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Associazione Culturale Iniziativa 21058 Giornata della Memoria 2012 Hotel Meina

Il film basato su fatti realmente accaduti, raccontati nellomonimo libro di Marco Nozza. Questo libro non ha come teatro pianure percorse da vagoni blindati o campi di sterminio dal nome feroce, bens cittadine ridenti del Lago Maggiore: Baveno, Stresa, Meina, Arona. Luoghi dove, nel settembre 1943, una colonia di ebrei sfollati dalle citt lombarde assistette all'arrivo dalla Leibstandarte Adolf Hitler, la divisione SS gloria e vanto dal Furer. Con la forza di decine di testimonianze dirette, Marco Nozza ricostruisce la reazione fiduciosa degli ebrei, aggrappati a quella cittadinanza anagrafica italiana che li aveva certo umiliati, ma non violentati. Nozza non si ferma alla ricostruzione del rastrellamento, ma si spinge nei decenni successivi, sollevando interrogativi che proiettano ombre oscure sull'assetto dell'Europa del dopoguerra. Il libro arricchito da una prefazione di Giorgio Bocca

La Trama:

Lago Maggiore, settembre 1943. Un gruppo di sedici ebrei italiani, provenienti dalla Grecia, sono ospiti dellHotel Meina di propriet di Giorgio Benar, un ebreo con passaporto turco (cio cittadino di un paese neutrale). In seguito all8 settembre, giorno dellarmistizio fra lItalia e gli Alleati, un reparto di SS capitanato dal comandante Krassler giunge a Meina. Due giovani, Noa Benar e Julien Fendez, sono strappati al loro amore dal brutale irrompere del drappello nazista. Gli ebrei vengono reclusi nellHotel e inizia una settimana di attesa, terrore e speranza. una strana convivenza tra ebrei, ospiti dellalbergo non ebrei e SS. Si discute sulle possibilit di fuga. Gli stessi tedeschi sono in attesa di ordini. Forse anche per loro si sta avvicinando la fine della guerra. Ma poi inizia lescalation verso la strage. Le SS prelevano gli ebrei a piccoli gruppi e li traducono fuori dallalbergo per interrogarli cos dicono al Comando della vicina citt di Baveno. In realt li massacrano e poi li gettano nel lago. Risulta vano anche il tentativo di salvarli fatto da una tedesca antinazista collegata a una rete che opera tra Svizzera e Italia. Gli ultimi a finire falciati dalle pallottole naziste sono proprio Julien Fendez, i suoi due fratellini e il nonno. Noa riesce a fuggire col padre, la madre e il fratellino verso la Svizzera, dopo che risultata vana ogni speranza di salvarli.

HOTEL MEINA 'Cos racconto quella strage'


Repubblica 30 marzo 2007 BAVENO - incredibile che in un luogo cos fiabesco si sia compiuta una strage, medita Carlo Lizzani guardando il Lago Maggiore. La ghiaia davanti al Lido Palace, un quattro stelle un po' fan, dall' atmosfera vagamente viscontiana - con i lampadari a gocce, le poltrone di cuoio e la malinconia dell' acqua oltre i vetri dell' enorme bovindo - dove il regista ha ricreato l' Hotel Meina dell' eccidio nazista del ' 43, quando ci si cammina sopra fa rumore. Il regista chiede il silenzio. Troupe e visitatori sono immobili. Due giovanissimi attori, Ivana Lotito e Federico Costantini, che nel film impersonano due ragazzi innamorati e fiduciosi nel futuro le cui illusioni sono troncate dalla ferocia della Storia, battono i denti in tenuta estiva nell' aria umida e frizzante del lago. Si gira una scena d' amore. Lizzani, in coppola di tweed e guanti da sci, sorride davanti al monitor. Alza una mano quando passa un treno, da qualche parte non lontano, fischiando. Ma il ciak non si ripete: Buona questa. All' Hotel Lido di Baveno, in provincia di Verbania, la troupe di Lizzani reclusa da cinque settimane (in un albergo di 93 stanze completamente deserto, fuori stagione, in un' atmosfera claustrofobica alla Shining) per la realizzazione di Hotel Meina, lungometraggio tratto dal libro omonimo del giornalista Marco Nozza, una cronaca romanzata del primo eccidio di ebrei compiuto in Italia. Il film prodotto dalla Titania di Ida Di Benedetto in collaborazione con Rai Cinema e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte. Uscir il prossimo autunno (Festa del Cinema di Roma o Torino Film Festival?), distribuito da Istituto Luce o da Mikado, interessata al contenuto dell' opera. Che racconta l' agonia di sedici ebrei italo-greci, sfollati all' Hotel Meina, gestito dalla famiglia Behar, ebrea di origine turca, trasformati in prigionieri dall' arrivo sul Lago Maggiore di un distaccamento di SS. Come reagiranno i tedeschi all' armistizio dell' 8 settembre? l' angosciosa domanda che tormenta gli assediati, che intuiscono quale sar il loro destino: morire fucilati. A dirigere il film doveva essere Pasquale Squitieri, che si present da Ida Di Benedetto con la sceneggiatura tratta dal libro di Nozza. Non era compatibile con la mia visione della storia - racconta l' attrice e produttrice - Quando gli ho sentito dire che le leggi razziali non erano poi cos cattive, sono rimasta raggelata e ho capito che non sarebbe stato lui a dirigere il film. Cos ha scelto Lizzani, grande vecchio del cinema italiano (compir 85 anni il prossimo 3 aprile), ex partigiano, voce narrante del Neorealismo, sceneggiatore di Rossellini e De Santis, uomo ed artista dai profondi valori antifascisti. Ho cercato di essere il pi possibile aderente ai fatti, volevo esprimere il senso del profondo significato storico di questo episodio racconta il regista - I personaggi si ispirano liberamente al libro (il nuovo script firmato da Filippo e Dino Gentili con la supervisione di Lizzani, ndr). Della vicenda mi interessava il senso

