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, Rapporto sullemergenza abbandono 2007. Milano, Ancora Editrice, pp. 117-126. Introduzione Il periodo che va dal concepimento ai primi tre anni di vita costituisce una fase dellesistenza eccezionale per la rapidit, complessit e profondit dei cambiamenti evolutivi. Nei primi tre anni, infatti, il bambino passa gradualmente da una completa dipendenza dalle persone che si occupano di lui ad una capacit di movimento autonomo. Tale capacit origina da una sofisticazione cognitiva e verbale che permette al bambino di aprirsi ad una relazionalit articolata allinterno del suo gruppo sociale. In condizioni ottimali di sviluppo, questa progressione evolutiva garantita da relazioni stabili, continuative ed adattive tra il bambino e chi si prende cura di lui. La teoria dellattaccamento (Bowlby, 1988), infatti, indica come il processo di strutturazione dellidentit del bambino emerga gradualmente dal suo contesto intersoggettivo primario: le vicissitudini precoci del legame tra il bambino e le sue figure di attaccamento in particolare, la madre costituiscono la matrice fondante della sua esperienza di s e della sua interazione con laltro, contribuendo in misura decisiva alla caratterizzazione della sua struttura di personalit. Appare, quindi, persino ovvio come situazioni che ostacolano o impediscono linstaurarsi di sani ed equilibrati rapporti primari tra il bambino ed i suoi costituiscano un fattore di seria perturbazione dello sviluppo. Nei casi di abuso e maltrattamento allinfanzia, ad esempio, aspetti fortemente disfunzionali e al limite perversi del funzionamento familiare incidono radicalmente sulla natura ed il senso di una relazione che da protettiva si trasforma nel suo esatto contrario. Labbandono nelle primissime fasi dello sviluppo , probabilmente, la minaccia pi radicale al nascente senso di s del bambino. Deprivato delle cure genitoriali, spesso come vedremo, in alcune aree geografiche in maniera ancora oggi purtroppo prevalente il bambino abbandonato subisce un trauma aggiuntivo: quello della istituzionalizzazione, laddove viene posto in contesti residenziali assieme ad un alto numero di altri bambini che hanno il nel suo stesso bisogno di relazioni significative, armoniche e stabili che listituzione in alcun modo pu garantire. genitori

Abbandono e istituzionalizzazione: il ciclo della deprivazione

Il fenomeno dellistituzionalizzazione, frequente nellEuropa dellest, in Asia e nellAmerica centrale e meridionale, ha dunque notevoli implicazioni circa lo sviluppo di bambini che trascorrono spesso lunghi e delicati periodi della loro esistenza in contesti che predispongono inevitabilmente condizioni di deprivazione sociale e impossibilit di costruire legami di attaccamento selettivi. Sebbene, infatti, i bambini istituzionalizzati sperimentino una molteplicit di avversit precoci, tra cui scarsa nutrizione e inadeguate cure prenatali, importante considerare il ruolo della trascuratezza emotiva nellontogenesi delle difficolt sociali mostrate da questi bambini. Negli Istituti dellEuropa dellest stata ampiamente documentata una significativa deprivazione di contatto emotivo e fisico con figure di accudimento; sebbene lesperienza individuale di ogni bambino possa essere diversa, in questi ambienti la probabilit che un bambino riceva tenerezza e cure adeguate alquanto bassa. Nonostante ci siano variazioni nel grado di trascuratezza allinterno di ciascun orfanotrofio, questi ambienti si caratterizzano comunque per una qualit che oscilla da scadente a pessima (Human Rights Watch, 1998). Inoltre, come detto, sebbene alcuni di essi possano fornire stimolazioni di base per soddisfare i bisogni cognitivi, motori e linguistici dei bambini, nessuno degli orfanotrofi studiati soddisfa adeguatamente i bisogni relazionali dei bambini, fallendo nel fornire loro relazioni stabili e coerenti che possano incoraggiare lapprendimento emotivo e i legami sociali. Nellambiente dellorfanotrofio i bambini ricevono una comunicazione e unattenzione minima e fanno esperienza di una scarsa responsivit ai loro bisogni individuali (Gunnar, 2001). In questi ambienti il rapporto tra equipe di adulti e bambini estremamente alto e in alcuni casi un adulto pu essere responsabile anche di 20 bambini. Si tratta, quindi, di una condizione certamente difficile tanto per gli adulti quanto per i bambini. Generalmente, il turnover degli operatori molto alto rendendo estremamente difficile per i bambini la possibilit di costruire un attaccamento emotivo ad un particolare caregiver. Lorganizzazione degli istituti, poi, tende ad essere molto rigida (Ames, 1990), consentendo ai bambini veramente poche opportunit di sentire che le loro azioni producono conseguenze attendibili e coerenti sullambiente. Queste condizioni ambientali vengono sperimentate ed apprese anche da bambini molto piccoli. Possiamo dunque affermare che, quali che siano le cause che conducono allabbandono, linserimento del bambino in un istituto rafforza e perpetua un vero e proprio ciclo della deprivazione.

