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ELEMENTI DI PSICOLOGIA SOCIALE

Linterazione tra le persone alla base di tutti i processi sociali, nelle situazioni di gruppo o nelle organizzazioni, ed inoltre fondamentale nella costruzione della nostra identit e unicit.

La psicologia sociale da sempre ha cercato di affrontare i problemi del momento e, con la caratteristica di action research ( ricerca-azione ) definita da Lewin, si pone come una disciplina che cerca risposte alle situazioni storico-sociali con gli strumenti psicologici.

La psicologia sociale ha due matrici storiche: la prima si colloca nello scenario europeo, la seconda nello scenario nordamericano. Essa nasce ufficialmente in America agli inizi del novecento e si pone inizialmente come una branca della psicologia. Il problema trovare un rapporto tra lindividuo e la societ, tra il mentale e il sociale.

La psicologia sociale europea: importante in questo scenario la sociologia che affronta problemi analoghi a quelli della psicologia sociale poich cerca collegamenti tra comportamenti individuali e fenomeni collettivi. La psicologia sociale nasce come un aspetto della psicologia tanto da essere connotata da una netta impronta individualistica. Diventa cruciale attribuire responsabilit allazione dellindividuo. La sociologia: nasce in Francia con Durkheim, che separa psicologia e sociologia, dando molta pi importanza a questultima. Lautore studia il suicidio, minimizzando le connotazioni soggettive dellatto ed enfatizzando il peso delle variabili sociali, con un particolare rilievo alle situazioni nelle quali assente la sicurezza delle norme, nei valori e nelle credenze condivise -> anomia sociale. Ci che spinge al suicidio secondo Durkheim non sono tanto gli aspetti individuali quanto le cause sociali che intervengono. la mancanza di norme note che rende lidentit individuale fragile, aumentando il tasso dei suicidi. C nella ricerca dellautore una relazione tra mancanza di norme e difficolt personale ed inoltre presente una visione delluomo come essere sociale inserito in un contesto normativo che gli fornisce stabilit e significato. Le Bon e lanalisi della folla: per comprendere alcuni fenomeni legati allomologazione del comportamento collettivo, che caratterizza le folle, sono fondamentali i concetti esplicitati da Tarde sull'imitazione. Secondo questultimo la vita sociale determinata da tre cause: il desiderio e la credenza, linvenzione e la relazione interpsicologica. Questultima diventa attiva in base a tre condizioni : imitazione, opposizione, adattamento. Il desiderio guida il comportamento individuale, grazie allinvenzione, che permette nuove costruzioni di pensiero che si collegano nelle relazioni interpsicologiche. Limitazione il processo centrale dellinterazione e del legame sociale. Secondo Tarde limitazione priva lindividuo della propria coscienza e del controllo emotivo, permettendogli di scatenarsi come avviene nelle situazioni collettive. Lindividuo che viene delineandosi allinterno della psicologia sociale vuoto, un individuo che perde nel rapporto con laltro le proprie competenze razionali. Secondo Le Bon la caratteristica essenziale della folla lirrazionalit

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dovuta alla suggestione delle impressioni. La folla ununit che trascende i singoli individui; ha unanima propria, tanto che le singole personalit svaniscono e le idee e i sentimenti si polarizzano verso la stessa direzione. I meccanismi che secondo Le Bon determinano il formasi della folla sono: 1Il senso di potenza che si manifesta nelle situazioni collettive;

2-

Il contagio mentale che crea unanima collettiva;

La suggestionabilit che abolisce la volont individuale e la coscienza.

La psicoanalisi: Freud riprende le teorie di Le Bon e Tarde, amplificando il significato dei contenuti inconoscibili e irrazionali del comportamento umano grazie alla definizione dellinconscio. Il comportamento guidato anche da forze non conosciute dal soggetto e apparentemente irrazionali o che seguono una ragione altra rispetto al pensiero primario. Secondo Freud il vincolo che lega la massa la libido. Ci che caratterizza il pensiero sociale di Freud lidea che la socialit una derivazione del conflitto interno, divenendo un argine e non un arricchimento della vita psichica. La teoria della forma: nata in Germania intorno ai primi del novecento, si occupa dei fenomeni normali della vita quotidiana e degli eventi osservabili e controllabili e presenta una visione armonica dellindividuo in rapporti con il suo ambiente sociale. Wertheimer studia le modalit di funzionamento della percezione, giungendo a definire le leggi che guidano lindividuo nella conoscenza del mondo esterno. I principi generali della percezione spiegano non solo le modalit dorganizzazione degli stimoli fisici ma anche di quelli sociali, anche se indirettamente. Il mondo appare gi strutturato e organizzato nella percezione. Linteresse quello di identificare le leggi di questa strutturazione, che fanno riferimento alla totalit, allinsieme e non alle parti, dal momento che il tutto d significato alle parti. I fattori che unificano e organizzano in unit di campo in base al pensiero di Wertheimer sono: 1. Vicinanza: a parit di condizioni, le parti pi vicine di un insieme percettivo danno luogo a unit figurative.

2. Somiglianza: quando presente un insieme di stimoli tra loro diversi, si creano unit percettive fra elementi simili in qualche aspetto.

3. Chiusura: le regioni delimitate da margini chiusi sono percepite come figure pi facilmente di quelle con contorni aperti e incompleti.

4. Continuit di direzione: a parit daltre condizioni, simpone quellunit percettiva il cui margine offre il minor numero di cambiamenti.

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5. Buona forma: il campo percettivo si segmenta in modo che ne risultino unit e oggetti percettivi equilibrati e armonici, regolari e simmetrici.

6. Esperienza passata: lesperienza passata come fattore empirico agisce nel senso di favorire la costituzione doggetti con i quali abbiamo familiarit.

Altro concetto fondamentale della teoria della forma quello dellisomorfismo, che presuppone che il mondo fisico, quello dellesperienza fenomenica e quello delle strutture nervose siano caratterizzati da unomologia strutturale.

La psicologia sociale americana: le matrici del pensiero psicologico americano sono duplici: da una parte linfluenza dellutilitarismo inglese di Stuart Mill, dallaltra il pensiero riformatore che risale alla religione quacchera. Lobiettivo della psicologia sociale americana affrontare le problematiche della vita quotidiana. I concetti fondamentali sono quelli dadattamento, dorigine darwiniana, e quello di progresso, mediato da Spencer. Fondamentale importanza assumono per levoluzione linterazione organismo-ambiente e lo studio del comportamento. Gli avvenimenti storici americani portano il pensiero psicologico e sociologico a interrogarsi sui fenomeni legati allinterazione e al piccolo gruppo, affrontati con un approccio empirico. Attraverso la partecipazione, lo scambio tra le persone e la discussione possibile associarsi nella realt dinamica e positiva che porta al benessere e al progresso. Small utilizza temi che saranno della psicologia sociale quali linteresse per linterazione tra gruppi. Dewey con la scuola di Chicago lega il pragmatismo al movimento funzionalista, che si esprime nella psicologia sociale. Il funzionalismo si occupa dellutilit che i processi mentali assumono per la condotta e soprattutto per ladattamento. Il concetto dadattamento assume due connotazioni: una pi ampia che si riferisce allazione attiva delluomo sul mondo, e una pi ristretta che fa appello alladeguamento ( behaviorista ). I primi testi americani con lindicazione nel titolo di psicologia sociale sono del 1908:

1-

Social Psychology di Ross

2-

Introduction to Social Psychology di Mc Dougal.

Mc Dougal, che si occupa di comportamento collettivo, fa riferimento a istinti e tendenze innate che guidano lazione, con riferimento al pensiero di Tarde. Le tendenze sono: la simpatia, la suggestione, limitazione e la tendenza ludica e costituiscono i fondamenti della vita sociale. Linterazionismo simbolico: si sviluppa nella scuola di Chicago. La realt sociale nasce dalla mediazione mentale in termini simbolici, viene approfondito il concetto si S e viene data centralit allindividuo come mediatore del rapporto con lambiente. Linterazione simbolica linterazione che ha luogo tra le varie menti e i vari significati che caratterizzano la societ umana. Con Mead il concetto di S diventa autonomo: il S un qualcosa che si costruisce nel rapporto sociale, senza avere una sua precedente esistenza.

