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numero 43 anno III - 7 dicembre 2011

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L.B.G. PISAPIA, SON TUTTI FIGLI TUOI? Guido Martinotti MOBILIT AD ALTA TENSIONE Elisabetta Strada ANCHE I RAGAZZI VOGLIONO UNA CITT Emilio Battisti EXPO: CRONOLOGIA DI UNA DISASTROSA DERIVA Lamberto Bertol INFANZIA E ADOLESCENZA: UNA POLITICA MILANESE Rita Bramante TUTTA LA MILANO POSSIBILE: FORUM SOCIALE Maurizio Tucci OGGI SONO ADOLESCENTI I FIGLI O I GENITORI? Mario De Gaspari PER UNA PATRIMONIALE DI SINISTRA Giuseppe Ucciero LA SOLITUDINE DI PISAPIA Paolo Viola MILANO E IL DON GIOVANNI VIDEO BENELLI, POMODORO, BOERI E VERONESI AL FORUM SOCIALE

COLONNA SONORA Mina canta OGGI SONO IO di Alex Britti Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo LIBRI a cura di Paolo Bonaccorsi TEATRO a cura di Emanuele Aldrovandi CINEMA a cura di Paolo Schipani e Marco Santarpia www.arcipelagomilano.org

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PISAPIA, SON TUTTI FIGLI TUOI? Luca Beltrami Gadola


Caro Sindaco, questo numero di ArcipelagoMilano in particolare dedicato ai giovani. Ne parlano Elisabetta Strada e Lamberto Bertol, due consiglieri della tua maggioranza cos pure molto se n' parlato nel recente Forum sulle politiche sociali. Scorrendo le deleghe che hai assegnato ai componenti della Giunta vedo che quella ai giovani l'hai voluta tenere per te o forse non hai ancora deciso a chi affidarla. Dunque, metaforicamente, ho ragione nel dire che s, son tutti figli tuoi. Delega gravosa e di grande responsabilit. Negli ultimi tempi la parola "giovani" risuonata con continuit, dal neo presidente del Consiglio Monti a tutti i leader politici, fatta forse eccezione per quelli della Lega che per del mondo e dei suoi problemi hanno una visione - orrenda - del tutto particolare. Nella realt mi sembra che anche il presidente Monti non sia andato molto oltre le promesse se non con le agevolazioni alle nuove assunzioni che avverranno solo quando e se vi sar ripresa dell'economia reale - visto che di risorse vere, economiche, non ve ne sono quasi per nessuno. Ma questo riguarda solo il problema di un'occupazione, importantissimo e ora drammatico, poco o nulla quello dell'educazione e della formazione. Una delle glorie dell'amministrazione comunale milanese sono state le scuole civiche che ora vedo nuovamente oggetto di attenzione ma anche questo forse non basta. Come dice Maurizio Tucci su queste pagine, la vera difficolt per accompagnare i figli nel loro percorso di crescita e di formazione sta nel saper trovare un equilibrio tra permettere con amore e negare con autorevolezza. La stessa cosa vale per la pubblica amministrazione: permettere con spirito di comprensione e tolleranza e reprimere con autorevole fermezza: ecco dunque la delicatezza di situazioni come la "movida" al Ticinese. Ma non finisce qui. La pedagogia un po' vecchiotta per alcuni versi insuperata diceva che s'insegna principalmente con l'esempio e qui adesso viene il bello, si fa per dire. Fortunatamente i giovani dei quali oggi parliamo, il 30 aprile del 1993 non erano ancora in grado di intendere e quindi del discorso di Bettino Craxi in quel giorno al Parlamento non ne sanno nulla o quasi ma noi sappiamo che dopo quel discorso, esempio di cinismo politico e profondamente e radicalmente antieducativo, le cose sono cambiate nel nostro Paese. Da allora stato un susseguirsi di scandali, sempre pi frequenti e sempre pi corrosivi del senso morale ma sempre meno avvertiti come tali dall'opinione pubblica. Oggi passiamo da don Verz, che si paragona al Cristo in croce, a Nicoli Cristiani che non fa una piega nell'autorizzare per soldi discariche che compromettono la salute delle nuove generazioni. Inutile ricordare Silvio Berlusconi. Che fare dunque se questo il fondale del palcoscenico della vita di oggi? Come possiamo salvare i giovani dalla rassegnazione e dal cinismo? La strada imboccata, quella della partecipazione dei ragazzi ai Consigli di Zona, mi pare un buon avvio ma che fare se la scure di Monti vuole cancellarli? Che fare se non ci sono soldi da investire? Non ci resta che la vecchia pedagogia dell'esempio in quello che facciamo quotidianamente ma anche nel saper prendere senza esitazione le distanze da chi nell'amministrare i beni collettivi se ne appropria o lascia che altri se ne approprino in nome di pi che discutibili sodalit o semplicemente per denaro. Le occasioni, temo, non mancheranno, anzi gi ci sono. Buon lavoro dunque.

MOBILIT AD ALTA TENSIONE Guido Martinotti


Come con lalta tensione: chi tocca i diritti alla mobilit muore; muore beninteso, politicamente: questo il mito coltivato dallintera classe politica locale, non solo italiana. Sono cose che tutti sanno, ma che i sindaci non possono dire perch i cittadini vogliono solo risultati immediati e i politici anche; nessuno guarda molto al di l delle prossime elezioni, risultato: cerotti e cataplasmi. Il problema per si risolve solo con investimenti che potranno avere qualche effetto positivo dopo un certo tempo e che costano. Ma si pu anche pensare in grande senza abbandonare il realismo politico: una soluzione sostenibile della grande questione mobilit, non , come si continua a credere, un problema di questa o quella citt, ma si colloca nel quadro della crescita e della modernizzazione della societ nazionale e ha tre risvolti chiave. Uno di carattere tecnico e industriale che richiede la rapida trasformazione della mobilit urbana in un sistema di mobili intelligenti. un salto comparabile a quello del passaggio tra i vigili con la formaggella agli incroci e i semafori; ma i semafori, ora costosi e stupidi, riflettono una automazione da prima industrializzazione. Oggi possibile concretamente dotare ogni mobile di un localizzatore GPS e di un sistema di trasmissione e ricezione esteso a tutto il bacino di mobilit che interessa un centro metropolitano e il suo hinterland. Nulla meno di questa cyberinfrastructure pu dare speranza di affrontare il problema. Il sistema trasmette individualmente (mass customization) le indicazioni per facilitare la mobilit e riceve, individualmente, tutti i dati che permettono di calibrare equamente il contributo monetario da dare alluso comune: chi usa e inquina di pi paga di pi, ma ha la scelta di risparmiare con usi intelligenti ed ecologicamente virtuosi. Si pu fare? Assolutamente si: il GPS ormai generalizzato con le apps necessarie per gestire tutti i dati connessi e molte assicurazioni gi lo usano. Certo la generalizzazione costerebbe, ma sarebbe anche una grande occasione di sviluppo industriale, con nuovi posti di lavoro e con ritorni per la crescita economica e il miglioramento della qualit della vita, molto maggiori di opere come la TAV, a una frazione del costo. Un secondo di carattere istituzionale. In Italia, dal 1957, si blatera di governo metropolitano, arrivando a produrre poco o niente salvo os-

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www.arcipelagomilano.org simorici scherzi di parole come la citt metropolitana (qualcosa come il quadrupede alato o il rampicante dalto fusto) o a far coincidere il pi recente sistema insediativo (la metropoli) con il pi antico e obsoleto (la provincia) definita allorigine dal territorio che si poteva percorrere in una giornata a cavallo. Abbandoniamo questi esercizi inani da mentecatto burocrata e partiamo da un caso concreto: individuazione di un bacino funzionale della mobilit milanese e proposta di gestione della mobilit al suo interno. Occorre una seria e funzionante innovazione amministrativa. Un terzo di carattere culturale. Un impegno a tutto campo per una cultura condivisa della mobilit. Non vi dubbio che mobilit e accessibilit siano fenomeni sociologici molto importanti, che dipendono strettamente dalle strutture materiali e immateriali della societ urbana, ma, proprio per questo, lelemento culturale e simbolico (cio linsieme dei modi con cui le razionalit collettive vengono rimaneggiate e adattate alle pratiche e alle esigenze individuali), forma una ragnatela molto sottile, anche se straordinariamente appiccicaticcia: fragile nella intelaiatura ma resistentissima nei singoli segmenti. Si sente spesso dire che in ultima analisi il fattore della mobilit culturale, ma questa frase ha un contenuto valutativo che viene usato come alibi per carenze di politiche strutturali: visto che il traffico veicolare congestionato facile, troppo facile, far ricadere sulla pigrizia degli automobilisti la responsabilit delle diseconomie. peraltro verissimo che, se vogliamo risolvere il problema, dobbiamo fare anche un grande sforzo educativo in senso ampio. La mobilit fondata su veicoli individuali un sistema molto particolare di divisione sociale del lavoro, basata su un misto complesso di competizione e cooperazione. forse, giornalmente parlando, il pi grande sistema di divisione del lavoro del pianeta, con molte peculiarit, a cominciare dal fatto che i partecipanti alla divisione del lavoro non si conoscono. Tutti si muovono con il medesimo scopo (accessibilit) cio raggiungere una meta nel pi breve tempo possibile. E in questo senso un sistema competitivo, perch ogni mobile deve condividere le risorse dedicate alla mobilit (e alla accessibilit) con gli altri. Ma anche collaborativo o cooperativo, tramite le regole, scritte e non scritte, perch senza queste regole che consistono prevalentemente in regole di taking turns o precedenze. (Be courteous. We all want to get home safely! - Department of Motor Vehicles DMV, Ca, 2011). Purtroppo lasciato s il sistema tende a diventare competitivo/conflittuale: si sviluppa cos una cultura del piccolo sopruso (o della brinkmanship) in cui gran parte delle persone che vivono e lavorano in citt immersa e, per molte ore al giorno, vive e pratica un sistema di relazioni competitive (e aggressive) con gli altri, che a sua volta sviluppa un modello che si riflette anche su altre sfere della vita associata. Non sono solo riflessioni accademiche: se un tizio schiaccia il cranio di un poveraccio dopo avergli occupato il parcheggio per disabili con la sua SUV (solo uno dei molti episodi quotidiani) vuol dire che la tensione grave e diffusa. Il tutto ulteriormente complicato dalla compresenza di diversi tipi di utilizzatori del bene comune e delle loro rispettive ideologie di gruppo. I ciclisti non solo lottano individualmente (e pericolosamente) per uno spazio che gli viene quotidianamente contestato, ma hanno sviluppato una ideologia di gruppo di tipo protestatario che, a mio parere, crea ulteriori gradi di pericolo. Dobbiamo davvero imparare che sulla strada ci sono anche gli altri. E bisogna fare qualcosa per evitare che leducazione stradale si limiti a un concerto stonato di recriminazioni dei ciclisti contro tutti (compresi i pedoni), dei tassisti contro gli abusivi dei percorsi obbligati, degli automobilisti contro le due ruote che sfrecciano pericolosamente da tutte le parti e fanno il dito medio a chiunque osi dire bah, ecc. Qui pi che la normativa, che persino sovrabbondante, conta linteriorizzazione della norma. A New York o a Parigi non si pu certo dire che vi sia un traffico dolce, ma zebre e percorsi protetti sono osservati scrupolosamente. Perch a Milano no? Se i semafori rossi diventano, come diceva Eduardo de Filippo, un semplice suggerimento, il sistema non funziona perch impossibile mettere un vigile a ogni semaforo (i semafori sono stati messi proprio per sostituire i vigili). Per chiaro che linteriorizzazione del comando simbolico varia da citt a citt ed molto dipendente dai rispettivi contesti culturali. Con la conseguenza che tramite leduca-zione, con il coinvolgimento massiccio delle scuole, si possono far variare comportamenti e atteggiamenti, ma ovviamente, in casi come questo, lazione pedagogica non banale e non pu basarsi solo su generiche raccomandazioni (propaganda of the words) ma deve tradursi in impegni concreti di chi governa (propaganda of the deeds). Milano ha le risorse e le intelligenze necessarie sparse nei vari centri di studio e ricerca, universitari e non, pubblici e privati, per affrontare il problema e arrivare a proporre soluzioni di rilievo, non solo per la citt. Di solito ogni amministrazione comunale fa fare questi lavori agli amici degli amici della sua parte: eviti questa tentazione la giunta Pisapia e apra a brevissimo (due/tre mesi non di pi) un forum pubblico (un palio di intelletti) per la presentazione di proposte di ampio respiro, assegnando poi il palio al progetto o ai progetti pi convincenti, con una giuria che potrebbe anche essere largamente internazionale; una proposta che pu essere attuata rapidamente con un elevato grado di coinvolgimento. Senza una grande innovazione questa giunta innovativa, rischia di impantanarsi in un ingorgo di targhe alterne.

ANCHE I RAGAZZI VOGLIONO UNA CITT Elisabetta Strada*


Centinaia di bambini entusiasti e pieni di speranza chiedono alla Giunta Milanese di intervenire con migliorie sociali. In coro viene chiesto al Sindaco, ai Consigli di Zona e ai Consiglieri Comunali presenti, di investire in mobilit, in politiche per lambiente e in spazi verdi e aree per giocare. Non bisogni soggettivi, ma oggettivi per tutta la citt. In occasione della giornata mondiale per i diritti dei bambini, il 17 novembre, sono stati lanciati nelle 9 zone di Milano i primi Consigli di Zona per Ragazzi e Ragazze, pi semplicemente denominati CDZRR. Il primo Consiglio di Zona dei Ragazzi nasce nel 2006 in zona 9, un lavoro in sinergia del decentramento cittadino e istituzione scolasti-

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ca. Questanno si deciso di allargare questa esperienza a tutta la citt. Una concreta iniziativa che mette in rete le scuole e i consigli di zona. Durante questanno scolastico ciascuna scuola elegger i propri rappresentanti che saranno insediati nel CDZRR nel prossimo settembre. Il loro compito sar di portare allattenzione del Consiglio di Zona la loro visione del territorio, attraverso proposte e iniziative che saranno accolte con delibere proprie del CdZ. Il lancio delloperazione avvenuto il 17 novembre, quando centinaia di ragazzi accompagnati da docenti e presidi, hanno presentato senza titubanza, di fronte ad Assessori, Consiglieri di Zona, Consiglieri Comunali, funzionari, presidi e insegnanti, le loro prime idee e proposte per rendere la citt a misura di bambino. Ogni scuola, con le modalit che meglio la rappresentava, ha raccontato la propria visione della citt. Chi ha inscenato un balletto, chi ha presentato dei cartelloni, chi ha proiettato delle slides, chi individuato progetti e interventi concreti, chi ha inscenato una trasmissione radiofonica, chi ha evidenziato luoghi sul territorio potenzialmente trasformabili in aree socialmente utilizzabili per i ragazzi.

Diverse e tante sono state le modalit di presentazione ma il comun denominatore della giornata stata la richiesta di avere migliorie per la comunit, non per i singoli o per le singole strutture. Semplicemente e onestamente i minori vogliono poter vivere in una citt migliore. In una citt con spazi e tempi per loro. Una citt poco inquinata, una citt dove puoi muoverti con tranquillit e dove puoi giocare. Molti hanno chiesto aree gioco o per attivit fisiche, quali la danza, gli skatepark, i campi da baseball o rugby; altri hanno chiesto a gran voce piste ciclabili, una classe ha pensato di allargare il bike sharing anche con bici per bambini. Infine una classe ha consegnato delle fotografie della propria scuola, da portare al Sindaco, con evidenziate gli interventi strutturali necessari. Il bello dei CDZRR vedere come la proposta stata accolta positivamente dalle scuole e dai bambini, vedere la partecipazione attiva dei ragazzi alla vita della comunit e del territorio di cui fanno parte; stimolarli a vivere in prima persona una cittadinanza democratica, costruttiva e partecipata, attraverso richieste concrete per migliorare il proprio territorio e renderlo a misura degli 8-14.

