Sei sulla pagina 1di 18

I diritti fondamentali Le libert e i diritti fondamentali nello stato moderno La formazione dello stato moderno stata accompagnata da una

a serie di dichiarazioni dei diritti (Petition of Rights, Bill of Rights...). Tuttavia, il primo organico riconoscimento delle libert fondamentali viene considerata la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, con la quale i rappresentanti del popolo francese proclamarono nel 1789 i diritti naturali, inalienabili e sacri dell'uomo. La concezione moderna delle libert fondamentali di cui era testimonianza la Dichiarazione si alimentava del pensiero filosofico giusnaturalistico del XVI e XVII secolo, il quale rivendicava il valore autonomo dell'individuo nei confronti dell'autorit dello stato. Di esso si fece interprete fino a tutta la prima met dell'Ottocento la borghesia, applicando i principi del liberismo classico con modalit diverse a seconda dei contesti storici. Si affermarono cos i diritti civili, vale a dire quelle libert fondate sulla rivendicazione per l'individuo di una sfera propria, in cui potesse essere del tutto autonomo e indipendente rispetto allo stato: per esempio ritroviamo la libert personale, la libert di domicilio, le libert economiche e il diritto di propriet, la libert di manifestazione del pensiero, la libert religiosa. Questi costituiscono la prima generazione di diritti ad affermarsi (libert dallo stato, o libert negative). Solo con l'emergere, a partire da met Ottocento, delle rivendicazioni del proletariato urbano le libert civili si rafforzarono e inizi la lenta, ma progressiva, affermazione dei diritti di partecipazione alla vita dello stato, i diritti politici (libert nello stato): tra cui troviamo il diritto di voto, il diritto di associazione in partiti e sindacati (affermazione di diritti di seconda generazione). Nella prima met del Novecento, dopo la Prima guerra mondiale e la crisi economica degli anni Trenta, si reclam un sempre maggior intervento statale con il fine di riequilibrare le disparit sociali e rendere accessibili alla collettivit i diritti sociali (libert attraverso lo stato): tra cui ritroviamo il diritto all'istruzione, il diritto alla salute, il diritto alla previdenza sociale, il diritto al lavoro, il diritto all'abitazione. Nella seconda met del Novecento il processo di affermazione dei diritti non si arrestato. Le libert rivendicate di recente vengono chiamate nuovi diritti (diritti di quarta generazione). Essi riguardano soprattutto la dignit dell'uomo in un'eccezione ampia che tiene conto delle problematiche legate alla tutela dell'ambiente, all'informatica, alle nuove tecnologie, ecc...

Le situazioni giuridiche soggettive Al fine di tutelare i diritti fondamentali sono state utilizzate le tecniche che la scienza giuridica aveva elaborato per il diritto di propriet (diritto soggettivo, soggetti titolari, oggetto, contenuto, facolt). Tali tecniche mantengono la loro utilit, ma non sempre riescono a cogliere la complessit dei diritti sociali. Da qui la necessit di assicurare ai diritti fondamentali una pi complessa tutela attraverso specifiche e variegate istituzioni per la garanzia delle libert. Istituzioni di questo tipo sono le autorit garanti. Analizziamo i concetti che i giuristi usano per tracciare i confini dei diritti di libert. Sono soggetti del diritto coloro che godono della capacit giuridica, coincidente con l'attitudine di essere titolari di situazioni giuridiche; il nostro ordinamento riconosce come soggetti di diritto sia le persone fisiche sia le persone giuridiche. Le situazioni giuridiche nelle quali un soggetto pu venirsi a trovare si dividono in: situazioni giuridiche favorevoli (poteri, diritti soggettivi, interessi legittimi) e situazioni giuridiche non favorevoli (obblighi, doveri, soggezioni). Fra le prime, il potere giuridico una situazione potenziale e astratta che consiste nella possibilit di ottenere determinati effetti giuridici. Il diritto soggettivo una situazione a tutela di un interesse attuale e concreto. Il titolare esercita il diritto soggettivo in via diretta ed immediata; l'ordinamento giuridico gli riconosce non solo

determinate facolt, ma anche la pretesa di condizionare il comportamento degli altri soggetti. I diritti si dividono in: diritti assoluti (obbligano tutti i soggetti dell'ordinamento giuridico a non intralciarne il godimento) e diritti relativi (la soddisfazione di tali diritti dipende da un comportamento prescritto a un soggetto determinato). L'interesse legittimo designa una situazione soggettiva di vantaggio il cui titolare gode di poteri strumentali in vista della tutela di un proprio interesse; chi portatore di un interesse legittimo ha bisogno che esso coincida con uno specifico interesse pubblico. Le tipiche situazioni giuridiche non favorevoli sono: gli obblighi (ovvero comportamenti che un soggetto deve tenere per rispettare un diritto altrui), i doveri (ovvero comportamenti dovuti indipendentemente dall'esistenza di un corrispettivo diritto altrui, in funzione di un specifico interesse) e le soggezioni (ovvero la situazione di chi soggetto ad un potere giuridico).

Condizione giuridica del cittadino e dello straniero La legge 5 febbraio 1992 n.91 disciplina il modo come si acquista, come si perde e come si riacquista la cittadinanza. Ecco come si diventa cittadini italiani: cittadino italiano il figlio di un cittadino italiano, madre o padre (ius sanguinis), ed anche chi nasce nel territorio della Repubblica da genitori ignoti, apolidi (cio privi di cittadinanza) o che comunque non possono trasmettere la cittadinanza di un altro paese (ius soli); in questi casi si parla di cittadinanza acquistata per nascita; cittadino italiano chi adottato da un cittadino italiano, ovvero chi da un cittadino riconosciuto dopo la nascita, e ci in ragione del valore costituzionale dell'unit della famiglia; si parla di cittadinanza acquistata per estensione o per trasmissione; pu diventare cittadino italiano, sempre per estensione o trasmissione, il coniuge di un cittadino che risiede legalmente in Italia, dopo il matrimonio, da almeno 2 anni; pu diventare cittadino italiano, se lo richiede, lo straniero che dispone di determinati requisiti ( legalmente residente da 10 anni; cittadino dell'Unione europea ed residente da almeno 4 anni; apolide ed residente da almeno 5 anni; discendente straniero di chi stato cittadino italiano ed residente in Italia da 3 anni). In questi casi la cittadinanza attribuita su domanda, tramite decreto del presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di stato, previo giuramento di fedelt alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi (naturalizzazione); in questo caso si parla di cittadinanza acquistata per concessione.

Altre norme sulla cittadinanza (legge 91/1992): sempre ammessa la doppia cittadinanza; si perde la cittadinanza per espressa rinuncia in caso di acquisto di un'altra cittadinanza e residenza all'estero; la si perde di diritto nel solo caso in cui il cittadino italiano che ha un rapporto di lavoro alle dipendenze di un altro stato ignori l'intimazione del governo italiano a cessarlo; sono previste varie forme di agevolazione al riacquisto della cittadinanza per chi l'ha perduta.

