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Europeanphoenix incontra Savino Frigiola http://europeanphoenix.com/it/component/content/article/18-interviste/213-signoraggio-intervista-a-sfrigiola-economista-e-studioso-monetario Europeanphoenix incontra Savino Frigiola, economista, studioso monetario, scrittore, conferenziere.

Partecipa dal 1970 ai lavori del Centro Studi Politici e Costituzionali presso la cattedra di Diritto della Navigazione dell'Universit di Roma fondato da Giacinto Auriti. Fa parte del gruppo docenti del Corso Post Lauream di "Perfezionamento in Studi Giuridici e Monetari" (unico al mondo) istituito ad Atri dall'Universit d'Abruzzo. Ha pubblicato: "La Fabbrica del Debito, dell'Usura e della Disoccupazione" (1997), "L'usurocrazia mondiale sulla pelle dei popoli" (2008). Intervista a cura di E. Galoppini.

Prof. Frigiola, per prima cosa vorrei che con un linguaggio semplice, alla portata del lettore non specializzato, spiegasse in che cosa consiste la truffa del debito (origine, sviluppi, autori primari e gregari), la quale altro non che unappendice di una pi grande truffa, quella monetaria. Le chiedo di esporre la questione in termini comprensibili anche perch ritengo che gli economisti pi autorevoli alla fine la facciano molto pi complicata di quel che , per nascondere la verit. Se si analizza infatti quel che vien detto nella pagina economia di un telegiornale, nella quale vengono ripetuti alcuni dogmi economici, ci si rende conto che di serio, per non dire di razionale, vi ben poco, poich il tutto si limita ad una ripetizione a pappagallo (la borsa vola, bruciati miliardi, iniezione di liquidit, il costo del denaro!), in maniera che il famoso popolo non potr mai capire niente e venga cos perennemente truffato. Da profano dellargomento, immagino si debba partire dalla domanda che cos la moneta?. Alla ben posta domanda che cos la moneta?, per ben comprendere i sottostanti meccanismi, occorre aggiungere anche: di chi la moneta?. Intanto rispondiamo con ordine dalla domanda diretta. La moneta non altro che uno strumento di misura che serve per misurare il valore nelle transazioni commerciali, definito strumento econometrico. Quando l'uomo si reso conto della scomodit di continuare ad usare il baratto per scambiare i diversi beni utili ai propri bisogni, ha cercato di dotarsi di strumenti rappresentativi dei valori capaci di sostituire uno dei due beni utilizzati sino a quel momento nello scambio. All'inizio, nei primi e rudimentali nascenti sistemi di scambi commerciali spontanei, questi strumenti con funzioni econometriche avevano anche la caratteristica di poter essere impiegati ed utilizzati direttamente, ad esempio: il grano, l'orzo, il sale, fave di cacao, the pressato, ecc., tutti beni di natura fruibile. In seguito furono sostituiti da oggetti sempre pi convenzionali, nella lenta ma continua ricerca di migliorare la qualit e la funzione degli strumenti di misura dei valori, e furono utilizzati anche oggetti vari tipo: conchiglie, madreperla, cristalli pi o meno pregiati, pezzi di metalli pi o meno rari, sino ad impiegare pi avanti il rame, l'argento e l'oro. Pian piano il baratto caduto progressivamente in disuso. La necessit di razionalizzare sempre pi lo strumento di misura dei valori, sulla spinta dell'incremento degli scambi commerciali tra vari paesi e diverse civilt venute a contatto tra loro, fece s che i governanti del tempo assumessero il privilegio di poter emettere moneta: il modello si svilupp prima nellarea del Mediterraneo per poi estendersi al resto di Europa ed Asia. I sovrani emettevano moneta nell'interesse generale del loro mercato; cos ebbe inizio lutilizzo dell'oro, dell'argento e del rame, metalli preziosi usati per coniare monete; il sovrano garantiva il peso ed il titolo di purezza dei metalli impiegati. Ben si comprende la facilit e la velocit che subirono gli scambi commerciali con l'utilizzo di uno strumento di misura dei valori, da tutti accettato e riconosciuto e condiviso poich garantito da valore intrinseco. Divenne quindi indifferente possedere un bene o la quantit di moneta corrispondente al valore del bene stesso. Sino a quando il valore della moneta era conseguito quasi totalmente dal valore intrinseco dei metalli usati (oro, argento, rame ecc.), la sua funzione di facilitare gli scambi non destava squilibri apprezzabili; infatti i sovrani acquisivano sul mercato, a fronte di un costo reale, i vari metalli, li

