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Principi base di calcolo finanziario

Economia degli Intermediari Finanziari

PRESENTAZIONE
I PUNTI PRINCIPALI DELLA LEZIONE: n Nozione di equivalenza intertemporale dei flussi di cassa
n n n n

Alcune applicazioni base Il TRES: il significato, le ipotesi e i limiti La relazione tra TRES, holding period e prezzi di mercato I titoli obbligazionari e il rischio di interesse

GLI OBIETTIVI: n Acquisire familiarit con le prime applicazioni di calcolo finanziario, ripassando gli elementi base del corso di matematica finanziaria
n

Approfondire significato e tecnica del TRES, indicatore importante delle performance attese di uno strumento creditizio.
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QUALCHE NOZIONE PRELIMINARE


n

Prima di entrare nelle applicazioni utile sapere che esiste una vasta gamma di strumenti finanziari.

La prima distinzione tra:

Uno strumento finanziario un qualsiasi contratto di scambio di risorse finanziarie (moneta, in ultima istanza) o di altri strumenti finanziari

Soft contracts, cio contratti a titolo di partecipazione (equity), che conferiscono al possessore sia diritti patrimoniali (deboli), che amministrativi Hard contracts, ovvero contratti a titolo di prestito, che conferiscono al creditore solo diritti patrimoniali (forti) Prestiti semplici (rimborso a scadenza di capitale e interessi maturati) Prestiti a rata costante (rimborso secondo un piano di ammortamento) Obbligazioni con cedola
n

Questi ultimi si distinguono a loro volta in:


Rendite perpetue (obbligazioni senza scadenza)


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Obbligazioni senza cedola (zero-coupon)

I TASSI DI INTERESSE
n

I tassi di interesse rappresentano il valore finanziario del tempo (prezzo del trasferimento intertemporale) E utile avere chiara la differenza tra le definizioni di:

Tasso di interesse (nominale/reale) Tasso cedolare o contrattuale Tasso di rendimento (genericamente) Tasso di rendimento immediato Tasso di rendimento effettivo a scadenza

Le nozioni di base sul calcolo finanziario (capitalizzazione e attualizzazione) saranno date per scontate

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LA CAPITALIZZAZIONE
n

Esistono due diversi regimi di calcolo, rispetto ad un generico periodo di tempo (t); ovvero, dati
n n n

un capitale (K), un tasso di interesse (i), un periodo di tempo trascorso (t),

si pu definire un montante (M) alternativamente per mezzo della

capitalizzazione semplice: M = K * (1 + i * t )

capitalizzazione composta:

M = K * (1 + i )

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I TASSI ANNUI EQUIVALENTI


Ciascun tasso ha senso se riferito ad uno specifico intervallo di tempo! Ma sempre possibile riportare i tassi ad una base di riferimento comune Esempio 1: Immaginiamo che il nostro amico Antonio possa scegliere tra quattro investimenti alternativi:

tasso tasso tasso tasso

di di di di

rendimento rendimento rendimento rendimento

Aiutate Antonio a scegliere tra le alternative proposte

semestrale: i2 = 4,16% quadrimestrale: i3 = 2,70% trimestrale: i4 = 2,0% biennale: i0.5 = 15,0%

Esempio 2: Ipotizziamo che Clara abbia 1000 da investire. Le prospettano una serie di 3 investimenti. per semplicit, assumete che tutti gli investimenti prospettati siano caratterizzato dallo stesso livello di rischio:

Aiutate Clara a scegliere la migliore opportunit


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investimento con tasso di rendimento biennale: i0,5= 10,50% investimento con tasso di rendimento semestrale: i2= 2,75% investimento con tasso di rendimento trimestrale: i4=1, 85%

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IL TASSO DI RENDIMENTO
Acquisita la nozione di tasso di interesse, si deve passare a quella pi ampia di tasso di rendimento:
n

Si tratta di una sorta di tasso di interesse implicito; In via molto generale si pu intendere il rendimento come il risultato prodotto da un impiego intertemporale di risorse finanziarie in termini di valorizzazione/compensazione del tempo trascorso; Il rendimento pu sempre essere inteso specularmente, sullaltro lato della transazione, come costo implicito.

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RENDIMENTO E FLUSSI DI CASSA DISPONIBILI IN DIVERSI ISTANTI DI TEMPO


n

Rendimento a scadenza

Tra i metodi usati per calcolare i tassi dinteresse, importante il rendimento effettivo a scadenza (Yield To Maturity - YTM) Rappresenta il tasso che eguaglia la somma dei valori attuali dei frutti prodotti da uno strumento di debito al suo valore odierno

In Italia, oltre che di rendimento a scadenza, si soliti parlare di tasso di rendimento effettivo a scadenza (TRES) Il TRES si basa su due ipotesi importanti e imprescindibili:
1) 2)

il mantenimento del titolo sino a scadenza (rimborso al nominale) il reinvestimento dei flussi intermedi (le cedole) ad un tasso che costante e pari al TRES

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IL TRES
n

Il TRES misura ex-ante: calcolato al momento iniziale dellinvestimento tenendo buone le ipotesi 1) e 2). In termini analitici, dati:

un valore attuale (VA) - che pu alternativamente essere indicato come il prezzo (P) di uno strumento finanziario -, una successione di flussi di cassa Flt disponibili a diversi istanti temprali (t, da 1 a n),

TRES quel tasso r t.c.: VA = o, alternativamente:


P=
t =1 n

Flt t 1 t =1 ( + r )
Fl t (1 + r )t
9

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IL TRES DI FLUSSI DI CASSA DISPONIBILI IN DUE DIVERSI ISTANTI DI TEMPO


n

Per gli zero coupon bond


tenendo buona lipotesi di rimborso al valore nominale (VN) il tasso di rendimento a scadenza pu essere definito come TRES non vi necessit di ribadire il vincolo di reinvestimento dei frutti del titolo al TRES, poich non vi sono cedole da reinvestire

Partendo da P =
n

VN (1 + i )
gg 360

si ottiene i = (

VN 360 ) P

gg

Esempio

Calcolate il rendimento effettivo semestrale di un BOT (Buono Ordinario del Tesoro) che ha sei mesi di vita residua (180 giorni) e quota 96 Euro. Valore nominale 100 euro

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IL CASO DELLA RENDITA PERPETUA


n

Si tratta di una obbligazione senza data di scadenza


Quindi senza impegno del debitore al rimborso del capitale Ma con limpegno al pagamento di una cedola periodica

Partendo dalla struttura di attualizzazione dei flussi di una obbligazione con cedola, si arriva al prezzo di una perpetua Con la formula Pc = C / ic ; ic = C / Pc Il caso evidenzia immediatamente un aspetto generale delle obbligazioni e cio la relazione inversa tra prezzo e tasso di interesse Il calcolo approssima quello relativo ad una obbligazione con cedola abbastanza lunga (ad esempio, 20 anni) Per questo ic, nelle obbligazioni con cedola, viene chiamato anche tasso di rendimento immediato
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LA RELAZIONE TRA IL TRES E IL PREZZO DI UNA OBBLIGAZIONE

q Se prezzo = valore nominale, TRES = tasso cedolare q Il prezzo di una obbligazione con cedola e il TRES sono correlati negativamente
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ESEMPI SUL TRES


ESEMPIO 1

ESEMPIO 2

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Flussi finanziari e intermediazione

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CIRCUITI REALI E CIRCUITI MONETARI


n

La moneta comporta sdoppiamento dei circuiti economici: ogni scambio implica due flussi di segno opposto:

dei beni/servizi, della moneta.

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REDDITO E RISPARMIO
n

Il valore dei beni/servizi prodotti e venduti (Prodotto Finale) pari alla somma delle remunerazioni, profitti inclusi, pagate per la loro produzione (Reddito Nazionale); Il Prodotto Finale (Y) (PIL), pari alla somma del valore dei beni e servizi destinati al consumo (C) e dei beni dinvestimento utilizzatinelle attivit produttive(I): Y=C+I

Lequivalente Reddito Nazionale pu essere visto nella ripartizione tra spesa per consumi (C) e risparmio(S): Y=C+S

in un economia chiusa: in un economia aperta:

S=I I = S + saldo BP-partite correnti


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RISPARMIO E PATRIMONIO

n n

Il risparmio una variabile flusso (periodo) Il patrimonio una variabile stock (istante)
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ATTIVITA E PASSIVITA FINANZIARIE


n n

AF = credito = diritto patrimoniale =diritto nei confronti del reddito/ricchezza presenti e futuri PF = concetto speculare a quello di AF =per lemittente un impegno patrimoniale (di rimborso e di remunerazione) Uno Strum. Fin. al tempo stesso:

AF (per linvestitore-creditore), PF (per lemittente-debitore)

La moneta unAF particolare (=diffusa accettazione come mezzo di pagamento) emessa da:

*B.Centrale (M. Legale) *Banche (M. Scritturale o Bancaria)

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RICCHEZZA
Alcune definizioni: n RICCHEZZA FINANZIARIA =stock di AF
n n n n n

RICCHEZZA FINANZ. NETTA= ricchezza finanziaria-PF (AF-PF) RICCHEZZA REALE= stock di AR RICCHEZZA REALE NETTA= stock AR - ammortamenti RICCHEZZA TOTALE LORDA= Ric.Reale+Ric.Fin.= AF+AR RICCHEZZA TOTALE NETTA= Ric.Reale+Ric.Fin.= AF + ARAmm.ti

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I FLUSSI DI FONDI
n

Lo SP pu essere trasformato nel conto delle Fonti e degli Usi di fondi, trasformando le grandezze Stock in grandezze Flusso (=differenza tra il livello di due grandezze stock in due date diverse).

Si immagini che, partendo da una situazione in t1, si accumuli Risparmio per 30, con cui si acquista un immobile per 90, smobilizzando AF per 55 e contraendo PF per 5.

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IL SALDO FINANZIARIO
Dalla differenza tra le grandezze dei due SP, si ricava:

Il Saldo Finanziario dellunit economica il divario tra S e I: SF = S - I misura il surplus (SF>=0) o il deficit (SF<O) di risorse (risparmio) rispetto al fabbisogno per investimento, e caratterizza unit in surplus e unit in deficit Stante il vincolo di bilancio e la relazione SF=S-I, vale: SF = AF - PF
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SALDI FINANZIARI E SETTORI ISTITUZIONALI


n n

I settori istituzionali sono raggruppamenti, relativamente omogenei, delle U.E. che formano il sistema. La BI, nei conti finanziari definisce i seguenti Settori Istituzionali:
1. 2.

Societ e quasi-societ non finanziarie Istituzioni di credito


Autorit bancarie centrali Altre istituzioni monetarie Istituzioni finanziarie Imprese di assicurazione Amm.ni centrali Amm.ni locali Enti di previdenza

n n n n

3.

Amministrazioni pubbliche

n n n

4.

Famiglie Estero

n n

Famiglie consumatrici Imprese individuali


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5.

PARAMETRI DI VALUTAZIONE DELLA STRUTTURA FINANZIARIA DELLECONOMIA


n

La SF delleconomia fenomeno complesso riassumibile nellinsieme di elementi relativi al comportamento finanziario delle singole unit economiche (agenti) e nellinsieme dei caratteri strutturali del sistema finanziario. Difficile da rappresentare mediante parametri troppo sintetici e semplificati.
1.

Grado di separazione tra funzione di risparmio e funzione dinvestimento: n somma del valore dei SF in % del PIL) SFi/Y

2. 3. 4.

Rapporto di interrelazione finanziaria:

AF/AR AF/Y AFIF/PF

Grado di intensit finanziaria delleconomia

Rapporto di intermediazione
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LAUTORITA DI POLITICA MONETARIA

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PREMESSA: FINALITA DELLA REGOLAMENTAZIONE E FORME DI INTERVENTO


Lattivit di regolamentazione del sistema finanziario si sviluppa perseguendo determinate FINALITA e attuando PROVVEDIMENTI che siano coerenti con tali finalit FINALITA DELLA REGOLAMENTAZIONE
1. 2. 3.

INFORMAZIONE PER GLI INVESTITORI STABILITA EFFICACIA DELLA POLITICA MONETARIA

PROVVEDIMENTI REGOLAMENTARI
1.

2.

PROVVEDIMENTI VOLTI A PERSEGUIRE LA INFORMAZIONE E LA STABILITA IDENTIFICANO LA REGOLAMENTAZIONE DI VIGILANZA (O PIU SEMPLICEMENTE LA VIGILANZA); I I PROVVEDIMENTI VOLTI A PERSEGUIRE LEFFICACIA DELLA POLITICA MONETARIA IDENTIFICANO I CONTROLLI MONETARI.
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LA BANCA CENTRALE

Istituzione incaricata della emissione e del controllo della moneta nazionale: autorit monetaria; Compito comune a tutte le BC: mantenere la stabilit dei prezzi; Compiti aggiuntivi spesso osservati:
n n n

Regolamentazione e monitoraggio delle istituzioni bancarie; Sostegno dello sviluppo economico Azioni per la stabilita del sistema finanziario.

