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DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SAMTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHI*
DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI CONCILII,
AI RITI, ALLE CEREMONIE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
SACRE, ALLE
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NOI*
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIG1.IA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO


SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

VCL. XXXIX.

IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA E!MILIANA
M D C G C XLV I .
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO -ECCLESIASTICA
m^^

LIS LIS

JUISIA, Lysias. Sede vescovile Gli edifizi più osservabili sono la


dell'esarcato d' Asia, nella Caria vecchia cattedrale, il palazzo già
secondo Plinio, nella Frigia Ma- vescovile, di cui si ammirano i

gna secondo Tolomeo, o nella giardini e la scala, il seminario e


Frigia Salutare e sotto la metro- il grande ospedale. Lisieux possie-
poli di Sinnada, eretta nel se- V de un collegio comunale, un tea-
colo. Ne furono vescovi, Teagene tro, e varie fabbriche massime di
che si unì cogli ariani a Filippo- tele, fra le quali quelle cretonnes,
poli ; Filippo che fu al concilio di cosi dette da Creton che ne sta-
Calcedonia e Costantino che tro-
; bilì i telai ; il suo commercio è
vossi al concilio di Fozio. Oriens considerabile. Tra suoi uomini
i

christ. t. 846.
I, p. illustri nomineremo Gabriele Du-
LISIEUX, Lexovium. Città ve- moulin, Pietro Vattier ed il padre
scovile di Francia nell' Alta Nor- Zaccaria. Questa antichissima città
mandia, dipartimento del Calva- ch'era la capitale dei popoli Lpxo-
dos, capoluogo di circondario e di vii o Lexobii, popoli galli de'qiia-
cantone, in una valle fertile sulla ii parla Cesare ne'suoi commenta-
riva destra del Toucques, presso rii, dicesi che da essi abbia preso
al confluente di questa riviera e il suo nome. piimi reSotto i

deirOrbec, distante cinque leghe francesidivenne la capitale di un


dal mare e quarantadue da Pari- paese chiamato Lieuvin e Li^'inus
gi. È sede di varie magistrature. o coniitatus Lisvinus, e fu perciò
Alle sue antiche mura furono so- da alcuni chiamata Lexovhim e
stituiti molti belli edifizi, ed im da altri Neomagus. l'rima dell'uso
pubblico ameno passeggio. Le stra- del cannone risguardavasi come
de sono assai larghe, e la mag- fortissima. Fu questo paese, col
gior parte delle case di legno. titolo di contea, dato al vescovo,
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che peiciò divenne signore tem- sai considerabile e fondala nel se-
porale (Iella città. I normanDÌ sac- colo XI. La diocesi comprendeva
cheggiarono Lisieux ntWS'j'j, ed i otto abbazie e cinrjuecenttjttanta
I)i-etoni 1' ahbriiciaiono nel i i 3o. parrocchie, divise in quattro ar-
Fu presa da Filippo Aiigu>«to nel cidiaconati.
iio3, dagl'inglesi nel i4'5, dai
generali di Carlo VII nel 148, i Coìicilii di Lisieux.
<lai protestanti nel i^ji, e da
Enrico IV nel 1 589. Il primo fu tenuto nel lo'JS
La sede vescovile vuoisi, al dire pei' le cure del duca Guglielmo
di Cotnmanville, istituita nel primo nipnte di Mangerò arcivescovo di
secolo della Chiesa, ma il primo liouin. Ermafredo vescovo di Sion
suo vescovo
che si conosca fu e legalo del Papa vi presiedette
Teodebando che sottoscri«se ai con tutti i vescovi della provincia,
concini d'Orleans del 538, 54 1 e e INIaugero vi fu deposto, venendo
549 : altri chiamano primo ve-
il sostituito in sua vece Maurilio.
scovo Litarde. Il vescovo Giovan- Bessin in Conc'iliis Normaniiiae.
ni Hennuier salvò dalla strage Il secondo nel 1106 per la pa-
delta di s. Bartolomeo molti pro- ce di Normandia, in presenza di
testanti della sua diocesi, e per Enrico I re d'Inghilterra. Marlene,
la sua «carità apostolica guadagnò Tlicsaur. t. IV ; Bessin; Labbé t.

il cuoie di molti e li convertì. X; Arduino t. VI.


L ultimo e cinquantesimo quarto Il terzo nel iZi\ sotto Ugo di
vescovo di Lisieux, fu Giuseppe Arcmt. Lenglet, Ta^'olelte. cronol.
Basilio Ferron de la Ferronays LISIMACHIA, Ly simachia. Sede
d'Angers, che Pio VI avea trasfe- vescovile della provincia di Euro-
rito da
Bajona a' i5 dicembre pa nell'esarcato di Tracia, sotto
1783, perchè Pio VII nel concor- la metropoli di Eraclea, eretta
dato del 1802 ne soppresse la se- nel V secolo. Tolomeo la chiama
de ch'era suIlVaganea della metro- Examillum o Ilexaniili, e Stefa-
poli Rouen. La chiesa cattedra-
di no di Bisanzio Cardia che vera- ,

le Pietro aveva un capitolo


di s. mente era un'altra città. Il re Li-
composto di undici dignitari, di simaco edificò la città nell' istmo
trentasei canonici, e di molti altri di Tiacia, presso le rovine di Car-
beneficiati. Nella vigilia e nel gior- dia. Furono suoi vescovi, iV. che
no di
s. Orsino od Orsino, cioè si trova rappresentato nel VII
nel IO ed 11 giugno, essi erano concilio generale, dal sacerdote
conti, ed apparteneva loro tutta Costanzo ; Metodio che intervenne
la giustizia civile e criminale, al concilio di Fozio ; N. che fu
quando il vescovo era signore e al concilio del patriarca Calisto
conte di Lisieux. Vi erano molte nel i35i, nel quale Barlaam ed
case religiose, tra le quali si di- Acindimo avversari dei palamiti,
stinguevano quelle de' domenicani vennero condannati. Oricns christ.
e de'trinitari ; gli eudisti aveano t. I, p. II 32.
li collegio e la magnifica chiesa LISINIA, LISINA, Ly.mnias,
della Madonna di Prato, eh' era Lysina. SeAe vescovile della se-
un'abbazia reale di benedettini as- conda Pamfilia, nella diocesi ed
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esarcato d'Asia, sotto la metropoli nella diocesi di Lismore, ha due
di Perga eretta nel V secolo. Ne chiese e conta sedicimila abitanti
furono vescovi A pagamo, che fu quasi tutti cattolici ; vi è il deca-
al concilio di Nicea ; Eugenio clie no, e suole risiedervi talvolta il

si unì agli ariani a Filippopoli e vicario generale di Lismore. In


sottoscrisse le loro lettere ; Diodo- questa città vi è il cimitero, che
ro che trovossi al concilio di Cal- conserva le ceneri di santi, di re,

cedonia. Oriens christ. t. I, p. e di grandi . Ha molte scuole


io3o. tenute dai fratelli monaci dell;*
LISMORE [Lismorien). Città dottrina cristiana, una casa di
vescovile delTIilanda, provincia di francescani riformati, ed altra del-
Blunster, contea di Waterford, le monache della Presentazione. In
baronia di Coshhride, sulla riva questa città si trovano molti
destra del Blackvvater, che vi sì quakeri.
passa sopra un ponte di pietra. LISSO, o ALESSIO, o LECH,
Evvi un castello eretto sulla cima LissHS, Elissus, Àlexien. Città con
duna roccia, che s'innalza perpen- residenza vescovile dell' Albania
dicolarmente al di sopra della ri- nella Turchia europea ,
pascialati-
viera. Si crede questa città fonda- co e sangiacalo di Scutari da cui
ta nel VII secolo, e si attribuisce è distante otto leghe, con un buon
il suo castello al re Giovanni. forte, ed un porto sulla riva de-
Sembra essere stata considerabile stra del Drin , ed è capoluogo
nel medio evo, che racchiudesse d'una giurisdizione. E situata so-
venti chiese e un'abbazia. Fu pre- pra una scoscesa montagna. La
sa e saccheggiata da Raimondo e residenza vescovile è in Capo-Re-
dal conte Riccardo nel iiyS, e doni nella limitrofa arcidiocesi di

dagli inglesi negli anni 1174 e Durazzo, dopo che fu incendi nta
1178. Nel 1707 un incendio la la casa del vescovo. La sede ve-
ridusse quasi interamente in cene- scovile di Lisso od J lessi (
Fedi)
re; Dia però mandava due mem- nell'Epiro nuovo, esarcalo di Ma-
bri al parlamento prima della cedonia , fu eretta nel IX secolo,
riunione. E oggi di poca impor- e fatta sulfraganea della metropoli
tanza, e tra gli uomini illustri di Durazzo, di cui lo è tuttora. Il

vanta il celebre Roberto Boyle. p. LeQuien nell' Oriens christ.


La sede vescovile fu eretta nel t. Ili, p. 956, riporta seguenti i

VI secolo da s. Carthago, sotto la vescovi. Biagio d'Albania domeni-


metropoli di Cashell. Commanville cano, fatto vescovo da Sisto IV
dice che fu fondata verso l'anno nel 1475. Giorgio eletto da Leone
63o, e che nel i363 venne unita X nel i5i3. Michele di Natara
al vescovato di TVaterford (Fedi). domenicano, nominato dallo stesso
Da Lismore uscirono i più celebri Pontefice. Bernardino di Gronana
banditori del vangelo : ivi risiede minore francescano, eletto nel
il vicario generale delle due dio- i5i8 da Leone X. N. che si uni
cesi. La sua popolazione è di sei- al vescovo di Croia, ed alla lesta
nnla abitanti una bella
: possiede dei loro diocesani misero in fuga
chiesa parrocchiale, Clonmel, capo- tremila turchi, i quali andavano
luogo della contea di Tipperary, è contro gli abitanti di Monte Ne-
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gi"o per separarli dalla repubblica LISTRA o LISTRI, Lystra. Se-
di Venezia. La serie de' vescovi de vescovile dell'Asia minore nella
del secolo passalo e del corrente Galazia ai confini della Licaonia, e
si legge nelle annuali Notizie di precisamente nell'Isauria, la cui
Roma : riporteremo quelli del se- cilfà antica era distante quattordi-
colo corrente. IVicola Malci delia ci leghe da Iconio, e poi fu inte-
diocesi di Durazzo, fatto vescovo ramente distrutta. Il vescovato ap-
da Pio VI nel 1797. Dopo lungo partenne all'esarcato e diocesi d'A-
vescovato gli successe Gabriele Ba- sia, sotto la metropoli d'Iconio, e-
rissich bosniese francescano, eletto retto nel I,V secolo. Gli apostoli s.

da Leone XII a' 3 luglio 182G. Paolo e s. Barnaba vi predicarono


Gregorio XVI ai 19 gennaio 184^ il vangelo, e fu in questa città, che
fece vescovo l'odierno monsignor per aver essi guarito un zoppo dalla

Giovanni Topicli de'minori osser- nascita furono presi per Dei. Quei
vanti. La popolazione cattolica dis- di Listri presero s. Paolo per Mer-

persa nel territorio ascende a die- curio, e s. Barnaba come più vec-
ci«etleiiiila ;
quella della città a chio per Giove, e vollero sacrifi-

seimila. cargli delle vittime, locchè a gran


Nella diocesi vi sono ventiquat- fatica ambedue poterono impedire.
tro chiese parrocchiali, cioè in A- In questo tempo giunsero in Listri
lessio, Veglia, Marchigna, Griscia, alcuni sinagoghe e-
deputati delle
Manattia, Trisci, Bocbiano, Bime- braiche d'Antiochia e d'Iconio, de-
no, Pedana, Bolghero, Criesesi, Cal- clamarono gli apostoli per demoni,
meti , Salhdreni , Carasichi, Ider- ed istigarono gli abitanti a lapidar-
fandina, Blinisti, Foudi-Voghel, Ca- li s.:Paolo fu creduto morto per
livara, Pucinari, Dileri, Corthepul- le ferite ricevute, e si sottrasse da

la, Treghna e Miriditti


Caslagnetti, Listri con s. Barnaba, passando a
con abbate. Vi è un convento senza Derba a predicar la fede. I vesco-
religiosi sulla riva del Brino, l'ospi- vi di Listri sono: Artema, di cui
zio di s. Maria Annunziata, 1' ab- parla s. Paolo, nella epist. ad Til.

bazia di Miriditti, e più di venti e. 3, V. \i; Tiberio che fu al primo


sacerdoti. Il vescovo di Alessio ri- concilio generale di Nicea ; Paolo
ceve dalla congregazione di propa- che trovossi al primo concilio ge-
ganda Jidej, da cui dipende, annui nerale di Costa'itinopoli ; Plutarco
scudi duecento, ed altri sussidi! ri- che fu al primo concilio di Calce-
cevono parrochi. L'ospizio vicino
i donia ; Eubulo che confutò un'o-
ad Alessio possiede lerieni incolti, peretta, che il patriarca dei giaco-
perchè ciistiani sono costretti la-
i bili, per nome Atanasio, avea pre-
vorare quelli de' turchi. La chiesa sentato all' imperatore Eraclio, per
di s. Maria dellAnnunziala, depre- provargli ch'eravi una sola opera-
dala dai turchi nelTincursione del zione in Gesù Cristo. Se ne leg-

j835, perdette sacri arredi. Mi-i geva un estratto nel cap. XXII di
riditti è governala da un piincipe una panoplia greca contro diffe-
cattolico trìbularìo della Porta ot- renti eresie, che trovavasi mano-
tomana. Il suo stalo consiste in scritta nella biblioteca del collegio
pochi villaggi, lutti cattolici, nella de' gesuiti di Parigi, per cui sem-
nionlasna. bra che il p. Pagi male a proposilo
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abbia messo in dubbio quanto dice LITANIA o LET^^Ì A, Litania,
Teofane intorno alla conferenza che Supplicationes. La parola Litania
Atanasio ebbe coli' imperatore. Al- si prende dagli autori ecclesiastici :

tro vescovo di Listra fu Basilide i


." per le Processioni [Vedi) sta-
che assistette al concilio in cui bilite dalla Chiesa, per le persone

Fozio venne ristabilito. Orienschrist. che compongono le processioni stes-


t. I, p. 1074. Al presente Lislri, se, e per le formole delle preghie-

Lystren, è un titolo vescovile in re che si cantano in queste pro-


partihus, sotto l'arcivescovato pure cessioni in onore de' santi o di ,

che conferisce
in parlibus d' Iconio, alcuni misteri, sia in generale che
Ja santa Sede. JVe furono per ul- in particolare. 1° per le Litanìe
timo insigniti Giovanni Bonyonski Maggiori [Vedi). 3." per le Lita-
di Riss-Jeszeniez diocesi di Nitria, nie Minori o Ro gazi ani [Vedi).
fatto vescovo di Listri e sulfraga- 4." per le Litanie Laurelane o della
neo della metropoli di Strigonia da Beata Vergine [Vedi). 5." per le
Pio VII a' 20 agosto 1820; e l'o- Litanie de" santi [Vedi). 6." per il

dierno monsignor Eleonoro Aron- Kyrie eleison (Vedi), perchè le li-

ne del Serrone, diocesi di Palestri- tanie de' santi e le lauretane inco-


na, arcidiacono di quella cattedra- minciano col Kyrie eleison, e per-
le, fatto vescovo di Listri ed au- chè finivano altre volte nello stesso
siliare della medesima sede subur- modo. Il Kyrie della messa da
hicaria di Palestrina da Gregorio molti autori è detto litania , cioè
XVI, nel concistoro de'22 luglio preghiera, secondo il vocabolo gre-
J842. co. Alcuni rituali antichi presciivo-
LISTRA. Sede vescovile del nuo- no nel sabbato santo doversi can-
vo Epiro, nella diocesi d'Illiria o- tare Litaniae septenae , (juintenae,
rientale, sotto la metropoli di Du- ternae, ovvero come altri scrivono
vazzo. L'imperatore Costantino Por- septenariae ,
qninariae , ternariae
firogenito la distingue da un'altra perchè si replicava il Kyrie sette
città chiamata Liisus o Lis<;a. Uno volte, poi cinque, e per ultimo tre
de' suoi vescovi chiamato Zenobio al fonte battesimale, e nella con-
assistette al concilio di Calcedonia. sacrazione della chiesa, nella pro-
On'ens christ. t. II, p. 2 52. cessione che si fa colle reliquie in-
LITA, LETE, Litae. Sede ve- torno alla medesima. Nell'Ordine
scovile dellaprima Macedonia, nel- romano, Iniponere Litaniani, signi-
l'esaicato del suo nome, sul golfo fica d;u'si principio a cantare il Ky-
di Tessalonica, sotto la mefro[)uli rie. Del diverso modo di cantare
di Tessalonica, eretta nel V secolo, le dette litanie nel sabbato santo
poi unita alla sede di Rendina. L,i- e nella vigilia di Pentecoste, a tre,
tae, secondo Plinio, fu una città di a cinque ed a sette cori, ne tratta
Macedonia, secondo Tolomeo alla il p. Chardon, Storia de' sacra-
estremità della Migdonia, ai confi- menti t. 1, lib. I, cap. XI, del bat-
ni dell' Amphaxitide. Attualmente tesimo. Nelle Stazioni [Vedi) si ri-
Lita, Leten, è un titolo vescovile peteva ordinarianiente per tre volte
in partibns, sotto 1' arcivescovato ciasciuia invocazione della litania ,

pure in partibns di Tessalonica ,


che si cantava recandosi professio-
che conferisce la santa Sede. nalmente alla chiesa stagionale: dal
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the provenne elicsi cliiamnvn termi- colla di adoperare il pallio nelle
ria, dicendosi qninaiia quella nella letanie, gli fece l'enumerazione del-
fjnale si ripeteva cinque volle l'invo- le Laetaniae o giorni solenni nei
cazione stessa, e se/tenaria quella quali è permesso agli arcivescovi
in cui ripetevasi sette volte, come di pollale il pallio, il quale non
tuttoia si suole praticare in qual- si portava mai fuori della chiesa ,
che città della Francia nel sabbato e le litanie maggiori e minori han-
santo. Delle litanie stazionali che no sempre luogo fuori della chiesa,
nella basilica laleranense si cantano come osserva il Sarnelli nelle Lett.
in processione dopo l'ora di terza, eccl., t. VII, p. 55. Delle litanie o
ogni domenica non impedita, prima Laudi ( J^edi), che si dicono nel
dellamessa solenne, il Crescimbe- giorno della coronazione e solenne
ni ne tratta nello Stato della ba- possesso del Pontefice, ne parlam-
silica lateranense, 179. Del si-
p. mo ancora nel voi. Vili, p. 167
gnificato di questa processione ne e i85 del Dizionario. Anticamen-
parlammo al voi. XII, p. 4' ^^^ te questa specie di litanie soleva-
Dizionario. Litania è parola greca, no dirsi nel giorno stesso dell'S/e-
che significa supplicazione, preghie- zione del Papa- [Fedi). Quando s.

ra, processione, rogazione, orazione. Leone III, come dicemmo altrove,


f^. Valfrido, De, rebus ecclesiast. ed all' articolo Giunizri di Dio, si

cap. 28. Trovasi in s. Basilio, epist. giustificò con giinamento nella ba-
63, t. MI, p. f)7, la parola litania silica vaticana, delle calunnie da-
per esprimere le supplicazioni pub- tegli, fu daacclamato di nuo-
tutti
bliche che si facevano a Dio per vo , riconosciuto per Pontefice e ,

implorare il soccorso della sua mi- dette le litanie dell'elezione, colle


sericordia. I latini hanno ritenuto parole responsoriali : Tu illuni rt-

il Kyrie eleison de' greci, e s. Gre- diuva, replicate all' invocazione di


gorio I aggiunse il Chrìsle eleixon; ciascun santo: dice l'Anastasio,
l'invocazione de' santi fu aggiunta otnnes archiepiscopi, episcopi, abba-
poco dopo s. Gregorio I, come ve- tes, et ciincti clerici , litania facta,
desi ne' martirologi del suo secolo^ laudes dedere Deo. Altrettanto a-
che portano il nome di s. Girola- veano praticato, dopo celebrate le
mo. Si possono consultare il Fio- litanie, Sisto III e Pelagio I nel-
rentino, Admonit. 8, praev. p. 89, r emettere egual Giuramento [Fedi).
4o, ed il Tomassini, Istoria delle LITANIE MAGGIORI. Proces-
feste mobili par. H, p. 17 3. Altri sione solenne con l'invocazione dei
presso il Baruffaldi lit. 79, n. 3, santi, orazioni e messa, che si ce-
chiamano la litania, prece seria, lebra dalla Chiesa a' 25 aprile nel-
«livota e frequente. Non si deve la festa di s. Marco evangelista; e
confondere la parola litania, con se accaderà doversi trasferire la
letania,laetania: questa ultima si- festa di tal santo, non si trasferirà
gnifica un giorno di festa, di gioia però la processione , se non che
e di allegrezza, dal verbo laetor, e quando la sua festa e il giorno ^5
come apparisce nel lib. IV, epist. aprile occorresse nel giorno di Pa-
io di S.Gregorio I, scritta a Gio- squa, perchè in allora si trasferirà
vanni arcivescovo di Ravenna, nella nella feria HI che segue. Ciò vie-
quale il Papa nel concedergli fa- ne ordinalo dal decreto della sa-
LIT LIT 11
era congregazione de' riti de' r4 col Quarti, punct. 4? "• ^35, ne vo-
lyoS, presso il Cardellini
feijliiaio gliono autori gli apostoli, e dico-
n. 356
ad 5: Si litaniae mnjo-
1 no che probabilmente s. Gregorio
iTs occnrrant in die Paschalis, Iras- I le abbia propagate ed ampliate,
fcraiìtnr in feriani lertiam sequeii- ciò che fecero eziandio gli altri
lem. 11 un precedente
Macri cita Pontefici, aggiungendo all' invoca-
decreto della medesima congrega- zione de' santi i nomi di altri. Af-
zione, cioè de' 25 settembre 1627, flitta Roma da una grave pesti-
dicendo che se maggio- la Litania lenza con numerose mortalità, a
re viene nel giorno Pasqua, si di segno che in un giorno nelle piaz-
trasferisse nel primo martedì se- ze caddero morti ottanta nelTatto
guente, acciò il popolo fosse piìi di sternutare o sbadigliare, s. Gre-
frequente essendo dì festivo; che gorio I ordinò che si dicesse Dio
si dirà però la messa solita delle ti sah'i a eh: sternutava, e si fa-
rogazioni senza commemorazione cessero segni di croce sulla bocca
dell'ottava , col prefazio feriale di coloro che sbadigliavano. Quindi
Pasqua, ed i! comuìunicantes, coi per placar 1' ira divina ed implo-
paramenti di colore paonazzo. Tal- rar misericordia, il Papa comandò
volta è avvenuto, come ne' i84i, per diversi giorni varie processioni
che la festa di s. Marco cadesse in e litanie. In una di queste alla ba-
domenica piivilegiata, la processio- silica vaticana coìV Immagine [f^cdi)
ne ebbe luogo e la festa si trasfe- della Beata Vergine, seguita dal
rì se la domenica non è privile-
; Pontefice, nel passare innanzi alla
giata la festa si celebra ; la pro- mole Adriana, udì egli le voci de-
cessione non è attaccata alla festa gli angeli che cantavano: Regina
del santo evangelista. Quanto al- Coeli,etc., a cui rispose s. Grego-
l'origine delle litanie maggiori o rio I: Ora prò nobis Deunij e nel
grandi, diverse sono le opinioni de- medesimo tempo vide sulla detta
gli storici. La maggior parte l'at- mole un angelo che rimetteva la
tribuiscono a s. Gregorio 1 Magno spada nel fodero, in segno di es-
del 590, ma egli stesso dimostra sere cessato il divino flagello, e po-
ch'erano già istituite, dicendo nel scia prese il nome di Ca-
l'edifizio
suo Ecgìslro, lib. Xi, cap. 2: So- stel s. Angelo [J^edi). La prima li-
lenmitas animae det'olionis, fralres tania di s. Gregorio 1 si celebrò
lìileclissiiìiì, iios ndiiionct, ut lila- nel mese di settembre per la pe-
nianij quae major oh omnibus ap- stilenza ma poi l' annua comme-
;

pcllantur, soWcilis, ac dcvolis de- morazione del ricevuto benefizio


beamus, auxilianle Deo, menlibux fu istituita nel giorno di s. Marco
celebrare. Il Platina, Polidoro Vir- evangelista, come tuttora si pratica
gilio ed altri sostengono che fosse- dalla Chiesa cattolica, e si raccoglie
io istituite da s. Leone 1 del 44^) dal secondo concilio d'Aquisgrana :

ma i critici lo controvertono. An- Ut litania major more romano ab


che Baronio in noi. ad
il marly- omnibus in septimo kalendas maji
rnlog. sub die aSaprilis, le crede ctlebrelur, can. io. Pare che il

jiiii antiche di s. Gregorio I, così Macri espressamente la litania di


il Martene, De divin. ofJ7<\ I. IV, s. Marco attiibuisca a s. Gregorio
e, 7j n. I. II Suarez poi ed altri 1, e producendo il passo del me-
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desimo, di sopra allegalo, cliia- 4^ ; o Paolo diacono, Dti longoharrl.
ramente dice che ogni anno volle lib. 3, cap. 2 5. AI clero fu slabi-
celebrarla in rendimento di grazie, lita la basilica laleranense, ai se-
e che Gregoiio I nel loco citato
s. colari la chiesa di s. Marcello, ai
dopo un lungo ragionamento con- monaci quella de' ss. Giovanni e
chiude, che la processione fu isti- Paolo, alle monache non ancora in
tuita in memoria del benefizio già clausura quella de' ss. Cosimo e
ricevuto. Tain de antiquioribiis Damiano, alle maritate s. Stefano
ffuant de praesenlibus beneficiis pie- rotondo, alle vedove s. Vitale, ai
tati ejus y in quantum possumus fanciulli e poveri la chiesa di s.

referre gratias mereamur. Cecilia. Con qualche diversità sono


L' Ugonio p. 4> Hisloria delle riportate le sette litanie da s. Gre-
xtazioni; il Severano, Memorie sa- gorio di Tours presso il Rinaldi
ere p. 262 e 725, ed il Piazza all'anno Sgo, n. 12. Il p. Bernar-
nella Gerarchia cardinalizia, p. do da Venezia nell'annotazione 44
432, narrano che s. Gregorio I al citato p. Chardon, dice che s.
istituì la litania maggiore nella Gregorio I per implorare la divina
chiesa di s. Sabina, ove convocato pietà ne' calamitosi suoi tempi ,

il popolo l'esortò a penitenza con istituì queste settenarie litanie, co-


un bel sermone, invitandolo pel dì sì dette perchè tutti gli assistenti
seguente a portarsi nella basilica in sette cori divisi, la medesima in-
di s. Maria Maggiore, e che da vocazione ripetevano; prima il cle-
questa chiesa nel settimo giorno, ro, e successivamente gli abbati coi
festa di Pasqua, il Papa si portò loro monaci, le abbadesse colle lo-
col popolo in processione a s. Pie- ro religiose, tutti i fanciulli, tutti
tro. Se l'immagine di s. Maria gli adulti maschi, tutte le vedove,
Maggiore o della chiesa di s. Ma- tutte Je maritate. Osserva, che al
ria in Araceli, o ambedue e in presente nelle chiese d' Italia si usa
giorni diversi furono portate io il duale, perchè o da una parte
processione, lo dicemmo a' loro intuona il clero e dall'altra i lai-

luoghi. Questa litania o processio- ci ripetono, oppure il clero solo in


ne fu detta Setti/orme, Septifor- due cori diviso fa la invocazione
mix, Litania septena, per aver s. replicata. Il Colti, nel Dici, liturg.
Gregorio tutto il popolo
I diviso par. I, tit. Litaniae mnjores, dichia-
in assegnando per adu-
sette classi, ra che queste litanie non si dicono
narsi a ciascun ordine la propria maggiori perchè sono state istituite
chiesa, donde nel giorno stabilito da s. Gregorio I, giacché prima di
dovevano partire, recandosi tutte lui la processione si chiamava li-

alla basilica di s. Maria Maggiore tania maggiore, ma così vennero


processionalmente , risuonando le chiamale ,
perchè la loro pro-
vie della città di gemiti e di fer- cessione si componeva di tutto
vorose preghiere ; indi cantando il clero secolare e regolare , e
le orazioni da s. Maria Maggiore con gran concorso di popolo, o
la processione portavasi a s. Pie- piuttosto per la lunghezza del viag-
tro con gran devozione, come nar- gio. perchè come si raccoglie da
ra Giovanni diacono che v' inler- un sagramenlario Gregoriano pro-
venne, l'ila di s. Gregorio j I. I, n. dotto dal Pamelio, usciva questa
LIT LIT i3

processione ia Roma dalla chiesa sione l'antifona degli Angeli; di che,


tli s. Lorenzo in Luciua, dove re- con altre notizie analoghe al pro-
citala sopra il popolo la colletta, digio del saluto che fecero gli an-
che incomincia : Mentem faniiliae geli all' immagine della Reata Ver-

tuae, si portava dalla Poita Fla- gine nella processione di s. Grego-


minia alla chiesa di s. Valentino, rio I, già parlammo al voi. XII,
della quale parlan)rao nei volu- p. 99 e I i5 del Dizionario. Quan-
me XIII, p. 4' *-^^^ Dizionario, to al clero secolare e regolare x'o-

nella quale si lecitava un' altra mano che si porla nella chiesa di
colletta, che principia : Deun qui s. ]Marco, quello dei capitoli assu-
culpa ; indi proseguiva il suo viag- me gli abili corali nel portico,
gio sino al ponte Milvio. Finalmen- nelle camere sopra di esso, nei
te progrediva la processione fino luoghi contigui, ed in chiesa. II

alla Croce, e terminava a s. Pie- capitolo laleranense, come il primo


tro, nel di cui atrio si recitava nell'ordine gerarchico, prende luo-
un'altra colletta, che incomincia: go in coro con quello della chiesa.
Adei^to Domine, e in quella basili- I cursori del vicariato dispensano
ca si celebrava la messa. Pare che al clero secolare e regolare il li-

l'avvenimento narralo di s. Gre- bretto : Ordo servandus in proce.<;-

gorio I accadesse nel jgi o nel sionibus faciendis in diebus s. Mar-


5ig3, giacché egli lu eletto nel Sgo ci Evangelistae et Rogationum . 11

e consacrato a' 3 settembre. Egli prelato vice-gerente dice in essa la


nella chiesa di s. Marco di Roma messa letta della feria, finita la

pose due stazioni, una delle quali quale assume il piviale paonazzo e
nel dì della festa a' 25 aprile. la mitra di lama d'oro, facendogli
Jn progresso di tempo in Roma da diacono e suddiacono due be-
non più la processione parti da s. neficiati del capitolo laleranense ,

Maria Maggiore, ma dalla chiesa che vestono la dalmatica e la to-


di 5. Lorenzo in Lucina, indi da nacella paonazza. Indi due cantori
quella di s. Marco ; laonde fu sta- in piviale paonazzo intuonano le
bilito, che nella mattina della li- litanie de' santi. Il cursore del vi-

tania maggiore il clero del capito- cariato chiama le corporazioni le-


lo valicano, si rechi nella chiesa ligiose, poi i capitoli secondo la

del Gesù, ove assunti gli abili co- loro graduazione, di che se ne può
rali passa a visitare la chiesa di s. prendere idea da quanto dicemmo
Marco, indi si porta processional- delle processioni delle Canonizza'
mente nella propria basilica, per zioni, e del Corpus Domini. Defi-
attendere dentro la porta di essa lando la processione, chi la com-
il clero secolare e regolare roma- pone fa riverenza, prima all' altare
no, che dalla chiesa di s. Marco maggiore, e poi al vice-gerente;
processionalmente si porta in s. Pie- quindi ogni corpo uscito dalla chie-
tro cantando le litanie de' santi, sa prosiegue il canto delle litanie,

coir antifona Regina Codi laetare, e giunto sul ponte s. Angelo i can-
alltluja. Ciò che cantano sul pon- tori ed ognuno canta 1' antifona
te s. Angelo ancora il capitolo di Angeli, Archangeli, eie, col ver-
s. Maria Maggiore ed minori os- i setto e responsorio. Il vescovo sen-
iervanti, dicendo tutta la proces- za mitra dice V orazione : Deus qui
i4 LIT L 1 l
ìiiìio etc. Ciò die pur fa il capi- l)iterio si eseguisce nel mercoled'i
tolo nomina-
vaticano, die con la delle rogazioni. Giunta la proces-
ta particolare processione, ha pre- sione in S.Pietro, si porta all'alta-
ceduta questa del clero secolare re del Sagramento, ove teriiiinate
e regolale, dicendo l'orazione un le litanie, monsign(jr vice-gerente
«^eriraonien; ; ma 1' antifona è quel- dice le preci, il salmo i cantori,
la di Rf^inn Coeli^ come si è det- ed il prelato i versetti e le orazio-
to. All'ingresso della basilica di s. ni, finite le quali intuona il 7'*;

Pietro, uno de' sagrestani minori di Dfum, che proseguono i cantori


essa distribuisce il presbiterio che vaticani, sebbene il capitolo avendo
tiene in una borsa di damasco ros- fatta la processione,, dopo il ricevi-
so, cioè un baiocco ad ogni par- mento del clero secolare e rego-
loco di Roma e luoghi suburba- lare siasi disciolto. II canto è ac-
ni ; ai capitoli delle basiliche, al compagnato dal suono dell'organo.
camerlengo del clero, ed ai capitoli Indi la processione si reca all'alta-
delle collegiale, come segue. Dieci re papale della Confessione, ove
baiocchi a quello lateianense , ed terminato il detto inno, i cantori
altrettanto a quello liberiano , il vaticani cantano l'antifona de' ss.

simile camerlengo del clero.


al Pietro e Paolo, e recitatasi dal vi-
Baiocchi sette e mezzo al capitolo cC'gerente l'orazione de'medesimi
di s. Maria in Trastevere, ed il santi apostoli, ascende I' altare, e
simile a quello Lorenzo in di s. comparte agli astanti la episcopale:
Damaso. Baiocchi cinque ad ognu benedizione, e si scioglie la pro-
no dei capitoli di s. Maria ad Mar- cessione.
tyres, di s. Celso, di s. Maria in Altri dicono che a questa sacra
A^ia Lata e di s. Eustachio. Baioc- funzione fu assegnato il 25 aprile
chi tre ad ognuno de' capitoli di nel declinar del secolo VII. Al
s. Nicola in Carcere, di s. Maria tetnpo di s. Gregorio 1 le grandi
in Cosniedin, di s. Angelo in Pe- litanie erano accompagnate da un
scheria, di s. Anastasia per il qua- rigoroso digiuno. iNon vi è oggid\
le prende s. IMaria in Cosniedin, che astinenza in parecchie diocesi
di s. Giorgio in Velabro, di s. Qui- a cagione del tempo pasquale, e
rico, di s. Prisca, e di s. Girola- osservasi ancora da alcuni il di-
tuo degli schiavoni. Il capitolo va- giuno delle stazioni, il quale fini-

licano impiega in questi presbiteri! sce a nona. Alcuni scrittori chia-


paoli quindici, perciò l'avanzo di marono questa litania, processio
ciò che distribuisce lo concede ai nigra, perchè anticamente in segno
chierici della basilica, i quali frui- di mestizia tutti si ricoprivano di
scono pure presbiterii de'canonici
i nero ammanto, come diceil Ma-
o capitoli che non intervengono cri. Nulla avvi di più commoven-
alla processione, come fanno or- te di quanto hanno detto i conci-
dinariamente quelli di san Gior- lii, i padri ed i santi pastori, die-
gio, di s. Quirico e di s. Prisca. tro alla maniera di assistere alle

E da avvertirsi, che non potendo- supplicazioni pubbliche ed alle pro-


si eseguire la processione a causa cessioni. 11 primo concilio d'Orleans

di tempo cattivo o d' impreveduta voleva che in questi giorni i pa-


circostanza, la distribuzione del pres- droni non obbligassero i loro servi
LIT LIT tS
alle fatiche ordinarie, affinchè lutti no, uscendo di chiesa, e proseguen-
i fedeh ragunati potessero unire i do le litanie. Precederà la croce
loro voti e le loro preghiere. 11 e seguirà il e nell'ultimo
clero,
concilio di Magonza ordinò die luogo il sacerdote apparato, come
tutti fossero alia cerimonia a pie- si è detto di sopra, nssieme coi
di nudi e in ahito di penitenza, ministri, vestiti de' sacri appara-
la qua) cosa fu per alcun terapo menti, per quanto lo richiederà
osservata. 11 cardinal s. Carlo Bor- la circostanza luogo. Se la
ed il

romeo adoperossi a tutto potere processione sarà più lunga del so-
in ridestale la pietà defedeli, nei lilo,o si ripeteranno le litanie, o
di delle grandi litanie e delle terminate queste, sino alle preci
legazioni. Conl'orme alle pie rego- esclusivamente, si diranno alcuni
le da lui fatte, le processioni co- salmi o penitenziali o graduali.
,

minciavano innanzi lo spuntar del ÌNon dicono poi inni o cantici


si

giorno, e duravano in fino a tre di allegrezza in questa occasione,


o quattro ore dopo mezzodì ; que- nelle rogazioni, o in altre pro-

sto santo arcivescovo di Milano cessioni istituite ad oggetto di pe-


digiunava iu questi giorni in pane nitenza. Se si dehba giungere ad
ed acqua e predicava più volte
, una o più chiese, sospese le litanie
per confortare il suo popolo alla o i entrando iu chiesa si
salmi ,

penitenza. Si possono leggere il canterà l'antifona col versetto ed


I\licro!ogocap. 57 nella Bihliot. orazione ( che si dice ne' suffragi
PP. XVlll, p. 489 ; Bona, De
t. per la commemorazione fra l'anno,

psalmod. cap, i4, § 4^ ^ Merati e non quella del giorno festivo, a


in addii, ad Gavaiit. t. I, par. 2, meno che non convenga con quel-
p. lao. 11 eh. Diclich nel suo la della detta commemorazione) del

Diz. sacro- liturgy sulle litanie mag- santo titolare di quella chiesa. Qui
giori nella festa di s. Marco, ri- va riportato il decreto de' sacri
porta quanto segue. de'22 marzo i63i, in Rhegien.
riti

» Radunato il clero e il popolo Non possunt in Litaniis inseri alii


de malie nella chiesa, tutti genu- sancii, praeter ibi descriptos, ne-
flessicon cuore umile e contrito que lempore pestis addendi sani
pregheranno il Signore. Poi il sa- titulares, et patroni cii'itatis sine

cerdote vestito di piviale, o alme- speciali concessione. Indi uscendo


no di cotta, e stola di color pao- la processione dalla chiesa, rias-
nazzo, assieme co'sacri ministri ed sunte le preci, tutti si porteranno
altri sacerdoti vestiti pure di cot- collo stesso ordine di prima alla
ta, stando iu piedi intuouerà l'an- chiesa dove si dovrà terminare
tifona: Exurge. Indi tutti genu- la processione. Perchè poi in mol-
fletteranno, e due chierici pure ge- li luoghi suole progredire la pro-
nuflessi innanzi all'altare maggiore, cessione da una chiesa ad un'altra,

comiucieranno a cantar divotamen- ed ivi celebrata la messa, ritorna-


le le litanie de' santi, rispondendo re collo stesso ordine alla prima
colla stessa voce tutti gli altri. donde si era dipartita ; perciò con-
Quando si avrà cantato : Sancta viene, che le litanie s' incominci-
Maria^ ora prò nobis, sorgeranno no in questa chiesa come sopra, e
tutti e ordiaatamente procederau- si proseguano fino a quella dove
i6 LIT LIT
si deve celebrare la messa. Final- l'Ascensione. Pieghiere pubbliche
ineule lenninata la processione si che si fanno per domandare a Dio
dirà la messa delle rogazioui ( si la conservazione dei beni della terra
deve però osservare il decreto dei e la grazia di essere preservati da
riti,25 settembre 1688: Occitr- ogni iliigello, e sono accompagnate
rente festa s. Marci die doiniuica, da digiuni o astinenze. Ftuono chia-
in iiiissa rogalionnr/i non dicilur mate Iriduane, e Litanie minori o
Credo ffuia est mìssa feriali), sen- piccole Litanie, ipev distinguerle dalla
za la coinmemorazioue di s. Mar- Litania maggiore o grande. Nelle
co. Se si terminasse poi la pro- litanieminori delle rogazioni si os-
cessione ad una chiesa dedicata a serverà tutto ciò che si è detto di
s.Marco, in allora si canterà la sopra intorno alle Litanie maggiori
messa di detto santo, e non delle (yedi), secondo le prescrizioni del
rogazioni, come ordinò la congre- Rituale romano. L'obbligazione di
gazione de'riti a'23 maggio i6o3, lecitare le litanie nella festività di
eil a' IO gennaio 1693, in una s. Marco o 25 aprile, e nei tre gior-
Galliaruni. Si in die s. Marci ni delle rogazioni, est sub mortali,
post processìoiieni i/i ecclesia mi- al Lezana t. I, cap. 12, n.
dire di
fiori, seu non collegiata cantelur 23, Suarez e Bonacina ibi relati;
unica niissa, ipsa dehet esse de imperciocché-, secondo il comune
rogationilnis, et seivanda est ru- parere dei teologi, e l'uso della
brica tnissalis roniuni posila ante Chiesa, si calcolano come una par-
missani festi s. Marci, ubi prae- te dell'uffizio di quei giorni. Onde
scribilnr, cjuod de praedicto san- quelli che sono obbligati all'uffizio
cto cantanda est niissa tantummo- divino, se non le recitano in pro-
do, cjuando processio lerminatur cessione sono tenuti de praeceplo
ad ecclesiani eideni sancto dicatant, a recitarle privatamente, come so-
(fiteniadinodu/ii cavetur in caere- gliono notare a' suoi propri luoghi
nioniali episcop. lib. 2 , cap. Sa, i calendari ; e ciò lo sostiene eoa
et dccrevil S. C. ut supra " . V. diversi autori anche Reinfestuel
il Ritual Rom.: Ordo servand. in Theolog. moral. tract. 6, dist. i, q.
Litaniaruni majoruai processione 3, n. 6 et seq. Sono poi tenuti
s. Marci et Piogationum ; Missal. a recitarle in quella mattina, e non
Rom. in festo s. Marci ; e gli ar- al vespero del giorno antecedente,
ticoli LiTAAiA, e Litanie minori per decreto della sacra congrega-
DELLE Rogazioni, ove diciamo che zione de' riti, settembre 1607.
del i.°
sono obbligati a recitare le litanie F. il Ferrari, Bibliolh. t. V, in Li-
in queste e nelle maggiori, tutti tania n. 16 e 17. Si attribuisce l'i-
quelli che sono tenuti alla recita stituzione delle rogazioni a s. Ma-
dell'uffizio divino, nella mattina merto vescovo di Vienna nel Delfi-
istessa. nato nel 4'J2, o 468, o469,ovvero
LITANIE MINORI DELLE nel 474>i'<l'J'ile esortò i fedeli della
ROGaZIONI. Tre processioni con sua diocesi a fare delle preghiere,
r invocazione dei santi, orazioni e delle processioni, delle opere di peni-
messa, che si celebrano nella Chie- tenza per tre giorni continui, a fine di
sa durante i tre giorni che prece- placare la giustizia divina, edi ottene-
dono immedialamenle la festa del- re la cessazione dei terremoti, degli
LIT LIT 17
incenJi, e la strage delle bestie fero • costume si propagò nelle altre
ci, dai quali inforluni eia atilitto eh iese.
il furono chiamale litanie
popolo : Alcuni fanno questo pio istituto
gallicane, perchè erano state istitui- anteriore a s. Mamerto, e non
te da un vescovo delle Gallie. Che questi istitutore, ma restauratore
le rogazioni minori furono istituite dell'antico rito interrotto, perchè s.

da s. Mainerto, lo disse espressa- i\gostino fa menzione di queste ro-


mente s. Avito, che succedette ad gazioni nel sermone 178 c/e tempo-
Esichio successore di s. jMamerto, re nella vigilia dell' /ascensione, ch'e-
nel sermone delle rogazioni, stam- rano in osservanza presso i fedeli
pato da Giovanni Cagneo, e ristam- dell'Africa ; il santo visse sino al
pato dal Aleiiardo nelle note al Sa- al 43o, ma gli eruditi attribuisco-
cramentario di s. Gregorio I; e no tal sermone a s. Cesareo d'Ar-

Io disse ancora Sidonio Apollinare les, contemporaneo di s. Mamerto.


nella lettera che scrisse al mede- Queste litanie triduane erano con-
simo san Mamerto lib. VII, e- giunte col digiuno, come alFerma
pisi. I, ed in un'altra ad Apruin il citato Sidonio, e ad imitazione
lib. V, epist. i4- Rogationnni con- de'penitenti ni ni viti; ed il Marlene
ttniplatioìie revocabere, quaruni no- t. IV, cas. 27, n. 4) ^'ce che in
bis soleninitaleni prinuis Mamerlus queste rogazioni si benediceva la
pater et pontifex, reverentissimo e- cenere, e si poneva sul capo di cia-
xemplo, utilissimo experimento inve- scuno. Di tal digiuno parla il pri-
nit, instituil, invexit. Il Macii dice mo concilio d'Orleans del 5i i, can.
che s. Mamerto istituì le processio- 1 9. Rogationes, sive litanias ante
ni delle rogazioni o litanie Iridua- Ascensìonem Domini placuit cele-
ne, nell'occasione di alcuni lupi brarij ita ut praemissum triduanum
che infestavano tutto il paese, con jejunium in A
scensionis Domini so-
grave danno del popolo; aggiunge, lemnitate solvatur. Per quod tri-
che ciò si conferma dal libro inti- duum servi, et ancillae ab opere re-
tolato Sacerdotale, dove descriven- laxerunt, quo magis plebs univer-
dosi la processione delle legazioni sa conveniat : quo triduo omnes ab-
si fa menzione di questi lupi, le stineaiit, et quadragesiinalibus cibi
cui figure portavano intagliate
si utantur. Questo canone colle mede-
sopra aste. Ado vescovo egualmen- sime parole è replicato nel concilio
te di Vienna, in Chron., riporta l'i- di Epaonacan. 27, e si ha Roga-
stituzione di s. Mamerto, lo che con- tiones,de consecr. dist. 3. In diver-
ferma il martirologio l'omano agli si luoghi si pratica ancora questo
I I maggio. Viennae s. Mamerti e- triduano digiuno, e dice il Macri
piscopi, qui oh invninentem cladeni verbo Litania, che si osservava in
solemnes ante Ascensìoneni Domì- Malta da' cavalieri gerosolimitani, se-
ni triduanas litanias in ta urbe in- condo i loro statuti. Generalmente
slituit; queni ritum postea universa- poi fu dismesso, per conformarsi col
lis Ecclesia recipiens coniprobavit. sentimento comune de' santi padri,
L'esito di queste preghiere le fece iquali stimarono non doversi digiu-
continuare in seguito come un pre- nare in tempo pasijuale. Quindi la

servativo contro le accennate ed al- chiesa ambrosiana per poter digiu-


tre calamità, e ben presto il pio nare celebra le rogazioni dopo l'A-
vnr.. xxxiv.
i8 LIT LIT
sceuslone, non essendo lecito il di- lanie di che pure trattano il Si-
;

giuno alla presenza dello sposo Ge- gonio, De regno Italiae ad an. 8u i

sù, com'egli stesso disse Mar- in s. p. 160 ; Bona, Psalmod. cap. 4>
co, e. 2, u. 19. Nella Spagna nel 5 4» Mabillon, De lilurg. GalLic. p.
VII secolo furono destinati i gior- iSg, e Marlene, De divin. off.
ni di gioved"ij venerdì e sabbato do- cap. 27.
po la Pentecoste per le rogazioni. L'Ugonio w^\ Istoria delle stazio-
La chiesa d'Angers nella feria IV ni di Roma, p. 4> racconta, che s.

delle rogazioni ordina la processio- Leone Ili ordinò che le litanie mi-

ne in modo, che le dignità incedo- nori si celebrassero in questo mo-


no vicino alla croce, seguite dai ca -
do. Dispose che nel primo giorno
nonici, indi dai chierici, probabil- la processione andasse dalla basili-
mente per denotare, come nella ce- ca di s. Maria Maggiore a quella
leste patria Erunt novissimi primi,
: di Giovanni in Laterano; che nel
s.

et primi novissimi, come disse Ge- secondo la processione partisse dal-


sti. Diverse da queste sono le ro- la chiesa di s. Sabina, per la ba-
gazioni istituite da s. Gallo vesco- silica di s. Paolo fuori le mura ; nel
vo, delle quali ragiona s. Gregorio terzo la processione si recasse dal-
di Tours lib. IV, e. 5 ; perchè si s. Croce in Gerusalem-
la basilica di

celebravano nella metà di quare- me, a quella di s. Lorenzo fuOri le


sima. Così ancora si fa menzione mura. Queste chiese dai successivi
di altre rogazioni nel primo conci- Pontefici furono valiate. Al presen-
lio di Lione, le quali si celebravano te le rogazioni stabilite da
s. Leo-
nel mese novembre. Similmen-
di ne HI, secondo alcuni nel 798, per
te il concilio Gerondense o di Girona l'allontanamento de' divini flagelli
celebrato l'anno 5 17, parla di altre e preservazione da disgrazie, e la
rogazioni, le quali si facevano nel- conservazione de'beni e frutti del-
le feria quarta, sesta, e sabbato do- la terra, si celebrano dal clero seco-
po la Pentecoste. Nella Chiesa ro- lare e regolare in Roma, col seguente
mana ebbero origine le mi-litanie regolamento. Nel lunedì il clero se-
nori, non da s. Liberio Papa, co- colare e regolare si porta nella chiesa
me scrisse Giacomo di Vitriaco, ma di s. Adiiaiio.ove quello dei capitoli
bensì dal Pontefice s. Leone 111, assume gli abili corali. Il vescovo vi-

come abbiamo da Anastasio Biblio- ce gerente di mes-Roma ivi dice la

tecario nella sua vita. Ipse vero a sa bassa della feria con paramenti
Dea protectus, et praeclarus Pon- paonazzi, finita la quale assume il
tifex consLÌUiit, ut ante tres dies piviale di tal colore, e la mitra
Asccnsionis doininicac celebrarentur. dilama d'oro, facendogli da diaco-
Il Novaes pertanto ci narra, che no e suddiacono due parrochi ve-
per cagione di uno spaventevole ter- stili di dalmatica e tonacella pao-
remoto, che nell' ultimo giorno di nazze. Indi due cantori con piviali

aprile dell' 801 sobbissò parecchie dello stesio colore intuonano le

città d'Italia e la basilica di s. Pao- dopo di che un cur-


litanie de'santi,
lo fuori le mura di Roma, s. Leo- sore del vicarialo chiama le coipu-
ne III comandò che ne' tre giorni razioni religiose ed i capitoli, secon-
precedenti all'Ascensione si cantas- do il rispettivo ordine gerarchico,
sero in pubblica processione le li- pei la processione, che detìla dalla
LIT LIT '9
chiesa di Adiiano, facendo quel-
s. l'altare maggiore il versetto: Ora
li che la compongono prima d'uscir- prò nobis s. Clemens, ed il vice-geren-
ne la riverenza al Crocefisso del- te recita l'orazione: Deus, qui nos
l'altare maggiore, indi al prelato vi- annua b. Clementis. Biassunte le li-

ce-gerente. Allorché ogni corpo è tanie, la processione lecasi alla ba-


fuori della chiesa, prosiegue il can- silica Lateranense, dove avanti l'al-

to delle litanie, e la processione tare del Sagramento, il vescovo di-


si reca nella chiesa di s. Maria dei ce il Pater noster j indi i cantori
Monti, ove all'altare maggiore can- i intuonano il salmo 69 Deus in ad- :

tori dicono il versetto: Gaiide el j'utorium, ed hanno luogo le altre


laetare etc, ed il vescovo senza mi- preci come nel giorno di s. Marco.
tra l'oiazione : Deus, qui per resur- I cantori inluonano poscia l'anti-
rectioncm. Uscita la processione dal- fona Salvator mundi, ed il vescovo
la chiesa, e ripreso il canto delle delta l'orazione Omnlpotens, inluo-
litanie si porla in quella di s, Pras- na il Te Deum, e la processione
sede, ove innanzi 1' altare mag- portasi in mezzo della chiesa avan-
giore i cantori dicono il verset- ti le teste de' ss. Pietro e Paolo.
to : Ora prò nohis s. Praxedes, ed Allora si canta l'antifona: Gloriosi
il vescovo l'orazione Exaudi della principes, col versetto Constitues eos,
santa. Riprese le litanie, la proces- inJi il vescovo recita l'orazione:
sione passa alla basilica di Maria
s. Deus cu/US dextera, e dopo YExau-
Maggiore all'altare del Sagramento. dial il vescovo comparle dall'altare
Dopo l'ultimo Kyrie il vescovo ge- la triplice benedizione, si fa l'cslei;-

nuflesso dice il Pater noster e le sione delle sacre teste, ed in sagre-


altre preci come nel giorno di s. stia depone le vesti pontificali. JXel

Marco. Indi la processione recasi mercoledì, terzo ed ultimo giorno


all'altare della Beala Vergine nella delle rogazioni, il clero secolare
cappella Borghesiana, inluouando i e regolale si porta alla basilica

cantori l'antifona: Regina coeli, do- di s. Lorenzo in Damaso, ove si

po la quale il vescovo dice l'ora- fa quello che si praticò in s. Adria-


zione: Deus, qui per reiurrectioneni, no, e processionahnente si reca a
e poi intuona il Te Deuni che pro- s. Pietro in Vaticano, al modo det-
sieguono cantori, procedendo la
i to nella processione Marco, a- di s.

