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Numero 24 anno III

22 giugno 2011 edizione stampabile

L.B.G. EXPO 2015. PER NOI UNA RUSPA NON FA PRIMAVERA Gregorio Praderio PGT LA TERZA VIA . COME USCIRE DAL GUADO Fiorello Cortiana WIMI: IL WIFI A MILANO E IL BALLETTO DI CATANIA Gianni Zenoni MILANO ORRIBILIA URBIS: OCCHIO AI SOTTOTETTI Emilio Vimercati HOUSING SOCIALE CANTIERI APERTI: ADESSO AVANTI TUTTA Roberto Camagni PGT: UN USO IMPROPRIO DELLA PEREQUAZIONE Ileana Alesso MILANO DONNE IN GIUNTA, E NELLE PARTECIPATE? Francesco Borella PISAPIA SINDACO: QUALCHE IDEA PER IL VERDE Guido Martinotti BERLUSCONI DOPO PONTIDA NOT FOREVER Giuseppe Ucciero IL POPOLO SOVRANO SFIDA IL PD?

VIDEO ROBERTO ZACCARIA. LA RAI A MILANO LA NOSTRA MUSICA Sinead OConnor THE HOUSE OF THE RISING SUN

Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo CINEMA a cura di Paolo Schipani e Marco Santarpia

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EXPO 2015. PER NOI UNA RUSPA NON FA PRIMAVERA Luca Beltrami Gadola
La lite mediatica tra Giuseppe Sala, AD di Expo2015 SPA che annuncia larrivo delle ruspe, e Stefano Boeri, nuovo assessore alla cultura del Comune di Milano con deleghe allevento Expo, interessa poco. Per lExpo le cose delle quali i cittadini milanesi devono occuparsi, anzi preoccuparsi, sono altre: lacquisto delle aree - non dimentichiamo che pare che queste aree vadano bonificate: a spese di chi? - e il nuovo progetto sono i temi in campo. Sullacquisto delle aree abbiamo gi detto e scritto su queste colonne e crediamo di aver interpretato la volont dei cittadini milanesi, quella uscita dalle urne e che ha cambiato sindaco, Giunta e Consiglio comunale: i milanesi non sono daccordo che si debbano regalare soldi, diritti edificatori e altre utilit n alla famiglia Cabassi, n a Fiera Milano per risistemare i suoi bilanci n indirettamente ad altri proprietari che confinino con il futuro sito di Expo. Le strade ci sono perch questo avvenga, certo si scombinano i giochi che con tanta cura erano stati predisposti al riguardo. Milano ha il dovere di farlo se vero che soffia un altro vento. Ci contiamo. Ma veniamo al progetto. Anche di questo abbiamo scritto, ma ecco quello che dice Giuseppe Sala: La mia opinione che sarebbe un errore vendere Expo come un grande orto botanico, Non c una conferma completa del progetto dellorto botanico planetario, Si tratta di una scelta di concretezza che nasce dalla discussione con il Bie e con gli altri Paesi, per una logica pi attrattiva, per far s che vengano pi nazioni possibile, () i visitatori devono venire a Milano per vedere qualcosa di unico, non qualcosa che possono vedere a cento chilometri di distanza, LExpo sempre stata una finestra sul futuro, credo che dobbiamo dare una immagine orientata al futuro, nel rispetto del tema, Penso a un padiglione che ospiti il supermarket del futuro, o ai cibi del futuro. Allora o se ne torna a casa lui perch non interpreta correttamente il mandato, la volont del consiglio sino al suo insediamento, o se ne va a casa lintero consiglio di Amministrazione che a due anni data si sveglia e cambia il programma con la stessa disinvoltura con cui si voltano le pagine di un calendario. Tanto per intenderci: questa la (1) squadra della quale dovremmo fidarci da qui al 2015? Questa la squadra di fiducia di Giuliano Pisapia? Mettiamo un po in fila le cose. Letizia Moratti, sindaco allora, and in giro in nome della citt, cio a nome nostro, chiedendo a mezzo mondo di dare fiducia a Milano assegnandole ledizione 2015 della Esposizione Mondiale. Il governo Prodi lha sostenuta anche se a capo di una maggioranza diversa da quella milanese e per finire lo stesso Berlusconi lha nominata commissario straordinario per dare a lei dottoressa Letizia Moratti sindaco pro tempore di Milano, tutti i poteri che le sarebbero potuti servire - e non li ha saputi usare - per garantire il felice esito della manifestazione. Milano, che non unentit metafisica o un marchio commerciale, una collettivit una civitas ha un ruolo chiaro: rappresentare una parte importante delle capacit intellettuali, economiche, politiche e sociali del Paese. Milano ambasciatrice dItalia nel Mondo (L. Moratti e altri in diverse occasioni). Limmagine di Milano legata a filo doppio al successo di Expo. Dunque, come cittadini, nostro diritto sapere, sapere tutto. Vogliamo vedere la road map con qualcuno che ci spieghi con che criterio e su quali basi stata tracciata; vogliamo vedere il nuovo master plan prima di trovarci nelle condizioni iniziali, quando stata presentata unipotesi vergognosa; vogliamo vedere i conti di previsione con qualcuno che li certifichi autorevolmente e non di parte; vogliamo capire con che criterio e chi assegner i lavori, bandir i concorsi di progettazione e le giudicher; vogliamo essere sicuri che alla fine non restino solo macerie e debiti; non vogliamo che alla fine qualcuno parli di disastro colposo; vogliamo partecipare. Di recente Giuseppe Sala ha detto: "Sono rimasto colpito da una frase che mi ha detto il sindaco di Shanghai: Uno dei motivi alla base del successo del nostro Expo stata la devozione della gente. Un po dobbiamo entrare in questa mentalit. Devoti a che? Al dio denaro? Ai poteri forti? A chi ci ha governato? Nossignore. Milano oggi ha nuove devozioni, se cos le vogliamo chiamare, e tra queste senzaltro la trasparenza e la partecipazione. Il vento cambiato.

(1) La squadra (consiglio di amministrazione di Expo spa): Diana Bracco, presidente e rappresentante della Camera di Commercio di Milano Giuseppe Sala, Amministratore delegato e rappresentante del Comune di Milano Leonardo Carioni, per il Ministero delleconomia e delle Finanze Enrico Corali, per la Provincia di Milano

PGT LA TERZA VIA. COME USCIRE DAL GUADO Gregorio Praderio


Le considerazioni di Michele Sacerdoti sullultimo numero di ArcipelagoMilano, in gran parte condivisibili, rischiano per di schiacciare il dibattito su che cosa fare del PGT Moratti (una delle questioni pi urgenti e delicate su cui dovr pronunciarsi la nuova giunta Pisapia) su una sola alternativa: revocare interamente il Piano e procedere a farne uno nuovo; oppure renderlo n.24 III 22 giugno 2011 efficace e procedere a una variante generale. Entrambi le ipotesi, a mio parere, presentano problemi gravi e difficilmente risolvibili. C fortunatamente una terza ipotesi, presentata fra laltro da Luca Beltrami Gadola su la Repubblica del 7 giugno, che a mio parere permetterebbe di uscire meglio dallimpasse. Come premessa, va innanzitutto precisato che la valutazione su come sia pi opportuno procedere nei confronti del PGT dipende chiaramente dal giudizio che se ne d. Chi, anche a sinistra, ne d un giudizio sostanzialmente positivo, normale non sia preoccupato. Le valutazioni che seguono riflettono invece un giudizio negativo sullo strumento: non tanto sulla metodologia del PGT (che contiene anche aspetti apprezzabili), quanto su al2

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cune scelte di merito fatte: volumetrie edificabili, servizi, risorse a disposizione, tutela dei beni storici e paesaggistici, traffico, ecc. Si ritiene insomma che il piano sia sbagliato in molte scelte e che quindi vada cambiato radicalmente e in fretta, prima che dispieghi i suoi effetti; per farlo, i modi a disposizione sono sostanzialmente tre: a) revoca; b) variante; c) annullamento; tre modi da valutare non solo da un punto di vista tecnico, ma anche in termini di opportunit politica e di efficacia normativa. Il primo modo (revoca) ha molti difetti. Si espone a impugnazioni e richieste di indennizzo; dopo il 30 settembre non si potrebbero neanche approvare piani attuativi conformi; ci sarebbe pochissimo tempo (un anno e mezzo) per fare un nuovo piano prima della scadenza regionale del 31 dicembre 2012. C chi dice che ce la si pu fare, ma i tempi medi di redazione di un PGT sono due-tre anni; la procedura di approvazione richiede mediamente circa un anno. L'attuale PGT in realt l'hanno iniziato a studiare nel '98 (non ci credete? c' una delibera di Albertini che assegna appunto questo compito all'ufficio urbanistica), ufficialmente hanno iniziato nel 2005 e terminato nel 2011, sei anni. Poniamo che si possano utilizzare le analisi gi svolte e risparmiare un po' di tempo, ma Milano una realt estesa e complessa, anche andando come dei treni dubito che ci si metta meno di due-tre anni, tenendo conto anche del probabile ostruzionismo del centrodestra. E quindi anche la scadenza del 31 dicembre 2012 quasi di sicuro irraggiungibile (e sicuramente la Regione stavolta non darebbe una mano, anzi). In buona sostanza se la nuova amministrazione procedesse come propone Sacerdoti, ci sarebbero buone probabilit di non fare nessun tipo di intervento urbanistico (n buono n cattivo) nei prossimi duetre anni. Questo la citt non se lo pu permettere, e non tanto per la

questione oneri (che non sono una voce cos rilevante del bilancio comunale, circa il 5% degli importi, importante certo, e da non sottovalutare, ma non necessariamente decisivo), ma proprio per la natura stessa della citt, dinamica, economica, con molti problemi irrisolti che non ci si pu permettere di rimandare. E quindi sostanzialmente una soluzione da evitare. Il secondo (variante), pi lineare da un punto di vista tecnico e politico, ha anchesso molti difetti: il PGT Moratti inizierebbe comunque ad attuarsi e i valori fondiari a consolidarsi (compravendite, aspettative, ecc.); la procedura per arrivare a unadozione (e quindi alle misure di salvaguardia) comunque lenta; non si pu pensare neanche di accelerare i tempi modificando solo il Documento di Piano, perch molti dei peggiori difetti del PGT sono nel Piano delle Regole (60% della nuova volumetria, sostanzialmente mediante titolo abilitativo edilizio, senza piano attuativo; nessuna tutela dei valori nelle zone periferiche, ecc.) e nel Piano dei Servizi (smantellamento dei servizi esistenti, procedure vaghe e farraginose, ecc.). Anche questa soluzione appare quindi piena di difetti e se possibile da evitare. Il terzo modo (annullamento) pu essere pi rapido ed efficace, soprattutto se si limitasse ad annullare la delibera di approvazione del PGT, facendo salve ladozione e le osservazioni presentate. In questo caso basterebbe controdedurre e approvare di nuovo il Piano, apportandovi tutte le modifiche radicali necessarie. Anche da un punto di vista politico sarebbe sostenibile, visto che in Consiglio Comunale la posizione della minoranza era appunto a sostegno delle osservazioni. C chi non condivide questa soluzione, perch teme che le osservazioni tocchino solo aspetti marginali; ci sono per osservazioni (ho presente ad esempio quella presentata dal Legambiente con altri, ma ce ne sono anche delle altre) che mi

sembrano investano punti cruciali del PGT, proponendo modifiche radicali ma perseguibili. Come da premessa, il problema principale sarebbe per di tipo amministrativo-normativo: si pu fare? E come? Fermo restando che le verifiche da fare sono da parte degli avvocati, si possono delineare diversi problemi e relative soluzioni: 1) chi annulla? Lo pu fare il Tar a fronte di un ricorso, ma lo pu fare anche Sindaco in via di autotutela. Bisognerebbe motivare dimostrando unevidente illegittimit e i conseguenti rischi per lamministrazione comunale. In questo senso i ricorsi (quello gi presentato, ma anche eventualmente altri) possono solo aiutare; 2) la scadenza massima dei 90 giorni per lapprovazione gi superata, non c il rischio di rendere inefficace il tutto? C una sentenza recente del Tar (10 dicembre 2010, PGT di Uboldo) che dice che il termine ordinatorio, e che prevale il principio costituzionale del buon andamento dellazione amministrativa; annullando le sole controdeduzioni si potrebbe ripartire dunque da l. Se si decidesse di perseguire questa terza strada (annullamento), gli interventi da fare devono per essere immediati: 1) innanzitutto sospendere la pubblicazione del PGT (prevista per il 27 giugno) e quindi la sua efficacia. Questo indispensabile per fermare il contenzioso e le richieste di danni; 2) iniziare a preparare da un punto di vista tecnico le nuove controdeduzioni alle quasi 5.000 osservazioni; 3) annullare come detto la delibera di approvazione e procedere a una nuova approvazione del Piano; 4) avviare comunque il procedimento per la formazione del nuovo PGT veramente nuovo, con i tempi tecnici e politici e tutto il dibattito culturale necessari, senza la spada di Damocle delle scadenze regionali.

WIMI: IL WIFI MILANESE E IL BALLETTO DI CATANIA Fiorello Cortiana


Linusuale e goffa uscita di Elio Catania, il presidente e amministratore delegato di Atm, che si affrettato a complimentarsi con Giuliano Pisapia per la netta vittoria, evidenzia lorganizzazione e lattribuzione di responsabilit nella macchina comunale e nelle partecipate come passaggio cruciale per il cambio di n.24 III 22 giugno 2011 senso e indirizzo dellamministrazione. Catania, a detta del Giornale un morattiano di ferro, tanto che alcuni consulenti della comunicazione Atm sono stati distaccati al quartier generale della campagna elettorale di lady Letizia. E ancora pronto a presentarsi come tecnico dei trasporti senza tessere di partito, a parlare di nuova alleanza e proporre la sua collaborazione, certo che sar data una centralit ancora pi forte al trasporto pubblico.. Non soltanto la disinvolta messa a disposizione dei consulenti Atm per una campagna personale e privata del sindaco uscente a mettere in 3

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luce la necessit di un cambiamento fondato sulla competenza e sulla loyalty verso la cosa pubblica e la trasparenza. Il wifi ad esempio un caso illuminante di come lamministrazione comunale e le sue aziende abbiano gestito le infrastrutture digitali nella citt che fa dellinnovazione partecipata la sua ragion dessere. Quando il sindaco di Milano Letizia Moratti diede il via libera all'Azienda energetica municipale per la cessione di Metroweb al fondo inglese Stirling Square, controllata da tre finanziarie offshore con sede a Bermuda, Isole Vergini e Guernsey, motiv la decisione con queste ragioni: "La rete non fornisce accesso ai cittadini" mentre "i servizi innovativi non hanno bisogno della rete per essere erogati", "Metroweb non ha know how innovativo" e "il Comune non sta utilizzando la rete per se stesso". Maurizio Lupi, allora di Forza Italia, a sostegno: "Sarebbe stato incoerente lasciare la gestione di Metroweb agli enti pubblici". I tempi rapidi delleconomia e della finanza legati allIT hanno dimostrato lassoluto errore di valutazione economico e strategico. Errore che risalta ancor pi a fronte del buco che lammini-

strazione Moratti ha lasciato nelle casse della citt. 31 milioni di utili in quattro anni, un valore passato dai 232 milioni di quando venne venduta alla cifra compresa tra i 430 e i 490 milioni, alla luce delle dieci offerte giunte alla Stirling che ha deciso di mettere in vendita la societ. Nel frattempo Giuseppe Sala, divenuto Direttore Generale del Comune di Milano, aveva iniziato a raccogliere informazioni sulle proposte delle diverse corporation per lo sviluppo del wifi in citt. La comparazione tra le proposte aveva evidenziato una soluzione, a parit di banda garantita e/o di utenti simultanei garantiti, con un numero inferiore di access point, o altrimenti con stesso numero di access point pi utenti e pi banda, costi inferiori quindi e pi innovazione. Una soluzione migliore di quella avanzata da Atm. Con il passaggio di Sala all'Expo lo sviluppo del wi fi stato assegnato comunque ad Atm . Ed ecco nascere WIMI powered by ATM, come i cartelloni pubblicitari apparsi qualche settimana prima delle elezioni hanno comunicato ai milanesi. Una scelta alla luce della relazione costi/benefici mai spiegata n dal sindaco Moratti n dal presidente Atm Catania. Ora il wi fi, a

macchia di leopardo, oltre alla rete del Comune (con Atm e British Telecom) che fa navigare gratis per unora al giorno da Cairoli a San Babila (a tempo illimitato nei siti istituzionali), si estende grazie anche alle associazioni come Green Geek, che in collaborazione con la rivista WIRED, commercianti, uffici e singoli cittadini, piazzano hotspot per il collegamento wifi in diversi punti della citt. E evidente a tutti limportanza dell accesso alla rete digitale nelleconomia della conoscenza, un servizio che rende competitiva la citt alla pari di quelli amministrativi, del trasporto pubblico, dellambiente e dellofferta formativa. La governance aperta e partecipata di questa infrastruttura va perci sottratta a ogni deriva della speculazione finanziaria internazionale per metterla al servizio del sistema delle imprese, delle amministrazioni e dei cittadini che vivono Milano come opportunit civile e di impresa. Altroch spoil system come sostituzione di una cordata con unaltra, ci vogliono competenze e cuore perch Milano sia capace di Futuro, come nei secoli ha saputo essere.

