Sei sulla pagina 1di 114

Universit degli Studi di Trento Facolt di Lettere e Filosofia Corso di Laurea Triennale in Scienze Storiche

La cittadinanza ad Arco. Evoluzione della condizione del cittadino nel corso dellet moderna.

Relatori: prof. Marco Bellabarba e dott.sa Cecilia Nubola Correlatore: prof. Andrea Giorgi Laureando: Marcello Orlandi Anno Accademico 2008-2009

A Tommaso

-La cittadinanza ad Arco. Evoluzione della condizione del cittadino nel corso dellet moderna-

Indice

1. Introduzione

1.1 Percorso di ricerca, archivi visitati e fonti rinvenute 1.2 I comuni rurali trentini e la cittadinanza

p. p.

5 7

2. Quadro storico-istituzionale di Arco

2.1 Collocazione di Arco allinterno del territorio trentino e imperiale, attivit economiche 2.2 Autorit e giurisdizioni 14 2.3 Geografia amministrativa 2.4 Demografia e linguistica 2.5 Storia politica di Arco. Avvenimenti principali in epoca moderna 2.6 Lo sviluppo statutario della comunit di Arco 26 2.7 Gli organi amministrativi della comunit

p.

12

p.

p. p. p.

18 19 22 p.

p.

30
3

3. La cittadinanza ad Arco

3.1 Privilegi e gravami di un cittadino 3.2 La figura del forestiero 3.3 Il forestiero residente 3.4 Laggregazione a cittadinanza. Passaggi di competenze ed evoluzione normativa 3.5 LIstrumento di aggregazione a cittadinanza. Liter per 51 conseguirlo 3.6 Chi richiedeva i vantaggi della cittadinanza e perch 55 3.7 Tra passato e presente. Il significato di essere cittadino 60 oggi

p. p. p. p.

35 39 41 45

p.

p.

p.

4. Appendice documentaria

p.

62

5. Fonti darchivio

p.

101

6. Bibliografia

p.

103

1. Introduzione
1.1 Percorso di ricerca, archivi visitati e fonti rinvenute
Il mio lavoro ha preso avvio dallo stage svolto tra aprile e maggio 2008 nellarchivio di stato di Trento. Il tirocinio era incentrato su un notaio di Arco in attivit dagli anni 40 agli anni 90 del XVIII secolo, Carlo Tamburini, uomo molto partecipe alla vita della comunit e ai suoi organi di rappresentanza. Egli svolse, a partire dal 1756, per trentacinque anni, la funzione di cancelliere e per due anni (1757 e 1767) quella di console, la carica di maggior responsabilit allinterno del comune. In partenza la mia attivit era quella di stilare un inventario degli atti da lui redatti, contenuti in due buste; si trattava in prevalenza di contratti di vendita di terreni e immobili, ma anche testamenti, donazioni e moltissimi affitti di appezzamenti di terra da parte della comunit a cittadini arcensi1. Un'altra tipologia documentaria nella quale mi sono talvolta imbattuto sono stati gli Istrumenti di aggregazione a cittadinanza, cio quegli atti che sancivano ufficialmente lingresso di un nuovo membro nella comunit dei cittadini di Arco. Venivano redatti dal Tamburini, cancelliere comunale, durante le sedute del consiglio del 14, uno degli organi decisionali comunitari di maggior peso. Questi Istrumenti ci forniscono molti elementi interessanti per capire la condizione del cittadino e la sua evoluzione nella giurisdizione arcense durante il Settecento. Di riflesso mi stato possibile capire in maniera sommaria le principali caratteristiche dello status di forestiero e di forestiero abitante, pur non avendo un quadro generale, ma dovendo cogliere tra le righe il senso intimo di quegli atti. Mi sono concentrato allora sullinventario e sulla trascrizione degli istrumenti di aggregazione, in modo da avere una base dalla quale potesse partire il mio approfondimento in questa direzione, e in seguito mi sono recato allArchivio storico di Arco. L, tramite lo spoglio sistematico dei libri del comune, in cui venivano raccolti tutti gli atti redatti dagli organi rappresentativi della comunit2, mi stato possibile acquisire un gran numero di informazioni riguardanti non solo la condizione di forestiero, ma anche la normativa riguardo
1 2

Archivio di Stato di Trento (dora in poi AST), Atti dei notai,Carlo Tamburini (1743-1793), bb 1, 2, ff. nn. Il consiglio generale, il consiglio del 38 e il consiglio del 14. 6

allammissione di nuovi cittadini e levoluzione che questi procedimenti subirono nel corso di tutta let moderna. La mancanza di alcune annate in riferimento alle delibere del gi citato consiglio del 14, ha limitato solo parzialmente la completezza della ricerca. Il prezioso lavoro svolto da Francesco Santoni, figura insigne della citt di Arco della seconda met del Settecento, ha facilitato enormemente la mia ricerca. Egli infatti, oltre ad aver ricoperto la carica di arciprete della parrocchia di Arco, a partire dal 1774 fino alla morte, e ad aver fondato in citt un importante collegio nel quale venivano istruiti i giovani residenti nel Basso Sarca, dedic il suo tempo libero allo studio dei documenti degli archivi comunali e parrocchiali di Arco. Il Santoni si prodig nella produzione di un catalogo degli arcipreti e uno dei giudici di Arco, che contengono una mole enorme di informazioni utili per capire le caratteristiche della contea. Oltre a questi, compil un inventario per argomento di tutti gli atti contenuti nei libri del comune, che pur con i suoi limiti, mi ha reso possibile risalire immediatamente alle voci contenute negli statuti e nelle delibere dei vari organi comunali riguardanti gli argomenti che interessavano la mia ricerca3. I ritrovamenti in questo senso sono stati piuttosto cospicui. Ai fini del mio lavoro stata utilissima pure un'altra opera del Santoni, cio Lo Stato delle Anime, redatto dallarciprete nel 1787. Egli pass in rassegna tutte le abitazioni del borgo di Arco e alcuni villaggi circostanti, elencandone i possessori e gli abitanti, e fornendo preziose informazioni sulle professioni, sulla composizione delle famiglie, su alcune usanze ed abitudini di Arco. Lanalisi e il confronto dei dati contenuti nel volume, trascritto e pubblicato da Romano Turrini in un numero della rivista Il Sommolago4, consente di farsi unidea abbastanza precisa della composizione sociale del contado e di alcune dinamiche comunitarie altrimenti difficilmente ricostruibili. Lunione di tutti questi elementi mi ha permesso di sviluppare una ricerca sulla cittadinanza arcense e sulla distinzione tra la condizione di vicino e forestiero, contestualizzandola in epoca moderna. Quello che ne esce un piccolo quadro di Arco e della vita comunitaria dei suoi cittadini, i loro diritti e i loro doveri civici.

1.2 I comuni rurali trentini e la cittadinanza


3

Archivio storico di Arco (dora in poi ACAR), F. Santoni, Indice alfabetico-cronologico degli atti, R. Turrini (ed), Lo stato delle anime dellarciprete Francesco Santoni, in Il Sommolago, 1995 7

documenti e pergamene, trascrizione di Federico Caproni 1927.


4

Lapprofondimento nel campo dello studio delle comunit rurali trentine di antico regime stato reso possibile grazie alla raccolta di gran parte degli statuti e ordinamenti prodotti nel territorio trentino, in un unico corpo5. Precedentemente gli studi rivolti allargomento si collocavano in un ambito prettamente locale e particolaristico6. Lunione in un unico lavoro degli statuti delle comunit trentine ne ha reso la consultazione molto pi agevole: le carte di regola, come spesso venivano denominate il complesso delle norme che regolavano la vita comunitaria nelle valli del Trentino, risultano essere strumento fondamentale per la comprensione dellorganizzazione della societ al livello delle comunit rurali. Inoltre tramite il confronto tra le diverse realt trentine stato possibile delineare un quadro generale, seppure non ancora totalmente compiuto, cogliendo gli aspetti che accomunano le diverse comunit di villaggio, che si ritrovavano a vivere in condizioni ambientali del tutto simili, ma che produssero risultati statutari spesso differenti nonostante lesigua distanza geografica. Un punto focale molto importante derivabile dallapprofondimento di questi studi risulta essere linserimento della storia delle comunit locali nelle dinamiche di un sistema comprendente un pi ampio raggio geografico-amministrativo. Si in questo modo potuto comprendere le interazioni tra i livelli superiori del potere costituiti dal principato vescovile di Trento e dalla contea del Tirolo, compresi nei confini del Sacro Romano Impero, e le piccole realt abitative che caratterizzavano il paesaggio trentino. La situazione giurisdizionale risulta essere piuttosto variegata e frammentaria: alcune parti del territorio trentino dipendevano dallautorit del principe vescovo di Trento, che la esercitava in maniera diretta o la affidava tramite investitura feudale ad una famiglia del luogo, mentre altre porzioni erano sottoposte al capitolo della cattedrale di Trento ed altre ancora facevano parte di enclaves tirolesi allinterno del territorio trentino, per cui dipendenti dallautorit di Innsbruck.

5 6

Carte di regola e statuti delle comunit rurali trentine, a cura di F. Giacomoni, 3 voll., Milano 1991. Esistono in Trentino numerose riviste storiche riferite ad aree locali, ad esempio il Sommolago per la zona

dellAlto Garda, i Quattro vicariati per Rovereto e il circondario e Passato e presente per le valli Giudicarie. 8

Se volessimo tratteggiare le peculiarit delle comunit rurali alpine del Trentino dovremmo tener conto in larga misura, oltre della condizioni ambientali in cui si svilupparono, anche del rapporto tra lautorit e la regola, cio lassemblea degli uomini di un villaggio aventi pari diritti fra loro. Nei casi in cui il principe vescovo o il conte del Tirolo esercitavano direttamente, senza la presenza di intermediari, il potere, si aprivano per le comunit sottoposte ampi spazi di autonomia 7. Volgendosi invece a quelle circostanze in cui lautorit venne affidata a signori feudali regolarmente investiti, si nota un controllo pi stretto che non permise alle comunit di sviluppare un certo grado di emancipazione dal potere superiore e limit la loro volont di autogoverno. Da sottolineare comunque che nonostante le realt di villaggio trentine fossero dotate, a seconda dei casi, di una porzione di autonomia, questa veniva relegata ai campi dellamministrazione locale inerente allultimo livello di governo8, quello pi a contatto con il territorio e con la gestione economica strettamente locale. Tra le figure preponderanti che non permisero lampliarsi di questa tendenza autonomizzante allinterno di molte comunit trentine, vi era il regolano maggiore. Questa carica, detenuta in origine dal principe vescovo di Trento, venne in molti casi concessa in forma di feudo a famiglie nobili locali. Le sue competenze comprendevano la convocazione della regola oltre allamministrazione di alcune cause della comunit. Il regolano minore o vice-regolano, cio il rappresentante eletto dallassemblea degli uomini di un villaggio aventi pari diritti, cio i vicini, si trovava per definizione in una posizione subordinata9. La preminenza del regolano maggiore si tradusse in uninfluenza del signore sulla regola locale, in particolare nel campo dellamministrazione dei beni comuni. La stesura delle carte di regola si collocano, oltre che nellambito della codificazioni delle consuetudini delle comunit, anche nel campo della separazione tra le funzioni e le prerogative del signore investito di un feudo rispetto a quelle della comunit residente nel territorio infeudato. La produzione di uno statuto implicava una situazione spesso conflittuale
7

F. Giacomoni - M. Stenico, Vicini et forenses. La figura del forestiero nelle comunit rurali trentine di Ibidem., p. 10. M. Nequirito, Le carte di regola delle comunit trentine, Mantova, Gianluigi Arcari Editore, 1988, P. 377. 9

antico regime, in Studi Trentini di Scienze Storiche, LXXXIV, 2005, p. 9.


8 9

tra la comunit, tesa a rendere il pi possibile autonoma la gestione dei beni collettivi e delleconomia locale, e lautorit, che al contrario tentava di accrescere la propria influenza sulle decisioni della comunit, tramite bandi e proclami, e con limposizione e la riscossione delle imposte e lesercitazione dei diritti della nobilt, come le regalie, le prestazione personali dei sudditi e le decime, cio la decima parte del raccolto dovuta al signore feudale. Lamministrazione fiscale, congiuntamente a quella della giustizia, si rivel un importante strumento di controllo. La stesura delle carte di regola, segu percorsi talvolta differenti. Alcune volte era il signore stesso a concedere una nuova carta, ma spesso furono le comunit a prendere liniziativa nella redazione dei loro ordinamenti. Non da trascurare tuttavia che prima dellentrata in vigore di un nuovo statuto era necessaria sempre e comunque lapprovazione del principe vescovo o del signore del luogo, che in questo modo mediavano tra suppliche avanzate dalle comunit e la volont di controllo propria dellautorit. Gli ordinamenti della citt di Trento esercitarono sempre una notevole influenza nella stesura dei codici delle piccole comunit rurali, che pi volte si ispirarono, e in rari casi adottarono in toto, gli articoli contenuti negli statuti uldariciani e poi quelli redatti dal vescovo Cles nel 1528 10. Questo a dimostrazione del ruolo preponderante di Trento nei confronti delle realt di villaggio circostanti, molto pi deboli politicamente e economicamente, oltre che socialmente poco sviluppate, rispetto alla citt che ospitava il potere centrale. Le comunit inoltre erano caratterizzate da una forte coesione sociale al loro interno, dovuto probabilmente allesiguo numero di vicini di cui erano composte e alla precariet delle risorse a loro disposizione11. Le famiglie originarie che componevano un nucleo abitativo infatti tutelavano i beni comuni, composti da pascoli, boschi e campi coltivati, oltre che dallautorit competente, anche dai tentativi di intromissione di elementi esterni. Le comunit, regolando rigidamente attraverso le carte di regola lusufrutto delle risorse comunitarie, non mancavano di specificare divieti e restrizioni per quelle persone che non facessero parte dello
10

C. Nubola, Comunit rurali del Principato vescovile di Trento, in Archivio Storico Ticinese, XXXIX, F. Giacomoni - M. Stenico, Vicini et forenses, p. 19. 10

2002, pp. 224- 225.


11

stretto nucleo dei vicini. Il riferimento ai forenses, cio i forestieri, persone stabilitesi in luoghi diversi dal loro paese dorigine o semplicemente di passaggio, che rischiavano di turbare gli equilibri di villaggio nella pur semplice economia rurale alpina di antico regime. E in questo ambito che viene ad inserirsi il concetto di cittadinanza, o meglio di quel nesso esistente tra i vicini appartenenti alla medesima comunit. Questo legame comprendeva solamente le famiglie che risiedevano originariamente in un determinato luogo, e veniva trasmessa di padre in figlio, nella maggior parte dei casi solamente alla linea maschile. Lammissione di nuovi membri nel numero dei cittadini originari era condizionata dal parere dellassemblea dei vicini stessi, che mettevano ai voti la concessione del godimento dei diritti civici, spesso basandosi sul criterio della suddivisione dei beni comuni. Infatti la cittadinanza includeva, oltre al diritto di partecipazione alle decisioni della comunit, la possibilit di usufruire delle risorse che il territorio sottoposto alla giurisdizione della regola aveva da offrire12. Ne consegue che il numero dei cittadini poteva venire ampliato fintanto che vi fossero state risorse sufficienti per soddisfare i bisogni di tutti i vicini. Per questo le comunit risultavano essere chiuse e diffidenti verso lesterno, e in genere un prerequisito per laccettazione di un nuovo cittadino era costituito dalla residenza nel luogo in questione per lungo tempo, anche se questa condizione non dava in nessun modo la facolt di godere dei diritti comunitari. Spesso a chi desiderava non solo stabilirsi in un villaggio, ma anche acquisire i diritti che gli abitanti originari esercitavano, veniva richiesto di contribuire alle spese della comunit, pur non essendo ancora considerati vicini13. Un altro requisito indispensabile di un aspirante cittadino era appunto costituito da una condizione economica sufficientemente agiata che permettesse di partecipare agli oneri fiscali comunitari. Sono numerosi allinterno delle carte di regola e delle delibere comunali, articoli e bandi rivolti contro vagabondi o nullatenenti che pellegrinavano per le regioni alpine vivendo di elemosina. Al contrario chi dimostrava di poter dare il proprio contributo per il funzionamento delleconomia locale veniva incluso nelle liste fiscali, e poi a seconda dei casi dotato dei diritti civici. La realt trentina nasconde situazioni differenti fino ad ora solo in parte
12 13

C. Nubola, Comunit rurali del Principato vescovile di Trento, p. 229. Ibidem, p. 231. 11

approfondite. Il presente contributo prover a documentare come queste dinamiche si svolgessero nella comunit arcense nel corso della tarda et moderna, nei secoli XVII e XVIII.

12

2. Quadro storico-istituzionale di Arco


2.1 Collocazione di Arco allinterno del territorio trentino e imperiale,

attivit economiche
Castello e citt di Arco sono posti in un luogo salubre, bellissimo e ridente, circondati da un magnifico terreno pianeggiante, ricco di cereali, vigne, ulivi, frutteti, assai fertile, ci sono bei prati da fieno e molti alberi di gelso per lallevamento dei bachi da seta. Cos lo storiografo tedesco Marx Sittich von Wolkenstein descriveva Arco verso la fine del XVI secolo14. Queste poche righe fanno trasparire il carattere prettamente rurale del territorio e la grande variet di colture che qui venivano praticate. La zona del Bassosarca infatti, similmente al resto del Trentino, basava la sua economia in prevalenza sullagricoltura, oltre ad una modesta attivit di allevamento. Lo dimostra limportanza che nel corso di tutta lepoca moderna rivest la zona del Linfano, unampia porzione di terra che comprende la parte sud-orientale della Busa, schiacciato tra Torbole, il Monte Brione e la Maza. I suoi pascoli e le sue campagne furono oggetto di cause legali con le citt di Riva e Torbole, ma fu la comunit di Arco, alla quale furono infine assegnati, a beneficiarne, rendendole terre comuni da assegnare ai cittadini originari. Nel corso del XV e del XVI secolo il contado conobbe un certo grado di sviluppo nelle attivit artigianali, soprattutto nel campo della lavorazione del cuoio. Durante il Seicento allinterno del borgo fiorirono le botteghe, per la maggior parte aperte da artigiani forestieri, provenienti dal Veneto, dalle valli del Trentino e dal Tirolo. Arco, di conseguenza, a differenza della maggioranza delle comunit rurali trentine, presentava una composizione sociale in qualche misura stratificata, anche se il grosso della popolazione era comunque occupato nella coltivazione dei campi, di propriet o meno. Infatti chi non aveva la fortuna di possedere un appezzamento di terreno, si ritrovava a coltivare per conto di un padrone, spesso risiedendo in

14

G. Rill, Storia dei Conti dArco 1487-1614, Roma, Il Veltro Editrice, 1982, p. 11 13

abitazioni locate sulle terre stesse, in base ad un patto con il proprietario. Era questa la figura del manente, da distinguere da quella del famiglio, semplice bracciante15. La cittadina si stava gradualmente sviluppando, ma questo processo sub un arresto con il passaggio dellesercito francese in Trentino nel 1703, nelle campagne connesse con la guerra di successione spagnola. Le devastazioni che ne seguirono, insieme ad alcune annate sfavorevoli per lagricoltura arrestarono la fioritura del contado, che vers in una condizione piuttosto stagnante nel corso di tutto il XVIII secolo: molti artigiani furono costretti ad abbandonare le loro attivit, e si ritorn a concentrarsi prevalentemente sullagricoltura; difficolt e ristrettezza economica caratterizzarono da qui in poi Arco, fino alla sua rinascita come citt di cura e villeggiatura, e al suo sviluppo turistico durante la seconda met dellOttocento. Lo stato delle anime, redatto dallarciprete Francesco Santoni nel 1787, come abbiamo visto, fornisce una serie di utili informazioni che ci permettono di farci unidea sulla composizione sociale della popolazione del borgo di Arco e delle campagne limitrofe verso la fine del 700. Infatti il Santoni d spesso indicazioni sulla professione svolta dagli abitanti. Il mestiere che ricorre pi di frequente ovviamente il contadino, ma non poche erano le persone occupate in settori estranei al lavoro nei campi. In quegli anni lo sviluppo delle concerie e della lavorazione del pellame rimaneva soltanto un ricordo nella toponomastica di Arco; la localit le Garbarie (oggi via Garberie) aveva assunto nei secoli precedenti questa denominazione proprio per la grande presenza di laboratori in cui lavoravano i garbari, cio i conciatori. Abbondavano invece in Arco nella seconda met del Settecento i sarti e i calzolai. Il Santoni enumera pi di cinquanta persone occupate in questi due settori. Altre professioni che appaiono frequentemente nel suo lavoro sono: il mercante, il bottegaio o il merzaiulo, cio attivit riconducibili al commercio; loperaio, il carpentiere e il muratore e tutti coloro che concorrevano nella costruzione e manutenzione di case, strade e infrastrutture; il tiraseta, cio colui che ricavava la seta dai bachi, il ferraro, ossia il fabbro, e il medico. I vicoli di Arco ospitavano poi molte altre botteghe di
15

R. Turrini (ed), Lo stato delle anime dellarciprete Francesco Santoni, in Il Sommolago, 1995, p. 6.

artigiani impiegati nella fabbricazione di tutti quegli utensili o suppellettili di cui la popolazione di Arco poteva necessitare: pentole, ombrelli, armi, tessuti, mobili, botti, ruote, ecc... Nel suo lavoro larciprete nomina una quarantina di professioni differenti, e circa duecento persone occupate in attivit diverse dal lavoro agricolo. Dal punto di vista geopolitico il Sommolago rivestiva una certa importanza strategica come zona di confine. Venezia e Milano rispettivamente a Est e a Ovest, soprattutto nel tardo medioevo e in prima et moderna, erano due vicini piuttosto turbolenti, e lautorit tirolese e quella imperiale si interessarono saltuariamente della sua situazione nei termini appunto della preservazione e della sicurezza dei confini. Il Garda costituiva il naturale collegamento tra lItalia settentrionale e la via atesina, la principale arteria di comunicazione dallItalia verso lImpero. La presenza del dazio a Torbole, dal quale transitavano tutti i mercanti diretti da nord a sud e viceversa, dimostra come larea costituisse il punto di incontro tra gli interessi commerciali padani e quelli tedeschi. Gli stessi signori dArco, a partire dal tardo medioevo, tutelarono gli intensi traffici di granaglie che si svolgevano tra Mantova e il Sommolago, instaurando un saldo e duraturo rapporto di amicizia con la corte dei Gonzaga, in seguito rinsaldato con lo sviluppo di relazione di tipo famigliare. I matrimoni contratti tra i due casati portarono un ramo della famiglia arcense a trasferirsi gradualmente nel mantovano, dove possedeva terreni in seguito alle donazioni dotali conseguenti alle unioni.

2.2 Autorit e giurisdizioni.


Arco vive, nel corso della prima et moderna, una condizione di estrema frammentazione giurisdizionale: pi soggetti si dividevano il potere, ma succedeva talvolta che le competenze degli uni e degli altri si sovrapponessero generando contrasti. La spiegazione di questi

intrecci di potere sta nella geopolitica trentina: a livello politico una estrema frammentazione del territorio, dalla quale conseguiva a livello amministrativo un complesso mosaico di poteri. Ma cerchiamo di fare un po di chiarezza sulla situazione giurisdizionale del Basso Sarca. I signori dArco, nel corso del medioevo, furono investiti a pi riprese di svariati feudi nellalto Garda, nelle Giudicarie e nella valle del Sarca, prima da parte del principe vescovo di Trento, poi da parte dellImperatore e infine dal conte del Tirolo 16. Inizialmente i dArco gravitarono nellorbita del principato vescovile, vista la contiguit coi territori di questultimo; risale per al 1164 la nomina dei membri della famiglia a nobili liberi e immediati dellImpero, conferita loro da Federico Barbarossa, nel tentativo di guadagnare la loro fedelt e appoggio militare contro le citt venete di Verona, Vicenza, Padova e Venezia. La posizione particolare in cui si veniva a trovare la rocca di Arco caus il ripetuto interesse delle diverse autorit superiori: la zona costituiva un importante cuscinetto tra lImpero e le grandi signorie dellItalia settentrionale. Proprio per questo, nel 1284, approfittando di un momento di debolezza della famiglia arcense, il conte del Tirolo Mainardo non esit ad incorporarli a forza nel sistema feudale della contea principesca tirolese. Nei decenni successivi i dArco restarono in bilico tra la condizione di vassalli trentini, imperiali e tirolesi, nonch alleati, a seconda delle circostanze, con le signorie italiane di Brescia, di Verona, o di Milano. I rapporti col vescovo subirono oscillazioni di rilievo, passando da aperto conflitto, sfociato occasionalmente in scomunica, a vitale alleanza per la sopravvivenza delluno o dellaltro soggetto. Un passo verso la condizione in cui si verranno a trovare i signori dArco in epoca moderna venne fatto nel 1413, quando furono investiti del titolo comitale da parte del re dei Romani Sigismondo di Lussenburgo, futuro imperatore. Questa nomina ribadiva la loro condizione di vassalli immediati dellimpero, sgravandoli di fatto dalla dipendenza dal principato vescovile, ma non chiarendo del tutto la loro relazione con la contea tirolese. Ben presto la situazione venne chiarita, poich gi nel 1440 i signori, ormai investiti del titolo comitale furono costretti, a causa dellimminente assedio di Arco da parte di forze veneziane, a chiedere aiuto militare a re Federico, che rivestiva anche la carica di conte del Tirolo. In cambio di aiuto militare dovettero
16

Queste vicende sono esposte in B. Waldstein-Wartenberg, Storia dei Conti dArco nel medioevo, Roma, Il Veltro Editrice, 1979.

riconoscere che tutti i loro possedimenti appartenevano alla contea tirolese, trasferendo il loro giuramento di fedelt dalle mani del principe vescovo di Trento a quelle degli arciduchi dAustria, loro nuovi signori territoriali. La situazione precaria dovuta alle guerre veneziane in atto in quel secolo permisero ai dArco di rientrare nella sfera dinfluenza tirolese. La confusione giurisdizionale tuttavia non fu del tutto dissipata; se, prima dei fatti sopra citati, si verific spesso il caso in cui i dArco erano investiti contemporaneamente dello stesso bene da parte di due autorit distinte, ora i conti erano vassalli tirolesi. Questo non imped che il diritto alla riscossione delle decime della quale erano investiti fosse trasferito a met Seicento alla famiglia Castelbarco, vassalli trentini, ma solo per il distretto di Oltresarca17. Inoltre i conti si appellarono di continuo ai diplomi che sancivano la loro condizione di sudditi immediati dellImpero, rifiutando di pagare i tributi alla dieta tirolese, e non riconoscendo in pratica la sua autorit. Interessante notare come la comunit di Arco, nella causa per il diritto di pascolo nel Linfano, con le comunit di Nago e Torbole allinizio del XVI secolo, si fosse rivolta per ottenere un giudizio alla Sacra Romana Rota, cio il tribunale papale, invece che ad una delle autorit direttamente superiori (i conti dArco, il principato vescovile di Trento , il Tirolo, lImpero), a dimostrazione di come anche per i cittadini di Arco fosse poco chiaro il quadro istituzionale della loro zona 18. Sicuramente si sentivano sudditi dei signori arcensi, in quanto avevano a che fare direttamente con loro per qualsiasi questione inerente il contado. Infatti i conti in epoca moderna risiedevano solitamente nei palazzi di loro propriet nel borgo, partecipando alla vita pubblica. La comunit, rappresentata dagli organi comunali che si erano andati via via sviluppando nel corso dei secoli, si era organizzata cercando di ottenere una certa autonomia di decisione dai signori. Le cariche pi importanti erano spesso affidate dal Consiglio dei 14, uno dei principali organi decisionali cittadini, a personaggi in vista, a cittadini nobili o notabili, di condizione medio-alta, principalmente ricchi artigiani o proprietari terrieri. In questo modo venivano tutelati, per quanto possibile, i diritti di tutte quelle persone che non facevano parte n del clero n della famiglia
17 18

M. Grazioli, C. Risatti (eds), Relazione del Contado dArco, e luoghi confinanti, in Il Sommolago, III, 1986, p. 91. G. Rill, Storia dei Conti dArco 1487-1614, p. 83.

comitale, cio le due maggiori potenze economiche e i pi grandi titolari di terre coltivabili e pascoli nel contado, nonch per quanto riguarda i conti anche proprietari di importanti infrastrutture quali i torchi, le fucine e i mulini. I privilegi e le consuetudini della comunit erano spesso messi in discussione da azioni o decisioni dei dArco, come dimostra la storia stessa della citt, costellata di scaramucce tra i signori e i cittadini, per il possesso di un colle, per il diritto di pascolo, per la fruizione del frantoio. La comunit, di volta in volta, doveva reagire ai tentativi dei conti di aumentare il proprio potere, appellandosi alla clemenza dei conti stessi o rivolgendosi allautorit superiore, soprattutto dopo il 1614, lanno della stipulazione delle capitolazioni tra i conti dArco e larciduca tirolese Massimiliano. Con questo atto si arriv ad un ulteriore chiarimento della condizione giurisdizionale della contea: la famiglia comitale arcense riconobbe finalmente lautorit del conte del Tirolo sul suo territorio, prestandogli giuramento di fedelt, e venne inquadrata di fatto nei ceti territoriali tirolesi. Il principe del Tirolo si era inserito come mai prima nellintreccio di poteri gi esistente, comportando una diminuzione delle prerogative dei conti, i quali oramai non detenevano direttamente il potere, ma lo amministravano in nome dellautorit superiore tirolese. Da quel momento in poi il contado fece parte a pieno titolo di quelle enclave tirolesi contenute allinterno dei territori del principato vescovile di Trento, come la contea dei Lodron nelle valli Giudicarie e Rovereto. I paralleli con la citt lagarina sono molti, in particolare nella sfera amministrativa19. Arco e Rovereto infatti, trovandosi ai margini dellimpero, godevano di ampi spazi di autonomia, ma non erano tuttavia sollevate dal rispetto indiscusso verso lautorit asburgica, rappresentata a Rovereto dal capitano del castello, ed in Arco dai conti. Unaltra interessante peculiarit riguarda ladozione del statuto civile e penale di Trento. La contea di Arco faceva parte della giurisdizione tirolese, eppure per un antica consuetudine al suo interno vigevano le norme, in campo civile e criminale, del principato vescovile di Trento, prima il testo uldariciano e in seguito quello clesiano. Quando nel 1645 questultimo fu introdotto anche in Arco, vennero specificate due importante eccezioni: oltre alla esclusione del Libro II dei sindici, che dava disposizioni sullelezione dei
19

M. Garbellotti, I privilegi della residenza, in C. Nubola, A, Wurgler, Suppliche e gravamina, Il Mulino, Bologna 2002 p. 228.

rappresentanti pubblici in Trento, non veniva accettato larticolo sul giuramento di fedelt unito al reato-pena di infedelt verso il vescovo, a riprova della dipendenza della contea dal potere tirolese. Lunica autorit che il vescovo ricopriva in Arco era quella spirituale, poich la citt faceva parte della diocesi di Trento.

