Sei sulla pagina 1di 18

Direttore Luca Beltrami Gadola

Numero 14 anno III


13 aprile 2011 edizione stampabile

L.B.G.- ELEZIONI LA FESTA DEGLI SMEMORATI Mario De Gaspari FOLLIE: CONIARE MONETA COL PGT Pier Vito Antoniazzi IL CASO BOERI E LA RIFORMA DELLA POLITICA S. Pareglio e G. Ruggieri BOLLETTE: DACCI OGGI IL NOSTRO RISPARMIO QUOTIDIANO Edoardo Ugolini COMUNE BILANCIO SOCIALE: BILANCIO PARZIALE Beniamino Saibene INCONTRARSI A MILANO: ESTERNI 1995 - 2011 Giuseppe Longhi MILANO LA NUOVA VIA DELLA SETA/2 Valentino Ballabio CANDIDATI: FOTO TESSERA! Paola Bocci IN RISPOSTA A GARDELLA Carneade SPIGOLATURE ELETTORALI VIDEO ITALO LUPI DENTRO E FUORI IL SALONE DEL MOBILE MUSICA Alberto Rabagliati Mattinata Fiorentina (1941)
la guerra lampo era appena cominciata

Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo TEATRO a cura di Guendalina Murroni CINEMA Paolo Schipani e Marco Santarpia

www.arcipelagomilano.org

ELEZIONI LA FESTA DEGLI SMEMORATI L.B.G.


Chi non dichiara di amare Milano come uno dei tanti slogan della sua campagna elettorale faccia un passo avanti: tutti. Milano sta per soffocare per troppo affetto eppure fino a ieri proprio non se ne era accorta. Comunque, se dobbiamo cercare qualche novit in questa campagna elettorale, facciamo molta fatica a meno di definirla la campagna degli sme-morati. Campionessa la nostra Letizia Moratti che non ci vuol dire che cosa far ma ci fa sapere, mandandocelo per posta sino a casa, che cosa ha fatto. In piccola, anzi piccolissima parte, sostiene di aver tenuto fede alle promesse fatte laltra volta: sar ma non ce ne siamo accorti. Quello di cui invece ci accorgiamo il salto di qualit della sua campagna elettorale. Nellaffanno di regolare la vita politica e amministrativa dei Comuni, lallora ministro Bassanini, quello al quale dobbiamo la legge sullelezione diretta del sindaco (una iattura, una sorta di porcellum ante litteram), non pens a inserire una norma che limitasse le spese elettorali in ambito comunale: un favore ai candidati ricchi e ai partiti ricchi. Dunque andando in giro per le strade vediamo i modesti candidati contendersi gli spazi sugli appositi tabelloni e quelli ricchi (quella ricca) campeggiare ben illuminata dallalto di facciate cieche e potersi permettere lacquisto a caro prezzo di spazi pubblicitari a pagamento ovunque a cominciare dai mezzanini della metropolitana. La sua fortuna doppia, perch gli spazi alti e illuminati notte tempo, non consentono agli elettori pi scontenti di manomettere, qualche volta in modo spiritoso, i manifesti del nostro sindaco uscente. Malgrado tanto impegno anche lei fa parte degli smemorati uscenti. Ma chi sono? Sono tutti quei pubblici amministratori che si vantano di aver fatto nientemeno che il proprio dovere: amministrare la citt al meglio e con le risorse disponibili e senza depauperare le casse del Comune o distruggere Il patrimonio. Questa per Letizia Moratti stata unimpresa impossibile. Verrebbe quasi voglia di augurarle un successo per vedere come se la caverebbe con un Comune senza patrimonio da dilapidare: farebbe come tutti gli altri, si venderebbe un nuovo PGT sperando negli oneri di urbanizzazione come un qualunque comunello tra i tanti dissennati. Dietro di lei, taciturno, ecco occhieggiare il Vicesindaco. Lo sceriffo stella di latta degli sgomberi che pure lui ci sorride dai muri: una ventata di umanit tra un digrignar di denti e laltro. Curiosamente non parla pi. Io vorrei che invece ci parlasse delle sue promesse di una volta: vi ricordate la Milano cablata, la citt pi cablata del mondo? Che ne ? Dopo aver regalato il regalabile a Metroweb e soci, siamo tra le poche citt che vorrebbero essere di primo piano a non avere la banda larga. Ci sono rimasti in ricordo di quei fasti dmolti marciapiedi ancora dissestati. Perch lassessore ai lavori pubblici non ci promette di sistemare una volta per tutte le buche nelle strade? Ci sta provando di corsa con lavori pre elettorali sistemando alla meno peggio i masselli e prova a colarci attorno un po di asfalto liquido: aspettiamo con ansia i primi veri caldi per vedere le signore che tenteranno di ricuperare i tacchi invischiati nel bitume e le strisce di asfalto seminate qua e l come da bambini alle prese con i vecchi rotoli di liquerizia. successo pochi anni orsono ma gli smemorati non se ne ricordano. Insomma, lelettore dovrebbe andare in giro con un suo quadernetto nel quale, pagina dopo pagina, ha diligentemente annotato le promesse: il tutto nella speranza di incontrare qualche candidato e strappargli una firma in calce, magari il sindaco in qualche mercato rionale, sua abituale promenade. Non val nulla probabilmente, ma i nipoti lo potranno vendere ai futuri storici quando parleranno, carte alla mano, dellera delle bugie e degli smemorati: la Milano a cavallo di due millenni.

FOLLIE: CONIARE MONETA COL PGT Mario De Gaspari


Una delle interpretazioni pi accreditare sulla presenza delle mafie nelleconomia, fatta propria anche da settori della magistratura investigativa, fa perno sulla nozione di accumulazione originaria. Ad una fase, pi o meno duratura di aggregazioni di ricchezze, con metodi per lo pi violenti e illegali, fa seguito lingresso di capitali e accumulatori nel sistema legale. Cos i proventi dei mercati della droga, della prostituzione, del racket, e cos via, verrebbero reinvestiti nei mercati legali. Ci son quelli che si son ripuliti da tempo e sono ormai diventati persone rispettabili e ci son quelli che si preparano a diventarlo. Se cos stanno le cose, qualcuno si potrebbe domandare se poi davvero necessario condurre una lotta senza quartiere alla criminalit organizzata, con tutto il carico di tensioni e costi economici che la lotta richiede. Non sarebbe meglio agevolare, almeno per le componenti pi presentabili del mondo criminale (quelle in via di ripulitura), per i colletti bianchi, la deriva legalitaria? Ne guadagnerebbero sia leconomia che la giustizia. Pi capitali, pi lavoro e pi tempo per i magistrati e poliziotti per ripulire le citt da zingari, clandestini e mariuoli! Quanti sono sotto sotto i politici che ragionano cos? Del resto i figli dei mafiosi sono gi oggi, e sempre pi spesso, avvocati, medici, professionisti rispettabili. Mica vanno in giro a spaventare i cittadini. E la vita nel bunker dura, meglio la luce del sole e la parcella sicura. Pare che questo approccio si stia affermando anche in Lombardia, dove, in materia di voti (frequentazioni equivoche, banchetti elettorali, ecc.), di incarichi (Asl), appalti (mancata commissione consiliare al Comune di Milano), sviluppo immobiliare (da dove provengono i capitali?), prevale un approccio molto pragmatico, per lo pi orientato al raggiungimento dellobiettivo, come si usa dire. Con gli strabilianti risultati che vediamo (presentabilit del ceto politico, crisi finanziaria di qualche importante campione sanitario, stato dei cantieri sul territorio). Per non cadere nelle tentazioni di un simile approccio opportuno

n. 14 III 13 aprile 2011

spostare il ragionamento dalla economia criminale alla economia legale, per vedere se qui c qualcosa che non va: per riconoscere la patologia bisogna conoscere lo stato di normalit. Se gli antibiotici curano le infezioni, non perdono in efficacia se provengono dal contrabbando. E i barbiturici, in dosi eccessive, sono letali anche se acquistati in farmacia con regolare ricetta medica. Usciamo dal paradosso: i capitali criminali inquinano certamente la societ e hanno effetti disastrosi in alcuni settori (bonifiche, rifiuti, filiera alimentare, scommesse, gioco dazzardo) e distorsivi della concorrenza in molti altri (ristorazione, imprese turistiche, logistica, appalti pubblici e privati, mondo del commercio, eccetera). Quindi lattivit repressiva comunque indispensabile e necessaria per tutelare la salute, lambiente e le persone perbene. Se per pensiamo allaggressione immobiliare cui sottoposto il territorio, il ragionamento richiede un

ulteriore passaggio: se va bene cos, come pensano in tanti, se il sacrificio del territorio un prezzo necessario e inevitabile che bisogna pagare alla modernit, perch ledilizia il volano delleconomia, muove diversi punti di Pil, crea lavoro e rende il paese ricco e competitivo; se davvero cos, tutti i capitali vanno bene. Esattamente come i gatti che, quale che sia il loro colore, van tutti bene se prendono i topi. Se pensiamo invece che leconomia nazionale stia soffrendo una deriva parassitaria, determinata a livello sistemico dallipertrofia finanziaria e, a livello locale, accelerata dalla creazione di moneta fittizia attraverso la valorizzazione dei suoli, come se ogni comune avesse la sua zecca, la conclusione che non solo la lotta alla grande criminalit necessaria per evidenti ragioni di giustizia, ma vitale proprio per contenere la propensione parassitaria delleconomia, per il progresso, per loccupazione e per il benessere complessivo del paese.

Proviamo a pensare a cosa accadrebbe alleconomia europea se si affermasse a livello continentale il modello Moratti-Masseroli! A Milano ci si indigna per i regali volumetrici agli amici e si fanno ricorsi. Ma forse, pi che al Tar, ci sarebbe da chiedere lintervento della guardia di finanza e della Banca dItalia, che dovrebbero vigilare sulla falsificazione monetaria. Lintrapresa economica non mai conveniente in un sistema in cui la speculazione, creazione di denaro dal nulla, non solo possibile, ma stimolata e premiata. Il prezzo da pagare potrebbe essere non solo quello di condonare una volta per tutte laccumulazione illegale pregressa, ma di lasciare il paese in uno stato di accumulazione originaria permanente. E quindi in una situazione di perpetua illegalit. La battaglia per uno sviluppo territoriale equilibrato sottende una responsabilit molto pi grande con implicazioni locali e globali.

IL CASO BOERI E LA RIFORMA DELLA POLITICA Pier Vito Antoniazzi


Alla fine anche la lista PD alle comunali stata partorita. Nove sono i consiglieri uscenti che si ripresentano (su 13 eletti dall'Ulivo). Comprese due deroghe al principio di fare una pausa dopo due mandati consecutivi. Due i politici "di rango" di provenienza esterna al PD (Biscardini socialista e Monguzzi "verde"). La societ civile rappresentata da diversi candidati ma soprattutto dalla testa di lista. Tre su quattro capolista sono conosciuti per la loro attivit sociale pi che politica: Stefano Boeri, architetto, urbanista, direttore di riviste come Domus prima e Abitare ora; Maria Grazia Guida, direttrice della Casa della Carit una delle pi importanti esperienze della "comunit di cura" come piace definirsi oggi a chi fa lavoro volontario con soggetti svantaggiati; Marilisa DAmico, docente di Diritto Costituzionale in Statale, conosciuta per il suo impegno, non solo accademico, nelle battaglie delle pari opportunit. Ma quello che nei corridoi della campagna elettorale si mormora : riusciranno i candidati "civili" a essere eletti? Il Pd, dopo aver chiesto loro di candidarsi, riuscir a valorizzare il loro apporto? La loro presenza serve solo all'immagine di un partito o una presenza che pu contribuire a portare fuori il partito dalle secche dell'autoreferenzialit e delle lotte interne di basso profilo? La domanda pi che legittima perch il PD in questi anni ci ha abituato alla proclamazione di risorse, "riserve del paese" (addirittura!) che tanto pi sono evocate, come preziose, essenziali, indispensabili, in un vortice di aggettivi ... tanto pi sono destinate all'oblio. Cos, a tanti nel PD capita di essere trattati come i figli di Cronos, messi al mondo per esserne poi divorati, come ha rischiato anche il "faticatore" Fassino, segretario di una stagione delicatissima e declassato poi, a missione compiuta, a risorsa in servizio permanente effettivo, vagante senza meta negli organigrammi del partito da pi di un lustro, fino a doversi conquistare coi denti (senza che il partito ufficialmente si schierasse con lui) una candidatura a sindaco della propria citt. La domanda nasce anche dal modo in cui (e sono due mesi) la "pancia" del partito fatica a digerire il nome di Boeri, che invece di essere speso come il nome che qualifica linnovazione del PD, ne diviene piuttosto un ingombro. Un ingombro nei rapporti con il candidato Sindaco, che mal sopporta la presenza e la visibilit di un uomo che lo sopravanza nettamente come visione e capacit oratoria (vedi evento al Dal Verme dove non lo si voleva far parlare...). Un ingombro per molti candidati del PD, che, impegnati ventre a terra nella sorda lotta per le preferenze, non hanno n tempo n voglia di spendersi a favore di quello che ormai divenuto il loro pi pericoloso concorrente. La domanda ricade al fine sul gruppo dirigente del partito (locale e nazionale) che l'ha voluto e la risposta nella pratica sar la prova dell'esistenza di tale gruppo dirigente, del suo peso e della sua unit. Molti infatti si pongono da tempo la domanda: ma esiste il PD milanese? Esiste il PD nazionale? O ci sono sette leader e sette correnti ognuna che pensa per s? Io continuo a credere che Stefano Boeri (e con lui Maria Grazia Guida e Marilisa D'Amico) sia davvero una risorsa (ops!) straordinaria per una riforma politica del centrosinistra milanese. Stefano Boeri ci racconta una citt da cambiare in sintonia con le migliori novit della sinistra riformatrice europea e mondiale. Stefano innova una tradizione riformista senza la quale impossibile comprendere Milano e soprattutto governarla. Non dimentichiamo che questa tradizione, in momenti difficili

