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Direttore Luca Beltrami Gadola

Numero 17 anno III


4 maggio 2011 edizione stampabile

L.B.G 2011: IL VOTO STRABICO DEI MILANESI Guido Martinotti PAOLO ROMANI: INTENDERE E VOLERE? Giorgio Origlia ESEMPI PER LEXPO: UN PERGOLATO IN PIAZZA DUOMO Giovanni Agnesi FISCO COMUNALE UNA NOVIT: PAGARE MENO PAGARE TUTTI Umberto Vallara IL DESTINO DELLA DARSENA O DEI BENI INDISPONIBILI Marcel Libeaut ESSELUNGA & EDILIZIA: MIRACOLO A MILANO Anna Catasta E DOPO? PROVE DI GOVERNO PER MILANO Elena Jachia CO2: I PICCOLI COMUNI FANNO SUL SERIO Claudio Longo ORTI BOTANICI. MILANO MERITA DI PI Carneade SPIGOLATURE ELETTORALI/4 VIDEO DAVIDE CORRITORE: A CHI SERVONO I SONDAGGI Bellu e Caparrotta per MIXAmag.it : IL VOTO DEGLI IMMIGRATI

MUSICA

Andres SEGOVIA , Villa - Lobos Prelude n.1 in e minor


Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo TEATRO a cura di Guendalina Murroni CINEMA Paolo Schipani e Marco Santarpia

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www.arcipelagomilano.org 2011: IL VOTO STRABICO DEI MILANESI L.B.G.


Il voto dei milanesi il prossimo 15 maggio sar strabico: un occhio, socchiuso, ai problemi di Milano, laltro spalancato sul mondo. Non poteva andare peggio di cos. Milano aveva, anzi ha, bisogno di un voto pacato e attento ai problemi locali e non tributario di tutto quello che sta succedendo intorno a noi: il voto che non avr. Dalle piccole alle grandi cose tutto sembra congiurare in questo senso, dal processo a Berlusconi celebrato nel Tribunale di Milano alluccisione laltro ieri di Osama Bin Laden. In un Paese civilmente democratico questi fatti avrebbero avuto poca influenza sul rinnovo di un Consiglio comunale o lelezione di un sindaco, ancorch di una grande citt. Da noi non cos. Si dice che la stagione di Mani pulite abbia ucciso lideologia ma forse stata la morte delle ideologie a portarci nel disastro di Mani pulite. Quel che successo da allora comunque sotto gli occhi di tutti, morte le ideologie, lamministrazione della cosa pubblica che chiamiamo politica, la politica, diventata solo un campo di battaglia per bande e il popolo si diviso in trib. Dove ci sono le trib non solo non c Stato ma i rapporti tribali prescindono da qualsiasi convinzione personale: quel che dice il capo trib legge. Le sue idee son la verit. Questo il famoso modello Milano del centro destra. Noi non saremo chiamati da costoro a giudicare se questa amministrazione ha dissestato le finanze comunali, se laria pessima, se i servizi sociali sono di civile livello, se ci sono le buche nelle strade, se lo sviluppo della citt non sia per caso in mano ad apprendisti stregoni della finanza immobiliare: loro sapendo che di fronte a queste accuse sono disarmati, tentano di chiamarci al voto su altri temi, come se il problema di Milano fosse la cessazione delle ostilit verso la Libia, il dibattito sul nucleare dopo Fukushima, il futuro politico dei Paesi del Sud del Mediterraneo. Se poi ci aggiungiamo tutti i cosiddetti temi sensibili come la fine della vita, la sessualit, la procreazione, allora siamo spacciati. Certo, molti sono i problemi che affannano i nostri giorni, ma la confusione dei piani non giova, dobbiamo saper distinguere i livelli e capire che lamministrazione locale la nostra vita di tutti i giorni e la condiziona, pu renderla lieve, sopportabile, pu lasciarci tempo per pensare, per riflettere a cose pi grandi ma anche tutto il contrario: pu essere un insormontabile cumulo di affanni e difficolt. una sorta di a priori del quale non possiamo fare a meno. Qualche tempo fa Giuliano Pisapia, il candidato sindaco del centro sinistra, aveva detto: Non mi lascer trascinare nella trappola della politica nazionale. Saggio e opportuno proposito ma il fato gli ha giocato contro: la politica nazionale, interna ed estera, ha occupato tutta la scena. Mancano meno di due settimane al voto e almeno noi, il popolo della sinistra, non lasciamoci confondere le idee, anzi, come sempre vado ripetendo, facciamo di ognuno di noi una sorta di predicatore, come quelli che una volta ai tempi del PCI, si chiamavano attivisti. Non necessario dire come Voltaire Non condivido la tua idea, ma darei la vita perch tu la possa esprimere. Proviamo a dire pi banalmente: Dammi qualche minuto della tua attenzione che provo a spiegarti le mie ragioni. Forse tra i berluscones o i leghisti si riesce a salvare qualcuno.

PAOLO ROMANI: INTENDERE E VOLERE? Guido Martinotti


Forse quello che sto per dire non strettamente legato alla competizione amministrativa, ma in un certo senso lo perch, forse tendiamo a dimenticarcene, ma siamo in guerra: non una guerra umanitaria, come in Iraq o in Afghanistan, ma una vera guerra guerreggiata contro una nostra ex colonia (come se gli austriaci si mettessero a bombardare Milano) con la quale per di pi siamo legati da un patto di amicizia, di non aggressione e aiuto militare. Una guerra che poteva essere evitata, se fossimo stati condotti da un vero leader di stato e non da una squadra di rara insipienza. Secondo, ma lo discuter prima si tratta della boria e della celata violenza di questa maggioranza, di questi padroni che trattano tutti, compreso i loro alleati, specie se femmine come serventi. Devo comunicare a qualcuno il mio sgomento e la mia indignazione per il contenuto e la forma dellintervento del Ministro Romani al TG3 di mezzanotte di mercoled scorso. Si badi bene che il Ministro Romani sarebbe il responsabile attuale del dicastero sotto cui ricadono le vicende di Parmalat, che sono abnormi da molti punti di vista, ma coinvolgono (oltre a quelli degli azionisti che hanno gi dato addio ai loro soldi) i destini di centinaia di imprenditori con migliaia di dipendenti largamente legati anche territorialmente a una Parmalat di Parma; anche il dicastero che si occupa dellAlitalia e basta fare il viaggio Malpensa Kennedy e ritorno per provare un senso di desolazione da quarto mondo. E anche, e di questo si parlava, il ministero responsabile della colossale sla nucleare. Non voglio aggiungere altro se non fare notare il triste cimitero della politica industriale italiana, da un punto di vista strettamente imprenditoriale e capitalistico, non da altri pi sofisticati angoli: chi guarda ai risultati non pu che chiedersi chi siano stati i dilettanti allo sbaraglio che se ne sono occupati negli ultimi anni. E i responsabili (incluso il ministro in carica che assumendo lincarico se ne assume anche gli oneri) dovrebbero presentarsi con laria riservata di chi ha qualche serio problema da risolvere. Invece si presenta questo signore che padroneggia il flusso di parole come un automa del settecento, passando sopra la logica con la tranquilla sicumera con cui Rummy Rumsfeld faceva correre i tanks sulle autostrade deserte verso Bagdad il famoso giorno della vittoria su Saddam. E si mette a parlare con pretesa competenza di bombe intelligenti, lo stesso giorno in cui una di queste bombe ha infilzato la porta sbagliata e ammazzato dodici nostri alleati. Perch vedete, una cosa che tutti questi strateghi da salottino rococ non capiscono, che sul campo di battaglia non come al bar: tirare un missile da un Tornado un po come cercare di fare una carambola dacchitto su una nave che rolla in una tempesta. Se poi si infila la buca sbagliata (quante volte labbiamo sentito in questi anni? Cruise che centravano pacifici convogli in Serbia, o i matrimoni di con-

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tadini iracheni, per non parlare di Afghanistan o Gaza) kismet, fatalit! La prossima volta faremo meglio. Quanto alla logica, sentite un po qui: Il problema centrali si centrali no, superato, oggi noi (?) in Europa (?) stiamo discutendo della sicurezza, Romani ha ripetuto questa frase pi volte con il tono di chi dice, bambino lasciami lavorare. Ora (a parte che non si capisce chi e dove farebbe questo ragionamento alato in Europa, dato che noi non siamo nel club) visto che la decisione se fare o non fare le centrali dipende quasi esclusivamente dalla sicurezza, come si pu dire che il problema centrali si centrali no superato, se ancora non abbiamo ancora risolto il problema della sicurezza? Ammenocch, ma questo evidente solo sottotraccia, non si voglia dire, noi abbiamo deciso che le centralo si faranno, adesso stiamo solo discutendo del modo con cui indorare la pillola facendo maquillage al problema della sicurezza. Oppure laltro ragionamento pazzescamente farlocco che siccome in Svizzera ci sono quattro centrali, che per di pi sono pericolose, tanto vale che ne facciamo una anche noi, pericolo pi pericolo meno. Che fai appicchi il fuoco alla casa? Tanto sta gi bruciando quella del vicino. Ma chi sarebbero i decerebrati che possono accettare questi argomenti? Il Ministro Romani dice tutte queste cose con la faccia e le mani lisce di un senatore americano dei film tipo Dynasty, o Ranger Walker, il massimo della distinzione plastificata nelle televisioni hollywoodiane. Il tutto con modi di tranquilla ovviet manageriale, con tutte le mossette giuste, mi consenta qui, mi consenta l (il seguito implicito di questo detto ce lha illustrato, con ombrelli e banane per anni Altan sulla prima pagina della Repubblica) sembra una di quelle servizievoli macchinette che mettendo i soldi e tirando la leva allineano tutti i fruttini a dovere (i milanesi le chiamano con un termine scurrile che finisce in dollar) sicuri che comunque non vinci mai. Metti dentro la linea da tenere, tiri la leva e vengono fuori le parole in bella fila: e la logica e la coerenza vadano pure in cavalleria. Ma se per caso qualcuno non daccordo, allora il senatore americano dai capelli dargento, proprio come nei film del Ranger Walker, si

trasforma nel violento capo della banda di mercanti di armi, e dismessa ogni mossetta comincia a insultare come un energumeno il povero Vendola (mercoled, ma ieri ha mandato affa anche il Ministro Prestigiacomo) rimpiazzando il lei con il tu e urlandogli del farabutto e del buffone - come possa dare del buffone a chicchessia uno che sostiene senza remore le piroette da gioppino del Premier in Libia, rimane un mistero. Personalmente nei panni di Vendola avrei chiesto scusa al conduttore e me ne sarei andato dicendo agli spettatori Ecco, vedete, questi sono i padroni dItalia, sanno solo sbraitare. Vendola ha cercato di resistere, ma purtroppo il problema che sulla Libia la sinistra non ha una politica. Le pur nobili cose che ha detto Vendola, equivalgono a menare il can per laia. Mi dispiace, ma cos. La soluzione invece c, ed che, invece di mandare i bombardieri, lItalia avrebbe intero il peso per proporsi come mediatore. Fin dai primi giorni, presto svanita lillusione che Gheddafi cadesse come un birillo (e l semmai, se lItalia avesse avuto, come si afferma oggi nei fatti, un interesse a farlo cadere, doveva dare la spallata: come dice Machiavelli le malvagie azioni si fanno presto e bene) lItalia doveva proporsi subito come mediatore, e in quel momento se avesse avuto quegli attributi di coraggio che visibilmente non ha, Berlusconi avrebbe dovuto, non solo disturbare, ma tirare Gheddafi gi dal letto e convincerlo che occorreva arrivare a una soluzione pacifica. Altro che non disturbare! A questo ci obbligava moralmente il trattato di amicizia firmato con tanta pompa e che questa maggioranza si permette di appiccicare sotto la sedia come una gomma americana masticata (chi sar il fesso disposto a fare pi un trattato di amicizia con questi signori?). Oggi siamo entrati in una guerra civile a (relativamente) bassa intensit, ma a durata illimitata: la pretesa della Lega di dare una scadenza a una guerra semplicemente puerile, che fai allora data metti gi il fucile e ti metti a fumare una sigaretta? E i nemici che farebbero? Da una parte c un signore feroce che gioca per la vita, ha una montagna di denaro e qualche buona arma di ricatto, con nes-

suno scrupolo e una idea sola, ma molto chiara. Gli altri hanno molti scrupoli, ma poche idee e quanto al denaro, con juicio, ma si fanno forti del numero. Credo che anche Gheddafi sappia che se non interviene qualche deus ex-machina (la Cina per esempio, che per mi sembra abbia le sue rogne) destinato alla sconfitta e al di l delle bombe verbali contro lItalia - ma Berlusconi ce le ha fatte meritare- sta cercando una via duscita. Ma anche i ribelli hanno capito che la lotta sanguinosa e di esito incerto. Che facciamo, stiamo ad aspettare che si scannino rendendo inabitabile la costa Nord di quel pezzo dAfrica a un tiro di schioppo dalle nostre coste? A questo punto chi meglio dellItalia sarebbe in una posizione per una mediazione autorevole? Ma possono gli attori coinvolti affidare questo compito alluomo del bunga-bunga? E si fiderebbe Gheddafi di tale signore? Credo di no, ma non tocca a noi dirlo. Ecco perch la sinistra deve prendere liniziativa, non limitarsi a dire (anzi balbettare) bombe si, bombe no, che comunque una alternativa lacerante e del tutto ancillare, ma proporre con forza una mozione in cui si impegni il governo a far cessare il fuoco e convocare a Roma un conferenza di pace, accompagnando la proposta con una sostanziosa offerta spontanea e nostra di immediati aiuti umanitari a tutto il popolo libico, in base al trattato tuttora valido ci costerebbe molto meno dei milioni per le bombe di La Russa. La Lega ci starebbe e la gran parte (tre quarti!!) degli italiani approverebbe. Non sarebbe un rischio di colpo alle spalle per le nostre truppe che non sono in campo, ma anzi una garanzia che non ci andranno. Poi toccherebbe alla maggioranza dire di no, oppure agli alleati dire non ci fidiamo, ed eventualmente proporre una diversa iniziativa di pace. Ma questa lunica strada giusta e occorrerebbe imboccarla subito, c ancora tempo: la sinistra deve battere sulla pace, non sulle bombe. Se non lo fa, in parlamento andr incontro allennesima mezza-sconfitta morale e politica.

