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Quaranta anni fa e poi ancora dieci anni dopo il tuo servo, il Papa Pio XII, avendo davanti agli

occhi le dolorose esperienze della famiglia umana, ha affidato e consacrato al tuo Cuore Immacolato tutto il mondo e specialmente i popoli che erano particolare oggetto del tuo amore e della tua sollecitudine. Questo mondo degli uomini e delle nazioni ho davanti agli occhi anchio oggi, nel momento in cui desidero rinnovare laffidamento e la consacrazione compiuta dal mio predecessore nella Sede di Pietro: il mondo del secondo millennio che sta per terminare, il mondo contemporaneo, il nostro mondo odierno! La Chiesa memore delle parole del Signore: Andate . . . e ammaestrate tutte le nazioni . . . Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28, 19-20), ha rinnovato, nel Concilio Vaticano II, la coscienza della sua missione in questo mondo. E perci, o Madre degli uomini e dei popoli, tu che conosci tutte le loro sofferenze e le loro speranze, tu che senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, che scuotono il mondo contemporaneo, accogli il nostro grido che, come mossi dallo Spirito Santo, rivolgiamo direttamente al tuo Cuore e abbraccia, con lamore della Madre e della Serva, questo nostro mondo umano, che ti affidiamo e consacriamo, pieni di inquietudine per la sorte terrena ed eterna degli uomini e dei popoli. In modo speciale ti affidiamo e consacriamo quegli uomini e quelle nazioni, che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno. Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio! Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova! Non disprezzare! Accogli la nostra umile fiducia - e il nostro affidamento! 2. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perch chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna (Gv 3, 16). Proprio questo amore ha fatto s che il Figlio di Dio abbia consacrato se stesso: Per loro io consacro me stesso, perch siano anchessi consacrati nella verit (Gv 17, 19). In forza di quella consacrazione i discepoli di tutti i tempi sono chiamati a impegnarsi per la salvezza del mondo, ad aggiungere qualcosa ai patimenti di Cristo a favore del suo Corpo che la Chiesa (cf. 2 Cor 12, 15; Col 1, 24). Davanti a te, Madre di Cristo, dinanzi al tuo Cuore Immacolato, io desidero oggi, insieme con tutta la Chiesa, unirmi col Redentore nostro in questa sua consacrazione per il mondo e per gli uomini, la quale solo nel suo Cuore divino ha la potenza di ottenere il perdono e di procurare la riparazione. La potenza di questa consacrazione dura per tutti i tempi ed abbraccia tutti gli uomini, i popoli e le nazioni, e supera ogni male, che lo spirito delle tenebre capace di ridestare nel cuore delluomo e nella sua storia e che, di fatto, ha ridestato nei nostri tempi. A questa consacrazione del nostro Redentore, mediante il servizio del