universale. Anche una sola vittima avrebbe espresso un senso universale, ma io ho scelto di dirigere un affresco. E mi sono preso delle libert, come mostrare una pattuglia partigiana quando la Resistenza era appena cominciata, un film assolutamente anti-revisionista. Che fa chiarezza, che toglie ogni ombra dai fatti, che assegna senza ambiguit i ruoli ai nazisti feroci e agli ebrei perseguitati. Fa di tutto per non tornare sulla polemica alimentata da un' erede dei Behar, Becky, per quella frase contenuta nella prima stesura della sceneggiatura (poi modificata), La famiglia ha pagato per salvarsi, che ha fatto indignare la sopravvissuta alla strage. Abbiamo eliminato ogni ambiguit - ammette Lizzani - ogni possibile accenno al collaborazionismo. I prigionieri fanno di tutto per scappare, per salvarsi. Ma scandaloso non tentare la fuga, l' idea di farlo pagando. Una vicenda che ha molto amareggiato il regista. Queste polemiche hanno creato un' atmosfera molto pesante sul set, durante le prime settimane - racconta Ida Di Benedetto - Poi tutto stato chiarito e si ripreso a girare con serenit. Ora Lizzani felice. Ha lavorato con un gruppo di giovani attori non noti (Sarebbe stato impossibile mettere insieme un cast di sedici star) ma di robusta formazione teatrale, e a fine riprese ha sul viso un sorriso da ragazzino soddisfatto. Ma quando gli si parla di guerre, di prigionieri, di prezzi da pagare sullo scenario bellico contemporaneo per salvare vite umane, l' espressione cambia. Vivo di un pessimismo quasi radicale - dice con amarezza - Vedo succedere cose che mai avrei pensato potessero ripetersi quando Roma venne liberata, sessant' anni fa. Mai avrei immaginato altri conflitti, stragi, pulizie etniche, guardando il mondo nel ' 46, quando ci siamo illusi di aver realizzato il trionfo finale del bene. CLARA CAROLI

Becky Behar, testimone della strage SS di Meina


Corriere della Sera
Forte, dolce, coraggiosa, fu testimone della prima strage nazista di ebrei in Italia avvenuta a Meina nel settembre 1943. Una donna che cerc di salvare la memoria di chi spar nel nulla. Per decenni incontr migliaia di studenti per spiegare fino a che punto pu giungere la malvagit umana in nome del razzismo. Nata in Belgio l' 8 gennaio del 1929, Rebecca Behar, detta Becky, era l' ultima di quattro fratelli. Il pap Alberto, un commerciante ebreo di origini spagnole e passaporto turco, decise di trasferirsi a Milano per problemi di salute della moglie Eugenia. Dopo le leggi razziali del ' 38 Becky non pot pi frequentare la scuola pubblica. Fu il primo trauma. Lasci Milano a causa dei bombardamenti. Sfollarono sul lago Maggiore, dove il pap aveva acquistato l' Hotel Meina nell' omonima cittadina. Il 15 settembre 1943 la tragedia buss all' Hotel Meina. Erano le Ss. Portarono via suo pap, che si salv perch allora la Turchia era neutrale. Cos Becky pot riabbracciarlo, pur restando agli arresti domiciliari nell' albergo. I nazisti incominciarono i rastrellamenti nei paesi vicini: assassinarono 54 ebrei, 16 dei quali prelevati all' Hotel Meina. Becky, che aveva 14 anni, da un' uscita di servizio dell' albergo si precipit in bici fino alle rive del lago: li avevano ammazzati tutti, un eccidio orribile. Fu tremendo vedere quei cadaveri - ricordava Becky -. Dopo pi di sessant' anni gli incubi m' assediano. Ho ancora i loro volti negli occhi, trasfigurati dall' acqua, graffiati, bucati dalle fucilate e dalle baionette. Con la famiglia si mise in salvo in Svizzera Nel dopoguerra Becky torn a vivere a Milano e spos lo storico Pier Paolo Ottolenghi. Dalla loro felice unione nacque l' adorata Rossana. La famiglia di Becky si costitu parte civile al processo di Osnabrck, in Germania, nel 1968. Lei rese la propria testimonianza. Tre Ss ebbero l' ergastolo. Ma nel 1970 la Corte suprema di Berlino cancell tutto: i reati venivano prescritti.

