiderati. Non sono problemi esclusivamente sindacali, afferma, ma il sindacato non pu sicuramente fare a meno di occuparsene. Partendo da questa premessa lautore si chiede: Il lavoro ha ancora un valore? Sembrerebbe una domanda retorica, ma non lo . Ieri, ad esempio, la centralit del lavoro aveva un connotato ben definito: attraverso le battaglie sindacali il lavoro nel tempo ha permesso di realizzare aumenti salariali, benefici contrattuali, riduzione degli orari, diritti sociali crescenti, pi tempo libero, in generale un benessere diffuso. Ma il benessere ha generato una societ caratterizzata attualmente pi dal consumo che dalla produzione. Tant che alcuni studiosi hanno definito il secolo scorso il secolo del lavoro, e quello attuale il secolo del consumo. Cosa realmente significhi questa affermazione la troviamo nelle pagine seguenti. Il lavoro attuale ambivalente, perch ambivalente il sistema in cui collocato, e lautore avverte: Non dimentichiamo mai che il lavoro in ogni caso continua a rivestire una posizione fondamentale, in quanto spesso si trova al centro delle trasformazioni. E invita a riflettere sul fatto che le trasformazioni non sono mai neutre, perch esse cambiano soggettivamente e oggettivamente le cose. Quindi il sindacato spesso assiste inerte a quella che rischia di essere una rivoluzione passiva perch la vede solo come spettatore, mancando di prospettive e alternative adeguate.

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Il lavoratore come soggetto. Ieri i padroni (nella Oppure con pazienza e umilt si cerca di rintracdottrina di Taylor) dicevano alloperaio: non pen- ciare quali sono nuovi possibili semi da far germosare, pensiamo noi. I padroni di oggi dicono: gliare e sviluppare per ricreare legame sociale. Si pensa per me, usa la tua intelligenza per me. tratta di individuare altri aspetti sociali del lavoro, Questa, in sintesi, la tendenza che si va diffonden- presenti potenzialmente ma tutti da sviluppare, che, do e che meglio rende lidea della nuova organizza- in una nuova configurazione, possano consentire di zione del lavoro, la quale richiede una partecipazio- recuperare la dimensione sociale del lavoro. Ci ne attiva del lavoratore. In buona sostanza al lavo- possibile per esempio, attraverso una pi ricca ratore si chiede meno fatica fisica ma pi impegno cooperazione sociale favorita dalla nuova dimenintellettuale, scientifico, tecnico e autonomo. sione personale del lavoro dove, come si visto, E precisa lAutore: In parte questo carattere del molto lavoro attuale personale, relazionale, inforlavoro odierno legato alle nuove tecnologie infor- mativo e di comunicazione. matiche e ad una organizzazione del lavoro flessi- In questo modo si aprono ampi spazi e ipotesi per bile, ma in parte dovuto ad un radicale cambia- un lavoro che riacquisti senso sociale. Poich la mento antropologico. Le persone, i lavoratori, i crescente terziarizzazione delleconomia privilegia giovani, al di la di ogni tipo di contratto di lavoro, gli aspetti relazionali e comunicativi, afferma l oggi attribuiscono una importanza enorme Autore, il lavoro umano, portatore della conoscenallautonomia di decisione, ad uno spazio di liber- za, diventa al riguardo una risorsa sociale essent, al poter decidere del proprio lavoro. Insomma, ziale. non abbiamo pi davanti una massa, abbiamo daSandro prosegue la sua analisi prendendo in consivanti una molteplicit di persone, ognuna delle quali conta per se, vuole Antoniazzi ipotizza un derazione vari altri fattori che in un modo o nellaltro interagiscono con il essere considerata per se stessa. aut-aut: O si vive di lavoro che cambia. Per esempio un Un lavoro pi soggettivo. Di questo nostalgia, o si rinuncia fattore di grande importanza la nuocarattere centrale della soggettivit il allattuale dimensione va preoccupazione ambientale che sindacato deve farsene carico per far entra nella coscienza delle persone in sociale. maturare tra i lavoratori una nuova generale e dei lavoratori in particolare coscienza di s. Per esempio, considerando che come problema di difesa e tutela della salute e degli molto lavoro attuale costituito da conoscenza, ambienti di vita. Altro problema non di poco conto occorre valorizzare questo aspetto, nel senso di far- che ha a che fare con le attivit di relazione il felo riconoscere; evitando che la flessibilit (che ha nomeno migratorio, sempre pi presente e sempre una sua esigenza obiettiva) diventi un modo per pi complesso. Larrivo nel nostro Paese di milioni esercitare lo sfruttamento di manodopera costante- di persone lontane dalla nostra cultura, dai nostri mente al ribasso. usi e costumi, offre un campo di azione e di interLa conoscenza, o le conoscenze, devono essere va- vento enorme per il sindacato, che in un qualche lorizzate e coltivate, anche perch rappresentano modo deve negoziare strumenti sociali che favoriun rilevante valore aggiunto delleconomia attuale. scano lintegrazione. Un altro versante da valorizzare quello della relazione. La persona , il lavoratore un individuo so- Insomma, lazione del sindacato che qualcuno vorciale che necessita di relazione. Con la diffusione rebbe esaurita nella sua funzione, secondo lanalisi del lavoro terziario, dei servizi, del no profit, del dellAutore tuttaltro che finita e superflua; anzi, lavoro che non possibile affidare alle macchine, il in una visione universalistica comprensiva di ogni problema relazionale diventa fondamentale per tan- specie di lavoro, anche di quello domestico e votissimi lavori e si crea cos un amplissimo campo lontario, fa giustizia di antiche distinzioni, ad esem(per il sindacato) di esperienze per questa prospetti- pio tra quello di lavoro produttivo e lavoro improduttivo, che spesso hanno creato pi problemi di va. L analisi prosegue individuando la perdita della quanti ne hanno risolti. dimensione sociale del lavoro. A questo proposito, Valerio Dalle Grave Antoniazzi ipotizza un aut-aut: o si vive di nostalgia, o si rinuncia alla dimensione sociale.
(CONTINUA SUL PROSSIMO NUMERO)
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SCOPRIRE CHI SIAMO - AGIRE PERCHE SCEGLIAMO