Deprivato delle cure genitoriali, il bambino trova nellistituto un accudimento prevalentemente fisico che non si incarna in relazioni diadiche significative al punto da porsi come efficacemente sostitutive e riparative di quelle primarie fortemente disadattive e carenti, laddove non del tutto assenti fin dalla nascita. Cos, al bambino continua a mancare nel corso del tempo, e indipendentemente dal contesto nel quale si trova, la sostanza principale che alimenta il suo benessere psicologico e la sua identit integrata. Va altres considerato che, mentre listituzionalizzazione non in grado di fornire al bambino il tipo di accudimento di cui avrebbe bisogno, allo stesso tempo impedisce che il bambino possa formare legami significativi altrove: fin quando si trova in istituto, non pu accedere ad una esperienza affidataria e/o adottiva. A fronte di tali considerazioni, quindi, non c da chiedersi se il bambino derivi un danno dallistituzionalizzazione, quanto piuttosto che tipo di danno caratterizzi il bambino che viene istituzionalizzato durante le prime fasi del suo sviluppo. Questa domanda sovraordinata, rende possibile esplorare un certo numero di interrogativi. Ad esempio: che tipo di recupero possibile per bambini che hanno sperimentato una deprivazione primaria? Ci sono periodi critici in cui questo processo di recupero pi probabile? Il grado di compromissione dei diversi domini dello sviluppo equivalente? I diversi domini dello sviluppo seguono traiettorie di recupero simili? Quali sono gli elementi cruciali nel facilitare il recupero? Studi effettuati su bambini cresciuti in istituti, che costituiscono una sorta di esperimento naturale sugli effetti dellambiente di accudimento deprivante, da diversi anni cercano di rispondere a simili domande. Questi studi hanno fatto riscontrare nellarco degli ultimi 10-15 anni un notevole incremento, legato al fenomeno delle adozioni internazionali. Solo negli Stati Uniti, questo tipo di adozione interessa attualmente pi di 20.000 bambini lanno (Immigration and Naturalization Service [INS] 2002). Circa l85% di bambini adottati con adozioni internazionali ha trascorso la propria vita, parzialmente o interamente, non in famiglia ma in istituti, in uno stato prevalente di deprivazione fisica e soprattutto emotiva. Sebbene sia spesso impossibile valutare con precisione la deprivazione subita da questi bambini, ragionevole ipotizzare che si tratti di contesti che, come gi sottolineato, si pongono ben al di sotto del livello di qualit necessario per sostenere un normale sviluppo, come si rende evidente dai problemi di salute, scarso accrescimento e ritardi nello sviluppo,

che i bambini mostrano al loro arrivo nelle famiglie adottive (Johnson, 2000; Johnson et al., 1992). attualmente stimato che bambini e fanciulli istituzionalizzati perdono circa un mese di crescita lineare per ogni 3 mesi di vita in istituto e che anche lo sviluppo comportamentale mostra questa stessa drammatica riduzione (Gunnar, 2001).