n. 14 III 13 aprile 2011

per il paese, oggi l'unica a mantenere un'autorevolezza in grado di essere riferimento: l'autorevolezza che ha il Presidente della Repubblica anche oltre il suo ruolo istituzionale. Una sinistra che pensi di fare "la furbetta" utilizzando le divisioni del centro destra e il nascere di un esplicito dissenso politico a destra e al centro come il terzo polo solo in termini elettorali e senza una capacit di coinvolgimento non pu vincere a Milano. Pu forse arrivare al secondo turno, ma senza una capacit di parlare al popolo milanese fatto di imprenditorialit, di lavoro, di creativit, di sviluppo che sostiene la solidariet, non c' credibilit. Solo un profilo riformista e innovatore pu trascinare il centrosinistra alla vittoria. Se vero che la figura di Boeri racchiude in s la validit non rimandabile di una prospettiva nuova, allora ci si deve porre rapidamente alcune domande e, please, alcune risposte. In primo luogo, il PD si riconosce effettivamente nel suo capolista, per le ragioni appena de-

scritte? Se s, il candidato va difeso, nellinteresse di tutti, nella sua piena visibilit sugli organi di comunicazione e nelle iniziative pubbliche, senza se e senza ma, senza abbandonarsi a piccole gelosie nella difesa di orticelli, quando c invece da prendersi la prateria. In secondo luogo, tollerabile in questa prospettiva, un insuccesso elettorale del capolista? Se no, non servono a nulla roboanti, per quanto sincere, dichiarazioni di vicinanza e sostegno, e neppure le pur lodevoli iniziative pubbliche. Servono i voti, i voti e ancora i voti. Servono le preferenze espresse, raccolte sul territorio dai circoli del PD. Il partito, il suo gruppo dirigente, i coordinamenti di zona, i circoli, devono impegnarsi nella raccolta delle preferenze sul nome di Stefano Boeri, quantificandone lobiettivo numerico, come si faceva nei cari vecchi partiti della prima repubblica, e assumendosene a tutti i livelli la piena responsabilit politica. Certo, si dice nel PD, anche Stefano Boeri deve fare il suo, deve allargare il recinto dei voti del PD, altrimen-

ti che labbiamo candidato a fare? Il ragionamento in s non fa una grinza, ma per produrre positivi effetti operativi, la condizione essenziale che il nome e la rilevanza della sua figura non vengano, lentamente e altrettanto inesorabilmente, ridimensionate, quale esito finale della concorrenza dei fattori che abbiamo sopra descritto. Per allargare il recinto, per dispiegare il suo potenziale extra moenia, Stefano Boeri ha fondato in tempo record la sua associazione Cambiamo Citt, Restiamo a Milano e con questa promuove iniziative su tutto il territorio, spesso in collaborazione con il PD. Forse "il vento ha fatto il suo giro" e l'adrenalina della campagna elettorale muover in una giusta direzione le forze. E' importante fare chiarezza "prima del via" e ognuno deve assumersi le proprie responsabilit. Ne va della possibilit di aprire una nuova stagione di riforme e del ruolo che in esso il PD possa svolgere o meno.

BOLLETTE: DACCI OGGI IL NOSTRO RISPARMIO QUOTIDIANO Stefano Pareglio e Gianluca Ruggieri
Secondo lAgenzia Europea per lAmbiente, tra il 1990 e il 2004 il miglioramento dell'efficienza energetica, in Europa, stato mediamente superiore allo 0,8% annuo. Nello stesso periodo, il consumo energetico per abitazione diminuito annualmente solo dello 0,2%. La ragione di ci semplice: case pi grandi, con un maggior numero di apparecchi elettrici, spesso pi potenti. Mentre l'efficienza una sfida per tecnici e progettisti, il risparmio riguarda direttamente ciascuno di noi. Come dobbiamo modificare le nostre abitudini e i nostri stili di vita? Primo: dobbiamo interrogarci sui nostri reali bisogni. Ci serve davvero una casa (un'automobile, un frigorifero, un televisore, un ferro da stiro) cos grande e potente? Sono proprio necessari la seconda auto, il terzo televisore, il coltello elettrico, lo spremiagrumi elettrico, l'asciugabiancheria? Il caff non possiamo farlo con la moka, piuttosto che con la macchinetta elettrica? Anche le mutande e i canovacci di cucina devono essere stirati? E cos via. Secondo: dobbiamo sempre scegliere i modelli di elettrodomestici pi efficienti. Ci pu aiutare l'etichettatura energetica, che nel 2011 debutter con un nuovo formato grafico e nuove classi, pi efficienti. Un esempio: un frigorifero (o congelatore) dei primi anni '90 era mediamente in classe D, mentre oggi sono disponibili modelli di classe A+++ che riducono del 75% i consumi elettrici: circa 70 euro all'anno di risparmio. Terzo: dobbiamo utilizzare gli apparecchi di cui disponiamo in maniera pi appropriata. Gli esempi sono moltissimi, vediamone alcuni. Nella gestione del frigorifero (o del congelatore): evitare di introdurre cibi caldi, meglio farli prima raffreddare a temperatura ambiente; tenere pulita la serpentina sul retro e sbrinare regolarmente il congelatore; lasciare l'apparecchio ad almeno dieci centimetri dalla parete per consentirgli di scambiare pi facilmente calore con l'esterno. Nella cura dei panni si pu fare ancora meglio: scegliere sempre il ciclo a temperatura pi bassa, compatibilmente con le esigenze di lavaggio: un ciclo a 60C consuma come 7 cicli a freddo o come 2 cicli a 40C; l'asciugabiancheria va usata solo se serve: un ciclo di asciugatura consuma come 5 cicli di lavaggio a 40C. E poi c' la nota questione della "modalit di attesa" (stand-by), di cui sono dotati molti apparecchi elettronici per poter essere accesi direttamente con un telecomando. Lapparecchio in stand-by, segnalato da un LED rosso illuminato, sembra spento, ma non lo completamente, e quindi non vengono azzerati i consumi energetici. Dello stand-by sono normalmente dotati i televisori, i videoregistratori, gli impianti Hi-Fi, oltre a diverse periferiche per personal computer. Ebbene: si valuta che per una abitazione media, gli stand-by pesino complessivamente per circa il 1015% della bolletta energetica. Non possibile annullarli del tutto, ma si possono facilmente ridurre spegnendo direttamente gli apparecchi, staccando le spine oppure collegandoli a una presa multipla dotata di interruttore che verr ovviamente spento quando gli apparecchi attaccati non saranno utilizzati. Dunque, il risparmio energetico - e la riduzione delle bollette - dipende anche da noi, e non richiede particolari sacrifici, n presuppone particolare rinunce.

n. 14 III 13 aprile 2011

COMUNE BILANCIO SOCIALE: BILANCIO PARZIALE Edoardo Ugolini


Il Comune di Milano ha redatto nel 2008 e nel 2009 il Bilancio Sociale, stiamo attendendo quello del 2010. Il Bilancio Sociale come riportato dal sito del Comune stesso : () un nuovo strumento di rendicontazione per accrescere e qualificare il dialogo tra cittadini e istituzioni e intende far conoscere in modo trasparente, verificabile e comprensibile a tutti cittadini, attori della sussidiariet e istituzioni il lavoro svolto dallAssessorato alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali del Comune di Milano, in modo da attivare un dialogo informato con i propri interlocutori. (). Il documento forse fin troppo ponderoso per essere strumento di comunicazione trasparente, ma in sintesi contiene nelle sue 146 pagine: a) una sintesi del contesto socio economico della citt, con grafici e dati interessanti sulla demografia, la scolarit etc.; b) le politiche sociali ed educative dellamministrazione con la verifica degli impegni presi allinizio del mandato; c) i ruoli e le responsabilit di tutti gli attori del sistema sociale ed educativo; d) lanalisi delle risorse umane ed economiche finanziarie impiegate per attuare le politiche oggetto di rendicontazione. Uno strumento dunque molto utile per il cittadino che vuole essere informato su cosa avviene nella citt e di cosa il Comune sta facendo nei temi connessi, societ e scuola, e uno strumento di verifica delloperato della amministrazione facilmente comprensibile. Il Bilancio sociale ben illustrato e accessibile senza sforzo a chiunque, anche a chi di contabilit e bilanci non sa: non ci sono tabelle incomprensibili di numeri e parole scritte in burocratichese, messe ad arte per fare una cortina fumogena per chi ai lavori non fosse addetto. Il documento permette di individuare facilmente le correlazioni tra promesse fatte, i progetti dellamministrazione, e il loro tasso di realizzazione. Ecco un esempio: (vedi tabella in calce) Al documento non stato dato un grande rilievo e una grande pubblicit dopo il 2008 e nel 2009 passato quasi in sordina, attendiamo il 2010. Questo scarso utilizzo informativo del Bilancio sociale si inserisce nel pi ampio tema della trasparenza dellazione amministrativa e della responsabilizzazione degli amministratori sui loro atti di governo comunale. Il tema del rapporto tra amministratori pubblici (ma anche privati) e cittadini (ma anche gli azionisti di una societ privata) si snoda, almeno per me, che nel settore economico e finanziario lavoro ogni giorno, attraverso le cosiddette comunicazioni societarie, cio con i Bilanci. I bilanci dicono in maniera univoca (se non sono falsi!) come sono state investite le risorse economiche del Comune, da dove sono giunte (tasse, trasferimenti dallo Stato etc.) e permettono di impostare un corretto rapporto tra i titolari dei beni e servizi, i cittadini, e coloro che sono stati delegati a gestirli ed erogarli, gli amministratori democraticamente eletti. Il Bilancio sociale un documento facilmente comprensibile e, illustra chiaramente, come sono state impiegate le nostre risorse nel settore delle politiche sociale ed educative, quali progetti (promesse) sono state mantenute (e quali no) e quanto sono costate. Il Bilancio contabile invece rende conto per ogni esercizio, di solito annualmente (ma volendo anche pi frequentemente, semestralmente o trimestralmente), voce di spesa per voce di spesa, di come sono stati impiegati i danari pubblici e la loro origine. Purtroppo quasi mai avviene che i politici parlino di Bilancio a consuntivo, cio si impegnino a prendersi delle responsabilit su quello che hanno realizzato, e a che costo, nellesercizio scorso, permettendo un confronto con quanto promesso in campagna elettorale, invece parlano quasi sempre a braccio, cio senza citare numeri, e solo di quello che faranno nellesercizio prossimo venturo. Sfuggendo in tal maniera al controllo sociale sul loro operato. Il bilancio sociale in parte anche questo: un modo di esporre chiaramente e in maniera comprensibile quello che lamministrazione ha realizzato rispetto a quello che aveva progettato, ma deve essere contestualizzato in un quadro di comunicazioni contabili altrettanto chiaro e accessibile, altrimenti rischia di essere una dichiarazione di obiettivi senza il necessario contraltare finanziario e contabile. Il Bilancio contabile del Comune purtroppo assolutamente criptico, redatto, come la normativa richiede, in termini amministrativistici e non civilistici e cos appostato sul sito del Comune. Non vi una spiegazione, una guida, una legenda, che aiuti il cittadino alla comprensione dei tabulati, anche uno che per mestiere si occupa di bilanci, fa fatica a muoversi tra quei numeri e riclassificarli in maniera comprensibile e assimilabile a quella di un bilancio civilistico. Dunque abbiamo un Bilancio contabile poco leggibile per non dire opaco e un Bilancio sociale ben leggibile e chiaro, ma assolutamente poco pubblicizzato e dunque non riscontrabile con il bilancio contabile. Vien da pensare che questa opacit sia ben accolta dai nostri amministratori. Nellopacit infatti attecchiscono pi facilmente i privilegi di pochi a scapito dei diritti di tutti, mentre la trasparenza un elemento indispensabile (ma non sufficiente) per la legalit e la buona gestione. Il rapporto tra cittadinanza e amministrazione dovrebbe passare attraverso comunicazioni contabili trasparenti e comprensibili a tutti coloro che volessero conoscerle, mentre le autorit amministrative dovrebbero sostenere questa trasparenza per instaurare un rapporto franco e diretto con la cittadinanza. Quindi ben venga il Bilancio sociale ma per essere davvero efficace dovrebbe essere inquadrato in una comunicazione trasparente della amministrazione comunale anche a livello contabile. Dunque un bilancio comunale, sociale e contabile, non solo esposto sul sito del Comune, ma spiegato, illustrato, reso comprensibile per tutti, per chi si occupa di finanza e contabilit, ma anche per un concittadino che fa il professore in una scuola media o lartigiano o il tassista Infine una nota politica: la trasparenza delle comunicazioni contabili, Bilancio contabile e sociale, sarebbe met federalismo a costo zero, infatti senza alcuna riforma a livello nazionale la trasparenza dei Bilanci permetterebbe gi da adesso di far conoscere in dettaglio e in maniera chiara la allocazione e lorigine delle risorse del nostro Comune. Ma for-