Tradimento cinematografico?
L'allora tredicenne figlia dei gestori dell'Hotel Meina, Becky Behar (nel film si chiama Noa e ha diciotto anni), si lamentata di non riconoscersi nella sceneggiatura e ha voluto offrire il suo personale punto di vista su quegli atroci eventi nel libro "La strage dimenticata". "Quando si fa un film basato su vicende realmente accadute" risponde Lizzani, " normale che ci si imbatta in qualche forma di ostracismo da parte di familiari e amici, tuttavia sono stato rispettoso nei confronti delle vittime di quella strage". D'altronde, aggiunge la produttrice del film Ida Di Benedetto, "rientra nel lavoro creativo filtrare la realt e renderla maggiormente incisiva per il cinema". "Il personaggio di Erika, ad esempio, nel libro non c'" continua il regista, "ma io ho voluto restituire dignit a tutti quei tedeschi antinazisti che pagarono con la vita, come i giovani universitari della Rosa Bianca o gli ufficiali impiccati dopo l'attentato a Hitler del '44 ".

Storia
15-23 settembre 1943: la strage degli ebrei dellHotel Meina
Meina una ridente cittadina del lago Maggiore, confinante con Arona e sede, da tempo, di molte ville in cui personaggi importanti hanno trascorso in assoluta riservatezza i loro momenti di riposo, ma che stata nel XIX secolo anche un centro industriale di una certa importanza. Allingresso del paese, dove una volta sorgeva il porto, c un albergo, oggi fatiscente, carico di tristi ricordi: quando ancora si chiamava Hotel Meina ed apparteneva alla famiglia Behar, nel 1943, divenne il luogo in cui fu compiuta una delle prime stragi di ebrei civili in Italia. LHotel Meina era un albergo di prima qualit: un giardino che dava sul lago, limbarcadero dei battelli proprio a due passi, come la strada statale, una sala da biliardo, una per giocare a carte. Anche la cucina era ottima, tenuto conto del razionamento. Nel settembre del 1943 gli ospiti erano un centinaio: da quando la Casa editrice Mondadori, a causa dei bombardamenti, aveva trasferito gli uffici ad Arona, non erano pochi i dirigenti che vivevano nellalbergo. Con essi, alloggiavano allHotel Meina anche alcune famiglie di ebrei greci fuggiti appena in tempo da Salonicco: la famiglia Fernandez Diaz, composta dal nonno Dino, da suo figlio Pierre, da sua moglie Liliana e da Jean, Robert e Brachette, i loro figli; la famiglia Mosseri, composta dai coniugi Marco ed Ester e dal figlio Giacomo Renato e sua moglie Odette; infine, la famiglia Torres, composta dai coniugi Raoul e Valerie. Arrivava da Salonicco anche Daniele Modiano, mentre gli altri tre ebrei vittime del razzismo nazista furono Lotte Froehlich, moglie dello scrittore Mario Mazzucchelli e due dipendenti del negozio milanese di antiquariato del proprietario dellalbergo, Alberto Be har, che si trovavano a Meina per caso, come aiutanti tuttofare nellalbergo: Vitale Cori e Vittorio Haim Pompas. Quando il 15 settembre 1943 le SS si presentarono allHotel Meina, andarono a colpo sicuro: qualcuno li aveva avvisati della presenza di ebrei nellalbergo. Non si trattava di nazisti qualunque: facevano parte della divisione corazzata Leibstandarte Adolf Hitler, di ritorno dalla Russia, erano soldati spesso giovanissimi, spietati e specializzati nella strage allebreo. Dopo avere occupato lHotel, ordinarono a tutti gli ospiti di ritirarsi nelle loro camere e poi, individuati gli ebrei, li

