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N. 02336/2011 REG.PROV.COLL. N. 02592/2008 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima) ha pronunciato la presente SENTENZA ex art. 60 cod. proc. amm.; sul ricorso numero di registro generale 2592 del 2008, proposto da Roberta Stefania Bella, Fabio Solina, Chiara Oliva, Filippa Maria Scaccia, Sergio Morabito, Donatella Giordano, Flavio Giovanni Maria Scaffia, Filippo Marchese, Claudia Pellerito, Rosalia Fanara, Gaetano Salerno, Massimo Di Giorgio, Gertrude Celani, Francesco Paolo Zangara, Vincenza Russello, Carmelo Fiore, Tiziana Fiore, Laura Fiore, Salvatore Ceraulo, Nadia Torregrossa, rappresentati e difesi dagli Avv. Cristiano Bevilacqua e Davide Canto, con domicilio eletto presso lo studio del primo sito in Palermo, via Campolo n. 92; contro Presidenza Regione Sicilia - Regione Sicilia Assessorato Territorio ed Ambiente, in persona dei legali rappresentanti p.t., rappresentati e difesi dallAvvocatura Distrettuale dello Stato, presso i cui uffici domiciliano per legge in Palermo, via A. De Gasperi n. 81; Asl 106 Palermo, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dallAvv. Antonio Abbruzzese, con domicilio eletto presso il suo studio sito in Palermo, via Pindemonte n. 88 c/o Asl 6 Pa; Provincia Regionale di Palermo, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dallAvv. Giuseppe Greco, con domicilio eletto presso lUfficio legale della Provincia di Palermo in via Maqueda n. 100; Dipartimento Arpa Provinciale di Palermo; Comune di Isola delle Femmine nei confronti di Italcementi S.p.A., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli Avv. Giovanni Pitruzzella e Massimiliano Mangano, con domicilio eletto presso lo studio del primo sito in Palermo, via N. Morello n. 40; per lannullamento del provvedimento n.693 pubblicato sulla GURS in data 29/08/08 di autorizzazione Integrata Ambientale; del provvedimento del Servizio 3 dellAssessorato regionale Territorio e Ambiente n.172 del 17/4/2008; 1

di tutti i verbali delle Conferenze di servizi tenutasi in data 31/1/2007, 21/11/2007, 31/1/2008, 20/2/2008 e 19/3/2008; dei provvedimenti ARPA provinciale di Palermo n.9968419 del 19/3/2008;

del provvedimento della Commissione Provinciale Tutela Ambientale n.prot. 436 del 6/3/2008; del parere espresso dalla Provincia regionale di Palermo n.20145 del 19/2/2008;

del parere espresso dallAUSL 6 di Palermo Dipartimento di prevenzione Unit Operativa n.8 di Carini n.502 del 19/3/2008;.

Visti il ricorso e i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio di Regione Sicilia in Persona del Presidente P.T. e di Regione Sicilia Assessorato Territorio ed Ambiente e di Asl 106 - Palermo e di Provincia Regionale di Palermo e di Italcementi S.p.A.; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nella camera di consiglio del giorno 8 novembre 2011 il dott. Pier Luigi Tomaiuoli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Sentite le stesse parti ai sensi dellart. 60 cod. proc. amm.; Con ricorso ritualmente notificato alle Amministrazioni resistenti e depositato il 9.12.2008 i ricorrenti, premesso che la Italcementi s.p.a., iscritta presso il Registro della Provincia di Palermo delle imprese che recuperano rifiuti, svolge attivit di produzione di cementi presso limpianto sito nel Comune di Isola delle Femmine ed attivit di frantumazione nella cava denominata Piani DellAia, per le quali attivit titolare di apposite autorizzazioni alle emissioni in atmosfera rilasciate dallAssessorato Regionale Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana (ai sensi dellart. 12 del D.P.R. 203/88 per 82 camini e dellart. 