2.3 Geografia amministrativa


La contea di Arco in epoca moderna comprendeva numerosi territori che oggi esulano dai confini odierni del comune. Numerosi centri abitati erano sottoposti alla giurisdizione dei signori arcensi. Oltre alla comunit di Arco, socialmente pi sviluppata e politicamente e numericamente pi forte, i conti avevano autorit anche sulle due comunit esterne di Oltresarca e Romarzollo, a volte nominati distretti, che in posizione subordinata costituivano insieme ad Arco i centri maggiori, cio le tre comunit del contado che spesso si possono ritrovare nominate nei documenti. Ogni distretto era composto da numerose ville, cio piccoli nuclei abitati. Le ville di San Giorgio e La Grotta erano accorpate alla comunit di Arco. San Martino, Massone, Bolognano e Vignole componevano il distretto di Oltresarca, mentre Romarzollo comprendeva le ville di Varignano, Padaro, Vigne e Chiarano. Le tre comunit si riunivano per dibattere questioni che coinvolgevano la totalit del contado e nel corso dei secoli stipularono numerosi accordi di unione, coalizzandosi nelle cause legali o protestando contro i dazi imposti da Innsbruck. Tuttavia i territori di una o dellaltra comunit erano ben distinti. Ogni comunit aveva i propri organi rappresentativi, che tutelavano gli interessi dei propri cittadini, e propri ordinamenti, anche se Oltresarca e Romarzollo ricalcarono i loro dallo statuto arcense del 1480, chiamato dei Cento capitoli. Arco infatti

rimase sempre preminente sugli altri centri, tanto da godere la prerogativa che le due comunit esteriori fossero tenute ad adunarsi nella di lei casa per trattare gli affari comuni20. Poco pi distanti sorgevano altri borghi: a sud il borgo di Nago, a ridosso del castello di Penede, una rocca molto importante per la salvaguardia dei confini imperiali e per la sorveglianza della via che collegava la Vallagarina al Garda; affacciata sul lago di Garda sorgeva Torbole, rilevante in senso economico oltre che per il dazio anche per i ricchi introiti del pescatico 21. A nord troviamo le comunit di Ceniga e di Dro, che pur mantenendo una certa autonomia erano giuridicamente incorporati nella comunit di Romarzollo22, e Drena col suo castello, ultimo avamposto settentrionale ai confini dei domini vescovili.

2.4 Demografia e linguistica


Non affatto semplice ricostruire loscillazione della popolazione di Arco nel corso dellepoca moderna, a causa della mancanza di dati precisi e spesso discordanti tra loro. Come in tante altre realt, rurali o meno, esistono alcuni elenchi di fuochi, cio dei nuclei familiari originari del contado, compilate con vari scopi, tra i quali la riscossione di tasse, la raccolta di collette o i bandi di arruolamento militare. Le informazioni fornite da queste liste sono comunque limitate, poich venendo censito solo il capofamiglia, risulta assai difficoltoso ricostruire lentit della popolazione.

20 21 22

ACAR, F. Santoni, Indice alfabetico-cronologico degli atti, documenti e pergamene, p. 160. Rill, Storia dei Conti dArco, p. 12. M. Grazioli, C. Risatti (eds), Relazione del Contado dArco, e luoghi confinanti, p. 92.

Lunico dato che ci permette di farci una idea precisa sul numero degli abitanti, risale al 1579. In occasione dei giuramento di fedelt, prestato dai sudditi arcensi allArciduca Ferdinando II, vennero obbligati a partecipare ed elencati tutti i membri delle comunit sottoposte alla giurisdizione arcense23. In un primo momento furono fatti giurare solo gli uomini, enumerati in quasi 500, probabilmente i capifamiglia, ma in un secondo tempo venne richiesto latto di sottomissione a tutta la popolazione, di entrambi i sessi e di ogni et. Da questa lista risulta che gli abitanti del borgo di Arco erano 1377, mentre contando anche le ville circostanti, cio la giurisdizione nella sua totalit, si arrivava ad un numero di 4853 abitanti. Un dato non trascurabile se si pensa che la popolazione della citt di Trento, a met Cinquecento contava tra gli 8000 e i 10000 abitanti24. Il Seicento, tuttavia, vide un drastico calo demografico dovuto alla pestilenza del 1630 1631 che colp il Trentino. Le fonti parlano di circa 3000 morti nel solo contado di Arco, circa i due terzi della totalit degli abitanti25. Se prestiamo fede a questi dati la popolazione avrebbe dovuto aggirarsi intorno alle 4500 unit, trovando un riscontro approssimativo con il dato precedente inerente il giuramento a Ferdinando II. I dati posteriori pervenuti a noi sono limitati ad elenchi di fuochi, ma essendo abbastanza contrastanti risulta difficoltoso ricavarne un andamento demografico che abbia una qualche valenza. Infatti risulta difficile risalire di volta in volta a chi effettivamente si riferiscano le liste redatte, se al solo borgo di Arco, se al contado nella sua interezza, oppure ai sottoposti al pagamento delle tasse senza distinzioni sulla localit di provenienza. Nel 1705, a due anni dallinvasione francese, vengono contati 236 uomini, in occasione della riscossione delle steore da inviare ad Innsbruck26. Con tutta probabilit si tratta delle persone soggette ai contributi residenti nel borgo di Arco. Solo tre anni dopo gli uomini di Arco detentori di un fuoco sarebbero 163, ai quali si aggiungono in una lista
23 24 25 26

Rill, Storia dei Conti dArco, p. 16. C. Nubola, Elections and Decision-Making ai confini dellImpero: Il caso di Trento. Archivio Parrcocchiale di Arco, F. Santoni, Codice autentico e cronologico danni seicento di documenti della spettabile Collegiata dArco, Trento, 1780. ACAR, 1.8, Libro XXIV, p. 443.

differenziata 80 abitanti, cio forestieri residenti in citt, per un totale di 243 unit. Il dato conforme a quello del 1705, ed anche questa volta loccasione data dal pagamento di un imposta, questa volta fissata dalla comunit per supplire alle spese causate dal passaggio delle truppe imperiali27. Pi esauriente risulta essere il Cattalogo dei cittadini della spettabile comunit di Arco sotto il consolato delli spettabili Sig. Giovanni Antonio Bornico e Leonardo Carmellini del 1728, anche se contrastante con i dati precedenti. A dispetto del titolo, vengono elencati 314 uomini di tutto il contado, suddivisi per ville; gli uomini del distretto di Arco risultano essere 154, con un vistoso calo rispetto a ventanni prima28. Considerando che il dato successivo, riferito al 1741, enumera 209 uomini di tutto il contado29, viene da chiedersi laffidabilit di questi dati, vista la notevole oscillazione nel giro di pochi decenni. Purtroppo non possibile risalire ai criteri in base ai quali venivano stilate queste liste, ma risulta comunque non verosimile che la popolazione della zona sia aumentata o diminuita con la frequenza indicata dal confronto dei dati ritrovati. Anche perch il solito Santoni nel suo Stato delle anime del 1787 conta in 7654 gli abitanti di tutta la contea arcense. Un dato di molto superiore alle stime ricavabili dagli elenchi di fuochi di 40 anni prima. Lultimo dato che pu avere un certo valore per i nostri scopi si riferisce ad un periodo sensibilmente successivo alle invasioni napoleoniche, anni di profondi sconvolgimenti politici e sociali. Nel 1810 la popolazione del borgo di Arco, congiuntamente alle due comunit esterne, doveva aggirarsi intorno alle 4700 unit, mentre considerando tutto il contado si arriva a 7200 abitanti.30

27 28 29 30

ACAR, 1.8, Libro XXX, p. 207. ACAR, 1.20, Cattalogo dei cittadini della spett. comunit di Arco sotto il consolato delli spett. Sig. Giovanni Antonio Bornico e Leonardo Carmellini. ACAR, 1.20, Ruolo d cittadini della spettabile Comunit di Arco. A. Perini, Statistica del Trentino, Trento, 1852.

Per quanto riguarda la lingua utilizzata nelle scritture pubbliche dai conti dArco in epoca moderna, essa fu sempre litaliano. Con rarissime eccezioni, i signori non conoscevano il tedesco, e dovevano ricorrere a traduttori per la corrispondenza con Innsbruck31. Anche nelle delibere prodotte dagli organi rappresentativi comunali, litaliano la lingua dominante. Con lesclusione degli atti pi antichi, redatti in latino, e di altri provenienti dalla cancelleria tirolese, redatti in tedesco, furono scritti da diversi cancellieri, in un italiano perfettamente comprensibile. Ci dimostra come tale idioma fosse utilizzato nella zona nella produzione di documenti ufficiali fin dal XVI secolo.

2.5 Storia politica di Arco. Avvenimenti principali in epoca moderna

31

Rill, Storia dei Conti dArco, p. 26.

I signori dArco, che controllavano il contado almeno dal XII secolo, come abbiamo gi visto furono investiti della dignit feudale allinizio del XV secolo dallImperatore Sigismondo, che li nomin conti del Sacro Romano Impero32. La seconda met del Quattrocento e i primi anni del secolo successivo sono densi di avvenimenti nella zona del Basso Sarca. Insieme alle vicine Val dAdige e Vallagarina fu teatro di alcuni non trascurabili scontri militari tra le truppe imperiali e quelle veneziane stanziate a Rovereto e Riva del Garda. In particolare nellestate del 1487, lanno della sconfitta di Sanseverino nella battaglia di Calliano, nelle campagne che separano Arco da Riva avvennero devastazioni di campi, uccisioni di bestiame e combattimenti tra le truppe dei due schieramenti. I veneziani avevano pianificato di conquistare la rocca di Arco, ma il progetto non and mai in porto. Nel lasso di tempo compreso tra le agitazioni nella zona e il ritorno di Riva nelle mani degli Imperiali, in seguito alle decisioni prese a Cambrai nel 1509, la situazione and gradualmente raffreddandosi, lasciando spazio solamente a qualche scaramuccia di confine. Fu da qui in poi che la stirpe dei dArco visse il suo cosiddetto periodo aureo, nel corso del quale alcuni membri della famiglia ricoprirono incarichi diplomatici, amministrativi e militari degni di nota allinterno della corte imperiale33. Gi verso la fine del Cinquecento troviamo una situazione assai mutata. Le liti familiari che coinvolgevano i fratelli e i cugini dei due rami principali della dinastia, iniziate intorno alla met del XV secolo, culminarono con luccisione del Conte Orazio da parte dei bravi del fratello Antonio. Indeboliti e divisi, i dArco, che si circondavano di bande di briganti provenienti dalla vicina Repubblica di Venezia, si lasciarono andare a sanguinose faide familiari. I disordini continui e la notevole destabilizzazione del territorio provocheranno lintervento del conte tirolese. Nel 1579 infatti, un contingente militare inviato dallallora arciduca Ferdinando II, occup la citt che sar governata fino al 1614 da un capitano tirolese. Questo atto di forza, attuato con lapparente scopo di ripristinare lordine e la legalit nel contado, fu in realt causato dal prolungato rifiuto dei signori e della popolazione di prestare il giuramento di fedelt al conte tirolese, quale loro signore legittimo, e di conseguenza di pagare le imposte a lui
32 33

B. Waldstein-Wartenberg, Storia dei Conti dArco nel medioevo, p. 317. Ibidem, p. 134.

dovute. Unazione di questo genere potrebbe essere inserita nel quadro della politica espansionistica adottata da Ferdinando II nei confronti dei territori meridionali situati ai confini imperiali. Larciduca tirolese negli anni 60 e 70 del Cinquecento, nel tentativo di impossessarsi del principato vescovile di Trento, coinvolse il vescovo Ludovico Madruzzo in uno scontro di potere, il cosiddetto Temporalienstreit. La citt di Trento rimase occupata dai soldati di Ferdinando dalla fine del 1568 al 1579, anno in cui fu inviato un contingente tirolese nel Basso Sarca. Negli stessi anni vengono coinvolti in episodi simili sia la citt di Rovereto, sia la contea amministrata dai conti Lodron34, nel tentativo da parte degli Asburgo di giungere ad una maggiore centralizzazione del potere, sottoponendo quelle zone ad un controllo pi stretto rispetto al passato. Tornando ad Arco, alla notizia dellimminente occupazione alcuni membri della famiglia comitale si diedero alla fuga, mentre la popolazione, il giorno stesso dellingresso della truppa, fu costretta a prestare il giuramento di sottomissione allautorit tirolese sotto la minaccia delle armi. Da qui inizier un lungo e tortuoso iter giudiziario prolungatosi per decenni, attraverso il quale larciduca Ferdinando II e in seguito il suo successore Massimiliano tenteranno ripetutamente ma inutilmente di acquistare la contea per diventarne signori legittimi e diretti. Lepilogo del procedimento legale avverr solo il 24 marzo 1614 con la stipulazione delle Capitolazioni35. Si tratta di vero e proprio atto di sottomissione dei conti nei confronti del principe del Tirolo, con il beneplacito dellImperatore. Laccordo sancisce ufficialmente la restituzione della giurisdizione del contado ai dArco dopo pi di trentanni di dominazione diretta tirolese. I conti, che da quel momento verranno chiamati non a caso governatori, non avrebbero pi esercitato il potere direttamente, ma solo in quanto rappresentanti della giurisdizione austriaca. La famiglia avrebbe dovuto prestare giuramento di fedelt al principe del Tirolo, con lobbligo di presenziare la dieta tirolese. In questa condizione i conti persero molta della loro autonomia dazione anche nei confronti
34

M. Bellabarba, , Il principato vescovile di Trento dagli inizi del XVI secolo alla guerra dei Trentanni, in M. Bellabarba G. Olmi (ed.), Storia del Trentino, Il Mulino, 2000, Rill, Storia dei Conti dArco 1487-1614, p. 398.

pp. 50-59.
35

della comunit di Arco, la quale negli anni successivi si rivolse spesso allautorit superiore, cio il sovrano territoriale tirolese, per la soluzione di controversie o per lamentele nei confronti dei loro governatori. I conti comunque non si arresero, e tentarono a pi riprese di riacquistare terreno nei confronti della comunit; in particolare il conte Vinciguerra tra la fine del Seicento e linizio del Settecento si distinse per i suoi comportamenti dispotici e per le violazioni delle convenzioni precedentemente stipulate coi suoi sudditi. Pi di una volta con dei proclami dinastiali tent di imporre il suo volere alla comunit: proib ai consoli di convocare assemblee senza il suo permesso e adott tutta una serie di provvedimenti per limitare il campo dazione dei rappresentanti comunali e degli organi comunitari, annullando di fatto gli statuti vigenti. Ne nacque un procedimento legale tra la comunit e il conte governatore che si trascin per trentanni fino alla conclusione nel 1713: lautorit austriaca intim al conte di confermare ai cittadini di Arco le loro antiche consuetudini, statuti e convenzioni, ribadendo la propria competenza in simili questioni36. Nel frattempo la citt si trovava, suo malgrado, coinvolta nelle operazioni militari inerenti la guerra di successione spagnola37. Basta varcare di pochissimo la soglia del Settecento per essere catapultati nel pieno del conflitto che vede contrapposti Francia e Impero. I movimenti di truppe che attraversavano tutta lEuropa arrivarono a toccare anche il Trentino. Lesercito francese comandato dal generale Vendme, inizialmente schierato in pianura padana, nel tentativo di ricongiungersi a nord con lalleato Principe Massimiliano di Baviera, risal il lago di Garda e invase il Bassosarca, occupandone uno dopo l'altro tutti i paesi: Nago e Torbole, seguiti da Riva, precedono l'ultima e pi difficoltosa presa di Arco. L'ostacolo non consisteva tanto nel borgo, quanto piuttosto nella rocca, che a causa della sua particolare posizione geografica risultava difficilmente espugnabile. Circa seicento uomini stavano asserragliati al suo interno, ben attrezzati per resistere ad un lungo assedio. In realt la resistenza dur una settimana e si concluse con la resa del contingente austriaco il 17 agosto 1703, a causa dellesaurimento delle palle di cannone (lultimo giorno spararono pietre!). La conquista di Arco non
36 37

G. Riccadonna, Statuti della citt di Arco, Arco, 1990, p.163. M. Turrini, A ferro e fuoco, in Il Sommolago, XX, 2003, n3.

lasciava ai francesi nessun altro ostacolo sulla strada verso Trento, loro prossimo obbiettivo. Nel frattempo Arco rimarr controllata dal Medavy, un luogotenente di Vendme, fino al 12 ottobre 1703, giorno della partenza dei francesi. Le tre comunit del contado verranno costrette a pagare un pesante riscatto per evitare lincendio e il saccheggio delle case. Per la prima volta la popolazione subiva uninvasione da parte di un esercito straniero numeroso e ben organizzato. Le conseguenze furono pesantissime: alcune case furono bruciate nonostante le pesanti contribuzione richieste dai Francesi, la rocca venne incendiata, i ponti sul fiume Sarca subirono ingenti danni, le chiese vennero spogliate e le campane portate via. Difficile calcolare le perdite umane tra gli abitanti di Arco: il Libro dei Morti della parrocchia segnala nel solo 9 agosto 1703, giorno dellentrata delle truppe gallispane nel borgo, sette vittime, ma unannotazione del cappellano chiarisce che altre sarebbero state seppellite di nascosto, senza rito religioso. Approssimativamente il numero dei morti sale circa fino ad una ventina nel corso di tutta loccupazione. Dopo la partenza dei francesi la situazione torn lentamente alla normalit. Vennero celebrati alcuni processi contro esponenti dei dArco, sospettati di tradimento e contro la comunit di Dro per non avere contribuito al pagamento del riscatto. Ne usc un contado molto indebolito economicamente e lacerato dalla violenza dellinvasione. Il Settecento, come abbiamo gi detto, sar per Arco un secolo di decadenza, caratterizzato da ristrettezza economica, carestia e dal graduale allontanamento dei conti dalla citt. La maggior parte dei dArco si trasferirono altrove, chi in Baviera, chi a Mantova, lasciando ai pochi rimasti lamministrazione dei beni della famiglia e il governo della citt. Dellautorit signorile a fine secolo rimanevano gli imponenti palazzi e le rovine del castello. Negli anni 90 il contado subir una nuova invasione, sempre di un esercito francese, questa volta al comando di Napoleone38.

38

M. Grazioli (ed), Cronaca di Arco 1771-1879 , in Il Sommolago, 1991, n 1, p. 83.

2.6 Lo sviluppo statutario della comunit di Arco


La comunit gi in epoca medievale si diede unorganizzazione, in principio mirata quasi esclusivamente a regolare il lavoro nei campi e lo sfruttamento dei beni comuni. Con il mutare delle condizioni del contado, anche le norme che la comunit stabiliva per s andarono articolandosi sempre pi, toccando campi che esulavano dalla vita agreste. Furono redatti articoli concernenti il civile e il criminale, ed altre riguardanti le attivit artigianali che andavano sviluppandosi proprio allalba dellet moderna. Un borgo con una struttura sociale in divenire necessitava di uno statuto adeguato alle sue condizioni. E infatti risalente al 1481 lo statuto pi importante redatto dai rappresentanti della Comunit, cosiddetto dei cento capitoli39. Esso, pur non essendo il primo episodio statutario arcense (esiste unembrionale carta di regola del XIII secolo40), costituisce la base per tutta la legislazione successiva, sia per quanto riguarda il borgo di Arco, sia per le comunit esterne di Oltresarca e Romarzollo. Da questo strumento possiamo desumere lorganizzazione che i cittadini di Arco si erano dati: a chi spettava il potere decisionale a seconda delle occasioni, quali erano gli organi di controllo nel borgo e nelle campagne, alcune norme in campo economico e sociale a tutela del territorio. Proprio questo ultimo elemento risulta essere molto importante e ricorre spesso negli articoli dello statuto. La comunit era conscia delle risorse che aveva a sua disposizione ed era determinata a conservarle in modo che ne rimanessero a sufficienza per soddisfare i bisogni di tutti i cittadini. Proprio questa necessit spingeva i rappresentanti a redigere una serie di norme che regolavano lusufrutto dei beni comuni da parte degli abitanti e imponevano divieti per i forestieri, come spiegheremo pi avanti.
G. Riccadonna, Statuti della citt di Arco, Arco, 1990, p.72-123. Ibidem , p. 51.

39 40

La parte introduttiva dello statuto spiega chiaramente il processo formativo e i motivi che spinsero i cittadini a redigerlo. In una riunione del consiglio generale, cio la regola di tutti gli uomini del borgo di Arco, del 1480, venne decisa lelezione di ventinove di loro, con il compito di ordinare ed aggiornare tutti i precedenti ordinamenti, statuti, decreti e regole in un unico volume, e inserire articoli riguardanti le nuove condizioni che si erano venute a creare in citt (i nuovi casi che sono emersi hanno bisogno di nuove regolamentazioni41). Tra gli eletti i primi nominati erano due figli illegittimi del conte Antonio e un nobile uomo di Campo, abitante in Arco. Emerge dunque un quesito sul contributo che i signori dArco diedero alla stesura dello statuto. Nei primi paragrafi venne chiarito come prima, durante e dopo questa deliberazione fosse necessario informare il conte Francesco del processo in atto. Alla conclusione della stesura, il codice fu sottoposto ad un dottore in legge incaricato dal conte, che insieme a lui apport alcune correzioni prima di approvarlo in via ufficiale. Non ci possibile stabilire con precisione quanto dei Cento capitoli sia da attribuire al conte Francesco, ma sicuramente liniziativa della redazione di un nuovo statuto part dalla comunit. E fu la comunit stessa, certamente con lapprovazione del conte, a specificare la propria esclusiva prerogativa diaggiungere, togliere, mutare, e di creare nuove e altre disposizioni, statuti, decreti e ordinamenti42. La storia statutaria di Arco ci regala episodi posteriori che modificano solo marginalmente il corpo principale dei Cento Capitoli; spesso si tratta di semplici riconferme dei privilegi sanciti dalla carta. Altre volte il crearsi di condizioni nuove mai prima affrontate dagli organi decisionali di Arco, porta alla stesura di codici minori che compendiano i precedenti. Vale la pena citarli: nel 1506 troviamo una prima riconferma dello statuto, con laggiunta di due articoli43. Il firmatario era il conte Andrea dArco, che lo stesso anno aveva vietato ai
41 42 43

Riccadonna, Statuti, p.73. Ibidem, p. 117. Le aggiunte riguardano due norme in campo criminale: il divieto di confisca dei beni dellautore di un delitto e le pene da applicare in caso di strumenti di misurazione truccati.

Ibidem, p.129.

consoli, tramite un proclama, di convocare il consiglio generale senza il suo permesso. Il documento dimostra la pronta reazione di questi ultimi nei confronti di una violazione dellautonomia gradualmente e faticosamente conquistata. Lanno successivo, alla morte del conte, i rappresentanti comunali sentirono la necessit di farsi riconfermare nuovamente il codice dai figli. Si tratta degli Statuti dati dai Conti agli archesi, denominata anche I convenzione, fra i conti e la comunit. Questa volta vengono aggiunti tredici articoli44, tra cui uninteressante precisazione su una consuetudine ormai assodata in Arco: si confermava losservanza dello statuto della citt di Trento per quanto riguardava il civile e il criminale, con la clausola che i conti si sarebbero impegnati a meglio interpretare e punire per il vantaggio, lutilit e il favore dei predetti sudditi45. Quasi centocinquanta anni trascorrono prima della riconferma successiva, ma nel frattempo si era compiuto un cambiamento dal punto di vista giurisdizionale non trascurabile: i cittadini di Arco avevano giurato, con un vero e proprio atto di sottomissione, fedelt a Ferdinando II, arciduca tirolese, dopo loccupazione militare della contea del 1579. Lo Statuto concesso al Foro dArco dal conte Gerardo46 del 1645 risente in pieno di questo nuovo clima: meno di cinquantanni dopo la restituzione della contea ai dArco, lo statuto sancisce a pieno la trasformazione della loro condizione giurisdizionale: governeranno il contado in rappresentanza del potere del conte del Tirolo. Nel testo del 1645 si richiama nuovamente uno statuto trentino, questa volta quello clesiano del 1527; viene precisato quali parti di questo ultimo sono da tenere in considerazione e quali da tralasciare. Da osservare nella sua totalit solo la parte riguardante il civile, mentre per quanto riguarda lelezione delle cariche comunali si rimanda ai soliti Cento capitoli. Sar proprio questa precisazione a far nascere negli anni e decenni successivi alluscita dello Statuto concesso al Foro dArco, una causa legale tra conti e comunit che

44 45 46

Qui le integrazioni di un certo rilievo riguardano i torchi, i mulini e la raccolta della fojarolla, cio le foglie di scotano, usate per la conciatura del cuoio. Ibidem, p. 140. Ibidem, p. 145. Ibidem, p. 158.

sfocer nella sentenza dellarciduca Sigismondo Francesco del 1665 a favore della comunit 47. La vicenda si riassume in poche parole ma esemplifica appieno la ridotta sovranit di cui disponevano i conti dArco. Nel 1648, e in un secondo maldestro tentativo nel 1653, il conte Gerardo fece pubblicare a Sal una traduzione in italiano dello statuto arcense apportandovi alcune leggere modifiche, omettendo losservanza delle leggi del principato vescovile di Trento. La comunit non rimase a guardare e subito si rivolse allautorit austriaca, che per due volte annull le versioni modificate e riconferm lo statuto in latino della citt e le sue antiche consuetudini, diffidando i conti da nuovi simili tentativi48. Pi di una volta nella storia arcense possibile riscontrare la tendenza della comunit a concentrare lattivit legislativa proprio negli attimi successivi alla morte del conte, quasi a voler approfittare della volont del nuovo governatore di imbonire la popolazione e guadagnare la sua fedelt49. Fu infatti in seguito al passaggio di governo dalle mani del conte Gerardo, deceduto nel 1655, a quelle conte Prospero, che si apr per la comunit la possibilit di un ennesima riconferma dei codici e delle consuetudini cittadine. Proprio quellanno venne stipulata la II convenzione tra conti e comunit. Il testo oltre a ribadire la legittimit dei codici gi osservati, precisava la nullit di qualsiasi proclama dinastiale che avesse modificato in qualsiasi misura i privilegi, le esenzioni, le immunit e le consuetudini dei cittadini di Arco. In questo modo i conti limitavano ulteriormente il loro campo dazione anche se nei decenni successivi dimostreranno di non essersi ancora arresi a un ruolo di governo puramente rappresentativo.

47 48 49

ACAR, 1.8, Libro E, pp. 303-305. Riccadonna, Statuti, p. 160. Nellintroduzione alla I convenzione del 1507 i conti chiariscono questo aspetto: i quali fratelli e novelli signori e Conti con sommo desiderio desiderano talmente attirare la

benevolenza dei loro sudditi della contea di Arco, da voler essere da loro stessi amati meritatamente nellintimit del cuore e nella profondit delle viscere: Ibidem, p. 141.

La stipulazione della III convenzione del 168250 dar il via allultimo grande scontro tra i conti e la comunit. Infatti gli anni che vanno dal 1683 al 1713 sono segnati dallennesimo tentativo di un membro della famiglia comitale, in questo caso Vinciguerra, di annullare le consuetudini e i codici vigenti. La vertenza, che avr vicende alterne nel corso dei trentanni del suo svolgimento, si chiuder con la riconferma da parte dellImperatore degli statuti della comunit51. La quarta Convenzione riguardante il civile e il criminale del 1743 chiude in pratica levoluzione statutaria arcense (in quanto la quinta convenzione del 1764 riconferma sostanzialmente le precedenti), aggiungendo alcuni punti ad integrazione del codice trentino52. A pi riprese lImperatore, negli anni successivi alla quarta convenzione, ordiner ai conti, su sollecitazione della comunit, di attenersi scrupolosamente ai testi nellamministrazione della giustizia e nel governo della citt,.