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Il piccolo gruppo: uno degli oggetti di maggiore interesse della psicologia sociale americana. A Cooley si deve la definizione di gruppo primario, che d rilievo allinsieme delle interazioni personali. Emerge, per la prima volta in sede sperimentale, la realt del gruppo nella sua genesi come unit psicosociale. Moreno con la sociometria esalta gli aspetti spontanei e creativi dellindividuo. Per attuare il progetto umano necessario ritrovare modi di comunicazione tra gli individui pi diretti rispetto a quelli regolati dai rapporti normativi codificati. Il behaviorismo: oggetto di studio sono gli atteggiamenti sociali. Watson pone come oggetto danalisi il comportamento manifesto. Il comportamento diventa la risposta a uno stimolo esterno con unimpostazione periferialistica, che nega lorganizzazione del sistema nervoso centrale. Lambiente assume una posizione centrale, lapprendimento unespressione della stimolazione ambientale. Questi presupposti si legano agli studi sul condizionamento classico di Pavlov. Sono i contributi legati al condizionamento classico gli aspetti pi tipici della psicologia sociale di stampo behaviorista. Tolman definisce il comportamento in unottica molare, con il recupero dellindividuo tra lo stimolo e la risposta e, giunge alla definizione di un sistema comportamentale caratterizzato da una sequenza di scopi-cognizioni-significati. Lorganismo come mediatore tra gli aspetti ambientali e i comportamenti messi in atto diventa il filtro e ci comporta un interesse sempre crescente sulle capacit dellindividuo dintervenire attivamente nella costruzione del mondo sociale. La psicologia cognitiva: lindividuo considerato un elaboratore dinformazioni, che provengono sia dallesterno che dallinterno. Chomsky studia il comportamento verbale, con riferimento ai processi mentali sottostanti. Neisser propone una teoria esplicita sulla mente umana in termini delaborazione dinformazioni. Sono studiati i meccanismi che sottendono limmagazzinamento delle informazioni, la loro trasformazione e organizzazione in entrata. Il costruttivismo: la mente considerata dotata di una gran capacit di costruzione. Quando lindividuo elabora una nuova informazione, lassimila a precedenti conoscenze; in questo modo la nuova informazione alterata in modo coerente con le conoscenze gi possedute. I processi di costruzione e ricostruzione danno luogo alla creazione di nuovi significati. Bruner considera il comportamento umano come guidato da scopi, piani e strutture dattuazione e d molta importanza allinfluenza della cultura nello sviluppo mentale. Lindividuo, che nel pensiero della psicologia sociale europea degli inizi era caratterizzato dalla passivit rispetto allinfluenza delle masse, come fosse un individuo vuoto e guidato da motivazioni inconoscibili per la psicoanalisi, diventa lentamente attore dellazione sociale, caratterizzato da processi dorganizzazione della conoscenza e con la capacit di determinare il mondo sociale e il suo approccio fenomenico si muove in un campo psicologico attivamente creato dalle sue esperienze e diventa un individuo attivo che costruisce il mondo sociale nel quale si trova a creare le sue relazioni interpersonali.

Linterazione sociale

Linterazione sociale un concetto centrale della psicologia sociale. Furono Mead e Asch a gettare le basi teoriche dellinterazionismo simbolico.

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Mead: riprende quanto detto da Blumer -> linterazionismo simbolico si basa sullimportanza del significato che gli oggetti assumono per lindividuo. Alla base della teoria ci sono tre premesse

1. Gli esseri umani si comportano verso le cose sulla base dei significati che esse hanno per loro

2. Questi significati sono un prodotto della interazione sociale che avviene nella societ umana.

3. Questi significati sono modificati e manipolati attraverso un processo interpretativo messo in atto da ogni individuo quando entra in rapporto con i segni che incontra.

Mead spiega linterazione simbolica con il concetto dellempatia, la comprensione dellaltro mettendosi nei suoi panni. Importante la conversazione di gesti. Il linguaggio delluomo assume il carattere di simbolo significativo ed il tramite principale dellinterazione umana. Il simbolo significativo offre agli essere umani una forma di controllo comportamentale che permette la coscienza di S. Lautore per spiegare la capacit tipica del processo interattivo danticipare il comportamento dellaltro, indica come lindividuo, nel corso della sua evoluzione, apprende le norme sociali e in particolare quelle che sono alla base dei ruoli. La prima espressione della capacit di mettersi nei panni dellaltro anticipandone i comportamenti si manifesta nel gioco semplice. Il bambino quando gioca, assumendo alternativamente le parti di ruoli complementari, sta superando la visione egocentrica della realt e mettendosi nei panni dellaltro mostra daver acquisito le regole che sottendono i ruoli. Luso del gioco organizzato, dove i diversi giocatori hanno funzioni differenti ma sempre interconnesse tra loro, permette dapprendere la complessit dellinterazione tra pi persone. Per Mead lacquisizione delle norme sociali, che regolano il comportamento, avviene attraverso linteriorizzazione dellaltro generalizzato. Questultimo sarebbe linsieme delle regole del gruppo dappartenenza che lindividuo interiorizza e fa proprie in ogni azione della vita quotidiana. Nella teoria di Mead sono presenti alcuni dei concetti fondamentali dellinterazione: norme. Asch: appartiene alla Gestalt Theorie. A lui si devono concetti fondamentali per la psicologia sociale: oltre alla concettualizzazione dellinterazione sociale, la formazione delle impressioni e linfluenza sociale nella ricerca classica sul conformismo. Molti aspetti dellinterazione umana sono comuni alla conoscenza degli oggetti. Gli atti dellindividuo, le caratteristiche fisiche, il movimento, sono percepiti allo stesso modo con cui percepiamo la forma e la grandezza delle piante e degli animali. Il tratto distintivo dellinterazione interpersonale determinato dal fatto che le persone, a differenza degli oggetti rispondono a noi. Gli oggetti reagiscono alle nostre La possibilit di entrare in rapporto con laltro utilizzando un codice condiviso di gesti o di simboli La possibilit di prevedere il comportamento dellaltro grazie allinteriorizzazione delle

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azioni ma non a noi.

Il superamento della teoria dellinferenza ( che tiene conto dellesperienza cosciente ) e della teoria dello scambio-risposta ( che si occupa degli effetti suscitati dalle azioni di una persona su quelle di unaltra ) proposto dallinterpretazione di uninterazione che avviene in un campo reciprocamente condiviso. Il campo reciprocamente condiviso formato dallambiente e dalle reciproche propriet psicologiche degli attori. Ed proprio il rapporto tra i fatti psichici di ognuno che rende possibile la compartecipazione delle azioni. Il concetto di campo reciprocamente condiviso basilare per definire la caratteristica che comporta linterazione di nuova realt. Il concetto di campo tridimensionale di Rocheblace Spenle un ampiamento del campo reciprocamente condiviso di Asch. Gli elementi che permettono di condividere il campo dellaltro sono le norme sociali e quelle che si esprimono nei ruoli giocati e il linguaggio verbale e non verbale. Nellinterazione sociale importante condividere le regole normative per comprendere il significato del comportamento dellaltro.

Interazione faccia a faccia: una prima distinzione da fare tra interazione faccia a faccia tra due persone e tra pi individui, come avviene nel gruppo sociale. Unaltra distinzione importante quella che Goffman opera quando parla di Interazione focalizzata: fa riferimento a un rapporto anche superficiale e iniziale tra due persone che mostrano per interesse reciproco a entrare in relazione. Interazione non focalizzata: fa riferimento a tutte quelle situazioni di vicinanza fisica nelle quali non c lintenzione di entrare in relazione -> la vicinanza fisica da sola non basta a definire la presenza di una volont interattiva. Fa parte di questo tipo di interazione il diritto alla disattenzione civile, una regola implicita che noi seguiamo nelle situazioni dincontro in pubblico. La prossemica pu indicare i comportamenti che mettiamo in atto per mostrare il nostro disinteresse verso laltro. Il contatto visivo nellinterazione faccia a faccia portatore di immediate e importanti informazioni sullaltro, tanto che seguiamo regole implicite sulla gestione dellidioma del corpo che coinvolge il nostro modo di vestire di presentarci e di atteggiare il volto. Non si tratta di comportamenti falsi ma di acquisizioni precoci di come dobbiamo apparire per essere adeguati alle diverse situazioni sociali.

Il campo tridimensionale: il ruolo comune a tutti i membri del gruppo e trascende il campo delimitato della situazione particolare; non solo il rapporto tra due individui che definisce linterazione, ma bisogna far riferimento a un campo tridimensionale. Tale campo comprende il livello dellinterazione concreta degli individui che svolgono un ruolo preciso, il livello dellinterazione teorica tra i due ruoli che riflette il consenso del gruppo e infine i tratti di personalit dei due individui. Interazione concreta: nel momento in cui ci troviamo di fronte a unaltra persona, il solo contatto visivo e le parole che ci scambiamo non sono necessariamente indice di

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uninterazione in atto. Dal momento che linterazione comporta uninfluenza reciproca, ci possibile solo se sono condivisi diversi aspetti, tanto che si parla di campo reciprocamente condiviso. In primo luogo necessario condividere un codice linguistico, nel senso del linguaggio verbale e non verbale; devono per essere note anche le stesse norme che regolano il significato dei comportamenti e delle esperienze in base ai ruoli reciproco giocati. Il peso delle aspettative nellevento interattivo: nessuna interazione avviene nel vuoto di un insieme daspettative. I ruoli complementari che occupiamo definiscono attese di comportamento reciproche nello scambio interattivo. Le attese di comportamento spesso anticipano lo scambio interattivo stesso e in qualche modo lo determinano. Il problema che si pone quanto le attese legate ai ruoli complementari e agli schemi precostituiti cimpediscono a volte di conoscere a fondo le persone. Il ruolo pu essere una maschera che lindividuo indossa o che laltro ci mette e che limita le possibili espressioni di s; gli schemi che agiscono a livello dattese possono impedire di comprendere e conoscere le sfumature dellaltro o falsificare le impressioni successive. Il luogo nel quale avviene linterazione aggiunge fondamentali elementi nel definire le attese ed parte del contesto condiviso.

