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alla e-mail Invia l a t u a testimonianza Invia Siamo a dieci anni dalla morte
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Siamo a dieci anni dalla

morte

di don Gino Borgogno,

che ha dato tutte le sue

energie per le PGS.

Un uomo, un sacerdote, un salesiano di grande fede, intelligenza

e intraprendenza, la cui impronta è ancora

vivissima dentro

nostra associazione. Ma anche un uomo, un “prete” e un salesiano che ha seminato in

abbondanza

un messaggio

educativo

e di fede in tutto

nel variegato mondo dello sport e delle politiche

per lo sport giovanile

in Italia e non solo.

Ricorderemo don Gino nella primavera del 2012 con un grande appuntamento a Torino e uno a Roma.

Invitiamo quanti nella vita hanno fatto un pezzo di strada con don Gino – adulti e giovani, allenatori e dirigenti, credenti e laici, salesiani e salesiane… – a inviarci la loro testimonianza. Poche righe o qualche pagina. Un gesto di affetto verso don Gino e di speranza per il futuro dell’associazione.

Poche righe o qualche pagina. Un gesto di affetto verso don Gino e di speranza per
Poche righe o qualche pagina. Un gesto di affetto verso don Gino e di speranza per

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Anno LI 2011 n.5 DON GINO BORGOGNO A DIECI ANNI DALLA SUA MORTE “Chi era
Anno LI
2011
n.5
DON GINO BORGOGNO
A DIECI ANNI
DALLA SUA MORTE
“Chi era don Gino?”
Quattro testimonianze
“Lo sport secondo don Gino/2”
Quale sport può dirsi educativo?
FORMAZIONE
Un’interiorità che apra al mistero
di Dio e di se stessi
A confronto con i disturbi
della condotta alimentare
VITA ASSOCIATIVA
Feste, trofei, tornei, concorsi:
quel
che ci attende nel 2012
Cracovia, primavera 2012:
XXII
Giochi internazionali
della gioventù salesiana
Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale - 70% Roma Aut. n. C/RM/078/2010

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5 2011
5
2011

rivistajuvenilia@pgsitalia.org

08.12 Pagina 2 5 2011 rivistajuvenilia@pgsitalia.org Fondata da Don Gino Borgogno Anno LI n. 5 -

Fondata da Don Gino Borgogno

Anno LI n. 5 - 2011

Rivista delle Polisportive Giovanili Salesiane Via Nomentana, 175 - 00161 Roma info@pgsitalia.org - www.pgsitalia.org

Direzione e Redazione: Giulio Attardi, Francesca Barbanera, Luca Baracco, Luca Caruso, Francesco D’Ambrosio, Enrico Delmastro, Franco Floris (direttore responsabile), Angelo Isella, Franco Longo, Michele Marmo, Michele Portincasa, Roberta Povoleri, Elena Rastello

Progetto grafico: Nevio de Zolt

dezolt@volint.it

Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 297/2010 del 22/06/2010

Impaginazione e stampa: Tipolitografia Istituto Salesiano Pio XI Via Umbertide, 11 - Roma Tel. 06 7827819 • tipolito@donbosco.it

Finito di stampare: Dicembre 2011

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Lettera del Presidente

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2

Chi era don Gino?

Il progetto di Don Gino è un esempio

per tutto l’associazionismo sportivo .2 Intervista a Gianni Petrucci Un salesiano che conosceva l’arte
per tutto l’associazionismo sportivo
.2
Intervista a Gianni Petrucci
Un salesiano che conosceva l’arte dell’educare
.3
don Luigi Testa
Intuizioni che solo un uomo di grande sensibilità
può
avere
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Gianni Asti
Un sostenitore appassionato dello sport per tutti
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Vittorio Villa
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Pastorale giovanile
Il mondo degli “indignati” interpella gli educatori
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Sr. Francesca Barbanera
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Formazione
L’allenatore in azione dentro le fasi critiche
che attraversa il
gruppo
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Enrico Delmastro

Un’interiorità che apra al mistero di Dio e di se stessi .15

Riccardo Tonelli

A confronto con i disturbi della condotta alimentare .19

Francesco D’Ambrosio

23 Lo sport secondo don Gino Quale sport può dirsi educativo? .23 . . .
23
Lo sport secondo don Gino
Quale sport
può dirsi educativo?
.23
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A cura di Giulio Caio
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Campi scuola 2011
Sicilia - Gambarie
Lo sport è una continua ricerca di nuove realtà
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Luca Caruso
Lombardia - Verbania
Lo sport come proposta di uno stile di vita
.33
Primula Campomaggiore
Veneto - Mezzano di Primiero
I
bambini non sono burattini
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Roberta Povoleri
Piemonte - Sestriere
Il
ritrovare il gusto di fare lo sport per gioco
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Suor Isa Maiolo

Verso il progetto culturale delle PGS

Qualificare la nostra proposta culturale e sportiva 37

Enzo Caruso

Educare con lo sport: una scelta esigente per adulti appassionati .38 Sr. Margherita Dal Lago
Educare con lo sport: una scelta
esigente per adulti appassionati
.38
Sr. Margherita Dal Lago
Qualcosa di più
che sogni a occhi aperti
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Carla Malgarise
Una intensa domanda di credibilità e gratuità
.40
Luca Baracco
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Vita associativa
Feste, trofei, tornei, concorsi:
quel
che ci attende nel 2012
.42
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Michele Portincasa

XXII Giochi internazionali della gioventù salesiana 43

Calendario attività

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Dal territorio

 

Reggio Calabria - Portavoce dello sport nella costruzione dell’identità europea

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Giusy Casile

Lugo di Romagna - Quanto lo sport sa dare senso anche a momenti dolorosi della vita di un paese 46

Fabiola Carullo

Pallanza - Per dare risposte ai ragazzi

“c’è ancora bisgono

di voi”

 

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Luca Caruso

Rimini - Ripensare il significato dello sport educativo

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Luca Caruso

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Le iniziative per ricordare don Gino Borgogno

Prende corpo il calendario che la presidenza nazionale PGS inten- de promuovere per commemorare il fondatore dell’Associazione, don Gino Borgogno, nel decennale della sua scomparsa. Il presi- dente Gianni Gallo, sentita la Giunta e la commissione apposita- mente istituita per l’anniversario (composta da Enzo Caruso, Ma- ria Rosaria Lupo e Carla Malgarise), ha infatti comunicato le date degli appuntamenti ufficiali a livello nazionale.

L’appuntamento del Coordinamento nazionale s’è inserito in un fitto programma di incontri che hanno avuto per tema le po- litiche, il marketing, la comunicazione nello sport, facendo da cornice agli eventi sportivi e spettacolari inclusi nel calendario degli Sports Days.

Gli indirizzi del CONI in questo tempo di crisi

È stato presentato dal CONI un documento programmatico dal ti- tolo “Lo sport italiano verso il 2020”, che detta le linee che il mon- do dello sport nazionale sarà tenuto ad adottare entro la fi-

ne del quadriennio olimpico.

Di fronte alla “perdurante

crisi di crescita e di sviluppo che ha investito l’Europa e larga parte del mondo”, da- ta “l’incertezza sulla durata della crisi nonché sull’entità dei tagli finanziari al CO- NI”, si impone anche per lo sport il rafforzamento di “una politica di rigore e di sano realismo”, che “otti- mizzi al massimo l’utilizzo delle risorse economiche e riduca i costi ammini- strativi strativi e e di di gestione”, gestione”, si si afferma afferma nel nel documento. documento.

Viene Viene quindi quindi avviato avviato un un progetto progetto di di “autoriforma” “autoriforma” che che dovrà dovrà ri- ri-

guardare “l’intera organizzazione sportiva, a livello centrale e

territoriale, dal CONI alle Federazioni sportive nazionali e a tut-

ti gli enti finanziati”.

Tra le iniziative previste, figura il “riordino dell’organizzazione terri-

toriale del CONI”, che prevede “il trasferimento ai comitati regionali

delle funzioni dei comitati provinciali e la contestuale istituzione del-

la

figura del delegato provinciale”. Per sopperire alla “riduzione del-

le

sedi periferiche”, si dovrà garantire lo sviluppo di “un’adeguata re-

te

comunicazionale e informatica”. Ci sarà anche una “riduzione

dei componenti degli organi direttivi”, con consigli federali forma- ti al massimo da “10 componenti più il presidente”, oltre a un “raf- forzamento dei poteri decisionali del presidente”. Viene proposto di “stabilire una soglia minima del 30% di partecipazione femminile negli organi territoriali del CONI e delle Federazioni”. Uno degli obiettivi fondamentali del quadriennio è “la valorizzazio- ne dello sport per tutti”. “L’impegno del Coni nella promozione del- l’attività motoria e sportiva per tutti i cittadini – si legge nel docu- mento –, finora finalizzato prevalentemente all’ambito scolastico, dovrà pertanto trovare nuove forme di collaborazione organica con tutti i soggetti che operano nel settore dello sport per tutti, per ini-

ziative congiunte riguardanti tutta la popolazione, in tutte le fasce

di

età”. Presso il CONI sarà creato l’Osservatorio dello sport per tut-

ti,

mentre saranno siglati sul territorio atti d’intesa tra CONI, Regio-

ni

ed Enti locali, “in collaborazione con Federazioni, Discipline spor-

tive associate, istituzioni, aziende del territorio e in particolare con

gli Enti di promozione sportiva, al fine non solo di promuovere l’at- tività sportiva nella popolazione, ma anche per indirizzare a stili di vita sani volti a ridurre la sedentarietà e a prevenire malattie e com- portamenti potenzialmente nocivi alla salute”. Infine, si insisterà sul-

la

“riduzione dei costi e il contenimento delle spese non essenziali”

e,

parallelamente, su un “incremento” nell’area dei ricavi.

Luca Caruso (lucacaruso1983@libero.it))

17 e 18 marzo è fissata a Torino la riunione del Consiglio diretti- vo nazionale. In particolare, nel pomeriggio di sabato 17 si svolgerà un conve- gno interamente dedicato alla figura di don Gino, alle sue idee

Il

dedicato alla figura di don Gino, alle sue idee Il e alla sua infaticabile attività. Il
dedicato alla figura di don Gino, alle sue idee Il e alla sua infaticabile attività. Il

e

alla sua infaticabile attività.

Il

21 e 22 aprile, anniversario del-

la scomparsa, avrà invece luogo una cerimonia a Roma. In quei giorni è convocata l’Assemblea nazionale PGS 2012 nei locali del- la Pisana. Nel pomeriggio di sa-

bato 21 aprile si terrà un conve- gno su don Gino, che sarà con- cluso dalla celebrazione eucaristi- ca. Domenica 22 si svolgeranno invece i lavori assembleari.

A questi eventi saranno invitate co-

me ospiti autorità e istituzioni po- litiche, litiche, accademiche accademiche e e sportive, sportive, insieme insieme a a relatori relatori scelti scelti tra tra i i tanti tanti che hanno avuto una frequentazione diretta con don Gino, o han- no condiviso un’esperienza insieme a lui.

Il ruolo degli Enti nella promozione dello sport in Italia

“Lo sport per tutti come motore di sviluppo del Paese” è stato il tema della tavola rotonda promossa il 10 settembre a Rimini dal Coordinamento nazionale degli Enti di promozione sporti- va (EPS) nel corso degli Sports Days. “È nei momenti di mag- giore crisi economica che l’importanza del libero associazioni- smo e la promozione delle attività sportive, soprattutto a livel- lo di base, e la loro figura ‘no profit’, rendono fondamentale il ruolo degli Enti nella società civile – ha osservato Luigi Musac- chia, presidente del Centro nazionale sportivo Libertas e del Co- ordinamento degli Enti. L’Italia sta attraversando una delle fasi più difficili della sua storia. Riuscirà a venirne fuori, come ha sempre fatto, ma per il momento è chiaro che esigenze diver- se e sempre più pesanti rischiano di penalizzare gravemente non tanto e non solo l’evoluzione dello sport nel nostro Paese, ma anche il diritto stesso allo sport dei cittadini”. La tavola rotonda, cui ha preso parte anche il presidente PGS Gianni Gallo, ha inteso aprire il dibattito sul ruolo e l’importan- za degli EPS in questa nuova realtà sociale. “Secondo i dati del Censis – ha aggiunto Musacchia –, sono le famiglie a sostenere per il 70% gli oneri che, per fare sport in Italia, gravano sulla col- lettività. In una situazione generale di crescente difficoltà, che rende sempre meno sostenibili per un numero sempre mag- giore di famiglie spese che non siano di primaria importanza, il contributo degli Enti non è solo prezioso, ma indispensabile e insostituibile, proponendo lo sport per tutti non come un vuo- to slogan, ma nella convinzione dell’importanza sociale e civile della sua realizzazione concreta”.

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Lettera del Presidente

Gianni Gallo

Generare risorse in un tempo di scarsità

Gianni Gallo Generare risorse in un tempo di scarsità È sotto gli occhi di tutti che

È sotto gli occhi di tutti che le risorse finanzia- rie, se non sono finite, sono di molto diminui-

te. Anzitutto per le famiglie che faticano ad arrivare

a fine mese o che per arrivarci devono mettere insie-

me più lavori. Sono diminuite anche per le politiche

di assistenza, per la scuola, per lo sport.

Tutto questo porta molti a rifugiarsi nel noto prover- bio secondo cui “non si fanno le nozze con i fichi secchi”.

Ma questa è una prospettiva deprimente, a cui da parte nostra opponiamo un paio di considerazioni

per non fare della mancanza di risorse finanziarie un alibi. Per reagire è opportuno fermarci a pensare, immaginare, inventare. A partire da un paio di crite-

ri o paletti.

Ci sono spese essenziali, spese che possono essere

rimandate, spese forse inutili. Il risparmio, tuttavia,

va visto più che dal punto di vista finanziario, come

spinta a chiedersi sempre da capo quale sia “l’utili-

tà” dei nostri progetti nella ricerca irrinunciabile og-

gi di stili di vita sostenibili.