ESEMPI PER LEXPO: UN PERGOLATO IN PIAZZA DUOMO Giorgio Origlia


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Lenergia pi pulita che c quella che non si consuma, dice un neoproverbio. Lenergia che non si consuma inoltre non solo non costa nulla, ci fa anche guadagnare, perch riduce la nostra dipendenza dallestero e raddrizza la nostra bilancia dei pagamenti. Non ci vuole molto a concludere che, anzich cercare di saziare la nostra fame bulimica di energia producendone sempre di pi, ha senso piuttosto mettersi a dieta cercando di consumarne sempre meno. Visto che oltretutto la manna nucleare che avrebbe dovuto nutrire la nostra fame di energia per leternit incomincia a emanare un odore sospetto. Ma come facciamo, se laumento dei consumi lunico volano che potr prima o poi far partire la benedetta ripresa che tutti aspettiamo, e la prima cosa che si consuma consumando di pi proprio lenergia? Per uscire da questo circolo vizioso bisogna uscire anche dallillusione infantile che leconomia del libero mercato, dopo averci lasciato sprofondare nella peggiore crisi degli ultimi due secoli, sia in grado di tirarcene anche fuori. Il sistema deve riconoscere la scarsit delle risorse e gestirle meglio, evolvendosi verso un'economia dei beni, anzich delle merci, e questa evoluzione deve essere garantita e guidata da chi ha il potere e la capacit di farlo. Non il capitalismo finanziario, non il libero mercato, che volentieri remano contro, ma le istituzioni pubbliche. Non occorre quindi intaccare i principi di formazione del profitto, sufficiente che le istituzioni valorizzino positivamente conservazione e produzione di risorse vitali, e negativamente il loro spreco, riconquistandosi il ruolo di guida e di modello per il quale esistono. Per fare un esempio: tutte le imprese edili ormai evidenziano la classe energetica degli edifici nella loro pubblicit, ma avrebbero mai iniziato a farlo senza una normativa che ne imponga la certificazione? Questo un tema di rilevanza nazionale, ma sono proprio le istituzioni pubbliche di Milano che oggi, grazie anche allagognata EXPO 2015, hanno sia il potere che il dovere di porsi allavanguardia. Se questo il ruolo delle istituzioni

pubbliche, la prima cosa da fare dunque intervenire sull'edilizia che esse stesse usano. L'edilizia pubblica, e parliamo soprattutto di scuole e uffici, rimasta finora ai margini del rinnovamento tipologico e impiantistico necessario a ridurre i consumi non solo per motivi di costo, ma anche per un grave vizio di fondo. Prendiamo come esempio un qualunque liceo milanese, con sede in un edificio pubblico. Semplificando molto, quel liceo per la sua attivit consuma energia per illuminazione, riscaldamento, manutenzione degli impianti, ma non sa quanto, perch i costi li paga in questo caso la Provincia. Mentre la Provincia, che paga, lo fa senza essersi dotata di strumenti per controllare se quel liceo consuma troppo o no, e per intervenire strutturalmente a ridurre eventuali sprechi. Se vero che le aziende pubbliche imparano l'efficienza da quelle private, la prima cosa da notare che nessuna azienda privata sopravvivrebbe a una simile schizofrenia gestionale. Oltretutto abbiamo visto nellarticolo precedente che con una valutazione energetica e interventi mirati si pu trasformare lo spreco in investimento, e quindi trasformarlo in attivit che risponde a un bisogno, crea lavoro e produce ricavi, e non costa nulla ai contribuenti. Per fare un altro esempio se spostiamo lottica dalleconomia delle merci alleconomia dei beni, con lavvicinarsi dellestate noteremo anche un altro paradosso. Per vari motivi i consumi estivi di elettricit causati dalluso intensivo degli impianti di condizionamento a Milano si stanno avvicinando ai consumi invernali. E indubbiamente sensato consumare energia quando quella disponibile nellambiente non basta, lo assai meno consumare energia quando quella disponibile invece sovrabbondante. Dunque una buona politica energetica della nostra amministrazione locale non dovrebbe limitarsi al consumo invernale, dovrebbe anche incentivare interventi che riducano il bisogno di condizionamento estivo, un bisogno fino a una decina di anni fa limitato agli uffici ma che ormai investe quasi tutta ledilizia e per un terzo dell'anno.

La cosa tuttaltro che impossibile, anche qui le buone pratiche esistono gi, oltretutto collaudate in paesi pi avanzati. Basti citare liniziativa del governo USA rappresentato da Steven Chu, Segretario del Dipartimento Energia e premio Nobel per la chimica. Chu nel 2010 ha avviato un programma di trasformazione delle coperture di tutti gli edifici governativi negli Stati Uniti, in tutti, non solo negli stati del Sud, secondo il collaudato principio del cool roofing (tetti freschi, in pratica verniciando di colore chiaro i tetti esistenti), come strumento importante per ridurre il consumo estivo di energia. Uniniziativa di questo genere a Milano proponibile non solo per gli edifici pubblici ma anche per quelli privati, soprattutto se con impianti di raffrescamento. Basterebbe dare incentivi per verniciare i tetti di colore chiaro, per il montaggio di brisesoleil sulle facciate vetrate e per la diffusione del verde come rivestimento per pareti verticali o orizzontali esposte al sole. Faccio una proposta provocatoria: coprire per i quattro - cinque mesi pi caldi tutta la Piazza del Duomo con un pergolato stagionale, con edera e panchine, regalando frescura ai turisti, anzich centrifugarli nei bar circostanti. Forse sarebbe pi apprezzato che non le discutibili sculture o i palloni gonfiati di qualche griffe che ci troveremmo comunque installati. Le foglie sono ancor meglio delle superfici chiare, perch assorbono la radiazione solare e la metabolizzano per far crescere la pianta, anzich rifletterla nellambiente. Provocazioni a parte, con un insieme di provvedimenti come quelli descritti si potrebbe ridurre non di poco il consumo estivo di energia in tutta la citt, riducendo oltretutto leffetto di isola di calore (le temperature in citt sono di 2-3 gradi pi alte che in campagna) che caratterizza citt come Milano destate. Questi sono solo esempi, mettere Milano a dieta (energetica) non rovinerebbe certo leconomia, e oltre a rendere la citt pi vivibile la renderebbe pi presentabile di fronte ai visitatori attesi da tutto il mondo per lEXPO.

FISCO COMUNALE . UNA NOVIT: PAGARE MENO PAGARE TUTTI Giovanni Agnesi
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Il principio di equit fiscale per il nostro Paese un valore, in quanto superando lesclusivo aspetto monetario pervasa e guidata dalla solidariet e sussidiariet, facendo acquisire a ogni cittadino una dimensione di appartenenza a una comunit. Infatti, larticolo 53 della nostra Carta Costituzionale detta: Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacit contributiva. Il sistema tributario informato a criteri di progressivit. In parole povere il fisco dovrebbe essere visto come una cassa comune alla quale contribuire secondo le diverse possibilit e dalla quale attingere per i bisogni di tutti e di ciascuno, in una logica di reciprocit e di solidariet. Le imposte, dunque, sono lo strumento che permette di far funzionare le nostre istituzioni e di garantire ai cittadini quei servizi e quelle prestazioni che rafforzano la coesione sociale, lo sviluppo, il godimento dei diritti fondamentali anche da parte delle categorie disagiate. Il principio di equit verticale che si evince dallart. 53 della Costituzione indica che limposta deve crescere col crescere del reddito, per cui a parit di reddito nominale deve pagare unimposta inferiore chi gravato da oneri che ne riducono la capacit contributiva. La forte crescita dellintervento pubblico nelle politiche sociali negli anni 80 e 90 ha assunto la caratteristica delluniversalit dei destinatari (per dare a tutti i cittadini la possibilit di accedere ai servizi sociali evitando vuoti di protezione) e di selettivit rispetto ad alcune prestazioni (per assumere la dimensione di equit nellaccesso e nella contribuzione alle prestazioni sociali erogate) a fronte di una domanda in espansione. Con laccordo tra governo e par-

ti sociali del 1997/98 si defin lindicatore della situazione economica equivalente, lISEE, una sorta di misuratore che mette in relazione non soltanto i redditi, ma anche i patrimoni mobiliari e immobiliari del richiedente e che assume lintero nucleo familiare come riferimento. Nella formula ISEE (reddito familiare + patrimonio familiare: coefficienti) la componente pi importante sono i coefficienti della scala di equivalenza che cerca di misurare le condizioni sociali del nucleo, variando a seconda del numero dei componenti e le diverse situazioni in esso presenti (portatori di handicap, famiglie monoreddito e monogenitoriali, disoccupati, ecc.). Lattuale parametro a livello nazionale : 1 per il dichiarante, + 0,57 per il 2 componente la famiglia, + 0,47 per il 3 componente, + 0,42 per il 4 componente, + 0,39 per il 5 componente, + 0,35 per gli ulteriori componenti, + 0,50 per i portatori di handicap, ecc ... Dopo oltre dodici anni di applicazione dellISEE per regolare, specialmente a livello comunale e regionale, le prestazioni economiche/sociali nel settore dellistruzione, dellUniversit, dellabitazione, dei servizi sanitari e del sistema tariffario dei servizi di pubblica utilit, oggi occorre perfezionare questo strumento specialmente di fronte allattuale crisi economica che ha creato fortissime diseguaglianze. Ai nostri futuri governanti ambrosiani lancio il forte invito non solo di incrementare gli attuali parametri dellISEE, ma anche di allargare questo strumento di equit alla compartecipazione di ogni servizio sociale. Unimportante esperienza viene dal Comune di Parma che con il suo Quoziente Parma porta a 0,60 il parametro per il 3 compo-

nente, a 0,70 quello per il 4 componente, a 0,80 per il 5 componente e oltre, a 0,85 per i disabili, ecc. dimostrando di fatto, che nonostante le ristrettezze economiche, si possono realizzare con oculatezza e buona volont importanti innovazioni. Altro suggerimento che mi permetto di proporre nellutilizzo dellISEE relativamente alle tariffe a scaglioni o a fasce (vedi per esempio nelle mense scolastiche), di applicare al loro interno il metodo proporzionale come per lIRPEF, onde evitare che possessori di diversi ISEE paghino la stessa tariffa nellambito della stessa fascia. Questi nostri ragionamenti, nella attuale societ dei furbi, sembrano utopistici se non ingenui, ma una recente indagine dellassociazione Nuovo Welfare dimostra che: - la maggioranza degli Italiani crede nel patto sociale e ritiene che la leva fiscale sia essenziale per garantire servizi e diritti; - giudica la quota versata del proprio reddito una forma di assicurazione pubblica; - ritiene che vadano aumentare le risorse destinate alle politiche sociali; - preferisce pagare pi tasse e avere pi servizi piuttosto che pagare meno imposte. Da ultimo formulo un caldo invito ai nostri politici impegnati a tutti i livelli di responsabilit della cosa pubblica, di impegnarsi concretamente nellattuazione del valore dellequit, evitando per esempio tutte le tasse lineari, uniche, uguali per tutti (ad esempio le addizionali, le cedolari secche, ecc.) in quanto altamente inique perch avvantaggiano i possessori di redditi alti a scapito di quelli pi bassi e cos anche per i tagli amministrativi lineari senza alcuna selezione.

IL DESTINO DELLA DARSENA O DEI BENI INDISPONIBILI Umberto Vascelli Vallara


Il Comitato dei Navigli ha intrapreso uniniziativa davvero scrupolosa: ha raccolto un significativo numero di firme dei cittadini che abitano entro i quattrocento metri dalla Darsena che vogliono il ritorno dellacqua in quel bacino storico. Uniniziativa scrupolosa al di l del necessario. infatti improponibile che il destino di un bene appartenente al patrimonio culturale lombardo possa essere deciso da un ristretto numero di cittadini, non sarebbe espressione di democrazia matura, ma di scarsa attitudine a valutare e confrontare gli interessi pubblici ai diversi livelli e a recepire lo spirito nuovo della Costituzione. Costituzione che, in vero, dal 2001 promuove lesercizio della sussidiariet come attribuzione di competenze decisionali ai livelli pi vicini al cittadino, tuttavia non indiscriminatamente, ma solo dopo aver verificato quale sia il livello pi adeguato ad assumere decisioni con riferimento alla rilevanza della materia oggetto di giudizio e allinteresse collettivo alla sua tutela. Il caso pi significativo dellapplicazione di questo principio di adeguatezza che integra la sussidiariet, il recente Codice dei beni culturali e del paesaggio (gennaio 2004), che richiamandosi alla Costituzione attribuisce la competenza di tutela del patrimonio culturale (beni culturali e paesaggio) allo Stato.

