Sei sulla pagina 1di 20

Direttore Luca Beltrami Gadola

Numero 11 anno III


23 marzo 2011 edizione stampabile

L.B.G.- IL SINDACO MORATTI LA MAFIA E LE TRE TAVOLETTE Mario De Gaspari LA MAFIA E I DOVERI DI UN SINDACO Emilio Vimercati NON BASTA VINCERE. BISOGNA DURARE Guido Martinotti BOSSI GHEDDAFI E BERLUSCONI. IL TEATRINO DEI PUPI Gloria Domenighini - EDILIZIA. CRIMINALIT ORGANIZZATA E TUTELA DEL MERCATO Rita Bramante LITALIA UNITA DI NAPOLITANO PREDSIDENTE Riccardo Lo Schiavo DEMOGRAFIA: RIAPRIRE IL DIBATTITO Stefano Zuffi A PROPOSITO DI MOSTRE MILANESI Jacopo Gardella PER UNA CITT DI SPAZI APERTI Giuseppe Ucciero LA MAFIA SIAMO NOI? VIDEO CLAUDIO DE ALBERTIS: COSTRUTTORI E MAFIA MUSICA Pedro 'El Nene' Lugo Martnez canta FIEBRE DE TI Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo TEATRO a cura di Guendalina Murroni CINEMA Paolo Schipani e Marco Santarpia

www.arcipelagomilano.org

IL SINDACO MORATTI E IL GIOCO DELLE TRE TAVOLETTE L.B.G.


Ci risiamo col gioco delle tre tavolette del sindaco Letizia Moratti. Dopo il convegno sulla criminalit mafiosa nel Nord alluniversit Bocconi, organizzato da Libera di Don Ciotti con Mario Draghi, ecco le tre tavolette: la mafia non c (gennaio2010), labbiamo contrastata (febbraio 2011), la contrasteremo (oggi). Ma qual il Moratti pensiero? Non c, o meglio una variabile dipendente. La casa di suo figlio: non ne so nulla, ci sono stata, maggiorenne e fa quello che vuole. Ancora le tre tavolette. Lultima tavoletta la migliore perch viene dalle labbra di chi si fa vanto di occuparsi dei giovani e della loro educazione; come dice un vecchio proverbio milanese: la carit comincia in casa. Ma torniamo alla criminalit organizzata e ai doveri di un sindaco: perch tanta prudenza, tante cautele nelloccuparsi di mafia? La ragione vera forse solo una: il rischio di imbattersi direttamente e senza vie di uscita in episodi che vedano coinvolti in maniera grave sodali di partito o personaggi collocati da lei, o dai partiti che la sostengono, in posizioni di responsabilit amministrativa. Forse chi ci governa non ha capito che cosa successo con la legge del 1993, quella che port al potere Marco Formentini, primo sindaco leghista eletto direttamente. Questa legge, fatta per dare stabilit allesecutivo e liberare il sindaco dalla soggezione dei partiti, non ha risolto il problema della sudditanza dagli stessi perch non ha tenuto conto che gli stessi, essendo gli arbitri dellelezione del sindaco - che non ha mai una forza elettorale autonoma salvo che si presenti con una forte lista civica - esercitano il loro potere persino pi di prima ma dallesterno, anche solo con la minaccia di non sostenere una ricandidatura. Dallaltra parte invece il sindaco, responsabile formalmente della scelta degli uomini della sua squadra, non pu sottrarsi al dovere di controllare la loro capacit, la loro lealt e soprattutto la loro onest e, nellambito della scelta dei dirigenti comunali di pi alto livello, siamo nellidentica situazione. Ma il discorso deve allargarsi. Linfiltrazione della malavita un problema con fortissimi connotati locali da un lato e dallaltro evidente che non basta un meccanismo di repressione ma necessaria una politica di prevenzione. Il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, poche settimane fa ha detto una grande verit: i reati di mafia e camorra spesso vengono taciuti dalle vittime, non solo per timore delle ritorsioni ma perch dal sistema mafioso e nel sistema mafioso traggono convenienze. Dunque follow the money ma non solo nellaccezione di seguire i movimenti di denaro per risalire ai colpevoli ma soprattutto scoprire dove e perch si generi questo denaro, quali siano le condizioni tecnico giuridiche che rendano possibile questa generazione di ricchezza a cominciare dalla parcellizzazione del lavoro. Quello di queste brevi note non il luogo per approfondire il discorso ma per indicare almeno che la strategia di contrasto alla mafia e alla camorra e alla ndrangheta richiede un riesame profondo del modo di organizzare la produzione di beni e servizi e della legislazione che regola i rapporti tra tutti gli operatori del sistema in tutti i suoi aspetti, da quello delle tutele previdenziali alla catena delle responsabilit, alla formulazione di bilanci e, da ultimo ma non ultimo, dai meccanismi di controllo. Un lavoro arduo che dovrebbe vedere un sindaco in primo piano se non per competenza almeno per volont politica. A Milano siamo messi male, per competenza non siamo neanche capaci di asfaltare decentemente i marciapiedi e per volont politica siamo al gattopardismo puro.

LA MAFIA E I DOVERI DI UN SINDACO Mario De Gaspari*


La lotta contro la criminalit organizzata si svolge a pi livelli e su piani differenti: il ruolo della magistratura e delle forze di polizia preminente, non solo perch di loro competenza lazione di tipo repressivo, ma anche perch proprio attraverso le attivit dindagine e i resoconti delle inchieste che si acquisiscono conoscenze sulle strategie operative e il modus operandi delle mafie. Non dobbiamo per dimenticare che la grande criminalit opera comunque sul territorio: vero che si internazionalizzata ed presente in pratica in tutti continenti con suoi uomini e attraverso le cosiddette triangolazioni, ma non rinuncia mai alla presenza locale: vuoi perch nellazione sul territorio che avviene laddestramento del personale, vuoi perch comunque il territorio assicura flussi di denaro in entrata e in uscita, vuoi perch, in ogni caso, la criminalit fatta di persone fisiche e queste persone debbono muoversi a piacimento per operare in maniera efficace. Liniziativa delle amministrazioni locali non dunque per niente secondaria. Ci sono alcune misure preliminari che un Comune dovrebbe essere in grado di predisporre. 1) Innanzi tutto occorre riconoscere, cio ammettere, la presenza della criminalit organizzata sul proprio territorio, non negarla. Sembra poco, ma gi molto perch in certi casi vi la tendenza ad accettare la pace sociale che la criminalit pu assicurare, ad esempio scoraggiando la piccola delinquenza che, attirando lattenzione delle forze dellordine sui piccoli reati, mette in difficolt i traffici di maggior rilievo. 2) Unamministrazione attenta in grado, anche attraverso i necessari supporti, di rilevare gli specifici ambiti di presenza della criminalit nel bacino territoriale. Anche questo lavoro di grande interesse, perch non vi attivit criminale che non sincroci con gli ambiti dintervento dellistituzione locale. Si deve dunque sapere se in quel comune la grande criminalit, che pu essere attiva anche attraverso luogotenenti, intermediatori o personaggi di scarso rango, operi prevalentemente nella prostituzione, nel gioco dazzardo, nellusura, nella gestione degli esercizi commerciali, negli appalti, nella compravendita degli immobili, nei servizi, ecc. 3) Soprattutto nelle aree arretrate, dove il potenziale bacino di cultura delle mafie pi ricco, occorre che il comune sia etichettato come comune antimafioso. Occorre cio che sia riconosciuto allesterno come unistituzione attenta, attiva e capace di riconoscere i prodromi di una

n. 11 III 23 marzo 2011

presenza criminale. Questo significa non accettare la semplificazione e la faciloneria che spesso possono essere veicoli di una pericolosa compromissione con uomini della malavita organizzata. Com emerso in una recente indagine nel sud Milano la dnrangheta capace di orientare il voto amministrativo, condizionando pesantemente loperato della istituzione locale. 4) Bisogna sapere, e nel caso trattare la cosa in maniera adeguata, se le mafie hanno uomini loro, magari non affiliati, semplici antenne come si dice, nellambito del comune, nel consiglio oppure negli uffici. Nel caso si decider di volta in volta e secondo opportunit, come trattare la cosa, in accordo con personale fidato delle forze di polizia, ma intanto lamministrazione sar in grado di decodificare inefficienze, ostruzionismi o eventuali proposte che provengono da quei settori. Come si vede, tra queste poche regole elementari, ho tralasciato lattivit educativa che un comune pu svolgere, in proprio o a supporto della scuola. Non che questa non sia necessaria, ovviamente, ma darei per acquisito, e in un certo senso lo nel nostro paese, soprattutto grazie allimpegno di molti educatori e magistrati, il significato civile e sociale che possono svolgere nella comunit leducazione e la formazione. La lotta alla grande criminalit per oggi materia di una tale urgenza che non vorrei lo prendessimo troppo alla larga. Anche a questo proposito, per, c una cosa di cui i comuni dovrebbero occuparsi un po di pi: oltre un decennio fa era stata costituita una commissione parlamentare sulledilizia scolastica, considerata come uno dei

principali fattori di rischio dellinfluenza mafiosa. Lattenzione dei parlamentari era rivolta soprattutto alla Campania e alla Sicilia e riguardava due aspetti: la permeabilit alla mentalit criminale di complessi educativi fatiscenti e la presenza diretta delle mafie nel settore educativo attraverso le affittanze e i comodati dimmobili, capannoni, vecchi garage, ecc., alla scuola. Ecco, invece di pensare a realizzazioni fantasiose o buone per tagliare nastri, qualche sindaco farebbe bene a dedicare uno sforzo straordinario alledilizia scolastica. In Lombardia, da qualche anno a questa parte, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che la presenza criminale qualcosa di pi strutturale e consistente di unemergenza temporanea. Solo le istituzioni, alcuni amministratori e il prefetto, sembrano non essersene accorti. Ci sono comunque due settori, nella concreta situazione in cui ci troviamo, che devono essere presidiati con efficacia e con metodologie che andranno approfondite: le opere edilizie e la finanziarizzazione delle aree. Per opere edilizie intendiamo non solo gli appalti nei lavori pubblici, ma anche forme di controllo nei cantieri privati: accordi per la sicurezza nei cantieri, per la lotta al caporalato, contro limposizione di manodopera, ecc., sono senzaltro temi su cui i comuni possono dire la loro e svolgere funzioni propulsive e di coordinamento (vi sono gi esperienze in proposito che possono essere riprodotte). Per quanto riguarda lurbanistica, indubbio che linclinazione tutta finanziaria che ha preso questo settore favorisca lafflusso di capitali criminali, com emerso nelle recenti inchieste della magi-

stratura milanese. Il comune non deve essere neutrale. Occorre una disciplina urbanistica rigorosa e occorre sapere a chi sia riconducibile la propriet dei terreni. Non per niente facile, ma occorre fare uno sforzo: a Milano, ad esempio, la deregulation e la borsa territoriale, favoriranno inevitabilmente la concentrazione monopolistica delle aree, agevolando chi possiede tanta liquidit. Tra laltro, a mio avviso, probabile che in citt non ci sia da subito la grande colata che molti prevedono: vi saranno molti lavori preliminari, sbancamenti e movimentazioni di terra in modo da certificare lavvio dei lavori e favorire la compravendita dei terreni. possibile un ulteriore spostamento verso i segmenti meno qualificati e a rischio della catena edilizia: movimentazione terra, cave e smaltimento rifiuti sono settori in buona parte direttamente controllati dalla ndrangheta. Qualche settimana si proposto la creazione di unauthority con compiti di sorveglianza sulle trasformazioni territoriali. Tutto si pu far male e anche le proposte migliori possono essere vanificate ma riconoscere la delicatezza di questa materia, spersonalizzando un po il ruolo dei sindaci, pu essere una strada percorribile. Inutile, per, aspettare che arrivino i nostri e cercare protezioni negli enti sovraordinati: con Formigoni che affronta le bonifiche nel modo che abbiamo visto, che nomina Pietrogino Pezzano alla presidenza di unAsl e un prefetto che di fronte alla ndrangheta fa spallucce, non c proprio da stare allegri.

*Gi sindaco di Pioltello

NON BASTA VINCERE. BISOGNA DURARE Emilio Vimercati


Il 15/16 maggio prossimo, fra meno di sessanta giorni, si svolgeranno le elezioni amministrative anche a Milano. In citt i candidati pi accreditati sono la sindaca uscente Letizia Moratti sostenuta dal PdL e Lega pi le note liste del contorno destrorso e Giuliano Pisapia per la coalizione composta da PD, IdV e varie di sinistra, circa altre sette liste, SeL, Federazione della Sinistra, Radicali, Socialisti, Verdi, Lista Arancio Milly Moratti, Lista Civica Pisapia. Per leventuale ballottaggio del 29/30 maggio sar probabilmente determinante ottenere il consenso del terzo candidato del centro, Manfredi Palmeri, ovviamente se avr un buon risultato e daltra parte se il terzo polo non lo ottiene a Milano, dove altro? I due candidati maggiori, come si conviene in questi casi, ostentano la convinzione di vincere: tranquilli ostenta Pisapia, mentre la Moratti addirittura si sbilancia dichiarando di poter passare anche al primo turno. La competizione ha per una incognita immensa: lastensione. Gli aventi diritto al voto a Milano sono circa un milione e se si avverasse la previsione che indica in circa il 40% i non votanti, il conto presto fatto: 400.000 persone stanno a casa e lo scrutinio si far sui restanti 600.000 elettori. Che una tale massa di votanti non si esprima fa molto pensare e ci si domanda cosa ancora de-

n. 11 III 23 marzo 2011

ve succedere perch vi sia un sussulto di partecipazione. Ma cos . I dati precedenti confermano questa tendenza: nel 2006 la Moratti vinse al primo turno (dicesi primo turno) distaccando il desaparecido Ferrante (preferito a Umberto Veronesi, colpo di genio, il quale fu poi risarcito con un seggio al Senato come duopo): chiamati alle urne (dati Comune, Sicom) circa un milione di elettori, votanti 680.292, Moratti 353.298 (51,9%), Ferrante 319.823 (47%), altri 8 candidati (1,1). Stante lo scarto di 33.475 voti occorreva di questi convincerne 16.737. Ce la faremo ora? Mah. Certo la situazione politica si complicata, le continue frizioni muro contro muro ha allargato la forbice fra i due schieramenti e risulta difficile ottenere il passaggio da una tifoseria allaltra, uno scenario frutto colpevole dellanimosit esagerata delle forze in campo che non favorisce un pacato ragionamento da parte degli elettori, fatto che, come avviene ora, si traduce in un arroccamento o in una non scelta. Per vincere non sufficiente riempire le liste con nomi allettanti, di grido, anzi meglio sarebbe puntare invece su precise competenze, per esempio pensando che i prossimi cinque anni saranno dedicati allattuazione del PGT e necessita attrezzarsi per presidiare il consiglio ed essere allaltezza delle questioni in questo

