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Introduzione

Il presente lavoro riguarda essenzialmente il ruolo del petrolio nelleconomia mondiale e le sue previste disponibilit future ed organizzato a grandi linee nel seguente modo. Le prime due parti rappresentano un riassunto dellutilizzo del petrolio nel mondo e nei paesi dellOCSE, che possiamo approssimare ragionevolmente come quelli maggiormente sviluppati, e della situazione delle riserve petrolifere stimate e lanalisi degli andamenti previsti di consumo/produzione per i prossimi decenni. Il terzo paragrafo contiene una breve analisi delle fonti energetiche alternative e del loro possibile utilizzo in sostituzione del petrolio. Il quarto comprende unanalisi tecnica sulla situazione dei paesi OPEC del Medio Oriente nel prossimo futuro in rapporto al resto del mondo, rende evidente la loro accresciuta importanza strategica, e la conseguente necessit di ridisegnare gli assetti geopolitici dellarea. Segue in fine una piccola bibliografia. Scopo dichiarato del lavoro fornire una base di carattere in primo luogo tecnica, dalla quale sia poi possibile partire per considerazioni politiche o economiche, alcune delle quali, e sono veramente una piccola parte rispetto alle possibili, vengono di seguito brevemente tratteggiate. Gli spunti offerti dalla situazione sono molti e spero che questo scritto stimoli un dibattito soprattutto politico, che sia fondato su basi razionali, che riguardi il ci che non il ci che si vorrebbe, va da s, intendo dire, che le analisi su possibili scenari futuri, che dovrebbero stimolare a loro volta analisi sul ruolo degli attivisti anarchici e libertari, non possono prescindere dallanalisi della situazione attuale. In estrema sintesi possibile a grandi linee individuare due diverse correnti di pensiero riguardanti la situazione delle riserve petrolifere e le previsioni future: quella per cos dire catastrofista che sembra avere un credito maggiore negli ambienti scientifici, e una corrente invece tranquillizzante che riscuote particolare successo tra gli economisti. Tuttavia largomento non banale e le cose non sono semplici e schematiche come sembra. Rimanendo nellambiente scientifico le posizioni presentate rappresentano da quello che ho potuto vedere la maggioranza, esistono tuttavia altre analisi pi ottimistiche che spostano di qualche decennio lemergenza o addirittura contestano lesistenza stessa dellemergenza affidando il ruolo di salvatore al mito tecnologico. Ricordiamoci dunque che trattandosi di previsioni, rimaniamo nel campo delle possibilit o meglio delle probabilit. Se poi entriamo nel campo economico che contiguo a quello politico e che anzi spesso funzionale a questo nel fornire visioni ideologiche della situazione, le cose si complicano e diventano ancora pi fumose. Non si pu dimenticare il ruolo di strumento di propaganda utile a giustificare le politiche del potere svolto da molti economisti nella nostra societ e non tenerne conto nellesprimere un giudizio sulle loro posizioni, soprattutto se teniamo presente che gli argomenti esaminati non sono cose da poco n astratte, ma riguardano in maniera molto materiale la nostra vita. Non deve stupire che le posizioni degli economisti siano tutte rivolte ad una estrema tranquillit e fiducia, questo il loro ruolo nella societ attuale. In effetti, gli economisti tendono ad avere una visione invertita del mondo: pensano che lambiente naturale sia un sottosistema delleconomia, credono, insomma che le risorse naturali provengano dal mercato e non dallambiente. Esemplificativa a tal riguardo laffermazione del Nobel per leconomia Robert Solow: il mondo pu, in effetti, fare a meno delle risorse naturaliad un costo finito, la produzione pu essere liberata dalla dipendenza dalle risorse non rinnovabili [ da una lettura del 1974 alla American Economic Association citato in Daly, 1991 - p. 117 ] Una visione del genere va contro non solo un pensiero che sia minimamente scientifico, ma anche contro il semplice buon senso. Pure a questi personaggi vengono attribuiti larghi spazi nel mondo dellinformazione, della cultura e delleducazione. E non si creda che questa rappresenti una posizione marginale in campo economico. Come scrisse efficacemente Kropotkin ne La scienza moderna e lanarchia tra pensiero economico e pensiero scientifico corre un abisso: gli economisti sono uomini che non hanno alcuna idea di ci che viene concepito come legge nelle scienze naturali. E per questo necessario effettuare unanalisi razionale della situazione, sgombrando il campo da ideologismi e costruire una base di conoscenza il pi possibile scientifica, in modo da costruire un bagaglio di conoscenza da diffondere ed opporre contro il fuoco di sbarramento della propaganda del sistema capitalistico. Perch indubbio che la situazione che si profila rappresenti un grosso problema per il sistema economico-politico