successore di Pietro, si unisce la Chiesa, Corpo mistico di Cristo. Oh, quanto profondamente sentiamo il bisogno di consacrazione per lumanit e per il mondo: per il nostro mondo contemporaneo, nellunit con Cristo stesso! Lopera redentrice di Cristo, infatti, deve essere partecipata dal mondo per mezzo della Chiesa. Oh, quanto ci fa male, quindi, tutto ci che nella Chiesa e in ciascuno di noi si oppone alla santit e alla consacrazione! Quanto ci fa male che linvito alla penitenza, alla conversione, alla preghiera, non abbia riscontrato quellaccoglienza che doveva! Quanto ci fa male che molti partecipino cos freddamente allopera della Redenzione di Cristo! Che cos insufficientemente si completi nella nostra carne quello che manca ai patimenti di Cristo (Col 1, 24). Siano quindi benedette tutte le anime, che obbediscono alla chiamata delleterno Amore! Siano benedetti coloro che, giorno dopo giorno, con inesausta generosit accolgono il tuo invito, o Madre, a fare quello che dice il tuo Ges (cf. Gv 2, 5) e danno alla Chiesa e al mondo una serena testimonianza di vita ispirata al Vangelo. Sii benedetta sopra ogni cosa tu, Serva del Signore, che nel modo pi pieno obbedisci alla Divina chiamata! Sii salutata tu, che sei interamente unita alla consacrazione redentrice del tuo Figlio! Madre della Chiesa! Illumina il Popolo di Dio sulle vie della fede, della speranza e della carit! Aiutaci a vivere con tutta la verit della consacrazione di Cristo per lintera famiglia umana del mondo contemporaneo. 3. Affidandoti, o Madre, il mondo, tutti gli uomini e tutti i popoli, ti affidiamo anche la stessa consacrazione per il mondo, mettendola nel tuo Cuore materno. Oh, Cuore Immacolato! Aiutaci a vincere la minaccia del male, che cos facilmente si radica nei cuori degli stessi uomini doggi e che nei suoi effetti incommensurabili gi grava sulla nostra contemporaneit e sembra chiudere le vie verso il futuro! Dalla fame e dalla guerra, liberaci! Dalla guerra nucleare, da una autodistruzione incalcolabile, da ogni genere di guerra, liberaci! Dai peccati contro la vita delluomo sin dai suoi albori, liberaci! Dallodio e dallavvilimento della dignit dei figli di Dio, liberaci! Da ogni genere di ingiustizia nella vita sociale, nazionale e internazionale, liberaci! Dalla facilit di calpestare i comandamenti di Dio, liberaci! Dai peccati contro lo Spirito Santo, liberaci! liberaci! Accogli, o Madre di Cristo, questo grido carico della sofferenza di tutti gli uomini! Carico della sofferenza di intere societ! Si riveli, ancora una volta, nella storia del mondo linfinita potenza dellAmore misericordioso! Che esso fermi il male! Trasformi le coscienze! Nel tuo Cuore Immacolato si sveli per tutti la luce della Speranza! Una speciale preghiera voglio ancora rivolgerti, o Madre che conosci le ansie e le preoccupazioni dei tuoi figli.

Con invocazione accorata ti supplico di interporre la tua intercessione per la pace nel mondo, tra i popoli che, in diverse regioni, contrasti di interessi nazionali o atti di ingiusta prepotenza oppongono sanguinosamente fra di loro. Ti supplico, in particolare, perch abbiano fine le ostilit che dividono ormai da troppi giorni due grandi Paesi nelle acque dellAtlantico meridionale, cagionando dolorose perdite di vite umane. Fa che si trovi finalmente una soluzione giusta e onorevole fra le due parti, non solo per la controversia che le divide e minaccia con imprevedibili conseguenze, ma anche e soprattutto per il ristabilimento fra esse della pi alta e profonda armonia, quale conviene alla loro storia, alla loro civilt, alle loro tradizioni cristiane. Che la grave e preoccupante controversia sia presto superata e conclusa: cos che anche il progettato mio viaggio pastorale in Gran Bretagna possa aver luogo felicemente, in adempimento non solo del mio desiderio, ma anche di quello di tutti coloro che questa visita ardentemente attendono ed hanno con tanto impegno e con tanto cuore preparato. PREGHIERA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II DI AFFIDAMENTO E DI CONSACRAZIONE ALLA VERGINE Fatima Gioved, 13 maggio 1982

Per avere una vera Pace bisogna darle un'anima. Anima della Pace l'amore. Noi ne abbiamo fatto incidere la formula nella medaglia coniata in occasione della nostra visita all'Assemblea delle Nazioni Unite, nell'ottobre del 1965: Amoris alumna Pax. S, l'amore che vivifica la Pace, pi che la vittoria e la sconfitta, pi che l'interesse, la paura, la stanchezza, il bisogno. Anima della Pace, ripetiamo, l'amore, che per noi credenti discende dall'amore di Dio e si diffonde in amore per gli uomini.
SANTA MESSA NELLA SOLENNIT DI MARIA MADRE DI DIO NELLA VIII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE OMELIA DEL SANTO PADRE PAOLO VI 1 gennaio 1975 p.208

Oggi rileviamo scarsa disposizione ad ammettere la grande verit. Se ben si considera, tutto lindirizzo della educazione moderna interamente orientato ad un certo edonismo, verso la vita facile, verso lo sforzo di eliminare la croce dal programma quotidiano. Non si vorrebbe soffrire mai.

