Sei sulla pagina 1di 17

numero 35 anno III - 12 ottobre 2011

edizione stampabile

L.B.G. SINISTRA: UNA ESPORTAZIONE CONTROPRODUCENTE Giuseppe Ucciero CONGRESSO PD A MILANO: SE NON ORA QUANDO? Salvatore Bragantini FINANZA E MILANO. DECADERE INSIEME Alessandro Rosina IL DITO DI CATTELAN E GLI INDIGNADOS Guido Martinotti ROMA BLACK BLOC E TRAPPOLE IDEOLOGICHE Anna Gerometta DOMENICHE E A PIEDI: DATI E YOGA Marco Romano MILANO, CENTRO STORICO SPAZIO SACRO Sandro & Pier Vito Antoniazzi PUBLIC COMPANY PER LE MUNICIPALIZZATE Giacomo Properzj ATM E A2A: LAVORARE PER CHI? Ilaria Li Vigni CONSUMARE DROGA: TRA SPACCIO E USO PERSONALE

VIDEO STEFANO BOERI: SE DIVISI ALMENO SIA SULLE IDEE PIETRO MODIANO: QUALE FINANZA PER MILANO

COLONNA SONORA Franco Battiato LA CURA

Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo TEATRO a cura di Emanuele Aldovrandi CINEMA a cura di Paolo Schipani e Marco Santarpia

www.arcipelagomilano.org

www.arcipelagomilano.org

SINISTRA: UNA ESPORTAZIONE CONTROPRODUCENTE Luca Beltrami Gadola


Chi ha avuto la possibilit di seguire le sedute del Consiglio comunale dallinsediamento a oggi aveva gi notato un cambiamento nei rapporti tra maggioranza e Giunta ma le ultime sedute e le ultime dichiarazioni di Stefano Boeri hanno marcato un cambio di clima. Le cronache dei quotidiani cittadini sono state prodighe di dichiarazioni di assessori e consiglieri, dunque solo cronaca. Proviamo invece a fare qualche riflessione. La prima cosa che viene alla mente la prodigiosa rapidit con la quale i dissensi allinterno dei partiti di qualunque coalizione in particolare di sinistra si trasferiscano nelle assemblee elettive, nel nostro caso in Consiglio comunale. Due i risultati: quello che dovrebbe essere un dibattito interno coinvolge tutta lassemblea dando spesso uno spettacolo non del tutto attraente e, in secondo luogo, si sottrae allassemblea tempo prezioso che sarebbe meglio destinare a questioni che interessino realmente i problemi della citt. Si ha paradossalmente lo stesso effetto che le leggi ad personam hanno sul Parlamento. La ragione di questa esportazione del dibattito probabilmente una sola: i partiti della sinistra, il Pd in particolare, non hanno alcun vero dibattito interno - il dibattito sulle idee e sui programmi - ma solo il dibattito sul potere (interno ed esterno) e il potere oggi si mostra soprattutto alzando il tono della voce per sopraffare lavversario ma soprattutto cercando una platea pi larga, anche al di fuori del proprio partito, per candidarsi in qualche modo a divenire linterlocutore privilegiato di altri, partiti, organizzazioni di categoria, centri dinteresse economico, gruppi sociali, magari avendo in mente larghe intese di cui essere artefici. Tanto per capirci lindefessa attivit di Massimo DAlema che gli storici dei movimenti politici italiani ricorderanno per i danni fatti al suo partito, gravi quasi quanto quelli che Bettino Craxi caus al PSI. Questa tecnica di esportazione del dibattito si accentua inevitabilmente quando la classe politica sente odore di elezioni e c chi vede avvicinarsi il momento della resa dei conti che con la legge elettorale odierna non la resa dei conti di fronte allelettorato ho fatto bene? merito la riconferma della fiducia degli elettori? - ma il riposizionamento per entrare nellelenco dei candidati steso dalla segreteria dei partiti. Per qualcuno lesportazione del dibattito diventa per una via obbligata e disperata di fronte alla chiusura dallinterno e alla formazione di cerchi magici, il pericolo di ogni leader e di ogni casta. La vicenda di Stefano Boeri esemplare: se il partito al quale appartieni non si apre a un vero dibattito forse lunica strada dire a voce alta che il re nudo ma, detto questo, non abbandonare il palazzo al suo destino, luogo dipocriti cortigiani. Qui per si ritorna di volata a un altro dei problemi irrisolti della politica, in particolare della sinistra politica di oggi, perch a destra il problema non si pone nemmeno: l regna il padrone onnisciente. La questione dunque riguarda la separazione dei ruoli. Una corrente di pensiero, oggi prevalente, vorrebbe che chi ricopra ruoli istituzionali o di governo centrale o locale, non faccia parte degli organismi di vertice del partito di appartenenza e questo per non consegnare troppo potere nelle mani di chi potrebbe esser tentato dalla sirena dellauto tutela e perpetuazione, in somma quello che succede oggi. Questo vuol dire che chi svolge ruoli di governo condannato al silenzio? Non credo propria e trovo particolarmente fuori luogo ricordare a un assessore di fare solo il suo lavoro e non occuparsi daltro. Che successo abbia il dibattito allinterno del Pd milanese lo abbiamo visto nella deserta platea del Teatro Smeraldo in occasione della recente assemblea provinciale. Qualcuno di fronte alla richiesta di aprire il Partito democratico a un vero dibattito e a nuove energie ha detto: Non capisco. C la crisi, la gente manifesta in piazza e noi parliamo di congressi. Ma, proprio per questo, per capire meglio, se non ora, quando?. O dobbiamo limitarci in ogni occasione a saper solo dire allavversario: bisogna che faccia un passo indietro!?

CONGRESSO PD A MILANO: SE NON ORA QUANDO? Giuseppe Ucciero


Chi ha qualche anta sulle spalle, ricorda con un sorriso malinconico quando si gridava nelle piazze Fuoco sul Quartier Generale. Non capivamo bene cosa, e solo dopo avremmo saputo degli orrori che accompagnarono in Cina il grido maoista, ma ci bruciava dentro il sogno di lasciarci alle spalle una visione del socialismo burocratica, irreggimentata e gretta, riconsegnandola a una pi autentica e libera emancipazione sociale. Oggi la diremmo partecipazione, ma aldil dei nomi, il tema era il medesimo di oggi e anche in definitiva il bersaglio. Anche per questo, lannuncio lanciato su Facebook da Stefano Boeri ci sembrato vicino a certe antiche suggestioni e speranze, pur in condizioni e prospettive ben diverse. Per il trionfatore delle elezioni di maggio, il PD a Milano non allaltezza del momento, il suo tessuto organizzativo debole e con le canne otturate verso la societ civile, il suo gruppo dirigente complessivamente inadeguato nel cogliere le istanze innovative, facendole vivere nella proposta e nellazione del PD. Per questo, e ammetterete che un bel paradosso, Boeri chiede, invoca, il popolo democratico a non lasciare il Pd nelle sole mani dei dirigenti e dei suoi stessi iscritti e a iscriversi in massa: Fuoco sul Quartier Generale!!! C troppa distanza, dice Boeri, tra il sentire, le competenze, e la disponibilit diffusa, di simpatizzanti ed elettori, e la struttura organizzativa, la cultura politica, che oggi si d il nome di Partito Democratico. Che il problema esista del resto ampiamente ma riservatamente ammesso dagli stessi dirigenti, quando lamentano intra moenia la scarsa consistenza dei circoli e linefficacia della loro relazione con il territorio. I lavori preparatori milanesi della Conferenza Organizzativa Nazionale, lanciata da un preoccupato Bersani, hanno ulteriormente conferma-

n.36 III 19 ottobre 2011

www.arcipelagomilano.org

to problemi irrisolti e gravi inadeguatezze. Certo vi stata qualche proposta, qualche spunto coraggioso, ma che tutto si sia concluso a coda di topo fin troppo ben testimoniato dal fallimento della partecipazione di dirigenti e iscritti allAssemblea Provinciale di sabato scorso: su quasi 600 aventi a vario titolo diritto, ce nerano allo Smeraldo sabato mattina a far tanto non pi di 150 e nel momento pi alto. Perch? Questo ce lo chiediamo e ne chiediamo conto prima di tutto a un gruppo dirigente che lha gestito pi preoccupato di non farne derivare effetti sulla propria legittimazione che per le sue effettive finalit: quando Ezio Casati, a fine Assemblea, dichiara, rivolto alle spalle dei delegati ormai sciamanti verso luscita, che si d per assunta il documento del Segretario Cornelli, senza metterlo ai voti, si illude poveretto di regalargli una legittimazione in pi, ma in realt gli assesta una botta mortale, una dimostrazione inequivoca di quanto poco conti per questo gruppo dirigente leffettiva manifestazione della volont politica delAssemblea. Boeri incita a riprendere in mano, con urgenza e passione, i punti del programma elettorale, agitandoli per smuovere le acque troppo ferme dellazione del Pd in giunta, e per mobilitare attorno a esse un rinnovato meccanismo partecipativo. Ha chiamato questo processo di elaborazione a 360 Congresso, e la cosa ovviamente ha scosso di brividi la gi tremolante nomenclatura cittadina e provinciale, che, non sapendo bene che fare, prima ha dato la pi classica delle risposte: Vai a lavorare. Poi riconsiderando i fre-

netici ritmi di lavoro dellAssessore alla Cultura, ha incalzato con un Non dividiamoci in pubblico, infine ha controproposto di integrare la Conferenza Organizzativa con una Conferenza Programmatica, ma a febbraio. Ora chiunque sappia labc della politica partitica, sa bene che Organizzazione e Programma assieme hanno un nome solo: Congresso. Ma il Congresso fa paura, perch obbliga a una indesiderabile conseguenza: ri-fondare i nuovi organi di direzione sulla proposta politica, rilegittimarli con una effettiva partecipazione dal basso, lasciandosi alle spalle organismi di nominati e una segreteria debole, perch ostaggio dellaccordo tra correnti. Si dice, in estremo tentativo di mediazione, che il Congresso potrebbe essere anche utile, ma in astratto, non ora, non in questa emergenza, non sotto i bagliori rossastri del tramonto berlusconiano, non sotto il fuoco nemico, perbacco. Ma noi, al contrario, gridiamo Se non ora, quando? Quando se non sotto la spinta di una rigenerazione politica ed etica imposta dalla cronaca? Quando se non nel momento in cui ancora ardono energie e fuochi di partecipazione preziosi? Quando se non nel momento in cui siamo ancora in tempo a dare di barra al timone della Giunta Pisapia? Qualche voce del PD milanese, anche autorevole, si alzata per sostenere almeno alcune delle ragioni e delle prospettive indicate da Boeri. Nei prossimi giorni, vedremo le mosse e le contromosse, e se si potr trovare un punto di mediazione sufficientemente accettabile per tutti. Qualche dubbio labbiamo, ma

stiamo a vedere, anche alla luce dei movimenti su scala nazionale. Solo una considerazione finale: se, indipendentemente dalle conclusioni che ne traggono, Boeri e Cornelli condividono la crisi dei Circoli nel rapporto con la societ milanese, su entrambi cade, sia pure nelle diverse prospettive, lonere di proporre le soluzioni. Questo era a ben vedere il tema della Conferenza Organizzativa nazionale, e questo oggi resta un quesito politico del tutto inevaso. Se progetto e organizzazione, come ha ben sintetizzato lottimo Gabriele Rabaiotti sabato nel suo efficacissimo intervento di 1 minuto, si tengono stretti, quali sono i luoghi e i processi lungo e secondo i quali il popolo democratico pu riprendere in mano i destini del Partito Democratico? Come affianchiamo i Circoli ad ambiti di raccolta e sviluppo delle energie della societ civile? Se i Circoli non le attraggono, dove e come le possiamo accogliere e valorizzare? O ancora meglio e di pi, se la forma partito non pi adeguata a esprimere in toto la politica, quali altre forme non partitiche, ma pur sempre politiche, possono integrarne efficacemente strategie e visione? Mentre il PD, elabora la vittoria con la medesima difficolt con cui un pitone digerisce un antilope con le corna aguzze, e mentre Boeri incita chiede il Congresso, il buon Limonta, zitto zitto, procede nel suo lavoro di costruzione di un nuovo soggetto politico fondato sui Comitati Pisapia. Vuoi vedere che alla fine, sar lui a spiegare con i fatti quello che il PD avrebbe dovuto fare ma che non sa, non vuole o non pu fare?