1 -

ROGERS E LE INSOSPETTABILI RISORSE DELLUOMO

2 - VITA COME RICERCA

Durante una vacanza sul Pacifico, me ne stavo su Sembra proprio che lavventura della vita debba confialcune sporgenze rocciose a guardare le onde infran- gurarsi come una ricerca, una scoperta, una andare olgersi sugli scogli; notai con sorpresa, su una roccia, tre le onde che fanno paurosamente piegare e ondegqualcosa come dei piccoli fusti di palma, non pi alti giare, per trovare il nucleo, la fonte, la ragione ultima di 70-80 cm, che ricevevano lurto del mare. Con il che permette allessere umano di capire chi e di agire binocolo vidi che si trattava di un certo tipo di alghe onorando la vita. costituito da un fusto snello con un ciuffo di foglie po- Qualcuno pu obiettare ma perch tanta fatica, lasto sulla sua sommit. Osservandole nellintervallo fra sciamo che qualcuno pensi per noi e seguiamo la direunonda e laltra sembrava evidente che il fusto fragi- zione che tutti seguono, troppo impegnativo metterle, eretto, dalla chioma pesante, sarebbe stato comple- mi alla ricerca di chi sono sto cos bene, non mi tamente schiacciato e spezzato dallonda successiva. manca nulla, perch complicarmi la vita?. Ma quando londa gli si abbatteva sopra, il fusto si pie- A questa donna o uomo bisognerebbe chiedere quale gava paurosamente e le foglie venivano sbattute fino a scopo si dato/ a nella vita, cosa sceglie di farsene formare una linea diretta dallo scorrere flessibile. Sem- della sua vita, se decide di sopravvivere trascinandosi brava incredibile che unora dopo laltra, giorno dopo fin che morte non lo colga o se con atto di coraggio notte, per settimane e forse per anni, potesse resistere a comincia a guardare dentro di s e ad ascoltare i moviquesto urto incessante, e per tutto il tempo potesse nu- menti e travagli interiori. Bisognerebbe ancora chiedetrirsi, affondare le proprie radici e riprodursi. re se non curioso di scoprire cosa si cela nella sua Questo un racconto di Carl Rogers, psicologo ameri- essenza, quale sorgente lo anima, quale energia lo fa cano che ha dedicato la sua vita alla ricerca di uno sentire bene o male, quale vibrazione lo tiene in tenstrumento adatto per entrare sione e lo spinge a cercare in comunicazione con oltre. luomo, con la sua profondiOggi tante persone sono in t, con la sua unicit e, proricerca, con fatica certo, perprio guardando la potenza ch richiede un grande sfordelle fragili alghe, ha intuito zo spostare lattenzione da che ci che appare ci che i media propongono allesterno non che illusioo che una certa politica esalMarcel Proust ne, una piccolissima parte di ta. Ci vogliono far credere ci che si cela dentro la forche la felicit sta nella conma, dentro luomo. Scriveva: Gli individui hanno in quista di potere, denaro e sesso e che noi possiamo se stessi ampie risorse per autocomprendersi e per mo- stare tranquilli per noi pensano loro! dificare il loro concetto di s, gli atteggiamenti di base Forse ora e tempo di svegliarsi e non permettere ad e gli orientamenti comportamentali. Queste risorse altri di pensare ed agire al nostro posto, ma la