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Invia la tua testimonian sitalia.org @pg

per te don Gin-o? il Chi era nza alla e ma


Invitiamo quanti nella vita hanno fatto un pezzo di strada con don Gino adulti e giovani, allenatori e dirigenti, credenti e laici, salesiani e salesiane a inviarci la loro testimonianza. Poche righe o qualche pagina. Un gesto di affetto verso don Gino e di speranza per il futuro dellassociazione.

ricordodongino@

Siamo a dieci anni dalla morte di don Gino Borgogno, che ha dato tutte le sue energie per le PGS. Un uomo, un sacerdote, un salesiano di grande fede, intelligenza e intraprendenza, la cui impronta ancora vivissima dentro nostra associazione. Ma anche un uomo, un prete e un salesiano che ha seminato in abbondanza un messaggio educativo e di fede in tutto nel variegato mondo dello sport e delle politiche per lo sport giovanile in Italia e non solo. Ricorderemo don Gino nella primavera del 2012 con un grande appuntamento a Torino e uno a Roma.

rdi di don Gino? E tu cosa rico

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Anno LI

2011

n.5

DON GINO BORGOGNO A DIECI ANNI DALLA SUA MORTE


Chi era don Gino? Quattro testimonianze
Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale - 70% Roma Aut. n. C/RM/078/2010

Lo sport secondo don Gino/2 Quale sport pu dirsi educativo?

FORMAZIONE
Uninteriorit che apra al mistero di Dio e di se stessi A confronto con i disturbi della condotta alimentare

VITA ASSOCIATIVA
Feste, trofei, tornei, concorsi: quel che ci attende nel 2012 Cracovia, primavera 2012: XXII Giochi internazionali della giovent salesiana

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Sommario

1 2

Lettera del Presidente Chi era don Gino?


Il progetto di Don Gino un esempio per tutto lassociazionismo sportivo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .2
Intervista a Gianni Petrucci

5
2011

Un salesiano che conosceva larte delleducare . . . . .3


don Luigi Testa

Intuizioni che solo un uomo di grande sensibilit pu avere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .4


Gianni Asti

Un sostenitore appassionato dello sport per tutti . .5


Vittorio Villa

6 11

Pastorale giovanile
Il mondo degli indignati interpella gli educatori
Sr. Francesca Barbanera
...

Formazione
Enrico Delmastro

Lallenatore in azione dentro le fasi critiche che attraversa il gruppo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .11


Riccardo Tonelli

Uninteriorit che apra al mistero di Dio e di se stessi .15 A confronto con i disturbi della condotta alimentare .19
Francesco DAmbrosio

23 31

Lo sport secondo don Gino


Quale sport pu dirsi educativo?
A cura di Giulio Caio
...........................

23

Campi scuola 2011


Sicilia - Gambarie Lo sport una continua ricerca di nuove realt . .31
Luca Caruso

rivistajuvenilia@pgsitalia.org

Lombardia - Verbania Lo sport come proposta di uno stile di vita


Primula Campomaggiore

.........

33

Veneto - Mezzano di Primiero I bambini non sono burattini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .34


Roberta Povoleri

Piemonte - Sestriere Il ritrovare il gusto di fare lo sport per gioco . . . . . . .35


Suor Isa Maiolo

Fondata da Don Gino Borgogno


Anno LI n. 5 - 2011 Rivista delle Polisportive Giovanili Salesiane Via Nomentana, 175 - 00161 Roma info@pgsitalia.org - www.pgsitalia.org Direzione e Redazione: Giulio Attardi, Francesca Barbanera, Luca Baracco, Luca Caruso, Francesco DAmbrosio, Enrico Delmastro, Franco Floris (direttore responsabile), Angelo Isella, Franco Longo, Michele Marmo, Michele Portincasa, Roberta Povoleri, Elena Rastello
Progetto grafico: Nevio de Zolt

Verso delle PGS 37 Qualificare il progetto culturalesportiva 37 la nostra proposta culturale e


Enzo Caruso

Educare con lo sport: una scelta esigente per adulti appassionati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .38
Sr. Margherita Dal Lago

Qualcosa di pi che sogni a occhi aperti


Carla Malgarise

................

40

Una intensa domanda di credibilit e gratuit . . . . . . . . .40


Luca Baracco

42

Vita associativa
Feste, trofei, tornei, concorsi: quel che ci attende nel 2012 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .42
Michele Portincasa

XXII Giochi internazionali della giovent salesiana 43 Calendario attivit . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .44

45

Dal territorio
Giusy Casile

dezolt@volint.it
Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 297/2010 del 22/06/2010 Impaginazione e stampa: Tipolitografia Istituto Salesiano Pio XI Via Umbertide, 11 - Roma Tel. 06 7827819 tipolito@donbosco.it

Reggio Calabria - Portavoce dello sport nella costruzione dellidentit europea . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .45

Lugo di Romagna - Quanto lo sport sa dare senso anche a momenti dolorosi della vita di un paese 46
Fabiola Carullo

Pallanza - Per dare risposte ai ragazzi c ancora bisgono di voi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .47


Luca Caruso

Finito di stampare: Dicembre 2011

Rimini - Ripensare il significato dello sport educativo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .48


Luca Caruso

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Le iniziative per ricordare don Gino Borgogno
Prende corpo il calendario che la presidenza nazionale PGS intende promuovere per commemorare il fondatore dellAssociazione, don Gino Borgogno, nel decennale della sua scomparsa. Il presidente Gianni Gallo, sentita la Giunta e la commissione appositamente istituita per lanniversario (composta da Enzo Caruso, Maria Rosaria Lupo e Carla Malgarise), ha infatti comunicato le date degli appuntamenti ufficiali a livello nazionale. Il 17 e 18 marzo fissata a Torino la riunione del Consiglio direttivo nazionale. In particolare, nel pomeriggio di sabato 17 si svolger un convegno interamente dedicato alla figura di don Gino, alle sue idee e alla sua infaticabile attivit. Il 21 e 22 aprile, anniversario della scomparsa, avr invece luogo una cerimonia a Roma. In quei giorni convocata lAssemblea nazionale PGS 2012 nei locali della Pisana. Nel pomeriggio di sabato 21 aprile si terr un convegno su don Gino, che sar concluso dalla celebrazione eucaristica. Domenica 22 si svolgeranno invece i lavori assembleari. A questi eventi saranno invitate come ospiti autorit e istituzioni politiche, accademiche e sportive, insieme a relatori scelti tra i tanti che hanno avuto una frequentazione diretta con don Gino, o hanno condiviso unesperienza insieme a lui. Lappuntamento del Coordinamento nazionale s inserito in un fitto programma di incontri che hanno avuto per tema le politiche, il marketing, la comunicazione nello sport, facendo da cornice agli eventi sportivi e spettacolari inclusi nel calendario degli Sports Days.

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Gli indirizzi del CONI in questo tempo di crisi


stato presentato dal CONI un documento programmatico dal titolo Lo sport italiano verso il 2020, che detta le linee che il mondo dello sport nazionale sar tenuto ad adottare entro la fine del quadriennio olimpico. Di fronte alla perdurante crisi di crescita e di sviluppo che ha investito lEuropa e larga parte del mondo, data lincertezza sulla durata della crisi nonch sullentit dei tagli finanziari al CONI, si impone anche per lo sport il rafforzamento di una politica di rigore e di sano realismo, che ottimizzi al massimo lutilizzo delle risorse economiche e riduca i costi amministrativi e di gestione, si afferma nel documento. Viene quindi avviato un progetto di autoriforma che dovr riguardare lintera organizzazione sportiva, a livello centrale e territoriale, dal CONI alle Federazioni sportive nazionali e a tutti gli enti finanziati. Tra le iniziative previste, figura il riordino dellorganizzazione territoriale del CONI, che prevede il trasferimento ai comitati regionali delle funzioni dei comitati provinciali e la contestuale istituzione della figura del delegato provinciale. Per sopperire alla riduzione delle sedi periferiche, si dovr garantire lo sviluppo di unadeguata rete comunicazionale e informatica. Ci sar anche una riduzione dei componenti degli organi direttivi, con consigli federali formati al massimo da 10 componenti pi il presidente, oltre a un rafforzamento dei poteri decisionali del presidente. Viene proposto di stabilire una soglia minima del 30% di partecipazione femminile negli organi territoriali del CONI e delle Federazioni. Uno degli obiettivi fondamentali del quadriennio la valorizzazione dello sport per tutti. Limpegno del Coni nella promozione dellattivit motoria e sportiva per tutti i cittadini si legge nel documento , finora finalizzato prevalentemente allambito scolastico, dovr pertanto trovare nuove forme di collaborazione organica con tutti i soggetti che operano nel settore dello sport per tutti, per iniziative congiunte riguardanti tutta la popolazione, in tutte le fasce di et. Presso il CONI sar creato lOsservatorio dello sport per tutti, mentre saranno siglati sul territorio atti dintesa tra CONI, Regioni ed Enti locali, in collaborazione con Federazioni, Discipline sportive associate, istituzioni, aziende del territorio e in particolare con gli Enti di promozione sportiva, al fine non solo di promuovere lattivit sportiva nella popolazione, ma anche per indirizzare a stili di vita sani volti a ridurre la sedentariet e a prevenire malattie e comportamenti potenzialmente nocivi alla salute. Infine, si insister sulla riduzione dei costi e il contenimento delle spese non essenziali e, parallelamente, su un incremento nellarea dei ricavi. Luca Caruso (lucacaruso1983@libero.it))

Il ruolo degli Enti nella promozione dello sport in Italia


Lo sport per tutti come motore di sviluppo del Paese stato il tema della tavola rotonda promossa il 10 settembre a Rimini dal Coordinamento nazionale degli Enti di promozione sportiva (EPS) nel corso degli Sports Days. nei momenti di maggiore crisi economica che limportanza del libero associazionismo e la promozione delle attivit sportive, soprattutto a livello di base, e la loro figura no profit, rendono fondamentale il ruolo degli Enti nella societ civile ha osservato Luigi Musacchia, presidente del Centro nazionale sportivo Libertas e del Coordinamento degli Enti. LItalia sta attraversando una delle fasi pi difficili della sua storia. Riuscir a venirne fuori, come ha sempre fatto, ma per il momento chiaro che esigenze diverse e sempre pi pesanti rischiano di penalizzare gravemente non tanto e non solo levoluzione dello sport nel nostro Paese, ma anche il diritto stesso allo sport dei cittadini. La tavola rotonda, cui ha preso parte anche il presidente PGS Gianni Gallo, ha inteso aprire il dibattito sul ruolo e limportanza degli EPS in questa nuova realt sociale. Secondo i dati del Censis ha aggiunto Musacchia , sono le famiglie a sostenere per il 70% gli oneri che, per fare sport in Italia, gravano sulla collettivit. In una situazione generale di crescente difficolt, che rende sempre meno sostenibili per un numero sempre maggiore di famiglie spese che non siano di primaria importanza, il contributo degli Enti non solo prezioso, ma indispensabile e insostituibile, proponendo lo sport per tutti non come un vuoto slogan, ma nella convinzione dellimportanza sociale e civile della sua realizzazione concreta.

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Lettera del Presidente


Gianni Gallo

Generare risorse in un tempo di scarsit


sotto gli occhi di tutti che le risorse finanziarie, se non sono finite, sono di molto diminuite. Anzitutto per le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese o che per arrivarci devono mettere insieme pi lavori. Sono diminuite anche per le politiche di assistenza, per la scuola, per lo sport. Tutto questo porta molti a rifugiarsi nel noto proverbio secondo cui non si fanno le nozze con i fichi secchi. Ma questa una prospettiva deprimente, a cui da parte nostra opponiamo un paio di considerazioni per non fare della mancanza di risorse finanziarie un alibi. Per reagire opportuno fermarci a pensare, immaginare, inventare. A partire da un paio di criteri o paletti. Il primo ridefinire le priorit del nostro lavoro e uno stile dazione improntato allessenzialit. Priorit che ci portano a riqualificare luso delle (poche) risorse. Essenzialit che ci porta a scommettere su uno stile di vita associativa semplice, capace di sviluppare grandi progetti con pochi mezzi, anche se dovremo rinunciare a qualche attivit dispendiosa. Da qui il secondo criterio. In questo momento di crisi riaffermiamo la nostra fedelt ai ragazzi e alle famiglie dei ceti medi popolari che nella crisi stanno pagando un prezzo alto. Non ha senso per noi offrire sport solo a chi potr pagare... Lassociazione fatta da cittadini che sentono come prioritario offrire a tutti attraverso lo sport un luogo di alleggerimento della fatica, di accumulo di anticorpi per resistere al al senso impotenza, di sperimentazione di stili di vita sobri. Il terzo criterio la riqualificazione della nostra spesa in termini di sostenibilit, con una necessit crescente di ricorrere allautorganizzazione e allautofinanziamento. Tutti dobbiamo risparmiare. Ci sono spese essenziali, spese che possono essere rimandate, spese forse inutili. Il risparmio, tuttavia, va visto pi che dal punto di vista finanziario, come spinta a chiedersi sempre da capo quale sia lutilit dei nostri progetti nella ricerca irrinunciabile oggi di stili di vita sostenibili. Il quarto criterio la tutela dello sport per tutti, che chiede di mobilitarsi come associazioni di promozione sportiva, alleandosi con quanti sul territorio vedono lo sport come luogo generatore di nuova cittadinanza. Pi che di scendere in piazza, si tratta di svolgere un lavoro culturale in un tempo in cui la crisi rischia di portare adulti e giovani allindifferenza verso la stessa attivit sportiva. Certo tale lavoro culturale deve trasformarsi in azione politica nel momento in cui si tratta di allocare le (poche?) risorse nei diversi paesi e citt come a livello nazionale. Quinto criterio. Inventare risorse dove non ci sono possibile, la dove si lavora per tessere reti sociali che rendono disponibili le loro competenze, si individuano nuove generosit di cittadini volontari, si creano legami con i saperi professionali diffusi sul territorio. Questo il tempo per valorizzare le competenze professionali e non. Un ultimo criterio linvestimento sulla formazione. Da sempre, quando la crisi si fa sentire nelle aziende, una buona strategia investire sul settore ricerca. Cos anche per le associazioni. E il nostro settore ricerca la formazione. Una formazione che scommetta da capo sui dirigenti e sugli allenatori come risorsa preziosa deperibile ma, insieme, rigenerabile. Una formazione che diventi il motore dellassociazione nellalveo della proposta culturale a cui stiamo lavorando in questi mesi. g
(gianni.gallo@auxilium.org)

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Chi era don Gino?

Testimoniaze su don Gino a dieci anni dalla sua morte

Il progetto di Don Gino un esempio per tutto lassociazionismo sportivo


Intervista al Presidente del CONI Gianni Petrucci a cura di Luca Caruso
Per anni ha collaborato con don Gino Borgogno. Dal 99 Gianni Petrucci Presidente del CONI e la sua testimonianza su don Gino affronta numerosi temi: lo speciale legame che lo univa ai giovani, la passione per lo sport, la sfida del volontariato, il valore di uno sport veramente educativo, il ruolo cui sono chiamate le PGS nel panorama sportivo nazionale. Testimone privilegiato dellimpronta lasciata da don Gino nel mondo dello sport italiano, ecco cosa Gianni Petrucci ha raccontato in questa esclusiva intervista per Juvenilia.

Presidente Petrucci, il primo ricordo che le viene in mente pensando a don Gino?
Ho il ricordo di una persona serena, ma estremamente concreta, che aveva a cuore i problemi dellattivit sportiva giovanile e si adoperava per risolverli.

Come vi siete conosciuti?


Il nostro primo incontro risale agli anni 80, al Sacro Cuore di Roma, che il luogo della mia formazione salesiana.

Quale stato il vostro rapporto?


Da ex allievo salesiano stato facile intendersi da subito con don Gino. La comune passione per lo sport stato poi il collante naturale che ha sempre segnato il nostro rapporto nel corso degli anni. sario limpegno formativo dei volontari che si dedicano quotidianamente ad una educazione dei giovani, che non si limiti agli aspetti fisici o tecnici, ma indichi regole, principi e valori che poi restino per la vita. In questo lesperienza degli oratori salesiani, che sono orgoglioso di aver provato, un esempio di aggregazione per tutto lassociazionismo sportivo.

Come considerava lo sport don Gino?


Lo sport come strumento di educazione e formazione dei giovani stato il leitmotiv della missione di don Gino, seguendo in questo linsegnamento di don Bosco e individuando negli oratori i luoghi di aggregazione in cui non solo praticare lattivit sportiva, ma coltivare valori e costruire le basi del vivere civile.

10 anni senza don Gino: quale la sua eredit? possibile sognare che sia ancora festa?
Sognare che sia ancora festa sono le parole che Don Gino soleva ripetere, ma sono anche il messaggio di gioia e speranza che naturalmente insito nel concetto di sport, di quello sport sano e pulito che vogliamo venga praticato dai nostri ragazzi, con la gioia e lentusiasmo della loro et. Leredit di don Gino questa; sta a noi raccoglierla e praticarla. g
(lucacaruso1983@libero.it)

Quali le idee di don Gino che andrebbero riproposte oggi?


Il progetto di don Gino non solo ancora attuale, ma direi che oggi lo ancor pi che in passato. La crisi dei valori e delle ideologie, le devianze e i pericoli cui sono esposti i nostri giovani rendono oggi ancor pi neces-

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Un salesiano che conosceva larte delleducare


A dieci anni di distanza dalla sua morte, don Gino Borgogno continua a rimanere nel ricordo affettuoso e riconoscente di coloro che lhanno conosciuto, stimato e amato, come persona cara a cui siamo tanto debitori. Don Gino, salesiano, prete dal cuore grande e generoso, ci ha lasciato non solo una testimonianza credibile e coerente di una vocazione vissuta allinsegna del servizio e del dono, ma anche una preziosa eredit di unazione educativa straordinaria e carismatica. Lo sport promozionale stato la palestra quotidiana in cui si cimentato con grande impegno e con non pochi sacrifici, per lunghissimi anni. Ha perseguito con tenacia e creativit lideale di formare, attraverso lo sport, i ragazzi per renderli onesti cittadini e buoni cristiani. Ha creato le PGS per dare corpo associativo, organizzativo e rilevanza civile allintera realt sportiva; ben qualificata dalla proposta educativa e culturale, mirata allelaborazione di una politica dello sport e del tempo libero. miravano con chiarezza e competenza allobiettivo, senza mai indulgere a concessioni indebite.

Un saggio investimento sulla persona-risorsa


Puntava allessenziale e allunit dellazione educativa interagendo con le altre realt ecclesiali e civili con le quali intratteneva relazioni collaborative di ricerca, di studio, di confronto. In tale contesto nel corso degli anni ha saputo circondarsi di volontari esperti e capaci, idealmente motivati, che hanno costituito il supporto logistico, organizzativo, formativo dellattivit educativa nelle sue molteplici espressioni: associativa, sportiva, ludica, culturale, religiosa. Lidea di un volontariato ben preparato stata costante in tutta la sua vita. Ed propria laver investito con saggezza e lungimiranza sulla risorsa-persona che lassociazione cresciuta e si consolidata. Soprattutto i campi scuola nazionali, seguiti da lui personalmente, sono stati la fucina dei futuri allenatori e dirigenti.

Ha fatto di tutto per tutti


In essa si immerso con stile salesiano, che privilegia il metodo della promozione integrale della persona, orientata a Cristo. Ha fatto veramente di tutto per tutti, promuovendo iniziative, organizzando convegni, partecipando a diversi livelli agli incontri promossi dagli Enti di promozione sportiva, inaugurando centri sportivi, presenziando ai momenti festivi di molte premiazioni. Si pu tranquillamente dire che ogni PGS locale sia stata raggiunta dalla sua attenzione e dal suo interesse, costituendo in tal modo una ricca trama di rapporti interpersonali significativi. Si sobbarcava le pesanti fatiche dei continui viaggi per poter essere puntuale e presente agli appuntamenti un po in tutta Italia, ritenuti unoccasione importante per condividere e riconoscere il lavoro degli altri.

Tutto ha accettato con fede e nobilt danimo


Pensando, con landare del tempo, alla figura di don Gino, a quello che ha fatto e a quello che stato per i confratelli salesiani, per i giovani, per i collaboratori, per gli amici, appare sempre pi nitida la sua grande statura morale di educatore e pastore che per la grande causa del bene ha lavorato indefessamente fino al termine dei suoi giorni. Laffermazione di don Bosco Io per voi studio, per voi

Ha creduto ai giovani, perch uomo di speranza


stato sempre un educatore e un pastore che continuamente inventa, orienta, sprona, incoraggia, richiama, unicamente preoccupato dal realizzare la missione affidatagli. Avvertiva con forte senso di responsabilit la vocazione di essere segno e portatore dellamore di Dio ai giovani. Ha creduto nei giovani, perch uomo di speranza, consapevole che ogni atto educativo prima di tutto un atto di amore e di fiducia. In questo stato un grande maestro, capace di rendere ragione della speranza che lo animava e desideroso di comunicarla a chi era in cammino. I suoi interventi formativi

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Chi era don Gino?