2.6 Gli organi amministrativi della comunit


Passiamo ora ad analizzare la cornice amministrativa che si era delineata in Arco in et moderna. I primi articoli dei Cento capitoli integrati da tutte le riconferme e modifiche successive, oltre alle delibere comunali, ci forniscono informazioni e ci danno un quadro esaustivo sulla divisione dei ruoli che la comunit si era data e continuava ad utilizzare nel corso del Settecento:

Le carica di maggior responsabilit e rappresentanza era quella del console. In numero di due, i consoli si occupavano di fare linteresse di tutta la comunit, di convocare e presiedere i consigli e lassemblea di tutti gli uomini delle tre comunit di Arco

50 51 52

ACAR, 1.8, Libro XXV p.371. Riccadonna, Statuti, p.163. Le integrazioni riguardano le tasse per lapparato giudiziario cittadino e alcune precisazioni sul criminale. Ibidem, p.166 .

(Arco, Oltresarca e Romarzollo), di preservare annualmente i confini con le comunit confinanti, in particolare Riva, di interagire con i conti, di nominare dodici consiglieri fidati, scelti tra i cittadini, con funzione consultiva con i quali avrebbero costituito il Consiglio Ordinario, detto anche del 14.

i Saltari, che avevano la funzione di sorvegliare le coltivazioni e i pascoli della comunit per impedirne furti o danneggiamenti. Venivano pagati in natura ma rispondevano personalmente dei danneggiamenti subiti, ad esclusione del caso in cui questi fossero stati effettuati durante le ore notturne;

i Massari, anche loro nel numero di due (almeno fino al 1768), erano i tesorieri della Comunit. Amministravano i beni annotando tutte le entrate e le uscite, riscuotevano le tasse comunali e le multe, ed anche loro rispondevano personalmente in caso di deficit causati da eventuali mancate riscossioni.

il Notaio, aveva la funzione di redigere e sottoscrivere tutti gli atti comunali. Data la fondamentale importanza del compito (era lunico in grado di dare un valore giuridico alle emanazioni della comunit) doveva essere confermato dal conte governatore e doveva risiedere nel borgo.

Questi erano gli incarichi principali, ma ne esistevano alcuni altri di non minore importanza, come il maestro verificatore degli strumenti di misura, i misuratori, gli esattori straordinari, i preposti alle malghe, i degani. Interessante notare come in Arco non esistesse, in rapporto alla maggioranza delle comunit rurali trentine, la figura del regolano maggiore. Questa carica, che spesso veniva affidata dallautorit superiore competente, ad una famiglia nobile sulla base di una concessione feudale, era in grado di limitare notevolmente lautonomia e lo sviluppo degli organi comunitari, avendo voce in capitolo proprio riguardo alle occasioni di riunione e le emanazioni della comunit53. Nel nostro caso, i signori del luogo, pur esercitando uninfluenza non trascurabile allinterno della comunit, anche se
53

M. Nequirito, Le carte di regola delle comunit trentine, Mantova, Gianluigi Arcari Editore, 1988.

non codificata negli statuti, non rivestivano questo ruolo e le prerogative che lo accompagnavano, con leccezione dellamministrazione della giustizia: in Arco veniva esercitata da un vicario di nomina comitale. La comunit di Arco si era dotata nel tempo di svariati organi rappresentativi, cio i consigli. E interessante capire il loro funzionamento e come interagissero fra loro. Il consiglio del 14, come abbiamo visto, era lespressione del volere dei consoli, in quanto era composto dalla coppia di magistrati affiancata da dodici consiglieri nominati dai consoli stessi. Il consiglio inoltre, aveva il compito di scegliere i consoli per lanno successivo. Questa sorta di chiusura potrebbe far pensare che il potere nelle decisioni della comunit fosse detenuto a ciclo continuo dallo stesso gruppo di famiglie; in realt la situazione era pi complessa. Infatti al consiglio del 14 competevano delle funzioni molto pratiche54 di ordinaria amministrazione, poich le decisioni di un certo rilievo passavano sempre al vaglio del consiglio generale. Il ruolo di maggior responsabilit nella gestione degli affari della comunit era ricoperto appunto dalla regola generale, cio lassemblea dei vicini, chiamata nei documenti consiglio generale. Nonostante dalla lettura dei Cento capitoli non emerga chiaramente tutta la sua importanza, il consiglio generale deve aver rivestito per gran parte dellepoca moderna un ruolo preminente rispetto alle altre assemblee. Fu proprio questo organo a prendere la decisione nel 1514 di creare un altro consiglio, detto del 38, dal numero degli uomini che lo componevano: i due consoli con i loro dodici consiglieri, affiancati da ventiquattro giurati nominati dalla regola generale55. In questo modo, a detta del consiglio generale, veniva snellito e velocizzato il processo decisionale, poich spesso questultimo risultava lento e macchinoso nei suoi provvedimenti.

54 55

ACAR, 1.4, 1.5. I fondi contengono le delibere del consiglio del 14 divise per anno a partire dal 1695 fino al 1810. Tuttavia sono molte le annete che risultano mancanti. ACAR, 1.8, Libro XVI, p. 255. Libro XXV, p. 85.

Nel corso del Seicento, nelle decisioni riguardanti laggregazione di nuovi cittadini ma non solo, si pu riscontrare un grado di inequivocabile superiorit della regola rispetto al consiglio del 38. Lassemblea dei capifamiglia, a quanto pare, aveva lautorit di emendare o cancellare le delibere del consiglio del 38, e di privare i consoli della cittadinanza se non si fossero attenuti alle sue decisioni. Nel 1649 li minacci di attuare questultimo provvedimento se non avessero obbedito ai decreti comunali 56. Neanche dieci anni dopo, nel 1658, non esit a togliere la cittadinanza al console in carica, proprio per aver contraffatto ai decreti comunali57. Probabilmente nella seconda met del Seicento si verific uno scontro di potere tra i due organi decisionali, nel quale il consiglio del 38 tent di sottrarsi alla ingombrante tutela della regola. Un processo a lungo termine che con tutta probabilit si concluse proprio in questo senso. Il consiglio generale nel 700 venne convocato sempre meno, delegando di fatto agli altri consigli molti dei suoi compiti. Una tendenza diffusa non soltanto nelle comunit rurali trentine. Basti pensare che tra il 1744 e il 1751, nel corso di otto anni, la regola venne convocato quindici volte, delle quali sette nel 1746 e quattro nel 1747, ed unicamente per questioni inerenti le steore, cio le tasse da pagare al governo tirolese e le lamentele a riguardo. La documentazione della seconda met del Settecento del comune di Arco non attesta altre riunioni del consiglio generale, mentre pi numerose furono quelle del consiglio del 38 e ancora pi frequenti quelle del 14. Per fare un confronto, nel medesimo periodo, cio tra il 1744 e il 1751, il primo fu convocato pi di cinquanta volte58, incluse le occasioni in cui il consiglio diventava itinerante, cio si spostava sui confini con le comunit vicine per la revisione dei termini, trequattro volte allanno. Nei decenni successivi si riun mediamente meno di una decina di volte allanno. Ad esso competeva oltre alla preservazione del territorio, laffitto del macello e del forno pubblico, la cura delle cause legali della comunit, il rapporto con le autorit superiori, la vendita della legna, lassegnazione delle terre comunitarie in locazione. Il consiglio del 14 invece si riun mediamente una
56 57 58

ACAR, 1.3, Libro DD pag. 791. ACAR, 1.3, Libro CC, p. 127. ACAR, 1.3, Libro EE, Libro GG.

sessantina di volte allanno durante il Settecento, anche se verso fine secolo venne ridotto il numero dei partecipanti. Francesco Santoni nel Lo stato delle anime del 1787 ci d una breve descrizione delle istituzioni comunali del suo tempo59: cita un consiglio dei 10, cio una versione meno numerosa del consiglio del 14. Nella documentazione darchivio ho riscontrato negli anni successivi una nuova riduzione dei membri del consiglio al numero di otto. Lopera del Santoni nomina anche il consiglio maggiore, detto del 38, ma non fa menzione del consiglio generale, che in effetti non veniva convocato dalla met del secolo. Si pu ipotizzare che il consiglio del 38 sostitu gradualmente il consiglio generale nel suo ruolo di organo guida della comunit, risultando pi rapido ed efficiente nelle decisioni oltre che pi semplice da riunire. La regola, che non risulta sia mai stata del tutto esautorata, conserv con tutte le probabilit il diritto di veto sulle decisioni degli altri consigli, anche se, non venendo mai convocata, perse di fatto il suo potere . Un altro consiglio di cui possibile trovare riscontro nei documenti riguardanti il periodo 1768 - 1769 il consiglio del 20. Nel 1767 ad imposizione del vice capitano Cristani di Rovereto venne introdotto un nuovo metodo per la nomina dei rappresentanti pubblici: avrebbero dovuto essere eletti nel numero di venti dalla Regola generale, che avrebbe conferito loro lautorit su tutte le decisione comunitarie, sostituendo di fatto i due consigli del 14 e del 38 60. Questa forma fu abbandonata gi nel 1769, a seguito delle lamentele del nuovo consiglio, e si torn alla vecchia usanza di nomina delle cariche comunali. Lultimo consiglio da citare per avere un quadro completo degli organi rappresentativi della citt di Arco in epoca moderna, lassemblea delle tre comunit di Arco, Romarzollo e Oltresarca, lorgano pi ampio in termine numerici, che riuniva tutti i capifamiglia

59 60

R. Turrini (a cura di), Lo stato delle anime dellarciprete Francesco Santoni, in Il Sommolago, 1995, p. 93. ACAR, 1.3, Libro GG, pp. 188, 189.

del contado; veniva convocato in casi eccezionali, per questioni riguardanti le comunit esterne o fatti di estrema gravit. Nel Settecento fu convocato solamente negli ultimi anni del secolo, allimminenza dellinvasione napoleonica del Trentino61.

61

ACAR, 1.6, Sessioni 1795-1810. Libro per i Consigli alla generalle con le communit esteriori et cetera et cetera.

3. La cittadinanza di Arco
3.1 Privilegi e gravami di un cittadino. Mantenimento o perdita della cittadinanza
Tramite la documentazione presente nellarchivio storico di Arco ci possibile avere un quadro generale della condizione di cittadino e della sua evoluzione nel corso dellepoca moderna. Vi sono alcuni articoli specifici contenuti negli statuti, nelle convenzioni, nelle ordinanze e nelle delibere degli organi amministrativi comunali, inerenti i diritti e i doveri dei cittadini arcensi. Lacunosa risulta essere invece la documentazione riguardante chi avesse accesso a questi diritti e in base a quale criterio potessero godere della cittadinanza. Indicativamente erano annoverati nel numero dei vicini tutti gli abitanti maschi originari del borgo detentori di un fuoco, cio i capifamiglia. Nel tentativo di definire pi precisamente quali fossero le caratteristiche che la condizione di cives incorporava, si nota come i testi legislativi contengano soprattutto divieti e in misura minore doveri. I divieti riguardano in maggioranza argomenti come la preservazione delle risorse. La conservazione dei pascoli, dei boschi, delle campagne, della fauna sono alcune delle maggiori preoccupazioni dei rappresentanti della comunit. La carta di regola duecentesca in gran parte composta di norme a tutela del territorio 62, e cos anche i Cento capitoli63, ai quali si aggiungono tutta una serie di proibizioni sulla vendita delle carni.

62

G. Riccadonna, Statuti della citt di Arco, p. 57. Solo per fare un esempio, il primo articolo degli Statuti datisi dagli uomini dArco riguarda il divieto per chiunque di fare

legna nella zona del Linfano, il secondo proibisce di pascolare e falciare erba in un prato della comunit; lo statuto prosegue con questo tenore per tutta la durata dei suoi 42 capitoli.
63

Ibidem, p. 101. I capitoli dal 46 in poi sono tutti concernenti la preservazione dei beni comunitari.

Discorso differente per i doveri che i cittadini di Arco avevano nei confronti della comunit. Uno dei pi importanti era ovviamente lobbligo della prestazione di opere pubbliche su ordine del consiglio. I cittadini dovevano sempre essere disponibili per eseguire servizi per la comunit, pena una multa pecuniaria64. Stesso discorso nel momento dellassegnazione delle cariche: non era possibile rifiutare un ufficio una volta assegnato dai consoli, a meno che non si fosse ricoperta la carica di massaro o console nei dieci anni precedenti. Pi di una volta ci furono casi in cui la comunit non esit a privare della cittadinanza chi rifiutava di assumere un ufficio al quale era stato designato, come vedremo pi avanti. Certo che ricoprire una carica, oltre ad un compenso, dava anche dei diritti che i semplici cittadini non avevano, cio lesenzione dalla prestazione delle opere per la comunit sopra citate, ma comportava spesso una serie di rischi economici non indifferenti. Questo elemento dovrebbe darci un dato importante sulla condizione dei cittadini che ricoprivano il ruolo di funzionari comunali, di certo sufficientemente agiati per permettersi di coprire alcune spese, che, a seconda dei casi, venivano o meno rimborsate dal comune. Questa ipotesi avvalorata dal fatto che i nominativi dei consoli e dei consiglieri che sottofirmavano le delibere e le ordinanze comunali erano spesso preceduti da titoli nobiliari o professionali che presupponevano lappartenenza ad un ceto sociale medio-alto, almeno per quanto riguarda la seconda met del Settecento. Sempre in campo di doveri civici, vi era lobbligo di partecipare alle riunioni del consiglio generale del borgo di Arco, per prendere parte alle decisioni della comunit, e di recarsi sul confine tra Arco e Riva il 23 Aprile, giorno di San Giorgio, per potare le siepi e gli arbusti65. La linea di separazione tra le due cittadine andava dal Monte Brione alla chiesetta di San Tomaso, collocata nelle campagne tra Arco e Riva, sullattuale strada statale 45bis, e ogni anno in quella data tutti i rappresentanti comunali e i cittadini dovevano l recarsi per la cerimonia di preservazione del loro territorio e riconferma del limen esistente. La radice dellusanza risaliva alle vicende storiche

64 65

Ibidem, p.103, capitolo 56 intitolato De debentibus ire ad laborandum in Communi Riccadonna, Statuti, p.83.

che avevano interessato Arco e Riva fino ai primi anni del XVI secolo. Riva infatti stava vivendo il suo periodo di occupazione veneziana; di conseguenza Arco poteva considerarsi a pieno titolo lultimo avamposto meridionale dellImpero. Nelle sue campagne si svolsero scontri pi o meno di rilievo tra truppe veneziane e imperiali66. Fu probabilmente per questo che si decise di inserire 3 articoli riguardanti questo argomento nello stauto dei Cento Capitoli67, redatti nel 1480, anno in cui la repubblica di Venezia era ancora in possesso della sponda settentrionale del lago di Garda. Dopo il 1509 e il ritorno delle forze vescovili in Riva la norma continu ad essere osservata, tant che nel redigere linventario del notaio Carlo Tamburini che, come gi detto, svolse a pi riprese la funzione di cancelliere per la comunit nella seconda met del Settecento, mi sono imbattuto nel documento che testimoniava questo atto ripetuto annualmente68. La revisione dei termini rimase sempre un compito molto importante dei rappresentanti comunali, poich spesso questo argomento era motivo di lite, causa la mancanza di mezzi per eseguire delle rilevazioni topografiche precise. Se gli statuti cittadini non ci forniscono molti elementi sui diritti che i cittadini arcensi potevano rivendicare, possiamo desumerli, oltre che da alcuni decreti dei consigli, dagli strumenti di aggregazione a cittadinanza69. Nellatto di incorporare un nuovo cittadino nel numero dei cittadini originari, oltre ai doveri gli venivano elencati a grandi linee i diritti che questa nuova condizione gli dava. Al neo-aggregato veniva concesso un nuovo status giuridico e laccesso alle risorse comunitarie: avrebbe potuto servirsi di tutte le prerogative immunit, esenzioni, onori, cariche utili, emolumenti, e libert che godono e si servono possono godere, e servirsi gli altri Cittadini tutti originarj dessa Comunit, e di andare a monti, piani, boschi, selve, pascoli, ed ogni

66 67 68 69

G. Rill, Storia dei Conti dArco 1487-1614, p. 43. Ibidem, pag. 81 seg., articoli 7, 8, 9. AST, Atti dei notai,Carlo Tamburini (1743-1793), bb. 1, 2 14 documenti di questo tipo, AST, Atti dei notai,Carlo Tamburini (1743-1793), bb. 1, 2

altro luogo della medesima Comunit; far legne, fratare, tagliare, segare, e conseguire tutto quello, che li Cittadini originary possono godere e servirsi70. Queste prerogative erano legate al mantenimento della residenza in Arco. Infatti a partire da met 600 iniziano ad apparire una serie di delibere del consiglio del 38 e di quello generale, che vietavano ai possessori della cittadinanza, ma ormai non pi domiciliati in Arco, di godere dei diritti dei cittadini abitanti, equiparandoli di fatto alla condizione dei forestieri abitanti nel borgo. Nel 1672 il consiglio del 38 stabiliva inequivocabilmente che quelli delli Comunit dArco non habbitino n habbiteranno nella Conte dArco non possino godere le prerogative che godono quelli che habbitino nella suddetta terra dArco71, specificando la proibizione di far pascolare pecore nei territori della giurisdizione arcense. Ancora nel 172272 e nel 174973 i cittadini non abitanti vengono accomunati ai forestieri abitanti nei divieto di pascolo e di fare legna sui monti comunali. Si sarebbero visti sospendere i diritti dati dalla cittadinanza fintanto che avrebbero abitato fuori dalla contea. Lultimo episodio simile si concretizz in un lungo processo tra una famiglia nobile di Riva del Garda, i Formenti, e la comunit di Arco, suscitata dal diritto di caccia nei territori comunali, tra il 1762 e il 1770. La famiglia rivana era in possesso della cittadinanza di Arco ma risultava domiciliata a Riva. Per questo le fu intimato a pi riprese da parte dei rappresentanti comunali di non cacciare nelle terre appartenenti ad Arco. La vertenza si chiuse inizialmente con la rinuncia della comunit a procedere, sicura di essersi avventurata in una causa persa in partenza74. Ma nel 1770, il consiglio del 38 prese coraggio e fece analizzare i documenti inerenti alla controversia ad

70 71 72 73 74

AST, Atti dei notai,Carlo Tamburini (1743-1793), b. 2, Istrumento daggregazione a Cittadinanza del Sig. Francesco Fabber Scultore, 1768. Cfr. Appendice documentario, 4.1. ACAR, 1.3, Libro CC pag. 495. ACAR, 1.8, Libro XIV, pag. 319. ACAR, 1.8, Libro XX, pag. 487. ACAR, 1.3, Libro GG, p. 209.

un giusperito75. Lo stesso anno una sorta di petizione di numerosi cittadini sottoposta dal dottor Gianantonio Bornico al conte governatore port questultimo ad ordinare il divieto di caccia a qualunque cittadino non abitante76. Ci sono altri casi in cui i diritti di un cittadino vennero limitati: ad esempio nel 1655 venne stabilito di non affidare cariche comunali a cittadini che erano al servizio dei conti, in modo da non generale un conflitto di interessi, e ci per attestazione dei conti stessi 77. In altre circostanze la cittadinanza poteva essere tolta: a quei cittadini che tradivano la comunit in tempo di guerra, come i fratelli Franzini, che durante loccupazione francese del 1703 si erano schierati apertamente dalla parte dellinvasore. Successivamente vennero processati e nel 1707 vennero banditi dalla contea78. A volte bastava molto meno per perdere lo status di cittadino: nel 1633 per decreto del consiglio generale quei cittadini che avviavano una causa legale contro la comunit, rifiutavano di svolgere uffici ed offendevano in fatti come in parole gli ufficiali comunali, dovevano essere privati dei diritti79. Questo avvenne puntualmente per ben tre volte nel corso del Settecento. Nel 1756 venne tolta la cittadinanza al nobile Giuseppe Bornico, che aveva rifiutato lufficio di edile80, lanno seguente a Gasparo Carmelini, per essersi rifiutato di assumere la carica di saltaro delle feste81,e ancora nel 1775 ne venne privato Giambattista Andreotti, che non volle svolgere il ruolo di massaro per quellanno82. Queste disposizioni, confermate da atti notarili di privazione di

75 76 77 78 79 80 81 82

ACAR, 1.3, Libro GG, pp. 244, 245. ACAR, 1.8, Libro II, pp. 164 e seguenti. ACAR, 1.8, Libro G, pag. 529. M. Turrini, A ferro e fuoco, in Il Sommolago, XX, 2003, n3, p. 184. ACAR, 1.3, Libro DD, pag. 480. ACAR, 1.3, Libro GG, pp. 7-9. ACAR, 1.3, Libro GG, p. 31. ACAR, 1.3, Libro GG, p. 316.

cittadinanza, spesso venivano ritirate dietro il pagamento di una sanzione, come avvenne per Bornico e Andreotti lanno successivo alla perdita dei diritti civici.

3.2 La figura del forestiero


Andiamo ora ad analizzare quali erano le conseguenze della mancanza della cittadinanza, cio le caratteristiche che contraddistinguevano la condizione di forestiero. Gi negli Statuti datisi dagli uomini dArco del XIII secolo, cio il testo legislativo pi antico arrivato a noi, si fa menzione in alcuni articoli dei forenses, persone di condizione giuridica inferiore poich non cittadini originari arcensi. La comunit, cos impegnata a proteggere le risorse che la valle del Sarca aveva da offrire, specific in pi occasioni in questo testo come chi non godesse dello status di cittadino non potesse avere accesso ai beni comuni83. Ugualmente negli statuti e convenzioni successive troviamo un distinguo molto preciso nello specificare a quali risorse i foresti non potessero legalmente attingere. Vi era fatto divieto per i forestieri di poter pescare nel fiume Sarca, di poter pascolare, fare legna e cacciare sui monti del comune; queste disposizioni vennero poi confermate a pi riprese da proclami dei conti dArco, nel 1512 84 e nel 155185. Alla violazione di queste disposizione corrispondevano delle condanne verso i trasgressori che si traducevano in multe o addirittura espulsioni. Per decreto del consiglio generale , nel 1630, per il diritto di pascolo, i forestieri vennero condannati a pagare 4 troni per ogni bestia grossa e 1 trono

83 84 85

Riccadonna, Statuti, p. 61. Gli articoli 23, 24, 25 e 26 riguardano il divieto per i forestieri di fare legna e pascolare nelle terre comunali. ACAR, 1.8, Libro VIII, p. 130; Libro AA, p. 107. ACAR, 1.3, Libro AA, pp. 337, 368, 387.

per ogni bestia minuta86; nel 1656 si parla di 27 troni per ogni paio di buoi, 8 troni per ogni bestia grossa e uno per ogni bestia minuta87. Anche per quanto riguarda il pagamento della saltaria, cio la tassa per la sorveglianza delle campagne, i forestieri risultavano penalizzati rispetto ai cittadini. I cento capitoli stabilivano che i saltari, vale a dire i guardiani delle campagne, non dovessero risarcire i danni che fossero stati provocati a beni appartenenti a persone che non facessero parte del comune88. Probabilmente questa specificazione venne inserita nel capitolo perch spesso i forestieri, possessori di beni nel contado, si sottraevano al pagamento della tassa, a giudicare dai due proclami, che intimavano loro di soddisfare le richieste degli ufficiali comunali, prima nel 172789 e poi ancora nel 174590. Spesso si cerc, con ladozione di provvedimenti decisi, di impedire che nuove persone si stabilissero in Arco, o per lo meno di limitare la loro presenza. Altre volte si decret semplicemente la loro cacciata dai territori del contado. Nel 1510 la comunit viet ai cittadini di affittare case ai forestieri sotto pena pecuniaria di 10 lire91, nel 1588 si rinnov questo divieto, con unimportante specificazione: se un cittadino avesse affittato un bene stabile ad un forestiero, questultimo non avrebbe potuto usufruire dei beni comuni, ad eccezione del caso in cui esso non fosse il conduttore di un maso, cio fosse esso un manente. Solo in questa circostanza avrebbe potuto attingere alle risorse riservate alla comunit, al posto per del locatore del bene92. Insomma si tentava di non allargare numericamente il diritto di
86 87 88 89 90 91 92

ACAR, 1.3, Libro DD, pp. 510, 512. ACAR, 1.3, Libro CC, p. 87. G. Riccadonna, Statuti della citt di Arco, p. 97. ACAR, 1.8, Libro XXVII, p. 421. ACAR, 1.8, Libro LIV, p. 180. ACAR, 1.8, Libro VIII, p. 237. ACAR, 1.3, Libro BB, p. 83.

usufrutto dei beni comunitari. Ancora nel 1604 si limitava il numero di manenti forestieri ad uno per ogni cittadino93. Nel 1649 il consiglio generale intimava nuovamente ai cittadini il divieto di affittare case o campi ai forestieri94 e lo stesso anno ribadiva il concetto nel tentativo di scacciare i forestieri inutili95. Nei casi in cui il contado versasse in condizioni di grave difficolt, dovute a carestie, guerre o calamit naturali, la comunit non esitava ad allontanare forzosamente i forestieri. Nel 1633, a soli due anni dallepidemia di peste che colp il contado di Arco, il conte autorizzava la comunit a cacciar via i forestieri inutili96. Ancora nel 1703, durante loccupazione francese, la regola generale stabil che tutti li Forestieri che abitano in Arco e suo regolare, che non hanno beni per mantenersi, debbano absentarsi da questa patria e ritirarsi alla propria loro Patria sino ad altra deliberatione e tempo pi propitio97. Il passaggio dellesercito francese segn profondamente la citt, tanto che il Settecento arcense si contraddistinse per larresto delleconomia e i problemi finanziari della comunit, che portarono ad una chiusura verso lesterno, anche nelle norme riguardanti i forestieri o il diritto di cittadinanza.

3.3 Il forestiero residente

93 94 95 96 97

ACAR, 1.3, Libro BB, p. 439. ACAR, 1.3, Libro DD, p. 783. ACAR, 1.3, Libro C, p. 248. ACAR, 1.8, Libro XI, pp. 453, 467. M. Turrini, A ferro e fuoco, p. 154.

Tuttavia attestata la presenza di persone che pur abitando nel borgo non erano accorpate nel numero dei cittadini: questi erano i forestieri abitanti. La loro presenza and regolandosi nel tempo con linserimento di norme statutarie o mediante le delibere degli organi comunali, che distingueva la loro particolare condizione da quella dei semplici forestieri. Ci si preoccupava molto del comportamento delle persone estranee al corpo dei cittadini; spesso vengono citate nelle ordinanze come danneggiatori dei beni comuni98 e visti con sospetto. Per questo per ottenere il permesso di stabilire il proprio domicilio allinterno del contado veniva richiesta una cauzione, la cui entit vari nel tempo, in modo da coprire eventuali spese causate dai loro comportamenti. Questa era una clausola imprescindibile che permetteva laccesso alla condizione di forestiero abitante. Il trentasettesimo punto dei Cento capitoli intitolato De forensibus non debentibus venire habitatum in communi Archi, a dispetto del titolo conteneva le indicazioni necessarie perch un forestiero potesse stabilirsi in Arco. Il signore di Arco e il comune (indicazione vaga, poich non viene specificato a quale organo competesse la funzione, ma presumibilmente si tratta del consiglio generale) dovevano dare il loro consenso, ma soprattutto il richiedente doveva pagare cinquanta libbre di denari entro un anno o due 99 e anticipare una cauzione, a seconda della decisione dei rappresentarti comunali. Questa condizione avrebbe dovuto evitare laffollarsi in citt di mendicanti, nullatenenti e vagabondi. Tuttavia la concessione di un periodo di tempo di due anni per pagare la cifra richiesta sembra abbia causato non pochi problemi alla comunit, che periodicamente deliberava contro coloro che si ostinavano a non versare la cauzione. Nel 1659 un decreto del consiglio maggiore intim ai consoli di far pagare ai forestieri la cauzione, altrimenti sarebbero stati costretti a coprire loro stessi le spese. Lo stesso testo ci fornisce importanti informazioni sulle differenze che correvano tra lo status di forestiero residente o meno. La comunit, attraverso il versamento della somma, concedeva al nuovo abitante nel borgo, oltre al diritto di

98 99

ACAR, 1.8, Libro XX, p. 487. G. Riccadonna, Statuti della citt di Arco, p. 95.

residenza, la licenza di pescare, di fare legna e di pascolare, distinguendolo nettamente dai comuni stranieri100, ma allo stesso tempo gli chiedeva di contribuire alle spese collettive che erano da affrontare di volta in volta. Per questo gli organi comunitari a pi riprese rivolsero la loro attenzione alla riscossione della sigurt dovuta dai forenses e alla richiesta di denaro per le collette o per le steore, cio le tasse. Gli esempi sono numerosi: il consiglio generale prima nel 1644101 e poi nel 1676102 pretese il loro contributo alle spese comunitarie. Nel 1663103 il consiglio generale di tutte le comunit rinnov listanza di pagamento della cauzione e nel 1695 104 pubblic nuovamente lordine perentorio, chiarendo che sarebbe toccato ai rappresentanti della villa in cui il forestiero risiedeva il compito di fissare lentit della somma e di incassarla. Inoltre vietava ai cittadini di affittare case o campi ai foresti residenti, ma ancora morosi. Se avesse contravvenuto alla norma, il locatore avrebbe dovuto pagare i danni eventualmente causati dallaffittuario. Gli anni a met del Settecento sono densi di episodi legislativi che miravano ad una regolarizzazione della condizione dei forestieri gi insediati nel borgo. Nel 1740, venne intimato ai forestieri residenti da meno di dieci anni nel contado di andarsene se ancora non avessero pagato la cauzione, che venne fissata in 200 fiorini, da versare questa volta al comune 105. La gi citata quarta convenzione del 1743, allarticolo nono intitolato appunto per li foresti, cambiava leggermente le regole: volendo venir ad abbitare in questo contado qualche forestiero debba quello nel termine di giorni tre presentarsi alli consoli, o sindici nel regolare de quali intender fissare il suo domicilio, e dare a medesimi sincera, e distinta informacione del di lui nome, cognome, patria, ed esercizio, affine tutto ci
100 101 102 103 104 105

ACAR, 1.3, Libro CC, p. 155. ACAR, 1.3, Libro DD, p. 696. ACAR, 1.8, Libro LX, p. 112. ACAR, 1.3, Libro CC, p. 231. ACAR, 1.8, Libro N, p. 89. ACAR, 1.8, Libro U, p. 355.