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LINDIPENDENZA DELLA BANCA CENTRALE


n

La stabilit dei prezzi porta benefici a lungo termine ma pu avere un costo a breve termine; Lindipendenza della BC assicura un impegno maggiore riguardo alla stabilita dei prezzi:

Orizzonte piu lungo grazie alla assenza di interferenze con il budget del governo (non finanzia il governo; non regola i tassi dinteresse a seconda dei desideri del governo); Non soggetta ai cicli politici: espansivo prima delle elezioni, restrittivo dopo le elezioni.
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LINDIPENDENZA DELLA BCE


Nel caso della BCE, lindipendenza si basa su diversi elementi: 1. Indipendenza istituzionale (separatezza dai Governi) 2. Indipendenza personale (i membri degli organi sono tutelati: durata prefissata dellincarico) 3. Indipendenza funzionale (risorse e poteri per poter agire efficacemente nel perseguire gli obiettivi . Stabilit dei prezzi) 4. Indipendenza finanziaria e organizzativa (capitale proprio delle BCN e natura di istituzione sovranazionale) A fronte di queste tutele, c un bilanciamento con diverse forme di accountability
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IL SISTEMA EUROPEO DI BANCHE CENTRALI (SEBC)


SEBC EUROSISTEMA

BCN AREA EURO

BCE
COMITATO ESECUTIVO CONSIGLIO DIRETTIVO CONSIGLIO GENERALE

BCN NON EURO

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fonte BCE - Jacopo Mattei

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fonte BCE - Jacopo Mattei

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'

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STRUTTURA SEBC
Consiglio Esecutivo della BCE Presidente (Jean-Claude Trichet) Cinque altri membri Vota e decide lagenda

Consiglio Direttivo della BCE

Votano Banche Centrali

Nazionali (BCN) della zona Euro

Decisioni

Politica Monetaria (In particolare le Operazioni di Mercato Aperto)


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Struttura e funzionamento dellEurosistema


Eurosistema
BCE BCN 1 BCN 2 BCN 3 . BCN 13

Fase di decisione

COMITATO ESECUTIVO DELLA BCE (6 membri)

GOVERNATORI DELLE BCN ZONA EURO

CONSIGLIO DIRETTIVO ((19 membri)

Fase di esecuzione

BCE (ruolo di coordinamento)

BCN 1
24

BCN 2
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BCN 3

BCN 13

24

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fonte BCE - Jacopo Mattei

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OPERAZIONE DI MERCATO APERTO (OMA)


Pubblico Attivit Titoli 100 Depositi +100
Sistema Bancario Attivit Riserve +100 Passivit Depositi +100
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BCE Attivit Titoli +100 Passivit Riserve +100

Passivit

Risultato Riserve 100 Base monetaria 100

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EFFETTI DELLE OMA


Interest Rate MS MS

CB targets interest rate


MS

i* = 6% i= 5%

MD MD MD
Quantity of Money

Targeting Interest Rates Example: CB targets 6% constant interest rate. If demand shifts from MD to MD (up), CB increases money supply to MS to maintain i* = 6%.
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I mercati

ECONOMIA DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI

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GLI STRUMENTI FINANZIARI


n

I principali caratteri che definiscono gli strumenti finanziari e le cui alternative combinazioni consentono di creare strum. fin. ad.hoc (per esigenze dei contraenti):
I.
n n n

Natura dei diritti incorporati:


Diritti patrimoniali e amministrativi, Solo diritti patrimoniali (di credito) Diritti discrezionali e/o asimmetrici di compravendere AF.

II.

Traferibilit, negoziabilit, liquidit:


La trasferibilit un aspetto tecnico contrattuale (mercato secondario), La negoziabilit dipende dalla trasferibilit, oltre che dalla standardizzazione e dalla divisibilit, La liquidit dipende dalla durata residua (ma anche dalla negoziabilit).

III.

Rendimento-rischio:
Il rendimento sempre valutato insieme al rischio, ovvero il primo una compensazione per il secondo; Il rischio finanziario da intendersi come variabilit/imprevedibilit.

IV.

Durata
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ALCUNE CHIAVI DI CLASSIFICAZIONE DEI MERCATI FINANZIARI


n n n n n n n n n n

Mercati creditizi e mercati mobiliari Mercati monetari e mercati dei capitali Mercati cash e mercati derivati Mercati primari e mercati secondari Mercati al dettaglio e mercati allingrosso Mercati ad asta e mercati con market making Mercati fisici e mercati telematici Mercati pubblici e mercati privati Mercati domestici e mercati internazionali Mercati regolamentati e non regolamentati (Over the counter - OTC), I m. regolamentati sono gestiti su base privata in forza di un regolamento autorizzato che ne disciplina:

Modalit di determinazione dei prezzi e regolamento Ammissione degli strumenti Ammissione degli emittenti Ammissione degli intermediari Diffusione delle informazioni
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FUNZIONI DEI MERCATI MOBILIARI


n

Funzioni di base dei M. finanziari:


1. 2.

trasferimento delle risorse redistribuzione del rischio


n

1+2= f. fondamentale di efficiente allocazione delle ris. Finanziarie

Funzioni specifiche dei M. Mobiliari:


1. 2. 3. 4.

finanziamento pricing di titoli liquidit dei titoli riduzione costi di transazione:


a) b)

Costi Operativi Costi dInformazione

5.

trasferimento controllo societario

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STRUTTURA DEI MERCATI MOBILIARI


La struttura si articola su tre componenti principali: 1. Soggetti:
n n n

2.

Strumenti:
n n n n

Intermediari, Gestori dei circuiti di negoziazione, Autorit di controllo. Obbligazioni e titoli di debito, Azioni, Valute, Derivati.

3.

Procedure
n n n

Rapporti con la clientela/investitori, Scambio, Regolamento.

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RIFERIMENTI NORMATIVI (Ordinamento dei mercati finanziari)


n

Legge d.lgs. 58/1998 TUF Regolamenti amministrativi

Autorit amministrative di controllo


n n n n

CONSOB Banca dItalia ISVAP e COVIP Ministero Economia (Tesoro)

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IL MERCATO MONETARIO

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DEFINIZIONE DI MERCATO MONETARIO

Nel mercato monetario i titoli trattati sono: n a breve termine n altamente liquidi e vicini al concetto di denaro n venduti per importi unitari molto elevati n con rischio dinsolvenza alquanto ridotto n con scadenza al massimo di un anno dalla data di emissione Questi mercati sono tipicamente allingrosso Un mercato monetario ben sviluppato rappresenta una fonte di fondi a basso costo per le imprese, i governi e gli intermediari che hanno un fabbisogno di liquidit di breve termine

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RUOLO E FUNZIONI DEI PARTECIPANTI


Gli attori del mercato monetario, prenditori e datori di risorse finanziarie, operano su entrambi i lati del mercato
Partecipante Ministero dellEconomia e delle Finanze (Dipartimento del Tesoro) Banca Centrale Europea Ruolo Vende titoli del Tesoro per finanziare il debito nazionale

Acquista e vende i titoli del Tesoro (e di altri emittenti) come strumento primario per controllare lofferta monetaria. Queste operazioni, per le banche controparti, sono uno strumento per regolare le riserve di liquidit. Acquistano titoli del Tesoro; vendono certificati di deposito ed effettuano prestiti a breve termine; offrono agli investitori privati dei conti di deposito titoli, che permettono ai soggetti di investire direttamente in titoli del mercato monetario Consentono ai piccoli risparmiatori di partecipare al mercato monetario aggregando i loro fondi per investirli in titoli del mercato monetario di grande importo Acquistano e vendono vari titoli a breve termine come normale attivit di gestione della liquidit. Acquistano quote di fondi comuni dinvestimento che investono in strumenti del mercato monetario o investono direttamente negli stessi strumenti attraverso un conto di deposito titoli
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Banche

Fondi comuni dinvestimento monetari

Imprese Soggetti privati

GLI STRUMENTI: PCT

Pronti contro termine: sono prestiti equivalenti ai depositi interbancari ma con garanzia (collateral), dove la garanzia rappresentata da titoli (BOT e altri titoli di Stato):
n

n n n

n n

Lelevato utilizzo dei titoli obbligazionari da collegare alla funzione di garanzia nei confronti del datore di risorse a pronti; In caso di mancata restituzione dei fondi a termine, infatti, il datore di risorse pu rivalersi vendendo i titoli sul mercato; Oggetto della garanzia sono, in genere, titoli di larga diffusione e quotati su un mercato ufficiale (titoli di stato, e in particolare i BOT); La maggior parte delle operazioni in esame a breve scadenza (Tomorrow next e Spot next); Le operazioni con durata inferiore a una settimana hanno importi medi elevati (25 milioni di euro o superiori); Le operazioni con scadenza a pi lungo termine hanno valori medi pi bassi (intorno ai 10 milioni di euro).
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GLI STRUMENTI: DEPOSITI INTERBANCARI


Depositi

interbancari: sono fondi a breve termine trasferiti (prestati o presi a prestito senza garanzia) fra intermediari finanziari
n n n

Le transazioni avvengono unicamente tra intermediari finanziari Consentono alle banche di gestire i quotidiani scompensi di liquidit che caratterizzano la loro attivit Il mercato, consente la redistribuzione della liquidit tra le principali piazze finanziarie europee, e riflette lelevata integrazione raggiunta allinterno dei paesi dellarea Euro Il principale mercato interbancario le-MID (mercato elettronico dei depositi interbancari)

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GLI STRUMENTI: BOT

Titoli di stato a breve termine (BOT):


n n n

Emessi dal Tesoro su scadenze di 1, 3, 6, 12 mesi Struttura di prestito semplice (zero coupon bond); Mercato primario (asta) e secondario (regolamentato)

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GLI STRUMENTI: CD

Certificati di deposito (CD): sono titoli nominativi o al portatore emessi da una banca, che documentano un deposito, il tasso dinteresse (fisso o variabile) e la data di scadenza
n

n n n n n

Hanno una data di scadenza, sono quindi considerati titoli a termine, a differenza dei depositi a vista (i titoli a termine hanno una data di scadenza specificata, mentre i depositi a vista possono essere ritirati in qualunque momento) Assumono la forma di titoli al portatore Possono essere acquistati e venduti fino alla scadenza Le denominazioni dei certificati variano da 100.000 dollari a 10 milioni di dollari (pochi con tagli inferiori a 1 milione) La ragione di tagli cos grandi? Le banche negli Stati Uniti hanno una dimensione minima di contrattazione pari a 1 milione di dollari al fine di ridurre i costi di transazione La scadenza in genere va da uno a quattro mesi
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GLI STRUMENTI: COMMERCIAL PAPER

Commercial paper: sono effetti (pagher) non garantiti, emessi dalle imprese, con scadenza massima a 270 giorni
n n n n n n n

Sono titoli non garantiti Sono emessi dalle imprese pi grandi e maggiormente solvibili Il tasso dinteresse offerto riflette il livello di rischio dellemittente Le scadenze negli Stati Uniti si concentrano tra i 20 e i 45 giorni Vengono cedute al netto dello sconto Oltre il 60% vengono collocate direttamente dallemittente allinvestitore Nel caso di disinvestimento di un investitore la banca collocatrice a riacquistarle

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GLI STRUMENTI: ACCETTAZIONI BANCARIE

Accettazione bancaria: un ordine di pagamento di un determinato importo a favore del portatore, a una determinata data futura
n

n n n

Vengono usate per finanziare le merci che devono essere trasferite dal venditore al compratore, quando il venditore non conosce la solvibilit della sua controparte. La banca interviene emettendo unaccettazione bancaria Sono strumenti essenziali nel commercio internazionale Senza di esse, molte transazioni non potrebbero avvenire perch le parti non si sentirebbero sufficientemente cautelate da eventuali perdite Lesportatore viene pagato immediatamente, una condizione importante quando i tempi di spedizione sono lunghi Lesportatore protetto dal rischio del cambio sullestero perch la banca locale paga in valuta nazionale Lesportatore non deve preoccuparsi della solvibilit dellimportatore perch la banca di questultimo che garantisce il pagamento
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IL MERCATO OBBLIGAZIONARIO

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IL MERCATO DEI TITOLI OBBLIGAZIONARI


Dimensione del mercato obbligazionario mondiale, italiano e USA (in miliardi di US$) per tipologia di emittente (P.A. vs imprese)

World
%

P.A. 16,531.20
38.13%

Imprese 26,826.40
61.87%

Totale 43,357.60
100%

Italy
%

1,208.30
59.62%

818.30
40.38%

2,026.60
100%

Usa
%

4,544.50
23.90%
Fonte:IMF

14,470.20
76.10%

19,014.70
100%

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CLASSIFICAZIONE DELLE OBBLIGAZIONI PER TIPOLOGIA DI EMITTENTE


n

Titoli di Stato Obbligazioni degli enti pubblici territoriali Obbligazioni societarie (corporate bonds)

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I TITOLI DI STATO: PRINCIPALI CARATTERISTICHE


Tipo BOT (Buoni Ordinari del Tesoro) CTZ (Certificati del Tesoro Zero coupon) Scadenza Periodicit cedola __ Tipologia cedola __ Rimborso Al valore nominale (cio alla pari) in unica soluzione alla scadenza Al valore nominale (cio alla pari) in unica soluzione alla scadenza al valore nominale (cio alla pari) in unica soluzione alla scadenza Al valore nominale (cio alla pari) in unica soluzione alla scadenza Indicizzato (all'inflazione dell'area Euro) in unica soluzione alla scadenza
19

3, 6, 12 mesi

24 mesi

__

__ Indicizzata (al rendimento dei BOT semestrali) Fissa Indicizzata (all'inflazione dell'area Euro)

CCT (Certificati di Credito del Tesoro) BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) BTPi (Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati allinflazione area )

7 anni

Semestral e

3, 5, 10, 30 anni

Semestral e

5, 10, 30 anni

Semestral e

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RENDIMENTI STORICI DEI TITOLI DI STATO E ANDAMENTO DELLINFLAZIONE


Tasso 1 4% 1 2% 1 0%

8% Rendimenti BTP 10 anni 6%

4% Inflazione

2%

0%
1990 1992 1994 1996 1998 2000 2002 2004 2006

Tas s o 1 6%

1 4%

1 2%

1 0%

8% Re n dim e n t i BT P a 10 an ni 6%

4% Re n d im e nt i d e i BOT a 90 gio r ni 2%

0% 199 0

Jacopo Mattei - Economia degli Intermediari Finanziari


1 992 19 94 199 6 1 998 200 0

2 002

20 04

200 6

20

Jacopo Mattei - Economia degli Intermediari Finanziari

LE OBBLIGAZIONE SOCIETARIE
n

Differenti tipologie Obbligazioni plain vanilla Obbligazioni con covenants e garanzie accessorie Obbligazioni callable Obbligazioni subordinate Obbligazioni convertibili e cum warrant Il rischio di insolvenza delle obbligazioni Il concetto di rating, le agenzie di rating, le classi di rating Obbligazioni investment grade e high yield

