Sei sulla pagina 1di 17

Numero 28 anno III

20 luglio 2011 edizione stampabile

L.B.G. PISAPIA: EXPO 2015 COME NO TAV? Luigi Corbani CULTURA: UN CARTELLONE PER LEXPO Mario De Gaspari DESTINO. NON C PACE PER LEXP Valentino Ballabio PROVINCIA, RISPARMIARE TAGLIANDO Arturo Calaminici PROVINCE, FEDERALISMO E CITT METROPOLITANA Martino Liva PISAPIA E LA STAGIONE DELLA PARTECIPAZIONE: UN LIBRO Massimo Cingolani PIO ALBERGO TRIVULZIO POLIZZE E BROOKERS Jacopo Gardella PIAZZA BORROMEO, O DEI PARCHEGGI IN CITT Rita Bramante BAMBOCCIONI: FARCELA NONOSTANTE TUTTO Diana De Marchi SIENA: IO CERO. APPUNTI DI VIAGGIO

VIDEO DANIELA BENELLI LE PROVINCE, QUESTIONE APERTA

LA NOSTRA MUSICA Joe Ely LIFE FOREVER

Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo CINEMA a cura di Paolo Schipani e Marco Santarpia

www.arcipelagomilano.org

www.arcipelagomilano.org

PISAPIA: EXPO 2015 COME NO TAV? Luca Beltrami Gadola


Voglio riprendere il discorso avviato con leditoriale del numero scorso e tornare a parlare di Expo e del sindaco Pisapia. Non so quali e quanti milanesi siano daccordo con me nel dire che il passo era difficile, quasi obbligato: mandare a monte lExpo era offrire allopposizione un argomento di grande successo mediatico per strombazzare ai quattro venti che si stava lavorando contro Milano e il suo avvenire, contro lopportunit di veder arrivare finanziamenti per le infrastrutture. Tutte balle naturalmente ma di grande effetto. Lavrebbero fatto spudoratamente ben sapendo che allorigine di tutti i guai cerano la loro incapacit e le liti di potere che avevano impedito lavvio di una vera attivit. Inutile ricordare di nuovo le feste per il masterplan concettuale disegnato dal gruppo di architetti guidati da Stefano Boeri. Se quel masterplan, o un altro qualunque, fossa andato bene per far affari, allora evviva il masterplan di Boeri; non va pi bene, ci si rimangia tutto, avanti un altro: les affaires sont les affaires. Avidi, ignoranti, incoscienti. Oggi per quel che certo che in citt anche tra i sostenitori di Pisapia serpeggia molto malcontento per questa scelta sia di comprare le aree alle condizioni dettate dai venditori sia di approvare laccordo di programma che sancisce ledificabilit di quelle aree, sia di abbandonare il masterplan di Boeri per approdare non si sa dove e per opera di chi. Questo centro destra ha una gran fortuna: manda a segno i suoi disegni e costringe la sinistra ad accettare il suo gioco forte di pressioni internazionali, nel caso di Expo ambigue per non dir di peggio, che chiedono al Paese di fare cose che la sinistra non vorrebbe proprio e che alla fine fa per non aggravare la situazione e limmagine dellItalia nel mondo: come per le due ultime cose, approvare la Finanziaria e andare avanti con lExpo. Ma lExpo non la Finanziaria e per certi versi non nemmeno la TAV: ben pi fragile. Se lostilit verso lExpo, visti anche i momenti di grave crisi economica, finisse per crescere, se si dovesse mettere in moto un meccanismo dal basso di rifiuto e di boicottaggio, gli sviluppi ne sarebbero imprevedibili sia durante i lavori di costruzione degli edifici e delle infrastrutture sia durante la manifestazione stessa. Nascondersi questa ipotesi sarebbe sciocco. Ma come scongiurarla? A mio modo di vedere in un sol modo: pensare e realizzare un progetto che sia linterpretazione del sentire della citt sul tema Nutrire il pianeta, energia per la vita. Tramontato e irrecuperabile il progetto Boeri, forse troppo innovatore per la cultura di oggi, quanto ci vuole a pensarne un altro che non sia la semplice riproposizione del primo masterplan, quellorridezza che serv alla presentazione al BIE e che, di fatto, allora lo approv? E possibile farlo? Ne abbiamo i tempi? Forse s, una scommessa ad alto rischio fare in tre anni quello che si sarebbe dovuto fare in cinque, ma a una condizione: che il sindaco Pisapia sappia ricreare su questo nuovo progetto e al suo procedere lo stesso entusiasmo che aveva creato attorno al suo progetto politico, lentusiasmo che lo ha portato a vincere. Ma qual stato il collante dellentusiasmo? La voglia di cambiare, di non vedere pi le stesse facce, di non sentire pi gli stessi discorsi, uninsopprimibile voglia di nuovo. La ricetta la stessa, facce nuove, facce pulite per un nuovo progetto e per unExpo 2015 con speranza di successo. Mi si dir che difficile cambiare i cavalli in corsa, che ci sono problemi istituzionali ma forse cambiare ronzini abituati a far girare la macina del grano dei padroni del vapore non impossibile. La logica dei rapporti di forza anche nella gestione deve rispecchiare le proporzioni del capitale versato o apportato per comprare le aree? Questi rapporti di forza assegnano il comando ad altri che non al solo sindaco di Milano? Se Giuliano Pisapia se la sente di addossarsi tutte le responsabilit che gli cadrebbero sulle spalle con tutto il carico solo su di lui, lo pretenda questo carico. Trover certo sulla sua strada chi gli dar pi di una mano senza pretendere doppi stipendi o manipolare appalti. Se non se la sente di porre questa condizione sar difficile che riesca a ricreare attorno a questo progetto il clima che lha fatto sindaco e sar difficile che questo entusiasmo generale non si spenga insieme alle attese. Tutte le attese, tutte le speranze.

CULTURA: UN CARTELLONE PER LEXPO Luigi Corbani


La realizzazione dellExpo 2015 impone gi adesso di affrontare con decisione e tempestivit il fuori Expo, ovvero il volto e lorganizzazione della citt, le opportunit e le proposte culturali di Milano. Occorre pensare a iniziative e misure che abbiano un rodaggio per tempo, con anticipo sulla data dellExpo, in modo di avere nel 2015 una macchina gi rodata e ben funzionante. Del resto, la preparazione dellExpo, in questi anni, una opportunit per ripensare al tempo della citt: infatti, la organizzazione dei tempi e degli orari di Milano sono ancora basati su un assetto economico, produttivo e sociale di decenni fa. Solo per fare un esempio, le ferie sono distribuite in un arco di tempo pi lungo di quando cerano le grandi fabbriche e le grandi concentrazioni di lavoratori. Si confonde ancora la chiusura dei negozi ad agosto con lo svuotamento della citt. Sia durante lanno che nei mesi di luglio e agosto la citt deve vivere con una fascia oraria pi ampia. Il che vuole dire lorganizzazione dei servizi pubblici (dalle poste alla sanit, dagli uffici pubblici alle attivit culturali) deve essere pensata per dodici mesi allanno e per sette giorni alla settimana. Troppo spesso gli orari sono basati sulle esigenze dei lavoratori dei settori piuttosto che sulle necessit degli utenti. In questo senso dunque gi nel 2013 bisognerebbe fare partire una organizzazione della citt pi consona non solo allevento dellExpo ma a una nuova dimensione della vita urbana.

n.28 III 20 luglio 2011

www.arcipelagomilano.org

In particolare, ci vale per i servizi culturali, ed questa la definizione che mi sembra pi appropriata: servizi al cittadino. Per questo, qualche anno fa, avevo proposto di iniziare una collaborazione tra il Teatro alla Scala e laVerdi per offrire gi dal 2013 ad agosto una stagione di opere italiane ai tantissimi milanesi e ai tanti turisti che si aggirano smarriti in citt. Partendo con anticipo, si pu strada facendo, assestare la proposta culturale in modo che sia a pieno regime per il 2015. Cos dovrebbe valere per tutte le attivit culturali, dai musei ai teatri, ai cinema alle mostre, ecc. Limportante che da oggi si lavori a valorizzare il tessuto culturale milanese, facendolo diventare un siste-

ma integrato, nella programmazione e nei tempi. Inoltre, mi sembra opportuno pensare non solo a quello che si fa in citt nel 2015, ma a quello che si dovrebbe fare per promuovere Milano, lItalia e lExpo, da qui al 2015. Si tratta di programmare, e siamo ormai al limite di tempo utile, la presenza di iniziative culturali mostre, concerti, spettacoli - nei Paesi strategici, anche dal punto di vista del turismo verso lItalia. A ci dovrebbero servire anche i gemellaggi dei Comuni della regione, della Provincia e della Regione Lombardia. Infine, mi sembra opportuno sottolineare che sia il caso di pensare davvero a iniziative che siano proprie della storia civile e culturale di Milano. Da anni ritengo che Milano

dovrebbe dare vita a una iniziativa biennale, che coniughi il pluralismo etnico, culturale e religioso proprio di questa citt - basti vedere anche i documenti conservati al Museo archeologico e alla Biblioteca Ambrosiana - con la musica: un festival di musica sacra, non intesa in senso religioso o liturgico, ma di quella musica che in ogni parte del mondo esprime il senso mistico o il senso dellAssoluto. Sarebbe interessante iniziare gi dal 2013, millesettecentesimo anniversario dellEditto di Costantino, promulgato proprio a Milano. In definitiva, siamo di fronte a tempi stretti, e si deve lavorare subito per programmare e realizzare una serie di iniziative utili da qui allExpo.

DESTINO. NON C PACE PER LEXP Mario De Gaspari


LExp milanese, soprattutto a causa dei lobbismi e delle ambizioni della coppia Moratti - Formigoni, un progetto senza pace. Ci sono dubbi su tutto, sul profilo della manifestazione (alto o basso?), sulla sua ragion dessere (culturale o economica?), sul modo in cui debba essere realizzato (orto botanico o pi case?), sulle procedure (quale stazione appaltante? Appalto integrato? Concorsi?). Gregotti, a cui le braccia sono cascate da tempo vista laria che tira, dice che le esposizioni universali sono roba ottocentesca e che forse sarebbe stato meglio lasciare a Smirne, che del resto ci teneva non poco. Difficile dargli del tutto torto, adesso. Prima dellassegnazione della rassegna a Milano, quando forti erano ancora le incertezze e i timori della politica (per la possibile sconfitta da parte di alcuni e per i risvolti speculativi da parte di altri), proposi in consiglio provinciale di discutere sulla possibilit di realizzare (e quindi di proporre al bureau e a Smirne) un Exp a due teste. Non Milano o Smirne, ma Milano e Smirne. Poteva essere, a parer mio, un modo non scontato per ridare valore a una manifestazione usurata e che il competitor di Milano fosse una citt turca non era certo primo di significato. Non sono del tutto certo che la cosa potesse essere giuridicamente realizzabile, ma probabilmente una discussione nel merito non sarebbe stata tempo sprecato (visto poi come sono andate le cose). In ogni caso, nessuno ritenne di riprendere la proposta e la seduta si chiuse, se ricordo bene, con lintervento del presidente Penati che, grosso modo, disse che le esposizioni universali sono manifestazioni superate e anacronistiche nellera di internet, ma sono tuttavia grandi occasioni per attrarre risorse nelle citt che le organizzano. Sar, ma il primo effetto della vittoria di Milano, prima ancora della sfilata trionfale, fu il rimbalzo in borsa delle aziende del gruppo Cabassi, in controtendenza sullandamento della borsa stessa su cui si era gi abbattuta la crisi finanziaria. Forse le esposizioni universali erano gi superate nellottocento e, comunque, gi allora si discuteva sullutilit della loro esistenza. Victor Hugo, dalleesilio, dove si trovava per le sue idee repubblicane e antibonapartiste, vedeva nella manifestazione programmata a Parigi per il 1867 la consacrazione della capitale francese come capitale della nascente Europa, definitivamente avviata sulla strada delluniversalismo e della pace perpetua. Gi famoso per aver scritto I miserabili, nelloccasione sentenzi: "Chi non ha ballato, cantato, predicato, parlato sulla scena di Parigi non ha mai veramente ballato, cantato, predicato e parlato" (V. Hugo, Parigi 1867). Levento sarebbe stato il trionfo, la definitiva consacrazione della citt. E per qualche settimana fu realmente cos, finch, inesorabile, la storia si abbatt su Parigi e la Francia. La grande esposizione del 1867 ancora oggi ricordata come una delle pi affascinanti della storia, a Parigi per loccasione confluirono realmente i regnanti di tutto il mondo, ma niente pot arrestare linesorabile declino di un grande paese. Nel romanzo Il denaro di mile Zola si svolge un curioso siparietto tra due trader di borsa, il rialzista Pillerault, lottimista, e il ribassista Moser, pessimista sul futuro dei mercati azionari e della Francia stessa. La discussione termina con limprecazione di Pillerault: () Ah, no, caro amico non ricominciate a seccarci con i vostri terrori a proposito del Messico Il Messico sar la pagina gloriosa del regno Come potete affermare che limpero sia in cattive acque? Il prestito di trecento milioni, fatto a gennaio, non stato coperto pi di quindici volte? Un successo formidabile! Ascoltate: vi do appuntamento nel 67, s, tra tre anni, quando si aprir lEsposizione universale decretata dallimperatore. Siamo nel 1864 e gi allora in molti riponevano, tra i francesi, una parte delle loro speranze, per il secondo impero e per le finanze della Francia, nel grande evento mondiale, che nelloccasione era intitolato Exposition universelle dArt e dIndustrie. LEsposizione coincise con una delle pi grandi bolle della storia, la Francia fu abbandonata dagli alleati nellimpresa messicana, i rivoluzionari di Benito Juarez fucilarono limperatore Massimiliano, lExp stessa fu teatro dellattentato allo zar, nel 1870 il maresciallo di Francia Patrice de Mac Mahon fu sonoramente sconfitto dai Prussiani a Sedan, limpero di Luigi Bonaparte