convertivano in monete e questi nuovi valori ritornavano in circolo sul mercato stesso. Il piccolo aggio che il governante tratteneva per s, corrispondeva quasi sempre alle spese di coniazione e di amministrazione, e quindi, tramite la loro remunerazione, anche questo valore finiva per ritornare sul mercato stesso. Nasceva cos il signoraggio. La moneta, pertanto, nei confronti della vitalit del mercato assunse da allora la stessa indispensabile funzione del sangue e dellacqua allinterno dellorganismo umano vivente; caratteristica che tuttora permane e si accentua. facile comprendere che ogni Stato Sovrano, ogni attore del mercato ed ogni individuo diventa un utilizzatore di moneta, proprio in funzione della rappresentativit speculare dei valori, da questa assunta, nei confronti dei beni che debbono essere acquisiti dai vari soggetti per il soddisfacimento dei propri bisogni. Se ne deduce che la carenza di quantit e disponibilit di denaro in circolo sul mercato finisce per produrre la stasi delle attivit commerciali, produttive e quindi vitali dell'intera comunit, sia essa trib, Stato od Impero. Il mercato con una circolazione monetaria insufficiente, come ogni organismo vivente in carenza di acqua e di sangue, diventa anemico, abulico, incapace a svilupparsi e di sopravvivere.

Questo per quanto riguarda la circolazione monetaria; ma che dire, nello specifico, delloro e dellargento? Nel tempo, mentre la necessit di disporre di nuova moneta tendeva ad espandersi proporzionalmente all'incremento degli scambi economici ed al numero delle genti che la utilizzavano, la quantit e la reperibilit di oro e argento per coniare nuove monete restava criticamente contenuta. Infatti questi metalli furono prescelti s per la loro caratteristica fisica di inalterabilit nel tempo, ma anche per la loro rarit in natura. Molti imperi, molte civilt scomparvero proprio perch non furono in grado di monetizzare l'espansione dei territori e dei mercati conseguiti. La demonetizzazione di tutti i popoli del Mediterraneo provoc il crollo dell'Impero Romano (da Moneta, uno studio di Francesco Cianciarelli). La povert diffusa e le ricorrenti carestie, sino al diffondersi della pellagra, tipiche del basso Medio Evo, furono tutti fenomeni ascrivibili alla carenza di capacit di monetizzazione dei mercati. Tali fenomeni cominciarono a scemare solo con la massiccia immissione in Europa di oro ed argento, dopo la scoperta e la conquista dell'America. Anche questo beneficio fu di breve durata, e ben presto le tensioni economiche e sociali finirono per manifestarsi ovunque, in conseguenza della grave deflazione causata dall'incremento demografico e dalla conseguente richiesta di nuovi beni che dovevano essere misurati. Per ben comprendere gli effetti perversi che si determinano con una scorretta gestione monetaria occorre determinare con precisione chi sia il proprietario della moneta al momento della sua emissione.

E non dovrebbe essere lo Stato il proprietario della moneta? La moneta al momento dellemissione , infatti, di propriet di chi convenzionalmente ne rappresenta e ne garantisce il valore: lo Stato Sovrano. Non per caso Nixon, il 15 agosto 1971 (in occasione dellabolizione della convertibilit del Dollaro in oro) disse: Il dollaro vale perch rappresenta tutta la produzione degli USA.