processione sino all' aliare maggio- veiido ancora luogo quelle cose ed
re. Ivi dicesi l'antifona : j4nle cor- orazioni ivi descritte. In questo gior-
para sanctoruni, col versetto Con- no prima del Te Deuni il vice-
,

fìleantur, ed il vescovo dice l'orazio- gerente intuonava l'inno Feni Crea-


ne: Concede eie. ut ìiiletcessio b. tor Spiritus, e dopo il versetto E-
Mathiaeac ss. I cantori detto VEx- milte, recitava l'orazione: Deus qui
audiat nos onuiipotens, il vescovo corda. Il capitolo vaticano si tro-

comparte dall'altare la triplice be- va a ricevere il clero secolare e


nedizione. Nel martedì il clero se- regolare all' ingresso interno della
colare e regolare si aduna nella chie- basilica, e siccome in coro ha assi-
sa di s. MariaJNuova, ove si fa quan- stilo alla messa ed al canto delle
to dicemmo di sopra in s. Ailriano. litanie, nel luogo che gli compete
Giuntala processione nella chiesa di si pone in processione, e con essa
s. Clemente, cantori dicono avantii recasi agli allari del Sacramento e del-
20 LIT LIT
1.1 Confessione, ove si dicono quel- della Natività, dell'Assunzione e del-
le oia/ioni, ed ha luogo quanto di- la Purificazione, dovendosi portare
cemmo parlando della processione in tali feste il clero col popolo in
del giorno di s. Marco. Dopo di che processione dalla chiesa di s. Adria-
dal clero secolare si passa nella se- no, alla basilica di .s. Maria Mag-
gresliadove si fa l'elezione del Ca- giore. Fece questa disposizione san
merlengo del clero romano (Fedi) Sergio per render grazie alla gran
I,

nel modo descritto a quell'articolo. matlre di Dio, del segnalato bene-


1 orientali non conosco-
greci e gli fizio di averlo liberato da una e-
no le roga/ioni queste si osserva-;
norme calunnia. Le litanie della
vano dall' Inghilterra prima dello Beata Vergine contengono umili
scisma; altrettanto dicasi di altri suppliche a Dio e divote preghiere,
stali che fatalmente abbracciarono secondo anco il significato della pa-
la pretesa riforma. De sacris pro- rola Litania { Fedi), interponendovi
cessìonibus et supplicalionibus, dif- con diverse invocazioni la potente
fusamente scrissero il p. Gretsero intercessione di Maria Vergine, che
ed il p. Serrario. Il Sarnelli nel t. ivi è in modo particolare onorata
IX delle Leu. eccl. ci dà la lett. per i differenti titoli di mistiche fi-

XXXV: Della istUuzione delle ro- gure, di encomi sublimi, e di glo-


gazioni o litanie minori, e di al- riosi nomi, coi quali viene invoca-
tre processioni. ta. La Chiesa poi aggiungendo di
LITANIE LAURETANE o dell^ quando in quando nuovi attributi
Beata Vergine Maria. Le litanie vol- a Maria, accrebbe anche il nume-
garmentedette della Madonna vengo- ro delle litanie sino al numero che
no chiamate Litanie Laiiretane nelle sono al presente ; e s. Pio V per la

costituzioni dei sommi Pontefici Si- celebre vittoria riportata a Lepan-


sto V, Reddituri, degli i luglio i to dai cristiani contro i turchi, ri-
1587; di Clemente Vili, Sanctissi • conoscendola dalla valida protezio-
mus, de'6 settembre 1601; e di A- ne della Beata Vergine, ordinò che
lessandro VII, la supremo, de' 28 nelle litanie s'invocasse quale Àu-
maggio 1664, poiché in ogni sab- xiliuni Christianoru'ii ; Ora prò
bato con maggior solennità si can- nobis. qualunque giorno poi,
In
tano nel santuario della s. Casa in e in qualunque luogo si posso-
Loreto [Fedi). Sono esse antichissi- no recitare queste litanie ; ed il

me, e non senza fondamento si de- giorno principale , in cui nella


duce essere state istituite fino dai chiesa si sogliono cantare, è il sab-
primi secoli della Chiesa. Assicura- bato, siccome giorno sacro alla ss.

no tutti i che queste


sacri scrittori Vergine ed in ispecial modo a lei
litanie sono antichissime, e che fu- dedicato, secondo ciò che dice s.
rono recitate dai fedeli tanto nelle Tommaso d'Aquino Opusc. 6: Ser-
chiese che nelle case private. Il Pa- vamus christiani sabbatnm in ve-
pa s. Sergio I del 687 decretò che neratone Firginis gloriosae, in qua
queste litanie si recitassero ogni an- remansit totajìdes, tali die in mor-
no nel giorno dell' Annunziazione, la te Chris ti.
quale istituzione fu ampliata dallo Come la più antica tradizione ha
stesso Papa alle altre principali fe- trasmesse le litanie della Madonna,
ste della stessa ss. Vergine, cioè sempre si sono recitale dai fedeli
LIT LIT 21
nelle pubbliche chiese e nelle case fa di orazioni ec. dell'edizione di
private; e perchè tali si inantenessero Homa 1841, p. "254 e seg. Il sa-
in avvenire, proibì Clemente Vili cerdote Mondelli
Francescantonio
si cantassero altre litanie, fuorché le scrisse una Dissertazione sopra Le

laaretane, ed Alessandro VII proi- litanie Lauretane contro il signor

bì nella citata costituzione fare Rondat, ch'è la II nella l'accolta


qualunque innovazione circa le me- del Zaccaria di Dissert. ecclesia-
desime. Il eh. sacerdote Diclich nel stiche t. XVI, p. j48, Roma 1795.
suo Diz. sacro- liturgico e nel Hie- LITANIE DE' SANTI. Invoca-
rolexicon del Talù da lui accre- zione di Dio, della Beata Vergine,
sciuto, agli articoli Litania ripoita de' santi angeli ed arcangeli , dei
i corrispondenti decreti de'Papi e patriarchi e profeti, degli apostoli
delia congregazione de'rili, in un al- ed evangelisti, dei discepoli del Si-
le litanie aquileiesi, diverse atfatto gnore dei martiri, pontefici , con-
,

dalle lauretane, clie cantavano a si lèssori , dottori, sacerdoti, leviti,


Venezia. Acciò i lèdeli cristiani sem- monaci, eremiti, ed altri santi; del-
pre piìi sieno eccitali a ricorrere a le vergini e vedove. Invocazione
Maria santissima, perchè preghi Id- per essere preservati dal peccato
dio per noi, e nel tempo stesso ad dall'ira divina, dalla morte improv-
onorarla, il Papa Sisto V colla so- visa , dal terremoto, peste ,
fan»e ,

praccitata costituzione concedè due- guerra ; da altri flagelli e pericoli;


cento giorni d'indulgenza ogni volta dall'insidie del demonio, dall'al-
che divotamente, e con cuoie con- trui odio, dallo spirito di fornica-
trito reciteranno le dette litanie. zione, dalle folgori e tempeste, e
Benedetto XllI con decreto della dall' inferno. Invocazione di alcuni

sacra congregazione delle indulgen misteri principali, pel divino aiuto,


ze, de' 2 gennaio 1728, confermò
1 difesa e patrocinio della Chiesa, del
la stessa indulgenza e Pio VII con- ; suo capo e de' suoi ministri e con- ;

fermandola di nuovo con decreto tro nemici della Chiesa, infedeli


i

Urbis et orbis della medesima con- ed eretici per la pace e concordia


;

gregazione, de 3o settembre 1817, Ira' principi ed il popolo cristiano;


la estese in perpetuo anche a gior- per conservarci nel divino servigio;
ni trecento, concedendo inoltre in pregando pei fedeli vivi e defunti,
perpetuo a quei che ogni giorno le pei benefattori e per ottenere e
reciteranno ,
1' indulgenza plenaria conservare i frutti della terra, ol-
nelle cinque feste di precetto della tre altre orazioni e preghiere. Sul-
Beata Vergine, secondo il calenda- r esempio di queste litanie de'santi,
rio romano, cioè della Concezione, dice il Bergier all'articolo Litanie^
Nasci ta^ Ann unziazione, Purificazione si composero delle altre litanie par-
ed Assunzione; con che in tali fe- ticolari , ma che non sono tanto
ste veramente pentiti, confessati e antiche. Aggiunge, che Basnage di-
comunicati, visitando una pubblica scorrendo sulle litanie e rogazioni,
chiesa, preghino secondo l'intenzio- nella Storia della Chiesa, 1. 21, e.
ne del sommo Pontefice; dichiaran- 3, pretende che in origine nelle li-
do che tali indulgenze si possano tanie non si parlasse de'santi, ma
ancora applicale alle anime del pur- si dirigessero a Dio solo non ne ;

gatorio. Tanto si legge nella Raccol- reca però alcuna prova positiva;
1^ LIT LIT
si contenta di citare gli autori i bì la stampa o la recitazione di
qiinli che vi si pregava
scrissero altre litanie in chiesa , se non
JJiOj che se ne implorava la mise- quelle de' santi e della Beata Ver-
ricordia e l'aiuto. E chi mai ne gine dette Lauretane. 11 Macri dice
tlubilò? Egli inoltre osserva, che che la congregazione dei riti a'?,2
diciamo soltanto ai santi ,
pregale marzo i63i rispose ai canonici di
per noi, quando a Dio diciamo, ab- Reggio secondo il disposto di s.
,

bi pietà di noi, ci soccorri, ci per- Pio V. Molto meno si possono ag-


dona ; dunque queste preghiere si giungere santi non canonizzati nel-
riferiscono a Dio, alcune immedia- le litanie, come avverti il ven. Bel-
tamente e direttamente, altre indi- larmino, De sanclor. bcatitud. e. fo;
rettamente e per la intercessione dei e neppure privatamente, come scris-

santi. Cosi la intesero gli antichi ;


se Sancii. Iib. 2, e. 4^ , num. 5
così pure la intende la Chiesa cat- suni., almeno senza speciale facoltà,
tolica; dunque la riflessione di Bas- secondo che notò il Piazza a p.
iiage niente prova, come conchiu- 218 del Santuario romano. I de-
de il Bergier. Dell' invocazione dei creti della sacra congregazione dei
santi, antichissima nel cristianesi- riti su questo argomento si leg^o-
mo, ne parleremo all' articolo San- no nel Hivrolcxicoii del Talù dal
to. Le litanie che contengono l'in- eh. sacerdote aumentato.
Diclich
vocazione de'santi e petizioni , sono Dice il Sarnelli che Clemente XI,
antichissime, dicendo s. Basilio nel- per la frequenza de' terremoti fa-

r episl. 63, ch'erano in uso nella talmente accaduti al suo tempo,


chiesa di Neocesarea. Il Macri ed aggiunse alle petizioni delle litanie
il Sarnelli, citando Valfrido Stra- de' santi , dopo quella ab ira tua,
bene, De rebus eccles. cap. 28, di- questa altra: A flagello ter raeniotus;
cono che le litanie o invocazione Libera nos Domine. Quando Cle-
de' santi , non furono in uso prima mente XI compose 1' utlizio di s.
de' tempi dis. Girolamo, il che si Giuseppe sposo di Maria Vergine,
deve intendere nella Chiesa roma- per recitarsi nella Chiesa universale,
na. Il p. Zaccaria negli opuscoli del molte persone pie fecero istanza
p. Calogeri e nel t. I delle Dissert. perchè il nome dello stesso santo
i'arie italiane eccl., riporta alcune fosse messo in queste litanie, in
litanie de'santi antichissime, in cui vista della quale fu data 1' incom-
sono invocati alcuni santi poco noti benza al promotore della fede Lam-
nei martirologi. Alcuni chiamano bertini, poi Benedetto XIV, per
le litanie òe sax\\\ Litanie maggiori, darne il suo sentimento, il quale
quelle della Madonna Litanie minori. fu di parere affermativo, come pro-
11 Papa s. Pio V riformò le li- vò con una eruditissima disserta-
tanie de'santi, per nomi e cose i zione, inserita nella sua opera : De
clic in progresso di tempo eransi canon, ss. lib. IV, par. II, cap. 20,
andate aggiungendo, e comandò n. 7. Ma la congregazione de' riti

che niuno vi aggiungesse altri nulla volle decretare, per non es-
santi ancorché tutelari o altro, sersi addotte nell' istanza le sup-
inconsulta sede apostolica. Clemen- pliche de' principi , magnati e ceti
te Vili con pubblico decreto del- ecclesiastici. Passati nove anni so-
1 anno 1601^ espressamente proi- pravvennero quelle dell'imperatore,
L IT LIT 23
del granduca di Toscana, degli e- provincia di Tracia nell' esarcalo
lettori di Colonia e Palatino di , del suo nome, sotto la metropoli
quaranta generali e procuratori ge- di Filippopoli, eretta nel IX seco-
nerali di ordini e congregazioni re- lo, quindi divenne arcivescovato
ligiose, onde di nuovo fu proposta onorario. Ne furono vescovi N.
l'istanza a' 17 aprile 17^3; però che assistette al concilio del pa-
Innocenzo XllI prese tenopo a de- triarca Calisto, in cui gli avversari
liberare e morì nel seguente anno. dei palamiti Acindino e Barlaam
Gli successe Benedetto XIII al qua- furono condannati e Metodio che ;

le fu riprodotta la domanda, onde sedeva nel 1721. Oriens christ.


eglicon decreto della congregazio- tom. I, p. 16 18.
ne de' riti de' 19 dicembre 1726, LITTA Alfonso, Cardinale. Al-
fece introdurre nelle litanie de'san- fonso Lilta, di nobilissima famiglia,
ti, dopo s. Giovanni Battista, il no- nacque in Milano, e si può dire che
me del patriarca s. Giuseppe. Que- insieme col latte succhiò la pietà. Ed
ste litanie de' santi si cantano in in fatti in tenera età si sarebbe de-
diversi tempi nella Chiesa, nel sab- terminato di abbracciare l' istituto

bato santo dopo la XII profezia, de'cappuccini, se non l'avesse dal-

nelle processioni delle Lilnnie mag- la concepita risoluzione distolto il

giori, delle Litanie minori ( Vedi ), consiglio di dotti ed autorevoli per-


ed altre di penitenza e supplicazio- sonaggi, che attesa la di lui delicata
ne, nella esposizione e reposizione complessione gli dimostrarono l'im-
del ss. Sagramento in forma di possibilità di eseguire il pio suo propo-
quarant'ore, e per lucrare i' indul- nimento. Applicatosi allo studio del
genza delle stazioni, ed in altre sa- diritto canonico nell'università di
cre funzioni e tempi. Nel voi. Vili, Salamanca, lo compì poi in quella
p. 270 del Dizionario , abbiamo di Bologna, nella quale riportò la
parlato della distribuzione che nel laurea di dottore. A persuasione del
d'i delle ceneri si fa nella cappella cardinal Federico Borromeo condot-
pontifìcia, del libro deWe Litaniae et tosi in Roma, dopo aver ivi im-
preces, per recitarsi nel tempo del- piegati i suoi talenti nel pontificato
la quaresima nelle cappelle dome- di Urbano Vili in diverse congre-
stiche de'cardinali ed altri, per lu- gazioni, in parecchi governi e tra
crare r indulgenza delle stazioni. gli altri delle città di Rimini, Or-
Qui noteremo che il prefetto delle vieto, Spoleto e Camerino, e in tut-

cerimonie pontificie prende prima te e tre le legazioni col carico di


licenza dal Pontefice per far stam- vice legalo in luogo del cardinal An-
pare tali libretti interpellando se, tonio Barberini, fu eletto commis-
voglia farvi aggiunte o variazioni; ed sario generale dell' esercito ponti-
in quello che consegna ad un cap- fìcio, ed in tutte queste differenti
pellano segreto per uso del Pon- circostanze essendosi condotto con
tefice, nell'orazione: Deus^ omnium integrila e valore, fu provveduto
fideliinn pastor et rector, dopo que- delle insigni abbazie di san Giulio
ste parole vi si aggiungono ut me di Dolsago , e di s. Giovanni di
indignimi, proseguendosi col fama- Appiano , la prima .situata nel-
lii/n tuiim etc. la diocesi di Novara, la seconda
LITITZA. Sede vescovile della in quella di Milano. Appena Inno-
^4 LIT LIT
ccnzo X divenne Papa, Io iinndò li, di cui riceveva nota dai parrochi
in Ascoli con suprema autoiità, per (Iella città; e nella solennità del Na-
calmare i tumulti, le discordie e le tale, e nel giorno della Cena del
sedizioni ivi eccitatesi. In tempo del- Signore, praticava Io stesso officio
la sollevazione di Napoli, governata di carità con seicento poreri. Fu
la provincia di Marittima e Cam- pure mollo elemosiniero colle case
pagna, fu successivamente per un religiose, cogli spedali, coi carcerati,
triennio dichiaralo governatore di cogli orfuii, colle vedove, colle po-
quella della Marca d' Ancona. Va- vere fanciulle, in una parola con
cata frattanto la chiesa di Milano, tutti i miserabili non meno della
fu da Innocenzo X ad essa promos- città che del resto dell' arcidiocesi.
so nel i65?,. I suoi primi pensieri Dopo essere intervenuto ai ct)ncla-
furono di dare principio al suo go- vi Clemente IX, di Clemente X
di
verno colla visita de' luoghi alpestri e d' Innocenzo XI, mentre stava sul
e montuosi della sua arcidiocesi, punto (li restituirsi alla sua chie-
dopo che nel i658 celehrò il si-
di sa, fu sorpreso dalla podagra, che
nodo, che di nuovo convocò nel dopo averlo lormenlat«j per tre an-
iGyo con gran vantaggio della chie- ni conliiiiii, finalmente gli tolse la
sa milanese. Il nemico dell' uman vita ili Roma
1679, d'anni 71.
nel
genere seminò in cpiel fruttifero cam- Trasferito il suo
cadavere in Mi-
po la discordia, (juale si accese tra lano, trovò perpetuo riposo in quel-
l'arcivescovo e i regi ministri a la nietropolitaii;», nella cappella
cagione dell' immunità ecclesiastica ;
del ss. dove vivendo
Crocefisso ,

nella quale occasione provata come erasi apparecchiata la tomba, con


l'oro nel crogiuolo la di lui costan- una semplicissima iscrizione. Fran-
za ed intrepidezza sacerdotale, dal- cesco Maria Bordocchi pubblicò nel,
le gravi contraddizioni che gli con- 1691 la verace vihi di «piesto car-
venne sostenere in difesa della me- dinale, che III mai seni|)re in repu-
desima, senza alcun riguardo né tazione di uomo dottissimo, di egre-
alla propria vita, né all' interesse gio letterato, filosofo e giureconsulto,
de' suoicongiunti, alla fine contro lasciando le costituzioni de' sinodi
ogni suo pensiero fu rimunerata da diocesani XXXV e XXXVI, ed al-
Alessandro VII, che a' i4 gennaio quante lettere. Il Zani nelle Memorie
1664 lo creò cardinale dell'ordine degli accademici gelati di Bologna,
de' preti, indi lo puhblicò nel con- a car. 3 e seg. ne fa un breve ed
i

cistoro de' i5 febbraio 1666. Reca- espressivo ritratto. L'Argelati nel II

tosi a Roma a prendere le insegne tomo della sua ^/'/'//o/eca degli scrit-
cardinalizie, gli fu conferita per titolo tori milanesi, ci ha lasciato un esat-
la chiesa Croce in Gerusalem-
di s. to catalogo delle opere del cardina-
me, e provveduto di due altre abba- le.Il cav. Corraro nella sua relazio-

zie. Indi Clemente IX lo annoverò alle ne della corte di Roma, a p. 867


congregazioni de' vescovi e regolari, scrisse, ch'era uomo applicatissimo
del concilio, di propagandante, ed al negozio, non stancandosi mai di
altre. Ottenuta
eminente dignità l' studiare le cose che doveva trat-
cardinalizia, piìi che mai al-
si diede tare, dando sempre saggio di buoni
le opere della misericordia, onde ali- costumi e d'integrità di vita
mentava ogni giorno quaranta pove- LITTA LoRE.Nzo Cardinale , .
LIT LIT i5
Lorenzo de'marcliesi Lilla Viscon- vescovo di Chelma Skarze-ttski inno-
ti- A lese, nacque di chiarissima gen- cente, ma sentenziato a molle. Ed
te patrizia in Milano, l'anno 1766 un' eguale salvezza avrebbe egli al
a'7.3 lebbraio. ÌNella prima età sua certo arrecata ai vescovi di Livo-
venne inviato dai genitoii a Roma nia e di Wiliia, Knssaco'jvski e
nel collegio dementino, onde Vi Massalski, barbaramente sagrificali,
apprendesse gli erudimenli d' ogni se più sollecitamente gli fossero per-
maniera di lettere. Ne si inganna- venute le notizie della loro tristis-
rono nel loro consiglio, mentre e- sima sorte, per cui liuscirono vane
gli vi alte'>e con tale studio, e svi- le sue vigorose ed energiche oppo-
luppò tali talenti da essere fino da sizioni. IMa l'apostolico di lui co-
allora la speranza più bella della fami- raggio ivi dimosti-ato quasi per un
glia e della patria. IN'el 1778 con spi- triennio, rimase coronato dall'ono-
rito e gravila pronunziò nella cap- revolissima sliaordinaria ambasce-
pella pontificia per la festa della ss. ria Mosca, a cui fu destinato da
a
Tiiiiità, un eloquente discorso su Pio VI, per assistere alia solenne
qiiell ineffabile mistero. Uscito di col- incoronazione dell'imperatore Paolo
legio nel 1782 intraprese la carrie- 1, seguita nell'aprile 1797. Da Mo-
ra prelatizia, venendo ascritto da sca passò in pari grado di delega-
Pio VI tra i protonotari apostolici to apostolico ed ambasciatore a Pie-
partecipanti; e ti e anni appresso troburgo, ove animato sempre da
tra' ponenti della sacra consulta^ di- quello zelo santissimo di religione che
venendo poscia vicario della basili- caldo sentiva in petto, provvide ai
licaLateranense. Nel 1791 si recò gravi bisogni di quei cattolici coll'im-
a Napoli e negli importanti dintor- petrare ed ottenere l'utilissima ere-
ni, onde ammirarne i pregi per sua zione di sei vastissime diocesi di rito
erudizione. Avendo il Papa osserva- latino, e di altre tre ancor più e-
to in lui valore ed abilità, non che stese di rito greco, componenti più
senno superiore alla verde sua età, milioni di cattolici di ambedue ri- i

nel concistoro de'aS giugno i7q3 ti. Di tuttociò e della memoria che
lo fece arcivescovo di Tebe in par- egli scrisse intorno a questa impor-
tibus, e chiamandolo a parte delle tante sua legazione se ne parlerà
piìi ditìlcili negoziazioni, lo destinò all' articolo Polonia, Avvenuta la
allo nunziatura di Polonia. Giunto morte di Pio VI nel fine di ago-
in Varsavia a'24 mar?o 1794) ^i sto 1799, Lorenzo si recò in Ve-
scoppiò poco dopo quella fiera ri- nezia per assistere al conclave ove
voluzione^ che fece a torrenti scor- fu eletto nel marzo 1800 Pio VII.
rere sangue de'cittadini, mentre
il Questi in Roma,
restituitosi ne'pii-
la Polonia tumultuante era in pre- mi di novembre dichiarò il prela-
da e lacerata dalle più feroci di- to tesoriere generale, nel quale di-
scordie. Armatosi il prelato di tut- ficile e cospicuo ministero, fece egli
ta la prudenza e fortezza sacerdo- propria la sentenza del romano o-
tale, si diportò qua! pratico ministro ratore che : gli uffizi di tutte le
ecclesiastico, onde suo nome tra
il magistrature devono aversi come
i polacchi si ricorda ancora con ri- cose sagiosante, di che il principe
verenza. Col supremo capitano Ko- non ci fa un dono, ma bens'i un
sciusko potè perorare la causa del deposito dei quale si deve rendergli
-
26 LIT LIT
confo. Con (ali massime avendo e- dioma francese intorno le proposi-
gli preso la suprema prefi^tlnra del- zioni del clero gallicano, che poi
l'erario, la tenne da sasigio, pef la anonime in tre edizioni successi-
integrità della sua vigilanza, per ve furono stampate, e tutti am-
la perizia che dimostrò nell'amuii- mirarono in esse la gravità dei
nistrazione economica, per avere pensieri, la scelta erudizione ec-
rimosso molti abusi, ed introdotto clesiastica, e la purezza della lin-
i più ulili stabilimenti. In premio gua quantunque non fosse la pro-
de' suoi servigi resi alla santa Se- pria.Da s. Quintino il cardinale
de, lo slesso Pio ^'II lo creò car- venne trasferito a' 20 febbraio
dinale ai 23 febbraio i8ot riser- 181 3 a Fonlainebleau, donde ai
vandolo in petto, indi lo pubblicò 3o gennaio dell'anno seguente fu
dell'ordine de' preti nel concistoro condotto a iVimes, ove giunse ai
de' 28 settembre del medesimo an- i4 febbraio, essendone poi felice-
no, conferendogli per titolo la chie- mente partito a'20 aprile, dopo il
sa di s. Pudeiiziana, ch'egli pensò prodigioso ed istantaneo cangia-
subito eruditamente ad illustrarCj mento di tutte le cose, che fece
avendo più volte assistito o ponti- cadere e sparire in un soffio la più
ficalmente ivi eseguile le sacre fun- colossale potenza, quale fu quella
zioni nelle feste principali. Succes- di Napoleone. Piestituita in tal mo-
sivamente fu annoverato alle con- do la calma all' Italia, e ricondot-
gregazioni del s. ofilzio, del conci- to il Pontefice in mezzo al voto
lio, de'vescovi e regolari, dell'immu- di tutta la cristianità alla Sede dei
nità, de'riti, dell'esame de'vescovi, Vaticano, il cardinale si trovò pre-
di consulta, deireconomica, degli af- sente al trionfale ingresso di Pio VII
fari ecclesiastici e degli studi: piefet- in Roma, li 24 maggio 18 14- 'n
lo di quella dell'iiidice, e degli sludi compenso de'pericoli affrontati e del-
nel collegio romano. Invaso nuova- le sciagure sofferte con rassegna-
mente lo stalo pontificio dai fran- zione, il Papa lo promosse alla
cesi, 1809 Pio
nel \ 11 fu strappa- prefettura della congregazione di
to da Roma, ed il cardinale in ta- propaganda fide e sua non meno
li politici sconvolgimenti fu depor- celebre stamperia. Ottima scelta, e
tato sul Senna nella città di s. Quin- conveniente ad un cardinale, che
tino, dove colla sua edificante con- perito in diverse delle principali
dotta ed eroica costanza mantenne lingue, pe' suoi viaggi, per le sue
lo splendore di quella porpora che cognizioni e zelo, potè corrispon-
si era tentato di olfuscare, procac- dere al grave incarico, e provve-
ciandosi la commendazione e 1 affet- dere alle urgenti necessità delle
to de'biioni. Né altro sollievo diede missioni disperse per tutto mon-
il

a'suoi mali, se non quello della re- do, e rimaste per tanto tempo nel
ligione e degli sludi. Valentissimo più deplorabile abbandono. 11 gran-
nella lingua greca, intraprese allo- de e maraviglioso stabilimento di
la la versione in linijua italiana propaganda fide ossia della cattoli-
dell' Iliade d' Omero, la quale da ca religione, venne per le sue cu-
quei sapienti ch'egli onorava di sua re e pie largizioni rinnovato, or-
])enevolenza, fu trovata liegiia di lo- dinando con sollecitudine le mis-
de. Scrisse parecchie lettere in i- sioni straniere j e facendo rifiorire
LIT LIT 27
la encomiata stamperia, al modo lombara e Monte rotondo ; de' ba-
narrato dall'erudito sopraintenden- siliani di s. Giovanni in Soairo dei
te della medesima, il eh. France- greci melchiti; de' monaci armeni
sco Cancellieri, nella lettera dedi- di s. Gregorio Illuminatore; delle
catoria, equivalente sino a quest'e- maestre pie di Roma delle reli- ;

poca ad una biografia, che pose in giose non claustrali della compa-
fronte alle Osservazioni intorno al- gnia di s. Orsola nella città di
la (questione sopra l'originalità del- Tours ; delle arciconfraternite del
la divina commedia di Dante, Ro- Gonfalone, del ss. Nome di Maria,
ma i8r4) e che intitolò al por- di s. Trifone; e della collegiata par-
porato. Nel concistoro de' 26 set- rocchiale e maggiore chiesa di s.

tembre i8r4, Pio VII lo fece ve- Paolo naufrago della Valletta. Tro-
scovo suburbicario di Sabina, e vandosi il cardinale a' 27 aprile
neir anno seguente ebbe il merito 1820 in monte Flavio a celebra-
di raccomandare al celebre cardi- re per la seconda volta la visita
nal Consalvi segretario di stato pastorale della sua diocesi di Sabi-
Francesco Capaccini, che venendo na, cadde infermo in mezzo le fa-
perciò collocato fra minutanti
i tiche dell'episcopale ministero, di
della segreteria di stalo, incomin- gastrica-biliosaieumatica , che ra-
ciò quella splendida carriera diplo- pidamente lo condusse alla tomba
matico-ecclesiastica, che gli meritò il primo di maggio d'anni sessan-
da Gregorio XVI il cardinalato, e taquattro passati, ad ore ventuna,
l'ammirazione universale, per quei con estremo dolore de' suoi dioce-
singolari pregi che narreremo alla sani, i quali in folla a piedi nudi,
sua biografìa nelle Addizioni a
, in atto di filial divozione, si reca-
questo Dizionario JNel settem- . rono a baciar la fredda mano di
bre i8i8 il cardinale Litta, lascia- quel benefattore, che di frequente
ta la prefettura di propaganda, fu gli avea soccorsi e benedetti. Il suo

dal Pontefice eletto a suo vicario, cadavere nel trasportarsi in Roma


uffizio quanto onorevole altrettanto fu onoialo in tutta la diocesi di
geloso, ch'egli funse religiosamen- Sabina con alti gemiti dagli abita-
te, sino a privarsi di tutti i pia- tori, che fecero a gara di sostener-
ceri della vita, tutto consecrandosi ne per un tratto il l'eretro. Appres-
al bene spirituale de' romani , ed sandosi questo a Monte Libretti, fu
all'onore di chi lo avea preposto incontrato con riverenza dal prin-
a farne le veci. Successivamente Pio cipe d. Maffeo Barberini-Sciarra,
VII lo fece prefetto della congre- che unitamente al clero ed ai prin-
gazione de' libri della chiesa orien- cipali della terra, sino a questa ed ai
tale ; protettore della nobile acca- confini lo corteggiarono. Le spoglie
demia ecclesiastica, della chiesa e mortali dopo essere stale esposte
monastero di s. Caterina de' fu- nella sua abitazione, posta nel pa-
nari; dell'accademia teologica nella lazzo Odescalchi a' ss. Apostoli, in
Sapienza; de'filippini di Norcia, e questa basilica furono trasportate
di questa città ; del monastero del- pei solenni funerali , e nella sera
le pnssionisle di Conieto; della con- vennero tumulate nella chiesa dei
fraternita del ss. Sagramento di ss. Giovanni e Paolo secondo la ,

Pofi; delle terre di Moalicelli, Pa- disposizione del defunto. 11 suo se-
28 LIT LIT
gretario d. Pietro Filippo Gamhi- l'attività dell'abile capo Er-
suo
ni erede fiduciario, fece porre nella (li vii, che prese le armi a dife-
cassa riìortiuiria una elegante epi- sa dcll<i patria, si rese anche pa-
grafe composta dal eh. piof.
Ialina drone; diuna parte della Rus-
Salvatore Celli, che si legge nelle sia neir.iimo 1217 ed , esigette da
IS'oiizie intorno la persona del car- essa (|uello stesso tributo, che fino
dinal Lorenzo Lilla vescovo di Sa- alloraavevano pagato lituani. Rin- i

bina e vicario di N. S,, pubblica- gold, uno de'suoi successori, aven-


ta colle stampe nella collezione dei do spinte le sue conquiste nella
Diari di Roma. Cos'i terminò l'u- Prussia, nella Masovia, e nella Po-
mana un cardinale di gran
carriera lonia, prese il titolo di granduca
riputazione, un vescovo zelantissi- di Lituania, ed il paese quello di
mo, un luminare della Chiesa, pio granducato. Ecco la serie dei graa-
conforto de' buoni mecenate dei , duchì o gran principi suoi succes-
letterali, ed egregio cultore delle sori. 12 38 Mendog o ÌMuidowe.
lettere. i 263 Troinat. 265 \'ol»tinik. 26H
i 1

LITUANIA, Lithavia o Litavia. Swen torog. 1270 Germond. 1275


Antico paese d'Europa, fra la l^o- Gilligin. i278Piomond. i28oTrab,
lonia al sud, la Prussia all'ovest, 1280 Narimund. 1282 Troiden.
la Curlandia al nord e la Russia 1282 Viten. i3i5 Gedimino. 1828
all'est. Ha circa i.5o le"he di lun- 33o, morto nel
lavnnt, deposto nel 1

ghezza, loo di larghezza, e 6 1 co i365. i33oOlgierd. i38i Kicistut.


rpiadrate. La sua superfìcie, unita, I 386 Jagellone re di Polonia. 1887
piatta, e su molli punti paludosa, Skirgell o Casimiro, deposto nel
è intersecala da laghi numerosi e 1382, morto nel '394- 1892 Vi-
da gran fiiuni abbondanti di pesce, toldo Alessandro. i43o Suidrigel o
alcuni de' quali vanno a discendere Bolislao, deposto nel i432, morto
nel mar Nero, ed altri nel Baltico. nel 1432. 1432 Sigismondo che
I laghi sono formati dallo sciogli- mori nel i44<^ diventando gran
j

mento delle nevi. 1 suoi fiumi prin- principe di Lituania Casimiro IV


cipali sono il Dnieper, il Boriste- le di Polonia, ed i re suoi succes-
iie e la Vilia, che hanno origine sori.
nella Lituania. La Dwina lo attra- Mendog o MindoAve o IMindaiio
versa , ed il Nieinen , formato da granduca di Lituania che nel i2 38
diverse riviere, va a perdersi nel successe a Ringold, camminò pure
golfo di Curlandia. Vi si tiovaìio stille sue traccie, ma alla fine i

pascoli eccellenti, ed il suolo è fer- saccheggi che faceva di continuo


tile. La religione dominante è la sili p(jpoli vicini gli attirarono il

cattolica romana, ma vi si trova- loro odio, ed i cavalieri teutonici


no molti protestanti e greci. Conta di l'russia lo attaccarono vivamen-
un milione e quallrocenlomila abi- te. IMendog per salvare suoi stati i

tanti , che parlano una lingua par- si dichiarò cristiano, e mise il suo

La Lituania, ch'ebbe ri-


ticolare. granducato sotto la protezione della
motameote suoi principi partico-
i santa Sede e del Papa Innocenzo
lari, fu nel secolo XI conquistala IV, il quale trovandosi nel J25i
dai ruteni e resa loro tributaria ;
in Milano, accettò tal sommissio-
ma scosie un tal giogo mercè ne, creò re Mendog, ed ordinò al
LTT LIT 09
vescovo di Culm che nel pontifìcio loro duca VVilenes ferito nella testa,
suo nome lo coronasse colle inse- e due suoi conti. In memoria di
gne reali la coronazione el)l)e luo-
: questo trionfo i cavalieri teutonici
go nel fj52 in iVowogroclek. li- I edificarono in Turon un monaste-
tuani adoravano come Dei il (no- ro di monache e lo dotarono. Ge-
co ed serpenti, e solevano ardere
i dimino o Gcdymin re o duca dei
col morto signore il seivo eh' era lituani, fece con successo la guerra
stato a lui più caro. Meiidog dipoi ai polacchi ed ai russi. Esso in-
abbandonò il cristianesimo , e ri- titolandosi re de' lituani e de' ru-
prese la Curlandia sugli indeboliti teni, nel iSiS scrisse al Papa Gio-
cavalieri teutonici. In prova del ri- vanni XXII, che tocco da divina
torno dei lituani al paganesimo, il ispirazione di convertirsi co' suoi
Rinaldi all'anno 1279, ""fii- 4^5 al cristianesimo, voleva soltoporsi
racconta le crudeltà da loro com- all' obbedienza della santa roma-
messe contro due cavalieii tedeschi na Chiesa, domandando legati a-
cristiani; indi dice che ne! 1282 poslolici perchè l'ammettessero al-

avendo i polacchi sconfitti i jadz- la fede cattolica e in essa l'ammae-


"vvingi o sudavi, questi collegatisi coi strassero. Il Pontefice si rallegiò
lituani ne vendicarono aspra-
se con Gedimino, raccomandandogli i

mente; ma che Leszko ISegro du- suoi nunzi, Bartolomeo vescovo E-


ca di Cracovia e di Sandon)iria, col lellese, Bernardo abbate del
e mo-
patrocinio dell'arcangelo s. Michele nastero di s. Teofredo della diocesi

mise a morte quasi tutti jadzAvin- i Aniciese, quali accompagnati da


i

gi, e gran pai te de' lituani vi pe- pii e dotti religiosi, si dovevano af-

rirono, senza che alcun polacco vi faticare di convertire alla fede ì

restasse ucciso. Neil' anno seguente pagani lituani e ruteni. Ed essen-


i lituani entrarono furiosamente in dosi Gedimino lagnato col Papa
Polonia manomettendola senza pie- de' cavalieri teutonici, che avendo
tà, (piando il duca Leszko, mentre oppiesso già il re Mendog o IMin-
partivano carichi di bottino, aven- dowe eiano slati causa ch'egli e
do fatto ricevere la santa Eucari- la sua gente dopo ricevuto il bat-
stia a' suoi soldati , e quantunque tesimo tornassero al paganesimo,
inferiori di forze ai nemici, gli scon- peichè aspiravano al dominio di
fìsse, e molti fece prigioni. Mante- Lituania, Giovanni XXII gli pro-
nendo lituani le conquiste fatte
i mise che si sarebbe autorevolmen-
da Mendog, l'estesero ancora, e con- te interposto per una costante con-
dotti dal loro duca "Wilenes nel , cordia, ed in fatti gli riuscì paci-
i3ii entrarono in Prussia. La de- ficarli, onde ne approvò le condi-
predarono barbaramente, e con or- zioni.
ribile disprezzo calpestarono la san- Tutlavolta non perseverò il re
ta Eucaristia, e fecero più di n)ii!e Gedimino nel buon proponimento.
e quattrocento schiavi. Dio però Arrivali a lui i nunzi apostolici, il

punì tanta iniquità a mezzo di , barbaro principe disse loro non co-
Enrico di Plosko maestro de' ca- noscere il Papa, e voler rimanere
valieri teutonici di Prussia, il quale nella religione de' suoi padri, clie
investendo co' suoi i lituani, ne fece avrebbe difeso sino alla morte. I le-
tale strage, che appena si salvò il gali dopo SI lungo cammino, e do-
3o LIT LIT
|)o tanti pericoli di terra e di ma- rono nei boschi sacri gli alberi che
re sofferti, tuortincati se ne parti- pure veneravano, ed eslinsero il fuo-
rono. Nel i32 5 Gedimino die in co cui prestavano culto, e che custo-
moglie una sua figlia a Casimiro, divano perpetuo, distruggendo pu-
figlio di Uladislao 1 V re di Polo- re gli altari profani. Il re Uladis-
nia, e invece di dote liberò lutti i lao V fece un gran parlamento a
polacchi che teneva in ischiavitìi. Vilna capitale di Lituania, per an-
La sposa venne battezzata solenne- nullare l'idolatria, sostituire alle an-
mente nella chiesa di Cracovia, ve- tiche superstizioni i riti cattolici, e
nendogli imposto il nome di Anna. quanto riguardava la dilatazione dei
Cos'i si fece tregua tra i polacchi vangelo. In un sol giorno trenta-
ed i lituani, ma per giusto giudizio mila lituani licevettero il battesimo.
di Dio, Gedimino fu miseramente Allora Jagellone edificò in questa
ucciso da un' archibugiata, in una regione due chiese vescovili, ohe fu-
battaglia contro i crociati, sotto le rono quelle di f^ibia e di SaniO'
mura di Wiclonar in Prussia nel glzia (redi), e le dotò di rendile
i34o, morendo da bravo cavaliere. convenienti al mantenimento dei
Olgierd e Kicistut figli di Gedimi- vescovi che si doveano creare, ed a
no fecero gran conquiste nella Prus- quello de' sacerdoti per istruire i

sia; secondo ebbe una parte della


il popoli nella fede. La Lituania e
Lituania, ed usurpò il restante al la Samogizia nelle antiche notizie
fratello, che fece morire in prigione. ecclesiastiche sono registrale sotto
Suo figlio Jagellone, essendosi re- la Lituania, ed il metropolitano di
so formidabile alla Polonia, e te- Gnesna. Gli storici fanno grandi e-
mendo le vicissitudini della fortu- logi di Uladislao V, per lo zelo
na, offrì ai polacchi di unire a questo ch'ebbe in dilatar la cattolica re-
regno il ducato di Lituania, e di ligione, chiamandolo apostolo, per-
ricevere il battesimo, sposando la chè esponeva a'suoi popoli il sim-
regina Hedwige secondogenita del bolo e r orazione domenicale in
defunto Luigi I re di Polonia ed lingua lituana, e servendo d'inter-
Ungheria, i quali regni alla sua mor- prete a' sacerdoti. Indi spedi al
te eransi divisi. Accettarono i po- Pontefice Urbano VI suo amba-
lacchi le sue offerte, Jagellone fu sciatore, per prestargli obbedienza,
battezzato a Cracovia il giorno 12 il vescovo di Posnania. Della sua
febbraio 1 386, prese il nome di La- esemplare pietà molte cose si rac-
dislao o Uladislao V, sposò Hed- contano dall'annalista Rinaldi.
wige, e fu proclamato re di Po- Nell'anno i4i4 *' compì la con-
lonia. In tal modo abbracciarono versione della Samogizia, ove prin-
la fede la Lituania, la Samogizia, e cipalmente si adorava il sole, e sic-
quei russi ch'erano sudditi di Jagel- come i sacerdoti cattolici ignorava-
lone, come pure ebbero fine le fre- no ridioma samogitico , Uladislao
quenti guerre tra ed
i lituani i V fece l'ulVizio di apostolo, ammae-
polacchi. jXel 1387 grandemente si strando ([uelle genti ne'misteri del-
dilatò il cristianesimo in Lituania, la ftede. Martino V lo dichiarò per-
i cui popoli in folla porlavansi a ciò vicario della Chiesa l'omana nei
ricevere il sacro lavacro, ucciden- suoi regni e piovincie, onde me-
do i serpenti che adoravano; taglia- iilio diffondere la luce del vange-
LIT LIT 3i

Io tra i barbari, e ridurre i greci Trinità di con quelli


Lituania ,

all'obbedienza della Sede apostolica. del Patrocinio della Beata Vergine

Somiglianti grazie concesse Maili- di Polonia. I basiliani essendosi im-


iio y a Vitoldo Alessandro duca padroniti delle dignità primarie
di Lituania. Questi ed il re ricu- del clero secolare , i capitoli e le

sarono di prendere le difese degli collegiate giunsero comporsi di a


eretici boemi contro l' imperatore soli basiliani, ad onta delle frequen-

Sigismondo, tuttoché questo gli a- ti ammonizioni della santa Sede.


\esse fatte delle ingiurie. Tuttavia Al tempo della prima divisione
essi mandaronoBoemia Sigismon-in della Polonia [Vedi), nel 1773,
do Coribulo, nel i^iS Mar- ma una porzione considerabile della Li-
tino V ammoni il re e il duca tuania passò alla Russia [Vedi), for-
a richiamarlo. Eugenio IV dichia- mando i governi di Mohilow, e di
rò Isidoro arcivescovo di Riovia Polock e Witebsk. Così la Russia
legato a lalere nella Lituania, e poi incorporò la gran parte della Li-

lo creò cardinale all'articolo Kio- : tuania che gli toccò, alla Podolia
via [Fedi) vi sono molte notizie ed alla Volinia. Ciò che restava
che riguardano la Lituania , i cui ancora alla monarchia polacca
principi protessero sempre i me- componeva per anco le sei woi-
tropolitani di Riovia. Sotto Casi- wodie di Vilna Troki Polock, , ,

miro IV figlio di Jagellone, gran JXowogrodek, Brzese e Minsk; le


principe di Lituania nel 144° e due prime erano la Lituania pro-
re di Polonia nel i44^> ' polacchi priamente delta; le altre la Li-
confermarono eh' essi non farebbe- tuania rutena, che dividevasi ia
ro più che un solo popolo coi li- Russia bianca, Russia nera e Pole-
tuani, e si stabiPi che il re sareb- sia; la Samogizia vi era annessa.
be eletto in Polonia, che i litua- Per le divisioni del 1793 e 179^
ni avrebbero seduta e sulfiagi nel- la Russia ebbe della Lituania ciò
la dieta che la moneta sarebbe
, che forma i governi di Vilna, di
l'istessa, e che ciascuna nazione se- Grodno e di Minsk, e la Prussia
guirebbe i suoi antichi costumi. Il [Fedi) ebbe un territorio che fa
Papa Gregorio XI li fondò un col- attualmente parte della reggenza
legio in Vilna, e nel i583 creò di Gumbinnen nella provincia della
caidinale Giorgio Radzivil nobile Prussia orientale. La quinta gran
lituano, de'duchi di Olika e Nies- divisione russa è conosciuta oggi
wiez, vescovo di Vilna, che mori col nome di Lituania. La Lituania
in Koma nel 1600. Clemente XI ebbe sino alla conquista russa tre
nel 1709, colla costituzione Desi- vescovati latini, uno per la Samo-
deiaiilibus, presso il Bull. Roni. gizia, quello di Sinolensko per la

t. X, par. 1, p. 2og, eresse iu Russia bianca , il terzo di Vilna


congregazione col titolo di s. Croce per la Lituania^ il quale fu anche
i monasteri dei benedettini di Li- chiamato il vescovato di Lituania
tuania. Benedetto XIV con la co- spesse volte. La città di Smolen-
stituzione Inter plures, de'2 maggio sko essendo ceduta per i trattati

1744. ^"^i- Mogli, t. XVI, p. 198, alla Russia, lino da due secoli, i

approvò l'unione tlellu congregazio- cattolici, principalmente nobili, emi-


ne de' monaci basiliani della ss. erarono nella Polonia: il vescovo
32 LIT LIT
non risiedeva Smolensko
in e fu vigio che i sacerdoti e i leviti ren-
quasi in partibus. Questa sede devano neltempio al Signoie. Que-
vescovile essendo stata abolita dai sta parola o per meglio dire espres-
russi come quella di Livonia, in sione è consecrala nella Chiesa j)er

loro vece Caterina li ottenne da siguKJcare in generale l' ollicio di-


Pio VI r erezione del vescovato vino, e (|ualsiasi altra sacra funzio-
poi arcivescovato metropolitano per ne, e pÌLi particolarmente per si-

tutta la Russia in Mohilow. Il ve- gnificare r ofllcio ossia i riti della


scovato di Kiovia essendo distrut- messa. Ed è in questa idtima si-

to per violenza Cate- della stessa gnificazione che è ricevuta fra gli

rina li l'imperatore Paolo I dan-


, orientali, i quali chiamano liturgia
do pace alla Chiesa cattolica, non lordine o la forma delle preghiere
ardi ristabilirlo, ma quasi in com- e delle cerimonie della messa. Altri
penso, e col consenso di Pio VII, fanno derivare il termine di litur-
fondò il vescovato di Minsk nella gia dal verbo latino litare, cioè
Lituania rutena; e cosi l'antica Li- sacrificare^ e poigere preghiere, il
tuania venne ad avere l'arcivesco- Muratori nella dissert. De orig. sacr.
vato di Mohilow, ed i vescovati li/ur. cap. I, ecco come definisce la
di Minsk, di Vilna e di Samogizia. liturgia con queste parole. Ratio
Per altre notizie, massime ecclesia- colendi De.uin veruni per externos
stiche, della Lituania, oltre i citati Irgitiinos rilus, luni ad illius hono-
articoli, si possono leggere i seguen- rem ttstandnni, luni ad ipsius in
ti. Minsk, sede vescovile tanto di lioniines beneficia derivanda. Oc-
rito latino, che di rito greco unito. corre [)iìi volte nelle sacre Scrittu-
Pinsk e Turovia , sedi vescovili re il verbo da cui discende la pa-
unite di rito greco- ruteno. Ula- rola liturgia.Che l'uonjo, formato
diniiria e Brest, sedi vescovili di di anima e di corpo, debba a Dio
rito greco-ruteno. Vilna, sede ve- un culto esterno, ella è una veri-
scovile con quattro sutfraganei. Nel tà che anco col solo lume della
1839, come si è detto all'articolo ragione si manifesta ma in che
;

KioviA, per opera principalmente modo poi, e con quali piatiche este-
dello scismatico Sieraaszko vescovo riori debba tal culto esercitarsi, è
di Lituania, la chiesa rutena venne diffìcile poterlo investigare. Da que-
separata dalla cattolica ed unita sta ignoranza 1' uomo non può non
alla russa scismatica. arguire la necessità d' una rivela-
LITURGIA, Liturgia. Studio dei zione, che determini suliicien temen-
sacri riti ; scienza che tratta delle te un alFare importante da e-
così
ecclesiastiche cerimonie, e propria- seguir^i, non
che a conoscersi. In
mente i riti sacri della Chiesa. Li- fatti la rivelazione appunto, tanto

turgia è parola greca composta da nell'antico quanto nel nuovo Te-


leiioii che significa pubblico, e da stamento, ha disvelato lutto l' au-
ergon che significa opera, vale a gusto apparato dei sacri riti e ce-
dire l'opera, la funzione o l'azione rimonie, colle quali Dio ha manife-
pubblica, che noi chiamiamo il ser- stato, secondo i diversi tempi, voler
vigio divino, o semplicemente per essere onorato dagli uomini. Evvi
eccellenza il servigio. Nei libri del- diilerenza tra lecerimonie dell'an-
l'aulico Testamento si^nilica il ser- tico e del nuovo Testamento. Nel
LIT LIT 33
primo Iddio slesso si degnò indivi- vin culto, e la cerimonia nel modo
duare le Feste e solennità, e minu- col quale questa azione si adempie.
tamente circostanziare le parlico- Le cerimonie sono nella Chiesa atti

Uvi cerimonie e riti, ciascuno dei esterni di religione cristiana, ed i

quali adombrava, secondo diveàsi i riti il modo di farle, innalzando


aspetti, Gesù Cristo, e i misteri che essi le menti de' fedeli alla medi-
da lui oprar si dovevano per la sua tazione delle cose altissime, ed in-
Chiesa onde tutte le prescrizioni
; fiammando i loro cuori col fuoco
liturj^iche della vecchia legge en- della divozione; ciò meglio dicesi
travano a formare una delle parti agli articoli Ceremonie, Riti, e Mae-
pili sacrosante della legge stessa ,
stri DELLE Ceremome, edagli altri
che noi leggiamo raccolte special- relativi. La liturgia è una scienza
mente nel Levitico. Non così nel sacia, tutta propria degli ecclesia-
nuovo Testamento, poiché Gesù stici, cui incombe attendere per a-
Cristo contentandosi d'istituire l'in- dempiere il loro ministero : essa
cruento sacrifizio ed i sacramenti, abbraccia la cognizione dei doni-
ha lasciata alla Chiesa la cura di mi, dell' antichità , della disciplina
istituire i riti e cerimonie, onde e della storia ecclesiastica, ne ri-
decentemente e pomposamente ce- getta le varie opinioni e dottrine,
lebrare un tal sacrifizio, ammini- ove trattasi dell'amministrazione dei
strare i sacramenti, solennizzaie le sacramenti. Tuttavia può distin-
feste, che ella slessa ha avuto l'in- guersi in due parti, cioè nell'eru-
earico di stabilire, ed in una pa- dita e nella pratica. La prima si

rola quanto appartiene al divin raggira sull' investigare l'origine,


culto; avendo perciò promesso alla l'antichità ed i significati di ciascun
stessa Chiesa la sua assistenza, ed rito ecclesiastico, argomento che
avendola arricchita dello spirito di tratto in questo mio Dizionario ai
sapienza a dovizia assai maggiore suoi luoghi ; la seconda si attiene
della sinagoga. Quindi è che la ad esaminare la presente disciplina
Chiesa, tanto raccolta nei concilii, della Chiesa in tal fatto, ricavando
quanto per 1' organo del sommo qualsiasi cerimonia dai legittimi
Pontefice, cui è stato dato di reg- suoi fonti per via di giuste conse-
gerla , ha avuto tutto l' impegno guenze, ciò che non manco rileva-
d' istituire quei riti adattati in tutte re, ma secondo la natura di qnestaL
le a sollevar l' uomo
circostanze compilazione, in gran parte conse-
sensibile a venerare la maestà di crata alle cose liturgiche ,
per le

