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Come vivi l'Università? di Milone Cristian Tecniche e Strategie per affrontare al meglio l’esperienza universitaria Tutti

Come vivi l'Università?

di Milone Cristian

Tecniche e Strategie per affrontare al meglio l’esperienza universitaria

Indice Premessa.........................................................................................5 Capitolo 1: Due modi di vivere l'università: Marco e Francesco...8 Capitolo 2: Come cambiare

Indice

Premessa.........................................................................................5

Capitolo 1: Due modi di vivere l'università: Marco e Francesco...8 Capitolo 2: Come cambiare ciò che non ti piace..........................28 Capitolo 3: Perché esporsi e come farlo.......................................40 Capitolo 4: Dall’inizio alla fine....................................................49 Capitolo 5: Mi parli di Lei!..........................................................57 Capitolo 6: Esperienze universitarie.............................................67 Capitolo 7: Obiettivi ed organizzazione dello studio...................93 Capitolo 8: Motivazione.............................................................120 Capitolo 9: Dalla pianificazione di un esame alla pianificazione

annuale........................................................................................125

Capitolo 10: Premiarsi................................................................131

Conclusioni.................................................................................139

Programma di Affiliazione.........................................................145 Diventa Autore............................................................................146

Premessa Quello che stai per leggere è un e-book pratico che nasce dalla mia esperienza personale.

Premessa

Quello che stai per leggere è un e-book pratico che nasce dalla mia esperienza personale. Basta teorie, basta insegnamenti; quello che conta, per me, è la condivisione di esperienze. In questi anni ho condotto vari esperimenti in ambito universitario; alcuni andati a buon fine e altri no. Soprattutto i fallimenti sono stati importanti per tracciare una sorta di mappa, che mi indicasse sia dove si trovasse il tesoro e sia dove si trovassero i burroni. Voglio condividere tutto questo con te in modo tale che tu possa fare le tue esperienze conoscendo già la mappa.

Personalmente non amo dire segui questa o quella via, mi piace invece dire: “Io ho seguito questa strada che mi ha portato a vivere queste esperienze. Poi ne ho percorso un'altra che me ne ha fatte vivere altre. Prendi da queste ciò che è meglio per te e costruisci il tuo cammino”. Morale: “Questa è la tua cartina; segui il sentiero che ritieni più opportuno. Secondo la mia esperienza ho scoperto che andando in questa direzione si arriva più velocemente ad un certo risultato!”.

Insomma, ti ho parlato di cartine, tesori, pirati, burroni e ti starai chiedendo: “Tutto questo in

Insomma, ti ho parlato di cartine, tesori, pirati, burroni e ti starai chiedendo: “Tutto questo in concreto che cosa vuol dire?”. Bella domanda! Ti rispondo raccontandoti come è nata l'idea di scrivere questo e-book.

La logica che segue questo e-book consiste in un metodo integrato che mette sulla mano sinistra tutto quello che riguarda l'organizzazione:

  • ñ Come pianificare il tempo;

  • ñ Come organizzare gli esami;

  • ñ Come capire quali esami dare e in quale periodo.

Sulla mano destra, invece, una visione ampliata di cosa vuol dire l'università oggi; e quindi:

  • ñ Come rendersi proattivi in università.

  • ñ Come trovare le offerte formative universitarie migliori.

  • ñ Come valutare e scegliere le iniziative in università.

  • ñ Come ampliare le proprie vedute raggiungendo una nuova

visione d'insieme.

Arricchirò di esempi quello che ti dirò, scenderò sul pratico e qualche volta ti inviterò a

Arricchirò di esempi quello che ti dirò, scenderò sul pratico e qualche volta ti inviterò a fare alcuni esercizi. Sono una persona pratica, se scrivo una cosa è perché l'ho prima sperimentata e so che si può fare. Le nozioni teoriche le lascio ai professori. ;-) Bene, sei pronto a scoprire tutto questo? Ottimo! Entra pure dalla porta principale; ci vediamo nel prossimo capitolo!

Cristian Milone

Capitolo 1: Due modi di vivere l'università: Marco e Francesco Per rendere più pratica la lettura,

Capitolo 1:

Due modi di vivere l'università:

Marco e Francesco

Per rendere più pratica la lettura, ho voluto scrivere un racconto che ti aiuterà a capire meglio ciò che succede oggi alla maggior parte degli studenti universitari.