Il ruolo sociale e il concetto di S

Definizione di ruolo sociale: le norme che regolano linterazione faccia a faccia trovano espressione nei ruoli giocati dallindividuo, dal momento che permettono a noi di prevedere il comportamento dellaltro e allaltro di prevedere il nostro ->determinano le aspettative, che si basano sul consenso sociale. La natura anticipativa delle aspettative: nei rapporti dinterazione quotidiani il processo danticipazione dei comportamenti degli altri individui molto semplificato; quando invece le aspettative sono minime, siamo in una condizione dinsicurezza. La posizione ( o status ) indica la collocazione dellindividuo allinterno di un particolare gruppo e definisce linsieme di diritti e doveri in rapporto a una posizione complementare o a pi posizioni complementari. Il ruolo laspetto comportamentale dello status e fa riferimento ai comportamenti che sono messi in atto in base alla posizione occupata ed legato al particolare assetto normativo in cui lindividuo si viene a trovare -> le aspettative di ruolo, che hanno carattere anticipativo dellinterazione, sono connesse alle posizioni sociali. Lo status fa rifermento allaspetto giuridico, ai diritti e doveri connessi con la particolare posizione; il ruolo si riferisce alle attese di comportamento legate a quella particolare posizione. La distinzione tra status e ruolo si deve a Linton, il quale distingue tre tipi di ruolo 1. Ruolo ascritto: corrisponde alle attese di comportamento che quel particolare assetto normativo ha nei confronti della posizione

2. Ruolo soggettivo: linterpretazione personale che il soggetto opera delle prescrizioni di ruolo, in base alle caratteristiche personali

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3. due.

Ruolo svolto: il comportamento messo in atto, frutto della mediazione tra i primi

Si pu inoltre operare una distinzione tra:

1. Ruoli ascritti: legati alla nascita. Si apprendono precocemente e sono considerati parte integrante della nostra identit e difficilmente sono messi in discussione.

2. Ruoli acquisiti: scelti liberamente nel corso della vita, anche se risentono di limitazioni legate allambiente sociale e alla nostra storia personale.

Alcuni ruoli sociali non possono essere considerati separatamente ma devono essere messi in rapporto con altri ruoli sociali. I ruoli sociali interconnessi sono definiti sistemi sociali. I rapporti tra ruoli sociali sono definiti dai concetti di posizione focale, contro posizione e partner di ruolo. I rapporti di ruolo sono caratterizzati dalla presenza di diritti e doveri. I sistemi di rapporti tra i partner di ruolo e un individuo che occupa una particolare posizione sono definiti sistema di ruolo. Ognuno di noi ha una costellazione di ruoli che si influenzano reciprocamente, ma ogni situazione sociale mette in risalto un ruolo particolare e gli diventano uno sfondo che d valore al ruolo in atto. La natura normativa dei ruoli: le norme hanno molte caratteristiche: 1. Modellano il comportamento in base ai valori esistenti, promuovendo il raggiungimento di certe finalit.

2. Variano rispetto al grado dimportanza in cui sono funzionalmente connesse a valori importanti.

3.

Sono imposte attraverso il comportamento di altre persone.

4.

Variano in base al loro grado di diffusione.

5.

Variano in base al grado di elasticit del comportamento consentito.

Le tensioni di ruolo: le difficolt a conformarsi alle aspettative di ruolo sono definite tensioni di ruolo e conflitti di ruolo. Un tipo di tensione di ruolo determinato dalla mancanza

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daspettative comuni tra i membri di un gruppo e si pu verificare alla presenza di nuovi ruoli, quando le aspettative non sono chiare, oppure quando si manifestano mutamenti allinterno dello stesso ruolo. Si possono verificare cinque forme di dissenso sulle aspettative:

1.

Gli attori possono discordare sulle aspettative connesse a un dato ruolo

2. Gli attori possono discordare sullestensione del raggio di comportamenti consentito o proibito

3. Gli attori possono essere in disaccordo sulle situazioni che rientrano nel raggio di competenze di un dato ruolo

4. Gli attori possono essere in disaccordo rispetto alla definizione del comportamento atteso come ingiuntivo o preferenziale

5. Gli attori possono essere in disaccordo sulla aspettativa da privilegiare in caso di un conflitto daspettative.

Per ridurre le tensioni di ruolo, i sistemi sociali possiedono meccanismi particolari:

1. La gerarchia degli obblighi -> quando gli obblighi hanno la stessa priorit, nascono le tensioni di ruolo, mentre se gli obblighi di una certa posizione hanno la precedenza la tensione minore. La gerarchia riflette la gerarchia dei valori sociali del gruppo.

2.

La compartecipazione nel tempo di svolgimento dei ruoli.

3. Segregazione dei ruoli -> i ruoli attivati restano divisi tra loro e il ruolo focale elimina le discrepanze con altri ruoli posseduti.

Goode ha formulato una teoria sulla contrattazione di ruolo, per risolvere le tensioni: dal momento che lattore non pu far fronte a tutte le aspettative connesse ai rapporti che ha con tutti i suoi partner di ruolo, contratter con i suoi partner per vedere quali aspettative possono fargli ottenere i migliori risultati. Questa teoria indica come gli individui possono creare i rapporti pi congeniali alla loro personalit e alle loro posizioni.

I conflitti di ruolo: si manifestano quando esistono aspettative contrastanti e competitive allinterno di un ruolo -> il conflitto si presenta quando un individuo deve giocare contemporaneamente ruoli incompatibili tra loro. I conflitti di ruolo sono affrontati e in parte

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risolti in diversi modi. A livello di personalit possono essere messi in atto dei meccanismi di difesa. Il primo la compartecipazione e la razionalizzazione. Gross, Mason e Mc Eachern propongono una teoria sistematica della risoluzione dei conflitti di ruolo-> quando un individuo esposto a due aspettative contrastanti pu scegliere tra tre alternative:

1. Pu conformarsi alluna o allaltra aspettativa 2. Pu tentare un compromesso conformandosi a entrambe le aspettative 3. Pu evitare di conformarsi ad entrambe.

La scelta dellalternativa determinata da tre variabili:

1.

La percezione della legittimit delle aspettative;

2. La percezione della severit delle sanzioni applicate in caso di mancata conformit a ciascuna delle aspettative;

3.

Lorientamento individuale dellattore verso la legittimit e le sanzioni.

Se una delle aspettative in conflitto legittima e laltra illegittima, lattore sceglier di conformarsi a quella legittima; se entrambe sono legittime, tenter un compromesso; se entrambe sono illegittime, non si conformer a nessuna delle due. Ci si verifica quando un individuo caratterizzato da un orientamento morale; quando un individuo caratterizzato da un orientamento di convenienza sceglie quelle aspettative che, se violate, comporterebbero maggiori sanzioni negative. Gli individui caratterizzati da un orientamento sia morale che di convenienza cercano un equilibrio tra queste istanze.

Il concetto di S: strettamente influenzato dallinterazione sociale e a sua volta la influenza. Il S autoriflettente: il S presenta una duplice faccia -> il S conoscitore, capace di riflettere, e il S come flusso di consapevolezza: un Io che conosce e un Me che conosciuto. James ha indicato nel me, come oggetto di conoscenza, tre articolazioni -> 1. Me materiale: include le conoscenze concernenti il proprio corpo, i vestiti, la casa.

2.

Me sociale: correlato alle rappresentazioni che gli altri significativi hanno di noi

3. Me spirituale:include le conoscenze che la persona ha delle sue facolt psicologiche, dei suoi tratti di personalit e delle disposizioni.

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James d importanza alla relazioni sociali. Lindividuo comincia a formare i concetti del S molto presto, durante la prima infanzia, quando il bambino gratificato sperimenta un io buono, quando ci non avviene sperimenta un io cattivo. Anche Mead fa una distinzione tra Io e Me, per descrivere le fasi del processo attraverso il quale il s creato e ricreato. LIo e il Me si alternano continuamente durante il comportamento. Markus ritiene che il S sia un sistema di conoscenze, che guida la percezione e lelaborazione delle esperienze. In che modo conosciamo noi stessi: secondo la teoria della consapevolezza del S, quando ci focalizziamo su noi stessi valutiamo e confrontiamo il nostro comportamento presente rispetto ai valori e alle regole interne. La conoscenza di s favorita dallapprendimento dei propri pensieri e sentimenti. Conoscenza di s e conoscenza degli altri: la conoscenza di s diversa dalla conoscenza degli altri, anche se il processo attraverso i quali si giunge a tali conoscenze analogo. La differenza in primo luogo caratterizzata dalla quantit di informazioni. Di noi stessi abbiamo una variet e complessit dinformazioni maggiore di quanto non possiamo averne degli altri. Lautostima: la valutazione positiva i negativa di s e si basa sulla conoscenza di noi stessi, anche se in genere si tende a gonfiare le proprie capacit. La sopravvalutazione di s ha lo scopo di migliorare la persona e difendere dagli stress e dalle minacce al S.