Dio, e decentemente trattare i mi- quali ebbi sempre trasporto, divo-


steri dell'umana redenzione; ha avu- zione ed amore. Non senza ragio-
to sempre a cuore di custodire in- ne poi la scienza liturgica ha la
tatti tali riti ; ed ha venerato mai più stretta relazione alla teologica,
sempre le sue prescrizioni in tal poiché prima del XII secolo le IrR
fatto, come il deposito il più pre- facoltà, cioè la canonica cui appar-
zioso e sacrosanto della canonica tiene la liturgica, la teologica e l'i-

disciplina, p^. Culto, e Disciplina storia non formavano


ecclesiastica,
ECCLESIASTICA. che un corpo solo ed una scienza
Il rito si fa consistere nell'azione stessa. L' istoria ecclesiastica nuda
santa colla quale si eseguisce il di- ed isolamente presa , nou è una
VOL. XXXIX. 3
34 LIT LIT
scinnzn, m;i connessa colle altre due no sotto un punto stesso di ve-
làcolUi, fuiina (xu te d'una scien/.ci, duta.
xouiniinistrando i prìncipìì da rica- Quanto abbiamo Onora accenna*
varne il domina e la disciplina ,
to, secondo il citato liturgico, ap-
mas^sinie qucst'nllinìa, la (piale non partiene ai fonti interni necessari
si poggia che sopra i iàtii. Il <lollo della liturgia ; sieguono ora non i

e eh, canonico A mina l'\irigni l'i- necessari, i


me-quali al dire d<'l

sone, nella sua /Jisscrlazionc sull'i- desimo si possono piesentare in un


dea gfiiciuile della liliir^ia e sul sol punto di veduta riducendoli ,

metodo di irallaiiay Nap(jli iS/|o, tutti alla classe degli autori. Per
divide i fonti htnrgi(;i in interni etl l'analogia che passa tra la scienza
este.rniy suddividendo i primi in ne- liturgica e la teologica, questa pre-
cessari e non neeessaii. Chiiuna senta due vie onde a noi viene la
fonti liturgici interni (pu Ili che con- parola di Dio, cioè la scrittura e
tengono la liturgia istessa, quali i la tradizione, della quale ultima i

sono necessari se da essi si rica- padri della Chiesa ne furono te-


vano aigomenti certi, non necessa- stimoni. I padri, oltre all'essere te-
ri se si ricavano argomenti proba- stimoni della tradizione, sostengono
bili soltanto. Gli esterni poi, egli anche il carattere di dottori, la ca-
dice, somministrano idee opportu- tena de' quali viene chiusa da s.

ne, COSI ad insegnare che a difen- Bernardo. che fiorirono


1 dottori
dere la liturgia. Ai fonti interni ne- dopo di lui sono chiamati scolastici
cessari riduconsi le rubriche del o teologi, e sebbene non abbiano
Alessale [Vedi)j le ridjriche del l'autorità de' padri, fanno però an-
Bre\nario o Vffìzio divino (Vedi)j che molto peso in teologia, ed ap-
il Caerenioniale episcoporuni, di cui partengono ai luoghi esterni della
parleiemo all'articolo ì^escovi [P^e- medesima. Applicate queste idee
di); il Rituale Romano (Fedi); il alla liturgia, colla dilferenza però
Pontificale Romano; ed il Caere- che passa tra il domma e la disci-
moniale sanrtae ronianne Ecclesiae, plina, due sono le vie, onde rica-
di cui trallereuio cjui appresso di- vare la presente disciplina : la legge
scorrendo della Liturgia di Roniaj e la consuetudine. La legge si pre-
ne' quali libri si contiene tutta la senta in tutti i fonti liturgici suc-
liturgia , secondo un di-
ciascuna cennati; per consuetudine poi non
verso ramo. A questa classe appar- deve intendersi quella ch'è contra-
tengono decreti della sacra Con-
i ria alla legge, ma quella che spiega
gregazione de' riti [Fedi), autoriz- la legge slessa. Gli autori liturgici
zata a decidere tutte le controver- non sono è vero né legge né con-
sie della liturgia presa in tutta la suetudine, nondimeno essi sono te-
sua estensione : coll'autorità di essi stimoni della consuetudine, che spie-
tratto gli articoli liturgici, e molti ga la legge slessa. Se la loro testi-
ne riporto per intero. Ai fonti poi monianza è unilorme, l'argomeiilo
non necessari, dai quali soltanto si che da essi si ricava è certo, pur-
ricavano argomenti soltanto proba- ché non sia contraddetto da una po-
bili , riduconsi gli autori liturgici ,
steriore decisione. La ddferenza che
i vari usi o decreti delle partico- passa tra il domma e la disciplina

lari chiese, e simili cose, che vau- è che questa, u dissomiglianza di


LIT LIT 35
<juelIo, è variabile; onde una po- della .sacra liturgia , dellaquale
steriore coslihizione di Pontefice ,
daremo un breve siuito. La Chiesa
o dichi.iiazione della sacra conj^i-e- cattolica non mttfe innanzi agli oc-
gazione de' riti, mena a lena tutto elli de' suoi figli l'augusto apparato
il loro consenso. Essi sostengono de' sacri liti e cerimonie, se non
pure l'altro carattere di dottori, per innalzare le menti loro alla
quando fondano la loro dottrina sublime verità della religi<»ne, ed
su di stabili fondamenla ; in caso in fiamma le i loro cuori col fuoco
oppnslo la loro autorità poco farà di quella calila che fa i santi. L'uo-
peso. In ultimo si deve notare la mo è sensibile , e come tale, per
dilfcren/a che passa tra autori, poi- sollevarsi alle idee spirituali, ha bi-
ché i hanno un credito che
classici sogno di mezzi sensibili ed esterio-
non hanno nierilalo; quelli
gli nitri ri ; ed appunto fra questi più i

che sono molto antichi, sono più idonei sono stali dalla Chiesa adat-
venerabili dei recenti, ma talvolta tati a produrre tin tale effetto, lo
quelli riferi.scono cose non più in che forma il bello della sacra li-

uso. Bisogna qui notare la diffe- turgia. Che se l'antica sinagoga


renza elle passa tra le cerimonie e vantava riti e cerimonie che om-
il modo di eseguirle. Le cerimonie breggiavano il Messia che dovea
debbono essere prescritte dai fonti venire, e quanto avea con lui rela-
lifuigici interni, cioè dalle ruliriche zione; la Chiesa cattolica vanta riti
del messale, del breviario , del ri- e cerimonie ch'esprimono Gesù Cri-
tuale, del pontificale, e dai decreti sto già venuto, ed i misteri ch'egli
della sacra congregazione de' riti. ha operato per la comune ripara-
L'aggiunqire altre cerimonie a quel- zione onde ; cristiani ravvisando
i

le prescritte da tali fonti liturgici, in ciascuna dille parti della sacra


si è oprare a capriccio, oppure farla liturgia questo centro dell'ammira-
da legislatore, lo che non è dato zione di tutti i secoli e di tutte
se non a chi ha l'autorità necessaria r età, pur compresi dai sen-
restino
a stabilire i sacri riti. Laonde non timenti più commoventi e subli-
i

avendo gli autori liturgici tale au- mi. Qual degno oggetto dunque è
torità, non possono ordinare nuove dell' applicazione de' fedeli, e spe-
cerimonie. 11 modo poi di eseguire cialmente degli ecclesiastici incari-
le cerimonie prescritte dev' essere , cati della istruzione religiosa de' po-
ilpiù decente, ed insieme il più poli, internarsi nei significati della
semplice e naturale, per non mol- liturgia, che la Chiesa noslra ma-
tiplicarsi gli enti senza necessità. dre ci propone , anziché perdersi
In questa seconda parie vale l'au- nelle favole di una superstiziosa
torità degli autori liturgici, perchè gentilità ! Che se l'aspetto solo del-
essi testificano la comune pratica, l' apparato ceiimoniale ha colpito
colla quale sono state decentemen- mai sempre gli stessi nemici i più
te osservate le prescritte cerimonie; accaniti del nome
cristiano, qual
non bisogna però procedere ad ar- diverrà un tale sfoggiante apparato
bitrio, ma dietro la pratica univer- pei figli della cattolica Chiesa, quan-
sale. do avranno penetrato profondi
i

L'encomiato liturgico è pure au- sensi di tali riti? 11 Macri nella


tore della Dissertazione sui sensi prefazione alla sua Notizia de' vo-
36 LIT LIT
caboli ecclesiastici y in cui discorre voluto mai sempre e vuole, die i

delia slima che si deve fare delle ministii del santuario, a' (|uali è
sa (re cerimonie di santa Chiesa ,
dato pa-cere le anime, non sola-
narra che l'imperalorc Valenle, ac- mente spieghino al popolo lèdele
canito ariano, si mitigò verso i cat- le parole della sacra liturgia , ma
tolici per avere osservato Ja divota anche sviluppino i sensi delle au-
celebrazione che s. Basilio faceva guste cerimonie che le accompagna-
de' divini ulfizi, nel giorno dell'E- no, ficendo loro vedere i misteri
pifanìa, quali prosegui con l'animo che in esse si contengono, come
tutto in Dio, senza curare la ve- prescrissero i concilii, massime (juelli
nula dell'imperatore. Mentre s. Am- di Magonza , di Colonia e (piello
brogio nella basilica maggiore di generale di Trento. La relazione
Milano celebrava i divini uflki ,
che passa tra la scrittura e la tra-
l'imperatrice eretica inviò due com- dizione nella teologia , colla legge
pagnie di soldati, idolatri e crudeli, e non
consuetudine nella liturgia ,

acciò trucidassero quanti assisteva- si quanto dicemmo ma


arresta a ,

no al sacrifizio. Ma i soldati neh SI estende anche ai sensi, i sensi


l'ammirare il silenzio e la divozio- della liturgia non sono diversi da
ne del popolo, il canto de'chierici, quelli che padri ed teologi as-
i i

l'ordine de'ministri, e la veneranda segnano alla santa Scrittura. Essi


maestà del celebrante restarono , sono di due sorte, cioè Icllerali e
commossi, edeposte le lancie, doman- niislici, 1 mistici poi si suddividono

darono ad alta voce il battesimo. \n tre classi, che con vocaboli pro-
Luitprando re de'Iongobardi e fe- i pri chiamansi allegorici, tropologici
roci suoi nazionali restarono com- ed anagogici. Si dice senso lettera-
punti e piìi umani, alla vista delle le di un rito, quello eh' è diretta-

cerimonie della consecrazione del mente inleso e riguardalo dal rito


vescovo di Terni nella chiesa di s. slesso, e conviene colla ragione di'
Valentino, fatta dal Papa s. Zacca- retta e primaria della istituzione
ria, con gravità, decoro e divozio- di un tal rito; ond' è che questo
ne. Un turco qualificato si conver- senso si dice ancora istorico. Per
tì per avere udito la gravità e dol- esempio, il senso letterale della la-
cezza del canto ecclesiastico : Mao- vanda delle mani che fa il sacer-
metto li ne fu tocco anch' egli in dote prima di vestirsi per la messa,
varie congiunture. Carlo Luigi de è la mondezza esteriore, eh' è na-
Haller si convertì dal protestantismo turale alla convenienza ed alla ri-

per aver letto un libretto in cui verenza clie devesi a' sacrosanti mi-
erano spiegati i riti e le cerimo- steri che si accinge a trattare. Il

nie della Chiesa cattolica. Il tiala- senso allegorico è quello che ri-
sciare omutare alcuna delle ceri- guarda i misteri della nostra ripa-
monie ordinate dalla Chiesa, di sua razione, che sono oggetti di nostra
natura è peccato mortale contro la fede. Per esempio , il senso allego-
virtù della religione, come insegna rico di tutta la funzione delle can-
Laimano, De sacram. Bapliim. lib. dele, che fa la Chiesa a' a febbraio,
V, tract. 2, cap. 8, citato dal Ma- si è il riconoscere Gesù Cristo vera
cri. luce venuto per illuminare le genti,

Quindi a ragione la Chiesa ha siccome viene chiamato replicate


LIT LIT 37
volte Bel vangelo, e come fu con- volle si ritrovano insieme tutti io
fessato da Simeone, alla di cui al- una stessa funzione, come nella pro-
Jegiezza la Chiesa intende prendere cessione delle palme.
parte in tale giorno, lo clie espri- Non devesi però punto confon-
mono tutte le parole ciie accom- dere il senso mistico, sia allegorico,
pagnaiio tal funzione. Il senso tro- tropologico, o puie anagogico, col
pologico è quello che ha relazione senso accomodatizio de:' sacri riti,

ai costumi, e che indica le azioni cioè con quel senso, col quale da
di virtù che debbonsi da noi in un rito ecclesiastico, per una certa
questa vita operare. L'esetnpio po- analogia quahuique , la mente è
c'anzi addotto della lavanda delle trasportata alla considerazione di
mani che fa il sacerdote prima di qualche mistero; come dal cingo-
vestirsi per la messa, può servire lo, di cui si cinge il sacerdote nel
iuiche a questo proposito; poiché prepararsi alla messa, si passa alla
mentre il senso letterale di questa considerazione dei legami che cin«
cerimonia è la mondezza esteriore, sero Gesù Crit-to. Un tale senso ,

il senso mistico-tropologico è che comechè non è inteso propriamente


questa esteriore mondezza indichi dal rito, raa escogitato dalla mente
la mondezza interiore, colla quale per qualche analogia che ha coi
devesi appressare a' tremendi mi- rito siesso, non forma pro[)riamen-
steri, siccome esprime 1' orazione
1'
te oggetto di questo discorso. Per-
che vi accompagna la Chiesa Da : tanto sensi accomodatizi potran-
i

Domine etc, e come lo spiegano i no servire per l' edificazione spe-


padri ed i dottori tutti. Finalmente cialmente del volgo ( al cui gusto
il senso anagogico è quello che ed intelligenza sogliono essere più
esprime le cose della patria celeste conformi dei sensi reali ), se però
e della gloria beata , che forma si osserveranno le seguenti regole.
l'oggetto delle nostre sperf^nze. Per La prima è, nel proporsi un senso
eseuipio , nella funiione della con- accouiodatizio astenersi dalle espres-
secrazione di una chiesa, l' ingres- sioni : questo rito signifìca ciò, e.

so solenne che fa il vescovo in essa, simili; poiché, ripeteremo, un tal


secondo il senso anagogico, espri- senso non viene significato dal rito,
me l'ingresso trionfale nella celeste ma escogitato dalla mente per l'a-
magione del paradiso, di cui è fi- nalogia del rito slesso. La seconda
gura la chiesa materiale, nella quale è, di non proporsi cosa opposta al
noi uiiitiamo ciò che fanno i santi domma, o ai sentimenti della Chie-
perfettamente in cielo; ond'è che sa, del che non sarebbe difficile
si adattano quelle parole , che al- ritrovarne esempio. La terza final-
ludendo al cielo dice il salmista : mente è, di non proporre un senso,
Atlollìte porlas principes veslras, et o troppo lontano dai rito che si
cievainini portae aeternales , con renda ridicolo, oppure opposto al-
quel che siegue. Di questi tre ul- l' idea ed al vero senso del rito
timi sensi, i quali si chiamano mi- stesso, come se si dicesse ; allorché
sticij perchè sono reconditi e con- il sacerdote si lava le mani al La-
tengono subhmi misteri, alle volte vabo, possiamo considerare in una.
&e ne ritrova solamente uno o pur tale cerimonia come Pilato si la-
due per una funzione, ed altre vò le mani prima di condannar
38 LIT LIT
Cristo, non polendo popolo il in tà, la decenza, la fucilila e simili
modo ylciino imonagìnare come il vedute sono slate la cagio-
fisiche,

sacerdote possa fare n(J lempo stes- ne di stabilire molte cerimonie; e


so la (Ifijiira di Cristo e quella di nel dai' la (Chiesa al motivo d'isti-
J'ilato. T'issatosi in lai motto dal tuzione una ragione spirituale e
eli. lilmgico Ferrigni il numeiu simbolica, questa appartiene al sen-
de' sensi della sacra liturgìa, fa \t- so mistico, non al letterale. Nella
flere il modo, come ricavare que- quarta riferisce, che vi sono molte
sti sensi, in quattro regole. INella cerimonie nelle quali il senso let-
prima dice che il senso letterale
, terale coincide col mistico, poi-
essendo la ragione direlfa dcU'isti- ché la Chiesa nell' istituire tali ce-
lu/ione o dell'origine del rito, non rimonie, altra mira non ha avuto,
solo si deve appurare discoprendo se non (juclla di esprimere qualche
i tempi ed i luoghi dove ogni ce- mistero, in tal caso invano si cer-
rimonia è connnciata, ma anche si ca per senso letterale una cagione
deve ricavare da quei medesimi che sia fìsica non avendone che
,

fonti, donde si ricava l'origine stes- mistica e sindxtlica, laonde un co-


sa un tal punto appartenendo al-
; stume introdotto per convenienza
l'istoria, questo senso si chiamò an- o per comodo si è mutato in mo-
co islorico, per cui le istoiie eccle- tivo di mistero; analogamente cita
siastiche, le opere de' padri e le gii esempi d'orare in piedi nelle
altre opere degli scrittori ecclesiasti- domeniche e in tutto il tempo pa-
ci, e quanto ci possono presentare squale ne' primi quattro secoli della
tal sorte di fiitli, sono monumenti
i Chiesa, e l'origine del manipolo
più propri all' uopo. Dove manca- che la Chiesa continua a ritenere.
no tulli predetti fonti, o per ap-
i Con queste regole si traccia il me-
purare l'origine di un rito, o per todo di conoscere i sensi de' sacri
discoprirne la ragione, è lecito qual- riti, e si provvede ai due opposti
che fondata congettura. Nella se- partiti degli scrittori liturgici, uno
conda regola dice, che il senso mi- formato dai mistici antichi, l'altro
stico, sia allegorico, sia tropologi- dai pretesi odierni letterati o cri-
co, o anagogico, si ricava o dall'au- tici.

torità dei padri della Chiesa e de- Fra tutte le opere de'mistici an-
gli altri scrittori ecclesiastici accre- tichi, le più rimarchevoli sono quel-
ditati, o più comunemente dalle la del cardinal Lotario Conti poi
preci cui la Chiesa fa accompagna- Innocenzo 111, e quella di Gugliel-
le le sue cerimonie, dappoiché la mo Durando vescov(» di Mende,
mente della Chiesa ordinariamente ambedue del secolo XIII, oltre quel-
si trova nelle orazioni medesime la di Gabriele Biel, quella di Gio-
che ne manifestano lo spirito ed vanni Stefano Durante, e quella
il vero senso : dove mancano que- di Gio. Battista Paibeo. Questi co-
ste fonti sarà lecito tentar fondite sì detti mistici antichi, nello svi-
tongetturq. Nella terza regola av- luppare sensi della liturgia sono
i

verte, che non bisogna mai confon- inciampali in niolti difètti, che il
dere il senso letterale col mistico, dotto Ferrigni riduce ai seguenti
quando tra l'uno e l'altro vi è di quattro capi, i," Eglino non han-
stuizione. La necessità, la piopiie- no spesse volle iailracc»ata la ve-
LIT LIT 39
ra origine ^' sacri riti, tlisco- la nostra riconoscenza per aver
prenclo i tempi ed i luoghi dove soniininisliati dei lumi, onde pro-
ogni cerimonia è cominciata, cosa gredire nell'investigazione de' sensi
che forma la base de'scnsi htiirgi- liturgici , e correggere i loro slessi
ci.Parlandovi Le Brnn d'Innocen- dillMti, da coloro, i quali
inevitabili
zo 111 e di Durando, dice che non danno la prima mano ad un'ope-»
erano mollo versali nell'antichità, la. n' Innocenzo III, di Gugliel-
uè nveano avuto tempo per fare le mo Durando, e delle loro opere,
debite ricerche, ciò ohe essi mede- come dei principali liturgici , ne
simi pt olestaroiio nel principio e parliamo alle loro biografie.
fine delle loro 0[ìere; che il genio Dai cos'i detti mistici antichi,
loro li poitò a fare ricei'che su passiamo a riportare il giudizio del
tutto, ed m ogni luogo mibti- chiar.Ferrigni sui moderni criti-
che lagioiij pretesero, per cui , se cio pretesi letterati. Egli primie-
le loio allegorie soddisfano alla ramente fa notare, che i secondi
divozione d' un gran numero di avendo rimarcato gli scogli ne'qua-
fedeli , non però sono state di li hanno urtato pren-i mistici col
generale appi'ovazione. 2." Il secondo dere tutte l'ecclesiastiche cerimonie
diitllo, conseguenza del primo, si sotto sensi simbolici, e sotto una
è, che il senso primario o let- allegoria talvolta ridicola e capric-
terale, non s'inconira quasi mai ciosa, hanno battuta una via tutta
nelle loro opere; anzi, quel che è opposta, applicandosi a spiegar tut-
peggio, per senso letterale si pren- to ne' sacri riti per niente altro,
dono mistiche ragioni, che punto che per cause fisiche e naturah.
non Io sono. 3.° Anclie quando essi M fatto sta, eh' essi cosi facendo
rintracciano una veduta di conve- sono andati in un altro eccesso, an-
nienza o di facilità, che unicamen- zi, quel che è peggio, quantunque
te diede origine a qualche cerimo- abbiano camminata una strada op-
nia, vogliono non pertanto aggiun- posta ai mistici, pure hanno urta-
geteci mistiche ragioni pretese, dove to nella stessa origine rovinosa del
punto non e' entrano, e sono in loro sistema. Ciò che diede ori-
tutto superflue. 4-° Finalmente spes- gine ai mistici di prendere tutto
se volte essi per gli stessi sensi in allegoria, fu la mancanza di co-
mistici prendono gli accomodatizi gnizione isterica sul cominciameiito
escogitati con mente arbitraria , de' riti, e l'ignoranza de' tempi e
con cui la Chiesa non ha parte de'Iuoghi ne'quali si sono introdol--
alcuna; e quel ch'è peggio, fra que- ti, ampliati e sostenuti, onde ap-
sti alcuni sono ricercati si da lon purare le vere lagioni, .senza lam-
tano, che si rendono ridicoli ed , biccarsi a congetturarne delle arbi-
avviliscono i sensi liturgici. Gou- trarie. Se duncpie i pretesi lettera-
chiude il Le lirun^ che i pretesi ti volevano opporsi ragionevolmen-
mistici, forse sono più nocevoli di te ai mistici , dovevano prendere
quel che si crede, in questi tempi per base l'investigazione dei monu-
specialmente di analisi e di critica. menti propri dell'istoria liturgicaj
Per altro essi meritano scusa pei dai quali potevano anche discerne-
secoli d" Ignoranza e di barbarie re o acquistare il gusto a discerné-
nei quali scrivevano; anzi esigono re il vero mistico dal falso; ma cs-
4o LIT LIT
si hanno tiabcurala questa osallu letterati il dotto Mazzinelli , nel-
investigazione sopra ciascun rito o r Ofjizw della stUiniaua sonli^,
cerimonia, e solamente con un ge- neir introduzione al giovedì santo.
nio opposto ai primi si sono dati " S' ingannano costoro che per far
a congetturare colla loio imaiagi- tro[)po l'arguto, fanno il disgustato
nazione altre ragioni, purché non delle allusioni, delle figure, de'n)i-
fossero mistiche, sihbene natuiali e steri. Volendo fermarsi nel sensibile
fisiche. Bisogna qui aggiungere, che e nello storico, ed oltre alla mate-
essi in ciò, a ditìèrenza de' mistici, rialità delle cose nostre non voler
sono iriescusabili, non \ivendo nei passare a ciò che in esse vi è d'i-
tempi d'ignoranza e di barbarie struttivo e di misterioso, è appun-
ne' <|uali quelli vivevano. E veio to un voler fermarsi alla lettera
però ch'essi si mostrano eruditi che uccide, e trascurar lo spirito
sull'origine liturgica, ma questo ser- che dà vita : imperocché il miste-
ve a dare più colore alle loro ro è la sostanza e l'anima delle
congetture; del resto chi esamina nostre cerimonie, e certe spiegazio-
addentro le loro dottrine, conosce ni puramente letterali non solo ri-
che solamente certi principii gene- mangono fredde e morte, ma so-
rali animano le loro congetture, no di scapito alla pietà ed alla re-
ma non già una cognizione circo- ligione ". Ed in vero , non così
stanziata , esatta e profonda del- praticavano gli antichi cristiani no-
l' origine e progresso di ciascun stri padri , anzi essi procuravano
l'ito, che sia fondato su de'propri sempre di alzarsi al cielo, diven-
monumenti. Alla testa de' pretesi tando ogni cosa, per cosi dire, mi-
critici e letterati liturgici sia Clau- stica nelle loro mani, ancorché for-

dio du Vert, primo tesoriere della se dalla prim^ origine non aves-
chiesa di Clugny e poi visitatore se avuta una ragione di conve-
dell'ordine cluniacense nella pro- nienza. E questo sì che è stato
vincia di Francia, il quale ha lavo- sempre, ed è lo spirito della Chie-
ralo una compila opera sulle spie- sa, siccome ha dimostrato l'erudito

gazioni letterali de'sacri riti, divisa e zelante vescovo di Soissous Giu-


in che incominciò
quattro tomi , seppe Langlet nellq sua opera in-
a stamparsi nel 1707. Col Le Brun titolala: Lo spirilo (iella Chiesa
i\ lodalo lituigico dà pn'idea della nella celebrazione de' sacri misteri,
medesima, del suo sistema e difet- ch'egli scrisse in opposizione al si-

ti, come del falso supposlu su cui stema di Vert. Ond' è che questa
si poggia ; declamando contro il ge- Chiesa nostra madre Jia bramato
uio di quei moderni letterati, che sempre e brama che i suoi figliuo-
seguaci del sistema di du Vert li attendano a penetrare i misteri
hanno il genio di abolire tulio il rappresentati dalle cerimonie, leg-
snnbolico e misterioso delle sacre gendosi nei sacramentari più an-
cerimonie, togliendone cos\ l'au- tichi (|uesta orazione, la quale si

gusto ed il subUme, faticando a recita ogni anno nella benedizione


proprio danno, ed operando con- delle palme. Fate, Signore, che i

tro lo spirilo ed mlenzioni della cuori de' vostri Jedeli intendano con
Chiesa. frutto ciò che questa cerimonia
A proposil(> gridò contro ài falli disegna col fallo. E su questo ri-
LIT LIT 4i
(lesso dai concilii viene ordiuato ai pe in Napoli nel 1842 l'erudita
parrochi d' insegnare al popolo e critica Dissertazione sull'origine,
quanto vi è di misterioso nelle progresso e vicende della sacra li-

cerimonie. Anzi sotto questa vedu- turgia, della quale nel volume XX,
ta il sacrosanto concilio di Trento p. 270 degli Annali delle scienze
ha difeso contro i protestanti l'ap- religiose, si legge un importante e-
parato cerimoniale della Chiesa cat- stratto di monsignor Pio Marti-
tolica, insegnando adoprarsi dalla nucci, uno de'maestri delle cerimo-
Chiesa le sacre cerimonie, come so- nie pontificig. Dopo aver egli di-
no le mistiche benedizioni, lumi, i mostrato quanto dev'essere a cuo-
gr incensi, le vesti, per apostolica re la cognizione de' liti sacri, al
tradizione, ad affetto d' imprimere pari di qualunque altra scienza ec-
nella mente de' fedeli la maestà clesiastica, a chi si dedica al mini-
del tremendo sacrifizio della messa, stero della Chiesa, osserva che ii

e per elevarli per mezzo di questi suo bello ed utile studio riesce
segni di religione e di pietà, alla talora alquanto diflicile a chi vi si

contemplazione delle altissime cose applica, per mancanza di una sto-


che sono in quel sagri fìzio nasco- ria compiuta per tutto che riguar-
ste. Sessione 22, Cfip. V, de sacri- da laliturgia, dalla quale come da
celo missae. Colla quale dottrina scorta sicura potesse essere condot-
del sacro concilio di Tiento dilli- to chi bramasse trattare o cono-
cilmeiite può accordarsi il divisalo scere le questioni, che sopra ogni
sistema di Vert, come rillette Be- punto possono agitarsi, ed avere
nedetto XlVj
Delle feste (ii Gesù in tal guisa liunito tutto quello
Cristo al mercolech santo. Quindi che sparso in opere vaste ed eru-
a senso del eh. Ferrigni, i pretesi dite, conviene qua e là cercare.
odierni letterati o ciilici tli tal ge- Dice poi che a riparare tale man-
nere, sono più peiniciosi e tuncsll canza il lodato canonico teologo
dei così detti antichi mistici, poiché della metropolitana chiesa di Napo-
pon solo operano contro lo spirito li, professore di sacra scrittura nella
e le intenzioni della Chiesa, ed av- regia università degli studi, e regio
viliscono i sacri riti con toglierne revisore de'libri, ci ha presentato
l'augusto ed il subliinej ma anche, il metodo che potrebbe tenersi ,

salva la loro per altro retta inten- nel tessere una storia completa
zione, danno ansa ai pretesi rifor- della liturgia. Egli rileva che dalla
mati di considerare le cerimonie citata dissertazione sono dimostra-
della Chiesa cattolica come pratiche ti i vantaggi che sieguono dalla
superstiziose. Pertanto a prendere pratica de' riti santi, cioè quanto
una via di mezzo tra 1 mistici possa sull'animo dell'uomo il culto
e 1 letterati, ed evitale i difflti esterno, poiché mosso mirabilmen-
d'entrambi, fa d'uopo osservare le te dagli oggetti sensibili ed este-
quattro legole di sopra proposte, riori, per via di questi viene rapi-
le quali potranno servire di norma to al comprendimento degl'invisi-
nell'iuvestigare i sensi della lilur- bili e sojMannaturali. Secondo il

contenuto della dissertazione stabili-


Da ultimo il canonico Andiea sce poi Ire eptjche per la storia,
Feuigni Pisone pubblicò colle stam cui appella di coniincianitnlo, di
4^ LIT LIT
/Kcrrscìmenfo, e di perfezione ; al- rebljfi alla Cìiiesa, mcnti'e nella e-
ia prima prefigge i termini dal sposizione ilella storia liturgica, ol-

nascere della ()l>iesa sino all'ifiipe- tre l'illnstrazione di moltissimi pun-


10 di Costantino il Grande; la se- ti controversi, si chiarirebbero net
conda da fpiesti alla celebrazione vero senso molti liti, die alle vol-

del concilio di Trento; la terza te anche tra buoni cattolici, per


da tale epoca ai giorni nostri. Ana- contraria prcvcnzioiie, si slimano
logamente a ciascuna epoca sono falsamente poco onoiHivoli a Dio,
divise ie malciie, a seconda ezian- e forse uncln; nocevoli alla edifi-

dio de'tirnipi e delle circoslanze ;


cazione de'li'deli.

dovendosi n«!lla prima trattare plin- Gesìi (jnsto istituendo YEiicnri-


ti critici, le questioni sulla liturgia, stia (^f é'(ìi) si s<Mv"i di pregliiere,
i punti coiiti^)versi, \ì merito «Ielle di benedizioni, di azioni di grazie;
liturgie divulgale col nome degli ma la Scrittura non ci dice quali
apostoli o de' loro discepoli ; nella fossero tali preghiere e tali ceri-
seconda le usanze sulla costruzio- monie, ìi parimenti non vi si scor-
ne de saeri edilìzi, vesti, ari-edi ed ge che gli apostoli abbiano messo
altro «elativo al cullo divino, con in iscrillo i termini delle preghie-
le leggi dai Papi, dai concilii, dalle re, né regolate cenmonie tutte le

diocesi, e dalle città emanale, ri- che dovevano accompagnare il sa-


guardanti le cerimonie, i riti, l'an»- grifìcio in lutti i tempi e in tulli

ministrazione de'saciamenti, pai lan- i luoghi ; essi limitaronsi ad inse-


«losi de principali scrittori liturgici gnale a viva voce, e non si sapreb-
e del merito intrinseco delle loro be citare alcuna testimonianza di
o[»eic ; nella paile terza della sto- un autore conosciuto nei primi quat-
ria liturgica, dovrebl>e dimostrarsi tro secoli, che abbia parlalo di una
lorigine delle rubriche e de'codici liturgia scritta ed usata in (pialche
liturgici, I energica riforma operata chiesa, la quale esponesse l'ordine
nel depurare il culto esterno dal di tuttociò che dovevasi fare, e le

superstizioso e ridicolo introdot- preghiere che il sacerdote doveva


to nei secoli barbari, e dichiarare recitare per la consacrazione del-
le vie tenute dalla Chiesa romana l'Eucaristia. Le liturgie che por-
per mantenere la purità de'suoi ri- tano il nome di s. Giacomo apo-
ti, ilandosi contezza degli scrittori stolo, di s. Marco evangelista, o in
liturgici, essendo questa terza epoca generale degli apostoli, non sono
l'epoca dei classici in questo gene adunque, al dire de'critici, propria-
re. Si (là termine a questo sun- mente scritte da essi j ma tutto al
to, con tributale congratulazioni e più, secondo medesimi, sono la so-
i

lodi all'autore della dissertazione, stanza (Ielle preghiere e delle ce-


per le sue vaste idee ed intei'essa- rimonie ch'essi praticavano nell'of-
uiento preso a vantaggio di quella frire il saciilicio, le quali furono da
scienza, da cui si apprende il mo- essi insegnale soltanto a viva voce,
do di onorare il Signore; non che che vennero in seguito poste in i-
col far voti al cielo che presto si scrilto, ed alle quali poi furono
adempiano le di lui mire sulle fatte molle aggiunte., La testimo-
11 acce sej^nate , col sorgere chi si nianza appoggiata ad im fiammen-
accinga all'impiesa the iildc liuici lu di Pi odo in favore delle liUu-
LIT LIT 43
^ie fli 5. numerile \, e di s. Gia- giornaliero; erano però persuasi che
como, non ò di nlnin peso, percliè non fosse loro permesso di farvi il

non è di quell'aiitoie, dappoicliè menomo cambiamento. P'. Arcano


egli era vescovo di Cnstantinopcjli pisciPLiNA, e gli articoli relativi,

nel 4^4^ ^ "^' ^'"«Tii'ncnto suindi- i padri della Chiosa ci fanno os-
cato il Giovanni di Co-
celebre s. servare questa istruzione tradizio-
stantinopoli è chiamato Crisostomo, nale. La loro fedeltà nel conserva-
nome che non fu dato che nel re questo deposito è attestata dalla
VII secolo. Il p. Le Binn provò, conlormità che si trovò quanto alla
che nessuna liturgia è stala sciitta sostaii/a tra le liturgie delle diverse

prima del V secolo, eccello quella chiese del mondo ,


quando furono
che trovasi nelle cosliluzioiii apo- poste in iscritto. Sovente è diverso
stoliche colla data almeno dell'an- lo stile delle preghiere, il senso in
no 3qo. Però il sacerdote roma- ogni luogo è lo stesso, v' è poca
no Mondelli pubblicò una disser- vaiielà nell'ordine delle cerimonie.
tazione, che al p. Le Brun tolse In tutte si trovano le stesse parti;
il pacifico possesso della sua opi- la lettura delle scrittine dell'antico
nione. La liturgia che si attribui- e nuovo Testamento, 1' istruzione da
sce a s. Clemente I, ignorandosene cui era seguila, l'oblazione de' sacri
il vero, solo merita pregio per la doni falla dal saceidote, la prela-
antichità; di quella che dicesi di s. zione od esoilazione, il Sa netti a ^ la

Dionisio si dubita della genuinità, preghiera pei vivi e pei morti, Li

ma quello che contiene di liturgi- consecrazione fatta colle parole di


co può solo servire di un docu- (iesìi Cristo, l'invocazione sui doni
mento circa i riti e la fede pub- consecrati, Tadorazione e la frazio-
blica de' primi secoli. Parlando il ne dell'Ostia, il bacio della pace,
Bergier dell'antichità ed autorità l'orazione domenicale, la comunio-
delle liturgie, aweile Ani non si ne, il rendimento di grazie, la be-
deve conchiudere come fecero talu- nedizione del sacerdote. Tale è a
ni ed protestanti, che le litur-
i un dipresso il metodo uniforme del-
gie le quali portano nomi <li s. i le liturgie, tanto in oriente, che in
Pietro, di s. Giacomo, di s. Mar- occidente. Potrebbe trovarvisi que-
co, ec sieno opere apocrife e sen-
, sta rassomiglianza, .se ciascuno di
za autorità. Le stesse ragioni, le quelli che le hanno raccolte avesse
quali provano che non subilo fu seguito il suo genio nel modo di
scritta la liturgia, provano [(ali- disporle? f^. Mfssv, Canone della

menti clip lon diligenza è stata con- Messa, e gli analoghi articoli. Piac-
servala \Htf tradizione in ciascuna coglicndo ciò che dissero i padri
chiesa ;
e fl-delmente trasmessa dai dei primi quattro secoli , si vede
vescovi a che iiuialzavtino ai
ipieili che al loro tempo le liturgie era-
.sacerdozio. Questo era nn mistero no già furono scritte nel
(piali V
od un .secreto che si voleva na- secolo. iMoile sette separandosi Malia
scondere ai ma i pastori pagani, Chiesa cattolica, conservarono la li-
scambievolmente se ne confidavano turgia come era avanti il loro sci-

a memoria le preghiere e le cei i sma, uè ardirono di mettervi ma


inonie ; ciò era tanto più tacile no; tanto erano persuasi che que-
pei che ciano pratiche di un uso sta alterazione fosse una temerità.
4', LIT LIT
IS'ei piinii secoli nessuno ehhe que- paesi cattolici, si celebri la liturgia
sto ardire ; JXeslorio è ilprimo cui e In salmodia. Quasi in tutta la

/L' rinfacciata, conifi si ha da Leon- Chiesa latina da moltissimi secoli,

zio bisanlino ron/r. Nfit. et /ùifych. e nella romana fino dai principii,

J. 3; S£n7a did>l)io questa è una si usa generalmente la lingua la-

flelle ragioni che fecero conoscere tina ; la greca presso de' greci in

[a necessità di scrivere le liturgie. molle chiese d'oriente, in altre l'a-


Da quel momento non fu più pos- raba e dove qualche altro idio-
;

sibile alterarle senza die i fedeli ma adopera, dò è sempre pei


.si

reclamassero ,
poiché allora erano pubbliiui approvazione e per con-
scritte in lingua volgare. Qui no- senso ilella prima Chiesa del cri-
teremo, die agli nrlicoii La/io, par- stianesimo. Cos'i per quanto è u-
Jundo della lingua Ialina, e Lingua, manameiite permesso, si provvede
Iraltanutio dell'uso costante tenuto che la varietà de' riti dentro una
dalla Chiesa occidentale di celebra- sola medesima Chiesa cattolica non
re i divini uffizi in lingua latina , si moltiplichi soverchiamente, e che
di che non si lice mai cambia- i libri del culto pubblico non .si

mento nella sacra liturgia ; e che espongano a evidentissimo rischio


in questa non conviene adoperare di ricevere alterazioni essenziali e
|ii lingua volgare anche presso al- peiicolo.se, se si rimettesse a ogni
tre nazioni. Nel Supplemento al chiesa particolare l'arbitrio di vol-
Giornale ecclesiastno di Roma del tarli e adopeiarli suo proprio
nel
1791, a p. 68, prendendosi ad esa- linguaggio. A buon conto e per ,

me r opuscolo di Pehem professo- cosa certa questa è la legge ; il cul-

re dell' luìiversità Vienna, di inti- to pubblico non


ha a celebrare si

tolato : Dell'uso della lingua vol- in ogni lingua volgare, che la Chie-
gare ne' pubblici divini uffici , si sa non abbia approvato per questo
qualifica per argomento di moda cifetto : COSI ordina e prescrive la

presso i novatori, cioè che ne' di- veglianle ecclesiastica disciplina ; né


vini uffici si debba in ciascun luo- ì>i debbono attendere Pehem ed 1

go adoperare la lingua volgare, e novatori che sostengono tutto al


citasi l'erudito discorso del p. d. contrario, che si debba anzi cele-
Giuseppe Maria Isotta, Della mes- brare i divini ulhci nella lingua
sa in lingua volgare, ec. Vercelli volgare che s'intende dal popolo,
i"-88. Quindi si aggiunge, che la non curando il divieto della Chie-
Chiesa con ripetute sue leggi, an- sa, e per ultimo il decietato dal
che in concilii ecmnenici, col vigo- concilio di Trento e da Alessan-
re dell^ sua pratica costante per dro VII.
niobi secoli, col consenso di tutte Bingham volle imporre, quando
le chiese con la romana, ha sta- sostenne che nei primi secoli della
bilito il rilevante punto di discipli- Chiesa ciascun vescovo avea liber-
na, che libri destinati alla
i pub- tà di comporre la liturgia per la

bina preghiera e alla liturgia non sua chiesa , ed ordinarvi il culto


si adoperino nelle chiese in ogni divino come gli sembrava bene.
locale ma che solamente in alcu-
; Dice li Piergier che per provare
ne lingue sotto rapprova7Ìone della quesiii prelesa riforma, non basta-
pubblica autoiilàj .secondo i vari va cit<ue qualche piccola diveisità
LIT L 1
1"
4 -1

tra le liturgie, poiché egli stesso dubbio, si sono potuti aggiungere


confessa, che di tempo in tempo di tempo in leinpo a queste litur-
vi si fecero alcune aggiunte; sai eb- gie alcuni teruuui deslmati a pro-
be stata maggiore la varietà se cia- fessare chiaramente la Me della
scun vescovo avesse creduto di po- Chiesa contro gli eretici come la ,

terla ordinare a suo genio. La Chie- parola consostanziale dopo il con-


sa lasciò talvolta a' vescovi la li- cilio jN'iceno, e il titolo di Madre
bertà di opportunamente,
variare di Dio dato alla Vergine, Beata
salda restando la forma essenziale dopo il concilio d'Efeso. Ciò prova
del sacrifizio. Credesi forse che i che la liturgia è stata sempre una
fedeli avvezzati a sentire la slessa professione di fede; però >\ sa in
liturgia durante il governo di un quale occasione e per qua! motivo
santo vescovo, avrebbero facilmente sieno state fatte queste addizioni,
tolleraloche il di lui successore la né si trovano in tutte le liturgie ,

cambiasse? Sovente sono pronti nel quando in tutte si trovano senza


loro zelo a sollevarsi per molivi eccezione le preghiere e le cerimo-
meno importanti. Dunque i prole- nie che esprimono i dommi rigettali
stanti ragionarono assai male, quan- dai protestanti.
do dissero che le liturgie note sotto Non si deve ragionare suH' au-
i nomi dei ss. Marco e Giacomo o tenticità di questi monumeuti, co-
altro apostolo, sono opere suppo- me sopra r opeia particolare d'un
ste,che furono scritte molli secoli padre della Chiesa; nessuno scrit-
dopo la morte di quelli di cui por- to di questa ultima specie è stato
tavano i nomi. Che importa la da- imparato a memoria e recitato quo-
ta del tempo in cui furono poste tidianamente in alcune chicle come
in iscritto, se dopo gli apóstoli fu- le liturgie. L'autorità di queste è
rono confermale, e giornaluieiite provata dalla loro uniformità ; tioa
praticale da tulle le chiese? Fu fu necessario cercarle negli sentii
una cosa naturale, chiamale Lilur- dispersi, ma negli archivi delle chie-
già di s. Pietro quella di cui si se che le .seguirono : alcuni eruditi
serviva la chiesa di Antiochia da non avendo fatta questa riflessione,
lui fondata ; Liturgia di s. Marco caddero nello stesso abbaglio che i

quella ch'era seguita nella chiesa protestanti. E altresì diversissimo il

di Alessandria, che a lui deve l'o- grado di autorità delle liturgie, da


rigine ; Liturgia di s. Giacomo (piello d'ogni altro scritto. Qualun-
quella di Gei'usalemme, di cui fu il que siasi il nome che porUuio, sono
primo vescovo ; Liturgia di s. Gio. meno l'opera del tale autore, che
Crisostomo quella di Costantinopo- il monumento della credenza e del-
li, di cui fu uno de' piìi zelanti la pratica di una Chiesa intera :

vescovi e de' priucipalF ornamenti, portano l'autorità non solo di un


e cosi delle altre. Non si preten- santo personaggio qualunque siasi,
deva perciò che questi diversi per- ma la sanzione pubblica di una so-
sonaggi le avessero scritte, ma che cietà numerosa di pastori e di fe-
da essi venissero per tradizione deli, che costantemente se n'è ser-
laonde pare che in tal questione vila. Così le liturgie gieclie di s.

sidebba prestar fede alla tradizio- Ijasilio e di s. Giovanni Crisosto-


ne di una Chiesa intiera. iSoa v' è mo, non solo hanno lutto li pe.?o
46 LIT LIT
the iiierilaiio (juesli ti uè santi tlot- pregare, conosciamo ciò che dob-
Ioli, tìMì il .suHiaf^io delle chiese biauKj credere". In tal guisa que-
greche che le seguirono e che an- sto l'ontelice atlesl.iva l'autenticità
coia se ne servono. Le cliiese non ed autorità delle: litiugie; essa non
si sarehhero inai umle, se non vi è diminuita da piìi di mille quat-
avessero riconosciuto espiessa fedel- trocento anni, e sarà la slessa sino
mente la loro credenza. l*er una alla (ine de' secoli. Oltre quanto si

ragione contraria, la liturgia in.se- dice ad ogni articolo sulle diverse


lita nelle costituzioni apostoliche liturgie, accenneremo alcune cose
non è (juasi di alcuna autorità, seb- intorno alle liturgie dell'oriente e
bene sia slata la prima, percliè non dell'occidente, coli' autorità princi-
si conosce alcuna chiesa che se ne [lalmente del p. Le l>run, di jier-
sia servita. Nessuna chiesa è stata gier e di altri autori ; pel resto ci-

mai senza litingia, e nessuna è stata teremo gli analoghi articoli in cui
tanto stolta per esprimere colle sue se ne discolie di proposilo, trala-
parole ed azioni una dottrina che sciando di ricordare gli allri che vi
non credeva o che riguardava co- hanno relazione, quali i si poti an-
me un errore. Se trovasi qualche no facilmente conoscere. JNelle li-

ambiguità nel linguaggio delle pre- turgie dell' oriente parleremo in


ghiere, ne viene spiegato il senso particolare di quelle de' copti, etio-
colle ceiiraonie ; e (piesli due segni pi, abissini, siri, maroniti, armeni,
uniti hanno una foiza tutto diver- greci e nestoriani. INelle liturgie
sa dalle semplici parole, il perchè dell'occidente diremo di quelle dei
i protestanti candjiando i domati , romani, ambrosiani, galli, spagnuo-
furono costretti sopprimere le ceri- li , e della liturgia mozzarabica, e
monie, le quali ciano una sensibi- de' protestanti.
le condanna alle loro false dottri-
ne. Sino dai primi secoli si oppo- Liturgie della chiese orienlali
sero agli eretici questi monumenti
della fede della Chiesa, ch'essi ripu- Delle lilitrgie copte, abissine ed
gnarono sia col far sopprimere i sa- etiopiche. Si sa da una costante
cri cantici, sia col candjiare la dosso- tradizione, che la chiesa di Ales-
logia che cantasi alla fine de' sal- sandria, capitale dell'Egitto, fu fon-
mi. Il dottore s. Agostino nel V data da s. Marco evangelista né ,

secolo provava ai pelagiani il pec- si può dubitare che questo santo


cato originale cogli esorcismi del non abbia stabilito una fórma di
battesimo, la necessità della grazia liturgia. Ella vi si conservò, come
e la predestinazione colle preghie- altrove, per tradizione sino al V se-
re della Chiesa. Il Papa s. Cele- colo, e secondo la comune opinio-
stino 1 propose questa regola ai ve- ne fu s. Cirillo di Alessandria che
scovi delle Gallie, quando loro scris- allora compilò e scrisse la liturgia
se. » Eadiamo al senso delle pre- della sua chiesa. Egli la scrisse in
ghiere sacerdotali, che ricevute per greco che parlavasi in quel tempo
tradizione dagli apostoli in tutto il nell'Egitto, quindi questa liturgia
mondo, sono di un uso uniforme fu chiamata indilfereiitemente litur-

in tutta la Chiesa cattolica; e dalla gia di s. Marco e liturgia di s. Ci-


mauiera istessa con cui dobbiamo rillo. Siccome buona parte del pò-
LIT LIT 47
polo di Egitto non intendeva il confiontolla col lesto greco, da cui
greco, e jjarlava soltanlo la lingua originari unente è traila. INon si

copta, sembrò che nel qitinto secolo può dubitare che <|uesla non sia la

fosse già staliililo in questo regno liturgia usata nella chiesa di Ales-
1'uso di celebrate 1' ufilzio divino sandria nel V secolo, avanti lo

cosi in copto come in greco, e che scisma tli Dioscoro, poiché i catto-
la liturgia greca di s. Cirillo fosse lici avevano conlinualo a serviise-
ancora scritta in copto pei naturali ne anche dopo questa epoca, ed e-
del paese. Quando Dioscoro di lui ziandio il p. Le Erun 1' ha ripor-
successore, partigiano dell'erebiarca tata. Non vi si tiova alcun errore,
Eutiche, fu condannato nel concilio ma una perfetta conforinità colla

di Calcedonia l'iiiuio ^5i, si separò credenza cattolica sopra tutti i pun-


dalla Chiesa cattolica, e trascinò nel- ti contrastati tia i protestanti e noi.
lo scisma suo la maggior parte de- Con quale diritto dirassi che <pie-
gli egiziani nativi. Questi scismati- sta liturgia di s. Marco un'opera
è
ci seguirono a celebrare in copto, apocrifa e supposta che non ha
nel tempo che i greci di Egitto, autorità alcuna? Nelle altre <\hk li-

attaccati alla fede ed al cattolica turgie de' copti, null'altro si trovò


concilio di Calcedonia, conservaro- di cambiato o di aggiiuilo che la
no dalla loro parte 1' uso del gre- professione dell' eutichianismo. Do-
co nel servigio divino. Questa di- po che l'arabo divenne la lingua
versità durò sino verso l'anno 66o, volgare dell'Egitto , i copti prose-
tempo in cui maomettani si re-
i guirono a celebrare in copto, seb-
sero padroni dell' Egitto. Allora i bene non intendano più questa lin-
greci di Egitto, impera- fedeli agli gua. Siccome gli abissini o cristia-
tori di Costantinopoli, furono op- ni di Etiopia furono convertiti alla
pressi; copti scismatici, che ave-
i fede cristiana dai patriarchi di A-
vano favorito la conijuista de' mao- lessandria, e restarono sotto la loro
mettani, ottennero da essi l'eserci- giurisdizione , aderirono anche al
zio libero della loro religione, e lo loro scisma e vi perseverano. Ol-
conservarono sino al presente. Essi tre le tre liturgie di cui abbiamo
hanno tre liturgie : una che chia- parlato, ancora altre
ve ne sono
mano di s. Cirillo, e la quale in nove; lo che seud>ra provare che
sostanza è la slessa che quella di in Egitto un tempo l'ossero in nu-
cui abbiamo parlato ; la seconda è mero di dodici, che poi accenne-
quella di s. Basilio ; la terza di s. remo; ma la sostanza ed il piano
Gregorio Nazianzeno soprannomi sono gli stessi ; tutte furono tra-
nato il Teologo. I copti eulichiani dotte in etiopico. A liserva dell'eu-
o giacobiti in queste due ultime tichiauismo che vi si vede profes-
vi hanno posto prima della comu- sato in molte, elleno niente con-
nione la confessione di fede con- tengono di conti ario alla fede cat-
forme al loro errore; ma non mi- tolica. Ludolfo, la Croze ed alcuni
sero mano a quella di s. Cirillo altri, contro ogni verità, vollero per-
chiamata anco di s. Marco. Il dotto suadere che la credenza cattolica
Eusebio Renaudot, Littcrgiarnni o- degli abissini fosse più conforme a
rientaliuni coUectio, Parisiis 1 7 i G, quella de' protestanti che a (piella
la tradusse non solo dal copio, ma della Chiesa romana ; il contrario
48 LIT LIT
è evidentemente provato, ossia dal- che in Egitto ;
questo eretico vi

la loro liturgia che l'enaiidijl die- trovò moltissimi partigiani, e vi fu-


de col nome di Canon iiuii'ei siim rono tra essi ancora diversi scismi,
Attliiopuin , ossia da quella clie non che molle dispute tra me- 1

porta il nome di Dioscoro, e che desimi e cattolici. Questi furono


i

si trova nei t. IV, p. 164 del p. appellati inelctiid dai loro avversa-
Le Bruii. S. Atanasio inviando Fru- ri, vale a dire realisti^ perchè se-
menzio in Etiopia per stabilirvi la guivano la credenza dell' impera-
relii.;ioiie, gli diede la liturgia in tole. Ma gli uni e gli altri conser-
iscnllo, il che dà liiog(» a pensare viirono in siriaco la stessa liturgia
che vi sieno tra gli etio[)i delle li- che aveano avuto prima. Comune-
turgie, che sono forse le più anti- mente era chiamata liturgia di s.