n.28 III 20 luglio 2011

www.arcipelagomilano.org croll inesorabilmente e lesperienza rivoluzionaria e patriottica della Comune di Parigi fu infine repressa nel sangue. Solo per dire che, se pur doveroso cercare di cogliere le occasioni, la storia non mai puramente vnementielle e che, in fondo, anche lidea del grande evento come innesco per il rinascimento urbano pare abbastanza antiquata, se non addiplesse. Non saranno n lExp, n qualche ministero, n un avveniristico tunnel a rifare grande Milano. Meglio, molto meglio, come ha voluto Pisapia, riguardo alla vicenda del paino territoriale, ripartire dalle structures e dalle opinioni dei cittadini, che in fondo, molto pi delle banche e degli immobiliaristi, hanno il diritto di dire la loro sul presente e il futuro della citt.

rittura controproducente. Jane Jacobs parlava di crediti cataclismici a proposito di quegli investimenti che si riversano su una zona in modo concentrato, producendovi cambiamenti radicali estranei al tessuto sociale e suggeriva, in alternativa, iniziative urbanistiche dotate di basi pi solide, in grado di produrre mutamenti continui e graduali, e quindi diversificazioni com-

PROVINCIA, RISPARMIARE TAGLIANDO Valentino Ballabio


Taglio dei fondi agli enti locali e blocco del turn-over dei dipendenti pubblici ricorrono quali ingredienti fissi in ogni ricetta di manovra economica ripetutasi ciclicamente a partire almeno dai decreti Stammati del 1977. Con la stessa periodica cadenza ANCI, UPI nonch autorevoli Sindaci non hanno mancato di elevare vibrate proteste e minacce di restituire le chiavi delle citt: pur tuttavia agli agitati allarmi (al lupo, al lupo) sinora seguito che comuni e province hanno potuto sopravvivere per un buon terzo di secolo ed in qualche caso pure proliferare Se non ch la crisi attuale presenta caratteri inediti, persistenti e strutturali. Questa volta il lupo si sta aggirando effettivamente nei dintorni; per altro ha gi aggredito le estremit del continente e lItalia si presenta, oggi come non mai, come il ventre molle di unEuropa preoccupata e guardinga. La situazione richiede pertanto una svolta, che per non pu che cominciare dal basso dal sistema istituzionale locale posto che al vertice si stenta ad andare oltre proclami che lasciano il tempo che trovano (vedi riduzione dei parlamentari, costi della politica, ecc.). Partiamo allora da comuni e province laddove, di fronte al rischio di taglio dei servizi e aumento delle tariffe nonch alle avvisaglie del famigerato federalismo fiscale, il cittadino manifesta di tollerare sempre meno sprechi, inefficienze, privilegi e distorsioni. Prendiamo la questione delle province. Quasi tutti i leader politici si sono incaricati (a turno, guardandosi bene dal pronunciarsi contemporaneamente) di decretarne labolizione. Cosicch loro lavevano detto. Dopo di che nei fatti se ne sono istituite di nuove senza obiezioni n opposizioni! In realt labolizione delle province un obiettivo demagogico, irrealistico e non costituzionale: eppure tra abolizione velleitaria, mantenimento acritico e proliferazione irresponsabile sarebbe possibile trovare una sensata via di mezzo, ovvero riduzione quantitativa e riqualificazione dellattuale evanescente ruolo. Mancato il tentato omicidio (mozione IdV fallita, in partenza, alla Camera) si proceda invece a una energica cura dimagrante, sia nel numero (in Lombardia potrebbero essere ridotte da 12 a 5/6 pi la Citt metropolitana) sia nelle competenze, trasferendo ai comuni le funzioni correnti e gestionali, riservando invece poteri cogenti di programmazione e strategie dinsieme (per i quali occorrono organi snelli, giunte di 3 o 4 assessori al massimo: territorio, mobilit, risorse ambientali). Altra cosa riguarda lAmministrazione periferica dello Stato che va resa flessibile, adattata al territorio e non ingessata sulle province. Se non ora quando? Se la crisi costringe a scegliere tra lerogazione di servizi indispensabili e il mantenimento di organi politici e burocratici pletorici, accavallati e talvolta espressamente inutili, diventa irresponsabile tergiversare e prorogare scelte per altro gi ratificate da tempo immemorabile. Si gi perso pi di un ventennio! La legge 142 del 1990, vera pietra miliare della modernizzazione del sistema istituzionale locale, non pu pi essere elusa nel suo impianto fondamentale per lignavia di una classe politica da seconda repubblica, abile per lo pi a tirare a campare. La penuria di risorse (poscia pi che l dolor pot l digiuno) costringe a ridefinire compiti e funzioni, eliminare doppioni e giri a vuoto, rivedere confini e ambiti territoriali. Analogamente riguardo i comuni. Non ha senso che la stessa qualifica attenga a grandi citt con oltre un milione di abitanti e villaggi di poche centinaia di persone, i quali ultimi risultano tuttavia immediatamente responsabili di porzioni di territorio talvolta pregiate o strategiche. Unire i piccoli e medi comuni da un lato, realizzando opportune sinergie e risparmi, e decentrare in vere municipalit le metropoli, facilitando partecipazione e controllo, porterebbero a misura duomo e nello stesso tempo a maggior razionalit ed efficienza il governo della comunit locale. Per altro a Milano non si tratterebbe di aggiungere alcunch al corpo politico bens di affidare poteri effettivi e compiti esecutivi ai gi esistenti Consigli di Circoscrizione, decentrando nel contempo le relative risorse e il personale; pertanto con costi a somma zero rispetto a una macchina che con circa 16.000 dipendenti risulta lultima azienda fordista rimasta sulla scena! Pensare ancora di affrontare i problemi minuti dei quartieri e delle periferie dal centro di comando di Palazzo Marino un ossimoro non pi credibile. Inoltre Milano ha la responsabilit di guidare la transizione alla citt metropolitana, se non vuole restare, come le miopi amministrazioni precedenti, vittima impotente riguardo inquinamento atmosferico, regime delle acque, congestione del traffico, sistema dei trasporti e altro. La scelta del Sindaco Pisapia di delegare unAssessore della sua Giunta ad area metropolitana, decentramento e municipalit lascia ben sperare. Auguri!

n.28 III 20 luglio 2011

www.arcipelagomilano.org

PROVINCE, FEDERALISMO E CITT METROPOLITANA Arturo Calaminici


Consiglierei coloro che hanno in uggia il ragionamento, che si innervosiscono di fronte alle distinzioni (...iniziamo con le distinzioni!), che mal sopportano precisazioni, puntualizzazioni, implicazioni e, soprattutto, deduzioni, di non darsi la briga di proseguire nella lettura di questa breve nota a margine della fin troppo chiassosa discussione sulle... Province (senza una i di troppo, come pure capita di leggere tra alcuni dei pi fervorosi propugnatori della loro abolizione). Il processo alle streghe divampa: bruciamoli tutti questi untorelli, sanguisughe e mangiapane a tradimento! Un consigliere provinciale guadagna dieci volte meno di un consigliere regionale: non importa, visto che non serve a niente. Aboliamo le Province! E le Regioni servono? No che non servono, non servono a niente. Aboliamo allora anche queste? Aboliamo! E il Parlamento serve? Ridotto a strame com? No, aboliamolo! Oddio, forse non abbiamo imboccato la strada giusta! Forse meglio ricominciare daccapo e a ragionare con calma. Allora, nel nostro paese ci sono le istituzioni centrali, quelle che in genere chiamiamo lo Stato, e ci sono quelle locali. Fino allaltro giorno sembrava che bisognasse rinforzare queste, le locali, e indebolire quelle, le centrali, cio lo Stato. Questa cosa alcuni la chiamano autonomia locale e altri federalismo: ora quasi tutti siamo disposti a chiamarla federalismo, salvo poi andare a vedere cosa metterci dentro, ma questo un altro problema. Prima domanda: labolizione delle Province indebolisce le istituzioni locali o quelle centrali? Occhio e croce, se lidea di rinforzare le istituzioni locali, mi pare che con labolizione andiamo nella direzione sbagliata. Forse la convinzione che bisogna andare verso il federalismo non cos granitica come vorremmo far credere oppure semplicemente non ce ne frega niente della contraddizione. Sul territorio locale, oltre alle Regioni, ci sono anche i Comuni e le Province: il titolo V della Costituzione ha introdotto sulla carta anche le Citt Metropolitane, che per non hanno ancora visto la luce. In Lombardia, che non so con precisione per quanti kmq si estenda, so che ci vivono quasi dieci milioni di abitanti, poco meno di un sesto della popolazione italiana, ci sono mille e cinquecento comuni e dodici, mi pare, n.28 III 20 luglio 2011 province: mediamente pi di cento comuni per provincia. Abolire, certo: ma cosa? Tutti i comuni, una parte di essi, tutte le province, una parte di esse? E evidente che nessuno pu neppure immaginare leliminazione di tutti i comuni, eppure che 1.500 siano troppi, che essi esprimano pi una realt storica vecchia che non quella attuale, per come si venuta negli anni trasformando, incontestabile. Per alcuni aspetti, potremmo dire provocatoriamente, ma non troppo, che, almeno nella realt lombarda e in specie milanese, sono proprio i comuni la cosa pi vecchia e superata che bisognerebbe tagliare. A Milano, lultima sforbiciata di comuni avvenuta nel 1923, quando una decina di quelli che oggi sono quartieri (Baggio, Niguarda, Affori, ecc.) erano comuni autonomi, ma che lo sviluppo della grande citt ha finito inevitabilmente con linglobare. Da allora, niente: Milano cresciuta, e quanto!, ma rimasta entro i suoi confini daziari; i comuni della cintura si sono gonfiati, come la famosa rana, fino a scoppiare; tra un comune e laltro totalmente scomparso ogni spazio libero; gli abitati si confondono, le funzioni si intrecciano inestricabilmente, i problemi (traffico, ma non solo) esplodono, ma nessuno si muove: ciascuno pensa di essere padrone a casa sua, anche se di fatto dipende da tutti gli altri! Insomma, occorrerebbe, lo sappiamo da decenni, ne siamo tutti convinti, la Citt Metropolitana. Ma non si fa. Ed ecco, allora, che sfoghiamo la nostra ribellione a uno stato di cose che non funziona, gridando di volere, ora e subito, labolizione delle Province. Cio di quel unico soggetto che si occupa (bene, male, poco, tanto) del tessuto connettivo, infiammato e lacerato, di questa metropoli che non c. Prima conclusione: se aboliamo la Provincia, per esempio di Milano, facciamo un errore grave; se la trasformiamo in Citt Metropolitana, facciamo la cosa giusta. Da tempo il PD o le altre formazioni politiche che lhanno preceduto, chiedono che sia attuato il titolo V della Costituzione. Sbaglia? Possiamo dire che dovrebbe impegnarsi di pi, che dovrebbe farlo con maggiore vigore, e ne convengo. Possiamo dire che nel frattempo, mentre solo si blatera di citt metropolitana, intanto sono state create nuove province, alcune decisamente ridicole, e tutte per ragioni clientelari e che per opportunismo neppure il PD, o le formazioni politiche...., ne hanno contrastato listituzione, certo, dobbiamo dirlo. Ma ci diverso che innalzare gridi di guerra. Dappertutto non si possono inventare citt metropolitane, eppure il territorio vasto va in qualche modo governato. In Italia da oltre centocinquanta anni lo fanno (bene, male...) le Province. Vi immaginate, per fare un altro esempio (sempre interessato), la Calabria, grande e spopolata, senza le Province? E strade, scuole (superiori, ma talvolta anche medie), ospedali, territorio, ambiente, chi le decide? I piccoli comuni, abbarbicati alla loro stenta sopravvivenza? O la Regione? Questo della Regione che fa i compiti delle Province un altro argomento che viene come uno straccetto agitato dai sostenitori precoci (cio prima di ragionare) dellabolizione subito e sommaria. Ma, domanda: siete davvero convinti che se la Regione dovesse accollarsi compiti e funzioni delle Province, sarebbe meglio? Da quale punto di vista, dal punto di vista della divisione dei poteri (la Regione fa le leggi ed esegue le opere?), della trasparenza, dellefficienza, dei costi? Ho molti dubbi! Pensate che carrozzoni, pi di quanto non siano gi ora, verrebbero fuori! Infine, per concludere, che questa nota altrimenti si trasforma in pseudo-trattato e me ne stanco gi io per primo. Giusto abolire e accorpare alcuni comuni; giusto abolire alcune province, soprattutto quelle di recente costituite; giusto abolire alcune province e trasformarle in citt metropolitane, senza esagerarne il numero; giustissimo precisare per tutti (comuni, province, citt metropolitane, regioni) compiti e mezzi di cui disporre, senza doppioni e sovrapposizioni; giustissimo definire con sobriet, equit ed efficienza gli organismi di governo di ogni istituzione, riducendo il costo della politica ma non la democrazia; giustissimo, sacrosanto sarebbe che finalmente delle cose si discutesse con seriet, con responsabilit e con coraggio, ma questo un bene troppo raro e caro, e non possiamo pretenderlo. Per, ragionare senza inseguire facili mitologie e neo-conformismi, almeno questo lusso ce lo vogliamo permettere?

