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Direttore Luca Beltrami Gadola

Numero 16 anno III


27 aprile 2011 edizione stampabile

L.B.G.- 25 APRILE: PERCH PERDONARE? Guido Martinotti L&B: PM E BRIGATE ROSSE Giovanni Terzi EXPO: TUTTI INSIEME DISPERATAMENTE Guido Artom LIBERARE MILANO: 25 APRILE 45 - 25 APRILE 2011 Oreste Pivetta PIAZZALE LORETO: MAI COME OGGI TAB METROPOLITANO Giorgio Ragazzi NEL PUBBLICO TROPPE LEGGI E POCA GESTIONE Giorgio Origlia MILANO ENERGIA: SPRECARE PERSINO LE IDEE Carneade SPIGOLATURE ELETTORALI/3 Rita Bramante IL TRICOLORE A TAVOLA Jacopo Gardella PIAZZA MERCANTI VIDEO BASILIO RIZZO IL DECANO DEI CANDIDATI MUSICA evergreen Giorgio Gaber IO NON MI SENTO ITALIANO Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo TEATRO a cura di Guendalina Murroni CINEMA Paolo Schipani e Marco Santarpia www.arcipelagomilano.org

www.arcipelagomilano.org 25 APRILE: PERCH PERDONARE? L.B.G.


LANPI milanese, che credo la vera organizzatrice delle manifestazioni milanesi del 25 aprile, non poteva fare a me cosa pi gradita nellescludere i discorsi dei rappresentanti dei partiti o delle forze politiche in questoccasione: in maniera diversa erano andate le cose in passato. Per una volta, contravvengo a una regola che da qualche tempo mi sono dato - escludere sempre i toni autobiografici - e me ne scuso con i lettori. Dal 1945, finita la guerra, che mi lasci orfano di un padre medaglia doro della Resistenza, ho partecipato a tutte le celebrazioni del 25 aprile e, raggiunta let della ragione ho capito sempre di pi il senso dei discorsi che ascoltavo in quelle manifestazioni. Crescendo mi sono domandato perch, sempre di pi col passare degli anni, molti oratori parlassero di riconciliare il Paese e perdonare. Mi domandavo, e mi domando ancora, perdonare chi e perch? Premetto che sono cattolico di battesimo ma assai poco di dottrina e forse le domande che mi pongo, a chi cattolico lo davvero, appariranno ingenue, certo a un laico no. Per me, perch laico, il perdono esiste poco ma quello che invece esiste profondamente il desiderio di pace e dunque la totale mancanza di spirito vendicativo. Dunque, nei confronti di chi ha ucciso, torturato, incarcerato ingiustamente non chiedo vendetta ma solo giustizia per le vittime e, dove e quando possibile, risarcimento anche morale. Dai molti palchi di queste celebrazioni ho sentito invece spesso, troppo spesso, parlare di perdono come condizione di pacificazione del Paese. Dunque come prima cosa, oggi mi domando se possa esistere il perdono nei confronti di persone per la stragrande maggioranza morte, come lo sono ormai quasi tutte le loro vittime. Il perdono, come la vendetta sono spiriti che albergano sostanzialmente nel cuore dei vivi, speriamo una minoranza, che talvolta li tramandano ai loro eredi e, cos com fatto luomo, odio e vendetta sono eredit che valicano le generazioni e che, anche se vi potesse essere, non sono attenuati da alcun perdono. Odio e vendetta, dicono gli storici, raramente oltrepassano le tre generazioni a meno che non siano odii secolari ma perch siano secolari siano debbono essere rinfocolati. Torniamo dunque al 25 aprile festa della Liberazione. Uomini del centro destra parlano di strumentalizzazione, arte della quale sono maestri, utilizzando tute le paure possibili ma qualcuno torna a parlare di pacificazione e perdono. Perdono mai oggi, se fosse possibile, nemmeno per i morti ma soprattutto se quei morti sono invocati non tanto per spirito di cristiana coscienza, quanto per ottenere una sorta di legittimazione morale alle loro scelleratezze, verso le quali sembra qualcuno voglia riprendere il cammino. La sinistra non pensi di essere vaccinata contro questi messaggi unanimistici, sono solo trappole: fino a ieri non vi era alcun bisogno di pacificare un Paese che nel lento oblio delle atrocit, pacifico stava diventando. Celebrava le sue feste senza pretendere pentimenti clamorosi, se qualcuno voleva sdoganarsi lo facesse pure, meglio se nei fatti e senza clamore. Poi arrivato Berlusconi col suo berlusconismo: si ricominciato a parlare del passato inventando un Paese che non c, inventando un anticomunismo da operetta, ma soprattutto inculcando negli italiani, ridiventati bambini, la paura di dormire al buio, dove i pensieri si fanno pi intensi e le paure pi stringenti. E dunque riecco i peggiori fantasmi: il razzismo, la xenofobia, la paura di tutto il diverso. Questo quello che dobbiamo avere a titolo di pacificazione? Per pacificare si chiede di parlare di perdono? Perdonare vuol dire legittimare le idee di qualcuno. No grazie. La folla di giovani in piazza del Duomo il 25 aprile non si lasci trascinare: il perdono, quel perdono, non la premessa per la pace. Anzi.

L&B: PM E BRIGATE ROSSE Guido Martinotti


Bel 25 aprile. Giusto un po caldino ma non troppo, ma sempre meglio di quello in cui Pilo ha cercato di infilarsi con un ombrello. Per la prima volta, ma vorrei conferma da altri testimoni, almeno altrettanti giovani che anziani come e pi di me. Guardandomi intorno mi sono chiesto che cosa distingue la Milano che era in corso Venezia dal misero drappello di cammellati che assediava il Palazzo di Giustizia? (Vedi linteressante ricerca sul campo di uno studente della Bicocca) oppure con il popolo dei berlusclones, con le cravatte a lingua di basilisco, i colletti a strozza-strozza, il pelo impomatato e la giacchetta acchittata, con due tre telefonini a far vedere che sono sempre impegnati? A me la risposta pare semplice: il popolo del venticinque aprile fatto dalla Milano che lavora quello della Moratti da quella che si d da fare, a fare affari, ma anche semplicemente a sembrare indaffarati e importanti: qualche volta li fanno anche, ma il pi delle volte una mossa. Forse ricorderete che a Milano il fare o indaffararsi inconcludente con quellaria impettita che hanno i polli nel pollaio andando di qui e di l a rivoltar ghiaia cento vote rivoltata da altri si chiama def de pulin. Il team Moratti riuscito persino a mandare in cavalleria tutto lentusiasmo che, con laiuto di Prodi, Napolitano, Amato e persino DAlema era riuscita a suscitare attorno allEXPO, affondandolo in una palude di traffici, da cui non si ancora usciti. Sembra di leggere le parole profetiche di De Amicis nei ricordi di Salgri, morto suicida giusto centanni fa: Il commercio cittadino era in stato di erotismo cronico Persino i tranvai sono pittati come baracche di saltimbanchi () Basta guardare le facce tronfie e ipocrite del comitato organizzatore, stanno tutti i giorni sui giornali e sugli opuscoli pubblicitari, il senatore ***, e il benemerito sindaco***, il Commendator ***, lAvv. ***, il conte ***. () No voio pu sent parlar de sta troiada de lEsposisin. Che i se la tegna (Ernesto Ferrero, Disegnare il vento. Lultimo viaggio del capitano Salgari, Einaudi , Torino 2011, pp.145-46). Dicono che Berlusconi prepari una campagna di fuoco, di cui abbiamo avuto un assaggio con la faccenda Lassini, ma c un limite alle provocazioni. E c anche un limite anche alluso della provocazione come strumento per vincere il consenso. Questi limiti sono dati dalle leggi scritte, dalle norme comuni e dal

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camente? Il problema che Berlusconi , politicamente appunto, perfettamente daccordo con la persona che ha istigato. La Santanch - che una adepta del tit-for-tat di chi non ha idee, ma reagisce solo a quelle degli altri- naturalmente dice che davanti ai tribunali cerano cartelli osceni contro Berlusconi. E ci mancherebbe altro, contro un balabiott come quello che emerge dalle foto delle seratine di Arcre che dire? Dimentica per che cerano anche cartelli con giudici comunisti di merda e quelli venivano da plebe convocata e autotrasportata dal PDL. Non ci sono alcuni estremisti: su questo punto esiste un solo grande estremismo che il mito tipico del mariuolo che da che mondo e mondo dice che i giudici ce lhanno con lui. Berlusconi sta provocando e ancora di pi lo far nei prossimi giorni fino allultimo voto: non cadiamoci, proprio ora. Sio fossi ., (ma non sono neppure Cecco Angiolieri) cercherei di convincere TUTTI i giornali di opposizione a mettere ogni berlusconata in corpo piccolo, taglio basso, sesta pagina, mentre metterei in prima tutte le puttanate concrete che questo governo fa. Ma il nome B. lo cancellerei. So che non si pu fare e non mi azzardo a dirlo, ma se si potesse fare, in meno di un mese gli si taglierebbe il carburante: si affloscerebbe come i porri che da piccoli facevamo morire con il cappietto di filo di scozia. Per dobbiamo trovare un modo con cui alle berlusconate che usciranno nei prossimi tempi il popolo che lavora possa rispondere con un grande e tranquillo ma va l collettivo.

buon gusto e dal buon senso, che non manca ai milanesi e neppure agli italiani. Lintelligenza e il buon senso sanno che i cattivi maestri sono pi pericolosi dello sconsiderato la cui mano armata colpisce. Tanto pi quando non si tratta di un difficile teorema deduttivo per collegare una confusa teoria come quelle di Antonio Negri alle azioni dellomicida, ma delle parole che il Lassini ha ripreso (come lui stesso ripete senza riserve) dai pronunciamenti dellistigatore. Siamo passati dai cattivi maestri agli istigatori eccellenti. Un esempio eccellente di come, quando questi limiti sono violati, le autorit responsabili (e sottolineo) fanno calare la scure, ci viene da un episodio della Guerra civile americana (nellintero corso della quale Abraham Lincoln fece il possibile fino al 1863 - nonostante la vulgata che confonde il discorso di Springfield del 1858 con quello della Emancipazione del 1863 -, per mantenere la legalit costituzionale, che riteneva listituzione della schiavit un diritto acquisto da alcuni degli Stati membri e che lUnione della nuova nazione americana fosse pi importante dellabolizione della schiavit in tutti gli stati: e ci nonostante Lincoln fosse personalmente abolizionista). Nel pieno della Guerra, in un momento delicato dellUnione, crebbe un partito antibellico, i Northern Peace Democrats, che rappresentavano una spina nel fianco di Lincoln, sfiorando posizioni di alto tradimento. In Aprile, il Generale Burnside, comandante militare dellOhio, aveva emanato un ordine con il quale chi minava lo sforzo bellico sarebbe stato processato come spia e man-

dato a morte se trovato colpevole. Inevitabilmente, un politico ambizioso che aspirava al governatorato dellOhio, Clement Vallandigham, approfitta della prima occasione e viola lordine, con parole e toni da leghista ante litteram: viene arrestato, gli viene negato lhabeas corpus, segue una condanna a due anni e ovviamente un grande putiferio politico in difesa della libert. Lincoln risponde da par suo, sospendendo larresto, ma non la condanna, ma al tempo stesso ribadendo lordine del Generale e spiegando, con la sua logica usuale, che la legge permette la sospensione dellhabeas corpus in caso di invasione o ribellione (questa ultima fu sempre la definizione della secessione da parte dellUnione) non solo in zona bellica. E concludendo con parole che dovrebbero ispirarci tutti: dovrei forse fucilare un ragazzo sempliciotto che diserta, e non toccare un capello allastuto istigatore che lo spinge a disertare? (...) Penso che in un caso del genere ridurre al silenzio lagitatore, e salvare la vita al ragazzo, sia non solo costituzionale, ma anche un atto di grande clemenza (Louis P. Masur, The Civil War. A Concise History, Oxford UP, New York 1911, pp.50-51, passim). Qui listigatore e lesecutore vengono salvati entrambi, forse siamo pi democratici, o forse come scrive Barbara Spinelli, siamo affondati nella menzogna e nella vergogna. Berlusconi dice che politicamente lautore del manifesto ha ragione. Che significa politicamente. Esiste un mondo della politica in cui si pu dire liberamente che si possono ammazzare gli ebrei, i negri o chiunque altro? Tanto vale solo politi-

EXPO: TUTTI INSIEME DISPERATAMENTE Giovanni Terzi*


Seguo sempre con attenzione le riflessioni che larchitetto Emilio Battisti pubblica su ArcipelagoMilano. Ritengo i suoi articoli un interessante e utile provocazione al riguardo dellevento pi importante che la nostra citt andr a ospitare nei prossimi anni. Expo 2015 una vittoria ottenuta attraverso la ferma volont del Sindaco Moratti, delle altre Amministrazioni locali lombarde con lappoggio del Governo presieduto allora da Romano Prodi. Una vittoria di tutti, una vittoria condivisa e che ha posto una volta di pi la nostra citt sotto i riflettori internazionali. Oggi accantonate le questioni tecniche legate ai terreni e alla formazione della NewCo dobbiamo dedicare tutte le nostre forze, la nostra progettualit per rendere veramente unico questo evento. Il progetto Expo Diffusa e Sostenibile ha tra i suoi principali obiettivi lindividuazione di una rete di progetti minori e complementari rispetto ai progetti eccellenti. Lo ritengo un buon punto di partenza e vedo con piacere che larchitetto Battisti cita come esperienza vincente quella vissuta ogni anno attraverso Salone e Fuorisalone, momenti capaci di coinvolgere e animare lintera citt. Il mio Assessorato da ormai due anni ha avviato un tavolo di confronto con Cosmit per Salone del Mobile e le diverse realt che animano il Fuorisalone per studiare le migliori sinergie e interazioni in modo da contaminare sempre pi la citt. Questanno il Salone uscito dagli spazi della Fiera con una presenza in due punti chiave della citt; ritengo questa una novit molto importante che va nella giusta direzione della contaminazione e della partecipazione.