Il quarto criterio è la tutela dello sport per tutti, che chiede di mobilitarsi come associazioni di promozio- ne sportiva, alleandosi con quanti sul territorio ve-

dono lo sport come luogo generatore di nuova citta- dinanza. Più che di scendere in piazza, si tratta di

svolgere un lavoro culturale in un tempo in cui la cri-

si rischia di portare adulti e giovani all’indifferenza

verso la stessa attività sportiva. Certo tale lavoro culturale deve trasformarsi in azio-

Certo tale lavoro culturale deve trasformarsi in azio- primo è ridefinire le priorità del nostro lavoro

primo è ridefinire le priorità del nostro lavoro e uno stile d’azione improntato all’essenzialità. Priorità che ci portano a riqualificare l’uso delle (poche) ri- sorse. Essenzialità che ci porta a scommettere su uno stile di vita associativa semplice, capace di svi- luppare grandi progetti con pochi mezzi, anche se dovremo rinunciare a qualche attività dispendiosa. Da qui il secondo criterio. In questo momento di cri-

Il

politica nel momento in cui si tratta di allocare le

(poche?) risorse nei diversi paesi e città come a li- vello nazionale. Quinto criterio. Inventare risorse dove non ci sono è possibile, la’ dove si lavora per tessere reti sociali che rendono disponibili le loro competenze, si indivi- duano nuove generosità di cittadini volontari, si creano legami con i saperi professionali diffusi sul

ne

si

riaffermiamo la nostra fedeltà ai ragazzi e alle fa-

territorio. Questo è il tempo per valorizzare le com-

miglie dei ceti medi popolari che nella crisi stanno

petenze professionali e non.

pagando un prezzo alto. Non ha senso per noi offrire

Un ultimo criterio è l’investimento sulla formazione.

sport solo a chi potrà pagare

L’associazione è fat-

Da sempre, quando la crisi si fa sentire nelle azien-

ta

da cittadini che sentono come prioritario offrire a

de, una buona strategia è investire sul “settore ri-

tutti attraverso lo sport un luogo di alleggerimento della fatica, di accumulo di anticorpi per resistere al

cerca”. Così è anche per le associazioni. E il nostro settore ricerca è la formazione. Una formazione che

al

senso impotenza, di sperimentazione di stili di vi-

scommetta da capo sui dirigenti e sugli allenatori

ta

sobri.

come risorsa preziosa deperibile ma, insieme, rige-

Il

terzo criterio è la riqualificazione della nostra spe-

nerabile. Una formazione che diventi il motore del-

sa

in termini di sostenibilità, con una necessità cre-

l’associazione nell’alveo della “proposta culturale”

scente di ricorrere all’autorganizzazione e all’autofi- nanziamento. Tutti dobbiamo risparmiare.

juvenilia

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a cui stiamo lavorando in questi mesi.

g

(gianni.gallo@auxilium.org)

Tutti dobbiamo risparmiare. juvenilia 1 5 -2 0 1 1 a cui stiamo lavorando in questi
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Chi era don Gino?

02/01/12 07.34 Pagina 2 Chi era don Gino? Testimoniaze su don Gino a dieci anni dalla

Testimoniaze su don Gino a dieci anni dalla sua morte

Il progetto di Don Gino è un esempio per tutto l’associazionismo sportivo

Intervista al Presidente del CONI Gianni Petrucci a cura di Luca Caruso

Per anni ha collaborato con don Gino Borgogno. Dal ’99 Gianni Petrucci è Presidente del CONI e la sua testimonianza su don Gino affronta numerosi temi: lo speciale legame che lo univa ai giovani, la passione per lo sport, la sfida del volontariato, il valore di uno sport veramente educativo, il ruolo cui sono chiamate le PGS nel panorama sportivo nazionale. Testimone pri- vilegiato dell’impronta lasciata da don Gino nel mondo dello sport italiano, ecco cosa Gianni Petrucci ha raccontato in questa esclusiva intervista per Juvenilia.

Presidente Petrucci, il primo ricordo che le viene in mente pensando a don Gino?ha raccontato in questa esclusiva intervista per Juvenilia. Ho il ricordo di una persona serena, ma

Ho il ricordo di una persona serena, ma estremamen- te concreta, che aveva a cuore i problemi dell’attività sportiva giovanile e si adoperava per risolverli.

Come vi siete conosciuti?sportiva giovanile e si adoperava per risolverli. Il nostro primo incontro risale agli anni ’80, al

Il nostro primo incontro risale agli anni ’80, al Sacro Cuore di Roma, che è il luogo della mia formazione salesiana.

di Roma, che è il luogo della mia formazione salesiana. Quale è stato il vostro rapporto?

Quale è stato il vostro rapporto?

Da ex allievo salesiano è stato facile intendersi da subi- to con don Gino. La comune passione per lo sport è stato poi il collante naturale che ha sempre segnato il nostro rapporto nel corso degli anni.

ha sempre segnato il nostro rapporto nel corso degli anni. Come considerava lo sport don Gino?

Come considerava lo sport don Gino?

Lo sport come strumento di educazione e formazione dei giovani è stato il leitmotiv della missione di don Gino, seguendo in questo l’insegnamento di don Bosco e individuando negli oratori i luoghi di aggre- gazione in cui non solo praticare l’attività sportiva, ma coltivare valori e costruire le basi del vivere civile.

ma coltivare valori e costruire le basi del vivere civile. Quali le idee di don Gino

Quali le idee di don Gino che andrebbero riproposte oggi?

Il progetto di don Gino non solo è ancora attuale, ma direi che oggi lo è ancor più che in passato. La crisi dei valori e delle ideologie, le devianze e i pericoli cui sono esposti i nostri giovani rendono oggi ancor più neces-

juvenilia

i nostri giovani rendono oggi ancor più neces- juvenilia sario l’impegno formativo dei volontari che si

sario l’impegno formativo dei volontari che si dedica- no quotidianamente ad una educazione dei giovani, che non si limiti agli aspetti fisici o tecnici, ma indichi regole, principi e valori che poi restino per la vita. In questo l’esperienza degli oratori salesiani, che sono orgoglioso di aver provato, è un esempio di aggrega- zione per tutto l’associazionismo sportivo.

di aggrega- zione per tutto l’associazionismo sportivo. 10 anni senza don Gino: quale la sua eredità?

10 anni senza don Gino:

quale la sua eredità? È possibile “sognare che sia ancora festa”?

“Sognare che sia ancora festa” sono le parole che Don Gino soleva ripetere, ma sono anche il messaggio di gioia e speranza che è naturalmente insito nel concet- to di sport, di quello sport sano e pulito che vogliamo venga praticato dai nostri ragazzi, con la gioia e l’en- tusiasmo della loro età. L’eredità di don Gino è questa; sta a noi raccoglierla e praticarla. g

(lucacaruso1983@libero.it)

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L’eredità di don Gino è questa; sta a noi raccoglierla e praticarla. g (lucacaruso1983@libero.it) 5 -2
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5Juveni011_3Juveni07.qxd 02/01/12 07.34 Pagina 3 Un salesiano che conosceva l’arte dell’educare A dieci anni di

Un salesiano che conosceva l’arte dell’educare

A dieci anni di distanza dalla sua morte, don Gino Bor-

gogno continua a rimanere nel ricordo affettuoso e ri- conoscente di coloro che l’hanno conosciuto, stimato e amato, come persona cara a cui siamo tanto debitori. Don Gino, salesiano, prete dal cuore grande e genero-

so, ci ha lasciato non solo una testimonianza credibile

e coerente di una vocazione vissuta all’insegna del ser- vizio e del dono, ma anche una preziosa eredità di un’azione educativa straordinaria e carismatica. Lo

sport promozionale è stato la palestra quotidiana in cui

si è cimentato con grande impegno e con non pochi

sacrifici, per lunghissimi anni. Ha perseguito con tena- cia e creatività l’ideale di formare, attraverso lo sport, i ragazzi per renderli “onesti cittadini e buoni cristiani” . Ha creato le PGS per dare corpo associativo, organiz-

zativo e rilevanza civile all’intera realtà sportiva; ben qualificata dalla proposta educativa e culturale, mirata all’elaborazione di una politica dello sport e del tempo libero.

Ha fatto di tutto per tuttidi una politica dello sport e del tempo libero. In essa si è immerso con stile

In essa si è immerso con stile salesiano, che privilegia il

metodo della promozione integrale della persona, orientata a Cristo. Ha fatto veramente di tutto per tut- ti, promuovendo iniziative, organizzando convegni, partecipando a diversi livelli agli incontri promossi da- gli Enti di promozione sportiva, inaugurando centri sportivi, presenziando ai momenti festivi di molte pre- miazioni. Si può tranquillamente dire che ogni PGS lo- cale sia stata raggiunta dalla sua attenzione e dal suo in- teresse, costituendo in tal modo una ricca trama di rap- porti interpersonali significativi. Si sobbarcava le pesanti fatiche dei continui viaggi per poter essere puntuale e presente agli appuntamenti un po’ in tutta Italia, rite- nuti un’occasione importante per condividere e rico- noscere il lavoro degli altri.

Ha creduto ai giovani, perché uomo di speranzaper condividere e rico- noscere il lavoro degli altri. È nuamente inventa, orienta, sprona, incoraggia, richia-

È

nuamente inventa, orienta, sprona, incoraggia, richia- ma, unicamente preoccupato dal realizzare la missione

affidatagli. Avvertiva con forte senso di responsabilità

la vocazione di essere segno e portatore dell’amore di

Dio ai giovani. Ha creduto nei giovani, perché uomo di speranza, consapevole che ogni atto educativo è pri- ma di tutto un atto di amore e di fiducia. In questo è stato un grande maestro, capace di rendere ragione della speranza che lo animava e desideroso di comuni- carla a chi era in cammino. I suoi interventi formativi

stato sempre un educatore e un pastore che conti-

juvenilia

miravano con chiarezza e competenza all’obiettivo, senza mai indulgere a concessioni indebite.

all’obiettivo, senza mai indulgere a concessioni indebite. Un saggio investimento sulla persona-risorsa Puntava

Un saggio investimento sulla persona-risorsa

Puntava all’essenziale e all’unità dell’azione educativa interagendo con le altre realtà ecclesiali e civili con le quali intratteneva relazioni collaborative di ricerca, di studio, di confronto. In tale contesto nel corso degli an- ni ha saputo circondarsi di volontari esperti e capaci, idealmente motivati, che hanno costituito il supporto logistico, organizzativo, formativo dell’attività educati- va nelle sue molteplici espressioni: associativa, sportiva, ludica, culturale, religiosa. L’idea di un volontariato ben preparato è stata costan- te in tutta la sua vita. Ed è propria l’aver investito con saggezza e lungimiranza sulla risorsa-persona che l’as- sociazione è cresciuta e si è consolidata. Soprattutto i campi scuola nazionali, seguiti da lui personalmente, sono stati la fucina dei futuri allenatori e dirigenti.

sono stati la fucina dei futuri allenatori e dirigenti. Tutto ha accettato con fede e nobiltà

Tutto ha accettato con fede e nobiltà d’animo

Pensando, con l’andare del tempo, alla figura di don Gino, a quello che ha fatto e a quello che è stato per i confratelli salesiani, per i giovani, per i collaboratori, per gli amici, appare sempre più nitida la sua grande statura morale di educatore e pastore che per la gran- de causa del bene ha lavorato indefessamente fino al termine dei suoi giorni. L’affermazione di don Bosco “Io per voi studio, per voi

indefessamente fino al termine dei suoi giorni. L’affermazione di don Bosco “Io per voi studio, per

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fino al termine dei suoi giorni. L’affermazione di don Bosco “Io per voi studio, per voi
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Chi era don Gino?

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Testimoniaze su don Gino a dieci anni dalla sua morte

lavoro, per voi vivo, per voi sono disposto anche a da-

re la vita” è stata il suo programma di vita: una vita se- gnata dall’entusiasmo e dall’ottimismo, da tante gioie

e soddisfazioni, ma anche da sofferenze, incompren-

sioni, delusioni accettate tutte con fede e con nobiltà d’animo. In particolare gli ultimi anni sono stati prova-

ti dall’incalzare degli eventi, quali la precarietà delle sa-

lute, alcuni segnali di stanchezza all’interno della PGS, l’evolversi di situazioni sociali e giovanili anche nel mon-

do salesiano, a cui ha reagito con fortezza, determina- zione e flessibilità, cosciente che era arrivato il mo- mento di passare il testimone, dando cosi un bellissimo esempio di libertà interiore.

Don Gino ha ancora molto da dircidando cosi un bellissimo esempio di libertà interiore. In questo periodo storico in cui la Chiesa

In questo periodo storico in cui la Chiesa italiana è im-

pegnata a rileggere la sua azione sul fronte dell’educa-

zione, invitando gli adulti, i genitori, gli educatori a fa-

re leva su tutte le potenzialità e le risorse che la cultura

contemporanea offre e a tradurle in percorsi educativi,

anche lo sport con le sue riconosciute valenze spiritua-

li, formative, culturali ha la possibilità di avviare nuovi

modelli di formazione cristiana alla vita. Nell’attuale prospettiva di rinnovamento educativo le intuizioni e

la testimonianza di don Gino hanno ancora molto da

dirci! g

Don Luigi Testa (direzione@crocetta.it)

Intuizioni che solo un uomo di grande sensibilità può avere

Se ripenso a don Gino, mi viene in mente prima di tutto l’uomo. Ricordo poi il prete, prima ancora che il salesiano. Ricordo un uomo che ha dedicato la sua vita ai giovani, im- parando a stare loro accanto attraverso lo sport e che ha saputo sfruttare le potenzialità del mondo salesiano per coinvolgere i ragazzi.

Una vita dedicata a un progettopotenzialità del mondo salesiano per coinvolgere i ragazzi. La sua attività inizia negli oratori, in qualità

La sua attività inizia negli oratori, in qualità di prete: qui co- mincia a giocare assieme ai ragazzi, con grande umiltà, sol- lecitandoli a organizzare gare e tornei. I giovani pian piano seguono il suo esempio, nascono così i suoi primi collabo- ratori: sono quegli stessi ragazzi, una volta uomini, a diven- tare buoni tecnici e dirigenti, cresciuti con una grande cul- tura religiosa e una particolare attenzione all’educazione. I primi esperimenti di don Gino sono quelli fatti con il cal- cio. Quando poi questo sport ha iniziato a mandare mes- saggi negativi – quando cioè l’aspetto agonistico ha ini- ziato a essere preponderante rispetto agli obiettivi educa- tivi – l’attenzione si è spostata verso quelli che vengono generalmente chiamati “sport minori”, intuendo con lun- gimiranza la loro grande potenzialità, a partire dal basket. Proprio in quel periodo, chi ha avuto il piacere di vivere a stretto contatto con lui, ha potuto vedere da vicino cosa si- gnifica dedicare interamente la propria vita a un progetto. Don Gino ha messo da parte tutto – la salute, il denaro, il tempo e persino il sonno – per coinvolgere i ragazzi, per farli crescere come buoni atleti e, soprattutto, come buo-

ni cristiani.

Non si poteva non starlo ad ascoltarecome buoni atleti e, soprattutto, come buo- ni cristiani. Quando parlava non si poteva non starlo

Quando parlava non si poteva non starlo ad ascoltare, che parlasse all’interno di un gruppo, durante incontri un po’ animati con lui o in chiesa, le sue non erano semplici prediche.

juvenilia

Risale a quel periodo la migliore delle sue intuizioni, cioè

la creazione di un grande movimento sportivo, l’Auxi-

lium, che coinvolgeva tutti gli oratori torinesi, in grado

di raccogliere tutti i ragazzi che li frequentavano (che al-

l’epoca erano tanti). Questo era un esperimento già

tentato col calcio, che solo con il basket ha dato i frut-

ti migliori. È stato in quel momento, secondo me, che

don Gino ha iniziato a pensare in grande: quello era un progetto che poteva essere esteso a tutti gli oratori ita- liani, non semplicemente a quelli torinesi. Nascono così le PGS, nonostante tutte le difficoltà, un progetto che coinvolge sia gli oratori salesiani sia le scuole salesiane, maschili e femminili. Grazie all’entu- siasmo che sapeva trasmettere, iniziano i primi cam- pionati nazionali, in cui don Gino con grande abilità ri-

usciva a coniugare gli aspetti sportivi legati alla com- petizione e gli aspetti legati invece alla sfera cristiana ed educativa. Il suo impegno e la sua passione erano tali che si usciva letteralmente trasformati da un’esperienza del genere.