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storico delle vie dacqua che vorremmo conservare libero da ruote panoramiche, giardinetti e parcheggi sotterranei. Dal cappello dellillusionista uscito di tutto. Adesso possiamo aspettarci anche conigli bianchi e colombe, ma alle suggestioni spettacolari si preferiscono soluzioni serie allaltezza del tema. Il tema dei Navigli lombardi, e milanesi in particolare, sta vivendo un momento di grande interesse testimoniato dalle numerose recenti iniziative bipartisan. Il 23 dicembre scorso la Lega Nord ha indetto una conferenza stampa con Italia Nostra, Fai e WWF, nel corso della quale ha presentato la propria proposta di sistemazione della Darsena e del suo intorno, un progetto che fondamentalmente prevede di restituire lacqua al bacino storico. Il 16 aprile il Partito Democratico con le Associazioni Bei Navigli e Cambiamo Citt ha presentato il progetto, il Parco dei Navigli che ha tra i suoi punti forti la Darsena di cui prevede la riqualificazione per ritrovare la sua funzione di porto, di raccordo tra le vie dacqua e per recuperare il suo valore archeologico e ambientale. Lesigenza di immettere nuovamente lacqua nella Darsena confermata indiscutibilmente anche in questo progetto. Il 15 aprile il Consiglio regionale della Lombardia e il Politecnico di Milano hanno organizzato al Pirellone un convegno sul tema Milano e i Navigli con limpegnativo sottotitolo programmatico La Regione Lombardia per la ricostruzione della civilt dellacqua. Lo spunto stato lipotesi di un referendum per la risistemazione della Darsena e la riattivazione dei Navigli milanesi. Fortunatamente la maggior parte degli interventi si orientata verso analisi storiche del sistema; la presentazione applicativa pi documentata stata la proposta di realizzare dalla Darsena fino a Scassina di Pomi un canale con larghezza di 6 metri (quindi con effetto scarsamente evocativo delloriginale di 10-12 m.), corredata da un progetto dimprobabile realizzabilit, ma molto dettagliato che ne quantifica anche il costo in 155 milioni di Euro. Nessuno degli interventi ha comunque avanzato per la Darsena proposta che ne alterassero limmagine consolidata di specchio dacqua. In conclusione dobbligo richiamare il Piano Regionale dArea dei Navigli Lombardi recentemente approvato dal Consiglio regionale lombardo (22 dicembre 2010), frutto della pluriennale serie di studi del Master Plan dei Navigli che ha visto coinvolti la Regione, il Politecnico, la Bocconi e la Soprintendenza e che pertanto pu essere considerato a buon diritto riferimento rispondente al principio di adeguatezza della Costituzione. Obiettivo prioritario del Piano la tutela dellintero sistema dei Navigli, attuata mediante il restauro delle sponde, dei manufatti idraulici e dei beni dellimmediato contesto che ne configurano limmagine e ne documentano la storia.

La Darsena appartiene al patrimonio culturale in quanto elemento costitutivo del sistema storico dei Navigli lombardi, determinante per la storia di Milano. Non unarea libera disponibile per servizi di vicinato, come si potrebbe supporre dalla lettura di alcuni articoli e lettere apparsi anche su giornali autorevoli che godono stima di formatori di opinione culturale. Dopo il sostegno manifesto alla realizzazione di parcheggi sotterranei, si proposto di approfittare dellarea per realizzare giardinetti di quartiere e, a fronte della lettera di una cittadina indignata per lipotesi di collocare una ruota panoramica nel Parco Sempione, il giornale che la pubblica si chiede perch non collocare la ruota, per esempio, alla Darsena, come suggerito dallAssessore alla Cultura. Sembra una proposta maliziosamente ironica. Invece no. Ad altra lettrice che manifesta preoccupazioni che, chi ama Milano, certamente comprende si conferma la qualit della soluzione suggerita per il semplice motivo che la Darsena in condizioni davvero miserevoli, tanto che difficile rinvenirvi tracce della sua importante storia, rilevando nel contempo che dallalto della ruota panoramica si potrebbe godere di unampia vista del sistema delle vie dacqua. Ebbene, la traccia fondamentale della sua importante storia che la Darsena ha perso lacqua. Si consolidino le sponde, restituiamole lacqua e avremo compiuto un sensazionale recupero di immagine di una componente sostanziale di quel sistema

ESSELUNGA & EDILIZIA: MIRACOLO A MILANO Marcel Libeaut


Costruire un supermercato da oltre seimila metri quadrati al posto di una vecchia fabbrica, con annesso palazzo a uffici di undici piani semplicemente con una dichiarazione di inizio lavori? Oppure raddoppiare un mercato un po pi in l al posto del precedente da mille con una semplice comunicazione agli uffici di Palazzo Marino? E in entrambi casi senza piani attuativi, senza chiedere il cambio di destinazione duso e la preventiva autorizzazione commerciale? Tutto questo accade nella Milano dove sta per entrare in vigore quello che, di fatto, sar il piano urbanistico della citt per i prossimi decenni. Il nuovo Pgt, Piano di governo del territorio, che molti addetti ai lavori hanno bollato come una sorta di "liberi tutti" per gli imprenditori, dove le regole non saranno pi dettate dalla politica, dal Comune o dalla contrattazione tra societ immobiliari e amministratori pubblici. Ma saranno affidati al libero mercato. Non pi aree vincolate da una precisa destinazione, ma dallincontro di domanda e offerta con tutte le funzioni compatibili. Ma se questo fosse veramente lobiettivo, a guardare cosa sta accadendo a Milano gi da qualche tempo non ci sarebbe nemmeno stato bisogno di perdere gli ultimi cinque anni per un nuovo strumento regolatore del territorio. Una dimostrazione concreta la si trova in due quartieri a nord di Milano. Nel primo caso tra la fine di corso Sempione e linizio di via Cenisio, il secondo ad Affori. In entrambi i casi, si tratta del recupero di due aree industriali dismesse: lex sede della San Pellegrino e larea dove prima sorgeva la filiale italiana della Oerlikon, la storica societ svizzera di apparecchiature belliche. Due vicende emblematiche di quanto sta accadendo a Milano, soprattutto se lamministrazione comunale largheggia nellapplicazione e nel controllo delle regole. Partiamo dallex San Pellegrino. Allangolo tra via Castelvetro e via Losanna una societ immobiliare legata a Esselunga, in un' area che il Piano regolatore tuttora vigente indica come residenziale - industriale, sta completando la realizzazione

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di due palazzi con un centinaio di appartamenti uno dei quali sullex area del supermercato; poi su una vicina area destinata nel Prg vigente a servizi comunali stato realizzato un parcheggio privato e infine gi stato aperto un nuovo supermercato dentro una scatola molto pi grande della superficie commerciale richiesta. Il tutto avendo presentato nel 2005 una semplice Dia, una dichiarazione di inizio attivit, senza alcun piano attuativo e relativa convenzione. Per il residenziale stupisce che liniziale Dia prevedesse un immobile di sette piani che diventato di dodici con successive varianti in corso dopera. In particolare lattivit commerciale, come detto, era gi presente, ma su unarea confinante, con un super che, per, era di appena mille metri quadrati e ora diventato di 1.500 mq in uno spazio almeno grande il doppio, tenuto vuoto e con le casse poste a met. Perch costruire spazi non usati? Qualcosa non funziona. Probabile che come in via Washington o in via Rubattino la superficie in pi potr servire un domani, venuti meno gli

attuali limiti posti dalla normativa del Prg vigente. Di fatto, comunque, il super stato non ampliato ma spostato in un altro sedime e per casi simili, in passato, sono stati presentati appositi "piani attuativi", necessari perch il Comune possa concedere sia il cambio di funzione, sia una metratura differente. Va detto che i trasferimenti delle strutture commerciali non sarebbero consentiti da unarea allaltra senza nuova autorizzazione. Oltretutto i permessi sia commerciali che edilizi dovrebbero essere contestuali e rilasciati in unico atto al fine di poter verificare la compatibilit unitaria, procedure che non risulterebbero essere state perseguite come prescrive la legge regionale, cos come si sarebbe sfuggiti allo strumento del piano attuativo non comprendendo nel computo della superficie di vendita commerciale, ai sensi delle norme comunali, quella destinata allaccesso e utilizzata dal pubblico. Passiamo ad Affori. Allincrocio tra via Pellegrino Rossi e via Scarsellini - sempre una societ del gruppo Esselunga - ha aperto, nel 2006 con una semplice Dia, un cantiere per la

costruzione di un supermercato da 6 mila 500 metri quadrati e un palazzo per uffici di undici piani. In questo caso nel Prg vigente la destinazione duso dellarea tutta industriale. E anche per questo intervento stata presentata una Dia e numerose successive varianti senza aver istruito, malgrado la consistenza dellintervento, un piano attuativo in variante al Prg vigente, per intenderci come i noti Pru o Pii. Gli uffici comunali del Settore Commercio sembrerebbe che siano alloscuro di ogni richiesta di nuova autorizzazione commerciale. Eppure anche in questo caso la scatola commerciale ormai alla conclusione dei lavori. In entrambi i casi dopo cinque anni dalle prime Dia e a cantieri ultimati le istruttorie amministrative comunali sia edilizie che commerciali non sarebbero ancora del tutto terminate e non difficile prevedere che se risulteranno essere state commesse delle forzature queste saranno sistemate con le nuove regole del PGT e le operazioni resteranno come esempi di lungimirante preveggenza di certa imprenditoria.

E DOPO? PROVE DI GOVERNO PER MILANO Anna Catasta


La campagna elettorale entrata nella sua ultima fase anche a Milano trascinandosi dietro le tradizionali querelles tra i candidati a sindaco e le promesse di rinnovamento della citt. C un tema che appare ancora debole nel dibattito e che invece potrebbe diventare centrale soprattutto nellipotesi di vittoria del centrosinistra che si troverebbe a governare una citt profondamente diversa da quella amministrata ormai qualche decennio fa. Non cambiata solo Milano, sono cambiate le grandi citt in Europa e nel mondo e la governance urbana un tema importantissimo ovunque, non solo nella dimensione locale ma anche in una dimensione globale. Milano, come altre metropoli, ha bisogno di un governo della citt che nei prossimi anni risponda alle emergenze, risolva problemi e costruisca sviluppo. La ricetta tutta da costruire perch le metropoli in particolare richiedono per funzionare un nuovo equilibrio/patto tra le competenze che la citt esprime, gli interessi economici e i valori di riferimento che sono in forte e continuo cambiamento. In altre parole anche a Milano bisogna far interagire il capitale umano e sociale della citt, con il capitale economico e il capitale culturale. I partiti per non riescono pi a svolgere questa funzione e il forte astensionismo che viene annunciato anche per questo appuntamento elettorale ne una conferma. Per questo dire se si vince a Milano, si vince in Italia pu essere vero ma pu anche nascondere un pericoloso equivoco; infatti, Berlusconi sicuramente non si sconfigge rincorrendo i temi sollevati dal premier (magistratura rossa etc) ma neanche e soprattutto pensando che sia sufficiente per far cadere lavversario contrapporre una larga coalizione di tutte le forze di centro sinistra. Il distacco dalla politica di molti italiani e anche di molti milanesi deve spingere su unaltra strada pi difficile ma non eludibile. La strada quella di pensare a proposte innovative di sviluppo globale della citt e, contemporaneamente, alle risorse concrete (umane, relazionali, economiche) per realizzarle. Per questo molto importante ragionare non tanto sul toto vicesindaco e sul toto assessori o sulla pur fondamentale e necessaria presenza femminile nella giunta Pisapia; bisogna confrontarsi sul modello di governo della citt che avr solo cinque anni di tempo per cambiare Milano. La prossima giunta di Milano non potr essere n il matriarcato tecnico di Letizia Moratti n il condominio di Gabriele Albertini, ma non potr assomigliare neppure alle Giunte precedenti del Centro sinistra della citt, tanto ricordate in questi giorni dai diversi candidati. Il modello di un sindaco pap (o mamma) che rappresenta la citt e che mette daccordo tutti (cittadini, imprenditori, partiti etc) e una giunta formata da tanti assessori competenti nei singoli settore (scuola, servizi sociali, bilancio, casa, etc) che, ognuno nel proprio campo/orticello, decidono il programma e gestiscono le risorse non funziona pi perch occorre avere una gestione trasversale, cooperativa, su progetti obiettivo. Certo, il modello tradizionale delle giunte di centro sinistra pi vicino alla necessit che la giunta sia la fotografia della coalizione che sostiene il sindaco ma non pi tempo di equilibri costruiti con il bilancino e attraverso faticose trattative. I milanesi hanno bisogno di ricono-

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scersi in un progetto globale e concreto, con una squadra di giunta che non litighi dividendosi in continuazione su Expo, sul sociale o sullinnovazione, ma che lavori con continuit e competenza sui grandi temi della citt, creando un nuovo riformismo urbano capace di collegare Milano con le grandi citt del mondo che stanno affrontando i temi emergenti della coesione e della sostenibilit. Se questa la sfida appare ancora pi insostenibile e lontana dallopinione pubblica uno schema di campagna elettorale basato prevalentemente sulla competizione tra liste e tra candidati nella singola lista (anche nel PD), alla ricerca spa-

smodica dei voti necessari per essere eletti e per arrivare primi come preferenze in modo da poter contare nella giunta, in consiglio o, chiss, nei futuri assetti di partito. Il distacco dalla politica di molti/e milanesi richiede, per essere colmato, di generosit e capacit di contribuire in ruoli diversi da parte di chi condivide davvero un progetto di cambiamento di Milano e non solo la voglia di mandare a casa la Moratti e Berlusconi. Questa la condizione peraltro di riuscire a coinvolgere nel governo della citt le competenze del mondo delle professioni che a Milano non chiedono solo sostegno e supporto pubblico ma sono disponibili a met-

tersi in gioco per modificare concretamente in meglio la qualit della vita urbana. Occorre quindi prevenire le divisioni e la litigiosit tipiche delle coalizioni di centrosinistra e non rimandare al dopo voto la discussione sul modello di Giunta e sui temi prioritari per la citt; certo i programmi del sindaco e delle diverse liste che lo appoggiano sono stati scritti e depositati ma c la necessit, in queste ultime settimane di campagna elettorale, di dire qualcosa di pi e di nuovo per recuperare al voto gli indecisi e cominciare a costruire da subito la nuova governance di Milano.