Consiglio esaminato possa risolvere sopra la lui accetacione, e venendo admesso ad abbitare debba fra altri tre giorni presentarsi alleccellenza sua Governatore, e successori per la graziosissima approvacione, e poscia avanti loffizio criminale presentare idonea sigurt almeno di ragnesi 200, da troni 4 e 50 luno, de bene vivendo, da cui possa essere dalla suddetta eccellenza Governatore, e successori abbilitato secondo la qualit della persona, e lui esercicio, ne adempiendo tal forestiero le soprascritte condicioni, che doverano essere a publica notizia dallofficio criminale proclamate, possa da detto officio essere punito ad arbitrio secondo la qualit del trasgressore, ed a questa ordinazione sintendano obligati tuti quelli, che sono venuti ad abbitare in questo contado danni cinqua in l106. Questa volta la norma investiva i residenti da meno di cinque anni, ma chiariva anche come lidonea sigurt fosse da pagare allufficio criminale e non pi al comune. Nuovamente nel 1745 un ordine proveniente da Innsbruck, e nel 1751 un proclama dei conti su istanza della comunit, ribadirono ai forestieri la richiesta di pagare la cauzione o di andarsene107. Ancora nel 1758, vennero condannati con sentenza comunale a pena fiscalizia ed a partire dal contado per non aver ubbidito alle formalit necessarie per labilitazione e domicilio, in ordine alle convenzioni108. Infine nel 1775 venne precisato dal conte governatore che i forestieri i quali hanno dieci anni di domicilio non possano cacciarsi via; gli altri poi, se sono realmente poveri o vagabondi, che siano scacciati, mentre per non si guadagnino bench stentatamente il pane con qualche conveniente lavoro; sebbene questi con ci non acquistinsi il diritto del domicilio109. Si era molto attenti a chi si stabiliva in citt. Si cercava di evitare che trovassero dimora ad Arco persone che non potevano contribuire alle spese della comunit, e al contrario si favoriva chi godeva di una condizione economica sicura e accertata.

106 107 108 109

G. Riccadonna, Statuti della citt di Arco, p. 168. ACAR, 1.8, Libro XVI, p. 413, Libro XVII, p. 539. ACAR, F. Santoni, Indice alfabetico-cronologico degli atti, documenti e pergamene, trascrizione di Federico Caproni 1927, p. 275. ACAR, 1.8, Libro LI, p. 12.

In un economia maggiormente rurale come quella che caratterizzava Arco secentesca e settecentesca , lo status di forestiero comportava delle limitazioni e dei rischi non indifferenti. Proprio per questo motivo molti chiesero di poter entrare a far parte del numero dei cittadini originari, sborsando cifre anche piuttosto elevate pur di acquisire una volta per tutte quei diritti elementari necessari per poter vivere dignitosamente nel borgo di Arco.

3.4 Laggregazione a cittadinanza. Passaggi di competenze ed evoluzione normativa.


La legislazione riguardante laccorpamento di nuovi cittadini al nucleo dei vicini originari risulta carente rispetto allabbondanza di norme riguardanti i forestieri. Tuttavia ci possibile desumere alcune essenziali informazioni direttamente dagli atti di aggregazione a cittadinanza. Lesempio pi antico arrivato a noi datato 1416110. Da questo documento ricaviamo che la cittadinanza veniva conferita dalla regola o consiglio generale, al signor Baldessarri, chirurgo. Purtroppo la grafia risulta difficilmente decifrabile, per cui non mi stato possibile scoprire se il neo aggregato avesse pagato un prezzo o altri interessanti elementi a riguardo. Ci basti per ora sapere che lorgano a cui competeva laggregazione di nuovi membri nel 1416 era sicuramente lassemblea dei vicini. Con lavvento dellepoca moderna, lo sviluppo della statutaria cittadina e degli organi comunitari ( nel 1514 nasceva il consiglio del 38), iniziarono a delinearsi alcune norme anche in questo campo. I primi episodi legislativi pervenuti riguardo la possibilit di aggregare nuovi cittadini risalgono agli anni delloccupazione tirolese tra il 1579 e il 1613. Nel 1590, in assenza dei conti, il consiglio generale diede la possibilit di conferire la cittadinanza al consiglio del 14 e ai
ACAR, 1.8, Libro X, p. 176.

110

sindaci delle comunit esterne di Oltresarca e Romarzollo, rendendo in pratica snello e veloce il processo di aggregazione111, dato che i procedimenti della regola generale risultavano a quanto pare lunghi e confusi. A distanza di ventanni per, nel 1608, ancora in presenza del capitanato tirolese, ci risulta unaltra aggregazione da parte del consiglio generale a Giovanni Benabia detto Ruzzenent; dunque il potere di aggregare era ancora nelle mani dellassemblea dei capifamiglia. Lo stesso anno di nuovo il consiglio generale concedeva la prerogativa di poter tor a comune anche al consiglio del 38. La decisione di facilitare lingresso di nuovi cittadini era motivata con la necessit per la comunit sia di uomini che di soldi per saldare alcuni debiti. Dunque chi voleva entrare a far parte della comunit e godere dei privilegi legati alla vicinia avrebbe dovuto pagare un prezzo. Ma il documento ci fornisce un altro dato interessante: viene specificato che poteva essere conferita la cittadinanza a uomeni et persone che parerano et piaceranno ad essi officianti secondo la loro conscienza per utile di essa Comunit intindendo espresissimamente che possino accettare de quelli che habbitano dentro dalle porte della terra di Arco112. Lenunciato fa intendere come fosse possibile accettare solo persone che gi risiedessero allinterno del borgo, dunque note alla comunit. Essere un forestiero abitante era uno degli elementi necessari per essere aggregati ai diritti civici. Verso la met del Seicento, negli anni successivi alla peste che come abbiamo visto falci oltre il 60% della popolazione, vi fu un affastellarsi di decreti dei vari organi comunitari a proposito dellaggregazione. Nel 1649 il consiglio generale viet agli altri consigli di dare la cittadinanza a chicchessa, senza specificare alcuna motivazione113. Lo stesso decreto decise, come abbiamo gi detto sopra, una serrata nei confronti dei forestieri, cacciando quelli di loro che non avevano di che sostentarsi, obbligando a contribuire quelli che possedevano beni nel contado, e vietando a nuovi forestieri di venir ad abitare in Arco. Il medesimo anno poi, un decreto simile proibiva ai cittadini laffitto a stranieri di case o campi collocati allinterno del territorio arcense. La comunit si trovava probabilmente in gravi
111 112 113

ACAR, 1.3, Libro BB, p. 152. ACAR, 1.3, Libro BB, p. 558. ACAR, 1.3, Libro DD, p.791.

difficolt economiche; a questo probabilmente dovuta una chiusura verso lesterno, ma come vedremo, le condizioni in negativo o in positivo cambiavano molto rapidamente, forse a seconda di come andavano i raccolti agricoli nelle annate. Solo tre anni dopo, nel 1652, la cittadinanza era conferibile ancora dal consiglio del 38, per un prezzo stabilito di almeno 100 ragnesi, con la delega al consiglio del 14 di aumentare lentit della somma114. Molto importante la specificazione che venne inserita nellarticolo: i nuovi aggregati non possino haver beni alcuni del Luffano, cio della campagna del Linfano, che costituiva la porzione agricola comunitaria pi estesa del contado di Arco. Si trattava della prima norma a tutela di questa parte del territorio arcense, come abbiamo visto molto contesa. La condizione diventer una regola che sar inclusa in tutti i documenti di aggregazione successivi, almeno fino alla seconda met del Settecento, quando si torner a parlarne. In questi anni si innescarono delle dinamiche tra i vari organi decisionali della comunit che risultano di difficile comprensione nonostante la presenza di documentazione a riguardo. Vi furono alcuni passaggi di competenza nelle aggregazioni a cittadinanza tra il consiglio generale e quello del 38, che fanno presupporre, come abbiamo gi detto, una sorta di scontro di potere tra questi due organi. Il primo controllava loperato del secondo, dando o togliendo la facolt di tor a comune, qualora vi fossero abusi nelle aggregazioni. Nel 1655 il consiglio generale ebbe pi volte a discutere a proposito dei nuovi aggregati dal consiglio del 38, che sarebbero stati fatti cittadini senza che questultimo consiglio ne avesse lautorit. In una prima riunione a febbraio la regola decise di accettare i nuovi membri aggregati illegalmente, escludendoli per dallusufrutto dei terreni del Linfano115. Ad agosto un repentino cambio di vedute del consiglio generale condannava tutti gli aggregati dal consiglio del 38 a essere privati della cittadinanza e ad essere rimborsati del prezzo versato per laccettazione 116. Questo decreto
114 115 116

ACAR, 1.3, Libro DD, p. 883. ACAR, 1.3, Libro CC, p. 65. ACAR, 1.3, Libro CC, p. 71.

chiarisce come, a met Seicento, la regola generale avesse ancora potere assoluto sulle decisioni del consiglio maggiore, tanto da poter emendare le sue decisioni retroattivamente. La prerogativa di creare nuovi cittadini, a quanto pare, rimase sempre tra i compiti del consiglio generale che, a piacimento, la concedeva in licenza agli altri consigli, riservandosi il diritto di approvare o meno le loro decisioni. Nel 1707 , negli anni seguenti allinvasione francese della contea, in unaltra situazione di grande difficolt, venne decretato che non si debba pi pigliar persone a Commun o Cittadinanza, se prima non sar passato per more dietro Conseglio Generale 117, facendo intendere come la facolt di aggregare dovesse essere stata delegata ad altri organi negli anni precedenti. Purtroppo risulta mancante la documentazione a riguardo. Solo un atto di aggregazione, datato 1693, ci fornisce qualche elemento in pi sulla procedura di accettazione di nuovi cittadini utilizzata a fine Seicento. Il medico fisico Ercole Podest proveniente da Maderno venne aggregato in esequtione del stabilito nel Consiglio di detta Comunit chiamato delli 38 huomini da me notaro rogato sotto li 12 mese marzo prossimo passato, registrato nel libro giornale de Consigli del corrente anno et autorit a loro concessa di puoter acettare perzone a Comune, e Cittadinanza per pagare debiti118. Il testo spiega chiaramente come il consiglio del 38 avesse ricevuto in quellanno lautorit di aggregare nuovi cittadini, con lo scopo di raccogliere denaro per sanare i debiti insoluti della comunit. Data la mancanza di un riferimento specifico negli statuti riguardanti laccettazione di forestieri, dobbiamo basarci sulla documentazione relativa alle emanazioni degli organi rappresentativi del comune, per desumere dalla pratica delle delibere e degli atti, le norme riguardanti questo argomento. Nel 1770, nelle vicende inerenti al processo tra la comunit e la famiglia Formenti per il diritto di caccia nei territori comunali, venne chiarito un altro punto importante rispetto alle reciproche competenze dei consigli nelle aggregazioni. Il consiglio del 38 poteva s

117 118

Cfr. Appendice documentario, 4. ACAR, 1.8, Libro XIX, p. 302. ACAR, 1.8, Libro XI, p. 395.

accettare nuovi cittadini, su delega del consiglio generale, ma non aveva il diritto di concedere licenze particolari ai neo-aggregati, nel caso Formenti il godere dei privilegi della cittadinanza senza risiedere nel borgo di Arco119. Attraverso lo spoglio dei documenti dellarchivio di Arco mi stato possibile ricostruire a grandi linee il ruolo dei conti nellaggregazione a cittadinanza. Nel contesto della lunga diatriba tra il conte Vinciguerra e la comunit, svoltasi a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo, ci fornita loccasione per scoprire quali fossero le antiche consuetudini osservate nel contado. Il conte, nel tentativo di risollevare il nome del suo casato, avanz ventidue capi di pretese nei confronti della comunit. Questultima nel 1709 reag con una lettera di protesta, contestando punto per punto le vessazioni del governatore. Un capo riguarda proprio laggregazione a cittadinanza: la pretesa poi che si fa nel sesto articolo fuori dogn ordine, che nel passato ab immemorabili s osservato havendo sempre mai le Communit pratticato daggregare alla loro Cittadinanza persone di buona qualit, voce e fama second che loro parso senza di ci farne alcuna parte al Padrone, ne introdure laggregato a ricever da esso il giuramento non essendo mai stato ci osservato, scientibus e patientibus Dominis Comitibus. Chi non vede dunque di quale, e quanto pregiudizio riuscirebbe una tanta novit, mentre starebbe in petto al Padrone il placidare a chi pi gli piacesse, e paresse con altre conseguenze enormi, e lesive che in consequenza di ci andarebbero seguendo120. Il testo mostra senza dubbio come, a detta della comunit, nel passato ab immemorabili, il signore non avesse mai preso parte alle decisioni sullaggregazione di nuovi cittadini, e come cercasse invece di renderla una sua prerogativa. Un altro indizio in questo senso ci viene fornito da una delibera del consiglio del 38 del 1762. Il conte con una lettera indirizzata alla comunit, aveva espresso il desiderio che fossero aggregati a cittadinanza due fratelli provenienti dalla campagna di Riva. Il consiglio mise ai voti la decisione: in ventidue votarono contro laccettazione dei fratelli Morghen e solo in otto si espressero a favore 121. Questo
119 120 121

ACAR, 1.8, Libro II, p. 164. ACAR, 1.8, Libro D, p. 525. ACAR, 1.3, Libro GG, pp. 125, 126.

dimostra come la comunit non si facesse scrupoli a non accogliere le richieste del conte che non le sembravano legittime. Oramai a fine Settecento, al tramonto dellantico regime, si era delineata una situazione istituzionale nella quale i signori dArco era ridotti a semplici ufficiali del potere tirolese. In quegli anni avvenne anche un apertura verso lesterno rispetto alla tutela dei territori del Linfano, solitamente preclusi non solo ai forestieri, ma come abbiamo visto anche ai cittadini neo-aggregati. Nonostante fosse proibito per i cittadini arcensi, possessori di terre nel Linfano, affittare le loro propriet ai forestieri, la pratica si diffuse senza controllo. Per questo il consiglio del 38 nel 1767 si riun per decidere se adattare la norma alla pratica o se far rispettare le leggi vigenti. Si decise di non procedere contro i trasgressori, ed anzi si tent di regolarizzare il fenomeno. Fu permesso laffitto ai forestieri, ma solo previa comunicazione al consiglio, e per un periodo di tempo non superiore ai cinque anni122. Anche per i nuovi cittadini nascevano delle agevolazioni per quanto riguardava la fruizione del Linfano. In una aggregazione datata 1782, venne accolta la supplica presentata dal richiedente: un altro episodio in cui la prassi col tempo si tramut in regola. Domenico Morghen chiese di poter usufuire dei beni del Luffano e di godere dei vantaggi legati al pagamento della saltaria, la tassa dovuta ai sorveglianti delle campagne. La comunit concesse il privilegio e pose delle condizioni, per evitare che successivamente potessero nascere liti. Il neo-aggregato veniva considerato cittadino a tutti gli effetti fintanto che avesse mantenuto il suo domicilio in Arco123. Se si fosse trasferito altrove avrebbe perso tutti i diritti acquisiti, salvo non si fosse stabilito nelle due comunit esterne. Solo in questo caso,
122 123

ACAR, 1.3, Libro GG, p. 198. abbia a restar in sospeso ogni diritto di Cittadinanza nel caso e cos, che esso Morghen, taluno de suoi descendenti cessassero di aver il domicilio entro il distretto e

Regolare di questa istessa Comunit, ma per qualsivoglia titolo, o causa abitasse fuori del medesimo, in tale tempo non abbiano ad essere riconosciuti per Cittadini quello, o quelli, che altrove abitassero ed anche nelle sole Comunit esteriori, salvo per, che anche in questo caso possa, e possano godere i vantaggi in quanto al pagamento della mercede dovuta ai Saltari, e cos pure di poter godere beni sotto il Fideicomisso del Luffano. AST, Atti dei notai,Carlo Tamburini (1743-1793), b. 2, Istrumento di aggregazione di Domenico Morghen, 1782.

pur non mantenendo lo status di cittadino, avrebbe potuto godere dei beni del Linfano e del pagamento della saltaria124. Pi di una volta si verificarono negli anni successivi circostanze simili, tanto che la cittadinanza fu occasionalmente concessa a persone che non risiedevano in Arco, ma desideravano avere accesso alle terre comunitarie tramite questa clausola nellaggregazione125. Queste persone certamente risiedevano allinterno del contado, in una delle due comunit esterne. Gli abitanti di Oltresarca e Romarzollo infatti, nonostante non godessero dello status di cittadini di Arco, ma fossero dotati della cittadinanza della loro comunit, erano visti con un occhio di riguardo dai rappresentanti comunali arcensi, nonostante fossero giuridicamente accomunati alla condizione di forestieri. La cittadinanza delle comunit esterne non dava il diritto di godere delle risorse riservate agli arcensi, come venne ribadito dal consiglio del 38 nel 1767, pronunciandosi contro una consuetudine che si stava affermando126. A detta dei rappresentanti comunali, molti forestieri si dotavano della cittadinanza di Oltresarca, a quanto pare molto pi economica e facilmente accessibile di quella arcense, pretendendo poi di esercitare gli stessi diritti dei cittadini di Arco. Un altro caso che esemplifica la netta separazione delle cittadinanze delle tre comunit e gli annessi diritti quello relativo alla aggregazione di Paolo Miorelli di Bolognano alla vicinia arcense. Pur essendo domiciliato in territorio soggetto alla giurisdizione di Arco, egli era dotato solo della cittadinanza di Oltresarca, essendone originario. Il problema sorse quando ricevette in eredit da uno zio, cittadino di Arco, degli appezzamenti di terreno situati nel Linfano, che come abbiamo visto, poteva essere concesso in affitto anche ai forestieri, ma doveva rimanere di propriet di cittadini arcensi. La comunit, nel momento in cui fu assegnata leredit, confisc i campi, ponendo come condizione per la restituzione che il Miorelli chiedesse la cittadinanza di
124 125

AST, Atti dei notai,Carlo Tamburini (1743-1793), b. 2. AST, Atti dei notai,Carlo Tamburini (1743-1793), b. 2. Istrumenti di aggregazione di Barolomeo Grotol, Paolo Miorelli, Giovanni Pizzidaz e fratelli Bresciani. Cfr. Appendice ACAR, 1.3, Libro GG, p. 299.

documentario. 2.9, 2.10, 2.11, 2.12, 3.


126

Arco. Tuttavia egli dovette avanzare la richiesta ben tre volte nellarco di cinque anni, prima che il consiglio del 38 acconsentisse ad accettarlo e gli restituisse leredit dello zio127. Dunque essere cittadino delle comunit esterne concedeva dei diritti che esulavano da quelli connessi con la cittadinanza di Arco, e viceversa.

3.5 LIstrumento di aggregazione a cittadinanza. Liter per conseguirlo


LIstrumento di aggregazione a cittadinanza un documento notarile rogato in presenza dei rappresentanti comunali, con cui veniva ufficializzata lannessione di un nuovo membro nella Comunit dei cittadini di Arco. I documenti da me ritrovati facendo linventario del notaio Carlo Tamburini sono stati redatti nella seconda met del Settecento, ma non sono di molto differenti dallo strumento di aggregazione di Ercole Podest, datato 1693 128. La lettura di questi rogiti, unitamente a quella di alcuni atti comunali, rende possibile individuare chiaramente i meccanismi che portavano allincorporazione del candidato nel numero dei cittadini. Nella seconda met del Settecento liter per ottenere la cittadinanza prevedeva alcuni passaggi obbligati129: il richiedente doveva produrre una supplica da consegnare al consiglio del 38130. Molte volte la richiesta scritta veniva anticipata da una orale. Il richiedente si presentava al consiglio, probabilmente per verificare la disposizione favorevole o meno di questultimo131. Esso a sua volta
127 128 129 130 131

ACAR, 1.3, Libro C, pp. 31, 65, 69. Cfr. Appendice documentario, 1. Cfr. Appendice documentario, 5. Cfr. Appendice documentario, 3. Nel 1792 Tommaso Bresciani si present al consiglio del 38 per chiedere di essere aggregato, gli fu risposto di presentare una richiesta scritta. ACAR, 1.3, Libro C, p. 115.

avrebbe deciso a votazione se annettere o meno il candidato, fissando il prezzo richiesto per laggregazione o rimandando la decisione al consiglio del 14. Se consiglieri e giurati votavano a favore dellaccettazione, veniva redatto uno atto notarile durante una riunione del consiglio del 14. La quota da versare nelle casse comunali per ottenere la cittadinanza variava molto; in genere il richiedente offriva una cifra che poi il consiglio del 38 alzava, o chiedeva al consiglio del 14 di alzare. Quando il consiglio del 38 autorizzava una nuova aggregazione delegando al consiglio del 14 la decisione della cifra richiesta, si raccomandava che fosse procurato ogni pi possibile vantaggio per la comunit nello stabilire il prezzo da essere pagato132. Non chiaro se i due consigli avessero entrate separate, ma in una delibera del 1750, il consiglio maggiore, dando lautorit a quello ordinario di creare nuovi cittadini, pose come condizione che una parte della somma fosse ceduta al consiglio maggiore133. Nel momento dellaggregazione la cifra richiesta veniva imborsata dai consoli, e molte volte usata per pagare i debiti della comunit. C una stretta relazione tra laccettazione di nuovi cittadini e le condizioni economiche del comune nel momento della richiesta. La stessa delibera sopracitata tristemente chiara nellesplicare come la povert delle casse della comunit spingesse i suoi rappresentanti ad aggregare nuove persone, unicamente con lo scopo di ricevere denaro. Il consiglio spiegava come lerario del comune fosse del tutto esausto, e come esso fosse pressato dai creditori che pretendevano la restituzione dei debiti contratti. Per questo delegava al consiglio del 14 lautorit di concedere la cittadinanza, nel caso in cui si fosse presentata qualche persona di cui gi si conoscevano le buone qualit. In particolare consigliava i nominativi di tre famiglie, che probabilmente si erano gi presentate con richieste, magari non scritte, ma ai quali era stata precedentemente rifiutata la cittadinanza.

132 133

ACAR, 1.3, Libro GG, p. 152. ACAR, 1.3, Libro EE, p. 487.

Pi di una volta in questi decenni, nelle delibere del consiglio del 38, si possono ritrovare degli inviti a creare nuovi cittadini come espediente al pagamento delle spese della comunit134. La politica consisteva nel concedere la cittadinanza il minor numero di persone possibile, per il maggior prezzo ottenibile. Per questo, se non si riusciva a far pagare al richiedente una somma giudicata bastante per sopperire ai debiti, si bocciava laggregazione. E ci che avvenne alla famiglia Benuzzi nel 1740135. La comunit, bisognosa di introiti, e a suo dire, a questo scopo disposta ad aggregare nuovi membri, rifiut di accettare i Benuzzi; probabilmente non era avvenuto un accordo sulla somma da pagare. Negli anni in cui il comune non aveva questo tipo di urgenze le aggregazioni non erano permesse. Nel 1759 e nel 1767, essendosi presentate alcune persone con la richiesta di ottenere la cittadinanza, il consiglio rispose che per il momento non sarebbe stata concessa a nessuno136. Se poi venivano offerte somme rilevanti tanto da fare gola alle casse comunali, esso ritornava sui suoi passi ed aggregava senza difficolt i generosi richiedenti, come avvenne in effetti nel 1767. A qualche mese di distanza tra una richiesta e laltra, Francescantonio Zorno si vedeva prima rifiutare e poi accettare la domanda di cittadinanza, essendosi presentato la seconda volta con una lauta offerta di 100 fiorini alemani137. Spesso le aggregazioni a cittadinanza assunsero i toni di una compravendita di beni. Ad esempio in alcuni casi il consiglio del 38 votava a favore di una nuova aggregazione e delegava al Consiglio del 14 la decisione della quota da versare per il servizio. Nel caso in cui non si abbiano notizie dellaggregazione avvenuta o non sia pervenuto lo strumento notarile ci si pu pensare che il richiedente non abbia accettato di pagare la somma decisa dal consiglio. Altre volte il consiglio maggiore dava parere favorevole per laggregazione, ma poneva come condizione il pagamento di una cifra stabilita da esso. Addirittura
134 135 136 137

ACAR, 1.3, Libro EE, p. 279. ACAR, 1.3, Libro EE, p. 241. ACAR, 1.3, Libro GG, pp. 83, 192. ACAR, 1.3, Libro GG, p. 192.

in altre occasioni istruiva il consiglio del 14 sui negoziati da compiere con il richiedente della cittadinanza. Nel 1750 il consiglio del 38, esprimendosi a favore di due nuove aggregazioni, esplicitava chiaramente questo aspetto: vien conferita lauttorit al Consiglio del 14 daggregare ed ascrivere in Cittadini li nominati Signori Capolini e Fenici, questo in nome proprio e fraterno, il primo col prezzo de 385 e il secondo in 250, procurando in ci il Spettabile Consiglio tutto il vantaggio possibile, caso poi detti Signori non volessero giungere a dette sume, si lascia libert al detto consiglio di ricevere il primo per 300 ed il secondo per 200 e non meno e caso queste some non fossero bastanti per supplire al pagamento di tutti li debiti138. Passiamo ora ad analizzare uno di questi documenti nel dettaglio: si tratta dellistrumento di aggregazione relativo a Giovanni Witmajer, redatto nel 1764139. Dopo lintestazione riportante il nome del neo-aggregato, la data e il luogo 140 in cui si stava svolgendo laggregazione, si elencano i presenti: i due consoli affiancati dai dodici consiglieri, cio i membri al completo del consiglio dei 14. Interessante la specificazione che viene posta subito di seguito ai nominativi: i quali in virt dellauttorit stata concessa dallo spettabile Superior Consiglio chiamato del Trentotto; non viene lasciato alcun equivoco sulla competenza del consiglio del 38 rispetto alla nuova aggregazione, tanto che il documento in genere conteneva il riferimento alla data in cui il consiglio aveva preso la decisione e al libro del comune che, nello specifico, conteneva il verbale del giorno della decisione (del d 29 corrente mese di Marzo, registrato nel Libro grande de Consolati di detta Spt.le Comunit segnato GG rogato da me notaio sottoscritto, in forza del quale stato stabilito daccettare a Cittadinanza di questa Spt.le Comunit Giovanni Witmajer), a dimostrazione di come fosse stata fatta chiarezza una volta per tutte su una procedura che aveva subito nel corso dei secoli una notevole oscillazione normativa.

138 139 140

ACAR, 1.3, Libro EE, p. 490. AST, Atti dei notai,Carlo Tamburini (1743-1793), b. 1. Gli atti vennero tutti rogati nella casa della comunit, posta nella piazza principale di Arco, oggi piazza III novembre.

Seguono, a volte, una breve descrizione del richiedente, le motivazioni che lo hanno spinto a formulare la richiesta di essere aggregato alla comunit e note particolari o richieste contenute nella sua supplica inviata al comune. Di seguito viene enunciata laggregazione del nuovo membro e lereditariet per i suoi discendenti maschi, nati da matrimonio legittimo, oltre ad un breve elenco dei privilegi che accompagnavano la condizione di cittadino: avrebbe avuto libert di movimento in tutti i luoghi del comune e avrebbe avuto il diritto di usufruire delle risorse della comunit, salvo specificazioni, ad esclusione delle terre del Linfano. Il rogito riporta poi la promessa del neo aggregato, per s e per i discendenti, di non contravvenire ai decreti comunali, seguito dalla consegna della somma pattuita ai rappresentanti comunali, che dopo aver incassato giurano a loro volta di mantenere ed adempire tutte le cose nel presente Istromento contenute , e quelle non contravenire, fare, o dire, n levare detti privilegj, prerogative, esenzioni, immunit e preminenze concesse e che godono gli altri Cittadini originarj di questa Spettabile Comunit, o che per lavvenire potessero acquistare, ma quelle e cadauna desse mantenere e difendere da ogni persona comune e collegio che volesse od ardisse quelle viziare, levare, od in altra forma sminuire, sotto pena di rifacimento di ogni danno, spesa, ed interesse, e niente dimeno le cose sovrascritte abbiano forza, vigore, e durino; La parte finale del documento riporta unennesima raccomandazione al nuovo cittadino di non disobbedire ai decreti comunali, pena la perdita della cittadinanza e della somma pagata. A sancire lavvenuta aggregazione seguiva il giuramento con una mano sulla Bibbia.