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21

LE CLASSI DI RATING
S tan dard & Poors AAA AA M oodys A aa Aa D e s crizi o ne O bbligaz ione di qua lit ec cel len t e e co n r atin g p i el ev at o . La c ap acit d el deb it o re d i corris p o nd ere gl i int eres si e di r im b o rs are il c ap it ale m olt o el ev at a. Ris ch io d in v es t im ent o a liv ello min i m o. O bbligaz ione di qua lit el ev ata. La cap acit d el d eb it o re d i co rr is p o nd ere gli in t eres s i e di r im b ors are il cap it ale m olto elev at a, e differ is ce d a un o b b li gaz io ne t it o lo A A A /A aa so lt an to in m in im a p art e. O bbligaz ione di qua lit m ed io-alt a. L a cap acit d e l d eb it o re d i co rris p o n d ere g li int eres s i e d i rim bors are i l cap it ale elev at a. Lo bb li g az io n e p os s ied e m o lt i at t rib ut i d inv es t imen t o fav o rev oli, p er quant o s ia in qualche m o do m a ggio r m en t e s o gg et t a agl i effet t i s fav o rev oli d ei c am b i am en t i congiunt urali e d ell e con d iz io ni eco no m iche. O bbligaz ione di livel lo m ed io, n o n car at t eriz z at a n d a un elev at a p rot ez io ne n d a s cars e gar anz ie. La cap acit de l debit o re d i co rris p o nd ere g li in t eres s i e d i rim bo rs ar e il cap it ale ad e gu ata. A lun go t ermine, t ut t avia, p ot rebb e n o n p res ent are laffid ab ilit n g li e lem en ti d i p ro t ez io ne rich ies t i p er gar ant ire i p agament i d i cap it ale e int eres s i. La cap acit de l debit o re d i co rris p o nd ere g li in t eres s i e d i rim bo rs ar e il cap it ale ad e gu ata. Lobbli gaz ione p res en ta t u tt avia ele men t i sp ecu lat iv i e il s u o fut u ro no n p u co n s id erars i garan tit o ade guat ament e. Con d iz io n i s fav o r evo li p o treb b ero lim itare la cap acit d el d eb it o re d i as so lv er e i p rop ri im p egni finan z iar i. Lobbli gaz ione non p res en t a le c aratt eris t ich e p rop rie d i u n in ves t im en t o d es id erab ile. La gar anz ia a lungo t erm ine s ul p ag amen t o di in t eres s i e cap it ale p o t reb b e ess ere rid o t t a. Co n d iz io n i s fav o revo li p robabile che l imit in o la cap acit d e l d eb it ore d i as s o lv ere i p rop ri imp egn i fin an z iari. O bbligaz ione di scars a q u alit . C h i aram en te v u ln erab ile al ris ch io d i in s o lv en z a, la c ap acit d el debit ore di as s olvere i p ro p ri im p egni fin anz iari a fro n t e d ello bb li gaz io n e d ip en d e d a co nd iz io ni favorevoli d i car at t ere co m m er cia le, fin an z iario o e co n om i co . O bbligaz ione s p eculat iva ad a lt o liv el lo . M o lt o v uln erabile a l ris ch io d in s olv en z a e c aratt eriz z at a d a alt ri p unt i deboli. O bbligaz ione di qua lit m in ima. C arat t eriz z at a d a p ro b ab ilit mo lt o scars e di ra g giu n gere q u alsias i s t andard dinves tim en t o reale. Q u es to rat ing p u es s ere u s at o p er in dicare s it u az ion i in cui s i a st at a avanz at a richies ta di b an caro tt a, s ebb en e la s o c iet s ia a l m o m en t o anco ra so lv ib ile. R ating ris erv at o alle s o le o b b li g az io ni a redd it o che n o n m at u ran o in teres s i. Indica ins olv enz a nei p ag am ent i. Indica ch e p er lobbli gaz io n e no n st at a rich ies t a u n a v alu t az ion e d i r at in g p u b b lic a. I rating da A A a C C C p o s s o n o es s ere m o d ificat i p rem et ten d o il s e gn o + o p er ind icar e la p o s iz io n e relat iva ne lla m bit o d ell e cat e go ri e di rat in degli cip ali. Jacopo Mattei - Economia g p rin Intermediari Finanziari

BBB

B aa

BB

Ba

CCC

C aa

CC C CI D NR (+ ) o (-)

Ca C

22

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IL COLLOCAMENTO DELLE OBBLIGAZIONI


n Il private placement
n

Il collocamento pubblico

Il collocamento a fermo Il collocamento a rubinetto Il collocamento ad asta


n

Lasta marginale

Lasta competitiva

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23

IL MERCATO AZIONARIO

Economia degli Intermediari Finanziari

24

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I TITOLI AZIONARI
n

Unazione ordinaria un titolo rappresentativo della partecipazione al capitale di una societ. Gli azionisti hanno diritti patrimoniali (utili, liquidazione) di tipo residuale. Le azioni (ordinarie) attribuiscono anche diritti amministrativi,
n

il pi importante dei quali il diritto di voto per ladozione delle delibere assembleari (nomina degli amministratori, modifiche statutarie, approvazione del bilancio ecc.).

Accanto alle azioni ordinarie una societ pu emettere altre tipologie di azioni che si differenziano le une dalle altre in ragione degli specifici diritti amministrativi e patrimoniali che incorporano.

In Italia, per esempio, possibile emettere azioni: n con diritto di voto limitato a specifici argomenti, n con diritto di voto subordinato al verificarsi di determinate condizioni (azioni a voto condizionato), n che attribuiscono un privilegio patrimoniale rispetto alle azioni ordinarie (azioni privilegiate).
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IL MERCATO AZIONARIO
n

Il mercato azionario il luogo (non necessariamente fisico) dove sono negoziati i titoli azionari.

Si distingue in mercato primario e secondario. (Si ricordi che solo sul mercato primario le imprese emittenti raccolgono nuove risorse finanziare; quando si verifica una transazione sul mercato secondario lo scambio di risorse finanziarie avviene tra due investitori, senza alcun coinvolgimento dellemittente originario).

In Italia:

il mercato di borsa un mercato regolamentato fa capo a Borsa Italiana SpA, cio ad una societ di gestione che ha la funzione di definire le regole di funzionamento del mercato e di organizzarne e gestirne lattivit.
n

Borsa Italiana SpA, come societ di gestione, un soggetto privato, Jacopo Mattei - Economia degli Intermediari Finanziari facente capo ad azionisti privati. Lorganizzazione e la gestione del 26 mercato azionario sono quindi riconducibili ad un criterio di mercato e

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IL MERCATO DI BORSA ITALIANO


La Borsa italiana si articola in diversi mercati; quelli azionari sono: il Mercato Telematico Azionario (MTA), il Mercato Expandi, il Mercato Alternativo dei Capitali (MAC). Il primo (MTA) di gran lunga quello pi importante: sono quotate circa 290 societ (il numero varia per nuove ammissioni o cancellazioni). Al suo interno, MTA si articola poi in tre segmenti: Blue Chip, STAR e Standard.
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I SEGMENTI DEL MTA


La figura sintetizza larticolazione del MTA

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28

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LE CONTRATTAZIONI SUL MTA


n

n n

Sul mercato MTA, le negoziazioni avvengono attraverso un circuito telematico, denominato Sistema telematico delle Borse Valori italiane, a cui possono accedere solo gli intermediari autorizzati. Le negoziazioni sono prevalentemente per conto terzi, quindi tramite intermediari che agiscono come broker. Per quanto riguarda il sistema di contrattazione e la formazione del prezzo, si utilizza un sistema misto:

cio opera sia il meccanismo dellasta a chiamata (nella fase di apertura), sia il criterio della negoziazione continua (nellorario delle contrattazioni continue).

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29

I PREZZI DI RIFERIMENTO
n

Nel mercato caratterizzato da contrattazioni continue i prezzi sono diversi per ogni scambio concluso. Questo comporta la necessit di determinare un prezzo espressivo dellandamento generale della giornata, con fini segnaletici nei confronti degli operatori.

Quotidianamente vengono calcolati: n il cosiddetto prezzo ufficiale, come media aritmetica di tutti i prezzi delle transazioni concluse nel corso della giornata, ponderati con le quantit relative a ogni singolo scambio;
n

il prezzo di riferimento invece il prezzo medio ponderato dellultimo 10% di scambi che hanno avuto luogo durante la seduta.

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30

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GLI INDICI AZIONARI


n

Un indice di mercato il valore composto di un gruppo di titoli negoziati in un mercato secondario.

Le fluttuazioni di un indice di mercato offrono agli investitori informazioni utili sullandamento di un ampia gamma di titoli.

Lindice azionario pi antico e famoso a livello internazionale il Dow Jones Industrial Average (DJIA), basato sulle performance delle azioni di 30 grandi societ industriali quotate sul NYSE. I principali indici calcolati sul mercato azionario italiano sono: il MIBTEL, che riflette landamento di tutte le azioni nazionali quotate in Borsa, ed diffuso con intervalli temporali di un minuto; il FTSE-MIB, che il paniere che racchiude le azioni delle 40 maggiori societ italiane ed estere quotate sui mercati gestiti da Borsa Italiana.
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LE ALTERNATIVE ALLA BORSA VALORI


n

La Direttiva MIFID, accanto ai Mercati regolamentati e ai Systematic Internalizers, contempla lattivit delle MTF (multilateral trading facilities).

Si tratta di circuiti di negoziazione privati che organizzano gli scambi mediante la concentrazione degli interessi di negoziazione di una pluralit di soggetti.

Laspettativa del legislatore che si creino le condizioni per accrescere la concorrenza tra le infrastrutture di mercato.

In pratica, le MTF possono diventare sistemi di mercato competitivi in alternativa alle borse.

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32

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Economia degli Intermediari Finanziari

Le funzioni degli intermediari e le banche


ECONOMIA DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI

Gli intermediari

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Economia degli Intermediari Finanziari

ALCUNI FATTI
1.

La distinzione teorica tra circuiti diretti e indiretti insufficiente:


z

Anche allinterno dei circuiti diretti e dei mercati mobiliari gli scambi possono avvenire (e tipicamente avvengono) tramite un intermediario

2.

Si introduce quindi lulteriore classificazione:


z z

Scambi autonomi scambi assistiti

3.

Gli scambi finanziari assistiti, che costituiscono la norma, avvengono sia nei circuiti diretti che in quelli indiretti
z z

Gli intermediari che operano nellambito dei circuiti diretti vengono definiti mobiliari, gli altri sono invece gli intermediari creditizi.

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PERCHE GLI INTERMEDIARI?


Imperfezioni del mercato
n n n n n n n n n n

Soluzioni offerte da intermediari


Costi di transazione Costi di transazione Incertezza Incertezza Asimmetria informativa Asimmetria informativa Preferenze divergenti Preferenze divergenti Razionalit limitata Razionalit limitata Nei circuiti diretti?

Economie di scala Economie di scala Diversificazione rischio Diversificazione rischio Screening e monitoring Screening e monitoring Trasformazione scadenze Trasformazione scadenze Professionalit Professionalit

Ruolo degli intermediari: facilitare la partecipazione ai mercati gestire il rischio


4

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CLASSIFICAZIONE DEGLI INTERMEDIARI


1.

Lattivit di intermediazione pu essere classificata in base alla natura della relazione contrattuale tra intermediario e cliente Su tale base si distinguono tre grandi categorie di attivit degli intermediari:
z z z

2.

Negoziazione in proprio Negoziazione delegata Prestazione di servizi di assistenza e consulenza

3.

Le diverse attivit si distinguono per:


z z z

Diversa intensit del rischio a carico dellintermediario Diversa focalizzazione al cliente Diversa evidenza contabile

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Le banche: i diversi modelli istituzionali e strategici

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LE BANCHE
n

Attivit (art. 10 T.U.B.):


Raccolta del risparmio tra il pubblico; Concessione di credito.

Profili normativi:

Dal 1994 la normativa vigente si ispira al modello europeo di banca universale. Precedentemente sussisteva una distinzione tra: n Banche di deposito; n Istituti di credito speciale.
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LE BANCHE (segue)
n

Elementi e funzioni distintive:


1.

Svolgimento della funzione monetaria (accettazione generalizzata dei debiti bancari come mezzo di pagamento);
n n

Fiducia del pubblico; Procedure e strutture di efficienza e sicurezza.

2.

Funzione di trasferimento delle risorse finanziarie tra unit finali in surplus e in deficit
n n n n

La banca fa parte del circuito creditizio; Attua la trasformazione delle scadenze; Svolge la funzione di trasformazione del rischio; Svolge una funzione di selezione ex-ante e di controllo ex-post.
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LE BANCHE (segue)
n

Possibili attivit svolte dal modello di banca universale: 1. Retail banking


n

Processi produttivi industrializzati e standardizzati (riferibili al modello US commercial banking); Canali distributivi diretti e capillari; Strumenti e servizi complessi, integrati e personalizzati (riferibili al modello US investment banking); Elevato valore aggiunto; Relationship banking.

2.

Private banking e Corporate banking


n

n n

La definizione di investment banking molto ampia: In genere strumenti e servizi complessi destinati alla gestione finanziaria dellimpresa, della famiglia e della clientela istituzionale.
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RETAIL (o COMMERCIAL) BANKING


n

Le banche svolgono la tradizionale attivit di raccolta presso il pubblico e di impiego tramite prestiti (di piccolo importo unitario rispetto al totale di portafoglio) a imprese e persone.

Aree daffari e prodotti:

Credito
n

Prestiti diretti alla clientela.

Raccolta
n n n

Le banche sono gli unici soggetti nel sistema abilitati a raccogliere il risparmio direttamente presso il pubblico. Altri intermediari possono fare credito, ma senza raccolta diretta.

Presso il pubblico; Strumenti a vista; Strumenti a tempo (con scadenza).

Servizi di pagamento
n

Per mezzo della raccolta a vista.

Servizi di intermediazione
n n

Dealing; Trading.

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10

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INVESTMENT BANKING
n

Attuale assetto istituzionale e normativo italiano:

Aree daffari e prodotti:

Attivit creditizia
n n

Le banche sono abilitate a svolgere direttamente attivit di merchant banking Le SIM sono abilitate a fare attivit di collocamento, di gestione dei rischi, di asset mgmt, ecc. Gli altri intermediari possono svolgere attivit di assunzione di partecipazioni, di cash mgmt, di intermediazioni in cambi.

Raramente finanziamenti diretti; Spesso attivit di financial advisory.

Corporate finance
n n n

Finanza mobiliare; Finanza straordinaria; Assunzione di partecipazioni.

Capital markets
n n

Dealing; Trading.

Asset management
n

n Gestione Jacopo Mattei - Economia degli Intermediari Finanziari

Cash mgmt; di patrimoni.