se anche quelle che si sentono spesso sul federalismo sono dichiarazioni che poi non vogliono avere

un riscontro effettivo, poich sarebbe davvero facile fare questo piccolo passo di trasparenza.

INCONTRARSI A MILANO: ESTERNI 1995 - 2011 Beniamino Saibene


"Il maggior rischio non rischiare" recitava lo slogan su uno dei tanti cartelloni pubblicitari che cominciavano proprio in quei mesi a invadere gli spazi pubblici di Milano. E laprile del 1995: un gruppo di amici si associa, decide di rischiare e di fare propria quella frase e questa citt, fonda esterni. Le idee erano tante anche perch ci sembrava che mancasse tutto e, come se non bastasse il deserto, a riempirlo ci stavano pensando quelli delle ruspe, dei palazzi di cemento e delle bustarelle. Prime intuizioni di quel gruppo di amici: - non ci sono movimenti cui aggrapparsi; c il movimento terra e quello dei soldi, le grandi idee sono emigrate o si sono nascoste; - la citt capitale del design non ha un disegno comune, i disegni presenti sono abbozzati e rispondono a interessi privati; - gli spazi pubblici stanno scomparendo dall'immaginario e dal vissuto quotidiano; la piazza sempre viva di un tempo viene "rimpiazzata" da un salotto di moderno design illuminato dalla televisione sempre accesa. La domanda che ci facciamo e che diventa quasi atto costitutivo quindi ovvia: dove si incontrano le persone? Quattro chiacchiere si possono sempre scambiare di sera, alla fatidica ora dellaperitivo, happy hour! Una felicit che dura poco, il tempo di un paio di cocktail per un format tristemente esportato in tutta Italia. E poi ci si incontra nel traffico, tra automobilisti sempre nervosi a scambiarsi imprecando le poche relazioni pubbliche del giorno. Per il resto una spasmodica ricerca di individualismo e solitudine. Il nostro gruppo invece si allarga e agli amici dei primi tempi si aggiungono prima altri studenti poi altri professionisti di ambiti diversi, fino a contare oggi 30 collaboratori fissi e molti di pi sparpagliati in tutta Italia. Bisogna lavorare sugli spazi, ci diciamo, ricreare momenti e luoghi di incontro. Di lavoro da fare in citt ce ne tanto, ieri come oggi. La fortuna (o sfortuna) di esterni che a Milano non cerano ancora molti competitori, fino a pochi anni fa il tema dello spazio pubblico interessava solo i venditori di semafori e arredo urbano. In Europa invece le citt facevano gi a gara per inventiva e creativit nella progettazione dei loro spazi. Ecco forse perch nei primi quindici anni di vita esterni lavorer su commissione pi facilmente a Madrid o a Vienna che non invece a Milano. La prima mostra sui nostri lavori viene allestita a New York e non a Milano. Qui, in Italia, pi facile sostituirsi alle amministrazioni per riprogettare e riqualificare (in questo senso rimane esemplare la storia della Cascina Cuccagna) oppure percorrere la via degli eventi e della riprogettazione provvisoria: nascono cos e crescono fin dai nostri primi anni il Milano Film Festival, il public design festival, audiovisiva, lo Sciopero dei Telespettatori, i sistemi di ospitalit temporanea e le campagne di comunicazione necessaria, lintegrazione partecipata, le feste in tram e quelle sotto ai ponti e mille altri pretesti per portare fuori di casa le persone e tornare a vivere strade, piazze, teatri, musei, parchi Oggi esterni mette a disposizione le proprie competenze per la riprogetta

n. 14 III 13 aprile 2011

zione di nuovi spazi pubblici, per lideazione di campagne di comunicazione partecipata, per lo sviluppo di servizi per piccole comunit o intere popolazioni.

www.esterni.org

MILANO LA NUOVA VIA DELLA SETA/2 Giuseppe Longhi


Una Agenda per Milano post carbon. Per poter dialogare nel complesso mondo globale che incontrer lungo la nuova via della seta indispensabile che Milano si doti di una Agenda che spieghi chiaramente i suoi obiettivi post carbon, ossia come abbasser la sua impronta ecologica, come affronter il cambiamento climatico, il limite delle risorse e le nuove soglie di equit e di coesione sociale che intende perseguire. Con essa Milano in condizione di esportare politiche e soluzioni virtuose nelle reti collaborative tra citt. Al contrario il Piano di Governo del Territorio non ha una metrica, teso a una promozione fondiaria assolutamente non responsabile rispetto al carico ambientale, alla disponibilit delle risorse e alle preferenze dei cittadini (secondo la definizione di Roentgen). In sostanza un piano che non si preoccupa di rispettare le scadenze delle Convenzioni internazionali e di rientrare negli obiettivi di qualit che definisce lUE (consumi degli edifici, qualit dei materiali, produzione di energia rinnovabile.); non un piano che agevola il dialogo con lEuro - Asia dove, sul fronte cinese o indiano, ad esempio, si stanno facendo progressi da gigante verso la costruzione della citt metabolica. Uno sviluppo metropolitano coerente con le risorse del pianeta. Come ricorda lufficio federale tedesco per le costruzioni e la pianificazione, occorre abbandonare gli strumenti parrocchiali (densit, perequazione, ) a favore di strumenti condivisi a scala internazionale. Il WWF internazionale propone One Planet Living, un metodo che, attraverso il rispetto delle Convenzioni internazionali in materia sociale, ambientale ed economica, ha l obiettivo di portare limpronta ecologica dallattuale 4,5 a 1, rendendo compatibile la vita della citt con la sua capacit di carico ambientale. Questo obiettivo, concettualmente semplice, in realt, molto complesso da raggiungere, perch, secondo il Wuppertal Institut, implica uno sviluppo a Fattore 10, ossia una riduzione di 5 volte del consumo di risorse naturali e un aumento di 5 volte della produttivit, in sintesi una rivoluzione nel modo di pensare la citt, le sue infrastrutture e i comportamenti dei cittadini. Chi si illude di eludere questa non semplice realt condanna la metropoli al declino (vedi la ridicola applicazione delle direttive sul consumo energetico degli edifici secondo lo standard formigoniano della Regione Lombardia). Il raggiungimento del Fattore 10 implica lapplicazione del metodo progettuale metabolico, ossia limitare il prelievo delle risorse ed eliminare la produzione di rifiuti; un principio che domina la progettazione metropolitana, il piano quinquennale cinese e lIndias clean revolution, ma anche le Expo e le Olimpiadi di Londra, come ben potrebbe ricordare il consulente per lExpo Ricky Burdett alla nostra sindachessa. Rinnovare le infrastrutture urbane. Il rinnovo sostenibile delle nostre infrastrutture economiche e sociali, sia fisiche che immateriali, la sfida che Milano deve affrontare per inserirsi attivamente nei processi globali di sviluppo, questo passa attraverso: - la realizzazione di nuove infrastrutture per lo sviluppo di idee creative: le citt si sviluppano grazie alla capacit di produrre nuove idee, per questo deve essere riconvertita la base del sapere metropolitano, creando strutture agili, pervasive interconnesse, in grado di favorire la circolazione delle idee, le relazioni internazionali, limprenditorialit giovanile. E fondamentale che lo sviluppo della metropoli risponda con generosit agli inviti della Conferenza di Lisbona su rinnovo dei saperi e creativit, per contribuire a realizzare un sistema metropolitano di reale eccellenza; - lincremento della capacit delle risorse naturali di produrre beni e servizi: la soddisfazione degli standard della Conferenza sulla biodiversit, aumento dell1% annuo della biodiversit coniugato con lo sviluppo dellagricoltura urbana, permette alla metropoli di incrementare la propria autosufficienza alimentare, di potenziare le attivit economiche legate alla produzione di beni e servizi della natura, di aumentare il benessere fisico e morale dei cittadini; - lammodernamento della logistica e dei sistemi di trasporto: fra due anni entreranno in commercio le auto a guida automatica, la strada, dotata di sensori guider i mezzi. Per la trazione lo standard indicato per l80% di motori elettrici al 2050. Le infrastrutture si fanno leggere e flessibili. LAmministrazione comunale va in controtendenza, sogna tunnel pesanti e liquida gli scali

n. 14 III 13 aprile 2011

ferroviari urbani a residenze, anzich a centri logistici metropolitani. Mai visione fu tanto miope. Il nodo chiave resta laeroporto, sopratutto per il trasporto merci, di importanza internazionale, vero nodo dei nostri legami con lEuro - Asia; - il rinnovo delle reti di TLC per avviare un serio processo di dematerializzazione: lungo la nuova via della seta le comunicazioni viaggiano a 20 Mb, ma sono previsti i 100 Mb entro il 2030, cosa si aspetta ad accelerare il rinnovo di tale infrastruttura fondamentale per la modernizzazione della citt? Grazie alle moderne reti sono possibili notevoli avanzamenti nei processi di dematerializzazione e, di conseguenza contribuiscono per circa il 30% (al 2020) nella riduzione del CO2. Ma le nuove reti di TLC non contribuiscono solo a migliorare le condizioni ambientali, esse influiscono sostanzialmente sulla struttura fisica e sociale della citt. Permettono di sviluppare l ubiquitous-city (una citt connessa in ogni momento con ogni luogo) che si traduce in avanzamenti nella erogazione dei servizi sanitari, grazie alla telemedicina, scolastici, grazie alla istruzione continua, della pubblica amministrazione, grazie alla interat-

tivit, dei servizi alleconomia, del tempo libero, ... ; - lautoefficienza energetica: se Stoccolma e in generale le citt nordiche puntano alla completa eliminazione delle fonti energetiche non rinnovabili al 2050 abbassando le emissioni al di l dello standard di Kyoto, perch tale obiettivo non deve essere alla portata di Milano? E utile sperimentare lautosufficienza energetica di quartiere, cos da sviluppare tecnologie leggere ad alta esportabilit e in sintonia con la struttura della nostra base industriale; - una nuovo politica sanitaria e nuovi ospedali caratterizzati da una reale simmetria pazientemedico: il concetto di ubiquitous city applicato alla sanit permette di sviluppare nuove simmetrie fra paziente e medico e di sperimentare nuove strutture leggere che permettono di integrare quartieri e luoghi di concentrazione della popolazione (supermercati, fermate del metro, ) con strutture ospedaliere complesse. Le nuove simmetrie permettono di sperimentare nuovi rapporti non gerarchici fra cittadini: la cura del corpo come prototipo di nuove forme di democrazia; - ogni edificio un generatore di energia: questo slogan sintetizza la

sfida internazionale nel campo delledilizia. Essa richiede regolamenti edilizi moderni, adesione agli standard di valutazione internazionali della qualit di progetti e realizzazioni, una classe di veri imprenditori. La sfida delledilizia coinvolge tutte le filiere dalle scuole ai progettisti, agli amministratori, agli imprenditori, ai cittadini, unottima occasione per levoluzione di un sistema che, impigrendosi ha dato spazio a mafie di ogni tipo; - condivisione, collaborazione, cooperazione: il notevole sforzo di rinnovo che deve compiere la metropoli deve essere compiutamente ispirato ai principi della sostenibilit, per questo il lavoro non pu esaurirsi al miglioramento della ecoefficienza urbana ma il programma di Agenda fin qui sintetizzato deve essere ospitale e cooperativo, perch alimentato dalla diversit e quindi teso a coinvolgere in modo creativo il maggior numero di cittadini.

