Sei sulla pagina 1di 38

Ebrei nella terra del governatore Ponzio

Meropio Anicio Paolino tra il I ed il VI d.C.


di Sabato Scala e Giuseppe Mocci

Distribuzione geografica dei siti ebraici


in Campania
La funzione particolare che l’Italia Meridionale
riveste nella letteratura ebraica antica ci viene
proposta da Cesare Colafemmina in una
dettagliata analisi delle catacombe sul
territorio, da cui emerge il legame leggendario
del Sud Italia con i discendenti di Esaù-Edom e
la fama assunta dalle locali comunità ebraiche,
nel mondo antico, per la produzione di tessuti
pregiati1.
Il ruolo svolto dalla Campania nel panorama
della presenza ebraica in periodo Tardo antico
ed Alto medievale, era stato oggetto di una
prima analisi complessiva nel fondamentale,
ma ormai abbondantemente superato, testo del
sovrintendente per Pompei Carlo Giordano e del
rabbino di Napoli Isidoro Kahn2. In esso veniva
proposta una panoramica dei siti ebraici antichi
campani, come erano noti alla fine degli anni
‘50. A quel primo e discusso tentativo3, si sono
aggiunte numerose nuove scoperte
archeologiche che fanno apparire il quadro della
presenza ebraica sul territorio campano, molto
più uniforme ed interconnesso. Riportiamo in
Tabella 1 il riepilogo di tutti i reperti rinvenuti,
delle testimonianze documentali ed di quelle
epigrafiche.
La disposizione dei siti ebraici individuati,
privilegia le principali vie di comunicazione
1
marittime e terresti, come si ci poteva
attendere da una comunità, come quella
ebraica, attivissima nella produzione di beni,
nel commercio e, come vedremo in seguito,
anche nei servizi di supporto al commercio.
Questa particolare propensione facilitava il
rapporto costante tra le comunità ebraiche nel
mondo antico.
I siti ebraici campani sono, secondo questa
nostra decomposizione funzionale, ripartibili in
5 categorie sulla base della direttrice di
comunicazione (vedi Tabella 2).

2
Tabella 1: Testimonianze archeologiche e documentali nei siti ebraici
campani
Località Testimonainze
Napoli4 11 iscrizioni
Capri (dubbia)5 1 iscrizione
Pompei6 1 iscrizione + altre attestazioni
Ecolano7 1 graffito, 1 bollo ed alcune tegole con
iscrizione ebraica
Pozzuoli8 Testimonianze documentali
Salerno9 1 lucerna con menerà a 5 bracci,
Pontecagnano10 Una lucerna di poco successiva al periodo
di interesse (VII sec. d.C.)
Marano11 1 sigillo di bronzo (perduto)
Capua12 1 iscrizione
Frattaminore13 1 anello con iscrizione (perduto)
Nuceria 2 iscrizioni dedicatorie, 1 sigillo per tegole
Alfaterna14 (perduto), 1 vasetto con iscrizione (perduto)
Brusciano15 1 iscrizione
Nola16 1 menorah in bronzo (perduta), un
medaglione con iscrizione (perduto)
Cimitile17 1 lucerna con menorah
Atripalda (AV) 18 1 lucerna
Aeclanum19 1 tegolo con 2 lettere ebraiche (perduto)
Lacedonia20 Iscrizioni ebraiche (perdute)

I siti sembrano concentrarsi su percorsi


terrestri ed, in particolare, su snodi stradali. Tali
vie, talora ardue21, portavano verso le zone
italiche ove più folta era la presenza ebraica,
privilegiando itinerari che consentivano di
attraversare il maggior numero di colonie
separate da distanze non superiori a quella
percorribile a piedi in un giorno22
Nola, nel quadro della presenza ebraica
campana, appare come un fondamentale snodo
per i traffici su terra verso le restanti colonie
ebraiche del sud. Questa singolare posizione è
esaltata dallo stesso Paolino che ricorda la
centralità delle sue Basiliche e la facilità con cui
potevano essere raggiunte da tutte le località
dell’Italia Meridionale23
3
Nola, infatti, è il fulcro delle tre principali
direttrici viarie interne: la via Campanina, verso
la Puglia24; la Popilia, verso la Calabria e la
Lucania25; la diramazione dell’Appia, verso il
mare26, da un lato, e verso Roma, dall’altro27.

4
Tabella 2: distribuzione dei siti lungo le direttrici di comunicazione
Percorso Funzione Siti ebraici Campani
Presidio costiero sul Comunicazione Pozzuoli, Capri*,
Golfo di Napoli con le colonie Pompei, Ercolano,
sarde, con le terre Napoli
d’africa e con
l’Oriente
Presidio costiero sul Comunicazione Salerno,
Golfo di Salerno con le colonie Pontecagnano
sarde, con le terre
d’africa e con
l’Oriente
Collegamento con Collegamento con Napoli, Marano,
Roma: direttrice Roma e con il Capua
Napoli, Capua, Roma porto di Ostia, con
attestata
importante
presenza ebraica
Collegamento con la Comunicazione Capua/Napoli,
Puglia: direttrice con la folta Frattaminore,
Capua\Napoli – Nola – comunità ebraica Brusciano, Nola,
Avellino - Bari pugliese e con Atripalda*, Aeclanum,
Venosa Lacedonia
Collegamento con la Comunicazione Nola, Nuceria
Lucania e Calabria: con i siti ebraici in Alfaterna, Salerno,
direttrice Nola, Basilicata e Pontecagnano
Nuceria, Salerno, Calabria
Pontecagnano

* siti assegnati con riserva, vedi Tabella 1

Fasi storiche degli insediamenti ebraici


in Campania
Per meglio comprendere i momenti ed il
contesto storico che favorì o che rese, al
contrario, difficile l’insediamento di colonie
ebraiche in Campania, tracciamo di seguito due
tabelle che descrivono la situazione storica
precedente e successiva alle rivolte del 115 e
135 d.C.

5
Come si evince dalla Tabella 3, non esistono
dati certi sulla presenza ebraica in Campania
prima del il I sec. d.C..
Le prime testimonianze si devono a Filone
Alessandrino28 e Giuseppe Flavio29 e riguardano
la seconda metà del primo secolo e unicamente
Pozzuoli. Una particolare attenzione merita
anche la testimonianza degli Atti degli Apostoli30
che descrive, indirettamente le evoluzioni della
politica di Roma verso le comunità ebraiche.
In Tabella 3 si nota, nelle varie epoche,
l’alternarsi di politiche imperiali favorevoli alle
comunità ebraiche, contrapposte ad azioni
contrastanti, se non apertamente ostili.
Tabella 3: Fasi storiche della presenza ebraica precedenti il II sec. d.C.
Anno Positiva Incerta Negativa
139 Cornelius Hispalus
a.C. cacciata degli ebrei per
rituali immorali Valerio
Massimo (De
Supertitionibus 1,3,3,)
I sec. Rapporti sotto Cesare:
d.C. nascita delle
comunità, esenzione
dal servizio militare ed
facoltà di applicare il
diritto ebraico
19 a.C. Nuova cacciata sotto
Tiberio confisca e
distruzione degli arredi
e dei beni sacri,
deportazione in
31
Sardegna (G.Flavio,
Ant. 18,3,3; Tacito Ann.
II 85): combattere il
brigantaggio e lavori
nelle miniere di metallo
41-45 Dubbia espulsione sotto
d.C. 32
Claudio
62 d.C. Paolo e gli ebrei di
Pozzuoli (?) in Atti
degli Apostoli
Poppea in favore degli
33
Ebrei sotto Nerone
Prime testimonianze
certe in Campania -
Pozzuoli: G. Flavio
6
nella sua autobiografia
(III, 13-16); episodio
del falso Alessandro
(Bel. II,103.104 e Ant.
XVII,328-329 );
presenza di agenti
dell’alabarca di
Alessandria (XVIII,159-
161); Filone “Legatio
ad Gaium” (185-186);
70 d.C. Distruzione del Tempio
di Gerusalemme
79 d.C. Anonimo ebreo nel IV
libro “Oracoli Sibillini”:
l’eruzione di Pompei
come punizione per la
distruzione di
Gerusalemme
96-117 Vespasiano: tassa
d.C. imposta agli ebrei fino
34
al 361

Il momento, ovviamente, centrale per


l’ampliamento delle colonie ebraiche italiane è
la distruzione del Tempio da parte degli eserciti
di Tito, ma ancor più la sanguinosa repressione
delle rivolte giudaiche del 115 e del 135 d.C.,
che determinano le condizioni per un esodo
epocale diretto, principalmente , verso le terre
che già ospitavano insediamenti ebraici35. La
presenza di parenti ed amici, grazie anche alla
centralità del commercio nel quadro delle
professioni ebraiche, facilitarono l’integrazione
degli ebrei della Giudea nelle nuove
36
terre .Tracciamo, quindi, il quadro storico che,
in Campania, fece da sfondo alla diaspora.
Tabella 4:Fasi storiche della presenza ebraica tra il II ed il VI sec. d.C.
Anno Positiva Incerta Negativa
117- Deportazione degli
136 . ebrei in Italia
meridionale dopo le
rivolte del in Palestina
212 Caracalla e la
Costitutio Antoniana:
concessione della
cittadinanza romana
agli ebrei