La percezione sociale

La percezione sociale si occupa dei processi che intervengono nella conoscenza degli altri. Una prima fonte dinformazione, per conoscere laltro, costituita dallaspetto e dal volto, relativamente sia allo stato emozionale sia alla personalit. A questo si aggiunge la somiglianza. Si tende ad attribuire allaltro le caratteristiche di una persona, a noi ben nota, alla quale assomiglia. possibile cos compiere degli errori, perch la somiglianza pu essere superficiale e non coinvolgere caratteristiche di personalit. La nostra motivazione pu influenzare la percezione interpersonale. Si parla di percezione motivata, quando tendiamo ad attribuire allaltro delle caratteristiche consonanti alla motivazione che guida la nostra azione. Il contesto gioca un ruolo importante nellinfluenzare il giudizio degli altri.

La teoria implicita della personalit: pur possedendo scarse informazioni sullaltro, tendiamo ad averne una conoscenza ampia e integrata. Questo fenomeno legato alla presenza di una teoria implicita della personalit. Si tratta delle aspettative che abbiamo di come i diversi tratti della personalit vanno insieme. La caratteristica dellaltro che risulta saliente, a un primo impatto, tender a influenzare le valutazioni successive e ad attribuire la presenza daltri tratti collegati al primo.

La formazione delle impressioni di Asch: Asch dimostr empiricamente la tendenza ad

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avere una conoscenza integrata delle persone, pur avendo poche informazioni a disposizione.

La teoria dellinferenza corrispondente di Jones e Davis: questa teoria studia la modalit con cui le persone tendono ad attribuire caratteristiche stabili allaltro, in base al comportamento osservato. un processo sequenziale che parte dal comportamento osservato. Dellaltro possiamo conoscere solo ci che manifesto , quindi il comportamento con i suoi effetti. Per procedere nel processo inferenziale necessario sapere se tale comportamento intenzionale, quindi se ci sia conoscenza e capacit. Una volta accertata lintenzionalit, possibile ipotizzare la presenza di caratteristiche stabili; se ci non fosse, l inferenza sarebbe impossibile.

Il mantenimento degli schemi mentali: limmagine che ci costruiamo dellaltro, anche se frutto di semplificazione e derroneo uso di teoria attributive, tende ad essere confermata dal comportamento che io metto in atto, che sar coerente con limmagine che io ho dellaltro e che tende a rinforzare quel tipo dimmagine. I processi che permettono la conoscenza degli altri seguono modalit di costruzione comuni e ricorrenti negli individui. Il modo con il quale si creano le conoscenze degli altri un processo condiviso, mentre i contenuti sono regolati culturalmente.

Lattrazione interpersonale: i fattori che hanno una maggiore rilevanza sono:

1.

Vicinanza fisica

2.

Aspetto esteriore

3.

Affinit interpersonali

4.

Stima dellaltro

5.

Informazione

I primi due fattori favoriscono linizio di una conoscenza, gli altri entrano in gioco nel progredire della relazione.

La comunicazione e il linguaggio nellinterazione

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Il veicolo principale di scambio reciproco tra gli individui costituito dal linguaggio. Per potersi influenzare reciprocamente, gli individui devono possedere un codice linguistico condiviso che permetta di condividere il significato delle azioni, dei pensieri e dei sentimenti. Nellinterazione faccia a faccia possono essere considerati vari sistemi di comunicazione:

1. Sistema verbale: le parole che sono alla base del linguaggio verbale hanno un carattere simbolico. Le parole, inoltre, oltre ad avere un significato denotativo ( esplicita identificazione della cosa rappresentata ), hanno anche un significato connotativo ( fa riferimento alle componenti implicite del significato, quindi ai sentimenti e allinsieme di idee che la parola evoca ed strettamente influenzato dallesperienza soggettiva )

2. Sistema intonazionale e paralinguistico: lintonazione fa riferimento ai gradi di intensit, alle sottolineature, alle congiunzioni che accompagnano il parlato. La paralinguistica formata dalle vocalizzazioni aggiuntive, che si collocano nella comunicazione verbale ( colpi di tosse e i borbottii ). Fanno parte sempre della paralinguistica quei fenomeni relativi sia al tono della voce sia al ritmo del discorso e alluso del silenzio. Il sistema linguistico e quello intonazionale e paralinguistico agiscono insieme, dal momento che la stessa frase cambia di significato o almeno di connotazione emotiva in base allintonazione usata e ai diversi aspetti paralinguistici intervenuti.

3. Sistema cinesico: rientra nel linguaggio non verbale o corporeo. Le funzioni della comunicazione non verbale secondo Argyle sono cinque:

I. la voce.

Esprimere emozioni, attraverso il viso, il corpo e

II. Comunicare atteggiamenti interpersonali e di relazione con gli altri, attraverso la vicinanza fisica, il contatto fisico, il tono della voce, lo sguardo, il volto.

III. Accompagnare e sostenere il discorso: gli interlocutori sono coinvolti in una sequenza di cenni del capo, sguardi e suoni non verbali che sono sincronizzati con il discorso e giocano un ruolo essenziale nella conversazione.

IV. esteriore, gli abiti, la postura, la voce.

La presentazione di s, attraverso laspetto

V. I rituali: i segnali non verbali hanno un ruolo preminente nei saluti e in altre situazioni rituali.

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Una distinzione importante nellambito del sistema cinesico quella tra: Microcinesica: ha a che fare con la mimica facciale e con lo sguardo. Il volto un veicolo importante delle emozioni. Guardando laltro in faccia abbiamo una grande quantit dinformazioni, anche in assenza di parole. Lespressivit del volto risente per del contesto culturale. In particolare, occhi e sguardo hanno un ruolo importante nellaccompagnare il discorso. Macrocinesica: comprende i movimenti del corpo nello spazio, la postura, lorientamento nello spazio, le distanze e i movimenti delle varie parti del corpo ( cenni del capo, movimenti delle mani e delle braccia ecc. ): I. La gestualit: i movimenti delle mani forniscono molte informazioni sia in qualit di emblemi, atti con diretta traduzione verbale ( agitale la mano in segno di saluto ), sia come atti illustratori. Altri movimenti delle mani hanno la valenza emozionale

II. Comportamento spaziale: riguarda i comportamenti che mettono in relazione la persona con lo spazio-> prossemica. Secondo Hall ci sono delle regole prossemiche inespresse che le persone possiedono per indicare il grado di distanza fisica appropriata nelle relazioni di tutti i giorni e i tipi di relazioni nelle quali pi appropriata la vicinanza o la distanza: area dellintimit, area della distanza personale, area della distanza sociale, laera pubblica -> la distanza tra le persone collegata al tipo di interazione in atto a alla relazione esistente.

III. Orientazione nello spazio: si definisce orientazione langolo secondo cui le persone si situano nello spazio e definiscono il tipo di atteggiamento interpersonale.

IV. Postura: un segnale in gran parte involontario e molto influenzato dalla cultura. Pu variare con lo stato emotivo e con il tipo di relazione in atto.

V. Contatto fisico: una delle forme pi primitive dazione sociale e presenta differenze notevoli nei vari contesti culturali.

VI. non si modifica nel corso dellinterazione.

Aspetto esteriore: un segnale statico poich

VII. Abbigliamento: oltre a esprimere un importante elemento didentit personale, indica anche unappartenenza a una categoria.

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Linterazione nel gruppo

Il rapporto tra le persone, oltre che nelle situazioni dinterazione diadica, si esprime nelle interazioni di gruppo. Le persone si uniscono in gruppi sociali perch essere in relazione con gli altri soddisfa molti bisogni umani fondamentali, tanto da far pensare a un senso innato dappartenenza a un gruppo sociale. Con Lewin il concetto di gruppo assume tutta la sua completezza. Lautore, per, prima di affrontare il gruppo crea la teoria del campo psicologico per comprendere il comportamento individuale. Il campo o spazio di vita formato da tutti gli eventi significativi ed esistenti per la persona nel momento dellazione. Il campo psicologico un luogo di forze, tanto che il comportamento paragonato a un vettore che spinge lindividuo allazione, con un punto dapplicazione, unintensit e una direzione. La parte o la regione del campo che pu soddisfare il bisogno assume valenza positiva e quindi un potere attrattivo. Gli impedimenti allespletamento dellazione determinano delle barriere con forze che vanno nel senso opposto al vettore-comportamento e possono, se non aggirate, bloccare lazione. La Persona la parte privilegiata del campo e a lei si deve la costruzione dello spazio di vita. In America Lewin fonda il Research Center for Group Dinamics e il suo interesse si rivolge maggiormente al gruppo e alla ricerca-azione. lobiettivo quello dapplicare le sue teorie alla soluzione di problemi pratici immediati.