(seconda e conclusiva parte della relazione tenuta dal professor Giuseppe Longhi al convegno Cosa dir il sindaco di Milano allEarth Summit del 2012? tenutosi il 2 aprile 2011 a Milano)

CANDIDATI: FOTO TESSERA! Valentino Ballabio


Ve limmaginate unaziendina che, dovendo procedere allassunzione di un dirigente oppure di un semplice impiegato di concetto, si affidi a una selezione basata sullesame di maxi-ritratti a mezzo busto sormontati da slogan pi o meno fantasiosi? Facile prevedere che si assicurerebbe il fallimento nel giro di pochi mesi. Cos non per la (s)elezione delle assemblee di grandi istituzioni, Comuni e Regioni, ove permane ad eccezione dei big proposti allacclamazione diretta - il vecchio metodo del voto di lista con facolt di preferenza. Valgono invece regole diverse nelle Province, ove vige lantico e rispettato assetto dei collegi uninominali, nonch al Parlamento, nominato in via breve per investitura partitica (idem dicasi, a parziale correzione di quanto sopra, per il famigerato listino bloccato regionale!) Posto che la democrazia, parafrasando Winston Churchill, il peggior metodo di governo esclusi tutti gli altri, poniamo di prendere per buona la possibilit di estrarre un candidato da una lista quale forma di libera scelta ed espressione del potere dellelettorato attivo. Per altro, dopo il referendum del 91, la preferenza unica, per impedire combines incrociate e controllo del voto, e inoltre deve essere nominativa, espressa sulla scheda mediante il cognome del candidato. Prima era possibile segnare soltanto il numero corrispondente; ma era accaduto che qualche astuto candidato si assicurasse il terzo posto nella lista affinch anche lelettore analfabeta potesse ricalcare sulla scheda, accanto alla croce, il numero 3 seguendo con la matita le unghie del medio e dellindice della mano sinistra. Nella prima repubblica nulla andava sprecato! Oggi per, senza alcuna pretesa di addentrarci nella vexata quaestio dei pregi e difetti dei diversi sistemi elettorali, nostrani ed esteri, e pertanto senza modificare la tutto sommato valida legge elettorale dei Comuni, si tratta di consigliare una prassi che assicuri da un lato una eccellente par condicio tra i candidati e dallaltro pi motivate e ponderate ragioni di scelta nelle mani degli elettori. Basti imparare dallaziendina, almeno nelloperazione preliminare. Le fasi successive (colloquio, comparazione, contratto e formazione) sono purtroppo difficilmente imitabili. Un tempo simili funzioni di selezione e formazione erano svolte normalmente dai partiti, sopratutto dai partiti di massa, sui quali era imperniata la vita e la vitalit della democrazia. Nella seconda repubblica le cose stanno un po diversamente ma per nemesi storica in compenso arrivata lEuropa, che da tempo ha emanato un formato standard di curriculum vitae da utilizzarsi per tutte le domande di assunzione. Esso si compone dei seguenti paragrafi: informazioni personali, esperienze lavorative, istruzione e formazione, capacit ed esperienze, ulteriori informazioni pertinenti, eventuali allegati. Ogni paragrafo richiede naturalmen-

n. 14 III 13 aprile 2011

te notizie dettagliate; inoltre gradito allegare una foto formato tessera. Il tutto riempie normalmente uno o due fogli formato A4. Ora perch non richiedere ai candidati di stendere il proprio curriculum nella medesima forma europea sopra un manifesto 70x100 ove la foto-tessera, riprodotta in un margine e fatte le dovute proporzioni, non dovrebbe superare la dimensione di 20x15 cm pi che sufficienti per identificarli anche sotto il profilo somatico? Il quale ultimo tuttavia non dovrebbe risultare preponderante ai fini della scelta, come invece sembra emergere nella prassi attuale dagli sforzi di ritrattisti e ritoccatori

impegnati a riprodurre pose scultoree, sguardi ammiccanti ovvero espressioni pensose e patetiche. Per non parlare degli slogan appioppati a mo di fumetto: uno per tutti la forza e il sorriso (o viceversa) che dovrebbero sistemare Milano! Fatta salva la proposta politicoprogrammatica, che naturalmente compete alle liste e/o alle coalizioni, la facolt di comparazione delle qualit personali dei candidati, senza farsi fuorviare da espedienti pseudo pubblicitari, potrebbe forse ridare credibilit e slancio a una democrazia asfittica, inficiata dallastensionismo, a partire dal livello locale tradizionalmente pi vi-

cino al cittadino. Forse anche scoraggiare le affissioni selvagge che purtroppo contrassegnano le ultime frenetiche giornate delle campagne elettorali, fintamente sanzionate e poi sempre condonate, che danno unimmagine di scorrettezza e sopraffazione che squalificano la gi non alta reputazione della politica. Naturalmente lo stesso metodo pu essere applicato in rete, con notevole risparmio di spesa, di carta e di colla, a pro di una platea prevalentemente giovanile purtroppo impelagata nel mare magnum di domande di occupazione troppo spesso vane e precarie.

IN RISPOSTA A GARDELLA Paola Bocci


La Milano che abitiamo una citt fatta per cittadini adulti, maschi, che lavorano, si muovono in auto, possibilmente sani. Chiediamoci se ci piace, o se prendendo i bambini come unit di misura, tutti i bambini, invece vorremmo una citt che non lascia indietro nessuno dei suoi cittadini, perch, accettando la diversit che il bambino porta con s, in grado di comprendere tutte le particolarit, tutte le diversit. Se osserviamo chi si muove nella nostra citt, ci accorgiamo che i bambini sono stati progressivamente espulsi dallo spazio pubblico cittadino: le nostre citt, e Milano non uneccezione, anzi forse un esempio limite in negativo, non sono state capaci di incoraggiare il loro diritto di muoversi, correre e giocare liberi e autonomi. Sono quasi invisibili: pochi i bambini che attraversano le nostre piazze, ancora meno quelli che si fermano a giocarci, pochi per le strade, perch i bambini non camminano sicuri sui marciapiedi, traffico, auto parcheggiate male, inquinamento, marciapiedi stretti, buche, non invitano alla passeggiata, tanto che a quattro anni li puoi ancora vedere attraversare la citt comodamente seduti nel passeggino. Quando vivono i loro momenti di gioco nei parchi pubblici, sono sempre pi spesso allinterno di recinti, protetti dal traffico e sorvegliati da mamme, nonni, babysitter. Non esistono poi spazi naturali, soprattutto quelli del selvatico in citt, spesso i pi interessanti perch offrono maggiori possibilit di immaginazione e di avventura. La natura per molti bambini di citt, non esiste, rimane fuori dalla realt quotidiana, e non c alcun rapporto con gli elementi naturali nelle aree di gioco tradizionali. E ancora, la presenza di bambini negli spazi aperti dei condomini, un ricordo lontano di noi che siamo i loro genitori, i bambini non scendono pi a giocare nei cortili, ormai occupati soprattutto dalle auto. Tutto questo ci dice quanto sia ora utile e urgente attivare una riflessione sulla presenza e sul ruolo dei bambini nelle nostre citt, a partire dalle esperienze di progettazione partecipata che hanno cercato di coinvolgerli in prima persona. Facciamo in modo che si sentano protagonisti e consultiamoli. Con forte ritardo il Governo ha approvato il Piano Infanzia, che per privo di risorse finanziarie e vede fortemente ridimensionato il tema diritto dei bambini alla partecipazione. Poco rimasto dellidea rivoluzionaria di coinvolgere i bambini nella progettazione degli spazi urbani e il progetto Citt Sostenibili delle Bambine e dei Bambini del Ministero dellAmbiente. A Milano, cercando di andare oltre la desolazione di un PGT che prevede una citt sempre pi cementificata, pensiamo di coinvolgere pi direttamente i pi piccoli, che la abitano gi ora e che saranno i cittadini del futuro: dal disegno e dai contenuti degli spazi per il gioco allaperto, pubblici e privati, alle nostre piazze, ai nostri quartieri. In altre citt, in parchi pi grandi dei nostri, ma occupando spazi assolutamente alla nostra portata, il gioco costruito con elementi naturali un elemento ricorrente: penso alle strutture con tronchi di legno inserite nei parchi londinesi. Giochi pi stimolanti di scivoli e altalene di plastica e metallo, e assolutamente non pi costosi, che potrebbero tranquillamente essere inseriti nel Parco Sempione, ma anche in spazi di dimensioni pi raccolte (Parco Solari, Parco delle Basiliche, Parco Ravizza, o nelle aree verdi dei quartieri periferici, dove il verde a prato ancora una presenza significativa). Raccolgo alcuni spunti che Jacopo Gardella ha lanciato su queste pagine: la progettazione delle piazze e degli spazi aperti nei quartieri delle citt, interventi a scala ridotta in collaborazione con i comitati di quartiere, e la necessit di una competenza architettonica per il disegno di questi spazi. Altre citt lo hanno fatto, si pu fare anche a Milano, e ancor di pi negli spazi dedicati ai bambini. Penso ad esempio a Immagination Playground il nuovo parco giochi firmato da Rockwell a New York. Penso a strumenti semplici come incentivi comunali ai condomini che attrezzano i loro spazi aperti per il gioco dei bambini, ridisegnandoli con chi vi abita. Alla possibile collaborazione con le scuole (concorsi di idee, realizzazione di prototipi di giochi e arredo urbano) per piazze o giardini nelle immediate vicinanze. E mi spingo oltre pensando alla progettazione partecipata di un intero quartiere. Anche perch, senza andare troppo lontano, in Italia ci sono esempi di eccellenza. A Correggio, il quartiere Coriandoline: un percorso complesso e articolato di progetto, realizzato a cura della cooperativa di abitanti Andria, che ha

n. 14 III 13 aprile 2011

visto 700 bambini e bambine di 12 scuole lavorare con educatori, tecnici, artigiani, studiosi e artisti. Tra gli artisti, Emanuele Luzzati, che insieme a molti architetti, ingegneri, geometri, artigiani, ha accettato la sfida di lasciarsi contagiare dalle idee dei bambini. Ci sono voluti sette anni per combinare i risultati delle sollecitazioni sulla fantasia dei bambini sul significato di casa, di

quartiere, con una ricerca sulle esigenze abitative, e altri tre anni di cantiere per realizzare un quartiere residenziale che rispondesse alle loro aspettative. La compiuta realizzazione di questo ambizioso progetto ci dimostra che possibile pensare a una citt a misura di bambino, non solo considerando limpatto che le scelte di governo della nostra citt avranno

sui pi piccoli, ma cercando di coinvolgerli direttamente e di farli sentire cittadini attivi fin da piccoli, perch partecipi al disegno della citt. Se finalmente a Milano avremo la possibilit di cambiare, non dobbiamo dimenticarci che dare ascolto alle aspettative dei bambini significa migliorare la vita di tutti.