Testimoniaze su don Gino a dieci anni dalla sua morte


Don Gino ha ancora molto da dirci
In questo periodo storico in cui la Chiesa italiana impegnata a rileggere la sua azione sul fronte delleducazione, invitando gli adulti, i genitori, gli educatori a fare leva su tutte le potenzialit e le risorse che la cultura contemporanea offre e a tradurle in percorsi educativi, anche lo sport con le sue riconosciute valenze spirituali, formative, culturali ha la possibilit di avviare nuovi modelli di formazione cristiana alla vita. Nellattuale prospettiva di rinnovamento educativo le intuizioni e la testimonianza di don Gino hanno ancora molto da dirci! g
Don Luigi Testa (direzione@crocetta.it)

lavoro, per voi vivo, per voi sono disposto anche a dare la vita stata il suo programma di vita: una vita segnata dallentusiasmo e dallottimismo, da tante gioie e soddisfazioni, ma anche da sofferenze, incomprensioni, delusioni accettate tutte con fede e con nobilt danimo. In particolare gli ultimi anni sono stati provati dallincalzare degli eventi, quali la precariet delle salute, alcuni segnali di stanchezza allinterno della PGS, levolversi di situazioni sociali e giovanili anche nel mondo salesiano, a cui ha reagito con fortezza, determinazione e flessibilit, cosciente che era arrivato il momento di passare il testimone, dando cosi un bellissimo esempio di libert interiore.

Intuizioni che solo un uomo di grande sensibilit pu avere


Se ripenso a don Gino, mi viene in mente prima di tutto luomo. Ricordo poi il prete, prima ancora che il salesiano. Ricordo un uomo che ha dedicato la sua vita ai giovani, imparando a stare loro accanto attraverso lo sport e che ha saputo sfruttare le potenzialit del mondo salesiano per coinvolgere i ragazzi. Risale a quel periodo la migliore delle sue intuizioni, cio la creazione di un grande movimento sportivo, lAuxilium, che coinvolgeva tutti gli oratori torinesi, in grado di raccogliere tutti i ragazzi che li frequentavano (che allepoca erano tanti). Questo era un esperimento gi tentato col calcio, che solo con il basket ha dato i frutti migliori. stato in quel momento, secondo me, che don Gino ha iniziato a pensare in grande: quello era un progetto che poteva essere esteso a tutti gli oratori italiani, non semplicemente a quelli torinesi. Nascono cos le PGS, nonostante tutte le difficolt, un progetto che coinvolge sia gli oratori salesiani sia le scuole salesiane, maschili e femminili. Grazie allentusiasmo che sapeva trasmettere, iniziano i primi campionati nazionali, in cui don Gino con grande abilit riusciva a coniugare gli aspetti sportivi legati alla competizione e gli aspetti legati invece alla sfera cristiana ed educativa. Il suo impegno e la sua passione erano tali che si usciva letteralmente trasformati da unesperienza del genere.

Una vita dedicata a un progetto


La sua attivit inizia negli oratori, in qualit di prete: qui comincia a giocare assieme ai ragazzi, con grande umilt, sollecitandoli a organizzare gare e tornei. I giovani pian piano seguono il suo esempio, nascono cos i suoi primi collaboratori: sono quegli stessi ragazzi, una volta uomini, a diventare buoni tecnici e dirigenti, cresciuti con una grande cultura religiosa e una particolare attenzione alleducazione. I primi esperimenti di don Gino sono quelli fatti con il calcio. Quando poi questo sport ha iniziato a mandare messaggi negativi quando cio laspetto agonistico ha iniziato a essere preponderante rispetto agli obiettivi educativi lattenzione si spostata verso quelli che vengono generalmente chiamati sport minori, intuendo con lungimiranza la loro grande potenzialit, a partire dal basket. Proprio in quel periodo, chi ha avuto il piacere di vivere a stretto contatto con lui, ha potuto vedere da vicino cosa significa dedicare interamente la propria vita a un progetto. Don Gino ha messo da parte tutto la salute, il denaro, il tempo e persino il sonno per coinvolgere i ragazzi, per farli crescere come buoni atleti e, soprattutto, come buoni cristiani.

Ecco nascere la cosa forse pi bella


Ma tutto questo non bastava pi. Il basket iniziava a diventare unarea troppo ristretta: gli altri sport chiedevano attenzione, gli oratori iniziavano a estendere le proprie attivit e i Comuni, specialmente quello di Torino, erano sempre in cerca di nuove idee e iniziative per avvicinare i ragazzi allo sport. Stare con lui in quel periodo era praticamente impossibile. Ogni momento, ogni attimo, della sua esistenza era dedicato a viaggiare, a partecipare a riunioni, organizzare corsi e molto altro ancora, in modo che le cose potessero funzionare sempre meglio. Servivano persone per svolgere tutto questo, giovani che condividessero il suo progetto in unottica formativa-cristiana. Ecco allora nascere la co-

Non si poteva non starlo ad ascoltare


Quando parlava non si poteva non starlo ad ascoltare, che parlasse allinterno di un gruppo, durante incontri un po animati con lui o in chiesa, le sue non erano semplici prediche.

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sa pi bella, forse, cui ho avuto il piacere di partecipare come istruttore: i corsi per gli alleducatori. Ho avuto il piacere, lonore, di lavorare in quel campo per istruttori dove la passione, il coinvolgimento, limpegno e anche la giusta severit cementavano dentro

ai partecipanti una forza particolare, la forza che Don Gino trasmetteva a tutti. Ogni momento trascorso con lui aggiungeva qualcosa a ognuno di noi. Credo che nessuno abbia mai dimenticato i suoi insegnamenti.

Parlava ancora di progetti e di idee


In seguito le nostre strade si sono divise, ma quel filo invisibile che ci lega non si mai spezzato. Ho incontrato don Gino qualche giorno prima che lui morisse. Eravamo nel suo ufficio e abbiamo fatto assieme due piani di scale a piedi, nelloratorio a Torino in cui lui viveva. Era molto affaticato, ma voleva ancora parlare di progetti, di idee e specialmente di quelle intuizioni che solo un uomo di grande sensibilit come lui pu avere. Ed erano idee rivolte a tutti quei giovani per i quali lui aveva speso tutta la sua esistenza. g
Gianni Asti (gianni.asti@gmail.com)

Un sostenitore appassionato dello sport per tutti


Ho conosciuto e avuto occasione di sviluppare delle relazioni con don Gino Borgogno negli anni 80, durante la mia esperienza di Presidente nazionale dellUS Acli e di Segretario del Coordinamento nazionale degli Enti di promozione di sportiva, che portavo avanti in un rapporto di stretta collaborazione con il Presidente nazionale del CSI, Aldo Notario. In quegli anni, la situazione e le prospettive degli Enti di promozione sportiva erano ancora pi delicate di quelle attuali, a causa dei rapporti fortemente dialettici con le Federazioni sportive del CONI. Da parte loro le PGS erano impegnate nella ricerca di uno spazio autonomo di iniziativa dopo il distacco dal CSI e il riconoscimento quale Ente di promozione sportiva. Le condizioni non erano quindi le pi agevoli per lo sviluppo delle relazioni interassociative e la partecipazione attiva delle PGS al Movimento sportivo. Le forti sensibilit educative e sociali e le peculiari vocazioni al dialogo della famiglia salesiana, unitamente allintraprendenza e alla forza di volont di don Gino, hanno permesso di superare le difficolt e di avviare la partecipazione attiva delle PGS alla straordinaria produttivit di quegli anni da parte del Coordinamento degli Enti di promozione sportiva. Le tensioni unitarie che caratterizzavano la societ civile e il costante sviluppo delle giocate al Totocalcio assicuravano crescenti entrate al CONI e, seppure in misura pi limitata, anche agli Enti di promozione sportiva. Si sono cos sviluppate esperienze fortemente innovative tra le quali ricordo: allinterno del Movimento sportivo, il Comitato nazionale per lo sviluppo dello sport, formato da rappresentanti del CONI, degli Enti di promozione sportiva e dei sindacati, che promuoveva campagne e iniziative di sensibilizzazione dei cittadini allo sport e di partecipazione attiva delle organizzazioni sportive alla programmazione e organizzazione delle attivit improntate allo sport di tutti; allinterno del CONI, lapertura dellUfficio di promozione sportiva, allora guidato da Paolo Borghi, alla collaborazione con gli Enti di promozione sportiva nella programmazione e organizzazione di iniziative rivolte in particolare allo sviluppo delleducazione della pratica sportiva nelle scuole; allinterno del Coordinamento degli Enti di promozione sportiva, la pubblicazione mensile del notiziario Promozione sportiva che veniva inviato a tutti i Comuni italiani per favorire rapporti costruttivi con gli Enti locali e il loro impegno per la promozione della pratica sportiva dei cittadini di ogni et, indipendentemente dalle loro condizioni sociali. In tutte queste attivit ricordo don Gino come un convinto sostenitore e un dirigente impegnato a contribuire al loro sviluppo, mettendo a disposizione e valorizzando le esperienze educative che le PGS hanno sviluppato vivendo nel peculiare ambito dello sport le straordinarie sensibilit educative di don Bosco e della famiglia salesiana. Con il suo lavoro intenso don Gino a contibuito fattivamente alla qualificazione delle relazioni sia allinterno del Coordinamento degli Enti di promozione sia nellinsieme del Movimento sportivo. g
Vittorio Villa (vittorio.villa@aclilombardia.it)

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Pastorale giovanile

Il mondo degli indignati interpella gli educatori


Indignati e Papa boys: qual il vero volto dei giovani?
Sr. Francesca Barbanera, referente nazionale PGS

Se scorriamo gli articoli, le notizie, i blog o qualunque strumento di comunicazione a partire dallagosto scorso a oggi, le contestazioni giovanili o i commenti ad esse, sono allordine del giorno ma sembra, differentemente da quanto sia accaduto nella storica e famosa contestazione giovanile del 68, che ci sia molta difficolt nellinterpretare, o meglio legittimare il disagio che la realt giovanile sta vivendo. Sembra quasi si preferisca lasciar cadere nel nulla, non dar peso o soffermarsi solo sulla notizia certamente grave e non giustificabile del gesto di violenza. Pi volte, nelle mie riflessioni scritte su Juvenilia, ho cercato di contestualizzare il mondo giovanile in quella che la realt contemporanea, perch per noi che scegliamo di operare con e per i giovani e lo spendere per i giovani stessi il nostro tempo nello stile del Buon pastore, latteggiamento non pu non essere laccoglienza incondizionata di tutti indistintamente, sia per fasciare le ferite del giovane che soffre, sia per accompagnare quello che ha bisogno di essere sostenuto nel proseguire lungo la retta via. Ed allora, a noi che vogliamo fare del cuore di don Bosco il nostro modello di amorevolezza, non possono bastare le definizioni mass-mediali che ci vengono date su alcuni eventi perch, a volte, il grido dei giovani anche questo.

I giovani chiedono pi certezza per il futuro


Un articolo ANSA del 17 ottobre cos scriveva:
Siamo il 99%, lo slogan pi urlato dai manifestanti statunitensi, ripetuto oltreoceano anche dagli studenti italiani. Siamo quelli che combattono lavidit dell1 per cento che ha tutto. La protesta americana si rif alla Primavera araba e agli Indignados spagnoli e cileni, come scritto sugli stessi blog del movi-

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mento Occupy Wall Street. Dal 17 settembre (giorno in cui gruppi sparuti di manifestanti si sono accampati a Wall Street), la protesta si diffusa a macchia dolio di citt in citt, coinvolgendo non solo i giovani, e poi via via varcando i confini USA. () Dopo un paio di settimane il movimento arrivato in Europa, o meglio tornato (visto che i primi fermenti sono nati proprio in Spagna) con marce e accampamenti a Bruxelles e con cortei anche in Italia. In Spagna, in Cile, in Israele la ribellione gi scattata da mesi: anche qui i giovani sono scesi in piazza, accampandosi e urlando il proprio dissenso, verso un sistema che non consente futuro, per tentare un cambiamento profondo della societ.

E ancora in un articolo dell11 ottobre:


I tagli e il degrado della scuola, ma non solo. Dietro alla protesta degli studenti italiani ci sono la precariet, la disoccupazione, la rabbia verso le corporazioni e le speculazioni finanziarie. Tradotta in inglese nei tweet o sui blog, la contestazione si fonde in un movimento globale. Stamattina la sveglia degli studenti su Twitter suonata presto. Da Trieste a Reggio Calabria i messaggi sono arrivati a centinaia: i giovani si mostrano esasperati ma per niente rassegnati. Lautunno comincia il 7 ottobre uno dei primi cinguettii arrivati da Trieste sul profilo Twitter di Rete della Conoscenza, il network nazionale di cui fanno parte lUnione degli Studenti e Link-Coordinamento Universitario.

movimenti studenteschi e dai loro sostenitori. A Napoli Piazza Borsa stata ribattezzata Piazza reddito per tutti. Gli studenti chiedono Borse di studio. Non ci fidiamo dei mercati. Anche a Genova gli studenti, dimostrando davanti alla sede della Banca dItalia, annunciano: Noi il debito non lo paghiamo.

Il ricorso a una comunicazione intensa e democratica


Lelemento caratterizzante di questa contestazione, dunque, pare sia stato proprio lutilizzo di nuove strategie e nuove armi: tutti erano collegati via Web. Se andiamo a fare un giro nelle piazze di Europa e del mondo dove i giovani si sono radunati per contestare e far sentire la propria voce, la panoramica pi o meno questa:
Precari e disoccupati dEuropa, unitevi contro il malgoverno e il monopolio dellalta finanza, gridava un ragazzo a Plaza de Catalua, a Barcellona, alla fine del suo discorso. A Puerta del Sol, a Madrid, Maria, 32 anni, laureata in giurisprudenza e disoccupata, seguiva lo stesso comizio dal suo iPhone gra-

Allindomani della scomparsa di Steve Jobs, c spazio anche per lui, il visionario idolo di molti giovani: la sua famosa frase pronunciata davanti agli studenti di Stanford: Siate affamati, siate folli, risuonata attraverso la rete, citata molte volte su Twitter e Facebook dai

zie a Twitter, il tam-tam degli Indignados, il movimento nato in questa piazza il 15 maggio quando una folla di giovani lha occupata. La comunicazione lanima della rivolta europea, anche se la stampa ufficiale si ostina a ignorarla. In tutte le piazze occupate ci sono i computer. Sembrano latrio dei negozi della Apple disseminati nel mondo; anche qui la gente batte sulle tastiere e fissa i video, solo che i laptop non sono incatenati al bancone. Attraverso una rete invisibile nello spazio cibernetico, una piazza congiunta allaltra. Si condivide il senso dimpotenza misto a rabbia contro una classe dirigente per la quale noi cittadini non contiamo pi nulla, ma si alimenta anche la rivolta. Non siamo marionette nelle mani dei politici e dei banchieri si sente dire. Un esercito di ragazzi fa circolare nel web immagini e notizie in tempo reale. Si sono piazzate videocamere nelle piazze, si sono aperti blog, pagine web e account su Facebook, si sono attivati tutti i social media, milioni di postazioni da dove si trasmettono in streaming comizi, dibattiti, incontri e assemblee. Questa la prima rivoluzione supportata dal Web 2.0.

Ma questo nuovo sistema di contestazione o la nuova tecnologia mettono in luce ci che in

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XXVI GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENT
fondo la societ moderna: la struttura di questo movimento assolutamente orizzontale. impossibile trovarvi un leader che unisce gli animi e gli intenti, una voce ufficiale, sapere nomi e cognomi dei partecipanti. Gliindignati parlano allunisono attraverso milioni di voci cibernetiche. Lo strumento lassemblea permanente, ben diversa da quelle del 68, e del tutto simile invece a chat o blog virtuali: poche frasi, sintetiche ma efficaci, proposte concrete, da attuare in modo rapido ed efficiente. Twitter ci si accorge che questo movimento un programma concreto c lha: a Puerta del Sol, sui propri iPhone si segue la manifestazione a Bristol dove gli studenti contestano laumento delle tasse universitarie imposte dalla politica dausterit del governo di Cameron. Tra gli striscioni ce n uno con su la scritta: escluderci dal mondo del lavoro e pretendere di farci pagare i vostri errori finanziari ingiusto, antidemocratico e assurdo. Un grido che dalluniverso ciberbernetico sta arrivando a casa nostra e che rischia di far crollare limpalcatura gi pericolante dellEuropa unita. Vivere la propria giovinezza senza possibilit di progettarsi il futuro non pu non portare rabbia e desolazione quando poi non si sa neanche a chi chiedere risposte concrete.

Le parole di Papa Benedetto XVI

Comunicate

agli altri la gioia della vostra fede


Cari amici, ora ritornerete nei vostri luoghi di dimora abituale. I vostri amici vorranno sapere che cosa cambiato in voi dopo essere stati in questa nobile Citt con il Papa e centinaia di migliaia di giovani di tutto il mondo: che cosa direte loro? Vi invito a dare unaudace testimonianza di vita cristiana davanti agli altri. Cos sarete lievito di nuovi cristiani e farete s che la Chiesa riemerga con vigore nel cuore di molti. Da questa amicizia con Ges nascer anche la spinta che conduce a dare testimonianza della fede negli ambienti pi diversi, incluso dove vi rifiuto o indifferenza. Non possibile incontrare Cristo e non farlo conoscere agli altri. Quindi, non conservate Cristo per voi stessi! Comunicate agli altri la gioia della vostra fede. Il mondo ha bisogno della testimonianza della vostra fede, ha bisogno certamente di Dio. Penso che la vostra presenza qui, giovani venuti dai cinque continenti, sia una meravigliosa prova della fecondit del mandato di Cristo alla Chiesa: Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura (Mc 16,15). Anche a voi spetta lo straordinario compito di essere discepoli e missionari di Cristo in altre terre e paesi dove vi una moltitudine di giovani che aspirano a cose pi gran-

Qualcuno raccoglier tutto questo?


Forse il mondo degli adulti, di coloro che dovrebbero ascoltare questo grido di disagio. Ma mentre i giovani comunicano la loro indignazione contemporaneamente con tutti i giovani del mondo, sono paradossalmente chiusi nel loro stesso mondo quasi dietro la trincea telematica dove difficile riuscire a penetrare perch non si conosce linterlocutore, o molto spesso il mondo adulto non conosce proprio lo strumento del cibermondo, per poter entrare in dialogo con loro. E questo ci riempie il cuore di tristezza! Alla fine poi, se andiamo a vedere attentamente tra i documenti che vengono messi in rete o seguendo il dibattito su

A che serve dividere i giovani in buoni e cattivi?


Puerta del Sol, un nome che risuona molto nelle nostre orecchie in questacalda estate del mondo giovanile. Perch la piazza dove i giovani sono convenuti per la XXVI Giornata Mondiale della Giovent e, in alcuni momenti iniziali, si sono trovati faccia a faccia con la marcia degli Indignados, che criticano lutilizzo di denaro pubblico per finanziare la Giornata Mondiale della Gioven-

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di e, scorgendo nei propri cuori la possibilit di valori pi autentici, non si lasciano sedurre dalle false promesse di uno stile di vita senza Dio. In questa veglia di preghiera, vi invito a chiedere a Dio che vi aiuti a riscoprire la vostra vocazione nella societ e nella Chiesa e a perseverare in essa con allegria e fedelt. Vale la pena accogliere nel nostro intimo la chiamata di Cristo e seguire con coraggio e generosit il cammino che ci propone.

Le parole di sr. Yvonne Reungout


t cattolica. stato necessario lintervento della polizia proprio a causa degli scambi di battute tra Papa boys e Indignati trovatisi di fronte gli uni con gli altri, nella centrale piazza della capitale. I primi intonavano in coro il nome di Benedetto XVI, i secondi li incitavano ad andarsene accusando di avere ricevuto gli zainetti e il materiale pagato con i soldi dei contribuenti spagnoli. Due categorie di giovani che si trovano in conflitto per due cause del tutto diverse. Un panorama che in un certo senso ci porterebbe a categorizzare i giovani buoni e i giovani cattivi; che ci fa riflettere su come oggi essere cristiano abbia un prezzo da pagare forse molto pi alto di quello di qualche tempo fa. Certamente anche tra i cosiddetti Papa boys ci sono giovani senza lavoro, precari, o che fanno fatica a progettare il proprio futuro. Ma questa una categorizzazione che dobbiamo lasciare ai sociologi, ai giornalisti. Per noi un giovane un giovane sempre, sia che venga considerato vittima, sia che venga considerato carnefice. Licona del Buon pastore torna di nuovo. Il sogno dei nove anni di don Bosco continua a essere la guida per cui i lupi diventano agnelli. La visione di Madre Mazzarello a Borgo Alto con quella voce misteriosa che le diceva A te le affido, ci fa sentire la responsabilit dellaccompagnamento e della guida costante verso i giovani pi poveri in tutti i sensi. Ma il rischio che a volte noi educatori corriamo quello di riuscire a tenerci i buoni, ma non di trasformare i lupi in agnelli, e i cosiddetti cattivi non li sappiamo accogliere o forse abbiamo anche paura di saperli gestire. Quante esperienze di questo tipo facciamo nelle nostre Societ sportive, oratori, scuole! Quanto per sperimentiamo che i giovani con disagi pi o meno evidenti che spesso emergono con la violenza, sono in grande aumento.