7
312- Costantino: stop alle
337 lapidazioni ed alla
circoncisione degli
schiavi ebrei ;
esenzione dagli oneri
curiali
339 Costanzo II impedisce i
matrimoni misti
378 Teodosio : tolleranza
verso gli ebrei
398- Onorio : norme
418 contraddittorie
438 Teodosio II e
Valentiniano:
espulsione dalle cariche
pubbliche e dalle
università su
suggerimento di
Sant’Ambrogio
476 Invasione dei Goti: con
Teodorico migliorano le
condizioni degli ebrei
527 “Novella 37 De Africana
ecclesia”:
trasformazione
sinagoghe in chiese
536 Belisario a Napoli: gli
ebrei con i Goti:
persecuzione
Giustiniano contro gli
ebrei
548 Proibizione del Talmud
553 Novella 147 abolizione
giurisdizione ebraica in
materia religiosa
Teia generale di Totila
scende in Campania,
conquista Nocera e si
scontra con i Bizantini
sul Sarno perdendo la
battaglia
Il primo elemento. che emerge con chiarezza
è il lungo periodo di relativa tranquillità
attraversato dalle colonie ebraiche in Italia
meridionale ed in Campania in particolare tra il
III ed il V secolo, brevemente interrotto nel 438
d.C. dalla decisione imperiale di espellere gli
Ebrei da cariche pubbliche37. La successiva
discesa dei Goti in Italia costituì, per le
comunità ebraiche, il momento di maggiore
floridità che si concluse nel 553 con l’arrivo
delle truppe di Belisario a Napoli e con la
8
strenua ma sfortunata resistenza degli
38
Ebrei .La resistenza ebraica e la sconfitta dei
Goti produsse una violenta reazione e
repressione della comunità ebraica. Leggi, quali
la Novella 37, imposero la trasformazione di
tutte le sinagoghe in chiese cristiane e la
proibizione del Talmud39 ed, infine, con la
Novella 147 l’abrogazione della giurisdizione
ebraica in materia religiosa40.
Eccettuata la lucerna di Pontecagnano (VII
sec. d.C:) e limitatamente alla Campania, non vi
è documentazione della presenza ebraica
successiva al VI sec.d.C. e fino al IX sec. d.C.,
ciò lascerebbe pensare che la crisi degli
insediamenti, avvenuta nel pur breve periodo
bizantino, abbia fortemente ridimensionato le
comunità giudaiche nel sud Italia..

Ipotesi su una antica sinagoga a


Nuceria Alfaterna e possibili risposte alla
crisi degli insediamenti ebraici in
Campania
I ritrovamenti di due epigrafi in greco con
menorah stilizzata nel territorio di Nuceria,
avvenute con gli scavi avviati nel 1988, hanno,
per diversi aspetti, un ruolo di estrema
rilevanza nell’ambito della nostra analisi. Dette
epigrafi recano i nomi di una coppia ebraica di
presbiteri41 e, a giudizio della De Spagnolis,
rivestono carattere dedicatorio42,
La De Spagnolis, inoltre, data i reperti al IV-V
sec. d.C. ed afferma che le iscrizioni “erano
collocate certamente all’interno di un edificio di
culto, che dobbiamo immaginare totalmente
9
distrutto, se tali iscrizioni risultano riutilizzate in
una tomba più tarda”; ella aggiunge inoltre:
“tali iscrizioni, facendo riferimento a cariche
della organizzazione amministrativa della
comunità ebraica, ci attestano che quest’era,
almeno in questo caso, organizzata e doveva
avere nella sinagoga il luogo in cui si
raccoglieva e si incontrava”43.
Il Colafemmina precisa che siamo in presenza
di una “comunità ebraica organizzata, guidata
dal Consiglio degli anziani (zequenim) di cui
Pedonio, uno dei due nominativi sulle epigrafi,
era segretario e forse membro come presbitero”
e aggiunge che “la comunità deve aver
protratto la sua esistenza ancora nei secoli V-VI:
le tombe databili a questo periodo, rinvenute
nello stesso sito di quella che ha restituito le
due epigrafi, sembrano suggerirne la giudaicità,
sia per il loro orientamento NO-SE, in direzione
cioè, di Gerusalemme, sia per l’assenza di
corredi funerari”44. A questi due importanti
reperti si aggiunge un bollo ed una iscrizione
ebraica segnalato nelle carte di Francesco Maria
Avellino (1788-1850) e studiate da Giancarlo
Lacerenza45. Il bollo reca una iscrizione di
carattere funerario e viene considerato come
sigillo per tegole destinate a sepolture
giudaiche, atto a distinguerle la produzione
destinata agli ebrei da quella destinata ai
gentili.
Se le due epigrafi testimoniano di una
comunità ben organizzata e della presenza di
un importante sinagoga sul territorio di Nuceria,
la necessità di una produzione differenziata di
oggetti per sepolture e la presenza di una
10
necropoli ebraica è indice della rilevanza
numerica della comunità giudaica nocerina.
Alcuni indizi ci portano a credere di aver
identificato la sinagoga cui fa riferimento la De
Spagnolis e, a conferma della sua ipotesi, scavi
condotti presso il battistero di Santa Maria
Maggiore hanno portato alla luce i resti di un
edificio preesistente, a nostro avviso, distrutto
per la costruzione dell’imponente struttura
attuale46.
La determinazione approssimativa delle
pianta è stata possibile, come mostrato nella
figura 2, grazie ai resti di un mosaico apparso
negli scavi interni al Battistero (fig. 2 a) datato
al IV sec. d.C. e grazie alla scoperta di un
mosaico di pari fattura ( fig.2 b) raffigurante
due nodi di Salomone scoperti nella zona
esterna ad essa, a sud est del sagrato.
Il collegamento di questi due elementi di
mosaico con quelli interni al battistero e quindi
con un singolo edificio è dovuto, alla affinità tra
i reperti che si esplica nell’uso di identici
materiali e nella medesima successione
cromatica delle tessere nero – rosso – verde -
bianco. I frammenti di mosaico interni al
Battistero rappresentano una decorazione
puramente geometrica a motivi circolari, simile
a quella presente in altre antiche sinagoghe
come, ad esempio quella di Bova Marina in
Calabria47 e di Sardis (vedi Figure 3 a-b e 4),
mente i nodi di Salomone sono presenti con
estrema frequenza all’interno di antiche
sinagoghe, sebbene siano adoperati, spesso,
anche in contesti non ebraici48.

11
Un ulteriore importante indizio è legato alla
cornice del mosaico interno al battistero, che
determina l’angolo a N-O di un pavimento di
forma rettangolare inclinato di –21 gradi
rispetto al piano stradale, che invece presenta
una orientazione perfetta E-O, seguendo le
centuriazioni della antica Nuceria. L’edificio
apparirebbe, quindi, fortemente obliquo rispetto
al tracciato stradale e, come per una sinagoga,
orientato verso Gerusalemme. Attraverso tali
elementi viene a determinarsi una superficie
rettangolare di circa 15 x 20 m superiore anche
alla estensione della importante sinagoga di
Ostia49. Siamo, chiaramente, di fronte solo ad
indizi che andrebbero verificati con attività di
scavo, mirate a ricerca di elementi di conferma,
quali sezioni di mosaico decorate con la
menorah, il sofar o la lulav. Ad ogni modo, le
dimensioni di questa sinagoga, se la scoperta
fosse confermata, sarebbero una ulteriore
testimonianza della numerosità della comunità
ebraica nocerina, ma anche del drammatico
evento della distruzione dell’edificio50. Esso
potrebbe essere stato sostituito, in epoca
bizantina, dall’imponente Battistero, che non
entrò mai in funzione, essendo Nocera, ormai,
in decadenza e non avendo provveduto a
realizzare le opere idriche di alimentazione
della immensa vasca battesimale di ben 7mt di
diametro51.
A questo punto, è plausibile ritenere che la
comunità ebraica nocerina, numerosa e ben
organizzata, a fronte delle angherie bizantine.
seguite alla repressione della rivolta
napoletana, si sia schierata con il generale Teia
12
durante l’ultimo tentativo operato dai Goti per
riconquistare la Campania. In questo senso si
spiegherebbe anche la singolare scelta
strategica di Teia che, disceso dal nord, puntò
dritto alla riconquista di Nuceria. Tale scelta fu
probabilmente dettata dalla possibilità di un
appoggio delle popolazioni ebraiche ivi
residenti, così com’era accaduto per la
resistenza napoletana. Ciò non impedì,
comunque, di evitare la seconda tragica e
definitiva sconfitta dei Goti alle foci del Sarno.
In questo contesto troverebbe spiegazione
anche la distruzione di una molto probabile
sinagoga con la costruzione dell’imponente,
anche se anacronistico, Battistero che andava
ben oltre le trasformazioni imposte dalla
Novella 37 di Giustiniano52. La seconda
ribellione dovette costare cara agli Ebrei
campani e potrebbe molto facilmente spiegare
l’assenza di reperti ebraici nel periodo tardo
antico e alto medioevale53. Nel pur breve
governo bizantino gli insediamenti ebraici
campani, specie quelli dell’area napoletana,
furono probabilmente, abbandonati.54,
consentendo il disfacimento e la requisizione
dei beni e delle abitazioni ebraiche
abbandonate e rendendo, così, difficile il
ritorno, successivo alla sconfitta bizantina, delle
comunità nei luoghi di origine55.