La Costituzione stabilisce che: nessun cittadino pu essere privato della cittadinanza per motivi politici (art.22); il cittadino italiano pu essere estradato, cio consegnato ad uno stato straniero dove abbia compiuto reato per essere sottoposto alla giustizia di tale paese, solo nelle ipotesi espressamente previste dalle convenzioni internazionali in materia. Non prevista estradizione per reati politici (a meno che il reato politico non consista in genocidio). La

Corte costituzionale ha dichiarato illegittima l'estradizione per reati puniti con la pena di morte. Il cittadino italiano anche cittadino dell'Unione europea. Lo straniero colui che non cittadino italiano e non apolide; extracomunitario colui che non cittadino italiano o di altro stato appartenente all'Unione europea. L'art.10 Cost. stabilisce che la condizione giuridica dello straniero regolata dalla legge in conformit delle norme e dei trattati internazionali. La disciplina dell'ingresso, del soggiorno e dell'espulsione dello straniero si uniforma alla politica dell'Unione europea in materia, sulla base della Convenzione di attuazione degli Accordi di Schengen del 1990. Il d.lgs. 25 luglio 1998, n.286 riconosce: allo straniero, comunque presente nel territorio (regolare o irregolare), i diritti fondamentali della persona umana; agli stranieri regolarmente soggiornanti del permesso di soggiorno (per periodi di tempo determinati) o della carta di soggiorno (per permanenza illimitata) i diritti civili riconosciuti al cittadino italiano, nonch il diritto di partecipare alla vita pubblica locale; a tutti i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti parit di trattamento e piena uguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani.

Allo straniero che lascia il proprio paese non per motivi lavorativi o di studio, ma perch non pu esercitare in modo effettivo le libert democratiche garantite dalla Costituzione italiana, l'art.10 Cost. riconosce il diritto di asilo territoriale. Invece, a coloro che lasciano il proprio paese perch personalmente discriminati o perseguitati, l'Italia riconosce il rifugio politico sulla base della Convenzione di Ginevra (28 luglio 1951) e del Protocollo di New York (31 gennaio 1967). L'art.10 Cost. permette, in un'ottica di collaborazione tra stati nella repressione dei reati comuni, l'estradizione dello straniero tranne che nel caso di reati politici (con l'esclusione del caso di genocidio). L'espulsione dello straniero (artt.13-16 d.lgs. 286/1998) un atto con cui si allontana il soggetto dal territorio italiano. L'espulsione prevista: come conseguenza dell'ingresso o del soggiorno illegale nel territorio nazionale; a titolo di misura di sicurezza e a titolo di sanzione sostitutiva o alternativa alla detenzione, su ordine del giudice; per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, disposta dal ministro dell'interno.

I diritti inviolabili nell'art.2 Cost. Secondo l'art.2 Cost., <<la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalit, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidariet politica, economica e sociale.>> Questi diritti sono inviolabili sia dai poteri pubblici sia dai privati. Ai diritti inviolabili sono riconosciute le seguenti caratteristiche: assolutezza (possono essere fatti valere nei confronti di tutti); inalienabilit e indisponibilit (non possono essere trasferiti per atto di volont del titolare); imprescrittibilit (il mancato esercizio di essi, non comporta l'estinzione del diritto stesso); irrinunciabilit (il titolare non vi pu rinunciare, neppur volendo).

I diritti inviolabili sono riconosciuti a tutti gli uomini in quanto tali, non ai soli cittadini; alcuni di essi competono anche al nascituro. In riferimento alle <<formazioni sociali>>: a)i diritti del singolo sono tutelati anche all'interno delle formazioni sociali; b)la titolarit dei diritti inviolabili spetta anche alle formazioni sociali. Sono cos affermati due principi fondamentali della Costituzione: il principio personalista, in base al quale esiste una sfera della personalit fisica e morale di ogni uomo che non pu essere lesa da alcuno, e il principio pluralista, che, garantisce alle formazioni sociali i medesimi diritti degli individui.

I diritti della personalit Accanto ai diritti della personalit che trovano espresso riconoscimento nella Costituzione (per esempio diritto alla capacit giuridica, diritto alla cittadinanza, diritto al nome, ) sono stati individuati altri diritti: il diritto alla vita e all'integrit fisica, tutelato dalle leggi civili che consentono la donazione di sangue e il trapianto d'organi, vietando per gli atti di disposizione del proprio corpo che cagionino una diminuzione permanente dell'integrit fisica del soggetto e che siano contrari alla legge, all'ordine pubblico o al buon costume; nonch dalla legge penale che punisce i delitti contro la vita e l'incolumit individuale. Il diritto alla vita si pu trarre anche dall'art.24 Cost. che vieta la pena di morte (con la legge cost. 1/2007 stata eliminata l'eccezione per i casi previsti dalle leggi militari di guerra). La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, nel tutelare il diritto alla vita e nel vietare la pena di morte, afferma inoltre il divieto di pratiche eugenetiche dirette, attraverso la selezione di caratteri genetici considerati pi favorevoli, a migliorare la specie umana. Il diritto all'onore, ovvero la tutela dell'integrit morale della persona, del decoro, del prestigio, della reputazione, anche indipendentemente dalla veridicit dei comportamenti attribuiti al soggetto, garantito penalmente. Il diritto all'identit personale, ovvero il diritto ad essere se stesso, inteso come rispetto dell'immagine di partecipe alla vita associativa, con le acquisizioni di idee ed esperienze, con le convinzioni ideologiche, religiose, morali e sociale, che differenziano, ed al tempo stesso qualificano, l'individuo. Il diritto all'identit personale trova un riconoscimento legislativo parziale nel diritto alla rettifica, cio il diritto di ciascuno a che il mezzo di informazione corregga eventuali affermazioni veritiere sul proprio conto. Il diritto alla libert sessuale, inteso come diritto di disporre liberamente della propria sessualit. Collegato ad esso il diritto al libero orientamento sessuale, che si aggancia all'obiettivo del pieno sviluppo della persona umana ed riconosciuto dalla Carta dei diritti fondamentali dell' Ue. Il diritto alla riservatezza, cio alla segretezza e all'intimit della vita privata. La Costituzione non contiene un riconoscimento esplicito del diritto alla riservatezza, ma la sua tutela passa attraverso il riconoscimento dei diritti inviolabili dell'uomo, nonch attraverso il riconoscimento dell'inviolabilit del domicilio e delle comunicazioni: Nel 1996 stato istituito il Garante per la protezione dei dati personali. Infatti il diritto alla privacy costantemente minacciato dallo sviluppo di nuove tecnologie e mezzi di comunicazione. Particolarmente delicata la questione dei limiti al diritto alla riservatezza: la legge opera un bilanciamento tra il diritto alla riservatezza e la libert di manifestazione del pensiero, il diritto all'informazione, il diritto di cronaca e la libert di stampa.

I doveri costituzionali La seconda parte dell'art.2 Cost., collega alla garanzia dei diritti inviolabili l'adempimento dei doveri inderogabili di solidariet politica, economica e sociale. Fra i doveri costituzionalmente previsti vi sono: il dovere di svolgere un lavoro utile alla societ, il dovere dei genitori di mantenimento, istruzione ed educazione nei confronti dei figli, il dovere del cittadino di difesa della Patria, il dovere di tutti di concorrere alle spese pubbliche, il dovere di tutti di fedelt alla Repubblica, di osservare la Costituzione e le leggi, il dovere dei cittadini cui siano affidate funzioni pubbliche di adempierle con disciplina e onore.

