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e 37^4.

DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPATI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIIJ SOLENNI,
AI RITI,ALLE CEREMONIE SACRE,. ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MOROJNI ROMANO


SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

VOL, XLIII.

'"%

IN VENEZIA
DALLA l'IFOGRAFIA EMILIANA
MDCCCXL V li.
DIZIONARIO
DI EIIUDIZIONE

STO lUCO-ECC LE SI ASTICA

n
MAR MAR
m;ARIA FRANCESCA delle cin- mensa; e sebbene consacrasse alla
que PIAGHE DI Gesù' CmsTo (beata). preghiera buona parte del giorno, si
Nacque -a 25 marzo 7 1 5 in Napoli, i applicava alle faccende domestiche,
e Francesco Gallo e Barbara Ba- e nel tessere nastri di seta intarsiati
sinsin ne furono genitori, di me-
i con oro, de'quali teneva commercio
diocre condizione ambedue, ma di il genitore, indi come le sorelle e la
indole e di costumi diversi, poiché madre pose a filare l'oro. Pas-
si

quanto era il primo di natura dif- sati i quindici anni , le sue avve-
ficile ed aspra, tanto era l'altra nenti fattezze congiunte al candore
mite ed amabile.
Iddio che con de'suoi costumi, allettarono un ricco
singolari maraviglieannunzia talora giovane a domandarla per isposa,
una vita cui miracoli sono per
i ma ella a fronte delle furie pater-
accompagnare e seguire, non dub- ne si non conoscere altro
dichiarò
bi segni ed insoliti diede nel na- sposo che Gesù Cristo, il perchè
scere di lei. Nel battesimo ebbe i agli 8 settembre lySi vestì l'abito
nomi di Anna Maria Rosa Nico- delle terziarie di s. Pietro d'Alcan-
letta, e nel crescere vece di pue-
in tara, il cui rigido istituto scrupolosa-
rili sollazzi si dedicava a frequenti mente osservò, e prese il nome di
ossequi verso Dio e
Beata Ver- la suor Maria Francesca delle cinque
gine, con sorpresa di tutti; quindi piaghe . Si diede allo spirito di
cominciò a disciplinarsi e a non contemplazione, e tenendo sempre
mostrare altro desiderio che di as- fisso il pensiero nella passione di
sistere alla messa ed altre eccle- Cristo, incominciò a praticare il quo-
siastiche funzioni. Crescendo nella tidiano esercizio della Fia Crucis^
perfezione, di sette anni gli fu per- cadendo in deliqui pel dolore e
messo di partecipare all' eucaristica pel pianto cui si abbandonava. Du-
,

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bilancio il suo direttore spirituale tìnuamcutc il suo corpo, che teneva
ohe fosse illusione quanto eli pro- coperto di cilizi, laonde meritò più
digioso le avveniva, la trattò ru- celesti favori. Fra questi devesi no-
vidamente mentre la consolava
, verare quello di conoscere il vicino
Gesù nel cuore e ne' colloqui, e tempo di sua morte, alla quale si

l'angelo custode manifestamente la preparò esemplarmente, e baciando


guidava nelle persecuzioni. Alla il Crocefisso soavemente spirò, in
morte della madre, lo snaturato Napoli ai 6 ottobre 1794» d'anni
padre aumentò le sue vessazioni e 79. Il cadavere nel dì seguente
strapazzi, ed abbandonò la casa fu portato alla chiesa degli alcan-
acciò tutta fosse a peso della figlia ;
tarini di s. Lucia del Monte, ove ac-
allora questa andò ad unirsi a suor corse innumerabile gente per baciar-
Maria Felice della Passione, e potè ne le mani e le vesti, e riportar-
respirare per alcun tempo più tran- ne qualche reliquia, ed ivi restò
quilla vita. Non cessando il demo- tumulata alla venerazione dei suoi
nio di tentare la sua costanza nel- divoli, subito il popolo proclaman-
l'esercizio delle più eroiche virtù, dola per santa. Rifulse in ogni a-
la denunziare quale maliarda
fece zione e nelle più insigni virtù; fu
all'arcivescovo di Napoli cardinal illustre per le penitenze a cui volon-
Spinelli, il quale per esplorarne lo tariamente si sottomise, per la pro-
spirito l'affidò a dotto ed accorto va delle penose direzioni de' suoi
regolatore, che principalmente nella confessori, per ogni maniera d'in-
pazienza la trovò insuperabile, cosi fermità, sicché può dirsi che l'in-
nell'umiltà e nell'obbedienza, laon- tiera sua vita fu una continua ago-
de dovette assicurare il cardinale nia. Due volte la santa particola
dell'eminente santità di lei. Quindi andò a posarsi sulla sua lingua, e
soggiacque a nuove persecuzioni scemando diverse volte nel calice
non solo del padre e delle sorelle, del celebrante il vino consacrato,
ma altresì nel chiostro in cui vi- per mano angelica fu alle sue lab-
vea, pei* cui l'accolse in casa ono- bra apprestato. Dio la glorificò con.
ratissima signora, ed intanto Iddio prodigi e miracoli che operò a di
punì i di lei persecutori, e lo stesso lei intercessione, per lo che Pio
padre usci di vita placidamente a VII con decreto de' 18 maggio
sua intercessione ; con atroci sup- i8o3 la dichiarò venerabile, e per-
plizi procurò alleviargli le pene mise l'introduzione della causa per
del purgatorio, siccome soleva pra- la sua canonizzazione. Indi dopo
ticare per le anime di que' defunti aver subito la sua causa fino al
che a lei venivano raccomandati 1824 i giudizi preliminari e pre-
come quella ch'era nella carità del paratorii, il Papa Gregorio XVI con
prossimo infiammata. Osservantis- solenne decreto de' 1 2 febbraio 1 832
sima de' voti di povertà e castità, dichiarò constare dell'esercizio delle
visse accattando, e nell'innocenza, virtù praticate dalla serva di Dio
ignorando le malizie umane. Giam- in grado eroico, e con" altro de*29
mai trasgredì le severissime regole dicembre 1889 riconobbe l'eccel-
dell! istituto alcantarino, ad onl<i lenza di due miracoli, accaduti iu
delle fiere convulsioni e malattie Napoli; il primo fu una sanazione
cui andò soggetta, flagellando con- d'inveterata ed assoluta cecità ca-
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«ionnta da oftalmia, secondo fu il manuele Godoy a lei accettissimo,
l'istantanea e perielta sanazione da ciò che produsse quel malcontento,
emioiegia e spasmo cinico con per- quelle sventure e quelle conseguen-
dita di moto e loquela, essendo ze che la Spagna ancora deplora.
stato postulatole della causa il cav. Di ciò avvedendosi la stessa regina,
Luigi Vagnuzzi. Finalmente lo stes- onde accattivarsi almeno l'animo di
so Gregorio XVI ne fece celebrare alcuni della nobiltà spagnuola, nel
la solenne beatificazione a' 12 no- i8o5 istituì questo ordine eque-

vembre
1843 nella basilica vati- stre per le sole cavalieresse, e gli
cana. Nel medesimo anno pei tipi diede il nome di Maria Lodovica.
di propaganda ^fl?e, fu pubblicata Per insegna e decorazione dell'or-
la Vita della h. Maria France- dine stabilì una croce d'oro smal-
sca delle cinque plagile di G. C. tata in bianco, avente negli angoli
terziaria professa alcantarìna, ed i gigli, stemma de' Borboni, e nel
aggregata ai beni spirituali della centro il proprio ritratto. Inoltre
congregazione de' chierici regolari prescrisseche la croce delle cava-
somaschi, scritta dai p. d. Ber- lieresse sarebbe portata in petto,
nardo Laviosa somasco ; nuova edi- pendente da un nastro rosso di
zione notabilmente corretta ed ac- seta, con orli color d'arancio. Con
cresciuta dal p. d. Giovanni Stroz- questo ordine la regina insignì e
zi canonico regolare lateranense. Il premiò quelle dame di alto rango,
p. d. Norberto Palmieri del me- le quali ogni mese dovessero vi-

desimo ordine, nell'istesso anno e sitare un qualche ospedale , e


coi medesimi caratteri, ci diede il Far celebrare una messa per cia-
Compendio della vita della beata scuna dama dell' ordine nella loro
Maria Francesca^ ec. morte, ed assistere alla medesima.
MARIA GLORIOSA, Ordine e Dipoi rinnovato
quest'ordine fu
(fuestre. P\ Gaudenti. nel 18 16 dalla regina
gennaio
MARIA ISABELLA, Ordine e- Maria Isabella Francesca principes-
quesire. V. Isabella la Cattolica. sa di Portogallo, e moglie del re
MARIA LODOVICA o Luisa. Ferdinando VII figlio della regina
Ordine equestre di cavalieresse . Maria Luisa Teresa che ancor
Nel 1765 Carlo IV re di Spagna e viveva. Al di lei ritratto fu sosti-
delle Indie sposò la sua cugina tuita sulla decorazione l' e/ligie di
Maria Luisa Teresa di, Parma, s. Ferdinando HI, e nel rovescio
prima che fosse assunto al trono, la cifra della regina restauratrice,
ciò che si efifettuò nel 1789 per con l'iscrizione: Reale ordine della
la morte del suo genitore Carlo IH. regina Maria Luisa.
La regina Maria Luisa appena il MARIA LUISA ISABELLA, Or-
consorte cominciò a regnare, s'in- dine equestre. Questo recente or-
gerì negli atlari dello stato,' prese dine militare ed equestre fu isti-
a dirigerli, non che a disporre a tuito a'20 giugno i833 nella Spa-
suo piacere delle cariche e delle gna, in memoria de' servigi prestati
rendite della monarchia. L' ascen- alla primogenita del re Ferdinan-
dente che prese poi sull'animo del do VII, ora regnante Maria Isa-
real consorte l' indusse a porre bella II regina di Spagna.
l'ammioistrazione in mano di £m- MARIA TERESA, Ordine eque-
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stre. Dopo cl»e l'imperatrice regina cessori ne sarebbero gran maestri.
Maria Teresa d'Austria, figlia del- Quest'ordine non m conferisce che
l'imperatore Carlo VI, per i gene- in premio di servigi militari sol-
rosi aiuti de' suoi sudditi e per tanto, non riguardandosi per con»
quelli de' suoi alleali, pose termine seguirlo uè la nobiltà de' natali ,

alla lunga e sanguinosa guerra ne la professione di fede, ne gli


di successione e che pel trattato
, anni di servigio, uè la condizione
di Aquisgrana conchiuso nel 174^» delle persone. numero de'deco-
Il

l'impero germanico respirò pace, rati è indeterminato, ammettendo-


essendo ella salita al contrastato si tutti coloro che se ne resero
trono insieme con Francesco 1 suo degni. I cavalieri sono divisi in
sposo, già granduca di Toscana, tre classi , cioè in grancrocì, in
si applicò a far prosperare ne'suoi commendatori, ed in cavalieri sem-
stati le arti, le lettere e le scien- plici. Ciascun cavaliere il quale
ze, ed a beneficare tutte le classi non sia nobile, volendo deve essere
de'sudditi. Quindi assicuratasi del- ascritto alla nobiltà, in grado di
l'appoggio della Francia, e fatte cavaliere degli stati ereditari d'Au-
entrare ne'suoi progetti la Russia, stria; e bramandosi, mediante la
la Svezia e la Sassonia, si volle tassa di spedizione, a lui e discen-
vendicare della Prussia per averle denti si spedisce il diploma di
tolta la Slesia, lo che produsse la cavaliere degli stati ereditari d'Au^
famosa guerra de'sette anni, soste- stria . L' ordine conferisce otto
nuta da Federico II il Grande. annue pensioni di i5oo fiorini
Diversi prosperi successi onoraro- pei grancroci, sei di 800 fiorini
no le armi di Maria Teresa, fra per la classecommendatori_, e
dei
i quali la vittoria dai collegati ri- cento di 600 fiorini per la prima
portata sotto il comando del gene- divisione della classe de' cavalieri,
ral Daun a Rollingiugno li 18 non che cento di 100 fiorini per
1757; la pace segnata a' 16 feb- la seconda divisione de' medesimi.
braio 1763 in Hubertsburg, ter- Le vedove dei cavalieri pensionati
minò la terribile contesa. L'impe- o non pensionati ottengono la
ratrice fino dal 1756, epoca del- metà della pensione, a seconda del
l'i ncominciaTuento della guerra dei grado portato dal loro defunto
sette anni,formò il disegno di fon- marito. La festa dell'ordine è ai i5
dare un ordine militare ed eque- d'ottobre, in cui ricorre quella di
stre, indi Io stabilì a' i3 maggio s. Teresa , o nella domenica se-

1757, e lo mandò ad effetto dopo guente. La decorazione dell'ordine


la vittoria di Rollin, per immor- consiste in una croce d'oro smal-
talarne il felice evento. L'impera- tata in bianco alle due estremità;
tore Francesco I fu solennemente nel centro vi è lo stemma di
rivestito della dignità di gran mae- casa d' Austria, col motto Farti- :

stro dell'ordine, che prese il nome tudini, il quale trovasi pure sulla
della fondatrice. Gli statuti pubbli- medaglia de' grancroci che sino ,

cati a*i2 dicembre


1758, furono dal 1765 vennero aggiunti dal-
poscia corretti a' 1 2 dicembre 81o 1 l'imperatore Giuseppe II, figlio del-
dall'imperatore d'Austria France- la fondatrice. Nel rovescio la croce
sco li stabilendo che i di lui suc- ha la cifra delle lettere iniziali di
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MaVia Teresa, eircoiidate dix una dalla permanenza che poscia vi fe-
gliirlaiida di alloro. La decorazio- cero i vescovi successori, fu quella
ne si porta appesa ad un nastro villa chiamata
il Vescovato , nome

listato dei colori bianco e rosso. che tuttora ritiene. Dopo però che
MARIAMIA o MARIAMME ,
la Bastia divenne residenza de' go-
Mariamne . Sede vescovile della vernatori della Corsica, i vescovi
seconda Siria, sotto la metropoli Mariauensi nel iGyS stabilirono ia
di Apamea, nella diocesi di An- residenza in quella città. In Ma-
tiochia, eretta nel quinto secolo. riana vedesi ancora la sua chiesa
Alessandro il Grande confermò la antica cattedrale, giàmagnifica e
sovranità della città a Geralostra- dedicata a s. Pietro o Petreio ve-
te re di Ai ad. La città, al dire scovo e martire della città, ed ora
del Terzi, Siria sacra p. 102, ridotta in istato lagrimevole : in essa
traeva l'origine dai macedoni, o dai il vescovo prendeva possesso della
mariandini popoli confinanti colla sua dignità. Il rimanente della città
Bitinia, e fu città fenicia, grande non è più che un mucchio di ro-
e facoltosa, ma peri per le incur- vine. La sede eretta nel secolo IV,
sioni de'saraceni. Ne furono vesco- fu sulFraganea dell'arcivescovo di Ge-
vi greci. Paolo che sottoscrisse al nova, e nel XVI le fu unita Accia
concilio di Calcedonia ; Magno che sotto Pio IV.
sottoscrisse hi lettera del concilio Il primo vescovo di Mariana fu
di sua provincia all'imperatore Leo- s. Petreio martire, a cui Ugo Co-
ne; Ciro che sottoscrisse la lette- lonna romano nominato
eresse il

ra de'vescovi della propria provin- tempio. Suo successore fu Catano


cia a Giovanni di Costantinopoli; o Catone, il quale sedeva nel 3i4,
Eterio che assistette al concilio di ed assistette al concilio di Arles.
Costantinopoli, tenuto sotto il pa- Leone personaggio cospicuo, degno
triarca Menna neh' anno 536. O- d'ogni lode, ebbe da s. Gregorio I

rieiis Chris t. toni. H, pag. 919. una epistola che il Vitale riporta,
Ebbe ancora questa sede alcuni in sacra Corsica chronica. Gli al-
vescovi latini, come rilevasi dal tri vescovi più meritevoli di men-
medesimo p. Le Quien, t. HI, p. zione sono: Lunergio o Aspergio
I
194. Dionigi i45o, e mòri nel del ; Ottone Colonna
900 conse- ,

Durando Sapelli francescano fu no- crato nel 11 18 dall'arcivescovo di


minato in successore da Nicolò \^ Pisa; Ladio o Joaphus, che nel
MARIANA. Città vescovile del- 1179 intervenne al concilio gene-
l'isola di Corsica, presso la riva si- rale di Laterano III; gli successe
nistra e la imboccatuia del Golo. Opizo Corti nco nobile corso, fallo
Dà il suo nome al cantone in cni da Onorio 111 nel «219; fr. Vin-
si trova, e il cui capoluogo è Bor- cenzo francescano del i33i; fr. Ni-
go. Dicesi che ripete la sua origi- colò ligure domenicano del i3t)6 ;

ne dal console romano Mario, che Giovanni Ormessa del 1390; Gre-
vi dedusse una colonia romana. gorio Fieschi nobile genovese, fat-
Dcicchè fu rovinata dai mussulmani to amministratore del i433, ([uin-
d Africa, il vescovo si ritirò in una di cardinale ed arcivescovo di Ge-
villa della sua diocesi, a destra di nova Leonardo Fornari nobile
; ge-
detto fiume , sopra uu colle , e uovese, che morendo nei 1482 la-
IO MAR MAR
sci^ una sommo per la riparazione ne IT. Gli successe nel 1297 Ben-
di sua chiesa. Meritano pure ono- venuto monaco cistcrciense. Boni-
i^vole ricordanza, fr. Giulio de Is- facio IX per lo stato deplorabile
sopo carmelitano, celebre predicato- della sede, ne affidò la cura al ve-
re ed illustre in erudizione, fatto scovo di Gravina Francesco Bonac-
vescovo nel i494) c"' successe nel corsi. Fr. Antonio corso de' minori
seguente anno Ottaviano o Ottavio osservanti fu fatto vescovo di Ac-
Fornari nobile genovese, chiaro per cia da Martino V nel i4iB> >1

virtù, nominalo da Alessandro VI quale nel i ^1 1 gli die a successore


chierico di cjimera e datario; morì fr. Anello o Agnello napoletano car-
nel i5oo in Roma, e fu sepolto in melitano, insigne teologo. Indi nel
s. Agostino in magnifico avello. 11 [44 1 'o divenne il corso fr. Al-
di lui successore Gio. Rattisla Uso- bertino de Casini domenicano, che
dimare, non conosciuto dall' Ughel- l'Oli vensi vuole francescano. Giro-
li, che intervenne nel i5i2 al lamo Buccaureatus protonotario par-
concilio generale di Laterano V. tecipante di Sanseverino, fatto nel
Indi fu vescovo Gio. Battista Ci- i54'> vescovo da Paolo IH, non
bo. Nel i53i per sua rinunzia che canonico di s. Pietro e vice-
Clemente VII ne fece amministra- datario. Giulio III nel 1 553 nomi-
tore il cardinal Innocenzo Cibo, e nò vescovo d'Accia fr. Agostino Sel-
nel medesimo anno gli sostituì il vaggi nobile genovese, domenicano
nipote Cesare Cibo, poi nel i54B illustre per dottrina e costumi, tras-
traslato a Torino, per cui Paolo IH lato a Genova nel 1559. Pio IV
fece vescovo Ottaviano Cibo geno- nel i56o gli sostituì fr. Giulio Su-
vese come i precedenti. Giulio III perchi mantovano dell' ordine car-
fece vescovo il suo archìatro Bai- melitano, che nel 563 trasferì alla
r

duino Balduini; e nell'anno i554 sede Crapurlanense, intervenendo al


deputf) amministratore il cardinal concilio di Trento. Finalmente dopo
Gio. Battista Cicada genovese , il tale ultimo vescovo. Pio IV dichia-
quale cetìelte la sede a Nicolò Ci- rò il suddetto Nicolò Cicada vesco-
cada a' i3 settembre i56o, sotto vo di Mariana, amministratore di
di cui Pio IV unì in perpetuo a Accia, che unì in perpetuo a Ma-
Mariana la chiesa vescovile di Ac- riana.
cia (Fedi), laonde fu il primo ve- Morì Nicolò nel 1570, e Grego-
scovo d' Accia o Acci e Mariana. rio XI li fece vescovo di Mariana
Della sede d'Accia fu il primo ve- ed Accia Gio. Battista Centurioni
scovo Martino, che dopo la rovina nobile genovese. Girolamo del Poz-
cagionata dai goti alia città , s. zo o Pozzi della Spezia divenne
Gregorio I nel Sgi lo Iraslatò a vescovo nel 1599, sotto del quale
Sagona. Sino al 900 non si trova- la chiesa di Bastia dedicata alla
no altre notizie sui vescovi d'Accia, Beala Vergine Assunta fu ampliata
e Nicolò n' è il primo. Nominere- e restaurata, mediante ancora la
mo per distinzione Imerio Gnarda- somma lasciata dal mentovalo ve-
lupi francos<;ano , celebre teologo ,
scovo Fornari. ^fel 1622 Gregorio
eletto vescovo di Accia da Grego- XV fece vescovo Giulio Pozzi, mor-
rio X cui era prediletto , e inter- to nel 1645. In suo luogo Imio-
venne nel 1274 al concilio di Lio- ceuzo X pose sulla sede di Maria-
^
,

MAR xMAR ic

na Gio. Agostino Marlìaiii genove- le diocesi di Mariana ed Accia. V.


se fu consecrato in Roma, celebrò
: Corsica.
il sinodo, ed illustrò la diocesi col MARIANA Giovanni. Celebre ge-
suo zelo. Per sua cessione nel i656 suita, nato in Talavera diocesi di
divenne vescovo Carlo Fabiizio Giu- Toledo in Ispagna, studiò ad Ai-
stiniani genovese; nel 1682 Ago- cala , ed entrò nella società nel
stino Fieschi nobile genovese tea- i554, all'età di diciassette anni. Ap-
tino, dottore ed egregio predicato- prese il greco, r ebraico , la teolo-
re ; nel 1686 Gio. Carlo de Mari gia, la storia sacra e profana. In-
nobile genovese, altro teatino, che ri- segnò a Roma ed a Parigi, e mori
nunziando nel 1 704, Clemente XI gli a Toledo li 17 febbraio 1624, do-
surrogò Mario Emmanuele Duraz- po aver composto diverse opere
zo, Iraslatoda Aleria, ed a questi cioè Hìstoria de rebus Hispanìae
:

nel T707 Andrea della Rocca no- ristampata nel 1788 colla continua-
bile genovese, abbate de' canonici zione del p. Emmanuele Mariana del-
regolari lateranensi. Con lui V U- l'ordine della redenzione degli schia-
ghelli ed i suoi continuatori, Itrr- vi. Scolii sulV antico e nuovo Testa-
lìa snera t. IV, p. 999 e se^.^ ter- mentOj Parigi 1620. De rege et re-
minano la serie de' vescovi di Ma- gis institutione, in che fu-tre libri,

riana ed Acci,. la cui continuazione rono censurati dalla facoltà teolo-


si legge nelle annuali Notizie di gica di Parigi, quindi bruciati. Set-
Roma, eh' è ia seguente. Clemente te trattati storici e teologici stam-
XI a* 3 luelio 1720 da
traslatò pati a Colonia ed a Lione nel 1609.
Aleria alle sedi di Acci e Mariana Più, un curioso trattato sui pesi e
in Corsica, Agostino Saluzzi geno- misure, Toledo nel
pubblicato in
vese. Benedetto XIV nel i
747 fece 1599, ed altre opere. Fu ancora
vescovo Domenico Saporiti genove- lodato pei commenti sulla Scrit-
se. Clemente XIV nel 1772 vi tura.
traslatò da Sagona Angelo Edoar- MARIANNE (Marianen). Città
do Stefanini, nato in Bastia dio- con residenza vescovile nell'impero
cesi Mariana. Pio VI fece ve-
di del Brasile, provincia di Minas-Ge-
scovo Mariana ed. Acci nel 1775»
di raes, lunge quattro leghe da Villa-
Francesco Cittadella della diocesi Ricca e cinquanta da Rio-Janeiro.
di Sagona, traslato da Nebbio ; nel Giace sulla riva destra di un pic-
1782 Pietro Pineau Duverdier del- colo affluente della Piranga. Pic-
la diocesi d'Ageii ed a' 3o marzo ; cola ma bella, le sue slcade sono
1789 Ignazio Francesco de Joannis lastricate, e le nuove case ben fab-
Verclos d'Avignone, che fu l'ultimo bricate in pietra. Vi sono due piaz-
vescovo; poiché il Papa Pio VII ze e sette fontane pubbliche. Il
nel concordato de' 29 novembre palazzo vescovile e quello della cit-
1801 soppresse non solo le sedi tà sono belli edifizi ; la cattedrale
vescovili di Mariana ed Accia o è di una costruzione più elegante
Acci, ma ancora quelle di Sago- che Evvi un grandissimo se-
solida.
na, Nebbio, Aleria ed Aiaccio nella minario, molte chiese , vari con-
Corsica , solo ripristinando quella venti e l'ospedale. Il commercio è
di Aiaccio, che quale unico vesco- qui poco considerabile, quantunque
vo dell'isola, sotto di lui passarono la provincia è di un gran prodotto
,, ,

Il MAH MAR
per la corona, inassìtito [)er (.|iiai)to della diocesi di s. Salvatore della
ricava dalle ricche miniete d' oro. Buja ; e per sua morte nel conci-
Conta più di 7000 abitanti, la mag- sloro de' 21 gennaio 184+ l'odier-
gior parte de* quali travaglia nelle no monsignor Antonio Ferreira Vi-
miniere del territorio. Questa città scoso, della congregazione di s. Vin-
non era die un borgo, (piando Gio- cenzo de Paoli, di Peniche patriar-
vanni V re di Portogallo essendosi cato di Lisbona, lettore in teologia,
ammogliato con donna Marianna già rettore e professore di hngue
d'Austria, le diede il titolo di cit- nel seminario d'Angra de Reis. Am-
tà in onore della sua sposa, ed bedue questi ultimi vescovi furono
ottenne nel in ^5 a' i5 dicembre nominati dal regnante imperatore
dalla santa Sede, che l'erigesse in Pietro II.

vescovato. La chiesa cattedrale è dedicata


La sede dunque fu isti-
vescovile alla Beata Vergine Maria assunta
tuita da Benedetto XIV, col di vi- in cielo. 11 capitolo si cocnpone di

siere il vasto territorio del vescovo quattro dignità, la prima delle quali
del Rio di Gennaro nello stesso è l'arcidiacono, di dieci canonici
Brasile ossia s. Sebastiano, median- senza le prebende teologale e pe-
te il disposto della costituzione nitenziaria, di altrettanti cappellani
Candor lucis aelernae^ presso il suo cantori, oltre altri preti e chierici
Bull. t. II, p. i53, e dichiarandola addetti al divino servigio. Nella cat-
sufFraganea dell'arcivescovo di s. Sal- tedrale avvi il fonte battesimale,
vatore nel Brasile, di cui lo è tut- e la cura d'anime si amuiinistra
tora. Per primo vescovo dichiarò da un sacerdote, venerandovisi una
fr. Emmanuele della Croce, trasla- reliquia del legno della ss. Croce.
tandolo da s. Lodovico del Mara- L'episcopio è poco distante dalla
gnaiio, nato in 4>. Eulalia nullius cattedrale,ed è unito al seminario.
(lioecesisj provincia di Portogallo, co- Nella città non vi sono altre par-
me abbiamo dalle annuali Notizie rocchie, né monasteri con regolari;
di Roma, che riportano la seguente sonovi bensì delle confraternite ed
sene de' vescovi di Marianne. Cle- ali re pie istituzioni. La diocesi com-
mente XIV nel 1773 fece secon- prende la più gran parte della pro-
do vescovo' Bartolomeo Emmanuele vincia di Minas Geraes , e perciò
Mendes dos Reys, di Sercoza dio- contiene molti luoghi. Ad ogni nuo-
cesi di Coimbra , trasferendolo da vo vescovo le tasse ne' libri della
Macao. Pio VI preconizzò vescovi, camera apostolica ascendono a fio-
nel 1779 fr. Domenico dell' Incar- rini centosedici, proporzionate alle
nazione Pontevel domenicano di San- rendite della mensa che sono circa
ta rem diocesi di Lisbona ; e nel duemila quattrocento scudi romani.
1797 fr. Cipriano di s. Giuseppe MARIANO e GIACOMO (ss.),
domenicano di Lisbona. Pio VI[ martiri. Il primo era lettore, il se-
nel 1819 dichiarò successore fr. condo diacono, ambedue di santa
Giuseppe della ss. Trinità minore vita, e forse parenti. Verso l'anno
riformato di Porto. Gregorio XVI 259 si recarono insieme nella Nu-
successivamente elesse vescovi , nel midia, da qualche lontana provin-
concistoro de' 17 dicembre 1840, cia Fervendo colà la
dell'Africa.
Carlo Pereira Freire de Moui a persecuzione mossa dall'imperatore
MAR MAR i3
Valeriano contro i cristiani, furono bosco. 11 suo corpo Tenne portato
nireslali in un luogo chiamato Mu- al borgo d'Evau o Esvaon, nel
guas, presso alla città di Cirta, e paese di Combrailles, ed i miracoli
crudelmente torturati. Quindi fu- da Dio operati alla sua tomba fe-

rono rimessi in prigione con molti cero istituire una festa in onore di
altri cristiani, dalla quale n' erano lui. Nel martirologio d' Usuardo e

tratti ogni giorno alcuni per essere nel romano è menzionato a' 19 di
giustiziali. Nel numero di quelli che agosto; ma in alcuni antichi bre-
ricevettero per tal modo la corona viari di Bourges la sua festa è in-
del martirio furono Agapio e Se- dicata a' 19 di settembre.
condino vescovi, i quali sono ono- MARIANO Scoto. Fu chiamato
rati dalla Chiesa a* dì 29 d'aprile. Scoto perchè secondo alcuni era
Vedendo i magistrati che questi va- scozzese, benché irlandese ; nacque
lorosi cristiani erano fermi nel con- nel 1028, ed era parente del ven.
fessare la loro mandarono
fede , Beda. Nel loSs recossi in Geri;na-
Giacomo e Mariano, con un gran nia, e vestì l'abito religioso a Co-
numero d'altri prigionieri, al go- lonia nel I o58. Nel seguente anno
vernatore della provincia eh' era a si ritirò nell'abbazia di Fulda , ivi

Lambese. Soffersero assai durante il si ordinò prete, poscia passò a Ma-


cammino, ch'era lungo e difficile; gonza, ove morì d'anni 58 in gran
e come furono giunti, vennero to- riputazione, lasciando una cronaca
sto messi in prigione, ed ogni gior- dalla nascita di Gesìi Cristo sino
no molli di loro erano fatti morire. al io83, che Dodechino abbate di
Finalmente schieratili tutti in una s. Disibodo nella diocesi di Treveri

valle, furono derapitali. Questi san- continuò sino al 1200. Si attribui-


ti consumarono il loro martirio nel scono a Mariano altre opere, come
259 o 260, forse a' d'i 6 di mag- Caiciilalio de universali tempore.
gio, al qual giorno Irovansi i loro E annoveralo fra gli autori che
nomi neir antico calendario di Car- scrissero intorno alla favola della
tagine; ma gli autori latini ed il papessa Giovanna^ ma il p. Pagi
martirologio romano pongono la afferma che nella cronaca dello Sco-
loro festa a' 3o d'aprile. S. Giaco- to non è fatto alcun cenno dì tal

mo e s. Mariano sono protettori di ridicola invenzione. D'altronde Vi-


Gubbio, nel ducalo d'Urbino, e vuoisi gnole asserisce che se ne fa memo-
che le loro reliquie sieno nella cat- ria qual voce popolare.
ttdiale di questa città. MARIANOPOLl, Marianopolis.
MAPilAlNO (s.), solitario nel Ber- Sede vescovile dell'Eufrate sotto la
ry. Fioriva nel sesto secolo, e me- metropoli di Jerapoli, nel patriar-
nava nella solitudine una vita mollò cato di Antiochia, eretta nel V se-
oscura. Egli non si nudriva che di colo. Ne fu vescovo Cosimo, pel
frutti selvaggi e del mele che tro- quale s. Stefano suo metropolitano
vava ne' boschi, ne si lasciava ve- sottoscrisse al concilio di Calcedo-
dere die in certi tempi dell'anno. nia. Orìens christ. t. II, p. 95 1.
I\on essendo una volta comparso, MARIE (Tre). Sotto questo no-
com'era solito, fu cercalo per tut- me s'intendono Ire persone di cui
to, e finaluìente fu trovalo morto si menzione nel vangelo, cioè
fa

sotto di un albero in fondo ad un Maria Maddalena, Maria sorella di


i4 MAK MAR
LazKaroj e la peccatrice di jVaim ,
bolo di marina y col quale si ab-
die sparse Tungueiito sui piedi di braccia tutto quello che appartiene
Gesù Cristo presso Simone il fari- al servigio di mare, sia per la na-
seo. Si cerca se queste sieno tre vigazione, sia per la costruzione del-
persone diverse, ovvero se sia la le navi, il commercio marittimo e
stessa indicata sotto diversi carat- le forze marittime. Nautica si chia-
teri. 11 p. Calmet una disserta-
in ma la scienza e l'arte di navigare:
zione su tal soggetto, dopo aver dalla navigazione si riportarono im-
esposte le diverse opinioni e le pro- mensi vantaggi alla geografia, alla
ve su cui commentatori,
i |3adri , i storia, alle scienze, alle arti, al com-
i critici si sono appoggiali, conchiu- mercio ed alle concjuiste; quindi
de col giudicare che la questione scuole di nautica e di navigazione
è ad un dipresso interminabile; furono stabilite in vari stati d'Eu-
pure egli inclina all' opinione di ropa con felici successi. Anche gli
quei che distinguono le tre Marie, italiani ebbero anticamente di tali
e quando si sta al testo del van- scuole, come furono i primi sino
gelo, questa opinione sembra la più dal XV
secolo a formare carte nau-
probabile.' tiche , fiorirono perciò scuole di
MARINA (s.), vergine. Fiori nel- nautica nelle principali città ma-
la servendo a Dio nello
Eitinia, rittime d'Italia, e in alcune tuttora
stato monastico con straordinario Ammiraglio si appella il
fioriscono.
fervore. Ella è rinomata nelle vite comandante o capitano generale del-
de' padri del deserto, per la sua le armate di mare; vocabolo che
umiltà e pazienza. Si colloca la vuoisi derivato dall'arabo amir o
siw morte verso la metà del secolo e/7»r, che significa governatore di
YIII. JVel i23o le sue reliquie fu- piovincia o generale d'esercito, per
rono trasportate da Costantinopoli cui vuoisi introdotto fra noi dopo
a Venezia, dove si custodivano in i viaggi fatti in oriente. I saraceni
una chiesa intitolata del nome di pei primi chiamarono ammiragli i

lei, la quale essendo stata tolta al capitani delle loro flotte , e dopo
culto divino, come tanti altri tem- di essi i siciliani ed i genovesi. In
pli di questa città, in tempo della Francia s' incominciò
conoscere a
dominazione francese , le reliquie nel 1270. Gl'inglesi danno il tito-
della santa vennero collocate nella lo di ammiraglio al comandante di
vicina parrocchiale di s. Maria For- qualunque flotta. Chiamasi ammi-
mosa. Nel martirologio romano e raglia la nave del comandante ve-
nel breviario nuovo di Parigi, s. stito di questo titolo : ne' porti la
Marina è nominata a' i8 di giu- nave ammiraglia è una vecchia na-
gno. A Venezia si celebra la festa ve, per lo più incapace di tenere il

della traslazione delle sue reliquie mare. Essa sta sempre in porto,
a* 17 di luglio. tiene inalberato lo stendardo, chia-
MARINAo MARINERIA. Arte ma a bordo i capitani delle navi
del marinaro. Si disse inoltre ma- ch'entrano; dà alla sera il segnale
rina e marineria una moltitudine della ritirata col cannone, e rende
di naviganti in armata^ e più re- il saluto alle navi straniere. Dicesi
centemente sull'esempio di altre na- ammiragliato l'uffizio o il luogo del
zioni si adottò d«i alcuni il foca- tribunale dell'ammirali tà, cosi chia-
, 5

MAR MAR 1

ruandosi i diversi uffizioli che han- lire la marina francese , che fece
no ispezione sugU affari della ma- salpare dai suoi porti in diverse
rina. epoche flotte di qualche forza e
Tulli gli antichi scriltori greci portata, e tentarono alcune spedi-
e latini rappresentano i fenicii come zioni marittime. Già gl'italiani, spe-
i primi e più celebri navigatori, e cialmente i veneziani, i genovesi, i

della loro destrezza in quest' ar- pisani e gli amalfitani , come di-
te fanno prova i viaggi da essi ciamo ai loro articoli, si erano da
tentati sino dai tempi più aulichi lungo tempo distinti per la loro
ai più remoti lidi, giacche essi fe- perizia nella marineria , essendosi
cero più volte il giro intorno al- impadroniti di tutto il traffico ma-
l'Africa, e da altra parte si spinsero rittimo coU'Asia e coli' Africa , ed
fino al Baltico. Pimio rappresentò alcuni persino in lontane terre pres-
gli antichi franchi o germani come so il mar Nero. Altresì i portoghesi,
ì popoli dell'Europa più esperti nel- e ad esempio loro gli spagnuoli, si

l'arie della marineria : i loro vascel- erano pure segnalati con lontane
li fatti di molti pezzi di cuoio cuciti navigazioni, e i primi avevano ri-
insieme, o anche di vimini coperti conosciute tutte le coste dell'Africa,
di cuoio, non avevano né prora scoperte nuove isole, e trovato il

uè vele, e si avanzavano soltanto a passaggio delle Indie orientali ,


gi-

forza di remi. La loro navigazione rando intorno all'estremità dell'A-


fu assai limitata da princìpio, ma frica; i secondi colla scorta di un
poco poco si arrischiarono ad
a ingegno italiano, 1'immortale Cri-
intraprendere viaggi di più lungo stoforo Colombo, spinte avevano le
corso, scorrendo le coste della Gal- loro navigazioni sino nell'America,
lia e della Spagna, indi per lo stret- e scoperto il nuovo mondo. 1 fran-
to di Gibilterra penetrarono nel cesi dopo Filippo VI di Valois la-
Mediterraneo. A* tempi dell'impe- sciarono cadere la marina in uno
ratore Giustiniano I i franchi s'im- stato di languore, che durò sino a
padronirono delia Provenza, di Mar- Francesco I, il quale riuscì a for-
siglia, antica colonia de' focesi, e del mare una jflolta di i5o grossi va-
mare adiacente, per cui si deduce scelli, e di altri 6o minori. In pro-
che verso l'anno SSg i franchi già gresso la marina francese venne ri-
possedesserouna specie di marina. stabilita in forza da Enrico IV ; ma
Tutlavolta sembra che Clodoveo I intanto gli olandesi e gì' inglesi si

e i suoi discendenti trascurassero erano grandemente raffi^rzati nel-


navigazione, alla quale
l'arte della l'arte di costruire i vascelli, e nella
pare che Carlo Magno prestasse marineria si erano distinti per mol-
qualche attenzione. Fu però ne- te ardite navigazioni e per alcune
gletta di nuovo tale arte dopo la scoperte ; anzi le imprese de' pirati

sua morte, per cui nelle crociate i e degli avventurieri risvegliarono in


francesi furono costretti ricorrere quelle nazioni e governi il gusto
ai veneziani e genovesi, già possenti della navigazione, e lo studio d'in-
in marina, e noleggiare a prezzo grandire e fortificare considerabil-
enorme i loro vascelli. In seguito mente la marina. Sotto il regno di
s. Luigi IX, Filippo III, e Filippo Luigi XIII il cardinal Richelieu fece
IV fecero grandi sforzi per stabi- cQStiuire molti vascelli, fece espur-
, .

I ti MAR MAR
{^are tulli i porti, ed alcuni ne for- diosi e continuati successi, osarono
tificò ;
poscia Luigi XIV nel suo finalmente passare lo stretto in-

liin«o e luminoso regno portò la oggi detto Gibilterra (che per la


marina francese a quel grado di sua celebrità, e per essere in pos-
splendore che la rese per qualche sesso degl'inglesi, descrivemmo in
tempo formidabile n tutta l'Euro- fine del citato articolo Inghilter-
pa. Ma r Inghilterra, la Spagna e ra), verso l'anno i2 5o avanti l'era
l'Olanda aveano una marina flori- volgare, e le loro flotte si estesero
dissima, quando la Francia solo allora in tutto l'Oceano, e si spin-
possedeva alcuni vascelli, finche Lui- sero a destra e a sinistra di quello
gi XIV in breve tempo avendo stretto.L'esempio dei fenicii diede
fallo costruire porti, arsenali e va- ben presto agli idumei, agli ebrei
scelli ,
quasi con una specie d'in- ed ai siri, l' idea di porre insieme
canto armò una flotta considerabile, e di munire dei necessari attrezzi
che disputò agi' inglesi l' impero del alcune flotte mercantili. Nella sa-
mare, fece chinare la bandiera agli cra Scrittura si parla sovente di
ammiragli spagnuoli e bombardò , frequenti viaggi che facevano le

Algeri, ora in potere della Francia. grandi flotte del re Salomone nel-
In Europa V Inghilterra, la Fran- l'Africa, nella terra d'Ofir e di
cia^ e la Russia (f^edi)^ sono po- Tarsis, ma
probabilmente erano i
tenze formidabili anche in mare fenicii che le conducevano, perchè

per le loro numerose flotte e per gli ebrei non pare se ne occupassero.

le loro agguerrite e possenti ma- Il creatore della marina egiziana


rine. si reputa generalmente Boccori, che
In Itaha si diede il nome di nell'Egitto regnava 670 anni a-
Flotta anticamente ad una com- vanti la nostra era. Sino a quell'e-
pagnia o unione di bastimenti poca la marina egizia non consi-
mercantili, i quali navigavano di steva che in poche barche, o an-
conserva. Si diede poi il nome di co in una specie di zattere, delle
flotta, ma
però abusivamente, an- quali si faceva uso per costeggiare
che ad una squadra o ad un'ar- le rive del golfo arabico. Neco fi-

mata navale. I nostri antichi scrit- glio di Boccori, dopo aver fatto
tori non accennarono giammai le costruire gran numero di vascelli,
poderose flotte d'Inghilterra, d'O- spedi dalle rive del mar Rosso una
landa e di Portogallo, se non co- flotta, che seguendo i di lui ordi-
me portatrici di mercanzie. Nel ni, fece il giro di tutta l'Africa,, e
dizionario francese delle Orìgini si tornò in Egitto rientrando nel Me-
definisce la flotta un numero con- diterraneo per le colonne d'Erco-

siderabile di vascelli che navigano le, o sia per lo stretto di Cadice


di conserva, tanto pel traffico, co- o di Gibilterra. Anche di questa
me per la guerra; e si dice che impresa però si dice che furono
le flotte de'feaicii sono le prime di condottieri i fenicii, e che fu com-
cui si faccia menzione nella storia. piuto quel giro nel periodo di tre
Si videro successivamente flotte anni. Tucidide parla d'una memo-
nella Grecia, nella Sicilia, nella rabile battaglia navale, che si die-
Sardegna e nelle Gallie. Ma i de 600 anni circa avanti l'era vol-
fenicii incoraggiti dai loro gran- gare, tra una flotta de' corinti ed
MAR MAR 17
nìtra degli abitanti di Corcira; e finalmente su quelle dell'Asia mi-
cjiieslo è il più antico combatti- nore e della Cilicia contro Mitri-
mento navale di cui si abbia men- date ed pirati. Avevano i roma-
i

zione nella storia greca. L'ampia ni per difesa dei mari Adriatico e
pianma di Roma, detta ora prati Tirreno o toscana parte del Medi-
di Monte Testaccio, fu dai roma- terraneo, due armate marittime
ni chiamata Navalis regio, e JVa- principalissime, una nel porto Mi-
yalia, dopo che vemie particolar- sentì fra Baia e Ischina,
che servi-
mente destinata alla costruzione e va per tutto il ponente, mezzogior-
custodia delle navi, ed all'approdo no e tramontana, l'altra a Ravenna
delle barche che risalivano dal ohe serviva per tutto il levante, am-
mare il Tevere. La contiada pre- bedue cosi ordinate da Augusto. Ser-
se da ciò tal nome nel IV secolo viva quella del porto Miseno, per
di Roma, forse dopo la riedifica- la Francia, Spagna, Mauritiana,
zione della città l'anno 365 avve- Africa e per l'Egitto; quella di Ra-
nuta, ed allora fu dato il nome venna, il di cui porto era assai
di Navalis alla porta prossima sul- ben munito, e capace di duecento-
la riva sinistra del Tevere presso cinquanta navi, serviva per l'Epi-
l'Aventino. La prima flotta spedi- ro, Ragusi, Macedonia, Acaia, Si-
ta dai romani nella prima guerra cilia j Cipro, Arcipelago, Mare Mag-
punica, era composta di 160 ve- giore, ed altre Teneva-
provincie.
le; quello però che sembra incre- no similmente i romani due altre
dibile è ch'essi avevano impiegato armate minori, cioè una nel porto
soli sessanta giorni nel tagliare il d'Ostia, l'altranella Gallia War-
legname, e nel fabbricare tutti quei bonese nel Foro di Giulia, per cui
vascelli. Al tempo della seconda possedevano ordinariamente in di-
guerra, punica, al dire di Plinio, versi luoghi quattro armate con-
i romani spesero quaranta giorni siderabili, oltre quella che stava
per munire ed eqi.iipàggiare una nel mare Maggiore ossia sopra Co-
flotta, e per abilitarla a scórrere stantinopohj dov'era in quie' tempi
sul mare. un porto capace di cento navi, ia
Già i romani prima delle due cui a tempo di Gioseffo istorico
guerre, puniche, e nell'anno di Ro- mantenevano trentamila soldati e
ma 4' 6 avevano rovinato il por- quaranta galere. Nei fiumi grossi
lo d' Amo impadronendosi del-
, ne avevano tre. I romani , come;
la flotta degli anziati, numerosa di meglio dicemmo a Corona , conce-
venlidue vascelli; quindi seriamen- devano la corona navale d'oro a
te si applicarono allo stabilimento col.ui che pel primo fosse entrato

e al governo della loro aiarina. armato nella nave nemica; la co-


Laonde spedirono poscia flotte nu- rona poi classica o rostrale si da-
merose su tutte le coste del Me- va a quello che con vittoria aves-
diterraneo, nella Sicilia, e nell'A- se vinto in mare il nemico, come
frica contro i cartaginesi; ne spedi- fu data a Marco Varrone ed a
rono nella Macedonia contro il re Fi- Marco Agrippa. Lduumviri o com-
lippo, e poscia ancora contro Perseo; missari di marina, furono creati
nell'Asia contro Antioco; sulle co- l'anno di Roma 5^i : era loro cu-
ste della- Grecia contro gli etolii; ra di far costruire ed equipaggia-
VOL. XLIII.

Èobwvtwi m^i
n Ck
è

i8 MAR MAR
re le navi. Si dislingiirvnno nelle fc e coperte dì cuoio, si dava la

flotte greche e romane due diver- forma d'una navicella. Da princi-


se specie di vascelli, grandi e i i pio, dicono altri, non sì adopera-
piccoli; quelle dne specie divide- vano che zatfeie (veicoli o carri
"vansì ancora in biremi, Iriretìrìi
,
piani di legni collegati insieme, che
quadrii'emi e qiiinquìremi, secon- vanno nelle acque come a nuoto),
do il numero degli ordini dì re- piroghe (barchette de* selvaggi a-
mi e dì rematori che vi si appli- mericani fatte dì un tronco d'al-
cavano ; Polibio pel primo descris- bero scavato), o semplici barche.
se !e nari de'romani, che in prin- Le prime rozze barche non erano
cipio abborrirono la marina. Os- se non che schifi deboli e leggeri,
servano alcuni, massime gli storici che si condiicevano a remi, chia-
dell'antica marina, che per le na- mandosi ora schifi le più piccole
vi da guerra si faceva usò piut- barchette per cui dal vascello o
tosto di remi che non di vele, e nave si scende a terra, appellate
che all'opposto le navi mercanti- pure lancie. Alcuni affermano che
li o di trasporto, sì facevano viag- le prime navicelle furono costrut-

giare piuttosto a vele che non a ; te sul modello degli uccelli che
remi. Tra le flotte di cui si fa teggonsi nuotare al disopra delle
menzione nella storia moderna, la acque, é certamente si trova nel-
più celebre dìcesi quella che Fi- le barche in generale qualche idea

lippo II avea disposto durante lo di quella forma, perchè tutte pre-

spazio di tré anni nel Portogallo, sentano una convessità al disotto,


a Napoli e nella Sicilia, affine di e una convessità al disopia , che
detronizzare la regina Elisabetta; tiene il luogo dello stomaco e del-
ma benché nominata V ìmdncihìle, l'addome degli uccelli, e il collo,
a suo luogo dicemmo la funesta sor- la testa e il becco danno l'idea
te di essa, e come andò a vuoto la della prora eh* è la parte dinanzi
spedizione. Nei bassi tempi, massi- della nave, opposto di poppa eh'
me ne'mari del Levante, i vene- la paite deretana delle navi; co-
ziani, i pisani, gli amalfitani, ì ge- me la coda somministra la figura
novesi, Spedirono assai numerose e l'idea della poppa col timone,
flotte; e le più grandi flotte o ar- il quale è quel' legno mobi-le, con
mate navali, che si resero celebri cui si governa il moto della nave,
ne* secoli XV e XVI, furono per e Serve di guida. Il moto altresì

lo più formate o ingrossate da va- dei piedi degli uccelli acquatici ha


scelli delle potenze italiane. potuto facilmente fornir l' idea dei
Le barche più antiche, dicono remi, che a somiglianza di quelli
alcuni scrittori, non furono pro- de' palmipedi si sono fatti più lar-
babilmente se non che tronchi" di ghi ad una delle estremità. Inol-

albero scavati, o forse ancoia ta- tre si prefende che Dedalo in-

vole o tronchi d'albero galleggian- ventasse le vele, allorché tentò di


ti,su le quali gli uomini si affi- fuggire dall'isola di Greta, e che
darono alle onde. Sembra altresì col mezzo di quelle egli attraver-
che molte nazioni più antiche fa- sasse la flotta di Minosse re del-
cessero uso di battelli composti di l' isola, senza che ad alcuni riuscis-
verghe flessibili, alle quali colléga- se arrestarlo . Si fecero ancora
MAR MAR 19
lìarclie iH luoio, e le iisaiOTio certi gnifìcai'e ì bastimenti grandi che
popoli dell' Indili, e Cesare le ordi- hanno tre alberi con piò ordini
nò a'suoi soldati nella spedizione di vele, per trasportar mercanzie
d' Inghilterra. I babilonesi andava- o armati per servizio dello stato
no per rEulVale in barelle di euoio e della guerra; questa specie di
di figura rotonda. Di cuoio e di otri navi sono chiamate anche navi
congiunti furono fabbricati de'pon- grosse. Di mano in mano
che la
àì per trapassare le armate, e gli u- navigazione si eslese e diventò più
sarono pure i romani, i quali ebbe- frequente, si perfezionò la costru-
ro il Collegio degli ulriculari , che zione delle navij si fecero queste
erano persone che facevano le di più grandi dimensioni, è fu d'uo-
barche e ponti con
i otri per ser- po allora di maggiore mano di
virsene ne'fìumi e nel mare. JN'oii opera, e di iin artifizio maggiore
conoscendosi chi pel primo abbia per muoverle e per guidarle. Non
costruito navi, l>isogna riguardare si lardò a riconoscere l'utilità che
forse per la prima l'arca di Noè, trarre potevasi dal vento per faci-
di cui Dio stesso indicò le dimen- litare e rendere più veloce il corso
sioni e diverse proporzioni, il mo- di ima nave, e si trovò l'arte di
do di costruirla e di renderla im- valersene col mezzo degli o alberi
penetrabile alle acque. Si può cre- antenne e delle vele alcuni sono :

dere tuttavia che alcune orli fos- di avviso, che il nautilio papira-
sero già praticale dagli antidilu- argonau-
ceo, detto dai naturalisti
viani, perchè Dio ordinò a Noè ta argo, non
anche nel
e raro
di fabbricare quella nave di legni Mediterraneo, abbia dato il primo
levigati, di formarvi diverse came- r idea della vela applicabile alle
re, con finestra e tetto: ciò fa ri- navi, poiché quel testaceo manda
tenere che cognizioni edificatorie si fuori dal suo nicchio una specie di
conoscessero. In progresso di tem- vela o cartilagine o membrana,
po, divenuto generale l'uso delle la quale gonfiata dal vento. Io
navi presso lutti i popoli, «e ne trasporta rapidamente a grandissi-
costruirono di varie sorti, di varie me distanze. Opinano alcuni che
grandezze e materie, e l'arte della le navi de'fenicii fossero somiglian-
costruzione navale, straordinaria- ti in parte alle galee, cioè navi-
mente estesa e ingrandita, giunse gassero a vela ed a remi ; facendo
a fabbricare moli galleggianti, sor- uso delle prime se il vento era fa-
prendenti per la loro grandez- vorevole, e dei secondi durante le
za e solidità, e destinate fin an- calme e quando i venti erano con-
che agli usi di guerra. Sarà sem- trari. I greci fecero progressi nel-
pre oggetto di meraviglia^ il con- l'architettura e nella costruzione
siderare, come su barche si tras- navale, dopo che Giasone fece co-
portassero in Roma, specialmente struire' una nave che per la sua
dall'Egitto, moli di un peso straor- grandezza e corredo superò tutte
dinario, come gli obelischi che tut- quelle che eransi fino allora vedute,
tora ammiriamo. all'oggetto di penetrare nella Col-
Nave è vocabolo che significa chide cogli argonauti, per la con-
propriamente ogni legno da navi- quista del vello d'oro. Presso i

gare, ma più spesso si usa a si- ffreci e i romani vi furono due


--

30 MAR MAR
sorta di navi, le Une destinale al vò e riformò totalmente, cosicché
traflGco, mercan-
al liaspoi^to delle a grado a grado si venne dalle
zie, de* viveri e delle Iruppe, e que- epoche più remole, e dalla costru-
ste, cbiamavansi navi da carico, zione navale de' tempi antichi, a
naves oncrariaej le altre alle sol- quella che oia si adopera e si
tanto alla guerra, o adoperate a ammira. Nel passato secolo si è
queir uso, dicevansi lungae navesy stabi li la tra diveree nazioni una
naVi lunghe, e questo nome si per- emulazione attiva per la migliore
petuò in Italia, e si mantenne an- costruzione de'vascelli, dal che è
che ne' tempi di mezzo e sin qua- risultato un perfezionamentoche
si al passato secolo. Si pretende altre volte si sarebbe giudicato im-
/òhe presso i romani queste navi possibile. Si narra che le antiche flot-

avessero realmente un notabile pro- te de're sassoni erano tutte com-


lungamento, a disti-nzione delle al- poste di scialuppe, ora battelli al
tre la cui forma avvicina vasi alla servigio delle navi, mosse da re-
rotonda o all'ovale. Le navi d'al- mi ; che il celebre vascello di En-
tronde erano aperte e senza pun- rico Vili, che passava in quei
te; esse non ayeano neppure alla tempi per una delle meraviglie del
prora que'rostri di bronzo che qua- mondo, sarebbe per noi appena
lificavano le navi da guerra, chia- un vascello di quarto ordine; che
mati anco speroni, ed erano pur una delle nostre fregate (
piccoli
di ferro e di rame. Con nati gui- navilii da remi tempo,
nell'antico
dale da remi e vele, benché ma ora sono vascelli da guerra alquan-
Jamenle costrutte e debolmente to minori di una nave da linea )
munite, sì fecero tuttavia lunghis- di prima forza e grandezza, supe-
simi viaggi; gl'italiani navigatori riore riuscirebbe a tutti i migliori
si spinsero sino alle Indie orienta- vascelli dèir Inghilterra che fab-
li, e gli scandinavi sino neirAmeri- brica vansi a' tempi della regina
ca* L'invenzione della bussola, della Elisabetta; e finalmente che ciascu-
quale parlammo all' articolo Amal^ no de'vascelli di 74 cannoni di

fi(Vedi) ed altrove, strumento che tiuova costruzione, è di molto su-


serve a indicare la tramontana, e per periore a quello ch'erano i vascel-
conseguenza a ritrovare i luoghi li di pi-imo ordine nel secolo XVI 1.
ove uno si trova, e specialmente Il nome poi di Èattello navi-
a dirigere il corso delle navi, e cello, o piccola nave, v. for^e fissai
quella poscia delle artiglierie por- più antico di quello che comune-
tarono grandissimi cangiamenti nel- mente* si crede, e se ne fecero an-
la costruzione navale, arrischiando- cora con macchine meccaniche per
si colta guida dell'ago calamitato diversi usi, ma la più celebre e
o magnetico i navigatori a piìi più utile è quella de' battelli a va-
lunghi viaggi, e renduto essetìdosi pore, motore divenuto ogj^i di uso
necessario in appresso il rafforzare universale: sono, pochi anni che a
grandemente i vascelli, onde capa- Manchester si costruiscono molti
ci fossero di sostenere pesi assai bastimenti di ferro destinali alla
maggiori, e l'urto de'colpi di can- navigazione di lungo corso; la lo-

none; quindi fiorendo le arti e le ro coslruziono è della massima sem-


scienze, anche la marina si ri uno plicità, e molti ne sono i vantag-
.