campo come in altri, specie se infine si dovesse rimanere allopposizione. La possibilit che Pisapia possa vincere c e poggia sulla concreta possibilit di convincere al voto almeno una parte degli astensionisti che si annidano in tanti anche a sinistra. Occorre per che vi sia un segnale forte perch ci accada, dare certezza di stabilit con un messaggio solenne che sostanzialmente possa togliere di mezzo ogni dubbio sulla effettiva unit del blocco di sinistra sapendo che non basta denunciare il malgoverno di questa giunta. Inutile negare che i precedenti sia a livello nazionale (Prodi) che locale, vedasi provincia, hanno deluso molti potenziali elettori e quelle spaccature bruciano negli animi ancora oggi minando la credibilit di una vasta coalizione; necessario un pronunciamento chiaro, senza se e senza ma, sul fatto che se si vince si va fino in fondo senza mettere in discussione la Giunta con minacce di dimissioni o di uscita dalla maggioranza per questo o questaltro problema dando la colpa di volta in volta alle posizioni del PD o allestremismo sinistro. Se dovesse verificarsi una cosa del genere con una rottura della Giunta gi allinizio o durante il mandato, meglio sarebbe perdere subito le elezioni perch vorrebbe dire disilludere ancor di pi gli elettori e stare altri ventanni allopposizione con

questa destra al potere. Se ci succeder saremmo in tanti fuori da Palazzo Marino ad aspettarvi per rincorrervi coi forconi. Quindi opportuno che vi sia gente fidata in consiglio, in giunta e nei CdA, non sono questi i luoghi delle rivincite, no a riciclati e a posti di assessori per disoccupati, specie se bisogner assicurare un posto a tutti e sette i partiti della coalizione, (grillini compresi?), si a candidati di provata fede: il momento troppo importante per permetterci di sbagliare obiettivi e persone, come il candidato sindaco della volta scorsa. Urge dare assicurazioni agli indecisi del dura minga se si vuole riconquistarli al voto utile per vincere le elezioni mostrando lintendimento di una vera e chiara volont di attuare il programma nella piena unit senza pi lo spettro di continui litigi; perci si attende che il candidato sindaco e le forze politiche che lo sostengono mostrino pi grinta e si prodighino con dichiarazioni continue sullimpegno di una duratura coalizione convincendo i cittadini che non hanno di fronte unarmata Brancaleone legata solo da esigenze elettorali ma che anche chi vorrebbe astenersi pu guardare con fiducia a un nuovo governo della citt perch esiste un serio e lungimirante progetto politico.

BOSSI GHEDDAFI E BERLUSCONI. IL TEATRINO DEI PUPI Guido Martinotti


Borghezio: Uhe, adess poedum fa foeura la casta Giulio, Roberto e Umberto (allunisono): Ts ti, stupid! Taci! Adesso la casta siamo noi Penso sia doveroso un commento sul successo del 17 Marzo, rivolgendo innanzitutto un caloroso ringraziamento ai von Clausewitz della Lega, perch sono riusciti a rendere simpatico persino lInno di Mameli. Lidea del Consiglio della Regione Lombardia di suonare lInno allinizio delle sedute mi era sembrata, in quanto tardiva, moderatamente pirla, e comunque sarebbe rimasta uno dei tanti atti burocratici che si fanno pensando ad altro (basta vedere le facce dei calciatori italiani, in analoghe occasioni). Con la geniale sprezzatura dei consiglieri della Lega, che si fermeranno a prendere brioches e cappuccino (a parte il fatto che essendo probabilmente ignoranti della storia, non si sono resi conto che con il termine brioches hanno prodotto uno straordinario remake di una gaffe assurta ad esempio mondiale della dabbenaggine) quegli assenteisti hanno automaticamente trasformato latto burocratico in una nobile e quasi eroica affermazione di principio. Non colgono, i miserelli, il punto ovvio che le sprezzature si possono fare solo dallalto in basso: se cerchi di farle dal basso in alto, finisci per sputarti in faccia. Naturalmente, poich secondo la legge del Cipolla la pirlaggine equidistribuita, c subito il Capogruppo in Consiglio Regionale PDL che dichiara tutto compunto Rispettiamo le opinioni di tutti e questo il bello e la forza della nostra democrazia. Cio se quelli della Lega (o di altri gruppi) decidessero di ruttare (o peggio) tutti in coro, come ormai prassi diffusa sui piccoli schermi, gli altri dovrebbero fare finta di niente: Its the democracy, stupid. Ma a questi, prima che parlino, gli fanno la prova del palloncino? Qui le opinioni non centrano: solo a Napoli, come dice Eduardo De Filippo, il semaforo rosso una opinione. Qui centrano i doveri della propria funzione e la mia idea che se uno viene pagato, con i soldi di tutti, per svolgere un certo compito, se distoglie tempo da quel compito per un motivo futile come il cappuccino, dovrebbe restituire la corrispondente parte del compenso. Quando ero ancora docente universitario (cio prima di andare in pensione) se i sindacati dichiaravano uno sciopero e il singolo docente decideva di aderire, doveva riempire una scheda per lamministrazione che, alla fine dellanno, sottraeva dallo stipendio le ore scioperate. Penso che se i consiglieri leghisti volessero dare una minima parven-

n. 11 III 23 marzo 2011

za di decenza civile alla loro protesta, dovrebbero fare altrettanto. Altrimenti quel cappuccino lo bevono in un tempo a sbafo di tutti i cittadini lombardi, prolungando lantica tradizione del cappuccino a sbafo degli impiegati dei ministeri romani e trasformandosi quindi automaticamente in travet ministeriali romani. Esento moralmente il Trota che essendoci non per meriti propri, ma perch stato imposto dal padre, l a sbafo 24/7, avendo certamente portato via il posto a qualche onesto militante della Lega che probabilmente si era fatto in quattro per anni. La settimana scorsa ho denunciato lazione della Lega diretta a trasformare la potente Lombardia da regione leader della penisola italiana ad appendice degli imperi germanici e quindi destinata a diventare la Terronia dEuropa. Non si era ancora asciugato linchiostro, come si dice, che Bossi, con la solita aria di sicumera che deve avere sempre anche quando chiede dove la toilette, per giustificare un atto che in altri paesi potrebbe anche essere considerato molto vicino allalto tradimento, dato il contesto bellico, ha dichiarato che non votava le risoluzioni contro la Libia, perch noi facciamo come la Germania. Noi chi? La Padania? Ma ha un esercito, un ambasciatore a Berlino, un posto nel consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, pu parlare a nome mio che abito in quelle aree? Oppure la libera repubblichetta di Gemonio forse intende schierare le famose 300mila doppiette con lelmo con il chiodo? Nellultima ora il Boss Bossi, alla ricerca di alleati, ha tirato fuori la Svizzera, riproponendo una pi volte vagheggiata Repubblica Insubrica. Good Luck. Adesso Bossi fa il doppio carpiato allindietro, ma lAlleanza con Gheddafi lha fatta anche, e con molto peso, la Lega. Bossi cerca di fare il verginello, ma La Padania ha sempre presentato il Rais come il baluardo contro le fameliche moltitudini africane. E veramente un destino. E bastato che Obama alzasse il ditino, che anche il machissimo La Russa, il supermacho Bossi e il Sun-ki-mi Cav. Silvio, si siano dovuti

piegare a offrire una ennesima umiliante conferma del vecchio detto che gli italiani non finiscono mai una guerra con lo stesso alleato con cui lhanno cominciata. Ci accingiamo a bombardare, mentre fa una guerra (civile, beninteso, ma lui non la pensa cos) un alleato con il quale solo pochi mesi fa abbiamo firmato un patto di non belligeranza strombazzato con il solito epocale, che aveva come principale contropartita il blocco degli immigrati fortemente voluto dalla Lega dal titolo pomposo di Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la repubblica Italiana e la grande Giamahiria araba libica popolare socialista. (Dal sito del PDL per Silvio: 20 dicembre 2010 ore 16:09 BLOCCO DELLIMMIGRAZIONE CLANDESTINA. La lotta allimmigrazione clandestina prevede: Pattugliamenti congiunti Italia-Libia allinterno delle acque territoriali libiche. Dal 6 maggio 2009 attivo il controllo via mare, per impedire la partenza delle barche dei clandestini verso le nostre coste e per riportarle in Libia, una volta intercettate. In un anno gli sbarchi si sono azzerati. Sorveglianza della frontiera libica meridionale la Libia ha quasi 2.000 chilometri di frontiera nel deserto, dalla quale passano i clandestini provenienti dai Paesi dellAfrica sub sahariana. Questo confine sar monitorato con un sistema satellitare italiano, in base a un accordo tra Libia, lItalia e lUnione Europea, che finanzia il 50% del costo. LItalia il primo Paese che nel rapporto con una ex-colonia riconosce le proprie responsabilit e i danni morali e materiali. Allinizio degli anni Novanta la Libia era un Paese isolato nella comunit internazionale, colpito da sanzioni ONU, considerato un pericolo per la sicurezza e la stabilit nel Mediterraneo. Ora, grazie alla paziente attivit diplomatica del presidente Berlusconi, (SIC!) non pi cos.) E vero che in alcuni casi, con Gheddafi come con Hitler, meglio cambiare anche allultimo momento. Ma linterrogativo solo spostato: che bisogno cera di allearsi con Hitler? Solo la grande lungimiranza del Primo Cav. della storia dItalia, che

pensava di cavarsela con qualche migliaio di morti da buttare sul tavolo delle trattative, ci ha obbligato a una alleanza con Hitler e poi allinevitabile, ma tragicamente costoso, ripudio. Allo stesso modo, mentre non si poteva evitare di fare affari con il despota Gheddafi, come hanno fatto tutti, tranne Reagan, che bisogno cera che il Secondo Cav. della storia dItalia si umiliasse e si rendesse ridicolo davanti a tutto il mondo baciandogli le mani e procurandogli le donne? Si fa largo il sospetto che Berlusconi, abituato ad avere solo alcune escort e una villa in cui cera s uno stalliere, ma senza destrieri, sia rimasto abbagliato dalla comparsa di un Gheddafi a cavallo, con Amazzoni! Ragazzi! Ad Arcre le fanno vestire da infermiere e, al massimo, da poliziotte italiane, che, mi perdonino, non sempre il top della linea Armani, ma Gheddafi le sue le veste con le divise da bellboy dei grandi alberghi nei primi film in technicolor. Wow! Forse il Cav. pensava di trovarsi davanti Lo Sceicco Bianco e (da tempo, peraltro, ce ne cautela la sua ex-signora) ha perso la testa, come Brunella Bovo davanti ad Alberto Sordi nel film di Fellini. Il problema che lonore in gioco non quello degli italiani, che hanno sempre salvato il loro pagando di persona, ma quello di governanti autoritari e irresponsabili, che non si vergognano minimamente di comportamenti disonorevoli scaricati sulle spalle della nazione a ogni giro del vento. Penso che molte persone, tra quelle pi serie che avevano preso in considerazione con favore alcune proposte della Lega, comincino a essere stanche di questi dirigenti che in modo del tutto incontrollato si comportano come se stessero tutto il giorno sul palco di una balera. Spero che Michele Serra non se ne abbia se riporto la sua fantastica storia della battuta di Speroni (by the way, Speroni, who?), che nellintervallo di un dibattito televisivo, qualche tempo fa, gli ha detto Vede io faccio il cafone perch rappresento elettori cafoni. E la democrazia. Ho la sensazione che gli elettori cafoni comincino a chiedersi: Ah, saria mi el pistola?.

EDILIZIA. CRIMINALIT ORGANIZZATA E TUTELA DEL MERCATO Gloria Domenighini*


E facile, affrontando questo tema, scivolare in luoghi comuni o in semplicistiche analisi: pertanto cercher di focalizzare i problemi lasciando aperte le possibili soluzioni. Esiste una correlazione stretta e significativa tra infiltrazione mafiosa e lattuale fase di recessione economica, cos com possibile che le

n. 11 III 23 marzo 2011

aspettative di crescita del mercato in connessione ai lavori per lExpo abbiano concentrato gli interessi mafiosi sul nostro territorio. Il rischio, quindi, che da fasi specifiche del processo edilizio legate prevalentemente ai movimenti terra, il fenomeno dilaghi la dove leconomia legale registra una drastica contrazione dei finanziamenti. La criminalit organizzata conta, infatti, su una permanente, enorme, illimitata liquidit finanziaria. Il pericolo dellusura in agguato e lusura il veicolo che innesta relazioni pericolose. Il confine tra legalit e illegalit chiarissimo: ma non sono altrettanto chiari gli strumenti che permettono alla parte sana del mercato di difendersi dalle infiltrazioni mafiose. Ci sono pesanti problemi nel mercato delle costruzioni che vanno affrontati: la stretta creditizia perseguita dalle banche; la politica dei ribassi tenacemente perseguita nei lavori pubblici; il patto di stabilit, che impedisce alle amministrazioni di rispettare i tempi di pagamento stabiliti in contratto, tempi di pagamento gi cronicamente lunghi che vengono ulteriormente dilatati entro limiti, a volte, non sostenibili; la progressiva monopolizzazione da parte della criminalit organizzata degli impianti e dei mezzi per talune lavorazioni essenziali. In questo non mercato le imprese sono sole e senza adeguate informazioni. Un'efficace azione contro i tentativi dinfiltrazione mafiosa presuppone lefficiente messa in rete e la circolazione delle informazioni riguardanti i soggetti infiltrati. La difesa del sistema economico produttivo dalle aggressioni delle organizzazioni di tipo mafioso passa, infatti, necessariamente anche attraverso lazione degli operatori economici sani, che possono proteggersi solo avendo precisa conoscenza dei soggetti con i quali intrattengono relazioni economiche. Purtroppo larticolato sistema di accertamento, raccolta e veicolazione delle informazioni ha mostrato nel tempo scarsa efficacia. Il sistema vigente si regge, com noto, sulla certificazione di non mafiosit, pi comunemente conosciuta come certificazione antimafia. Lunico strumento possibile di verifica utilizzabile dagli operatori privati rappresentato dal certificato camerale con dicitura antimafia. Va rilevato, peraltro, come a fronte di un numero esorbitante di certificazioni rilasciate nel tempo corrisponda un numero assolutamente irrisorio di soggetti ai quali il nulla osta