CO2. I PICCOLI COMUNI FANNO SUL SERIO Elena Jachia


Lobiettivo di riduzione delle emissioni di gas climalteranti del 20% entro il 2020 - espresso a livello europeo - nella cosiddetta Strategia 2020 - deve essere perseguito anche attraverso politiche e interventi a livello locale. Proprio per questo, la Commissione Europea ha lanciato il Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors), uniniziativa mirata a coinvolgere attivamente le citt europee nel percorso verso la sostenibilit energetica e ambientale. Questa iniziativa, di tipo volontario, impegna le citt europee a predisporre Piani dAzione finalizzati a superare gli obiettivi fissati dallUnione Europea al 2020, riducendo di oltre il 20% le proprie emissioni di gas serra attraverso politiche locali che migliorino lefficienza energetica, aumentino il ricorso alle fonti di energia rinnovabile e stimolino il risparmio energetico e luso razionale dellenergia. La Fondazione Cariplo promuove ladesione al Patto dei Sindaci attraverso un bando destinato ai Comuni con meno di 30.000 abitanti appartenenti al territorio delle province lombarde, e di Novara e VerbanoCusio-Ossola. Il bando, lanciato nel 2010, viene proposto anche per il 2011, con scadenza 13 maggio. Lo scorso anno ladesione da parte dei comuni stata straordinaria: ben 234 domande di contributo che hanno coinvolto 650 amministrazioni! La Fondazione ha selezionato 93 raggruppamenti, che comprendono 230 amministrazioni comunali o comunit montane. Nella prima edizione del bando, circa il 60% delle risorse stato assegnato a comuni delle province di Bergamo (32%) e Milano (28%). Entrambe le Amministrazioni provinciali si sono distinte per il sostegno e lattivit di coordinamento assicurati ai propri comuni per ladesione al Patto dei Sindaci, ricoprendo il ruolo di Struttura di (1) supporto riconosciuto dalla Commissione Europea. In provincia di Milano questa attivit ha gi portato a una sottoscrizione formale da parte della BEI (Banca Europea degli Investimenti) di una richiesta di finanziamento per la ristrutturazione con finalit di risparmio energetico di edifici pubblici di 30-40 comuni, attraverso lo strumento ELENA (European Local ENergy Assistance). Aderire al Patto dei Sindaci non uno scherzo, ma un impegno concreto a realizzare azioni complesse: a) preparare un inventario delle emissioni (baseline) del Comune, considerando i settori residenziali pubblico e privato, il trasporto, lilluminazione pubblica, i settori industriali (esclusi quelli soggetti alla Direttiva UE relativa allEmissione Trading), nonch il terziario; b) presentare un Piano dAzione per lEnergia Sostenibile (PAES) entro un anno dalla formale ratifica del Patto dei Sindaci, che consenta di raggiungere gli obiettivi previsti entro il 2020; c) adattare le strutture della citt al fine di perseguire le azioni necessarie; d) presentare, su base biennale, un Rapporto sullattuazione del Piano dAzione, pena lesclusione dallelenco delle citt aderenti al Patto. I comuni selezionati dalla Fondazione, oltre alle attivit prima descritte, dovranno definire e approvare lallegato energetico al regolamento edilizio comunale, al fine di orientare i cittadini verso ladozione di pratiche di risparmio. Il Bando Sostenibilit energetica si colloca a valle della prima iniziativa proposta dalla Fondazione Cariplo, ovvero il Bando per promuovere gli audit energetici degli edifici dei Comuni sotto i 30.000 abitanti, che nel triennio 2006-2008 ha reso possibile la realizzazione di diagnosi energetiche in oltre 3700 edifici di 650 comuni (pi di un terzo dei comuni piccoli e medi del territorio di riferimento della Fondazione). Per valorizzare il patrimonio di informazioni raccolte attraverso gli audit, stata sviluppata una piattaforma web chiamata AUDIT GIS, consultabile sul sito www.webgis.fondazionecariplo.it, che consente anche di localizzare e visualizzare gli edifici sui quali sono state eseguite le diagnosi e i relativi dati tecnici. Questanno la banca dati stata ampliata con una nuova sezione PAES per raccogliere i dati e le informazioni dei comuni finanziati dal Bando Sostenibilit energetica. La Banca dati consentir di valorizzare lo sforzo e i risultati collettivi di questi comuni virtuosi dal punto di vista delle riduzioni di CO2 ottenute a livello locale.

(1) Tale compito pu essere svolto da amministrazioni pubbliche in grado di fornire orientamento strategico e assistenza finanziaria e tecnica ai comuni che aderiscono al Patto dei Sindaci.

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ORTI BOTANICI: MILANO MERITA DI PI Claudio Longo


A Milano ci sono due orti botanici entrambi gestiti dall'Universit degli Studi. Uno il nuovo Orto di Cascina Rosa che sta in semiperiferia vicino alle facolt scientifiche di Citt Studi, l'altro lo storico Orto di Brera (dal 2006 fa parte del Museo Astronomico - Orto Botanico di Brera), in pieno centro, adiacente all'omonimo palazzo sede della famosa Pinacoteca. I due orti sono talmente diversi fra loro che pi di cos non possibile. Quello di Cascina Rosa (22.000 mq) ricorda un parco all'inglese: in sostanza un grande prato ben curato con degli alberi (in buona parte endemici della Lombardia) e un grazioso laghetto. Il giardino aperto al pubblico ed molto frequentato da mamme o nonne con bambini che possono liberamente giocare sull'erba. Una benedizione per un quartiere che certamente non ha molti spazi simili. Ma Cascina Rosa non si esaurisce con questo aspetto idilliaco. In fondo all'orto ci sono tre grandi serre, molto tecnologiche. Ci si aspetterebbe di trovarvi le solite piante tropicali: in realt questo vero solo in parte. Due di esse sono infatti serre da ricerca in cui vengono coltivate piante da esperimento, prima fra tutte la specie Arabidopsis thaliana, una modesta erbetta protagonista di innumerevoli studi sulla genetica molecolare vegetale. Gli esperimenti con queste piante vengono fatti in parte nei dipartimenti biologici al di l della strada, in parte in una bassa costruzione dentro l'orto. Inutile dire che si tratta di scienza altamente moderna e competitiva. Oggi non pu esistere scienza diversa: non la finanzierebbe nessuno. Un luogo di contrasti dunque: mamme, bambini, scienza ultramoderna. Vasti spazi, grande cielo. Tutto l'opposto nel piccolo Orto di Brera (5.000 mq) stretto fra il palazzo omonimo e le case vicine. In contrasto con l'aria nuova di Cascina Rosa qui si respira la storia. Storia non particolarmente gloriosa, non legata, a grandi eventi, grandi personaggi, grandi scoperte; pure il ricordo di epoche passate immediatamente percepibile. L'orto nato infatti nell'ultimo quarto del Settecento e di quest'epoca testimoniano le lunghe e strette aiole (un tempo destinate all'insegnamento delle piante medicinali) e le due vasche ellittiche. Il carattere particolare dell'Orto di Brera dato dagli alberi e da una quiete che il visitatore non si aspetterebbe nel centro di Milano. Gli alberi sono veramente tanti rispetto alle piccole dimensioni dell'orto e alcuni sono dei giganti. All'ingresso ci accoglie un tiglio alto pi di 30 metri. Ma sopratutto nel prato in fondo all'orto che si trovano vari grandi alberi: una Pterocarya fraxinifolia (noce del Caucaso) col tronco possente come quello di un baobab e di fronte due altrettanto giganteschi Ginkgo biloba, maschio e femmina, vecchi quanto l'orto botanico. L'Orto di Brera ha anche delle discrete collezioni di piante (salvie, peonie), ma la cosa pi bella l'ambiente, lo sguardo d'insieme. Grazia, misura, nulla di eccessivo e volgare, un pizzico di selvatico. Luogo di silenzio e meditazione. Ambedue gli orti hanno le loro attivit culturali. Visite guidate, conferenze, mostre, eventi particolari, per esempio la festa del Solstizio d'estate comune a tutti gli orti botanici di Lombardia. (Per maggiori informazioni consultate la Rete Orti Botanici della Lombardia. Tuttavia n Cascina Rosa n Brera si possono considerare veri orti botanici. Le collezioni sono troppo scarse e manca una tradizione di ricerca. Brera infatti ha vissuto nel novecento un periodo di oblio totale durato decenni mentre a Cascina Rosa la ricerca c' ma ha scarso rapporto con la biodiversit vegetale, argomento tradizionale degli orti botanici. Non raramente i visitatori esprimono la loro delusione quando scoprono che Brera o Cascina Rosa non corrispondono alle loro aspettative di un orto botanico, cio di un luogo dove crescono tante specie di piante nostrane ed esotiche divise per ordine sistematico e dove si possono vedere attrazioni speciali (orchidee, grandi cactus ecc.). In realt nessuno dei due orti potr mai essere un vero orto botanico. Milano ne avrebbe bisogno, di un vero grande orto botanico, come si conviene a una citt della sua importanza. Credo che passando in rassegna tutte le grandi citt europee, da Amsterdam a Zurigo scopriremmo che Milano l'unica a non avere un orto botanico degno di questo nome. Speriamo che in futuro Cascina Rosa e Brera riescano ad esprimere sempre meglio le loro potenzialit ricreative ed educative. Cascina Rosa: parco cittadino e luogo di ricerca scientifica, Brera: oasi di pace e luogo di cultura. Ma allo stesso tempo speriamo che Milano si dia uno slancio e trasformi qualche residua area dismessa in un vero grande orto botanico con tante specie di piante comuni e rare e serre piene di felci arboree e di orchidee. Adibire un'area vuota a orto botanico anzich alla speculazione edilizia: questo s che sarebbe un atto di coraggio trasgressivo! Chi oggi ha vent'anni pu sperare... Ma no, dai, facciamo quaranta!

Orari di apertura per visitare gli orti: Orto Botanico di Cascina Rosa: marted, mercoled e venerd dalle 10 alle 12,30, marted e mercoled dalle 14,30 alle 17. Orto Botanico di Brera: dal luned al venerd dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle 17.00, sabato dalle ore 10.00 alle ore 17.00. Sito internet: http://www.brera.unimi.it

SPIGOLATURE ELETTORALI /4 Carneade


In questi giorni ho incontrato una cinquantina di sicuri assessori della giunta Pisapia, un centinaio di sicuri nuovi parlamentari di centro destra e centro sinistra (che si sono candidati in consiglio comunale per fare le prove e perch glielo hanno chiesto) e altrettanti sicuri entati (cio dotati di una poltrona in un ente). Altro che miracolo, in campagna elettorale la moltiplicazione dei pani e dei pesci la fanno tutti. Uno spettro si aggira nel centro sinistra: lastensione. Vediamo i votanti: 2006 comunali: sindaco 67,5%, consiglio comunale 60%, non validi 2,3%; 2010 regionali: presidente 60,6%, regionali consiglieri

