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CULTURE

GIOVED 12 GENNAIO 2012

Oltre Gomorra la Napoli maudit di Pingitore


TUTTA LA BELLEZZA DEVE MORIRE. Lo scrittore partenopeo descrive la condizione esistenziale di un gruppo di giovani travolti dalla forza prorompente della loro stessa giovinezza.
DI

TEATRO

Lultimo piano di Brecht


DI

LAURA LANDOLFI

ANDREA DI CONSOLI

Era dal 2006, cio dalla pubblicazione di Gomorradi Roberto Saviano che Napoli o, per meglio dire, una prospettiva napoletana (sentimentale e stilistica) non irrompeva nella letteratura italiana. Come Saviano, anche Luigi Pingitore (Napoli, 1973) uno scrittore vitalistico e creaturale (cliniano il primo, nietzschiano il secondo), e anche lui, come Saviano, figlio di quella ricca nidiata di scrittori partenopei nati negli anni 70 (ricordiamo almeno, tra gli altri, Antonella Cilento, Rossella Milo-

ne, Massimiliano Virgilio, Angelo Petrella, Davide Morganti, ecc.); giovani scrittori che, dopo la stagione dei Rea, Compagnone, Prisco e La Capria, e dopo laffacciarsi sulla scena di scrittori pi giovani quali Montesano, Arpaia, Franchini e De Silva, hanno brillantemente tenuto in vita e rilanciato - bench universalizzato - uno sguardo da Napoli. Tra questi giovani scrittori, Luigi Pingitore sicuramente il pi talentuoso, il pi maudit, quello con lo sguardo pi estremo, pi estetizzante, pi letterario (ovvero meno compromesso con lanalisi dei mali di Napoli); e dunque , tra tutti i suoi coetanei, il meno politicizzato, il meno engag, il meno sociologico, muovendosi brillantemente tra cinematografie americane alternative, sperimentalismi poetici, liquidit moderne ed estetiche solari e vitalistiche. Il suo nuovo romanzo, Tutta la

DAL 27 AL 30 GENNAIO ARTE FIERA BOLOGNA 2012


Come dice il critico Francesco Bonami, larte contemporanea come un ponte. Di fronte al quale ci sono tre opzioni: non attraversarlo; attraversarlo e rimanere in mezzo, a vedere le macchine e la gente che ci passa sotto; o attraversarlo e continuare il cammino verso il futuro. E sembra questultima lopzione scelta dallArte Fiera di Bologna nelledizione 2012. Nonostante tutte le difficolt economiche, le manifestazioni artistiche legate allevento prenderanno pieno possesso dellintera citt. Dal 27 al 30 gennaio, nel quartiere fieristico di BolognaFiere, pi di 200 espositori (tra giovani gallerie, editori, librerie e istituzioni) danno vita ad una mostra dellarte moderna e contemporanea di respiro internazionale. Dallestero, gallerie da Barcellona, Francoforte, Parigi, New York, Londra, Shanghai e Helsinki, tra altri. Venerd 27 gennaio alle ore 21 alla Sala Borsa, in piazza Nettuno, dellopera di Luigi Ontani parler Renato Barilli con Aldo Busi. Il Museo dArte Moderna di Bologna (Mambo), inaugurer gioved 26 la mostra Marcel Broodthaers. Lespace de lcriture, a cura di Gloria Moure, la prima retrospettiva completa in Italia dedicata allartista belga. Molte delle iniziative pi attraenti sono in strada e fanno parte di Bologna Art First, in collaborazione con il Comune di Bologna. Gli spazi urbani diventano scenario di interventi site specific di artisti italiani e internazionali (della Arte Fiera Art First) che tracceranno un percorso per la citt attraverso 11 luoghi rappresentativi che stimoleranno al pubblico. Lesperimento si chiama A bordo con il Cuore dOro e prende ispirazione dal romanzo Guida Galattica per gli Autostoppisti di Douglas Adams. Il fuori fiera, invece, conter oltre 100 eventi tra mostre, film, incontri, festival di arti e performance dartista. La tradizionale Art White Night sar sabato 28 gennaio: tutte le gallerie, musei e istallazioni del Bologna Art First, pi i negozi, eventi ed iniziative, saranno aperti oltre la mezzanotte. E gratuiti. Rossana Miranda