6 del D.P.R. 203/88 per 4 camini); che con decreto del 17.3.1994 era stata rilasciata alla controinteressata lautorizzazione per il proseguimento delle emissioni derivanti dalla produzione di cementi; che con successivi decreti tale autorizzazione era stata parzialmente modificata e rettificata senza apportare alcuna modifica al ciclo produttivo descritto in seno al progetto approvato originariamente; che essi ricorrenti sono proprietari e residenti nelle immediate vicinanze dellarea in cui opera la controinteressata e da molto tempo sono sottoposti ad un elevato inquinamento acustico ed atmosferico proveniente dal cementificio in questione e che rischia di compromettere la loro salute, essendo essi costretti a respirare unaria mefitica ed ad rimuovere continuamente polvere nera dalle proprie abitazioni; che limpianto utilizzato dalla Italcementi troppo vecchio ed utilizza un processo produttivo che causa di degrado ambientale, igienico sanitario e di deprezzamento dei loro immobili; che in data 2.9.2004 la controinteressata aveva presentato una domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale per la cementeria sita nel Comune di Isola delle Femmine per le tipologie di cui al punto 3.1 dellAllegato 1 del D. Lg.vo 372/1999, provvedendo alla pubblicazione sul Giornale di Sicilia dellavviso di 2

avvenuto deposito degli atti progettuali presso lAssessorato Territorio ed Ambiente; che gi dal 2005 lARPA Sicilia, il Dipartimento Provinciale di Palermo e la Provincia Regionale di Palermo avevano realizzato alcuni sopralluoghi presso il cementificio ed il deposito di petcoke sito in localit Raffo Rasso; che in seguito al sopralluogo del 6.12.2005, dellanalisi dei documenti prodotti dalla controinteressata e della riunione tenutasi il 12.6.2006 tra essa e le Amministrazioni interessate, era emersa lassenza in capo alla Italcementi dellautorizzazione per lutilizzo del petcoke come combustibile e che essa aveva eseguito alcune variazioni del ciclo produttivo e modifiche dellimpianto senza le necessarie autorizzazioni; che pertanto la Regione Sicilia aveva provveduto a diffidare la Italcementi dallutilizzo del coke di petrolio in assenza di apposita autorizzazione, diffida impugnata innanzi al Tar Sicilia con ricorso respinto con sentenza del 19.4.2007; che in data 3.11.2006 la controinteressata aveva presentato una nuova istanza contenente un progetto di modifica sostanziale dellimpianto esistente con cui si prevedeva un ammodernamento tecnologico tramite lintroduzione di un nuovo processo di produzione del clinker, progetto non pubblicato sui quotidiani ; che, nei periodi gennaio-maggio 2006, agosto-ottobre 2006 e ottobre 2006-gennaio 2007, la Provincia di Palermo aveva effettuato alcune campagne di rilevamento della qualit dellaria in prossimit dellimpianto Italcementi; che con riferimento al PM10 lanalisi dei dati aveva evidenziato 5 superamenti del valore limite giornaliero per la protezione della salute umana nel periodo gennaio-maggio 2006 e 12 nel periodo ottobre 2006-gennaio 2007, mentre anche per gli IPA nel periodo ottobre 2006-gennaio 2007 si erano osservati valori medi pi elevati rispetto a quelli della campagna precedente; che nella conferenza di servizi del 31.1.2008 la Italcementi s.p.a. aveva richiesto di ottenere lautorizzazione integrata ambientale solamente per lutilizzo del coke di petrolio, escludendo il progetto di modifica presentato nel 2006 relativo allammodernamento dellimpianto tramite una conversione tecnologica; che anche tale nuova istanza non era stata pubblicata sui quotidiani per le osservazioni dei cittadini interessati ex D.Lg.vo 59/05; che in data 29.8.2008 era stato pubblicato il decreto di autorizzazione integrata ambientale; tutto quanto sopra premesso, hanno impugnato i provvedimenti in epigrafe indicati lamentandone lillegittimit per: 1) violazione e falsa applicazione dellart. 