Testimoniate che una vita diversa possibile


Sulla stessa lunghezza donda delle parole del Papa il messaggio che ha lasciato la nostra Madre generale sr. Yvonne Reungout allincontro con i giovani dellMGS che si sono ritrovati durante la GMG. Levangelizzazione deve promuovere la vita umana e la dignit piena della persona. Don Bosco era un sognatore con i piedi per terra e lo sguardo in cielo; cos dovrebbero essere i suoi figli spirituali giovani per i giovani ha affermato suor Reungoat che testimonino al mondo che una vita diversa possibile, un sogno e un segno di speranza per la societ a partire da valori profondi. La societ opera per illudere le nuove generazioni, ma compito degli educatori ha aggiunto la madre generale dire una parola nuova a ciascuno con ottimismo e la certezza che Dio accanto a ciascuno oggi.

tempo di riprendere don Bosco e di riscoprirlo


Rifletto con voi su queste esperienze dellestate, su quanto viviamo quotidianamente nello stare a contatto con i giovani perch a noi che condividiamo

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Le parole di don Pasqual Chvez
e testimonianza che per prima deve essere la nostra: coraggiosa, efficace, forte, che sa dare la vita, che sa pagare di persona. Ce lhanno ricordato in occasione della XXVI GMG Papa Benedetto XVI, la Madre generale delle FMA e il Rettor maggiore dei salesiani (vedi box alle pagine 8-9-10).

Siate profeti di un mondo nuovo


Il bisogno di un mondo nuovo al centro anche dellaccorato grido del Rettor maggiore dei salesiani sempre ai giovani dellMGS del 2011. Questo stesso fuoco, cari giovani, deve riscaldare il vostro cuore, oggi. Non potete rassegnarvi a vivere la vostra vita come se fosse un semplice ciclo biologico (nascere, crescere, riprodursi e morire); non potete impostare la vostra esistenza come una vita priva di energia, anemica, senza passione nei riguardi di Dio e del prossimo. Non potete sprecare la vostra vita riducendovi al ruolo di consumatori e spettatori. Voi siete chiamati a diventare protagonisti nella societ e nella Chiesa: Voi siete il sale della terra e la luce del mondo, direbbe Ges. La decisione di seguire Ges in modo radicale si gioca tutta sulla scommessa di potersi innamorare di Dio e spendersi per luomo, specialmente il pi povero e abbandonato. S, cari giovani! Oggi Dio ha bisogno di voi per rifare il mondo. Ogni uomo, ogni donna ha un sogno per cui vivere e di cui parlare. Io, mosso dallo Spirito di Ges, ho sempre coltivato ed ancor oggi coltivo il mio sogno: un vasto movimento di adulti e giovani che sia profezia di questo nuovo mondo. Un mondo in cui ogni uomo possa ottenere giustizia. Un mondo in cui al centro ci siano i piccoli, gli ultimi. Un mondo in cui le persone siano, fra loro, fratelli e sorelle. Questo nuovo mondo pu prendere forma, farsi reale, se seguite Ges, se prendete a cuore le sue parole e realizzate cos il sogno di Dio.

Non possiamo tirarci indietro


Anche a noi, a ciascuno di noi, limpegno di continuare a trasmettere ai giovani valori forti perch proprio quando non trasmettiamo pi valori che si ribellano. Continuiamo a impegnarci ad essere voce credibile e testimoniante per la societ in cui viviamo, ma soprattutto per il mondo giovanile. La legittima paura del futuro lavorativo sempre pi incerto, la globalizzazione telematica che rende tutto il mondo tanto vicino ma anche cos lontano perch filtrato sempre da schermi e pixel, non devono essere gli elementi di rottura generazionale tra noi e i ragazzi che accogliamo, ma ci fanno capire il bisogno ancora pi evidente di affiancarci a loro per sostenerli nella ricerca di un senso che sembra essersi perso proprio in quei web che riempiono la loro vita. I giovani ci continuano a dire in mille modi: Non tiratevi indietro anche voi, abbiamo bisogno del vostro aiuto. E non possiamo farlo proprio ora, in questa panoramica cos variegata e difficile da interpretare. Abbiamo una grande responsabilit. Che don Bosco e Madre Mazzarello continuino a guidare le nostre scelte di educatori appassionati, affinch siano audaci, coraggiose e amorevoli. g
(francescabarbanera@tiscali.it)

un pezzo di strada con loro, non possono non toccare profondamente le esperienze che riguardano proprio i nostri ragazzi, e che noi adulti ed educatori non sappiamo intercettare. Non possiamo dormire sonni tranquilli di fronte alla realt che ci sfugge. Riprendere don Bosco e riscoprirlo, cos come siamo stati invitati a fare dal Rettor maggiore, un bisogno grande di chiedere al Santo dei giovani, la luce per poter essere suoi fedeli testimoni e applicatori del suo Sistema Preventivo, anche l dove pi che amare un giovane ci verrebbe istintivo allontanarlo o dire: Tanto da te non riuscir a cavare mai nulla di buono. Alla GMG molti sono stati gli interventi e certamente la testimonianza di tanti giovani stata sincera. Ma perch, allora, tante volte non siamo capaci di aiutare i nostri giovani ad essere questo sale e luce negli ambienti quotidiani dove vivono? In quegli ambienti dove sono chiamati a testimoniare? Oggi pi che mai credo che il sostegno ai nostri giovani debba essere proprio quello di incoraggiamento

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FAR GRUPPO

Lallenatore in azione dentro le fasi critiche che attraversa il gruppo


Fare di un insieme di persone, una squadra, un buon gruppo/7
Enrico Delmastro

Gruppo non si nasce, lo si diventa. Lo si diventa per sentieri non sempre piacevoli, anche se offrono momenti di intensa soddisfazione sia rispetto al piacere dello stare insieme sia rispetto al raggiungere gli obiettivi a cui si interessati. Il gruppo qualsiasi gruppo cade facilmente in alcune trappole. Un allenatore non pu lasciarsi sorprendere, n pensare sempre che non un buon allenatore. Attento a non cedere alle provocazioni del gruppo, lo accompagna invece nel cercare vie di uscita dalle trappole per dedicarsi agli obiettivi da raggiungere. Dopo aver tracciato nel numero precedente di Juvenilia il piano di azione annuale che un alleducatore segue per indirizzare la sua opera sia verso i singoli sia verso la squadra, utile parlare della persona stessa dellalleducatore e delle difficolt che incontra nella sua attivit. Lalleducatore, allenatore, o meglio istruttore educatore, ha due strumenti per portare avanti la sua opera nei confronti del gruppo: la sua personalit; le tecniche che egli usa. Questo vale per ogni persona che svolga il proprio lavoro nel settore educativo, sanitario o di animazione in qualsiasi campo. temente in relazione al prendere decisioni, ed quello della solitudine. Listruttore, lalleducatore, prende decisioni e, che lo voglia o meno, nel gruppo alcuni le troveranno giuste e altri sbagliate. Per sostenere la propria posizione lalleducatore deve avere una struttura personale solida, deve saper resistere alla tentazione di cercare che tutti gli vogliano bene. Nel campo della psicoterapia e della psicologia clinica questo pu essere riassunto nelle regole etiche che indirizzano lopera del

Un allenatore persona al tempo del perch no?


Occupandoci in un primo momento della persona dellalleducatore, troviamo che in letteratura ci sono manuali che trattano della vita privata e professionale degli operatori socio-sanitari. Sugli aspetti della vita privata c un punto che trovo molto interessante, quello riguardante un vissuto che loperatore vive frequen-

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medico. vietato sfruttare il paziente psicologicamente, economicamente e sessualmente. Per poterle seguire loperatore ha il dovere di costruire la propria vita personale in modo adulto e responsabile, vale a dire vivere in modo tale da essere soddisfatto e gratificato della e nella propria vita privata. Poste queste condizioni, quando lindividuo sceglie di dedicarsi allopera di alleducatore, potr farlo con atteggiamento di dedizione e disponibilit agli altri, consapevole che, in sintesi, il suo compito pu essere riassunto in: Come posso aiutare queste persone a crescere e imparare?. Mi rendo conto che queste note potranno sembrare un po stralunate e forse estreme, ma ritenevo doveroso inserirle nel discorso della costruzione e conduzione di un gruppo.Viviamo unepoca storica in cui gli individui sono pressati e condizionati ogni giorno dallideologia del consumismo, il cui motto Perch no? ci interroga costantemente, ed la domanda pi frequente che i giovani di ogni et rivolgono agli adulti. Per poter rispondere occorre aver costruito la propria casa (leggi persona), sulla roccia. Altrimentiperch non: perch non menare, tanto questo arbitro non fischia... perch non... tanto non mi vede nessuno... perch non... tanto lo fanno tutti... perch non... tanto non fa male... perch non... tanto lo faccio solo una volta... perch non... tanto smetto quando voglio... Il motto Noi qua siamo gli adulti, lastella polare che ogni educatore segue, ed un impegno a vivere la propria vita da adulti e a interpretare questo motto nelle tappe che la vita anno dopo anno gli propone. Questo solo un accenno a un discorso che si apre e non si chiude mai. In fondo costituisce il fascino e il sale della vita. tuazione stessa. Nel gruppo, per il solo fatto di esistere come gruppo, si scatenano dinamiche emotive inconsapevoli che risultano incomprensibili se ci riferiamo solo ai singoli componenti del gruppo stesso. Sono due le caratteristiche principali di ogni gruppo. La prima. Lindividuo in gruppo torna a usare, come per un ritorno alla sua infanzia, meccanismi mentali infantili, attraverso i quali perde la sua identit e accetta di far parte del gruppo. In altre parole, come se lindividuo nel gruppo rinunciasse a guidare la propria azione in modo cosciente, consapevole e adulto, e si adeguasse a una direttiva esterna. La seconda. Il gruppo esiste come un qualcosa di assolutamente diverso dai singoli individui che lo compongono. Il tutto diverso dalla somma delle parti. Ogni gruppo, col suo conduttore, costituisce una realt unica e irripetibile; ad esempio,una classe con un insegnante ingestibile, mentre con un altro lavora in modo attento, costruttivo e disciplinato. Date queste due caratteristiche, secondo Bion, i fenomeni che si riscontrano nella vita del gruppo e si verificano indipendentemente dalla volont o capacit del conduttore possono essere raccolti in tre grandi categorie: i fenomeni di dipendenza, i fenomeni di attacco e fuga, i fenomeni di accoppiamento.

Le tecniche alla prova dei comportamenti di gruppo


Passando alle tecniche che loperatore usa nella sua attivit, il riferimento pi noto e pi utilizzato da chi studia e deve gestire le dinamiche dei gruppi uno degli psicanalisti pi famosi,Wilfred Bion, che ha studiato quello che accade in un gruppo durante lo svolgersi delle sedute di un gruppo di terapia. Egli ha evidenziato quattro comportamenti possibili. Interessato ai fenomeni attivi nei gruppi, egli ha individuato due caratteristiche dei componenti di un gruppo e del gruppo stesso utili alla comprensione delle sue dinamiche. Ecco alcune idee tratte dal suo ormai classico libro Esperienze nei gruppi. I fenomeni di cui ci occupiamo si riferiscono al gruppo, non parliamo di singoli comportamenti ascrivibili a soggetti particolari o a reazioni individuali a situazioni della vita di gruppo. Occorre perci distinguere tra il clima che permea la vita del gruppo in una determinata situazione dalla reazione di singoli individui alla si-

Quando nel gruppo si fa strada la dipendenza


In questo caso il gruppo si astiene, sembra aver dimenticato quello che sa fare, quasi fosse preda di un black out. Le frasi pi comuni. Le frasi pi comuni che lallenatore sente pri-

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ma di una partita o di un impegno importante: Che cosa dobbiamo fare? Come facciamo ad attaccare in questa partita? Non sappiamo pi come giocare! Sono tanto pi alti, e pi grossi, di noi... I canestri sono pi alti dei nostri... In questo caso laspetto emotivo che prevale la paura che spinge i soggetti alla passivit e li fa ritornare come bambini incapaci che si affidano totalmente ai grandi. Questo aspetto pu essere rinforzato da quegli istruttori tuttofare che si accollano ogni compito e responsabilit e poi si trovano di fronte una squadra che non prende iniziative e si perde di fronte a ostacoli minimi. Cosa evitare. In queste situazioni ci sono alcuni atteggiamenti che listruttore deve evitare: fare al posto loro; compiangere o compiangersi; sgridare, prendere in giro (hanno paura); svalutare quello che esprimono (lemozione non accettata trova altri modi di esprimersi...). Cosa fare. In positivo, lazione dellallenatore deve ispirarsi ad alcuni atteggiamenti costruttivi: stimolare la partecipazione:Che ne pensate? Che situazione (nota) vi ricorda?; rinforzare i contributi: Buona idea! Mi piace che diciate la vostra!; far esprimere il sentimento: Mi pare che abbiate paura; raccontare cosa avete provato voi alle prime partite che avete giocato, specie la prima gara in trasferta: Anchio alla vostra et avevo paura...; ricordare quali sono i riferimenti pratici quando scendono in campo: Tu Giorgio sarai al centro e troverai a destra Carlo e a sinistra Giovanni, e devi stare sul cerchio della lunetta.... Cosa evitare. Ci sono atteggiamenti che listruttore deve evitare passare sopra negando levidenza; reprimere; cedere allo scontento; fare i processi a s o agli altri. Cosa fare. In positivo lallenatore deve ispirarsi ad alcuni atteggiamenti costruttivi: far spostare il gruppo dal posto dove si manifestano i fenomeni di cui sopra: questo aiuta a scaricare parte della tensione, anche fisica, che gli atleti manifestano; rendere esplicito lo scontento: Vi vedo tesi, scontenti. vero? solo una mia impressione o c del malumore?. Fermiamoci, ho limpressione che ci sia qualcosa che non va; chi vuole parlarne?; rassicurare: Guardate che non siete cattivi se non la pensate come me!; rinforzare lespressione del proprio pensiero:Mi piace che pensiate con la vostra testa!; stimolare, dopo lespressione della tensione, il contributo al problema: Voi che cosa fareste? Come pensate di fare?

I momenti di gruppo in cui si fanno strada lattacco e la fuga


Il gruppo, in questo caso, irrequieto, disattento, commette errori che sembrano provocazioni. I soggetti litigano tra loro, hanno atteggiamenti di sfida o tentano di evitare la situazione. Le frasi pi comuni. Le frasi che si sentono pi spesso sono: Non mi interessa! Uffa che barba! Che noia! Che p...! Che stupidaggini! Tu ci vai? Io no di certo! Spesso queste frasi vengono accompagnate da calci ai palloni, teste per aria, battute, risolini, distrazioni, attacchi verbali, infrazioni alle regole di gruppo (ripetute, non solo sporadiche), ecc. In questo caso laspetto emotivo che prevale laggressivit, rivolta verso listruttore, e tutto questo blocca lo svolgimento del compito.

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C qualcosa che posso fare io?; avere chiaro quali sono gli aspetti negoziabili e quelli non negoziabili; non inflazionare i momenti di riflessione che interrompono il lavoro sul campo, altrimenti perdono il loro significato originario di espressione del proprio contributo o, peggio, possono essere usati quando il grupponon ha voglia di allenarsi; se succede troppo spesso che il gruppo inquieto e non lavora sul campo come dovrebbe... Alcune note. Dopo questo secondo punto importante precisare alcuni aspetti della gestione del gruppo, che si riferiscono alla gestione della squadra ma sono da tenere in conto particolarmente quando linsieme manifesta disagio: i fenomeni che ho descritto avvengono comunque, per quanto bravo sia listruttore; avvengono perch i componenti del gruppo devono scaricare le emozioni che permeano il clima; laspetto pi difficile per listruttore saper separare la propria persona dal ruolo che ricopre. Facile a dirsi, ma quando la squadra si scatena contro listruttore, spesso dopo una sconfitta, difficile pensare: Ce lhanno col ruolo che ricopro, non con me!; lillusione di eliminare il dissenso o i contrari eliminandoli. In ogni gruppo, secondo la distribuzione descritta dalla curva di Gauss (Tab. 1), ci sono i rompiscatole, quelli medi che vanno daccordo e gli entusiasti. Se si cede alla tentazione di eliminare i rompiscatole, si sposta solo la curva un po pi a destra, ma sempre la stessa curva ... Oltre al fatto che anche gli entusiasti, di fronte alleliminazione dei dissenzienti, formule-

Tab. 1 - Lillusione di eliminare il dissenso

ranno consciamente o inconsciamente il pensiero: Ecco cosa mi accadr se un giorno non sar daccordo....

Sono facili i fenomeni di accoppiamento


Per la mia esperienza questo il caso pi frequente. Le frasi pi comuni. Prima di ogni incontro gli atleti parlano delle condizioni in cui sono arrivati a disputare quella gara e: Proprio contro i primi in classifica doveva mancare Giorgio, non ce la faremo mai! Non ci alleniamo abbastanza, abbiamo poche ore di palestra, che giochiamo a fare?! Quando ci saremo tutti, s che saremo forti! Abbiamo perso, ma ci mancavano tre dei pi forti! In questo caso laspetto emotivo che prevale laccoppiamento con una attesa magica di un qualcosa o di qualcuno, e nel frattempo il gruppo si astiene o sotto-impegna o agisce in modo poco convinto o poco determinato. Solo un istruttore inesperto pensa cheun giorno affronter la partita con la formazione tipo, allapice della forma, con lorganico al completo e preparata per ogni aspetto tattico della gara.

Cosa evitare. Gli atteggiamenti che listruttore deve evitare sono i seguenti: partecipare con la squadra al piangersi addosso; pensare al futuro quando tutto sar a posto; pensare al passato quando tutto era a posto; nel frattempo astenersi aspettando. Cosa fare. Gli atteggiamenti costruttivi possono essere: prendere atto della situazione e non negare gli inconvenienti del presente; richiamare al presente:Daccordo, Giorgio non c, ora che cosa vi proponete di fare?; protezione e rassicurazione sulle loro capacit di fare, su quelle reali; quindi niente pacche sulle spalle, ma richiami ai dati di realt; eventuale spiegazione di cosa vuol dire: Aspettare Babbo Natale!, cio lattesa magica di un qualcosa o un qualcuno che deve avvenire o arrivare in futuro e che permetter di realizzare ogni cosa, mentre oggi... g
(enricoida@tiscali.it)

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Uninteriorit che apra al mistero di Dio e di se stessi


Un viaggio nella spiritualit giovanile salesiana/7
Riccardo Tonelli

Non che manchino momenti di silenzio, almeno per molti giovani. Forse pi difficili abitarli, esserci. Pi difficile far parlare i tanti io da cui siamo costituiti a volte in competizione tra di loro, a volte complici nellignorarsi. Forse un parlamento interiore quello che manca o fragile. Con il rischio di non fare spazio alla ricerca di s che viene nel profondo. E di non fare spazio a quelle domande che rimangono sempre dolorosamente o festosamente aperte, e rilanciano verso un mistero di s che apre al mistero stesso del Dio della vita. Ti invito a pensare ad un tema che pu apparire molto strano, soprattutto oggi, in questo tempo in cui pensare gi un lusso riservato a pochi e pensare poi, entrando nel segreto della propria esistenza, in quello spazio di silenzio in cui siamo soli, di fronte a noi stessi e al mistero di Dio, sembra proprio una follia di nostalgici. Eppure, se non troviamo un poco di spazio di silenzio dentro di noi, per pensare, confrontarci, progettare... siamo condannati a restare manipolati dai tanti venditori di fumo che ci circondano e perdiamo la gioia e la responsabilit di abitare noi stessi. Laffermazione dura ed esigente. Nasce dallesperienza e dallamore: due ragioni che giustificano anche le parole forti. Devo per spiegarmi, produrre le ragioni, suggerire una ipotesi di lavoro.

Cosa interiorit
Linvito che ho appena suggerito, di pensare un poco a se stessi, lo chiamo con la parola che ho messo a titolo: interiorit. Per sapere di che cosa si tratta, non basta aprire un dizionario o fare una passeggiata in internet. Di definizioni ne troviamo tante da smarrirci per strada. Generalmente si collocano su due differenti prospettive. Da una parte, interiorit la ca-

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SALESIANA SPIRITUALIT GIOVANILE
pacit di fare un poco di autoanalisi, per vedere la realt oltre quello che appare a prima vista, cogliendo le logiche sottostanti e i suoi possibili esiti e riflessi. Spesso questo processo collegato a tentativi di autobiografia, quale libera e spontanea anamnesi della vita, orientata a sviluppare le potenzialit del pensiero introspettivo, per poi ampliare lacume intellettivo, giungendo ad un contatto pi stretto con il proprio s. Dallaltra (soprattutto nellaccezione classica della spiritualit cristiana), interiorit il livello pi alto di esperienza spirituale, che porta gli uomini religiosi al silenzio e alla solitudine, per immergersi pi intensamente nel mistero di Dio. La prima accezione troppo ampia, la seconda troppo ristretta, per poterla suggerire come esigenza ai giovani di questo nostro tempo. Preferisco fare riferimento ad una accezione di interiorit diversa. Considero linteriorit uno spazio di riflessione e di silenzio personale: un luogo interiore, un atteggiamento e un modo di essere, dove tutte le voci possono risuonare, ma dove ciascuno si trova a dover decidere, solo e povero, privo di tutte le sicurezze che danno conforto nella sofferenza che ogni decisione esige. In questa esperienza esistenziale, il confronto e il dialogo serrato con tutti sono ricercati, come dono prezioso che proviene dalla diversit. La decisione e la ricostruzione di identit sono portate a maturazione progressiva in quella solitudine interiore, che permette, verifica e rende concreta la coerenza con le scelte unificanti della propria esistenza. Per questo, linteriorit esige occhi profondi e capacit dascolto e di meditazione, per scorgere il significato della realt oltre le apparenze e capacit di silenzio per penetrare in noi stessi, attraversare impressioni, sensibilit, risonanze e giungere al mistero di Dio e di noi stessi. Non atteggiamento esclusivo dei cristiani. Rappresenta per una condizione di maturazione in umanit, senza della quale riesce difficile vivere intensamente lesperienza cristiana, per ascoltare lo Spirito che si rivela solo nel silenzio dellinteriorit.