SPIGOLATURE ELETTORALI Carneade


Elezioni e chirurgia estetica. La battaglia dei faccioni sui manifesti iniziata. Tutti i candidati sono pi belli e pi gggiovani. De Corato sembra lo stesso del 1970; la Ciab ricorda Angelina Jolie; Pisapia ha il faccino ripulito come un bambino allasilo. Poich il faccione dovrebbe ricordare il candidato allelettore da preferenza si faccia attenzione a non eccedere con photoshop, potrebbero votare un altro pi somigliante al vero La gara allo slogan pi cretino iniziata, da qui alla fine della campagna ne evidenzieremo un po per dare un premio finale (inviate suggerimenti a slogancretino@gmail.com). Non male la partenza di Rizzi con lo sport salute; Tatarella sostiene che uno di noi come Montalbetti (noi chi? Mistero); Boeri appeso a un palo (occhio alla jella) tale Romano ha trasformato la pisapiana forza gentile in grinta e sorriso per del PDL. Diamo la prima tappa a Clemente per il dannunziano idee che diventano azione Mercati. Come nelle gag dei boy scouts che vogliono far traversare la strada obbligatoriamente al cieco anche se questo non vuole, cos il candidato insegue ogni vecchina che fa la spesa per poter avere un contatto con la ggente. Il volantinaggio al mercato crea orgasmi in decine di politici che si contendono millimetricamente lo spazio tra il pescivendolo e il banchetto della frutta. Serve? Per i candidati famosi a partire dagli aspiranti sindaci lincontro con il pubblico fa sempre bene, allelettore piace vedere il leader mescolarsi alla folla. Per prendere preferenze sicuramente no, per prendere voti per la lista probabilmente no, per motivare il candidato che cosi incontra le masse (che in genere non lo riconoscono) si, per tutti i collaboratori che non saprebbero cosa far fare al candidato la mattina di marted e gioved una manna. Un suggerimento: distribuite sacchetti per la spesa i clienti ve ne saranno grati. Dopo tanto parlare di rinnovamento e ringiovanimento considerato che destra e sinistra ripresentano tutto il presentabile in barba a ogni affermazione di ricambio (recordman Basilio Rizzo in consiglio comunale dal 1983 se sar eletto vi avr trascorso trentadue anni) possiamo tranquillamente affermare che le liste con pi giovani sono quelle con meno possibilit di eleggerli. Ma se nel centro destra si pu usare il motto squadra che vince non si cambia nel centro sinistra quale si deve usare? ripartito quello sport antico che la caccia ai capolista. La trombatura del/dei capolista indispensabile per poter subito dopo le elezioni chiedere il rinnovamento (e la trombatura conseguente del/dei segretario/i). In anni lontani in extremis interveniva il leader nazionale a evitare figure di m. Adesso leader nazionali non ce ne sono pi. Fossimo in sala giochi darei favoriti alla trombatura 2 su 4 dei capolista Pd, 1 su 1 di Sel, 2 su 3 di Fli, Dan. Come previsto e prevedibile limpegno finanziario dei candidati pu fare la differenza. Tra Moratti e Pisapia ma anche tra i molti miei confratelli carneadi. Non un fatto nuovo. Chi ha fatto il classico ricorder che il povero Cicerone dovette fare una difesa (pro murena) per salvare un eletto che aveva speso troppo anche per i canoni di allora La lista riformista con Manfredi Palmeri non si far per ragioni mediche: i possibili candidati hanno rischiato linfarto alla notizia che si giocavano quattro week end pasqua compresa La Moratti di gauche si ricandida? Pare di si. Unaltra buona notizia per il centro destra. La cifra di campagna della Moratti da brand leader di mercato, con loccupazione di tutti gli spazi, inaugurazioni a tutto spiano e manifesti/messaggi diversificati con uno stile caricaturale che fa la citazione della massaia anni sessanta. Pi che il primo sindaco donnamanager sembra un mix tra vecchia immagine del brodo star e le campagne Barilla. Lo stile di Pisapia nettamente pi politico e soft. Oddio cos soft che a volte viene voglia di alzare la cornetta del telefono e avvisare il suo staff che la campagna elettorale partita da mo. La notizia che Ornella Vanoni sar in lista ci rimanda ha una delle pi simpatiche gag elettorali degli anni 90 quando fu capolista di una lista (5.098 voti) che si chiamava Con le donne per ricostruire Milano e cos si presentava: A 18 anni, affascinata da Nenni, aveva scelto il Psi; a 58, disgustata dalla Milano socialista, ha preferito la Dc e soprattutto Segni. Da ieri capolista delle donne per le elezioni comunali del 6 giugno a sostegno di Piero Bassetti (...) Evidentemente non tutto quello che invecchia migliora

Scrive Flavio Boscacci a Luca Beltrami Gadola


n. 14 III 13 aprile 2011 10

Leggo volentieri Arcipelagomilano, cos mi rendo conto di quanto sono lontano dal pensiero radical di sinistra. Il pensiero di LBG di oggi merita per una risposta perch parla di qualche cosa che non conosce affatto: il volontariato. Chi fa volontariato sociale non pensa lontanamente che stia supplendo la Pubblica

Amministrazione, solo uno statalista indefesso pu pensare il contrario inoltre, bisognerebbe che LBG si rendesse conto della quantit e della qualit dei servizi pubblici offerti dalla PA, specialmente in Lombardia. Evidentemente, meglio per lui, non ne ha mai avuto bisogno e non sa che cosa il mondo offre di diffe-

rente da quanto offerto nella tanto deprecata Italia. Mi spiace, infine per LBG e associati che, miei coetanei, hanno vissuto una vita agiata e piena di privilegi, ma stanno invecchiando male, dal perenne scontento

Scrive Sergio Murelli ad Antonio Piva


Forse non sapete che il PGT prevede la soppressione del capolinea della MM2 da piazza Abbiategrasso, unico collegamento rapido con il centro cittadino e con le altre linee metropolitane! La notizia, sistematicamente ignorata dalla stampa, talmente grave e insensata da non richiedere ulteriori commenti. La cittadinanza interessata, che forma il grande bacino di utenza della zona sud di Milano, si sta mobilitando con una raccolta di firme per contrastare una decisione tesa solo a favorire interessi immobiliari nelle aree del Parco Agricolo sud Milano, con sommo disprezzo del senso comune e dei diritti individuali. Che dire? Vogliono trasformare una stazione nuova di zecca in un ricovero per indigenti? Tanto costa cos poco costruirla! Vi chiedo pertanto, a nome di tanti cittadini milanesi gi cos maltrattati da questa sciagurata Giunta, di portare a conoscenza dellopinione pubblica questo fatto increscioso affinch si possa bloccare linsano progetto. Sarebbe forse il caso che anche larchitetto Piva fosse informato della situazione e ne facesse un bellarticolo, a prescindere dalle considerazioni stilistiche

RUBRICHE MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Lanno di Liszt
Il prossimo 22 ottobre si celebra il secondo centenario della nascita di Franz (o Ferenc?) Liszt e gi dallo scorso gennaio pullulano in tutta Europa concerti dedicati alla sua musica, quella pi celebre e soprattutto quella meno celebre; avendone lui scritto una quantit inverosimile, molto facile scovare musica poco nota o addirittura ignorata, mentre lenfasi della celebrazione fa s che tutto venga comunque additato come capolavoro, da scoprire o da riscoprire. Accade anche che con lammirevole intenzione di rendergli ragione di torti da lui sicuramente subiti si rilegga la sua musica spogliandola della componente virtuosistica con la quale la pi parte delle scuole pianistiche lhanno rivestita in questi due secoli fino a farla diventare una vera e propria palestra di ginnastica al pianoforte. Daltronde lo stesso Liszt era un cos straordinario virtuoso da aver dato egli stesso origine a quel tipo di prassi esecutiva. Ma quando lo si asciuga e lo si rende scarno ed essenziale, Liszt perde gran parte del suo fascino - e di quellaura che lo circonda e ci emoziona - e diventa difficile accettarlo in abiti cos diversi e inusuali; presto detto che cos si scopre il vero Liszt, ma cosa c di pi vero di ci che ci appartiene e da sempre ci accompagna? Non tutti poi sanno che negli ultimi anni della sua esistenza Liszt ha subito una profonda trasformazione e si avvicinato alla religione fino al punto da vestire labito talare; negli anni sessanta abbandona il palcoscenico, rinuncia ai successi che lattendono ovunque vada, e scrive musica sacra che non va affatto incontro al suo pubblico ma risponde solo a unintima esigenza ascetica, mistica, spirituale. Cos questuomo che non ha mai affrontato lopera lirica - ma vi ha girato intorno e lha saccheggiata con le sue salottiere parafrasi si cimenta con la voce umana, con solisti e cori; dopo aver scritto, per lo strumento in cui sidentificava, una gran quantit di musica spumeggiante e pirotecnica fatta per trascinare e incantare il pubblico, si concentra sulla passione di Cristo e sulle visioni dei Santi. E oggi scopriamo o riscopriamo queste musiche come se fossimo chiamati a riconoscervi finalmente il vero Listz. E noto che la musica di questo grandissimo pianista - che ha consumato gran parte della sua vita girando il mondo, raccogliendo successi e appassionando folle di ammiratori, che sono andato a suonare ovunque, spostandosi in continuazione da un continente allaltro - ha sempre diviso il pubblico scatenando amore e odio. In Italia ha trovato forse meno ammiratori che altrove, probabilmente perch gli italiani amano melodia e lirismo pi che rapsodie e ritmi travolgenti, talch il suo attuale ritorno ci lascia generalmente pi perplessi di ammirati. Dobbiamo per dire che sono molto coraggiosi i pianisti che questanno affrontino Listz nelle nostre sale; se lo propongono nelle forme usuali, assecondandone lintrinseco virtuosismo (in unepoca in cui di virtuosismo non se ne pu pi), rischiano di apparirci uggiosi e inadeguati. Se lo rivisitano, cercando di restituircene lessenzialit, deludono i non pochi amanti delle pirotecniche esecuzioni cui sono stati abituati dai virtuosi (spesso beniamini del pubblico) che le praticano da decenni. Se poi, come capita sempre pi frequentemente, vanno a rovistare nella produzione meno conosciuta, e in spe-

n. 14 III 13 aprile 2011

11

cie quella degli ultimi anni, si scontrano con una sorta dincredulit, e anche di diffidenza verso una religiosit che in quellepoca aveva pi il carattere sontuoso e solenne della Messa di Requiem verdiana che non quello mistico e spirituale degli Oratori e delle Passioni di Bach cui Listz sembra riferirsi. Da qui a ottobre ci saranno certamente riservate altre sorprese, dobbiamo perci prepararci per tempo. Musica per una settimana * gioved 14, allAuditorium di largo Mahler lorchestra Verdi esegue, diretto dallautore, loratorio Apoklipsis del settantenne compositore romano Marcello Panni con la partecipazione di monsignor Gianfranco Ravasi * venerd 15, al Conservatorio per la Societ dei Concerti, la Nordwestdeutsche Philarmonie diretta dal ventinovenne americano Eugene Tzigane esegue il Concerto per violoncello e orchestra in si minore opera 104 di Antonin Dvorak (solista W. E. Schmidt) e la Suite in fa diesis

minore opera 19 di Ernst von Dohnnyi * sabato 16, ancora allAuditorium, Lo scoiattolo in gamba di Nino Rota, diretto da Kirill Vishniakov * domenica 17 ore 10.30 alla Palazzina Liberty concerto per violino e pianoforte (Enrico Casazza e Carlo Balzaretti) con le Sonate n. 5 op. 24 di Beethoven, n. 1 op. 105 di Schumann e n. 1 op 78 di Brahms * luned 18 segnaliamo il concerto della Mahler Chamber Orchestra e dellOrchestra Mozart, dirette da Claudio Abbado, che al Teatro Comunale Valli di Reggio Emilia eseguono musiche di Debussy (Nocturnes e La mer) e di Ravel (la Pavane pour une infante dfunte e, con Martha Argerich, il Concerto in sol maggiore per pianoforte e orchestra) * luned 18, al Conservatorio, per le Serate Musicali, recital del pianista Vestard Shimkus con un programma omnibus che va da Beethoven a Liszt, poi da Ravel a Gershwin e a Piazzolla * marted 19, nellAula Magna dellUniversit in via Festa del per-

dono, lOrchestra dellUniversit degli Studi diretta da Roberto Paternostro esegue lOuverture della Clemenza di Tito e la Sinfonia n. 35 k.385 (la Haffner) di Mozart e la Serenata in re maggiore opera 11 di Brahms * marted 19, al Conservatorio per la Societ del Quartetto, la Passione secondo Giovanni di Johann Sebastian Bach, con lAmsterdam Baroque Orchestra & Choir diretti da Ton Koopman * marted 19, mercoled 20 e venerd 22, allAuditorium, la Passione secondo Matteo di Johann Sebastian Bach diretta da Ruben Jais con il coro istruito da Erina Gambarini * luned 25, alle ore 16 sempre allAuditorium, lOratorio di Pasqua ed altre musiche sacre di Johann Sebastian Bach per un banale incidente tecnico lultima rubrica musica per una settimana stata mutilata di molte informazioni, relative anche a concerti importanti; ce ne scusiamo con i lettori.