Ecco nascere la cosa forse più bellaletteralmente trasformati da un’esperienza del genere. Ma tutto questo non bastava più. Il basket iniziava a

Ma tutto questo non bastava più. Il basket iniziava a di- ventare un’area troppo ristretta: gli altri sport chiede- vano attenzione, gli oratori iniziavano a estendere le proprie attività e i Comuni, specialmente quello di To- rino, erano sempre in cerca di nuove idee e iniziative per avvicinare i ragazzi allo sport. Stare con lui in quel periodo era praticamente impossibile. Ogni momento, ogni attimo, della sua esistenza era dedicato a viaggia- re, a partecipare a riunioni, organizzare corsi e molto al- tro ancora, in modo che le cose potessero funzionare sempre meglio. Servivano persone per svolgere tutto questo, giovani che condividessero il suo progetto in un’ottica formativa-cristiana. Ecco allora nascere la co-

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giovani che condividessero il suo progetto in un’ottica formativa-cristiana. Ecco allora nascere la co- 5 -2
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sa più bella, forse, cui ho avuto il piacere di partecipa-
re come istruttore: i corsi per gli alleducatori.
Ho avuto il piacere, l’onore, di lavorare in quel campo
per istruttori dove la passione, il coinvolgimento, l’im-
pegno e anche la giusta severità cementavano dentro
ai partecipanti una forza particolare, la forza che Don
Gino trasmetteva a tutti. Ogni momento trascorso con
lui aggiungeva qualcosa a ognuno di noi. Credo che
nessuno abbia mai dimenticato i suoi insegnamenti.
Parlava ancora di progetti e di idee
In seguito le nostre strade si sono divise, ma quel filo invi-
sibile che ci lega non si è mai spezzato. Ho incontrato don
Gino qualche giorno prima che lui morisse. Eravamo nel
suo ufficio e abbiamo fatto assieme due piani di scale a
piedi, nell’oratorio a Torino in cui lui viveva. Era molto af-
faticato, ma voleva ancora parlare di progetti, di idee e –
specialmente – di quelle intuizioni che solo un uomo di
grande sensibilità come lui può avere. Ed erano idee rivol-
te a tutti quei giovani per i quali lui aveva speso tutta la sua
esistenza. g
Gianni Asti
(gianni.asti@gmail.com)
Un sostenitore appassionato
dello sport per tutti
Ho conosciuto e avuto occasione di sviluppare delle rela-
zioni con don Gino Borgogno negli anni ’80, durante la
mia esperienza di Presidente nazionale dell’US Acli e di Se-
gretario del Coordinamento nazionale degli Enti di pro-
mozione di sportiva, che portavo avanti in un rapporto di
stretta collaborazione con il Presidente nazionale del CSI,
Aldo Notario.
In quegli anni, la situazione e le prospettive degli Enti di
promozione sportiva erano ancora più delicate di quelle
attuali, a causa dei rapporti fortemente dialettici con le Fe-
derazioni sportive del CONI. Da parte loro le PGS erano
impegnate nella ricerca di uno spazio autonomo di ini-
ziativa dopo il distacco dal CSI e il riconoscimento quale
Ente di promozione sportiva.
Le condizioni non erano quindi le più agevoli per lo svi-
luppo delle relazioni interassociative e la partecipazione
attiva delle PGS al Movimento sportivo.
Le forti sensibilità educative e sociali e le peculiari voca-
zioni al dialogo della famiglia salesiana, unitamente all’in-
traprendenza e alla forza di volontà di don Gino, hanno
permesso di superare le difficoltà e di avviare la parteci-
pazione attiva delle PGS alla straordinaria produttività di
quegli anni da parte del Coordinamento degli Enti di pro-
mozione sportiva.
Le tensioni unitarie che caratterizzavano la società civile e
• all’interno del Movimento sportivo, il Comitato nazionale
per lo sviluppo dello sport, formato da rappresentanti del
CONI, degli Enti di promozione sportiva e dei sindacati,
che promuoveva campagne e iniziative di sensibilizzazio-
ne dei cittadini allo sport e di partecipazione attiva delle
organizzazionisportiveallaprogrammazioneeorganizza-
zione delle attività improntate allo “sport di tutti”;
• all’interno del CONI, l’apertura dell’Ufficio di promozio-
ne sportiva, allora guidato da Paolo Borghi, alla collabo-
razione con gli Enti di promozione sportiva nella pro-
grammazione e organizzazione di iniziative rivolte inpar-
ticolare allo sviluppo dell’educazione della pratica sporti-
va nelle scuole;
• all’interno del Coordinamento degli Enti di promozione
sportiva, la pubblicazione mensile del notiziario “Promo-
zione sportiva” che veniva inviato a tutti i Comuni italia-
ni per favorire rapporti costruttivi con gli Enti locali e il lo-
ro impegno per la promozione della pratica sportiva dei
cittadini di ogni età, indipendentemente dalle loro con-
dizioni sociali.
In tutte queste attività ricordo don Gino come un convinto
sostenitoreeundirigenteimpegnatoacontribuireallorosvi-
luppo, mettendo a disposizione e valorizzando le esperienze
educative che le PGS hanno sviluppato vivendo nel peculia-
il
costante sviluppo delle giocate al Totocalcio assicurava-
re ambito dello sport le straordinarie sensibilità educative di
don Bosco e della famiglia salesiana. Con il suo lavoro inten-
no crescenti entrate al CONI e, seppure in misura più li-
sodonGinoacontibuitofattivamenteallaqualificazionedel-
mitata, anche agli Enti di promozione sportiva. Si sono co-
lerelazionisiaall’internodelCoordinamentodegliEntidipro-
sviluppate esperienze fortemente innovative tra le qua-
mozione sia nell’insieme del Movimento sportivo.
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ricordo:
Vittorio Villa
(vittorio.villa@aclilombardia.it)
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Il mondo degli “indignati” interpella gli educatori

Indignati e Papa boys: qual è il vero volto dei giovani?

Sr. Francesca Barbanera, referente nazionale PGS

Se scorriamo gli articoli, le notizie, i blog o qualunque strumento di comunicazione a partire dall’agosto scorso a oggi, le contestazioni giovanili o i commenti ad esse, sono all’ordine del giorno ma sembra, differentemente da quanto sia accaduto nella storica e famosa contestazione giovanile del ’68, che ci sia molta difficoltà nell’interpretare, o meglio legittimare il disagio che la realtà giovanile sta vivendo. Sembra quasi si preferisca lasciar cadere nel nulla, non dar peso o soffermarsi solo sulla notizia – certamente grave e non giustificabile – del gesto di violenza.

grave e non giustificabile – del gesto di violenza. Più volte, nelle mie riflessioni scritte su

Più volte, nelle mie riflessioni scritte su Juvenilia, ho cercato di contestualizzare il mondo giovanile in quella che è la real- tà contemporanea, perché per noi che scegliamo di operare con e per i giovani e lo “spen- dere” per i giovani stessi il no- stro tempo nello stile del Buon pastore, l’atteggiamento non può non essere l’“accoglienza incondizionata” di tutti indi- stintamente, sia per fasciare

le ferite del giovane che soffre, sia per accompagnare quello che ha bisogno di essere soste- nuto nel proseguire lungo la retta via. Ed allora, a noi che “vogliamo fare del cuore di don Bosco” il nostro modello di amorevolez- za, non possono bastare le de- finizioni mass-mediali che ci vengono date su alcuni eventi perché, a volte, il “grido dei gio- vani” è anche questo.

I giovani chiedono più certezza per il futuro

Un articolo ANSA del 17 ottobre così scriveva:

“Siamo il 99%”, è lo slogan più ur- lato dai manifestanti statunitensi, ri- petuto oltreoceano anche dagli stu- denti italiani. “Siamo quelli che com- battono l’avidità dell’1 per cento che ha tutto’’. La protesta americana si rifà alla Primavera araba e agli Indi- gnados spagnoli e cileni, come è scritto sugli stessi blog del movi-

americana si rifà alla Primavera araba e agli Indi- gnados spagnoli e cileni, come è scritto
americana si rifà alla Primavera araba e agli Indi- gnados spagnoli e cileni, come è scritto
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ggiovanilegiovanilegiovanilegiovanileiovanile mento “Occupy Wall Street”. Dal 17 settembre (giorno in

mento “Occupy Wall Street”. Dal 17 settembre (giorno in cui gruppi spa- ruti di manifestanti si sono accam- pati a Wall Street), la protesta si è diffusa a macchia d’olio di città in città, coinvolgendo non solo i gio-

vani, e poi via via varcando i confi- ni USA. (…) Dopo un paio di settimane il movi- mento è arrivato in Europa, o meglio è tornato (visto che i primi fermenti

sononatiproprioinSpagna)conmar-

ceeaccampamentiaBruxellesecon cortei anche in Italia. In Spagna, in Cile, in Israele la ribellione è già scat- tata da mesi: anche qui i giovani so- no scesi in piazza, accampandosi e urlandoilpropriodissenso,verso“un sistema che non consente futuro’’, per tentare un cambiamento profon- do della società.

E ancora in un articolo dell’11 ottobre:

I tagli e il degrado della scuola, ma non solo. Dietro alla protesta degli studenti italiani ci sono la precarie- tà, la disoccupazione, la “rabbia’’ verso le corporazioni e le specula- zioni finanziarie. Tradotta in inglese nei tweet o sui blog, la contestazione si fonde in un movimento globale. Stamattina la sveglia degli studenti su Twitter è suonata presto. Da Trieste a Reggio Calabria i messaggi sono arrivati a centinaia: i giovani si mostrano esa- sperati ma per niente rassegnati. “L’autunno comincia il 7 ottobre’’ è uno dei primi cinguettii arrivati da Trieste sul profilo Twitter di ‘Rete del- la Conoscenza’, il network nazio- nale di cui fanno parte l’Unione de- gli Studenti e Link-Coordinamento Universitario.

All’indomani della scomparsa di Steve Jobs, c’è spazio anche per lui, il visionario idolo di molti giovani: la sua famosa frase pronunciata davanti agli studenti di Stanford: “Siate af- famati, siate folli”, è risuonata attraverso la rete, citata molte volte su Twitter e Facebook dai

la rete, citata molte volte su Twitter e Facebook dai movimenti studenteschi e dai loro sostenitori.

movimenti studenteschi e dai loro sostenitori. A Napoli Piazza Borsa è stata ri- battezzata ‘Piazza reddito per

tutti’. Gli studenti chiedono Bor-

se di studio.“Non ci fidiamo dei

mercati”. Anche a Genova gli studenti, dimostrando davanti alla sede della Banca d’Italia, an- nunciano: “Noi il debito non lo paghiamo”.

Il ricorso

a una comunicazione

intensa e democratica

L’elemento caratterizzante di

questa contestazione, dunque, pare sia stato proprio l’utilizzo

di nuove strategie e nuove armi:

tutti erano collegati via Web. Se andiamo a fare un giro nelle piazze di Europa e del mondo dove i giovani si sono radunati per contestare e far sentire la propria voce, la panoramica è più o meno questa:

“Precari e disoccupati d’Europa, unitevi contro il malgoverno e il mo- nopolio dell’alta finanza”, gridava un ragazzo a Plaza de Cataluña, a Barcellona, alla fine del suo discor- so. A Puerta del Sol, a Madrid, Ma- ria, 32 anni, laureata in giurispru- denza e disoccupata, seguiva lo stesso comizio dal suo iPhone gra-

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zie a Twitter, il tam-tam degli Indi- gnados, il movimento nato in que- sta piazza il 15 maggio quando una folla di giovani l’ha occupata. La co- municazione è l’anima della rivolta europea, anche se la stampa uffi-

ciale si ostina a ignorarla. In tutte le piazze occupate ci sono i compu- ter. Sembrano l’atrio dei negozi del-

la Apple disseminati nel mondo; an-

che qui la gente batte sulle tastiere

e fissa i video, solo che i laptop non

sono incatenati al bancone. Attraverso una rete invisibile nello spazio cibernetico, una piazza è congiunta all’altra. Si condivide il senso d’impotenza misto a rabbia contro una classe dirigente per la quale noi cittadini non contiamo più nulla, ma si alimenta anche la rivolta. “Non siamo marionette nelle mani dei politici e dei banchieri” si sente dire. Un esercito di ragazzi fa circo- lare nel web immagini e notizie in tempo reale. Si sono piazzate vi- deocamere nelle piazze, si sono aperti blog, pagine web e account su Facebook, si sono attivati tutti i social media, milioni di postazioni da dove si trasmettono in streaming comizi, dibattiti, incontri e assem- blee. Questa è la prima rivoluzione supportata dal Web 2.0.

Ma questo nuovo sistema di contestazione o la nuova tecno- logia mettono in luce ciò che in

supportata dal Web 2.0. Ma questo nuovo sistema di contestazione o la nuova tecno- logia mettono

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5Juveni011_3Juveni07.qxd 02/01/12 07.35 Pagina 8 P Pastorale astorale g giovanile iovanile XXVI GIORNATA MONDIALE DELLA
P Pastorale astorale g giovanile iovanile

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XXVI GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

Le parole di Papa Benedetto XVI

Comunicate agli altri la gioia della vostra fede

Cari amici,

ora ritornerete nei vostri luoghi di dimora abituale. I vostri amici vor- ranno sapere che cosa è cam- biato in voi dopo essere stati in questa nobile Città con il Papa e centinaia di migliaia di giovani di tutto il mondo: che cosa direte lo-

ro? Vi invito a dare un’audace te- stimonianza di vita cristiana da- vanti agli altri. Così sarete lievito

di nuovi cristiani e farete sì che la

Chiesa riemerga con vigore nel cuore di molti. Da questa amicizia con Gesù na- scerà anche la spinta che condu- ce a dare testimonianza della fe- de negli ambienti più diversi, in-

cluso dove vi è rifiuto o indifferen- za. Non è possibile incontrare Cri- sto e non farlo conoscere agli al- tri. Quindi, non conservate Cristo per voi stessi! Comunicate agli al-

tri la gioia della vostra fede. Il mon-

do ha bisogno della testimonian- za della vostra fede, ha bisogno certamente di Dio. Penso che la vostra presenza qui, giovani venuti dai cinque conti- nenti, sia una meravigliosa prova della fecondità del mandato di Cri-

sto alla Chiesa: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15). Anche

a voi spetta lo straordinario com-

pito di essere discepoli e missio- nari di Cristo in altre terre e paesi dove vi è una moltitudine di gio- vani che aspirano a cose più gran-

una moltitudine di gio- vani che aspirano a cose più gran- juvenilia 8 5 -2 0

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aspirano a cose più gran- juvenilia 8 5 -2 0 1 1 fondo è la società

fondo è la società moderna: la struttura di questo movimento è assolutamente orizzontale. È impossibile trovarvi un leader

che unisce gli animi e gli intenti, una voce ufficiale, sapere nomi e

cognomideipartecipanti.Gli“in-

dignati” parlano all’unisono at- traverso milioni di voci ciberne- tiche.Lostrumentoèl’assemblea permanente, ben diversa da quelle del ’68, e del tutto simile invece a chat o blog virtuali: po- che frasi, sintetiche ma efficaci, proposte concrete, da attuare in modo rapido ed efficiente.