prima possono emergere quando pu essere fornito un clima rivoluzione passa da noi stessi, dal capire chi siamo, definibile di atteggiamenti psicologici facilitanti. come siamo fatti, cosa vogliamo da questa vita. Molti Egli ha traghettato la ricerca di se stessi fuori dalla pa- sono in cammino, molte persone si affacciano a pertologia e lha riconosciuta come necessit assoluta per corsi di crescita personale, di conoscenza del proprio luomo che voglia tenere saldamente in mano la pro- mondo psicologico ed energetico; altri hanno desiderio pria vita, che voglia scegliere il sentiero da percorrere, di comprendere il disagio che sentono nel cuore nonoche voglia respirare il profumo di ci che coglie nel stante apparentemente non manchi nulla; c voglia di suo cuore e non voglia limitarsi a seguire la massa e diventare sempre pi padroni della propria vita e c ci che altri hanno detto e deciso per lui. fiducia di poterlo essere. Luomo non nato per strisciare per terra ma per volare e questa magia nasce dal suo mondo interno: Le ragioni per cui gli uccelli volano e noi no sta nel fatto che loro hanno una fede assoluta. Perch aver fede vuol dire avere le ali ( James M. Barrie)

Il vero atto di scoprire non consiste nel trovare nuove terre, ma nel vedere con nuovi occhi

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4 - LA PSICOSINTESI
Tutti gli orientamenti psicologici umanistico- esistenziali puntano alla valorizzazione e autoricreazione delluomo. Tra questi, la Psicosintesi ha messo a punto un metodo che si rivolge alluomo alla ricerca della sua realizzazione facendo leva sui potenziali, sulle risorse che ha dentro di s. La psicosintesi autoformativa viene vista come un modello di trasformazione della coscienza umana, in cui gli aspetti viscerali e mentali si integrano col cuore. Psicosintesi come arte di vivere, come sforzo di comprendere il senso della vita per giungere ad esprimere le qualit migliori. Roberto Assagioli, padre della psicosintesi, ha condotto un lungo studio sul ruolo della volont nella vita delluomo; nel suo libro, Latto di volont, la considera una funzione necessaria dellio perch esso possa scegliere il percorso di vita a cui aspira. Volont quindi come possibilit di scelta che permette di agire come esseri liberi, proprio perch abbiamo scoperto chi siamo e, con coraggio, rimettiamo continuamente in discussione i traguardi raggiunti. Una delle azioni pi importanti quella di essere disponibili a percepirsi in continuo e dinamico cambiamento. Esiste un grande principio della vita psichica, secondo il quale noi siamo dominati da qualunque cosa con cui il nostro io si di identifica, mentre possiamo dominare, dirigere e utilizzare tutto ci da cui ci disidentifichiamo. In questo principio sta il segreto della nostra schiavit e della nostra libert. ( Roberto Assagioli ) E importante aiutare uomini e donne in questa ricerca con approcci psicologici positivi e orientati alla rinascita di se stessi. Dal mio osservatorio di Counselor, del resto, la Valtellina appare molto pi dinamica di come la tessitura istituzionale e pubblica la dipinge.