attuale. Non si vede come possa, nella situazione prospettata, continuare ad avere quel consenso di massa che riuscito ad ottenere grazie alla crescita economica e sar a quel punto necessario per le lite dominanti mantenere il potere attraverso la forza. La crescita economica non pu proseguire indefinitamente, e il sistema consumistico capitalista si andr a scontrare contro i limiti fisici del mondo su cui viviamo, siano essi rappresentati dalle riserve di materie prime o dalle condizioni climatiche e ambientali. Questo comporta, al di l delle considerazioni di carattere militare o poliziesco, la necessit della definizione di un nuovo sistema economico e politico che sia compatibile con i limiti fisici dellambiente. Ed in questo contesto che il movimento anarchico pu giocare un ruolo importante, sia nella denuncia del pericolo di derive totalitarie o di guerre infinite sia nella proposta di un modello di societ basato sulluguaglianza, la libert, il decentramento e lautogestione. Lunico in grado di essere da una parte compatibile con la realt fisica e dallaltra rispondente alle aspirazioni di vita dellumanit. Concludo con le parole di Alberto Di Fazio: Al tempo stesso, questa una opportunit storica (pur nel drammatico pericolo generale per la sopravvivenza) per tutte le forze antagoniste al presente dominio assoluto del mercato e del pensiero unico neo-liberista, in quanto le crisi che andiamo a descrivere sono tutte intrinseche ed inscindibili dai meccanismi stessi di funzionamento del mercato (o del capitalismo, per usare un termine pi preciso, andato - chiss perch quasi in disuso). [tratto da Di Fazio, 2000]

La situazione energetica attuale: importanza del petrolio nelleconomia dei paesi a capitalismo avanzato.
In questo paragrafo cercheremo di fornire un quadro sintetico ma efficace dellimportanza del petrolio nelleconomia globale e in particolare nei paesi industriali. Cercheremo inoltre di evidenziare anche alcuni importanti aspetti qualitativi relativi alle varie fonti energetiche che non vengono messi in luce da una semplice analisi quantitativa e che sono tuttavia fondamentali per comprendere lunicit e limportanza della risorsa petrolifera. I dati statistici di seguito riportati sono tratti dal volume Key World Energy Statistics from the IEA (IEA, 2002). La IEA (International Energy Agency) una organizzazione autonoma collegata con lOCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), ne fanno parte 26 nazioni tra cui Stati Uniti, Canada, i paesi dellUnione Europea, Giappone, Corea, Australia Nuova Zelanda. Per maggiori informazioni sullIEA il sito raggiungibile allindirizzo http://www.iea.org, mentre il documento sopra menzionato scaricabile al seguente indirizzo: http://www.iea.org/statist/keyworld2002/keyworld2002.pdf. I dati riportati sono relativi al 2000. Nella Tabella 1 visibile la fornitura totale di energia primaria (TPES - Total Primary Energy Supply) suddivisa combustibile. Come si vede il petrolio rappresenta nei paesi dellOCSE il 52.9 % della fornitura energetica totale, responsabile quindi da solo di oltre la met delle fonti energetiche totali. Questa percentuale si riduce, su scala planetaria al 42.7 percento. SORGENTE ENERGIA Petrolio Gas Carbone Elettricit Biomasse e rifiuti Altro MONDO 42.7 16.1 7.9 15.8 13.8 3.7 OCSE 52.9 19.6 3.7 19.7 2.5 1.7

Tabella 1: quote percentuali del TPES (Total Primary Energy Supply) per combustibile. La Tabella 2 illustra la ripartizione mondiale del consumo energetico per macroregione. Il Nord America (Stati Uniti e Canada) rappresenta pi di un quarto del consumo totale (a fronte di una popolazione che invece rappresenta solo i 5 % della popolazione mondiale) mentre lUnione Europea il 18 % e i paesi dellOCSE dellarea pacifica (Giappone, Corea, Australia Nuova Zelanda) rappresentano una quota pari a 8.1 %. In totale i paesi dellOCSE (che possiamo approssimare ai paesi maggiormente industrializzati) consuma pi del 50% dellenergia mondiale. Nord America Europa OCSE Pacifico TOTALE OCSE Asia (escluso la Repubblica Popolare Cinese) Repubblica Popolare Cinese Paesi dellex Unione Sovietica Medio Oriente America Latina Africa 25.8 18 8.1 52.3 12 11.4 9 3.8 5.1 5.5

