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La Risposta Istituzionale:

Leggi speciali e Commissioni dinchiesta.

Il clima in cui le istituzioni italiane operano al fine di controbattere la nascita e lo sviluppo delle organizzazioni eversive un clima in cui la stabilit del Paese messa a dura prova: sia dalle stragi che si verificano allinterno del Paese; sia dagli eventi internazionali che vedono il mondo diviso in due grandi blocchi; sia dalla politica del compromesso storico e delleuro-comunismo; sia dalla crisi petrolifera che fa decollare il debito pubblico italiano. La risposta delle istituzioni a tale fenomeno pu essere analizzata e criticata attraverso lo studio delle Leggi speciali e attraverso lanalisi del lavoro svolto dalle Commissioni dinchiesta parlamentare. Quanto al diritto speciale, esso trova proprio la sua origine nella strategia del terrore, a questa strategia i governi reagiscono in genere emanando leggi speciali che, in forza dell'emergenza, limitano alcuni diritti dei cittadini: la reazione governativa al terrorismo, che tende al sovvertimento dellordine democratico, molto spesso in senso parimenti antidemocratico. Lo furono, per esempio, le leggi speciali americane sugli interstate riots degli anni settanta, contro il Black Power e il movimento delle Pantere Nere, e anche le leggi speciali varate dopo l'attentato alle Twin Towers dell'11 settembre 2001, con la creazione del campo di concentramento di Guantanamo e tutta una serie di limitazioni alla privacy degli americani. Anche le leggi italiane contro il terrorismo emanate negli anni settanta e ottanta sono parzialmente contrarie alla Costituzione italiana, e furono ammesse dalla Corte Costituzionale solo in virt dello stato di necessit allora vigente.

Con il lavoro svolto dalle tre Commissioni istituite1 invece, si sono acquisiti documenti, audizioni e relazioni, ordinati e suddivisi, consultabili facilmente per via telematica, il loro lavoro conclusivo volto, oltre a dare una precisa descrizione dei fatti e dellazione svolta dai pubblici apparati contro gli attacchi terroristici, a esaminare a fondo il funzionamento degli organi dello Stato al fine di individuare misure pi efficaci per la lotta al terrorismo e eventuali responsabilit politiche, lasciando alla Magistratura il compito dellaccertamento di elementi di reato2. In questa limito la mia analisi ai documenti riguardanti il primo vero e proprio attacco terroristico al cuore dello Stato3, volto a destabilizzare la struttura istituzionale nascente e a ostacolare una politica che lascia spazio allascesa del PCI allala di governo, quindi preferibile concentrare la nostra attenzione su ci che stato fatto subito dopo il sequestro Moro: se lattivit istituzionale volta a gestire la situazione di crisi sia stata soddisfacente e in caso contrario capire perch e come loperato istituzionale non ha dato risultati soddisfacenti.
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Le Commissioni prese in esame sono: la Commissione parlamentare dinchiesta sulla strage di Via Fani, sul sequestro e l'assassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia istituita dalla legge 23 novembre 1979 n. 597, svolse principalmente le indagini riguardanti il caso Moro, ultim i propri lavori il 30 giugno 1983 senza aver accertato quali fossero i responsabili (Presidente Biasini Oddo PRI, dal 1980 il Presidente fu Schietroma Dante- PSDI); la successiva Commissione interna della Camera dei Deputati la Commissione parlamentare di inchiesta sui risultati della lotta al terrorismo e sulle cause che hanno impedito l'individuazione dei responsabili delle stragi istituita con la delibera del 16 ottobre 1986 ha effettuato 15 sedute ma non ha presentato alcuna relazione poich ha interrotto i lavori per lanticipata fine della legislatura ma raccomanda alle Camere di proseguire il lavoro gi svolto nella successiva legislatura mediante una Commissione bicamerale di inchiesta (Presidente Bianco Gerardo - DC); la Commissione parlamentare di inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, istituita con legge 17 maggio 1988 n. 172 e successive proroghe (la commissione doveva ultimare i lavori entro la fine della XIII legislatura - legge 25 luglio 1997 n. 243), ha continuato ad analizzare il caso Moro e le successive stragi terroristiche (Presidente Gualtieri Libero- PRI; dal 1994 il Presidente fu Pellegrino Giovanni). La consultabilit dei testi consentita telematicamente nellArchivio storico presente nel sito del Senato della Repubblica grazie alla delibera della Commissione del 22 marzo 2001 (l'archivio consultabile con l'eccezione dei documenti classificati ai sensi della legge n. 124/2007). 2 Per una maggiore cooperazione tra la prima Commissione parlamentare e la Magistratura si realizzata unintesa volta a evitare di apporre reciprocamente il segreto funzionale consentendo cos lo scambio dei documenti utili e necessari allo svolgimento delle diverse finalit che gli competono. Ricordiamo che lattivit giudiziaria volta ad accertare responsabilit penalmente rilevanti mentre lattivit svolta dalle Commissioni volta essenzialmente ad ricostruire loperato degli organi politici e istituzionali. 3 Lespressione cuore dello Stato intesa dai terroristi come un attacco al progetto politico con cui luomo della continua mediazione, ossia Aldo Moro, voleva realizzare una convergenza delle forze democratiche. Il terrorismo opera per destabilizzare il Paese, quindi una stabilizzazione delle forze politiche, e conseguentemente delloperato governativo, creava unostacolo. Per maggiore chiarezza sullobiettivo principale e struttura interna dellorganizzazione eversive, ma soprattutto riguardo le Brigate rosse, si veda la Relazione di maggioranza V-I, cap. 1 paragrafo 2-5, cap. 6 paragrafo 4-6, cap. 8, della Commissione parlamentare di inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi.