3 - UNA ESPERIENZA DI RINASCITA


Occorre imparare ad abbandonare le nostre vecchie identificazioni; questo dapprima pu sembrare un perdere ogni identit; in realt un passo decisivo nella direzione giusta. E una morte che sar seguita dalla rinascita. Ma per morire bisogna avere coraggio. Una antica storia egiziana pu aiutarci a riflettere su questo punto: un fiume scorrendo arriva a un deserto e sente che il suo destino di andare avanti, di proseguire fino alle montagne, fino al mare. Per non ci riesce, e pi insiste, pi si disperde nella sabbia. Ad un certo punto sente la voce del vento che gli dice: Se vuoi proseguire, lunica maniera che tu ti lasci andare fra le mie braccia; se ti lascerai cullare da me, cambierai apparentemente la tua natura, diventerai vapore e io ti potr trasportare oltre il deserto. Ma io non voglio rinunciare alla mia forma, a quello che sono! risponde il fiume ho paura, non voglio annientarmi. Voglio continuare a essere fiume e come tale desidero attraversare il deserto. Pi insisti- risponde il vento- pi ti disperdi nella sabbia. La tua vera identit pi profonda e diversa da ci che credi. Queste parole convincono il fiume, il quale intuisce la verit di ci che il vento gli dice. Allora diventa vapore e trova la sua vera essenza: qualcosa di molto diverso da quello che pensava di essere. Attraverso questa trasformazione si ritrova. Per scoprire il nostro vero essere, dobbiamo essere disponibili a cambiare la nostra immagine, la nostra forma esterna, a metterci in discussione, a fidarci della voce del vento che ci sussurra dentro.
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Enrica Piccapietra

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I nemici della montagna


Abbiamo chiesto a G.C. Maculotti, sindaco di Cerveno (BS) e gi Presidente della Comunit Montana di Valle Camonica, inventore e animatore degli Incontri Tramontani (Un annuale appuntamento tra Enti e Comuni della montagna), di fornirci un contributo sul tema della rinascita della montagna.
Partiamo da un dato: i primi nemici della montagna sono i montanari. Sono coloro che stanno in montagna come reclusi, come schiavi, come eterni insoddisfatti. Di questi dobbiamo liberarci al pi presto. Fanno male a se stessi e fanno male a tutti noi. Dobbiamo ribaltare ladagio Laria della citt rende liberi di epoca medievale, in un altro motto Laria della montagna rende liberi. Se ci non accadr la battaglia sar inevitabilmente persa. I proverbi si cambiano in un attimo, ma come cambiare la mentalit della gente? La promessa di maggior libert devessere una promessa vera, non una promessa da marinaio. Fu cos al tempo nel quale agli schiavi o servi della gleba si promise la libert se andavano a dissodare i pascoli e le radure delle valli. Fu un progetto politico, non una fanfaluca. Divenivano proprietari dei terreni bonificati e quindi boni homines (i cognomi Bonomi, Bonomelli, Bonetti sono l a testimoniarlo) e dunque liberi. Diciamolo chiaramente: la montagna ora non ha appeal. Non ce lha perch luomo pecorone e corre dove va la massa. Ma non ce lha anche perch il vivere nei piccoli paesi a volte, o spesso, diventa una via crucis quotidiana. Le persone sono capaci di torturarsi per nulla per anni e anni. I piccoli paesi, al di l della retorica sui bei tempi andati, sono anche questo. Beghe che continuano da generazioni per un torto subito dal trisavolo di cui non si ricorda nemmeno il nome. Diffidenza verso i nuovi arrivati o addirittura aperta ostilit. Ecco perch la citt rendeva liberi. Perch tagliava di netto con il fardello di un passato pesante, asfissiante, petulante. Ma ora, ancor vero che la citt, dove ci si pigia a spintoni in metropolitana la mattina presto o ci si ammazza per un parcheggio o si impiegano due ore per un percorso che da noi si fa in dieci minuti, ha ancora laura di libert? A parte linquinamento, luomo in citt non vive come in una trappola per topi? Se ci vero, allora possiamo dire che giunto il momento della riscossa. Dobbiamo creare le condizioni perch in montagna laria diventi pi libera che in citt. E un grande sforzo culturale che richiede progetti e pazienza, ma un progetto possibile anche grazie alle nuove tecnologie. Dobbiamo ritornare allepoca nella quale i montanari erano pi colti degli abitanti della pianura. Secoli nei quali i capifamiglia pagavano il cappellano (oggi diremmo il curato) per far scuola ai fanciulli pagato a cottimo: tanto imparano, tanto ti paghiamo che don Milani recupera qualche secolo dopo. E un progetto possibile se usiamo un criterio: in montagna ci stanno bene solo i pi colti, i pi aperti, i pi innovativi. Per far questo dobbiamo pensare a scuole eccellenti, a preparazione universitaria, ad esperienze obbligatorie allestero.
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LUniversit di Edolo in Valle Camonica ha gi giocato un ruolo molto positivo per i giovani delle valli: li ha tenuti in montagna con la certezza di non essere i soliti rozzi ed ignoranti, i soliti sfigati come si dice oggi, i soliti piagnoni lamentosi. Chi rimane da noi con uno spirito diverso sia il benvenuto. Gli altri corrano pure al piano. Maggior libert. Una parola. Ma se non c lavoro? Lautonomia dei comuni una chimera. Le capacit di unirci e superare i campanilismi unutopia. Le scuole sempre pi degradate. La mentalit sempre pi consumista e sprecona. Lattaccamento al lavoro sempre pi labile. Come si fa? Con un bel ritorno al medioevo? Neanche per sogno. La libert passa attraverso una capacit di rivendicare maggiore autonomia e maggiore potere decisionale. I montanari sono capaci di decidere da soli, ma devono unirsi, devono stringere alleanze. E soprattutto debbono darsi obiettivi chiari ed ambiziosi. Sono finiti i tempi nei quali si andava col cappello in mano a chiedere la carit.