E anche quando le contrariet giungono, una rivolta interiore le respinge: ritenendole quasi un insulto alla Provvidenza e al nostro destino. Luomo arriva a toccare la Croce del Signore, ma rifiuta di portarla. Anche nella interpretazione del Vangelo, quante volte si cerca di eliminare le pagine della Passione di Ges per cogliere dal Libro divino soltanto quel che pu rendere bella, serena, poetica, lirica, splendida la vita. Nel contempo la pagina sanguinante e tragica della Croce incute paura e non la si vorrebbe leggere mai. Anche oggi, dopo il Concilio, spesso si affaccia la tentazione di considerare facile il Cristianesimo, di accoglierlo nei suoi conforti, ma senza alcun sacrificio, cercando di renderlo conformista a tutti gli agi abituali del vivere mondano.

OMELIA DI PAOLO VI
Venerd Santo, 8 aprile 1966 p.232 libro Quando la chiesa nascente si trovava oppressa dal giogo dei Cesari, a un giovane imperatore apparve in cielo una croce auspice e nello stesso tempo autrice della splendida vittoria che immediatamente segu. Ecco che oggi si offre ai nostri sguardi un altro divinissimo e augurale segno: il Cuore sacratissimo di Ges, sormontato dalla croce e splendente, tra le fiamme, di vivissima luce. In lui sono da collocare tutte le nostre speranze; da lui dobbiamo implorare e attendere la salvezza.

Annum sacrum, 25 maggio 1899


p.233 libro E poi dobbiamo ripetere linvocazione, che ora pi volte, ad ogni stazione della Via Crucis, siamo soliti rivolgere alla Madonna, lafflittissima Madre di Cristo: deh! voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore! Perch questa impressione? Non basta che noi abbiamo contemplato in Cristo le sue piaghe? Non ha Egli tutto soddisfatto per noi? Se Egli ci ha salvati ed ha portato per noi la sua Croce, perch dovremmo portarla ancora anche noi? Questo il secondo insegnamento della Via Crucis: il Signore ha fatto del dolore un mezzo di redenzione; col suo dolore, s, ci ha redenti, purch noi non ricusiamo di unir il nostro dolore al suo, e farne col suo un mezzo per la nostra redenzione. In altri termini: dobbiamo portare anche noi, in qualche modo e in qualche misura, la nostra croce, resa valida per la salvezza dalla Croce di Cristo.

DISCORSO DI PAOLO VI DURANTE LA VIA CRUCIS DAL COLOSSEO AL PALATINO


Venerd Santo, 24 marzo 1967 p.231 libro

VIAGGIO APOSTOLICO IN PORTOGALLO NEL 10 ANNIVERSARIO DELLA BEATIFICAZIONE DI GIACINTA E FRANCESCO, PASTORELLI DI FTIMA (11-14 MAGGIO 2010) ATTO DI AFFIDAMENTO E CONSACRAZIONE DEI SACERDOTI AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

PREGHIERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI


Chiesa SS.ma Trinit - Ftima Mercoled, 12 maggio 2010 [Francese, Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo, Tedesco]

Madre Immacolata,
in questo luogo di grazia, convocati dall'amore del Figlio tuo Ges, Sommo ed Eterno Sacerdote, noi, figli nel Figlio e suoi sacerdoti, ci consacriamo al tuo Cuore materno, per compiere con fedelt la Volont del Padre. Siamo consapevoli che, senza Ges, non possiamo fare nulla di buono (cfr Gv 15,5) e che, solo per Lui, con Lui ed in Lui, saremo per il mondo strumenti di salvezza. Sposa dello Spirito Santo, ottienici l'inestimabile dono della trasformazione in Cristo. Per la stessa potenza dello Spirito che, estendendo su di Te la sua ombra, ti rese Madre del Salvatore, aiutaci affinch Cristo, tuo Figlio, nasca anche in noi. Possa cos la Chiesa essere rinnovata da santi sacerdoti, trasfigurati dalla grazia di Colui che fa nuove tutte le cose. Madre di Misericordia, stato il tuo Figlio Ges che ci ha chiamati a diventare come Lui:

luce del mondo e sale della terra


(cfr Mt 5, 13-14).