bellezza deve morire (Hacca, 300 pagine, 14,00 euro), conferma in pieno la profonda immaginazione mitopoietica di Pingitore, la sua attitudine a creare miti e a soccombervi. Siamo negli anni 90, sulla Costiera Amalfitana, e qui un gruppo di adolescenti - in unestate che non pu non essere lultima - scopre lassenza, il corpo, la forza paralizzante del tempo, la solitudine, lamore o il suo fantasma, una linea dombra invalicabile. Questo romanzo anche, a voler creare letture e legami sotterranei tra libri del passato e quelli di oggi, una sorta di versione moderna di Ferito a morte (1961) di Raffaele La Capria, il romanzo del disincanto napoletano e della grande occasione perduta ( anche, ma si andrebbe troppo lontano, un remake dellAmara scienza di Luigi Compagnone). Come in Ferito a morte, anche in Tutta la bellezza deve morire un gruppo di giovani assimila nella propria esperienza la forza dirompente della bellezza del paesaggio che, al confronto con le miserie della realt, diventa impossibile, insostenibile, quasi da disprezzare. A differenza di La Capria, per, in Pingitore lesito non lemigrazione (quindi una soluzione che, per quanto amara, pur sempre civile, e dunque politica), ma un destino tragico da Il giardino delle vergini suicide, film raffinato ed estetizzante di Sofia Coppola al quale si pensa pi di una volta leggendo il romanzo. Pingitore scrittore crudele, perch non dissimula una vitalistica mitologia del sole, del mare e della giovinezza - finanche intrisa di nostalgia e di sentimentalismi adolescenziali - che infine strozza con la morte di questi giovani, tutti volontariamente esposti in una posa di rifiuto della vita, dinfelicit immedi-

cabile, di suicidio come esito del massimo della forza, giammai della debolezza (la loro morte arriva al culmine della vita, quasi a causa dello stesso culmine). Scrive Giuseppe Montesano nel bel risvolto di copertina: Lassoluta mancanza di riguardi della Bellezza nei confronti dei suoi perduti amanti: questa la musica ossessiva, limpida e accesa che anima il romanzo di Pingitore, e che spinge la sua scrittura ad auscultare la voce misteriosa della giovinezza. Tutta la bellezza deve morire, per, anche un romanzo che scolpisce con maestria corpi bellissimi, caldi di sole, colti in un momento di massima quiete, oppure fotografati in pose estreme, per esempio mentre saltano nel vuoto, oppure mentre sfidano la morte sdraiandosi per strada sulla provinciale o, infine, nel mentre si perdono nellamore corporale, sia pure gravati di pensieri profondi. Questi corpi si muovono in un paesaggio dineffabile bellezza, ed almeno dai tempi della leggenda nera di Krupp che queste coste e queste isole meravigliose suscitano tristi e angoscianti accoppiamenti tra eros e morte, tra bellezza e malattia, tra giovinezza e rimpianto. Come Bataille, come Nietsche, come Mann - fatte le debite proporzioni - anche Pingitore mosso nel suo romanzo dal demone della consunzione solare, dalla retorica della dissipazione, dal mito dellamore rovinoso, dal presagio della bellezza che divora chi la guarda pensando di poterne trattenere almeno una scheggia, un senso duraturo. Sotto Gomorra, nel suo sotterraneo sentimentale, c perci Tutta la bellezza deve morire. Luno compie laltro, pur parlando i due libri - forse solo in apparenza - di cose diverse. come un vuoto che si sarebbe creato nel processo storico ma proprio come la reiterazione sempre possibile nel futuro di un evento che non pu dirsi mai appartenente solo al passato. Sottrarre alla comprensione storica lo sterminio potrebbe cio causare proprio leffetto della non comprensione delle dinamiche sempre in atto che hanno permesso di realizzarlo. Lautrice ci mette poi in guardia anche su un altro argomento capzioso molto in voga, soprattutto a sinistra: la distinzione fra antisionismo e antisemitismo, con la connessa messa in discussione della legittimit storica e democratica dello Stato di Israele in quanto lesivo dei diritti del popolo autoctono. A parte il fatto che gli insediamenti ebraici in quello che oggi Israele erano gi numerosi prima della Shoah, si possono sfidare tutti i popoli a provare il loro diritto. Nessuno autoctono. La conclusione che Israele irrita la sovrana autocoscienza delle nazioni ricordando a s e agli altri che sulla terra siamo tutti ospiti temporanei e che forse venuto il tempo di pensare alla possibilit di un nuovo abitare.

Israele ricorda alle altre nazioni che nessuno autoctono


SHOAH. Donatella Di Cesare nel suo Se Auschwitz nulla, ricostruisce le tesi negazioniste e le loro ripercussioni sulla storia recente.
DI

CORRADO OCONE

Il negazionismo, la tesi che tende appunto a negare o semplicemente a ridimensionare il fenomeno dello sterminio in massa nelle camere a gas degli ebrei da parte dei nazisti, non pu essere giudicato e condannato sul terreno meramente storiografico, come finora per lo pi si fatto. Non si tratta infatti di una tesi storica, per quanto aberrante, ma di un progetto politico. Lo stesso che mosse i nazisti nella loro opera di purificazione antisemita. Fra quellannientamento e questa negazione c un sottile filo rosso. E i primi negazionisti sono stati proprio i nazisti. questa la tesi forte di un pamphlet appassionato, informato e limpido nella scrittura che esce oggi per i tipi de Il Melangolo: Se Auschwitz nulla. Contro il negazionismo (pagine 127, euro 8).