Le Leggi speciali
Prima di affrontare il problema della normativa antiterrorismo che venne approvata nei cosiddetti anni di piombo dagli allora partiti di governo - la Democrazia Cristiana, il Partito Socialdemocratico, il Partito Repubblicano, il Partito Liberale e il Partito Socialista - rafforzati dal sostegno del Partito Comunista necessario scoprire la natura e tentare di dare una definizione di tale strumento normativo scelto per risolvere la crisi che il Paese stava vivendo. Infatti in quel periodo, come abbiamo detto, nacque un diritto "speciale", fondato su una sostanziale sospensione di garanzie fondamentali4. Intanto quanto alla natura di questo diritto bisogna precisare che norme speciali sono quelle norme dettate per specifici settori o per specifiche materie, che derogano alla normativa generale per esigenze legate alla natura stessa dell'ambito disciplinato (nel caso specifico finalit di tutela dellordine democratico e contro la criminalit organizzata): per riprendere un famoso principio enunciato dalla Corte Costituzionale, obbediscono all'esigenza legislativa di trattare in modo eguale situazioni eguali e in modo diverso situazioni diverse. Ci possibile per la straordinaria capacit che ha il diritto penale di trasformarsi ed evolversi in relazione ai cambiamenti sociali, proprio per la natura della norma penale di non vivere isolata dal tempo ma, invece, anche e soprattutto di adattare se stessa ai mutamenti sociologici della collettivit ed alle esigenze del periodo5. Venendo adesso allanalisi della cosiddetta legislazione demergenza bisogna anzitutto citare la legge n. 497 del 14 ottobre 1974 titolata Nuove norme contro la criminalit che ha provveduto a sostituire buona parte delle disposizioni contenute nella legge 2 ottobre 1967 n. 895 inasprendo le pene relative alle disposizioni per il controllo delle armi introducendo inoltre per queste fattispecie in deroga alle disposizioni dellart 502 C.p.p. il giudizio direttissimo (art.2): tale norma che
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Stefano Rodot Le leggi speciali archivio Repubblica 27 maggio 2008. Mitsilegas Valsamis La trasformazione del diritto penale in materia di libert, sicurezza e giustizia, 2008 26 annuario di Diritto Europeo 2007, 1-32.