Forse ti riconoscerai in uno dei due personaggi protagonisti della storia o forse no. Comunque sia l'obiettivo di questo racconto è quello di farti riflettere, comodo sulla tua sedia, su come stai vivendo oggi l'università o, se devi ancora decidere a quale facoltà iscriverti, come avresti la possibilità di viverla. E se leggere un racconto non ti dovesse bastare, non preoccuparti, alla fine troverai anche la morale! ;-)

Ti racconto la storia di due amici d'infanzia: Marco e Francesco. Marco e Francesco si conoscono fin da bambini e ne hanno

passate tante insieme. Hanno frequentato le stesse scuole elementari, le medie e persino lo stesso liceo.

passate tante insieme. Hanno frequentato le stesse scuole elementari, le medie e persino lo stesso liceo. Dopo il diploma e le meritate vacanze, si iscrivono nella stessa università. Questa volta scelgono due facoltà diverse: Marco si iscrive a giurisprudenza mentre Francesco ad economia.

Marco e Francesco iniziano a seguire le loro lezioni, a prendere appunti, a fare nuove conoscenze ed amicizie. Si trovano ogni tanto insieme in pausa pranzo, escono in compagnia il sabato sera e le settimane passano così. Tutto sommato pensano che non sia male fare lo studente universitario; ci si diverte, si conosce gente ed ogni tanto si studia. Tutto procede normalmente come appena descritto fino ad arrivare a poche settimane dagli esami. Le lezioni sono sospese e i due ragazzi sono rinchiusi in casa a studiare.

Il giorno dell'esame arriva inesorabile. Entrambi si sentono emozionati per la loro prima prova. Sia Marco che Francesco passano l'esame e quella stessa sera si trovano per festeggiare il loro primo successo.

Ma gli appelli, nella loro università, sono molto ravvicinati e

rimangono concentrati per preparare il secondo, poi il terzo ed il quarto esame. Entrambi sanno quanto

rimangono concentrati per preparare il secondo, poi il terzo ed il quarto esame. Entrambi sanno quanto sia piacevole divertirsi ed ora hanno anche sperimentato quanto sia piacevole passare gli esami al primo colpo. Esame dopo esame, passa il primo anno senza incidenti di percorso. Marco e Francesco hanno sostenuto e superato 10 esami a testa e si sentono soddisfatti.

In tutto questo periodo, però, Francesco si è sempre chiesto se l'università fosse tutta qui; ossia se tutto si limitasse ad un'istruzione superiore alternata a momenti di divertimento.

Così, mentre Marco continua a seguire le lezioni, prendere appunti e divertirsi, Francesco segue le lezioni, prende appunti, si diverte e nel frattempo si guarda anche attorno, curioso di scoprire cosa può offrirgli in più l'università. Scopre l'esistenza di associazioni di volontariato ed affascinato decide di rendersi utile dando il suo contributo. Inizia così a guardarsi attorno e si accorge di quanti manifesti, pubblicità, offerte, proposte e opportunità offre l'università. Si chiede come abbia fatto a passare il primo anno senza accorgersi di tutto questo nonostante sia stato tutto sotto i suoi occhi ogni giorno per

tutto questo tempo. Ogni volta scopre qualcosa di nuovo, parla con nuove persone e si avvicina

tutto questo tempo.

Ogni volta scopre qualcosa di nuovo, parla con nuove persone e si avvicina alla realtà dell'Erasmus. È molto incuriosito e allo stesso tempo un po' impaurito all'idea di passare un periodo all'estero, decide comunque di vivere questa esperienza. Scopre poi l'esistenza di borse di studio per particolari attività e progetti universitari ai quali veramente pochi studenti sembrano prestare attenzione.

Così Francesco entra in un nuovo ciclo; continua a studiare e seguire le lezioni, ma la sua mente ormai è attiva e rivolta a scoprire le novità che riesce a trovare. Per questo perde qualche colpo ed inizia ad essere bocciato a qualche esame, ma nonostante questo va avanti. Non si scoraggia perché sa che tra qualche mese partirà per l'Erasmus. Arriva il giorno della partenza. Per paura di non essere molto preparato con le lingue ha seguito, nei tre mesi precedenti, un corso di inglese, è andato su chat americane, visto film e letto libri in lingua originale.