Linteriorit impresa difficile


Ho detto a cosa penso quando parlo di interiorit. Come vanno le cose oggi? Linteriorit viene spontanea o si deve fare una faticaccia per costruire spazi di interiorit nel ritmo affannoso di una giornata? Ciascuno deve rispondere per se stesso e pensando alla propria esperienza. facile per constatare che le difficolt non mancano e abilitarsi a vivere nellinteriorit esige coraggio e impegno. Una grossa spinta verso la rimozione dellinteriorit proviene oggi soprattutto dalla diffusione capillare dei mass media, in particolare della televisione, con lossessiva ricerca di audience spesso soddisfatta da programmi e rubriche in cui i moti della vita affettiva, i problemi pi strettamente personali e inerenti alla sfera dellintimo sono riversati al-

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lesterno e dati in pasto a milioni di persone. Per fortuna, ci sono anche casi felici e ne possiamo citare a piene mani. Sono convinto per che la domanda di interiorit, constatabile tra i giovani di oggi, assomiglia molto al modo in cui essi vivono lesperienza religiosa, anche per la correlazione esistente, nel nostro contesto, tra ricerca di senso e manifestazioni religiose. Questa voglia di esperienze forti segnata da una serie di atteggiamenti che non poche volte inquinano il fatto e lesito: incertezze, soggettivizzazione, pluralismo, ricerca affannosa di emozioni, capacit di esprimersi pi attraverso immagini che mediante parole riflesse, bisogno di solidariet che riscrive persino la qualit dellinteriorit personale. Dubito, di conseguenza, che tutto questo abbia come riscontro la riconduzione spontanea di queste esperienze in quella stanza di silenzio interiore dove le emozioni sono decantate, mentre ragione e significato prendono il sopravvento, fino a diventare scelta di vita, capace di resistere alle onde durto del contesto. spirituale di tanti cristiani. Va compresa bene per poterla giudicare ed eventualmente condividere. Mi ha messo in crisi e mi ha fatto pensare la testimonianza di tanti cristiani, impegnati nella dura lotta per la liberazione delluomo, sulle frontiere dove la lotta pi dura, fino al sangue del martirio. Hanno riscoperto il deserto senza abbandonare la lotta e limpegno. Lhanno riscoperto come momento di libert, di solitudine e di solidariet, per vivere limpegno di liberazione da uomini spirituali. Ce lo ricorda, tra le tante voci, quella di un testimone qualificato, Gustavo Gutirrez: Il pellegrinaggio avviene nella povert e nelle privazioni imposte dalla terra inospitale che il popolo deve attraversare. Esso non si sposta portandosi sulle spalle la propria casa; ma va in cerca di una nuova abitazione. Lo assalgono i timori e si moltiplicano le minacce alla sua vita. Per questo si presenta ripetutamente la tentazione del ritorno, del passo indietro. (...) La marcia nel deserto un andare continuo ed esigente. (...) Nel deserto non esiste una pista tracciata in precedenza. L, come nel mare, le tracce non si conoscono. Il cammino spirituale libert permanente e creatrice sotto la guida dello Spirito. La rotta tracciata nella massima solitudine. La solitudine non il ripiegamento egoista, un fatto centrale di tutta lesperienza di Dio: Dio ci parla nel deserto. La solitudine prepara la comunione, dispone con autenticit ad essa. Senza lesperienza della solitudine non c comunione, n unione con Dio, n vera condivisione con gli altri.

Il deserto: da luogo fisico a stile di vita


Il deserto, cercato o fuggito, non un luogo fisico, dove rifugiarsi scappando dalla mischia del quotidiano. Invece uno stile di vita: la ricerca di spazi dalla parte del deserto nel ritmo della nostra vita quotidiana, per ritrovare un modo di vivere da uomini credenti. Questa la mia scelta. Lho progressivamente maturata, meditando i testi della Scrittura e della prima tradizione cristiana. La nostalgia del profeta per il deserto non corre prima di tutto a quellambiente fisico di cui parlano i testi di geografia. Anche lui, come tutti quelli che lhanno attraversato, sa che il deserto non certo una terra benedetta da Dio. Assomiglia molto alla desolazione iniziale, quando sulla terra non cera ancora nemmeno un cespuglio e nei campi non germogliava lerba perch Dio, il Signore, non aveva ancora mandato la pioggia e non cera luomo per lavorare la terra (Genesi 2, 5). Il deserto il luogo della maledizione, lesito a cui viene condannato chi tradisce la fedelt a Dio. Siamo tristi nel fondo del cuore, i nostri occhi sono velati di lacrime perch il monte Sion diventato un deserto, un posto abitato dalle volpi. Queste sono le conseguenze del nostro peccato. (Lamentazioni 5, 16-18) Il popolo ebraico ha vissuto per una esperienza unica che ha riscattato il deserto.

Recuperare linteriorit, riscoprendo il deserto


Arrivo allora alla proposta. urgente riscoprire linteriorit, se ci sta a cuore la qualit della nostra vita e di una esperienza cristiana matura. Come? Nel titolo del paragrafo ho introdotto una risposta, suggerendo la riscoperta del deserto. Ti prego: non farci una risata e neppure mettermi addosso letichetta di nostalgico ecologista. Linvito al deserto ha una sua logica, molto radicata nellesperienza

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Nel tempo dellesodo, infatti, in quella sofferta marcia che lha ricondotto dallEgitto alla terra dei padri, esso ha trascorsi lunghi anni del deserto. In questo luogo, duro e ostile, si ritrovato Dio vicino e accogliente, come mai gli era successo prima. Lha condotto per mano, liberato da mille pericoli, nutrito e dissetato dalla sua potenza. Nel deserto, Dio ha firmato un patto di vita con lui. L, la sua fedelt stata messa alla prova. Nonostante i continui segni di una insperata benevolenza, anche in questo tempo felice riaffiorati il tradimento e linfedelt. Dio per rimasto vicino al suo popolo. Lo ha richiamato e colpito. Ma alla fine lo ha salvato, riportato alla casa promessa, in una terra fertile e spaziosa dove scorre latte e miele (Esodo 3, 8). Cos, il deserto stato veramente trasformato. La terra maledetta diventata terra di benedizione. Il profeta laveva sognato; i fatti gli hanno dato ragione a dismisura: Saranno come pecore, che pascolano lungo le strade e trovano erba abbondante su ogni collina. Non soffriranno pi la fame o la sete, n il sole, n il vento caldo del deserto li colpir. (Isaia 49, 9-11) In questa esperienza il deserto risuona come il tempo della fedelt misericordiosa di Dio. Per questo, luomo della Bibbia pieno di nostalgia per il deserto, anche se lo teme ogni volta che lo deve attraversare, e lo combatte per strappargli fazzoletti di terra fertile. Ricorda con rimpianto il tempo di una fedelt pi grande; ancora affascinato dallesperienza di sentirsi sussurrare parole damore da Dio. Ho limpressione che sia una delle esperienze pi difficili oggi. Abbiamo tutti un gran paura di restare soli e cerchiamo affannosamente gli altri. Ci sostengono, ci servono di prezioso punto dappoggio. Diventano persino il grembo materno a cui affidiamo la fragile nostra esistenza. Spesso una compagnia strana: rumorosa e distraente, come un pomeriggio domenicale che dura tutta la vita, passato in discoteca, vicini e tanto isolati, costretti ad urlare per farsi ascoltare, sempre male interpretati, nel sottofondo musicale che distorce ogni voce. Ma ci va bene. Ci aiuta a non pensare: a non avere paura e a non essere costretti ad alzare le mani invocanti. Qui il punto. Quando siamo soli, faccia a faccia con la nostra finitudine, ci sentiamo costretti a cercare due polsi robusti a cui ancorare le nostre braccia alzate nellinvocazione. Ma questo ci fa soffrire, troppo per risultare praticabile. Scopriamo di non bastare a noi stessi, noi che sappiamo tante cose e usciamo indenni da tutti gli inghippi. E ci accorgiamo che, in fondo, nessuno dei nostri amici ci basta per sopravvivere sullonda del limite invalicabile della nostra fame di vita e di felicit. Abbiamo paura di sprofondarci nellabisso del mistero che ci avvolge, dove i conti non tornano pi. E cos scappiamo dalla difficile e inquietante compagnia di noi stessi. Nel deserto questa fuga impossibile. Sprofondati nel silenzio, lontani dalle cose che ci rassicurano, fuori dal ritmo ossessivo del nostro tempo, ci troviamo inesorabilmente da soli. Finalmente viviamo nellinteriorit. g
(tonelli@unisal.it)

Il nostro resta per il tempo del deserto


Noi siamo un po nella situazione del popolo ebraico, pellegrino verso la terra promessa. In cammino verso la casa del Padre, siamo ancora nel tempo duro del deserto. Labbiamo riempito di luci e di colori, addomesticato con i mille ritrovati della nostra scienza e sapienza. Ci stiamo bene, anche perch abbiamo condannato altri a stare peggio di noi. Anche noi siamo nutriti di un pane di vita che viene dal cielo; siamo anche noi dissetati da una fresca acqua di sorgente. La nostra vita, misteriosamente avvolta della presenza di Dio, resta per sempre il tempo del deserto: della lotta, dellattesa, dellesodo. La nostalgia per il deserto non la fuga dalla nostra cultura n la ricerca forzata di unausterit a tutti i costi. invece la ricostruzione nel nostro tempo delle stesse esperienze che hanno trasformato il deserto in un tempo felice. Il deserto quindi, prima di tutto, la proposta di un modo di vivere, il segno pi espressivo di uno stile di esistenza che dobbiamo recuperare, per vivere da credenti in una spiritualit della vita quotidiana. Se c della gente che non pu rinunciare al deserto, siamo proprio noi. Per vivere nellinteriorit dobbiamo costruire spazi di deserto attorno a noi.

Finalmente in compagnia di se stessi


Di una cosa importante il deserto davvero maestro inesorabile: costringe a restare soli, in compagnia di se stessi.

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A confronto con i disturbi della condotta alimentare


Appunti per una comunicazione efficace/7
Francesco DAmbrosio

Lincidenza dei disturbi della condotta alimentare sembra notevolmente aumentata negli ultimi anni tra gli atleti rispetto ai non atleti, soprattutto in alcune fasce det giovanili, con una maggiore frequenza fra le atlete. Le stime recenti indicano che nel nostro Paese il 1-3% della popolazione sportiva femminile soffre di anoressia, mentre il 3-8% di bulimia. Cresce anche la percentuale dei maschi che hanno disturbi alimentari, anche se lidentificazione dei casi negli atleti di sesso maschile pu risultare pi difficile. Oggi sempre pi si osserva come i disturbi della condotta alimentare (DCA) continuino a essere in forte aumento tra gli atleti, in gran parte di sesso femminile, in particolare quelli coinvolti in attivit sportive che pongono laccento sullimportanza della magrezza come presupposto di una maggiore competitivit o miglioramento della capacit di resistenza. Ad esempio, sport in cui richiesto un basso peso per ottenere buone prestazioni come la ginnastica artistica, il pattinaggio, la danza e il nuoto sincronizzato. Secondo alcuni recenti studi il potenziale rischio di sviluppare un DCA sembra inoltre essere in relazione a un notevole e smodato carico di allenamento, a un eccesso di perfezionismo e alle forti pressioni esercitate dagli allenatori verso questi atleti spingendoli a essere sempre pi magri, rivolgendo loro critiche pesanti o facendo continue osservazioni sul loro peso. Questi disordini sono spesso ignorati e non riconosciuti dallatleta stesso, dai suoi familiari, dagli allenatori e dagli specialisti sportivi. Le conseguenze, al contrario, possono essere molto gravi.

Fattori di sviluppo dei disturbi alimentari


Per comprendere questi disturbi alimentari, importante vedere gli aspetti pi generali che li identificano. Il fatto che i disordini dei comportamenti alimentari siano co-

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s diffusi, anche nello sport, significa che non esiste ununica causa. Tuttavia, si ritiene che il nucleo psicopatologico di tali disturbi sia determinato da un una serie di fattori di rischio che renderebbero un atleta vulnerabile a tal punto da ammalarsi di questa patologia (Fig. 1). Fattori predisponenti. In linea generale, schematicamente, tra i fattori predisponenti abbiamo: quelli biologici (quantit di grasso corporeo, patrimonio genetico, genere, struttura ossea), quelli psicologici (concetto di s, alterazione nella valutazione e percezione del peso e delle forme del corpo, paura di diventare grassi), quelli relazionali (qualit rapporti familiari/amicali) e quelli socioculturali (modelli di bellezza proposti dai mass-media e condivisi dal gruppo, raggiungimento di un peso ideale ai fini della prestazione). Alcuni studi recenti hanno dimostrato che la presenza di fattori di rischio non determina automaticamente lo sviluppo di un disturbo alimentare, ma aumenta la probabilit che esso si manifesti. Inoltre, fattori facilitanti i disturbi della condotta alimentare nello sport possono essere: il rapporto atleta-allenatore, la pressione per unottima prestazione (se non altissima), lisolamento sociale, limportanza dellaspetto fisico, lo stress e laffaticamento, le pressioni scolastiche. A questo punto, occorre riconoscere che nella pratica sportiva devono potere essere presenti, contemporaneamente ai fattori di rischio e, per ridurne limpatto, i fattori di protezione. Quali ad esempio, regime alimentare vario, completo e regolare, autoefficacia nel controllo alimentare, immagine del proprio s fisico soddisfacente, richiesta non eccessiva del livello delle prestazioni sportive, rinforzi positivi da parte degli allenatori rispetto allessere piuttosto che al saper fare. Fattori scatenanti. Esistono condizioni dette fattori precipitanti o scatenanti, in grado di fare comparire per la prima volta un disturbo alimentare in quelle persone nelle quali i fattori di rischio sono molto elevati e i fattori di protezione molto bassi. Ad esempio, un lutto, un abuso, una separazione, una situazione particolarmente stressante o anche semplicemente ladozione di una dieta dimagrante eccessivamente sbilanciata dal punto di vista nutrizionale.
Fig. 1 - Leziopatogenesi multifattoriale dei disturbi alimentari

leta decide di dimagrire e inizia a eliminare il cibo, per modellare le curve del suo corpo. A differenza dellanoressia, la persona bulimica (fame da bue) vorrebbe eliminare e rifiutare tutto, ma non riuscendoci, dopo aver ingerito una grande quantit di cibo, attraverso ricorrenti episodi di abbuffate, si provoca il vomito pi volte al giorno. In entrambi i casi le giovani atlete sono pervase dalla paura di ingrassare, dalla ricerca esagerata della magrezza e di conseguenza, dallinfluenza eccessiva del peso e della forma del corpo nella valutazione della stima di s. Nello specifico, il disturbo pi diffuso tra gli atleti la cosiddetta anoressia atletica o sportiva che ha a che fare con lapproccio allo sport e non solo allalimentazione, ovvero lalimentazione non viene vista in funzione dello

La diffusione dei disturbi della condotta alimentare


evidente che, bench abbiano unestensione limitata, i disturbi alimentari pongono per un problema serio in quanto determinano da un punto di vista clinico gravi rischi per la salute (in alcuni casi estremi possono portare alla morte). Lanoressia (letteralmente, senza appetito) una malattia che subentra nel momento in cui lat-

sport, ma lo sport che viene visto come pre-requisito al cibo (nella Tab. 1 a pag. seguente sono indicati i criteri diagnostici assoluti e relativi). Studi recenti sullanoressia atletica hanno dimostrato che le donne che praticano sport a livello agonistico, nei quali viene richiesta magrezza o un determinato peso corporeo, rischiano di sviluppare disturbi alimentari e dismenorrea pi delle donne che

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praticano altri sport o non praticano sport. Il motivo che la prestazione in questi tipi di sport dipende, anche dal peso corporeo, che quinTab. 1 - Criteri diagnostici dellanoressia atletica

tici per lo sviluppo di un disordine alimentare, si osserva che, in primo luogo, il fattore pi comune rappresentato da una dieta seguita troppo a lungo (37% dei casi), poi larrivo di un nuovo allenatore (30%), un infortunio CRITERI RELATIVI
Alterazione dello schema corporeo. Comportamento diretto ad eliminare cibi solidi e fluidi ingeriti (vomito auto-indotto, lassativi, diuretici, ecc.). Attacchi di voracit. Disturbi mestruali (oligorrea/amenorrea). Pubert ritardata. Forzata iperattivit fisica.

CRITERI ASSOLUTI
Una perdita di peso che porta ad un peso corporeo del 5% inferiore al peso minimo normale per una data et e statura. La mancanza di malattie organiche o daltri disturbi, che possano spiegare la perdita di peso. Timore eccessivo di ingrassare. Rifiuto di alimentarsi (restrizione dellapporto energetico a meno di 1200 kcal al giorno). Disturbi gastroenterici.

di deve essere mantenuto sotto controllo. Nella pratica clinica svariati studi documentano che la percentuale di atleti affetti da anoressia atletica non ben conosciuta, ma le stime arrivano fino al 50% per atleti di lite o di sport ad alto rischio, tra cui sport estetici, come la ginnastica e la danza, dove uno scarso peso corporeo favorisce lesecuzione dei movimenti. Esiste pertanto la convinzione che con un corpo snello si possa ottenere un punteggio maggiore da parte della giuria. Inoltre, casi di sport di resistenza, come la corsa, uno scarso peso corporeo, o pi precisamente una minore percentuale di grasso corporeo, porta a un miglioramento della capacit di resistenza. Infine, negli sport con classi di peso, come la lotta, diminuendo il peso si pu ottenere un vantaggio, se lavversario nella classe di peso immediatamente inferiore relativamente pi debole. In realt i disturbi alimentari sono molto frequenti anche tra le atlete comuni. Considerando pi in dettaglio i fattori eziologici cri-

(23%), un commento casuale (19%), un fallimento nella vita di tutti i giorni (10%) e problemi familiari (7%). Nella Tab. 2 riporto sinteticamente i comportamenti pi significativi emersi dallanalisi cli-

Tab. 2 - Comportamenti di disturbi alimentari in atleti

COMPORTAMENTO ANORESSICO
1) Diminuzione del peso fino a quello inferiore al peso ideale di gara, che rimane costante anche fuori della stagione di gara. 2) Continui commenti sul proprio essere grassi anche se il peso al di sotto della norma. 3) Insoddisfazione per il proprio aspetto (cosce, glutei, anche) e per proprio peso corporeo, dei quali si parla continuamente. 4) Azioni rituali e continua preoccupazione per gli alimenti, le diete ed il numero di calorie. 5) Tentativi di evitare ogni occasione di mangiare insieme agli altri (ad esempio, compagni di squadra). 6) Riferire di sensi di colpa dopo avere mangiato. 7) Rifiuto di mangiare quantit maggiori per aumentare di peso. 8) Bere continuamente limonate leggere o acqua. 9) Allenamento forzato, anche al di l della quantit di allenamento stabilita. 10) Lamentele frequenti di stitichezza. 11) Senso di vertigine, disturbi dellequilibrio. 12) Cambiamenti frequenti dumore senza una ragione evidente. 13) Ritenzione idrica, che non spiegabile con ledema premestruale. 14) Amenorrea; fratture da stress.

COMPORTAMENTO BULIMICO
1) Ampie e ripetute oscillazioni del peso in periodi brevi di tempo. 2) Autocritiche crescenti per il proprio aspetto ed il proprio peso. 3) Occuparsi eccessivamente del peso, del volume e della composizione del corpo. 4) Non mangiare con gli altri e rubare alimenti. 5) Nessuna orgia di cibo in presenza di altre persone 6) Paura di non riuscire a smettere di mangiare. 7) Estremo interesse per le abitudini alimentari altrui. 8) Assentarsi regolarmente poco dopo mangiato, soprattutto dopo avere mangiato grandi quantit di cibo. 9) Occhi rossati, soprattutto dopo essere andati nella stanza da bagno, nella doccia, alla pattumiera, ecc. 10) Cattivo odore dopo avere vomitato nella toiletta, pattumiera, ecc. 11) Masticare gomma nella stanza da bagno, nella doccia. 12) Fasi deccessiva restrizione dassunzione di calorie e/o attivit sportiva eccessiva. 13) Uso eccessivo di lassativi e diuretici. 14) Mangiare quando si di cattivo umore, ad es. per solitudine. 15) Problemi personali o familiari di alcool o droga. 16) Oligomenorrea.

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nica dei disturbi alimentari negli atleti. In sintesi, i comportamenti anoressici e bulimici si combinano fra loro e si succedono gli uni agli altri sia, perch in entrambi la costruzione del sintomo passa attraverso il codice alimentare sia perch, si instaura un circolo vizioso in cui lunico pensiero mangiare sempre meno per non ingrassare.