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Quanto elaborato da Politecnico Milano e dai tanti che hanno collaborato al progetto Expo Diffusa e Sostenibile un contributo di idee preziosissimo che ci spinge a realizzare un evento che entri nella storia. Un evento capace di offrire ai visitatori che giungeranno a Milano lo stesso spirito che in una settimana quella del Design anima la nostra citt. Non pensabile che le Istituzioni sia nazionali che locali - possano coprire lintero panorama di offerta di appuntamenti e di richiamo ai visitatori. Il coinvolgimento di tutti i settori attivi della citt un passo obbligato. Il Comune dovr avere in questo caso una funzione di global player, oltre che di stimolatore e facilitatore. Un impegno questo - che ho promosso avviando il tavolo di confron-

to con le Associazioni a seguito dellincontro avuto con loro alla Casa della Cultura. Allavvio dei lavori stato sottoscritto un decalogo da me, da Stefano Boeri e dai responsabili delle diverse associazioni e locali interessati. Milano deve sempre pi riscoprire in ottica 2015 la sua capacit di dialogo e confronto: diciamo basta da una parte e dallaltra - a confronti troppo incattiviti e chiusure ideologiche. Expo 2015 un evento troppo importante per la nostra citt, per limmagine nel mondo. Concetti che abbiamo gi pi volte ribadito; il passo in avanti che Expo sia un evento diffuso, sostenibile e coinvolgente. Expo vetrina di tutti i paesi rispetto ma lelemento primo di attrattivit viene dalla citt ospitante. Milano

deve prendere il meglio da tutte le grandi citt del mondo: dai mezzi pubblici presenti tutta notte a Madrid alla facilit con la quale possibile trovare a New York locali dove poter mangiare a tutte le ore della notte. Una citt viva e accogliente si dimostra anche dai servizi che offre non solo ai suoi cittadini, ma ai visitatori che la scelgono come meta. Dobbiamo risvegliare e accogliere ogni contributo di idee, provocazioni, suggestioni che possono giungere dalla societ civile. Il successo di Expo 2015 dovr essere di tutti, di quanti amano la nostra citt e fanno di tutto per renderla sempre pi bella e attrattiva. *Assessore alle Attivit Produttive al Comune di Milano

LIBERARE MILANO: 25 APRILE 1945 - 25 APRILE 2011 Guido Artom


E la festa della Resistenza, la fine della guerra di Liberazione dellItalia, che io mi rifiuto di chiamare Guerra Civile. Vorrei ricordare questo 66 anniversario con un episodio che tocca particolarmente la mia famiglia. Sono nato in una famiglia antifascista, non ritengo che questo rappresenti un merito o un demerito, poich ognuno di noi gli amici se li pu scegliere ma i parenti se li trova. Nella mia famiglia ci furono tre persone che parteciparono alla guerra di Liberazione: Emanuele Artom, un cugino di mio padre, che fu massacrato di botte e torture alle Carceri Nuove di Torino; Giulio Bolaffi, fratello di mia madre, il Comandante Aldo Laghi della Brigata Alpina Stellina (dal nome di mia cugina) che combatt nella Valli di Lanzo Piemontese. Alcuni dei suoi alpini erano reduci dalla sciagurata Campagna di Russia; Cesare Artom (fratello minore di mio padre) nato ad Asti nel 1906, che aveva assunto il nome, i documenti (falsi) e la divisa di un sottufficiale della finanza. Il suo nome di copertura era Pino Accomasso, naturalmente nato in una localit dellItalia gi liberata. Cesare, anzi, Pino Accomasso, era appassionato di montagna ed entr a far parte di una formazione partigiana LA GLASS E CROSS che effettuava con sci e pelli di foca la traversata delle Alpi tra il Piemonte e la Svizzera per recarsi a Berna, allAmbasciata Americana per incontrare il capo dei Servizi Segreti ALLEN DULLES, chiamato UNCLE GUSTAV, per concordare lanci alle Formazioni Partigiane, messaggi speciali di RADIO LONDRA, e particolari buoni di prelevamento che venivano distribuiti ai partigiani e che evitarono le razzie di bestiame e viveri nelle valli Piemontesi, come invece accadde per mano dei Neofascisti e i Nazisti. Cesare e il suo compagno di gite in montagna Raffaele Jona, un ingegnere dellOlivetti di Ivrea, parteciparono alla permanenza della Valle dAosta allItalia, territorio che ebbe, fin dal periodo della Cobelligeranza italiana, la promessa di diventare una Regione a Statuto Speciale, come poi avvenne. Ecco lepisodio milanese. Pochi giorni prima della Liberazione, Pino Accomasso viene a Milano perch un gruppo di SAP o GAP (non ricordo) aveva preso contatto con dei militi nazisti che sorvegliavano i carri armati parcheggiati nel recinto della Fiera, con i quali avevano convenuto che in cambio di abiti borghesi e di biciclette avrebbero abbandonato la sorveglianza dei mezzi blindati. Cesare, a bordo di un camioncino con gli altri partigiani, si rec in Fiera in orario di coprifuoco, il baratto funzion e i nazisti se la svignarono. Gli ardimentosi salirono a bordo dei carri armati ma nessuno riusc a metterli i moto! Ripensandoci oggi il fatto appare evidente, si trattava di PANZER TIGRE da 70 tonnellate e non di una Topolino! Abbandonati i carri e raggiungendo il camioncino, uno dei presenti vede un piccolo deposito di gomme ed esclama almeno portiamoci via queste! Mio zio mi raccont che punt la sua pistola esclamando Siamo venuti a liberare Milano, non a rubare gomme! fu un gesto cos istintivo che non ricordava nemmeno di aver estratto la pistola dalla fondina! Ogni guerra, anche quella di Liberazione piena di chiaroscuri, questo episodio ne narra uno. Un giornalista del Corriere, Franco Bandini, conosceva questo fatto, lo avevamo commentato, ma ora morto ed per questo che la testimonianza di questo fatto la trasmetto io. I ricordi e le testimonianze sono importanti, particolarmente oggi, dove perfino in Parlamento, un manipolo di stupidi ha proposto di rimuovere dalla Costituzione il divieto di ricostituire il Partito Fascista.

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PIAZZALE LORETO: MAI COME OGGI TAB METROPOLITANO Oreste Pivetta


Per rappresaglia nellagosto del 1944, quindici prigionieri politici vengono fucilati, per ordine delle SS, da un plotone di volontari della Muti. I milanesi che percorrono piazzale Loreto la mattina del 10 agosto, vedono i loro corpi martoriati, a un lato della piazza: Erano uno addosso allaltro pieni di mosche, sotto un sole tremendo, chi con le braccia aperte, chi rannicchiato, chi a schiena in su, qualcuno con gli occhi spalancati nel terrore. La testimonianza di Camilla Cederna (Milano in guerra, Feltrinelli). Avvertito, pare che Mussolini dica: Il sangue di piazzale Loreto lo pagheremo molto caro (Ricciotti Lazzero, Le brigate nere, Rizzoli). In quei mesi del 1944 fino alla Liberazione e oltre la Liberazione, piazzale Loreto diventa luogo sacro dellantifascismo, luogo simbolo della rivincita, meta di pellegrinaggi pure nella clandestinit, come racconta il giovane partigiano vicentino Luigi Meneghello (in Bau-Sete, Rizzoli), che nel piazzale per onorare i martiri si reca dopo lincontro con la vedova di uno di quei morti. Alfonso Gatto, in quei mesi, scrive una poesia: Era lalba, e dove fu lavoro, / ove il Piazzale era la gioia accesa/ della citt migrante alle sue luci/ da sera a sera, ove lo stesso strido/ dei tram era saluto al giorno, al fresco/ viso dei vivi, vollero il massacro/ perch Milano avesse alla sua soglia/ confusi tutti in uno stesso sangue/ i suoi figli promessi e il vecchio cuore/ forte e ridesto stretto come un pugno. Dopo la Liberazione, il 27 aprile, le colonne partigiane dellOltrepo Pavese traversano Milano e si raccolgono in piazzale Loreto, accolte da una folla in festa. Il giorno dopo, nel pomeriggio del 28, succede con gli uomini di Cino Moscatelli, scesi dalla Valsesia. In piazzale Loreto dunque, il 29 aprile, non a caso il colonnello Valerio scarica i cadaveri di Mussolini, di Claretta Petacci, degli altri gerarchi. Li abbandona sul selciato nello slargo da tempo prescelto per la vendetta antifascista: Mussolini quasi addosso a Claretta, in mezzo alla folla, che insulta come pu quei corpi, infine appesi tutti, il capo, lamante e i suoi gerarchi, ai tralicci di un distributore di benzina, non solo per accontentare sguardi lontani, ma anche per confermare una certezza: il dittatore morto. La sconcia bestia stata appesa, scriver Carlo Emilio Gadda (Lettere agli amici milanesi, il Saggiatore). Lo strazio dei cadaveri confermato dalle autopsie: capo deforme, per sfacelo scheletrico completo, volto sfigurato Anche in quello scempio la rivalsa: quanti partigiani appesi, impiccati agli alberi, inforcati nei ganci di macelleria... Esporre, lasciare i cadaveri senza sepoltura, era, alla moda fascista, la sanzione della rivolta, il disprezzo ostentato per il nemico (il corpo insepolto offerto alloltraggio del tempo, del sole e della pioggia, degli animali, sottratto nel disfacimento alla sua umanit). La punizione chiede altrettanto. Ma subito emergono i dubbi: il popolo stato costretto a giustiziare il proprio tiranno, lo spettacolo stato per orribile, come scrive lAvanti. Quale popolo? Unavanguardia giacobina, come sostiene lUnit, o quella stessa folla che solo una manciata di mesi prima plaudiva lo stesso tiranno? Dunque, immediatamente, si impone la domanda chiave che ritroveremo: la Resistenza fu un movimento popolare o ebbe un carattere minoritario? Come conclude lo storico Sergio Luzzatto in un bel libro (cui devo molto), Il corpo del duce (Einaudi): Ecco, agli occhi dei partigiani pi avvertiti, il paradosso del 29 aprile 1945: lo spettacolo di piazzale Loreto ricordava anche troppo quello di piazza Venezia. Quel paradosso innerver il dibattito sulla natura dellantifascismo e della lotta armata in Italia. Nella certezza della giustizia, ma nel dubbio delleccesso e nella vergogna dei trasformismi, piazzale Loreto rimane nella memoria, ma nellangolo di una memoria, che lascia ai margini i quindici martiri (per loro c una lapide sommersa dal traffico) e accoglie la fine di Mussolini e degli altri come un orribile eccesso pi che come la conclusione, inevitabile, necessaria, dopo tanta barbarie. Piazzale Loreto diventa sommessamente un tab, scavalcato solo da qualche violenza verbale di anni ormai lontani (a piazzale Loreto c sempre tanto posto). Non il luogo di unesecuzione decisa legittimamente da un tribunale, ma di una esposizione. Ricordo la reticenza a parlarmene di mio padre, mutilato di guerra, che era stato tra gli spettatori. A questo punto, nellignoranza diffusa e coltivata della storia, potremmo aspettarci di tutto. In fondo pochi giorni fa un consiglio di zona propose di affiggere una targa a ricordo di Luisa Ferida e di Osvaldo Valenti, amici dei torturatori di Villa Triste. Alla fama incerta di piazzale Loreto contribuisce persino lurbanistica: piazzale Loreto, malgrado limponenza, anche simbolica, della tragedia che si lascia alle spalle, un non luogo, come concluderebbe Aug.

NEL PUBBLICO TROPPE LEGGI E POCA GESTIONE Giorgio Ragazzi


Per chi a capo della cosa pubblica molto pi facile emanare leggi piuttosto che impegnarsi nella gestione. Mentre si continua ad additare leccesso di burocrazia come uno dei fattori di perdita di competitivit del paese, si continua (a Roma come a Milano) a produrre nuove norme senza valutare i costi che losservanza di queste addossa alla collettivit, per non parlare di stime di costi/benefici. Facciamo qualche piccolo esempio, vicino a noi. La Regione Lombardia ha introdotto lobbligo della certificazione energetica per tutte le unit immobiliari che vengano vendute o affittate. Ogni certificazione pu costare tra i 500 e i 1000 euro, cui va aggiunto il dispendio di tempo e, per lamministrazione comunale, lonere di protocollare, archiviare e gestire questa enorme massa di carte. I parametri sono tali che praticamente tutte le vecchie case di Milano risultano in classe G, la pi bassa. Si tratta quindi di un esercizio assolutamente inutile, che in altre Regioni stato evitato consentendo lautodichiarazione in classe G senza certificazione. La certificazione pu essere un utile incentivo per le nuove costruzioni; per i vecchi edifici sarebbe

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meglio spendere per interventi migliorativi piuttosto che per inutili pezzi di carta. Altro esempio, sempre vicino a noi: il limite di 70 km lora introdotto dalla Provincia sulle tangenziali e poi abolito. Tecnicamente incerto se viaggiando a 70 km lora si inquini meno o pi che a 90km lora. Si trattava dunque di un altro editto motivato solo dal desiderio di apparire ecologico, senza considerare gli aggravi per il traffico. Non so se le multe pagate dai 500 sfortunati abbiano coperto i costi per la Provincia di cambiare due volte tutti i cartelli segnaletici. Il peggior inquinamento sulle autostrade non deriva dalla velocit quanto piuttosto dalle code di 20-30 km di veicoli quasi fermi che possono vedersi ogni mattina e ogni sera tra i caselli di Torino e di Sesto. Perch non impegnarsi in sistemi di gestione del traffico, ad esempio imponendo a intervalli lo spegnimento dei motori, per ridurre questa enorme fonte di inquinamento? Ma, anche in questo caso, gesti-

re assai pi difficile che emanare editti! Un ultimo esempio: la normativa regionale per la sostituzione dei tetti con presenza di amianto. Molti vecchi tetti con percentuali di amianto sono coperti da patine tali che pu non esservi alcuna significativa dispersione di particelle pericolose. Esistono macchinari sofisticati per valutare la qualit dellaria, e in molti casi si rileva che la concentrazione di particelle di amianto dai tetti insignificante, non superiore a quella rilevabile in ogni altro luogo della citt. Sostituire questi tetti comporta un altissimo costo, con nessun vantaggio per la salute. Ma la normativa regionale non si basa sulle rilevazioni dellaria bens su alcuni semplici parametri che finiscono per imporre comunque, quasi sempre, la sostituzione di tetti con una qualche percentuale di amianto. Emanata la norma, i consiglieri regionali si sentiranno campioni di rigore ecologico.