stato negato; ci in considerazione del fatto che la comunicazione/certificazione registra il conclamato coinvolgimento dellimpresa nella malavita organizzata, culminato con lapplicazione di una misura preventiva definitiva. Va quindi risolto questo problema, lo Stato deve garantire una pi efficace circolazione delle informazioni circa la mafiosit delle imprese. La legge 136 del 2010, nellambito del piano straordinario contro le mafie, prevede la delega al Governo per una revisione generale del sistema della documentazione antimafia . In attesa della revisione, con la suddetta legge stato introdotto lobbligo della tracciabilit dei pagamenti per le imprese, chiamate da subito a fare la loro parte con adempimenti onerosi e gravosi. Ora aspettiamo che anche la politica faccia la sua parte e che le istituzioni rispondano con la messa in campo di strumenti di supporto alle imprese. Ma con le polemiche non si aiutano le imprese e ben consapevoli che leconomia, le imprese, non deve e non pu sostituirsi al ruolo delle forze dellordine, alle istituzioni, come Associazione abbiamo intrapreso alcune azioni concrete. Questa battaglia diventata un obiettivo primario di Assimpredil, determinata a rafforzare e difendere un tessuto imprenditoriale sano, nella consapevolezza che il futuro dello stesso correlato al presidio delle condizioni di legalit, libert dimpresa e reale concorrenza. Prima di tutto abbiamo condiviso con gli altri attori pubblici e privati il nostro obiettivo e siglato numerosi protocolli che negli anni ci hanno portato a definire comportamenti e individuare percorsi di trasparenza. Tra gli altri vanno ricordati due protocolli, significativi per le ricadute anche a livello normativo: 1) il Patto sulla sicurezza e la regolarit nei rapporti di lavoro, stipulato con il comune di Milano e le organizzazioni sindacali (dicembre 2008) Il settore degli appalti privati non conosce neppure quei minimi e labili sistemi di controllo degli operatori previsti nel settore pubblico. Pertanto, con una previsione assolutamente innovativa, si stabilito di introdurre nelle convenzioni urbanistiche lobbligo per il soggetto attuatore di acquisire la certificazione antimafia per tutte le imprese operanti in cantiere (appaltatori e subappaltatori) contestualmente al loro ingresso e che la violazione di tale obbligo sia sanzionata con una pe-

nale pari a 1.000 euro per ogni violazione; Il patto citato prevede inoltre che i contratti di appalto, subappalto o di affidamento di lavori, servizi e forniture prevedano una clausola risolutiva espressa in presenza dinformazioni prefettizie, (che altrimenti hanno valenza nel solo settore pubblico). 2) il Protocollo di legalit sottoscritto con Prefettura Regione Lombardia, Infrastrutture lombarde e Ferrovie Nord (luglio 2009) Si stabilito di assoggettare al regime autorizzatorio previsto per i subappalti anche tutti i subcontratti relativi alle attivit a rischio mafia che normalmente sfuggono al vaglio della Prefettura. Trattasi di una clausola molto rigorosa e particolarmente onerosa per le imprese per le formalit e gli adempimenti che comporta e che impattano in modo rilevante con lesercizio dellattivit produttiva. La disposizione, tuttavia, stata proposta proprio da Assimpredil Ance nella consapevolezza che allo stato attuale questo lunico sistema di controllo che conduca a un grado di certezza sufficiente circa la non collusione delloperatore economico contattato. 3 ) il Protocollo di legalit in fase di sottoscrizione con la Prefettura. E in dirittura darrivo un Protocollo coordinato dalla Prefettura di Milano che avr quali sottoscrittori la Prefettura stessa, la Provincia di Milano, il Comune di Milano, LAler, lASL, Assimpredil, le organizzazioni dellartigianato e le organizzazioni sindacali. Ancora prima delle citate indicazioni ministeriali, su proposta di Assimpredil, si ritenuto opportuno trasformare la natura volontaria dei controlli suggeriti dallassociazione in vero e proprio vincolo, richiesto nei capitolati speciali degli enti pubblici sottoscrittori. Non sufficiente scrivere delle regole, delle prassi, per far s che i comportamenti conseguano gli obiettivi. Per questo abbiamo fatto unintensa attivit di sensibilizzazione delle imprese associate sullopportunit/ necessit di effettuare controlli aggiuntivi a quelli normalmente effettuati internamente, varando di concerto con gli organi preposti ai controlli antimafia, articolate procedure di verifica. Si tratta di una vera e propria checklist di controllo documentale, sia per il settore pubblico che privato, che consente agli imprenditori di vagliare la correttezza e conformit delloperato dei propri subcontraenti.

n. 11 III 23 marzo 2011

Sappiamo che si tratta di adempimenti aggiuntivi particolarmente onerosi, ma la scelta volontaria degli imprenditori di AssimpredilAnce va nella direzione giusta, la recente circolare del Ministero dellInterno del 23 giugno 2010, individua e consiglia la stessa strategia di monitoraggio documentale da noi gi intrapresa. Sempre con riferimento alle azioni avviate volontariamente dalle imprese, va ricordato il sistema informatizzato di controllo degli accessi per la regolarit e la sicurezza di cantiere gestito dalla nostra Cassa Edile di Milano, Lodi, Monza e Brianza. Il sistema telematico consente di acquisire i dati delle timbrature dingresso del personale impiegato nell'unit produttiva, grazie a uno o pi lettori collocati in prossimit dell'accesso o degli accessi pedonali, e di inviare un flusso di dati a Cassa Edile per i controlli sulla regolarit dei soggetti che accedono in cantiere. Nellindividuazione delle azioni da porre in essere fondamentale prendere atto che linfiltrazione malavitosa nel nostro territorio interessata pi che gli appalti principali a taluni precisi subcontratti: i movimenti terra, lo smaltimento di rifiuti, le discariche, le cave. Ferma restando limprescindibile necessit che, almeno su questi ambiti, sia fatta unadeguata informazione al mercato da parte dei

soggetti pubblici preposti alla vigilanza e al controllo, si cercher di sopperire creando delle vendor list nelle quali annoverare soggetti conosciuti e selezionati, ove possibile, con informative antimafia pulite. Liste di Partner commerciali che a loro volta abbiano accettato gli obblighi di legalit e trasparenza. Vendor list private al posto delle White list delle Prefetture? E comunque, una misura transitoria, segno che le imprese sane stanno facendo ogni sforzo possibile, con la speranza che anche il pubblico (legislatore, Pubblica amministrazione) faccia la sua parte. Una delle storture che abbiamo pi volte evidenziato e che questo sistema, cos com ora congegnato, colpisce pi incisivamente chi viene contagiato di chi ha diffuso il contagio. Deve essere sanzionato chi compromesso con imprese mafiose, ma legittimo chiedersi com che queste imprese mafiose abbiano potuto iscriversi alla Camera di Commercio, iniziare unattivit produttiva, lavorare magari per anni, radicarsi sul territorio e tessere indisturbate relazioni economiche. Qualora emergano tentativi dinfiltrazione mafiosa in una societ, a quella stessa societ viene interdetta la stipulazione di contratti pubblici e il proseguimento dellattivit. un provvedimento gravissimo con pesanti effetti economici e inevitabili

ripercussioni in termini di occupazione. In altre parti dItalia, da pi tempo esposte al rischio della criminalit organizzata, sono in fase di sperimentazione forme che consentono di salvaguardare comunque lazienda, intesa come personale, mezzi, know-how, tradizione, attraverso una sostituzione dei vertici aziendali ed un controllo incisivo e puntuale dei conti. Questo sarebbe opportuno anche per arginare un modo ancora pi subdolo di infiltrarsi: inquinare operatori economici, che, interdetti dallattivit, lasciano scoperti ampi spazi operativi. La lotta alla mafia richiede una sinergia tra lo Stato e gli imprenditori. Occorre essere consapevoli per che questa collaborazione potrebbe esporre le imprese a pericolosi rischi di ritorsione. E necessario allora individuare procedure speciali atte a ridurre la rischiosit del processo di denuncia che permettano, ad esempio, la tutela dell'identit dell'imprenditore denunciante. Come Associazione stiamo lavorando anche su questo fronte perch siamo convinti che sia insostenibile la generalizzazione che, alla fine, chi non denuncia solo perch colluso ed economicamente interessato.

*Direttore di Assimpredil Ance

LITALIA UNITA DI NAPOLITANO PREDSIDENTE Rita Bramante


In un clima simile a quello delle Notti bianche dEuropa si sono aperti a Torino con la Notte Tricolore i festeggiamenti del 150 compleanno dellItalia, proseguiti nei giorni successivi non solo nelle citt storiche capitali dItalia, ma anche in molti altri Comuni, con appuntamenti dedicati allarte e alla cultura, con occasioni di intrattenimento per cittadini di tutte le et e condizione sociale. E accaduto qualcosa di importante, uno straordinario scatto di sentimento e consapevolezza popolare - ha affermato il Presidente Napolitano nel suo intervento al Teatro Regio di Torino, rallegrandosi per la vasta partecipazione popolare con il Tricolore per le strade e nelle piazze d'Italia, ma anche nei tanti paesi pieni di italiani nel mondo: tanta gente che ci crede, che ha riscoperto qualcosa, un rinnovato senso di appartenenza alla Patria, di lealt alla Costituzione e di rispetto dei diritti umani. Tutti i messaggi augurali del Presidente hanno fatto leva su alcune parole chiave che sintetizzano in maniera incisiva lo spirito di queste celebrazioni: orgoglio e fiducia; coscienza critica dei problemi rimasti irrisolti e delle nuove sfide da affrontare; senso della missione e dell'unit nazionale. Una visione dellunit che ben si coniuga con i concetti di pluralit, diversit, solidariet, sussidiariet, che esorta al senso del limite e della responsabilit, promuovendo con determinata fermezza lidea di patria in una Europa di pace, cooperazione e salvaguardia 1 dei diritti umani universali ( ). Anche il Presidente Barack Obama si unito in prima persona agli italiani nel mondo per onorare il coraggio e la visione dei patrioti risorgimentali, ispiratori di lotte di libert in tutto il mondo: Oggi leredit di Garibaldi e di tutti quelli che unirono lItalia vive in milioni di donne e uomini americani di origine italiana, che hanno reso pi forte e ricca la 2 nostra nazione ( ). Un messaggio in continuit con la cerimonia di rievocazione delle guerre di indipendenza americana e italiana celebrata nel 1961 nel prato dei Miracoli di Pisa per unideale stretta di mano tra Washington e Garibaldi: due vite parallele spese per la libert, due amici nel simbolo dellindipendenza, se si fossero conosciuti. Grazie allarchivio cinematografico dellIstituto Luce possiamo rivedere e riascoltare tutte le cronache in bianco e nero di Italia61, le celebrazioni del primo centenario dellItalia, fastose grazie alla favorevole congiuntura economica e realizzate con i ritmi invidiabili del miracolo italiano: dai preparativi dei cantieri per il Palazzo per lEsposizione Internazionale del Lavoro a

n. 11 III 23 marzo 2011

Torino, opera possente e monumentale pensata come rassegna del lavoro nel mondo e come salto nel futuro delle tecnologie, allappello del Presidente di Confindustria a puntare sui valori morali come elemento di propulsione di ogni attivit organizzativa. E ancora il battesimo a Torino degli autobus a due piani, i battelli fluviali sul Po lungo il parco del Valentino, il treno monorotaia del Palazzo per lEsposizione, il lancio della FIAT 1300. Nellalbum dei ricordi di allora anche il simbolo vivente di uno storico centenario, il signor Mattia Ottonello, nato l11 marzo 1861, capace di pronunciare in italiano soltanto le parole signor s, signor no, imparate durante il servizio militare, ancora in attesa

dal 1918 della pensione e affiancato 3 dal figlio di 78 anni ( ). Nel sonoro dellarchivio anche le conclusioni del discorso pronunciato a Montecitorio dal Capo dello Stato Giovanni Gronchi, che esprimono con tono solenne la speranza e laugurio di unItalia che fecondamente lavora allavvento di unera prospera e pacifica per i popoli tutti. E nelle immagini dei festeggiamenti la folla fa ala al suo passaggio, tributandogli ovunque calorosi applausi. Ora, come allora, il Presidente Napolitano ha saputo parlare con accenti commossi e convinti alla gente dItalia, che ha gremito i luoghi delle celebrazioni e gli ha tributato un plauso corale, aggrappandosi al suo messaggio di speranza:

Grazie all'unit siamo diventati un paese moderno. Se fossimo rimasti come nel 1860, divisi in otto Stati, senza libert e sotto il dominio straniero, saremmo stati spazzati via dalla storia, non saremmo mai diventati un grande paese europeo. () E se saremo uniti sapremo vincere tutte le difficolt che ci attendono.
(1) http://www.quirinale.it/qrnw/statico/eventi /150italia-unita/150anni.htm (2) http://www.quirinale.it/qrnw/statico/eventi /150italia-unita/documenti/testoproc.pdf (3) http://www.archivioluce.com/archivio/