Qualcuno raccoglierà tutto questo?

Forse il mondo degli adulti, di coloro che dovrebbero ascolta- re questo grido di disagio. Ma mentre i giovani comunicano la loro indignazione contempora- neamente con tutti i giovani del mondo, sono paradossalmente chiusi nel loro stesso mondo quasi dietro la trincea telemati- ca dove è difficile riuscire a pe- netrare perché non si conosce l’interlocutore, o – molto spes- so – il mondo adulto non cono- sce proprio lo strumento del ci- bermondo, per poter entrare in dialogo con loro. E questo ci ri- empie il cuore di tristezza! Alla fine poi, se andiamo a ve- dere attentamente tra i docu- menti che vengono messi in re- te o seguendo il dibattito su

Twitter ci si accorge che questo movimento un programma con- creto c’è l’ha: a Puerta del Sol, sui propri iPhone si segue la ma- nifestazione a Bristol dove gli studenti contestano l’aumento delle tasse universitarie impo- ste dalla politica d’austerità del governo di Cameron.Tra gli stri- scioni ce n’è uno con su la scrit- ta: escluderci dal mondo del la- voro e pretendere di farci paga- re i vostri errori finanziari è in- giusto, antidemocratico e as- surdo. Un grido che dall’univer- so ciberbernetico sta arrivando a casa nostra e che rischia di far crollare l’impalcatura già peri- colante dell’Europa unita. Vivere la propria giovinezza sen- za possibilità di progettarsi il fu- turo non può non portare rab- bia e desolazione quando poi non si sa neanche a chi chiede- re risposte concrete.

A che serve dividere

i giovani in buoni

e cattivi?

Puerta del Sol, un nome che ri- suonamoltonellenostreorecchie in questa“calda estate” del mon- do giovanile. Perché è la piazza doveigiovanisonoconvenutiper la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù e, in alcuni momenti

iniziali,sisonotrovatifacciaafac-

cia con la marcia degli Indigna-

dos,checriticanol’utilizzodide-

naro pubblico per finanziare la

GiornataMondialedellaGioven-

la marcia degli Indigna- dos,checriticanol’utilizzodide- naro pubblico per finanziare la GiornataMondialedellaGioven-

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PPastoralePastoralePastoralePastoraleastorale ggiovanilegiovanilegiovanilegiovanileiovanile

astorale g giovanilegiovanilegiovanilegiovanile iovanile di e, scorgendo nei propri cuori la possibilità di valori

di e, scorgendo nei propri cuori la

possibilità di valori più autentici,

non si lasciano sedurre dalle false promesse di uno stile di vita sen- za Dio.

In questa veglia di preghiera, vi in-

vito a chiedere a Dio che vi aiuti a

riscoprire la vostra vocazione nel-

la società e nella Chiesa e a per-

severare in essa con allegria e fe-

deltà. Vale la pena accogliere nel

nostro intimo la chiamata di Cristo

e seguire con coraggio e genero-

sità il cammino che ci propone.

Le parole di sr. Yvonne Reungout

“Testimoniate che una vita diversa è possibile”

Sulla stessa lunghezza d’onda delle parole del Papa è il mes- saggio che ha lasciato la nostra Madre generale sr. Yvonne Reungout all’incontro con i gio- vani dell’MGS che si sono ritro- vati durante la GMG.

L’evangelizzazione deve pro- muovere la vita umana e la di- gnità piena della persona. Don Bosco era un sognatore «con i piedi per terra e lo sguardo in

cielo”; così dovrebbero essere i suoi figli spirituali giovani per i giovani – ha affermato suor Reungoat – che testimonino al mondo che una vita diversa è possibile, un sogno e un segno

di speranza per la società a par-

tire da valori profondi. La socie-

tà opera per illudere le nuove ge-

nerazioni, ma «compito degli educatori – ha aggiunto la ma-

dre generale – è dire una parola nuova a ciascuno con ottimismo

e la certezza che Dio è accanto a ciascuno oggi.

tù cattolica. È stato necessario l’intervento della polizia proprio

acausadegliscambidibattutetra

Papa boys e Indignati trovatisi di

fronte gli uni con gli altri, nella centrale piazza della capitale. I

primiintonavanoincoroilnome

di Benedetto XVI, i secondi li in-

citavano ad andarsene accusan- do di avere ricevuto gli zainetti e

il materiale pagato con i soldi dei contribuenti spagnoli. Due categorie di giovani che si trovano in conflitto per due cau-

se del tutto diverse. Un panora-

ma che in un certo senso ci por-

terebbe a categorizzare i giovani “buoni” e i giovani “cattivi”; che

ci fa riflettere su come oggi esse-

re“cristiano” abbia un prezzo da pagare forse molto più alto di

quello di qualche tempo fa. Cer-

tamenteanchetraicosiddettiPa-

pa boys ci sono giovani senza la-

voro,precari,ochefannofaticaa

progettare il proprio futuro. Ma questa è una categorizza- zione che dobbiamo lasciare ai sociologi, ai giornalisti. Per noi un giovane è un giovane sempre, sia che venga considerato vitti- ma, sia che venga considerato carnefice. L’icona del Buon pa- store torna di nuovo. Il sogno dei

nove anni di don Bosco conti- nua a essere la guida per cui i “lupi diventano agnelli”. La vi- sione di Madre Mazzarello a Borgo Alto con quella voce mi- steriosa che le diceva “A te le af- fido”, ci fa sentire la responsabi- lità dell’accompagnamento e della guida costante verso i gio- vani più poveri in tutti i sensi. Ma il rischio che a volte noi edu- catori corriamo è quello di ri- uscire a tenerci i “buoni”, ma non di trasformare i lupi in agnelli, e i cosiddetti “cattivi” non li sappiamo accogliere o for-

se abbiamo anche paura di sa-

perli gestire. Quante esperienze

di questo tipo facciamo nelle no-

stre Società sportive, oratori, scuole! Quanto però sperimen- tiamo che i giovani con disagi più o meno evidenti che spesso emergono con la violenza, sono

in grande aumento.

È tempo

di riprendere don Bosco

e di riscoprirlo

Rifletto con voi su queste espe- rienze dell’estate, su quanto vi- viamo quotidianamente nello stare a contatto con i giovani perché a noi che condividiamo

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Le parole di don Pasqual Chávez

“Siate profeti di un mondo nuovo”

Il bisogno di un mondo nuovo è al centro anche dell’accorato gri- do del Rettor maggiore dei sale- siani sempre ai giovani dell’MGS del 2011.

Questo stesso fuoco, cari giovani, deve riscaldare il vostro cuore, oggi. Non potete rassegnarvi a vivere la vostra vita come se fosse un sem- plice ciclo biologico (nascere, cre- scere, riprodursi e morire); non po- tete impostare la vostra esistenza come una vita priva di energia, anemica, senza passione nei ri- guardi di Dio e del prossimo. Non potete sprecare la vostra vita ridu- cendovi al ruolo di consumatori e spettatori. Voi siete chiamati a di- ventare protagonisti nella società e nella Chiesa: «Voi siete il sale della terra e la luce del mondo», direbbe Gesù. La decisione di seguire Ge- sù in modo radicale si gioca tutta sulla scommessa di potersi inna- morare di Dio e spendersi per l’uo- mo, specialmente il più povero e abbandonato. Sì, cari giovani! “Oggi” Dio ha biso- gno di voi per “rifare” il mondo. Ogni uomo, ogni donna ha un so- gno per cui vivere e di cui parlare. Io, mosso dallo Spirito di Gesù, ho sempre coltivato ed ancor oggi coltivo il mio sogno: un vasto mo- vimento di adulti e giovani che sia profezia di questo nuovo mondo. Un mondo in cui ogni uomo possa ottenere giustizia. Un mondo in cui al centro ci siano i “piccoli”, gli ulti- mi. Un mondo in cui le persone sia- no, fra loro, fratelli e sorelle. Que- sto nuovo mondo può prendere forma, farsi reale, se seguite Gesù, se prendete a cuore le sue parole e realizzate così il sogno di Dio.

cuore le sue parole e realizzate così il sogno di Dio. • un pezzo di strada
cuore le sue parole e realizzate così il sogno di Dio. • un pezzo di strada

un pezzo di strada con loro, non possono non toccare profonda- mente le esperienze che riguar- dano proprio i nostri ragazzi, e che noi adulti ed educatori non

sappiamo intercettare. Non possiamo dormire sonni tranquilli di fronte alla realtà che

ci sfugge.

Riprendere don Bosco e risco- prirlo, così come siamo stati in- vitati a fare dal Rettor maggiore, è un bisogno grande di chiedere

al Santo dei giovani, la luce per

poter essere suoi fedeli testimo-

ni e applicatori del suo Sistema

Preventivo, anche là dove più che amare un giovane ci verreb- be istintivo allontanarlo o dire:

“Tanto da te non riuscirò a ca- vare mai nulla di buono”. Alla GMG molti sono stati gli in- terventi e certamente la testi-

monianza di tanti giovani è sta- ta sincera. Ma perché, allora, tante volte non siamo capaci di aiutare i nostri giovani ad essere questo sale e luce negli ambien-

ti quotidiani dove vivono? In

quegli ambienti dove sono chia- mati a testimoniare? Oggi più che mai credo che il sostegno ai nostri giovani debba essere pro- prio quello di incoraggiamento

juvenilia

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e testimonianza che per prima deve essere la nostra: coraggio- sa, efficace, forte, che sa dare la vita, che sa pagare di persona. Ce l’hanno ricordato in occa- sione della XXVI GMG Papa Be- nedetto XVI, la Madre generale delle FMA e il Rettor maggiore dei salesiani (vedi box alle pagi- ne 8-9-10).

Non possiamo tirarci indietro

Anche a noi, a ciascuno di noi, l’impegno di continuare a tra- smettere ai giovani valori forti perché è proprio quando non

trasmettiamo più valori che si ri- bellano. Continuiamo a impe- gnarci ad essere voce credibile e testimoniante per la società in cui viviamo, ma soprattutto per

il mondo giovanile. La legittima

paura del futuro lavorativo sem- pre più incerto, la globalizza- zione telematica che rende tut-

to il mondo tanto vicino ma an-

che così lontano perché filtrato sempre da schermi e pixel, non devono essere gli elementi di rottura generazionale tra noi e i ragazzi che accogliamo, ma ci

fanno capire il bisogno ancora più evidente di affiancarci a lo-

ro per sostenerli nella ricerca di

un senso che sembra essersi perso proprio in quei web che

riempiono la loro vita. I giovani

ci continuano a dire in mille mo-

di: “Non tiratevi indietro anche voi, abbiamo bisogno del vostro aiuto”. E non possiamo farlo pro- prio ora, in questa panoramica

così variegata e difficile da in- terpretare. Abbiamo una gran- de responsabilità. Che don Bo- sco e Madre Mazzarello conti- nuino a guidare le nostre scelte

di educatori appassionati, affin-

ché siano audaci, coraggiose e amorevoli. g

(francescabarbanera@tiscali.it)

scelte di educatori appassionati, affin- ché siano audaci, coraggiose e amorevoli. g (francescabarbanera@tiscali.it)

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5Juveni011_3Juveni07.qxd 02/01/12 07.35 Pagina 11 FORMAZIONE FAR GRUPPO L’allenatore in azione dentro le fasi critiche
5Juveni011_3Juveni07.qxd 02/01/12 07.35 Pagina 11 FORMAZIONE FAR GRUPPO L’allenatore in azione dentro le fasi critiche
FORMAZIONE FAR GRUPPO
FORMAZIONE
FAR GRUPPO

L’allenatore in azione dentro le fasi critiche che attraversa il gruppo

Fare di un insieme di persone, una squadra, un buon gruppo/7

Enrico Delmastro

Gruppo non si nasce, lo si diventa. Lo si diventa per sentieri non sempre piacevoli, anche se offrono momenti di intensa soddisfazione sia rispetto al piacere dello stare insieme sia rispetto al raggiungere gli obiettivi a cui si è interessati. Il gruppo – qualsiasi gruppo – cade facilmente in alcune trappole. Un allenatore non può lasciarsi sorprendere, né pensare sempre che non è un buon allenatore. Attento a non cedere alle provocazioni del gruppo, lo accompagna invece nel cercare vie di uscita dalle trappole per dedicarsi agli obiettivi da raggiungere.

Dopo aver tracciato nel numero precedentediJuveniliailpianodi azione annuale che un alleduca- tore segue per indirizzare la sua

opera sia verso i singoli sia verso la squadra, è utile parlare della personastessadell’alleducatoree delle difficoltà che incontra nella sua attività. L’alleducatore, allenatore, o me- glio istruttore educatore, ha due strumentiperportareavantilasua opera nei confronti del gruppo:

• la sua personalità;

• le tecniche che egli usa.

Questo vale per ogni persona che

svolga il proprio lavoro nel setto- re educativo, sanitario o di ani- mazione in qualsiasi campo.

Un allenatore persona al tempo del“perché no?”

Occupandoci in un primo mo- mento della persona dell’alledu-

catore, troviamo che in letteratu- ra ci sono manuali che trattano della vita privata e professionale

deglioperatorisocio-sanitari.Su-

gli aspetti della vita privata c’è un

punto che trovo molto interes- sante, quello riguardante un vis-

sutochel’operatorevivefrequen-

juvenilia

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temente in relazione al prendere decisioni, edè quellodella solitu- dine. L’istruttore, l’alleducatore, pren-

de decisioni e, che lo voglia o me-

no,nelgruppoalcuniletroveran-

no giuste e altri sbagliate. Per so- stenere la propria posizione l’al- leducatore deve avere una strut- tura personale solida, deve saper resistere alla tentazione di cerca- re che “tutti gli vogliano bene”. Nel campo della psicoterapia e dellapsicologiaclinicaquestopuò essere riassunto nelle regole eti- che che indirizzano l’opera del

e dellapsicologiaclinicaquestopuò essere riassunto nelle regole eti- che che indirizzano l’opera del ➜ 11
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e dellapsicologiaclinicaquestopuò essere riassunto nelle regole eti- che che indirizzano l’opera del ➜ 11

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5Juveni011_3Juveni07.qxd 02/01/12 07.35 Pagina 12 F A R G R U P P O medico. “È
5Juveni011_3Juveni07.qxd 02/01/12 07.35 Pagina 12 F A R G R U P P O medico. “È

FAR GRUPPO

medico. “È vietato sfruttare il pa- ziente psicologicamente, econo-

perché non nessuno

tanto non mi vede

tuazione stessa. Nel gruppo, per il solo fatto di esi-

micamente e sessualmente”.

perchénon

tantolofannotutti

sterecomegruppo,siscatenanodi-

Per

poterle seguire l’operatore ha

perchénon

tantononfamale

namiche emotive inconsapevoli

ildoveredicostruirelapropriavi-

perché non

tanto lo faccio so-

che risultano incomprensibili se

ta

personale in modo adulto e re-

lo una volta

ci

riferiamo solo ai singoli com-

sponsabile, vale a dire vivere in

perchénon

tantosmettoquan-

ponenti del gruppo stesso.

modo tale da essere soddisfatto e

do voglio

Sono due le caratteristiche prin-

gratificatodellaenellapropriavi- Il motto “Noi qua siamo gli adul-

ti”,èla“stellapolare”cheogniedu-

catore segue, ed è un impegno a vivere la propria vita da adulti e a interpretare questo motto nelle tappe che la vita anno dopo anno

lo con atteggiamento di dedizio-

needisponibilitàaglialtri,consa-

pevole che, in sintesi, il suo com-

pito può essere riassunto in:“Co-

tuisce il fascino e il sale della vita.

ta privata.

