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E la prima globalizzazione affond il Sud Governo Monti. Gli atenei del Nord strappano lo scettro alla Sapienza

LInghilterra, il Regno delle due Sicilie e lunit dItalia: come provare a creare uno stato satellite
di Emanuele Mastrangelo Secondo la logica della scacchiera, unItalia unita faceva comodo a Londra come contraltare a Parigi. Ma prima occorreva demolire il Regno delle Due Sicilie, non disposto a fare lascaro di Sua Maest Britannica. Protesa nel Mediterraneo, con migliaia di chilometri di coste da difendere, lItalia unita voluta e sostenuta da Londra sarebbe stata sempre sotto ricatto della potente flotta inglese. Un progetto che non and per sempre per il verso giusto (per gli inglesi). Questa limmagine che emerge dal colloquio di Eugenio Di Rienzo, ordinario di Storia contemporanea allUniversit di Roma La Sapienza e direttore della Nuova Rivista Storica. Di Rienzo si occupato dei problemi relativi ai rapporti fra le potenze europee e lo Stato italiano pre-unitario dalla posizione pi strategica: il Regno delle Due Sicilie. Per questo con lui verranno esaminati in questa intervista argomenti che sono pi ampiamente trattati nel suo volume Il Regno delle Due Sicilie e le Potenze europee, 1830-1861, dimminente pubblicazione per i tipi di Rubbettino. ***** Durante il XVI e il XVII secolo lItalia esercita un grande fascino sullInghilterra. Questa fascinazione continua nei secoli successivi e si estende anche al Mezzogiorno. Per tutti i viaggiatori inglesi, lItalia del Sud appare come un museo a cielo aperto abitato, per, da popolazioni incivili. Nasce allora un pregiudizio anti-italiano e in particolare anti-meridionale? Un pregiudizio fondato? Anche se lespressione un paradiso abitato da diavoli riferita a Napoli e alla Campania fu coniata, come ricordava Benedetto Croce, da Daniele Omeis, professore di morale presso lUniversit di Altdorf in Germania che, nel 1707, pronunci una prolusione accademica, intitolata appunto Regnun Neapolitaum Paradisus est, sed a Diabolis habitatus, questo giudizio ritorna come un motivo ricorrente nei diari e nelle corrispondenze dei gentlemen inglesi. Lo spettacolo delle meraviglie artistiche e naturali del Mezzogiorno era, infatti, oscurato dallarretratezza, dalla povert, dal degrado morale delle popolazioni e dallinadeguatezza delle classi dirigenti. Se nel passato quelle regioni erano state la culla della civilt classica, ora, esse apparivano il terreno di coltura di una plebe indocile, ignorante, superstiziosa, tendenzialmente delinquente: i lazzaroni di Napoli e i briganti della Calabria. Ricordiamo, per, che questo giudizio, pur basato su dati di fatto, era potentemente rafforzato da un pregiudizio religioso e anti-cattolico. Il culto di San Gennaro a Napoli e la fastosa e paganeggiante processione in onore di Santa Rosalia a Palermo apparivano, infatti, la testimonianza vivente di come il Papato e il clero avessero mantenuto volutamente le masse del Sud in una situazione di soggezione e di subalternit, utilizzando nel modo pi spregiudicato, il precetto di Machiavelli, soprannominato dagli inglesi Old Nick (Vecchio Diavolo), secondo il quale la religione doveva essere instrumentum regni.