Ebrei nel nolano: testimonianze


archeologiche e documentali
C’è da chiedersi, a questo punto, quale fosse
il ruolo di Nola, a fronte della sua centralità nel

13
sistema di comunicazione e della localizzazione
geografica che la poneva al centro di comunità
gerarchicamente ben organizzate, come quelle
di Nuceria, della vicina Capua56 e a poca
distanza dalla tomba dell’importante rabbino di
Brusciano appellato, nella epigrafe, con
57
termine assai raro: “έντιμος” . Per quest’ultimo
reperto abbiamo individuato il luogo e le
circostanze del ritrovamento avvenuto negli
anni ’5058. Da quanto emerso è, oggi, possibile
affermare che la lapide proviene sicuramente
da una antichissima area nel centro storico di
Brusciano59. Due rilevanti testimonianze
documentali riguardano, l’una la presenza
di un ebreo convertito, di nome Proforo,
nelle file dei monaci di Paolino60 e l’altra
la presenza di Ebrei al seguito del feretro
di Paolino61 addolorati per la sua
scomparsa.
A queste testimonianze segue quella
dello storico della fine del 700,
Gianstefano Remondini, che riferisce del
ritrovamento di una rara Menorah in
bronzo ad 8 bracci62, poi conservata al
Seminario di Nola63 ed oggi scomparsa. La
segnalazione segue quella del
rinvenimento di una lapide tombale in
latino, ancor oggi visibile nell’atrio del
Seminario, dedicata ad un certo Bonito,
figlio di Staurace. Il fatto che tale lapide
sia stata rinvenuta in Pernosano (AV) e
che non vi sia soluzione di continuità nella
14
narrazione del Remondini, poterebbe a
credere che il rinvenimento della Menorah
sia avvenuto nella stessa area ove sono
stati avviati, di recente, promettenti e gia
interessantissimi scavi64.
La datazione del reperto è incerta65
come l’uso: il numero dei bracci farebbe
propendere per un uso non liturgico
connesso alla festa ebraica delle Luci, ma
la incisione sul reperto sembra
66
contraddire questa possibilità .
Davvero interessante appare, invece, la
lucerna ad olio con incisa una Menorah
scoperta dal Korol durante gli scavi
nell’area occidentale del sito
67
paleocristiano cimitilese . Sul bordo del
reperto consunto sembra incisa la lulav
(la palmetta altro tipico simbolo ebraico);
ciò, sebbene non assicuri un riuso in
ambito cristiano dell’oggetto68, conferisce
allo stesso, a nostro avviso, il sicuro
carattere di ebraicità. Il reperto appare
assai simile ad un frammento rinvenuto
ad Atripalda69. La frequenza e la
variabilità di forme di tali oggetti70, oltre
che la distribuzione, porterebbe a credere
che in Italia meridionale, probabilmente
anche in Campania, ed in particolare nella
zona del nolano, esistessero manifatture
ebraiche di ceramiche e terracotte. Alcuni
15
toponimi studiati dal Capolongo,
avvalorerebbero questa ipotesi71. Tale
deduzione trova, inoltre, riscontro in un
bollo per la marchiatura di tegoli destinati
alle sepolture ebraiche, studiato da
Lacerenza e rinvenuto a Salerno72, in un
ulteriore bollo rinvenuto a Marano73 e,
ancora, nei tegoli con iscrizione ebraica,
purtroppo perduti, di Aeclanum74. Tutto
ciò andrebbe accertato con una analisi
comparativa chimico-fisica sui materiali
ancora esistenti. Alle testimonianze della
antica presenza ebraica a Nola fino ad ora
esaminate, desideriamo aggiungerne una
davvero singolare che ci viene dallo
stesso Paolino e che non è stata presa in
considerazione in alcuno dei lavori da noi
consultati.
Scrive Paolino riferendo delle origini di
Felice75 “… Felice, la cui discendenza
venne all’Oriente … venne … consacrato
a Dio non ancora nato quando il padre
partì alla volta dell’Italia…la mistica stirpe
mandò a noi Felice… Nato, dunque, da
padre Siro in questa città abitò Nola…
lasciato dal padre in mezzo a molte
ricchezze. Divise la terra con il fratello
Ermia così chiamato dal nome paterno…
l’uno preferì i beni caduchi l’altro quelli
eterni….infatti già fremeva nel seno della
16
madre santa quella discordia che ora
incrudelisce nell’utero del mondo; poiché
i Giudei destinati a servire il popolo più
giovane seguano l’aspra perfidia
dell’irsuto Esaù, mentre noi con migliore
discendenza seguiamo il liscio Giacobbe…
Ermia, come l’irsuto Edom…scelse il duro
Impero del padre Idumeo, vivendo sul
diritto della propria spada e sopportando
la sterile fatica di una inutile milizia.”
Il Ruggiero fa notare come il termine
Idumeo presso i Latini, equivalesse a
giudeo76 ma, del resto, il contesto rende
evidente come Paolino usi il termine per
contrassegnare la antica primogenitura
persa dai Giudei rappresentati dal fratello
di Felice, Ermia, paragonato ad Esaù –
Edom, ed acquisita dai cristiani attraverso
Felice77.
Altro elemento assai singolare, in
questo contesto, appare la consacrazione
a Dio di Felice operata prima della
nascita. Questo elemento, se si ammette
il contesto ebraico, è in perfetto accordo
con il ruolo di primogenito di Felice78, e si
spiega con una consacrazione al
nazireato, cui seguiva il servizio di
assistenza al sacerdozio svolto, appunto,
dal santo. In questo contesto,
osservazioni quali quelle da noi proposte
17
relativamente alla Basilica dei Martiri79,
quale presunta sinagoga giudeo –
cristiana, non appaiono, poi, così
peregrine anche tenendo conto di un
ultimo aspetto che sottoponiamo
all’attenzione degli studiosi.
Come si evince dai resoconti del
sovrintendente per Cimtile, Gino
80
Chierici , le tombe più antiche,
comunemente ritenute pagane, sono
state ritrovate rigorosamente prive di
corredo funerario ed di iscrizioni. Questo
elemento correlato con l’orientamento
NO-SE, renderebbe indispensabile, a
nostro giudizio, una comparazione con le
sepolture analoghe rinvenute a Nocera,
anche tenendo conto degli elementi
adottati dal Colafemmina per la
81
identificazione ebraica del sito .

Posizione sociale ed economica degli


ebrei in Campania
Tracciamo, ora, una mappa di quelle che
dovettero essere le occupazioni sociali ed
economiche, come si evincono dalle
testimonianze documentali ed epigrafiche,
distinguendo quelle attestate in Campania da
quelle, invece, reperibili in altri contesti ebraici.
La tabella seguente riporta la situazione in
Campania.

18
Tabella 5: Mestieri e professioni degli ebrei in Campania da fonti epigrafiche e
documentali
Mestiere e professione Attestazioni
Schiavi Marano
Posizioni servili Pompei (incisioni)82
Commercianti di Vini Pompei
Gestori di Albeghi Pompei
Scribi e presbiteri in Nuceria, Aeclanum (iscrizione di
servizio alle sinagoghe Faustinus senior), Capua (l’iscrizione di
o Appartenenti al Alfius Iuda definito “Arcon” e
consiglio degli anziani “Archosynagogus”)
Rabbini ed insegnati Brusciano
della legge
Proto banchieri Testimonianza di G.Flavio a Pozzuoli:
presenza di agenti dell’alabarca di
Alessandria83
A queste vanno aggiunte quelle di fabbri,
pastori, venditori di stracci, insegnanti, medici,
profumieri (presenti probabilmente anche a
Pozzuoli), orafi, pittori, tintori, commercianti di
tessuti, commercianti di calzature. Una annosa
controversia, invece, riguarda la associazione
tradizionale Ebrei – vetrai che non trova
attestazioni epigrafiche84