3.6 Chi richiedeva i vantaggi della cittadinanza e perch


Non esiste un criterio per inquadrare socialmente coloro che richiedevano la cittadinanza, poich non appartenevano alla medesima classe sociale. Ogni caso evidenzia una situazione particolare che tuttavia permette di comprendere quali erano i motivi che spingessero

a presentare una supplica al comune per accedere alla condizione di cives. Purtroppo solo pochissimi documenti di questo tipo, rispetto al numero dei richiedenti, giunto fino a noi. Ci possibile risalire allimpiego o alla condizione economica per pi della met dei casi tra coloro che si presentarono al consiglio, tramite gli strumenti di aggregazione, le delibere comunali, e alcune volte grazie ad un inventario dei beni posseduti da forestieri siti allinterno del distretto di Arco, redatto nella seconda met del Settecento 141. E ancora una volta Lo stato delle anime dellarciprete Francesco Santoni la fonte che ci fornisce maggiori elementi riguardo i richiedenti. Su un campione di una trentina di richieste di aggregazione, comprese tra gli anni 40 e gli anni 90 del Settecento, sappiamo per certo che pi di una decina vennero effettuate da persone impiegate nellartigianato: stampatori, scultori, calzolai, muratori, fabbri, ai quali veniva concessa o veniva richiesto, per ottenere la cittadinanza, il pagamento di cifre che a seconda degli anni e di criteri che non mi stato possibile cogliere, oscillavano tra i 140 e i 350 troni. Nella maggioranza dei casi le somme richieste o pagate si aggiravano tra i 300 e i 350 troni. Importi pi consistenti vengono riscontrati per persone di condizione sociale pi elevata o in circostanze speciali: il giudice Zorno paga 400 troni per la sua aggregazione nel 1767142, la stessa somma viene chiesta al nobile provinciale Cill de Cill, dieci anni dopo143. Al nobile rivano Oliari vennero chiesti ben 1000 troni dopo numerose sue suppliche, forse per scoraggiare la sua tenace insistenza, nonostante fosse arrivato ad offrire 500 troni144. Non si conoscono i motivi del rifiuto. Gli altri casi in cui si superarono i 350 troni per unaggregazione si verificarono nel momento in cui la comunit cominci a concedere ai neo-aggregati lusufrutto delle terre del Linfano e del pagamento della Saltaria, a partire dagli anni 80 del Settecento. Domenico Morghen e Paolo Miorelli sborsarono rispettivamente 370 e 400 troni per essere aggregati nel modo da loro richiesto nella supplica, tuttavia ci furono casi posteriori in cui
141 142 143 144

ACAR, 1.10, Estimo dei forestieri nel territorio di Arco. AST, Atti dei notai,Carlo Tamburini (1743-1793), b. 2. Ibidem. ACAR, 1.3, Libro GG, p. 233.

laggregazione fu concessa per cifre molto inferiori. Il muratore Giovanni Pizzidaz, proveniente da Marebbe, ma residente al momento dellannessione da pi di 20 anni in Arco, venne aggregato nel 1789 per un prezzo di 140 troni 145. Solo sette anni prima aveva presentato una prima supplica, per altro accolta, ma la quota stabilita per laccettazione era stata fissata in 300 troni, un importo probabilmente al di sopra delle possibilit del richiedente146. Non si conosce il motivo del dimezzamento della cifra, ma sarebbe interessante capire se gioc a favore del Pizzedaz il fatto di essere alle dipendenze del conte 147. Un'altra ipotesi plausibile potrebbe essere la prestazione di manodopera in cambio dellaggregazione, o almeno la concessione di uno sconto. Un caso simile si era verificato nel 1769, quando Giammaria Bressanin, di professione fabbro, nella supplica propose di costruire un ponticello di ferro alla balconata del campanile della chiesa collegiata di Arco, chiedendo di venire retribuito con la concessione della cittadinanza. Il comune rifiut la proposta, ed anzi fiss il prezzo dellaggregazione a 500 troni148. Anche il Bressanin era al servizio del conte, gestendo la fucina di propriet del dinasta sita alla localit alla moletta. Questo ulteriore dato ci spinge a concludere che non ci fosse nessun tipo di agevolazione per i dipendenti del conte per quanto riguarda le richieste di aggregazione. Tuttavia non costituiva una novit la proposta di scambiare la propria manodopera con la concessione della cittadinanza. Nel 1716 le famigliari del defunto Giovanni Battista Gregori presentarono al comune una supplica, scritta da esso prima della morte. Egli chiedeva ai consiglieri di essere aggregato a cittadinanza, in virt del prezioso lavoro da lui svolto durante loccupazione francese del 1703. Fu merito suo, infatti, se larchivio e le scritture del comune si salvarono dalla distruzione. Il consiglio del 38 concesse laggregazione alla moglie e alle figlie del Gregori per la modica cifra di 20 troni149.
145 146 147 148 149

AST, Atti dei notai,Carlo Tamburini (1743-1793), b. 2, Istrumento di aggregazione di Giovanni Pizzedaz, 1789. ACAR, 1.3, Libro C, p. 94. Cfr. Appendice documentario, 4.3. ACAR, 1.3, Libro GG, p. 235. R. Turrini, A ferro e fuoco, p. 165.

Nel corso del Settecento riscontrato che in due occasioni non fu chiesto nessun prezzo per laccettazione, ma almeno un caso dei due si verific in una situazione veramente eccezionale. Nel 1703, sempre nellambito della guerra di successione spagnola, fu concessa la cittadinanza onoraria al muratore e architetto milanese Girolamo Pernice. Suo il merito di aver salvato il contado dallincendio e dalla devastazione, grazie al pagamento di una lauta somma al capitano francese di stanza ad Arco. La comunit non possedeva risorse sufficienti per riscattare la contea, ed il Pernice non esit a prestare il denaro necessario, allontanandosi a sue spese da Arco per recuperare la somma. Un valido motivo per donargli la cittadinanza e appellarlo come conservatore di questa patria150. Laltro simile episodio si verific nel 1767, quando fu conferita gratuitamente la cittadinanza a Don Francescantonio Zucchelli, maestro pubblico, dati li suoi benemeriti acquistati nellammaestrare la Giovent del nostro Paese con tanto Zelo e carit e sulla ferma fiducia, che egli continuer in questo si laudabile esercizio e per altri giusti motivi moventi gli animi de predetti Signori Pubblici Rappresentanti151. Rimane invece oscuro il motivo per cui la comunit si oppose con ben tre rifiuti, prima di accettare i fratelli Bresciani alla cittadinanza nel 1792. Essi non risiedevano in Arco, ma bens nella villa di Chiarano. Rientravano in quella categoria di richiedenti che desiderava godere dei beni del Luffano e del pagamento della saltaria, senza usufruire degli altri diritti civici riservati ai cittadini residenti. Non mancarono di specificare nelle loro ripetute suppliche152 questo aspetto, chiarendo come anche i loro manenti fossero sottoposti a questa clausola153. Questo dato, congiuntamente alle altissime offerte che fecero per essere aggregati, tradiscono la loro condizione economica. Essi precisarono addirittura che nessuno nella storia della citt aveva avanzato delle somme tanto alte per ottenere la cittadinanza, e di come la comunit necessitasse di quel denaro. Tuttavia essa si oppose caparbia alle richieste dei Bresciani, alzando di volta in volta le
150 151 152 153

Ibidem, p. 169. AST, Atti dei notai,Carlo Tamburini (1743-1793), b. 2. AST, Atti dei notai,Carlo Tamburini (1743-1793), b. 2. ACAR, 1.3, Libro C, p. 81.

loro offerte tuttaltro che modeste. Nel 1788 essi offrirono 460 troni ma non furono sufficienti ad accontentare i rappresentanti comunali154. La richiesta assunse i toni di una vera e propria contrattazione e si concluse quattro anni dopo con laccordo delle due parti sul prezzo di 690 troni155. Probabilmente la doppia aggregazione fu la causa di un pagamento cos elevato, anche se i due fratelli costituivano un solo fuoco, ed uno dei due era un religioso, destinato a non avere eredi a cui tramandare i suoi privilegi. Lereditariet del titolo di cittadino ai figli maschi in genere non era messa in discussione, ma la composizione famigliare del richiedente giocava un ruolo nella decisione di una nuova aggregazione o nello stabilirne il prezzo. Il caso di Gianbattista Tommasi esemplare. Egli nel 1775 richiese di essere ammesso offrendo 115 troni, cifra che, come in molti altri casi, la comunit non esit ad alzare fino a 400 troni, ma aggiunse anche che nel caso in cui il Tommasi avesse avuto figli, avrebbe dovuto versare nuovamente lo stesso importo 156. Non pot ovviamente accettare una richiesta cos gravosa. Tuttavia la comunit qualche mese dopo, trovandosi in difficolt economica, riconsider la supplica del Tommasi, con il proposito di aggregarlo per una cifra inferiore rispetto a quella chiesta in precedenza, adducendo a spiegazione della decisione il fatto che il richiedente era privo di eredi e non possedeva bestiame, per cui una volta fatto cittadino non avrebbe usufruito dei pascoli comunali. Egli ottenne uno sconto di 100 troni, ma la comunit mantenne la clausola che se avesse avuto figli avrebbe dovuto pagare altri 400 troni157. Ancora una volta non si giunse ad un accordo, poich lanno successivo il Tommasi present unulteriore supplica, offrendo solamente 170 troni, e ottenendo dal consiglio del 38 lautorizzazione ad essere aggregato, senza specificazioni su pagamenti supplementari da effettuare alla nascita di eredi158. Tuttavia lo strumento notarile attesta un pagamento di
154 155 156 157 158

ACAR, 1.3, Libro C, p. 93. AST, Atti dei notai,Carlo Tamburini (1743-1793), b. 2. ACAR, 1.3, Libro GG, p. 307. ACAR, 1.3, Libro GG, p. 313. ACAR, 1.3, Libro GG, p. 329.

350 troni per laggregazione, una cifra doppia rispetto a quella avanzata dal Tommasi 159. Con ogni probabilit la discussione sulla maggiorazione del prezzo allestendersi della famiglia del richiedente si era spostata allinterno del consiglio del 14, lorgano delegato a redigere latto ufficiale di aggregazione. Purtroppo le delibere riguardanti il 1776 sono mancanti, ma la duplicazione del prezzo facilmente fu decisa in vista dellarrivo di prole da parte del neo-aggregato. Lo stato delle anime del Santoni non registra figli per la famiglia Tommasi nel 1787160. Oltre alla volont di non estendere il numero dei cittadini, con lo scopo di preservare le risorse della citt, uno dei criteri che il comune adottava nella decisione delle somme da sborsare per laggregazione era la condizione economica del richiedente. Ovviamente laccesso alla cittadinanza non era contemplabile per una persona di condizione bassa o medio-bassa, magari impiegata nellagricoltura, poich la spesa risultava troppo gravosa. Tutti i neo-aggregati che non facessero parte del ceto artigianale possedevano appezzamenti di terreno, alcuni anche di una certa entit, confermando la teoria che fosse necessario garantire una certa ricchezza per tentare lingresso nella cittadinanza arcense161.

3.7 Tra passato e presente. Il significato di essere cittadino oggi

159 160 161

AST, Atti dei notai,Carlo Tamburini (1743-1793), b. 2. R. Turrini (ed), Lo stato delle anime, p.71. Cfr. Appendice documentario, 5.

Oggi queste limitazioni censuali ovviamente non esistono pi, e liter per diventare cittadini di Arco sicuramente molto pi semplice che in epoca moderna. Con il tramonto del sistema di antico regime la figura del cittadino ha perso il significato di membro di una comunit di citt, riducendosi a quello di residente. Il cittadino gode dei diritti connessi alla cittadinanza dello stato, rimanendo tuttavia sottoposto a livello fiscale ad alcune imposte circoscritte alla citt. La pratica di immigrazione pu iniziare per volere del neoresidente, ma pi frequentemente viene avviata dufficio, una volta verificato dalla polizia municipale leffettivo domicilio. Il parallelo da fare semmai risulta essere quello tra il forestiero di epoca moderna e limmigrato dei giorni nostri. Ora il requisito per essere aggregato nella comunit Italia, con annessi diritti e doveri, sono la residenza da almeno quattro anni nella repubblica italiana, se il richiedente proviene da uno stato aderente allunione europea, ma di almeno dieci anni se extracomunitario, oppure il matrimonio con un cittadino italiano162. Per ottenere invece lautorizzazione alla libera circolazione sul territorio italiano, cio il permesso di soggiorno, per una persona proveniente da uno stato al di fuori dellunione europea, necessario possedere un contratto di lavoro prima dellingresso in Italia. Una norma evidentemente tesa a rendere difficoltoso lingresso di nuovi membri nel tessuto sociale italiano. In mancanza del permesso di soggiorno, la permanenza sul suolo italiano diventa illegale e perseguibile per legge con una multa dai 5.000 ai 10.000 euro. La paura dello straniero e del diverso rimane ancora oggi uno spauracchio, sul quale i governanti tentano di riversare i problemi sociali e le frustrazioni della popolazione. Se in epoca moderna, oltre a questo non irrilevante aspetto, si mirava a tutelare le ridotte risorse alle quali una piccola comunit poteva attingere, oggi il lavoro degli immigrati risulta insostituibile, coprendo molti settori che oramai sono lasciati scoperti dagli italiani, ma la loro integrazione diventa pi difficoltosa, proveniendo da regioni dalle caratteristiche sociali e culturali profondamente differenti rispetto allItalia.

162

Http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/cittadinanza/sottotema002.html .

4. Appendice documentaria
La trascrizione dei documenti darchivio stata effettutata mantenendo integralmente la forma degli originali e sciogliendo le abbreviazioni presenti nei testi.

1. Atto di aggregazione a cittadinanza redatto dal Consiglio del 14 (Archivio Storico di Arco, 1.8, Libro XI, pp. 395-402):

Pro spectabili Comunitate Arci Cessio Census ab Excellentissimo d. doctore Hercule Podestadi etc. penes Morandinum In Christi nomine amen, anno ab eiusdem Domini nativitate 1693 inditione prima die ver Lune 25 mensis maii Arci Tridentinae diocesis, ac in domo spetctabilis Communitatis Arci etc. Presentibus Egregio d. Faustino Bonhomi farmacopola Arci incola, et Johanne Bapta Allimonta pariter Arci incola, testibus notis,vocatis, et rogatis. Qui personalmente ritrovandosi congregati insieme de more etc. li magnifici Signori Andrea Bornico, e Donato Aloisi Consuli della Spettabile Communit dArco, assieme con li signori loro Consiglieri, cio Bortolamio Tamburino, Nicol Canevaro, Chrystoforo Frazorzi, Domenico Marcabruno, Domenico Michelotto, Domenica Possento, Francesco Tamburino, Vicenzo Gulielmi, Bortolamio Bornico, Gioseppe Clari, Aloisio Aloisi, con me notaro sottoscritto, quali in esequtione del stabilito nel Consiglio di detta Comunit chiamato delli 38 huomini da me notaro rogato sotto li 12 mese marzo prossimo passato, registrato nel libro giornale de Consigly del corrente anno et autorit a loro concessa di puoter acettare persone a Comune, e Cittadinanza per pagare debiti, e rimettere Censi per adempimento delli legati perpetui di questa Comunit essendo perci comparso il molto Illustre e Eccellentissimo Signor dottor medico Fisico Ercule Podest di Maderno, Riviera di Sal habitante in Arco, quale ha supplicato di essere aggregato a Cittadinanza di questa Spettabile Comunit, la richiesta del quale ben considerata, ed anco la qualit della persona, hanno deliberato daccettarlo et ascriverlo nel numero de Cittadini di essa Comunit dArco, come Ivi personalmente esistenti li suddetti Signori Consuli, e Consiglieri di essa Spettabile Communit dArco, facendo per si si, in nome di detta Communit e successori con certa scienza, et animo deliberato, con ogni meglior modo, via, raggione, e forma, con li quali meglio puono, et hanno potuto; hanno accettato, agregato, e nel numero di Cittadini di questa Spettabile Comunit ascritto il Eccellentissimo Signor Dottor Ercule Podest ivi presente, stipulante, et accettante per si, e figlioli suoi legittimi, e naturali nati, e da nassere de legittimo matrimonio, e dissendenti dalli maschi usque in infinitum quale, e quali, possi e possino in avenire godere e servirsi di tutte le prerogative, immunit, esentioni, honori, cariche, utilit, emolumenti e libert, che godono e si servono, puono godere, e servirsi tutti li altri Cittadini originary dessa Comunit.

E andare a monti, piani, boschi, selve, pascoli et in ogni altro luogo di detta Comunit, far legne, frattare, tagliare, segare, e conseguire tutto quello, che l mentovati cittadini originary godono, e si servono. E questo lhanno fatto li medesimi Signori pubblici Rappresentanti, perch allincontro ivi lantedetto Eccellentissimo Signor Dottor Ercole Podest facendo per si, et heredi per raggion propria, et in perpetuo per libero, franco et espedito allodio, per titolo di pura, e libera cessione ha dato, cesso, trasferito, e renuntiato alli prefati Signori Consuli, e Consiglieri ivi presenti, stipulanti et accettanti per si si in nome della nominata Comunit dArco, e successori. Tutte, e ciaschedune delle sue ragioni mere, miste, reali, personali, hippothecarie, convenzionali, utile, e direte, tacite, et esposte, pretorie, et anormale, quali h, et haver intende appresso, e contro il Signor Dominico Morandino della Villetta di Caneve per occasion dun Capitale di censo di Ragnesi 100 moneta dArco, fondato in raggione del sette per cento. Ad haverlo, tenerlo, possederlo, esigerlo, e farne a medesimi Signori Rappresentanti quello li parer, e piacera, con tutte le sue ragioni. Renuntiando ambe le parti ad ogni e qualunque eccettione si di raggione, come di fatto, secondo il tenore delle [..] et statt[]. Costituendosi scambievolmente e vicendevolmente cio detti Signori pubblici Rappresentanti il prefato Sig. Dott. Ercule Podest stipulante in attual, e corporal possesso, et in stato luogo, et esser loro ad ogni sua potest, e piacere. Et questo li memorati Signori Rappresentanti procuratori irrevocabili, come in cosa propria, con obbligatione di consegnarli lInstrumento di fondatione di detto censo in forma ad ogni loro richiesta. Promettendosi parimente scambievolmente e vicendevolmente, cio il stesso Signor Dottor Ercule Podest per si, e figlioli suoi nati, e da nassere, e dessendenti dalli maschi sempre di legittimo matrimonio usque in infinitum dosservare, et ubedire alli ordini decreti, consuetudini, et antiche usanze della suddetta Comunit, ne ricusar ufficy, meno tendere del gi fideicomisso vechio del Luffano, ma possino in avenire, conseguire delli beni, che hereditasse detta Comunit tanto nel Luffano, quanto altrove ad uguaglianza delli altri Cittadini originary, che si risserva solamente il feicomisso vechio, e non altro. Ma li suddetti decreti, ordini, et antiche usanze mantenere, et osservare, ne in conto alcuno contravvenire o fare sotto le pene descritte in quelli, come anco daquitione del detto Capitale di Censo cesso, e legittima diffesa, e di mantenerlo liquido, et esigibile, e ben fondata et essi Signori publici Rappresentanti per si si di mantenere tutte le cose nel presente instrumento contenute, a quelle non contravvenire, fare, o dire, ne levare detti Privileggi, prerogative, esenzioni, immunit, e preminenze, che godono, e si servono li altri cittadini originary di detta

Spettabile Comunit, o che per lavenire potessero acquistare, ma quelle, e cadauna desse mantenere, e diffendere da ogni persona, comune, o collegio, chardisse quelle viciare, levare, o in altra forma scemare sotto pena di refare ogni danno, spesa, et interesse, qual pena pagata o no. Nulladimeno le sopra, et infrascritte cose durino, et habbino forza, e vigore Obligando per osservatione delle sudette cose li Signori publici Rappresentanti li beni della suddetta Comunit loro, et esso Signor dottor Ercule Podest li propri presenti, e futuri in forma. Con patto con solenni stipulazioni volato e roborato che detto eccellentissimo Signor dottor Podest, ne li suoi figlioli nati, o da nassere, e dessedenti da maschi sempre de legittimo matrimonio usque in infinitum mai, ne in tempo alcuno debbano fare, o opperare contro le ragioni, decreti, et antiche usanze di detta Comunit, ma sempre stare, et ubedire a quelli, et al Consiglio dessa sotto pena controfacendo in tutto, o in parte desser immediatamente privo, e privi di detta Comunit, e perso il prezo convenuto, cos per patto espresso. Anzi il mentovato Signor dottor Ercole Podest per maggior corroboratione dalle premesse cose tocate le scrittura a dillatione di me notaio sottoscritto ha giurato ad sancta dei Evangelia di non contravvenire ne per si, ne per altri ne addimandare lhabilitatione del giuramento, ne quella ottenuta servirsene sotto pena di spergiuro.

2. Istrumenti di aggregazione a cittadinanza redatti da Carlo Tamburini tra il 1757 e il 1792 (Archivio di Stato di Trento, Atti dei notai,
Carlo Tamburini 1743-1793, bb. 1-2, ff. nn.):

2.1 1757
Istromento di Cittadinanza del Signor Gaudenzo Pio Michelini Stampatore avuto dalla Spettabile Comunit dArco. Nel nome di Dio cos sia, correndo lanno di nostra salute 1757 Indizioneizione Quinta in giorno di Mercoled li ventisei 26 del mese Gennaio in Arco diocesi di Trento, e nella Casa della Spettabile Communit sita in Piazza. Alla presenza delli Dd. Andrea Pedroti Caffetiere e Giovanni Borizzio Vicentino tagliapietra amendue abitanti dArco testimoni chiamati, pregati, e specialmente adoprati. Quivi personalmente adunati, e congregati assieme il MoltIllustre e Clamorosissimo Signor dottor Saverio Marcabruni ed io sottoscritto Consoli della Spettabile Communit dArco con assieme il MoltIllustre e Clamorosissimo Signor dottor Giambatta Chinati, Nobile e Spettabile Signor Pietro Michelotti, Nobile Signor Andrea Bornico, Signori Giuseppe Tachelli, Pietro Albertani, Pietro Maria Sampietro, Domenico Forelli, Paolo Scienza, Niccol Canevani, e Felice Angelini, assenti lEccellentissimo Signor don Carlo Marcobruni, e Nobile Spettabile Signor Giacomantonio Bonora legittimamente impediti auttorizanti per loro Consiglieri quali in virt dellauttorit stata concessa dallo Spettabile Superior Consiglio chiamato del trentotto sottil d 12 corrente Gennaio registrato nel libro grande de Consigli di detta Spettabile Communit rogato da me Notaio sottoscritto, in forza del quale stato stabilito daccettar a Cittadinanza il Signor Gaudenzo Pio Michelini Stampatore abitante in Arco, quale cos ha supplicato desser agregato a Cittadinanza di questa Spettabile Comunit la di cui richiesta e supplica considerata, come pure la buona qualit della Persona, hano deliberato dascriverlo, ed accettarlo nel numero de Cittadini di questa Spettabile Communit dArco. Perci nel premesso Luogo personalmente esistenti li ante nominati Signori Consoli, e Consiglieri della detta Communit, de more congregati, facendo in nome della medesima, e successori con certa loro scienza ed animo deliberato, con ogni miglior modo, via, ragione e forma, colli quali meglio possono, ed hano potuto hano accettato, agregato e nel numero de cittadini di detta Spettabile Comunit dArco ascritto il succennato Signor Gaudenzo Pio Michelini presente, stipolante, ed accettante per se, e figliuoli legitimi, e naturali nati, e da nascere di legitimo matrimonio, e descendenti dalli maschi usque in

infinitum quali possano in avenire godere e servirsi di tutte le prerogative, immunit, esenzioni, onori, cariche, utili emolumenti, e libert che godono e si servono, possono godere, e servirsi glaltri Cittadini tutti originarj dessa Communit e dandare a monti, piani, Boscho, Selve, pascoli, ed in ognaltro Luogo della medesima Communit, far legne, fratare, tagliare, segare,e conseguire tutto quello che li Cittadini originary possono godere, e servirsi. Al qualeffetto li nominati Signori Pubblici Rapresentanti facendo in nome dessa Comunit, e Successori costituiscono detto Signor Gaudenzo Pio Michellini presente, stipolante ed accettante per se, suoi figliuli legitimi, e naturali e de descendenti da maschi in infinitum, in istato, luogo, ed essere suo , in attuale e corporale possesso. Promettendo il medesimo Signor Gaudenzo Pio Michelini per se e suoi figliuoli e descendenti dosservare, attendere ed ubbidire alli ordeni, decreti, Consuetudini, ed antiche osservanze della prefata Communit dArco, n ricusar ufficy, meno pretender del Fideicommisso vechio del Luffano, ma possa in avenire conseguire de Beni che ereditasse la predetta Communit tanto nel Luffano, quanto altrove ad uguaglianza daltri Cittadini originary risservandosi solo il fideicomisso Vecchio, come sopra, e non altro, ma li medesimi decreti osservare e mantenere n in conto alcuno contrafare o dire sotto le pene descritte in quelli. E tal aggregazione hano fatto e fano li prefati Signori Pubblici Rapresentanti per il prezzo concluso finito ed accordato mercato de Troni due cento e venti, dico troni 220. Quali troni 220 il succennato Signor Gaudenzo Pio Michelini, alla presenza e vista deglantescritti testimoni, e di tutti ha effettivamente sborsati, contati, e numerati in tanti buoni denari correnti, e spendibili rilevanti la somma premessa alli antedetti Signori Console Marcabruni e me sottoscritto presenti, riceventi, a se traenti e imborsanti. Rinunziando ad ogni e qualunque eccezione si di ragione come di fatto. Promettendo li medesimi Signori Pubblici Rappresentanti in nome della predetta Comunit e successori allantedetto Signor Gaudenzo Pio Michelini presente, stipolante, ed accettante per se, suoi figliuoli legitimi, e naturali, e descendenti dalli maschi sempre di legitimo matrimonio...163
163

Il documento risulta incompleto.

2.2 1764
Istromento dagregazione a Cittadinanza di Giovanni Witmajer della Spettabile Communit dArco. Nel Nome di Dio cos sia correndo lanno di nostra salute milla settecento sessanta quatro, Indizione 12 in giorno di Venerd li 30 di Marzo in Arco Diocesi di Trento e nella Casa della Spettabile Comunit sita sulla Piazza. Alla presenza delli Molto Reverendo Signor don Francesco Santoni Maestro in Arco, e Signor Andrea Pedrotti abitante dArco testimoni chiamati, pregati, e specialmente adoprati. Quivi personalmente addunati e congregati assieme li Spettabili Signori Consoli della Spettabile Comunit dArco Eccellentissimo Signor don Giuseppe Bertoldi e Signor Bartolomeo fu Giangiacomo Bornico, colli Signori loro Consiglieri, cio il Clamoroso Signor Don Gianantonio Bornico, Eccellentissimi Signori dottor Giuseppe Bornico e dottor Gasparo Carmelini, Nobile Spettabile Signor Giacomantonio Bonora, Nobile Signor Giuseppe Altamer, Eccellente Signor Pietro Piombazzi, Signori Giuseppe Tomasini, Domenico Forelli, Antonio Forelli, Piermaria Sampietro, Adamo Marvico con me notaio sottoscritto, quali in virt dellauttorit stata concessa dallo Spettabile Superior Consiglio chiamato del Trentotto del d 29 corrente mese di Marzo registrato nel libro Grande de Consolati di detta Spettabile Communit segnato GG rogato da me Notaio sottoscritto in forza del quale stato stabilito daccettare a Cittadinanza di questa Spettabile Communit Giovanni Witmajer fabro muraro abitante in Arco, quale ha cos supplicato dessere agregato, la di cui richiesta, e supplica considerata, come pure la buona qualit della persona, hanno deliberato dascriverlo ed accettarlo nel numero de Cittadini di questa Spettabile Comunit dArco.

Perci nel premesso luogo personalmente esistenti gli ante nominati Signori Consoli e Consiglieri della prefata Comunit, de more congregati facendo in nome della medesima e successori con certa loro scienza, ed animo deliberato, con ogni miglior modo via ragione e forma colli quali meglio possono ed hanno potuto, hanno accettato ed aggregato e nel numero de cittadini della detta Spettabile Comunit dArco ascritto il suaccennato Giovanni Witmajer presente stipolante ed accettante per se e figliuli legitimi e naturali nati, e da nascere di legitimo matrimonio, e descendenti dalli maschi in infinitum, quali possano in avenire godere, e servirsi di tutte le prerogative immunit, esenzioni, onori, cariche utili, emolumenti, e libert che godono e si servono possono godere, e servirsi gli altri Cittadini tutti originarj dessa Comunit, e di andare a monti, piani, boschi, selve, pascoli, ed ogni altro luogo della medesima Comunit; far legne, fratare, tagliare, segare, e conseguire tutto quello, che li Cittadini originary possono godere e servirsi. Al qualeffetto li nominati Signori pubblici Rapresentanti facendo in nome dessa Comunit, e successori costituiscono detto Giovanni Witmajer presente, stipolante ed accettante per se, suoi figliuli legitimi, e naturali e descendenti dalli maschi in infinitum, in istato, luogo, ed essere suo , in attuale, corporale possesso. Promettendo il medesimo Giovanni Witmajer per se e suoi figliuoli e descendenti dosservare, attendere ed ubbidire agli ordini decreti consuetudini ed antiche osservanze della prefata Comunit dArco ne ricusar uffici meno pretendere del Fideicomisso vechio del Luffano; ma possa in avvenire conseguire de beni che ereditasse la predetta Comunit tanto nel Luffano, quanto altrove ad uguaglianza daltri Cittadini originary risservandosi solo il Fideicomisso vechio, come sopra, e non altro; ma li medesimi decreti osservare e mantenere n in conto alcuno contraffare o dire, sotto le pene descritte in quelli. E tale aggregazione hanno fatto e fanno li predetti Signori Pubblici Rapresentanti per il prezzo concluso finito ed accordato mercato de Troni trecento e cinquanta, 350. Quali troni 350 lantedetto Giovanni Witmajer, alla presenza e vista degli antescritti testimoni e di tutti ha effettivamente sborsati, contati, e numerati in tanti denari correnti, e spendibili rilevanti la somma premesa alli preaccennati Signori Consoli presenti, riceventi, imborsanti, ed a se traenti.