In attesa dellinsediamento dei primi Consiglieri, ogni Consiglio di Zona individuer tra le varie idee un progetto verde da finanziare subito per rendere concrete le promesse e il lavoro. Il nostro difficile compito ora sar di non deludere questi ragazzi ma anzi di farli crescere con speranza e fiducia, che si pu fare, che la citt ha in mente il bene comune e dei pi piccoli, che i problemi si possono risolvere, non tutti subito, ma insieme individuandone le priorit, si pu. Finalmente stato nominato un Garante dellInfanzia a livello nazionale, ora deve essere individuata una figura allinterno del Comune di Milano che diventi il responsabile dellinfanzia. Un responsabile che collabori con i vari assessorati, affinch ogni iniziativa milanese abbia sempre il punto di vista del bambino/a. E una grande responsabilit ma sono fortemente convinta che passo dopo passo si arrivi alla cima, speranzosa che diventi la cima di una citt anche a misura di bambino. *Consigliere Comunale Milano Civica - Presidente Commissione Educazione e Istruzione

EXPO: CRONOLOGIA DI UNA DISASTROSA DERIVA Emilio Battisti


di ieri la notizia che salteranno anche le serre che avrebbero dovuto consentire di riprodurre i differenti climi e ospitare le essenze arboree di tutto il pianeta. Si tratta della ennesima mutilazione del progetto e del perpetuarsi di una deriva senza fine che non pu che preludere al fallimento se non allaffondamento, prima ancora della sua inaugurazione, dellEsposizione Universale del 2015. Non sarebbe il primo caso per il nostro Paese. C stato il precedente dellE42, lesposizione universale che si sarebbe dovuta tenere a Roma nel 1942 per celebrare i fasti del fascismo, a cui Mussolini dovette rinunciare a causa della guerra. Ora, la guerra proprio in casa non ce labbiamo anche se, a causa delle nostre missioni allestero, veramente in pace non possiamo proprio dire di essere. Ma c la crisi economico finanziaria planetaria, di n.43 III 7 dicembre 2011 cui stiamo facendo le spese in modo vivo e diretto proprio in questi giorni, che potr avere per lExpo conseguenze ancora pi gravi se non si affronta lemergenza con responsabilit e competenza. Ma vediamo da dove iniziata questa deriva. Il dossier di candidatura sulla base del quale fu assegnata allItalia e a Milano nel 2008 la nomination per tenere lEsposizione Universale del 2015, era accompagnato da un progetto molto modesto del sito prescelto in prossimit della Fiera di Rho-Pero nel quale figurava una distesa di padiglioni, che si adattavano al sinuoso andamento della via Cristina Belgiojoso che lo percorre da nord a sud, sovrastati da una torre-grattacielo che avrebbe dovuto rappresentare, assai banalmente, il simbolo architettonico della futura manifestazione. A seguito di unindagine svolta dallOrdine degli Architetti sulle Expo che si erano tenute negli anni precedenti ad Hannover, Lisbona e Siviglia, erano risultate in tutta evidenza le negative conseguenze per i luoghi che le avevano ospitate, perch era risultato impossibile un loro rapido recupero urbanistico e presentavano manifesti fenomeni di degrado dovuti ai molti padiglioni non riutilizzabili e in rovina, con gravi oneri ambientali e economici per le citt che le avevano realizzate e ospitate. Sulla base di questa indagine, nel marzo del 2009, fu lanciata una petizione ancora oggi valida e sottoscrivibile, alla quale hanno gi aderito quasi 1500 cittadini di varia estrazione sociale e orientamento politico, che proponeva di rinunciare allExpo dei padiglioni confinata allinterno del sito, a favore di 4

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unExpo dei territori diffusa a scala regionale utilizzando le risorse gi disponibili e realizzando interventi caratterizzati da una sostenibilit in tutte le possibili declinazioni: ambientale, energetica, sociale ed economica. Il confronto con i responsabili di Expo 2015 Spa da Lucio Stanca, allora AD di Expo Spa, al commissario straordinario Letizia Moratti, al membro della Consulta Architettonica Stefano Boeri, ha prodotto come unico effetto significativo, la drastica revisione del progetto originario: il Conceptual Masterplan presentato l8 settembre del 2009, caratterizzato da un nuovo impianto insediativo basato su cardo e decumano e dalla concezione di quellorto planetario nel quale tutti gli stati partecipanti avrebbero dovuto produrre i caratteristici prodotti del loro Paese da offrire ai visitatori nella sterminata tavolata lunga un chilometro e mezzo. Il progetto andato avanti a partire dal Masterplan con alterne vicende a causa delle controversie tra Roberto Formigoni e Letizia Moratti sulle modalit di acquisizione delle aree private di propriet di Ente Fiera e di Cabassi e per la gestione e il controllo dei ritorni economici derivanti dalla loro valorizzazione. Da tale controversia, senza esclusione di colpi, risulter poi vincitore Formigoni che riuscito a imporre la soluzione dellacquisto delle aree tramite una societ a prevalente partecipazione pubblica, la Arexpo Spa. Nel frattempo, nel luglio del 2010, si verificava lavvicendamento alla direzione di Expo 2015 Spa con lallontanamento di Lucio Stanca e linsediamento di Giuseppe Sala che constatava subito le difficolt a portare avanti il progetto dellorto planetario per il rifiuto dei Paesi cui hanno proposto di partecipare alla manifestazione. E il Segretario generale del BIE Vicente Loscertales, che fino a pochi giorni prima si era sperticato in lodi per lorto planetario, non ci ha messo neppure un minuto a rinunciare al progetto della Consulta Architettonica, perch si improvvisamente accorto che gli orti non gli consentivano di fare cassa molto facilmente. Il progetto stato quindi sostanzialmente riformulato nei suoi contenuti oltre che ridimensionato nelle risorse disponibili. Per quanto riguarda i contenuti si sostanzialmente ritornati alla formula dei padiglioni pur mantenendo il modello insediativo del progetto della Consulta, con la progressiva rinuncia

agli aspetti pi qualificanti dellorto planetario, dando invece grande spazio alle tecnologie e quindi alle multinazionali del cibo, rispetto alle comunit produttive di Terra Madre di Carlin Petrini. Per quanto riguarda le risorse, basta ancora ricordare che nel dossier di candidatura, solo per la realizzazione delle opere del sito, si era ipotizzato di poter investire 3,5 miliardi, che poi tale importo si era quasi dimezzato a 1,8 miliardi in occasione della presentazione del progetto della Consulta e ulteriormente ridotto a 1,7 miliardi per attestarsi su 1,4 miliardi a seguito delle recenti amputazioni per circa 300 milioni di euro rinunciando alla realizzazione del Villaggio Expo e della Via di Terra, ridimensionando drasticamente la Via dAcqua e affinando il design delle opere di infrastrutturazione e degli edifici. E ora, come abbiamo visto, sono saltate anche le serre. La nuova amministrazione milanese ha quindi ereditato una situazione gravemente compromessa, ma si era sicuri che il nuovo sindaco volesse dare una netta sterzata e che, come aveva dichiarato pubblicamente, intendesse avvalersi dei suoi poteri di Commissario esercitando il diritto di veto per impedire la deriva che aveva nel frattempo consentito di passare dallidea di Orto Planetario, alla denominazione molto pi tecnica di Parco Agroalimentare, per approdare infine a un non meglio definito Parco Tematico, come se si trattasse di una qualunque Gardaland o Italia in miniatura. Insomma di quel luna park che vorremmo proprio evitare. Infatti il suo programma elettorale sia per le primarie che quello con il quale ha poi sconfitto la Moratti assegnava un ruolo determinante allExpo citandola pi di una ventina di volte in rapporto a differenti obiettivi di alto contenuto sociale, economico e culturale, affermando: Noi vogliamo unExpo diffusa e sostenibile, che assuma il 2015 quale scadenza entro la quale realizzare le strategie ambientali e sociali di cui Milano ha bisogno; quale opportunit per lanciare Milano nel circuito del turismo internazionale sostenibile, per dare visibilit alle imprese pi responsabili e ambientalmente innovative, per creare partnership con quelle di altri paesi. indispensabile coinvolgere le competenze concentrate nelle sette universit e nei numerosi centri di ricerca milanesi attingendo idee, commissionando progetti attraverso bandi anche riservati ai giovani e premiando

le tesi di laurea dedicate (per esempio, realizzando i progetti in esse contenuti) con un programma specifico di attrazione di visitatori attraverso iniziative culturali promosse da studenti, ricercatori, dottorandi e docenti italiani e stranieri che frequentano i nostri atenei; valorizzando la fittissima rete di rapporti di cooperazione che le universit lombarde tengono con tutti i paesi in via di sviluppo. Ma non finita qui, perch nel resto del suo programma il termine Expo viene anche citato a proposito di legalit ed etica pubblica, contrasto al lavoro nero, ed esemplarit nel comportamento amministrativo della societ controllate dal Comune inclusa Expo 2015 Spa. Ma anche quale fondamentale opportunit per assegnare alla nostra citt, il ruolo di Citt - Mondo, di cui l'incontro, del 24 ottobre scorso organizzato da Stefano Boeri con i rappresentanti delle 191 comunit straniere di Milano che si tenuto nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, in occasione dell'International Participants Meeting, ha rappresentato il primo importante appuntamento. Purtroppo la mobilitazione, nel segno della partecipazione dal basso, delle nostre comunit straniere, coincisa con la performance di Formigoni, che volato a Cernobbio con lelicottero di servizio a incontrare i delegati del Partecipants Meeting, che sono stati anche deliziati dalle scenografie da colossal cinematografico di Dante Ferretti nelle quali i velari del progetto della Consulta erano trasformati, tanto per restare in tema, in gigantesche strisce di pellicola cinematografica. E ancora, nel programma di Pisapia lExpo dovrebbe essere anche loccasione per ospitare nel 2015 la sesta Conferenza Mondiale dellONU sulle donne dopo quelle tenutesi a Citt del Messico (1975), Copenaghen (1980), Nairobi (1985), Pechino (1995) e New York (2005) e per indire una Biennale Internazionali dei Giovani e lanciare un nuovo Salone internazionale della Alimentazione, da tenersi nei padiglioni della Fiera di Rho-Pero in prossimit del Parco Agroalimentare, nel frattempo gi sparito, che lExpo ci avrebbe dovuto lasciare in eredit, accompagnato da un fuori salone, per far conoscere le culture del cibo di tutte le comunit, e promuovere il commercio e la ristorazione in tutti i quartieri. E ancora, favorire il trasferimento tecnologico in vari settori di eccel-

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lenza e in particolare in quello agroalimentare disponendo un investimento di 50 milioni di euro, istituire un Campus Verde del lavoro, assumere lExpo quale traguardo temporale per dotarsi di nuove attrezzature per laccoglienza e laccompagnamento dei turisti e favorire lapporto di idee da parte di giovani professionisti e artisti. Coordinare infine gli interventi per lExpo con le necessit dello sviluppo urbano e dellambiente con politiche di rafforzamento del verde e dei parchi di cintura e dei Navigli da Cassina de Pomm alla Darsena. Il tutto inquadrato allinterno di una sistematica pratica di partecipazione informata dei cittadini che dovrebbero avere lopportunit di conoscere e ridiscutere i progetti strategici che potranno produrre effetti stabili e a lungo termine quali in particolare quelli per lExpo e per il PGT. Tuttavia nel frattempo il progetto del sito andato avanti e, bench il progetto di Expo Diffusa, sia stato in pi occasioni citato e apprezzato da tutti gli protagonisti della vicenda, oltre che esser stato fatto proprio da Pisapia in modo molto articolato e circostanziato nel suo programma elettorale, egli non ha assunto fino a ora alcuna concreta iniziativa per renderlo operativo. Ma a complicare e rendere confusa la situazione ha contribuito il clima di emergenza dovuto ai ritardi accumulatisi prima della sua vittoria elettorale che aveva posto la data del 14 giugno quale scadenza oltre la quale appariva inevitabile la revoca della nomination per ospitare lExpo a Milano, nel caso in cui il BIE non avesse avuto la prova che i terreni del sito erano definitivamente acquisiti e che conseguentemente i lavori si potevano avviare. E mentre in quella medesima occasione la Moratti a seguito della sonora sconfitta elettorale rassegnava le sue dimissioni, Pisapia, influenzato dal quel clima di emergenza si lasciava indurre ad accettare di farsi carico degli oneri politici ed economici della partecipazione ad Arexpo Spa che Formigoni aveva nel frattempo unilateralmente costituito e a dividere con lui la nomina a Commissario straordinario dimezzato, competente solo per la realizzazione delle opere del sito e sulla base di una ripartizione di compiti e responsabilit molto squilibrati, come Boeri ha messo giustamente in evidenza. Cos la formula della futura manifestazione ritornata a essere una banale e obsoleta Expo dei padi-

glioni e anche il Parco Agroalimentare che avrebbe dovuto costituire lunico elemento ancora disponibile per la caratterizzazione spaziale e dei contenuti allinterno del sito, oltre che costituire il lascito pi significativo alla citt dopo la manifestazione, si prima trasformato in un generico e non meglio definito Parco Tematico e poi anche questo del tutto scomparso. Va ancora osservato che la scomparsa del Parco Agroalimentare dal progetto dellExpo vanifica completamente le stesse finalit del terzo Referendum Consultivo di Indirizzo che richiede che il Comune adotti tutti gli atti ed effettui tutte le azioni necessarie a garantire la conservazione integrale del Parco Agroalimentare che sar realizzato sul sito EXPO... per consentirne la futura utilizzazione pubblica dopo la manifestazione. Ci avvenuto in modo occulto negli elaborati di progetto e nei documenti tecnici allegati che ne dovrebbero certificare la rispondenza alle normative e alle verifiche di sostenibilit attraverso la VAS (Valutazione Ambientale Strategica) e la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Assolvimenti attuati con procedure formalistiche, senza vero interesse a identificare i requisiti di compatibilit degli interventi. A ci si aggiunge la preoccupazione, manifestata pubblicamente dallo stesso Pisapia, per il fatto che il primo grande appalto da 90 milioni di euro per la pulizia dei terreni stato aggiudicato con uno sconto del tutto anomalo del 47%. Ma abbiamo anche constatato che lappalto della Piastra, basamento tecnico di tutti i futuri interventi del valore di altri 90 milioni, stato ancheesso aggiudicato con lo sconto anomalo del 43%. Il che la dice lunga sui controlli che potranno essere fatti sui subappalti per evitare le infiltrazioni della criminalit organizzata. Sono invece comparsi scrupolosi riferimenti alla necessit di provvedere allo scoticamento estensivo dei terreni a causa della presunta esistenza di Ambrosia che provocherebbe manifestazioni asmatiche e altre forme di disagio a causa della diffusione dei pollini. Desta particolare preoccupazione il risalto che si d alla presenza di questo vegetale spontaneo che, se presente sui terreni lasciati a lungo incolti, comporterebbe di dover rimuovere almeno 20 cm di terreno superficiale dalle aree infestate, in osservanza di una normativa regionale per contrastarne la diffusione. Si teme infatti che questo sia soprattutto un pre-

testo per intervenire sui terreni in modo indiscriminato rendendone impossibile la futura restituzione a verde dopo l'Expo. Che la situazione di Expo 2015 sia molto critica, che essa sia stata gestita politicamente in modo inadeguato e non corrisponda alle aspettative a gli impegni che Pisapia ha assunto nel suo programma elettorale, indiscutibile e sotto gli occhi di tutti. E le incomprensioni tra il sindaco e Boeri, per quanto ricomposte, non hanno certo contribuito a migliorare la situazione. Pisapia deve dimostrare di saper prendere in mano la situazione e assumere immediatamente le decisioni che gli consentano di rispondere agli impegni con gli elettori, avviando concretamente quella Expo diffusa e sostenibile che fa parte integrante e non secondaria del suo programma elettorale. Il pericolo del fallimento si fa sempre pi consistente e le incerte le previsioni sul numero dei visitatori e la crisi economica di tipo strutturale che non si risolver certo entro il 2015, condizionano pesantemente non solo noi ma anche i Paesi partecipanti per le risorse sempre pi limitate che si avr la possibilit di investire. certo che lattuale e persistente acutizzarsi della crisi economica planetaria pone le condizioni per rinegoziare con il BIE la formula della manifestazione e sarebbe quindi opportuno proporre immediatamente di evitare gli sprechi e fare un uso pi appropriato delle poche risorse disponibili sia da parte nostra che di tutti i paesi ai quali non infatti ragionevole, chiedere di spendere milioni di euro per realizzare i propri padiglioni che dovranno poi essere smontati, per non dire demoliti, con un enorme spreco di risorse. Con la rinuncia alle serre certo che anche quel poco che rimaneva del Parco Agrolimentare, che rappresentava certamente lidea fondamentale per tentare rinnovare i contenuti dellExpo, sparito e potr ormai essere realizzato solo se verr distribuito nei territori a scala regionale, piuttosto che tentare di rimediarvi affastellandolo assieme ai padiglioni entro il sito in prossimit della Fiera di Rho-Pero. Che lExpo si riduca, per ben che vada, a una kermesse gastronomica purtroppo ormai inevitabile e lultima opportunit per salvaguardarne e promuoverne i contenuti originari proprio quello di portare avanti con determinazione un fuori expo alternativo, diffuso e sosteni-

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bile legato ai territori, che restano gli unici veri depositari delle tradizioni, delle culture materiali e dei saperi che hanno prodotto le nostre eccellenze. Ma se il sindaco Pisapia, avvalendosi della ritrovata collegialit della

giunta, non sar in grado di assumere con coraggio e determinazione le decisioni necessarie a realizzare una manifestazione che rispetti il proprio programma elettorale, lExpo, pi che diventare la grande opportunit per Milano e per il Pae-

se come egli non si stanca di ripetere, sar la tomba della nuova amministrazione. .