Gli effetti psicologici dellabbandono Nella seconda met del secolo scorso, clinici e ricercatori hanno cominciato ad osservare gli effetti deleteri sullo sviluppo collegati a periodi significativi di istituzionalizzazione infantile (Goldfarb, 1945a, 1945b; Provence e Lipton, 1962). Le prime ricerche su questi bambini hanno enfatizzato il ruolo della deprivazione di cure materne, anche se nei contesti istituzionalizzati non sono solo le cure materne ad essere deficitarie, ma anche molti altri tipi di stimolazione necessari ad un normale sviluppo. Sebbene la maggior parte delle prime ricerche fossero metodologicamente carenti, studi recenti condotti in modo pi rigoroso hanno confermato i primi risultati di quegli studi descrittivi che individuavano una forte correlazione tra cure primarie ricevute in contesti istituzionali ed una variet di esiti disadattivi nel bambino. Numerose ricerche, infatti, continuano a documentare la presenza di molti problemi in bambini adottati in seguito ad istituzionalizzazione nellEuropa dellest, in Russia come pure in altri paesi (Gunnar et al., 2000). Nello specifico, queste difficolt includono severi problemi di natura medica (Johnson, 2000), deficit nello sviluppo fisico e cerebrale (Benoit et al., 1996), problemi cognitivi (Morison et al., 1995; OConnor et al.,, 2000), ritardi nel linguaggio (Albers et al., 1997; Groze e Ileana, 1996), difficolt nellintegrazione sensoriale e stereotipie (Cermak e Daunhauer, 1997; OConnor et al., 2000), anomalie sociali e comportamentali (Fisher et al., 1997; OConnor et al., 1999). Ulteriori difficolt riguardano, poi, deficit di attenzione e iperattivit (Kreppner et al., 2001), disturbi dellattaccamento (Chisholm, 1998; Chisholm et al., 1995; OConnor et al. 1999; OConnor et al., 2000) e una sindrome simile allautismo (Federici, 1998; Rutter et al., 1999). Nellambito del comportamento, i bambini istituzionalizzati tendono a manifestare tassi pi alti di problemi relativi a comportamenti aggressivi, che a loro volta costituiscono importanti fattori di rischio per difficolt interpersonali e comportamento antisociale (Hodges e Tizard, 1989b). 4

Daltro canto, questi bambini possono provare intensi livelli di tristezza, depressione ed ansia. Fisher et al. (1997) hanno trovato che bambini di 31 mesi adottati da orfanotrofi rumeni, dopo 8 mesi mostravano una sintomatologia depressiva consistente rispetto a bambini adottati prima (ad esempio, prima dei 4 mesi di et) e a bambini non adottati. Nello stesso studio, le interviste dei genitori indicavano che quei bambini avevano allo stesso tempo marcate difficolt sociali, inclusa la tendenza a maltrattare o ad evitare i pari ed i fratelli. Una spiegazione offerta per comprendere la tendenza di questi bambini a comportamenti sociali inappropriati, che in loro sia particolarmente carente la consapevolezza della natura e delle procedure relative ai legami sociali. A questo riguardo, il recente studio di Wismer Fries e collaboratori (2004) ha mostrato come bambini istituzionalizzati nellEuropa dellest manifestino notevoli difficolt nel riconoscimento e nella decodifica di espressioni facciali delle emozioni. Va notato come la maggior parte dei dati fin qui riportati citati sia relativa a bambini adottati provenienti dalla Romania, che ha rappresentato la fonte principale di adozioni internazionali per famiglie degli Stati Uniti e di molti altri Paesi occidentali nellarco degli ultimi 20 anni. Come facile immaginare, alcune delle disfunzionalit evolutive riportate vanno intese come esito di fattori di rischio precedenti al ricovero in istituto, ma stato dimostrato come nella maggior parte delle strutture prese in considerazione la qualit delle cure sia spesso largamente inadeguata, con caratteristiche salienti di anonimit ed indistinzione interpersonale che correlano signficativamente con specifici disturbi ed esiti psicopatologici nel bambino (Muhamedrahimov, 2000). Ad esempio, uno degli aspetti tipici del decorso della sindrome para-autistica riportata in questi bambini, che i sintomi migliorano significativamente in seguito alladozione e, quindi, alla conclusione dellistituzionalizzazione (Rutter et al., 1999). Esamineremo ora pi nel dettaglio tre importanti studi longitudinali condotti su bambini con istituzionalizzazione, che hanno il merito di aver preso in considerazione una coorte di bambini istituzionalizzati molto precocemente seguendone nel tempo levoluzione dei profili di sviluppo. Lo studio della Tizard (1977) su un campione di bambini londinesi istituzionalizzati in un periodo di tempo compreso tra i primi 2 e 4 anni della loro vita riveste unimportanza seminale. Questo studio individu quattro gruppi di bambini: un gruppo di bambini adottati ad unet compresa tra 2 e 4 anni, un gruppo di bambini tornati alle loro famiglie dorigine ad 5