Questa è per Francesco una prima vittoria. Si rende conto, anzi

sperimenta, che quando l'obiettivo è chiaro e motivante si possono ottenere risultati insperati . Questa esperienza

sperimenta, che quando l'obiettivo è chiaro e motivante si possono ottenere risultati insperati. Questa esperienza all'estero rimarrà nella sua mente e nel cuore per molto tempo. Conosce nuove culture ed un nuovo modo di vivere l'università. Riesce a dare anche più esami e, in questo senso, riesce a recuperare un po' del tempo perso.

In realtà non ottiene solo ottimi risultati nello studio, ma trova tante affinità con la gente del posto e si innamora di Sara, una ragazza del luogo. Il periodo trascorso con lei, rende ancora più magica questa esperienza. Torna in Italia dopo un anno lasciando tanti sorrisi e qualche lacrima in quel posto che lo ha accolto con tanto affetto. I risultati visibili sono sicuramente una migliore conoscenza della lingua e 12 esami dati con un'ottima media. Il risultato invisibile invece è l'esperienza vissuta che nessuno gli potrà mai più portare via e … un nuovo amore.

Sono passati ormai tre

anni

da

quel

giorno

in

cui

si

è

immatricolato col suo caro amico. Francesco ha quasi finito i suoi esami ed ha una formazione degna di nota per la sua età. Tutto questo grazie all’università e senza neanche troppe spese; tante di

queste attività sono state finanziate dall'Istituto stesso e dalla Comunità Europea. La relazione con Sara è

queste attività sono state finanziate dall'Istituto stesso e dalla Comunità Europea. La relazione con Sara è continuata e, dopo essersi laureata, si è trasferita in Italia ed ha trovato lavoro nella stessa città di Francesco.

Intanto Marco sta preparando la tesi, ha sostenuto tutti i suoi esami con una buona media ed è ad un passo dalla laurea di primo livello. Non si è preoccupato di guardarsi intorno, di vedere cosa altro poteva offrirgli l'università, ha fatto semplicemente il suo dovere che non era nient’altro quanto gli altri si aspettavano da lui e quanto l'università richiedeva per salutarlo laureato dopo averlo accolto matricola.

Oggi è il giorno della discussione della tesi di Marco; essendo grandi amici Francesco non poteva mancare lì, seduto in prima fila, a sostenere il suo compagno di viaggio. Ascolta con attenzione quanto dice Marco. La sua tesi è su una materia che ha studiato anche lui e quindi riesce a capire più di altri quello che sta dicendo. La discussione si conclude e Marco si laurea con 105! Bravo Marco.

Dopo i festeggiamenti Francesco si chiede se la tesi debba essere un lavoro che richiede impegno

Dopo i festeggiamenti Francesco si chiede se la tesi debba essere un lavoro che richiede impegno fine a se stesso o se può sfruttarla come trampolino di lancio nel mondo del lavoro. Quindi pensa come muoversi e fa delle ricerche per trovare il tema più appropriato che possa interessare anche ad un potenziale segmento di mercato, così da unire gli sforzi tra dovere e riconoscimento fuori dal mondo accademico.

Dopo qualche settimana di attenta ricerca trova quello che stava cercando e si butta a capofitto nel preparare la tesi; tutto questo mentre è alle prese con l'ultimo esame che lo fa un po’ tribolare. I mesi passano veloci e Francesco ha finalmente concluso la sua relazione.

Non è stato un lavoro facile, soprattutto perché ha dovuto adattare il gergo da usare in sede di tesi con quello da usare per la vendita al mercato di riferimento. Sa bene che è stato un doppio lavoro, ma se è vero che ha capito qualcosa, tra i tre anni di economia e le varie esperienze vissute, sa che se hai dei concetti interessanti e sai come proporli, qualcosa di buono verrà fuori. Inoltre anche in questo caso la chiarezza dell'intento lo ha sostenuto dandogli

energia quando si sentiva più stanco. Anche grazie a questo Francesco è andato oltre. Ha sfruttato

energia quando si sentiva più stanco.

Anche grazie a questo Francesco è andato oltre. Ha sfruttato l'ultimo periodo di studi seguendo dei corsi nei quali ha appreso alcune strategie che gli sarebbero servite per comunicare meglio con gli altri e che gli sarebbero state utili per far passare, in modo più efficace, il messaggio da trasmettere nella sua esposizione alla commissione.