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Tra sale, segni e memorie storiche. Paladino a Milano
Maschere, croci, volti, rami, legno, pittogrammi, teste, elmi, simboli dal sapore alchemico. Tutto questo Mimmo Paladino, tutto questo ci che il visitatore potr vedere nella mostra appena inaugurata presso il piano nobile di Palazzo Reale. Curata da Flavio Arensi, la personale prende in esame oltre trentanni di attivit dellartista campano, attraverso un nucleo di oltre 50 opere, tra cui 30 dipinti, sculture e installazioni. Una mostra creata con la collaborazione dello stesso Paladino, che ha scelto personalmente i lavori secondo lui fondamentali per ricreare la sua lunga carriera artistica. Paladino infatti nasce come artista concettuale, tra gli anni 60 e 70, per poi arrivare a far parte di quel gruppo di artisti che Achille Bonito Oliva, presentandoli alla Biennale di Venezia del 1980, defin Transavanguardia. Un mondo, quello di Paladino, fatto da segni e simboli ancestrali, magici, legati indissolubilmente alle memorie culturali del territorio, soprattutto campano e beneventano, che porta con s memorie primitive e longobarde che diventano quasi archetipi. Unaccumulazione di reperti storici e di modelli egizi, romani, etruschi, ma anche di reperti mnemonici, di tracce che diventano sostrato per la fantasia dellartista, liberando una potenza creativa che a volte non si riesce a decifrare. Larte non un fatto di superficie fine a se stesso, n di abbandono viscerale ad atteggiamenti poetici. Larte sempre indagine sul linguaggio, cos dichiara lartista in una recente intervista. Questa, daltra parte, lottica con cui lavora Paladino: contrario a dare chiavi di letture univoche e universali, spesso non definisce un significato preciso n un titolo per le sue opere, lasciando spazio alla libera interpretazione del singolo. Opere misteriose ed essenziali, figure frontali e ieratiche, colori presi dalla terra o inaspettatamente accesi. Ecco allora che in questo percorso storico ci accoglie il grande Rosso silenzioso, dal quale spuntano facce scavate come maschere, o la testareliquario di San Gennaro, custodita in una elaborata e geometrica teca e circondata tutto intorno da scarpe di bronzo appese al muro, sostenute da piccoli passerotti. Quasi fossero dei voti fatti al santo. Uno dei pezzi forti dellesposizione quello che allora fu il rivoluzionario Silenzioso mi ritiro a dipingere un quadro, 1977, una stanza bianca decorata con segni dipinti di nero, croci, teste e numeri. Unici oggetti di arredamento una sedia di legno e un quadro figurativo appeso alla parete. Fra le sale pi affascinanti senza dubbio quella dedicata alla installazione dei Dormienti, trentadue sculture rannicchiate a terra, in posizione fetale, immerse nella penombra e circondate dalle musiche di David Monacchi, il giovane compositore marchigiano che Paladino ha voluto coinvolgere per questa collaborazione artistica. Le musiche, intitolate Notte in mutazione, ricordano i rumori della foresta, grilli, animali sibilanti, voli di uccelli notturni, che accompagnano il sonno di questi inquietanti dormienti fatti di legno, pietra e altri materiali poveri. Sporchi e rovinati, coperti da pezzi di va-

n. 14 III 13 aprile 2011

12

si e tegole, polverosi e ruvidi, mantengono unespressione serena durante il loro sonno eterno, cos somiglianti ai corpi pietrificati di Pompei, ma anche cos lontani, come tiene a precisare lartista, che smentisce in modo assoluto ogni riferimento o affinit. La mostra non si esaurisce per allinterno di Palazzo Reale, ma inizia, anzi, dalla piazzetta, con la monumentale Montagna di sale, dalla quale fuoriescono venti cavalli (riprendendo integralmente o per sezione la statua di un cavallo di quasi

4 metri di altezza), riedizione di unaltra Montagna di sale, esposta a Napoli in piazza del Plebiscito nel 1985. Unistallazione che ben si adatta a dialogare con unaltra opera fondamentale, il Neon di Fontana che troneggia dallalto del Museo del Novecento. Ma non finisce qui. Nel cortile interno di Palazzo Reale sono posizionati quattro scudi di cinque metri di diametro ciascuno in terracotta, incisi con i segni e i simboli tipici di Paladino ma in versione tridimensionale. Il percorso si conclude ide-

almente nellOttagono della Galleria Vittorio Emanuele, in cui esposto un aeroplano a grandezza naturale della Piaggio Aero, la cui livrea stata dipinta dallartista campano ma milanese di adozione. Mimmo Paladino Palazzo Reale 7 aprile 10 luglio 2011; orari: marted, mercoled, venerd, domenica h 9.30 19.30. luned h 14.30 19.30. Gioved e sabato h 9.30 22.30; costi: 9,00 intero, 7,50 ridotto

Le anime fragili di Giacometti


Sono figure esili e sottili, fragili e a volte piccolissime, quelle che attendono il visitatore alla mostra su Alberto Giacometti, Lanima del Novecento, presso il MAGA, Museo dArte di Gallarate. Annette, Diego, Silvio, Bruno, Ottilia, questi sono i principali protagonisti delle opere di Giacometti, sculture e disegni, che raccontano e costruiscono unantologia famigliare tutta particolare e densa di ricordi. Non un caso che la maggior parte dei lavori esposti provenga dalla collezione privata della famiglia, che ha accettato per la prima volta di esporre pubblicamente in Europa alcuni delle opere pi significative di uno dei maestri del Novecento. Tutto nasce grazie al curatore della mostra, Michael Peppiat, autore di un interessante libro, In Giacomettis studio, racconto-analisi di quel luogo straordinario che stato lo studio di rue Hippolyte-Maindron a Parigi. S perch questo atelier, in realt una stanza piccolissima e polverosa, stato il mondo in cui Giacometti cre le sue incredibili sculture filiformi, il luogo in cui schizz e disegn ritratti di parenti e amici; un luogo, anche, estremamente evocativo dellanima stessa di Giacometti: sempre in subbuglio, sempre affaccendato in pi progetti contemporaneamente. Il tempo e lo spazio non gli bastavano mai, perennemente insoddisfatto delle sue creazioni, sempre alla ricerca della testa perfetta, come dice lartista stesso in una video intervista. Ecco perch sulle pareti dello studio e della sua casa si possono vedere ancora oggi abbozzi e schizzi preparatori delle sue opere. Ogni superficie era un utile supporto creativo. Esposti in mostra troviamo 95 opere in cui la moglie, i fratelli, il nipote, gli amici, sono tutti trasformati in busti modellati prima in argilla e poi in bronzo, lavorati con le dita, scavati nella carne, immagini famigliari che lartista ha modellato in tutta rapidit, rispondendo ad unurgenza interiore. Teste e busti che dagli anni 40 in poi diventano di dimensioni minuscole, piccolissime, sovrastate quasi dal loro piedistallo, cambiamento che si pu legare alla prematura morte della sorella Ottilia, davanti alla quale luomo e larte nulla pu fare, se non rendersi conto della propria piccolezza e fragilit. Presenti anche opere di dimensioni maggiori e ben famose, quali Homme qui marche, Femme debout, corrosa ed evanescente, e Femme de Venise. Sculture sottili ma allo stesso tempo pesanti: per colore, prevalentemente il nero, per materiale, il bronzo, ma soprattutto per i sentimenti che esprimono: malinconia, inquietudine, tristezza. Gli occhi non sono mai stati cos tanto lo specchio dellanima. Sono energumeni che prendono forma dalla materia grezza, ma che al tempo stesso rischiano di far ritorno a questa materia, sgretolandosi. Figure esili e precarie, appunto, create da Giacometti sulla scia del suo interesse per la filosofia esistenzialista. Non a caso era amico di Sartre. Lo dichiara lui stesso: La fragilit insita negli esseri umani () sempre con la minaccia di crollare. Lo stare in equilibrio, il compiere movimenti per Giacometti una meraviglia e un miracolo continuo. Sculture ma non solo per. Una sezione ampia e importante dedicata ai disegni e ai dipinti che il maestro cre per tutta la vita. Schizzi veloci, approntati su fogli qualunque, giornali, ricevute, libri, ma anche copie di opere classiche, studi preparatori, svaghi creativi. I dipinti infine rimarcano di nuovo la dimensione tutta famigliare dellopera di Giacometti, riproponendo gli stessi soggetti, in una pittura che un omaggio a Cezanne, a Boccioni, nei ritratti della madre, a Braque e a Francis Bacon. Alcuni ritratti sembrano fatti dalla sua stessa mano. Unesposizione curata e ambiziosa, che vuol dare una visione globale del lavoro di Giacometti, della sua dimensione lavorativa (lo studio sempre sullo sfondo), e della sua vita privata, cos inscindibilmente legata alla sua arte. Giacometti. Lanima del Novecento. Fino al 5 giugno, MAGA - Museo Arte Gallarate, Orari: 9.30 19.30 mar-dom. Chiuso lun., Costi: intero 9 , ridotto 6

La formazione giovanile di Caravaggio tra Venezia e la Lombardia


Ritorno a Milano in grande stile di Vittorio Sgarbi, che firma una mostra, Gli occhi di Caravaggio, presso il Museo Diocesano, tutta da vedere e che non mancher di catalizzare lattenzione del grande pubblico. Gi linaugurazione stata un grande evento, che ha visto protagonisti anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, arrivato da Roma appositamente, e il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Certo, dopo i nuovi tagli alla cultura appare buffo che certe autorit partecipino alle inaugurazioni di mostre e musei, ma questa lItalia. I nomi della mostra sono di gran richiamo, Caravaggio appunto,

n. 14 III 13 aprile 2011

13

ma anche quello dello stesso Sgarbi che, si sa, nel bene e nel male fa sempre parlare di s. E bene per fare fin da subito alcune precisazioni su che cos questa mostra e su cosa si deve aspettare il visitatore, visto che questa non una delle tante mostre su Caravaggio che si sono fatte in Italia fino ad oggi, ma ha un altro scopo. Per spiegare al meglio di cosa tratta questa mostra, bene concentrasi, pi che sul titolo, sul sottotitolo: Gli anni della formazione tra Venezia e Milano. Perch questo lobiettivo dellesposizione, ricostruire il possibile itinerario svolto dal Merisi nella sua giovinezza, prima di trasferirsi a Roma nel 1592-93 circa. Se di sicuro si sa che il Caravaggio fu allievo di Simone Peterzano per quattro anni, dal 1584 al 1588, poco si sa di quegli anni e di quelli, totalmente avvolti nel buio, che precedettero il suo viaggio nella capitale. La mostra, con le sue sessanta opere, crea un percorso geografico che ricrea i possibili viaggi fatti dal Merisi, come disse gi nel 1929 Roberto Longhi: non si pretende di segnare itinerari precisi ai suoi viaggi (o siano pure vagabondaggi) di apprendista; ma non si potrebbe porli mai in altra zona da quella che da Caravaggio porta a Bergamo, vicinissima; a Brescia e a Cremona, non distanti; e di l a Lodi e a Milano. Gi ai tempi dei suoi Quesiti

caravaggeschi, il Longhi, pur credendolo ancora nativo del borgo di Caravaggio, tracci quellideale itinerario di citt e pittori che rappresentarono davvero gli albori della pittura del giovane Michelangelo Merisi. Ecco allora che proprio su queste citt si concentrano le cinque sezioni della mostra: Venezia, Cremona, Brescia, Bergamo e Milano. Al loro interno possibile ammirare capolavori preziosi di Tiziano, Giorgione, Tintoretto, Lorenzo Lotto e Jacopo da Bassano, maestri veneti dalle incredibili abilit coloristiche e tonali; nella sezione di Cremona sono raccolti i diretti precedenti per i notturni e le pose caravaggesche, ovvero le enormi pale di Antonio e Vincenzo Campi; nella sezione di Brescia non possono mancare Savoldo e il Moretto, cos come nella rivale Bergamo spadroneggiano i ritratti di Giovan Battista Moroni. E a Milano poi che troviamo i maestri pi diretti del Merisi, come Simone Peterzano e altri artisti che probabilmente conobbe e da cui prese lattenzione per la natura e la realt: il Figino, Fede Galizia, Lomazzo, Giovanni Agostino da Lodi. Questi i nomi importanti che conducono il visitatore a capire come sono nate, tra le altre, anche due opere di Caravaggio presenti in mostra: la Flagellazione di Cristo (1607-08), del Museo di Capodimonte, opera

matura, posta accanto alle monumentali tele dei fratelli Campi (non si potr non riconoscere gli stessi artifici); e la giovanile Medusa Murtola, seconda versione di quella pi famosa Medusa esposta agli Uffizi. Anche una terza opera era prevista e indicata (dai giornali) come punto centrale della mostra: Il riposo dalla fuga in Egitto della galleria Doria Pamphilj di Roma, eseguita nei primi anni romani. Al momento, per motivi tecnici, il quadro non ancora per esposto in mostra. Lo si attende con impazienza ma da sottolineare come la presenza o meno di quellopera non alteri il senso di unesposizione che per la prima volta mette in luce le origini davvero lombarde del Caravaggio, mettendo fianco a fianco opere di pittori lombardi e veneti che il Merisi vide e di cui serb memoria per tutta la sua breve, ma assolutamente rivoluzionaria, esistenza.