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La montagna produce energia pulita e la montagna deve gestirsi la sua energia. Questo il primo obiettivo. Se alle valli vengono date le concessioni delle centrali idroelettriche hanno risolto i loro problemi. Una sola valle perdente su una rivendicazione di tal genere. Tre, quattro, cento valli unite possono vincere. Bastano gli utili dellidroelettrico per finanziare i servizi, razionalizzare i comuni, avere pi qualit della vita senza promettere il bengodi. In montagna si fatica e si deve continuare a mantenere il culto del lavoro che una delle nostre ricchezze. Ma non il lavoro dellasino. Il lavoro faticoso accompagnato da un alto valore culturale. Altro punto: i piccoli paesi, anche i pi minuscoli, hanno una loro identit e non bisogna incentivare la loro scomparsa. Semmai bisogna facilitare la loro libera unione con i comuni vicini. Sostengo da tempo che sarebbe utile un ritorno alle Vicinie. Tolto il potere ai soli capifamiglia ed esteso a tutti il diritto di voto, potrebbero governare i piccoli comuni meglio delle attuali amministrazioni con leggi imposte dallalto e con artificiose contrapposizioni elettorali che creano divisioni e lasciano strascichi negativi per decenni. Ogni Vicinia si creava da s il suo statuto. Decideva quanti amministratori avere e se e come retribuirli, quanto tempo dovevano durare, se erano o meno rieleggibili. Sostenevano da sole tutte le spese. E poi si federavano, eccome. Mica stavano chiuse nel loro orticello. Non un ritorno allancien rgime, ma sarebbe la correzione delle storture introdotte in montagna dalla rivoluzione francese. E poi la scuola: basterebbe un progetto di utilizzo degli insegnanti in pensione, con qualche piccolo incentivo, per tenere le scuole (ma non certo per tre alunni!) anche nei pi piccoli paesi. Ovvio: scuole a tempo pieno che destate raccolgono anche i pargoli sfaccendati delle citt e li introducono alla sana vita di montagna con proposte avanzate: internet, lingue straniere, escursioni, astronomia, botanica, geologia e raccolta di legna e sfalcio dei prati. Mica i fanciulli imbelli e ignoranti che stiamo crescendo ora.
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Avere oggi anche nei paesi pi sperduti un collegamento internet veloce non un grosso problema. E se facessimo un progetto perch tutte le generazioni lo usino (come ha fatto Poschiavo) potremmo rapidamente superare il gap che esiste oggi tra Italia e altri paesi avanzati. E potremmo offrire a giovani laureati che vogliono aprire uno studio in montagna appartamenti a poco prezzo o addirittura agratis per cinque anni purch lascino la giungla cittadina per una scelta di vita pi umana. Una scelta di libert. E poi agricoltura ed artigianato. Non quattro pazzi con il sicuro conto in banca che diventano allevatori di capre (van bene anche loro per rompere il ghiaccio) ma giovani europei emancipati che vogliono costruirsi un avvenire pi piacevole e pi libero. Certo ci vuole una politica che non tolleri pi sprechi di territorio e punti decisamente e solo sul recupero dei centri storici e delle cascine abbandonate di montagna. Ecco che allora i dissodatori dantan possono diventare i giovani universitari disoccupati che vogliono liberarsi dalla schiavit dei costi impossibili e dalla tutela (anche economica) dei genitori. Gli ecomusei non possono trasformarsi in musei delle cere: o diventano volani di sviluppo economico che recuperano i materiali e le abilit della tradizione in una visione moderna o possono chiudere. Non servono a nulla se non agli accademici per scrivere qualche insulso trattatello. Il tutto per passa per un recupero dorgoglio. Se uno si vergogna di essere montanaro non lo terr in montagna nessun servizio: n la scuola, n la posta, n il municipio, n la farmacia. Gi visto. Gi sperimentato. Gli amici di Coumboscuro in provincia di Cuneo si sono inventati il provenzale, le tradizioni inesistenti, luccisione delle Comunit Montane. Hanno molti torti ed un unico grande pregio: hanno restituito dignit agli abitanti della montagna. Su questo punto: chapeau. Possono essere imitati. Facciamolo.