Aiutaci, con la tua potente intercessione, a non venir mai meno a questa sublime vocazione, a non cedere ai nostri egoismi, alle lusinghe del mondo ed alle suggestioni del Maligno. Preservaci con la tua purezza, custodiscici con la tua umilt e avvolgici col tuo amore materno, che si riflette in tante anime a te consacrate diventate per noi autentiche madri spirituali. Madre della Chiesa, noi, sacerdoti, vogliamo essere pastori che non pascolano se stessi, ma si donano a Dio per i fratelli, trovando in questo la loro felicit. Non solo a parole, ma con la vita, vogliamo ripetere umilmente, giorno per giorno, il nostro "eccomi". Guidati da te, vogliamo essere Apostoli della Divina Misericordia, lieti di celebrare ogni giorno il Santo Sacrificio dell'Altare e di offrire a quanti ce lo chiedono il sacramento della Riconciliazione.

Avvocata e Mediatrice della grazia, tu che sei tutta immersa nell'unica mediazione universale di Cristo, invoca da Dio, per noi, un cuore completamente rinnovato, che ami Dio con tutte le proprie forze e serva l'umanit come hai fatto tu. Ripeti al Signore l'efficace tua parola: "non hanno pi vino" (Gv 2,3), affinch il Padre e il Figlio riversino su di noi, come in una nuova effusione, lo Spirito Santo. Pieno di stupore e di gratitudine per la tua continua presenza in mezzo a noi, a nome di tutti i sacerdoti, anch'io voglio esclamare: "a che cosa devo che la Madre del mio Signore venga a me?" (Lc 1,43) Madre nostra da sempre, non ti stancare di "visitarci", di consolarci, di sostenerci. Vieni in nostro soccorso e liberaci da ogni pericolo che incombe su di noi. Con questo atto di affidamento e di consacrazione, vogliamo accoglierti in modo pi profondo e radicale, per sempre e totalmente, nella nostra esistenza umana e sacerdotale. La tua presenza faccia rifiorire il deserto delle nostre solitudini e brillare il sole

sulle nostre oscurit, faccia tornare la calma dopo la tempesta, affinch ogni uomo veda la salvezza del Signore, che ha il nome e il volto di Ges, riflesso nei nostri cuori, per sempre uniti al tuo! Cos sia!

Le vacanze? ''Sono la vendemmia del demonio''. Con questa frase di San Giovanni Bosco, il parroco barzanese don Giuseppe

Don Giuseppe Scattolin Scattolin ha aperto il suo ultimo intervento sul notiziario settimanale delle parrocchie di Barzan e Sirtori, unite nella medesima comunit pastorale del SS Nome di Maria. Un rischio, secondo il prevosto, che va combattuto con una dote naturale, quella del pudore. ''Povero don Bosco'' afferma don Giuseppe nel suo intervento sull'informatore ''Se fosse qui in questi nostri anni avrebbe dovuto sudare moltissimo per far comprendere quanto bello e quanto grande conservare il proprio pudore, difesa naturale della sporcizia. Ci vuole coraggio a lanciare, oggi, una campagna promozionale a favore del pudore. Ognuno avverte che viviamo in una societ spudorata. L'esibizionismo dei corpi sempre pi nudi trionfa. L'indecenza tracima da ogni dove: dalla televisione, dalle spiagge, dai cinema, talore persino nei luoghi dove necessario avere a cuore ci che grande e bello. La privatezza si trova, ormai, solo pi sui vocabolari. E' la stagione della volgarit. In una parola potrebbero dire molti: E' squallore. Stiamo versando liquame sui nostri ragazzi tra l'altro freschi di Prima Comunione e di Cresima''. Nel corso del suo intervento don Giuseppe fa riferimento a Marco Belpoliti, autore di un libro dal titolo ''Senza vergogna'' e poi a Mark Twain, celebre scrittore americano. Infine il prevosto elenca alcune prove a difesa della dignit del pudore, una sorta di filtro che deve proteggerci dalla banalizzazione delle relazioni affettive e dalla ''dittatura del sesso''. ''E' lecito che la pornografia invada ogni momento la nostra vita? Possiamo pensare che i nostri ragazzi, profumati dall'Ostia immacolata della prima Comunione e dalla Cresima diventeranno poi travolti dal sesso? E allora vale la pena custodire il pudore e mai contrariarlo. E' senza dubbio un valore! Chi lo deride mostra gi di averlo perso'' conclude don Giuseppe.
Sul sentimento del pudore