Rinunziando ad ogni e qualunque eccezione si di ragione come di fatto. Promettendo li medesimi Signori Pubblici Rappresentanti in nome della dessa Comunit e successori allantedetto Giovanni Witmajer presente, stipolante, ed accettante per se, suoi figliuoli legitimi e naturali e descendenti dalli maschi sempre di legitimo matrimonio usque in infinitum di mantenere ed adempire tutte le cose nel presente Istromento contenute , e quelle non contravenire, fare, o dire, n levare detti privilegj, prerogative, esenzioni, immunit e preminenze concesse e che godono gli altri Cittadini originarj di questa Spettabile Comunit, o che per lavvenire potessero acquistare, ma quelle e cadauna desse mantenere e difendere da ogni persona comune e collegio che volesse od ardisse quelle viziare, levare, od in altra forma sminuire, sotto pena di rifacimento dio ogni danno, spesa, ed interesse, e niente dimeno le cose sovrascritte abbiano forza, vigore, e durino. Obbligando gli spessodetti Signori Pubblici Rapresentanti per mantenimento ed osservazione delle cose premesse li Beni della Comunit ed il predetto Giovanni Witmajer li propri presenti, e venturi in forma. Il sodetto Giovanni Witmajer poi, n li di esso figliuoli legitimi e naturali come sopra descendenti dalli maschi in infinit mai, n in alcun tempo debbano dar contro la detta Comunit o ragion dessa, ma sempre stare, ed ubbidire alli decreti e consiglio di quella, sotto pena, contrafacendo in tutto, od in parte dessere immediatamente privi da detta Comunit e perduto il prezzo convenuto, cos per patto espresso accordati; anzi per maggior coroborazione delle cose premesse il medesimo Giovanni Witmajer toccate le scritture colla mano destra in luogo del Vangelo, ha giurato in forma a delazione di non contravenire, fare o dire alle cose premesse, n dimandare labilitazione del giuramento, e quella ottenuta servirsene sotto pena di spergiuro. Rogando Dando e cos con ogni Io Carlo Tamburini pubblico notaio e Collegiato dArco rogato ho scritto letto e pubblicato in forma in fede di che.

2.3 1767
Istromento dagregazione a Cittadinanza del Clamoroso Signor Dottor Francescantonio Zorno.

Nel Nome di Dio cos sia correndo lanno di nostra salute milla settecento sessanta sette, Indizione decimaquinta in giorno di Sabbato li 12 del mese Dicembre in Arco Diocesi di Trento e nella Casa della Spettabile Comunit. Alla presenza delli Signori Matteo Malfer di Dr, e Bartolomeo Santorum abitante al Credazzo testimoni chiamati, pregati, e specialmente adoprati. Quivi personalmente addunati e congregati assieme lo Spettabile Signor Giuseppe Alimonta ed io sottoscritto Consoli della Spettabile Comunit dArco colli Signori infrascritti Consiglieri, cio gli Eccellentissimi Signori delle LL: dottori Donato Mattei, ed Antonio Angelini, Giuseppe Bertoldi medico fisico, Nobile Signor Andrea Bornico, Signor Pietro Albertani, Signor Giacomo fu Nobile Spettabile Signor Francesco Bornico, DD. Michele Michelotti, Leonardo Carmelini, Antonio Forelli e Giovanni fu Giambattista Tamburini collassenso anche delli Nobile e Spettabile Signor Giacomantonio Bonora, e d. Adamo Marvico Consiglieri assenti, quali in virt dellauttorit stata conferita dallo Spettabile Superior Consiglio detto del Trentotto del d 8 corrente registrato nel Libro grande de Consolati di detta Spettabile Comunit segnato GG in forza del quale stato stabilito daccettare a Cittadinanza di questa Spettabile Comunit il MoltIllustre e Clamoroso Signor Francescantonio Zorno delle LL: dottore della villa di Chiarano, Contado dArco, quale ha cos supplicato dessere agregato, la di cui richiesta, e supplica considerata, come pure la buona qualit della persona, hanno deliberato dascriverlo ed accettarlo nel numero de Cittadini di questa Spettabile Comunit dArco. Perci nel premesso luogo personalmente esistenti gli ante nominati Signori Consoli e Consiglieri della prefata Comunit, de more solito congregati facendo in nome della medesima e successori con certa loro scienza, ed animo deliberato, con ogni miglior modo via ragione e forma colli quali meglio possono ed hanno potuto, hanno accettato ed aggregato e nel numero de cittadini della detta Spettabile Comunit dArco ascritto il prelodato Clamoroso Signor Dottor Francescantonio Zorno presente stipolante ed accettante per se e figliuli legitimi e naturali nati, e da nascere di legitimo matrimonio, e descendenti dalli maschi in infinitum, quali possano in avenire godere, e servirsi di tutte le prerogative immunit, esenzioni, onori,, cariche utili, emolumenti, e libert che godono e si servono possono godere, e servirsi gli altri Cittadini tutti originarj dessa Comunit, e di andare a monti, piani, boschi, selve, pascoli, ed ogni altro luogo della medesima Comunit; far legne, fratare, tagliare, segare, e conseguire tutto quello, che li Cittadini originary possono godere e servirsi.

Al qualeffetto li nominati Signori pubblici Rapresentanti facendo in nome dessa Comunit, e successori costituiscono detto Clamoroso Signor Dottor Francescantonio Zorno presente, stipolante ed accettante per se, suoi figliuli legitimi, e naturali e descendenti dalli maschi in infinitum, in istato, luogo, ed essere suo , in attuale, corporale possesso. Promettendo il pred. Clamoroso Signor Dottor Francescantonio Zorno per se e suoi figliuoli e descendenti dosservare, attendere ed ubbidire agli ordini decreti consuetudini ed antiche osservanze della predetta Comunit dArco ne ricusar uffici meno pretendere del Fideicomisso vechio del Luffano; ma possa in avvenire conseguire de beni che ereditasse la predetta Comunit tanto nel Luffano, quanto altrove ad uguaglianza daltri Cittadini originary risservandosi solo il Fideicomisso vechio, come sopra, e non altro; ma li medesimi decreti osservare e mantenere n in conto alcuno contraffare o dire, sotto le pene descritte in quelli. E tale aggregazione hanno fatto e fanno li predetti Signori Pubblici Rapresentanti per il prezzo concluso finito ed accordato mercato de Troni quatrocento, 400. Quali troni 400 il predetto Clamoroso Signor Dottor Francescantonio Zorno, alla presenza deantescritti testimoni e di tutti ha effettivamente sborsati, contati, e numerati in tante buone monete dargento correnti, e spendibili rilevanti la somma premesa alli preaccennati Signori Consoli presenti, riceventi, imborsanti, ed a se traenti. Rinunziando ad ogni e qualunque eccezione si di ragione come di fatto. Promettendoo li medesimi Signori Pubblici Rappresentanti dessa Comunit e successori allantedetto Signor Dott. Francescantonio Zorno presente, stipolante, ed accettante per se, suoi figliuoli legitimi e naturali e descendenti dalli maschi sempre di legitimo matrimonio usque in infinitum di mantenere ed adempire tutte le cose nel presente Istromento contenute, e quelle non contravenire, fare, o dire, n levare detti privilegj, prerogative, esenzioni, immunit e preminenze concesse e che godono gli altri Cittadini originarj di questa Spettabile Comunit, o che per lavvenire potessero acquistare, ma quelle e cadauna desse mantenere e difendere da ogni persona comune e collegio che volesse od ardisse quelle viziare, levare, od in altra forma sminuire, sotto pena di rifacimento dio ogni danno, spesa, ed interesse, e niente dimeno le cose sovrascritte abbiano forza, vigore, e durino.

Obbligando gli spessodetti Signori Pubblici Rapresentanti per mantenimento ed osservazione delle cose premesse li Beni della Comunit ed il predetto Clamoroso Signor Dottor Francescantonio Zorno li propri presenti, e venturi in forma. Il prefato Clamoroso Signor Dottor Francescantonio Zorno poi, n li di esso figliuoli legitimi e naturali come sopra descendenti dalli maschi in infinit mai, n in alcun tempo debbano dar contro la detta Comunit o ragion dessa, ma sempre stare, ed ubbidire alli decreti e consiglio di quella, sotto pena, contrafacendo in tutto, od in parte dessere immediatamente privi da detta Comunit e perduto il prezzo convenuto, cos per patto espresso accordati; anzi per maggior coroborazione delle cose premesse il Clamoroso Signor Dottor Francescantonio Zorno toccate le scritture colla mano destra in luogo del Vangelo, ha giurato in forma a delazione di non contravenire, fare o dire alle cose premesse, n dimandare labilitazione del giuramento, e quella ottenuta servirsene sotto pena di spergiuro. Rogando Dando e cos con ogni Io Carlo Tamburini pubblico notaio e Collegiato dArco rogato ho scritto letto e pubblicato in forma in fede di che.

2.4 1767
Istromento dagregazione a Cittadinanza del Molto Reverendo Signor Don Francescantonio Zuchelli Maestro pubblico delle Scuole dArco. Nel Nome di Dio cos sia correndo lanno di nostra salute 1767, Indizione decimaquinta in giorno di Gioved li 31 del mese Dicembre in Arco Diocesi di Trento e nella Casa della Spettabile Comunit sita sulla Piazza. Alla presenza delli Dd. Francesco figlio daltro Francesco Faitelli, e Giuseppe Dorna amendue abitanti dArco testimoni chiamati, pregati e specialmente adoprati. Quivi personalmente addunati e congregati assieme lo Spettabile Signor Giuseppe Alimonta ed io sottoscritto Consoli della Spettabile Comunit dArco colli Signori Consiglieri Eccellentissimi Signori delle leggi dottori Donato Mattei, ed Antonio Angelini, Eccellentissimo Signor medico

Giuseppe Bertoldi, Nobile Spettabile Signor Giacomantonio Bonora, Nobile Signor Andrea Bornico, Signor Pietro Albertani, Signor Giacomo fu Nobile Spettabile Signor Francesco Bornico, Dd. Michele Michelotti, Antonio Forelli, Giovanni fu Giambattista Tamburino ed Adamo Marvico collassenso anche del D. Leonardo Carmelini altro Consigliere assente, quali in virt dellauttorit stata conferita dallo Spettabile Superior Consiglio detto il Trentotto del d 26 spirante registrato nel libro grande de consolati di detta Spettabile Comunit segnato GG in forza del quale stato stabilito daccettare a Cittadinanza di questa Spettabile Comunit il Molto Reverendo Signor Don Francescantonio Zuchelli Sacerdote di Cologna distretto di Tenno Professore di Rettorica, e Maestro pubblico delle Scuole dArco, quale ha cos supplicato dessere agregato, la di cui richiesta, e supplica considerata, come pure le buone qualit della Persona, nonch il di lui merito, hanno deliberato dascriverlo, ed accettarlo nel numero de Cittadini di questa Spettabile Comunit dArco. Perci nel premesso luogo personalmente esistenti gli ante nominati Signori Consoli e Consiglieri della prefata Comunit, de more congregati facendo in nome della medesima e successori con certa loro scienza, ed animo deliberato, con ogni miglior modo via ragione e forma colli quali meglio possono ed hanno potuto, hanno accettato ed aggregato e nel numero de cittadini della detta Spettabile Comunit dArco ascritto il prelodato molto Reverendo Signor Don Francescantonio Zuchelli Maestro pubblico delle Scuole dArco presente, ed accettante per se quale possa in avenire godere, e servirsi di tutte le prerogative immunit, esenzioni, onori, cariche utili, emolumenti, e libert che godono e si servono possono godere, e servirsi gli altri Cittadini tutti originarj dessa Comunit, e di andare a monti, piani, boschi, selve, pascoli, ed ogni altro luogo della medesima Comunit; far legne, fratare, tagliare, segare, e conseguire tutto quello, che li Cittadini originary possono godere e servirsi. Al qualeffetto li nominati Signori pubblici Rapresentanti facendo in nome dessa Comunit, e successori costituiscono detto Reverendo Signor Don Francescantonio Zuchelli Maestro pubblico presente, stipolante ed accettante per se in istato, luogo, ed essere suo , in attuale, corporale possesso. Promettendo il medesimo Signor Don Zuchelli Maestro pubblico per se dosservare, attendere ed ubbidire agli ordini decreti consuetudini ed antiche osservanze della prefata Comunit dArco ne ricusar uffici meno pretendere del Fideicomisso vechio del Luffano; ma possa in avvenire conseguire de beni che ereditasse la predetta Comunit tanto nel Luffano, quanto altrove ad uguaglianza daltri Cittadini originary risservandosi solo il

Fideicomisso vechio, come sopra, e non altro; ma li medesimi decreti osservare e mantenere n in conto alcuno contraffare o dire, sotto le pene descritte in quelli. E tale aggregazione hanno fatto, e fanno li predetti Signori Pubblici Rappresentanti, attese le note buone qualit del prelodato molto Reverendo Signor Don Francescantonio Zuchelli Maestro pubblico di queste Scuole dArco e li suoi benemeriti aquistati nellammaestrare la Giovent del nostro Paese con tanto Zelo e carit e sulla ferma fiducia, che egli continuer in questo si laudabile esercizio e per altri giusti motivi moventi gli animi de predetti Signori Pubblici Rappresentanti. Rinunziando ad ogni e qualunque eccezione si di ragione come di fatto. Promettendo li medesimi Signori Pubblici Rappresentanti dessa Comunit e successori allantedetto molto Reverendo Signor Don Francescantonio Zuchelli presente, stipolante, ed accettante per se di mantenere ed adempire tutte le cose nel presente Istromento contenute , e quelle non contravenire, fare, o dire, n levare detti privilegj, prerogative, esenzioni, immunit e preminenze concesse e che godono gli altri Cittadini originarj di questa Spettabile Comunit, o che per lavvenire potessero acquistare, ma quelle e cadauna desse mantenere e difendere da ogni persona comune e collegio che volesse od ardisse quelle viziare, levare, od in altra forma sminuire, sotto pena di rifacimento dio ogni danno, spesa, ed interesse, e niente dimeno le cose sovrascritte abbiano forza, vigore, e durino. Obbligando gli spessodetti Signori Pubblici Rapresentanti per mantenimento ed osservazione delle cose premesse li Beni della Comunit ed il prenarrato molto Reverendo Signor Maestro Don Zuchelli li propri presenti, e venturi in forma. Lo stesso molto Reverendo Signor Don Francescantonio Zuchelli Maestro pubblico poi, n li di esso figliuoli legitimi e naturali come sopra descendenti dalli maschi in infinit mai, n in alcun tempo debbano dar contro la detta Comunit o ragion dessa, ma sempre stare, ed ubbidire alli decreti e consiglio di quella, sotto pena, contrafacendo in tutto, od in parte dessere immediatamente privi da detta Comunit, cos per patto espresso accordati; anzi per maggior coroborazione delle cose premesse il prenarrato molto Reverendo Signor Don Francescantonio Zuchelli Maestro pubblico ha giurato,tacto pectore more Sacerdotali, di non contravenire, fare o dire alle cose premesse, n dimandare labilitazione del giuramento, e quella ottenuta servirsene sotto pena di spergiuro.

Rogando dando, e cos con ogni Io Carlo Tamburini pubblico Notaio Collegiato dArco rogato ho scritto, letto, e pubblicato in forma in fede dal che.

2.5 1768
Istrumento daggregazione a Cittadinanza del Signor Francesco Fabber Scultore. Nel Nome di Dio cos sia correndo lanno di nostra salute 1768 Indizione Prima in giorno di Marted li 20 del mese Dicembre in Arco Diocesi di Trento e nella Casa della Spettabile Comunit. Alla presenza delli Dd. Domenico fu dAgostino Fravezi dArco, ed Angelo fu Francesco Perini pure dArco testimoni chiamati, pregati e specialmente adoprati. Quivi personalmente addunati e congregati assieme li spettabili Signor Francesco Oriami e Bartolomeo Michelitti Consoli della Spettabile Comunit dArco collinfrascritti Signori Consiglieri, cio il Nobile Signor Andrea Bornico Dd Bartolomeo fu Giacomo Bormico, Benedetto Pasolli, Signor Gianfranco Tachelli, Dd. Bartolomeo fu Bartolomeo Tamburini, Paolo figlio di Niccol Canevari e Giovanni Zambri con me Notaio sottoscritto; quali in virt dellautorit stata conferita dallo Spettabile Superior Consiglio segnato GG; in forza del quale stato stabilito daccettare a Cittadinanza di questa Spettabile Comunit il Signor Francesco Fabber dInsprugg Scultore, domiciliato da tempo in Arco, quale ha cos pregato, e supplicato di essere aggregato; la di cui richiesta e supplica considerata, come pure la buona qualit della Persona, hanno deliberato dascriverlo ed accettarlo nel numero dei Cittadini di questa Spettabile Comunit dArco. Perci nel premesso luogo personalmente esistenti gli ante nominati Signori Consoli e Consiglieri della detta Comunit, de more congregati, facendo in nome della medesima e successori con certa loro scienza, ed animo deliberato, con ogni miglior modo via ragione e forma colli quali meglio possono ed hanno potuto, hanno accettato ed aggregato e nel numero de cittadini della detta Spettabile Comunit dArco ascritto il predetto

Signor Francesco Fabber ben presente stipolante ed accettante per se e figliuli legitimi e naturali nati, e da nascere di legitimo matrimonio, e descendenti dalli maschi in infinit, quali possano in avenire godere, e servirsi di tutte le prerogative immunit, esenzioni, onori,, cariche utili, emolumenti, e libert che godono e si servono possono godere, e servirsi gli altri Cittadini tutti originarj dessa Comunit, e di andare a monti, piani, boschi, selve, pascoli, ed ogni altro luogo della medesima Comunit; far legne, fratare, tagliare, segare, e conseguire tutto quello, che li Cittadini originary possono godere e servirsi. Al qualeffetto li nominati Signori pubblici Rapresentanti facendo in nome dessa Comunit, e successori costituiscono detto Signor Francesco Fabber presente, stipolante ed accettante per se, suoi figliuli legitimi, e naturali e descendenti da maschi in infinitum, in istato, luogo, ed essere suo , in attuale, corporale possesso. Promettendo il pred. Signor Francesco Fabber per se e suoi figliuoli e descendenti dosservare, attendere ed ubbidire agli ordini decreti consuetudini ed antiche osservanze della prefata Comunit dArco ne ricusar uffici meno pretendere del Fideicomisso vechio del Luffano; ma possa in avvenire conseguire de beni che ereditasse la predetta Comunit tanto nel Luffano, quanto altrove ad uguaglianza daltri Cittadini originary risservandosi solo il Fideicomisso vechio, come sopra, e non altro; ma li medesimi decreti osservare e mantenere n in conto alcuno contraffare o dire, sotto le pene descritte in quelli. E tale aggregazione hanno fatto e fanno li predetti Signori Rapresentanti per il prezzo concluso finito ed accordato de troni trecento 300. Il pagamento de quali, il suaccennato Signor Francesco Fabber, alla presenza de antedetti testimoni e di tutti ha effettivamente sborsato, contato, e numerato troni cent e cinquanta 150 in tante buone monete dargento correnti e spendibili alli predetti Signori Consoli presenti ed il Signor Oriemi de medesima incorsante, ed a se traente confessando daver avuti e ricevuti li altri troni cento e cinquanta 150 dal pi volte detto Signor Fabber presente, ed accettante. Rinunziando ad ogni e qualunque eccezione si di ragione come di fatto. Promettendoo li medesimi Signori Pubblici Rappresentanti dessa Comunit e successori allantedetto Signor Francesco Fabber presente, stipolante, ed accettante per se, suoi figliuoli legitimi e naturali e descendenti dalli maschi sempre di legitimo matrimonio usque in infinitum di mantenere ed

adempire tutte le cose nel presente Istromento contenute , e quelle non contravenire, fare, o dire, n levare detti privilegj, prerogative, esenzioni, immunit e preminenze concesse e che godono gli altri Cittadini originarj di questa Spettabile Comunit, o che per lavvenire potessero acquistare, ma quelle e cadauna desse mantenere e difendere da ogni persona comune e collegio che volesse od ardisse quelle viziare, levare, od in altra forma sminuire, sotto pena di rifacimento di ogni danno, spesa, ed interesse, e niente dimeno le cose sovrascritte abbiano forza, vigore, e durino. Obbligando gli antedetti Signori pubblici Rapresentanti per mantenimento ed osservazione delle cose premesse li Beni della Comunit ed il predetto Signor Francesco Fabber li propri presenti, e venturi in forma. Il prefato Signor. Francesco Fabber poi, n li desso figliuoli legitimi e naturali come sopra descendenti dalli maschi in infinit mai, n in alcun tempo debbano dar contro la detta Comunit o ragion dessa, ma sempre stare, ed ubbidire alli decreti e Consiglio di quella, sotto pena, contrafacendo in tutto, od in parte dessere immediatamente privi da detta Comunit e perdutil prezzo convenuto, cos per patti espresso accordati; anzi per maggior coroborazione delle cose premesse il medesimo Signor Francesco Fabber toccate le scritture colla mano destra in luogo del Vangelo, ha giurato in forma a delazione di non contravenire, fare o dire alle cose sopradette, n dimandare labilitazione del giuramento, e quella ottenuta servirsene sotto pena di spergiuro. Rogando Dando e cos con ogni Io Carlo Tamburini pubblico notaio e Collegiato dArco rogato ho scritto letto e pubblicato in forma in fede di.

2.6 1776
Del Nobile Signor Francescantonio Cill de Cill Nobile Provinciale Tirolese Istrumento dagregazione a Cittadinanza della Spettabile Comunit dArco. Nel Nome di Dio cos sia, correndo lanno di nostra salute 1776, Indizione nona in giorno di Marted li 16 del mese di Gennaio, in Arco Diocesi di Trento, e nella Casa della Spettabile Comunit sita sulla Piazza.

Alla presenza del Clamoroso Signor don Francescantonio Zorno della Villa di Chiarano, e di Paolo Naimoar abitante in Arco testimoni chiamati, pregati, e specialmente adoprati. Quivi personalmente addunati e congregati assieme li Nobile E Spettabili e respettivamente Clam. Signori Don Giandomenico Fenici, e Carlo Antonio Marcabruni Consoli della Spettabile Comunit dArco collinfrascritti Signori Consiglieri cio il Nobile Ed Eccellentissimo Signor Giancarlo Chinati, Nobile E Spettabili Signori Ercole Podest e Gerolamo Piegadi, Nobile Signori Agostino Altamer ed Eleutterio Lutterotti, Signor Giuseppe Alimonta, Signor Gerolamo Sottopietra, D. Felice Angelini, Giovanni Tamburini e Gioachino Camelini, con me Notaio infrascritto collassenso anche del Signor Pietro Albertani assente altro Consigliere; quali in virt dellautorit stata conferita dallo Spettabile Superior Consiglio detto il Trentotto sotto il d diecinove dicembre prossimo passato, registrato nel libro grande de Consolati segnatto GG; in forza del quale stato stabilito di accettare a Cittadinanza di questa Spettabile Comunit il Nobile Signor Francescantonio Cill de Cill Nobile Provinciale Tirolese abitante di qui, quale ha cos pregato, e supplicato dessere agregato, la di cui richiesta, e supplica considerata come pure la buona qualit, e merito della persona, hanno deliberato di ascriverlo, ed accettarlo nel numero de Cittadini di questa Spettabile Comunit dArco. Perci nel luogo premesso personalmente esistenti gli antenominati Signori Consoli e Consiglieri della detta Spettabile Comunit, more solito congregati, facendo in nome della medesima, e de successori con certa loro scienza ed animo deliberato con ogni miglior modo via, ragione, e forma, colli quali meglio possono, ed hanno potuto, hanno accettato, ed aggregato nel numero de Cittadini della detta Spettabile Comunit dArco, ed ascritto il prelodato Nobile Ed Eccellentissimo Signor Francescantonio Cill de Cill presente stipolante, ed accettante per se, e suoi figliuoli legitimi e naturali nati, e da nascere di legitimo matrimonio, e descendenti in infinitum dalli maschi, quali possano in avvenire godere, e servirsi di tutte le prerogative, immunit, esenzioni, onori, cariche, utili emolumenti, e libert, che godono, e si servono, possono godere, e servirsi gli altri Cittadini tutti originarj dessa Comunit e di andare ai monti, piani, boschi, selve, pascoli, ed in ognaltro luogo della medesima Comunit, fare legne, fratare, tagliare, segare, e conseguire tutto quello, che li cittadini originarj possono godere, e servirsi. Al qualeffetto li sunominati Signori Rapresentanti Publici facendo in nome dessa Comunit e dei Successori costituiscono detto Nobile Ed Eccellentissimo Signor Francescantonio Cill de Cill presente stipolante, ed accettante per se, e suoi figliuoli legitimi e naturali e descendenti da

maschi in infinitum, in istato, luogo ed essere suo in attuale, e corporale possesso. Promettendo il mentionato Nobile Signor Cill de Cill per se e suoi figliuoli e descendenti da maschi dosservare, attendere ed ubbidire agli ordini decreti consuetudini ed antiche osservanze della predetta Comunit dArco ne ricusar uffici meno pretendere Fideicomisso vechio del Luffano; ma possa in avvenire conseguire de beni che ereditasse la predetta Spettabile Comunit tanto nel Luffano, quanto altrove ad uguaglianza daltri Cittadini originary risservandosi solo il Fideicomisso vechio, come sopra, e non altrimente; ma li medesimi decreti osservare e mantenere n in conto alcuno contraffare o dire, sotto le pene descritte in quelli. E tale aggregazione hanno fatto e fanno li accennati Signori Rapresentanti Pubblici per il prezzo concluso ed accordato di troni quatrocento 400. Quali 400 laccennato Nobile Signor Cill, alla presenza come sopra, ha pagato nelle mani dei Signori Consoli antedetti presenti mediante un obbligo a medesimi consegnato, che scader nel termine di mesi sei, a tenore dellodierno decreto. Rinunziando ad ogni e qualunque eccezione si di ragione come di fatto. Promettendoo li medesimi Signori Pubblici Rappresentanti dessa Comunit e successori allantedetto Nobile Signor Francescantonio Cill de Cill presente, stipolante, ed accettante per se, suoi figliuoli legitimi e naturali e descendenti dalli maschi sempre di legitimo matrimonio usque in infinitum di mantenere ed adempire tutte le cose nel presente Istromento contenute , e quelle non contravenire, fare, o dire, n levare detti privilegj, prerogative, esenzioni, immunit e preminenze concesse e che godono gli altri Cittadini originarj di questa Spettabile Comunit, o che per lavvenire potessero acquistare, ma quelle e cadauna desse mantenere e difendere da ogni persona comune e collegio che volesse od ardisse quelle viziare, levare, od in altra forma sminuire, sotto pena di rifacimento di ogni danno, spesa, ed interesse, e niente dimeno le cose sovrascritte abbiano forza, vigore, e durino. Obbligando gli antedetti Signori pubblici Rapresentanti per mantenimento ed osservazione delle cose premesse li Beni della Comunit ed il predetto Nobile Signor Cill li propri presenti, e venturi in forma. Il prelodato Nobile Signor Don Cill de Cill poi, n li desso figliuoli legitimi e naturali come sopra descendenti dalli maschi in infinitum mai, n in alcun tempo debbano dar contro la detta Comunit o ragion dessa, ma sempre stare, ed ubbidire alli decreti e Consiglio di quella, sotto pena,

contrafacendo in tutto, od in parte dessere immediatamente privi da detta Comunit e perduto il prezzo convenuto, cos per patti espresso accordati; anzi per maggior coroborazione delle cose premesse il medesimo Nobile Ed Eccellentissimo Signor Don Cill de Cill toccate corporalmente le scritture colla mano destra in luogo del Vangelo, ha giurato in forma a delazione di non contravenire, fare o dire alle cose premesse, n dimandare labilitazione del giuramento, e quella ottenuta servirsene sotto pena di spergiuro. Rogando Dando e cos con ogni Io Carlo Tamburini pubblico notaio e Collegiato dArco della Spettabile Comunit Cancelliere rogato ho scritto letto e pubblicato in forma in fede del che.