La tutela dei diritti e i vincoli europei Documento fondamentale per la tutela dei diritti fondamentali la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libert fondamentali (Cedu). L'elemento pi rilevante della Cedu il sistema di tutela giurisdizionale davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo. In base ai suoi poteri, la Corte pu essere adita con ricorsi individuali, attivabili da persone fisiche, organizzazioni non governative o gruppi di privati contro uno stato membro; tali ricorsi, per, possono essere presentati solo dopo che si siano esauriti tutti i rimedi interni allo stato contro il quale si agisce. La tutela dei diritti umani anche oggetto della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Dopo il Trattato di Lisbona la Carta ha acquisito lo stesso valore giuridico dei trattati. La giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione si era assunta il compito di consolidare ed ampliare i principi generali del diritto comunitario, ricomprendendo in essi i diritti fondamentali comuni alle tradizioni costituzionali degli stati membri. I collegamenti fra i due sistemi di tutela, quello che fa capo alla Convenzione e quello dell'Unione,. sono complessi e in via di sistemazione. Tutti i 27 stati membri dell'Unione europea sono anche membri del Consiglio d'Europa ed hanno sottoscritto la Convenzione. Per questo le sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea e della Corte europea dei diritti dell'uomo potrebbero porsi in contrasto.

I diritti relativi alla sicurezza personale La libert personale La prima libert garantita al singolo la libert personale, che l'art.13 Cost. dichiara inviolabile, senza citarne il contenuto. Dilatando la definizione di libert personale fino a farla coincidere con la libert della persona, si provoca una duplicazione dell'art.2 Cost. Essa va quindi letta con riferimento alla misure che sono vietate nel secondo comma dell'art.13, vale a dire la detenzione, l'ispezione e la perquisizione personale. La libert personale non ammette atti di coercizione fisica, siano essi posti in essere dalla polizia o dal privato. Vi poi una seconda dimensione che si fonda sul criterio della degradazione giuridica: possono ritenersi lesive della libert personale misure che, pur non consistenti in forme di coercizione fisica, incidono negativamente, degradandola, sulla personalit morale e sulla dignit della persona umana. La libert personale non include la libert morale, ossia la libert dell'individuo di determinare autonomamente i propri comportamenti. La Costituzione ammette restrizioni delle libert personale, ma nei soli casi e modi previsti dalla legge; si tratta di una riserva di legge assoluta: la materia del tutto sottratta alle fonti normative secondarie, salvo i regolamenti di stretta esecuzione. I <<casi>> coincidono con i reati e con i presupposti delle misure di sicurezza.

La Costituzione non si limita a devolvere al legislatore la competenza a configurare qualsiasi comportamento come reato: determina anche limiti sostanziali alla penalizzazione. Si possono riassumere come: il principio di tassativit o determinatezza del precetto penale. La condotta vietata va determinata in modo chiaro, affinch tutti abbiano la piena consapevolezza dell'illecito da non commettere, e per consentire, a chi si trovi accusato, di difendersi. Tale principio implica il divieto di interpretazione analogica della norma penale; il principio della personalit della responsabilit penale, la legge non pu ascrivere al soggetto il fatto d'altri, non imputabile al soggetto; il principio di colpevolezza, in base al quale sono punibili solo le condotte materiali collegate ad un atteggiamento soggettivo di colpevolezza nelle forme di dolo o della colpa. La condanna accerta in modo definitivo la colpevolezza. In tale ottica si pone anche il principio dell'irretroattivit delle norme penali, in base al quale nessuno pu essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso; il principio di offensivit e lesivit del reato, poich il ricorso alla sanzione penale pu colpire beni protetti dalla Costituzione, per costituire reato il fatto deve pregiudicare un bene o un interesse costituzionalmente tutelato o connesso ad altri beni costituzionali.

Alla riserva di legge si aggiunge la seconda garanzia della libert personale, la riserva di giurisdizione: nessuna restrizione consentita se non per atto motivato dall'autorit giudiziaria (in generale il giudice che procede, in limitati casi il pubblico ministero). E' tuttavia ammessa in casi eccezionali di necessit e urgenza , indicati dalla legge, una competenza dell'autorit di pubblica sicurezza: si tratta delle ipotesi dell'arresto in flagranza di reato e del fermo di indiziati di reato, questi casi devono essere comunicati entro 48 ore all'autorit giudiziaria e devono essere convalidati entro le successive 48 ore, pena la revoca e la perdita di efficacia. La Costituzione consente anche restrizioni alla libert personale giustificate da esigenze di prevenzione. Per esempio sono previste le misure di sicurezza, le misure di sicurezza detentive sono volte a neutralizzare la pericolosit del soggetto e svolgono una funzione di difesa sociale. Altra cosa sono le misure di prevenzione, previste dalle leggi di polizia. Esse sono tese ad impedire la commissione di reati da parte di soggetti ritenuti socialmente pericolosi (queste misure prescindono da un precedente reato). Un'ulteriore forma di restrizione la custodia cautelare. La carcerazione prevista anche prima che la responsabilit penale sia definitivamente acclarata. La Costituzione d per implicita tale esigenza l dove fa riferimento alla carcerazione preventiva per rimettere al legislatore la determinazione del limite alla sua durata. Naturalmente l'interesse pubblico che giustifica la carcerazione preventiva deve comunque coniugarsi col principio della presunzione di non colpevolezza dell'imputato. Le misure cautelari personali sono disposte qualora ricorrano gravi indizi di colpevolezza; ci accade in tre casi: a)possibile inquinamento delle prove; b)pericolo di fuga; c)rischio di reiterazione del reato. Nella scelta delle misure applicabili, il giudice deve osservare i principi di adeguatezza e proporzionalit.

La libert di circolazione e soggiorno. La libert di espatrio L'art.16 Cost. tutela la libert, per ogni cittadino, di muoversi sul territorio italiano e di fissare, in qualunque parte di esso, la propria dimora (luogo di soggiorno temporaneo) o la propria residenza (luogo di soggiorno abituale). Il riconoscimento di questa libert ai soli cittadini non implica che essa debba essere necessariamente negata a stranieri e apolidi (pu essergli riconosciuta da una legge ordinaria). Un regime particolare spetta ai cittadini dell'Unione europea, i quali godono del diritto di stabilimento, ossia della facolt di scegliere liberamente dove svolgere sul territorio comunitario la

propria attivit lavorativa e, in base agli Accordi di Schengen, del diritto al libero ingresso nei paesi aderenti. A tutela di tale libert l'art.16 Cost. prevede la garanzia della riserva di legge rinforzata: essa pu essere soggetta solo alle limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanit o sicurezza. L'art.16 Cost. garantisce anche la libert di espatrio, ossia la libert di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge. Con questa disposizione costituzionale viene tutelata, per la prima volta, una libert scarsamente garantita: il rilascio del passaporto. Nell'ordinamento repubblicano il rilascio del passaporto un diritto soggettivo, non essendo subordinato ad alcuna valutazione discrezionale dell'autorit amministrativa la quale, in mancanza di alcuni obblighi, deve rilasciarlo. Vicina alla libert di espatrio la libert di emigrazione, tutelata dall'art.35 Cost.; si differenzia dalla prima per le motivazioni che ne stanno alla base.