Definizione di gruppo sociale. Quando due o tre persone sono in rapporto tra loro, costituiscono un gruppo alla presenza dinterazione prolungata e di conoscenza reciproca, quando hanno un obiettivo comune e la percezione di essere una totalit, un noi. possibile quindi distinguere tra gruppo e altri tipi di raggruppamenti: Le categorie: sono costituite da persone messe insieme per caratteristiche simili e che non hanno le altre dimensioni del gruppo. Gli aggregati: sono costituiti da un insieme di persone che, pur avendo uno scopo comune ed essendo vivine spazialmente, non hanno n uninterazione prolungata n una conoscenza reciproca. Si parla di gruppo formale quando ci si trova di fronte a una struttura gruppale caratterizzata da ruoli e gerarchie definite e con la presenza di leader precostituito. Chi entra in un gruppo formale viene a conoscenza delle norme e dei ruoli e si adatta alla posizione assegnatagli. Il gruppo informale caratterizzato dal riunirsi di persone che decidono liberamente di stare insieme e di condividere esperienze comuni. In questo caso le norme vengono a definirsi nel tempo con la partecipazione di tutti e possono crearsi ruoli situazionali e non prefissati, ma legati alla personalit e alla qualit delle relazioni che si vengono a istaurare. Due sono le funzioni che qualsiasi tipo di gruppo deve assolvere:

1.

Funzione strumentale: funzione legata al compito.

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2. Funzione coesiva: fa riferimento ai vincoli affettivi che si creano tra i membri del gruppo.

Tutti i gruppi attraversano diversi stadi di sviluppo, che secondo alcuni autori sono cinque:

1. Formazione: in questa fase i componenti cercano di conoscersi reciprocamente e di verificare se possibile un adattamento tra loro. Questa fase dorientamento permette a ognuno di comprendere gli obiettivi del gruppo e i rapporti di status.

2. Conflitto: fase in cui compaiono divergenze tra i membri ed emozioni accese. I disaccordi in genere sincentrano sugli obiettivi del gruppo e sul modo di conoscerli. Il conflitto pu anche riguardare problemi interpersonali. In genere, il conflitto cessa quando si crea una maggioranza che persuade gli altri componenti del gruppo.

3. Evoluzione: quando il gruppo riesce a superare la fase del conflitto, normalmente si creano armonia e unit, che nascono dallevolversi del consenso, della coesione e del senso didentit di gruppo. Il clima quello della serenit e della fiducia; le norme del gruppo sono interiorizzate.

4. Esecuzione del compito: grazie alla presenza delle norme, il gruppo pu passare alla fase esecutiva del compito. Gli individui cooperano tra loro, prendendo decisioni, gestiscono i conflitti in modo produttivo ed esercitano linfluenza sociale per raggiungere gli obiettivi definiti.

5. Conclusione e scioglimento: la maggior parte dei gruppi, soprattutto quelli creati per uno scopo specifico; una volta raggiunto, si avviano alla fase conclusiva. In questa fase, spesso i membri del gruppo si riuniscono per valutare il lavoro svolto, esprimere i sentimenti nei confronti del gruppo.

Alcuni gruppi attraversano tutti gli stadi, mentre altri ne saltano alcuni o ne ripetono altri oppure terminano il loro ciclo prima di raggiungere gli ultimi stadi.

La leadership. I leader hanno un ruolo cruciale per il conseguimento delle finalit del gruppo. La leadership il processo per cui a uno o pi componenti viene permesso di influenzare e motivare gli altri per contribuire a raggiungere gli obiettivi del gruppo. Per essere leader bisogna essere la persona giusta al momento giusto nella situazione giusta. Inoltre le caratteristiche del capo sono in relazione con quelle degli altri membri del gruppo e con la particolare totalit gruppale; per cui la stessa persona pu essere leader in un dato gruppo e non esserlo in altre strutture analoghe. In genere, chi svolge la funzione di leader mostra capacit particolari per risolvere i compiti legati allo scopo del gruppo; in questo senso si parla

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di leader strumentale, che ha anche la capacit di avere una comunicazione efficace e persuasiva nei confronti dei membri del gruppo esercitando il potere della persuasione. Ma necessario che sia assolta anche la funzione coesiva del gruppo e in questo caso si parla di leader emozionale, in modo che i bisogni affettivi dei membri del gruppo siano soddisfatti. Pu capitare che la stessa persona rivesta entrambe le funzioni allo stesso tempo ma pu anche capitare che le due funzioni siano separate e rappresentate da due persone distinte.

Landamento del gruppo influenzato dal tipo di guida che viene esercitato. Il capo ha una funzione centrale nel determinare latmosfera di gruppo. Il modello della contingenza di Fiedler. Fiedler si occupa della leadership ponendola in relazione con la situazione (la persona giusta al momento giusto ). Per lautore esistono due tipi di leader: 1. Leader direttivo e orientato al compito: si pone lobiettivo di portare il gruppo a risultati ben definiti utilizzando il potere dellinformazione, dellesperienza e della distribuzione di premi e sanzioni.

2. Leader orientato alla relazione: si preoccupa soprattutto di mantenere buone relazioni allinterno del gruppo.

Secondo Fiedler entrambi i leader possono essere efficaci, ma il successo dipende dalle variabili situazionali. Importante il controllo situazionale, inteso come facilit con cui il leader riesce a controllare i membri del gruppo. Quando presente un basso controllo situazionale, pu essere efficace il leader orientato al compito, anche quando presente un alto controllo situazionale e i membri sono impegnati in un compito strutturato, il leader orientato al compito pu migliorare i risultati del gruppo. Il leader orientato alla relazione pu garantire buoni risultati quando presente un moderato controllo situazionale, dal momento che pu risolvere i problemi di relazione presenti allinterno del gruppo. Non esiste quindi un tipo di leader migliore di un altro ma lefficacia determinata dalla situazione.

La pressione di gruppo. Asch svolse ricerche sul conformismo per indagare sul livello di influenza che il gruppo ha sullindividuo. Alla base del conformismo c il bisogno di essere accettati e ci dipende d:

1.

La forza e il grado dimportanza che il gruppo ha per noi;

2. Limmediatezza ( il grado di vicinanza nel tempo e nello spazio che il gruppo ha nei nostri confronti durante il tentativo dinfluenza );

3.

Il numero di persone che compongono il gruppo.

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Gli atteggiamenti

La letteratura angloamericana si occupata a lungo degli atteggiamenti sociali. Poter conoscere come si formano, cosa sono e come possono essere cambiati permette dintervenire sulle opinioni, sui sentimenti e sulle azioni delle persone nei confronti di particolari oggetti sociali. Il modello di riferimento prevalentemente quello behaviorista, che consente i considerarli contenuti qualificabili e misurabili grazie a strumenti appositi come le scale datteggiamento. Nel linguaggio corrente latteggiamento qualcosa che ha a che fare con il modo di comportarsi delle persone. In senso generale latteggiamento pu essere definito come la tendenza a rispondere prontamente ( in modo favorevole o sfavorevole ) a un particolare oggetto o classe doggetti. Una definizione meno generale e pi centrata considera tre componenti dellatteggiamento:

1. Conoscitiva: si riferisce alla qualit e quantit di conoscenze che i soggetti hanno nei confronti di un particolare oggetto sociale;

2. Affettiva: comprende i sentimenti negativi o positivi che loggetto suscita ed strettamente connessa alla prima componente;

3. Tendenza allazione: fa riferimento ai comportamenti che possono essere messi in atto nei confronti delloggetto stesso.

Dal momento che gli atteggiamenti possono essere incentrati pi su una componente rispetto alle altre, si pu fare una distinzione tra:

a)

Atteggiamento a base cognitiva, si basa sulla valutazione dell oggetto;

b) Atteggiamento a base emotiva, si basa sulle emozioni e sui valori piuttosto che su una valutazione oggettiva;

c) Atteggi manto a base comportamentale, si fonda pi sullosservazione del comportamento che sulle cognizioni e emozioni.

Le componenti dellatteggiamento hanno due caratteristiche:

1.

Valenza: indica il grado della positivit o negativit della componente considerata ed

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un aspetto centrale per la misura degli atteggiamenti.

2. Complessit: fa riferimento al numero e alla variet degli elementi che costituiscono ciascuna componente.

La formazione degli atteggiamenti. Si formano perch ci aiutano a padroneggiare lambiente come tutti gli schemi cognitivi. La funzione conoscitiva serve a organizzare e a semplificare la nostra esperienza; possono avere una funzione strumentale indirizzandoci verso quegli oggetti che servono a raggiungere i nostri obiettivi e a evitare avvenimenti indesiderati. Essi hanno inoltre una funzione espressiva di s e dei propri valori mantenendo un senso di connessione con gli altri. Quattro sono le funzioni principali dellatteggiamento:

1.

Funzione ego difensiva -> spesso fa tramutare latteggiamento in pregiudizio;

2.

Espressione dei valori;

3.

Adattamento sociale;

4.

Funzione conoscitiva.

La misura degli atteggiamenti: indiretta, dal momento che possono essere misurati sulla base di deduzioni tratte dalle risposte dellindividuo alloggetto. Il metodo pi usato costituito dalle scale datteggiamento, che si limita a misurare la valenza. Una scala datteggiamenti costituita da una serie di affermazioni alle quali il soggetto risponde. Le scale differiscono per la modalit di costruzione ma hanno un identico obiettivo: attribuire al soggetto una posizione numerica lungo un continuum, che indica la valenza del suo atteggiamento verso un particolare oggetto. I criteri per determinare il tipo di voci da inserire in una scala datteggiamento sono quattro:

1.

La funzione discriminante;

2.