DEMOGRAFIA: RIAPRIRE IL DIBATTITO Riccardo Lo Schiavo


Andate e riproducetevi ovvero proletari (ma non solo) di tutti i paesi, unitevi! Ma in che senso? Siamo troppi, siamo maledettamente troppi e nessuno ha il coraggio di dirlo e per motivi religiosi e per motivi economici. Non si pu infrangere il messaggio unitevi e riproducetevi non si pu immaginare che un mercato di fascia medio alta da 60 milioni di persone si riduca a 40 (forse son anche troppi ). Quasi duemila anni fa, nei giorni del massimo fulgore dell'Impero romano, gli abitanti dell'Italia erano in tutto otto milioni e mezzo. Nel 1200 - al tempo dei Comuni - essa torn a contare otto milioni e mezzo dindividui. Attorno al 1300 - epoca delle Signorie - il numero degli italiani batt ogni record, raggiungendo la cifra di undici milioni. Nell'anno 1400, la popolazione della penisola era decimata: solo otto milioni di unit. Nel 1550, la popolazione della penisola conobbe un nuovo primato di undici milioni e seicentomila abitanti. La crisi agraria della fine del Cinquecento, la pi disastrosa dell'epoca moderna, produsse in molte zone effetti catastrofici. Attorno al 1650, la popolazione italiana ridiscese a undici milioni e mezzo di unit. Da allora in poi, torn a crescere: pi di tredici milioni nell'anno 1700, pi di quindici milioni nel 1750, pi di di(1) ciotto milioni nell'anno 1800 Con 60.387.000 di abitanti (al 1 gennaio 2010), l'Italia il quarto paese dell'Unione europea per popolazione e il 23 al mondo. Il Paese ha, inoltre, una densit demografica di 200,03 persone per km/q. Nel 1860 la popolazione italiana ammontava a poco pi di 22 milioni, nel Novecento, fino agli anni settanta l'aumento demografico fu invece pi sostenuto. La popolazione italiana, tuttavia, rimasta sostanzialmente invariata tra il 1981 e il 2001 (crescita zero), per poi riprendere ad aumentare nel primo decennio del III millennio, soprattutto per via dell'immigrazione in quanto il saldo naturale stato o negativo o di poco superiore a 0. Al 1 gennaio 2010, secondo l'ISTAT, gli immigrati regolari in Italia costituivano il 7,1% della popolazione.(5) Ma quanti dovremmo essere per preservare litalico suolo? Quanti turisti dovremmo ospitare allanno senza danneggiare il paese? Quanti contratti lanno dovremmo fare agli immigrati? Dovremmo consentire agli immigrati di stabilirsi definitivamente in Italia? Paradossalmente in un paese come lItalia la cosa pi sensata da proporre, per preservare la vita, il biotipo italico, il suolo i laghi e i fiumi e tutte le altre risorse, disincentivare le nascite, ridurre i consumi per preservare le ricchezze autoctone e limitare temporalmente la permanenza degli immigrati. Ve lo immaginate un politico che va in televisione a dire queste cose da Bruno Vespa? Largomento della sovrappopolazione tab e chi lo solleva nei Paesi cattolici perde voti perch la Chiesa di Roma si impegnata in una difesa della vita, della vita gi dellembrione, il che di fatto produce una crescita demografica dissennata. Anche la maggioranza dei demografi, vero, avversa la limitazione delle nascite (G.Sartori ). In pi non facciamo guerre (meno male ) e abbiamo un sistema sanitario tutto sommato efficiente. Questi due elementi che in passato erano stati forti regolatori del numero della popolazione oggi non lavorano. Ma oggi disponiamo di una serie di parametri per definire limpatto antropico ad esempio: la carbon foot che pu essere definita come la porzione di terreno di cui ha bisogno ciascuna persona per vivere, cio per ricavare le risorse che impiega e smaltire i rifiuti che produce Insomma, si tratta di tradurre in ettari di suolo tutto ci che ci serve per vivere; la carrying capacity, noi italiani occupiamo virtualmente un territorio grande dieci volte lItalia; la carrying capacity pro capite dellItalia di 1,1 ettari, vuol dire che ogni italiano dovrebbe poter vivere in uno spazio di (3) queste dimensioni . Qualcosa sta cambiando nello stile di vita dei cittadini. Il nuovo Rapporto stilato da Cittalia sulle 15 realt metropolitane italiane mira ad evidenziare due trend, nello stesso tempo, antitetici. Da un lato i dati crescenti sulle emissioni di C02 delle 15 citt metropolitane prese in esame e dallaltro un cambiamento di rotta, in fieri, nei comportamenti individuali dei singoli cittadini. Infatti, si manifesta una sempre pi evidente coscienza ambientale lontana da mode passeggere.La ricerca ha misurato limpatto ambientale in termini di emissione di CO2 generate dai consumi e dai comportamenti quotidiani dei singoli cittadini residenti nelle 15 citt. Quattro le aree
(2)

n. 11 III 23 marzo 2011

analizzate: consumi elettrici domestici, consumi residenziali di gas, trattamento di rifiuti e trasporto privato di persone (escluso il trasporto pubblico). Il rapporto misura la carbon-foot del cittadino nel corso del decennio 2000-2009. Qualche numero potr darci la misura della qualit della vita nelle nostre citt. Ad esempio, prendendo come punto di riferimento il dato medio di emissioni nelle 15 realt considerate di CO2 procapite pari a 1.804 kg e come anno di riferimento il 2009, si noter che, tra le citt maggiormente inquinanti vi Roma, in cui le emissioni di C02 ammontano a circa 2.406 kg (questo anche per il suo alto indice di popolosit). A seguire Torino con 2.303 kg, Firenze 2.296 kg, Bologna 2.284 kg, Trieste 2.215 kg e Milano con 1.842 Kg, poco pi della media. La gran parte delle emissioni totali di CO2 si rilevano nelle citt del centro nord che vede Roma capolista con circa 6.600 migliaia di tonnellate, seguita da Milano con 2.408 e Torino con 2.904 (ben oltre la soglia media di 1.261 migliaia di tonnellate). Le citt del sud, invece, complessivamente fanno registrare quote inferiori di emissioni di CO2. Nell'insieme le citt di Roma, Milano, Torino e Genova sono responsabili per circa il 65% delle emissioni totali mentre quelle del sud del 20% appena. LUE ha introdotto, con la direttiva 87/2003/CE, il sistema dei permessi di emissione, che ha determinato la nascita dellEmissions trading, il mercato delle emissioni. Nel caso delle citt in esame i costi pi alti si registrano a Roma con 92,6 milioni di euro, cui seguono Milano con 33,8 e Torino con quasi 30 milioni di euro. Pi del 48% delle risorse destinato a piani ambientali; a con-

fermare questo dato sono le citt di Roma, Milano e Bologna. la mobilit urbana al centro della maggior parte degli interventi (circa il 65% dellammontare complessivo); a seguire progetti legati alla tutela del territorio (24%) e interventi legati alla gestione delle acque (7%), soprattutto al sud. Sono principalmente le abitudini di consumo individuale a incidere sullambiente. Disattenzione e fretta sono nemiche di stili di vita ecosostenibili. Ad aggiudicarsi la maglia nera di spreconi sono i cittadini di Milano e Messina mentre unattenzione pi marcatamente eco-friendly si rileva tra gli abitanti di Catania, Venezia, Reggio Calabria e Geno(4) va. Nel 1900 la popolazione mondiale era di 1,6 miliardi. Nel corso di un secolo aumentata nettamente e questa tendenza non accenna a diminuire. Se alla fine del 1999 eravamo pi di 6 miliardi, nel 2007 abbiamo gi raggiunto i 6,5 miliardi e, secondo l'ultimo Population Prospect delle Nazioni Unite uscito agli inizi di marzo, saremo con ogni probabilit (variante media) 9,2 miliardi nel 2050. Il risultato naturalmente un sempre maggiore impatto sulle risorse naturali. Una delle pi recenti ricerche condotta dal Sustainable Europe Research Institute (SERI) sui flussi delle materie prime che attraversano le economie mondiali attesta che la quantit annuale delle risorse estratte dagli ecosistemi a livello globale da parte delle societ umane aumentata dai 40 ai 53 miliardi di tonnellate lanno nel periodo che va dal 1980 al 2002, un arco di soli 22 anni. Si prevede che nel 2020 arriveremo a sottrarre agli ecosistemi 80 miliardi di tonnellate annui.(5)

Scavando su web tramite google ho trovato questarticolo: LINCONTRO TRA TRUMAN E DE GASPERI: Il presidente del Consiglio ha infine sottolineato la gravit del problema della sovrappopolazione dellItalia e ha informato Truman degli sforzi del governo di Roma nella ricerca di soluzioni internazionali al problema dellemigrazione italiana. Dunque, sui quotidiani del settembre 1951 si leggevano frasi come quella evidenziata. Frasi che sottolineavano come unItalia popolata da poco pi di 40 milioni di persone fosse unItalia afflitta da un grave problema di sovrappopola(6) zione. Il problema dunque noto, da tempo e a tutti forse il caso di cominciare a parlarne. E sia un problema dinquinamento antropico dove il numero eccessivo di umani fattore di inquinamento e questione di comportamento eco sostenibile.
(1) La Popolazione italiana. Un profilo storico di Bellettini Athos; Tassinari F. (cur.) Einaudi (2) http://archiviostorico.corriere.it/2010/ago sto/09/crescita_demografica_non_bene_ all_co_9_100809003.shtml (3) http://www.ilcambiamento.it/inquinamenti /impronta_ecologica.html (4) http://www.cittalia.it/index.php?option=co m_content&view=article&id=2658:primeanticipazioni-sul-qrapporto-cittalia-2010cittadini-sostenibiliq&catid=1:documenticittalia (5) http://www.wwf.it/client/render.aspx?root =555 (5) Wikipedia (6) http://www.oilcrash.com/italia/commenti/ degasper.htm

A PROPOSITO DI MOSTRE MILANESI Stefano Zuffi


Leggo sempre con molto piacere i contributi ad Arcipelagomilano di Antonio Piva, e molto spesso vi trovo quel sentimento di "amore tradito" che quasi quotidianamente prova davanti alla sua citt. Vorrei aggiungere una breve nota ai tuoi commenti sulle mostre in corso a Palazzo Reale (che effettivamente compongono uno scenario complessivo di notevole livello).Mi sono occupato degli aspetti museologici e "didattici" della mostra dei cosiddetti impressionisti dalla Fondazione Clark, che parte dalla parziale ristrutturazione della Fondazione, affidata a Tadao Ando. E' una mostra itinerante, con una scelta di opere compiuta dai curatori del museo, ma poi di volta in volta affidata ad architetti e storici dell'arte delle diverse sedi in cui la mostra si svolge. Milano la prima tappa del tour. Insieme all'architetto Cesare Mari (con il quale, curiosamente, mi ero occupato quindici anni fa di un'altra mostra di impressionisti a Palazzo Reale!) abbiamo cercato di eliminare ogni strettoia o ostacolo nelle sale di pianterreno, per ottenere il massimo di capienza di visitatori sulla base dei parametri di sicurezza; questo spiega anche gli ampi spazi tra i quadri. Grazie a questa soluzione, nonostante il prevedibile successo di una mostra "facile" e forse, come fai comprendere, sostanzialmente "spensierata", non si stanno formando le lunghe code che abbiamo visto nei mesi scorsi per Dal. Cesare Mari ha cercato di dare un'aria ... "domestica" alle grandi e un po' tetre sale con modanature, paraste e colori che vorrebbero richiamare un

n. 11 III 23 marzo 2011

interno alto-borghese, mentre la sala "immersiva" con i filmati e le immagini di Parigi pensata come una pausa di relax (con tanto di panchine "stile boulevard"). Quanto al livello delle sale, stata una scelta precisa aver organizzato la mostra in dieci sezioni tematiche, ho cercato di tenere conto degli spazi specifici a disposizione e delle aspettative del pubblico italiano, mettendo a confronto le opere dei veri e propri "impressionisti" con predecessori, avversari, e anche artisti - come i due bellissimi Tou-

louse Lautrec che hai notato- della generazione successiva. E' significativo notare che sono presenti opere di ventisei diversi pittori (ho fra l'altro dovuto scrivere tutte le biografie...): il titolo di "impressionisti", chiaramente legato a ragioni di marketing, suona forse un po' riduttivo. E' stato gratificante ricevere i complimenti, che mi sono apparsi non di maniera, da parte dello staff della Fondazione. Sfortuna ha voluto che in una "pausa caff" durante l'allestimento il televisore nel bar abbia

mandato in onda il baciamano del Presidente del Consiglio a Gheddafi, il che non ha certo contribuito a far scendere la tensione dei giorni che precedono il vernissage... Infine, una nota quantitativa: la Fondazione Clark, che si trova in una cittadina di 8000 abitanti all'estremit collinare del Massachussets, ha ogni anno in media 250.000 visitatori: vale a dire, il 25% in pi della Pinacoteca di Brera, e il 500% (il quintuplo) del Museo Poldi Pezzoli.