introduceva il giudizio direttissimo in materia di armi ed esplosivi stata per dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 68 del 1991, anche se lipotesi del giudizio direttissimo per i procedimenti in materia di armi ed esplosivi (laddove, stabilisce la norma, non siano necessarie speciali indagini) stata reintrodotta dal legislatore con lart.12 bis del decreto legge n. 306 del 1992, convertito nella legge n.356 del 19926. La legge n. 497 ha inoltre reintrodotto l'interrogatorio di polizia giudiziaria con la sola garanzia della presenza del difensore, vanificando la legge n.932 del 5/12/1969 che aveva tolto alla polizia il diritto di interrogare gli arrestati e i fermati; inoltre con il decreto-legge n. 99 dell'11/4/1974, fu allungata la custodia preventiva (fino ad otto anni) sostituendo lart. 272 del vecchio C.p.p. tutto ci in palese contrasto con lultimo comma dellart. 13 della Costituzione. Ma con la legge Reale del 1975 che emerge in modo plateale il "diritto speciale". La legge Reale n. 152 del 22/5/1975 infatti amplia i casi in cui sia da ritenersi legittimo l'uso delle armi da parte delle forze dell'ordine, introducendo per le forze dellordine un regime processuale di favore. Le indagini per esempio non vengono condotte dal giudice competente, bens dal procuratore generale presso la corte d'appello, che decide se procedere personalmente o delegare lindagine alla procura della repubblica. Tutto ci in contrasto con diversi articoli della Costituzione, in particolare l'art. 3 (eguaglianza e pari dignit di tutti i cittadini davanti alla legge), l'art. 25 (nessuno pu essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge) e l'art. 28 (diretta responsabilit penale e civile dei funzionari e dipendenti statali che agiscano in violazione di diritti). Nei primi 15 anni di applicazione della legge, si conter un aumento massivo delle vittime delle forze dell'ordine (254 morti e 371 feriti). Di queste, ben 208 non stavano commettendo n erano in procinto di commettere reati. Un contesto tipico (ricorre in 153 casi) il posto di blocco o l'intimazione di alt. In 65 casi (pari a circa il 10% del totale) le forze dell'ordine sono ricorse alla giustificazione del "colpo partito accidentalmente"7. La legge Reale prevede in ottica repressiva degli illeciti ed in deroga alle disposizioni legislative precedenti tutta una serie di norme volte a comprimere lambito
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SPANGHER, Sulla sopravvivenza del giudizio direttissimo per i reati in materia di armi, in Cass.pen., 1990, II, 326.

Da 685, un "libro bianco sulla legge Reale" compilato e pubblicato nel 1990 dal Centro di Iniziativa Luca Rossi di Milano. Il libro contiene un impressionante computo/catalogazione dei "morti da legge Reale" nel periodo 1975-90.

delle garanzie costituzionali: lart. 1 ad esempio prevedeva ipotesi specifiche per le quali non era ammessa la concessione della libert provvisoria (abrogato dallart. 28 della legge 1984/398), lart. 3 estendeva il fermo anche oltre i casi di flagranza ( da ritenersi abrogato con lentrata in vigore del nuovo c.p.p.), l'art. 4 la perquisizione personale sul posto anche senza l'autorizzazione di un magistrato, in contrasto con l'art. 13 della Costituzione che recita la libert personale inviolabile. Non ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, n qualsiasi altra restrizione della libert personale, se non per atto motivato dall'autorit giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. La lettera dell'articolo autorizza la polizia a perquisire "persone il cui atteggiamento o la cui presenza, in relazione a specifiche e concrete circostanze di luogo o di tempo, non appaiono giustificabili". L'art. 5 vieta di partecipare a manifestazioni portando "caschi protettivi" o "con il volto in tutto o in parte coperto mediante l'impiego di qualunque mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona". Questo reato viene punito con l'arresto da uno a due anni e con un'ammenda penale. In seguito, lart. 2 della legge n. 533 dell'8/8/1977 sostituendo il gi citato art. 5 addirittura estender il divieto di coprirsi il volto anche al di fuori delle manifestazioni vietato l'uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico trasformando il "travisamento" in un reato di sospetto nel quale potr incorrere chiunque, in qualunque occasione pubblica, risulti "difficilmente riconoscibile". L'art. 18 estende le disposizioni previste dalla legge 31 maggio 1965 n. 575 disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso e gli strumenti in essa previsti come ad esempio le misure di prevenzione dellobbligo di dimora e della sorveglianza speciale anche a coloro che operino in gruppi o isolatamente, pongano in essere atti preparatori, obiettivamente rilevanti, diretti a sovvertire l'ordinamento dello Stato nonch alla commissione dei reati con finalit di terrorismo anche internazionale; abbiano fatto parte di associazioni politiche disciolte per legge e nei confronti dei quali debba ritenersi, per il comportamento successivo, che continuino a svolgere una attivit analoga a quella precedente, compiano atti preparatori, obiettivamente rilevanti, diretti alla ricostituzione del partito fascista.

