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COREA DEL NORD: UNA SFIDA PER GLI USA - AMMINISTRAZIONI A CONFRONTO

INTRODUZIONE La Corea del Nord per gli Stati Uniti ha sempre rappresentato una sfida per la propria politica estera, infatti, fin dalla Guerra di Corea, scoppiata nel 1950, Washington si dovuta confrontare con il regime nord coreano e con la sua ambigua politica estera. Il contesto che verr preso in analisi molto diverso da quello nel quale si ebbe lo scontro lungo il 38 parallelo: con la fine della guerra fredda e lo scontro bipolare, contestualmente al cambiamento dello scenario internazionale anche la Corea del Nord ha assunto una salienza differente sotto laspetto geopolitico. Per analizzare la politica estera statunitense dopo la caduta del muro di Berlino verranno prese in esame due presidenze che con la loro politica estera hanno segnato profondamente le relazioni tra i due paesi e hanno dato lavvio a nuovi modi di confrontarsi con il regime di Pyongyang: quella del Presidente Bill Clinton e quella di George W. Bush Jr.. Molti studiosi per spiegare le differenze in termini di politica estera verso la Corea del Nord dei due presidenti sottolineano la fondamentale differenza che corre tra le due amministrazioni in termini di percezione del regime nord coreano. Infatti in termini generali lamministrazione Clinton non sembrava vedere il regime coreano come un irrazionale stato revisionista i suoi comportamenti da canaglia venivano letti alla luce del dilemma della sicurezza. Seguendo questa visione, la politica dellengagement sembrava essere la mossa migliore da adottare nella complessa partita a scacchi con Pyongyang, ritenendo che la minaccia perpetrata della Nord Corea aumentasse a causa della paura legata alla sicurezza. Gli officials dellamministrazione leggevano, infatti, l'atteggiamento coreano di ricerca continua di implementazione di armi nucleari e missili balistici, come l unica via duscita per sopravvivere e per difendere la propria sicurezza. La politica dellengagement viene supportata dalla possibilit di creare un senso di fiducia che possa ridurre cos facendo, il loro senso di insicurezza e quindi di conseguenza aumentare anche la possibilit di dialogo che possa portare a un contenimento dello sviluppo nucleare e militare1. Al contrario Bush considera il regime di Pyongyang come un pericoloso ed aggressivo stato canaglia con il quale gli Stati Uniti non sono in grado e non possono negoziare ed ottenere risultati soddisfacenti. Secondo quanto detto quindi gli USA dovrebbero adottare una politica aggressiva e punire lo stato del nord. Lamministrazione Bush da subito prese le distanze dal suo predecessore ritenendo che la politica dellengagement potesse solamente far emergere la vera natura del regime, e sottoline come gli Stati Uniti dovessero concentrare la loro attenzione su una politica di lungo periodo, non semplicemente su unazione di dissuasione per scoraggiare la Corea del Nord a compiere azioni criminali, una politica mirata a un definitivo e radicale cambiamento di regime. Gia da questa breve descrizione delle posizioni delle due amministrazione emerge come sia ampio il divario sulla percezione del nemico e quindi sul comportamento da intraprendere. Questa differenza di percezioni non per lunico elemento da tenere in considerazione per analizzare le diverse azioni intraprese dai due governi; infatti importante la situazione internazionale presente al momento in cui erano in carica i due presidenti e i processi di decision-making che ne sono seguiti; quindi cosa molto 1 Jihwan Hwang, Realism and U.S Foreign Policy toward North Korea

importante che deve essere analizzata come gli Stati Uniti hanno cercati di attenuare il dilemma della sicurezza in Nord Corea2.