MAPl MAR 21
gi. L'rdea di applicare l'azione del teva in movimento due ruote ap-
vapore per fiir camminare delle plicate sui fianchi della nave. Do-
navi, ha dovuto nascere colle pri- po la morte di Carlo V, il Garay
me notizie dell'esistenza di questa non avendo pih trovato alcun pro-
mirabile fòrza. Nel i663 il mar- tettore, la sua scoperta rimase di-
chese dì Vorcester fece conoscere menticata durante alcuni secoli
l'ideamadre della macchina a va- Aggiungeremo a gloria del nome
pore, inun modo però enigmatico. italiano, che il eh. Rambelli nelle
Quindi nel lySy Giovanni Ilulls sue Lettere intomo invenzioni e
di Londra pubblicò la descrizione scoperte italiane, a p. gS e seg.,
di un battello a vapore per far parlando delle macchine a vapore,
rimorchiare le navi. Inutilmente discorre del romano Giovanni Bran-
pei' moltissimi anni si cercò in ca, che nel 1628 pubblicò in Ro-
Francia, neli' Inghilterra e nella ma un' opera, con la quale tentò dì
Scozia di effettuare i disegni di applicare in grande la potenza e-
Ilullsj ma sì bella ed utile con- spansiva del vapore a degli ogget-
quista era ri serbata al celebre mec- ti utili; e del toscano Serafino Ser-
canico americano Roberto Fulton rati, il quale verso il 1787 fu il
della contea di Lancastro tìellà primo non solo ad immaginare,
Pensil Vania , il dimorando
quale ma eziandio a porre ili corso sul-
nel i8o4 in Parigi, Occupato ad l'Arno un battello a vapore, per
arricchire la Sua mente di titili cui si diminuisce la gloria di HuIIs
cognizioni, e protetto da Living- e dì Fulton, non che di Giacomo
tou plenipotenziario degli Stati Uniti Vatt che fu l'inventore delle mac-
presso il governo di Francia, pro- chine a vapore in Inghilterra nel
seguì il Suo disegno d'impiegare la 1796. L'America pose in opera per
potenza prodigiosa del vapore ad la prima questo ramo importante
agevolare la navigazione, con tutto d'industria commerciale; l'Inghil-
quell'ardore da cui era animato. terra prontamente imitò la sua ri-
Nel r8o5 il suo primo espe-
fece vale d'oltremare, e la Francia non
rimento con un piccolo battello di tardò a mettersi in relazione con
cuoio sulla Senna, dopo di che or- esse. In seguito gli altri stati in
dinò in Inghilterra una gran mac- un all'Italia adottarono le navi e
china a vaporò, e recossi in Ame- i battelli a vapore. Queste macchia
rica per far preparare le navi che ne che navigano in lutti i mari,
dovevano riceverla, con perfetta e che affrontano egualmente i ven-
riuscita. La Spagna Volle pure ri- ti e le tempeste, avvincono gl'im-
vendicare l'onore di avere inven- peri e il mondo, e rendono ogni
tato i battelli a vapore, poiché nel giorno le comunicazioni più facih
1543 Blasco di Garay capitano di e più frequenti. Popola oggi il
nave, propose Carlo V di far
a Mediterraneo e l'Adriatico una fa-
camminare yna nave senza remi miglia di battelli a vapore d'ogni
e senza vele, ed essendo la prova forza e d* ogni dimensione, che
felicemente riuscita fu generosa- tagliano le acque in tutti i sensi,
mente ricompensato. Quell' appa- s'incrociano, si passano da costa,
recchio consisteva in una caldaia e come due amici che s'incontra-
d'acqua bollente, il cui vapoi'C mct- no sullo stesso sentiero^ pur quasi
22 MA.R MAR
YOgliano stendersi una mnno tra rial.) quod est: Praefcrtus nava-
loro, monile due legni a vele slu- liitni^ f/tti dicitur Snngnri : in trxlu
tliano da lungi la loro direzione, Ccncii §seq. exhihendo, legit, (jni di-

e come più si avvicinano, piti si citur Dilungaris. Conjiciendum hiuc


afTalicano ad allontanarsi. Anche i romanos dilungnris laicos viros fuis-
fiumi sono popolati da legni a va> se,quos et Navales dicerent, seu
pore, ed il Tevere lo è pure. per navnlilms praesidentes ". Neil' ordine
provvidenza di Papa Gregorio XVI. del canonico Benedetto, fiorito nei
Delle forze marittime, e delle cose primi anni del secolo XII, si legge
principali riguardanti la marina che il Papa nel giorno di Natale tor-

delle principali nazioni, ne faccia- nando in cavalcala dalla ba.silica

mo menzione ai loro articoli, laon- Liberiana ol patriarchio, intorno al-


de qui solo permetteremo alcu-
ci la andavano
processione dirun- i

ni cenni sulla marina pontificia. gari due prefetti navali, quali


e i i

Incominciato il dominio tempo- si denominavano anch'essi con ba-


rale della Chiesaromana nei primi stoni nelle mani vestiti di piviale
anni del secolo Vili, in progresso come i giudici. Nell'elezione poi
i Pontefici, come si dice all'articolo del nuovo Papa, nella cavalcata che
Milizie pontificie [Vedi), quali so- avea luogo, seguivano i bandoneri
vrani dovettero armarsi per difende- coi dodici stendardi rossi , i due
re i armare il litora-
loro dominii, ed- prefetti navali vestiti di piviale,
le per difendere le coste, massime dai poi gli scrinari e gli avvocati, come
pirati e corsari, e talvolta dai tur- narra Cencio Camerlengo ,
poscia
chi. Neir849 s, Leone IV si portò Onorio III. Nell'ordine romano XII,
ad Ostia con un esercito, e con presso Mabilloti, Mus. Ital. X.\\,\).
battaglia navale e terrestre disper- 170, praefecluf! navali, qui dici-
se l'armata de' saraceni, che volea- tur Sangari^ avevano per presbi-
no saccheggiare la basiUca vatica- terio due molequini e quattro
na, facendone molti prigionieri. Nel soldi. Nell'anno 1046 per la be-
secolo XI vedendo Benedetto Vili nedizione di Clemènte II, e coro-
che spesso i saraceni assalivano i nazione di Enrico III e dell'impe-
lidi dello stato della Chiesa , nel ratrice Agnese, questa fu accom-
1016 radunato copioso esercito, li pagnata dal prefètto de' navali e
attaccò ne* mari di Toscana, e ri- dal secondicero de' giudici. Nelle
j>ortò compiuta vittoria. Negli anti- descrizioni de' possessi de' l*api ab-
chi ordini romani sono spesso no- biamo: in quello del i i43 di Ce-
minati i prefetti navali. Il Moretti, lestino II v'intervenne praefecli na^
De ritus dandi presbyterium, p. 2 1 7, valij ed ebbe il presbiterio. In quel-
parlando di quello che davasi ai lo del 127 2 di Gregorio X, duo
dilungari dai Papi, e consistente in praefecti navales induti pluvialihus.
otto soldi, ecco quanto dice sui pre- In quello del i4o6 di Gregorio XII,
fetti navali. » Apud Luitprandum praefecti dande navales duo in or-
Ticinensem, cap. 5, lib. 3, Histor. natissinw pracferuntur cultu, ut in-

ìegalionis ad. Nicephorum Pliocani, telligas' eie. Nel i5i3 pel possesso
Delongaristis ploas dicitur ille, qui di Leone X, ebbero il presbiterio,
navigantibus praeeral ,
Chartaritis praelntl et alii omnes usqae ad
(p. 98 Syllabi advocator. cotiiisto- pratfcclos navales unum ducatuui
,

MAR MAR 23
cL unum j'ulhimj nella cavalca fa e nel fermo intendi mento di far
iuceclerono Uopo il sagiisla, e pri- guerra ai turchi per toglier loro Co-
ma degli avvocali concistoriali, ve- stantinopoli (Fedi), da essi conqui-
stiti di colla o camice e piviale al- stato, dopo aver eccitato i principi
l'apostolica, cioè con il braccio drit- cristiani a prendere le armi, allestì

to scoperto. un'armata navale di sedici galere


Apprendiamo dal eh. monsignor che spedì nell'oriente contro i tur-
Costantino Borgia già cameriere chi, sotto il comando del valoroso
segreto Gregoiio
partecipante di cardinal Lodovico Scarampo Mez-
XVI e del regnante Pio IX, ora zarota, col titolo di legato aposto-
ponente di consulta , nelle sue lico e generale della crociata. Coa
importanti Notizie biografiche del questa flotta iì fecero alcune con-
cardinal Stefano Borgia suo pro- quiste sugli ottomani, e si difesero
zio, che facendo questi delle corse le isole di Rodi, di Cipro, di Mi-
nelle spiaggi e del Mediterraneo e tilene e di Scio : abbiamo una me-
dell'Adriatico, avea raccolto un te- daglia colleffigie di Calisto III ia
soro di cognizioni per un'opera che mitra e piviale^ e nel rovescio la
avrebbe dovuto veder la luce se la flotta in mare coH'epigrafe : hoc vo-
morie noi rapiva prima di porvi VI DEO, e nell'esergo: ut fidei ho-
l'ultima mano e nel punto che
, STES PERDEIiEM ELEXlT ME. .Il dì IuÌ
slava per divulgarla. Il titolo di immedialo successore Pio II , ere-
quest' opera era : Istòria nautica ditandone lo zelo per combattere
de domimi pontificii , in due «vo- i turchi e frenarne l'orgoglio, si por-
lumi ,il primo de' quali portava tò a Mantova {Fedi), vi tenne un
l'iscrizione La spiaggia deW Adria-
: generale congresso con tutti i prin-
tico; e l'altro: La spiaggia del Me- cipi cristiani, e con essi stabilì la
diterraneo. Queslo lavojo avrebbe crociala contro i nemici del nome
servito d'immenso vantaggio in un cristiano. Dopo aver fatto Pio II

argomento quanto rilevante, altret- le cose narrate al citato articolo


tanto poco conosciuto, poiché ave- Costantinopoli, nominò il suo pa-
va raccolto dagli archivi di molte rente cardinal Nicolò Fortiguerri
ciltà e. comuni ottocento documenti generale delle galere pontificie, che
inedili relativi alla navigazione degli il Papa avea fatto fabbricare nel
stali pontificii. Eugenio IV per di- porto di Pisa coli' ordine di con-
fèndere r isola di E-odi contro i durle ad Ancona, ove si portò Pio
turchi, vi maiidò alcune galere in II per sabre sulle navi ed in per-
soccorso , come narra il Rinaldi sona partire colla crociata, per ani-
all'anno i434> ww^"- 20. Nicolò V mare in tal guisa tutto il mondo,
per difendere Costantinopoli da è togliere ogni pretesto a quelli che
Maometto II, armò dieci galere a pretendessero di scusarsene. Immen-
sue spese, ma vi perirono colle ve- so fu il concorso in Ancona ,
per
nete ed aragonesi : ne avea fatto co- vedere singoiar spettacolo d' un
il

mandante l'arcivescovo di Ragusi. Papa alla testa d'una crociata na-


Il primo Papa che propriamente vale, il quale fece incontrare il col-
ebbe la gloria di pone sul mare legato doge veneto dalle sue galere
una flotta, fu Calisto 111 spagnuo- con cinque cardinali. Ma la morte
lo. Eletto egli nell'anno i45j»> che lo colpì a'i4 agosto i4^4; ^^
a4 MAR MAR
impedì rcffeltuazione il cardinal ; scrive il Chioccarellò nel Calalof^o
Hoderico Borgia nipote di Calisto dtgli arcivescovi di TiapoU, p. 288.
HI, e poi anch' egli Pontefice A- 11 Novacs narra invece che il car-
lessandro VI, aveva promesso per dinale fu celebi'o per perizia mili-
questa crociata una galera tutta tare, laonde deputò le-
il Papa lo
fabbricata a sue spese. Giovanni galo per comandar con- la flotta
Simonetta, Ber. gest Francìsc. Sfor* tro gì' infedeli, concedendo indul-
tiae lib. XXX, presso il Muratori, genza ai ciociati. Dice inoltre che
Rer. ital script, t. XXI, col. 764, la flotta si compose di centoquat-
lasciò scritto che Pio li non sa- tro galere, fra le quali diecìolto e-
rebbe mai andato in oriente, ma rano della santa Sede, trenta del
che da Brindisi sarebbe tornato in re di Napoli, e cinquanlasei dei ve-
lloma. Cristoforo del Soldo, nella neziani. Essendo le galere pontificie
sua Storia di Brescia, presso il sul Tevere [J^cdi), vicino alla basi-
Muratori t. XX, col 900, afferma lica di s. Paoloj Sisto IV dopo la
che Pio li partì per Ancona con processione del Corpus Domini, vi

animo non di portarsi a. far la guer- si portò a benedirle solennemente


ra ai turchi, ma sì per conquistar ( nel Rituale ronianum, vi è quello
quella città che allettava una spe- sulla Benedictio novae nnvis), mon-
cie di libertà, e poi darla ai fio- tato sulla galera capitana, come
rentini, come con essi e col duca scrive il cardinal di Pavia epist. ,

di Milano avea concordalo. L* uno 449- Con questa armata fu presa


e l'altro però smentisce chiaramen- e saccheggiata Smirne. Sisto IV e-
.

te il veridico e. contemporaneo car- sentò Ferdinando re di Napoli dal


dinale Ammannati detto di Pavia ,
tributo dovuto alla Chiesa romana
che di tutto fu testimonio oculare; per quel regno durante la sua vita,
siccome ancora Francesco Fi4elfo e coU'obbligo di difendere con galere
Mayero, *i quali per rampognale le spiaggie dello stato ecclesiastico
questo Pontefice, osarono di affer- dai corsari. Altre cose fece Sisto
inare, che non conveniva a Pio II IV in favore del cristianesimo per
l'essere comandante di questa ar- difenderlo dai turchi, e si propose
inata, mentre, commessi dicono, non di fare un'armata marittima di ven-
fu data ai ministri della Chiesa ticinque galere, per unirla alla na-
quella spada, cioè la podestà delle poletana che dovea essere di qua-
armi. La qual cosa quanto sia fal- ranta ; a tale effetto spedì a Ge-
sa, tra gli altri lo dimostra il sul- nova per legato il cardinal Giam-
lodalo cardinal* Borgia nelle Meni. battista Savelli, perchè facesse l'ar-

stor. di Benevento^ par. Il, p. 2 5, mamento navale, e per ottenere dal


e noi ih parecchi luoghi. senato una squadra di galere per
Anche Sisto IV molto operò per là ricupera di Otranto. Siccome la

reprimere i formidabili progiessi dei marina pontificia fli per lo più


turchi; nel 1472 spedì legato con- composta di galere, diremo qualche
tro gli ottomani il cardinal. Olivie- cosa su questa specie di legni.
ro Caraffa, il quale come ammi- Galea o galera fu il primo de' ba-
raglio condusse a combatterli con
si stimenti latini, o forniti di vele la-
una flotta dì novantotto galere, tine, dal quale derivavano gli altri di

sebbene con infelice successo, come questa specie. Portava la galera ses-
MAR MAR 25
santa remi per parte, fra mezzo ai niente in Italia, di mandare in ga-
quali eiavi un passaggio , die si lera, cioè condannare i malfattori
cliiauiava corsìa, e serviva di co- al lavoro forzato di remar nelle ga-
municazione dall' indietro al davan- lee, portò che il nome di galea
ti. Gli antichi scrittori italiani fe- passò a quella specie di pena o di
cero sovente menziono di galee di condanna, e galeotti o forzati fu-
corsari, di galere tunisine, di ga- rono chiamati i condannali a tal
leoni e di galee sottili. 1 francesi pena. La pena della galea fu pure
chiamarono galera un vascello a in uso presso i greci , e -presso i
remi che avea ventìcinque o trenta romani il servizio delle triremi fu ri-
banchi da ciascun lato, e (j.ualtro, servato agli schiavi. In Francia la
cinque o sei rematori a ciascun pena di galea non è molto antica,
banco. Alcuni ne fauno derivare il ed incominciò verso la metà del
vocabolo dal ìaiìno galea che signi- secolo XVI.
ficaelmo, perchè dicesi chxj i ro- Di Alessandro VI e Giulio II che
mani ponessero la figura di un el- posero i successori in istato di fi-

mo su la prora delle loro triremi, gurar nel mondo come sovrani an-
alle quali si sono fatte succedere le che potenti nelle armi, poco si parla
nostre galee. Alcuni prelesero che delle loro forze marittime. Bensì
il vascello ammiraglio della flotta Giulio II pubblicò la bolla Ro-
degli argonauti, chiamato Argo, fos- vianiis Pontifex pacis^ de'24 feb-
se una specie di galea, e fu la pri- braio i5og, Bull. Rom. tom. Ili,
ma "nave di (Quella forma che usci par. I, p. 3 1 o, prohibilio occUpan'
dai porti della Grecia. Scaligero di bona naiifragantia in locis ma-
dice, prima trireme, ch'egli
che la ris S. R. E. ebbe ga- Leone X
interpreta per una galea a tre pia- lere armate, e nell'anno 1021 or-
ni di rematori, fu costruita a Co- dinò alle galere pontificie di u-
linto. Marsiglia ebbe galee in mare nirsi alla flotta di Carlo V, per
sino dai tempi di Carlo IV. Cele- la guerra di Lombardia. Nel i5i'2
bri si resero in Italia per le loro fu eletto a successore Adriano VI>
ardite e gloriose imprese , massime dimorante allora nella Spagna, che
contro i barbareschi, le galee to- avutane notizia fece allestire delle
scane, quelle de* cavalieri di s. Ste- navi, nominò capitani radunò uà ,

fano, le pisane, genovesi e de' ca- esercito, ene fece generale il conte
valieri gerosolimitani. In appresso d. Ferdinando de Andrada. In que-
i veneziani ne accrebboo di molto sta congiuntura d. Ignigo Velasco
il numero, ne variarono la forma e lammiraglio di Castiglia d. Fre-
e la grandezza, e queste galee for- derico esibirono al Papa quattro
marono la forza principale delle galere. Con gran seguito fece la na-
armate navali adoperate contro i vigazione dalla Spagna ad Ostia ,

turchi. In Francia il generale co- e fermandovisi la flotta, Adriano


mandante delle galee era uno dei VI colla corte e le milizie si portò
grandi corona ; nel
offiziali della . a Paolo per entrare
s. in Roma.
i528 era certo Pregeut di Bidou- Quando Clemente VII nel i533 si

se: Luigi Xy nei 1748 riunì il recò ili Marsiglia sulle galere fran-
corpo delle galee a quello della cesi, all'uso de' Papi antichi che nei
mariila. L'uso assai aulico, spccial- viaggi si facevano precedere dalla
:k6 MAE MAR
ss. Eucaristia j questa nella piiina Inoltre s. Pio V conferma al le di
galera ol•diu^ che tii collocasse. Pao- Spagna l' indulto concesso da Pio
lo 111 nel i545 islituV l'ordiue dei IV, pel mantenimento delle galere
cavalieri Laiirctani [P't'di)^ per di- destinate alla guardia delle piazze
iendere dai corsari Io «piaggio della marittime d' Italia. li di lui sue*
Marca d'Ancona e il gantuario di cessore Gregorio XIII , all' ordine
Loreto: a Paolo III si deve pure militare ed equestre de' ss. Mauri'
rereziotuì deirallro ordine militare zio eLazzaro (Fedi)y impose l'ob-
ed equestre di s. Giorgio (Vedi) bligo di fornire due galere armate,
in Ravenna, per la difesa delle spiag* ad ogni richiesta della marina pon-
gie dell' Adriatico contro i turchi. tificia ; e per aver fortificato il li-

La maggior gloria del governo di torale dello stato ecclesiastico per


s. Pio V fu la triplice alleanza da difenderlo dai corsari, fp coniata
lui couchiusa nel iSy i col re di Spa- dalla zecca pontificia una medaglia.
gna e colla repubblica di Venezia, Dopo avere Sisto V purgato lo

contro Selim 11 imperatore de' tur- stato pontificio da' malviventi, affi-
chi. La poderosa flolta degli alleati ne di liberare dai corsari le spiag-

che vinse la strepitosa battaglia na- gie del litorale ecclesiastico, fece
vale di Lepanto, avea dodici gale- labbricare dieci galere ben corre-
re pontifìcie, oltre altre navi pic- date, e per dotarle stabilì colla co-
cole e grandi, con mille cinquecento la quanta, de'23 gennaio
stituzione
uomini, di cui era comandante ge- r588, un armuo assegnamento di
nerale capitano e luogotenente ge- scudi centoduemila e- cinquecento,
nerale della léga d. Marc' Antonio ripartiti alle seguenti provincie sog-

Colonna, cui il Papa decretò gli gette alla santa Sède, e persone che
onori del trionfo nel suo Ingresso diremo. Marca, Romagna, Umbiia,
in Roma [Fedi). Ne parlammo anco Bologna e popolo romano, scudi
in altri luoghi, coiTve a Milìzia ed a dodicimila per cadauno; altrettaiilo
Colonna Fanìi^lìay ove si disse della le beneficiali , cattedrali e chiese
colonna rostrata d' argento, offerta vescovili ed arcivescovili. Patrimo-
alla chiesa d'Araceli. 11 Catena nella nio scudi 5874> Campagna scudi
Fila di s. Pio F, a p. 355 e seg. (il26, Ancona e Fei :no snudi 1800
ci diede il nome delle galere e dei per ciascuna, Ascoli e Fano scu-
capitani che. si trovarono a tal coni* di 12000 per ciascuna, Benevento
battimento : quello delle galere pon- scudi 5ooo, sensali di Roma scudi
tificie eccolo. Fano capitana. Vit- 35oo, ed oiIicio.de' revisori scudi
toria, Grifo4)a, Pisana, Fiorenza, s. 4ooo. Dipoi nel i^Hj istituì «una
Maria, S. Giovanni, iioprana, Pa- congregazione cardinalizia, chiamala
drona, Serena, Reina e Toscana. • nasale, per presiedere alla fabbrica
Si hanno tre medaglie pontilieie delle galere e alla marina pontifi-
celebranti questa spedizione, in cui s^ cia, al modo detto nel vob XVI,
vede l'armata navale pn parala con- pag. 1^6 del Dizionario. Nominò
tro i turchi, e la medesima che gui- quindi prefetto delle pontificie ga-
data dall'angelo disperde la flotta lere il cardinale Ugo Verdala fran-
turca, in due diverse rappresentan- cese, gran maestro dell'ordine ge-
ze; oltre ultra medaglia per la detta ros<j limita no. Inoltre Sisto V "el
alleanza, tutte cou motti allusivi. 1590 fece legalo delle poutificic ga-
MAR MAR 27
Jere il cardinal Domenici Pinelli ,
Pontefice. 4- Si darh tratta o in
il quale si distinse 'in vigilanza, in- Sicilia o nello stalo ecclesiastico per
trepidezza e valore, con aver da- il grauQ che consinnano. 5-^ Si da-
to più d'una voltq la rolla 9 pa- rìi un certo assegnamento di dena-

recchi legni turcheschi. A nìeitioiia ro, da pagarsi nel tempo che con-
di (jueste cinque galere nel i58t:J verrà. 6.° Si concederà che porti-
furono coniate due medaglie ove , no lo stendardo della Sede aposto-
si vedono in niare, una coli' epi- lica, ogni volta che non vadino in
grafe: FOELix PRAESIDIUM, l'altra col corso. 7." Dovranno le dette galc.-re

l'iscrizione terra mari securitas. 11 tenersi bene in ordine per li sei

Pontefice Gregorio XJV del iSgo, mesi di aprile, maggio, giugno, lu-
dichiarò il suo nipote Francesco glio, agosto e settembre. 8.** Do-
Sfondrali, marchese di Montafìò, vrà chi le comanderà lasciarsi spes-
governatore di Castel s. Angelo e so vedere ne' mari della Chiesa per
generale delle galere pontificie. Nel difendere la spiaggia lomana dai
possesso che prese Leone XI nel corsari, ed almeno ne' n)esi di giu-
ì 6o5, dopo i camerieri segreti sos- gno, luglio e agoslo lasciarsi vedere
tenitori dei cappelli papali , tra due volte in delti mari ed a Ci-
buon numero di cavalieri cavalcò vitavecchia. 9.° Dovranno dette ga-
il marchese Malaspina generale del- lere ad ogni richiesta di Nostro Si-
le galere pontificie^ seguito dai ca- gnore essere pronte per servirlo do-
porioni. ve comanderà, io." Che rivolen-
ÌSAV Istoria della sacra religio- dole sua Santità, si debhano ricon-
ne gerosolimitana di Dal Pozzo, t. segnare, ben condizionate con ciur-
I, p. 49^', si legge che Paolo V me e munizioni, nello slato e mo-
nel iGo5, ad oggetto di accrescere do che si consegnano. 11 cardinal
le forze di tal benemerito ordine, Cesi comunicò il progetto e con-
e sgi avare a un tempo la camera segnòi capitoli al commendatore
apostolica di glossa spesa, risolvet- Mendes anjbasciatore tleila religio-
te di commettere alla medesima re- ne il,quale tosto li trasmise al
ligione il governo e mantenimento gran maestro dell'ordine, e l'avvertì
delle cinque galere pontificie, nella di molte cose essenziali per la di-
Torma ch'essa teneva te proprie, me- rezione dell'affare; e fra le altre,
diante alcuni patti e condiz/oni, per che nel discorrere col cardinale del-
cui il cardinal Bartolomeo Cesi, con la quantità precisa circa l'assegna-
la consulta di alcune esperte per- mento del denaro, avendogli asse-
sone, fece distendere i dieci seguenti rito che la spesa delle galere della
capitoli. I." 5i consegneranno cin- religione ascendeva un anno per
que galere con gli schiavi, forzati, l'ai Irò a dieciotto in venti nida scu-
artigliere (di quelle della marina di per ciascima, se n'era mostrato
j)ontificia ne parla a Mili-
se sorpreso. E che l'assegnamento do-
zia ) ed altre munizioni necessa- vendp essere sopra la camera apo-
rie. 2." Si daranno ogni anno tutti stolica avrebbe forse palilo delle
,

i condannati in galera dello stalo difficoltà nelle esuzioni. Fu il ne-


ecclesiastico per mantenimento di gozio portato dal gran maestro al
esse. 3." Si farà che abbiano tutte consiglio, e si deputarono tre com-
le eseui^ioui che godono sotto il missari acciò col reggente della can-
a8 MAR MAR
celici io esani inassero e ponderassero luto delle galere Innocenzo X glie-
bene ciò che conveniva fare. Però lo tolse con un breve apostolico
alla relazione loro, considerando nell* ultima sua infermità, indi
che 'il governo di delle galere ben glielo restituì prima di morire.
polea riuscire di gr?uido onore, ma Innocenzo X fece presidente delle
d' allrelUmlo incomodo e aggravio armi, come scrivono Cardella e
all'ordine, non fn stimata l' olFerta Novaes, il chierico di camera Jaco-
né spediente, uè profìcua ^ per cui po Fransoni, indi nel iG54 '^
Paolo V rivocò il trattalo. Urba- nominò tesoriere generale, colla
no VII! nel 1642, temendo qual- soprintendenza delle galere e for-
che invasione dei collegati del duca tezze marittime dello stato, poscia
di Parma nelle parli marittime del- anche prefetto generale di tutte
lo slato ecclesiastico, richiese in suo le milizie e del Castel s. Angelo.
aiuto le galere dell'ordine di Malta. Nella guerra di Candia che i ve-
J'er lo spirito di ncuUalità, l'ordi- neti sostenevano contro i turchi,
ne procurò scusarsi, allegando quan- Innocenzo X prestò soccorso col-
to fece Clemente VII, che nel sacco le sue galere. Nel suo pontifica-
di Roma si astenne invocai* il soc- to, e nel 1646 fu ristampata la
corso de' cavalieri, sebbene dimo- Relazione dflla corte di Roma del
ranti in Viterbo, per non compro- cav. Lunadoro. A pag. 29, del ge-
mellerli, e che Paolo III collegalo nerale- delle galere di sua Sanlìtàf
con Carlo V contro i turchi, aven- si legge: » Sua Santità dichiara il

do richiesto all'ordine che unisse le generale delle galee con suo breve,
sue alle galere pontifìcie, accettò le dandogli il solito giuramento, come
scuse perche. coi turchi andavano danno tutti gli altri otfiziali mag-
unite le galere di Francia. Urbano giori innanzi a monsignor tesorie-
Vili non volle udire scuse, dichia- re generale , con provvisione di
rando non volersi servire delle ga- trecento scudi al mese, ù soldo
lere contro i principi cristiani, Ort^ per dodici lancie spezzate. Il ge-
de la religione inviò tre galere a nerale fa un luogotenente con
Civitavecchia. èua patente , e gli fa dare di
Innocenzo X appena assunto al provvisione cento scudi al mese,
pontificato nel i644> dichiarò il e soldo e razione per quattro lan-
suo nipote Camillo Pamphilj gene* cie spezzate. Tutti i capitani di
rale deiresercito papale, il quale galea, il capitano di fanteria e
fu il primo ad introdurre in Ci- l'alfiere, stanno con patente del
vitavecchia la fabbricazione delie generale, colle solite paghe , come
galere, che pricua i Papi facevano anche il comito reale (0 coman-
costruire in altri porti ;
quindi lo dante della ciurma, soprintenden-
creò cardinale e sopraiutendente te alle vele del tiaviglio), l'uditore
dello stato ecclesiastico, dignità che e il notaro. Ma il provveditore, il

poi rinunziò per continuare la di- pagatore e il padrone di galea vi


scendenza nella sua famiglia. Nfcl stanno con patenti di monsignor
1645 Innocenzo nominò gene- X tesoriere generale , come ancora il

rale delle pouiifìcie galere il prin- nmnizioniere e lo speziale ; ogni


cipe d. Nicolò Ludovisi, marito di altra persona, come cappellano, uf-
sua uipote d. Costanza; il genera» fìziali, soldati , barbieri, marinari,
j .

.MAR MAR 29
cornili, soUo-comiti, corniti di mez- millo Rospigliosi, Generale di s.

za nia, piloti, consiglieri, dipendono Chiesa (Vedi)^ il quale spiegò lo


immediatamente dal generale, il stendardo coli' immagine del ss.
quale non ha facoltà de jure di Crocefisso. A Zante la squadra del
liberare uomini dalla catena, il che Papa si unì a quella dell'ordine
si spetta di fare alla congregazione gerosolim.itano di Malta, ed a quel-
della consulta, ma il generale al- la di Francia, incedendo la Reale
cune volte lo fìi di fatto ".. La pontificia in mezzo, quella francese
squadra navale creata da Sisto V a. dritta^ ed a sinistra la uìaltese.
in Civitavecchia, la fiibbrica delle Nel possesso del 1670 di Clemen-
galere incominciata in quella città te X Altieri, cavalcò in mezzo al
da Innocenzo X, fu seguita dal contestabile ed al proprio fìglio
bellissimo arsenale edificato dal suc' Gaspare capitanò generale e pre-
cessore Alessandro VII, il cui pro- fetto di Castel s. Angelo, il prin-
spetto si vede riportato in una cipe d. Angelo Altieri capilantu.t
medaglia per ciò coniala nel 1660, generalis trìremium pontifidar uni ^
coir epigrafe Navale CenlumceU. seguiti dal governatore di Roma.
Nel i656 la regina di Svezia Cri- Nel i68g Alessandro VIII fece il

stina si portò da Roma a Marsi- pronipote d. Marco Ottoboni ge-


glia sulle galere pontifìcie di Ales- nerale delle galere pontifìcie e
sandro Vn. Questo Papa soccor- governatore di Castel s. Angelo.
rendo i veneziani contro i turchi, Divenuto Pontefice Innocenzo XII,
mandò loro cinque galere pontifìcie, nel 1692 soppresse il generalato
comandate con titolo di generale delle pontifìcie galere.
da fr. Giovanni Bichi priore gero- Anticamente il- cardinal Camer-
solimitano di Capua, le quah col- lengo (Fedi) presiedeva alla mari-
la squadra di tal ordine si con- na, pontifìcia, navigazione , sanità
.
giunsero nel canale di Scio all'ar- marittima, Porti e Consoli [Vedi)
mata- veneta. Nel i658 il Bichi, ma. sulla marina ebbe poi subor-
che comandava pure la squadra dinata giurisdizione il generale del-
de'cavàlieri gerosolimitani, si licen- le galere. A questi succèsse il

ziò dai veneti e prese la volta di preiato Tesoriere generale [Vedi)


Italia. Pervenuto a Zante e con- col titolo di prefetto o commis-
siderando la poca fama che ripor- sario delia marina. Clemente XI
tava da una spedizione di tanto nell'anno 1706 concesse ai cavalieri
dispendio per la camera apostolica, di Malta, di far celebrare la messa
risolvè di tentare impresa dell'i-
l' sulle loro galere e fregate sul
sola di s.- Maura, nido de'corsarij mare nelle stesse navigazioni, pri-
che con galeotte grosse infestava- vilegio che si diceva già concesso
no mari e le spiaggie d'Italia ;
i da Innocenzo Vili Pio IV e .

ma simile sorpresa non riuscì il Sisto IV avevano accordato ai me-


bramato esito. Continuando la guer- desimi cavalieri l'uso degli altari
ra di Candia, Clemente IX tra i portatili, quando nelle loro annue
soccorsi che diede ai veneti conlio navigazioni contro gl'infedeli giun-
i turchi, nel 1669 mandò loro la gevano a terra. Sulle mésse nauti-
squadra delle galere pontificie, co- che o di navigazione vedasi Messa.
mandata dal fiatello bali fr. Ca- Noteremo che Benedetto XIV non
-

3o M AH 1^1 A R
solo che nelle galere tlì
concesse pel ti*ntiato di pace da lui conchiu-
Malfn si potesse celebmre la messa, so colle potenze africane, come pre
ma t'gunl privilegio accordò allo ga- giiulizievole al commercio e alla
lere pontificie nell'aprile i74''> col- sicurezza de' suoi sudditi e di tutfa
la costituzione Exponiy presso il suo l'Italia, per l'ammissione accordatji
Jìullario p. 162. Fra le me-
t. I, ai legni barbareschi ne* porli della
«iaglio di Clemente XI ve i/è una Toscana. Non essendo slate le sue
ove si vede una flotta, allusiva ai* doglianze attese , tutte le potenze
le pubbliche preci fatte da lui pel italiane si tiH3varono costrette ar-
felice esito degli armamenti de'prin^ marsi contro i Nel 1746 fu
pirati.
i.ipi cristiani. Inoltre Clemente XI coniata una medaglia coli' epigrafe
nel 1709 mandò a difendere Malta AUCTO TERRA MARIOUE COMMERCIO ,

d. Federico Colonna con galere e con Nettuno sul carro tratto ckii
seicento uomini 5 e nel partire per cavalli" marini, col tridente nella de-
^Marsiglia la regina vedova di Polo- stra, che in mezzo al mare felicita
nia, la fece servire dalle galere pon» la navigazione dei vascelli , onde
tìficie; indi nel 17 i4 l'ambasciatore celebrar le cure di Benedetto XIV.
di Malta ottenne dal Papa che in* Abbiamo due medaglie di Clemen-
-viasse per la difesa dell'isola sei te XIII col porto di Civitavecchia,
galere armate, per cui il cav. Fai» Con nuove fabbriche e galere > l'al-
conieri ebbe Y incarico di reclutai* tra rappresentante il Papa che
mille uomini, ed il comando di essi. arriva a Civitavecchia ove nel ,

Kel 17 16 il Papa spedì alcune mare si vedono le navi pontifi-


compagnie di corazze per guardare cie. Nell'anno XIX del pontificato
dai turchi le spiaggie della mari* di Pio VI fu coniata una meda-
na, ed re di Spagna e Portogallo
i glia ove vedesi una flotta naufraga-
promisero validi soccorsi per mare re, allusiva a quella francese spe-
contro il turco. Nel 1 719 parti per dita contro gli stati della Chiesa, e
Napoli monsignor Vicentini, accora* sconfìtta dagli anglo-napoletani.
pagnato da due galere pontificie. Nella Relazione della carie di Ro-
Quando Benedetto XII! nel 1727 ;n^del cav. Lunadoro, accresciuta dal
ki recò a Benevento, per porto d'An- Zaccaria, edizione romana del i774>
%o passò a torre Paola, ove s'im- si dice che un prelato chierico di
barcò in una feluca delle galere camera era prefetto di Castel s. An-
pontificie per le Paludi Pontine, gelo, e soleva essere ancora dichia-
approdando a Terracina dopo a- , rato commissario del mare , dac-
ver scampato il pericolo di due ché Benedetto XIV al tesoriere tol-
corsari barbareschi che tentarono se la cura sul medesimo, e perciò
di predarlo. Ritornando nel 1729 soprintendeva alle fortezze e alle
da Benevento, trovò a Terracina torri delle spiaggie marittime, alle
le galere pontificie, e con tre fé* navi e galere pontificie , regolate
luche si portò fino alle Case nuove. daf comandanti, capitani ed nffi-
Le scorrerie de' pirati barbareschi ziali da lui dipendenti. Il Villelti,
sopra le spiagge dello stato eccle- Pratica della cuna romana, dell 'e
siastico, costrinsero nel 1749 Be- dizionedi Roma i8i5, t. II, p. 197,
nedetto XIV a fare le siìe rimo- tratta del consolato di Ancona in
stranze air imperatore Francesco I, c]ucslo modo» I mercanti d'Ancona
, ,

MAR MAR 3t
tra di loro e con chiunque altro ulteriore appellazione. Questa ap-
nelle cause concernenti la merca- pellazione in certe c<iuse compete
tura, COSI nella prima, che in ul- solamente in devolutivo, cioè dove
teriore istanza, in vigore di una si tratta, di CvSccuzione d'istromenti
bolla dì Clemente Vili del i594, pubblici, pagamento di lettere di
e dì un suo breve del i595, han- cambio, ed in qualunque altra ma-
no per loro privato tribunale il teria, non eccedente gli scudi qua-
consolato di quella città, formato ranta. Dai gixìdicatì dì dettò con-
da tre consoli che in ogni anno si solalo, non può ricorrersi se non
mutano. Procede ancora privativa- all'uditore del Papa. Nel consolato
mente nelle provvisioni da pren* di Civitavecchia , dice il Villetli
dei si su quelle navi, che incontrar che in sostanza si pratica quanto
potessero il perìcolo dì naufragare, si è detto per quello d'Ancona.
V. nelle cause in qualunque modo Nel medesimo libro del Villetti,
su ciò insorgenti, come si ha dalle p. 84, l^cl commif^sario del mare,
conferme, ampliazionì e dichiara- o sìa prefetto di Castel s. A rìselo ^
zioni di questa giurisdizione del si legge quanto Segue. Il tribunale

consolato, emanate da Paolo V, del commissario del mare richiede


Gregorio XV, Urbano Vili, Cle- qualche Spiegazione più specifica.
mente XII, e Benedetto XIV. Di* Égli ha giurisdizione economica so-
poi Pio VI con breve de* 5 marzo pra le torri e fortezze marittime,
1777 dichiarò ed ampliò questa e sopra le galere e navi pontificie.
privativa giurisdizione delle cause Presiede inoltre al governo econo-
dì mer.catura", di naufragi e di lai: mico di Castel s. Angelo (Fedi) ^

limenti, contro qualunque specie di ed il di lui uditore esercita in stia


privilegiati e patentati. Tengono i vece la giurisdizione contenziosa nel-
consoli in certi giórni della setti» le cause di sua pertinenza. Sono
mana l'udienza ordinaria, è si trat- isoggetti a questo tribunale gli uf-
tano le cause avanti di loro col* fiziali, soldati ed altri ministri del-
ristesse metodo che si tiene dagli l'attuale servigio di detto castello j
altri giudici ordinari. E se si trat- come sono i bombardieri e gli aiu-
tasse di qualche articolo legale assu- tanti, a tenore delle limitazioni e
mono un dottore dì legge pel volo riforme espresse nelle costituzioni
legale. Questi però lo promulga sen* d'Innocenzo XII, e particolarnrente
za servare tela giudiziaria, e del di Benedetto XIV, come si legge
tutto strigiudizialmente. L'assessore nel Bull. 56, § 21, e delle
t. I, p.
siconcede anche per richiesta delle successive ampliazionì espresse nel
parti a loro spese , e la persona motu-proprio di Clemente XIII dei
deputata in assessore può allegarsi 26 maggio 1762, riportato nell'e-
sospetta dentro sei giorni a die ditto pubblicato nel 1-763 dal pi e-
depiUationis. Nell'istesso consolato fetto di Castello di quel tempo. Nel
vi sono giudici di appellazioni, i motu proprio si dispone che tutti
quali 'si estraggono a sorte dal ce- quelli appartenenti al detto castel-
to di tutta l'unifeisità de'mercanti, lo, godessero il privilegio del foro
ed anche questi all'opportunità as- in tutte le cause, quali doveva co-
sumono l'assessore, come sì è detto: noscere e decidere il detto prelato
allreltuuto si pratica in caso di prefetto, rimossa ogni appellazione,
Sa MAR MAR
purché non sia slato rinunziato al Irò camera del coraandanlc del
.la

privilegio, e prescrisse che i patentati brick s. Pietro era vi un quadro ad


i\'ì Castello 240 compresi i
fossero olio rappresentante l'autorità data
giubilati. Il commissariato (lei mare da Gesìi Cristo al principe degli
sotto il pontificato di Pio VI fu uni- apostoli; e nell'altro legno il qua-
to- ni tesoriera lo; posteriormente fu dro esprimeva la caduta di Saulo
di nuovo separato, e nel detto an- o conversione di s. Paolo. Nel pon-
no 181 5 si esercitava provvisoria- tificato di Pio VII la soprinten-
mente insieme col commissariato denza sulla marina pontificia fu
delle armi da monsignor Sanseve- data alla congregazione militare ed
rino chierico di camera e presiden- al prelato assessore, essendone pre-
te delle strade. Ci avverte il Man- sidente il cardinal segretario di sta-
zi, Dello stato della .città e porto to. Nel voi. I, p. 333. della Rac-
di Civitavecchia^ 4^, che in quel-
p. colta delle leggi di pubblica ammi-
le acque la marina pontifìcia avea nistrazione , riportandosi il regola-
negli ultimi anni del secolo passato mento provvisorio di commercio e-
galere e fregate; ma quando poi manato da Pio VII nel .1821 per
venne la guerra di Francia, il na- organo del cardinal Consalvi, a p.
"viglio pontificio composto ed equi- 364 e seg. vi è il lil>. Il del com-
paggialo di" sudditi pontificii, fu mercio marittimo diviso in quat-
preso dai fi-ancesi e condotto nella tordici titoli, i." Delle navi e de-
spedizione di Egitto, per cui si può gli ùltri bastimenti di mare. 2.° Del
dire che finisse allora la marina sequestro, ossia esecuzione, e della
pontificia,perchè il naviglio non vendita de' bastimenti. 3.° Dei pro-
più tornò, e le ciurme perirono. prietari del bastimento 4° . ^^
Pio VH, nella costituzione. Post capitano. 5." Dell'arrolamento e dei
diuturnaSf al § 5 tit. de jurisd. tri- salari de* marinari e della gente
bunal, civ.^ relativamente ai miHlari d'equipaggio. 6." Dei contratti di
dispose che non godrebbero alcun noleggio o locazione di bastimento,
privilegio di foro privativo nelle e dei noli. 7." Delle polizze di ca-
cause civiJi, come avea disposto Be- rico. 8." Del nolo. 9.° Dei contraili
nedetto XIV, ma dovranno solo di cambio marittimo ossia alla gros-
godere il privilegio di non poter sa. IO.*" Delle assicurazioni, cioè del
andare soggetti ad alcuna esecu- contratto di assicurazione, della sua
zione, senza che V exequatur sia forma e del suo- oggetto; degli ob-
sottoscritto dal loro legittimo su- blighi dell'assicuratore e dell' assi-

periore; ma questo exequatur però ^curato , e dell'abbandono. 1 1." Del-


non è necessario, qualora l' esecu- le avarie. 12.° Del getto e del con-
zione si faccia sopra degli stabili. ^e\ tributo. 1
3.** Della prescrizione, i 4."

1802 pervennero in detto porto di Motivi d'inammissibilità di azione.