Lacutezza discriminativa;

3.

La discriminazione lungo tutta la scala;

4.

Il minimo numero di voci necessarie allattendibilit della scala.

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I metodi scalari pi importanti sono cinque:

1.

Il metodo a intervalli equivalenti di Thurstone

2.

Il metodo della somma dei punteggi; scala Likert

3.

La scala di distanza sociale di Bogardus

4.

Tecniche proiettive e il metodo della scala eretta

5. Il differenziale semantico: si occupa di misurare il significato delle parole. Ma pu essere usato per misurare gli atteggiamenti verso un particolare tipo sociale.

Il cambiamento degli atteggiamenti. La possibilit di cambiare un atteggiamento legata ad alcune sue caratteristiche. Atteggiamenti estremi hanno minore possibilit di cambiare rispetto a quelli moderati, un atteggiamento semplice pi modificabile rispetto a uno complesso. Il cambiamento degli atteggiamenti avviene:

a)

Per contatti diretti con loggetto datteggiamento;

b)

Per modificazione dei benefici e dei costi associati ai comportamenti;

c) Per la necessit di ripristinare uno stato dequilibrio e/o di consonanza nel sistema cognitivo-valutativo;

d)

Attraverso la comunicazione persuasiva.

La coerenza cognitiva parte dalla premessa che le parti che costituiscono gli atteggiamenti come i valori e i comportamenti che determinano il sistema cognitivo della persona sono collegati tra loro e il sistema tende a mantenere fra le sue componenti uno stato dequilibrio e di consonanza. La teoria dellequilibrio cognitivo di Heider si basa sul modo in cui la persona percepisce i suoi rapporti con un'altra persona e con un oggetto dinteresse comune. La teoria della dissonanza cognitiva di Festinger parte dal presupposto che le persone tendono a mantenere una condizione darmonia tra gli elementi che compongono la loro rappresentazione mentale. Il concetto di cognition ampio e va al di l delle semplici credenze, dal momento che fa riferimento a tutto ci che le persone sanno di s, del proprio comportamento e dellambiente circostante. La dissonanza crea una situazione dattivazione ( arousal ) spiacevole che spinge lindividuo a ridurla. Le strategie per ridurre la dissonanza

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sono tre:

1.

La persona pu modificare un elemento per renderlo pi congruente allaltro;

2.

Si possono aggiungere nuovi elementi che siano consonanti con uno dei due elementi;

3. La dissonanza pu essere eliminata modificando limportanza dei dati cognitivi disponibili.

possibile cambiare le credenze agendo sul comportamento; rispetto al cambiamento per modificare la componente cognitiva dellatteggiamento stesso.

La comunicazione persuasiva nel cambiamento degli atteggiamenti. Bisogna considerare tre aspetti:

1. La fonte, le cui caratteristiche ( attrattiva, familiarit, credibilit ) hanno maggiori possibilit di influenzare latteggiamento e quindi indurre un cambiamento.

2. Il messaggio, le cui caratteristiche efficaci sono la comprensibilit, il tono emotivo, il numero dargomentazioni utilizzate.

3. Il ricevente, le cui caratteristiche indagate, nellambito della persuasione, sono lintelligenza, il sesso, e lumore. Lintelligenza agisce in due sensi: nei casi di messaggi complessi pi probabile un cambiamento datteggiamento, nel caso di messaggi semplici pi probabile che il cambiamento non avvenga.

Per capire quale aspetto della comunicazione persuasiva pi importante occorre analizzare due teorie: il modello della persuasione euristico-sistemica di Chaiken e il modello della probabilit di elaborazione di Petty e Cacioppo. Queste teorie dimostrano in quali situazioni le persone vengono influenzate dal contenuto del messaggio o dalle caratteristiche pi superficiali. Entrambe le teorie dimostrano che in particolari condizioni le persone prestano attenzione al contenuto della comunicazione e sono persuase dalla logica del discorso. Questo definito da Petty e Cacioppo la via centrale della persuasione. In altre condizioni le persone non presentano attenzione ai contenuti e percepiscono solo le caratteristiche superficiali del discorso -> si tratta della via periferica della persuasione. La tendenza a percorrere la via centrale della persuasione collegata allinteresse autentico che le persone hanno per largomento e ci comporta una motivazione a prestare attenzione ai ragionamenti. Un fattore che motiva le persone costituito dalla rilevanza personale dellargomento e il grado in cui esso produce conseguenze per il benessere delle persone. Per ottenere un cambiamento

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permanente dellatteggiamento la via centrale pi efficace di quella periferica. Un modo per ottenere lattenzione delle persone quello di far leva sulle emozioni.

Rapporto tra atteggiamenti e comportamento: non sempre il rapporto tra atteggiamenti e comportamento lineare. Lo studio classico di La Piere mise in dubbio il rapporto tra atteggiamenti e comportamento. Ricerche successive hanno dimostrato che gli atteggiamenti fanno prevedere il comportamento solo in determinate condizioni:

a. Quando il comportamento spontaneo possibile trovare un rapporto tra atteggiamento accessibile e comportamento;

b. Quando il comportamento volontario, laccessibilit dellatteggiamento non ha molta importanza. Secondo la teoria dellazione ragionata, solo gli atteggiamenti specifici verso un comportamento possono permettere di prevedere il comportamento stesso.

Gli stereotipi

Il termine stereotipo fu coniato da Lippmann nel 1992, quando paragon le cognizioni rigide e impermeabili con le quali classifichiamo varie categorie sociali agli stampi tipografici. La caratteristica generale dello stereotipo legata al processo di schematizzazione e di semplificazione delle informazioni, che si lega al processo di categorizzazione.

La differenziazione categoriale: Tajfel nel 1969 teorizza che i legami tra certe propriet fisiche e certi attributi sociali di stimoli appartenenti ad una stessa serie possono modificare il giudizio percettivo. I principi della differenziazione categoriale sono:

1. Differenziazioni di certi aspetti della realt sociale si verificano in collegamento con altre differenzazioni di questa realt.

2. La differenziazione categoriale d origine a differenziazioni dordine comportamentale, valutativo e rappresentazionale.

3. La differenziazione categoriale si verifica sia allinterno del contesto dei comportamenti, valutazioni e rappresentazioni, sia tra questi contesti.

Caratteristiche dello stereotipo: lo stereotipo la tendenza ad attribuire a un individuo le

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caratteristiche ritenute tipiche di un gruppo attraverso un processo di schematizzazione, con unattribuzione automatica di caratteristiche. presente una erroneit sia rispetto al:

1.

Processo -> c una generalizzazione ingiustificata e affrettata;

2. Contenuto -> le immagini stereotipate sono dei clich che per la loro genericit si adattano a tutti e a nessuno.

Esistono delle tappe nel processo di stereo tipizzazione:

1.

Classificare le persone in base a delle caratteristiche comuni.

2.

Ci pu portare alla formazione di gruppi contrapposti ( discriminazione ).

3. Attribuzione delle stesse caratteristiche di personalit a tutte le persone che appartengono al gruppo.

un processo collegato alla tendenza pi generale a ragionare per classificazioni e per categorie. Si tratta di un processo automatico, dal momento che impossibile fare a meno di una classificazione della realt. Il processo di categorizzazione avviene non solo a livello cognitivo ma anche a livello percettivo. Nel processo di stereotipizzazione utile considerare lerrore di corrispondenza per cui i comportamenti associati al ruolo sono attribuiti a caratteristiche di personalit degli individui appartenenti a quel gruppo.

Le funzioni dello stereotipo:

1. Economia del pensiero: lo stereotipo ci permette davere degli schemi cognitivi, che ci facilitano nel rapporto con la realt e ci permettono di entrare in interazione con gli altri dei quali abbiamo appunto delle conoscenze stereotipate.

2. Funzione psicodinamica: possiamo proiettare nellaltro tutte quelle caratteristiche che non accettiamo di noi e del nostro gruppo.

3. Funzione didentit sociale: quando si accettano gli stereotipi che sono di un gruppo ci si sente pi ancorati al gruppo stesso.

4.

La funzione legata alla riduzione della dissonanza cognitiva: le situazioni nuove

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possono creare dissonanza tra comportamento e cognizione.

Tecniche di studio dello stereotipo. possibile distinguere tra due tipi di tecniche:

1. Tecniche dirette -> studiano lo stereotipo facendo riferimento esplicitamente al gruppo del quale si vuole evidenziare lo stereotipo stesso e quindi permettono ai soggetti di controllare le proprie risposte e volendo di manipolarle. Queste tecniche utilizzano aggettivi che servono a definire gruppi particolari e lanalisi del contenuto di giornali, lettere e altri documenti.

2. Tecniche indirette -> studiano lo stereotipi in modo mascherato. Permettono di osservare il comportamento dei soggetti verso le persone del gruppo del quale si vuole studiare lo stereotipo.