Peccato per che non si siano preoccupati di approntare discariche per il materiale rimosso, cosa molto pi impegnativa che scrivere una bella leggina. Per smaltire secondo norma le molte tonnellate di materiale dalla Lombardia occorre portarlo in Germania, verso cui partono sette - dieci TIR al giorno con costi altissimi (vedasi il Corriere della Sera, 27 marzo). E lAMSA denuncia che prassi molto diffusa quella di scaricare il materiale in discariche abusive: non sarebbe meglio allora, anche per la salute, lasciarlo sui tetti, se non nuoce, con enormi risparmi per tutti? Le ASL potrebbero valutare, caso per caso, con i macchinari citati, se le dispersioni di particelle siano o meno rilevanti. Ma anche in questo caso ci comporterebbe un impegno gestionale rilevante, assai pi difficile dellemanazione di una semplice tabellina in base alla quale decidere se occorra rimuovere lamianto.

MILANO ENERGIA: SPRECARE PERSINO LE IDEE Giorgio Origlia


Il comandamento non sprecare lenergia giovane e non incluso tra i famosi Dieci, ma forse lunico a essere ormai riconosciuto in tutto il mondo, al di l di tutte le possibili differenze religiose, etniche e geografiche. Anche se, come buona parte degli altri dieci, ampiamente disatteso. Se nel governo del territorio questo comandamento deve ormai essere il presupposto di ogni progetto, ci tanto pi vero per la nostra area metropolitana che accoglier lEXPO 2015, visto che per poter Nutrire il pianeta la prima cosa da fare non sprecarne le risorse. Quindi legittimo domandarsi come stanno le cose oggi (ed il tema di questo articolo), e cosa le amministrazioni pubbliche dovranno decidersi a fare a breve ( il tema del prossimo), visto che il 2015 vicino e sullEXPO ci stiamo giocando sia il futuro delleconomia milanese che la faccia. Ricordiamo quali sono gli strumenti di pianificazione e controllo esistenti a livello locale e cosa dicono. Esiste innanzitutto un Piano Energetico Regionale (PER) della Regione Lombardia dal 2003, dal quale scaturito un Piano di Azione per lEnergia del 2007, che oltre a occuparsi di questioni strategiche e logistiche sullapprovvigionamento e la distribuzione dellenergia, individua in modo generale le politiche di contenimento sia dei consumi che delle emissioni dannose. Nello stesso periodo Milano (e altre citt dellarcipelago come Monza e Melegnano) si dotata di un Piano Energetico Comunale, presentato dallassessore Croci nel maggio del 2007. Il piano recepiva le indicazioni del Protocollo di Kyoto, e aderendo agli obiettivi del PER illustrava alcune promettenti iniziative nel dettaglio. La pi interessante dal punto di vista civico, peraltro prevista dal PER, era lavvio di un audit energetico campione su alcuni edifici pubblici esistenti (uffici, scuole), per valutarne lefficienza energetica e prevedere interventi migliorativi, da completare entro il 2008. Altre iniziative erano la progressiva sostituzione degli impianti di riscaldamento a gasolio, lestensione del teleriscaldamento, lapertura di uno Sportello Energia in piazza Beccaria, la messa a disposizione dei cittadini di un tool di calcolo energetico on-line per tenere sotto controllo i propri consumi. Molti buoni propositi con qualche lacuna, ad esempio lattenzione era centrata sul consumo per il riscaldamento, solo un accenno allilluminazione e al consumo estivo per il condizionamento, e nessuna idea di come ridurlo. Il problema che, lacune a parte, a quattro anni di distanza la maggior parte di questi obiettivi non stata nemmeno sfiorata. Degli audit energetici non c traccia, lo Sportello Energia chiss dov, il tool di calcolo energetico ammesso che qualcuno labbia partorito non mai arrivato on-line. Si tira avanti come se Kyoto e Bali fossero solo localit turistiche, e 20-20-20 (le percentuali di riduzione di consumi ed emissioni previste) un numero di telefono. Un po pochino per una citt che dovrebbe essersi gi organizzata per confrontarsi con gli obiettivi dell Expo. Ma veniamo alliniziativa pi recente. in corso di approvazione il protocollo di intesa tra ministero dellAmbiente, Comune di Milano, Confservizi Lombardia e WWF Italia, per lefficientamento (sic) energetico (...) presso le Aziende di Servizi Pubblici Locali del Comune di Milano. Loggetto del protocollo interessante perch indica molto chiaramente qual la via da seguire per una amministrazione pubblica che seriamente intenda rispettare lundicesimo comandamento. Il protocollo considera prioritario lintervento sulledilizia pubblica. Questo

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perch una parte notevole del patrimonio edilizio esistente (uffici, scuole, istituzioni) pubblico, ed spesso in condizioni fisiche fatiscenti e responsabile di grossi sprechi energetici, che paghiamo tutti. Il protocollo chiarisce anche le modalit di intervento. Si affida a unazienda tipo ESCo (Energy Service Company) sia laudit che gli interventi necessari a migliorare lefficienza energetica degli edifici: lazienda anticipa gli investimenti necessari a ridurre il consumo energetico, e si ripaga incassando per un certo numero di anni la differenza tra i consumi precedenti e quelli ridotti. Questo sistema consente di trasformare lo spreco (leccesso di consumo causato da edilizia e impiantistica obsolete) in investimento (gli interventi da realizzare per ridurre lo spreco) a costo zero per lamministrazione, con la certezza di un consistente risparmio economico per lente negli anni successivi alla scadenza del contratto con lESCo. Non solo, ma la diffusione di questo sistema amplierebbe il mercato per il sistema produttivo e creerebbe nuove opportunit di lavoro, oltretutto in un settore virtuoso e tecnologi-

camente avanzato. Inoltre avrebbe un forte valore educativo sulla popolazione, visto che il metodo applicabile anche alledilizia privata. Riuscir a decollare questa iniziativa? Se mancato qualcosa ad avviare prima questo processo, con o senza protocolli di intesa, non sono n i vantaggi che offre, n i soldi. E la volont (o la capacit) politica di metterlo in atto, e quel minimo di organizzazione interna necessaria al coordinamento tra le aziende e le eventuali ESCo. Temo che il problema di fondo sia una mancanza di volont politica, che frutto di una scelta precisa, in quanto rispecchia la visione paleocapitalista che ha dominato e tuttora domina il governo del nostro territorio. Questa visione rozza ben espressa dal PGT di Milano, che identifica la ricchezza e la qualit dellambiente della citt nella quantit di nuovi metri cubi costruiti. Visione perseguita malgrado levidente fallimento del Piano Casa che lo anticipava. Visione pericolosa, perch mentre il miglioramento della qualit delledilizia esistente e la riduzione degli sprechi fa muovere la piccola e media impresa, e con esse leconomia pulita e civile, con ri-

carichi, parassitismo e rendite di posizione ridotti al minimo, non si pu dire lo stesso delle grandi operazioni immobiliari, o di opere come il maxi-tunnel di attraversamento, tavole imbandite apposta per soddisfare ogni forma di appetito. Il mancato raggiungimento degli obiettivi del PEC non dunque un caso. Se la maggioranza dei cittadini ancora crede che per non sprecare energia basta mettere i doppi vetri e cambiare le lampadine, che la limitazione del traffico nociva perch da fastidio ai negozianti, perch chi ha finora governato il territorio non ha interesse a vedere molto pi in l di cos. E lo dimostra nei fatti. Basta farsi un giro dalle parti della stazione Garibaldi verso le undici di sera, quando gli impiegati sono tutti a casa, e guardare il nuovo grattacielo della Regione con le luci accese ai piani pi alti, non si sa per il bene di chi. Per incominciare a soddisfare lundicesimo comandamento chi sta governando oggi il territorio lombardo ne deve ancora imparare di cose...

SPIGOLATURE ELETTORALI/3 Carneade


Ballottaggio si o no. Nel 2010 senza i centristi Formigoni si fermo al 49% ma le liste di supporto superarono il 50, come era avvenuto anche nel 2005. Podest al primo turno, senza centristi, si fermo al 47,7%. Nel 2006 la Moratti arriv al 51,9 con i centristi, prendendo comunque meno della coalizione. Insomma il ballottaggio sembra essere certo. Nel 2004 Penati recuper al secondo turno circa 6 punti al centro destra che si era presentato diviso e vinse; nel 2009 perse per 1806 voti, recuperando ancora percentualmente circa 7 punti. Ed era Penati cio a dire il candidato meno amato dal suo partito e pi inviso alla sinistra estrema, senza i voti della quale non si vince. Pisapia non solo dovrebbe avere i voti della sinistra ma anche quelli dei radicali, lunica lista del suo schieramento che pu sottrarre voti al centro destra. Ergo senza bisogno di sondaggi concludiamo che Pisapia favorito. Gli unici che lo possono affossare sono i grillini, cio gli antiberlusconiani pi duri e puri. La settimana rossa cio labbinata 25 aprile 1 maggio da anni uno dei momenti clou della campagna elettorale. Il centro sinistra si rincuora riempiendo la piazza, il centro destra si rafforza, grazie ai pochi (ma non pochissimi) eroici contestatori che al grido di fascisti e nuova resistenza contestano tutto e tutti dando ragione a Cicchitto e co. Aspettiamoci il May day con il solito contorno di imbrattature di muri e micro teppisti. Mai mi sarei immaginato di rimpiangere il servizio dordine. Primo faccia a faccia da Lerner dei candidati a sindaco, mancava la Moratti che come fece Albertini snobba il confronto, cera invece Manfredi Palmeri. Purtroppo per lui. Lex sindaco Albertini pronostica il successo della Moratti e Palmeri al 10%, poi modestamente ricorda che con lui il centro poteva arrivare al 20%. E dalle mutande in cachemire che gli manca il senso del ridicolo. Avevamo lanciato la gara allo slogan pi cretino, la interrompiamo subito proclamando vincitore fin dora tale Michele Attorta del Nuovo polo per Palmieri: Carpe Idem. Semplicemente fantastico, marinettiano. Non possiamo per non chiederci: ma perch candidarlo? Sono tornati di moda i socialisti. Come a ogni elezione ma stavolta con pi unanimit convegni, libri, mostre, memorie, interviste servono per lisciare quella parte di elettorato nostalgica della Milano da bere senza la quale difficilmente si vince. Paradossalmente Pisapia, il pi rosso dei candidati a sindaco del centro sinistra dal 93 a oggi anche quello pi craxiano fosse solo perch quello pi garantista e libertario; del resto il socialismo milanese lhanno sempre fatto gli avvocati. Si capisce allora perch nel centro destra serpeggi un certo nervosismo e quindi perch la Moratti si sia ricordata financo di celebrare il 25 aprile con Greppi il pi tipico rappresentante del socialismo turatiano. Ma il Pd possibile che arrivi sempre in ritardo?

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Quanto peser elettoralmente la polemica sui manifesti di Lassini? Niente. tipico del centro destra con lapprossimarsi delle elezioni cercare di coprire il pi ampio spettro di opinioni. Cos il buon Lassini se da una parte ha galvanizzato i pi duri dallaltra ha offerto la palla alla Moratti per non essere schiacciata su Berlusconi. Sembra quasi pensata apposta e del resto pare improbabile che non si sapesse di quel testo. Berlusconi vuole politicizzare le elezioni milanesi, trasformarle in un referendum pro o contro di lui. Con questa strategia ha sempre vinto. Gli strateghi del centro sinistra milanese dicono che non bisogna parlare troppo di politica ma sfidare la Moratti sulle cose da fare. Ho qualche dubbio. Anche de Gaulle fu

mandato a casa con un referendum. Pisapia poi di amministrazione mastica poco e buona parte dei candidati del centro sinistra non ha mai amministrato neanche un condominio. Ma quello che mi convince di pi sullaccettare la sfida di Berlusconi che se gli strateghi del centro sinistra sono contrari, visto che sono sempre gli stessi da anni e che non hanno mai vinto, fare lopposto di quello che propongono potrebbe essere vincente. Nella gara a sindaco non si deve dimenticare i tanti che ci hanno provato senza riuscirci, alcuni senza lasciare traccia altri facendoci divertire altri ancora incazzare. Lelenco che segue esaustivo; curiosamente molti sono ancora tra noi: Antoniazzi Sandro - Armand Arman - Ballabio Giorgio Maria Carlo -

Bassetti Piero - Bontempelli Sergio Borghini Giampietro - Bossi Angela - Bucci Giovanni - Carelli Attilio Carluccio Stefano - Cito Giancarlo Colombo Valerio - Crespi Ambrogio - Dalla Chiesa Fernando Romeo detto Nando - De Corato Riccardo Di Pietro Antonio - Fabbrini Giovanni - Fatuzzo Carlo - Ferrante Bruno Fracca Cesare - Frisoli Ugo - Fumagalli Romario Aldo - Gaiardoni Sante detto Gagliardone - Gay Umberto - Gozzoli Sergio - Maiolo Tiziana - Marinoni Antonio - Moratti Milly - Occhionorelli Camilla - Pagliuzzi Gabriele - Prosperini Pier Gianni - Saibene Alberto Beniamino - Santerini Giorgio - Sarao Ugo Schultze Giorgio Carlo - Staiti Di Cuddia Delle Chiuse Tomaso Stroppa Claudio - Teso Adriano Testa Arturo - Tordelli Marco Paolo Alfredo - Vangeli Pietro