La moneta diventa, come chiaramente identificata ai giorni nostri, strumento di misura dei valori, ma anche valore della misura (G. Auriti). E ad un certo punto entra in scena la banconota Comincia cos ad espandersi patologicamente il potere dei banchieri, fino allattuale punto di non ritorno. Lusurpazione perpetrata dal sistema bancario ai danni dello Stato Sovrano, nella gestione e nellemissione monetaria, ebbe inizio quando i banchieri furbescamente cominciarono a prestare

oltre loro che possedevano, anche e soprattutto i certificati rappresentativi di oro ed argento da loro stessi emessi: nacque cos la banconota, nota di banca, note of bank. Nel 1773 nasce la prima banca centrale: la Banca dInghilterra. I banchieri, con il pretesto che risultava pi facile maneggiare la banconota rispetto alle monete metalliche, definite pesanti ed ingombranti, convinsero facilmente popolazioni e governanti ad utilizzare i loro certificati di pagamento ed i titoli rappresentativi in luogo delloro e dellargento per ogni tipo di transazione, facendosi loro custodi dei metalli preziosi. Con questo passaggio apparentemente razionale ed innocente i banchieri, allinsaputa delle comunit delle persone, dei governanti e delle relative pubbliche amministrazioni di allora, iniziarono a lucrare quanto non dovuto. I banchieri si arrogarono il diritto di stampare banconote in vece del sovrano, il sovrano poi acquistava il valore nominale delle banconote ricevute pagando con dei titoli cosiddetti di debito pubblico. Il nascente concetto di debito pubblico coinvolgeva la popolazione che attraverso il sistema impositivo di tasse ed imposte, permetteva al sovrano di tornare in possesso del denaro necessario ad onorare i propri impegni nei confronti dei banchieri. I banchieri si impossessarono non solo del reddito da signoraggio ma anche della propriet della cartamoneta, sostenendo che la banconota valeva poich rappresentava loro di loro propriet. I banchieri utilizzarono nelle transazioni i certificati ed i titoli convertibili da loro stessi emessi, ottenendo cos il raddoppio delle ricchezze possedute e della capacit dintervento nei traffici bancari. Mantennero la propriet delloro e si impossessarono anche della propriet dei certificati convertibili (in oro).

E di che cosa si accorsero ad un certo punto i banchieri? Ben presto, avendo constatato che una percentuale sempre pi bassa di persone ricorreva alla convertibilit in oro dei loro titoli, che venivano ugualmente scambiati, cominciarono ad emetterli in quantit ben superiore alloro posseduto. Pertanto, cos facendo, aumentarono il capitale ed ottennero il pagamento degli interessi anche a fronte dei titoli cartacei prestati, ma privi di riserva aurea (come ora avviene con la cartamoneta).Sino a quando rimase la convertibilit in oro dei titoli messi in circolazione, questi mantennero la veste giuridica di fede di deposito. Man mano che il rapporto del titolo-cartamoneta/oro andava modificandosi (si arriv presto a stampare, e quindi prestare, cartamoneta in quantit molto pi che proporzionale alloro posseduto), si pass dalla parit effettiva alla quasi parit, con la conseguente modifica dellaspetto giuridico del titolo da fede di deposito in falsa cambiale (promessa di pagamento ma priva della scadenza)con la classica ed ambigua dicitura stampigliata sulla banconota: Lire mille pagabili a vista al portatore.Dicitura addirittura scomparsa sulla cartamoneta dellEuro, come pure quella relativa alla punizione dei falsari (la legge punisce i fabbricatori e gli spacciatori di biglietti falsi), sostituita unicamente dalla delcopyright che tutela unicamente il Marchio Euro, come normalmente avviene per tutti i marchi ed i loghi commerciali privati. Alla fine dellultimo conflitto mondiale, nel luglio 1944, a Bretton Woods si tent di mettere ordine al sistema monetario internazionale. In sintesi, gli accordi raggiunti prevedevano che il Dollaro rimaneva lunica moneta convertibile in oro, con il cambio fisso di 35 Dollari per oncia, e tutte le altre monete con cambi flessibili rispetto al dollaro potevano istituire riserva, oltre che con loro, anche con gli stessi Dollari. Di fatto, con questa impostazione, le varie monete, Lira compresa, mantennero una sorta di convertibilit anche se indiretta ed alquanto limitata, attraverso il Dollaro, che a sua volta restava convertibile in oro. Sino a quando furono vigenti i patti di Bretton Woods, le banche centrali potevano accampare una sorta di flebile giustificazione nelliscrivere allattivo dei propri libri contabili loro e largento che possedevano, nonch i certificati del debito pubblico (BOT, BTP, ecc.) ottenuti in contropartita allemissione monetaria che cedevano, ed al passivo la cartamoneta da loro emessa. Poich, pur esistendo solo la parvenza della convertibilit, ci era sufficiente per considerarla un debito, anche se del tutto teorico e fittizio, della banca verso il mercato, giacch poteva sussistere la remota possibilit che venisse richiesta (in