Poste queste condizioni, quando

l’individuoscegliedidedicarsial-

l’opera di alleducatore, potrà far-

cipali di ogni gruppo. La prima. L’individuo in gruppo

torna a usare, come per un ritor- no alla sua infanzia, meccanismi

mentaliinfantili,attraversoiqua-

liperdelasuaidentitàeaccettadi far parte del gruppo.

In altre parole, è come se l’indivi-

nonsichiudemai.Infondocosti- duonelgrupporinunciasseagui-

darelapropriaazioneinmodoco-

gli propone. Questo è solo un ac- cenno a un discorso che si apre e

me posso aiutare queste persone

a crescere e imparare?”.

 

sciente,consapevoleeadulto,esi

Mi

rendo conto che queste note

Le tecniche alla prova

Passando alle“tecniche” che l’o-

adeguasseaunadirettivaesterna.

potranno sembrare un po’ “stra- lunate” e forse“estreme”, ma rite- nevo doveroso inserirle nel dis-

zionediungruppo.Viviamoun’e-

dei comportamenti di gruppo

Laseconda.Ilgruppoesistecome un qualcosa di assolutamente di- verso dai singoli individui che lo

corso della costruzione e condu-

peratore usa nella sua attività, il riferimento più noto e più utiliz-

compongono. “Il tutto è diverso dalla somma delle parti”.

pocastoricaincuigliindividuiso-

zato da chi studia e deve gestire

Ogni gruppo, col suo conduttore,

no

pressati e condizionati ogni

le dinamiche dei gruppi è uno

costituisce una realtà unica e irri-

giorno dall’ideologia del consu- mismo, il cui motto “Perché no?”

degli psicanalisti più famosi,Wil- fred Bion, che ha studiato quel-

petibile; ad esempio,una classe con un insegnante è ingestibile,

ci

interroga costantemente, ed è

lo che accade in un gruppo du-

mentreconunaltrolavorainmo-

la

domanda più frequente che i

rante lo svolgersi delle sedute di

do attento, costruttivo e discipli-

giovani di ogni età rivolgono agli adulti. Perpoterrispondereoccorreaver

un gruppo di terapia. Egli ha evi- denziato quattro comportamen- ti possibili.

nato. Date queste due caratteristiche, secondo Bion, i fenomeni che si

costruitolapropriacasa(leggiper-

Interessato ai fenomeni attivi nei

riscontranonellavitadelgruppo–

sona),sullaroccia.Altrimenti“per-

gruppi,eglihaindividuatodueca-

esiverificanoindipendentemen-

ché non”:
ché non”:

• perché non menare, tan- to questo arbitro non fi- schia

ratteristichedeicomponentidiun

tedallavolontàocapacitàdelcon-

duttore – possono essere raccolti

allacomprensionedellesuedina-

in tre grandi categorie: i fenome-

nididipendenza,ifenomenidiat-

suoormaiclassicolibroEsperien- taccoefuga,ifenomenidiaccop-

ze nei gruppi.

I fenomeni di cui ci occupiamo si

riferiscono al gruppo, non parlia- mo di singoli comportamenti

ascrivibili a soggetti particolari o

ne,sembraaverdimenticatoquel-

In questo caso il gruppo si astie-

miche.Eccoalcuneideetrattedal

gruppo e del gruppo stesso utili

piamento.

Quando nel gruppo si fa strada la dipendenza

a reazioni individuali a situazioni

lochesafare, quasi fossepredadi un black out.

della vita di gruppo. Occorre per-

ciò distinguere tra il “clima” che permea la vita del gruppo in una

determinatasituazionedallarea- Le frasi più comuni. Le frasi più

comunichel’allenatoresentepri-

zione di singoli individui alla si-

juvenilia

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frasi più comunichel’allenatoresentepri- zione di singoli individui alla si- juvenilia 5 -2 0 1 1 FORMAZIONE
FORMAZIONE
FORMAZIONE
frasi più comunichel’allenatoresentepri- zione di singoli individui alla si- juvenilia 5 -2 0 1 1 FORMAZIONE
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5Juveni011_3Juveni07.qxd 02/01/12 07.35 Pagina 13 F A R G R U P P O madiunapartitaodiunimpegno importante:
5Juveni011_3Juveni07.qxd 02/01/12 07.35 Pagina 13 F A R G R U P P O madiunapartitaodiunimpegno importante:

FAR GRUPPO

madiunapartitaodiunimpegno

importante:

• “Che cosa dobbiamo fare?”

• “Come facciamo ad attaccare in questa partita?”

• “Non sappiamo più come giocare!”

• “Sono tanto più alti, e più gros- ”

• “I canestri sono più alti dei ”

In questo caso l’aspetto emotivo

che prevale è la paura che spinge

isoggettiallapassivitàelifaritor-

nare come bambini incapaci che

si affidano totalmente ai grandi.

Questoaspettopuòessererinfor- Le frasi più comuni. Le frasi che

zato da quegli istruttori “tuttofa- re” che si accollano ogni compito eresponsabilitàepoisitrovanodi

fronteunasquadrachenonpren- Che p

de iniziative e si perde di fronte a

ostacoli minimi.

• “Uffa che barba!” – “Che noia!

ti pratici quando scendono in campo:“Tu Giorgio sarai al cen-

troetroveraiadestraCarloeasi-

nistra Giovanni, e devi stare sul

cerchio della lunetta

”.

I momenti di gruppo in cui si fanno strada l’attacco e la fuga

Il gruppo, in questo caso, è irre- quieto, disattento, commette er- rori che sembrano provocazioni.

I soggetti litigano tra loro, hanno atteggiamenti di sfida o tentano

di evitare la situazione.

si sentono più spesso sono:

• “Non mi interessa!”

!”

• “Che stupidaggini!”

• “Tu ci vai? Io no di certo!”

Spesso queste frasi vengono ac-

compagnatedacalciaipalloni,te-

ste per aria, battute, risolini, dis- trazioni, attacchi verbali, infra- zioni alle regole di gruppo (ripe- tute, non solo sporadiche), ecc.

In questo caso l’aspetto emotivo

che prevale è l’aggressività, ri- volta verso l’istruttore, e tutto questo blocca lo svolgimento del compito.

si, di noi

nostri

Cosaevitare. Inquestesituazioni

ci sono alcuni atteggiamenti che

l’istruttore deve evitare:

• fare al posto loro;

• compiangere o compiangersi;

• sgridare, prendere in giro (han- no paura);

• svalutare quello che esprimono (l’emozione non accettata trova

altri modi di esprimersi

).

Cosa evitare. Ci sono atteggia- menti che l’istruttore deve evitare

• passare sopra negando l’evi- denza;

• reprimere;

• cedere allo scontento;

• fare i processi a sé o agli altri.

Cosa fare. In positivo l’allenatore deve ispirarsi ad alcuni atteggia- menti costruttivi:

• far spostare il gruppo dal posto dove si manifestano i fenomeni

di cui sopra: questo aiuta a sca- ricare parte della tensione, an- che fisica, che gli atleti manife- stano;

• rendere esplicito lo scontento:

“Vi vedo tesi, scontenti. È ve- ro?” – “È solo una mia impres- sione o c’è del malumore?”. – “Fermiamoci, ho l’impressione che ci sia qualcosa che non va; chi vuole parlarne?”;

• rassicurare: “Guardate che non

sietecattivisenonlapensateco-

me me!”;

• rinforzarel’espressionedelpro-

priopensiero:“Mipiacechepen-

siate con la vostra testa!”;

• stimolare, dopo l’espressione della tensione, il contributo al problema: “Voi che cosa fare- ste?”–“Comepensatedifare?”–

Cosafare.Inpositivo,l’azionedel-

l’allenatoredeveispirarsiadalcu-

ni atteggiamenti costruttivi:

• stimolarelapartecipazione:“Che ne pensate?” – “Che situazione (nota) vi ricorda?”;

• rinforzare i contributi: “Buona idea!” – “Mi piace che diciate la vostra!”;

• far esprimere il sentimento:“Mi pare che abbiate paura”;

• raccontarecosaaveteprovatovoi alle prime partite che avete gio-

cato, specie la prima gara in tra- sferta: “Anch’io alla vostra età

avevo paura

”;

• ricordarequalisonoiriferimen-

gara in tra- sferta: “Anch’io alla vostra età avevo paura ”; • ricordarequalisonoiriferimen- juvenilia 5 -2

juvenilia

5 -2 0 1 1

FORMAZIONE
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alla vostra età avevo paura ”; • ricordarequalisonoiriferimen- juvenilia 5 -2 0 1 1 FORMAZIONE 13
alla vostra età avevo paura ”; • ricordarequalisonoiriferimen- juvenilia 5 -2 0 1 1 FORMAZIONE 13
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FORMAZIONE
FORMAZIONE

FAR GRUPPO

“C’èqualcosachepossofareio?”;

• averechiaroqualisonogliaspet-

ti negoziabili e quelli non nego- ziabili;

• non“inflazionare” i momenti di riflessione che interrompono il

lavorosulcampo,altrimentiper-

dono il loro significato origina- rio di espressione del proprio

il loro significato origina- rio di espressione del proprio Tab.1 - L’illusione di eliminare il dissenso

Tab.1 - L’illusione di eliminare il dissenso

contributoo,peggio,possonoes- ranno consciamente o incon-

sciamente il pensiero: “Ecco co- sa mi accadrà se un giorno non

sarò d’accordo

Cosa evitare. Gli atteggiamenti

che l’istruttore deve evitare sono

i seguenti:

• partecipare con la squadra al

“piangersi addosso”;

• pensare al futuro “quando tutto sarà a posto”;

• pensare al passato quando“tut-

to era a posto”;

• nel frattempo astenersi aspet- tando.

Cosa fare. Gli atteggiamenti co- struttivi possono essere:

• prendere atto della situazione e nonnegaregliinconvenientidel presente;

• richiamare al presente:“D’ac- cordo, Giorgio non c’è, ora che cosa vi proponete di fare?”;

• protezioneerassicurazionesul-

le loro capacità di fare, su quelle

“reali”; quindi niente “pacche

sulle spalle”, ma richiami ai dati

di realtà;

• eventuale spiegazione di cosa

vuol dire: “Aspettare Babbo Na- tale!”, cioè l’attesa magica di un qualcosa o un qualcuno che de- veavvenireoarrivareinfuturoe chepermetteràdirealizzareogni

sereusatiquandoilgruppo“non ha voglia” di allenarsi;

• se succede troppo spesso che il gruppo è inquieto e non lavora sul campo come dovrebbe

”.

Sono facili i fenomeni di accoppiamento

Per la mia esperienza questo è il caso più frequente.

Alcune note. Dopo questo se- condo punto è importante pre- cisare alcuni aspetti della gestio- ne del gruppo, che si riferiscono alla gestione della squadra ma sono da tenere in conto partico- larmente quando l’insieme ma- nifesta disagio:

• i fenomeni che ho descritto av- vengono comunque, per quan- to bravo sia l’istruttore;

• avvengonoperchéicomponen- tidelgruppodevonoscaricarele

emozionichepermeanoilclima;

• l’aspettopiùdifficileperl’istrut- tore è saper separare la propria persona dal ruolo che ricopre.

Facileadirsi,maquandolasqua-

drasiscatenacontrol’istruttore,

Lefrasipiùcomuni.Primadiogni incontro gli atleti parlano delle condizioni in cui sono arrivati a disputare quella gara e:

• “Propriocontroiprimiinclassi- fica doveva mancare Giorgio, non ce la faremo mai!”

• “Non ci alleniamo abbastanza, abbiamo poche ore di palestra, che giochiamo a fare?!”

• “Quando ci saremo tutti, sì che saremo forti!”

• “Abbiamo perso, ma ci manca- vano tre dei più forti!” In questo caso l’aspetto emotivo cheprevaleèl’accoppiamentocon

spessodopounasconfitta,èdif- una attesa magica di un qualcosa

o di qualcuno, e nel frattempo il grupposiastieneosotto-impegna oagisceinmodopococonvintoo

ficile pensare: “Ce l’hanno col ruolochericopro,nonconme!”;

• l’illusione di eliminare il dissen- so o i“contrari” eliminandoli. In ogni gruppo, secondo la distri- buzione descritta dalla curva di Gauss (Tab. 1), ci sono i rompi-

scatole, quelli medi che vanno d’accordo e gli entusiasti. Se si cede alla tentazione di elimina- re i rompiscatole, si sposta solo la curva un po’ più a destra, ma sempre la stessa curva è Oltre al fatto che anche gli “en- tusiasti”, di fronte all’elimina- zione dei dissenzienti, formule-

pocodeterminato.Solounistrut- toreinespertopensache“ungior- cosa, mentre oggi g no”affronteràlapartitaconlafor-
pocodeterminato.Solounistrut-
toreinespertopensache“ungior- cosa, mentre oggi
g
no”affronteràlapartitaconlafor- (enricoida@tiscali.it)
mazione tipo, all’apice della
forma, con l’organico
al completo e
preparata per
ogni aspet-
to tattico
della gara.
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forma, con l’organico al completo e preparata per ogni aspet- to tattico della gara. juvenilia 14
forma, con l’organico al completo e preparata per ogni aspet- to tattico della gara. juvenilia 14

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5Juveni011_3Juveni07.qxd 02/01/12 07.35 Pagina 15 FORMAZIONE SPIRITUALITÀ GIOVANILE SALESIANA Un’interiorità che apra
5Juveni011_3Juveni07.qxd 02/01/12 07.35 Pagina 15 FORMAZIONE SPIRITUALITÀ GIOVANILE SALESIANA Un’interiorità che apra
5Juveni011_3Juveni07.qxd 02/01/12 07.35 Pagina 15 FORMAZIONE SPIRITUALITÀ GIOVANILE SALESIANA Un’interiorità che apra
FORMAZIONE SPIRITUALITÀ GIOVANILE SALESIANA
FORMAZIONE
SPIRITUALITÀ GIOVANILE SALESIANA

Un’interiorità che apra al mistero di Dio e di se stessi

Un viaggio nella “spiritualità giovanile salesiana”/7

Riccardo Tonelli

Non che manchino momenti di silenzio, almeno per molti giovani. Forse più difficili è abitarli, esserci. Più difficile è far parlare i tanti “io” da cui siamo costituiti a volte in competizione tra di loro, a volte complici nell’ignorarsi. Forse è un “parlamento interiore” quello che manca o è fragile. Con il rischio di non fare spazio alla ricerca di sé che viene nel profondo. E di non fare spazio a quelle domande che rimangono sempre dolorosamente o festosamente aperte, e rilanciano verso un mistero di sé che apre al mistero stesso del Dio della vita.