IL TRICOLORE A TAVOLA Rita Bramante


Nellautunno scorso sono saliti a tre gli elementi italiani iscritti nella Lista delle tradizioni e degli elementi immateriali considerati unici al mondo, istituita dallOrganizzazione delle Nazioni Unite per leducazione, la scienza e la cultura. A seguito della Convenzione per la salvaguardia internazionale del patrimonio culturale immateriale delle comunit sottoscritta nel 2003, lUNESCO esamina e valuta infatti ogni anno le candidature che possono concorre ad arricchirne lelenco. Dopo il Teatro dellopera dei pupi siciliani e il Canto a tenore dei pastori sardi della zona nuragica della Barbagia, che si sono tramandati nei secoli e costituiscono unimportante testimonianza della cultura popolare di tradizione orale del nostro Paese, ora la volta della Dieta Mediterranea, come insieme di competenze e conoscenze, di pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, dalla coltivazione alla trasformazione e al consumo di cibo. I processi di globalizzazione e di trasformazione sociale concorrono a creare evidenti pericoli di deterioramento, o addirittura di scomparsa, del patrimonio culturale immateriale locale e si avverte prepotente il bisogno di creare una maggiore consapevolezza riguardo alla sua rilevanza e alla sua salvaguardia, soprattutto fra le generazioni pi giovani. Anche il patrimonio culturale immateriale trasmesso di generazione in generazione concorre infatti a dare a ogni comunit un senso didentit e di continuit, promuovendo al contempo il rispetto per la diversit culturale e la creativit umana. Per questa ragione anche il patrimonio intangibile, fatto tra laltro di tradizioni e pratiche agroalimentari, costituisce una espressione di cultura e merita di essere valorizzato e sostenuto, al pari dei beni materiali. Contro il disordine alimentare, contro la propensione diffusa per il junkfood, cibo spazzatura, di bassa qualit e ad alto contenuto calorico che non solo fa ingrassare, ma aumenta anche il rischio di malattie cardiovascolari - importante che trovi unadeguata cassa di risonanza internazionale la campagna sullimportanza di unalimentazione consapevole ed equilibrata, orientata anche alla difesa dei pi giovani da messaggi pubblicitari che sollecitano abitudini alimentari negative. Nel caso della Dieta Mediterranea limportante riconoscimento viene attribuito a uno stile alimentare e a uno stile di vita sostenibile che, oltre a soddisfare il palato, continua a essere studiato per i benefici che apporta alla salute. Il men tipico delle popolazioni che si affacciano sul 'mare Nostrum' si rivelato, infatti, un fattore protettivo contro una serie di malattie croniche, come dimostrano studi internazionali ormai pluriennali. Una regolare adesione ai dettami della Dieta Mediterranea, ricca di pasta al pomodoro, basilico e olio d'oliva, di carboidrati accompagnati a frutta, verdura e pesce con bassi quantitativi di carne rossa e un moderato consumo di vino rosso ai pasti - contribuisce a far registrare un calo della mortalit generale, in particolare quella legata a cause cardiovascolari, al Parkinson, allAlzheimer e ai tumori. I tre Paesi - Grecia, Marocco e Spagna che con il coordinamento dellItalia hanno sostenuto la candidatura della Dieta Mediterranea - si sono trovati concordi nel dedicare il prestigioso riconoscimento ad Angelo Vassallo, ucciso in un agguato lo scorso settembre, uomo simbolo del Cilento e sindaco di Pollica, diventata grazie alla sua determinazione lepicentro degli studi sui regimi alimentari mediterranei.

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www.arcipelagomilano.org PIAZZA MERCANTI Jacopo Gardella


Piazza Mercanti: piazza centralissima; raggiungibile facilmente per chi proviene da qualsiasi direzione; vicina ai maggiori centri urbani: commerciali, finanziari, monumentali; dotata di tutte le prerogative per essere animata di giorno e di notte; eppure Piazza Mercanti persiste da anni a essere un luogo urbano morto, spento, negletto. Non basta a renderla vivace il ristorante ospitato al piano terra del Palazzetto Panigarola, sul lato ovest della piazza; non bastano i vicini e frequentatissimi negozi di via Orefici; non bastano le animate via Torino e via Mazzini che convogliano gruppi di giovani lungo il lato ovest di piazza del Duomo, tangente allangolo della stessa piazza Mercanti. Anche la recente chiusura al traffico e la conseguente destinazione pedonale del tratto di collegamento tra Duomo e Cordusio (attuale via Mercanti) non stata sufficiente a dare vita alla piazza, e a rendere animata larea compresa fra il Broletto (Palazzo della Ragione) e la Loggia degli Osii. Allinizio del XX secolo stata infelice lidea di sventrare la piazza originale, che nei secoli passati era chiusa su tutto il suo perimetro; e ancora non era squarciata, come adesso, dagli enormi varchi aperti sui due lati opposti, uno verso piazza del Duomo, laltro verso piazza Cordusio. Lapertura della piazza e il suo collegamento, sia viario che visivo, con i due vicini poli urbani, rispettivamente della Cattedrale e delle Banche, non ha giovato alla sua configurazione spaziale: da luogo raccolto e racchiuso, circondato da nobili edifici antichi, quale era in passato, diventato oggi un ibrido connubio formato da un tronco di strada e da un residuo di piazza, separati luno dallaltro dalledificio del Broletto. Non c dubbio che la piazza originale, occupata nel centro dal torreggiante volume dello stesso Broletto, aveva tutte le caratteristiche per essere un luogo di ritrovo e di sosta, un punto di incontro tranquillo e silenzioso, unarea di riparo e di protezione, calata nel cuore della citt. Sembra difficile restituire al complesso urbano, formato dalle attuali via Mercanti e piazza Mercanti, quel fascino di recinto isolato e appartato che aveva una volta. Gli stessi monumenti antichi, ancora oggi presenti, non sembrano valorizzati e apprezzati come lo erano un tempo, quando costituivano una cortina continua di fabbricati allineati a fare da cornice intorno alla vecchia piazza. Gli interventi recenti volti ad accrescerne il decoro e laspetto monumentale della via, attraverso la collocazione delle due grandi lastre marmoree, firmate dallo scultore Consagra, sono segno di una intenzione buona, ma realizzata in modo improprio. Dovrebbero attirare chi arriva da piazza del Duomo, e invitarlo a infilarsi in via Mercanti, per percorrerla tutta da cima a fondo: in realt le due lastre sembrano due massicci gendarmi messi a guardia della via allo scopo non tanto di invitare i passanti a entrare, ma piuttosto di sbarrare a loro il passo e tenerli fuori. Si sarebbe dovuto pensare a una migliore collocazione delle sculture; e usarle come motivo di unione tra le due estremit della via, ponendole una allingresso da piazza del Duomo, e laltra allingresso da piazza Cordusio. Per accentuare il loro rapporto di reciprocit avrebbero dovuto essere collegate da un segno visibile, cos da apparire entrambe come parti coordinate di una composizione unitaria. Questo segno poteva essere o una fascia continua di marmo colorato, tracciata sullattuale lastricato e tesa senza interruzioni da una scultura allaltra; oppure uno stretto canale dacqua corrente: un sottile fossato artificiale, scavato fino a lambire le due sculture, distanti e contrapposte, come se fossero gruppi decorativi emergenti dallacqua. Di fronte alla mediocre soluzione attuale, ci si domanda quale ufficio tecnico del Comune abbia deciso la poco felice, anzi banale, collocazione delle due sculture di Consagra; ci si chiede chi abbia scelto i due tozzi e goffi basamenti che, invece di valorizzare le opere, le appesantiscono e privano di grazia, di carattere, di energia. Per questo tipo di decisioni estetiche, tuttaltro che secondarie, perch non rivolgersi a chi pi preparato e meno incolto dei nostri insensibili Amministratori comunali? Lassenza del Comune peggio la sua mancanza di buone maniere si manifestata pubblicamente quando pochi mesi fa una nota Ditta di restauri ha fatto omaggio al Comune della completa sgrassatura e pulizia del lastricato sottostante il Broletto. Alla presentazione delleccellente lavoro eseguito sul pavimento del portico, tornato nitido e ripulito come doveva essere loriginale, era presente soltanto la Soprintendenza ai Monumenti, ma nessun rappresentante del Comune, sebbene fosse proprio quest ultimo il titolare della donazione. Ci dimostra quanto poco stia a cuore alla attuale Amministrazione laspetto della citt. Gli attentati alla integrit estetica di piazza Mercanti non sono ancora finiti. Da qualche tempo si va profilando la minaccia di chiudere sotto vetro le maestose arcate del portico, e di trasformare limponente spazio aperto, sormontato dal volume del Broletto, in una trasparente serra di cristallo. Lobiettivo facile da indovinare: completata la chiusura del portico, esso diventer area affittabile per usi commerciali; e si trasformer da spazio pubblico, frequentato da tutti i cittadini, in ambiente privato, accessibile solo ai clienti di negozi o di agenzie. Di recente la stessa riprovevole operazione stata portata a termine in corso Vittorio Emanuele, dove il portico progettato dallo studio di architettura B.B.P.R. stato chiuso e concesso in uso a una gestione privata. Contro il progetto di chiusura vetrata del portico si mossa, indignata, lAssociazione Nazionale Partigiani dItalia (ANPI), in difesa della lapide, ivi esposta, che commemora i caduti durante la Resistenza. Piazza Mercanti un luogo non solo monumentale ma anche commemorativo; merita rispetto, invita alla meditazione. La comprensibile e condivisibile protesta dellANPI si rivolge contro chi vorrebbe trasformare la piazza in un centro commerciale o in una centrale di servizi, snaturandone la vocazione a luogo di ritrovo, di sosta, e di conoscenza della Storia. Invece di proporre interventi incongrui e contrari alla sua vocazione civile, nonch lesivi della sua configurazione architettonica, vi sono modi pi semplici di ridare vita alla piazza; modi pi a portata di mano, pi economici, e nello stesso tempo pi efficaci. Senza inventare nuove strutture, senza aggiungere nuovi arredi, senza ricorrere a nuove installazioni, sufficiente usare le opportunit che gi esistono: tra queste il salone, altissimo e solenne, che occupa lintero volume delledificio, al di sopra del portico. Resta incomprensibile il fatto che questo vasto salone venga usato cos di

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rado, quando si sa che a Milano vi endemica carenza di ambienti pubblici capaci di accogliere le molte e auspicate manifestazioni culturali. Ulteriore prova di quanto poco sia apprezzata e valorizzata la nostra citt, ricca di risorse e di beni ancora troppo poco conosciuti.

Scrive Giuseppe Ucciero a Franco DAlfonso


Personalmente sto lavorando ventre a terra, come candidato PD in zona 6, per far vincere il centro sinistra. Chiedo a tutti di votare Pisapia Sindaco e Boeri al Comune. Non ho quindi n tempo n attenzione per seguire le sofisticate reprimende di Franco DAlfonso, salvo ringraziarlo per aver accostato il mio nome a quello ben pi pesante di Pier Vito Antoniazzi. Qui mi dovrebbe cadere la penna, anche perch larticolo su cui si appuntano i suoi strali a firma Pier Vito, che certo non ha bisogno di un avvocato per difendersi. Solo, avendo scorso velocemente botta e risposta, mi chiedo per quale motivo DAlfonso abbia preso cappello, di fronte a un ragionamento sulla necessit di un pieno sostegno del PD al suo capolista, come tappa per rafforzare il profilo innovatore e riformatore del partito. Che centra Pisapia? Vai a sapere. E cosa i fantasmi di Poznan? Boh. Sembra quasi di vedere certe figure dei bar di paese che, vedendo qualcuno discutere, non capiscono bene, ma vogliono dire a tutti i costi qualcosa che da tempo gli sta sul gozzo, cos intervengono a capocchia, con cose che non centrano nulla con il discorso, ma solo con loro vecchi fantasmi, rancori, stranezze. Laga sta, lascia stare gli dicono comprensivi gli avventori, laga sta che sem dree a parl doltri cs! Lascia stare Franco, che qui parliamo del PD e non del candidato sindaco. E poi stai tranquillo che le mie suole son robuste e anche per ormai un po consumate. Spero cos di te e di tutti. Che dire infine: Viva Pisapia, Viva Boeri, Abbasso la Moratti!!