E bene ricordare che in data 11/6/1978 la legge sar sottoposta a referendum abrogativo ma sullondata emotiva del ritrovamento del cadavere di Moro in via Caetani, l'esito sar scontato, e la legge superer indenne il "giudizio popolare". Anche il Pci, che pure s' opposto alla sua approvazione, dar indicazione di votare "no". L'8 agosto del 1977 viene approvata la legge n. 533, che come abbiamo visto, fa del "travisamento" un reato di sospetto, da punire con pene pi pesanti e per il quale si pu essere arrestati. Lo stesso giorno viene approvata la legge n. 534, che non contiene riferimenti diretti allo scontro sociale in atto, ma modifica il codice di procedura penale sferrando un grave attacco al diritto di difesa. Infatti, l'articolo 6 limita drasticamente i casi di "nullit insanabile" per violazione delle garanzie dell'imputato. D'ora in avanti, in base a questo incredibile articolo, un cittadino potr essere trascinato in giudizio senza che n lui n tanto meno il suo difensore siano stati neppure avvisati n dell'inizio del processo n degli innumerevoli atti istruttori compiuti senza il loro intervento; e se egli non avr la prontezza all'apertura del dibattimento, magari perch irreperibile o comunque contumace, di chiedere l'annullamento della istruttoria o di questo o di quell'atto istruttorio, ogni vizio anche vistoso dell'istruttoria dovr considerarsi superato. E non si tratter purtroppo di casi eccezionali. La nuova legge rende assai pi semplice e sbrigativo il sistema delle notifiche degli imputati: dopo il primo invito a eleggere domicilio, non ci saranno pi ricerche sulla loro effettiva residenza ai fini delle successive notifiche degli atti processuali e della data del giudizio; la notifica si avr per fatta alla residenza anagrafica o comunque dichiarata anche se l'imputato non vi abita pi da anni. I casi di contumacia dell'imputato, e perci di impossibilit da parte sua di dedurre nullit anche macroscopiche, saranno insomma all'ordine del giorno8. La legge 534 con lart. 2 introdusse un'altra importante modifica del c.p.p., inserendovi l'articolo 48-bis. La connessione non produce effetti n sulla competenza n ai fini della riunione rispetto ai procedimenti relativi a reati commessi da arrestati, detenuti o internati, ai reati per i quali l'imputato o gli imputati sono stati sorpresi in flagranza e ai reati per i quali la prova appare evidente. In questi casi si procede separatamente per gli altri reati nei confronti degli altri imputati; ci significa che imputazioni collegate tra loro (ad esempio banda armata, porto di armi e omicidio)
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Luigi Ferrajoli, cit. in: Romano Canosa, pp.30-31.