2.7 1776
Istromento dagregazione a Cittadinanza del D. Giambattista fu Matteo Tomasi abitante in Arco. Nel Nome di Dio cos sia correndo lanno di nostra salute milla settecento settanta sei, Indizione nona in giorno di Venerd li cinque del mese Luglio in Arco Diocesi di Trento e nella Casa della Spettabile Comunit sita sulla Piazza. Alla presenza del Signor Marianno figlio dellEccellentissimo Signor Don GianCarlo Leoni Medico Fisico di Fiav delle Giudicarie, e di Francesco figlio daltro Francesco Faitelli abitante in Arco testimoni chiamati, pregati, e specialmente adoprati. Quivi personalmente addunati e congregati assieme li Nobile e Spettabili Signori Francescantonio Cill de Cill ed Elleuterio Lutterotti Consoli della Spettabile Comunit dArco colli Signori infrascritti Consiglieri, cio lEccellentissimo Signor Don Giancarlo Chinati, Nobile e Spettabile Signor Ercole Podest, Nobile Signor Giuseppe Marina, Signor Pietro Albertani, D. Bartolomeo Carmelini, Felice Angelini, Giovanni fu Giambattista Tamburini, Signori Giuseppe Podest, Gerolamo Sottopietra, Giambattista Fiorio e D. Niccol Scienza ed io Notaio infrascritto Consiglieri, quali in virt dellauttorit stata conferita dallo Spettabile Superior Consiglio del Trentotto del d 29 spirito giugno registrata nel Libro grande de Consolati di detta Spettabile Comunit segnato GG in forza del quale stato stabilito daccettare a Cittadinanza di questa Spettabile Comunit il D. Giambattista fu Matteo Tomasi abitante in Arco, quale ha cos supplicato dessere agregato, la di cui richiesta, e supplica

considerata, come pure la buona qualit della persona, hanno deliberato dascriverlo ed accettarlo nel numero de Cittadini di questa Spettabile Comunit dArco. Perci nel premesso luogo personalmente esistenti gli ante nominati Signori Consoli e Consiglieri della prefata Comunit, de more solito congregati facendo in nome della medesima e successori con certa loro scienza, ed animo deliberato, con ogni miglior modo via ragione e forma colli quali meglio possono ed hanno potuto, hanno accettato ed aggregato e nel numero de cittadini della detta Spettabile Comunit dArco ascritto il predetto Signor Giambattista Tomasi presente stipolante ed accettante per se e figliuli legitimi e naturali nati, e da nascere di legitimo matrimonio, e descendenti dalli maschi in infinitum, quali possano in avenire godere, e servirsi di tutte le prerogative immunit, esenzioni, onori, cariche utili, emolumenti, e libert che godono e si servono possono godere, e servirsi gli altri Cittadini tutti originarj dessa Comunit, e di andare a monti, piani, boschi, selve, pascoli, ed ogni altro luogo della medesima Comunit; far legne, fratare, tagliare, segare, e conseguire tutto quello, che li Cittadini originary possono godere e servirsi. Al qualeffetto li nominati Signori pubblici Rapresentanti facendo in nome dessa Comunit, e successori costituiscono detto Signor Giambattista Tomasi presente, stipolante ed accettante per se, suoi figliuli legitimi, e naturali e descendenti dalli maschi in infinitum, in istato, luogo, ed essere suo , in attuale, corporale possesso. Promettendo il pred. Signor Giambattista Tomasi per se e suoi figliuoli e descendenti dosservare, attendere ed ubbidire agli ordini decreti consuetudini ed antiche osservanze della predetta Comunit dArco ne ricusar uffici meno pretendere del Fideicomisso vechio del Luffano; ma possa in avvenire conseguire de beni che ereditasse la predetta Comunit tanto nel Luffano, quanto altrove ad uguaglianza daltri Cittadini originary risservandosi solo il Fideicomisso vechio, come sopra, e non altro; ma li medesimi decreti osservare e mantenere n in conto alcuno contraffare o dire, sotto le pene descritte in quelli. E tale aggregazione hanno fatto e fanno li predetti Signori Pubblici Rapresentanti per il prezzo concluso finito ed accordato mercato de Troni trecento e cinquanta, 350.

Quali troni 350 il spesso detto Giambattista Tomasi, alla presenza deantedetti testimoni e di tutti ha effettivamente sborsati, contati, e numerati in tante buone monete doro, ed argento correnti, e spendibili rilevanti la somma premesa alli preaccennati Signori Consoli presenti, ricevente , e imborsante il Nobile Spettabile Signor Console Cill, ed a se traente. Rinunziando ad ogni e qualunque eccezione si di ragione come di fatto. Promettendoo li medesimi Signori Pubblici Rappresentanti dessa Comunit e successori allantedetto Signor Giambattista Tomasi presente, stipolante, ed accettante per se, suoi figliuoli legitimi e naturali e descendenti dalli maschi sempre di legitimo matrimonio usque in infinitum di mantenere ed adempire tutte le cose nel presente Istromento contenute , e quelle non contravenire, fare, o dire, n levare detti privilegj, prerogative, esenzioni, immunit e preminenze concesse e che godono gli altri Cittadini originarj di questa Spettabile Comunit, o che per lavvenire potessero acquistare, ma quelle e cadauna desse mantenere e difendere da ogni persona comune e collegio che volesse od ardisse quelle viziare, levare, od in altra forma sminuire, sotto pena di rifacimento dio ogni danno, spesa, ed interesse, e niente dimeno le cose sovrascritte abbiano forza, vigore, e durino. Obbligando gli spessodetti Signori Pubblici Rapresentanti per mantenimento ed osservazione delle cose premesse li Beni della Comunit ed il predetto Signor Giambattista Tomasi li propri presenti, e venturi in forma. Il prefato Tomasi poi, n li di esso figliuoli legitimi e naturali come sopra descendenti dalli maschi in infinit mai, n in alcun tempo debbano dar contro la detta Comunit o ragion dessa, ma sempre stare, ed ubbidire alli decreti e consiglio di quella, sotto pena, contrafacendo in tutto, od in parte dessere immediatamente privi da detta Comunit e perduto il prezzo convenuto, cos per patto espresso accordati; anzi per maggior coroborazione delle cose premesse il medesimo Giambattista Tomasi toccate corporalmente le scritture colla mano destra in luogo del Vangelo, ha giurato in forma a delazione di non contravenire, fare o dire alle cose premesse, n dimandare labilitazione del giuramento, e quella ottenuta servirsene sotto pena di spergiuro. Rinunziando Dando e cos con ogni Io Carlo Tamburini pubblico notaio e Collegiato dArco e della Spettabile Comunit Cancelle rogato ho scritto letto e pubblicato in forma in fede di che.

2.8 1782
Istromento daggregazione a Cittadinanza della Spettabile Comunit dArco del D. Domenico fu Domenico Morghen abitante in detto luogo. Nel Nome di Dio cos sia, correndo lanno di nostra salute 1782, Indizione quindicesima in giorno di Luned li 25 del mese di Marzo, in Arco Diocesi di Trento, e nella Casa della Spettabile Comunit posta sulla Piazza. Alla presenza di Francesco fu altro Francesco Faitelli e Giuseppe Batisti ambedue abitanti in Arco testimoni chiamati pregati, e specialmente adoprati. Quivi personalmente esistenti li Spettabili Signori Consoli della Spettabile Comunit dArco Eccellentissimo Signor Don Giancarlo Chinati, e Signor Timoteo Bornico, collinfrascritti Signori Consiglieri cio il Nobile E Clam. Signor Don Giandomenico Fenici, lEccellente Signor Pietro Piombazzi, Signor Giambattista Tachelli, Signor Francesco Muzzio, D. Francesco fu Bartolomeo Tamburini e Niccol fu Paolo Scienza, con me notaio infrascritto, collassenso anche del Eccellentissimo Signor Don Gasparo Carmelini assente altri Consigliere del dieci; quali in virt dellautorit stata conferita dallo Spettabile Superior Consiglio detto il Trentotto sotto il d 18 corrente mese Marzo, registrato nel libro grande de Consolati, in forza del quale stato stabilito di accettare a Cittadinanza di questa Spettabile Comunit il D. Domenico fu altro Domenico Morghen abitante gi in Arco, colli suoi descendenti maschi legitimi e naturali nel modo, e forma da esso lui supplicata, e specialmente che abbia a restar in sospeso ogni diritto di Cittadinanza nel caso e cos, che esso Morghen, taluno de suoi descendenti cessassero di aver il domicilio entro il distretto e Regolare di questa istessa Comunit, ma per qualsivoglia titolo, o causa abitasse fuori del medesimo, in tale tempo non abbiano ad essere riconosciuti per Cittadini quello, o quelli, che altrove abitassero ed anche nelle sole Comunit esteriori, salvo per, che anche in questo caso possa, e possano godere i vantaggi in quanto al pagamento della mercede dovuta ai Saltari, e cos pure di poter godere beni sotto il Fideicomisso del Luffano, e come meglio dalla supplica dello stesso Morghen qui letta, e che sar registrata in fine del presente ad ogni; facendo essi Signori Consoli, e Consiglieri in nome della medesima Comunit e de successori con certa scienza, animo deliberato e con ogni hanno accettato, ed aggregato, come

accettano, ed aggregano nel modo e forma avanti espressa, e supplicata e non altrimente lanzidetto Domenico Morghen presente stipolante, ed accettante per se, e legitimi descendenti maschi in infinitum, cosicch possano, e possa cadauno, durante per il loro Domicilio in questo Regolare e non in altra maniera godere, e servirsi, di tutte le prerogative, immunit, esenzioni, onori, cariche, utili emolumenti, e libert, che godono, e si servono, possono godere, e servirsi gli altri Cittadini tutti originarj dessa Comunit e di andare ai monti, piani, boschi, selve, pascoli, ed in ognaltro luogo della medesima Comunit, fare legne, fratare, tagliare, segare, e conseguire tutto quello, che li cittadini originarj possono godere, e servirsi. Al qualeffetto li sunominati Signori Rapresentanti Publici facendo in nome dessa Comunit e dei Successori costituiscono detto Domenico Morghen presente, ed accettante per se, e suoi figliuoli legitimi e naturali e descendenti da maschi in infinitum, in istato, luogo ed essere suo in attuale, e corporale possesso. Promettendo164

2.9 1783
Istrumento daggregazione a Cittadinanza della Spettabile Comunit dArco del D. Bartolommeo fu Bartolomeo Grotol di Riva. Nel Nome di Dio cos sia, correndo lanno di nostra salute 1783, Indizione prima in giorno di Luned li 20 del mese di Gennaio, in Arco Diocesi di Trento, e nella Casa della Spettabile Comunit posta sulla Piazza. Alla presenza di Gianbattista Povoli della Villa di Chiarano ed antonio fu Carlo Benuzzi di Dr Contado dArco testimoni chiamati, pregati, e specialmente adoprati.

164

Il documento risulta incompleto.

Quivi personalmente esistenti li Spettabili Signori Consoli della Spettabile Comunit dArco Eccellentissimo Signor Don Giancarlo Chinati, e Signor Bartololomeo Timoteo Bornico, collinfrascritti Signori Consiglieri, cio il Nobile Clam. Signor Don Giambattista Tachelli, Signor Francesco Muzzio, D. Francesco fu Bartolomeo Tamburini, e Niccol fu Paolo Scienza con me Notajo infrascritto collassenso anche dellEccellentissimo Signor D. Gasparo Carmelini assente altro Consigliere del dieci; quali in virt dellautorit stata conferita dallo Spettabile Superior Consiglio detto il Trentotto sotto il d 18 Agosto prossimo passato, registrato nel libro grande de Consolati, in forza del quale stato stabilito di accettare a Cittadinanza di questa Spettabile Comunit il D. Bartolomeo fu altro Bartolomeo Grotol di Riva, colli suoi descendenti maschi legitimi e naturali nel modo, e forma da esso lui supplicata, cio di poter godere beni nel Luffano, ed il beneficio rapporto al pagare la Saltaria, e di essere abilitato agli altri diritti Comunali allorch esso, o li suoi discendenti venissero a fissare il loro Domicilio nel distretto e Regolare dArco, quali diritti resteranno in sospeso abitando per qual si voglia titolo, o motivo fuori di tale distretto, ma in tale caso, e tempo non abbiano ad essere riconosciuti per Cittadini quello, o quelli che altrove abitassero, ed anche nelle sole Comunit esteriori, salvo per, che anche in questo caso possa, e possano godere i vantaggi in quanto al pagamento della mercede dovuta alli Saltari, e cos pure di poter godere beni sotto il Fideicomisso del Luffano, e come meglio dalla Supplica dello stesso Grotol qui veduta, e che sar registrata in fine del presente ad ogni; facendo essi Signori Consoli, e Consiglieri in nome della medesima Comunit e de successori, con certa scienza, animo deliberato, e con ogni, hanno accettato , ed agregato, come accettano, ed aggregano nel modo e forma avanti espressa, e supplicata, e non altrimente lanzidetto Bartolommeo Grotol assente, presente per il Signor Niccol Pedri di Riva qual Procuratore speciale come da Procura gi veduta Rogiti Lazzoli del d 19 corrente, stipolante ed accettante in tale nome e legitimi descendenti maschi in infinitum, cosich possano e possa cadauno, durante per il domicilio in questo distretto e Regolare, e nel modo avanti espresso, e non in altra maniera, godere, e servirsi di tutte le prerogative, immunit, esenzioni, onori, cariche,utili emolumenti, e libert che godono e si servono, possono godere, e servirsi gli altri Cittadini tutti originarj dessa Comunit, e di andare a monti, piani, boschi, selve, pascoli ed in ognaltro luogo della medesima Comunit, fare legne, frattate, tagliare, segare...165

165

Il documento risulta incompleto.

2.10 1784
Istromento daggregazione a Cittadinanza della Spettabile Comunit dArco di Paolo figlio di Giovanni Miorelli abitante alla Grota. Nel Nome di Dio cos sia correndo lanno di nostra salute 1784, Indizione Romana seconda in giorno di Gioved li trenta del mese Dicembre in Arco Diocesi di Trento e nella Casa della Spettabile Comunit posta sulla Piazza. Alla presenza di Giovanni fu Adamo Calz e Domenico figlio di Giovanni fu Donato Luterotti amendue dArco testimoni chiamati pregati, e specialmente adoprati. Quivi personalmente esistenti li Spettabili Consoli della Spettabile Comunit dArco Nobile Signor Pietro Angelini, e Signor Niccol Scienza, facendo in tale nome e de successori in virt dellauttorit stata loro conferita dallo Spettabile Completto Consiglio del Dieci, come da Decreto del d 29 Novembre prossimo passato in Libro Giornale registrato in sequella dello Stabilimento, e Decreto dello Spettabile Superior Consiglio del Trentotto seguito sotto il d 30 del mese di Luglio del anno corrente 1784 registrato nel libro de Consolati al foglio 69 tergo; in forza del quale stato stabilito di accettare, a Cittadinanza di questa Spettabile Communit Paolo figlio di Giovanni Miorelli di Bolognano, ora abitante alla Grota Regolare dArco colli suoi descendenti maschi legitimi e naturali in infinitum; con queste condizioni per, e non altrimente, che possa, e possano godere, tutti i emolumenti Civici solamente quando abiti, ed abitino personalmente nel distretto di questa Spettabile Comunit, e trasferendo il domicilio, od abitando fuori del Distretto medesimo, non possa veruno godere se non se il Fideicomisso nel Luffano, ed il vantaggio in quanto al pagamento della mercede dovuta alli Saltari come viene pagata dagli altri Cittadini abitanti entro il Distretto sudetto; e che il sunominato Miorelli conseguiti come erede del fu suo Zio Francesco Luteri, siti nel Luffano sotto al Fideicomisso, che furono estratti come devoluti alla medesima Spettabile Comunit; quali ora vengono rimessi al detto Miorelli cos convenut ed accordato; facendosi Signori Consoli auttorizati come sopra in nome della medesima Comunit, e de successori con certa scienza, animo deliberato, e con ogni hanno acettato, ed agregato, come acettano, ed aggregano a Cittadinanza di questa Spettabile Comunit nel modo, e forma avanti espressa, e non altrimenti lantidetto Paolo Miorelli presente,

stipolante, ed accettante per se, e legitimi descendenti maschi in infinitum, cosicch possano, e possa cadauno, durante per il domicilio entro questo distretto, e Regolare, e nel modo avanti espresso, e non in altra maniera, godere, e servirsi di tutte le prerogative, immunit esenzioni, onori, cariche, utili emolumenti, e libert, che godono, e si servono, possono godere, e servirsi gli altri Cittadini originarj dessa Comunit e di andare a monti, piani, boschi, selve, pascoli, ed ogni altro luogo della medesima Comunit; far legne, fratare, tagliare, segare, e conseguire tutto quello, che li Cittadini originary possono godere e servirsi. Al qualeffetto li sunominati Signori Consoli auttorizati come sopra facendo in nome dessa Comunit, e de successori costituiscono esso Paolo Miorelli e suoi legitimi e naturali maschi e descendenti da maschi in infinitum, in istato, luogo, ed essere suo , in attuale, corporale possesso. Promettendo il medesimo Paolo Miorelli per se e suoi figliuoli maschi e descendenti da maschi dosservare, attendere ed ubbidire agli ordini decreti consuetudini ed antiche osservanze della predetta Spettabile Comunit dArco ne ricusar uffici meno pretendere del Fideicomisso vechio del Luffano; ma possa in avvenire conseguire de beni che ereditasse la predetta Comunit tanto nel Luffano, quanto altrove ad uguaglianza daltri Cittadini originary, durante per il domicilio in questo Distretto, e Regolare come sopra, risservandosi solo il Fideicomisso vechio, parimente come sopra, e non altrimente; ma li medesimi decreti osservare e mantenere n in conto alcuno contraffare o dire, sotto le pene descritte in quelli. E tale aggregazione hanno fatto, e fanno gli accennati Signori Consoli in virt dellauttorit come sopra per il prezzo concluso, ed accordato delli sopradetti 160 DICO Fiorini cento sessanta, compresa anche ognaltra dimanda della Spettabile Comunit, come sha detto di sopra. Quali 160 il predetto Paolo Miorelli ha qui alla presenza, e vista de sunominati Testimoni effettivamente contati, sborsati, e numerati alli prefati Signori Consoli presenti assieme col Signor Giambattista Tachelli Cassiere della Spettabile Comunit antedetta imborsante, ed a se tale somma traente in tante buone monette dargento, ed in parte doro correnti, e spendibili rilevanti la somma premessa. Rinunziando ad ogne qualunque eccezione si di ragione come di fatto. Promettendo li medesimi Signori Consoli dessa Comunit e de successori in virt della loro auttorit conferita come sopra, allantedetto Paolo Miorelli presente, stipolante, ed accettante per se, suoi figliuoli legitimi e naturali e descendenti dalli maschi sempre di legitimo matrimonio in infinitum di mantenere ed adempire tutte le cose nel presente Istromento contenute , a quelle non contravenire, fare, o dire, n levare detti privilegj,

prerogative, esenzioni, immunit e preminenze concesse e che godono gli altri Cittadini originarj di questa Spettabile Comunit, durante per il domicilio in questo distretto e Regolare o che per lavvenire potessero acquistare, ma quelle e cadauna desse mantenere e difendere da ogni persona comune e collegio che volesse od ardisse quelle viziare, levare, od in altra forma sminuire, sotto pena di rifacimento dio ogni danno, spesa, ed interesse, e niente dimeno le cose sovrascritte habbiano forza, vigore, e durino. Obbligando gli spessodetti Signori Consoli collautorit come sopra, per mantenimento ed osservazione delle cose premesse li Beni della Spettabile Comunit ed il mentionato Miorelli li propri presenti, e venturi in forma. Il predetto Paolo Miorelli poi, n li di esso figliuoli legitimi e naturali descendenti dalli maschi come sopra, mai, n in alcun tempo debbano dar contro la detta Spettabile Comunit o ragion dessa, ma sempre stare, ed ubbidire alli decreti e consiglio di quella, sotto pena, contrafacendo in tutto, od in parte dessere immediatamente privi da detta Comunit e perduto il prezzo convenuto, cos per patto espresso accordato. Anzi per maggior coroborazione il pi volte nominato Miorelli, ha giurato, alzate tre dita con dire cos Iddio mi ajuti secondo la formula di non contravenire, fare o dire alle cose premesse, n dimandare labbilitazione del giuramento, e quella ottenuta servirsene sotto pena di spergiuro e cos con ogni. Rogando. Dando Io Carlo Tamburini Notaio pubblico Collegiato dArco, e della Spettabile Comunit Cancelliere rogato ho scritto, leto, e pubblicato in forma, in fede del che.

2.11 1789
Istrumento daggregazione a Cittadinanza della Spettabile Comunit e Citt dArco di Giovanni Pizzidaz di Badia -Val di Marebe- abitante in Arco.

Nel Nome di Dio cos sia correndo lanno di nostra salute milla settecento,ottanta nove, si dice 1789, Indizione Romana settima in giorno di Mercoled li 23 del mese di Settembre in Arco Diocesi di Trento e nella Casa della Citt sita sulla Piazza. Alla presenza del Nobile Signor Biaggio Fragiorgi e del Signor Aloisio Sottopietra amendue dArco testimoni chiamati, pregati, e specialmente adoprati. Quivi personalmente esistenti li Nobile E Clamoroso Signori Dottore Don Sebastiano Angelini, e Carlo Antonio Marcabruni Consoli della Citt e Comunit dArco unitamente alli Signori Pietro Angelini Francesco Muzzio, Dd. Giambattista fu Giangiacomo Ischia, e Steffano fu Pietro Segalla, in nome anche delli Dd. Giacomo Bugnoni, e Domenico Perimpruner assenti legittimamente impediti, tutti Consiglieri facendo in tale nome, e de successori in virt del decreto oggid seguito in Libro Giornale registrato, ed in sequella dello stabilimento, e decreto dello Spettabile Superior Consiglio detto il Trentotto seguito sotto il d 25 Gennaio dellanno corrente 1789 registrato nel Libro de Consolati al fogli 93 tergo qui veduto in forza del quale stato stabilito di accettare a Cittadinanza di questa Citt, e Comunit Giovanni Fu Giovanni Pizzidaz della Villa di Pizzidaz nella Valle di Marebe da molto tempo abitante in questa Citt dArco, colli suoi descendenti da maschi, con queste condizioni per gi solamente espresse per evitare ognoccasione di lite, o discordie che possa, e possano godere tutti li emolumenti Civici solamente quando abiti, ed abitino personalmente nel distretto di questa Spettabile Comunit e trasferendo il Domicilio, od abitando fuori del distretto medesimo non possa veruno godere se non se il Fideicomisso nel Luffano, ed il vantaggio in quanto al pagamento della mercede dovuta alli Saltari come viene pagatta dagli altri Cittadini abitanti entro il distretto sudetto; e che il sunominato Pizzidaz debba fare lo sborso di Fiorini sessanta alemani dico 60; facendo li prelodati Signori Consoli e Consiglieri in nome della Citt, e Comunit medesima, e de successori con certa scienza, animo deliberato, e con ogni hanno accettato, ed agregato, come accettano, ed aggregano a Cittadinanza di questa Spettabile Comunit nel modo, e forma come sopra lantedetto Giovanni Pizzidaz presente stipolante, ed accettante per se, e suoi descendenti legitimi, e naturali, nonch descendenti da figli maschi in infinitum, cosicch possano, e possa cadauno, durante per il domicilio entro questo distretto, e Regolare, e nel modo avanti espresso, e non in altra maniera, godere, e servirsi di tutte le prerogative, immunit esenzioni, onori, cariche, utili emolumenti, e libert, che godono, e si servono, possono godere, e

servirsi gli altri Cittadini originarj dessa Comunit e di andare a monti, piani, boschi, selve, pascoli, ed ogni altro luogo della medesima Comunit; far legne, fratare, tagliare, segare, e conseguire tutto quello, che li Cittadini originary possono godere e servirsi. Al qualeffetto li prelodati Signori Consoli e Consiglieri facendo in nome dessa Comunit, e de successori costituiscono il predetto Giovanni Pizzidaz e suoi descendenti legitimi, e naturali e descendenti da figli maschi in infinitum, in istato, luogo, ed essere suo , in attuale, corporale possesso. Promettendo il predetto Giovanni Pizzidaz per se e suoi descendenti e descendenti da maschi in infinitum dosservare, attendere ed ubbidire agli ordini decreti consuetudini ed antiche osservanze della predetta Spettabile Comunit dArco ne ricusar uffici meno pretendere del Fideicomisso vechio del Luffano,n parti delle Ischie; ma possa in avvenire conseguire de beni che ereditasse la prefatta Comunit tanto nel Luffano, quanto altrove ad uguaglianza daltri Cittadini originary durante per il domicilio in questo Distretto, e Regolare come sopra risservandosi solo il Fideicomisso vechio, come sopra, e non altrimente; ma li medesimi decreti osservare e mantenere n in conto alcuno contraffare o dire, sotto le pene descritte in quelli. E tale aggregazione hanno fatto e fanno li accennati Signori Consoli e Consiglieri in virt de decreti sopra citati per il prezzo concluso ed accordato mercato delli sopradetti Fiorini sessanta, dico 60. Quali 60 il predetto Giovanni Pizzidaz ha qui alla presenza e vista de sunominati testimoni effettivamente contati, sborsati, e numerati in tante buone monete dargento correnti, e spendibili rilevanti la somma predetta, nelle mani del Nobile e Clamoroso Signor Console Don Sebbastiano Angelini ricevente da consegnarsi al Signor Cassiere Civico assente dalla Patria al suo ritorno. Rinunziando ad ogni e qualunque eccezione si di ragione come di fatto. Promettendo li medesimi Signori Consoli e Consiglieri in nome dessa Comunit e successori allantedetto Giovanni Pizzidaz presente, stipolante, ed accettante per se, suoi figliuoli descendenti, e descendenti da maschi di legitimo matrimonio in infinitum di mantenere ed adempire tutte le cose nel presente Istromento contenute , e quelle non contravenire, fare, o dire, n levare detti privilegj, prerogative, esenzioni, immunit e preminenze concesse e che godono gli altri Cittadini originarj di questa Spettabile Comunit, durante per il Domicilio in questo distretto, e Regolare, come fu

detto di sopra, o che per lavvenire potessero acquistare, ma quelle e cadauna desse mantenere e difendere da ogni persona comune e collegio che volesse od ardisse quelle viziare, levare, od in altra forma sminuire, sotto pena di rifacimento dogni danno, spesa, ed interesse, e niente dimeno le cose sovrascritte habbiano forza, vigore, e durino. Obbligando gli spessodetti Signori Consoli e Consiglieri per mantenimento ed osservazione delle cose premesse li Beni della Comunit ed il nominato Pizzidaz li propri presenti, e venturi in forma. Il predetto Giovanni Pizzidaz, n li di esso figliuoli legitimi e naturali come sopra descendenti da maschi in infinitum mai, n in verun tempo debbano fare contro la detta Comunit o ragion dessa, ma sempre stare, ed ubbidire alli decreti e consiglio di quella, sotto pena, contrafacendo in tutto, od in parte dessere immediatamente privo, e privi da detta Comunit e perduto il prezzo convenuto, cos per patto espresso ed accordato. Anzi per maggior coroborazione il pi volte nominato Giovanni Pizzidaz ha giurato, alzate tre dita con dire cos Dio mi aggiuti secondo la Formula di non contravenire, fare o dire alle cose premesse, n dimandare labilitazione del giuramento, e quella ottenuta servirsene sotto pena di spergiuro, e cos con ogni. Rogando, Dando. Io Carlo Tamburini Notaio pubblico Collegiato dArco e della Spettabile Comunit Cancelliere rogato ho scritto, letto, pubblicato in forma in fede del Che. Aprovata lappostilla in Margine. Li 18 ottobre 1789 in Consiglio Il Signor Console Angelini ha consegnato, e numerato al Signor Amministratore Civico Giuseppe Marina li Troni 300 stati sborsati da Giovanni Pizzidaz al tempo del presente Istromento di sua Cittadinanza nelle mani del prelodato Signor Console Angelini. Carlo Tamburini Cancelliere Civico.

2.12 1782
Istrumento di agregazione a Cittadinanza della Spettabile Comunit delli Signori Fratelli Don Tommaso, e Giuseppe Bresciani di Chiarano. Nel Nome di Dio cos sia, correndo lanno di nostra salute 1792, Indizione decima in giorno di Mercoled li 23 del mese di Maggio, in Arco Diocesi di Trento, e nella Casa della Citt sita sulla Piazza. Alla presenza di Angelo Malfatti abitante in Arco, e di Bartolomeo Filagrana di Mori, ora abitante in Arco testimoni chiamati pregati, e specialmente adoprati. Quivi personalmente esistenti lEcc. Signor Francesco Marina e Spet. Signor Francesco Fiorio Consoli della Spettabile Comunit della Citt di Arco unitamente allo Spettabile Consiglio ordinario degli otto; quali in virt dellautorit stata conferita dallo Spettabile Superior Consiglio chiamato il trentotto sotto il d 12 mese di marzo registrato nel libro grande de consoladi seg. Lettera C in forza del quale stato stabilito di accettare a Cittadinanza di questa Spettabile Comunit il Reverendo Signor Don Tommaso, e Signor Giuseppe Bresciani della Villa di Chiarano in Romarzollo, colli descendenti maschi legitimi e naturali del Signor Giuseppe, nel modo e forma da essi loro supplicata, cio di poter godere beni nel Luffano, ed il benefizio rapporto al pagare la Saltaria, e di essere abilitati agli altri diritti comunali allorch essi o descendenti del Signor Giuseppe venissero a fissare il domicilio nel distretto, e Regolare dArco, quali diritti resteranno in sospeso abitando per qual si voglia titolo, o motivo fuori del distretto medesimo dArco, ma in tale caso e tempo non abbiano ad essere riconosciuti per citadini quello o quelli che altrove abitassero ed anche nelle comunit esteriori, salvo per, che anche in questo caso possano godere i vantaggi in quanto al pagamento della mercede dovuta alli Saltari e cos pure di poter godere beni sotto il Fideicomisso nel Luffano, e come meglio dalla supplica delli sunominati Signori Fratelli Bresciani qui veduta, e che sar registrata nel fine del presente ad ogni facendo essi Signori Consoli, e Consiglio in nome della medesima Comunit, e de successori con certa scienza, animo deliberato e con ogni hanno accettato, ed aggregato, come accettano, ed aggregano nel modo e forma avanti espressa, e

supplicata e non altrimente li sudetti Signori Fratelli Don Tommaso e Giuseppe Bresciani presenti stipolanti, ed accettanti per sese, e legitimi descendenti maschi del Signor fratello Giuseppe in infinitum, cosich possano e possa cadauno durante per il domicilio in questo distretto, e Regolare, e nel modo avanti espresso, e non in altra maniera, godere, e servirsi di tutte le prerogative, immunit, esenzioni, onori, cariche, utili emolumenti, e libert, che godono, e si servono, possono godere, e servirsi gli altri Cittadini tutti originarj dessa Comunit e di andare ai monti, piani, boschi, selve, pascoli, ed in ognaltro luogo della medesima Comunit, fare legne, fratare, tagliare, segare, e conseguire tutto quello, che li cittadini originarj possono godere, e servirsi. Al qualeffetto li sunominati Signori Consoli e Consiglio facendo in nome dessa Comunit e dei Successori costituiscono detti Signori Don Tommaso e Giuseppe fratelli Bresciani presenti, ed accettanti per sese, ed il Signor Giuseppe in nome anche de suoi figlioli legitimi, e naturali, e descendenti da maschi in infinitum in istato, luogo, ed essere suo, in attuale, e corporale possesso. Promettendo li nominati Signori Fratelli Bresciani ed il Signor Giuseppe in nome de suoi Figlioli, e descendenti da maschi in infinitum, di osservare, attendere, ed ubbidire agli ordini, decreti, consuetudini ed antiche osservanze della predetta Spettabile Comunit dArco, n riccusar Ufficj, meno pretendere Fideicomisso Vechio del Luffano, ma possa in avvenire conseguire de beni, che ereditasse la prefata Spettabile Comunit tanto nel Luffano, quanto altrove, ad eguaglianza daltri Cittadini originarj, durante per il Domicilio in questo distretto, e Regolare come sopra,, risservandosi solo il fideicomisso vechio parimente come sopra, e non mantenere, n in conto alcuno contraffare, o dire, sotto le pene descritte in quelli. E tale aggregazione hanno fatto, e fano gli accennati Signori Consoli e Consiglio per il prezzo concluso, ed accordato di Fiorini trecento, si dice 300. Quali 300 li nominati Signori Fratelli Bresciani hanno qui effettivamente contati, sborsati e numerati alli sunominati Signori Consoli presenti rimborsanti, ed a se traenti in tante buone monete doro ed argento correnti e spendibili rilevanti la somma premessa di 300. Rinunziando ad ogni, e qualunque eccezione si di ragione come di fatto.