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54%, non validi 2,3%; 2009 europee: 64,8% nv 2,3%; 2008 camera: 80,7% nv 1,9%; 2006 camera: 84,3% non validi 1,6%; 2005 regionali: presidente 67,7%, regionali consiglieri 53%, nv 3,3%; 2004 europee: 67,2%, nv 3,3 %; 2009 provinciali presidente 60,2%, consiglieri 52%; provinciali ballottaggio 44%. Relazionando i votanti e voti emerge che: 1) lastensione minore quanto pi la competizione politica o personale; 2) pi candidati e pi liste non riducono lastensione; 3) lastensione pi alta nei secondi turni quando il centro sinistra ottiene le migliori performance. Ergo pi che uno spettro lastensione dovrebbe essere per il centro sinistra un nettare. Non avendo grandi possibilit di convincere indecisi, moderati e disinteressati ma avendo invece molti iperconvinti meno gente vota meglio . Con lastensione altrui vince Pisapia. Todos riformistas. Non c lista o candidato che non si dichiari riformista o erede dei riformisti. Buona cosa in una citt dove il termine ha avuto a sinistra per oltre 100 anni anche una forte valenza negativa, per la precisione dal 16.12.1903 anno del loro primo ingresso in giunta a palazzo Marino. Tuttavia vale la pena ricordare che riformista in politica nasce come aggettivo qualificativo abbinato a un sostantivo oggi desueto. Forse proprio perch manca il sostantivo che tutti si dichiarano riformisti: non significa niente. Voto disgiunto: saranno pi i malpancisti del centro sinistra o del centro destra? LUdc chi vota al primo turno? Al secondo Moratti a va sans dire. Gli anti Pisapia del Pd cosa voteranno? E i formigoniani anti Moratti? I pi interessanti sono i candidati dello 0,1% che possono arrivare grazie a questi voti anche allo 0,2%. La squadra: periodicamente si sente chiedere ai candidati di esplicitare il nome della squadra di assessori che li accompagner. Una mia statistica empirica dice che i rari candidati che hanno acconsentito alla richiesta hanno sempre perso. Sondaggi. Si avvicina il momento in cui non si possono pi fare sondaggi. Peccato. Vediamo i numeri che hanno dato fino ad adesso. Premesso che mediamente tutti dichiarano tra le 100 e le mille e trecento interviste con un rifiuto a rispondere del 70/75% e un margine derrore attorno al 3%. Alcuni indicano gli incerti altri no. Lordine quello della data di effettuazione a partire dal pi recente ipr Moratti 48%, Pisapia 40%, Manfredi 7%, Calise 3% fullresearch Moratti 47/49, Pisapia 41/43, Palmeri 6/8, Calise 3/5, indecisi 16. crespi Moratti 47,5/49,5; Pisapia 41/43; Manfredi 5/8; Calise 2/4 swg Moratti 43, Pisapia 42; Manfredi 7, Calise 4, indecisi 14 Euro media Moratti 50,8, Pisapia 41, Manfredi 3,8, indecisi 13,9 Ipsos Moratti 43,8, Pisapia 42,1, Manfredi 8, incerti 35 Pisapia non subisce variazioni significative. Palmeri neppure (eccetto nel sondaggio commissionato dalla Moratti). La Moratti supera il 50% solo nel sondaggio da lei commissionato e oscilla sensibilmente nei sondaggi commissionati da Pisapia e Sole 24 ore. Ora se voi prendete il risultato delle regionali a Milano avete Formigoni al 49%, Penati al 41,1%, Grillo al 3%, i centristi al 3%, rifondazione al 2,9%. Cio a dire pi o meno, considerato il margine di errore e le novit (Fli e aggregazione di rifondazione su Pisapia) i dati che abbiamo dai sondaggi e che avrebbe vaticinato anche il mio gattone. Valeva la pena di spendere un minimo di 9 euro a intervista per scoprire lacqua calda? Mi si obbietter che i sondaggi non sono solo quantitativi ma anche qualitativi e cos avremmo scoperto che il problema pi sentito dai milanesi il trasporto. Chi lavrebbe immaginato! Quando esisteva la preferenza multipla la campagna elettorale di cordata era un classico. Con la preferenza unica ogni volta che vedo uniniziativa con pi candidati mi domando chi dei due ha perso tempo. I candidati a sindaco hanno bisogno di voti, i candidati al consiglio comunale hanno bisogno di preferenze. Un tempo la campagna delle liste la facevano i partiti che ora non ci sono pi. Questo spiega perch pi del 10% dei votanti milanesi usa solo una parte della scheda elettorale. Il presidente del centro islamico Abdel Hamid Shaari non nasconde il suo endorsment per Pisapia, favorevole alla costruzione di una moschea. La notizia reperibile in tutta la propaganda della Lega. Il partito Italia Nuova di Armando Siri non stato ammesso ma sul sito trovate: 1) linno (imperdibile); 2) la proposta di modifica della costituzione; 3) la spiegazione del perch ha riempito Milano di manifesti con il simbolo riproducente una serratura tricolore: il suo slogan tu sei la chiave e pin una chiave elettronica. Spin doctor Tinto Brass. A qualche manifestazione inaugurale del sindaco si sono presentati contestatori che hanno convinto il primo cittadino a rinunciare. Niente di grave tuttavia se passa il criterio che si possono contestare i comizi/iniziative dellaltro si finisce a bastonate. Meglio evitare. I sit in rimandiamoli a dopo le elezioni . Non ci sono solo quelli di Sel che per far capire chi sono riempiono la citt di faccioni di Vendola, pi modestamente il Nuovo Psi che sostiene Letizia Moratti si presenta come il partito di Caldoro. (miii) Non c candidato che non abbia sito. Cos Sara Giudice mi informa oggi dei suoi impegni elettorali di 15 gg fa; lassessore Morelli ha la varicella come si vede su facebook ma mi invita al Bar bianco (e se contagioso?); il sito di Librandi professionalmente molto ben fatto, il suo video eccellente, peccato che si siano dimenticati di modificarlo quando passato da candidato a sindaco a sostenitore della Moratti; Garas Ghapios stupisce anche me, oltre a informarci che frequenta una chiesa internazionale e interdenominazionale chiamata Ministero Sabaoth pubblica on line scaricabile il suo certificato del casellario giudiziale, fantastico!; la lista giovani per lexpo ha un sito dal look anni 70 e chiede ai suoi supporter di metterci la faccia per sostenerli (cio pubblicare on line una loro fotografia), lidea del testimonial non male, se per riuscissero ad arrivare a 3 sarebbe meno triste; Matteo Forte dopo una lunga ricerca conia lo slogan pi Forte Milano mentre la capolista Guida del PD inventa un Milano sicura. Se sanno amministrare come sanno fare la campagna elettorale ... aiuto!

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Scrive Carlo Stanga a Giovanni Terzi


Belle parole, troppo facilmente condivisibili, quelle di Giovanni Terzi, direi ovvie. Per nessun accenno al tema dell'EXPO milanese: nutrire il mondo, il tema del cibo, della sua produzione e distribuzione sul pianeta. Un fatto assolutamente straordinario ed essenziale che non viene neppure lontanamente ricordato da Terzi. Questo fatto dice in modo inequivocabile quanto lontani siano gli amministratori milanesi dal merito, dall'aspetto concreto e dall'importanza del tema. L'Expo evidentemente visto come l'occasione per migliorare agli occhi del mondo l'immagine di Milano. Nulla di male, ma la citt che deve migliorare o la sua immagine? Si vuole vendere "fuffa"? Non siamo pi negli anni 80, nessuno pi crede nella cosiddetta "immagine", almeno fuori dall'Italia. Da milanese, ho la fortuna di vivere per lunghi periodi dell'anno a Berlino, citt certo meno ricca di Milano, ma pi grande di circa otto volte e quindi estremamente complessa e pi difficile certo da amministrare e gestire. Malgrado questi difetti, se cos possiamo chiamarli, grande qui la qualit della vita e l'amore degli abitanti per la citt. Ebbene penso che mi ci stabilir in maniera definitiva, infatti qui ci sono tutte quelle caratteristiche che rendono una metropoli perfetta per la vita, non solo per il lavoro e che a Milano mancano in maniera drammatica. A Berlino i mezzi, soprattutto nel fine settimana, viaggiano 24 ore, si pu mangiare a qualunque ora del giorno, un terzo dell'immenso territorio cittadino verde e ricco di corsi d'acqua con linee di traghetti che permettono di attraversare la citt (a Milano vivo vicino alla Darsena, che dire?). Tutti gli aspetti legati agli orari e alla mobilit dovrebbero essere naturali servizi al cittadino e ai visitatori, in una citt che punta a essere internazionale. Perch, come dice Terzi, dover ricorrere all'Expo per dare servizi minimi, ovvi in una citt europea del ventunesimo secolo? Il fatto poi, come dicevo, che il tema dell'Expo non venga neppure citato dice molto della seriet e del futuro successo dell'evento. L'intervento di Terzi, con tutto il rispetto, mi pare molto ingenuo e pieno di ovviet. Caro Terzi, l'Expo non il salone del mobile e neppure la fashion week... Comunque auguri sinceri a Milano che amo e che mi ha dato molto, con la speranza di un vero e urgente cambiamento politico.

Scrive Donata Schiannini a Oreste Pivetta


Ho letto il testo di Oreste Pivetta su Arcipelagomilano. Lho trovato interessante, ma ho unobiezione da fare. Non proprio diventato un tab, piazzale Loreto. Ogni 10 agosto ci si ritrova l, la mattina le autorit, la sera noi, in tanti per essere agosto a Milano, e non tutti con i capelli bianchi come me, a sentire qualcuno che ci parla di storia, di quella storia, e anche di altre: io ho imparato l la storia dellarmadio della vergogna. Il monumento, vero, piccolo e di quel gusto retorico oggi poco comprensibile, qualcuno dice che nascosto, ma l perch il posto quello, il posto del distributore davanti al quale i 15 furono uccisi. Lanno scorso in bicicletta ho guidato un gruppetto di amici su un breve percorso che toccava i luoghi di alcuni di loro. Lo rifar con lANPI per il prossimo 25 aprile. Per contribuire a sciogliere, se esiste, quel tab.

RUBRICHE MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Il bello musicale*
L'estetica del sentimento - () Fino a oggi il modo in cui stata considerata lestetica musicale si basato su un grosso equivoco: cio essa non cerca di conoscere cosa sia il bello nella musica, ma fa una descrizione dei sentimenti che questa suscita in noi. Queste ricerche corrispondono in tutto al punto di vista di quegli antichi sistemi estetici che consideravano il bello solo in relazione alle sensazioni che esso risveglia e che, come noto, tenevano a battesimo anche la filosofia del bello, figlia della sensazione. Lapplicazione di queste estetiche, in s e per s non filosofiche, alla pi eterea delle arti le attribuisce senza dubbio un qualcosa di sentimentale che, se rallegra le anime belle, offre pochi chiarimenti a colui che desidera apprendere. Chi cerca di sapere qualcosa sullessenza della musica desidera uscire dalloscuro dominio del sentimento e non esservi continuamente rimandato, come accade con la maggior parte dei manuali. Limpulso verso una conoscenza il pi possibile oggettiva delle cose, che nella nostra epoca muove tutti i campi del sapere, deve toccare necessariamente anche lindagine sul bello. Questa potr seguirlo soltanto se abbandona un metodo che parte dal sentimento soggettivo per ritornare di nuovo al sentimento, dopo una poetica passeggiata lungo tutta la periferia delloggetto. Se non vuol divenire affatto illusoria, lindagine sul bello dovr avvicinarsi al metodo delle scienze naturali quel tanto da provare a cogliere le cose stesse in carne ed ossa e di ricercare che cosa vi sia in esse di permanente e oggettivo, prescindendo dalle mille diverse e mutevoli impressioni. A tale riguardo la poesia e le arti figurative sono in uno stadio pi avanzato della musica per quanto riguarda la ricerca e la fondazione

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estetica. Innanzitutto la maggior parte degli studiosi di tali discipline ha oramai abbandonato lillusione che lestetica di una determinata arte possa essere ricavata attraverso una mera applicazione del concetto generale metafisico della bellezza (che produce in ogni arte una serie ulteriore di differenziazioni). La servile dipendenza delle estetiche speciali dal supremo principio metafisico di unestetica generale sta venendo sempre meno di fronte alla persuasione che ogni arte vuol essere conosciuta nelle sue proprie particolarit tecniche e compresa in se stessa. Il sistema sta poco a poco cedendo il posto alla ricerca, e questa risponde al principio che le leggi della bellezza in ogni arte sono inseparabili dalle caratteristiche particolari del suo materiale e della sua tecnica. Inoltre sia lestetica letteraria che quella delle arti figurative, cos come la loro applicazione pratica, ovvero la critica darte, stabiliscono la regola che nelle ricerche estetiche la prima cosa da prendere in esame loggetto bello e non il soggetto senziente. Solo la musica sembra non poter ancora raggiungere questo punto di vista oggettivo. Essa separa rigorosamente le sue regolo teoricogrammaticali dalle ricerche estetiche e ama mantenere le prime quanto pi possibile aridamente intellettuali, le seconde liricosentimentali. Finora lestetica musicale ha ritenuto che porsi di fronte al suo contenuto in maniera chiara e netta come a un bello in s proprio risultasse uno sforzo proibitivo. E invece il vecchio spettro delle sensazioni continua a imperversare anche in pieno giorno. Il bello musicale continua a essere considerato solo dal lato dellimpressione soggettiva che esso produce, e in libri, critiche e discorsi si conferma quotidianamente che le affezioni sono lunico fondamento estetico della musica e che esse sole hanno il diritto di fissare i limiti del giudizio su questarte. Si dice che la musica non pu essere in relazione con lintelligenza attraverso concetti, come fa la poesia, e nemmeno con locchio mediante forme visibili, come fanno le arti figurative; il suo compito, quindi, quello di dover agire sui sentimenti delluomo. La musica ha a che fare con i sentimenti. Questo avere a che fare una delle espressioni caratteristiche dellattuale estetica musicale. In che cosa consista il rapporto della musica con i sentimenti, il rapporto di determinati pezzi musicali con determinati sentimenti, secondo quali leggi di natura agisca, secondo quali leggi dellarte sia da configurarsi: ebbene coloro appunto che vi avevano a che fare hanno lasciato questi problemi completamente alloscuro. Soltanto dopo aver abituato un po locchio a questa oscurit si scopre che nellattuale visione musicale dominante i sentimenti giocano un ruolo ambiguo. In primo luogo si stabilisce come scopo e destinazione della musica il dover suscitare sentimenti o bei sentimenti. In secondo luogo si designano i sentimenti come il contenuto che la musica esibisce nelle sue opere. Le due affermazioni hanno questo in comune: sia luna che laltra sono sbagliate. Non ci fermeremo a lungo sulla confutazione della prima affermazione, che viene utilizzata come frase introduttiva nella maggior parte dei trattati di musica. Il bello in generale senza scopo; esso pura forma che pu essere applicata agli scopi pi diversi a seconda del contenuto con il quale riempita, ma che in s non ha altro scopo che se stessa. Se dalla contemplazione del bello sorgono in chi osserva sentimenti piacevoli, questi non riguardano affatto il bello in quanto tale. Certo io posso presentare un bello a chi contempla con lintenzione determinata che egli ne provi piacere, ma questa intenzione non ha niente a che vedere con la bellezza della cosa presentata. Il bello e rimane bello anche se non suscita alcun sentimento, perfino se non viene n visto n considerato; il bello per il piacere di un soggetto contemplante, ma non mediante questo piacere () Tratto da: Eduard Hanslick, "Il Bello musicale" (Praga 1825, Baden 1904), Aesthetica edizioni, 2001, Palermo. Titolo originale: Vom MusikalischSchnen (1854) * Paolo Viola allestero, questa settimana ci propone la lettura di un testo che ha segnato la storia della musica.