Le modificazioni degli stereotipi: gli stereotipi sono schemi mentali difficilmente modificabili e stabili nel tempo. Una condizione che pu modificare gli stereotipi lipotesi del contatto formulata da Allport. Il contatto con i soggetti dei quali si possiede uno stereotipo, riducendo lostilit tra i gruppi, pu modificare lo stereotipo, ma solo se sono soddisfatte alcune condizioni:

a. Sostegno sociale e istituzionale. Il contesto istituzionale dovrebbe favorire rapporti positivi tra i gruppi determinando un clima di tolleranza;

b. Contatto di tipo intimo piuttosto che superficiale. Perch il contatto favorisca relazioni positive necessario che le interazioni tra i gruppi siano frequenti e di lunga durata;

c. Uguaglianza di status. I gruppi che interagiscono devono avere status confrontabili. Se presente un rapporto di dominanza-sottomissione, chi si trova in un ruolo dominante pu rinforzare gli stereotipi;

d. Cooperazione intergruppi al fine di raggiungere uno scopo comune. Lo scopo comune favorisce relazioni amichevoli e riduce la conflittualit;

e. Piacevolezza del contatto. Le interazioni tra i gruppi devono essere piacevoli e soddisfacenti per avere effetti positivi nelle relazioni intergruppi.

Sono stati indagati anche i processi cognitivi che possono permettere una modificazione degli stereotipi. Il modello di tipo contabile ipotizza che il cambiamento avverrebbe in modo graduale, con laccumulo dinformazioni che non confermano le aspettative stereotipiche. Il

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modello della conversione presuppone che gli stereotipi si possono modificare in modo improvviso attraverso un processo di conversione, quando sono presenti informazioni significative che possono contraddire lo stereotipo. Il modello dei sottotipi presuppone che le informazioni incongruenti con lo stereotipo ne provocano larticolazione in sottotipi che tendono a indebolirla.

I pregiudizi

Definizione di pregiudizio: un atteggiamento, un sistema duraturo di valutazioni positive o negative, sentimenti e tendenze ad agire pro e contro, nei confronti doggetti sociali caratterizzato da una componente conoscitiva altamente stereotipata. Il termine indica la presenza di un giudizio che agisce prima e anche in assenza di conoscenza diretta delloggetto del pregiudizio stesso. La componente conoscitiva del pregiudizio consiste nelle convinzioni riguardanti loggetto del pregiudizio stesso. Si tratta di cognizioni con carattere valutativo, che possono avere un diverso grado di positivit o negativit e possono variare per il numero e la complessit delle informazioni. Si tratta di conoscenze semplici e poco articolate. Un aspetto tipico del pregiudizio la tendenza alla generalizzazione arbitraria, alla ipersemplificazione e alla stereotipizzazione. Lirrazionalit del pregiudizio spiegata dalle teorie psicodinamiche che fanno riferimento allistinto e ai processi inconsci e ai meccanismi di difesa: La teoria frustrazione-aggressivit ipotizza che, in presenza di una frustrazione specifica o generica, si venga a creare uno stato di tensione psichica che dovrebbe portare allaggressione delloggetto frustrante. Quando ci non possibile, la tensione si accumula e quindi tende a scaricarsi su oggetti diversi da quelli che determinano la frustrazione, oggetti pi deboli che fungono da capro espiatorio. Struttura della personalit -> il pregiudizio legato a specifiche strutture di personalit. Altre teorie si basano sullaspetto cognitivo del fenomeno, tenendo conto del modo in cui gli individui organizzano le proprie conoscenza circa il mondo esterno. Teoria del dogmatismo e della congruenza delle credenze di Rokeach. Si parte dal presupposto che le persone privilegiano linterazione con persone che condividono o confermano il loro sistema di credenze; quindi rifiuto e accettazione sarebbero legati alla similarit/dissimilarit del sistema di credenze. Allport approfondisce il punto di vista situazionale, mettendo in luce che il pregiudizio non pu essere compreso se non partendo dai processi di pensiero normali che consentono allindividuo di padroneggiare la complessit degli stimoli ambientali. Lautore fa quindi riferimento al processo di categorizzazione e alla generalizzazione con la tendenza della mente umana a estendere ad ampie serie deventi le osservazioni effettuate sui pochi eventi disponibili.

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Lo stereotipo nasce dalla combinazione di categorizzazione e generalizzazione. La prospettiva cognitiva si basa sullidea che stereotipi e pregiudizi si fondano su normali processi cognitivi. Il pregiudizio pu essere concepito come espressione delle pre-cognizioni che la mente utilizza per affrontare la sovrabbondanza dinformazioni alla quale esposta.

I pregiudizi cambiano grazie alla comunicazione persuasiva e alla modificazione della componente comportamentale. Data la matrice irrazionale del pregiudizio, la comunicazione non ha grande efficacia nel cambiamento, mentre maggiore rilevanza assume il consenso sociale. Un altro fattore importante il contatto diretto con i soggetti pregiudiziali e unazione sul piano motivazionale del pregiudizio stesso.

Le rappresentazioni sociali

Definizione di rappresentazione sociale. Il paradigma delle rappresentazioni sociali si deve a Moscovici: sistemi cognitivi con una propria logica e linguaggio, costituiscono teorie o branche di conoscenza per la scoperta e organizzazione della realt. Per la sua teoria Moscovici prende spunto sia dalle teorie psicologico-sociali dorigine gestaltica sia dalla teoria dellinterazionismo simbolico. Aspetto importante delle rappresentazioni sociali la loro autonomia. I caratteri fondamentali della rappresentazione sociale sono: Essa sempre rappresentazione di un oggetto; Ha carattere immaginifico e la propriet di rendere intercambiabile il sensibile dellidea, il precetto o il concetto; Ha carattere simbolico e significante; Ha un carattere costruttivo; Ha un carattere autonomo e costruttivo. Moscovici defin i concetti fondamentali di tale paradigma:

1. Ancoraggio: ancorare idee nuove a categorie usuali e familiari in modo da poterle poi interpretare,denominare e classificare dopo aver decontestualizzato i concetti per renderli familiari.

2. Oggettivazione: un processo che facilita ed facilitato dallancoraggio e permette di rendere concreto ci che non lo .

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I metodi usati da Moscovici per studiare le rappresentazioni sociali, si caratterizzano per la ricerca volta a cogliere gli aspetti spontanei del pensiero comune -> utilizza le interviste. Moscovici propone anche limportanza dellosservazione e delluso di questionari e interviste non strutturate, di campioni di conversazione spontanea e di messaggi trasmessi dai mass media.

Alcune le ricerche classiche sulle rappresentazioni sociali si occupano di evidenziare e considerare le condizioni di produzione e ri-produzione della rappresentazione sociale -> lavori di carattere descrittivo. Altre ricerche cercano di cogliere le relazioni tra rappresentazioni sociali e comportamento: le rappresentazioni sociali non sono solo una forma di pensiero sociale ma hanno anche unespressione sul piano del comportamento, poich si esprimono non solo negli scambi interattivi ma anche e prima nelle attese di comportamento che preludono e influenzano linterazione stessa.

Altruismo e aggressivit

Il termine altruismo si deve a Comte che si occup distinti pro sociali come lattaccamento, la venerazione e la benevolenza. Questo termine pone laccento sullelemento di sacrificio implicito, dal momento che lazione altruistica diretta a beneficio daltre persone senza che si aspetti un riconoscimento esterno.

In base alla teoria dello scambio sociale, si tenderebbe a mettere in atto quei comportamenti che massimizzano i nostri benefici e riducono al minimo i costi, attraverso un complesso processo decisionale che segue quattro passi successivi:

1.

Percezione del bisogno dellaltro;

2.

Considerazione della propria responsabilit ad agire;

3.

Valutazione dei costi e dei benefici che laiutare comporta;

4.

Decisione concernente che cosa fare per portare aiuto.

Le diverse forme daltruismo sono riconducibili alla ricerca del proprio benessere. Un altro fenomeno implicato nellaltruismo la risposta empatica. La capacit di mettersi nei panni degli altri comporta che vedere persone in gravi difficolt provoca forti emozioni. Un elemento che aumenta lempatia laffinit con la vittima e la coscienza della causa che provoca il

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disagio. Un altro fattore che aumenta lempatia la posizione cognitiva, come capacit di mettersi nei panni della vittima. Un altro problema che le persone si pongono se sono in grado di dar aiuto nella particolare circostanza. Incidono i fattori contingenti tanto che, pur avendone le capacit, si pu non fornire aiuto in un momento di fretta. Fattori contingenti possono aumentare la stima delle proprie capacit di essere daiuto, attraverso leffetto riscaldamento che tende ad accrescere la generosit individuale. Un fenomeno situazionale importante leffetto astanti: la presenza di altre persone pu inibire lazione per il fenomeno della diffusione di responsabilit creata proprio dalla presenza degli altri. Le persone che assistono a un evento di richiesta daiuto possono pensare che laiuto pu venire dagli altri e questo inibisce la singola azione. Inoltre la presenza degli altri influenza linterpretazione delle situazioni potenzialmente ambigue. Sembra che alcuni aiutino in certe situazioni e altri in altre. Alcuni individui sono guidati dal bisogno di essere approvati, e quindi sono propensi ad aiutare solo se sono visti dagli altri. Altri hanno la propensione a prendersi cura, agendo altruisticamente senza tener conto della presenza degli altri. Gli elementi che entrano nellaltruismo sono legati sia ai fattori che intervengono sulla persona che agisce il comportamento altruistico sia agli elementi situazionali, sia alle caratteristiche di chi chiede aiuto.