FINANZA E MILANO. DECADERE INSIEME Salvatore Bragantini


Milano era, e resta, il nostro centro finanziario; se perde peso perch tutta l'Italia declina, e Milano con lei. Se Atene piange, Sparta non ride, e Torino deFiatizzata, come Genova colpita dalla morte delle Partecipazioni statali, non stanno meglio. Questo ha contribuito alla perdita di centralit di Milano. Come dice Pietro Modiano nella video intervista su questo numero di ArcipelagoMilano, essa poteva aspirare a un ruolo che andasse oltre lo stretto ambito nazionale, ma il cavallo ha scartato davanti all'ostacolo, rifiutandolo; era troppo alto per le sua capacit, o troppo ambizioso per un ceto dirigente che si progressivamente rattrappito, lasciando la citt in mano a un ceto senescente di bottegai. Della perdita di peso di Milano rappresentazione icastica la vendita di Borsa Italiana al London Stock Exchange (LSE), avvenuta nell'estate del 2007; era meglio tenerla? Forse s, ma allora tutti spingevano per le aggregazioni fra le Borse, e sul latte versato inutile piangere. Finanza non vuol solo dire banche e Borsa, ma anche tutta una serie di attivit che intorno ruotano: dalle societ di revisione, agli studi legali, alle societ di consulenza, fino ai servizi ausiliari anche minori (stampa dei documenti, pulizie degli uffici, etc.), l'indotto della finanza qui ha un peso notevole. La crisi mette per sotto accusa la grande finanza: essa non sar pi quella dispensatrice di ricchezze facili che stata dalla met degli anni '90. Il nuovo paradigma non chiaro, ma certo riprender spazio la finanza normale, quella che ha a che fare con le imprese e le famiglie; lontana dalle grandi sofisticazioni, e dalle grandi truffe, che ci hanno portato a questi mali passi. Nella seconda met degli anni '90, e di nuovo fra il '06 e il '08, i governi di centro sinistra hanno cercato di promuovere Milano come Piazza Finanziaria Italiana (PFI), sulla scia

n.36 III 19 ottobre 2011

www.arcipelagomilano.org

di Paris Europlace. Questo sforzo, gi limitato nell'obiettivo- si veda l'aggettivo Italiana contrapposto al riferimento francese all'Europa - stato perseguito troppo flebilmente, onde l'inanit dello sforzo. Non siamo riusciti (anch'io collaborai all'inanit) n a innescare un processo che inserisse Milano in una combinazione fra Borse in cui essa potesse mantenere un profilo autonomo, n nel pi modesto obiettivo di coordinare le azioni dei vari operatori, inserendole in un disegno nazionale organico. Siamo refrattari al coordinamento; ognuno vuol coordinare, ma non essere coordinato. In tutto il mondo, in verit, le borse van perdendo la funzione di luogo ove le imprese raccolgono il capitale per lo sviluppo, e gli investitori si scambiano le azioni acquistate. Diventano sempre pi grandi sistemi informativi, dominio di chi opera sul brevissimo termine. La fuga degli investitori dal rischio, dovuta alla crisi, li dissuade dall'investire nelle medie imprese, il cuore competitivo della nostra industria. Si aggiunga che le nuove tecniche, come il trading ad alta frequenza, concentrano le trattazioni sui titoli principali, cos vieppi affievolendo l'interesse su tali imprese. Milano dovr rinunciare dunque alle sfavillanti luci della ribalta, ma potr (meglio, dovr) servire meglio l'economia reale; potr cos conservare un ruolo, e una certa importanza come centro finanziario di un'Italia che pur sempre patria di migliaia di ottime imprese medie. Nella crescita del Paese uscito dalla guerra svolsero un grande ruolo gli

istituti di credito speciale (ICS): i Mediocrediti regionali (in particolare quello lombardo), l'Imi, Interbanca, Centrobanca etc.. La legge bancaria del '36, dopo la grande crisi degli anni '30, affid loro il compito di finanziare le imprese a mediolungo termine, emettendo obbligazioni di pari scadenza. Negli ICS si form la competenza per valutare i programmi d'investimento delle imprese sotto l'aspetto non solo finanziario, ma anche tecnologico e commerciale; in dialogo serrato con l'imprenditore, cui venivano richiesti, quando necessario, aumenti di capitale. Certo, tale competenza non dava garanzie assolute, e non mancarono gravi perdite su talune operazioni; specie dell'Imi a suo tempo impegnato in quella guerra chimica che non ebbe vincitori ma fece solo cadaveri (Sir, Liquichimica etc.) o feriti di varia gravit (Montedison e altre). Lentamente, a partire dalla fine degli anni '70, si and attenuando, per poi scomparire del tutto nel '93, la demarcazione fra credito a breve e a lungo termine. Ancora ci affligge la conseguente incapacit di valutare i piani di lungo termine delle imprese. Merita un discorso a parte Mediobanca - anch'essa ICS, ma in una classe a s - la sola, fino agli anni '90, ad assumere partecipazioni in imprese; poteva essere la punta di diamante degli ICS, aprire loro la strada con le sue operazioni di grande finanza. Cos non fu, nonostante essa sia stata sempre in prima linea in tali operazioni, sempre osannata nell'aneddotica finanziaria. Ai grandi clienti, per, il padrinaggio

di Mediobanca non ha portato bene; e questo ha avuto molto a che fare col declino dell'Italia, e di Milano come suo centro finanziario. Sparite le Olivetti, le Falck, tagliate a fette le Pirelli e le Montedison, tanto ridimensionata la torinese Fiat, che per a Milano contava. Soprattutto, Mediobanca si adoper per saprofitizzare la grande protagonista del miracolo italiano, la Banca Commerciale Italiana, riducendola al ruolo di umile ancella, poi fagocitata da Banca Intesa. Poteva dare un grande ruolo a Milano, Mediobanca; non fu all'altezza della sfida. L'Italia, e Milano, ne scontano le conseguenze. Questo fu il passato, che condiziona il domani nel quale la finanza milanese dovr, e con urgenza, colmare una sua grave lacuna: la mancanza di finanziatori adatti - per competenza e per struttura finanziaria - a valutare le nuove iniziative, specie ad alto contenuto tecnologico. Paiono impari alla bisogna i naturali interlocutori di questo arduo compito, i nuovi padroni della citt, per inciso nati tutti al di fuori di, se non contro, Mediobanca. I Del Vecchio, i Benetton (che spesso su Milano gravitano), o i Berlusconi e i Moratti. Questi ultimi devolvono a Milan e Inter le loro grandi ricchezze, profuse nelle tasche di pochi ventenni viziati e dei loro procuratori anzich a beneficio della citt. Ecco, il declino di Milano, che speriamo il suo nuovo ruolo possa contrastare, si vede a occhio nudo nel modo in cui i suoi grandi ricchi attuali fanno del mecenatismo: tanto mutato rispetto a chi li ha preceduti.

IL DITO DI CATTELAN E GLI INDIGNADOS Alessandro Rosina


Quando una generazione bloccata, si sente frenata, cosa pu fare? Rassegnarsi, andarsene o ribellarsi. Magari anche tutte queste tre cose assieme. Quando non bloccata cosa fa? Contribuisce alla crescita e al cambiamento. E questo in Italia non avviene. La prima decade del XXI secolo, da poco lasciato alle spalle, possiamo archiviarla come decennio perduto: abbiamo posto le premesse del declino pi che di uno sviluppo solido. E, come ben noto e documentato, a ridursi maggiormente sono state le prospettive delle nuove generazioni. Alcuni problemi specifici del nostro paese, come il debito pubblico, linvecchiamento della popolazione, le resistenze corporativistiche, un welfare obsoleto, la carenza di investimenti in ricerca e sviluppo, erano gi evidenti nellultimo decennio del secolo precedente, ma si era ancora in tempo per affrontarli e rendere il paese pi dinamico, moderno e competitivo. Abbiamo invece sprecato dieci anni, lasciando cos cronicizzare i nostri mali. Alla fine poi, ciliegina sulla torta, si aggiunta la crisi economica. Non bastava essere uno dei paese europei con pi bassa occupazione degli under 30, abbiamo anche fatto in modo che la recessione colpisse maggiormente le opportunit delle nuove generazioni. Ci sono quindi buoni motivi per indignarsi e prendersela con chi ha rapinato il proprio futuro. Se si confrontano con le generazioni precedenti, e in particolare con quella dei loro genitori, gli attuali ventenni vedono che prima cera un lavoro stabile, una pensione sicura e possibilit ampie di ascesa sociale per chi investiva sulla propria formazione. Ora tutto questo non c pi, in compenso per c un enorme debito pubblico. E evidente che qualcosa non ha funzionato. La crisi economica ha portato i nodi al pettine e tra i nodi che - assieme alla politica, scesa a credibilit zero - sono diventati bersaglio di indignazione, ci sono senzaltro i poteri forti e in particolare banche e borse. Le responsabilit della crisi vengono attribuite a un sistema finanziano senza regole, in grado di ottenere

n.36 III 19 ottobre 2011

www.arcipelagomilano.org

grandi profitti per pochi quando tutto funziona e scaricando i costi su tutti quando arriva la recessione. Negli Stati Uniti il bersaglio Wall Street, da noi piazza Affari e Bankitalia. Ma se loccupazione della borsa americana a cui mirano i giovani indignati statunitensi rappresenta simbolicamente un attacco al cuore al modello di sviluppo economico dominante, lanaloga operazione sulla borsa italiana appare invece unimitazione sbiadita e di scarsa efficacia, considerata anche la marginalit di questultima nel sistema finanziario globale. Ha pi senso ed pi originale il dito di Cattelan. Forse, anche per questo, lattenzione si spostata su Mario Draghi. Ma anche questo bersaglio sembra poco convincente. La Banca dItalia diventato un punto di riferimento centrale per i dati e le analisi su

quello che non funziona in questo paese e su quanto marginalizzate siano state le nuove generazioni. Da anni gli interventi di Draghi sono incentrati sullimportanza di riforme che mettano i giovani al centro della crescita riducendo nel contempo le disuguaglianze sociali e gli squilibri generazionali. Quelle di Draghi non sono solo vaghe parole sui giovani, sono interventi puntuali e documentati. Nel caos italiano e nella caduta di credibilit del nostro paese, la Banca dItalia e il suo Governatore sono rimasti tra i pochi solidi punti di riferimento anche per i nostri interlocutori internazionali. La questione del debito giusta ed comprensibile la provocazione di rifiutarsi ad accollarselo. Certo non si pu rinnegarlo, non pu farlo un paese grande e complesso come il nostro. Ma se ci fosse un governo

credibile che proponesse un piano di rientro che carica la maggior parte dei costi sulle generazioni pi adulte e mature, ovvero su quelle che lhanno creato, penso troverebbe il consenso dei pi. Questa attualmente non la situazione e ci troviamo quindi nella peggiore situazione possibile: giovani indignati e confusi contro una classe dirigente incompetente ma molto ben organizzata e attrezzata nellautoconservarsi. Ma lItalia non solo questo e proprio i segnali arrivati da Milano con le recenti elezioni fanno sperare che alcune vie virtuose del cambiamento siano ancora possibili e praticabili. Serve per unindignazione che mobiliti non tanto contro qualcosa, ma a favore di unalternativa credibile.