MILANO ORRIBILIA URBIS: OCCHIO AI SOTTOTETTI Gianni Zenoni


In un Interessante articolo sul settimanale del Corriere della Sera SETTE, del 2 giugno 2011, Angelo Panebianco si domanda perch leggi e altre norme formali si rivelano incapaci di regolare i comportamenti degli italiani. La spiegazione abituale che gli italiani sono troppo anarchici, individualisti, carenti di cultura civica etc. Panebianco si chiede se la causa fosse invece nel modo in cui le leggi vengono fabbricate. E offre due ipotesi, la prima data dallillusione del legislatore onnisciente che spesso non conosce dallinterno la realt sociale che vuole regolare. La seconda che le norme formali entrano sovente in rotta di collisione con le norme informali e spontanee che regolano la disciplina interessata. La prima ipotesi e in parte la seconda corrispondono alle sensazioni che ho sempre avuto di fronte alle leggi sullUrbanistica emesse dalla nostra Regione, a partire dalla loro scrittura difficilmente comprensibile nel suo ordinamento, tanto da far sembrare brani di Letteratura la n.24 III 22 giugno 2011 vecchia legge Urbanistica del 42. Questa oggi sostituita appunto dalla Legge Regionale n. 12 che in sei anni ha gi subito la sua ottava profonda modifica. Modifiche spesso incomprensibili tanto che i Comuni sono costretti a emettere circolari interpretative concordate con la Regione per poterle utilizzare. Ma anche incredibilmente superficiali nel loro ordinativo, come quando si d lo stesso tempo per discutere in Consiglio Comunale le 20 osservazioni al PGT di un Comunello dellHinterland e le 5.700 del Comune di Milano. Costringendo questo a una obbligata procedura di semplificazione sulla quale lopposizione poteva avere buon gioco per poi ricorrere al TAR. Ma dove lallusione al legislatore onnisciente apparsa ancor pi azzeccata stato nella legge per il riutilizzo abitativo dei sottotetti riscritta tre volte con lappendice delle sue altrettante circolari interpretative Comunali. Nata come ragionevole utilizzo di volumetrie esistenti che poteva evitare quello che si chiama il consumo di suolo in citt, come Milano, scarse di territorio. Lutilizzo dei sottotetti aumentava i volumi esistenti senza consumare suolo e per la distribuzione soft degli interventi su tutta citt non avrebbe necessitato di nuove opere di urbanizzazione. Nello stesso momento, in epoca di contenimento energetico, il rifacimento di tetti ben isolati metteva un tappo alle perdite di calore delledificio verso lalto. Era anche apprezzabile lofferta sul mercato edilizio di alternative tipologiche al solito appartamento a due dimensioni, aprendo alla terza dimensione con lalloggio duplex. Le tre stesure diverse della legge contengono una progressione impressionante di errori di sottostima dei problemi tecnici e allargano gli interventi anche ai sottotetti di nuove costruzioni (ma non si parlava di Sottotetti Esistenti?). Cos appaiono provvedimenti demagogici come il divieto di utilizzare il sottotetto nelle nuove costruzioni per tre anni a meno che non si fosse nelle seguenti categorie: anziani, nubendi, 4

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handicappati, badanti, nuovi nati, affiliati, affidati, adottati e anche autocertificando le necessit del nucleo familiare, abolendo poi le categorie privilegiate ma portando limpegno a non utilizzare il sottotetto, sempre sulle nuove case da 3 a 5 anni (e stiamo sempre parlando di legge per lutilizzo di Sottotetti Esistenti). I posti auto nella prima versione non erano necessari, poi sono stati resi obbligatori e alla fine ovviamente monetizzabili data limpossibilit del loro recupero in loco (era cos difficile prevederlo prima?). Si sono anche accorti tardi che le normative sarebbero entrate in forte conflitto con i Regolamenti Edilizi dei Comuni lombardi, naturalmente tutti rigorosamente diversi. Ma tra lenorme quantit di regole scritte, modificate e revocate si sono rilevate anche sorprendenti omissioni, come lob-

bligo di accessibilit attraverso l ascensore, se presente nellimmobile (e la legge sugli handicappati?), ma soprattutto la legge non prevedeva una standardizzazione del loro disegno, costringendo il progettista a una risibile autocertificazione estetica, con il risultato di avere in breve tempo una vandalizzazione diffusa dei tetti degli edifici con effetti deleteri sullo sky-line della citt. Dimenticanza che ha dimostrato carenza culturale sorprendente visti gli effetti positivi che aveva avuto nel 1600 la normativa dell architetto. Mansart sui tetti delle case Francesi. O anche per le case milanesi costruite col regolamento edilizio approvato nel 1921 e ancora valido con aggiornamenti fino al 1982 e nel quale era normato il tetto alla Mansart. Ma lultimo colpo alla credibilit della legge sui sottotetti viene dato re-

centemente dalla Commissione del Paesaggio, che nelle sue indicazioni sui progetti da loro desiderabili, illustra due sottotetti trasformati in semplici sopralzi di un piano alto 2,40 con copertura a terrazzo. Ma forse la Commissione del Paesaggio pensa che il tetto a falde non fa parte del Paesaggio Milanese, e che le interessanti tipologie create con il tetto a falde non siano una alternativa alla mono tipologia imperante dellappartamento ? Ha ragione Angelo Panebianco, alla base della costruzione di queste leggi c il legislatore onnisciente con la sua presunzione pari solo alla non conoscenza della realt sociale che vuole regolare. Che poi costretto a ripensamenti e marce indietro, con effetti deleteri sul lavoro degli operatori, quanto negativi sullestetica della citt.

HOUSING SOCIALE CANTIERI APERTI: ADESSO AVANTI TUTTA Emilio Vimercati


Chi vuole navigare sul sito del Comune di Milano dedicato al Settore Casa, Edilizia Sociale, pu trovare annunci degni di un serio programma finalmente rivolto a risolvere i fabbisogni dellemergenza abitativa con la descrizione dei progetti. Spicca fin dal 2005 il Piano triennale per la casa e lindividuazione di aree per la realizzazione di 20.000 nuovi alloggi. Nel nuovo piano straordinario del 2007 i nuovi alloggi scendono a 9.000 ma 1.500 sono dichiarati in costruzione. Sono quelli delle note 8 aree oggetto di concorso internazionale. Eseguito sopralluogo, come si dice in gergo, ecco a che punto sono questi cantieri del Programma comunale per ledilizia residenziale sociale PCERS 1.041 alloggi (Settembre 2005) e dei Concorsi internazionali di progettazione (tratto dal sito del Comune di Milano Edilizia sociale). 1) via Civitavecchia (a fianco area RCS, via Rizzoli) - Progettista arch. Lorenzo Consalez capogruppo inizio progetto 1 marzo 2006 fine lavori 31 dicembre 2008 case ultimate, finiture esterne non completate 110 alloggi vuoti da assegnare bando in corso per 48 alloggi in housing sociale; 2) via Gallarate (Via Appennini fronte civici 179, 181, 183) Progettista arch. Massimo Basile inizio lavori 31 marzo 2006 fine lavori dicembre 2009 - 184 alloggi - case ultimate, assegnate e abitate; 3) via Senigallia (Bruzzano, via Pesaro) Progettista arch. Remo Dorigati 115 alloggi inizio progetto 1 marzo 2006 fine lavori 31 dicembre 2008 case al rustico cantiere in fase di ultimazione bando in corso per 55 alloggi housing; 4) via Ovada (Barona, via Voltri) Progettista arch. Raffaello Cecchi 121 alloggi case ultimate finiture esterne da completare alloggi vuoti da assegnare bando in corso per 25 alloggi housing; 5) Via Appennini (angolo Via Torrazza) Progettista Alessandra Macchioni capogruppo 196 alloggi inizio lavori 1 settembre 2007 fine lavori 31 dicembre 2010 - case in costruzione al rustico, in corso tamponamenti; 6) Via Cogne (Vialba, via Carbonia) Progettista arch. Giuseppe De Carlo capogruppo data inizio 1 settembre 2007 fine lavori 31 dicembre 2010 - 48 alloggi - lavori mai iniziati; 7) Via del Ricordo (Crescenzago) Progettista arch. Luca Furiozzi capogruppo inizio 1 settembre 2007 fine lavori 31 dicembre 2010 71 alloggi - lavori mai iniziati; 8) Via Giambellino (area a fianco della Chiesa di Largo Giambellino) Progettista arch. Andrea Sechi capogruppo 196 alloggi - data inizio 1 settembre 2007 fine lavori 31 dicembre 2010 lavori mai iniziati. Cos si risolve il problema casa, cos si dimostra efficienza, cos si spendono i soldi delle tasse dei cittadini! Ogni altro commento appare superfluo. Si diffida la nuova Giunta dallimitare il prodotto. Poche ma realizzabili promesse sono il presupposto per ottenere credibilit e fornire risposte concrete ai cittadini. E questa solo unanteprima. Il resto riguarda altri annunci di investimenti: per la realizzazione del programma la cifra supera il miliardo e mezzo di euro oltre a 40 milioni per la riqualificazione di 500 alloggi citava a suo tempo il comunicato ufficiale comunale aggiungendo: sono a disposizione 83 aree comunali per 2 milioni e 300 mila metri quadri. Che fine hanno fatto soldi e programmi? Storie di ordinaria inoperosa burocrazia e impolitica. Sar compito della nuova Giunta chiudere con il pregresso e concludere i cantieri nonch rivedere le scelte di costruire sulle aree a verde consumando altro suolo. Inoltre nella revisione del PGT sar necessario individuare nel Piano dei Servizi, come prescrive la legge regionale, previsioni realistiche e attuabili con fondi certi per ledilizia residenziale pubblica, un tema da troppo tempo oggetto di molta propaganda e scarsi risultati.

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PGT: UN USO IMPROPRIO DELLA PEREQUAZIONE Roberto Camagni


Listituto della perequazione urbanistica costituisce uno strumento potenzialmente benefico e utile di gestione delle trasformazioni urbane. Con esso sintende riferirsi alla attribuzione di un indice lordo di edificabilit omogeneo allinterno di ampie zone di trasformazione individuate dal piano, con contestuale concentrazione delleffettiva edificabilit su singole sub-aree e cessione gratuita di altre aree al Comune. Gli obiettivi, e i relativi benefici, potenzialmente ricavabili dalla utilizzazione di questo istituto possono essere cos sintetizzati: - un beneficio di efficienza allocativa e di efficacia urbanistica, raggiunto attraverso un migliore disegno urbano, con concentrazione delledificato in alcune aree e destinazione di aree consistenti a verde e servizi; - un beneficio di equit nel trattamento degli interessi privati, raggiunto attraverso lindifferenza privata alle decisioni selettive di piano; - un beneficio di carattere finanziario, poich evita il ricorso a lunghe e costose procedure di esproprio per pubblica utilit e costose transazioni fra privati; - un beneficio di carattere fiscale, nel senso di una supplenza alla mancata riforma della tassazione dei plusvalori della trasformazione urbana attraverso la fissazione negoziata di cessioni di aree ed extraoneri. Nel dibattito sulla riforma urbanistica, nazionale e delle Regioni, e nella pratica di pianificazione, la perequazione ha assunto via via, grazie allinteresse per questi benefici potenziali, la caratteristica di strumento utile e salvifico in tutte le occasioni e in tutte le sue coniugazioni. Niente di pi sbagliato, naturalmente! Esistono infatti condizioni ben precise perch esso conduca effettivamente a esiti positivi: - che esso sia accoppiato a un disegno razionale e lungimirante di pianificazione e di disegno urbano; - che esso sia utilizzato per realizzare un trattamento uguale e perequato dinteressi uguali, di fatto e di diritto, e dunque che lindice unico di edificabilit sia attribuito ad aree di simile valore intrinseco (in termini di qualit urbanistica e ambientale, di accessibilit), e dunque su comparti limitati e non sullintera citt. - che esso sia utilizzato in modo trasparente nella negoziazione fra pubblico e privato sulle modalit dello scambio, o meglio del baratto, fra volumetrie di edificabilit da una parte e cessione di aree e altre monetizzazioni dallaltra. La trasparenza non deve fermarsi ai dati fisici, perch mq di superfici fondiarie o di pavimento hanno un valore assai differenziato allinterno della citt, come tutti ben conoscono; - che la negoziazione fra pubblico e privato avvenga nelle migliori condizioni di informazione e di capacit contrattuale da parte dellorgano pubblico, e dunque soprattutto attraverso la messa in competizione fra progetti differenti di sviluppo sulle aree urbanisticamente pi rilevanti. La perequazione urbanistica cos come proposta dal Comune di Milano nel nuovo Piano di Governo del Territorio, approvato nel febbraio 2011, viola tutte queste condizioni per un esito operativo favorevole. Innanzitutto, il meccanismo di attribuzione di diritti volumetrici sul territorio comunale prevale, anzi sostituisce quasi completamente, il processo di definizione e di valutazione delle trasformazioni desiderabili e sostenibili. Di l da un disegno di alcuni elementi strutturali della maglia del verde e delle infrastrutture, tutta lamplissima trasformazione consentita appare totalmente priva di ogni regola morfologica (salvo nella parte storica) e funzionale. Le destinazioni funzionali sono liberamente insediabili, senza alcuna esclusione e senza una distinzione e un rapporto percentuale predefinito (PdR, art. 5.1); il passaggio dalluna allaltra delle destinazioni funzionali con opere e senza opere edilizie sempre ammesso (PdR, art. 5.2); quanto alla disciplina degli interventi edilizi ammessi nelle diverse tipologie di aree del tessuto urbano consolidato, successivamente alla proposta di alcune indicazioni morfologiche si ripete che resta salva la facolt di procedere con modalit diretta convenzionata relativa alle soluzioni plano-volumetriche qualora lintervento (del privato) si discosti dalle previsioni dei precedenti commi (PdR, art. 13.4, 15.7, 17.3); cio, si pu sempre mettersi daccordo. Lunico obiettivo della pianificazione appare solo quello quantitativo: lobiettivo, totalmente irresponsabile, di consentire espansioni edilizie tali da poter accomodare 257.946 nuovi abitanti (sugli attuali 1,3 milioni). Le indicazioni politiche che hanno accompagnato liter del Piano sono state ancor pi compiacenti: mezzo milione di nuovi abitanti! Ed esse evidentemente hanno la-