La libert di domicilio L'art.14 Cost. tutela la libert di domicilio quale prolungamento della libert personale, come proiezione spaziale della persona. Tanto stretto questo legame con la libert personale che il costituente ha esteso alla libert di domicilio le garanzie previste dall'art.13 Cost., prescrivendo cos le limitazioni tipizzate nella norma costituzionale (ispezioni, perquisizioni, sequestri) possano avvenire solo nei casi e nei modi previsti dalla legge (riserva di legge), per atto motivato dall'autorit giudiziaria (riserva giurisdizionale), tranne i casi di necessit urgenza indicati dalla legge. Per esempio, le perquisizioni domiciliari vengono disposte con decreto motivato dall'autorit giudiziaria, quando vi fondato motivo di ritenere che il corpo del reato o cose pertinenti al reato si trovino in un determinato luogo o l possa essere eseguito l'arresto dell'imputato. Solo nei casi di flagranza di reato o di ricerca di evasi ovvero in altri casi previsti da leggi speciali, gli ufficiali di polizia giudiziaria possono procedere alla perquisizione domiciliare, ma sempre richiesta la convalida successiva da parte dell'autorit giudiziaria. L'art.14 Cost. costituzionalizza la nozione penale di domicilio, definito nell'art.614 cod. penale quale privata dimora: dunque tutelato dalla Costituzione un qualunque luogo, isolato dall'ambiente esterno, in cui la persona abbia diritto di rinchiudersi per coltivare i propri interessi, affetti o anche la propria attivit professionale. Tuttavia, per tutelare altri interessi costituzionalmente preminenti (esempio la salute o la riscossione dei tributi), il terzo comma dell'art.14 Cost. introduce deroghe alle garanzie di cui sopra: ad esempio le ispezioni per motivi di sanit e di incolumit pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

La libert e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione L'art.15 Cost. garantisce a tutti la libert di comunicare con una o pi persone determinate, escludendo gli altri. La Costituzione introduce accanto alla garanzia della segretezza anche l'affermazione della libert di ogni comunicazione, dichiarandole inviolabili. L'ampia tutela costituzionale comporta la duplice garanzia della riserva di legge e della riserva giurisdizionale, con esclusione di qualunque intervento dell'autorit di pubblica sicurezza (con la sola eccezione per gli ufficiali di polizia giudiziaria di sospendere per 48 ore l'inoltro di oggetti di corrispondenza). La legislazione vigente in materia di sequestro di corrispondenza e intercettazioni di conversazioni o comunicazioni prevede che sia sempre necessario l'intervento preventivo della autorit giudiziaria. In particolare, le intercettazioni sono consentite solo per determinati reati, qualora ricorrano gravi indizi di reato e siano assolutamente indispensabili ai fini della prosecuzione delle indagini (per una durata di 15 giorni, prorogabili per successivi periodi di 15 giorni fino alla conclusione delle indagini preliminari).

Una disciplina particolare sulle intercettazioni, come misura per contrastare il terrorismo internazionale, prevista dall'art.5 del d.l. 374/2001 per acquisire informazioni volte a prevenire la commissione di reati. In questi casi richiesta l'autorizzazione del solo procuratore della Repubblica e il loro contenuto non utilizzabile nel processo penale (ma utilizzabile solo per fini investigativi). Problemi sorgono in relazione all'applicabilit delle garanzie ex art.15 alle nuove forme di comunicazione tramite reti informatiche: la legge 547/1993 ha equiparato tali forme di comunicazione a quelle tradizionali, estendendo a esse la disciplina penale dei delitti contro l'inviolabilit dei segreti.

I diritti a esprimersi, a ricercare, a insegnare La libert di manifestazione del pensiero e il diritto all'informazione L'art.21 Cost. riconosce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Lo sviluppo della libert di manifestazione del pensiero ha coinciso con l'affermarsi dello stato liberale, diventando uno dei caratteri fondamentali dei moderni ordinamenti liberaldemocratici. Il riconoscimento della libert di espressione sarebbe parziale se ad esso non si accompagnasse la libert di scelta del mezzo attraverso il quale esprimersi. In base all'art.21 Cost., chiunque pu far conoscere ad uno o pi destinatari indeterminati le proprie o altrui idee, opinioni, sentimenti, nel solo rispetto degli altri valori costituzionali, attraverso i pi vari mezzi e comportamenti. Tale libert ricomprende anche il diritto al silenzio. La libert di manifestazione del pensiero incontra due tipi di limiti: un limite esplicito, previsto dall'ultimo comma dell'art.21 Cost.: il buon costume (il comune senso del pudore e della pubblica decenza secondo il sentimento medio della comunit); dei limiti impliciti, derivanti dall'esigenza di tutelare altre libert costituzionali o altri beni di rilevanza costituzionale (tali limiti si desumono dalla lettura dell'intero testo costituzionale: il godimento di una libert da parte di un soggetto non pu tradursi nell'avvilimento della libert di un altro soggetto o nella lesione di un bene di rilevanza costituzionale).

Per quanto riguarda il mezzo scelto, sono previste diverse discipline: per gli stampati non ammessa alcuna forma di controllo preventivo; ammessa la possibilit di eventuale sequestro successivo alla pubblicazione solo in base a due presupposti: a)se ricorre fattispecie di delitto espressamente prevista dalla legge sulla stama (riserva di legge rinforzata); b)solo in forza di un atto motivato dell'autorit giudiziaria (riserva giurisdizionale); sugli spettacoli pubblici cinematografici sono previsti controlli preventivi, fino a prevederne la censura (attraverso tagli e modifiche) per scene giudicate contrarie al buon costume.

La libert di manifestazione del pensiero implica anche la libert di informazione: la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo riconosce sia il diritto ad informare sia il diritto ad informarsi sia il diritto ad essere informati. Presupposto fondamentale della libert di informazione che la vita istituzionale e politica dell'ordinamento sia improntata ad un regime di pubblicit nel quale le notizie di cui sia vietata la divulgazione siano l'eccezione, a tutela dei beni e interessi costituzionalmente garantiti. Questo accade in relazione alla disciplina dei segreti (per esempio, segreto professionale, aziendale, industriale, d'ufficio, investigativo, di stato,...). Il contenuto dell'art.21 Cost. risulta datato per quanto riguarda gli strumenti di diffusione del pensiero e delle informazioni. Infatti:

l'unico mezzo di circolazione delle informazioni espressamente evocato la stampa; non garantisce, insieme alla libert di stampa, anche il pluralismo e la libert della stampa. In altre parole: mentre garantita la libert di stampa rispetto ai possibili interventi censori del potere pubblico, ben poco previsto per garantire la trasparenza e il pluralismo della editoria.