PER UNA CITT DI SPAZI APERTI Jacopo Gardella


Milano possiede luoghi di particolare fascino, ma non li sa valorizzare. Fra i molti che verranno elencati nei prossimi numeri di Arcipelago, merita di essere incluso il sagrato della Basilica romanica dei Santi Apostoli e Nazaro Maggiore, in piazza San Nazaro in Brolo. Il sagrato dominato dal volume rinascimentale della Cappella Trivulzio che precede la Basilica e forma con essa un unico complesso monumentale. Un luogo, quindi, tuttaltro che insignificante, e tuttavia inutilizzabile dagli abitanti della zona, sia come area di sosta e di ricreazione, sia come tappa per una tranquilla e serena visita ai due monumenti. Il traffico, il rumore, linquinamento provenienti dal corso di Porta Romana, che corre in tangenza al sagrato e passa a poche decine di metri dallingresso alla Cappella Trivulzio, rende lo spazio davanti alla Chiesa invivibile. Alcuni anni fa stata realizzata una parziale sistemazione del sagrato, su progetto di Umberto Riva, sensibile e colto architetto milanese; ma le opere portate a termine allora sono oggi gravemente deteriorate e divenute inservibili: la sottile ringhiera in trafilato metallico, sostenuta da eleganti pilastrini di ghisa, si presenta divelta, distorta, arrugginita. Ci dovuto in parte alla maleducazione della gente; ma in parte anche alla esigua consistenza dellintervento, pensato come una aggiunta decorativa, un sottile esercizio di arredo, e non come una radicale trasformazione del sagrato. Questo, per poter diventare unarea vivibile, un luogo accogliente e riparato, deve subire una completa trasformazione e ribaltare il suo attuale orientamento: non pi aprirsi verso il corso, ma rivolgersi, sul lato opposto, verso la Cappella; non pi presentarsi come uno slargo tangente alla grande strada di traffico, ma come un ricetto chiuso, ben separato da quella strada, e dominato dalla facciata della Cappella. Anche in questo sagrato, come era stato gi proposto per quello di Santa Maria delle Grazie, descritto in un articolo precedente, occorre innalzare una barriera tra via di traffico intenso e area destinata alla sosta. La barriera non dovrebbe superare laltezza di un normale muro di cinta, ed essere realizzata in mattoni, oppure in assito di legno, oppure con filari di fitti cespugli; purch, come gi da qualche tempo si vede lungo le autostrade a scorrimento veloce, essa riesca a ostacolare il rumore, impedire linquinamento visivo, frenare i gas tossici. La barriera si sovrapporrebbe a un tratto dellantica Via Vorticata Romana, e ricostituirebbe lormai perduta configurazione ambientale, risalente al secolo II dopo Cristo. Sarebbe quindi un recupero, concreto e puntuale, di una precedente situazione urbanistica, realizzata durante limpero di Roma: un omaggio alla Storia. Nel sagrato della Basilica esistono gi alcuni sparuti e gracili alberelli, troppo scarsi e troppo esili per costituire unisola verde. Il verde tuttavia potrebbe diventare protagonista di un sistema paesaggistico - monumentale, di cui il sagrato rappresenterebbe il fulcro, se soltanto si raggiungesse una convenzione con i proprietari delle case allineate lungo il lato orientale del sagrato stesso; e se si permettesse al pubblico diurno di transitare sotto landrone di quelle case, e sboccare nella zona semi abbandonata retrostante, dove alti alberi, negletti e inosservati, fanno ombra ad un disordinato parcheggio. La zona verde al di l delle case, che oggi si presenta trasandata e dimenticata, domani, collegata pedonalmente con il sagrato, potrebbe diventare una sua espansione e formare un complesso accogliente di non piccole dimensioni. Su questa area verde si affaccia a nord labside della Basilica e a est il fianco gotico-rinascimentale dell Ospedale Maggiore, oggi divenuto Universit: straordinaria compresenza di natura e architettura. Agli abitanti della zona si offrirebbe un invidiabile complesso paesaggistico-monumentale, attraversato da percorsi pedonali, adatto alla sosta di anziani e al gioco di bambini, e posto in localit centralissima. Le operazioni da eseguire sarebbero di piccola entit, non difficoltose, di modesto costo. Basterebbe avere la fantasia urbanistica e la volont amministrativa di progettare ambienti gradevoli allinterno della nostra citt. I due casi, considerati negli articoli del 2 Marzo e di oggi, servono a dimostrare che si possono realizzare, accanto agli interventi a grande scala (linee di ferrovia metropolitana, arterie a scorrimento veloce, sottopassi e svincoli stradali), anche interventi a piccola scala (creazione di giardini, valorizzazione di monumenti, tracciati di percorsi pedonali). Mentre i primi interventi spettano, come ovvio, alla Amministrazione Comunale, i secondi dovrebbero essere di competenza dei Consigli di Zona, che, essendo costituiti dagli abitanti del luogo, sono meglio preparati a conoscere e migliorare le condizioni del quartiere. Occorre tuttavia che i Consigli di Zona siano pi incisivi e pi autorevoli di quanto non lo siano oggi, e siano dotati di

n. 11 III 23 marzo 2011

10

poteri decisionali che per ora non hanno. Nelle grandi citt della Germania le decisioni dellAmministrazione Comunale, attinenti la piccola scala, ossia la micro-scala di quartiere, vengono prese in esame, discusse e attuate, consultando i residenti locali. In quelle citt il Comune promuove, sollecita, assiste, e fornisce informazioni; ma poi lascia che siano i Comitati di quartiere ad approvare le necessarie opere di abbellimento urbanistico e di miglioramento sociale. Ecco una bella lezione per i nostri candidati alle prossime

elezioni amministrative: un bel esempio di democrazia partecipata. Gli interventi alla micro scala di quartiere sono paragonabili allazione, diligente e meticolosa, che svolge una attenta padrona di casa, desiderosa di riassettare e riordinare la propria abitazione, e fiera di mostrarla pulita e decorosa. A una riunione svoltasi anni fa presso lOrdine degli Ingegneri di Milano, Luca Beltrami Gadola aveva usato la medesima similitudine; e aveva esortato ad orientare le proprie azioni verso obiettivi piccoli ma concreti, circoscritti ma realistici, rag-

giungibili e completabili in tempi ragionevoli. In quella stessa occasione egli aveva dissuaso da concepire unurbanistica attuata esclusivamente mediante operazioni ciclopiche, di grande impegno, di alto costo, di lunga durata. Al contrario, soltanto lavorando capillarmente e continuativamente in ogni porzione, anche piccola, del territorio urbano, si torner a dare un volto dignitoso alla nostra citt.

LA MAFIA SIAMO NOI? Giuseppe Ucciero


Libert e sicurezza sono presupposti essenziali, costitutivi, di una societ basata sulleconomia di mercato. Libert di selezionare le opportunit dove e meglio si ritiene, e sicurezza nella conduzione delle proprie attivit economiche, secondo un calcolo razionale di costi benefici che non pu tollerare distorsioni, pena la caduta complessiva dellefficienza del sistema. Libert e sicurezza presuppongono la cultura dei diritti e gli apparati per difenderli. I sistemi criminali, negando i diritti, colpiscono al cuore libert e sicurezza, compromettendo la tenuta complessiva del sistema sociale che li ospita: per questo lallarme Ndrangheta divenuto cos attuale e drammatico anche a Milano. In realt, il buon cittadino milanese coltiva ancora scarsa coscienza della minaccia, attardato com su di una pigra visione tradizionale del fenomeno criminale. Per molti, la criminalit, quando non avventura tragica di soggetti borderline, o di microcriminalit immigrata, come la pecora nera della famiglia sociale, quel parente che si occupa professionalmente della soddisfazione del vizio: prostituzione, gioco dazzardo, stupefacenti. La criminalit in questo senso sembra funzionale al mantenimento in equilibrio della nevrosi della famiglia sociale complessiva, cui offre, quasi in uno sdoppiamento della personalit, gli spazi e le occasioni per evadere dalla norma, salvo poi rientrarvi velocemente non appena soddisfatto il bisogno. Sono affari, affari sporchi ma convenienti, e qualcuno dovr pur farli In ogni caso, ed questa la regola aurea, ognuno sta al suo posto, ognuno nella sua cerchia sociale, in uno schema apparentemente privo di reali rischi per la societ maggiore: a noi gli affari puliti e a voi quelli sporchi. E in effetti, cos le cose sono andate per decenni, sia a Milano che in generale al nord, simili in questo alle evolute societ occidentali. Ma Milano Italia, e come diceva Sciascia la linea delle palme risale inesorabilmente la penisola, trascinando con s quanto di bene e di male allieta o alligna nella societ meridionale. Risalgono verso nord i familismi e le visioni tribali della societ, dove non esistono diritti ma semmai favori, concessi al prezzo della sottomissione complice. Soprattutto risalgono verso la Milano della finanza e del business gli immensi capitali che laccumulazione criminale accresce attraverso i suoi molteplici circuiti, favorendo la contaminazione tra le due cerchie che, pur funzionali luna allaltra, non avrebbero mai dovuto mai mischiarsi. La concreta disponibilit finanziaria di decine di miliardi di euro nelle mani di alcuni, pochi, soggetti, e limpossibilit tecnica di spenderli romanticamente in bagordi, si ormai tradotta nella forma tecnica della accumulazione originaria del capitale: lenorme plusvalore criminale chiede, esattamente come tutti gli altri capitali, di essere adeguatamente valorizzato. La famiglia 'ndranghetista perde a questo punto il connotato di societ tribale locale, per divenire capitalista internazionale che chiede accesso al mercato, a suo modo per, senza mai tradire, n potrebbe farlo, la sua ragione sociale. Cos loffensiva condotta con metodi e con esiti tipici del mondo criminale, dove ovviamente non valgono regole e diritti. Certo, la strategia criminale non prevede necessariamente bombe o assassini eccellenti: est modus in rebus, e ogni cosa a suo tempo. E daltra parte, per ogni segmento economico mirato vi sono modus operandi diversi: al piccolo commercio di quartiere saranno destinate le maniere spicce degli estorsori, mentre nel delicato e impalpabile mondo della finanza ambrosiana le operazioni saranno affidate a quel personale di mestiere che ben si prester a mettere faccia e buone maniere al servizio di padroni esigenti e di difficile maneggio certo, ma tanto generosi. In queste nuove connessioni, si registra come uno sperdimento morale e culturale diffuso, laddove si mischiano e alimentano reciprocamente managerialit criminali e crimini manageriali, intreccio perverso a cui funzionale la massima latina sempreverde: pecunia non olet. Tant, oggi la metastasi del business criminale si manifesta ovunque a Milano, pericolo attuale e concreto, e costringe ognuno a una revisione veloce delle percezioni, delle valutazioni e delle iniziative. Non vi pi spazio per i comportamenti omertosi del Prefetto Lombardi che, passando il suo tempo ad auto annullarsi le multe per occupazione dei posti per disabili, non trova il modo per vedere, sentire e parlare del fenomeno che ha sotto gli occhi. Per questo commis privo di qualsiasi valore che non sia quello apprezzabile dalla controparte, valga come epitaffio il suo stesso motto A Milano la Ndrangheta non esiste. Per lui, la parola dordine pu essere una sola: DIMISSIONI. Ma il livello di attenzione e la tensione delle forze deve coinvolgere lintera societ civile, economica e

n. 11 III 23 marzo 2011

11

culturale, perch sembra ormai in gioco la sua stessa ordinata esistenza. Questo vale per i piccoli commercianti e le grandi imprese, ma anche per i lavoratori che pure sembrerebbero lontani dallessere toccati. Certo la figura imprenditoriale, piccola o grande che sia, aggredita in prima battuta dal contropotere criminale, ma ai lavoratori tocca interrogarsi sulle conseguenze di un degrado del tessuto economico: o qualcuno si illude che il sistema dei diritti e delle tutele possa rimanere intatto in un changement imprenditoriale di questo genere? Chi ha voglia, dia unocchiata alla condizione dei lavoratori delledilizia, o dellortomercato, o di

certi distretti della subfornitura, e capir presto la stretta relazione esistente tra tutela del lavoro e qualit sociale dellimprenditore. Ma non solo di questo si tratta. La diffusione del potere criminale rende poco o nulla attrattivo per gli investitori il territorio in cui prende piede, dato che non vi sono pi presenti libert e sicurezza. EXPO 2015, con il suo corredo di opportunit e grandi lavori edilizi, potrebbe offrire alla linea delle palme loccasione per localizzarsi definitivamente nelle pur umide brughiere padane. E tollerabile questo rischio? E soprattutto quali iniziative, quali strategie e quali misure concrete, intendono prendere e sostenere le Istituzioni, i cor-

pi intermedi della societ civile, le aggregazioni sociali, culturali e del volontariato, e soprattutto quelle imprenditoriali e dei lavoratori? E tempo di scuotersi dal sortilegio leghista, da quella oscena rappresentazione della sicurezza civile interamente fondata sulla minaccia dellimmigrato. E tempo, perch ve ne la stretta necessit, di rigenerare politicamente una visione e uno spazio culturale della sicurezza democratica che riaffermi nella lotta alla criminalit organizzata la stretta relazione tra la forza dei diritti e i beni comuni della libert e della sicurezza.

Scrive Marco Spreafico a proposito della ex Fiera Campionaria, via Senofonte


L'assessore Masseroli, la Moratti, Ligresti e compagnia possono ammirare da oggi il risultato: le costruzioni di City life sull'area ex Fiera di Milano. Abito da trentadue anni in un palazzetto di quattro piani costruito nel 1938 da un noto architetto austriaco. Una costruzione di grande armonia, plafoni a 3.20 mt dal pavimento, ampi locali e servizi di un tempo ovvero cantina, solaio, box. Tutto questo in via Senofonte la strada che costeggiava la vecchia Fiera da piazza Giulio Cesare. Di fronte a me si erge ora un palazzo di otto piani, dietro al quale ne sorge uno di tredici, contornati da altri in sequenza. Quando CityLife inizi a operare, i residenti costituirono un comitato per cercare di arginare la colata di cemento che, dopo la totale demolizione della fiera, stava per abbattersi sull'area. Il Comune avrebbe dovuto intromettersi tra i residenti e CityLife... L'assessore Masseroli nelle riunioni che avemmo in varie sale locali sembrava pi un funzionario CityLife che un uomo al quale doveva interessare il futuro asssetto della citt. Chiedevamo, cosa abbastanza modesta, che le nuove costruzioni arretrassero di 4 mt in pi rispetto ai 6 mt. previsti dai progetti CityLife. Il Comitato perse su tutta la linea, si ritrov anche a pagare un salato conto spese legali addossate dal Tribunale a esso. Ai tempi del sindaco Casati quello che voleva abbattere il Castello Sforzesco per intenderci, fu demolito il Lazzaretto di Porta Venezia. Sull'area venne costruito il quartiere alla sinistra di corso Buenos Aires, uno dei luoghi pi malsani e squallidi di Milano dove strade strettissime non vedono mai il sole a causa dell'altezza delle costruzioni. Il Comune di Milano, come tutte le Autorit che in modo imparziale dovrebbero farsi carico dell'interesse collettivo, spian invece la strada agli interessi dei palazzinari, senza nessun onere avrebbe potuto, dovuto, imporre esso stesso limiti pi consoni, pi rispettosi della situazione urbanistica dei luoghi. Ho voluto citare il Lazzaretto e corso Buenos Aires per sottolineare che 140 anni dopo il potere politico sempre al servizio del mattone. Una veduta d'insieme sui cantieri CityLife da via Cassiodoro potr convincere chiunque che di un cos mostruoso alveare di case per ricchi a 10 000 /mq Milano poteva anche fare a meno. Come vadano le vendite CityLife non lo so, ma ritengo che spendere un milione di euro per 100 mq in un appartamento di 2,70 m. di plafone richieda una fantasia limitata oltre che una modesta gestione dei propri soldi. Basterebbe il risultato CityLife per convincere i milanesi che l'Amministrazione Moratti non sar ricordata con orgoglio nei secoli futuri.