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Al Museo del Novecento larte scende in piazza
Il Museo del Novecento ha da poco inaugurato la sua prima mostra temporanea, intitolata Fuori! Arte e spazio urbano 1968-1976. La mostra, curata da Silvia Bignami e Alessandra Pioselli, allestita al piano terra del museo, uno spazio piccolo e raccolto ma forse, c da dirlo, non troppo funzionale per questa mostra, fatta da video, filmati, pannelli e grandi fotografie. Il tema tra i pi interessanti: far luce su un periodo particolare della vita politica, artistica e sociale italiana, quella manciata danni che va dalle contestazioni giovanili del 68 fino al decennio successivo. Momento sociale importante ma non solo, anche larte e gli artisti giocarono un ruolo cruciale nel risveglio delle coscienze popolari. Sono gli anni in cui larte si allontana da musei, gallerie e luoghi tradizionalmente deputati alla fruizione, per uscire fuori, appunto, in strada, per coinvolgere il pubblico e il mondo reale. Performance, azioni, installazioni, poco importa il medium, limportante era la riappropriazione del tessuto urbano cittadino e il farlo insieme al pubblico. Per capire la vicenda artistica di quegli anni, la mostra ne ripercorre alcune tappe significate, quali Arte povera + azioni povere (Amalfi, 1968; a cura di Germano Celant); Campo Urbano (Como, 1969; a cura di Luciano Caramel); il Festival del Nouveau Ralisme (Milano, 1970; a cura di Pierre Restany); Volterra 73 (Volterra, 1973; a cura di Enrico Crispolti), ma anche la Biennale di Venezia del 1976. Per spiegare queste azioni e performance cos effimere sono stati usati video, filmati restaurati, registrazioni sonore, fotografie e manifesti, le armi di quella rivoluzione artistica

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che tanta importanza ebbe nel risvegliare pensieri e passioni. Ecco allora in mostra le fotografie di Ugo Mulas per Campo Urbano; i gonfiabili di Franco Mazzucchelli allestiti fuori dai cancelli dellAlfa Romeo di Milano (1971); i lenzuoli di Giuliano Mauri alla Palazzina Liberty di Milano contro la guerra in Vietnam (1976); le azioni incomprese sul territorio fatte da Ugo La Pietra e le prime ricerche sulla comunicazione, rivolte agli studenti, del Laboratorio di Comunicazione Militante. E ancora le pratiche di progettazione partecipata di Riccardo Dalisi a Napoli, per creare asili nei rioni disagiati; le fotografie della gente qualunque di Franco Vaccari; la passeggiata con la sfera di Michelangelo Pistoletto, riproposta dal film di Ugo Nespolo (1968/69); le interviste di Maurizio Nannucci, fatte di una sola parola ai passanti (Firenze, 1976). Ma anche le indimenticabili e scioccanti performance di Rotella, Restany e Niki de Sainte Phalle, durante il Festival del Nouveau Realisme a Milano, con il banchetto funebre, una sorta di macabra ultima cena per decretare la fine del gruppo, fatta dai membri del gruppo stesso; i monumenti impacchettati di Christo; le espansioni gommose di Cesar in Galleria Vittorio Emanuele e il monumento fallico di Tinguely. Tutto visibile attraverso filmati, documenti preziosi di momenti ormai perduti. Insomma una carrellata di artisti e azioni che hanno profondamente influenzato larte di oggi e che idealmente completano il percorso espositivo del Museo del Novecento, che si conclude allincirca agli anni Sessanta, con lavori pensati per superare il limite tradizionale del quadro o della scultura: dagli ambienti programmati e cinetici allarte povera alla pittura analitica. In contemporanea, il Museo ospita anche altre due esposizioni: una sala dedicata alla famiglia Carpi e ai suoi maggiori esponenti, Aldo e Pinin; allultimo piano invece sar possibile studiare una selezione di disegni e ceramiche di Alessandro Mendini, provenienti dalla collezione di Casa Boschi-Di Stefano. Per concludere, nellultima vetrata dello spazio mostre stato allestito un white cube, dove dal 15 aprile al 30 giugno sar esposta Nice ball, opera di Paola Pivi. Una composizione fatta di sedie di design in miniatura che, illuminate dallinterno, proiettano sulle pareti giochi di ombra. Seguiranno poi a rotazione anche unopera darte, un oggetto di design e una fotografia.

Fuori! Arte e spazio urbano 19681976 - Museo del Novecento - fino al 4 settembre. Lun 14.30-19.30; mar, mer, ven e dom 9.30-19.30; giov e sab 9.30-22.30 Biglietto intero 5 euro, ridotto 3 euro.

Milano in carta e cartone


Vivere e pensare in carta e cartone tra arte e design, questo il titolo della mostra esposta al Museo Diocesano fino al 29 maggio. Un inedito connubio, quasi tra sacro e profano, che porta il Museo a stretto contatto con opere darte e oggetti quotidiani nuovissimi fatti con materiali di riciclo. Unoccasione che permette di visitare, con lo stesso biglietto dingresso, anche le collezioni permanenti del Museo, la mostra su cui tante polemiche sono nate, Gli occhi di Caravaggio, la mostra Cruciale di Giulio Iacchetti e lesposizione sul design, inizialmente legata al Salone del Mobile. Unesposizione, questa, ideata e curata da COMIECO, Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, ovvero, una mostra di oggetti fatti di carta e cartone riciclato, declinati in arte e design. 21 sono gli artisti coinvolti nella rassegna, come Perino&Vele e Pietro Ruffo, mentre 23 sono i designer presenti, con nomi internazionali quali Frank O. Gehry e una moltitudine di italiani giovani ed emergenti come Marco Giunta, Giorgio Caporaso e Nicoletta Savioini. La carta esce dallottica di semplice materiale comune, quotidiano, per diventare mezzo e veicolo di nuove costruzioni e idee funzionali, decorative e innovative. Si spazia dalle costruzioni in cartone e cartapesta, pi tradizionali, a opere realizzate con il taglio al laser, in un panorama che comprende tecniche antiche e moderne. Si potranno cos ammirare O, opera darte traforata e creata con ritagli fotografici, Aria, di Marco Corsero, una sagoma rannicchiata scavata tra decine di libri, Lultima cena con pistola di James Hopkins tra le opere darte, ma anche tantissimi oggetti di design, come i tavolini per bambini di A4Adesign, sedie di cartone, le sedute allungate di Molo design, librerie, gli anelli e i bracciali di Sandra Di Giacinto, manichini, vasi e coprivasi di Ulian e Mari, lampade, le cornici di Andrea Gianni e la poltrona di Ghizzoni. Tutti rigorosamente di carta riciclata. Un percorso di ricerca che dura da pi di dieci anni, curato da Comieco e che oggi conduce a questi nuovi prodotti. Ma solo linizio. La mostra, curata dal direttore del Museo Diocesano Paolo Biscottini con il sostegno della Galleria Rubin, si inserisce in un ideale percorso nellambito di Milano di carta, a cura sempre di Comieco, che vede la carta protagonista di tante iniziative originali, in una commistione tra arte, design, musica e iniziative culturali, iniziato con il Salone del Mobile ma che durer fino a fine maggio. Perino&Vele esporranno fino al 17 luglio presso la Fondazione Pomodoro le loro opere fatte di cartapesta nella mostra Luoghi comuni, 25 opere per ripercorrere diciassette anni di carriera; si continua con CArte, dal 3 al 30 maggio presso lAcquario Civico, dove la carta diventer ispiratrice per la realizzazione di oggetti in ceramica. Il quarto appuntamento sar il 21 maggio, con la manifestazione Abi-tanti, una performance collettiva in cui i protagonisti saranno tanti piccoli oggetti-robot di legno rivestiti con materiali di scarto e recupero, nellambito di Milano Green Festival. Il 30 maggio, allinterno del progetto Sans Papier ci sar un concerto con strumenti di carta e cartone, con sette ballerine e performer. Gran finale con la mostra Fashionin paper 2011, mostra itinerante di abiti, gioielli e accessori di moda e design realizzati in carta da studenti delle scuole italiane di design, accademie e universit. Arte e design. Vivere e pensare in carta e cartone, Museo Diocesano, fino al 29 Maggio 2011, Intero 12 , ridotto 10 , mar-dom.

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Tra sale, segni e memorie storiche. Paladino a Milano


Maschere, croci, volti, rami, legno, pittogrammi, teste, elmi, simboli dal sapore alchemico. Tutto questo Mimmo Paladino, tutto questo ci che il visitatore potr vedere nella mostra appena inaugurata presso il piano nobile di Palazzo Reale. Curata da Flavio Arensi, la personale prende in esame oltre trentanni di attivit dellartista campano, attraverso un nucleo di oltre 50 opere, tra cui 30 dipinti, sculture e installazioni. Una mostra creata con la collaborazione dello stesso Paladino, che ha scelto personalmente i lavori secondo lui fondamentali per ricreare la sua lunga carriera artistica. Paladino infatti nasce come artista concettuale, tra gli anni 60 e 70, per poi arrivare a far parte di quel gruppo di artisti che Achille Bonito Oliva, presentandoli alla Biennale di Venezia del 1980, defin Transavanguardia. Un mondo, quello di Paladino, fatto da segni e simboli ancestrali, magici, legati indissolubilmente alle memorie culturali del territorio, soprattutto campano e beneventano, che porta con s memorie primitive e longobarde che diventano quasi archetipi. Unaccumulazione di reperti storici e di modelli egizi, romani, etruschi, ma anche di reperti mnemonici, di tracce che diventano sostrato per la fantasia dellartista, liberando una potenza creativa che a volte non si riesce a decifrare. Larte non un fatto di superficie fine a se stesso, n di abbandono viscerale ad atteggiamenti poetici. Larte sempre indagine sul linguaggio, cos dichiara lartista in una recente intervista. Questa, daltra parte, lottica con cui lavora Paladino: contrario a dare chiavi di letture univoche e universali, spesso non definisce un significato preciso n un titolo per le sue opere, lasciando spazio alla libera interpretazione del singolo. Opere misteriose ed essenziali, figure frontali e ieratiche, colori presi dalla terra o inaspettatamente accesi. Ecco allora che in questo percorso storico ci accoglie il grande Rosso silenzioso, dal quale spuntano facce scavate come maschere, o la testareliquario di San Gennaro, custodita in una elaborata e geometrica teca e circondata tutto intorno da scarpe di bronzo appese al muro, sostenute da piccoli passerotti. Quasi fossero dei voti fatti al santo. Uno dei pezzi forti dellesposizione quello che allora fu il rivoluzionario Silenzioso mi ritiro a dipingere un quadro, 1977, una stanza bianca decorata con segni dipinti di nero, croci, teste e numeri. Unici oggetti di arredamento una sedia di legno e un quadro figurativo appeso alla parete. Fra le sale pi affascinanti senza dubbio quella dedicata alla installazione dei Dormienti, trentadue sculture rannicchiate a terra, in posizione fetale, immerse nella penombra e circondate dalle musiche di David Monacchi, il giovane compositore marchigiano che Paladino ha voluto coinvolgere per questa collaborazione artistica. Le musiche, intitolate Notte in mutazione, ricordano i rumori della foresta, grilli, animali sibilanti, voli di uccelli notturni, che accompagnano il sonno di questi inquietanti dormienti fatti di legno, pietra e altri materiali poveri. Sporchi e rovinati, coperti da pezzi di vasi e tegole, polverosi e ruvidi, mantengono unespressione serena durante il loro sonno eterno, cos somiglianti ai corpi pietrificati di Pompei, ma anche cos lontani, come tiene a precisare lartista, che smentisce in modo assoluto ogni riferimento o affinit. La mostra non si esaurisce per allinterno di Palazzo Reale, ma inizia, anzi, dalla piazzetta, con la monumentale Montagna di sale, dalla quale fuoriescono venti cavalli (riprendendo integralmente o per sezione la statua di un cavallo di quasi 4 metri di altezza), riedizione di unaltra Montagna di sale, esposta a Napoli in piazza del Plebiscito nel 1985. Unistallazione che ben si adatta a dialogare con unaltra opera fondamentale, il Neon di Fontana che troneggia dallalto del Museo del Novecento. Ma non finisce qui. Nel cortile interno di Palazzo Reale sono posizionati quattro scudi di cinque metri di diametro ciascuno in terracotta, incisi con i segni e i simboli tipici di Paladino ma in versione tridimensionale. Il percorso si conclude idealmente nellOttagono della Galleria Vittorio Emanuele, in cui esposto un aeroplano a grandezza naturale della Piaggio Aero, la cui livrea stata dipinta dallartista campano ma milanese di adozione. Mimmo Paladino Palazzo Reale 7 aprile 10 luglio 2011; orari: marted, mercoled, venerd, domenica h 9.30 19.30. luned h 14.30 19.30. Gioved e sabato h 9.30 22.30; costi: 9,00 intero, 7,50 ridotto