che di tutte quelle che furono scrit- Giaco/no, perchè la si seguiva iti

te. Gli etiopi ammettono le dodici Gerusalemme come in tutte le chie-


liturgie dei copti giacobiti, che tro- -se siriache del patriarcato d'Antio-
vansi comunemente coll'ordine se- chia, e perciò fu delta anche //-

guente. I. di s. Giovanili evange- tiirgia (li Gerusalemme. Non si può


lista. 2. dei trecento dieciotto pa- dubitare dell'antichità di questa li-

dri del concilio di Nicea. 3. di s. turgia , (piando si confronti colla


Epifanio. 4- di s. Giacomo di Sa- quuita catechesi mistagogica di s.

lug o Syrug. 5. di s. Giovanni Cri- Cirillo gerosolimitano. Nel 34? o


sostomo. 6. di Nostro Signore Ge- 34H questo santo vescovo spiegava
sù Cristo. 7. degli apostoli. 8. di ai neo battezzati la parte principale
s. Ciriaco, g. di s. Gregorio Na- che comincia dall' oblazione, e ne
zian/eno. io. del loro patriarca segue esattamente l'andamento. Pro-
Dioscoro. II. di s. Basilio. 12. di babilmente nel V secolo fu prima
.s. Cirillo. stampò in
Nel i548 si scritta in greco, poicliè nel siriaco
Roma in etiopico unitamente al si conservarono molli termini greci.
nuovo Testamento la liturgia che Vi si aggiunse la parola consostan-
porta il nome degli apostoli ,
per- ziale adottata dal concilio Niceoo,
chè essa è liturgia comune, alla e Maria vi viene chiamata madre
quale va unito il canone universa- di Dio, come avea ordinato il con-
le. E la prima liturgia orientale cilio d'Elèso; non ne segue da ciò
che sia stata stampata. Si pubbli- che questa liturgia sia stata igno-
cò nel i549 '^'"'^ versione latina rata avanti quest'aggiunta. Nel 692
della lingua stessa, e fu posta nella i padri del concilio in Trullo la
biblioteca de' padri. Dipoi la litur- citarono sotto il nome di s. Gia-
gia copta ricevette maggior luce como, per confutare l'errore degli
dai monumenti copti raccolti dal armeni che non mettevano l'acqua
padre Giorgi agostiniano, e pub- nel calice. Nel IX .secolo Carlo il
blicati dal cardinal Stefano Borgia. Calvo volle veder celebrare la
V. Egitto, Copti, Abissini a, Etio- messa secondo questa liturgia di s.
pia, EuTICUIANI, GlACOlMTI. Giacomo usata in Gerusalemme.
Della liturgia <ìe siri. Dopo la Gli orientali non dubitarono mai
condanna di Eutiche, fatta nel con- che non venisse veramente da s.
cilio di Calcedonia, si vide nella Giacomo; differisce da quella di s.
Siria a un dipresso la stessa cosa Cirillo in alcuni punti, come nella
LIT LIT 49
lavanda mani del sacerdote,
delle gomento invincibile contro i prote-
di cui s. Giacomo non fa menzio- stanti, poiché vi si trova la chiara
ne alcuna, e nel bacio della pace, e precisa professione dei dommi che
che s. Giacomo mette dopo e s. , hanno ardito tacciare di novità, e
Cirillo prima dell'oblazione dei do- le cerimonie che rimproverano alla
ni.Lodano la grande abilità di s. Chiesa romana quali pratiche su-
Giacomo nelle materie risguardanti perstiziose, la presenza reale e la
la religione, s. Clemente d'Alessan- transustanziazione, la parola di sa-
dria e s. Girolamo. In seguito, crifizio, la frazione dell' ostia e le
quando i patriarchi di Costantino- incensazioni, la preghiera pei mor-
poliebbero tanto credito per far ti, r invocazione de' santi, ec. Dun-
sopprimere in tutta la loro giuris- que la messa non è un ritrovamen-
dizione tutte le liturgie, eccettuate to umano, e le sacre cerimonie non
quelle di s. Basilio e di s. Giovan- sono mimiche gesticolazioni come ,

ni Crisostomo, tuttavia tollerarono vanno brontolando gli eretici ma ;

che nelle chiese della Siria sì usas- sibbeneriti sacrosanti, praticati (ino
se di quella di s. Giacomo, alme- dai tempi apostolici in gran parte,
no nel giorno della sua festa. Dun- ed altri successivamente istituiti dal-
que ha tutta r autenticità, che la Chiesa apostolica.
s. I siri euti-
l'autorità delle chiese può dare chiani o giacobiti non v' inseriro-

ad un monumento. Invano Ri- no il loro errore; gli ortodossi e


\et ed altri protestanti la volle- gli eretici un eguale
osservarono
ro attaccare per 1' addizione men- rispetto per questo apostolico mo-
tovata, e pel trisagio che comin- numento. Anche la liturgia di s.
ciò, dicono j soltanto alla fine del Basilio è stata tradotta in siriaco
V secolo. Ma questi critici confu- per le chiese della Siria, e si an-
sero il trisagio tratto dalla Scrit- noverano quasi quaranta liturgie
tura sacra, e /égios o la formola per loro uso ; variano però soltan-
Theos, ec. che
cominciò a can- si to nelle preghiere, come presso noi
tare in Costantinopoli l'anno 44^ le collette e le altre orazioni della
con un'aggiunta che Pietro il Ful- messa, relativamente alle differenti
lone, capo de' teopaschiti, fece a feste: la liturgia di s. Giacomo,
questa formola dopo l' anno ^63. che contiene lutto l' ordine della
Questa addizione fu fatta verso la messa, è la più comune fra i siri,

fine del V secolo ; ma il Sanctus e serv\ di modello a tutte le altre,


o trisagio della liturgia è tratto come si può convincersene col con-
dall'Apocalisse. per altro una co- E fronto. Le altre principali liturgie
sa ridicola supporre che le chiese dei siri cattolici e giacobiti sono ,

non abbiano dovuto aggiungere al- quelle di s. Pietro, di s. Giovanni


le loro preghiere le formole neces- evangelista, dei dodici apostoli, di
sarie per attestare la propria fede s. Marco evangelista, del Papa s.

contro gli eretici ,


quando questi Sisto 1, eh' è d' un vescovo siriaco,
volevano farne per professare i loro del Papa s. Giulio I, di s. Dionigi
errori; ovvero che queste addizio- vescovo d'Atene, di s. Ignazio, di
ni, sempre osservale, pregiudichino s. Eustazio, di s. Giovanni Criso-
all'autenticità delle liturgie. Quella stomo, di s. Maruta metropolitano
di s. Giacomo somministra un ar- di Tagri ec, intorno a che cou-
vot. xxxix. 4
5o LIT LIT
viene rimnrcare clic queste liturgie si trova anche più esattamente det-
f'iii-ono COSI intitolate, o perchè se tagliato nel libro del miniitro det-
ne fece uso nelle feste de' santi di to diaconale, che fu stampato a
cui portano il nomo, o perchè esse Roma in caldaico ed in arabo nel
appartengono alle chiese delle quali I IgC), e pili correttamente nel 1736;
i ^anti stc-si furono vescovi, o per- aninchè coloro i quali devono ri-
chè i giacobiti allettarono di far spondere alla messa, e che non san»
conoscere col mezzo di nonJt tanto no il siriaco, possano intendere quel-
seguono la dot-
rispettabili, ch'essi lo che si canta, e quello ch'essi ri-
trina degli antichipadri. Se avvi spondono : giacché come riferisce il

qualche supposizione nei nomi, non p. Dandini, Viaggio del Dlonte Li-
ne consegue perciò che le liturgie haiio p. I id, colui che serve la mes-
sieno supposte. Basta per la loro sa dice un maggior numero di cose
autenticità, ch'esse si trovino negli del celebrante, e tutto il popolo ne
antichi manoscritti ed in uso tra i dice pure una buona porzione, eoa
giacobiti, giacché le liturgie deri- lui cantando insieme nello stesso to-
vano la loro autorità dalle chiese no. Gabriele Sionita, scrivendo da
presso le quali sono in uso, e non Parigi nel 16G4 a Niusio per far-
dai nomi ch'esse portano. La litur- gli conoscere il messale maronita,
gia di s. Giacomo fu stampata in non fa menzione del messale stam-
Parigi nel i56o in greco, e sepa- pato a Roma nel i '394- (non essen-
ratamente anche in latino. V. Ge- do stato accettato dalla nazione ma-
rusalemme e SiniA. ronita), e gli dice soltanto, che il lo-
Della lilnrgid de' rnaronili I . ro messale è intitolato in siriaco
maroniti che abitano il ìMonte Li- // libro dell'oblazione ovvero d li-

bano ed altrove, si servono di un bro della consecrazione, e eh' egli


inessale stampato in R.oma nel 1716 ne possedeva un manoscritto conte-
e 1762 con due edizioni, e di altri nente sedici liturgie, intitolate co-
esemplari conformi ad esse fatti me quelle de'greci: Anaphora. Tut-
nel Libano. Le diverse liturgie che te le liturgie, a riserva d' una, si

contengono sono, quelle di s. Pie- trovano tradotte nella raccolta del-


tro; dei dodici apostoli; di s. Gio- le litiugie giacobite di RenaudoL
vanni evangelista; di san Marco /-'. Maroniti.
evangelista; di s. Matteo chiama- Della liturgia degli armeni. S.
to il Pastore; di s. Sisto I Pa- Gregorio Illuminatore che dopo la
pa; di s. Giovanni Crisostomo; di predicazione di s. Bartolomeo apo-
g. Dionigi, uno de' primi discepoli stolo convertì alla fede l'Armenia
di s. Paolo; di s. Cirillo d'Alessan- maggiore, fu istruito a Cesarea di
dria; di s. Euslazio patriarca antio- Cappadocia, e diede senza dubbio
cheno; di S.Giovanni INLarone detto agli armeni la liturgia di quella
s, Maruta; di una liturgia ricava- chiesa. Nel 525 gli armeni in par-
ta da quella della Chiesa romana, te fiu'ono trascinati nell' errore di
ed aggiungasi quella dei presantifi- Eutiche, da Jacopo Baradeo o Zan-
cati. La prima di queste liturgie, zalo, donde venne il nome di gia-
cioè quella di s. Pietro, contiene cobiti, e si separarono dalla Chiesa
ì'ordo inisxae dopo il principio del- caltolic?; molti però tra essi si riu-
la liturgia. Questo ordine generale nirono afia medesima in diversi teca-
LIT LIT 5r
pi. Siccome s. Gregorio Illuminalo- tulli i tempi e per fino nelle ese-
je ch'era stato istruito in Cesaiea (juie, giacché essi non hanno mes-
nelhi Cappadocia, e s. Basilio vescovo *<•» eselusiva pei morti. Tra gli sci-

di questa città presero cura delle smatici poche sono le chiese nelle
chiese d'Armenia ; si pensa che da quali si celebri giornalmente più
principio avessero ricevuto la litiu'- d'una messa, ed i giorni ordinari
gia greca di s. Basilio, come i mo- ne'qiiali non si celebra sono i giorni
naci armeni si posero sotto la di di digiuno , ed il sabbato fu con-
lui regola. I greci ed i latini che siilerato fino dal principio della
hanno si di sovente fatti dei lim- Chiesa in tutto l'oriente, come una
proveri agli armeni intorno a va- specie di giorno festivo destina-
rie loro pratiche, non hanno pe- to ad adorare Dio come creato-
rò giammai potuto rimproverar- re. I cattolici poi hanno adottata
li di aver fatto dopo il loio scisma la celebrazione delle messe basse
alcun cambiamento nella liturgia, dei latini, e la celebrano ogni gior-
tranne l'aggiunta che Pietro Fiil- no. La liturgia armena esprime in
lone avea fatto al trisagio, scb- una maniera evidentissima il sacri-
l)ene non manchino scrittori e ra- fizio di Gesù Cristo sull'altare; es-
gioni, che facciano ritenere che ta- sa contiene eccellenti orazioni, e gli
le aggiunta già esistesse, e di a- armeni la celebrano con un fervore ed
verne il Fullone degenerato il sen- una pietà esemplare. Evvi pure l'in-
so. La vera lituigia armena fu stam- vocazione dei santi, le preghiere pei
pata nel 1677 la prima volta nella morti, ec. Il Reuaudot non potè a-
tipogralia di propaganda /z^/e in Ro- vere la liturgia originale degli ar-
ma, la seconda volta a Venezia nel meni scismatici, riuscì al p. Le Brun
1686, quindi in italiano dai mo- in vece di procurarsene tuia tradu-
naci mechitaristi di s. Lazzaro di zione latina autentica, che pubblicò
Venezia. Gli esemplari dei libri nel t. V, p. Sa e seg. con alcune
di chiesa essendo divenuti rari, gli copiose osservazioni. A^. CosTANTI^fo-
armeni ch'ebbero in privilegio di POLi, ExMiAzi.Vj Patriarcato ar-
tenere stamperia a Costantinopoli, meno.
fecero stampare nel 1702 il libro Dtlle liturgie greche. Le due prin-
delle pubbliche preghiere unitamen- cipali litui'gie di cui si servono i

te al libro del diacono, ossia di ciò greci soggetti al patriarcato di Co-


che il coro deve cantare alla mes- stantinopoli, sono quelle di s. Basi-
sa, e vi ristamparono la liturgia nel lio e di Giovanni Crisostomo. Noa
s.

1706. Il p. Pidou teatino, vescovo di si dubita che s. Basilio non sia ve-
Babilonia, morto ad Hispahan nel ramente autore o compilatore del-
1717; uomo dotto e versatissimo nel- la prima; non contiene l'ordine né
la lingua armena letterale, pubblicò le rubriche, perchè queste si pren-

un'eccellente traduzione latina del- dono dalla liturgia comune; le pre-


la liturgia armena, che il p. Le ghiere ne sono più lunghe, ed es-
Quien trovò fra i libri e le carte sa fu adottata dalla chiesa di Co-
che Piques dottore della Sorbona stantinopoli per essere delta ne'gior-
lasciò morendo ai domenicani di ni dell'anno che sono marcati ia
Parigi. Gli armeni hanno una so- questa liturgia, cioè la vigilia di
la liturgia della quale fanno uso in Py'alale, quella dell'Epifania, le do-
52 LIT LIT
raeniche quaresima, tranne
della zioni. I patriarchi di Costantinopoli
quella delle palme, la santa e gran- riuscirono a farla adottare anche nei
de feria vale a dire il giovedì san- patriarcati melchiti d'Antiochia, Ge-
to, il sabbato santo e la festa di rasalemme, Alessandria, cioè dai
s. Basilio. La seconda fu attribuita cristiani melchiti che nel secolo V
a Giovanni Crisoiitomo solo tre-
s. si preservarono dall'errore degli eu-
cento anni dopo la sua morte, e tichiani Sebbene
. in tutti questi
fu soltanto il concilio in Trullo che paesi non s'intenda piìi il greco, nul-
pose il suo nome in testa della ladimeno vi si segue la liturgia
liturgia di Costantinopoli ; in con- greca; ma a cagione del piccolo nu-
seguenza vuoisi che s. Giovanni meio di quelli che possono legger-
Crisostomo non abbia mai compo- la, bisogna spesso celebrare la li-

sto alcuna liturgia. Sembra che turgia in lingua araba. S. Basilio,


questa sia 1' antica liturgia della De Spirit. Sanct. e. 27, trae dalla
chiesa di Costantinopoli, che si- liturgia della messa un argomento
no al VI secolo fu chiamata li- forte a prò dell' autorità della tra-
turgia degli depostoli. Questa ser- dizione; perocché, die' egli, tutto il

ve tutto l'anno, e contiene tut- complesso delle forraole della con-


to r ordine della messa e tut- secrazione del pane e del vino noi
te le rubriche; altra, le cui preghie- noi sappiamo che per questa via;
re sono pili lunghe, ha luogo solo dovendosi avvertire che in esse vi
in certi giorni determinati. Ve n'è ha assai di rilevantissimo oltre a ciò
una terza che chiamasi messa dei che all'uopo ci tramandarono l'a-
presanlijìcati, perchè non vi si con- postolo ed il vangelo. S. Giustino
sacra e si fa uso delle specie con- dice che nella liturgia si pregava
secrate nella domenica precedente, per gl'imperatori, pei diversi sta-
come nella Chiesa romana nel ve- ti ec; s. Cirillo fece una molto este-
nerdì santo il sacerdote non consa- sa spiegazione di quella che usava-
cra, ma comunica colle specie con- si nella sua chiesa. I monumenti
secrate nel giorno avanti. Le pre- più autentici provano che fino dal
ghiere di questa messa sembrano nascere del cristianesimo ci era una
meno antiche di quelle delle prece- liturgia, e prime formole delle
che le

denti. Il p. Le Brun nel t. IV, p. orazioni che la componevano furono


384 ^ seg. riferisce le preghiere e stabilite dagli apostoli; così s. Gia-
l'ordine delle cerimonie della litur- como fu il piiino autore, come si
gia di Giovanni Crisostomo. La
s. è detto, di quella di Gerusalemme,
liturgia di Costantinopoli, tolta da alla quale furono in seguito aggiunte
quelle di s. Basilio e di s. Gio- altre nuove preghiere, lasciandone
vanni Crisostomo, è seguita in tut- intatte le parti essenziali; da ciò vie-
te le chiese greche dell'impero ro- ne che le liturgie delle chiese fon-
mano che dipendono dal patriarca di date dagli apostoli hanno sempre
Costantinopoli, e in quelle di Polonia portato il loro nome. P^. Grecia,
e di Russia, e nei paesi che furono Grotta Ferrata.
convertiti dai greci, nella Giorgia, Della liturgia de nestoriani. Quan-
uella Mingrelia, ec. Quanto ai greci do Nestorio fu condannalo dal con-
che hanno chiese in occidente ed in cilio di Efeso l'anno 43', i diluì
Italia^ vi hanno fatto delle rauta- partigiani si dispersero nella Mese-
LIT LIT 53
potamia e nella Persia, e vi for- rum apud Indos. Questa liturgia>
marono un gran numero di chiese eh' è la stessa di quelle dei nesto-
che soventemente si chiamarono cal- riani caldei, contiene tuttociò che
dee. Continuarono a servirsi della viene detto dal prete e dal dia-
liturgia siriaca, e la portarono do- cono mentre quella di Renaudot
;

vunque si sono stabiliti, anche nel- non contiene quasi nulla di quanto
le Indie Orientali ( Fedi ), dalla par- deve dire il diacono, perché ciò
te del Malabar, ove ancora sussisto- trovasi in un altro libro del dia-
no col nome di cristiani di s. Tom- cono o del ministro, p^. Caldei e
maso. 11 loro messale contiene tre Nestoriani.
liturgie: la prima intitolata degli Tutte queste liturgie degli orien-
apostoli , la seconda di Teodoro tali, copte, etiopiche, abissine, gia-
l'interprete, la terza di Nestorio. Re- cobite, siriache, de' maroniti, degli
naudot che le tradusse dal siriaco, armeni, dei greci, e de' nestoriani,
osserva che la prima e l'antica li- sono perfettamente uniformi nell'es-
turgia delle chiese di Siria, intitola- senziale del sacrifizio, perchè con-
ta degli apostoli, composta da s. frontate dagli eruditi d'ogni nazio-
Adeo e da s. Mario, è l'antica li- ne, munite di tutti i possibili atte-
turgia delle chiese siriache avanti stati. Si trovano in tutte queste li-

NestoriOj e che è perciò posta prima turgie, l'altare, gli ornamenti par-
in serie e come il canone universa- ticolari, i vasi e i sacri ministri, al-
le,a cui rimettono e riferiscono le cune preci preparatorie, la lettura
altre due. Il p. Le Brun la con- delle scritture, il canto de'salrai, le
frontò con quelle di cui si serviva- preghiere per tutti gli uomini, il

no i nestoriani del Maiabar avanti bacio di pace, l'offerta e 1'


oblazione,
che il loro messale fosse stato corret- il prefazio sursunt corda, una for-
to dai portoghesi, che si affaticarono mola di consecrazione, le preghie-
per la loro conversione, perciò non re per i vivi e per i morti, la fra-
si può dubitare dell'antichità di que- zione dell'ostia, l'orazione domeni-
sta liturgia; non è diversa da quel- cale, la confessione della presenza
la dei siri alcuna cosa essenzia-
in di Gesù Cristo sull' altare, l'adora-
le. La Croze, nella sua Storia del zione di questa sacra vittima, la
cristianesimo dell'Indie, ardi asseri- comunione e il sacrifizio considerato
re che i nestoriani non credevano come la principale sorgente di tutte
né la presenza reale, né la transu- le grazie. Qualunque sia la setta cui
stanziazione; che ignoravano la dot- appartengono quelli che ci presen-
trina del purgatorio, ec; ma il p. tano le loro liturgie, siano essi cioè
Le Bruii prova il contrario, non so- eretici o scismatici, nestoriani, eu-
lo colla loro liturgia, ma con altri tichiani o monofisiti per opposti ,

monumenti della loro credenza, nel che sieno tra di loro, essi ci mostra-
l. VI, p. 4' 7 6 seg. La liturgia de- no gli stessi sentimenti e le stesse
gli antichi cristiani nestoriani del IMa- pratiche sull'Eucaristia. Separati da
labar tradotta dal siriaco in latino circa quattordici secoli dalla Chiesa
nel Malabar l'anno i5i9, e stampa- cattolica, e anatematizzandosi fra di
ta sette anni dopo in Coimbra, fu loTO , non hanno preso alcun
essi
inserita nella biblioteca de'padri sot- concerto fra di loro né con noi , ,

to questo titolo : Missa cìirisliano- per inserire nelle loro liturgie ciò
54 LIT LIT
che noi vi troviamo di conforme blioleca del cardinal Sirlefo; essa
alia nostra. Uua tale conformità non è di alcuna né fu iu
autorità,
proviene dunque dalla prima sor- uso presso alcuna chiesa. E opera di
gente, ch'è la verità stabilita avanti un greco latinizzalo o di \\\\ Ialino
a tutte le eresie. grecizzato che volle amalgamare le

liturgie di Roma e di Costantino-


Liturgie delle chiese occidentali poli,con restringere in più breve
o latine. forma la liturgia greca, ponendole
in fronte il nome di s. Pietro, o
Della liturgia romana. La litur- perchè tutto il canone è della Chie-
gia della santa romana Cliiesa de- sa romana, di cui è fondatore s.
riva per tradizione dal principe de- Pietro, o per chiamarle sopra più
gli primo sommo Ponte-
apostoli e venerazione. Il principio di questa
ilce s. Pietro. Se ne scrisse il ca- liturgia è tolto da s. Basilio e da
pone al più tardi verso la metà del s. Giovanni Crisostomo; quasi tut-
V secolo, giacché l'antico autore del- to il canone è romano colle ag-
le vite de' Pontefici dice che s. Leo- giunte fatte da s. Gregorio I. Par-
ne I Magno eletto Papa nel 44" j
lando il Bergier delle liturgie del-
fece aggiungere nell'azione del cano- l'occidente, dice quanto segue. " La
ne queste parole : Sanctuni sacrift- Chiesa latina conosce soltanto quat-
cium, ininiaculataniliostiani. Il Pon- tro liturgie antiche ; cioè quel-
tefice s. Gelasio I del 49^ aggiun- le di Roma, di Milano, delle Gal-

se il canone
suo sacramentario
al lie, della Spagna. Non si dubi-
o messale delle messe con buon or- tò mai a R.oma che la liturgia di
dine disposte, e alle antiche prefa- questa chiesa non venisse da s. Pie-
zioni della messa ne aggiunse delle tro ; così pensava nei primordi del
altre, come altresì le collette, delle quinto secolo il Papa s. Innocenzo
quali egli fu il primo autore. Vigilio I nell'epistola a Decenzio, e verso
creato Papa nel 54o, mandò tal cano- la metà del sesto il Pontefice Vi-
pe, come proveniente dalla tradizione gilio nell'epistola a Probnturo. Non
apostolica, ad un vescovo di Spagna la deve confondere con una pre-
si

nominato Euterio nelle lettere pon- tesa liturgia di s. Pietro, nota da


tificie, e Probuluro in molti mano- duecento anni; questa non è che
scritti e nel quartq canone del con- im miscuglio delle liturgie greche
cilio di Praga del 563. Il Papa s. con quella di Roma; essa non si usò
Gregorio I Magno, eletto nel -^qo, in alcuna chiesa. Non si conosce
fece alcuni cambiamenti ai canoni alcuna liturgia latina scritta avan-
poi suo sacramentario^ riducendo a ti il sagramentario che compose il
miglior forma ed a più emendatp Papa s. Gelasio I. Il cardinal Tooi-

metodo quanto abbiamo di lui al masi lo fece stampare nel i68o


presente, come appare dagli antichi col titolo di Liber sacramento rum
ordini romani scritti poco dopo di ronianae ecclesiae; pensa questo e-
lui. Per quanto riguarda la liturgia rudito liturgico, che s. Leone I vi
scritta in greco, intitolata Divina li- avesse avuto gran parte, ma che
turgia dell'apostolo s. Pietro, che in sostanza sia dei primi secoli. S.
Lindano vescovo di Gand rinven- Gregorio I, cento anni circa dopo
ne manoscritta iu Roma nella bi- s. Gelasio I, ne tolse alcune preghie-
LIT LIT 55
re, ve ne cambiò delle altre, vi ag- IDI 6 con questo titolo: Eiluum ec-
giunse poche cose. Il canone del- clcsiastii ornili sive. sacraruin cae~
la messa , clie si trova alla pag. reiiioniaruin S. R. E. libri trcs non
I9<j di Tommasi, è lo stesso che ante impressi. Venetiis Grtgorii de
noi ancora usiamo; non contiene Giegoriis excuscre Leonardo Laii-
alcun nome dei santi posteriori al redano principe optimo, die 21 no-
IV secolo; prova della sua antichi- vembris. Ognuno sa che Paride de
tà. Quella che chiamiamo liturgia Grassis, celebre maestro di cerimo-
Gregoriana è la più breve di tut- nie sotto il medesimo Leone X,
te; è troppo nota perchè non sia perseguitò Marcello, non solo pres-
il

necessario parlarne più a lungo. La so il sacro collegio, ma ancora pres-


esaltezza con cui si segue da più so il Papa, e fino in pieno conci-
di mille e duecento anni deve far storo, affinchè fosse punito quale
presumere che non si osservasse sacrilego, e fossero bruciate le copie,
meno scrupolosamente prima che come nocive alla venerazione del
fosse scritta. Una tale lillessione a- Pontefice romano, consistente secon-
vrebbe dovuto obbligare protestanti i do lui nell'arcano delle cerimonie.
a vieppiù rispettarla; gli sfidiamo L'ira di Paride restò inutile, il ce-
a mostrarci qualche ditlerenza, ri- rimoniale del RIarcelIo seguitò il

guardo alla dottrina, tra questa li- suo corso con nuove ristampe, co-
turgia e quelle delle chiese orien- me nella succitata del i5Go sotto
tali. Pio IV. Apostolo Zeno, nelle Dis-
La liturgia della Chiesa romana seriazioni Fossiane, t. II, dissert. X,
principalmente si fonda nel messa- n. 67, articolo agostino Patrizi, ove
le romano, nel breviario romano ha trattato diirusamenle questa con-
o uffizio divino, nel cerimoniale dei troversia ; e nel t. X\ Ili flel Gicr-
vescovi, nel rituale romano , nel nale dei letterali d" Italia p. 067
pontificale romano, e nel libro inti- e seg., difese egregiamente il Mar-
tolato: Sacraruni caeremoniaruni, cello da questo vergognoso plagio.
sive riluuni ccclesiaslicorum sanctae Ma al presente l'opinione comune-
romanae Ecclesiae , Romae typis mente ricevuta,che il cerimo-
si è
Yalerii Dorici i56o. Vi è stata niale fu composto, e ne fosse col-
grave controversia fra gli eruditi, lettore Agostino Patrizi, e Cristofo-
chi fosse il vero autore di quest'o- ro Marcello colui clie lo divulgò.
pera, avendola alcuni attribuita ad Questo è il cerimoniale che ser\e
Agostino Patrizi Piccolomini ve- a dirigere le auguste funzioni le

scovo di Pienza, eh' essendo stato quali riguardano solamente il som-


maestro di cerimonie per più di mo Pontefice, i cardinali e la .Se-

vent' anni, a Siena, dove


si ritirò de apostolica, polendo inoltre ser-
coH'aiuto di Giovanni Burcardo, al- vir di lume in qualche altro ramo
tro maestro delle cerimonie, d' or- di liturgia. A dire il vero, tale ce-
dine d'Innocenzo Vili la compilò in limoniale non ci viene autentica-
tre anni e terminò com'egli attesta mente proposto, non essendo mai
nel 1498- Altri ne fecero autore stato autorizzato da qualche costi-
Cristoforo Marcello maestro di ce- tuzione pontificia; tuttavia, lo ri-
rimonie di Leone X, arcivescovo peliamo, può noverarsi tra gii al-

eletto di Corfù, che la pubblicò nel tri fonti necessari della liturgia, dap-
56 LIT LIT
poiché le funzioni del romano l'on- la Chiesa risplendesse vieppiù l'ester-
tefice anche attualmente sono di- na espressione del culto religioso che
rette a tenore di esso. Ed è per- si deve alla Divinità, e venisse me-
ciò che gli autori hturgici io han- glio ravvivata la fede negli assisten-
no avuto sempre e l'hanno anco- ti. Il complesso adunque dei riti

ra in venerazione ; il Merati lo ci- e delle cerimonie piene de'più belli


ta spesso, ed il Catalano si prese e misteriosi significati, rende in cer-
la cura di commentarlo con due to modo visibde la santa religione
grossi volumi, col medesimo titolo: di Cristo, riempie 1' animo di pie-
Sacrarwn caerenw ni arimi etc, Ilo- commozione, e lo ele-
tà e religiosa
niae lySo. va soavemente al cielo: mentre il
Cappelle Pontificie,
Agli articoli corteggio imponente del sovrano
Cappelle Cardinalizie, Cappelle Pre- Pontefice si fa distinguere per un
latizie ( Fedi ), che ad istanza di misto di sacerdotale, di regio, di
molti ragguardevoli personaggi stam- principesco e di sacro, che ispi-
pai pure a parte con questi mede- ra maestà ed insieme venerazio-
simi tipi nel i84ij edizione che ne ; tutto essendo augusto e gran-
dedicai al celebre cardinale Barto- de, per l'intervento del sacro colle-
lomeo Pacca, siccome decano del gio, della prelatura, e della curia,
sacro collegio e prefetto della sacra corte e famiglia pontificia, ricoper-
Congregazione cerimoniale ( Fedi ),
ti delle insegne della loro dignità
descrissi le liturgie, i riti, le ceri- e grado; e però in riguardo alla
monie e le funzioni ecclesiastiche meravigliosa graduazione ed ordine
ordinarie e straordinarie, che con sembra una vera immagine della
imponente apparato si celebrano dal celeste gerarchia. Questo venerabile
Papa, dai cardinali, dai prelati, e consesso, che nelle sacre funzioni
dalla corte e curia romana. Ivi par- circonda e fa omaggio al sommo
lai pure dell' origine, significato e Pontefice, fece esclamare ad Enea
progresso dei medesimi riti e ce- Silvio Piccolomini poi Pontefice ,

rimonie, e delle antiche venerabili Pio II. Si i'idcres aiU celebranteni


costumanze della Chiesa romana, alle roinaniun Ponlificein, ani divina au-
quali da più di quattro lustri sono dienteni, fatereri.s profecto, non esse
testimonio e parte, non senza illustra- ordineni, non esse splendoreni, ac
re diversi punti di liturgia. A da- magnificenlianì, nisi a pud Romanunt
re poi un'idea nella prefazione di Praesuleni. Dappoiché si può dire più
detta edizione a parte, del modo giustamente lloma cristiana, ciò
di
dignitoso quale mirabilmente
col che di PiOma pagana disse Cicerone.
procedono mentovate funzioni, ec-
le Nec numero Hispanos, nec roboreGal-
co come mi espressi « Era ben . los, nec callidilale Poenos nec ani- ,

giusto, che le sacre funzioni celebra- bus Graecos; sedpietale ac religione


te dal supremo Gerarca, dai cardi- .... onmes gentes, nationesque sape-
nali romana Chiesa, e
della santa ravinius . Né finalmente i più santi
dalla prelatura della Sede apostoli- Pontefici stabilirono la celebrazione
ca, fossero accomi>agnate da eccle- de'santi misteri e sacre funzioni con
siastica gravità
magnificenza e
, , tutta la magnificenza e splendidezza
corrispondenti cerimonie; acciocché ecclesiastica per far pompa della loro
ove ha sede il venerabile capo del- sublime dignità, ma solo per mag-
LIT LIT 57
gior esaltazione della gloria di Ge- scuola di liturgia, ove soslenevansi
sù Cristo e della sua Chiesa " le tesi al pari di qualunque altra
Laonde non solo ne'succitali artico- facoltà scientifica. Collo stesso in-
li raccolsi tuttociò che si appartie- tendimento Leone XII a'nostri gior-
ne ad ogni funzione sacra che coi ni volle ristabilire la cattedra di
venerabili riti della romana Chiesa liturgia nelle scuole del pontificio
celebrano o assistono il Papa, car- i seminario romano , aHlnchè non
dinali, i vescovi, ed altri prelati ec; mancasse al giovane clero il mez-
ma negli altri parziali ed analoghi zo di ammaestrarsi in quanto ri-
di questo Dizionario, tratto i prin- guarda sacri riti. Fu nominato
i

cipali punti con maggior discussio- per primo professore monsignor


ne, e con altre erudizioni litur- Giovanni Fornici maestro delle ce-
giche. Innumerabili poi sono gli rimonie pontificie, che dotto li-
articoli riguardanti le liturgie delle turgico pubblicò a tale eil'etto la

chiese latine. Sulle pregiudizievoli sua lodata opera: Institudones li'

novità introdotte nelle liturgie e turgicae ad usiirn semmarii romani,


cerimonie, coll'autorità del Giorgi Romae iSao, in tre volumi divisi
ne parlo ancora all'articolo Manto in IV parti. Non esercitò la cat-
PONTIFICALE. tedra, ed invece degnamente gli fu
I romani Pontefici, zelanti cu- sostituito monsignor Giuseppe de
stodi de' riti e delle liturgie, ne Ligne attuale prefetto delle ceri-
protessero sempre gli studi e parlan- monie pontificie. Fu poi di gran
do di tempi a noi meno rimoti, si vantaggio che nel pontificato di
deve particolar lode a Benedetto Gregorio XVI si riattivasse nella
XIV, il quale oltre di avere ar- casa de'sacerdoti della congregazione
ricchito la scienza liturgica di pre- della Missione a Monte Citorio, da
ziose opere, all' articolo Coinibra questi, da alcuni zelanti e dotti
e
(Vedi) parlammo della prima cat- accademia liturgi-
ecclesiastici, quell'
tedra di lituigia istituita nelle u- ca che pareva estinta col suo istitu-
niversità, e fondata in quella di tore Benedetto XIV, nella quale
tal città sotto gli auspicii di si dot- con lodevole divisamento discutonsi
to Pontefice; ed all'articolo Acca- eruditamente gli stessi argomenti,
demie DI Roma, dicemmo dell' ac- che dettava a soggetto di tali a-
cademia di liturgia istituita nel dunanze quel Pontefice. Della ri-

1742 dal medesimo Benedetto XIV pristinazione di questa utilissima


nella casa de' piì operai alla Ma- accademia, del suo scopo, delle sue
donna dei Monti, che tratto trat- adunanze, delle dissertazioni che in
to adunavasi nel palazzo apostoli- essaedachisi recitano, cioè da eccle-
co innanzi la sua augusta presen- siastici sì nazionali che esteri resi-

za, ed ove si trattarono importan- denti in Roma, con un sunto del-


tissimi argomenti liturgici, che pub- le medesime, se ne tratta negli
blicarono anche Diari di Roma, col-
i Annali delle scienze religiose com-
l'autorità de'quali il Cancellieri nel- pilati da monsignor Antonino De
le sue opere riporta i titoli delle Luca, e professore d. Giacomo
belle dissertazioni che vi si recita- Arrighi, potendosi il tutto facilmen-
rono. Oltre a ciò Benedetto XIV te rinvenire nell' indice generale
istituì nel collegio romano una ed alfabetico deprimi %euli volu-
58 LIT LIT
mi, cioè a 879 e seg. del volii-
p. rellore dell'accademia, acciocché si

me XX. Anche il Diario di Ho- adempia con ciò 1'


intendimento di
ma ne ha parlato coi dovuti elo- fine! grande zelatore dell' ecclesia-
gi, massimenumeri 8 del i84f, nei itira disciplina die a tale uopo i-

e 67 del 1842. Olire a ciò si stituì le settimanali confiirenze. Ed


stampano a parte anco sunti i in questa guisa l'accademia litur-
delle dissertazioni recitate nell'ac- gica nel suo rinnovamento si glo-
cademia, dalla tipografìa delle Lei- ria di camminare dietro la scor-
ie Arti; nel 1842 si pubblicò il ta, e sotto l'autorità di due uomi-
primo volume, nel i<S44 il secon- ni preclarissimi, i cui nomi sono
do. Per la sua stal)ilitàj incremen- in venerazione nell'intiera cristiani-
to e prosperità, l'accademia prese là, cioè Benedetto XIV e s. Vin-
una forma ed un regolamento cenzo de Paoli fondatore della con-
inediante l'istituzione di un consi- gregazione della missione. L'accade-
glio di cinque accademici, il cui mia ha pure un segretario ; tiene
iilììzio si è lo scegliere i temi del- le sue sessioni ogni quindici glor-
ie dissertazioni da leggere, e il de- ni alle ore 22 in punto. Gli ec-
putare i disserenti; ed olire a ciò è clesiastici secolari e regolari, ben-
parte loro il fare delle dissertazioni che non ascritti all'accademia, pos-
già lette uu sugoso compendio per sono intervenire a'suoi utili tratte-
pubblicarlo nel modo detto colle nimenti.
stampe, afline di rendere partecipi Della liturgia ambrosiana. La
anche gli assenti del fruito che si liturgia ambrosiana ovvero della
,

ricava da queste utilissime esercita- chiesa di Milano, può quasi dirsi


zioni liturgiche, ed in tal modo si antica quanto quella di Roma ;
avrà un coipo di dottrina liturgica non se ne conosce però l'autore,
considerata nella sua origine, nella I milanesi dicono che i loro riti
parte archeologica, storica , morale provengono originariamente dall'a-
e simbolica. Quanto ai temi fu postolo s. Barnaba, poscia da s.
creduto eziantlio lodevole divisa- Mirocleto, e in terzo luogo da s.
mento adottare que'medesimi che
l Ambrogio duodecimo vescovo di
furono proposti da eruditi perso- Milano, del quale essi conservano
iiaggi, ed approvali dalla sapienza il nome; ma sembra poco proba-
di Benedetto XIV, acciocché l'ac- bile che s. Barnaba sia stato il

cademia non si discostasse nel suo loro apostolo, se si considera che


ripristitianiento dal sentiero trac- s. Ambrogio, Semi, aihers. Aa-
datole dal glorioso suo istitutore, xeni., nou rimonta al di là di s.
A vie meglio infervorare gli eccle- Mirocleto, quando dice ch'egli si
siastici che v' intervengono , non astiene dal tradire il deposito dei
solo allo studio delle scienze sacre, suoi predecessori ; che gli antichi
ma eziandio all'esercizio delle vir- manoscritti di Milano non ci pre-
tìi proprie del sacerdotale ministe- sentano alcun culto particolare per
10, alla dissertazione liturgica sue- quell'apostolo; che non si trova
cede un breve discorso sopra i in lesta de' più antichi cataloghi
doveri degli ecclesiastici, che si de'vescovi di Milano, e che non
tiene da un missionario della stes- avvi nel canone dei messali di
sa casa di s. Vincenzo de'Paoli di- detta chiesa, tanto manoscritti, che
LIT LIT 59
stampati prima di s.Certo Carlo. sua discussione. nuovi INon sono
è che s. Ambrogio divenuto ve- riti le cose variate o aggiunte nei

scovo di Milano trovò stabilita la messali, singolarmente negli ultimi


liturgia di quella chiesa; e che vi secoli,quando o si volle ripristi-
fece multe e belle aggiunte, come nare la pratica di qualche rito
il canto alternativo de'salnii, delle abbandonato, o depurarlo dalle in-
antifone e degl'iimi, secondo l'uso novazioni clandestinamente intro-
della Chiesa orientale; alcuni pre- dotte. Dacché s. Carlo JJor romeo
fazi pei misteri e pei santi ; del- nel lituale pubblicato dopo il con-
le preghiere per la dedicazione, cilio \ I provinciale, ed il suo suc-
per gli olii santi e per il cereo pa- cessore e congiunto cardinal Fede-
squale. La santità, la dottrina e le rico Borromeo nel messale dato in
apostoliche fatiche di s. Ambrogio luce nel i6oc), ed altri dipoi, di-
talmente illustrarono la sua chiesa chiararono di voler mantenere e
di Milano, che da esso prese il conservare incorrotto il rito am-
nome il rito di ne aveva
cui ac- brosiano. La più aulica raccolta
cresciuto lo splendore; onde i fe- che si conosca dei riti della litur-
delinon meno che vescovi i fi- gia ambrosiana è di Beroldo, bi-
no d'allora chiamarono questa li- bliotecario del duomo ossia della
turgia Ambrosiana , ed al santo chiesa metropolitana di IMiliuio,
vescovo vollero attribuirne le prin- che scriveva verso 1' anno 11 23. 11
cipali istituzioni come d'ogni altro dotto p. abbate Angelo Fumagalli
cosi della liturgia, a fine di rende- cisterciense milanese nel lyq^ pub-
re quella più gloriosa, e quote più blicò : Deilt antichità longobardi'
pregevoli e quasi intaugil>ili. Avvi co-milanesi, illustrate con disserta'
in questa liturgia un prefazio per zionij opera iinporlanlissima per le
ogni messa. Durante la (razione notizie sulla liturgia e sulla di-
dell'ostia, il coro canta un' antifo- sciplina ecclesiastica, [)articolarmeu-
na detta confractoriiim che varia , te della chiesa milanese. 'Jieslo
secondo le messe. Il p. Mabillou scrittore quanto dotto, erudito e
ed il Muratori, che di questa li- preciso, aUrcltanto ingenuo, lui pro-
turgia hanno scritto, il primo dei dotto nella prelazione td t. Ili u-
quali non ammette particolari mu- lili notizie bibliografiche tleiram-
tazioni introdotte nel rito ambro- brosiaua liturgia, non che una lun-
siano, tranne l'aumento di feste; ga dissertazione su di essa, in cui
il secondo poi segue una diversa con ammirabile brevità, chiarezza
opinione, anzi coll'autoritù del Puri- e pulitezza, ci presentò tutta quel-
cellio confuta il Mabillou. Quan- la liturgia ; e sostenuto dalla ra-
tunque questi due scrittori sembri- gione e dal diritto della verità, di-
no essere di opposto parere, pure mostrò ancora da ottimo teologo
possono fra avendo
loro conciliarsi, vane cose che dopo tante vicende
il primo negato qualunque muta- meritano tuttora di essere in <piel-
zione, perchè non essendo vene so- la emendate. A''. Ambrosi3>o rito,
stanziali, di quelle di piccolo inte- l\llLA>0.
resse non volle aver ragione ; ed Dell' antica liturgia gallicana.
il secondo le ammise perchè di Questa liturgia diversa dalla ro-
queste eziandio prese cui a nella mana, che durò fino a tanto che
fio LIT LIT
pipino e Carlo Magno suo figlio Segue il Gloria Patri, dopo il
ebbero introdotto in Francia il ri- quale il diacono intima il silenzio.
to romano, era antichissima, e pro- Il prete saluta il popolo : in se-
veniva, secondo ogni apparenza, dal- guito viene ì'Aius o Aios, vale a
le chiese d'oriente, come si prova dire Agios, che si cantava in gre-
per la sua confornjilà colie litur- co e in latino Agios o Theos, San-
gie orientaU , e perchè i primi ctus Deus; \\ Kyrie eleison; il
vescovi delle Gallie furono quasi canto Benedictus, ch'è chiamato
tutti orientali. Si hanno sei monu- la profezia di san Zaccaria ; la

menti comprovanti questa antica colletta, due lezioni, l' una tolta
liturgia gallicana; cioè quattro mes- dai profeti, e l'altra dalle epistole
sali o sacramentari, un lezionario, di s. Paolo, un' epistola, il respoa-
ed una esposizione della messa. Il sorio, V Agios, r evangelio, il San-
cardinale Bona aveva dato indizio ctus, una preghiera generale per
eli due de'messali suddetti, Rer. liturg. gli assistenti fatta dal diacono, la
lib. I, e. 12, n. 6. Il p. Tommasi colletta intitolata: Collectio post
poi cardinale ne trovò un terzo precein; il licenziamento de'catecu-
e li fece stampare tutti e tre in meni e dei penitenti, il prefazio,
Boma nel 1680, in un volume una colletta, l'oblazione, un'antifona
solo col sacramentario di s. Gelasio o un cantico che s. Germano chia-
I ed il p. Mabillon li fece ristam-
; ma Sonunt, l'invocazione sui doni,
pare a Parigi nel i685 nel suo la commemorazione dei vivi e dei
libro intitolato: De lilurgia galli- morti ; la colletta Post nomina, il ba-
cana. Lo padre pubblicò nel
stesso cio di pace, e la colletta Ad pacenij
primo tomo del suo Museiiin ila- il prefazio intitolato Contestalo, e
licum, il quarto messale eh' egli qualche volta Invnolatio j il San-
trovò nel monastero di Bobbio, e ctus, il canone intitolato Collectio
Liber sacrai'ientornni Ec-
l'intitolò: post Sanctus, la frazione dell'ostia
desine gallicanae o semplicemen- , e la mescolanza del calice, durante
te Sacramentariuin gallicanum. Il la quale si cantava un'antifona det-
quinto monumento, ch'è il leziona- ta Coiifrac tori uni, lui piccolo pre-
rio, che il p. Mabillon trovò nel fazio, l'orazione domenicale, il Li-
monastero di Luxen nella Franca bera nos Deus onviipolens, la be-
Contea, è nel suo secondo libro nedizione solenne del vescovo o
sulla lilurgia gallicana alla pag. del sacerdote data all'assemblea; la
97. Il sesto monumento è una comunione del popolo, durante la
esposizione della messa fatta da s. quale si un salmo o un
cantava
Germano di Parigi, o piuttosto un cantico; l' orazione chiamata Coii-
estratto di due lettere di questo sumatio niissae, ovvero Postcom-
santo vescovo, trovate nel mona- munio, eh' era alcune volte prece-
stero di s. Rlartino d'Autun, e che duta da un'ammonizione, il licen-
il p. Martene ed il p. Duraud ziamento cioè del popolo. Anche
hanno pubblicato nel quinto tomo il Bergier dice che la messa gal-
del Tesoro degli aneddoti. In que- Ileana che fu in uso nelle chiese
sta liturgia la messa incomincia con delle Gallie smo all'anno 718, ha
un'antifona intitolata: Praelegere, piìx rassomiglianza colle liturgie o-
perchè essa precedeva le lezioni. rientali, che coli' ordme romano.
LIT LIT 61
Aggiunge, che si pensa con molta emanò un editto a' i5 ottobre,
probabilità, che ciò sia derivato espresso in questi termini , e che
perchè i primi vescovi che predi- tanto onora la pastorale sua sol-
carono la fede nelle Gallie, come lecitudine. « Dal primo giorno del-
s.Potino di Lione, s. Trofimo di l'anno 1840 la liturgia romana
Arles, s. Saturnino di Tolosa, ec. sarà propria della diocesi di Lan-
erano orientali. Certamente essi sta- gres. Dal detto giorno ofilcio, rito,
bilirono nelle chiese che fondarono canto, cerimonie e tutte le cose
una liturgia simile a quella cui e- spettanti al culto si faranno secon-
rano avvezzi. JNei monumenti che do le regole della liturgia roma-
si conservano, si trovano le stesse na. I sacerdoti che finora hanno
espressioni e le slesse cerimonie, recitato il breviario d'ordine del
per conseguenza la stessa dottrina R.mo monsignor dOrcet nel i83o,
come in tutte le altre liturgie. Deb- potranno colla slessa recita soddis-
besi con ogni diritto di presente fare all'obbligo; ma noi li esor-
al venerabile episcopato, ed al ri- tiamo, e sarà meglio, che tutti usi-
spettabile clero di Francia il giu- no il breviario romano ". A que-
sto e meritato elogio, che siano sta concessione fatta in grazia di
sopra ogni altro intesi nel farsi coloro che recitavano privatamen-
in tutto dappresso alla Chiesa ro- te, posero fine in seguito gli statuti 'A'

mana, non pure a seguirne ''


le dot- sinodali del 1842, ne' quali legge-
trine e gl'insegnamenti, ma eziandio vasi la seguente ordinazione. » To-
le pratiche e le costumanze, per es- gliendo affatto qualunque varietà
sere d'un' anima sola e di un solo nella recita del divino uflìcio, sta-
cuore colla medesima. Una convin- biliamo, che tutti e singoli coloro,
cente prova di questo ci viene i quali sono tenuti alla recita o sal-
somministrata dalla sempre più cre- meggio delle ore canoniche, dal
scente tendenza che si appalesa di giorno 29 giugno del presente an-
introdurre nelle ecclesiastiche fun- no 1842, in perpetuo siano obbli-
zioni, nei misteriosi riti^ e nelle gati alla recita e salmeggio tanto
venerande cerimonie tale uniformi- in coro, quanto fuori di esso, se-
làj che tutte le chiese della Fran- condo il rito romano". Dalla qual
cia non sieguauo altra liturgia fuor- epoca entro tutta l'estensione delia
ché la romana pel culto di Dio, diocesi di Langres sono in vigore
essendo corrispondente l'impegno tutti quanti riti della Chiesa
i ro-
per lo studio della liturgia. mana, vaie a dire, circa il messa-
Nel lySi furono introdotti nel- le, breviario, lituale e cerimoniale,
la diocesi di Langies messale e bre- con plauso di tutti i fedeli. Abbia-
viario molto differenti da tali libri mo del lodato odierno vescovo lap-
romani. D'allora in poi la recita plaudito opuscolo: De la qiitstionli'
del divino offizio andava soggetta lurgique. Deuxième édition, Paris
a molte diversità di costumanze, e raars 1846. In questo libro si loda
nel i83o fu dato alla luce un nuo- l'abbate di Solesme Queianger, per
vo breviario a somiglianza del bre- le sue Jiistiiulions lilurgiques, favore-
viario di Parigi. Nel 1889 poi l'at- voli alla liturgia romana e contrarie
tuale vescovo di Langres, l' ottimo alle moderne liturgie francesi.