Civitavecchia due brick nominati Nel pontificato di Pio VII non
l'uno s. Pietro, l'altro s. Paolo, che essendovi più le galere pontificie,
Napoleone primo console della re- allora e luoghi
successivamente i

pubblica francese mandò in dono di condanna per opera pubblica «1'

a Pio VII. Nella poppa era vi l'ef- e per la galera furono destinati il
figiedel Papa e degli apostoli con Castel s. Angelo e Tedifizio fabbri-
un motto a ciascuno allusivo. Den- cato nel 1705 da Clemente XI per
MAR MAR 33
ampliare i granai dell' annona nWc Tutti i forzati o galeotti hanno la
terme Diocleziane, Sebbene il codice catena eh* è fermala ad ambedue
criminale dislingua l'opera pubbli- le gambe, del peso di circa libbre

ca dalla galera, ed infligga quella quattro e mezza ; quando mancano


lino ai cinque anni, e questa per sedici mesi al termine della pena,
un maggior tempo ed a vita, ciò essa si toglie da una gamba, e to-
non pertanto in fatto le due pene gliesi ancor dall' altra quando re-
sono una medesima cosa, tranne la stano soli tre mesi all'uscita. I con-
lunghezzjt del tempo. Il bagno di dannati in vita tengono oltre la
Caste) s. Angelo può contenere 200 detta Catena altra che non gli per-
individui i
quello alle terme 5oo. mette discostarsi dal loro luogo che
Le altre galere dello slato o bagni quattro passi. -Nello slato pontiilcio
sono a Civitavecchia nella darsena, il trattamento degl' infelici condan-
in Ancona, a Spoleto nella rocca, nati è più umano che altrove', e
a Narni, a Porto d'Anzo ed a Ter- molte sono le pratiche religiose che
racina ; altri luoghi di detenzione si esercitano nei bagni. V. Carce-
sono in Imola, Paliano , ec. Alle ri DI Roma, e Governatore, in cui
terme sotto Leone XII v'erano state si parla della visita graziosa de' car-
le donne condannate di s. Michele; cerati. All'articolo Milizia pontifi-
nell'anno i83i fu aperta la casa molte notizie riguardan-
cia, oltre
di detenzione per gli uomini. I ti marina papale, dicemmo pu-
la
forzati sono scortati da una spe- re come nel 1817 furono stabiliti
cie di soldatesca detta guardaciur- ne'porti di Ancona e Civitavecchia
n\e, ai pubblici lavori della città : de* l^gni chiamati scorridore e
alcuni lavorano nei bagni, così ne- guardacosie doganalij per vegliare
gli altri luoghi di detenzione nello sul contrabbando de' due litorali.

slato pontificio. E regola di man- Sotto Gregorio 1841 XVI nel


dare fuori a lavorare solo quelli la marina pontifìcia fece quella spe-
che hanno una condanna sotto i die- dizione comandata dal capitano A-
ci anni, e ritenere gli altri nel ba- lessandro Cialdi, di cui tenemmo
gno per più sicura custodia. I bagni proposito all'articolo Egitto (Vedi)^
sono sorvegliati dai capo custodi e furono nel 1842 introdotti col-
e dai custodi. Ciascun bagno ha r opera dello stesso Cialdi nel Te-
un ispettore. Monsignor tesorieie vere, come diremo a quell'articolo,
che ha la suprema presidenza dei cinque navigli a vapore, che il Papa
luoghi di pena, ha fra le sue fa- onorò usare in breve tragitto. Allor-
coltà quella di diminuire la pena ché poi nel maggio i835 erasi re-

di tre mesi, la quale usa in pre- cato a Civitavecchia, città e porto


mio della buona condotta nel tem- come quelle di Ancona e Terraci-
po della prigionia. I castighi che na da lui beneficale in tanti mo-
si adoperano sono la privazione del di (solo qui ricorderemo che ad
lavoro, la più stretta reclusione nel- Ancona fece erigere l'arsenale ma-
la camera di disciplina, le battitu- rillimo, il e
bastione Gregoriano,
re, il pane ed acqua, e per le più restaurò la Terracina
fortezza; a
gravi mancanze procedesi a forma fece costruire il nuovo porlo e ca-
di legge dal tribunale del Campi- nale, da lui visitata come Ancona),
doglio, cui è data la giurisdizione* salì sul ballello a vapore il Fraii-
VOL. XLUI. 3
,

34 MAR MAR
Cesco I di regia bandiera napole- de ebbe, come abbiamo narrato
tana, non che suiraltio haltcllo a ima marina militare molto più
vapore Sully di regia bandiera
ii numerosa di quella che ora esiste,
francese; come ancora volle ascen- dappoiché le circostanze di quelle
dere la golcUa pontifìcia il a. Pie- epoche esigevano che a tutela del-
tro. In allro giorno il Papa s'im- le sue coste avesse il modo di re-
barcò sul ballello a vapore il Me- spingere gli attacchi delle potenze
diterraneo dì regia bandiera fran- barbaresche; cambiate poi le cose,
cese, comandato dal capitano Uai- governo pontifìcio nella sua sa-
il

mond, per visitare le saline di viezza credendo bene di limitare le


Corneto: il capitano ne riportò te- forze militari ni puro necessario ha
stimonianze onorevoli, e poi rimi- ridottola sua marina militare a due
se al Pontefice due quadretti rap- soli legni da guerra, quanti sono
presentanti il vapore, e la gita fat- puramente necessari pel decoro
ta con esso. Ritornando Gregorio della sovranità, e quindi nell'ordi-
XVI nel settembre 1842 in Givi- ne del giorno 29 dicembre i834
tavecchia per osservare le grandio- sé ne può vedere il dettaglio. I
se lavorazioni da lui ordinate nel- legni da guerra sono, il suddetto
le fortificazioni del porlo, dell'an- brick, chiamato s. Pietro^ ed una
temurale e non che del
scogliera, barca cannoniera, chiamata s. Be-
lazzaretto, oltre V ingrandimento nedctlo. Il quadro della marina mili-
della città, montò sul brick pon- tare pontifìcia nel i834 ^ riportato
tificio il s. Pietro comandato dal nel voi. II della citata Raccolta di
capitano Reali. Questo legno era la tale anno. Nel medesimo volume vi
mentovala goletta costruita nell'ar- sono: la tariffa del soldo mensile
senale di Civitavecchia, ed il re di dei militari della marina ponlifì-
Sardegna lo fece ridurre a brick, cia, e la tariffa della ritenuta della
condonandone al Papa una parte di quota del soldo, che rilasciano i
spesa del lavoro. Il Papa a bordo militari della marina allorché sono
di tale legno usci dal porto, e vi in punizione. Nel voi. I del i835
rientrò dopo un tragUto di circa riproducendosi l'ordine della segre-
cinque miglia, fatto con molto suo teria per gli affari di stato inter-
piacere.Rientrato in porto salì sul ni, in seguito della definitiva con-
vapore da guerra francese il Dan- centrazione di un solo ministero
te, comandalo ad interim dal pri- delle due aziende del ramo sani-
mo tenente M.r Bardon: il santo tario e della polizia de' porti, si

Padre fu ricevuto con segni di ve- parla delle cure del governo di-
ra divozione, donando a tale uffi- rette a stabilire una cassa di sus-
ziale una grossa medaglia d' oro, sidio a favore de' marinari invali-
agli altri ufHzialimedaglie di ar- di ; delle regole sulle carte ed at-
gento, all'equipaggio corone bene- ti relativamente ai bastimenti dello
dette e 5oo franchi. Quanto ai due stato pontificio che sono in corso;
brick regalati da Napoleone a Pio delle disposizioni intorno il perso-
VII, uno dalla camera apostolica nale della, marina mercantile ; dei
fu venduto ad un genovese, l'altro requisiti occorrenti ai marinari per
venne disfatto. ottenere le lettere di comando;
Nei tempi trascorsi la santa Se- della forinola del giuramento di
MAR MAR ^^
h>(U'lfìi, (la prestarsi dai capitani o mi, portata e valore, nelle catego-
paioni quando ricevono le lettere rie di gran corso sono enumerali
di comando delle disposizioni sul-
; quattordici tra navi, brick, brigan-
la marina da pesca, e delle pro- tini, polacche, scooncr, godette, cu-
pine competenti agli officiali ma- ther. In quelle delle mentovale
rittimi. qualità di legni, con più i trabac-
il dì. Angelo Galli com-
cav. coli, per lungo corso, numero no-
putista generale della camera apo- vantatre. In quelle di piccolo ca-
stolica nel 1 840 pubblicò gli utilis- botaggio, cioè trabaccoli, pieicghi e
simi Cenni economici statistici stillo paranze, numero centoquarantotlo.
stato pontificio, e parlando a p. 5o e Per la pesca, come paranze, ba-
33o della marina pontificia, ne da- ragozzi, schiletti , sciabiche e ni-
remo un'indicazione. La marina chesse, numero quattrocento oltan
potrebbe anzi dovrebbe essere un tono. Nelle categorie poi de' ter-
articolo importante pel commercio rieri ed alibbi , o sia burchiel-
de' sudditi pontificii, per due ragio- le, piate e barcaccie, quallrocen-
ni : perchè siamo fiancheggiati
i.° tonovantotto. Va
die nel notato
da due mari, cioè dal Mediterra- Mediterraneo esistono legni di altre
neo, che oltre i porti di Civita- denominazioni, cioè sciabecchi, bo-
vecchia e d'Anzio, ha per mezzo vi, mistichi, tarlane, martigavi e
del fiume Tevere comunicazione lagheri. Nell'Adriatico^ e segnata-
diretta colla capitale, e mediante mente in Ancona, ove il commer-
il porto -canale di Badino serve cio è più attivo, esistono dei bri-
al commercio delle provincie di gantini a vela quadra, come pure
Prosinone e di Velletri (quanto dei glossi Irabaccoli a poppa qua-
esso viene immensamente aumen- dra. Tulli questi legni però sono
tato dal suddetto porto e canale compresi nelle quantità suddescritle.
di diremo a quell'ar-
Terracina^ lo In altro fatato dei legni marittimi
ticolo); che dopo
e dall'Adriatico, nel 1838, nell'unico circondario
il porto d'Ancona, e diversi porti- del Mediterraneo, sono registrati ,
canali lungo il litorale, comuni- 22 per la navigazione a lungo cor-
ca colla legazione dal Ponte La- so, 17 pel piccolo cabotaggio, loG
goscuro; 1" perchè abbiamo un per la pesca, 24 barche terriere
commercio attivo e passivo di cir- ed alibbi. Nel primo circondario
ca venti milioni di scudi all'anno, e dell'Adriatico legni 2 per la navi-
questo segue quasi totalmente per gazione di lungo corso, 2 5 pel pic-
la via di mare. Nulladimeno pochi colo cabotaggio, 1
19 per la pescaj
sono i bastimenti nazionali in gui- 237 barche terriere ed alibbi. Nel
sa, che mancando pure al piccolo secondo circondario dell' Adriatico
cabotaggio, anche questo si clfet- legni 14 per la navigazione di
tua in gran parte dai napoletani, gran corso, 49 P^^' quella di lun-
toscani e sardi ; lo stesso dicasi go corso, 38 per piccolo cabotag-
della pesca, che viene in gran par- gio, IO per la pesca, i23 barche
te esercitata dagli esteri con legni terriere ed alibbi. Nel terzo cir-

esteri. INello slato dimostrativo dei condario legni 20 per la naviga-


legni marittimi esistenti nei lito- zione di lungo corso, 68 pel pic-

rali dello stato poulificio, loro nu- colo cabotaggio, 9.4^ per la pe-
- ,

36 MAR MAR
8ca, 1 14 barche terriere ed a- marina pescareccia, che ora lasci.t

libbf. libem ai napoletani la pescagione


Nelle asservaztoni poi sullo ma- in tutta la spiaggia del Mediterra-
rina, il Iodato scrittore dice che neo, ed a quei dì Chioggia gran
il ramo commercio costituito
di parte di quella dell'Adriatico, e
dalia marina sì vede non poco pre- specialmente dal Po al Cesenatico.
terito Dal bilancio di
e negletto. Ne 6i creda indilTerente questo ra-
commercio quindi risulta , che fr«i mo d' industria, perche si calcola

ciò ch'entra e ciò che sorte abbia- il di un milione di


pi'odolto più
mo un movimento di circa dieci scudi, per cui chiamò V attenzione
novB milioni di scudi, avuto a cal- di Leone XII. Monsignor Nicolai
colo il contrabbando, e che questo opinò, che l'ampliazione della ma-
viene e va nella massima parte per rina potrebbe cooperare al ripo-
la via di mare ; quindi il prezzo polamento delle campagne sul Me-
di trasporlo delle merci che costi- diterraneo, formandosi delle colo-
tuiscono il movimento, anche ri- nie di pescatori. Il eh. Calindri
tenendolo ragguaglialamente ad un nel Saggio statistico storico dello
ventesimo del valore^ suppone un stato pontificio^ parlò di quanto ri-

traffico di circa un milione. Di que- guarda la marina pontificia, e i

sto non mollo ài partecipa sull'A- mari lambenti lo stato, le cui acque
driatico, ove pure esistono basti- Sono continuamente solcate da le-
menti di bandiera nazionale, e mol- gni da guerra, mercantili pesca- ,

to meno sul Mediterraneo per la recci e da trasporto, a p. 87 e seg,


quasi nullità de' bastimenti stessi : e 648.
non essendo questi sufficienti al bi- Le leggi marittime, massime del
sogno, tutto il rimanente si effet- commercio, nacquero dalle celebri
tua dagli esteri. Dal riportato stato leggi Roditi formatesi nell'isola di
emerge, che nella spiaggia del Me* Rodi in Asia, la quale tanto si di-
diterraneo, lunga miglia i5'j, esi- stinse pei Suoi Saggi regolamenti,
stono 169 legni nazionali; ed in per la perizia delle cose nautiche,
quella dell'Adriatico, lunga miglia e per la soggezione ai corsari, che
198, se ne veggono io65: s'in* Secondo Aulo Gellio, tutte le na-
tende à quell'epoca. Nell'Adriatico zioni del mondo adottarono queste
dunque allora esistevano propor- leggi, dove non si opponevano ai

zionatamente il quintuplo di quelli loro usi marittimi, e divennero il

esistenti nel Mediterraneo j propor* codice marittimo del mondo. Ne


zione che regge se si ha riguardo parla il Martinetti, Codice de' do-
tanto ai legni mercantili, quanto veri p. 44?^ ^^^ commercio marit-
ai pescarecci. La grande spropor- timOf al modo che dicemmo al ci-

zione del commercio marittimo tra tato articolo Consoli Pontifici r (ove
le due spiagge si fa derivare dal Sonovi notizie analoghe a questo
non inclinare al commercio marit* argomento, e si dice che sogliono
limo le popolazioni delle Provin- ottenere qualche grado onorario
cie mediterranee, e dall'aria malsa- della marina pontificia dalla pre-
na delle spiaggie, che allontana gli sidenza delle armi per mezzo della
equipaggi nell'estate. Molti vantag- segreteria di stato ), riportando le

gi si avrebbero se si dilatasse la opere di diversi trattatisti, coaie


MAH MAR 37
pure sui daveri dfegM ammiragli di qorsaro, logravò il p. Meno-
ed altri magistrati navaR. Nelle Ef- chio nelle Sluore par. IV, cent. 54-
femeridi letterarie di Rama &i trat- In questo argomento si ha tra le
ta di varie opere riguardanti la altre opere: Sam. Frederico Wil-
marina. In quelle del 1778, 33^:
p. lembergio, Disput. de excursioni"
De /lire naufragii, di Pietro Ra- bus maritimis. Sedani 171 1. Tra-
nucci, Lucca 177B. In quelle del ctatus de eo quod justXim est circa
177^, p. i3 e 2I^ Del sequestro excursiones maritimas, multis ac-
dc^ bastimenti neutralij di M. Hul> cessionibus auctus, Sedani 1728 e
ner, Genova 1778. In quelle del 1735. Conrado MoW'iOf De /ure pì-
1780, pag. 98 e log: Storia del ratarum disputaiio, Traj. ad Rhe-
commercio e della navigazione dal nura 1737. Nella conclusione che
principio del mondo a* giorni no- dovette fare monsignor Andrea Ma-
stri, di Michele de Jorio, Napoli lia Frattini come avvocato conci-

1778. In quelle del 1785, pag. 86: storiale, trattò questo argomento che
Quale h stato l'influsso delle leg- pubblicò Colle stampe: Dissertatio
gi marittime dei rodiani sulla ma- ad legem I codicis de naviada-
rina de" greci e dei romani, e quale fiis seu naucleriSj etc. Romae 1837.

V influsso della marina sulla po- Eruditamente discorse dell'origine


tenza di questi due popoli, di Pa- della navigazione, e principalmente
storel, 1784. In quelle del
Parigi del suo commerciò e vantaggi im-
17B5, p. 218: Delle assicurazioni mensi che ne derivarono, non che
marittime, di Baldasseroni, Firen- di que'principi ó nautici che di
ze 1786. Oltre acquali abbiamo: éiisd si lesero benemeriti e celebri;
Stanislao Bechi, Istoria dell'ori- della navigazione de'fenicii, ebrei,
gine e progressi della nautica an- cartaginesi, greci, romani, e de're-
tica, Firenze 1785. Federico Ot- lativi magistrati e leggi emanate
tone Menchenio, Bibliotheca oiro- massimamente dagli antichi romani;
rum militia aquae, ac scriptis il- dei collegi de* Naupegariorum seu
lustrium, Lipsiaé 1734. 0. Henr. Navicularìorunt fabbricatóri di navi
Goezii, Dissertalio historicó littera- (di cui si hanno lapidi in Pesaro
ria de eruditis, qui vel dquis pe- e Verona, essendovi nel museo ca-
rierunt, vel divinitus liberati jfue- pitolino una lapide contenente il

runt, Lubecae 1715. Joannes Schef- catalogò d'un collegio dì navicellai


feri , De militia navali veterum , ostiensi ). Celebrò le leggi e prov-
TJrbsaliae i654. Scriptores de jure videnze emanate dai Papi per la
nautico et mariiimoj Halae l'j^ù. navigazione, incrementò é prospe-
chiamarono poi corsali o corsa-
Si rità del commercio, é di questo
ri non solo ladroni del mare, ma
i quelli che ne furono piò beneme-
anche quelli che avevano facoltà riti, segnatamente Piò IV, Grego-

legittime di armare legni in corso, rio XIII, Sisto V, Clemente Vili,


contro i nemici della santa fede e Clemente X, Clemente XI ^ Bene-
del suo principe, e ciò sotto certe detto XIV, Pio VI, Piò VII é Gre-
leggi, ordini e patti, che però con gorio XVI, del quale in «ingoiar
miglior vocabolo Sogliono chidmarsi modo giustamente ne rilevò le ma^
armatori. Che gli antichi non si gnanime utilissime provvidenze.
vergognarono di fare la professione MARINI Carlo, Cardinale. Car-
38 MAR MA ri

Jo Maiiiìi genoTCiC, ma nulo in Roma: avendo destmalo Roncdello


Ruma in occasione che i suoi iiu- XIV suo erede fiduciario, questi
hili genitori facevano il via^^Ji^io collamassima prontezza e religione
dell'Italia, dopo aver applicato agli ne adempì i voleri e le pie in-
hludi nell'università di Torino, e tenzioni.
scorse le provincie più celebri di MARINO (s.), martire. Eva ol-
Eui'opa, si trasferì a Roma pei fìzialea Cesarea in Palestina, rag-
impiegarsi in servigio della Chiesa, guardevole per probità e per ric-
e siccome abbondava di denaro, chezze. Avendo chiesto un posto
ebbe agio di comprare nel ponti- di centurione eh' era vacante, un
ficato di Innocenzo XI un chierica* suo competitore accusollo d' esser
to di camera, allora venale. Nel eristiano.Chiamato dal governato-
pontificato di Alessandro Vili com- re, detto Acheo, confessò Marino
prò parimenti l'altro ufficio di udi- la sua fede il perchè Acheo non
;

tore della camera, in cui fu la- gli accordò che tre ore da delibe-
nciato per grazia speciale da Inno- rare, se morire o abiurare la sua
cenzo XII, (juaudo abolendo la religione. Egli non ismentì la sua
vendita degli impieghi restituì ai , fede, e fu condannato al taglio
compratori le somme sborsale j>er della testa. Ciò avvenne verso l'an-
Clemente XI dichiarato-
J'acquisto. no 273. II martirologio romano
lo suo di camera, poscia
maestro ne fa menzione ai 3 di marzo.
a'a9 maggio lyiS lo creò cardi- MARINO (s.), diacono. Dicevi
nale diacono di s. Maiia in Aqui- che lavorasse da muratore nella
ro, divenendolo poi di santa Ma- riedificazione delle mura di Rimi-
ria in Via Lata e primo diacono. ni ; ma avendo Iddio fatto cono-
Lo ascrisse alle congregazioni dei scere la sua santità, fu da s. Gau-
vescovi e regolari, dell'immunità, denzio vescovo di Brescia ordinato
della consulta, ed altre. Benedetto diacono. Ritiratosi in una capannuc-
XIII colla prefettura de* riti gli cia che coslrusse in mezzo ai bo-
coufèrì la legazione di Ravenna, schi sul monte Titano, a dieci
provincia che resse con incorrotta miglia da Ri in ini, visse parecchi
giustizia, per cui Clemente XII lo anni da romito, e mori sul finire
confermò per altro triennio. Be- del quarto secolo. Sulla cima di
nedetto XIV gli assegnò quella esso monte fu poscia fabbricata
di Urbino, di cui prima di andar- una città che prese il nome del
ne al possesso, essendosi nel 1747 santo, ed è la piccola repubblica di
per suo diporto condotto alla pa- s. Marino {P^edi).]\\ si venerano con
tria, vi lasciò la vita d'anni 80, gran divozione le di lui reliquie :

dopo essere stato presente ai con- è onorato anche a Pavia, a Riini-


clavi d'Innocenzo XIII, Benedetto ni e in molte altre diocesi d'Ita-
XI II, Clemente XII, e Benedetto lia, celebrandosi la sua festa a'4 ^i-
XIV che coronò. Fu sepolt^j nel- seltembre.
la chiesa della ss. Annnuziata dei MARINO I, Papa. K Martino
minori osservanti detta del Vastato. li e Madtiivo III Papi.
INel suo testamento lasciò cento- MAlUiNO, Cardinale. Marino
mila scudi da impiegarsi in usi cardinale prete di s. Sabina, fiorì nel

pii ,
parie in Genova e parte in pontificato di s. Gregorio llldel 73 1,
-

MAR MAR
r MARINO, Cardinale. Marino dirìgendola da Roma ad Albano;
39

cardinale prete del titolo de'ss, XII dappoiché autecedeulemente per


x\ postoli, viveva sotto s. Gregorio questa città passava la strada po-
lli eletto nel 781. stale dirigendosi a Vellctri, e di
MARINO, Cardinale. Maiino si là a Terraciua girando intorno alle
fmva sottoscritto al concilio di s. pendici de' monti Lepini. Un pro-
Paolo I, tenuto nel 761, in qUe- fondo acquedotto di mirabile co-
sto modo: Marino umile prete del- struzione, esteso quasi tre miglia
la S. R. C. del titolo di 8. Lorenzo circa, vi reca principalmente dai
in DamasQ. colli Algidi quella abbondante co-
MaRINO, Cardinale. V. Mar- pia d'acqua potabile che il vasto
Tiiro Papa.
11 linfeo conserva sotterra, onde si

MARINO, Marinutn, Cìltà dello alimentano le varie sue fonti, do-


stato pontifìcio, comarca di Roma, pò di aver fatto di sé bella mo-
diocesi del cardinal vescova sub- stra nella piazza in apposita fon-
urbicario di Albano. Giace su a- tana, venendo pure attinta dal-
ivi

mena collina, dodici miglia lunge la popolazione. quelli che


Tutti
da Roma, avente a mezzogiorno • hanno veduto le nominate prò-
ed a settentrione due vaili, lo che fondissime forme , per la loro
rende più pregevole la salubrità struttura le ritengono opera degli
dell'aria che vi si respira. Il suolo antichi romani. Marino già feudo
del territorioè fertilissimo, e dal- dell'antica e polente famiglia Fran-
la misura censuaria del i833 è di gipani, passò quindi in dominio
rubbia 1933. Vi prosperano albe- di quella degli Orsini, e stabilmen-
ri e frutti d'ogni specie, vino gè» te nell' altra romana e nobilissima
«eroso, cereali, non che gli orti casa Colonna che vi esercitò la
,

ed ogni specie di erbaggi, pei di- giurisdizione baronale sino al 1816,


versi rivi d'acqua che vi scorrono, in cui atteso il motuproprio di
Nel medesimo territorio sono due Pio VII, il contestabile d. Filippo
cave di pietre di molto uso, cioè Colonna, a cui apparteneva il mag-
di peperino e di macigno, ed una giorasco di detta famiglia, rinun-
sorgente di acqua minerale. Di zio ai diritti feudali. Dopo quindi-
molli opifizi di carta, ferro, ra- ci anni che n'era priva, il Papa
me e cuoi che vi si ricordano, più Gregorio XVI i83i gli re-
nel
non vi sono ora che vari mulini stiluì il governatore che tuttora
da grano, da olio, una fabbrica vi risiede. Sempre benefico coi
di sapone, ed altre fabbriche ne marinesi, considerando quel glorio
accrescono il traffico industriale, so Pontefice la loro costante di-
Due fieretengono, l'una dal
vi si vozione e fedéltìi alla Sede aposto-
10 al i3 giugno, detta di s. Bar- lica, le affettuose dimostrazioni so-
uaba, e l'altra dal io al 16 di- lenni di sincera venerazione ed
cembre con molta affluenza special- attaccamento date alla sua sacra
mente di negozianti di tele e sto- persona in molti incontri ; che
viglie. Tuttavolta Marino molto Marino cospicua terra popolosa di
perde dopo che Pio VI diseccan- più di sei mila abitanti occupa
do le Paludi Pontine, riaprì la l'anticaFirenlumj che fu illustre
via Appia per andare a Napoli, municipio romano, che vi fiorirono
4o MAR MAR
illustri luiiili, cheli suo soggiorno air apostolo s, Barnaba protettore
è deiiziosu, piacevole la sitiiuzìoiie della città, grandlosQ edifizlo di ec-
posta in mezzo ad ameni e nolVili cellente architettura, eretto dai fon-
tlinlorni, dccoiuta di edifìzi, di damenti con maestosa e regolare
chiese, case religiose, collegio, o- facciata dal cardinal Girolamo Co-
spedale, e di altri particolaii pregi, lonna vescovo di Frascati, IV du-
col breve In more institutoqne Ro- ca di Marino, il cui mausoleo è
inanorum Ponlijìciim , emanalo ai nell'interno con pregiati ornamenti
3 luglio i835, presso la Raccolta di scoltura, sebbene egli è sepolto
lìdie leggi, voi. Il, p. i del i835, nella basìlica Lateranense, secondo
Gregorio XVl elevò Marino al il Cardella, e in detta chiesa al di-
grado di cìlià, con le donsuete re del Piazza. Dichiarò la chie-
prerogative e privilegi. sa giuspatronato di Sua famiglia,
Tosta questa città soprft un ripia- ed in morte le lasciò tutta la

no della falda dipendente dalla cre- sua ricca e sacra suppellettile. Qui
sta di Albalonga,in ùria purissima, noteremo , che il cardinale non
donde si gode l'ampia veduta della la dotò di entrate , ma per l* e-
canìpagna romana, è ben flibbri- sercizio del divino culto provvi-
cala. La strada del corso con re- dero le pie lascile de* marinesi, ed
golari edifizi, anche del secolo XVI, il ricavato delle sepolture; e che
la piazza ed il duomo sono degni, le nobili suppellettili di cui è ora
come il palazzo baronale, di par- fornita la chiesa provengono da
ticolare menzione. La vecchia ter- elargizioni del comune, e da di vo-
ra degli Orsini 6 de'Colonnesi con- ti benefattori marinesi. Abbiamo
serva gli avanzi del suo reciuto e dal can. Etnmanuele Lucidi, Me*
qualche torre rotonda del secolo XV, morie istoriche dell! Ariccia p. 228,
sulle quali ancora sono gli stemmi che i primi fondamenti furono
de* Colonnesi che lo innalzarono, gettati a* io giugno 1640, e fu
come in quella piccola rotonda e compita nel i65o: certo è che fu
merlata, chiusa nella parte Inferio* aperta nel 1662. Le sue campane
re da piccole case, e posta a ma- hanno un bellissimo suono. 11 sot-
no manca quasi sul cominciar la terraneo è ampio e luminoso. Nel
via del corso. Incontro si vede il
1747 la casa Colonna, che ne è
«palazzo edificato con ornati di mo- patrona, fece il nuovo coro d'inver-
saici tuttora visibili, dal cardinal Ca- no pel capitolo, con stalli di noce
stagna, poscia nel i ^90 Papa Urbano all'intorno, e nobile altare di mar-
VII. Dà il corso in una piazza, in mo ì e da ultimo il principe d.
mezzo alla quale eia memorata fon- Aspreno fece rinnovare il pavi-
tana decorata da una colonna da mento* Il quadro deiraltare mag-
quattro turchi o mori di marmo, giore^ rappresentante il santo ti-

colle mani avvinte di dietro, stem- tolare, è di scuola guercinesca, di-


ma de' Colonnesi , sebbene costrui- stinguendosi per la forza del co-
ta nel i632 a tutte spese del co* lorito e del chiaro scuro- Sull'al-
mune, il quale pure ha sempre tare della crociera poi a mano si-

spurgato e mantenuto l'acquedotto. nistra di chi entra é un quadrò


La chiesa principale abbazialtì col* del Guercìno stesso^ rappresentante
jegiata e parrocchiale è dedicala il martirio di s, Bartolomeo apQ%
]yiAR VAR 4i
slolo, pìtlui*^ ^i gran merito pri- Chiesa, (fella fs. Trinità, della
gliiai^ e di gran pastO)>ìtì!i nnassinuì congregazione de* dottrinari, Ele-
nelle figure dei ^anto, ma pregiu- gante fabbrica con annesso colle-
dicata dal restauri, Nell'altrq alta-r gio, eretta nel secolo XVIIj nella
ve della prociera èì venera un quale furono introdotti nel prin-
antico Crocefisso. Questa chiesa è cipio di tal secolo i chierici rego-
fregiata un capitolo con ob-
di lari minori dal contestabile Fabri-
baie mitrato, il quale gode il pri- zio Colonna, perchè servissero di
vilegio di pontificare nelle feste di aiuto spirituale e d' istruzione agli
prima classe, ed ha la cura d'ani- abitanti ; ma la prima fondazione
me. I canonici sono dodici, ed i fu opera del sacerdote Pietro Gini,
beneficiati sei, con l'obbligo del- il quale lasciò quanto possedeva
l'ufficiatura quotidiana alternativa. ai delti religiosi. Sull'altare mag-
I canonici hanno l'onorificenza d'in- giore venera per quadro la ss.
si

dossare la cappa magna. Il Piazza, Trinità, meraviglioso dipinto di


Gerarchia cardinalizia pag. 297, Guido Reni, che il Bellori stima
stampata neliyoS, dice che allo- il suo miglior lavoro, non così il

ra i canonici erano sei, e che la Nibby, fatto genialmente con pia


prima dignità dell'arciprete nella applicazione, per soddisfare le di-
cura di anime avea due coadiutori vote istanze del detto sacerdote
perpetui, per le due parrocchie Gini, pel solo compenso di pochi
soppresse ed unite alla collegiata ; barili di vino, come si ha per tra-
e che Urbano Vili, il quale eresse dizione; quindi il sacerdote lo donò
la chiesa in collegiata nel i643, pri- ai chierici regolari minori. Il di-
ma che fosse compito l'edifizio, col- pinto rappresenta il Padre Eterno
la costituzione, Excelsa merita san- che tiene sulle ginocchia il Figlio
cloruni, accordò all'abbate la cappa immolato, e nel petto lo Spirito San-
magna, ed ai canonici l'abito cora- to fiammeggiante. Narra il Piazza
le.Benedetto XIV concesse all'ab- come fu ivi collocato in bella cap-
bate l'uso de' pontificali, ed ai ca- pella* il ss. Crocefisso miracolosis-
nonici il rocchetto e la mozzelta simo, il quale prima rilrovavasi
piionaz/a , di che se ne conserva in una nicchia cavata nel masso
memoria in marmo nel coro, che il di peperino nella via del Fontani-
Papa vide nel 174^- Leone XII le poco distante dalla città. Ope-
poi insigui i canonici della cappa rando la sacra immagine molti pro-
maglia, con breve dei 12 agosto digi, e fra gli altri di aver fatto
1828, ove si legge di Marino rompere i ceppi due volte, ad uno
quest'elogio: Ob eoruni in adversis calunniato di delitto, volendosi to-
rt'troactorum teniporuni vicissìludì^ gliere dal luogo oscuro, e riporla
nibus erga ipswn et Sedem apo- nella chiesa, a'i4 giugno 1687 se
^lolicani probatant ac fidelitateiii ne fece la traslazione con solenne
devotioneni. Finalmente Gregorio processione per opera dei Colonne-
XVI nel 1843 con breve de' 17 si, e coll'intervento dei cardinali Co-
novembre concesse alTabbale e ca- lonna e Santacroce, della famiglia
nonici r uso del (iollaré di Seta Colonna, di altri personaggi ro-
paonazza. Le altre chiese sono le nmni, di tutta la popolazione ma-
seguenti, ìiuèsCf onde immenso fu il concorso
4» MAR MAR
del popolo. Il Papa Gregorio XVI giosi, benefattori, e chiari in lette-

nel i835 donò l;i chiesa ed il colle- re ed esemplarità di vita: Grego-


gballa città, collocandovi i Dottrina' rio Boezio, Agostino Ronacci ma-
ri (f^edì)y jicciò nel medesimo locale rinese, ed Agostino Usardi romano.
aprissero un collegio, siccome fe- Siccome al modo che dicemmo
cero con successo lodevole e van- all'articolo Confraternite (Fedi)^ di
taggioso. Il comune lo ingrandì queste in Roma la prima fu quella
ed abbellì, ed a memoria del se- del Gonfalone, dopo la quale furono
gnalato benefìzio eresse al Ponte- fondate le altre, e che la romana
lìce due marmoree iscrizioni: ven* derivi e sia stata eretta dopo la

ne destinato per primo rettore marinese, come scrive il Piazza, e


del medesimo d. Raimondo Cesa» come sostengono parecchi marinesi,
retti. Chiesa Domenico^ dì san ne faremo breve digressione, impor-
delle monache domenicane det- tando il conoscersi la vera origine
te gavotte, con monastero eret- delle confraternite della metropoli
to con bolla di Clemente X, de- del cristianesimo. Essi pertanto di-
gli 8 maggio. 1675, di strettis- cono che si ha per antica e costante
sima osservanza. Apprendiamo dal tradizione che S.Bonaventura gene-
Piazza, che fabbricò la chiesa e rale de* francescani^ poi cardinale e
il monastero suor Maria Isabel- dottore dis. Chiesa, dimorando nel

la Colonna, monaca del mona- 1260 in Albano, si recasse sovente a


stero domenicano de'ss. Domeni- Marino a visitare un'antica imma-
co e Sisto di Roma, che ne fu gine della Beata Vergine in una
pure la fondatrice : la chiesa è di cappella ora diruta j che sta fra
gaia architettura, e di beimarmi ilbosco Ferentino e le pietraie di
rivestila. Chiesa di s. Maria delle Marino. Questa tradizione si avva-
Gr^ie, degli agostiniani, detta an* lora dal fiumicello rivo d'acqua
ticamente del Gonfalone, perchè chiamato Marrana che lì vicino
della compagnia di tal nome ivi Scorre, chiamato con più antico vo-
eretta; a'i3 aprile i58o fu (Cedu- cabolo Marrana di Bonaventura^
to convento e chiesa a detti reli- diverso però dall'altro rivo Mar-
giosi*: merita menzione il quadro rana che scorre a settentrione da
di s. Rocco, che dicesi del Dome- Marino a Roma. In una di quelle
nichino o dello Spagnoletto. Ivi visite, S. Bonaventura meditando ,

venerasi una divotissima immagine il modo acciò i secolari con par-


di antica divozione della Beata ticolar ossequio onorassero la Ma-
Vergine, la quale prima si chia- dre di Dio, credette che gradito le
mò del Gonfalone, come apparisce riuscirebbe il redimere dalle mani
dal modo in cui è effigiata, cioè col degl' infedeli i cristiani fatti schia-

manto in ambo i lati aperto, in vi, l'erezione di ospedali, l'accom-


atto di ricevere sotto di esso e suo pagnare i defunti alla sepoltura e
patrocinio i fratelli e sorelle del- suffragarne anime; vide in visio-
le

la detta compagnia del Gonfalone. ne che molti angeli in candide ve-


Dipoi si chiamò delle Grazie per sti Stavano riverenti intorno alla
la copia di quelle concesse à chi sacra immagine, é dopo aver egli
ricorse alla sua mediazione. Della orato avanti la medesima , rivolse

chiesa e convento furono correli- ! suoi passi a Marino, ed incontrò


,

MAR MAR 43
alcuni fanciulli marinesi , con ca- nita del Gonfalone alla romana,
inicietle in luogo di cotte sui loro producono le seguenti ragioni e pro-
ubiti, die imitando le processioni ve, i." L'antichità degli oratorii
del clero, cantavano laudi spirituali. del sodalizio in Marino, poiché do-
Allora il santo si unì con essi e , po rovina di quello ove orava
la

con loro s' inviò all' antica chiesa il santo, ne furono edificati succes-
di s. Lucia, di gotica bellissima sivamente tre altri; cioè nel bor-
struttura, di marmi, pitture e mo- go fuori di porta Romana, ceduto
saici adorna ( forse perciò, e stando agli agostiniani , come si è detto
alla memorata tradizione, Vaerei- ora chiesa dis. Maria delle Grazie,

confraternita del Gonfalone {Vedi) con istromento che si conserva ; vi-


di Roma eresse la propria chiesa cino alla chiesa di s. Lucia, ancora
sotto r invocazione medesima
della esistente come il precedente , indi
s. Lucia ) ;
ivi giunto encomiando abbandonato quando fu interdetta
lo zelo di que' giovinetti , invitò i la chiesa ; l'attuale presso la chiesa
signori di Marino ad unirsi insie- collegiata , eretto con architettura
me per l'efletto di tali opere pie, del cav. Girolamo Fontana nel
ad imitazione del terzo ordine se- 1698. 2." Diversi autori asserisco-
colare di s. Francesco. Il che fatto no l'antichità e la primazia dell'ar-
e data forma all'abito, se ne di- ciconfraternita del Gonfalone di Ma-
vulgò ne* luoghi vicini la fama, on« rino, e fra gli altri il francescano
de poi volendo due canonici di s. fr. Flaminio da Latera, che dice che
Vitale uniti a dodici gentiluon)ini vari autori l'affermano, ed il citato
romani praticare simili opere pie, Piazza. 3." L'avere l' arciconfrater-
si diressero ad un Irate domenica- nita fondato le altre confraternite
no, il quale venuto in cognizione filiali della Carità e del ss. Sagra-
di quanto era stato da s. Ronaven- mento in Marino prima del i5oo,
tura operato in Marino, a lui li col riservarsi diversi diritti, e fra
rimise, ed il santo a foggia del gli altri quello del feretro, conser-
sodalizio marinese quello di R^oma vatole dal cardinal Giustiniani ve-
eresse col titolo di raccomandati scovo d'Albano. 4-° Ad onta che
di Maria j che si cangiò nel 1 354 ne' saccheggi ed incendi e nelle pe-
111 quello di Gonfalone. Ottenutasi stilenze sieno periti i più antichi
poi dal sodalizio di Marino la bol- libri dell'arciconfraternita, non o-
la pontificia di canonica erezione e stanle nei superstiti del cinquecento
di conferma, questa in argomento s'incontrano alcune memorie delhi
di primazia si riteneva originalmen- primazia e dei diplomi che sidanno
te nell'archivio dell'oratorio di Ma- in antico latino, mentre la romana
rino, con l'altra bolla di Vixoìo V li concede in volgare. 1 diplomi
del novembre 1607, come dichiara marinesi dicono così Nos praesi^ :

Girolamo Fazza allora priore, in dcs ven. archiconf. vexiWferoriun


una ricevuta di consegna fattagli Mareni sub ins^ocationc Deiparat
dal suo antecessore Riondi, esistente dp. Mercede primiun a s. Bonaven-
nel libro dell'arciconfraternita, de'3o tura fundataej e nel fine: Oramus
novembre 1647. 1 suddetti marinesi itaquc univerias urbis et orbis ar-
oltre la costante tradizione in favo- chiconf.^ confrat.y sodali tia, congrc
e della primazia suH'arcicofjfraltr- gatiofiesj pioscjue uniones^ ut se in
,,j

44 MAR MAR
talem t'eripia nt et agnoscnnt. Tali divozione delk Beata Vergine, uf-
diplomi soiiQ ricevuti da per tutto, fiziandq in tutte le fe^te annuali
ed I confrati marinesi indossano Ta- oltre le proprie che sono molte, e
bilo in qualunque godalir.io. S.'' Nel nel pacificare le persone che si so-
passato secolo , nel trasporto clic no inimicate.
venne ftilto della Madonna del di- Il cardinal Marit) Matte» protet-
vino amore (di cui parlammo nel tore della città lo è pure dell'arci-
voi. XVII, p. i8 del Dizionario) confraternita del Gonfalone: mentre
quantun(|ue vi fosse l'arciconfratcr- della confraternita della Carità
iiita di Roma, quella di Marino eb- sotto invocazione di Gesù, Ma-
l'

be la precedenza, ed altrettanto si ria, Giuseppe, Antonio di Pado-


pratica ognianno santo (il nume- va, e anime purganti, dal i845
ro 77 del Diario di Roma iSi5 n'è protettore il cardinal Adriano
lo confermo), quando il sodali- Fieschi. Questo sodalizio della Ca-
zio portasi in Roma. Nel 1799 rità gode medesimi privilegi di
i

in un discarico dato al governo ([uelli della Morte e Gesù Maria di

d'allora, e portante la data 24 ot- Roma, associa i cadaveri di quelli


tobre, non solo conferma la pri-
si morti in campagna , ed i poveri
mazia, ma si dice che avendo ri- gratis, facendo loro un competente
portato il sodalizio dalla pietà dei funere con messa e uffizio; man-
li'deli molte donazioni di slabili tiene l'ospedale per gì' infermi ( o-
((uindi divenuto ricco di rendite, se spedale ch'esisteva a' tempi del Piaz-
ne spogliò per erigere un convento za, che lo disse canonicamente e-
agli agostiniani con congruo asse- fetto, verso la porta che conduce
gnamento, non che per erigere tre in Roma, con sei stanze, donde gli
compagnie filiali sotto 1* invocazione ammalati si mandavano Roma);
in

del ss. Sagraniento, già del ss. Cor- suffraga i defunti con una
uffìzio

pò di Cristo, del Crocefisso o buo- volta il mese, ed in novembre nella


na morte, e delle Àiiinie del purga- commemorazione de' fedeli defunti
torio. Finalmente è da rimarcarsi, per sedici giorni; facendo ogni an-
che nel 1887 gli vSteSsi confrati della no in tal tempo nel cimiterio del-
romana confessarono ai marinesi l'insigne chiesa collegiata la rap-
come questi aflfermano, la primazia, presentazione con scenari dipinti e
e nel i^^g recandosi a Marino per figure dì cera al naturale, dispen-
la festa de* principi degli apostoli sando incisioni e spiegazione dei
sette confrati del Gonfalone di Ro- fatti, oltre la celebrazione di gran
ma, iiconoscendo là primazia ma- numero di i845 rap-
messe. Nel
rinese, si vestirono de* loro abili ,
presentò quando s. Anto-
il fatto,

otffciarono coi confrati di Marino nio di Padova chiama in testimo-


nel loro oratorio, offrirono all'alta- nio l'ucciso a giustificare V inno-
re sei Ix'lli ceri, e visitarono i luo- cenza del padre. Nel 1846 poi per
ghi dei tre più antichi oratorii. Che rappresentazione si figurò la regina
i Gonfalone furono in
confrati del Saba, che si porta a visitare il re Salo-
origine chiamati crociferi, lo dicem- mone. Lo stesso sodalizio della Cari-
mo altrove. H sodalizio si occupa tà in delta commemorazione fa nel
della redenzione degli schiavi, nell'a- duomo o collegiata una solenne es-

iulare i carcerati, ucl propagare la posizione con grandiosa macchina.


, ,

MAR MAR 4>


paratura e sorprendente luminarla, brarvi la messa a comodo de' car-
inoltre celebra sontuosamente la fè- cerali. S. Maria della Natività, chic -

sta a s. Antonio di Padova, inter- sa rurale posta sulla strada verso


Tiene a tutte le processioni, ed es- Roma, edificata «lel 1641 da Giu-
sendo unite ad essa le sorelle della lio Ciliano protonotario fipostolico.
carità di s. Vincenzo de Paoli, fa S. Giovanni Evangelista e s. Fran-
continue elemosine ai poveri ed in- cesco, cappella pubblica (àbbricula
ferrai anco nelle proprie case. 11 vicino ai molini del couumkì per
Piazza a pag. 299 parlando del- legato delia famiglia Mnjoni. S. An-
le chiese di Marino, alcune delle tonio di Padova, situata sulla strar
quali non più esistenti , dice che da Romana, eretta da Bartolomeo
nella collegiata vi furono canoni- Santo pad re. Girolamo delle Frat-
iS'.

camente erette quattro compagnie, toccjiie, eretta per comodo degli a-


vale a dire : del ss. Sagramento ag- gricoltori dalla casa Colonna. SS.
gregata all'arciconfraternita della Mi* Crocefisso, vicino alla via Appia,
nerva di Koma; del ss. Crocefisso-, della famiglia Marioli. Nel territo-
del Gonfalone; della Carità; e del rio di Marino vi è la chiesa e il

Rosario che mantiene di cera e sup* convento de' minori osservanti di


pelletlili sacre l'altare di esso in s. Maria della Neve di Palazzola,
detta chiesa, e lo recita nei giorni ove al dire del p. Kyrcher fu già
destinati. Albalonga. Del luogo, della chie-
Quanto novero delle altre chie-
al sa e convento tenemmo proposito
se eccolo. S. Rocco^ chiesa od ora- all'articolo Albano, e ne parlammo
torio rurale sulla strada di Grotta- ancora agli articoli Lazio e Castel
ferrata. S. Maria dell' Orto detta Gandolfo. Per la celebrità del silo,
deWAcqua santa, sulla strada verso oltre quanto dicemmo ai citati arr
Albano, di ragione del capitolo, e- ticoli, principalmente in quello di
retta colle limosine de' fedeli ove , Albano, ed in quello di Lazio par-
sotto l'altare sorge che un' acqua lando di Lavinio ed Albalonga
bevono con divozione gl'infermi, ed qui aggiungeremo alcune altre no-
opera prodigiose guarigioni, essen- tizie.

do in gran venerazione la sacra im- 11 convento e la chiesa di s. Ma-


magine della Madonna scolpita nel ria di Palazzola, nel i449 ^'^l^be-
peperino, scendendosi nel santua- ro i minori osservanti, dai monaci
rio per una scala di 34 gradini certosini, con quelle condizioni ri-
praticata nel masso di detta pie- portate dal p. Casimiro da R.oma,
tra albana nerastra. Non è poi vero Mem. istor. p. 227, della chiesa e
che tale acqua sia la Ferentina. Nel del convento di s. Maria di Pa-
1819 la chiesuola fu decorata d'un lazzola. Esso fu onoralo piti volte
prospetto esterno tutto di peperini, dai Pontefici, cardinali ed altri per-
lodata architettura di Matteo Lo- sonaggi. Si sa di certo che vi fu-
vatti, essendo semplice e bella, ed rono Pioli, e Sisto IV francesca-
avendo l'aspetto di antichità e se- no nel settembre i47^- Per la sua
rietà che piace. S. Antonio di Pa- amenità e scaturigini di acque ab-
dova, chiesa eretta per decreto del bondanti e freschissime non che ,

cardinal Pallotla nella sua visita termali, ora deviate, vi furono fatte
dirimpetto alle carceri ,
per cele- piscine e vivai , laonde nel secolo

I
-

J[6 MAR MAR


XV si tpnne in conto di delizia. Il in cui dopo la celebrazione della
celebre caidinale Isidoro di Tessa messa volle visitare la chiesa di s.
Ionica, morto in Roma nel r463 ,
Angelo coll'annesso romitorio fab-
nmava il riliramento di Palazzo!», bricato fin dal i63G. Benedetto XIV
ed amava sovente desinare nella da Castel Gandolfo si trasferì a que-
stagione estiva in uno degli spechi o sto convento a' 28 ottobre I74' •

caverne piftoriclic,die si vedono orò in chiesa ov' era esposto il ss.


a destra del convento, vestite di Sagramento, indi ammise al bacio
edera e di musco con sorgenti di del piede i religiosi, e permise che
acqua limpida, oggi inondata e pri- entrasse nel convento la contesta-
va degli ornameiìti boscarecci, che bilcssaColonna. Nel 1829 nel mese
dal cardinale erasi fatto un deli' di ottobre vi si recò a passare al-
zioso triclinio di estate. Si vuole che cuni giorni il cardinal d. Mauro
tali caverne abbiano tornito i mate* Cappellari col p. abbate d. Am-
riali ad Albalonga, poscia luoghi brogio Bianchi ora cardinale, volen-
di orrido carcere, ed in tempo dei do sempre mangiare nel refettorio
romani prima un ergastolo e po- coi frati; ed io ebbi l'onore, come in
scia un amenissimo ninfeo. Il cai' lutti i luoghi sì nel cardinalato che
dinal Girolamo Colonna otteime da nel pontificato, di seguirlo e di-
Urbano VII! (il quale lo dichiarò morarvi. Divenuto Papa Gregorio
prolettore del convento mentre vi XVI, nell'ottobre i83i vi ritornò
dimoravano pp. riformati, che vi
i colla corte, di cui io feci parte; vi-
restarono dal 1626 al 1640) l'in- sitò la chiesa e il convento, am-
vestitura di un terreno, e vi formò mettendo con somma affabilità a
una villetta, edificando un casino discorso ed al bacio del piede l'e-
nella ripa che sovrasta il convento sultante religiosa famiglia, rammen-
e la rupe, che è alquanto fragile tando la cortese ospitalità ricevuta
e soggetta ad improvvisi scoscendi- due anni prima. Ecco come il p.
menti, l'ultimo de' quali avvenne Casimiro da Roma descrive la chie-
nel 1826, che per qualche tempo sa a p. 242 e seg. Incomincia dal
troncò le comunicazioni fra Albano riferire le parole di Pio II, che nei
e Palazzola. Alessandro VII si recò suoi Comnienlari descrisse il luogo.
al convento de* francescani agli i i Ecclesia est vetiisU opens^ non ma^
maggio i656, dopo essere sialo al ^na^ uno contenta fornice , cujus w-
palazzo del cardinal Colonna; visitò atibuluni ntarmoreis nitet columnis.
la chiesa, passeggiò pel chiostro e Nell'altare maggiore vi è il quadro
per l'orto, e fu trattato di rinfresco. rappresentante la Beata Vergine ,

Clemente XI due volte vi si trasferì coi Francesco d'Asisi ed Anto-


ss.

come il detto predecessore da Castel nio di Padova, di buona maniera.


Gandolfo: la prima fu ai ^3 giù* Verso la fine del secolo XVII fu-
gno 171 I, e dopo aver celebrato rono fabbricati due altari quasi nel
la messa nell'altare maggiore, am- mezzo della chiesa; e a mano dritta
mise al bacio del piede i religiosi della porta fu collocata ed ornala
nella cappella di s. Diego situata con pietre la croce di metallo, tolta
nel chiostro, assistito dai cardinali dalla porla santa di s. Giovanni \n
Paolucci vescovo diocesano, e Goz- Laterano, che nel i65o avea aperta
zadioi ; l'altra fu a' 1 8 giugno 1 7 1
3^ pel giubileo universale il cardutai
-

MAR MAH 47
GirolamoColonnacoincarcipiele.il l'ordine, che vi si portassero a di
convento fu restaurato a spese del porto. Questa chiesa è filiale del
p. fi'. Giuseppe Maria di Fonseca duomo di Marino, e soggetta col
da Evora, detto il Por/og/zp.?mo, prò- convento alla giurisdizione parroc-
curalore e commissario generale dei chiale di s. Barnaba, per cui i re«
minori osservanti, che morì vesco- ligiosi sono tenuti ad intervenire
vo di Oporto o Porto in Porto- alle principali processioni che si
gallo, del qual regno fu ministro fanno in Marino, e da questa città,
plenipotenziario in Roma pel re ove d'ordinario scelgono il sindaco
Giovanni V (che alcuni chiamano apostolico, ricevono le maggiori li-
suo genitore). Oltre a ciò il p. da mosine per la loro sussistenza,
Evora nel lySgabhein con diversi Finalmente in Marino vi sono,
ornamenti la chiesa , e particolar- una casa religiosa per l'educazione
mente con quattro altari di mar- delle fanciulle, e un pubblico ospe-
mo e colla balaustrata di bardiglio dale pegli infermi. Altro edifizio
innailzi al maggiore. Questo illustre poi ragguardevole è il palazzo ba-
personaggio lo celebramnìo in più ronale dei Colonna, magnifico fab-
luoghi, come all'articolo Bibliote- bricato non condotto a fine. Ave-
CA Akacelitana da lui grandemente va nel mezzo una gran torre qua-
aumentata, lo che pur notammo ai dra, che venne però mozzata. Nei
"voi. XII, p. g8 e XXYI, p. 147 , saloni vi sono molti quadri im[X)r-
del Dizionario; oltre di aver ope- tanti pei soggetti che rappresenta-
rato molti miglioramenti nel con- no ,
poiché i migliori furono ai
tiguo convento, essendo stato gè- giorni nostri trasportati ad accre-
neroso e benefico con molti di quelli scere la preziosa galleria del pa-
della provincia romana, ed avendo lazzo Colonna di Roma, ove pure
concorso al collocamento della statua vennero collocati i più scelli dei
di s. Francesco d'Asisi nella basi» palazzi baronali di Genazzano e
lica vaficana. Nella chiesa di Pa* Paliano [Fedi). JVella gran sala al
lazzola vi sono pitture del Masucci, primo piano vi è la pregevole e
in una rappresentandosi s. Giusep- interessante intera serie delle effìgie
pe col bambino Gesù^ nell'altra i di tutti i sommi Pontefici da s.

genitori della Madre di Dio. Un Pietro regnante Pio IX, dipinti


al

altro celebre pittore, Ippolito Scon- in tela in tanti quadri colla test»
Zani bolognese, sepolto in mezzo al naturale, tanto più preziosa do-

della chiesa, colorì nel convento tra pò T incendio dell'antica basilica di


le altre cose due camere ed una s. Paolo, che nelle pareti avea in
sala. Nel t. XIV del Bull. Rom. ritratti la cronologia de* Papi. Nel-
p. 23 1, si legge il breve Exponi la gran sala al secondo piano vi
nohis, di Clemente Xll, de' 9 apri- sono molti quadri di vario argo-
le lySS, dal quale si rileva, che mento^ la maggior parte rappresen-
il da Evora spese più di ottan-
p. tanti ritraiti d' illustri Colonnesi.
tamila scudi pel convento e chiesa Rammenteremo quel dipinto del
di Palazzola, e si ordina che dopo cavallo tutto bianco, che dicesi del-
la di lui morte le ampliale abita- la razza dei Colonna, il quale ba
zioni non dovessero servire che sì lunghi e ricca la criniera del collo
per alloggiarvi i benefattori del- e la coda, che quella strascina per
48 MAR MAR
terra, e questa lunga drca tre can- degli italiani illustri. Altro Colon-
ne, è sostenuta da due valletti ric- ncso nato in Marino fu Prospero
camente vestiti , mentre un terzo de' duchi di Sonnino, che ivi vide
tiene le briglie di si meraviglioso la Incedei giorno nel 1673, creato
e bellissimo cavallo. Vi sono inol- cardinale da Clemente XII, e morto
tre nel palazzo antiche suppellettili, in Roma nel I74'5- Altie persone
ed apparati ricchissimi de* Colon- illustri di Marino sono: suor Ma-
nesi. In Marino vi è l'amena villa ria Costanza Biondi fondatrice delle
Bel PoggiOy già dei Colonnesi , ed monache oblate di Albano. Suor
ora della nobile famiglia de' conti Claudia de Angelii fondatrice delle
di Marsciano, con elegante palazzine, monachelle di Anagni è dubbio se :

bei viali e giardini, ed ombrosi bo- nascesse propriamente in Marino,


schetti. La contessa Marianna Mar- certo è che marinesi furono ge- i

sciano ultimamente fece ristaurare nitori. Bernardina Cioglia


Bar- e
ed abbellire il casino, sotto la di- bara Costantini, ambedue morte in
rezione dell'architetto Luigi Ago- odore di santità, avendo Dio con-
stini. cesso grazie a loro intercessione. I