Ricorda sorridendo i suoi ultimi due esami nei quali, per esercitarsi ad utilizzare queste tecniche, è stato bocciato un paio di volte. Eppure ora è lì, pronto a discutere la sua tesi! Forte di questo valore in più Francesco si sente avvolto da una calma insolita rispetto a chi si trova in quella situazione. Ripensa agli esami passati e a tutte le volte che è stato male il giorno degli orali e, riscoprendosi concentrato, senza tutto quel peso causato dall’ansia e gestendo la paura, riesce a vivere una sana sensazione adrenalinica che gli attraversa tutto il corpo un attimo prima di sentire chiamare il suo nome.

Oggi Francesco scopre di saper gestire le sue emozioni invece di

farsi sopraffare da esse. Preferisce passare l' attesa prima della discussione della sua tesi, il momento

farsi sopraffare da esse. Preferisce passare l'attesa prima della discussione della sua tesi, il momento peggiore per ogni studente, per conto suo ripassando le strategie di comunicazione più che il contenuto in sé. Questo stratagemma lo aiuta a sentirsi padrone della situazione e a non farsi prendere dall'emozione.

Il tempo scorre veloce, sembrano passati solo pochi minuti quando viene finalmente chiamato. Viene fatto accomodare, si siede e prima di iniziare a dire qualsiasi cosa guarda con un sorriso ogni membro della commissione negli occhi, facendo attenzione a non provocare nessuno, semplicemente per stabilire un primo importantissimo contatto. Francesco sa che quei primi secondi sono fondamentali.

Inizia quindi la sua esposizione che scorre in modo fluido. Sa cosa dire perché si è fatto padrone di quei concetti; non li ha studiati… li ha vissuti!

Grazie a questo la sua esposizione è risultata assolutamente naturale. Non ha imparato nulla a memoria se non la scaletta delle informazioni da condividere. Si, condividere, è questa la parola

chiave . Il suo obiettivo non è più quello di dovere dimostrare quello che ha studiato;

chiave.

Il suo obiettivo non è più quello di dovere dimostrare quello che ha studiato; oggi Francesco sa che tutto quello che sta dicendo serve ad informare chi lo sta ascoltando. È un concetto che ha sostenuto fin dalla prima parola uscita dalla sua bocca, l'ha fatto crescere e lo ha accudito. Insomma è una sua invenzione, come se stesse recensendo il suo libro. Procede quindi spedito e tranquillo. Infatti sembrano trascorsi solo una manciata di minuti quando sente pronunciare dal relatore le parole magiche: “Grazie, si può accomodare!”.

Alla fine Francesco ottiene un punteggio di 95. A conti fatti ha impiegato un anno in più di Marco, il suo amico anche lui in prima fila a fare il tifo, eppure sa di avere avuto a sua disposizione una carta in più da giocare che è stata tutta l'esperienza accumulata in tre anni.

Passa solo una settimana da quel giorno, che ricorderà a lungo, ed ha già trovato la strada giusta che lo aiutasse a valorizzare la sua tesi; ha preso accordi con un suo conoscente che si occupa di

marketing on-line e ha preso contatti con un editore on-line per la pubblicazione di quella tesi

marketing on-line e ha preso contatti con un editore on-line per la pubblicazione di quella tesi che ha reso un saggio.

Grazie al lavoro integrato di tre persone, suo, del marketer ed dell’editore, arrivano i primi guadagni. Il bello è che arrivano in modo naturale da un lavoro che era comunque tenuto a svolgere. Infatti, non capisce come mai solo pochi studenti abbiano capito il trucco e come mai tutti gli altri non vogliano sfruttare un lavoro così importante, ufficiale e che riconosce un titolo che serve per iniziare a dialogare col mondo del lavoro.

La storia sta per volgere al termine; sono passati 2 anni dalla laurea di primo livello ed oggi Francesco si sta per laureare in magistrale ed ha all'attivo la vendita di 3000 copie del libro nato dal suo progetto di tesi. Sapeva che sarebbe stato apprezzato da

qualcuno ed in 2 anni ha trovato il modo di far fruttare questa sua intuizione. Oggi Francesco è più indietro di Marco, che ha finito le magistrali un anno fa, eppure ha quel qualcosa in più che a Marco manca:

iniziativa, spirito di osservazione e fiducia nelle proprie capacità di business. Certo non è diventato ricco, sa che è solo

all'inizio ed ha tutto da imparare , non si monta la testa per 3000 copie vendute,

all'inizio ed ha tutto da imparare, non si monta la testa per 3000 copie vendute, ma è grazie a questo riferimento esterno tangibile che riesce ad alimentare la sua fiducia nelle sue capacità.