monsignor Pietro Lodovico Parisis, A' 12 gennaio i845 il vigilante


62' L T I LIT
od csemplnr vescovo di Périgueiix, come voi delle litin-giche divergen-
nionsi^nor Gio. liiitlistn Massonais, ze che distruggono la bellezza di
j)iil)l)lic(> un editto, diretto speci.d- una chiesa. Suitaniente geloso del-
mentc .il clero, intorno ni listabi- la gloria della nostra sposa, noi de-
liinento delia liturgia romana nella sideriamo sin da gran pezza di re-
sna diocesi, che è del seguente ini- stituirle l'antico splendore, renden-
potlanle tenore, voltato dall' idio- dole una unità che formerà la sua
nm francese in lingua nostra. >» Nel forza e vita. La romana unità hu
proclamare il lilotno della nostra sorriso al nostro cuore vescovile
chiesa all'antica litingia romana ,
rammentandoci i voti, i timori e
noi crediamo, cari e dilettissimi coo- le speranze espresse dal primo dei
peratori, di annunziarvi una notizia pastori nella sua lettera all'iirime-
che voi accoglierete con una solle- diato illustre predecessore nostro
citudine tutta liliale, e che ralle- Gregorio XVI,
(lettera del Pontefice
grerà l'animo palerno del padre Sludium pio prndcntiqtie, a monsi-
comune de' fedeli, di sna Santità gnor Goiisset attuale arcivescovo di
Gregorio XVI. Voi sapete, dilettis- Reims, de'6 agosto 184^5 per aver
simi fratelli, come dopo il concilio ripristinato la liturgia romana , e
provinciale di Bordeaux del rTBj, riportata negli Annali delle scien-
i libri liturgici romani di s. Pio V ze religiose voi. XVII, p. 2 55). I
furono da tutta la provincia adot- voti del successore di Pietro saran-
tati. La chiesa di Périgueux li con- no compiuti, saran dissipati i limo-
servò sin verso il termine dell' ul- ri, realizzate le speranze in questa
timo secolo. Fu allora che appar- bella diocesi, che egli alla pastorale
vero il breviario di cui tutt' ora nostra sollecitudine ha confidata.
facciamo uso , ed il messale peri- Noi dovremo ciò a' nostri venera-
gordino, che in moltissime nostre bili fratelli, i canonici ed il capi-
parrocchie non è alFatto usato. Uno tolo della nostra cattedrale. Noi
de' nostri pi'edecessori, confessor ve- per questo motivo gli abbiamo riu-
nerabile della lede, non potè com- niti in assemblea capitolare il i4
piere l'opera incominciata, a moti- novembre i844) ^ ^^po di aver
vo della sua gloriosa persecuzione loro esposto prima d'ogni altra co-
e del suo nobile esilio. Cessata la sa i desiderii del vicario di Gesù
tempesta, il concordato, le nuove Cristo in terra, indi la nioltiplici-
circoscrizioni, e il ristabiliniento del tà dei riti che sono in uso nella
culto, ciascuna chiesa riprese e con- nostra diocesi, e la quasi totale pe-
servò gli antichi libri della sua dio- nuria dei libri liturgici perigordi-
cesi : anzi nelle pastorali nostre vi- ni, si è di comune accordo stabi-
site abbiamo veduto libri liturgici lito che la Périgueux ri-
diocesi di
romani, perigordini, sarladesi, limo- tornerebbe alla liturgia romana. Noi
sensi, ec. 11 solo canto romano si ne abbiamo benedetto il Signore,
è mantenuto sinora puro ed in- e ne ringraziamo i venerabili nostri
tatto in quasi tutte le nostre chie- fratelli, che han voluto confidare
se. Sin dacché la provvidenza di- alla nostra prudenza l'esecuzione di
vina ci ha posto per vostro capo , cos'i grave provvedimento. Ben et
quante volte, pii e zelanti collabo- accorgiamo che un cambiamento
ratori, abbiamo gemuto con voi e siffatto non può essere l'opera d'uà
LIT LIT 63
giorno, e che parecclii anni saran- bero misterioso della Chiesa, cui
no necessari a compierlo inliera- le tempeste polraimo agitare , ma

niente in tutte le chiese della no- non rovesciare giammai. Più un


stra diocesi. Tuttavolta iiell'abbrac- ramo è vicino al tronco, maggiore
ciare la romana, non pos-
liturgia n' è la forza e la vita. Un clero

siamo dimenticare santi che han- i teneramente unito al suo vescovo,


no illustralo le antiche chiese di strettamente unito egli stesso alla
Pcrigueux e Sarlat. Fa rem ricer- cattedra pontificale,è la fortezza
care, raccorre e coordinare questi inespugnabile, è 1' armata disposta
preziosi uflicii, per comporiie un a battaglia, di cui parlano i nostri

Proprio ad uso della diocesi. Com- santi libri. Ella si alza e cammina
piuto, esaminato ed accolto che come un solo uomo, sempre invin-

sarà il lavoro, lo sottoporremo al perchè ha un sol cuore ed


cibile,

sommo PonteHce, affinchè, dopo ri- un'anima sola. Gli Uomini della
cevuta la sua approvazione, possa Chiesa, edificati, afforzati, si glorie-

essere stampalo e riunito ai libri ranno, e i suoi nemici umiliati ci

liturgici romani. Solamente allora rispetteranno. A tal uopo, dopo di


il breviario di s. Pio V diverrà aver conferito co' nostri venerabili
obbligatorio in tutta la estensione fratelli, i canonici e il capitolo del-

della nostra diocesi. Noi conoscia- la nostra cattedrale, ed invocato lo


mo, cari cooperatori, le fatiche del Spirito Santo, noi abbiamo stabili-

laborioso vostro ministero ; così noi to e stabiliamo quello che siegue.

ci proponghiamo d'indirizzare al Articolo \. La liturgia romana è


sommo Pontefice quelle stesse do- Périgueux.
ristabilita nella diocesi di
mande, che anni sono gli furono II. li uniranno i
capitoloj a cui si

fatte da uno de' venerabili colleghi signori superiori de' nostri semina-
uell'episcopato (monsignor Parisis ri ed signori arcipreti
i si occu- ,

attuale vescovo di Langres ). Egli perà della compilazione del Proprio


ottenne il cambiamento di molti de' santi delle chiese di Pcrigueux
offici votivi onde sminuirne la lun- e di Sarlat. Questo lavoro sa-
III.

ghezza, e noi nutriamo la dolce fi- rà sottoposto all' approvazione del


ducia che il nostro comun padre sommo Pontefice. IV. Allorché il

sulla teira degnerà accordarci gli


si Proprio de' santi della diocesi sa-
slessi favori. I nostri desideri! sono rà stampato, il breviario lomano
couìpiuti, sacerdoti di Gesù Cristo, diverrà obbligatorio in tutta l'esten-
e la nostra gioia è grande, essen- sione della diocesi. V. Alla prima
doché la nostra chiesa di Férigord, domenica dell' avvento, ogni altro

sempre una nella sua fede, lo di- canto, da quello romano in fuori,

verià quanto prima nelle sue pre- sarà interdetto in tutte le chiese e
ghiere e cerimonie. Riuniamoci in- Ogni altro messale, tran-
cappelle. VI.
torno al trono di Pietro, il quale, ne quello romanoperigordino e sar-

secondo la parola dello stesso Gesù ladese, sarà interdetto alla prima
Cristo, non cadrà gianmiai. In un domenica dell'avvento i846- VII.
secolo specialmente in cui tutti gli Alla prima domenica dell'avvento
sforzi, con accanita abilità mirano 1847 non sarà più permesso in
a dividere per distruggere, strin- tutta la diocesi di Périgueux di
giamoci più che mai a questo al- servirsi di altri libri liturgici, fuor
64 LIT LIT
di quelli liturgici romani ". Questo per dare al Pontefice Gregorio XVI
tlociiiuento si legge nei citali //«- che regnava con tanta gloria, e che
naiì (h'ili: scienze religiose voi. XX, con sapienza governava la Chiesa di
Dio, un segno di attaccamento filiale
Nei medesimi Annali, serie se- e dissipare suoi timori, nonché ap-
i

conda, compilata dai prof. Giacomo pagare desiderii espressi dai ca-
i

Arrighi, volume 1, pag. 127 e seg., nonici della cattedrale nell'adunan-


è riferita la bella lettera pastoiale za degli 8 dicembre 1
844» aveva
di monsignor Giovanni Ireneo De- stabilito col loro consenso a' 17
pery vescovo di Gap, intorno al ri- marzo i845, che la liturgia roma-
stalfiliniento delia liturgia romana na tornasse nel suo vigore nel gior-
nella sua diocesi. Incomincia la let- no di Pasqua dello stesso anno
tera col riportare un brano di (pian- nella cattedrale, e poi per tutta la

to il eli. Gueranger uno , de' più diocesi. Ad eliminare l'ostacolo che


«lotti difensori della liturgia roma- il breviario romano è piìi lungo
na, scrisse nella sua Dcfense des del gallicano, dice aver ottenuto
instUnt. Ulurgiques, il quale rimar- dal medesimo Gregorio XVI, con
ca essere divenuto il cuore de' fran- breve de'3 nìarzo, le debite auto-
cesi cattolici piìi tenero verso Ilo- rizzazioni e facoltà, per modificare
rna, invita a cercare la sola vera si- in modo il breviario romano, on-
curezza all'ombra della santa Sede, de non riesca più lungo di quello
e rammenta ai francesi dovere ri- di Gap. Loda poi ed esalta il ve-
nunziare tutti gli usi, ed accordarsi scovo i nuovi ufllci composti dopo
perleLtamente con essa per aver rice- Urbano Vili, ed osserva che non
vuto dai Pontefici romani la fede. cedono in nulla ai più belli della
Quindi dichiara che in obbedienza liturgia di Parigi, protestando che
ed agli sti-
alle costituzioni pontificie neir abbracciare nuovamente la li-
moli della propria coscienza, e per turgia romana, non voleva dimen-
dare non equivoca testimonianza di ticare le glorie religiose della dio-
attaccamento alia cattedra aposto- cesi, con fare rivivere il culto dei
lica, vuole rannodare nuovamente i santi che illustrarono le antiche
legami, che già strettamente univa- chiese di Gap e d'Embrun, laonde
no l'antica chiesa di Gap alla Chie- pubblicherebbe un Proprio acconcio
sa madre e maestra, rendendole la al breviario romano, per principiarsi
forma della sacra liturgia di cui ad usare il primo giorno del 184^.
fu spogliata nel 1764, ad onta In tal guisa le diocesi di Gap e
delle gravi lagnanze del capitolo d'Embrun anche nelle preghieie
della cattedrale e di tutto il clero faranno parte della Chiesa cattolica,
della diocesi, e ciò anco nel rifles- formando un solo coro d' invo-
so che la diocesi ebbe da Pio VII cazioni, di laudi, di cantici e di
racchiusa la metropoli di Embrun, rendimenti di grazie, f^. Francia
illustre per tanti titoli, e senqire e Galiia.
fedele a seibarsi unita alla liturgia Liturgia di Spagna o Mozzava-
romana, e così togliere lo scandalo bica. La liturgia di Spagna provie-
prodotto dalla diversità delle li- ne originariamente da quella di
turgie. Aggiunge il zelante vesco- Roma , dalla (juale avea ricevuto
vo, che mosso da tanti motivi, e i primi lumi della fede, come sap-
LIT LIT 65
piamo dalie lettere del Papa s. In- vere sotto la dura dominazione de-
noceuzo 1 a Decenzio, ed è perciò gli arabi o saraceni
;
per cui i cri-
che s. Isidoro, Officio eccl. lib. J, stiani furono chiamati rnixti ara-
e. 1 5, dice che l'officio delle chie- bes, cioè arabi mescolali, donde la
se di Spagna fu istituito da s. Pie- loro liturgia prese il nome di moz-
tro. Le cerimonie e la disciplina zarabica. A questo messale mozza-
delle stesse chiese ebbero origine rabico che conteneva alcuni errori,
romana ; ma quel regno essendo come quello della filiazione adotti-

stato invaso nel V secolo dagli a- va di Gesìi Cristo , succedette nel


lani, dagli svevi, dai vandali e dai secolo XI il messale romano -galli-
goti, vi ebbero allora due liturgie cano per provvidenza di s. Grego-
in Ispagna ,
quella delle antiche rio VII. Su di che sono a vedersi
chiese cattoliche tolta dalla roma- il Burlo, Brevis notilia p. lyS; il
na, e quella dei goti ariani tolta Lambertinij Del sacrifizio della mes-
dall' oriente e composta dal loro sa t. 11, par. IV, p. 222, e Fran-
vescovo Ulfilas giusta le liturgie o- cescantonio iMondelli nella disserta-
rientali. Credesi che s. Leandro ve- zione, Se s. Gregorio VII abbia
scovo di Siviglia ne abbia fatta una ragionevolmente insistito sulla abo-
nuova, secondo queste due prime lizione della liturgia mozzarabica
e secondo quella dei galli : s. Isi- nella Spagna, Roma 1792. Il car-
doro e s. Idelfonso gli diedero poi dinal Xinienes arcivescovo di To-
un grado novello di perfezione. Il ledo, temendo che non si perdesse
p. Flores nella sua Espana sagra- affatto la memoria del rito moz-
da t. Ili, diss. de la missa and- zarabico, ne fece stampare il mes-
glia de Espana p. 187 e 198, è sale a Toledo nel i5oo, ed il bre-
d'avviso che la liturgia di s. Lean- viario nel i5o2, e fondò nella cat-
dro uon fosse pvnito diversa dalla tedrale di Toledo una cappella, e
mozzarabica, e che trattone alcuni istituì dei canonici per celebrar
riti di poca importanza, essa nulla giornalmente quell'officio. 11 p. Le
avesse di comune con quella degli Brun dice eh' è in uso in sette chie-
orientali. Nell'anno 563 il concilio se di quella città, ma solamente pel
di Braga ordinò che tutti sacer- i giorno della festa del santo protet-
doti celebrassero la messa secondo tore. Però il portoghese Novaes as-
l'ordine mandalo dal Papa Vigilio serisce che il rito mozzarabico re-
al vescovo Euterio o Probuturo. Il stò in sei parrocchie di Toledo, per
concilio di Toledo dell'anno 633 memoria dell'antichitàj citando Al-
ordinò pure 1' uniformità e adottò varo Gomez nella Fila del cardi-
il messale ed il breviario che por- nal Ximenes lib. 2; Aguirre, Concil-
tano il nome di s. Isidoro vescovo Hisp. t. Ili, pag. 238, 256, 258 j
di Siviglia. S. Giuliano vescovo di Fleury, Hist. eccl. t. VII, p. 336:
Toledo, morto nel 690, ritoccò il e Lambertini, De serv. Dei bea-
messale che al pari del breviario I, cap. V, n. 6. Questo mes-
li/, lib.

fu detto gotico, perchè era all'uso sale mozzarabico stampato a To-


de'goti, e più comunemente nioz- ledo per ordine del cardinal Xi-
zarabico, dopo l'ottavo secolo, dal menes, non è mozzarabico puro,
nome ch'ebbero i cristiani, che pre- ma bensì una mescolanza di moz-
sero per necessità il parlilo di vi- zarabico e di romano gallicano; il

VOL. XXXIX.
66 LIT LIT
quale roraano-gallicano era stalo dominavano come nella Spagna.
portato in Ispagiia dalle principes- Quindi pure ne segue, clu- ss. i

se di Francia che ivi eransi mari- Lenndro ed Isidoio di Sivij^lia di


tate. Ma lultochè queste liturgie lui fratello, componendo la litingia
fossero molto conformi tia loro di Spagn.i, non misc^ro mano nella
erano tuttavia moltissimo diiTcrcnti sostanza di quella che esisteva pri-
in alcuni punti, come si lia da una ma di essi ; non fecero altro che
lettera che il p. Burriel dotto gesui- aggiungere delle preghiere, alcune
ta pubblicò intorno ai monumenti collette, dei prefazi relativi ai van-
letterari trovati in Ispagna. Si po- geli ed ai diversi giorni dell'anno;
tranno avere grandi cognizioni so- però il senso delle preghiere, i riti

pra questo punto, come pure so- essenziali, l'oblazione, la consacra-


pra molte altre particolarità intor- zione, r adorazione dell' Eucarìsiin,

no le antichità ecclesiastiche di Spa- la comunione ec. sono le slesse


, :

gna, nella raccolta dei manoscritti non sono dillerenli le conseguenze,


gotici dati in luce dal p. Flores. Il che ne risultano. La congettuia del
p. Lesley gesuita scozzese nel lySS Bona, che il rito della messa afri-
fece ristampare a Roma il messale cana fosse somigliante al mozzara-
mozzarabico, nel quale opuiò che bico della Spagna, suscitò la dispu-
li mozzarabico abbia servito di mo- ta tra gli eruditi, sostenendo altri
dello al gallicano ; ma il p. Le che il rito della messa africana
Brun che confrontò la messa moz- fosse in tutto simile al romano.

zarabica con la gallicana, e notò La messa africana proviene dalla


tuttociò ch'era comune all'una od latina, primieramente per avere ri-
all'altra, provò il contraiìo. Il p. cevuto la fede da Roma, e per leg-
Mabillon, De liturgia gallicana^ pen- geisi nel sermone 227 di Ago- ,ì.

sa che r ordine gallicano sia più stino e. 4 "^ ^'^ Pa^chath, la con-
antico del mozzarabico. Di fatto formità del rito africano col roma-
mostrò Le Brun, che nei quat-
il p. no, riportandosi dal santo dottore
tro primi secoli nella Spagna si è perfino le parole del prefazio , la

seguito l'ordine romano ; nel quin- pace data prima della comunione
to vi si stabilirono i goti. Ma que- ( rito da' mozzarabi tenuto prima
sti avanti di cadere nell'arianpsimo, del prefazio), la recita dell'orazio-
avevano ricevuto daH' oriente e spe- ne domenicale dopo la con'-aora-
cialmente da Costantinopoli la fede zione, e ciò che più monta la re- ,

cristiana, per conseguenza la litur- cita del simbolo, dopo essere stali
gia greca Martino arcivescovo di
: licenziati i catecumeni. Lasciando
Braga, Giovanni vescovo di Giro- la Chiesa a' vescovi la libertà di

na, s. Leandro arcivescovo di Si- variare opporttmainente, salda re-

viglia, i quali tutti contribuirono stando la forma essenziale del sa-


alla conversione de' goti sul fine crifizio, potè la chiesa d'Africa, nel-
del VI secolo, erano stati istruiti la sua stretta adesione alle osser-
nell'oriente. Dunque erano inclinati vanze di Roma, in qualche cosa al-

a conservare la liturgia gotica, ch'e- lontanarsi da quelle dello slesso ri«

ra introdotta, e si trovava confor- lo della messa. Si attribuisce l'ori-

me alla liturgia gallicana seguita gine della messa africana al prin-


nella Gallia JNarbonese, dove i goti cipio del secondo secolo , come la
LIT LTT 67
vera tlnrnla a tulio il secolo ot- tutte le chiese si credettero obbli-
tavo, epoca dalla quale Papi ri- i gate di conformarsi ? Questo mo-
conoscono la chiesa d'Africa varian- dello polexa essere fatto da altri ,

te dall'antica disciplina sotto il gio- che dagli apostoli? Gli eretici sepa-
go de' saraceni e de' patriarchi di randosi dalla Chiesa hanno ancoia
Alessandria. Nel l. VI de' Eollan- ri'^petlato la liturgia, cui i popoli era-
disti in principio del nic?c di lii- no avvezzali; allora solo introdus-
jjlio, vi è nn trattalo storico e ero sero i loro errori, quando furono
iiologico sulle antiche liturgie di sicuri che il loro ovile prevenuto
Spagna , de' goti , di s. Isidoro , e della loro dottrina, la vedrebbe sen-
sulle liturgie mozzarabiche e gre- za stupore comparire nelle pubbli-
che. V. Spagna, Africa. che pieghicre. Alterarono soltanto
Tutti i suesposti fatti dimosfia- un piccolo numero di liturgie, ed
no, che in nessun secolo, né in al- il modello originale conservato dai
cun luogo del mondo è stato mai cattolici servì sempre di testimo-
fàcile introdurre cangiamenti nella nianza contro i novatori. Quanto
liturgia. Dal ristretto compendio alla liturgia dei protestanti, dice il

delle liturgie, si vede che il senso, Bergier, che ciò che noi affeimia-
l'andamento, Io spirito d' esse sono mo circa 1' immutabilità della fede
sommamente uniformi, non ostante della Chiesa, fu reso evidente dalla
la diversità delle lingue e dello sti- condotta dei protestanti. Tosto che
le, la distanza de' luoghi e le ri- negarono presenza reale, ne vollero
la

voluzioni de' secoli. Nell'Egitto e più che messa fosse un sacrifizio,


la

nella Siria, nella Persia e nella hanno dovuto sopprimere le parole e


Grecia, in Italia e nelle Gallie, la le cerimonie della messa che attesta-

liturgia sempre celebrata dai sa-


fu vano la credenza contraria ; così lo-
cerdoti, e non dai laici, con augu- ro malgrado conobbero la forza di
ste cerimonie, e non come un pran- questi segni usati in tutte le chiese
zo comune. Scorgiamo ovunque al- del mondo, e professarono concor-
tari consecrati ed abiti sacenlofali; demente di romperla con esse. La
il pane ed il vino offerti a Dio co- prima cosa che fece Lutero, fu di
me destinati a diventare il corpo abolire in Wurtemberg il canone
ed il sangue di Gesù Cristo; l'in- della messa ; conservò soltanto le
vocazione con cui chiedesi a Dio parole della consecrazione, sebbene
un tal cangiamento; la consecra- continuasse a confessare la presen-
zione fatta colle parole del Salva- za reale, soppresse tuttociò che po-
tore; l adorazione del Sacramento teva dare V idea di sacrifizio. Tut-
espressa con alcune preghiere, con tavia conservò l'elevazione dell'ostia,
alcuni gesti , colle incensazioni ; la lasciando la libertà di farla od om-
comunione considerata come rice- metterla ; questo articolo causò de!
vimento del corpo e sangue di Ge- rumore nel di lui partito; final-
sù Cristo; i nomi di vittima, sacri- mente credette bene di sopprimer-
immolazione, ec. Sarebbe av-
fizio, la. Zuiniglio e Calvino che nega-
venuto un tal fenomeno, se quan- vano la presenza reale, ritennero
do nel quinto secolo furono scritte per la cena la sola orazione dome-
le liturgie, non si avesse avuto un nicale e la lettura delle paiole del
antico e rispettabile modello , cui l'Eucaristia, abolirono tutto le p;i-
68 LIT LIT
iole e le cerimonie che Lufero a- hi Pi in Ginevra, e questa pure se-

vea conservato avanti e dopo la guirono costantemente i calvinisti

consecrazione. E mi co Vili in In- di F'rancia. Nella Svezia si stabili

ghilterra non avea messo propiia- subito il luteranismo sotto Gustavo


niente mano nella liturgia; ma nel 1, e fu abolita la messa; dopo molte
I
549 sotto Edoardo VI se ne fece dispute e cangiamenti pubblicossi
una nuova, in cui si levarono le nel i5j6 una liturgia che si avvi-
preghiere del canone e della ele- cinava molto alla messa romana ;
vazione dell'ostia; vi si presentò vi si prescriveva l'elevazione dell'o-

anche la comunione come l' alto stia, e dichiaravasi che nell' uso ri-

del mangiare la carne e bere il ceveasi il corpo e sangue di GesU


sangue di Gesù Cristo, e si peruìise Cristo. Il p. Le Bruu ci diede que-
di lare la cena nelle case private. sta liturgia nel 1. 7, p. 162 e seg.
Vi si conservarono gli abiti sacer- In progresso il luteranismo prevalse
dotali, nomi di messa e di alta-
i nella Svezia, ma i luterani dei di-
re, il pane azimo; ma si cambia- versi paesi del nord non hanno tra
rono molte preghiere, e si dichiarò essi alcuna forma fissa ed immu-
che il corpo di Gesi^i Cristo non è tabile di liturgia. Nei primi anni
che in cielo. L'anno i553 sotto la del corrente secolo in Prussia eb-
regina Maria, ch'era cattolica, fu bero luogo nuove liturgie, ed al
ristabilita la messa romana. L'an- presente in Germania vanno o- si

no i559 la regina Elisabetta, ch'e- perando altri mutamenti con nuo-


ra protestante, fece rimettere in ve sette. Perchè fossero poi adot-
uso la liturgia di Edoardo VI, vol- tate le liturgie degli eretici, furono
le che non fosse insegnato né com- necessarie in molti paesi leggi, mi-
battuto il doni ma della presenza naccie ,
pene, supplizi; niente di
reale, ma che fosse lasciato sospe- simile aveasi altra volta veduto : la

so. Quasi non vi si pose mano sot- messa romana, contro cui ta-nto de-
to Giacomo I, ma le gravi dissen- clamarono protestanti, non ha fat-
i

sioni sopravvenute sotto Carlo I to spargere sangue. Subito che un


in proposilo della liturgia, serviro- popolo fu cristiano, senza resisten-
no di pretesto per farla abbraccia- za ha ricevuto una liturgia che ,

re, e queste dissensioni continua- esprimeva fedelmente la dottrina


rono sotto Cromwell. L'anno 1662 degli apostoli giammai si mise ;

Carlo II fece regolare questa stes- mano alla liturgia senza cambiar
sa liturgia di Edoardo VI; vi di- di credenza, ed è stata sempre ri-
chiarò che il corpo di Gesù Cristo marcata l'epoca di questo cambia-
è soltanto in cielo; vi si mise la mento. Col consultare e confron*
preghiei'a pei morti in termini am- tare le liturgie di tutte le comu-
bigui, quindi molti eruditi inglesi nioni cristiane, ne risulta che non
scrissero molto contro questa litur- vi è alcuna prova piii convincente
gia. Non furono meno vive le dis- dell'antichità, perpetuità, immuta-
pule nella Scozia ; ma come vi bilità della fede cattolica, non solo
prevalsero i puritani o calvinisti circa i dommi contrastali dai pro-
rigidi, levarono le cerimonie; os- testanti, ma rispetto ad ogni altro
servano a un dipresso la stessa ma- punto di credenza. F'. Protestanti.
niera di celebrare che Calvino sta- In Inghilterra [Vedi) i Puseisti
LIT LIT 69
{^Vedì) , col ripristinare molte ceri- spinto dal rimorso di sua coscien-
monie e liturgie, si ravvicinano di za, pubblicò la confessione del suo
molto al cattolicismo e cammina- , fallo in una lettera indirizzata al
no a gran passi a riunirsi al ma- suo clero ilprimo marzo i844-
terno grembo della Chiesa cattolica: Con essa abrogò i suoi precedenti
il ravvicinamento e l'unione della ordini risguardanti la liturgia. Di-

chiesa anglicana colla santa Sede, chiarò che alla sola santa Sede
viene sperato dal gran movimento appartiene il cambiare o corregge-
cattolico eh' è nell' Inghilterra. L- re i riti della Chiesa, e confessò
tinam fìat ^ fiat. È noto come i ve- di avere fatto abuso della propria
scovi della chiesa scismatico-slava autorità, come di aver traviato e
nelle provincie che appartengono scandalezzato. Invitò quindi tutti

alla Polonia^ riuniti in sinodo a a ritornare alle antiche e consue-


Zamosch nel
1720, sotto la presi- te cerimonie della santa messa, san-
denza del nunzio apostolico, si ri- zionate da un lungo uso ; non che
conciliarono colla Chiesa romana, a conformarsi al libro intitolato :

modificando alcune parti della mes- Ordine degli offici della Chiesa,
sa e della liturgia decisioni che , compilalo dal predecessore Ferdi-
furono confermate da Benedetto nando, giusta i libri della messa
XIII. Al governo russo che regge , pubblicati dal sinodo di Zamosch.
a' nostri giorni alcune di queste P. Russia, Scoiavoma, Illibia,
provinciCj co'suoi sforzi venne fatto Ruteni. Quanto ai libri sacri e li-

di condurre l'alto clero del paese turgici , dicemmo di


oltre quanto
a ritornare agli antichi riti. La sopra ne parlammo in diver-
,

qual cosa produsse nel 1889 la si articoli, come a quelli di Li-


desolante apostasia di tre milioni di bro e Librerie, non che come si
fedeli indotti nell'errore pei ma- ornavano e custodivano. Chiama-
neggi e per l'esempio de' loro pa- si liturgista quell'autore che trat-
stori. La sola diocesi Chelma
di ta delle diflerenli maniere di cele-
era rimasta fedele e sommessa al brare r uflizio divino in ciascun
sommo Pontefice. Situata sulle fi'on- leropo, in ciascun paese, ed in
tiere di Polonia, e poco dipoi sot- ciascuna chiesa, come fra tanti so-
toposta al dominio russo, erasi pre- no Durando, Amalario, Gabriele
servata dalle influenze scismatiche. Biel , il cardinale Bona ,
Moléon
Ora a forza di pretensioni^ e pro- aulove de' Piaggi li lurgici in Francia,
babilmente ancora a forza di mi- Bocquillol, de Veri, Le Brun , ed
neccie, si giunse al punto di rin- altri di cui facciamo menzione ai
condurre Feliciano Szumborski ve- loro luoghi, alcuni de'quali andia-
scovo di Chelma ad ingiungere al mo a registrare nel seguente no-
clero della sua diocesi, a' 12 ago- vero, cioè di alcuni de' principali
sto 1841, il ritorno ai riti usali autori di classiche opere liturgiche.
prima del sinodo di Zamosch, sen- Mai sarà lodato abbastanza il bar-
sa però proscrivere l'obbedienza a! nabita e consultore della congre-
Papa. In fatta opportunità il
s'i gazione Bartolomeo Ga->
de' riti

prelato agi innocentemente e peccò vanto [Fedi), perchè giustamente


solo per eccesso di confidenza. Pen- ha esatto sempre ed esigerà da
tilobi però, da coraggioso pastore. tutta la posterità il nome di padrs
70 LIT Li T
dtUa liturgia. Per riferiie solamen- bri duo, auctore Jouune Bona S,
te ciò eli' è al nobtro proposito e R. E. cardinali ìiac novissima edi-
tacere qui le sue virtù morali, ol- tione recoguilis, aneti notis, obser'
tre all'essere slato egli impici^alo valionibus , ac perpetuo f're. com-
da Clemente Vili ed Urbano Vili mentario historico , critico, dog'/ìa-
nella ricognizione ed emendazione lico illustrati eie. studio et labore
del breviario romano insieme coi d. Roberti Sala ec. Nella prela-
più eruditi del suo tempo, fu zione il celebre p. Sala non solo
mentre visse l'oracolo di tutto l'or- premise la vita del cardinale, ma
be cattolico consultato da tutte
, alcune importanti notizie sull'ope-
le chiese e da lutti gli ordini. ra del medesimo. Per venire sol-
Dopo morto, liturgisti che l'hanno i tanto alla parie bibliografica dei
seguito, non hanno fatto che bat- liturgici, dice il p. Zaccaria che il

tere le sue pedate; ed i più cele- p. Sala in tal opera ci diede un


brisi hanno fatto un pregio anche catalogo degli scrittori e cattolici
di commentare le sue opere, come ed eterodossi, i quali hanno della
il chiarissimo p. Menati ( Vedi): littngia trattato. L' uno e 1' altro
onde a ragione il gran Benedello (jui inseriremo con alcune poche
XIV, inforuiatissiino della scienza giunte, le quali sono del Zacca-
liturgica, lo saluta co' termini della ria che le distinse coil'asterisco * co-
più alta ammirazione: una pa-
in me pur noi faremo. Dai cattolici
rola, il nome solo di Gavauto equi- si dark principio, e lasciando i

vale alla lode la più compiuta in libri liturgici, de' quali si ha una
questo genere. Cos'i scrive di lui buona notizia nel prospetto d' un
il dotto liturgico Ferrigni-Pisone, Tesoro liturgico pubblicato nel
Il Giovanni Bona [Fedi)
cardinal i74Sdal dotto gesuita p. Azevedo,
visse santamente, fregiato di rara ed anco gli scrittori greci. Quindi
dottrina, massime nelle opere li- il Zaccaria divide gli scrittori litur-
turgiche, di cui ce ne lasciò as- gici in due classi, cioè gli antichi
sai applaudite ne scrisse la vita : sino al secolo XV, ed i moderni
in latino Luca Bartolotti, che fu dal secolo XV sino a'suoi giorni,
stampata ad Asti nel 1677. Il ce- e nel seguente modo.
lebre p. Francesco Antonio Zacca- Scrittori antichi delle cose litur-
ria, nel t. IV della Storia lettera- giche. I. S. Isidoro di Siviglia;
ria d'Italia a p. 63 scrive: sicco- scrisse due libri de dii'inis offìciis.
me ad illustrare in tutta la esten- Il Baronio s'indusse a crederla o-
sione dell'argomento le cose litur- pera supposta al santo; ma da
giche, non abbiamo libro più atto di Braulione e da Idelfonso di Sivi-
quello che ne diede il celebre car- glia sono tra gli scritti di lui no-
dinal Bona cistcrciense, così dob- verati. 2. Ceda; un libro de offi-
biamo essere sommamente tenuti ciis, è tra le sue opere stampate
al p. d. Roberto Sala di Torino in Colonia. Quesnello diss. 6 in
cistcrciense, per la magnifica edi- s. Leoneni ì\l. n. 9, indegno il re-
zione che delle opere del cardinale puta di quel santo abbate; altrimen-
incominciò nel 1747 a pubblicare ti lo j^iiidicano il Valesio in Ann.
in Tonno in quattro tomi con que^ ad secr. 22
hist. 5, e. ; il Mabil-
»tQ titolo ; Rerum liturgicaruni li- lon saec. HI. Bened. par. I; ed 1]
LIT LIT •rt

Cave nella Storia letteraria ,


sec. se; la sua disposizione della mes-
VITI. Manca
questo lil>ro nella sa è il XL del libro de divi-
cap.
raccolta d'Iltoipio. 3. Albino Fiacco nis offìciis,ad Alcuino falsamente
o Alenino; mi libro de diviiiis attribuito, io. Reginone Prumiense,
offìciis più volte stampato, e di do- De disciplinis ecclesiasticis^ libro da
dici intieri capi accresciuto nell'edi- aggiungersi all'I Itorpio. 11. Berno-
zione lattane da Duchesne, va sot- ne abbate, scrisse un libro de officio
to il suo nome ; ma è opera cer- missae. * 12. S. Pier Damiani, il
tamente di autore ad Alcuino po- libro intitolato Dominiis vobiscum.
steriore di età. 4- Floro diacono: i3. Il Micrologo, scrittore del seco-
nella Biblioteca de'padri, ediz.Lugd. lo XI, su del quale sono a vedersi il

p. 62, t. XV, leggesi una sua spo- Mabillon in ord. Rem. t. II p. 5,


sizione in Canoncni missae , la ed il Cave p. 537. ìÌ^. Ivone Car-
quale è molto più copiosa in due notense. De ecclesiasticis sacramenlis
codici vaticani n. 927 e 1 3 j8. ac offìciis, et praecipuis per annuni
L'ittorpio l'ha tralasciata. 5. Wal- fcstis sermones XXXI. Altri suoi
{rido Strabene benedettino : abl)ia- libri mss. a questa materia appar-
nio di lui un libro de divinis offì- teneuli, rammenta Antonio Sande-
ciis, o sia de exordiis incrementis re. Bill. Belg. par. 2 ,
pag. 28.
rerum ecclesiasticarum . 6, Carlo i5. Idelberto vescovo, Cainien de
51. de sacrifìcio missae et ratione mysterio missae. Il Fabricio che nel-

ritunm Ecclesiae libellus in Alvui- la prima edizione della Bibliografìa


num. Wolfango Lazio lo stampò antiquaria avealo stampato sotto il
in Anversa con altri opuscoli del nome di Maurizio di Sens, cre-
medesimo argomento l'anno i58o, dendolo inedito, conobbe egli stessa
dice il nostro autore, o nel i56o, il suo errore e lasciollo nella ri-
come vuole il Cave, il quale non l'om- stampa. Onde non era bisogno
nielte ec. L' Ittorpio nella prefazione che rOudino nel t. II, Convn. de
alla sua raccolta rimprovera al Lazio script, eccl. e. 196, sei anni do-
i

d'averlo falsamente ascritto a Car- po facesse contro il Fabricio per


lo Magno, e dice essere lo stesso tal cagione tanto rumore. * Oltre a
libro del falso Alcuino, ma guasto. questo una breve sposizione del-
7. Amalario di Metz, De dii'ini'; le parti della messa , che manca
offìciis libri IV, il compendio dei neirittorpio. V. l'edizione delle o-
quali fatto da Gngliulmo Melmsbu- pere d'Ildeberto fatta dal benedet-
nense è mss, nella libreria Lambe- tino Beaugendte. 16. Ruperto ab-
tana. Eclogae in ordineni romanuni bate, De divinis offìciis libri XIF.
seti de officio missae. Queste man- * 17. Pietro cluniacense , Nucleus
cano nell'I ttorpio; stampelle il pri- de sacrificio missae. 18. Onorio di
mo il Baluzio, e dopo lui il Ma- Autun, Gemma animae. * 19. Ugo-
billon t. Il,- Mus. hai. p, 549. ne di s. Vittore, o altri che siane
Forse l'A malarie
autore di queste r autore, in Canoneni missae. 20.
è diverso dall'altio autore de'quat- Innocenzo III, De mysterio missae^
tro libri. * 8. Alcune cose alla mes- librivi, ommessi dali'Ittorpio. 21.
sa attinenti ha anco Piabano Mau- Guglielmo Durando o Purante^ /Jd-
ro ne'siioi libri ile islilutione cleri- tionale divinomm officioriim , va
corum. g. Remigio Aulisiodoren- aggiunto airiUorpio, siccome il se-
7* LIT LIT
guente. 22. Gabriele Bici, sposizio- cana, per la sua che «lampo ne!
ne Caiìonis niissac. Iltomdel Museo Italico. * 9. Eu-
sebio Renaudot, ci ha dato la
Scriltori vioderni delle cose raccolta delle Liturgie orientali in
lilurgiche. due tomi. * i o. Un Codice liturgico
di tutta Chiesa ha intrapreso
la
Raccoglitori di liturgie, ec. i. di pubblicare in Roma il dotto
Giovanni Coeleo , Specidiim aiiii- ab. Giuseppe Luigi Asseniani [Ve-
qnae dei'otionis circa missarn, i549, di); ne abbiamo già quattro volu-
e in Venezia 1572 con giunte con- mi. Noteremo che l' opera s'inco-
siderabili d'autori, per opera di Ni- minciò a stampare nel 17^1 con
colò Aurifico carmelitano. * 2. Wol- questo titolo: Codex liturgicus Ec-
fango Lazio pubblicò in Anversa clesiae universae ec. e fu compita.
i56o una raccolta di vari opusco- Questo codice universale è diviso
li. Fabricio, Bibl. andq. pag. Sqy. in quindici libri, in cui si ripor-
3. Giorgio Cassandro nel i5Gi die tano documenti nelle loro lin-
i

fuori in Colonia 1' Ordine romano gue originali con ima versione
,

de officio missae, il Micrologo, e latina e con note. Vi si trova la


la spiegazione delle voci ecclesia- storia degli autori sacri ed eccle-
stiche oscure. 4- Claudio de Sain- siastici del p. Ceillier in cui trat-
cles, nel i562 in Anvei'sa stampò tasi delle liturgie in uso presso la
una raccolta di antiche liturgie chiesa latina. Il Zaccaria ne avea
come di s. Jacopo e degli altri parlato nei precedenti volumi, e
apostoli, di s. Basilio Qlagno, di nel VI tornò a tenerne proposito.
s. Giovanni Crisostomo, e parecchi Scrittori dominatici in difesa
opuscoli de'padri e de' più recenti del sagrificio della messa, oltre i

scrittori greci sulla messa. 5. Mel- cardinali Bellarmino e Perron, il

chiorre Itlorpio, nel 1 568 in Colo- p. Gordon e gli altri controversi-


nia mise a luce la bella raccolta, sti. I. Girolamo Emser svevo
Scriptores de divinis offlciis, per De canone missae, Coloniae i533.
Giovanni Ferrari, ristampata con 2. Antonio Monchiaceno Pemocha-
giunte a Roma
iSgi e poi a nel re dottore della Sorbona, De sa-
Parigi nel Jacopo Pa-
1610. 6. crificio missae, Parigi i562. 3. II

melio, nel iSyi in Colonia in due vescovo Gaspare Casalio porto-


tomi divulgò il suo Lhurgicum, ghese, De sacrificio ?nissae, Vene-
che poi nel 1609 ristampò con zia 1 562, Anversa ec. 4- Michele Bre-
giunte e annotazioni. 7. Una rac- chingero, De augustissimo sacro-
colta di rituali e di libii liturgi- sancto missae sacrificio, ec, Au»
ci avea preparata il celebre Pan- versa. 5. Jacopo Bago fiammingo,
vinio, ma la morte l'impedì pub- De ven. Eucharistiae sacramento
blicarla. Oltre il nostro autore e gli libri tres, Anversa 160 5.
altri scrittori da lui citati, vegga- Spiegatori piìi generali della
si M. ]\Ia(Fei nell'opera
il della liturgia, delle cerimonie ec. i . Fra-
Verona illustrata, dove parla degli te Girolamo Savonarola scrisse ,

scrittori veronesi, p. 187. *8.Il Ma- in italiano un tiattato del sagrifi-


billon si approfittò molto di que- zio della messa che si stampò a
sta mss. raccolta, eh' è nella Vati- Firenze, e ristampò in Vinegia
LIT LIT 75
j547j e<J 1617. 1. Ago-
io Parigi i638. i3. Antonio Pallotla, Syn-
slino Palrizij De ritibus Ecclesiae tagnia, seu iractatus sacro rum ri-
libri Ues ad Leoneni Papani X, tuum caeremoniarum, Roma 64
et 1 i •

in Vinegia Roma, Colonia, ec.


, 14. Francesco Vanderveken, Canon
Cristoforo Marcello arcivescovo di missae, Colonia i644' i^- Giam-
Corfù se gli appropriò, V. il Ma- battista Casali, De veteribus cri-
billon, Conwì. in ord. Rom. p. 5, sli'anoruni ritibus, Roma i6^5 e
t. II Mus. Ital. Ne parla anche il 1647. 16. Oliviero Bonarzio, De
Bayle nel Dizionario alla parola de sacrifìcio mis-
horis canonicis, et
Grassis. 3. Corrado Bruno, De cae- sae,Anversa i653. 17. Francesco
remoiiiis libri sex, Rlagonza i548. Maria INIagi chierico regolare, De
4. Giovanni Stefano Durant pre- sacris caeremoniis obixi solitis in
sidente del senato di Tolosa, De Dei templis ac nionasleriis, Paler-
ritibus ecclesiae catholicae libri tres, mo 1654. 18. Zaccaria Pasqualigo
Boma 1591, Lione 1675, e in chierico regolare, Synopsis veteruni
più altri luoghi. Il p. Marlene e religiosorum rituum, Parigi i663. 19.
il Morlier, Es.sais de lillérature t. I, Giberto Grimaud, in francese scris-
p. 44 ^ seguenti, sostengono che il se della Sacra liturgia, Lione 1666.
vero autore sia il vescovo di Va- 20. Paolo Maria Quarti chierico
bres Pietro Danetj Dupin sta per regolare, Rubricae missalis romani
Durant. 5. Fiorenzo Vanderhaer, commentariis illuslratae, Roma 1674,
Antiquitalnm lilitrgicanini Synla- e Vinegia 1727. 21. Giovanni
gnia, Dovai. 6. Giambattista Scor- Grancolas dottor sorbonico. Del-
za della compagnia di Gesù, De l' antica liturgia, in francese, Parigi
sacrificio niissae, Lione 1616. 7. 1697. 22. Edmondo Marlene be-
Giovanni Visconti milanese, De nedettino, De antiquis ecclesiae ri-
aniiquis niissae ritibus, Milano 1620. tibus. 23. Lazzaro Andrea Bocquil-
8. Gabriele Albaspineo vescovo di lot, Traile historique de la litur-
Orleans, Observatiomun ecclesiasti- gie sacrée, ou de la Blesse, Parigi
carum, ed altri opuscoli, g. Barto- 1702. 24- Francesco Antonio Febei
lomeo Gavanto barnabita, Thesau- gesuita, Dissertationes de sacris
rus sacrorum rituum, Roma i63o liturgiae ritibus, Roma 1702. 25.
e in vari altri luoghi; poi illustrato De Moléon, P^oyages liturgiques de
dal dotto p. Melati chierico rego- ErancCj ou recherches faites en di-
lale, Roma 1738 e Venezia. No- verses villes da royaume, Lione
teremo che si ha pui'e il CompeU' 1707. 26. Claudio de Vert mo-
dio delle cerimonie ecclesiastiche naco cluniacense, in francese Spie- ,

del p. Gavanto
con le addizioni gazione semplice, letterale e iste-
del p. Merati, Venezia 1761 ed rica delle cerimonie della Chiesa,
altrove. * io. CI. Villette, Les rai- Parigi 1706, 27. Enrico Pissart
sons de Vofjìce €t des cérémonies, canonico regolare di s. Agostino,
(jui se soni dans l'eglise calholique Sacerdos evangelicus et expositio ,

apostolique roniaine, Parigi 161 i e rubricarum missalis romani, Colo-


Rouen i638. i r. Simon Vaz Barbo- nia 1708, 1723. 28. Pietro Le
sa, De sacrifìcio niissae, Lione 1637. Brun prete dell'oratorio di Parigi,
12. Luigi Navarino chierico rego- in francese, Spiegazione letterale,
lare , Agnus Eucharisticus, Lione storica e dotnmatica delle preci
^4 LIT , LIT
e tcrimonie cicliti messa ^ l'aiiyi sciluet, Gclatianutn, et anliqnunt
1716 tradotta, e riitaiii|);ita in Gregorianum etc, qui et ipiam cani
Verona. 29. Antonio Baldassarii aliarum grntium Uturgiis contulit
pesili la , Liturgia sacra dilucidata, ad confiriuandam prue caeteris ca-
Vinegia 1717 61723. 3o. Monsi- tliolicae Ecclesiae de Eucharistia
gnor Pompeo S.wnelli, Sopra i ri- doctrinam. Denique accedunt mis-
ti della lìicsin, Venezia 1725. 3i. sale gotlùcunij missale francorum,
Benedetto XIII, Opuscola liturgi- dico gallicana, et duo oninium ve-
ca, Roma 1726. 32. F. Serafino tustissimi Ecclesia rituales. Il Zac-
Capponi della domenica-
Poi-retta caria ne avea eruditamente pai la-
no, in italiano, Sacerdof in aeter- to nel t. I, p. 59 e seg. * 3. Della
num, o dichiarazione delle ceri- antichità e pregi del Sagramenta-
mo tic e delle vesti della messa, rio veronese pubblicalo dal p. Giu-
Roma 1729. 33. Monsignor Crispi seppe lìiancliiiii della congregazio-
arcivescovo di Ravenna , disserta- ne dell'ora torio nel t. IV d' .\iia-
zione De inysteriis evangeiicae legis stasio Bibliotecario, Dissertazione
et sacramenti Encharistiae, ac sa- apologetica tripartita del conte Gia-
crifidi missae, Roma 1729 e 1734. como Acami, Roma 748- * 4- Mon- i

34. Ignazio Antonio Palou, in lin- signor Domenico Giorgi, De li-

gua spagnuoia // sacerdote istrui-


, turgia romani Pontificis Roma. ,

to ed ammaestrato nelV antichità, * 5. Angelo Rocca, De sacra sum-


origine, autorità e pratica di tut- mi Pontificis coaimunione sacrosan-
te le cerimonie della messa, Va- ctam missam celebranlis , Roma. 6.
lenza 1738. 35. Prospero cardinal Pietro Casola, Rationale caeremo-
Latnbertini o Benedetto XIV, Trat- niaruni missae Amhrosianae, Mila*
tato del sacrificio della messa, poi no 4q9- 7- Carlo Sellala vesco-
1

recalo in Ialino, Roma 174^- 36. vo di Tortona, Spiegazione misti-


Euiiuannele Azevedo gesuita , Sy- ca de' riti ambrosiani appartenenti
nopsis dnctriiiae de sacrosanto mis- alla messa, 1612. 8. Lodovico An-
sae sacriticio a SS. D. iV". Bene- tonio Muratori, De ritibus anibro-
dicto XI F P. O. M. tam in no- sianae ecclesiae, dissert. LVII, t. IV,
no operts l'olumine, quani in aliis Antiquit. Ital. 9. Giuseppe Antonio
sparsint traditae, Romae 1 749- Sassi, Epistola de ritu inmissa am-
brosiana, Milano e Venezia negli
Illustratori di particolari liturgie. Opu<:coli del p. Calogerà. * io.
Giovanili di Giovanni, De divinis
Liturgie occidentali, i. Ugo Me- siculorum ofjìciis, 1736. Palermo
nardo benedettino, s. Gregorii AI. II. D. Mabillon, De liturgia gal-
Sarmine/ifarium con noie eiuditis- licana, Parigi. * 12. Lo stesso, let-
sinie, Parigi 1624. 2. Lodovico An- ifera De liturg-ae galUcanae abro-
tonio Mnralori, Liturgia romana gatione, toni. I, oper. poit. I. 5, pag.
Venezia 1748. Noteremo che que- 5i3. * i3. Giovanni Pian gesuita,
sto trattato sull'antica liturgia ro- Tractitwi de liturgia mozarabica,
mana confroiilata con quella delle Anversa t. VI julii, ristampato dal
altre nazioni , poita il titolo : Li- p. Bianchini in Roma. i4- Onora-
turgia romana vetus Irla sacra- lo ili ^. Maria, De liiurgiis Eccle-
mentaria complectens, Leonianuni, siae laliiiae, lib. 5, diss. 3, a. 3.
LIT L1 575
ì5. N. Floriot, Della messa par- Elmstad i652 e 1699, cosi Far
rocchiale ^ in francese, Parigi 1699. bricio, ma l'autore mette i552. 4<
Liturgie orientali, i. Leone Al- Gioacchino Hildebrando, De rilibus
lazio, De libris ecclesiasticis grae- sacris, dissertazione, Elmstad i655.
coriim, Parigi i645. Dissertazioni 5. Giovanni Friderici, Liturgia i'e-
due ristampale in Amburgo per ,
lus et nova, Jena i6o5. * 6. Nico-
opera di Giannalberto Fabricio nel lò Piero Sibbern, De libris eccle-
1712. * 2. Nicolò Raye gesuita, siasticis, e c^iiibiis latinae eccleslae
Dissertalio praelindnaris ad t. Il ritus cogiioscere licei, diatriba, Vit-
junii. * 3. Leone Ailazio, De
nas- temberg 1706. * 7. Ottingero, De
sa praesantifìcatoriim, 1684. * 4- riiu missae in magno Kairo, i. V
Monsignor Antonelli, Consultalio de Ilist. eccl. 53 e seg. 8. Gianner-
p.
coiniiìemoratione Romani Pontificis nesto Grabbe, De oblatione et con-
in puhblicis siipplicationibus, et sa- sccratione Eucharistiae, ac de litur-
crosancto missae sacrificio opiid gia graeca. Dissertazioni due coi
graecos cimi appendice, Roma 746. 1 frammenti di s. Ireneo; all'Aja. 9.
* 5. Eusebio ReiuiLulot, Dissertalio Cave, De libris et ofjiciis ecclesia-
de syriacis melchitariini et jacobi- sticis graecorum, nell'appendice alla
taruin litcìrgiis, l. li U tieni, liturg. Storia letteraria p. i
79 dell'edizio-
collect. Ora agli eretici si passi, il ne di Ginevia 1720. io. Cristiano
p. Sala nel V paragrafo della pre- PfalT, una disquisizione De liturgi-

fazione va gli eretici noverando , i ciis, missalibiis, agendis et libris ec-

quali di secolo in secolo dicbiarati clesiasticis ecclesiae orienta lis et oc-


sonosi nemici della liluigia. Il Zac- cidentalis vet. et modernae, in fine
caria inlese accennare quei soli, i dell' istituzione della Storia eccle-
quali hanno opere stampate di tal siastica, Tubinga 1721. 11. Giu-
materia, lasciando Lutero e qual- seppe Cinga in, Origini ecclesiasti-
che altro di simìl fatta. che. 12. Leijdegario Mi\yei , Exp li-
Editori di liturgie, i. Mattia catio compendiosa, literalis, histori-
Piaccio stampò un' antica liturgia, ca caeremoniaruni ecilesiasticaruni^
in Argentina nel iSSj. 2. Tom- Ziig 1737. Qui termina il Zacca-
maso Brett inglese, una raccolta ria, avvertendo, che più altri trar-

delle principali litmgie della Chie- rann(jsi da questi stessi autori.