Giancarlo Maculotti

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CRISI E GLOBALIZZAZIONE
UN MONDO PIATTO DOVE VOLANO I CIGNI NERI
NON SONO PASSATI MOLTI ANNI da quando i teorici o meglio i profeti della globalizzazione ci avevano spiegato che ormai il mondo era diventato piatto ( Thomas Friedman, The world is flat, 2005). Un pianeta in cui, sopratutto grazie alla tecnologia, le distanze si erano annullate e il mondo non era che un grande campo da gioco in grado di offrire opportunit straordinarie per le imprese ( incremento degli utili) e per i consumatori ( acquisto di infinite merci a costi contenuti). Ma un mondo piatto, dove cio capitali e merci, ma anche uomini, si muovono liberamente al suo interno soggetto, o meglio molto vulnerabile, ad ogni sorta di crisi ( politico- sociale, economica e naturale) che da locale diventa inevitabilmente globale. E i profeti della globalizzazione non si erano preoccupati della possibilit o meglio della nostra capacit di gestire tali rischi. La crisi finanziaria scoppiata nel 2007 e il terremoto giapponese costituiscono due esempi evidenti di tali rischi e di come sia i mercati che le societ siano stati incapaci di prevederli ed inefficaci a gestirli. E non a caso facile trovare parecchie analogie tra i due avvenimenti di crisi appena citati. A cominciare dalla velocit di propagazione, ai costi delle conseguenze di tali eventi, ma anche all'incapacit dei regolatori di prevedere e prevenire tale crisi. Ma soprattutto ed questa l'analogia fondamentale emersa la difficolt di valutare il rischio nei sistemi complessi. Gli esperti in campo nucleare e finanziario ci avevano assicurato che le nuove tecnologie avevano pressoch eliminato il rischio di una catastrofe. Ma gli avvenimenti li hanno smentiti categoricamente ( Joseph Stiglitz, Da Fukushima a Wall Street, La Repubblica, 11 Aprile 2011).