Ti invito a pensare ad un tema

noi, per pensare, confrontarci,

Cosa è “interiorità”

che può apparire molto strano,

progettare

siamo condannati a

L’invito che ho appena suggeri-

soprattutto oggi, in questo tem-

to,

di pensare un poco a se stes-

po in cui pensare è già un lusso riservato a pochi e pensare poi, entrando nel segreto della pro- pria esistenza, in quello spazio di silenzio in cui siamo soli, di fron-

restare manipolati dai tanti ven- ditori di fumo che ci circondano

e perdiamo la gioia e la respon- sabilità di abitare noi stessi. L’affermazione è dura ed esigen- te. Nasce dall’esperienza e dal-

si, lo chiamo con la parola che ho messo a titolo: “interiorità”. Per sapere di che cosa si tratta, non basta aprire un dizionario o fare una passeggiata in internet.

te a noi stessi e al mistero di Dio,

l’amore: due ragioni che giustifi-

Di

definizioni ne troviamo tante

sembra proprio una follia di no- stalgici.

cano anche le parole forti. Devo però spiegarmi, produrre

da

Generalmente si collocano su

smarrirci per strada.

Eppure, se non troviamo un po-

le

ragioni, suggerire una ipotesi

due differenti prospettive.

co di spazio di silenzio dentro di

di

lavoro.

Da una parte, interiorità è la ca-

juvenilia 5 -2 0 1 1

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co di spazio di silenzio dentro di di lavoro. Da una parte, interiorità è la ca-
co di spazio di silenzio dentro di di lavoro. Da una parte, interiorità è la ca-

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FORMAZIONE SPIRITUALITÀ GIOVANILE SALESIANA
FORMAZIONE
SPIRITUALITÀ GIOVANILE SALESIANA

La decisione e la ricostruzione di identità sono portate a matura- zione progressiva in quella soli- tudine interiore, che permette, verifica e rende concreta la co- erenza con le scelte unificanti della propria esistenza. Per que- sto, l’interiorità esige occhi pro- fondi e capacità d’ascolto e di meditazione, per scorgere il si- gnificato della realtà oltre le ap- parenze e capacità di silenzio per penetrare in noi stessi, attraver- sare impressioni, sensibilità, ri- sonanze e giungere al mistero di Dio e di noi stessi. Non è atteggiamento esclusivo dei cristiani. Rappresenta però una condizione di maturazione in umanità, senza della quale ri- esce difficile vivere intensamen- te l’esperienza cristiana, per ascoltare lo Spirito che si rivela solo nel silenzio dell’interiorità.

L’interiorità è impresa difficile

Ho detto a cosa penso quando parlo di interiorità. Come vanno le cose oggi? L’inte- riorità viene spontanea o si de- ve fare una faticaccia per co-

struire spazi di interiorità nel rit- mo affannoso di una giornata? Ciascuno deve rispondere per se stesso e pensando alla pro- pria esperienza. È facile però constatare che le difficoltà non mancano e abili- tarsi a vivere nell’interiorità esi- ge coraggio e impegno. Una grossa spinta verso la rimo-

zionedell’interioritàprovieneog-

gisoprattuttodalladiffusioneca-

pillare dei mass media, in parti- colare della televisione, con l’os- sessiva ricerca di audience spes- so soddisfatta da programmi e rubriche in cui i moti della vita affettiva, i problemi più stretta- mente personali e inerenti alla

sferadell’intimosonoriversatial-

pacità di fare un poco di autoa- nalisi, per vedere la realtà oltre quello che appare a prima vista, cogliendo le logiche sottostanti e i suoi possibili esiti e riflessi. Spesso questo processo è colle- gato a tentativi di“autobiografia”,

La prima accezione è troppo ampia, la seconda troppo ristret- ta, per poterla suggerire come esigenza ai giovani di questo no- stro tempo. Preferisco fare riferi- mento ad una accezione di inte- riorità diversa. Considero l’inte-

quale libera e spontanea anam-

riorità uno spazio di riflessione e

nesi della vita, orientata a svilup-

di

silenzio personale: un luogo

pare le potenzialità del pensiero introspettivo, per poi ampliare

“interiore”, un atteggiamento e un modo di essere, dove tutte le

l’acume intellettivo, giungendo

voci possono risuonare, ma do-

ad un contatto più stretto con il

ve

ciascuno si trova a dover deci-

proprio sé.

dere, solo e povero, privo di tutte

Dall’altra (soprattutto nell’acce-

le

sicurezze che danno conforto

zione classica della spiritualità

nella sofferenza che ogni deci-

cristiana), interiorità è il livello

sione esige.

più alto di esperienza spirituale,

In

questa esperienza esistenzia-

che porta gli uomini religiosi al

le,

il confronto e il dialogo serra-

silenzio e alla solitudine, per im-

to

con tutti sono ricercati, come

mergersi più intensamente nel

dono prezioso che proviene dal-

mistero di Dio.

la diversità.

come mergersi più intensamente nel dono prezioso che proviene dal- mistero di Dio. la diversità.

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FORMAZIONE SPIRITUALITÀ GIOVANILE SALESIANA
FORMAZIONE
SPIRITUALITÀ GIOVANILE SALESIANA

l’esterno e dati in pasto a milio- ni di persone. Per fortuna, ci sono anche casi felici e ne possiamo citare a pie-

spirituale di tanti cristiani. Va compresa bene per poterla giu- dicare ed eventualmente condi- videre.

 

non c’è comunione, né unio- ne con Dio, né vera condivi- sione con gli altri.

ne mani. Sono convinto però

Mi

ha messo in crisi e mi ha fat-

Il deserto:

che la domanda di interiorità,

to

pensare la testimonianza di

da luogo fisico a stile di vita

constatabile tra i giovani di og-

tanti cristiani, impegnati nella

Il deserto, cercato o fuggito, non

gi, assomiglia molto al modo in

dura lotta per la liberazione del-

è un luogo fisico, dove rifugiarsi

cui essi vivono l’esperienza reli- giosa, anche per la correlazione

l’uomo, sulle frontiere dove la lotta è più dura, fino al sangue

scappando dalla mischia del quotidiano. Invece è uno stile di

esistente, nel nostro contesto,

del

martirio. Hanno riscoperto il

vita: la ricerca di spazi“dalla par-

tra ricerca di senso e manifesta- zioni religiose. Questa voglia di esperienze forti

“deserto” senza abbandonare la lotta e l’impegno. L’hanno risco- perto come momento di libertà,

te del deserto” nel ritmo della nostra vita quotidiana, per ritro- vare un modo di vivere da uomi-

è segnata da una serie di atteg-

di

solitudine e di solidarietà, per

ni credenti.

giamenti che non poche volte

vivere l’impegno di liberazione

Questa è la mia scelta.

inquinano il fatto e l’esito: in-

da

uomini spirituali.

L’ho progressivamente matura-

certezze, soggettivizzazione,

Ce

lo ricorda, tra le tante voci,

ta, meditando i testi della Scrit-

pluralismo, ricerca affannosa di

quella di un testimone qualifica-

tura e della prima tradizione

emozioni, capacità di esprimer-

to,

Gustavo Gutiérrez:

cristiana.

si più attraverso immagini che mediante parole riflesse, biso- gno di solidarietà che riscrive persino la qualità dell’interiori- tà personale. Dubito, di conseguenza, che tutto questo abbia come ri- scontro la riconduzione spon- tanea di queste esperienze in quella stanza di silenzio inte- riore dove le emozioni sono de-

Il pellegrinaggio avviene nel- la povertà e nelle privazioni imposte dalla terra inospitale che il popolo deve attraversa- re. Esso non si sposta portan-

dosi sulle spalle la propria ca- sa; ma va in cerca di una nuova abitazione.Lo assalgo- no i timori e si moltiplicano le minacce alla sua vita. Per

La nostalgia del profeta per il deserto non corre prima di tut- to a quell’ambiente fisico di cui parlano i testi di geografia. Anche lui, come tutti quelli che l’hanno attraversato, sa che il deserto non è certo una terra benedetta da Dio. Assomiglia molto alla desolazione iniziale, quando “sulla terra non c’era ancora nemmeno un cespuglio

cantate, mentre ragione e signi- ficato prendono il sopravvento,

questo si presenta ripetuta- mente la tentazione del ritor-

e

l’erba” perché “Dio, il Signore,

nei campi non germogliava

fino a diventare scelta di vita,

no, del passo indietro. (

)

non aveva ancora mandato la

capace di resistere alle onde

La marcia nel deserto è un

pioggia e non c’era l’uomo per

d’urto del contesto.

andare continuo ed esigente.

lavorare la terra” (Genesi 2, 5).

Recuperare l’interiorità, riscoprendo il “deserto”

Arrivo allora alla proposta. È urgente riscoprire l’interiorità, se ci sta a cuore la qualità della nostra vita e di una esperienza cristiana matura. Come? Nel titolo del paragrafo ho intro- dotto una risposta, suggerendo la riscoperta del… deserto. Ti prego: non farci una risata e nep- pure mettermi addosso l’etichet- ta di nostalgico ecologista. L’in- vito al deserto ha una sua logica, molto radicata nell’esperienza

Nel deserto non esiste una

pista tracciata in precedenza. Lì, come nel mare, le tracce non si conoscono.Il cammino spirituale è libertà perma- nente e creatrice sotto la gui- da dello Spirito. La rotta è tracciata nella massima soli- tudine. La solitudine non è il ripiegamento egoista, è un fatto centrale di tutta l’espe- rienza di Dio: Dio ci parla nel deserto. La solitudine prepa- ra la comunione,dispone con autenticità ad essa. Senza l’e- sperienza della solitudine

( )

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Il deserto è il luogo della maledi-

zione, l’esito a cui viene condan- nato chi tradisce la fedeltà a Dio.

Siamo tristi nel fondo del cuore, i nostri occhi sono ve- lati di lacrime perché il mon- te Sion è diventato un deser- to, un posto abitato dalle vol- pi. Queste sono le conseguen- ze del nostro peccato. (La- mentazioni 5, 16-18)

Il popolo ebraico ha vissuto però

una esperienza unica che ha ri-

scattato il deserto.

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FORMAZIONE
SPIRITUALITÀ GIOVANILE SALESIANA
Nel tempo dell’esodo, infatti, in
quella sofferta marcia che l’ha ri-
condotto dall’Egitto alla terra dei
padri, esso ha trascorsi lunghi
anni del deserto. In questo luo-
go, duro e ostile, si è ritrovato Dio
vicino e accogliente, come mai
gli era successo prima.
L’ha condotto per mano, liberato
da mille pericoli, nutrito e disse-
tato dalla sua potenza. Nel de-
serto, Dio ha firmato un patto di
vita con lui. Lì, la sua fedeltà è
stata messa alla prova. Non-
ostante i continui segni di una
insperata benevolenza, anche in
questo tempo felice è riaffiorati
il tradimento e l’infedeltà.
Dio però è rimasto vicino al suo
popolo. Lo ha richiamato e col-
pito. Ma alla fine lo ha salvato, ri-
portato alla casa promessa, “in
una terra fertile e spaziosa dove
scorre latte e miele” (Esodo 3, 8).
Così, il deserto è stato vera-
mente trasformato.
La terra maledetta è diventata
terra di benedizione. Il profeta
l’aveva sognato; i fatti gli hanno
dato ragione a dismisura:
tirsi sussurrare“parole d’amore”
Ho l’impressione che sia una
da
Dio.
delle esperienze più difficili og-
gi. Abbiamo tutti un gran paura
Il nostro resta però
il tempo del deserto
di
restare soli e cerchiamo affan-
Noi siamo un po’ nella situazio-
nosamente gli altri. Ci sostengo-
no, ci servono di prezioso punto
ne
del popolo ebraico, pellegri-
no
verso la terra promessa. In
d’appoggio. Diventano persino il
grembo materno a cui affidiamo
cammino verso la casa del Pa-
dre, siamo ancora nel tempo
duro del deserto. L’abbiamo ri-
la
fragile nostra esistenza.
Spesso è una compagnia strana:
empito di luci e di colori, addo-
mesticato con i mille ritrovati
della nostra scienza e sapienza.
rumorosa e distraente, come un
pomeriggio domenicale che du-
ra
tutta la vita, passato in disco-
Ci
stiamo bene, anche perché
abbiamo condannato altri a
stare peggio di noi.
Anche noi siamo nutriti di un
pane di vita che viene dal cielo;
siamo anche noi dissetati da una
fresca acqua di sorgente. La no-
teca, vicini e tanto isolati, co-
stretti ad urlare per farsi ascolta-
re, sempre male interpretati, nel
sottofondo musicale che distor-
ce ogni voce. Ma ci va bene. Ci
aiuta a non pensare: a non avere
paura e a non essere costretti ad
alzare le mani invocanti.
stra vita, misteriosamente avvol-
ta della presenza di Dio, resta pe-
sempre il tempo del deserto:
Qui è il punto.
Quando siamo soli, faccia a fac-
cia con la nostra finitudine, ci
della lotta, dell’attesa, dell’esodo.
La
nostalgia per il deserto non è
la fuga dalla nostra cultura né la
ricerca forzata di un’austerità a
Saranno come pecore,
che pascolano lungo le strade
e trovano erba abbondante
su ogni collina.
Non soffriranno più la fame o
la sete, né il sole, né il vento
caldo del deserto li colpirà.
(Isaia 49, 9-11)
tutti i costi. È invece la ricostru-
zione nel nostro tempo delle
stesse esperienze che hanno tra-
sformato il deserto in un tempo
felice.
Il deserto è quindi, prima di tut-
sentiamo costretti a cercare due
polsi robusti a cui ancorare le
nostre braccia alzate nell’invoca-
zione. Ma questo ci fa soffrire,
troppo per risultare praticabile.
Scopriamo di non bastare a noi
stessi, noi che sappiamo tante
cose e usciamo indenni da tutti
gli
inghippi. E ci accorgiamo che,
in
fondo, nessuno dei nostri ami-
to,
la proposta di un modo di vi-
ci
ci basta per sopravvivere sul-
vere, il segno più espressivo di
l’onda del limite invalicabile del-
uno stile di esistenza che dob-
la
nostra fame di vita e di felicità.
biamo recuperare, per vivere da
credenti in una spiritualità della
vita quotidiana.
In questa esperienza il deserto
risuona come il tempo della fe-
deltà misericordiosa di Dio.
Per questo, l’uomo della Bibbia
è pieno di nostalgia per il de-
serto, anche se lo teme ogni vol-
ta che lo deve attraversare, e lo
combatte per strappargli fazzo-
letti di terra fertile. Ricorda con
rimpianto il tempo di una fe-
deltà più grande; è ancora affa-
scinato dall’esperienza di sen-
Se
c’è della gente che non può ri-
nunciare al deserto, siamo pro-
prio noi. Per vivere nell’interiori-
dobbiamo costruire spazi di
deserto attorno a noi.
Finalmente
in compagnia di se stessi
Di
una cosa importante il deser-
to è davvero maestro inesorabile:
costringe a restare soli, in com-
pagnia di se stessi.
Abbiamo paura di sprofondarci
nell’abisso del mistero che ci av-
volge, dove i conti non tornano
più. E così scappiamo dalla diffi-
cile e inquietante compagnia di
noi stessi.
Nel deserto questa fuga è impos-
sibile. Sprofondati nel silenzio,
lontani dalle cose che ci rassicu-
rano, fuori dal ritmo ossessivo
del nostro tempo, ci troviamo
inesorabilmente da soli.
Finalmente viviamo nell’inte-
riorità. g
(tonelli@unisal.it)
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5Juveni011_3Juveni07.qxd 02/01/12 07.36 Pagina 19 FORMAZIONE LA COMUNICAZIONE EDUCATIVA A confronto con i disturbi della
FORMAZIONE
FORMAZIONE
LA COMUNICAZIONE EDUCATIVA
LA COMUNICAZIONE EDUCATIVA
A confronto con i disturbi della condotta alimentare Appunti per una comunicazione efficace/7 Francesco D’Ambrosio

A confronto con i disturbi della condotta alimentare

Appunti per una comunicazione efficace/7

Francesco D’Ambrosio

L’incidenza dei disturbi della condotta alimentare sembra notevolmente aumentata negli ultimi anni tra gli atleti rispetto ai non atleti, soprattutto in alcune fasce d’età giovanili, con una maggiore frequenza fra le atlete. Le stime recenti indicano che nel nostro Paese il 1-3% della popolazione sportiva femminile soffre di anoressia, mentre il 3-8% di bulimia. Cresce anche la percentuale dei maschi che hanno disturbi alimentari, anche se l’identificazione dei casi negli atleti di sesso maschile può risultare più difficile.