Marino fiorirono uomini e


In nominati religiosi Boezio e Bonac-
donne illustri. Primieramente si ci. Do'menico Gagliardi dottore fi-
vuole che l'antica e nobile fami- sico, che pubblicò alcune opere, e
glia Crescenzi appartenesse almu- servi quattro Pontefici, Alessandro
nicipio di Marino, e si desume da Vili che lo ascrisse alla nobiltà ro-
una lapide sepolcrale scritta in gre- mana. Clemente XI, Benedetto XIII,
co ma latinizzata , che esiste nel e Benedetto XIV però il Mari-:

palazzo del comune, rinvenuta nel- ni non ne fa menzione ne' suoi


la tenuta di Monte Crescenzo , la Archiatri. Nicola Gagliardi vesco-
quale di rubbi cento apparteneva vo di Alatri. Giacomo Carissimi,
al comune, indi incamerata, ora è celebre compositore del Misere-
proprietà libera dei Colonna. Tra re che si cantò nella basilica va-
i celebri personaggi di questa pro- ticana. Giuseppe Ercole maestro
sapia che videro la luce in Mari- di cappella nella corte austriaca.
no, nomineremo Vittoria Colonna Due fratelli Falconi, uno maestro
che celebrammo nel voi. XIV, p. di cappella nella corte Spagna,
di
287 e 288 del Dizionarioy nata nel l'altro in quella di Portogallo. Ca-
1490 da Fabrizio Colonna e da nestri e de Cesaris si distinsero nel-
Agnese di Montefeltro, e morta in la pittura. Il Mocchi valente
cav.
Roma nel iS^f. Da ultimo il prin- scultore, fu chiamato alla corte di
cipe d. Alessandro Torlonia ,
per Baviera : nella crociera della colle-
cura del eh. cav. Pietro Ercole Vis- giata edificò un bellissimo altare
conti, ne fece pubblicare con più con colonne di marmo colorato ed
corretta e magnifica edizione le sue altri ornati. Anticamente molti ma-
rime e la vita, ed a suo onore fe- rinesi si distinsero nelle armi, e da
ce coniare una bellissima meda- ultimo certo Rovina morì mentre
glia,mentre nella protomoteca di era al servigio della Russia col gra-
Campidoglio il busto marmoreo di do di colonnello. Maria Domenica
Vittoria fu collocato con benepla- Fumasoni, oltre essere poetessa, si
cito di Gregorio XVI tra quelli dice che fu discopritrice della fila-
MAR MAR 49
tura amianto ( del quale in-
(leir dìni, e per lo splendore de' palaz-
combustibile ne pailanìmo al voi. zi, gareggiava colle più illustri città
XXVI 11, p. 19 del Dizionario) f di latine. Nelle sue vicinanze, Murena,
die, secondo il eli. I^aggi, fece espe- Lucullo, Cicerone, Ponzio e tanti
rimento nell'accademia de' Lincei altri personaggi illustri di Roma ,

nel 1806, presenti i rinomati pro- dimorarono nelle ville o delizio-


fessori Scalpellini, Brocchi e Mori- se case di campagna, delle quali
cbini che assai la lodarono: suo fi- tuttora V* ha copia. Di alcune ne
glio è il notaro Francesco Fuma- parlammo agli articoli Grott afer-
soni Biondi, lodalo poeta che con rata e Frascati, abbazia e città
mirabile facilità improvvisa versi celebri che gli sono vicine, succe-
su d'ogni argomento. Altro vivente dute all'antico Tuscolo. Abbiamo
illustre è Giuseppe Mercuri inven- dal Piazza che presso l'odierno Ma-
tore dell' incisione in acciaio, nella rino fosse la villa di Caio Marino,
quale divenne sì celebre , che fu sulle cui rovine probabilmente fu
fatto direttore dell'accademia delle edificato, ovvero nel luogo ove sur-
belle arti nel Belgio. Vanno enco- sero i famosi giardini di Lucio Mu-
miati i filantropi patrii Francesco rena onde il luogo anticamente
,

e Mauro fratelli Giani ,


per aver venne chiamato Mariano^ come lo
istituito cinque posti gratuiti e per- appellò Pio II ne* suoi Commentari
petui neir ospizio apostolico di s. lib. II, compilati dopo aver per-
Michele di Roma, due per maschi corso i e Mari-
circostanti luoghi
e tre per femmine con pubblici , no Dice ancora, che alcuni
stesso.
istromenti de' i/^ gennaio i833, e affermarono giungesse sino a Ma-
25 luglio1839 per gli atti del Sol- rino la magnifica e vastissima villa
dini notaro in Marino, avendo de- di Lucullo, ciò deducendo dai rot-
ferito la nomina dopo la loro mor- tami di statue, di colonne, di ca-
te al magistrato e segretario prò pitelli e di altre memorie che si
tempore del comune di Marino. I rinvennero ne' campi. Nel sito o
medesimi benemeriti fratelli fon- valle detto le Fratlocchie e dal
darono pure sei mezzi posti per volgo Torre del re Paolo, già villa
convittori nel collegio di Marino , deliziosa de' Colonnesi, di cui molto
oltre diverse altre opere pie, per le si dilettò Alessandro VII mentre
quali hanno disposto l'intiero loro villeggiava in Castel Gandolfo fu ,

patrimonio. un tempo la villa imperatore


dell'
Non vi sonoargomenti sicuri Claudio, in un al tempio a lui de-
per dichiarare famoso consoleil dicato. Amante l'augusto della so-
Mario qual fondatore di Marino, ne litudine, in essa di frequente riti-

memoria si ha di alcuna villa sua ravasi con Tito Livio, e siccome


nel recinto, sebbene talora sia stato dotto nella lingua greca ed ammi-
latinizzato col nome di f^illa Mariij ratore di Omero, a lui si attribuisce
tutlavolla diremo ciò che opinaro- l'erezione di quella tavola di marmo
no gli archeologi. Il p. Kircker nel con elegante bassorilievo, che si disse
riferire che non avea la terra il opera di Archelao di Apollonio, in
titolo di città, aggiunge che per cui erano rappresentate le piti se-
l'ampiezza dell'area, per l'eleganza gnalate azioni di quell' insigne prxì-
de' templi, per l' amenità de' giar- ta, che nel declinar del secolo XVH
VOI.. XLIII.
4
So MAR MAR
fu rinveniiln presso le Frnlloccliic, costruzioni della via Appia e della
indi illustrata dal prelato Marcello via Trionfale, die guidava al Mon-
Sevcrali, dapprima collocata nel mu* te Albano. Che sotto Marino vi fu
seo valicano, poi in quello di Londra, il Castel di Paolo, ne fa fede il p.
e meglio conosciuta sotto il nome Sciommari , Note ed ossen'azioni
di j4poteosi (V Omero.
Di questa p. 1
97, dicendo che al suo tempo
scoltura ne parlarono ancora Rey- (pubblicò l'opera nel 1728) se ne
nolds e Winkelmann dallo stile : vedevano ancora le vestigia.
del monumento si volle ccngcllu» Il eh. Nibby, Analisi de dintor-
rare che 1* artefice vivesse al tem- ni di Roma, l. Il, p. 3i5 e seg.,
po Avendo fatto ricerche
de'Cesari. tratta Marino, che chiama Ca-
di
su tale monumento, venni a conosce* strimoeniuniy scrivendo quanto qui
re che due di Omero ne furono tro- riportiamo. Plinio nomina tra le
vati alle Frattocchie, appartenenti colonie del Lazio esistenti ai suoi
all'antica Bovilla, di cui tra gli altri giorni i Castrinioenienses , colonia
tratta anche il Nibby nell'opera che che direbbesi derivata d'd Moenien-
qui ricorderemo. Che il primo fu ses o Munienses primitivi, che poi
posseduto da Arcangelo Spagna an- enumera fra i LIII popoli del La-
tiquario romano dalle cui mani, zio, che perirono senza lasciar ve-
passò nel museo Roccia ed in se- stigia. L'autore del trattalo De co-

guito dagli eredi di questa fami- loniis mostra eh' era un oppiduni
glia fu dato in dono a Clemente che per la legge di Siila fu mutii-
XIII, che lo fece collocare nel mu- to, il cui territorio prima era sta-
seo capitolino ; certo è che nell'/zi- to tenuto per occupazione, e poscia
dicazione di esso dell' attuale suo fu da Nerone assegnato ai tribuni
direttore l'egregio Alessandro To- ed ai soldati. Non si pub pertanto
fanelli, a p. 7 1 si legge l'Omero « : porre in dubbio la esistenza di un
simile a quello che si trovava in bas- luogo di questo nome, il quale d'al-
sorilievo nella sua apoteosi già in ca- tronde è ricordato ancora in mol«
sa Colonna; ed aggiungo che questo te lapidi, che ne determinano la
monumento, eh' è il secondo di ortografia vera in Castri- moenium,
quelli in discorso, fu probabilmente come in Castrinioenienses quella
quello passato nel museo di Lon- del popolo. Il luogo avea il suo
dra, essendo pur certo che nel mu- principe, i suoi patroni e decurio-
seo valicano mai esistette 1* apo- ni, come altre colonie e municipi,
teosi di Omero. Nel territorio ma- e fioriva ancora sotto Antonino Pio,
rinese e presso le Frattocchie era come dalle iscrizioni riportate dal
situala l'antica città di Boville : ne- Grulero e dal Fabrelti. Soggiunge
gli fatti si sono ritro-
ultimi scavi il Nibby, queste lapidi furono rinve-

vale fondamenta dell'anfiteatro


le nute tulle presso Marino (fi a le quel-
Covillcnse. Di greco scalpello fu li rimarchevole in favore del Castri-
pure la bella statua di Diana ri- , menio è quella ritrovata dj recente
trovata in detti luoghi. Il tempio nella vignapoco distante da Mari-
di Giove Cimino sorgeva al nord- no, da Innocenzo Soldini proprieta-
ovest sull'eminenza, che dicesi tut- rio di essa ed attuale zelante segreta-
tora Colle Cimino. Fra gli antichi rio del comune), e per conseguenza
monumenti sono a rimarcarsi le ivi la colonia in discorso dee collo*
MAR MAR Si
rni-si, tanfo più che il Mto di Marino Tito Livio, Dionifio, Plinio, Fé»
[>cl suo isolamento si annunzia per sto, ed il p Rirckcr principalnien-
quello di una città antica. Con te nella sua celebre opera: Latium
questo il cliiaro scrittore vorrebbe vcius et novum cap. VII, in cui
escludere 1' opinione del dotto p. lo chiama col nome di Marenus
Volpi che ritenne CaslromoenUtm o svu Ferentanum. Che Marino a-
Cnstrimoniiim essere il campo di vessc origine da Firento lo asseri-
pretoriani stabilito nel sito dell' o- sce anche il più volte citato Piaz-
dierno Albano, come noi pure di- za a p. 295 e seg. Il p. Volpi,
cemmo altrove. Quando penò si Pietas Latium profanum^ asserisce
estinguesse tal colonia dopo Anto- che dopo la distruzione di Firento,
nino è incerto, come incerta pure da Caio Mario fosse fabbricato Ma-
è l'epoca in che per la prima vol- rino cui diede nome. Il Rion-
il

ta il nome di Marino si dasse ai do pure scrisse che Marino ripete


luogo della città odierna. Vero è r orgine da una villa del famoso con-
che Anastasio bibliotecario nella vi- sole Caio Mario, chiamala Maria-
ta di s. Silvestro I, parlando della na. Il rivo Ferentum apiicl caput
chiesa o basilica di S.Giovanni Batti- /Iquae^ conserva tuttavia il suo
sta edificata da Costantino in Albano, vocabolo, essendo ancora nelle vi-
dice che fra i doni che le assegnò cinanze di Marino, Capo d'acqua,
vi fu quello di un possessio Ma- ed il bosco Ferenlina
o Selva
rinasi che rendeva 5o soldi; ma già dea Feronia: que-
sacra alla
quel nome non è -sicuro, poiché in sto famoso bosco resta a piedi del
altri testi diversamente si legge paese, a destra della strada che
Jìlaritanas, Marianam e Mariana. conduce a Castel Gandolfo, passa-
I)a molte carte de'lempi bassi ripor- to la chiesa d' Acquasanta ed il

tate negli annali camaldolesi, e da pubblico lavatoio o fontanile, in


altre esistenti negli archivi privati, una convalle che si dilunga ver-
al dire del Nibby, sembra potersi so oriente, amenissima perchè tut-
stabilire, che nei secoli X e XI ta ombrala da alberi, irrigata dal*
tutta la falda settentrionale del le scarse e limpide acque del gros-
monte fra le vie Appia e Latina so ruscello, già Caput Aefuac Fé-
•si dicesse Moreni (
perchè alcuni vo- rentinae^ vede tra intrica*
che si

gliono che nome derivi dalla


tal tissimi Firento non si
cespugli.
famiglia Morena che possedeva la deve confondere con Ferentino de-
delta falda del monte ), e questo gli ernici, e siccome in prova ci-
nome egli crede poter aver data tummo a quell'articolo il Nibby,
origine a quello eh* ebbe la terra, qui appresso ne riferiremo il pa-
die poscia tbrmossi sul sito dell'an- rere, come luogo e curia celebra-
tico Caslrimoenium, il quale dap- tissima pei pubblici comizi ed
prima 3Ioreni, poi MarenOy ed in assemblee che vi tennero i popoli
fine Marino e Marini si disse. latini, massimamente dopo la ro-
Dicemmo di sopra che Marino vina Albalonga capitale del
di
occupa il sito dell'antica città di Lazio, per tener a freno i romani,
Fircntiinìy poiché anco i marinesi per discutere gli affari più impor-
ritengono che sulle rovine di Fi- tanti dello stato, segnare federa-
rtnto si ergesse Marino. Ne parla zioni e trattati , e per altre me-
5a MAR MAR
morie storiche che accenneremo; le di nostro era, vietando rimpcralo-
quali diete e parlamenti nazionali re Teodosio I il falso cullo a
si convocavano sotto la protezione Giove Laziale.
di Giove Laziale, con molte ceri- Scrive pertanto il Nibby, che a
monie e riti, dopo aver celebrato pie Marino verso oriente, fra
di
le Ferie Latine (Vedi) sul monte questa città ed Albalonga s' in- ,

Albano o Laziale , oggi Monte forca una convalle solinga om- ,

Cavo, denominazione presa verso breggiala da un bosco, che chia-


il XIII secolo. Noteremo però, che mano il Parco di Colonna, luo-
tale tempio fu eretto da Tarquinìo go celebre nella storia latina, come
il Superbo, per decreto fatto nel quello ch'era destinato a tenere le
concilio tenuto nel bosco Ferentino, assemblee nazionali durante la in-
qual monumento della giurata con- dipendenza del Lazio negli alfnri
federazione in cui quarantaselte più importanti della confederazio-
città latine riconobbero
il primato ne, e del quale col nome di Fé-
de'romani nella lega, dopo aver rentinum, Lucits Ferentinacy Ca-
perduto Turno Erdonio, uomo forte put Aquae Ferentinae, fanno men-
e sdegnoso della preminenza del zione Dionisio e Livio. Il primo
tiranno romano; tempio che dovea di essi mostra come avendo Tulio
servire agli annuali sagrifizì delle Ostilio terzo re di Roma , dopo
ferie latine, si pei romani, che pei la distruzione di Albalonga, mes-
latini e volsci. Vi si teneva ancora sa fuori la pretensione di essere
mercato, ed un sagrifizio in comu- succeduto ancora nella primazia
ne si faceva distribuendo le carni che questa esercitava sulle oltre
immolate ai legati di ciascun po- terre latine ,
queste convocarono
polo che vi concorreva ; e perchè la dieta nazionale in Ferentino,
quei di Laurento ne furono prete- decretarono di non sottomettersi, ed
riti neir anno di Roma 5^5 , si elessero per duci colla facoltà del-
dovettero fare delle espiazioni, di la pace e della guerra, Anco Pu-
che facemmo parola alvol.XXXVII, blicio Corano, e Spurio Vecilio
p. 222 e 223 del Dizionario. Le Laviniate (essendone stata conse-
feste o ferie latine da principio guenza 5 che i romani ebbero il
durarono un sol giorno, ma quan- primato nella confederazione latina).
do Furio Camillo ristabilì in Ro- Di nuovo ivi si radunarono ai
ma la concordia tra la plebe e tempi di Tarquinio Prisco quinto
il patriziato, si fecero durare fino re di Roma, onde porre argine
a quattro. Compito il sacrifizio ed alle conquiste che faceva. Dionisio
il pranzo federale, il popolo ban- narra ancora a lungo la dieta ivi
chettando esso pure e mascheran- tenuta a' tempi di Tarquinio il
dosi si abbandonava interamente Superbo settimo ed ultimo re di
all'allegrezza. Le città che vi con- Roma (che strinse alleanza con
correvano solevano celebrare que- tutti i popoli del Lazio, facendosi
ste prima d'incominciare una
ferie dichiarare capitano generale, e ri-
guerra, e Lucio Paolo Emilio a- cevette dai latini giuramento di
vanti di partire per la Macedonia essere riposto sul trono, a cagione
contro di Perseo le convocò, il della grande autorità che esercita-
quale uso durò fino al IV secolo va sopra di essi, in riguardo al suo
,,

MAR MAR 53
genero Ottavio Mamilio Tusculano put aquacy nella quale fu gittato
<ii somma stima presso tutti i po- ferito ed annegato Turno Erdonio,
poli del Lazio ), ed i fatti che l* ac- vittima delle trame di Tarquinio
compagnarono, morte seguiti dalla che lo comparire orditore di
fece
ivi data, apud Caput Jquae, a congiure, con un graticcio pieno
Turno Erdonio deputato aricino di sassi, poiché le acque del ru-

(
perchè si opponeva a Tarquinio ), scello non bastavano ad affogarlo:
pei maneggi infami e false accuse d'altronde è noto che questo era
di quel audele principe. Dopo la sotto il monte Albano. Queste cir-
espulsione da Roma di Tarquinio, costanze riunisconsi nel bosco so-
vi tennei-o generale adunanza la- i praindicato, sotto Marino, ch'è un
lini l'anno 254 ^^ Roma, nella luogo de' più interessanti e de'più
quale si decise di mover guerra pittoreschi de' contorni di Roma
ai romani, onde rimettere Tarqui- dove nel parco Colonna , circa
nio sul tiono. Altre diete gene- mezzo miglio entro la convalle, si
rali vi tennero i latini due anni vede ancora il Caput Aquacy che
dopo nell'assedio di Fidene, per non presentando una profondità
consultare intorno ad esso, e final- sufficiente per annegare, forzò a
mente l'anno 258, poco prima gittare sopra Turno un graticcio
della battaglia al lago Regiilo e sassi per farlo morire.
(perduta dai latini, che furono co- A quanto riportammo del Nib-
stretti giurare perpetua pace ai by in difesa di Marino, contro le
romani). Dionisio e Livio ricor- assertive del p. Cialino in favore
dandogli stessi fatti, cioè la morte di Ferentino di Campagna e a dan-
di Turno Erdonio, e la lega lati- no del nostro FirenLum latino, che
na per ristabilire i Tarquinii , per contrastare l' autorità del p.
chiamano il luogo dell'adunanza Rircker addusse quella dell'Alberti,
Lucus Ferentinacy e Caput aquae aggiungeremo alcune prove e ri-
Fcrentinae quello del supplizio di flessi. Convien dunque dire che
Turno, e di nuovo Caput Feren- l'Alberti non abbia bene letto il
unum quello dell'adunanza. Livio p. Kircker, né Livio, né Dionisio,
stesso poi rammenta come l'anno , né Pompeo Festo , né Plutarco
4o2 di Roma, cioè poco prima poiché Kircker indica la vera
il p.
delfultima lega latina, vi tennero situazione dell'antico bosco e tor-
l'ultima dieta. Da tutti questi pas- rente Ferentino, ov'era l'antica cu-
si insieme uniti apparisce, che ta- ria delle ferie latine, colla testimo-
li diete si tennero successivamen- nianza di Pompeo Festo, che lo
te dalla distruzione di Albalonga dice situato alle radici del monte
fino all'ultima lega latina, cioè Albano con queste parole PopulL :

durante tutto tempo dell' indi-


il latini ad Caput Ferentiiiae^ quod
pendenza de'latini da Roma ; che est sub monte Albano Consilia init"

si tenevano in un bosco sacro rej e sotto tal monte appunto sono


alla dea indigena, detta Ferenlinay il bosco e torrente Ferentino che
la quale probabilmente è identica abbiamo descritto. Livio racconta,
coWn Feronia de' sabini, tjtrusci e che Tarquinio quando fece morire
volsci ; che questo luco o bosco Turno, avendo convocato il conci-
^iucro conteucva uua sorgente cci" lio fercutiao in dieni certuni^ erano
,,

54 MAR MAR
quei principi sul far del giorno in> Perento, die hanno ancora i luo*
tervenuti lutti, mentre Tarquialo ghi presso Marino, smentiscono c-
rimase per quasi tutto il giorno in gualmente la contraria assertiva. A
Roma; ma poco prima cadu- della ciò per ultimo
aggiunga le ra*si

la del sole v'intervenne, sed pau- gioni del centro del Lazio ov'ù
lo antequnni sol occiileret venti. Po- Marino, del tempio di Giove La-
^va dunque egli starsene tutto il ziale avanti cui dignitosamente do-

^1 a Roma e poi giungere verso veansi fare i conciiii o adunanze


roccaso a Ferentino di Campagna, cioè corani Numine, e le vicinan-
ch'è circa cinquanta miglia lonta- ze di Albalonga, Roma, Tuscolo,
no dalla metropoli,non piuttosto e A riccia,Preneste e Velletri che e-
al mentovato bosco
sotto Marino ,
rano dominanti latine. Anche il
le

che come dicemmo n'è appena di- Piazza, nel dire che questo luogo
stante dodici miglia? Dionisio poi, si chiamò anticamente Ferentino
oltre che conviene con Livio, di curia celebre de'romani e de* lati-
più asserisce, che Alba fu edificata ni, per le famose acque ferenline,
da Ascauio inter montem et laciim alle quali la superstizione de' geu'
dfutl acjuas Ferentinas. Plutarco tili prestavano culto, lo dichiara
lìnalmente nella vita di Romolo ci espressamente diverso da Ferentino
assicura, ch'egli dopo la pestilenza negli ernici. Ed il Nicolai, De bo-
purificò con lustrazioni la città, ed nificamenti delle terre Pontine, ci-

istituì i sacrifizi alla porla Feren- tando l'autorità del cardinal Cor-
tina, che secondo il costume ro- radini, autore del Pietas Latiuni,
mano dovea essere volta verso la proseguito dal p. Volpi, afierma che
parte ond'era venuto il male , co- il nostro Ferentino è diverso dal-
me face va si nell' intimar la guerra, l'ernico
, come situato nel monte
^n che vibravasi lo strale verso il Albano e presso la macchia Faiola.
paese nemico , e in questo caso Va notato che il celebre Oplaco,
verso Laurento, per le offese del che combattè a singoiar tenzone
quale credevasi essere avvenuto il con Pirro, era originario di Firen-
flagello; ed è perciò che la porta to, come afierma Plutarco nella vita
Ferenti na dovea essere certamente di Pirro.
l'Asinaria o la Capena che mette- Distrutta la città di Ferento o
vano alle vie Latina ed Appia o , Firento, surse l'odierno Marino. Ri-
fra esse, e non la Maggiore o quella cevette il lume della fede proba-
or detta di s. Lorenzo, che sono bilmente da s. Pietro, da s. Paolo
pur le vie Labicana e Prenestina, o dai loro discepoli, poiché nel vi-
per cui si va a Ferentino di Cam- ci no Tuscolo o Frascati la pro-
pagna. Che la porta romana Fe- mulgarono tali apostoli, principal-
rentina fosse nella direzione del ce* mente il primo. In Albano fu il
lebre luco di Ferenlina presso Ma- medesimo s. Pietro o almeno il suo
rino, per cui ne prese il nome, lo discepolo e successore s. Clemente
dichiara il lodato Nibby, Roma nel L In Ariccia medesimi principi
i

i838, pari. I, antica, p. 209. I no- degli apostoli o i loro priiiii disce-
mi finalmente e conservati di Mon- poli propagarono il vangelo. Dun-
te Perento e di Capo d'Acqua, e que alcuno de' medesimi certamen-
di Bosco sacro Ferentino e Colle te lo avrauuo bandito iu Marino
MAR MAR 55
ne' primi tempi deUa Chiesa ,
per questa terra degli Orsini attrasse a
cui ben presto sujsero templi al sé r occhio di quel nemico de' no-
vero Dio ,
primi de' quali furono bili romani, o nel i347 Oiordano
quelli sotto l'invocazione di s. Gio- Orsini da lui bandito da Roma ivi
vanni e di s. Lucia. I goti che vi andò a ritirarsi, e raccolta molta
fermarono stanza, con marmi e co- gente uscì in campagna , e dopo
lonne del demolilo tempio di Dia- aver messo a ferro e a fuoco i din-
na Aricina, e colle macerie di al- torni di Roma, di nuovo si ritirò
tri edifìzi diroccati, costrussero quat- in Marino suo dominio. Altri nar-
tro torri , una delle quali ancora rano, che dopo la famosa rotta che
esistente, ed ornarono le due anti- il tribuno dio ai signori romani
che chiese parrocchiali di s. Gio- contro di lui ribellati, sulla porta
vanni e di s. Lucia di Marino, che s. Lorenzo, molti baroni si rifu-
mostrano il gusto del tempo negli giarono a Marino, in cui li difesero
avanzi che esistono, essendo ora Giordano e Rinaldo Orsini, che si
soppresse. Su di che va letto quan- vogliono nativi della terra, per cui
to riporta il Lucidi, Meni. stor. Giordano si diede in seguito a tra-
dell' Ariccia p. 228. Nelle civili guer- vagliare lungamente le terre vicino
re i baroni romani piti volte si a Roma , finché i romani venuti
trincerarono in Marino, siccome si- ad assalirlo lo costrinsero a con-
to elevato, ed ebbero luogo fre- chiudere con loro la pace. Tali
quenti fatti d' orme e triste rap- guerre civili nel secolo XIV furono
presaglie. In progresso di tempo frequenti, stante l'assenza de' Papi
divenne feudo de' polenti Conti Tu* residenti in Avignone. Portatosi Gre-
sculani, e passò quindi ai Frangi- gorio XI in Roma, vi mori nel
pane. Nel 1265 vi si ritirò Rai- 1378, e fu eletto in successore Ur-
natdo Orsini, e vi si difese contro bano VI, contro di cui insorse l'an-
Eurico senatore di Roma. Questo tipapa Clemente VII. Ambedue po-
Enrico fu forse il figlio del re di sero in piedi un esercito per di-
Castiglia, che nel 1267 era sena- fendere le loro ragioni , essendo
tore di Roma, secondo il Pompilj quello di Urbano VI forte delle
Olivieri, // senato romano, p. 219. truppe imperiali ed italiche, sotto
Era dunque a quell' epoca Marino il comando del celebre capitano Albe-

già un castello fortificalo ed appar- rico conte di Barbiano. I dintorni di


teneva agli Orsini, che lo ritenne- Marino furono il teatro della batta-
ro almeno in parte fino al secolo glia fra le due armale. All'ardore
XV , meno diversi intervalli ,
poi- di Alberico resistè invano il furo-
ché lo dominarono ancora un ca- re de' guasconi guidati da Bernar-
valier Gianni, e l'ultimo de'Frangi- do de la Sale, e sebbene il subal-
pane che donò ì suoi diritti ai mo- terno capitano Galeazzo Pepoli pie-
nasteri di Grottaferrata e di s. Sa- gasse incontro a Montjoye o Mon-
bina di Roma. Nel i3o2 ivi stava zoja, nipote dell'antipapa, co' suoi
Sciarra Colonna, allorché Filippo bretoni , sicché questi tene vasi ia
IV il Bello re di Francia apri con punto la vittoria, ma sopraggiun-
lui trattative contro Bonifacio VI IL se in tempo Alberico già vincito-
Mentre signoreggiava Roma l' au- re, che strettolo lo privò d'ogni
dacissimo. Cola di Rienzo trìbuQO, scampo. I soldati quasi tutti peri-
,

fiS MAR MAR


rono, i duci e il generale resta* da Papa Martino V. Pertanto nel
lono prigioni a' 28 aprile 1379. 1436 fu Marino assalito, preso e
Sembra che Giordano Orsini par- disfatto dall'arcivescovo di Pisa (giu-
teggiasse per l' antipapa Clemente liano Ricci legato di Eugenio IV.
VII poiché questi a' a dicembre
,
Ritornò poscia in potere dei Co-
1378 avea emanato un breve a lonnesi nel i447>per volere di Nico-
suo favore, come signore di Mari- lò V, i quali lo riedificarono , e vi

no, investendolo del dominio di si fortificarono nella guerra insor-


IVemi e Genzano , ed altre terre, ta sotto Sisto IV, nella quale i ma-
alcuni a quell'anno assegnano il rinesi una scorreria fin den-
fecero
mentovato assedio di Marino fatto tro Roma a' 3o maggio 1482, por-
dai romani, e il successivo accordo. tando via un tal Pietro Savo ma-
Nel i4oo, per volontaria dedi- cellaio. Nello slesso anno ai 5 di
zione, Marino si diede al Pontefice giugno eutrovvi il duca di Cala-
I^onifacio IX. In quest'anno le mi- bria figlio del re di Napoli, anch'es-
lizie marinesi, sotto la condotta del so in guerra con Sisto IV, e vi
capitano Pietro Paparelli, liberaro- alloggiò ; ma pochi mesi dopo, per
no il popolo di Genzano (al quale la vittoria riportata dalle milizie
articolo avendo ciò narrato, chia- pontificie a' 2 r agosto vicino a Vel-
mammo Pietro Passarello nobile letri, Marino fu fbi-zato ad arren-
napoletano, capitano di Marino per dersi alle genti del Papa a' 24 a-
Ja Chiesa romana) dalle sevizie di gosto. Nell'accordo seguito nel i483.
Jjuccìo o Bruto Savelli, e di Nicolò Marino da Sisto IV ai
fu restituito
Colonna, per essere ricorsi i gen- Colonnesi; ma
anno seguente ai l'

zanesi all'autorità di Bonifacio IX. 26 di giugno fu preso ad istiga-


IVel pontificalo di Martino V Co- zione di Lucii Antonio di s. Ge-
Jonna, eletto nel i4i7> Marino di- mini, dal contestabile delle truppe
venne proprietà dei Colonnesi per di Sisto IV , Andrea da Norcia
donazione di quel Papa, il quale meno la rocca che continuò a di-
nel giugno 14^4 l'onorò di sua fendersi; indi gli fu restituito da
j)resenza. Dipoi Marino fu dichia- Innocenzo VIII, 29 ago- eletto a'
rato ducato in favore de' Colonne- sto. Nel i5oi Alessandro VI ma-
si. È nota la guerra che dopo la ledi i Colonnesi collegali col re di
morte Martino V insoi^se fra i
di . Napoli, il quale empiamente chia-
Colonnesi ed Eugenio IV suo im- mava i turchi allo sterminio d'I-
mediato successore. Questi a* 18 di- talia laonde
; Colonnesi per la i

cembre 143 1 fulminò una bolla gravissima sentenza cederono al Pa-


contro il cardinal Prospero Colon- pa le loro signorie, mentre i loro
na che privò de' benefìzi, a moti- partitanti vennero oppressi dagli
vo di ribellione, giacché invece di Orsini loro perpetui emuli. Ales-
fare restituire alla Chiesa i castel- sandro VI da
a* 17 luglio parti
li e le fortezze occupale dalle genti Roma col dopo aver
suo esercito,
di Antonio Colonna , al contrario stabilito col senato romano di spia-
le avea animate co' suoi scritti a nar Marino; egli soggiogò Sermo-
non renderle, ed avea disposto a neta ed altri luoghi de' Colonnesi,
danno di Roma il castello di Ma- e Cesare Borgia duca Valentino
vino, a lui lasciato in testamento colle milizie francesi adeguò al suo-
,

MAR MAR Sj
Io Marino^ Morto nell'agosto i5o3 Il successore Giulio III fu benigno
Alessantlio VI, il successore Giulio con casa Colonna, che ricuperò col-
JI richiamò dall'esilio i Colonnesi, le armi i suoi dominii. Ma nel
restituì ad essi le loro terre, e li pa- pontificato di Paolo IV, Ascanio
cificò cogli Orsini. Nel pontificato Colonna si trovò in nuovi guai,
di Giulio II, Fabrizio Colonna ai perchè cadde in sospetto agli spa-
17 luglio i5i2 animosamente con- gnuoli, ed il suo figlio Marc'Auto-
dusse da Roma a Marino il duca nio gli tolse i suoi stati, sebbene
Alfonso d'Aragona, il quale corre- poi dovesse fuggire il risentimento
va rischio di essere carcerato per del Papa per essersi miito colla
ordine del Papa. Questi credendosi Spagna nella guerra che si faceva
morto a' 17 agosto i5i2, Pompeo ne' luoghi intorno a Roma. Egli
Colonna incitò il popolo romano a fu l'ultimo de' Colonnesi scomuni-
ricuperate l'antica libertà. Fabrizio cato dal Papa, perchè Paolo IV e-
Marino sino ai
restò nel castello di tnanò le censure ecclesiastiche, e gli
20 febbraio i5i3, giorno della ve- confiscò beni, che diede a' suoi
i

ra morte di Giulio II. parenti Carafa; per cui quando il


Dall'Eschinardi e dal Theuli si ha, Pontefice nella sua rettitudine punì
t;he Marino sotto ClemeiJte VII fu i suoi nipoti, esiliò il cardinal Car-
bruciato. Ad onta che (juel Papa lo Carafa nel feudo di Marino
avesse ricolmalo di benefizi gli ir- donde passò a Civita Lavinia. Pio
requieti Colonnesi , si unirono essi IV s'imparentò coi Colonnesi, re-
nel i526 cogli imperiali per im- stituì loro i feudi, e li assolvette,
padronirsi del palazzo vaticano, che onde Marino fu dagli antichi suoi
saccheggiarono, ed avrebbero ucciso signori restaurato. Il Papa s. Pio
il Papa, come dicemmo altrove, se V nella celebre guerra navale con-
non si rifugiava in Castel s. An- tro i turchi, nominò generale delia
gelo. Non andò guari che i Colon- flotta pontificia Marc' Antonio Co-
nesi furono puniti colle censure ec- lonna , che coi collegati veneti e
clesiastiche, narrando il Borgia, Sto- spagnuoli riportò la famosa vitto-
ria di Vellctrl p. 4^6, che il Pa- ria di Lepanto, nella quale brava-
pa ordinò ai velletrani la demoli- mente militarono anche marinesi, i

zione delle terre de' Colonnesi, ciò i quali tuttora mostrano uno scu-
che fecero incominciando da Ma- do ed uno stendardo, trofei della
rino, che smantellarono e brucian- parte ch'ebbero alla vittoria. Nello
dolo distrussero , spettando allora scudo, che trovasi nella sagrestia di
ad Ascanio Colonna domicello ro- s.Barnaba, vi è questa iscrizione :

mano. Riavutosi appena, fu messo Triuinphale hoc inarirwnsis laililis


a fiamme e fuoco dal generale O- clypeuni auspiciis Pii V Pont. Max.
bigny, poiché Prospero Colonna, sub Marco Antonio Colunvia su-
abbandonata la parte francese, si premo duce cantra Solinianuiii tur-
l'eco in Napoli a combattere m van- carwn iyrannuni ad Enchinades
taggio degli aragonesi. Nuove pe- strenuissime durtanlis ad ornamcn-
ripezie gravitarono sui Colonnesi tum Donius Dei, et sacri belli pe-
sotto Paolo HI, massime conti o gli renne monunieutum. La descrizione
slati di Ascanio, che Luigi Farne- del trionfo che s. Pio V decretò a
se conquistò con diccicuila uomini. Marc' Antonio, la riportammo aN
, ,-
,

56 MAR MAR
l'nrllcolo TpronEssi Roma,
ix Nel Marino, dopo aver visitato la chiesa
pontificato (li Urbano Vili inco- collegiata , avendo preso alloggio
minciando i Piipi a recarsi nlln pon- nel convento degli agostiniani. Il

tificia villeggiatura di Castel Gandol- contestabile Colonna l'avea incon-


fo, venne da loro spesso onoralo trato alle Frattocchie, luogo in cui
di presenza e di benefìzi Marino ì Colonnesi solevano ricevere i Pa-
o pel primo da Urbano Vili. Que« pi che si conducevano a Castel Gan-
sto Papa avendo unito in detto ca- dolfo o ad Albano, facendo sempre
stello in matrimonio, a* a4 ottobre lauti rinfreschi,
i quali ebbero luo-
1627, il suo pronipote d. Taddeo go pure in questa circostanza. Be-
Barberini, con d. Anna figlia del nedetto XIII nel seguente giorno
contestabile d. Filippo Colonna^ le partì da Marino ad ore quindici
nozze furono celebrate privatamen- proseguendo il suo viaggio per Ci-
te in Marino, luogo del contesta- sterna , altra stazione di fermata.
bile, dove Urbano Vili si ritrovò Benedetto XIV si giovò molto delia
con grandissimo gusto e piacere, villeggiatura di Castel Gandolfo
come riferisce il contemporaneo dia- nel maggio, giugno ed ottobre, cioè
rista Gigli. Per l'amenità ed aria due volte all'anno, per cui spesso
salubre di Marino, nel secolo XVII si portò in Marino, e noteremo al-
l'requenti furono gli accessi di per- cune delle sue visite. Con tre mute
sonaggi che vi si recarono a vil- e le guardie vi si recò lunedì gior-
leggiare , tra' quali nomineremo i no 9 giugno 174» ; visitò la col-
prelati Ludovisi e Pamphilj, il pri- legiata ed il palazzo del contesta
mo predecessore di Urbano Vili bile, ricevuto dal medesimo , che
col nome di Gregorio XV , il se- fece godere alla famiglia nobile e
condo successore col nome d'Inno- generoso rinfresco. Vi ritornò per
cenzo X. Essendo due prelati a- i la festa di s. Barnaba agli 1 1 giu-
micissimi, per convalescenza il Pam- gno, ricevuto alla carrozza dal con-
philj si recò a Marino, e Ludovisi testabile, governatore e pubblici
si portò Q trovarlo, restando con lui rappresentanti. Entrò nella chiesa
del tempo. collegiata incontrato dall'abbate e
. L'anno i656 fu a Marino fatale, dal capitolo, ed orò all'altare del
avendo il contagio menomato per ss. Sagramento^ e poi all'alta-
due terzi la popolazione. Alessan- re maggiore, in cui era esposta la
dro VII che regnò dal i655 al reliquia di buona parte del braccio
1667, frequentando la villeggiatura del santo apostolo, in mezzo al
di Castel Gandolfo , si dilettò di canto dell' Ecce sacerdos niagnus.
portarsi spesso a Marino; altret- L'abbate ed canonici gli presen-
i

tanto si dica di altri, e specialmen- tarono un nobilissimo fiore d' ar-


te di Clemente XI che regiK) dal gento frammischiato di varie spi-
1700 al 1721. Continuando Bene- ghe d'oro. Trasfeiitosi quindi in sa-
detto XIII a ritenere la sua anti- grestia, ivi in sedia con dossello,
ca sede di Benevento, volle portarsi posata sopra un gradino , coperta
a visitarla nel 1727 e nel 1729. da ricco manto, ammise al bacio
Nella seconda volta partì da Roma del piede il capitolo, il governato-
lunedì 27 marzo col suo seguilo re, il magistrato, e la nobile fami-
di treutasei persoiic, e pernottò a glia Colonuit. Pas:iato indi al casi-
MAR MAR 59
lìo del conlcslabile, vi liovb il cai •
le camere del p. generale Nella gal-
(linai Acqnaviva^ e fu dispensalo leria desinaronodue cardinali Va- i

uiagnifìco rinfresco. Nella villeggia- lenti e Colonna di compagnia del


tura di ottobre 1741, ai "xa si recò Pontefice, il contestabile ed i pri'
nelle ore pomeridiane a Marino, e mari della corte j gli altri mangia-
vi ritornò in quelle del 28; prima rono nel casino della villa Del Pog-
di giungervi smontò a passeggiare gio. Tutto fu splendido e decoroso.
vicino alla villa del contestabile, Benedetto XIV passeggiò nel giar-
delta il Parco, ed arrivato in Marino dino, mentre facevasi la corsa dei
giunse nell'altra di Bel Poggio. Nel- cavalli; ed il commendatore fatto
l'ottobre 1 74'^> io un dopopranzo, dispensare altro rinfresco, presentò
Benedetto XIV si recò a Marino, al santo Padre una ricca pianeta
e dopo aver visitato il ss. Croce- di lama d'oro rossa, ricamata d'oro
fìsso nella chiesa de' chierici mi- con fiori al naturale, con cui avea
nori, si trasferì nella villa Bel Pog- celebrato, ed una coperta dell* In-
gio del contestabile, ricevuto dalle die tessuta d'oio e fiorata, che avea
contestabilesse ; nel dì seguente i servito al suo letto; cose somma
niarinesi Gagliardi gli mandarono mente gradite dal Papa che col ,

due bacili di pere angeliche. Nel commendatore recossi nella conti-


giugno 1747 Benedetto XIV per gua villa Bel Poggio a cammina-
la festa Barnaba andò a Ma-
di s. re per quei viali. Nel giugno 174^,
rino, e nella collegiata ebbe il so- dalla consueta villeggiatura di Ca
lito ricevimento: V Ecce sacerdos stel Gaudoifo, Benedetto XIV per
magnus fu cantato con molti stro- la festa di s. Barnaba si portò u
menti. Visitalo il ss. Sagramento Marino, ricevuto dal contestabile
all' alture del Rosario, passò a ce- ed altri sum mentovati, che in sa-
lebrare la messa nel maggiore ,
grestia gli baciarono il piede, pre-
ed in sagrestia il contestabile die sentando al Papa la cioccolata e
cospicuo rinfresco di cioccolate e i gelati il contestabile coi figli: pri-
gelati. Indi il Papa, passò alla chiesa ma di partire da Marino, il Papa
dei chierici minori, ricevuto dal pa- visitò l'appartamento del commen-
dre generale e dalla religiosa fami- datore Sampajo. Nel giugno 17^1
glia, in commendatore Em-
un al Benedetto XIV
andò a venerare il
manuele Pereira de Sampajo mini- ss. Crocefisso in Marino , ricevuto
stro di Portogallo, che dovea rice- dal generale de' chierici minori e
vere in quel giorno il Papa nel dagli altri padri graduati ; indi vol-
l'apparta mento da lui fabbricato nel le osservare una nuova fabbrica
contiguo collegio, e magnificamente fatta dal p. generale degli agosti-
perciò addobbato. Nel coro mentre niani. Per la festa di s. Barnaba
orava si fecero vaghissime sinfonie. tornò a Marino, e ad orare avanti
Poscia passato nell* appartamento, il ss. Crocefisso. Nel 1755 Bene-
lesse l'iscrizione marmorea eretta delio XIV onorò altresì di sua pre-
per celebrare T avvenimento, colla senza Marino, per la festa di dello
data /// idus jiinias, sotto la sua santo suo proiettore. Noteremo, che
effigie un medaglione. Il
scolpita in quando i Colonuesi ricevevano alle
Papa pranzò una camera assi-
in Frattocchie i Papi che reeavansi a Ca-
stito dal commendatore, e riposò nel- stel Gaudoifo, solevuuo quindi man-
6o MAR MAR
dar loro leguli di squisili comme- litanir della chiesa abbazialc di
stibili. Siccome le descritte visite di Grò Ita ferra la: le sue villeggiature
Benedetto XIV a Marino, e quelle dopo il 765 non più
1 le fece. An-
che audiamo a riportare de' suoi che Clemente XIV fece delle gite
successori lo prendiamo dai Diavi a Marino, essendo incominciate le
di Roniay ai relativi numeri delle sue villeggiature di Castel Gandol-
diverse epoche se uè può leggere fo, dal settembre 1769. Ai 19 ot-

il dettaglio. All'articolo poi Castel tobre 1771 portatosi a Marino,


Gandolfo notammo le pontifìcie fu ricevuto alla chiesa de' chierici
villeggiature, e da esse facilmente minori dal p. proposto e da al-
si potrà conoscere le visite fatte tri padri, e venerò il ss. Crocefis-
dai Papi a Marino; su di che C per so: le sue villeggiature finirono nel
Gregorio XVI si potrà consultare 1773. Pio VI non foce villeggia-
l'articolo Villeggiatura de' Ponte- tura in Castel Gandolfo, perchè
fici. Benedetto XIV rifece la stra- ogni anno andò a Terracina per
da che dal giardino di Castel Gan- osservare il progresso de'grandiosi
dollo conduce a Marino altrettan- ; lavori delle paludi Pontine. Diver-
to rifece Gregorio XVI. Inoltre i se villeggiature bensì vi fece il

Pontefìci visitarono Marino molle successore Pio VII, dob-ma prima


delle volte che recaronsi a Grotta- biamo dire, come nelle vicende po-
ferrata e Frascati^ dovendolo tra- litiche e deliri repubblicani, che
versare ; ed a quegli articoli notam- resero infelicemente famoso il se-
mo chi furono tali PdVitefìci, e colo XVII, Mariuo nel 1798 fu
quando ciò fecero. piazza d'arme difesa da due can-
Clemente Xlll egualmente mol- noni tolti da Castel Gandolfo; ma
to piacque della villeggiatura di
si a* 19 agosto 1799 solfri il sac-
Castel Gandolfo, in conseguenza cheggio dei napoletani, e nel se-
diverse volte fu a Marino, e per guente anno vi si tennero acquar-
la prima volta nelle ore pomeri- tierati più reggimenti di quella na-
diane degli giugno 1759 (poi-
li zione. Nella seconda invasione fran-
ché, come Benedetto XIV, faceva cese, come lo era stato Pio VI, fu
la villeggiatura per maggio, giu- deportato ancora Pio VII, laonde
gno ed ottobre ), per la festa di s. dal 1809 al 18 14 Marino diven-
Bainaba; dopo aver fatto oraz,ione ne capoluogo di cantone del go-
nella collegiata, in sagrestia am- verno invasore. Quanto alle villeg-
mise al bacio del piede il capitolo giature di Castel Gandolfo di Pio
e il magistrato. Indi passò nella VII, non contando la brevissima
chiesa de 'chierici minori a venera- del 1802, la prima fu nell'ottobre
re il ss. Crocefìsso, ricevuto dal i8o3, in cui onorò di sua presen-
p. generale e da quello degli ago- za Marino, come pur fece nel
stiniani, che ammise con altri al i8o4 i8o5 (massime a' 17 ot-
e
bacio del piede ove
in sagrestia , tobre che si recò a Frascati) ; e
gli fu presentata una di vota im- dopo il suo glorioso ritorno nel
magine, con un fiore nobilmente 181 4, 18 15 (particolartnente ai
lavorato. Soleva inoltre Clemente 22 ottobre), 1816 e 1817, nelle
XIII visitare Marino quando il quali circostanze più volte audò a
sabbaio andava ad assistere alle Marino, festeggiato dai marincsi,
MAR MAR 6i
orò nelle loro chiese, e vi ricevet- formalità: da loro accompagnato
te la benedizione col ss. Sagra- soleva percorrere la strada del cor-
n)ento decorosamente esposto. so a piedi per recarsi alla colle-
Leone XII e Pio Vili non fecero giata, essendo la via coperta di
villeggiature a Castel Gandolfo; mol- verdure e fiori, le finestre e i

te ne fece il Papa Gregorio XVI, balconi ornati di drappi, prece-


come molte furono le volte clie dendo la banda filarmonica, cui
partendo da tale luogo visitò Ma- facevano giulivo eco tutte le cam-
rino, da lui in particolar modo pane e il continuo fragore de'mor-
amato e affettuosamente benedet- tari. Nella chiesa trovava sempre
to, anche per le molteplici, costan- esposto con sontuosa macchina e
ti e solenni festevoli dimostrazioni sfarzo di cera il ss. Sagramento,
dategli dai morinesi, tutte le volte con il quale riceveva la benedizio-
che onorò di sua presenza il bel ne, dopo il canto àeW Ecce sacer-
paese da lui elevato al grado di dos magniis e del Tantum ergo.
città. Lungo sarebbe il riferire i Dipoi il Papa ammetteva il clero
variati modi religiosi con cui i e i magistrati in sagrestia al ba-
tripudianti marinesi celebravano la cio del piede, accogliendo pure
sua venuta o passaggio per Mari- con giovialità altre persone; la-
no, con edificante e religioso giu- sciando ogni volta copiose liraosi-
bilo, presentando spesso lo spetta- ne ai poveri, ricevendo benigna-
colo della loro selva illumina- mente le suppliche che gli veni-
ta. Accennerò le cose principali, vano presentate, molti riportandone
mentre dalle epoche che ripor- grazie e beneficenze.
teremo, nt' Diari di Roma e nelle 8 ottobre i83r Gregorio
Agli
Notizie del giorno, se non l'intero XVI la prima volta fu a Ma-
per
dettaglio, se ne può ricavare le rino (vi era pure stato da abbate
più rimarcabili nozioni, molte del- camaldolese, eda cardinale mi ci con-
le quali furono in Castel Gandol- dusse), ricevuto alla porta della col-
fo, per incarico de' prelati mag- legiata dall'ab. Giuseppe Maria Seve-
giordomi, da me descritte we* Dia- ra, che nel 1887 fece vescovo di
ri mentovati. Distinguendosi i ma- Città della Pie^e [Vedi), dal ca-
rinesi per un particolare attac- pitolo e dal magistrato, passando
camento alla santa Sede , e di poi a Grottaferrata tra gli evviva
singoiar divozione verso i som- e il tripudio de'marinesi, e lo spa-
mi Pontefici, sembrerà esagerato ro de' mortari e suono di tutte le
quanto indicherò , che però vi- campane. A* i3 ottobre ritornò a
dero ogni volta gli abitanti dei Marino, avendo seco in carrozza il
luoghi convicini, ì miei concitta- cardinal Pacca: nella collegiata ri-
dini romani, e forastieri di ogni cevè la benedizione col santissimo
condizione, che vi si recavano ap- Sagramento magnificamente espo-
poMtaroente, ed io ne fui costante- sto, da monsignor Soglia ora car-

mente testimonio ammiratore. Sem- dinale, in quell'epoca elemosiniere;


pre il Papa fu ricevuto dal capitolo in sagrestia il Papa ammise al
colle insegne coralicon alla lesta bacio del piede il capitolo, il

l'abbate, dal governatore e dal magistrato ed altre persone, ciò


magistrato municipale in abito di che fece ogni volta che si recò a
G2 Mivn MAH
lilarino, e partì tra le vivissime uno spettacolo tenero, comraovcn
ncclamnzioiii di immenso popolo. te e singolare, poiché oltre l'ere
Ai i4 ottobre Gregorio XVI re- zinne di altro arco trionfale con
candosi all'eremo de' eamaldolesi paratura ed iscrizione, vollero il-

di Frascati, traversò Marino, e nel luminare con ceri di non comune


ritorno trovò eretti due piccoli ar- grandezza tutta la lunga strada
tlii trionfali, parate e illuminate che traversa il bosco o macchia
tutte le finestre, e da lutti festeg- del parco, che sostenevano essi
giato.Tanto nell'andata a Castel medesimi da ambo i lati tra spes-
Gandolfo che nel ritorno in Ro- se fiaccole sino al confine del ter-
ma, i marinesi colla banda filar- ritorio. Penetralo il santo Padre
monica e lo sparo de* mortari, si da tante cordiali dimostrazioni ,

trovarono nella via Appia al con- traversò a piedi Marino, e in com-


fine del territorio di Marino a fa- pagnia del cardinal Malici visitò
re omaggio al Pontefice, e quest(j la chiesa della d* Acqua santa,
lo rinnovarono sempre in simili tra le ingenue acclamazioni
più
occasioni,con gradimento del Pa- di gioia. i5 il Papa si recò a
Ai
pa. Come ancora tutte le volte che piedi da Castel Gandolfo a detta
fu a Castel Gandolfo, dopo l'arri- chiesa, ivi orò ed osservò la pro-
vo e prima della partenza, le de- digiosa acqua che vi scaturisce, ac-
putazioni del capitolo e del ma- correndo subito il clero e popolo
gistrato civico ivi recaronsi a pre- a festeggiarlo. Ai i6 dello stesso
sentare i sensi di fedeltà e di di- ottobre nelle ore pomeridiane Gre-
vozione del clero e popolo mari- gorio XVI andò a Marino, visitò
nese, venendo tutte le volte accol- la chiesa de*chierici minori, e ri-

te con paterna effusione. Nel i832 cevè la benedizione col ss. Sagra-
Gregorio XVI felicitò Marino di mento, indi in sagrestia ammise
sua presenza a* 4 ottobre, riceven- al bacio del piede i religiosi. Po-
do i soliti ossequi e la dimostra- scia coi cardinali Odescalchi e
zione di un arco trionfale di ben Malici a piedi passò alla villeggia-
inleso disegno, sovrastalo dal pon- tura del secondo in Bel Poggio,
tificioslemma. Volle onorare Ta- ove fu servito di rinfresco e par- ;

Lilazione del cardinal Mario Mal- tendo da Marino gli vennero tri-
ici nella villa di Bel Poggio j col butati i consueti ossequi. Nel i833
quale si recò alla chiesa collegiata Gregorio XVI da Castel Gandol-
a piedi. Nelle oi"e pomeridiane poi fo agli I I ottobre, nelle ore po-
del Papa col solito treno e
6, il meridiane si recò a Marino, rice-
nobile accompagnamento visitò la vuto con vivissimo rispetto, pas*
*:hiesa e il monastero delle mona- sando sotto un arco trionfale di
the domenicane, le quali consolò verzura col suo stemma ed iscri-