Marco intanto ha iniziato a lavorare e purtroppo si trova davanti ad una triste realtà che finora aveva solo sentito in TV; vive il precariato come la maggior parte dei suoi coetanei laureati che si sono concentrati negli anni universitari sull’idea che l’università fosse solo studio, esami e divertimento.

Ovvio, Francesco ha rinunciato a qualche serata con gli amici, ha impiegato il tempo in cui Marco si divertiva la sera e nei week- end a studiare per un progetto che in quel momento non portava reddito, ha litigato qualche volta con la sua compagna che si sentiva un po' trascurata e qualche volta si è anche sentito prendere in giro da chi non capiva cosa stesse facendo.

Francesco oggi non è ricco, ma ha trovato un modo per guadagnare qualcosa mentre cerca lavoro come tutti gli altri. Non sa ancora dove lo porteranno le sue idee e se ci sarà spazio per lui nel mondo del business, sa per certo che ha acquisito fiducia nelle

sue capacità ed una certa dimestichezza nel trattare con gli altri . Tutte le esperienze dell'università

sue capacità ed una certa dimestichezza nel trattare con gli altri. Tutte le esperienze dell'università gli hanno aperto gli occhi su certi schemi comportamentali che sono fissi nella gente. Si è reso conto della differenza di ruoli e di contesti e di cosa è meglio dire o non dire a seconda delle circostanze. Certo questo gli ha causato qualche ritardo nel conseguire la laurea, ma i danni collaterali più grossi sono stati solo questi.

Ha acquisito un certo modo di comunicare scrivendo il suo primo libro ed ha anche aperto un blog affacciandosi ad una nuova realtà, quella del web, che gli sta permettendo di imparare a comunicare anche in questo ambito. In bocca al lupo a Marco e Francesco. ;-)

Qual è la morale?

Forse ti sarai riconosciuto in una di queste due figure oppure in entrambe. Certo, la vita non è così schematica. Con questo racconto ho cercato di semplificare quello che accade statisticamente in università e che non è nient’altro che è una metafora di quello che accade nella vita.

Di solito come conduci la tua vita? Ci sono due modi : • Seguendo i binari
  • Di solito come conduci la tua vita?

  • Ci sono due modi:

Seguendo i binari oppure uscendo da essi.

Quello che ti hanno raccontato dell’università o l'idea che ti sei fatto di questa realtà è legata ad una qualità di studio superiore, al titolo, al riconoscimento nel mondo del lavoro, ad un maggior stipendio ...

Questo è vero solo in parte. È inutile che ti dica che oggi l'università non basta per accedere ad un lavoro qualificato e che, una volta ottenuto, tu sappia cosa fare. Il Ministro dell'Istruzione è arrivato a dire che oggi non basta una laurea per trovare lavoro; ma se non ce l'hai fai ancora più fatica a trovarne uno. Quindi a cosa si riducono 3 o 5 anni in più di studio? Ad una maggior speranza? Ad un dato statistico più favorevole?

Se stiamo a vedere la realtà dei fatti sembrerebbe di si, eppure, dalla mia esperienza, l'università è sempre stata una grande risorsa ancora poco sfruttata e dalla maggior parte degli studenti

non tanto capita. Tu, oggi, hai veramente la possibilità di sfruttare questi anni in più di

non tanto capita.

Tu, oggi, hai veramente la possibilità di sfruttare questi anni in più di studio a scapito del lavoro, e quindi del guadagno, per passare ad un livello superiore di comunicazione, interazione con gli altri, esplorazione, sviluppo delle tue capacità e di conseguenza anche istruzione.

La storia che ti ho raccontato non è in realtà solo una storia.

Di Francesco, che affrontano l'università in questo modo, ce ne sono pochi. Nel campo della formazione potrei farti decine di nomi di universitari che conosco che, durante il loro cammino verso la laurea, bevono dal pozzo della vita a due mani.