11

LA STRUTTURA DI BILANCIO DELLE BANCHE E GLI EQUILIBRI FONDAMENTALI

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12

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PREMESSE AL BILANCIO DELLA BANCA


n

Definizione: insieme di documenti redatti periodicamente allo scopo di rappresentare la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica Documenti: Stato patrimoniale (attivit e passivit) Conto economico (costi e ricavi) Nota integrativa

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13

PREMESSE AL BILANCIO DELLA BANCA


(segue)
n

Obiettivi bilancio:
Rispondere a obblighi contabili (IAS) e fiscali previsti dalle normative Costituire fonte di informazione economico, patrimoniale e finanziaria per gli stakeholders

Note per la compilazione:

Banca dItalia ha predisposto schemi e regole (modificate recependo i principi IAS/IFRS)

Differenti tipologie di bilancio


Bilancio della banca Bilancio consolidato o di gruppo Bilancio civilistico Bilancio riclassificato
14

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CONTENUTO DEL PASSIVO DI BILANCIO


Il passivo come fonte di fondi:
n

Raccolta da clientela: Depositi in conto corrente Depositi a risparmio Obbligazioni bancarie Prestiti da banche, intermediari finanziari o banca centrale Capitale proprio

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15

CONTENUTO DELLATTIVO DI BILANCIO


Lattivo come impiego di fondi:
n

Riserve di liquidit: Cassa Liquidit presso la Banca Centrale:


n n

Riserva obbligatoria Riserve liquidit in eccesso rispetto ai vincoli

Titoli Prestiti Altre attivit


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STATO PATRIMONIALE DELLA BANCA


ATTIVO Cassa Attivit finanziarie fruttifere di interessi Passivit onerose di interessi
Depositi interbancari Crediti verso banche Crediti verso clienti Titoli a reddito fisso .. Debiti verso banche Debiti verso clienti Debiti rappresentati da titoli emessi Passivit subordinate ..

PASSIVO

Attivit finanziarie non fruttifere di interessi


Titoli azionari Partecipazioni Ratei e risconti attivi Crediti verso lerario

Passivit non onerose di interessi


Ratei e risconti passivi Fondi per rischi e oneri .

Attivit non finanziarie


Immobilizzazioni materiali Immobilizzazioni immateriali

Patrimonio

Capitale sociale Riserva sovrapprezzo azioni Altre riserve patrimoniali Jacopo Mattei - Economia degli Intermediari 2010/11 Economia degli Intermediari Finanziari a/a Finanziari Economia degli Intermediari netto Utile Finanziari

17

EFFETTI DELLA FUNZIONE MONETARIA DEI DEPOSITI SULLOFFERTA DI MONETA


n

In conseguenza delle caratteristiche dello stato patrimoniale della banca si pu comprendere il processo di moltiplicazione monetaria attuato per effetto dei depositi: La moneta emessa dalla Banca Centrale (Base Monetaria, BM) detenuta:

Dal pubblico (BMp); Dalle banche come riserva di liquidit (RB); Pertanto: BM= BMp + RB

La moneta complessivamente spendibile nel sistema (OM) rappresentata sia da BMp che dai depositi bancari (D):

OM=BMp + D

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EFFETTI DELLA FUNZIONE MONETARIA DEI DEPOSITI SULLOFFERTA DI MONETA (segue)


n

Considerando il rapporto tra le due equazioni, si ottiene:


BM p + D OM = BM BM p + RB

1+ p OM = BM p +b

Dove p e b sono, rispettivamente:


il rapporto tra BMp e D; Il rapporto tra RB e D.

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ATTIVITA FUORI BILANCIO


Definizione: operazioni di scambio di strumenti finanziari che producono redditi da commissioni o vendita di prestiti e dunque agiscono sui profitti ma non compaiono nello stato patrimoniale della banca Tipologie di operazioni: Cessione prestiti Servizi specializzati (negoziazione in cambi, gestione ipotecarie, loan commitment) Attivit di gestione rischi

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10

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CONTO ECONOMICO (E MODALITA DI VALUTAZIONE DELLA PERFORMANCE) DELLA BANCA


q

Le banche USA prediligono una configurazione del conto economico nel quale emergono i seguenti aggregati:

Ricavi operativi Costi operativi Risultato netto operativo

Le banche italiane invece impiegano un conto economico riclassificato che evidenzia i risultati di gestione intermedi quali:

Margine di intermediazione Risultato di gestione

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21

CONTO ECONOMICO DELLA BANCA


CONTO ECONOMICO INTERESSI ATTIVI - INTERESSI PASSIVI = MARGINE DI INTERESSE + COMMISSIONI + ALTRI RICAVI = MARGINE DI INTERMEDIAZIONE -RETTIFICHE SU CREDITI E ALTRE AF = RISULTATO GESTIONE FINANZIARIA -COSTI OPERATIVI = RISULTATO LORDO -IMPOSTE = RISULTATO NETTO
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11

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GLI EQUILIBRI FONDAMENTALI


1.

Equilibrio economico Ricavi > Costi Equilibrio finanziario


Equilibrio tra flussi di cassa in entrata e flussi di cassa in uscita, anche nel brevissimo termine (tesoreria), e capacit di mantenere sotto controllo la corrispondenza tra struttura dellattivo e struttura del passivo.

2.

3.

Equilibrio patrimoniale
Patrimonio positivo e dimensionato ad un livello coerente rispetto ai rischi assunti.
23

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EQUILIBRIO ECONOMICO
I principali indicatori di performance:

ROA (return on assets)=Utile netto/ Totale attivo ROE (return on equity)=Utile netto / Mezzi Propri

ROE=RN/MP=(RN/RL)*(RL/RGF)*(RGF/MIN)*(MIN/MIS)*NIM*(TA/MP)

NIM (net interest margin)= =(Interessi attivi Interessi passivi) / Totale attivo

MIS/MP=(ia-ip)*(Pfi/MP)+ia*(Afi-Pfi)

Il ROE tanto pi alto quanto maggiore: la leva fin., la forbice tra i tassi il divario tra attivit fruttifere (Afi) e passivit fruttifere (Pfi)

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EQUILIBRIO FINANZIARIO
DEF: Lequilibrio finanziario espresso dal saldo positivo dei flussi di cassa in entrata e in uscita nel corso di un qualsiasi arco temporale
Variazioni Variazioni

FLUSSI POSITIVI:
positive di passivit finanziarie negative di attivit finanziarie Variazioni negative di attivit reali Variazioni positive dei mezzi propri per nuovi conferimenti di provenienza esterna Ricavi finanziari e non finanziari

FLUSSI NEGATIVI:
Variazioni Variazioni

negative di passivit finanziarie positive di attivit finanziarie Variazioni positive di attivit reali Costi finanziari e non finanziari Imposte e tasse Dividendi
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GESTIONE DELLEQUILIBRIO FINANZIARIO


Situazione di partenza: Saldo finanziario Riserve di liquidit Obiettivi di tesoreria (A): Saldo finanziario Riserve di liquidit Analisi fattori interni/esterni influenti Ambiente Mercato Budget Previsioni Simulazione scenari e loro impatti Interventi possibili e convenienti per la gestione exante della tesoreria Situazione di tesoreria (B): Saldo finanziario Riserve di liquidit

Situazione di tesoreria Interventi eventuali ex-post di aggiustamento

Misurazioni di scostamento (A-B)

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13

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GESTIONE DELLEQUILIBRIO FINANZIARIO (segue)


a) b) c)

La gestione della tesoreria incentrata su: 1. la previsione degli scenari realizzabili; 2. la previsione dellequilibrio finanziario prospettico
metodo della riclassificazione dello SP per liquidit; metodo della rilevazione dei FC generati secondo una scalettatura temporale predefinita e crescente; metodi ibridi

3.

le politiche volte a gestire il livello desiderato di liquidit (direttamente interconnesse con le politiche di impiego e di raccolta).
a) b) c) d)

segmentazione/diversificazione della clientela; incentivi mirati a favorire il mantenimento della raccolta in essere e allaccensione di nuove passivit; incentivi mirati a favorire uno sviluppo sostenibile degli impieghi; aumento dellintegrazione attivo/passivo.
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GESTIONE DELLEQUILIBRIO FINANZIARIO (segue)

Lequilibrio finanziario infine influenzato dal livello di riserve di liquidit che la banca detiene. Il problema : 1. Quante riserve mantenere, in funzione di:

costo opportunit; vincoli regolamentari; affidabilit previsioni flussi. in base allorizzonte temporale di gestione riserve obbligatorie riserve libere di prima linea riserve libere di seconda linea (attivit finanziarie fruttifere a breve scadenza o facilmente liquidabili)
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2. 3.

Quando renderle disponibili;

Come detenerle

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14

Economia degli Intermediari Finanziari

EQUILIBRIO PATRIMONIALE (SOLVIBILITA)


DEF: Lequilibrio patrimoniale espresso dalla circostanza che il valore corrente delle attivit possedute sia superiore al valore corrente delle passivit sottoscritte dalla banca.

Il patrimonio netto deve essere positivo Il concetto di valore corrente vago, ma chiaramente incorpora la nozione di valore di cessione (o di realizzo). Esiste una chiara correlazione tra liquidit e solvibilit della banca

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29

I RISCHI BANCARI
1.
n n

Rischi di controparte
Rischio di credito Rischio di regolamento

2.
n n n

Rischi di mercato
Rischio di interesse Rischio di cambio Rischio di prezzo

3.

Rischi operativi Rischi di variazione del livello generale dei prezzi


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4.

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15

Economia degli Intermediari Finanziari

LA GESTIONE BANCARIA E I RISCHI


La gestione delle istituzioni finanziarie: n si svolge in un contesto di incertezza ed strettamente connessa alla gestione dei rischi, n strutturalmente esposta

soggetta alla possibilit di perdite o danni dalla manifestazione dei rischi operativi

alla volatilit dei tassi di interesse, alla volatilit dei tassi di cambio, alla volatilit dei prezzi di mercato dei titoli, alla potenziale insolvenza delle controparti

Pertanto esiste una regolamentazione che si preoccupa di fissare limiti ai rischi che una banca pu assumere, con il presupposto che vi sia un interesse generale alla stabilit delle banche e dei sistemi finanziari (dato che fallimenti di singole istituzioni finanziarie o crisi di sistema possono avere costi sociali altissimi)
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IL RISCHIO DI CREDITO
n

Il credito il core business e il rischio di credito , in genere, la componente principale dei rischi. Le banche devono valutare la solvibilit dei debitori in modo da assicurarsi che i crediti concessi siano rimborsati. Ai fini della valutazione del rischio di credito necessario considerare la condizione tipica Jacopo (incertezza e Mattei - Economia degli Intermediari Finanziari asimmetria informativa) della 32 attivit finanziaria.

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IL RISCHIO DI CREDITO (segue)


n

Selezione ex-ante: Le banche devono valutare la qualit dei richiedenti credito A tal fine, si ricorre a processi di analisi pi o meno complessi, basati su dati quantitativi e su informazioni qualitative In parte, linformazione pu derivare da relazioni di lungo termine con la clientela Dati e informazioni possono alimentare veri e propri modelli di rating che stimano la probabilit di insolvenza del debitore Monitoraggio ex-post Una volta concesso il credito la banca deve gestire la relazione per la durata del contratto In particolare necessario monitorare i comportamenti del debitore, per evitare manifestazioni di azzardo morale
33

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IL RISCHIO DI CREDITO (segue)


n n

Il processo di valutazione quindi alla base delle decisioni di assunzione dei rischi di credito La conclusione del processo ha due soluzioni possibili

Concedere il credito Rifiutare il credito

n n

In realt, spesso, la decisione di concedere il credito pi articolata Al fine di gestire lesposizione al rischio, la banca pu

Adottare misure di mitigazione del rischio


n n n

Razionare il credito, ovvero concedere credito per un importo inferiore a quello richiesto

Garanzie (collaterals) Saldi minimi di compensazione Covenants

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34

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LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO DI CREDITO


n

Il rischio di credito pu essere valutato in termini probabilistici, arrivando alla determinazione della perdita attesa (EL) e della perdita inattesa (UL). Mentre la seconda dipende dai parametri della distribuzione di probabilit stimata, la prima pu essere valutata in funzione di:

Probabilit di insolvenza del debitore (PD); Perdita in caso di insolvenza (LGD); Esposizione al momento dellinsolvenza (EAD).

In particolare risulta: EL=PD*LGD*EAD

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35

LA GESTIONE DEL RISCHIO DI INTERESSE


n

La variabilit dei tassi di mercato si ripercuote in modo diretto sul bilancio della banca e influenza la sua redditivit. Il processo di gestione del rischio di interesse implica di:

Identificare e misurare, allinterno del bilancio, quali poste dellattivo e del passivo sono sensibili alle variazioni dei tassi di mercato Valutarne limpatto economico a fronte dei diversi scenari possibili Decidere come gestire il rischio (eliminare, coprire, tenere)

Lesposizione al rischio di interesse, cio la sensibilit di attivo/passivo ai tassi di mercato, dipende:


Dalle forme contrattuali: scadenze e regime di definizione dei tassi (fisso o variabile) Dal mix con cui le diverse forme entrano nellattivo e passivo

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segue: IL MATURITY GAP


n

Lanalisi dei gap una delle metodologie utilizzate per valutare la esposizione della redditivit di una banca alle variazioni dei tassi di interesse di mercato GAP= AST- PST
dove AST= Attivit sensibili ai tassi PST= Passivit sensibili ai tassi

Naturalmente va definita la scadenza che si assume come confine tra sensibile e non sensibile: (12 mesi, ad esempio) Moltiplicando poi il GAP per la variazione dei tassi di interesse, evidenziamo limpatto della variazione stessa sui redditi della banca: I= GAP * i
dove: I rappresenta la variazione dei redditi della banca e i rappresenta, invece, la variazione dei tassi di interesse
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IL MATURITY GAP: VANTAGGI E LIMITI


n n

Il vantaggio che il metodo estremamente semplice In realt, anche molto approssimato


Una delle ragioni che classifica attivo e passivo in due macro classi: sensibili e non sensibili Ci non segnala la effettiva distribuzione di scadenze
PASSIVO 100 100 100 100 Entro 12 m Tra 1 e 2 a Tra 2 e 3 a 200 200 100 Tra 3 e 4 a 350 ATTIVO Entro 12 m Tra 1 e 2 a 50 450 PASSIVO Entro 12 m 150

Esempio:

ATTIVO Entro 12 m Tra 1 e 2 a Tra 2 e 3 a Tra 3 e 4 a

Supponiamo che i tassi di mercato siano destinati a diminuire: entrambi a casi hanno Gap -100, quindi ugualmente in posizione per trarre vantaggio. Ma oltre i 12 mesi? Il secondo caso appare molto esposto.
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IL MATURITY GAP: LIMITI


n

In primo luogo c una ipotesi irrealistica

la pendenza della yield curve non cambia, ovvero il livello dei tassi di interesse varia nello stesso modo su tutte le scadenze

In secondo luogo, lanalisi si basa su stime degli attivi e passivi da classificare sensibili e non sensibili:

Nel caso dei mutui, nonostante la lunga durata contrattuale, necessario tener conto delle clausole di rimborso anticipato Nel caso dei depositi a vista, formalmente sensibili, lesperienza dice che c una base stabile (non sensibile)

e dunque?