Scrive Pier Vito Antoniazzi a Franco DAlfonso


Rispondo brevemente ai miei critici (espliciti e impliciti). Riassumendo, le accuse contro di me sono: 1) non aver elaborato il lutto della mancata candidatura a sindaco di Stefano Boeri; 2) essere pessimista sul secondo turno; 3) aver leso la maest di Pisapia con critiche inutili. 1) Non posso essere in lutto per Boeri, visto che Boeri non morto ma (a differenza di altri candidati e altre primarie di altre citt) generosamente e lealmente cerca di contribuire al successo di Pisapia. Votando Boeri e il PD si contribuisce al successo di Pisapia e del centrosinistra bene ricordarlo. Cos come bene ricordare che questa preferenza stata espressa da 27.055 persone alle primarie che sono state il 40,16 % dei votanti, mentre Pisapia ha avuto 30.553 voti cio il 45,36% (non la maggioranza assoluta, ma la maggioranza relativa dei soli votanti, che sono forse un sesto dei votanti necessari per vincere le elezioni). 2) Non sono pessimista sul voto. Ho solo scritto, pi volte, che la possibilit di andare al ballottaggio data dalla presenza del terzo polo ma che se si vuole che il suo elettorato (non i suoi dirigenti arrabbiati) votino Pisapia e non Moratti o astensione, bisogna che qualcuno con loro dialoghi. Boeri e i riformisti del PD mi sembrano i pi indicati a questo compito, ma anche Pisapia potrebbe farlo per esempio indicando delle personalit nella sua squadra che siano graditi al centro e simbolici di unapertura politica. Se invece si tacer o peggio si ripeter quello che fece Dalla Chiesa nel 93 (presentando una giunta con Basilio Rizzo e Vittorio Agnoletto) i voti non arriveranno. 3) Si vero, mi sono permesso di scrivere quello che tutti mi dicono dopo un incontro pubblico con Pisapia o con Boeri. Cio che non c paragone quanto a visione ed eloquenza Comunque chiaramente un parere personale. Che mi confermato dalla non disponibilit di Pisapia a fare incontri pubblici con Boeri. Certo che essere accusato di essere sovietico per questo in quanto farei prevalere lopinione del partito su quella delle masse Ricordo: a) che Pisapia non lespressione delle masse ma di una maggioranza relativa (3000 voti in pi alle primarie a cui hanno partecipato 67.000 persone); b) che non pu avere la presunzione Berluscon-plebiscitaria di fare il ducetto che decide chi buono e chi no nella coalizione; c) che il centro del mio articolo su ArcipelagoMilano era una critica al PD per il suo appoggio blando a Boeri e non una critica al candidato sindaco; d) e in fine che criticare si pu (spero) proprio perch siamo democratici e non sovietici . Tanto pi quando lo si fa sul piano politico, mettendoci la faccia in prima persona, con sincerit (sapendo personalmente quanto si paga in termini di ostracismo non seguire la corrente e laria che tira)

Scrive Giac Casale a Giuliano Pisapia


Caro Giuliano, sono Presidente del primo comitato di cittadini del quartiere monumentale di piazza Sempione. Nel 1998 abbiamo lottato contro il progetto del comune di disfare l'area pedonale della piazza e del primo tratto di corso Sempione, la prima isola pedonale di Milano creata dell'architetto. Vittoriano Vigan. DeCorato voleva ripristinare tutto come prima, aprendo il quartiere al traffico massiccio in arrivo dal nord. Siamo riusciti a salvare il quartiere con l'aiuto della Sovrintendenza e una colletta per un bravo avvocato specializzato, Pietro Canzi. Continuiamo la nostra battaglia contro questa terribile amministrazione, e lottiamo per la tua elezione a Sindaco.

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Ti scrivo perch siamo molto preoccupati per la strategia della tua campagna. Tutti, prima di tutti Berlusconi, considerano questa elezione una prova generale per la Nazione. Proprio perch la Nazione in pericolo su ogni fronte: la giustizia, la scuola, il lavoro, il futuro di una generazione, le industrie, la cultura, la stessa Costituzione, l'anima della Nazione, chi si presenta per l'elezione del nuovo Sindaco di Milano ha il dovere morale di fare tutto il possibile per vincere, per il bene di Milano e per l'Italia. Siamo sicuri che stai dando tutto te stesso per vincere. E' evidente l'energia e l'impegno che stai dimostrando, per esempio l'importanza del confronto faccia a faccia che hai chiesto di fare in televisione con la Moratti che dice di non avere "niente di nuovo" da presentare ma vuole solo "finire tutte le cose che ha iniziato". No comment!! Caro Giuliano, sei grande, e hai una base appassionata che ti sostiene, ma la tua base purtroppo limitata a una tua sinistra, poco allargata. Per vincere hai bisogno di attirare quel 35% dei votanti, quella borghesia milanese delusa con la Moratti, ma che non stanno dalla parte del bravo Nichi Vendola. Sono quegli indecisi, tanti, di cui hai bisogno, tutti quelli che potrebbero andare al mare invece di votare. Ci sono dei voti pronti per te che non stai sfruttando pubblicamente. Ed ' ovvio. Sono tutti quei voti che tu non hai preso nelle primarie. Sono i voti andati principalmente all'architetto Stefano Boeri e quelli che hanno votato nelle primarie per Valerio Onida, il costituzionalista. Mettendo insieme quelli che hanno votato per te con quelli che hanno dimostrato la loro preferenza per Boeri e Onida farebbero la base per una tua vittoria. Non solo, voi tre insieme, ognuno con la sua propria immagine, accattivereste i voti di quella borghesia milanese delusa dal Sindaco, che lo ha votato cinque anni fa. Sei fortunato: Boeri e Onida sono tutti per te Sindaco, ma tu non dimostri a quei votanti indecisi che hai abbastanza stima per loro. Non solo, dai l'impressione che Boeri e Onida non potrebbero essere influenti nel tuo governo di una nuova Milano. Ancora peggio, crea il sospetto che tu non li giudichi abbastanza di sinistra. Stiamo cercando di convincerti che per vincere devi allargare la tua base, creare un TEAM VINCENTE che potrebbe illuminare la fantasia e le speranze della maggioranza dei milanesi, compresi quelli del "centro". Un messaggio anche alla Nazione, perch questa elezione, se tu la vinci, darebbe un segnale forte, una luce di speranza per tutta l'Italia. Stefano Boeri e Valerio Onida sono figure gi ben note e rispettate dal pubblico. Non ci sono persone nella tua lista che hanno ancora acquistato una presenza pubblica. C' poco tempo, ma sei ancora in tempo per lanciare IL PISAPIA TEAM. Noi suggeriamo, per creare una strategia vincente, una strategia necessaria per vincere, che potresti chiedere a Stefano Boeri di essere il tuo Vice Sindaco, e Valerio Onida di essere l'Assessore a un nuovo Assessorato alla Legalit, la Giustizia e l'Anti Mafia. Per quello che sappiamo, non si mai visto un aspirante Sindaco presentarsi con unimmagine cos originale ed eclatante. Sarebbe unimmagine che creerebbe fiducia. I tre ex-candidati alle primarie uniti dietro un unico programma. Infatti avete presentato dei programmi non essenzialmente diversi. Si potrebbe immaginare un manifesto con voi tre insieme: IL PISAPIA TEAM, c' aria nuova a Milano. Potete risponderci? Puoi dirci le tue idee in merito? Grazie. PS. Sono un americano da New York, ex pubblicitario, padre di Rossana Casale, la cantante.

RUBRICHE MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Musica religiosa?
Dopo aver ascoltato - la settimana appena trascorsa - le esecuzioni delle due Passioni e dellOratorio di Pasqua di Bach (e anche, grazie al bicentenario della nascita, molte opere di Liszt degli ultimi anni, quelli in cui, rinunciando alle lusinghe mondane, diventa abate per riflettere sulla vita e sulla morte) ci siamo posti alcuni problemi relativi al concetto di musica sacra, chiedendoci se essa appartiene al genere di musica a soggetto, come per esempio il melodramma, il lied romantico o paradossalmente anche le marce militari. Cio a quelle musiche che, pi che nascere da un libero impulso del compositore, si prefiggono a priori lo scopo di descrivere o provocare, o semplicemente analizzare, sentimenti e passioni, dunque di trasferire stati emotivi allascoltatore. Vorremmo anche capire come sia possibile che inossidabili atei si lascino letteralmente rapire dal Nisi Dominus di Vivaldi, che algidi cinici si commuovano per il mal damore di Mim e Rodolfo, o che rigorosi pacifisti si inebrino allascolto della fanfara dei bersaglieri. Perch, dunque, queste musiche cosiddette religiose riescono ad attrarre e commuovere anche coloro che non nutrono alcun sentimento religioso? Qualche anima bella dir che, loro malgrado, risveglia sentimenti sopiti o repressi, intrinseci alla natura dei mortali. Ma facciamo molta fatica a credere che la Passione, cos come la racconta Bach, con lelementarit di quei testi da una parte e lardita complessit della struttura musicale dallaltra, possa provocare in un ateo - che la ritiene una poetica leggenda - sentimenti di amore e di piet verso la figura del Cristo. Cos come non crediamo che il raptus damore raccontato da Puccini smuova lanimo incallito di un misogino e lo faccia finalmente innamorare. Allora forse la bellezza delle Passioni e degli Oratori bachiani ha poco da spartire con il sentimento religioso, sentimento che probabilmente neppure Bach provava se crediamo allinterpretazione che Piero Buscaroli d della sua vita, del perenne tentativo di sciogliersi dagli impegni ecclesiali, dellaspirazione a una vita di Corte dove potersi esprimere liberamente, senza soggiacere alle regole della liturgia. Una bellezza, dunque, che non avrebbe nulla a che vedere n con il sentimento religioso dellautore n con quello dellascoltatore, la cui

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emozione non dipende dalla fede o dallinclinazione al misticismo. Daltronde possiamo immaginare un grande musicista giapponese o indiano, che non si mai avvicinato al cristianesimo, che dirige il Messia di Hndel, magari la notte di Natale nella Basilica di Betlemme? Non potrebbe farlo in modo eccellente? E in tal caso sarebbe linterprete di una meravigliosa pagina musicale o anche dei misteri della fede cristiana? Interrogativi cui non facile dare risposta, e rileggersi Il bello musicale di Eduard Hanslick (1854) o Lesperienza musicale e lestetica di Massimo Mila (1950) - due fra le pi note indagini sul rapporto fra musica e sentimento - non di grande aiuto. Per quanto siano stati straordinari rivelatori di valori e significati universali della musica, Hanslick e Mila non hanno potuto misurarsi con le contaminazioni e con le contraddizioni che caratterizzano questi anni complessi. Eppure, almeno in parte, una risposta vogliamo azzardarla. La musica, come tutte le arti, il prodotto della creativit di individui geniali che normalmente non sono consapevoli n della loro grandezza n - tantomeno - delle fonti della loro creativit, e spesso la loro opera in contraddizione con la loro esistenza. Ad esempio la musica di Wagner per fortuna ha poco a che vedere con il suo lugubre antisemitismo conformista, il Requiem ha da spartire meno di quanto appaia con limprobabile religiosit di Mozart come il Flauto Magico con la sua dichiarata passione massonica ed egualmente difficile dire se le Kinderszenen discendano dallamore di Schumann per i bambini o le sinfonie di Mendelssohn dalla sua fede ebraica. La musica religiosa ha in s dunque i caratteri di qualsiasi altra musica e sovra di essa possiamo esprimere solo giudizi estetici. Non il soggetto che attribuisce senso alla musica; la Passione secondo Matteo una musica straordinaria a prescindere dalla vicenda di cui si occupa, tanto da commuovere sia gli atei che i credenti e da lasciarsi eseguire e interpretare anche da chi lontanissimo dai valori incarnati da Martin Lutero. Prendiamo la musica per quella che , senza farci distrarre dagli esegeti che cercano di darle un senso spettegolando nella biografia degli autori, o discettando su titoli che non sempre sono stati voluti dallautore, o anche elucubrando sui testi che sostengono le note. Daltronde le guide che accompagnano le visite ai musei, anche quando sono colte e preparate, non fanno godere di pi le opere che illustrano; se sappiamo gi quel minimo che occorre sapere, meglio non essere distratti dallintimo e personale godimento al quale aneddoti, paragoni e interpretazioni altrui aggiungono assai poco. La musica solo musica, fatta esclusivamente di suoni, ritmi, timbri, accenti, coloriture, ed bello goderla in libert, senza condizionamenti o suggestioni, o interpretazioni estranee alla sua intrinseca essenza. Linterpretazione di chi la esegue sullo strumento gi una (necessaria) violenza, non sempre una restituzione fedele, raramente un felice arricchimento, e non ha bisogno di ulteriori didascalie. Forse non ha bisogno neppure dei testi.

Musica per una settimana * gioved 28, venerd 29 e domenica 1, allAuditorium di largo Mahler lorchestra sinfonica diretta da Tito Ceccherini esegue il Concerto per pianoforte e orchestra di Ravel (pianista Roberto Cominati), Sinfonia e Cielo dal Pater doloroso di Sylvano Bussotti, Iberia di Debussy e, in chiusura, il Bolero di Ravel * marted 3, al Conservatorio per la Societ del Quartetto, concerto interamente dedicato a Vivaldi dallensemble Europa Galante, direttore e solista Fabio Biondi * mercoled 4, sempre al Conservatorio ma per la Societ dei Concerti, la Sudwestdeutsche Philarmonie diretta da Vassilis Christopoulos esegue il primo Concerto per pianoforte e orchestra di Tschaikowskij (solista Beatrice Rana) e la Quinta Sinfonia di Beethoven * gioved 5, venerd 6 e domenica 8, allAuditorium lorchestra sinfonica diretta da Junichi Hirokami esegue il Concerto per violino e orchestra di Schumann (violinista Kolja Bacher) e la Decima Sinfonia di Mahler nella versione di Cook * sabato 7, sempre allAuditorium, un recital di Paolo Restani che esegue di Brahms le Variazioni opera 9 su tema di Schumann e opera 35 su tema di Paganini, Ungarns Gott di Liszt per concludere con 3 Preludi opera 32 e Sonata n. 2 opera 36 di Rachmaninov * domenica 8, alle 10.30 alla Palazzina Liberty, concerto di musiche rinascimentali per la stagione cameristica di Milano Classica

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Milano in carta e cartone
Vivere e pensare in carta e cartone tra arte e design, questo il titolo della mostra esposta al Museo Diocesano fino al 29 maggio. Un inedito connubio, quasi tra sacro e profano, che porta il Museo a stretto contatto con opere darte e oggetti quotidiani nuovissimi fatti con materiali di riciclo. Unoccasione che permette di visitare, con lo stesso biglietto dingresso, anche le collezioni permanenti del Museo, la mostra su cui tante polemiche sono nate, Gli occhi di Caravaggio, la mostra Cruciale di Giulio Iacchetti e lesposizione sul design, inizialmente legata al Salone del Mobile. Unesposizione, questa, ideata e curata da COMIECO, Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, ovvero, una mostra di oggetti fatti di carta e cartone riciclato, declinati in arte e design. 21 sono gli artisti coinvolti nella rassegna, come Perino&Vele e Pietro Ruffo, mentre 23 sono i designer presenti, con nomi internazionali quali Frank O. Gehry e una moltitudine di italiani giovani ed emergenti come Marco Giunta, Giorgio Caporaso e Nicoletta Savioini. La carta esce dallottica di semplice materiale comune, quotidiano, per diventare mezzo e veicolo di nuove costruzioni e idee funzionali, decorative e innovative. Si spazia dalle costruzioni in cartone e cartapesta, pi tradizionali, a opere realizzate con il taglio al laser, in un panorama che comprende tecniche antiche e moderne. Si potranno cos ammira-