unet compresa tra 2 e 4 anni, un gruppo di bambini rimasti in istituto, ed infine un gruppo di controllo costituito da bambini mai istituzionalizzati. Praticamente su tutte le misure cognitive, sociali e comportamentali, il gruppo adottato riportava risultati migliori, mentre quello istituzionalizzato i risultati peggiori (Hodges e Tizard, 1989). Bench fattori di selezione del campione non siano stati adeguatamente controllati, e gli strumenti di assessment adottati appaiano ormai datati, non v dubbio che lo studio della Tizard abbia inaugurato un filone di ricerche longitudinali che hanno potuto fornire dati sempre pi convincenti ed articolati fino ai giorni nostri circa gli effetti della deprivazione precoce. Pi recentemente, sono stati condotti due importanti studi longitudinali su bambini adottati provenienti da istituti rumeni. Ames, Chisholm e collaboratori (Chisholm et al., 1995; Fisher, Ames, Chisholm e Savoie, 1997) hanno condotto la loro ricerca su bambini provenienti da istituti rumeni e successivamente adottati da famiglie canadesi. Lo studio ha interessato tre gruppi di bambini: bambini adottati in Canada dopo una permanenza in istituti rumeni di almeno 8 mesi, bambini adottati in Canada dalla Romania ad unet inferiore ai 4 mesi, e un gruppo di controllo costituito da bambini nati in Canada e non adottati. Nel gruppo di bambini che avevano trascorso 8 mesi o pi in strutture residenziali rumene sono stati rilevati disturbi dellattaccamento, marcati problemi comportamentali ed un livello cognitivo generale pi basso rispetto ai bambini degli altri due gruppi OConnor, Rutter e collaboratori (OConnor et al., 1999; OConnor et al., 2000; Rutter et al., 1999) hanno studiato 165 bambini rumeni tra i 4 ed i 6 anni adottati nel Regno Unito e provenienti nell87% dei casi da istituti, confrontandoli con 52 bambini adottati allinterno del Regno Unito. I genitori di questi bambini sono stati intervistati mediante interviste semistrutturate relative a segni di disturbi dellattaccamento e a problemi comportamentali allet di 4 anni. Inoltre, sono stati videoregistrati momenti specifici di interazione tra genitori e bambino allinterno dellambiente domestico. Allet di 6 anni sono state ripetute le interviste ai genitori, mentre ai bambini venivano somministrate delle scale per la valutazione del loro livello di sviluppo. I risultati indicano come sia a 4 che a 6 anni, la durata della deprivazione fosse linearmente correlata al numero di segni di disturbi dellattaccamento. I bambini che allet di 6 anni esibivano una socialit indiscriminata, avevano sperimentato una deprivazione due

volte pi lunga dei bambini che non esibivano alcun sintomo di un disturbo dellattaccamento. Sebbene il recupero cognitivo fosse inversamente correlato allet delladozione, i problemi sociali ed emotivi erano meno chiaramente correlati al tempo. Gli autori hanno, poi, esaminato il livello evolutivo ed i comportamenti relativi alla presenza di disturbi dellattaccamento. Nei bambini di 6 anni adottati provenienti da istituti rumeni stata riscontrata una modesta correlazione negativa tra lindice cognitivo globale e comportamenti di disturbo dellattaccamento: Tuttavia, quando veniva presa in considerazione la durata della deprivazione, lassociazione tra deficit cognitivi e sintomatologia relativa ad un disturbo dellattaccamento spariva. Questi risultati rivestono una grande importanza, in quanto sembrano suggerire che la sintomatologia riferibile ad un disturbo dellattaccamento e il deterioramento cognitivo sono ampiamente indipendenti. In bambini istituzionalizzati, la condotta aggressiva risultata ampiamente indipendente dai sintomi di un disturbo dellattaccamento, cos come le correlazioni tra sintomi di un disturbo dellattaccamento e deficit del linguaggio e stereotipie sono talmente basse da suggerire che un altro fattore (o fattori) possa influenzare tutte e tre questi problemi dello sviluppo. Dallinsieme di questi risultati emerge come, sebbene la deprivazione sociale possa essere associata ad un impoverimento in un ampio arco di dominii dello sviluppo, il grado della compromissione e le traiettorie del recupero possono variare allinterno di questi diversi dominii. Le conclusioni dello studio devono essere considerate alla luce di alcuni limiti metodologici, quali la scarsa randomizzazione e imprecisione nella selezione del campione dei soggetti adottati, linsufficienza di dati relativi alle differenze individuali nellesperienza dellistituzionalizzazione, come pure lassenza di adeguati gruppi di controllo rappresentati da bambini connazionali senza alcuna esperienza di istituzionalizzazione. Cionondimeno, le conclusioni cui giungono gli studi longitudinali tanto del gruppo di Ames che di quello di Rutter appaiono inequivoche circa leffetto selettivo e specifico sullo sviluppo della mancanza di rapporti primari con figure di riferimento stabili e continuative.