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sciato un segno, di l dalla cifra formale, se unattenta analisi, effettuata dalla Provincia di Milano, delle previsioni di sviluppo urbanistico edilizio ha evidenziato un macroscopico sovradimensionamento dellofferta, capace di ospitare verisimilmente oltre 600.000 nuovi abitanti (Provincia di Milano, 2010; Botto, 2010). Si realizzato lauspicio formulato da Maurizio Lupi, gi assessore allo sviluppo del territorio di Milano, nel corso del dibattito sulla riforma della legge nazionale di governo del territorio: che il piano urbanistico divenga una sorta di banca dei diritti di edificazione commerciabili nellambito di una filiera dinteressi pubblici da perseguire (Lupi, 2005, p. 31). Effettivamente limpressione proprio quella di un catalogo di premi volumetrici accordati, che prevalgono su una rete tenue dinteressi pubblici. In secondo luogo, la costruzione della citt pubblica, per quanto riguarda le grandi reti infrastrutturali e del verde, trova certamente uno strumento ragionevole, in termini finanziari, nellattribuzione dellindice unico di edificabilit alle aree destinate a questi usi (PdS, Art. 5.2-3), ma si scontra con alcune difficolt e alcuni limiti vistosi. Se da una parte vero che il diritto edificatorio consente ai privati di ottenere un valore monetario a fronte della cessione delle aree al Comune, e che il Comune stesso, sulle aree di sua propriet, pu ottenere gli stessi vantaggi economici, come fosse un privato, vendendo i diritti, manca daltra parte la garanzia della necessaria sincronia temporale nelle cessioni per poter davvero realizzare i detti servizi. Inoltre, nelle transazioni di trasferimento dei diritti attribuiti al di fuori di queste aree, manca totalmente un canale certo per ottenere nuove risorse o cessioni gratuite al Comune, il tutto essendo delegato a eventuali nego-

ziazioni pubblico/privato. E la tradizione milanese recente insegna che tali negoziazioni hanno portato solo limitatissimi vantaggi al pubblico, nella forma di extra-oneri pari a un 1-1,4% del valore di mercato dei volumi realizzati (Camagni, 2009). In terzo luogo, se si propone (finalmente) una maggiore trasparenza sulle condizioni della negoziazione (PdR, art. 11.10), scompare ogni accenno alla messa in competizione di progetti differenti. In quarto luogo, per effetto della scelta di attribuire un unico indice di edificabilit a tutti gli ambiti del Tessuto Urbano Consolidato (0,5 mq/mq, aumentabile a certe condizioni fino a 1mq/mq) e cio diritti edificatori trasferibili in tutta la citt consolidata (PdR, art. 6.1 e 7.5), si perde ogni garanzia di concentrazione e di razionalit urbanistica delle nuove edificazioni, che restano legate alla casualit di decisioni individuali non vincolate (Pogliani, 2011). Inoltre, ed ancora pi grave, scompare ogni possibilit di perseguire una equit vera, in quanto diritti maturati su aree diverse, a diverso valore, possono essere trasferiti e utilizzati su aree a maggiore centralit e maggiore pregio. Un istituto perequativo nato per generare equit, e riproposto nel Piano delle Regole di Milano con questo obiettivo (la perequazione attua il principio di equit, PdR. Art. 7.2), genera un trattamento eguale di condizioni diseguali. Tre considerazioni fortemente critiche si possono avanzare al proposito, che mettono in dubbio la stessa accettabilit giuridica delle norme che regolano i processi perequati: a) Tutti i piani urbanistici generano processi di valorizzazione fondiaria, ma sono tenuti a darne giustificazione. Con quale considerazione si giustifica a Milano la creazione artificiale di valori attribuiti selettiva-

mente, ad esempio laddove si dice che i servizi privati (anche religiosi) non consumano diritti edificatori, che possono essere realizzati in loco o trasferiti? (PdS, art. 8.2-3) (Boatti, 2011). b) Quale prezzo di mercato pu essere attribuito razionalmente a un diritto edificatorio che pu essere utilizzato ovunque in citt, e dunque in condizioni di ben diversa valorizzazione potenziale? Al di l del vantaggio ingiustificato attribuito al detentore di diritti capace di ottenere dal Comune convenzioni per edificazioni centrali (elemento che rischia di generare corruzione e trattamenti differenziati di operatori privati), e al di l della difficolt di valutazione nelle compravendite private di diritti, quale prezzo potr essere giudicato congruo e corretto quando sar lamministrazione pubblica a vendere i diritti? c) Nei manuali di urbanistica e di economia urbana si afferma che, allorch la citt si sviluppa fisicamente, i proprietari fondiari si appropriano di una rendita assoluta, che matura ai margini della citt per effetto delle economie di agglomerazione e degli investimenti in infrastrutture urbane. Nel caso milanese di trasferimento di diritti edificatori, (1) maturati alla periferia ma utilizzati al centro (o in aree privilegiate per accessibilit o qualit) il proprietario si approprierebbe sia di una rendita assoluta, presente in tutta la citt, sia di una rendita differenziale, data dalla centralit o dalla qualit situazionale. Un bel risultato davvero per un piano che afferma di perseguire lequit!

(1) Nel Piano si prevede di assegnare diritti anche ad alcune aree periurbane esterne al tessuto consolidato, ma tale decisione al momento sospesa per lopposizione della Provincia.

MILANO DONNE IN GIUNTA, E NELLE PARTECIPATE? Ileana Alesso


Anche a Milano furono molti i sorrisi ironici, quattro anni fa, quando lUDI, lUnione Donne in Italia, lanci la Campagna 50e50 ovunque si decide!. Il senso e la portata della Campagna e del progetto di legge di iniziativa popolare promosso dall UDI che nel 2007 raccolse 120.000 firme ed attualmente allesame in Senato, era incentrato sulla presenn.24 III 22 giugno 2011 za paritaria delle donne e degli uomini, in pari numero e grado, sia nelle liste per la elezione alle assemblee elettive sia nelle nomine per le giunte esecutive. Sembrano trascorsi anni luce. Oggi la proposta di democrazia paritaria pare persino ovvia e forse questo il suo maggior successo, lessere entrata nella cultura, lessere divenuta ovvia anche se non scontata. Per nulla scontato stato limpegno preso dal candidato Sindaco Giuliano Pisapia, di formare una giunta composta da met donne e met uomini, impegno mantenuto quando stato eletto, liberando le competenze e le capacit delle donne e portandole al governo della citt di 7

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Milano. Lo stesso avvenuto nelle giunte comunali di Firenze, Torino e Bologna. Oggi non si vedono pi quei sorrisi ironici bipartisan, non si avverte pi quel senso di fastidio, quando non di vera e propria ostilit, che era invece quasi allordine del giorno solo quattro anni fa. Cosa ha portato a questa svolta? Quali sono stati i fattori che hanno determinato questo cambio di registro? Le risposte, compiute e articolate, si troveranno via via che maturer la percezione che ora, nella primavera del 2011, avvenuto uno storico punto di svolta. In attesa di risposte esaustive, alcune ipotesi possiamo comunque cominciare a farle. Innanzitutto il fatto che in questi ultimi anni eventi, convegni, pubblicazioni incentrati sulla democrazia paritaria, nonch le battaglie giudiziarie come quelle per lannullamento delle giunte affette da squilibrio di genere, hanno lasciato il segno nel costume e nel comune sentire. In secondo luogo le donne, i gruppi e le associazioni che da allora hanno lavorato in questo senso, ci hanno creduto. Sarebbe arrivato nel 1945 il diritto di voto per le donne se queste si fossero viste incapaci di assumere decisioni importanti per la

collettivit e si fossero sentite incompetenti nel votare? E le donne, avendoci creduto, hanno anche svelato linconsistenza degli argomenti che miravano solo a consolidare labuso della posizione dominante maschile nei ruoli decisionali svilendo il valore dellaltra met del Paese. La terza che questa consapevolezza si diffusa anche tra molti uomini. Studi economici sempre pi diffusi hanno dimostrato la qualit dei risultati raggiunti dalle squadre miste, paritariamente composte da donne e uomini, rispetto ai gruppi di lavoro a sesso unico. A questo si aggiunta la consapevolezza che la perdita di chances riguarda non le sole donne ma lintera collettivit, danneggiata nel vedersi privata di competenze, esperienze e capacit specie in un momento di crisi come quello attuale. E a una ulteriore condivisione della ineludibilit di una svolta ha contribuito il superamento della soglia della decenza, avvertita nel comune sentire come un punto di non ritorno. In questo caso la soglia della decenza stata superata con larroganza dello scandalo noto come Rubygate, che ha svilito e offeso le donne, ma anche tutti quegli

uomini che non si riconoscevano in quella rappresentazione sessuale rapace, violenta e seriale. E che, per rimanere a Milano, il 29 gennaio ha portato in piazza quasi diecimila persone in risposta allappello lanciato da una ventina di donne delle associazioni, delle professioni e del sindacato, poi riunite in Comitato che ha dato vita alle iniziative del 13 febbraio, dell8 marzo e dell8 maggio e altre ne sta preparando. Ora che a Milano la giunta fatta e ha iniziato a lavorare rimane laltro impegno assunto dal Sindaco in campagna elettorale, quello di portare il medesimo principio di condivisione delle responsabilit tra donne e uomini nelle societ partecipate, negli enti e nelle istituzioni che fanno capo alla amministrazione comunale. Non abbiamo sogni, ma obiettivi. Non vogliamo privilegi, ma diritti hanno dichiarato le donne di Milano l8 maggio scorso quando, a centinaia in una domenica di sole, insieme alle candidate delle diverse liste a sostegno di Giuliano Pisapia, si sono prese per mano e hanno profeticamente abbracciato Palazzo Marino. Quelle donne ora si aspettano cinque anni davvero speciali.

PISAPIA SINDACO: QUALCHE IDEA PER IL VERDE. Francesco Borella


Per non lasciar cadere questo momento magico, della Milano che riparte, vorrei provare a buttar gi qualche idea sugli indirizzi, i progetti e le priorit che, per il settore del verde, mi piacerebbe vedere nelle linee di programma dellamministrazione, per i prossimi anni. Un po a sciabolate e per grandi linee, se volete, senza pretese di completezza n di terziet. Io ci provo. Una premessa: il verde non cosmesi urbana, componente strutturale della citt contemporanea. Quindi parlare di verde significa parlare di urbanistica, di assetto del territorio, di progetto della citt. Dunque, anzitutto una nuova idea della citt: Milano non quella che sta dentro i confini comunali, Milano la Grande Milano, ha, deve avere un respiro metropolitano (a proposito, anche se nessuno se n accorto, ricorrono giusto i cinquantanni dalla nascita del PIM; per qualcuno, per pochi, la memoria corre a unaltra stagione di rilancio amministrativo, quella degli Hazon e dei Bassetti, con qualche nostalgia di una sensibilit e attenzione alla dimensione sovraccomunale e metropolitana, andate perdute). Basta con la politica del verde fatta sul numero degli alberi della citt (ne avevo scritto su ArcipelagoMilano tempo fa) o tutta centrata sui cosiddetti parchi della trasformazione, i parchi cio ricavati allinterno dei PRU, dei PII, degli interventi sulle aree industriali dimesse, i parchi di tutte le lottizzazioni in deroga che hanno caratterizzato ventanni di urbanistica milanese. Dei quali pure avevo recentemente scritto su ArcipelagoMilano, parlando in particolare dellesito del concorso del Parco Citylife ma confessando una mia impressione negativa che accomuna tutti questi parchi, proprio per il loro vizio di origine: di essere in fondo un verde di risulta. Un verde, dicevo risultante appunto da unoperazione urbanistica in cui al centro dellattenzione, non solo delloperatore ma in qualche modo anche dellamministratore pubblico, che ne oggettivamente corresponsabile, sta la dislocazione ottimale della maggior volumetria possibile e non la progettazione di un grande parco per la citt, di unarea verde ottimale per compattezza, per fruibilit e accessibilit urbana, per valore ecologico. Vizio dorigine, aggiungevo, ragionando nella prospettiva del nuovo PGT che avrebbe reso dominante la logica dei mega interventi privati, che si porta appresso un altro rischio, tuttaltro che trascurabile: il rischio che il mercato vedi Santa Giulia - fermi a met le iniziative edilizie e quindi di riflesso anche i loro parchi pertinenziali; il rischio dunque che il futuro verde milanese possa essere fatto da parchi: 1. un po casualmente e disorganicamente distribuiti sul territorio, in relazione alla casuale distribuzione delle iniziative edilizie; 2. firmati e carissimi; 3. spesso incompiuti. La considerazione conclusiva della mia nota sul Parco Citylife mi offre il destro per passare alla pars construens del discorso di oggi. Scrivevo: Continuo a ritenere che Milano non abbia sufficientemente riflettuto

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sullesperienza e sul metodo (di progettazione, realizzazione e gestione) del Parco Nord, del Boscoincitt e del Parco delle Cave (prima dellabbandono di Italia Nostra), non a caso i parchi pi amati dai milanesi. (nota per gli esperti del settore: io questa riflessione ho tentato di farla da tempo; lesempio pi recente, un articolo sul n. 23 di Architettura del Paesaggio; riflessione non astratta ma da addetto ai lavori, riflessione su unesperienza a lungo maturata, dato che, com noto, per me il Parco Nord un po il lavoro di una vita). Dunque anzitutto tornare a lavorare nelle periferie. Tornare a lavorare sulla cintura verde metropolitana, per ricucire e interconnettere con il verde e con la viabilit dolce le periferie urbane con i tessuti edificati della prima fascia esterna, per trasformare (vedi ancora lesperienza Parco Nord) aree marginali e degradate di periferia metropolitana in aree pregiate, in nuove centralit; per innescare, partendo dal verde, processi di riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica di area vasta. Questo il tema che mi interessa, questo il tema su cui desidero concentrare la mia attenzione (anche a scapito di altri, ad esempio dei raggi verdi, che oggi hanno rubato la scena e che pure, ribattezzati eventualmente rete primaria urbana dei percorsi ciclabili, meriterebbero certamente attenta considerazione). Proviamo a fare un primo sommario elenco dei temi e delle situazioni da affrontare (anche qui, senza alcuna pretesa di completezza, elenco quindi aperto a tutte le possibili integrazioni). Milano Nord. Naturalmente il Parco Nord il perno del sistema del verde da costruire e, per prima cosa, il Parco Nord va completato: non manca molto, la cosa possibile nellarco del quinquennio e sarebbe davvero incomprensibile che il parco pi grande realizzato in Italia nel ventesimo secolo, ideato dal PIM ai tempi di Filippo Hazon e poi costruito con grande impegno e partecipazione corale nellarco di un trentennio, rimanesse incompiuto. Dunque completamento del Parco Nord possibilmente, aggiungo io con convinzione, forse non troppo disinteressata, senza tradire il disegno originale - e interconnessione e progressiva messa a sistema del Parco Nord con i PLIS (parchi locali dinteresse sovraccomunale) e le altre aree verdi del nord Milano, compresi tra Groane e Parco di Monza e Valle Lambro (Parco della n.24 III 22 giugno 2011