GLI ANNI DI CLINTON Lavvento dellamministrazione Clinton rappresent un inaspettato cambiamento nelle relazioni con la Corea del Nord. Dopo la caduta del muro di Berlino e il collasso dellUnione Sovietica e dellordine bipolare il mondo sub uninarrestabile processo di cambiamento che segn anche i rapporti tra gli stati, ma ci non avvenne per quanto riguarda le relazioni tra un regime confermatosi comunista e la potenza guida del mondo libero. Infatti lamministrazione di George H. W. Bush continu a vedere Pyongyang come un regime dittatoriale sfuggito al crollo del sistema comunista intorno a lui e quindi minaccioso e inevitabilmente obbligato a cambiare. Clinton dovette ereditare questa scomoda posizione, ma cap ben presto che latteggiamento statunitense doveva cambiare e plasmarsi per adattarsi in modo migliore alle nuove esigenze del sistema internazionale3. Appena insediatosi alla Casa Bianca Clinton dovette subito confrontarsi con il regime nord coreano, infatti, nel 1993 Pyongyang minacci di volersi ritirare dallaccordo di non proliferazione e sembrava sempre pi chiara l'intenzione di Pyongyang di procedere con il riprocessamento del plutonio. Lamministrazione Clinton in un primo momento sembr pronta a voler utilizzare il potere militare per obbligare la Corea del Nord ad un passo indietro nella sua decisione o in caso di rifiuto a subire un attacco militare, ma poi si decise di intraprendere la via diplomatica, sia ufficiale che privata. Infatti nel 1994 lex presidente statunitense Jimmy Carter si rec in visita a Pyongyang, scatenando accese critiche sia tra i repubblicani che tra i democratici, oltre che allinterno del governo di Seoul in quanto, lex-presidente durante il suo mandato pianific la riduzione delle truppe di terra di istanza in Corea del Sud suscitando un forte malcontento. Negli Stati Uniti la visita provoc serio imbarazzo nellamministrazione Clinton in quanto Carter in un conferenza stampa dichiar come fossero state un errore le sanzioni economiche imposte alla DPRK attraverso le Nazioni Unite, anche se tutto quello che venne dichiarato fu etichettato come iniziativa personale. Questo commento al vetriolo arriv proprio nel momento in cui Clinton stava cercando di costruire consenso internazionale per rilanciare le sanzioni economiche, e questa dichiarazione non aiut certo gli sforzi del Presidente. Dopo la visita di Carter, Clinton annunci che gli Stati Uniti avrebbero concesso al regime altri trenta giorni prima di avviare qualunque tipo di risoluzione che prevedesse sanzioni. Il cambiamento di politica assunto dopo la visita dellex presidente non si rivel molto popolare, i critici di questa

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Leon Sigal, Disarming Strangers - Nuclear diplomacy with North Korea Paik Hak-soon, Continuity or Change? The New U.S Policy Toward North Korea

nuova posizione statunitense asserivano, infatti, la mancanza di concretezza in un politica che accordava significative concessioni senza chiedere nulla in cambio4. Questo cambiamento di politica permise un riavvicinamento tra i due stati e port alla ripresa degli accordi bilaterali il 9 Luglio 1994, che accompagnarono il dialogo gi avviato tra Pyongyang e Seoul. Le trattative subirono un' interruzione a causa della morte del leader nord coreano a cui succedette Kim Jong-Il e ripresero in Agosto dello stesso anno. Robert Gallucci, il mediatore inviato da Washington e il leader nord coreano raggiunsero un accordo il 21 ottobre 1994, l Agreed Framework prevedeva il congelamento della costruzione dei due reattori nucleari previsti a Yongbyon, la rinuncia a processare altro plutonio oltre a quello gi avviato, la volont di implementare laccordo di denuclearizzazione della penisola nord coreana firmato nel 1992 e infine laccettazione degli ispettori dellIAEA; gli Stati Uniti, a loro volta prevedevano dellopzione di non utilizzare armi nucleari contro il regime. Un ulteriore passo in avanti nelle relazioni tra i due paesi venne segnato con il cosiddetto Perry Process nel Settembre 1999, quando vennero avviate consultazioni tra William Perry, coordinatore delle politiche verso la Corea del Nord, e la controparte coreana e giapponese, a causa della rinnovata minaccia posta dal regime con i nuovi test dei missili Taepodong-I effettuati in direzione del Giappone il 31 agosto 1998, questo nuovo momento di dialogo aveva inoltre come obiettivo il congelamento dei programmi si sviluppo missilistico avviato dalla DPRK. L Agreed Framework e il Perry Process rappresentano lapice della politica dellengagement dellamministrazione Clinton, mostrano lintenzione di cercare accordi e compromessi con un regime che non veniva visto solo come minaccioso e ostile e quindi con cui non potessero essere avviati dialoghi e trattative ma come un regime che cercava di mantenere e preservare la sua sicurezza. Leggendo le iniziative statunitensi sotto questa nuova luce si pu notare come Pyongyang cercando attraverso larmamento nucleare di preservare la sua sicurezza, non fosse altro che uno stato security seeking e che latteggiamento statunitense potesse essere visto come una risposta a questa ricerca di sicurezza. Latteggiamento quindi che potesse rispondere meglio a questa ricerca nord coreana, secondo lamministrazione Clinton era una politica di dialogo che potesse far aumentare la fiducia nella controparte e che potesse spingere la Corea del Nord a un atteggiamento maggiormente cooperativo e di diminuzione dellarsenale nucleare. Forti critiche sono state mosse alla presidenza Clinton per le politiche adottate, soprattutto da coloro i quali erano a favore di un intervento militare, i quali vedevano la politica del dialogo e dellengagement come poco produttiva e anzi dannosa per gli stessi Stati Uniti che cos facendo non ponevano fine alla minaccia nord coreana ma davano legittimazione al regime. Inoltre, i tentennamenti nelle decisioni da adottare nei confronti di Pyongyang sono stati letti come un altro esempio dei pi ampi errori commessi dallamministrazione in materia di politica estera in Somalia, Bosnia ed Haiti5. Altri studiosi hanno visto la politica del bastone e della carota come una politica non applicabile al caso in questione, perch per dare dei risultati questo tipo di approccio doveva avere dallaltra parte uno stato disposto ad arrivare ad un accordo ma dal momento che la Corea del Nord mirava unicamente a preservare la sua sicurezza non sarebbe in alcun modo disposta ad un accordo, in particolare se questo mira, come nel caso degli Stati Uniti, a ridurre