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Aggiungiamo, per, che i rapporti tra Regno di Napoli e Gran Bretagna non si limitarono a questi aspetti. Nel 1842, come illustrava un denso articolo, pubblicato sullautorevolissimo Journal of the Statistical Society of London, una quota rilevante della bilancia commerciale britannica era rappresentata dallimportazione di materie prime provenienti dalla Sicilia. Lingente traffico era costituito da vino, olio doliva, agrumi, mandorle, nocciole, sommacco, barilla e soprattutto dallo zolfo (utilizzato per la preparazione della soda artificiale, dellacido solforico e della polvere da sparo), che copriva il 90% della richiesta mondiale e di cui venti ditte inglesi avevano ottenuto, di fatto, la prerogativa esclusiva, per lestrazione e lo sfruttamento, grazie al pagamento di un modico compenso. Quando i Borbone furono ridotti al possesso della sola Sicilia dallinvasione napoleonica (1805) si trovarono sotto una pesante tutela inglese. Quanto dur linfluenza britannica su Napoli dopo il Congresso di Vienna, e come si manifest? Dopo il 1815, Londra non prese in considerazione la possibilit di un intervento indirizzato a guadagnarle una presenza politico-militare nella Penisola. Il principio della non ingerenza negli affari italiani registr, tuttavia, una clamorosa eccezione per quello che riguardava il crescente interesse inglese a rafforzare la sua egemonia nel Mediterraneo e quindi a riguadagnare quella posizione di vantaggio, acquisita nel 1806 e ulteriormente incrementatasi poi, tra 1811 e 1815, grazie al protettorato politico-militare instaurato da William Bentick in Sicilia. Protettorato che aveva portato ad ampliare la colonizzazione economica dellisola gi avviata dalla fine del XVIII secolo, poi destinata a irrobustirsi nei decenni seguenti grazie allattivit delle grandi dinastie commerciali dei Woodhouse, degli Ingham, dei Whitaker e di altri mercanti-imprenditori angloamericani. Molto indicativa, a questo riguardo era la presa di posizione del primo ministro, Visconte Castlereagh che, il 21 giugno 1821, aveva ricordato che il dominio diretto o indiretto della Sicilia costituiva, ora come nel passato, un indispensabile punto dappoggio per rendere possibile il controllo dellInghilterra sullEuropa meridionale e lAfrica settentrionale. Come, infatti, avrebbe sostenuto Giovanni Aceto, nel volume del 1827, De la Sicile et de ses rapports avec lAngleterre, questisola non rappresenta per lInghilterra soltanto un importante avamposto strategico, da preservare, ad ogni costo, da una possibile occupazione della Francia che la minaccia dalle sue coste, ma costituisce anche il centro di tutte le operazioni militari e politiche che il Regno Unito intende intraprendere nellItalia e nel Mediterraneo. Il controllo del Mediterraneo centrale fu tra i principali motivi di conflitto tra Napoli e Londra: prima loccupazione britannica di Malta, strappata a Napoleone (che a sua volta laveva tolta ai Cavalieri di San Giovanni, che riconoscevano la sovranit siciliana sullisola) ma mai restituita ai Borbone, poi lincidente dellIsola Ferdinandea, infine la questione degli Zolfi. Furono solo questioni geopolitiche o contarono anche altre considerazioni? Sicuramente interessi strategici e geopolitici dominarono la politica della Corte di San Giacomo verso le Due Sicilie dalla met dellOttocento al 1860. Nel 1840, Palmerston us tutta la forza della gunboat diplomacy per mantenere il monopolio inglese sugli zolfi siciliani, ordinando alla Mediterranean Fleet di catturare il naviglio napoletano e di condurlo nelle basi di Malta e di Corf con un vero e proprio atto di pirateria. Nel 1849, sempre Palmerston, sostenne la rivoluzione separatista siciliana con lobiettivo di fare dellisola uno Stato autonomo retto da un principe di Casa Savoia. Nel corso della Guerra di Crimea, ancora Palmerston, propose pi volte agli Alleati di effettuare azioni intimidatorie contro il Regno di Ferdinando II, il quale aveva mantenuto una neutralit indulgente e pi che benevola verso la Russia. Soltanto lopposizione della Regina Vittoria imped nel settembre del 1855 una naval demonstration nel golfo di Napoli che, nelle intenzioni del primo ministro, avrebbe dovuto favorire uninsurrezione destinata a rovesciare i Borbone. Il ricorso alla politica delle cannoniere, per ridurre o azzerare la sovranit delle Due Sicilie, trov, invece, il pieno consenso