<on benigne parole e coH'apostoli- zione. Visitò la chiesa collegiata,


ca benedizione. Indi passò a Grot- ricevendo in sagrestia gli ossequi
taferrata, e nel ritorno traversan- del capitolo, del governatore e
do Marino, in più lieti modi i ma- della magistratura comunale ed ,

rinesine celebrarono il passaggio. i cardinali Lambruschini e Malici


A* IO detto, reduce dall'eremo di trovaronsi presenti alle tripudian-
Frtìscali, i marinesi presentarono ti dimostrazioni de' marinesi. Sab-
MAR MAR 63
bato ,
giorno 1 2 dello , cìi ritor- altrettanto a* 18 ottobre nel ritor-
no da Grotta ferrala, i marinesi no che fece il supremo Gerarca
illunainarono a cera la macchia al dall'eremo di Frascati, e con un
Papa, che disceso dalla carrozza entusiasmo che non si può descri-
visitò la chiesa della Beata Ver- vere, poiché la strada principale
gine di Acqua santa, ricevendo era illunnnala da
lampadari di
dal popolo plausi infiniti. Ai i5 cristallo con candele di cera, ed i
ripassando per Marino, provenien- balconi erano pieni di lumi. Il
te dall'eretuo de* camaldolesi di pontificio stemma trasparente coni
Frascati, il cuore del santo Padre disticodecorava da vicino il sud-
rimase intenerito per le nuove af- detto arco trionfale: gran numero
fettuose feste dei marinesi, i qua- di vasti fuochi artifiziali illumina-
li non solo con ceri, torcie e fiac- vano la collina su cui erano incen-
cole illuminarono la macchia, ma diati; il bosco era rischiarato da
con molti fuochi e luminarie de- fiaccole, ed i marinesi con grossi
corarono il rimanente della stra» ceri e torcie accese precedendo e
da , restandone sorpreso e com- seguendo la carrozza, accompagna-
mosso il cardinal Zurla , che da rono il Papa sino a Castel Gan-
Castel Gandolfo volle incontrare il dolfo. Nell'ottobre i835 brevissima
Pontefice ; le giida di gioia , il fu la villeggiatura di Castel Gan-
suono della banda e di tutte le dolfo, laonde una sola volta Gre-
campane, e il fi agore di molti gorio XVI visitò Marino, lieto di
mortari, al solito dierono un ca- essere divenuto città per sua bene-
rattere imponente e religioso allo ficenza.Breve pure fu quella del
spettacolo. i836, tuttavolta il Papa consolò
Nel 1834 Gregorio XVI agli i marinesi della sempre grata sua
1 1 ottobre con entusiasmo fu ac- presenza nel dopopranzo del 20
colto dai marinesi, che aveano e- ottobre. La strada del corso fu
retlo un arco trionfale di elegan- abbellita di fiori disposti in vari
te disegno e proporzioni architet- disegni, rappresentanti lo stemma
toniche, formato di verzure, ed papale, indicando un' iscrizione le

ornato in più modi, col pontificio virtù e le beneficenze del glorio-


stemma, relativa iscrizione, e colle so Pontefice, che fermossi a con-
figure delle quattro virtù cardina- templarne con compiacenza l'amo-
li. Ricevuto dai pubblici rappre- revole lavoro. Ricchissima di lumi
sentanti in abito, e dal cardi- fu la macchina in cui si espose il

nal Mattei, dopo visitala la col- Venerabile nella collegiata, ed ac-


legiata, onorò la villeggiatura di compagnato dal capitolo, dal ma-
Btl Poggio del porporato, tra- gistrato governativo e municipale,
passando quindi a piedi l'esultan- e dai cardinali Odescalchi e Mat-
te Marino. Ai i4 detto, di ritor- tei benemerito protettore delia cit-
no dalla villa Montalto del colle- tàj Gregorio XVI recossi al col-
gio Urbano e da Grottaferralaj legio de'pp. dottrinari, ricevuto dal
Gregorio XVI fu fiesteggiato dalla p. Glauda generale e suoi religio-
generale illuminazione e dagli evvi- si; ed ivi come in altre circostan-
va de'marinesi, che assordavano l'a- ze, la municipalità fece servire mi
tia; la giubilante popolazione (ece nobile rinfresco. Nell'atto della par-
64 MAR MAR
tenta in riconoscente civica magi- se, spesso facendo passeggiale sino
stratura fece scuoprire la marmo- al fontanile. Da questo solendo il

rea lapide, con altra eretta dal co- P.ipa fermarsi a mirare dal basso
mune stesso, che attesta la suddet- la città, pel punto pittoresco che
ta donazione del locale ai marine- presenta, animato dal folto popolo
si, ed affidato ai detti padri ad uti- che in iscaglioni l'applaudiva tra lo
Jità religiosa de'ma-
e letteraria sparo dei niortari, quindi bene-
linesi, quali accompagnarono il
i dirla, mosse il valente paesista cav.
munifico covrano sino al fontanile, Pacelli sino dal i834 il tutto a
fra replicati vivacissimi applausi, rappresentare in un quadro, che
innalzando nel tempo stesso vari presentato al santo Padre e tro-
globi areostatici a compimento del vatolo mirabile, l'accettò collocan-
loro filiale tripudio. Ai 2r poi di dolo nella sua particolare galleria.
detto mese, Gregorio reduce XVI Sono poi memorabili i giorni i 1

dall'eremo di Frascati e da Grot- agosto ed 1 1 settembre, per quan-


taferrata, la commozione de'mari- to in essi fecero i marinesi a Gre-
nesi non potè trattenersi ; tutto fu gorio XVI. Nel primo il Papa tra-
gaudio, giubilo e festa ; splendide versò la città, visitando la collegiata
luminarie, vaghi fuochi d'artifizio, per recarsi a Grotta ferrata; nel secon-
il bosco divenuto giorno per le do fece altrettanto, in occasione che
fiaccole e globi trasparenti a di- fu a Frascati per visitare la regi-
versi colori, la gioia dipinta su tut- na Maria Cristina vedova di Sar-
ti i volti, presentò una tenera sce- degna, donde passò all' eremo dei
na che potè sorprendere ed ammi- camaldolesi. Pel trionfante viaggio
rarsi, non descriversi. Nel iSSy e fatto nell'autunno 1841 da Grego-
nel i838 il Papa non si recò a rio XVI al Loreto e
santuario di
Marino. a diverse provincie, non ebbe luo-
Gregorio XVI a'y ottobre iSSg go la villeggiatura di Castel Gan-
da Roma si mosse per l'eremo di dolfo. Nel iS^i vi si recò a'3 ot-
Frascati, e traversando nelle ore tobre, e tornò in Roma agli 8. Vi-
vespertine Marino, per recarsi alla sitando Marino ai 6 di detto mese,
Ijreve villeggiatura di Castel Gan- i marinesi gareggiarono con liete e
dolfo, fu dai marinesi festeggiato divote dimostrazioni, nelle quali
colle solite solenni dimostrazioni di sempre studiarono distinguersi con
affetto . Dipoi nelle ore pomeri- nuove feste. Dal numero 86 del
diane degli 8 si trasferì in questa Diario di Roma si rileva che il
città, visitando egualmente la col- Papa percorse a piedi la strada del
legiata e le monache domenicane, corso tra le salve de'mortari e la

rinnovandogli il popolo le feste fat- gioia del popolo; che così andò
tegli nel giorno avanti: nel seguen- allacattedrale e al nuovo collegio,
te si restituì in Roma. Nel 1840 mentre passando per la piazza di
il Papa passò a Castel Gandolfo s. Lucia, vagheggiò un obelisco di
a' 16 luglio, e vi restò fino a* 17 nuova invenzione, che rasscmbra-
di settembre. In questo lungo spa- va un granito orientale, sebbene
7.Ì0 di tempo ripetute volte recos- lavorato con legumi a vari colori,
si a Marino, sempre ricolmato di nel cui piedistallo eravi lo stem-
giubilanti e splendide accoglien- ma pontificio in un lato, e negli
MAR MAR G^T

altri le iscrizioni che riporta tal magistrature, e dai cardinali Osti-


Diario. Dalla loggia del collegio, ni vescovo diocesano. Malici ve-
come altra volta, benedì il popo- scovo di Frascati, e da monsignor
lo. Ivi si dice pure, come nella Lucciardi presidente della Cornar-
seguente maj-tina il suo passaggio ca. Visitata la collegiata e il col-
per Marino, onde recarsi all'eremo legio de'dottrinari, tra l'esultan/n
di Frascati, fu festeggiato , e nel del popolo fece ritorno alla sua
ritorno oltre le solite dimostrazio- residenza. Nel di seguente traver-
ni, il più sorprendente spettacolo sò la città per recarsi all'eremo
fu quello dell' illuminazione del bo- de' camaldolesi di Frascati ed a
sco, vedendosi come in tutte le Grottaferrata, e tra le solenni di-
altre volte , sugli alberi, gruppi mostrazioni de' marinesi, nomine-
di fanciulli, som-
e nelle diverse remo il bellissimo e grandioso ar-
mità delle colline che ciicondano co di verdura , decorato di du(!
la vallata, un numero grande di archi minori, di pilastri con basi
persone con candele accese che , e capitelli, d'iscrizioni celebranti i

rendevano un gaio simmetrico fasti del Pontefice, il cui stemma


splendore, quindi in diversi punti sovrastava l'arco maggiore, nello
di esse colline sorgevano fuochi ar- cui nicchie due fontane gittavano
tificiali frammischiati a replicate vino. Le iscrizioni erano quattro,
batterie e al fragore de'mortari. ed una di esse parlava dell'arco
Il Papa percorse a piedi la via, cos'i innalzato. Per le gite a Ti-
la piazza e la discesa, preceduto voli, Monte Rotondo ed a Ca-
a
da quantità di torcie portate dai stel Porziano, Gregorio XVI non
convittori di detto collegio, e segui- si recò nel 184^ alla villeggiatura

to dal clero e dalle autorità del di CastelGandolfo. Finalmente nel


luogo. Sorprendente poi fu il ve- Supplemento al numero 49 *^^'^
dere ogni volta gli alberi che fan- Diario di Roma 1846 si legge il
no spalliera alla discesa della cit- profondo dolore provato dai ma-
tà verso il fontanile, popolati di fan- rinesi per la morte del Pontefice,
ciulli e giovanetti, che ad esempio non che i solenni funerali celebra-
de' loro padri alzavano voci di lie- ti nel duomo, e le iscrizioni in tal
tissime acclamazioni, agitando i ra- circostanza dettate.
mi e le fronde, cosa che riusciva MARINO o SANMARINO .

ognora grata al benigno Pontefice, Repubblica d'Italia nello stato pon-


restando sempre commosso il suo tifìcio, sotto la protezione della san-
animo paterno dall' esultanza co- ta Sede, situata nella legazione a-
stante e religiosa di questi abitanti. postolica di Forlì ossia in Romagna,
Il simile questi rinnovarono a Gre- o meglio nella Romagnola, che fu
gorio XVI nel 1843, quando dalla detta Pentapoli mediterranea, con-
villeggiatura si portò o traversò finante coll'altra legazione di Urbino
Marino, essendo arrivato al Ca- e Pesaro, nella diocesi di Montefdtro
stello a* 2 ottobre e partito ai 9. (Fe^i), posta a mezzogiorno di Ri-
La villeggiatura del i844 f" ^^^ mino, e lunge da essa dieci miglia.
primo settembre al 7 ottobre ai : Ha due leghe di lunghezza dal-
3 di questo mese il Papa si recò l' est all' ovest, sopra una lega e
a Marino, ricevuto dal capitolo e mezza di larghezza, e circa tre le?

VOL. XLIII. 5
Gr> MAR MAH
glie di superfìcie. Il territorio non ni clie lo sOìIdamento di esso e
consiste che in una montagna sco degli altri monti vicini, si del)-
scesa, chiamala sino dal secolo de- ba altrihuirc a vnicaniche crnzio-
cimo I^lons Tkamis, che ha 36o ni. Le
acrjne minerali di Sanmari-
tese di elevazione, e nei castelli e no o sia acque della \jalle, non so-
villaggiche ne dipendono, essendo no propriamente nello stalo della
i Faelano ( da altri
princit)ali repubblica, ma per la conginnV-io-
chiamalo Forilano e Fcntrano), ne delle medesime al detto terri-
Serravallc, Cawle, Busiirnnno e torio, e per l'ospitalità che rice-
Fiorentinò: n'è la capitale la città vono i molti forastieri di distin-
di s. Marino^ posta sopra detta zione che da ogni parte si recano
montagna, e di cui faremo cenno in alla città di Sanmarino nella sla-
fìne di questo articolo. Altri dico- gione del passaggio di tali acque,
no che il territorio è di diciasset- per approfittarne, gli fece dare in
le miglia quadrate, con circa 7600 ogni tempo il nome di acque di
abitanti repubblicani Il fiume . s. Marino^ che presso il volgo di
Marecclìia bagna da due Iati qnc- Romagna chiamansi anche acque
sto isolato monte, di cui dal nord- della Fallcy per la posizione del
ovest, al sud est estendesi il limgo luogo donde scaturiscono. Il per-
dorso, rendendosi accessibile da che il dotto arciprete Luigi Nai-
quella sola parte, ove piìi placidi di bibliotecario di Rimino, dedicò
spirano i venti, mentre dall'altra il al supremo consiglio dell'eccelsa
sasso perpendicolarmente tagliato op- repubblica di Sanmarmo ii libro
pone opportuna barriera alle nor- intitolato Direzione storica per
:

diche bufere, e dona il pregio al coloro che si portano alle acque


purissimo clima di una dolce lem- minerali di s. Marino o sia acque
peratura. Il fiumicello Amarano, della Falle j Pùmino 1823, per gli
discendendo dalle cime feretrane, Albertini. Prima di lui nel '792
bagna più da vicino il suo terri- il dottor Naidi pubblicò in Bolo-
torio, ed un torrente vi fluisce pu- gna l'opuscolo : Delle acque medi-
re, che porta notabili acque in cìnali dette volgarmente di s. Ma-
tributo al Marecchia. Il monte rino. I principali prodotti del ter-
si 'chiamò Titano dai piti remoli ri torio sono vino eccellente, olio
tempi, e si compone di un tufo comune, fruita e seta; e vi si al-
calcareo arenoso, che posa su ba- leva un sufficiente numero di be-
se d'argilla. Vi si trovano molte stiame.
conchiglie incastrate, e sonovi pu- Il potere esecutivo della repub-
re concrezioni alabastrine, e gessi blica è confidato a due individui,
di varia specie surrogabili ai mar- che dapprima ebbero nome di con-
mi col polimento di che sono su- soliyposcia di difensori, ed ora di
scèttivi . Vi è copia di manga- capitani reggenti o gonfalonieri.
nese, e tracce considerabili del- Uno di essi si sceglie fra i cittadini,
l'esistenza di carbon fossile, del ed altro fra gli abitanti del conta-
quale però non si è mai tenta- do. La durata della loro autorità
to di trarre profitto. Pei fie- è di sei mesi, quindi si rinnovano,
quenti filoni di zolfo che s'incon- ed entrano in carica nel primo di
Irano pel monte, opinarono alcu- aprile e nel primo di ottobre, il
MAR MAR 6y
c:oipo legislativo era formato nei proporzione de'pubblici bisogni; né
piiiiìordi dell'inteia popolazione, il si deve lacere, come dice il Fea,
reggimento dello quale chiamavasi che la repubblica ha anco esistilo
/arringo o consiglio universale. In ed esiste per grazia e favore de*som-
progresso si stabilirono de'consigli mi Pontefici.
di maggiore o minor numero di Quello scrittore, nell'opera di cui
individui, ed attualmente sono ses- andiamo a parlare, combatte il titolo
santa i consiglieri; composto essen- di slato assoluto, e fa osservare che
do il consiglio o senato di Tenti formando esso parte de'dominii del-
nobili, di venti cittadini, e di ven- la santa Sede, non possono i Papi
ti paesani possidenti, come si crede concedere porzione frammento
o
il meglio. Vi è poi un perraanenle dello stato della Chiesa romana in
consiglio, di dodici individui clie assoluta proprietà, pei giuramenti
viene ogni anno rimosso per due che fanno; e che la Sede aposto-
terzi, e preso dal detto consiglio lica nel concederla in feudo con
o senato ; non
verun po- esercita mero e misto impero, proprio dei
tere giudiziario, il suo vo- ma dà feudi, accordò l'utile non il domi-
to consultivo alla reggenza negli nio diretto. Raccoglitore imparziale
affari di maggior rilevanza. Dai di erudizioni riporterò gli opina-
giudicati poi del commissario ap- namenti del Fea e del Delfico,
pellasi al consiglio principe^ cb'è senza parteggiare per alcuno di
cjuello composto di sessanta indi- essi, sembra che ambedue
poiché
vidui. Nelle semestrali assemblee con troppo calore e zelo abbiano vo-
nazionali , ciascun ha il
cittadino luto sostenere il loro assunto, che
diritto di petizione al supremo ma- talvolta partecipò di animosità e di
gistrato, e queste adunanze chia- spinta prevenzione. Questa ristjetlii
manfiì V Arringo. Un podestà è chia- società, per molti rapporti singolare,
mato dall'estero a rendere giustizia, formò l'attenzione .degli storici e
e viene in ogni triennio nominato de' filosofi indagatori. GÌ' inglesi
da! consiglio generale , non può Macpherson, Addisson , Adams e
essere rieletto che una sola volta, Gillies, il faentino Zuccoli ed il

ed è assistito da un procuratore cesenate Chiaramonti ne parlarono


generale e da un cancelliere. Tut- ai nostri giorni in diverso , ma
ti cittadini
i atti alle armi sono sempre onorevole senso, ed il pri-

difensori nati della patria e delle mo vi ravvisò una perfetta rasso-


leggi. Due segretari di stato, cioè miglianza cogli antichi modelli del-
i due capitani, sono incaricati uno le repubbliche greche. Taluno vi
pegli affari interni, T altro per gli ravvisò pure il tipo di que'dome-
affari esterni della repubblica , le stici governi, ond' era beata l'Ita-

cui superano annui scudi


rendite lia romana dominazio-
innanzi alla
seimila ; formandosi le tru ppe di ne^ e che insieme confederati com-
sessanta uomini, divisi in due guar- ponevano le gloriose nazioni sicule,
die pei due capitani. Il governo si umbie, elrusche, sabine ed altre.
è sempre mantenuto nei giusti ri- La jepubblica venne in più fama
guardi di non essere incomodo ai dopo che il nestore de* letterati na-
vicini, ne punto gravoso ai propri poletani, il cav. don Melchiorre
cittadini, limitando le imposte in Delfico cittadino della medesima,
G8 . MAR MAR
con filosofica storia la fece me- no, pel suo fausto avvenimento al
glio conoscere, rendendo parziali trono pontificio , unendo in voce
omaggi di riconoscenza a questa sua . le espressioni della più ferma di-
patria di adozione, però lascia mio vozione della repubblica verso la
non solo q desiderare la venera- Sede apostolica, consci* va la sempre
zione che si deve alla santa Sede dai più remoti secoli, non ostante
e suoi ministri, e una pii^ castigata le vicende da cui è stata spesso
riservatezza nelle ffiaterie di eccle- circondata, e dalle quali ha saputo
siastico diritto, ma eziandio più cri- mantenersi in ogni tempo illesa.
tica e verità istorica , onde il suo Il Pontefice rispose colle più gen-
contegno fu disapprovato dai saggi tili parole di benevolenza, assicu-
e dai letterati giusti ed imparziali. rando che pari a quella de'glorio-
E s'egli colla sua penna valse ad si suoi predecessori sarà la sua
eternare l'onore della cittadinanza protezione per si pacifico governo.
dai sanmarinesi ricevuta, immenso L'incaricato passò quindi ad osse-
però è il novero di quelli che tro- quiare il cardinal Bernetti pro-se-
varono sempre in questo suolo acco " gretario di stato, che gli fece la
glienza ospitale, ed ove talora i me- più cortese accoglienza. Finalmente
riti e le virtù si videro sfoggiare, nel numero 69 del Diario del
quindi nacque gara nella repubblica, 1846, si riporta come il marchese
anche per dilatare i suoi rapporti, Alessandro Muti-Papazzuni già Sa-
di Conferire l'onorata cittadinanza, vorelli, colonnello delle guardie ed
e chi la riceveva andava ben con- incaricato di affari della repubblica
tento dello appartenervi, per di- di Sanmarino, avendo ricevute le
versi motivi e ragioni. suo governo che lo con-
lettere del

La repubblica ha un cardinale fermarono in tal quahfica presso


per protettore pressò la santa Se- ilregnante Pontefice Pio IX, fu da
de , ed un incaricato d' affari in lui ammesso all' udienza, che con
Roma per antico costume. Per-
,
singoiar bontà rispose ai sentimenti
tanto si legge nel numero 16 del di divozione espressi dall'incaricato

Diario di Roma del 1816, che la per parte dello stesso governo,
repubblica aveva scelto per pro- assicurandolo che come ì suoi pre-
tettore il cardinal Antonio Dugna- decessori, cosi egli avrà partico-
ni sotto decano del sacro collegio, lare protezione per la repubblica.
e che avea sostituito al defunto Passò quindi l'incaricato dal car-
celebre e dotto monsignor Gaeta- dinal Gizzi segretario di stato , a
no Marini ^ l'avvocato conte Ales- cui presentò le più vive congra-
sandro Savorellì cameriere d'ono- tulazioni dell'eccelsa reggenza san-
re di Pio VII, ambedue di fami- marinese, perchè fosse stato eleva-
glie ascritte alla cittadinanza no- to dalla legazione di Forh a tal
bile della stessa repubblica. Nel nu- suprema dignità , ed il porporato
mero 34 del Diario i83i si dice ricambiò sì falle nianifeslazioni col-
come il conte Alessandio Savorelli la più grata e gentile accoglienza.
incaricato della repubblica di San- Al presente protettore della repub-
marino, ebbe l'onore di presenta- blica di Sanmarino presso la santa
re al Papa Gregorio XVI la let- Sede è il cardinal Vincenzo Mac-
tera gratulatoria di questo gover- chi sotto-decano del sacro collegio.
,

MAR MAR 69
In Milano nel i8o4 nella tipo- disposto come hanno stimato nelle
grafia Sonzogno si pubblicarono circostanze; ne hanno dilatato il
ie Memorie storiche della repub- territorio; le hanno accordato mol-
blica di ». Marino raccolte dal ti privilegi ed esenzioni, che gior-
cav. Melchiorre Delfico cittadino nalmente sì godono e hanno per- ;

della medesima. Questa edizione messo ai sanmarinesi di continua-


in foglio dedicala dall' autore al re a governarsi da loro con par-
general consiglio principe della re- ticolari statuti, approvali e rifor-
pubblica, ed ai capitani reggenti la mati a quando a quando dai
medesima , nel 1842 iix riprodot- Pontefici e loro legati, a modo di
ta in dodicesimo con tavola analiti- feudo, e feudo è slato Sempre di-
ca e cronologica, dalla tipografia chiarato 6 chiamato dai medesimi
elvetica di Capolago. JXella prefìi- Pontefici. Aggiunge, che da qual-
zione l'istorico dichiara che l'avea che anno si ode e si legge in
pieceduto Matteo Valli, che nel i633 qualche libro le parole libertà
coi tipi di Padova diede l'opuscolo: indipendenza e sovranità assoluta;
Dell'origine e governo della re- per mostrare poi qual sia tale liber-
pubblica di Marino, breve re-
s. tà, quando essa fu restituita nel
lazione di Matteo Valli segretario 1740 da Clemente Xli agli abi-
e cittadino di essa repubblica. Ri- tatori di Sanmarino, riportò la
produssero i suoi racconti il Linda, parte essenziale di quelle innova:^
il Bisaccioni ed il Baudrand. Quin- zioni, anche acciò se ne abbia una

I di
scrisse
il
protesta che il primo che ne
con critica ed accuratezza fu
dotto arciprete Giambattista Ma-
giusta idea,
alcuni autori
nemente
vedendo nei libri di

alterate
mal prevenuti comu-
le cose a danno
rini, nell'opera intitolata ; Ragioni della verità e della giustizia , e
della città di s. Leo detta già della esatta condotta del legato
Montefeltro, ec.Pesaro 1758. Il , cardinal Alberoni* Per avere insie-
dotto avvocato don Carlo Pea me una storia imparziale e più
pubblicò in Roma coi tipi came- compita della repubblica, suo ter-
rali nel 1834 l'opera intitolata: ritorio è forma di governo, il Fea
Jl diritto sovrano della santa Se- v' inserì la porzione della storia
de sopra le valli di Coniacchio e di Matteo Valli l'elativa, è la re-
sopra la repubblica di s. Marino lazione del Salmon, correggendole
difeso. Questo scrittore incomincia e supplendole , facendo così in
nella prefazione a protestare che succinto una storia critica diplo-
parlandosi oggidì tanto di sovra- matica di Sanmarino. Termina la
nità assoluta ed indipendenza to- prefazione coli' avvertire che più
tale di Sanmarino, che vuol farsi di tutto la conservazione della re-
considerare quale potenza estera, pubblica si deve all'attaccamento
coi principii del diritto, colla sto- degli abitanti al loro patrono s.

ria con documenti diplomatici


e Marino, alla loro località isolata

dichiara, che questa repubblica e sopra un alto inonte alpestre , al-


suo territorio è sempre stata una la forma popolare del governo,
minima frazione delio stalo della che lega ed obbliga ogni individuo
Chiesa, nel quale è inclusa; che i allalibertà ; mentre che sotto al-
sommi Pontefici sempre ne hanno tro reggimeulo perirebbe la liber-
70 MAR MA I\

là e la popolazione, ninno po- mana ; e secondo tutti canoni i

tendo avervi iuteres!>e ne politico di bene scrivere ci vogliono pezze


né economico di assumersene il (li appoggio, documenti autentici
peso con lucro cessante e danno id idonei, non frasi non decla- ,

emergente, in un tenitoiio che si mazioni enfatiche ed iraconde. 11


mantiene bastantemente Tettile u Delfico all'opposto, secondo lui, ca-
forza di attività ed industria re- ricò d'ingiurie molti Pontefici, tac-
golarmente continuata. Laonde, di- que molte carte, narrò molte cose
ce il Fea, conviene confessare che a modo suo, sempre ad onore di
fu provvida e savia risoluzione di Sanmarino; virulente cor^tro la ge-
demente XII, di rimettere le cose rarchia ecclesiastica, insultò tutti i

nel pristino stato di libertà, con Papi, i cardinali e gli scrittori a-


qualche altra provvidenza che si pologisti delle ragioni e diritti

legge nel di lui Sommario j il tut- della Sede apostolica, tacendo mol-
to per altro sulla pruden-
basato te cose riguardanti il cardinal Al-
te condotta dipendenza della
e beroni e Clemente XII. Lungi dal
santa Sede, che sempre i sanma- portare giudizio sopra i due sto-
rinesi hanno protestato di profes- rici, ripeto, nai limiterò a compen-
sare sì nobili che plebei ; ricordan- diarne le asserzioni, lasciiindone ai,

do per ultimo che ,Papi hanno ì critici ed ai savi l' imparziale giu-
accordati e mantenuti i tanti fa- dizio.
vori e privilegi agli abitanti natu- La regione del Titano si tro-
rali, per la loro più comoda sus- vò anticamente compresa nella De-
sistenza, non per rifugio a fora- capoli o nella Penlapoli Montana,
s.lieri molesti ed a banditi. Quale e nella divisione de'contadi, benché
stima poi meriti in fatto di vera- a ninno appartenesse, si considerò,
cità istorica e critica la Relazione come compresa in quello detto di
del citato Valli, si legga il Fea Monlefeltro. Benché il Monte Titano
che ne rimarca l'esagerazioni a p. elevi altieramente la sua cresta fra le
67. Il Salmon poi nell'opera: Lo nuvole, e presenti in un Virslissitno

stalo presente di tutti i paesi e orizzonte vago e maestoso


il più
popoli del mondo ec, stampata in j spettacolo visuale, pure sarebbe
Venezia nel 1757, voi. XXI, cap. 4? forse senza gloria e senza fama, se
p. 49o> C' diede la Relazione della un uomo proveniente dalla Dal-
repubblica di s. Marino. Il Fea a n)azia non avesse prescelto ([ueste
pag. 83, parlando del Delfico, dice alpestri balze pel suo prediletto
che ne compilò una nuova storia soggiorno. Tale fu quel Marino ve-
panegirica in tono trionfale ,
per nuto o mandato in Rimino dopo
encomiare quella ch'egU si era scel- la metà del IV secolo; ed essen-
ta per nuova patria libera; ma che do muratore di mestiere, o condan-
l'ardente encomiaste non ha riflettu- nato a farlo, ebbe perciò occasione
to che se è cresciuta la libertà di scri- di recarsi sul Titano pieno di
vere a capriccio, è pure molto miglio- materiali pei suoi lavori. Potè al-
rata l'arte critica, la diplomatica lora conoscere che il luogo non
e la storica, e soprattutto si sono era meno utile per occuparsi nel-
schiarite le controversie intorno al Tarte moratoria, che atto a sot-
dominio temporale della Chiesa 1*0- trarsi dalle ingiurie della pcrsecu-
,

MAR MAR 7t

7Ìcik; religiosa , di cui era a quel- ri. L'uomo pio e religioso , di-

l'epoca segno ii cullo callolico, venuto quasi rettore del piccolo


o proprio ad essere un soggiorno circondario, pensò naturalmente a
lilìero e tranquillo per esercitarvi mantenere i suoi soci nei princi-
nel' silenzio e nella solitudine gli pii e sentimenti che li avea riuni-
ulfizi delia cristiana pietà. Ma co- ti, che n*era l' espres-
e nel culto
n»e spesso avviene che dagli ere- sione ; ed al suo eremo aggiunse
iTu ancora vola la fama delle vir- una chiesuola, che ierv\ di primo
tù e del vero merito, non vi re- punto di riunione ai fedeli e
stò occulto quello Marino ed
di ; membri del piccolo nascente cor-
li buon vescovo di Rinvino s. Gau- po sociale , cui morendo lasciò

denzio lo volle per ministro e coo- ricordi di pace, di buoni costumi


peratore nella difesa del culto e e di libertà, come esprimesi il

nella propagazione della fede. Eb- Delfico, conservati in perpetuo re-

be egli per socio un tal Leone, taggio dalla successiva popolazione.


(ii cui eguali furono i principi! Le più antiche memorie dei
e l'emigrazione, promosso poi alla primi abitatori e delle prime abi-
cattedra Feretrana, mentre Marino txizioni sulla vetta del Titano, è
si contentò restare fra i ministri vero che si sono espresse colle
del cullo semplice levita; e l'u- parole di monaci e monastero, ma
no e l'altro, forse stanchi de'lor- indicanti più lo stato, che la con-
bidi feroci e tm vagli che in
de' dizione degl'individui e del loro
Rimino si offrivano, come nelle admiamento. Tultavolla, al dire
vicine contrade cercarono luoghi , del citato istorico, il monaco Eu-
più coniiicenti a persone abituate gippio fiorito nel monastero di s.
alle opere ed al diletto della Severino in san Leo, ed autore
tranquilla solitudine. Marino quin- della vita di s. Severino, fiorito

di rimontò le sue balze, e sempre fra il V e VI secolo, lasciò scrit-


occupato negli eserci/i di pietà e to di aver veduta e letta la vita
di umanità, egualmente che nei la- di un tal Basilico o Basilicio mona-
vori necessari alla sussistenza , non co del Monte Titano, uno dei
potè allontanare dalla sua angusta più antichi successori di Marino,
dicuora ne soci de'suoi travagli,
i che poi finì i suoi giorni nella
uè i fedeli che si accostavano a Lucania. Gli atti poi della vita dì
lui, o per ricevere rudimenti del- i Marino si leggono nei Bollandisli,
la morale e della credenza, o atti- Jc(a sancì, ntens. stptemhris t. If,
rati dall'esempio e dalla sua dif- p. 2i8, i quali però restarono
fusiva carità. Narra la tradizione malcontenti dell' autore di essi

inoltre, che Marino tagliò nello per episodi drammatici e cose


gli
scoglio la sua casa, il suo letto, il favolose che v' introdusse Le .

suo orticino ; e pei miracoli da favolose narrazioni del Valli sul-


Dio operati a sua intercessione, e l'originemiracolosa di Sanmarino,
per le buone sue opere, ebbe da le de' BoHandisti
storielle discus-
pie persone in dono il territorio se a'4 settembre, le combattè più
del Monte Titano, di cui divenne parlitamente l'autore anonimo de
proprietario, ed il Titano incomin- (pi scopata Ferttrano , contro il
ciò ad avere i suoi propri abitato- (juale si diffuse Giambattista Ma-
72 MAR MAR
lini, ragionamlo intorno ai docu- di abbati e di monaci alcima vol-
incnti dell' operato dai Pontefici, ta furono designali gli ecclesiuslici

Si può vedere anche l'Ughelli t. che vi presiedevano ed orticìavano.


JI, coi. 854, edizione del Coleti, In fatti successivamente tal chiesa
che riporta la storia deirinvenzione divenne la parrocchiale e prese il

del corpo di s. Murino a' 4 otto- titolo di pieve, corno l'abbate prese
hre 1596 in una grotta dentro ((uello di prete o di rettore. Quali
la sua chiesa in Sanmarino. Si intanto fossero gli scarsi progressi
vuole che i primi alti veridi- della popolazione titanica , non è
ci della vita del santo andassero facile il riferirlo » nella scarsezza
smarriti , mentre la di lui fama anzi mancanza di documenti di
essendosi propagata in Italia, ivi quel tempo. Abbiamo da Anasta-
gli eiano stati eretti de* templi, sio Bibliotecario, in Vita Stephani
come in Pavia, edificato nell* Vili // detto IH, che questi avendo nel
«ecolo. Non sembra vero , dice il 7^5 ricorso all' aiuto di Pipino
Delfico e cosi il Fea, che in quel- contro Astolfo re de' longobardi,
la chiesa vi riponesse le sue reli- ch'erasi impadronito daìV Esarcato
quie Astolfo re de'longobardi, pri- (Vedi) _,
il quale per spontanea
vandone il Titano, mentre pare dedizione de'popoli era già sotto
))rovato ch'egli mai si accostasse la protezione della santa Sede, e
a questo monte allorché invase faceva strage nella provincia ro-
i'Esi» reato : in favore di Pavia pe- mana suo dominio temporale, il

rò scrisse Giovanni Gualla, nel suo principe francese obbligò Astolfo


santuario delle reliquie di quella a restituire alla Chiesa romana
città, stampato in V,
latino, lib. le occupate terre, e ve ne aggiun-
fol. 5S ; e Stefano Beneventano dono, come l'Esarcato,
se altre in
cittadino pavese, nella descrizione per ampliare il principato del
delle memorie sacre di quella chic- sommo Pontefice, fra le quali San-
sa. Marino venendo acclamato per marino, Castelluni s. Marini^ Mon-
santo dalla popolare divozione ,
tefeltro, Rimino ec. : altrettanto ri-
qual primo autore della pacifica portano il cardinal Baronio, An-
aggregazione sociale fondata sul naL t. IX, anno 755, fol. 229 ;
Titano, questo dal di lui nome ed il Cenni, Codex Carpi, t. I,
prese in vece la denominazione che p. 62 e seg.
porta di s. Manno o Sanmarino. A questa donazione ripugna il

11 Butler registra questo santo ai Delfico, quanto a Sanmarino, per-


4 settembre , dice eh' è onorato che il Titano ancora non avea
anche a Pavia a Rimino e in , preso questo nome, e perchè non
molte diocesi d' Italia, ma le due esisteva allora un luogo fortifi-
vite che abbiano di lui non meri- calo, castnwif che portasse il no-
tano fede. 11 monastero rammen- me di Sanmarino dicendolo le >

tato da Eugippio, non si credè diverse donazione di


copie della
popolato da uomini che vi menasse- Pipino or san Marino, or san
j

ro vita regolare, ma piuttosto una Mariano, or san Martino. Che ai-


chiesa destinata alla riunione dei lora sul monte Titano sussistesse
fedeli, che in quei tempi talora una popolazione con chiesa prov-
Momiuavasi chiesa, qoxùq coi nomi veduta dì molti fondi, provenienti
MAR MAR 75
dalla prima fondazione, ed ?iccre- Nel secolo X pel bisogno di
sciuli a poco a poco dall'oblazione cangiar la maniera di vìvere spar-
(leTedeli, si prova da un autentico samente nelle campagne, riunire
documenlo del secolo IX, dal gìu^ e concentrare le lontane abitazioni,
dicalo o placito feretrano di Gio- e fornirle di mura e fortificazioni,
vanni abbate e tcscovo di Monte-» gli abitatori del Titano provando
lèltro, ficclesiae Feretranae, contro come gli altri tal bisogno, si vuole
Deltone vescovo di Rimino, dato che vi soddisfacessero più facilmen-
in favore diStefano parroco, ed te, perchè la natura avea in gran
in cui Stefanopreshyicr et ahhas parte provveduto alla loro custodia,
s. Marini è cliiamato, essendo Orso e facili erano i modi di completarla.
tinca (li Montefeltro nominato pu- Quindi si congettura che divenuto
re nel placito. Quantunque nel castello servisse di primo ricovero
territorio o provincia feretrana a Berengario imperatore e re
li

lussecompreso il distretto di San- d'Italia, ed a parte della sua gente,


marino che si trovava nella dio- allorché sulla metà di tal secolo
cesi feretrana, osserva il Delfico dovè fuggire dalle armi vittoriose
die né dal placito, ne da altri do- di Ottone I; trovandosi in data
cumenti si rileva che la giurisdi- 26 settembre gSi un diploma di
zione politica de' duchi e poscia Berengario W^ aclum in plebem s.
ile'conti di Montefeltro si esten- Marini. Nella donazione che fece
desse su questo monte e su le l'imperatore Ottone I nel 962 ad
6ue appendici. Narra in vece il Uldarico conte di Carpegna di
Fea a p. 68, che per le accurate 27 o 28 castella o terre, fra gli
ricerche ordinate nel 1660 da altri sono nominati questi Et :

Alessandro VII , venne provato inter Jliwìos Concavi et Marichium,


che Sanmarino col suo territorio è Serrav alluni, sanctus Marimis, et
.-.empie stato sotto il dominio del- oppiduni Montìs Feretri; ecco un
lu santa Sede, la quale, come sua altro esempio contro il Delfico
proprietà, incastrata la repubblica sulla denominazione del luogo ,
nello stato, lo avea sempre soste- secondochè rileva il Fea. Nel se-
nuto e difeso nelle guerre civili colo seguente, in una bolla di O-
italiane, e T avea favorita di po- norio li del 11 26, riportala dal-
ter continuare in certo modo da rUghelli, Italia sacra t II, col.
<jualche secolo a governarsi da se, 933 (della prima edizione, e col.
come quasi tutte le città d'Italia, 845 della seconda), in cui si con-
però con certe date regole econo- fermano le chiese della diocesi di
miche e giudiziarie ripetutevi ogni Montefeltro, con particolare indi-
tanto, in modo di feudo ; e che cazione si nomina la pieve di s.

contro tali diritti di sovranità e Marino colla qualifica di castello:


dominio diretto non valeva un Plebem s. Marini cuni Castello,
supposto o preteso lunghissimo pos* che certamente avrà avuto un
sesso e prescrizione alcuna, ripor- grado di consistenza civica e di
tandone alcune prove, che si cou- fòrza. Avverte il Fea a p. 70, che
.scivano nella biblioteca Chigiana, Onorio 11 con tal bolla confermò
dj cui il Fea era bibliotecario. G. il dominio utile del Castellò di s.
ili, 68, li, 63. Marino alla chiesa e vescovo di
74 MAR MAR
Montefelli'o, e ciica il fine di essu quindi invalida ad agire e resi-
sì l*fg}^c> •s<3rA'W in omnibus Roma- stere, potè facilmente essere neglet-
nae Kcclesìae juslilin et re\>erenùa. ta e trascurata daf»li uomini domi-
Osserva inoltre il Fea, che i Ponte- nati dall'ambizione ed avidi del
Iclìci o tulli gli scrittori gcULnalineii- potere ; om quando colla estensione
le, prima da due secoli, sempre di- de' suoi confini, coli' accrescimento
cono castello, terra, gli uoiniid di della popolazione , e colla valida
s. Marino, uè mai città, né re- fortificazione annunziò un grado
jmbblicay e terra dice pure lo sta- di forza e dì resistenza sostermte
tuto. Ad esempio delle altre città dal coraggio, gli sguardi dell'am-
e castelli d'Italia clic proclamarono bizione e dell'orgoglio non furono
i santi tutelari, questo popolo de- più indiflerenti per questo scoglio,
corò la poi'ta maggiore della chie- e Yolontieri vi si sarebbero ada-
sa coH'epigrafe : Mva Marino Pa- giati, se avessero potuto espellerne
trono et Libertatis Auctori D. C. la libertà natia, come dichiara il

S. P. Crescendo la popolazione Delfico.


senti il bisogno d'in|»randire il suo Aumentata la popolazione con
piccolo territorio, quindi comprò abitaziorw di cui si formò il bor-
dai confinanti signori di Carpegna go, eslesi i confini,, e fortificato il

tlelle terre colle loro giurisdizioni, luogo di residenza del governo , si


e col monastero di s. Gregorio propagò la fama dell' inaccessibili-
in Concii coni[>letarono l'acquisto, tà ed inespugnabilità del castello
prendendo dal medesimo a livello o rocca nel secolo XII; mentre gli
cjuelle terre, sulle quali dai conti italiani per la debolezza del gover-
«li Carpegna acquistavano la giuris- no imperiale scossero il giogo stra-
diziorte e tutti i diritti signorili: niero dopo la pace
, di Costanza
gli acquisti fatti dal sindaco di San- ogni luogo volle assumere le for-
inariuo, furono il castello di Pen- me repubblicane, eleggendo i con-
na rossa e la metà di quello di soli, benché la pretesa libertà fu
Gasoli, del quale dipoi se ne com- effimera e tumultuaria ,
perchè le

pì r acquieto. Altri se ne fecero piccole società furono presto assor-


dai conti di Montefellro convali- , bite dalle più potenti, e i magi-
dati dalla perpetua amicizia di strati politici abusando del potere
quella famiglia colla repubblica di si trasformarono in dominanti, ciò
^^anniaiino. Ecco come con lenti non accadde sul Titano, perchè cre-
passi progredendo , la piccola so- sciuto il popolo neir indipendenza,
cietà stabiliva una forza propor- col suo naturale andamento non
zionata alla sua piccolezza , e si ebbe bisogno di farsi imitatore del-
lòrmava quella base che dovea le nuove repubbliche insorte, libe-
garantirne la durata, come si espri- randolo la sua situazione dal par-
me il Delfico. La popolazione eb- tecipare al movimento ed al gene-
be rapporti continui con le fa- rale scompiglio d'Italia. Questo po-
iai|:;lieFeltria de' duchi di Urbino, polo avea già le sue leggi e le sue
e Malatesta de' signori di Rimino. forme governative. I suoi supremi
Finche la popolazione del Titano magistrati, intitolati pur essi con-
(u di pochi individui, e d'una for- soli, al numero di due o tre, adem-
za disunita ed iudetermlaala , e pivano ai doveri del potere esecu-
MAU MAR 75
livo e dei giudiziario, mentre il no comprassero per loro le ra-
si

potere legislativo risiedeva presso il gioni di detto vescovo; che dove-


popolo, rappresentato dai capi delle vano essere il jus- delle prime istan-
famiglie. Ma se potè salvarsi da ze delle cause^ pei prezzo già ac-
tale sconvolgimento, racconta il Del- cordato coi riniinesi. Quanto ai
fico , non andò Sunmarino esente partiti guelfi e ghibellini , il Fea
dall'insania de' parliti guelfi e ghi- con opportuna osservazione fatta dal
U'llim\ che per lnnghissin»o tempo Rotta, non conviene che l'elemento
perturbarono anche la vetta del di tali fazioni potesse aver luogo in
tranquillo Titano, riuscendo fune- Sanmarino per la sua piccolezza, e
sta alia repubblica, perchè oltre la per componenti l'amministrazio-
i

discordia civile da cui fu lacerata, ne. Aggiunge in nota che il Ro-


fu successiva cagione che nella con- scoe, nella Fila di Lorenzo de' Me-
trarietà de' partiti i vicini prepo- dici t. I, p. 4> scrive che nel pri-
y

tenti ne volessero profittare, come mo tempo si dicevano guelfi quelli


i signori di Carpegna , i vescovi che sostenevano le parli del Papa
feretrani, la città di Rimino o i contro i ghibellini aderenti agi' im-
suoi Malatesta, e pegii antichi di- peratori; ma che nei tempi suc-
ritti i ministri pontificii. Si crede cessivi, guelfo si chiamò quello che
che Ugolino di Monlefeltro vesco- in qualche popolare commozione
vo feretrano e fanatico ghibellino, sposava la causa del popolo. E ve-
quale lo dipinge il Delfico, come rissimo, dice il Fea, che ogni cit-
gli altri di sua famiglia, gittasse i tà e paese intendeva (àr la causa
primi semi di zizzania nella popo- piopria per la libertà e indipen-
lazione titanica, per estendere so- denza una dall' altra ; ma sem-
pra di essa il dominio temporale pre si protestavano dipendenti sud-
della sua chiesa, e come dice il dite del Papa, di sostenere le sue
Delfico, vantando pretese signorili parti, o a lui ricorrevano per aiuto,
su questo territorio. JVota il Fea ,
e spesso a lui si sottomettevano in-
a p. 70, che si giustifica iJ posses- teramente per finire le discordie
so di Sanmarino, avuto dal vesco- interne : le Storie di Bologna di
vo di Montcleltro, e massime nella Gaspare Rombaci, ne danno conti-
persona del vescovo Ugolino , dal nui esempi.
contenuto d'un istromento che si Legata la casa di Monlefeltro
trova nel pubblico archivio di Ver- per gratitudine al partito impe-
rucchio, stipulato a' 12 settembre riale, e vedendo V imperatore Fe-
1243. Nei libri poi di contralti o derico 11 guerreggiare in questi
enfiteusi del medesimo vescovo, a p. monti coi ghibellini, contro il Pa-
2, sta pur oggi notato di carattere pa e suoi guelfi, non potendo re-
i

antico ; Plebatus s. Marini liabtt sture indifferente, secondo il Delfi-


ecclesias X. In dirlo Plebatu est co, Ugolino eccitò lentusiasmo dei
Terra Marini, ex qua dictus e-
s. sanmarinesi pel ghibellinismo. Ma
fjiscopus Feretranus habet, et con- colpito Federico H nel concilio ge-
sucvit ha bere conde/nnationes et , nerale Lione dai^li anatemi
I di
rolligcre decinias ab hominibus. È del Pontefice Innocenzo IV, lo fu
tradizione, e si ha per sicuro, dice pure il vescovo Ugolino partitante,
il Fea, che gli uomini di Sauu)ari- e con esso il comune di Sanmari-
76 MAR MAR
no comlaiiualo uU'inleiUcllo. Que- che avea fatto Guidone da Cerre-
sto durò (.lai l'Jtl? ^^"^ ^' '^•49> to. Nel medesimo anno ia53 po- i

quniidu in Perugia i conti di Mon- chi uomini del restante territorio


tef«.'llro, Ugolino, i sanmarinesi ed di Casole, spontaneamente si uni-
altri ftii'ono ribenedelti e re!>lituiti rono con quelli di Sanmarino fi- ,

alla coinunione cattolica. Non nu- cendo^i loro perpetui castellani ed


dò giiaii che i ganmarinesi cogli abitatori ; cosi il conmne sanma-
altri scomuniche della
obliarono le rinese potè dare una maggiore es-
Chiesa, ed essendo da loro bandi- tensione al suo territorio , e nel
ta la cojicordia, provarono in con- suddetto anno si trova già men-
segui-n/a gli stessi mali ond'erano zione dei primi statuti (dell'origi-
afllilto le altre città italiane. Il par- ne de' quali parlammo all'articolo
tilodominante in questa terra fu Comuìvita' o Comune ) di Sanmai i-
sempre quello de' ghibellini, soste- no, che sicuramente debbono esse-
nuto dai vicini baroni, e più de- re tra i più antichi d' Italia. Nel
bole essendo <|uello de' guelli , si 1277 Rodolfo d' Absburgo re dei
trovarono perciò questi quasi sem- romani confermò al Papa Nicolò
[)re fuoruscili o banditi dalla pa- III le donazioni fatte dagl' impe-
tria; finché l'autorità di Filippo ar- ratori suoi predecessori, compresa
civescovo di Ravenna, se non (ine al- la Romagna, onde poi il comune
meno pose tregua tra le due tremen- sanmarinese Solfrj dei distiu'bi nel
de e accanite fazioni. Considerando il possesso della sua libertà ed indi-
prelato Sanmariiio come luogo li- pendenza, e dalle pretensioni dei
bero e indipendente, quindi njcno vescovi feretrani, onde si conferma-
soggetto air influenza de' polenti ,
rono nel partilo ghibellino , come
nel 12^2 vi tenne un congresso pretende il Delfico che usa tali e-
per pacificar le parti che in lui spressioni. I vescovi feretrani aven-
eransi compromesse, ma non potè do in Sanmarino la loro casa nel
ottenere che un armistizio nel ge- luogo ìi pili fortificato, cioè nel gi-
neral consiglio tenuto nella chics.l rone del monte della Guaita , il

di questa pieve, perchè l'adunanza Comune cedetle loro in vece altre


fu qtiasi tutta formata dai ghibel- case in luogo di quella. Costuman-
lini. dosi in quei tempi tenere gene- i

I sanmarinesi col loro vescovo rali parlamenti 'ne' capoluoghi, tal-


Ugolino tornarono al ghibellinismo, volta Sanmarino intervetuìe a quelli
dimorando egli con loro, avendo tenuti dal podestà di Montefeltro
fissata la sua residenza in San ma- o delle terre della chiesa feretra-
rino ma il Papa lo depose dalla
; na, contribuendo prestazioni e col-
dignità, e sostituì Giovanni nella lette imposte dal geneial parlamen-
cattedra feretrana, che per essere to o dal podestà delle medesime;
entralo in comunione con Sanma- secondo il Delfico non dev|& trarse-
rino neir acquisto , che il comune ne argomento di giurisdizione o
fiece della metà del castello o del dipendenza, poiché il presentarsi
monte di Casole, ovvero ratifica di alle assemblee era pel sostegno del -
quello fatto anteriormente , imitò la causa comune, tanto piìi ch'es-
l'esempio del predecessore Ugolino scuilo il comune sanmaiinese ad-
nella cessioue de' diritti di passo detto al ghibellinismo, d quale era
, ,

MAR MAR
77
quasi genernlmente il partito fere- cario nel Montefélho
contado di
trano, non poteva fare a meno <li d'ildebrandino vescovo d'Arezzo e
coalizzarsi coi suoi simili. Come rettore della provincia di Roma-
ghibellino, il comune aderiva a gna, intimò alla comunità di San-
Guido di Montefeltro cnpoparle di marino di pagar la contribuzione
tal partilo, ma i discordi citta- dei soldo pel suo salario. I sanma-
dini seguivano Io stendardo guel- rinesi ricusando di pagare, a c.i-

fo sotto quello di Mala lesta, men- gione della loro libertà, si compro
tre i parenti d'ambedue parteggia- mise la causa nel giureconsulto Pa
vano per le opposte fazioni. Dopo lamede de Herri, giudice di Rimi-
molte vicende Guido scomunicalo no; e Teodorico liconosciut.a la
da Martino IV e sconfitto dal suo giustizia delia negativa de' san-
rettore di Romagna d'Apia (delle marinesi, si recò egli slesso a San-
gesta del quale trattammo all'ar- marino a pubblicar la sentenza del-
ticolo Forlì), già da lui vinto, la loro assoluzione ed esenzione
portatosi in Sanmarino, questo luo- perchè liberi ed esenti da qualun-
go divenne quasi il nido e il pro- que esteriore superiorità. Non andò
pugnacolo de'ghibellinisti, e vi si ri- guaii che nel 1^-96 pretese somi-
parò pure Parcitade ministro per glianti a quelle di Teodorico af-

l'imperatore debellalo dal Malate- facciarono i podestà feietrani, per


sta. Parcitade passò in Venezia, e cui i sanmarinesi ricorsero al Pa-
Guido si fece francescano in An- pa Bonifacio VIIT, il quale com-
cona. L'attaccamento del comune mise la causa ad Uguccione di Ver-
per Guido strinse la piti amiche- celli suo cappellano, e a Teodorico

vole corrispondenza colla famiglia suo camerlengo , giudici dei snero


di Montefeltro de' signori di Ur- palazzo, e questi subdelegarono Ra-
bino, e sotto sì valente capitano i nieri abbate del vicino monastero
sanmarinesi appresero meglio il me- di s. Anastasio. Si difesero i san-
stiere delle armi. Della costante marinesi dinanzi al giudice , con
confederazione colla casa Feltria si- esame di testimoni da loro prodot-
no all'estinzione della famiglia, ve ti, quali concordemente deposero
i

n'è pubblico monumento sulla por- che il comune avea sempre goduto
ta maggiore della città di Sanma- per costante tradizione della libertà
rino, dove si vedono a paro collo- fino dai tempi de santo fondatore.
cate di antica scoltura l'arma di Renchè non siavi documento co-
Sanmarino, cioè le tre torri colle me terminò la disputa coi podestà
penne, e quella più antica de' conti di Montefeltro, si ritiene dal Del-
di Urbino e della città medesima fico che il giudicato dell'abbate di
cioè un'aquila ardita colle ali spie- s. Anastasio fosse coerente alla giu-
gate, la quale si vede ripetula in stiziaed al precedente giudicato.
altri luoghi ancora. Nel i3oo per l'altra pace generale
Dopo la pace generale di Ro- di Romagna, potè re!«puare calma
magna, in cui fu escluso il conta- anco Montefeltro, o a meglio di-
do di Montefeltro ma non pare , re sospensione di ostilità. Nel con-
Sanmarino, il Delfico racconta che gresso, che seguì in s. Leo per la
inviando la santa Sede i magistrati pacificazione di Montefeltro , con
supremi io Romagna, Teodorico vi- l'intervento anche del comune di
7« MAR MA lì

Sjìiìtìinrino, in cui il vescovo iWr- cui li fulminò, e quelle ancora del


Irano Uhnlo rinuncia a tulle le successore Benvenuto. Con questo
liti mosse contro ni del
e queslinni poi si pacificarono a' iG settembre
to comune, sì nella cnrin romana, iS^o, restituirono castelli occu- i

cl»e plesso delegati della mede-


i pali, e furono assolti dalle censu-
sima, ma con n lei me clausole ed re. Malijfrado questo trattato, si ri-

il pagamento di mille lire per tran- mase sempre nell'incertezza dei van-
sazione, in cui dovette concorrere an- tati diritti della chiesa feretrana, al
che Sanniarino. Verso questo tem- uìodo di esprimersi del Delfico, Gli
po fn compilato il secondo statuto, uomini di Busiijnano domandarono
ove non più consoli, ma capitani la castellanza, ossia l'unione loro co!
e difensore sono nominati , tenen- comune di Sanmarino, che venuta
dosi però ferme le attribuzioni con- ad essi concessa; protestando però
solari ai nuovi magistrati. Vennero di non voler essere soggetti a quei
dunque aboliti i nomi di difensori diritti che pretendessero sui sanma-
del popolo^ cui si sosliluirono i àiie rinesi il vescovo feretrano o di s.

capitani, quindi ebbe luogo il giu- Leo. Racconta il F'ea, a p. yr, che
ramento prestato dai magistrati ad ritrovandt)si la chiesa di Montefel-
onore e stabilimento del castello di tro in pacifico possesso della giu-
San marino, senza commemorazione risdizione su Sanmarino, ne fu spo-
di superiori rapporti. Nel i3o3 gliata da Federico 1 conte di Mon-
comparvero in Sanmarino alcuni Però Papa Giovanni XX.I1,
tefellro.
individui in qualità di audiascialori con breve dato da Avignone nel
della chiesa feretrana, i quali dan- i3i8, ordinò al rettore di Roma-
do sospetto d'essere emissari guelfi, gna perchè operasse in modo, che
ftnono imprigionati da alcuni piti il castello di Sanmarino spettante
ardili ghibellini: la comime li punì al vescovo di Montefeltro, fosse ri-

col banilo, poiché per eccesso di lascialo e restituito a quel vescovo,


7.elo avevano violato il diritto delle siccome ne eseguì la consegna, proiit
genti, ad onta che non sembras- in libro secret, e/'usdem Pontijicis
sero ingiusti del tutto i loro so- fol.139. Nel i32r il vescovo Ben-
spetti. venuto vedendosi impotente di di-
Nuovi acquisti di fondi pubblici fendere il castello di vSanmarino dal-
fece il comune che in questo tem- l'ingordigia e pretese del suddetto
po fece edificare la sua casa, che Federico I, ricorse al medesimo Papa
fu il primo palazzo pubblico, dive- Giovanni XXII, chiedendogli licenza
nendo sempre più luogo impor- il di potervendere o permutale le giu-
tante e castello fortissimo, perciò risdizioni e diritti della chiesa fere-
vagheggiato dai guelfi, ed in ispe- trana sopra il castello o rocca del-
cie dai Malatesta. Uberto vescovo la Penna Sanmarino, e cederli
di
di Montefellro adontato dell'albon- alla città di Rimino, vale a dire
to fatto ai suoi ambasciatori, mosse ai Malatesta, allegando per motivo
guerra ai sanmarinesi, che pugnan- la potenza di Federico I da Mon-
do prosperamente, gli conquistaro- tefellro che occupava il castello,
,

no Montemaggio, Tausana Mon- , per cui ni un reddito o poco pote-


tefotongo, ed altre feretrane castel- va trarne la sua chiesa. Giovanni
la, disprezzando le scomuniche di XXll però con suo breve ordinò
,