Ebrei e vetro in Campania


Intendiamo, in questa sede, proporre alcuni
elementi di carattere generale e specificamente
legati alla Campania che sembrano indicare
almeno per questo territorio, un importante
ruolo della componente ebraica nella
produzione del vetro in periodo tardoantico ed
altomedievale..
L’assenza di testimonianze epigrafiche,
potrebbe, a nostro avviso, essere connessa alla
esiguità dei vetrai, se con tale termine si
intende soprattutto coloro che fabbricavano il
vetro più che quelli che sagomavano i pre -
lavorati (fritte). Tale esiguità è legata, prima di
19
tutto, a difficoltà di tipo tecnologico che
rendono conto della complessità di quest’arte e
che tabelliamo di seguito.
Tabella 6: fattori tecnologici che rendono difficile la fabbricazione del vetro85

 la silice fonde a 1450 gradi ma la punta di una


fiamma da legna non supera i 1250 gradi
 E’ richiesta una conoscenza perfetta dell’uso di
fondenti che abbassano il punto di fusione a 900
gradi centigradi c.a. : Natron egiziano per le
produzioni orientali o Potassa estratta da felci per
le produzioni centroeuropee
 Fabbricazione di forni e crogioli speciali con
materiali idonei alle alte temperature
 Conoscenza ed abilità nelle tecniche di
lavorazione ad alta temperatura e raffreddamento
controllato
 Abilità nella conoscenza e combinazione dei
coloranti ed additivi
A questi fattori vanno aggiunti alcuni
elementi di tipo storico e contestuale che, come
analizzato dalla Negri Scafa86, rendevano l’arte
del vetro una attività di tipo magico – iniziatico
riservata a pochi e tramandata di padre in
figlio: li elenchiamo nella tabella seguente.
Tabella 7: Fattori indicativi del carattere magico - iniziatico della fabbricazione
del vetro

 Vetro egizio: il sommo sacerdote di Menfi era il


capo della officina vetraria i cui artigiani erano
sacerdoti di Path
 Termine ebraico ZEKUKIT= puro, vetro utilizzato
per contenere aromi preziosi, segnalazioni nel
Talmud e nella Midrash87
 Fabbricazione del vetro:una attività riservata a
pochi trasmessa di padre in figlio. In Mesopotamia
ed Egitto esistono testimonianze di conoscenza
dell’arte a più livelli che distinguevano la
FABBRICAZIONE delle fritte (vetro pre - lavorato)
20
arte riservata a pochi, dalla LAVORAZIONE. .
 Mancano testimonianze di vetrai in ambito
ebraico, non si conosce il termine “artigiano del
vetro” in ambito mesopotamico
 Le ricette per la produzione vetraria sono
rarissime
 La scoperta del vetro secondo: Plinio riferisce che
ebbe origine dalla fusione della sabbia provocata
da un fulmine scagliatosi su una spiaggia
Fenicia88
Nel caso campano, un altro elemento
indicativo della correlazione Ebrei-vetro è dato
dal fatto che su 4 vetrerie ad oggi note (San
Vincenzo al Volturno, Pontecagnano, Pozzuoli,
Aeclanum) ben 3 (le ultime) sono attestate in
zone nelle quali vi era una presenza ebraica89
ed una, quella di Ponecagnano, era impegnata
nella sola parte tecnologicamente più
90
complessa, la realizzazione delle fritte .
A questo punto vogliamo soffermare
l’attenzione su due importanti scoperte
archeologiche relative alla produzione vetraria,
che non hanno avuto ancora il rilievo che
meritano.
La prima è relativa ai risultati di una analisi
difrattometrica compiuta da Alessandro Lentini
e Giuseppe Scala su alcune tessere dei mosaici
di Cimitile appartenute, probabilmente, alle
opere realizzate direttamente da Paolino91.
I risultati riportati nel lavoro, sono sintetizzati
di seguito:
 Uso di riducenti metallici e fondenti puri
 Uso di alte temperature di fusione e controllo
perfetto della temperatura durante il
raffreddamento
 Presenza di Indio, metallo raro, che consente

21
l’identificazione geografica delle miniere di
estrazione dei minerali di fabbricazione:
 Ipotesi Lentini: provenienza dalle antiche
miniere di tedesche della Sassonia
 Ipotesi Sabato Scala – Giuseppe Mocci:
Provenienza da miniere Sarde o dal Monte
Somma92
La elevata capacità tecnologica rivelata da
questi dati è secondo Lentini-Scala, frutto di
manodopera ad altissima specializzazione
locale, ipotesi che potrebbe essere rafforzata
dalla nostra deduzione di materiali locale.
Questa impressione sembrerebbe confermata
da una altra importante scoperta effettuata da
Jaye Pont nel corso del 200493 che é arrivata
alla sorprendete conclusione che le preziose e
variegate ceramiche pompeiane non
provenivano, come si era sempre pensato,
dall’Oriente, ma erano frutto di manodopera
locale94. La Pont, anche grazie all’analisi di
alcuni reperti che presentavano sedimenti
marini provenienti dall’area di Pozzuoli95, arriva
a proporre questa città come probabile luogo di
produzione di tali ceramiche, particolare
materiale vitreo, in linea con l’attestata e
consistente produzione vetraria96. Evidenziamo
come Pozzuoli fosse, come già riportato97, uno
dei principali e più antichi centri ebraici della
Campania ed inoltre un porto importante di
comunicazione anche con la Sardegna.
Alla luce di quanto detto, sarebbe, utile e
necessario sottoporre ad analisi chimico-fisiche,
i reperti vitrei ritrovati in gran numero a Nola98 e
nel contempo quelli rinvenuti a Nuceria,
Pontecagnano, Aeclanum, Pozzuoli, Pompei,

22
Ercolano, ma anche con quelli Sardi99, per
verificare la possibile origine comune da una
locale produzione..
Particolarmente interessante, e ancora poco
studiata, è la vetreria di Aeclanum (fig.3) che, a
nostro parere, presenta attrezzature ancora
visibili e compatibili con la elevata capacità
tecnologica di produzione locale ipotizzata da
Lentini e Scala. Nella foto n.5 è possibile, ad
esempio, notare una cospicua serie di vasche,
alcune delle quali degradano su diversi livelli e
con capacità via via inferiori. La struttura, le
dimensioni, oltre che le forme circolari,
lasciano, a nostro avviso, pensare ad singolari
tecniche di sedimentazione dei minerali
impiegati nella produzione vitrea100. Essi, a
nostro avviso, potevano provenire dalla
lavorazione delle polveri e sabbia di risulta dalle
attività estrattive della famosa Breccia Irpina.
Le miniere di tale materiale, assai antiche e
particolarmente ricche di quarzo, indispensabile
per la produzione vitrea pregiata, erano site
nelle elle immediate vicinanze dei siti ebraici
irpini e della vetreria di Aeclanum.
Approfondimenti di indagine su questo sito e
studi comparativi sui materiali, potrebbero
confermare le tesi avanzate dagli autori
menzionati nel nostro lavoro contribuendo a far
luce su una delle possibili principali, attività
produttive svolte dalle locali comunità ebraiche
oltre che fare chiarezza sulla entità e direzione
degli scambi commerciali.

23
Figura 1: Distribuzione dei siti ebraici campani lungo le direttrici di
comunicazione

Direzione dell’asse
viario centuriato

Asse dell’edificio
preesistente
-21○ Est

Mosaico fig.2-b

Mosaico fig.2-a

Figura 2: Pianta degli scavi effettuati presso il Battistero di Santa Maria


Maggiore a Nocera Inferiore (SA)

24
Figura 3 a - b: Mosaici del Battistero di Santa Maria Maggiore a Nocera
Inferiore (SA)

Figura 4: Nodi di salomone e decorazioni nei moda pavimentale della sinagoga


di Sardis

Figura 5: Vetreria di Aeclanum possibili di decantazione per la sabbia


quarzifera
25
Bibliografia

Cagnana Cagnana, Aurora (2000) Manuale


(2000) per l’Archeologia dei Materiali da
Costruzione Mantova, Società per
l’Archeologia Padana
Capolongo Capolongo, Domenico (1985)
(1985) >>Ubicazione da permanenze
toponimiche di due figlinae in
Agro Nolano<< in Atti del Circolo
Culturale G.B. Duns Scoto di
Roccarainola n.10-11 Dicembre
1985
Castaldo Castaldo, Antonio (2005)
(2005) Brusciano e la Congregazione di
Carità nel Meridione d’Italia nel
XIX secolo Brusciano, Ufficio
Stampa e Comunicazioni in
collaborazione con l’Istituto
Europeo di Scienze Umane e
Sociali
Chierici Chierici, Gino (1957) Cimitile I la
(1957) Necropoli in Rivista di Archeologia
Cristiana n.33
Colafemmi Colafemmina, Cesare (1994)
na (1994) Iscrizioni ebraiche su una lucerna
e su un amuleto rinvenuti nel
salernitano APOLLO X pp.56-58
Colafemmi Colafemmina,Cesare (1995)
na (1995) >>Gli ebrei nel Salernitano (sec.
IV-XVI(<< in Documenti e realtà
nel mezzogiorno italiano in età
Medievale e Moderna Amalfi,