possono essere giudicate ciascuna in un diverso processo. In questo modo, nel caso di mega-istruttorie anche se l'imputazione principale non abbastanza solida, sar comunque possibile tenere gli imputati in carcere grazie a misure cautelari separate per le imputazioni minori. Tale norma rende quindi pi difficili le scarcerazioni per decorrenza dei termini anche in presenza di reati connessi creando un artifizio legislativo ad hoc. Il 21/3/1978 viene emanato il cosiddetto "decreto Moro" (convertito, con alcune modifiche, nella legge n. 191 del 18/5/1978), che allart. 2 inserisce nel Codice Rocco lart. 289 bis sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione in cui viene inserita per la prima volta lipotesi della dissociazione del concorrente quale fattispecie attenuante. Lart. 11 introduce il cosiddetto "fermo di identificazione": gli ufficiali e gli agenti di polizia possono accompagnare nei propri uffici chiunque, richiestone, rifiuti di dichiarare le proprie generalit ed ivi trattenerlo per il tempo necessario alla identificazione o comunque non oltre le ventiquattro ore. La disposizione prevista nel comma precedente si applica anche quando ricorrono sufficienti indizi per ritenere la falsit delle dichiarazioni della persona richiesta sulla propria identit personale o dei documenti d'identit da essa esibiti. Oltre a ci, il decreto "liberalizza" le intercettazioni telefoniche. La precedente legge (n. 98 dell'8/4/1974) ne limitava il ricorso alle inchieste su reati di particolare gravit o su abusi del mezzo telefonico (telefonate minatorie etc.), le riteneva ammissibili solo in presenza di concreti indizi di reato e richiedeva l'autorizzazione scritta e motivata di un magistrato. Inoltre le intercettazioni non potevano durare pi di quindici giorni - con possibilit di due sole proroghe, sempre con decreto motivato - e dovevano avvenire presso appositi impianti installati nelle procure. Al contrario l'art. 6 elimina il limite massimo di durata e il numero massimo di proroghe; l'art. 7 consente di intercettare anche su semplice autorizzazione orale del magistrato; l'art. 8 rende possibile operare anche presso impianti in dotazione alle forze di polizia, e permette di utilizzare come prove le notizie cos ottenute anche in procedimenti diversi da quelli per cui si autorizzata l'intercettazione; infine, l'art. 9 permette al procuratore di autorizzare intercettazioni preventive e di sorveglianza, quindi anche in assenza di indizi di reato. allo stesso tempo superfluo e necessario far notare l'incostituzionalit di queste norme; l'art. 15 della Costituzione tutela la corrispondenza (e le telefonate sono

corrispondenza, poich la Carta non limita la tutela al supporto cartaceo) e recita: "La libert e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione pu avvenire soltanto per atto motivato dell'autorit giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge". Pu l'autorizzazione orale di un magistrato rientrare nella definizione di "atto motivato"? La risposta che la motivazione implicita e automatica, poich risiede nella Ragion di Stato. Veniamo ora alla cosiddetta "legge Cossiga" del febbraio 1980. Il 15 dicembre 1979 il governo eman un nuovo decreto-legge "misure urgenti per la protezione dell'ordine democratico e per la pubblica sicurezza". Con poche modifiche, il decretolegge fu approvato dalla Camera dei Deputati e dal Senato, e divenne la legge numero 15 del 6 febbraio del 1980. Tra le disposizioni che introduceva va ricordato lart. 1 che prevede, come circostanza aggravante applicabile a qualsiasi reato il fatto che il reato stesso sia stato commesso per finalit di terrorismo o di eversione dellordine democratico. L'art.3 particolarmente importante poich introduce un nuovo reato, la "associazione a fini di terrorismo e distruzione dell'ordine democratico", che diventa l'art. 270-bis del Codice Penale e prevede condanne sostanziali, dai quattro agli otto anni per chi partecipi ad atti di terrorismo e dai sette ai quindici anni per chi li organizzi. Questo in aggiunta alle condanne previste dall'art. 270, associazione sovversiva. Lart 4 introduce anche sconti di pena per i "terroristi" che scelgano di collaborare con la giustizia. la prima legge speciale sul pentitismo, dopo la legge 191/1978 che ha introdotto il gi citato art. 289 bis nel codice penale, a inserirsi nell'ordinamento giuridico italiano. L'art. 6 una norma straordinaria, che rimarr in vigore per un anno. Essa autorizza il fermo di polizia di individui sospettati di essere in procinto di commettere il reato di cui allart. 305 (cospirazione politica mediante associazione) o all'art. 416 (associazione per delinquere) del Codice Penale. Il fermato pu essere perquisito e trattenuto in una stazione di polizia per 48 ore; il Procuratore della Repubblica deve esserne immediatamente informato, e ci sono ulteriori 48 ore per giustificare il fermo. L art.9 estende i poteri di perquisizione, e la permette per causa d'urgenza anche senza il mandato del magistrato competente.