La diagnosi precoce dei disturbi alimentari


A tutti gli allenatori raccomandata una particolare sensibilit alla preparazione atletica e allequilibrio psico-fisico dei loro atleti. In quanto figure fondamentali di esempio e di riferimento per i loro atleti gli allenatori rivestono un importante ruolo nella prevenzione dei DCA. La stretta relazione che si instaura tra atleta e allenatore pu facilitare il riconoscimento precoce dei disturbi alimentari abbreviando cos i tempi tra lesordio e la richiesta di cure. A quali segni porre attenzione? Chi soffre di un DCA tende a tener nascosto il problema anche alle persone pi significative ma esistono segnali fisici, psicologici e comportamentali che possono aiutare lallenatore a capiTab. 3 - Segni che possono aiutare lallenatore a capire latleta

re meglio lo stato psicofisico dellatleta (Tab. 3). Ecco perch se si vuole aiutare rapidamente un atleta che tende ai DCA necessario riconoscerne correttamente i primi segni e prenderli sul serio. Se vengono rilevati, latleta deve confrontarsi con essi ed essere inviato a specialisti qualificati. Poich gli atleti anoressici si allontanano dallo sport sono necessarie delle strategie preventive, come incoraggiare le attivit sportive e il tempo libero favorendo lo sviluppo della fiducia in s, aiutare i giovani atleti a raggiungere gli obiettivi della loro vita, abolire i messaggi pubblicitari che valorizzano la magrezza, e che lattivit fisica sia volta alla promozione di un benessere psico-fisico. Va tenuto presente inoltre la neSEGNI PSICOLOGICI
Sentirsi grassi anche se in normopeso o sottopeso Irritabilit Porsi standard di prestazione eccessivi (perfezionismo clinico) Insoddisfazione costante di s Ossessione per lallenamento Isolamento Esercizio compulsivo Depressione Ipercriticismo su di s e sulla propria performance Insoddisfazione corporea Fluttuazioni dellumore

cessit che latleta sia cosciente di quanto importante, per la sua salute e la sua capacit di prestazione sportiva, unalimentazione corretta che copra il suo fabbisogno di energia, ricca di carboidrati e varia. Inoltre, evitare di pesarsi regolarmente, soprattutto in gruppo e di commentare il peso corporeo e la figura. Se per migliorare la prestazione inevitabile una moderata riduzione di peso, opportuna la consulenza di uno specialista (in alimentazione, ad esempio) ed il peso da raggiungere non deve essere troppo basso.Va evitato di digiunare, di fare diete molto restrittive e calcoli delle calorie, come vanno vietate tutte quelle misure, come purghe e lassativi, dirette afare il peso, prima delle gare. g
(frdambrosio@tin.it)

SEGNI FISICI
Grave perdita di peso Assenza del ciclo mestruale Mal di stomaco frequente Sensazione di gonfiore Sensazione di freddo (ipotermia) Segni di disidratazione Segni di abrasione sul dorso della mano per linduzione di vomito Problemi ai denti Fluttuazioni preoccupanti di peso Crampi muscolari e spossatezza Ingrossamento delle parotidi

SEGNI COMPORTAMENTALI
Training eccessivo e inappropriato (es: se infortunati) Bugie relative ai pasti Saltare i pasti Rifiuto di mangiare in compagnia Dare il proprio cibo agli altri Mangiare esagerate quantit di cibo Sentirsi male dopo i pasti Chiudersi sistematicamente in bagno dopo i pasti Iniziare diete immotivate Prendere lassativi e diuretici

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LO SPORT SECONDO DON GINO


Seonda puntata
Proseguiamo la nostra riflessione su Lo sport secondo don Gino per mettere in luce le sue profetiche intuizioni sullo sport educativo, intuizioni che negli anni aveva pubblicato, articolate sullo sfondo di una robusta e oggi pi che mai attuale pedagogia salesiana, come editoriali e commenti su Juvenilia. Nel numero 3 della rivista il nostro viaggio tra gli scritti di don Borgogno ci aveva portato a soffermarci su quelli che abbiamo chiamato i fondamentali alla base della sua idea di sport. In questo numero rivisitiamo il suo pensiero per individuare spunti che ci spingano a ricercare la qualit dello sport soprattutto nella cura educativa delle pratiche. Solo attraverso un vero e proprio investimento progettuale di stampo pedagogico le associazioni possono promuovere concretamente i valori dello sport tra i giovani. Agli allenatori, ai dirigenti e alla loro formazione il compito di sostenere percorsi che siano generativi ed efficaci. Serve innovare attraverso competenze che colgano le transizioni e le crisi di identit, che sappiano valorizzare dimensioni di gruppo e di partecipazione attiva. Sono proposte di metodo e piste di lavoro quelle che don Gino propone, frutto di una tenace critica alle degenerazioni della cultura sportiva e di molte pratiche ancora troppo inconsapevoli ed eccessivamente improvvisate.

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LO

SPORT

D O DON G

ON

Quale sport pu dirsi educativo?


Lo sport secondo don Gino/2
me un processo complesso che non si pu definire in modo semplificato. Sono vertici osservativi e operativi stimolanti per rendere umile e reale la cura educativa nello sport e meritano particolare considerazione. A suo avviso, lesperienza sportiva un processo che educa quando libera, integra, progetta, rigenera. paci di riconoscere e di combattere i mali che attanagliano il divenire umano. Non si cresce se non si liberano prima le energie da ci che opprime e rende schiavi. Per fare ci serve discernimento. Leducazione spalanca le porte a processi di rinnovamento solo se le persone sanno vedere e ascoltare, se si sanno affrancare dalle dipendenze, dagli egocentrismi, dai condizionamenti che soffocano. Per questo serve uneducazione che sia capace di liberare dai surrogati, di ridare capacit di autonomia di pensiero, gusto di scoperta sofferta, capacit di scelta. (1983, nr. 5)
A cura di Giulio Caio

SE

Lispirazione salesiana trova nella filosofia di don Gino unoriginale articolazione del lavoro educativo nello sport che interessante mettere in luce. Nellanalisi degli scritti di don Gino ricorrono, in effetti, quattro parole chiave che rappresentano quattro chiavi di letture generative, che esprimono la sua visione pedagogica dello sport co-

Il primo passaggio da compiere quello di liberare. Ascoltiamolo dalle parole di don Gino: Ogni educazione implica sempre una liberazione dagli aspetti negativi, inquinati o devianti, presenti in ogni fenomeno del nostro vivere sociale e anche nello sport. Un processo quindi critico di liberazione, di spogliazione e poi di costruzione del sincero riconoscimento degli aspetti positivi, sani di ogni esperienza autenticamente umana. (1999)

Quattro parole chiave per uno sport educativo


to libera e non rafforza le forme di schiavit, le problematiche che sono le persone a costruirsi. Un richiamo imprescindibile alle scelte, alla voglia di cambiare. unidea dellambivalenza umana che impone di non essere buonisti, ma ca-

appunto un percorso fatto di discernimento, di capacit di autocri-

La capacit di analisi delle contraddizioni culturali

Unazione capace di sciogliere le persone

Prima di costruire occorre decostruire, dunque. Leducazione unoperazione estrattiva, maieutica, ma anzitutto unazione capace di sciogliere le persone da ci che le imprigiona, le tiene in cattivit. Lo sport educativo se innanzitut-

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tica e di analisi lucida delle contraddizioni, degli scivolamenti che la cultura e la societ possono indurre nelle persone. Educare ha a che fare con la scelta libera di voler cambiare, con la decisione di voler crescere. Ci sono sedimentazioni culturali che agiscono inconsapevolmente e che vengono veicolate tramite canali diversificati. Le trasformazioni in atto interrogano sul come liberare i giovani dalle espressioni dei mass media che condizionano cultura, comportamenti, scelte fino a orientare verso ideali fittizi, bisogni indotti, comportamenti standardizzati. (1983, nr. 5) A tutti i livelli leducare richiede il coraggio di porsi in sincerit con se stessi e gli altri, impegnati in revisioni e ripensamenti, riformulazioni per trovare autenticit di presenza e proposta. Un processo di liberazione richiede determinazione e fermezza. uno sforzo assunto con vigore ma anche, si perdoni il gioco di parole, con fermo rigore: Coraggio di spazzare via tutte le retoriche, i pressapochismi, le improvvisazioni e poi le incertezze, le ambiguit, le rassegnazioni. (1989) Il discernimento e la riflessivit intorno alle pratiche sportive richiede unattenzione vigile verso le dinamiche di transizione dei ragazzi, le loro difficolt, limiti e potenzialit. Occorre senza esitazioni una chiara denuncia delle ambiguit del doping, delle violenze e dellabbandono. (1998) Si tratta di liberare i singoli e i ragazzi, con una dedizione verso le loro storie e le loro difficili evoluzioni e prolungate iniziazioni.

La chiarificazione delle zone oscure

una liberazione perfino della politica, affinch anche i contesti e le culture, i modelli antropologici, nei quali le giovani generazioni sviluppano la loro identit, non determinino cadute di comportamento in termini edonistici e mercatistici. La percezione di questa complessit, la coscienza del proprio potere richiede uno sforzo di chiarificare le zone oscure. Il mondo dello sport ha accresciuto nella modernit la consapevolezza del proprio potere e ci ne accresce le responsabilit educative. Ma questo sforzo appare arduo anche con il traghettare nel nuovo millennio: Non facile individuare i grovigli in cui si intrecciano agli aspetti pi autentici dellesperienza sportiva autentica, elementi estranei di una cultura sportiva a volte im-

pregnata di istintivismo superficiale e fanatizzante, a volte di elementi non sempre chiari di scientismo, o a condizionamenti di interessi commerciali, spettacolari o di sottile corruzione. (2001) Processi di liberazione, che richiamano lidea del pedagogista brasiliano Paulo Freire di un costante impegno politico alla coscientizzazione delle persone e dei gruppi, alla liberazione dalle oppressioni, al vedere leducazione come una dimensione dialogica interna e sociale. Qui la radice di una svolta continua per il cambiamento inteso come libert del camminare, in uno sforzo continuo di miglioramento. Ci ingenera un costante impegno a rivedere le posizioni, a liberarsi di mentalit superate, ad arricchirsi di umanit nellagire nel mondo sportivo. (1972, nr. 7-9)

Passiamo allaltro concetto chiave: integrare. S, lo sport implica non solo una liberazione, ma anche una ricomposizione di ci che di buono emerge dallesperienza sportiva in tutte le discipline, manifestazioni e momenti preparatori. Lo sport ricompone mente e corpo, spazi e tempi, natura e cultura, aspetti psicologici, biologici, neurologici e sociali. Leducazione vista come un processo teso a integrare a livelli molto diversi di profondit: dagli individui ai gruppi, dalle organizzazioni alle istituzioni, fino ai contesti sociali politici e culturali, globali. Sorge qui una pedagogia sociale e non solo dei soggetti singoli o in et evolutiva. Alla base c il valore della diversi-

Uno sport educativo uno sport che integra

t, del rispetto a tutte le et, unaccoglienza che incrementa le proprie identit, cogliendone i paradossi e le potenzialit. Solo una vera pratica di apertura e non la chiusura possono aiutare la crescita culturale, sociale ed educativa del mondo sportivo. Se integrare attraverso lo sport a livello individuale cercare una formazione globale della persona, capace di tenere dentro le fragilit, di supportare le situazioni vulnerabili, di recuperare le ombre, i disagi, le debolezze, a livello culturale e organizzativo, tanto pi disposizione ad allestire terreni di ricerca e di confronto inusuali.

Luscire dai confini e superare barriere

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il movimento preziosissimo delluscire dai confini che lo sport pu accompagnare in questa pedagogia sociale trasformativa. Quanto entusiasmo troviamo per i tornei nazionali ed internazionali quando i giovani vivono insieme momenti bellissimi: in pochi giorni di incontro si superano barriere e distanze psicosociali; linteresse sportivo lascia spazi a momenti culturali, a incontri sociali. (1984, nr. 5) E questo stare oltre i confini atteggiamento di azione organizzativa che sollecita le associazioni a non restare imbrigliate nellautoreferenzialit: Non possibile oggi pensare di essere isole, felici o meno:i problemi interni della PGS si collegano vitalmente con i problemi esterni. (1986, nr. 2) Don Gino convinto dellimportanza di vedere negli altri dei partner e non dei concorrenti; guarda allora alla positivit dei cambiamenti avvenuti nel CONI e nel CSI, negli oratori e nelle Federazioni. Vive come un risultato importante ogni convenzione aperta con altre Federazioni, come FIP e FIPAV, ogni progresso normativo teso a dare garanzie di accessibilit e di pari opportunit . Egli conta i successi di uno sforzo teso a raggiungere sinergie operative tra Enti di trainergie dizione e storie diverse, come tra Enti e CONI da sempre impegnati a precisare ruoli e competenze e ambiti di collaborazione. (1989)

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Egli sottolinea la necessit nel mondo sportivo di unarchitettura meno gelosa, pi in linea di collaborazione tra associazioni, enti locali, agenzie varie, famiglie (1989)

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Ora tempo di incontri ravvicinati per rilanciare ponti, per ricucire strappi, per tentare insieme di progettare il futuro dello sport italiano. (1994, nr. 5)

Il valore del pluralismo e del dialogo

Il superamento del settorialismo

Lintegrazione non vista come semplice assemblaggio, operazione di comodo o tatticismo strumentale, tanto meno come cordata o lobby di potere. Piuttosto essa un processo di scambio e di collaborazione attiva che permette di vedere nel pluralismo una reale opportunit di arricchimento e rigenerazione del mondo sportivo. E allora importante non dimenticare mai che siamo cos inseriti nel vivo della societ pluralista italiana in dialogo, confronto con tutte le altre proposte e formule associative, con la nostra capacit propositiva ed operativa. (1987, nr. 4-5) una tensione che cresce con il passare degli anni e diventa azione politica condivisa:

Ci pu avvenire con la consapevolezza che le resistenze per la dimensione educativa e il pluralismo sono molte: Mi veniva da pensare a quanto c ancora da fare per guarire mentalit etnocentriche nel nostro radicato regionalismo italiano. (1987, nr. 4-5). A configurare lazione educativa come processo di integrazione non troviamo solo concetti o buoni intenti generali, ma una vera e propria strategia formativa e di sviluppo. Il superamento del settorialismo significa capacit propositiva sulla base di approfondite analisi e ricerche, significa formazione di operatori sociali, nelle varie specificit, significa coraggio di collaborazioni ed esperienze nuove. (1983, nr. 1-2)

Chi opera nel mondo sportivo, per don Gino, corre il rischio di cadere nella trappola di un fare per il fare, di un volontariato che non pensa e che improvvisa, si lascia condizionare dalla routine dei tempi e della attivit, perdendo di vista il senso pi profondo e formativo di tali esperienze.

Uno sport educativo uno sport che progetta

Leducazione tuttaltro che un fatto automatico

nelle sue parole una continua sollecitazione e riflessione attorno al fatto che leducazione non automatica nel mondo dello sport, ma richiede unintenzionalit, una scelta e quindi un cambiamento effettivo che pu essere perseguito solo se atteso e se ad esso corrispondono comportamenti coerenti. Scuotere dallinerzia, da slogan sorpassati, da accettazione passiva, risvegliare la voglia di in-

Cos, con perseveranza, emerge

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novare, la fantasia degli operatori, la passione degli educatori, il compito attuale della PGS. (1992, nr. 11) Fare sport senza progettare significa rinunciare alla dimensione educativa che, appunto, non automaticamente iscritta in ci che si fa, tanto pi quando lo sport rischia di diventare il luogo di un puro addestramento tecnico. Viene alla luce unidea di progettazione non come azione puramente metodologica, ma come atteggiamento di fondo richiesto ai singoli e ai gruppi, di cui le persone non possono fare a meno se vogliono realizzare la loro felicit. Luomo in sostanza un essere che sogna, e mortificare questo aspetto significa dimenticare che il desiderio di una vita buona che costituisce lessenza di una relazione di aiuto e di cura tra le generazioni. Attraverso lo sport importante che i ragazzi trovino spazio per conoscersi, per esprimersi, per trovare un contesto che legittima le aspettative, che fa emergere la voglia di vivere migliorandosi, che pone seriamente e con leggerezza le domande sul chi siamo e dove stiamo andando, sui propri talenti, un aiuto a trovare la propria personale missione. Servono nuova cultura e nuova progettazione educativa per attuare in novit lobiettivo di don Bosco di formare onesti cittadini e buoni cristiani, capaci di vivere nelle civilt del 2000. cit Progettare lavorare sulle motivazioni, fare i conti con le proprie ombre e condizionamenti del passato, per smuovere iniziativa, imprenditorialit tra i ragazzi.

Il contatto con il desiderio di vita

Progettare per offrire progettualit non significa, per don Gino, predefinire i percorsi e le modalit, ma creare le opportunit di un vero e profondo ascolto, quello di chi si preoccupa di dare voce a domande e dialoghi che sono importanti e costitutivi. Significa attivare una parte del S, quella dellesperienza sportiva, che pu legittimare lemersione di altre parti buone, fresche, vere delle persone, attraverso lascolto riflessivo. Lo sport gioco progettato nella misura in cui le sue pratiche sono attraversate da unattesa densa e operativa di evoluzione, di conversione, che possono avvenire solo attraverso la cura di contesti che sanno stimolare e arricchire queste istanze di crescita nellassociazione. Associazione vuol dire luogo e ambiente in cui ognuno pro-

Fare spazio allincontro, al dialogo e allo scambio

E se questo non lo fanno per primi gli adulti con loro stessi, difficile che lincontro con le associazioni sportive possa diventare occasione di una reale crescita della personalit.

tagonista, ognuno partecipa attivamente, e gli sono concessi spazi di intervento, di operativit, di assunzione di responsabilit. (1983, nr. 11) E allora progettare non solo una pianificazione ingegneristica delle attivit, ma soprattutto un offrire spazi di incontro, dialogo, condivisione e scambio, ben curati. E lo sport rende accessibile a molti questa occasione di conoscersi, grazie alla conoscenza dellaltro, e di scoprire, cio riportare alla luce speranze e rappresentazioni positive di futuro che non sono solo aspetti celebrali o cognitivi, ma che sono iscritti nei corpi, nelle loro sensazioni, memorie emotive, schemi di interazione con lambiente e con gli altri. Alla base: una programmazione non solo tecnico-agonistica, ma soprattutto educativa. (1970, nr. 5) Progettare anche dare gambe ai sogni dei ragazzi, credere nelle loro gambe, nella loro capacit di muoversi e di trovare una direzione e un cammino da percorrere non solo sui campi da gioco, ma sui terreni dellesistenza.

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Progettare farsi compagni, perch leducazione soprattutto un dividere qualcosa con altri, spartire esperienze e significati del vivere. Non facile certo nella modernit accompagnare i giovani alla partita della vita; per questo servono buoni allenamenti e buoni allenatori, capaci di accorgersi di chi hanno davanti, di stare con attenzione in presenza di ragazzi che stanno attraversando passaggi importanti e decisivi di maturazione, stando fianco a fianco, con la capacit di guardare avanti. Un progetto che richiede novit anche negli operatori, novit di vita, di saggezza, di discernimento, di testimonianza, di professionalit educativa e pastorale. (1984, nr. 2) Progettare pertanto forza realizzatrice, una forza pensosa, fatta di pratiche riflessive e di interventi consapevoli, sviluppi operativi non estemporanei, ma che nascono solo da convinzioni e valori elaborati e condivisi tra gli adulti. Alla base necessaria una profonda fiducia nelloperare, nella dedizione per uno sport capace di far volare: Anche il fenomeno sport investito da una ventata di novit, di desiderata novit, di attesa novit. (1994, nr. 6-3) Darsi un progetto impegno oneroso a tutti i livelli, ma irrinunciabile; credere che leducazione sia una grande impresa culturale che segna profondamente le trame della convivenza.

Progettare spartire esperienze e significati

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Lo sport cura del respiro, attenzione percettiva, coscienza motoria, corpo che parla. In questo spazio del gioco e dellespressivit organizzata, leducazione fa leva sulla materia che pervade lanima degli atleti. Si vivono qui gesti e ascolti, prove ripetute, esercizi, comprensioni e reinterpretazioni. Anche il nostro progetto PGS di proposta formativa, culturale e propositiva, deve aggiornarsi per adeguarsi alle nuove domande e situazioni. (1991, nr. 9)

Uno sport educativo uno sport che rigenera

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gesti che sono segni e, come in unazione pittorica, li prefigura dentro un disegno, con contorni che via via prendono forma. Lesperienza sportiva offre il colore e gli strumenti per ridipingere azioni e relazioni nella cura dellarmonia, dellintesa, della sincronia, dei rapporti spazio-temporali, d sostanza allimmaginario interiore, e suggerisce capacit di visualizzazioni nuove, di prefigurazioni che poi si traducono e si riscontrano in atti realmente percepibili. Sognare che sia ancora festa oggi richiede il superamento di fatui entusiasmi declamatori; esige uomini nuovi consapevoli dei problemi che agitano il nuovo mondo, attenti alle trasformazioni in atto, capaci di leggere profondamente i segni dei tempi, e di progettare le risposte, su tutti i fronti, ai nuovi bisogni. (1992, nr. 2) Educare con lo sport significa non solo rigenerare la bellezza dei corpi, dei gesti atletici esteriori, ma conseguire anche consonanze, proporzio-

Si apprende in unatmosfera di concentrazione, ma insieme anche di festa, gioia, entusiasmo, divertimento, termini che riecheggiano e vengono quasi declamati in ogni articolo. E queste dimensioni educano perch rigenerano fin dalle viscere, fanno risorgere dentro relazioni dense, anche conflittuali, che spingono a manifestarsi, mettersi in gioco, generare azioni e legami. Educare con lo sport allora unarte generativa, che cura i tratti dei movimenti, sollecita

La festa e lentusiasmo sollecitano a essere generativi

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Don Gino teme la degenerazione dello sport, proprio perch ha presente il suo potere creativo. molto interessante lestrapolazione che compie dai campi sportivi alle associazioni, vedendo la creativit sportiva come elemento da trasporre nella vita associativa che chiede per essere educatori una responsabilit a rigenerare in qualit e anche in quantit. A stimolare la nostra voglia di qualit non mancano gli stimoli interni allAssociazione: richieste sempre pi pressanti dei nostri soci, nuovi compiti e nuovi ruoli nel servizio al territorio, qualificazione dei nostri operatori. (1984, nr. 3)

Associazioni che si rigenerano per rigenerare

ni e equilibri riconquistati internamente e nelle dinamiche delle relazioni interpersonali.

varsi destinato allautoemarginazione. (1991, nr. 3) Si compiono cos nelleducazione i salti di qualit che ridanno fondamento e impulso alle azioni nello sviluppare apprendimenti e consapevo-

lezze, nel trovare nuove soluzioni operative e organizzative, nel riformulare questioni amministrative e perfino dimensioni identitarie e statutarie, nel rilanciare e investire in proposte formative che sostengono questi processi di rigenerazione.