26
Centro di Cultura e Storia
Amalfitana
Colafemmi Colafemmina Cesare (1996)
na (1996) >>Gli ebrei in Irpinia<< in Barra,
Francesco Storia illustrata di
Avellino e dell’Irpinia. Vol. VI, Il
Novecento Castel di Serra,
Sellino & Barra Editori, pp. 93-108
Colafemmi Colafemmina, Cesare (2003)
na (2003) >>Le catacombe ebraiche
nell’Italia Meridionale e nell’area
Sicula:Venosa, Siracusa, Lipari e
Malta<< in M.Perani I beni
culturali ebraici in Italia Ravenna,
Longo Editore
Colafemmi Colafemmina, Cesare (2004) Le
na (2004) testimonianze epigrafiche e
archeologiche come fonte storica
in MATERIA GIUDAICA IX/1-2
Comparett Procopio di Cesarea De Bello
i Gotico - traduzione italiana di D.
(2005) Comparetti (2005) La guerra
Gotica ed.: Garzanti

Costamag Costamagna, Liliana >>La


na sinagoga di Bova Marina<< in
(2003) M.Perani I beni culturali ebraici in
Italia Ravenna, Longo Editore
De De Spagnolis, Marisa (1994) >> Il
Spagnolis Santuario di Sant’Ambruoso e la
(1994) necropoli di San Clemente<< in
Pecoraio, Antonio Nuceria
Alfaterna ed il suo Territorio dalla
Fondazione ai Longobardi vol. I,
Nocera, Altheia Edizioni
27
Ebanista Ebanista, Carlo (2003) Et Manet
(2003) in mediis quasi gemma intersita
tectis. La Basilica di San felice a
cimatile, storia deli scavi, fasi
edilizie, reperti Napoli Arte
Tipografica
Ganzfried Ganzfried, Rabbi Shlomo trad.
(1991) inglese a cura di Touger, Rabbi
Eliyahu (1991) Kitzur Schulchan
Oruch Moznaim Pub Corp
Gialanella Gialanella, Costanza (1998) >>
(1998) Una fornace per il vetro a
Puteoli<<<< in Piccioli, Ciro –
sogliano, Francesca Il vetro im
Italia meridionale e insulare
Napoli, De Frede
Giordano – Giordano, Carlo e Kahn, Isidoro
Kahn (1966-2001) Testimonianze
(1966) ebraiche a pompei, ercolano,
stabiae nelle città della campania
felix Roma, Bardi
J.E. Jewish Enciclopedia (1906) Funk e
(1906) Wagnalls, versione on-line
http://www.jewishencyclopedia.co
m a cura di Jenny Mendelson,
Università di Toronto
Korol Korol, Dieter (1990) Il primo
(1990) ritrovamento di un oggetto
sicuramente giudaico a Cimitile:
una lucerna con la
rappresentazione della menoràh,
Boreas 13
Lacerenza Lacerenza, Giancarlo (1995) A
(1995) proposito delle testimonianze
giudaiche di Nuceria Alfaterna,
28
APOLLO XI pp 64-69
Lacerenza Lacerenza, Giancarlo (1998)
(1998) >>Presenza ebraica e produzione
del vetro in età romana e
tardoromana: alcune osservazioni
su Puteoli e Philosophiana<< in
Piccioli,Ciro – sogliano,Francesca
Il vetro in Italia meridionale e
insulare Napoli, De Frede
Lacerenza Lacerenza Giancarlo (2001) Per
(2001) un riesame della presenza
ebraica a Pompei in Materia
Giudaica VI/I, Giuntina Editore
Lacerenza Lacerenza, Giancarlo (2003)
(2003) >>Le iscrizioni giudaiche in Italia
dal I al VI secolo<< in M.Perani I
beni culturali ebraici in Italia
Ravenna, Longo Editore
Lentini – Lentini Alessandro, Scala
Scala Giuseppe (2001) >>
(2001) Caratterizzazione di una tessera
di mosaico proveniente dalla
Basilica di S.Paolino in Cimitile<<
in in Piccioli, Ciro – Sogliano,
Francesca Il vetro in Italia
meridionale e insulare Napoli,
A.I.E.S.
Malpede Malpede, Valentina (1998) >>Un
(1998) officina vetraria del V sec. a
Pontecagnano<< in Piccioli, Ciro –
Sogliano, Francesca Il vetro in
Italia meridionale e insulare
Napoli, De Frede
Miranda Miranda, Elena (1979) Due
(1979) iscrizioni greco-giudaiche della
29
Campania RIVISTA DI
ARCHEOLOGIA CRISTIANA 55,
1979
Miranda Miranda, Elena (2004)
(2004) >>Iscrizioni giudaiche nel
napoletano<< in Cirillo, Luigi e
Rinaldi, Giancarlo Roma La
Campania e l'Oriente cristiano
antico, Università degli studi di
Napoli L'Orientale
Mollo- Mollo, Giuseppe e Solpietro,
Solpietro Antonia Un pregevole esempio di
(2001) architettura altomedievale nella
Valle di Lauro, Avellino: la Chiesa
di Santa Maria Assuna in
Pernosano. Indagine Preliminare
Edizioni all’Insegna del Giglio
Moss L.W.Moss (1975) >>Menorah
(1975) Lamp from Antripalda<< in
“Israel Excavation Journal” n.25
Negri Negri Scafa, Paola (2001) >>
Scafa Ricette per la fabbricazione del
(2001) vetro e paralleli tra epoche
diverse<< << in Piccioli, Ciro –
Sogliano, Francesca Il vetro in
italia meridionale e insulare
Napoli, A.I.E.S.
Pecoraio Pecoraio, Antonio Il Battistero di
(1999) Nocera Angri, Calamos Edizioni
Perani Perani, Mauro (2003) >>Le
(2003) testimonianze archeologiche sugli
ebrei in Sardegna<< in Perani,
Mauro I beni culturali ebraici in
Italia Ravenna, Longo Editore
Plinio Plinio il Vecchio (2000), Storia
30
(2000) delle arti antiche (Libri XXXIV-
XXXVI). Testo latino a fronte
Milano, Biblioteca Universale
Rizzoli
Remondini Remondini, Gianstefano (1747)
(1747) Della Nolana Ecclesiastica Storia
vol III p.568, 583 n.37 ed
appendice
Rigault Rigault, Germano (1956)
(1956) >>Gallio e Indio nella Blenda. <<
in Periodico di Mineralogia, v. 25
del 1956, Dip. Scienza della Terra
Università degli Studi Roma La
Sapienza.
Ruggiero Paolino di Nola (1996) a cura di
(1996) Ruggiero, Andrea I Carmi vol. I e II
Napoli, L.E.R.
Sansoni Sansoni, Umberto (1988) Il nodo
(1988) di Salomone – Simbolo ed
archetipo dell’alleanza Napoli,
Edizioni del Centro
Santaniell Paolino di Nola (1992) a cura di
o Santaniello, Giovanni Le lettere
(1992) vol. I e II Napoli, L.E.R.
S.B. Conferenza Episcopale Italiana
(1980) (1980) La Sacra Bibbia Roma,
Edizioni Paoline
Scala Scala, Sabato (2004) Una antica
(2004) sinagoga nel cuore paleocristiano
delle basiliche di Cimitile?
EPISTEME-Phisis e Sophia nel III
millennio n.8-21 settembre 2004
Sellitto Sellitto, Anna (2003) Breve storia
(2003) di Nuceria e del santuario di
Materdomini Nocera Superiore,
31
Ass. Cult. “Il cortile dei Tigli”
Stiaffini Stiaffini, Daniela (1993) I
(1993) materiali vitrei in Pani Ermini,
letizia Recenti indagini nel
complesso Martoriale di S.Felice a
Cimitile in RIVISTA DI
ARCHEOLOGIA CRISTIANA 69 n.1-
2 anno
Stiaffini Stiaffini, Daniela (2003)
(2003) >>Produzione e Diffusione del
vasellame vitreo in Sardegna fra
IV e VI sec. Testimonianze
archeologiche << in Piccioli, Ciro
– Sogliano; Francesca Il Vetro in
Italia meridionale e insulare
Napoli, A.I.E.S.
Tamasia TAMASSIA, Nino Stranieri ed ebrei
(1904) nell’Italia meridionale dall’età
romana alla sveva, Venezia 1904
Testini Testini (1985) pag 354 Testini,
(1985) Pasquale (1985) Note per servire
allo studio del Complesso
Paleocristiano di San Felice a
Cimitile (Nola) in >>Mèlanges
del’Ecole Srancaice de Rome.<<
Antichitè, 97
Uboldi Uboldi, Marina (1995)Diffusione
(1995) delle lampade vitree in età
tadroantica e altomedievale
spunti per una tipologia
ARCHEOLOGIA MEDIEVALE XXII
Vitale Vitale, Micaela (2003) >>Le
(2003) catacombe di Villa Torlonia e di
Vigna Randanini a Roma, la
sinagoga di Ostia<< in Perani,
32
Mauro I beni culturali ebraici in
Italia Ravenna, Longo Editore