dellopinione pubblica del Regno Unito. Un editoriale del Times sostenne, infatti, che la visita della flotta britannica doveva ottenere gli stessi risultati delle missioni in Giappone guidate dal Commodoro Matthew Calbraith Perry, nella baia di Edo, tra 1853 e 1854, per ridurre a ragione la resistenza dello shogun, Ieyoshi Tokugawa, che si era opposto alla penetrazione commerciale statunitense. Cos come gli Stati Uniti in Estremo Oriente, terminava larticolo, anche la Gran Bretagna non poteva tollerare lesistenza di un Giappone mediterraneo posto a poche miglia da Malta e non eccessivamente distante da Marsiglia. Naturalmente lingerenza inglese si ammantava di pretesti umanitari: la volont di smantellare il regime dispotico di Ferdinando II e di sostituirlo con un sistema costituzionale e liberale nel quale

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fossero garantiti i diritti politici e civili. Prendendo a pretesto la denuncia di Gladstone che, nelle Two Lettersto the Earl of Lord Aberdeen del 1851, aveva definito il regime di Ferdinando II la negazione di Dio, Palmerston si serv di fondi riservati del Tesoro britannico, per finanziare una spedizione destinata a liberare Luigi Settembrini (autore, nel 1847, della virulenta Protesta del popolo delle due Sicilie), Silvio Spaventa e Filippo Agresti condannati a morte nel 1849, la cui pena era stata commutata nel carcere a vita da scontare nellergastolo dellisolotto di Santo Stefano. Loperazione, progettata per la tarda estate del 1855, non arriv a compimento ma il Secret Service Fund sarebbe stato utilizzato negli anni successivi e fino al 1860 per destabilizzare il Regno delle Due Sicilie. Quale ruolo ebbe lInghilterra nella caduta del Regno di Napoli? Rosario Romeo nella sua biografia di Cavour defin lazione inglese di sostegno allo sbarco dei Mille e alla campagna di Garibaldi come una leggenda risorgimentale. Si tratta per di uninterpretazione sbagliata. Il supporto militare, economico, diplomatico del Regno Unito fu, invece, indispensabile alla cosiddetta liberazione del Mezzogiorno. Come rivel il dibattito, svoltosi nella Camera dei Comuni, il 17 maggio 1860, la presenza delle fregate inglesi nella rada di Marsala, che imped la reazione della squadra borbonica, non fu una semplice coincidenza ma un atto deliberato deciso con piena cognizione di causa dal gabinetto britannico. Il sostegno di Londra non si esaur in questo episodio. In aperta violazione al Foreign Enlistment Act del 1819, che proibiva appunto il reclutamento di sudditi inglesi in eserciti stranieri, Palmerston e il ministro degli Esteri Russell tollerarono e incoraggiarono the subscription for the insurrectionists in Sicily promossa dal pubblicista italiano Alberto Mario, alla quale aderirono esponenti del partito whig e alcuni ministri tutti egualmente disposti a elargire ingenti somme da utilizzare nella guerra contro il Regno delle Due Sicilie e quindi a sostenere economicamente una campagna di arruolamento destinata a ingrossare le fila dei ribelli in camicia rossa. Inoltre la flotta inglese collabor tacitamente con quella piemontese nella protezione dei convogli che trasportarono rinforzi di uomini e materiali destinati a raggiungere Garibaldi. E non basta! Dalla corrispondenza tra Cavour e lammiraglio Persano dei primi del luglio 1860, apprendiamo, infatti, che alla preparazione del pronunciamento contro Francesco II, che sarebbe dovuto scoppiare a Napoli per prevenire uninsurrezione mazziniana, doveva fornire un apporto fondamentale il signor Devicenzi, amico di Lord Russell e di Lord Palmerston, che avr mezzo dinfluire sullambasciatore di Sua Maest britannica Elliot e lammiraglio comandante della squadra inglese. Fu solo, poi, grazie al veto posto da Londra che Napoleone III rinunci ad attuare un blocco navale nello stretto di Messina che avrebbe potuto impedire a Garibaldi di raggiungere le coste calabre. Non si trattava evidentemente di favori disinteressati. Alla fine di settembre del 1860, Palmerston avrebbe ricordato, infatti, allesule italiano Antonio Panizzi (divenuto direttore della biblioteca del British Museum) che se Garibaldi aveva potuto occupare Napoli ed esser causa che il Re scappasse a Gaeta, ci fu dovuto allInghilterra che, invitata dalla Francia a impedire che dalla Sicilia si venisse ad attaccare gli Stati di terraferma, vi si rifiut, aggiungendo che laiuto morale e linfluenza britannica