ROMA BLACK BLOC E TRAPPOLE IDEOLOGICHE Guido Martinotti


A prima vista la giornata del 15 ottobre a Roma apparsa come un inquietante (ma non del tutto sorprendente) deja vu: a Genova, Atene, Pittsburgh, Roma e cos via. Un corteo con centinaia di migliaia di persone pacifiche offre loccasione a un gruppo di teppisti con un vago nome, ma senza faccia, di mettere a ferro e fuoco intere porzioni della citt, sotto gli occhi della polizia che finisce poi per attaccare il corteo principale. Conclusione contusi, feriti e arrestati a centinaia. I cani da guardia dellordine costituito che si mettono a ululare, attaccando tutta la sinistra e facendo, con una tecnica ormai collaudata, di fare di ogni erba un fascio. Mentre i responsabili dei partiti di sinistra vengono chiamati a rispondere dei danni e a dissociarsi. Intanto il riflettore dellattenzione riesce a lasciare in ombra le magagne del governo. Missione compiuta, operazione perfetta che viene ripetuta pi e pi volte. La piazza viene battuta e il movimento che negli ultimi tempi tanto imbarazzo aveva creato sia alla politica che allestablishment dei partiti viene tacitato. Tutto a posto dunque? No, questa volta qualcosa andato storto. La prima differenza che lopinione pubblica generale non ci sta. I soliti terzini della squadra della Real Casa, sono scattati in massa a lanciare le usuali intimazioni. Dovete dissociarvi, dire che siete contro la violenza senza se e senza ma e via geremiando. Gi visto, gi sentito, ma questa volta la gran parte dellopinione pubblica ha risposto: dissociarsi da chi?. Per la prima volta emersa in modo molto chiaro la netta distinzione tra un movimento pacifico di massa e un gruppo di teppisti mascherati. C stato un momento topico nella rappresentazione mediatica quando una ragazza di un gruppo di manifestanti, chiaramente provati e sgomenti dopo i fatti, intervistati, credo da La 7, si fatta avanti con un viso sinceramente dolente, e rivolta alla telecamera ha gridato con totale esasperazione: mi vedete? Vedete la mia faccia? Noi abbiamo fatto decine di manifestazioni, siamo scesi in decine di piazze, tutti e sempre a faccia scoperta. Loro invece hanno la maschera, la faccia coperta, sono diversi, non siamo noi. Basta chiederci di sconfessare la violenza, labbiamo fatto gi pi volte, siamo noi le vittime. E questa differenza apparsa subito chiara a tutti. Meno sembra che alle forze dellordine, non quelle sul campo che si sono trovate anche a difendere persino i COBAS, ma ai loro strateghi. Ma soprattutto ai manifestanti: il gioco ambiguo dei compagni che sbagliano, non funziona pi tagliando un bel po di unghie alle teorie della contiguit. Abbiamo visto i manifestanti fermare e consegnare i teppisti alla polizia. Ma c di pi, i commenti dei microfoni aperti, della maggioranza silenziosa, non dei giornalisti di sinistra, hanno dimostrato una certa indulgenza persino per le violenze, come se fosse qualcosa di inevitabile, data la situazione. E del resto tutti hanno lesperienza di sentire anche persone posate dire cos, senza enfasi, andr a finire a monetine, o con i forconi oppure ancora non ci resta che andare in montagna. Questa sensazione diffusa, che io ho sentito ripetere in conversazioni normali da Nord a Sud della penisola, non avr un rapporto diretto di causa ed effetto, ma segno di un clima. Che non per originata nei centri sociali, ma da anni, sui prati di Pontida o nelle assemblee veneziane della Lega. Non nascondiamoci dietro un dito, per favore; va bene dire che non bisogna giustificare le nequizie di Tizio con quelle di Caio, ma qui stiamo parlando di eversione violenta predicata da ministri e persino dal Premier, che nelle sue telefonate private, prospetta, ed evidentemente sogna nei suoi recessi cerebrali lassalto ai Palazzi di Giustizia (La Repubblica, 17 ottobre 2011). Altro che quattro ragazzetti con i bastoni, qui siamo a Nanni Moretti! E laltra diversit che la legittimit della manifestazione era riconosciuta da molte parti. Ma questo ci che ha fatto inferocire la destra di regime, come sempre avviene quando a favore delle proteste si esprimono anche esponenti di spicco della borghesia, pensiamo al

n.36 III 19 ottobre 2011

www.arcipelagomilano.org

massacro cui furono sottoposte Camilla Cederna e la Crespi. Oggi gli oggetti del metodo Boffo sono Draghi, Passera, Guido Rossi, Montezemolo e cos via. Che hanno detto di cos politically uncorrect costoro? Nulla di pi che una osservazione banale come quella che i giovani che si accingevano a protestare hanno le loro buone ragioni. Apriti cielo! Nicola Porro nella trasmissione In Onda pretendeva che fossero i giovani in piazza a sconfessare Draghi. Il sospetto di un cordobazo, da parte degli alti responsabili delle forze dellordine, non pu essere del tutto accantonato: la testa di chi dirige dal centro del centro le forze italiane dellordine e di chi ha la dirigenza politica del paese, ha dimostrato negli anni e sempre pi anche di recente, un livello di cinismo spudorato senza limiti, che non pu essere ritenuto al di sopra di alcun sospetto. Non si tratta di dietrologia (anche se lindagine dei fini reconditi del potere non pu che muoversi in una zona grigia che sta dietro il front office delle dichiarazioni ufficiali) ma di sensibilit a esperienze comprovate, a partire da quel che emerso incontrovertibilmente dai processi per gli eventi del G8 a Genova; che dimostrano che in quelloccasione che chi stava al governo (e ci sta ancora) e chi manovrava le forze in campo aveva tentato una svolta autoritarista per dare una lezione alla temuta piazza. Oggi per non vale la pena di spendere troppo tempo su questo aspetto, perch emerso un interrogativo pi grande sulla funzione, le capaci-

t e le strategie della polizia, che viene posto da pi parti, persino, al di l delle dichiarazioni di maniera da membri della maggioranza e dallo stesso ministro Maroni. Ma anche dallinterno delle forze dellordine in campo, che sulla piazza hanno visto cose diverse dal solito e che hanno reagito senza gli eccessi del passato. Giusto una settimana fa nel mio articolo su ArcipelagoMilano e poi in un testo ampliato su Critica Sociale avevo denunciato le carenze gravi della politica di una maggioranza eversiva, che con tante altre parti dello stato aveva anche indebolito la polizia. Tra i rimedi possibili alla crescente violenza urbana e citavo proprio Roma, indicavo In primis limportanza della presenza della polizia, diretta per a scoraggiare i reati, non a riempire le carceri di futuri delinquenti recidivi. Sembra una banalit, ma va ribadita a fronte delle sciocchezze, come le famose ronde, che hanno inzeppato le pagine dei quotidiani lasciando a secco le pattuglie di polizia. Mi spiace citarmi, ma i fatti mi hanno dato ragione, e oggi anche la polizia si lamenta dei tagli, ma questo sarebbe normale, se non venisse alla fine di una lunga serie di episodi di serbatoi vuoti. Non vorrei mettermi a dare lezioni alla polizia che sa il fatto suo, ma qualche domanda viene. Non occorre essere Zhuge Liang per capire che ci vogliono altri mezzi, che la polizia ha, come lei fa correttamente notare. Alessandro Plateroti vicedirettore del Sole24ore ha sottolineato che le manifestazioni a New York

sono state molto meno violente. Io penso che l la polizia, che non certo dolce, posso assicurare, molto pi preparata a gestire questi problemi. Oltre al mazzuolo la polizia ha informatori, infiltrati, intercettazioni eccetera, qui come a New York. Possibile che non riescano a isolare e rendere innocui (da prima!) gruppi che per il solo fatto di essere organizzati sono vulnerabili. Sempre Plateroti ha fatto vedere le istruzioni per la manifestazione sul sito dei Black Bloc. La polizia non li aveva visti? Mah! Non facile dare una interpretazione salda di quando avvenuto n una ricetta convincente. Voglio solo invitare a non impigrirsi nella ripetizione dei topoi ormai quasi cinquantennali che ci ammanniscono i vari Ostellino, Battista, Porro eccetera e a fare uno sforzo per capire che oltre a elementi costanti, che sono stati ben codificati dagli studiosi che per molti anni hanno studiati i movimenti politici, le navets dello spontaneismo, i rischi delle deviazioni e infiltrazioni violente e via dicendo, gli eventi in corso offrono elementi di assoluta novit che vanno osservati con attenzione. Ma grande attenzione deve essere dedicata alle risposte del mondo politico: se la risposta sar solo di vecchie pratiche di polizia e se i partiti progressisti si faranno intrappolare nelle vecchie logiche delle chiamate di correo, la tensione sar destinata a salire e forse superer i limiti del confronto civile, lasciando aperte le porte alla violenza, che questo movimento non vuole.

DOMENICHE A PIEDI: DATI E YOGA Anna Gerometta


Se un merito questa amministrazione cittadina ha, in materia di inquinamento, quello di chiamare le cose con il loro nome. Ho letto con piacere una dichiarazione in cui lassessore Maran definisce la congestion charge tassa di scopo e una in cui Pisapia chiama giornate di festa programmata le domeniche senza auto che il Comune di appresta a varare. Gi la sensazione di non essere ingannati con promesse rutilanti ed essere considerati interlocutori degni di essere informati in modo realistico deve essere motivo di soddisfazione per i milanesi. Chiunque comprende che nessun provvedimento pu essere, singolarmente preso, una panacea in termini di inquinamento per la nostra citt, ma molti ormai sono consapevoli che essa pu, viceversa, attendersi una vera e propria svolta dalladozione di molte azioni combinate. Si parlato molto delle domeniche senzauto e della loro efficacia in termini di abbattimento dellinquinamento. Guardiamo i dati. Da un vecchio grafico di ARPA Lombardia si apprende che le domeniche senzauto a Milano (8 - 20) comporterebbero una riduzione delle concentrazioni pari al 13,3% per il PM10, al 34,5% per il benzene e lanidride carbonica e per l11,5% di biossido dazoto (fonte ARPA, Giudici, Lo stato della qualit dellaria in Lombardia, Network Sviluppo Sostenibile 19.10.2006). E gi questo dovrebbe rincuorarci del fatto che il blocco domenicale delle auto un suo modesto, ma significativo contributo alla nostra aria, lo da. Questi sono tuttavia, ricordiamolo, valori riferiti alle riduzioni delle concentrazioni nella giornata di blocco rispetto a una domenica ordinaria. Queste riduzioni di una sola giornata sono necessariamente poco significative al fine di ridurre livelli di concentrazioni - di periodo presumibilmente molto elevate. Certo da una sola giornata non possono attendersi miracoli. Tuttavia se lo stesso provvedimento viene attuato contemporaneamente da pi di

n.36 III 19 ottobre 2011

www.arcipelagomilano.org

trenta citt dellarea limitrofa come pare probabile accadr il 20 novembre prossimo - leffetto combinato sar ben pi rilevante. Verr cos infatti ridotta in modo drastico non solo la circolazione dei veicoli allinterno dei centri urbani interessati, ma di rimbalzo anche i trasferimenti allinterno dellarea vasta che questi centri contiene. Di qui un effetto evidentemente potenziato della riduzione delle emissioni. Ma scorrendo la stessa presentazione si nota - dato forse altrettanto importante la stima di ARPA che a Milano, in unarea a intenso traffico, le concentrazioni di IPA, ovvero di idrocarburi policiclici aromatici, siano 5 volte superiori a quelle rilevate nelle misurazioni cosiddette di fondo. Ci comporta che la non prossimit al traffico ci preserva dallassorbimento di alti livelli di queste sostanze - spesso derivanti da processi di combustione incompleti gi classificate alcune come cancerogene per luomo e altre come probabili cancerogeni per luomo. Anche questo quindi un ottimo motivo di rallegrarci di poter avere occasioni di godere la nostra citt senza traffico di prossimit. Ma le domeniche senza auto sono, essenzialmente, molto di pi di uno strumento di riduzione degli inquinanti. Riscopriamo il piacere di godere degli spazi immensi in proporzione a quelli disponibili - normalmente occupati dalle automobili. Pensiamo al senso di libert di poterci spostare attraversando la strada senza la sensazione incombente di pericolo che comporta il traffico selvaggio di Milano. E una libert alla quale dobbiamo cercare di riabituarci nella convivenza con la cit-