www.arcipelagomilano.org

PISAPIA E LA STAGIONE DELLA PARTECIPAZIONE: UN LIBRO Martino Liva


Beato il paese che non ha bisogno di eroi scriveva Bertold Brecht nella sua celebre opera teatrale sulla storia di Galileo. Si potrebbe partire da qui per provare a comprendere la lunga stagione della partecipazione che si vissuta a Milano nellultimo anno. Lemozionante corsa verso le primarie, il tempo dello scontro interno al centrosinistra, la sorpresa del 14 novembre, lunit ritrovata, la sfida verso di Palazzo Marino, la vittoria finale. Un susseguirsi di incontri, dibattiti, iniziative, sogni, desideri e fortissime emozioni che lattento occhio della giornalista Miriam Giovenzana ha provato a raccogliere (a tempo di record) in un bel libretto fresco di stampa dal titolo inequivocabile: Il vento cambiato. Giuliano Pisapia, un anno da ricordare. Cos dunque recita la copertina del libro di Giovenzana, che si posta un compito assai arduo: fare memoria, nel senso di ricordare, o meglio, bloccare nel tempo non un attimo, ma unintera stagione. Uno degli aspetti pi interessanti dellopera che non si scorge nessun intento celebrativo sfogliando le pagine, ma soltanto il desiderio di non far scivolare via dei sentimenti, delle emozioni, un percorso. Sono difficili da palpare, le emozioni, ma leggendo questo piccolo manuale di buona politica ci si pu esercitare nella sfida impossibile. Il racconto dellautrice infatti allo stesso tempo appassionante e appassionato e proprio per questo dedicato a coloro che cerano e che hanno patito. In aggiunta, lo scritto ha il merito di partire da lontano, cio dallafoso luglio 2010, quando un avvocato penalista di successo e da sempre appassionato di politica, ma sconosciuto al grande pubblico, decide di intraprendere una lunga e faticosa salita verso la guida della sua (e nostra) Milano. Giuliano Pisapia si presenta come sempre stato: schivo, pacato, anticarismatico come scrisse Gad Lerner. Eppure riesce a catalizzare intorno a s un popolo che torna a respirare aria di cittadinanza attiva. Nel gioco a scacchi della politica, la sua mossa, quasi ingenua e di certo inattesa, muove altre pedine, e si giunge cos ad un autunno intenso in cui, attorno ai quattro candidati alle primarie (Pisapia, Boeri, Onida e Sacerdoti) unintera citt torna a parlare in termini costruttivi di politica, idee, progetti. Non ci sono eroi, come detto, n tanto meno uomini forti (e soli) al comando. Ma persone in carne e ossa che, dopo tanto tempo, si sentono legittimati a dire la loro e si vedono coinvolti tanto quanto loro stessi si lasciano coinvolgere. Insomma, tanti milanesi, tra lo scorso autunno e questa primavera, hanno improvvisamente compreso la magnifica frase che si legge nel finale del libro di Umberto Ambrosoli dedicato alla storia di suo padre Giorgio: il mondo in una certa misura, v nella direzione in cui noi vogliamo che vada. Ciascuno di noi responsabile per qualche grado di questa direzione. Proprio per questo motivo, dunque, in uno dei momenti storici in cui la distanza tra politica e cittadini sembrata sempre pi incolmabile, la stagione milanese della politica gentile meritava di essere immortalata. Chi, a qualsiasi titolo, ha in qualche modo partecipato a questa lunga e appassionata vicenda elettorale e cittadina, ritrover nel libro luoghi e incontri familiari. Ripenser al quel teatro Dal Verme del 6 novembre 2010 in cui non si riusciva a entrare per quanti erano accorsi, o allo Smeraldo del 18 maggio 2011, quando si dovettero fare due turni (come al cinema) per la serata Ballottaggio, istruzioni per luso. Riemergeranno, tra le righe del libro, tante occasioni di partecipazione, comprese, come giusto e quasi ovvio, anche quelle organizzate da Boeri, Onida e Sacerdoti, sconfitti alle primarie ma anchessi protagonisti appassionati di una stagione feconda. Anchessi in grado di coinvolgere pezzi e frammenti di citt che da tempo non si appassionavano pi alla cosa pubblica. La primavera milanese di cui parla Giovenzana, facendo forse eco al Cardinale Tettamanzi, grazie a una dovizia di particolari e retroscena invidiabili (completata infondo da tre brevi scritti di Caterina Sarfatti, Filippo Del Corno e Chiara Lazzaretto) diventa tangibile agli occhi di quelli, compreso chi scrive, che in qualche modo si sono lasciati scaldare dal vento che ha scosso Milano. Probabilmente c un unico inconveniente in questo racconto che si legge dun fiato. Quando si svolta lultima pagina, si rischia di avvertire un senso di leggera malinconia per un periodo storico vivacissimo e pi che mai affascinante, ora concluso. Ma poi ci si ricorda che proprio quel lungo cammino, di cui forse si sente gi nostalgia, era funzionale per incominciarne un altro, ancor pi arduo, che solo allinizio e ci vede, non ne dubitiamo, ancora coinvolti.

PIO ALBERGO TRIVULZIO POLIZZE E BROOKERS Massimo Cingolani


La gestione della cosa pubblica pu essere complessa quando sconfina in ambiti tecnici ad alta specializzazione come le gare d'appalto per le prestazioni assicurative. Nella Pubblica Amministrazione genericamente intesa, il vero rischio rappresentato dalle attivit che ciascun ente, azienda e simili pu legittimamente esercitare. Il meccanismo del trasferimento dei rischi allassicuratore il medesimo per tutti i tipi di gestione pubblica. E' per questo che, da diversi anni a questa parte, un numero crescente di amministrazioni, per la ricerca della migliore proposta nella fornitura di servizi ricorrono alla consulenza di uno studio di brokeraggio cui vengono attribuite le necessarie caratteristiche di capacit professionale e di terziet. La questione si riferisce, nel suo complesso, al risk management, all'analisi del pacchetto assicurativo in corso, alla stesura dei capitolati, alle modalit di individuazione delle corrette procedure di gara e alla valutazione delle offerte ricevute. I broker, nel ricevere l'incarico, stabiliscono un rapporto non oneroso a carico dell'Ente pubblico, riservandosi di ricevere, dall'agente che si aggiudicher i contratti assicurativi una provvigione.

n.28 III 20 luglio 2011

www.arcipelagomilano.org

Il DL del 12 aprile 2006 n 163 recepisce alcune direttive comunitarie e regola le normative sugli appalti pubblici di lavori, servizi e forniture speciali, per quanto riguarda il campo dei contratti assicurativi, sono state escluse le offerte anomale e introdotti nuovi istituti come il dialogo competitivo. E abbastanza comprensibile che un piccolo comune non avendo i tecnici competenti affidi a un consulente esterno la preparazione di un accordo assicurativo, tra l'altro spesso non altro che un copia-incolla scaricato da internet. Chiaramente questo incarico assegnato senza gara ma con discrezionalit. In molti casi sarebbe sufficiente il capitolato standard messo a disposizione dalle associazioni di categoria di agenti e broker. Ad esempio il Sindacato Nazionale Agenti ha cre-

ato un libro e un CD, scritto da Filippo Guttadauro e Fausto Davolio con normative, procedure, metodologie, capitolati e modulistica al modico costo di 30 euro. Questa pratica per appare fuori luogo nei comuni dove esistono competenze e professionalit interne. In questi giorni scade il Consiglio di Amminstrazione del Pio Albergo Trivulzio, e viste le polemiche che lo hanno riguardato per altri fatti, non insensato vedere come sono state gestite le polizze. Evidentemente il Comune di Milano e la Regione, che sono rappresentate nel Consiglio, non erano in grado di mettere a disposizione una figura interna capace di elaborare una convenzione assicurativa a costo zero. Hanno dovuto incaricare due broker per stendere un trattato che non va oltre le coperture che molti di noi hanno

sulla propria abitazione. Il tutto per una tangente del 10% sull'importo delle polizze per tutta la durata, la parola tangente nel linguaggio assicurativo non crea particolari turbamenti. Per la cronaca i due broker sono: la Aon che, ai tempi dell'appalto Trivulzio aveva come responsabile dellattivit di intermediazione, iscritto al Registro Unico degli Intermediari assicurativi, Paolo Arnaboldi Brichetto, padre dell'allora sindaco di Milano e la Societ Rasini e Vigan, che stata comperata dalla Aon dopo che Consorte, ex AD di Unipol se l'era fatta sfuggire. Chiss se alla prossima scadenza delle polizze ci accorgeremo che il vento cambiato. Ho qualche dubbio. Ogni informazione citata verificabile nella rete.