4 William E. Berry, North Koreas Nuclear Programm: The Clinton Administration Response 5 Leon V. Sigal, op. cit

larmamento nucleare, che rappresenta il mezzo migliore per preservare la propria sicurezza6.

GLI ANNI DI BUSH Lamministrazione Bush rivide la politica verso la Corea del Nord adottata in precedenza, il cambiamento come spiegato nellintroduzione poteva essere ricollegato a due fattori fondamentali, il primo riguardo la percezione del regime mutata sotto la nuova presidenza, infatti la DPRK veniva vista come uno stato canaglia, la cui politica di armamento ed espansione minacciava significativamente la sicurezza statunitense e con cui gli Stati Uniti non erano in grado di negoziare. Il secondo fattore importante da tenere in considerazione nellanalisi risiede nel cambiamento del contesto internazionale, infatti, dopo lattentato dell11 settembre tutta la politica estera USA sub una sostanziale trasformazione e con essa anche le politiche adottate verso il regime, la sicurezza degli Stati Uniti e la lotta al terrorismo e agli stati detentori di armi nucleari divenne il centro di gravit di tutte le iniziative e di tutte le lotte intraprese dallamministrazione7. Il Presidente Bush nel discorso del 2002 sullo stato dellUnione chiarisce molto bene la sua visione sul regime di Pyongyang, infatti annuncia che la Corea del Nord, insieme a Iraq e Iran formano un Axis of Evil, dicendo: Some of these regimes have been pretty quiet since September the 11th. But we know their true nature. North Korea is a regime arming with missiles and weapons of mass destruction, while starving its citizens... States like these, and their terrorist allies, constitute an axis of evil, arming to threaten the peace of the world.8 L11 settembre cos ha spinto Washington a vedere le relazioni internazionali attraverso le lenti dellantiterrorismo e adottare una politica o con noi o con i terroristi e questa rigida posizione non ha fatto altro che complicare le relazioni con Pyongyang, la fiducia, infatti, che prima si era cercata di costruire per avviare dei negoziati facendo emergere il lato meno rigido degli Stati Uniti, con questa nuova posizione non poteva che essere compromessa. La nuova amministrazione, appena arrivata la potere, cos decide di chiedere tutte le trattative ad alto livello con Pyongyang e di ritenere lettera morta lAgreed Framework concluso da Clinton e compromise anche i rapporti con la Corea del Sud, in precedenza prezioso alleato nei dialoghi con il regime del nord, denunciando linefficienza della politica di apertura, Sunshine policy, lanciata da Kim Dae Jung nel 1998. Questa nuova posizione non fece altro che rilanciare la sfida agli Stati Uniti da parte nord coreana, ad Aprile 2002 la delegazione responsabile delle politiche verso il regime viene informata che Pyongyang possiede gi un paio di ordigni nucleari ed intenzionata a costruirne ulteriori, e pochi mesi dopo il regime ammette di aver continuato a sviluppare il programma di arricchimento delluranio contravvenendo cos facendo allaccordo siglato nel 1994 con gli Stati Uniti e nel dicembre dello stesso anno esprime l intenzione di voler riattivare il reattore nucleare fermato con il Agreed Fremwork e come ultima azione Pyongyang espelle gli ispettori dell IAEA e il 10 gennaio annuncia il ritiro unilaterale dal TNPN. Questi eventi si intrecciarono con linvasione statunitense dellIraq e convinsero la Corea del Nord che era arrivato il tempo di accelerare il programma di armamento nucleare e mentre il teatro iracheno si andava complicando, il regime cap che si trovava con le mani relativamente libere avendo, gli Stati Uniti in questo momento, diverse priorit e con le forze completamente impegnate sul fronte mediorientale non potevano rappresentare pi 6 William Berry, op. cit. 7 Jihwan Hwang, op. cit. 8 President delivers State of the Union Adress, 29 gennaio 2002 http://georgewbush-whitehouse.archives.gov/news/releases/2002/01/20020129-11.html