INFANZIA E ADOLESCENZA: UNA POLITICA MILANESE Lamberto Bertol*


Venerd pomeriggio oltre trecento persone si sono ritrovate al Teatro Litta per confrontarsi sulle nuove politiche sociali milanesi per linfanzia e ladolescenza. Quattro ore di discussione intense di fronte a una platea ricchissima di saperi ed esperienze. Si trattato solo dellinizio di un percorso che dovr continuare nei prossimi mesi per allargare ancora di pi il confronto, per approfondire le questioni, per fare sintesi e costruire unagenda politica. Unoccasione per indicare una rotta e per cominciare a riempire di significato alcune parole chiave: territorialit e rete, integrazione sociosanitaria, valorizzazione degli operatori pubblici e del privato sociale, prevenzione. A dare il segno della direzione strategica che la nuova amministrazione vuole intraprendere, la scelta di chiamare al confronto Asl, Tribunale per i minorenni e Centro per la Giustizia minorile. Si tratta infatti di costruire ponti reali tra Istituzioni e servizi e di superare i protocolli spezzatino - come qualcuno li chiama - che in passato si sono limitati a dividere i compiti tra i diversi partner e frammentare le azioni. Bisogna tornare a coprogettare e in questottica il terzo settore dovr essere un reale partner della progettazione e non solo un fornitore. La discussione ha toccato alcuni temi importanti: il garante dellinfanzia, il sostegno alle comunit socioeducative, la sinergia tra servizi educativi, servizi sociali per la famiglia e la neuropsichiatria; la necessit di non lasciare sole le famiglie, il potenziamento dellaffido famigliare, lo sviluppo di buone pratiche di conciliazione, la prevenzione nei servizi per linfanzia, i minori stranieri non accompagnati, i ragazzi autori di reato. Ripartire dalle politiche significa riprendere un processo politico partecipato che ha bisogno di luoghi, di processi, di metodo, per cambiare paradigma culturale, per tornare a pensare, costruire e praticare nuove politiche sociali orientate al bene comune. Come ha sottolineato Liviana Marelli, membro dellOsservatorio nazionale Infanzia e adolescenza, occorre costruire nuove politiche dove la centralit di ogni progetto umano recuperi le dimensioni promozionale, preventiva, di cura e di tutela, di presa in carico, di reinserimento sociale quali parti di un pensiero progettuale unico e trasversale, fuori da derive settoriali, prestazionali ed emergenziali. In sintesi si tratta di superare la logica del mero adempimento che ha spesso segnato lazione degli ultimi anni. Per fare ci il presidio della relazione con la Regione sar strategico e il Comune dovr essere in grado di incrociarne i tempi di programmazione e di esercitare un ruolo sufficientemente dialettico. Le suggestioni e le proposte nel nome dellinnovazione sono state molte. Rispetto allo sviluppo di reti territoriali, risulta strategico il ruolo che le nuove municipalit potranno avere. In proposito lidea di cominciare una sperimentazione in una o due zone vincente. Senza paura e senza temere la sussidiariet, il Comune dovr esercitare il suo ruolo autorevole di regia e controllo, valorizzando limmenso tesoro di esperienze e saperi frammentati e diffusi nella nostra citt. Negli anni passati questo compito stato colpevolmente trascurato dalla amministrazione comunale e delegato alle Fondazioni e al terzo settore. Al contrario, dovr essere il Comune a facilitare la nascita di reti e collaborazioni, a stimolare collaborazioni e a dare visibilit a progetti e sperimentazioni. Unaltra strada da approfondire quella dei Consultori famigliari integrati con una forte attenzione alla collaborazione tra Servizio sociale comunale e Asl, con una formazione congiunta degli operatori: intercettare i bisogni e orientare le famiglie un compito comune che non pu pi essere affrontato con la frammentazione e le inefficienze di questi anni. In questi giorni, grazie al primo Forum delle Politiche sociali cominciata una sfida per Milano, quella di esprimere la propria capacit progettuale, il proprio protagonismo, la capacit di orientare e creare esperienza. E stato un ottimo inizio. Ora ci aspetta il compito difficile e decisivo di scrivere lagenda concreta del cambiamento. *Consigliere Comunale PD Presidente commissione Casa, Demanio e Lavori Pubblici e Sottocommissione Carcere

TUTTA LA MILANO POSSIBILE: FORUM SOCIALE Rita Bramante


Tutta la Milano possibile, e necessaria, aggiunge Sergio Escobar nel suo saluto di apertura del primo Forum cittadino delle politiche sociali, ospitato dal Piccolo Teatro Strehler. La Milano di cui sentiamo forte oggi il bisogno, indignati per il tempo perduto, ma anche capaci di speranza: perch sa indignarsi solo chi capace di speranza" (*), declama Toni Servillo leggendo un brano di Salvatore Settis, grande combattente della battaglia per l'ambiente contro il degrado civile. Una maratona di mobilitazione delle idee e di chiamata a raccolta degli operatori per lanciare i temi della nuova politica sociale per Milano, per metterne a fuoco i bisogni emergenti e le sfide urgenti dell'inclusione, della giustizia e della cittadinanza attiva, pi attiva possibile. Frequentemente interrotto dagli applausi l'Assessore Politiche Sociali e

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Cultura della Salute Pierfrancesco Majorino - il regista di questo evento, insieme agli altri assessori con cui sta facendo squadra - illustra un ripensamento complessivo del welfare ambrosiano, che deve puntare su un nuovo protagonismo dei cittadini e su una riscrittura della mappa dei soggetti chiamati a trasformare la crisi di oggi in opportunit, a erogare servizi realmente tagliati sulla persona e sulla qualit della vita di tutti e di ciascuno. Un nuovo patto di cittadinanza per riuscire a dare non solo pi anni alla vita, ma soprattutto pi vita agli anni. Milano una citt che invecchia e che diventa sempre pi multietnica: pi impegno, quindi, da un lato a ridare dignit e a valorizzare la percentuale elevata dei giovani anziani di buona cultura, ma anche a prendere in carico con politiche innovative la corte dei grandi anziani che entrano nella cronicit. Convinte politiche di inclusione per gli oltre duecentomila nuovi italiani milanesi, una comunit operosa che d un apporto significativo alla natalit cittadina: basta osservare un carrello per il trasporto dei bambini in Mangiagalli per rendersi conto che almeno uno dei genitori dei nuovi nati proviene da decine di Paesi diversi (**). Un nuovo patto sociale per la citt e un nuovo stile dell'amministrazione e delle politiche di welfare, impron-

tato a corresponsabilit, sobriet, equit, partecipazione, reti territoriali e governo integrato della spesa pubblica. Le idee sono chiare, sul palco e in sala: i SI e i NO per il nuovo welfare vengono pronunciati da autorevoli invitati e incoraggiati dal sostegno del pubblico, in prevalenza composto da militanti del sociale, come ama definirsi Livia Turco. Con un sentimento di gioia e liberazione l'ex ministro dice un SI convinto alla relazione dell'Assessore Majorino e qualifica le politiche sociali come politiche di sviluppo, da realizzare attraverso lo strumento di patti territoriali per il benessere dei cittadini. Don Mazzi lancia un appello affinch si faccia qualcosa anche per gli adolescenti normali, non tossicodipendenti, non disabili, ma che vivono in gran parte in famiglie monoparentali ed evidenziano situazioni di disagio; e spezza una lancia anche a favore di una formazione permanente dei genitori. SI di Nando Dalla Chiesa alla lotta per la legalit e contro le mafie; da parte del vicedirettore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti NO senza mezzi termini alla povert, che uno scandalo e va combattuta con pi efficaci politiche di integrazione del reddito e di sostegno al lavoro. E Fulvio Scaparro - da sempre paladino delle politiche per l'infanzia a Milano - fa appello al co-

raggio di superare la politica ondivaga nella lotta all'inquinamento, che non riesce ancora a incidere efficacemente sulla vivibilit scadente della nostra citt. Giovani e cultura devono conquistare finalmente il primo posto dell'agenda politica anche per Moni Ovadia ed essere l'anima della lotta per una patria come luogo di giustizia sociale, perch - come diceva gi Mazzini non vi patria senza un diritto uniforme. Corale l'impegno per una nuova primavera delle politiche sociali: ora di abbattere recinti e gabbie mentali che ci condizionano e avere il coraggio di portare avanti proposte che modifichino stili di vita individuali e collettivi. In tal senso l'Assessore al Benessere, Qualit della vita, Sport e Tempo libero Chiara Bisconti ci promette una nuova Milano palestra a cielo aperto. Rita Bramante (*) S. SETTIS, Paesaggio Costituzione cemento. La battaglia per l'ambiente contro il degrado civile, Einaudi, 2010 (**) CERGAS Centro di Ricerche sulla Gestione dell'Assistenza Sanitaria e Sociale dell'Universit Bocconi http://www.cergas.unibocconi.it/wps/ wcm/connect/Centro_CERGASit/Ho me

OGGI SONO ADOLESCENTI I FIGLI O I GENITORI? Maurizio Tucci


Un bambino piccolo che inizia, gattonando, la propria esplorazione del mondo, fatti pochi metri si volta, inevitabilmente, verso il genitore o la figura adulta che in quel momento ha come riferimento. Lo fa perch cerca, nel suo sguardo, lincitamento a proseguire lesplorazione o il no limitante che la freni. Questo perch come dice lo psichiatra infantile francese Daniel Marcelli lo sguardo condiviso con ladulto gli permette la conoscenza dei limiti al di l dei quali c una minaccia. No limitante che serve, se non a indicare una strada, quantomeno a tracciare dei confini e che dovrebbe accompagnare un bambino, prima, e un adolescente, poi, in tutto il suo percorso di crescita e di transizione verso let adulta. No-limitante che sembra per merce sempre pi rara nelle famiglie di oggi. Sara - una studentessa tredicenne che ha partecipato a uno dei tantissimi incontri con gruppi di adolescenti che svolgo nellambito della mia attivit di ricerca dice testualmente ed efficacemente: Ai genitori fanno quasi paura, i figli; [i genitori] fanno tutto quello che gli chiedono loro. Una immagine evocativa di genitori asserragliati in un fortino pronti a pagare tributi e dazi per scongiurare lassalto finale. Ma forse, pi che paura vera e propria, quella che e lo psicologo domenicano Costantino Gilardi chiama preoccupazione di essere amati dai loro figli, piuttosto che essere identificati come coloro che esercitano un ruolo di guida e indirizzo e quindi, inevitabilmente, anche sanzionatorio e limitante. Genitori-amici che, come se non bastasse, sono sempre pi spesso anche in concorrenza tra loro per contendersi questo amore. Ma una amicizia che troppo spesso non funziona. La candida presunzione delle mamme di raccogliere tutte le confidenze delle loro figlie perch siamo amiche pari solo alla determinazione con cui le figlie dicono che alle mamme raccontano si e no il dieci per cento della loro vita: qualcosa, anche inventata, la devi dire cos non sospettano. Non credo che ai nostri tempi raccontassimo di pi ai nostri genitori, ma certamente loro si illudevano molto meno del contrario. Osserviamo, poi, un altro cambiamento, allinterno della famiglia, che sta avendo molta influenza in particolare sul modo in cui gli adolescenti di oggi manifestano il loro naturale desiderio di sentirsi adulti e di imitarne i comportamenti. Mentre in passato gli adolescenti avevano nei genitori un modello di adulto vero oggi forse per la prima volta nella millenaria storia della famiglia hanno dei genitori che, a loro volta, cercano di imitare gli adolescenti: nel modo di vestire, nel modo di parlare, negli atteggiamenti, in una attenzione esasperata verso il proprio aspetto fisico. Se un tempo era

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la figlia a desiderare di indossare i vestiti della mamma, oggi sono le mamme a cercare di entrare a tutti i costi nei jeans o nelle T-shirt delle figlie. Inevitabile conseguenza (cito i dati dellindagine 2010 che ho realizzato per la Societ Italiana di Pediatria e la Societ Italiana di Medicina dellAdolescenza sulla fascia di et 12-14 anni) che solo l11% degli adolescenti che vorrebbe apparire pi adulto della sua et afferma di adottare per ottenere lo scopo desiderato - dei comportamenti che possono in qualche modo ricondurre a una maturit di tipo adulto (leggere, ridere meno, parlare con gli adulti, essere prudente, lavorare, cucinare, mangiare in modo pi genuino), mentre il 47% (63% tra le femmine) confina la rappresentazione delladultit al look (modo di vestire, trucco, farsi crescere la barba, mettere in risalto il seno, fare un piercing). I figli si attardano nelladolescenza, spesso fin oltre i 30 anni, mentre i genitori cercano disperatamente di

rientrarci. Ma questo affollamento non giova a nessuno. Non giova agli adulti che restano sempre pi figli che genitori (complice lallungarsi della vita per cui sempre pi probabile che a cinquantanni si abbiano ancora in vita i propri genitori) e, soprattutto, non giova agli adolescenti veri che non sanno pi dove andare a cercare dei modelli di riferimento dellet adulta. O, peggio, li cercano nella virtualit televisiva o della rete. Il genitore-adolescente-amico non sia genitore che amico, ma rischia di non essere n luno n laltro. Ladolescente continuer, infatti, a identificare nel gruppo dei pari (e non nel genitore-amico) linterlocutore amicale col quale condividere le proprie esperienze, i propri problemi, i propri segreti, e stenter a trovare nel genitore che gli contende Facebook e le All Star quella controparte adulta indispensabile alla sua crescita. Famiglia debole o assente? Forse si pu essere presenti senza esserci, perch una assenza pi che tempo-

rale pu essere strutturale. Oggi, molti genitori-amici pi che esserci, danno e gli effetti sono una generazione di adolescenti fulloptional, accessoriata di ogni genere di tecnologia e di griffe che ascoltando ci che raccontano gli stessi ragazzi - ha perso anche il piacere del desiderio, spesso esaudito prima che compaia (come nel caso, frequente, del telefonino regalato prima che venisse chiesto) o il piacere della sfida per il premio (regali per la promozione riscossi a febbraio sulla fiducia). Ma nella educazione dei figli (termine fondamentale che per non piace pi) non va bene risarcire in I-Phone e I-Pad il tempo che non si riesce a dedicare loro, e quel 33% (sempre dati SIP-SIMA) di adolescenti che dice di non essere mai aiutato dai genitori nello studio non si compensa con quellatro 37% che viene quotidianamente accompagnato a scuola, in auto, da mamma o da pap.