PIAZZA BORROMEO, O DEI PARCHEGGI IN CITT Jacopo Gardella


Piazza Borromeo avrebbe potuto essere una piccola, raccolta, accogliente piazza pedonale: un luogo di pace e di riposo, posto a poca distanza dal centro finanziario di Milano; circondata da case antiche su tre lati; e chiusa sul quarto lato, quello settentrionale, dalla piccola e confidenziale facciata della Chiesa di S. Maria Podone; la piazza coincide e si identifica con il sagrato della Chiesa; a lato della quale la statua di San Carlo Borromeo ha unaria paterna e bonaria che sembra invitare i bambini al gioco e alla ricreazione. Piazza Borromeo, dunque, aveva tutte le prerogative per essere una piazza felice e riposante, in cui sostare e conversare con piacere. E stata massacrata, snaturata, stravolta, deturpata per sempre da un grande parcheggio seminterrato, al quale il Comune parecchi anni fa ha dato una improvvida concessione. Le rampe di accesso al parcheggio occupano e divorano per quasi tutta la sua lunghezza il lato est della piazza; la scala di sicurezza e le uscite per il pubblico completano lo scempio dello slargo. Ma ci che pi di tutto ha contribuito a rovinare irrimediabilmente il luogo il sopralzo del parcheggio, cio la decisione di non interrarlo, ma di lasciarlo sporgere e sopravanzare sopra il livello di calpestio stradale; con ci si viene ad ingombrare la superficie disponibile con un massiccio rilievo, alto quasi due metri, che invade tutto lo spazio della piazza. n.28 III 20 luglio 2011 Si cercato di rimediare al guasto ricoprendo il rilievo con quattro fili derba, due cespugli, tre alberelli ipocrita espediente escogitato per creare lillusione di una piazza verde. Ma ci si domanda a che serve quel appezzamento di verde sollevato l in alto, difficile da raggiungere per persone normali; inaccessibile per anziani, invalidi, madri con carrozzelle? Chi poi ha voglia e riesce ad arrampicarsi sullaltura ha limpressione di trovarsi su un palcoscenico, esposto alla vista dei passanti, dei residenti, degli automobilisti; con evidente sensazione di disagio e di totale mancanza di intimit. Non si vuole sostenere che la piazza si sarebbe salvata se il parcheggio fosse stato costruito interamente sotto terra. Il guasto sarebbe stato ugualmente letale, perch le dimensioni della rampa carraia sono tali da occupare gran parte della superficie disponibile, e il traffico di discesa e risalita delle auto cos intenso da inquinare gravemente latmosfera del luogo. La conclusione ovvia: in una piazza, anzi in una piccola e proporzionata piazza come questa, nessun parcheggio doveva essere costruito. Quanto detto sopra induce ad alcune considerazioni: quale tipo di parcheggio ammissibile nel centro storico di Milano? Quale collocazione consigliabile? A quali utilizzatori deve essere destinato? 1) Il tipo di parcheggio deve prevedere un ingresso e una uscita interamente meccanizzati; deve evitare lo squarcio prodotto dalle rampe nel suolo pubblico; e la riduzione di superficie stradale; deve impedire lemissione di gas tossici, tanto pi intensa nei movimenti di risalita lungo le rampe; deve attenuare linquinamento acustico, prodotto non solo dal 2) La collocazione dei parcheggi deve essere scelta in luoghi non monumentali, non di rilevanza artistica, non di ritrovo e di incontri pubblici. La tenace opposizione allo sconsiderato parcheggio sotto Piazza Sant Ambrogio e sotto la Darsena di Porta Ticinese, ha proprio questo scopo: salvaguardare i luoghi storici della nostra citt; impedire che vengano sfigurati da una intrusione brutale e violenta. Vi sono molte localit allinterno del tessuto urbano in cui i parcheggi sotterranei possono essere collocati comodamente e senza danno; non vi nessuna necessit di inserirli con prepotenza nei posti carichi di storia e ricchi di monumenti. 3) Gli utilizzatori del parcheggio devono essere solo i residenti della zona; gli abitanti dei dintorni. Severamente esclusi i parcheggi a rotazione, perch calamita di attrazione delle auto provenienti da fuori-citt; e quindi causa diretta del sempre pi ingolfato traffico cittadino. Come si intuisce da questa ultima considerazione il problema dei parcheggi non si limita n si esaurisce nella scelta del tipo (che deve essere meccanizzato), del luogo (che non deve essere monumentale), delluti7

www.arcipelagomilano.org

lizzatore (che non deve essere extraurbano). Il problema dei parcheggi, se affrontato seriamente, implica il ben pi grande problema di tutta la viabilit cittadina, e non sar mai risolto se contemporaneamente non si decide che tipo di trasporto assegnare alla nostra citt: persistere con un trasporto, come malauguratamente avviene tuttora, in prevalenza privato? oppure instaurare un trasporto in maggioranza pubblico come le pi aggiornate teorie urbanistiche da tempo vanno consigliando? I parcheggi sotterranei, iniziati e promossi dalla Giunta Albertini, sono stati censurati severamente, ma spesso a torto. Se destinati a rotazione pi che giusto condannarli; se destinati a box per residenti auspicabile la loro diffusione, purch questa sia attuata alle tre condizioni sopra esposte. La utilit, anzi il beneficio, dei parcheggi riservati ai soli residenti, ovvio: essi consentono di liberare le strade; di togliere

le auto in sosta lungo i marciapiedi; di eliminare lingombro fisico delle vetture; e lingombro visivo delle sempre pi brutte e pretenziose carrozzerie. Nella forsennata corsa alla costruzione di parcheggi sotterranei, a cui i milanesi hanno assistito in questi ultimi anni, vi una carenza che lascia sbalorditi, e indignati. Possibile che nessun ufficio tecnico del Comune abbia calcolato quanti posti macchina servono alla citt per dare accoglienza alle auto di tutti i residenti? Possibile che non si conosca il numero reale di auto costrette a parcheggiare in strada? Possibile che non si sia mai contato quante siano le auto private dotate di autorimesse e di posti auto nei cortili privati, e quindi detraibili dal numero delle auto in sosta nelle strade pubbliche? Non difficile supporre che i posti necessari difficilmente verrebbero assorbito dai parcheggi sotterranei esistenti.

Se non vi posto per ospitare tutte le auto di chi abita in citt tenuto anche conto che in famiglie benestanti le auto sono pi di una sar necessario programmare una dislocazione delle auto in sopranumero al di fuori dellabitato, in zone libere lungo lanello periferico; in parcheggi-silos presso i capolinea dei mezzi pubblici. Avviene esattamente cos nella citt di Venezia, dove i residenti depositano le auto in Piazzale Roma, presso la Stazione ferroviaria, e poi prendono i mezzi pubblici, cio i vaporetti, per raggiungere le loro case. Si arriva cos al punto cruciale (e finale) delle nostre riflessioni: i trasporti pubblici sono ancora vergognosamente carenti; e non adeguati a una metropoli europea. Un servizio efficiente di trasporti pubblici, urbani ed extraurbani, consente di ridurre i parcheggi sia allaperto sia interrati; e assicura la salvaguardia delle piazze monumentali.

BAMBOCCIONI: FARCELA, NONOSTANTE TUTTO Rita Bramante


Caminante no hay camino, se hace camino al andar..., cos il poeta spagnolo Antonio Machado invita a considerare che bisogna accettare di camminare senza sentiero, di trovare il sentiero nel corso del cammino. Oggi tanti, troppi giovani e meno giovani sono alla ricerca del proprio sentiero e devono fare i conti con i fantasmi inquietanti della crisi globale, della disoccupazione, del precariato e dellincertezza di prospettive previdenziali. Ma non si arrendono e continuano a cercare. Uno di loro Matteo Fini - classe 1978, laureato in Scienze Politiche con un curriculum di tutto rispetto, un contratto pluriennale di docenza nel Corso di Matematica generale dellUniversit degli Studi di Milano, coautore di numerose pubblicazioni scientifiche - dopo alcuni anni di pseudocarriera universitaria, ora non sa di preciso che cosa far da grande e vive sulla sua pelle la precarizzazione del lavoro di ricerca. Uno delle decine di migliaia di docenti a contratto presso gli Atenei, aggiornati e qualificati, ma non strutturati, i primi a diventare esuberi e a essere tagliati. In questa situazione che lui stesso definisce tragicomica, Matteo non il tipo che si perde danimo e nel frattempo ha deciso di andare a caccia di storie vincenti, di giovani che ce lhanno fatta e ce lhanno fatta qui in Italia, senza entrare a far parte del club dei cervelli in fuga. Un precario, Matteo, che in compagnia dellamica giornalista Alessandra Sestito ha scovato coetanei che si sono inventati il loro lavoro e che con tenacia e determinazione hanno raggiunto obiettivi e traguardi al di sopra di ogni aspettativa. Giovani di talento che hanno realizzato grandi progetti partendo da se stessi. A quattro mani Alessandra e Matteo hanno scritto undici di queste storie, a partire da quella dei gelatai Federico Grom e Guido Martinetti che hanno realizzato il sogno di fare il gelato come una volta e di farlo conoscere in tutto il mondo: oggi i punti vendita del gelato Grom sono distribuiti in cinquanta citt nel globo. Alessandro Fogazzi, ideatore dellorologio di silicone col marchio Too late, ha fatto esplodere la febbre degli orologi colorati, venduti nelle gioiellerie e in negozi di prestigio in un packaging accattivante e ad un prezzo inferiore ai venti euro. E poi si sono fatti raccontare la storia di un artista emergente del jazz italiano, Gianluca Petrella, nato in una famiglia di musicisti di Bari, che sbarcava il lunario accompagnando con la banda i funerali: a soli undici anni Gianluca gi imbracciava il suo pesante trombone. E hanno incontrato Sara Caminati, che si inventata la figura professionale del Personal Digital VIP e cura la comunicazione sui social network, affiancando personaggi pubblici nella gestione dei loro siti e nei contatti in rete. Dal 2009 colleziona premi nazionali e internazionali per leccellenza e linnovazione tecnologica. E molti altri giovani donne e uomini, che sono oggi saldamente al timone del loro progetto e continuano a mettere in gioco tutta la loro creativit. Il libro Non un paese per bamboccioni si divora, come dice Luca Telese nella prefazione, anche se non si conoscono gli autori. Io, che conosco Matteo da quando inizi gli studi liceali (ero allepoca la sua prof. di Italiano e Latino) lho divorato e ne sono orgogliosa! Matteo non n disilluso, n sfiduciato e anche in questo periodo in cui non insegna allUniversit ha saputo impiegare il suo tempo nella ricerca e nel racconto di storie che dimostrano come, nonostante tutto, sia possibile farcela: un editore ha pubblicato il libro e questo messaggio di fiducia ha un veicolo per diffondersi. Prossima tappa per Matteo: realizzare il suo sogno!