Promettendo li medesimi Signori pubblici Rapresentanti dessa Comunit, e successori allantedetti Signori fratelli Bresciani presenti stipolanti ed accettanti per sese e figliuoli del Signor Giuseppe legitimi e naturali, e descendenti da maschi in infinitum di legitimo matrimonio di mantenere, ed adempire tutte le cose nel presente Istromento contenute, a quelle non contraffare, o dire, n levare detti privilegi prerogative, esenzioni, immunit, e preminenze concesse e che godono gli altri Cittadini originarj di questa Spettabile Comunit durante per il Domicilio in questo distretto e Regolare come sopra; o che per lavvenire potessere acquistare , ma quelle, e cadauna desse mantenere e difendere da ogni persona comune, o coleggio, che volesse, od ardisse quelle viziare, levare od in altra maniera sminuire, sotto pena di rifacimento dogni danno, spesa, ed interesse e niente di meno le cose soprascritte abbiano forza, vigore, e durino. Obbligando li spesso detti Signori pubblici Rapresentanti per mantenimento, ed osservanza delle cose premesse li Beni tutti della Spettabile Comunit, e li Signori Fratelli Bresciani Don Tommaso e Giuseppe poi, n li di questo figliuoli, e descendenti da maschi come sopra mai, n in verun tempo debbano dar contro la detta Spettabile Comunit, o ragioni dessa, ma sempre stare ed ubbidire alli decreti dessa, e Consiglio di quella, sotto pena, contraffacendo in tutto, od in parte, dessere immediatamente privi da detta Comunit, e pertutil prezzo convenuto, cos per posto espresso accordato. Anzi per maggior corroborazione li medesimi Signori Fratelli Bresciani hanno giurato, alzando le tre dita con dire cos Dio mi aggiuti di non contravenire, fare o dire alle cose premesse, n dimandare labilitazione del giuramento, e quella ottenuta servirsene, sottopena di spergiuro. Rogando dando e cos con ogni Carlo Tamburini Notaio pubblico Collegiato dArco rogato ho scritto, letto, e pubblicato in forma in fede del che.

3. Supplica dei fratelli Bresciani al Consiglio Civico nella quale chiedono di essere aggregati a cittadinanza ( AST, Atti dei notai, Carlo
Tamburini 1743-1793, b. 2):

Nobile Spettabile Consiglio Civico Sono alcuni secoli, che la famiglia delli sottoscritti supplicanti stabilita nella Contea dArco ascritta solamente alla Cittadinanza di Romarzollo, ove fece costantemente il suo soggiorno. Ora li sottoscritti medesimi ambiscono lonore di venir annoverati al numero delli membri Civici del Pubblico primario della Contea, qual la Citt dArco, e pensano anche a godere quai Possessionati nel Campatico dArco, quei vantaggi, che in riguardo delli Saltari hanno questi membri Civici. Dunque supplicano questo Nobile Consiglio Civico a volerli graziare dellaggregazione alla Cittadinanza dArco ad un patto discreto, stando nellassicuranza, che sempre si faranno un piacere, e dovere di contribuire con zelo, ed affetto al bene di quel Publico, a cui chiedono laggregazione senza essere a portata cio di non poter godere, n de monti, n de pascoli Communali, se non se quandessi, o descendenti venissero ad abitare nel distretto di questa Communit e neppure li loro manenti, bench integrali; ma solo de beni del Fideicomisso nel Luffano o pagamento de Saltari. Arco 11 marzo 1792 D. Tommaso Bresciani a nome anche di mio Fratello

4. Documenti tratti dalle delibere del consiglio maggiore:

4.1 ACAR, 1.3, Libro CC, p. 495:


Consiglio delli 38 e respetivi decreti. Nel nome dIddio lanno 1672 li 24 dicembre in Arco, nella Casa della Spettabile Communit. E stato convocato il Consiglio delli 38 giurati della suddetta Comunit dArco per trattare e vedere se si deve amettere il Tachello di Drena a tenir peccore gi nella Campagna dArco. Il Consiglio delli 38 quali sono descritti nel antedetto Consolato Bornico et Ischia ha stabilito terminato, concluso, ordinato et decretato, quali habbi forza di decreto assoluto, che quelli delli Comunit dArco non habbitino n habbiteranno nella [Cala] dArco non possino godere le prerogative che godono quelli che habbitino nella suddetta terra dArco, prohibendo anco le peccore a questi, che niuno possi pascolar sotto pena di mezzo ducato per cadauno peccora, ab volta che sar ritrovata, confirmando col tenor di questo tutti li altri decreti sopra ci fatti, alli quali non sintende derogare.

4.2 ACAR, 1.3, Libro GG, p.221:


Consiglio Maggiore delli 20: Nel Nome di Dio In giorno di Venerd li 26 dicembre 1768 in Arco, e nella casa della Spettabile Comunit Convocato lo Spettabile Consiglio maggiore chiamato delli 20 stato gersera per questa mattina, a cui fu proposto: Primo: Che ormai tempo di passare allellezione del massaro di questa Spettabile Comunit. Secondo: Che il Signor Francesco fabber Scultore si insinuato a Signor Consoli per essere aggregato nel numero de Cittadini di questa Spettabile Comunit, con esibizione fatta di pagare Troni 200 onde.

Terzo: Che sua Eccellenza Signor Conte Giambatta ha insinuato a Signori Consoli dordine dellIllustrissimo Signor Capitanio, di deliberare se intendono prosseguire il modo pratticato nellanno scorso, oppure rifformarlo in altra maniera nel far lellezione de nuovi Rappresentanti della Comunit, per ripportare una confirma dal Supremo Tribunale. Il medesimo Consiglio qui addunato a risserva delli Signori Francesco Tachelli, Antonio Calz e Signor Alimonta non intervenuti, ha concordemente elletto per massaro Giovanni Wittmajer, a cui li Signori Consoli differiranno il Giuramento. Al Secondo: Seguita la Ballotazione e fatto lo scrutinio per purit de voti, a risserva di due soli contrari fu decretato che pagando il Signor Faber troni 300 dico trecento, si accetti quello in cittadino. Al Terzo: Seguita parimente la Ballottazione, fu stabilito e decretato per purit de voti, che si osservi il modo nel far lelezione, praticato nellanno scorso. Carlo Tamburini Notaio dordine 4.3 ACAR, 1.3, Libro C, p. 56: Consiglio Maggiore del 38: Nel nome di Dio in giorno di Domenica li 18 Agosto 1782 in Arco nella Casa della Spettabile Comunit. Convocato lo Spettabile superior Consiglio detto il Trentotto stato da soliti Degani per questa sera legitimamente invitato, al quale f proposto: Primo: Che il Signor Niccol Pedri aliter Cazonel di Riva desidererebbe che un suo Nipote venisse agregato alla Cittadinanza di questa Spettabile. Cos parimente Francesco Miori della Campagna di Riva ricerca di esser agregato alla stessa Cittadinanza onde. Secondo: Che Giovanni Pizzidac attuale servo di sua Eccellenza Signor Conte Francesco si pure insinuato presso li Signori Consoli, che desidererebbe esser agregato alla Cittadinanza di questa Spettabile Comunit, collesibizione di pagare la somma di Troni trecento, dico 300, onde.

Terzo: Che Domenico del fu Antonio Maino presentente Conduttore della Malga in Faippiano e monte Campo di ragione di questa Spettabile Comunit ha fatto ricerca per avere la proroga, o sia rinovazione della locazione di detta Malga, quale spirer al tempo dalle Sante Feste di Natale nellanno venturo 1783, obbligandosi di pagare laffitto anticipato di due anni, in due anni come fu convenuto nellandante Locazione onde. Il medesimo Consiglio in maggior parte qui congregato, cio pi di due terzi, ha stabilito, e decretato come segue. Al Primo: Che resta auttorizzato lo Spettabile Consiglio del Dieci a fissare il quantitativo rapporto alla somma da pagarsi da cadauno delli due concorrenti per la Cittadinanza, con procurare ogni possibile vantagio per la cassa pubblica ad effetto di supplire per laffrancazione del Capitale di Fiorini duemilla presso casa Altamer, e di accettare detti due concorenti, con patto e condizione per che sia presentata primieramente supplica da cadauno dessi a tenore delle altre state presentate, ed Istromenti ultimamente seguiti col Morghen, e Fratelli Baroncjni di Cittadinanza e non altrimente. Al Secondo: Che si accetti il proposto Pizzidac per la somma offerta, colle condizioni per come sopra restando conferita opportuna auttorit allo Spettabile Consiglio del dieci di passare alla stipolazione dellIstromento di agregazione alla Cittadinanza. Al Terzo: Resta diferita la deliberazione ad altro Consiglio Superiore. Io Carlo Tamburini Notaio e Cancelliere della Spettabile Comunit ho scritto, e letto dordine.

5. Delibera del consiglio generale del 1707 (ACAR, 1.8, Libro XIX, pp. 303-304):
A d 23 maggio 1707 in Arco, nella casa della Spettabile Communit. Presenti in testimoni specialmentete chiamati Pietro Antonio Oriemi et Gabrielle Bertolotti di Drena. Fu quivi convocato il Conseglio o sy regola generale delli huomeni della Communit, dove se ne ritrovava delle cinque parti quatro chiamati dun in uno col [..] alla [..] del Signor Malengo Console dalli soliti Degani.

E fu concluso di mandar a Vienna soggetto unitamente con le altre Communit, che non sy ne Prete n fratte contro le Spettabili Canoniche di Arco tendenti la venuta delli Fratti Senudi. Item fu a piena voce stabilito che non si debba pi pigliar persone a Commun o Cittadinanza se prima non sar passato per voce di detto consiglio. I quali stabilimenti furono scritti di mano del Signor Pietro Periny e pubblicate dal Signor Malengo suddetto Console e da me Giacomo [..]rina davanti e [] alla presenza delli suddetti testimoni.

6. Richiedenti la cittadinanza tra il 1740 e il 1795166:


ANNO 1740 1740 1750 1750 1757 1757 NOME Fratelli Boni Casa Benuzzi Gianbatta Capolini Don Giovanni Fenici e fratello Gaudenzio Pio Michelini Martino Oliari Stampatore Nobile Riva 19/9/69: offre 500 troni. Il 14 daccordo e chiede al 38 29/12: 500 troni Pi dellordinario Riva Canale di Tenno, abitante in Arco dagli anni 30. 385 troni, se il prezzo troppo alto 300 troni 250 troni, se troppo alto 200. Devono bastare per pagare i debiti comunitari Si insinua il 12/1/1757, aggregato il 26/1/1757 29/1/57: 200 fiorini (460 troni) 29/1/59: 400 fiorini (920 troni) 19/9/69: 1000 troni PROFESSIONE PROVENIENZA OFFERTA DEL RICHIEDENTE RICHIESTA DEL CONSIGLIO 30/6/1740: 500 troni e pi se possibile 16/7/1740: 450 troni. AGGREGAZIONE Non pervenuta Rifiutata Non pervenuta Aggregato. Atto notarile non pervenuto SI, atto di Carlo Tamburini 220 troni Non pervenuta NOTE

29/12: rifiutata Possiede 1 campo in localit Nas

1759 1761 1762 1764 1767 1767


166

Alcune persone 2 famiglie Antonio Morghen e fratello Giovanni Witmajer Francescantonio Zucchelli Don Francescantonio Fabbro e Muraro Maestro Pubblico Medico giudice? Cologna, distretto di Tenno Chiarano, Si insinua il 26/12/67, aggregato 31/12/67 Si insinua il 23/6, rifiutato. Riva Campagna di Riva

Rifiutata a tutti Non pervenuta Rifiutata 350 troni SI, atto di Carlo Tamburini Gratis per merito SI, atto di Carlo Tamburini 400 troni A patto che si faccia sotto lodierno consolato Lettera del conte che chiede la loro aggregazione + supplica del Morghen Eletto massaro nel 1768. Stato anime: nel 1737 spos Antonia Veronesi dArco Possiede 7 campi ed 1 casa ad

Le informazioni contenute nella tabella sono ricavate da: AST, Atti dei notai, Carlo Tamburini (1743-1793), bb. 1-2. Istrumenti di aggregazione a cittadinanza; R. Turrini

(ed), Lo stato delle anime dellarciprete Francesco Santoni, in Il Sommolago; ACAR, 1.10, Estimo dei forestieri nel territorio di Arco; ACAR, 1.3, Libro EE, Libro GG, Libro C.

Zorno

29/11 di nuovo. Chiesti 100 fiorini alemani (230 troni) Aggregato 12/12 Contadino Schiopettiere Scultore Chiarano Rendena, abita in Arco nel 1787. Insbruck Vigo del Lomaso Fabbro ferraro Abitante alla fucina, proveniente da Torbole 19/9: 300 troni 29/12: 300 troni Si propone di fabbricare un ponticello di ferro alla balconata del campanile 60 fiorini alemani Si insinua il 25/1/75 e offre 50 fiorini 29/6/76 offre 75 fiorini 100 fiorini alemani (230 troni) Si insinua il 16/12, aggregato il 20/12 1000 troni No, solo per 500 troni

SI, atto di Carlo Tamburini

Arco

1767 1767 1768 1769 1769

Giuseppe Segal detto Andrein e fratelli Giuseppe Alimonta Francesco Fabber Gianbatta Guetti Giammaria Bressanin

Rifiutata Non pervenuta 300 troni SI, atto di Carlo Tamburini 29/1 rifiutata Non pervenuta Stato anime: nel 1787 ha 53 anni. Non dice se aggregato o meno Stato anime: era in arco dal 50, nel 68 spos Margarita Albertani di Arco Abitante da molti anni nel 1787. Il figlio fa il copista. Gestisce la fucina del conte dopo il ponte, Mogno

1776 1776

Francescantonio Cill de Cill Gianbattista Tommasi

Nobile provinciale tirolese Calegaro, moglie sarta Montarola nella Badia,abitante da 50 anni

80 fiorini alemani (184 troni) 25/1/75 Dovr pagare 400 troni se avr figli 29/6/76 Aggregato per 70 fiorini (161 troni). Ercole Podest contrario. Aggregazione 5/7/76

400 troni SI, atto di Carlo Tamburini 350 troni SI, atto di Carlo Tamburini Latto in realt concede la cittadinanza ai discendenti

Nel 70 chiede di erigere una bottega. Possiede 2 case, 1 prato, 4campi, 1 orto. 6/5/75 Si potrebbe aggregare Tommasi per meno prezzi di quanto stabilito: 300troni, pi altri 400 se avr figli. E solo non ha campi ne bestiame. Possiede 1 casa e 1 campo Possiede 1 colle, 1coletta e olivi. Stato anime: morto nel 1786

1779 1782

Giovanni Lechner Domenico Morghen

Pistore Mugnaio, originario di Bolognano

Ritten, Bolgiano Abitante in Arco Si insinua 4/2/77 offre 400 troni, ne parli col 14 .5/11/77 venga accettato ma stabilisca il 14 il prezzo. (Manca data ASCA, pag.55 Manca data 100 fiorini (230 troni)

Non pervenuta SI, atto di Carlo Tamburini INCOMPLETO I diritti sono legati alla residenza. Se abiteranno nelle comunit esteriori potranno godere di Luffano e Saltaria

lib.C) 1782 1782 1782 1783 Il nipote di Niccol Pedri detto cazonel Francesco Miori Bernardino e Francesco Baroncini Bartolomeo Grotol Riva Riva Vigne Riva Concessa Concessa Concessa Prezzo da decidere dal 14 Non pervenuta Non pervenuta Aggregati. Atto non pervenuta SI, atto di Carlo Tamburini INCOMPLETO I diritti sono legati alla residenza. Se abiteranno nelle comunit esteriori potranno godere di Luffano e Saltaria 160 fiorini (370 troni) SI, atto di Carlo Tamburini I diritti sono legati alla residenza. Se abiteranno fuori dal distretto potranno godere di Luffano e Saltaria 60 fiorini SI, atto di Carlo Tamburini I diritti sono legati alla residenza. Se abiteranno fuori dal distretto potranno godere di Luffano e Saltaria 300 fiorini (690 troni) SI, atto di Carlo Tamburini Diritti sono legati alla residenza. Se abiteranno nelle comunit esteriori potranno godere di Luffano e Saltaria Possiede 2 campi

1784

Paolo Miorelli

Abitante alla Grota, regolare dArco, figlio di un cittadino di Oltresarca Muratore servo del conte Francesco Valle di Marebe, abitante in Arco dagli anni 60

1779 Manca data (ASCA, Lib.C, p, 31) Si insinua 7/1/84: assolutamente no!

30/7/84 Nuova supplica, accettata

1789

Giovanni Pizzidaz

1782 Manca data lib C p. 56 300 troni 1788 manca data concessa per 60 fiorini (138 troni) Si insinuano 25/11/76 16/9/88 Manca data 88 Si ripresenta e insiste che offre molto Manca data 1792 nuova supplica 250 fiorini Manca data nuova supplica 300 fiorini

Supplica datata 20/10/83 (ASCA,Lib. C, p. 31) Eredita dallo zio Francesco Luteri beni nel Luffano soggetti al Fideicomisso, gli vengono tolti e devoluti alla comunit, si deve far aggregare per recuperare i beni. Consiglio degli 8

1792

Fratelli Bresciani Don Tommaso e Giuseppe

Chiarano

Possiedono 1 colle

7. Forestieri residenti nel 1787167:

167

Le informazioni contenute nella tabella sono ricavate da R. Turrini (ed), Lo stato delle anime

dellarciprete Francesco Santoni, in Il Sommolago.

NOME

PROFESSI ONE

PROVENIENZA

NOTE

Alberti Giuseppe Altamer Agostino Andreolli Domenico Andreotti Gianbatta Angelini Sebastiano Ansermeti Bernardo Antoniazzi Giuseppe Artel Gianbatta Avanzini Giovanni Bagatol Bortolo Baruffaldi Lucia Bassoli Sebastiano Battisti Giovanni Battisti Giuseppe Bellesini Antonio Benati Antonio Carli Francesco Cavalieri Bortolo Dal Bosco Giacinto Dal Dosso Giacomo Danieli Giuseppe de Bertoldi Giuseppe Del lago di Gardena Giuseppe Dorna Giuseppe Fenici Giovanni Ferrari Gianbatta Finotti Andrea Giuliani Domenico Goller Bortolo Guetti Giambattista Lechner Matteo Lechner Pietro Paolo Malfatti Angelo Malfatti Giovanni Malfatti Michele Mantovani Antonio Mantovani Bortolo Martinelli Domenico Miori Antonio Morandi Niccol Naimor Pietro Nascivera Giandomenico Negri Angelo Nolo Valentino Oriemi Francesco Payr Mattio del fu Francesco Peduzzi Giacomo Perimpruner Giuseppe Peterlini Niccol

Sarto Nobile/spe ziale Mercante Dottore Parolaio Tessadro Sarto contadino Serva Ombrelliere Fabbro ferraro Fabbro ferraro cacciatore tiraseta pistore cacciatore Fabbro lignaio pistore calzolaio medico Mercante di merzerie Fabbro lignaio e bettoliere R:S:D: garzone Bottegaio contadino Calzolaio Il figlio fa il copista Maestro Fornaro Pistore Rivendaruo lo/sarto Calzolaio merciaiuolo sarto sarto Molinaro contadino Bottegaio garzone Nobile, Damascaro Mercante di pannina e grascia Cameriere Muratore Rodaro pistore

Mori Primiero Brentonico Rovereto Massone/Besenello Oriundo piemontese ma nato in Arco Verona Badia, Bressanone Bolognano Bolognano Val di Ledro Badia Badia Trentino Maderno Cognola Tignale Mori Lavis Madruzzo Valle di Non Lago di Gardena Rendena Canale di Tenno Tiarno di Sotto Gardumo Oriundo di Ceniga Originario di Besenello Vigo del Lomaso Originario di Ritten, Bolgiano Ritten, Bolgiano Spormaggiore Spormaggiore Spormaggiore, Val dAnnone Bolognano Varignano Bolognano S. Lorenzo, Brunico Carnia Trento Originario Valcamonica Polz dInspruck Locarno Rovereto Terragnolo

Suo nonno venne ad Arco a fare lo speziale Ucciso sul Baldo nel 1783 E venuto dopo la peste, nel 1635 Si sposato nel 1781 con 1donna dArco Residente da pi di 30 anni in Arco Lavora nei campi del Sig. Marcabruni Accasato in Arco Abitante da 20 anni circa in Arco Abita da 40 anni in Arco

Ha 82 anni, venne da giovane Sposato nel 1764 con donna si San Martino Morto. Sua figlia nata ad Arco nel 1751 E servo del conte Abitante da pi anni Nel 1777 si sposa, ora abita a Torbole Il padre si trasferito nel 1719 Da molti anni abita in Arco Accasatosi pi di 30 anni fa Abitante da 50 anni, fatto cittadino con la famiglia

Suo nonno venne in Arco a fine 600 Abitante da molti anni in Arco Figlio di Pietro Paolo Figlio di Michele Figlio di Michele Abitante da 60 anni

Figlio di un abitante di Arco, Antonio Miori Da molti anni abitante in Arco Il padre Pietro venuto a far il macellaio a chiarano

Dal 1786 Venuto ad Arco ad inizio 600

Abitante ad Arco dagli anni 40 Accasato ad Arco nel 1738 e fatto cittadino

5. Fonti darchivio
-

Archivio storico di Arco (ACAR), Francesco Santoni, Indizioneice alfabetico-cronologico degli atti, documenti e pergamene, trascrizione di Federico Caproni 1927. ACAR, 1.10, Estimo dei forestieri nel territorio di Arco. ACAR, 1.20, carte 1-17, Rollo d cittadini della spettabile Comunit di Arco. ACAR, 1.20, carte 18-29. Cattalogo dei cittadini della Spettabile comunit di Arco sotto il consolato delli Spettabile Signor Giovanni Antonio Bornico e Leonardo Carmellini. ACAR, 1.3, Libro AA. ACAR, 1.3, Libro BB. ACAR, 1.3, Libro C. ACAR, 1.3, Libro CC. ACAR, 1.3, Libro DD. ACAR, 1.3, Libro EE. ACAR, 1.3, Libro GG. ACAR, 1.4, Giornali sotto il consolato. ACAR, 1.5, Giornali sotto il consolato. ACAR, 1.6, Sessioni 1795-1810. Libro per i Consigli alla generalle con le communit esteriori et cetera et cetera. ACAR, 1.8, Libro C. ACAR, 1.8, Libro D. ACAR, 1.8, Libro E. ACAR, 1.8, Libro G. ACAR, 1.8, Libro II. ACAR, 1.8, Libro LI. ACAR, 1.8, Libro LIV. ACAR, 1.8, Libro LX. ACAR, 1.8, Libro N.

ACAR, 1.8, Libro U. ACAR, 1.8, Libro VIII. ACAR, 1.8, Libro X. ACAR, 1.8, Libro XI. ACAR, 1.8, Libro XIV. ACAR, 1.8, Libro XIX. ACAR, 1.8, Libro XVI. ACAR, 1.8, Libro XX. ACAR, 1.8, Libro XXIV. ACAR, 1.8, Libro XXV. ACAR, 1.8, Libro XXVII. ACAR, 1.8, Libro XXX. Archivio di Stato di Trento (AST), Atti dei notai, Carlo Tamburini (17431793), bb. 1-2. Archivio Parrcocchiale di Arco, Francesco Santoni, Codice autentico e cronologico danni seicento di documenti della spettabile Collegiata dArco.

Monete in uso nella contea di Arco nel XVII e XVIII secolo


1 fiorino del reno o ragnese = 5 lire tirolesi, 5 lire veneziane, 7,5 lire piccole trentine 1 ragnese o fiorino = 2,3 troni = 60 grossi o carentani = 7,5 lire piccole trentine 1 ducato = 20 lire piccole trentine = 6 troni 1 lira piccola trentina = 8 grossi o carentani = 20 soldi piccoli

6. Bibliografia
BALDESSARI, A., Spigolature della storia di Arco, Arco, Tipografia Emmanuelli, 1927. BELLABARBA, M. , Il principato vescovile di Trento dagli inizi del XVI secolo alla guerra dei Trentanni, in M. BELLABARBA, G. OLMI (eds), Storia del Trentino, IV, Il Mulino, Bologna 2000, pp. 50-59. BERENGER, J., Storia delimpero asburgico, Bologna, Il Mulino, 2003. CAPRONI, F., Il Sommolago: note storiche riguardanti in particolare lOltresarca, Brescia, Giroldi, 1959. CAZZANIGA, V., Itinerari turistici della Busa, Trento, Artigianelli, 1972. DI SECLI, A., I Forenses nelle comunit di villaggio trentine dal XIII al XVIII secolo, in Il Sommolago, VI, 1989, pp. 55-66. DONATI, C., Il principato vescovile di Trento dalla guerra dei Trent'anni alle riforme settecentesche, in M. BELLABARBA, G. OLMI, (eds), Storia del Trentino, IV, L'et moderna, Il Mulino, Bologna 2002, pp. 71-126. GARBELLOTTI, M., I privilegi della residenza, in C. NUBOLA Suppliche e gravamina, Il Mulino, Bologna 2002, pp. 227-260. GIACOMONI, F. - STENICO, M., Vicini et forenses. La figura del forestiero nelle comunit rurali trentine di antico regime, in Studi Trentini di Scienze Storiche, LXXXIV, 2005, pp. 3-76. GIACOMONI, F.(ed) , Carte di regola e statuti delle comunit rurali trentine, Milano, Jaca Book, 1991, 3 voll. GIACOMONI, F.(ed) , Carte di regola e statuti delle comunit rurali trentine, v. 1. Dal Duecento alla met del Cinquecento, Milano, Jaca Book,1991. GRAZIOLI, M. (ed), Cronaca di Arco 1771-1879. , in Il Sommolago, I, 1991. GRAZIOLI, M., La comunit di Dro: storia di una comunit rurale dalle origini al XV secolo, Dro, Comune di Dro, 1989. MERIGGI, M., Assolutismo asburgico e resistenze locali. Il principato vescovile di Trento dal 1776 alla secolarizzazione, in BELLABARBA, M. OLMI, G. (eds), Storia del Trentino, IV, L'et moderna, Il Mulino, Bologna 2002, pp. 127-156. A. WURGLER, ,

MIORELLI, G.L., Arco e la sua terra: notizie storiche della signoria e della contea di Arco fino allanno 1482, Calliano, Manfrini, 1977. NEQUIRITO, M., Le carte di regola delle comunit trentine, Mantova, Gianluigi Arcari Editore, 1988. NUBOLA, C., Comunit rurali del Principato vescovile di Trento, in Archivio Storico Ticinese, XXXIX, 2002, pp. 221-237. RAVELLI, E., La Comunit di Arco nel Cinquecento, Tesi di laurea, Universit degli studi di Bologna, aa. 1989-1990 , relatore Ivo Mattozzi. RICCADONNA, G., Statuti della citt di Arco, Grafica 5, Arco 1990. RILL, G., Storia dei Conti dArco 1487-1614, Il Veltro, Roma 1982. TURRINI, M., A ferro e fuoco, in Il Sommolago, XX, 2003, TURRINI, R. (ed), Lo stato delle anime dellarciprete Francesco Santoni, in Il Sommolago, 1995. WALDSTEIN-WARTENBERG, B., Storia dei Conti dArco nel medioevo, Roma, Il Veltro, 1979. Http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/cittadinanza/sottotema 002.html