Sembra ovvio che il pudore sia un atteggiamento originario e proprio dell'uomo come espressione del rapporto in lui dello spirito al suo corpo: Dio e l'animale (e il bambino nella sua prima immediatezza) non possono sentire pudore o vergogna (M. Scheler), perch sono al di sopra o al di sotto di questo rapporto. Il pudore nell'uomo anzitutto il sentimento e l'avvertenza della difformit dello spirito dal corpo al quale la dottrina cristiana della caduta originale ha dato il significato di una contesa e lotta, unita ad un'attrazione fascinosa del corpo sull'anima, dell'istinto sulla libert (Kierkegaard: Il concetto dell'angoscia). Il pudore pu essere pertanto considerato a vari livelli di coscienza: etico, etnico-sociologico, religioso... nei quali pu configurarsi diversamente sia per il contenuto come per il modo di attuarsi ed esprimersi. Sotto questo punto di vista il pudore una realt di comportamento, una condotta di

relazione e pu subire, come di fatto ha subito e subisce, le pressioni e oscillazioni dell'ambiente non solo presso i cosiddetti popoli primitivi, ma anche presso quelli civili e nelle varie epoche di civilt. Questo possibile perch il rapporto di corpo-anima-spirito nella triplice dialettica di essere-nel-mondo, essere-nelcorpo ed essere-nell'io non qualcosa di statico e determinato, ma scaturisce dalla situazione esistenziale della libert stessa. l'incentivo smodato della sessualit a travolgere lo spirito: infatti ove tale incentivo fosse assente o potesse essere dominato se non del tutto rimosso, contro la dogmatica freudiana, il pudore potrebbe coesistere con la stessa nudit - come forse si verifica nei bambini ed stato riscontrato in alcuni gruppi etnici di estrema semplicit di vita presso i quali la nudit era od ancora di regola. Difatti anche nel racconto biblico il sorgere del pudore nasce dal turbamento dello spirito quando l'uomo con la trasgressione ha rotto il ponte della comunicazione con Dio. Anche il pudore quindi, come ogni atteggiamento dello spirito, un fenomeno o atteggiamento dialettico che non possibile materializzare in modo rigido ed uniforme. Il pudore ha senso e valore fin quando esprime l'emergenza dello spirito sul corpo, la difesa della sua propria attivit e dei suoi valori contro le insidie e gli attacchi della sensualit in generale (c' un pudore anche del mangiare, del bere...) e soprattutto delle smodatezze della sessualit. Tuttavia in questo disordine di comportamento, che sembra proprio dell'uomo, c' qualcosa di inesplicabile - ossia la dolorosa e mai vinta sproporzione fra corpo e spirito - che la teologia fa risalire ad un fallo che ha rotto l'equilibrio originario ed ha costituito insieme il primo passo dell'uomo nella storia.