2 D. Lg.vo 59/05 con riferimento allomessa considerazione dellimpianto come sito (Circ. Min. Amb. e tutela del territorio del 13.7.2004), 2) violazione e falsa applicazione art. 5, commi 10 e 12 violazione e falsa applicazione artt. 5, commi 7 e 8 D. Lg.vo 59/05 violazione e falsa applicazione art. 3 sexies e 9 D. Lg.vo 59/05 art. 7 L. 241/90, 3) violazione art. 5, commi 11, 12 e 14 L. 59/05 violazione e falsa applicazione artt. 14 ter e quater, 16 L 241/90, 4) violazione e falsa applicazione violazione e falsa applicazione artt. 28, 29, 31 e 34 D. Lg.vo 152/06 ante riforma violazione e falsa applicazione artt. 24, 25 e 26 D. Lg.vo 152/06 come introdotto dal D. Lg.vo 4/08, 5) violazione della direttiva 92/43/CEE violazione e falsa applicazione art. 5 commi 3,4 e 5 D.P.R. 357/1997 cos come modificato dal D.P.R. 120/2003, 6) violazione e falsa applicazione dellart. 3 D.Lg.vo 152/2006 violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 3 D.Lg.vo 59/05 eccesso di potere per difetto di istruttoria eccesso di potere per manifesta contraddittoriet eccesso di potere per illogicit eccesso di potere per travisamento dei fatti ed errore nei presupposti. Con memoria depositata il 14.1.2009 si costituita la controinteressata Italcementi s.p.a., eccependo che il provvedimento di autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.) rilasciatole dallAssessorato Regionale Territorio ed Ambiente era intervenuto in accoglimento della propria domanda presentata per limpianto gi esistente anche con riferimento al petcoke ed assunta al protocollo in data 2.9.2004; che successivamente in data 3.11.2006 aveva trasmesso un progetto di modifica dellimpianto tramite un processo di produzione del clinker per via secca (c.d. revamping), con innalzamento di un camino; che in seguito nella conferenza di servizi del 31.1.2008 aveva chiesto allAmministrazione di escludere il 3

progetto di revamping, lasciando in piedi la sola richiesta di A.I.A. del 2.9.2004; linammissibilit del ricorso per mancata impugnazione dei pareri vincolanti rilasciati dallAgenzia Regionale Rifiuti ed Acque e dal Servizio V dellAssessorato Regionale Territorio ed Ambiente; che listruttoria condotta dallAmministrazione poteva considerarsi completa perch aveva riguardato lutilizzo del petcoke come combustibile; che la Soprintendenza era stata convocata ed aveva reso parere sfavorevole in ordine al progetto di revamping; che nessun problema di pubblicit poteva porsi, avendo la ricorrente insistito solo nelloriginaria domanda del 2.9.2004; che il Comune di Isola delle Femmine aveva partecipato adeguatamente allistruttoria del procedimento di A.I.A.; che la V.I.A. e la V.I.N.C.I. sono previsti solo per gli impianti nuovi e non per quelli gi esistenti; che limpianto esistente perfettamente funzionante ed utilizza le migliori tecniche disponibili; che le analisi addotte dalla ricorrente non erano state effettuate in contraddittorio e non sono credibili; tutto quanto sopra eccepito, ha concluso per il rigetto del ricorso avversario. Alladunanza camerale del 10.3.2009, fissata per la trattazione dellistanza cautelare della parte ricorrente, si sono costituite la Provincia Regionale di Palermo e lAsl n. 106, senza depositare memoria scritta ed instando per il rigetto del ricorso avversario; allesito della medesima adunanza il Tribunale adito con ordinanza collegiale istruttoria n. 62 ha disposto verificazione al fine di accertare la presenza nellambiente circostante di polveri provenienti dallimpianto produttivo della Italcementi in misura superiore a quella prevista dalla normativa e dallA.I.A. e leventuale incidenza dellutilizzo del petcoke su tale emissione. Con successiva ordinanza collegiale istruttoria n. 96/09 il Tribunale, preso atto dellimpossibilit di effettuare la verificazione rappresentata dal Dipartimento di Metodologie Fisiche e Chimiche per lIngegneria degli Universit degli studi di Catania, ha quindi disposto consulenza tecnica volta ad accertare le medesime circostanze sopra dette. Con successiva ordinanza collegiale istruttoria n. 289/10 il Tribunale, preso atto del mancato