sa cristiana, Londra 17 io. * 3. Il b. cardinale Giuseppe Maria
Giannalberto Fabricio, Litiirgiae ss. Tom masi ( Vedi), per la sua pro-
opostoUs Jacobo.Petro, Joanni,Mat- fonda scienza liturgica si meritò il

thaeo et oposlolicis viris Marco ac titolo di principe e dottore della


Lucae tribulae. Cod. apocr. N. T. liturgia della Chiesa occidentale, co»
parte 3, Ambuigo 1743. me si può vedere dal libro intito-
Impugnatori e dissertatori, i. Fi- lato : La difesa dei libri liturgici
lippo Morneo du Plessis, empio uo- della Cìiiesa romana, e della sa-
mo, De
sacra Eiicharislia. * 2. cra persona del ven. cardinale G.
Giorgio Dorscheo, Mysaria missae M. Tonimasi, Palermo 1723. Le
disputationi lilurgicae J. Georgii sue opeie furono raccolte dal p.
Herbert, Argentorali i643, oppo- Vezzosi teatino suo correligioso , e
sita. 3. Jacopo Hildebrando, De sa- stampate in Roma nel 174? «^^n
iris publuis Ecclesiae pninitivae^ qucolo titolo; Fen. viri Josephi Ma-
76 LIT LIT
riac Tlioimsii cler. reg. S. R. E. guaglio, massime della terza disser-
card, opera omnia eie ., in quo re- tazione, il eh. abbate Arcangeli, a
sponsoria, et antipìionaria roinaiiae pag. 337 e seg. del voi. XIII degli
Ecdcsiae ad rns. Codices recewmil, Annali delle scienze religione, B.o-
aodsque auxU Aato'iius Franrifcus ma i84i- Nella mentovata .5</'//o-
f-^ezzosi. Le opere lilurgiclie del grafia del Diclich, nella categoria
dotto e eli. d. Giovatiui Diclich delle opere liturgiche da prodursi
ceremoniere nella basilica aroipre- Deo ja^enle alla luce, vi è la rispo-
lale di s. Pietro, antica ed illustre sta del medesimo al Supplimento,
sede patriarcale di Venezia, e coo- e pili osservazioni sulla dissertazio-
peratore in cura aniniaruni, sono ne che dà l'idea generale della li-

più note di quello che possa ba- turgia, ed metodo di trattarla.


il

stantemente celebrarsi coi nostri elo- Non dobbiamo però passare sot-
gi ; le molte edizioni fatte di alcu- to silenzio le principali lagnanze
ne delle medesime, e in breve tem- scritte dal oh. Diclich sulle diver-
po esaurite, ne mostrano pienamen- se edizioni del suo Dizionario, e
te l'utilità ed il merito. Il novero sul citato Supplimento. i." Sull'e-
h\ legge in un foglio stampato nel dizione del Pagani di Firenze, egli

184I, intitolato Bibliografia lilur- si lagna che dopo il vocabolo De-


gica sacra, ove sono notate pure le dicazione vi sono due lettere che
opere inedite. Faremo menzione del avea collocate in vece al fine del
celebi-e Dizionario sacro liturgico primo tomo della seconda edizione,
che in Venezia nel 834-1 835 fu 1 ciò che portò altre conseguenze. Le
stampato per la terza volta, indi ri- dettedue lettere avrebbero avuto
stampato in Firenze. Da ultimo ha luogo immediatamente dopo l'ar-
dato di piglio a scrivere la promessa ticolo .Acqua, sua benedizione nel-
dissertazione intoino al bacio dei la vigilia dell'Epifania, di cui l'au-
piedi del Papa, siccome sempre in- toie pubblicò un piccolo rituale per
tento a difendere la Chiesa ne' sa- confutare la opinione di quelli
cri suoi riti e ne' santi suoi co- che avrebbero voluto soppresso
stumi. Sulla quarta edizione di Fi- tale antico rito dove vigeva, seb-
renze se ne fece una quinta in Na- bene egli fu sempre di parere
poli nel 1837 dalla tipografia Te- di non introdurlo ove non vi era,

tti, arricchita d'un quarto tomo di come non liturgia romana , do-
breve Siipplimenlo colla data del po la bolla di s. Pio V. In questo
1840. È questo lavoro del ca- rito voleva corretto a tenore di
nonico Andrea Feriigni-Pisone, che quanto scrisse Benedetto XIV, la
.•igglunse pure al supplimenlo tre rubrica intorno alla croce da im-
erudite dissertazioni ; la prima sul- mergersi nell'acqua, cioè che più
l'idea generale della liturgia ; la non si porterà da un fanciullo am-
seconda sui sensi della medesi - mantato di velo di chiesa, ma sib-
ma; la terza sull'origine e pro- bene dal diacono assistente alla det-
gressi della musica sacra ed ec- ta benedÌ7Ìane. Inoltre il Diclich
clisiastica . Delle due prime te- si gravò che in detta edizione fio-
memmo proposito nel principio di rentina fosse ommesso l'utile indi-
quest'articolo; di tutte e del sup- ce, che tanta fatica aveagli costato,
pUiiitato ce ne diede breve rag- e l'aggiunta in fine d'un competi»
LIT LIV 77
dio slorico sulla musica ecclesiasli- prete cardinale si trova sctfoscriiio
ca, perchè quanto aliabuso eli essa nella bolla spedila nel i i35 in fa-
ne avea traltafo all'articolo Mitiico, sore del priorato di s. Pietro tir

come eleicgenea all'opeia. 2." Sul IVanlo da lnnocen70 li. Il Cardella


l'edizione del tipografo Testa di che registra questo cai dinaie tra
Napoli, che in lutto si diportò quellidi Pasquale li, dubila che

come la fiorentina, dichiarò il Di- il nome di questo cardinale sia al-

clich dispiacergli non solo che l'ag- teralo.


giunto Siipplimento di moiisig. Fer- LITZA. v'^ede vescovile di Tes-
rigni sia stampato nel 1840,
stato saglia, nella diocesi dell' Illiria 0-
mentre l'edizione portando l'epoca rienlale , o sia Ci^arcato di Mace-
del 1837 diceva essere composta donia, sotto la metropoli di Laris-

di tre volumi, ma che si fosse col- sa, eretta nel IX secolo: chiamasi
la fiorentina lodata nei suddetti pure Jgraplia. Si conoscono dna
Annali^ mentre egli pojta opinio- vescovi, il primo sottoscrisse nel
ne che il suo Dizionario so(Ii"i i564 la deposizione del patriarca
piuttosto deperimento colle nomiiìale Jcasaph ; il secondo chiamato Giu-
edizioni, modellale più sulla seconda seppe sedeva nel 1721. Oritns christ.
edizione del 1824, che sulla memo- t. 11, p.129.
rata terza. Quanto a monsig. Ferii- LI Vello. Censo che si paga
gni, il eh. Diclicli rimarca che os- al padrone diretto de' beni stabili
servò brevemente solo alcuni arti- da chi ne gode il frullo. Dice il
coli dell'opera di seconda edizione Muratori nella dis.«ert. XXXVl,
e lo caricò di sarcasmi, ciò che egli che livelli
i anticamente diievansi
non farà quando scriverà contro Enfiteusi {Vedi); rende ragione per-
il Suppli mento ; mentre la ter7a chè così chiamati, e parla dei li-
edizione era stata aumentata di velli perpetui, e dei livelli dati da-
cinquanta e più articoli e di molte gli ecclesiastici di Beni di Chiesa
correzioni, e perciò doveasi prefe- (Pedi), colle debite facoltà : P . Be-
rire alla precedente. KEPLACiTO APOSTOLICO c gli articoli
Chiuderemo quest' articolo col relativi, Feudo, Cekso, Congbega-
notare, che nel XI 1 de'citali
voi. z!0>'i DEL Concilio e de' vescovi be-

Annali a p. 807 si dà conto del- GOLAEi. Sull'origine della voce li-


l'opera pubblicata in Lione nel i838 i'cllo non conviene col Cujacio che

dal eh. ab. Chirat, curato di ]\eu- lo definisce Libellarium conti aduni
-ville,che porta per titolo Spirilo : esse venditicnem , quae sit scripiura
delie cerimonie della Chiesa j e che mterveniente certo pretio, eie. Dixi
nel voi. XI, p. 144 s' paila della scripiura inte/venientej brevi scilicet
Liturgia sa era o sia gli usi e le
^ scriptura; et inde ncmen. Il Mura-
antichità della Chiesa cattolica, col- tori giudica piuttosto essere nata
la loro signijìcazione tratta da' sa- la voce livello, dal libello, ossia
primi se-
cri libri, dagli scritti de' supplica, la quale si pojgeva per
coli e dadocumenti autentici
altri ottenere con titolo d'enfiteusi qual-
e codici rari, opera dei eh. Giu- che cosa immobile, e ne produce
seppe JMarzohl, e Giuseppe Schnel- erudizioni e prove. I romani anti-
ler, Lucerna iSSg. chi non conobbero le rendile per-
LITUSEiS'S, Cardinale. Litusens petue costituite, perchè l'imprestito
tH LIV LIV
<Ii tlennro con interesse era nd essi Pancrazio che trovossl al brigan-
peinicsso soitnnio sollo nlciine con- daggio d'Efeso nel 44q< soltoscri-
dizioni e modilicnzioni. Sulla fine vendoiie le decisioni, sebbene se ne
però dell'impelo, conosciuti ftiiono ritrattò nel concilio di Cabedonia
i censi imposti sopra fondi stnhili, nel 4^' ; Zaccaria che sottoscrisse
o i livelli, come si raccoglie da'co- nel 536 la .sentenza pronunziata
dici delle leggi romane nei titoli contro Antimo, nel concilio delle
dell* cnfìtensi. Negli antichi secoli, tre Palestine. Oriens chrixt. t. Ili,
molti pei- sottrarre la roba loro p. 6 7G,
dai pubblici aggravi, donavano iii LIVINO (s.), martire. Pio e dot-
sacri luoghi i propri beni, e fra to vescovo di Scozia, che passò in
poco ricevevano quegli slessi a li- I*'iandra a predicarvi il vangelo h-
vello, contralto che tornava in pio- Annunziando la parola
gl" idolatii.

fìtto delle due parti. I re e i prin- di vita, un gran numero


convertì
cipi scorgendo ciò fatto in frode e di pagani verso terrilorii di A- i

pregiudizio del loro fisco, vietarono lost e di Haulhem. Conservò sem-


talvolta tali livelli, ma poca forza pre una gran divozione verso s. Ba-
ebbero i loro editti. Anche sacri i vone, sulla tomba del quale a Gand
templi e le decime una volta si passò trenta giorni in continue ora-
davano a livello per la ragione del zioni prima di cominciare la sua
gius Patronnloi^P f(li). Chiamasi inol- missione ; e siccome in sua giovi-
tre livello cpiell'assegno vitalizio, men- nezza avea collivato la poesia, com-
sileod annuo, che godono le mo- pose un' elegia in onore di questo
nache, per disposizione de' loro ge- santo eh' era morto pochi anni pii-
nitori, parenti o benefattori, pei ma. I pagani trucidarono s. Li vi-
loro particolari usi e bisogni. no a Esche nel 6 "9, e fu sepolto
LIVIA
o LIBIA. Sede vescovile a Haulhem, lungi una lega in circn
della prima Palestina, nella diocesi da Gand. Nel 1006 le sue reliquie
e patriarcato di Gerusalemme, sot- furono trasportale a Gand nel mo-
lo la metropoli di Cesarea, eretta nastero di s. Pietro, e la sua festa
nel VI secolo. Commanville la chia- è segnata nel martirologio romano
ma Res!eon Ln-iae, e gli orientali a' \i noveml)re.
BelhHarant. Il Terzi nella Siria LIVIZZANI Giuseppe, Cardina-
narra 263, dice che Livia, cele-
p. le.Giuseppe Livizzani nacque in
bre città al di là del Giordano, nel- Modena da nobile famiglia dei
la tribù di Gad, fu così nominata marchesi di tal nome de' signori
da Erode Agrippa suo autore, e- di Livizzano, a'*20 marzo i6S8, e
mulando la vanità di suo padre, })er nel fiore di sua gioventù pertossi
render più chiaro il nome di Li- ad abitare a Roma, dove il cando-
via madre di Tibeiio cesare altri ; re de'suoi costumi, la dolcezza del
dicono che la chiamò Livia in me- tratto, la grazia e la soavità della
moria della sua seconda moglie. Fu favella, gli conciliarono inconta-
edificata per frenare le incursioni nente il favore de' grandi e dei
degli arabi, sul vertice di un mon- magnati. Fra coloro di cui incon-
te scosceso, poco lungi dal mare trò il genio, uno fu il cardinale
Asfaltide. ^'e furono vescovi Letaio Fienaio Imperiali, pel cui mezzo
che fu al concilio di Efeso nel 43 i ; ebbe accesso prPS.so il Papa Gle-
LI V L V I
79
mrnle XIT, die conosciutone il me- principe Odescalschi riporta a p.
lilo, fippena eltlto nel 1780 lo i6 della Descrizione (iella diaco-
fece seyitinrio ilella ci (la, quindi nia de ss. Filo e Modesto.
lo annoverò tra i suoi camerieri LIVIZZAKI Cahlo, Cardinale.
segreti, e nell'anno 1784 tra i refe- Carlo Livizzani nacque in IModena
rendari dell'una e dell altra segna- ilprimo novembre 1722, dal mar-
tura. Manifestatasi frattanto la sua chese Ippolito,e dalla nobil don-
integriti, e l'instancabile vigilanza na contessa Teresa Forni. In età
e destrezza con cui trattava gli giovanile chiamato a Roma dal
alTari, fu promosso a segretario '
marchese Giuseppe suo zio pa-
de' confini, ed a segretario del- terno, allora prelato, e poi come
la congregazione concistoriale e dicemmo nella precedente biografia
del sacro collegio. Ammiiando Be- cardinale, aflìne d'iniziarlo negli stu-
nedetto XIV la sua singolare a- di e nelle scienze, ne flsce profitto
bilità, lo fece segretario de' me- nel collegio ISazareno, e recitò due
moriali, nel qual cospicuo posto orazioni nella cappella pontificia,
palatino non gli riuscì diUicile di cioè nella terza festa di Pasqua a'4
incontrare l'universale soddisfazio- aprile 174') come con vittoje di det-

ne, attesa singolarmente l'alTaliiii- to collegio, e nel giorno dell'Ascen-


tà e buona grazia a lui connatu- sione a' 1
4 Di<''gg'o '74^> perchè
lale onde era usato accogliere i destinato dal maestro del sacro
p.
ricorrenti, e la celerità e diligenza palazzo, ed ambedue avanti Bene-
con cui li rimandava contenti e nedelto XIV. Questi nel 1746 lo
soddisfatti, ciò che per eseguire con fece canonico di s. Maria Maggiore,
maggior esattezza, rinunziò sponta- e nel giugno cameriere d'onore in
neamente la segreteria del sacro abito paonazzo, destinandolo nel
collegio, che per lo spazio di tre seguente anno ablegato a Lisbona
anni aveva ritenuta insieme con a portai-e la berretta rossa al car-
quella de'memoriali. In ricompen- dinal Manoel d'Atalaja quindi a- ;

sa finalmente del raro suo merito. gli II gennaio 1753 lo annoverò


Benedetto XIV a' 26 novembre ti a i prelati referendari. Successi-
1753 lo creò diacono cardinale dei vamente fu ponente del buon go-
ss. Vito e Modesto, confermandolo verno, e votante del supremo tri-

nella carica col titolo di pro-se- bunale della segnatnia di giustizia.


gretario. Applaudì Roma al-
tutta Clemente XIII nel 1766 lo ascris-
la sua esaltazione, ma non andò se tra' chierici di camera, ed in
guari che alla comime allegrezza premio delle sue fatiche, Pio VI
successe il lutto, perchè dopo circa nel promosse alla presi-
1778 lo
quattro mesi la morte lo rapì nel- denza d Urbino, col grado di pro-
la stessa città a' 20 venendo il 21 tonotario apostolico soprannumera-
marzo 1754, in età di sessantasei rio, ed a'i4 febbraio 1785 lo creò
anni. Il suo cadavere fu esposto cardinale diacono. Siccome il Liviz-
pei funerali nella chiesa di 8. Mar- zani erasi portato in Roma, così
cello, poi fu sepolto nella sua dia- fu spedito il corriere Andrea Novi
conia, in mezzo alla chiesa^ con al nobile parentado in Modena,
un semplice epitafiìo, scolpito so- colla notizia di sua esaltazione. Gli
pra una lapide sepolcrale , che il venne da Pio VI conferita per
8o LIV LIV
diaconia la chiesa di s. Adriano, e 1800 fu eletto Pio VII, che pre-
poco dopo fatto prefetto delle acque, cedette in Roma, ed assistè alla
paludi pontine e chiane; passato po- funzione del suo possesso. Il nu-
scia nel 1794 all'ordine presbite- mero 1 5j del Diario di Roma
riale, il Papa gli die in titolo la dice che il cardinale solfrendo da
chiesa di s. Silvestro in Capite. molto tempo in una gamba una
Lo di questa d. Giuseppe
storico piaga, questa chiusasi, gli umori sa-

Carlettinon solo gli dedicò l'opera lirono al petto, onde coi san^i sagra-
nel 1795 coH'arme del carduiale menti e benedizione apostolica, mo-
nel frontespizio, consistente in un ri d' anni circa ottanta il primo ,

leone rampante su sei monti, ma luglio 1802. INel numero i58 poi
a p. 9.12 ci diede alcune sue no- del Diario si descrivono gli onori
tizie, e nella dedica lo celebrò per funebri e quelli solenni resi al suo
la moderazione, la rettitudine, l'il- cadavere nella chiesa titolare di s.

libatezza de'costumi, la prudenza, Silvestro, ove si recò ad assistervi


ed altre doli ; di far parte di no- Pio VII, cantando la messa il car-
ve congregazioni cardinalizie (com- dinal FirraOj e facendo il Papa le

presa quella del s. officio), e di assoluzioni. Dopo la funzione fu


una delle quali fu prefetto ; di tumulalo nell'istessa chiesa, ove gli

essere proposto economia del


all' fu eretta un' iscrizione onorevole.
collegio e seminario romano, pro- Ivi pure si dice avere il cardina-
tettore dell' ordine cistcrciense, e le lasciato sua erede universale la
della congregazione riformata di congregazione di propaganda fide
s. Bernardo ( nel t. IX, p. 4'23, di cui era membro, beneficato i

Conùnuado Bull. Roin. abbiamo il familiari, e lasciato 1* annuo asse-


breve di Pio VI, Nos alias ad di- gnamento di cento piastre al cau-
riinenda dissidia, che conferma i datario, al cameriere ed al creden-
decreti dal cardinale fatti sulla ziere , oltre la celebrazione di mol-
controversia fra le provincie roma- te messe. Oi-a la nobile famiglia
na e piemontese di tal congrega- Livizzani è estinta per la morte
zione); del regno e collegio d'Irlan- di tre illustri individui mancati nel
da, della ed ordine agosti-
chiusa 184^5 ed era una delle pili illustri
niano in Matteo in Merulana.
s. ed antiche di JModena, che conta-
Dipoi fu fatto anco protettore del- va più di cinque secoli di antichi-
la confraternita del ss. Corpo di tà provata.
Cristo in Ascoli della Marca , e LIVORNI A. Croverno di Russia in
del monastero delle cappuccine in Europa, il di cui capoluogo è Ri-
Monte Castrilio. Invasa Roma nel ga [Fedi)i una delle provincie del
1798 armate repubblicane
dalle Baltico ebbe già il titolo di du-
:

francesi, e preso Pio VI prigionie- cato, ed al presente l' imperatore


ro, nel mese di aprile fu obbligato delle Russie l' annovera nominati-
il cardinale ripatriare, arrivando in vamente fra i suoi principati, insie-
Modena ai i 3 di detto mese, dopo me all'Estonia ch'era della Svezia.
un'assenza di cinquantaquattro an- Dividesi in cinque disti'etti, Arens-
ni, epotè rivedere il fratello primo- burg.Dorpat, Pernau, Riga e Wen-
genito marchese Paolo. Si portò al den. E in generale un paese pia-
conclave di Venezia, ove nel marzo no, non vedendosi che poche al tu-
LIV LIV 8 1

ree poco osservabili. La Dvvina del la metà del secolo Xlf, quando fu
«iid che traccia in parte il conline invaso dai danesi. Altri dicono, che
tneridioBale, ed il Pedez suo af- alcuni mercanti di Lubecca e di
fluente; l'Aa che attraversa la parte Brema furono i primi, che verso
centrale, ed il Pernau che scorre il I i58 penetrarono nella Livonia,
nel nord, ne sono i principali corsi affine di negoziare, e nella stessa
d'acqua, tutti tributari del golfo di occasione vi propagarono il van-
Livonia ; l'Embach è il più consi- gelo. primo vescovo del paese fu
11

derabile di quelli che si scaricano Meuardo o Mainardo, monaco e


nel Peipus. 11 golfo di Livonia, in- canonico di Segeberg, nativo di La-
ternamento del mare Baltico, le cui beck, che venne cousecrato dall'ar-
sono Abro, Ruuo e
isole principali civescovo di Biema, e stabilì la sua
Kin, per lungo tempo non fu fre- cattedrale a Uxckel ; a lui si at-
quentato che dai soli abit;mli delle tribuisce la predicazione delia fede.
sue coste ; verso la metà del secolo A questi succedette Bertoldo abbate
Xll una nave di Brema, spinla da cisterciensej il quale fabbricò la cit-

una tempesta sino all' imboccatu- tà di Riga, ed il suo successole


ra delia Dwina, lo fece in tal mo- Alberto I la fortificò. Fu questo
do conoscere ai tedeschi. Nella Li- vescovo che chiamò in suo aiuto i
vonia, come negli altri paesi vicini cavalieri Porla-spade o spadacci-
al Baltico, vi si osserva in gran ni di Livonia, l'ordine de' quali
quantità, sparsi qua e là, grandi avea avuto origine nel i
197 per
massi di granito o di gneiss. Le opera di Bertoldo, il quale riunì
riviere ed i laghi sono assai pesco- tale milizia cristiana per difendere
si ; le foreste abbondano di selvag- quelli che professavano il cristiane-
giume. Vi sono molti siti in cui l'a- simo, indi approvato nel 1204 o
gricoltura fece progressi, e che pre- i2o5 da Innocenzo 111. Alberto I

sentano un aspetto deliziosissimo. ricevette da essi i voti, e loro pre-


Conta questo governo circa 575,000 scrisse la regola cistcrciense, unen-
abitanti, che altri fanno ascendere dosi con per difendersi contro
essi

a 737,800, fra lettoni, livii, oggi gli abitanti del paese, ch'erano an-

assai diminuiti, estonii, originari del cora barbari e idolatri. Laonde que-
paese, tedeschi e russi. La nobiltà sti cavalieri molto contribuirono iu

numerosa, distinta pel suo spirito seguito alla conversione di parte


ed i suoi lumi, è quasi tutta di degli abitanti alla fede cattolica. 11

origine tedesca popolo in gene- ; il Rinaldi all'anno 1207, n. 4, nati'a


rale è povero e poco incivilito. Dal che Innocenzo 111 mentre dimora-
1804 la sol te del paesano, vero va in Viterbo, apprese la lieta no-
schiavo, si è molto migliorata; nel vella che per opera dell' arcivesco-
1823 quasi ottantamila ricevettero vo Lundense, da lui mandato in
la loro libertà. Evvi una università Livonia, gli abitanti aveauo abbrac-
a Dorpat, e nelle altre città vi so- cialo la fede e tutti ricevuto il bat-
no de' tribunali civili in cui si ren- tesimo. Indi all'anno 1220, n. 38,
de giustizia. Pviga è la sola piazza dice che Onorio spedì nella Livo-
in cui si fa un esteso commercio. nia, Estonia e Prussia predicatori
Questo paese restò sconosciuto evangelici, scrivendo agli abbati,
al restante dell'Europa sino dopo preposti e priori cisterciensi che iu
VOL, xxxix. 6
8z LIV LIV
tale oj)(>ia ponessero tulio il loro 17.61 <:<il nome di Urbano IV. Al-

zelo. Autorizzò il Papa i vescovi tro legato in Livonia l"u Isidoio

ad inviarvi religiosi col consenso arcivescovo di Kiovia poi cardina-


de' loro superiori, pel vantaggio spi- le, per destinazione di Eugenio iV.
rituale dei livonii, cojieedendo al- La Livonia restò sotto il domi-
trettanto per r Estonia al vescovo nio del gran maestro dell' ordine
Kevellese. Indi il Rinaldi all'anno Teutonico [Fedi) per più di tre-
i?.22, n. 4o, racconta che venendo cent'anni e veniva governala da
,

i cristiani di Livonia tril)olali e un maestro |)arlicolare; ma nel


neramente perseguitati dai pagiiiii, \~M?) Guglielmo di Pleltemberg
Onoiio 111 con sue lettere incitò i XLI maestro particolaie di Livo-
sassoni contro di essi, concedendo nia, mediante una sf)mina- di de-

a chi prendeva le armi, le indul- naro pagata ad Alberto margravio


genze concesse ai crociati di Terra- di Brandebiugo, gran maestro del-

bunla riprendendo cavalieri tem-


;
i l'ordine teutonico, diventò sovrano
plari, perchè recavano danni ai no- della Livonia, venendo anche crea-

velli cristiani di Livonia. iNel 1220 to principe dell' impero. Altri scri-

Onorio IH spedi legato apostolico vono, che avendo Alberto abban-


in Livonia con ampie facoltà il ve- donato la religione cattolica per se-
scovo di Modena G agli timo [redi), guire gli errori di Lutero, sposan-
p(ji da Innocenzo IV creato cardi- do una sua concubina, i cavalieri

nale. Dell'immenso bene ch'egli foce porta-spade mediante una somma


in Livonia e nelle altre limitrofe re- di denaro si libeiarono dall' obbe-
gioni, ne parlammo alla sua bio- dienza dell' ordine teutonico nel
grafia. Non trovandosi i cavalieri i525. Quindi cavalieri governa-i

lìor La- spade abbastanza forti per rono la Livonia a mezzo de' com-
difendere i livonii cattolici contro mendatori , sotto l'autorità d'un
gì' infedeli, si unirono ai cavalieri proprio gran maestro, i'oco tempo
dell'ordine teutonico, ciò che ap- dupo Ivan IV gran piincipe di .Mo-
provò Gregorio IX nel 1237; ed scovia e primo czar, incominciò a
in tal modo la Livonia fu sogget- devastare la Livonia, ed entrato
tata al gran maestro dell'ordine, egli stesso nella provincia alla testa

che poi fissò la residenza in Prus- d'una numerosa armata, s'impadro-


sia, dai cavalieri teutonici conqui- iii di molte piazze manomise il ,

stata. Pel contrario i vescovi di paese per alcuni anni, e fece pri-

Prussia furono sottomessi all' arci- gione gran maestro dell' ordine
il

vescovo di Riga, in qualità di suf- Guglielmo di Furstemberg. 1 ca-


fragane!, ma ciò succedette molto valieri porta spade elessero in sua
tempo dopo. 1 vescovi di Livunia vece Guglielmo o (ìoltardo Keller
divennero suffraganei dell'arcivesco- oKottler, che vedendo di non po-
Mo di Gnesna, ed ebbero successori tere resistere ai moscoviti, chiamò
sino agli ultimi anni del secolo pas- in suo soccorso Sigismondo li re
salo. Il Papa Innocenzo IV nel di Polonia nel i557 U quale ai ,

I25i nominò legalo apostolico Ja- consenù di prendere le armi in di


copo Pantaleoue, e 1' inviò in Po- lui favore, a condizione che la Li-

uierania, Livonia e Prussia , nieri- vonia venisse ceduta allft Polonia


laudù di esseìe elello Puulcfice nel ed al granducato di Lituania. 11
LIV LIV 83
timore ilicadere nelle luani de' nio- vescovo di Livonia a' 22 giugno
scovili, obbligò il tnaeslio dell'or- 1733. Giuseppe Puzina fatto ve-
dine iiollrt Livoiiia ad accettale il scovo nel 174*^ Antonio Cesimi-
duro |)aitito, riccveudo in cambio IO Oslrowski d'Ostrou diocesi di
J' invesliltJia dc^i ducali di Cuilan- Posnania, eletto nel 1753. Stefano
dia e Seinigallia, facendosi poi lu- Giedroyc della diocesi Vilna , di
terano. Così ebbe termine l'ordine traslato dal vescovato d' Uranopoli
militale de' cavalieri Porla-spadc in jiarlibus hel 1765. Atitonio Mat-
{f e(ìi). Hcntoslo la Svezia e la Rus- tia Sierakowski della diocesi di
sia misero in campo delle preten- Plocko fatto Vescovo nel 1778. Giu-
sioni su questa c<jiitiada, quindi Ift seppe Rossakowki della diocesi di
Livonia venne dispulala acremente Vilna, ti-aslato da Cinna in parti-
da quelle tre potenze, biicliè il ce* bus e suthaganeo Trocense, fatto
lebie Stefano Balori re di Polonia, vescovo a' 17 .settembre 178 e. A
ne scacciò moscoviti ma gli sve-
i : questi fu dato in sufFraganeo Gior-
desise ne resero padroni nel 1617. gio Povplowski della diocesi di Vil-
1 moscoviti indi cedettero i loro na, fatto vescovo di Alalia in par-
diritti sulla Livonia ad Uladislao tibus nel 1780. Altro sufFraganeo
VII le di Polonia nel i634, e nel- nel ducato di Curonia fu nomina-
l'atuio seguente q^uesto re fece il to Adamo Corvin Kossakoaski del-
trattalo di Slnmsdorf cogli svedesi. la diocesi di Vilna fatto vescovo ,

Questcj trattato consisteva in una di Limira in partibus nel i79>.


tiegua, die durar doveva teiUisei Questi furono gli ultimi vescovi
anni, cioè i66i, egli sve-
lino al cattolici di Livonia. /^. il Gruber,
desi dovevano possedere durante un Origini sacre e civili di Livonia,
tal lenjpo ciò die avevano al set- Francfbrt I74'« La gerarchia cat-
tentrione della Dwina,
quale pae- il tolica fu abolita in queste provin-
se fu loro poscia intieramente ce- cie per la prima volta tìel 1572,
duto colla pace di Oliva nel 1660, quando protestantismo fu intro-
il

e lo conservarono per qualche tem- dotto sotto Alberto ultimo arcive-


po. In fine Pietro I il Grande, czar scovo di R.iga, per l' apostasia del
di Moscovia, conquistò sugli svedesi maestro de' cavalieri porta-spade, il
la Livonia, dopo la battaglia di Pul- nominato Furstemberg, seguendo
taìva, e gliene fu confermato defi- l'esempio di Alberto di Brandé-
nitivamente il possesso pel trattato burgo gi-an maestro de' cavalieri
di Nej'stadt del lysr. Uiia piccola teutonici. Dipoi al principio del se-
porzione di questa provincia, ch'e- colo XV li, sotto il regno di Sigis-
ia ancora soggetta alla Polonia, fu mondo IH re di Polonia, di Sve-
jiure riunita alla Russia nel 1773. zia ec, il celebre gran generale
Ora passeremo a notare gli ultimi Carlo Chodkiewicz ricuperò questa
vescovi di Livonia del secolo pas- provincia alla Polonia, e di nuovo
.sato, cioè quelli registrati nelle an- fu formato il vescovato dì Livonia,
nuali Notìzie di Roma, sotto gli ar- il quale durò fino ai tempi infelici
ticoli Livonia e Livonia nella Cur- dello smembramento di Polonia. Al-
ia n dia. lora il vescovato, e poco dopo l'ar-
Costantino Moszynski dell'ordine civescovato di Mohilow essendo fou-
di s. Paolo primo eremita, fallo dalo sotto Caterina II per la Rus-
84 LIV LIV
sia o Piutenia bianca e la Lìvonia ni e provvedimenti fecero pure i

polacca, passate alla Russia pel pii- primi granduchi , non essendosi
mo smembramento di Polonia , il perciò migliorato lo stato fisico del
vescovato di Livonia fu estinto. paese, pregiudicato ancora da rista-
LIVORNO (Liburnen). Città gni palustri. Ma mercè la progressi-
con residenza vescovile del gran- va bonificazione dei marazzi e della
ducato di Toscana, nella provincia contigua campagna, il miglioramen-

di Pisa, con porto sul Mediterraneo to dell'aria sensibilmente progredi-


frequentatissimo; città magnifica e sce, benché esposto Livorno ai ven-
spaziosa, attraversata da un canale ti e ad un clima incostante. 11 ma-
navigabile. E pure residenza di un re di Livorno è ricco d'ogni sorta
governatore civile e militare, di tut- di pesce, ed una metà della sua cam-
ti i consoli delle potenze amiche, pagna è ben coltivata e fertile, es-
di un magistrato civile e consolare, sendo il resto del terreno alquanto
di una camera di commercio, es- ingrato, preferendo i livornesi il

sendo capoluogo di comunità e di commercio all' agricoltura Ogni .

giurisdizione nel compartimento di qualvolta uno considera ciò ch'era


Pisa. È situato Livorno sull'estre- Livorno innanzi il regno di Ferdi-
ma che faceva
lingua di terra ri- nando I, e ciò eh 'è divenuto regnan-
paro dal lato di ostro al colmato se- do r attuale granduca Leopoldo
no del Porto- pisano , fra la foce II; quando si voglia confrontare
dell'Arno e le diramazioni più de- Livorno nel secolo XV, consistente
presse de' monti livornesi, 56 mi- in un piccolo scalo da pochi e
glia distanteda Firenze, e i3 da meschini marinari abitalo , con
Pisa. Quanto al clima di Livorno Livorno del secolo XIX, ricco
e della sua campagna, quando era per fortuna , per numero e per
in fiore il Porto-pisano, di cui Li- lustro di abitatori ,
per quantità
vorno ha fatto parte integrante, il e bellezza di edifizi pubblici e
clima non doveva essere malsano, privati, con una popolazione che
siccome tale divenne ne^secoli suc- alla sola capitale di Toscana può
cessivi, allorquando andò a poco a dirsi seconda, s'inarcherà di stupore
poco ostruendosi quel seno di ma- le ciglia nel riscontrare in tanta me-
re, sino a che si convertì in altret- tamorfosi di sì fatto gigantesco svi-
tanti pestilenti raaraz-zi. 11 perchè luppo la prova più evidente e più
ad onta delle grandi spese e del- solenne di quali frutti la tutela di una
le franchigie state dalla repub- costante libertà industriale possa di-
blica fiorentina concesse a colo- venir madre. L'elemento del com-
ro che si fossero recati a stabi- mercio, che dall'emporio di Livorno
lirsi in Livorno o nel suo distret- alla Toscana intiera vitalità trasfon-
to, ad onta dei provvedimenti pre- de e vigoria, potrebbe equipararsi
si per correggere la cattiva dispo- alle funzioni del cuore in un cor-
sizione dell'aria e del crescente im- po animato, donde per due vie la
paludamento del littorale a setten- circolazione si opera del sangue.
trione di Livorno, non ostante tut- La posizione geografica di Livorno
tociò nel clima di Porto pisano è senza dubbio fra le più felici e
più presto i cittadini mancavano, favorevoli del Mediterraneo, perchè
o infermi vivevano. Tali coucessio* essa trovasi la più centrale delle
LIV LIV 85
coste italiane^ e per la Tarietà dei un paese aperto. Il primo giro di
generi d'esportazione che ivi si tro- mura merlate opera della re- fu
vano. Benché il commercio di de- pubblica fiorentina, che lo compi
posilo fu tolto a Livorno, alcuni alla metà del secolo XV. A quel-
dicono ch'è destinato ad essere, se non l'epoca la terra di Livorno fu rin-
lo è, il primo porto d'Italia. Ciò non chiusa in un perimetro di circa due
ostante a lode della verità dobbia- terzi di miglio con sole due por-
mo aggiungere, che il porto di Mar- te. 11 secondo cerchio della città eb-

siglia a' nostri giomi si è reso il pri- be principio nel i57 7 sotto Fran-
mo mercato del IMedi terraneo, com- cesco I, avendo benedetto la prima
presi mari dipendenti, e che il
i pietra l'arcivescovo di Pisa Barto-
porto di Livorno nel prospetto com- lomeo Giugni. Ma tal cinta di mu-
parato dei movimento commercia- ra restò lunghi anni sospesa, sino
le, ultimamente redatto dei quindi- a che Ferdinando 1, fra lo spirare
ci principali porti del Mediterraneo, del secolo XVI e il sorgere del
Adriatico, Arcipelago, e Mar Nero, XVII, vi fece lavorare con tanto
viene al certo collocato nel quinto impegno, che il nuovo giro di mu-
posto, cioè dopo quelli di Marsiglia, raglie, i fossi che le contornano, i

di Trieste, di Costantinopoli e di baluardi, i rivellini, le batterie e for-

Genova. Non solo Livorno provve- tezze furono innalzate e compite nel
de ai bisogni del granducato, ma periodo di un decennio. Il terzo,
ancora ad una gran parte di Roma- ultimo e più grandioso cerchio fu
gna; e di qua si fa un traffico di decretato nel granduca re-
i835 dal
qualche conseguenza colla Sicilia, gnante; opera grande che si compi

con Napoli, col Genovesato, con la nel breve spazio di due anni. Que-
Francia, con la Spagna, e più ancora sto terzo cerchio non presenta, né
con la Sardegna e con la Corsica. più gli conveniva come alle prece-

E comechè gl'inglesi mediante Mal- denti mura, l'aspetto un' opera


di

ta e le Isole Ioniche, gli austriaci per di fortificazione; imperocché desti-


la via di
Trieste e di Venezia, i nato com'è a recingere una città

francesicon l'emporio di Marsiglia, popolosa, un porto-franco neutrale


i piemontesi col porto di Genova di uno stato e di un principe pa-
abbiano assorbito una grandissima cifico, era necessario ch'esso ne por-
parte del commercio
Levante, di tasse l'impronta, senza che pertan-
dell'Egitto e della Barberia, pure to fosse omesso quel carattere di e-
è rimasta ancora una porzione non difìcatoria corrispondente all'oggetto;
indifferente di questi traffici alle ca- cioè d'uno stile rustico e a bozze
» commerciali stabilite in Livor- di breccia e di tufo rozzamente
bl deve rimarcare che in Li-
Si tagliate nella faccia, ed in guisa ta-
vornv-, -«Itre
i generi che vi s'intro- le che opponesse ai frodatori un o-
ducono sopra mare, si riunisce
».. stacolo, sicché la vigilanza dipoche
un deposito u' orodotti indigeni, as- guardie bastasse per impedire il con-
sai superiore a ;;uello di Genova, trabbando. Tre porte e due bar-
e di altri porti del Mediterraneo, riere interrompono il nuovo cer-
anche senza voler contare l'impor- chio per dare il passo alle comuni-
tazione delle granaglie. cazioni di terra; le porle si chiamano

Innanzi il J/J21 Livorno era Porta s. Leopoldo, Porta a Mare.


86 LIV LIV
e Porla s M;iico. Sulle .Tuliche mura mercio e della salute pubblica dei
si conservano le porte Colonnella e livornesi. suo porto, vasto, sicu-
Il

di s. Trinità, per le quali si esce alla ro e comodo, non è però prolòn-


darsena ed al molo. La piincipalc do al)b;ìstaii2a per grosse navi da
barriera ha due comcjdi udici do- guerra, lequali <lanno fondo nella
ganali, venendo sepaiato l'ingris- r.ida, e ilsuo ingresse) è piuttosto
so dal jvgiessp. Dove ha ingresso dinicile a cagione dei banchi clie
nella città il canale navigabile, os- lo circondano; un molo di seicen-
sia Fos^o de' navicelli^ che con-
il to pas'^i di lunghezza, fatto sul di-

giunge Pisa con Livorno, vi è un al- segno del celebre coqte di War-
tro importante uffizio doganale, op- vich, lo dili'iide <lal lato meridiona-
portunamente situato in un'ampia le in pnte dal furore del fiotto e
darsena. Le mura della nuova cin- dai venti, e tre forti lo proleggono;
ta gli passano in mezzo, e divido- innanzi a qiiestq molo sopra la roc-
no il bacino interno (Jall' esterno. cia ^v\\ «Il fanal'e pretto nel i3o3
Tanto in questo, quanto in quello dalla repubblica pisana , fabbrica
possono in gran ninnerò aver sta- svelta e mirabile, formata di due
zione le barche che s' introducono torri l'una sopra l'allra. Evvi un'al-
ch'escono dal porto- franco. Un tra darsena, la quale, capace circa
nuovo canale per porre in comuni- di novanta navi, fu fatta scavare
cazione il bacino interno della stes- da Ferdinando I in cinque giorni
sa darsena col fosso del Rivellino, coir opera di cinquemila persone ;
offre una comoda circolazione ai na- essa non riceve die piccole indiar-
vicelli; e quelle acque per lo in- cazioni, e serve al suo cantiere.
nanzi stagnanti ed infette, attualmen- La città di Livorno proporziona-
te partecipando al molo del riem- tamente alla sua popolazione ed al
pifondo, sonosi eflìcacemente ravvi- suo lustro scarseggia di chiese, e
vate al pari di quelle del fosso reale, quelle che vi esistono iion può dir-
ch'è situato alla base delle fortiiì- si che sieno di una grande capaci-

Ciizioni. Quanto agli stabilimenti sa- tà. In vista di ciò il granduca Leo-

nitari, Livorno non ha che invidia- poldo U decretò la fondazione di


le alle principali città marittime del quattro nuove chiese da doversi e-
Mediterraneo e dei mari dipenden- rigere in parrocchie, e per la pri-
ti, poiché il suo porto fu provve- ma e maggiore, in area spaziosa e
duto di tre lazzaretti grandi, e a Ire grandi navate, la nuova e
questi collocali a diverse distanze più dignitosa cattedrale. Il duomo
in riva al mare, tulli suHa spiaggia attuale dedicato a s. Maria assun-
meridionale del porlo, vale a dire ta in cielo, Francesco d'A-
ed a s.

fit'lla pianura piti salubre livornese. sisi, è a croce di una sola


latina
11 lazzaietlo di s. Rocco fu edilì- navatajCon altare maggiore isolata
cato liei i6o4 sotto Ferdinando e una grandiosa abside o tribuna:
1 ; Iacopo fu fabbrira-
quello di s. ha buoni alheschi nelle sotìitte mos-
tu nel Ferdinando ilj
1643 sotto se ad oro, e quadri di pittori rino-
il terzo di s. Leopoldo, rammenta mati alle pareti ed agli altari; nel-
una delle più grandi opere edifica- la tribuna si ammira la Trasfigu-
torie e imo dei tanti benefizi fat- razifuie dipinta a fresco dal Ghelar -
ti da Leopoldo 1 a favore del com- dini. La vasca del baltii,lerio è un
LIV LIV 87
lavoro di marmo i)iaiico di qualdie gno, cioè il convento di s. Iacopo
merito pei tempi in cui fu fatto. d'Acquaviva, degli agostiniani ro-
Sono pure di marmo diversi mau- mitani; la badia de' ss. Apostoli di
solei, fra' quali quello del governa- .\iigola monaci maurini; il pic-
dei
tore raarcliese Carlo Ginori, meschi- colo clauslro di s. Maria della Sam-
no in confronto quanto operò di buca dei gesuati ed il monastero
;

per Livorno. La
ss. Con-
chiesa della di s. Gio. Gualberto di Val bene-
cezione de'minori osservanti, è do- delta dei vallombrosani. Il Monte
po il duomo la chiesa piìi grande, Nero è celebre pel santuario delUa
la pili centrale, e la meglio uffizia- miracolosa immagine della Beala
ta. Conta l'epoca slessa della chie- Vergine, che ivi da cinque secoli
sa maggiore, perchè la sua fabbri- con gran frutto e grandissima di-
ca s'incominciò nel iSgS: ha una vozione si venera dai livornesi. Tut-
sola navata con l'aggiunta posterio- ti gli autori che in diversi tempi
re di un cappellone dalla parte sopra l'origine e miracoli della Ma-
dell'epistola; ivisono due eccellen- donna di Monte Nero hanno scrit-
ti quadri di Matteo Rosselli, e di to, si trovano fra loro concordi nel
Franceschini detto il Volterrano. credere, che la santa immagine dal-
La chiesa di s. Caterina, dei frati l'isola di Negroponte al lido dell'Ar-
domenicani gavolti, venuti a Livor- denza nel 1345 si trasferisse, e che
no dal convento di s. Marco di Fi- un pastore per volontà della ss. Ver-
renze, fu edificata insieme col clan- gine sul vicino monte, nel luogo
stro fra
il 1704 e il 17 16: la dove attualmente risiede la miraco-
forma del tempio è ottagona, orna- losa tavola trasportasse. Il quadro è
to a stucchi con una cupola gran- una tela incollata sulla tavola, ove è
de e proporzionala. All' incontro dipinta da mano ignota INIaria Ver-
piccola e sproporzionata è la cupo- gine sedente in un cuscino ornato
la nuova della piìi vasta chiesa di di fiorami d'oro, col bambino Gesìi
s. Benedetto, eretta coi fondi lascia- a sinistra, che tiene in mano un
ti dal negoziante livornese Bene- filo cui è legato un uccellino ripo-
detto Fagiuoli. La chiesa ed il col- sante sul braccio destro della divi-
legio di s. Sebastiano furono edi- na sua madre. Era trapassato il

ficati dopo il i633 a spese della corso di centodieci anni, dacché


comunità. INel quartiere detto di nell'oratorio dove si venerava la san-
T ciìczia nuoK'a cioè della parte , ta immagine, in vece de'due romiti
settentrionale di Livorno, perchè è che lo custodivano, subentrò nel
come Venezia attraversata da alcu- i4t'5 una piccola famiglia religio-
ni canali, esiste la chiesa dei sop- sa delta dei gesuati, cui dall'ar-
pressi religiosi trinitari scalzi, edifi- civescovo di Pisa Giuliano vennero
cata ed ingrandita da un benefat- assegnati in dote dei terreni, par-
tore. Dei conventi superstiti fuori te coltivati e parte selvosi, situati
della citlà di Livorno si conta at- nelle vicinanze. Soppressi nel 1668
tualmente il solo monastero della da Clemente IX gesuiti, i furono
Madonna di Montenero. Non meno introdotti in Alonte Nero i teatini
di altri quattro conventi esistevano chierici regolari. Sotto di questi non
nel capitanato vecchio, oltre Tanti- solo si accrebbe la fabbrica del cou-
co o.';pedale di s. Leonaido di Sla- veulo, ma Ìi\ cominciato nel 1720,
88 LIV LIV
e cinqiifint'anni dopo restò compi- lerale è uffiziala da due preti na-
to quel superbo tempio, ricco di zionali, uno parroco, l'altro cappel-
mnrrui fini e di ornati pregevolis- lano ; ma non potendovisi celebra-
•iirii,con portico ed altri annessi: nel- re, a forma di quel rito, più d'una
la cupola sono i vivacissimi alfresclii messa per giorno, avvi una cap-
del Traballesi. Nel 1783, essendo locale mede-
pella nel chiostro del
siati soppressi in Toscana teatini,
i simo per comodo del cappellano e
furono fatti succedere alla custodia de' .sacerdoti forestieri dello stesso
della s. immagine dei preti secolari, rito. Concorrono pure a detta chie-
e la chiesa della Madonna fu di- sa i preti arabi chiamati melchili,
chiarata prioria parrocchiale. JMa ì quali professano un culto consi-
nel i79'2 Feidinautlo ili aflulò il mile, e solo differiscono dai greci le-

tesoro della miracolosa immagine di niti in quanto che i melchiti usano


Monte Nero, con tutte le sue pertinen- della liturgia in lingua araba, cele-
ze, ai monaci vallombrosani di To- brano la messa con pane fermen-
scana, i quali con zelo e gran deco- tato, e si comunicano con le due
ro costantemente vi adempiono agli specie. I greci si stabilirono in Li-
uffizi questo divotissimo
sacri di vorno quando vennero chiamati da
e frequentatissimo santuario, non che Ferdinando I per impiegarli nel
al ministero parrocchiale della este- servigio delle galere. 11 Rodotà
sa sua cura. Dell'origine del rito greco in Italia
Alle larghe franchigie della Lk'or- lib. HI, cap. XII: Della chiesa di
nìna, ed ai provvedimenti che accor- s. Maria dei greci in Livorno, fa
darono una tolleranza religiosa, si risalire il loro stabilimento in que-
attribuisce il masr^ior concorso di sta città ad un'epoca anteriore. Egli
gente e di ricchezza derivato a Li- pertanto narra, che favorendo Cosi-
vorno, per cui si osserva che le più mo I i greci che approdavano al porr
forti case di commercio livornesi to di Livorno, nel 1572 vi trasse
appartennero a famiglie professanti molti mercanti allettati dalla magna-
culti non che la mas-
cattolici, e nima generosità di lui. Francesco I

sima fortuna mercantile sembra im- vi stabih la nazione, persuaso del


portatavi dallo spirito di troppa notabile vantaggio che sarebbe ri-
tolleranza, stato costantemente man* dondato dal traffico delle merci o-
tenuto da due e più secoli in que- Nel i^qS fu loro conces-
rientali.
sta città. Dopo
dominante il culto sa da Ferdinando I la chiesa di s.
cattolico apostolico romano, si eser- Giacomo d' Acquaviva, con molti
citano pubblicamente in Livorno privilegi; quindi riempita in breve
tre riti ortodossi, e sono tollerati la città di greci levantini, soggiunge
privatamente altri tre culti eterodos- il Pvodotà, che nel 1628 edificaro-
si, oltre il maomettano e l'ebraico. no a proprie spese la chiesa di s.