n.28 III 20 luglio 2011

www.arcipelagomilano.org

SIENA: IO CERO. APPUNTI DI VIAGGIO Diana De Marchi


Volevo esserci, condividere e al ritorno riflettere: partita con due amiche e arrivata con altre sei, pensando di stare solo un giorno per ascoltare e farmi unidea. Viaggio in treno, denso di parole, parole di noi milanesi del comitato e altre, orgogliose di aver vinto le elezioni, conquistato liste elettorali con 50 e 50 di uomini e donne, e anche pi, e poi una giunta con sei donne e sei uomini. Forti dellaver lavorato insieme e creato un comitato composto da donne delle associazioni, del sindacato e dei partiti, senza trasversalit politica, perch bisognava scegliere, (problema ricorrente secondo me!) un nuovo governo per la nostra amata citt, noi che sentiamo lorgoglio di aver cominciato questo percorso di ribellione gi il 29 gennaio in piazza della Scala e di averlo visto crescere fino al grande giorno italiano del 13 febbraio Ecco, gi questo viaggio di andata ricco di interrogativi e valutazioni sul come pretendere che emerga la necessit di includere lealmente anche queste esperienze e la loro specificit nella rete proposta da Se Non Ora Quando, linizio del dibattito che ci aspetta e mi chiarisce ancora meglio la difficolt a cui andiamo incontro. Larrivo, lincrocio con le altre donne dalla stazione alla piazza, la bellezza dellessere in tante ci assorbe, molti gli interventi e grande lattenzione mediatica. Fatico a scegliere se farmi coinvolgere pi da quello che avviene sotto al palco o da quanto succede sopra e come tutta la vita attratta da due poli, sto nel partito, ma anche nel movimento, cerco di non distrarmi da quanto viene proposto dallalto, frenando la gioia di rivedere donne perse da anni e di conoscerne di nuove, portatrici di ricchezze simili e diverse. Decido di restare a dormire, non posso andarmene devo capire come finisce, e ho la fortuna di essere invitata da unamica storica a condividere la casa con una fantastica donna mussulmana dalla quale imparer moltissimo. Atmosfera avvolgente, donne insieme, donne partecipanti, donne pensanti. Temi veri: maternit come diritto e non come ostacolo per trovare o mantenere il lavoro, congedo di maternit obbligatorio e limportanza della rete. Temi indubbiamente condivisibili, anche se in quel momento personalmente sentivo lurgenza di una protesta concreta: con la manovra ci stavano scippando 4 miliardi di euro promessi facendoci andare in pensione a 65 anni con la garanzia di servizi di conciliazione: asili, formazione e ricollocamento, servizi che per stavano per sparire! Il susseguirsi di interventi che fotografano la situazione delle donne in Italia incalzante, ma anche la passione per lantipolitica impera come se il ruolo dei movimenti non fosse sollecitazione politica e come se non servissero i livelli istituzionali per dare concretezza alle richieste. Si vuole inventare un nuovo soggetto che porti cambiamento per rappresentare tutte le donne, dare una forma stabile a questo nuovo movimento; la rappresentanza, per, non pu essere costruita con il rischio di omologare le esperienze locali, ma anzi valorizzando le diverse storie delle donne nel nostro paese. Torniamo con il nostro bagaglio, non abbiamo fatto nessun check-in per non rischiare di perderlo, fa parte di noi e viaggia con noi, solo con il nostro bagaglio possiamo partecipare, ma ancora non abbiamo capito quanto pu pesare, ma sappiamo che Siena solo una delle tappe di un lungo viaggio iniziato molti anni fa, un viaggio che ha percorso strade diverse, ma che non pu essere interrotto per iniziarne uno nuovo.

Scrive Fiorello Cortina a Guido Martinotti


Trovo molto lucida l'analisi di Martinotti, a partire dal saggio di Michels, che ripropone per intero la questione delle antropologie e delle dinamiche relazionali da "branco" che, se non risolte, impediscono di pensare alla costruzione di un soggetto politico popolare e riformista. Capace cio di assumersi responsabilit di governo e di proposta guardando agli interessi generali e non in funzione di se stesso o degli interessi particolari che lo sostengono/esprimono. E' altres saggio il suggerimento che fa ai dirigenti dei partiti affinch si propongano ma con molta umilt, come attore importante, ma non egemonico, in una situazione in flusso, in cui i partiti e i movimenti e i nuovi raggruppamenti devono convivere: i vecchi partiti devono imparare a navigare in questo mare i nuovi movimenti devono, se voglion.28 III 20 luglio 2011 no consolidarsi, evitare i modelli del passato. Questo il nodo politico, la questione, che propone Martinotti e riguarda le forme della partecipazione alla azione politica, la definizione della sua proposta e l'espressione del gruppo dirigente che deve attuarla. Sul piano locale l'esperienza milanese ha fatto saltare ogni calcolo omeostatico, nonostante le fondate denuncie di Onida sulle primarie "chiuse", cos una rete di partecipazione civica informata ha avuto una funzione decisiva, solo parzialmente evidenziata dal positivo successo della lista civica. La natura della legge elettorale per i sindaci e i consigli comunali ha consentito questo protagonismo, questo "flusso". Credo che anche a livello nazionale il cambiamento della legge elettorale sia la pre-condizione perch questo flusso possa divenire un processo fondativo, cosa che con l'Ulivo '96 non stato. Per queste ragioni la questione referendaria per l'abrogazione e il cambiamento della legge elettorale "porcellum", non pu essere lasciata alla competizione tra le cordate che si contendono le rendite di posizione consociative del PD, ma riguarda tutti coloro che hanno a cuore la democrazia repubblicana come democrazia partecipata e non solo delegata. Berlusconi ed il berlusconismo sono stati l'esito pi probabile del disastro nel quale ci troviamo, la causa sta nei partiti popolari, DC, PSI, PCI, PRI, e nei loro gruppi dirigenti. Non solo, a parte il PSI con la convention di Rimini, non avevano capito la crisi/passaggio della societ industriale e del modello sociale a essa legato, cos come non avevano colto le implicazioni di globaliz9

www.arcipelagomilano.org

zazione dei mercati accelerate dalla caduta del muro e dell'URSS, ma non avevano capito il '68, a parte Moro, il '77 e i movimenti organizzati come i Radicali, i Verdi, la Rete, che giudicavano solo per il peso elettorale e li consideravano ancellari e non indicatori di una crisi di forma e

di contenuto della proposta politica che essi esprimevano. La sfrontata arroganza intellettuale e politica di D'Alema ben richiamata da Martinotti Io non conosco questa cosa, questa politica che viene fatta dai cittadini e non dalla politica ha il pregio di essere esplicita ma nella

pratica conseguente non dissimile da quella dei suoi competitor interni. Questo il nodo da aggredire dentro il crepuscolo berlusconiano, altrimenti il processo nuovo che tanti auspicano sar di nuovo pregiudicato.

Scrive Domenico Capussela a Giuseppe Ucciero


D ella tua lunga argomentazione di oggi prendo solo due parole: il buon Bersani . Non ho mai sentito definire buon De Gaspari, Andreotti, Craxi ed anche il berlusca. Noi dovremmo affidare il nostro futuro di sinistra ad un individuo GIUSTAMENTE definito buon . Ma per carit!!! Ps: daccordo che questo che passa il convento, ma vi un limite a tutto

Scriva Marco Proverbio a Jacopo Gardella


Complimenti a Jacopo Gardella, che ha fatto un'analisi puntuale dello scenario connesso al progetto di riapertura dei Navigli. Come Associazione Culturale il Multiverso, che promuove il progetto Cuore di Milano, tramite una mostra fotografica, partecipiamo alla discussione con un articolo pubblicato sul nostro blog, che aggiunge alcune considerazioni alle tematiche da lui esposte. L'indirizzo : http://cuoredimilano.wordpress.com/ 2011/07/17/riapertura-dei-naviglidopo-il-voto-linee-guida-su-cosafare-adesso/

Scrive Roberto Gambini a Jacopo Gardella


Io sono un Milanese che da molti anni vive a Zurigo ma che si ricorda benissimo (ho settantaquattro anni) di quando una parte dei Navigli era ancora visibile in citt e la deliziava. Li hanno coperti: che perdita! A Zurigo hanno pensato di fare qualcosa di meglio: l'unico che avevano e che ancora hanno, l'hanno tenuto aperto e l'hanno trasformato in una deliziosa passeggiata nel vero centro cittadino. Vorrei anche aggiungere che Zurigo ha un bel lago e due fiumi... ma il naviglio, o canale che dir si voglia, l'hanno comunque tenuto aperto e, con gli anni, notevolmente migliorato. Gi nel 1650 nasceva come fossato che accompagna le fortificazioni: il suo percorso deve essere stato modificato perch ora, dopo un percorso di circa mille metri, sfocia nel fiume Sihl. Il canale esce dal lago e si inoltra nel 'centro' della citt. La passeggiata, un metro sopra il pelo dell'acqua, si sposta da un lato all'altro del canale, secondo gli edifici gi esistenti. Sarebbe stupendo se qualcuno al Comune dedicasse anima e corpo alla restaurazione di qualche chilometro di Navigli, sulla falsariga di quello di Zurigo.

Risponde Flora Vallone a Francesco Borella e a Flavia Cavaler


Oltre le parole di Borella, leggo altri contributi sui temi del Verde e della Qualit urbana a Milano che mi chiamano in causa e che volentieri riscontro. Due le ricorrenti considerazioni: da una parte la certezza che si possa e debba costruire una citt pi bella, attrattiva, efficiente, dallaltra il fatto che gli uni sanno/fanno meglio degli altri. Siamo ancora allatavico campanile? o manchiamo delle necessarie informazioni che ci consentano di capire, dire, fare, super partes e con seriet e intelligenza? Milano ha capacit e voglia di essere migliore e non pu permettersi di perdere tempo tra pregiudizi, mistificazioni, disinformazione. Ha necessit di abbandonare gli antagonismi sterili, le logiche di parte, le rendite di posizione, tutto ci insomma che interesse privatistico e abbracciare invece lInteresse Generale (virt perduta? scrive Galli della Loggia sul Corriere della Sera) Occorre uscire dal gioco delle parti (cittadino amministratore, professionista - ufficio tecnico, immobiliarista - ambientalista, esperto interno - esterno, ...e tutte le altre possibili combinazioni) e ragionare insieme sulla base di fatti, competenza, interesse reale per il Bene comune, per riconoscere e distruggere i moloch che ormai da troppo tempo impediscono a Milano -citt ricca di idee, risorse anche economiche, capacit di impresa, capitale del ben fatto, tra moda e design - di progredire e vivere bene. Cara Cavaler sono ventanni che giro il mondo per scoprire il segreto delle altre citt. Ho portato studenti allestero e paesaggisti internazionali a Milano per vedere e capire come si progetta lo Spazio Pubblico, e a forza di parlarne e scriverne da anni e in pi sedi, siamo riusciti almeno ad affermare il tema, a far comprendere alla Amministrazione comunale che oltre la casa, il giardino, la strada, il parcheggio (tutti presidiati da appositi uffici) esiste lo Spazio Pubblico che ovunque, pervasivo ed esteso, ma totalmente ignorato, quantunque -e spesso- ben pi significativo, ai fini della qualit urbana, che non i singoli ambiti. E ci condiviso, dalla precedente e attuale Amministrazione che hanno riconosciuto il valore di un nuovo Settore appositamente costituito per attivare la Pianificazione integrata degli spazi aperti e il Partnerariato Pubblico Privato; un Settore quindi che non progetta, non realizza, non fa manutenzione (e quindi non pianta alberi, non costruisce piazze, non posa arredo urbano, tutte attivit che sono gestite dai colleghi degli uffici tecnici), ma ascolta la citt, definisce strategie / piani, redige documenti ordinatori per la gestione dello Spazio Pubblico, in coordinamento con tutti i soggetti attuatori che, a vario titolo, quotidianamente lo costruiscono, lo trasformano. O-