Per esempio alcuni hanno aperto società, creato business, si sono affiliati a persone che sono già nel mondo del lavoro; altri, viaggiando, hanno scoperto nuove fonti di guadagno. Addirittura conosco chi sfrutta le risorse dell'università stessa dalla quale si fanno pagare per offrire un determinato servizio. Certo non li conoscerai, non sono famosi e molti non sono ancora ricchi.

Ma pensa alla possibilità di stare 3/5 anni in un'azienda, quanto puoi imparare? E quanta carriera

Ma pensa alla possibilità di stare 3/5 anni in un'azienda, quanto puoi imparare? E quanta carriera puoi fare in 3/5 anni?! Alcuni diranno tanta, altri diranno poca; come sempre dipende da te, da quello che vuoi prendere e da quello che hai intenzione di dare.

Fare

tre anni di praticantato

in

uno

studio notarile

o

di

un

avvocato o di un commercialista ti daranno la possibilità di imparare una professione. Non avrai l'esperienza del titolare, ovvio, ma ti saprai destreggiare. Immagina ora di avere la possibilità di vivere tre anni in Inghilterra, Spagna o Russia. Quanto migliorerà la conoscenza delle lingue straniere?! Tantissimo, è ovvio!

Allora perché tre anni in università non possono darti lo stesso grado di preparazione di qualsiasi altro percorso formativo? Perché tre anni in università non possono darti la stessa conoscenza della vita di tre anni investiti a girare il mondo? Certo sono azioni diverse con scopi diversi e per questo potrai rispondermi: “Già non riesco a star dietro ai miei esami, figuriamoci ad ampliare i miei interessi con nuove attività!”.

Anche questo è un luogo comune da sfatare. Conosco persone che pur essendo presidenti di un'associazione

Anche questo è un luogo comune da sfatare. Conosco persone che pur essendo presidenti di un'associazione si sono laureati nei tempi con 110 e lode ed altri che, pur non facendo altro che studiare, sono fuori corso.

Vedi, in parte lo studio ti offre una formazione, ti fa apprendere tante nozioni, bisogna poi vedere quanto ti ricordi di tutto questo

una volta laureato! Se ti basi solo su queste cose, potresti uscire dall'università in qualche modo incompleto, rischiando di iniziare la corsa al posto di lavoro come tanti altri.

L'idea è questa. Hai deciso di iniziare l'università e quindi di passare almeno 3/5 anni a studiare? Bene! Allora, dato che ci sei, vivi da protagonista questi anni nei quali nessuno ti controlla. L'università porta con sé questo vantaggio. Nessuno ti conosce, è un ambiente totalmente nuovo, i professori non sanno chi sei ed una volta uscito dall'ambiente, a meno che non voglia mantenere i contatti o lavorare come ricercatore, nessuno saprà il percorso che avrai seguito per laurearti. Certo le tappe più importanti saranno registrate; se avrai chiesto una borsa di studio, se avrai fatto esperienze all'estero, gli anni di corso e fuori corso, l'argomento di

tesi, il voto di laurea, etc., ma al di là di queste informazioni nessuno saprà se

tesi, il voto di laurea, etc., ma al di là di queste informazioni nessuno saprà se all'esame di diritto commerciale avrai usato una tecnica di vendita, se a quello di anatomia avrai applicato una tecnica di seduzione, se sarai andato al ricevimento il giorno prima dell'esame per cercare di arruffianarti il Prof., se a lezione facevi sempre domande o se ti hanno beccato russare allegramente. Insomma successi ed insuccessi quotidiani, vittorie e sconfitte, momenti importanti e figuracce rimarranno rinchiuse tra quelle mura, anzi, in realtà solo nella tua memoria.

Immagina questo. Se potessi vivere per i prossimi 100 giorni la giornata di oggi, come si vede in qualche film, dove ogni giorno potrai fare quello che vuoi, tanto l'indomani nessuno saprebbe cosa avresti fatto tranne te, come vivresti i tre mesi che ti aspettano? Oseresti di più? Se la tua risposta è si, pensa che l'università è come questi 100 giorni, nei limiti del lecito, dove nessuno saprà quello che avrai fatto fuori da quelle mura. Ora non mi fraintendere, non devi correre nudo nei corridoi dell’Ateneo tanto, quando lavorerai, nessuno lo saprà, non è questo che intendo. Quello che voglio dire

è più importante; non dovrai rispondere a canoni sociali, culturali, a regole di gruppo o di

è più importante; non dovrai rispondere a canoni sociali, culturali, a regole di gruppo o di lavoro, dovrai solo rispondere a te stesso. Allora tanto vale osare un po' di più, tanto cosa avresti da perdere? Ricorda, nessuno lo saprà.