Laggressivit. Per comportamento aggressivo si intende linsieme di azioni dirette a colpire uno o pi individui, tanto da infliggere loro sofferenze fisiche e morali oppure la morte. possibile distinguere quattro tipi di aggressivit:

1.

Aggressivit strumentale, quando il comportamento ostile un mezzo per un altro fine;

2.

Aggressivit ostile, quando si esprimono sentimenti ostili;

3.

Aggressivit attiva, quando si mette in atto unazione;

4.

Aggressivit passiva, quando il danno provocato dalla mancanza diniziativa.

I sentimenti che si trovano alla base dellaggressivit son la rabbia e lostilit.

La teoria biologica dellaggressivit: Lorenz sostiene che la selezione naturale ha fornito strumenti determinati geneticamente atti a controllare e limitare le manifestazioni aggressive allinterno della propria specie. Laggressivit umana dipende dallattivazione degli ormoni sessuali, gli androgeni. Tali ormoni, che possono favorire laggressivit, influiscono sullemotivit e sul livello dattivit. Laggressivit si apprende attraverso i premi e le punizioni: premiare i comportamenti positivi e cooperativi riesce a diminuire il comportamento aggressivo nei bambini. La punizione invece pu incentivare laggressivit.

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Linterpretazione psicoanalitica dellaggressivit: secondo Freud il processo di socializzazione implica un accumulo di frustrazione che si traduce in un accumulo denergia negativa che pu tramutarsi in aggressione. Nel pensiero freudiano laggressivit ha tre possibili origini:

1.

Aggressivit come impulso primario;

2.

Aggressivit come reazione alla frustrazione;

3.

Aggressivit come estroflessione dellimpulso di morte.

La teoria comportamentista e quella dellapprendimento sociale: secondo queste teorie, il comportamento aggressivo influenzato dallambiente e dallimitazione. Gli adulti attraverso un processo di modeling ( modellamento ), influenzano il comportamento dei bambini e quindi anche quello aggressivo. Bandura ipotizza che assistere a un comportamento aggressivo determini apprendimento, che porta allimitazione immediata o posticipata.

La teoria della frustrazione-aggressivit di Dollard: laggressivit sempre conseguenza della frustrazione e il comportamento aggressivo pu assumere forme diverse. Bisogna tener conto di quattro fattori psicologici per comprendere gli aspetti specifici dellaggressivit:

1. Quelli che determinano lintensit dellistigazione alla aggressivit, ossia la quantit di frustrazione;

2.

Quelli riguardanti linibizione di atti aggressivi, ossia le conseguenze della punizione;

3. Quelli che determinano loggetto verso il quale laggressivit indirizzata e la forma che prende laggressivit;

4.

Quelli riguardanti la riduzione dellistigazione allaggressivit.

Linibizione degli atti daggressivit. La variabile fondamentale che determina il grado dinibizione di un atto aggressivo la previsione della punizione. Lintensit dellinibizione di un atto daggressivit varia in proporzione diretta alla quantit di punizione prevista come conseguenza di quellatto. Le punizioni possono assumere diversi aspetti.

La direzione dellaggressivit. Listigazione pi intensa suscitata da una frustrazione quella verso azioni aggressive contro lagente ritenuto lorigine della frustrazione. Quando latto

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aggressivo verso lagente della frustrazione bloccato dallanticipazione della punizione, si verifica una nuova frustrazione.

I metodi in psicologia sociale

La psicologia sociale una scienza empirica, dal momento che le sue teorie si basano sui risultati della ricerca. Una teoria scientifica assolve tre caratteristiche:

1.

una formulazione concernete i costrutti;

2.

Descrive rapporti causali;

3.

di portata generale.

Le teorie devono essere sottoposte a verifica: lo scopo della ricerca di verificare le teorie; le ricerche devono essere valide, rese attendibili dallo sforzo del ricercatore di escludere distorsioni ed errori. Con Lewin il pensiero psicologico-sociale caratterizzato da un procedimento che pu partire da unipotesi teorica che poi provata sperimentalmente.

Caratteristiche del metodo scientifico. Il metodo scientifico tende allobiettivit e in questo senso deve essere:

a. Ripetibile: lo stesso esperimento pu essere replicato in tempi diversi con sperimentatori diversi e, quando le condizioni lo consentono, portare agli stessi risultati;

b. Comunicabile: deve usare un linguaggio e un modello desposizione dei risultati che sia comunicabile ad altri ricercatori grazie alla presenza di un codice condiviso.

c. Oggettivo: la variabile soggettiva costituita dallo sperimentatore non deve influenzare landamento dellindagine.

I vari metodi utilizzati in psicologia sociale variano nel grado doggettivit che riescono a raggiungere. Il massimo dellobiettivit rappresentato dallesperimento in laboratorio, il minimo dallindagine clinica e dallosservazione libera.

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Lesperimento. Lesperimento classico segue il modello delle scienze fisiche:

I. Definizione del quesito, ossia il problema che si vuole affrontare in sede sperimentale.

II. Definizione dellipotesi, che costituisce il tentativo di risposta al quesito e pone in rapporto le variabili, ovverosia gli eventi che dovrebbero essere collegati in rapporto di causa ed effetto.

La variabile indipendente ( VI ) lo stimolo esterno manipolato dallo sperimentatore. La variabile dipendente ( VD ) la risposta dei soggetti allo stimolo. Tra le due variabili ne presente una terza, la variabile interveniente, costituita dai soggetti che devono essere uguali per tutte le caratteristiche possibili. Perch lesperimento possa procedere, bisogna controllare tale variabile. Per fare ci si utilizzano tre metodi:

1. Gruppo di controllo: si affianca al gruppo sperimentale un altro gruppo uguale per tutte le caratteristiche possibili e si pone nella situazione di laboratorio in assenza della VI.

2. Gruppo di controllo: lo stesso gruppo sottoposto alla VI e, in assenza della VI, le differenze di risposta tra i due gruppi sono imputabili allinfluenza della VI. Questo metodo rispetto al precedente ha il vantaggio di utilizzare un gruppo unico evitando le possibili differenze che possono essere presenti tra gruppo sperimentale e gruppo di controllo.

3. Rotazione: pi gruppi uguali tra loro fungono da gruppo sperimentale e di controllo a rotazione.

Se si trova un rapporto causale tra VI e VD, si pu affermare che i risultati sono validi solo per i particolari soggetti sui quali stato svolto lesperimento. Il laboratorio permette di eliminare tutte le variabili di disturbo, ma pone i soggetti in una situazione artificiale, quindi rende possibile indagare solo particolari fenomeni e non altri.

Il metodo differenziale o correlazionale. Questo metodo non permette di trovare nessi causali tra gli eventi e quindi risulta meno scientifico del precedente, ma pi adatto a cogliere i comportamenti naturali dei soggetti. Il quesito nasce da osservazioni svolte o da quesiti rimasti aperti da ricerche precedenti. Lipotesi un tentativo di risposta al quesito e pone in rapporto dei fenomeni. La VI interna ai soggetti e quello che interessa indagare proprio la variabilit soggettiva. La VI, essendo parte dei soggetti, una variabile complessa e non manipolabile dallo sperimentatore come nellesperimento. Per evidenziare le differenze determinate dalla VI si sottopongono i soggetti a uno stimolo identico o a una situazione identica. In psicologia lo stimolo identico molto frequentemente costituito dai test. Il test una prova identica per

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tutti i soggetti, volta a studiare un particolare fenomeno. La risposta dei soggetti ai test la variabile dipendente. Una volta individuato il nesso tra VI e VD, si pu descrivere ma non spiegare un fenomeno. Il vantaggio del metodo differenziale quello dindagare differenze realmente esistenti in natura e non fenomeni artificiali.

Il metodo clinico: rientra nei diversi approcci di tipo terapeutico, siano essi individuali o gruppali. Lapproccio clinico si basa sulla relazione tra terapia e paziente ed legato alla particolare relazione terapeutica. Allinterno del metodo clinico esistono dei test di personalit che possono essere usati in ambito di ricerca ( test proiettivi ).

Il metodo osservativo: losservazione pu essere utilizzata da sola come strumento di ricerca oppure pu costruire la fase preliminare di raccolta dinformazioni prima dimpostare una ricerca sperimentale o differenziale. Losservazione pu essere di diversi tipi, in base al grado doggettivit che si vuole raggiungere o allampiezza dinformazioni che si vuole ottenere:

a. Osservazione libera o partecipante. Losservatore utilizza se stesso come strumento e osserva liberamente tutti i fenomeni che gli si presentano e che riesce a cogliere senza utilizzare schemi di riferimento e alla fine stila un resoconto. Spesso losservatore partecipa al comportamento dei soggetti per poter essere accettato.

b. Osservazione sistematica: utilizza schemi di riferimento che guidano losservazione e permettono di raggiungere un buon grado di obiettivit. Losservatore non partecipa al comportamento osservato e qualifica la presenza dei comportamenti previsti dallo schema di riferimento utilizzato.

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