Balossa, Parco del Grugnotorto, sistema verde del Villoresi, Parco Media Valle Lambro). Un complesso sistema di aree verdi che, se attuato integralmente (purtroppo solo il Parco Nord per ora vicino al traguardo) e integrato con alcune indicazioni di tutela o di intervento attivo di deframmentazione contenute nelle previsioni della rete ecologica regionale (per ora assolutamente prive di contenuti coattivi) potrebbe offrire prospettive di un futuro assetto territoriale ecologicamente pi equilibrato allintero settore nord milanese. Milano Ovest. Il sistema verde ovest oggi formato dai tre parchi di Trenno, del Boscoincitt e delle Cave, e si prolunga entro la citt con larea degli ippodromi e degli impianti sportivi. Come noto, il Boscoincitt e il Parco delle Cave sono stati realizzati (il primo dal 74, il secondo dal 97) e gestiti da Italia Nostra, attraverso un suo braccio operativo (il Centro di Forestazione Urbana, diretto per anni dal mitico Sergio Pellizzoni e ora dal suo fedele interprete e successore Silvio Anderloni); fino allanno scorso, quando Italia Nostra stata costretta a disdettare la gestione del Parco delle Cave, per lostilit evidente dellamministrazione di allora. In questo quadro, la priorit assoluta, oggi, il rinnovo della concessione del Boscoincitt, scaduta lo scorso 31 dicembre e prorogata per soli 6 mesi, e quindi di nuovo in scadenza a giorni. E del tutto evidente che rinnovare la concessione a Italia Nostra non vuol dire soltanto garantire per altri nove anni la gestione ottimale e partecipata dei 120 ettari di area verde del Bosco, vuol dire molto di pi, pu essere una scelta che apre prospettive molto pi vaste. Vuol dire certamente riconoscimento di un centro di cultura del verde e di educazione ambientale che ormai patrimonio di tutti, non solo per larea milanese; vuol dire probabilmente riportare allattenzione dellamministrazione non tanto (o non subito) la gestione del parco delle cave quanto i progetti di Italia Nostra per il completamento del parco delle cave rimasti nel cassetto, ignorati dalla precedente amministrazione: quello relativo alla cava Ongari Cerutti, per esempio, cava ancora recintata, in condizioni di degrado e di abbandono, pericolosa, e che invece potrebbe essere recuperata, diventare un fiore allocchiello del parco ed essere aperta alluso dei cittadini, anche in

chiave Expo 2015. Perch non va dimenticato che larea Expo assai vicina al Bosco ed naturalmente destinata a diventare il nuovo perno del sistema verde del nord est milanese; e che quindi, in chiave Expo, molte sono le possibili sinergie tra CFU-Italia Nostra e amministrazione che si potrebbero attivare: quella del recupero delle cascine, soprattutto in funzione di foresteria, quella di valorizzazione del ricchissimo sistema delle acque, quella della valorizzazione e potenziamento del sistema degli orti urbani, quella della esposizione sul campo della natura e dellagricoltura in citt, con proiezione dal Bosco verso le aree agricole esterne di Pero, Settimo, Rho, Muggiano, portate a polo e modello di agricoltura periurbana, a un tempo produttiva e aperta alla fruizione della cittadinanza; e soprattutto, naturalmente, con la messa a sistema delle aree verdi esistenti, imperniate sul Boscoincitt, con la vicina area Expo, in primo luogo attraverso il sistema dei percorsi ciclopedonali. Milano Est. Nel quadrante est, c un filo rosso (chiamarlo filo azzurro, il colore virtuale del fiume, potrebbe far sorridere) che potrebbe ricucire tutto il sistema delle aree verdi, ed il Lambro. E la scelta da fare subito, quasi a occhi chiusi direi, da parte della nuova amministrazione, quella di aderire al PLIS della Media Valle del Lambro, inserendo nel Parco una quarantina di ettari di aree in territorio di Milano (confinanti con aree verdi di Sesto e Cologno, gi incluse nel PLIS); aree gi destinate a verde e in parte gi sistemate a giardino, il Parco Adriano, un giardino di quartiere, dal carattere e respiro locale; aree che invece, inserite nel PLIS, potrebbero assumere un significato (e un disegno, e inserirsi in un sistema ciclopedonale ed ecologico) assai pi vasto. Con tale scelta, il PLIS della Media Valle Lambro (che, va ricordato, garantisce, in prospettiva, un corridoio ecologico e un percorso ciclopedonale fino al Parco di Monza e anche, grazie alla interconnessione con la Martesana, che cade appunto nel tratto milanese, un percorso ciclabile fino allAdda, questo gi oggi fruibile) avrebbe una penetrazione nellurbanizzato milanese fino allo svincolo di Cascina Gobba, attraverso il quale, non senza difficolt, potrebbe trovare una connessione ciclopedonale verso sud, col Parco Lambro urbano, e da qui con le varie macchie di verde esistente, da potenziare e mettere a sistema, 9

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nellest milanese, vale a dire con Rubattino, col Parco Forlanini/ Idroscalo e col Parco di Monlu, che gi parte del Parco Sud e che quindi gi rappresenta una connessione forte col sistema del verde regionale. E dunque col tratto urbano del Lambro, per decenni abbandonato come terra di nessuno, che bisogna tornare a fare i conti, per farne il sistema verde est, avente il carattere e di corridoio ecologico e di direttrice di un percorso ciclabile, aperto verso nord fino al Parco di Monza, attraverso il PLIS Media Valle Lambro, come si detto, verso est fino allAdda, verso sud fino alle Abbazie, alle cascine e alle vaste potenzialit del Parco Sud. Un tratto di fiume, quello urbano pi compromesso, di circa 4 Km , tra il Parco Lambro e il Parco Monlu, un terzo circa della dozzina di Km dellintero tratto milanese del fiume, tra il ponte canale della Martesana e la Paullese; un lavoro importante e affascinante, da impostare da subito, da affrontare con pazienza e perseveranza, gradualmente nel tempo. Al cuore di questo sistema verde est, un episodio a s, importante: il completamento del Parco Forlanini. Nel 2001 si fatto un concorso internazionale, nella prospettiva del grande appalto chiavi in mano. Da allora tutto fermo. Ho sempre pensato, continuo a pensare che anche per il Forlanini il metodo dei piccoli passi, del work in progress, sullesempio del Parco Nord o del Boscoincitt, con un direttore e un

ufficio parco sul posto, capace di raccogliere e coordinare la partecipazione dei cittadini e delle realt locali, potrebbe essere quello giusto. Milano Sud. Qui non c nulla da inventare, in teoria. C solo da riprendere in mano il Parco Sud e da mettersi a lavorarci per davvero. Il lato sud della cintura verde metropolitana, si pu dire, ancora tutto da fare. E se non ora, quando? Se non si coglie oggi loccasione di una Expo, centrata sui temi della nutrizione e dellenergia, per mettere al centro dellevento la nostra grande area agricola del sud Milano e per far decollare il progetto di farne davvero un Parco, non sarebbe un po come rinunciare allidea? Il tema meriterebbe un discorso a parte. C una legge istitutiva del Parco del 90, c un Ufficio Parco della Provincia che ci lavora da ventanni, c un piano territoriale di coordinamento, eppure difficile affermare che questo parco sia decollato per davvero. Certamente i cittadini non se ne sono accorti; sono pronti a difenderlo dalla minaccia del cemento, questo si, ma avrebbero bisogno di essere aiutati a conoscerlo, a percorrerlo, a identificarlo in alcuni capisaldi territoriali, in alcune aree verdi fruibili, riconoscibili, esemplari: quelle che potrebbero essere le teste di ponte urbane del Parco Sud, le aree dinterfaccia tra la citt e il Parco Agricolo, aree verdi del Parco Sud ma allo stesso tempo anelli della cintura verde metropolitana.

Ecco la priorit assoluta, a mio parere, quello che davvero manca per poter considerare avviato e riconoscibile il Parco Sud, dai cittadini in primo luogo: aree verdi aventi funzioni di aree gioco, di punti attrezzati di sosta, di parcheggio, di partenza dei percorsi ciclopedonali, di organizzazione e smistamento della fruizione nel parco agricolo, di interfaccia con la realt agricola. I rischi del Parco Sud sono in primo luogo quelli di cementificazione: sia di cementificazione di aree agricole pregiate a scopo speculativo, che di cementificazione da grandi infrastrutture, soprattutto stradali, paesaggisticamente devastanti. Ma il rischio pi serio, per il Parco Sud, quello di non riuscire a far decollare davvero il Parco nella realt, con trasformazioni territoriali coerenti col progetto del Parco e come tali leggibili e identificabili dai cittadini e dallopinione pubblica: in primo luogo le nuove aree verdi urbane, le teste si ponte di cui ho parlato; ma anche il sistema dei percorsi ciclopedonali; i nuovi boschi e il nuovo equipaggiamento vegetale della campagna; la tutela e valorizzazione dello straordinario storico sistema delle acque; il recupero e la rivitalizzazione delle antiche strutture storiche, le cascine, i mulini, le pievi, le abbazie, i castelli; soprattutto, la progressiva silenziosa rivoluzione della nuova agricoltura per la citt e del nuovo paesaggio agricolo conseguente, il vero e compiuto suggello delloperazione Parco Sud.

BERLUSCONI DOPO PONTIDA NOT FOREVER Guido Martinotti


Questo pezzo segue idealmente quello pubblicato mercoled scorso; il tema ha perso forse un poco di immediatezza (e difatti ho cancellato i riferimenti pi legati alla cronaca immediata), ma rimane il valore assoluto. Berlusconi patologicamente incline a piacere agli altri, ha bisogno del loro affetto, afferma Giuliano Ferrara (lEconomist, June 11th, 2001, p.15), con la sua solita capacit di smerciare balle mitologiche per verit assodate. Allora come mai, dopo due sberle come Milano e il referendum, resiste sugli spalti? Ce lo spiega linteressante opinione di Bruce Bueno de Mesquita e Alastair Smith nellarticolo sul come sopportare i tiranni (How Tyrants Endure, NYT, OP-Ed, Friday June 10th, 2011 A35). Ma Berlusconi un tiranno? Non nel senso tradizionale, ma un autocrata s, non lo dico io (che userei anche sinonimi pi pesanti) lo grida come un forsennato il solito Giuliano Ferrara in una scena esilarante al Capranica: Silvio, basta autocrazia pi democrazia, come gridare a Maria Antonietta Basta brioches!. I due politologi di New York University spiegano che gli autocrati hanno bisogno di assicurare un continuo flusso di benefici ai propri sostenitori e famigli () Tra i dittatori solo i molto ricchi sopravvivranno. La chiave di volta del sistema quindi la disponibilit illimitata di risorse, come avviene nei paesi con molte risorse naturali (Gheddafi, per esempio, o Putin). Berlusconi, stato, come spesso avviene agli autocrati italiani, geniale, perch ha munto il sistema impadronendosi del controllo delle risorse e superando uno dei baluardi della democrazia, il divieto di conflitto di interessi. Una volta eliminato quel baluardo chi governa pu trasferire a se stesso tutte le risorse (nostre) che vuole, comprese quelle derivanti da corruzione e da affari internazionali. Ecco perch la colpa dei geni della politica come DAlema grave, irrimediabile: perch non hanno impedito la costruzione di un monopolio del potere, trascurando le normative sul conflitto di interessi come roba frusta o comunque secondaria. Ma c una debolezza allorizzonte: lautocrate che invecchia non pu pi offrire ai suoi portaborse i privi-

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legi e i pagamenti che assicurano la loro lealt. Essi sanno che non pu pagarli dalla tomba. La decrepitezza indebolisce la lealt. Ecco perch Berlusconi aveva bisogno di Scappagnini che dicesse che lui sarebbe campato fino a centanni e di una banda di corifei e puttanelle che garantissero della sua prestanza. Berlusconi non Mussolini. E peggio, rappresenta la conferma vivente pi incontrovertibile allincipit del 18 Brumaio di Karl Marx: Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano per, cos dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa. Berlusconi ha rappresentato nel nostro paese una farsa, una farsa tragica. Che abbia marcato unepoca come nella sua mente malata pensa e ripete, non vi dubbio, che questa epoca abbia esattamente coinciso con il periodo in cui il nostro paese passato dalla nazione che pur essendo piena di problemi stata ammessa allEuro con bandiere al vento, a un paese che, come dice lEconomist, accomunabile al Togo, Madagascar, Bahamas, Brunei, Kiribati, Zimbabwe e simili, l da vedere. Ma come stato possibile, continuano a chiedere gli amici di altri paesi? Durante lera mussoliniana lItalia era tagliata fuori dalle informazioni sul resto del mondo, oggi le informazioni erano e sono disponibili e molti da tempo gridavano allarmati ci che chiunque poteva vedere con i propri occhi, ma le loro grida venivano tacitate da una potente fortificazione a pi strati come le fortezze dei Templari in Terra Santa (che peraltro non hanno impedito la loro sconfitta). La cortina - fortificazione era fatta di tre strati. Il primo strato costituito dai sostenitori Meno male che Silvio c: lo strato di ferro, anzi di molibdeno, qualsiasi cosa succeda, spunta Capezzone, come un cuc svizzero della premiata ditta e ripete meccanicamente che tutto va bene e che la sinistra colpevole di ogni nequizia, ma anche uno strato impastato con il cemento di un certo stile culturale pseudo godereccio da softporno per militari. Poi c lo strato di gomma, che costituito dai terzini, che sono stati i pi efficaci, perch come ha spiegato Alexander Stille in pi di una occasione e nei suoi libri, (che non a caso vengono raramente citati) sono quelli che hanno fornito una sponda apparentemente neutrale e n.24 III 22 giugno 2011

indipendente, quindi molto efficace (per Berlusconi). Poi c il muro di fumo: il muro di fumo prodotto dagli intellettuali che sono dichiaratamente a sinistra, ma che hanno da sempre elaborato la teoria che Berlusconi non andava attaccato. Sono un prodotto del finto bipolarismo italiano che si traduce visivamente in un pie chart che, come la famosa Sfinge, propone un indovinello irresolubile. Se il tavolo del gioco fisso, una torta immutabile, il partito che sta al centro sinistra non ha altra alternativa per vincere che ampliarsi al centro. A qualsiasi costo: ma soprattutto senza parlare di cose indelicate: non dei PACS perch senn perdiamo i cattolici, non del ruolo dello stato senn perdiamo gli industriali, sottovoce degli immigrati senn perdiamo tutti e via impaurendo, cos si perde una fetta decisiva di elettorato di sinistra. E vero che al muro del fumo in varie occasioni lintemperanza di alcuni personaggi della sinistra, diciamo cos non regolamentare, ha fornito parecchio combustibile, ma questa posizione autorevolmente sostenuta la principale causa della paralisi della sinistra. Una paralisi in cui molti che non voglio nominare hanno prosperato guardando dallalto in basso gli stupidi che cercavano vie diverse. Ora gli stupidi hanno vinto a Milano e Napoli, e in molti altri posti ancora (compreso Torino dove ha vinto alla grande Fassino, dopo Chiamparino, nessuno dei due proprio il massimo della centralit PD) e si scopre che, se non fossero stati stupidi, Pisapia e De Magistris non avrebbero vinto. C stata una recovery of nerve, nel senso del bel saggio di Peter Gay che spiega come prima dellilluminismo e della Rivoluzione francese lEuropa aveva ripreso coraggio dopo le paure medievali. Adesso si vede che con un po di coraggio i muri cadono, non c sempre bisogno della tromba degli angeli. Il muro di fumo non regge al vento, appena si aprono un po le finestre e nonostante una rinnovata produzione di fumo su base industriale. Anche qui credo che il punto di massima elongazione dal buon senso sia stato toccato da Massimo Cacciari che nella sua spericolata discesa verso il baratro non riuscito a rallentare e, non contento di averci proposto Albertini come candidato, dopo laffermazione spettacolare di Pisapia al primo turno, ha avuto il coraggio civile di dire che se

avessimo scelto Albertini avremmo vinto al primo turno. Forse s, ma comunque nella confusione Cacciari ha sbagliato la coniugazione del verbo; la frase doveva essere detta cos: se noi avessimo scelto Albertini come candidato loro avrebbero vinto al primo turno. Adesso sono gi stati tirati fuori gli idranti: Maurizio Sacconi, si cimentato nella barzelletta pi spiritosa dellanno dicendo che il risultato non tocca Berlusconi. Il quale per conto suo concorre al secondo posto proponendosi come campione delle rinnovabili. Ma il tema principe gi stato elaborato da Irene Tinaglia su La Stampa con un editoriale in cui sostiene che non ha vinto nessuno perch ha vinto il popolo. Enn, enn, gentile Irene Tinaglia: sar pur vero che non sempre la dirigenza del PD ha imboccato la strada giusta, ma nel referendum alcuni partiti stavano con il popolo italiano e altri, segnatamente PDL e Lega, stavano contro. Non cominciamo a intorbidire le acque. Ma questa una storia lunga che promette di essere divertente e per il momento limitiamoci a prendere appunti. Ne riparleremo tra un poco di tempo.