Oggi sempre più si osserva come i disturbi della condotta alimen- tare(DCA)continuinoaesserein forteaumentotragliatleti,ingran

parte di sesso femminile, in par- ticolare quelli coinvolti in attivi- tà sportive che pongono l’accen- to sull’importanza della magrez- za come presupposto di una

maggiorecompetitivitàomiglio-

ramento della capacità di resi- stenza. Ad esempio, sport in cui è richiesto un basso peso per ot- tenere buone prestazioni come la ginnastica artistica, il patti-

naggio, la danza e il nuoto sin- cronizzato.

Secondoalcunirecentistudiilpo-

tenziale rischio di sviluppare un DCA sembra inoltre essere in re- lazione a un notevole e smodato carico di allenamento, a un ec- cesso di perfezionismo e alle for- ti pressioni esercitate dagli alle- natori verso questi atleti spin- gendoli a essere sempre più ma- gri, rivolgendo loro critiche pe- santi o facendo continue osser- vazioni sul loro peso. Questi disordini sono spesso

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ignorati e non riconosciuti dal- l’atleta stesso, dai suoi familia- ri, dagli allenatori e dagli spe- cialisti sportivi. Le conseguen- ze, al contrario, possono essere molto gravi.

Fattori di sviluppo dei disturbi alimentari

Per comprendere questi disturbi alimentari, è importante vedere

gliaspettipiùgeneralicheliiden-

tificano. Il fatto che i disordini dei com- portamenti alimentari siano co-

gliaspettipiùgeneralicheliiden- tificano. Il fatto che i disordini dei com- portamenti alimentari siano co- ➜
gliaspettipiùgeneralicheliiden- tificano. Il fatto che i disordini dei com- portamenti alimentari siano co- ➜

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FORMAZIONE LA COMUNICAZIONE EDUCATIVA
FORMAZIONE
LA COMUNICAZIONE EDUCATIVA

immagine del proprio sé fisico soddisfacente, richiesta non ec- cessiva del livello delle presta- zioni sportive, rinforzi positivi da parte degli allenatori rispet- to all’essere piuttosto che al sa- per fare.

Fattoriscatenanti.Esistonocon-

dizioni dette fattori precipitanti

oscatenanti,ingradodifarecom-

parire per la prima volta un dis-

turboalimentareinquelleperso-

ne nelle quali i fattori di rischio sono molto elevati e i fattori di

protezionemoltobassi.Adesem-

pio, un lutto, un abuso, una se- parazione, una situazione parti- colarmente stressante o anche semplicementel’adozionediuna dieta dimagrante eccessivamen- te sbilanciata dal punto di vista nutrizionale.

Fig.1 - L’eziopatogenesi multifattoriale dei disturbi alimentari

leta decide di dimagrire e inizia a eliminareilcibo,permodellarele curve del suo corpo.

Adifferenzadell’anoressia,laper-

sona bulimica (“fame da bue”)

vorrebbeeliminareerifiutaretut-

to, ma non riuscendoci, dopo aver ingerito una grande quanti- tà di cibo, attraverso ricorrenti episodi di abbuffate, si provoca il vomito più volte al giorno.

In entrambi i casi le giovani atle-

tesonopervasedallapauradiin-

grassare, dalla ricerca esagerata

della magrezza e di conseguen- za, dall’influenza eccessiva del peso e della forma del corpo nel-

la valutazione della stima di sé.

Nellospecifico,ildisturbopiùdif-

fuso tra gli atleti è la cosiddetta anoressia atletica o sportiva che ha a che fare con l’approccio allo sport e non solo all’alimentazio- ne, ovvero l’alimentazione non viene vista in funzione dello

ovvero l’alimentazione non viene vista in funzione dello sport, ma è lo sport che viene vi-

sport, ma è lo sport che viene vi-

La diffusione dei disturbi della condotta alimentare

È evidente che, benché abbiano un’estensione limitata, i disturbi

alimentaripongonoperòunpro-

blema serio in quanto determi-

nano da un punto di vista clinico gravi rischi per la salute (in alcu- ni casi estremi possono portare alla morte). L’anoressia (letteralmente, “sen- za appetito”) è una malattia che

subentranelmomentoincuil’at- menorrea più delle donne che

lupparedisturbialimentariedis-

peso corporeo, rischiano di svi-

sta magrezza o un determinato

agonistico,neiqualivienerichie-

ne che praticano sport a livello

ticahannodimostratocheledon-

sto come pre-requisito al cibo (nella Tab.1 a pag.seguente sono indicati i criteri diagnostici asso- luti e relativi). Studi recenti sull’anoressia atle-

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sì diffusi, anche nello sport, si-

gnifica che non esiste un’unica

causa. Tuttavia, si ritiene che il

nucleopsicopatologicoditalidis-

turbi sia determinato da un una

serie di fattori di rischio che ren- derebbero un atleta vulnerabile

a tal punto da ammalarsi di que- sta patologia (Fig. 1).

Fattori predisponenti. In linea

generale, schematicamente, tra i fattori predisponenti abbiamo:

quelli biologici (quantità di gras-

so corporeo, patrimonio geneti-

co,genere,strutturaossea),quel-

li psicologici (concetto di sé, alte-

razione nella valutazione e per-

cezionedelpesoedelleformedel

corpo, paura di diventare grassi),

quellirelazionali(qualitàrapporti familiari/amicali) e quelli socio-

culturali(modellidibellezzapro-

posti dai mass-media e condivi-

si dal gruppo, raggiungimento di

un peso ideale ai fini della pre-

stazione). Alcuni studi recenti hanno di- mostrato che la presenza di fat-

tori di rischio non determina au- tomaticamente lo sviluppo di un

disturboalimentare,maaumen-

ta la probabilità che esso si ma-

nifesti.

Inoltre,fattori facilitanti i distur-

bi

della condotta alimentare nel-

lo

sport possono essere: il rap-

porto atleta-allenatore, la pres- sione per un’ottima prestazione (se non altissima), l’isolamento sociale, l’importanza dell’aspet-

tofisico,lostressel’affaticamen-

to, le pressioni scolastiche.

A questo punto, occorre ricono-

scere che nella pratica sportiva devono potere essere presenti,

contemporaneamente ai fattori

di rischio e, per ridurne l’impat-

to,ifattoridiprotezione.Qualiad esempio, regime alimentare va- rio, completo e regolare, autoef- ficacia nel controllo alimentare,

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FORMAZIONE LA COMUNICAZIONE EDUCATIVA praticano altri sport o non prati- cano sport. Il motivo è
FORMAZIONE
LA COMUNICAZIONE EDUCATIVA
praticano altri sport o non prati-
cano sport.
Il motivo è che la prestazione in
questi tipi di sport dipende, an-
che dal peso corporeo, che quin-
tici per lo sviluppo di un disordi-
ne alimentare, si osserva che, in
primo luogo, il fattore più comu-
ne è rappresentato da una dieta
seguita troppo a lungo (37% dei
casi), poi l’arrivo di un nuovo al-
lenatore (30%), un infortunio
Tab.1 - Criteri diagnostici dell’anoressia
atletica
CRITERI ASSOLUTI
CRITERI RELATIVI
Una perdita di peso che porta ad un peso corporeo del
5% inferiore al peso minimo normale per una data
età e statura.
La mancanza di malattie organiche o d’altri disturbi,
che possano spiegare la perdita di peso.
Timore eccessivo di ingrassare.
Rifiuto di alimentarsi (restrizione dell’apporto ener-
getico a meno di 1200 kcal al giorno).
Disturbi gastroenterici.
Alterazione dello schema corporeo.
Comportamento diretto ad eliminare cibi solidi e flui-
di ingeriti (vomito auto-indotto, lassativi, diuretici,
ecc.).
Attacchi di voracità.
Disturbi mestruali (oligorrea/amenorrea).
Pubertà ritardata.
Forzata iperattività fisica.
di deve essere mantenuto sotto
controllo.
Nella pratica clinica svariati stu-
di documentano che la percen-
tuale di atleti affetti da anoressia
atleticanonèbenconosciuta,ma
le stime arrivano fino al 50% per
(23%), un commento casuale
(19%), un fallimento nella vita di
tutti i giorni (10%) e problemi fa-
miliari (7%).
Nella Tab. 2 riporto sintetica-
mente i comportamenti più si-
gnificativi emersi dall’analisi cli-

atleti di élite o di sport ad alto ri- schio, tra cui sport “estetici”, co-

me la ginnastica e la danza, dove

unoscarsopesocorporeofavori-

sce l’esecuzione dei movimenti.

Esiste pertanto la convinzione che con un corpo snello si possa ottenere un punteggio maggiore

da parte della giuria.

Inoltre, casi di sport di resisten- za, come la corsa, uno scarso pe-

so

corporeo, o più precisamen-

te

una minore percentuale di

grasso corporeo, porta a un mi-

glioramento della capacità di re- sistenza.

Infine,neglisportconclassidipe-

so, come la lotta, diminuendo il

peso si può ottenere un vantag- gio, se l’avversario nella classe di peso immediatamente inferiore è relativamente più debole.

In realtà i disturbi alimentari so-

no molto frequenti anche tra le

atletecomuni.Considerandopiù

indettaglioifattorieziologicicri-

Tab.2 - Comportamenti di disturbi alimentari in atleti

COMPORTAMENTO ANORESSICO

COMPORTAMENTO BULIMICO

1) Diminuzione del peso fino a quello inferiore al

1) Ampie e ripetute oscillazioni del peso in periodi bre-

peso ideale di gara, che rimane costante anche fuo-

vi

di tempo.

ri

della stagione di gara.

2) Autocritiche crescenti per il proprio aspetto ed il pro- prio peso.

2) Continui commenti sul proprio essere grassi anche

se

il peso è al di sotto della norma.

3) Occuparsieccessivamentedelpeso,delvolumeedel-

3) Insoddisfazione per il proprio aspetto (cosce, glu- tei, anche) e per proprio peso corporeo, dei quali

si

parla continuamente.

la

composizione del corpo.

4) Non mangiare con gli altri e rubare alimenti.

5) Nessuna “orgia” di cibo in presenza di altre persone 6) Paura di non riuscire a smettere di mangiare. 7) Estremo interesse per le abitudini alimentari altrui. 8) Assentarsi regolarmente poco dopo mangiato, soprat- tutto dopo avere mangiato grandi quantità di cibo. 9) Occhi rossati, soprattutto dopo essere andati nella stanza da bagno, nella doccia, alla pattumiera, ecc. 10) Cattivo odore dopo avere vomitato nella toiletta, pattumiera, ecc. 11) Masticare gomma nella stanza da bagno, nella doccia. 12) Fasi d’eccessiva restrizione d’assunzione di calorie e/o attività sportiva eccessiva. 13) Uso eccessivo di lassativi e diuretici. 14) Mangiare quando si è di cattivo umore, ad es. per solitudine. 15) Problemi personali o familiari di alcool o droga. 16) Oligomenorrea.

4) Azioni rituali e continua preoccupazione per gli ali- menti, le diete ed il numero di calorie. 5) Tentativi di evitare ogni occasione di mangiare in- sieme agli altri (ad esempio, compagni di squadra). 6) Riferire di sensi di colpa dopo avere mangiato. 7) Rifiuto di mangiare quantità maggiori per aumen- tare di peso. 8) Bere continuamente limonate leggere o acqua. 9) Allenamento forzato, anche al di là della quantità

di

allenamento stabilita.

10) Lamentele frequenti di stitichezza. 11) Senso di vertigine, disturbi dell’equilibrio. 12) Cambiamenti frequenti d’umore senza una ra- gione evidente. 13) Ritenzione idrica, che non è spiegabile con l’ede- ma premestruale. 14) Amenorrea; fratture da stress.