Priva di esplicita disciplina costituzionale sono invece gli altri moderni mezzi di comunicazione di massa, e in particolare il sistema radiotelevisivo. La regolamentazione di questi mezzi avvenne solo con la l. 6 agosto 1990, n.223 (legge Mamm), ispirata al principio del pluralismo delle voci quale valore costituzionale fondamentale. Tale legge prevedeva: a)un sistema radiotelevisivo misto (pubblico-privato);b)limiti alle concentrazioni nel settore con tetto pari al 25% delle reti nazionali previste;c)limiti alla concentrazione tra imprese radiotelevisive e concessionarie di raccolta delle pubblicit;d)obblighi a carico sia delle reti pubbliche sia di quelle privare;e)poteri di controllo affidati a un'autorit garante (venne istituita l'Autorit per le garanzie nelle comunicazioni). Il limite in base al quale nessun soggetto poteva risultare titolare di pi del 25% del numero delle reti previste fu dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale per violazione del principio del pluralismo delle voci e del diritto del cittadino all'informazione. Successivamente con la l. 3 maggio 2004, n.112 (legge Gasparri) venne emanato il testo unico della radiotelevisione (d.lgs. 177/2005).

La libert di religione e la libert di coscienza Nell'alveo delle libert di pensiero si collocano anche la libert di religione e la libert di coscienza. La Costituzione dedica alla libert di religione l'art.19: esso garantisce la libert religiosa come libert di fede e come libert di pratica religiosa. Anche qui, l'affermazione di questa libert implica la garanzia del suo aspetto negativo: la libert di coscienza dei non credenti (parte della dottrina sostiene che la libert dell'ateo di esprimere le proprie convinzioni nei confronti della religione sia tutelata dall'art.21, non dall'art.19.).

La libert della ricerca scientifica La Costituzione afferma la libert della scienza (art.33) e affida alla Repubblica il compito di promuovere lo sviluppo della ricerca scientifica e tecnica (art.9). Quali sono i confini della scienza? Essi vanno cercati solo nell'etica o possono incontrare limiti giuridici? Problemi nuovi pone la diffusione delle biotecnologie, ovvero quel complesso di ricerche scientifiche multidisciplinari che mirano ad incidere sui processi biologici della materia vivente in campo umano, animale e vegetale, intervenendo sul patrimonio genetico. La materia stata disciplinata dalla l. 19 febbraio 2004, n.40, che ha introdotto vincolo stringenti: a)divieto di tecniche di tipo eterologo, cio usando gameti di soggetti estranei alla coppia;b)accesso limitato a coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in et potenzialmente fertile, entrambi viventi;c)creazione di non pi di 3 embrioni destinati a un unico e contemporaneo impianto (questo limite stato dichiarato costituzionalmente illegittimo dalla Corte costituzionale). Altri problemi vengono posti dalla clonazione, nelle due forme della clonazione riproduttiva e terapeutica. La legge 40/2004 prevede il divieto di qualsiasi sperimentazione sugli embrioni umani a fini terapeutici che non siano collegati alla tutela della salute e dello sviluppo degli embrioni stessi, e vieta comunque interventi di clonazione sia a fini procreativi sia di ricerca. Con riferimento alla tutela dell'ambiente vengono in rilievo le applicazioni biotecnologiche in campo agricolo tramite l'utilizzo degli organismi geneticamente modificati (Ogm). La loro lavorazione e commercializzazione improntata sul principio di precauzione, per evitare i possibili rischi nei casi in cui non siano del tutto esclusi effetti dannosi.

Le libert della e nella scuola. Diritto all'istruzione e diritto allo studio L'art.33 Cost., oltre a garantire la libert dell'arte e della scienza, ne garantisce anche il libero insegnamento. La libert di insegnamento (o libert nella scuola), come attivit finalizzata alla educazione e alla diffusione della cultura, attiene sia ai mezzi sia ai contenuti dell'insegnamento stesso. Oltre al limite del buon costume, l'esercizio di tale libert deve tener conto di altri valori costituzionalmente tutelati, che assumono particolare rilievo considerata la delicatezza dei compiti educativi del docente (es. la pari dignit della persona umana). La libert di insegnamento riconosciuta al docente della scuola pubblica deve estrinsecarsi in una attivit tecnica, discrezionale nelle modalit, ma rispettosa degli obiettivi che il legislatore ha posto rispetto ai quali la comunit nazionale deve sentirsi garantita. Pi delicata la questione per le scuole private, in quanto tale libert deve conciliarsi con i percorsi formativi propri di quelle istituzioni scolastiche. La Costituzione affida allo Stato il compito non solo di stabilire norme generali sull'istruzione, ma anche di istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi, prevedendo inoltre un esame di stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi. Il diritto di istituire scuole e istituti di educazione parimenti riconosciuto a enti e privati. Accanto alla libert nella scuola prevista la libert della scuola: non solo nel senso che possono coesistere scuole private e pubbliche, ma anche che l'alunno libero di scegliere tra scuola privata o pubblica. In base all'art.33 Cost., il diritto di istituire scuole private deve essere esercitato senza oneri per lo Stato. Nel creare le scuole pubbliche lo Stato deve seguire i criteri indicati dall'art.34 Cost.: la scuola deve essere aperta a tutti; obbligatoria per almeno 8 anni.

Il diritto all'istruzione non comprende solamente il diritto per tutti di essere ammessi alla scuola, ma deve essere inteso come diritto a ricevere un'adeguata istruzione ed educazione per la formazione della personalit e l'assolvimento dei compiti sociali della persona. La Costituzione garantisce, nell'ambito del diritto all'istruzione, il diritto allo studio, secondo cui i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi pi alti degli studi (art.34 Cost. comma 3). In base all'art 33 Cost. comma 6, le universit hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

I diritti associativi La libert di riunione La libert di riunione garantita dalla Costituzione ai soli cittadini; limite del necessario svolgimento della riunione che essa si svolga in modo pacifico e senz'armi. Per riunione si intende il radunarsi volontario in luogo e tempo predeterminati di una pluralit di persone che perseguono uno scopo comune prestabilito. Non sono quindi tutelati gli assembramenti (cio le confluenze casuali, in luogo pubblico, di persone che non perseguono uno scopo prestabiliti); sono tutelati invece i cortei e le processioni, da considerarsi come riunioni in movimento. Il primo comma dell'art.17 Cost. indica un limite di ordine generale all'esercizio della libert di riunione: essa non pu svolgersi in modo non pacifico, ossia in modo violento contro persone o cose, n vi possono partecipare persone armate. Nei due commi successivi la Costituzione distingue tra riunioni in luogo privato, riunioni in luogo aperto al pubblico (luogo materialmente separato dall'esterno, l'accesso al quale, pur consentito ad una generalit di soggetti, sia regolabile da chi ne ha la disciplina giuridica; ad

esempio un cinema, teatro, stadio,...) e riunioni in luogo pubblico. Per primi due tipi di riunioni non richiesto un preavviso all'autorit di pubblica sicurezza. Nel caso, invece, di una riunione in luogo pubblico, necessario, almeno 3 giorni prima del suo svolgimento, comunicarne la data al questore. Questi potr vietarla solo per comprovati motivi di sicurezza e incolumit pubblica.