espletamento dellincarico da parte del c.t.u. nominato, nonostante i diversi solleciti rivoltigli, ha revocato il predetto incarico e disposto verificazione tecnica a cura del Dipartimento di Chimica Inorganica, Analitica e Fisica dellUniversit di Messina. Con successiva ordinanza collegiale istruttoria n. 516/11 il Tribunale, preso atto dellimpossibilit di effettuare la verificazione rappresentata dal predetto Dipartimento dellUniversit di Messina, ha dato incarico al Dipartimento di Chimica dellUniversit degli studi La Sapienza di Roma. Alladunanza camerale dell8.11.2011 il ricorso, su concorde richiesta dei procuratori delle parti, stato trattenuto in decisione. Ritiene preliminarmente il Collegio che il giudizio possa essere definito con sentenza in forma semplificata emessa ai sensi dellart. 60 del Codice del processo amministrativo ed adottata in esito alla camera di consiglio per la trattazione delle istanze cautelari, stante lintegrit del contraddittorio e lavvenuta, esaustiva, trattazione delle tematiche oggetto di giudizio; possibilit espressamente indicata alle parti, dal Presidente del Collegio, in occasione delladunanza camerale fissata per la trattazione della predetta istanza cautelare. E pregiudiziale lesame delleccezione di inammissibilit sollevata dalla parte controinteressata nella memoria di costituzione, eccezione secondo cui i ricorrenti sarebbero decaduti dalla facolt dimpugnazione del provvedimento finale (A.I.A.) per 4

mancata impugnazione dei pareri vincolanti emessi in corso distruttoria da parte dellAgenzia Regionale Rifiuti ed Acque (nota n. 3876 del 26.11.2007) e dal Servizio V dellAssessorato Regionale Territorio ed Ambiente (nota n. 249 del 30.5.2008). Leccezione generica prima che infondata. La parte controinteressata non ha indicato quali sarebbero le determinazioni del provvedimento finale impugnato dai ricorrenti che sarebbero state oggetto di previa valutazione vincolante nei predetti pareri, s che non possibile verificare lassunto della loro consolidazione per mancata impugnazione, senza considerare che la maggior parte delle censure svolte in ricorso denunziano pretese illegittimit del procedimento e quindi non ineriscono allaspetto contenutistico dellautorizzazione ambientale integrata. In ogni caso, osserva il Collegio che un atto endoprocedimentale pu assumere la natura di parere vincolante in quanto tale avente la forza di imprimere una indirizzo ineluttabile alla determinazione conclusiva (cos C.d.S., Sez. V, 2.4.2001 n. 1902 invocato dalla controinteressata) nella misura in cui siffatta forza gli venga attribuita dalla legge; nel procedimento di autorizzazione integrata ambientale di cui allart. 5 del D Lg.vo 59/2005, invece, non si rinviene alcuna previsione in tal senso. Sgombrato il campo dalla superiore questione pregiudiziale pu passarsi allesame del merito della controversia. Con un primo motivo di ricorso - rubricato violazione e falsa applicazione dellart. 2 del D. Lg.vo 59/05 con riferimento allomessa considerazione dellimpianto come sito (Circ. Min. Amb. e tutela del territorio del 13.7.2004) - i ricorrenti lamentano, in sostanza, che listruttoria operata dallAmministrazione ai fini della concessione dellA.I.A. abbia avuto riguardo esclusivamente allimpianto e non sia stata estesa, in asserita violazione del predetto art. 2, ai materiali utilizzati ed alle attivit connesse alla produzione del cemento. La censura, nella misura in cui lamenta genericamente una mancata istruttoria sul punto dei materiali utilizzati e delle attivit connesse, non pu essere condivisa. Dalla lettura del provvedimento impugnato, infatti, emerge che esso stato rilasciato dopo lespletamento di una lunga istruttoria che ha visto ben 5 sedute di conferenze di servizi, istruttorie e decisorie, nelle quali si acquisito il parere favorevole degli enti convocati (Provincia Regionale di Palermo, Servizio 