una minaccia credibile. In quel momento gli Usa sembravano senza carota e senza bastone per poter influenzare le politiche coreane. Di fronte a queste sfide lanciata dal regime gli Stati Uniti non poterono rispondere con la solita politica intransigente, quindi decisero di dare corso ad una politica di maggiore apertura, abbandonando la loro politica ostile, cui segu una dichiarazione del ministro degli esteri nordcoreano in cui veniva espresso che se gli USA avessero messo da parte il loro atteggiamento aggressivo verso di loro, essi sarebbero stati pronti ad aprire il dialogo sulle questioni di sicurezza. Questa distensione port nellaprile 2003 allavvio di dialoghi multilaterali, i Six Party Talks, che prevedevano la presenza oltre che di Stati Uniti e Corea del Nord, di Corea del Sud, Cina, Giappone e Russia. Dopo vari incontri che si risolsero con un nulla di fatto, le parti sembrarono negoziare circa un accordo che poteva sembrare una seconda versione dell Agreed Framework, ma anche questa proposta non and in porto complicata dallidentificazione da parte del Tesoro americano del Banco Delta Asia con sede a Macao come banca che ospitava conti nord coreani utilizzati per svolgere le loro attivit criminali, e gli Stati Uniti decisero di congelare i conti provocando indignazione nordcoreana. Washington spieg lazione come collegata al dialogo sulla denuclearizzazione, ma Pyongyang identific questa mossa come un modo per far naufragare il dialogo appena avviato. Seguirono numerosi incontri e ricerche di accordi ma nessuno port una vera e propria svolta ne per quanto riguarda la denuclearizzazione ne per un reale avvicinamento9. Lamministrazione Bush non appariva, per, cos monolitica contro la minaccia nordcoreana, infatti durante tutto il periodo di presidenza si susseguirono cambi di rotta e di strategie che fecero emergere una spaccatura al suo interno circa le posizioni da assumere. Compariva, quindi, una divisione tra regionalisti e globalisti, come emerge nel lavoro di Kenneth Quinones, i regionalisti dividono il mondo in regioni geografiche e cercano di adottare strategie plasmate per un area geografica stabilita con caratteristiche regionali proprie. Quindi viene preferito lapproccio diplomatico multilaterale che pone laccento sui negoziati tradizionali e coordinazione multilaterale e il ricorso alla forza viene visto come lultima opzione. Al contrario i globalisti dividono il mondo secondo temi e questioni globali di primaria importanza, ad esempio la questione delle armi di distruzione di massa, mentre a margine risiedono gli accordi con gli alleati, quindi per questa parte rimane centrale, in primis, la difesa degli Stati Uniti. Coloro che appoggiano questa visione credono che il USA dovrebbero sviluppare un sistema di difesa missilistico nazionale per proteggersi contro la minaccia perpetrata dalle armi di distruzione di massa degli stati canaglia. Nei primi mesi della presidenza Bush sembrava dominare la visione regionalista, infatti non si era ancora arrivati a una secca rottura con le politiche dellamministrazione Clinton, ma dopo gli attacchi dell 11 settembre la politica estera statunitense prefer adottare una visione pi globalista, come infatti emerse chiaramente dal discorso sullo stato dellUnione. Questa dicotomia allinterno dellamministrazione, per, non fu daiuto per gli Stati Uniti, cre, anzi, un senso di insicurezza e di incertezza tra gli alleati che fu difficile da recuperare10. CONCLUSIONI Lanalisi delle diverse politiche adottate dalle due amministrazione mette in luce una incertezza americana sulla strada migliore da intraprendere nel confronto con la Corea del Nord. La politica dellengagement e del dialogo, soprattutto multilaterale, sembra quella che alla luce degli aventi abbia risposto meglio; una politica intransigente, al contrario, fa 9 Walter C. Clemens, Negotiation with North Korea: Clinton vs Bush 10 Kenneth Quinones, Dualism in the Bush Administrations North Korea Policy