Le applicazioni sono meno semplici di quanto appaia le banche utilizzano, comunque, metodi pi complessi per stimare il rischio sui tassi (per esempio metodo del VaR)

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IL MATURITY GAP: STRATEGIE DI GESTIONE


1.

Una volta che listituzione finanziaria ha previsto un certo scenario e ha calcolato gli impatti sul bilancio su:
n n

Redditivit Valore del capitale netto

2. 3.

Si tratta di prendere le decisioni gestionali In linea generale, le opzioni aperte sono due:
n n

ridurre il GAP per immunizzare il bilancio, agendo sul bilancio stesso, modificando lequilibrio sensibili/non sensibili utilizzare i contratti di copertura (con strumenti derivati, ad esempio), in modo da ridurre limpatto delle variazione dei tassi di interesse senza agire sulla composizione attivo/passivo

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I CONTRATTI BANCARI

TIPOLOGIE DI CONTRATTI
n

I contratti tipici dellattivit bancaria si ricollegano alle caratteristiche della sua attivit. Pertanto si ricollegano a:

la raccolta, definita come acquisizione di fondi con obbligo di rimborso, sia sotto forma di deposito sia sotto altra forma; gli impieghi, cio gli investimenti attuati dallintermediario con le risorse raccolte; i servizi, che si possono ricavare dallelenco dellart. 1 TUB; ad esempio:
n n n

n n

servizi di pagamento; emissione di strumenti di pagamento; operazioni di negoziazione di strumenti finanziari per conto della clientela; consulenza; partecipazione alle emissioni di titoli.
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CLASSIFICAZIONE DELLE OPERAZIONI DI RACCOLTA


n

Le operazioni di raccolta si distinguono per: Natura e obiettivi Modalit di stipulazione Richiesta di rimborso Scadenza
Depositi Depositi Contratti

moneta tempo

bilaterali Contratti di mercato


A

vista A scadenza
A A

breve termine medio e lungo termine Euro valuta estera


3

Valuta di denominazione

In In

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CLASSIFICAZIONE DELLE OPERAZIONI DI PRESTITO


n

Le operazioni di prestito si distinguono per: Modalit di utilizzo Presenza di garanzie Modalit di rimborso Modalit di rientro Scadenza Valuta di denominazione
Per

cassa Di firma
Garantiti In

bianco dallaffidato

Autoliquidanti Rimborsati A

revoca

Scadenzati A

breve termine A medio e lungo termine


In

Euro In valuta estera

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I RISCHI ASSOCIATI AI CONTRATTI BANCARI


n

Rischio di liquidit Rischio di trasformazione delle scadenze Rischio di tasso di interesse Rischio di tasso di cambio Rischio di insolvenza Rischio operativo
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LA REMUNERAZIONE DEI CONTRATTI BANCARI


n

Costi: interessi passivi a fronte della raccolta effettuata. commissioni per:


n n n n n

garanzie ricevute; derivati su crediti; servizi di gestione e intermediazione; servizi di incasso e di pagamento; altri servizi

Ricavi: interessi attivi sui crediti erogati commissioni per:


n n n n n

garanzie rilasciate e crediti di firma; derivati su crediti; servizi di gestione, intermediazione e consulenza; servizi di incasso e di pagamento; altri servizi
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LA TRASPARENZA DEI CONTRATTI BANCARI


n

La disciplina sulla trasparenza delle operazioni bancarie fondata sul principio che le relazioni con la clientela siano improntate a criteri di buona fede e correttezza. In particolare sono fissate regole che si riferiscono a: pubblicit e informativa pre-contrattuale, come gli obblighi inerenti:
n n n n

lavviso sulle principali norme di trasparenza; Il foglio informativo (specifica disciplina BdI); la copia completa dello schema di contratto; il documento di sintesi.

forma, contenuto e caratteristiche dei contratti; modifica delle condizioni contrattuali


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LE OPERAZIONI DI RACCOLTA

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CARATTERISTICHE DI BASE
n

Assunzione di una posizione debitoria verso la clientela e conseguente emissione di una passivit da parte della banca conti correnti passivi; depositi a risparmio liberi e vincolati; certificati di deposito; buoni fruttiferi; obbligazioni; operazioni pronti contro termine passive. Contabilizzazione nel passivo di SP; Remunerazione annunciata e resa nota al cliente; Rischio di liquidit a carico della banca
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I CONTRATTI MONETARI
n

Depositi moneta, in cui prevale la funzione monetaria, tanto che: la remunerazione diviene spesso di importanza secondaria; la possibilit di accesso alla vasta gamma di servizi bancari (soprattutto di pagamento) invece fondamentale. Depositi tempo, in cui prevale la funzione di investimento, tanto che: la remunerazione diviene di importanza fondamentale; possono prevedere vincoli temporali di scadenza.

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DEPOSITI MONETA IL CONTO CORRENTE


n

Il conto corrente un contratto tipico (c.c.), in genere aperto per adesione. Il suo contenuto principale costituito dai servizi di incasso e pagamento, ma permette di accedere anche a: operazioni di acquisto e vendita di titoli; incasso di cedole, dividendi e rimborsi; sottoscrizioni e altre operazioni su valori mobiliari.

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11

LA REMUNERAZIONE DEL CONTO CORRENTE


n

Ad ogni operazione di addebito/accredito sul conto corrente si assegna, ai sensi del contratto, una valuta, intesa come la data da cui decorrono gli interessi attivi e passivi; Essa consente di determinare il cosiddetto saldo liquido del conto, che risulta dal computo di tutte le operazioni a credito e a debito per cui la valuta maturata; tale saldo va distinto dal:

Saldo contabile, che esprime il saldo di tutte le operazione effettuate a prescindere dalla valuta; Saldo disponibile, che sintetizza tutte le operazioni di cui la banca conosce lesito ed ha verificato il buon fine.

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12

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LA REMUNERAZIONE DEL CONTO CORRENTE


(segue)
n

Gli interessi a credito e/o a debito del conto corrente si determinano sulla base del cosiddetto conto scalare che, disponendo in ordine cronologico di valuta i saldi relativi a tutte le operazioni effettuate, consente di evidenziare: i saldi debitori o creditori ottenuti raggruppando tutte le operazioni con medesima valuta; i giorni, intesi come distanza temporale tra la valuta attribuita ad un saldo e quella immediatamente successiva; i numeri creditori e debitori ottenuti come prodotto tra saldi e giorni corrispondenti. Applicando a saldi creditori e debitori, rispettivamente, il tasso debitore e quello creditore si determinano gli interessi da liquidare (metodo scalare amburghese)
13

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LA REMUNERAZIONE DEL CONTO CORRENTE (ESEMPIO DI CONTO SCALARE -1)


Mov. dare A Mov. avere B 1.200 150 1000 Data C 2/7 10/7 25/7 Versamento a/b Pagamento bolletta Versamento a/b Bonifico a favore di terzi Prelievo Descrizione Saldi dare D Saldi avere E 1.200 1.050 2.050 Valuta F 3/7 15/7 28/7 gg G 12 13 8 Numeri dare F*D Numeri avere F*E 14.400 13.650 16.400

800 200

5/8 16/8

1.250 1.050

5/8 16/8

11 45

13.750 47.250 105.450

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LA REMUNERAZIONE DEL CONTO CORRENTE (ESEMPIO DI CONTO SCALARE-2)


n

Ipotizzando il tasso annuo del 2%, gli interessi maturati sono pari a: 105.450*2 36.500

= 5.78

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I DEPOSITI TEMPO

Libretti a risparmio Certificati di deposito A cedola fissa Zero coupon Corridor Operazioni pronti contro termine La banca vende a pronti e acquista a termine

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LE OBBLIGAZIONI BANCARIE
n

Le obbligazioni sono lo strumento principale di raccolta a medio/lungo termine possono essere emesse da tutti i tipi di banche; devono avere durata minima di 3 anni (o media di 2) ad eccezione di quelle convertibili in azioni proprie della banca possono essere emesse in deroga alle norme stabilite dal codice civile (limiti, ecc.); BdI pu intervenire discrezionalmente vietando o limitando le emissioni; le emissioni possono essere di due tipi:
n

con caratteristiche di mercato, con taglio minimo di 1.000,00 , per emissioni non inferiori a 150 mln e banche con PV>25 mln e bilanci in utile per tre esercizi; senza caratteristiche di mercato, con taglio minimo di 10.000,00 , per emissioni inferiori a 150 mln e banche senza i suddetti requisiti.
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I DIFFERENTI TIPI DI OBBLIGAZIONI


n n n n n n n n n

Obbligazioni convertibili Obbligazioni con warrant Obbligazioni con cedola Obbligazioni zero coupon Obbligazioni step-up o step-down Obbligazioni strutturate Obbligazioni index-equity linked Obbligazioni reverse floaters Obbligazioni reverse convertible

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ALTRI TITOLI EMESSI DALLE BANCHE


n

Prestiti subordinati possono essere emessi da tutte le banche consentono di rafforzare la dotazione patrimoniale, e sono computabili nel patrimonio supplementare:
n n

nei limiti del 50% del patrimonio di base; purch di durata maggiore di 5 anni o con preavviso di almeno 5 anni; purch il rimborso anticipato avvenga solo su iniziativa dellemittente e preveda il nulla osta BdI.

Strumenti ibridi sono passivit irredimibili, rimborsabili solo su iniziativa dellemittente previo consenso BdI
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ALTRE OPERAZIONI DI RACCOLTA


n

Raccolta interbancaria

Operazioni con la BCE

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LE OPERAZIONI DI IMPIEGO

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LISTRUTTORIA DI FIDO: I DIVERSI LIVELLI INFORMATIVI


Grado di rappresentativit dei fenomeni aziendali Basso Alto Analisi fondamentale Scenario economico di riferimento Settore di appartenenza Strategie aziendali Struttura economica e finanziaria Andamento con il sistema bancario Andamento del rapporto con la banca Basso Alto Grado di prossimit temporale allaccadimento dei fenomeni aziendali 22 Jacopo Mattei - Economia degli Intermediari Finanziari 22 Analisi andamentale

Valutazione garanzie

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PRINCIPALI CATEGORIE

1.

I finanziamenti diretti a breve termine

2.

Lo smobilizzo di crediti commerciali a bt

3.

I finanziamenti diretti a MLT

4.

I crediti non monetari

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I FINANZIAMENTI DIRETTI A BREVE TERMINE


1.

Apertura di credito in conto corrente (art.1842 e ss c.c.)

Tre modalit principali:


n n n

Apertura di credito semplice Apertura di credito ordinaria Credito per elasticit di conto

Scadenza determinata o indeterminata (a revoca) La remunerazione basata su due elementi distinti:


n n

gli interessi, determinati tramite i numeri; la commissione di massimo scoperto.

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I FINANZIAMENTI DIRETTI A BREVE TERMINE


(segue)
2.

Anticipazione su pegno (art.1846 e ss. c.c)


Su merci o su titoli Due forme principali


n n

In conto corrente Per somma e scadenza fissa

Erogata con uno scarto rispetto al valore della garanzia Simile nella sostanza ad una PCT attiva, ma con un unico contratto La durata massima di 135 gg. Il prezzo base corrisponde a quello dei titoli meno uno scarto percentuale Elementi di remunerazione
n n

3.

Riporto finanziario

Il tasso di interesse (saggio di riporto) La tassa sul contratto

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25

I FINANZIAMENTI DIRETTI A BREVE TERMINE


(segue)
4.

Sovvenzione cambiaria

Consiste nello sconto di un pagher emesso dal cliente Elementi di remunerazione sono:
n n n

gli interessi (anticipati); la commissione di incasso; limposta di bollo.

5.

Finanziamento di transazioni commerciali con lestero


In Euro o in valuta Allesportatore


n

Anticipazione

Documenti contro pagamento Documenti contro accettazione

Sconto Prestiti su iniziativa dellesportatore Finanziamenti allimportatore in senso stretto


Jacopo Mattei - Economia degli Intermediari Finanziari 26

Allimportatore
n n

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LO SMOBILIZZO DI CREDITI COMMERCIALI A BREVE TERMINE


DEF : Finanziamenti destinati al supporto finanziario delle operazioni commerciali di impresa Caratteristiche: n Autoliquidabilit n Possibilit di ripartire il rischio su soggetti diversi n Possibilit di prevedere i flussi a servizio del debito n Concessi con due clausole alternative:

Pro soluto Pro solvendo

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27

LO SMOBILIZZO DI CREDITI COMMERCIALI A BREVE TERMINE (segue)


1.

Principali forme tecniche: Sconto bancario (art.1858 c.c.)


n

La banca anticipa al cliente, previa deduzione delinteresse, limporto di un credito verso terzi mediante la cessione sbf del credito stesso.

2. 3. 4.

Anticipazione su portafoglio SBF Anticipazione su fatture Factoring

Impegno a cedere crediti di natura commerciale ad un operatore specializzato (detto factor) in cambio dellimpegno di curarne gestione e incasso e eventualmente anticiparne lammontare.
n

Full factoring

Pro soluto Pro solvendo

n n

Maturity factoring
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I FINANZIAMENTI DIRETTI A MLT


1.

Il mutuo (art.1813 c.c.)


Diversi tipi di piani di ammortamento Garantiti e non garantiti Specifica normativa di trasparenza

2.

Il leasing finanziario

Maxicanone (anticipo), canoni periodici e prezzo di riscatto.

3.

Il credito al consumo

Finalizzato e non finalizzato Personale, rotativo, contro cessione del quinto dello stipendio, con carte di credito

4. 5.