La formazione giovanile di Caravaggio tra Venezia e la Lombardia


Ritorno a Milano in grande stile di Vittorio Sgarbi, che firma una mostra, Gli occhi di Caravaggio, presso il Museo Diocesano, tutta da vedere e che non mancher di catalizzare lattenzione del grande pubblico. Gi linaugurazione stata un grande evento, che ha visto protagonisti anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, arrivato da Roma appositamente, e il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Certo, dopo i nuovi tagli alla cultura appare buffo che certe autorit partecipino alle inaugurazioni di mostre e musei, ma questa lItalia. I nomi della mostra sono di gran richiamo, Caravaggio appunto, ma anche quello dello stesso Sgarbi che, si sa, nel bene e nel male fa sempre parlare di s. E bene per fare fin da subito alcune precisazioni su che cos questa mostra e su cosa si deve aspettare il visitatore, visto che questa non una delle tante mostre su Caravaggio che si sono fatte in Italia fino ad oggi, ma ha un altro scopo. Per spiegare al meglio di cosa tratta questa mostra, bene concentrasi, pi che sul titolo, sul sottotitolo: Gli anni della formazione tra Venezia e Milano. Perch questo lobiettivo dellesposizione, ricostruire il possibile itinerario svolto dal Merisi nella sua giovinezza, prima di trasferirsi a Roma nel 1592-93 circa. Se di sicuro si sa che il Caravaggio fu allievo di Simone Peterzano per quattro anni, dal 1584 al 1588, poco si sa di quegli anni e di quelli, totalmente avvolti nel buio, che precedettero il suo viaggio nella capitale. La mostra, con le sue sessanta opere, crea un percorso geografico che ricrea i possibili viaggi fatti dal Merisi, come disse gi nel 1929 Roberto Longhi: non si pretende di segnare itinerari precisi ai suoi viaggi (o siano pure vagabondaggi) di apprendista; ma non si potrebbe porli

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fuga in Egitto della galleria Doria Pamphilj di Roma, eseguita nei primi anni romani. Al momento, per motivi tecnici, il quadro non ancora per esposto in mostra. Lo si attende con impazienza ma da sottolineare come la presenza o meno di quellopera non alteri il senso di unesposizione che per la prima volta mette in luce le origini davvero lombarde del Caravaggio, mettendo fianco a fianco opere di pittori lombardi e veneti che il Merisi vide e di cui serb memoria per tutta la sua breve, ma assolutamente rivoluzionaria, esistenza.

mai in altra zona da quella che da Caravaggio porta a Bergamo, vicinissima; a Brescia e a Cremona, non distanti; e di l a Lodi e a Milano. Gi ai tempi dei suoi Quesiti caravaggeschi, il Longhi, pur credendolo ancora nativo del borgo di Caravaggio, tracci quellideale itinerario di citt e pittori che rappresentarono davvero gli albori della pittura del giovane Michelangelo Merisi. Ecco allora che proprio su queste citt si concentrano le cinque sezioni della mostra: Venezia, Cremona, Brescia, Bergamo e Milano. Al loro interno possibile ammirare capolavori preziosi di Tiziano, Giorgione, Tintoretto, Lorenzo Lotto e Jacopo da Bassano, maestri veneti dalle incredibili abilit coloristiche e tonali; nella sezione di Cremona sono raccolti i diretti precedenti per i notturni e le pose caravaggesche, ovvero le enormi pale di Antonio e Vincenzo Campi; nella sezione di Brescia non

possono mancare Savoldo e il Moretto, cos come nella rivale Bergamo spadroneggiano i ritratti di Giovan Battista Moroni. E a Milano poi che troviamo i maestri pi diretti del Merisi, come Simone Peterzano e altri artisti che probabilmente conobbe e da cui prese lattenzione per la natura e la realt: il Figino, Fede Galizia, Lomazzo, Giovanni Agostino da Lodi. Questi i nomi importanti che conducono il visitatore a capire come sono nate, tra le altre, anche due opere di Caravaggio presenti in mostra: la Flagellazione di Cristo (1607-08), del Museo di Capodimonte, opera matura, posta accanto alle monumentali tele dei fratelli Campi (non si potr non riconoscere gli stessi artifici); e la giovanile Medusa Murtola, seconda versione di quella pi famosa Medusa esposta agli Uffizi. Anche una terza opera era prevista e indicata (dai giornali) come punto centrale della mostra: Il riposo dalla

Gli occhi di Caravaggio. Gli anni della formazione tra Venezia e Milano. Museo Diocesano. Dal 10 marzo al 3 luglio. Orari: 10-18. Chiuso luned. Intero: euro 12. Ridotto: euro 10.

Il lascito dei Clark: gli impressionisti e un museo raro


Milano torna ad ospitare, a dieci anni di distanza dallultima volta, una vecchia passione, gli Impressionisti. E Palazzo Reale a presentare la prima tappa di un tour mondiale, che, partito da Williamstown, Massachusset, arriver a toccare tante citt importanti. 73 capolavori della collezione americana dello Sterling and Francine Clark Art Institute saranno esposti da qui a giugno per permettere anche al pubblico milanese di osservare opere importanti di maestri dellImpressionismo come Monet, Manet, Sisley, Pissarro, Renoir, Degas, Caillebotte, Berthe Morisot e Mary Cassat (uniche due donne del movimento), e altri ancora. Impressionisti ma non solo. Lesposizione comprende anche opere di artisti accademici dell800, quali William-Adolphe Bouguereau, Jean-Lon Grme e Alfred Stevens, ma anche i pittori della cosiddetta Scuola di Barbizon, diretta precedente dellImpressionismo, con nomi quali Corot, Rousseau e Millet. Una carrellata che ci porta per a conoscere anche alcune importanti opere di maestri del postimpressionismo, come Gauguin, con le contadine bretoni, Bonnard, con le sue ragazze colorate a campiture piatte, Daumier e, infine, il genio di Toulouse-Lautrec con i suoi ritratti pensosi e assorti. Una mostra varia e variegata, divisa in 10 sezioni tematiche che analizzano i principali temi trattati dagli Impressionisti: la luce, limpressione, la natura, il mare, il corpo, la citt e la campagna, i viaggi, i volti, i piaceri e la societ. Il percorso espositivo riunisce dunque i capolavori dei pi grandi artisti francesi che, nelle loro varie evoluzioni e declinazioni, dal realismo, allimpressionismo al post-impressionismo, si sono confrontati con queste tematiche rivoluzionando il concetto di pittura e il ruolo dellarte nella societ borghese dellepoca. Societ con cui tutti gli artisti esposti si sono dovuti scontrare, spesso nel vero senso del termine. La mostra propone quindi un percorso gradevole, una piacevole passeggiata da fare attraverso le sale, rimirando opere che ottennero successi strepitosi al Salon francese, luogo deputato per esporre opere di pittura accademica; ma anche opere, alcune davvero notevoli, che non furono nemmeno prese in considerazione ai tempi, e anzi furono assolutamente incomprese e schernite. Opere che, in realt, portarono ad una rivoluzione totale dellarte e del modo di dipingere, per tecnica e soggetti. Certo la mostra non brilla per avere capolavori a livello assoluto, ma questo facilmente spiegabile raccontando la storia e il carattere di chi questa collezione mise insieme. Robert Sterling Clark fu uno di quei personaggi fuori dalla norma, allora come oggi. Nato nel 1877 da una famiglia americana ricchissima (il nonno fu socio in affari di quel Singer delle macchine per cucire), eredit una fortuna da parte di padre e di madre, e questo gli permise di vivere una vita agiata e lontana dalle preoccupazioni pi banali. Spirito indomito, allergico alle formalit della sua famiglia, organizz una spedizione di studio a cavallo nella Cina e ne scrisse un libro. Visti i rapporti tesi con uno dei fratelli, decise di sfuggire allambiente borghese di New York trasferendosi a Parigi. Tappa fondamentale questa, che gli permise, oltre che di iniziare a collezionare arte, anche di conoscere una graziosa attrice della Comdie-Franaise, Francine Clary, con la quale inizi uno straordinario percorso di vita, e che spos nel 1919. Gi dagli anni 10 Clark inizi a interessarsi e a comprare opere darte, per lo pi dipinti, dei grandi maestri del Rinascimento italiano come Piero della Francesca e Ghirlandaio. Poi la sua passione sindirizz, quasi per caso, verso gli Impressionisti, conosciuti attraverso mercanti darte suoi amici. Uomo che non amava le luci della ribalta, Sterling inizi la sua attivit di collezionista quasi nellombra, scegliendo opere s di grandi autori, ma che soprattutto colpivano e affascinavano lui e la moglie. Una scelta istintuale, lontana dalle logiche di mercato o dalle

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mode. E fu cos che nel 1913 arriv a comprare il suo primo Renoir, primo appunto, di oltre 30 quadri del maestro francese, che divenne il suo preferito in assoluto e di cui am circondarsi esponendo queste opere nelle sue varie case. Se gi dal 1913 aveva pensato ad organizzare un suo museo privato, solo a 70 anni Sterling arriv a decidere di crearne uno suo per davvero. Dopo una vita trascorsa tra New York, Parigi e la casa di famiglia dei Clark a Cooperstown, la coppia decise di creare un nuovo edificio in stile classico a Williamstown, Massachusset. Unala di questo palaz-

zo, inaugurato nel 1955, divenne la loro casa, finch la morte non colse Sterling a poco pi di un anno dalla creazione di questo museo. Un lascito importante, quello di Robert e Francine, fatto da unincredibile collezione di dipinti ma anche di oggetti dargento, porcellane, libri antichi, stampe e disegni. Listituto fu corredato anche da una generosa donazione e da unintelligente e liberale statuto che ha permesso allistituzione di non essere solo un museo, ma anche un centro di ricerche di fama mondiale, promotore di attivit e stanziamenti a favore dellarte e delle persone che di arte si occu-

pano. Quello stesso statuto permette che, anche oggi, la collezione venga accresciuta e integrata da nuovi acquisti, fatti sempre pensando a quei criteri di scelta che usavano Sterling e Francine e che hanno permesso lacquisto di nove nuove opere presenti in questa mostra. Gli impressionisti. I capolavori della Clark Collection. Palazzo Reale 2 marzo 19 giugno 2011 Orari: lun. 14.30 - 19.30. Mar, mer, ven e dom 9.30 -19.30. Giov e sab 9.30 - 22.30 Biglietti: Intero 9,00. Ridotto 7,50

La commedia delle arti di Savinio


Prima settimana di apertura per una mostra affascinante quanto complessa. Protagonista il grande dilettante, come amava definirsi lui, Alberto Savinio, al secolo Andrea De Chirico. Fratello proprio di quel De Chirico, Giorgio, che fu per certi versi pi famoso di lui ma anche diversissimo, e proprio questo gli fece decidere di assumere il nome darte di Savinio. La mostra vuol essere unantologica a tutto campo sullarte saviniana, la pi grande mai fatta da trentanni a questa parte. Cento e pi opere esposte, dipinti ma non solo, divise in cinque sezioni tematiche: mito, letteratura, architettura, oggetti e scenografie. S, perch Savinio fu un artista a tutto tondo, di quelli eclettici che forse al giorno doggi non esistono pi. Scrittore, pittore, compositore, drammaturgo, scenografo e regista teatrale. Scopo della mostra proprio il ripercorrere tutte le attivit a cui si interess nel corso della vita, analizzando temi e modi del suo linguaggio. La mostra, curata da Vincenzo Trione (lo stesso curatore dellepica mostra di Dal chiusa un mese fa), propone un incipit e una fine di percorso molto particolari. La voce di Toni Servillo, infatti, accoglie il visitatore nella prima e nellultima sala, declamando a gran voce testi e pensieri di Savinio. Perch solo con le parole di Savinio si pu capire larte e il Savinio-pensiero. Non sproloqui di critici, esperti ecc., ma parole vere, autentiche del maestro, che tanto lasci scritto e che tanto si prodig affinch la sua arte fosse spiegata per ci che era veramente. Difficile inquadrare Savinio a priori, in qualche corrente artistica predefinita. Certo, conobbe i Surrealisti, certo suo fratello fu esponente di spicco della Metafisica. Ma Savinio elabor una poetica tutta sua, non convenzionale neanche per queste correnti di rottura. Apollinaire, amico dei De Chirico ed estimatore dellopera di Savinio, disse di lui che era grande come i geni del Rinascimento toscano. Nato in Grecia, rimase profondamente influenzato dalla cultura classica di quella terra, tanto che dipinse a pi riprese miti classici ed eroi, fino a identificarsi con Hermes, il pi misterioso e ambiguo dio dellOlimpo. Per Savinio la pittura deve essere antinaturalistica, non deve mai assomigliare alla realt, deve essere un mezzo per guardare oltre. E operazione mentale, concettuale, esercizio della mente. Limportante lidea, ed per questo che ogni medium pu essere valido: pittura, disegni, teatro, parole. I riferimenti culturali sono tanti, dalla monumentalit della pittura italiana degli anni 20 e 30, alla rivista Valori Plastici, allarchitettura razionalista, ma presente anche il mondo dellinfanzia, con le famose Isole dei giocattoli, mausolei riferiti a un tempo e a un periodo scomparsi per sempre; i miti greci, la letteratura, con omaggi allamico Apollinaire; lossessione per le aperture, finestre che mettono in scena, teatralmente, potremmo dire, i soggetti dipinti; e ancora donne e uomini in abiti e interni borghesi, omaggio ai suoi familiari, ma con la faccia di galli, pellicani, struzzi e anatre, creature mutanti di un altro mondo. Concludono questo surreale percorso oggetti, abiti, mosaici e decorazioni create da Savinio nelle sue sperimentazioni, per terminare con la bellissima sezione teatrale in cui sono esposti disegni, bozzetti e maquette dei suoi spettacoli, di cui fu spesso regista e drammaturgo. Io sono un pittore oltre la pittura, disse. Oggi non possiamo che dargli ragione. Alberto Savinio. La commedia dellarte Palazzo Reale. Fino al 12 giugno. Orari: 9.30-19.30; lun. 14.30-19.30; giov. e sab. 9.3022.30. Biglietti: intero 9 euro, ridotto 7,5 euro.