Per darti un'idea di cosa intendo ti faccio un esempio sulla mia storia. Devi sapere che all'età di 18/19 anni ero molto timido. Negli anni precedenti avevo fatto del lavoro su me stesso per uscire da questa condizione, che vivevo come limitante. Nonostante tutto, questo non mi permise di diventare abbastanza sfacciato da mettermi a fare domande in aula o cose simili. Dopo sei mesi, per una serie di motivi, mi sono allontanato dall'università per ritornarci all'età di 22 anni. Da allora non mi sono mai tirato indietro nel fare una domanda se non capivo qualcosa. Era così semplice: non capivo, alzavo la mano e chiedevo. Dopo circa tre anni, era diventato così normale domandare, che cominciai ad interagire col professore al quale proponevo casi limite inerenti all’argomento che mi stava spiegando; questo accadeva soprattutto per quanto riguarda le materie giuridiche semplicemente per soddisfare la mia curiosità! Su circa una trentina di corsi seguiti, nessun professore ha mai

sbuffato o dato l'impressione di essere infastidito dalle mie insolite domande anzi, molti di loro, secondo

sbuffato o dato l'impressione di essere infastidito dalle mie insolite domande anzi, molti di loro, secondo me, ci prendevano gusto e tutti rispondevano in modo esauriente. Questo fu un esperimento che mi diede coraggio e così, qualche mese dopo, adottai una nuova modalità la cosiddetta faccia da xxxx! :-D In pratica, arrivato all'ultima lezione del corso, ho alzato la mano ed ho chiesto: “Mi scusi professore, vista la vastità dell'argomento, ci può fare qualche esempio di domanda tipo che potrà rivolgerci all'esame?”. Vuoi sapere la risposta? Me le ha dette senza storie!! ;-) Cosa è cambiato dai 18 ai 22 anni? Beh ho lavorato e nel frattempo ho seguito una decina di corsi di formazione sulla vendita, sulla gestione delle emozioni, su come imparare degli obiettivi e a pianificare, un corso per apprendere tecniche mnemoniche e, giusto per non farmi mancare nulla, qualche corso per lavorare sulle esigenze dello spirito. Eppure tutti questi corsi non sono stati il motivo principale delle mie trasformazioni. Ciò che ha fatto la differenza è stato quello di pormi l'obiettivo di osare un po' di più ogni giorno e di trovare il contesto giusto per poterlo fare.

Capitolo 2: Come cambiare ciò che non ti piace Osare un po’ di più ogni giorno

Capitolo 2:

Come cambiare ciò che non ti piace

Osare un po’ di più ogni giorno e trovarmi nel contesto giusto per poterlo fare, sono stati i due elementi chiave. Cosa vuol dire osare un pò di più?

Intorno ai 16 anni mi sono detto: “Da oggi voglio sperimentare qualcosa di nuovo ogni giorno”. Arrivato a 22 anni ho reso più forte questo mio intento, proponendomi ogni giorno, di uscire dalla mia zona di comfort. La zona di comfort è quell’area della tua vita nella quale stai bene con te stesso e ti senti protetto. Fare le tue solite cose, vedere le stesse persone, frequentare gli stessi posti, insomma, la routine.

Per uscire dalla zona di comfort devi semplicemente compiere azioni che generino un po’ di scomodità per ciò che non sei ancora abituato a fare. Il trucco è proprio questo, fare qualcosa di semplice che allo stesso tempo ti crei un pochino di fastidio senza doverti per questo trovare troppo a disagio.

Quindi il mio intento fu quello di fare, giorno dopo giorno, qualcosa di scomodo che in

Quindi il mio intento fu quello di fare, giorno dopo giorno, qualcosa di scomodo che in condizioni normali non avrei fatto. Qual è l'utilità di tutto questo? Semplice, ogni giorno quel piccolo fastidio diminuirà di intensità e dopo pochissimo, quel cambiamento che all’inizio poteva sembrare difficile, diventerà per te normale. Questo sarà il segno che potrai passare oltre e cercare qualcos'altro che ti generi un po’ di fastidio. Forse nel breve periodo non noterai la differenza, ma a distanza di alcuni mesi, guardandoti indietro ti accorgerai del grande passo in avanti che avrai fatto.