t. Non un destino segnato quello di Milano. Le domeniche festose ci possono davvero aiutare a comprendere quanto le aree pedonali, la riduzione dello spazio dei parcheggi, la riduzione e moderazione significativa del traffico privato e la riconquista di spazi per le persone debbano diventare un vero e proprio obiettivo di vivibilit per i milanesi. Milano troppo priva di spazi vivibili. Le domeniche a piedi possono farci intravedere nuovi orizzonti di libert e spazio. Ritroviamo il piacere di passare tempo allaperto. La citt diventa luogo di socializzazione non solo in spazi chiusi, esclusivi, ma in piazza, con la libert di passare e goderne per il tempo che si desidera. Come i bambini fanno amicizia al parco, i grandi si possono incontrare e magari fare amicizie in modo inconsueto, per strada, con meccanismi casuali, da sliding doors, che alterano i soliti circuiti (troppo) chiusi di socializzazione. Riscopriamo che la citt pu deve - abbassare i toni. Nella scorsa domenica senza auto a met mattina, nel silenzio quasi assoluto, ho sentito il suono di una campana di una chiesa assai lontana, quasi fossi in campagna. E stata una sensazione incredibile e bellissima. Dobbiamo ricondurre a limiti accettabili i livelli di rumorosit di Milano. Una recente ricerca condotta da una ricercatrice della scuola di medicina dellUniversit di Harvard, Melinda Power, ha verificato, su un campione di circa 800 ultracinquantenni dellarea vasta di Boston, che il campione residente in zone prossime al traffico e inquinate ha una funzionalit cognitiva ridotta. Come

dire lo smog ci annebbia la mente. Ma se si ascolta il pod cast della ricercatrice (http://www.hsph.harvard.edu/multi media/audio/2011/power/) si nota che la stessa ricercatrice al termine dellintervista ipotizza che la riduzione delle funzioni cognitive rilevate (disturbi di concentrazione, memoria etc.) possa essere leffetto combinato delle polveri e del rumore generato dal traffico stesso che, come noto, lo accompagna in modo indissolubile e che pu avere notoriamente effetto sulle funzioni cognitive. Anche per questo, godere periodicamente di una citt silenziosa comprendendo quanto il traffico inquini non solo laria , credo, un esercizio pi che utile. Il commercio, lanima di Milano. I commercianti milanesi che hanno tenuto aperti i negozi hanno potuto toccare con mano, nel corso dellultima domenica a piedi, quanto la gente fosse contenta, pi allegra, quasi non si capacitava di poter godere di aree commerciali certo pi accoglienti e ospitali di quelle normalmente soffocate dal traffico. Cera qualcuno ha detto una leggera euforia. E naturalmente le vendite sono andate molto bene. A Milano cosa si pu desiderare di pi? E da ultimo: leffetto yoga. Il silenzio, lassenza di traffico ti fanno sentire in vacanza, dilatano quasi il tempo, rilassano la mente e il corpo. Ne abbiamo decisamente bisogno a Milano, ormai da tempo. Quali controindicazioni ci possono essere a programmare, con i necessari accorgimenti di trasporto pubblico, tutto linverno domeniche effetto yoga?

MILANO, CENTRO STORICO SPAZIO SACRO Marco Romano


Qualche decennio or sono Carlo Tognoli aveva indetto un referendum per chiedere ai milanesi se avrebbero condiviso la pedonalizzazione del centro storico, proposta che risult graditissima ai milanesi: cos, appena viene proclamata anche solo una domenica senza automobili tutti vanno contentissimi ad affollarlo, senza protestare per i supposti disagi e senza neppure la convinzione che questa limitazione serva a contenere le polveri sottili, delle quali poi nella vita quotidiana nessuno si cura. Sotto i grattacieli di una grande citt americana una mobilitazione del genere sarebbe difficile, ma non soltanto perch le strade, pi larghe, sembrano quasi fatte apposta per le automobili le nove avenue di Manhattan sono larghe 30 metri (salvo Park Avenue che larga 40 metri) mentre le street trasversali sono larghe 20 metri ma perch un vero e proprio centro storico, riconoscibile come tale, raramente esiste, forse vagamente a New Orleans o a Savannah. Il fatto che la consapevolezza che la parte pi antica della citt avesse un carattere specifico e che meritasse di venire conservata viene in Europa da parecchio lontano, dalle polemiche di un secolo fa. Alla met del Settecento era maturo il principio che i quartieri nuovi di una citt fossero disegnati con strade ampie e larghi boulevard, lungo i quali schierare case luminose e ben areate, e se questo principio rispondeva a una esigenza estetica e igienica di carattere generale quasi un diritto di tutti gli uomini in quanto tali - avrebbe dovuto venire esteso anche alla citt antica, da demolire tutta quanta aprendo dovunque i medesimi ampi boulevard, come chiedeva Voltaire invocando per Parigi un piano regolatore, da incidere nel marmo dellHotel de Ville, con i nuovi allineamenti da rispettare man mano che le vecchie case sarebbero state sostituite per vetust.

n.36 III 19 ottobre 2011

www.arcipelagomilano.org

la Parigi sognata da Louis Sbastien Mercier nella sua ucronia Lan 2440 e ripresa, seppure con una selva di grattacieli invece che con i boulevard, da Le Corbusier negli anni Venti del Novecento e dai suoi seguaci moderni per rinnovare il quartiere Garibaldi a Milano. Ma questo principio era stato contestato fin dalle sue origini settecentesche da Herder, per il quale la citt come un linguaggio, un linguaggio con il quale i suoi abitanti si sono espressi nei secoli che non pu venire cancellato con la pretesa di imporre una lingua universale: il punto di vista adottato dal romanticismo che contester le manomissioni della citt serpeggianti nellOttocento, a Parigi a Lione a Bruxelles a Napoli a Milano ma anche quelle anticipatrici dei suoi primi decenni in cittadine minori, Patern Spoleto Norcia. La divergenza era di principio e avrebbe potuto continuare a rimanere tale se dopo la met del Novecento non fossero proliferate le periferie moderne, circondando le citt esistenti da un paesaggio radicalmente nuovo che ha fatto risaltare il centro storico come un vero e proprio monumento, un monumento che concretizzava i principi conservativi sul-

lo sfondo di queste periferie moderne. Come tutti i temi collettivi anche il centro storico verr riconosciuto e adottato da tutte le citt europee, che tutte hanno un centro storico, e persino nella piantina turistica di Pomezia, una citt nuova alle porte di Roma fondata alla met degli anni Trenta del secolo scorso, un riquadro mostra, ingrandito, il suo centro storico: sicch tutte le citt ne faranno un termine di confronto facendo a gara per pavimentarlo allantica, per arredarlo con panchine e lampioni di gusto antiquario, per preservare persino i cibi tradizionali. Come tutti i temi collettivi le chiese, il palazzo municipale, la galleria vetrata, la piazza principale e tutti quegli altri adottati da tutte le citt europee, dalla capitale al villaggio nella rispettiva scala - anche il centro storico sacro, e quindi dovremmo camminarci soltanto a piedi, come nel recinto di una citt romana dove nessuno si sarebbe sognato di andare a cavallo: e per questo un giardino pubblico o un teatro lirico pur essendo temi collettivi - sono aperti soltanto in certi momenti.

Per impedire alle bancarelle e agli animali, ai giocolieri e ai funamboli, di affollare le cattedrali o le place royale ci sono voluti secoli, e oggi vediamo il faticoso cammino per interdire alle automobili di contaminare la sacralit del centro storico, un cammino lento che dura da decenni cui viene opposta lidea che Milano sia una citt operosa cui la circolazione automobilistica sarebbe, chiss poi perch, essenziale: ma la consapevolezza della sua sacralit oggi cos diffusa da essere stata registrata a suo tempo da un referendum, e al giorno doggi riconosciuta dai comportamenti spontanei consentiti da una giornata senza il consueto traffico.

Place Vendome a Parigi come oggi non la consentiremmo mai

PUBLIC COMPANY PER LE MUNICIPALIZZATE Pier Vito Antoniazzi e Sandro Antoniazzi


Il successo di Pisapia e dello schieramento di centrosinistra alle elezioni comunali del maggio scorso deve molto, come noto, a uninedita e impegnata partecipazione di cittadini, molti dei quali presenti per la prima volta in campo politico, spesso in forme non rituali. Ma esaurita la calda fase elettorale, con il suo entusiasmo e la sua creativit, immediatamente ci si deve confrontare con una caduta della presenza attiva, in parte dovuta a un calo naturale di tensione, ma in larga misura dovuta al fatto che non si sa bene che cosa proporre a questi cittadini, pur interessati a continuare a offrire il loro contributo. E evidente che i partiti compreso il PD che un po pi grande degli altri non hanno pi una base di massa e il rapporto dunque con una cittadinanza pi ampia sempre molto difficile, se non nei momenti elettivi (primarie, referendum, scadenze elettorali), oppure attraverso lo strumento generalmente passivo dei mass media. Questi momenti non risolvono comunque il problema di una partecipazione attiva, costante e significativa di una ampia platea di cittadini che potrebbero essere disponibili. Nella recente campagna elettorale si manifestato qualcosa di nuovo: persone che hanno partecipato non per adesione a una sigla o a unidea, ma per portare il proprio contributo professionale, di esperienza, di capacit, di lavoro, di imprenditorialit. Ci conferma i risultati di unindagine che Aldo Bonomi ha realizzato qualche tempo fa sui Comitati di quartiere e di via della nostra citt; sorprendentemente appariva che pi della met dei componenti di queste strutture era costituita da laureati, gente preparata che non si limitava a protestare, ma che invece era pronta ad avanzare proposte anche tecnicamente elaborate di soluzione dei problemi (mettendo spesso in difficolt i funzionari comunali o pubblici con cui si confrontavano). Questa ci sembra la riflessione basilare da cui partire. Se diamo un addio definitivo alle vecchie e gloriose organizzazioni di massa (con tutta la simpatia e il riconoscimento storico che meritano) perch ormai superate, e se non ci accontentiamo dellattuale situazione caratterizzata da un tirare a campare a un basso livello di gestione senza prospettive degne di questo nome, il problema da affrontare come realizzare forme inedite e pi avanzate di partecipazione, in grado di rispondere a una domanda potenziale che ormai tende fortemente a evidenziarsi. Un esempio possibile e una occasione propizia ci viene dalla questione delle municipalizzate. In relazione alla catastrofica situazione finanziaria del Comune, recentemente stata avanzata anche lipotesi di possibili alienazioni, naturalmente di quelle non strategiche, non essenziali, ecc Perch invece non tentare unesperienza nuova, di democrazia avanzata e responsabile, chiamando i cittadini a diventare azionisti e quindi apportando alle aziende comunali un duplice contributo: quello di risorse finanziarie fresche, ma anche un contributo di idee, di stimolo, di professionalit, di passione per la cosa pubblica?

n.36 III 19 ottobre 2011

www.arcipelagomilano.org

Prendiamo ad esempio unazienda come Milano Ristorazione, che realizza oltre 90.000 pasti al giorno: un numero impressionante di famiglie ne sono coinvolte quotidianamente, tante altre lo sono state in passato e altre lo saranno in futuro. una azienda che riguarda tutti noi milanesi, quindi molti di noi sono interessati direttamente come cittadini. Azienda pubblica non equivale a societ di propriet comunale; pu anche significare azienda dei cittadini milanesi, di tanti cittadini, di migliaia di cittadini che ne diventano azionisti. Un esempio bellissimo di propriet collettiva diffusa quello dellAlta Comunit della Val di Fiemme, costituita dalle famiglie della valle, che da cinquecento anni proprietaria dei boschi relativi: questa comunit che ha difeso la sopravvivenza dei boschi sino a oggi. Ci che proponiamo un azionariato diffuso e responsabile (azioni dallimporto contenuto rivolte a migliaia di cittadini); non una fonte di guadagno e di speculazione, ma una forma di

partecipazione diretta alla cosa pubblica, a un bene comune. Sappiamo bene la difficolt di far funzionare la democrazia quando le persone sono molte. Si pu pensare inizialmente a una partecipazione dei cittadini al 49% e la maggioranza del 51% nelle mani del Comune; oppure si pu adottare in alternativa il sistema duale e far partecipare i cittadini al Comitato di Sorveglianza; si pu organizzare la partecipazione dei cittadini azionisti a livello di zona. Anche nelle aziende giunto il momento di introdurre pi democrazia, lo richiede il grado di conoscenza e di maturit di una citt come Milano e la necessit di utilizzare al meglio tante intelligenze e tante energie, sia dei cittadini che dei lavoratori. Non bisogna naturalmente aspettarsi risultati miracolosi nellimmediato: la strada di una partecipazione qualificata e responsabile sar certamente lunga. Ma una strada giusta e che offre una prospettiva di reale avanzamento della democrazia, in un mo-

mento in cui invece molti ne temono un declino; stare fermi in una societ in continuo movimento significa andare indietro. E necessario pensare a una democrazia non immobile, non solo procedurale o elettorale, ma a una democrazia che avanza, che progredisce, che conosce forme nuove, che continuamente fa crescere esperienze innovative. Una democrazia viva capace di guardare con fiducia, con creativit, con coraggio il futuro, mettendo lintelligenza al servizio del bene comune della citt. Ecco perch la giunta Pisapia, per dare continuit alle aspettative e ancor di pi alle energie suscitate in occasione della campagna elettorale, dovrebbe con coraggio battere strade nuove e dar vita a esperienze, come quella proposta, in grado di offrire soluzione ai problemi della citt, attraverso la chiamata dei cittadini a partecipare responsabilmente a un importante impresa collettiva.