n.28 III 20 luglio 2011

10

www.arcipelagomilano.org biettivo: rendere coerenti progetti / opere / manutenzioni gestite da privati e uffici comunali per ottimizzare tempi / costi / risultati. Sono cos stati predisposti alcuni piani ordinatori mai prima realizzati (Piano del verde, Piano della Qualit urbana, Piano del Colore, Manuale Raggi Verdi), definiti nuovi tipi di arredo di concerto con gli Enti e i privati interessati (e che li hanno realizzati a loro spese); in coordinamento con gli uffici competenti, sono stati portati in revisione molti progetti inadeguati (piazze, sistemazioni superficiali di parcheggi, aree mercatali, ) che sono stati implementati (senza ulteriori costi) di nuovi alberi, aiuole, panchine, e altri equipaggiamenti urbani funzionali alla attrattivit e fruibilit dello spazio pubblico. E sul verde, in collaborazioni con i colleghi e la citt, si realizzato quello che Borella non sapeva -o non ha gradito sentire- e che Kipar e molti altri in citt, informati e privi di lenti deformanti, invece riconoscono. (Perch liquidare con piccole clientele locali linnovativo modello di Governance costruito tra Comune di Milano e realt locali nel Parco delle Cave? Come non apprezzare gli agricoltori tornati a coltivare fieno e campi fioriti, ad allevare cavalli e altri animali tra linteresse di famiglie, scolaresche, finanche professori universitari che de visu controllano lesito delle loro proposte scientifiche? Perch ignorare il valore della presenza di pi associazioni in parchi contigui e la ricchezza dei loro diversi apporti? Forse che biodiversit bene solo quando si parla di animali e piante? mentre per gli uomini prevale gli uni contro gli altri?) Tornando alla qualit urbana, certo moltissimo ancora da fare; cinque anni sono pochi per rinnovare obiettivi e prassi operative e la citt grande e d / richiede molte possibilit di intervento. Oltre quelle puntuali che segnalano Kipar, Gardella, Repellini, Vallara (e che ben conosco, essendo in buona parte gi oggetto di appositi piani / progetti) insisto nella necessit di attivare un processo di ottimizzazione che consenta di gestire lo Spazio Pubblico, senza disperdere risorse. LAssessore Castellano dice: visto il bilancio faremo il minimo indispensabile. Comprendo, e a maggior ragione suggerirei di ottimizzare, non solo ridurre. Con lo stesso buon senso del padre di famiglia bisogna mantenere alta lattenzione sulle spese, non solo riducendole ma evitando quelle mal effettuate, che non sono solo le superflue ma quelle che si potevano fare diversamente ottimizzandone modi / tempi / risultati. E quindi, fare qualit urbana anche ricorrendo a: Fare bene. Perch posare file di nuovi dissuasori e pali, orrendamente ancorati al suolo? Perch utilizzare materiali e colori i pi disparati, invece che normarne tipi / codici RAL? Fare sistema. Perch non piantare alberi in coordinamento con gli scavi per sottoservizi? Perch non sistematizzare (a costo zero) la messa in sicurezza con la riqualificazione anche pittorica (Piano del Colore) di sottopassi e muri degradati? Fare in PPP (Partnerariato Pubblico Privato). Perch non predisporre le aiuole che hanno gi sponsor in attesa di prendersene cura? Perch non sistematizzare la collaborazione di condomini e associazioni di via per la cura dello spazio pubblico loro antistante? Perch non predisporre meccanismi do ut des di occupazione del suolo pubblico (i tanti bar e dehors su strada) con la cura del verde circostante, anche nei parchi cittadini? Tutte attivit, tra le tante che abbiamo attivate, sempre trovando la citt pi disponibile che non gli uffici comunali. (e che, se interessano, vanno codificate approvando - con tutte le integrazioni che si riterranno utili - il Piano della Qualit Urbana, gi predisposto anche per lintegrazione al nuovo Regolamento Edilizio). Gi approvati invece, sempre in PPP, la Colletta civica per nuovi alberi, i nuovi Ortigiardino, collaborazioni anche con Istituti carcerari, che hanno gi avuto lok dellAssessore Maran e partiranno a breve. In sintesi, Milano necessita di Informazione (vera e tempestiva, e ben vengano i siti come questo!), Partecipazione (allargata e ben governata), Competenza (specialistica e super partes), Regia (che non pu che spettare allAmministrazione), quali integrazioni indispensabili e urgenti al processo di Governance delle trasformazioni urbane. Alla scala attuativa, non certo decisionale che rimane sempre subordinata allIdea di Citt che: deve esistere, essere chiaramente esplicitata, essere condivisa e verificata attuabile, anche superando bruschi cambiamenti di rotta, o, peggio, inane indecisioni che lasciano la citt in balia degli interessi particolari. Ormai perdute le Citt ideali calate dallalto di progetti ad hoc e i borghi spontanei alimentati dalla vita materiale di chi ci vive, e che tanto bel paesaggio italiano hanno costruito, non possiamo che fondarci sull Interesse generale e su quello costruire obiettivi forti quanto flessibili per la Citt che occorre, ricostruendone, nel rispetto della sua storia e identit, un nuovo bel paesaggio. NB. Titolo e firma del mio precedente contributo erano diversi da quelli pubblicati: Verde e nuove prospettive dopo il referendum firmato come Direttore del Comune di Milano. (Non gi quindi i fuorvianti: Bilancio di fine mandato firmato da un gi Direttore).

RUBRICHE MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org I Lombardi sul tetto del Duomo
In questa torrida estate milanese dobbiamo dare atto alla Veneranda Fabbrica del Duomo di avere avuto una idea a dir poco geniale. Gi sperimentata lanno scorso, con un concerto da noi commentato in questa rubrica, lidea di fare musica sul tetto della nostra Cattedrale, proprio sotto i piedi della Madonnina (che vista da l non proprio piscinina), stata ripresa questanno per celebrare il 150 dellUnit dItalia e anche - giustamente - per raccogliere fondi da dedicare alla manutenzione straordinaria della cosiddetta Guglia Maggiore. Molto appropriata la scelta dei Lombardi alla prima Crociata opera giovanile di Giuseppe Verdi del 1843, in pieno fervore risorgimentale data in forma di concerto (e anche molto ridotta, una selezione di parti per una sola ora di musica) e dunque senza alcun azione

n.28 III 20 luglio 2011

11

www.arcipelagomilano.org scenica, ma con unottima orchestra e un coro ancor migliore, sopratutto con bravi solisti trascinati dallintramontabile Ruggero Raimondi. Mettere in scena tutto questo, con un centinaio di professionisti fra coro e orchestra, cos fuori stagione, per due sole repliche precedute da due sole serate di prove, in un luogo a dir poco inusuale ma sopratutto difficile da attrezzare e da raggiungere (ci sono gli ascensori, ovviamente, ma risolvono solo una parte del problema, bisogna portare contrabbassi, timpano, arpa, un piccolo organo, far salire anche qualche persona anziana per scale e scalette, scavalcare colmi, camminare su piani inclinati ) occorrono fantasia, coraggio, determinazione e sopratutto avere un grande amore per la musica, per il monumento, per la citt, e poter contare sullo stesso amore da parte del pubblico. Veniamo ai musicisti: quelli che sono stati indicati come Orchestra e Coro della Veneranda Fabbrica in realt arrivavano in massima parte dallOrchestra Toscanini e dal Coro dellOpera di Parma, sottoposti allo stress del rientro alla base dopo ogni prova o rappresentazione. Bravi tutti e bravo anche il giovanissimo direttore dorchestra Lorenzo Coladonato, monzese, che ha interpretato il giovane Verdi (la medesima et di autore ed esecutore spesso conduce a buoni risultati!) con giusta baldanza e ritmi serrati. E stato decisamente meno efficace nella direzione del coro ( raro saper fare bene le due cose) il quale, tuttavia, molto ben preparato dal suo direttore Emiliano Esposito, ha potuto esprimere nel meraviglioso O Signore, dal tetto natio del quarto atto la bellezza e la morbidezza delle voci e la maturit dellinterpretazione. Di pi bisogna dire delle voci soliste. A parte Raimondi - che questanno compie settantanni e ha interamente dominato la serata con la profondit e la pienezza della sua inimitabile voce che nulla ha perso rispetto a quella che ricordiamo dagli anni sessanta, quando si impose alla Scala di Abbado gli altri interpreti e in particolare la soprano Sabrina Am ed il tenore Cristiano Olivieri ci hanno molto colpito. Non tanto per qualit o la raffinatezza dellinterpretazione (la situazione non era facile, cera una robusta amplificazione, ovviamente necessaria in quelle condizioni, che deformava lascolto, cerano vento, rumori, volatili notturni, e dunque certe incertezze e ruvidezze erano pi che comprensibili) ma per la bellezza e la potenza delle loro voci. Capita raramente di sentire soprani - e soprattutto tenori - cos dotati e generosi. Due osservazioni di costume, per, mi siano consentite prima di chiudere. Prima: la lunga concione del presidente della Fabbrica, con relativi ringraziamenti a (quasi) tutti, era proprio necessaria? Non sarebbe stato pi elegante scrivere una bella presentazione nel programma di sala anzich mettersi al microfono e farne una invasiva e inappropriata introduzione al concerto? Seconda: i biglietti costavano 100 euro cadauno, sacrosanto, era una serata dedicata alla raccolta di fondi, dunque riservata a chi vuole e pu donare. Ma perch lasciare tanti posti vuoti, acquistati da gente che probabilmente aveva fatto la donazione ma non era interessata al concerto? Perch non consentire lacquisto, allultimo momento, di biglietti super scontati per permettere anche ai meno facoltosi di ascoltare buona musica e riempire quei brutti posti vuoti senza far danno a nessuno? Cosa pensa la nuova Giunta - e in particolare Stefano Boeri, tanto atteso assessore alla cultura dellidea di promuovere una iniziativa cos poco costosa come quella di un botteghino last minute e low cost (si potrebbe utilizzare lUrban Center di Galleria Vittoria Emanuele) come quelli famosi di New York in Time square o di Vienna davanti allOpera, cercando lintesa con tutti i teatri e le sale da concerto milanesi, Scala compresa?

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Hayez nella Milano di Verdi e Manzoni
Per celebrare i 150 anni dellUnit dItalia, la Pinacoteca di Brera ospita una grande mostra, dedicata a uno dei suoi artisti pi celebri e significativi, il veneziano Francesco Hayez. Ideata da Fernando Mazzocca, uno dei pi importanti studiosi italiani di Hayez, e da Isabella Marelli, conservatrice delle opere dellOttocento della Pinacoteca di Brera, con la collaborazione di Sandrina Bandera, direttrice della Pinacoteca, la mostra divisa in sei sezioni tematiche, che analizzano buona parte della produzione artistica e della vita del grande maestro. Una mostra a tutto tondo che coinvolge anche altri illustri protagonisti dellOttocento nella Milano preunitaria, come Alessandro Manzoni e Giuseppe Verdi, uniti da personale amicizia al pittore del Bacio. Pittore romantico ma di formazione classicista, Hayez ebbe grande n.28 III 20 luglio 2011 successo come ritrattista presso le nobili famiglie milanesi, come dimostrano il ritratto del Manzoni stesso, 1841, di solito schivo e riservato ma che accett di farsi ritrarre in una posa informale dallamico, e quelli della sua seconda moglie Teresa Stampa, ma anche quello dellamico Antonio Rosmini e di Massimo dAzeglio (che aveva sposato una figlia del Manzoni). Attraverso i 24 dipinti esposti (insieme e opere di Boldini, Beretta e Bertini), si passa dalla giovanile produzione a soggetto storicoromantico, che richiama direttamente alcune opere del Manzoni, come i dipinti ispirati alla tragedia del Conte di Carmagnola, il Ritratto dell Innominato, 1845, fino ai due dipinti sacri, LArcangelo San Michele e La Vergine Addolorata, opere amate dal Manzoni e che rimandano ai suoi stessi Inni Sacri. Ma laltro importante protagonista anche Giuseppe Verdi, con cui lHayez collabor per la messinscena di alcune opere. Hayez infatti aveva gi trattato in pittura alcuni di questi temi tratti dai melodrammi verdiani, come I Lombardi alla prima Crociata, I Vespri siciliani e I due Foscari, esposti in mostra accanto ai ritratti dei loro antichi proprietari, quale limperatore Ferdinando I dAustria per la prima versione de Lultimo abboccamento di Jacopo Foscari con la propria famiglia, o il poeta Andrea Maffei e la moglie Clara, animatori di un celebre salotto sociale, proprietari della seconda versione di questo soggetto. Tele di incredibili dimensioni e intensit, che mostrano tutta la forza melodrammatica e i tumulti di un secolo. Accompagnati, per loccasione, da un sottofondo di musiche verdiane.