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Quali che siano i rapporti fra diritto e morale, fra l'interpretazione della legge di difesa del buon costume e l'obbligo che ha il giudice di elevarsi alla sfera in cui abbia senso e sia salvaguardata la dignit del corpo stesso, non v' dubbio che il pudore una realt enigmatica della vita umana fin quando essa solidale con il concetto e la realt dello spirito. Nella storia dei popoli, come nello sviluppo degli individui, il pudore l'indice dell'elevarsi e dell'abbassarsi della tensione interiore verso la sublimazione del proprio Io che ha nel corpo il suo limite come forza traente fuori di s per farlo prigioniero di se stesso e che si trova perci in antitesi con lo spirito ch' libert e universalit. vero che il pudore nasce dall'incertezza e dall'oscurit del proprio essere nel mondo e nel corpo, che produce il sentimento di trepidazione di fronte a tutto ci che riguarda l'origine della nostra esistenza, per la sproporzione ch' fortemente sentita in ciascuno di noi fra la causa e l'effetto del fatto in questione. Ma precisamente contro e grazie a quest'oscurit che si erge la chiara consapevolezza dello spirito che la coscienza dell'Io tende a definire se stessa nella direzione opposta: la realt di questa tensione e non altro il pudore. Il pudore, nella sua prima radice, non quindi un fattore negativo legato ad un fatto teologico e ad un articolo di fede e perci non va considerata la semplice conseguenza del peccato originale: il pudore una qualit positiva e c'era anche prima del peccato ed era espresso nella quieta atmosfera dei sensi su cui s'illuminavano gli occhi ancora innocenti del primo uomo e della prima donna. Il peccato ha turbato quella quiete e la morbosit ha invaso i sensi e turbato gli occhi: da quel momento, nel ricorso

e nell'uso dei primi indumenti, provocato dal peccato, che il pudore ha cominciata a pungere e a diminuire e la coscienza a turbarsi in quella tensione che prima era pura aspirazione ed ora diventa lotta e sofferenza. Non neppur vero che la ragione possa aver ragione di quel sentimento, per il motivo che la funzione della generazione a cui esso si rapporta appartiene all'uomo come possibilit legittima della sua natura, di cui perci non ci sarebbe motivo di arrossire come nessun uomo normale arrossisce del mangiare o del bere, di avere le mani, un naso o una bocca. Di quest'errore si fatto interprete Montaigne che protestava perch si considerasse spregevole una cosa a cui tutti noi dobbiamo l'esistenza e riteneva che il pudore un riserbo piuttosto eccessivo. Come lui, hanno pensato non pochi spiriti forti. A tutti costoro e al Montaigne in particolare ha risposto Kierkegaard quanto segue: solo in parte che l'uomo deve la sua esistenza all'atto della generazione. Esiste anche un momento creativo che dev'essere attribuito a Dio[1]. Per il genere umano non come per gli animali, dove ogni singolo soltanto una copia. Chi diventa realmente spirito (perch a esser spirito ogni uomo destinato), assume una volta tutta la sua natura scegliendo se stesso e riducendo l'atto della generazione a mera funzione inferiore. Che meraviglia allora che si senta pudore in rapporto alla sessualit! I procreanti rappresentano solo il lato pi basso, esprimono cio com'essi stessi nel momento dell'atto della generazione sono determinati nell'aspetto, pi basso della loro natura, ovvero nel punto pi estremo della sintesi, in direzione di allontanarsi dallo spirito. Ma proprio questa coscienza di allontanarsi dallo spirito, ci che costituisce il pudore. Lo spirito consiste nel pudore, ovvero il pudore sentirsi spirito. L'animale non ha pudore, e neppure l'uomo bestiale: meno si spirito, e tanto meno si pudichi (Diario, tr. it. 3, n. 3185). Montaigne quindi e gli spiriti forti che come lui proclamano il diritto della spregiudicatezza, hanno torto: hanno cio il torto di lasciar piegare la sintesi dell'uomo nella sua componente pi bassa. Mentre il pudore resta la testimonianza dello spirito come aspirazione ad una vita superiore e a trasferire in essa la sua struttura fondamentale con tutti i suoi rapporti verso di s e verso gli altri. In questo suo momento costitutivo il pudore non si rapporta all'esistenza dell'abbigliamento esteriore o alla sua quantit, come si detto: ma esprime il contegno dell'uomo, il modo secondo il quale lo spirito ch' nell'uomo considera, atteggia e guarda il corpo perch qui non si tratta di un rapporto quantitativo ma qualitativo. il modo come l'anima, che anima il corpo, si presenta nel corpo. Il pudore allora indipendente nella sua esistenza essenziale dalle situazioni sociali e culturali dell'uomo, le quali non possono fornire n un giudizio di valore e tanto meno sanzionare un'indulgenza; ma, al contrario, sono invece coteste situazioni che vanno giudicate e all'occasione riprovate in virt di quel sentimento che ci qualifica ognuno nell'intimo come spirito. Nel pudore, in quanto esso l'avvertenza della sproporzione che c' in noi fra il corpo e lo spirito, convergono in un plesso ineffabile una delle correnti pi importanti di rapporti che abbiamo verso Dio, verso noi stessi e verso gli altri per la qualificazione, spesso definitiva, della nostra esistenza. balordo quindi decidere di sospendere in una parte l'applicazione delle leggi che tutelano il rispetto del pudore con la motivazione che in un'altra parte si gi da molto tempo arrivati ad oltrepassare limiti ben pi vasti, perch la sensibilit media nella fattispecie diminuita. Questo un arrendersi alle pulsioni inferiori e un disperare dell'uomo e della possibilit di sollevarlo alla consapevolezza della sua dignit di spirito.