33
1
[Colafemmina (2003)] pag.119-146 segnala che l’Italia é la terra che Isacco assegno ad Esaù - Edom a consolazione della
primogenitura carpitagli da Giacobbe famosa per la produzione di tessuti pregiati e lambita dalla piena del diluvio.
2
[ Giordano-Kahn (1966)]
3
Si veda, ad esempio, la critica di David Noy (http://omega.cohums.ohio-state.edu/mailing_list/BMCR-L/2004/0061.php)
ad alcuni errori ancora presenti nel testo ristampato nel 2001 (cui ci riferiamo in bibliografia), quali quelli cronologici sulle
catacombe di Venosa o il mancato adeguamento all’errato CIL 1367 del Momnsen nel quale, sulla base di un errore
tipografico nell’appendice al testo del Remondini, l’epigrafe di Bonito Staurace veniva accodata ad un testo ebraico che,
invece, faceva parte della Menorah ritrovata, probabilmente, in Pernosano (AV) vol III p.568 e appendice p.583 n.37 in
[Remondini (1747)]]. Il Noy, inoltre, mette in discussione alcune delle deduzioni, del testo, sulla base delle quali viene
artificialmente allargato il numero dei siti ebraici Campani e fa anche notare l’obsolescenza della bibliografia, sempre nella
ristampa 2001, che non tiene conto dei vari nuovi studi e rinvenimenti archeologici segnalandone alcuni.
4
In [Lacerenza (2003)] pgg.71-92 si riporta una tabella sintetica dei ritrovamenti da noi ripresa e qui aggiornata; vedi
ancora [Miranda (2004)] pgg.189-209 e [Giordano-Kahn (1966)] pgg.37-41
5
Lacerenza segnala la dubbia provenienza richiamando in nota n.68 pag.90 [Lacerenza (2003)] Miranda, Elena (2000)
Capri Antica a cura di E.Federico, E.Miranda, La Conchiglia pag.350s nr.E.28 fig.12.9
6
In[Lacerenza (2003)] pgg.71-92 si riporta solo un graffito escludendo tutto quanto riportato da [Giordano-Khan (1966)]
pgg.43-57, per i dettagli si rimanda a [Lacerenza (2001)] pgg.99-103
7
In[Lacerenza (2003)] pgg.71-92 si riporta solo un graffito escludendo tutto quanto riportato da [Giordano-Khan (1966)]
pgg.30-35 e quindi: il bollo segnalato in [Giordano-Kahn (1966)] pg. 31 nota 21 come ricavato da V.Catalano (1963)
>>Case abitanti e culti in Ercolano<< in Annali del Pontificio Istituto Superiore di Scienze e Lettere “Santa Chiara” vol.13
pgg.307-341 e seg., la croce graffita della Casa del Bicentenario e una moneta in bronzo di Erode Archelao IV a.C.-VI d.C.
sempre da [Giordano-Khan (1966)] pgg.30-35.
8
Filone Alessandrino in Legatio ad Gaium (III,13,16); Flavio Giuseppe Autobiografia (III, 13-16) Guerra Giudaica II 103-
104 e Antichità Giudaiche XVII 328,329 e XVIII 159-161) come riportato in [Giordano-Kahn (1966)] pag.22 e [Lacerenza
(1998)] pagg.121
9
Vedi [Colafemmina (1995)] pgg.167-193 e [Colafemmina (1994)] pgg.56-58
10
[Colafemmina (1994)] pgg.56-58 propone una datazione tarda (VII-VIII sec. d.C.) paragonandola ad una ritrovata nel
complesso monastico di Santa Patrizia a Napoli e ad un ulteriore ritrovata in Sardegna che riporta una identica Menorah a 5
bracci, vedi [Perani (2003)] pag 162, fig. 12 (Sassari). Perani però propone per la lucerna sarda una datazione al IV sec. d.C.
facendo emergere il dubbio sulla datazione proposta dal Colafemmina.
11
In [Lacerenza (2003)] pgg.71-92
12
In [Lacerenza (2003)] pgg.88 e [Giordano-Kahn (1966)] pgg.29-30
13
In [Lacerenza (2003)] pgg.88 e [Giordano-Kahn (1966)] pag.30 ed in nota n.18 erratamente in relazione a Capua segnala
la iscrizione di Frattaminore: Momsen CIL.X, 29,05 ed Frey CIJ, p 409
14
[De Spagnolis (1994]) pgg. 173-180, [Colafemmina (1995)] pgg.167-193, [Lacerenza (1998)] pgg.64-69 non riportando,
però i reperti in [Lacerenza (2003)] pgg.71-92
15
[Miranda (1979)] pgg.340 e seg., [Miranda (2004)] pgg.194 , [Korol (1990)] pgg. nota n27 e [Lacerenza (2003)] pgg.71-
92
16
[Remondini (1747)] vol III p.568 e appendice p.583 n.37, [Lacerenza (2003)] pgg.71-92
17
[Korol (1990)] pgg.94-102, [Lacerenza (2003)] pgg.71-92 , [Miranda (2004)] pag.190 , Miranda suggerisce, tenendo
conto dal contesto cristiano, la possibile provenienza cristiana della lampada che potrebbe aver adottato un simbolo ebraico.
In tal senso richiama in nota 11 L.H.Kant (1987) >>Jewish Inscriptions in Greek and Latin <<, ANWR II 20,2, pag 683-687
18
La lucerna è stata da noi riscoperta partendo da quella riportata al seguente URL
http://www.ancientlamps.com/ancientlamps/orgatripalda.jpg; al responsabile della Ancientlamp ditta produttrice di copie di
antiche lampade, mr Bryan, va il nostro più sentito ringraziamento per averci fornito i riferimenti bibliografici che ci hanno
permesso l’approfondimento. In realtà l’oggetto riportato all’URL indicato é di origine ignota ed é ritenuto probabilmente
proveniente da Atripalda. Esso appartiene alla collezione Schloessinger della Università Ebraica di Gerusalemme ove é
inventariato con n. 6344 ed é stato pubblicato in Rosenthal, Renate – Sivan, Renee (1978) “Ancient lamps in the
Schloessinger Collection” Jerusalem, The Institute of Archaeology. Hebrew University of Jerusalem page 69, n. 283. Un
frammento di lampada realmente rinvenuto in Atripalda, con decorazione solo apparentemente simile, datato al IV secolo
d.C. , è stato pubblicato nel 1975 da [Moss (1975)] p.156 tavola 15A. L’oggetto fu rinvenuto alla base di una collina tufacea
dal sig. Pasquale Ganci nel Fondo Civita di sua proprietà a 50 metri dalla via attualmente denominata Appia
(denominazione peraltro strana visto che l’Appia antica passava molto più a nord). Superando l’eccesso di prudenza del
Moss (egli ritiene che l’oggetto sia caduto ad un commerciante ebraico che viaggiava al tempo in zona), sulla base anche
della relativa vicinanza agli insediamenti ebraici di Aeclanum e Nola sulla antica via Campanina, riteniamo, di poter
aggiungere il sito di Atripalda agli insediamenti ebraici dell’avellinese di epoca tardo-antica.
19
[Colafemmina (1996)] pag.93
20
Vedi nota 19
21
Come quello attraverso Atripalda, Aeclanum e Lacedonia che consentiva la comunicazione più rapida con i siti ebraici
pugliesi.
22
. La necessità di essere ospitati per il vitto e l’alloggio, presso comunità ebraiche durante il viaggio, era legata alla rigida
dieta alimentare, alle norme di purezza ed al riposo sabbatico. Una sinagoga con gli ostelli annessi, le cucine ed i luoghi
culto e studio, era il luogo ideale per rispondere a tutte le esigenze dei viaggiatori giudei. L’insediamento di Atripalda da noi
individuato (vedi nota 18), ad esempio, insieme a quelli certi di Aeclanum e Lacedonia sembrerebbe suggerire, quale
percorso preferenziale verso la ebraica Venosa e la Puglia [Colafemmina (2003)], quello attraverso Nola, Avella,
Avellino/Atripalda, Aeclanum e Lacedonia sulla antica via Campanina, più che quello più breve da Capua attraverso
Benevento e le Forche Caudine.
23
[Ruggiero (1996)]Paolino di Nola carme XIV 55 e seg. vol I, descrive la provenienza delle genti che accorrevano a Nola e
le vie di comunicazione adoperate segnalando Nola, proprio per questa sua centralità, come una sorta di seconda Roma
cristiana.
24
L’ardita posizione di Aeclanum che si incontrava inoltrandosi lungo la Campanina verso Avellino, ad esempio, insieme
alle sue importanti Terme, sarebbe inspiegabile, se non posta al centro di intensi traffici commerciali probabilmente
alimentati, dalla produzione e distribuzione di manufatti vitrei, a sua volta favorita dalla presenza di silice e combustibile
per le fornaci.
25
La scoperta delle significative testimonianze ebraiche di Nuceria unita a quelle di Salerno e Pontecagnano , distribuite
lungo la Popilia, delinea una importantissima via di comunicazione con le colonie ebraiche calabre e lucane.