L'art.10, in casi riguardanti il terrorismo, estendeva di un terzo il periodo massimo di carcerazione preventiva ad ogni fase di giudizio (articolo poi abrogato dallart. 29 della L. 28 luglio 1984 n. 398). Ma tra tutti, lelemento pi importante che fa della Legge Cossiga il coronamento della legislazione d'emergenza l'art. 270bis del Codice Penale che, tramite l'aggiunta del sostantivo "terrorismo", crea un reato che, a rigore, sarebbe gi previsto dallart. 270 del Codice Penale (associazioni sovversive). Tale nuova fattispecie assolve ad una funzione simbolico-espressiva, nel senso che serve a rassicurare lopinione pubblica sullimpegno dello Stato a combattere determinati fenomeni antisociali.9 In questo senso la tendenziale soggettivizzazione delle fattispecie incriminatrici tramite il riferimento al fine di terrorismo o di eversione dellordine democratico hanno finito col determinare un indebolimento dei principi garantistici di cui anche il codice Rocco espressione. 10 I reati associativi che diventano parte fondamentale ed imprescindibile dellimpianto normativo volto a contrastare il fenomeno terroristico pongono non pochi problemi di costituzionalit, dal momento che all'art. 27, comma 1, la Costituzione recita: "La responsabilit penale personale". Tra l'altro, proprio con il reato associativo che l'intervento dei "pentiti" diventa necessario per il proseguimento delle indagini e strumento per poter provare la colpevolezza dell'indagato. E proprio grazie al reato associativo se da quel momento in poi si affermer sempre di pi un utilizzo sistematico dei pentiti e si costruir una legislazione ad hoc. In teoria l'associazione sovversiva un reato "a consumazione anticipata", da punire in itinere, prima cio che il bene venga effettivamente danneggiato. Le "associazioni sovversive" sono caratterizzate dalla volont degli associati di un effettivo uso della violenza e di una turbativa dell'ordine costituzionale. Sono quindi illecite gi nello stadio della programmazione dei reati, anche se non si nemmeno tentato di compierli. La "soglia di punibilit" retrocede sulla base di "ipotesi criminose aperte" o addirittura libere. Con l'aggravante della "finalit di terrorismo", tali ipotesi vengono ulteriormente espanse, fino all'arbitrio assoluto degli inquirenti e dei giudici, autorizzati dal potere politico a fare come credono, e a retrocedere la soglia di punibilit alla manifestazione del pensiero e addirittura al pensiero stesso. E' proprio lo stato d'animo,
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Fiandaca-Musco, Diritto Penale parte generale pag. 42. Bricola, Considerazioni introduttive, in AAVV, Il codice Rocco cinquantenni dopo, cit., 22.

il pensiero nascosto e non espresso, la interna disobbedienza che divengono oggetto di indagine, in quanto all'accertamento di essi che il giudice tende a risalire. Ecco che in processi di questi ultimi anni sono sottoposti al vaglio del giudice penale comportamenti quali la creazione di un collettivo di lavoratori contrapposto al sindacato, l'organizzazione dei seminari autogestiti, la collaborazione, mediante un articolo dal contenuto lecito, a un periodico riconducibile ad una struttura associativa ritenuta illecita; l'intervento in un'assemblea universitaria, e, in genere, rapporti interpersonali manifestatisi attraverso scambi di documenti politici, lettere, telefonate, ecc., tutti dal contenuto penalmente irrilevante11. Il reato associativo un reato d'opinione all'ennesima potenza, un reato a consumazione virtuale. Ci porta alla "lievitazione" dei capi d'accusa: da fatti specifici attribuiti a singole persone si risale, per induzione, a una presunta struttura organizzativa; chiunque abbia avuto rapporto politici con gli inquisiti di partenza viene inserito in tale struttura, e considerato colpevole di qualunque reato ad essa attribuito, in concorso con tutti gli altri inquisiti. Di pi: ciascun imputato viene collocato ai vertici dell'ipotetica Organizzazione, descritto come un capo, un "leader storico", un "mandante". Un altro grave elemento di anticostituzionalit della legge Cossiga il suo imporsi come retroattiva, in contrasto con la Costituzione (art. 25, comma 2: "Nessuno pu essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso"). Difatti, l'art. 11 della legge ordina di applicare le nuove norme sulla custodia preventiva "anche ai procedimenti in corso alla data dell'entrata in vigore del presente decreto". Tutto questo indiscutibilmente anti-costituzionale, ma in questi anni la Corte costituzionale sospende il proprio sindacato di legittimit sulle leggi anti-terrorismo, emettendo sentenze come quella n.15/1982, in cui veniva sollevata la questione di legittimit costituzionale dellart. 10 del decreto legge 15 dicembre 1979 n. 625 convertito nella legge 6 febbraio 1980 n. 15, e nella quale si parla della "necessit di tutelare l'ordine democratico" e si dice che "vista la situazione d'emergenza", "il governo e il parlamento hanno il dovere indeclinabile di adottare un'apposita legislazione" e il diritto "di non ritenersi strettamente vincolati alla Costituzione" o
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A. Bevere, "Processo penale e delitto politico, ovvero della moltiplicazione e dell'anticipazione delle pene", in Critica del diritto n.29-30, Sapere 2000, aprile-settembre 1983, pp.62-69.