Gli occhi di Caravaggio. Gli anni della formazione tra Venezia e Milano. Museo Diocesano. Dal 10 marzo al 3 luglio. Orari: 10-18. Chiuso luned. Intero: euro 12. Ridotto: euro 10.

Il lascito dei Clark: gli impressionisti e un museo raro


Milano torna ad ospitare, a dieci anni di distanza dallultima volta, una vecchia passione, gli Impressionisti. E Palazzo Reale a presentare la prima tappa di un tour mondiale, che, partito da Williamstown, Massachusset, arriver a toccare tante citt importanti. 73 capolavori della collezione americana dello Sterling and Francine Clark Art Institute saranno esposti da qui a giugno per permettere anche al pubblico milanese di osservare opere importanti di maestri dellImpressionismo come Monet, Manet, Sisley, Pissarro, Renoir, Degas, Caillebotte, Berthe Morisot e Mary Cassat (uniche due donne del movimento), e altri ancora. Impressionisti ma non solo. Lesposizione comprende anche opere di artisti accademici dell800, quali William-Adolphe Bouguereau, Jean-Lon Grme e Alfred Stevens, ma anche i pittori della cosiddetta Scuola di Barbizon, diretta precedente dellImpressionismo, con nomi quali Corot, Rousseau e Millet. Una carrellata che ci porta per a conoscere anche alcune importanti opere di maestri del postimpressionismo, come Gauguin, con le contadine bretoni, Bonnard, con le sue ragazze colorate a campiture piatte, Daumier e, infine, il genio di Toulouse-Lautrec con i suoi ritratti pensosi e assorti. Una mostra varia e variegata, divisa in 10 sezioni tematiche che analizzano i principali temi trattati dagli Impressionisti: la luce, limpressione, la natura, il mare, il corpo, la citt e la campagna, i viaggi, i volti, i piaceri e la societ. Il percorso espositivo riunisce dunque i capolavori dei pi grandi artisti francesi che, nelle loro varie evoluzioni e declinazioni, dal realismo, allimpressionismo al post-impressionismo, si sono confrontati con queste tematiche rivoluzionando il concetto di pittura e il ruolo dellarte nella societ borghese dellepoca. Societ con cui tutti gli artisti esposti si sono dovuti scontrare, spesso nel vero senso del termine. La mostra propone quindi un percorso gradevole, una piacevole passeggiata da fare attraverso le sale, rimirando opere che ottennero successi strepitosi al Salon francese, luogo deputato per esporre opere di pittura accademica; ma anche opere, alcune davvero notevoli, che non furono nemmeno prese in considerazione ai tempi, e anzi furono assolutamente incomprese e schernite. Opere che, in realt, portarono ad una rivoluzione totale dellarte e del modo di dipingere, per tecnica e soggetti. Certo la mostra non brilla per avere capolavori a livello assoluto, ma questo facilmente spiegabile raccontando la storia e il carattere di chi questa collezione mise insieme. Robert Sterling Clark fu uno di quei personaggi fuori dalla norma, allora come oggi. Nato nel 1877 da una famiglia americana ricchissima (il nonno fu socio in affari di quel

n. 14 III 13 aprile 2011

14

Singer delle macchine per cucire), eredit una fortuna da parte di padre e di madre, e questo gli permise di vivere una vita agiata e lontana dalle preoccupazioni pi banali. Spirito indomito, allergico alle formalit della sua famiglia, organizz una spedizione di studio a cavallo nella Cina e ne scrisse un libro. Visti i rapporti tesi con uno dei fratelli, decise di sfuggire allambiente borghese di New York trasferendosi a Parigi. Tappa fondamentale questa, che gli permise, oltre che di iniziare a collezionare arte, anche di conoscere una graziosa attrice della Comdie-Franaise, Francine Clary, con la quale inizi uno straordinario percorso di vita, e che spos nel 1919. Gi dagli anni 10 Clark inizi a interessarsi e a comprare opere darte, per lo pi dipinti, dei grandi maestri del Rinascimento italiano come Piero della Francesca e Ghirlandaio. Poi la sua passione sindirizz, quasi per caso, verso gli Impressionisti, conosciuti attraverso mercanti darte suoi amici. Uomo che non amava le luci della ribalta, Sterling inizi la

sua attivit di collezionista quasi nellombra, scegliendo opere s di grandi autori, ma che soprattutto colpivano e affascinavano lui e la moglie. Una scelta istintuale, lontana dalle logiche di mercato o dalle mode. E fu cos che nel 1913 arriv a comprare il suo primo Renoir, primo appunto, di oltre 30 quadri del maestro francese, che divenne il suo preferito in assoluto e di cui am circondarsi esponendo queste opere nelle sue varie case. Se gi dal 1913 aveva pensato ad organizzare un suo museo privato, solo a 70 anni Sterling arriv a decidere di crearne uno suo per davvero. Dopo una vita trascorsa tra New York, Parigi e la casa di famiglia dei Clark a Cooperstown, la coppia decise di creare un nuovo edificio in stile classico a Williamstown, Massachusset. Unala di questo palazzo, inaugurato nel 1955, divenne la loro casa, finch la morte non colse Sterling a poco pi di un anno dalla creazione di questo museo. Un lascito importante, quello di Robert e Francine, fatto da unincredibile collezione di dipinti ma anche di oggetti

dargento, porcellane, libri antichi, stampe e disegni. Listituto fu corredato anche da una generosa donazione e da unintelligente e liberale statuto che ha permesso allistituzione di non essere solo un museo, ma anche un centro di ricerche di fama mondiale, promotore di attivit e stanziamenti a favore dellarte e delle persone che di arte si occupano. Quello stesso statuto permette che, anche oggi, la collezione venga accresciuta e integrata da nuovi acquisti, fatti sempre pensando a quei criteri di scelta che usavano Sterling e Francine e che hanno permesso lacquisto di nove nuove opere presenti in questa mostra.

Gli impressionisti. I capolavori della Clark Collection. Palazzo Reale 2 marzo 19 giugno 2011 Orari: lun. 14.30 - 19.30. Mar, mer, ven e dom 9.30 -19.30. Giov e sab 9.30 - 22.30 Biglietti: Intero 9,00. Ridotto 7,50

La commedia delle arti di Savinio


Prima settimana di apertura per una mostra affascinante quanto complessa. Protagonista il grande dilettante, come amava definirsi lui, Alberto Savinio, al secolo Andrea De Chirico. Fratello proprio di quel De Chirico, Giorgio, che fu per certi versi pi famoso di lui ma anche diversissimo, e proprio questo gli fece decidere di assumere il nome darte di Savinio. La mostra vuol essere unantologica a tutto campo sullarte saviniana, la pi grande mai fatta da trentanni a questa parte. Cento e pi opere esposte, dipinti ma non solo, divise in cinque sezioni tematiche: mito, letteratura, architettura, oggetti e scenografie. S, perch Savinio fu un artista a tutto tondo, di quelli eclettici che forse al giorno doggi non esistono pi. Scrittore, pittore, compositore, drammaturgo, scenografo e regista teatrale. Scopo della mostra proprio il ripercorrere tutte le attivit a cui si interess nel corso della vita, analizzando temi e modi del suo linguaggio. La mostra, curata da Vincenzo Trione (lo stesso curatore dellepica mostra di Dal chiusa un mese fa), propone un incipit e una fine di percorso molto particolari. La voce di Toni Servillo, infatti, accoglie il visitatore nella prima e nellultima sala, declamando a gran voce testi e pensieri di Savinio. Perch solo con le parole di Savinio si pu capire larte e il Savinio-pensiero. Non sproloqui di critici, esperti ecc., ma parole vere, autentiche del maestro, che tanto lasci scritto e che tanto si prodig affinch la sua arte fosse spiegata per ci che era veramente. Difficile inquadrare Savinio a priori, in qualche corrente artistica predefinita. Certo, conobbe i Surrealisti, certo suo fratello fu esponente di spicco della Metafisica. Ma Savinio elabor una poetica tutta sua, non convenzionale neanche per queste correnti di rottura. Apollinaire, amico dei De Chirico ed estimatore dellopera di Savinio, disse di lui che era grande come i geni del Rinascimento toscano. Nato in Grecia, rimase profondamente influenzato dalla cultura classica di quella terra, tanto che dipinse a pi riprese miti classici ed eroi, fino a identificarsi con Hermes, il pi misterioso e ambiguo dio dellOlimpo. Per Savinio la pittura deve essere antinaturalistica, non deve mai assomigliare alla realt, deve essere un mezzo per guardare oltre. E operazione mentale, concettuale, esercizio della mente. Limportante lidea, ed per questo che ogni medium pu essere valido: pittura, disegni, teatro, parole. I riferimenti culturali sono tanti, dalla monumentalit della pittura italiana degli anni 20 e 30, alla rivista Valori Plastici, allarchitettura razionalista, ma presente anche il mondo dellinfanzia, con le famose Isole dei giocattoli, mausolei riferiti a un tempo e a un periodo scomparsi per sempre; i miti greci, la letteratura, con omaggi allamico Apollinaire; lossessione per le aperture, finestre che mettono in scena, teatralmente, potremmo dire, i soggetti dipinti; e ancora donne e uomini in abiti e interni borghesi, omaggio ai suoi familiari, ma con la faccia di galli, pellicani, struzzi e anatre, creature mutanti di un altro mondo. Concludono questo surreale percorso oggetti, abiti, mosaici e decorazioni create da Savinio nelle sue sperimentazioni, per terminare con la bellissima sezione teatrale in cui sono esposti disegni, bozzetti e maquette dei suoi spettacoli, di cui fu spesso regista e drammaturgo. Io sono un pittore oltre la pittura, disse. Oggi non possiamo che dargli ragione.

Alberto Savinio. La commedia dellarte Palazzo Reale. Fino al 12 giugno. Orari: 9.30-19.30; lun. 14.30-19.30; giov. e sab. 9.30-

n. 14 III 13 aprile 2011

15

22.30. Biglietti: intero 9 euro, ridotto

7,5 euro.

Teste composite, ridicole e reversibili. Tra Leonardo e Caravaggio, lArcimboldo riscoperto