seguito proibita) la convertibilit in oro della cartamoneta emessa, secondo lambigua dicitura pagabile a vista al portatore. Veniamo cos al fatidico 1971: fine della convertibilit del Dollaro in oro. Una tappa importante verso linstaurazione del dominio assoluto dei signori del denaro. ll 15 agosto 1971, lAmerica aveva pressoch esaurite le proprie scorte doro custodite in Forte Knox, poich De Gaulle prima e Pompidou dopo riempivano gli aerei di eurodollari, li presentavano allincasso in America per convertirli in oro, come prevedeva il vigente trattato di Bretton Woods, e riportavano in Francia le navi cariche doro. Quando lAmerica si accorse che il proseguimento delle operazioni di convertibilit da parte della Francia avrebbe sbancato Forte Knox (i banchieri avevano stampato Dollari per 9 volte il valore delloro che possedevano), il Presidente Nixon, unilateralmente, il 15 agosto 1971, denunci i patti di Bretton Woods e sospese la convertibilit del Dollaro, ragion per cui da quel momento in poi nessuna moneta, Lira compresa, poteva pi essere convertibile in oro. Ci nonostante, come tutte le altre monete, il Dollaro mantenne inalterato il proprio valore a dimostrazione dellesattezza della fondamentale teoria sul valore indotto della moneta enunciata tempo prima da Giacinto Auriti. Ci spieghi qualche cosa in pi sul valore indotto della moneta, poich esso introduce un elemento non misurabile di primaria importanza Da allora non fu pi possibile sostenere che il valore delle monete derivasse dalloro che rappresentavano. Nonostante ci, molti dei cosiddetti economisti schierati a guardia del sistema dei banchieri hanno continuato a fingere dignorare la dimostrata teoria del valore indotto per non ammettere che il valore della moneta non determinato dalla sua riserva, che non c pi, ma unicamente dalla convenzione condivisa ed accettata dalle persone fisiche che laccettano sul presupposto di poterla successivamente utilizzare per soddisfare le proprie necessit, allinterno del mercato e della nazione in cui viene fatta circolare. abbastanza agevole comprendere che se la convenzione di tutti noi e del mercato al quale apparteniamo a conferire valore ad un semplice pezzo di carta stampata, detto valore nel momento dellemissione monetaria deve essere accreditato a chi ha determinato il valore stesso e non addebitato come ora avviene. Su questa piccola inversione contabile poggia e si articola tutta la grande truffa monetaria. Il malloppo che simpossessa arbitrariamente la Banca dEmissione riguarda il signoraggio che consiste nella differenza tra il valore facciale stampato sul foglietto ed il costo della carta e dellinchiostro sostenuto per realizzare i biglietti stessi. Insomma, siamo in presenza di tipografi che si spacciano per banche di emissione! Si crea la stessa situazione di quando, il presidente di una squadra di calcio, dopo aver ordinato ad una tipografia la stampa dei biglietti dingresso allo stadio, nel momento della consegna e del pagamento, invece dei pochi centesimi per biglietto, si senta avanzare dal tipografo la richiesta di corrispondere il valore facciale da lui stampigliato sui biglietti dingresso, con la motivazione che il biglietto vale limporto facciale in esso stampigliato, poich corrisponde a quanto disposto a sborsare il tifoso per assistere alla partita di calcio. del tutto evidente che non il tipografo che conferisce il valore facciale stampigliato sul biglietto, bens, il diffuso desiderio dei tifosi di assistere alla partita, tutta lorganizzazione di uomini e mezzi necessari a predisporre lincontro, nonch tutto lapparato tecnico calcistico anchesso rappresentato dal presidente della societ di calcio proprietaria della squadra e delle infrastrutture. Alla stessa stregua della pretesa assurda del tipografo, non pu essere consentito alla Banca dEmissione dimpossessarsi del signoraggio che si verifica sempre in occasione dellemissione monetaria, ergo, al momento dellemissione monetaria il controvalore (il signoraggio) deve essere considerato di propriet della comunit che utilizzando la moneta stessa lo ha determinato, e per essa accreditato allo Stato dappartenenza, come pu avvenire unicamente quando lo Stato emette in prima persona i titoli monetari.