PER UNA PATRIMONIALE DI SINISTRA Mario De Gaspari


Il 28 maggio 1947 Raffaele Mattioli scrisse una lunga a meditata lettera a Palmiro Togliatti. Nello scritto, luomo della Comit, d al segretario del Partito Comunista alcune chiavi interpretative della situazione economica e suggerisce qualche soluzione. Oggi si determinato uno stato di cose in cui il rapporto tra moneta e finanza da una parte, e cose (produzione e distribuzione) dallaltra falsato. La moneta e la finanza se ne vanno per conto loro, in un mondo di falsit, e non compiono pi la loro funzione di metro e strumento per meglio maneggiare le cose.. Era leredit del ventennio, della guerra, del collasso economico. In seguito ci avrebbero pensato il liberismo ideologico e i banchieri dassalto. Tutta largomentazione di Mattioli ruota attorno allesigenza di ripristinare un corretto rapporto tra economia e finanza. Poter fare i conti vuol dire ripristinare una condizione [] in cui si possa di nuovo calcolare costi e ricavi, determinare lincidenza effettiva di unimposta e il potere dacquisto di un salario, fare delle previsioni ragionevolmente approssimative per un periodo di tempo moderato. Poi Mattioli fa lesempio della patrimoniale. In regime di moneta fondente [] si incassa in realt molto meno del previsto - e si butta via uno strumento politicamente e finanziariamente utilissimo per realizzare la stabilizzazione, a cui si dovr arrivare. Scopo delle imposte straordinarie, tipo patrimoniale, il finanziamento di spese considerate indispensabili, senza ricorrere, in forma aperta o dissimulata, allinflazione. La patrimoniale, cio, bisogna giocarsela bene, facendo con cura i conti su quanto si vuole ottenere, quindi in regime di relativa stabilit finanziaria, e individuando per tempo le spese cui il gettito deve essere destinato. Bisogna che queste, come tutte le altre spese, siano quanto pi possibile, produttive. E se non possibile che siano immediatamente produttive di beni di consumo, almeno produttive di beni di produzione e di consumo duraturo. Un accenno solo: ledilizia urbana e rurale, anche in funzione per esempio del problema del latifondo. Sembra che Togliatti non abbia mai risposto alla lettera di Mattioli. Ma quegli accenni tornano oggi di attualit, visto che di patrimoniale, senza troppe specificazioni, si ricominciato a parlare con insistenza, non solo a sinistra. Mi pare che lo schema di massima suggerito da Mattioli sia valido oggi non meno di allora. Non solo, ma il compito della sinistra direi che sta proprio nel contrattare il destino della patrimoniale (cio il che cosa farne), dando a questo problema almeno la stessa importanza che ha lo stabilirne le fonti (da dove, da quali redditi, trarre il prelievo). Bisogna cio utilizzare la patrimoniale per fare in modo che cambi effettivamente qualcosa nel paese. Se non dovesse essere cos, la patrimoniale finirebbe con lassomigliare un po a un condono fiscale, magari solo un po pi di sinistra. Per questo non mi sembrano particolarmente convincenti gli interventi a sostegno della patrimoniale, intesa come modalit una tantum per abbattere il debito pubblico. Il debito pubblico, oggi, come linflazione del dopoguerra, unentit estremamente mobile, e giocarsi la patrimoniale in funzione di volumi troppo grandi e per niente sotto controllo (basta guardare allentit dei titoli in scadenza), pu essere fin troppo rischioso. Anche perch, bruciata una patrimoniale, sar ben difficile farne unaltra. Due mi sembrano i problemi da affrontare in via preliminare. Il primo, come detto, riguarda la fonte, lentit del gettito che si intende conseguire e che va stabilito a priori

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(proprio perch non un condono), e lutilizzo che si dovr farne. Metter mano al territorio pi che una necessit, potrebbe anche essere di stimolo alleconomia, ma abbiamo un piano senza doverci affidare ai Bertolaso e Balducci di turno? Il secondo riguarda il contesto economico-finanziario. Perch la sinistra cos restia ad affrontare il nodo vero del problema? La moneta e la finanza se ne vanno per conto loro, in un mondo di falsit, ammoniva Mattioli, e continuer a es-

sere cos, perch cos stato anche dopo il 2008, se non interviene la politica. Ci siamo disperati per la sua scomparsa, labbiamo evocata senza successo. Ma qui c allordine del giorno un tema cui solo la politica pu dare risposta, perch riguarda la visione che abbiamo del futuro e il tipo di societ che vogliamo costruire. Ci aveva provato Paul Volcker a chiedere con forza la separazione tra banca commerciale e banca daffari. Ci ha provato Mervyn King,

governatore della Banca dInghilterra. Qualche giorno fa, forse con minor convinzione ma con ancor pi responsabilit, tornata sullargomento Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario Internazionale. Ho chiesto a un banchiere perch in Italia non c nessuno che si sforzi di aprire un dibattito serio su questo argomento. Mi ha risposto che tutti i grandi banchieri sono contrari. E allora la politica e la sinistra cosa ci stanno a fare?

LA SOLITUDINE DI PISAPIA Giuseppe Ucciero


La Primavera di Milano un bene politico troppo importante per distruggerlo con mosse inconsulte e forse solo la liturgia profana delle dimissioni-perdono poteva interrompere il corto circuito innescato dalle dichiarazioni di Stefano Boeri e dalle reazioni del Sindaco. Comunque sia, lo ha interrotto. Stefano Boeri ha pagato un prezzo elevatissimo alla sua impoliticit, e con lui, sia pur defilato, il PD. Vincitore assoluto della scena Giuliano Pisapia, ma, e qui sta il paradosso, nasce il problema della sua Solitudine. Pensiamo infatti che laffaire Boeri rimandi, oltre che a delicate questioni di merito, a un tema che condiziona nel profondo il flusso dei processi politici tra la Giunta, la sua maggioranza e la citt. Il punto essenziale ci pare questo: come si articolano oggi rappresentanza dei bisogni e dialettica politica nella determinazione dellazione di governo cittadino? In quale luogo si svolge la necessaria discussione pubblica tra i diversi soggetti sociali e politici, e come la Giunta, e in particolare il Sindaco, ne deriva la materia e la legittimazione per le sue decisioni? Nel post riforma del 1993, il Sindaco viene eletto dai cittadini e sceglie gli assessori, cui delega i suoi poteri. Linvestitura popolare la fonte di legittimazione del potere del Sindaco ed esterna al ruolo dei partiti. Ma i cittadini, esaurita la procedura del voto elettorale, se ne tornano a casa, lasciando padrone della scena il Sindaco, che decide e delega, fa e disf, trovando come limite estremo alla sua volont solo la decisione della sua maggioranza di licenziarlo, licenziando per anche se stessa. Dal momento in cui si insedia, il Sindaco assurge al ruolo di deus ex machina e il ruolo degli eletti del popolo (il Consiglio Comunale) divenuto poco pi che un luogo di ratifica di decisioni prese altrove. Almeno questo ci che spesso avvenuto, ed anche a Milano, nel 2011 sotto Pisapia I . lecito allora chiedersi se, alla luce dellAffaire Boeri, tutto ci sia un bene, e quale e dove debba essere il luogo del dibattito e della mediazione politica cittadina. In realt, la finalit della Riforma non era lazzeramento del sistema dei partiti, ma piuttosto la riconversione del loro ruolo, perseguendo il bene della stabilit (lamministrazione - sindaco) da un lato, e quello della rappresentanza della volont popolare (la dialettica politica consiglio comunale), dallaltro. Condizione essenziale di equilibrio del nuovo sistema era la capacit dei Partiti di assumere il compito della rappresentanza degli interessi e lelaborazione degli indirizzi politici. Cos per non andata: il contrappeso al Sindaco non stato esercitato n dal Consiglio Comunale, n dalla Giunta, e neppure dai cittadini, che sia pur volenterosi partecipanti non dispongono di luoghi e di poteri nei quali discutere e dei quali usare. Questo vale anche a Milano, a meno che non si voglia attribuire carattere di effettiva partecipazione politica alle assemblee delle pantere grigie dei Comitati Pisapia, cui non bastano reiterate tinture di henn per trasformarsi da volontariato ge in ampio movimento inclusivo della partecipazione cittadina. Il vuoto della politica, nel caso Expo 2015, stato anche drammatica carenza di indirizzo da parte del PD, cui Stefano Boeri ha cercato di sopperire con il suo presenzialismo mediatico. E neppure si ricorda un atto di chiaro e preventivo indirizzo politico sulla questione espresso dalla maggioranza nella sede propria, il Consiglio Comunale, e dunque la Giunta ha fatto da s. C il vuoto dei luoghi e dei processi politici autonomi e integrativi del ruolo del Sindaco e questo, ammettiamolo, un problema, di cui beninteso non si pu fare colpa specifica n al centrosinistra, n a Pisapia, o a Boeri. Ma il problema, c, ed bello grande, tanto pi se in presenza di partiti ormai impalpabili e di una aspettativa di partecipazione diffusa che ha connotato la vittoria del centrosinistra e che attende innovazione. Torniamo al ruolo dei partiti e degli eletti in Consiglio. Nel vecchio modello politico cittadino, verso questi si orientavano le domande sociali e a essi toccava di dare rappresentanza, ricercando mediazioni e soluzioni, facendo del Consiglio Comunale il luogo del dibattito pubblico: il Sindaco doveva costantemente ricercare tra gli eletti legittimati dal voto popolare la soluzione maggiormente condivisa. Instabilit e rappresentanza erano strettamente unite. Oggi che succede? In quale luogo istituzionale si sono liberamente confrontate, ad esempio, visioni e strategie su Expo 2015? Si dice, e dobbiamo pur crederci, in Giunta e si aggiunge che Boeri avrebbe commesso il peccato mortale di non attenersi a quelle deliberazioni. Sta bene per i loro rapporti interni, ma la Giunta un organo di governo e non di rappresentanza politica e non pu legittimarsi solo in forza di un voto popolare espresso quinquennalmente al Suo Capo (il Sindaco): per questo si pone il tema del rinvigorimento della Politica (il Consiglio) e dei nuovi luoghi di partecipazione della co-

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munit politica (Referendum? Consulte?..). Il rischio forte che la Giunta, qualsiasi giunta, sia sempre di pi autoreferenziale, dialogando anzich con la comunit politica, ossia gli eletti, i partiti e i cittadini, con le associazioni di interessi, che tanto pi sono forti e tanto pi cercano lopacit in luogo della trasparenza, e non importa qui se siano ad alta sensibilit etica o no. Insomma, con la riforma del 93 si sono disseccate le fonti del potere partitico, ma al loro posto non ne sono sgorgate altre capaci di alimentare lazione di Giunta con una trasparente rappresentazione e una efficace rappresentanza. Certo, nel caso specifico ci si dice che il gruppo Consiliare PD abbia avuto un ruolo importante

nel rappresentare a Pisapia un orientamento decisamente contrario al licenziamento di Boeri, ma basta questo a cambiare di segno al tema? Dopodich, sia chiaro, non viviamo sulla luna e ben conosciamo lestrema difficolt della situazione ereditata dal centrosinistra, come lulteriore criticit derivante dallaffrontarla con un ceto politico lontano per ventanni dalla pratica di governo. Cos come ben ricordiamo le prassi malversatorie dei partiti della prima repubblica. Forse, sulle scelte concrete, non si poteva fare altro che quanto ha fatto Pisapia, in tema di Expo o di Serravalle, ma il punto non questo, non si tratta tanto del merito di ciascuna singola decisione.

La questione essenziale lo stridore che viene dal meccanismo istituzionale che macina tutto e tutti, che certo ha espropriato i partiti della loro prepotenza, ma al tempo stesso non ha accompagnato il potere del Sindaco con la crescita di altri poteri, altri processi, altre funzioni che garantiscano, con il fluire del dibattito politico, sia il bilanciamento dei poteri che la rappresentazione dei bisogni e delle volont politiche e con queste in definitiva una autentica legittimazione delle decisioni di Giunta. Pisapia ha chiuso la questione Expo 2015 con un ukaze, Boeri lha subto, e il PD lha consentito. Ma alla fine, se la citt resta muta, anche il Sindaco solo con la sua potenza.

MILANO E IL DON GIOVANNI Paolo Viola


vero che tutti gli anni linaugurazione della stagione lirica della Scala rappresenta un evento e che la citt - un anno di pi, un anno di meno - se ne fa sempre coinvolgere. Ma tanto interesse come questanno non si era mai visto: sar perch Lissner sempre pi apprezzato dai milanesi che gli sono grati per aver restituito onore e prestigio al Teatro; sar perch Barenboim, a prescindere dalle sue doti di musicista, diventato un personaggio popolare grazie a quellaria da gattone e alle sue comparsate televisive; ma soprattutto la straordinaria eccitazione di questi giorni credo dipenda in massima parte dal legame che tutti sentiamo con questopera di Mozart e - dobbiamo dirlo - di Lorenzo da Ponte. Una volta ci si appassionava alla prima per i grandi cantanti qualcuno non pi giovane ricorder le follie per la Callas o per i direttori mitici come Bhm, Kleiber, Abbado, o anche semplicemente per larcinota eleganza della serata e per i personaggi che vi partecipavano, capi di stato, attori, grandi industriali, intellettuali, o anche per le signore famose solo per le loro mises. Anche stasera non mancheranno spettatori illustri e amati, come Napolitano (sicuramente) e Monti (amato? chiss ), e che fortunatamente mancheranno quegli impresentabili ministri che laffollavano negli anni scorsi, ma anche vero che i cantanti pur bravi e famosi non sono di quelli che muovono le folle e che il direttore, pur avendo come si detto molto appeal, non ha ( uno dei suoi pregi) il fascino e laura del Grande Maestro. Questa volta si capisce che proprio lui, il Don Giovanni, il dissoluto punito di cui non si sa mai se ci affascina di pi la dissoluzione o la punizione; sono quelle arie che ormai canticchiano tutti come le canzoni dei Beatles o quelle di Battisti (perdonate il paragone blasfemo ma stiamo parlando di notoriet popolare); sono questi gli ingredienti dellemozione collettiva. Don Giovanni unopera magica, quel dramma giocoso (gi questa definizione, originale mozartiana, la dice lunga sulla modernit e sulla capacit di presa sul pubblico) di cui tutti capiamo il senso di ogni parola e di ogni nota, in cui riconosciamo le nostre contraddizioni, le nostre passioni, le nostre difficolt. Quelle tre straordinarie donne Elvira, Anna e Zerlina tanto diverse fra loro eppure tutte e tre prese nella stessa rete quante ne conosciamo come loro, e come ci facile capirle. E quellincredibile Leporello, che Da Ponte disegna pensando allArlecchino di Goldoni, visto a Venezia quandera ancora ragazzo, e tolto al destino di maschera per trasformarlo in una sorta di filosofo popolare. E lui, il grande Dissoluto che sappiamo bene essere un pezzo di tutti noi. Insomma Don Giovanni per antonomasia la nostra opera, unopera tanto italiana da farci sentire assolti dai nostri peccati e tanto universale da farci sentire cittadini del mondo. Cos si capisce perch la citt si riempie della musica di Mozart, perch sembra di sentirla ovunque, perch ci vien voglia di mettere una parrucca bianca, come al carnevale veneziano, e di riconoscerci sul palcoscenico di una storia che ci racconta e ci accompagna. Non ripetiamo ci che tutti i giornali hanno scritto circa le infinite manifestazioni che in questi giorni fanno riferimento, spiegano, ricordano, ammiccano al Don Giovanni; ne segnaliamo una per tutte. Venerd 16 dicembre dalle 20 alle 24, nella Caserma Magenta di via Mascheroni, vi sar una non-stop di solo pianoforte con 30 pianisti che si alterneranno su 8 pianoforti dislocati in vari punti della caserma eseguendo brani tratti o ispirati al Don Giovanni! E ricordiamo anche la grande quantit di riprese in diretta dello spettacolo, non solo a Milano ma in tuttItalia e nel mondo (finalmente una cosa di cui possiamo andare orgogliosi). Ascolteremo Mozart nelle strade, nei cinema e nei teatri, nelle scuole, perfino nelle carceri di San Vittore. E non si dica che Lissner francese, che Barenboim argentino o israeliano, il regista canadese, lo scenografo, il costumista e i cantanti sono di ogni dove: la Scala, questo teatro, questo pubblico, questa citt che riescono a mettere insieme il tutto e a provocare quella esplosione di sentimenti e di emozioni che lessenza dellopera lirica. E questo anche uno degli aspetti meno conosciuti e ancor meno celebrati di Milano, la sua capa-

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cit di partecipare e di lasciarsi coinvolgere dai grandi eventi culturali, di entusiasmarsi e di mobilitarsi

per le feste dellarte senza puzze sotto il naso e senza se e senza ma, con la gioia primordiale di sen-

tirsi una comunit nelle occasioni che lo meritano.

Risponde Guido Martinotti a Raffaello Morelli


Direi che sono sostanzialmente daccordo con Morelli e forse la frase con cui cercavo una definizione sintetica di borghesia (peraltro non dipingevo, come scrive Morelli, alcunch) un corpo unificato dalla caratteristica unica di essere la classe dominante tipica di sistemi capitalistici, inclusi i sistemi capitalisti di stato.poteva legittimamente trarre in inganno. Sono stato tradito dal desiderio di esprimere un concetto complesso con poche parole e mi scuso. Non avevo per alcuna intenzione, n si pu attribuirmela, di autoconsolare le elites intellettuali borghesi oggi perdenti. Non c nulla nel mio testo che possa essere interpretato in questo senso. Intanto perch le lites intellettuali borghesi (comunque le si vogliano definire) non sono perdenti per nulla: anzi. professori, giornalisti, scrittori, poeti, registi, attori, consulenti, ingegneri, medici, pittori, scultori, uomini dei media e cos via per un lungo elenco di possibili ruoli concreti che possiamo classificare nel termine lites intellettuali borghesi, stanno tutti benissimo con buone prebende, buon accesso alle risorse, compresa la visibilit, e grande prestigio. vero che non tutte le persone che svolgono queste occupazioni sono lites, ma lo sono solo quelli che occupano i piani alti, per cos dire: ce lo ha spiegato benissimo Pareto cento anni fa e non c alcun bisogno di reinventare qualcosa di diverso. Restando peraltro il fatto che chiunque, anche ai piani bassi, si trovi in questi mestieri, ha pi chances di chi non lo . Come dicevamo noi precari universitari dantan ci pagano poco, ma sempre meglio che lavorare. Oggi le cose sono visibilmente peggiorate, ma, anche nel quadro di una massiccia proletarizzazione o impoverimento dei ceti medi, i lavori per gli intellettuali restano un tantino sopra la media dei lavori e basta. Comunque, ripeto, qui non parliamo dei famosi ceti medi, ma specificamente di lites intellettuali borghesi: che stanno benissimo (ci sono 18 universitari nel Governo) e non hanno perso un bel nulla. Per il resto concordo con il senso di tutto ci che scrive Morelli, ma non vedo, nelle cose che ho scritto, nulla che dicesse qualcosa di diverso. In conclusione, il punto principale su cui Morelli si dichiara daccordo (concordo con lautore che sia un giochetto infondato sostenere che in Italia non vi sia una borghesia. Concordo anche che la presunta mancanza piace molto ai mass media che della borghesia celebrano il funerale anzitempo) soddisfa quello che intendevo fosse il senso del mio intervento. Che poi Morelli non concordi sul fatto che la borghesia in massa si ripresentata a occupare tutti gli scranni ministeriali disponibili materia di libera opinione e rimaniamo su posizioni diverse senza grossi danni a uomini o cose, come si usava dire.