3 dellAssessorato - tutela dellinquinamento atmosferico, Agenzia Regionale per i Rifiuti e le Acque Settore 5, Commissione provinciale Tutela Ambiente, Azienda Ausl n. 8 di Carini, Dipartimento ARPA Provinciale di Palermo), subordinatamente al rispetto delle condizioni e delle prescrizioni impartite dalle competenti autorit intervenute in sede di conferenza dei servizi ed indicate nei pareri sopra riportatiin particolare dovranno essere osservate le prescrizioni relative allapplicazione delle migliori tecniche disponibiliqui di seguito riportate. LA.I.A., poi, contiene unanalitica e nutrita indicazione di prescrizioni relative alle attivit di recupero dei rifiuti come materie prime, ai limiti di emissione, allimpianto, molte delle quali inerenti la lavorazione ed utilizzazione del petcoke, ai combustibili usati ed ai consumi energetici, con particolare riferimento anche al petcoke, nonch al trattamento dei rifiuti prodotti ed alle attivit di monitoraggio. A fronte di siffatta corposa attivit istruttoria, tradottasi anche nella lunga serie di prescrizioni sopra evidenziate, sarebbe stato onere della ricorrente indicare specificamente 5

e nel dettaglio i punti ritenuti carenti nellacquisizione degli elementi di giudizio e nella successiva ponderazione da parte dellAmministrazione resistente, con la conseguenza che la censura, per come formulata, non pu essere favorevolmente scrutinata. Con un secondo motivo di ricorso rubricato violazione e falsa applicazione art. 5, commi 10 e 12, violazione e falsa applicazione artt. 5, commi 7 e 8 D. Lg.vo 59/05, violazione e falsa applicazione art. 3 sexies e 9 D. Lg.vo 59/05, art. 7 L. 241/90 i ricorrenti svolgono due differenti censure: da un lato non sarebbe stata convocata e non avrebbe preso parte al procedimento la Soprintendenza BB.CC.AA. e dallaltro, con riferimento alla seconda istanza del 3.11.2006 presentata dalla Italcementi, non sarebbe stata rispettata la pubblicit prevista dalla legge, con conseguente compressione della facolt di partecipazione al procedimento dei soggetti interessati. Entrambi i profili non meritano accoglimento. In ordine alla mancata convocazione della Soprintendenza, osserva il Collegio che, come condivisibilmente eccepito dalla parte controinteressata, una volta ritirato il progetto di modifica esteriore dellimpianto (di revamping su cui peraltro la Soprintendenza risulta essersi pronunciata negativamente), nessun parere da parte di questultima Amministrazione deve ritenersi necessario in ordine alla prima istanza del 2.9.2004, dal momento che essa non ha ad oggetto modifiche della struttura aventi effetti pregiudizievoli sul bene paesaggio (con la conseguenza che risulta superfluo scrutinare la veridicit in fatto della doglianza espressa dalla ricorrente e specificamente contestata dalla Italcementi). Anche con riferimento alla violazione del principio di pubblicit ed alla compressione della facolt di partecipazione dei soggetti interessati, valgono le considerazioni sopra svolte: la doglianza dei ricorrenti riguarda il progetto di modifica-revamping contenuto nella domanda del 3.11.2006, domanda ritirata da parte della ricorrente e consequenzialmente non fatta oggetto di alcuna determinazione provvedimentale da parte dellAmministrazione, sicch la censura anche per tale parte non pu trovare accoglimento. Con una terza censura rubricata violazione art. 5, commi 11, 12 e 14 L. 59/05, violazione e falsa applicazione artt. 14 ter e quater, 16 L 241/90 i ricorrenti lamentano la mancata espressione in sede procedimentale da parte del Comune di Isola delle Femmine delle proprie valutazioni in ordine agli effetti dellistanza della controinteressata sul bene salute pubblica. La censura non pu trovare accoglimento. Come eccepito dalla Italcementi, infatti, in seno alla conferenza dei servizi del 20.2.2008 lAmministrazione comunale ha espresso parere