Nota Rileggendo lincipit del mio pezzo di mercoled scorso mi sono accorto che tagliando e sintetizzando ho causato un non voluto accostamento tra intellettuali a lappui ( una citazione da vecchi e per vecchi che riprende il titolo allusivo di una collana di testi sessantottini della casa editrice Maspero) e il nome di Michele Salvati che critico pi sotto, ma certamente non per essere un sostenitore di Berlusconi. Il seguito dellarticolo fa giustizia di questa impressione, ma ci tengo comunque a essere chiaro. Gli intellettuali a lappui di cui parlo sono i vari Ferrara & Co, persone con mille facce, ma un ghigno solo, quello di chi al servizio del potere. Liberamente al servizio, dice il Ferrara stesso, ma sempre al servizio. Lunica cosa da cui Ferrara si sente veramente libero una qualsiasi forma di morale comune perch i bolscevichi come lui hanno la sindrome di Raskolnicov. Una persona intelligente, soprattutto se impegnata in una missione rivoluzionaria non pu essere vincolata dalla morale comune, che per tutti quanti noi poveri iloti. La morale comune anche quella che imporrebbe, dopo che si spadroneggiato e sbruffo11

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nato per quindici anni, di non reagire al doppio cazzotto di destro e di sinistro che si beccato il povero Berlusca, mettendosi a fare il piangina e chiedendo clemenza di giudizio. Ma quella la morale comune.

Uno intelligente come Ferrara pensa solo allopportunit e non si reso neppure conto di aver dato per morto il suo capo mentre ancora cammina. Il giudizio equanime lo daranno figli e nipoti tra qualche ge-

nerazione, ora possiamo solo compatire una persona che ogni giorno di pi si rivela, lui come i suoi sostenitori, di una modestia senza limiti.

IL POPOLO SOVRANO SFIDA IL PD? Giuseppe Ucciero


La tornata referendaria ha chiarito e rafforzato il carattere di quella amministrativa: c gran voglia di partecipazione, di politica, di decisione in prima persona, la chiamano (ah, il design politico...) democrazia deliberativa, ma altro non che la cara vecchia democrazia diretta, fiume carsico che riemerge dal profondo della nostra vita sociale. Se vi stato un tratto effettivamente distintivo nel successo di Giuliano Pisapia, stato laver contribuito a rafforzare londa partecipativa, fenomeno non solo milanese, ma che qui si presentato con maggior forza, consapevolezza e prospettiva. Come milanesi ne siamo orgogliosi e vorremmo vederne lo sviluppo e non il deperimento rapido. Il PD rivendica con forza il ruolo guida del successo, ma forse sfugge qualcosa di essenziale. Non ne neghiamo i meriti, ma non crediamo che il cambiamento sia tutta farina del suo sacco. Il carattere partecipativo esploso con la tornata referendaria possiede un connotato particolare che, pur facilitato dal centrosinistra e dal PD, li trascende, come se il popolo, aldil delle convinzioni politiche dei suoi singoli cittadini, intendesse riprendere in prima persona i propri destini, strappandoli alla incerta mano della politica partitica ufficiale, spesso ridotta a politique politicienne. Certo, il fenomeno pi intenso nel centrosinistra che nel centrodestra, ma la partecipazione massiccia di milioni di elettori di questa parte lo qualifica come fenomeno trasversale. La sfida alla forma partito palese e tocca al PD in primo luogo raccoglierla, proprio perch vincitore e proprio la vicinanza al tema democratico che professa, ma che pratica in modo intermittente nella sua vita interna. Come conciliare per esempio esaltazione della spinta partecipativa e pratica costante della cooptazione nei gruppi dirigenti? Come corrispondere alla spinta partecipativa dei cittadini milanesi con una direzione provinciale formata su di una lista totalmente bloccata e senza preferenze? E cosa dire poi della n.24 III 22 giugno 2011 nomina del coordinatore cittadino, a sua volta pre-scelto (cio scelto prima nelle segrete stanze) senza alcuna autentica forma di coinvolgimento di iscritti ed elettori? Tutto questo, sia chiaro, senza offesa personale alle persone, siano Cornelli, Laforgia e altri. E cosa dire infine della vita asfittica di tanti Circoli? Vuol dire che il PD non ha meriti nel recente passato, o che non ha chance nel prossimo futuro? No, ma meriti e chance saranno tanto pi certi e solidi se il Partito Democratico sapr mettersi in sintonia con il cambiamento, svolgendo da bravo al suo interno il compito che lelettorato gli ha assegnato. Perch anche stavolta il popolo si rimesso in moto, riappropriandosi della sua qualit sovrana, anzi ricordando a se stesso e a chi lo rappresenta che egli il sovrano: non una qualit pi o meno accessoria, ma una identit inalienabile, indisponibile. La Costituzione afferma gi allart. 1 che La sovranit appartiene al popolo escludendo qualsiasi altro potere concorrente, terreno o celeste, interno o internazionale, aggiungendo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. La tensione tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa viene introdotta, privilegiando senza dubbio la forma parlamentare e indiretta, ma senza escludere spazi di democrazia diretta. Qui il referendum abrogativo norma di salvaguardia quando il sistema viene spinto ai limiti della rottura per il dissidio tra volont dei rappresentati e dei rappresentanti, lasciando a questi ultimi la parola definitiva. Parola certamente spesa in questa occasione, ma saremmo ciechi e sordi se non vedessimo che lansia crescente di partecipazione diretta non pu essere costretta nella camicia di forza dello strumento referendario abrogativo. Questa visione appare sempre pi inadeguata se si pensa che la forma mediatrice che necessariamente presuppone e attiva, insomma la forma partito, appare sempre meno idonea a rispondere a due fenomeni chiave del nostro tempo: lesplodere multiforme delle soggettivit sociali e la crescita culturale diffusa. Bisogna cominciare a pensare il nuovo, a diverse forme di partecipazione e decisione che affianchino, modifichino e integrino il tradizionale ruolo dei partiti. Crisi della democrazia indiretta quindi come crisi di crescita e non come emergenza da riassorbire quanto prima. Allora la forma partito non ha pi futuro? In assoluto non sembra n possibile n corretto, ma neppure si pu far finta di non vedere il profondo cambiamento e il radicale desiderio. Ci si aspetta una pi acuta comprensione dei bisogni e una pi decisa capacit di innovazione. Si pensi in positivo alle primarie, la maggior innovazione prodotta a sinistra negli ultimi ventanni. E si pensi invece a come il processo di selezione dei gruppi dirigenti del PD (non parliamo degli altri, per carit) sia tuttora sottoposto al prevalente criterio della cooptazione, della promozione per avvenuta omologazione. Qualcuno potr dire che non vero, che non c partito anarchico e quindi iperdemocratico come il PD, confondendo ad arte il rissoso carattere politico di un organismo semifeudale, fondato su baroni, valvassori e valvassini, con un processo aperto di discussione e di selezione del gruppo dirigente determinato, a tutti i livelli, non dalle appartenenze ma dalla autorevolezza, dal consenso espresso dalla base, e dalla effettiva capacit di rappresentanza. A Milano si sente parlare ora di cambiamenti organizzativi ad horas per meglio rispondere alla nuova situazione: come mettervi mano? I cooptati di vecchia generazione procederanno a cooptarne di nuovi, pi giovani certo, ma di nuovo e ancor pi gravemente disattendendo la sostanza del mandato politico popolare? Vogliamo vedere se ci sar il coraggio. E il grande tema del completamento dellinnovazione politica del Partito Democratico, che tocca tutti e che i dirigenti, specie quelli milane12

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si, farebbero bene a non sottovalutare, considerandosi magari legittimati proprio dal voto a non occuparsene. Quale occasione migliore del successo per mettervi mano? In realt, londa partecipativa mette in discussione anche loro, e anzi, se vi un compito alto che il Partito De-

mocratico deve assumere con decisione su di s, proprio questo, avendo ben chiaro che lintensificazione del carattere democratico e aperto della propria vita interna non solo condizione per la propria sopravvivenza, ma anche della capacit di favorire il processo civile

del nostro paese: dal 13 giugno 2011 il popolo un po pi sovrano, non respingiamolo indietro e troviamo i modi con cui renderlo sempre pi il Sovrano, nel PD e nella societ. Delle forme di innovazione del processo di partecipazione pubblico parleremo poi unaltra volta.

Scrive Isabella Inti


Ho visto il vostro recente servizio fotografico su ArcipelagoMilano, mi sembra un tema cruciale. Al riguardo, volevo segnalarle la mappatura degli spazi vuoti e sottoutilizzati che stiamo aggiornando sul sito web della ricerca TEMPORIUSO (http://www.temporiuso.altervista.or g/?page_id=8). Gi in passato, molto gentilmente, aveva dato modo a me e collaboratori del Politecnico di parlare di queste pratiche di riuso temporaneo, che si propongono di utilizzare il patrimonio edilizio esistente e gli spazi aperti vuoti, in abbandono o sottoutilizzati di propriet pubblica o privata, per riattivarli con progetti legati al mondo della cultura e associazionismo, dellartigianato e piccola impresa, dellaccoglienza temporanea per studenti e turismo giovanile, con contratti a uso temporaneo a canone calmierato. Volevo solo aggiungere che ci auguriamo che il nuovo Sindaco e giunta, possano guardare con nuovi occhi a queste pratiche e avviare presto delle serie politiche pubbliche al riguardo. La promozione di una mappatura dello sfitto da parte dei cittadini e studenti, potrebbe essere gi un segnale in questo senso.

Scrive Luigi Carrera a Riccardo Lo Schiavo


Grazie per il bel commento, ironico ma amaramente vero e sincero. Il problema che il PD non ancora (lo sar?) avvertito come un partito vero e credibile, diviso tra una tradizione (PCI; PDS; DS ecc) che avverto come ancora motivante tra quelli che vanno a far quella propaganda tradizionale e visibile e un nuovo che tutto da vedere e costruire. Sono uno dei delusi dal PD (quanti?), contento della vittoria di Pisapia, preoccupato per il peso che i "vertici" (termine impegnativo) del PD milanese giocheranno durante il mandato del Consiglio e che vista la stupidit con cui hanno gestito le primarie c' solo da spaventarsi. Se passiamo alla vitalit dei circoli la mia esperienza stata assolutamente deludente, tra luoghi tristi e in cui della vecchia sezione del PCI l'unica novit mi sono sembrate le foto appese ai muri con un incredibile accostamento tra Aldo Moro e Berlinguer, stridente per chi ha vissuto la stagione delle BR. Il ceto politico che conduceva le danze era quello di vecchia tradizione, ma assolutamente incapace di un dialogo aperto, se non di facciata, fermo su una lettura del territorio vecchia come i muri che li ospitano. Grazie e speriamo che il vento ci liberi di quello che (anche nel PD) impedisce alla gente di sognare e di trasformare i sogni in progetti veri.

Scrive Gabriele Belotti a Riccardo Lo Schiavo


Meno male che Lo Schiavo ha trovato il nuovo nemico da battere: il PD. Complimenti, ma prova a liberarti delle schiavit. Nessuno, comunque, ti obbliga a essere del PD...

Scrive Carmelo Marazia a Riccardo Lo Schiavo


Concordo con larticolo di Riccardo Lo Schiavo. Noi del PD abbiamo festeggiato nei nostri circoli, con tanta gente nuova, di nuovi simpatizzanti, ma unanalisi del voto solo roba da vecchio PCI? La mancanza di savoir faire mi sembra particolarmente grave rispetto a quello che a me sembrato un segnale particolarmente rilevante: la voglia di ritorno alla politica, lattenzione a quello che, con tutti i suoi difetti, appare lunico vero partito. I cittadini, mi sembra, sono stufi di personalizzazione (forse non un destino ineluttabile delle democrazie moderne) e di antipolitica, anche a dispetto di una campagna del centrosinistra che stata pi una corsa personale di candidati, che guidata da parole dordine. Questo ho colto dai molti contatti sul campo della campagna elettorale e dalla mia personale analisi del volto. Anche la scelta delle primarie, a me che ho votato Boeri, mi era sembrata (anche) la scelta per un candidato con un profilo politico pi marcato. Potrebbe essere un momento magico, che il PD, con tutte le sue debolezze organizzative, non pu non cogliere, a partire da una campagna di tesseramento straordinaria, sicuramente. Ma c anche domanda di risposte sui grandi temi politici, che richiede un rafforzamento delle sedi di orientamento e dibattito, che non siano pi solo i talk show televisivi. Sbaglio?

n.24 III 22 giugno 2011

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Scrive Tiziana Gatti a Massimo Cingolani


Premetto che non abito a Milano e nemmeno in Provincia ma, sono curiosa per tutto ci che accade nelle Provincie che, come la mia, sono governate dalla sinistra. Leggendo questarticolo mi ritrovo nel fatto che, alla fine delle elezioni, "deroghe" a parte, si comportino pressoch tutti allo stesso modo, chi arriva a una poltrona stabile fino alla durata del mandato sono spesso quelli che soffrono di "sindrome del baronismo", magari e sicuramente e ci mancherebbe, meritevoli ma, ci sono anche i meritevoli che non hanno presenze generazionali, non vi pare? Lavoro in una azienda ospedaliera e questa sindrome la conosco bene, nella mia Provincia, la classica tipo Peyton Place una sindrome molto diffusa anche in altre categorie. Se vogliamo essere diversi come governi di sinistra, soprattutto riformista, lasciamo spazio a tutti.