(1968)

[1] la creazione dell'anima (Gn. I, 17; 2,7).

Pertinet ad omnem officii quaestionem semper in promptu habere, quantum natura hominis pecudibus reliquisque beluis antecedat; illae nihil sentiunt nisi voluptatem ad eamque feruntur omni impetu, hominis autem mens discendo alitur et cogitando, semper aliquid aut anquirit aut agit videndique et audiendi delectatione ducitur. quin etiam, si quis est paulo ad voluptates propensior, modo ne sit ex pecudum genere (sunt enim quidam homines non re, sed nomine) sed si quis est paulo erectior, quamvis voluptate capiatur, occultat et dissimulat appetitum voluptatis propter verecundiam. Ex quo intellegitur corporis voluptatem non satis esse dignam hominis praestantia eamque contemni et reici oportere, sin sit quispiam, qui aliquid tribuat voluptati, diligenter ei tenendum esse eius fruendae modum. Itaque victus cultusque corporis ad valitudinem referatur et ad vires, non ad voluptatem. Atque etiam, si considerare volumus, quae sit in natura excellentia et dignitas, intellegemus, quam sit turpe diffluere luxuria et Delicate ac molliter vivere

Il significato del pudore


a cura del dott. Bruto Maria Bruti Nessuna parte del corpo umano impudica. Impudico pu essere lo sguardo di chi strumentalizza le parti del corpo umano, separandole dalla persona. Il pudore nasce come difesa contro queste strumentalizzazioni. Il corpo umano dotato di unit anatomiche che godono di forza espressiva e di significati: bene distinguere il termine espressione da quello di significato. Significato per indicare un avvenimento materiale, espressione per indicare un avvenimento materiale che ne rivela altri di carattere spirituale. I volto, per esempio, l'unit anatomica espressiva per antonomasia perch rivela l'anima: la pi trasparente, la pi personale. In Paradiso, il cosiddetto corpo glorificato, trovandosi in piena armonia con lo spirito, sar sommamente espressivo. Nello stato attuale di natura ferita dal peccato originale, l'espressivit del corpo ha subito una considerevole menomazione. Infatti vi sono zone del corpo che non rivelano allo sguardo altri valori di carattere spirituale e personale come il volto. Alcune zone sono diventate come opache, non pi rappresentative della persona e quando lo sguardo si imbatte in esse non riesce ad andare oltre, resta bloccato come di fronte ad un muro il quale significa solo se stesso, non rimanda ad altro. Le cosiddette zone erogene sono diventate allo sguardo delle zone impersonali che suggeriscono solo il piacere e, come tali, sono sucettibili di sostituzione. Il pudore una difesa naturale dell'essere umano il cui scopo di fare in modo che l'attenzione degli altri uomini sia sempre rivolta alla persona, impedendo che essa venga assorbita solo dal corpo: in