La creativit nasce dalla capacit discrezionale degli adulti di tollerare le ansie e le dimensioni depressive, per affrontare la competizione delle sfide dentro un processo che mobilita le energie trasformative e innovative. Si educa nello sport solo accogliendo la spinta a volersi sempre migliorare, a non arrendersi o rassegnarsi davanti a ostacoli, fatiche, difficolt o spaesamenti. necessario, a volte, trovarsi disorientati, fermarsi per sostare, lasciar decantare, finch sensazioni, intuizioni, scambi ci aiutano a comprendere e a riprendere con pi vigore limpegno operativo e la dedizione per s e per gli altri. Le novit ci interpellano, ci sfidano e condizionano comunque il nostro futuro. Chi non sa rinno-

Fare leva sul non rassegnarsi

Declinato attorno alle quattro parole chiave ora enucleate, lo sport viene visto da don Gino come elemento strutturante la costruzione della personalit, come ambito irrinunciabile per lo sviluppo integrale della persona in unottica non specialistica, dunque, ma globale. La formazione dei giovani impone la qualificazione di proposte coinvolgenti e capaci di suscitare partecipazione, protagonismo verso ragazzi non coatti o sottomessi, ma verso soggetti da stimolare attraverso occasioni ed esperienze portatrici di significati e di riferimenti. Non servono tanto esperienze settorializzate. Lo sport non pu essere un mondo a s stante, in cui il giovane viva in un momento avulso dal contesto di tutta la sua vita: unintensa esperienza personale e sociale, che si inserisce nel vivere della persona, punto di riferimento di qualsiasi interesse parziale. (1975, nr. 4-6).

Ma allora quale pratica sportiva?


contro i giovani che praticano sport: lontani, indifferenti, chiusi, apatici.. I giovani sono ai livelli pi vari, al punto di partenza. Ma sar proprio unesperienza umanizzante quella che permetter loro di costruire gradualmente un progetto di s, una scala di valori, una scelta di fondo della vita in cui riconoscersi. (1977) La proposta sportiva tesa a sostenere una qualit di vita integrale per giovani generazioni si deve coniugare con lofferta scolastica, pur sapendo che la scuola apparsa la grande accusata, colpevole dellarretratezza culturale e sociale dello sport in Italia per la massa della giovent. (1984, nr. 1) Ma anche qui sottolineata lassoluta necessit di uneducazione motoria polivalente, con caratteri di ludicit e di interdisciplinariet. (1982, nr. 6) che resa possibile solo alla luce di un pi ampio progetto educativo.

Non vedere lo sport in modo strumentale

Nemmeno lo sport deve essere visto in modo puramente strumentale. Non possiamo concepire lo sport come unattrattiva, un aggancio... per realizzare immediatamente i momenti formativi e di catechesi. N ci devono spaventare le solite, ricorrenti accuse

Uno sport accessibile come luogo di inclusione

A condurre questa progettualit con i giovani unidea importante di inclusione e di massima accessibilit delle proposte sportive, con la pecu-

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liarit di un approccio flessibile che coglie le loro tipiche titubanze e coni dombra. Non basta guardare ai giovani che aderiscono alle attivit proposte, occorre continuamente avere una cura a considerare a 360 gradi anche coloro che non sono in contatto con le reti sociali, e che meritano di avere altrettanta considerazione e capacit di offerta congruente con le loro caratteristiche e culture. La scuola potrebbe essere una grande alleata. Non possiamo sottovalutare il fatto che accanto a questi giovani associati si muove unaltra moltitudine di ragazzi e giovani, fluttuanti, incostanti, occasionali... Anche questi ci interpellano: interpellano la nostra capacit di accoglienza, la nostra capacit di comprensione, di capirli e avvicinarli, la validit delle nostre offerte, proposte, la nostra disponibilit di tempo ma soprattutto di persona a condividere le loro problematiche, senza pretendere risultati immediati, presenza regolamentari, risposte sicure e definitive. (1982, nr. 4-5) estremamente significativa questa ultima indicazione, come stile e criterio di unazione che mira ad avere a cuore la cura per le giovani generazioni in unottica progettuale, politica o pastorale che sia. La selettivit dei nostri sguardi impone uneccedenza di attenzione a creare forme di prossimit attraverso pratiche sportive e ludiche mirate ai diversi target potenziali.

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se, ma valide di per s in quanto terreni di inizio e di cura, spazi in cui possono prendere forma le emozioni ed esperienze magmatiche dei giovani. Il nostro fare sport, loffrire una gioiosa amichevole esperienza di gioco e di sport, pu concretamente aiutare molti ragazzi, ragazze e giovani a uscire dalla solitudine, dallinsicurezza, dal vuoto di interessi e di ideali. (1988, nr. 2-4) Attraverso lattivit sportiva offerta unopportunit fondamentale di conoscenza di se stessi, di messa alla prova, di confronto con i propri talenti e limiti. Lidentit, grazie allo sport, prende corpo e si radica nella possibilit di potersi percepire e governare, verso un dominio di s e della propria formazione, imparando ad accettarsi e a volersi bene. Tutto ci si rafforza in un clima educativo adatto, grazie alle tradizionali caratteristiche dello stile salesiano, fatto di accoglienza e di dialogo con la giovent, di simpatia con gli interessi pi vivi dei giovani, in un clima di

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spontaneit e di familiarit, capace di creare un senso di fiducia, di collaborazione, di corresponsabilit. (1975, nr. 4-6) Occorre naturalmente avere sullo sfondo una consapevolezza di queste finalit. Sport, quindi s, in tutta la ricchezza delle sue valenze, delle sue tensioni, dei dinamismi psicologici e sociologici che fruttuosamente sollecita e mobilita, ma tutto finalizzato allo sviluppo della personalit del ragazzo e del giovane, alla sua crescita graduale ed equilibrata, alla sua maturazione globale come persona. (1983, nr. 12) Le pratiche sportive sono importanti perch favoriscono processi basilari di socializzazione e di incontro tra i ragazzi. nel cuore di una dinamica di amicizia e di riconoscimento dellaltro che nasce e si rafforza unimmagine di s realistica e positiva, che si alimenta lidea di poter avere responsabilit, compiti, ruoli, misurandosi con le attese di altri; cos che si sviluppa, in poche parole unidentit sociale. g

Un ambiente in cui esercitare la cura di s e dellaltro

Non attivit viste come fini a se stes-

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Non c futuro per le PGS senza un investimento sulle nuove generazioni di allenatori-educatori. Un investimento anzitutto a livello locale, quotidiano, che pone al centro un intelligente artigianato in cui chi ha esperienza scambia con chi intende fare esperienza. Un investimento poi che da sempre vede come momento forte di iniziazione allo sport educativo la partecipazione a impegnativi campi scuola. Unimpresa non sempre facile, il cui successo nel bene e nel male un termometro sensibile dello stato di salute dellassociazione a livello locale, regionale e nazionale.

Campo scuola regionale della Sicilia Gambarie, 22-30 luglio 2011

Lo sport una continua ricerca di nuove realt


Arrivano a Gambarie dAspromonte da ogni parte della Sicilia: Gela, Modica, Pedara o Pantelleria, come Nicolas, che ha impiegato quasi un giorno di viaggio, o ancora Marsala, come Stella, lunica ragazza del campo. Anche le loro et sono variegate, da Danny, che ha 18 anni e spera di trovare a settembre una squadra felice di allenarsi con lui, ad Agatino, lallievo pi maturo, che frequenta le PGS da quasi cinquantanni, sempre in cerca di un nuovo stimolo per continuare, giunto da Catania per un corso daggiornamento. Sono 22 i futuri alleducatori di calcio e pallavolo che partecipano al campo regionale organizzato dal comitato PGS Sicilia. Tutti animati dalla stessa speranza. La sintetizza Carlo: Trasmettere ai miei bambini quello che ho appreso qui, nel contesto di un gioco che non vittoria sullavversario, ma una continua ricerca di nuove persone, per conoscere altre realt. coi ragazzi e sentirsi giovane come loro. Michele spera di favorire i ragazzi nello svolgimento degli allenamenti. Anche se durato poco, siamo cresciuti tutti da questa esperienza. Il ricordo pi bello sono i ragazzi e i professori conclude Alfio, anche lui del Clan.

Come devessere un buon allenatore?


Secondo Stefano, del Clan, deve diventare un amico per i bambini, in modo che lo sentano come un punto di riferimento fuori e dentro il campo, facendogli vedere che per loro c sempre, aggiunge Stefano di Agrigento. Lallenatore devessere prima di tutto solare con i bambini, mettendo da parte i propri problemi nota Giulio. Io spero di aver colto qualcosa in que-

Un tuo giudizio sul campo


Sapevo che era tosto, ma non cos tanto: se vieni a Gambarie apprendi! esclama Ismaele, da Piazza Armerina. Sto imparando veramente molto aggiunge Marco , neanche alla scuola superiore ho imparato cos tanto. Un insegnamento dalla a alla z, che ci sta completando. C spirito di squadra, non ci sono obiettivi economici o altro, si mira a stare insieme e a divertirsi. E ancora Stefano, del Clan dei ragazzi di San Giovanni la Punta: Le mie aspettative erano scarse, non pensavo che il corso fosse cos utile. Angelo, mister di calcio a 5, ritiene sia bello confrontarsi

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Passano gli anni ma non il fascino dei campi scuola
La parola agli istruttori a Gambarie Passano gli anni, ma non il fascino dei campi scuola, specie per chi crede che lo sport possa essere un valido strumento di testimonianza per la fede cristiana, considera Gianni Di Bella, gi campista, oggi istruttore e animatore, perch la cosa che delle PGS mi ha colpito di pi lallegria, accogliere i ragazzi con un sorriso. Spero conclude che si facciano promotori per le nuove generazioni, per averli nuovamente qui. Chi viene molto motivato. Questo ci agevola come insegnati osserva Angelo Calabretta, medico del campo, il cui programma spazia dagli apparati, agli organi, ai sistemi, trattando anche alimentazione, doping, traumatologia. Io sono nelle PGS perch ci credo confida Carmelo Pergolizzi, metodologo e coordinatore dellquipe per lattivit tecnica. Ogni giorno abbiamo trattato una fascia det. In questo gruppo molti hanno le caratteristiche per diventare buoni alleducatori, ma oggi i giovani hanno altri interessi oltre lo sport, e cercano attivit di breve termine. Bisogna trovare nuove strade, magari con dei corsi specialistici per le varie discipline, senza perdere la nostra eredit, puntando sulla qualit. Questi ragazzi sono specchio dei nostri oratori afferma don Edoardo Cutuli, referente della formazione PGS in Sicilia. Sono certo che faranno bene nelle loro associazioni locali aggiunge il presidente regionale Maurizio Siragusa, che si detto soddisfatto per i risultati raggiunti, avanzando una proposta: In Sicilia, per primi, abbiamo sperimentato una significativa collaborazione con la Scuola dello Sport del CONI e con le Federazioni degli sport pi praticati nei nostri territori. Insisteremo in questa direzione, offrendo dei corsi in cui, accanto alla proposta culturale e associativa PGS, daremo la possibilit di ottenere una qualificazione spendibile anche in ambito federale. E penso che anche a livello nazionale si dovrebbero sperimentare queste sinergie con gli altri soggetti istituzionali dello sport italiano.

sto campo per loro. Lalleducatore devessere desempio ai suoi ragazzi, una guida non solo a livello tecnico, ma che li aiuti anche ad affrontare i vari problemi della vita sostiene Giuseppe, lunico ragazzo calabrese. Io racconta cerco di portare laula del catechismo in palestra: la preghiera prima e dopo lallenamento, una pagina del Vangelo, come arbitro faccio recitare la preghiera dello sportivo agli atleti prima delle partite, e questo riduce la loro aggressivit in campo. Noi alleducatori aggiunge Ismaele abbiamo qualcosa in pi: portare Cristo, don Bosco e un livello educativo che magari altri allenatori non hanno. Lobiettivo di un allenatore vincere, noi alleducatori dobbiamo formare i giovani del domani.

Quale il valore del volontariato?


Quando qualcuno ti dice grazie senza che te lo aspetti, allora capisci che hai fatto qualcosa di positivo nota Francesco, allenatore di calcio a Pozzallo. Secondo Agatino volontariato lavorare senza chiedere: quello che puoi fare, o che puoi dare, in qualsiasi momento. Per Guido un dono che la persona fa, ma nello stesso tempo una grande ricompensa che si riceve dai ragazzi, cui in particolare ci rivolgiamo. Giovanni e Maurizio, da Pedara, fanno volontariato in PGS perch hanno ricevuto dai salesiani tanti insegnamenti che li hanno formati come persone. Ho pensato bene che adesso arrivato il momento che sia io a trasmettere qualche valore ai ragazzini di oggi sostiene Giovanni, anche se allenarli una cosa, educarli unaltra: allenarli forse pi facile. Anche Alfio viene da Pedara. Come cerchi di mi5-2011

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gliorare la tua attivit? gli ho chiesto. Affidandomi a Dio e impegnandomi al meglio nonostante le difficolt della vita. Claudio. Spero di mettere in atto quanto ho imparato qui. Giuseppe, da Messina, vuole far crescere i bambini seguendo i valori PGS: avere sempre un buon rapporto con il gruppo e anche con gli avversari. Un gioco insieme pi che un gioco contro. Io gioco e alleno nello sport che amo, il calcio, e vivo il rapporto con lallenatore e la squadra come una seconda famiglia. Questo non un punto darrivo, ma un punto dinizio e spero che tutti possiamo continuare in questo percorso. g
Luca Caruso (lucacaruso1983@gmail.com)

Una speranza per la ripresa degli allenamenti?


Vorrei trasmettere ai ragazzi la passione che ho io osserva Ettore. Giuseppe si augura di far rinascere lo spirito pgessino alle vecchie PGS che hanno mollato nella mia provincia, Reggio Calabria, ove sono anche direttore tecnico. Ho passato una settimana bellissima confida

Campo scuola regionale della Lombardia Verbania, 16-23 luglio 2011

Lo sport come proposta di uno stile di vita


Tra il 16 e il 23 luglio a Verbania accaduto qualcosa di straordinario: 32 ragazzi hanno scelto di passare una settimana di vacanza insieme; mossi dalla loro passione sportiva e dal desiderio di comunicare e trasmettere anche ad altri ci che amano. In questi giorni ci stata data la possibilit di sperimentare cosa significhi essere allenatori, o meglio, alleducatori: insegnare quindi agli atleti unattivit sportiva e, attraverso questa, proporre uno stile di vita. Infatti, con le sue gioie e le sue fatiche, le sue sconfitte e le sue vittorie, i suoi obiettivi e le sue aspettative possiamo permetterci di affermare che lo sport un po il paradigma della vita. Come tale, nessuno potr mai farcela da solo: si ha bisogno di maestri che, in cammino come noi, ci mostrino la strada che loro hanno gi percorso. Ed proprio questo quello che accaduto durante questi giorni: con neanche un minuto di tempo sprecato abbiamo partecipato a lezioni di psicologia (sr. Elena), medicina (Roberto), metodologia (Marco), PGSlogia (sr. Rina), a dei veri e propri allenamenti (Lorenzo e Billy) e a momenti di animazione in compagnia dei nostri alleducatori. quello che sapevo o non sapevo fare, ma per quello che sono. Questa strategia quella usata dai pi bravi maestri: lavorano per tirar fuori il meglio dallallievo. Diceva lo stesso Socrate con larte della maieutica o Michelangelo che, scolpendo le sue statue, affermava di non inventare nulla, ma di tirar fuori qualcosa che era ancora dentro il marmo. Tutti abbiamo bisogno di sentirci importanti in qualche ambito, di essere utili al mondo, ma per questo non necessario fare grandi cose: occorre partire dalle proprie predisposizioni, inclinazioni e portarle fino in fondo.

Tirar fuori il meglio dallallievo


Personalmente non stento a dire che mi sono sentita accolta e voluta bene dagli istruttori, non per

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Insieme verso un unico obiettivo
In questi giorni stato bello vedere che quella passione per la pallavolo cresciuta anche di pi perch mi stato detto che posso trasmetterla ad altri, come dice C. S. Lewis, e cominciare a svolgere il mio compito nel mondo: Perch Dio ci avrebbe fatto tutti diversi, se non perch ciascuno di noi possa cogliere un aspetto che sfuggisse a tutti gli altri nelle sue infinite sfumature e possa comunicarlo a tutti i propri fratelli?. Bella anche lamicizia che nata fra di noi. Sapevamo perch eravamo l; cosa rende pi amici del camminare insieme avendo un unico obiettivo? Quando poi questo obiettivo qualcosa di grande come la nostra crescita le amicizie diventano ancora pi forti. Sono grata dellesperienza fatta e il desiderio che ho pi nel cuore quello di poter guardare gli atleti che mi saranno affidati cos come io sono stata a mia volta affidata a qualcuno. g
Primula Campomaggiore (formazione@pgslombardia.org)

Campo scuola regionale del Veneto Mezzano di Primiero, 30 luglio - 6 agosto 2011

I bambini non sono burattini


Dal 30 luglio al 6 agosto si svolto a Mezzano di Primiero (Tn) il campo regionale PGS per alleducatori. Alleducatore colui che aiuta i propri bambini e ragazzi nella crescita sportiva e nello sviluppo della loro persona. stato un campo allinsegna dello sport con cinque discipline coinvolte: volley, ginnastica artistica, ginnastica ritmica, pattinaggio e danza. stata unesperienza intensa e coinvolgente. Seguono le testimonianze dirette e le sensazioni di alcuni di noi campisti.

Quali sono le maggiori difficolt che hai trovato nella vita di campo?
Adele: Trovare il tempo per studiare non era facile, perch le giornate erano intense e ben programmate. Per il resto stata unesperienza che rifarei.

Gli istruttori sono stati competenti e disponibili?


Francesca: Gli istruttori sono stati disponibili nei nostri confronti e ci hanno sempre coinvolti nelle attivit. Non si sono limitati alla preparazione dellalleducatore, ma hanno prestato attenzione alla crescita sia personale che spirituale.

Ora che terminato il campo, cosa senti di aver imparato?


Marco: Ho imparato che i bambini non sono dei burattini a cui imponi il tuo sapere, ma bisogna conoscere chi si ha davanti perch ognuno di loro ha esperienze specifiche. Questo per la PGS significa dare attenzione alla persona nella sua globalit: anima e corpo.

Ti senti pronta ad allenare dopo questa esperienza?


Elena: Si, ho gi avuto esperienze di aiuto-allenatore e questo campo mi ha permesso di arricchire il mio bagaglio e di sentirmi pi sicura in palestra.

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Abbiamo visto gente curiosa di apprendere
La parola allquipe di Mezzano Mezzano stata unoccasione per condividere dei momenti forti insieme. Durante i primi giorni di campo abbiamo vissuto la difficolt di una improvvisa malattia di Luca, istruttore di ginnastica ritmica, a cui le ragazze hanno reagito con forte determinazione portando a termine il percorso in due giornate di formazione, con lo stesso istruttore, a distanza di un mese e mezzo dal campo. La cornice delle Pale di San Martino ci ha accompagnato durante i momenti di psicologia che sono stati organizzati allaperto abbinando la teoria allesperienza pratica, con la collaborazione tra lo psicologo e lanimatore. Anche la gita ha permesso di condividere sorrisi e fatiche, mettendo alla prova quipe e campisti con lOrientiring in Val Canali, organizzata con laiuto di un tecnico federale, il quale, dopo averci spiegato i fondamentali dello sport, ci ha lanciato in una sfrenata competizione. Lquipe ha collaborato giorno e notte anche se, rispetto agli altri anni, Mezzano 2011 si contraddistinto per un gruppo maturo di ragazzi consapevoli e collaboranti, davvero curiosi di apprendere insieme e di crescere con lo sport. Complimenti a tutti e arrivederci al richiamo campisti organizzato dal Comitato regionale per linizio dellautunno.

stata unesperienza che consiglieresti ai futuri aiuto-allenatori?