Scrive Giuseppe Vasta a Luca Beltrami Gadola


Credo anch'io che il nuovo Sindaco debba smarcarsi (senza farla fallire) da un'operazione mal impostata e mal gestita come Expo. D'altra parte non la pu neanche affossare, perch altrimenti la responsabilit sarebbe solo sua, e le varie magagne e pasticci in ambito Compagnia delle Opere (Fiera, Infrastrutture Lombarde e chi pi ne ha pi ne metta) perderebbero risalto rispetto alla perdita dell'iniziativa. E d'altra parte ancora non pu neanche sposare tutte le magagne facendole proprie... davvero una bella situazione, non lo invidio proprio! Solo una parola per sulla questione espropri. Per i terreni con destinazione agricola, ma urbanizzati (come vengono considerati abitualmente quelli a meno di 200 metri da un'infrastruttura - e qui ci sono strade, ferrovie, edifici, tutto), il valore di esproprio non quello agricolo, ma quello medio di mercato dei terreni edificabili all'intorno. Non mi sembra quindi - per quanto mi dispiaccia che la stima dell'Agenzia del Territorio sia cos fuori dal mondo. E neanche che corrisponda necessariamente a riconoscere tale potenzialit presunta. Quando si espropria un terreno per fare dei servizi, ad esempio, la stima del valore tiene conto dell'edificabilit "potenziale": ma questo non vuol dire che la si realizzi! Mi sembra insomma che la polemica di Boeri - per quanto animata da nobili intenti - non abbia un reale fondamento.

Scrive Ernesto Mambretti a Luca Beltrami Gadola


Ma Stefano Boeri cosa ci faceva nel progetto adottato da tutta la cricca, forse sarebbe meglio che se ne stesse da parte la sua credibilit discutibile. Se non sbaglio anche larchitetto del G8 berlusconiano della Maddalena. Ok ha molte preferenze ma Pisapia ha bisogno di gente nuova e integerrima.

Scrive Renata Lovati a Luca Beltrami Gadola


L'articolo molto bello, il discorso di Pisapia tenuto a Parigi, imbarazzante, come tutta questa triste vicenda. Noi sappiamo che un Expo diverso, diffuso e sostenibile sarebbe possibile ma non quello su cui ha lavorato il Bie e la Moratti. Ma il prezzo che dovrebbero pagare i territori e i cittadini trascinati da questa manifestazione inutile e obsoleta troppo alto. Nel Parco Agricolo sud stiamo combattendo contro tre infrastrutture stradali devastanti, il vecchio progetto Anas della Boffalora Malpensa, la Tem e ora anche la TOEM, e contemporaneamente lavorando con il DESR per un'agricoltura diversa, compatibile e per un'economia solidale. Con risultati confortanti, aziende in conversione bio, prodotti a filiera cortissima. L'ultimo progetto nato Orti Colti. Per fortuna il 12 Giugno ad Albairate, sollecitata da tanti Sindaci e pendolari, stata attivata la S9 e potenziato il servizio di treni sulla Milano Mortara. Sono immediatamente aumentate le auto parcheggiate nel mega parcheggio finora deserto... Non credo si debba continuare a sostenere questa gestione dell'Expo, aiutiamo Pisapia

Scrive Giuseppe Vasta a Mario De Gasperi


Sempre stimolanti, le considerazioni sul ruolo della finanza immobiliare. Solo, anzich l'analogia della miniera (si scava e si trova qualcosa che c', fino a esaurimento) preferisco quella - sempre proposta da lui della zecca: dove cio si crea (o si pensa di creare) dal nulla denaro virtuale, senza fine. A questo proposito il vertice, direi quasi metafisico, credo lo si sia raggiunto con le n.24 III 22 giugno 2011 disposizioni del PGT di Milano relative alle attrezzature religiose: queste infatti "producono" una slp virtuale pari a quella esistente, che pu essere rivenduta anche senza cessione del bene originario. Geniale. E attenzione che in teoria questo si pu ripetere all'infinito (o, almeno, a ogni cambio di piano regolatore). E' insomma la moltiplicazione dei pani e dei pesci, riservata - si badi bene - alle sole attrezzature della religione cattolica (per il combinato disposto con la legislazione regionale richiamata). Mah. Mi chiedo cosa ne pensi il Cardinale (quello uscente, Tettamanzi; di quello subentrante, Scola temo - chiss perch - che invece apprezzerebbe la cosa). Grazie a dio per forse il PGT morto.

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RUBRICHE MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Mendelssohn agli Arcimboldi
C uno scampolo di programmazione musicale di fine stagione, molto poco pubblicizzato eppure di considerevole interesse. Si tratta di una miniserie di cinque concerti di musica sinfonica eseguiti dallorchestra dei Pomeriggi Musicali al Teatro degli Arcimboldi, cio fuori dalla sede propria del Teatro Dal Verme e fuori anche dalle usuali tourne nelle provincie lombarde (ricordiamo che i Pomeriggi Musicali sono una Fondazione partecipata dal Comune, dalla Provincia e dalla Regione, e per questo giocano un importante ruolo nella diffusione della musica classica anche nelle altre citt della Lombardia). La serie cominciata il 7 e si concluder il 26 giugno con un concerto diretto da Aldo Ceccato che eseguir il Concerto n. 1 di Liszt per pianoforte e Orchestra (pianista Giuseppe Albanese) preceduto dallouverture dei Vespri Siciliani di Verdi e seguito dai Quadri di unesposizione di Musorgskij nella trasposizione per orchestra di Ravel. Il concerto di mezzo, quello di gioved 16, era particolarmente intrigante non solo per il programma (il Concerto per violino e orchestra, opera 64, e le Musiche di scena per il Sogno di una notte di mezza estate, opera 61, di Mendelssohn) ma anche e soprattutto a causa della inusuale giovinezza dei due protagonisti: un direttore dorchestra di ventitre anni, il veronese Andrea Battistoni, e una violinista di ventidue, la bolognese Laura Marzadori. E vero che la storia, e abbastanza spesso anche la cronaca, ci hanno un po abituati a questi ragazziprodigio, ma dobbiamo riconoscere che - specialmente oggi, con i problemi dei giovani che non trovano lavoro e che vengono chiamati bamboccioni anche da un nostro autorevole e rimpianto ministro vedere due ragazzini sul podio, per giunta con insospettabile grinta e autorevolezza, ci sorprende ancora molto e ci fa pensare che la musica riesca a fare veri e propri miracoli. Pensiamo che la maturit musicale venga solo con gli anni, con tanti anni di lavoro e di fatica, di successi e di insuccessi, di soddisfazioni e di delusioni (se la musica racconta e svela gli angoli e gli aspetti pi intimi e ignoti dellesistenza, bisogna averla consumata lesistenza, non basta immaginarla!), ma poi ci ricordiamo che louverture del Sogno stata scritta da Mendelssohn quando non aveva ancora diciotto anni e non possiamo che accogliere con grande interesse questi ventenni che oggi la interpretano. Il ritmo impressi da Battistoni a entrambe le composizioni era molto piacevole, di scuola abbadiana, e molto curati gli attacchi e i dettagli; brava anche la Marzadori, con bei suoni morbidi e un fraseggio convincente. Forse le mancata solo un po di energia, quasi non fosse abituata al volume di una grande sala da concerto (cos peraltro apparso ancor pi chiaramente nellesangue bis tolto dallinevitabile partita per violino solo di Bach). La chicca vera del concerto erano per quelle Musiche di scena per la celebre opera shakespeariana in cui comparivano, oltre allOrchestra al completo, il Coro di Voci Bianche del Teatro alla Scala (bravissimi i ragazzi e le ragazze, e fra queste le due ottime soliste Barbara Massaro ed Elena Caccamo) e soprattutto alcuni monologhi estratti dal testo originale e magistralmente recitati dallo stesso direttore dorchestra, che si voltava verso il pubblico con voce stentorea e dizione solare mentre con la bacchetta riusciva a dare allorchestra, di spalle, attacchi e tempi perfetti. Veramente bravo. Queste musiche comprendono oltre alla celebre Ouverture e alla ancor pi celebre Marcia Nuziale, una serie di Lieder con coro abbastanza poco conosciuti ma di grandissima qualit, tanto che viene da domandarsi come mai a nessuno venga mai in mente di rappresentare integralmente lopera di Shakespeare con questo magnifico corredo musicale scritto da Mendelssohn per la recita che si tenne nel 1843 nella reggia di Potsdam in presenza dellimperatore Guglielmo IV di Prussia. Ci rendiamo conto della difficolt di mettere insieme tanti artisti - attori, musicisti, mimi, cantanti, ecc. - ma neanche pensabile che si possa lasciare nelloblio, o confinare in esecuzioni parziali, unopera di tale bellezza e importanza. Attenzione: Battistoni, grazie a uno di quei gesti coraggiosi e lungimiranti cui Lissner ci sta abituando, debutter alla Scala con le Nozze di Figaro nella prossima stagione, appena ventiquattrenne, e sar dunque il pi giovane direttore dorchestra che sar mai salito sul podio del nostro massimo teatro. Crediamo che non lo si possa proprio perdere.

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Linferno visto da Dali e Rauschenberg
La Fondazione Pomodoro propone fino al 17 luglio un inedito e inaspettato confronto: lInferno di Dante raccontato, o meglio, illustrato, da Salvador Dal e Robert Rauschenn.24 III 22 giugno 2011 berg. Si tratta di 34 xilografie a colori del pi estroso tra i surrealisti e di 34 serigrafie di uno dei maestri della pop art americana. Scopo della mostra quello di mettere a confronto le rappresentazioni dellInferno dantesco, con un parallelo tra due artisti che non hanno mai avuto punti di tangenza o interessi comuni, ma che, neanche a farlo apposta, negli 15

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stessi anni (1959 - 1960 Rauschenberg e 1960 Dal), ebbero la stessa idea, se pur sviluppata con temi e modalit differenti. Linteresse tutto per la prima cantica, con le sue descrizioni cruente e terrificanti, popolate da dannati e demoni, personaggi storici e figure mitologiche, condottieri antichi, poeti e filosofi, tutti condannati al tormento secondo la legge del contrappasso. Le 34 xilografie in 35 colori di Dal sono una selezione delle 100 tavole concepite dallartista in cinque anni di un lavoro conclusosi appunto nel 1960. Il linguaggio surrealista sembra calzare a pennello per i personaggi tormentati e oscuri che popolano i gironi infernali. Figure mostruose e deformi, paesaggi desolati e brulli, mostri grotteschi si contrappongono alle nobili e altere figure di Dante e Virgilio, spesso rappresentati in muta e sconvolta osservazione, in un angolo o al cen-

tro dellimmagine. A volte i simboli e le figure si intrecciano cosi tanto che quasi impossibile riconoscere le terzine in questione, lasciando allo spettatore una vena di sottile inquietudine, dovuta anche allarmamentario iconografico tipico della pittura e dei deliri visionari di Dal. Opposto ma non cos diverso Rauschenberg, che utilizza per le sue tavole immagini e oggetti della vita contemporanea e moderna, attualizzando il messaggio di Dante con la sua caratteristica tecnica del combine-painting. Figure, ritagli di giornale, frammenti ripetuti e modificati dal colore, spesso rendono illeggibili le serigrafie e impossibile riconoscere il canto infernale esaminato dallartista. Moderni viaggiatori sono un Dante e un Virgilio simboleggiati da un uomo avvolto in un asciugamano bianco, inserito in un contesto assolutamente caotico, confusionario e oscuro. Solo in al-

cuni lavori compaiono, ogni tanto, le lettere D e V, a indicarci che i due protagonisti sono nascosti nella scena. Lartista americano rivitalizza cos un capolavoro del passato con un linguaggio moderno, rappresentando quello che, secondo il curatore della mostra Lorenzo Respi, linferno tutto contemporaneo di Rauschenberg, ovvero il mondo reale, la vita quotidiana. Un inedito trio per un interessante parallelo tra due grandi della pittura del secolo scorso, intenti a confrontarsi con un mostro sacro della letteratura italiana. LInferno di Dante. Dal e Rauschenberg - Fondazione Arnaldo Pomodoro, fino al 17 luglio, Orari: mercoled-domenica ore 11-19; gioved ore 11-22, biglietti: 9 Euro intero, 6 Euro ridotto.

Cattelan tra piccioni imbalsamati e foto surrealiste


Nuovo scandalo (preannunciato) per lenfant prodige dellarte nostrana, Maurizio Cattelan. Alla 54esima Biennale di Venezia, inaugurata il 4 giugno e che andr avanti fino al 27 novembre, lartista padovano, chiamato in extremis a partecipare, ha proposto una particolarissima opera-installazione: The others, 2000 piccioni imbalsamati e collocati sui solai, le travi e gli impianti del Padiglione centrale della Biennale. In realt lidea tanto nuova non visto che riprende uninstallazione del 1997, Tourists, gi esposta nella Biennale di quellanno, curata da Germano Celant, e che consisteva in duecento colombi imbalsamati. Alcuni dei quali, bene dirlo, sono stati poi battuti allasta da Christies per lincredibile somma di 150 mila sterline. Insomma altri piccioni tassidermizzati appollaiati su travi. Questo ha comportato una inevitabile protesta da parte degli animalisti, che hanno manifestato con slogan e cartelli allingresso dei Giardini. Certo Cattelan non nuovo alluso di animali nelle sue opere, come fece nel 1996 per La ballata di Trotskij, in cui appese un cavallo imbalsamato a uno dei soffitti del Castello di Rivoli (stima: due milioni di dollari), oppure un altro cavallo, sempre imbalsamato, trafitto da un cartello con la scritta INRI, esposto nel 2009 alla Tate Modern di Londra; la statua animale dei quattro musicanti di Brema, o ancora lirriverente regalo alla Facolt di Sociologia dell'Universit di Trento in occasione del conferimento della laurea honoris causa: un asino impagliato dal titolo Un asino tra i dottori. Ultimo ma non meno crudele, il topolino incastrato in una bottiglia di vodka Absolut per uno degli eventi legati alla Biennale del 2003 organizzato proprio dal marchio Absolut. Magra consolazione far notare che i piccioni non sono stati imbalsamati appositamente per levento e che, in realt, nel 2007, per la giornata dell'arte contemporanea promossa da Amaci (Associazione dei musei d'arte contemporanea italiani) Cattelan aveva realizzato un canguro nascosto dietro un albero dal quale spuntavano solo le orecchie dell'animale, un lavoro eseguito con il sostegno del Wwf stesso. Quattrocento di questi piccioni andranno poi alla mia retrospettiva al Guggenheim di New York che aprir il 4 novembre. Confermo che quello sar il mio ultimo impegno prima di lasciare il mondo dellarte. Cos si giustifica Cattelan, sostenendo ancora una volta che il suo ritiro dal mondo dellarte davvero imminente. Verit o strategia? Sarebbe in ogni caso un ritiro parziale, perch lobiettivo di Cattelan occuparsi sempre di arte, ma in modo collaterale, attraverso la sua nuova rivista Toilet Paper. Come annunciato mi ritiro a occuparmi della mia rivista Toilet Paper, anzi ne far anche altre. Per lappunto. Questa nuova impresa editoriale, diretta e curata insieme allamico e fotografo Pierpaolo Ferrari, presentato nello spazio milanese Le Dictateur, una rivista fotografica, una sorta di moderno giornale dada-surrealista (abbondano occhi, nasi e dita mozzate), dedicata solo alle immagini, niente spiegazioni, che accosta fotografie diverse e un tantino scioccanti, per permettere allo spettatore pindarici voli interpretativi e suggestivi. Limportante, suggeriscono gli autori, la sequenza con cui le foto sono proposte. Insomma il solito, irriverente e autoreferenziale Cattelan. 54. Esposizione Internazionale darte Biennale di Venezia, Giardini e Arsenale dal 4 giugno al 27 novembre, Orari: 10 18 chiuso il luned. Costi: 6 per ciascuna sede, 10 per entrambe le sedi