La libert di associazione Per associazione si intende un'organizzazione di individui, legati dal perseguimento di un fine comune e, soprattutto, da un vincolo che, pur non attenendo all'ordinamento statale, presenta natura giuridica. Proprio l'esistenza, tra gli associati, di tale vincolo giuridico rilevante l'elemento pi caratteristico dell'associazione rispetto alla riunione (l'associazione tendenzialmente stabile, mentre la riunione temporanea). In base all'art.18 Cost. riconosciuta ai cittadini: la libert di associazione, ossia la possibilit per pi cittadini di costituire associazioni senza la necessit di permessi o autorizzazioni; la libert delle associazioni, ossia la possibilit di formare un numero indefinito di associazioni (anche perseguenti lo stesso scopo); la libert negativa di associazione, per cui nessuno pu essere costretto ad aderire ad una associazione.

Quanto ai limiti, l'art.18 comma 1 vieta l'esercizio della libert di associazione per il perseguimento di fini vietati ai singoli dalla legge penale: sono quindi ammesse tutte le associazioni purch non aventi fini vietati ai singoli dalla legge penale. Sono quindi ammesse anche le associazioni che si pongano in contrasto con i valori costituzionali (con la sola eccezione che vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista). Il codice penale vieta comunque le associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalit di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico. Inoltre l'art.18 Cost. comma 2 vieta: le associazioni segrete. Non la segretezza in s ad essere vietata in un'associazione, ma la segretezza unita al fine di condizionare i pubblici poteri. La ratio della disposizione, dunque, non quella di precludere il perseguimento di tali fini, ma di evitare che essi vengano perseguiti nella segretezza, creando poteri occulti alternativi a quelli democraticamente eletti; le associazioni che perseguono scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare. Lo scopo sotteso al divieto, che preclude ad associazioni cos strutturate solo il perseguimento di finalit politiche, ancora una volta quello di tutelare la libera dialettica politica che sarebbe lesa da organizzazioni potenzialmente violente. La legge vieta la adozione di qualsiasi uniforme da parte di associazioni aventi finalit politiche.

Le formazioni sociali a rilevanza costituzionale La famiglia La Costituzione considera la famiglia quale societ naturale fondata sul matrimonio (art.29 comma 1). La Costituzione mostra un favour per la famiglia legittima, fondata cio sul matrimonio, e non sulla convivenza di fatto. Per matrimonio deve intendersi sia quello civile sia quello concordatario. Ma la Costituzione prende in considerazione anche la famiglia di fatto: l'art.30 comma 1 stabilisce il diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli anche se nati fuori dal matrimonio. L'art.31 tutela la maternit, l'infanzia e la giovent e non limita tali garanzie alla

famiglia legittima. A queste garanzie si aggiunge la generale tutela che l'art.2 riconosce alle formazioni sociali ove si svolge la personalit dei singoli, tra le quali rientrano anche le convivenze di fatto, compresa la convivenza di coppie omosessuali. Ulteriore principio in materia di famiglia quello dell'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi (art.29 comma 2) che ha trovato attuazione con la riforma del diritto di famiglia (l.151/1975), la quale ha promosso l'uguaglianza fra i coniugi e ha facilitato il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio.

Le minoranze linguistiche Le minoranze linguistiche sono tutelate dall'art.6 Cost., il quale si limita per a sancire un principio generale; l'attuazione di tale articolo si avuta solo con la l.15 dicembre 1999, n,482. In essa vengono elencati i destinatari della normativa; nel testo vengono poi indicate le misure di tutela delle lingue di minoranza, prevedendo per esse: l'utilizzazione e insegnamento nelle scuole; la possibilit di uso pubblico; l'utilizzazione per la toponomastica, per i nomi e nei mezzi di comunicazione di massa.

Le comunit religiose In base all'art.7 Cost: la Chiesa riconosciuta come ordinamento giuridico originario, nato per forza propria, traendo da s la propria validit; con ci la Costituzione pone Stato e Chiesa sullo stesso piano; i rapporti istituzionali tra i due ordinamenti sono disciplinati dai Patti Lateranensi (stipulati l'11 febbraio 1929), il richiamo dei quali non implica una loro costituzionalizzazione, ma piuttosto la trasformazione di essi in legge rinforzata: la modifica dei Patti Lateranensi richiede il previo accordo con la Santa Sede e necessita di un procedimento pi gravoso rispetto al procedimento ordinario.

Per quanto riguarda le altre confessioni religiose, l'art.8 Cost. prevede: la loro autonomia organizzativa nel rispetto dell'ordinamento giuridico italiano; la definizione dei loro rapporti istituzionali con lo Stato mediane intese, recepite in leggi che, essendo modificabili solo a seguito di nuovi accordi con le confessioni, sono anch'esse ascrivibili alla categoria delle leggi rinforzate.

L'art.8 contiene inoltre, nel primo comma, una disposizione relativa a tutte le confessioni religiose, definite egualmente libere davanti alla legge. Significativamente, non viene sancita l'uguaglianza delle diverse confessioni nel trattamento giuridico, ma la pari eguaglianza nella libert. Dopo l'Accordo del 1984, che ha definitivamente abrogato il principio della religione cattolica come religione di Stato, la giurisprudenza costituzionale ha mutato orientamento, sottolineando la vigenza nel nostro ordinamento del principio di laicit, inteso non come indifferenza verso il fenomeno religioso ma come equidistanza nei confronti di tutte le confessioni religiose, e dichiarando incostituzionali le fattispecie penali che assicuravano una tutela maggiore alla religione cattolica.

I diritti attinenti ai rapporti economici La propriet privata e l'iniziativa economica privata L'art.42 Cost. afferma che la propriet pubblica o private, senza specificarne l'intensit di tutela. Il medesimo articolo afferma poi che la propriet privata riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La garanzia della propriet privata resterebbe per solo uno strumento di protezione formale, qualora non se ne individuasse un contenuto minimo. Secondo alcuni, esso andrebbe rintracciato nella definizione dell'art.832 c.c. (il proprietario ha diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo). Tuttavia il canone interpretativo utilizzato quello della Corte costituzionale, che si basa sul principio della funzione sociale della propriet privata, intesa come clausola della doppia natura limitativa. Infatti da un lato essa serve a legittimare le limitazioni della propriet privata, ove sia necessario garantire altri diritti o valori costituzionali; dall'altro vale a vincolare il legislatore, in quanto quest'ultimo pu limitare la propriet privata solo quando un'eventuale restrizione sia stabilita al fine di assicurare la funzione sociale. L'art.42 comma 3 afferma che la propriet privata pu essere, nei casi previsti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale. Per espropriazione si intende quel provvedimento amministrativo mediante il quale il titolare di un diritto di propriet su di un bene viene privato delle facolt che gli competono a favore di un diverso soggetto, solitamente pubblico. A colui che si vede espropriata la propriet di un bene spetta un indennizzo. Tale indennizzo non deve corrispondere all'integrale risarcimento del danno economico arrecato dall'esproprio, per va qualificato in modo serio, congruo e adeguato. L'art.41 Cost. tutela l'iniziativa economica privata. Dalla lettura di tale articolo si trae che il costituente ha voluto delineare un sistema in cui l'iniziativa economica non soltanto pubblica, n soltanto privata. Dall'affermazione che l'iniziativa economica privata libera si trae la garanzia in base alla quale neppure la legge pu obbligare il privato ad intraprendere una qualsiasi attivit di natura economica. Quindi l'iniziativa economica da ritenersi libera, tuttavia il concreto svolgimento dell'attivit che ne deriva incontra limiti negativi (necessari, per esempio l'utilit sociale) e positivi (eventuali, per esempio la concreta adozione di forme di indirizzo e coordinamento). L'art.43 Cost. stabilisce che a fini di utilit generale la legge pu riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunit di lavoratori o di utenti, determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale. Questo non significa che sia possibile, in modo incondizionato, destinare allo Stato specifici settori economici nazionali; infatti le nazionalizzazioni o le collettivizzazioni costituiscono una soluzione per casi particolari.