anche la sentenza n. 62/1986 in materia di armi ed esplosivi, dove la Corte pur evitando di dichiarare apertamente lavvenuta costituzionalizzazione del principio di offensivit come criterio limite alla discrezionalit del legislatore, ricorda, piuttosto, la propria costante giurisprudenza secondo cui la configurazione delle fattispecie criminose e la valutazione della congruenza fra reati e conseguenze penali appartengono alla politica legislativa e, pertanto, allincensurabile discrezionalit del legislatore ordinario, con lunico limite della manifesta irragionevolezza. Le opzioni legislative, in sede di configurazione delle fattispecie criminose tipiche, devono tener conto non soltanto del bene o dei beni giuridici tutelati attraverso lincriminazione delle fattispecie stesse ma anche delle finalit immediate che, nel contesto storico in cui le opzioni in parola vengono operate, il legislatore persegue nonch degli effetti indiretti che i fatti incriminati vanno a produrre nellambiente sociale in cui si realizzano. Necessit di prevenzione generale e di riduzione dellallarme sociale cagionato dai reati convergono a motivare le opzioni legislative nella determinazione delle ipotesi criminose tipiche. N esistono prosegue la sentenza strutture ontologiche delle condotte criminose tali da vincolare il legislatore a valutarle nello stesso modo; quandanche si fosse daccordo sullesistenza di strutture ontologiche dei comportamenti criminosi, rimarrebbe pur sempre salva la libert del legislatore di valutare giuridicamente le medesime in maniera coerente alle varie finalit immediate perseguite nei diversi momenti storici ed alle svariate conseguenze, dannose o pericolose, dirette od indirette, che, nei tempi e nei luoghi nei quali i comportamenti criminosi si realizzano, questi ultimi sono idonei a produrre12. In ogni caso comunque la si voglia pensare al pari di altri fenomeni criminali con profonde radici sociali, nonch suscettibili, per la gravit delle azioni poste in essere, di mettere a repentaglio la fiducia nell'ordinamento costituito e di indebolirne le strutture, il terrorismo da sempre trattato dal legislatore nazionale a mezzo di legislazioni speciali, inclini a manifestarsi come insieme di norme aventi carattere provvisorio e volutamente sanzionatorio, talvolta evidentemente ispirate a logiche di prevenzione speciale e, a questo proposito, mi piace concludere con le parole di Francesco Cossiga: "Non rinnego niente. Anzi mi tengo, sia chiaro, la kappa con la quale veniva effigiato il mio nome sui muri di tutt'Italia. Sono uno degli autori della legislazione d'emergenza,
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PALAZZO, Ragionevolezza delle previsioni sanzionatorie e disciplina delle armi e degli esplosivi, in Cass. pen., 1986, 1694 e ss.

delle leggi speciali. In parte le ho scritte materialmente io. Eppure, in quegli anni, non ho mai pensato che si dovesse inaugurare una nuova fase nel rapporto tra Stato e cittadino. Avevo pensato a queste misure come a un rimedio straordinario. L'introduzione del reato associativo, i poteri eccezionali affidati agli organi di polizia e alla magistratura, l'esagerazione delle pene, dovevano servire per intimorire e dissuadere. Oggi che il fenomeno venuto meno, dobbiamo tenerne conto. Nella legge penale bisogna tornare alla normalit"13.

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Da l'intervista rilasciata dal presidente Francesco Cossiga nel settembre del 1996 a Maurizio Marchesi e riportata nel libro Per carit di patria, edito da Mondadori nel 2003.