Scrive Giuseppe Vasta a Giuseppe Merlo


Non capisco perch Giuseppe Merlo dica che Ada De Cesaris il primo Assessore all'urbanistica "di genere" (immagino volesse dire: femminile) di Milano. Ricordo che nella seconda fase delle Giunta Formentini (e quindi non tanto tempo fa) l'Assessore all'urbanistica era Elisabetta Serri, che anche lei eredit una situazione molto difficile (la citt bloccata dopo Tangentopoli) e seppe rilanciare varie iniziative, fra cui i PRU, che vengono spesso erroneamente (e immeritatamente) attribuiti al suo successore Lupi, che invece si limit a concludere l'iter, traendone grande beneficio per la sua successiva brillante (e, sotto molti versi, incomprensibile) carriera politica.

Scrive Armando Sandretti a Walter Marossi


Trovo in genere interessanti i tuoi commenti, ma questa volta mi sembra che proponi unidea della politica talmente riduttiva da farla sembrare una mezza buffonata. Talvolta lo ma certo non il caso della vicenda milanese. La spregiudicatezza, usata in dosi eccessive come in questo caso, mi sembra fuori luogo e sbagliata. Il sostegno che stiamo dando a Pisapia e ai partiti di riferimento (per chi ne ha uno) non hanno niente a che vedere con le tue descrizioni. A Milano si sta tentando di costruire qualcosa di nuovo e davvero non ci troviamo a bordo della vecchia carretta della politica. E ci non accadeva da tempo immemorabile. Dovresti tenerne conto.

Scrive Luigi Caroli a Luca Beltrami Gadola


Sbaglio o, a proposito di EXPO, qualche settimana fa hai scritto (pi o meno) le stesse cose che, dette da Boeri, han fatto irritare Pisapia? Le avresti scritte lo stesso (o le avresti taciute pro bono pacis?) se fossi entrato prima nella "squadra"? Boeri ha toccato - questa la verit - un nervo scoperto. Non so se ci sia una recondita spiegazione ma Pisapia appiattito su Formigoni (o sotto Formigoni?). E non tirare fuori anche tu (lo fa a profusione D'Alfonso) i soliti "vizi" della sinistra. Di sinistra in giro a Milano non vedo l'ombra. E i suoi "veri" vizi sono stati gli "inciuci" che - a livello nazionale hanno provocato conseguenze che

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www.arcipelagomilano.org ci stanno facendo tremare vene, polsi e portafoglio. Per il Museo Liebeskind credo che tu e moltissime altre valide personalit milanesi pensiate le stesse cose dette da Boeri. Addirittura, il ben modesto Consiglio di Zona 8 ha "respinto"la perorazione di un consigliere PDL - appartenente a CL perch il Museo dArte Contemporanea si faccia urgentemente. Tu vedi il vento nuovo. Io vedo un arretramento rispetto all'amministrazione Moratti. Il che tutto dire. E non solo colpa dei soldi che mancano.

Risponde Luca Beltrami Gadola


critiche nei confronti di Boeri sono sostanzialmente sulla forma e le circostanze in cui sono emerse non certo sulla sostanza. Quanto al vento che cambia non sarei cos pessimista: proviamo a fare delle valutazioni complessive e non solo di settore.

Le mie opinioni non sono mai cambiate e non ne ho fatto mai mistero n in pubblico n in privato. Credo che se si in squadra la franchezza reciproca sia essenziale e le mie

RUBRICHE MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Due magnifiche soliste
Mentre va in scena il Don Giovanni di cui difficile tacere, e dunque ne parliamo oggi in altra parte del giornale per commentarlo nella rubrica della prossima settimana abbiamo ancora nelle orecchie la bella musica che abbiamo ascoltato gioved scorso al Conservatorio, in un concerto delle Serate Musicali che ha visto protagoniste due giovani donne con un programma molto ben costruito ed eseguito, di grande godibilit. Julia Fisher, una giovanissima violinista bavarese, e Milana Chernyavska, una pianista ucraina appena meno giovane, era gi un piacere guardarle: Julia, capelli biondi cortissimi, che suona tutto a memoria; Milana, lunga chioma corvina, che suona con gli occhi incollati allo spartito. Perfettamente affiatate (vivono e lavorano tutte e due a Monaco), hanno organizzato il concerto dedicandosi nella prima parte a Mozart e a Schubert - alla piena classicit viennese - e nella seconda a Debussy e Saint-Sans, dunque a quei delicati momenti di passaggio dal romanticismo al moderno. Molto intrigante ascoltare una ventottenne eseguire due pezzi scritti da due suoi coetanei (la Sonata K. 454 in si bemolle maggiore di Mozart, nato nel 56, del 1784 mentre il Rondeau brillante opera 70 di Schubert, nato nel 97, del 1826); specialmente nel primo si sentiva latmosfera carica dellottimismo di chi si aspetta ancora molto dalla vita e guarda al futuro con fiducia. Pari dignit fra i due strumenti, lettura discorsiva senza mai darsi sulla voce, precisione e rigore senza pedanteria o rigidit, ci hanno rappresentato la quintessenza della musica limpida e cristallina della felix Austria. Ma se la morte di Mozart era ancora lontana (si fa per dire, sette anni!), quella di Schubert era molto pi vicina (sarebbe mancato solo due anni dopo) e il suo Rondeau - un po divertissement, un po virtuosistico, soprattutto brillante come da lui indicato nel titolo dellopera - lascia trapelare il sentimento di impotenza nei confronti della malattia che gi lo stava consumando. Un primo tempo dunque compatto e coerente nel disegnare unepoca e una nazione (nel senso culturale del termine, la nazione Mitteleuropea) per poi passare nel secondo tempo a unaltra nazione e alla ricerca dei segnali del nuovo mondo che stava per nascere in tuttEuropa. Una ricerca assai diversa, in Francia, da quella che contemporaneamente si svolgeva nella Germania gi patria del romanticismo. Anche la celebre Sonata n. 3 in sol minore fu scritta da Debussy due anni prima della sua morte, e anche lui era gi divorato da una terribile malattia. Ma le circostanze erano molto diverse: la bellpoque era gi un ricordo, Parigi gi subiva i bombardamenti tedeschi della prima guerra mondiale (siamo nel 1917) e Claude aveva gi cinquantaquattro anni e una fama ben consolidata. Un Debussy inusuale, quello di questa Sonata, che lotta con la tonalit cercando invano di liberarsene, che cerca una via duscita - diversa da quella tedesca - alla capitolazione dellarmonia tonale; il Pierrot Lunaire era stato scritto cinque anni prima ed eseguito nel 1916, mentre il Manuale darmonia - con il quale Schnberg crea i fondamenti della musica dodecafonica - sar pubblicato a Berlino, nella capitale della nazione nemica, nel 1921. Non si pu negare che si tratti di unopera piena di musica, molto ispirata, ricca di spunti dialettici fra i due strumenti e di momenti di vera poesia, ma a noi sembra anche perdersi in qualche superfluo virtuosismo e in una generale vaghezza; non ha lo spessore e la coerenza formale di altre opere impressioniste di Debussy e sembra rimasta a met della strada che si era prefissata di compiere. Un discorso diverso va fatto per la Sonata n. 1 in re minore di SaintSans, opera del 1885 che possiamo dire a cavallo di tutto: fra la scuola francese e quella tedesca, fra classicismo e modernit, una sorta di ponte fra Liszt e Ravel, priva di forti tensioni ma anche segno di una grande padronanza delle discipline dellarmonia e del contrappunto. Vi si sente ancora salda la lezione della sonata di Beethoven ma anche la profonda conoscenza dei corali bachiani, mentre sembra ignorare le passioni e le emozioni di Schumann, di Brahms, di Mendelssohn. Camille Saint-Sans stato una delle menti pi versatili del secolo (nasce nel 1835 e muore solo nel 1921) tanto che si occupato con grande professionalit di astronomia, geologia, archeologia, botanica, entomologia, matematica, acustica, scienze occulte, perfino delle decorazioni teatrali dell'antica Roma. Scrisse di come la scienza e l'arte possono rimpiazzare la religione e il suo ateismo pessimista anticip l'Esistenzialismo. Ebbene la

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www.arcipelagomilano.org sua prima Sonata rispecchia appieno la passione per la scienza e per la tecnica e in certo distacco dalle passioni; vagheggia il ritorno alla classicit ma non trascura una certa voglia di innovare e di sperimentare. Il risultato una musica serena, difficilmente databile e forse con scarsa identit, che si lascia ascoltare sempre con grande piacere. Tutto questo stato perfettamente compreso dalle due musiciste che si sono destreggiate con sicurezza fra Vienna e Parigi, fra classicismo e impressionismo, fra richiamo allantico e fascino del moderno, tanto che molto intelligentemente hanno scelto per il bis la dolcissima Melodie di aikowskij quasi per ricongiungere gli opposti e concludere con una sintesi piena di calore e di affetto per la musica e per il loro pubblico. Musica per una settimana Al Conservatorio: *venerd 9 per le Serate Musicali la pianista cinese Sa Chen esegue il Klavierstuck opera 119 di Brahms, la Sonata n. 21 opera 53 di Beethoven - detta Waldstein o Aurora - e, di Liszt, le Campane di Ginevra, la Ballata n. 2 e la Rapsodia Ungherese n. 12 *luned 12 ancora per le Serate Musicali il Quartetto di Tokio eseguir due Quartetti dellopera 74 (numeri 2 in fa maggiore e 3 in sol minore) di Haydn e il Quartetto in fa maggiore K. 590, una delle ultime e pi toccanti opere di Mozart *marted 13 per la Societ del Quartetto, Leonidas Kavakos ed Enrico Pace eseguiranno le Sonate n. 4, 5 e 10 (opere 23, 24 e 96) di Beethoven per violino e orchestra *mercoled 14 per la Societ dei Concerti, Pavel Berman e Vardan Mamikonian eseguono la celeberrima Sonata a Kreutzer di Beethoven (n. 9 in la maggiore opera 47) per violino e pianoforte, facendola precedere da due opere di Prokofev: le Cinque melodie opera 35 e la Sonata n. 1 in fa minore opera 80 Al teatro Dal Verme: *gioved 15 e sabato 17 lOrchestra dei Pomeriggi Musicali diretta da Daniele Agiman eseguir un Concerto di Natale con musiche di Rossini e di Strauss Alla Scala *domenica 11 e gioved 15, fra una replica e laltra del Don Giovanni (che replicher per ben 11 volte, sino al 14 gennaio), avremo i concerti del ciclo Beethoven e Schnberg con la Filarmonica diretta da Barenboim

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org De la Tour illumina il Natale di Milano
Terzo anno di collaborazione tra Milano, Eni e Museo del Louvre in vista delle festivit natalizie. Dopo il San Giovanni Battista di Leonardo da Vinci nel 2009 e la Donna allo specchio di Tiziano nel 2010, anche questanno Milano accoglie, nella sua sede pi ufficiale, un altro grande artista, francese questa volta, che fu un grande virtuoso degli effetti luministici, Georges de La Tour. A Palazzo Marino, in Sala Alessi, sono esposti ben due dipinti dellartista seicentesco, ricordato anche come il Caravaggio francese: Ladorazione dei pastori (1644 circa) e San Giuseppe falegname (1640), due tra le sue opere pi famose. Georges de La Tour occupa una posizione tutta particolare allinterno della storia dellarte. Dopo la morte del pittore, nel 1652, la sua opera cadde nel pi completo oblio. Bisogner attendere quasi tre secoli prima che gli storici riscoprano la sua figura e a poco a poco, a partire dal 1915, ne ricostruiscano lopera, la carriera, la vita. Di fatto de La Tour ebbe un grande successo in vita, apprezzato dai suoi connazionali, nominato pittore ufficiale del re di Francia, fu anche considerato, un po a torto, come un seguace di Caravaggio, proprio per gli straordinari effetti di luce che sapevano rischiarare in modo cos convincente gli interni dei suoi dipinti. Ma sono latmosfera immobile, sospesa, e quasi metafisica delle sue scene che in realt lo allontanano dal Caravaggio stesso, inventore di un realismo ben pi vivo e carnale, crudo e vitale. Resta quindi ancora da convalidare lipotesi di un suo viaggio in Italia durante il quale si sarebbe confrontato davvero con lopera del grande lombardo. Pi probabilmente lo conobbe tramite la mediazione di artisti caravaggeschi francesi che furono davvero in Italia e che portarono le novit del Merisi anche oltralpe. Protagoniste di entrambi i dipinti sono due candele: una tenuta in mano da san Giuseppe durante lAdorazione, laltra sorretta da un piccolo Ges bambino che osserva il padre intento nel suo lavoro di falegname. Una luce fisica ma non solo. La candela e il suo bagliore diventano luce psicologica che illumina il mistero della nascita di Cristo e in seguito quello della sua morte, illuminando sia il piccolo bambino avvolto in fasce, che il legno lavorato da Giuseppe, simbolo e presagio del legno della Croce. Scene intime e familiari, che tuttavia colpiscono non solo per la straordinaria resa della fiamma, quanto per la luce e le ombre che essa proietta sui volti che la circondano: sono proprio questi contrasti a donare alle due opere la loro forza emotiva e simbolica. Uno stile che rimanda immediatamente ai pittori fiamminghi e alle loro scene di interni, tradizione sicuramente nota a de La Tour, e che lo ha fatto paragonare anche, e in passato confondere, con il pi enigmatico dei pittori olandesi, Jan Vermeer. La luce di de La Tour mistero. Illumina, simbolica, a volte nascosta: nel San Giuseppe falegname la fiamma celata dalla mano ormai trasparente del Bambino, ne illumina a pieno il volto idealizzato, che ha ben poco di umano, e lo rende fulcro di un momento intimo e psicologico di grande intensit, in una scena che va oltre lattimo contingente. Lo spettatore potr cos godere di questi due dipinti in una sala allestita in modo semplice e rigoroso, in linea con le ambientazioni povere di de La Tour, e potr avere dettagli e informazioni anche grazie ai video posti in sala, con contenuti scientifici e didattici. previsto anche un ricco calendario di incontri per approfondire lopera, le tematiche e la figura di uno fra i pi misteriosi artisti del Seicento. George de La Tour - fino all8 gennaio - Palazzo Marino, Sala Alessi, Ingresso gratuito. Orari: tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, gioved e sabato dalle 9.30 alle 22.30. Chiusure anticipate alle ore 18.00 il 7, 24 e 31 dicembre. Aperto l8 e 25 dicembre e 1 gennaio.