26
Una diramazione dell’Appia segnalata anche da Paolino nell’episodio dell’arrivo di Melania ([Santaniello (1992)])
Paolino di Nola Lettere 29,13. vol.II) assicurava il collegamento al mare ed agli importanti siti ebraici di Napoli e Pozzuoli.
27
Sul collegamento con Roma da Nola insistevano ben 4 siti ebraici: Capua, Frattaminore, Brusciano e la stessa Nola.
Roma, infatti, risultava al tempo numerosamente popolata da ebrei, si veda ad esempio [Vitale (2003)]
28
Filone A. Legatio Ad Gaium (185-186) e Flacc. 26-27 in [Lacerenza (1998)].
29
Flavio G. autobiografia (III,13-16) , B.J. (II 103-104); A.J. (XVIII, 159-161) in [Lacerenza (1998)].
30
[S. B. (1988)] Atti degli Apostoli 28,13-14.
31
In [Perani (2003)] pag 147 ed estesamente in [Perani (1991)] pp.305-344.
32
R.Gottheil,H. Vogelstein (1906) Claudius in [J.E. (1906)]
33
G. Deutsch,S. Mannheimer (1906) Nero in [J.E. (1906)]
34
R.Gottheil, S. Krauss Vespasianus (1906) J. Jacobs, S. Krauss (1906) Titus in [J.E. (1906)]
35
R.Gottheil,S.Krauss Bar Kokba and Bar Kokba war in [J.E. (1906)]
36
La testimonianza di Paolo di Tarso è fondamentale, da questo punto di vista; in essa alla presenza di parenti probabilmente
a Pozzuoli ([S. B. (1988)] Atti 28,13-14) e sicuramente a Roma ([S. B. (1988)] Romani cap.16 1 e seg.) , si uniscono
quelli nelle località dell’Asia e della Grecia ([S. B. (1988)] Tessalonicesi I e II, Corinti I e II, Galati, Romani) a conferma
della numerosità e vastità della distribuzione degli Ebrei nell’Impero.
37
Il Codice Teodosiano XVI,8 De iudaeis, caelicolis et samaritanis che proibiva, inoltre, la costruzione di sinagoghe e
vietava il proselitismo. Il Codice é’ inserito nel complesso delle Novellae che sostituiscono il Corpus iuris civilis. Vedi, ad
esempio [Tamasia (1904)] LXII, p. 47,.
38
Procopio De Bello goth. I.8 [Comparetti (2005)].
39
Novella 37 vedi nota 37
40
Novella 147 vedi nota 37
41
[De Spagnolis (1994)] viene constata la singolarità del titolo onorifico di cui è insignita Myrina che non è riflesso di
quello del marito. In tal senso escludendo la derivazione paterna per ereditarietà suggerisce che Myrina probabilmente
aveva un ruolo specifico nella comunità ebraica. Se ciò fosse dimostrato, a differenza di quanto si crede comunemente, si
proverebbe che anche le donne avevano un ruolo nella attività pubblica delle comunità ebraiche. Più prudente è
l’atteggiamento di Colafemmina [Colafemmina (1994)].
42
Le rimanenti due iscrizioni in greco, segnalate da Miranda [Miranda (1979)] pgg 337-341, hanno carattere funerario. La
tipologia dedicatoria non è condivisa dal Lacerenza [Lacerenza (1995)] e dal Colafemmina [Colafemmina (1994)] che
propendono per il carattere puramente funerario non specificandone la motivazione.
43
[De Spagnolis (1994)] par. Necropoli in Località San Clemente e Taverne, commento alla tomba .17
44
[Colafemmina (1996)] pgg 167-168
45
[Lacerenza (1995)] pgg. 64-67
46
[Pecoraro (1999)]
47
[Costamagna (2003)] pgg
48
Allo scopo di verificare la reale consistenza e cronologia del simbolo abbiamo chiesto alla amica Marisa Uberti, cui va il
Ns più sentito ringraziamento, una analisi del simbolo in esame. Essa ci ha confermato quanto, peraltro, ci era noto ed ci era
stato segnalato dal prof. Colafemmina e dalla dr.ssa Micaela Vitale: i due nodi di Salomone, non possono, da soli, essere
considerati indizi di giudaicità dell’edificio. Per una trattazione estesa: [Sansoni (1988)]
49
[Vitale (2003)] pgg che insieme a quella di Bova Marina in Calabria costituiscono le uniche due antiche sinagoghe
rinvenute in Italia vedi nota 52.
50
L’edificio aveva subito una precedente opera di ristrutturazione, dimostrata da un muro nell’ala N-O, che pur riducendo le
dimensioni della struttura ne aveva conservato non solo l’orientazione ma anche un identico disegno nel mosaico
pavimentale.
51
La vasca battesimale del Battistero di Santa Maria Maggiore è la seconda in Italia per dimensioni dopo quella di San
Giovanni in Laterano.
52
Vedi nota 38.
53
Vedi l’ultimo paragrafo del capitolo Fasi storiche degli insediamenti ebraici in Campania nel presente lavoro.
54
La decadenza definitiva di Nocera potrebbe rientrare proprio in questo quadro.
55
Questa ipotesi è considerata eccessiva dal prof. Cesare Colafemmina, da noi contattato per un parere, che pur
riconoscendo il periodo di crisi delle comunità ebraiche sotto Bisanzio, sottolinea il fatto che l’assenza di testimonianze
riguarda unicamente la Campania. Ciò a nostro avviso, potrebbe esser dovuto al carattere locale della duplice ribellione
degli Ebrei a Bisanzio e quindi anche della violenta repressione culminata, a nostro avvito, con la distruzione della grande
sinagoga di Nuceria Alfaterna e con la fuga delle popolazioni ebraiche campane.
56
A Capua è stata rinvenuta la lapide di un certo Alfius Iuda definito “Arcon” e “Archosynagogus” e quindi appartenente al
consiglio degli anziani e con funzioni di particolare rilievo nella organizzazione della locale sinagoga [Giordano-
Kahn(1966)] ma anche [Miranda (1979)].
57
[Miranda (1979)]
58
[Castaldo (2005)] pagg.74-76. Il dr. Antonio Castaldo (responsabile Uff. Stampa del Comune di Brusciano), su
indicazioni fornite dagli autori di questo lavoro, ha raccolto la testimonianza di Francesco Granato, figlio di Saverio Granato
citato nel scheda d’inventario del 1957 [Miranda (1979)]. Da questi siamo venuti a sapere che la lapide fu rinvenuta dal
padre di Saverio Granato, suo nonno. Il rinvenimento avvenne, agli inizi del novecento, all’atto dello scavo di un pozzo nel
cortile interno all’edificio in Via Starza, in cui abitavano i Granato. Attualmente la proprietà dello stabile è della famiglia
Sessa. La lapide rivenuta, da allora, fu adoperata come sottovaso; a questo particolare uso ed alla esposizione alle
intemperie è dovuta l’annerimento del reperto. Nei pressi del ritrovamento, inoltre, durante l’esecuzione di alcuni lavori sul
sistema fognario, sono state rinvenute travi lignee e strutture di antichi edifici che si estendevano da via Starza in direzione
del centro.
59
Il pozzo è situato nella parte più antica di Brusciano in un area che si trova ad un livello inferiore rispetto alle costruzioni
adiacenti. Lo scavo deve aver, inoltre, riguardato alcuni metri di profondità (a 2 o 3 metri in questa località, è posizionata la
falda acquifera) e ciò ci lascia presumere che la lapide sia rimasta indisturbata con il probabile annesso cimitero ebraico.
Mocci ha, inoltre, raccolto la testimonianza di Luigi Sessa che ricorda il ritrovamento di ossa umane durante il
consolidamento delle fondazioni della proprietà Sessa ex-Granato sin dal IV secolo. La presenza del cortile, sito in un area
ove insistono edifici antichi ed in gran parte non abitati, consentirebbe, oggi, un importante approfondimento di indagine
con attività di scavo mirato.
60
[Santaniello (1992)]Lett. 5 cap. 19
61
Urano Ad Pacat. 9 e 11 =PL 53,863 e 866 ricordato in nota 33 in [Korol (1990)]
62
[Remondini (1747)] vol. III, 568, 583 ed epigrafe n. 37 in appendice
63
Come ricordato dallo stesso Remondini vedi nota 67
64
La chiesetta di Santa Maria in Pernosano (AV), attualmente soggetta a scavo, ha, anch’essa, una orientazione di –21 gradi
est. La menorah recava una incisione ebraica con un passo dei Proverbi 6,23 “Poiché il comandamento è la lampada e la
Torah la luce”
65
Il Jean-Baptiste Frey suggerisce una datazione non precedente al V secolo come riportato anche da Korol che pero
aggiunge che tale datazione “non si lascia accertare con sicurezza sulla base ai dati disponibili.” [Korol (1990)].