ATM E A2A: LAVORARE PER CHI? Giacomo Properzj


Da diversi anni, l'obbiettivo dei partiti politici (anche di quelli di sinistra) quello di trasformare le aziende municipalizzate per i servizi pubblici in S.p.a. Si ritiene che la trasformazione in societ per azioni sia essa stessa un elemento di modernizzazione ed efficienza: non sempre si tratta di vere e proprie privatizzazioni, spesso le amministrazioni pubbliche continuano a mantenere una larga partecipazione del capitale dell'azienda privatizzata, talvolta la maggioranza talvolta le golden shares. In questo caso il Comune pensa di poter mantenere il controllo (e le nomine) dell'azienda incassando per di pi preziosi fondi dai nuovi azionisti privati. Non vi nessuno che non veda che si tratta di una falsa privatizzazione che spesso nell'azienda somma ai vecchi difetti della municipalizzata quelli nuovi della S.p.a. Pi coraggiosa l'ipotesi di cedere del tutto l'azienda a chi offre il servizio, come successo a Genova dove l'azienda trasporti gestita da una societ francese. Se bene o male poi lo giudicheranno gli amministratori locali alla fine del periodo di concessione. C' per in tutto questo un errore di fondo che consiste nel trasformate uno strumento di solidariet civile e di servizio comune per una collettivit in un'azienda industriale lanciata sul mercato nazionale e internazionale come avvenuto con l'ATM di Milano che ha intrapreso lavori tra l'altro in Danimarca e in Arabia Saudita. Vedremo tra non molto che profitti hanno prodotto questi lavori. Per intanto vediamo un degrado costante del servizio di pubblico trasporto nella nostra citt che poi quello che interessa i cittadini azionisti di Milano che hanno bisogno di un'azienda che s s'ingrandisca ma nell'ambito della citt metropolitana dove il caos trasportistico crea enormi diseconomie. Due terzi dei fondi dell'ATM provengono dallo stato attraverso la Regione. Si dichiara, miracolo, che l'ATM in utile e, in effetti, alla fine dell'anno residua un margine che viene riconsegnato al Comune. Si d il caso per che si tratta di fondi (per lo meno due terzi) che sono dati dallo Stato per far viaggiare i cittadini e che, se non vengono spesi, non un merito dell'azienda ma semmai una sua incapacit. Da incapacit diventa scandalo quando, copiando le grandi company americane, su questi utili vengono riconosciuti dei bonus al presidente e alle figure apicali dell'azienda. Per aver scritto queste cose sono stato a suo tempo querelato ma i fatti restano, complicati ulteriormente dal caso del presidente dell'azienda che si era fatto nominare anche direttore generale (prendeva due bonus?). Per quanto riguarda l'ex AEM il caso ancora pi grave ed evidente: i cittadini milanesi nel 1904 avevano con referendum stabilito di costituire per le proprie necessit un'azienda che fornisse loro l'energia elettrica. Quest'azienda, che lott con le aziende private dell'ingegner Conti, si svilupp molto bene e, dopo la guerra, per iniziativa del ministro Tremelloni, costru grandi impianti idroelettrici in Valtellina. I risultati furono che il 60% della produzione elettrica dell'AEM proveniva dall'idroelettrico a costi assai pi bassi di quanto producessero gli altri sistemi. I milanesi non percepivano direttamente sulla bolletta questo vantaggio perch le tariffe erano fissate tutte uguali per legge ma la metropolitana milanese aveva elettricit con uno sconto di quasi il 50% e cos il sistema tranviario e il Comune incassava ogni anno una somma di 100 miliardi di lire ai tempi in cui quella cifra aveva un diverso valore da quello di oggi. Con quei fondi, liberi da ogni vincolo, il Comune poteva amministrare iniziative culturali e altro per cui lo

n.36 III 19 ottobre 2011

www.arcipelagomilano.org

Stato non dava direttamente fondi. L'azienda, dopo aver assorbito anche quella del gas, si espandeva nell'area metropolitana lottando, si pu dire, caseggiato per caseggiato ma appoggiata spesso dalle amministrazioni di sinistra che la vedevano come una cosa lontana dalla speculazione e dall'interesse privato. Oggi essa diventata un'azienda di produzione di energia elettrica come tante, legata alle difficolt del

mercato, collegata con Edison ma in sostanza controllata dalla EDF (Electricit de France) e con un controllo sempre pi difficoltoso da parte degli enti pubblici proprietari. Brescia e Milano si sono dovuti mettere assieme per le necessit di forti aumenti di capitale per far fronte alle importanti iniziative che l'azienda deve prendere. Naturalmente, fuori di ogni controllo pubblico, bonus a non finire agli amministratori e

dirigenti, dividendi sempre pi miseri agli azionisti. Tutto qui. Un deliro liberistico di chi liberista non fu mai e forse nemmeno liberale. Chiedo, a me stesso e solo a me stesso naturalmente, se le aziende municipalizzate che rappresentavano direttamente gli interessi dei cittadini ed esprimevano le loro necessit non erano per caso meglio.

CONSUMARE DROGA: TRA SPACCIO E USO PERSONALE Ilaria Li Vigni


In Italia il possesso di sostanze stupefacenti sempre illegale, nonostante il sentire comune, spesso, non veda lutilizzo personale di sostanze stupefacenti cosiddette leggere (in specie la cannabis) come un fatto riprovevole e sanzionabile dallordinamento. Nel corso degli ultimi venti anni si a lungo discusso allinterno dei pi diversi schieramenti politici sulla liberalizzazione delle droghe leggere, ma non si ancora giunti a una normativa di questo tipo per varie ragioni di natura politica e di pubblica sicurezza. Nella nostra normativa nazionale in materia vengono anche alla luce problemi di privacy e di prevenzione sociale. In altre parole: unabitudine privata, pur dannosa per la salute, pu essere additata socialmente come riprovevole con tutte le conseguenze che esamineremo? In ogni caso detenere sostanze stupefacenti non riconducibili al solo uso personale costituisce un illecito penale (cio un reato). La detenzione di sostanze stupefacenti a fini di consumo privato invece un illecito amministrativo, che prevede comunque sanzioni severe e conseguenze da non sottovalutare, soprattutto in caso di recidiva e di presunzione di consumo abituale. Possedere sostanza stupefacente in quantit superiore a quella indicata per ciascuna sostanza in un apposito decreto del Ministero della Salute uno degli elementi che fanno presumere una detenzione a fini non esclusivamente di uso personale: poich ci che conta leventuale superamento di una determinata quantit di principio attivo, la sostanza sequestrata sottoposta a specifiche analisi chimiche che permettono di valutare leffettiva presenza di sostanza pura e il conseguente superamento della soglia di uso personale. Senza voler approfondire gli aspetti penali - ed anche le conseguenze di tipo sociale che le leggi sugli stupefacenti hanno in Italia e nei principali Paesi europei - affrontiamo qui in dettaglio il nodo delle sanzioni amministrative. Si tratta di situazioni di fatto che possono capitare a tutti nella vita quotidiana, di l delle abitudini personali di ciascuno: bene quindi sapere cosa prevede la legge e come comportarsi in tali frangenti, soprattutto se la contestazione riguarda giovani e giovanissimi. A chi viene trovato in possesso di una piccola quantit di sostanze stupefacenti per uso personale, le autorit di pubblica sicurezza contestano una violazione amministrativa, con il conseguente sequestro della sostanza (che verr analizzata per verificare che si tratti effettivamente di sostanza stupefacente e stabilire la quantit di principio attivo), segnalazione al Nucleo operativo tossicodipendenze della Prefettura (Not) e la successiva convocazione in Prefettura per un colloquio con un assistente sociale. In caso di prima segnalazione, il Prefetto pu archiviare il procedimento con un formale invito ad astenersi dallutilizzo di stupefacenti, oppure emanare le sanzioni previste. utile anche sapere che chi oggetto di sanzioni amministrative (ex art.75 D.P.R. 309/90) non pu conseguire la patente n il patentino; nel caso le sanzioni arrivino dopo il rilascio, il Prefetto dispone la revoca della patente e, per il riottenimento del documento, sar necessario sostenere nuovamente lesame di guida. Insomma, occorre comprendere che, da un punto di vista giuridico, allo stato normativo attuale, le sanzioni per i consumatori privati di sostanze stupefacenti sono complesse e parecchio severe e devono sicuramente indurre tutti a una particolare attenzione. A maggior ragione, con unovvia considerazione che riguarda i giovani ed i giovanissimi, sempre pi spesso ci dicono le statistiche e le ASL consumatori abituali di stupefacenti: in caso di soggetti con possibilit economiche ridotte, molto frequente il passaggio dal semplice consumo al piccolo spaccio, al fine di reperire il denaro per il consumo personale. Proprio in considerazione della severit delle sanzioni penali previste anche per il piccolo spaccio che, a livello di conseguenze pratiche, non si distanzia molto da unattivit di spaccio pi considerevole - occorre vigilare attentamente su tutti i piccoli sintomi fisici e psicologici che possono indurre a pensare che un giovane faccia uso di droga non solo saltuariamente. Ci, al fine di evitare che un problema personale risolvibile si trasformi in un rischio di condotta penalmente rilevante dalle conseguenze drammatiche. Occorre, infine, che gli adulti si facciano carico delle complesse istanze educative e socializzanti dei ragazzi, che troppo spesso sono lasciati a loro stessi nel tempo libero, trovando un valido svago soltanto nei locali di divertimento notturni, in cui lo sballo prassi abituale e il consumo di stupefacenti purtroppo davanti agli occhi di tutti.

