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Intervista al professor Gian Paolo Prandstraller, sociologo professioni Puntiamo sulla conoscenza come fattore della produzione <Si

deve arrivare ad una confederazione del lavoro intellettuale> di Patrizio Paolinelli

delle

Gian Paolo Prandstraller stato Professore Ordinario alla facolt di Scienze Politiche di Bologna dal 1976 ed andato in pensione lanno scorso. Ma non personaggio da mettersi da parte. Attualmente esercita lavvocatura e continua a scrivere. La sua ultima fatica si intitola <Il lavoro professionale e la civilizzazione del capitalismo> ed pubblicata da Franco Angeli. Di professioni il professor Prandstraller si sempre occupato. Ha indagato numerosi campi compiendo molte ricerche: dalle professioni militari a quelle artistiche e cinematografiche, dai nuovi mestieri nati con lavvento del digitale alle organizzazioni professionali pi tradizionali. Lo abbiamo intervistato per conoscere il suo punto di vista sulle evoluzioni della competizione aziendale nelleconomia globalizzata. Quali sono la differenze principali tra il manager di 20-25 anni fa e quello di oggi? <Le differenze sono sostanziali. Alla fine degli anni 70 si sviluppa la societ postindustriale. Societ che caratterizzata dal fatto che la conoscenza scientifica diventa un potente mezzo di produzione. Tale innovazione ha determinato degli sconvolgimenti allinterno dellimpresa. Uno di questi riguarda il manager. Che cessa di essere luomo dellorganizzazione inserito in una casella della struttura aziendale, posizione da cui ricava il proprio potere per influenzare la produzione, e diventa essenzialmente un professional. Cio una persona che dai saperi specifici del management ricava la sua influenza aziendale sostanzialmente rivolta allacquisizione del cliente. Il manager di oggi colui che principalmente coordina le attivit conoscitive aziendali in vista della vendita di un prodotto>. Cambiando il ruolo del manager indirettamente cambia anche quello dellimprenditore. Quali sono le differenze tra limprenditore di ieri e quello di oggi? <Per capirle bisogna partire dal prodotto. Lelemento base che oggi rende vincente un prodotto il fattore cognitivo. Il prodotto o il servizio deve incorporare degli elementi conoscitivi che sono il risultato di applicazioni tecnologico-scientifiche coordinate con nuove idee. Di conseguenza la capacit aziendale maggiormente richiesta quella di intuire i bisogni della gente fornendole dei prodotti/servizi adeguati e caricati di scienza e tecnologia. In questo contesto limprenditore subisce un mutamento radicale perch diventa una figura nella quale lo spirito di innovazione e la capacit di realizzare il prodotto qualitativamente migliore prevale nettamente sullo spirito degli affari. Il classico uomo daffari interessa relativamente poco al mondo produttivo di oggi. Ma diventa una figura di primo piano quando sa interpretare il nuovo traducendolo in novit di prodotto>. La capacit produttiva della conoscenza ha determinato lirruzione sul mercato del lavoro dei Knowledge workers, una fitta rete di nuovi mestieri fondati sulle competenze professionali. Come si colloca nella societ post-industriale il lavoratore che vende il proprio sapere? <Intanto bisogna dire che i lavoratori della conoscenza sono una nuova classe, come minimo un ceto. Negli Stati Uniti i lavoratori intellettuali sono arrivati circa

al 30% della forza-lavoro complessiva. Si tratta di un fenomeno di massa che riduce sempre pi limportanza del lavoro manuale. In larga misura i Knowledge workers sono i professionisti delle attivit legalmente riconosciute e di quelle attivit vicine alle professioni che incorporano una parte dello scibile controllata dalla categoria di riferimento. Parliamo di ingegneri, biologi, architetti, astronomi eccetera. A queste categorie, che hanno i loro ordini professionali, si sono recentemente aggiunte nuove figure legate allo sviluppo dellinformatica. Penso al Web designer, al Web master. In tali casi assistiamo a degli squilibri, ad attivit precarizzate. Ci dovuto al fatto che queste nuove categorie non hanno tutele sindacali. Il problema riscattarle con una migliore valutazione sociale di tutto il lavoro intellettuale. Valutazione che deve essere compiuta attraverso delle forme rappresentative sindacali non tradizionali. Si deve arrivare ad una confederazione del lavoro intellettuale. E se fino ad oggi non ci si arrivati perch sia Confindustria, sia i sindacati classici hanno paura di perdere quote del loro potere. Sbagliano entrambi perch il capitalismo senza la conoscenza non niente, il capitalismo senza le continue innovazioni prodotte dai Knowledge workers si affloscerebbe>. Oggi si parla molto del rapporto tra etica e impresa. Si tratta di un interesse reale o strumentale? <La verifica molto semplice. Nella societ della conoscenza letica dellimpresa consiste principalmente nel produrre beni e servizi migliori di quelli della concorrenza. Se realizza questo scopo limpresa etica. Se invece realizza prodotti scadenti limpresa non etica. Certo, il capitalismo presenta aspetti feroci. Aspetti che oggi possono essere mitigati da un maggior apprezzamento del lavoro intellettuale cos come nel secolo scorso furono mitigati dal lavoro manuale. In definitiva credo che il capitalismo sia destinato a progredire perch implica una serie quasi continuativa di innovazioni utili per il miglioramento della vita umana>.