In questo senso lo Stato italiano uno dei pochissimi al mondo ad avere una centennale esperienza in merito allemissione monetaria diretta. Per cento anni, dal 1874 al 1975 lo Stato italiano, in proprio, ha emesso la propria moneta acquisendone a titolo originario la propriet mediante iscrizione allattivo nel proprio bilancio. La prova dellopportunit di ripetere quanto effettuato nel passato fornita direttamente dalle tangibili risultanze allora conseguite, ancora presenti e visibili. Ci pu fornire qual che esempio storico? Nel 1874 Umberto l si trov con il regno unificato ma privo delle elementari infrastrutture necessarie al buon funzionamento di una nuova ed allargata Pubblica Amministrazione, e con le casse vuote. Con i proventi conseguiti dallemissione monetaria diretta da parte dello Stato, si riuscirono a realizzare, senza aumentare le tasse ai cittadini e senza aumentare il debito pubblico, tutte le infrastrutture necessarie, tutti i palazzi ed i famosi quartieri umbertini in grandissima parte ancora esistenti e funzionanti, contraddistinti dalle loro inconfondibili linee architettoniche. Successivamente altrettanto inconfondibili furono le linee architettoniche dei manufatti delle innumerevoli opere pubbliche realizzate nel periodo fascista riconducibili a quelle del razionalismo e a quelle del Piacentini, anchesse tutte realizzate senza aumentare il debito pubblico e senza aumentare le tasse ai cittadini, che anzi in quel periodo videro accrescere il proprio tenore di vita. Successivamente, a guerra finita, dal 1945 al 1975, la Repubblica italiana prosegu con lemissione monetaria diretta da parte dello Stato mediante la quale fu possibile ricostruire in maniera significativa quasi tutto ci che era stato distrutto dagli eventi bellici.

Si comprende chiaramente limportanza e la vera funzione dello strumento di misura dei valori, la moneta, che ha sullo sviluppo del Sistema Paese in generale. Oltre alla quantit di moneta disponibile, viene infatti ad assumere grande importanza il numero delle transazioni che questa riesce a realizzare, rappresentato con il termine di circolazione monetaria = (quantit di moneta per il numero delle transazioni realizzate). Al fine di garantire la stabilit di un mercato e il suo virtuoso sviluppo, per evitare l'inflazione, ma ancor peggio la deflazione, occorre tenere sotto controllo (a tal proposito oggi i mezzi di rilevazione non mancano) il rapporto tra circolazione monetaria e beni da misurare, congiuntamente al numero delle persone che utilizzano la stessa moneta. Ovviamente, volendo evitare squilibri sul mercato, questo rapporto deve restare costante; se il mercato dispone e produce maggiori beni, occorre maggior quantit di moneta, per non incorrere nella deflazione; quantit che va ridotta in caso di diminuzione dei beni stessi, per non creare inflazione. Si comprende che, qualora il mercato venga sottoposto artificiosamente ad una situazione deflativa (riduzione ingiustificata della circolazione monetaria, al di sotto di quella che consente gli scambi di prodotti gi esistenti) - si finisce per avere a disposizione ingenti quantitativi di beni che marciscono nei magazzini, senza che i cittadini abbiano la capacit di poterli utilizzare, proprio per mancanza di denaro per acquistare i beni stessi. Questa vitale ed insostituibile funzione - la monetizzazione del mercato in misura sufficiente ai suoi bisogni - stata individuata e risolta con la creazione della cartamoneta. Questo nuovo strumento per misurare i valori, replicabile all'infinito senza costi, se correttamente utilizzato, capace di determinare l'armonioso e virtuoso sviluppo del Sistema Paese; in caso contrario la sua catastrofe, tipo quella organizzata nella vicina Albania negli anni 1996-1997, implosa a seguito della drastica riduzione di denaro sul territorio, abilmente rastrellato da parte di finanziarie, con la lusinga di corrispondere alti interessi, poi sparite. La stessa tecnica stata utilizzata per realizzare lattuale crisi economica sia nazionale che europea mediante la forsennata distribuzione dei cos detti bond tossici, contratti inventati, piazzati dalle banche ai privati ed alle stesse banche, valori poi volatilizzati. Se lo Stato credibile e solvibile quando stampa ed emette i titoli del debito pubblico (BOT, CCT, TPZ, ecc.), al punto tale che vengono accettati e tesaurizzati dai privati e la maggior parte dalle stesse banche, in primis da Bankitalia, a maggior ragione lo deve essere anche quando emette e stampa i propri titoli monetari, in nome e per conto dei propri cittadini. Ecco perch lo Stato deve ritornare alla propria emissione monetaria diretta, non solo per riacquisire la propria sovranit