non furono meno utili allItalia delle armi francesi e che sarebbe stata mera ingratitudine per parte dellItalia lo scordarselo. E possibile dire, quindi, che con lunit il Regno dItalia eredita sostanzialmente la stessa posizione di debolezza geopolitica delle Due Sicilie e che Londra acquista, dopo il 1861, una sorta di protettorato sulla politica mediterranea del nostro Paese? Sicuramente s. Anche se forse il termine protettorato rappresenta unespressione troppo forte, non si pu non riconoscere che gli argomenti con i quali Palmerston giustificava lazione inglese a favore della conquista piemontese delle Due Sicilie miravano proprio a questobiettivo. E credo che valga la pena di ricordarli alla fine di questa intervista. Nella lettera inviata alla Regina Vittoria, il 10 gennaio 1861, Palmerston sosteneva che, considerando la generale bilancia dei poteri in Europa, uno Stato italiano esteso da Torino a Palermo, posto sotto linfluenza della Gran Bretagna ed esposto al ricatto della sua superiorit navale, risultava il miglior adattamento possibile perch lItalia non partegger mai con la Francia contro di noi, e pi forte diventer questa nazione pi sar in grado di resistere alle imposizioni di qualsiasi Potenza che si dimostrer ostile al Vostro Regno. Parole profetiche che, se si esclude lintervallo della politica estera fascista, la Storia, fino ai nostri giorni, non ha mai completamente smentito. Il Trattato dalleanza con gli Imperi Centrali, firmato dal governo italiano nel maggio del 1882, non modific a nostro favore lo status quo mediterraneo che si era venuto creando

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con linsediamento francese in Tunisia e di conseguenza rafforz la nostra situazione di dipendenza dal Regno Unito. Considerato che, nei problemi mediterranei, Germania e Austria non si ritenevano impegnati ad alcuna solidariet con il suo alleato, lItalia, per arginare lespansionismo di Parigi, si trov obbligata ad orbitare nella sfera dinfluenza di Londra, la quale si mostrava desiderosa di stringere un patto di collaborazione con il nostro Paese che le avrebbe consentito, ad un tempo, di mettere in minoranza le forze francesi e di impedire una possibile intesa franco-italiana, il cui effetto avrebbe potuto rendere difficili le comunicazioni tra Gibilterra, Malta e lEgitto. Il 12 febbraio del 1887 veniva firmato cos un accordo con il quale il governo britannico e quello italiano simpegnavano a mantenere lequilibrio mediterraneo e a impedire ogni cambiamento che, sotto forma di annessione, occupazione, protettorato, modifichi la situazione attuale con detrimento delle due Potenze segnatarie. Con questa convenzione, se lItalia simpegnava ad appoggiare la penetrazione inglese in Egitto, la Gran Bretagna si dichiarava disposta a sostenere, in caso dingerenza di una terzo Stato, lazione italiana su qualunque punto del litorale settentrionale africano e particolarmente in Tripolitania e Cirenaica. Rinnovato, nel 1902, questo accordo ci avrebbe consentito di portare a termine limpresa libica nel 1911. Anche dopo questo successo, lItalia rimase, comunque, per Londra un volenteroso secondo, destinato a svolgere un ruolo di sostegno al suo sistema marittimo, ma al quale non poteva essere consentito una pi ampia espansione nellarea mediterranea. Che questo fosse il ruolo riservato alla nostra Nazione lo dimostrava, in tutta evidenza, nel 1913, la ferma di presa posizione del Regno Unito che escludeva in linea di principio la possibilit della conservazione delle isole dellEgeo, gi appartenenti ai domini turchi, da parte del governo di Roma, perch una simile soluzione minaccerebbe di rompere lequilibrio politico nella parte orientale del Mediterraneo. Una dichiarazione, questa, che conteneva in nuce le linee maestre della politica inglese successive alla fine della Prima guerra mondiale, quando Londra, dintesa con Parigi, oper instancabilmente per impedire la realizzazione integrale delle aspirazione italiane sullAdriatico, appoggiando e fomentando le ambizioni della Iugoslavia, dellAlbania e della Grecia in questo cruciale settore strategico. (Pubblicato in Storia in Rete - numero 73-74, Novembre-Dicembre 2011, pp. 30-35) Inizio pagina

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Questo articolo stato pubblicato il marted, 15 novembre 2011 alle 11:09 e classificato in Galleria.

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