Dopo la grande mostra di Parigi del 2007, finalmente anche Milano celebra un suo grande artista con unesposizione importante e densa di contenuti e nuove scoperte. Lartista in questione ovviamente Giuseppe Arcimboldi, meglio conosciuto come lArcimboldo, genio venerato dai contemporanei, dimenticato dalla critica dei secoli scorsi, riscoperto e osannato solo dai Surrealisti in poi. Una mostra, quella allestita a Palazzo Reale, che ha come scopo quello di reinserire nel contesto milanese dorigine lArcimboldo e la sua cultura figurativa, che proprio qui si form, e soprattutto cercare di capire il motivo che spinse Massimiliano II dAsburgo a volerlo alla sua corte. Ecco perch le undici sezioni della mostra tracciano un excursus lungo ed esaustivo, da Leonardo al giovane Caravaggio, sul clima artistico che caratterizz gli anni giovanili dellArcimboldo. Si parte allora con i magnifici disegni di Leonardo e dei suoi seguaci, fondamentali per capire il punto di partenza per la creazione delle famose teste arcimboldiane. Fu Leonardo, infatti, studiando e disegnando volti di vecchi, personaggi tipizzati e infine volti apertamente caricaturali, che diede il via a quel genere di disegni, declinati sotto varie forme e aspetti dai suoi allievi. Melzi, Figino, Luini, Della Porta, De Predis, Lomazzo e altri ancora sono solo alcuni dei nomi presentati in mostra, con disegni che ci mostrano non solo lo studio attento dei volti ma anche la rivoluzionaria apertura alla natura e alla sua descrizione analitica iniziata sempre dal maestro fiorentino e trasmessa ai suoi allievi, come Cesare da Sesto. Per capire il clima della Milano del 500, la seconda sezione introduce a quello che era il fiore allocchiello della citt in quel secolo, le arti suntuarie. Botteghe di armaioli, cristallai, ricamatori, orafi, intagliatori di gemme e tessitori, i cui prodotti erano richiestissimi dalle corti di tutta Europa. Milano capitale del lusso e delle nuove tendenze non solo ora, ma anche cinque secoli fa. Si prosegue con i primi lavori giovanili di Arcimboldo, le vetrate del Duomo realizzate sui suoi disegni, a confronto con quelle del padre Biagio, artista di una generazione precedente, ancora estraneo ai tormenti manieristici; e il grande arazzo del duomo di Como realizzato sempre su un suo cartone. La sezione successiva dedicata agli studi naturalistici, illustrazioni di piante e animali, con disegni autografi dellArcimboldo stesso, attraverso i quali si potr capire il lato scientifico del Rinascimento e la smania di collezionismo dei signori di tutta Europa attraverso la creazioni di Wunderkammer, camere delle meraviglie, in cui racchiudere tutte le rarit, le stranezze e anche le mostruosit della natura. Lallestimento, curatissimo in ogni dettaglio, aiuter il visitatore a entrare nello spirito dellepoca, con la ricostruzione di parte di un vero studiolo cinquecentesco. Si arriva infine a quelli che sono i dipinti pi famosi e ammirati dellArcimboldo, le Quattro Stagioni, qui presenti nelle tre versioni esistenti, quelle di Monaco, di Vienna e del Louvre. Unoccasione unica per confrontarle e vederne gli sviluppi stilistici, con anche una nuova scoperta. Si ritiene infatti che la prima versione, quella di Monaco (1563), sia stata fatta dal giovane Arcimboldi a Milano e portata come dono di presentazione agli Asburgo nel 1562. Non pi dunque unorigine doltralpe, ma unulteriore conferma che le Stagioni si situano nella tradizione milanese delle teste iniziata da Leonardo e analizzata nella prima sezione. Oltre alle Teste, si potranno ammirare anche i Quattro Elementi, mezzi busti umani ma costruiti con oggetti e animali relativi ai diversi elementi naturali: pesci e animali marini per lAcqua, armi da fuoco, candele e acciarini per il Fuoco, una incredibile variet di volatili per lAria, elefanti, alci e cinghiali per la Terra. Animali studiati nel dettaglio di cui si possono riconoscere fino a cinquanta specie diverse per opera. Arcimboldo come straordinario pittore naturalista in linea con gli interessi del secolo. Passando attraverso i disegni degli accademici della Val di Blenio, che aprirono la tradizione della poesia dialettale milanese e ripresero le teste di Leonardo in senso fortemente caricaturale, si arriva alla sala delle feste, dove sono stati ricostruiti anche due esempi di apparati effimeri. Laustera Milano di san Carlo Borromeo era per anche la Milano degli sfrenati festeggiamenti del Carnevale, delle mille occasioni per inscenare balli, feste pubbliche, tornei e sfilate in costume. Arcimboldo fu un grande ideatore di eventi e costumi speciali, tanto che si pensa sia stata la sua abilit in questo campo a farlo conoscere allimperatore; in questa sezione sono presentati alcuni disegni originali (in ogni senso) di vestiti e modelli per apparati trionfali dedicati a Massimilano II. LArcimboldo ebbe un gran successo presso la corte asburgica, tanto che lo volle presso di s anche il successore di Massimiliano, Rodolfo II, che decise di lasciarlo tornare in patria solo a 61 anni, come ci dice in modo camuffato lArcimboldo stesso in un suo bellissimo autoritratto, con la promessa per di continuare a mandargli dipinti e disegni. Eccolo dunque creare le sue opere pi ammirate dai contemporanei, la Flora (ora dispersa), e il Vertunno, straordinario ritratto dellimperatore in veste del dio, creato attraverso frutti composti insieme e osannato dagli umanisti del tempo attraverso rime, madrigali e panegirici. Oltre che alle teste ridicole, il Bibliotecario e il Giurista, mezzi busti creati con gli elementi tipici del proprio mestiere, Arcimboldo dipinse anche due bellissimi esempi di teste reversibili, lOrtolano e la Canestra di frutta. Se guardati a prima vista, le composizioni sembrano rappresentare solo una banale natura morta. Se rovesciati, appunto, questi due dipinti ci mostrano nuovamente due ritratti, due volti, creati con un perfetto assemblaggio di ortaggi e frutta. Un divertissement pregiato e ricercato per lepoca. Si arriva infine allultima opera di Arcimboldo, tra laltro di recente scoperta e attribuzione: la Testa delle quattro stagioni dellanno, un mix di tutti gli elementi naturali gi usati in precedenza, per andare a creare forse la sua opera somma. Chiss che il giovane Caravaggio, che abitava a poca distanza dal grande artista, non abbia visto le sue nature morte assolutamente innovative e moderne, e sia partito proprio da l per ripensare, a suo modo, questo tema. Insomma una mostra ben curata, scientificamente innovativa, che anche grazie allallestimento assolutamente suggestivo, permetter di comprendere appieno e sotto nuova luce unartista per molti secoli ingiustamente dimenticato.

n. 14 III 13 aprile 2011

16

Arcimboldo. Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio. Palazzo

Reale, 10 febbraio 22 maggio 2011 Orari: tutti i giorni 9.30-19.30, Luned 14.30-19.30, Gioved e Sa-

bato 9.30-22.30. Costi: Intero 9,00. Ridotto 7,50

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org NODO ALLA GOLA
di Alfred Hitchcock [Rope, USA, 1948, 80] con: James Stewart, Joan Chandler, John Dall, Farley Granger, Cedric Hardwicke, Constance Collier, Douglas Dick, Edith Evanson, Dick Hogan
Lomicidio unarte per pochi, dice Rupert Cadell (James Stewart) in Nodo alla gola [Rope, USA, 1948, 80] di Alfred Hitchcock. Una teoria pungente ma senza dubbio molto intrigante, quella del Professore: considerare il delitto come una raffinatezza adeguata a poche persone. Idea condivisa dal giovane Brandon Shaw (John Dall), cresciuto con Cadell come tutore, e convinto anchesso che ci vuole classe, intraprendenza, carattere per uccidere. Durante il banchetto organizzato da Brandon e Phillip Morgan (Farley Granger), la discussione sulla filosofia dellomicidio accesa e nellaria c qualcosa di strano (come pi volte fa notare il perspicace Cadell). Il film un adattamento della commedia teatrale di Patrick Hamilton, Hitchcock la trasforma in cinema sperimentando qualche tecnicismo mai provato prima. La prima innovazione di Nodo alla gola lillusione di essere girato con un unico grande piano-sequenza; in realt, sono una decina di lunghi piani-sequenza montati in modo da garantire un flusso unico della macchina da presa (gli stacchi sono nascosti con laiuto di primissimi piani che hanno permesso di sostituire i rulli di volta in volta). Inoltre, tempo reale e tempo narrativo corrispondono ed anche il primo film in cui Hitchcock utilizza il colore. La filosofia di Cadell, condivisa anche da Brandon, un capovolgimento della teoria del Superuomo pensata da Friedrich Nietzsche. Lessere debole uno sbaglio, dice Brandon, e i concetti morali del bene e del male sono relativi. Hitchcock ragiona sul cinismo dellessere umano, sulla tensione spasmodica che si scatena sottopelle in seguito a un gesto orribile, da nascondere. In sala, quella tensione la viviamo, la sentiamo. Palpita dentro di noi mentre veniamo provocati dalle inquadrature del regista che contribuiscono a gonfiare lo stato di ansia. Non paura, ma suspence. La differenza Hitchcock lha pi volte spiegata: La differenza tra suspence e sorpresa molto semplice e ne parlo molto spesso. Tuttavia nei film c spesso confusione tra queste due nozioni. Noi stiamo parlando, c forse una bomba sotto questo tavolo e la nostra conversazione molto normale, non accade niente di speciale e tutta un tratto: boom lesplosione. Il pubblico sorpreso, ma prima che lo diventi gli stata mostrata una scena assolutamente normale, priva di interesse. Ora veniamo alla suspence. La bomba sotto il tavolo e il pubblico lo sa, probabilmente perch ha visto lanarchico mentre la stava posando. Il pubblico sa che la bomba esploder alluna e sa che luna meno un quarto c un orologio nella stanza -; la stessa conversazione insignificante diventa tutta in un tratto molto interessante perch il pubblico partecipa alla scena. Gli verrebbe da dire ai personaggi sullo schermo: Non dovreste parlare di cose banali, c una bomba sotto il tavolo che sta per esplodere da un momento allaltro. Nel primo caso abbiamo offerto al pubblico quindici secondi di sorpresa al momento dellesplosione. Nel secondo caso gli offriamo quindici minuti di suspence. La conclusione di tutto questo che bisogna informare il pubblico ogni volta che possibile, tranne quando la sorpresa un twist, cio quando una conclusione imprevista costituisce il sale dellaneddoto [Franios Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, 1983]. In Nodo alla gola sentiamo suspence, ad esempio, quando la macchina da presa si sofferma per qualche minuto sulla domestica che sparecchia; siamo consapevoli della sorpresa che troverebbe allinterno della cassapanca dove imbandita la tavola, e tiriamo il fiato ogni volta che sposta un piatto. Magistrale quando Hitchcock ricrea lomicidio giocando con i movimenti di macchina, spostando le inquadrature seguendo la narrazione del Professor Cadell che ipotizza le fasi del delitto. E, se per Cadell lomicidio unarte per pochi eletti, dopo gli ottanta minuti di Nodo alla gola a noi sfiora il pensiero che anche il cinema sia un mestiere per fuoriclasse. Paolo Schipani In sala: Rassegna CINESOFIA. Auditorium San Fedele venerd 15 aprile 2011 ore 20.00. In seguito alla proiezione, discussione con G.Piazza e L. Barnab. Bicocca

MIA MOGLIE PER FINTA


di Dennis Dugan [Just Go With It, USA, 2011, 116] con Adam Sandler, Jennifer Aniston, Nicole Kidman
Patrick (Adam Sandler) passato dall'essere un brutto anatroccolo a famoso e ricco chirurgo plastico. Finge per anni di essere sposato, con tanto di fede nuziale al dito, da un lato per accrescere il suo potere

n. 14 III 13 aprile 2011

17

seduttivo sulle donne e, dall'altro, per evitare ogni legame stabile con ognuna di queste. Quando conosce finalmente la ragazza dei suoi sogni, rimane prigioniero e incastrato nelle sue stesse bugie. E' costretto a trovare una vittima sacrificale che reciti il ruolo della moglie infelice del loro rapporto di coppia. La scelta non pu che ricadere sulla sua fedele, seria e onnipresente assistente Katherine (Jennifer Aniston), l'unica donna che lo conosca profondamente. Mia moglie per finta liberamente ripreso da Cactus flower [Fiore di cactus], film del 1969 di Gene Saks. I malintesi e le bugie che creano il tessuto narrativo sono simili, non si

pu dire altrettanto dello spessore degli interpreti. Una giovanissima Goldie Hawn, recitando la parte della pura e svampita amante, vinse l'Oscar come miglior attrice non protagonista. Walter Matthau offre, come in molte altre pellicole, un saggio di espressioni e tempi comici. E l'inarrivabile Ingrid Bergman, per la quale ogni altro aggettivo risulterebbe riduttivo, che riesce magnificamente ad alternare sguardi algidi e intimidatori a scalmanati e frivoli balli sensuali. Mia moglie per finta poco pi di una fotocopia di mille altre commedie americane del genere, Jennifer Aniston e Adam Sandler vengono incastrati in quelli che sono ormai

dei ruoli fissi nella loro carriera. Sullo sfondo del turbolento triangolo amoroso una schizofrenica e ridimensionata Nicole Kidman relegata a un ruolo minore. La visione del film risulta utile per riportare alla memoria l'illustre predecessore e per sancire definitivamente che i fiori di cactus, a Hollywood, non sbocciano pi. Marco Santarpia In sala a Milano: Orfeo, Plinius, The Space Milano, UCI Cinemas Certosa, UCI Cinemas Bicocca.

TEATRO questa rubrica a cura di Guendalina Murroni rubriche@arcipelagomilano.org


Con il libro Il Teatro degli Zoppi Stefano Simone Pintor, giovane regista teatrale milanese, debutta come autore affrontando un argomento originale che ha avuto ben pochi spazi allinterno delle pubblicazioni di storia teatrale occidentale. Il libro si presenta come un racconto di un reale cammino, intrapreso con la volont di viaggiare fisicamente e spiritualmente nei luoghi che i personaggi teatrali egli autori analizzati abitarono. Da Edipo fino ad Arlecchino un breviario di zoppi redatto da un teatrante, impreziosito da un importante apparato iconografico. www.ananke-edizioni.com Continua fino al 17 aprile La Modestia di Rafael Spregelburd al Teatro Out Off. .

GALLERY

VIDEO
ITALO LUPI: DENTRO E FUORI IL SALONE DEL MOBILE

n. 14 III 13 aprile 2011

18