Il forfaiting I prestiti in pool


Jacopo Mattei - Economia degli Intermediari Finanziari 29

I CREDITI NON MONETARI


1.

La fidejussione (art. 1936 c.c.)

Pu garantire sia obbligazioni di natura monetaria che non monetaria

2.

Lavallo

Garanzia cambiaria

3.

Laccettazione bancaria

La banca assume il ruolo di trattario accettante

4.

Il credito documentario

Regolato dalle NUU della Camera di commercio internazionale di Parigi.

5.

Il prestito titoli

Forma del mutuo I diritti accessori spettano al mutuatario Durata max 12 mesi rinnovabile
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ESERCITAZIONI

ESERCIZIO 1
n

Si consideri un anticipazione su titoli:


# titoli=10.000 Prezzo= 7,5 Interessi= 10 % annuo Scarto di garanzia=40% Durata = 180 gg

A quanto ammonta il finanziamento?

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ESERCIZIO 1 - SOLUZIONE
input

numero titoli prezzo tasso giorni valore garanzia scarto valore nominale anticipazione interessi spese perizia netto ricavo

10000 7,5 0,1 180 importi 75.000,00 30.000,00 45.000,00 2.250,00

0,4

42.750,00
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ESERCIZIO 2
n

Si consideri unanticipazione SBF, con presentazione di RI.BA il 3 settembre e i seguenti dati:


# RI.BA = 3 importo= 4.500 Interessi= 13 % annuo Scadenze: n 30 settembre = 1.500 n 31 ottobre = 2.000 n 30 novembre = 1.000

A quanto ammontano gli interessi?


4

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ESERCIZIO 2 - SOLUZIONE
scadenza importo 30-set 1.500,00 31-ott 30-nov 2.000,00 1.000,00 giorni numeri 27 58 88 40.500,00 116.000,00 88.000,00

244.500,00 244.500*13 36.500

87,08
sconto

= 87.08
5

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ESERCIZIO 3
n

In data 21.01.n un investitore sottoscrive un certificato di deposito alle seguenti condizioni:


Durata = 6 mesi Tasso annuo lordo = 4,20% Valore nominale = 6.000 limporto disponibile a scadenza; il tasso di rendimento effettivo.

Determinare:
a. b.

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ESERCIZIO 3- SOLUZIONE
a.

limporto disponibile a scadenza: Input Durata 6 mesi Tasso annuo lordo Valore nominale
Valore Nominale CD Interessi al 4,20% Ritenuta fiscale 27% Importo disponibile a scadenza

met anno 4,20% 6.000,00


6.000,00 126,00 34,02 6.091,98
7

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ESERCIZIO 3 - SOLUZIONE
b.

il tasso di rendimento effettivo: Tasso annuo lordo % Ritenuta fiscale 27 % Tasso netto Tasso di rendimento effettivo 4,2 1,13 3,07 3,09% = ((6091,98/6000)^2)-1

In capitalizzazione semplice si deve considerare che nei primi sei mesi linvestitore percepisce interessi per 1,535%, che poi possono essere reinvestiti al medesimo tasso netto del 3,07% annuo per i successivi 6 mesi:
Tasso netto percepito in 6 mesi Tasso netto di reinvestimento Tasso rend. (per capit.int. nei 6 mesi successivi) Tasso di rendimento effettivo 1,53% 3,07% 0,02%= 0,0153*(1+0,0153)-0,0153 3,09%= 1,53+1,53+0,02
8

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ESERCIZIO 4
n

Si consideri che in data 21.01.n viene stipulato unoperazione pronti c/ termine di durata 60 giorni con le seguenti caratteristiche:

BTP del V.N. = 80.000 Prezzo di mercato (Prezzo a pronti) = 102,36 Prezzo a termine = 103,28 Durata = 60 gg

Determinare: il rendimento lordo annuo.

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ESERCIZIO 5- SOLUZIONE
Input BTP del valore Nominale Prezzo di mercato (Prezzo a pronti) Prezzo a termine 80.000 102,36 103,28

Rendimento dell'operazione in regime di capitalizzazione semplice Capitale finale Capitale iniziale Giorni Tasso d'interesse 82.624,00 81.888,00 60 5,47%=

i (82624/81888-1)*(365/60) (103,28-102,36)*(365/60)
10

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ESERCIZIO 5- SOLUZIONE
Se l'acquirente una persona fisica si applica la ritenuta del 12,50% Importo dovuto dalla banca a termine - versamento iniziale = Interessi Lordi - ritenuta fiscale del 12,50% = Remunerazione Netta =Rendimento Netto dell'operazione Rendimento annuo netto effettivo
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82.624,00 81.888,00 736,00 92,00 644,00 4,78% 4,88%


11

ESERCIZIO 6
n

Si consideri che in data 21.01.n viene stipulata unoperazione di riporto finanziario tra la banca ed un suo cliente con le seguenti caratteristiche:

Riportato = Cliente Valore titoli ceduti = 150.000 Scarto applicato = 30% Tasso di interesse = 10 % Durata = 60 gg

Determinare il tasso effettivo.

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ESERCIZIO 6- SOLUZIONE
Input Valore titoli ceduti Scarto applicato % Tasso di interesse % Durata giorni 150.000 30 10 60

Prezzo a termine Interessi Prezzo a Pronti Tasso effettivo

105.000 1.726,03 103.273,97 10,46%

=150.000*(1-0,3)

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ESERCIZIO 7
n

Si consideri che in data 01.01.n viene sottoscritto un mutuo con le seguenti caratteristiche:

Mutuo = 50.000 Durata = 10 anni Tasso di interesse = 4,68% Ammortamento alla francese Rata annua 6.374,99

Si determini il piano di ammortamento.

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ESERCIZIO 7- SOLUZIONE
Input Mutuo Tasso di interesse Durata anni Piano di ammortamento: Fine anno Rata Q. Interessi 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 50.000 0,0468 10

Q. Capitale

Debito Estinto Debito Residuo 50.000,00 4.034,99 8.258,81 12.680,31 17.308,74 22.153,78 27.225,56 32.534,70 38.092,32 43.910,02 50.000,00 45.965,01 41.741,19 37.319,69 32.691,26 27.846,22 22.774,44 17.465,30 11.907,68 6.089,98 15

6.374,99 2.340,00 6.374,99 6.374,99 6.374,99 6.374,99 6.374,99 6.374,99 6.374,99 6.374,99 6.374,99 2.151,16 1.953,49 1.746,56 1.529,95 1.303,20 1.065,84 817,38 557,28 285,01

4.034,99 4.223,83 4.421,50 4.628,43 4.845,04 5.071,78 5.309,14 5.557,61 5.817,71 6.089,98

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ESERCIZIO 8

Si consideri che in data 01.01.n viene sottoscritto un contratto di leasing finanziario tra una impresa ed una societ di leasing per lacquisto di un bene strumentale con le seguenti caratteristiche:

Acquisto bene strumentale = 20.000 Durata = 7 anni Maxicanone = 4.800 Riscatto finale = 2.600 Rate annuali= 2.600

Calcola il piano di rimborso.

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ESERCIZIO 8- SOLUZIONE
Input Leasing Maxicanone iniziale Canoni annuali Numero canoni Opzione di acquisto al termine Durata anni Tasso interesse TIR 20.000 4.800 2.600 7 2.600 7 7,55% 7,74%

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ESERCIZIO 8 - SOLUZIONE

Piano di rimborso: Anno 0 0 1 2 3 4 5 6 7 7 Rata 4.800 2.600 2.600 2.600 2.600 2.600 2.600 2.600 2.600 Q. Interessi 1.148 1.038 920 793 657 510 352 183 Q. Capitale 4.800 1.452 1.562 1.680 1.807 1.943 2.090 2.248 2.417 Debito Estinto 4.800 1.452 3.014 4.694 6.501 8.445 10.534 12.782 15.200 Debito Residuo 20.000 15.200 13.748 12.186 10.506 8.699 6.755 4.666 2.418 0
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LA REGOLAMENTAZIONE DELLATTIVITA BANCARIA

IL QUADRO REGOLAMENTARE DI VIGILANZA


Lordinamento (insieme organico delle norme che disciplinano le attivit e le istituzioni del sistema finanziario) ricomprende anche il cosiddetto quadro regolamentare, cio le norme imposte dalle singole autorit amministrative nellesercizio delle proprie attribuzioni. Finalita della vigilanza (art. 5 TUB): Le autorita creditizie esercitano i poteri di vigilanza avendo riguardo alla sana e prudente gestione dei soggetti vigilati, alla stabilita complessiva, allefficienza e alla competitivita del sistema finanziario Tipi di vigilanza
Strutturale Prudenziale Informativa Protettiva

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CENNI SULLA REGOLAMENTAZIONE DEL SISTEMA FINANZIARIO ITALIANO


Lattivit di regolamentazione del sistema finanziario italiano, dal punto di vista organizzativo, esprime alcune caratteristiche distintive:
1.

Le autorit sono pi di una; Si tratta di autorit amministrative indipendenti (pertanto di natura pubblica); La regolamentazione organizzata per finalit.

2.

3.

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AUTORITA DI VIGILANZA

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Fonte: Forestieri, Mishkin, Eakins Mercati e Istituzioni Finanziarie

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GLI AMBITI DI VIGILANZA


n

Vigilanza Strutturale

Interviene sulla struttura del mercato. Si tratta di regole del gioco volte a imporre il rispetto della sana e prudente gestione. Ha il fine di assicurare la pi completa possibile informazione.

Vigilanza Prudenziale

Vigilanza Informativa

Vigilanza Protettiva

E finalizzata a gestire le situazioni i crisi degli intermediari, con: n Interventi preventivi n Interventi successivi

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GLI STRUMENTI DI VIGILANZA STRUTTURALE E INFORMATIVA


n

Vigilanza strutturale
n n n n n

Poteri sullentrata nel mercato (autorizzazione); Assetto organizzativo degli intermediari; Attivit degli intermediari; Assetto di controllo societario; Interventi amministrativi.

Vigilanza informativa norme sulla trasparenza e sulla disclosure imposte a:


n n n n

Operazioni finanziarie; Emittenti; Intermediari; Gestori dei mercati;

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GLI STRUMENTI DI VIGILANZA PRUDENZIALE


Strumenti incentrati su requisiti (pubblicati tramite le Istruzioni di Vigilanza) che riguardano:

La concentrazione degli impieghi e la normativa grandi rischi (esposizioni con importo 10% del patrimonio di vigilanza): n ciascun grande rischio max 25% del PV; n totale grandi fidi max 8 volte il PV La dotazione patrimoniale minima obbligatoria - ovvero le cosiddette regole di Basilea 1 e 2 - il cui presupposto che il patrimonio sia il presidio dei rischi caratteristici dellattivit bancaria (in particolare rischi di credito, di mercato e operativi)
7
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BASILEA 1, 2 e 3
Sulla base di un documento di coordinamento internazionale (BIS) sono imposti alle banche coefficienti patrimoniali minimi obbligatori in relazione al livello di rischio assunto.

Cardine di tale regolamentazione il cosiddetto capital ratio (coefficiente di solvibilit - CS), che per il rischio di credito:
Patrimonio di vigilanza

PV 8% Ai RWi
Attivit in e fuori bilancio

Ponderazioni per il rischio


8
8

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IL NUMERATORE DEL CS: IL PATRIMONIO DI VIGILANZA


Il patrimonio di vigilanza corrisponde ad una definizione regolamentare e in considerazione della sua funzione di presidio dei rischi definito dalla somma di: 1. patrimonio di base (Tier 1): capitale versato, fondo rischi bancari generali, strumenti innovativi di capitale (al netto di azioni proprie, avviamento, immobilizzi immateriali, perdite esercizi in corso e precedenti); 2. patrimonio supplementare primario (Tier 2): riserve di rivalutazione, strumenti ibridi di patrimonializzazione, prestiti subordinati, fondo rischi su crediti (al netto di minusvalenze nette su titoli ).
9
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IL DENOMINATORE DEL CS: LE ATTIVITA PONDERATE PER IL RISCHIO


n

Gli attivi non sono considerati per il loro valore contabile (nominale), ma in funzione del rischio da essi implicato, per mezzo di ponderazioni che, nel caso del rischio di credito, vengono determinate secondo due metodi alternativi, entrambi funzione dei rating delle controparti debitrici Metodo standard: basato su rating esterni; Metodo dei rating interni: basato sulle stime effettuate dalle banche circa i parametri di rischio. Tale meccanismo di attribuzione delle ponderazioni volto a vincolare molto strettamente i requisiti patrimoniali al rischio effettivo sopportato dalla banca.

Invariato

PV 8% Ai RW i

Invariato

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Variazioni marginali

10

10

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ESEMPIO DEI COEFFICIENTI STANDARD


ESPOSIZIONI

PONDERAZIONI DI RISCHIO
Rating MOODYs da Aaa / Aa3 da A 1 / A3 da Baa1 / Baa3 da Baa1 / B3
Inferiore a B3 Senza rating Scaduti

Rating S&P da AAA / AAda A+ / A50% 20% da BBB+ / BBBda BB+ / BInferiore

a B150% 150% 150%

Senza rating

Scaduti

Corporate Stati Sovrani Banche Retail


privati+PMI

20% 0% 20%

100% 50% 50% 100% 100%

100% 100% 50%

150%

75% 35%
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150% 100%
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Mutui residenz.

I REQUISITI PATRIMONIALI MINIMI OBBLIGATORI


n

Il requisito patrimoniale minimo complessivo deriva dalla somma dei requisiti relativi alle tre categorie di rischio: PV (PV rischio mercato) + (PV rischio operativo) + (8 % x Attivit ponderate rischio di credito)

Lautorit di vigilanza:

pu chiedere il rispetto di requisiti pi elevati, deve verificare ladeguatezza dei sistemi interni di misurazione e controllo dei rischi, impone condizioni di trasparenza in modo da stimolare la disciplina di mercato.

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LA VIGILANZA PROTETTIVA
Gli strumenti di vigilanza protettiva si suddividono tra quelli destinati alla: 1. Prevenzione delle situazioni di crisi: i. Fondo di assicurazione dei depositi
ii.

FITD Fondo di garanzia del credito cooperativo

2.