sentire il regime di Pyongyang minacciato e sotto attacco e non fa altro che aumentare lintransigenza di questultimo e lostilit al dialogo. Certamente anche la politica di Clinton non riuscita completamente nel suo intento, ma era riuscita ad allentare in parte la tensione tra i due paesi, aiutata anche dalla sunshine policy sudcoreana. Gli Stati Uniti, secondo diversi studiosi, dovrebbero far maggior affidamento sui loro alleati e cercare una politica a tutto tondo che coinvolgendoli possa far fronte comune, in particolare con i preziosi alleati asiatici, in particolare la Cina. Infatti un consolidamento americano nella regione senza tenere in considerazione Pechino non farebbe altro che peggiorare i rapporti tra i due, posizione assolutamente non gradita e inaccettabile per gli Stati Uniti. Il successo dellengagement non presuppone solamente un atteggiamento conciliatorio indiscriminato ma un mix di conciliazione e forza che permetta alla Nord Corea di non sentirsi minacciata ma nello stesso tempo che non riveli uneccessiva debolezza statunitense11. Lavversione USA per la cooperazione con lo scopo di prevenire la proliferazione nucleare, che pi volte emersa in entrambe le amministrazioni, dovrebbe essere superata, in quanto la cooperazione risulta molto meno costosa rispetto alla coercizione ed inoltre permette risultati migliori, basti guardare le otto nazioni persuase ad abbandonare programmi nucleari come Corea del Sud, Taiwan, Brasile, Argentina, Sud Africa, Ucraina, Bielorussia e Kazakistan. La lotta alla proliferazione nucleare, infine, subirebbe una spinta positiva se Washington limitasse la sua enfasi sullimportanza delle armi atomiche per la propria difesa, in modo da aiutare anche le altre nazioni ad abbandonare i programmi nucleari, non associando pi larma nucleare allunico mezzo che permetta una difesa reale12. Per avvicinarsi a una soluzione la Corea del Nord e gli Stati Uniti dovrebbero risolvere il dilemma della sicurezza che caratterizza il loro rapporto, solo con un approccio comprensivo americano e con il dialogo la paura per la sopravvivenza che caratterizza il regime nord coreano potrebbe essere superato e quindi avviato verso una riconsiderazione dellarsenale nucleare.

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Victor D. Cha, Engaging North Korea Credibility Leon V. Sigal, op.cit.

BIBLIOGRAFIA Fonti Primarie Agreed Framework of 21 October 1994 between the United States of America and the Democratic Peoples Republic of Koreahttp://www.iaea.org/Publications/Documents/Infcircs/Others/infcirc457.pdf Discorso sullo stato dell Unione - http://georgewbushwhitehouse.archives.gov/news/releases/2002/01/20020129-11.html

Fonti Secondarie Leon V. Sigal,1998 . Disarming Strangers - Nuclear diplomacy with North Korea, Princeton Paperbacks

Jihwan Hwang, 2004. Defensive Realism in U.S. Policy Toward North Korea: The Clinton and Bush Administrations in Comparative Perspective, World Affairs, 167, 1 (summer): 17. Victor D. Cha, 2000. Engaging north Korea Credibly, Survival 42,2: 136-155. Joel S. Wit, 2007. Enhancing U.S. Engagement with North Korea, Washington Quarterly 30,2 (Spring) Michael Yahuda, 1996. The International Politics of the Asia-Pacific, 1945-1995, Routledge, London Walter C. Clemens . Negotiation with North Korea: Clinton Vs Bush, Global Asia, 3, 2. Paik Hak-soon, 2001. Continuity or Change? The New U.S. Policy Toward North Korea, East Asian Review. 13, 2 (summer) William E. Berry 1995, North Korea's Nuclear Program: The Clinton Administration's Response, INSS, 3, March. C. Kenneth Quinones, 2003. Dualism in the Bush Administrations North Korea Policy, Asia Perspective, Vol. 27, 1, pp.1997-224 Victor D. Cha, 2002. North Koreas Weapons of Mass Destruction: Badges, Shields, or Swords? , Political Science Quarterly, Vol, 117, 2, pp.209-230.