positivo per quanto di propria competenza, subordinandolo allutilizzo del mulino piccolo per il petcoke, fino a quando il mulino grande non venga adeguato per come previsto nel documento presentato in accordo con lAmministrazione comunale, documento peraltro allegato al verbale della predetta conferenza di servizi. Risulta per tabulas, dunque, la partecipazione procedimentale da parte dellAmministrazione comunale e lavvenuta analisi da parte della stessa dellistanza presentata dalla controinteressata, analisi che si spinta fino alla stesura di un documento concordato con la Italcementi relativo allutilizzo dei mulini e del petcoke. 6

Con un quarto motivo di ricorso rubricato violazione e falsa applicazione, violazione e falsa applicazione artt. 28, 29, 31 e 34 D. Lg.vo 152/06 ante riforma, violazione e falsa applicazione artt. 24, 25 e 26 D. Lg.vo 152/06 come introdotto dal D. Lg.vo 4/08 i ricorrenti si dolgono della illegittimit del provvedimento per la mancata previa valutazione dimpatto ambientale, pur avendo la Italcementi prodotto uno studio al riguardo. Con il quinto motivo di ricorso rubricato violazione della direttiva 92/43/CEE, violazione e falsa applicazione art. 5 commi 3,4 e 5 D.P.R. 357/1997 cos come modificato dal D.P.R. 120/2003 i ricorrenti lamentano la mancata sottoposizione a valutazione dincidenza dellistanza della ricorrente sui limitrofi S.I.C.. Le sopra calendate censure, in quanto strettamente connesse, possono essere esaminate congiuntamente. Esse non sono fondate. La quarta, come le due immediatamente precedenti, non tiene in considerazione che lo studio propedeutico al rilascio della valutazione di impatto ambientale stato prodotto a corredo dellistanza del 3.11.2006, istanza poi rinunziata dalla Italcementi con la conseguenza che nessuna valutazione dimpatto ambientale doveva considerarsi pi richiesta a fronte della permanenza della sola originaria richiesta di autorizzazione alluso del petcoke, autorizzazione questa avente un oggetto non riconducibile ai concetti di impianto nuovo o modifica sostanziale (dellimpianto) di cui allart. 5 D. Lg.vo 152/2006. Anche la quinta non pu trovare accoglimento, sia perch lutilizzo del petcoke non pu ricondursi ai concetti di piano o progetto di cui allinvocato art. 5 D.P.R. 357/1997, sia perch i ricorrenti non hanno offerto alcun indizio apprezzabile circa la (anche solo) possibile incidenza di tale utilizzo sui vicini siti di importanza comunitaria. Con un ultimo motivo di ricorso rubricato violazione e falsa applicazione dellart. 3 D.Lg.vo 152/2006, violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 3 D.Lg.vo 59/05, eccesso di potere per difetto di istruttoria, eccesso di potere per manifesta contraddittoriet, eccesso di potere per illogicit, eccesso di potere per travisamento dei fatti ed errore nei presupposti i ricorrenti si dolgono, in sostanza, del mancato approfondimento dellistruttoria circa gli effetti inquinanti dellutilizzo del petcoke, dei metalli ed altri inquinanti connessi al suo utilizzo, quali il nichel il cromo ed il vanadio, specie in considerazione della asserita vetust dellimpianto della Italcementi. In questottica i ricorrenti hanno fatto richiesta di una consulenza tecnica dufficio volta ad accertare la misura nelle polveri di metalli pericolosi per la salute pubblica derivanti dallutilizzo del petcoke nel ciclo produttivo e di altri fattori inquinanti derivanti dallimpianto della Italcementi. Il Tribunale, con differenti ordinanze collegiali istruttorie ha disposto prima apposita verificazione e poi consulenza tecnica, al fine di accertare la presenza nellambiente circostante limpianto produttivo della Italcementi s.p.a. di Isola delle Femmine di polveri provenienti dal medesimo impianto in misura superiore a quella prevista dalla normativa e dallA.I.A. e leventuale incidenza dellutilizzo del petcoke su tale emissione.