Teste composite, ridicole e reversibili. Tra Leonardo e Caravaggio, lArcimboldo riscoperto


Dopo la grande mostra di Parigi del 2007, finalmente anche Milano celebra un suo grande artista con unesposizione importante e densa di contenuti e nuove scoperte. Lartista in questione ovviamente Giuseppe Arcimboldi, meglio conosciuto come lArcimboldo, genio venerato dai contemporanei, dimenticato dalla critica dei secoli scorsi, riscoperto e osannato solo dai Surrealisti in poi. Una mostra, quella allestita a Palazzo Reale, che ha come scopo quello di reinserire nel contesto milanese dorigine lArcimboldo e la sua cultura figurativa, che proprio qui si form, e soprattutto cercare di capire il motivo che spinse Massimiliano II dAsburgo a volerlo alla sua corte. Ecco perch le undici sezioni della mostra tracciano un excursus lungo ed esaustivo, da Leonardo al giovane Caravaggio, sul clima artistico che caratterizz gli anni giovanili dellArcimboldo. Si parte allora con i magnifici disegni di Leonardo e dei suoi seguaci, fondamentali per capire il punto di partenza per la creazione delle fa-

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mose teste arcimboldiane. Fu Leonardo, infatti, studiando e disegnando volti di vecchi, personaggi tipizzati e infine volti apertamente caricaturali, che diede il via a quel genere di disegni, declinati sotto varie forme e aspetti dai suoi allievi. Melzi, Figino, Luini, Della Porta, De Predis, Lomazzo e altri ancora sono solo alcuni dei nomi presentati in mostra, con disegni che ci mostrano non solo lo studio attento dei volti ma anche la rivoluzionaria apertura alla natura e alla sua descrizione analitica iniziata sempre dal maestro fiorentino e trasmessa ai suoi allievi, come Cesare da Sesto. Per capire il clima della Milano del 500, la seconda sezione introduce a quello che era il fiore allocchiello della citt in quel secolo, le arti suntuarie. Botteghe di armaioli, cristallai, ricamatori, orafi, intagliatori di gemme e tessitori, i cui prodotti erano richiestissimi dalle corti di tutta Europa. Milano capitale del lusso e delle nuove tendenze non solo ora, ma anche cinque secoli fa. Si prosegue con i primi lavori giovanili di Arcimboldo, le vetrate del Duomo realizzate sui suoi disegni, a confronto con quelle del padre Biagio, artista di una generazione precedente, ancora estraneo ai tormenti manieristici; e il grande arazzo del duomo di Como realizzato sempre su un suo cartone. La sezione successiva dedicata agli studi naturalistici, illustrazioni di piante e animali, con disegni autografi dellArcimboldo stesso, attraverso i quali si potr capire il lato scientifico del Rinascimento e la smania di collezionismo dei signori di tutta Europa attraverso la creazioni di Wunderkammer, camere delle meraviglie, in cui racchiudere tutte le rarit, le stranezze e anche le mostruosit della natura. Lallestimento, curatissimo in ogni dettaglio, aiuter il visitatore a entrare nello spirito dellepoca, con la ricostruzione di parte di un vero studiolo cinquecentesco. Si arriva infine a quelli che sono i dipinti pi famosi e ammirati dellArcimboldo, le Quattro Stagioni, qui presenti nelle tre versioni esi-

stenti, quelle di Monaco, di Vienna e del Louvre. Unoccasione unica per confrontarle e vederne gli sviluppi stilistici, con anche una nuova scoperta. Si ritiene infatti che la prima versione, quella di Monaco (1563), sia stata fatta dal giovane Arcimboldi a Milano e portata come dono di presentazione agli Asburgo nel 1562. Non pi dunque unorigine doltralpe, ma unulteriore conferma che le Stagioni si situano nella tradizione milanese delle teste iniziata da Leonardo e analizzata nella prima sezione. Oltre alle Teste, si potranno ammirare anche i Quattro Elementi, mezzi busti umani ma costruiti con oggetti e animali relativi ai diversi elementi naturali: pesci e animali marini per lAcqua, armi da fuoco, candele e acciarini per il Fuoco, una incredibile variet di volatili per lAria, elefanti, alci e cinghiali per la Terra. Animali studiati nel dettaglio di cui si possono riconoscere fino a cinquanta specie diverse per opera. Arcimboldo come straordinario pittore naturalista in linea con gli interessi del secolo. Passando attraverso i disegni degli accademici della Val di Blenio, che aprirono la tradizione della poesia dialettale milanese e ripresero le teste di Leonardo in senso fortemente caricaturale, si arriva alla sala delle feste, dove sono stati ricostruiti anche due esempi di apparati effimeri. Laustera Milano di san Carlo Borromeo era per anche la Milano degli sfrenati festeggiamenti del Carnevale, delle mille occasioni per inscenare balli, feste pubbliche, tornei e sfilate in costume. Arcimboldo fu un grande ideatore di eventi e costumi speciali, tanto che si pensa sia stata la sua abilit in questo campo a farlo conoscere allimperatore; in questa sezione sono presentati alcuni disegni originali (in ogni senso) di vestiti e modelli per apparati trionfali dedicati a Massimilano II. LArcimboldo ebbe un gran successo presso la corte asburgica, tanto che lo volle presso di s anche il successore di Massimiliano, Rodolfo II, che decise di lasciarlo tornare

in patria solo a 61 anni, come ci dice in modo camuffato lArcimboldo stesso in un suo bellissimo autoritratto, con la promessa per di continuare a mandargli dipinti e disegni. Eccolo dunque creare le sue opere pi ammirate dai contemporanei, la Flora (ora dispersa), e il Vertunno, straordinario ritratto dellimperatore in veste del dio, creato attraverso frutti composti insieme e osannato dagli umanisti del tempo attraverso rime, madrigali e panegirici. Oltre che alle teste ridicole, il Bibliotecario e il Giurista, mezzi busti creati con gli elementi tipici del proprio mestiere, Arcimboldo dipinse anche due bellissimi esempi di teste reversibili, lOrtolano e la Canestra di frutta. Se guardati a prima vista, le composizioni sembrano rappresentare solo una banale natura morta. Se rovesciati, appunto, questi due dipinti ci mostrano nuovamente due ritratti, due volti, creati con un perfetto assemblaggio di ortaggi e frutta. Un divertissement pregiato e ricercato per lepoca. Si arriva infine allultima opera di Arcimboldo, tra laltro di recente scoperta e attribuzione: la Testa delle quattro stagioni dellanno, un mix di tutti gli elementi naturali gi usati in precedenza, per andare a creare forse la sua opera somma. Chiss che il giovane Caravaggio, che abitava a poca distanza dal grande artista, non abbia visto le sue nature morte assolutamente innovative e moderne, e sia partito proprio da l per ripensare, a suo modo, questo tema. Insomma una mostra ben curata, scientificamente innovativa, che anche grazie allallestimento assolutamente suggestivo, permetter di comprendere appieno e sotto nuova luce unartista per molti secoli ingiustamente dimenticato.

Arcimboldo. Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio. Palazzo Reale, 10 febbraio 22 maggio 2011 Orari: tutti i giorni 9.30-19.30, Luned 14.30-19.30, Gioved e Sabato 9.30-22.30. Costi: Intero 9,00. Ridotto 7,50

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org Poetry


di Lee Chang-dong [Shi, Corea del Sud, 2010, 135] con: Yu Jung-hee, Lee Da-wit, Kim Hira, Ahn Naesang n. 17 III 4 maggio 2011 17

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ma lispirazione lontana. Sul suo quaderno Mija annota pensieri ed emozioni che non riescono a tramutarsi in versi. Ma il dolore, forse, che finalmente la aiuta a guardare nella maniera giusta. La condivisione della sofferenza e della solitudine provate dalla piccola suicida che giorno dopo giorno cresce in Mija. Fino a quando, sul finire del film, Mija e la bimba si incontrano in una poesia. Quella poesia che tanto faticava ad arrivare. La creazione, appunto, di una storia in versi scritta a quattro mani. Paolo Schipani In sala: Centrale Multisala, Auditorium S.Luigi di Garbagnate

Poetry [Shi, Corea del Sud, 2010, 135] di Lee Chang-dong la storia di una nascita. Di una creazione. Non si direbbe dalle prime immagini del film: il corpo senza vita di una ragazzina trasportato dalle acque di un fiume. Poi, quasi dimenticandosi di quel corpo, il regista coreano ci immerge nella vita di Mija (Yu Junghee), donna di 65 anni, modesta ma elegante. La sceneggiatura racconta la quotidianit della donna: lavora come badante, sopporta ladolescenza del nipote Wook (Lee Dawit), spesso dimentica nomi e parole e, soprattutto, frequenta con passione un corso di poesia. In quel corso impara a guardare, a usare gli occhi come mezzo per raggiungere lispirazione poetica. La

bellezza da ricercare nella semplicit della natura, Mija osserva e cerca di farsi coinvolgere dal mondo che la circonda. Ma il mondo, invece di coinvolgerla, la sconvolge. Mija scopre la violenza nascosta dietro una societ apparentemente quieta. Quella ragazzina che a inizio film galleggiava sulle acqua del fiume, morta suicida, gesto estremo per sfuggire dai continui abusi di alcuni coetanei; tra questi, Wook. Da quel momento in poi, la vita di Mija correr parallela al ricordo della piccola. La coscienza della donna si contorce tra responsabilit e protezione: vorrebbe scuotere lindifferenza del nipote, cos come vorrebbe proteggerlo. Intanto continua a cercare larte nelle piccole cose,

Source Code
di Duncan Jones [USA, Francia, 2011, 93] con: Jake Gyllenhaal, Michelle Monaghan, Vera Farmiga, Jeffrey Wright
Il protagonista di Source code il capitano dell'esercito statunitense Colter Stevens (Jake Gyllenhaal). Convinto di essere il pilota di un elicottero in missione, sconvolto aprendo gli occhi all'interno di un vagone del treno che lo porta a Chicago nei panni del professor Sean Fentress. Non conosce nessuno dei suoi compagni di viaggio e una misteriosa e attraente ragazza (Michelle Monaghan) continua una conversazione di cui lui non ricorda assolutamente l'inizio. Il source code il motivo per cui occupa quel sedile. umanamente impossibile spiegare cosa sia questo esperimento di trasferimento spazio-temporale. Lo stesso ideatore all'interno della pellicola, il dottor Rutledge (Jeffrey Wright), lo definisce meccanica quantistica, calcolo parabolico, pi semplicemente, qualcosa di molto complicato. Non c' quindi troppo bisogno di preoccuparci se ci sfugge completamente il funzionamento di questo fantasioso meccanismo. La pellicola di Duncan Jones non si dedica certo alla spiegazione dei dilemmi tecnico-scientifici alla base dell'innovazione. Il regista ha scelto invece un avvincente e singolare schema narrativo nel quale il protagonista, attraverso la continua riproposizione degli otto infiniti minuti, cerca immancabilmente di evitare l'esplosione del treno. Lo spettatore, grazie anche alla convincente prova di Jake Gyllenhaal, immerso in un crescendo di curiosit, ansia, stupore. Nulla pu essere presunto o dedotto, la conquista di ogni piccolo traguardo passa attraverso la condivisione del dolore e della sofferenza dello stoico protagonista. Due tab dell'essere umano come l'irreversibilit della morte e lo scorrimento lineare del tempo vengono trattati con la profondit e la sensibilit degne di un film drammatico. Il grande merito di Duncan Jones e dello sceneggiatore Ben Ripley di averci regalato un'ora e mezza di spettacolo cinematografico senza pause, senza respiro, di aver mantenuto finalmente le aspettative di una pellicola che unisce la suspense di un thriller alle creazioni della fantascienza senza banali cadute nel ridicolo. Marco Santarpia

In sala a Milano: The Space Milano, Orfeo Multisala, Plinius Multisala, Colosseo, UCI Cinemas Bicocca, UCI Cinemas Certosa

TEATRO questa rubrica a cura di Guendalina Murroni rubriche@arcipelagomilano.org


Danio Manfredini in scena con due spettacoli al Teatro Franco Parenti il 3 e 4 maggio con Tre studi per una crocifissione. I tre monologhi mostrano la condizione drammatica di tre personaggi diversi e tutta l'opera s'ispira alla pittura di Francis Bacon. Manfredini porta in scena le storie dolorose di questi tre eroi con un particolare lavoro sul corpo e movimento e senza mai mancare di ironia e sensibilit. Al Presente andr invece in scena dal 6 all'8 maggio, sempre al Teatro Franco Parenti. In uno spazio bianco, che richiama corsie ospedaliere e istituti psichiatrici, un uomo segue i suoi ricordi dividendosi nelle diverse figure che compongono il suo passato, cambiando voce, corpo, gestualit. Io ho lavorato in una comunit di malati mentali e di vecchi. Il dolore una condizione umana che appartiene a tutti, ma in queste persone resa manifesta e non nascondibile: una cicatrice, un marchio con cui devono andare in giro, espongono qualcosa che abbiamo imparato a nascondere, per il costume, la morale, il buon andamento sociale. Da non mancare questi due appuntamenti con uno trai i pi originali ed emozionanti artisti milanesi.

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GALLERY

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DAVIDE CORRITORE. A CHI SERVONO I SONDAGGI http://www.youtube.com/watch?v=_Yx5m2svEjk

per gentile concessione di www.mixamag.it IL VOTO DEGLI IMMIGRATI http://www.youtube.com/watch?v=TcObd1ucfrY

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