Gli effetti neurobiologici dellabbandono Ormai sappiamo che lo sviluppo anatomo-funzionale del nostro cervello attivitdipendente: sistemi neurali indifferenziati, cio, dipendono in maniera decisiva da una serie 7

di attivatori ambientali e micro-ambientali neurotrasmettitori, neuroormoni, aminoacidi, ioni che hanno il compito di organizzarli adeguatamente a fronte delle loro forme indifferenziate ed immature. La mancanza o la disfunzionalit di questi attivatori pu alterare i processi neuroevolutivi, e ci accade frequentemente laddove il bambino esposto a precoce deprivazione, trascuratezza e maltrattamento. Infatti, in simili situazioni la quantit ed il profilo di funzionamento degli attivatori sono alterati a causa della mancanza o profonda compromissione dellesperienza sensoriale del bambino. Quando un bambino deprivato in un contesto di istituzionalizzazione, la sua organizzazione neurale ne risulter danneggiata, con la concreta possibilit che tale compromesso funzionamento si mantenga lungo lintero suo arco di vita. Perci, la trascuratezza e la deprivazione possono avere implicazioni devastanti per il bambino dal momento che impediscono laccesso ad esperienze critiche in momenti cruciali del suo sviluppo. Ad esempio, nei primissimi anni di vita la mancanza dellesperienza di essere toccato essenziale, e gli studi pionieristici di Spitz (1945) riportavano un tasso di mortalit dei bambini istituzionalizzati attorno al 30 %. Se la ricerca sugli effetti psicologici dellabbandono e della deprivazione in bambini istituzionalizzati ha, come visto, una tradizione ormai trentennale, solo negli ultimi anni la ricerca si aperta allo studio sistematico degli aspetti relativi ai correlati neurobiologici dellabbandono. Nello specifico, le ricerche di tipo neurobiologico sono indirizzate allo studio dellinfluenza negativa che le varie forme di deprivazione hanno sulla maturazione cerebrale: loggetto di queste ricerche, cio, ci che si verifica quando le esperienze per cui vi unaspettativa connessa al patrimonio genetico individuale (cosiddette experiencesexpectant) non si realizzano a causa della deprivazione. Il termine experiences-expectant viene utilizzato per definire quei processi di sviluppo che implicano una particolare rapidit del cervello nel ricevere specifici tipi di informazione dallambiente. Tale rapida risposta avviene durante periodi sensibili, nei quali specifiche informazioni sono presenti per la maggior parte dei membri della specie. Linformazione pu essere visiva, sociale, affettiva e cognitiva, ed stato ipotizzato, ad esempio, che la riscontrata iperproduzione di sinapsi nel periodo post-natale rifletta proprio la prontezza del cervello a ricevere informazioni attese durante questo periodo (Black et al., 1998).