MAR IVI Aa 'ji)

nd Almerico di Castrolnce rolloie per quattoi'dicimila lire ravennati ,

di Romagna e poi cardinale, d'in- con istromcnto prodotto dal Cle-


formarsi del vantaggio di tal per- menlini, Rac. istor. de' Malatcsla
muta per la cljiesa feretrana, e ve- t. Il, p. 9j e che la facoltà data
rificar l'esposto, poiché non era ve- per la fletta vendita al rettore Al-
ro che il vescovo avesse invaso il merico da Giovanni XXII , appa-
costello e la rocca di Sanmarino, risceda una sua lettera in data
dichiarandosi signora del comune la d'Avignone il novembre i37,2,
sede feretrana ; il perchè poi, secon- Rcg. secr. anni VII, p. i3^; indi
do il Delfico, il contratto non ebbe avverte che tal somma equivaleva
luogo, dovendolo acquistare i rimi- a 6364 fiorini d'oro, presso a poco
ncsi per quatlordicimila lire di bo- del peso e lega de' nostri zecchini.
lognini, rcservatis jiirihus .sonctae Aggiunge, che poco durò il castello
romana Ecclesìae, secondo la pre di Sanmarino in mano de' riminesi,
scrizione di Giovanni XXII su Pen- raccogliendosi dai libri della caoie-
vae s. Marmi. 1 sanmarinesi per ra apostolica di Urbano V eletto
l'uccisione avvenuta in una sedi- nel 136?, che pagava ogni anno
zione di Federico I conte di Ur- alla medesima lii-e (^5, soldi 6, de-
bino, rimasti privi di appoggi a , nari 9 per le Tall'c. Il caidinal
mezzo del loro sindaco fecero pace Anglico Giimoardi, fratello di detlo
coi Malatesta di Piimino, confede- Papa, ci assiema, che nel iSyr
randosi pure colla ciltà ; e Speran- pagava anche le fimantcrie (di cui
za da Monte feltro, zio e cugino del parlammo all'articolo Dogane),
defunto, si rifugiò in Saumaiino, riconosceva la santa Sede ne' par-
ricuperando poi gli slati felUeschi lamenti, e obbediva al vicariato di
coir aiuto de' sanmarinesi , sempre Montefellro. Martmo V nel i4i**^
attaccati all'amica famiglia Fellria. concesse a Giovanni della Serra da
Per aver favorito sanmarinesi il i Gubbio tutti proventi che la ca-
i

morto conte Federico I, dichiarato mera apostolica allora riscuoteva in


dalia santa Sede ribelle ed eretico, Sanmarino, lib. I de Cur. p. 207;
furono pur essi tenuti per suoi fau- ma in appresso dichiara il Garampi
tori ed eretici, e perciò incorsi nel- che non ne trovò più menzione. Sog-
le sentenze d'interdetto scomu- e giunge il Fea a p. j^,<ihe se non
nica; il perchè Giovanni XXH con fossero stali i sanmarinesi sudditi
breve del 5 agosto i39,3 auloiizzò della santa Sede, Giovanni XXII
il suddetto rettore Almerico, me- nella bolla de' 3 agosto 1 828^ pe»'

diante ammenda e cauzione, che li quella adesione e sottomissione al


assolvesse da ogni censura e pena Malatesta signore di Rimini, non
dovendo ritornare alla divozione e gli avrebbe nominati rcbelles.
fedeltà della Chiesa. 11 dotto car- Nel i332 i sanmarinesi vennero
dinal Garampi riminese, che fu pre- a convenzione con Rimino per le
fetto degli archivi pontificii vali- collette arretrate imposte sui loto
cano e di Castel s. Angelo, nelle beni nell'agro riminese, mediante lo
Memorie istor. p. 5'?^., riferisce che sborso di cinquecento lire. Nel i^38
Sanmarino fu già della chiesa di per evitare qualunque sorpresa o
Monlefeltro, dalla quale fu vendu- tradimento, con legge fu stabilito
to nel i323 al comune di Rimiui non far accostare alla terra perso-
,

8o MAR MAR
ne nobili e polenti ; tuttavolta nel qullli i sanmarincsi , e solo vello
dello anno Sanmarino U-
si recò a che la loro fortezza non fosse cu
bellino da Carraia signore di Pa- stodita da armi Feltresche, fincht;
dova, mosso a far guerra contro i la Chiesa non si fosse assicurala
Malatesta di Rimino, come amico della fedeltà de' signori di Urbino
dei Feltrii. A quest'epoca il ve- e di Rimino: aggiunge il Delfico chr*
scovo Benvenuto, esule dalla pro- si arrogò la custodia della terra di
pria sede, si abbandonò alla gene- Sanmarino in un trattato coi conti
rosità de'sanmarinesi, come dice il di Montefeltro, ma probabilmente
Delfico, ricercandone l'ospitalità, e ne la custodia della rocca sarà rimasta
ebbe la più lusinghiera accoglienza, a disposizione del comune stesso, co-
malgrado le precedenti inimicizie sì scrivendo quello storico; laonde
e vi lasciò poi le spoglie mortali il Fea dichiara, che invece i san-
nel i35o. Similnjente a tale epo- marincsi ricorsero poi al medesi-
ca Benedetto XH restituì al grem- mo legato per provare i loro pri-
bo della Chiesa i santnarinesi, col vilegi avuti Sede apo-
dalla stessa
solo mezzo delle spirituali e formo- stolica, farli confermare ed esten-
lari purgazioni. Fu fondato l'ospe- dere, confessandone in certo modo
dale di s. Maria, e disposta la fon- la dipendenza. Eppure, aggiunge in-
dazione del convento dell'ordine dei oltre lo stesso Fea, da taluno si volle
servi di Maria, di s. Maria in Val- poi chiamare Roma e la santa Sede,
dragone, per testamentaria disposi- rispetto a Sanmarino, potenza este-
zione di messer Gambalesti. A Ben- ra; mentre dalla beneficenza de'Papi
venuto successe nel vescovato Car- i sanmarinesi ottennero anche il
lo Peruzzi; e siccome la città di s. privilegio di eleggersi i capitani e gli
Leo, solita residenza episcopale, era altri offiziali, colla facoltà ad essi

ancora occupata dai Feltreschi ghi- capitani annessa di giudicarli e reg-


bellini, i quali estendevano il loro gerli. Nel i358 i sanmarinesi pre-
potere sopia quasi tutta la diocesi, sero in affitto dal vescovo Peruzzi
quindi forse non trovò altro ripa- le rendite di tutta la sua diocesi per
ro che nei soli uomini liberi che cinquecento fiorini. Indi il cardinale
allora avesse questa regione, por- Albornoz pei crediti che avea col
tandosi a risiedere in Sanmarino, vescovo, ordinò ai sanmarinesi che
dando al comune in affitto tutti i a lui si pagasse quanto restavano
diritti , esazioni e pigioni che debitori per l'affitto, minacciando
mensa vescovile possedeva nel ter- di scomunica il comune, il quale
ritorio. A* 4 aprile i353 solenne- invocando l'intercessione dei Fel-
mente si pubblicarono nuovi sta- i trii, ottenne dilazione. Successe una

tuti, correggendo o modificando gli contesa di rinnovate pretensioni in-


anteriori, rendendoli analoghi alle torno all' indipendenza e libertà
circostanze. Frattanto Innocenzo VI di Sanmarino, che recò in dubbio
nel 1 354 mandò nello stato eccle- Giberto da Correggio rettore di
siastico
per legato il celebre cardi- Romagna; ma non tardò a per-
nal Egidio Albornoz, per debella- suadersi del vero, e fece dipoi ta-
re quelli che ne avevano usurpato cere Giovanni Levalossi podestà di
le signorie. Rapidamente ricuperò Montefeltro, che resuscitava le stes-
le terre della Chiesa , lasciò tran- se controversie, volendo obbligare
MAR MAR Si
il comune a rendere ragione della vollero per più secoli podestà fo-
sua inobbedienza alla Chiesa ro- rastiet'i, i quali sovente furono di
mana, per averne assunto la signo- gran pregiudizio alla libertà delle
ria, e per accettare in capitani e vi- città d'Italia; quindi emanavano
cari i mandati dai conti di Urbi- leggi e sentenze capitali, che pub-
no cui prestavano aiuto. Con sen- blicavansi nel general consiglio po-
tenza de' 25 agosto i36o, Leva- polare. Reggendo intanto la Ro-
lossi riconobbe l'indipendenza di magna il, cardinal Anglico Gri-
Sanmariuo, stando al narralo del moardi, quale legato del fratello
Delfico. Urbano V, nel general parlamen-
Nel 1 36 1 i religiosi di s. Fran- to tenuto in Urbino stabili le ta-

cesco dal remoto e selvatico luogo glie o imposte per la guerra, nel-
ove si trovavano, esposti perciò la quale ebbero parte' -anco i san-
ai disturbi delle guerre, a van- marinesi, e come loro amico pre-
taggio ancora de' fedeli si trasfe- se particolar cura delle loro cose,
rirono vicino al castello. Ebbe luo- ed acquietò le differenze insorte
go nel 1 36G la pace de* sanraari- colla terra ora città di s. Arcan-
nesi coi Malatesta di Rimino, e gelo. Altra solenne testimonianza di
furono costretti per non provocar questo libero stato, la reseli cardi-

lo sdegno del cardinal Albornoz, nal Anglico divenuto vicario gene-


a sussidiare l'esercito pontificio con- rale pontificio in Italia nelle eccle-
tro i Feltreschi, e concorrere alla siastiche terre, quando ne formò
rovina di s. Leo, per la cui cadu- un esatto censimento nel 1371 col
ta i Feltreschi se ne risentirono as- cardinal Stagno legato di Roma-
sai. Il vescovo Peruzzi nel 1367 gna, come l'interpreta il Delfico;
operò presso il cardinal Androino ma invece il Fea a p. 72 rimar-
Albert legato, per essere riconosciu- ca che nella detta descrizione dei
to signore di quasi tutto il Monte- luoghi dello stato ecclesiastico, ri-

feltro in un a Sanmarino : fu inten- portandone il testo intero, è na-


tata lite formale, che i sanmari- talo in modo particolare il castel-
nesi sostennero con somma fatica, lo di s. Marino, come uno del vi-

ma il legalo fece loro giustizia, ri- cafìato di Montefeltro, cui obbedi-


gettando la domanda del vescovo, vano gli uomini di Sanmarino, am-
e riconoscendo immune il territo- ministrandovi la giustizia elicile e
rio repubblicano. Allora il vesco- eliminale due celpitani da loro e-
vo rinunziò solennemente a tutte letti.Il dotto Giambattista Mari-
le azioni mosse contro i diritti e ni Saggio di ragioni dèlia città
,

l'indipendenza di Sanmarino, ed di s. Leo poi Montefeltro^ a pag.


ottenne dal comune la pace ; anzi jS e seg., dà intera la descrizione
nell'alto della visita pastorale di- del vicariato di Montefeltro ne'me-
chiarò che quanto era per fare do- si di ottobre e novembre, d'ordine
lesse ritenersi innocuo a ledere del cardinal Anglico, estralta dal-
qualunque diritto de' sanmarinesr, l'originale dell'archivio vaticano.,
i quali in questo tempo godevano Quanto alle furiianlerie o collet»-

pieno esercizio di autorità nel ter- te per la guerra, 6ome le chia-


ritorio, il potere giudiziario eser- ma il Delfico^, secondo tale scritto^
citandosi dai capitani, perchè nori rC) si |)agavaiìo dai «sanmarinesr cól
VOL. XLIII. 6
,- 5

gì MAR MAR
reslo della provincia del Monlofcl no, per cui si rese piìi durevole
Irò con cui. era comune la difesa col primo la concordia de'sntima-
lua senza pregiudizio della loro au- rinesi. 11 vescovo di Montefeltro
tonomia, cioè del diritto di gover- Benedetto pe'suoi talenti giunse al-
narsi colle proprie leggi, escluso le cari» he di tesoriere e rettore
ogni dominio straniero; perciò essi, pontificio di Romagna, e propose
al dir di andavano ai parla-
lui, a Bonifacio IX la riunione della
menti. Continuando il cardinal An- signoria temporale di Sanmarino
glico la guerra contro i Feltreschi nei vescovi feretrani, onde spe-
già espulsi da Urbino, ebbe com- gnervi gli antichi odi e inimicizie;
passione di alcuni individui della ma sebbene il Papa, come si espri-
famiglia, mentre i sanmarinesi do- me il temporaneamente vi
Delfico,
veano continuare a prestar i loro acconsentisse, concedendo in un
sussidii nell'esercito della Chiesa, suo breve la plenaria giurisdizione
contro gli antichi amici. Il cardi- sui sanmarinesi,derogando ad ogni
nal Stagno mostrò stima e bene- atto, diploma
o privilegio, tutta-
volenza pei sanmarinesi, e con- volta la minaccia non si mandò
cesse ad essi libera tratta delle lo- ad effetto che nominalmente, es-
ro entrate e rendite dal contado. sendosi mantenute colle patrie leg-
Ad istigazione del vescovo Pe- gi le magistrature ; indi conti di i

ruzzi e del podestà di Montefeltro Urbino allontanarono ancor que-


Bartolomeo da Brescia, nel 1875 sto turbine colla loro opportuna
Giacomo sanmarinese
Pelizzano interposizione, calmando il risenti-
si ricopri di obbrobrio, perchè se- mento del Pontefice. Il Fea a p.
dusse vari complici a danno della 73 riporta un brano della bolla
patria, onde per la congiura se ne di concessione, data in Roma a'

dovea consegnare il reggimento maggio 1398, ove parlando Bo-


colla fortezza al vescovo. Per av- nifacio IX dei sanmarinesi abitan-
ventura si discoprì il tradimento, ti del castello di Sanmarino, que-

Giacomo fu impiccato, e gli altri sto lo chiama, ad nos et roma'


puniti proporzionatamente. Intan- nani Ecclesiam pieno jure perii-
to il conte Antonio di Montefel- nentis. E con altre lettere aposto-
tro rientrò in possesso del suo Hche sotto la stessa data dirette
contado e della città di Urbino; Universitati et massariis Castri s.

reintegrò subito di sua amicizia i Marini feretranae dioecesisy coman-


sanmarinesi, continuandosi la guer- dò loro che riconoscessero Bene-
ra coi Malatesta, che restata sos- detto in rettore a beneplacito del-
pesa i38i riarse nel iSgo.
nel la Sede apostolica, e l'obbedissero,
In questo anno per la disfatta sof- altrimenti sarebbero considerati ri-
ferta opera dei
dai Malatesta per belli. Al che il Fea aggiunge, che
bolognesi, trovarono costretti a
si nel i636 quasi tutte le case, orti
ripararsi in Sanmarino, e fecero un e siti ch'erano in Sanmarino, era-

contratto cogli abitanti pel sale di no date in enfiteusi e si atteneva-


Cervia di cui abbisognavano. A no al vescovo, e ne pigliavano
premura di Bonifacio IX si con- rinvestitura pagandone il canone.
chiuse la pace nel iSgi tra i Ma- Già fino dal 1396 si compirono
latesta e il conte Antonio d'Urbi le fortifìcazioui nel luogo dello la
MAR MAR 83

i Fratta j
ta,
colla chinsma della Frat-
due delle tre punte Titaniche,
per
allo
il

statuto
che derogò
della
espressamente
Romagna. Nel
dette Monte della Guaita e Mon- principio della bolla si legge: Di-
te della Cesta o Gista rimasero lectìs filiis,universitati ttnac no-
fortificate: né erasi trascurato cor- strae s. Marini Feretranae dioecc-
redare di molti lavori il luogo f}iunivcrsorwn supplicati onihus in-
s

chiamato il Cantone. Sanmarinodiè clinati^ vohis a primis sententiìs


aiuto di gente e denaro a Giovanni hiifusnwdi ad diios probos viros
Ordeladì signore di Forlì, e fece idoncos per vos prò tempore ad
doni al conte Antonio di Urbino per hoc eligendoSf et deputandos ap-
le nozze del figlio. Nel secolo XV pellare liceat. Restava adunque la
lo slato politico fu meno torbido e terza istanza alla corte generale
retrogrado, malgrado i disastri por- di Romagna, secondo il
e libero,
tati dai resti del ghibellinismo e diritto canonico, il ricorso al Pa«
di quelli degli altri stati italiani ; pa, e non impedirlo e denegarlo
si conservarono le uìigliori leggi, con condanne e confiscazioni, co-
si accrebbero le forze ed aumen- me segui con esempli che produ-
tossi la popolazione. Nello scisma ce il Fea. 11 citato Marini a pag.
di Benedetto XIII antipapa, Gre- 19 riferisce, oltre all'ordinato e
gorio XII nel i4o8 si recò dai riservato accesso al general parla
suoi amici Malatesta in Rimino, mento, la riserva che si legge in
ed i sanmarinesi si regolarono se- due consimili brevi di Bonifazio
condo i consigli di Guido Antonio IX a favore dei Malatesta sotto
di Urbino, indi nel i4i5 riceve- gli anni iSgo e iBgg. Cuìus la-
rono distinte onoiificeuze dai vari mem omnium ^ et singularutii ap-
signori di Romagna. Non si lascia- pellationum, ^c nullitatum qua-
rono però indurre da Carlo Ma- rumlibet lani criminaliuni ,
quam
latesta ad impegnarsi in una guer- cìviliuniy et alia quaelibet superio'
ra col famoso Braccio da Monto- ritatis fura nohis, et successorihus
ne, che vinto Carlo entrò in guer- nostris, ac rectoribus
et legatis^

ra col conte Guido, e progettò sor- provinciarum nostrarum Roman-


prendere i sanmarinesi che colla diolac, Marchiae AnconitanaCj et
vigilanza il delusero, e poscia si Massae Trabariae^ qui sunt, et
tranquillarono pel trattato di pa- erunt prò tempore^ et specialitev
ce tra Braccio e il conte. Nel retinemus, ac elìani reservamus.
\^ii se ne fece altro de' sanma- Con ciò Bonifacio IX e Martino V
rinesi col Malatesta, mentre il con- vollero da Saumarino un atto di
te Guido continuamente dava lo- obbedienza e di soggezione al di-
ro testimonianze di affetto, che mai retto e sovrano dominio della Se-
sempre furono corrisposte. Non in de apostolica. Qui cade in accon-
detto anno, come scrive il Delfi- cio il riflettere col Fea^ che lo

co, ma nel 1426 Martino V coii statuto, per attestato di monsignor


sua bolla degli 8 luglio coticesse Enriquez, nome caro ai sanmari-
ai sanmarinesi il privilegio delle nesi, come vedremo, non porta
seconde istanze^ osia la facoltà di approvazione di alcun Papa, ma
nominare giudici di appello, essendo soltanto per reclores provi nciae Ro-
^lercio a lui ricorso il comune, mandìolae in ìpsa provincia prò
84 MAR MAR
sancta romana Ecclesia deputatusj conte Guido gli successe il figlio
prova insieme questa^ non sola- Oddo Antonio, amicissimo anch'es-
mente di sudditanza alla santa Se- so de' sanmarinesi, e pei suoi aiuti
de, ma di soggezione al suo lega- questi si ripararono dalle minacce
to di Romagna. Anche in tempo di Sigismondo. Per abuso di po-
di pace Sanmarino fece esercitare tere fu ucciso Oddo, cui successe
i cittadini alla milizia sotto il con- il conte Federico, che fu anch' e-
te Guido od altri condottieri. Per gli amico e come padre della pic-
la morte di Martino V nel i43i cola repubblica, e poco dopo guer-
ad insinuazione del conte i san- reggiò coi Malatesta che nel i449
marinesi si posero in difesa, per ricominciarono a molestare i san-»
le guerre che si temevano. Scop- marinesi, i quali inviarono a Spo-
piò nel 1438 quella dei Feltre- leto un'ambasceria per ossequiare
schi e dei Malatesta, e pei primi ilPapa Nicolò V. Sigismondo con-
parteggiò Sanmarino, finché Ni- tinuando le sue mene per corrom-
colò Piccinino pacificò gli animi; pere i cittadini, il principale dei
e per le nozze di Federico figlio traditori fu giustiziato. Il re di Na-
del conte Guido, furono invitati i poli Alfonso d'Aragona e Pio II
deputati del comune. avendo stabilito muovere guerra a
Dal conte Guido nel i44o T" Sigismondo, invitarono anche i san-
concessa esenzione d'ogni colletta marinesi, per cui si fece a'9 otto-
e peso straordinario sulle terre pos- bre i45'8 trattato di alleanza tra la
sedute dai sanmarinesi sul Monte- comunità ed il re. Eccitali da que-
feltro; ma nella guerra che il con- sti a rompere la guerra, san- i

te di nuovo irruppe coi Malate- marinesi nominarono un consiglio


sta, tardi vi presero parte i san- di dodici prepostiper le cose del-
marinesi, buona essendo la corris- la guerra e della pace; ma Sigis-
pondenza giovane Federico di
col mondo fortemente incalzato si re-
Urbino. A
mediazione del conte cò a Mantova da Pio li, ed otten-
Alessandro Sforza signore di Pe- ne la pace nel 14% co» certi
saro, nel i44^ l" fatta la pace, patti, ricevendo Sanmarino in com-
in seguito della quale Sigismondo penso il castello di Fiorentino. Ad
Malatesta accordò l' esenzione del- onta di ciò, Sigismondo riprese le
le collette pei beni posseduti dai armi, e i sanmarinesi ne avverti-
sanmarinesi nello stato di Rimino; rono il duca d'Urbino Federico,
e nelle nozze di Violante sorella e Pio II con breve de* So dicem-
di Federico, con Novello Malate- bre 1461 l'invitò a dare addosso
sta fratello di Sigismondo, fu in- con tutte le forze all'iniquo Sigis-
vitato Sanmarino. Nel i44i » san- mondo; quindi a' 2 settembre 1

marinesi ritenendo insufficienti le 1 462 fu conchiuso un trattato fra


fortificazioni della Guaita, sommi- il comune di Sanmarino, e il car-

tà del Titano la più elevata, della dinal di Teano ossia Fortiguerra


sua torre e girone munito di tre tor- pel Papa, con cui venne stipulato
ricelle, ottennero dal conte Guido che per premio della guerra avreb-
per dirigere i nuovi ripari Ghiber- bero i sanmarinesi la corte di
to dall'Agnelld, e maestro Giovanni Fiorentino, e i castelli di Mongiar-
di Como ingegnere. Alla morte del dino e SciTavsiile colle loro corti.
MAR vi A R 85
Nell'anno seguente i sanmarinesi vo Sessa luogotenente di Fano, ap-
attaccarono e conquistarono le terre pianate per interposizione di Fe-
loro specialmente assegnate da Pio derico, mentre Sigismondo, privato
li, ed ottennero anche per dedizio- di quasi tutti i suoi stati, fu neces-
ne il castello di Faetano
;
quindi il sitato a chiedere umilmente la pa-
Papa col breve de'26 giugno i463 ce, ed i sanmarinesi andarono lie-
confermò al comune il dominio ti di non doverlo più temere.
di Fiorentino, Serra valle, Mongiar- Era allora il castello di Serravalle
dino e Faelano. abbastanza popolato anche
forte, e

Tullociò racconta il Delfico; ci di qualche famiglia agiata, fra le


avverte però il Fea, che Pio II, quali quella de'Bertoldi, da cui era
sotto 27 giugno dell'anno i463
il uscito un Giovanni o Giacomo,
usò una straordinaria liberalità co- prima vescovo di Fermo, poi di
gli uomini e comunità di Sanmari- Fano, già francescano dottissimo
no, prò comi tatù nostrae terme s. in Sanmarino, e autore d'un com-
Marini^ accrescendo la loro giuris- mento su Dante: nacque in Ser-
dizione, ristretta sem- allora nel ravalle, nell'anno 1870 o i374,
plice castello e con as-due ville, allora nel contado di s. Arcan-
segnar loro in feudo e governo gelo , ed intervenne al concilio
quattro castelli, i quali furono in di Costanza. Il dotto monsignor
quel tempo levati a Ferdinando Marino Marini attuale prefetto de-
Malatesta signore di Rimino, senza gli archivi vaticani, nelle Memo--
ritorno e ricognizione alcuna di rie di sanC arcangelo sua patria,
canone dovuto alla camera aposto- p. 124, parlando di tale insigne
lica, e questi furono Serravalle, prelato riprese il continuatore del-
Feretrano o Faetano, Mongiardino la storia del Delfico, perchè lo in-
e Fiorentino. Tutto seguì per o- serì nel novero degli uomini illustri

pera e favore del cardinal Forti- della repubblica, mentre appartie-


guerra e del duca Federico, sotto ne al vicariato di s. Arcangelo, cui
la prolezione del quale e suoi suc- dipendeva Serravalle quando fiorì.
cessori si erano posti i sanmari- Richiedendo Forlì nel 1464 un
nesi, per sottrarsi, come fecero, a soccorso di cento fanti, gli fu con-
slato libero, dalla immediata giuris- cesso, essendo sempre più in fama
dizione dello stato ecclesiastico. Nel- il valore guerriero de'titanici. Do-
la donazione Pio 11 con bolla che po la morte di Sigismondo Mala-
riporta Fea a p. i6r, vi espres-
il testa, Roberto suo figlio, a dispet-
se l'obbligo a Sanmarino di non to di Paolo II volle ristabilirsi sul
poter mai distruggere il castello soglio de' suoi avi, e trovò prote-
di Serravalle, sotto pena di mille zione nel duca Federico, nel re di
ducati d'oro, da pagarsi alla came- Napoli, nel duca di Milano, e nei
ra apostolica, ed obbligo di rifab- fiorentini; dice il Delfico che il

bricarlo; oltre il titolo di feudo Papa procurò d' interessare i san-


usato nella bolla, con tal clausola marinesi al suo partito, ma essi

vi fu pure riserva di dominio. Il non vollero discostarsi dal Feltrio,


Pelfico ripiglia la sua storia col ed i fiorentini scrissero lettere o-
dirci che per l'acquisto di Sena- norevoli alla repubblica, e gli al-

valle insorsero differenze col vesco- tri confederati si mostrarono con-


86 MAR MAR
tenti di sua alleanza. A' 3o agosto di prender l'armi contro chiun<|ue,
1470 •" Vergiano successe la bat- tranne contro la romana Chiesaj
taglia ti a l'esercito punti ficio, e così riportando (jnello scrittore. Nel
<|ueUo de'collegali comandalo da nuovo statuto, a tener lontana <|ua-
Federico a prò di Roberto, in cui lunque influenza straniera, s'impo-
i papalini furono sconfìtti ; allora se pena capitale, e generale confi-
si rinnovò la lega contro Paolo II, sca a chiunque invocasse estera si-
ì\quale mentre stava per venire gnoria, per cui si turbasse lo sta-
ad un trattalo la morte ne impe- to e la perpetua libertà suh. Per
dì il compimento, ed ebbe a sue* rendere poi più obbiobrioso l'ul-
cessore Sisto IV. Roberto avendo timo supplizio de' traditori, attac-
riconquistato molle terre, sposò la cati alla coda d'asino si volle fos-
figlia del duca d'Urbino, venendo sero strascinati all'ultimo supplizio.
invitato alle nozze il comune san- Fu pure ad oggetto di politica si-

marinese, che vi mandò suoi am-


i ciuezza proibito sotto pena capi-
basciatori con donativi. Sisto IV tale il vendere ad alcun potente o
intanto volendo meglio stringere signore le abitazioni dentro la ter-
l'amicizia colduca di Urbino, con- ra e
, di non ammettere nella
chiuse matrimonio della figliuo-
il medesima forastieri di cattiva fa-
la Giovanna per darla in isposa a ma, ciò che non sempre fu osser-
Giovanni della Rovere suo nipote, valo; e con altre buone leggi la
e fratello del cardinal Giuliano poi repubblica pensò a consolidarsi e
Giulio II; poscia per l'estinzione stabilire una favorevole opinione.
della linea maschile de' Fel treschi, Alla venuta di Carlo Vili in I-
passò lo ^tato d'Urbino alla fami- talia per togliere il regno di Na-
j^lia Rovcresca. La peste afflisse poli alla casa d'Aragona, questa
pure il cacume del Titano, e nel soccorsero i sanmarinesi; le dilFe^
campo di Polesine ferrarese ne renze con Pandolfo Malatesla, fu-
mon Federico
nel 14B2, e gli suc- rono appianate dal duca di Urbi-
cesse il Guidobaldo, che si
figlio no, inoli la rcj)ubblica concesse al
mostrò egualmente amico e protet- signore di Pesaro il richiesto aiuto
tore di Sanmarino, il quale tro- di fanti. Eletto nel i49^ Alessan-
vavasi in buona corrispondenza coi dro VI, Cesare Borgia suo figlio
Mala testa a quell'epoca, a cagione duca Valentino, incomineifmdo ad
probabilmente delle memorate noz- occupar' varie città di Romagna,
ze; Nel 1491 si risolvè dal comu- pose in seria apprensione i sanma-
ne la riforma del suo statuto, se- rinesi. Questi non solo nel secolo
condo i particolari rapporti con- XV avevano consolidato maggior-
tralti colla società; e trovandosi mente la loro indipendenza, al dir
con più esteso territorio in un mag- del Delfico, ma ebbero uomini insi-
gior vigore nella sua indipenden- gni che fiorirono nelle armi e nelle
za, prese questo piccolo stalo il lettere, fra 'qua li il francescano Gio-
titolo di repubblica, e ne manife- vanni Enrico de Tonsi vescovo di
stò più decisamente il carattere, Fano, illustratore del poema di Dan-
come afferma il Delfico. Fu tolta te ; l'altro francescano Giovanni dei
nel giuramento civico l'antica clau- Pili, autore di un riputato com-
sola riservaliva nelle guerre, cioè ntcutario sulla morale; fr. Martiuo
,

MAR MAR S7
Madroni vescovo di Sebaste mino- nello stato d'Urbino, i sanmarinesi
re conventuale; Giovanni della Pen- discacciarono il presidio ed i magi-
na rettore nello studio di Padova; strati dell'invasore. Non tutti però
Calcigni, Belluzzi, Lunaidini ed al- i castelli di nuovo acquisto della
tri sostennero il decoro ed i diritti repubblica le furono fedeli, poiché
della patria in molte ambascerie e Serravalle non espulse i magistrati
negoziazioni importanti. Nel i497 del tiranno, ma poi pentendosene
Alessandro VI con suo breve de- a poco a poco ritornò alla divozio*
putò il governatore di Cesena ret- ne della repubblica. Frattanto que-
tore di Romagna ,
giudice per le sta proseguì nell'impresa vigorosa-
differenze che vertevano per causa mente contra il Borgia , inviando
de' confini tra la comunità di Ver- gente all'esercito de' collegati, e fa-

rucchio e questa di Sanmarino ; cendo quanto si poteva pel bene


cani potestà te cogendi et co mpel- altrui e per la propria conserva-
tendi iitramque partem sub poenis zione. Proseguendo la guerra, morì
iam spìntitalibuSj quam temporali' nell'agosto i5o3 Alessandro VI, e
bus ad parendum judicato : segno la figlio crollò in un
potenza del
indubitato di supremo dominio li- punto. Giulio II divenuto Papa ncl-
beramente esercitato, e non d'indi- r istesso anno, nemico de' lirannetti
pendenza libera, scrive il Fea. Tra- usurpatori delle terre della Chiesa,
dito il duca Guidobaldo da Cesare infuriò per la vendita di Rimina
Borgia, i sanmarincsi lo avvertirono fatta da Pandolfo ai veneti, coi quali
del pericolo che gli sovrastava, on- i sanmarinesi erano in amichevoli
de fu costretto ripararsi negli stali relazioni, benché tale acquisto gli
veneti. Vedendosi la repubblica mi- ispirò gravi timori e dubbiezze.
nacciata d'imminente rovina, trattò Essendo morto Guidobaldo ultima
di darsi alla possente repubblica di duca d'Urbino della famiglia Feltria,.
Venezia per non cadere nelle ti- grande ne fu il lutto ed il dolore
ranniche zanne del duca Valenti- de' sanmarinesi per l'estinzione di
no il senato veneto confortò i san-
: sì amata casa. Gli successe nel du-
uiarinesi con buone speranze, ma cato Francesco Maria della Rovere,
non volle accettare la loro sogge- come figlio di Giovanna Feltria (e
zione; dice Fea, certamente, per-
il nipote di Giulio II), il quale ere-
chè non ignorava il supremo do- dito anche i sentimenti di amici-
minio della santa Sede o per la , zia e protezione per Sanmarino^
sua tenuità. Guidobaldo ritornato Quindi gran Pontefice incomin-
il

ne' suoi stati (ma pel trattato col ciò la contro gì' invasori
guerra
Borgia gli furono soltanto lasciale mentre alcuni scrittori ne lacera-
alcune fortezze), procuiò giovare i rono poi ingiustamente la fama
sanmarinesi col ritenerne la prote- come violento, guerriero e nemico
zione ; ma inutilmente perchè nel di pace ; ma se avessero imparzial-i
i5oi la repubblica soggiacque al- mente ben considerato, come con-
la tirannide dell'ambizioso duca Va- fessa lo stesso Delfico, che Giulio
lentino e de' suoi magistrati. Tut- lì incominciò con una guerra giu-
lavolta neir anno stesso tornò al sta, e che le sue mire furono la
governo legittimo de' suoi capitani, difesa della santa Sede, la disti u-
perchè al primo tumulto eccitato ziofie de'tÌFanni, e il discacciaracuta
8« MAR MAR
degli slranieri dall'Italia, sarebbe- al proprio nipote Giuliano de Me^
ro slati più ragionevoli ne* loro giù* dici. 1 sanmarinesi procurarono a-
HÌ7>ì. Nel i5o9 si sparse voce trat- iiilare Francesco Maria, e gli offri-
tarsi un accordo tra il Papa ed rono oro inutilmente. Incominciala
i veneti , e che questi, già padro- la guerra. Giuliano mori dalle fe-
ni di Vcrrucchio, si sarebbero e- rite riportate, laonde Leone X di-

sicsi , avrebbero occupato il


ed chiarò duca d'Urbino il nipote Lo-
territorio, se tale accordo non si renzo, il quale colle milizie papali
fòsse conchiuso. I sanmarinesi che occupò tutto il Monlefeltro, tranne
a cagione dell' alleanza col nipote s. Leo ; ed i sanmarinesi per non
infeudalo della Sede apostolica , e- perdersi inutilmente, cercata la sua
rano costretti a concorrere alla guer- amicizia l'ottennero, ciò che lodò
ra, esposero le loro agitazioni al il Pontefice, avendogli spedito la re-
l*apa, richiedendolo di aiuto o pro- pubblica per ambasciatore il padre

tezione, e Giidio li scrisse un bre- maestro Giuliano Pasini cittadina


ve in cui gli esortò a confidare nel sanmarinese e celebre oratore. Que-
suo impegno per la protezione della sta buona corrispondenza co«lò ca-
loro libertà, sotto il patrocinio della ra alla repubblica, perchè tutti i

santa romana Chiesa, di che furo- condottieri dell' esercito pontificio


no lietissimi e contenti, per vedere sembravano aver preso Sanmarino
assicurata l' indipendenza dello sta- pel deposito o magazzino generale
to da un sommo Pontefice e da dell'armala, richiedendo ogni gior-
un sovrano che amava stabilire il no vettovaglie e munizioni ; crebbe
dominì'o temporale della Sede apo- l'incomodo dopo la presa di Pesa-
stolica su basi più solide. Per l'alta ro, e quando l'armata passò all'as-
protezione che su Sanmarino erasi sedio di s. Leo che cadde forse per

riservata la santa Sede, nel conce- tradimento, gli esuli trovarono nel-
dere r infeudazione del Montefeltrq la repubblica asilo, a fronte che
ai Feltreschi e Rovereschi, ecco co- ne li voleva esclusi il vincitore, dal
me il Papa si espresse nel breve. quale anzi implorò clemenza. Il Pa-
Jtaque hortamur ul fovO^ et ma- pa alle preghiere de' sanmarinesi
stio animo siiis , considerelìsque ,
solo offri ai ganleesi l' assoluzione
nihil dulcius, atque utilius esse li- dalla scomunica. Intanto Francesco
herlatCy et protectione sanctae ro- Maria ritornò con un esercito col-
manae Ecdesiae^ m qua vos hacte- lettizio per ricuperare lo stato, onde
nus conservavimusy conservaturique la repubblica si trovò combattuta
sumus. Cosi il Fea. Sempre Giulio da contrarie istanze ed affetti per ,

II si mostrò col nipote benevolo cui Lorenzo entrò in sospetto. Cor-


colla repubblica, e quando il se- rotto l'esercito collettizio, France-
condo richiese alla repubblica che sco Maria fu costretto a capitolare
ritenesse i riminesi dimoranti in es- e andare in esilio, riservando solo
sa, essendo ciò contrario all'indi- l'assicurazione de' sudditi, l'artiglie-
pendenza ed onestà, la repubblica rie e la biblioteca. Morto Lorenzo,
fece una dignitosa negativa. Nel Leone X riunì il ducato d'Urbino
i5i3 divenne Papa Leone X, il allo stato della Chiesa , daqdo s.
quale scomunicando il duca d' Ur- Leo e il Montefeltro ai fiorentini.
bino^ gli tolse Ip stato e lo d|ec)e Nel i5:?i, per morte di Leone
,

MAR MAR 89
X, sollo Adriano VI, Francesco del padre verso i sanmarinesi. Nel
Maria rientrò in possesso del du- pontificato di Paolo III, a' 4 gi'^-
cuto, ad eccezione delle terre occu- gno 1542, mentre erasi senza so-
come ricuperò
pate dai fiorentini, spetti di guerra, Fabiano del Mon-
Kimino Pandolfo Malatesta che su- te, nipote del cardinale poi Giulio
Jjjto invitò ad esser-
i saniiiarinesi III, si mosse dal castello di Rimino
gli amici, sebbene durò poco il suo col castellano di quella rocca e con
dominio. Divenuto Papa nel iSiS 5oo fanti e parecchi cavalli levati da
Clemente VII Medici, perturba- i Bologna, per sorprendere la rocca e
menti d'Italia accrescendosi, ben- città di Sanmarino; ma il tentativo
fchè questo piccolo stato non pren- fu sventato, poiché in un istante
desse direttamente alcuna parte ,
furono tutti in arme ,
partendone
pure trovandosi in mezzo a varie adontato l'aggressore. Altri dicono
dominazioni, com'erano il duca di che lo scampo de' sanmarinesi de-
Urbino, i ministri ponliOcii di Ro- vesi attribuire perchè fu scoperto
magna ed i fiorentini di s. Leo il trattato, e pegli aiuti del duca
non potè rimanere del tutto esente d'Urbino; e presso i Bollandisti, ai
dai generali disturbi. La repul)bli- 4 settembre, il fatto si racconta al-
ca si governò egregiamente, del che quanto diversamente per l'oggetto.
ne fu commendata dal Guicciardi- Mostrarono interesse per la salvezza
ni e da Giacomo di lui fratello, il di Sanmarino, oltre il duca di Ur-
primo presidente di Romagna, il bino, Cosimo I duca di Firenze, i

secondo suo vicario. Nel i5ij le ministri dell'imperatore Carlo V,


castella del Montefeltro furono dai ed anco il Papa, restando dubbia la

fiorentini restituite aFrancesco Ma- causa motrice dell'attentato. Inoltre,


ria, che quale collegalo del Papa, racconta il Delfico, che un invialo
seguendo sempre le sue parti i san- dell'ambasciatore imperiale in Pio-
marinesi, dovettero dare sussidii ed ma, si recò a Sanmarino, olTri pri-
aiuto alle fortezze ed alle armi pon- vilegi alla repubblica, che senza far
tificie, continuando nel loro pru- molto di essi ringraziò. In questo
dente contegno alieno da ambizio- tempo Guidobaldo II ristabilì nella
ne. Restò illeso Sanmarino dal bru- repubblica la calma, alterala da
tale esercito imperiale ispanico, che feroci inimicizie cittadine , e parte-
a' 6 maggio prese Roma che or- cipandole gli sponsali con Vittoria
ribilmente saccheggiò, Nel i53i Farnese, i sanmarinesi gli donaro-
fondossi il torrione di Porta della no una gran coppa d'argento do-
ripa, indi a poco fu compiuta la rato, con una leggenda che atte-
rocca del Monte della Cesta^. o stava la loro libertà: Liherlas per-
circondata di opere la torre, la petua reipublicae sancii Marini.
quale si vuole già preesistesse e Per le pretensioni dei ministri e
formasse colle torri del Monte del- tesorieri del Papa in Piomagna, che
la Guaita e del Monte Cucco, volevano estendere sul territorio e
estrema e minor punta Titanica, la cittadini le contribuzioni imposte
caratteristica della repubblica. Mori pei pubblici bisogni, la repubblica
nel i538 Francesco Maria, e gli ricorse a Paolo HI, il quale avendo
successe Guidobaldo II della
il figlio esaminate le ragioni de'sanmaiinesi,
Rovere, ereditando anche l'aifetto dice il Delfico che riconobbe con
, -,

cjo MAR MAR


breve nposlolico rimmcmoral)ilc e innovazioni di cui profittarono i

perpetua libertà della repubblica, e cattivi. Non giovò restringere il con-


l' iiumunità ed esenzione da qua- siglio al numero costituzionale di
lunque imposta propria a' sudditi sessanta, né giovarono altri prov-
della Chiesa, ed ordin^ n tutti gli uno de' quali fu la no-
vedi meiìti,
oflìziali della medesima, che mai mina nel i566 del duca d'Urbino
più ardissero far simili tentativi, con in primo consigliere, ciò che durò
pena di scomunica, esentando inol- ne' successori fino all'estinzione della
tre sanmarìnesi dallaumento del
i famiglia. Guidobaldo II morendo
prezzo del sale. Da altro tentativo nel i574, gli successe il figlio Fran-
nel i549 dovette la repubblica di- cesco Maria 11, dotto assai e reli-
fendersi tramato proditoriamente
, gioso , che si mostrò egualmente
da Leonardo Pio, divenuto signo- propizio ai sanmarinesi, rinnovando
re di Verrucchio, onde sorpren- nel i58o il trattato di confedera-
dere la repubblica a tradimento; zione colla repubblica. In seguito
ma fu sventato colla vigilanza e si venne alla risoluzione di rifor-
pronto aiuto di Guidobaldo II, col mare gli statuti, onde riparare ad
quale i sanmarinesi rinnovarono un manifesto rilassamento nei sen-
confederazione ed amicizia, facendo timenti di patria, si nominarono i
quindi una legge, che non si con- correttori, cui si aggiunsero altri,
siderassero come amici della patria ma inutilmente. La miseria nel i59i
i cittadini ricorrenti al duca senza divenne pubblica per la carestia
la pubblica approvazione, onde te- vendendosi il frumento ventidue
nersi in guardia. Nel i55o il fìi- scudi d'oro la soma : tanta era la
iiioso archi letto militare Giambat- deficienza dello stato, che alle istan-
tista Bell uzzi di Sanmarino, e il ze per la nomina d' un pletore o
capitano Nicolò Pellicano mandato podestà per l'amniinistrazione della
dal duca d'Urbino, [)roposero altre giustizia, a cui protestavansi inabili
fortificazioni alla totale difesa del i capitani, si rispose dal consiglio
luogo, onde si completò la cinta, negativamente per mancanza di
si costruì il bastione porta
della mezzi. L' insensibilità de' cittadini
s. Francesco, e si migliorarono le giunse al segno, che spesso i con-
mura, le quali nella parte dt fronte sigli adunavano inutilmente per
si

hanno cinque torrioni. Nello stesso mancanza del numero stabilito dalia
anno fu eletto Giulio III, e nel legge. Per la tiascuranza poi dei
i555 Paolo IV, a cui ricorse con- correttori eletti alla riforma dello
tro la repubblica uno sconsigliato stato, si dovè dar forza di legge
cittadino, ed il Papa fece citare ca- i ad una privata collezione di leggi
pitani a renderne ragione avanti di antiche patrie fatta da Camillo Bu-
lui^ che non ebbe però spiacevoli nelli. Sotto Sisto V gli ecclesiastici

conseguenze, e il duca d'Uibino ot- di Sanmarino dimoranti nella dio-


tenne grazia pel licorrente. cesi di Montefeltro, furono obbli-
Trovandosi la repubbhca alquan- gati dal clero feretrano a concoi
to degradata pei dispendi solferti lere alla tassa delle galere imposte
e per la tra>curanza delle leggi sopra tutto il clero dello stato ec-
come per gli abusi del potere, quin- da quel Papa, cioè pel
clesiastico
di incominciai ono 'usuirczioni ed maulcnimtuto delle galere d'Ance-
MAR MAB 91
Ha e Civitavecchia. Nel i5»99 coiii- no le creste. 11 Titano si ve-
pari il nuovo glatulo riformato, ma de da lungi per le sue alte cre-
in peggio : fu perciò gran ventura ste, guarnite ciascuna da una tor-
per la repubblica , che nello slato re più o meno fortificata, con una
politico di generale inditferenza, non penna sulla sommità in vece di
ricevè urlo alcuno cbe avrebbe , l)anderuola; ed in tal modo rap-
potuto agevolmente rovesciarla. presentasi lo stemma della repub-
Alle molte famiglie antiche restate blica, colla parola Libertà: le tre
estinte, fiorirono invece la Cionini, alte creste sono le Tette dei tre
la Maggi, la Tosinj, la Maccioni, monti Guaita, Gista o Cesta, e Cuc-
la Biondi oggi Begni. Alla decaden- co. Nella degradazione dello stato
za delle prime si deve forse attri- non volle esso restare indietro nel
buire il raffreddamento de' palrii vano progresso del titolarlo, quin-
sentimenti, i quali non si possono di il consiglio generale si qualificò
acquistare in breve tempo; fu pu- d'illustre e (\' illustrissinio , prenden-
re sventura che molli cittadini, e do ragionevolmente il titolo di prin-
senza dubbio i più colti, si trova- cipe, ed i capitani ,
già magnifici
rono per lo più fuori dello stato ed onorandi^ pur di simili titoli del
in onorevoli impieghi , tali furono consiglio furono onorati, trovandosi
specialmente Francesco e Camillo molte intestazioni de' consigli, Jllu^
Bonclli, già del consiglio, e succes- stri et generali Consilio alniae rei-
sivamente impiegalo ed occupato puhlicae illustris libertatis tcrrofi
decorosamente fuori della patria ;
sanati Marini. Il duca d' Urbino
così Francesco Belluzzi consigliere già avea preso il titolo di altezza.
del duca di Urbino, il cav. Ippo- Nel medesimo secolo XVI s'in-
lito Gombertini magistrato in vari cominciò ad ambire l'onorarla cit-
luoghi, Giidiano Pasini sullodato, tadinanza di questa repubblica : il

amico del Bembo e lavorilo di Cle- governo era solito accordarla ad al-
mente VII, Costantino Bonelli ve- cuni, per merito, o per gratitu-
scovo di Città di Castello, Simone dine, o per rapporti d'amicizia, o
relliccieri pubblico professore di me- a pelizione de* duchi d'Urbino; ma
dicina in Padova, Giuliano Corbelli, sovente ancora accadde, che si de-
Agostino Belluzzi , e finalmente il siderasse questo distintivo per avere
nominato Giambattista Belluzzi, uno un luogo di sicurezza che potesse
de'più bravi architetti di quel secolo essere l' asilo dell' innocenza ed il

nell'architettura militare, in cui in rifugio nell'oppressione, sebbene i»


opere insigni l'impiegò Cosimo I; progresso su ciò in vece vi furono
né fu men degno il figlio Gian An- non pochi e gravi abusi. Conosciutasi
drea per politici e nnlitari tulenti. la itnprovvidenza de' nuovi statuti,
Si potrebbe aggiungere il sommo nel i6o2 si propose iu coniglio di
architettoBramante Lazzari, che il rimpiistarlied il duca Francesco
;

contemporaneo Saba Castiglioni di- Maria prevedendo di morir sen-


11,
ce di Penne di Sanniarino, per- za prole, pensò ad appoggiare la
chè il Titano degli antichi fu pu- protezione de' sanmarinesi da lui
re denominato Penne, vocabolo con tenuta, alla santa Sede, per cui spe-
cui gli antichi chiamarono le som- dì ambasciata alla repubblica , che
mità dei monti che più menlisco- gli mandò deputali per tratlare la
97. MAR MAR
cosa. Pertanto i sanmarinesi invia- ancora, che le loro pretensioni sie-
rono a Roma Malatesta de* Mala- no sempre state patrocinate a dan-
tesli per procuratore loro, a Cle- no della Sede apostolica, prima dai
nicnle Vili, supplicandolo che in conti di Montefcltro stati sempre
mancanza del duca, si degnasse di poco bene alletti alla medesima san-
accettare la repubblica e gli uomi- ta Sede, e poi dai duchi d'Urbino
ni di Sanmarino sotto la protezio- prolettori di Sanmarino, i quali pe-
ne della Chiesa som- romana e de' rò essendo feudatari della santa Se-
mi Pontefici in perpetuo (come a- de, non si verifica la costaijte as-
vevano fatto Pio li, Giulio II e soluta indipendenza della repubbli-
Leone X), offrendo essi di stare e ca. Che i duchi comandassero non
di essere ai romani Pontefici e alla quai semplici protettori i sanmari-
Sede apostolica sempre ed in pcr- nesi, si rileva da alcuni ordini da

j)etuo riverenti sudditi e fedeli, sal- essi emanati dal i546 al 1620, e
va la loro libertà. Laonde, narra il riprodotti da! Fea a p. 100 e seg.,
Fea, Clemente Vili a mezzo d'un osservando che il duca non toglie-
suo chirografo degli 1 1 aprile i6o3, va loro il gius di governarsi e di
diretto al nipote cardinal Pietro far quelle funzioni giurisdizionali
Aldobrandini camerlengo, accettan- che loro competevano per antica
do volontieri il patrocinio di San- consuetudine, ma come suole il so-
marino anco per la Chiesa e pei vrano sopra i vassalli, stabiliva il mo-
suoi successori, ne fu stipulato istro- do e confini della giurisdizione e di
i

inento, che il general consiglio dei quell'esercizio; per cui il Fea conchiu-
24 maggio ratificò e pubblicò. de, dovrà dunque la protezione della
Osserva il Fea a p. yS, che il fon- santa Sede essere da meno di quella
damento nel quale i sanmarinesi dei duchi d'Urbino, considerati qua-
appoggiarono la libertà del loro go- li semplici protettori diSanmarino?
verno, lo deducono dall' istromento Inoltre Clemente Vili concesse con
di prolezione di Clemente Vili, ro- breve ai sanmarinesi la libera estra-

gato in Roma a' 20 aprile i6o3, zione delle grascicj mentre coli' i-

ove si dice che la terra era sem- stromento era stata loro accordata
pre stata in libertà dal 1220 in la facoltà d* acquistar beni stabili
qua ; parole espresse dagli stessi nello stato ecclesiastico, di racco-
sanmarinesi nel proprio mandato di glierne i fruiti, e trasportarli libe-
procura : giurarono però di essere ramente a Sanmarino, e d' istituire
fedeli alla santa Chiesa e sommo ed aprire un banco; il perchè i san-
Pontefice, ed aver sempre ainicos marinesi promisero ancora di difen-
sanctac rornanae Ecclesicie prò a- dere l'onore , stato e diritti della
micisj et inimicos prò ininiicis. Av- sant^ romana Chiesa e Sede apo-
verte inoltre il Fea che il Papa , stolica. Da tuttociò non pare che
permise ai sanmarinesi il libero go- Sanmarino collo stipulato istromen-
verno rispetto al narrato, ma non to conseguisse la sua assoluta indi-
già ildominio, e che gli uomini pendenza e sovranità indipendente,
di Sanmarino non hanno mai tras- siccome si legge nel Fea.
curato le occasioni de' propri van- Per la nascita del principe Federi-
taggi, per costituirsi in dominio li- co, per gioia i sanmarinesi spedirono
bero; e c|ie in fine si può credere al duca d'Urbino un^ porpposa and^
,