Ylenia: Si, perch durante il corso abbiamo studiato le fasi di preparazione e di esecuzione dei fondamentale che saranno utili per la spiegazione durante gli allenamenti. Inoltre abbiamo imparato come comportarci nelle varie fasce det. unesperienza che consiglio a tutti i futuri aiuto-allenatori. g
Roberta Povoleri, coordinatrice dellquipe (povoleripavan@gmail.com)

Campo scuola regionale del Piemonte Sestriere, 25-31 luglio 2011

Il ritrovare il gusto di fare lo sport per gioco


Il filmato scorre sullo schermo del PC. Rivedo volti sorridenti e con un po di impegno riesco quasi a ricordare i loro nomi. Sono circa una trentina di giovani allenatori incontrati questa estate al Campo PGS di Sestriere. Giovani che dal 25 al 31 luglio hanno dedicato una parte di vacanze alla loro formazione di alleducatori secondo lo stile salesiano. Giovani di oggi, provenienti da oratori, scuole salesiane e parrocchie, che non occupano le pagine di cronaca perch limpegno che mettono nel volontariato sportivo non fa davvero notizia. Sono stati giorni di preparazione insieme allquipe che ormai diventata un gruppo di amici capaci di condividere non solo laspetto tecnico-contenutistico del campo, ma anche quel clima che ci caratterizza dalle altre societ sportive. Don Bosco lo chiamava spirito di famiglia!

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menti significativi. La preghiera, preparata e attesa come spazio di incontro con quel Ges che cammina accanto a noi anche nello sport. Il libretto ricco di spunti e di riferimenti biblici stato un ottimo compagno di viaggio. Le tematiche affrontate sono state motivo di riflessione e di scambio anche nei momenti informali. Ho avuto la prova che non vero che i giovani non cercano Dio. Hanno bisogno di essere ascoltati nei loro dubbi, di sentire Cristo vicino alla loro realt e alle loro esigenze e di sapere che Dio li ama e non li giudica. Un campo scuola che si rispetti arricchito dai momenti del tempo libero. Non molti, dato limpegno delle attivit sportive e della teoria, ma quanto basta per contribuire a costruire il clima di amicizia e di confidenza necessari a rallegrare le fatiche del giorno. E lquipe in questo non ha badato a spese, si fa per dire ovviamente: ha accolto con entusiasmo due new entry Federico e Matteo, giovani animatori delloratorio don Bosco di Novi Ligure. Simpatici, sempre allegri e veramente creativi nella realizzazione di giochi e sfide varie.

Lo sport come principio generativo


E in questo spirito, nello scenario della montagna, si sono sviluppati i vari interventi formativi che hanno interessato quattro tipi di sport: pallavolo, karate, basket, ginnastica artistica. Personalmente ho curato laspetto salesiano con la PGSologia che stata un po il filo rosso per tutti gli altri contenuti. Abbiamo cercato insieme di ricostruire lesperienza educativa di don Bosco e di capire come lo sport possa diventare lo strumento per raggiungere il giovane in ci che al giovane piace davvero. Ci siamo soffermati sullo sport come luogo educativo privilegiato e occasione proficua per allenarsi a vivere una vita ricca di senso di giustizia, lealt, del rispetto dellaltro. Tracciato lidentikit dellalleducatore, abbiamo scoperto quanto sia importante lagire con amorevolezza, stimolare alla collaborazione e promuovere negli atleti rispetto verso i concorrenti. difficile poter trascrivere quanto questi argomenti abbiano stimolato linteresse e lentusiasmo dei giovani. Ho incontrato nei loro sguardi, nelle loro domande espresse e inespresse la voglia di crescere come allenatori-educatori e soprattutto il desiderio di farsi davvero carico delle generazioni pi giovani per riproporre lattivit sportiva come principio generativo di relazioni, stile di vita, comportamento, dialogo, partecipazione e cittadinanza attiva. In una societ che si preoccupa solo del risultato e dellapparire, non poco ritrovare il gusto di fare sport per gioco e la necessit di rivalutarlo come scuola di vita sulla quale costruire i propri progetti.

La stima reciproca alimentata dalla verifica del dopo-giornata


Il filmato quasi terminato, al posto dei titoli di coda, scorrono i volti dellquipe. Le pose pi strane quasi a certificare la simpatica originalit di ognuno e la variet di doni che possono concentrarsi in un piccolo gruppo. Sono due anni che lavoriamo insieme sia per il campo estivo sia per quello invernale e ogni volta sembra che lamicizia si rinnovi e si rinforzi. Non sono mancate le fatiche, i malintesi, le incomprensioni ma sono state quelle ombre necessarie a far risaltare i colori pi belli del lavoro di squadra, della passione condivisa per il valore dello sport fatto bene e della fiducia nelle giovani generazioni. Durante il campo abbiamo lavorato a pieno ritmo in ogni istante, ci siamo ascoltati reciprocamente nelle lezioni e siamo sempre stati presenti e disponibili a ogni richiesta dei ragazzi. Punto di forza della nostra unione: la stima reciproca alimentata ogni sera dalla verifica del dopo-giornata. Credo che i ragazzi abbiano veramente respirato un clima di famiglia come intendeva don Bosco e siano tornati a casa carichi dellentusiasmo e dellallegria che abbiamo cercato di trasmettere con il nostro impegno. g

Un carosello imperterrito
E mentre il filmato continua imperterrito il suo carosello di immagini, mi ritornano alla mente altri mo-

Suor Isa Maiolo (imaiolo@libero.it)

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ALE DELLE VERSO IL PROGETTO CULTUR SIANE POLISPORTIVE GIOVANILI SALE


Lhumus salesiano entro cui si sono sviluppate negli anni le PGS ha alimentato la prospettiva per collocare le grandi finalit e strategie. Un patrimonio irrinunciabile, che pu andar perso se non si intreccia con la nuova domanda di sport, educazione e spiritualit. Come dunque reinventare oggi il carisma salesiano? Per rispondere stiamo riscrivendo la nostra proposta culturale (vedi il nr. 2 di Juvenilia di questanno). Un lavoro iniziato nel gennaio 2010 a Roma, con un centinaio di persone, con fatica proseguito in questi mesi. Un lavoro che prevede una appuntamento conclusivo ai primi di gennaio. Offriamo alcuni spunti per una discussione a livello locale.

Progetto culturale/1

Qualificare la nostra proposta culturale e sportiva


Mi sembra che le nostre polisportive, prese da uneccessiva voglia del fare allenamenti, partite, certificati medici, tesseramento, assicurazione , si riducano ad unagenzia che eroga servizi sportivi, rispondendo a quanto ci chiedono i genitori per posteggiare due, tre volte la settimana i loro figli nei nostri campi, dimenticando il vero obiettivo del nostro fare sport. Sono queste le PGS? Chiediamoci perch sono nate le PGS. Certamente anche per fare sport, ma non solo sport. terno delle singole polisportive: il solo allenamento non sufficiente; preferire il metodo dellanimazione come risposta alle finalit educative, mediante il passaggio dalla squadra al gruppo. Per raggiungere tali obiettivi necessario tener conto della situazione giovanile odierna, affinando nei nostri dirigenti e alleducatori la sensibilit per i bisogni giovanili in rapporto alla domanda educativa. Ma cosa ci chiedono oggi i giovani? Quale risposta dare loro? ne. Nel suo intervento durante lassemblea di gennaio scorso alla Pisana, Mario Pollo ci ricordava che unazione educativa deve svolgersi con continuit nel tempo e con le stesse persone che la erogano. Nelle nostre polisportive spesso i tecnici non durano nemmeno una stagione. A chi affidiamo i nostri atleti? I tecnici sono preparati professionalmente o sono buttati in un cortile ad intrattenere una squadra, magari insegnando a fare canestro o a schiacciare, senza tener conto che lo sport educativo gioco disinteressato perch scelto liberamente dal giovane? In questo senso lo sport educa, perch fa scoprire altri valori. Oltre la vittoria a tutti i costi.

Ridestare la matrice educativa e salesiana


Non dimentichiamo che la PGS unassociazione che persegue finalit educative attraverso lo sport. Associazione significa che persone responsabili si ritrovano a condividere un progetto educativo-sportivo rispondente alle esigenze dei giovani. Ridestiamo la nostra matrice salesiana: ci siamo per formare onesti cittadini e buoni cristiani. Scegliendo la dimensione associativa, intendiamo: valorizzare il gruppo come metodo e luogo dintervento educativo. Ci comporta lo sviluppo di una pi ricca e articolata vita associativa allin-

Continuit e professionalit
Continuit e professionalit: sono queste le parole chiave che devono guidare la nostra azio-

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ALE DELLE VERSO IL PROGETTO CULTUR SIANE POLISPORTIVE GIOVANILI SALE


Lo sport dove ancora non c
Chi sono i nostri destinatari? Certamente devono essere tutti i giovani, eliminando ogni selezione tecnica, secondo uno stile di massima apertura verso chiunque dimostri un minimo di volont di crescita, cio di accettazione della logica e del criterio educativo. Questa scelta deve caratterizzare il nostro impegno, se veramente vogliamo essere attenti alle problematiche sportive-educative. Portiamo lo sport, come ci ha insegnato don Gino Borgogno, dove ancora non c. Sono tanti i ragazzi che non praticano alcuno sport. Usciamo dal nostro guscio e cerchiamo di mostrare maggiore attenzione al territorio, facciamo una proposta concreta di sport e impegniamoci perch le nostre PGS siano veramente polisportive, dove ogni ragazzo possa scegliere lo sport che preferisce. A noi dirigenti il compito e limpegno di qualificare seriamente la nostra proposta culturale e sportiva. g
Enzo Caruso (enzocaruso245@libero.it)

Appunti per la proposta culturale/2

Educare con lo sport: una scelta esigente per adulti appassionati


Parlare di nuova proposta culturale ritornare al dibattito serio e serrato di un tempo. Ma oggi ci sono motivi in pi per farlo: lallentamento dei legami associativi, la molteplicit delle appartenenze, la segmentazione della societ, il proliferare delle proposte e la loro intrinseca fragilit. Si potrebbe continuare un elenco che mai riuscirebbe a definire questo nostro tempo storico, con le sue sfide e le sue risorse. Pur restringendo il campo della riflessione, non possibile una proposta seria senza tener conto che la nostra associazione vive e opera dentro questo contesto. Organizzarsi insieme perch esso si possa realizzare. Pensarsi come associazione significa anche percorrere le strade della partecipazione attiva, della corresponsabilit, della differenziazione dei ruoli con un unico obiettivo. Su questi indicatori bisogna aprire dibattito. E non solo. Bisogna verificare il cammino e tenere alta la guardia. Lassociazione di per s democratica e ha bisogno dellapporto critico e costruttivo di tutti. Vivendo la spiritualit salesiana, unassociazione pu superare i tranelli della competizione personale, degli arrivismi, delle contrapposizioni che spesso svuotano gli ideali e fanno perdere gli orizzonti di tante fatiche e di tanto impegno.

Una mission sempre da condividere


Chi si impegna nelle PGS condivide la mission educativa nellambito dello sport: una mission vissuta con un preciso stile di coinvolgimento, di gioia, di sollecita cura di ogni persona. Una mission che fa del lavoro educa-

Pensarsi come associazione sportiva e salesiana


Pensarsi come associazione sportiva e salesiana significa affermare una precisa scelta di campo. Equivale a dire che con lo sport possibile educare ed possibile, al tempo stesso, vivere una spiritualit che ci connota. Contemporaneamente essere associazione vuol dire sentirsi in tanti, dentro uno stesso progetto.

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tivo il luogo dellimpegno gratuito e dellincontro con quel Dio della vita che ci spinge sulle soglie del mistero che avvolge la nostra esistenza. Una mission lunga, ma precisa e impegnativa. Quando unorganizzazione tocca questi temi, per farli diventare la propria cultura associativa significa che pronta ad aprire stagioni nuove di fecondit. intorno a questa mission che si superano le difficolt e si trovano strategie di coinvolgimento innovativo per radicarsi nel territorio di appartenenza, con la forza del confronto e con la creativit della differenza. In questo momento storico che si accinge alla riscrittura della proposta culturale dellassociazione il nostro compito far rivivere il sogno degli inizi, con una consapevolezza: occorre che questa cultura sia diffusiva, si espanda, penetri il cuore e la vita.

Perch leducazione sempre declinata al futuro.

Di quali adulti c bisogno?


Per queste ragioni la riflessione punta oggi sugli adulti. Provo, quindi, a tracciare alcune condizioni per la formazione di educatori in grado di animare lassociazione. Adulti capaci di creare contesti educativi. questo il compito degli adulti: perch, in fondo, ad ogni ragazzo e giovane, va affidata gradualmente la libert del proprio processo di crescita. Ma il clima educativo, lambiente di vita, i valori che vi circolano, sono determinanti in queste scelte che maturano pian piano nei ragazzi. Adulti capaci di stare in mezzo. Il contesto educativo proprio dellambiente salesiano fatto di adulti laici e religiosi capaci di stare in mezzo ai giovani. Stare in mezzo per ascoltare, per indirizzare, per accogliere, per progettare, per capire... Senza questo stare, gli interventi piovono dallalto e non incidono la vita. Adulti capaci di autoformazione. Per attrezzarsi a stare in mezzo ai giovani, in tempi di

cambiamento e precariet, gli adulti hanno bisogno di fermarsi, di elaborare esperienze, di riflettere insieme: un esigente cammino di autoformazione. Perch proprio il nostro essere adulti oggi in crisi. Siamo chiamati a ridefinire la nostra identit, il nostro compito, il nostro stile di intervento per ch i giovani sentano di essere amati e pian piano possano amare quello che gli educatori amano. Adulti capaci di lavorare insieme. Il lavoro in team, tanto di moda, si infrange spesso sugli scogli dellindividualismo. Ma per animare il gruppo e il territorio, per attivare processi di cambiamento culturale non ci sono altre strade. Occorre essere in tanti a remare nella stessa direzione. Anche questa una scommessa per le PGS dove adulti pi o meno giovani decidono lavventura educativa che mira a trasformare dallinterno la societ. Questo era il sogno di don Bosco, giunto fino a noi... attraverso il gioco, limpegno, lallegria, la compagnia che hanno il volto, oggi, dello sport delle nostre polisportive. g
Sr. Margherita Dal Lago (direzione@convitto-mtempio.it)

Uneducazione declinata al futuro


Una associazione giovanile, che educa attraverso lo sport richiede la presenza di educatori adulti capaci di animare. Questo verbo antico, che in altre stagioni storiche aveva un significato profondo, si ormai quasi dissolto. Provo spiegare nuovamente alcune condizioni per ridare senso alla parola animazione nelle PGS, per risvegliare risorse che sembrano a volte sopite o spente. Lanimazione chiede adulti capaci di scommettere sul punto accessibile al bene, presente in ogni ragazzo. Per questo non basta scegliere i ragazzi migliori e farne dei campioni. La scommessa dare spazio a tutti, perch ognuno trovi il proprio percorso. saper cogliere le domande profonde per farle risuonare.

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ALE DELLE VERSO IL PROGETTO CULTUR SIANE POLISPORTIVE GIOVANILI SALE

Proposta culturale/3

Qualcosa di pi che sogni a occhi aperti


Dalle gradinate assisto alle gare, vedo le atlete e come si muovono prima della gara: volti tesi, impauriti o apparentemente tranquilli e dopo volti che esprimono felicit ma anche rabbia, delusione e pianto. Cosa c dietro quel volto? Come vivono queste atlete la loro esperienza sportiva? ne che un allenatore pu dare al suo atleta. Vorrei che ciascuno facesse esperienze di competizione adeguate alla loro et e alle loro capacit... Sogni? La nostra proposta di sport sottende tutto ci. Oltre ai buoni campionati, offriamo alle nostre societ incontri formativi per i dirigenti e momenti di riflessione sui temi importanti delleducare con lo sport. E poi c il campo scuola regionale, un momento unico e ricchissimo per i ragazzi e le ragazze che lo frequentano. piegarsi ai voleri dittatoriali di certi allenatori? Quanti spingono verso il confronto e la condivisione delle decisioni? Quanti seguono i nuovi allenatori e non li abbandonano, ancora inesperti, con i giovani atleti nelle mani? Eppure ci sono ottimi dirigenti anche nelle societ della nostra regione che sono oggi per la maggior parte laiche, ovvero non sono nate n allombra di un campanile oratoriano n di una casa di suore salesiane. Ma non escono allo scoperto... forse hanno paura perch sono in minoranza di fronte a comportamenti sempre pi spavaldi dentro e fuori le societ sportive. Come fare? Sar uno dei temi che approfondiremo insieme con i dirigenti dei Comitati provinciali del Veneto nel corso dei prossimi incontri. g
Carla Malgarise (carlamalgarise@tin.it)

Il tempo sportivo non si riduce alla partita


Mi piacerebbe che tutti gli atleti nelle loro societ sportive avessero un tempo sportivo significativo. Vorrei che incontrassero un ambiente sereno con qualcuno che li accoglie con il sorriso al loro ingresso in palestra e che rivolga a ognuno un Ciao, come stai ?. Vorrei che avessero allenatori animati da grande passione sia per il loro sport sia per insegnarlo agli atleti che vengono loro affidati. Vorrei che questo affidare fosse completo di tutta lattenzio-

Quanti dirigenti comprendono la nostra proposta?


Quanti dirigenti distratti, tesi solo ai risultati e al prestigio locale della propria societ, si interessano di come vivono gli atleti il loro momento di vita nella palestra? Quanti, pur animati da buoni propositi, riescono a suggerire ai Consigli direttivi di non

Progetto culturale/4

Una intensa domanda di credibilit e di gratuit


Nel lungo e complesso lavoro che la PGS sta affrontando per approdare a una rinnovata proposta culturale, che tenga conto del prezioso passato associativo e volga lo sguardo con sicurezza e strumenti adeguati al futuro, numerosi e stimolanti sono gli aspetti che stanno emergendo a seguito dellassemblea dei quadri dirigenti associativi del gennaio 2011 e dai contributi sviluppatisi in pi sedi successivamente in questi mesi.

Sotto il segno dellinformale e della credibilit


Tra i vari temi caratterizzanti questo processo (la proposta sportiva, linquadramento normativo, lanalisi sociologica del

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mondo giovanile in genere e di quello sportivo in particolare, la valorizzazione del carisma specifico salesiano) una particolare attenzione va sicuramente posta su quale domanda di sport i ragazzi e le ragazze oggi pongono alla societ e, conseguentemente, anche al mondo PGS e ai nostri sodalizi locali. Assistiamo in questi anni alla crescita di pratica sportiva informale, meno strutturata rispetto a qualche tempo addietro: una tipologia di sport che, pur salvaguardando le dinamiche relazionali tra coetanei, rende pi difficile la creazione di spazi (fisici e culturali) per la concretizzazione del rapporto ragazzo/educatore (da qui ne consegue, tra laltro, un impegno a tornare a lavorare anche in strada). Al tempo stesso siamo testimoni della richiesta di una proposta sportiva che venga fatta da persone credibili. La credibilit: un tema centrale sul quale ciascun comitato, ciascuna associazione locale e ciascun dirigente/allenatore chiamato a porre attenzione. Non si pu impostare un rapporto educativo in modo strumentale (anche se promosso dalle migliori intenzioni): la credibilit nasce dalla promozione della libert personale (che per essere tale deve rispondere a domande quali la responsabilit e la consapevolezza di ciascuno).

rizzazione della singola persona allinterno del contesto del gruppo/squadra e mai in contrasto con esso. quello che, in altri ambiti (non troppo lontani da quello che stiamo descrivendo), viene chiamata comunit educante: cio, i ragazzi che entrano in un gruppo sportivo devono accorgersi di vivere unesperienza dove le linee portanti del contratto educativo-sportivo sono condivise e comuni. Leducazione non pu essere relegata allimpegno e alla buona volont di qualcuno allinterno del gruppo/squadra/associazione, ma deve essere un vero e proprio ambiente nel quale si respira la possibilit di generare speranza, ottimismo, fiducia nelle proprie potenzialit e nelle altre persone. In tal senso la proposta diviene credibile e gratuita: due sfide che i giovani chiedono al mondo degli adulti e sulle quali sono disponibili a scommettere e a impegnarsi in prima persona.

Lapertura a tutti
Questa operazione, in particolare in un contesto sociale di inter-etnicit e di formazione cultural-religiosa non pi cos omogenea come in passato, deve essere rivolta a tutti, senza distinzioni: e questa unulteriore sfida per ciascuno che desideri essere parte attiva in questo periodo storico da molti definito, a buona ragione, di emergenza educativa. La necessaria e salesiana apertura a tutti deve, pertanto, essere conciliata con una matura e responsabile identit da proporre e da condividere: questo processo necessita di un percorso formativo che deve trovare la sua incardinatura proprio nella proposta culturale alla quale con tanta passione si sta lavorando a pi livelli. Solo in questo modo potremo garantire a noi stessi, alle nostre associazioni e, soprattutto, ai giovani, un vero cammino di autenticit allinterno dello sport. g
Luca Baracco (luca.baracco@alice.it)

Come esplicitare la credibilit nel patto sportivo?


Laspetto educativo di una proposta sportiva deve necessariamente essere veicolato attraverso un ambiente positivo, aperto allaccoglienza, improntato alla gratuit, attento alla valo-

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vita associat
Feste, trofei, tornei, concorsi: quel che ci attende nel 2012
Michele Portincasa, Direttore tecnico nazionale

Novembre, mese in cui riprendono appieno le attivit sportive. Per prepararci, il primo ottobre si riunita a Roma la Commissione tecnica nazionale, organismo composto dai Direttori tecnici regionali e dai Responsabili nazionali di settore, che ha esaminato le modalit di organizzazione dellattivit sportiva e illustrato le novit di questanno.