Essi riduconsi ai seguenti, i." I gre- Maria de'greci. 2 f Gli armeni cat'
ci uniti, quelli cioè di rito ortodos- tolici. Essi professano la religione
sc, i quali obbedienza
professano cattolica romana con cerimonie di-
al Pontetice romano, di cui parlam- verse dal usano della
rito latino;
mo al voi. XXXIl, p. i5o del Di- lingua armena, e consacrano in pa-
zionario. La loro chiesa dove si e- ne azimo. La loro chiesa dedicata
?ercita il culto in ling«a greca let- a s. Gregorio Illunjiaatore, |)ellis|i*
LIV LIV 89
ma, ed ora restaurata, è uffiziata bra parte della messa in siriaco, e
da quattro sacerdoti monaci anto- parte in arabo.
niani libaaesi, due de' quali fanno 4-" I greci non uniti, altrimenti
le veci di parroco; con tuttociò vi detti greci orientali o scismatici. Nel«
possono celebrare le messe lati- la loro chiesa, che sotto l'invocazio-
ne anche i sacerdoti della città. ne della ss. Trinità, si pratica il ri-
11 domicilio degli armeni in Livor- to della chiesa greca scismatica, seb-
no è immemorabile per causa di bene esteriormente la loro liturgia
commercio. Poco dopo l'istituzione armonizzi con quella de'greci uni-
della congregazione di propagan- ti, meno che nel simbolo della mes-

da y?rfe, questa vi deputò un mis- sasi omette la parola Filioque. Essi

sionario, perchè assistesse quei fe- dipendono dal patriarca greco ete-
deli del proprio rito; le sacre fiin- rodosso di Costantinopoli, e dal si-

zioni però si facevano nelle chie- nodo dei vescovi della Grecia, quin-
se latine. Bramosi gli armeni di di il loro culto è privato. Quan-
avere una chiesa nazionale, nel fi- tunque la religione de'russi differisca
ne del secolo XVII comprarono alcun poco dalia greca orientale, en-
un orto dei minori osservanti, e trambe però si assomigliano perfetta-
colle loro oblazioni, ma principal- mente nelle cerimonie, ancorché la
mente colle somministrazioni del loro liturgia sia per lo più praticata
barone Agà di Mathus, armeno di in lingua russa o rutena; laonde nel-
origine, fu edificata la chiesa sul la chiesa medesima della ss. Trini-
modello di quella di s. Agnese nel tà concorrono, oltre i greci orien-
foro agonale di Roma, ciò autoriz- tali, anche i russi, il di cui autocra-
zando la detta congregazione nel te n' è il capo e protettore. I greci
1701, ad istanza di Cosimo III; in- scismatici hanno il loro speciale ci-
di nel 171 3 fu benedetta ed aper- miterio dentro lanuova circonval-
ta alla pubblica venerazione, e pres- lazione della città, fra il camposan-
so ad essa fu eretto un ospizio pei to vecchio, e il nuovo cisternone.
nazionali: nel 1716 fu dichiarata Sull'esercizio privato del culto dei
parrocchia, però soggetta alla pre- greci scismatici, ai i4 luglio 1757
positura di Livorno. Siccome gli ar- l'imperatore e granduca Francesco
meni Livorno abusivamente nella
di II di Lorena spedi un diploma, ri-
festa di Natale celebravano tre mes- portato, quanto alle cose principali,
se, Benedetto XIV glielo proibì col- dal Rodotà nel luogo citato. 5." Gli
la costituzioue In superiori, de' 29 anglicani o episcopali. JXelIa cap-
dicembre i'j55, che si legge nel pella degl'inglesi, nella quale si usa
Bull, de prop. fide t. Ili, p. 385. la lingua nazionale, si esercita pri-
3." Gli arabi maroniti. Esiste espres- vatamente il culto dominante in
samente in Livorno per essi un Inghilterra o sia 1' episcopale. Av-
monaco sacerdote del Monte Libano, vi un ministro stipendiato dal lo-
qhe ha una cappella nel convento ro governo, comechè in essa cap*
della Madonna de'rainori osservan- pella concorrino tutte le altre set-
ti. Egli dovrebbe celebrare la mes- te e riti soliti professarsi dagli \ni
sa e i divini uffizi in lingua siria- glesi , come prcsbiterani , metodi-
ca, ma per comodo degli arabi ma- sti ec. Nel modo che gì' inglesi si

roniti, che non la intendono, cele- servono a comune di uno stesso


0" LIV LIV
tempio, COSI lijiiino in comune un lo il cidto protestante, tanto di ri-
ciiniteiio, situato (iioii degli spalli to luterano, quanto calvinista, e di
(Iella ti istruita porta del Casone, tutte le numerose diramazioni di
cioè nella parte piìi ridente, e for- queste due riibrme; le quali seb-
se la meglio fabbricala della nuo- bene in molti paesi disunite e av-
va città. 6." 1 luterani e calv'misti. verse, in questa sala sembrano fra
INella dimoi.i della nazione olande- loro perfettamente concordi. La li-

se alemanna tbbe <jiiivi origine la turgia è praticata in lingua tedesca,


cappella propria sotto il regno di e ne ha cma un loro predicatore
Ferdinando 1, dal quale nell'an- o ministro. Anche gli olandesi han-
no i6o7 ol tenne per mezzo del no a comune con tulli gli altri
console della nazione fìaninjinga, proleslanli tedesclii, svizzeri, ec. il

residente in Livorno, la fuollk di loro camposanto, il quale è situa-


erigere nella chiesa della Madon- lo in fjndo al borgo reale, presso
na una cappella con altare, sot^ il quadrivio delle spianate. 7.° I

lo l'invocazione Andrea; po-


di s. ììinoinetlani. Benché turchi non i

scia la nazione ebbe anche luogo abbiano in Livorno una moschea,


per la sepoltura, Ciò dà ragione né alcuna sala destinata al loro
di credere, che gli individui olan- culto, pure anche a questi il tolle-
desi-alemanni, stabiliti ne'primi tem- rante governo toscano discese a
pi in Livorno, professassero la reli- concedere un cimiterio murato, che
gione cattolica e non la protestan- può vedersi fuori della nuova Por-
te. Fra i vari provvedimenti stali ta a mare, in luogo detto il Muli-
presi da quella casta, merita parli- n accio.
colar menzione uno del 5 dicem- 8.'' Gli ciré/. L'università o na-
bre 1679, per essere quello forse zione degl'israeliti è la più ricca e
il primo documento che dia a co- piìx numerosa tra le credenze tol-
noscere come si associassero ali u- lerale in Livorno, ed è dopo quel-
niversità olandese-alemanna persone la di Amsterdam la piìi decantala
altinenti a diverse confessioni ete- sinagoga. IMentre si agita in diver-
jodosse. Tale fu la deliberazione di se parti d' Europa la questione se
acquistare un altro luogo conve- convenga conferire agli ebrei i di-
niente ad u-io di cimitcrioj olire la ritti civili, essa fu già da gran
sepiltura che ^univer^ità slessa a- tempo difillo risoluta e stabilita in
vea nella cappella di s, Andrej Toscana da Cosimo I, e da Fer-
alla Madonna. In falli il giardino dinando I per la sua grande condi-
ch'essa com[)rò nel i683, fu ridot- scendenzBj convalidata poi dai gran-
to a camposanto , dopo che Cosi- duchi successori, specialmente in
mo 111 con rescritto del 18 feb- favore degli ebrei che venivano ad
braio 1695 ne approvò l'uso. I abitare famigliarmente a Pisa ed a
niembri della nazione olandese-ale- Livorno. JXon vi fu per quesl'ulli-
manna goderono in passato diver- timi un ghetto proprio, ma un
si privilegi, ed il governo soleva quartiere sugli spalti meridionali,
diligerle anco dei quesiti relativi non però circoscritto né disgiunto
al commercio. Attualmente nella dal restante della città, non ostan-
sala o cappella della nazione olan- te che da gran tempo sia stato lo-
dese-alemanna si pratica in priva- ro concessa iacollà di acquistare e
LIV LIV 9i
abitate rase in altie strade. Sola- foro. La corporazione israelitica

mente neiln prima epoca venne lo- di Livorno fino al 1625 fu sog-

ro interdetto di avere abitazione getta a quella di Pisa, dalla qua -


nella gran via Fcidinanda, come le chiese ed ottenne indipendenza
quella che può considerarsi fra tut- per sovrano rescritto di Feidinan-
te le altre la strada piìi nobile {lo n. D' allora in poi i capi di
di Livorno. Col voJnere però degli famiglia raccolti in sinagoga pro-
anni, si affievolirono e quindi sva- cedettero alla elezione di cinque
nirono le cause, per le quali anche massari , sorta di magistrato il

in Livorno erano slate poste al- quale presiede per l' economico al

cune interdizioni agi' israeliti. L'e- cullo , che ha la gestione delle


lemento del conunercio assorbendo pubbliche aziende, che una volta
in Livorno tutti gli altri elementi, conosceva delle cause civili e cri-
ve le ha quasi affatto dislnilte. L'in- minali, le quali insorgevano tra i

terdizi<jne maggioie che colpiva in loro nazionali, eccettuate per altro


Livoino r università giudaica, era quelle che portavano alla pena
quella ili non includere nella bor- capitale, o a punizioni inlàmanti ,

sa del magistato civico, lia i nomi e le cause dove intervenivano come


dei benestanti, i mercanti o possi- parte individui di altra religione.
denti ebrei ; talché questi nltinìi Ma questo privilegio di fare gli e-
non potevano essere eletti in rap- brei da giudici nelle cause crimi-
presentantiil corpo tlecurionale, nali fu tolto da Leopoldo I, che
siccome non solevano tampoco es- limitò le attribuzioni dei massai^
seie ammessi alle civiche stanze del- ai giudizi civili e commerciali, con
la città. Ma prima interdizione
la l'appello all'uditore del governo,
fu tolta dalla saviezza di Leopoldo finché tal privilegio fu abolito dal
I , la seconda dalla cìtiadiitanza governo francese. La popolazione
francese, il di cui governo favori de' sette culti di sopra nominati
tanto gli ebrei di Livorno da non non figura in Livorno appena per
applicare a danno loro il decreto una quarta parte, in paragone di
napoleonico i8q8,
de' 17 niarzo quella israelitica, la quale ultima
col quale sottoponevano gl'israe-
si sta attualmente in confronto della
liti dell' impero ftancese a certe popolazione cattolica livornese, co-
misure per frenare i poco carita- nie uno a dodici. IN'el 1887 essen-
tevoli usurai della nazione. Del dosi numerata la popolazione di
resto, dopo la distruzione del teni- liivorno dentro la nuova circon-
pio, e <l iiihè il popolo d'Israele vallazione, senza far conto de' fo-
divenne vagante, forse è da cre- restieri e dei forzati, ascendeva a
dersi che non vi sia paese al pari circa sessantamila abitanti, mentre
di Livorno, in cui 1' università e- fpiella dell' università israelitica
braica abbia goduto mai più di non ap|)uiva più di cintjuemila e-
una migliore esistenza civile, di brei circa. Tutta volta compresi i

una maggior quiete pidiblica, di suoi vasti sobborghi dicesi conlare


più este.se onorificenze e favori. Li Livoi no [)iìi di 75,000 abitanti.
una parola agli israeliti di questo Passiamo a dire degli stabilimen-
paese non è restata preclusa altra ti pii e di pubblica carità esisten-
via fuori di quella militare e del ti in Livorno, Fra le prime isti-
92 LIV LIV
tu/ioni Ji beneficenza sono da no- conomico morale è quello , come
veraisi gli ospedali destinati a pre- altrove, di allettare l'artigiano ed
star soccorso alla languente urna- altri a depositarvi quel poco che
nità. Livoino non ne conlava me- ai necessari bisogni ne' loro gior-
no di quattro innanzi che Lcopol- nalieri guadagni gli avanza, per
pò 1 li riunisse ne'diie superstiti, riaverlo con frutto al giorno delle
cui più tardi fu anche aggiunto loro urgenze. Gli stabilimenti d' i-

lo spedale di osservazione, desti- fitruzione pubblica sono, oltre la

nato alle malattie contagiose. Del biblioteca ptdjblica, che incomincia-


primo spedale di Livorno sotto ta nel 1760 ed esistente nel pa-
r invocazione di s. Ranieri, incon- lazzo comunitalivo, conta più di
transi memorie fino dal principio seimila volumi , il collegio di saa
del secolo XIV: esso ebbe i beni Sebastiano; l'istituto del paradisi-
dei soppresso convento de'gesuati no per le zitelle di tre classi, si-

di Sambuca, enei 1778 fu incor- tuato nell'antico locale de' gesuiti,


porato allo spedale delle donne, con convitto; le scuole di carità dei
sotto il titolo della Misericordia; ss. Pietro e Paolo, per le figlie dei

e ciò nel tempo che l'ospedale di livornesi di tutte le classi; l'isti-

e. Barbara, riservato ai militari, re- tuto per la marina e per i cadetti


sto riunito a quello superstite di di artiglieria; la scuola di archi-
s. Antonio. Quest'ultimo, destinato lettura ed ornato; l'insegnamento
per gli uomini, fu edificato nel mutuo; gli asili infantili; l'istitu-
pruicipio del secolo XVII, nel bel io de'padri di famiglia; il gabi-
centro della città, e trovasi assi- netto letterario; l'accademia /^ce-

stito fino quasi dalla sua origine bronica di scienze, lettere ed arti,

dai benefralelli. All'ospedale degli istituita nel 18 16, con biblioteca


uomini precede di pochi anni quel- di circa seimila volumi. Inoltre in
lo della Rlisericordia, perchè deve Livorno vi furono varie accademie,
la sua origine alla pia associazio- come quelle de diibluosi, degli n-
ne di (jiieslo nome, a quella stes- borriti, dei compartiti, degli ade-
sa caritatevole congregazione fon- guati, degli affidati, de' toscolidi
data nel i5g5 secondo lo scopo e Ae curiosi della naturaj final-
di quella della Misericordia di Fi- mente l'unica superstite fra le ac-
reiize. Livorno possiede due ricchi cademie nate nei secoli XVII e
monti di pietà, uno eretto nel 1626 XVIll, è l'accademia Òg' floridi
da Ferdinando II, l'altro con re- ch'ebbe vita dopo il 1797. Il tea-
ecrilto di Cosimo Ili essi Irovan- : tro nuovo fu eretto nel secolo pas-
si riuniti in un solo nel vasto e- sato dalla società filodrammatica
ilifii'io aperto nel 1708 sotto il degli awaloratij W n\odev no teatro
duplice nome di Monte Rosso, e diurno o l'arena sorge nella parte
di Monte Nero. Vi sono pure tre orientale della città fuori degli an-
inontini per soddisfare in tutti i tichi Fra gli scienziati e let-
spalli.
gioini, anche festivi, alle urgenze ferali livornesinomineremo Giacin-
de' bisognosi; il luogo pio per le to Cestoni naturalista, Donato Ros-
povere fanciulle orfline; la casa del setti matematico, Salomone fioren-
»efugio pei poveri orfanelli, e la lino poeta, Ranieri Calzabigi, Gae-
cassa di risparuìio, il cui scopo e- tano Poggiali bibliografo e classU
LIV LIV 93
co cruscante, Pietro Nardini mae- menti diversi, gettati dallo scultore
stro di violino, Giovanni dei Ga- carrarese Pietro Tacca. Dicesi che
mura poeta che successe nella cor- tali schiavi o prigionieri furono ivi

te cesarea al Metastasio, il vescovo posti per memoria della tradizione,


Roberto Ranieri Costaguti elo- che avendo essi ardito impadronirsi
quente oratore sacro, Pompeo Bal- d'una regia galera per darsi alla
dasseroni autore dell' opera sulle fuga, vennero poscia raggiunti. Cer-
leggi e costumi del cambio, An- to è ch'essi furono fusi coi cannoni
tonio Baldasseroni scrittore del di- presi agli arabi dell' Africa in Ip-
zionario commerciale e del tratta- pona, ed ai turchi vinti nell' Arci-
to delle opeiazioni marittime. Il pelago. Fra le opere architettoni-
livornese p. Gio. Alberto de Sc- che contansi gli acquedotti di Co-
ria pi'ofessore di Pisa pubblicò gli lognole, ed il grandioso cisternone,
elogi de' livornesi illustri, fra'cjuali opere fatte ad uso romano. 11 pa-
pur si novera Giovanni di Monte lazzo reale eretto nel 1623, e le
Nero, celebre oratore del secolo esteriori incrostature di marmi, l'a-
XV, e sostenitore della fede catto- trio , il frontespizio, la ringhiera
lica nel concilio generale di Fi- addimostrano il buon gusto del-
renze. l'architetto che lo edificò.
Parigi
Quanto agli stabilimenti relativi Sono pure rimarchevoli il palazzo
al commercio, nel 1887 fu i>tituita municipale e quello della giustizia.
la banca di sconto ; nella via Fer- Fra gli stabilimenti di pubblica uti-
dinanda è la borsa ove si fanno lità si possono contare i vari edi-
gli incanti, le compre, le vendite, fizi ad uso de' bagni di mare, i
i cambi ec. II locale delle stanze quali richiamano a Livorno nell'e-
de' pagamenti è uno stabilimento stiva stagione numeroso concorso
comodo e disbrigativo ai negozianti. di gente. Le strade sono diritte e
La camera di commercio fu istituita ben lastricate; la piLi bella è quella
a! principio del secolo corrente. At- che dal porto termina alla Porta
tualmente il tribunale di commer- di Pisa. Sopra l'uno de' lati, pres-
cio è formato dall'antico magistra- so a poco nel mezzo di questa stra-
to consolare di Pisa, che venne nel da, si vede la grande e regolare
1816 traslocato in Livorno. Il ca- piazza d'armi, la quale dicesi esse-
sino di commercio si apri nel i838 re lunga quanto l'interno della ba-
in uno dei tre palazzi della piazza silica vaticana, ed a cui fanno ca-
d' arme. Tra i monumenti d' arte po alcune strade principali.
che sono in Livorno, primo di tutti Livorno fu chiamato con diversi
e sorprendente monumento è quel- nomi, PorCus Hercitlis, LabroniSf
lo davanti alla darsena, fatto in- Liburnus, Castriim Lihurni, Libar'
nalzare da Cosimo li alia memo* mini o Lìbuinicus Porlus. La de-
ria di Ferdinando I suo padre, fon- scrizione di questo nome si può
datore della prima città. Consiste leggere nel Zaccaria, Storia letter.
in una statua pedestie di marmo, d Italia, t. II, p. ii4 e seg. Non
dello scultore fiorentino Giovanni vi sono documenti sutìicienti a di-
dell' Opera alla sua base vi sono
: chiarare Livorno di una origine più
incatenati quattro schiavi di bron- l'imota di quella che realmente gli
zo colossali, di età e di atteggia- si compete. Imperocché resta lut-
9Ì 1^ '
^ LI V
loia indecisa la (|iu'slioi>c se al suo rata del battislerio, associò al suo
polio piiiUoslo die ad un altro an- titolo quello di s. Giovanni Batti-
tico scalo del lilloiale toscano in- sta.F'ra governanti della Tosca-
i

tese di rifefire Citeronc , alloicliè na nel deciinoprimo secolo, (iori-


avvisava il proprio Iraltll) Qniiicio rono due matrone, Beatrice e ftla-
piii)l)lieo impiegato in Sardegna ,
tilde, l'uiia moglie, l'altra figlia del
qualmente im tal Liiecio doveva potente marchese ISunifà/.io, le quali
Ira pochi giorni partire da lloina in un modo quasi assoluto per il
per queir isola, e piendcMe imbar- lungo periodo dal lo'ìS al iiiG
co nel porto di f^ahi-oue o ili (piel- governarono la provincia della To-
lo di Pisa. Il porto di Labrone o scana. La contessa Matilde nel prin-
sculo di Livorno non formando al- cipio del secolo XII donò i beni
loia che l'appendice meridionale al allodiali che possedeva in Livorfio
seno del Porto pisano, alcuni cre- e nel suo distretto, ove avea un
dono che il Labivnt di Cicerone castello con annessa corte, insieme
fijsse il Salehrond dell' Itinerario alla possessione di Pap[)iana per ,

d'Anlonino e nella Tavola Teodo- dote della primaxiale di Pisa, e in


siana, situato alla bocca della Ero- benefizio del tempio in costruzio-
iia o Cruna, adesso foce della Hu- ne. Nel 1121 gli amministratori di
mana e porto di Castiglione della tal fabbrica concessero in lèudo la
Pescaia, da dove il tragitto per la corte di Livorno con tutti i diritti

Sardegna riusciva più diretto. Quan- di proprietà ad Attone arcivescovo


to al tempio eretto in Livorno di di Pisa; ma nel i i38 la stessa pos-
Jùr.ole. Labrone, secondo Tolomeo, sessione apparteneva ai figli del
pare in vece che non già nella marchese Alberto Rufo, discendenti
spiaggia di Livorno ma sibbene , di Oberto conte del palazzo in I-
sorgesse vicino a quella dell'odier- talia per 1' iuiperat(jre Ottone L
lio Viareggio, Ira il pronujiiloiio Tultavolta il paese di Livorno non
di Luna e la foce dell'Artio, e vuoisi fu mai nella condizione de' feudi
che la stazione ad Herculein fosse di mero e misto impero, come il
parecchie miglia distante da Livor- suo popolo non divenne uè fu vas-
no e da Porto-pisano. Vi iu chi sallo dei marchesi di Toscana né ,

cercò Un qualche appoggio a fa- degli arcivescovi di Pisa, né dei to-


sore del su[)posto Labrone nel vo- parchi di Massa, o di altra qual-
cabolo di Cdldmbrone, sbocco pa- siasi specie di baroni. Livorno col
lustre de' fossi ed altri corsi d'ac- suo distretto formando parte inte-
qua che in mare si dirigono fuori grante, tanto nello spirituale che
delle mura settentrionali di Livor- nel temporale, di Porto-pisano , di
no, ma r emissario Calambrone è questo divenne in seguito il capo-
di lecente origine. Certo è che le luogo, quando più bello e piti gran-
prime memorie di Livorno com- dioso sorse.
pariscono sulla fine del secolo IXj Air imboccatura del Porto-pisa-
dappoiché a quell' epoca si trova no nel I 1.57 s'incominciò a costrui-
iiominata nel piviere di Porto-pi- re le torri del Magnan e della For-
sano la chiesa di s. Giulia, cioè la mica, quali nel 268 fece disfate
i

prima pai-rocchia di Livorno, che Carlo d'Angiò. Nel 11 63 nei con-


ilei 1017 essendo sitila già deco- torni di Livorno furono eretti due
LIV LIV 95
altri iniporfaiìli etlifizi, cioè il fon- gli abitanti colle loro cose si lifu-

daco del Porto-pisano, e la torre giarono ^ulle barche. Rotte dai fio-
del fanale, che venne affidata ai rentini le catene che serravano il
fiati agostiniani; e nel 1284 da- porto, con diverse galere genovesi
vanti a tal porto due altre torri al loro servizio, le portarono come
furono costruite. Nei secoli XII, monumento di gloria' a Firenze.
Xill e XIV la residenza de' pub- Contuttociò Livorno ed il vicino suo
blici funzionari Porto - pisano di porto tornarono ad essere dal go-
eia nella borgata di Livorno, ove verno di Pisa riparati j talché i!
iiiviavasi il capitano dalla repub- Pontefice Urbano V, partendo a' So
blica di Pisa e il giusdicente del aprile 1867 da Avignone per Ro-
Porto-pisano e suo distretto. I pi- ma, da cinque galere fio-
servito
sani per popolare Livorno nei iiSl rentine, e da molte altre venete e
promisero inununilà, franchigie dai genovesi, potè approdare in quello
dazi, prestanze ed altri privilegi a scalo, dove pisani che T accom-
i

tutti quelli che vi avessero fissato nasnavano con Ire calere avevano
il domicilio, intorno al porto o nel- preparato quartieri per riceverlo
la comunità con altri provvedi-
, degnamente; e se Urbano V pei
menti atti a popolare difendere , desiderio di tosto continuare il viag-
e far prosperare Livorno ed il vi- gio marittimo rlon discese a terra,
cino Porto-pisano. Nel i'i84 stesso per altro vi approdò nel 1376 il

i genovesi per mare ed i lucchesi di lui successore Gregorio XI. Que-


per terra recaronsi a combattere sti per efielliiare delìnitivamenle il

Livorno e Porto-pisano, guastarono ristabilimento della pontificia resi-


il paese, fecero cadere la torre ver- denza in Roma, partito da Avi-
so ponente, ruppero le catene del- gnone a' 100 i3 settembre, ed ai
la bocca del porto che genovesi i 120 18 ottobre da Marsiglia, ar-
recarono a Genova per trofeo il ; rivò a Genova, donde ne parti ai
\illani dice che cinque furono le 28 ottobre, e giunse in Livorno
torri rovesciate in mare, fra le quali accolto e con grand'onore dai pi-
il fanale della Meloria : racconto sani trattenuto per dieci giorni
inverosimile perchè il fanale non che inoltre lo fornirono di abbon-
fu mai alla Meloria, sibbene nella danti provvisioni per continuare il

secca dell'attuale lanterna di Livor- suo viaggio. Da questi racconti si

no. Obbligati i pisani a pacificarsi, può argomentare qual fosse a quel-


r ottennero a dure condizioni nel I' età il capoluogo del contiguo em-
1 299; indi procurarono di risar- porio maritṭno di Pisa.
cire i recati danni, costruendo una Era in tale stato Livorno, quan-
nuova torre più solida del fanale, do Jacopo d' Appiano, trucidando
nella secca a levante di Livorno nel 1392 Pietro Gambacorti suo
rimettendo le catene fra le due tor- signore, s'impadronì di Pisa e del
ri poste davanti la bocca del Porto- suo territorio, spronato a tanta per-
pisano. Pcimasto Livorno privo di fidia da Gian Galeazzo duca di Mi-
mura , nel 1 3*26 vi entrarono i lano. In conseguenza di che non
fuorusciti
di Pisa, e nel i364 se solo Livorno col suo porto, ma
ne impadronirono i fiorentini, tut- tutta la maremma toscana dipen-
to ardendo o portando via, laonde deva dagli ordini del signor di Mi-
96 LIV LIV
lano. Morto questi nel i4o3, per pò 1' acquisto di Pisa , reputando
sua disposizione Pisa col suo di- come loro proprietà il Porto-pisa-
stretto toccò in signoria a Gabriele no e Livorno, non potendo soffrire
Maria suo figlio naturale. Iluuo- che dominasse in casa un'altra na-
vo signore di Pisa e di Livorno, zione, profittarono del bisogno in
per consiglio de' genovesi, si pose cui si trovò la repubblica di Ge-
sotto la protezione del re di Fran- nova, nel 1421 comprarono per
cia e del maresciallo Buccicaldo suo centomila fiorini d'oro il castello,
luogotenente in Genova^ il quale la terra e fortilizi di Livorno e del
subito occupò militarmente Porto- suo qualsiasi porto, insieme col Por-
pisano e Livorno, luoghi che nel to-pisano, la torre della lanterna,
i4o5 Gabiiele consegnò alla custo- ed alcune altre torri, lerritorii, ec,
dia de' genovesi, allorché vendette conservandosi ai genovesi quelle e-
Pisa e suo distretto ai fiorentini ,
senzioni che godevano. La repub-
con l'uso e rendite di Porto-pisano blica di Firenze, presaga di ciò ch'e-
e di Livorno, il quale già aveva ra per diventare Livorno, si ralle-
de' fortilizi, per concessione de' ge- grò sommamente del suo acquisto
novesi e del loro governatore Buc- da tanto tempo desiderato, pei tanti
cicaldo. Non andò guari che nel vantaggi che gliene dovevano deri-
1407 Buccicaldo, senza rispetto al vare. Creò il magistrato de' consoli
proprio padrone e ai genovesi , a- di mare, cui affidò la cura di ri-

pertamenle s' intitolò signore della fidjbricare la ottagona marmorea


terra di Livorno, esentando i suoi torre rossa, la quale fu appellata
abitanti e quelli del distretto da Torre nuova , conosciuta odierna-
dazi e gabelle. Poco dopo lo stesso mente sotto il vocabolo di Marzoc-
Buccicaldo vendè ai genovesi la ter- co, per l'emblema del leone che fu
ra e territorio di Livorno per ven- messo per ventarola. Indi la signo-
tiseimila ducati d'oro ; il senato di ria di Firenze inviò consoli ed am-
Genova confermò ai livornesi le basciatori a vari principi ed anco-
immunità e privilegi concessi dal- ra in in Egitto, ec. con do-
Africa,
l' antecedente signore, esigette col nativi,per ottenere salvacondotto
re di Francia da loro il giuramen- perpetuo e pienissima sicurtà di
to di fedeltà, e mandò per gover- navigare di stare
, di trafficare e ,

narli un capitanio residente. E cre- di mercanteggiare ne' loro stati, al


dibile che in questo frattempo qual- pari delle nazioni wisliane le più
che altra innovazione accadesse favorite.
rapporto al presidio delle torri di Nella che sostennero i
guerra
Porto-pisano, perchè queste passa- fiorentini contro duca di Milano, il

rono sotto la custodia del goveino fu mediatore nel 1426 della pace
fiorentino, e produssero non poche il Papa Martino "V, e dal duca co-
vertenze, finite nel ì^i'ò con de- me signore di Genova ottennero
terminarsi i confini della giurisdi- r esonerazione dell'obbligo di far
zione territoriale di Livorno e del condurre lemerci dai porli
loro
Porto-pisano. Da questa intralciata dell' Inghilterra e delle Fiandre sui
signoria e promiscuo possesso del legni de' genovesi, co' quali eransi
paese si può congetturare la con» obbligati all' acquisto di Livorno.
dizione de' livornesi. I fiorentini do- Mentre le faccende commerciali per
LI V LIV 97
la fabbrica di molti legni e spedi- Pietrasanla e Sarzana , obbligò i

zioni procedevano vantaggiosamen- fiorentini a fare uscire dal porto


te, per la guerra con Lucca livor- i di Livorno dieciotlo galere. Ma i
nesi soffrirono non poco, cui si ag- genovesi assaltando la Torre-nuova
giunse nel i43o la peste. Nel 14^' davanti al Porto-pisano, Livorno fu
i capitani fiorentini con legni e ma- difeso dal conte di Pitigliano e da
rinari livornesi, presero parte atti- Ranuccio Farnese. Nel i494 Piero
va per la prima volta in un'azione de Medici senza autorizzazione del
navale. Unitasi la flottiglia alle ga- governo, appena arrivato col suo
lere venete, riportarono sui geno- esercito Carlo Vili in Lunigiana,
vesi presso Portofino vittoria , col di proprio arbitrio, e solo con un
conquisto di otto galere. Fu poi foglio firmato dal re, consegnò alle
pietosa ed onorevole la spedizione truppe francesi diverse fortezze in
fatta nel i434 d'ordine del comu- un a quelle di Livorno e di Pisa.
ne di Firenze, di due galere a Ci- I fiorentini ricuperato non senza
vitavecchia per liberare Eugenio IV difficoltà Livorno, ben presto lo vi-
dai romani ribelli, sicché non sen- dero in pericolo, volendosene im-
za pericolo salvatosi il Pontefice per padroni re in persona l' imperatore
il Tevere sulla galeazza della re- Massimiliano I coi collegati, con ar-
pubblica, il di 1 2 di giugno arri- mata navale e terrestre, nel decli-
vò a salvamento in Livorno , indi nar di ottobre 1496. Gli sforzi dei
passò a Firenze, accoltovi il di 2 3 fiorentini, il favore de' venti, le di-

con molte dimostrazioni d'ossequio. rotte pioggie e le procelle di mare,


Nell'ostinata guerra mossa per ma- coronarono il coraggio e la fedeltà
re e per terra ai fiorentini da Al- dei livornesi, e Livorno si vide li-

fonso V re d'Aragona, per la vit- bera dai potenti e formidabili suoi


toria navale ripoitata dal re nel nemici. I fiorentini ricuperarono il

1448 fi'a Porto Baratto e la torre contado pisano, guerra si pro-


la
di s. Vincenzo, mancò ai fiorentini lungò, ed i livornesi ottennero la
la speranza d'acquistare impero nel conferma dei riformati statuti mu-
mare, e al porto di Livorno pro- nicipali nel i5o7. Pochi anni dopo
sperità e concorso. Per le spese divenuto il Porto pisano inservibile,
straordinarie sostenute da Livorno i navigli di qualunque capacità ap-
per la guerra, la signoria di Firen- prodarono nel contiguo porto, che
ze assolvè il comune da ogni de- al presente serve di darsena a quello
bito arretrato, confermò le prece- di Livorno.
denti esenzioni, e concesse altri sgra- Nell'anno 1 522, quando era ca-
vi. Non minore fu la cura eh' eb- stellano della fortezza di Livorno
be la repubblica di fortificare Li- Jacopo di Pietro Ginori, verso la
vorno , e fornire mezzi di lavoi'o fine di agosto, vi arrivò provenien-
alla classe minuta del popolo nel te dalla Spagna, accompagnato da
1458. Nel 1463 l'esenzioni a fa- numerosa flotta, Adriano VI elet-
vore de' livornesi furono ampliate, to Papa, benché assente dal con-
altrettanto ebbe luogo nel i477> clave. Era atteso in Livorno da
in cui furono approvali gli statuti cinque cardinali toscani, come scri-
municipali di Livorno. La guerra ve r Ortiz, cioè Giulio de Medici
riaccesa co' genovesi per ctigione di che gli successe col nome di Cle-
VOL, xxxix. 7
98 LIV LIV
mente VII, Petiucci, Passerini, Ri- per edificarla eransi servili del san-
tlolfl e Piccolomini. Il porlo, le for- glie de' genovesi scannali e truci-
tezze e i legni ancorati fecero gran dati, slefnperando con esso la cai-
salva colle loro artiglierie, mentre ce, e ciò in vendetta di certa in*
il Papa entrava in porto. Quando giuria anticamente ricevuta. L'an-
poi tutta la flotta pontificia si av- nolatore dell' Ortiz, de Lagua, cs-
vicinò al territorio, i cardinali den- serva che l'odio che per molto tem-
tro un brigantino si portarono nel pò fu nelle due nazioni, ambedue
legno ov'era Adriano VI, per reii- pretendenti assai gelose del domi-
dergli il dovuto ossequio e rive- nio del Mediterraneo, rende molto
renza. Il Papa ricevette con volto
li probabile quanto scrisse 1' Ortiz.
ilare e come fratelli indi uscirono ; Questi chiama coli' epiteto di fa-
insieme col Pontefice dalla galera, moso il porto di Livorno, Fra gli
e sopra alcuni legni scesero in ter- ultimi castellani di Livorno sotto
ra e giunsero in Livorno. Nella bar- il regime della repubblica fiorea-
ca in cui Adriano VI valicò il trai- lina, nel i528 n'era capitano Ga-
to del porto eravi il solo cardinal leotto da Barga, il quale dopo l'ul-
de Medici, tra loro familiarmente lima espulsione dei Medici, invita-
favellando. Al lido del porto si Irò- to dalla signoria a consegnar la
vò quantità grande di popolo, che fortezza al suo commissario Filip-
acclamando il Pontefice, cogli am- pò Strozzi, egli vi si rifiutò, dicea-
basciatori fiorentini, e cogli inviati do di tenerla dal Pontefice Cle-
di diversi principi, si congratulò pel mente VII; per altro con buona
felice arrivo.Dopo aver visitato la sotnina di denaro, e promessa
la
chiesa, Adriano VI andò all'allog- di una grossa pensione. Galeotto
gio splendidamente preparatogli per capitolò. Ciò non ostante nulla gio-
fare la cena. Questa prese a cari- vò riacquistare Livorno alla mo«
co suo il cardinal de Medici, il ribonda repubblica, mentre la stes-
quale non solo trattò il santo Pa- sa capitale, dopo undici mesi di as-
dre, ma tutta la sua copiosa comi- sedio ostinato, dovè abbassare la
tiva e tutte le galere d' accompa- fronte, e cedere le ragioni del suo
gnamento di quanto faceva bisogno governo agli espulsi discendenti del
ad un magnifico desinare. Dopo vecchio Cosimo e di Lorenzo il

cena il Papa colla sua famiglia voi- Magnifico.


le tornare ne'suoi legni, ove rimase Bersagliata quasi sempre ed af-
tutta la notte, e anche il dì se- flitta la repubblica fiorentina, ora
guente, perchè erasi intorbidato il dalle guerre esterne, spesse volte
tempo con pioggie e venti. Narra dalle turbolenze interne, non di
V Ortiz famigliare del Pontefice e rado dalle pestilenze e dalle cai-e-
storico del suo viaggio, che allora stie, giammai essa potè, siccome
in Livorno vi erano alcune cose ardentemente agognava, divenire
degne di memoria, come una rocca potenza marittima; ed in conse-
che sembiava inc'^pugnabile, ed una guenza mancò a lei quel risultato
torre chiamata di Malora nel mare che dal dispendioso acquisto di
alquanto discosta dal lido; aggiun- Livorno poteva sperare. Ma que-
gè che dicevasi essere stata fabbri- sto potè ottenere la dinastia dei
cala la torre dai catalani , i quali Medici. Le guerre, le divisiooi ia-
LIV LIV 99
ttisline, i tanti e così lunghi tra- possesso delle fortezze sino allora
vagli, dei quali finalmente restò occupate dagli spagnuoli per l' im-
vitlitna governo della repubblica
ii peratore Carlo V. Il duca Cosimo
di Firenze, dovettero senza dub- i fu più largo ed operoso a favo-
bio influenzare sulla sorte di Li- re di Livorno, del suo predecesso-
vorno e del suo commercio, sicco- re e della repubblica, dappoiché
me nei tempi più remoli gravissi- ideò un nuovo molo, e gettò del
mi danni avea risentito ii Porto- suo incremento statistico e mate-
pisano dalle battaglie marittime che riale tali fondamenti, che furono
fijceio crolbre la potenza di Pisa. seme della sua futura prosperità ;
Quindi è che la signoria di Fi- quindi concesse esenzioni e privi-
renze dopo immense spese e som- legi ai livornesi ed a quelli che si

me traversie, senza potersi imma- portassero a stabilirsi in Livorno.


ginare la piena di tante calamita Per popolarlo a' 26 marzo i54S
tlie dovevano abbatterla, non po- fu pubblicata la notificazione che
tè in modo pari al desiderio le die principio al privilegio chiama-
*ue cure rivolgere al piìi impor- lo Lii'oniiuaj che in sostanza ga-
tante scalo della Toscana, A tale rantì coloro che si fossero recati
scopo peraltro rivolse le sue cure ad abitare in Livorno, a Pisa o
ilprimo duca di Firenze Alessan- nei loro territorii, se debitori, di
dro de Medici, per cui comando non essere molestati nella persona
fu posto in esecuzione il progetta- o nei beni da essi acquistali ia
lo disegno di fortificare Livorno Livorno e nel suo capitanato, per
in miglior maniera, coU'erigere al- cui si disse aver Cosimo ] dichia-
l'ingresso del suo porlo una spe- rato in certo modo Livorno porto
cie di cittadella, oggi detta fortez- franco a favore in particolare dei
E.i vecchia, la quale restò termi- portoghesi. Anche molti greci o-
nala nel iSSy, anno in cui fu tru- rieutali e scismatici, da quel duca
cidato il suo- fondatore, il quale invitati, vennero a stabilirsi in Li-
aveva pure confermato i privilegi vorno, ma la renitenza del Papa
ai livornesi. A questo tempo si s. Pio V Dell'accordare a simili
attribuisce lo stemma di Livorno, cristiani la facoltà di usare riti

col porre sopra una fortezza la diversi da quelli determinati dal


bandiera colla parola Fides, per- concilio generale di Firenze, fu cau-
chè il duca encomiò la continua- sa della loro dispersione.
ta affezione e fede dai livornesi Cosimo I nutrì grandiose idee
alla casa de Medici dimostrata. a vantaggio di Livorno, ove fece
Altri dicono die quel Fides sem- fabbricare molle galere, così nel-
bri appellare alla iiducia o credi- l'arsenale vecchio di Pisa, onde po-
lo, che i'auima e la vita del com- tè othiine a Filippo U, e due ne
mercio. Di maggiore importanza e donò al Papa. Mentre egli nel i 564
di grandi risullamenti motrici fu- istituì l'ordine militare di s. Ste-
rono misure prese dal successo-
le fano contro gl'infedeli ed i corsa-
re del duca Alessandro, per richia- ri, si obbligò colle potenze in guer-
mare abitanti, mercanzie e com- ra contro il turco di fornire per
mercio in Livorno, specialmeuledopo cinque anni cinque galere bene
Uie Cosimo 1 uel i543 entrò iu equipaggiate. Succeduto nel 1^7 4^
100 LIV LIV
al rlominio della Tosrana France- per Roma, il quale con l'asilo ac-
sco I, egli pure non mancò di ri- cordato alle genti d'ogni classe, in-
volgere le premure a favore
sue tese principalmente a popolare e
di Livorno; ma
nel 1^87 gli sue- ingrandire quella nascente città;
cesse Ferdinando I, che può dirsi così il benefico granduca aumentò
ilvero fondatore di Livorno. Av- mirabilmente di gente e di dovizie
vegnachè fu egli che immense spe- il nuovo emporio del Mediterra-
se impiegò per circondarlo di va- neo. Popolarono piincipalmente Li-
lidissime mura, di lunette, di spai- vorno, i portoghesi, gli inglesi, i cor-
ti e bastioni, di magnifiche poi te, si, e di più i provenzali e gli ebrei,
di ponti di pietra, circondandolo La nazione ebraica vedendosi fa-
di un fosso navigabile, e dif'enden- vorita dalbando sopra ogni altra
do la città con fortezze nuove ver- nazione, quasi credè di vedere in
so terra e verso mare. Per lui Ferdinando I il desiderato Messia,
si videro sorgere in Livorno sta- e di trovare in Livorno un'altra
bilimenti pubblici, dogane, caser- Gerusalemme. Fino d;d primo an-
mc, magazzini, palazzi regi, tem- no dei suo innalzamento al trono,
pli, pubbliche loggie , abitazioni Fodinando I diede principio al
moltissime, piazze magnifiche, stra- gran molo, che doveva unire me-
de ampie e regolari, oltre un diante un muraglione lungo io,5oo
lazzaretto di vasti comodi prov- braccia la torre del Fanale alla
veduto , e da salutari discipline terraferma. Nel 1606 Ferdinando
regolato. Tale fu l'amore di Fer- 1 accrebbe il circondario di Livor-
dinando I per Livorno, che tal- no, coU'eslendere la sua giurisdi-
volta assisteva alle lavorazioni da zione al territorio designalo in se-
lui ordinate, e si occupò altre- guito col nome di capitanalo nuo-
s"ì per accreditare ed estender- vo; e fu nell'istesso anno ch'egli
ne il commercio, restituire la sa- innalzò Livorno all'onore di città,
lubrità al clima, promovendo l'in- Cosimo II nel i6og succedendo
dustria, oltre il dispendio d'una al padre Ferdinando I, dichiarò di
numerosa marina per esercitare i compire le di lui grandi idee, ac-
cavalieri di s. Stefano, proleggere i crebbe i privilegi de' livornesi, ma
legni mercantili, e allontanare dal- non potendo lusingarsi di porta-
la coste della Toscana i ladri di re ad elìetto troppo vasta in-
la
niare. Ad aumentare di abitatori trapresa gran molo, deliberò
del
la sua bella Livorno, Ferdinando di restringerlo in più moderate
I confermò il privilegio di Cosimo dimensioni, facendo costruire da-
I, e io estese anco in favore di vanti alla darsena il molo attuale
chi avesse commesso qualunque ec- di figura quadrilunga, e coli' ira-
Cesso fuori del granducato; indi ai boccatura volta a maestrale, il qua-
10 giugno i5c)3 pubblicò il cele- le porta il nome dello stesso fon-
Lre indulto a favore dei mercanti datore. Cosimo II aumentò la ma-
di tutte le nazioni d'ogni creden- rina, avendo sempre pronta una
za, purché venissero a commerciare squadra di galere; ed i legni
dieci
e aprire casa a Pisa o a Livorno, fabbricati Livorno sotto il no-
in
In conseguenza Ferdinando I fu per me di galeoni, erano i migliori di
Livorno ciò ch'era stato Romolo quauti altri scorrevano il mare.
LIV LIV 101
Nel 1616 Cosimo II approvò le dai nemici ancorati nella slessa ra-
riforme de' nuovi statuti municipa- da. Questo trattato essendo stato
li di Livorno, e concesse esenzioni confermato nelle guerre successive,
agli abitatori del capitanato vec- divenne la base più solida della
chio. Durante la reggenza, dal 1621 franchigia del porto di Livorno.
al 1628, di Ferdinando II, il com- Intollerante Cosimo III nelle cose
mercio di Livorno e la marina religiose contro gli acattolici, con-
toscana illanguidirono; e vedendo servò in Livorno la libertà d'ogni
quel granduca un oggetto dispen- credenza , favorendo specialmente
dioso nei suoi legni da guerra, nel l'università ebraica. Per le estese
1647 li vendè alla Francia, a ri- franchigie essendo divenuto Livorno
serva di due galee che destinò a il rifugio della peste della società,
difendere le coste dai barbareschi. bisognò provvedervi. Cosimo III
la conseguenza di una simile mi- istituì in Livorno la pia casa dei
sura, la Toscana novero esci dal mendicanti, un monte di pietà, e
delle potenze qualmarittime, al il gran magazzino de'bottini d'olio;
grado dal padre e dall'avo di Fer- conchiuse un trattato di neutralità
dinando II con tante cure e fati- pel porto di Livorno, e vi stabilì
che era stata innalzata. Ciò non- i gesuiti in un magnifico locale ,

dimeno Livorno deve a Ferdinan- eretto da un livornese ad uso di


do II un nuovo arsenale ed il va- conservatorio per le fanciulle facol-
sto lazzaretto di s. Jacopo non ; tose. Per mancanza di successione
che il primo stabilimento d'istru- in Gio. Gastone ultimo rampollo
zione religiosa e letteraria nel col- de' Medici, Livorno vide giungere
legio di s. Sebastiano, di cui venne nel suo porto numerose flotte e
affidata la direzione ai barnabiti ; sbarchi d'eserciti, sinché assegnato
quella porzione di città chiamata il granducato di Toscana alla casa
P^enezia niioi'a dai molti fossi navi- sovrana di Lorena, fu confermata
gabili che l'attraversano; il più an- al porto-franco di Livorno la sua
tico monte di pietà; il sistema di neutralità.
neutralità pel bene della Toscana; Nel 1737 con Francesco II la
ed il riaperto commercio col Le- fortuna portò sul trono della To-
vante dopo la pace del 1664 tra scana la dinastia Lorenese, ed egli

la Porta ottomana e l'imperatore, si mostrò provvido e benefico eoa


nel quale il granduca si fece com- Livorno, la navigazione marittima
prendere come alleato di casa d'Au- ed il commercio; fondò la pia ca-
stria. Nelle guerre successive, Co- sa del rifugio pei mendicanti, ed
simo IH fece rispettare il porto di istituì le prime scuole pubbliche
Livorno, a preferenza d'ogni altro per le fanciulle. Frattanto il com-
del Mediterraneo, e mediante un mercio di Livorno era sempre nel-
trattato ivi conchiuso coi consoli le mani dei monopolisti, tutte le

esteri, ad oggetto di prevenire le regie regalie venivano amministra-


ostilità nel porto e nella rada di te percette da ricchi appaltatori,
e
Livorno, venne accordato ai va- la maggior parte della nazione e-
scelli da guerra uno spazio di tem- brea. Quindi è che moltissimi af-
po per partire dalia stazione, tale fari si facevano da pochi, quali i

da non temere di essere insesruiti tenevano nelle loro mani l'esisten-


102 LIV LIV
za tìi una gran parte della popo- mercati del Mediterraneo, Livorno
lazione livornese. Era riservato al- profittando dell'annichilamcnto del
la gran mente ed alla fermezza commercio di quasi tutte le piazze
del granduca Leopoldo [ spingere marittime, la città crebbe immen-
olla meta e perfezionare un' opera samente di popolazione e di ric-
di tanto momento, mercè d' un chezza, e divenne perentoriamente
piano economico, di un sistema le- uno dei primi emporii dell'Eu-
gislativo, cui servì di principio, di ropa.
progresso e di fine una più ade- Per amoredella pace Ferdinan-
quata ripartizione di sostanze e di do riconobbe la repubblica
III
diritti fia i sudditi di varie classi, francese, e questo atto fu annun-
ed una pienamente libera commer- zialo dai cannoni di Livorno al co-
ciabilità dei beni di qualsiasi spe- spetto della flotta inglese. Ad on-
cie. A
preservare possibilmente lo ta dell'imparzialità del granduca,
stato dai pericoli cui poteva espor- agognarono i francesi al possesso
lo il commercio
Livorno coi di della Toscana, e di espellere gl'in-
paesi soggetti al contagio, Leopol- glesi da Livorno con impadronirsi
do I fece costruire dai fondamen- delle loro ricche merci e di quelle
ti, ed aprire nel 1780 il terzo e de' loro alleati. Essendo Bonaparte
più vasto lazzaretto di s. Leopoldo, generale in capo dell'armata d'Ita-
per destinarlo alla cura delle per- lia, in Bologna a'26 giugno 1796
sone ed allo spurgo delle mercan- comandò al generale Murat di sor-
zie portate da bastimenti di paten- prendere con una divisione Livor-
te brutta. Egli inoltre fece edifi- no. Appena fecero in tempo gl'in-
care r uffizio della posta delle let- glesi d'imbarcare le loro robe,
tere, nel locale della soppressa quando i francesi entrarono in Li-
compagnia de' ss. Cosimo e Da- vorno, e poco dopo fra dimostra-
miano. La soppressione di questi zioni festevoli, provocate dalla pau-
e di altri sodalizi del granducato, ra, vi giunse Bonaparte. Non an-
le riforme religiose, die luogo in dò guari che il nemico confiscò e
Livorno ad un' insurrezione, men- vendè le mercanzie di quelle na-
tre Leopoldo I nel 7qo era a- 1 zioni con cui era in guerra, ed
sceso al trono imperiale, e Ferdi- esigette dai negozianti di Livorno
nando III a quello di Toscana. Ad cinque milioni di lire. Il governa-
accrescere le angustie interne, si tore del porto e della città fu ar-
aggiunsero ben presto quelle poli- restato, ed espulsi i soldati del
tiche, insorte dopo la rivoluzione granduca. Intanto le flotte inglesi
francese, che preparava ai toscani serrarono il porto di Livorno, che
ed al loro sovrano nuove disav- divenne in breve inoperoso ed op-
venture. La legge fondamentale presso, occupando Portoferraio nel-
della neutralità del porto di Li- l'isola dell'Elba, ad onta della neu-
vorno, fu d' uopo sospenderla dal- tralità toscana. Ai reclami del gran-
l'ottobre 1793 al febbraio 179'?, duca, 16 aprile 1797
li due por- i

ed impedita alla bandiera della ti furono abbandonati dai francesi


repubblica francese; in un tempo e dagl' inglesi. Col pretesto poi che
in cui trovandosi chiusi ai navigli truppe napoletane erano sbarcate
delle potenze belligeranti gli altri ìu Livorno, e di coalizione segreta
LIV LIV io3
di Ferdinando III colle potenze in Mediterraneo. La giunta francese
guerra colla Francia, il principe non trascurò ogni via di eccitare
fu costretto partire dalla sua reg- i toscani all'industria, ed aumen-
gia li 25 marzo 1799; ed i fran- tare il commercio interno, giacché
cesi discesi a torme dall'Apennino, quello di Livorno era ridotto qua-
occuparono la bella e placida To- si a nulla. Napoleone ridonato al-
scana e Livorno. Durante l'occu- la Toscana il titolo di granducato,
pazione austriaca però il porto di- ne fece sovrana la sorella Elisa.
venne quasi l'unico emporio de' na- Eclissata la fortuna di Napoleone
vigli delle varie nazioni, mentre i in Russia, JNIurat per conservare
porti di Genova e di Marsiglia e- il trono l'abbandonò e si unì al-
rano chiusi dai confederati. Final- l'imperatore d'Austria per com-
mente dopo tante sciagure sofferte batterlo; il perchè nel febbraio
dai livornesi, nel febbraio 180 1 fu 18 14 napoletani di Murat en-
i

concluso a Luneville un trattato trarono in Firenze ed in Livorno


di pnce, pel quale il granducato che si vide libero dalla guarnigio-
di Toscana fu eretto in regno, e ne francese, e dal lungo e rovino-
dato in appannaggio all' infante di so blocco inglese.
Spagna Lodovico di Borbone, fi- Dopo una varia luttuosa catastro-
glio del duca di Parma, nipote e fe di tre lustri si ricompose il pa-
genero di Carlo IV re delle Spa- cificoregime di Ferdinando HI, e
gne. Una delle prime cure del Livorno vide aprirsi davanti ed am-
nuovo re a favore di Livorno può pliare latamente gli sbocchi per
contarsi il motu-proprio de' 17 di- offrire varie, immense e durevoli
cembre 180 1, col quale convertì risorse al suo commercio. Tra le
in camera la deputazione di com- prime misure del granduca, essen-
mercio. Nel settembre 1802 nella zialissima pei negozianti livornesi
rada di Livorno ancorò numerosa fu quella de'i3 ottobre i8i4> al-

flotta spagnuola, che trasportò a lorché il tribunale di commercio e-


Barcellona il re e la regina d'E- relto in Livorno sotto il governo
truria, donde poi per la stessa tra- napoleonico, fu rimpiazzato dal ma-
versa ritornarono in Toscana. Nel gistrato civile e consolare traslata
i8o4 Livorno soggiacque alla feb- tovi da Pisa, dove sino dai tempi
bre gialla, che assai
danneggiò il della repubblica era stabilito. Napo-
paese, morendo nel suo colmo 4*^ leone detronizzato, gli fu concessa
o 5o persone in un giorno. Così l'isola dell'Elba in sovranità; ma di

restò decimata la popolazione di nuovo aspirando dominazione


alla
il com-
Livorno, e quasi annichilito della Francia, vi ricomparve nel mar-
mercio. Nel 1807 ebbe termine il zo i8i5. Sospettando Murat sul-
regno d'Etruria, di cui Napoleone le disposizioni delcongresso di Vien-
fece prendere possesso dal generale na a suo riguardo, d' accordo con
Keille. Ridotta la Toscana sotto il Napoleone si propose il conquisto
regime dell' impero francese, e di- degli stati che l'Austria possedeva
visa in tre dipartimenti, la città in Italia, entrando armata mano in
di Livorno a preferenza di Pisa quello della Chiesa. Il Papa Pio VII
fu dichiarata capoluogo di uno di prese il prudente temperamento di
essi, col nome di dipartimento del ritirarsi a Genova, traversando par-
io4 LIV LIV
te della Toscana. Giunse in Livorno figlio Carlo Lodovico attuale regnan-
ai 29 maizo, ricevuto con ogni ma- te duca di Lucca, e colla bolla /l/t-
uiera di esultante venerazione, quin- litaiilis Ecclesiae de' 2 5 settembre
di il 3i si diresse per Pisa, poscia 1806, dichiarandola sulfraganea del-
a' 7 giugno rientrò tranquillo in la metropoli di Pisa. Nel concisto-
Roma, terminando per sempre la ro del 6 ottobre, il Papa preconiz-
potenza di Napoleone. Devesi a Fer- zò in primo vescovo Filippo Ganuc-
dinando III l'attivazione del rego- ci di Firenze, traslatandolo da Cor-
lamento della camera di commer- tona ; quindi a'i3 agosto 182 1 gli

cio, l'isliluzione di due commissari diede in successore, dopo alcuni an-


di polizia, uno per l'interno, l'altro ni di sede vacante. Angelo Gilar-
pei popolosi sobborghi; l'aumento doni di Firenze, il quale essendo
di acqua perenne, e molti alili utili slato da Gregorio XVI nel conci-
provvedimenti. Dacché il regnante storo de' 2 3 giugno i834 trasferi-
Leopoldo II montò sul trono, fu to alla sede di Pistoia, nel medesi-
sempre inlento alla maggiore pro- mo concistoro fu dichiarato successo-
sperità di Livorno, perchè meditò re Raffaele de Chantuz Gubbe, nato
e decretò nuove cose, incoraggi mi- in A leppo, arciprete della metropo-
gliaia di operai, intenti a far sorge- litana di Pi.sa : per la sua morte
re intorno a Livorno un nuovo questa chiesa è tuttora vacante. Nel-
cerchio di mura della periferia di l'erigere Pio VII la diocesi di Li-
circa quattro miglia, una più co- vorno, distaccò la sua insigne col-
moda e più grandiosa darsena pei legiata con altre quattordici parro-
navicelli, ampie piazze, lunghe stra- chie dalla giurisdizione ecclesiastica
de, deliziosi passeggi, porte, doga- della chiesa primaziale di Pisa
ne, edifìzi sacri e profani, e quasi Il perimetro del vescovato di Li-
fece nascere a contatto della vecchia vorno, se si eccettuino alcune chie-
una nuova città, per essere stati se in Val di Torà, come Vicaiello
compresi sunnominati vastissimi
i e Colle-Salvetti, rimaste alla dioce-
sobborghi nella nuova cinta di mu- si pisana, può dirsi modellato a un
ra. Perchè non venisse deturpato dipresso su quello della giurisdizio-
Livorno da genie vagabonda ed im- ne politica e civile del capitanato
morale, abolì le immunità concesse nuovo di Livorno, mentre la dioce-
da Ferdinando I; ed in vece ac- si di questo nome, oltre il territo-
cordò piena ed assoluta franchigia rio della sua comunità, comprende
a tutta la città, con esteudei-e pri- i quello di Rosignano, e una gran
vilegi di porto franco alla bella par- parte del'distretto comunitativo di
te situata fuori delle antiche mura Colle-Salvetti. Il duomo o cattedra-
per utilità del commercio locale e le attuale, dedicato come si disse
della Toscana. Il memorando suo all'Assunzione di Maria Vergine ed
motu-proprio del 2 3 luglio i834, a s. Francesco d'Asisi, è tuttora l'u-
segnò ai livornesi un'era novella, e- nica parrocchia plebana. Alla chiesa
iimiuando molti aggravi. plebana di s. Giulia di Porto-pi-
La sede vescovileLivorno fu di sano ossia di Livorno, la quale in
eretta dal Pontefice Pio VII, ad i- origine esisteva fuori del primo cer-
stanza della regina reggente di E- chio, fino dal secolo XVI fu ag-
truria Maria Luisa, per il re suo gregata un'opera, con altra chiesa
LIV LIV loS
sotto il titolo di s. Maria, situata tenziarie; di ventisei cappellani o
dentro Livorno. Quindi la chiesa beneficiati, e di altri preti e chieri-
plebana associò all'antico titolo quel- ci addetti al servigio divino. Nella
lo di s. Maria, finché nell'occasio- cattedrale vi è il fonte battesimale
ne forse della consecrazione del e la cura d'anime ch'è affidata al

duomo attuale, fu preso per con- pi'evosto e a due preti curati. Il

titolare nuovo del tempio e per palazzo vescovile è alquanto disco-


santo compatrono di Livorno s. sto dalla cattedrale. 11 titolare del-

Francesco. Il pievano di Livorno la prima parrocchia di Livorno è


venne decorato del titolo di pre- stato conservato alla compagnia di
vosto nel i632, all'epoca slessa in s.Giulia, ch'è un pubblico oratorio
cui la pieve di s. Maria, di s. Giu- molto ornato, situato di fianco al
lia e di s. Francesco fu eretta in duomo , devotamente frequentato
insigne collegiata. Col sovrano mo- ed uffiziato. A proporzione che Li-
tu-proprio de'22 giugno i836 ven- vorno andò crescendo di popola-
ne stabilito tra le altre cose, che zione, prestarono aiuto al prevosto
nella nuova cinta murata di Li- pievano diversi cappellani curati
vorno si dovessero erigere quattro di alcune chiese, che di mano in

chiese parrocchiali di nuovo, com- mano si eressero in Livorno, le

presa quella per la quale andavano quali perciò divennero altrettante


allora raccogliendosi delle pie obla- succursali. Tali cure sono le chie-
zioni da una deputazione partico- se della Madonna, di s. Giovanni
lare. In ordine poi al successivo Battista, di s. Caterina, di s. Se-
motuproprio de' 17 agosto iSSy, bastiano, di s. Ferdinando , di s.