MAR MAR 93
Lasceria. Nel 1621 fu nominata una so detto della cinquina. Così la re-
commissione per rivedere e rifor- pubblica restò nel pacifico possesso
mare lo statuto, senza risultato; e per della sua libertà, gelosatnente e qua-
la morte del principe Federico si per prodigio per tanti secoli con-
accaduta nel 1623, padre cadde
il servala, solo momenlanecunente per-
in grave tristezza determinò di
, e turbata dalle pretensioni di un ve-
restituire alla santa, Sede il ducato scovo feretrano, stando a quanto
che teneva in feudo, facendone do- volle scrivere il Delfico. Il Valli
nazione iiiter vii'os, per cui Urba- che terminò la sua relazione nel
no Vili nel 1626 fece prendere 1 633, si compiace che la repubbli-
possesso dello stato, e fti ad istanza ca sia restata sotto la santissima
dello stesso duca spedito un pre- protezione di santa Chiesa e del
lato pel governo, che fu Bcrlinghie- sommo Pontefice romano^ e vi sta-
10 Gessi, ma con patente dello stes- rà perpetuamente j loda Urbano
so duca. Nella cessione dello slato Vili da cui fu arricchita di molte
di Urbino la repubblica ottenne grazie e privilegi; ed avendo in cie-
dallo slesso Pontefice nel 1627 la lo ed in terra persone sante che
rinnovazione delle condizioni del- la proteggono, non potrà mai ca-
l'istromento della protezione e con- der in animo ad alcuno di farle
servazione, stipulata con Clemente nocumento e dispiacere; ma in ri-
Vili; stipulando che la libertà, guardo del sommo Pontefice protei^
giurisdizione, mero e misto impero, tore, la cui potestà, autorità e giu-
e governo proprio della repubblica risdizione cede solo a quella di Dio,
fossero salvi. D'anni ottantadue mo- non sarà alcuno che non le porti
rì nel i63i Francesco Maria II, rispetto,conoscendo massiinamenle
ed Urbano Vili conferì la sua di- meritarlo per l'obbedienza e fedeltà
gnità di prefetto di Roma al pro- sua verso la santa Chiesa ed il
prio pronipote d. Taddeo Barberi- sommo Pontefice romano. Con que-
ni.La repubblica passò effettiva- ste parole il Valli termina la sua

mente colla sua libertà sotto la slorica narrazione di Sanmarino,


protezione della Sede apostolica, più come non tralasciò di rimarcare il

utile senza paragone di quella du- Fea.


cale, ed i Pontefici si compiacquero Osservando la repubblica che sem-
di confermare e riconoscere il suo pre pili in Italia si avanzava la pre-
libero stato, come già avevano fatto giudizievole costumanza delle com-
gl'illustri predecessori Pio II, Giu- mendatizie negli affari pubblici e
lio II, Leone X
e Paolo III, ed di giustizia, le condannò e proibì.
inoltre vollero con nuove grazie Nel 1639 si concesse dispensa del-
comprovare la lealtà de' loro senli- l'età a due eletti capitani, contro
menti, accordando ai cittadini di il loro desiderio ,
per mancanza
Sanmarino il diritto di poter es- probabilmente di persone atte alle

Irarre e ricondurre nel loro terri- cariche; ed infruttuosi


vani poi
torio, senza dazio alcuno, le entra- furono i provvedimenti per costrin-
te provenienti dai propri beni nello gere i consiglieri ad intervenire ai
slato della Chiesa, anco per gli ac- consigli, i quali nel i652 si ri-

quisti che avessero potuto fare in dussero dal numero di sessanta a


avvenire, esentandoli altresì dal pe- quello di quarantacinque consigi ie-
94 RiAK M/Vll
ri. Indi si volle provvedere all'am- mico di Gabriele Naudeo e segreta-
uiinistrazione della gìiislì/ia collo rio della repubblica e letterato, fu
staMiire un podestà, sempre fore- pure autore di alcuni consigli scritti
stiere, ma allora si Irascurò In pub- con semplicità.
blica istruzione, tanto necessaria al Indeboliti i principii costituzio-
ben vivere civile^ massime ad una nali, nella degradazione de' senti-
piccola repubblica democratica, ciò menti, ne soiTrì ancora la ricchez-
che produsse il degradamento del za pubblica e la popolazione. Le
paese. Innocenzo accordò che X guerre che devnslarono 1'
Italia
gli uomini e cittadini di Sanuia* dal principio fin quasi alla me-
rino, possidenti nello stato ponti- tà del secolo XVIII, incomincian-
ficio, debbano essere considerati do da quelle per la successio-
come cittadini del luogo ove ri- ne alla monarchia spagnuola, la-
siedono, e che posseder potessero, sciarono immune la repubblica, che
nel pagamento delle collette; piti, per altro andò soggetta ad in-
esentò i sanmarinesi dal pagamento terne alterazioni, essendone stata
delle cinquine. Invalso nella repub- la più potente cagione la riduzione
blica il pericoloso abuso di accettare del consiglio , che dal numero di
ulla cieca e senza distinzione gli sessanta fu ristretto a quaranta
esuli e delinquenti in gran numero, consiglieri. Se i sommi Pontefici
nel 1654 per correggerlo si fece dopo che il feudo d' Urbino nel
un rigoroso bando per discacciare 1624 si devolvette alla santa Se-
lutti i ricovrati, e moderare l'ospi- de, cessando la protettoria di San-
talità per l'avvenire ed salvacon- i marino di que' duchi , e suben-
dotti, giacché la morale ne avea trando quella della Sede apostolica,
inteso grave pregiudizio. Anche in non credettero di esercitare alme-
Sanmarino s'introdusse la distinzio- no lo stesso identico diritto di
ne, però di nome, tra le famiglie protezione de* duchi d'Urbino, non
nobili e le altre, venendo ampol- ne hanno però perdalo il diritto,
losamente qualiOcati i capitani : né hanno dubitato di poterlo eser-
Regnandbus in illustrissima Rei- citare e praticare, come al tempo
pub lica illustrissinìis D. D. ca- di Clemente XI nel 1701, per bi-
pilaneis Claudio Bellutio, et Pau- sogno accantonamenti di truppe
di
lo Antonio Honofrio nobilibus san- straniere, per la battitura delle
marinensibus. Furono ancora nu- marine, e somiglianti bisogni; che
merose famiglie forestiere, princi- anzi nel 1 7 8 a' 4 aprile, in ca-
1

palmente dello stato pontifìcio , mera apostolica avanti monsignor


aggregate nel secolo XVII tra le Colonna giudice deputato, fu deter-
famiglie nobili di Sanmarino. Nel- minato, che dagli ecclesiastici tutti
la scarsezza de' mezzi d' istruzione di Sanmarino si pagasse la stessa
pure si distinsero in detto secolo, tassa delle galere, che non si pa-
monsignor Valeiio Maccioni vescovo gava se non dagli ecclesiastici del-
di Marocco e vicario apostolico nel- lo stato pontifìcio. Ta»Uo sostie-
la Sassonia inferiore; monsignor A- ne e riferisce il Fea. Un grave
iessandro Belluzzi; Matteo Valli che pericolo che minacciò i' esistenza
pel primo pubblicò la relazio- della repubblica, e che andiamo a
ne islorico-pohtica di sua patria: a- narrare, ravvivò gli animi, che ri*
MA II MAR 95
scossi dal lungo errore e profonde» della repubblica ,
per portarsi con
letargo, posero ogni potere per ri- buon numero di gente armata
stabilirsi nell'antico slato e nei pri- nel territorio, e senza attendere
mieri sentimenti : per isterica im- quanto gli era stato insinuato, en-
parzialità riporteremo il diverso mo- trò a forza in Sanmarino ni/^. ot-
do come l'avvenimento fu narrato. tobre, vi pose il governatore, e
11 cardinal Giulio Alberoni piacen- prescrisse diverse leggi, malgrado
tino fu da Clemente XII spedito che molti ricusarono prestare il

in Romagna per legato apostolico. richiesto giuramento di sudditanza


Alcuni sanmarinesi rei di prigione, alla Sede apostolica. I sanmarinesi
ed altri malcontenti del governa- ricorsero a Clemente XII, mani-
mento e degli arbitrii de'capi del- festandogli le violenze usate dal
la repubblica, ricorsero alla prote- cardinale, ed il Papa alieno dalle
zione del cardinal Alberoni, invo- usurpazioni, riprovò pubblicamen-
cando altresì sul loro paese il pa- te la condotta del legato e dis-
terno governo delia santa Sede. approvò il giuramento esatto. Sicco-
Il cardinale domandò al governo me poi alcuni del popolo erano con-
democratico la remissione di tali tenti restare sotto il dominio della
rei come patentati del santuario di Chiesa, quindi Clemente XII mandò
Loreto, che allora concedeva pa- a Sanmarino il governatore di Ma-
tenti immunitarie , esonerando i cerata Enrico Enriquez poi cardi-
patentati dalie giurisdizioni altrui. nale, prelato di somma prudenza
Non riconoscendo la repubblica sif- ed integrità incaricandolo
, qual
fatti privilegi, dichiarò al cardina- commissario apostolico e delegato,
le opporsi alle leggi la sua richie- di ricevere i voti liberi e spontanei
sta, il quale scrisse a Roma pro- dei sanmarinesi, con facoltà di
ponendo che gli fosse accordato il annullare gli atti precedenti , se
diritto di rappresaglia. Il Novaes, contrari alle rette intenzioni del
nella vita di Clemente XII, narra Pontefice. Conosciutasi dal prelato
che più volte alcuni sanmarinesi la libera volontà del consiglio, del
erano ricorsi al Papa per assogget- cleio e dei capi della repubblica,
tarsi al suo dominio, che sulle nella maggior parte costanti nel-
prime non rispondendo , quando l'antica libertà, questa interamente
lo supplicarono a mezzo del cardi- restituì confermando i privi-
loro,
nale, fece a questi rispondere che legi concessi Papi, ed in ispe-
dai
si portasse ai confini della repub- eie di Martino V, di Eugenio IV,
blica, ed ivi prudentemente atten- di Pioli (che avea confermalo il
desse quelli che volontariamente possesso di Serra valle, di Faetano
venissero a ratificare le loro sup- ed altri luoghi salvo il supremo,

pliche, e se la migliore e maggior dominio della santa Sede), di Leo-


parte della popolazione fosse real- ne X e di Clemente Vili. Il
mente bramosa di sottomettersi al tutto confermò Clemente XII, re-
dominio pontificio allora si avan- , stituendo alla repubblica la sua
zasse a prendere possesso del ter- piena libertà con sua gloria, non
ritorio, altrimenti ritornasse subito però del cardinal Alberoni, il qua-
a Ravenna. Tanto bastò al cardi- le pubblicò a sua difesa un mani-

nale , impaziente d' impadronirsi feslOj di cui restò assai disgustato


96 MAR MAR
il Ponlcfice , anche per aver at- santo patrono, il cardinale convoca)
taccato i suoi ministri, e divulgate i cittadini perche giurassero sog-
le lettere scrittegli dal cardinal gezione. Si ricusarono il capitano
Firrao segretario di stalo. Fin qui Giangi, Giuseppe Onofri, Girolamo
il Novaes. Gozi, onde il cardinale proruppe
Però lo storico di Sanmarìno in iraconde espressioni, che poi
riferisce che il cardinal Alberoni, sfogò con ordinare carcerazioni e
senza attendere riscontri da Roma saccheggi, e gli altri per evitarti
suir invocata rappresaglia, arrestò scandali e disturbi sagrificarono
alcuni innocenti gentiluomini san- alle circostanze, prestando giura-
marinesi che per affari trovavansi mento di fedeltà ed obbedienza
in Romagna, impedì le tratte e i alla Sede apostolica condizionata-
passi alle vettovaglie, e fece circon- mente. Ricorsi i sanmarinesi a Ro-
dare conOni del territorio dai
i ma, il Papa e i cardinali restaro-
suoi armati; che quindi rappresen- no sorpresi e meravigliati dalla
tò al vecchio Pontefice che a be- narrazione delle prepotenze del le-

ne della Chiesa e dello stato conve- gato, e dopo le relazioni del pre-
niva riunire la repubblica, che di- lato Enriquez, Clemente XII ripa-
pinse co'piìineri colori, alla papa- rando air ingiustizia le disapprovò^
le dominazione, per ridurla alle e restituì alla repubblica le sue
vie della salute e della quiete, an- antiche forme di governo, dopo
co per le future contingenze se un interiegno di circa tre mesi e
un principe ne fosse
straniero se mezzo ; e nel giorno 5 febbraio
impadronito, e per terminare fra i 1740, sacro alla vergine s. Agataj
cittadini le continue dissensioni ed fu la repubblica integralmente ri-

inimicizie; che il cardinale con false costituita, colla pura gioia e


più
carte rappresentò al Papa e al liete feste de* sanmarinesi , che le
sacro collegio una spontanea de- rinnovano tuttora nell'anniversario
dizione del popolo, cose tutte che di tal giorno. Benedetto XIV a-
indussero il cardinal segretario di vendo fatto legato di Bologna il
stato a persuadere Clemente XII cardinal Alberoni ,
questi allora
a convenirvi con bolla però circo- pubblicò un Manifesto islorico-
scritta da cautelate condizioni, dal critico- apologetico della conquista
porporato non curate, eccedendone del Titano, ma venne vittoriosa-
i limiti, invece di verificar prima mente confutato per decoro della
il volere de' cittadini. Accompa- santa Sede e di Clemente XII,
gnato il cardinale da milizie , con dal nipote di questi cardinal Neri
alcuni traditori della patria, entrò Maria Corsini, con una Memoria
nel territorio; e dopo pochi applau- corredata d'irrefragabili documenti,
si che fece Serravalle al Papa en- , secondo il Delfico. Finalmente san- i

trò ancora in Sanmarino, occupò marinesi vollero manifestare esterni


le porte della città per mezzo dei sensi di gratitudine alla memoria di
contadini d' un castello sedotti ,
Clemente XII, con un marmoreo
con sorpresa de* cittadini ,
parte busto ed iscrizione che fu decre-
de'quali si allontanarono, che ben tala ed eseguita, mentre il commis-
presto ne conobbero le intenzioni- sario Enriquez { ciò che tace '\\

Nella maggior chietra dedicata al Delfico, anzi confonde col busta


MAR MAR 97
che non nomina) assicurò il cardi- di trecento uomini che Io accompa-
Dal Firrao che la statua di Cle- gnarono al borgo di Sanmarino,
iDenle XI 1 eretta nel palazzo pub- donde dopo rogiti passò a San-
i

blico dal cardinal Aiberoni, ivi re- marino stesso inerme, senza solda-
sterà in perpetuo, giusta il suo ti e sbirraglia, perchè la dedizione

decreto, e l'obbligazione giurata fatta fosse volontaria compiacendosi di


,

da'consiglieri, poscia solo si cambiò poter disfare un nido che poteva


r iscrizione, come notò il Fea. Se col tempo essere fatale allo slato
per tale avvenimento la repubblica ecclesiastico. La lettera del legato,
risorse in certo modo dall'oblio, di Sanmarino 2 i ottobre, al segre-
profittò anche della sventura, ri- tario di stato, notificandogli esser-
stabilendo i pubblici sentimenti sul si a lui presentati i capi più rag-
vero amore della patria. Il gene- guardevoli e più accreditali del
ral consiglio fu rimesso nella sua luogo, per riformar gli statuti sì pel
integrità, restituito il decoro ai civile, che pel criminale ed econo-
pubblici funzionari, e riprese le mico. La copia di lettera scritta
abitudini repubblicane ed il rispet- a' 28 ottobre 1789 dal gonfalo-
to alle leggi; le private gare ces- niere e conservatori della città di
sarono, e rinacque la stima e l'o- Sanmarino al cardinal Aiberoni
pinione favorevole per la repubbli- legato di Romagna e delegato apo-
ca, laonde diverse illustri famiglie stolico, in cui si dice che aduna-
d'Italia desiderarono di essere a- tisi per la prima volta dopo l'ob-
scritte alla sua nobile cittadinanza, bedienza prestata alla santa Sede,
la quale fu con piacere accordata, e dopo aver ricevuto e posto al
tutto osservando il Deifico nella possesso di governatore il dottor
sua nanativa. Fogli, dal cardinale a ciò desti-
Maquanto all' occupazione di nato, era obbligo loro e di tutto
Sanmarino eseguita dal cardinal Ai- ilpopolo rassegnarsi umilissimi sud-
beroni, questi il Fea difende prin- ditidi sua Beatitudine, e implo-
cipalmente col sommario a p. 122 rare la conferma de' privilegi, ri-
e seg. in cui ne riporta i docu-
, servandosi far simile atto diretta-
menti, e pel primo il breve Inter mente con sua Santità, facendo al
prnecipitas, di Clemente XII al cardinale ringraziamenti ed osse-
cardinale; la copia della lettera qui per carità e moderazione
la
del cardinal Firrao segretario di usata. breve Cum diu vìultiim-
Il

slato al cardinal Aiberoni legato que , de' 21 dicembre 1739, dì


di Romagna, in cui gli dice con- Clemente XIT, col quale destinò
venire di aver la terra di Sanma- monsignor Enriquez visitatore e
rino con maneggio non per via di delegato apostolico nella terra di
forza, riportando soscrizioni da quel- Sanmarino e suoi annessi, per prov-
li che desiderano darsi alla santa vedere ai bisogni di que' popoli,
Sede, promettendo esenzioni e pri- e successivamente restituirli al-
vilegi ; la copia di lettera del le- la primiera libertà . In questa
gato al segretario di stato de' 17 breve, come in quello diretto al
ottobre 1739 da Sanmarino, in cardinal Aiberoni, si vede come
cui narra le acclamazioni ricevute iPapi non hanno mai dubitato del
a Serravalle dal parroco, e da più supremo dominio della santa Sede
VOL. XLIII. 7
98 MAR Ai APx
sopra Sanraarino, in vigore del qua- calo i decreti ligunrdanli vari
le egli agì in quella occasione con provvedimenti, restituendo quindi
plenipotenza, ne i sanmarinosi op- il pubblico nella primiera libertà
posero rilievi alla loro imlipoii- per le facoltà conferitegli dal bre-
denza, anzi implorarono e gratìi- ve apostolico , onde il consiglio
rono r aiuto pontificio; laonde fu volle che il prelato gli proponesse
allora, come riflelle il Fea, fìssalo il commissario o sia giudice ordi-
uno stato inalterabile, coll'obbligo nario, ed il cancelliere, dopo che
di ricorrere alla santa Sede in o- si recò coi sanmariuesi nella chie-
gni occorrenza, quindi incoerente sa maggiore a rendere grazie a
l'asserto che non conoscono il Pa- Dio, con voci dì riconoscenza ver-
pa se non che per una potenza so Clemente XIL La lettera del
estera, la quale non ha alcun di- prelato al magistrato di Sanmari-
ritto su di loro. Gli altri docu- no, pei ringraziamenti che aveagli
menti sono. L'istruzione di quanto fatto nella reintegrazione della re-
doveva fare il prelato Enriquez pubblica , de' 17 febbraio I740'
nella commissione alìfìdatngli, e la Lettera del medesimo al cardinal
lettera del segretario di stato ai Firrao, in cui afferma che il suo
capitani di Sanmarino, accompagna- decreto di reintegrazione è relativo
toria del prelato per ristabilir la al pontificio breve, dove per ben
pace e la quiete. La lettera del tre volte si enuncia l'alto dominio
cardinal Firrao a tale prelato, e o sia sovranità della santa Sede
quella di questi responsiva de'20 su Sanmarino, del qual breve, co-
gennaio 1740; con altre del me- me di tutti gli atti fatti, erano re-
desimo porporato allo stesso En- slate copie autentiche nel pubblico
riquez per conoscere se vere le archivio sanmarinese ; e che di
decantate angarie ed oppressioni più, tutti i consiglieri eratisi obbli-
del popolo, prima che \i giunges- gati con giuramento di ricoirere
se il cardinal Alberoni ,
perchè privativamente alla santa vSede in
prima di partire il nuovo
istallasse tutti bisogni SI interni che ester-
i

governo di Sanmarino, e ripristi- ni del pubblico per aiuto e fa- ,

nasse in libertà l'antico governo. vore, e di mandare per l'archivio


La lettera de' capitani della re- vaticano tutte le copie in auten-
pubblica di Sanmarino, in data 6 tica forma relative alla sovranità
febbraio ì'J^o, di ringraziamento pontificia , estratte dagli archi-
per aver cooperato alla ricupera vi Sanmarino, di Verrucchio e
di
della primiera libertà. La lettera della Penna. Il decreto de' 9 feb-
del commissario Enriquez al car- braio 1740 del prelato visitatore
dinal Firrao, in cui significa aver e delegato apostolico, reintegrante
ricevuto dal consiglio de' sessanta i sanmariuesi al primiero slato, di
i giuramenti e promesse in iscrit- |il)ertà. L'alio solenne col quale
to di tutti i consiglieri sopra il la comunità Sanmarino nel di

rispetto dovuto olla santa Sede, a 1464 ^> obbligò di non distrug-
cui prwativamente dovranno ri- gere Serravalle. Il diploma del
correre per aiuto e favore in tulli duca Valentino da cui si racco- ,

i bisogni sì interni che esterni di glie che Sanmarino e Serravalle


questo pubblico; e di aver pubbli- erano a lui soggetti come fendala-
MAR MAR ^^ 9*9

rli lidia Cliiesa. L'annotazione eli alla di lui indipendenza, cwn' egli
un erudito apologista , in cui si si esprime; ed aggiunge, cti' essa
dice duca Valentino nel
che il non nasce tanto dall'eccellenza del
i5o2 occupò Sanniarino come mém- governo con cui si regge, quanto
l)io del Monte Feltro , e parte dalla povertà e freddezza del pae-
dello stato dtl duca Guidobaldo. se. Aggiunge che sull'altare mag-
]1 breve Jiilìnniiim ordinis del giore della chiesa principale vedo-
)5i7, di Leone X, col quale prese vasi la statua di s.Marino tenen-
sotto la sua protezione gli uomini di te in mano una montagna coro-
Sanmarino. Documento sulla pro- nata da tre castella, che sono ap-
lezione clie prese su Sanmarino punto r arma della repubblica.
Guidobaldo 11 nel i549- Concbiu- Passa a narrare la storia del car-
de il Fca il suo sommario con di- dinale Alberoni , seguendo quelli
chiara re, cbe la commissione accor- che fecero comparire odiosa la sua
data al cardinal Alberoni di rice- spedizione, e più la di lui condot-
vere la libera dedizione dei san- ta, parlando pure della risposta
marinesi per la santa Sede, era dei sanmarinesi al ragguaglio stam-
giusta e insieme piudente , nella pato in Ravenna dal cardinale.
supposizione in cui fu data ; quin- Nel 1786 il cardinale Valenti le-
di riporta la bolla di Martino V, gato di Romagna assunse la pro-
Sìncerae dcvotionìs affectus^ colla tezione di un tal avv. Diasi com-
quale accordò il giudice per le missario della repubblica, accusato
seconde istanze e la bolla di Pio ; di gravi mancamenti al suo impiego,
11, Evidentia verae pdelilaiis, del e che per isfuggire il giudizio della
i4f>3, per l'investitura di Serra- repubblica t rasi appellato a Roma,
valle e degli altri castelli, data al- adducendo il suo privilegio chieri-
la terra di Sanmarino. cale, o meglio' si vollero tutelare
11 Salmon che pubblicò la sua o- i diritti dell'immunità ecclesiastica.
pera nel i 757, narra che a quell'epo- L'urto crebbe a segiìo, che in Ro-
ca la città di Sanmarino da un lato magna fu bandita ogui estrazione
era cinta di mura, dall'altro difesa di generi ed ogni comunicazione con
da un orribile precipizio, sopra il Sanmarino, che in certo modo fu
quale erano tre castelli o fortezze bloccato sei mesi; ma Pio VI, co-
in poca distanza fra loro; che nosciute le ragioni de'sanmarinesi,
conteneva nel isuo circuito cinque richiamò il legato, fece riaprire le
cbiese, e quattro conventi o mo- comunicazioni, e lasciò in libertà
nasteri; che nel borgo a pie del i sindacatori di sentenziare.
monte ogni settimana tenevasi mer- La fine del secolo XVIII, tanfo
cato, e quattro fiere ogni anno, e fatale ai rapporti dell' Ita-
politici
nella maggioive di s. Bartolomeo lia, cangiò anche in parte, ma tran-

tutti i cittadini vedevano in ar-


si quillamente, i rapporti geogralìco-
mi; che il popolo onesto e dabbe- politici della repubblica. Dal tro-
ne, vivendo in mezzo agli slati della varsi intieramente contenuta nello
Chiesa, viveva altresì sotto la pro- slato della Chiesa , si vide quasi
tezione pontificia, e quasi diremo intieramente collocata in mezzo ad
in potere del Papa, che volendo una nuova repubblica, e successiva-
potrebbe con poca fatica dar fine mente aver da un fianco l'aulico vi-
.

loo , MAR MAR


cÌDo^t^ «l^iraltio moderno. Il con-
il conquistatore, rispettò la sua pace e
taggjfgvoluìjionàrio si fece pur sen- libertà, e Cicerone sospirò invano
tiivp^ l^g'ermenle in qualche rao- sul nome di Pindinisso per farne
mento, ma l'ordine fu presto rista- un titolo al suo trionfo. Dall'anzi-
bilito. Mentre il generale Napoleo- detta epoca tutto fu tranquillo in
ne Bonaparte nel 1797 continuava Sanmarino, ed a quella della re-
ad invadere V Italia colle armate pubblica italiana, la nuova repub-
francesi repubblicane, dal quartieie blica e il supremo rettore della
generale di Modena mandò il ce- medesima Napoleone, confermarono
lebre scienziato Monge a visitare in con solenne trattato un sistema di
nome suo e della repubblica fran- amicizia e di beneficenza , essendo
cese i sanmarinesi, e proferir loro compresa nel dipartimento del Ru-
amicizia e fratellanza. Monge arri- bicone. Il trattato di fratellanza
vò a Sanmarino a' 12 febbraio, e creata da Napoleone colla repub-
fece un discorso degno di lui, della blica nel 1802, con bollettino delle
nazione, e di chi lo mandava. Le leggi della repubblica italiana num.
generose offerte dell' estensione del i5, presso il eh. Coppi anno 1802,
territorio, della piccola artiglieria e num. 34, si può leggere. In que-
delle derrate, furono accettate o ri- stotempo benemerito dell^
fiori

fiutate con ragionevoli distinzioni. patria, e ben accetto a Napoleone,


Hicusato l'aumento del territorio , Antonio Onofri. Neil' impero e ,

temendo che in alcun cangiamento nel ritorno di Pio VII sul tro-
potesse restare in pericolo la pa- no pontificale, la repubblica nul-
tria, i sanmarinesi accettarono Tof^ la ebbe a soffrire, contenta della
ferta delle armi, non mai però ef- sua mediocrità e della pontifìcia pa-
fettuata, le sussistenze e i favori terna protezione, riconoscendo quel
relativi alla finanza. Nelle sue guer- Papa la sua indipendenza nel rior-
re d' Italia Napoleone ebbe il per- dinamento delle pubbliche cose. Il
messo di far transitare le sue trup- cav. d'Artaud nella Storia del Pon-
pe nel territorio sanmarinese. La tefice Leone XII^ t. I, p. 197 e seg.
libertà e indipendenza salvata sulla narra come per alcune dissensioni
vetta del Titano, vi ricevè gli omaggi particolari, alcuni bramarono che
della nazione che faceva allora tre- il territorio della repubblica si u-
pidare l'Europa : Alessandro il Mace- nisse allo stato pontifìcio, mentre il

done rispettò nelle sue conquiste la numero maggiore voleva conserva-


libertà di Pindinisso; il nuovo Ales- re r indipendenza come ; alcuni di-
sandro (cosi lo storico di Sanmari- plomatici vi presero parte, della il-

no qualifica Napoleone) rispettò il luminata moderazione di Leone XII,


Titano, e gli stese la sua destra che difende in un al cardinal se-
benefica. Pindinisso; piccola città o gretario di stato della Somaglia
castello degli eleulero-cilicii , col- piacentino e figlioccio del cardinal
locato su d'un altissimo monte, mu- Alberoni narrando inoltre , che
,

nitissimo ed inespugnabile, benché nel 1824 il marchese Antonio


posto fra bellicose nazioni ed am- Onofri deputato del governo , fu
biziosi principi, restò sempre libe- dal santo Padre ammesso ad osse
ro e mai da alcuno soggiogalo quiarlo per congratularsi dell'assun-
Alessandro passandogli appresso da zione al pontificato (il busto di
,

MAR MAR loi


tal diplomatico concittadino è nel no. Vi si tengono anche 1 pub-
palazzo del governo); dice in fi- blici consigli, vi si presta il giura-
ne die nella guerra dell' ultima mento civico dai magistrati , e si
rivoluzione di Napoli il conte Fri- riguarda come il palladio della san-
iTiont generalissimo dell'esercito au- marinese libertà. A' 3 di settembre
striaco^ chiese ed ottenne il per- vi si celebra pomposamente la fe-
messo dalla repubblica di passar sta del santo titolare, che può dirsi
coll'esercito nel suo territorio , ed nazionale, poiché vi risuonano gl'in-
una parte della popolazione discese ni spiranti amor di patria , e de-
dal monte per vedere il difìlamen- voti alla celestiale protezione. Nel-
lo dell'esercito, che a venti soldati la Fisita triennale, che il p. Ci-
della repubblica rese gli onori mi- valli fece ne' conventi de' minori
litari. Pio VIIJ, Gregorio XVI, e conventuali nel declinar del secolo
il regnante Pio IX riconobbero la XVI, e pubblicata dal Colucci, An-
repubblica sanmarinese ; e questa tichità Picene t. XXV, 2o3, dice
p.
nelle politiche vicende del i83i e di aver veduto il sepolcro ed il letto
nelle successive si contenne saggia- del santo, di pietra viva, avente vici-
mente. no una gran tomba o arca pure di
La città di Sanmarino, un tem- pietra viva, nella quale giacevano i
po detta la Penna di s. Marino, signori che avevano donato l'altissi-
capitale della repubblica, è posta mo Monte Titano a s. Marino; e
orizzontalmente nel versante monte che la chiesa era allora coperta di
del Titano, cinta di mura , leg- coppi fatti di pietra per mano del
gendosi molto Libertas nelle sue
il santo, cosa bella a vedersi. Indi sog-
porte. Nel tempio maggiore anti- giunge che i minori conventuali
chissimo, ed a più vaga e maesto- vi ebbero un convento, la cui chie-

sa forma modernamente ridotto sa fu consecrata nei i254; nel


dall'architetto Antonio Serra bolo- convento vi fiorirono il b. Dome-
gnese, si venera qual promulgtore nico, il b. Pietro da Monte del-
del vangelo e fondatore della libertà l'Olmo, ed il b. Graziano, i corpi
s. Marino. Questo tempio è insigni- de' quali è opinione che sieno stati
to del titolo di collegiata,ed è uffi- nella chiesa di s. Marino.
trasferiti
ciato dai canonici, essendovi la di- Del secondo convento e chiesa esi-
gnità dell'arciprete. Vi sono sette stenti al tempo della sua visita
altari, nel maggiore ammirandosi l'erezione prima risaliva al
della
nell'ara massima la statua di san i36i. Nell'altare maggiore era vi
Marino in marmo del valente Ada- un quadro dipinto da Girolamo da
mo Tadolini (che scolpì pure il Corognola, vicino ad esso il sepol-
monumento del diplomatico Onofri cro di un signore di Carpegna e ,

colla figura della repubblica che presso la sacrestia quello del san-
piange s\ egregio concittadino), il marinese Madronio vescovo di Se-
quale dopo il i834 l'esegui secon- baste sunnominato. Illustrò questo
do il disegno datogli. L'interno convento l'altro minor conventuale
della chiesa è ornato assai , con pur rammentato vescovo Bertoldi.
eccellente organo , distinguendosi 11 palazzo del governo edificato
ira' quadri la Madonna di Loreto nei primi del secolo XIV adorna.
del Guercino, ed un s. Sebastia- la piazza principale, ed altre con-
,,

102 MAR MAR


venienti fabbriche si ravvisano Fra ultimi stamponi di questo artico-
le private abitazioni. In ([uella del lo, sono veniito a conoscere, senza

celebre insigne archeologo cav. Bar- poterne profittare, una terza edi-
tolomeo Borghesi di Savignano ,
zione del Delfico, fatta in Firen/.e
solo per elezione e cittadinanza nel 1843 con aggiunte; più il Qua-
sanmarinese, si ammira il suo mu- dro storicO'Slalisiico della serenis'
seo numismatico ricco di circa qua- sinict repidìblica di Sdiimarino^ del
rantamila medaglie, molte delle capitano della mtdesiaia, il eh. cav.
quali rarissime. La istruzione pub- Oreste Biizzi aretino; opera eru-
blica risplendeva a' nostri giorni dita ed impollante, pubblicata nel
nel collegio ove si col-
Belluzzi, 184*^ in Firenze. Inoltre questo
tivavano i buoni studi con ec- riputato scrittore, nell' applaudito
cellenti professori; ma da qualche Giornale militare italiano^ di cui
tempo il collegio è chiuso. Vi è è direttore il eh. cav. F. Glierardi
una casa religiosa di francescani Dragomanni, ci ha dato un bel-
e vicino alle mura della città un l'articolo sulle fortificazioni di San-
convento di cappuccini, che si me- mariiio, con la veduta e pianta
ritarono sempre, per la loro edifi- delle medesime, coi n. 4^ e 52.
cante pietà, il rispetto e la venera- MARIO o MAIO (s.), abbate.
zione di tutta la repubblica. Egual- Nato in Orleans , lasciò il mon-
mente rispettabile per cristiane vir- do per abbracciare la vita mona-
tù si reputa il monastero delle stica, e fu eletto abbate della Val-

monache di s. Chiara, situato entro Benois, nella diocesi di Sisteron,


il paese, ove di continuo accorro- sotto il regno Gondebaldo re
di

no molte pie donzelle delle più di- di Borgogna, che morì nel 5o9.
stinte famiglie di Romagna per far- Egli avea una gran divozione a s.

"vi religiosa professione. Al disopra Dionigi di Martino


Parigi e a s.

della città vedesi sull'alto della ru- di Tours, laonde imprese un pere-
pe la rocca della Guaita , e nella grinaggio al loro sepolcro. Ogni
pendice occidentale fu costruito quaresima procurava d' imitare il
dopo l'aumento della popolazione, digiuno del passando
Salvatore ,

il così detto Mercatale o Borgo. quel tempo fondo d' una fo-
nel
Ivi si tengono quattro fiere annua- resta. Morì nel S^5. Essi^ndo sta-
li, essendo le principali, quella del ta dipoi rovinata dai barbari la

giorno di san Bartolomeo, e quel- badia della Val-Benois, si trasferì


la per la festa della Natività di il suo coipo a B^orcalquier, ove fij

Maria Vergine : avvi inoltre in fabbricata una chiesa in suo onore,


ogni mercoledì cospicuo mercato. la quale è collegiata, e prende il

Il piccolo territorio è fertile, ma nome di cattedrale di Sisleron. Ivi

soprattutto sono stimati i vini cru- si celebra anche oggidì la festa

di, che nell'estate ottimamente si della sua traslazione il 27 gen-


conservano nelle grotte. Nell'urba- naio.
no recinto e nel borgo gli abitanti MARIO MERCATORE. Origi-
superano i quattromila, compresi nario d' Africa, che tenne un ran-
nel novero di quelli di tutto il ter- go assai distinto fra i difensori dti
l'itorio di sopra riportato. misteri della grazia e dell' incarna-
Menti e mi giunsero da Venezia, gli ziouCj nel secolo V. Nel 4 7 ' cir-.
MAR MAR io3
ca era in Roma o nelle vicinanze, fu dato a Mercatore dimostra che
tjiiando Giuliano e gli altri capi era laico.
dei pelagiani disputavano contro MARIS (s.), martire. Era un si-

]<i grazia di Gesù Cristo ; egli ne gnoie persiano, il quale dopo avere
prese la difesa, e compose un'ope- abbracciato la fede di Gesù Cristo
ra che mandò a s. Agostino pie- con Marta sua moglie e i due suoi
gandolo di esaminarla come fece , figli Audi face ed Abaco, dispen-
d'una seconda, e si dubita che sie- sò i suoi beni ai poveri dietro l'e-

iio giunte sino a noi: forse una è sempio dei primi cristiani di Ge-
VHypognósticon, stampalo nelT ap- rusalemme. Recatosi a Roma colla
pendice del t. X di s. Agostino. sua famiglia per visitare tombe
le

Questo padre dice che Mercatore degli apostoli circa l'anno 270,
\i combatteva i pelagiani con molti mentre Aureliano perseguitava i

passi della Scrittura. Una terza ope- cristiani, si prendevano cura di rac-
ja furono piccole note sulle opere cogliere le ceneri dei martiri, e le
di Giuliano. Essendo nel ^i i a Co- seppellivano con divozione. Avver-
stantinopoli, compose una memoria tito di ciò il governatore Marcia-
in greco, che poi tradusse in latino, no, li fece pigliare e licondannò
contro Celestio, eia presentò all'impe- lutti e quattro alla morte, dòpo
ratore Teodosio li. Dopo la morie di aver messo a prova la loro costan-
s. Agostino intraprese a confutare za con diversi supplizi. A Maris ed
i due libri che Giuliano avea scritto a' suoi figli fu troncata la testa, e

contro quel santo dottore, e tradusse Marta fu annegala. I loro corpi


un simbolo, che viene attribuito a furono sepolti qualche miglio lon-
Teodoro di Mopsuesto maestro di tano da Roma, e quivi poi venne-
Giuliano, già condannato dal con- ro portati sotto il pontificato di
cilio di Efeso; tradusse altresì al- Pasquale I, e deposti nella chiesa
cune omelie di Nestorio, ed alcune di s. Adriano, in cui si scopersero
lettere a lui scritte; la VI sessione nel iSgo. I loro nomi sono cele-
del concilio efesino, e molte cose bri nei martirologi dei latini e nel
di s. Cirillo, ed altre di altri. Mer- sugramentario di s. Gregorio I, e se

catore dimostrò in tutte le occa- ne celebra la memoria a' ig di


sioni un gran zelo per la purezza gennaio.
della dottrina della Chiesa, senza te- MARI STI. Congregazione di sa*,

mere i cattivi Irallamenti de' suoi cerdoti missionari sotto l' invoca-
avversari. Fu in conseguenza di zione della Beata Vergine Maria,
queste memorie, che i pelagiani fu- onde i membri sono chiamali Ma-
rono scacciali da Costantinopoli e •risii. Fu istituita in Francia, cioè in
da Efeso, e traducendo dal greco Lione Belley; è un'unione
ed in
in latino gli anatemi di Nestorio lo di sacerdoti secolari che sotto certe
rese l'orrore dell'occidente, come lo regole vivono insieme, e dopo un
era dell'oriente. Abbiamo Ire edi- dato tempo della dimora fatta nel
zioni delle sue opere, di Parigi e collegio o seminario dei mentovati
di Brussclles dell'anno i6y3, e luoghi , vengono spediti alle mis-
di Baluzio che nel 1 684 ''* P^l^- sioni. La società dei raaristi inco-
blicò a Parigi, più completa e minciò e ripete la sua origine da
comoda. 11 titolo di venerabile che diversi aluuui dei seminario di
io4 MAR MAR
Lione, ì quali essendo divenuti sa- vicario apostolico eh' è penetralo
cerdoti, si dispersero nella diocesi di nell'Oceania, ed ha fallo un gran
Lione che allora comprendeva an- bene, avendo Iddio benedetto le
che quella di Belley. Dopo diverse sue fatiche e sudori con aver con-
peripezie tennero una prima riu- vertito alla nostra santa religione
nione generale a guisa di capitolo molti di quei barbari. Nel 1846 si
per eleggersi un primo superiore recò in Roma, e nel settembre si
generale, il quale fu il p. Collin. umiliò al regnante Pontefice Pio
Monsignor Gio. Paolo Gastox de IX. A questi missionari maristi ,

Pins arcivescovo d'Amasia ed am- dalla sacra congregazione di pro-


ministratore di Lione, diede l'ap- paganda fide verranno quanto pri-
provazione diocesana all'istituto dei ma affidsile altre missioni, per es-
maristi nella sua origine. Le con- sere medesimi eccellenti operai.
i

gregazioni dei maristi di Lione e Attualmenle la società e congrega-


di Belley sono presso a poco eguali zione di Maria detta de' maristi, sta
nell'istituto e nello scopo al ce- nelle missioni di Valparaiso nella
lebre e benemerito seminario delle America, ed in quelle dell'Oceania
missioni estere eretto in Parigi fin occidentale.
da molti anni addietro, il qual semi- MARITO. F. xMatrimonio.
nario ha dato e dà rispettabilissimi MARMARICA. Sede vescovile del
soggetti alle sante missioni, che in patriarcato d'Alessandria nella Li-
un modo più singolare si distin- cia inferiore, provincia conosciuta
guono nei vicariati apostolici della ancora col nome di Libia Marma-
Cina e regni adiacenti, ed in altre rica, eretta nel V secolo. Thronas
missioni, non che per dottrina e suo vescovo fu condannato pel suo
per santità, avendo dati pili mar- attaccamento all'arianesimo, essen-
tiri alla Chiesa, massime nell'ultima do stato ordinato dai meleziaiii.
persecuzione della Cocincina. Il se- Oiiens cìirìst. t. II, p. 638. Siria
minario dei maristi di Lione, seb- sacra p. 882.
bene sia molto recente la sua isli- MARNANO (s. ), vescovo. Am-
tuzione, pure conta già un vescovo maestrò Oswaldo e Oswi, principi
vicario apostolico della Melanesia e di Nortun»bria, nelle verità del cri-
Micronesia martirizzalo per la fede, stianesimo ; e morì nella provincia
cioè monsignor Giovanni Battista di Anandale nel 620. Veneravasi
Epalle, fatto da Gregorio XVI ve- la sua testa a M(i^ravia, e vi era
scovo di Sionne in parùbus, con- portata in processione. Celebrasi la
sacrato in Roma dal cardinal Fran- sua festa il 2 di ifnarzo, ed è ti-

soni prefetto della congregazione di tolare della chieda di Aberkerdure


propaganda fide nel luglio i844- sulla Duverna, la quale era assai
Dal medesimo seminario di Lione frequentata per le di lui reliquie che
è uscito pure fra i suoi alunni vi si custodivano.
monsignor Gio. Battista Pompallier, MAROCCO o MAROKOS. Im-
fatto vescovo di Marronea in par- pero del nord-ovest dell'Africa, il
tibus, e vicario apostolico nell' O- più occidentale de'quattro stati della

ceania occidentale sino dal i836, Barbaria. Confina al nord col Me-
dal medesimo Gregorio XVI; il qua- diterraneo e lo stretto di Gibil-
le prelato è il primo vescovo e terra , all' ovest coir Atlantico , al
-

MAR MAR loj


sud e al sud est col Sahara, ed beri, i più antichi abitatori del
air est coir Algeria. La sua super- ])aese, si dividono in due nazioni
fìcie è di circa 24,600 legiie, ed è distinte, cioè quella de' berberi pro-
attraversalo dal grande Atlante, che priamente detti che abitano 1'
At-
\i mostra le sue sommità più alte lante dalla parte orientale, e quella
coperte di neve perpetua, riunen- dei chilluhi sparsa nelle montagne
dolo alcune piccole rcimiflcazioni al delle Provincie di Tafilet e di Su-
piccolo. Atlante. Ingenerale si vanta sa; queste due nazioni si dividono
la fertilità di quest'impero, però in tribù, come quella dei cabaili o
essa è limitata ai luoghi irrigati, cabili, nella provincia di Fez, e
essendo generalmente i terreni tra quella degli amazighi o chilluhi
r Atlante e il mare. Il clima è de- in quella di Susa. La maggior parte
lizioso e sano, e quantunque la dei berberi si dedica alia coltiva-
colhvazione sia negletta, la fecon- zione e alla pastorizia, e professano
dità del suolo in generale fa s\ un maomettismo corrotto, avendo
che i prodotti crescono con vigore ogni tribù un capo. I mori discen-
e straordinaria abbondanza. Le fo- dono da un miscuglio di antichi
reste vedonsi popolale di utili al- mauritani e numidi coi fenicii, ro-
beri, nudrendo la contrada co- mani ed arabi. Gli andalusi di'
piosa quantità di bestiame. Vi sono scendono dagli arabi scacciati dalla
miniere di ferro, rame, stagno, ec. Spagna. I buccari sono negri com-
La industriasi riduce alla fàbbrica prali nella Guinea, che formano
di oggetti di necessità, e di alcuni una casta militare. Gli ebrei, i cui
articoli commercio; le più im-
di antenati furono la maggior parte
portanti manifatture sono quelle del scacciati dal Portogallo e dalia
marocchino rosso e giallo, assai sti- Spagna, si occupano dei rami cont-
mato e del quale scrupolosamente merciali e manifatturieri. I franchi
si conserva il segreto della fabbri sono in piccolo numero, abitanti
cazione} si fanno pure alcune stoffe nelle città di commercio. I zingari
di seta e lana, e nella provincia di seducono la credulità del popolac-
Fez una gran quantità di berretti cio, vendendogli filtri e sortilegi.
di lana rossa, in uso per tutta la In questo paese i poeti dell' anti-
Barba ria. L' impero di Marocco si chità posero il favoloso giardino
divide in cinque provincie, che sono delle Esperidi, non più guardato da
Fez e Marocco, sul versatolo ma- un drago, ma da tigri con umana
litlimo, tSusa sui versatoi del gran- faccia.
de Atlante, e Draha e Tafilet, sul I marocchini, come tutti gli altri

versatoio sud-est. I geograQ non maomettani, sono poco comunica-


convengono nell' assegnare la popo- tivi, e non si vedono che nei luo-

la/ione di questo impeio, poiché ghi pubblici; hanno un contegno


chi la fa ascendere a quattordici grave e silenzioso, e l'orgoglio na-
milioni, e chi a cinque o sei mi- zionale fa loro disprezzare gli altri
lioni, e sono arabi, berberi, mori, popoli, specialmente i cristiani: nel-
andalusi, buccari, ebrei e franclii, le città la reclusione delle donne è
nonché zingari. Gli arabi vivono
i delle più rigide; quelle degli arabi
la maggior parte sotto tende, in erranti e dei berberi sono assog-
mezzo ai pascoli; berberi o bre- i gettate ai più duri lavori. Il popola
,

io6 MAR MA R
è indolente poco
,
intelligenle, cu- della cucina, ec; tre ministri sono
pido ed avido dei regali. In ge- alla testa dell' armata, della marin.i
iiernle , strello osservatore della e delle finanze; i governaloi'i ilelle
Jegge niussidmana, pratica però cer- provineie e delle città, che portano
te cerimonie religiose straniere a il titolo di bey, pascià o kaid
questa legge, come quella di por- riuniscono i poteri militari, ammi-
tare ogni venerdì le provvigioni nistrativi e giudiziarii; però nelle
sulle tombe dei parenti o degli città principali sono cadì o giu-
vi

amici, cerimonie a cui i marabuti dici indipendenti, che sono inve-


assistono recitando delle preghiere. stiti di una grande autorità. Oj^ì-
1 marocobini riguardano i pellegrini pressi e vessali dal sovrano e dai
che ritornano dalla Mecca come san- cortigiani, tutti questi governatori
ti. La condizione degli schiavi cri- o giudici opprimono e vessano a vi-
stiani presso questo popolo crudele cenda loro dipendenti. Il soldato
i

ed inumano é orribile. Il governo non ha uniforme, ritenendosi l'ar-


di Marocco è forse il più dispotico mata per un ammasso di predatori,
e barbaro eh' esista sulla terra ;
di cui si serve il sovrano per la

l'imperatore che prende il titolo di riscossione delle imposte arretrate,


sultano o di Ralifat-allah (luogo- e trista la provincia che ne speri-
tenente di Dio), non ha per legge menta r indisciplinatezza. Quando
che la sua volontà. Non evvi di- un ministro si è arricchito, non
vano, muftì o capo di religione che manca il sovrano con qualche pre-
possa, come in Turchia, contrariare testo di spogliarlo. L'impero, come
le sue delerminazioni; da sé solo tutti gli altri dispotici, è soggetto
decide della vita e de' beni de'suoi a grandi rivoluzioni , ninna classe
sùdditi, bastando ai suoi ministri il essendo impegnata a sostenere il

saper scrivere; però non può en- sovrano, e la stessa guardia di ne-
trare neir interno delle famiglie, e gri mercenari del sovrano , fu a
più ancora nei santuari dei dervis, questo spesso funesta detronizzan-
che servono spesso di asilo invio- dolo per altro che gli dia maggior
labile all'innocente perseguitato, al salario. Il primo alto che fa il no-

colpevole, ed anco ai ribelli; è al- vello sovrano del suo potere è quel-
tresì obbligato rendere la giustizia lo comunemente di ordinare che i
in persona ovunque risieda; le sue suoi competitori siano strangolali,
udienze hanno luogo due volte la benché parenti e fratelli.
settimana, e lutti suoi sudditi, i L' impero di Marocco compren-
come ancora gli stranieri, vi possono de una piccola porzione nella Mau-
essere ammessi. La corte del so- rìliana Cesariciisej e tutta la Mail'
vrano è composta di un effendi o ritiana Tangilaiia o Tingitana. Que-
letterato, eh' è il visir, d'un ciatn sta grande contrada soggiacque alle

bellano con aggiunti pel servigio medesime rivoluzioni del restante


dell'imperatore fuori del serraglio, dell'Africa settentrionale, finché se
e di un cadì eunuco pel servigio ne impadronirono i romani. Sotto
interno; vi sono inoltre tre maestri il loro impero vi sparse il lume
di cerimonie, e molti uffiziali del della fede l'apostolo s. Simone, e vi

j>alazzo incaricati delle scuderie im- si fondarono diverse sedi vescovili;


periali , dell' equipaggio di caccia, e pili tardi anche in Marocco (Fé*
MAR MAR 107
di), cillà capitale di questo impe- in ben altro modo. Nello stesso
ro, ed in Tanger o Tingis [Vtdt) tempo cinque discepoli di s. Fran-
capitale della Muuriliana Taugita- cesco d'Asisi frati minori, Bernar-
iia. Dai romani la regione passò do o Berardo da Calvi diocesi di
successi va niente nel dominio de'xan- Narni, Pietro da Saufireminiano di
dalj, e da questi ai gieci nel VI Toscana, Accursio, Adiuto ed Ot-
secolo sotto il regno di Giustinia- tone, mandati dal loro padie fon-
no 1. Sotto quello di Eraclio, pri- datore dell'ordine a predicale il

ma della metà del secolo VII , i vangelo maomettani dell'occiden-


ai

califi già dominatori della Siria e te, cominciarono la loro missione


dell'Egitto, non tardarono di sot- dai mori di Siviglia. Questi infe-
tometterla, col mezzo de' loro luo- deli fecero loro sollrire ujolte asprez-
gotenenti, che vi f'ojidarono molti ze, e infine gli scacciarono dal loro
slati indipendenti. Queste diverse paese. Da questo passarono al re*
dinastie arabe si disputarono lun- gno di Marocco , e pel loro zelo
gamente le loro conquiste ed in , furono scacciati anche di là ; ma
fineun rifortnatore della religione essi lungi dal rimoversi dal loro di-
mussulmana chiamato Abu alFin ,
segno, vi ritornarono sperando che
uscito dal deserto nel secolo XI ,
il lume della fede ci avesse a tro-
acquistò una sì grande riputazione vare almeno qualche cuore pieghe-
di santità, che tutte le vicine tri- vole; in vece furono due volte sì
bù si accolsero sotto la sua ban- aspiamente battuti con verghe, che
diera : i\ì esso capo della dina-
il loro rimasero scoperte le coste. In-
stia degli Ahnoravidi o Morabiti o di il giudice fece versar sulle loro
Lumptuni, ch\^stesero il loro do- piaghe olio bollente ed aceto , e
minio in tutta la Barbaria, ed an- tiascinarli sopra frantumi di rotte
che sulla Spagna. 11 vasto in>pero stoviglie. Poscia il re di Marocco
formatosi, ricevetle il nome di Mo- se li condurre innanzi, e colla
fece
grab o dell' Ovest; nel secolo se- scimitarra ad ognuno tagliò la le-
guente grande impero fu
questo sta a' 16 gennaio 1220. Si trasfe-
conquistato da nuovi settatori, gli rirono i loro corpi in Coimbra, e
Almoliadi, il cui sovrano porta- Sisto IV nel 14B1 li pose nel ca-
va il titolo di emir-al mumeinon, talogo de' santi. Nel 1221 in Ceu-
ed anche di calilfo. Abbiamo dal- la nella Mauritiana Nangitana, a'io
l'annalista Rinaldi, che nel 1212 ottobre furono dai maomettani mar-
Alfonso IX re di Castiglia avendo tirizzati frati minori Daniele To-
i