caso contrario la persona verrebbe ridotta ad un oggetto di cui ci si pu servire senza amarlo. Il pudore la tendenza della persona a difendere se stessa: la persona non pu permettere di essere ridotta al solo sesso e il sesso deve restare un mezzo al servizio di un amore autentico. Solo in certe circostanze, lo scoprimento delle zone corporee che suggeriscono il piacere non una sorta di spersonalizzazione volontaria perch altri valori e altri significati permettono allo sguardo di raggiungere la persona, di capire il valore della persona: il caso della speciale comunione di vita che esiste nell'amore coniugale ed il caso del dolore e della piet che sono presenti quando si curano le infermit. Ugualmente, la visione del seno femminile (che sottolinea una differenza di carattere sessuale) durante l'allattamento e degli organi genitali durante il parto suggeriscono soprattutto il significato della maternit. Pio XII definisce il pudore come la prudenza della castit e la castit (che il retto uso della sessualit) una virt di risultanza, cio la conseguenza di una corretta visione dell'uomo e della vita, la conseguenza di un processo attraverso cui l'individuo armonizza tutte le componenti della sua personalit: armonizza le passioni con la volont, la volont con la ragione e la ragione con la verit. L'uomo che non vive pi in armonia con la propria natura e con le leggi fondamentali della realt. pu abituarsi a reprimere il senso del pudore fino a rendere impercettibile la sua voce, proprio nello stesso modo in cui pu abituarsi al furto, allo stupro, all'omicidio. " essenziale la tendenza a nascondere i valori sessuali e questo soprattutto nella misura in cui costituiscono nella coscienza di una persona un possibile oggetto di godimento. Per questo, non osserviamo un tale fenomeno nei bambini, per i quali il campo dei valori sessuali non esiste, perch non ancora accessibile. A mano a mano che essi ne prendono coscienza, cominciano a provare il pudore sessuale; in quel momento, esso non per loro un qualche cosa di imposto dall'esterno, bens un'esigenza interiore della loro personalit nascente" (Carlo Wojtyla, Amore e responsabilit, morale sessuale e vita interpersonale, trad. italiana, Marietti, Torino 1978, p.163). "Esiste anche una vergogna dell'amore fisico e, a ragione, si parla a proposito di essa dell'intimit. L'uomo e la donna al momento dell'atto carnale fuggono gli sguardi degli altri, e ogni persona moralmente sana troverebbe indecente non farlo (...). L'amore un'unione delle persone che comporta la loro vicinanza fisica nei rapporti sessuali. Quest'atto sessuale pu essere essenzialmente legato all'amore. Trova allora in esso la propria ragione e giustificazione oggettiva (...). Ma quelle due persone sono le sole ad aver coscienza di questa ragione e di questa giustificazione; solo per loro il loro amore una questione di interiorit di anime e non soltanto di corpi. Per ogni uomo che si mantenga all'esterno dell'atto, esistono solo le manifestazioni esteriori di questo, mentre l'unione delle persone, essenza oggettiva dell'amore, rimane per lui inaccessibile". (Ibidem, p.167). Bruto Maria Bruti http://books.google.it/books?id=Ex-opUAQZe0C&pg=PA251&lpg=PA251&dq= %22in+difesa+del+pudore %C2%A3&source=bl&ots=C304Z8gZIa&sig=vvEWTATaN9ImSm6EPM20LcDSG1U&hl=it&ei= jOKWTr7kKcTChAfHz5WLBA&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=8&ved=0CFAQ6AE wBw#v=onepage&q=%22in%20difesa%20del%20pudore%C2%A3&f=false