66
In relazione al numero dei bracci, Emil G. Hirsch, Wilhelm Nowack in Candlestick tratto da [J.E. (1906)] affermano : “It
was forbidden to make copies of the golden candlestick (a 7 bracci) for ritual purposes; and for other uses, only five-, six-,
or eight-branched, instead of seven-branched, candlesticks could be made.” . Le lampade connesse alla Festa delle Luci
(vedi Kaufmann Kohler in Hanukkah tratto da è [J.E. (1906)]) hanno 8 bracci per scandire gli 8 giorni della festa più uno
centrale ben separato la cui funzione è di mera illuminazione (si veda Chanukah cap.139:14 in [Gadzfield (1991)]). Nel
caso in esame la luce supplementare mancherebbe ed inoltre il passo tratto dai Proverbi 6,23 inciso sulla base (vedi nota 69)
, spesso presente su Menorah a 7 bracci, richiama un uso liturgico.
67
Relativamente alla datazione di tale lampada il Korol ritiene che "si può collocare dalla seconda metà del IV alla metà del
V secolo". (Taf. 19,1-3 6 4-6)" [Korol (1990)] , datazione coincidente con quella degli esemplari similari Sardi studiati da
Mauro Perani [Perani (2003)] si vedano lampade 7 (Cagliari), 9 (Cagliari) e 10 (Sassari) pagg. 160-161 e con quella
proposta per l’esemplare identico da noi segnalato, ritrovato ad Atripalda [Moss (1975)] Tavola 15 fig..
68
Si veda in tal senso l’atteggiamento giustamente prudente sia di Korol in [Korol (1990)] che di Miranda [Miranda (2004)]
69
Si veda nota 70
70
Si veda anche la lampada con menorah a 5 bracci di Salerno simile al reperto nella foto 12 nel lavoro di Perani []
71
Alcuni toponimi antichi, come la indicazione del territorio della attuale Palma Campania sita sulla Popilia tra Nola e
Nuceria Alfaterna, con il termine di Ad Teglanum nella Tabula Peuntingeriana, o l’esistenza di località come il Fellino in
Roccarainola o quello in Lauro, vedi [Capolongo (1985)] pp.59-64, testimoniano della esistenza, in questi siti, di antichi
centri produttivi di ceramiche confermati anche da numerosi ritrovamenti archeologici. Con l’ing. Domenico Capolongo
abbiamo avviato una ri–analisi dei rinvenimenti archeologici in località Cammarano (vedi Capolongo, Domenico (2003)
>>Ulteriori ricerche nel sito archeologico di Cammarano in Roccarainola<< in Atti del Circolo Culturale G.B. Duns Scoto
n.28-29 Dicembre 2003) adiacente alle località indicate con il toponimo “Fellino”, ove sono emerse 3 sepolture che, per la
loro particolare orientazione NO-SE, per l’assenza di corredo funerario (che potrebbe, però, esser correlata all’azione di
tombaroli) e per le notevoli similitudini costruttive con quelle ebraiche rinvenute a Nuceria, suggeriscono l’opportunità di
verificare correlazioni con una eventuale presenza ebraica in zona.
72
[Lacerenza (1995)] pagg. 65-66 fig. 1 e 2
73
[Giordano-Khan (1966)] pag.28 fig.4
74
[Colafemmina (1996)] pag.93
75
[Ruggiero (1996)] carme XV 83-109
76
Ruggiero, Andrea(1996) a I carmi di Paolino Roma, LER in Nota 5 car. XV con rif. a Virgilio georg 3,12; Ivv. 8,160
77
In apertura del nostro lavoro abbiamo segnalato le osservazioni di in [Colafemmina (2003)] in cui si ricorda l’antica
credenza ebraica secondo cui l’Italia è la “terra grassa” assegnata proprio ai discendenti di Esaù-Edom.
78
I primogeniti (Numeri 6,1-21Esodo 13,2; Osea 9,13; Deuteronomio 33,13 in S.B. (1980)], nella cultura ebraica,venivano
consacrati a Dio e poi riscattati a fronte di una offerta simbolica. Il nazireato poteva essere una scelta di voto volontario e
temporaneo, ma se praticata prima della nascita (vedi il caso di Sansone in Giudici 13-16 [S.B. (1980)] costituiva un vincolo
per la vita deciso dai genitori per i figli. Il nazireo doveva astenersi da bevande alcoliche, non radersi i capelli, fuggire i
contatti impuri specie quelli con cadaveri. (si veda A.Barton, Gorge e Blau, Ludwig Nazarite in [J.E. (1906)])
79
[Scala (2004)]
80
[Ebanista (2003)] pag. 59 (e nota 94) riporta le parole di [Chierici (1985)] pagg.99-125 : “Le tombe pagane, anepigrafi, si
sono trovate tutte perfettamente vuote, senza alcun segno esterno, senza alcun oggetto interno di riconoscimento”, inoltre
Ebanista, nel medesimo testo a pag.50 (e nota 16) afferma: “E’ possibile che l’area cimiteriale abbia ospitato anche
sepolture riconducibili al <<consistente nucleo di Fedeli di origine giudaica>> supposto da Testini” nota [Testini (1985)]
pagg.329-371.
81
Vedi nota 46 e relativo paragrafo in cui vengono citate testualmente le parole del Colafemmina per il caso noverino.
82
[Lacerenza (2001)] pag.100 note 10,11 ricorda anche Solin e Noy ch escludono che Maria, Martha e Libansi a
testimonianza di giudei in posizioni servili, citati in [Giordano – Kahn (1966)] pag 53-57, possano esser ritenuti giudaici
83
Flavio, Giuseppe Ant. J.XVIII,159-161
84
Scettico è, ad esempio, Lacerenza in [Lacerenza (1998)] in contrasto con posizioni favorevoli di A.Kisae Neuburg
Gebbia.Neuburg richiamate nel medesimo testo dal Lacerenza
85
[Cagnana (2000)] pagg.193-194 par.6 Nota Bibliografica
86
[Negri Scafa (2001)]
87
Misnah, Kel. 30,1-4;tp Pes. 1,6, 27b; TB Sab. 14b,15a come citati in [Lacerenza (1988)] pag. 120
88
Plinio, Naturalis Historie XXXVI,190 riferisce della nascita del vetro in Fenicia mentre in XXXVI 194 ricorda la fama
della sabbia di Liternum, vicino Cuma, per la produzione vetraria.
89
Come da Tabella 1
90
[Malpele (1998)] pagg.45-50
91
[Lentini-Scala (2001)] pagg. 443-448. La ipotesi di appartenenza delle tessere ai mosaici di Paolino è espressa in forma
dubitativa nel lavoro senza, però, fornire elementi a sostegno, né indicare il luogo e le circostanze del campionamento.
92
La presenza di Indio è attestata nelle miniere di Blenda Sarde, come alle falde del Monte Somma (NA). Si è già fatto
cenno (vedi note 10 e 70) alla presenza di ebrei in Sardegna e alle similitudini tra la lampada ritrovata ad Atripalda ed un
reperto molto simile ritrovato a Cagliari (sempre in nota 70), indizi questi di un probabile rapporto tra questa comunità e
quelle campane e quindi di una probabile importazione di materie prime, che ci pare più plausibile rispetto alla ipotesi
tedesca, sia per la vicinanza sia per l’esistenza di comunità ebraiche [Rigault (1956)] pagg.43-78. [Stiaffini (2003)] riporta
una analisi complessiva dei reperti vitrei ritrovati in Sardegna senza escludere l’ipotesi di una produzione locale non
confermata, però, dal ritrovamento di officine vetrarie in Sardegna.
93
La notizia datata 8 Novembre 2004 è stata annunciata dalla ABC News Australiana ed è reperibile in rete all’URL
http://abc.net.au/science/news/stories/s1232229.htm . . La Pont, ha effettuato alcune analisi chimico- fisiche sul materiale
ceramico proveniente da Pompei ed Ercolano.
94
La prova di questo starebbe, secondo la Pont, nel rinvenimento di leucite (adoperata come indicatore di origine dei
minerali impiegati come nel caso dell’Indio in nota 96), un materiale siliceo raro ad altissima resistenza di origine vulcanica
attestato in pochissime zone e sicuramente reperibile sul Vesuvio. La leucite conferiva alla ceramica pompeiana una
particolarissima resistenza.
95
La notizia inerente la correlazione con Pozzuoli è reperibile al seguente URL afferente alla Università Australiana,
Macquaire ove la Pont opera: http://www.international.mq.edu.au/globe/default.aspx?id=215&EditionID=13
96
[Lacerenza (1998)]
97
Vedi nota 8
98
[Stiaffini (1993)]
99
[Stiaffini (2003)]
100
[Cagnana (2000)] pag.178 riporta alcuni metodi di estrazione del materiale quarzifero, necessario alla produzione del
vetro, da sabbie ricche di quarzo e da materiale di risulta delle miniere.