EVENTI ISOLATI, MA DIROMPENTI


In particolare sia i modelli di rischio finanziario che quelli di rischio nucleare sembrano aver preso correttamente in considerazione le correlazioni tra rischi differenti. Mentre le istituzioni finanziarie cercavano di ridurre i rischi combinando mutui di bassa qualit, il sistema di raffreddamento della centrale in grado di resistere sia a un blackout che a un terremoto o uno tsunami. Ma in entrambi i casi le probabilit di realizzazione degli eventi negativi erano correlate e, quando gli eventi si sono materializzati simultaneamente hanno causato una catastrofe ( G. Zachmann, Crolli e propagazioni, www.ilsole24.com, 4 aprile 2011 ). Detto in breve, in un mondo piatto, ossia caratterizzato da infinite relazioni, e quindi complesso, la possibilit del verificarsi di eventi con probabilit bassa, ma di grande impatto, aumenta considerevolmente. E' ci che stato chiamato il cigno nero, un evento isolato e inaspettato, ma che ha un impatto enorme. Per definizione tali eventi non sono prevedibili. Ma altrettanto evidente che l'aumento della frequenza del loro accadere negli ultimi decenni non pu essere casuale. Forse in un mondo meno piatto, ossia pi regolato, i cigni neri avrebbero pi difficolt a spiccare il volo!

Alberto Berrini

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Cambiamenti

INIZIATIVA CULTURALE

IL LAVORO E IL LAVORO CHE CAMBIA


ATTRAVERSO LE IMMAGINI DEL CINEMA Il cinema nellultimo secolo si caratterizzato come uno strumento eccezionale per veicolare esperienze, messaggi, valori, spesso partendo da storie inventate, in altri casi, narrando eventi realmente avvenuti e portati allattenzione del grande pubblico. Raccontare il lavoro attraverso il cinema lobiettivo di Labour Film Festival di Sesto an Giovanni. Questa rassegna cinematografica sostenuta da Cisl Regionale, Acli Regionale e Circolo Socio Culturale

Rondinella. La nostra iniziativa provinciale promossa da Cisl, Acli, Caritas, Consorzio Sol.Co. Sondrio con i servizi per i giovani Policampus e Informagiovani.
Un evento che si collocher tra il 16 febbraio e il 4 aprile 2012, in 6 comuni della provincia di Sondrio e in cinque di questi saranno organizzati due incontri. I paesi coinvolti saranno Chiavenna, Bormio, Ponte in Valtellina, Tirano, Morbegno e Sondrio. Ogni serata (di norma il gioved), prevede lapertura di un esperto del lavoro che anticiper, attraverso una breve presentazione, laspetto relativo al mondo del lavoro trattato dal film che seguir. Non un cineforum ma luso del cinema per riflettere sul lavoro. Una serata speciale, l8 marzo, sar poi dedicata ai problemi delle donne nel mondo del lavoro. Grazie alla sua natura itinerante, il festival vuole essere la scintilla che avvia il motore, fornendo spunti per la riflessione personale e collettiva sull'attuale mondo del lavoro, sulla condizione dei lavoratori, sia giovani che adulti e sulle trasformazioni che la condizione lavorativa genera nel tessuto sociale della nostra comunit. Lo scopo promuovere la diffusione del cinema come piattaforma di comunicazione sociale, in particolare per quanto riguarda il tema del lavoro e dell'occupazione, soprattutto in una situazione come quella che il Paese, ma non solo, sta attraversando. Ci auguriamo che la comunit locale accolga con interesse questo esperimento che vorremmo rendere stabile anche allinterno della nostra Provincia. Il target a cui si rivolge il Festival chiaramente trasversale a tutta la popolazione della Provincia, anche se particolare attenzione sar dedicata ai giovani, oggi pi toccati di altri dalla precariet del lavoro e dai riflessi che questa genera allinterno della vita sociale e familiare.

Vi aspettiamo tutti!
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Cambiamenti

La Crisi Secondo Albert Einstein


"Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi la pi grande benedizione per le persone e le nazioni, perch la crisi porta progressi. La creativit nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera s stesso senza essere 'superato'. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficolt, violenta il suo stesso talento e d pi valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, la crisi dell'incompetenza. L' inconveniente delle persone e delle nazioni la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c' merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perch senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che la tragedia di non voler lottare per superarla." Albert Einstein

CAMBIAMENTI ?????? Durante una lezione, Albert Einstein pone una domanda agli studenti. Uno di loro con pi memoria degli altri dice: Professore, ci ha gi fatto questa domanda alcuni anni fa. Einstein risponde: vero, la domanda la stessa, ma la risposta che cambia.

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