Tabella 2: quote percentuali di consumo energetico suddivise per regione. Per quanto riguarda invece lutilizzo del petrolio nei diversi settori industriali, le tabelle 3 e 4 forniscono un quadro sintetico sugli utilizzi del petrolio nei vari settori, ed evidenziano come lutilizzo principale avvenga nel settore dei trasporti e in particolare nel settore automobilistico. NB: nel 1973 la percentuale di petrolio dedicato al settore dei trasporti rappresentava il 42% con un aumento quindi di 15 punti nel periodo 1973-2000 Per evidenziare ulteriormente limportanza centrale del petrolio nel settore dei trasporti sufficiente dire che nei paesi

dellOCSE in questo settore pi del 97 % dellenergia viene dal petrolio. Trasporti Industria Residenziale Usi non energetici 57.7 20.1 7 5.9

Tabella 3: quote percentuali di utilizzo del petrolio suddivise per settore. Automezzi Aviazione Navigazione Ferrovie 80 13 1.8 1.4

Tabella 4: quote percentuali di utilizzo del petrolio nel settore trasporti. Infine da notare come nellindustria chimica il petrolio rappresenti il 64% dellutilizzo totale del petrolio a fini non energetici. Abbiamo visto finora aspetti puramente quantitativi, tuttavia esiste anche un aspetto qualitativo importante: ogni fonte energetica ha le sue qualit peculiari che la differenziano dalle altre. Per esempio il carbone contiene pi energia per unit di peso del legno, fatto che lo rende migliore per lo stoccaggio e il trasporto; il petrolio ha un contenuto di energia per unit di peso maggiore del carbone, brucia ad una temperatura pi alta ed pi facile da trasportare. Dal punto di vista qualitativo il petrolio ha delle ottime caratteristiche di efficienza (per esempio una locomotiva diesel consuma 1/5 dellenergia di una a carbone), inoltre facilmente estraibile e trasportabile. Tutto ci rende il petrolio una risorsa con un valore economico enorme. Inoltre il petrolio il carburante che pu rifornire i motori a combustione che sostengono il sistema dei trasporti, ed proprio in questo settore che il petrolio assume unimportanza quantitativa e soprattutto qualitativa enorme tale da renderlo difficilmente sostituibile. Rimane un ultimo punto per chiudere il quadro: limportanza del petrolio per lagricoltura, utilizzato sia come carburante per la meccanizzazione dei raccolti che nella produzione di fertilizzanti e pesticidi. Bartlett ci fornisce unefficace e sintetica descrizione dellagricoltura moderna che mette in luce la dipendenza dal petrolio: "Lagricoltura moderna luso della terra per convertire petrolio in cibo " (Bartlett, 1978 - p. 880). In effetti la rivoluzione verde che ha incrementato in maniera enorme il rendimento dei terreni agricoli una combinazione di meccanizzazione, industria petrolchimica e ingegneria genetica. Due di questi elementi (meccanizzazione e industria petrolchimica) sono forniti dal petrolio (Youngquist, 1999). Per esempio secondo Pimentel (1998) circa il 90% dellenergia utilizzata nella produzione dei raccolti proviene dal petrolio, e senza questo la produzione agricola di grano crollerebbe dell80% circa (da 130 a 30 stai per acro) Quando gli acri fantasma (ovvero la parte di prodotto dovuto alluso dei fertilizzanti) dovuti al petrolio spariranno la produttivit dei terreni si ridurr drammaticamente. Fleay (1995) sintetizza in maniera effica la drammaticit della situazione: Gran parte della popolazione mondiale dipende da cibo ottenuto da tecniche agricole che richiedono lutilizzo di combustibili fossili. Senza petrolio il mondo in grado di sostenere una popolazione di circa 3 miliardiI principali espostatori di grano sono U.S.A., Canada, Europa, Australia e Argentina tutti paesi fortemente dipendenti da una industria agricola basata sul petrolio.

Le riserve petrolifere stimate e i trend di consumo/produzione previsti.