economica e politica, ma ancor pi per smettere dindebitarsi per acquistare al valore facciale la moneta emessa dai privati (Bankitalia BCE) pagandola con i propri titoli di debito, sui quali scatta da subito anche il pagamento degli interessi passivi. Stabilito che giornali e tv sono i portavoce del potere, e che mai, pertanto, si permetterebbero di riportare verit scomode, come giudica lallarmismo che specialmente in questi ultimi tempi viene introdotto nelle case e nei cuori degli italiani? Agitando uno spread in aumento di cui, probabilmente, neppure i giornalisti stessi hanno capito granch, siamo arrivati al governo tecnico, che adesso deve imporre i classici sacrifici a causa del debito. Ma questallarmismo giustificato? O non si tratta forse di piromani che adesso si presentano come pompieri? Occorre ribadire in premessa che contrariamente alle comuni convinzioni, le crisi economiche come lattuale e tutte le altre che si sono succedute, sino alla pi famosa del 1929, non sono fatti ineluttabili che calano dal cielo e capitano per cause arcane od imprevedibili, ma sono la conseguenza di rigorose pianificazioni realizzate a tavolino da inimmaginabili fondazioni legate agli ambienti finanziari e monetari. La tecnica utilizzata per realizzare questi disastri economici quasi sempre la stessa: diminuire drasticamente la circolazione monetaria sul territorio e far sparire le risorse finanziarie indispensabili al funzionamento del sistema produttivo e distributivo. Queste crisi vengono organizzate essenzialmente, insieme a quasi tutte le guerre guerreggiate, per sottrarre beni e sistemi produttivi ai legittimi proprietari, per farli confluire alle grandi multinazionali controllate dai banchieri stessi. Ci avviene nei confronti dei complessi di loro interesse, mentre per gli altri o per quelli appartenenti a settori merceologici ritenuti non interessanti o gi da loro posseduti, vengono lasciati fallire per appropriarsi delle relative quote di mercato cos liberate. Linnovazione in questa ultima crisi, rispetto alle altre che si sono succedute, consiste nellaver esteso lattacco oltre che allapparato privato, anche al sistema bancario (le piccole banche vengono fatte fallire,allestero, o fagocitate dalle pi grosse, in Italia) ed agli Stati. Lattacco frontale agli Stati, al nostro in particolare, mira a razziare i beni pubblici rimasti (i loro servitori infatti in ogni occasione invocano le privatizzazioni) e per continuare a sottrarre quote di sovranit (in questo caso con laggravante della complicit del Presidente della Repubblica che invece di attenersi alla Costituzione opera di concerto con i banchieri) per rendere sempre pi avvolgente lazione di controllo sui cittadini da parte dellapparato bancario. A questa strategia risponde il non celato desiderio di voler assumere la propriet degli strumenti e la gestione dei servizi pubblici per incrementare ulteriormente la propria capacit di condizionamento, come sempre si verifica quando si agisce in clima di monopolio. I piromani hanno eseguito perfettamente il compito loro assegnato, brandeggiando ed amministrando lo strumento del debito pubblico e privato, da loro stessi costruito, dopo essere riusciti, complici i politici corrotti, ad estromettere lo Stato dalla pubblica funzione dellemissione e della gestione monetaria. Certamente nel loro programma anche previsto il ruolo dei pompieri che loro stessi intendono fare entrare in funzione, ammesso che vi possano ancora riuscire, ma solamente dopo aver conseguito gli obbiettivi prefissati: laumento di prelievi fiscali in tutte le direzioni per garantire ai banchieri il pagamento degli interessi passivi sul debito pubblico, applicando i tassi che loro stessi, in combutta con i loro peggiori elementi annidati allinterno delle agenzie di rating, fanno crescere.