Le libert sindacali e il diritto di sciopero L'art.39 Cost. comma 2 prevede che ai sindacati non pu essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo norme di legge. La Costituzione, nell'art.39 comma 4, riconosce la possibilit, in capo ai sindacati registrati, di stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali essi si riferiscono. L'art.40 Cost. tutela il diritto di sciopero, ovvero l'astensione programmata di uno o pi lavoratori dall'attivit lavorativa. Diversa la serrata, cio la chiusura totale o parziale dell'impresa da parte del datore di lavoro, considerata manifestazione lecita, non pi penalmente perseguibile, ma un vero e proprio diritto; l'imprenditore dovr risarcire i lavoratori per la mancata prestazione lavorativa. Del diritto di sciopero possono avvalersi i lavoratori subordinati e quelli autonomi, ma non gli

imprenditori. Lo sciopero deve essere qualificato come diritto soggettivo dei lavoratori in quanto tali, ovvero della persona umana, poich, pur condizionato dall'esistenza di un rapporto di lavoro, esso costituzionalmente legittimo anche se indetto per sostenere le rivendicazioni di altri lavoratori nei confronti dei loro datori di lavoro (sciopero di solidariet). Si deve ricordare che la l.12 giugno 1990 n.146, nell'abrogare gli artt. 330 e 333 c.p, ha indicato i limiti allo sciopero nei servizi pubblici essenziali, in quanto tali servizi influiscono sulla fruizione e sulla garanzia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati. Per tale motivo deve essere assicurata l'erogazione delle prestazioni minime indispensabili.

I diritti sociali I diritti dello stato sociale La categoria dei diritti sociali trae il proprio fondamento dalla necessit di assicurare prestazioni dei poteri pubblici uguali per tutti e tali da riequilibrare le posizioni dei singoli all'interno della societ. I diritti sociali sono diritti di prestazione da far valere nei confronti dello stato: valgono come pretesa del singolo affinch la Repubblica intervenga per renderli effettivi, anche mettendo in bilancio le necessarie risorse finanziarie. Sono diritti strettamente legati alle risorse finanziarie disponibili o rese disponibili da scelte effettuate con le politiche di bilancio, salvo in ogni caso l'esigenza di tutela del loro contenuto essenziale. Essi sono anche strettamente legati all'organizzazione e all'efficienza degli apparati pubblici. I principali diritti sociali previsti dalla nostra Costituzione sono: diritto al lavoro (art.4), diritti dei minori e delle donne lavoratrici (art.37), diritto all'educazione ed all'avviamento professionale per gli inabili e minorati (art.38 comma 3); diritto all'assistenza sociale (art.38 comma 1), diritto alla previdenza in caso di infortunio, malattia, invalidit, vecchiaia e disoccupazione involontaria (art.38 comma 2); diritto alla tutela della salute (art.32); diritto all'istruzione e diritto allo studio (artt.33 e 34).

Il diritto al lavoro L'art.4 Cost. comma 1 afferma che la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Il secondo comma dell'art.4 prevede il dovere per il cittadino di svolgere, secondo le proprie possibilit e la propria scelta, un'attivit o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della societ. Accanto all'accezione del diritto al lavoro quale obiettivo che la Repubblica deve perseguire attraverso interventi da operare sul mercato del lavoro, vi sono poi altri significati di natura precettiva. In breve: il primo rappresentato dalla libert del cittadino di scegliere l'attivit lavorativa o professionale da esercitare. Essa si sostanzia in due posizioni soggettive:a)la libert di non subire limitazioni irrazionali nell'accesso al lavoro (sono ammissibili limiti volti a verificare l'idoneit degli aspiranti a praticare determinate professioni);b)la libert di esercitare un lavoro o una professione adeguati alle proprie capacit; il diritto del lavoratore a non essere licenziato in modo arbitrario (il licenziamento pu avvenire solo in presenza di giusta causa o di un giustificato motivo).

Vi sono altri diritti sociali legati al diritto al lavoro. Ad esempio il diritto del lavoratore ad una giusta retribuzione, ossia proporzionata alla qualit e quantit del suo lavoro e comunque

sufficiente ad assicurare a s e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa (art.36 comma 1). Poi vi il diritto al riposo settimanale ed alle ferie (art.36 comma 3). Altri diritti soggettivi sono rappresentati dalla parit di trattamento nell'attivit lavorativa di donne e minori (art.37 commi 1 e 3).

Il diritto all'assistenza e alla previdenza L'art.38 Cost. garantisce l'assistenza e la previdenza sociale. Il primo comma garantisce l'assistenza sociale nei confronti di ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere, mentre il secondo comma assicura ai lavoratori la previdenza sociale in caso di infortunio, malattia, invalidit,vecchiaia disoccupazione involontaria mediante l'erogazione di pensioni, assegni o assicurazioni contro gli infortuni. Se il diritto all'assistenza spetta solo al cittadino in quanto inabile e sprovvisto dei mezzi necessari ad un'esistenza decorosa, il diritto alla previdenza spetta al lavoratore in quanto tale, e prescinde dalla natura dell'attivit lavorativa esercitata. Entrambi i diritti devono essere garantiti in maniera uniforme, senza operare discriminazioni irragionevoli tra categorie. Si tratta di diritti sociali che hanno per oggetto la pretesa di fruire di determinate prestazioni di sicurezza sociale. Questi diritti possono essere garantiti anche da forme private di assistenza e previdenza, il peso maggiore per renderli effettivi grava sulle casse pubbliche. Tocca quindi al legislatore contemperare la tutela dei bisogni sottesi all'art.38 con le disponibilit finanziarie della Repubblica.

Il diritto alla salute Il diritto alla salute tutelato dall'art.32 Cost., che lo definisce fondamentale diritto dell'individuo e anche interesse della collettivit. La Corte di cassazione ha pi volte affermato che la salvaguardia della salute rappresenta un diritto primario della persona, dal quale scaturisce il diritto al risarcimento di eventuali danni (compreso anche il danno biologico, cio il danno non valutabile rispetto al patrimonio del danneggiato). Il legislatore, dopo aver esteso la tutela della salute dei lavoratori anche in via preventiva con apposite norme contenute nello statuto dei lavoratori, ha dato attuazione piena al diritto alla salute con l'istituzione del Servizio sanitario nazionale, costituendo un servizio di tipo universale, proclamando la necessit di garantire il mantenimento e il recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali. E' necessario segnalare come sia strumentale, rispetto alla salvaguardia della salute, il diritto a ricevere i trattamenti sanitari. Solo in casi eccezionali, indicati dalla legge, e nei limiti imposti dal rispetto della persona umana, possono essere previsti trattamenti sanitari obbligatori a tutela della collettivit. Il paziente ha anche il diritto di rifiutare le cure (anche esponendosi al rischio di morte).