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re O, opera darte traforata e creata con ritagli fotografici, Aria, di Marco Corsero, una sagoma rannicchiata scavata tra decine di libri, Lultima cena con pistola di James Hopkins tra le opere darte, ma anche tantissimi oggetti di design, come i tavolini per bambini di A4Adesign, sedie di cartone, le sedute allungate di Molo design, librerie, gli anelli e i bracciali di Sandra Di Giacinto, manichini, vasi e coprivasi di Ulian e Mari, lampade, le cornici di Andrea Gianni e la poltrona di Ghizzoni. Tutti rigorosamente di carta riciclata. Un percorso di ricerca che dura da pi di dieci anni, curato da Comieco e che oggi conduce a questi nuovi prodotti. Ma solo linizio. La mostra, curata dal direttore del Museo Diocesano Paolo Biscottini con il sostegno della Galleria Rubin, si inserisce in un ideale percorso nellambito di Milano di carta, a cura sempre di Comieco, che vede la carta protagonista di tante iniziative originali, in una commistione tra arte, design, musica e iniziative culturali, iniziato con il Salone del Mobile ma che durer fino a fine maggio. Perino&Vele esporranno fino al 17 luglio presso la Fondazione Pomodoro le loro opere fatte di cartapesta nella mostra Luoghi comuni, 25 opere per ripercorrere diciassette anni di carriera; si continua con CArte, dal 3 al 30 maggio presso lAcquario Civico, dove la carta diventer ispiratrice per la realizzazione di oggetti in ceramica. Il quarto appuntamento sar il 21 maggio, con la manifestazione Abi-tanti, una performance collettiva in cui i protagonisti saranno tanti piccoli oggetti-robot di legno rivestiti con materiali di scarto e recupero, nellambito di Milano Green Festival. Il 30 maggio, allinterno del progetto Sans Papier ci sar un concerto con strumenti di carta e cartone, con sette ballerine e performer. Gran finale con la mostra Fashionin paper 2011, mostra itinerante di abiti, gioielli e accessori di moda e design realizzati in carta da studenti delle scuole italiane di design, accademie e universit.

Arte e design. Vivere e pensare in carta e cartone, Museo Diocesano, fino al 29 Maggio 2011, Intero 12 , ridotto 10 , mar-dom.

Cosmit. Il Salone del Mobile compie 50 anni


Il Salone del Mobile festeggia 50 anni. Cinque decenni di successi, innovazioni, novit e tendenze. Per celebrare il suo primo mezzo secolo di vita, COSMIT, la societ organizzatrice del Salone Internazionale del Mobile, ha organizzato come sempre tante manifestazioni collaterali create ad hoc per quello che il suo (involontario) spin off pi importante, il Fuorisalone, nato nel 1965. Eventi, feste, installazioni ed esposizioni temporanee per tutta la citt, che vanno ad affiancare la Fiera ufficiale. Tra queste spiccano tre appuntamenti importanti, la mostranon mostra Principia e i gi conclusi Cuorebosco e Avverati- A dream come true. Il principale evento, visitabile fino al 1 maggio Principia. Stanze e sostanze delle arti prossime, un grande padiglione molecolare installato in piazza Duomo, ideato e curato da Denis Santachiara, in collaborazione con Solares Fondazione delle Arti. Sono otto le stanze che il visitatore potr esplorare, ognuna dedicata a un diverso ambito tematico scientifico, utilizzato per la creazione di opere sonore, visive, di design e artistiche. Attenzione per: non una mostra sul rapporto artescienza, ma unesposizione che illustra come i principi della scienza possano dar luogo a inedite opere darte. Scopo del progetto capire il punto di partenza del fare artistico, per poi arrivare a guardare lopera darte con stupore e nuova attenzione. E cos che il visitatore potr riflettere su come i principi matematici e geometrici abbiano influenzato Leonardo e Brunelleschi per la scoperta della prospettiva e del punto di fuga; su come i vedutisti veneziani si siano serviti della camera ottica per le loro straordinarie vedute, oppure su come la fotografia abbia influenzato gli Impressionisti e lanimazione ottica il cinema e le avanguardie. Se questa per era larte del passato, ancora oggi, e soprattutto oggi, gli artisti contemporanei usano e sfruttano nuovi principi(a) per la creazione di opere tecnologiche e innovative. Si inizia dunque con la Nano room, con opere cos piccole da dover essere viste al microscopio, come lincisione sul granello di sale di Mimmo Paladino o il cammello nella cruna dellago di SMART Collective; ma ci sono anche opere che si oppongo alla gravit, come i magneti sospesi di Tom Shannon e Luca Pozzi; larte wireless di Marina Abramovic, Bernardini e Santachiara, giocata tra video e apparizioni fugaci; le opere non coerenti con lo spazio della No norm room, e le opere seriali ma personalizzate di Karin Sander, in cui il visitatore scultura di se stesso, prodotto di una scansione 3D, opera unica e irripetibile. Il percorso si chiude con la riproduzione della natura, fatta di tappeti sintetici e libri da cui germogliano erba e semi e i batteri si coltivano in lastre di plexiglass colorato, di Ackroyd e Harvey; si passa infine per la musica tridimensionale di Ludovico Einaudi e i robot meccanici di Valbuena e ROBOTLAB. Un percorso stimolante e interattivo per avvicinarsi alla tecnologia, vista come motore primo del fare artistico. Il secondo appuntamento stato il suggestivo Cuorebosco. Luci suoni e alberi di nebbia dove nata la citt, conclusosi domenica 17. Uninstallazione sita in piazza san Fedele, davanti alla statua del Manzoni. Ed proprio dal grande scrittore che prende avvio unesperienza sensoriale unica e coinvolgente. Da godersi di sera, il progetto stato ideato da Attilio Stocchi in occasione di Euroluce 2011. Scopo di Cuorebosco era quello di ricreare un antichissimo bosco sacro ai Celti, che sorgeva proprio sul luogo della piazza. Questo stato identificato come il nucleo primo e originario di Milano, a cui si voluto rendere omaggio ricreando colori, suoni e atmosfera di un primitivo bosco, visto come spettacolare theatrum naturae. Una nebbia prima verde, poi rossa, arancio, grigia, blu avvolge gli spettatori, tutto intorno suoni e canti di uccelli tipici della foresta fanno ritornare indietro nei millenni lo spettatore, per rivivere la vita del bosco dallalba al tramonto. Su questo bosco vigila Alessandro Manzoni, che diventa protagonista durante il prologo della performance, narrando la sua personale storia legata alla citt e quella delle origini di Milano. Il terzo appuntamento organizzato da COSMIT era ospitato nella centralissima Montenapoleone, in cui lAssociazione commercianti, insieme a Citroen, si sono legate per la

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giosi, raccolti in Avverati - A dream come true, curata da Beppe Finessi. Un percorso visivo, omaggio alla creativit e al design nelle vie della moda.

prima volta al Salone del Mobile e hanno ideato una mostra a cielo aperto. Giovani designer hanno esposto le loro creazioni per strada e nelle vetrine dei marchi pi presti-

Principia. Stanze e sostanze delle arti prossime. Piazza Duomo, fino al 1 maggio. Lun-dom ore 10-20, giov fino alle 23. Ingresso gratuito.

Tra sale, segni e memorie storiche. Paladino a Milano


Maschere, croci, volti, rami, legno, pittogrammi, teste, elmi, simboli dal sapore alchemico. Tutto questo Mimmo Paladino, tutto questo ci che il visitatore potr vedere nella mostra appena inaugurata presso il piano nobile di Palazzo Reale. Curata da Flavio Arensi, la personale prende in esame oltre trentanni di attivit dellartista campano, attraverso un nucleo di oltre 50 opere, tra cui 30 dipinti, sculture e installazioni. Una mostra creata con la collaborazione dello stesso Paladino, che ha scelto personalmente i lavori secondo lui fondamentali per ricreare la sua lunga carriera artistica. Paladino infatti nasce come artista concettuale, tra gli anni 60 e 70, per poi arrivare a far parte di quel gruppo di artisti che Achille Bonito Oliva, presentandoli alla Biennale di Venezia del 1980, defin Transavanguardia. Un mondo, quello di Paladino, fatto da segni e simboli ancestrali, magici, legati indissolubilmente alle memorie culturali del territorio, soprattutto campano e beneventano, che porta con s memorie primitive e longobarde che diventano quasi archetipi. Unaccumulazione di reperti storici e di modelli egizi, romani, etruschi, ma anche di reperti mnemonici, di tracce che diventano sostrato per la fantasia dellartista, liberando una potenza creativa che a volte non si riesce a decifrare. Larte non un fatto di superficie fine a se stesso, n di abbandono viscerale ad atteggiamenti poetici. Larte sempre indagine sul linguaggio, cos dichiara lartista in una recente intervista. Questa, daltra parte, lottica con cui lavora Paladino: contrario a dare chiavi di letture univoche e universali, spesso non definisce un significato preciso n un titolo per le sue opere, lasciando spazio alla libera interpretazione del singolo. Opere misteriose ed essenziali, figure frontali e ieratiche, colori presi dalla terra o inaspettatamente accesi. Ecco allora che in questo percorso storico ci accoglie il grande Rosso silenzioso, dal quale spuntano facce scavate come maschere, o la testareliquario di San Gennaro, custodita in una elaborata e geometrica teca e circondata tutto intorno da scarpe di bronzo appese al muro, sostenute da piccoli passerotti. Quasi fossero dei voti fatti al santo. Uno dei pezzi forti dellesposizione quello che allora fu il rivoluzionario Silenzioso mi ritiro a dipingere un quadro, 1977, una stanza bianca decorata con segni dipinti di nero, croci, teste e numeri. Unici oggetti di arredamento una sedia di legno e un quadro figurativo appeso alla parete. Fra le sale pi affascinanti senza dubbio quella dedicata alla installazione dei Dormienti, trentadue sculture rannicchiate a terra, in posizione fetale, immerse nella penombra e circondate dalle musiche di David Monacchi, il giovane compositore marchigiano che Paladino ha voluto coinvolgere per questa collaborazione artistica. Le musiche, intitolate Notte in mutazione, ricordano i rumori della foresta, grilli, animali sibilanti, voli di uccelli notturni, che accompagnano il sonno di questi inquietanti dormienti fatti di legno, pietra e altri materiali poveri. Sporchi e rovinati, coperti da pezzi di vasi e tegole, polverosi e ruvidi, mantengono unespressione serena durante il loro sonno eterno, cos somiglianti ai corpi pietrificati di Pompei, ma anche cos lontani, come tiene a precisare lartista, che smentisce in modo assoluto ogni riferimento o affinit. La mostra non si esaurisce per allinterno di Palazzo Reale, ma inizia, anzi, dalla piazzetta, con la monumentale Montagna di sale, dalla quale fuoriescono venti cavalli (riprendendo integralmente o per sezione la statua di un cavallo di quasi 4 metri di altezza), riedizione di unaltra Montagna di sale, esposta a Napoli in piazza del Plebiscito nel 1985. Unistallazione che ben si adatta a dialogare con unaltra opera fondamentale, il Neon di Fontana che troneggia dallalto del Museo del Novecento. Ma non finisce qui. Nel cortile interno di Palazzo Reale sono posizionati quattro scudi di cinque metri di diametro ciascuno in terracotta, incisi con i segni e i simboli tipici di Paladino ma in versione tridimensionale. Il percorso si conclude idealmente nellOttagono della Galleria Vittorio Emanuele, in cui esposto un aeroplano a grandezza naturale della Piaggio Aero, la cui livrea stata dipinta dallartista campano ma milanese di adozione. Mimmo Paladino Palazzo Reale 7 aprile 10 luglio 2011; orari: marted, mercoled, venerd, domenica h 9.30 19.30. luned h 14.30 19.30. Gioved e sabato h 9.30 22.30; costi: 9,00 intero, 7,50 ridotto

Le anime fragili di Giacometti


Sono figure esili e sottili, fragili e a volte piccolissime, quelle che attendono il visitatore alla mostra su Alberto Giacometti, Lanima del Novecento, presso il MAGA, Museo dArte di Gallarate. Annette, Diego, Silvio, Bruno, Ottilia, questi sono i principali protagonisti delle opere di Giacometti, sculture e disegni, che raccontano e costruiscono unantologia famigliare tutta particolare e densa di ricordi. Non un caso che la maggior parte dei lavori esposti provenga dalla collezione privata della famiglia, che ha accettato per la prima volta di esporre pubblicamente in Europa alcuni delle opere pi significative di uno dei maestri del Novecento. Tutto nasce grazie al curatore della mostra, Michael Peppiat, autore di un interessante libro, In Giacomettis studio, racconto-analisi di quel luogo straordinario che stato lo studio di rue Hippolyte-Maindron a Parigi. S perch questo atelier, in realt una stanza piccolissima e polverosa, stato il mondo in cui Giacometti cre le sue incredibili sculture filiformi, il luogo in cui schizz e disegn ritratti di parenti e amici; un luogo, anche, estremamente evocativo dellanima stessa