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25 anni di Pixar a Milano


Dopo il MOMA di New York e un tour internazionale, finalmente arrivata a Milano PIXAR 25 anni di animazione. Un viaggio nel mondo dellimmaginazione che affasciner bambini ma non solo, alla scoperta di come si creano i personaggi animati pi amati del grande schermo. Oltre settecento opere, un viaggio attraverso la creativit e la cultura digitale come linguaggio innovativo applicato allanimazione e al cinema: dal primo lungometraggio dedicato a Luxo Jr. (1986) ai grandi capolavori come Monster & Co (2001), Toy Story (1, 2 e 3), Ratatouille (2007), WALL-E (2008), Up (2009) e Cars 2 (2011). Molti non sanno che la maggior parte degli artisti che lavorano in Pixar utilizzano i mezzi propri dellarte (il disegno, i colori a tempera, i pastelli e le tecniche di scultura), come quelli dei digital media dice John Lasseter, chief creative officer di Walt Disney and Pixar Animation Studio e fondatore di Pixar. Quando si pensa ai film danimazione, difficilmente ci si immagina artisti armati di matita e pennello, intenti a disegnare storie e personaggi. Nel mondo Pixar, invece, proprio cos. Gli artisti utilizzano i mezzi tradizionali: matite, dipinti, pastelli e sculturine, per creare i loro personaggi, cos come altrettanti numerosi sono gli artisti che impiegano esclusivamente i mezzi digitali. Ma in questo caso, lecito parlare di arte? I disegni, le bozze e le maquettes, hanno una tale importanza artistica da essere esposte in sedi ufficiali come i musei, in questo caso il PAC di Milano? Si potrebbe cos cadere in un tranello: tutta arte quella che luccica? Se definiamo larte come processo o prodotto dellorganizzazione e dellassemblaggio di oggetti per creare qualcosa che stimoli unemo-zione o una risposta, allora chiaro che tutti gli oggetti nella mostra Pixar sono proprio questo e, quindi, rispondono alla definizione di arte. I nostri film sono fatti da artisti e i nostri artisti, come qualsiasi altro artista, scelgono strumenti che consentono loro di esprimere le loro idee e le loro emozioni pi efficacemente. Una ampia variet di media e tecniche rappresentata nella mostra: disegni a matita e pennarello, dipinti in acrilico, guazzo e acquarelli; dipinti digitali; calchi; modelli fatti a mano; e pezzi in media digitali. Alcuni dei nostri artisti, di formazione tradizionale, hanno aggiunto dipinti digitali alla loro raccolta per esprimere qualcosa che non avrebbero potuto esprimere con qualsiasi altro mezzo, spiega esaustivamente Elyse Klaidman, direttore della Pixar University e Conservatore degli archivi. Riflessione importante questa, perch molto spesso i film Pixar contengono rimandi stilistici, citazioni e omaggi ai percorsi classici e da sempre riconosciuti della storia dellarte moderna e contemporanea. In tal senso, rappresentano il tentativo di continuare un discorso puramente artistico sulla ricerca della prospettiva, della spazialit e della rappresentazione verosimile che affonda le sue radici nelle esperienze del Rinascimento, Leon Battista Alberti su tutti. E una sorta di bottega rinascimentale, per citare Lasseter (sua madre era insegnante di storia dellarte e da sempre lo ha istruito in questa materia), che unisce artisti diversi e i fondamenti e le radici della storia dellarte a quelle che sono le pi nuove e originali invenzioni tecnologiche, con contaminazioni verso i linguaggi pi contemporanei. Strumenti che rendono i film Pixar, agli occhi dei loro creatori e spettatori, opere darte totali, concetto sostenuto dalle avanguardie del primo Novecento che, con le sperimentazioni su pellicola e nuovi ritrovati, si erano auspicate una svolta nella creazione e nella fruizione di unopera audiovisiva. La Pixar quasi 100 anni dopo, riesce a raggiungerla. Degna di nota, allinterno di questo straordinario laboratorio che spiega passo passo la creazione di un filmdalla nascita di un personaggio, alla scelta dei colori, alla creazione 3D dei movimenti, alla colonna sonora sicuramente lo zootropio, disco rotante su cui si muovono i personaggi 3D di Toy Story, ognuno in una diversa posizione, e che fatto girare ad altissima velocit e con laiuto di un flash, permette allo spettatore di cogliere lintera sequenza dei movimenti dei personaggi, impressionando limmagine sulla retina dellocchio, in un fluire di immagine continuo e affascinante. Pixar. 25 anni di animazione PAC Padiglione di Arte Cotemporanea, fino al 14 febbraio 2012 Orari: luned 14.30 19.30. Marteddomenica 9.30 19.30 . Gioved 9.30 22.30 biglietti: 7,00, ridotto 5,50

Brera incontra il Puskin. Capolavori dal museo russo


Sono capolavori di inestimabile valore e importanza le diciassette opere provenienti dal museo Puskin di Mosca ed esposte, fino al 5 febbraio, nelle sale XV e XII della Pinacoteca di Brera. Lesposizione, promossa dal Ministero per i Beni e le Attivit Culturali italiano, dal Ministero della Cultura e dei Media della Federazione Russa e dal Museo Pukin, nata in occasione dellAnno della Cultura Italia-Russia, e ha permesso, oltre allesposizione di Brera, anche lorganizzazione di una mostra sul Caravaggio che lo Stato Italiano presenter al Pukin a partire dal 22 novembre. Mostre da record, per nomi e assicurazioni: il valore assicurativo dei dipinti va ben oltre il miliardo di dollari. Tutte le opere in mostra provengono dalle collezioni di Sergei ukin e Ivan Morozov, i due collezionisti russi che agli albori del Novecento diventarono, con la loro passione per larte, testimoni degli artisti, dei movimenti e dei fermenti artistici che caratterizzarono lEuropa tra Otto e Novecento. Un periodo doro ineguagliabile, che permise ai due colti e brillanti collezionisti di visitare gli atelier dei pittori, di scegliere e commissionare ad hoc dipinti per i loro palazzi. Collezioni di inestimabile valore che furono fatte affluire nel museo Puskin al momento della sua creazione. Grandi mercanti e viaggiatori, ukin e Morozov, in anni diversi, divennero i migliori clienti delle pi importanti gallerie di Parigi, come Druet, Durand-Ruel, Kahnweiler e Vollard, uomini che decretarono la fortuna di artisti come Monet e Cezanne, e che divennero amici e confidenti degli artisti stessi e dei loro collezionisti. Una scelta tutta personale quella dei due gentiluomini russi, che non seguirono le mode ma anzi le anticiparono, comprando e sostenendo artisti al tempo ben poco famosi.

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www.arcipelagomilano.org Come spesso accade, i collezionisti si legarono in particolar modo ad alcuni artisti, creando un rapporto unico e speciale che permise la nascita di capolavori assoluti, quali i famosissimi Pesci rossi di Matisse, dipinto nel 1911 per ukin, che divent il patron dellartista. Con ben trentasette dipinti acquistati, ukin dedic il salone centrale della propria abitazione alle opere di Matisse, che dispose personalmente i dipinti per lamico mecenate. Ma ukin non si occup solo di Matisse. Un altro dei suoi artisti favoriti fu Picasso, del quale divenne, dopo una prima fase di incertezza, un grande sostenitore, comprando pi di cinquanta tele. Anche Ivan Morozov fu un grande collezionista, ammiratore di Cezanne e cliente affezionato di Ambrosie Vollard, mercante gallerista - soggetto spesso ritratto dallo stesso Cezanne. Di propriet Morozov fu anche lo splendido Boulevard des Capucinnes di Monet, che segn la svolta di Morozov come collezionista, e che da quel momento in poi ag tanto in grande da superare talvolta lo stesso ukin. In quindici anni riusc a raccogliere oltre duecento opere attraverso le quali possibile leggere levoluzione della pittura francese moderna. Tanti gli artisti e le opere presenti in mostra. Pregevole La ronda dei carcerati (1890) di Vincent Van Gogh, come anche Eiaha Ohipa (Tahitiani in una stanza. Non lavorare!), 1896, di Gauguin, dal gusto esotico e misterioso; le sempre grandiose Ninfee bianche di Monet, Le riva della Marna. (Il ponte sulla Marna a Creteil) di Cezanne, e la Radura nel bosco a Fontainebleau di Sisley. Ma il percorso non si esaurisce qui, proseguendo anzi in una panoramica esaustiva dellevoluzione dellarte di inizio Novecento. Oltre ai gi citati Pesci Rossi di Matisse, da segnalare sicuramente sono il Ritratto di Ambroise Vollard (1910) di Picasso; la Veduta del ponte di Svres, 1908, di Henri Rousseau detto il Doganiere e La vecchia citt di Cagnes (Il castello), 1910, di Derain. Unoccasione unica per vedere grandi capolavori da uno dei principali musei russi, nella cornice dei grandiosi capolavori dellarte del passato conservati a Brera.

Brera incontra il Pukin. Collezionismo russo tra Renoir e Matisse - Biglietto solo Pinacoteca: 6,00 Intero, 3,00 Ridotto - Biglietto Pinacoteca + Mostra: 12,00 Intero, 9,00 Ridotto - Orario di apertura: h 8.30-19.15 dal marted alla domenica

Le Gallerie dItalia nel cuore di Milano


Dopo il Museo del Novecento, apre a Milano, in centro che pi centro non si pu, un altro museo destinato a diventare una realt importante del panorama artistico milanese. Hanno infatti debuttato in pompa magna le Gallerie dItalia, museopolo museale in piazza Scala, ospitato negli storici palazzi Anguissola e Brentani, restaurati per loccasione. Un avvenimento cittadino, che ha avuto unintera nottata di eventi e inaugurazioni dedicate. Si iniziato con Risveglio, videoproiezione sui palazzi di piazza Scala, a cura di Studio Azzurro, ispirate allomonimo dipinto Risveglio (190823) di Giulio Aristide Sartorio (di propriet della fondazione Cariplo), artista liberty e simbolista, esposto allinterno del museo. C stato poi un incontro con il filosofo Remo Bodei, con una riflessione sul bello e sul valore dei musei, per poi passare alle visite gratuite per il grande pubblico del Teatro alla Scala. Una serata fitta dimpegni, che si protratta fino alluna di notte, per permettere ai tanti visitatori in fila nonostante la pioggia battente, di visitare gratuitamente il nuovo museo. E in effetti valeva la pena di aspettare per vedere le tredici sezioni di questo museo che comprende, cronologicamente e per temi, tanti capolavori del nostro passato per approdare poi ai Futuristi. Un ideale partenza per visitare poi il vicino Museo del Novecento. Un museo voluto e creato, nonostante i tempi poco propizi, da Intesa Sanpaolo e Fondazione Cariplo, da sempre attente allarte e alla cultura, che grazie al progetto architettonico di Michele de Lucchi, ospita 197 opere dellOttocento italiano, in particolare lombardo, delle quali 135 appartenenti alla collezione darte della Fondazione Cariplo e 62 a quella di Intesa Sanpaolo. Il percorso espositivo di 2.900 mq, curato da Fernando Mazzocca, propone un itinerario alla scoperta di una Milano ottocentesca, assoluta protagonista del Romanticismo e dellindustrializzazione, ma anche di altre scuole artistiche e correnti. Aprono il percorso i tredici bassorilievi in gesso di Antonio Canova, che gi di per s varrebbero la visita, ispirati a Omero, Virgilio e Platone; si passa poi ad Hayez e alla pittura romantica, con il suo capolavoro I due Foscari; largo spazio stato dedicato a Giovanni Migliara e Giuseppe Molteni, per passare a Gerolamo Induno; alla sezione dedicata al Duomo di Milano e alle sue vedute prospettiche e quella dedicata ai Navigli. Se a palazzo Anguissola tutto era un trionfo di stucchi, specchi e puttini, lambientazione cambia quando si passa al contiguo palazzo Brentani, con la pittura di genere settecentesca, i macchiaioli, con Segantini e Boldini, i divisionisti, il Simbolismo di Angelo Morbelli e Previati, per arrivare allinizio del 900 con quattro dipinti di Boccioni, ospitati in un ambiente altrettanto caratteristico ma pi neutro e museale. Al centro, nel cortile ottagonale, troneggia un disco scultura di Arnaldo Pomodoro. Ma non finita qui. Al settecentesco Palazzo Anguissola e alladiacente Palazzo Brentani, si affiancher nella primavera del 2012 la storica sede della Banca Commerciale Italiana, che ospiter la nuova sezione delle Gallerie e vedr esposta una selezione di opere del Novecento. Insomma un progetto importante che, in un momento di crisi e preoccupazione globale, vuole investire e rilanciare arte, cultura e il centro citt, facendo di piazza della Scala un irrinunciabile punto di riferimento, un salotto cittadino adatto ai turisti, ma, si spera, non solo. Gallerie dItalia piazza della Scala - entrata libera fino allapertura della sezione novecentesca del Museo, prevista nella primavera 2012 Orari: Da marted a domenica dalle 9.30 alle 19.30. Gioved dalle 9.30 alle 22.30. Luned chiuso

LArte Povera invade lItalia


Sono numeri da capogiro quelli legati alla mostra Arte Povera, esposizione organizzata da Triennale Milano e dal Castello di Rivoli, a cura di Germano Celant, che vuole celebrare coralmente questo movimento italiano con una serie di iniziative sparse per il Bel Paese. Sette le citt coinvolte, otto i musei o-

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www.arcipelagomilano.org spitanti, 250 le opere esposte, 15 mila i metri quadrati, tra architetture museali e contesti urbani, usati per contenere ed esporre le spesso monumentali opere darte. Loperazione ha delleccezionale, mettendo insieme direttori, esperti, studiosi e musei, che si sono trovati daccordo nel creare e ospitare una rassegna che testimoni la storia del movimento nato nel 1967 grazie agli artisti Alighiero Boetti, Mario e Marisa Merz, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Giulio Paolini e tanti altri. Un movimento che deve la sua definizione proprio al curatore e al creatore di questa impresa, Germano Celant, che us il termine per la prima volta in occasione di una mostra genovese di quel anno, volendo definire una tendenza molto libera, in cui gli artisti lasciavano esprimere i materiali e le materie (acqua, fuoco, tele, pietre ecc.), non controllati esteticamente o plasticamente, ma anzi usati per esprimere energie e mutamenti interni ad essi. Cos ecco lanciata la sfida, raccontare la storia di questo movimento, prontamente raccolta da alcune delle istituzioni museali pi importanti dItalia: Triennale Milano e il Castelli di Rivoli Museo dArte Contemporanea, veri promotori, la Galleria Nazionale dArte Moderna di Roma, la GAMeC di Bergamo, il MADRE di Napoli, il MAMbo di Bologna, il MAXXI di Roma e il Teatro Margherita di Bari. Ogni sede ospita un pezzo di storia del movimento, che in una visione dinsieme, permetteranno al visitatore-pellegrino di ricomporre e afferrare ogni aspetto dellarte dagli anni 60 ad oggi. In particolare presso la Triennale, sede cardine dellevento, si potr avere una bella visione dinsieme grazie ad Arte Povera 2011, rassegna antologica sul movimento, che in uno spazio di circa 3000 metri quadrati, raccoglie oltre 60 opere, per testimoniare levoluzione del percorso artistico fino al 2011, grazie alla collaborazione di musei, artisti, archivi privati e fondazioni. La prima parte si sviluppa al piano terra, ed dedicata alle opere storiche degli artisti, realizzate tra 1967 e 1975, e che ne segnano in qualche modo il loro esordio nel mondo dellarte: i cumuli di pietra e tele di Kounellis; gli intrecci al neon di Mario Mez; gli immancabili specchi di Pistoletto; i fragili fili di nylon e le foglie secche nelle opere di Marisa Merz; le scritte in piombo e ghiaccio di Pier Paolo Calzolari; e tanti altri. Al secondo piano, nei grandi spazi aperti, in un percorso fluido e spazioso, sono documentate le opere realizzate dagli artisti tra 1975 e 2011, in un continuo e contemporaneo dialogo tra loro. Nei 150 anni dellUnit dItalia, una grande operazione museale ed espositiva che riunisce artisti, musei e grandi nomi, in unoperazione nazionale che rende giustizia, e ne tira idealmente le somme, di un movimento, italianissimo, e tuttora vivente.
Mario Merz Le case girano intorno a noi o noi giriamo intorno alle case?, 1994

Arte Povera 1967 2011-fino al 29 gennaio - Triennale di Milano - Ingresso 8,00/6,50/5,50 - Orari:marted-domenica 10.30-20.30, gioved e venerd 10.30-23.00 Le altre sedi: *24 settembre 26 dicembre 2011, MAMbo Museo dArte Moderna di Bologna, Bologna Arte Povera 1968 *7 ottobre 2011 8 gennaio 2012, MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma Omaggio allArte Povera *9 ottobre 2011 19 febbraio 2012 Castello di Rivoli Museo dArte Contemporanea, Rivoli Arte Povera International *25 ottobre 2011 29 gennaio 2012, Triennale di Milano, Milano Arte Povera 1967-2011 *novembre 2011 - aprile 2012, GAMeC Galleria dArte Moderna e Contemporanea di Bergamo Arte Povera in citt *11 novembre 2011 - aprile 2012, MADRE - Museo dArte contemporanea Donnaregina, Napoli Arte Povera pi Azioni Povere 1968 *7 dicembre 2011 4 marzo 2012, Galleria nazionale darte moderna, Roma Arte Povera alla GNAM *15 dicembre 2011 11 marzo 2012, Teatro Margherita, Bari Arte Povera in teatro