Il diritto all'abitazione Il diritto alla casa, nella sua eccezione pi pregnante di diritto ad ottenere un alloggio, inteso cio quale pretesa di natura giuridica avente per oggetto l'acquisto in propriet o la locazione di un'abitazione, non costituisce in realt un autentico diritto. Esso costituisce piuttosto un interesse preminente di rilevanza costituzionale, rivolto a soddisfare un'esigenza di carattere primario, che impegna tutti i pubblici poteri alla sua tutela attraverso un'adeguata politica economica e finanziaria.

I diritti contro i diritti La Costituzione riconosce e garantisce, una pluralit di diritti e di valori fondamentali, i quali tuttavia possono entrare in conflitto fra di loro. I conflitti possono essere di due tipi: conflitti tra diritti fondamentali; conflitti tra diritti ed esigenze collettive.

I limiti alle libert, di norma, sono espressamente previsti da singole disposizioni costituzionali (limiti espressi); la delimitazione in concreto di tali limiti affidata al legislatore. L'esistenza stessa di pi diritti ha come conseguenza che il diritto di uno trova il proprio limite nel diritto dell'altro (limiti impliciti); in questi casi i diritti e i beni collettivi in conflitto devono essere bilanciati da parte del legislatore, nonch, in sede di controllo di costituzionalit della legge, da parte del giudice costituzionale. Il bilanciamento dei diritti deve avvenire nel rispetto delle regole seguenti: esso deve riguardare i conflitti tra diritti o valori aventi il medesimo rango costituzionale; deve essere svolto in modo tale che il sacrificio subito da un diritto o dal valore sia proporzionato, ossia non eccessivo; deve essere tale da preservare comunque il contenuto essenziale del diritto sacrificato.

Il principio di eguaglianza Eguaglianza e libert La Costituzione, all'art.3, stabilisce due principi fondamentali: tutti i cittadini hanno pari dignit sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali (eguaglianza formale); compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del paese (eguaglianza sostanziale).

L'eguaglianza formale propria della cultura liberale che riconosce la condizione di eguaglianza nei punti di partenza, ossia eguaglianza intesa come pari opportunit per tutti. L'eguaglianza sostanziale evoca la concezione socialista dell'eguaglianza nei risultati, che impone allo stato di intervenire nella struttura economica della societ, al fine di rimuovere le situazioni di diseguaglianza esistenti di fatto. Occorre riflettere sul rapporto che corre tra eguaglianza e libert. In astratto, libert ed eguaglianza sono due valori antitetici, in quanto il massimo di libert vuol dire anche il massimo di diversit. Nella Costituzione italiana la tensione tra i due principi (libert e eguaglianza) risolta negli artt.2 e 3: da un lato, le libert sono riconosciute come preesistenti rispetto all'organizzazione statale, per cui esse non costituiscono privilegio di pochi, ma devono essere riconosciute egualmente a tutti; dall'altro, i diritti di libert possono e devono essere disciplinati nel loro esercizio in nome dell'eguaglianza, ossia per realizzare situazioni di (pi) eguale godimento dei diritti.

I significati di eguaglianza Dall'art.3 Cost. comma 1 possibile ricavare differenti significati del principio di eguaglianza: eguaglianza davanti alla legge; eguaglianza come divieto di discriminazioni; eguaglianza come divieto di distinzioni o parificazioni irragionevoli.

Eguaglianza davanti alla legge significa che la legge si applica a tutti. I soggetti di un'organizzazione politica non possono essere distinti in ragione dell'appartenenza ad una casta, a un ceto, a un ordine, tanto meno possono essere trattati diversamente a seconda della loro dislocazione sul territorio. Il principio di eguaglianza, sotto questo profilo, costituisce l'altra faccia del principio della generalit della legge. In questa accezione, il principio di eguaglianza riguarda l'efficacia della legge, ossia traduce il principio per cui la legge deve avere medesima forza nei confronti di tutti; questo implica che sono vietate, in linea di massima, le leggi ad personam e le leggi speciali o eccezionali, ossia quelle che non dispongono nei confronti di tutti, ma che provvedono con riferimento a determinati soggetti o situazioni. Nella Costituzione italiana, corollari del principio di eguaglianza formale sono il principio di imparzialit della pubblica amministrazione e il principio di terziet del giudice. E' ritenuto pacifico che, al di l della lettera dell'art.3, il principio di eguaglianza riguarda tutti, cittadini e stranieri. Il principio di eguaglianza formale vale nei confronti di tutti i soggetti dell'ordinamento, siano essi persone fisiche o persone giuridiche. Il divieto di discriminazioni. L'art.3 Cost. comma 1 individua direttamente talune fattispecie tipiche che non possono essere assunte a motivo di differenziazione tra i soggetti dell'ordinamento; il divieto di discriminazione concerne: il sesso. Uomini e donne devono essere trattati nello stesso modo. Questo si estende anche contro le possibili discriminazioni in base all'orientamento sessuale; la razza; la lingua; la religione; le opinioni politiche. Tale divieto di discriminazione deve essere collocato in relazione alla libert di manifestazione del pensiero, nonch alla libert di associazioni in partiti politici; le condizioni personali e sociali. Per quanto riguarda le condizioni personali occorre distinguere: esse possono implicare sia il divieto di leggi personali, sia il divieto di leggi che assumano determinate caratteristiche della persona al fine di dettare una disciplina discriminatoria.

Eguaglianza come divieto di distinzioni o parificazioni irragionevoli. Il giudizio di costituzionalit in cui si discute della violazione del principio di eguaglianza ha carattere triangolare, ossia poggia su tre elementi necessari: 1)la norma impugnata per violazione del principio di eguaglianza; 2)la norma parametro; 3)la norma che fa da termine di paragone. Il principio di eguaglianza in senso formale significa che la legge deve trattare in modo eguale situazioni ragionevolmente eguali e in modo diverso situazioni ragionevolmente diverse. Il principio di eguaglianza va inteso come principio di eguaglianza ragionevole. Questo principio, in definitiva, vieta leggi ingiustificatamente discriminatorie e leggi ingiustificatamente parificatorie.

La promozione dell'eguaglianza Il fondamento del secondo comma dell'art.3 Cost. sta nella consapevolezza che la sola eguaglianza formale non basta; perci la Costituzione richiede che siano poste in essere attivit volte a

promuovere l'eguaglianza. Tali attivit riguardano: un compito, spettante alla Repubblica, che consiste nella rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che di fatto limitano l'estensione di libert ed eguaglianza per tutti; un fine, che consiste nel pieno sviluppo della persona umana e nell'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del paese.

L'intervento che si richiede non soltanto diretto alla redistribuzione delle risorse secondo i moduli di azione dello stato sociale, ma altres a legittimare singoli interventi correttivi di diseguaglianze di fatto.