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di Giacometti: sempre in subbuglio, sempre affaccendato in pi progetti contemporaneamente. Il tempo e lo spazio non gli bastavano mai, perennemente insoddisfatto delle sue creazioni, sempre alla ricerca della testa perfetta, come dice lartista stesso in una video intervista. Ecco perch sulle pareti dello studio e della sua casa si possono vedere ancora oggi abbozzi e schizzi preparatori delle sue opere. Ogni superficie era un utile supporto creativo. Esposti in mostra troviamo 95 opere in cui la moglie, i fratelli, il nipote, gli amici, sono tutti trasformati in busti modellati prima in argilla e poi in bronzo, lavorati con le dita, scavati nella carne, immagini famigliari che lartista ha modellato in tutta rapidit, rispondendo ad unurgenza interiore. Teste e busti che dagli anni 40 in poi diventano di dimensioni minuscole, piccolissime, sovrastate quasi dal loro piedistallo, cambiamento che si pu legare alla prematura morte della sorella Ottilia, davanti alla quale luomo e larte nulla pu fare, se non rendersi conto del-

la propria piccolezza e fragilit. Presenti anche opere di dimensioni maggiori e ben famose, quali Homme qui marche, Femme debout, corrosa ed evanescente, e Femme de Venise. Sculture sottili ma allo stesso tempo pesanti: per colore, prevalentemente il nero, per materiale, il bronzo, ma soprattutto per i sentimenti che esprimono: malinconia, inquietudine, tristezza. Gli occhi non sono mai stati cos tanto lo specchio dellanima. Sono energumeni che prendono forma dalla materia grezza, ma che al tempo stesso rischiano di far ritorno a questa materia, sgretolandosi. Figure esili e precarie, appunto, create da Giacometti sulla scia del suo interesse per la filosofia esistenzialista. Non a caso era amico di Sartre. Lo dichiara lui stesso: La fragilit insita negli esseri umani () sempre con la minaccia di crollare. Lo stare in equilibrio, il compiere movimenti per Giacometti una meraviglia e un miracolo continuo. Sculture ma non solo per. Una sezione ampia e importante dedicata

ai disegni e ai dipinti che il maestro cre per tutta la vita. Schizzi veloci, approntati su fogli qualunque, giornali, ricevute, libri, ma anche copie di opere classiche, studi preparatori, svaghi creativi. I dipinti infine rimarcano di nuovo la dimensione tutta famigliare dellopera di Giacometti, riproponendo gli stessi soggetti, in una pittura che un omaggio a Cezanne, a Boccioni, nei ritratti della madre, a Braque e a Francis Bacon. Alcuni ritratti sembrano fatti dalla sua stessa mano. Unesposizione curata e ambiziosa, che vuol dare una visione globale del lavoro di Giacometti, della sua dimensione lavorativa (lo studio sempre sullo sfondo), e della sua vita privata, cos inscindibilmente legata alla sua arte.

Giacometti. Lanima del Novecento. Fino al 5 giugno, MAGA - Museo Arte Gallarate, Orari: 9.30 19.30 mar-dom. Chiuso lun., Costi: intero 9 , ridotto 6

La formazione giovanile di Caravaggio tra Venezia e la Lombardia


Ritorno a Milano in grande stile di Vittorio Sgarbi, che firma una mostra, Gli occhi di Caravaggio, presso il Museo Diocesano, tutta da vedere e che non mancher di catalizzare lattenzione del grande pubblico. Gi linaugurazione stata un grande evento, che ha visto protagonisti anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, arrivato da Roma appositamente, e il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Certo, dopo i nuovi tagli alla cultura appare buffo che certe autorit partecipino alle inaugurazioni di mostre e musei, ma questa lItalia. I nomi della mostra sono di gran richiamo, Caravaggio appunto, ma anche quello dello stesso Sgarbi che, si sa, nel bene e nel male fa sempre parlare di s. E bene per fare fin da subito alcune precisazioni su che cos questa mostra e su cosa si deve aspettare il visitatore, visto che questa non una delle tante mostre su Caravaggio che si sono fatte in Italia fino ad oggi, ma ha un altro scopo. Per spiegare al meglio di cosa tratta questa mostra, bene concentrasi, pi che sul titolo, sul sottotitolo: Gli anni della formazione tra Venezia e Milano. Perch questo lobiettivo dellesposizione, ricostruire il possibile itinerario svolto dal Merisi nella sua giovinezza, prima di trasferirsi a Roma nel 1592-93 circa. Se di sicuro si sa che il Caravaggio fu allievo di Simone Peterzano per quattro anni, dal 1584 al 1588, poco si sa di quegli anni e di quelli, totalmente avvolti nel buio, che precedettero il suo viaggio nella capitale. La mostra, con le sue sessanta opere, crea un percorso geografico che ricrea i possibili viaggi fatti dal Merisi, come disse gi nel 1929 Roberto Longhi: non si pretende di segnare itinerari precisi ai suoi viaggi (o siano pure vagabondaggi) di apprendista; ma non si potrebbe porli mai in altra zona da quella che da Caravaggio porta a Bergamo, vicinissima; a Brescia e a Cremona, non distanti; e di l a Lodi e a Milano. Gi ai tempi dei suoi Quesiti caravaggeschi, il Longhi, pur credendolo ancora nativo del borgo di Caravaggio, tracci quellideale itinerario di citt e pittori che rappresentarono davvero gli albori della pittura del giovane Michelangelo Merisi. Ecco allora che proprio su queste citt si concentrano le cinque sezioni della mostra: Venezia, Cremona, Brescia, Bergamo e Milano. Al loro interno possibile ammirare capolavori preziosi di Tiziano, Giorgione, Tintoretto, Lorenzo Lotto e Jacopo da Bassano, maestri veneti dalle incredibili abilit coloristiche e tonali; nella sezione di Cremona sono raccolti i diretti precedenti per i notturni e le pose caravaggesche, ovvero le enormi pale di Antonio e Vincenzo Campi; nella sezione di Brescia non possono mancare Savoldo e il Moretto, cos come nella rivale Bergamo spadroneggiano i ritratti di Giovan Battista Moroni. E a Milano poi che troviamo i maestri pi diretti del Merisi, come Simone Peterzano e altri artisti che probabilmente conobbe e da cui prese lattenzione per la natura e la realt: il Figino, Fede Galizia, Lomazzo, Giovanni Agostino da Lodi. Questi i nomi importanti che conducono il visitatore a capire come sono nate, tra le altre, anche due opere di Caravaggio presenti in mostra: la Flagellazione di Cristo (1607-08), del Museo di Capodimonte, opera matura, posta accanto alle monumentali tele dei fratelli Campi (non si potr non riconoscere gli stessi artifici); e la giovanile Medusa Murtola, seconda versione di quella pi famosa Medusa esposta agli Uffizi. Anche una terza opera era prevista e indicata (dai giornali) come punto centrale della mostra: Il riposo dalla fuga in Egitto della galleria Doria Pamphilj di Roma, eseguita nei pri-

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mi anni romani. Al momento, per motivi tecnici, il quadro non ancora per esposto in mostra. Lo si attende con impazienza ma da sottolineare come la presenza o meno di quellopera non alteri il senso di unesposizione che per la prima volta mette in luce le origini davvero

lombarde del Caravaggio, mettendo fianco a fianco opere di pittori lombardi e veneti che il Merisi vide e di cui serb memoria per tutta la sua breve, ma assolutamente rivoluzionaria, esistenza.

Gli occhi di Caravaggio. Gli anni della formazione tra Venezia e Milano. Museo Diocesano. Dal 10 marzo al 3 luglio. Orari: 10-18. Chiuso luned. Intero: euro 12. Ridotto: euro 10.

Il lascito dei Clark: gli impressionisti e un museo raro


Milano torna ad ospitare, a dieci anni di distanza dallultima volta, una vecchia passione, gli Impressionisti. E Palazzo Reale a presentare la prima tappa di un tour mondiale, che, partito da Williamstown, Massachusset, arriver a toccare tante citt importanti. 73 capolavori della collezione americana dello Sterling and Francine Clark Art Institute saranno esposti da qui a giugno per permettere anche al pubblico milanese di osservare opere importanti di maestri dellImpressionismo come Monet, Manet, Sisley, Pissarro, Renoir, Degas, Caillebotte, Berthe Morisot e Mary Cassat (uniche due donne del movimento), e altri ancora. Impressionisti ma non solo. Lesposizione comprende anche opere di artisti accademici dell800, quali William-Adolphe Bouguereau, Jean-Lon Grme e Alfred Stevens, ma anche i pittori della cosiddetta Scuola di Barbizon, diretta precedente dellImpressionismo, con nomi quali Corot, Rousseau e Millet. Una carrellata che ci porta per a conoscere anche alcune importanti opere di maestri del postimpressionismo, come Gauguin, con le contadine bretoni, Bonnard, con le sue ragazze colorate a campiture piatte, Daumier e, infine, il genio di Toulouse-Lautrec con i suoi ritratti pensosi e assorti. Una mostra varia e variegata, divisa in 10 sezioni tematiche che analizzano i principali temi trattati dagli Impressionisti: la luce, limpressione, la natura, il mare, il corpo, la citt e la campagna, i viaggi, i volti, i piaceri e la societ. Il percorso espositivo riunisce dunque i capolavori dei pi grandi artisti francesi che, nelle loro varie evoluzioni e declinazioni, dal realismo, allimpressionismo al post-impressionismo, si sono confrontati con queste tematiche rivoluzionando il concetto di pittura e il ruolo dellarte nella societ borghese dellepoca. Societ con cui tutti gli artisti esposti si sono dovuti scontrare, spesso nel vero senso del termine. La mostra propone quindi un percorso gradevole, una piacevole passeggiata da fare attraverso le sale, rimirando opere che ottennero successi strepitosi al Salon francese, luogo deputato per esporre opere di pittura accademica; ma anche opere, alcune davvero notevoli, che non furono nemmeno prese in considerazione ai tempi, e anzi furono assolutamente incomprese e schernite. Opere che, in realt, portarono ad una rivoluzione totale dellarte e del modo di dipingere, per tecnica e soggetti. Certo la mostra non brilla per avere capolavori a livello assoluto, ma questo facilmente spiegabile raccontando la storia e il carattere di chi questa collezione mise insieme. Robert Sterling Clark fu uno di quei personaggi fuori dalla norma, allora come oggi. Nato nel 1877 da una famiglia americana ricchissima (il nonno fu socio in affari di quel Singer delle macchine per cucire), eredit una fortuna da parte di padre e di madre, e questo gli permise di vivere una vita agiata e lontana dalle preoccupazioni pi banali. Spirito indomito, allergico alle formalit della sua famiglia, organizz una spedizione di studio a cavallo nella Cina e ne scrisse un libro. Visti i rapporti tesi con uno dei fratelli, decise di sfuggire allambiente borghese di New York trasferendosi a Parigi. Tappa fondamentale questa, che gli permise, oltre che di iniziare a collezionare arte, anche di conoscere una graziosa attrice della Comdie-Franaise, Francine Clary, con la quale inizi uno straordinario percorso di vita, e che spos nel 1919. Gi dagli anni 10 Clark inizi a interessarsi e a comprare opere darte, per lo pi dipinti, dei grandi maestri del Rinascimento italiano come Piero della Francesca e Ghirlandaio. Poi la sua passione sindirizz, quasi per caso, verso gli Impressionisti, conosciuti attraverso mercanti darte suoi amici. Uomo che non amava le luci della ribalta, Sterling inizi la sua attivit di collezionista quasi nellombra, scegliendo opere s di grandi autori, ma che soprattutto colpivano e affascinavano lui e la moglie. Una scelta istintuale, lontana dalle logiche di mercato o dalle mode. E fu cos che nel 1913 arriv a comprare il suo primo Renoir, primo appunto, di oltre 30 quadri del maestro francese, che divenne il suo preferito in assoluto e di cui am circondarsi esponendo queste opere nelle sue varie case. Se gi dal 1913 aveva pensato ad organizzare un suo museo privato, solo a 70 anni Sterling arriv a decidere di crearne uno suo per davvero. Dopo una vita trascorsa tra New York, Parigi e la casa di famiglia dei Clark a Cooperstown, la coppia decise di creare un nuovo edificio in stile classico a Williamstown, Massachusset. Unala di questo palazzo, inaugurato nel 1955, divenne la loro casa, finch la morte non colse Sterling a poco pi di un anno dalla creazione di questo museo. Un lascito importante, quello di Robert e Francine, fatto da unincredibile collezione di dipinti ma anche di oggetti dargento, porcellane, libri antichi, stampe e disegni. Listituto fu corredato anche da una generosa donazione e da unintelligente e liberale statuto che ha permesso allistituzione di non essere solo un museo, ma anche un centro di ricerche di fama mondiale, promotore di attivit e stanziamenti a favore dellarte e delle persone che di arte si occupano. Quello stesso statuto permette che, anche oggi, la collezione venga accresciuta e integrata da nuovi acquisti, fatti sempre pensando a quei criteri di scelta che usavano Sterling e Francine e che hanno permesso lacquisto di nove nuove opere presenti in questa mostra.