Doppio Kapoor a Milano


Sono tre gli appuntamenti che lItalia dedica questanno ad Anish Kapoor, n.24 III 22 giugno 2011 artista concettuale anglo-indiano. Due di questi sono a Milano, e si preannunciano gi essere le mostre pi visitate dellestate. Il primo alla 16

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Rotonda della Besana, dove sono esposte sette opere a creare una mini antologica; il secondo "Dirty Corner", installazione site-specific creata apposta per la Fabbrica del Vapore di via Procaccini. Entrambe curate da Demetrio Paparoni e Gianni Mercurio, con la collaborazione di MADEINART, gli stessi nomi che hanno curato anche la retrospettiva di Oursler al Pac. Una mostra di grande impatto visivo, quella della Besana, con opere fatte di metallo e cera, realizzate negli ultimi dieci anni e che sono presentate in Italia per la prima volta. Opere di grande impatto s, ma dal significato non subito comprensibile. Kapoor un artista che si muove attraverso lo spazio e la materia, in una continua sperimentazione e compenetrazione tra i due, interagendo con lambiente circostante per cercare di generare sensazioni, spaesamenti percettivi, che porteranno a ognuno, diversi, magari insospettabili significati, come spiega lartista stesso. Ecco perch non tutto lineare, come si pu capire guardando le sculture in acciaio C-Curve (2007), Non Object (Door) 2008, Non Object (Plane) del 2010, ed altre che provocano nello spettatore una percezione alterata

dello spazio. Figure capovolte, deformate, modificate a seconda della prospettiva da cui si guarda, un forte senso di straniamento che porta quasi a perdere l'equilibrio. Queste solo alcune delle sensazioni che lo spettatore, a seconda dellet e della sensibilit, potrebbe provare davanti a questi enormi specchi metallici. Ma non c solo il metallo tra i materiali di Kapoor. Al centro della Rotonda troneggia lenorme My Red Homeland, 2003, monumentale installazione formata da cera rossa (il famoso rosso Kapoor), disposta in un immenso contenitore circolare e composta da un braccio metallico connesso a un motore idraulico che gira sopra un asse centrale, spingendo e schiacciando la cera, in un lentissimo e silenzioso scambio tra creazione e distruzione. Unopera, come spiegano i curatori, che non potrebbe esistere senza la presenza indissolubile della cera e del braccio metallico, in una sorta di positivo e negativo (il braccio che buca la cera), e di cui la mente dello spettatore comunque in grado di ricostruirne la totalit originaria. Il lavoro di Kapoor parte sempre da una spiritualit tutta indiana che si caratterizza per una tensione misti-

ca verso la leggerezza e il vuoto, verso limmaterialit, intesi come luoghi primari della creazione. Ecco perch gli altri due interessanti appuntamenti hanno sempre a che fare con queste tematiche: Dirty Corner, presso la Fabbrica del Vapore, un immenso tunnel in acciaio di 60 metri e alto 8, allinterno dei quali i visitatori potranno entrare, e Ascension, esposta nella Basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia, in occasione della 54 Biennale di Venezia. Opera gi proposta in Brasile e a Pechino ma che per loccasione prende nuovo significato. Uninstallazione site-specific che materializza una colonna di fumo da una base circolare posta in corrispondenza dellincrocio fra transetto e navata della maestosa Basilica e che sale fino alla cupola. ANISH KAPOOR - Rotonda di via Besana fino al 9 ottobre Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4 fino all11 dicembre Orari: lun 14.30 19.30. Mar-dom 9.30-19.30. Giov e sab 9.30-22.30. Costi: 6 per ciascuna sede, 10 per entrambe le sedi.

Ritorna Brera mai vista


Dopo tre anni di assenza riprende liniziativa Brera mai vista, unoccasione unica per vedere dal vivo, nelle sale della sempre affascinante Pinacoteca di Brera, dipinti poco noti, generalmente conservati nei depositi della Pinacoteca per problemi di spazio, ma che prendono vita attraverso speciali esposizioni incentrate su di essi. Importante anche la presentazione che di questi dipinti viene fatta: studiosi e storici dellarte si mettono in prima linea per studiarli, analizzarli e presentarli al grande pubblico. Ma questanno c una novit. Lopera in questione non da sempre un bene di Brera, bens un nuovo acquisto. E la piccola ma preziosa tavola della Madonna con il Bambino, datata 1445 circa, attribuita al Maestro di Pratovecchio. Una tavola presumibilmente creata per la devozione privata, visto il piccolo formato, e che mostra una giovane Madonna dallo sguardo rassegnato, intenta a scrutare lavvenire, che sa essere gi carico di dolore. La madre e il Bambino, nellatto di benedire, sono racchiusi in una sorta di nicchia coperta da quello che sembra essere un motivo damascato. La tavola un dipinto poco noto, non solo per il pubblico ma anche per gli esperti, e che fu studiato e fotografato gi da Roberto Longhi, che dedic anche un saggio per ricostruire le vicende del misterioso pittore. Un artista fino a poco tempo fa anonimo, conosciuto appunto come Maestro di Pratovecchio, ma a cui recentemente si potuto dare un nome: Giovanni di Francesco del Cervelliera. Non un illustre sconosciuto per, ma un collaboratore artistico di Filippo Lippi, tra gli anni 1440-1442. E che sia proprio di quegli anni evidente guardando il suo disegno, attento al rigore prospettico tipico fiorentino, ma anche interessato ai colori luminosi e cangianti che compaiono nelle vesti della Madonna. Riprendendo in questo sia il pi noto Filippo Lippi, con i suoi personaggi inquieti, che i colori di Domenico Veneziano. La somiglianza con lo sfondo damascato della sua Madonna Berenson davvero notevole. Gli stessi espedienti e artifici formali che hanno ispirato anche altri artisti, presenti nella raccolta della Pinacoteca: Giovanni Boccati, Giovanni Angelo di Antonio, Fra Carnevale e naturalmente Piero della Francesca, allievo di Domenico Veneziano. Prima di essere esposta la tavola ha subito anche un restauro conservativo, ma che non ha alterato i tratti e la storia del dipinto, fattore importante per ricostruirne le vicende e non cancellare quelli che sono i segni del tempo della storia dellarte. Ecco dunque che la piccola tavola potr essere unutile scusa per rivedere la Pinacoteca, integrando anche questo dipinto nel percorso storico e cronologico che la Pinacoteca propone.

Brera mai vista. La Madonna con il Bambino del Maestro di Pratovecchio - Pinacoteca di Brera, sala XXXI, fino all11 settembre - Orari: 8.30 -19.15 da marted a domenica - Costo: intero euro 9, ridotto euro 6.50.

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Lanello debole che spezza la catena


Termina con la mostra L'anello pi debole della catena anche il pi forte perch pu romperla, lultimo quarto di Terre Vulnerabili, progetto curato da Chiara Bertola presso lHangarBicocca, contrassegnato dal tema della vulnerabilit. Quattro le mostre che si sono succedute e integrate luna allaltra, per un totale di nove mesi, divise in quattro fasi come quelle lunari, e che hanno raccolto ben trentuno artisti internazionali e altrettante opere che sono via via cresciute, evolute, cambiate, modificate e si sono adattate agli spazi dellHangar. Lultima mostra, inaugurata il 5 maggio, vede la presenza di quattro nuovi artisti, gli ultimi in ordine cronologico che sono stati inseriti nel progetto: Roman Ondk, Pascale Marthine Tayou, Nari Ward e litaliano Alberto Tadiello. Il titolo della quarta fase, L'anello pi debole della catena anche il pi forte perch pu romperla, forse la dichiarazione pi significativa rispetto allo scopo del progetto. La vulnerabilit anche forza. Bisogna assecondarla e accettarla, farla diventare il punto di forza. Le catene rappresentano anche una struttura dinamica - dice Chiara Bertola - che conduce alla produzione di forme e di lavoro; allinterno del ciclo (o del processo) rappresentato da una catena, esiste sempre un anello debole (non allineato) che alla fine pu rivelarsi come il pi forte perch rompe uno schema di comportamenti prevedibili diventando cos il pi creativo. Lanello "difettoso" interrompe un ingranaggio e rompe dunque la normale successione delle azioni. Ecco il significato di questa nuova fase, tutta in divenire, che presenta quattro nuovi interessanti lavori. Lartista slovacco Ondk, presenta Resistance, un video nel quale a un gruppo di persone stato chiesto di recarsi a un evento pubblico presso il quale essi si mescolano nella folla con i lacci delle proprie scarpe slacciati. In questa opera lartista da una parte lavora sul rituale dellopening, dallaltro crea una condizione straniante in chi guarda il video, abbandonato e incerto sulla corretta interpretazione. Pascale Marthine Tayou, camerunese, costruisce nel CUBO Plastic bag una spettacolare installazione con un grande cono rovesciato interamente costituito da diecimila sacchetti di plastica biodegradabili di cinque tonalit diverse. Una prima versione dellopera era gi stata esposta nel 2010 in Australia, in questa sede stata appositamente rivisitata e viene presentata per la prima volta in Italia. Gi dal titolo si pu intuire il materiale favorito di Tayou, il sacchetto di plastica, un oggetto assolutamente banale e anonimo, accessorio della quotidianit, che diventa simbolo della crescente globalizzazione, del consumismo, ma anche simbolo del nomadismo che sempre pi caratterizza luomo moderno, una sorta di vagabondo che trascina nei sacchetti i pezzi importanti della sua vita. Con un risvolto assolutamente nuovo: oggi che i sacchetti di plastica sono banditi dal commercio, entrano di diritto a far parte dei materiali usati per larte. E presente anche Nari Ward, giamaicano ma newyorkese di adozione, artista che usa come veicolo darte i materiali di riciclo della vita moderna e industriale, spesso raccolti direttamente nel suo quartiere, Harlem, ai quali d nuova funzione e significato, usandoli per affrontare temi sociali come la povert, limmigrazione e la questione razziale. Per Terre Vulnerabili ha realizzato Soul soil, un grande contenitore ovale dove sono intrappolati e dal quale fuoriescono resti di oggetti abbandonati, materiali di recupero, parti in ceramica di sanitari e alcuni dei vestiti usati provenienti dallinstallazione di Christian Boltanski, Personnes, esposta allHangar lo scorso anno, sfuggiti allo smantellamento di fine settembre 2010, interpretando cos, in linea anche con la sua poetica, uno dei temi portanti di Terre Vulnerabili. Lultimo artista presente litaliano Alberto Tadiello, con il suo Senza titolo (Adunchi), una installazione di tubi di ferro, lamiere, dadi e bulloni su una colonna aggettante e spigolosa. Il significato pi che mai legato al tema della vulnerabilit e della precariet. Cos lartista stesso, spiega la sua opera: Un grumo di forze. Di aggettanza, di torsione, di urto, di trazione, di spinta. Di isolamento, di deformazione, di dissipazione, di accoppiamento, di riunione, di separazione. solo metallo, ferro. Tagliato, smussato, graffiato, bucato, piegato, imbullonato. Si affaccia. Pesa, pende, gravita. E il momento di tirare le somme e vedere queste quattro fasi al completo, per comprendere a pieno cosa sia oggi la vulnerabilit secondo questi artisti ma soprattutto per vedere quanto questi progetti siano davvero definitivi. Lo sono? Terre Vulnerabili 4/4 L'anello pi debole della catena anche il pi forte perch pu romperla Hangar Bicocca Fino al 17 luglio. Orario: tutti i giorni dalle 11.00 alle 19.00, gioved dalle 14.30 fino alle 22.00, luned chiuso Ingresso: intero 8 euro, ridotto 6 euro

Al Museo del Novecento larte scende in piazza


Il Museo del Novecento ha da poco inaugurato la sua prima mostra temporanea, intitolata Fuori! Arte e spazio urbano 1968-1976. La mostra, curata da Silvia Bignami e Alessandra Pioselli, allestita al piano terra del museo, uno spazio piccolo e raccolto ma forse, c da dirlo, non troppo funzionale per questa mostra, fatta da video, filmati, pannelli e grandi fotografie. Il tema tra i pi interessanti: far luce su un periodo particolare della vita politica, artistica e sociale italiana, quella manciata danni che va dalle conten.24 III 22 giugno 2011 stazioni giovanili del 68 fino al decennio successivo. Momento sociale importante ma non solo, anche larte e gli artisti giocarono un ruolo cruciale nel risveglio delle coscienze popolari. Sono gli anni in cui larte si allontana da musei, gallerie e luoghi tradizionalmente deputati alla fruizione, per uscire fuori, appunto, in strada, per coinvolgere il pubblico e il mondo reale. Performance, azioni, installazioni, poco importa il medium, limportante era la riappropriazione del tessuto urbano cittadino e il farlo insieme al pubblico. Per capire la vicenda artistica di quegli anni, la mostra ne ripercorre alcune tappe significate, quali Arte povera + azioni povere (Amalfi, 1968; a cura di Germano Celant); Campo Urbano (Como, 1969; a cura di Luciano Caramel); il Festival del Nouveau Ralisme (Milano, 1970; a cura di Pierre Restany); Volterra 73 (Volterra, 1973; a cura di Enrico Crispolti), ma anche la Biennale di Venezia del 1976. Per spiegare queste azioni e performance cos effimere sono stati usati video, filmati restaurati, registrazioni 18

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sonore, fotografie e manifesti, le armi di quella rivoluzione artistica che tanta importanza ebbe nel risvegliare pensieri e passioni. Ecco allora in mostra le fotografie di Ugo Mulas per Campo Urbano; i gonfiabili di Franco Mazzucchelli allestiti fuori dai cancelli dellAlfa Romeo di Milano (1971); i lenzuoli di Giuliano Mauri alla Palazzina Liberty di Milano contro la guerra in Vietnam (1976); le azioni incomprese sul territorio fatte da Ugo La Pietra e le prime ricerche sulla comunicazione, rivolte agli studenti, del Laboratorio di Comunicazione Militante. E ancora le pratiche di progettazione partecipata di Riccardo Dalisi a Napoli, per creare asili nei rioni disagiati; le fotografie della gente qualunque di Franco Vaccari; la passeggiata con la sfera di Michelangelo Pistoletto, riproposta dal film di Ugo Nespolo (1968/69); le interviste di Maurizio Nannucci, fatte di una sola parola ai passanti (Firenze, 1976). Ma anche le indimenticabili e

scioccanti performance di Rotella, Restany e Niki de Sainte Phalle, durante il Festival del Nouveau Realisme a Milano, con il banchetto funebre, una sorta di macabra ultima cena per decretare la fine del gruppo, fatta dai membri del gruppo stesso; i monumenti impacchettati di Christo; le espansioni gommose di Cesar in Galleria Vittorio Emanuele e il monumento fallico di Tinguely. Tutto visibile attraverso filmati, documenti preziosi di momenti ormai perduti. Insomma una carrellata di artisti e azioni che hanno profondamente influenzato larte di oggi e che idealmente completano il percorso espositivo del Museo del Novecento, che si conclude allincirca agli anni Sessanta, con lavori pensati per superare il limite tradizionale del quadro o della scultura: dagli ambienti programmati e cinetici allarte povera alla pittura analitica. In contemporanea, il Museo ospita anche altre due esposizioni: una sala dedicata

alla famiglia Carpi e ai suoi maggiori esponenti, Aldo e Pinin; allultimo piano invece sar possibile studiare una selezione di disegni e ceramiche di Alessandro Mendini, provenienti dalla collezione di Casa Boschi-Di Stefano. Per concludere, nellultima vetrata dello spazio mostre stato allestito un white cube, dove dal 15 aprile al 30 giugno sar esposta Nice ball, opera di Paola Pivi. Una composizione fatta di sedie di design in miniatura che, illuminate dallinterno, proiettano sulle pareti giochi di ombra. Seguiranno poi a rotazione anche unopera darte, un oggetto di design e una fotografia.