Autore Donatella Di Cesare, ordinario di Filosofia teoretica alla Sapienza di Roma, gi allieva prediletta di Gadamer a Heidelberg e ora vicepresidente della Heidegger Gesellschaft: Himmler - afferma- disse agli ufficiali delle SS che la gloriosa pagina di storia, che stavano per scrivere, era una pagina che non era mai stata scritta e che non sarebbe mai stata scritta. Il volumetto si legge con intensit ed pieno di notizie e fatti, spesso non conosciuti ai molti, sulla Shoah. Contiene anche una ricostruzione delle tesi negazioniste, da quelle pi sfacciate a quelle pi mascherate da intenti scientifici e quindi pi pericolose (la critica delle tesi di Nolte da questo punto di vista illuminante e calzante). Le stesse odierne farneticazioni di un Ahmadinejad vengono ricondotte dallautrice ad un filone, poco esplo-

rato, di promozione e diffusione del nazismo nei paesi musulmani iniziato addirittura nel 1939 quando il Terzo Reich sponsorizz la traduzione in arabo del Mein Kampf di Hitler e dei falsi Protocolli dei Savi di Sion (la vicenda ricostruita in Propaganda nazista nel mondo arabo di Herf Jeffrey, che esce in questi giorni in traduzione italiana per le edizioni dellAltana, pagine 464, euro 19). Il fatto tuttavia che il libro sia stato scritto da una filosofa presenta sicuramente un valore aggiunto perch evita di cadere in alcuni tranelli teorici che, se sviluppati logicamente, potrebbero mettere in crisi la memoria condivisa dello sterminio. La stessa celebre espressione di Adorno sulla impossibilit di pensare dopo Auschwitz, e quindi sulla sua singolarit o unicit, va concepita, secondo la Di Cesare, non

Il teatro di Bertolt Brecht che incontra quello di Samuel Beckett. questo lo spunto dello spettacolo di Giancarlo Sammartano che nel suo Bert Brecht, Platz, Eins. Ultimo piano, in scena al Teatro Spazio Uno di Roma (a proposito un bellissimo spazio usato troppo poco), fa convivere il teatro epico del primo con lassurdo del secondo. Lo spunto una nota di Ekkehard Schall, primattore e marito di Barbara Brecht, che, nel suo libro La mia scuola di teatro, rivela lesistenza di appunti e riflessioni di Bertolt Brecht durante gli ultimi anni del Berliner Ensemble, per una possibile messa in scena di Aspettando Godot. Cos il regista rappresenta Brecht come Krapp, luomo che ricordava e rappresentava il suo mondo imprimendolo su un nastro registrato, ma anzich registrare i suoi ricordi come avveniva nella piece beckettiana, qui il protagonista letteralmente visitato dai suoi fantasmi. Sono s i personaggi che emergono dai suoi testi, piccolo borghesi accecati dal soldo, operai in lotta, tutta unumanit pronta al tradimento e a vendersi ma anche attori in carne ed ossa che, nel salotto del drammaturgo, smontano e rimontano i materiali del passato, in un approccio frammentato allo straniamento dellautore tedesco. Ora, come conciliare la protesta brechtiana con lincomunicabilit beckettiana? Un difficile accostamento che neanche lo stesso drammaturgo tedesco port a termine, ma qui siamo gi a un secondo livello. Perch la lacuna dello spettacolo non nella, seppur opinabile e piuttosto vaga, tesi iniziale ma nellattitudine del regista. Emerge cio con evidenza il carattere intellettuale di Sammartano, studioso e docente di teatro (a Roma Tre), un approccio dunque tutto mentale il suo in cui evidente la forte conoscenza dellopera ma non un altrettanto convincente idea di messinscena. La quale si riduce, dunque, a un escamotage non troppo originale. Insomma quella capacit di recuperare la ragione e lo spirito critico come mezzi e strumenti fondamentali per la fruizione dello spettatore si riduce qui a puro didascalismo. Il tutto contamina anche gli attori (Andrea Dugoni, Alessandra Battaglia, Chiara Condr, Alessandro De Feo) volenterosi, preparati ma in una fase (i pi giovani) post laboratoriale quando cio si esegue bene il compito senza avere la capacit di andare oltre, di sporcare come si dice in gergo. Tutto questo ci appare chiaro quando capiamo che si tratta di un omaggio allopera di Brecht. Un autore cos poco rappresentato in Italia che non di omaggi ha bisogno, ma di allestimenti.

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