Da http://www.dieoff.org/page140.htm (THE END OF CHEAP OIL) articolo di COLIN J. CAMPBELL and JEAN H. LAHERRRE su Scientific American (Le Scienze) Per effettuare delle stime sullandamento futuro della produzione petrolifera necessaria la conoscenza di alcuni fattori: - Il computo della quantit di petrolio estratto finora, detta produzione cumulativa; - la stima delle riserve (chiamate EUR Evalu..Ultimate Recovery) cio la quantit che le compagnie petrolifere possono estrarre da campi petroliferi conosciuti, prima di doverli abbandonare; - la stima della quantit di petrolio convenzionale (1) che deve essere ancora scoperto o sfruttato. Queste tre quantit insieme formeranno il cosiddetto ultimate recovery, vale a dire il numero totale di barili estratti quando tra qualche decennio la produzione cesser. A partire da questi dati sar poi possibile individuare il trend di produzione previsto. La produzione cumulativa La prima quantit (il computo del petrolio consumato) quella pi facilmente ricavabile ed alla fine del 1997 era stimata in circa 800 Gb (miliardi di barili). (da chi???) Scrivere qualcosaltro Le riserve stimate (EUR) http://dieoff.com/eur.htm Le stime delle altre due quantit (che insieme forniscono il petrolio che deve essere ancora utilizzato) rappresentano evidentemente delle maggiori difficolt in quanto si tratta di dati non a consuntivo ma di previsioni. Per effettuare la stima delle riserve sono quasi universalmente utilizzate statistiche derivate da studi effettuati da due gionali Oil and Gas Journal e World Oil, i quali annualmente interrogano i vari governi e le industrie petrolifere, e quindi pubblicano i dati relativi a produzione e riserve che ricevono, senza possibilit di controllo. E bene ricordare che la stima delle riserve viene indicata in termini probabilistici: le quantit maggiormente utilizzate sono il 10, il 50 e il 90 percentile indicati rispettivamente con P10, P50 e P90. P10 rappresenta la quantit stimata che ha una probabilit del 10% di essere estratta, mentre per il P50 e il P90 si parla rispettivamente di probabilit del 50 e del 90%. Ovviamente il P10 maggiore del P50 che a sua volta maggiore del P90 e tra P10 e P90 le differenze quantitative sono elevate. Nella realt le compagnie e gli stati sono spesso deliberatamente vaghi riguardo le loro stime e forniscono le cifre (nel range P10-P90) che viene loro pi comoda per i motivi pi svariati dalle quotazioni in borsa della compagnia (per esempio stime in eccesso possono provocare la salita delle azioni) a motivi politici. Come esempio emblematico dei possibili inquinamenti nelle stime riportiamo il caso dei paesi OPEC negli anni 80. Siccome la quantit di greggio che i paesi OPEC possono esportare proporzionale alle loro riserve, questi sono per cos dire tentati di dichiarare delle riserve sovrastimate. In effetti se analizziamo landamento temporale delle riserve stimate dai paesi OPEC nel tempo (vedi figura 1) notiamo come alla fine degli anni 80 si sia verificato un incremento notevole (non giustificato tra laltro da nuove scoperte o da innovazioni tecnologiche) e improvviso per un totale di quasi 300 Gb. E ragionevole sospettare che questo incremento (con variazioni tra il 42 e il 197%) fu causato dalla volont di aumentare la loro quota di esportazioni. Complessivamente (sommando cio le stime di Arabia Saudita, Iran Iraq, Emirati Arabi, Kuwait e Venezuela) si passati da una stima di 400 Gb nel 1987 ad una di 600 Gb nel 1988 (200 Gb pari al 50% delle riserve totati - nellarco di un solo anno!!!). A titolo comparativo le riserve stimate nel 1980 erano circa 370 Gb con un incremento di 30 Gb in 7 anni (dal 1980 al 1987); . Problemi nella stima vedi http://dieoff.com/hubbert.htm (OIL AND GAS AVAILABILITY) Passiamo adesso ai numeri con le statistiche della BP (British Petroleum ente petrolifero inglese ????) relative al 2002 (scaricabili al seguente indirizzo http://www.bp.com/downloads/1087/statistical_review.pdf) riportano una stima di 1050 Gb. Da notare che nel 1991 la riserva stimata era di 1000 Gb mentre nel 1981 era di 678 Gb, come si vede negli ultimi 10 anni le riserve non sono aumentate di molto. Interessante la distribuzione geografica delle riserve con il 65.3% concentrate nel Medio Oriente, il 9.1% nellAmerica Centrale e Meridionale, il 7.3% in Africa, il 6.2% nei paesi della ex Unione Sovietica, il 6.1% nellAmerica del Nord, il 4.2% nellEstremo Oriente e il reetante 1.8% in Europa. Se confrontiamo questa distribuzione con la Tabella 2 che riportava la distribuzione geografica dei consumi, salta subito allocchio la enorme asimmetria della situazione, con i paesi del Nord America e dellEuropa che a fronte della produzione del 10.9% del greggio mondiale ne consumano il 43.8%. 1 Mettere una Definizione di Petrolio Convenzionale