Fuori! Arte e spazio urbano 19681976 - Museo del Novecento - fino al 4 settembre. Lun 14.30-19.30; mar, mer, ven e dom 9.30-19.30; giov e sab 9.30-22.30 Biglietto intero 5 euro, ridotto 3 euro.

Tra sale, segni e memorie storiche. Paladino a Milano


Maschere, croci, volti, rami, legno, pittogrammi, teste, elmi, simboli dal sapore alchemico. Tutto questo Mimmo Paladino, tutto questo ci che il visitatore potr vedere nella mostra appena inaugurata presso il piano nobile di Palazzo Reale. Curata da Flavio Arensi, la personale prende in esame oltre trentanni di attivit dellartista campano, attraverso un nucleo di oltre 50 opere, tra cui 30 dipinti, sculture e installazioni. Una mostra creata con la collaborazione dello stesso Paladino, che ha scelto personalmente i lavori secondo lui fondamentali per ricreare la sua lunga carriera artistica. Paladino infatti nasce come artista concettuale, tra gli anni 60 e 70, per poi arrivare a far parte di quel gruppo di artisti che Achille Bonito Oliva, presentandoli alla Biennale di Venezia del 1980, defin Transavanguardia. Un mondo, quello di Paladino, fatto da segni e simboli ancestrali, magici, legati indissolubilmente alle memorie culturali del territorio, soprattutto campano e beneventano, che porta con s memorie primitive e longobarde che diventano quasi archetipi. Unaccumulazione di reperti storici e di modelli egizi, romani, etruschi, ma anche di reperti mnemonici, di tracce che diventano sostrato per la fantasia dellartista, liberando una potenza creativa che a volte non si riesce a decifrare. Larte non un fatto di superficie fine a se stesso, n di abbandono viscerale ad atteggiamenti poetici. Larte sempre indagine sul linguaggio, cos dichiara lartista in una recente intervista. Questa, daltra parte, lottica con cui lavora Paladino: contrario a dare chiavi di letture univoche e universali, spesso non definisce un significato preciso n un titolo per le sue opere, lasciando spazio alla libera interpretazione del singolo. Opere misteriose ed essenziali, figure frontali e ieratiche, colori presi dalla terra o inaspettatamente accesi. Ecco allora che in questo percorso storico ci accoglie il grande Rosso silenzioso, dal quale spuntano facce scavate come maschere, o la testareliquario di San Gennaro, custodita in una elaborata e geometrica teca e circondata tutto intorno da scarpe di bronzo appese al muro, sostenute da piccoli passerotti. Quasi fossero dei voti fatti al santo. Uno dei pezzi forti dellesposizione quello che allora fu il rivoluzionario Silenzioso mi ritiro a dipingere un quadro, 1977, una stanza bianca decorata con segni dipinti di nero, croci, teste e numeri. Unici oggetti di arredamento una sedia di legno e un quadro figurativo appeso alla parete. Fra le sale pi affascinanti senza dubbio quella dedicata allinstallazione dei Dormienti, trentadue sculture rannicchiate a terra, in posizione fetale, immerse nella penombra e circondate dalle musiche di David Monacchi, il giovane compositore marchigiano che Paladino ha voluto coinvolgere per questa collaborazione artistica. Le musiche, intitolate Notte in mutazione, ricordano i rumori della foresta, grilli, animali sibilanti, voli di uccelli notturni, che accompagnano il sonno di questi inquietanti dormienti fatti di legno, pietra e altri materiali poveri. Sporchi e rovinati, coperti da pezzi di vasi e tegole, polverosi e ruvidi, mantengono unespressione serena durante il loro sonno eterno, cos somiglianti ai corpi pietrificati di Pompei, ma anche cos lontani, come tiene a precisare lartista, che smentisce in modo assoluto ogni riferimento o affinit. La mostra non si esaurisce per allinterno di Palazzo Reale, ma inizia, anzi, dalla piazzetta, con la monumentale Montagna di sale, dalla quale fuoriescono venti cavalli (riprendendo integralmente o per sezione la statua di un cavallo di quasi 4 metri di altezza), riedizione di unaltra Montagna di sale, esposta a Napoli in piazza del Plebiscito nel 1985. Unistallazione che ben si adatta a dialogare con unaltra opera fondamentale, il Neon di Fontana che troneggia dallalto del Museo del Novecento.

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Ma non finisce qui. Nel cortile interno di Palazzo Reale sono posizionati quattro scudi di cinque metri di diametro ciascuno in terracotta, incisi con i segni e i simboli tipici di Paladino ma in versione tridimensionale. Il percorso si conclude idealmente nellOttagono della Galleria

Vittorio Emanuele, in cui esposto un aeroplano a grandezza naturale della Piaggio Aero, la cui livrea stata dipinta dallartista campano ma milanese di adozione.

Mimmo Paladino Palazzo Reale 7 aprile 10 luglio 2011; orari: marted, mercoled, venerd, domenica h 9.30 19.30. luned h 14.30 19.30. Gioved e sabato h 9.30 22.30; costi: 9,00 intero, 7,50 ridotto

La formazione giovanile di Caravaggio tra Venezia e la Lombardia


Ritorno a Milano in grande stile di Vittorio Sgarbi, che firma una mostra, Gli occhi di Caravaggio, presso il Museo Diocesano, tutta da vedere e che non mancher di catalizzare lattenzione del grande pubblico. Gi linaugurazione stata un grande evento, che ha visto protagonisti anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, arrivato da Roma appositamente, e il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Certo, dopo i nuovi tagli alla cultura appare buffo che certe autorit partecipino alle inaugurazioni di mostre e musei, ma questa lItalia. I nomi della mostra sono di gran richiamo, Caravaggio appunto, ma anche quello dello stesso Sgarbi che, si sa, nel bene e nel male fa sempre parlare di s. E bene per fare fin da subito alcune precisazioni su che cos questa mostra e su cosa si deve aspettare il visitatore, visto che questa non una delle tante mostre su Caravaggio che si sono fatte in Italia fino ad oggi, ma ha un altro scopo. Per spiegare al meglio di cosa tratta questa mostra, bene concentrasi, pi che sul titolo, sul sottotitolo: Gli anni della formazione tra Venezia e Milano. Perch questo lobiettivo dellesposizione, ricostruire il possibile itinerario svolto dal Merisi nella sua giovinezza, prima di trasferirsi a Roma nel 1592-93 circa. Se di sicuro si sa che il Caravaggio fu allievo di Simone Peterzano per quattro anni, dal 1584 al 1588, poco si sa di quegli anni e di quelli, totalmente avvolti nel buio, che precedettero il suo viaggio nella capitale. La mostra, con le sue sessanta opere, crea un percorso geografico che ricrea i possibili viaggi fatti dal Merisi, come disse gi nel 1929 Roberto Longhi: non si pretende di segnare itinerari precisi ai suoi viaggi (o siano pure vagabondaggi) di apprendista; ma non si potrebbe porli mai in altra zona da quella che da Caravaggio porta a Bergamo, vicinissima; a Brescia e a Cremona, non distanti; e di l a Lodi e a Milano. Gi ai tempi dei suoi Quesiti caravaggeschi, il Longhi, pur credendolo ancora nativo del borgo di Caravaggio, tracci quellideale itinerario di citt e pittori che rappresentarono davvero gli albori della pittura del giovane Michelangelo Merisi. Ecco allora che proprio su queste citt si concentrano le cinque sezioni della mostra: Venezia, Cremona, Brescia, Bergamo e Milano. Al loro interno possibile ammirare capolavori preziosi di Tiziano, Giorgione, Tintoretto, Lorenzo Lotto e Jacopo da Bassano, maestri veneti dalle incredibili abilit coloristiche e tonali; nella sezione di Cremona sono raccolti i diretti precedenti per i notturni e le pose caravaggesche, ovvero le enormi pale di Antonio e Vincenzo Campi; nella sezione di Brescia non possono mancare Savoldo e il Moretto, cos come nella rivale Bergamo spadroneggiano i ritratti di Giovan Battista Moroni. E a Milano poi che troviamo i maestri pi diretti del Merisi, come Simone Peterzano e altri artisti che probabilmente conobbe e da cui prese lattenzione per la natura e la realt: il Figino, Fede Galizia, Lomazzo, Giovanni Agostino da Lodi. Questi i nomi importanti che conducono il visitatore a capire come sono nate, tra le altre, anche due opere di Caravaggio presenti in mostra: la Flagellazione di Cristo (1607-08), del Museo di Capodimonte, opera matura, posta accanto alle monumentali tele dei fratelli Campi (non si potr non riconoscere gli stessi artifici); e la giovanile Medusa Murtola, seconda versione di quella pi famosa Medusa esposta agli Uffizi. Anche una terza opera era prevista e indicata (dai giornali) come punto centrale della mostra: Il riposo dalla fuga in Egitto della galleria Doria Pamphilj di Roma, eseguita nei primi anni romani. Al momento, per motivi tecnici, il quadro non ancora per esposto in mostra. Lo si attende con impazienza ma da sottolineare come la presenza o meno di quellopera non alteri il senso di unesposizione che per la prima volta mette in luce le origini davvero lombarde del Caravaggio, mettendo fianco a fianco opere di pittori lombardi e veneti che il Merisi vide e di cui serb memoria per tutta la sua breve, ma assolutamente rivoluzionaria, esistenza.

Gli occhi di Caravaggio. Gli anni della formazione tra Venezia e Milano. Museo Diocesano. Dal 10 marzo al 3 luglio. Orari: 10-18. Chiuso luned. Intero: euro 12. Ridotto: euro 10.

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org Bronson


di Nicolas Winding Refn [UK, 2008, 92] con Tom Hardy
Michael Gordon Peterson (Tom Hardy) guarda fisso in camera, e si presenta: My name is Charles n.24 III 22 giugno 2011 Bronson, and all my life I've wanted to be famous, dice nella versione originale. Un attimo pi tardi lo ritroviamo destreggiarsi come attore su un palco - davanti al suo pubblico, come se il sogno di raggiungere 20

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la fama si fosse realizzato. Bronson [UK, 2008, 92] di Nicola Winding Refn racconta la storia di Michael Gordon Peterson, in arte Charles Bronson, aggressivo criminale che ha trascorso gran parte della sua vita in carcere. Refn, ripercorrendo il cammino di Peterson, ci regala un segno premonitore dal principio: inquadra il piccolo Michael nella culla, ma la telecamera si sofferma allesterno del lettino e mostra il bambino quasi come se fosse in gabbia; felice e a suo agio nel suo piccolo spazio. Il film per lontano dallessere un film biografico sul malvivente: la finzione prende in prestito la vita di Bronson dalla realt, e ce la restituisce con una maschera. La stessa maschera che il protagonista usa sul palco del teatro, davanti al suo pubblico. Ma che cos quel palco? Forse, il palco lesternazione della

sua anima: unimmagine per rappresentare lauto-narrazione desiderata da Bronson, unica maniera per raggiungere quella fama artistica a cui aspira. O, magari, il palco e la maschera sono due strumenti per rendere in modo un po goffmaniano lesigenza di una scena su cui recitare la parte di se stessi. D'altronde Bronson ha trascorso la vita intera costruendo il suo mito, picchiando e aggredendo per ottenere un applauso. Ha dipinto larte della violenza, ha scolpito la sua esistenza con pugni e sangue. Ha rifiutato in maniera allergica il retroscena fuori dalla galera, per tornare rapidamente sullo stage. La cella per me era una stanza dalbergo, unopportunit, dice. E dentro sta felice e a suo agio, proprio come un bimbo nella sua culla.

Non ci sono altri protagonisti in Bronson. C solo lui, Michael detto Charles; interpretato da un Tom Hardy molto bravo. Refn gioca ancora con un corpo potente, massiccio, superiore, simile a quello dello schiavo di Walhalla Rising [Refn, 2009]. Alla fine, un portone si chiude portando con s il buio, nel modo in cui calerebbe il sipario di un teatro. Niente applausi per lattore. Niente bis. La vita del Bronson di Refn si congeda davanti a una platea muta; la vita del Bronson reale, invece, continua senza sapere ancora quando uscir dal carcere ma, anche per lui, niente applausi. Paolo Schipani Il film, uscito in Gran Bretagna nel 2008, stato distribuito nelle sale italiane a partire dal 10 giugno 2011.

London Boulevard
di William Monahan, [USA Gran Bretagna, 2010, 103] con Colin Farrell, Keira Knightley, Ben Chaplin, Roy Winstone e Anna Frie
Pulp, massa di materia informe e Mitchell (Colin Farrell), protagonista della pellicola che segna il debutto alla regia per lamericano William Monahan, appena uscito di prigione e vorrebbe cambiare vita. Tre anni di galera per aggressione durante una rissa lo hanno profondamente segnato. Billy (Ben Chaplin), criminale dalle dubbie capacit al soldo del potente boss londinese (Ray Winstone), non d'accordo. Attende bramosamente l'amico fuori dalla prigione per offrirgli un appartamento di lusso e un lavoro al suo fianco. Mitchell costretto ad accettare. Non per i soldi o per gli agi ottenuti senza batter ciglio ma per un legame con quel mondo fatto di violenza, droga e armi che troppo forte per poter essere spezzato improvvisamente. Il suo desiderio di redenzione , tuttavia, altrettanto profondo. Per provare a uscire dal giro non gli resta che accettare il lavoro di guardia del corpo personale a servizio della bellissima Keira Knightley, attrice ritiratasi dalle luci della ribalta dopo aver subito una violenza e ormai reclusa in un castello dorato attorniato da paparazzi. Il protagonista di London Boulvard la triste testimonianza che i patti criminali che legano a una criminalit organizzata cinica e spietata sono indissolubili. L'amore e l'illusione di una vita diversa non possono che rappresentare la sua fragilit e il suo tallone dachille. William Monahan, premio Oscar per la sceneggiatura del remake The Departed di Martin Scorsese, sceglie per il suo esordio alla regia un eccellente cast di attori britannici. La pellicola, tuttavia, non per nulla inedita. Ci propone riferimenti, pi o meno espliciti, a film gi realizzati. Il titolo richiama innegabilmente quel famoso Viale del Tramonto (Sunset Boulevard, appunto) e la storia damore tra i due protagonisti, basata sulla fama e il bisogno di protezione, non pu che riportarci alla mente Whitney Houston e Kevin Kostner in The Bodyguard film d Mick Jackson del 1992. Gli aspetti innegabilmente positivi sono la Londra magistralmente fotografata da Chris Menges e la colonna sonora, arricchita dai pezzi dei Rolling Stones e di Bob Dylan, perfetta per immergere lo spettatore nel clima di crudelt e violenza che accompagna tutta la pellicola. Un film adatto a quelle sere destate dove, si sa, il cinema gi andato in vacanza. Marco Santarpia In sala a Milano: The Space Milano, Orfeo Multisala, UCI Cinemas Bicocca, Plinius Multisala.

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ROBERTO ZACCARIA. LA RAI A MILANO


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