12

www.arcipelagomilano.org Ed proprio nellultima sezione che compare un altro grande protagonista musicale italiano, Gioacchino Rossini, con il quale Hayez ebbe un rapporto privilegiato, come dimostra anche il Ritratto di Giocchino Rossini, 1870, affiancato a quello di Verdi eseguito da Boldini. Purtroppo Hayez, nonostante la grande amicizia, non riuscir mai a ritrarre lamico compositore. Chiude la rassegna lopera pi famosa di Hayez e della Pinacoteca, Il Bacio. Unopera tuttaltro che innocente, ma che anzi, come spesso accade nella sua pittura, Hayez usa per mascherare, dietro temi apparentemente innocui ed episodi di storia del passato, istanze e aspirazioni risorgimentali, ai tempi impossibili da esprimere liberamente a causa della censura austriaca. Nella prima versione de Il Bacio (1859), esposto a Brera dopo la liberazione della Lombardia dall'Austria, si pu leggere infatti il saluto del patriota alla sua amata, ma anche il sacrificio e l'amore dei giovani per la nuova nazione, loro che saranno poi i progenitori di unItalia nuova, libera e finalmente unita. Hayez nella Milano di Manzoni e Verdi - Pinacoteca di Brera, fino al 25 settembre Orari: 8.30 -19.15 da marted a domenica Biglietti: Intero euro 11. Ridotto euro 8.50

AllHangar Bicocca si gioca a ping pong


La nuova mostra allHangarBicocca dedicata allartista tailandese Surasi Kusolwong, che realizza una insolita installazione site specific nello shed, la parte iniziale del grande spazio dellHangar. Nelle navate grandi possibile ancora vedere, per le ultime settimane, la mostra del progetto Terre Vulnerabili. Linstallazione prevede cinque tavoli da ping-pong, che i visitatori potranno davvero utilizzare per giocare. Sopra ogni tavolo sono posizionati diversi tipi di oggetti e materiali dedicati a vari aspetti del lavoro di Kusolwong: oggetti di uso quotidiano, semplici, domestici e a volte kitsch come animali in gesso coperti da pezzi di conchiglie, o animali intagliati in legno o ancora oggetti tipici di diverse culture collezionati durante i suoi viaggi o fatti dallartista. Nellinstallazione sono presenti anche materiali e oggetti che rimandano al mondo dellarte povera: specchi e forme ritagliate collegate ai simboli e ai manoscritti di Alighiero Boetti. Lo scopo del gioco semplice: il progetto una sorta di specchio che proietta i visitatori dentro quella complessa e a volte contraddittoria rete di comunicazione che avvolge la societ contemporanea: un dialogo non stop fatto di domande e risposte. Nellinstallazione trovano posto per anche altre forme darte: una scultura a forma di cubo collegata a una macchina del fumo; una sculturavulcano fatta da una montagna di sale con al centro una lampada; un gruppo di sculture-tenda fatte di marmo, ferro, legno e specchio; una scultura fatta di tutte le pagine del libro Living in the End Times di Slavoj Zizek; una scultura morbida fatta di spugne con un cartello dalla scritta Prenditi del tempo per sederti e pensare; e una serie di lampade pendenti realizzate da Kusolwong. Un lavoro giocoso e di grande impatto visivo, ma che riflette, e fa riflettere, sui temi della comunicazione e delle relazioni.

Ping-Pong, Panda, Povera, PopPunk, Planet, Politics and P-ArtSurasi Kusolwong HangarBicocca. Fino al 15 settembre Orario: 11.0019.00, giov dalle 14.30 fino alle 22.00, lun chiuso Ingresso: intero 8 euro, ridotto 6 euro

Cattelan tra piccioni imbalsamati e foto surrealiste


Nuovo scandalo (preannunciato) per lenfant prodige dellarte nostrana, Maurizio Cattelan. Alla 54esima Biennale di Venezia, inaugurata il 4 giugno e che andr avanti fino al 27 novembre, lartista padovano, chiamato in extremis a partecipare, ha proposto una particolarissima opera-installazione: The others, 2000 piccioni imbalsamati e collocati sui solai, le travi e gli impianti del Padiglione centrale della Biennale. In realt lidea tanto nuova non visto che riprende uninstallazione del 1997, Tourists, gi esposta nella Biennale di quellanno, curata da Germano Celant, e che consisteva in duecento colombi imbalsamati. Alcuni dei quali, bene dirlo, sono stati poi battuti allasta da Christies per lincredibile somma di 150 mila sterline. Insomma altri piccioni tassidermizzati appollaiati su travi. Questo ha comportato una inevitabile protesta da parte degli animalisti, che hanno manifestato con slogan e cartelli allingresso dei Giardini. Certo Cattelan non nuovo alluso di animali n.28 III 20 luglio 2011 nelle sue opere, come fece nel 1996 per La ballata di Trotskij, in cui appese un cavallo imbalsamato a uno dei soffitti del Castello di Rivoli (stima: due milioni di dollari), oppure un altro cavallo, sempre imbalsamato, trafitto da un cartello con la scritta INRI, esposto nel 2009 alla Tate Modern di Londra; la statua animale dei quattro musicanti di Brema, o ancora lirriverente regalo alla Facolt di Sociologia dell'Universit di Trento in occasione del conferimento della laurea honoris causa: un asino impagliato dal titolo Un asino tra i dottori. Ultimo ma non meno crudele, il topolino incastrato in una bottiglia di vodka Absolut per uno degli eventi legati alla Biennale del 2003 organizzato proprio dal marchio Absolut. Magra consolazione far notare che i piccioni non sono stati imbalsamati appositamente per levento e che, in realt, nel 2007, per la giornata dell'arte contemporanea promossa da Amaci (Associazione dei musei d'arte contemporanea italiani) Cattelan aveva realizzato un canguro nascosto dietro un albero dal quale spuntavano solo le orecchie dell'animale, un lavoro eseguito con il sostegno del Wwf stesso. Quattrocento di questi piccioni andranno poi alla mia retrospettiva al Guggenheim di New York che aprir il 4 novembre. Confermo che quello sar il mio ultimo impegno prima di lasciare il mondo dellarte. Cos si giustifica Cattelan, sostenendo ancora una volta che il suo ritiro dal mondo dellarte davvero imminente. Verit o strategia? Sarebbe in ogni caso un ritiro parziale, perch lobiettivo di Cattelan occuparsi sempre di arte, ma in modo collaterale, attraverso la sua nuova rivista Toilet Paper. Come annunciato mi ritiro a occuparmi della mia rivista Toilet Paper, anzi ne far anche altre. Per lappunto. Questa nuova impresa editoriale, diretta e curata insieme allamico e fotografo Pierpaolo Ferrari, presentato nello spazio milanese Le Dictateur, una rivista fotografica, una sorta di moderno giornale dada-surrealista (abbondano occhi, nasi e dita mozza13

www.arcipelagomilano.org

te), dedicata solo alle immagini, niente spiegazioni, che accosta fotografie diverse e un tantino scioccanti, per permettere allo spettatore pindarici voli interpretativi e suggestivi. Limportante, suggeriscono gli

autori, la sequenza con cui le foto sono proposte. Insomma il solito, irriverente e autoreferenziale Cattelan.

54. Esposizione Internazionale darte Biennale di Venezia, Giardini e Arsenale dal 4 giugno al 27 novembre, Orari: 10 18 chiuso il luned. Costi: 6 per ciascuna sede, 10 per entrambe le sedi

Doppio Kapoor a Milano


Sono tre gli appuntamenti che lItalia dedica questanno ad Anish Kapoor, artista concettuale anglo-indiano. Due di questi sono a Milano, e si preannunciano gi essere le mostre pi visitate dellestate. Il primo alla Rotonda della Besana, dove sono esposte sette opere a creare una mini antologica; il secondo "Dirty Corner", installazione site-specific creata apposta per la Fabbrica del Vapore di via Procaccini. Entrambe curate da Demetrio Paparoni e Gianni Mercurio, con la collaborazione di MADEINART, gli stessi nomi che hanno curato anche la retrospettiva di Oursler al Pac. Una mostra di grande impatto visivo, quella della Besana, con opere fatte di metallo e cera, realizzate negli ultimi dieci anni e che sono presentate in Italia per la prima volta. Opere di grande impatto s, ma dal significato non subito comprensibile. Kapoor un artista che si muove attraverso lo spazio e la materia, in una continua sperimentazione e compenetrazione tra i due, interagendo con lambiente circostante per cercare di generare sensazioni, spaesamenti percettivi, che porteranno a ognuno, diversi, magari insospettabili significati, come spiega lartista stesso. Ecco perch non tutto lineare, come si pu capire guardando le sculture in acciaio C-Curve (2007), Non Object (Door) 2008, Non Object (Plane) del 2010, ed altre che provocano nello spettatore una percezione alterata dello spazio. Figure capovolte, deformate, modificate a seconda della prospettiva da cui si guarda, un forte senso di straniamento che porta quasi a perdere l'equilibrio. Queste solo alcune delle sensazioni che lo spettatore, a seconda dellet e della sensibilit, potrebbe provare davanti a questi enormi specchi metallici. Ma non c solo il metallo tra i materiali di Kapoor. Al centro della Rotonda troneggia lenorme My Red Homeland, 2003, monumentale installazione formata da cera rossa (il famoso rosso Kapoor), disposta in un immenso contenitore circolare e composta da un braccio metallico connesso a un motore idraulico che gira sopra un asse centrale, spingendo e schiacciando la cera, in un lentissimo e silenzioso scambio tra creazione e distruzione. Unopera, come spiegano i curatori, che non potrebbe esistere senza la presenza indissolubile della cera e del braccio metallico, in una sorta di positivo e negativo (il braccio che buca la cera), e di cui la mente dello spettatore comunque in grado di ricostruirne la totalit originaria. Il lavoro di Kapoor parte sempre da una spiritualit tutta indiana che si caratterizza per una tensione mistica verso la leggerezza e il vuoto, verso limmaterialit, intesi come luoghi primari della creazione. Ecco perch gli altri due interessanti appuntamenti hanno sempre a che fare con queste tematiche: Dirty Corner, presso la Fabbrica del Vapore, un immenso tunnel in acciaio di 60 metri e alto 8, allinterno dei quali i visitatori potranno entrare, e Ascension, esposta nella Basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia, in occasione della 54 Biennale di Venezia. Opera gi proposta in Brasile e a Pechino ma che per loccasione prende nuovo significato. Uninstallazione site-specific che materializza una colonna di fumo da una base circolare posta in corrispondenza dellincrocio fra transetto e navata della maestosa Basilica e che sale fino alla cupola. ANISH KAPOOR - Rotonda di via Besana fino al 9 ottobre Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4 fino all11 dicembre Orari: lun 14.30 19.30. Mar-dom 9.30-19.30. Giov e sab 9.30-22.30. Costi: 6 per ciascuna sede, 10 per entrambe le sedi.

Ritorna Brera mai vista


Dopo tre anni di assenza riprende liniziativa Brera mai vista, unoccasione unica per vedere dal vivo, nelle sale della sempre affascinante Pinacoteca di Brera, dipinti poco noti, generalmente conservati nei depositi della Pinacoteca per problemi di spazio, ma che prendono vita attraverso speciali esposizioni incentrate su di essi. Importante anche la presentazione che di questi dipinti viene fatta: studiosi e storici dellarte si mettono in prima linea per studiarli, analizzarli e presentarli al grande pubblico. Ma questanno c una novit. Lopera in questione non da sempre un bene di Brera, bens un nuovo acquisto. E la piccola ma preziosa tavola della Madonna con il Bambino, datata 1445 circa, attribuita al Maestro di Pratovecchio. Una tavola presumibilmente creata per la devozione privata, visto il piccolo formato, e che mostra una giovane Madonna dallo sguardo rassegnato, intenta a scrutare lavvenire, che sa essere gi carico di dolore. La madre e il Bambino, nellatto di benedire, sono racchiusi in una sorta di nicchia coperta da quello che sembra essere un motivo damascato. La tavola un dipinto poco noto, non solo per il pubblico ma anche per gli esperti, e che fu studiato e fotografato gi da Roberto Longhi, che dedic anche un saggio per ricostruire le vicende del misterioso pittore. Un artista fino a poco tempo fa anonimo, conosciuto appunto come Maestro di Pratovecchio, ma a cui recentemente si potuto dare un nome: Giovanni di Francesco del Cervelliera. Non un illustre sconosciuto per, ma un collaboratore artistico di Filippo Lippi, tra gli anni 1440-1442. E che sia proprio di quegli anni evidente guardando il suo disegno, attento al rigore prospettico tipico fiorentino, ma anche interessato ai colori luminosi e cangianti che compaiono nelle vesti della Madonna. Riprendendo in questo sia il pi noto Filippo Lippi, con i suoi personaggi inquieti, che i colori di Domenico Veneziano. La somiglianza con lo sfondo damascato della sua Madonna Berenson davvero notevole. Gli stessi espedienti e artifici formali che hanno ispirato anche altri artisti, presenti nella raccolta della Pinacoteca: Gio-

n.28 III 20 luglio 2011

14

www.arcipelagomilano.org

vanni Boccati, Giovanni Angelo di Antonio, Fra Carnevale e naturalmente Piero della Francesca, allievo di Domenico Veneziano. Prima di essere esposta la tavola ha subito anche un restauro conservativo, ma che non ha alterato i tratti e la storia del dipinto, fattore importante per ricostruirne le vicende e

non cancellare quelli che sono i segni del tempo della storia dellarte. Ecco dunque che la piccola tavola potr essere unutile scusa per rivedere la Pinacoteca, integrando anche questo dipinto nel percorso storico e cronologico che la Pinacoteca propone.