La deprivazione connessa a forme di marcata trascuratezza, abbandono o istituzionalizzazione implica, perci, limpossibilit che le aspettative di un bambino di trovare un ambiente stimolante in termini relazionali, affettivi e cognitivi allinterno di relazioni significative con figure di accudimento che garantiscano cure e protezione abbiano concreta corrispondenza a livello esperienziale. Le prime ricerche sono state effettuate utilizzando modelli animali, che sono ovviamente pi facili da manipolare e consentono anche tecniche di indagine pi invasive che indagano i legami fra cervello e comportamento nello sviluppo precoce. In questo campo, a partire dagli anni 60 numerosi sono stati gli studi che hanno indagato gli effetti di condizioni di deprivazione sensoriale che alterano le esperienze normali di sviluppo (Diamond et al., 1964; Ebinger, 1974; Plotsky e Meany, 1993). Questi studi in genere dimostrano come animali allevati in condizioni ambientali favorevoli sono pi grandi, complessi e funzionalmente pi adeguati di quelli allevati in condizioni deprivate. I dati animali confermano lesistenza di periodi critici nello sviluppo allinterno dei quali necessaria una specifica esperienza sensoriale ai fini dellorganizzazione ottimale di unarea cerebrale deputata ad una specifica funzione (ad esempio, linput visivo durante lo sviluppo della corteccia visiva). Analogamente, plausibile che negli esseri umani, come precedentemente sottolineato, attivatori ambientali anomali e conseguenti attivazioni neurali atipiche esitino in una funzionalit compromessa in una serie di funzioni cerebrali. A questo proposito, la ricerca clinica evidenzia, ad esempio, la presenza di alterazioni nel funzionamento emotivo, comportamentale, cognitivo e sociale dei bambini che subiscono esperienze di trascuratezza e deprivazione. Come facilmente intuibile, nonostante limportanza della ricerca in campo animale, i dati e le osservazioni sono difficilmente trasferibili allo sviluppo umano, e negli ultimi anni gli sforzi della ricerca neurobiologica sulla deprivazione stanno concentrandosi sulluso di metodiche diagnostiche quali lelettroencefalogramma, la risonanza magnetica funzionale e la tomografia ad emissione di positroni nellindagine diretta del funzionamento cerebrale dei bambini istituzionalizzati.. Perry e collaboratori (Perry e Pollard, 1997) hanno esaminato vari aspetti dello sviluppo neurale in un campione di 122 bambini con esperienze di grave trascuratezza. Nel sottogruppo di 40 bambini che avevano sperimentato la forma pi grave di trascuratezza ovvero, uno stato di sostanziale deprivazione sono state riscontrate differenze neuroanatomiche molto marcate rispetto alla norma in relazione alla circonferenza fronto-occipitale (inferiore al 5 percentile). Su 17 di questi bambini stata effettuata una 9

risonanza magnetica cerebrale: nel 64.7% di questi casi sono state riscontrate anomalie morfologiche nelle aree ventricolari, assieme ad atrofia corticale. I dati forse pi interessanti di questo studio sono quelli relativi al follow-up dei casi ad un anno dal loro inserimento in contesti adottivi dopo listituzionalizzazione. Gli autori hanno rilevato come il grado di recupero misurato sulla circonferenza fronto-occipitale sia stato inversamente proporzionale allet in cui il bambino stato allontanato dal contesto istituzionale. In altre parole, minore il tempo trascorso in istituzionalizzazione e nelle relative condizioni di deprivazione, pi consistente il recupero. Studi simili hanno, in anni ancora pi recenti, confermato le alterazioni nella progressione maturativa cerebrale. Chugani e collaboratori (Chugani et al., 2001), pionieri negli studi di neuroimaging sui bambini maltrattati, hanno realizzato uno studio con tomografia ad emissione di positroni su 10 bambini adottati dopo un periodo di istituzionalizzazione in Romania. Quasi tutti i bambini erano stati collocati in istituto prima di 1 mese e mezzo di vita e avevano vissuto in istituto una media di 38 mesi prima di essere adottati. Confrontati con un gruppo di controllo di adulti sani, i bambini adottati mostravano una significativa riduzione del metabolismo cerebrale nelle circonvoluzioni orbito-frontali, nella corteccia prefrontale infralimbica, nelle strutture temporo-mediali (inclusa lamigdala e la parte superiore dellippocampo), nella corteccia temporo-laterale e nel tronco dellencefalo. Confrontati con un gruppo di bambini di 10 anni con epilessia medicalmente refrattaria, i bambini adottati mostravano un significativo decremento nel metabolismo del glucosio nella corteccia orbito-frontale destra, nelle strutture temporo-mediali destre e nella corteccia temporo-laterale destra. Sul piano comportamentale, infine, questi bambini adottati venivano descritti come caratterizzati da compromissione neurocognitiva, impulsivit e deficit di attenzione e nelle abilit sociali. Nellinsieme, i risultati di questi studi sugli effetti neurobiologici della deprivazione indicano come i bambini con una storia di istituzionalizzazione precoce e prolungata, oltre a deficit nellaccrescimento cerebrale, soffrano di deficit metabolici nelle aree del cervello che sono coinvolte in sofisticate funzioni cognitive ed emotive, come pure in quelle deputate alla regolazione emotiva.

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