RUBRICHE MUSICA

n.36 III 19 ottobre 2011

10

www.arcipelagomilano.org

questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Barenboim alla Scala


Tilla Giuliani, la mitica fondatrice e presidentessa del Circolo Abbadiani Itineranti, commentando larrivo di Barenboim alla Scala nel ruolo di nuovo direttore musicale, ha dichiarato a Repubblica il prestigio dellartista innegabile ma avrei preferito uno pi giovane, magari italiano come Gatti, e con meno impegni. Soprattutto spero non si instauri una nuova dittatura. Parole che non si possono non condividere, e tuttavia non si possono lasciare senza un commento e qualche ragionamento. Innanzitutto dobbiamo ricordare i precedenti per dare un senso storico a questo arrivo: da Toscanini (1898-1908, poi ancora 1921-1929) a Tullio Serafin (1909-1918), un po di squallore fascista e dopo la guerra Victor De Sabata fino al 1953. Seguono Carlo Maria Giulini (19531956), lindimenticabile passaggio di Guido Cantelli (morto una settimana dopo aver ricevuto lincarico, ma chi cera ricorda ancora una Settima di Beethoven da levitazione), Antonino Votto fino al 1965, Gianandrea Gavazzeni (1965-1968), Claudio Abbado (1968-1986) e Riccardo Muti (1986-2005). Dal 2 aprile 2005 la Scala non ha avuto un direttore musicale o come si diceva stabile. E stato un bene? Era meglio continuare cos? O al contrario era assolutamente necessario designare subito un nuovo dominus cui affidare lorchestra e tutta la produzione musicale del teatro? Noi siamo dellopinione di Lissner: dopo lautoreferenzialit (Foletto) e lisolamento culturale dellepoca Muti (checch ne dica Micheli, suo grande estimatore), occorreva una pausa di riflessione. Bisognava dare allorchestra il tempo di recuperare autostima, duttilit e freschezza, soprattutto di ritrovare in ciascuno dei suoi elementi la capacit di sentirsi vero musicista e non solo pedissequo esecutore materiale. Lorchestra scaligera usc mortificata, senza passione e senza orgoglio, dal ventennio mutiano. E si sono visti i progressi fatti in questi ultimi sei anni, grazie soprattutto ai tanti direttori che hanno finalmente potuto e voluto riprendere a frequentare il nostro teatro e alla capacit del suo sovrintendente di sceglierli di ogni paese, spesso giovani e innovativi, creando un turnover che ha fatto bene a tutti, pubblico compreso. Dopo sei anni, per, ritrovata la propria dignit, anche noi pensiamo giunta lora di offrire allorchestra un trainer con il quale fare un lavoro complesso di costruzione, di largo respiro, con tempi adeguati, al di l della logica dei continui avvicendamenti ed exploit (per quanto di altissimo livello); un lavoro da fondisti pi che da discesisti. Dunque molto bene che vi sia un nuovo direttore musicale con un piano di lungo termine (cinque anni) e con tempi adeguati (quindici settimane di lavoro allanno) per impostare un lavoro metodico. Barenboim non italiano, il primo direttore musicale straniero. Ma importante che sia italiano? Perch dovrebbe esserlo, quando abbiamo magnifici direttori italiani alla guida delle pi prestigiose orchestre in tutto il mondo? Non crediamo che i berlinesi si siano adontati quando Abbado successe a Von Karajan alla guida della loro straordinaria Filarmonica. E perch dovremmo adontarcene noi? Domandiamoci piuttosto se Barenboim proprio luomo giusto per la Scala o se si poteva aspirare a qualcosa di meglio o di diverso. In altri tempi abbiamo espresso su queste pagine delle riserve sul musicista Barenboim; ad esempio ci parve leggerina linterpretazione della Carmen del 2008 (quella, ricorderete, con la bella voce di Anita Rachvelishvili e la stupefacente regia di Emma Dante) e poco verdiana, ancorch ricca di suggestioni, la sua Messa da Requiem del 2009; ancora, dicemmo che aveva troppe smagliature tecniche (sembrava non avere sufficiente tempo per preparare i concerti) quella famosa integrale delle Sonate di Beethoven, sempre del 2009, anche se ne riconoscemmo la grande lezione interpretativa. Non possiamo per dimenticare che al Barenboim maestro scaligero vanno ascritte una magnifica Nona Sinfonia di Beethoven, con la quale torn alla Scala dopo luscita di Muti, e due grandissime interpretazioni wagneriane come il Tristano del 2007 e la Walkiria del 2010. Ci che convince di pi, in Barenboim, pi che la perfezione o laffidabilit della singola prestazione, sia al podio che al pianoforte, la qualit delluomo e del suo modo di sentire la musica e di proporla al pubblico, in uno spirito di servizio (alla musica) e di partecipazione (con lorchestra e con il pubblico), come fosse il celebrante di un rito corale cui invita tutti a partecipare, conscio del fatto che la musica la si fa e la si gode tutti insieme. Convince anche il Barenboim che non argentino, n israeliano, palestinese o tedesco, ma un vero cittadino del mondo, o se vogliamo del mondo occidentale, il mondo della musica che ci appartiene tutta, senza alcuna distinzione di nazionalit. Il cittadino che si trova bene ovunque possa suonare, con le mani o con la bacchetta non importa, che parla sette lingue e con esse comunica in modo diretto con qualsiasi musicista, che non ha altre fisime che quella di fare della buona musica. Certo, ha molti impegni (Milano e Berlino insieme!) e qualche anno (quasi settanta) sulle spalle, ma pieno di energie e sa trasmetterle agli altri per cui questo non sar un problema. Soprattutto non vi sar il rischio di una nuova dittatura. Abbiamo gi dato e siamo garantiti da Lissner, che ha dimostrato in questi anni di avere la grandissima capacit di assicurare larmonia nella difficile e complessa realt del teatro dellopera. Dunque ancora una volta grazie Lissner e - cara Tilla - diamo il pi cordiale benvenuto a Barenboim con i migliori auguri di buon lavoro. Musica per una settimana Le Serate Musicali propongono ben tre concerti: * il 19 lOrchestra di Padova e del Veneto, al Dal Verme, con i Brandeburghesi di Bach; * il 21 lOrchestra Filarmonica Italiana con il Concerto per violino di ajkowskij, la Rapsodia Slovacca di Fabrizio e la Prima Sinfonia di Gounod (violinista Dalibor Karway) * e il 24 lOrchestra Camerata Ducale con i Concerti per violino n. 24 di Viotti e il n. 6 di Paganini (violinista Guido Rimonda), entrambi al Conservatorio. La Societ del Quartetto salta il concerto di marted 25, mentre la Societ dei Concerti mercoled 26 ripropone il curioso pianista turco, Fazil Say, con la Ciaccona di BachBusoni (resa immortale da Arturo Benedetti Michelangeli), Enchiridion di Zimmermann e la Sonata in sol maggiore D. 894 di Schubert. Gioved 20, venerd 21 e domenica 23 allAuditorium, lOrchestra

n.36 III 19 ottobre 2011

11

www.arcipelagomilano.org Verdi diretta da Eugeny Bushkov eseguir il Capriccio Italiano e due Suite dallo Schiaccianoci di ajkovskij che incastoneranno il magnifico Concerto per pianoforte, tromba ed archi n. 1 opera 35 di ostakovi eseguito con Boris Petrushansky al pianoforte e Alessandro Caruana alla tromba. Gioved 27 e sabato 29 inizia la stagione dei Pomeriggi musicali al Dal Verme con un concerto tutto Brahms (direttore Corrado Rovaris, violino Valeriy Sokolov): il Concerto per violino e orchestra opera 77 e la prima Sinfonia opera 68 Ricordiamo infine che alla Scala mercoled 26 - con altre sei repliche fra ottobre e novembre - andr in scena La donna del Lago di Rossini, opera da non perdere anche perch diretta da Roberto Abbado.

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Roberto Ciaccio. Revenance tra specchi e cariatidi
metalli diversi ferro, rame, ottone, zinco , realizzate con un procedimento tecnico a rulli di stampa, con tonalit dal blu al viola; ma ci sono anche grandi opere su carta, la serie dei piccoli fogli di papier japon, che aprono illusori spazi tridimensionali al proprio interno attraverso molteplici stratificazioni di piani e valori cromatici. Sono appunto intervalli, come spiega il titolo, che scandiscono in modo seriale spazi reali e illusori, che diventano soglie, aperture e specchi che interagiscono e si completano in un percorso illusionistico, onirico e musicale. E la musica ha una grossa rilevanza nei lavori di Ciaccio, tanto che nel centro della sala troneggia un grande pianoforte a coda, usato il giorno dellinaugurazione per una straordinaria performance: lesecuzione di Mantra per due pianoforti, radio a onde corte, modulatori ad anello, woodblocks e cembali antichi di Karlheinz Stockhausen, eseguito dal duo pianistico Antonio Ballista e Bruno Canino, con Walter Prati e Massimiliano Mariani agli strumenti elettronici, che ripeteranno il concerto gi eseguito a Milano con la regia dello stesso Stockhausen oltre trentacinque anni fa. Uno spazio scelto, la Sala delle Cariatidi, perch carico di energia, spiega Ciaccio, che ben si sposa con le opere dal carattere misterioso ed esoterico delle lastre metalliche, veri revenance (spettri) dai colori immateriali ma energici, fatti di bagliori metallici e vibrazioni di luce, che sembrano riflettere allinfinito le note suonate dal pianoforte. Artista da sempre concettuale e astratto, in continuo dialogo con la filosofia, Ciaccio accarezza temi come la luce, lassenza, le tracce, la temporalit e il tempo, concentrandosi proprio su questultimo, per creare i suoi revenance - il ritorno fantasmatico dellimmagine -, opere concrete ma allo stesso tempo evanescenti, possibili vie per indicare nuovi percorsi e modi di indagine per larte e le infinite varianti di unimmagine. Sicuramente di grande suggestione e impatto visivo, unoccasione per vivere un luogo storico che mischia passato, presente ed eterno ritorno. Roberto Ciaccio- Inter/vallum Sala delle Cariatidi, Palazzo Reale, fino al 20 novembre Orari: Luned 14.30 19.30. Marted, mercoled, venerd, domenica 9.30 19.30. Gioved e sabato 9.30 22.30 Ingresso gratuito

Il luogo di per s uno tra i pi incantevoli di Milano, la sala delle Cariatidi, cuore di Palazzo Reale. Un ambiente carico di storia e suggestioni, che con la sua atemporalit sospesa e silenziosa ben adatto a ospitare i lavori di Roberto Ciaccio, artista che tende a creare lopera darte totale, unione di pittura, scultura, architettura e musica. Sono lavori site specific, pensati in stretta identit con la sala ospitante, e che diventano il terzo momento di un percorso espositivo che porta lopera di Ciaccio a confrontarsi con la filosofia, la poesia e la musica, cos come era gi avvenuto a Berlino e Roma. Inter/vallum il titolo della mostra, curata niente meno che da Remo Bodei, Kurt W. Forster e Arturo Schwarz (tre giganti della filosofia, dellarchitettura e della critica darte); grandi lastre incolori fatte di

I Visconti e gli Sforza raccontati attraverso i loro tesori


In occasione del suo primo decennale, il Museo Diocesano ospita, fino al 29 gennaio, una mostra di capolavori preziosi e di inestimabile valore, intitolata Loro dai visconti agli Sforza. Una mostra creata per esplorare, per la prima volta in Italia, levoluzione dellarte orafa a Milano tra il XIV e il XV secolo, attraverso sessanta preziose opere tra smalti, miniature, arti suntuarie, oggetti di soggetto sacro e profano, provenienti da alcuni tra i musei pi prestigiosi del mondo. I Visconti e gli Sforza sono state due tra le famiglie pi potenti e significative per la storia di Milano. Con la loro committenza hanno reso la citt una tra le pi attive dEuropa artisticamente e culturalmente. Una citt che ha ospitato maestranze e botteghe provenienti da tutta Europa, che qui si sono trasferite per soddisfare le esigenze di una corte sempre pi ricca e lussuosa, che chiedeva costantemente oggetti preziosi e raffinati per auto celebrarsi e rappresentarsi. Oltretutto non va dimenticato che a Milano e dintorni due erano i cantieri principali che attiravano artisti di vario tipo: il Duomo, iniziato nel 1386 su commissione viscontea, e il castello di Pavia, iniziato nel 1360 per volere di Galeazzo Visconti. Due in particolare sono le figure a cui ruotano intorno le vicende milanesi del periodo, uomini forti che