Brera mai vista. La Madonna con il Bambino del Maestro di Pratovecchio - Pinacoteca di Brera, sala XXXI, fino all11 settembre - Orari: 8.30 -19.15 da marted a domenica - Costo: intero euro 9, ridotto euro 6.50.

Al Museo del Novecento larte scende in piazza


Il Museo del Novecento ha da poco inaugurato la sua prima mostra temporanea, intitolata Fuori! Arte e spazio urbano 1968-1976. La mostra, curata da Silvia Bignami e Alessandra Pioselli, allestita al piano terra del museo, uno spazio piccolo e raccolto ma forse, c da dirlo, non troppo funzionale per questa mostra, fatta da video, filmati, pannelli e grandi fotografie. Il tema tra i pi interessanti: far luce su un periodo particolare della vita politica, artistica e sociale italiana, quella manciata danni che va dalle contestazioni giovanili del 68 fino al decennio successivo. Momento sociale importante ma non solo, anche larte e gli artisti giocarono un ruolo cruciale nel risveglio delle coscienze popolari. Sono gli anni in cui larte si allontana da musei, gallerie e luoghi tradizionalmente deputati alla fruizione, per uscire fuori, appunto, in strada, per coinvolgere il pubblico e il mondo reale. Performance, azioni, installazioni, poco importa il medium, limportante era la riappropriazione del tessuto urbano cittadino e il farlo insieme al pubblico. Per capire la vicenda artistica di quegli anni, la mostra ne ripercorre alcune tappe significate, quali Arte povera + azioni povere (Amalfi, 1968; a cura di Germano Celant); Campo Urbano (Como, 1969; a cura di Luciano Caramel); il Festival del Nouveau Ralisme (Milano, 1970; a cura di Pierre Restany); Volterra 73 (Volterra, 1973; a cura di Enrico Crispolti), ma anche la Biennale di Venezia del 1976. Per spiegare queste azioni e performance cos effimere sono stati usati video, filmati restaurati, registrazioni sonore, fotografie e manifesti, le armi di quella rivoluzione artistica che tanta importanza ebbe nel risvegliare pensieri e passioni. Ecco allora in mostra le fotografie di Ugo Mulas per Campo Urbano; i gonfiabili di Franco Mazzucchelli allestiti fuori dai cancelli dellAlfa Romeo di Milano (1971); i lenzuoli di Giuliano Mauri alla Palazzina Liberty di Milano contro la guerra in Vietnam (1976); le azioni incomprese sul territorio fatte da Ugo La Pietra e le prime ricerche sulla comunicazione, rivolte agli studenti, del Laboratorio di Comunicazione Militante. E ancora le pratiche di progettazione partecipata di Riccardo Dalisi a Napoli, per creare asili nei rioni disagiati; le fotografie della gente qualunque di Franco Vaccari; la passeggiata con la sfera di Michelangelo Pistoletto, riproposta dal film di Ugo Nespolo (1968/69); le interviste di Maurizio Nannucci, fatte di una sola parola ai passanti (Firenze, 1976). Ma anche le indimenticabili e scioccanti performance di Rotella, Restany e Niki de Sainte Phalle, durante il Festival del Nouveau Realisme a Milano, con il banchetto funebre, una sorta di macabra ultima cena per decretare la fine del gruppo, fatta dai membri del gruppo stesso; i monumenti impacchettati di Christo; le espansioni gommose di Cesar in Galleria Vittorio Emanuele e il monumento fallico di Tinguely. Tutto visibile attraverso filmati, documenti preziosi di momenti ormai perduti. Insomma una carrellata di artisti e azioni che hanno profondamente influenzato larte di oggi e che idealmente completano il percorso espositivo del Museo del Novecento, che si conclude allincirca agli anni Sessanta, con lavori pensati per superare il limite tradizionale del quadro o della scultura: dagli ambienti programmati e cinetici allarte povera alla pittura analitica. In contemporanea, il Museo ospita anche altre due esposizioni: una sala dedicata alla famiglia Carpi e ai suoi maggiori esponenti, Aldo e Pinin; allultimo piano invece sar possibile studiare una selezione di disegni e ceramiche di Alessandro Mendini, provenienti dalla collezione di Casa Boschi-Di Stefano. Per concludere, nellultima vetrata dello spazio mostre stato allestito un white cube, dove dal 15 aprile al 30 giugno sar esposta Nice ball, opera di Paola Pivi. Una composizione fatta di sedie di design in miniatura che, illuminate dallinterno, proiettano sulle pareti giochi di ombra. Seguiranno poi a rotazione anche unopera darte, un oggetto di design e una fotografia.

Fuori! Arte e spazio urbano 19681976 - Museo del Novecento - fino al 4 settembre. Lun 14.30-19.30; mar, mer, ven e dom 9.30-19.30; giov e sab 9.30-22.30 Biglietto intero 5 euro, ridotto 3 euro.

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org The next three days
di Paul Haggis [USA Francia, 2010, 122'] con Russell Crowe, Liam Neeson, Olivia Wilde, Elizabeth Banks
Sei gi troppo perfetto, non mi hai neanche mai chiesto se l'ho fatto, se l'ho uccisa? Nella sala di visita del carcere, Lara (Elisabeth Banks) disillusa e rabbiosa rimprovera il marito John (Russell Crowe) di un eccesso di integrit, di irreprensibilit. Qualcosa che va al di l delle capacit umane. Il concetto di perfezione evocato continuamente da Paul Haggis, regista di The Next Three Days. Il numero tre presente nel

n.28 III 20 luglio 2011

15

www.arcipelagomilano.org

titolo e tre sono sono i segmenti temporali in cui divisa la pellicola. Ci vengono narrati gli ultimi tre anni, tre mesi e tre giorni della vita dei due protagonisti. Il sistema giudiziario americano ha condannato sbrigativamente Lara per omicidio. La virtuosit e il coraggio del marito sono gli unici due appigli rimasti per recuperare la libert. John ha letto negli occhi della moglie l'innocenza e la sua estraneit all'omicidio fin dal momento dell'arresto. L'ingiustizia e l'insopportabile lontananza dalla moglie lo spingono a trasformarsi da tranquil-

lo professore in uno stratega dell'evasione. The Next Three Days un remake di Pour Elle, pellicola francese del 2008 di Fred Cavay. Paul Haggis ripercorre un sentiero pi volte battuto dal cinema americano. Questo eroe comune che spara, ruba i soldi a delinquenti di razza, guida e sfugge alla polizia come il miglior James Bond stona rispetto ai personaggi cos veri e profondi visti in Crash, pellicola che era valsa al regista l'Oscar nel 2006. Il film costruito per tenere lo spettatore sospeso sul filo sottilissimo della tensione. Il ritmo non offre

pausa e la telecamera non spreca inquadrature che non servano a tenerci incollati allo schermo. C' per da sottolineare che non si riesce ad apprezzare alcuno sforzo del regista nel mettere in evidenza le capacit interpretative ed espressive degli attori che appaiono pi come strumenti per far correre veloce la pellicola. Marco Santarpia In sala a Milano: AriAnteo Conservatorio 21 luglio, AriAnteo P.ta Venezia 2 settembre.

13 assassini
di Takashi Miike [Juusan-Nin No Shikaku, Giappone, Gran Bretagna, 2010, 120'] con: Tsuyoshi Ihara, Yusuke Iseya, Kji Yakusho, Takayuki Yamada, Goro Inagaki
Due spade che si incrociano, una contro l'altra, nell'attesa che una riesca a prevalere penetrando la carne del nemico. Due modi opposti di concepire il potere, anch'essi incrociati, anch'essi giunti al duello finale. E, infine, due uomini pronti a uccidere per i propri valori, separati l'uno dall'altro soltanto da un'affilata lama. Finisce pi o meno in questo modo 13 assassini [Juusan-Nin No Shikaku, Giappone, Gran Bretagna, 2010, 120'] di Takashi Miike. Comandare comodo, ma comodo solo per chi comanda, sentenzia Matsudaira (Goro Inagaki) prima dello scontro finale con Shinzaemon Shimoda (Kji Yakusho). L'arroganza di un uomo abituato a uccidere i suoi servi senza alcuna piet, umiliandoli come oggetti privi di valore. Matsudaira, fratello dello Shogun, destinato a diventare un politico influente in quel Giappone feudale del primo '800 dove Miike sviluppa la storia. Shinzaemon vuole impedire questo destino imminente perch secondo lui - colui che d valore alla propria vita destinato a morire come un cane. Il regista, con 13 assassini, rimane fedele alle tradizioni giapponesi del periodo: l'osservanza del codice dei samurai un precetto indiscutibile per un uomo che ha scelto quella strada. Forse per, la storia di cui parla Miike non cos vincolata al luogo dove si svolge. Potremmo essere nel vecchio West, con i revolver al posto delle spade, e due pistoleri che si fronteggiano in uno stallo alla messicana per stabilire se saranno i buoni o i cattivi a prevalere. Anche in quel caso il confine sarebbe labile e, alla fine, il risultato sarebbe un massacro totale. Potremmo essere in qualsiasi epoca, in qualsiasi luogo, ovunque dove si stia consumando la battaglia tra buoni e cattivi. Shinzaemon arruola dodici samurai per formare quella banda di assassini pronti a tutto, disposti a morire per onorare la loro causa contro il tremendo Matsudaira. Nella prima parte del film forse un po' lenta Miike indugia sull'attenta selezione degli uomini che devono avere abilit tecniche e prontezza di spirito. Poi, nella seconda parte, c' la vera messa in scena della violenza; un combattimento spietato tra l'esercito del Signore e i tredici samurai di Shinzaemon. Un massacro totale che soltanto la morte pu fermare. Miike utilizza la violenza con grande classe: anche le sequenze pi crude sono raccontate dalla telecamera in modo virtuoso; l'occhio del regista (e quindi anche il nostro) non si approfitta mai della spettacolarit della carne che si lacera per creare shock. Trasmette la stessa sofferenza soffermandosi sul volto dolorante piuttosto che sulla spada che trafigge. E, alla fine, proprio la macchina da presa a sottolineare la sconfitta di Matsudaira: lo guarda dall'altro mentre trema pauroso per la morte incombente. Una visione capovolta del Signore, ora spogliato del suo potere, nudo davanti al popolo, proprio perch come dice Shinzaemon -voi siete in alto solo grazie a chi sta in basso. Ma il samurai difende il suo padrone, a ogni costo, senza porsi problemi di morale: questa volta prevalso il buono, la prossima volta chiss. Paolo Schipani In sala Milano: Centrale Multisala

n.28 III 20 luglio 2011

16

www.arcipelagomilano.org

GALLERY

VIDEO

DANIELA BENELLI. LE PROVINCE, QUESTIONE APERTA http://www.youtube.com/watch?v=QIrN9oE65Jk

n.28 III 20 luglio 2011

17