Veniamo ora alle novit


Partiamo dalla categoria propaganda. Per ricordare don Gino Borgogno, nel decennale della scomparsa, tutta lattivit propaganda del calcio, della pallacanestro e della pallavolo intitolata Trofeo Nazionale Don Gino Borgogno. Lattivit, diversamente dal recente passato, si svolger su base provinciale e regionale dove si concluder con le finali. Al posto della finale nazionale previsto un Trofeo nazionale a libera iscrizione in programma ad Alassio dal 10 al 13 maggio. La danza, nellintento di allargare lattivit annuale e coinvolgere sempre nuove realt, vedr per la prima volta, oltre al concorso nazionale, due rassegne per area geografica, una per il centro nord e una per il centro sud. Il calcio a 5 riavr la sua finale nazionale per la categoria libera, affiancata dalle finali per le categorie under 15 e under 18 organizzate dal Comitato regionale Calabria a S. Andrea dello Jonio. Pallavolo maschile: alla finale di

Anzitutto le conferme
Per le finali nazionali confermato lo schema degli ultimi anni: finali per le categorie dallunder 14 alla libera per la pallavolo femminile, per tutte le categorie della ginnastica artistica, sia maschile sia femminile e per la ginnastica ritmica. Nei tornei e concorsi nazionali sono confermati la libera maschile e la libera mista di pallavolo, le categorie promo dellartistica e della ritmica e il concorso nazionale di danza che ha raggiunto nellultimo anno numeri davvero importanti e un livello qualitativo sempre in crescita.

libera maschile si affiancano i tornei nazionali per lunder 16 - under 18 e per lunder 20, entrambi a libera iscrizione. Le arti marziali, dopo la bella edizione della scorsa stagione a San Maurizio Canavese, per la prima volta arrivano a Lignano Sabbiadoro. La ginnastica artistica affianca alla finale nazionale la prima edizione del Trofeo Don Gino Borgogno, campionato nazionale a squadre che anche il primo appuntamento agonistico della stagione, in programma a San Maurizio Canavese, dal 7 all11 dicembre. Infine il pattinaggio. Insieme alla Commissione tecnica nazionale si riunita anche la Commissione pattinaggio che ha aggiornato i regolamenti e reimpostato il programma di attivit. Per evitare sovrapposizioni con le attivit federali la proposta PGS, sar articolata in tre momenti distinti. Trofeo Juvenilia, in programma a maggio/giugno 2012 in Puglia, organizzato dal Comitato regionale pugliese.

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ciativa

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Trofeo Don Gino Borgogno, in programma il prossimo ottobre 2012 in Veneto, organizzato dal Comitato regionale veneto. La Festa Don Bosco Cup 2012, in programma a inizio novembre 2012. Del pattinaggio avremo comunque modo di riparlare su queste pagine. Ultima ma non ultima novit, i

XXII Giochi internazionali della giovent salesiana, che ritornano dopo una pausa di un anno a Cracovia, in Polonia, organizzati da PGS International e da SALOS, le PGS polacche.

Laugurio per una stagione


Di tutti questi eventi viene data ampia pubblicit sul sito, che il ca-

nale pi immediato e facilmente aggiornabile, sulla pagina facebook (PGS Italia) e naturalmente con i comunicati ufficiali. Laugurio a tutti di una stagione ricca di soddisfazioni sportive, piena di attivit e per questo do appuntamento a tutte le squadre agli eventi nazionali e internazionali. g
(mportincasa@gmail.com)

Cracovia, 28 aprile-3 maggio 2012

XXII Giochi internazionali della giovent salesiana


Lobiettivo dei XXII giochi internazionali della giovent salesiana la proposta alla giovent salesiana della possibilit di competizione sportiva e di costruttivit tramite lo sport del mondo nuovo, basato sullumanesimo e sul personalismo, che rispettano i valori fondamentali come: pace, amicizia, verit, bont, giustizia, libert, amore, dignit umana, solidariet e fair play. Obiettivi particolari dei Giochi: sportivo competizioni sportive della giovent salesiana di tutto il mondo e individuazione dei migliori; culturale scambio dei valori tra rappresentanti delle varie razze, nazioni, culture e societ; conoscitivo conoscenza delle tradizioni e della cultura di Cracovia e della Polonia, come pure dei risultati degli ultimi 20 anni; promozionale presentazione dei valori culturali, economici, turistici, sportivi e di divertimento della Polonia, in particolare della sua capitale Varsavia; integrativo intessere conoscenze ed amicizie, importanti dal punto di vista dellintegrazione della Polonia e dei Polacchi nella dimensione europea e mondiale; educativo preparazione alla vita conforme ai fondamentali modelli e norme sociali, al rispetto della diversit nel mondo nuovo senza frontiere, creato dai giovani; religioso creare una comunit mondiale dei giovani, che realizzano la loro missione in base ai valori evangelici e alle indicazioni di don Bosco. Regole di partecipazione Ai Giochi internazionali partecipano i giovani (ragazzi e ragazze) associati nelle Polisportive giovanili salesiane nazionali (PGS) oppure in altre opere e attivit salesiane. Il costo per la partecipazione di 230 a persona. Scadenza iscrizioni: entro il 31.01.2012 con il versamento del 50% della quota di partecipazione complessiva; entro il 31.03.2012 elenco dei partecipanti con il versamento del restante 50% di quota di partecipazione. Contatti: Tutte le informazioni e recapiti saranno inseriti in dicembre sulla pagina www.salos.donbosco.pl info@donbosco.pl

Un invito da tutta la Polonia salesiana


A nome delle Presidenze delle Polisportive giovanili salesiane internazionali e della Organizzazione sportiva salesiana della Repubblica polacca e di tutta la Polonia salesiana, abbiamo il piacere di invitarvi ai XXII Giochi internazionali della giovent salesiana, che si svolgeranno dal 28.04 al 3.05.2012 nella citt reale di Cracovia. Invitiamo tutti alla partecipazione nella preghiera comune, nelle competizioni San Giovanni Bosco, la cui paterna protezione sperimenteremo ogni giorno: sul campo sportivo, nella palestra, durante le serate, nei posti di alloggio, nel refettorio e durante la preghiera.
Zbigniew Dziubi ski
President SALOS RP

Georg Leibold
President PGS-I

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Finali Nazionali Don Bosco Cup 2012


FINALI NAZIONALI
Under 14 Under 14 Under 16 Under 18 Under 20 Libera Libera 28/4 1/5 28/4 1/5 26-29 aprile 28/4 1/5 17 20 maggio 24 27 maggio Ad ammissione C.R. Campania C.P. Siena C.R. Emilia Romagna C.R. Calabria C.P. Savona C.P. Savona Giunta Nazionale

PALLAVOLO FEMMINILE
Castellamare di S. (NA) Sarteano (SI) Cesenatico S. Andrea Jonico (CZ) Alassio (SV) Alassio (SV)

CALCIO A 5 CALCIO A 8
Libera Giunta Nazionale

GINNASTICA ARTISTICA M/F


Tutte Tutte 9 13 maggio 3 6 maggio Lignano Sabbiadoro (UD) Giunta Nazionale Giunta Nazionale

GINNASTICA RITMICA
Lignano Sabbiadoro (UD)

TORNEI E CONCORSI NAZIONALI


TROFEO NAZIONALE DON GINO BORGOGNO PROPAGANDA
Propaganda Under 15 Under 18 Tutte U 16-U18 U 20 Libera Libera artisticaamica ritmicaamica CALCIO PALLACANESTRO PALLAVOLO 10 13 maggio Alassio (SV) C.P. Savona C.R. Calabria C.R. Calabria Giunta Nazionale C.R. Emilia Romagna C.R. Emilia Romagna C.P. Savona C.P. Savona C.R. Piemonte C.R. Piemonte

CALCIO A 5
1 3 giugno 1 3 giugno 3 6 maggio 10 13 maggio 17 20 maggio 3 6 maggio 3 6 maggio 20 22 aprile 19 20 maggio S. Andrea Jonico (CZ) S. Andrea Jonico (CZ) Lignano Sabbiadoro (UD)

CONCORSO NAZIONALE DI DANZA PALLAVOLO MASCHILE


Lugo Parma Alassio (SV)

PALLAVOLO MISTA
Alassio (SV) S. Maurizio C. (TO) S. Maurizio C. (TO)

GINNASTICA ARTISTICA PROMO GINNASTICA RITMICA PROMO ARTI MARZIALI E DISCIPLINE ORIENTALI TROFEO NAZIONALE PRIMAVERA DEL BUDO
Tutte Under 18 M + F Libera M + F 11 13 maggio Lignano Sabbiadoro (UD) Giunta Nazionale C.R. Emilia C.R. Emilia

BEACH VOLLEY

XXII Giochi internazionali della giovent salesiana


Pallacanestro M Pallacanestro F Pallavolo M Pallavolo F Calcio a 11 Calcio a 5 Tennistavolo M Tennistavolo F Categoria A Categoria A 28/4 28/4 28/4 28/4 28/4 28/4 28/4 28/4 3/5 3/5 3/5 3/5 3/5 3/5 3/5 3/5 Cat. Cat. Cat. Cat. Cat. Cat. Cat. Cat. A A A A A A A A e e e e e e e e B B B B B B B singolo e doppio B singolo e doppio Cracovia Cracovia Cracovia Cracovia Cracovia Cracovia Cracovia Cracovia (Polinia) (Polinia) (Polinia) (Polinia) (Polinia) (Polinia) (Polinia) (Polinia)

1994 e seguenti 1994 e seguenti

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dal territorio Reggio Calabria

Portavoce dello sport nella costruzione dellidentit europea


Una delegazione internazionale di altissimo livello ha visitato per quattro giorni (dal 18 al 21 maggio) la citt di Reggio Calabria. Cinquanta studenti di Inghilterra, Scozia, Francia e Turchia, di et compresa fra gli undici e i tredici anni, hanno potuto incontrare i colleghi reggini a conclusione del progetto Comenius Mangiare bene per crescere bene. Teatro dellincontro internazionale la scuola Maria Ausiliatrice che racchiude le tante attivit che la famiglia salesiana propone. Al centro del progetto stato posto il binomio sana alimentazione attivit sportiva. Intorno a questo concetto stato sviluppato un percorso formativo che ha visto lavorare fianco a fianco i docenti di Le Puy, Shavington, Lockerbie, Gaziantep e Reggio Calabria per sensibilizzare le famiglie, gli educatori e gli alunni sullimportanza di una corretta alimentazione integrata con una costante attivit fisica. Le rappresentanze internazionali, accompagnate da quindici docenti e quattro presidi, sono state accolte al loro arrivo dalle autorit rappresentanti gli enti del Comune e della Provincia Regione Calabria, dallUfficio diocesano Educazione, scuola e universit e dalle Polisportive Giovanili Salesiane. Tutti i rappresentanti istituzionali hanno apprezzato levento rimarcando, in questo bel contesto internazionale, la vocazione turistica e sportiva della nostra citt, in grado di figurare meritatamente a livello europeo come vetrina della dieta mediterranea e della poliedrica attivit sportiva. Tra gli spazi dedicati alle delizie del territorio, al folklore e alla tradizione gastronomica e artistica della citt, protagonista di un momento importante stata lattivit sportiva con i giochi di squadra organizzati dalla PGS del comitato calabro. Con grande professionalit il vicepresidente nazionale Carmine Longo e il presidente regionale Demetrio Rosace, coadiuvati dal Walter Marino e da una nutrita schiera di associati PGS, hanno accolto con entusiasmo la proposta di organizzare per i ragazzi ospiti giochi e tornei. I giovani atleti, suddivisi in squadre miste, sono stati coinvolti in un pomeriggio sportivo pieno di divertimento, per infine premiarli, con le medaglie offerte dal Comitato regionale PGS e con le maglie della Don Bosco Cup offerte dalla PGS nazionale, al suono commovente degli inni nazionali . Suor Elisa Turco, direttrice dellistituto scolastico reggino, al termine della manifestazione si dichiarata estremamente soddisfatta per come sono stati perseguiti gli obiettivi del progetto: Abbiamo puntato a valorizzare lelemento culturale che sta dietro questo tipo di attivit internazionali e siamo convinti di averlo centrato in pieno. Sia i giovani che gli adulti escono da questa esperienza arricchiti e con una maggiore consapevolezza della comune identit europea. g
Giusy Casile (giu_87c@libero.it)

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dal territorio Lugo di Romagna

Quando lo sport sa dare senso anche a momenti dolorosi della vita di un paese
Due anni fa, in agosto, incontro Patty per strada e le chiedo come va. Lei mi aggiorna sulla situazione di Michele. Poi mi dice che comunque Miki era contento, perch la domenica precedente al mare era tornato a giocare a racchettoni... Questa frase mi rimasta impressa nella memoria e nel cuore, riempiendomi di grande speranza. Ce la metteva proprio tutta Michele per vincere la sua battaglia contro il cancro, cos come faceva sul campo da gioco. Dopo qualche mese per, proprio come succede nello sport, in una partita c sempre un vincente e un perdente. Michele ha perso la sua partita. Quando qualcuno ha avanzato lidea di costruire un campo da beach volley nella parrocchia di San Gabriele a Lugo, mi tornato subito alla mente quel momento in cui Miki tornato a giocare e non ho potuto fare a meno di pensare che il campo doveva essere dedicato a lui! Cos stato. Da giugno a luglio, il campo da beach stato animato tutte le sere da giovani e meno giovani, che hanno preso parte al torneo di beach volley e al torneo di racchettoni. Otto squadre di beach volley misto hanno lasciato il posto a quattordici squadre di racchettoni misto adulti e a quattordici squadre di bambini e ragazzi fino a 15 anni. Il torneo di racchettoni stato dedicato a lui: Primo memorial Michele Lauciello. Patty sempre stata al mio fianco, tutte le sere, mentre Federica, la fi-

glia minore, ogni sera era sulla sabbia a dimostrare quanto fosse importante per lei fare sport e mettercela tutta. Barbara invece, la figlia maggiore, stata presente in maniera discreta, ma c stata anche lei. I tornei sono stati tutti allinsegna del divertimento puro e semplice, dello sport vero, quello bello. Si sono viste appassionanti partite e tutti ci hanno messo lanima nel gioco. Sono orgogliosa e felice di aver preso parte, insieme a Patty, a questi eventi. stato bello vedere tutti quei bambini, con i loro racchettoni, gironzolare per il cortile della parrocchia, mentre i palloni da beach volley si innalzavano in cielo da ogni angolo del cortile. Ci sono stati adulti che per parte-

cipare al torneo hanno lasciato il loro posto di lavoro su una piattaforma in mezzo al mare o che hanno chiesto la sostituzione in caso di ritardo per il turno di lavoro, perch impegnati nel torneo. Tutti hanno dimostrato quanto ci tenevano al torneo e quanto stato bello giocare con Michele, che sicuramente stato insieme a noi a saltare sulla sabbia... doveroso ringraziare tutte le persone che hanno lavorato affinch questo accadesse: dagli sponsor che hanno permesso la costruzione del campo, alle persone della PGS che tutte le sere hanno animato il circolo parrocchiale e che hanno organizzato il torneo, al parroco e a tutti gli atleti. Grazie a tutti! g
Fabiola Carullo (ggilbertoo@libero.it)

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Ritrovo degli ex campisti a Pallanza

Per dare risposte ai ragazzi c ancora bisogno di voi


Questa generazione, se vuole, pu dare una mano alle PGS: lassociazione ha ancora bisogno di voi. Il presidente nazionale Gianni Gallo si rivolto cos nel suo saluto ai circa 50 ex campisti che si sono radunati a Pallanza il 3 e 4 settembre, dando inizio alle celebrazioni per commemorare il decennale della scomparsa di don Gino Borgogno. Ospite donore allincontro stata suor Giuliana Cabras, per lunghi anni delegata delle PGS insieme a don Gino, nei cui pensieri scorrono i volti dei 7mila campisti passati nel corso del tempo dai campi nazionali. 350, invece, i messaggi di vicinanza e partecipazione pervenuti tramite lettere o sui social network, inviati da quanti non hanno potuto essere presenti allevento. co. Siamo stati bene, adesso c tanto bisogno di proposte e di restituire quanto abbiamo ricevuto. Penso che incrociare lanniversario della morte di don Gino con un impulso nuovo che noi possiamo dare allassociazione sia il modo pi bello per onorarlo ha osservato suor Francesca. Non si limitato ad assistere al fallimento dei giovani, ma cercava, secondo lautentico spirito salesiano, di prevenire la loro caduta. Non che fosse tenero, ma qualche volta il tono alto della severit riesce a trasformare, a liberare dalle pastoie della mediocrit, a ricondurre il giovane nella sua comunit. Sicuramente ha proseguito se don Gino fosse stato ancora in mezzo a noi, si sarebbe addolorato, proprio per il suo animo buono e generoso, nel vedere le alterne vicende degli ultimi anni. Ma credo che oggi il cuore di don Gino sorrida, perch ci siamo noi che continuiamo, perch ci per cui lui ha vissuto, sofferto e combattuto oggi torna a fiorire. Ci aiuti il Signore a mantener fede ai nostri ideali ha concluso don Palma. g
Luca Caruso (lucacaruso1983@libero.it)

Il nostro impegno rimane liberare dalla mediocrit


Nellomelia della messa di ringraziamento, don Angelo Palma, tra gli ultimi collaboratori di don Gino, ha ricordato che lui portava sempre nel cuore la disposizione al perdono, allaccoglienza, al reinserimento. Credo che don Gino non abbia mai rifiutato nessuno, anzi, se poteva, lo andava a recuperare anche nelle situazioni pi critiche.

Perch non restituire qualcosa allassociazione?


Al ricordo di don Gino e dei campi scuola, cui ha contribuito una proiezione multimediale allestita da suor Francesca Barbanera, seguito un articolato dibattito per la formulazione di ipotesi circa le future attivit PGS, anche in vista di un nuovo coinvolgimento di quanti sono convenuti a Pallanza. Gallo ha infatti ribadito che qualcuno deve dare risposte ai ragazzi: indispensabile che ci siano delle persone preparate, disposte a farsi carico volontariamente di questo lavoro. Qui a Pallanza ha spiegato il presidente abbiamo cercato di rimettere insieme persone che non sono pi in PGS per spiegare loro cos oggi e quali sono i problemi che vanno affrontati, perch ci preoccupa che i ragazzi abbiano una risposta di qualit, come labbiamo avuta noi. Alla fine lo sport lunico divertimento che costa po-

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dal territorio
Rimini, Sport days

Ripensare il significato dello sport educativo


Questo il luogo in cui si trova tutto il mondo dello sport italiano, nel quale noi siamo inseriti a pieno titolo con le nostre caratteristiche. Queste le parole del presidente nazionale Gianni Gallo in apertura della conferenza stampa con la quale PGS Italia ha presentato il calendario per lanno sportivo 2011/2012, il 9 settembre presso la Fiera di Rimini, nel contesto degli Sports Days promossi dal CONI. Le PGS hanno partecipato agli Sports Days con il Consiglio nazionale e i presidenti regionali, che si sono riuniti in due distinte sedute sabato 10 settembre. Sono state inoltre presenti alla kermesse e hanno gareggiato cinque squadre di volley, mentre 96 ginnaste si sono esibite in esercizi coreografici. Le atlete, 150 in totale, provenivano da Emilia Romagna, Liguria, Lombardia e Piemonte.

A dieci anni dalla scomparsa di don Gino


Il presidente Gallo ha annunciato che saranno 20 le manifestazioni nazionali organizzate nei prossimi mesi, che coinvolgeranno circa 5mila partecipanti insieme a famiglie, dirigenti e volontari. Sono solo la punta delliceberg di decine e decine di campionati e tornei sullintero territorio nazionale. In primavera si svolger inoltre un convegno, a 10 anni dalla scom-

parsa di don Gino Borgogno, per discutere il significato dei valori e delle proposte di sport educativo che sono state la base del lavoro delle PGS in tutta la loro storia, durante e a seguire la presenza di don Gino. Tra gli altri appuntamenti principali, a Lignano Sabbiadoro ha anticipato il presidente confluiranno in due periodi oltre 2mila giovani atlete di ginnastica artistica e ritmica, insieme alle famiglie, componente insostituibile quando si parla di sport educativo. Ginnastica e pallavolo sono le discipline che fanno s che la nostra sia lunica associazione di promozione sportiva dove la presenza femminile maggiore di quella maschile ha aggiunto Gallo.

La grande sfida la solitudine dei giovani


Dopo aver richiamato i principi dello sport educativo e la visione salesiana che sostiene lazione delle PGS, suor Francesca Barbanera, referente nazionale FMA, ha notato che attraverso lo sport, oggi ancora di pi le PGS vogliono raccogliere la grande sfida del nostro tempo, soprattutto nel mondo giovanile: la solitudine dei giovani, il fatto che non abbiano pi punti di riferimento. Laugurio che rivolgo ha concluso suor Francesca che le nostre associazioni sportive possano essere un modello di eticit, di coerenza di vita, di testimonianza per i nostri giovani, perch siano davvero aiutati a diventare degli uomini e delle donne che sappiano costruire un mondo nuovo. Attraverso lo sport lo possiamo fare anche noi!. Il presidente Gallo si invece detto sempre pi convinto che abbiamo molto lavoro da fare, una grossa responsabilit, perch le cose che diciamo poi dobbiamo tradurle in pratica. un ruolo che dentro lofferta di sport del nostro Paese nessun altro pu praticare, se non noi. g
Luca Caruso (lucacaruso1983@libero.it)

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