Questo è il piccolo segreto che ti permetterà di fare oggi quello che non avresti mai pensato di fare un anno fa. Nessuno ti chiederà di salire sul banco e gridare: “Capitano o mio capitano!”, né ti verrà chiesto, da domani, di alzare la mano e fare domande a raffica.

Ogni tanto leggo su alcuni blog questi tipi di consigli: “Alza la mano ogni volta che non capisci, etc.”, questi però non tengono conto che non siamo tutti uguali e quello che per qualcuno potrebbe sembrare facile, per altri diventerà facile solo tra qualche

tempo! Inoltre occorre tenere conto di un altro fattore che inciderà sul risultato: il contesto. Il

tempo! Inoltre occorre tenere conto di un altro fattore che inciderà sul risultato: il contesto.

Il contesto è ciò che permetterà di giustificare, stravolgere, condannare, accettare una situazione, un gesto o un’azione. Contesti grandi portano a risultati veloci, contesti piccoli rallenteranno le tue performance. Ti spiego con un esempio. Io non sono mai salito sul banco gridando: “Capitano o mio capitano!”. Eppure, segui questa scena: sei a lezione di marketing e vendite e nel bel mezzo della lezione il Prof. propone una sfida per farti fare esperienza su tutta la teoria spiegata fino a quel momento. La sfida è proprio quella di salire sul banco e gridare:

“Capitano o mio capitano!”. Lo faresti? Arricchiamo il contesto, la posta in gioco diventa più alta: “I primi dieci che salgono sul banco e gridano: “Capitano o mio capitano!” passano automaticamente l'esame con 28!”. Cosa cambia dentro di te? Giustificheresti già di più chi lo farebbe, vero? Non sto dicendo che lo faresti, ma magari saresti solidale con chi prende coraggio e salirebbe sul banco.

Modifichiamo ancora il contesto. Ora il Prof. dice: “Chi non sale

sul banco gridando: “Capitano o mio capitano!” entro 5 minuti non passerà l'esame e dovrà aspettare

sul banco gridando: “Capitano o mio capitano!” entro 5 minuti non passerà l'esame e dovrà aspettare un anno per darlo nuovamente!” È cambiato ancora qualcosa dentro di te, vero?! Eppure, facci caso, è la stessa identica, pazza, assurda situazione. Oggettivamente la richiesta non è cambiata quello che è cambiato è il contesto, che non comporta altro che una serie di regole.

Stessa scena e tre contesti diversi che generano tre reazioni diverse. Rivediamole. Il prof prima invita chi vuole a salire spontaneamente sul banco, poi incentiva con un premio, infine minaccia con una punizione. Risultato? Almeno il 90% dei presenti è salito sul tavolo.

Dopodiché, il professore, sapendo che se dovesse mantenere quanto detto, verrebbe arrestato il giorno stesso, dichiara che si è trattato di uno scherzo, fa accomodare gli studenti e riprende la lezione normalmente.

Ma non finisce qui. L'ora dopo c'è statistica. Altro professore, altra aula ed altri studenti. Tu ancora eccitato e divertito dalla

lezione precedente, mentre

la

Prof.

ignara

spiega

come

si

calcolano i numeri indice, sali sul banco ed urli: “Capitano o mio capitano!”. :-D Ora la

calcolano i numeri indice, sali sul banco ed urli: “Capitano o mio capitano!”. :-D

Ora la sensazione è completamente diversa, vero?! Eppure la scena è identica, quello che cambia è ancora una volta il contesto. Quindi per cambiare un atteggiamento non basta seguire uno, dieci o cento corsi, occorre quella piccola azione ogni giorno che contribuisce a portarti sempre un po’ più in là, oltre ad un contesto adeguato. Del resto se oggi nuoti tre vasche senza fermarti e vuoi arrivare a farne cento, è improbabile che tu riesca nell'intento domani, tra una settimana o tra un mese; occorre fare un allenamento costante e quotidiano e magari occorre anche una piscina! ;-)

Ricorda: il contesto è il tuo campo d'azione.

Un contesto limitato porterà ad azioni limitate. Un contesto ampio porterà a cambiamenti veloci. È un po’ come tentare di fare cento vasche nella doccia di casa o in una piscina. Capisci che c’è una bella differenza? Torneremo poi sul concetto su come ampliare il contesto.

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