Cezanne e les ateliers du midi


neare il percorso artistico di Cezanne. La mostra un omaggio al grande e tenace pittore solitario, nato ad Aixen-Provence, luogo al quale fu sempre attaccato, e che nei suoi continui spostamenti tra il paese natio, Parigi e lEstaque, cre quella che da sempre stata considerata la base dellarte moderna. Il tema portante dellesibizione riguarda lattivit di Cezanne in Provenza, legata indissolubilmente ai suoi ateliers: prima di tutti il Jas de Bouffan, la casa di famiglia in cui Cezanne compie le sue prime opere e prove giovanili; la soffitta dell'appartamento di Rue Boulegon; il capanno vicino alle cave di Bibmus; i locali affittati a Chteau Noir; la piccola casa a l'Estaque, e infine il suo ultimo atelier, il pi perfetto forse, costruito secondo le indicazioni del pittore stesso, latelier delle Lauves. Luoghi carichi di significato e memoria, in cui il maestro si divise, nelle fasi della sua vita, tra attivit en plein air, seguendo i consigli degli amici Impressionisti, e opere sur le motiv, una modalit cara a Cezanne, che della ripetizione ossessiva di certi soggetti ne ha fatto un marchio di fabbrica. Opere realizzate e rielaborate allinterno dello studio, luogo di creazione per ritratti, nature morte, composizioni e paesaggi. Ma latelier anche il luogo della riflessione per Cezanne, artista tormentato e quasi ossessivo nel suo desiderio di dare ordine al caos, cercando equilibrio e rigore, usando soprattutto, secondo una sua celebre frase, il cilindro, la sfera e il cono. In natura tutto modellato secondo tre modalit fondamentali: la sfera, il cono e il cilindro. Bisogna imparare a dipingere queste semplicissime figure, poi si potr fare tutto ci che si vuole. Una mostra che vanta prestiti importanti (quale un dipinto dallHermitage); che coinvolge una istituzione importante come il Museo dOrsay, e che ha nel suo comitato scientifico

Palazzo Reale presenta, per la prima volta a Milano, un protagonista indiscusso dellarte pittorica, colui che traghetter simbolicamente la pittura dallImpressionismo al Cubismo; colui che fu maestro e ispiratore per generazioni di artisti: va in scena Paul Cezanne. Sono una quarantina i dipinti esposti, con un taglio inedito e particolare, dovuto a vicende alterne che hanno accompagnato fin dallorigine la nascita di questa grande esposizione, intitolata Czanne e les atliers du midi. E appunto da questo titolo che tutto prende forma. Lespressione ateliers du midi fu coniata da Vincent Van Gogh, il cui progetto ero quello di creare una comunit di artisti riuniti in Provenza, una sorta di novella bottega, in cui tutti avrebbero lavorato in armonia. Un progetto che, come noto, non port mai a termine, ma dal quale Rudy Chiappini e Denis Coutagne, curatori della mostra, hanno preso spunto per deli-

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www.arcipelagomilano.org proprio il direttore del museo e il pronipote dellartista, Philippe Cezanne. Con un allestimento semplice ma accattivante, merito anche dei grandi spazi, il visitatore potr scoprire i primi e poco noti lavori del maestro francese, le opere murali realizzate per la casa paterna e i primi dipinti e disegni ispirati agli artisti amati, come Roubens, Delacroix e Courbet. Dal 1870 Cezanne trascorrer sempre pi tempo tra Parigi, in compagnia dellamico di scuola Emile Zola, e la Provenza. Nascono quindi inediti soggetti narrativi, usando lo stile en plein air suggeritogli da Pissarro. Si schiariscono i colori e le forme sono pi morbide: ecco le Bagnanti, ritratte davanti allamata montagnafeticcio Sainte Victorie. Stabilitosi quasi definitivamente in Provenza, eccolo licenziare alcuni dei suoi paesaggi pi straordinari, con pini, boschi e angoli nascosti, tra cui spiccano quelli riguardanti le cave di marmo di Bibemus, luogo amato e allo stesso tempo temuto da Cezanne, che vedeva nella natura il soggetto supremo, il principio dellordine, ma che al tempo stesso poteva essere anche nemica e minaccia. Capolavori della sua arte sono anche i ritratti, dipinti in maniera particolare e insolita. Sono ritratti di amici e paesani, di gente comune che Cezanne fissa su tela senza giudicare n esprimere pareri, figure immobili ed eterne, come le sue nature morte. E sono proprio queste le composizioni pi mature, tra cui spicca per bellezza Il tavolo di cucina - Natura morta con cesta, (1888-1890), dalle prospettive e dai piani impossibili, con una visione lontanissima dalla realt e dal realismo imitativo, con oggetti ispirati s da oggetti reali, tra cui le famosissime mele, ma reinventati in chiave personale. Una mostra dunque densa di spunti per comprendere lopera del pittore di Aix, complementare alla mostra del Muse du Luxembourg di Parigi, intitolata Cezanne et Paris, che indagher invece gli anni parigini e approfondir il rapporto tra Cezanne, gli Impressionisti e i post Impressionisti. Czanne e les atliers du midi. Fino al 26 febbraio, Palazzo Reale. Orari: 9.30-19.30; lun. 14.30-19.30; gio. sab. 9.30-22.30. Costi: intero euro 9, ridotto euro 7,50.

I Visconti e gli Sforza raccontati attraverso i loro tesori


In occasione del suo primo decennale, il Museo Diocesano ospita, fino al 29 gennaio, una mostra di capolavori preziosi e di inestimabile valore, intitolata Loro dai visconti agli Sforza. Una mostra creata per esplorare, per la prima volta in Italia, levoluzione dellarte orafa a Milano tra il XIV e il XV secolo, attraverso sessanta preziose opere tra smalti, miniature, arti suntuarie, oggetti di soggetto sacro e profano, provenienti da alcuni tra i musei pi prestigiosi del mondo. I Visconti e gli Sforza sono state due tra le famiglie pi potenti e significative per la storia di Milano. Con la loro committenza hanno reso la citt una tra le pi attive dEuropa artisticamente e culturalmente. Una citt che ha ospitato maestranze e botteghe provenienti da tutta Europa, che qui si sono trasferite per soddisfare le esigenze di una corte sempre pi ricca e lussuosa, che chiedeva costantemente oggetti preziosi e raffinati per auto celebrarsi e rappresentarsi. Oltretutto non va dimenticato che a Milano e dintorni due erano i cantieri principali che attiravano artisti di vario tipo: il Duomo, iniziato nel 1386 su commissione viscontea, e il castello di Pavia, iniziato nel 1360 per volere di Galeazzo Visconti. Due in particolare sono le figure a cui ruotano intorno le vicende milanesi del periodo, uomini forti che costruirono le fortune delle loro famiglie e che furono anche committenti straordinari: Gian Galeazzo Visconti e Ludovico il Moro. Gian Galeazzo fu il primo dei Visconti a essere investito del titolo ducale, comprato dallimperatore di Boemia nel 1395, titolo che legittim una signoria di fatto che risaliva al 1200. Laltra figura di rilievo fu Ludovico il Moro, figlio del capitano di ventura Francesco Sforza, che sposa la figlia dellultimo Visconti, dando inizio cos alla dinastia sforzesca. Ludovico il Moro, marito di Beatrice dEste, fu uomo politico intraprendente ma soprattutto committente colto e attivo, che chiam presso la sua corte uomini dingegno come Leonardo Da Vinci, Bramante e molti altri tra gli artisti pi aggiornati del panorama europeo. La mostra prende inizio da due inventari, quello dei gioielli portati in dote da Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo, andata in sposa a Luigi di Turenna, fratello del re di Francia; e quello dei preziosi di Bianca Maria Sforza, figlia di Ludovico il Moro, andata in sposa allimperatore Massimiliano I. Proprio questi elenchi hanno permesso di ricostruire lentit del tesoro visconteo-sforzesco, e di ricostruire e di riunire insieme i principali oggetti per questa mostra. Il percorso si snoda tra pezzi di pregiata fattura, come gli scudetti di Bernab Visconti, zio di Gian Galeazzo, che ci mostrano una delicata tecnica a smalto traslucido; oppure la preziosa minitura con una dama, opera di Michelino da Besozzo, forse il pi importante miniatore del secolo, che con tratti fini e delicati ci mostra una dama vestita alla moda dellepoca, con maniche lunghe e frappate e il tipico copricapo a balzo, espressione modaiola delle corti lombarde. Lavoro da mettere a confronto con il fermaglio di Essen (opera in dirittura di arrivo), pezzo doreficeria finissima, una micro scultura rappresentante la stessa enigmatica dama. Altro pregevole pezzo sicuramente il medaglione con la Trinit, recante il nuvoloso visconteo, emblema della famiglia, dipinto in smalto ronde bosse, tecnica tra le pi raffinate e costose. Proprio gli smalti sono una delle tecniche pi rappresentative delloreficeria visconteosforzesca, con un ventaglio di tipologie vario e virtuosistico, attraverso cui le botteghe milanesi erano conosciute in tutta Europa. Ma daltra parte Milano aveva una lunga tradizione smaltista alle spalle, basti pensare allaltare di Vuolvino, nella basilica di santAmbrogio. Uno dei passatempi preferiti della corte erano le carte: ecco dunque sei bellissimi esemplari di Tarocchi, provenienti da Brera, interamente coperti di foglia doro, punzonati e dipinti, testimonianza unica e ben conservata della moda, dei costumi e delle tecniche dellepoca. Dalla dinastia viscontea si passa poi a quella sforzesca, con reliquari e tabernacoli che si ispirano al duomo di Milano per struttura e composizione, opere di micro architettura in argento e dipinte in smalto a pittura, come il Tabernacolo di Voghera o quello Pallavicino di Lodi. Ma la miniatura a farla da padrone, con il messale Arcimboldi, che mostra Ludovico il Moro, novello duca di Milano circondato dal suo tesoro; il Libro dOre Borromeo, famiglia legata a doppio filo a quella dei duchi di Milano; e il Canzoniere

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www.arcipelagomilano.org per Beatrice dEste, opera del poeta Gasparo Visconti, con legatura smaltata che ripropone fiammelle ardenti e un groppo amoroso, il nodo che tiene uniti i due amanti, raffigurazione illustrata di un sonetto del canzoniere. Anche Leonardo gioca la sua parte, indirettamente, in questa mostra. Il maestro si occup infatti anche di smalti, perle, borsette e cinture, che alcuni suoi allievi seguirono nelle indicazioni, come ci mostrano lanconetta con la Vergine delle rocce del museo Correr o la Pace proveniente da Lodi. Insomma un panorama vario e ricco che mostra tutto il lusso e la raffinatezza di una delle corti pi potenti dEuropa.

Oro dai Visconti agli Sforza. Fino al 29 gennaio - Museo Diocesano. Corso di Porta Ticinese 95. Orari: tutti i giorni ore 10-18, chiuso luned. Costo: 8 intero, 5 ridotto, marted 4 .

Artemisia Gentileschi. Vita, amori e opere di una primadonna del 600


Artemisia Lomi Gentileschi stata una delle numerose donne pittrici dellarte moderna, ma la sola, forse, ad aver ricevuto successo, notoriet, fama e commissioni importanti in quantit. Ecco perch la mostra Artemisia Gentileschi -Storia di una passione, ospitata a Palazzo Reale e da poco aperta, si propone di ristudiare, approfondire e far conoscere al grande pubblico la pittora e le sue opere, per cercare di slegarla allepisodio celeberrimo di violenza di cui fu vittima. S perch il nome di Artemisia spesso associato a quello stupro da lei subito, appena diciottenne, da parte del collega e amico del padre, Agostino Tassi, che la violent per nove mesi, promettendole in cambio un matrimonio riparatore. Donna coraggiosa, che ebbe il coraggio di ribellarsi e denunciare il Tassi, subendone in cambio un lungo e umiliante processo pubblico, il primo di tal genere di cui ci siano rimasti gli atti scritti. La mostra, quasi una monografica, si propone anche di dare una individualit tutta sua alla giovane pittrice, senza trascurare per gli esordi con il padre, lingombrante e severo Orazio Gentileschi, amico di Caravaggio e iniziatore della figlia verso quel gusto caravaggesco che tanto fu di moda; o senza tralasciare lo zio, fratello di Orazio, Aurelio Lomi, pittore manierista che tanto fece per la nipote. Il percorso si snoda dunque dalla giovanile formazione nella bottega paterna, per una donna pittrice ai tempi non poteva essere altrimenti, per arrivare alle prime opere totalmente autonome e magnifiche, dipinte per il signore di Firenze Cosimo II de Medici. La vita di Artemisia fu rocambolesca e passionale. Dopo il processo a Roma si spost a Firenze con il neo marito Pietro Stiattesi, e fu l che conobbe i primi successi fu la prima donna a essere ammessa allAccademia del Disegno di Firenze- e un grande, vero amore, Francesco Maria Maringhi, nobile fiorentino con cui avr una relazione che durer per tutta la loro vita. Dati, questi, che si sono recuperati solo in tempi recentissimi grazie a uno straordinario carteggio autografo di Artemisia, del marito e dellamante. E proprio le lettere sono state un punto di partenza importante per nuove attribuzioni, scoperte e ipotesi su dipinti prima nel limbo delle incertezze. In mostra ci sono quasi tutte le opere pi famose di Artemisia (peccato per un paio di prestiti importanti che non sono arrivati): le due cruente e violentissime Giuditte che decapitano Oloferne, da Napoli e dagli Uffizi, lette cos spesso in chiave autobiografica (Artemisia-Giuditta che decapita in un tripudio di sangue Oloferne/Agostino Tassi); le sensuali Maddalene penitenti; eroine bibliche come Ester, Giaele, Betsabea e Susanna; miti senza tempo come Cleopatra e Danae, varie Allegorie e Vergini con Bambino. Ma Artemisia fu famosa anche per i suoi ritratti, di cui pochi esempi ci sono rimasti, come il Ritratto di gonfaloniere o il Ritratto di Antoine de Ville, cos come per i suoi autoritratti. Le fonti ce la raccontano come donna bellissima e sensuale, pienamente consapevole del suo fascino e del suo ruolo, che amava dipingersi allo specchio e regalare queste opere ai suoi ammiratori. Cos la mostra si snoda tra Firenze, da cui i coniugi Stiattesi scappano coperti dai debiti, per arrivare a Roma, Venezia, Napoli e perfino in Inghilterra, dove la volle il re Carlo I. Una vita ricca di passioni, appunto, come lamore per la figlia Palmira, che diverr anchessa pittrice e valido aiuto nella bottega materna che Artemisia aprir a Napoli fin dagli anni Trenta del Seicento, ricca di giovani promettenti pittori come Bernardo Cavallino. Una vita ricca anche di conoscenze e amicizie importanti: ventennale il rapporto epistolare con Galileo Galilei, conosciuto a Firenze, con Michelangelo il Giovane, pronipote del genio fiorentino, e anche con una serie di nobili e committenti per cui dipinse le sue opere pi celebri: Antonio Ruffo, Cassiano dal Pozzo, i cardinali Barberini e larcivescovo di Pozzuoli, per il quale fece tre enormi tele per adornare la nuova cattedrale nel 1637, la sua prima vera commissione pubblica. Insomma una donna, una madre e unartista straordinaria, finalmente messa in luce in tutta la sua grandezza, inquadrata certo nellalveo del padre Orazio e di quel caravaggismo che la resa tanto famosa, ma vista anche come pittrice camaleontica e dallinventiva straordinaria, capace di riproporre uno stesso soggetto con mille varianti, secondo quella varietas e originalit per cui fu, giustamente, cos ricercata. Artemisia Gentileschi. Storia di una passione - Fino al 29 gennaio Palazzo Reale. Orari: 9.30-19.30; lun. 14.30-19.30; gio. e sab. 9.3022.30. Intero: 9,00. Ridotto: 7,50

Doppio Kapoor a Milano


Sono tre gli appuntamenti che lItalia dedica questanno ad Anish Kapoor, artista concettuale anglo-indiano. Due di questi sono a Milano, e si preannunciano gi essere le mostre pi visitate dellestate. Il primo alla Rotonda della Besana, dove sono esposte sette opere a creare una mini antologica; il secondo "Dirty Corner", installazione site-specific creata apposta per la Fabbrica del Vapore di via Procaccini. Entrambe curate da Demetrio Paparoni e Gianni Mercurio, con la collaborazione di MADEINART, gli stessi nomi che hanno curato anche la retrospettiva di Oursler al Pac. Una mostra di grande impatto visivo, quella della Besana, con opere fatte di metallo e cera, realizzate negli ultimi dieci anni e che sono

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presentate in Italia per la prima volta. Opere di grande impatto s, ma dal significato non subito comprensibile. Kapoor un artista che si muove attraverso lo spazio e la materia, in una continua sperimentazione e compenetrazione tra i due, interagendo con lambiente circostante per cercare di generare sensazioni, spaesamenti percettivi, che porteranno a ognuno, diversi, magari insospettabili significati, come spiega lartista stesso. Ecco perch non tutto lineare, come si pu capire guardando le sculture in acciaio C-Curve (2007), Non Object (Door) 2008, Non Object (Plane) del 2010, ed altre che provocano nello spettatore una percezione alterata dello spazio. Figure capovolte, deformate, modificate a seconda della prospettiva da cui si guarda, un forte senso di straniamento che porta quasi a perdere l'equilibrio. Queste solo alcune delle sensazioni che lo spettatore, a seconda dellet e della sensibilit, potrebbe provare da-

vanti a questi enormi specchi metallici. Ma non c solo il metallo tra i materiali di Kapoor. Al centro della Rotonda troneggia lenorme My Red Homeland, 2003, monumentale installazione formata da cera rossa (il famoso rosso Kapoor), disposta in un immenso contenitore circolare e composta da un braccio metallico connesso a un motore idraulico che gira sopra un asse centrale, spingendo e schiacciando la cera, in un lentissimo e silenzioso scambio tra creazione e distruzione. Unopera, come spiegano i curatori, che non potrebbe esistere senza la presenza indissolubile della cera e del braccio metallico, in una sorta di positivo e negativo (il braccio che buca la cera), e di cui la mente dello spettatore comunque in grado di ricostruirne la totalit originaria. Il lavoro di Kapoor parte sempre da una spiritualit tutta indiana che si caratterizza per una tensione mistica verso la leggerezza e il vuoto, verso limmaterialit, intesi come

luoghi primari della creazione. Ecco perch gli altri due interessanti appuntamenti hanno sempre a che fare con queste tematiche: Dirty Corner, presso la Fabbrica del Vapore, un immenso tunnel in acciaio di 60 metri e alto 8, allinterno dei quali i visitatori potranno entrare, e Ascension, esposta nella Basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia, in occasione della 54 Biennale di Venezia. Opera gi proposta in Brasile e a Pechino ma che per loccasione prende nuovo significato. Uninstallazione site-specific che materializza una colonna di fumo da una base circolare posta in corrispondenza dellincrocio fra transetto e navata della maestosa Basilica e che sale fino alla cupola. Anish Kapoor - Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4 fino all12 gennaio 2012 Orari: lun 14.30 19.30. Mar-dom 9.30-19.30. Giov e sab 9.30-22.30. Costi: 6 per ciascuna sede, 10 per entrambe le sedi.