\into in battaglia Miramomelino o scano, Donolo o


Angelo, Samuele,
Mumillino re di Marocco^ mandò Donno. Leone; Ugolino e Nicolò,
le sue spoglie a Roma al Papa In- de'qdali Leone X nel i5i6 appro-
nocenzo ili, fra le quali la di lui vò il culto di martiri.
lancia, ed uno stendardo tessuto Nel secolo XllI gli Almokadi ili

d'oro, che furono collocati in sito continuo assaliti da molti rivali, fu-
eminente nella chiesa di s. Pietro, rono obbligati di cedere i regni di
*e siccome il principe maomettano Fez e di Marocco ai M eriniti que- ;

erasi vantato che avrebbe collocato sta nuova dinastia, più gelosa di
il proprio stendardo nella sommità conservarsi in dominio, che di ren-

della basilica vaticana, si adempì derlo maggiore, non pensò a rista-


,

io8 IVIAR MAR


bilire il gruiitle impero di Mogiab. rono scacciali da lutti i porti che
Infine nel 1
54? uno scerilVo di- occupavano. Gli spagnuoli vi con'
scendente da Maometto, cliiamato servano ancora le piazze di Ceuta,
Muley Aly, pose nn termine alla Penoii di Velez, Albucemas e Me-
dominazione dei Meliniti: devoto, lilla, da dove gì' imperatori di Ma-
\irlnoso e costantemente occupalo rocco tentarono invano di scacciarli,
delia felicità de' suoi popoli, mori specialmente nel 1774. Nel secolo
universalmente compianto nel 1664. XVII una missione con
esisteva
1 suoi successoli che ancora re- , prefetto nel regno di Marocco, e
gnano in questa contrada, non mol- nel t. I dell' Appendix p. 2 5 del 1

to imitarono il suo esempio. Si sa BidL. de prop. fide, si legge il breve


poi che gli spagnuoli ed porlo* i Ex debito, de' 3 novembre 1637,
ghesi, appena ebbero liberato i lo- con cui Urbano Vili concede al
ro paesi dai mori, portarono la prefetto della missione la facoltà
loro guerra in Africa. I portoghesi di ricevere i testamenti e codicilli
che vi fecero maggiori conquiste de' cristiani schiavi nel regno. Lui-
incominciarono loro attacchi nel i giXIV ebbe sovente motivo di far
14» 5, colla presa di Ceiita (Fedi), laguerra agli stati barbareschi, le
sede vescovile (di cui ora n' è ve- cui piraterie inquietavano il com-
scovo monsignor Giovanni Barragan- mercio francese nel Mediterraneo.
y-Vera dell' ordine di s, Giacomo Nel 1669 dopo alcune ostilità nel-
della Spada di Leon, fatto da Gre- le quali i legni marocchini avevano
gorio XVI a' 1 5 marzo 1 840 ), e avuto la peggio, l'imperatore man-
nel i5o8 regnavano sull'intiera dò a Luigi XIV
ambasciatore a in
costa sino a Mogador; così non fu- Parigi AbdallaliBen-Aischa ammi-
rono giammai tranquilli nei loro raglio di Sale, che vi fu trattato a
possessi, e i vantaggi che ne ri- spese dello stato magnificamente,
traevano coprivano appena le spese ed il 16 febbraio fu nelle carrozze
inseparabili di im continuo stato di corte condotto a Versailles al-
di guerra. D. Sebastiano piissimo l'udienza reale; quattordici suoi servi
re tli Portogallo, pensando che l'in- lo precedettero a cavallo. Offrì l'am-
terno del paese gli sarebbe di una basciatore a Luigi XIV alcuni pre-
pitigrande olili là, e che vi avreb- senti in nome del suo padrone
be propagato la religione cattolica ,
cioè una sella ricamata in una
di cui era zelante, ne intraprese la pelle di tigre, ed un gran numero
conquista. Il Papa Gregorio XIII di pelli di altri curiosi animali; ma
temendo la dinicoltà della riuscita r ambasciatore partì dalla Francia
procurò distorlo, ma invece da lui senza aver nulla conchiuso, benché
pregato dovette condiscendere ed dotato di molto spirito.
accordargli il soccorso di i5o,ooo Gran contentezza provò il Pon-
scudi sopra i beni ecclesiastici , ed tefice Clemente XII nel vedersi in
altri aiuti gli concesse. Ma il re Roma a'suoi piedi, nel 1733, Mu-
Sebastiano con un imprudente va- lei-Abdar-R.ahman, nipote del re di
lore vi perì con tutta la sua ar- Marocco, che volendo togliere il
mata nel 1578, in una battaglia regno allo zio fu imprigionato; ma
che diede nelle pianure di Alcazar, fuggito in Ispagna, recossi all'alma
e a poco a poco gli europei fu- città per abiurare gli errori del mao*
5

MAR MAR 109


melfisiiio ed abliracciare la callolica Marocco^
e stclislico dell'impero dì
religione. Dopo di essere in questa Genova 1834. Da ultimo la Fran-
stalo bene istruito, a' 16 marzo fu cia avendo fatto energiche rimo-
dal nipote del Papa cardinal Gua- stranze all'attuale imperatore di Ma-
dagni vicario di Roma, solennemen- rocco pegli aiuti che dava al fa-
te battezzato in s. Pietro coi nomi moso Abdel Kadei', di cui parlam-
di Lorenzo Bartolomeo , tenuto al mo all'articolo Mano a selle diUt
sacro fonte dall'allro nipote del Pon- (Vedi), pei gravi danni che ad essa
tefice principe d. Bartolomeo Corsini recava nei suoi possedimenti d' A-
in nome dello zio, per cui il primo frica neir Algeria, i due governi
nome era quello avuto da lui nel con reciproca soddisfazione si sono
battesimo. Clemente XII assegnò al pacificati, avendo ilmarocchino con-
principe africano una pensione di disceso ai desiderii del francese. Tut-
cento scudi al mese, che egli godè tavolla si rileva dalle ultime noti-

con esempi a rissi ma condotta sino zie che Abdel Kader per la simpa-
agli II febbraio 1789 in cui pia- tia che trovava in diverse tribù
niente morì, restando sepolto in un dell'impero, e per la debolezza del
deposito che gli eresse lo spa- governo, vi si comportava non al-
gnuolo cardinal Belluga con ono- tri nienti che se fosse stalo in casa
revole iscrizione , nella chiesa di propria. In quasi tutta la Baibaria
s. Andrea da un lato
delle Fratte, Abdel-Kader esercitava più influen-
della porlicella. Lo stesso Clemen. za e più potenza reale, che non il
te XII col breve Niiper prò par- sultano o imperatore, procedendo
te^ de'22 agosto 1738, presso il come quasi le di tutti i marabutti
citalo Bull. tom. Il, pag. 244, del paese ; anzi il porto di Tetuaii
confermò il decieto della congre- era divenuto il principal punto per
gazione di propaganda fide^ sopra cui AbdebKader e i suoi agenti
le facoltà concesso al p. prefetto comunicavano con Gibilterra, ove
apostolico de' minori scalzi di s. egli avea corrispondenti per aiuto
Francesco, delle missioni di Mequi- di denari ed armi. Negli ultimi del
nez nel regno di Marocco, e sul- 1846 la Francia spedì un'amba-
l'istituzione di un procuratore delle sciata all'imperatore di Maiocco,
medesime missioni nel castello di nella stessa capitale del suo impe-
Matrili diocesi di Toledo. ro, dove si dice nessuno ha pene-
Dal primo marzo 1799 esiste fra trato ancora in un modo officiale,

la Spagna e Maiocco un trattato di gli ambasciatori essendosi per l'ad-


commercio e d'amicizia, in virtù del dielro arrestati a F'ez ed a Me-
qjiale queste potenze godono reci- quinez. Dicono alcuni che nel-
procamente del diritto di avere dei l'impero di Marocco vi siano con-
possessinei due stali, senza che la venti o ospizi di missionari re-
diversità della religione e de'coslu- ligiosi a Marocco, Mogador, Tan-
mi vi apporti pregiudizio. Nel 181 ger e Mequinez, esposti per altro a
scoppiò in Marocco una sedizione vessazioni. Certo è che lo stato della
che fu soffocata a slento; trenta- prefettura apostolica della missione
mila uomini perdettero la vita in di Marocco è il seguente. La pre-
una sola battaglia. Si può consul- fettura è diretta da religiosi france-
tare Straberg, Specchio geografico scani della riforma di s. Pietro d'Ai-
, è

I !• MAR MAR
rnntarn delb provincia di s. Diego circa tre leghe sonovl numerose
di Spagna. Il ministro provinciale rovine, grandi giardini e vasti ter-
lì' è il prefeUo , che vi spedisce i reni. U palazzo imperiale che in
ìcligiosi dello stesso ordine e pro- forma di cittadella domina la città,
vincia per un decennio, e vi tiene ne occupa la maggior parte verso
ììtì vice-prefello, die rei 1837 vi il sud-est, e le sue mura possono
lii fatto il p. Gitiseppe Paronollin. avere circa una lega di circonfe-
Terminato l'ufTicio di provinciale ,
renza ; è questo un'unione di pa-
il successore eletto chiede le flicollà diglioni e di corpi di case fran)mi-
di prefetto alia congregazione di schiati di cortili, piazze e giardini,
propaganda fide^ ed il permesso di dominati dalla torre della grande
potervi spedire missionari. Le vi- e bella moschea eretta da Muley-
cende politiche della Spagna , la Abdallah. 1 padiglioni abitati dal-
soppressione dì que' conventi , de- l'imperatore portano i nomi delle
vono avere resa peggiore la condi- principali dell'impero; gli al-
città
r.ione di questa missione, cui i re tri sono occupati dai gran
edifizi
di Spagna solevano sovvenire con dignitari, dagli eunuchi e dalle o-
limosine, non essendo la missione dalische. Nel circuito del palazzo
a carico di detta congregazione quan- stanno anche l'arsenale, il vecchio
to al mantenimento. Un missiona- castello omadarassa, i vasti ma-
rio chiamò il luogo, la regione di gazzini a grani dei sovrani, gli an-
Tìtarfe. Piccola è la cristianità, es- tichi magazzini a biade, che sono
sendo di circa trecento ; ed i luoghi fatti a Tolto, e dove sono rinchiusi
delle missioni sono Marocco, Fez, gli schiavi cristiani, un mercato per
Mequinez, Felun Tanger e Te- , le derrate, ec. La parte di Maroc-
tnan. Vi sono due chiese, ed il ve- co che si chiama Al-Kaiserah ha
scovo di Centri suole deputare un pure un circuito particolare, eh'
sacerdote per amministrar la cresi- quasi di mezza lega; essa sta fra il
ma ai cattolici. palazzo ed il restante della città ;
MAROCCO o MAROCHIUM. quindi si vede mi mercato ben for-
Ci Ita vescovile della Barba ria iti A- nito, e molte case rovinose, ed è
frica, capitale dell'impero di Ma- questa parte popolala da mercanti
rocco e della provincia del suo no- mori ed ebrei questi ultimi sono
;

me, ed ordinaria residenza dell'im- rinchiusi ogni sera nel loro sepa-
peratore, posta in una deliziosa e ralo quartiere. Marocco ha molte
fertile pianura , abbellita da ben piazze e mercati, che come le stra*
ordinati gruppi di arboscelli, e ba- de non sono lastricate l' interno è ;

£;nnta da vari ruscelli, che discen- triste, perchè le case, di un appar-


dono dall'Atlante e la rendono più tamento solo quasi tutte, hanno di
fimena e pittoresca, presso la riva rado le finestre sulle strade; le in-
sinistra del Tensif. È cinta di muia ferriate del maggior numero guar-
altissime, assai grosse, con calce e dano una corte interna che d' or-
.sabbia mescolata con terra grassa, dinario vedesi adorna di una fon-
rhe forma un cemento durissimo tana^ la quale rinfresca l'atmosfè-
fiancheggiale da torri con baloardi ra e serve alle abluzioni ordinate
interni, e precedute da una larga dal Corano. Gli accessi delle case
fossa esterna ; in questo circuito di de' cittadini più illustri sono sem-
,
,

MAR MAR MI
pre formntl tli viottoli stretti e tor- retta ed abbellita di tuttociò che
tuosi, onde potersi agevolmente di- l'oigoglio e la im-
voluttà fecero
fendere nelle commozioni popolari maginare di più comodo e magni-
o nelle frequenti guerre intestine. fico. Nel secolo di Ali-Ben-Yussuf
Fra le moscheeMarocco, se ne
di suo figlio essa godeva della mag-
distinguono sei le più no-
grandi; gior prosperità, assicurando molli
tevoli sono quelle dette Kautoubia, autori che la sua popolazione ascen-
Muezzin, e Bonious veramente ma- deva allora a circa un milione di
gnifica, e quella che sfa nel circui- abitanti
; egli è fuor di dubbio, che

to del palazzo, fabbricata da Abdul- se anche questo numero si vuole


lìiumen secondo re di Marocco, e esageralo, pure la sua superficie in-»

che suo figlio Jacob Almanzor ab- dica essere stata popolatissima. De-
belb con molte pietre di pregio ve la sua decadenza alle rivoluzio-
che fece trasportar dalla Spagna ni di cui fu spesso il teatro , alla
insieme colle porte della chiesa mag- tirannia dei sanguinari suoi capi,
giore di Siviglia, coperte di pezzi alla peste del 1678 che costò al-

di bronzo di ammirabile lavoro ; l'impero tre o quattro milioni di


portava sulla cima della sua torre abitanti, a quella del 1799 che ne
quattro palle di rame ricoperte d'o- fece perire quasi tremila al giorno,
ro, di una graduata grossezza, e che alla devastazione ed alla carnifìci-

pesavano unite 1200 libbre: quan- na che ne fece Muley Elyezid , al-

timque la superstizione le credesse lorché prese d'assalto, ed infine


la

incantate, pure verso il i54o Mu- alla non perenne dimora del sovra-
ley Hamet non temette di fiule le- no e della sua corte. Al presente
vare. Marocco ha un serbatoio di Marocco, Marochie/i, un titolo ve'* è
acqua in cui si riuniscono un'infi- scovile in partìbus che conferisce
nità di sotterranei acquedotti che la santa Sede. Alessandro VII lo
lutti conducono le acque dall'Atlan- conferì a Valerio Maccioni san-
te, le cui nevose sommità rinfre- marinese, vicario apostolico del-
scano l'atmosfera, e l'aria vi è sa- la Sassonia inferiore e commissa-
na. Gli abitanti sono sucidi , e le rio della santa Sede ne' ducati di
loro case piene d' insetti incomodi Brunswick e nelle provi ncie con-
e velenosi; ascendono a circa 3o,ooo, vicine. Ne furono ultimi a portar-
che nei tempi prosperosi della città lo, il suffiaganeo di Breslavia Car-
si fecero arrivare quasi a 700,000, lo Alok o Aulock, fatto da Leone
perchè le guerre sanguinose e le XII; e monsignor Maria Nicola Sil-
fiere pestilenze la spopolarono. Ma- vestri Guillon prete di Parigi , a
rocco ha nove porte, che in alili cui glielo conferì Gregorio XVI nel
tempi erano ventiquattro. concistoro de' 1
7 dicembre i832.
Marocco si crede da alcuni che MARONE (s.), abbate. Viveva
corrisponda all'antica Bocomun- Hc' ritirato sopra un monte non lun-
menun, ove eravi un vescovato pri- gi dalla città di Ciio, e nell'anno
ma del dominio de' mori. Secondo 4o5 fu per la sua santità innal-
l'opinione coimme fu fondata nel zato alla dignità del sacerdozio,
io52, o 4^4 dell'egira, da Abu-al- Egli consumava giorni e botti
Fin primo re degli Almoravidi o mliere nella preghiera : era usato
Lomptuni, e videsi pvoul^ mente e- di pregare in piedi , e sólo nella
, 3

Ili MAR MAR


vecchiaia concedeva alcun allevia- sostenuta la causa di s. Giovanni
nienlQ al suo corpo, appoggiando- Crisostomo. Quanto agli altri ve-
si ad un biistone. Diceva poche scovi fino a Gabriele II, il quale
cose a coloro che andavano a vi- sedeva nel 172 i, ne tratta il p. Le
silarlo, per non inlerrotnpere la Quieu, Orieiis chrìxt. t. I, p. 196. i

sua contemplazione ; tuttavia acco- Attualmente Maronea, Marroneay


gli'evali molta bontà, e con-
con seu Marionen, sotto l' arcivescovato
fortavali arimanere con lui. Iddio in partibus di Traianopoli, è un ti-

guiderdonò le sue flitiche con ab- tolo vescovile in partibus che con-
J)()ndevoli grazie, e col potere di ferisce la santa Sede, e [>er ultimo
guarire ogni sorta d'uifermità. Eb- lo portarono Giuseppe Mora, per
be un gran numero di discepoli, morte del quale Gregorio XVI nel
e fondò parecchi monasteri nella concistoro de' 3 settembre i83i
Siria. San Gio. Crisostomo avealo die in successore monsignor Nicola
in sì grande riputazione, che gli Ferrarelli romano, professore del
scrisse da
Cucuso, ov' era esiliato, testo canonico nell' università roma-
per raccomandarsi alle di lui pre- na, che poi fece canonico Liberia-
ghiere.Morì verso l'anno 4^3; ed no e segretario della congregazione
il suo corpo fu trasportato in un della visita apostolica. Quindi a' 1

borgo vicino, ove venne edificata maggio i836 fece vescovo di Ma-
una gran chiesa sopra la sua tom- ronea e primo vicario apostolico
,

ba. greci l'onorano a'i4 ^' feb-


I dell'Oceania occidentale l'odierno
braio ma ;maroniti ne celebra-
i monsignor Giovanni Battista Pom-
no la lèsta ai 19 dello stesso mese. pallier della congregazione de' ma-
V. Maroniti. risti.

MARONEA o MARRONEA. MARONI Cristoforo, Cardina-


Maronia, Marogna. Sede vescovile le. Cristoforo Maroni romano, che
della provincia di Rodope, sotto la in uu diario ritrovato dal Mura-
metropoli di Traianopoli, nella dio- tori nella biblioteca dei duchi di
cesi ed esarcato di Tracia, situata Massa si chiama Manoni, chiaro
airiruboccatura del fiume Nesto per lo splendore delle virtù, fu da
vicino al mare Egeo. Fu eretta in Bonifacio IX a' 18 dicembre 1389
vescovato nel V secolo, in arcive- creato cardinale prete del titolo di
scovato onorario nel VI, e secondo s. Ciriaco, vescovo d' Isernia, arci-
Coramanville nel IX, e nel gli XV prete della basilica vaticana, ed ab-
venne unito quello di Traianopoli bate commendatario del monastero
dacché questa città fu distrutta, pas- de' ss. Bonifacio ed Alessio sull'A-
sando l'arcivescovo a risiedere in ventino, il quale fu dal detto Papa
IVIaronea. Al presente Maronea o incorporato a detta basilica ; ben-
Marogna è un borgo della Turchia ché ciò non ebbe effetto che dopo
europea nella Romelia, sangiacato la morte del cardinale avvenuta in
presso l'Arcipelago, /l primo ve- Pioma nel i4o4> ^opo essere inter-
scovo di Maronea fu Alessandro venuto all'elezione d'Innocenzo VH,
che sottoscrisse la lettera del conci- venendo sepolto in s. Pietro nella
lio di Sardica alle chiese; gli suc- cappella di s. Gregorio o presso ,

cesse Timoteo, che Palladio pose nel quella di s. Tommaso, in una tom-
numero de' vescovi esiliati per aver ba di marmo adorna di sacre im-
MAR MAR ii3
magini e della statua del cardina- che que«ta nazione è al presente,
le, o fregiata di un nobile epi tallio lo Ui ancora ne* secoli trascorsi.
in versi, rovinata poi nel i^j^in Oppressa dagl' infedeli, perseguita-
occasione di rifabbricarsi la nuova ta dagli scismatici , insidiata dagli
basilica. Bonifacio IX ebbe in tan- eretici, si conservò pura nella fede,
to pregio questo cardinale, che in- come rosa fra le spine, senza mai
sieme col cardinal Francesco Car- allontanarsi di un passo dall'apo-
bone e Bartolomeo Carafa priore stolico ossequio e dalle cattoliche
gerosolimitano di Roma, lo destinò verità. Questa è la più numerosa
arbitro in una gelosa causa, che delle nazioni orientali cattoliche, e
quel Papa avea con Paolo Savelli più delle altre nel rito si avvicina
barone romano, riguardante alcu- al latino. Usa il calendario grego-
ni castelli, che dal cardinal Maro- riano, e con.sacra in azimo nel
ni fu aggiustata con soddisfazione sacrifizio della messa, quale possono
d'ambe le parti. dire anche più sacerdoti, che uniti
MARONITE, Monache. F. Ma- intorno all' altare portando una
roniti. semplice stola assistono il celebran-
MARONITI, Monaci. F. Ma- te che fa ad essi la comunione : i

roniti. secolari coro assistono agli uf-


in
MARONITI o MARRONITI, fizi divini, sì di giorno che di not-
Maronitae. Popoli della Turchia a- te. Lasciarono la disciplina greca
siatica nella Siria, abitanti princi- quanto messa de' presanlifìcati
alla
palmente il paese di Kesroano o nel venerdì santo. Anche la forma
Kesrauan, coperto di ramificazioni degli abiti sacri non dissomiglia
del Monte Libano ( Vedi) nel sud da quella dei latini. In quanto pe-
del pascialatico di Tripoli, e go- rò al matrimonio, il clero secolare
vernati da un ecnir, che comanda segue la disciplina degli altri orien-
anche ai drusi. La famiglia dell'e- tali.Ai sacerdoti semplici, e molto
mir prima era turca maomettana, più ai diaconi e suddiaconi, è per-
dipoi si fece cattolica : al presente messo avanti che ricevano l'ordine
non è più al comando della re- sacro il prendere moglie. Il sa-
gione, ed il Libano è governato da ceidote maronita procuratore del
un pascià turco. I maroniti sono lo- patriarca di questa nazione, resi-

dati per ospitalità generosa, essendo dente in Roma, al presente è mon-


l* agricoltura la principale loro oc- signor Nicola Murad maronita, na-
cupazione. Questo popolo fu così to nel Monte Libano nel 1797, e
chiamato dal V secolo, dai monaci dal Papa Gregorio XVI fatto ar-
maroniti che riconoscono per fonda- civescovo di Laodicea in pattibiis
tore e padre il santo abbate Ma- a' 5 novembre i843. Il vescovo sud-
rone, il culto del quale difesero detto, e gli altri vescovi maroniti
dalle altrui calunnie Teodoreto, s. che si trovassero in Roma hanno
Giovanni Crisostomo , Benedetto luogo nella cappella pontificia tra
XIV, ed altri. È la caratteristica i vescovi orientali, e nelle cappelle
de' maroniti trovarsi la nazione ordinarie assumono un mantello o
tutta unita al capo della Chiesa cat- ampio piviale di drappo di seta
tolica, e costituire una bella por- paonazza, portando intorno al collo

zione della vigna del Signore. Ciò e cucita sul piviale una specie di
VCL. XLIII. 8

I
ii4 MAR MAR
mozzetta o stola di seta bianca ai rispettivi luoghi non manchiamo
con ricami d'oro. Quando tutti i parlarne, e della liturgia loro ne
vescovi nelle pontificie funzioni as- trattammo nel voi. XXXIX, p.
sumono gli abiti sacri, altrettanlo 5o del Dizionario. La gerarchia
fa il vescovo maronita, che secotj. ecclesiastica de'maroniti si compone
do il costume orientale si lascia d'un patriarca, di sette arcivesco-
crescere la barba. U vescovo ma- vi, di alcuni vescovi, di circa cin-
ronita usa l'anello e la croce pet- quecento preti secolari, di circa
torale, non che il bacolo pastorale mille seicento monaci, de'quali sei-
sovrastato dalla croce. I maroniti cento e più sacerdoti che seguono
non scuoprono il capo entrando
si la regola di s. Antonio in tre di-

in chiesa, neppure durante la mes- stinte congregazioni, olire le mona-


sa, né quando si canta V uffizio in che , ed hanno collegi ed ospizi
coro, poiché nel loro paese hanno nazionali. Nel voi. Il, p. lyS del
sempre la testa coperta d'una ber- Dizionario si parlò del paliiarcato
retta ornata d'una fascia bianca, o antiocheno de' maroniti, della sua
nera rigata di bianco o di qualche origine, del clero, dell' elezione del
altro colore; ma quando si legge patriarca, della residenza di esso
il vangelo , o si fa l' ostensione nel Monte Libano mona- presso il

delle specie sagramentali si scuo- stero di Canobin o Rauubin; co-

prono la testa, e si pongono ge- me il Papa lo approva a mezzo


nuflessi per dimostrare il loro an- della congregazione di propaganda
nientamento avanti Dio. I maroniti fide ; dei monaci e monache,
delle
non digiunano nelle quattro tem- e che i cattolici maroniti superano
pora, né nelle vigilie de' santi, ma i centocinquantamila, sebbene alcu-
incominciano la loro quaresima al- ni li fanno giungere a duecento cin-

la domenica di quinquagesima, e quantamila, ed altri al doppio. Fe-


digiunano per sette settimane, ec- di il Terzi, Siria sacra p. 3o6 :

cettuati i sabbati ed i giorni festi- della nazione maronita^ ed il p.


vi Nei mercoledì e venerdì di
. Le Quien, Oriens christ. t. HI,
tutto l'anno essi non mangiano né p. 46.
carni, né ova, e non prendono al- La nazione maronita non da Gio-
cuu cibo prima del mezzo giorno. vanni Marone abbate eretico, che
Si astengono altresì dalle carni e visse nei primi anni del VII secolo

dai latticinii venti giorni prima di sotto l'imperatore Maurizio, come


Natale, quattordici giorni prima con altri scrisse Guglielmo arcive-
della festa del principe degli apo- scovo di Tiro, De beli. sac. Ilb.

stoli, ed altrettanti prima dell' As' 22, e. 8 ; ma ripete l'origine da


sunzione. Oltre l'olflzio ordinario un pili antico Marone santo ana-
de' santi, i maroniti hanno un of- coreta rinomatissimo nel Libano
fizio propiio, assai lungo, per la e in tutta la Scria, padre e mae-
quaresima ; nelle cui tre prime set- stro di molti santi uomini, che
timane tutto l'offizio è del digiuno; fiorì sul finir del IV secolo regnan-
nella quarta e quinta dei miracoli do l'imperatore Arcadio (di altro
di Gesù; nella sesta della festa del- s.Marone probabilmente romano,
la palma nella settima della pas-
;
primo martire ed apostolo del Pi-
sione. Quanto ai riti de' maroniti ceno, ne parlammo all'articolo Ma-

MAR MAR ii5


CERATA, Iraltando di Chùtanova di moria sua eretto nell'impero di
cui è patrono). Esaltò la di lui vir- Marciano, dal quale poi uscirono
tù Teodoreto suo conletiiporaneo; trecentocinquanta valorosi che per
la conitneiidaroiio i padri del con- la fede ortodossa sparsero il san
cilio di Calcedonia ; e" s. Giovanni gue sotto Severo ed Anastasio im-
Crisosloino, die pur visse al di lui peratori, registrati nel martirologio
tempo, e lume della chiesa orien- romano a'Si luglio. Venerabile non
tale, neUa lellera 36 lodò le sue meno fu quello fondato in Costan-
eroiche virtù, raccomandandosi alle tinopoli, i cui monaci propugnaro-
vsue orazioni. JNon nien chiara me no la fede ortodossa de' loro ante-
moria se ne ha registrata presso s. nati contro Nestorio e Giacomo
Basilio e presso s, Girolamo. Nel Baradeo capo della setta de' seve-
menologio greco, non che nel marti- riani ; laonde ad imitazione degli
rologio romano è annoverato tra'san- eustaziani difensori del concilio ni-
li, e della sua virtù e miracoli ne ceno, cognomi naronsi Maroniti.
scrisse con eleganza il p. Rosveido. Da questa fede apostolica una
Benedetto ^IV colla lettera Inter volta abbracciata, la nazione maro-
rae/f/Y/, de' 2 8 settembre lySS, pres- nitanon ha giammai deviato punto,
so il 9>no Bull. t. IV, p. i3i, dopo com'è chiaro per irrefragabili mo-
aver gravemente biasimato la con- numenti ; anzi la conservò sempre
dotta di Cirillo patriarca de' greci e in ogni luogo, come la conserva
nielchitì, per avere in odio de'ma- tuttora, sana, pura, illibata, e con
roniti tacciato di eresia s. Marone tale uniformità sentimento in
di
loro padre, e lacerale le di lui im- ogni suo individuo, che sebbene ^

magini; e dopo di avere in essa questi furono e sieno numerosissi-


enconwata la di lui santità, con- mi, ed altronde circondati per ogni
chiude essere stata sempre mente parte da infedeli, eretici e scismati-
della Sede apostolica, e sentenza di ci, pure non furono mai suscitate fra

tutti gli uomini eruditi doversi at- loro questioni intorno alla fede;
Uibuire a Marone gli onori di san- ne furono mai disuniti per isci-
to. Anzi nel Bull, de propaganda sma, ne v'ebbe giammai parte di
fide, Jppendix t. Il, p. io 6, si essi che macchiasse la purità del-
legge il breve Papa, dello slesso la cattolica dottrina, come altre-
Jnclyta maronilaruni de orlhodoxa sì osservò costante l'uniformità del-
fide, emanato a' i2 agosto 1744» la disciplina. Non si deve attende-
col quale concesse indulgenza per- re a ciò che da alcuno incautamen-
petua in tulle le chiese de' maro- te si nazione ma-
è detto, che la
niti, nella festa diMarone abbate s. ronita fu una volta infetta di mo-
a' 9 lebbraio. Narra Massimo ve- notelismo, mentre tale asserzione
scovo di Cipro, che Marone fondò viene da reputati storici e da do-
molli monasteri nella Siria, i quali cumenti pontificii apertamente con-
poi divennero seunnari donde de- futata. Fra gli altri scrisse su tal
rivarono alla Chiosa soggetti insigni proposito il professore di storia ec-
per santità e dottrina, e negli alti ilesiastica nell'università romana d.

del concilio 11 di Costantinopoli Gio. Battista Palma nel t. II, p.


rinomati. Celebre fra lutti fu quel- i38 e seg. delle applaudite Prtìfe/f^c^.
hist. eccL, ove chiaramente dimo-

t
ii6 MAR MAR
stro» che tanto Mosheim, quan- prima dell'impero del Pogonalo^ ne
to gli altri s'ingannnrono a gran par- dopo die i maroniti tornarono al-
tito nel pretendere che questa na- l' obbedienrii YcviO
r imperatore di
zione abbracciò nna volta gli erro- oriente. che diinosira non essere
Il

ri di quella setta ereticale, allegan- questo nome proprio della nazione


do, come essi fanno, per unico fon- maronita, oppure non essere la me-
damentale motivo essere questi ,
desima cosa il dire maroniti o mar-
chiamati Mardaiti per indicare che daiti. Riporta di più il dotto Pal-
una volta tralignarono dalla fede ma nel citalo luogo , per rigettar
circa il domma cattolico opposto ({iiesta calunnia, l'argomento ad-
alla monotelitica eresia. Ma è certis- dotto fra gli altri dall'eruditissimo
simo, dice il prelodato scrittore ,
e delle cose orientali peritissimo
che questo soprannome fu una volta Giuseppe Assernani, Dibliollu orietit.
dato ai maroniti, non perchè ia loro pag. 293, t» I, ove riflette che gli
fede fosse venuta meno, ma perche antichissimi calendari maronitici of-
ribellaronsi a Costantino III Pogo- frono un argomento evidentissimo
nato dopo la metà del secolo VII, per convincere, aver essi avuto sem-
che non prendeva cura di difendere pre in orrore la setta de'monolelitij
le loro terre de 'sa-
dalle incursioni imperocché in que* calendari viene
raceni che avevano già
occupato celebrala la memoria del sesto sino-
Damasco, fatta una grandissima stra- do generale tenuto per condannar
ge, e depredati tutti que'contorni; ed questa setta coi suoi errori, ed inol-
avendo finalmente scacciato da tutto tre contengonsi in que'libri vetusti
il Libano, insieme ai saraceni, tut- monumenti ecclesiastici della chiesa
ti gli eretici che ivi si trovarono, maronitica, cioè quasi tutti que' san-
e ciò in seguito di un decreto dai ti che hanno grandemente resistilo

vescovi per conservazion della vera al monotelismo, come i ss. Sofro-


fede emanato, in vigore di cui ve- nio vescovo di Gerusalemme, An-
niva interdetto ad ogni infedele drea cronografo, Massimo martire,
eretico rabitare in quel celeber ri» e Martino I sommo Pontefice. Mentre
mo monte, come leggesi nella cro- in questi stessi calendari non si fa
naca de' maroniti) laonde questi fu- alcuna menzione di alcuno di quei
rono con voce siriaca o araba ap- che favorirono il monotelitico erro-
pellati Mardaiti^ che vuol dire ri- re, come nota 1' Assernani.
bellif ciò che dimostra ad evidenza La credenza dei maroniti non
Fausto Nairone dotto maronita e , andò giammai disgiunta da una in-

professore di lingua siriaca nel!' uni- dissolubile unione, dal profondo ri-

versità romana, nella Dissertatio de spetto ed intera soggezione dovuta


orìg. noni, ac relig. 31aronitarunt, alla Chiesa romana, e mae- madre
Romae 1679. Questa fu Tunica stra di Perchè es-
tutte le chiese.
ragione, dice il p. Pagi nella sua sendo questa nazione oltremodo cre-
critica agli annali del Barouio, al- sciuta, e fatta padrona della Siria e

l'anno 635, n.° i3j per cui i ma- Fenicia, come narrano Teofane, Cc-
i-onili furono dagli eretici per odio dreno ed altri, e determinandosi a
chiamati Mardaiti In fatti, osserva (are elezione di un particolare pa-
il citato Nairone, non si legge mai triarca, yi^o scy come dice Benedetto
nelle storie questo nome Mardaiti Xiy nella sua allocuzione recitala
]\JAR MAR 117
nel concistoro de' iS 1744? luglio chi aggiunseix) al loro nome pro-
ab ea contagìono (monothelitarum prio quello di Pietro, in onore del
scilicet haei-esis in patriaicatum on- principe degh apostoli, eh' ebbe
lioclienum gi-assautis) ìntegros ser- la sua prima sede in Antiochia.
varent (il che avvenne verso 1* an- Giacomo dì Vitry vescovo di To-
no 68 (] o 687 nella persona di lemaide, e contemporaneo, attesta
». Giovanni JVIarone, uno dei tno- che il patriarca de* maroniti si re-
naci del santo anacoreta Marone) ; cò nel I2r5 inPtoma al concilio
furono subilo umiliati gli atti del- generale di Laterano IV (Ved^)^ ce-
l' elezione al Papa 8. Sergio I di lebrato da Innocenzo HI, al qual
Antiochia, dal quale si ottenne la articolo dicemmo che si chiamava
conferma e il pallio per il nuovo Giona.
patriarca . Uno squarcio analogo Il patriarca de'maroniti fu in se-
della memorata allocuzione si ri- guito dichiarato patriarca antio-
porta nel voi. XII, p. 96, degli cheno da molti Papi, e princi-
annali delle scienze religioso^ ove palmente allorquando la città d'An-
ii legge un bellissimo articolo in tiochia fatta preda del fiero Ban-
difesa della cattolicità de' maroniti, decar soldano d'Egitto, il rimanen-
contro la gazzetta piemontese de'28 te del clero e popolo fedele, che
agosto 1840. Il quale alto di som- sino allora era governato da Elia
missione della nazione al romano di nazione latino , succeduto a Rai-
Pontefice s. Sergio 1, o di ricono- nero Tanno i243 , si ritirò nel Li-
scenza del di luì primato di giurij»- bano abitato dai maroniti. Simo-
dizioue sopra tutta quanta la Chie- ne che in quel tempo reggeva con
sa,non solo in quella elezione del titolo di patriarca la nazione, accolta
primo patriarca maronita, ma fino avendo amorevolmente la smarrita
ai giorni nostri fu Senza interru- gregge, e ricevutala con quella af-
zione veruna costantemente conti- fezione e dolcezza, che i maroniti
nuato. Che so la nazione maronita, usarono mai sempre e fino al pre-
come vedremo, rimiovò in appres- sente, sia riguardo ai latini, non
so gli atti unione colla
della sua meno che alle altre nazioni che
santa Sede, ciò non è prova che la ricoverarono appresso di essi (dap-
fede di quella nazione in avanti poiché non solo accordarono loro
mancasse, ma bensì di divozione, lino al presente terreni gratuiti, co-
di atlaccamento e di riverenza me consta da molti istromenti, ma
verso il centro della cattolica unità. prestarono anco ad essi il più del-
ì^éV appendixi. 1, p. i del Bull, de le volle aiuti necessari all'edifizio
prop. fide è riprodotta la costitu- dei pii luoghi ove ora trovansi ri-

zione d'Innocenzo III, 7 nonas coverati), e scritto avendo al Ponte-


jannarii 1207, Quia divina Sapien- fice Alessandro IV per ragguagliar-
tia, colla quale concesse molli fa- lo dello stato di quella cristianità
vorì al patriarca, arcivescovi e ve- ossequiosa e obbediente alla santa
scovi maroniti; Fenerahilibus fia- Sede apostolica, ne ottenne in ri-
trihiis Hieremiae patriarchae^ sive sposta nel 12540 poco dopo il ti-
primati j archiepìscopis^ et episcopisj tolo di patriarca d'Antiochia, co-
et dilectis filiis pnoribus, clero , et me pronunziò nella nominata allo-
popido maronilano. Alcuni patriar- cuzione Benedetto XIV, e come an-
ii8 MAR MAR
Cora nella di lui vita afferma il pose sul capo; (jiiindi nella lettera
Novaes, tliflicile essendo che Antio- responsiva assicurò il Pontefice, che
chia tornasse al suo antico spleiì- i riti erano corrispondenti ai latini,
dorè, e che ripristinata la sede pa- e che solo per ignoranza avea er-
triarcale vi potesse risalire un pa- rato nel fare il crisma, mescolan-
store latino. Il medesimo titolo col- dovi diversi aromati, secondo l'u-
le insegne patriarcali della chiesa sanza degli antichi armi-ni. Leone
Antiochena fu dato da Eugenio IV X rispose al patriarca doversi il

al David nel i438: nel


patriarca crisma fare solo con olio e balsamo;
concilio generale che quel Papa ce- e gì' insegnò non doversi aspettare
lebrò, in Ferrara e terminò in Fi- il quarantesimo giorno degl'infanti
renze, v' intervenne un procuratore per battezzarli, mentre ne moriva-
o vicario del patriarca antiocheno: no molti senza essere rigenerati
nella vita di detto Papa si dice, in Cristo; con quali parole si do-
che nel i44^ spedì nel regno di vesse consagiare il Corpo di Cristo;
Cipro ed isola di Rodi Andrea ar- che riti si dovessero osservare nel-
civescovo Colocense, per richiamare I' ordinazione de' chierici ; e molte
al grembo della Chiesa alcuni orien- cose riguardanti i sacramenti della
tali, fra 'quali diversi maroniti, ciò penitenza e del matrimonio, il pa-
che pur fece Nicolò V nel i4Ì7 radiso e il purgatorio; lo Spirito
a mezzo di Andrea arcivescovo di Santo procedere dal Padre e dal
Nicosia, per restaurare la disciplina Figliuolocome da un sol principio;
ecclesiastica. Inoltre Nicolò V scris- sul ricevere l'Eucaristia nella Pas-
se un breve, ed un altro Calisto qua, e sul primato delta Chiesa ro-
III che nel 1 455 gli successe, al pa- mana. Il patriarca ricevette il tut-
triarca Giacomo Pietro, chiaman- to come oracoli, e spedì in Roaia
dolo ambedue patriarca antiocheno. nunzi a prestar obbedienza alla san-
Similmente Leone X nel i5r4 con ta Sede, e co' suoi si unì insieme
ispecial breve raccomandò alla pie- al concilio Lateranense V celcbia-
tà del patriarca Simone tutti cat- i to da Leone X. In fatti il Rinal-
tolici dispersi nell'oriente; veramen- di stessoall'anno i5i6, n." 5, rac-
te ilNovaes dice che il Papa spe- conta che nella X sessione nunzi i

dì un legato apostolico ai maroni- del patriarca presentarono al Papa


ti per la disciplina ecclesiastica. Lo le loro lettere di ringraziamento ,

conferma l'annalista Rinaldi, poi- protestando che avrebbe eseguilo


ché all'anno i5i4, n.° 87, raccon- tutti gl'insegnamenti ricevuti, e di
ta che Leone X mandò al patriarca osservare co' suoi popoli la fede
Furaroche figlio di Mobaret, per cattolica, i riti della Chiesa roma-
nunzi alcuni frati minori con lette- na, ed in nome dello stesso patriar-
re apostoliche, per sempre più am- ca baciarono i piedi al Pontefice,
maestrarlo nelle verità cattoliche, gli prestarono obbedienza, e giura-
per informarsi come eleggevasi il rono fedeltà.
patriarca, che riti usassero e qual Clemente VII e Pio IV conces-
forma usassero ne'sagramenti. Rice- sero molti privilegi al patriarca dei
vette il patriar-ca con somma vene- maroniti, ed il secondo nella bolla
razione e gioia le lettere pontificie, f^enerabileni frairem^ kal. septem-
e secondo l'uso de* maroniti se le bris i562, diretta al patriarca, pres-
MAR MAR 119
so il Bull, de prop. fide, Append. lo stato ecclesiastico, nel i5i84 l'e-

t. I, p. 4^; dopo aver lodato la resse in collegio e l'affidò ai gesuiti.

nazione per la sua costante catto- Vi si potevano mantenere quindici


licità, compaiCi al patriarca la fa- alunni, poiché le rendite a poco a
coltà di assolvere eretici, scismatici poco ascesero, a scudi 1700 a tem- :

e apostali di qualunque nazione se po di Alessandro VII i collegiali,

ritornassero alla Chiesa. Essendo come gli alunni del collegio Urba-
patriarca de' maroniti Michele di no, furono assoggettati al giura-
Citaraiva, questi spedì due oratori mento. Il collegio fiorì perchè vi
a Gregorio XI l'I a prestargli ob- uscirono molti dotti che recarono
bedienza, ed a mostrargli le lettere grande splendore alla letteratura
d'Innocenzo III in testimonio del- orientale, fra' quali nomineremo A-
l'antica loro unione alla Chiesa oc- bramo monsignori
Ecchellense,
i

cidentale. Il Papa li ricevette con Giuseppe, Stefano Evodio e Luigi


straordinaria benignità, confermò le Assemani de' quali , primi due i

preminenze del patriarca di che , hanno scritto egregie opere sull'an-


gli oratori lo aveano supplicato, e tichità ecclesiastica, ed il terzo in-
Il rimandò alla patria con buona torno alle cerimonie della Chiesa.
somma di denaro, donativi, e con Del Collegio de maroniti trattam-
l'accompagno de' gesuiti Gio. Bat- mo nel voi. XIV, p. i44 e i^5
tista Eliano e Giovanni Bruni, pe- del Dizionario. Questo collegio fu
riti nella lingua araba, come visi- chiuso nella prima invasione fran-
tatori apostolici; i quali ritornati cese al termine del secolo XVIII ;
in Roma riferirono che tranne al- nella seconda perdette la casa e la
cun errore involontario e non co- chiesa convertita ad uso profano.
nosciuto, alcune vestigia degli er- Da quell'epoca gli alunni furono
rori di Dioscoro in alcuni libri, e educati dai sacerdoti della missione
qualche abuso ne' sacramenti ed in di s. Vincenzo di Paoli fino al 1822.
alcune altre cose, che essi corres- Allora passarono convenzione per
sero in due sinodi radunati a tal al Collegio Urbano (Fedi), al quale
uopo, la fede era ortodossa, sj del si pagano gli alimenti dal cardinal
patriarca e nove vescovi, che della protettore, che in oggi è il cardinal
nazione; laonde Gregorio XIII si Giacomo Filippo Fransoni come
applicò con più parlicolar cura al prefetto della congregazione di pro-
vantaggio di questa cristianità. In- paganda fide, e presso del medesi-
fatti nel i583 fondò in Roma un o- mo rimane l'amministrazione delle
spizio e spedale ove fossero ricevuti superstiti rendite. Da ultimo gU a-
benignamente i maroniti che sole- lunni maroniti erano cinque.
\ansi portare a visitar la tonìba Clemente Vili nel i5g6 spedì
de' ss. Pietro e Paolo, coll'aulorità ai maroniti per nunzi i gesui-
della bolla Salvatoris nostri^ id. ti Girolamo Dandini e Giovanni
januarii, presso la citata Appendix Bi uni, che sentivano uniformità di
pag. 82. Considerando poi quanta dommi colla santa Sede. Giunti
maggiore utilità potea ritrarre la al Monte Libano, nel pontificio no-
nazione se l' ospizio Io convertisse me consegnarono buon sussidio di
in collegio, per istruirvi-ed educarvi denaro. Calici d' argento^ libri di
la gioventù ch'era per abbracciare pietà e di materie ecclesiastiche.
130 MAR MAR
arredi sacrì^ ed al patriarca un li- collegio ponliflcHo, perchè la mapj-
bro pontificale. Ritornati i nunzi gior parte de' beni proveniva da
apostolici in Roma il p. Dondini
, propaganda col Quoniani
, breve
pubblicò Relazione de' suoi viag-
la dwinae honitatis emanato a'G lu- ,

gi, la quale poi fu da Riccardo glio. L'esperienza non tardò a far


Simon tradotta in francese con al- conoscere, che da questo pio sta-
cune note curiosissime quanto al bilimento non si poteva sperare il

testo. Paolo V ancora scrisse ai fruito desideralo; perciò nel i663


maroniti , ed encomiandoli disse fu decretata la sua traslazione in
che quale roseto fioriva fra le spi- Roma, da incorporarsi con quello
ne. Eziandìo Urbano Vili ricolmò della stessa nazione. Quindi Ales-
di lodi i maroniti, e mandò in sandro VII col breve Romanus
dono al patriarca ricche e nobili PontifeXf de'22 ottobre i665, /ép-
suppellettili sacre. Dopo l' istituzio- pendix l. I, p. 286, e Bull. Rom.
ne mirabile della sacra Congrega-^ t. VI, par. VI, p. 36, lo soppresse
zione di propaganda fide (Fedi), dando la commissione al cardinal
la medesima pensò di fondare e Celio Piccolomini legato di Raven-
mantenere o sue «pese tre scuole na, di venderne le possessioni, che
nel Monte Libano e nella Siria, comprò Pandolfi Fantuzzi per scu-
per l'educazione ed istruzione del di 6200, i quali con sessantaselte
clero della nazione maronitica ; ta- luoghi di monti si presero in am-
le pio disegno però non potè mai ministrazione dalla congregazione,
mandarsi ad efletto, essendo discor- la quale dispose che a seconda
di fra loro il patriarca ed i ve- delle rendite si aumentasse il nu-
scovi neir assegnare i luoghi dove mero degli alunni del collegio ma-
dovevano stabilirsi le scuole in di- ronita di Roma, cedendogli le ren-
scorso. Nell'anno i635 venne a dite stesse.
morto in Roma 1' abbate Vittorio Nel pontificato di Clemente XI
Sciadah maronita, che avea pas- insorsero tra il patriarca Pietro
sato molti anni in Ravenna, e la- Giacomo e la nazione maronita
sciò i suoi beni per fondare in gravi dissensioni. Il Papa scrisse
questa città un collegio per la sua loro il suo gran cordoglio, ne lodò
nazione. Piacque quel testamento l'antica fede, e gli esorlò caldamen-
alla congregazione di propaganda, te alla concordia. A questo fine col
e per affrettare l'apertura di que- carattere di ablegato apostolico
sta pia fondazione aggiunse del spedì al Monto Libano Gabriele
suo quattrocento scudi , e vi ap- Eva abbate di s. Maura della con-
plicòquaranta luoghi di monti ri- gregazione riformata di 8. Antonio,
sultanti dall' eredità del cardinal imponendogli, che non potendo
Ubaldmi. Cresciute essendo le ren- esso araichevolmenla comporre le
dite del collegio, la congregazione discordie, il patriarca intimasse un
volle accresciuti anche quattro po- concilio provinciale , in cui fossero
sti gratuiti per gli alunni maroni- con giusto ordine esaminate e de-
ti, due de* quali dovevano pren- cise le differenze, e principalmen-
dersi da Cipro e due dalla Soria. te quelle insorte fra i vescovi di
Ciò avvenne nel 1647, e nell'anno Damasco e .di Beri lo; alla parte
seguente Innocenzo X Ip dichiarò poi che al giudizio soccombesse del
MAR MAR i-ii

concìlio, il Pontefìco riservò la facol- comunicazione. I religiosi ne ave-


tà di poter vicorierc alla carila Se- vano pure nel lecinto de'loro mo-
3.*^'
de. Riconosciuto innocente il patriar- nasteri. 11 patriarca erasi arro-
ca, pei' tale riconobbe puro Cle^
lo gato il diritto esclusivo dì fare
mente XI, ed ordinò ai maroniti gli oli santi, e di distribuirli ai ve-
che gli piena obbe-
prestassero scovi ed ai parrochi a prezzo di
dienza. Su punto \anno
questo oro. 3." Erano
pure vendute le
letti i tre brevi emanati da quel dispense di matrimonio. 4-° H ss.
Pupa: Etsi quotquoty de'29 gen- Sagramento non conservavasi d'or-
naio 1721 ; Ex romani, del primo dinario che nelle chiese de* religio-
febbraio; e Curii sicuty de' 12 mar- si. 5." 1 preti ammogliati passa-
zo, presso VAppendìx t. I, 4?^»
p. vano a seconde nozze. 6." Le chie-
478 e 479' Informato Clemente se mancavano di ornamenti, ed i
XII nel 1736 per lettere del pa- poveri di soccorsi. 7.° I maroniti
triarca de' maroniti Giuseppe Pie- di Berrea o Aleppo non celebra-
tro Gazeno, che nella nazione e- vano il divino ofijzio che in lingua
ransi introdotti abusi nell'ecclesia- araba da dieci o dodici anni in
stica disciplina, per mettervi ripa- poi, invece di celebrarlo in lingua
ro spedi suo legato apostolico nella siriaca , secondo 1* antica costu-
Siria monsignor Giuseppe Simone manza.
Asseraani, primo custode della bi- Appena divenuto Pontefice Be-
blioteca vaticana^ prelato dome- nedetto XIV, dopo che la congre-
stico e canonico di s. Pietro, il gazione di propaganda fide ebbe
quale convocò un concilio naziona- esaminati i decreti del suddetto si-

le nella chiesa del monastero di nodo, trovatili il Papa corrispon-


Loasia dell' ordine di s. Antonio, denti alle istruzioni date dalla san-
dedicata all'Immacolata Concezione ta Sede al suo legato, gli appiovò
di Maria. V'intervenne il patriar- col breve Singularis romanoruni
ca, quattordici arcivescovi e vescovi, Pontificum j del primo settembre
e frai primi quelli di Damasco ed 1741, presso il Bull. 3if7gii. t.

Aleppo, due abbati regolari, molli XVI, p. 4^} e nel Bull, de prop.
missionari di varie religioni , e di- t. Ili, p. 3. Indi col breve Apo-
versi principi e magnati della na- stolica praedecessoruiiiy de'i4 leb-
zione. Ne fece l'apertura For- il p. braio 1742, loco citalo p. 6^ del
mage gesuita ai 3o settembre, con Bull. Magn., e p. 12 del Bull, de
un discorso che si aggirò sullo prop.j Benedetto XIV lodò nuo-
scopo salutare del concilio, la ri- vamente i decreti del sinodo; a-
forma cioè di alcuni abusi. Si ten- brogò la contribuzione che davasi
nero otto sessioni, «elle quali si al patriarca per la distribuzione
fecero molti regolamenti per la degli oli santi, e perchè il prela-
riforma di detti abusi, i principali to non restasse privo de' necessari
de'cjuali erano i seguenti, i. L'u- alimenti , stabilì che la congrega-
sanza, giusta la quale i vescovi zione di propngantla imponesse ai
maroniti avevano vicine delle re- vescovi una tassa, cos\ ai monaste-
ligiose, la casa delie quali non era ri, la quale gli sarebbe data ogni
separata da quella de'vescovi stes- anno a titolo di sussidio nella do-
si, se non che da una porta di menica fra l'ottava della festa del-
171 MAR MAR
r Assntitr». Inoltre prescrìsse che Bull. 3fagn. pag. 207, Bull de
nella nazione fosse una chiesa pa- prop. p. 1 -29. Nello stesso giorno
triarcale con olio vescovi , in vere indirizzò agli arcivescovi e vescovi
di sedici ch'erano prinaa, ai quali maroniti il breve Exìmìi erga a-
assegnò i limiti delle diocesi, stabi- postolicani, presso il Bidl. Magn.
lendovi Aleppo o Benea, Tripoli, p. 20S, Bull, de prop. i3i. pag.
Itotra, Eliopoli, Damasco , Berilo, Estinto scisma de' due patriar-
lo

Tiro e Cipro. Nella morte del pa- chi. Benedetto XIV dichiarò com-
triarca Giuseppe Pietro, divisi fra missario apostolico il p. Desiderio
loro d'opinione vescovi maroniti, i de'minori osservanti, presidente del
alcuni elessero per patriarca Elia convento del s. Sepolcro, col bre-
arcivescovo Arceiise, e gli altri in ve Ne/w'ni sane, de' 20 luglio 1746»
minor numero Tobia arcivescovo e ne prevenne il patriarca Simone
«Il Neapolosia. Ambedue si appel- col breve DUecto filio, dato in det-
larono a Benedetto XIV, e ne do- to giorno, nel quale ne diresse al-
mandarono il pallio; ma il Pa- tro. Non pos.sunius, agli arcive-
pa dichiarò nulla l'eiezione di en- scovi e vescovi maroniti, quali bre-
U-ambi, riservandola alla santa Se- vi sono riportati nell' Appendix
de col breve Qiiod non fiumana, t. Il del Btdl. de prop. p. 11 5,
de* I
743, Bull. Magn. p.
3 marzo i 118, 120, onde riordinare le cose,
1
46, Bull, de prop. p. 76. In luo- e mandare ad effetto i decreti del
go di detti arcivescovi Benedetto si nodo.
XIV nominò patriarca Simone E- Essendo morto il patriarca Si-
vodio arcivescovo di Damasco, col mone 12 febbraio del 1756, gli
a'

liieve Niiper ad nos, dato a* 16 arcivescovi e vescovi maroniti, ai


marzo ìj^^, BtdL Maga. p. i47, 28 dello stesso mese elessero con-
Bull, de prop. p. 79, ordinando alla cordemente in successore Tobia
iMzione maronita, che con rive- Pietro Gazeno arcivescovo di Ci-
l'enza e sommissione lo ricevessero. pro, leggendosi nel citato tom. Il
}*er lo stesso fine Benedetto XIV Appendix p, 2o3 e seg. gli atti

col disposto del breve Nuper ad di tale elezione, la lettela di obbe-


scdandas, di detto giorno, Bull. dienza del nuovo patriarca a Be-
Mngn. p. i5o, Bull, de prop. p. 87, nedetto XTV de' 20 marzo, la let-

deputò ablegato apostolico ai ma- tera del medesimo alla congrega-


roniti il p. Jacopo da Lucca mi- zione di propaganda , la lette