RUBRICHE MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Il Nabucco nazionale
Criticare unopera o un concerto diretti da Riccardo Muti fastidioso e irritante; ormai lo sappiamo, un fenomeno ben noto che non riguarda solo lui n solo il mondo musicale. E lo star system, e funziona cos: quando qualcuno riesce a diventare un divo, in qualsiasi campo, non importa se per reali meriti o per accorte campagne promozionali, i media non osano pi criticarlo per non mettersi contro i propri lettori e

n. 11 III 23 marzo 2011

12

ascoltatori, i mugugni si svolgono solo nellintimit dei salotti (o delle osterie, dipende dai generi) mentre i critici che osano esporsi e cantare fuori dal coro vengono tacciati nella migliore ipotesi di snobismo, nella peggiore dinvidia o di malevolenza. Noi non siamo critici, come pi volte abbiamo detto, ma solo ascoltatori attenti che amano confrontare le loro opinioni, e dunque speriamo di non infastidire o irritare pi di tanto. Il caso Muti emblematico e ricorda analoghi e assai noti casi di taluni grandi architetti le cosiddette archistar e in generale quei personaggi che, grazie soprattutto alla televisione, hanno raggiunto un grado di notoriet tale da sovrastare o annientare ogni possibile dissenso: criticarli diventa politically uncorrect. Siamo in molti a ritenere che Riccardo Muti sia considerevolmente sopravvalutato e che debba la sua fortuna a quellassociazione con Carlo Fontana che forte di grandi protezioni politiche e dellintero establishment industriale milanese ha governato la Scala per un ventennio (1986-2005) allontanando dal Teatro e da Milano tutto il mondo della grande musica internazionale, finch non implosa provocando la rivolta dellorchestra e delle maestranze. A Milano Muti era diventato una vera e propria istituzione ma, fuori dalla cerchia del consenso che si era creato, i dubbi sulle sue qualit artistiche erano fortissimi; basta andarsi a rileggere il famoso articolo del New York Times del 13 agosto 2000 Muti was the wrong man for the Philarmonic nel quale Bernard Holland paventava larrivo di Muti alla N.Y.Philarmonic e - alludendo alle sue maniere imperiose e addirittura arroganti - raccontava come lorchestra gli opponesse un perentorio rifiuto. Sarebbe per ingiusto negargli grandi capacit professionali e altrettanto grande impegno in tutta la sua azione direttoriale; il problema non il suo sapere n il suo saper fare, quanto piuttosto il suo essere, essere musicista, poeta, artista. I recenti problemi di salute, affrontati con dignit e superati con encomiabile spirito di sacrificio, e ancor pi il suo appello pubblico a favore della cultura e dellarte, ci avevano avvicinato a lui, abbiamo riconosciuto in quei passaggi una passione che di solito stentiamo a trovare nella musica da lui diretta; sopratutto questo

Nabucco, eseguito per i 150 anni dellunit dItalia e dunque in un momento di grande emozione, ci aveva fatto fortemente sperare e credere che sarebbe stata la volta buona, che finalmente avrebbe fatto trapelare sentimenti riconoscibili e ci avrebbe restituito un Verdi meno ingessato e distaccato. Labbiamo visto solo in televisione e non in teatro, forse avevamo troppe aspettative: ma non possibile tacere la profonda delusione. Una esecuzione piatta, per nulla aiutata da scene insignificanti e da una regia sbiadita, una musica senza pathos, incapace di trasmettere emozioni; anche sul piano del gesto, un Muti che si vedeva come non avesse nullaltro da raccontare che le scansioni temporali e la rappresentazione della propria autorit di direttore; certamente non il senso profondo, il calore, il colore della musica che andava evocando. E vero anche che intorno al Nabucco si sono creati troppi miti: la storia terribilmente complicata da cui fin troppo facile cogliere solo lafflizione di un popolo senza patria, il grande equivoco sul significato del coro degli ebrei, il finale radioso che induce ad avvalorare speranze politiche in momenti bui della storia, tutto si lega con il tema struggente e con la straordinaria cantabilit del Va pensiero e cos si finisce per attribuire allopera significati ad essa totalmente estranei e tuttavia prossimi allemotivit del momento politico; specialmente in epoche come quella e come questa di intima frustrazione popolare. Muti non aiuta a capire i significati veri dellopera n a parafrasare quelli presunti, ma si preoccupa molto che in orchestra tutto funzioni bene e che nessuno sfugga ai rigori della partitura; i significati altri non contano, non hanno a che fare con il ruolo del Maestro. Musica per una settimana * gioved 24, venerd 25 e domenica 27 allAuditorium un concerto assolutamente inusuale: Sotto il segno dello scorpione per fisarmonica e orchestra di Sofia A. Gubaidulina (lottantenne compositrice tatara che vive ad Amburgo) e The Planets, suite per coro femminile e grande orchestra, capolavoro del 1915 dellinglese Gustav Holst (1874-1934), diretti da Wayne Marshall, ospite ormai usuale dellor-

chestra Verdi e del coro di Erina Gambarina * gioved 24 e sabato 26 al teatro Dal Verme per i Pomeriggi Musicali il sessantottenne direttore svizzero Michel Tabachnik (noto per la sua appartenenza alla setta esoterica dellOrdine del Tempio Solare!) propone le Danze concertanti di Strawinskj, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 di Prokofev (con il giovane pianista calabrese Giuseppe Albanese) e la Settima Sinfonia di Beethoven * luned 28 al Conservatorio, per le Serate Musicali, il pianista Freddy Kempf eseguir varie trascrizioni e parafrasi di Liszt da arie del melodramma italiano (Bellini, Donizetti, Rossini, Verdi.) * marted 29 nellAula Magna dellUniversit, in via Festa del Perdono, lorchestra dellUniversit degli Studi di Milano diretta da Alessandro Crudele esegue, dopo la sinfonia del Barbiere di Siviglia di Rossini, lIdillio-concertino di Ermanno Wolf-Ferrari per oboe (Cline Moinet) due corni ed archi, la suite da Masques et Bergamasques di Gabriel Faur, e Le tombeau de Couperin di Maurice Ravel * mercoled 30 per la Societ dei Concerti i Nrnberger Synphoniker si affidano a due trentenni, il direttore inglese Alexander Shelley e la pianista bulgara Plamena Mangova, per eseguire louverture della Sposa venduta di Smetana, la Fantasia su temi popolari ungheresi ed il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra di Liszt, e concludere con la Terza Sinfonia di Brahms *E infine luned 28 alle ore 18, nella Sala Puccini del Conservatorio, incontro con Michele Campanella in occasione dell'uscita del suo libro "Il mio Liszt" (editore Bompiani, pagine 272), scritto per la celebrazione dei 200 anni dalla nascita del compositore. Campanella, considerato uno dei maggiori virtuosi e interpreti lisztiani cui la Societ Franz Liszt di Budapest ha conferito il Gran Prix du Disque nel 1976, nel 1977 e nel 1998, e lAmerican Liszt Society ha assegnato nel 2002 la medaglia ai meriti lisztiani ha deciso di dedicare lintera sua attivit artistica del 2011 al grande ungherese ideando e realizzando le Maratone lisztiane, un evento mai verificatosi prima dora.

n. 11 III 23 marzo 2011

13

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org La primavera inizia con il Fai
Il FAI, Fondo Ambiente Italiano, propone anche questanno un gradito e atteso appuntamento, le Giornate di primavera. Liniziativa, alla sua diciannovesima edizione, si svolger questo fine settimana, il 26 e 27 marzo, e permetter a tutti di scoprire e riscoprire tanti luoghi e siti culturali del nostro territorio. Il principio sempre lo stesso: due giorni con aperture straordinarie di palazzi, ville, teatri, cascine e dimore storiche, ma anche delle classiche propriet del FAI con tanto altro ancora. Luoghi solitamente chiusi al pubblico o difficilmente visitabili che per loccasione sar possibile ammirare gratuitamente, usufruendo anche, per la maggior parte dei casi, di visite guidate effettuate da esperti. Una manifestazione che da sempre raccoglie incredibili successi e a cui si sono appassionati milioni di visitatori nel corso delle precedenti edizioni. Dal Nord al Sud, dal Trentino alla Sicilia, saranno aperti un totale di 660 beni, un caleidoscopio di proposte per un men vario e adatto ad ogni gusto e interesse. Questanno, inoltre, il FAI ha deciso di prestare un occhio di riguardo alle celebrazioni appena iniziate per il 150 anniversario dellUnit dItalia, con liniziativa 150 luoghi per 150 anni. Il FAI, che opera da sempre come organismo no profit nella conservazione, difesa e valorizzazione della cultura, si dimostra ancora una volta elemento unificante per quel settore che dovrebbe essere senza confini, ma anzi fiero orgoglio nazionale, qual larte. Ecco allora che sui 660 luoghi aperti, 150 sono dedicati nello specifico al Risorgimento italiano, per consentire a tutti i cittadini di scoprire e riscoprire gli eroi a cui dobbiamo la nascita del nostro Paese. Non resta allora che scegliere uno delle centinaia di luoghi eccezionalmente aperti, uno spunto per fare un week end lungo o semplicemente una breve gita fuori porta. Poco importa per: limportante cogliere loccasione per assaporare nuove parti del nostro territorio e della nostra storia. Di seguito un elenco delle principali attivit che si svolgeranno a Milano, Monza e provincia. Per ulteriori dettagli consultare il sito www. giornatafai.it Mostra Eventi drammatici vissuti nel sacrificio, le grandi battaglie risorgimentali Palazzo Reale Sala delle Cariatidi - Civico Museo del Risorgimento: 150 anni di storia - Milano Via Borgonuovo, 23 Palazzo Mezzanotte Sede di Borsa Italiana Spa - Milano Piazza Affari, 6 - Villa Necchi Campiglio Milano Via Mozart, 14 - Arte Romantica e sentimenti patriottici Milano c/o Villa Belgioioso Bonaparte, Galleria dArte Moderna - Via Palestro, 16 -Cascina Due Mulini Albairate - (MI) Via dei Mulini - Le sale sotterranee di Villa Castelbarco - Vaprio DAdda (MI) Dove lAdda affascin Leonardo Via Concesa, 4 - Appartamenti Reali della Villa di Monza Viale Brianza, 1 Saletta Reale della Stazione di Monza Via Enrico Arosio, 14

La formazione giovanile di Caravaggio tra Venezia e Lombardia


blico. Gi linaugurazione stata un grande evento, che ha visto protagonisti anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, arrivato da Roma appositamente, e il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Certo, dopo i nuovi tagli alla cultura appare buffo che certe autorit partecipino alle inaugurazioni di mostre e musei, ma questa lItalia. I nomi della mostra sono di gran richiamo, Caravaggio appunto, ma anche quello dello stesso Sgarbi che, si sa, nel bene e nel male fa sempre parlare di s. E bene per fare fin da subito alcune precisazioni su che cos questa mostra e su cosa si deve aspettare il visitatore, visto che questa non una delle tante mostre su Caravaggio che si sono fatte in Italia fino ad oggi, ma ha un altro scopo. Per spiegare al meglio di cosa tratta questa mostra, bene concentrasi, pi che sul titolo, sul sottotitolo: Gli anni della formazione tra Venezia e Milano. Perch questo lobiettivo dellesposizione, ricostruire il possibile itinerario svolto dal Merisi nella sua giovinezza, prima di trasferirsi a Roma nel 1592-93 circa. Se di sicuro si sa che il Caravaggio fu allievo di Simone Peterzano per quattro anni, dal 1584 al 1588, poco si sa di quegli anni e di quelli, totalmente avvolti nel buio, che precedettero il suo viaggio nella capitale. La mostra, con le sue sessanta opere, crea un percorso geografico che ricrea i possibili viaggi fatti dal Merisi, come disse gi nel 1929 Roberto Longhi: non si pretende di segnare itinerari precisi ai suoi viaggi (o siano pure vagabondaggi) di apprendista; ma non si potrebbe porli mai in altra zona da quella che da Caravaggio porta a Bergamo, vicinissima; a Brescia e a Cremona, non distanti; e di l a Lodi e a Milano. Gi ai tempi dei suoi Quesiti caravaggeschi, il Longhi, pur credendolo ancora nativo del borgo di Caravaggio, tracci quellideale itinerario di citt e pittori che rappre-

Caravaggio Medusa Murtola, 1596-1597 Collezione privata, Milano

Ritorno a Milano in grande stile di Vittorio Sgarbi, che firma una mostra, Gli occhi di Caravaggio, presso il Museo Diocesano, tutta da vedere e che non mancher di catalizzare lattenzione del grande pub-

n. 11 III 23 marzo 2011

14

sentarono davvero gli albori della pittura del giovane Michelangelo Merisi. Ecco allora che proprio su queste citt si concentrano le cinque sezioni della mostra: Venezia, Cremona, Brescia, Bergamo e Milano. Al loro interno possibile ammirare capolavori preziosi di Tiziano, Giorgione, Tintoretto, Lorenzo Lotto e Jacopo da Bassano, maestri veneti dalle incredibili abilit coloristiche e tonali; nella sezione di Cremona sono raccolti i diretti precedenti per i notturni e le pose caravaggesche, ovvero le enormi pale di Antonio e Vincenzo Campi; nella sezione di Brescia non possono mancare Savoldo e il Moretto, cos come nella rivale Bergamo spadroneggiano i ritratti di Giovan Battista Moroni. E a Milano poi che troviamo i maestri pi diretti del Merisi, come Simone Peterzano e altri artisti che probabilmente conobbe e da cui prese lattenzione per la natura e la realt: il Figino, Fede Galizia, Lomazzo, Giovanni Agostino da Lodi. Questi i nomi importanti che conducono il visitatore a capire come sono nate, tra le altre, anche due ope-

re di Caravaggio presenti in mostra: la Flagellazione di Cristo (1607-08), del Museo di Capodimonte, opera matura, posta accanto alle monumentali tele dei fratelli Campi (non si potr non riconoscere gli stessi artifici); e la giovanile Medusa Murtola, seconda versione di quella pi famosa Medusa esposta agli Uffizi. Anche una terza opera era prevista e indicata (dai giornali) come punto centrale della mostra: Il riposo dalla fuga in Egitto della galleria Doria Pamphilj di Roma, eseguita nei primi anni romani. Al momento, per motivi tecnici, il quadro non ancora per esposto in mostra. Lo si attende con impazienza ma da sottolineare come la presenza o meno di quellopera non alteri il senso di unesposizione che per la prima volta mette in luce le origini davvero lombarde del Caravaggio, mettendo fianco a fianco opere di pittori lombardi e veneti che il Merisi vide e di cui serb memoria per tutta la sua breve, ma assolutamente rivoluzionaria, esistenza.