Safety net governativa. Risoluzione delle situazioni di crisi i. Credito di ultima istanza ii. Potere di commissariamento iii. Liquidazione coatta iv. Too big to fail policy

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CONTROINDICAZIONI DELLA VIGILANZA PROTETTIVA


n

Maggiori incentivi per le banche ad:


assumere rischi innalzare il leverage

Maggiore rischio di instabilit a livello sistemico

Esigenza di integrare la vigilanza protettiva con altre forme di tutela: strumenti di banking regulation

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STRUMENTI DI VIGILANZA: SINOSSI


Tipo di vigilanza Strutturale Tipo di intervento Autorizzazione allesercizio attivit bancaria, limiti alla concorrenza, riserve di attivit Coefficienti patrimoniali minimi; limiti attivit detenibili Norme sulla disclosure, sulla trasparenza delle condizioni contrattuali, regole contabili standard Meccanismi di safety net Finalit Stabilit/ Efficienza Osservazioni / Implicazioni Se la concorrenza e troppo blanda, si incentivano comportamenti inefficienti Riduce rischio morale

Prudenziale

Sana e prudente gestione Stabilit

Informativa

Una maggiore market discipline disincentiva adverse selection e moral hazard Pu avere effetti perversi

Protettiva

Tutela depositante Stabilita

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Gli altri intermediari creditizi


ECONOMIA DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI

DESCRIZIONE

Nella categoria degli altri intermediari creditizi si includono istituzioni specializzate nellerogazione di credito in determinate e circoscritte forme tecniche e/o a favore di specifiche categorie di soggetti. Sono specificamente disciplinati dal TUB, e devono essere autorizzati da Banca dItalia, tramite liscrizione negli elenchi speciali ex articoli 106 e 107. Si tratta di: societ di leasing, societ di factoring, societ di credito al consumo
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SOCIETA DI LEASING

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ATTIVITA SVOLTA
1. 2.

Oggetto dellattivit: stipula di contratti di locazione finanziaria. Oggetto del contratto: concessione, tra due soggetti, del diritto di
utilizzare un determinato bene a fronte del pagamento di un canone periodico. Alla scadenza riconosciuta allutilizzatore la facolt di acquistare il bene stesso, previo l'esercizio dell'opzione di acquisto dietro il pagamento di un prezzo (prezzo di riscatto).

3.

Presupposto del contratto: esistenza di un bene utile per il cliente ed


idoneo alla locazione.

4.

Soggetti coninvolti:
z z

Locatore (lessor): societ di leasing; Locatario (lessee): cliente della societ di leasing.

5.
z z

Tipologie:
Leasing finanziario; Leasing operativo.
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STATO PATRIMONIALE
LEASING FINANZIARIO: IAS 17
ATTIVITA Liquidit e attivit finanziarie Crediti originati da operazioni di leasing. Attivit materiali TOTALE ATTIVO PASSIVITA Debiti (principalmente costituiti da raccolta interbancaria) Debiti di funzionamento Altre Passivit Capitale proprio e riserve. TOTALE PASSIVO

Contabilmente nello SP del Locatore deve risultare il credito originato dalle operazioni di leasing, ovvero il valore attuale dei canoni futuri da riscuotere.

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CONTO ECONOMICO
LEASING FINANZIARIO
CONTO ECONOMICO +INT. ATTIVI E PROVENTI ASSIMILATI - INT. PASSIVI E ONERI ASSIMILATI = MARGINE DI INTERESSE + COMMISSIONI NETTE + RISULTATO NETTO PER NEGOZIAZIONE, COPERTURA, CESSIONE RIACQUISTO = MARGINE DI INTERMEDIAZIONE -RETTIFICHE DI VALORE SU ATTIVITA FINANZIARIE -SPESE AMMINISTRATIVE -RETTIFICHE DI VALORE SU ATTIVITA MATERIALI E IMMATERIALI = RISULTATO GESTIONE OPERATIVA -IMPOSTE = RISULTATO NETTO

3 voci principali:
zRicavi

da interessi a fronte dei crediti; zInt. Passivi corrisposti sui fin.ti a titolo di debito; zCommissioni nette ed il Risultato netto delle op.ni fin.rie.

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SOCIETA DI FACTORING

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ATTIVITA SVOLTA
1. 2.

Oggetto dellattivit: acquisto dei crediti commerciali da imprese. Oggetto del contratto: trasferimento da parte di unazienda ad unaltra
azienda specializzata (factor) dei propri crediti commerciali (o parte di essi).

3. 4.

Presupposto del contratto: esistenza dei crediti commerciali. Soggetti coinvolti:


z z z

Azienda specializzata (factor): societ di factoring; Azienda cedente: cliente della societ di factoring; Clienti ceduti dellazienda cedente.

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STATO PATRIMONIALE
ATTIVITA Liquidit Crediti per operazioni di factoring (verso enti creditizi e finanziari e clientela). Crediti verso debitori ceduti per operazioni di factoring. Crediti verso cedenti per operazioni di cessione di crediti futuri. Crediti verso debitori ceduti per operazioni di factoring su crediti assunti non al valore nominale. Immobilizzazioni tecniche TOTALE ATTIVO PASSIVITA Debiti verso banche Debiti per operazioni di factoring (verso enti creditizi e finanziari e clientela). Debiti di funzionamento Garanzie ed impegni (tra cui gli importi dei plafond a fronte di operazioni senza rivalsa). Garanzie rilasciate.

Patrimonio netto TOTALE PASSIVO


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CONTO ECONOMICO
CONTO ECONOMICO +INT. ATTIVI E PROVENTI ASSIMILATI (per operazioni di factoring) - INT. PASSIVI E ONERI ASSIMILATI = MARGINE DI INTERESSE + COMMISSIONI ATTIVE - COMMISSIONI PASSIVE = COMMISSIONI NETTE + RISULTATO NETTO DELL'ATTIVITA' DI NEGOZIAZIONE = MARGINE DI INTERMEDIAZIONE -RETTIFICHE DI VALORE NETTE PER DETERIORAMENTO -SPESE AMMINISTRATIVE -RETTIFICHE/RIPRESE DI VALORE NETTE SU ATTIVITA' MATERIALI -RETTIFICHE/RIPRESE DI VALORE NETTE SU ATTIVITA' IMM. -ACCANTONAMENTI NETTI AI FONDI PER RISCHI E ONERI -ALTRI PROVENTI E ONERI DI GESTIONE = RISULTATO DELLA GESTIONE OPERATIVA -IMPOSTE = RISULTATO NETTO
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La modalit di formazione del reddito (come per le societ di leasing) concettualmente simile a quella di una banca

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SOCIETA DI CREDITO AL CONSUMO

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ATTIVITA SVOLTA
1.

Oggetto: erogazione di un credito sotto forma di dilazione di pagamento, di finanziamento o di altra facilitazione finanziaria al fine di acquistare beni o servizi o per esigenze personali. Chi pu erogare credito al consumo?
z z z

2.

Le banche; gli intermediari finanziari iscritti nellapposito albo tenuto presso lUfficio Italiano dei Cambi; i commercianti, ma solamente sotto forma di dilazione di pagamento. Credito o prestito personale; Credito finalizzato (al suo interno si sono diffuse le aperture di credito rotativo). Statistiche; Credit scoring.

3.

Tipologie di operazioni:
z z

4.

Tipologie di procedure di valutazione del merito creditizio:


z z

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STATO PATRIMONIALE DELLA SOCIETA DI CREDITO AL CONSUMO


ATTIVITA Liquidit e attivit finanziarie detenute per la negoziazione Crediti verso clientela PASSIVITA Debiti verso banche e altri intermediari finanziari Debiti di funzionamento

Immobilizzazioni tecniche

Patrimonio netto

TOTALE ATTIVO

TOTALE PASSIVO

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CONTO ECONOMICO DELLA SOCIETA DI CREDITO AL CONSUMO


CONTO ECONOMICO +INT. ATTIVI E PROVENTI ASSIMILATI - INT. PASSIVI E ONERI ASSIMILATI = MARGINE DI INTERESSE + COMMISSIONI ATTIVE - COMMISSIONI PASSIVE = COMMISSIONI NETTE + RISULTATO NETTO DELL'ATTIVITA' DI NEGOZIAZIONE - RISULTATO NETTO DELL'ATTIVITA' DI COPERTURA = MARGINE DI INTERMEDIAZIONE -RETTIFICHE/RIPRESE DI VALORE NETTE PER DETERIORAMENTO -SPESE AMMINISTRATIVE -RETTIFICHE/RIPRESE DI VALORE NETTE SU ATTIVITA' MATERIALI -RETTIFICHE/RIPRESE DI VALORE NETTE SU ATTIVITA' IMM. -ACCANTONAMENTI NETTI AI FONDI PER RISCHI E ONERI -ALTRI PROVENTI E ONERI DI GESTIONE = RISULTATO DELLA GESTIONE OPERATIVA -IMPOSTE = RISULTATO NETTO
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Ancora volta:

una

tipica modalit di formazione del reddito da intermediazione finanziaria.

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INTERMEDIARI MOBILIARI

LE SIM

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LE SIM
Inquadramento normativo (TUF) Ambito di attivit Intermediazione mobiliare Underwriting Consulenza e gestione individuale di portafogli Investimento Distinzione tra: SIM di investimento SIM di servizio Legame con le banche: Possono far parte di gruppi bancari
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GLI OICR

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ORGANISMI DI INVESTIMENTO COLLETTIVO DEL RISPARMIO


n

Il TUF prevede gli Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) come intermediari destinati a raccogliere il risparmio per linvestimento in valori mobiliari e altre attivit. Si tratta di:

fondi comuni dinvestimento (FCI); societ di investimento a capitale variabile (SICAV)

I FCI riuniscono le risorse di molti piccoli investitori vendendo loro quote nel fondo e usando i ricavati per acquistare titoli. Sono patrimoni collettivi gestiti in monte, suddivisi in quote e destinati allinvestimento in valori mobiliari (attivit finanziarie), di due tipi:
n n

Chiusi Aperti

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VANTAGGI PRINCIPALI DEI FCI


n

Vi sono alcuni importanti vantaggi che attraggono gli investitori nei fondi comuni dinvestimento:
1. 2. 3. 4. 5.

Intermediazione della liquidit Intermediazione dei tagli Diversificazione Vantaggi in termini di costi Competenza manageriale

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I FCI ALCUNE SPECIALIZZAZIONI


n

Nellambito dei FCI si distinguono, per classi di investimenti, fondi: Azionari Bilanciati Obbligazionari Monetari Flessibili Assumono caratteristiche specifiche Fondi speculativi (hedge funds) Fondi di fondi Tra i FCI chiusi si distinguono Fondi chiusi mobiliari Fondi chiusi immobiliari

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LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA DEI FCI


n

I fondi sono istituiti e gestiti da unapposita societ di gestione del risparmio (SGR), il cui patrimonio distinto da quello del fondo. La SGR si occupa di effettuare gli investimenti. A tale fine, il consiglio di amministrazione responsabile della nomina del direttore agli investimenti (che si occupa di definire la strategia di investimento del fondo) e del direttore amministrativo (che si occupa degli adempimenti amministrativi del fondo). Inoltre, sempre il consiglio di amministrazione sorveglia le attivit del fondo e ne imposta la politica.
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LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA DEI FCI


(segue)
n

Oltre alla SGR, hanno un ruolo rilevante:

la banca depositaria, che, oltre a custodire materialmente il denaro e le attivit del fondo,
1.

ha il compito di verificare la legittimit delle operazioni disposte dalla SGR; deve valorizzare le quote su base giornaliera

2.

il collocatore, che il soggetto che si occupa di "vendere" le quote del fondo presso i risparmiatori.
n

solitamente si tratta di una Banca o una Societ di Intermediazione Mobiliare (SIM).


9

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FCI: I SOGGETTI E LE ATTIVITA


RAPPORTI DI PARTECIPAZIONE

SGR

RAPPORTI DI GESTIONE

BANCA DEPOSITARIA FCI1


RAPPORTI DI SERVIZIO

FCI2

FCIn
RAPPORTI DI PROPRIETA

PARTECIPANTI

COLLOCATORI

RAPPORTI DI VENDITA

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LA NORMATIVA DEI FCI


n

La disciplina della gestione del risparmio si articola sue due livelli:


1.

il Testo Unico della Finanza - che costituisce la cornice legislativa di riferimento i diversi provvedimenti di attuazione (ad esempio circa i requisiti strutturali ed operativi dei soggetti finanziari) emanati: dalla Consob, dalla Banca d'Italia, dal Ministero dell'Economia e delle Finanze.

2.

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POTERI DI VIGILANZA SUI FCI


n

alla Banca d'Italia compete di: autorizzare, sentita la Consob, l'attivit delle SGR, approvare il Regolamento di Gestione dei fondi comuni, di vigilare sull'operato delle Banche depositarie. alla Consob (Commissione Nazionale per le Societ e la Borsa) attribuito il compito di: vigilare sulla correttezza dell'operato della SGR e dei soggetti incaricati del collocamento, approvare i "prospetti informativi" che devono essere consegnati ai risparmiatori interessati a sottoscrivere un fondo.

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LATTIVITA DI GESTIONE COLLETTIVA DEL RISPARMIO: RIEPILOGO


ATTIVITA ESCLUSIVA DI SGR E SICAV

SICAV
GESTIONE COLLETTIVA DEL RISPARMIO

ISTITUZIONE E ORGANIZZAZIONE DI FCI

GESTIONE DEL PATRIMONIO DI OICR

SGR

OICR ALTRE ATTIVITA NON ESCLUSIVE GESTIONE INDIV. GESTIONE Fondi Pensione

SICAV

FCI APERTI CHIUSI MOBILIARI IMMOBILIARI


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I FONDI PENSIONE

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CARATTERISTICHE DI BASE DEI FONDI PENSIONE:


n

I fondi pensione sono piani di accumulo del risparmio finalizzati a costituire una forma di previdenza sotto forma di rendita In versione moderna sono istituzionalizzati come veri e propri organismi di investimento con gli scopi di:

integrare la pensione erogata dai sistemi di previdenza pubblica creare una rendita per chi non ha accesso alla previdenza pubblica

Dal punto di vista operativo si distinguono due fasi Fase di accumulo differenziabile in
n n

Fase di erogazione della prestazione differenziabile in


n n

contribuzione: i partecipanti versano contributi periodici gestione: un soggetto specializzato investe i contributi e attua una vera e propria gestione di portafoglio

pagamento della rendita gestione della posizione residua del partecipante durante il decumulo per massimizzare le disponibilit finanziarie dedicate al pagamento della rendita.
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I SOGGETTI COINVOLTI NEI FONDI PENSIONE


1.