A fronte dellinadempimento dei consulenti nominati al mandato del Tribunale e re melius perpensa, il Collegio ha disposto la revoca del predetto mezzo di acquisizione della prova ed assunto la causa in decisione. Il detto mezzo istruttorio non sembra a ben vedere essere utile ai fini della decisione, dal momento che il ricorso verte sulla legittimit o meno del provvedimento di autorizzazione integrata ambientale del 29.8.2008 e leventuale riscontro del superamento dei limiti di legge in materia di immissioni nellatmosfera al momento (successivo) della consulenza non sarebbe idoneo a costituire prova e neanche indizio della illegittimit del provvedimento per difetto di istruttoria. In altri termini, anche leventuale accertamento di una non conformit attuale delle immissioni in atmosfera ai limiti di legge nulla direbbe della loro conformit o meno al momento dello svolgimento dellistruttoria e delladozione del provvedimento finale. Lattuale superamento dei limiti pu di certo rilevare per la necessaria attivit postuma di monitoraggio delle immissioni e per ladozione di ulteriori provvedimenti, anche in autotutela, di cura della salute pubblica, ma tale analisi esula dalloggetto del presente procedimento volto ad appurare la legittimit dellautorizzazione al momento del suo rilascio. Nel merito della censura di difetto di istruttoria vale la pena, in primo luogo, ribadire quanto detto sopra con riferimento alla prima doglianza: il provvedimento impugnato stato rilasciato dopo lespletamento di una lunga istruttoria che ha visto ben 5 sedute di conferenza di servizi, istruttorie e decisorie, nelle quali si acquisito il parere favorevole degli enti convocati (Provincia Regionale di Palermo, Servizio 3 dellAssessorato - tutela dellinquinamento atmosferico, Agenzia Regionale per i Rifiuti e le Acque Settore 5, Commissione provinciale Tutela Ambiente, Azienda Ausl n. 8 di Carini, Dipartimento ARPA Provinciale di Palermo), subordinatamente al rispetto delle condizioni e delle prescrizioni impartite dalle competenti autorit intervenute in sede di conferenza dei servizi ed indicate nei pareri sopra riportatiin particolare dovranno essere osservate le prescrizioni relative allapplicazione delle migliori tecniche disponibiliqui di seguito riportate. LA.I.A. contiene, poi, una nutrita indicazione di prescrizioni relative alle attivit di recupero dei rifiuti come materie prime, ai limiti di emissione, allimpianto, molte delle quali inerenti la lavorazione ed utilizzazione del coke, ai combustibili usati ed ai consumi energetici, con particolare riferimento anche al coke, nonch al trattamento dei rifiuti prodotti ed alle attivit di monitoraggio. Fuorviante appare la tesi dei ricorrenti secondo cui lavere imposto una serie di prescrizioni a corredo dellautorizzazione sarebbe sintomo di un difetto di istruttoria perch postergherebbe al momento del controllo valutazioni non effettuate ex ante ed in seno al procedimento. Il recepimento di numerosi prescrizioni indicate dagli enti partecipanti al procedimento come condizione dei propri pareri favorevoli sintomo di completezza e non di difetto distruttoria, dal momento che, in assenza di specifiche censure sui singoli punti, deve ritenersi che le stesse siano espressione di una valutazione del merito dellistanza e della sua conformit ai presupposti di legge.

Lattivit di monitoraggio, poi, allevidenza fondamentale per impianti che producono emissioni in atmosfera, di guisa che la prescrizione di limiti da rispettare nel loro utilizzo di per s sintomo di buona e non di cattiva amministrazione. Alla luce delle considerazioni che precedono il ricorso deve essere rigettato. Le spese di lite possono essere compensate, avuto riguardo alla particolare natura dei contrapposti interessi in gioco. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Prima, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dallautorit amministrativa. Cos deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 8 novembre 2011 con lintervento dei magistrati: Nicola Maisano, Presidente FF Giovanni Tulumello, Consigliere Pier Luigi Tomaiuoli, Referendario, Estensore DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 12/12/2011 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.) http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Palermo/Sezione %201/2008/200802592/Provvedimenti/201102336_20.XML

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