Tiziano Vecellio,San Giovanni Battista, Gallerie dellAccademia, Venezia

Gli occhi di Caravaggio. Gli anni della formazione tra Venezia e Milano. Museo Diocesano. Dal 10 marzo al 3 luglio. Orari: 10-18. Chiuso luned. Intero: euro 12. Ridotto: euro 10.

Il lascito dei Clark: gli impressionisti e un museo raro


Milano torna ad ospitare, a dieci anni di distanza dallultima volta, una vecchia passione, gli Impressionisti. E Palazzo Reale a presentare la prima tappa di un tour mondiale, che, partito da Williamstown, Massachusset, arriver a toccare tante citt importanti. 73 capolavori della collezione americana dello Sterling and Francine Clark Art Institute saranno esposti da qui a giugno per permettere anche al pubblico milanese di osservare opere importanti di maestri dellImpressionismo come Monet, Manet, Sisley, Pissarro, Renoir, Degas, Caillebotte, Berthe Morisot e Mary Cassat (uniche due donne del movimento), e altri ancora. Impressionisti ma non solo. Lesposizione comprende anche opere di artisti accademici dell800, quali William-Adolphe Bouguereau, Jean-Lon Grme e Alfred Stevens, ma anche i pittori della cosiddetta Scuola di Barbizon, diretta precedente dellImpressionismo, con nomi quali Corot, Rousseau e Millet. Una carrellata che ci porta per a conoscere anche alcune importanti opere di maestri del postimpressionismo, come Gauguin, con le contadine bretoni, Bonnard, con le sue ragazze colorate a campiture piatte, Daumier e, infine, il genio di Toulouse-Lautrec con i suoi ritratti pensosi e assorti. Una mostra varia e variegata, divisa in 10 sezioni tematiche che analizzano i principali temi trattati dagli Impressionisti: la luce, limpressione, la natura, il mare, il corpo, la citt e la campagna, i viaggi, i volti, i piaceri e la societ. Il percorso espositivo riunisce dunque i capolavori dei pi grandi artisti francesi che, nelle loro varie evoluzioni e declinazioni, dal realismo, allimpressionismo al post-impressionismo, si sono confrontati con queste tematiche rivoluzionando il concetto di pittura e il ruolo dellarte nella societ borghese dellepoca. Societ con cui tutti gli artisti esposti si sono dovuti scontrare, spesso nel vero senso del termine. La mostra propone quindi un percorso gradevole, una piacevole passeggiata da fare attraverso le sale, rimirando opere che ottennero successi strepitosi al Salon francese, luogo deputato per esporre opere di pittura accademica; ma anche opere, alcune davvero notevoli, che non furono nemmeno prese in considerazione ai tempi, e anzi furono assolutamente incomprese e schernite. Opere che, in realt, portarono ad una rivoluzione totale dellarte e del modo di dipingere, per tecnica e soggetti. Certo la mostra non brilla per avere capolavori a livello assoluto, ma questo facilmente spiegabile raccontando la storia e il carattere di chi questa collezione mise insieme. Robert Sterling Clark fu uno di quei personaggi fuori dalla norma, allora come oggi. Nato nel 1877 da una famiglia americana ricchissima (il nonno fu socio in affari di quel Singer delle macchine per cucire), eredit una fortuna da parte di padre e di madre, e questo gli permise di vivere una vita agiata e lontana dalle preoccupazioni pi banali. Spirito indomito, allergico alle formalit della sua famiglia, organizz una spedizione di studio a cavallo nella Cina e ne scrisse un libro. Visti i rapporti tesi con uno dei fratelli, decise di sfuggire allambiente borghese di New York trasferendosi a Parigi. Tappa fondamentale questa, che gli permise, oltre che di iniziare a collezionare arte, anche di cono-

n. 11 III 23 marzo 2011

15

scere una graziosa attrice della Comdie-Franaise, Francine Clary, con la quale inizi uno straordinario percorso di vita, e che spos nel 1919. Gi dagli anni 10 Clark inizi a interessarsi e a comprare opere darte, per lo pi dipinti, dei grandi maestri del Rinascimento italiano come Piero della Francesca e Ghirlandaio. Poi la sua passione sindirizz, quasi per caso, verso gli Impressionisti, conosciuti attraverso mercanti darte suoi amici. Uomo che non amava le luci della ribalta, Sterling inizi la sua attivit di collezionista quasi nellombra, scegliendo opere s di grandi autori, ma che soprattutto colpivano e affascinavano lui e la moglie. Una scelta istintuale, lontana dalle logiche di mercato o dalle mode. E fu cos che nel 1913 arriv a comprare il suo primo Renoir, primo appunto, di oltre 30 quadri del maestro francese, che divenne il

suo preferito in assoluto e di cui am circondarsi esponendo queste opere nelle sue varie case. Se gi dal 1913 aveva pensato ad organizzare un suo museo privato, solo a 70 anni Sterling arriv a decidere di crearne uno suo per davvero. Dopo una vita trascorsa tra New York, Parigi e la casa di famiglia dei Clark a Cooperstown, la coppia decise di creare un nuovo edificio in stile classico a Williamstown, Massachusset. Unala di questo palazzo, inaugurato nel 1955, divenne la loro casa, finch la morte non colse Sterling a poco pi di un anno dalla creazione di questo museo. Un lascito importante, quello di Robert e Francine, fatto da unincredibile collezione di dipinti ma anche di oggetti dargento, porcellane, libri antichi, stampe e disegni. Listituto fu corredato anche da una generosa donazione e da unintelligente e liberale statuto che ha permesso allisti-

tuzione di non essere solo un museo, ma anche un centro di ricerche di fama mondiale, promotore di attivit e stanziamenti a favore dellarte e delle persone che di arte si occupano. Quello stesso statuto permette che, anche oggi, la collezione venga accresciuta e integrata da nuovi acquisti, fatti sempre pensando a quei criteri di scelta che usavano Sterling e Francine e che hanno permesso lacquisto di nove nuove opere presenti in questa mostra.

Gli impressionisti. I capolavori della Clark Collection. Palazzo Reale 2 marzo 19 giugno 2011 Orari: lun. 14.30 - 19.30. Mar, mer, ven e dom 9.30 -19.30. Giov e sab 9.30 - 22.30 Biglietti: Intero 9,00. Ridotto 7,50

La commedia delle arti di Savinio


Prima settimana di apertura per una mostra affascinante quanto complessa. Protagonista il grande dilettante, come amava definirsi lui, Alberto Savinio, al secolo Andrea De Chirico. Fratello proprio di quel De Chirico, Giorgio, che fu per certi versi pi famoso di lui ma anche diversissimo, e proprio questo gli fece decidere di assumere il nome darte di Savinio. La mostra vuol essere unantologica a tutto campo sullarte saviniana, la pi grande mai fatta da trentanni a questa parte. Cento e pi opere esposte, dipinti ma non solo, divise in cinque sezioni tematiche: mito, letteratura, architettura, oggetti e scenografie. S, perch Savinio fu un artista a tutto tondo, di quelli eclettici che forse al giorno doggi non esistono pi. Scrittore, pittore, compositore, drammaturgo, scenografo e regista teatrale. Scopo della mostra proprio il ripercorrere tutte le attivit a cui si interess nel corso della vita, analizzando temi e modi del suo linguaggio. La mostra, curata da Vincenzo Trione (lo stesso curatore dellepica mostra di Dal chiusa un mese fa), propone un incipit e una fine di percorso molto particolari. La voce di Toni Servillo, infatti, accoglie il visitatore nella prima e nellultima sala, declamando a gran voce testi e pensieri di Savinio. Perch solo con le parole di Savinio si pu capire larte e il Savinio-pensiero. Non sproloqui di critici, esperti ecc., ma parole vere, autentiche del maestro, che tanto lasci scritto e che tanto si prodig affinch la sua arte fosse spiegata per ci che era veramente. Difficile inquadrare Savinio a priori, in qualche corrente artistica predefinita. Certo, conobbe i Surrealisti, certo suo fratello fu esponente di spicco della Metafisica. Ma Savinio elabor una poetica tutta sua, non convenzionale neanche per queste correnti di rottura. Apollinaire, amico dei De Chirico ed estimatore dellopera di Savinio, disse di lui che era grande come i geni del Rinascimento toscano. Nato in Grecia, rimase profondamente influenzato dalla cultura classica di quella terra, tanto che dipinse a pi riprese miti classici ed eroi, fino a identificarsi con Hermes, il pi misterioso e ambiguo dio dellOlimpo. Per Savinio la pittura deve essere antinaturalistica, non deve mai assomigliare alla realt, deve essere un mezzo per guardare oltre. E operazione mentale, concettuale, esercizio della mente. Limportante lidea, ed per questo che ogni medium pu essere valido: pittura, disegni, teatro, parole. I riferimenti culturali sono tanti, dalla monumentalit della pittura italiana degli anni 20 e 30, alla rivista Valori Plastici, allarchitettura razionalista, ma presente anche il mondo dellinfanzia, con le famose Isole dei giocattoli, mausolei riferiti a un tempo e a un periodo scomparsi per sempre; i miti greci, la letteratura, con omaggi allamico Apollinaire; lossessione per le aperture, finestre che mettono in scena, teatralmente, potremmo dire, i soggetti dipinti; e ancora donne e uomini in abiti e interni borghesi, omaggio ai suoi familiari, ma con la faccia di galli, pellicani, struzzi e anatre, creature mutanti di un altro mondo. Concludono questo surreale percorso oggetti, abiti, mosaici e decorazioni create da Savinio nelle sue sperimentazioni, per terminare con la bellissima sezione teatrale in cui sono esposti disegni, bozzetti e maquette dei suoi spettacoli, di cui fu spesso regista e drammaturgo. Io sono un pittore oltre la pittura, disse. Oggi non possiamo che dargli ragione. Alberto Savinio. La commedia dellarte Palazzo Reale. Fino al 12 giugno. Orari: 9.30-19.30; lun. 14.30-19.30; giov. e sab. 9.3022.30. Biglietti: intero 9 euro, ridotto 7,5 euro.

Teste composite, ridicole e reversibili. Tra Leonardo e Caravaggio, lArcimboldo riscoperto


n. 11 III 23 marzo 2011 16

Dopo la grande mostra di Parigi del 2007, finalmente anche Milano celebra un suo grande artista con unesposizione importante e densa di contenuti e nuove scoperte. Lartista in questione ovviamente Giuseppe Arcimboldi, meglio conosciuto come lArcimboldo, genio venerato dai contemporanei, dimenticato dalla critica dei secoli scorsi, riscoperto e osannato solo dai Surrealisti in poi. Una mostra, quella allestita a Palazzo Reale, che ha come scopo quello di reinserire nel contesto milanese dorigine lArcimboldo e la sua cultura figurativa, che proprio qui si form, e soprattutto cercare di capire il motivo che spinse Massimiliano II dAsburgo a volerlo alla sua corte. Ecco perch le undici sezioni della mostra tracciano un excursus lungo ed esaustivo, da Leonardo al giovane Caravaggio, sul clima artistico che caratterizz gli anni giovanili dellArcimboldo. Si parte allora con i magnifici disegni di Leonardo e dei suoi seguaci, fondamentali per capire il punto di partenza per la creazione delle famose teste arcimboldiane. Fu Leonardo, infatti, studiando e disegnando volti di vecchi, personaggi tipizzati e infine volti apertamente caricaturali, che diede il via a quel genere di disegni, declinati sotto varie forme e aspetti dai suoi allievi. Melzi, Figino, Luini, Della Porta, De Predis, Lomazzo e altri ancora sono solo alcuni dei nomi presentati in mostra, con disegni che ci mostrano non solo lo studio attento dei volti ma anche la rivoluzionaria apertura alla natura e alla sua descrizione analitica iniziata sempre dal maestro fiorentino e trasmessa ai suoi allievi, come Cesare da Sesto. Per capire il clima della Milano del 500, la seconda sezione introduce a quello che era il fiore allocchiello della citt in quel secolo, le arti suntuarie. Botteghe di armaioli, cristallai, ricamatori, orafi, intagliatori di gemme e tessitori, i cui prodotti erano richiestissimi dalle corti di tutta Europa. Milano capitale del lusso e delle nuove tendenze non solo ora, ma anche cinque secoli fa. Si prosegue con i primi lavori giovanili di Arcimboldo, le vetrate del Duomo realizzate sui suoi disegni, a confronto con quelle del padre Biagio, artista di una generazione precedente, ancora estraneo ai tormenti manieristici; e il grande arazzo del

duomo di Como realizzato sempre su un suo cartone. La sezione successiva dedicata agli studi naturalistici, illustrazioni di piante e animali, con disegni autografi dellArcimboldo stesso, attraverso i quali si potr capire il lato scientifico del Rinascimento e la smania di collezionismo dei signori di tutta Europa attraverso la creazioni di Wunderkammer, camere delle meraviglie, in cui racchiudere tutte le rarit, le stranezze e anche le mostruosit della natura. Lallestimento, curatissimo in ogni dettaglio, aiuter il visitatore a entrare nello spirito dellepoca, con la ricostruzione di parte di un vero studiolo cinquecentesco. Si arriva infine a quelli che sono i dipinti pi famosi e ammirati dellArcimboldo, le Quattro Stagioni, qui presenti nelle tre versioni esistenti, quelle di Monaco, di Vienna e del Louvre. Unoccasione unica per confrontarle e vederne gli sviluppi stilistici, con anche una nuova scoperta. Si ritiene infatti che la prima versione, quella di Monaco (1563), sia stata fatta dal giovane Arcimboldi a Milano e portata come dono di presentazione agli Asburgo nel 1562. Non pi dunque unorigine doltralpe, ma unulteriore conferma che le Stagioni si situano nella tradizione milanese delle teste iniziata da Leonardo e analizzata nella prima sezione. Oltre alle Teste, si potranno ammirare anche i Quattro Elementi, mezzi busti umani ma costruiti con oggetti e animali relativi ai diversi elementi naturali: pesci e animali marini per lAcqua, armi da fuoco, candele e acciarini per il Fuoco, una incredibile variet di volatili per lAria, elefanti, alci e cinghiali per la Terra. Animali studiati nel dettaglio di cui si possono riconoscere fino a cinquanta specie diverse per opera. Arcimboldo come straordinario pittore naturalista in linea con gli interessi del secolo. Passando attraverso i disegni degli accademici della Val di Blenio, che aprirono la tradizione della poesia dialettale milanese e ripresero le teste di Leonardo in senso fortemente caricaturale, si arriva alla sala delle feste, dove sono stati ricostruiti anche due esempi di apparati effimeri. Laustera Milano di san Carlo Borromeo era per anche la Milano degli sfrenati festeggiamenti del Carnevale, delle mille occasioni per inscenare balli, feste pubbliche,