Sponsor del fondo, che istituisce il fondo e ne stabilisce le caratteristiche; pu trattarsi del datore di lavoro, o del sindacato o dellIntermediario finanziario). Aderenti al fondo, che versano contributi per alimentare il fondo. Fondo pensione, che il patrimonio nel quale convergono i contributi degli aderenti. Esso pu avere o meno soggettivit giuridica a seconda del tipo di fondo. Gestore, che lintermediario finanziario incaricato della gestione del patrimonio del fondo. Soggetto incaricato dellerogazione delle rendite, che lintermediario assicurativo con cui stipulata una convenzione per la trasformazione in rendita della posizione dal singolo aderente.
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2.

3.

4.

5.

16

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LE TIPOLOGIE DI FONDI PENSIONE


n

Fondi pensione a prestazioni definite, in cui: lentit della prestazione erogata dal fondo prefissata, il rischio che i contributi versati e i rendimenti dellattivit di gestione siano insufficienti a coprire la prestazione promessa grava sul fondo (che pertanto pu fallire). Fondi pensione a contribuzione definita, in cui: lentit della prestazione erogata dal fondo dipende dalla contribuzione e dai risultati della gestione il rischio in merito allentit della rendita erogata non viene in alcun modo assunto dal fondo. (I fondi pi diffusi sono quelli a contribuzione definita.)

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LE CATEGORIE DI FONDI PENSIONE


n

Fondi chiusi: Istituiti mediante accordi fra lavoratori, o fra lavoratori e datori di lavoro; vi possono aderire solo i soggetti che presentano i requisiti stabiliti dallaccordo che istituisce il fondo; caratterizzati da soggettivit giuridica e organismi di governo autonomi. Fondi aperti: Istituiti da intermediari finanziari (Banche, SIM, SGR, Assicurazioni); vi possono aderire soggetti di qualsiasi tipo, anche non percipienti redditi di lavoro; manca la soggettivit giuridica del fondo.
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Le Assicurazioni

LATTIVITA ASSICURATIVA
n

Attivit assicurativa = copertura dei rischi puri

(La manifestazione di un rischio puro ha conseguenze economiche esclusivamente negative).

Schema contrattuale => Il titolare originario del rischio puro assicurato trasferisce il rischio ad un intermediario specializzato assicuratore- stipulando un contratto polizza di assicurazione che impegna le parti a specifiche prestazioni e controprestazioni. Prestazione dellassicurato: pagamento di un ammontare certo premio in soluzione unica o rateizzata allatto della stipulazione del contratto. Controprestazione dellassicuratore:

Impegno al pagamento di un indennizzo entro un massimale pattuito - nel caso di manifestazione del rischio => assicurazioni danni Impegno a pagare un capitale o una rendita nel caso di manifestazione di un evento sulla vita umana =>assicurazioni vita
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LATTIVITA ASSICURATIVA (segue)


I soggetti coinvolti nel contratto di assicurazione sono:

ASSICURATO:
n n

che trasferisce il rischio di cui titolare originario. che a sua volta risulta scindibile in tre figure, non sempre coincidenti con lo stesso soggetto

=>Assicurato: titolare del rischio puro trasferito allassicuratore; =>Contraente: soggetto tenuto alleffettuazione delle prestazioni previste in contratto (pagamento dei premi); =>Beneficiario: soggetto percipiente i pagamenti dellassicuratore

ASSICURATORE:
n

che si impegna a coprire il rischio puro.

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LATTIVITA ASSICURATIVA (segue)


n

Caratteristiche allassicuratore:
=>

dei

flussi

pagati

dallassicurato

certi (il pagamento del premio condizione per laccensione del contratto); => precedenti la controprestazione dellassicuratore; => di ammontare contenuto rispetto allentit dellammontare del pagamento ricevuto dellassicuratore in caso di manifestazione del rischio assicurato.

Caratteristiche allassicurato:
=>

dei

flussi

pagati

dallassicuratore

eventuali (condizionati alla manifestazione del rischio); => successivi alla manifestazione del rischio; => di ammontare anche molto rilevante.

N.B.: la prestazione dellassicuratore consiste nellimpegno al pagamento di quanto pattuito, cio nella copertura del rischio. Il premio remunera tale impegno, indipendentemente dalla materializzazione del pagamento.
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LE ASSICURAZIONI: DANNI
LASSICURAZIONI DANNI: ha funzione indennitaria => il contratto permette di ottenere un indennizzo finalizzato a fronteggiare le conseguenze economiche negative derivanti dalla manifestazione del rischio. copre tipicamente alcuni rischi: infortunio, malattia, danni a beni, responsabilit civile. caratterizzata da:
n n n

breve durata del contratto (tipicamente annuale); necessit di quantificare la probabilit di manifestazione del rischio allo scopo di gestione del prodotto; difficile previsione dellammontare dellindennizzo.

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PRINCIPALI TIPOLOGIE DI POLIZZE DANNI


n

ASSICURAZIONE DI RESPONSABILITA (RC)


Lassicuratore indennizza i terzi per i danni causati da responsabilit dellassicurato

ASSICURAZIONE INFORTUNI ASSICURAZIONE MALATTIE

..

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LE ASSICURAZIONI: VITA
LASSICURAZIONE VITA: ha sia funzione indennitaria (caso morte) che di risparmio (caso di sopravvivenza) => Il contratto permette di ottenere una cifra derivante almeno in parte dal fatto che i premi pagati dallassicurato vengono investiti in sua vece dallassicuratore. copre tipicamente i rischi di: morte, sopravvivenza caratterizzata da:
n n n

lunga durata del contratto; attivit di investimento dei premi da parte dellassicuratore; ammontare del pagamento allassicurato relativamente prevedibile

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PRINCIPALI TIPOLOGIE DI POLIZZE VITA


POLIZZE PER IL CASO DI MORTE:

Temporanea caso morte: se lassicurato muore entro un certo termine, lassicuratore paga un capitale al soggetto designato in contratto (beneficiario); Caso di morte a vita intera: allatto della morte dellassicurato, lassicuratore paga un capitale al soggetto designato in contratto (beneficiario).

La prestazione dellassicuratore certa, non sicuro il momento in cui avr luogo

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PRINCIPALI TIPOLOGIE DI POLIZZE VITA


POLIZZE PER IL CASO DI SOPRAVVIVENZA:

Capitale differito: se lassicurato sopravvive a una certa et, lassicuratore paga un capitale al soggetto designato in contratto; Rendite: lassicuratore si impegna a pagamenti periodici (rate) che avvengono in dipendenza della sopravvivenza dellassicurato; si hanno diversi casi:
R. immediata: prima rata erogata allinizio del contratto R. differita: prima rata erogata in data futura, se lassicurato in vita R. temporanea: lassicuratore paga un numero massimo di rate. I pagamenti si interrompono se lassicurato muore prima del pagamento dellultima rata. Una volta esaurite le rate che si impegnato a pagare, la prestazione dellassicuratore cessa anche se lassicurato in vita. R. vitalizia: le rate sono pagate finch il beneficiario resta in vita

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PRINCIPALI TIPOLOGIE DI POLIZZE VITA

POLIZZE MISTE:

Mista ordinaria (somma di una polizza temporanea caso morte e di una polizza di capitale differito): se lassicurato muore entro il termine del contratto lassicuratore paga un capitale al soggetto designato; se lassicurato sopravvive al termine del contratto lassicuratore paga un capitale.

La prestazione dellassicuratore avviene con certezza ma non sicuro il momento del pagamento.

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IL PROCESSO ASSICURATIVO
1.

Tariffazione:

definizione di profili di esposizione al rischio omogenei a cui corrisponde un premio analogo (c.d. Classi di premio, come ad es. le Classi assicurazioni RCA); quantificazione del premio corrispondente alla singola classe; raccolta di informazioni relative al titolare del rischio puro volte a inserirlo nella opportuna classe di premio; incasso del premio;

2.

Vendita della polizza (c.d. Produzione assicurativa):


3. 4.

Investimento del premio incassato; Liquidazione:

in caso di manifestazione del rischio assicurato, lassicuratore quantifica lentit del pagamento e procede alla sua effettuazione.
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IL PROCESSO ASSICURATIVO
n

(segue)

La vendita della polizza gestita spesso da agenti remunerati a commissione. Per alcuni prodotti agli agenti si affiancano altri canali di vendita, come ad es. gli sportelli bancari (tipicamente polizze vita); o il telefono, o Internet (tipicamente polizze danni non presentanti profili di complessit). Soggetti che presentano particolari esigenze (es. aziende sottoposte a rischi di notevole entit e complessit) danno mandato a broker che negoziano le caratteristiche della polizza e il premio direttamente con lassicuratore.

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LA QUANTIFICAZIONE DELLESPOSIZIONE AL RISCHIO


Il PREMIO remunera la prestazione dellassicuratore.

Limpegno dellassicuratore tanto pi oneroso quanto maggiore il rischio puro ovvero maggiore: n la probabilit di manifestazione dellevento (danni e vita); n lentit economica delle conseguenze dellevento in caso di sua manifestazione (danni) o il capitale/rendita da pagarsi (vita); La probabilit di manifestazione del rischio quantificata mediante la raccolta di dati statistici relativi alla popolazione generale (es. assicurazioni vita: dati ISTAT). Tuttavia, lesposizione al rischio di chi si assicura in generale non corrisponde a quella riflessa nei dati relativi alla popolazione generale. Lesposizione al rischio dellassicurato dipende da: condizioni oggettive (es. et, sesso); convenienza alla stipulazione del contratto (selezione avversa); comportamento dellassicurato una volta stipulata la polizza (moral hazard).
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IL PROBLEMA DELLA SELEZIONE AVVERSA


La selezione avversa (anche nota come antiselezione degli assicurati) molto rilevante in ambito assicurativo perch la polizza conviene ai soggetti maggiormente esposti al rischio.
Esempio (rami vita): chi stipula una polizza per il caso di sopravvivenza tipicamente in buone condizioni di salute. Chi stipula una polizza per il caso di morte spesso in cattive condizioni di salute o per qualche motivo particolarmente esposto al rischio morte (es. svolge una professione pericolosa).

Risoluzione del problema di selezione avversa:

raccolta di informazioni e accertamenti relativi agli aspetti rilevanti del problema (es. caso morte: visita degli assicurati da parte di un medico incaricato dallassicuratore). N.B.: essendo remunerati a commissione, gli agenti non hanno alcun interesse a scartare gli assicurati che presentano i profili di rischio peggiori. La risoluzione del problema di selezione avversa viene quindi gestito direttamente dallassicuratore
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IL PROBLEMA DEL MORAL HAZARD


Con il termine moral hazard, ci si riferisce al problema che - una volta stipulata la polizza - lassicurato potrebbe comportarsi in modo da incrementare la probabilit di manifestazione del rischio, perch le conseguenze negative di questo ricadono sullassicuratore.
Esempio: una volta assicurato contro il furto un certo bene, lassicurato non utilizza pi alcun meccanismo antifurto.

Risoluzione del problema di moral hazard:


franchigia; massimali; clausole che condizionano la liquidazione dellindennizzo alla prova del fatto di avere tenuto un comportamento che non ha favorito la manifestazione dellevento (es. assicurazione furto moto: la liquidazione del sinistro condizionata alla consegna di due copie delle chiavi di accensione; assicurazione caso morte: la liquidazione della somma esclusa in caso di suicidio dellassicurato).
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LATTIVITA DI INVESTIMENTO DEI PREMI


q

Nellattivit assicurativa lincasso del premio precede l(eventuale) esborso dellassicuratore, dando luogo ad un
=>CICLO FINANZIARIO ROVESCIATO (gli incassi precedono i pagamenti), le cui conseguenze sono: la possibilit di investire i premi incassati ottenendo un rendimento. la riduzione/eliminazione della necessit di raccogliere risorse finanziarie da soggetti diversi dagli assicurati per coprire le necessit del ciclo produttivo. lattivit di investimento del premio presenta particolare importanza; lassicuratore ha la possibilit di impiegare i premi in attivit finanziarie a scadenza non breve (obbligazioni, azioni, crediti.), oltre che in attivit non finanziare (immobili). la

Nei rami vita lintervallo temporale tra incasso e eventuale pagamento anche molto lungo:

Nei rami danni si hanno tipicamente durate contrattuali brevi:

linvestimento dei premi ha luogo in prevalenza mediante compravendita di attivit caratterizzate da elevata liquidit.
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IL BILANCIO DELLE IMPRESE DI ASSICURAZIONE


n

Il passivo si caratterizza per le riserve tecniche, che si distinguono in: Riserva premi, che copre i rischi in corso alla fine dellesercizio (ha natura simile ai risconti);

Riserva sinistri, specifica del comparto danni, che copre i sinistri avvenuti e non ancora liquidati; Riserva matematica, specifica del comparto vita, che copre tutti gli obblighi futuri dellimpresa.

Lattivo comprende: Le immobilizzazioni tecniche; I titoli e le partecipazioni; I prestiti; Immobili; La liquidit; I crediti di funzionamento; I crediti diversi.
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IL BILANCIO DELLE IMPRESE DI ASSICURAZIONE: VINCOLI NORMATIVI


Al fine di permettere il mantenimento di un soddisfacente equilibrio gestionale sono definiti tre insiemi di norme volte al contenimento dei rischi, che hanno impatto sulla struttura di stato patrimoniale:
1.

La disciplina delle riserve tecniche, che obbliga limpresa ad accantonare risorse sufficienti agli impegni ragionevolmente prevedibili; Le norme in tema di attivit a copertura, che impongono di coprire le riserve tecniche con attivit che abbiano caratteristiche coerenti sotto il profilo liquidit/rischio/rendimento; Le norme sul margine di solvibilit, che obbligano la compagnia, attraverso la determinazione di un ammontare minimo di mezzi propri, a disporre di ulteriori attivit destinate a coprire il rischio di base.

2.

3.

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IL BILANCIO DELLE IMPRESE DI ASSICURAZIONE: IL CONTO ECONOMICO


Premi - risarcimenti - erogazioni + ricavi riassicurazioni - costi riassicurazioni
-

provvigioni

- costi gestionali = Margine gestione tecnico-assicurativa + Margine gestione patrimoniale-finanziaria ..

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