le suddette chiese dovevano essere Francesco in fortezza, e le quattro


fabbricate una presso s. Rocco, al- nuove parrocchie di s. Andrea, di
tra al Camposanto vecchio ed , s. Benedetto, delia ss. Trinità , e
altra a Riseccoli. A quella di s. dei ss. Pietro e Paolo, tutte den-
Rocco non si pensa adesso ; la chie- tro la città. Sono inoltre nella

sa di Riseccoli fu dedicata a s. campagna tre parrocchie suburbane,


Giuseppe, consecrata da monsignor cioè s. Matteo fuori della barriera
arcivescovo di Pisa Gio. Battista fiorentina, s. Martino in Salviano
Parretti, ed aperta all'esercizio del fuori della porta maremmana , s.

culto fino dai 21 giugno 1842 ; fi- Jacopo in Acquaviva, ed anco s.


nalmente quella presso il Camposan- Lucia ad Antignano fuori della
to vecchio si va costruendo, e sarà porta a mare. Sui monti livornesi
annessa al seminario, e dedicata a vi sono le parrocchie di Monte
s. Andrea apostolo. La chiesa di Nero, e di s. Giovanni Gualberto,
s. Maria del Soccorso^ opera assai e nella diocesi si contano altre set-

più vasta, progredisce e vi vorrà te parrocchie. La diocesi di Livor-


molto tempo onde sia condotta al no dalla sua erezione in poi è sta-
suo termine. ta aumentata di dieci parrocchie.
Il capitolo della cattedrale com-si Nella città sette sono le case re-
pone di cinque dignità, prima del- ligiose, ed altrettante le confraterni-
ie quali è il prevosto, di quattor- te, oltre gli stabilimenti pii nomi-
dici canonici, comprese la preben- nati di sopra. Quanto prima va
da teologale e due prebende peni- ad erigersi il seminario, la di cui
io6 LIZ LIZ
fabbrica bellissima, vasta e comoda tà di grande scudiere. Lungi dal
è pressoché al termine. Ogni nuo- lasciarsi affascinare dallo splendor
vo vescovo è tassalo ne'Iibri della degli onori, egli attendeva all'esat-
camera apostolica in fiorini 65o, to adempimento di tutti i doveri
corrispondenti a scudi cinquemila del cristianesimo, castigava il suo
romani ,
a
ascendono l'annue
cui corpo col digiuno, e richiamava so-
rendite della mensa, la quale non vente il suo cuor verso Dio con una
è gravata di alcuna pensione. fervente preghiera. Divenuto conte
LIVREA, Liberata. Così chia- e governatore d'Angiò, slava per
tnavasi in passato ciò che davasi prender moglie, quando colei che
ad un ecclesiastico per vivere e per doveva sposare fu assalita dalla
vestirsi.Quindi dicesi ancor livrea lebbra. Egli conobbe in questo ac-
l'abito che un padrone dà ai suoi cidente la volontà divina , e risoU
Servi (fatili), dal che ne derivò velie di En-
rinunziare al mondo.
la frase di gente di livrea o sia trò adunque nel chiericato l' anno
persone di livrea, anzi per livrea 58o, e andò a vivere in una com-
talvolta intendesi tutto il corpo dei pagnia di pii ecclesiastici, di cui
servitori di un gran signoie. Delle divenne in breve il modello per
livree parlammo all'articolo Fami- la sua divozione . per l' austerità
gliare [Fedi) ed altrove. Notò il della sua penitenza , e la medila-
Valesio, che Erizzo ambasciatore rione della santa Scritliu'a. Dopo
dellarepubblica di "Venezia presso la morte di Arduino decimoquarto
Clemenle XI, fu il primo a con- vescovo d' Angers fu d'unanime
,

travvenire all'uso de'suoi predeces- consenso eletto Lizinio, contro sua


sori, che incedevano in carrozze voglia, ad occupar quella sede. D'al-
negre, e similmente erano le livree, lora innanzi riguardossi come uo-
come confacevoli alla toga, avendo mo che non dovea più vivere per
fatto carrozze dorate, e le livree
le sé stesso, ma pel suo gregge. La
alla francese da campagna, di scar- sua sollecitudine soddisfaceva ad un
latto con trine grandi d'oro. tempo ai bisogni dei corpi e a quelli
LIZICO. Sede vescovile della delle anime. I più indurati cuori
provincia d'Europa nell'esarcato di non poteano resistere alla forza
Tracia, sotto la metropoli di Era- riunita de' suoi discorsi e de' suoi
clea, eretta nel IX secolo. JVe fu- esempli, cui Iddio avvalorava an-
rono vescovi Beniamino che assi- che col dono dei miracoli. Egli a-
slette e sottoscrisse il VII concilio viebbe desiderato di lasciare la sua
generale, e Giorgio che trovossi a sede, per vivere nella solitudine;
quello di Fozio. Oriens christ. t. I, ma non potè eseguire questo suo
p. II 34. divisamenlo, e continuò a gover-
LIZINIO (s.), vescovo d'Angers. nare zelantemente il gregge alle
Nacque verso l'anno 54o, e fu am- sue cure affidato. Passò di questa
maestrato in tutte le scienze pro- vita,dopo lunga serie d'infermità,
prie di un giovine d'alto lignaggio. verso r anno 6o5, e fu seppellito
In età di vent'anni fu mandalo alla nella chiesa di s. Giovanni Ballista,
corte di Clotario I, di cui era pros- appartenente al monastero ch'egli
simo parente, che per la sua sa- avea fondato con intendimento d'ivi
"viezza e valore Io elevò alla disini- ritirarsi. S. Lizinio onoravasi pub-
LOA LOC »Q7
blicamente fin dal settimo secolo gna. In Talavera fondò un conven-
e celebiavasi la sua festa il primo to di domenicani, a cui tra le al-
giorno di novembre; ma al pre- tre cose lasciò una rendita di mil-
sente non è nominato nel martiro- le scudi, coir obbligo di erogarne
logio romano che ai i3 febbraio. cinquecento, parte in elemosine ai
La chiesa d'Angers ne fa memoria poveri, e parte in dote alle fan-
agii 8 di giugno, che forse fu il ciulle Accrebbe di nuo-
miserabili.
giorno di sua consacrazione, ed ai vi edifizi e ornamenti
di religiosi

2 1 dello stesso mese a cagione del- il convento de'domenicani di Pen-


la traslazione delle sue reliquie fat- nafiel, dove avea vestito l'abito re-

ta nel I J69. ligioso. Morì in Viliamanta nella


LOAlSA Garzia, Cardinale. Gar- Spagna nel a' 2 1 i5i46
aprile^ e
7ia Loaisa o Loaysa nacque in trasportato cadavere a Talavera,
il

Talavera nella Spagna, da rispet- rimase sepolto con breve elogio nel-
tabile ed illustre prosapia, uomo la chiesa di Genesio de' predi-
s.

di acuto ingegno, di profondo giu- catori, magnificamente col


da lui

dizio, e di singolai* prudenza for- convento fondata. Non si deve ta-


nito, professò nell'ordine de'predi- cere che altri lo dicono tumulato
catori,dove divenne insigne teologo in Viliamanta, come altri asseri-
e maestro laureato in sacra Scrit- scono che morisse in Madrid.
tura, e prefetto nel consiglio della LOCCATELLI Francesco xMa-
generale inquisizione, e finalmente RiA, Francesco Maria
Cardinale.
nel capitolo tenuto in Roma nel Loccatelli nacque in Cesena li 23
i5i8 fu fatto generale dell'ordine. febbraio 727, dalla contessa Nico-
1

Carlo V lo fece suo confessore e losa Gaddi, e dal conte Fabio Loc-
consiglierCj indi divenne vescovo di catelli marchese di Moutalto, di an-

Osma. Pei molti e gravi carichi tichissima, nobile e pia famiglia,


addossatigli si vide costretto a ri- celebre per cospicue parentele ed
nunciale nel capitolo tenutosi in uomini illustri che in essa fioriro-

Vagliadolid il generale magistero, no. Si chiamava il cardinale Loc-


onde cedere alle rimostranze de'suoi catelli - Martorelli - Orsini ,
perchè
religiosi. Inoltre Carlo V lo di- Nicolosa sua madre fu superstite
chiarò presidente del consiglio del- figlia ed erede del celebre avvocato
le Indie, commissario della crocia- Martorelli commendatore di Mal-
ta, e supremo inquisitore di tutta ta, il quale avendo molte
difeso
la Spagna. Fu trasferito alla sede cause e fatta divisione e concordia
di Siguenza e poi all' arcivescovile fra i Ro-
principi fratelli Orsini di
di Siviglia,da Clemente VII
e ma, questi per soddisfazione e gra-
a' 19 marzo i53o in Bologna venne to animo vollero che portasse il
creato cardinale prete del titolo loro cognome. Francesco sortì dalla
di Susanna. Quindi il nominato
s. natura indole egregia, ricevuta in
imperatore lo destinò suo ministro patria nobile educazione, fatti eoa
a Roma presso la santa Sede. Nel lode ne' collegi ed in Bologna gli

tempo eh' era generale de' dome- studi elementari, poi quelli della
nicani si studiò di ricondurli al- filosofia, della giurisprudenza e del-
l'antica osservanza della regola, lo le sagre scienze, si dedicò in gio-
che riuscì prosperamente nella Spa- vane età alla vita ecclesiastica , e
io8 LOG LOG
nella sua patria divenne esempla- suo gregge, che sua mercè nulla
re arcidiacono della cattedrale. Nel soffrì in quell'epoca di orrore e di
1772, avente l'età d'anni quaranta- disordine. Unito ai più rispettabili
cinque fu dal Pontefice Clemente della città, seppe in cento incontri
XIV promosso nel concistoro del lenire colla dolcezza e imporre an-
primo giugno alla sede vescovile di co all' impeto guerriero di que'du-
Spoleto. Subito formò la delizia del ci gonfi di orgoglio, ardenti di fuo-
suo gregge d'ogni condizione, be- co marziale, ed avvezzi a conquiste
redetto da' poveri e venerato dal e stragi. Nel 1796 ricovrò presso
clero, pel complesso delle virtìi di di sé il cardinal Chiaramonti pro-
cui grandemente fu adorno, in una fugo dalla sua sede d'Imola, e sep-
parola fu tutto di tutti in tutto ,
pe provvedere ad ogni di lui oc-
emulando ne' quaranta anni del suo correnza. Restituita nel 1799 la

vescovato i piìi perfetti pastori, tranquillità allo stato ecclesiastico


Contribuì colle cure e colle opere ed eletto nel marzo 1800, nel con-
pl magnifico abbellimento e reslau- clave tenuto in Venezia, in supre-
ro della cattedrale. Scacciati dal mo gerarca il lodato cardinale col
Portogallo e dalla Spagna i bene- nome di Pio VII, il vescovo si recò
ineriti gesuiti, egli ne accolse una in quella metropoli a congratularsi
gran parte, e li collocò decentemen- e ad umiliargli l'omaggio della sua
te qua e là ne' diversi luoghi della profonda venerazione. Indi porta n-
vasta sua diocesi ; erano essi i suoi dosi il Pontefice a Roma, nel giu-
amici, quelli piìi d'ogni altro senti- gno fu accolto dal prelato nel suo
va e consultava negli scabrosi af- episcopio, che profittando del lieto
fari; e si deve soprattutto alla dot- incontro procurò alla sua chiesa un
trina ed esemplarità di quei ramin- grandissimo onore, cioè la solenne
ghi degni figli di s. Ignazio, se il coronazione della ss. Icone di Ma-
clero spoletiuo sotto l'egida del suo ria Vergine, fatta dal Papa. Questi
buon vescovo si mantenne puro di in premio de' segnalati meriti del
dottrina e di costume, in mezzo vescovo, nel concistoro de' i3 feb-
alle deplorabili novità che già il se- braio 180 i lo creò e riservò in
colo suscitava a danno del santua- petto cardinale dell'ordine de' preti,
rio. Altra epoca che pure tanto e in quello de' 17 gennaio i8o3
onore fece al nostro prelato, fu la ve- lo pubblicò, conferendogli per tito-
iiuta degli ecclesiastici francesi sfug- lo la chiesa di s. Maria d'Araceli,
giti alle persecuzioni della loro patria. Inoltre lo annoverò alle congrega-
Invitato dalle voci e dalle encicli- zioni de' vescovi e regolari, dell'im-
che di Pio VI, indiiizzate a tutti i munita, della disciplina regolare e
vescovi dello stato pontificio, accolse delle indulgenze e sacre reliquie,
amorevolmente questi novelli cara- dichiarandolo protettore dell' ospe-
pioni della fede, e li soccorse di dale de' proietti della città di Spo-
continuo e li providde di tutto, leto. Queste onorifiche distinzioni
Ne' difficdi tempi della sedicente re- servirono al cardinale di maggiore
pubblica romana, e nella prima in- stimolo alla virtù ed alla gloria.
va.sione francese, come nel passag- Nel maggio 180 5 ebbe il conforto
gio di quegli eserciti, il zelante ve- di ricevere nuovamente Pio VII col
6COV0 raddoppiò ogni vigilanza pel suo nobile seguito , reduce dalla
LOG LOG 109
Francia; ed anche in questa occa- rivocò ed annullò. Nel 18 io rin-
sione sfoggiò in isplendidezza e ve- vigorito alquanto, pianse la depor-
nerazione. In sì fausta circostanza tazione di settanta e più ecclesia-
nuovo onore procurò alla sua chie- stici della città, per avere ricusato
sa, facendo per le auguste mani del r esecrabile giuramento eh' esigeva
Papa collocare in nuovo e ricco il governo imperiale, eroico esem-
reliquiario la sacra testa del glo- pio imitalo da quasi tutto il clero
rioso protettore e martire s. l'on- della diocesi, benché fossero ancora
ziaiio. Fra tante beneficenze pro- privati de' benefizi. Incoraggi e sov-
digate da questo vescovo alla sua venne questi illustri confessori della
diocesi, vanno ricordale le sue virtù fede, e colmo d'afìlizione cadde io-
pastorali, l'esatta e benefica ammi- fermo, e morì a Spoleto a' i3 fel>-
nistrazione de' luoghi pii, la decen- braio 18 i, munito di tutti
i con- i

za de' sacri templi, la conservazio- forti della religione, venendo espo-

ne de' monasteri, la floridezza del sto e sepolto nella cattedrale. La


suo seminario, un nuovo liceo, un memoria di questo amplissimo ve-
più vasto ospedale, le congrue par- scovo porporato, sarà in eterna be-
rocchiali aumentate: Spoleto poi nedizione, massime nella diocesi spo-
più d'ogni altro luogo della diocesi lelina.
beneficata , ricorderà sempre con LOCKE Giovanni. Celebre filo-

riconoscenza, che dal suo cuore pa- sofo inglese, nacque a Wrington nel
terno ed ingegnoso, e per alleviare i632, chiamato enfaticamente da
la sorte infelice ebbe de' poveri, alcuni il padre della metafisica pel
origine il che oggi è co-
lanificio suo Saggio siili' limano intcllelto.
tanto in credito commerciale, sic- Ma l'aver consultato troppo la fì-
come una delle migliori fabbriche sica in una materia che niente ha
dello stato. Per animare questa im- di comune con quella, fece sì che
presa egli contribuì più migliaia di non diede un' idea precisa e ade-
scudi, che poi coi lucri impiegò in quata della spiritualità dell'anima,
bene de' bisognosi, a benefizio dei avendone fatto quasi una macchi-
quali impiegava le sue entrate, poco na. E ciò che fece più strepito, si
riserbandosi pel suo sobrio mante- fu l'aver egli voluto provare, che
nimento. Nella visita del 1806, che poteva benissimo convenire alla ma-
fece nelle montagne spoletine, si teria la facoltà di pensare, ricor-
ammalò gravemente, e sebbene ne rendo per ultimo rifugio all'onni-
guarisse restò debole nel fisico e potenza divina, ([uasi che fosse una
nei morale. Questo mal essere si ingiuria il negargli la potestà di
aumentò nel 1808 per l'infelicità cougiungere insieme materia e pen-
de' tempi ; quindi l'occupazione del- siero. ]Ma come saicbbe temerità
lo stato pontificio, e rapimento di insieme e stoltezza il prescrivere li-

Pio VII operato nel 1809 dai fran- miti alla virtù divina, così è stra-
cesi, lo immersero in una profon- vagante e indegno di un filosofo
da mestizia, che sempre più inde- estenderla olire il possibile , e le
bolì le forze del corpo e quelle del- cose fra loro contraddittorie. Nel Cri-
la mente divenuta vacillante. A sdanesivw ragionato egli inlese di-
questo indebolimento devesi quella fendere la causa della religione; gli
momentanea condiscendenza che poi increduli vi sono confutati, e vi si
no LOC LOG
leggono alcune o^servazioni sulla bellaioiio prodigiosamente con for-
couvenienza e la necessità dell'au- ze di gian lunga minori. La vit-
torilà sujiretua del capo della Ghie loria l'u alliibuila al patrocinio di
«a. INon ostante si trovano in que- Castore e l*olluce, clie vi avevano
«l'opera alcune proposizioni, che un celebre tempio. Avea un'impo»
fanno conìparire l'autore propen- nente annata navale, con che si
dere pegli errori de' sociniani, per op|)ose ai progressi degli ateniesi
cui Ckinenle XII nel 1734, dopo alleali con quei di Reggio; ma Po-
aver proibito V Essay philosopliique tidoro aintniraglio di Atene la posa
conctniant l'cnUiultmcnl hitinuin, in rotta nelle angustie del Faro,
fece allrellanìo del Chrisliaiiisiue Si collegarono dipoi i locresi con
raisoiifiable, tei (ju' il uous est re- Dionisio, cui concessero Doride iu
prestnté daiis l'Ecriture sanile, nel isposa, e n'ebbero in dono il ler-
1737. Ambedue queste opere sono ritorio dell'espugnata Gaulonia ma ;

nell'indice de' libri proibiti, come dopo la caduta di lleggio, il tirau-


VExtrail della prima, Abbianìo iiiol- no non risparmiò i suoi amici , e
tre di Locke tre lettere, sulla tol- s[)ogliò il ricco e famoso tempio
Icranza religiosa; Parafrasi di al- locrese di Proserpina, posto sulla
cune epistole di s. Paoloj un trai- costa, il quale più tardi fu pure
tato di Educazione de' fanciulli depredato da Pino. Dionisio il Gio-
che per quanto sia lodevole in al vane scacciato da Siracusa, cercò
cune parli, non va certamente li- in Locri un asilo, e v'introdusse
bero da giuste censure; un trattato sotto buona fede uno scelto presi-
Del governo civile, e altre opere dio; quindi non fu dissolutezza,
diverse. Egli mori a' 28 ottobre non violenza che quel tiranno noa
J704, d'anni settanladue. commettesse, accompagnando colle
LOCHI, Locris. Antica città ve- più nere atrocità i suoi tratti in-
scovile della Magna Grecia nel Bru- verecondi. Facendosi poi giuoco
tntm, più al sud, ma sulla costa della pagana superstizione, obbligò
slessa di Scyllaciunt, presso il prò- i compiere 1' insensato
cittadini a
nionlorio Zcphyriuin, oggi Capo di voto, che aveano latto un secolo
Stilo,due miglia distante dalla nio- innanzi nelle angustie dell'assedio
derna Gerace ( fedi), nella Cala- solFeito dai reggiani, di offrire a
bria ulteriore prima. Questa citlà Venere il fiore di cento vergini,
non esiste più se ne vedono però
; Matrone riccamente ornate accom-
le rovine, le quali
presentano an- pagnarono queste vittiine all'ara
Cora molte masse di mattoni con della prostituzione, quando salel- i

poche pietre. opunzi greci


I locresi liti del tiranno improvvisamente le
abitanti della Locride, detti opunzi assalirono, le dispogliarono d' ogni
dalla loro città di Opus, fuggendo prezioso effetto, e ne misero a sac-
dalla Grecia fondarono coU'assisten- co le case, uccidendo parecchi ma-
za dei siracusani la colonia di Lo- riti. Fu tale la indignazione dei lo-
cri.Essa divenne una delle fiorenti cresi, che partito appena Dionisio
lepubbliche ilaliote, la quale si ac- dai loro lidi, massacrarono la guar-
quistò somma gloria nel protegge- nigione, posero in ceppi la moglie
re la propria indipendenza contro ed i tigli suoi, e si emanciparono
lu rivalità de' croluuiati, che deb- da og;ii soggezione. L'empio roo-
LOG LOD iM
«tro s'umiliò a supplicare, e pose La sede vescovile di Locri sem*
mediatori di pace i tarenlini , tua bra eretta nel V secolo, sotto la

Locri si dimostrò inflessibile. Ri- metropoli di Reggio. I vescovi che


corse allora alle armi, onde il po- governarono questa chiesa sono i

polo infuriato, nou pago di sfogare seguenti,


o
Pietro che assistette al
la sua vendetta nel sangue della concilio romano sotto il Papa s. Fe-
moglie e de' figli di Dionisio , col lice li detto III nel 487; Dolcino
farli perire in mezzo ai tormenti ,
morto nel 597 ; Marciano eletto
ne divorarono le carni, ne tritura- nel pontificato di s. Gregorio I, vi-

rono le ossa, gittandone in mare i veva nel 599 ; Crescenzio assistet-

miseri avanzi. Quindi iocresi eb- i te al concilio Lateranense sotto s.

bero la ventura di evitare ogni rea- Martino I, nel 649 ; Stellino trovos-
zione perchè più giavi pensieri
,
si al concilio di Roma nel pontili-
trattennero Dionisio in Siracusa. calo di Agatone, l'anno 680.
s.

11 celebre Zaleuco, che visse un Italia sacra tom. X, pag. 11^. Lo-
secolo avanti Pitagora ,
promulgò cri fu anche sede di un vescovo
in Locri savie e severe leggi. Si greco, sotto l'arcivescovo greco di
«arra, che avendo decretata la pe- Reggio.
na della cecità contro gli adulteri, LOCUTORIO, Locntoriuni. Luo-
anziché assolvere il suo figlio, reo go del monastero, destinalo dagli
di tal crimine, ad onta delle istan- antichi monaci alla ricreazione do-
ze universali, gli fece cavare un solo po la mensa, e per discorrere di
occhio, e si fece strappare egli l'al- cose spirituali.
tro di fronte, perchè la legge aves- LODE VE, Luieva. Città vesco-
se pieno effetto. Vantasi pur Locri vile di Francia, nella bassa Lin-
di aver prodotto Timeo, uno dei guadoca, dipartimento dell'Hérault,
più valenti pitagorici, che tanto fu capoluogo di ciicondario e di can-
in grido presso il divino Platone. tone. È un paese secco,
situata in
Con molle città greche nel SSg sterile montuoso, ai piedi delle
e
venne Locri in potere de* cartagi- Cevenne, sulla Lergue e distante ,

nesi per dedizione, questa condotta 175 leghe da Parigi. Vi risiede un


indignò i romani, che nel 549 per tribunale di prima istanza, un tri-
Scipione presero la città. Il legato bunale di commercio, una direzio-
Pleminio le fece provare in quella ne delle contribuzioni indirette, una
circostanza inumani trattamenti, né conservazione delle ipoteche una ,

ebbe certamente a lodarsi de' ro- camera consultiva delle manifattu-


mani. Ebbe dipoi il titolo di città re, una società di agricoltura , ed
federata, ma sempre maggiormente un collegio comunale. Questa città

decadde e divenne municipio. Gli è rinomata per le sue numerose


abitanti si trasferirono sulle falde fabbriche di panni. E patria di pa-
delmonte Esope, ed ivi costruiro- recchi uomini illustri e del cardi-
no la nuova Locri , dalle rovine nale Fleuiy. I suoi poco fertili din-
della quale finalmente sorse Gera- torni rinchiudono cave lavorate di
ce presso il mare Jonio. Ignorasi gesso bianco e grigio. Questa an-
l'epoca precisa della distruzione di tica città viene chiamata da Plinio
Locri , sembra però che sia stata Forum Neronis, per l'occasione for-
rovinata dai saraceni. se della colonia quivi stabilita, es-
112 LOD LOD
sendo una cillà Ialina. Passò dai di s. Genesio e di s. Fulcrando avea
romani nel V secolo in potere dei ini capitolo composto di tie dignità
visigoti che la saccheggiarono, e da e di dodici canonici. Eranvi due
questi ai franchi nel VI secolo, altre parrocchie in città, l'abbazia
venendo presa da Thierri o 'L\.'0- di s. Salvatore, diretta dai bene-
dorico figlio di Clodoveo I. l''u in dettini non riformati, un collegio
seguilo riaccjiiislata dai visigoti , di religiosi della dottrina cristiana,
quindi assoggettossi volontariamen- e tre altre comunità religiose d'uo-
te a Pipino. Molto soffri nelle guer- mini. La giustizia eravi ammini-
re de' goti e degli alhigesi, e par- strata dagli uiliziali del vescovo.
ticolarmente nel tSyS, dinante quel- Tutta la diocesi conteneva quaran-
le dei protestanti ugonotti. Ebhe i totto parrocchie. Nel i32.5 fu te-
suoi conti e visconti che ne re-se nuto in Lodève un concilio. Gal-
sero proprietari, e ne vendettero Ha VI, p. 554.
christ.
t.

poscia il diritto nei secoli XII e LODI[Lauden). Città con resi-


XIII ai vescovi, i quali col titolo denza vescovile nel regno Lombar-
di conti esercitarono tutti i diritti do Veneto, capoluogo della provin-
«Iella sovranità, con titolo anco di cia di Lodi e Crema, e di un di-
conti di Montbron. Il re s. Luigi stretto di ventidue comuni venti ,

IX confermò i suoi privilegi, che miglia distante da Milano. Bella-


sussistettero sino al 1789. Sebbene mente situata in un suolo fertile
i vescovi fecero fortificare la città, ed abbondante, sopra una piccola
ciò non impedì che i protestanti elevazione, chiamata colle Eghez-
la sacL-heggiassero diverse volle. zone o Guzzone, presso la liva de-
La sede vescovile fu eretta nel- stra dell'Adda, il cui letto è lar-
l'anno 4' 5, da Patroclo vescovo di ghissimo, e che si attraversa sopra
I\Lìrsiglia, ma divenne suffraganea un ponte di legno lungo circa sei-
della metropoli di Narbona. 11 pri- cento piedi: questa città vedesi cin-
mo vescovo di Lodève, secondo la ta da una vecchia muraglia con
più comune opinione, fu s. Flo- quattro porte. Le sue strade sono
ro, ma nulla avvi di certo intorno regolari ed assai larghe, e le case
al tempo governava questa
in cui in generale ben fabbricate. Sono
chiesa; così dicasi di cinque altri osservabili la sua bella piazza or-
vescovi che si dicono suoi succes- nala di portici, la cattedrale, la
sori.Altri asseriscono che Materno chiesa dell' Incoronata, di cui di-
è primo vescovo, che indubita-
il cesi sia stato l'architetto un certo
tamente governò la chiesa di Lo- Giovanni Battaggio ingegnere ar-
dève, ed assistette al celebre con- chitetto plasticatore lodigiano , il

cilio di Agde, nel 5o6. La serie quale andava a Milano a consul-


de' vescovi diLodève continuò re- tare il Bramante; essa è dipinta
golarmente fino a Giovanni Felice parte a fresco e parte ad olio da
Enrico de Fumel della diocesi di Calisto. Trovansi inoltre altre chie-
Tolosa, cir è r ottantesimosesto ed se e conventi. Degni sono di esse-
ultimo vescovo, fatto da Benedetto re veduti alcuni belli e vasti pa-
XIV 20 maggio lySo, e morto
a' lazzi, e fra questi quello vescovile,
nel 1790. La sede fu soppressa nel quello della famiglia Merlino, l'al-

1801 da Pio VII. La cattedrale tro della làmiglia Barni, che allog-
LOD LOD ii3
giò Maria Teresa e il re di Sar- in cui si vedono avanzi di vecchi
degna, l'abitazione del conte Mo- edifizi, medaglie ed iscrizioni. Que-
degoani , osservabile pel suo ben sto Lodi-vecchio occupa il luogo di
lavorato esterno, e l'ospedale mag- Laiis Pompeja, antica città della
giore. Il castello eretto nel XV se- Lombardia, cosi chiamata perchè
colo da Barnaba Visconti, fu con- Pompeo Strabene padre del gran
vertitoda Giuseppe II in belle ca- Pompeo, prese cura di ripararla
serme, che contener possono mille e vi stabilì una colonia onde si ,

soldati di cavalleria, e mille seicen- disse il suo edificatore. Divenuta


to d' infanteria. Possiede Lodi di- ricca e florida, eccitò la gelosia dei
versi stabilimenti d'istruzione e di milanesi che la distrussero e sae-
benefieenza, e fra gli altri, due col- cheprsiarono nel iii2. La causa
legi, uno maschile e l'altro fem- primaria tra Lodi e Milano dicesi

minile, una scuola normale fon- sia stata una gara religiosa insorta
dala da Giuseppe li, un orfano- fra i lodigiani e l' arcivescovo me-
trofio maschileed uno femminile, tropolita di Milano, Eriberto d'Aa-
un ospizio per gli esposti, una ca- timiano, nel 102D. Voleva questi
sa di carità, ed un monte di pietà. mettere un vescovo in Lodi da lui
Sonovi alcune fabbriche di maioli- e dal suo clero scelto, ed appog-
ca e di terra verniciata, un tempo giato a Corrado II imperatore, e
fra le più slimate d'Italia, di tele e privare così il clero lodigiano del-
di seterie. suo commercio princi-
Il l'antico suo privilegio di elezione.
pale consiste in eccellenti formaggi; Le guerre successive furono diver-
quelli delti impropriamente parmi- se, gii assalti non pochi; ma la
giani passano in parte all'estero, e più terribile lotta fu quella sopra
la specie più delicata, chiamata strac- indicata del 1112, nella quale oc-
chini, è inviata a Milano. Lodi ri- casione Lodi fu demolita. Non con-
ceve pel Po quanto le viene dal tenti di ciò i milanesi, pochi anni
Piemonte e dall'Adriatico, col mez- dopo atterrarono ancora i borghi
zo dell'Adda, cui le grosse barche superstiti,ove rifioriva per l'attività
possono rimontare sino al ponte. degli abitanti il cou)mercio. Senza
E patria del cardinal Giambattista tetto lodigiani, andarono per mol-
i

Barui, dei poeti Maffeo Vegio e ti anni erranti e profughi per la


Leraene, di Filiberto Villani, dei Lombardia e ne' paesi limitrofi, a
pittori Piazza, Martino, Calisto e nulla cedendo i milanesi ai legati

Scipione, e dei famosi nelle armi a Intere Arditio e Ottone cardinali,


Fanfulla Lodovico Vistarini , ed
, mandati loro dal Papa Adriano IV.
altri uomini illustri. Come città Intenerito dalle miserie de' lodigia-
regia manda un deputato alla con- ni l'imperatore Federico I, li chia-
gregazione centrale di Milano, in- mò sotto la sua protezione a rie-
viandone di'.e la provincia. dificare la nuova città sulla riva
Lodi , Lans Pompeja, Ahdiia, destra dell'Adda. La prima pietra
secondo Plinio fu eretta dai gau- fu posta nel i 1 60 dal vescovo di
lesij ma chiamasi Lodi perchè edi- Lodi-vecchio, Alberico I de Mer-

ficata non molto distante dall'an- lini, presente lo stesso imperatore,


tica Lodi detta in oggi Lodi-vec- il quale anche l' ampiezza
stabilì

chio, grosso villaggio sul Sillaro, delle sue mura. Nell'anno seguente
VOL. xxxix. „ .

Q. a, ^
.1 jyy.
1,4 LOD LOD
a'iQ gini^no tlairantipnpn Villore V il IVIilanese. Fu questa città eretta
con divci.si principi e vescovi , vi da Napoleone in ducato, a favore
(il tenuto un conciliabolo, alla pie- del conte Melzi d' Eril.
senza di Federico I suo fautore Il vangelo nell'antica Lodi è o-
,

tn cui fu confermata la fìilsa eli lui pinione comune che l'abbiano pre-
elezione contro il Ici^itlinio Ales- tlicato i discepoli di s. Barnaba, e
Sandro III. Si lessero in questo con- die vi stabilissero una sede vesco-
cilio delle lettere dei re di Norve- vile; non si conosce però alcuno
già, di Danimarca e di Ungheria, de' suoi vescovi anteriori all'anno
di sei arcivescovi, di venti vescovi, 3o5xFu fatta sufiraganea della me-
di quantità di abljali, anco dell'or- tropoli di JMilano, e lo è tuttora,
dine cistcrciense, che tutti riconosce- H primo vescovo di Lodi è s. Giu-
rano il pseudo-Pontefice. Vi si sco- liano,secondo l'Ughelli; egli però
municò Uberto arcivescovo di IMi- è annoverato come il terzo vesco-
lano , fedele ad Alessandro III, e vo di questa città ; fu eletto, dicesi,
che lo segui in Fiancia 1' anno do- nel 3o5, ed occuponne la sede per
110. Per egUr'd causa furono sco- dieciotto anni. Succedettero a s.

uiunicali e deposti i vescovi di Pia- Giuliano, Dionigi di cui è fatta


cenza, di Brescia e di Bologna, ve- menzione nell'apologia di s. Atana-

nendo sospeso dall' ufficio quello di sio, imperatore Co-


indirizzata all'

Padova. V' intervennero Pellegrino stanfino. S. Bassiano di Siracusa,


patriarca d'Aquileia, e Guido eletto ordinato nel getmaio 878: fece fab-
arcivescovo di Ravenna. Reg. toni, bricare una chiesa in onore de' ss.

XXVII; Labbc t. Arduino t. VI.


X-, Apostoli, e ne fece la dedicazione
Nei successivi secoli la nuova città in presenza di s. Ambrogio, col
di Lodi fu signoreggiata dai Vista- quale assistette al concilio di Aqui-
rini, dai Fissiraga, dai Vignati, dai leia nel 38 1; mori nel 4 '3 e la
Visconti, e dagli Sforza duchi di sua festa si celebra a' 19 gennaio.
Milano. Nel i532 passò sotto il INLTlTeo Vegio narra che nella chie-
domiiiio spagnuolo, quando estinta sa di s. Pietro edificata da s. Bas-
la dinastia degli Sforza, l'impera- siano, si venerava una chiave di
tore Carlo V si appropriò il du- ferro, forse fatta con parte delle
cato di Milano. Non ebbe che un catene del santo apostolo, ed era
circuito sino al i655 in cui fu for- in gran venerazione. S. Ciriaco sot-
tificata. I re di vi Spagna
domi- toscrisse la lettera sinodale di Eu-
uarono sino al 17 t3, nella (piale sebio vescovo di Milano; mori nel
epoca passò sotto la casa d'Austria, 4^*2, e fu sepolto nell'antica catte-
divenendo la capitale del Lodigia- diale presso di s. Bassiano, il cor-
no nel cessato ducato milanese. I pò del quale nel i 164 con solen-
comandati dal generale in
francesi, nissima pompa fu trasferito nella
capo Bonaparte, vi entrarono il nuova, come principale patrono di
giorno IO maggio 1796, onde at- Lodi. Verso l'anno 47^^ g'i succes-
taccare ponte difeso da diecimila
il se s. Tiziano tedesco, e morì nel
austriaci, e da trenta pezzi di can- 477 3 ^^ sepolto nell'antica catte-
none; effettuatone il passaggio, uno drale di s. Pietro, ove nel 1640
dei brillanti fatti d'armi di taleepo- rinvenute le sue relicjuie, il vesco-
ca, divennero padroni tosto di tutto vo Clemente Gera di Novara, eoa
LOD LOD ii5
i*eIigio';n pompa le trasporlo all'al- lo Oldrado nobile milanese fond?)
(aie maggiore. Donato, dotto e di presso Lodi-vecchio il monasleio ci-
santa vita, iiifeivenue al concilio sterciense di s. Maria di Cerreto.
tenuto dal Papa s. Agatone ni;l L'Ughclli riporta la serie degli ab-
679. Per le vicende cui soggiaccpie bati, da Bruno primo abbate fino
Lodi, sino a Raclelo 83 i, se- dell' ad Ambrogio Lampugnani fatto da
condo rUghelli non si hanno no- , INLìrtiuo V, e morto nel i4^8. Nel
tizie di altri vescovi. Neir837 eb- 1481 il cardinal d'Estoulcville pri-
he a successore Erdteilo, e poi Ge- mo abbate commendatario unì il

rardo dell' 883. al quale il Ponte- monastero alla congregazione cistcr-


fice Martino li o Marino I com- ciense d'Italia, ciò che approvò Si-
mendò il monastero Savinionense. sto IV; e d'allora in poi im priore
Noteieino qui appresso vescovi di i governò il monastero.
particolar memoria degni. Andrea Giovanni eletto vescovo di Lodi
del 972, che all'abbazia di s. J'ie- nel 1139, cui nel 43 successe il
i 1

tro donò molli piivilegi ed immu- lodigiano Lanfranco de' conti Cas-
iiilà ; l'abbazia era stata eretta dal- siani, che inutilmente perorò a fa-
l' imperatore Lodovico I e dal ve- vore della patria ai milanesi. Nel
.sco-vo tlaclelo. Andrea ottenne per I 'i8 fu fatto vescovo Alberico IMer-
I

la sua chiesa privilegi dall' impe- lini canonico della cattedrale, ch'eb-

ratore Ottone I e da Arduino re be la consolazione di vedete edifi-


d'ilalia. Nocherio tedesco gli suc- cato Lodi- nuovo. Fatlerico I con-
cesse, e per sua opera Ansa Ida con- corse all'erezione eziandio della cat-
lessa di Grisalba fondò il mona- tedrale, e concesse privilegi alla chie-
stero di s. Stefano, che poi diven- sa di Lodi. L'antipapa Viltore V
ne celebre pei cistercieiisi che vi co' suoi cardinali si recò come di-
boi irono. IVel losT fu eletto 01- cemmo a Lodi, ed assistetle coH'im-
darico, contro Ambrogio Archini peralore e coi vescovi inlervenult
canonko di Milano, fatto dall'arci- al concilio alla traslazione del cor-
vescovo di Milano Eriberto o Ari- po di s. Bassiano nella nuova cat-
perto, donde provennero le guerre tedrale. Alessandro III vedendo Al-
tra i milanesi e lodigiani di so[)ra berico seguace dello scisma, aQidò
accennate. Ambrogio governò con il governò della sede di Lodi al
singolare probità ottenne in dono ; suo lesalo Caldino arcivescovo di
per la mensa dalla contessa Roliu- Milano. Nel i 168 divenne vescovo
da, s. Vito e Castiglione, ed in- s. Alberto, al quale Alessandro III
tervenne nel 1046 al sinodo di Pa- nel 1177 confermò la traslazione
via. Arderico Vignali di Lodi nel della sede vescovile da Lodi-vecchio
I io3 divenne vescovo della patrio, nel nuovo, e concesse privilegi al
dopo Ficdenzone e Piinaldo intrusi monastero delle monache de' ss. Fa-
per opera dell'imperatore Enrico biano e Damiano. S. Alberto go-
IV : fu lodalo per prudenza e per vernò santamente, diede ollinie leg-
aver procurato difendere Lodi con- gi al clero, intervenne al concilio
tro i milanesi , ma fu testimonio generale Lateranense III, e morì ai
dell'estremo eccidio della città. Nel 4 luglio '179- Fu sepolto nella
ì ]?.() gli successe Allone, e nel caflcdialo sollo l'altare della ss. Tri-
ii3o Vido, sotto del quale Alber- nila. Gli successe Alberico del Cor-
ii6 LOD LOD
no lodigiano e canonico della cat- Luca Castello. Altro lodigiano, Pao-
tedrale, acerrimo difensore della li- lo Cadamosto successe loro nel,

bertà ecclesiastica ; ne fu successo- 1354, che celebrò il concilio dio-


re Alderico. preposito della catte- cesano, ricuperò diversi beni occu-
drale, che fece ottime leg.^i pei ca- pati da Barnaba Visconti, fu legato
nonici. Nel 1218 fu eletto Ambro- apostolico in Pannonia, e morì nel
gio del Corno lodigiano, anch' egli I 386. Non è vero che dopo di lui
canonico della catledra'e, consccra- abbia governato Angelo di Anna
to in Roma da Papa Onorio HF. iSommariva , detto il cardinal di
Il vescovo Ottobello ottenne privi- Lodi, perchè la sua famiglia n'era
legi da Federico li, ricuperò molti originuria.
beni, fece diversi salutari decreti Di Lodi fu fr. Giacomo Arigoni
pel clero; fu chiaro in (ìlosona e domenicano, insigne teologo, mae-
per prutienza, ma ebbe il dispiace- stro del sacro palazzo dottissimo
re di vedere Lodi spogliata della eletto nel 1407; intervenne con
sede episcopale da Gregorio IX, gran riputazione ai concilii di Pisa

forse perchè partigiana di Federico e di Costanza e venne trasferito a


,

II, e morì nel 1242. Seguirono Trieste nel i4i8. Martino V fece
intestine discordie tra' cittadini, per allora amministratore Gerardo Ca-
cui ne' dieci rami di sede vacante pitani de Landriani, che nella cat-
Innocenzo IV commise all'abbate tedrale eresse la dignità dell'arci-
di Cerreto, all'arciprete e preposto diacono e del primicerio, aumentò
di Lodi la cura delia mensa vesco- le rendite della mensa, e da Eu-
Tile. Nel 1202 lo stesso Papa re- genio IV fa traslato a Como nel
stituì alla città la dignità vescovile, 1437, e poi creato cardinale. A sua
e nominò vescovo Bongiovanni Fis- vece il Papa destinò il celebre giu-
siraga lodigiano, ciie nel 1280) Ui reconsulto Antonio Berneri di Par-
sepolto uella chiesa de' francescani, ma ; esso rifermò gli statuti del ca-
eretta col convento da Antonio Fis- pitolo, morì nel i456e fu sepolto
sirnga rettore di Lodi. Gli successe nella cattedrale, nella cappella da
il concittadino fr. Pv.aimondo Som- lui edificata in onore di s. Bassia-
mariva domenicano, di santa vita no. Gli fa surrogato Carlo de' mar-
e singolare prudenza, con universale chesi Pallavicino di Parma ,
gene-
letizia ; lodato vescovo, ebbe sepol- roso vescovo che arricchì la catte-
tura in s. Domenico. Nel 296 1 drale di preziose suppellettili, e la
Bernardo Talente lodigiano e ca- biblioteca del capitolo di squisiti
nonico di s. Lorenzo gli successe, codici, aggiungendo ad esso la quar-
il quale multò canonici che non
i ta dignità d' arciprete ; eresse un
risiedevano in Lodi coi cittadini ; ospedale, fu chiamato il padre dei
fece un voto per l'inondazione, e poveri, e morì nel •497- Alessan-
morì nel iSoy. Dopo di lui fioiì dro VI nominò allora Ottaviano
Egidio Aqua canonico di s. Loren- Maria Sforza Merli, figlio di Ga-
zo, che intervenne alla coronazione leazzo Maria duca di Mdano, e ces-
seguita in JMilano di Enrico VII, sò di vivere nel i5of. Dopo esser-
dal quale riportò privilegi per la ne stato amministratore Claudio
sua chiesa gli successero due fran-
: Sassatelli vescovo d'Aqui, nel i5i9
cescani lodigiani, Leone Palatini e da Arezzo fu trasferito a questa
LOD LOD 117
chiesa Girolamo Sansoni di Savo- gè la Questa è continuala
serie.
i536 il car-
na, e gli successe nel nelle annuali Notizie di Roma. Per
dinal Giacomo Simonetta e nel , molte di Alessandro Maria Pagani
seguente anno divenne vescovo il diCremona, dichiarato vescovo nel
di lui nipote Giovanni , che nel 1819 <Ja l^'o ^^h il Papa Grego-
i54o consecrò la cattedrale in ono- rio XVI nel concistoro de' 2 otto-
re delia Beata Vergine e di s. Bas- bre 1837 ^'^^^ l'attuale vescovo
siano, e gli donò splendidi para- monsignor Gaetano de' conti Bena-
menti. Paolo IV nel iSSj fece glia di Bergamo.
vescovo di Lodi il cardinal Gian- La cattedrale, buon edilìzio, è
nfmtoiiio Capizucchi romano , del sacra all'Assunzione di Maria Ver-
quale, come degli altri cardinali gine, ove fra le reliquie sono ia
vescovi di Lodi, parliamo alla sua particolar venerazione i corpi dei
biografìa, rsel 1569 da Nola fu santi vescovi Bassiano ed Alberto,
quivi Iraslalato Antonio Scarampi Il capitolo si compone della digni-
de' conti Cannella, che nel iSj^ tà dell'arciprete, di dodici canonici,
celebrò il sinodo, institui la con- comprese le prebende del teologo
gregazione di s. Orsola, eresse due e del penitenziere, di dieci preti e
collegi pei chierici e per gli orfani; di altri chierici addetti al servigio
morì nel iSyG e fu lodato nelle divino. Nella cattedrale è il fonte
esequie da s. Carlo Borromeo, Gi- battesimale, venendo esercitata la
rolamo Federico Trivili gli succes- cura delle anime dal nominato ar-
se: insigne giureconsulto, interven- ciprete, coadiuvato da altri preti.
ne al quinto concilio provinciale, e L'episcopio, buono edilizio, è ade-
morì assai encomiato nel i^yg. rente alla cattedrale. Oltre di que-
Quindi divenne vescovo Lodovico sta, nella città esistono altre quat-
Taberna milanese, già tesoriere ge- tro chiese parrocchiali munite del
nerale della camera apostolica, che battisterio ; avvi vm convento di
restaurò la cattedrale , cui donò religiosi, due collegi e due orfano-
magnifici paramenti , celebrò più trofi pei due sessi, un conservato-
sinodi, aumentò la mensa de' ca- rio per gli esposti, due ospedali, il
nonici, eresse decoroso episcopio, e monte di pietà, ed il seminario con
morì 161 7. Il capitolo, come
nel alunni. La diocesi si estende a circa
el vescovo Scarampo, gli decretò cinquanta miglia, e contiene molti
annui suCliagi. Fu di lui successore luoghi. Ogni nuovo vescovo è tas-
il domenicano fr. Michelangelo Se- sato ne'libri della camera apostolica
gizzi, già commissario del s. offi- in fiorini i5o, ascendenti all'annua
zio ; ottimo vescovo , consecrò la rendila a 28944>'23 libellas illius
chiesa de' cappuccini di Castel s. monetae cunctis deduciis oneribus.
Angelo, e morì nel 1626, Pietro LODOVICO (s.) NEL Marag.va-
\ idoni poi cardinale, che ornò l'e- No NEL Brasile di Portogallo (S.
piscopio e la cattedrale, cui donò Ludovici de fliaragnano). Cillà
preziosi reliquiari, Ortensio Viscon- con residenza vescovile dell'Ameri-
ti nobile milanese, fatto vescovo ca meridionale, nelle Indie occi-
nel 1702 da Clemente XI, è l'ul- dentali, nell'impero del Brasile, nel-
tuno registrato neh' Italia sacra t. la provincia di Maranhao, Questa
IV, pag. 654 e seg. ove se ne leg- citta pur chiamala Maranhao^
ii8 LOD LQD
]\I(iranham, Maraguani, Maragnon, Filippo 11 re di Spagna, domandò
Marai^iiaii, o s. Ltiiz, iMaranlui- alla santa Sede d' erigervi una mis-
nidy fu aiiclie chiamala s. Filip- sioiic ili cappuccini italiani per la

po. Capoluogo della [)roviiicia del con vei sione ilei selvaggi lobiari e
suo nome, « situata sulle baie di tupinandjari. La Sede apostolica con-
s. Marcos e di s. Giuseppe, della discese alla richiesta, onde i cap-
costa occidentale dell' isola di Ma- puccini furono quivi trasportati a
rarihao, fra le iadjoccuture delle spese della corte portoghese, e col
piccole riviere de' fiumi di s. Fran- loro zelo e indefesse fatiche corris-
cisco e di Maranliao, essendo di- posero con frullo. Quindi ad istan-
MÌSix dal resto del continente me- za del re di Portogallo Pietro li,

diante Rio de Mosquito. La pro-


il il Papa Innocenzo XI eresse quivi
vincia o sia il paese iu scoperto da la sede vescovile, coll'annua rendila
alcuni naufraghi portogliesi nel i535,