n.36 III 19 ottobre 2011

12

www.arcipelagomilano.org costruirono le fortune delle loro famiglie e che furono anche committenti straordinari: Gian Galeazzo Visconti e Ludovico il Moro. Gian Galeazzo fu il primo dei Visconti a essere investito del titolo ducale, comprato dallimperatore di Boemia nel 1395, titolo che legittim una signoria di fatto che risaliva al 1200. Laltra figura di rilievo fu Ludovico il Moro, figlio del capitano di ventura Francesco Sforza, che sposa la figlia dellultimo Visconti, dando inizio cos alla dinastia sforzesca. Ludovico il Moro, marito di Beatrice dEste, fu uomo politico intraprendente ma soprattutto committente colto e attivo, che chiam presso la sua corte uomini dingegno come Leonardo Da Vinci, Bramante e molti altri tra gli artisti pi aggiornati del panorama europeo. La mostra prende inizio da due inventari, quello dei gioielli portati in dote da Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo, andata in sposa a Luigi di Turenna, fratello del re di Francia; e quello dei preziosi di Bianca Maria Sforza, figlia di Ludovico il Moro, andata in sposa allimperatore Massimiliano I. Proprio questi elenchi hanno permesso di ricostruire lentit del tesoro visconteo-sforzesco, e di ricostruire e di riunire insieme i principali oggetti per questa mostra. Il percorso si snoda tra pezzi di pregiata fattura, come gli scudetti di Bernab Visconti, zio di Gian Galeazzo, che ci mostrano una delicata tecnica a smalto traslucido; oppure la preziosa minitura con una dama, opera di Michelino da Besozzo, forse il pi importante miniatore del secolo, che con tratti fini e delicati ci mostra una dama vestita alla moda dellepoca, con maniche lunghe e frappate e il tipico copricapo a balzo, espressione modaiola delle corti lombarde. Lavoro da mettere a confronto con il fermaglio di Essen (opera in dirittura di arrivo), pezzo doreficeria finissima, una micro scultura rappresentante la stessa enigmatica dama. Altro pregevole pezzo sicuramente il medaglione con la Trinit, recante il nuvoloso visconteo, emblema della famiglia, dipinto in smalto ronde bosse, tecnica tra le pi raffinate e costose. Proprio gli smalti sono una delle tecniche pi rappresentative delloreficeria visconteosforzesca, con un ventaglio di tipologie vario e virtuosistico, attraverso cui le botteghe milanesi erano conosciute in tutta Europa. Ma daltra parte Milano aveva una lunga tradizione smaltista alle spalle, basti pensare allaltare di Vuolvino, nella basilica di santAmbrogio. Uno dei passatempi preferiti della corte erano le carte: ecco dunque sei bellissimi esemplari di Tarocchi, provenienti da Brera, interamente coperti di foglia doro, punzonati e dipinti, testimonianza unica e ben conservata della moda, dei costumi e delle tecniche dellepoca. Dalla dinastia viscontea si passa poi a quella sforzesca, con reliquari e tabernacoli che si ispirano al duomo di Milano per struttura e composizione, opere di micro architettura in argento e dipinte in smalto a pittura, come il Tabernacolo di Voghera o quello Pallavicino di Lodi. Ma la miniatura a farla da padrone, con il messale Arcimboldi, che mostra Ludovico il Moro, novello duca di Milano circondato dal suo tesoro; il Libro dOre Borromeo, famiglia legata a doppio filo a quella dei duchi di Milano; e il Canzoniere per Beatrice dEste, opera del poeta Gasparo Visconti, con legatura smaltata che ripropone fiammelle ardenti e un groppo amoroso, il nodo che tiene uniti i due amanti, raffigurazione illustrata di un sonetto del canzoniere. Anche Leonardo gioca la sua parte, indirettamente, in questa mostra. Il maestro si occup infatti anche di smalti, perle, borsette e cinture, che alcuni suoi allievi seguirono nelle indicazioni, come ci mostrano lanconetta con la Vergine delle rocce del museo Correr o la Pace proveniente da Lodi. Insomma un panorama vario e ricco che mostra tutto il lusso e la raffinatezza di una delle corti pi potenti dEuropa. Oro dai Visconti agli Sforza. Fino al 29 gennaio - Museo Diocesano. Corso di Porta Ticinese 95. Orari: tutti i giorni ore 10-18, chiuso luned. Costo: 8 intero, 5 ridotto, marted 4 .

Artemisia Gentileschi. Vita, amori e opere di una primadonna del 600


Artemisia Lomi Gentileschi stata una delle numerose donne pittrici dellarte moderna, ma la sola, forse, ad aver ricevuto successo, notoriet, fama e commissioni importanti in quantit. Ecco perch la mostra Artemisia Gentileschi -Storia di una passione, ospitata a Palazzo Reale e da poco aperta, si propone di ristudiare, approfondire e far conoscere al grande pubblico la pittora e le sue opere, per cercare di slegarla allepisodio celeberrimo di violenza di cui fu vittima. S perch il nome di Artemisia spesso associato a quello stupro da lei subito, appena diciottenne, da parte del collega e amico del padre, Agostino Tassi, che la violent per nove mesi, promettendole in cambio un matrimonio riparatore. Donna coraggiosa, che ebbe il coraggio di ribellarsi e denunciare il Tassi, subendone in cambio un lungo e umiliante processo pubblico, il primo di tal genere di cui ci siano rimasti gli atti scritti. La mostra, quasi una monografica, si propone anche di dare una individualit tutta sua alla giovane pittrice, senza trascurare per gli esordi con il padre, lingombrante e severo Orazio Gentileschi, amico di Caravaggio e iniziatore della figlia verso quel gusto caravaggesco che tanto fu di moda; o senza tralasciare lo zio, fratello di Orazio, Aurelio Lomi, pittore manierista che tanto fece per la nipote. Il percorso si snoda dunque dalla giovanile formazione nella bottega paterna, per una donna pittrice ai tempi non poteva essere altrimenti, per arrivare alle prime opere totalmente autonome e magnifiche, dipinte per il signore di Firenze Cosimo II de Medici. La vita di Artemisia fu rocambolesca e passionale. Dopo il processo a Roma si spost a Firenze con il neo marito Pietro Stiattesi, e fu l che conobbe i primi successi fu la prima donna a essere ammessa allAccademia del Disegno di Firenze- e un grande, vero amore, Francesco Maria Maringhi, nobile fiorentino con cui avr una relazione che durer per tutta la loro vita. Dati, questi, che si sono recuperati solo in tempi recentissimi grazie a uno straordinario carteggio autografo di Artemisia, del marito e dellamante. E proprio le lettere sono state un punto di partenza importante per nuove attribuzioni, scoperte e ipotesi su dipinti prima nel limbo delle incertezze. In mostra ci sono quasi tutte le opere pi famose di Artemisia (peccato per un paio di prestiti importanti che non sono arrivati): le due cruente e violentissime Giuditte che decapitano Oloferne, da Napoli e dagli Uffizi, lette cos spesso in chiave autobiografica (Artemisia-Giuditta che decapita in un tripudio di sangue Oloferne/Agostino Tassi); le sensuali Maddalene penitenti; eroine bibliche come Ester, Giaele, Betsabea e Susanna; miti senza tempo come Cleopatra e Danae, varie Allegorie e Vergini con Bambino. Ma Artemisia fu famosa anche per i suoi ritratti, di

n.36 III 19 ottobre 2011

13

www.arcipelagomilano.org cui pochi esempi ci sono rimasti, come il Ritratto di gonfaloniere o il Ritratto di Antoine de Ville, cos come per i suoi autoritratti. Le fonti ce la raccontano come donna bellissima e sensuale, pienamente consapevole del suo fascino e del suo ruolo, che amava dipingersi allo specchio e regalare queste opere ai suoi ammiratori. Cos la mostra si snoda tra Firenze, da cui i coniugi Stiattesi scappano coperti dai debiti, per arrivare a Roma, Venezia, Napoli e perfino in Inghilterra, dove la volle il re Carlo I. Una vita ricca di passioni, appunto, come lamore per la figlia Palmira, che diverr anchessa pittrice e valido aiuto nella bottega materna che Artemisia aprir a Napoli fin dagli anni Trenta del Seicento, ricca di giovani promettenti pittori come Bernardo Cavallino. Una vita ricca anche di conoscenze e amicizie importanti: ventennale il rapporto epistolare con Galileo Galilei, conosciuto a Firenze, con Michelangelo il Giovane, pronipote del genio fiorentino, e anche con una serie di nobili e committenti per cui dipinse le sue opere pi celebri: Antonio Ruffo, Cassiano dal Pozzo, i cardinali Barberini e larcivescovo di Pozzuoli, per il quale fece tre enormi tele per adornare la nuova cattedrale nel 1637, la sua prima vera commissione pubblica. Insomma una donna, una madre e unartista straordinaria, finalmente messa in luce in tutta la sua grandezza, inquadrata certo nellalveo del padre Orazio e di quel caravaggismo che la resa tanto famosa, ma vista anche come pittrice camaleontica e dallinventiva straordinaria, capace di riproporre uno stesso soggetto con mille varianti, secondo quella varietas e originalit per cui fu, giustamente, cos ricercata. Artemisia Gentileschi. Storia di una passione - Fino al 29 gennaio Palazzo Reale. Orari: 9.30-19.30; lun. 14.30-19.30; gio. e sab. 9.3022.30. Intero: 9,00. Ridotto: 7,50

START. Al via la stagione artistica milanese


Agitazione da primo giorno di scuola per il mondo dellarte milanese. Il week end appena concluso stato infatti dedicato alla presentazione e allinaugurazione di mostre, artisti e gallerie. Gara tra gli irriducibili per accaparrarsi inviti e anteprime, dopo di che tutto stato un gran via vaicorri in giro-entra ed esci dai luoghi pi interessanti della citt. Anche questanno levento stato organizzato da START MILANO, associazione no profit che riunisce trentasette gallerie tra le pi dinamiche e attive nellambito dellarte contemporanea. Gallerie che durante lo scorso week end hanno tenuto orari speciali, serali e prolungati, per permettere al pubblico, sempre numeroso, di visitare e vedere che cosa c di nuovo in galleria. Molte le proposte, che rimarranno visitabili per lo pi fino a novembre, sparse per tutta la citt, rintracciabili sul sito dellassociazione, www.startmilano.com Vorrei dare per unattenzione particolare alla zona di Lambrate, nuovo centro pulsante del design e dellarte contemporanea. Un po scomodo forse, ma adatto per ospitare le grandi gallerie che di negozio hanno ormai ben poco, e che assomigliano sempre pi a garage e hangar per ospitare opere di inusitate proporzioni. Dopo anni di gloriosa attivit in corso di Porta Nuova, ha fatto capolino qui anche la galleria Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea, proprio in un ex complesso industriale Hyundai. La mostra inaugurale si intitola What?, una collettiva di ventisei artisti, nomi nuovi e vecchi, che vuole interrogarsi e interrogare sul percorso artistico della galleria, le tendenze emerse e quello che invece potrebbe nascere da progetti e collaborazioni future. Paladino, Neumann, il Batman gigante di Adrian Tranquilli e lAndy Warhol di Gavin Turk sono solo alcuni degli interessanti lavori esposti, completati dalle installazioni sulla terrazza di Lucio Perone, Philippe Perrin, Peppe Perone e Alex Pinna. Accanto un altro spazio interessante, non legato al circuito START: la Galleria Alessandro De March, con una mostra, che prende il nome dal suo autore, sul giovane artista di Pordenone Mauro Vignando. Un artista che lavora con i materiali pi diversi, pittura, scultura, fotografia e video arte. Sono opere concettuali, che prevedono il lavoro dello spettatore nella costruzione di un senso tutto personale. Specchi, legno, alluminio e marmo di Carrara sono alcuni dei materiali usati per creare moduli geometrici, blocchi e serrande da indagare. Non si pu dimenticare poi la Massimo De Carlo, caposaldo tra le gallerie milanesi, che ospita la mostra personale Basements di Massimo Bartolini. Una grande scultura in bronzo, che d il titolo allesposizione, ha per protagonista la terra, vista come madre e connessa alla necessit di mettere radici. C anche La strada di sotto, installazione fatta da centinaia di lampadine colorate e luminarie, che si accendono a intermittenza seguendo i suoni e le parole del protagonista di un video, esposto in una seconda sala, don Valentino, il parroco che davvero monta quelle luminarie nella festa del suo paese, in Sicilia. Ultima galleria da menzionare la Francesca Minini Gallery, con la mostra di Simon Dybbroe Moller, intitolata O, che si interroga sulle valenze del segno O: unapertura, un cerchio, un volume, attraverso video, segni e sculture dellartista danese. Ma non c stato solo START a movimentare questo week end milanese. Ha finalmente aperto, tra stupore e incredulit, anche la prima sede italiana di una delle gallerie pi importanti della scena mondiale: la Lisson Gallery. Perch in tempi di crisi una galleria come la Lisson apre in Italia? Intanto non dimentichiamo che, a diversificare ulteriormente la scena milanese, a breve ripartiranno le grandi retrospettive di Palazzo Reale, dedicate a due protagonisti della storia dellarte: Artemisia Gentileschi e Paul Cezanne. Galleria Francesca Minini - Simon Dybbroe Mller - "O". Fino al 5 novembre 2011via Massimiano, 25 . Marted>sabato 11>19.30; - Mimmo Scognamiglio ArteContemporanea- What?. Fino al 31 ottobre via Ventura, 6 . Luned > sabato 15 >19.30 - Galleria Alessandro De March, Mauro Vignando. 15 : 09 : 112, fino al 5 novembre. via Massimiano 25. Marted>venerd 12>19. Sabato 14>19. .