tornei e sfilate in costume. Arcimboldo fu un grande ideatore di eventi e costumi speciali, tanto che si pensa sia stata la sua abilit in questo campo a farlo conoscere allimperatore; in questa sezione sono presentati alcuni disegni originali (in ogni senso) di vestiti e modelli per apparati trionfali dedicati a Massimilano II. LArcimboldo ebbe un gran successo presso la corte asburgica, tanto che lo volle presso di s anche il successore di Massimiliano, Rodolfo II, che decise di lasciarlo tornare in patria solo a 61 anni, come ci dice in modo camuffato lArcimboldo stesso in un suo bellissimo autoritratto, con la promessa per di continuare a mandargli dipinti e disegni. Eccolo dunque creare le sue opere pi ammirate dai contemporanei, la Flora (ora dispersa), e il Vertunno, straordinario ritratto dellimperatore in veste del dio, creato attraverso frutti composti insieme e osannato dagli umanisti del tempo attraverso rime, madrigali e panegirici. Oltre che alle teste ridicole, il Bibliotecario e il Giurista, mezzi busti creati con gli elementi tipici del proprio mestiere, Arcimboldo dipinse anche due bellissimi esempi di teste reversibili, lOrtolano e la Canestra di frutta. Se guardati a prima vista, le composizioni sembrano rappresentare solo una banale natura morta. Se rovesciati, appunto, questi due dipinti ci mostrano nuovamente due ritratti, due volti, creati con un perfetto assemblaggio di ortaggi e frutta. Un divertissement pregiato e ricercato per lepoca. Si arriva infine allultima opera di Arcimboldo, tra laltro di recente scoperta e attribuzione: la Testa delle quattro stagioni dellanno, un mix di tutti gli elementi naturali gi usati in precedenza, per andare a creare forse la sua opera somma. Chiss che il giovane Caravaggio, che abitava a poca distanza dal grande artista, non abbia visto le sue nature morte assolutamente innovative e moderne, e sia partito proprio da l per ripensare, a suo modo, questo tema. Insomma una mostra ben curata, scientificamente innovativa, che anche grazie allallestimento assolutamente suggestivo, permetter di comprendere appieno e sotto nuova luce unartista per molti secoli ingiustamente dimenticato. Arcimboldo. Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio. Palazzo

n. 11 III 23 marzo 2011

17

Reale, 10 febbraio 22 maggio 2011 Orari: tutti i giorni 9.30-19.30, Luned 14.30-19.30, Gioved e Sa-

bato 9.30-22.30. Costi: Intero 9,00. Ridotto 7,50

Terre vulnerabili atto secondo. Interrogare ci che ha smesso per sempre di stupirci
AllHangar Bicocca iniziata la seconda fase di Terre vulnerabili. Un progetto site specific che prevede lallestimento di quattro mostre diverse nellarco di sette mesi, legate tra loro dal tema specifico della vulnerabilit. Unidea innovativa e interessante per un progetto mai stabile ma in continuo divenire e cambiamento, curato da Chiara Bertola con la collaborazione di Andrea Lissoni. Un progetto sperimentale in quattro fasi, come quelle lunari, che arriver ad esporre i lavori di trenta artisti internazionali, aggiunti gradualmente di mostra in mostra. Iniziato il 21 ottobre con la mostra Le soluzioni vere arrivano dal basso; continua con questa esposizione, inaugurata il 2 febbraio, dal titolo Interrogare ci che ha smesso per sempre di stupirci; per poi arrivare a quelle dei prossimi mesi, con Alcuni camminano nella pioggia altri semplicemente si bagnano, marzo 2011, e Lanello pi debole della catena anche il pi forte perch pu romperla, aprile 2011. Un lavoro sperimentale anche per il modo in cui stato ideato il progetto. Dal settembre 2009 infatti, la curatrice e i vari artisti interpellati si sono pi volte incontrati per discutere, riflettere, condividere idee e progetti per creare delle opere adatte al tema e in dialogo tra loro. Ecco perch il risultato non mai definitivo. Gli artisti infatti si riservano di modificare, trasformare, spostare, aggiungere e correggere il proprio lavoro, per accordarlo agli altri e al pubblico. Il progetto in evoluzione continua, germinativo e organico, secondo le parole dei curatori, per permettere al pubblico e agli artisti di continuare a prendersene cura, crescerlo e nutrirlo. Otto gli artisti presenti in questa seconda esposizione, che vanno ad aggiungersi ai quindici della prima esposizione: Bruna Esposito, Yona Friedman, Carlos Garaicoa, Invernomuto, Kimsooja, Margherita Morgantin, Adele Prosdocimi, Remo Salvadori, Nico Vascellari. Otto lavori diversissimi per forma, materiali, dimensioni, in cui viene declinato e sviluppato in modo personale il concetto di vulnerabilit. Perch stato deciso di riflettere proprio su questo tema? La vulnerabilit non una caratteristica solo dei materiali con cui sono state fatte le opere (fogli di carta, candele, cartone, cera, suoni, luci, fili, immagini proiettate), ma anche una capacit empatica di riconoscersi come parte di un insieme, di una comunit in cui bisogna aver rispetto per gli uomini e lambiente. Vulnerabilit come presa di coscienza del nostro essere fragili, vulnerabili appunto, e della necessit di una comprensione pi profonda degli altri e di s. Ma anche vulnerabilit della terra, del nostro mondo, visto come risorsa limitata che in breve tempo si esaurir. Infine la vulnerabilit intesa anche come dissolvenza dei corpi e dei limiti. In un mondo ormai caratterizzato dal mescolarsi di uomini, frontiere, culture e lingue, la vulnerabilit diventa non pi una debolezza, qualcosa di negativo, ma unarma per assorbire e far entrare in noi laltro, la diversit. E disposizione mentale ad arricchirci. Ed ecco allora aggiungersi alle opere gi presenti per la prima mostra, per esempio, la grotta del trio di Invernomuto, una copia della grotta di Lourdes ma fatta di cera, destinata a dissolversi nel tempo della mostra sotto le lampade alogene. Si incontra poi il poetico lavoro di Adele Prosdocimi, tappeti di feltro con ricamate le riflessioni scaturite dai vari incontri tra gli artisti e i curatori; un video, ma non un documentario, sulle emissioni di radiazioni solari di Margherita Morgantin, per studiare e curare lo stato di salute del nostro pianeta; per arrivare poi allomaggio ai morti di Bruna Esposito, un angolo votivo con tanto di ceri accesi e malinconica musica in sottofondo, opera piccola e solitaria, dedicata alla paura di morire. Insomma un coagulo di esperienze e punti di vista diversi che vanno a riflettere su un argomento spinoso e forse un po tab. E sempre difficile parlare delle nostre debolezze e ammettere di essere, nel nostr intimo, vulnerabili.

Terre vulnerabili. 2/4 Interrogare ci che ha smesso per sempre di stupirci. Dal 3 febbraio, gli altri quarti il 10 marzo e il 13 aprile HangarBicocca, Via Chiese 2 (traversa V.le Sarca) Orario: tutti i giorni dalle 11.00 alle 19.00, gioved dalle 14.30 fino alle 22.00, luned chiuso Ingresso: intero 8 euro, ridotto 6 euro

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org TOURNE


di Mathieu Amalric [Francia, 2010, 111] con Mathieu Amalric, Julie Ferrier, Damien Odoul, Miranda Colclasure, Suzanne Ramsey, Linda Marraccini, Julie Ann Muz, Angela de Lorenzo
Per te che cos' il New Burlesque? chiede un giornalista durante l'intervista al gruppo di donne che mette in scena lo spettacolo. una donna che si esibisce per le donne, cos l'uomo non la tiene pi sotto controllo.La risposta di una delle protagoniste di Tourne, ultima opera cinematografica di Mathieu Amalric, racchiude l'originalit di questo sguardo intimo e profondo sul mondo del Burlesque, finora rappresentato sul grande schermo solo attraverso una centrifuga inconcludente di musiche e scintillii. Amalric ci conduce coraggiosamente, attraverso la doppia funzione attore/regista, in questo viaggio lungo la

n. 11 III 23 marzo 2011

18

Francia al seguito di un gruppo di donne americane riunite per l'occasione e impegnate in una tourne di Burlesque. Se l'alter-ego di Amalric nel film un agente inconcludente, irascibile e lunatico, l'originale, dietro la macchina da presa, straordinario nel riuscire a mostrarci tutta la profondit di questo gruppo di donne che diverte, provoca, emoziona il pubblico sia in teatro sia in sala. Il Bur-

lesque quindi l'arte che realizza il loro desiderio di femminilit. Il mascheramento che ne consegue le libera di una parte nascosta del proprio carattere, risulta essere lo strumento indispensabile per la necessaria seppur breve scrollata alle ansie e alle frustrazioni della vita. Amalric ricorre costantemente all'uso di primi piani, lo fa per soffermarsi accuratamente sulle espressioni del volto e i continui mutamenti delle

sue giunoniche compagne di viaggio. Tutto ci gli rende possibile unindissolubile empatia da parte dello spettatore che, prima di poterlo coscientemente realizzare, si trova coinvolto nei sentimenti e nelle vicende di questo poetico gruppo di spogliarelliste. Marco Santarpia In sala a Milano: Cinema Centrale

IN UN MONDO MIGLIORE
di Susanne Bier [Hvnen, Danimarca, Svezia, 2010, 119] con: Mikael Persbrandt, William Jhnk Juels Nielsen, Markus Rygaard, Ulrich Thomsen, Trine Dyrholm
C unimmagine in In un mondo migliore [Hvnen, Danimarca, Svezia, 119], di Susanne Bier, perfetta per riassumere il senso e le sensazioni del film: Anton (Mikael Persbrandt), padre di Elias (Markus Rygaard), si fa schiaffeggiare da un altro uomo davanti ai figli, per dimostrare che la violenza non va combattuta con altra violenza. Anton, medico missionario in Africa, ha occasione di osservare il suo mondo la Danimarca e il mondo altro lAfrica riempiendosi gli occhi di violenze e sopraffazioni; non ci sono differenze: lessere umano ha il seme della vendetta radicato sotto pelle. Per questo non reagisce a quello schiaffo, che mondo sarebbe se facessero tutti cos?, si domanda. Nella non-reazione di Anton sintravede una citazione biblica: a chi ti percuote sulla guancia, porgi anche laltra, scritto nel Vangelo di Luca [6, 27-38]. Padre Alex Zanotelli missionario comboniano a Nairobi nel suo libro Korogocho [Feltrinelli, 2003] d una interpretazione interessante del porgere laltra guancia. Secondo Zanotelli, non significa assumere un atteggiamento passivo e di sottomissione, ma sabotare il sistema: uno schiavo, in quei tempi, veniva colpito in volto dal suo padrone con il dorso della mano, perch quest ultimo non avesse a sporcarsi le mani, la guancia colpita era dunque la destra; porgere la guancia sinistra era un modo per impedire al padrone di colpire ancora, era un modo per interrompere il sistema. Questo potrebbe essere il senso dellimmagine scelta dalla Bier: rivoluzionare un mondo governato dalla vendetta (Hvnen in danese significa proprio vendetta). Nella stessa immagine, per, ritroviamo anche le nostre sensazioni. In sala ci sentiamo coinvolti come spettatori ma, soprattutto, come uomini. Condividiamo la scelta pacifica di Anton ma, nel profondo, combattiamo con quel desiderio di vendetta che ci spinge allazione impulsiva. Siamo consapevoli come Anton che la vittoria stia nella capacit di essere superiori a una reazione sanguinea ma, allo stesso modo, tormentati come il piccolo Christian (William Jhnk Juels Nielsen) - da un desiderio di rivalsa immediata. Questo miscuglio di emozioni lincipit ideale per narrare la storia della violenza (A History of Violence?) che la Bier sviluppa nel suo film. Ma, oltre a essere nel film, questa storia anche nel mondo, in qualsiasi mondo. Cinema e mondo sintersecano e si rimandano a vicenda o, ancora meglio, siamo noi a partecipare da protagonisti al mondo che sta nel cinema. La fragilit umana rappresentata attraverso lesperienza dei bambini. Come in Il nastro bianco [Austria, Germania, Francia, Italia, 2009, 144] di Michael Haneke, il seme della violenza viene depositato nelle nuove generazioni. L (nel film di Haneke) eravamo in Germania, qui (nel film della Bier) siamo in Danimarca. In realt, non importa il contesto: la sete di vendetta sembra attecchita nel dna dellessere umano. Dentro e fuori dallo schermo del cinema. Nonostante il finale del film della Bier forse un po troppo lieto, quello che rimane una forte inquietudine perch noi a differenza di Anton dopo aver ricevuto quello schiaffo non siamo sicuri di come avremmo reagito. Il suo mondo migliore, il nostro chiss. Paolo Schipani In sala: Cinema Mexico

TEATRO questa rubrica a cura di Guendalina Murroni rubriche@arcipelagomilano.org


La giovane compagnia Carrozzeria Orfeo porta al Teatro Litta dal 25 marzo al 3 aprile Gioco di mano, un viaggio attraverso quattro generazioni: un bisnonno, un nonno, un padre e un figlio, ognuno con i suoi vizi, passioni e segreti. Il racconto semplice e ironico con punte di amarezza e riflessione sulla vita. All'Elfo Puccini va in scena dal 22 al 27 marzo, 18 mila giorni Il Pitone con Giovanni Battiston, Premio Ubu 2010 come miglior attore, testo di Andrea Bajani e regia di Antonio Santagata. Lo spettacolo il racconto del disfacimento della vita di un uomo che perde il lavoro e della differenza tra ora e cinquant'anni fa, appunto, 18 mila giorni fa, quando le prospettive e ambizioni lavorative sembravano essere tutt'altra cosa. Continua fino al 26 marzo Uovo, festival delle arti performative in diversi teatri milanesi. .

n. 11 III 23 marzo 2011

19

GALLERY

VIDEO

CLAUDIO DE ALBERTIS: COSTRUTTORI E MAFIA


http://www.youtube.com/watch?v=kNq0MOLh34s

n. 11 III 23 marzo 2011

20