LIBRI questa rubrica a cura di Paolo Bonaccorsi rubriche@arcipelagomilano.org Il peccato di Adamo ed Eva
di Antonello Gerbi a cura di Sandro Gerbi Adelphi 2011, pp.275

Adelphi ha di recente riproposto, nella sua Collana dei Cristalli curvi (I Peradam), un piccolo gioiello della storiografia delle idee, dato alle stampe nel 1933 da Antonello Gerbi, per i tipi di Laterza. Il Peccato di Adamo ed Eva ripercorre le vicende, ambigue, paradossali e piene di contrasti, di quella interpretazione del terzo capitolo della Genesi, secondo la quale il frutto che Dio proib ad Adamo sarebbe stato il godimento di Eva e il peccato del progenitore, quindi, sarebbe consistito sostanzialmente nel desiderare e possedere la compagna datagli da Dio, con la conseguente dannazione del genere umano secondo talune esegesi. Argomento incandescente e di faglia, dibattuto con asprezza per secoli, largamente accolto nella coscienza comune, confermato con allusioni innumerevoli nelle arti figurative e nella letteratura, ma rifiutato con sdegno da teologi e storici della teologia, antichi e moderni, cattolici e riformati, per i quali il riserbo e l'a-

natema furono costanti, uniformi, e perpetui. L'immenso materiale e le testimonianze pi varie - da Clemente Alessandrino a Montaigne, da San Zenone da Verona a Kant, dal libertino Beverland ad Hegel, da Agostino di Ippona a Milton e Novalis compongono un quadro affascinante con dettagli imprevedibili, che Antonello Gerbi ha lasciato, per cos dire, aperto, non considerando mai conclusa la sua opera, che ha continuato ad approfondire e ad arricchire nei quaranta anni successivi alla prima edizione del Peccato, fino alla sua morte avvenuta nel 1976. Va dato atto e merito al figlio Sandro, storico e giornalista, aver riordinato quel materiale curando questa nuova ampia edizione ed arricchendola con una sorta di postfazione critica, resa ancora pi preziosa dalla pubblicazione di documenti, in gran parte inediti, scambiati dal padre con Raffaele Mattioli, Mario Praz, Alberto Pincherle, Piero

Treves, e altri protagonisti della cultura del '900. Ma il fascino del testo non risiede soltanto nel caleidoscopio delle citazioni e nella fulmineit dei rimandi culturali, che lasciano a volte il lettore senza fiato. Il significato pi intenso delle diverse letture del Peccato Originale colto da Gerbi quando esso diviene reagente che indica le svolte epocali della cultura occidentale. Come quando Kant, temperando l'ottimismo e l'impazienza degli illuministi, mostra quanto combattuto e interrotto da cadute e da cacciate dal Paradiso, sia quel progresso che essi favoleggiavano tutto facile e rettilineo. L'individuo, punito da Dio, riconosce se stesso nella sua storia e nel Primo Peccato venera il suo primo passo verso la propria elevazione. Al comando accettato, subentra la volont libera. Il figlio obbediente del Signore, trasformato dal Peccato in Homo sapiens, che solo sulla Terra, solo con i suoi simili, a guadagnarsi il sostentamento con la sua

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Libert, col suo Lavoro, col suo In-

telletto.

TEATRO questa rubrica a cura di Emanuele Aldrovandi rubriche@arcipelagomilano.org


di Ronald Harwood, traduzione di Masolino DAmico - regia Franco Branciaroli con T. Cardarelli, L. Galantini, M. Giglio, F. Branciaroli, V. Violo, D. Griggio, G. Lanza scene e costumi Margherita Palli e Luci Gigi Saccomandi
Una qualit che senza dubbio non manca a Franco Branciaroli oltre ovviamente al talento lauto ironia. In Servo di scena, infatti, interpreta un grande attore che non pu non ricordare, fin dal suo ingresso in scena, Branciaroli stesso. Certo, il protagonista del testo di Harwood un vecchio capocomico alla fine della sua carriera, che perde i sensi e fatica a ricordarsi le battute, mentre chi lo interpreta uno dei migliori attori italiani in attivit. Per la voglia di Sir Ronald che si fa chiamare Sir pur non essendolo di essere protagonista, al centro della scena, mattatore incontrastato e dominatore del palco, non pu non far venire in mente, a chi ha seguito con attenzione gli ultimi anni della sua carriera, il Branciaroli che interpreta sia Don Chisciotte che Sancho Panza (con le voci di Vittorio Gassman e Carmelo Bene, suoi predecessori nel ruolo di grande attore) in una bellissima e divertente versione del romanzo di Cervantes. Oppure il Branciaroli che esagera un po nel voler interpretare tutti i personaggi principali dellEdipo Re, anche Giocasta (!). Si pu dire che i personaggi interpretati da Branciaroli siano spesso come riscritti da lui, e assumano senza tradire il testo originale una branciarolit che consiste nellessere, e allo stesso tempo essere consci di esserlo, eroici e vili; auto-ironici, insomma. Eroico e vile, in Finale di partita, era il BranciaroliHamm (io credo che Beckett se lo fosse immaginato proprio cos, ma spesso soprattutto in Italia stato ed interpretato diversamente). Eroico e vile era il BranciaroliGalileo. E eroico e vile il Branciaroli-Sir Ronald, che dedica tutta la sua vita a diffondere la poesia di Shakespeare e onora il teatro fino allultimo respiro, fino allultima goccia di sudore, ma allo stesso tempo si dimostra completamente insensibile ai sentimenti e ai desideri di chi gli sta intorno, a partire dalla direttrice di scena innamorata da anni di lui, fino al suo dresser Norman. Il testo, da cui Peter Yates ha tratto un film nell83, ambientato nella Londra del 1942 bombardata dai nazisti, e racconta le vicende di una compagnia che porta in giro per i teatri le opere di Shakespeare. Il dresser servo di scena nella traduzione di DAmico che sarebbe il vero protagonista dello spettacolo, interpretato ottimamente da Tommaso Cardarelli, lunico a credere ancora in Sir Roland nonostante i problemi di salute, ad assecondare la sua volont e i suoi vezzi, a cercare di spronarlo/ svegliarlo/ incoraggiarlo nei momenti di buio e a difenderlo dagli attacchi dei membri della compagnia che vorrebbero annullare la recita di Re Lear prevista per quella sera. Ma alla fine resta ferito dallaridit del grande attore che, nei ringraziamenti del suo libro che non finir mai di scrivere si dimenticato, non solo di ringraziarlo, ma anche di citarlo. Il fatto che siano citati i macchinisti e i tecnici di palcoscenico, che rendono possibile la magia del teatro, e non luomo che per anni lo ha vestito e svestito ascoltando i suoi capricci, mostra come lattenzione di Sir Ronald fosse tutta proiettata verso se stesso e nei confronti dellumanit che non voleva privare dello Shakespeare quotidiano in tempo di guerra ma non comprendesse gli esseri umani che lui aveva intorno. Una bella commedia, divertente e amara, con un cast di validi attori ad accompagnare Sir Branciaroli. Teatro Grassi, dal 29 novembre all11 dicembre. In scena Al Piccolo Teatro Studio dal 29 novembre al 18 dicembre Toni Servillo legge Napoli. Al CRT Salone fino all11 dicembre Educazione fisica, di Elena Stancanelli, regia di Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco. Al Teatro Manzoni dal 29 novembre al 18 dicembre Tante belle cose, di Edoardo Erba, regia di Alessandro DAlatri. Fino al 17 dicembre al Teatro Franco Parenti Evgenij Onegin di Puskin con la regia di Flavio Ambrosini. Allo Spazio Tertulliano, fino al 18 Dicembre, Diario di un killer sentimentale, dal romanzo di Luis Sepulveda, regia di Giuseppe Scordio.

Servo di scena

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org Gloria e vita alla nuova carne!
Lo schermo televisivo, ormai, il vero unico occhio della mente umana, dice il Dottor OBlivion in Videodrome [David Cronenberg, 1983]. Cronenberg, quasi trentanni fa, azzard una profonda (e ancora attuale) riflessione sul mondo massmediale con il quale ci confrontiamo quotidianamente. Il regista canadese riflette sullintossicazione iconica derivata dal consumo di immagini televisive e sulle modificazioni

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www.arcipelagomilano.org fisiche e antropologiche che la diffusione della TV sta apportando allapparato percettivo umano [Gianni Canova, 1992, p.54]. Un allarmante preambolo di come la societ umana, nellepoca del dominio della televisione, sia ormai mutata in un essere programmabile come un videoregistratore. Molti spunti di pensiero offerti da Videodrome e dalla filmografia di Cronenberg in generale li ritrovo parecchio aderenti alla societ italiana di oggi. Osservando il botteghino, specialmente nel periodo natalizio, evidente come il gusto degli spettatori sia ferocemente condizionato dai modi e dai tempi dettati dalla televisione. I cinepanettoni aprono la controversia infinita tra il successo di pubblico e le bastonate della critica, ma non sono gli unici esemplari di film contaminati da quel segnale Videodrome - per riprendere Cronenberg che porta il cinema a una mutazione televisiva. Infatti, tra i campioni dincassi dellultima stagione troviamo Che bella giornata [Gennaro Nunziante, Italia, 2011, 97] con protagonista Checco Zalone e, pi recente, I soliti idioti [Enrico Lando, Italia, 2011] derivato dal programma comico di grande successo di MTV. Per Zalone i tromboni dei critici hanno suonato (molti, ma non tutti) inni di gloria, accostandone la comicit addirittura a quella di Sua Maest Tot; I soliti idioti, invece, sono stati trafitti dalle penne inferocite della stessa critica che, ogni anno, ferisce lorgoglio dei Boldi e dei De Sica. In difesa, Ezio Greggio: c una puzza sotto il naso tra i critici italiani assolutamente inopportuna, dice vantandosi del successo di Box Office 3D che ha fatto gli stessi incassi di Carnage di Roman Polanski. Greggio sottolinea anche come TV e cinema ormai dialogano molto bene. Eccola qui, allora, la chiave di tutto: quel dialogo tra piccolo e grande schermo che, pi che dialogo pare mutazione. Il successo della televisione esplode e si propaga e, alla ricerca disperata dei grandi numeri, si impossessa del cinema. Fu il palco di Zelig a battezzare la comicit di Checco Zalone: sketch televisivo rassicurante che, al cinema, si traveste da commedia. Rassicurante la ripetizione continua e stereotipata, consolatoria come la sicurezza che si ha acquistando un panino da McDolands. Replica infinita come le gag solite e idiote che fanno del tormentone (se volgare, meglio ancora) unarma micidiale. Ma il Cinema un viaggio allinterno di mondi inventati; una menzogna bella che obbliga a riflettere e dubitare. La televisione una bugia rassicurante. E, secondo Gianni Amelio, la distanza tra menzogna e bugia abissale: se la bugia spesso meschina, la menzogna pu essere grandiosa, richiede abilit e ingegno in chi la costruisce. Nella vita la menzogna unarte, nellarte vita. Si pu dire che sia lessenza del cinema (). Nel patto con chi guarda e ascolta, la menzogna non solo lecita ma dovuta. [Un film che si chiama desiderio, p.321]. Il segnale Videodrome diffuso ormai, ne dimostrazione il botteghino che si gonfia quando la televisione ruba lo schermo al cinema. Lo spettatore , in realt, un telespettatore travestito da spettatore. Per Woody Allen assolutamente evidente che larte del cinema si ispira alla vita, mentre la vita si ispira alla televisione. Proprio questa ispirazione catartica tratta dalla televisione, allora, condizione sufficiente per comprendere il successo di pubblico di alcuni film. Se lOBlivion di Videodrome sentenzia che la televisione la realt, e la realt meno della televisione, noi spettatori umili ci consoliamo con la menzogna del Cinema. Quello vero. Paolo Schipani

di Woody Allen [USA, Spagna, 2011, 94] con Marion Cotillard, Owen Wilson, Rachel McAdams, Michael Sheen
Jean Giraudoux ha detto che Parigi il luogo al mondo dove si pi pensato, pi parlato, pi scritto. Gil Pender (Owen Wilson), protagonista di Midnight in Paris, ultima opera cinematografica di Woody Allen, non pu che condividere il suo pensiero. Tu in quale epoca avresti preferito vivere Don Chisciotte? gli domanda provocatoriamente Paul (Michael Sheen), professore americano pedante e saccente. A Parigi negli anni '20 sotto la pioggia. Gli risponde istintivamente Inez (Rachel McAdams) per rimarcare l'inguaribile nostalgia del fidanzato per un periodo ormai scomparso. N Paul, n Inez e la sua famiglia alto-borghese condividono l'amore di Gil per Parigi. Il giovane sceneggiatore non si innamorato solo della bellezza degli edifici e dell'armonia dei tetti, ma, soprattutto, della potenza evocativa dei luoghi che nel periodo tra le due guerre mondiali hanno ospitato artisti di tutte le epoche, come Hemingway, Zelda e Scott Fitzgerald, Picasso, Cole Porter, Dal, Bunuel e molti altri. Quale pretesto migliore delle fantasie di un aspirante scrittore per permettere al regista di dar vita a un'epoca da sogno? Al primo rintocco della mezzanotte, una gialla ed elegante Peugeot, come la carrozza di una fiaba, si ferma lentamente davanti ai gradini della chiesa in cui Gil aspetta pensosamente. Questa inusuale macchina del tempo realizza il sogno del protagonista: essere catapultato nella adorata Parigi degli anni '20. Woody Allen riesce a mettere in scena qualcosa di magico. I colori antichi e sfumati sono segnali di una dimensione solo apparentemente onirica. Gil Pender per materialmente immerso in questa atmosfera prodigiosa dove lo attendono tutti i suoi modelli letterari e artistici, fino a quel momento solo letti o immaginati. L'aria spaesata del giovane sceneggiatore lascia lentamente spazio a un'attonita ma euforica consapevolezza. Le chiacchierate nei caff con Hemingway, i balli sulle note di Cole Porter, le revisioni del suo manoscritto da parte di Geltrude Stein diventano presto un'abitudine quotidiana; Gil riesce, per, a non perdere quella sua spontanea devozione che lo rende cos naturale ai nostri occhi. La genialit e lesperienza hanno permesso al regista di trasformare in immagini una sceneggiatura brillante e poetica, nella quale ogni dettaglio curato minuziosamente per rendere indimenticabile questa fantasiosa intrusione nel passato, tanto per Gil Pender quanto per noi spettatori. Solo gli scemi lasciano Parigi ha scritto Ernest Hemingway in Fiesta. Gil Pender sembra pensare alle parole del suo maestro mentre cammina sotto le gocce di pioggia della sua nuova e incantevole citt. Marco Santarpia In sala a Milano: Colosseo, Eliseo, The Space Cinema Odeon, UCI Cinemas Bicocca, UCI Cinemas Cer-

Midnight in Paris

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tosa, Arcobaleno, Anteo, Apollo, Orfeo, Ducale Multisala, Plinius Multi-

sala.

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