Le nuove scoperte Landamento delle nuove scoperte di giacimenti petroliferi non dei pi incoraggianti, a titolo di esempio riportiamo il dato che in tutti gli anni 90 le compagnie hanno scoperto una media di 7 Gb /anno mentre nel solo 1997 ne sono sono stati estratti e consumati 21 Gb. Dopo la crisi petrolifera dei primi anni 80, molte risorse furono spese nella ricerca, vennero sviluppate nuove tecnologie e vennero effettuate campagne in tutto il mondo per la ricerca di nuovi giacimenti. Ne vennero trovati pochi. Landamento delle scoperte sta declinando dopo il picco degli anni 60. Alcuni affermano che ampi depositi di petrolio possano trovarsi in angoli lontani ed ancora inesplorati del globo. In realt molto difficile perch lesplorazione ha ormai interessato quasi tutto il mondo tanto che solo le aree oceaniche estremamente profonde e le regioni polari sono le uniche che devono essere ancora esplorate completamente, anche se sono ormai anche loro abbastanza conosciute. Comunque per quanto riguarda le zone di mare profondo il loro utilizzo come aree di estrazione poni problemi tecnologici tali da renderle inutilizzabili anche su tempi molto lunghi , dobbiamo ricordare infatti che la tecnologia lavora comunque allinterno delle leggi della fisica (per esempio il primo e il secondo principio termodinamica) e non pu scavalcarle. Per ogni attivit umana necessaria una certa quantit di energia ed evidente nel caso dellestrazione del petrolio, cio della produzione di energia, che se lenergia richiesta per lestrazione maggiore di quella ottenibile dal prodotto estratto, loperazione non conveniente non solo dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista energetico. Non bisogna mai dimenticare che nel caso del petrolio non ci troviamo di fronte ad una merce qualunque ma ad una fonte energetica, cio ad un qualcosa che fornisce la base per tutte le attivit economiche e senza la quale il mondo si ferma. E inoltre da rimarcare il fatto che la formazione di depositi petroliferi richiede la coincidenza di condizioni geologiche molto particolari che si verificano quindi raramente. Anche per quanto riguarda lincremento della frazione di olio estraibile dai campi petroliferi grazie a nuove tecnologie la situazione piuttosto stabile: la tecnologia ad un punto tale che si possono fare pochi miglioramenti E comunque nelle stime effettuate sono normalmente compresi gli effetti dei progressi tecnologici maggiormente prevedibili. Grandi speranze vengono anche poste negli enormi depositi di petrolio non convenzionale come per esempio le sabbie e gli scisti bituminosi. Tuttavia questi rappresentano un sorgente di energia netta pressoch nulla. Per citare Di Fazio: Nonostante la grande abbondanza di tali risorse (equivalenti a 300 Gb di petrolio), il trattamento chimico/termico necessario (vapore ad alta temperatura, processi industriali di produzione della soda caustica necessaria, etc) fa uso di gas e/o olio combustibile in grandi quantit, che rende tale risorsa appena marginale o nulla come sorgente di energiaInfatti, il problema degli scisti bituminosi che devono essere spezzettati e schiacciati dopo essere stati estratti, e i macchinari per fare questo bruciano combustibile diesel. Il sollevare, spostare il materiale ( da 2 a 3 volte pi pesante del petrolio ricavato) consuma altra energia, cos come la separazione, il trasporto e leliminazione delle scorie cos ottenute. Ovviamente, c poi anche il processo di raffineria e trasporto, cos come per il normale petrolio, che consuma ancora altra energia. Gi alla fine degli anni settanta si scopr che veniva usato circa un barile di petrolio per produrre un barile di petrolio da scisti bituminosi. In altre parole, lenergia netta era zero. Dunque, il prezzo di produzione non ha importanza in questo caso. Uso in teoria limitato al periodo in cui disponibile il petrolio a bassi prezzi, ma praticamente non attuabile per lalto costo del resto del ciclo di produzione.

Il trend di estrazione Ancora pi importante della quantit di greggio estraibile per landamento della produzione e il confronto di questo con landamento della richiesta, perch dal confronto di questi due che si evidenzia se la produzione di greggi oprevista nei prossimi anni sar in grado di soddisfare la richiesta. Legge di Hubbert (picco) . Fifty years ago 1956, geologist M. King Hubbert developed a method for projecting future oil production and predicted that oil production in the lower 48 states (the USA except Alaska) would peak about 1970. Hubbert's prediction proved to be remarkably accurate. Yields have risen slightly compared to Hubbert's original estimate, but the timing of the peak and the general downward trend of production were correct. Hubbert showed that oil production peaks and starts to decline when approximately half of the EUR oil has been recovered. Hubbert observed that in any large region, unrestrained extraction of a finite resource rises along a bellshaped curve that peaks when about half the resource is gone. .