Doppio Kapoor a Milano


Sono tre gli appuntamenti che lItalia dedica questanno ad Anish Kapoor, artista concettuale anglo-indiano. Due di questi sono a Milano, e si preannunciano gi essere le mostre pi visitate dellestate. Il primo alla

n.36 III 19 ottobre 2011

14

www.arcipelagomilano.org

Rotonda della Besana, dove sono esposte sette opere a creare una mini antologica; il secondo "Dirty Corner", installazione site-specific creata apposta per la Fabbrica del Vapore di via Procaccini. Entrambe curate da Demetrio Paparoni e Gianni Mercurio, con la collaborazione di MADEINART, gli stessi nomi che hanno curato anche la retrospettiva di Oursler al Pac. Una mostra di grande impatto visivo, quella della Besana, con opere fatte di metallo e cera, realizzate negli ultimi dieci anni e che sono presentate in Italia per la prima volta. Opere di grande impatto s, ma dal significato non subito comprensibile. Kapoor un artista che si muove attraverso lo spazio e la materia, in una continua sperimentazione e compenetrazione tra i due, interagendo con lambiente circostante per cercare di generare sensazioni, spaesamenti percettivi, che porteranno a ognuno, diversi, magari insospettabili significati, come spiega lartista stesso. Ecco perch non tutto lineare, come si pu capire guardando le sculture in acciaio C-Curve (2007), Non Object (Door) 2008, Non Object (Plane) del 2010, ed altre che provocano nello

spettatore una percezione alterata dello spazio. Figure capovolte, deformate, modificate a seconda della prospettiva da cui si guarda, un forte senso di straniamento che porta quasi a perdere l'equilibrio. Queste solo alcune delle sensazioni che lo spettatore, a seconda dellet e della sensibilit, potrebbe provare davanti a questi enormi specchi metallici. Ma non c solo il metallo tra i materiali di Kapoor. Al centro della Rotonda troneggia lenorme My Red Homeland, 2003, monumentale installazione formata da cera rossa (il famoso rosso Kapoor), disposta in un immenso contenitore circolare e composta da un braccio metallico connesso a un motore idraulico che gira sopra un asse centrale, spingendo e schiacciando la cera, in un lentissimo e silenzioso scambio tra creazione e distruzione. Unopera, come spiegano i curatori, che non potrebbe esistere senza la presenza indissolubile della cera e del braccio metallico, in una sorta di positivo e negativo (il braccio che buca la cera), e di cui la mente dello spettatore comunque in grado di ricostruirne la totalit originaria.

Il lavoro di Kapoor parte sempre da una spiritualit tutta indiana che si caratterizza per una tensione mistica verso la leggerezza e il vuoto, verso limmaterialit, intesi come luoghi primari della creazione. Ecco perch gli altri due interessanti appuntamenti hanno sempre a che fare con queste tematiche: Dirty Corner, presso la Fabbrica del Vapore, un immenso tunnel in acciaio di 60 metri e alto 8, allinterno dei quali i visitatori potranno entrare, e Ascension, esposta nella Basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia, in occasione della 54 Biennale di Venezia. Opera gi proposta in Brasile e a Pechino ma che per loccasione prende nuovo significato. Uninstallazione site-specific che materializza una colonna di fumo da una base circolare posta in corrispondenza dellincrocio fra transetto e navata della maestosa Basilica e che sale fino alla cupola. Anish Kapoor - Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4 fino all12 gennaio 2012 Orari: lun 14.30 19.30. Mar-dom 9.30-19.30. Giov e sab 9.30-22.30. Costi: 6 per ciascuna sede, 10 per entrambe le sedi.

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org

Tomboy This must be the place


di Paolo Sorrentino [Italia/Francia/Irlanda, 2011, 118] con: Sean Penn, Frances McDormand, Judd Hirsch, Eve Hewson, Kerry Condon, David Byrne
Una maschera. il primo piano di un viso truccato a riempire lo schermo: chioma rock e rossetto. Ma sono gli occhi a fare di Cheyenne (Sean Penn, ottimo) un personaggio favoloso. Favoloso nel senso di fantastico, fiabesco, proprio perch si muove allinterno del racconto di Paolo Sorrentino: This Must Be the Place [Italia/Francia/Irlanda, 2011, 118]. Sono occhi di bimbo quelli di Cheyenne, cinquantenne mai cresciuto, sguardi incuriositi verso un mondo che pare inafferrabile. Ex rockstar abituato a osservare la vita da un palco, ma adesso, spenti i riflettori, deve imparare a camminare da solo. Il suo passo ingenuo e insicuro, come quello di un bambino: si trascina lento appoggiandosi al suo trolley. Cheyenne un uomo immerso in una realt che non gli appartiene, con la sua maschera tenta di riempi-

n.36 III 19 ottobre 2011

15

www.arcipelagomilano.org re quel vuoto che sente dentro ma voltandosi c solo rammarico. Al suo fianco Jane (Frances McDormand), donna decisa e pragmatica, coltiva un rapporto giocoso col compagno: tu confondi la depressione con la noia, fa notare la donna al pigro Cheyenne. La scintilla per evadere dal tedio si accende con la morte del padre, figura assente dalla vita di Cheyenne. Per, morendo lascia in eredit un desiderio o meglio ancora un prurito: scovare il suo carnefice nazista che lumili durante la reclusione nei lager tedeschi. Comincia qui il viaggio di Cheyenne: attraversa gli Stati Uniti per trovare il vecchio tedesco e vendicarsi. Ma per la sceneggiatura, scritta da Sorrentino con laiuto di Umberto Contarello, il motivo di questo viaggio quasi superfluo. Nel mio mondo ideale i film non dovrebbero pi presfogliamo il romanzo di formazione scritto e diretto da Sorrentino. Storia di un personaggio candido, positivo. Favola di un bambino di cinquantanni che impara a camminare: uscir da quella maschera alla fine Cheyenne, e abbandoner il suo trolley perch, ormai, diventato grande. Paolo Schipani In sala: The Space Milano Odeon, Apollo spazio Cinema, Anteo spazio Cinema, The Space Cinema Rozzano, UCI Cinemas Bicocca, Plinius multisala, UCI Cinemas MilanoFiori, Ducale Multisala, Skyline Multiplex, Le Giraffe Multisala, UCI Cinemas Pioltello, The Space Cinema Le Torri Bianche, UCI Cinemas Lissone, The Space Cinema Cerro Maggiore, Arcadia Bellinzago Lombardo, Troisi.

vedere le trame, dice il regista. Infatti, seguendo Cheyenne dedichiamo ogni attenzione al personaggio, guardiamo attraverso i suoi occhi e incontriamo assieme a lui un curioso pezzo dAmerica. Intanto, camminando, il personaggio cresce, si evolve; Cheyenne capisce che bisogna scegliere una volta nella vita in cui non avere paura, e sceglie questo percorso per battere se stesso e farsi nuovo. Ma forse, pensandoci un poco meglio, il percorso di Cheyenne arriva dal profondo, da dietro la sua maschera, e non frutto di una scelta razionale: non sto cercando me stesso; sono in New Mexico non in India, dice. Impara a camminare come un bambino, quasi inconsapevole, spinto dalla curiosit di crescere. Lento ma inesorabile. Viaggiamo allinterno della metamorfosi di Cheyenne, pagina dopo pagina

Il debito
di John Madden [USA, 2010, 114] con S. Worthington, M. Csokas, C. Hinds, J. Chastain, H. Mirren, T. Wilkinson, J. Christensen
Adolf Hitler ha detto: Al vincitore non verr chiesto, poi, se ha detto la verit. La frase di uno dei mostri pi cinici e inumani del secolo scorso riassume perfettamente l'essenza dell'ultimo film di John Madden, Il Debito. Tre giovani israeliani, agenti del Mossad, nel 1965 avrebbero dovuto rapire e condurre in Israele il chirurgo di Birkenau (Jesper Christensen), medico capace di indicibili atrocit sui corpi dei prigionieri ebrei. La presunta uccisione dell'uomo da parte di una di loro ha spinto la patria a celebrarli come eroi e nessuno, ovvio, si preso la responsabilit di chiedergliela, la verit. Il desiderio personale di gloria e il peso del fallimento della vendetta hanno fatto il resto. Rachel Singer (Jessica Chastain - Helen Mirren), David Peretz (Sam Worthington Ciarn Hinds) e Stephan Gold (Marton Csokas - Tom Wilkinson) hanno taciuto per anni la versione dei fatti realmente accaduti nell'appartamento di Berlino. Il regista ha scelto perci di fare perno sul rimorso e il senso di colpa della donna per sviluppare uno schema narrativo che centellina le verit svelate allo spettatore. Un continuo alternarsi tra presente e passato permette di ricostruire ci che i tre protagonisti tengono nascosto da lunghissimo tempo. La tensione e la drammaticit che caratterizzano le scene ambientate in Germania non vengono per sviluppate adeguatamente nella parte contemporanea del film. Tutte le conseguenze psicologiche e relazionali del fallimento si riducono alla mera e semplicistica ricerca del fuggitivo. Il chirurgo di Birkenau, quindi, visto solo come linea di confine tra l'eroismo e la vilt, tra la celebrazione e il vergognoso fallimento. La vendetta israeliana non una novit in ambito cinematografico. Steven Spielberg ci aveva mostrato in Munich tutte le contraddizioni e la sofferenza che questo atavico sentimento di rivalsa pu comportare negli esecutori materiali. Il Debito possiede tutti gli elementi per dar vita a una pellicola a tutto tondo ma resta incastrato in un thriller dai toni leggeri. Il regista d troppa importanza allinseguimento tardivo della verit da parte dei protagonisti senza riuscire a mostrarci tutto ci che il suo occultamento ha eroso interiormente. Marco Santarpia In sala a Milano: Cinema Mexico gioved 20 ottobre in lingua originale

TEATRO questa rubrica a cura di Emanuele Aldrovandi rubriche@arcipelagomilano.org In scena


Torna allElfo Puccini, dopo il grande successo di pubblico dello scorso anno, The History Boys. Il testo di Alan Bennet, vincitore nel 2004 di sei Tony Award, la storia di un gruppo di studenti impegnanti negli esami di ammissione ai college inglesi, e dei loro insegnanti che cercano di indirizzarli a seconda della propria visione dello studio (e del mondo). Colpisce, valorizzato dalla regia di Bruni e De Capitani, lequilibrio fra momenti brillanti e divertenti e spunti di riflessione realmente pertinenti col dibattito contemporaneo sullapproccio alla conoscenza e alla cultura (e alla vita). Uno spettacolo da non lasciarsi sfuggire (rester in scena dal 19 ottobre al 20 novembre), grazie a un cast di giovani attori bravi nel carat-

n.36 III 19 ottobre 2011

16

www.arcipelagomilano.org

terizzare i personaggi rendendoli riconoscibili senza cadere nei clich e, nei panni dello stravagante insegnante di letteratura Hector, a un imperdibile Elio De Capitani. Continua lOttobre russo al Piccolo, con le Tre sorelle di Cechov, dal 20 al 22 Ottobre, e Vita e destino di Grossman, il 24 e il 25 ottobre. Entrambi gli spettacoli regia di Lev Dodin sono in russo sopratitolati in italiano. Al Teatro Strehler dal 18 al 23 ottobre Pippo Delbono, con Do-

po la battaglia, porta in scena le violenze, le menzogne e i contrasti della nostra epoca, mescolando come ci si aspetta da lui autori, generi, stile e linguaggio. Il Sogno di una notte di mezza estate si sdoppia: in scena dal 18 al 23 Ottobre sia allElfo Puccini (regia di Tonio De Nitto) che al Teatro Carcano (regia di Andrea Battistini). Dal 18 al 30 ottobre al Teatro OutOff Mitigare il buio, della giovane autrice Francesca Sangalli, che cu-

ra anche la regia. Il testo, pluripremiato, ambientato nella Milano contemporanea e racconta tre anni di una ragazza vissuti attraverso il filtro delleroina. Il 20 ottobre inizia la stagione del Teatro I con T.E.L. di Fanny&Alexander, in scena fino al 22 ottobre, mentre dal 18 al 30 ottobre al Crt Teatro arriva Piccolo mondo alpino, vincitore del Premio Kantor 2010.

GALLERY

VIDEO

STEFANO BOERI: SE DIVISI ALMENO SIA SULLE IDEE


http://www.youtube.com/watch?v=EKeboVV_6Ok

PIETRO MODIANO: QUALE FINANZA PER MILANO


http://www.youtube.com/watch?v=0wh69Yl01O8

n.36 III 19 ottobre 2011

17