portarono allultimo piano. Catturarono anche il proprietario e la sua famiglia, ebrei, ma turchi. Poich i Behar ospitavano nella loro abitazione meinese, villa Novecento, il console turco (la Turchia era in quel momento neutrale), questi intervenne per liberarli ed essi, dopo avere pagato una penale in denaro per avere ospitato degli ebrei, scamparono al massacro, pur divenendone impotenti testimoni. Loccupazione dellHotel dur fino al 23 settembre, una settimana di agonia di cui tutto il paese fu in qualche modo testimone: una strage che si differenzi dalla altre compiute sulle rive del Verbano (ad Arona, Baveno, Stresa, Mergozzo, Orta, Pian Nava e Intra), per le quali si cerc la massima segretezza. Gli ospiti dellHotel avevano molti amici a Meina e ad Arona, che cercarono di mettersi in contatto con loro, di mediare. Ad alcuni fu consesso un lasciapassare e poterono incontrarli unultima volta, pranzare con loro, raccogliere confidenze, alcuni ricevettero anche gioielli e valori da mettere in salvo. Il 17 settembre il clima era cos disteso che le SS pi giovani giocarono con i ragazzi Fernandez Diaz. Il giorno seguente, un cupo silenzio e un tangibile nervosismo presero il posto del rumoroso via vai dei giorni precedenti. In tarda serata due individui cercarono di allontanare dallalbergo il proprietario, che fu salvato dallintervento del vice console turco Dian Danish, che alloggiava in Hotel. Nei giorni successivi la situazione peggior. Il 22 fu vietato agli ebrei di scendere al pianterreno e di passeggiare nel corridoio del quarto piano. Dovevano restare nelle loro camere e tenere le porte chiuse. Dopo cena, il capitano Krger annunci a voce alta, perch tutti gli ospiti ariani sentissero, che gli ebrei presenti nellalbergo dovevano essere trasferiti, per ordine del comando delle SS di Baveno, in un campo di concentramento che distava 150-200 KM da Meina, che i detenuti sarebbero stati trasferiti con unautomobile privata a piccoli gruppi e che per tutto il tempo del trasferimento degli ebrei gli altri ospiti dovevano restare nella sala da pranzo o, meglio, nelle loro camere, in modo da evitare qualunque contatto con loro. I primi quattro ad essere prelevati furono Marco ed Ester Mosseri, Lotte Froehlich, Vitale Cori. Furono fatti salire su una camionetta, non su unauto privata, che rientr in albergo alluna di notte: era passato troppo tempo per un interrogatorio ad Arona, troppo poco per un trasferimento nel fantomatico campo di concentramento. Il secondo gruppo scelto dalle SS era composto da due coppie di sposi: i Mosseri e i Fernandez Diaz. Allontanandosi, Marco e Liliana Fernandez Diaz abbracciarono i tre figli e il nonno. La camionetta, dopo averli caricati, si allontan in direzione di Arona. Alle tre del mattino del 23 settembre, le SS tornarono in albergo, dove si era ballato tutta la notte, forse per occultare il rumore degli spari che Adriana Galliani, fidanzata di Vittorio Haim Pompas disse poi di avere udito in diversi momenti. Vittorio Haim Pompas insieme a Daniele Modiano e Raoul e Valerie Torres fu inserito nel terzo gruppo portato verso Arona. La destinazione dei detenuti fu chiara il mattino del 23 settembre. I Tedeschi avevano portato gli ebrei poco distante, alla Casa Cantoniera in localit Pontecchio e dopo averli fucilati li avevano gettati nel lago con sassi legati al collo per impedirne il riaffioramento, che puntualmente si verific e permise agli abitanti di Meina di conoscere la verit. Le SS allora raggiunsero i cadaveri con una barca e li colpirono con le baionette per affondarli una volta per tutte. Per tutto il giorno i ragazzi Fernandez Diaz restarono affacciati al terrazzo, chiedendo ai passanti, che cercavano di rassicurarli, notizie sui loro genitori. Alle 22 furono prelevati con il nonno: nessuno ebbe dubbi sulla loro sorte, quando la camionetta part verso Arona. La strage di Meina uno degli episodi pi terribili delloccupazione nazista in Italia, oltre che dei pi ignorati. Nel 1968 ad Osnabrck fu celebrato un processo in cui i Behar si costituirono parte civile: due ufficiali furono condannati allergastolo, ma nel 1970 una sentenza della Corte suprema di Berlino cancell tutto, perch i reati erano da considerare caduti in prescrizione. In Italia non s mai fatto un processo. Nessuno ha pagato per quei sedici morti. Ma c' chi non ha dimenticato e da anni racconta la verit: I giorni di Meina hanno segnato nella mia vita - scrive Becky Behar - un trauma perenne: non sono pi stata la stessa, perch non il fatto di essere sopravvissuto che ti pu dare pace.

a cura di Iniziativa 21058

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