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FORMAZIONE LA COMUNICAZIONE EDUCATIVA nica dei disturbi alimentari negli atleti. In sintesi, i comportamenti ano-
FORMAZIONE
LA COMUNICAZIONE EDUCATIVA
nica dei disturbi alimentari negli
atleti.
In sintesi, i comportamenti ano-
ressici e bulimici si combinano
fra loro e si succedono gli uni agli
altrisia,perchéinentrambilaco-
struzione del sintomo passa at-
traverso il codice alimentare sia
perché, si instaura un circolo vi-
zioso in cui l’unico pensiero è
mangiare sempre meno per non
ingrassare.
La diagnosi precoce
dei disturbi alimentari
A tutti gli allenatori è racco-
mandata una particolare sensi-
bilità alla preparazione atletica
e all’equilibrio psico-fisico dei
loro atleti. In quanto figure fon-
damentali di esempio e di rife-
rimento per i loro atleti gli alle-
natori rivestono un importante
ruolo nella prevenzione dei
DCA. La stretta relazione che si
instaura tra atleta e allenatore
può facilitare il riconoscimento
precoce dei disturbi alimentari
abbreviando così i tempi tra l’e-
sordio e la richiesta di cure.
A quali segni porre attenzione?
Chi soffre di un DCA tende a te-
ner nascosto il problema anche
alle persone più significative ma
esistono segnali fisici, psicolo-
gici e comportamentali che pos-
sono aiutare l’allenatore a capi-
Tab.3 - Segni che possono aiutare
l’allenatore a capire l’atleta
re meglio lo stato psicofisico del-
l’atleta (Tab. 3).
Ecco perché se si vuole aiutare
rapidamente un atleta che ten-
de ai DCA è necessario ricono-
scerne correttamente i primi se-
gni e prenderli sul serio. Se ven-
gono rilevati, l’atleta deve con-
frontarsi con essi ed essere in-
viato a specialisti qualificati. Poi-
ché gli atleti anoressici si allon-
tanano dallo sport sono neces-
sarie delle strategie preventive,
come incoraggiare le attività
sportive e il tempo libero favo-
rendo lo sviluppo della fiducia
in sé, aiutare i giovani atleti a
raggiungere gli obiettivi della lo-
ro vita, abolire i messaggi pub-
blicitari che valorizzano la ma-
grezza, e che l’attività fisica sia
volta alla promozione di un be-
nessere psico-fisico.
Va tenuto presente inoltre la ne-
cessità che l’atleta sia cosciente
di quanto è importante, per la
sua salute e la sua capacità di
prestazione sportiva, un’ali-
mentazione corretta che copra
il suo fabbisogno di energia, ric-
ca di carboidrati e varia.
Inoltre,evitaredipesarsiregolar-
mente,soprattuttoingruppoedi
commentareilpesocorporeoela
figura. Se per migliorare la pre-
stazione è inevitabile una mode-
rata riduzione di peso, è oppor-
tuna la consulenza di uno spe-
cialista (in alimentazione, ad
esempio) ed il peso da raggiun-
gere non deve essere troppo bas-
so.Va evitato di digiunare, di fare
diete molto restrittive e calcoli
delle calorie, come vanno vieta-
te tutte quelle misure, come pur-
gheelassativi,direttea“fareilpe-
so”, prima delle gare. g
(frdambrosio@tin.it)
SEGNI FISICI
SEGNI PSICOLOGICI
SEGNI COMPORTAMENTALI
Grave perdita di peso
Assenza del ciclo mestruale
Mal di stomaco frequente
Sensazione di gonfiore
Sensazione di freddo (ipotermia)
Segni di disidratazione
Segni di abrasione sul dorso della mano per l’indu-
zione di vomito
Problemi ai denti
Fluttuazioni preoccupanti di peso
Crampi muscolari e spossatezza
Ingrossamento delle parotidi
Sentirsi grassi anche se in normopeso o sottopeso
Irritabilità
Porsi standard di prestazione eccessivi (perfezioni-
smo clinico)
Insoddisfazione costante di sé
Ossessione per l’allenamento
Isolamento
Esercizio compulsivo
Depressione
Ipercriticismo su di sé e sulla propria performance
Insoddisfazione corporea
Fluttuazioni dell’umore
Training eccessivo e inappropriato
(es: se infortunati)
Bugie relative ai pasti
Saltare i pasti
Rifiuto di mangiare in compagnia
Dare il proprio cibo agli altri
Mangiare esagerate quantità di cibo
Sentirsi male dopo i pasti
Chiudersi sistematicamente in bagno dopo i pasti
Iniziare diete immotivate
Prendere lassativi e diuretici
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LO SPORT SECONDO DON GINO Seonda puntata Seonda puntata Proseguiamo la nostra riflessione su “Lo
LO SPORT
SECONDO DON GINO
Seonda puntata
Seonda puntata
Proseguiamo la nostra riflessione su
“Lo sport secondo don Gino” per mettere
in luce le sue profetiche intuizioni sullo
sport educativo, intuizioni che negli anni
aveva pubblicato, articolate sullo sfondo
di una robusta e oggi più che mai
attuale pedagogia salesiana,
come editoriali e commenti su “Juvenilia”.
Nel numero 3 della rivista il nostro viaggio
tra gli scritti di don Borgogno
ci aveva portato a soffermarci su quelli
che abbiamo chiamato i “fondamentali’’
alla base della sua idea di sport. In questo
numero rivisitiamo il suo pensiero per
individuare spunti che ci spingano a
ricercare la qualità dello sport soprattutto
nella cura educativa delle pratiche.
Solo attraverso un vero e proprio
investimento progettuale di stampo
pedagogico le associazioni possono
promuovere concretamente i valori dello
sport tra i giovani. Agli allenatori,
ai dirigenti e alla loro formazione il
compito di sostenere percorsi che siano
generativi ed efficaci.
Serve innovare attraverso competenze che
colgano le transizioni e le crisi di identità,
che sappiano valorizzare dimensioni di
gruppo e di partecipazione attiva.
Sono proposte di metodo e piste di lavoro
quelle che don Gino propone, frutto di una
tenace critica alle degenerazioni della
cultura sportiva e di molte pratiche
ancora troppo inconsapevoli ed
eccessivamente improvvisate.
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5Juveni011_3Juveni07.qxd 02/01/12 07.36 Pagina 24 O P R S T O O D D N
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O
P
R
S
T
O
O
D
D
N
O
L
O
N
C
G
E
I
S
N
O

Quale sport può dirsi educativo?

Lo sport secondo don Gino/2

sport può dirsi educativo? Lo sport secondo don Gino/2 A cura di Giulio Caio paci di

A cura di Giulio Caio

paci di riconoscere e di combatte- re i mali che attanagliano il diveni- re umano. Non si cresce se non si liberano prima le energie da ciò che opprime e rende schiavi. Per fare ciò serve “discernimento”. L’educazione spalanca le porte a processi di rinnovamento solo se le persone sanno vedere e ascoltare, se si sanno affrancare dalle dipen- denze, dagli egocentrismi, dai con- dizionamenti che soffocano. Per questo serve

un’educazione che sia capace di liberare dai surrogati, di ridare capacità di autonomia di pensie- ro, gusto di scoperta sofferta, ca- pacità di scelta. (1983, nr. 5)

La capacità di analisi delle contraddizioni culturali

È appunto un percorso fatto di di- scernimento, di capacità di autocri-

L’ispirazione salesiana trova nella filosofia di don Gino un’originale ar- ticolazione del lavoro educativo nello sport che è interessante met-

tere in luce. Nell’analisi degli scritti

di don Gino ricorrono, in effetti,

quattro parole chiave che rappre- sentano quattro chiavi di letture generative, che esprimono la sua visione pedagogica dello sport co-

me un processo complesso che non si può definire in modo sempli- ficato. Sono vertici osservativi e operativi stimolanti per rendere

umile e reale la cura educativa nel-

lo sport e meritano particolare con-

siderazione.

A suo avviso, l’esperienza sportiva

è un processo che educa quando li-

bera, integra, progetta, rigenera.

Quattro parole chiave per uno sport educativo

Il primo passaggio da compiere è quello di “liberare”. Ascoltiamolo dalle parole di don Gino:

Ogni educazione implica sempre una liberazione dagli aspetti ne- gativi, inquinati o devianti, pre- senti in ogni fenomeno del nostro

vivere sociale e anche nello sport. Un processo quindi critico di li- berazione, di spogliazione e poi

di costruzione del sincero ricono-

scimento degli aspetti positivi, sa-

ni di ogni esperienza autentica-

mente umana. (1999)

Un’azione capace di “sciogliere” le persone

Prima di costruire occorre deco- struire, dunque. L’educazione è

un’operazione estrattiva, maieuti- ca, ma anzitutto un’azione capace

di

sciogliere le persone da ciò che

le

imprigiona, le tiene in “cattivi-

tà”.

Lo sport è educativo se innanzitut-

to libera e non rafforza le forme di schiavitù, le problematiche che so- no le persone a costruirsi. Un ri- chiamo imprescindibile alle scelte, alla voglia di cambiare. È un’idea dell’ambivalenza umana che impo- ne di non essere “buonisti”, ma ca-

cambiare. È un’idea dell’ambivalenza umana che impo- ne di non essere “buonisti”, ma ca- juvenilia 24

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cambiare. È un’idea dell’ambivalenza umana che impo- ne di non essere “buonisti”, ma ca- juvenilia 24
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5Juveni011_3Juveni07.qxd 02/01/12 07.36 Pagina 25 tica e di analisi lucida delle contrad- dizioni, degli scivolamenti che

tica e di analisi lucida delle contrad- dizioni, degli scivolamenti che la cul- tura e la società possono indurre nelle persone. Educare ha a che fare con la scelta libera di voler cambia- re, con la decisione di voler crescere.

Ci

sono sedimentazioni culturali che

La chiarificazione delle zone oscure pregnata di istintivismo superfi- È una liberazione perfino della poli-
La chiarificazione
delle zone oscure
pregnata di istintivismo superfi-
È una liberazione perfino della poli-
tica, affinché anche i contesti e le
culture, i modelli antropologici, nei
quali le giovani generazioni svilup-
pano la loro identità, non determi-
nino cadute di comportamento in
termini “edonistici e mercatistici”.
ciale e fanatizzante, a volte di ele-
menti non sempre chiari di scien-
tismo, o a condizionamenti di in-
teressi commerciali, spettacolari o
di sottile corruzione. (2001)
La percezione di questa complessi-
tà, la coscienza del proprio potere ri-
chiede uno sforzo di “chiarificare le
zone oscure”. Il mondo dello sport
ha accresciuto nella modernità la
consapevolezza del proprio potere
e ciò ne accresce le responsabilità
educative. Ma questo sforzo appare
arduo anche con il traghettare nel
nuovo millennio:
Processi di liberazione, che richia-
mano l’idea del pedagogista brasi-
liano Paulo Freire di un costante im-
pegno politico alla “coscientizzazio-
ne” delle persone e dei gruppi, alla
liberazione dalle oppressioni, al ve-
dere l’educazione come una dimen-
sione dialogica interna e sociale. Qui
è la radice di una svolta continua per
il cambiamento inteso come libertà
del camminare, in uno sforzo conti-
nuo di miglioramento.
Ciò ingenera un costante impegno a
Non è facile individuare i grovigli
in cui si intrecciano agli aspetti
più autentici dell’esperienza spor-
tiva autentica, elementi estranei
di una cultura sportiva a volte im-
rivedere le posizioni, a liberarsi
di mentalità superate, ad arric-
chirsi di umanità nell’agire nel
mondo sportivo. (1972,nr.7-9) •
Uno sport educativo
è uno sport che integra
Passiamo all’altro concetto chiave:
integrare. Sì, lo sport implica non
solo una liberazione, ma anche una
ricomposizione di ciò che di buono
emerge dall’esperienza sportiva in
tutte le discipline, manifestazioni e
momenti preparatori.
Lo sport ricompone mente e cor-
po, spazi e tempi, natura e cultura,
aspetti psicologici, biologici, neu-
rologici e sociali. L’educazione è vi-
sta come un processo teso a inte-
grare a livelli molto diversi di pro-
fondità: dagli individui ai gruppi,
dalle organizzazioni alle istituzio-
ni, fino ai contesti sociali politici e
culturali, globali.
Sorge qui una pedagogia sociale e
non solo dei soggetti singoli o in
età evolutiva.
Alla base c’è il valore della diversi-
tà, del rispetto a tutte le età, un’ac-
coglienza che incrementa le pro-
prie identità, cogliendone i para-
dossi e le potenzialità. Solo una ve-
ra pratica di apertura e non la chiu-
sura possono aiutare la crescita
culturale, sociale ed educativa del
mondo sportivo.
L’uscire dai confini
e superare barriere
Se integrare attraverso lo sport a
livello individuale è cercare una
formazione globale della persona,
capace di tenere dentro le fragili-
tà, di supportare le situazioni vul-
nerabili, di recuperare le ombre, i
disagi, le debolezze, a livello cultu-
rale e organizzativo, tanto più è
disposizione ad allestire terreni di
ricerca e di confronto inusuali.
juvenilia
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agiscono inconsapevolmente e che vengono veicolate tramite canali di- versificati. Le trasformazioni in atto

interrogano sul come liberare i giovani dalle espressioni dei mass media che condizionano cultu- ra, comportamenti, scelte fino a orientare verso ideali fittizi, biso- gni indotti, comportamenti stan- dardizzati. (1983, nr. 5)

A

raggio di porsi in sincerità con se stessi e gli altri, impegnati in revisio-

ni

trovare autenticità di presenza e proposta. Un processo di liberazione richiede determinazione e fermezza. È uno sforzo assunto con vigore ma anche,

e ripensamenti, riformulazioni per

tutti i livelli l’educare richiede il co-

per tutti i livelli l’educare richiede il co- perdoni il gioco di parole, con fer- mo

perdoni il gioco di parole, con fer- mo rigore:

si

Coraggio di spazzare via tutte le retoriche, i pressapochismi, le im- provvisazioni e poi le incertezze, le ambiguità, le rassegnazioni.

(1989)

Il

torno alle pratiche sportive richiede un’attenzione vigile verso le dinami- che di transizione dei ragazzi, le loro difficoltà, limiti e potenzialità. Oc- corre senza esitazioni una chiara de- nuncia delle

discernimento e la riflessività in-

ambiguità del doping, delle vio- lenze e dell’abbandono. (1998)

Si

zi, con una dedizione verso le loro storie e le loro difficili evoluzioni e prolungate iniziazioni.

tratta di liberare i singoli e i ragaz-

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mondo sportivo di
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Ora è tempo di incontri ravvici- nati per rilanciare ponti, per ri- cucire strappi, per tentare insie- me di progettare il futuro dello sport italiano. (1994, nr. 5)

Il superamento del settorialismo

Ciò può avvenire con la consape- volezza che le resistenze per la di- mensione educativa e il pluralismo sono molte:

un’architettura meno “gelosa”, più in linea di collaborazione tra associazioni, enti locali, agenzie varie, famiglie… (1989)

Il valore del pluralismo e del dialogo

È

il movimento preziosissimo del- l’uscire dai confini che lo sport può accompagnare in questa pedago- gia sociale trasformativa. Quanto entusiasmo troviamo per i tornei nazionali ed internazionali quando i giovani

L’integrazione non è vista come semplice assemblaggio, operazio- vivono insieme momenti bellis- vivono insieme
L’integrazione non è vista come
semplice assemblaggio, operazio-
vivono insieme momenti bellis-
vivono insieme momenti bellis-
ne ne di di comodo comodo o o tatticismo tatticismo stru- stru-
simi: simi: in in pochi pochi giorni giorni di di incontro incontro
mentale, mentale, tanto tanto meno meno come come corda- corda-
Mi veniva da pensare a quanto
si si superano superano barriere barriere e e distanze distanze
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o o lobby lobby di di potere. potere. Piuttosto Piuttosto essa essa
c’è ancora da fare per guarire
c’è
ancora da fare per guarire
psicosociali; psicosociali; l’interesse l’interesse sportivo sportivo
è è
un un processo processo di di scambio scambio e e di di col- col-
mentalità etnocentriche nel no-
mentalità etnocentriche nel no-
lascia lascia spazi spazi a a momenti momenti cultura- cultura-
laborazione laborazione attiva attiva che che permette permette di di
stro stro radicato radicato regionalismo regionalismo ita- ita-
li, li, a a incontri incontri sociali. sociali. (1984, (1984, nr. nr. 5) 5)
vedere vedere nel nel pluralismo pluralismo una una reale reale op- op-
liano. liano. (1987, (1987, nr. nr. 4-5). 4-5).
portunità portunità di di arricchimento arricchimento e e rige- rige-
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E questo stare oltre i confini è at-
questo stare oltre i confini è at-