Gli impressionisti. I capolavori della Clark Collection. Palazzo Reale 2 marzo 19 giugno 2011 Orari: lun. 14.30 - 19.30. Mar, mer, ven e dom 9.30 -19.30. Giov e sab 9.30 - 22.30 Biglietti: Intero 9,00. Ridotto 7,50

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www.arcipelagomilano.org La commedia delle arti di Savinio


Prima settimana di apertura per una mostra affascinante quanto complessa. Protagonista il grande dilettante, come amava definirsi lui, Alberto Savinio, al secolo Andrea De Chirico. Fratello proprio di quel De Chirico, Giorgio, che fu per certi versi pi famoso di lui ma anche diversissimo, e proprio questo gli fece decidere di assumere il nome darte di Savinio. La mostra vuol essere unantologica a tutto campo sullarte saviniana, la pi grande mai fatta da trentanni a questa parte. Cento e pi opere esposte, dipinti ma non solo, divise in cinque sezioni tematiche: mito, letteratura, architettura, oggetti e scenografie. S, perch Savinio fu un artista a tutto tondo, di quelli eclettici che forse al giorno doggi non esistono pi. Scrittore, pittore, compositore, drammaturgo, scenografo e regista teatrale. Scopo della mostra proprio il ripercorrere tutte le attivit a cui si interess nel corso della vita, analizzando temi e modi del suo linguaggio. La mostra, curata da Vincenzo Trione (lo stesso curatore dellepica mostra di Dal chiusa un mese fa), propone un incipit e una fine di percorso molto particolari. La voce di Toni Servillo, infatti, accoglie il visitatore nella prima e nellultima sala, declamando a gran voce testi e pensieri di Savinio. Perch solo con le parole di Savinio si pu capire larte e il Savinio-pensiero. Non sproloqui di critici, esperti ecc., ma parole vere, autentiche del maestro, che tanto lasci scritto e che tanto si prodig affinch la sua arte fosse spiegata per ci che era veramente. Difficile inquadrare Savinio a priori, in qualche corrente artistica predefinita. Certo, conobbe i Surrealisti, certo suo fratello fu esponente di spicco della Metafisica. Ma Savinio elabor una poetica tutta sua, non convenzionale neanche per queste correnti di rottura. Apollinaire, amico dei De Chirico ed estimatore dellopera di Savinio, disse di lui che era grande come i geni del Rinascimento toscano. Nato in Grecia, rimase profondamente influenzato dalla cultura classica di quella terra, tanto che dipinse a pi riprese miti classici ed eroi, fino a identificarsi con Hermes, il pi misterioso e ambiguo dio dellOlimpo. Per Savinio la pittura deve essere antinaturalistica, non deve mai assomigliare alla realt, deve essere un mezzo per guardare oltre. E operazione mentale, concettuale, esercizio della mente. Limportante lidea, ed per questo che ogni medium pu essere valido: pittura, disegni, teatro, parole. I riferimenti culturali sono tanti, dalla monumentalit della pittura italiana degli anni 20 e 30, alla rivista Valori Plastici, allarchitettura razionalista, ma presente anche il mondo dellinfanzia, con le famose Isole dei giocattoli, mausolei riferiti a un tempo e a un periodo scomparsi per sempre; i miti greci, la letteratura, con omaggi allamico Apollinaire; lossessione per le aperture, finestre che mettono in scena, teatralmente, potremmo dire, i soggetti dipinti; e ancora donne e uomini in abiti e interni borghesi, omaggio ai suoi familiari, ma con la faccia di galli, pellicani, struzzi e anatre, creature mutanti di un altro mondo. Concludono questo surreale percorso oggetti, abiti, mosaici e decorazioni create da Savinio nelle sue sperimentazioni, per terminare con la bellissima sezione teatrale in cui sono esposti disegni, bozzetti e maquette dei suoi spettacoli, di cui fu spesso regista e drammaturgo. Io sono un pittore oltre la pittura, disse. Oggi non possiamo che dargli ragione. Alberto Savinio. La commedia dellarte Palazzo Reale. Fino al 12 giugno. Orari: 9.30-19.30; lun. 14.30-19.30; giov. e sab. 9.3022.30. Biglietti: intero 9 euro, ridotto 7,5 euro.

Teste composite, ridicole e reversibili. Tra Leonardo e Caravaggio, lArcimboldo riscoperto


Dopo la grande mostra di Parigi del 2007, finalmente anche Milano celebra un suo grande artista con unesposizione importante e densa di contenuti e nuove scoperte. Lartista in questione ovviamente Giuseppe Arcimboldi, meglio conosciuto come lArcimboldo, genio venerato dai contemporanei, dimenticato dalla critica dei secoli scorsi, riscoperto e osannato solo dai Surrealisti in poi. Una mostra, quella allestita a Palazzo Reale, che ha come scopo quello di reinserire nel contesto milanese dorigine lArcimboldo e la sua cultura figurativa, che proprio qui si form, e soprattutto cercare di capire il motivo che spinse Massimiliano II dAsburgo a volerlo alla sua corte. Ecco perch le undici sezioni della mostra tracciano un excursus lungo ed esaustivo, da Leonardo al giovane Caravaggio, sul clima artistico che caratterizz gli anni giovanili dellArcimboldo. Si parte allora con i magnifici disegni di Leonardo e dei suoi seguaci, fondamentali per capire il punto di partenza per la creazione delle famose teste arcimboldiane. Fu Leonardo, infatti, studiando e disegnando volti di vecchi, personaggi tipizzati e infine volti apertamente caricaturali, che diede il via a quel genere di disegni, declinati sotto varie forme e aspetti dai suoi allievi. Melzi, Figino, Luini, Della Porta, De Predis, Lomazzo e altri ancora sono solo alcuni dei nomi presentati in mostra, con disegni che ci mostrano non solo lo studio attento dei volti ma anche la rivoluzionaria apertura alla natura e alla sua descrizione analitica iniziata sempre dal maestro fiorentino e trasmessa ai suoi allievi, come Cesare da Sesto. Per capire il clima della Milano del 500, la seconda sezione introduce a quello che era il fiore allocchiello della citt in quel secolo, le arti suntuarie. Botteghe di armaioli, cristallai, ricamatori, orafi, intagliatori di gemme e tessitori, i cui prodotti erano richiestissimi dalle corti di tutta Europa. Milano capitale del lusso e delle nuove tendenze non solo ora, ma anche cinque secoli fa. Si prosegue con i primi lavori giovanili di Arcimboldo, le vetrate del Duomo realizzate sui suoi disegni, a confronto con quelle del padre Biagio, artista di una generazione precedente, ancora estraneo ai tormenti manieristici; e il grande arazzo del duomo di Como realizzato sempre su un suo cartone. La sezione successiva dedicata agli studi naturalistici, illustrazioni di piante e animali, con disegni autografi dellArcimboldo stesso, attraverso i quali si potr capire il lato scientifico del Rinascimento e la smania di collezionismo dei signori di tutta Europa attraverso la creazioni di Wunderkammer, camere delle meraviglie, in cui racchiudere tutte le rarit, le stranezze e anche le mostruosit della natura. Lallestimento, curatissimo in ogni dettaglio, aiuter il visitatore a entrare nello spirito dellepoca, con la ricostruzione di parte di un vero studiolo cinquecentesco.

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la delle feste, dove sono stati ricostruiti anche due esempi di apparati effimeri. Laustera Milano di san Carlo Borromeo era per anche la Milano degli sfrenati festeggiamenti del Carnevale, delle mille occasioni per inscenare balli, feste pubbliche, tornei e sfilate in costume. Arcimboldo fu un grande ideatore di eventi e costumi speciali, tanto che si pensa sia stata la sua abilit in questo campo a farlo conoscere allimperatore; in questa sezione sono presentati alcuni disegni originali (in ogni senso) di vestiti e modelli per apparati trionfali dedicati a Massimilano II. LArcimboldo ebbe un gran successo presso la corte asburgica, tanto che lo volle presso di s anche il successore di Massimiliano, Rodolfo II, che decise di lasciarlo tornare in patria solo a 61 anni, come ci dice in modo camuffato lArcimboldo stesso in un suo bellissimo autoritratto, con la promessa per di continuare a mandargli dipinti e disegni. Eccolo dunque creare le sue opere pi ammirate dai contemporanei, la Flora (ora dispersa), e il Vertunno, straordinario ritratto dellimperatore in veste del dio, creato attraverso frutti composti insieme e osannato dagli umanisti del tempo attraverso rime, madrigali e panegirici. Oltre che alle teste ridicole, il Bibliotecario e il Giurista, mezzi busti creati con gli elementi tipici del proprio mestiere, Arcimboldo dipinse anche due bellissimi esempi di teste reversibili, lOrtolano e la Canestra di frutta. Se guardati a prima vista, le composizioni sembrano rappresentare solo una banale natura morta. Se rovesciati, appunto, questi due dipinti ci mostrano nuovamente due ritratti, due volti, creati con un perfetto assemblaggio di ortaggi e frutta. Un divertissement pregiato e ricercato per lepoca. Si arriva infine allultima opera di Arcimboldo, tra laltro di recente scoperta e attribuzione: la Testa delle quattro stagioni dellanno, un mix di tutti gli elementi naturali gi usati in precedenza, per andare a creare forse la sua opera somma. Chiss che il giovane Caravaggio, che abitava a poca distanza dal grande artista, non abbia visto le sue nature morte assolutamente innovative e moderne, e sia partito proprio da l per ripensare, a suo modo, questo tema. Insomma una mostra ben curata, scientificamente innovativa, che anche grazie allallestimento assolutamente suggestivo, permetter di comprendere appieno e sotto nuova luce unartista per molti secoli ingiustamente dimenticato. Arcimboldo. Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio. Palazzo Reale, 10 febbraio 22 maggio 2011 Orari: tutti i giorni 9.30-19.30, Luned 14.30-19.30, Gioved e Sabato 9.30-22.30. Costi: Intero 9,00. Ridotto 7,50

Si arriva infine a quelli che sono i dipinti pi famosi e ammirati dellArcimboldo, le Quattro Stagioni, qui presenti nelle tre versioni esistenti, quelle di Monaco, di Vienna e del Louvre. Unoccasione unica per confrontarle e vederne gli sviluppi stilistici, con anche una nuova scoperta. Si ritiene infatti che la prima versione, quella di Monaco (1563), sia stata fatta dal giovane Arcimboldi a Milano e portata come dono di presentazione agli Asburgo nel 1562. Non pi dunque unorigine doltralpe, ma unulteriore conferma che le Stagioni si situano nella tradizione milanese delle teste iniziata da Leonardo e analizzata nella prima sezione. Oltre alle Teste, si potranno ammirare anche i Quattro Elementi, mezzi busti umani ma costruiti con oggetti e animali relativi ai diversi elementi naturali: pesci e animali marini per lAcqua, armi da fuoco, candele e acciarini per il Fuoco, una incredibile variet di volatili per lAria, elefanti, alci e cinghiali per la Terra. Animali studiati nel dettaglio di cui si possono riconoscere fino a cinquanta specie diverse per opera. Arcimboldo come straordinario pittore naturalista in linea con gli interessi del secolo. Passando attraverso i disegni degli accademici della Val di Blenio, che aprirono la tradizione della poesia dialettale milanese e ripresero le teste di Leonardo in senso fortemente caricaturale, si arriva alla sa-

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org Habemus Papam


di e con Nanni Moretti [Italia, Francia, 2011, 104] con Michel Piccoli, Margherita Buy
Nanni Moretti ha pi volte ribadito che i suoi film ricordano i capitoli di un unico romanzo. Certo, in quelli che lo vedevano come protagonista, il filo conduttore appariva spesso chiaro ed evidente. Negli ultimi pi sottile ma non per questo si pu dire che sia svanito. Il regista ha chiuso Il caimano con l'immagine di quest'uomo imperturbabile, invulnerabile, inavvicinabile dalle umane ansie e paure del giudizio altrui. La persona che detiene il potere politico, ma pi in generale tutta la classe, ha perso ogni velo di vergogna, di debolezza. La scelta del regista, a questo punto, sar sembrata obbligata. Le mura vaticane appaiono come l'unico luogo rimasto per mostrarci la fragilit di un uomo di potere, in particolare di colui che da pi di duemila anni custodisce le chiavi della Chiesa cattolica. Habemus Papam almeno in senso figurativo come contrapposizione al feroce e insaziabile caimano. Che la formula di proclamazione del nuovo Pontefice rimanga nelle corde vocali del protodiacono ormai noto, quanto le mani nei capelli e le urla del neo eletto cardinale Melville (Michel Piccoli). L'inadeguatezza perci la vera protagonista della pellicola di Moretti. stupefacente, inaspettata, quella di un Pontefice inedito, immobile, incapace di affrontare i dubbi che seguono la propria elezione. pi comprensibile quella dello psicanalista, interpretato dal regista stesso, costretto ad analizzare il paziente in una sala gremita da pi di cento persone origlianti e limitato professionalmente dalle esigue concessioni che la religione permette a Freud. Il desiderio di disimpegno colpisce cos anche il soccorritore. Alla ex moglie (Margherita Buy) viene passata rapidamente la patata

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lestino V, colui che fece per viltade il gran rifiuto. Dante ha punito ferocemente la rinuncia del Pontefice. Moretti, sicuramente consapevole della inarrivabilit del sommo poeta, attraverso uno sguardo laico, forse ateo, riuscito a commuoverci, a divertirci, a coinvolgerci con il grande merito di astenersi da qualunque giudizio morale. Marco Santarpia In sala a Milano: Anteo, Apollo, Colosseo, Eliseo, UCI Cinemas Bicocca, UCI Cinemas Certosa.

bollente mentre lui pu esprimere tutta la creativit del regista sicuramente pi abile a intrattenere che ad ascoltare. Il torneo mondiale di pallavolo, le partite a scopa, le sedute di gruppo con cardinali insonni e depressi fanno parte di un sagace piano imbastito per mostrarci il lato divertente di persone troppo spesso ingabbiate in un protocollo eccessivamente rigido. Moretti sembra cos avvalorare le parole di Leonardo Sciascia in Todo Modo: il prete che contravviene alla santit o, nel suo modo di vivere, o addirittura la de-

vasta, in effetti la conferma, la innalza, la serve... Michel Piccoli superlativo nel rappresentare un uomo che comprende nel profondo l'importanza della sua figura di guida per milioni di persone e che, nonostante questo, ci mostra la sua umilt ammettendo il limite di colui che in grado di seguire senza poter essere seguito. Il suo sguardo smarrito, la sua capacit di rendere volutamente faticosa la pronuncia di qualsiasi parola ci donano consapevolezza del suo apporto fondamentale alla pellicola. Durante la visione di Habemus Papam, non si pu non pensare a Ce-

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BASILIO RIZZO : IL DECANO DEI CANDIDATI


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